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Psicoterapia

Sogno, viaggio o immaginazione guidata

il “SOGNO GUIDATO”,

secondo la “NOSTRA SCUOLA”, è lo strumento più

importante per giungere, con molta facilità, a conoscere le parti profonde dell’uomo e

le sue storture. Questa nostra finalità ci viene suggerita dal grande insegnamento del

SAGGIO SOCRATE che ha fatto suo l’ammonimento delphico, “conosci te stesso”

in quanto la conoscenza di “sé” è il fine principale della nostra associazione

“SCIENZA E COSCIENZA”.

Come sopra abbiamo già detto il “sogno guidato” è uno stato di coscienza prodotto da un rilassamento psicofisico, assai profondo, che dà la possibilità al paziente di mettere fuori le sue facoltà fantasmatiche ed immaginative mediante le quali Egli rivive e descrive situazioni antiche sepolte nel suo inconscio. La conoscenza che l’uomo ha di se stesso non sempre è “reale – vera” per cui non sempre questa conoscenza gli procura felicità, per questo l’uomo soffre “conflitti”. Come giungere a scoprire l’errore o gli errori?

Mediante la conoscenza profonda di se stessi.

La presenza del terapeuta che “assiste” con amorevole ascolto, suggerisce di tanto in

tanto adeguate azioni o comportamenti inerenti a ciò che il paziente manifesta

“viaggiando”.

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Cosa è il sogno guidato?

Il sogno guidato

E’ uno stato di profondo rilassamento, che il paziente deve creare attraverso un libero

“lasciarsi andare “, per penetrare mediante la fantasia e l’immaginazione nei ricordi

sepolti del passato e nei fatti sedimentati.

Con questo procedimento si può giungere a capire quale vita è dentro ciascuno di noi

e cosa

c’è

di

diverso

in

noi;

poiché

nel

nostro

vivere

spesso

depositiamo

nell’inconscio la memoria di tanti fatti che furono nostri ma che non devono essere

ricordati.

Noi usiamo il sogno guidato perché riteniamo che la mente è uno strumento

importante della natura dell’uomo che riproduce in nuce l’essenza divina o la Natura

tout court, poiché l’uomo oltre all’aspetto materiale (cuore, cervello, gambe, ecc.)

possiede, la capacità mentale che riesce a conoscere, interpretare e a decodificare la

realtà.

Possiamo portare un paragone per meglio capire ciò che noi stiamo dicendo:

l’antenna e il televisore.

Un’antenna posta su un palazzo si congiunge con un filo al televisore, nel quale c’è

un decoder il quale riceve i segnali e li trasforma in immagini che appaiono sul

televisore.

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Questo modello strumentale ci dà una immagine concreta di come funziona la facoltà

intellettiva dell’uomo, in cui il decoder è la mente, il trasmettitore i suoi sensi

attraverso i quali essa memorizza o muove l’uomo per vivere la sua vita quotidiana.

Tutta questa attività mentale mantiene vivo

l’uomo e lo espande, ma questo

meccanismo di cui abbiamo parlato sopra ha una funzionalità cosciente e inconscia.

Noi, col sogno guidato, tendiamo a penetrare nelle parti inconsce dell’uomo, affinché

egli ne prenda consapevolezza e se ne avvalga per il suo vivere sereno.

Troppo spesso l’uomo nel suo vivere quotidiano non ha coscienza di sé, cioè delle

sue parti profonde; e attraverso il sogno guidato che noi ripristiniamo queste parti

dimenticate e ne arricchiamo la sua persona.

Nonostante, noi col sogno guidato arriviamo a portare l’uomo alla conoscenza delle

sue parti profonde, tuttavia l’uomo non raggiungerà mai quella pienezza che è propria

e solamente di Dio: Dio è il creatore l’uomo è la creatura: essendo l’uomo composto

di una natura anche fisica, organica (che ne limita la grandezza e l’espansione) è per

questo motivo che diciamo quello che sopra abbiamo affermato.

Pur tuttavia nella sua limitata grandezza l’uomo è sempre un riverbero della divinità

(del Sole) poiché nel suo progredire evolutivo l’uomo diventa unità con Dio (diventa

Dio).

La teologia ci dà un insegnamento dogmatico di quanto noi abbiamo sopra detto: Dio

manda suo figlio sulla terra, diventa uomo perfetto assumendo la natura umana (è

come un sacrificio, una coartazione della sua onnipotenza divina) ma pur rimanendo

Dio è un perfetto uomo.

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Dicendo che l’uomo nella sua crescita evolutiva si avvicina molto “all’immagine e

somiglianza di Dio” rimane sempre nell’ambito della creatura umana che pur tuttavia

ha la sua grandezza di essere autonomo e libero.

Nell’ottocento gli aspiranti scrittori e poeti, i rampolli di una buona

famiglia e i futuri politici e uomini di scienza europei erano soliti segnare

il passaggio, dall’adolescenza all’età adulta, con un viaggio, che in

genere li portava a visitare quei luoghi dell’antichità, in cui l’uomo ha

lasciato un profondo segno del suo passaggio.

Si trattava di una sorta di viaggio iniziatico alla ricerca delle proprie

origini, di quei sottili fili che collegano il singolo al tutto, fissando in modo

indelebile nella memoria, tramite l’esperienza sensoriale, quell’unità e

quella continuità che ci consente di vedere la vita come un

grande

disegno, di cui il singolo è parte necessaria ed integrante e non un

semplice atomo che vaga sperduto nel nulla.

Oggi, il viaggio in luoghi sconosciuti è stato fatto oggetto di un processo

così esteso di mercificazione da perdere il suo significato più profondo di

viaggio

interiore,

subendo,

quindi,

una

retrocessione

ad

un

livello

inferiore per quanto attiene alle sue capacità evocativa.

Quando nella realtà l’oggetivizzazione di un archetipo perde il contatto

con la forza originaria, da cui aveva preso vita, viene presto rimpiazzata

da un nuovo strumento evocativo, per ridare voce all’archetipo svanito.

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Solitamente

questo

processo

implica

anche

un

ricollocamento

dell’oggetivizzazione archetipica su un livello più alto, ponendolo al di

sopra di ogni possibile banalizzazione e garantendogli, così, il pieno

espletamento delle sue proprietà “magiche”.

Non a caso ai viaggiatori romantici dell’Ottocento sono subentrati nuovi

esploratori che, grazie a ““ingegnose” astronavi, hanno iniziato ad

esplorare il cosmo, e ad altri ancora che, con più sofisticati strumenti,

quali psicoanalisi, hanno osato penetrare nelle profondità della psiche

per scoprire l’inconscio.

Quando si decide di fare un viaggio, così come quando ci si appresta a

scrivere un libro, è necessario stabilire fin dall’inizio quale sarà il nostro

particolare indirizzo di marcia, la nostra personale “impronta” con cui

marcare il percorso, senza porre, però, limiti troppo vincolanti alla nostra

libertà di accogliere l’imprevisto.

Ogni viaggio è unico e irripetibile e, anche se ci sembrerà di percorrere

strade già note, ogni volta ci coglierà inevitabilmente lo stupore nello

scoprire scorci mai notati in precedenza, grandi spazi aperti camuffati da

inestricabili labirinti, mentre la linea dell’orizzonte ci apparirà ancora

possibile “andare”. C’è chi sarà perfettamente felice di una breve gita

fuori porta, chi abbandonerà la tranquilla sicurezza dei dintorni di casa,

per avventurarsi nei sentieri sconosciuti, e chi, pur avendo camminato

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fino

all’altro

capo

dell’orizzonte,

continuerà

a

provare

il

desiderio

struggente di andare a fare due passi su Marte.

Ciò che rimarrà in noi, indelebile, sarà quanto del viaggio avremo

compreso in rapporto al nostro personale stadio di sviluppo interiore.

Vediamo: il viaggio “psicoanalitico” è un viaggio doppiamente mediato,

perché è basato sulla verbalizzazione dei ricordi, sulla rappresentazione

simbolica di certe esperienze e sul ricordo del sogno. I simboli e gli

archetipi, che prendono forma e vita durante il sogno onirico, vengono

interpretati, accolti e riconosciuti, da svegli, solo nella misura in cui

vengono compresi; vale a dire, solo dopo aver passato la censura del

nostro Io cosciente. Per noi, abituati a considerare il sogno come

un’attività

naturale

del

sonno,

l’attività

onirica

non

riceve

mai

un’accoglienza gioiosa, o per lo meno non viene mai equiparata alla

realtà esistenziale, che rimane sempre il termine di paragone per

stabilire se una cosa è o non è. L’immagine onirica, ed il suo significato,

continuano, pertanto, a restare qualcosa di lontano e distaccato da

quella parte di noi che da svegli li ricorda, li analizza e si confronta con

loro.

Ciò significa che

se

si

verifica una profonda scissione fra il

momento in cui viviamo l’esperienza e quello in cui il nostro io cosciente

la assimila e rielabora.

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Invece nel nostro “sogno o viaggio guidato”, questa scissione è meno

netta, perchè le immagini vengono riconosciute dall’Io cosciente come

esperienza sensoriale.

Il confronto non è più immediato da un ricordo fantasmatico, ma molto

concreto: le immagini sono più nitide, vive e tangibili da provocare

spesso una reazione immediata, istintiva e viscerale. I sentimenti e le

emozioni, inoltre, sono così profondi e viscerali, nella loro assolutezza,

da non lasciare spazio ad equivoci. Quando cogliamo qualche immagine

di noi che produsse “tristezza”, essa si riversa in noi

e tutto il nostro

essere non diventa altro che tristezza, e chiediamo a gran voce di essere

capiti e accolti con amore.

Non essendoci la mediazione del ricordo fantasmatico, ma una cosciente

percezione, l’Io cosciente si trova spiazzato e, pur sforzandosi di filtrare

e rimuovere le immagini che creano disagio, è costretto a confrontarsi

direttamente con esse.

Un’altra sfaccettatura importante di questo Modello terapeutico, è la

sensazione di aver trovato un accesso privilegiato nel proprio mondo

interiore: un accesso che non ha bisogno di parole, di immagini oniriche,

di interpreti speciali, per cui noi ci sentiamo molto più attivi e partecipi nel

processo di riconoscimento e guarigione.

A differenza, inoltre, della psicoanalisi tradizionale, questo modello

terapeutico ha il vantaggio di risolvere, in tempi relativamente brevi, il

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”Problema” sempre a patto che vi sia, da parte del “viaggiatore”, una

notevole disponibilità al “confronto” cioè a lasciarsi andare, e una forte

spinta interiore alla soluzione dei propri conflitti. Chi mal sopporta le

tappe forzate o gli inevitabili scossoni, si sentirà a disagio e preferirà il

rollio più dolce e più lento del metodo psicoanalitico.

Sia

il

viaggiatore

pigro,

che

l’impavido

esploratore,

non

potranno,

tuttavia,

fare

a

meno

di

ritenerla

una

esperienza

importante

ed

estremamente stimolante, di cui vorranno sicuramente conservare una

fotografia nell’album dei ricordi.