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Si ritiene che, tra il 1976 e il 1983, in Argentina, sotto il regime della Giunta militare, siano scomparsi fino a

30.000 dissidenti o sospettati tali (9.000 accertati secondo i rapporti ufficiali del CONADEP[2]) su 40.000
vittime totali.

Le modalità di sequestro e di sparizione delle vittime della repressione fu ideata per perseguire due
obiettivi: il primo era quello di evitare quanto verificatosi a seguito del Golpe cileno del 1973, che aveva
portato al potere la Giunta militare comandata dal generale Pinochet, dove le immagini della prigionia dei
dissidenti nello stadio di Santiago del Cile avevano fatto il giro del mondo, sollevando l'indignazione e
l'interessamento delle associazioni per la difesa dei diritti umani; l'assoluta segretezza degli arresti
viceversa garantì per lungo tempo al regime militare argentino una sorta di "invisibilità" agli occhi del
mondo; dovettero passare infatti almeno 4 o 5 anni dall'inizio della dittatura prima che all'estero si iniziasse
ad avere una percezione esatta di quanto stesse accadendo in Argentina. Il secondo era quello di
terrorizzare la popolazione, attraverso la mancata diffusione di notizie in merito alla sorte degli arrestati,
limitando in questo modo fortemente non solo ogni possibile dissenso al regime ma anche la semplice
richiesta di notizie da parte dei parenti.

La Escuela Superior de Mecánica de la Armada (ESMA), uno dei centri di detenzione attivi durante la
dittatura; oltre 5.000 persone vi furono rinchiuse e solo poche centinaia ne uscirono vive

Gli arresti avvenivano molto spesso con modalità da "rapimenti": squadre non ufficiali di militari arrivavano
con una Ford Falcon verde scuro senza targa, la cui sola vista suscitava il terrore, e piombavano nelle case in
piena notte[3], sequestrando a volte intere famiglie. L'assoluto mistero sulla sorte degli arrestati fece sì che
le stesse famiglie delle vittime tacessero per paura. La conseguenza di queste modalità fu che nella stessa
Argentina per lungo tempo il fenomeno rimase taciuto, oltre che totalmente ignorato nel resto del mondo.
Una volta arrestate, le vittime erano rinchiuse in luoghi segreti di detenzione, senza alcun processo, quasi
sempre torturate, a volte per mesi, e solo in rari casi, dopo un processo sommario e senza alcuna garanzia
legale, gli arrestati vennero rimessi in libertà.

Secondo alcune fonti, spesso testimonianze di militari coinvolti nell'operazione, molti desaparecidos furono
imbarcati a bordo di aerei militari, sedati e lanciati nel Rio de la Plata, oppure gettati nell'Oceano
Atlantico[4] col ventre squarciato da una coltellata affinché i loro corpi fossero divorati dagli squali, i
cosiddetti vuelos de la muerte, voli della morte; altri furono detenuti in centri di detenzione clandestini. In
uno di questi, rimasto sinistramente celebre, ebbe sede la scuola di addestramento della Marina Militare
ESMA, a Buenos Aires. Un altro episodio tristemente famoso fu quello che iniziò nel settembre 1976 e che
passò alla storia come notte delle matite spezzate, un'operazione di repressione organizzata contro i
movimenti studenteschi delle scuole superiori; il pretesto furono le manifestazioni per la concessione, e
successivamente contro l'abolizione, del boleto estundiantil, un tesserino studentesco che consentiva
sconti sui libri di testo e sui trasporti. Un grande numero di studenti, per la maggior parte minorenni, fu
sequestrato, sottoposto a torture e almeno 238 di loro furono uccisi.

Jorge Rafael Videla, dittatore dell'Argentina dal 1976 al 1981, responsabile di circa 30 000 vittime, di cui
gran parte "scomparse"

Un altro fenomeno fu quello delle donne arrestate mentre si trovavano in stato interessante oppure
rimaste incinte a seguito delle violenze subite nei centri di detenzione: molte donne partorirono mentre
erano detenute, molte di esse furono uccise, e i loro figli illegalmente affidati in adozione a famiglie di
militari o poliziotti. Dalla restaurazione della democrazia nel 1983, le istituzioni argentine si sono in parte
adoperate per ritrovare questi bambini e restituirli alle loro famiglie. Le indagini fatte in questo senso sono
state fondamentali per scoprire molte delle atrocità commesse dal regime militare. Inoltre, tali indagini
consentirono la condanna di ex funzionari del regime che, per i reati strettamente politici, erano stati
prosciolti o amnistiati sulla base del loro obbligo di obbedire agli ordini all'epoca dei fatti attraverso la
cosiddetta legge della "obbedienza dovuta".

La denuncia e la scoperta degli orrori avvenuti in Argentina durante il regime militare si deve in grande
parte all'azione delle Madri di Plaza de Mayo, madri dei giovani desaparecidos che con una protesta
pacifica, sfidando il regime, riuscirono a far conoscere alla opinione pubblica il dramma che stava
avvenendo nel loro Paese[5]. Lo stesso dicasi per le Nonne di Plaza de Mayo.

Tuttavia, una volta tornata la democrazia, dopo le prime sentenze di condanna contro ufficiali dell'esercito
emesse sotto la presidenza Alfonsin, le successive pressioni degli ambienti militari hanno fatto sì che vi
fossero numerose amnistie e, di fatto, un colpo di spugna sul periodo della dittatura. Il 13 gennaio 2007
Isabelita Peron è stata arrestata in Spagna per la morte di un giovane desaparecido[6]. Solo negli anni 2000,
a seguito della pressione del presidente Nestor Kirchner, alcune amnistie sono state revocate e i
responsabili hanno subito varie pene; il tenente generale Jorge Videla, ad esempio, è stato condannato a
due ergastoli e 50 anni di carcere. All'età di 87 anni, il 17 maggio 2013 Jorge Videla è morto senza svelare la
verità sulle sue vittime.