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Convegno internazionale di studi Livius noster

Padova 6-11 Novembre 2017

Andrea Salvo Rossi: Dottorando Universit degli Studi di Napoli Federico II Universit Paris 8

DISCORSI SOPRA LA TERZA DECADE: MACHIAVELLI DI FRONTE ALLA SECONDA GUERRA PUNICA

Niccol Machiavelli, Discorsi 2.15

GLI STATI DEBOLI SEMPRE FIANO AMBIGUI NEL RISOLVERSI E SEMPRE LE DILIBERAZIONI LENTE SONO NOCIVE

In questa medesima materia, ed in questi medesimi principii di guerra intra i Latini ed i Romani, si pu notare
come in ogni consulta bene venire allo individuo di quello che si ha a diliberare, e non stare sempre in
ambiguo n in su lo incerto della cosa. Il che si vede manifesto nella consulta che feciono i Latini, quando ei
pensavano alienarsi dai Romani. Perch, avendo i Romani presentito questo cattivo umore che ne popoli
latini era entrato, per certificarsi della cosa, e per veder se potevano sanza mettere mano alle armi
riguadagnarsi quegli popoli, fecero loro intendere, come e mandassono a Roma otto cittadini perch
avevano a consultare con loro. I Latini, inteso questo, ed avendo coscienza di molte cose fatte contro alla
voglia de Romani, fecioro concilio per ordinare chi dovesse ire a Roma e darli commissione di quello chegli
avesse a dire. E stando nel concilio in questa disputa, Annio loro pretore disse queste parole: Ad summam
rerum nostrarum pertinere arbitror, ut cogitetis magis, quid agendum nobis, quam quid loquendum sit.
Facile erit, explicatis consiliis, accommodare rebus verba. Sono, sanza dubbio, queste parole verissime e
debbono essere da ogni principe e da ogni republica gustate: perch, nella ambiguit e nella incertitudine
di quello che altri voglia fare, non si sanno accomodare le parole, ma, fermo una volta lanimo, e diliberato
quello sia da esequire, facil cosa trovarvi le parole. Io ho notata questa parte pi volentieri, quanto io ho
molte volte conosciuto tale ambiguit avere nociuto alle publiche azioni, con danno e con vergogna della
republica nostra. E sempre mal avverr che ne partiti dubbi e dove bisogna animo a diliberargli, sar questa
ambiguit, quando abbiano a essere consigliati e diliberati da uomini deboli.
Non sono meno nocive ancora le diliberazioni lente e tarde, che le ambigue; massime quelle che si hanno a
diliberare in favore di alcuno amico; perch con la lentezza loro non si aiuta persona, e nuocesi a s
medesimo. Queste diliberazioni cos fatte procedono o da debolezza danimo e di forze, o da malignit di
coloro che hanno a diliberare i quali, mossi dalla passione propria di volere rovinare lo stato o adempiere
qualche altro loro disiderio, non lasciano seguire la diliberazione, ma la impediscono e la attraversono. Perch
i buoni cittadini, ancora che vegghino una foga popolare voltarsi alla parte perniziosa, mai impediranno il
diliberare, massime di quelle cose che non aspettano tempo. Morto che fu Girolamo tiranno in Siragusa,
essendo la guerra grande intra i Cartaginesi ed i Romani, vennono i Siracusani in disputa se dovevano
seguire lamicizia romana o la cartaginese. E tanto era lo ardore delle parti, che la cosa stava ambigua, n
se ne prendeva alcuno partito: insino a tanto che Apollonide, pretore in Siracusa, con una sua orazione
piena di prudenza, mostr come e non era da biasimare chi teneva la opinione di aderirsi ai Romani, n
quelli che volevano seguire la parte cartaginese; ma era bene da detestare quella ambiguit e tardit di
pigliare il partito, perch vedeva al tutto in tale ambiguit la rovina della republica; ma preso che si fussi il
partito, qualunque si fusse, si poteva sperare qualche bene. N potrebbe mostrare pi Tito Livio, che si
faccia in questa parte, il danno che si tira dietro lo stare sospeso. Dimostralo ancora in questo caso de
Latini: poich, essendo i Lavinii ricerchi da loro daiuto contro ai Romani, differirono tanto a diliberarlo,
che, quando eglino erano usciti appunto fuora della porta con le genti per dare loro soccorso, venne la
nuova i Latini essere rotti. Donde Milionio loro pretore disse: - Questo poco della via ci coster assai col
Popolo romano -. Perch, se si diliberavano prima, o di aiutare o di non aiutare i Latini, non li aiutando, ei
non irritavano i Romani; aiutandogli, essendo lo aiuto in tempo, potevono con la aggiunta delle loro forze
fargli vincere; ma differendo, venivano a perdere in ogni modo, come intervenne loro.
E se i Fiorentini avessono notato questo testo, non arebbono avuto co Franciosi n tanti danni n tante noie
quante ebbono nella passata che il re Luigi di Francia XII fece in Italia contro a Lodovico duca di Milano.
Perch, trattando il re tale passata, ricerc i Fiorentini daccordo: e gli oratori, che erano appresso al re,
accordarono con lui che si stessino neutrali, e che il re venendo in Italia gli avesse a mantenere nello stato e
ricevere in protezione: e dette tempo un mese alla citt a ratificarlo. Fu differita tale ratificazione da chi per
poca prudenza favoriva le cose di Lodovico: intanto che, il re gi sendo in su la vittoria, e volendo poi i
Fiorentini ratificare, non fu la ratificazione accettata; come quello che conobbe i Fiorentini essere venuti
forzati e non voluntari nella amicizia sua. Il che cost alla citt di Firenze assai danari, e fu per perdere lo
stato: come poi altra volta per simile causa le intervenne. E tanto pi fu dannabile quel partito, perch non
si serv ancora a il duca Lodovico; il quale, se avesse vinto, arebbe mostri molti pi segni dinimicizia contro
ai Fiorentini, che non fece il re. E bench del male che nasce, alle republiche, di questa debolezza, se ne sia
di sopra in uno altro capitolo discorso, nondimeno, avendone di nuovo occasione per uno nuovo accidente,
ho voluto replicarne parendomi, massime, materia che debba essere dalle republiche, simili alla nostra,
notata.

Tito Livio, Ab urbe condita, 8.4

Cum aliud alii censerent, tum Annius: Quamquam ipse ego rettuli quid responderi placeret, tamen magis ad
summam rerum nostrarum pertinere arbitror quid agendum nobis quam quid loquendum sit. Facile erit
explicatis consiliis accommodare rebus verba [].

Tito Livio, Ab urbe condita, 24.28

In hac turbatione rerum in contionem vocari placuit; ubi cum alii alio tenderent nec procul seditione res esset,
Apollonides, principum unus, orationem salutarem ut in tali tempore habuit: nec spem salutis nec perniciem
propiorem umquam civitati ulli fuisse. Si enim uno animo omnes vel ad Romanos vel ad Carthaginienses
inclinent, nullius civitatis statum fortunatiorem ac beatiorem fore; si alii alio trahant res, non inter Poenos
Romanosque bellum atrocius fore quam inter ipsos Syracusanos, cum intra eosdem muros pars utraque suos
exercitus, sua arma, suos habitura sit duces. Itaque, ut idem omnes sentiant, summa vi agendum esse. Utra
societas sit utilior, eam longe minorem ac levioris momenti consultationem esse; sed tamen Hieronis potius
quam Hieronymi auctoritatem sequendam in sociis legendis, vel quinquaginta annis feliciter expertam
amicitiam nunc incognitae, quondam infideli praeferendam. Esse etiam momenti aliquid ad consilium quod
Carthaginiensibus ita pax negari possit, ut non utique in praesentia bellum cum eis geratur; cum Romanis
extemplo aut pacem aut bellum habendum. Quo minus cupiditatis ac studii visa est oratio habere, eo plus
auctoritatis habuit.

Tito Livio, Ab urbe condita, 8.11

Latinis quoque ab Lavinio auxilium, dum deliberando terunt tempus, victis demum ferri coeptum; et, cum
iam portis prima signa et pars agminis esset egressa, nuntio allato de clade Latinorum cum conversis signis
retro in urbem rediretur, praetorem eorum nomine Milionium dixisse ferunt pro paulula via magnam
mercedem esse Romanis solvendam.
Niccol Machiavelli a Pier Francesco Tosinghi

Firenze, 6 luglio 1499


Magnifico commissario Petro Francisco Tosingho in castris adversus Pisanos, suo maiori honorando.
Magnifice vir. Se io ho differito lo scrivervi, ne suto cagione le occupazioni grandi in quali mi truovo, e voi
mi harete per iscusato.
Con Milano le cose vostre si truovano in questi termini. Quel signore molti d fa vi richiese che voi vi declarassi
suoi conlegati, e obbligassivi a sovvenirlo, ogni volta li fussi di bisogno, di 300 uomini d'arme e 2000 fanti il
mese; e all'incontro vi offeriva ci che addimandassi per la recuperazione di Pisa. Non parve a questi signori
che il dichiararsi fosse utile, e totaliter togliere questa pratica pareva pericoloso; e per si preso mezzi a
tenerlo in speranza, e non correre pericolo con Francia; e per questa cagione si mand ser Antonio da Colle
a Milano. E cos di continuo si sta in questa agitazione. Il duca fa forza perch vi dichiariate, e voi usate ogni
termine per discostarvi, parendovi pericoloso.
Con Francia si truovano questi signori in quella medesima difficult, perch sono con istantia richiesti di
aderirsi a sua maest con questi patti, che voi gli siate tenuti servirlo quanto dura la espedizione di Milano di
500 lance; e lui si vuole obbligare di servir voi per un anno di mille lance ad ogni vostra impresa; e promette
fare obbligare i Viniziani et il papa a difendervi. Al che si fatto risposta ordinaria, col mostrare tal cosa non
si poter fare senza nostro manifesto pericolo; e cos si va temporeggiando con l'uno e con l'altro, usando il
benefitio del tempo.