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Gli Sposi nell'Islam

A cura di Dr. Mujahed Badaoui

Il Matrimonio

Il Profeta Muhammad (*)[1] disse:

“Quando un servo di Allah si sposa, egli perfeziona metà della sua religione; e che
tema Allah nei riguardi dell’altra metà.” [2]

Nell’Islam il matrimonio viene raccomandato a tutti coloro che hanno raggiunto


l’età della maturità fisica e psicologica. Non deve essere rimandato senza necessità, se vi
sono un compagno disponibile ed i mezzi per mettere su famiglia. Pure coloro che sono
divorziati, i vedovi e le vedove, sono incoraggiati a risposarsi. Il celibato viene
fortemente scoraggiato. Perciò, nonostante che il matrimonio non sia un dovere
obbligatorio per tutti e per tutte le circostanze, soprattutto per coloro che non hanno la
capacità fisica o psicologica per poterlo affrontare, l’enfasi è comunque fortemente in
favore del matrimonio come status per degli adulti normali.

Il matrimonio è una relazione permanente fra un uomo ed una donna che


contribuisce allo sviluppo naturale dell’amore reciproco. Lega fra loro l’amore fisico con
il bene personale e con la responsabilità verso il partner e verso i figli nati dall’unione.
Le esperienze assai comuni del libero amore, delle ragazze madri o della vita da single,
dimostrano quale effetto dirompente abbiano sulla società moderna queste consuetudini,
e quali disastrose conseguenze abbiano sulle nuove generazioni, soprattutto sulle donne.
Nel contesto del matrimonio islamico la donna è invece protetta nel suo ruolo vitale di
madre delle nuove generazioni, e l’uomo vive pienamente e consapevolmente la propria
condizione di padre. Non occorre essere psicologi per comprendere che i figli hanno
bisogno della famiglia e di entrambi i genitori, per vivere un’infanzia serena e felice.

I benefici effetti del matrimonio si riflettono quindi su tutta la società, non solo sui
figli. Non va trascurato il valore del mutuo rispetto fra i coniugi nello scambiarsi il
proprio amore, il sostegno psicologico, il conforto e la forza necessaria per dare impulso
alla propria vita individuale, familiare e sociale. Senza la responsabilità ed il conforto di
una famiglia sana, l’uomo e la donna sono più esposti alla tentazione di intraprendere
delle relazioni sessuali illegali ed al rischio di comportamenti devianti. Dove si nota il
declino dell’istituzione del matrimonio, si assiste all’incremento dell’adulterio, della
pornografia, delle violenze sulle donne, dell’omosessualità, e dell’abuso sessuale sui
bimbi.

Protezione, calore, intimità, e soprattutto religiosità, sono invece i componenti che si


trovano nel matrimonio vissuto secondo le regole insegnate da Dio. Il Profeta
Muhammad (*), in un Hadith, commentò:

“Non vi è nulla al mondo come il matrimonio, per aumentare l’amore fra due
persone.” [3]

Così, per gli sposi, il matrimonio si presenta come fonte di felicità, di sicurezza e di
forza spirituale, nella condivisione dell’impegno della vita in comune. Ma se al contrario
si trasformasse in un’arena di scontri e di abusi, avrebbe fallito appieno la sua funzione.
Per definire il ruolo degli sposi nell’Islam, e tutto ciò che fa di un marito e di una moglie
degli sposi islamici ideali, è necessario che i diritti ed i doveri dell’uomo e della donna
siano da entrambi ben conosciuti, così come tutto ciò che serve per dar vita ad una
famiglia islamica ideale.

Poiché nel matrimonio l’uomo e la donna sono interdipendenti fra loro, ecco quale
deve essere il comportamento richiesto ad uno sposo e ad una sposa ideali, e quali sono i
mezzi per raggiungere tale condizione. Nell’Islam, le fonti alle quali ci si riferisce sono il
Corano, la parola di Dio, e la Sunnah, la raccolta dei detti e degli esempi pratici di vita
del Profeta Muhammad (*). Infatti, tutte le regole che governano la vita in comune degli
sposi, i loro obblighi ed i loro diritti, e di conseguenza il loro comportamento nell’ambito
individuale, familiare e sociale, fanno riferimento a queste due fonti primarie, da cui è
stata ricavata la Shari’ah, la legislazione islamica. Queste regole coinvolgono ambedue
gli sposi, e la loro osservanza non può ovviamente essere vincolante solo per un coniuge
e non per l’altro, perché entrambi sono uguali davanti a Dio:

Corano, 3:195 : “...In verità non farò andare perduto nulla di quello che fate,
uomini o donne che siate, che gli uni sono come gli altri...”

Corano, 33:35 : “In verità i musulmani e le musulmane, i credenti e le credenti, i


devoti e le devote, i leali e le leali, i perseveranti e le perseveranti, i timorati e le
timorate, quelli che fanno l’elemosina e quelle che fanno l’elemosina, i digiunatori e le
digiunatrici, i casti e le caste, quelli che spesso ricordano Allah e quelle che spesso
ricordano Allah, sono coloro per i quali Allah ha disposto perdono ed enorme
ricompensa.”

In un Hadith, il Profeta Muhammad (*) disse:

“Tutti gli individui sono uguali, come uguali sono i denti di un pettine. Non c’è
pretesa di merito di un Arabo sopra un non-Arabo, o di un bianco sopra un negro, o di
un uomo sopra una donna. Solo coloro che temono Dio hanno preferenza al cospetto di
Allah.” [4]

Poiché la famiglia è rappresentata da un gruppo di persone che vivono assieme, vi


deve essere un capo ed una gerarchia di responsabilità, come in ogni altra comunità
umana, così che i membri agiscano in cooperazione per il bene comune. Nel matrimonio
islamico, il capo della famiglia è il marito, in virtù del suo ruolo di responsabile del
mantenimento della famiglia:

Corano, 4:34 : “Gli uomini sono preposti alle donne, a causa del maggior vigore
che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono per esse i loro beni. Le
donne virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha ordinato
sia preservato...”

La vita in comune ha quindi inizio con il matrimonio di un uomo e di una donna per
formare una famiglia, la forma basilare più semplice di un’associazione comunitaria. In
essa convivono due individui con personalità, caratteri ed abitudini diverse e già formate.
Anche se una coppia pensa di conoscersi, è solo col passare del tempo che gli sposi
diventano completamente consapevoli del carattere, delle abitudini, degli umori, delle
simpatie e delle antipatie dell’altro. Col passare del tempo, l’amore romantico ed
idealista lascia il posto ad un amore più naturale, basato sulla vera conoscenza e sulla
comprensione dell’altro, purché nessuno di loro agisca in modo tale da uccidere questo
amore, ma contribuisca invece a svilupparlo in modo duraturo e permanente.

La famiglia islamica, così come Dio l’ha voluta, è una famiglia molto unita. La
comprensione fra gli sposi, la fedeltà, e l’amore per i figli, hanno le radici in questa
unità. La crescita di figli timorati di Dio è una delle sue più importanti funzioni. Per la
riuscita del matrimonio, il marito e la moglie devono conoscere i loro doveri e praticare
di comune accordo il codice di condotta islamico all’interno della famiglia.

[1] (*): “La pace e le benedizioni di Allah siano sopra di lui”, eulogia che si fa sempre seguire nominando
il Profeta.
[2] Hadith riportato da Baihaqi.
[3] Hadith trasmesso da Ibn Majah.
[4] Hadith riportato da Ahmad ibn Hambal, al-Musnad.
Il Marito Musulmano

Secondo gli insegnamenti islamici, il comportamento dell’uomo prima del


matrimonio deve adeguarsi a delle regole ben precise e determinate che servono a
formare il suo carattere in preparazione del matrimonio, e nel contempo servono a
preservare una società pulita e casta. L’Islam non ammette il punto di vista comune nella
società occidentale che prima del matrimonio un uomo debba avere delle esperienze e
delle relazioni sessuali, o debba sperimentare la convivenza di coppia, come prova della
riuscita di un futuro matrimonio. Infatti, su questo argomento Dio dice:

Corano, 24:33 :“E coloro che non hanno di che sposarsi cerchino la castità finché
Allah non li arricchisca con la Sua Grazia...”

Il Profeta (*), in un Hadith, stabilì ulteriormente:

“O giovani, quelli di voi che possono mantenere una moglie devono sposarsi,
perché questo vi trattiene dal guardare le donne e preserva la vostra castità; ma coloro
che non possono devono digiunare, perché questo è un mezzo per raffreddare la
passione.” [1]

Per coloro dunque che non possono affrontare il matrimonio, la pratica occidentale
di scegliersi un’amica, formare una coppia e decidere di convivere, è completamente
illegale per i Musulmani. Proprio per evitare questo pericolo, Iddio facilita la formazione
della nuova famiglia, semplificandone le regole, affinché i due giovani vi accedano senza
eccessivi oneri. E’ addirittura comune nella società islamica, che le famiglie e gli amici
giochino un ruolo spesso determinante nella ricerca del partner adatto per un giovane e
per una giovane, e nell’aiuto fattivo per la formazione della loro famiglia. Inoltre il
Profeta (*), ha suggerito delle priorità da tenere presenti nella ricerca della donna che il
giovane deve sposare:

“Una donna può essere scelta per la sua ricchezza, la sua nascita, la sua bellezza o
per la sua religiosità. Ma ricercate la donna religiosa. E se voi lo fate basandovi su altre
considerazioni, le vostre mani ne saranno insozzate.” [2]

In altre parole, la chiave del successo di un matrimonio dipende dalle doti morali
degli sposi. Lo sposo musulmano ideale deve perciò entrare nel matrimonio con
l’atteggiamento responsabile di una persona che vuol formare una famiglia sulla base del
mutuo rispetto e dell’amore. Quest’ultimo deve essere fondato sulla religiosità, e non
sull’infatuazione per la bellezza, per la ricchezza, o per la posizione sociale della propria
sposa. Dio ha descritto le relazioni matrimoniali in questi termini:

Corano, 30:21 : “Fa parte dei Suoi segni l’aver creato da voi, per voi, delle spose,
affinché riposiate presso di loro, e ha stabilito fra voi amore e tenerezza. Ecco davvero
dei segni per coloro che riflettono.”

Corano, 2:187 : “...esse (le vostre spose) sono una veste per voi e voi siete una
veste per loro...”
Avendo ricercato la propria sposa nella maniera onorevole indicata da Dio e dal Suo
Profeta Muhammad (*), ed avendo celebrato il matrimonio nel modo islamico, cioè con
una celebrazione pubblica, col minimo chiasso ed ostentazione, il marito musulmano,
come capo della famiglia, ha da quel momento dei precisi doveri.

Il primo dovere concerne la responsabilità del benessere della propria moglie,


garantendole la protezione ed il mantenimento, così come stabilito da Dio:

Corano, 4:34 : “Gli uomini sono preposti alle donne, a causa del maggior vigore
che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché provvedono per esse coi loro
beni...”

La responsabilità finanziaria compete quindi totalmente al marito, in quanto la


moglie, avendo da assolvere, come vedremo più oltre, un ruolo diverso e ben preciso,
stabilito da Dio nell’ambito familiare, non è tenuta a dovere personalmente contribuire
alle spese del proprio mantenimento.

I doveri del marito non si limitano però solo al mantenimento ed alla protezione
della propria moglie, ma si spingono anche nella sfera intima delle relazioni coniugali,
soprattutto per evitare ciò che potrebbe causare del dolore e del male alla propria sposa.

Se l’uomo mancasse all’obbligo di mantenere la moglie, oppure si assentasse dai


propri doveri coniugali per un periodo non concordato, ella può richiedere lo
scioglimento del matrimonio ad un tribunale islamico. Così pure, qualora provasse alla
corte che il marito le sta facendo del male, bevendo alcool, impedendole le pratiche
religiose e l’educazione islamica dei figli, battendola senza un motivo lecito, od
abusando di lei e dei familiari. In nessun caso, il marito può pretendere la restituzione
della dote o dei regali che ha fatto alla moglie.

La Legge Islamica stabilisce pure che in caso di divorzio non è il marito ad avere la
custodia dei figli, ma è la moglie ad averne la priorità. Secondo la Giurisprudenza
islamica di Scuola Malechita, per esempio, la priorità di questa custodia è riservata, dopo
la madre, ad altri cinque parenti, prima che possa essere reclamata dal padre. Questa
custodia dura fino alla pubertà del ragazzo e fino al matrimonio della ragazza, mentre la
responsabilità finanziaria del loro mantenimento, per tutto questo periodo, spetta al
marito.

Il marito è comunque sollecitato nel Corano ad evitare il divorzio ed a preservare il


matrimonio, anche nel caso che quest’ultimo non si presentasse perfetto, mostrando
pazienza e comprensione per gli eventuali difetti della propria sposa. Dice Dio,
l’Altissimo:

Corano, 4:19 : “...Comportatevi verso di loro convenientemente. Se provate


avversione nei loro confronti, può darsi che abbiate avversione per qualcosa in cui Allah
ha riposto un grande bene.”

Il Profeta Muhammad (*) ha enfatizzato l’indesiderabilità del divorzio:

“Al cospetto di Allah, la più odiosa delle cose permesse è il divorzio.” [3]

Ecco, dunque, che la religiosità, la pazienza, la comprensione, l’amore, e la fedeltà


del marito diventano doti luminose nel matrimonio, ne garantiscono la durata, ed
assicurano l’ambiente sereno ideale per la crescita di una prole timorata di Dio. Inoltre,
la mutua consultazione nelle decisioni comuni, da prendere sull’andamento della
famiglia e sull’educazione dei figli, rappresenta una palestra continua che fortifica
l’amore fra i coniugi.

E’ chiarissimo che la fedeltà nel matrimonio è richiesta ad entrambi i coniugi e


l’adulterio è da Dio punito per entrambi allo stesso modo. Dio, l’Altissimo, comanda:

Corano, 24:30-31 : “Dì ai credenti di abbassare il loro sguardo e di essere casti.


Ciò è più puro per loro. Allah ben conosce quello che fanno. E dì alle credenti di
abbassare i loro sguardi ed essere caste...”

Per evitare l’adulterio, e per garantire a tutte le donne pari diritti, quali la formazione
di una famiglia regolare, la maternità, e la nascita di figli legittimi, Dio ha permesso che
l’uomo possa sposare più di una donna, ma col consenso delle altre mogli. Questo
permesso è però seriamente condizionato:

Corano, 4:3 : “...ma se temete di essere ingiusti, allora sia una sola...”

L’uomo che agisce ingiustamente fra le proprie mogli, creerà una costante
disarmonia, che non è nel loro interesse e negli interessi della Società islamica. Se infatti
egli rivolgerà le sue attenzioni più ad una moglie, a spese di un’altra, è messo in guardia
da Dio:

Corano, 4: 129 : “Non potrete mai essere equi con le vostre mogli anche se lo
desiderate. Non seguite però la vostra inclinazione fino a lasciarne una come in
sospeso...”

Questo ammonimento contro l’ingiustizia è fortemente stigmatizzato dal Profeta (*),


che disse:

“Chiunque abbia due mogli e non le tratta con equità, arriverà al Giorno del
Giudizio con metà del corpo penzolante verso il basso.” [4]

Gli obblighi prescritti dalla Shari’ah, la Legge Islamica, al fine di determinare le


responsabilità dell’uomo nei confronti del matrimonio e del divorzio, servono anche per
offrire precise garanzie alla donna contro gli abusi, purtroppo assai comuni, dei mariti
dispotici, tiranni ed irresponsabili.

Gli aspetti legali e di comportamento legati al matrimonio sono sottolineati dal


Corano ed illustrati dalla Sunnah del Profeta Muhammad (*), secondo quanto ci ordina
Dio:

Corano, 33:21 : “Avete nel Messaggero di Allah, un bell’esempio per voi, per chi
spera in Allah e nell’Ultimo Giorno e che ricorda Allah frequentemente.”

Numerosissimi sono gli Hadith che ci riportano come esempio lo stile di vita del
Profeta (*) nell’ambito della famiglia, un riferimento ed un incentivo per ogni uomo, per
praticare lo stesso comportamento nei confronti della propria moglie e dei propri figli.
Infatti Muhammad (*) insegnò ai mariti la gentilezza:

“Fra i credenti vi sono coloro che hanno la più gentile predisposizione e sono i più
gentili nei confronti delle loro famiglie; tali sono coloro che mostrano la più perfetta
fede. I migliori fra loro sono coloro che sono i più gentili nei confronti delle loro spose.”
[5]

Egli ha insegnato loro il rispetto per l’intelligenza delle proprie spose, ad essere
pronti a consultarle ed a tenere conto dei loro consigli, ma soprattutto ha insegnato a non
imporre loro delle restrizioni più grandi di quelle imposte da Dio e dal Profeta stesso (*),
affinché esse si sentano protette e non oppresse. In quest’ottica, l’educazione islamica
della sposa deve essere favorita dal marito, perché nonostante egli sia il capo della
famiglia, ella può rappresentare per lui l’aiuto saggio e discreto nel momento delle
decisioni importanti.

Nell’Islam, il marito ha l’obbligo di consultare sua moglie, così come ogni


responsabile ha l’obbligo di consultare i suoi sottoposti. Il quarantaduesimo capitolo del
Corano[6] contiene le indicazioni di ciò che devono fare i credenti nel seno di una
comunità:

Corano, 42:38 : “...si consultano vicendevolmente su quel che li concerne...”

L’autorità nell’Islam si identifica quindi con l’assunzione della responsabilità verso


coloro che sono sottoposti. Perciò, nel matrimonio, il marito ha la responsabilità e
l’obbligo di correggere, quando è necessario, la propria moglie. Disse infatti il Profeta
Muhammad (*):

“Ammonisci tua moglie, e se c’è del buono in lei, ella raccoglierà il tuo
ammonimento; e non picchiare tua moglie come se fosse una schiava.” [7]

Il marito non ha quindi alcun diritto di infierire su sua moglie indiscriminatamente, e


se lo facesse abitualmente, ella ha il diritto di chiedere il divorzio ad un tribunale
islamico. Il proprio cattivo carattere va controllato, e non sfogato sugli altri,
specialmente sulle donne. Il Profeta (*) ha detto:

“Il forte non è colui che vince sugli altri, ma il forte fra noi è colui che sa
controllare la propria ira.” [8]

Coloro che agiscono da tiranni nella propria casa, e che impongono il proprio ruolo
in modo violento, generalmente soffrono, secondo gli psicologi, di complessi di
inferiorità e temono di apparire mentalmente e moralmente inferiori alle proprie spose.
Ma il Profeta Muhammad (*) ci ha mostrato come sia possibile per l’uomo, vincendo la
propria ira, arrivare a quella calma interiore ed a quella naturale sicurezza, da non avere
assolutamente il bisogno di dover imporre la propria autorità, o di dover essere sulla
difensiva, nei riguardi della propria sposa. Ogni forma di tirannia, di oppressione e di
sfruttamento dei deboli è condannata, ed i prepotenti sono messi in guardia, come disse
il Profeta (*):

“Temi la preghiera di colui a cui fai torto, perché in verità, non c’è velo fra lui ed
Allah.” [9],
“Il tiranno non entrerà in Paradiso.” [10]

Un’altra caratteristica esemplare della personalità di Muhammad (*) è rappresentata


dall’amore che aveva per i bambini, tanto da insegnare ai padri a non tralasciare le
proprie responsabilità materiali e morali, fino ad ignorare il buon esempio e l’appropriata
educazione da impartire ai figli, soprattutto in campo religioso.

Ma molti altri sono gli aspetti della personalità e del comportamento del Profeta (*)
che contribuiscono a renderlo l’esempio dello sposo ideale. Naturalmente era cortese,
puro e generoso, nei pensieri e nella persona, in sintonia con quanto egli stesso ha
affermato:

“In verità, Allah è puro ed ama colui che è puro, è pulito ed ama colui che è pulito,
è caritatevole ed ama colui che è caritatevole, è generoso ed ama colui che è generoso.”
[11]

Dunque, per quanto concerne il marito musulmano, se questi ricerca la buona


riuscita del matrimonio, non potrà sbagliare prendendo a modello e ad esempio di vita il
Profeta Muhammad (*), e chiedendo a Dio la fede e la forza morale per raggiungere
quelle sue qualità, per poter essere veramente uno sposo musulmano ideale.

[1] Hadith registrato nella raccolta di Bukhari.


[2] Hadith riportato da Abu Huraira, nelle raccolte di Bukhari e Muslim.
[3] Hadith trasmesso da Abu Dau’d.
[4] Hadith riportato da Abu Huraira, e trasmesso da Abu Dau’d, Nasa’i e Ibn Majah.
[5] Hadith tratto dalla raccolta di Bukhari e Muslim.
[6] Intitolato “Shura”, che significa “Consultazione”.
[7] Hadith della raccolta di Abu Dau’d, riportato da Laqit b.Sabraq.
[8] Hadith delle raccolte di Bukhari e Muslim, riferito da Abu Huraira.
[9] Hadith trasmesso da Bukhari, Muslim. Tirmidhi, Nasa’i e Abu Dau’d.
[10] Hadith trasmesso da Abu Dau’d ed Ahmad.
[11] Hadith trasmesso da Tirmidhi.
La Moglie Musulmana

Il Profeta Muhammad (*) disse:

“Una donna può essere sposata per quattro ragioni: per la sua ricchezza, il suo
rango, la sua bellezza e la sua religiosità. Sceglila perciò per la sua religiosità ed avrai
successo.” [1]

Lo stesso vale anche nella scelta del marito. I primi tre requisiti, da soli o tutti
insieme, non danno assolutamente la garanzia del successo e della riuscita di un
matrimonio. Un uomo genuinamente religioso deve ricercare soprattutto la religiosità
nella futura moglie, così come la donna deve ricercarla nel futuro sposo, conformandosi
così alle regole dettate da Dio.

Come consuetudine della società islamica, la famiglia di una giovane può avere un
ruolo molto importante e decisivo nella scelta dello sposo. Nonostante ciò, il Profeta
Muhammad (*) ha suggerito in numerosi Hadith[2], che una coppia che pensa al
matrimonio si incontri, alla presenza di un parente, per meglio conoscersi e per poter
accertare almeno una fondamentale compatibilità.

La scelta del giusto compagno è importantissima per la donna. Per l’amore ed il


rispetto che deve portare al proprio marito, è auspicabile che una donna sposi chi possa
veramente meritare quell’amore e quel rispetto. Queste qualità poggiano sulla sincerità e
sulla fiducia reciproca che deve esistere tra due sposi.

Il Profeta Muhammad (*) disse:

“La religione è sincerità.” Gli chiesero: “Sincerità verso chi?” Rispose: “Verso
Allah, il Suo Libro, il Suo Messaggero, i capi dei Musulmani e la generalità di essi.” [3]

La sincerità si identifica perciò strettamente con la fede. La sincerità verso il marito


rappresenta quindi un requisito essenziale in una buona moglie. Implica avere a cuore i
suoi interessi, ricercare solo il suo bene, ed essergli fedele. Implica dire sempre la verità,
così che il marito abbia fiducia totale in lei.

Con il suo comportamento leale, la moglie deve sostenerlo ed incoraggiarlo nel fare
ciò che è bene, impedendogli di commettere il male. Dice infatti Dio, l’Altissimo:

Corano, 9:71 : “I credenti e le credenti sono alleati gli uni degli altri. Ordinano le
buone consuetudini e proibiscono ciò che è riprovevole, eseguono la salàt, pagano la
zakàt e obbediscono ad Allah e al suo Messaggero. Ecco coloro che godranno della
misericordia di Allah. Allah è eccelso e saggio.”

Nell’obbedienza ad Allah, la moglie esercita dunque un’influenza benefica su tutta


la propria famiglia, dando costantemente l’esempio di un comportamento corretto, sul
modello indicato da Dio e dal Suo Profeta (*), donando la propria amorevole attenzione
ai propri familiari, e facendo della casa un rifugio sicuro e desiderato. Ancora molto
tempo dopo la morte della sua prima moglie Khadijah, Muhammad (*) ne ricordava la
fedeltà, i buoni consigli ed il sostegno morale ricevuto nel corso della loro vita in
comune.
Il Profeta Muhammad (*) disse:

“Non vuoi che ti dica qual è il migliore tesoro dell’uomo? E’ una donna virtuosa:
quando egli la guarda, ella lo allieta; quando egli le parla, ella è condiscendente; e
quando egli si assenta da lei, ella custodisce i suoi interessi.” [4]

In altri termini, la donna è chiamata a compiacere il proprio sposo, non solamente


prendendosi cura della propria bellezza, che col passare del tempo può sfiorire, ma
soprattutto con la sua amorevole attenzione. Si prende la responsabilità di dedicarsi con
costanza al benessere dello sposo, custodendone la casa e gli interessi, e salvaguardando
il suo onore, mantenendosi casta e fedele in sua assenza.

In un altro Hadith, il Profeta Muhammad (*) descrisse le conseguenze di un


comportamento contrario:

“La donna che parla sgradevolmente e fa che suo marito sia afflitto a causa della
sua scortesia, incorre nell’ira di Allah fino a quando non sorriderà al proprio marito e
cercherà di riuscirgli gradita.” [5]

Non potrà quindi aspettarsi che l’amore del suo sposo duri se sarà aspra, rude ed
antipatica, e non si interesserà se egli sia contento o no. Dice al riguardo Dio,
l’Altissimo:

Corano, 25:74 : “...Signore dacci conforto nelle nostre spose e nei nostri figli e fai
di noi una guida per i timorati.”

Una moglie manifesta il proprio amore e la propria devozione al suo sposo, nel
timore di Dio, e ne riconosce così l’autorità, come è stata sancita da Dio, l’Altissimo:

Corano, 2:228 : “...Esse hanno diritti equivalenti ai loro doveri, in base alle buone
consuetudini, ma gli uomini sono superiori...”

Una superiorità che nell’Islam ha dei doveri ben precisi, perché ogni responsabile
deve essere motivato dall’amore e dalla preoccupazione per coloro che sono sotto la sua
tutela, i quali, ricambiando questo suo amore, ne riconoscono implicitamente l’autorità.
Questa autorità si identifica quindi con la responsabilità, in ogni settore della società
islamica, dagli affari pubblici alla famiglia, così come l’ha descritta il Profeta
Muhammad (*):

“Fate attenzione: ognuno di voi è un pastore ed ognuno di voi dovrà render conto
del suo gregge. Un capo è il pastore del suo popolo, e dovrà rispondere del suo gregge;
un uomo è il pastore delle genti della sua casa, e dovrà rispondere del suo gregge; una
donna è il pastore della casa, del proprio marito e dei suoi figli, e dovrà rispondere di
loro; il servo è il pastore dei beni del suo padrone, e ne dovrà rispondere. Fate
attenzione, allora, ciascuno di voi è un pastore, e ciascuno di voi dovrà rispondere del
suo gregge.” [6]

All’interno della famiglia, la moglie è dunque responsabile della casa, del proprio
marito, e della crescita dei figli. Nel rispetto dell’importanza di questo ruolo, è chiaro
che i rapporti fra marito e moglie non sono quelli che potrebbero esistere fra un padrone
ed una serva, in quanto dice Dio, l’Altissimo:
Corano, 2:187 : “...esse sono una veste per voi e voi siete una veste per loro...”.

Infatti, fra loro deve esistere religiosità, amore reciproco, gentilezza e protezione,
proprio sull’esempio di come si comportava il Profeta Muhammad (*) all’interno della
famiglia. Ma se una moglie ha un marito che non si comporta islamicamente deve
consigliarlo contro le sue malefatte, astenersi dall’appoggiarlo, ed infine ricorrendo al
divorzio, se è la sola alternativa per non essere trascinata al peccato dal proprio marito.

Dio ha creato gli uomini e le donne complementari gli uni alle altre, per vivere in
cooperazione e non in competizione. E’ la moglie che nella casa determina l’atmosfera e
ne dà il tono, è lei la regina della casa, ed è lei ad assicurare che sia un luogo piacevole in
cui viverci. La supervisione della casa non è però il solo dovere della moglie, perché è
anche responsabile della cura e della prima educazione dei figli. Dall’allattamento, si
stabilisce un legame affettivo fra madre e figli, con benefici risultati fisici e psicologici.
Poiché è dimostrato che gli effetti delle cure e delle impressioni avute nella prima
infanzia condizionano tutta la vita, il ruolo della madre nella famiglia islamica assume
un’importanza primaria nella formazione del carattere e del comportamento dei figli,
soprattutto perché essi crescano spiritualmente ed intellettualmente timorati di Dio.
L’Islam ha riconosciuto l’importanza di questo ruolo di madre nell’apprezzamento dello
sforzo e dei sacrifici che essa compie nel mettere al mondo e nell’allevare le nuove
generazioni di musulmani.

Il Profeta Muhammad (*) ha detto:

“Il Paradiso sta sotto i piedi delle madri.” [7]

“Io e la donna le cui gote sono diventate scure (a causa dell’impegno e delle ansietà
per i suoi figli) saremo come questi nel Giorno della Resurrezione.” Qui il Profeta (*)
mostrò il dito medio e l’indice uniti, per indicare che quella donna sarà in quel giorno
molto vicina a lui.[8]

Si narra che in un’occasione qualcuno domandò al Profeta (*):

“Messaggero di Dio, chi è il più meritevole della mia premura?” Il Profeta rispose:
“Tua madre.” L’uomo domandò: “E chi dopo lei?” Egli ripeté: “Tua madre.” Questi
domandò ancora: “E chi dopo lei?” Il Profeta ripeté: “Tua madre, poi tuo padre, poi i
tuoi parenti stretti in ordine di importanza.” [9]

Per una donna musulmana la casa è dunque al centro dell’attenzione, ed il benessere


del marito e dei figli sono la sua prima preoccupazione, subito dopo i suoi doveri verso
Dio. Questo ruolo non le impedisce, col consenso del marito, di intraprendere un lavoro
fuori casa, di continuare la propria educazione, e di prestare un servizio volontario nella
comunità. Ma deve far sì che le proprie responsabilità, verso la casa e la famiglia, siano
sempre assolte, nel timore che la famiglia stessa, la struttura base della società islamica,
sia trascurata e vengano, con la sua assenza, a mancare la sicurezza e l’esempio necessari
al marito ed ai figli. La donna musulmana mantiene la riservatezza circa i problemi
nell’interno della propria famiglia ed i rapporti col marito, anche con le amiche più
intime, perché nell’Islam non è ammesso divulgare faccende intime relative ad altre
persone.

In pubblico la moglie musulmana deve osservare i principi islamici riguardo


l’abbigliamento ed agire con modestia, mentre a casa, o lontano dagli sguardi di uomini
che non siano i suoi parenti stretti, può vestirsi come piace a lei ed al proprio marito.
Infatti il Profeta Muhammad (*) insegnò che la donna, quando esce, indossi il hijab [10],
l’abito islamico, evitando di passeggiare senza scopo, o di mischiarsi agli uomini senza
una stretta necessità, e senza il consenso del proprio marito. Deve evitare le occasioni in
cui si venga a trovare tutta sola con un uomo che non sia suo marito od uno dei suoi
parenti stretti, situazioni che potrebbero favorire il pettegolezzo sulla sua condotta e
risvegliare la gelosia del marito, anche nel caso in cui ella non avesse delle cattive
intenzioni.

Gli altri aspetti della vita familiare e sociale che una sposa musulmana deve
osservare, sono il rispetto dei genitori e dei parenti del marito, l’ospitalità, ed i buoni
rapporti coi vicini.

Nei rapporti intimi, sia la donna che l’uomo devono essere consapevoli di ciò che
piace o non piace ad entrambi, ed essere disponibili ai bisogni dell’altro. La moglie deve
prendersi cura della propria persona e rendersi attraente per il proprio sposo. Dice Dio,
l’Altissimo:

Corano 2:223 : “Le vostre spose sono per voi come un campo. Venite pure al vostro
campo come volete, ma preparate per voi...”,

in cui il “campo” è da intendersi ciò in cui si entra per godere della sua bellezza e
dei frutti che dà, e “preparate per voi...” vuol significare che l’atto coniugale va fatto
precedere da qualcosa che giova, come il compierlo in nome di Allah, e dai preliminari
affettuosi fra gli sposi.

Parlando ai poveri, che lamentavano il fatto di non potere elargire elemosine,


Muhammad (*) li informò che per ogni atto sessuale lecitamente compiuto sarebbe stato
loro ascritto il merito di un elemosina. Gli fu chiesto:

“O Messaggero di Dio, allora quando qualcuno di noi soddisfa il proprio desiderio


sessuale, avrà una ricompensa?” Egli rispose: “Non pensi che una persona che lo
faccia illegalmente commetta peccato? Allo stesso modo, se lo fa lecitamente, con sua
moglie, ne avrà una ricompensa.” [11]

Perciò una moglie che soddisfa il proprio sposo nell’ambito del matrimonio,
protegge lui e se stessa dal rischio della ricerca di relazioni extra-coniugali, ed oltre a
compiacere il proprio marito, compiace Dio [12]. Questo diritto alle relazioni sessuali fra
i coniugi è naturalmente reciproco, avendo la moglie lo stesso diritto sul marito.

L’Islam incoraggia ad avere figli, ma non proibisce neppure il controllo delle


nascite, con metodi che non presentino effetti collaterali dannosi, e con il mutuo
consenso fra marito e moglie.

Jabir, un Compagno del Profeta, narrò [13] che durante il periodo in cui il Corano fu
rivelato, i Musulmani usavano praticare il “azl” [14]. Muslim aggiunge che il Profeta (*)
ne era a conoscenza, ma non lo proibì.

L’aborto comunque è proibito, a meno che la vita della madre non sia in pericolo. La
proibizione si applica pure a quelle forme di pianificazione familiare che permettono al
concepimento di aver luogo, ma che uccidono l’embrione, come la “pillola del giorno
dopo”, o ne prevengono il suo sviluppo nel grembo materno, come la “spirale”. La
pillola, inoltre, solleva molte perplessità a causa degli effetti collaterali che provoca e a
causa dell’incertezza circa la sua sicurezza, nell’uso prolungato.

I metodi contraccettivi meccanici, come il preservativo, sono più vicini allo spirito
del metodo descritto nel Hadith di Jabir sul “azl”, riportato più sopra.

I metodi naturali, come il monitoraggio della temperatura corporale, per evitare le


relazioni coniugali nel periodo dell’ovulazione, sono un’altra possibile alternativa.

Come l’uomo, anche la donna musulmana deve depilarsi regolarmente il pube e le


ascelle e può usare profumi nell’ambito della casa. Infine, la pulizia e l’igiene personale
devono essere sempre molto curati da entrambi, al fine di non causare offesa all’altro.

[1] Hadith dalla raccolta di Bukhari e Muslim.


[2] Riportati da Muslim, Abu Dau’d, Tirmidhi, Nasai e Ibn Majah.
[3] Hadith riportato da Muslim.
[4] Hadith trasmesso da Abu Dau’d.
[5] Hadith riportato da Talha bin Abdullah.
[6] Hadith trasmesso da Bukhari, Muslim, Abu Dau’d e Tirmidhi.
[7] Hadith trasmesso da Nasai e Ibn Majah.
[8] Hadith riferito da Abu Dau’d.
[9] Hadith della raccolta di Bukhari e Muslim.
[10] L’Islam ha ordinato alle donne di coprirsi il capo con un velo, e di portare degli abiti lunghi fino alle
caviglie, che non modellino il corpo, lasciando trasparire ciò che coprono. L’abbigliamento islamico
femminile può lasciare scoperti solamente il viso e le mani.
[11] Hadith trasmesso da An-Nawawi.
[12] Secondo Al-Ghazali, la sessualità coniugale ha tre fini: l’anticipazione dei godimenti del Paradiso, la
preservazione dalla fornicazione, la riproduzione della specie.
[13] Hadith riportato da Bukhari e Muslim.
[14] In arabo il “Coitus interruptus”, ossia l’interruzione del rapporto sessuale negli ultimi istanti, al fine
di evitare il concepimento.
Gli Sposi, La Famiglia, e Dio

I Musulmani devono aver bene presente che ci sono tre partner in un matrimonio
islamico: il marito, la moglie, ed Allah, che ne è il testimone.

Sia il marito, che la moglie, come servi di Dio, devono vicendevolmente aiutarsi a
vivere da buoni Musulmani, ovverosia nella sottomissione volontaria a Dio, ed in
obbedienza a ciò che Egli ha rivelato tramite il Suo Profeta Muhammad (*). La
sottomissione della moglie al marito, come spiegato più sopra, è il riconoscimento della
sua posizione di capo famiglia, non in un rapporto servile, ma nello spirito di un
dignitoso mantenimento dell’armonia tra gli sposi, in obbedienza a quanto stabilito da
Dio. Il marito è chiamato ad essere una guida responsabile della famiglia, e la moglie
una responsabile collaboratrice. Se uno di loro si comporta male, l’altro, con spirito di
amore e di tolleranza, dovrà farglielo notare e consigliarlo, per cercare di evitare di
ripetere quell’errore.

Nello spirito del Hadith del Profeta Muhammad (*):

“Il Paradiso è la ricompensa di una moglie che compiace il proprio marito fino alla
morte.” [1],

è chiaro quale deve essere nell’Islam il comportamento della moglie, ma è evidente


che entrambi gli sposi devono aiutarsi per arrivare salvi nell’Aldilà, ed entrambi devono
ricercare il benessere dell’altro non solo per questa vita, ma anche per l’altra. Essi
devono sforzarsi di essere un bene prezioso per l’altro, e non una cosa senza valore.
Devono incoraggiarsi nel compiere le buone azioni, e nel condannare il male. Ogni
Musulmano è sollecitato ad essere comprensivo ed indulgente, così come egli spera che
Dio lo sia nei suoi riguardi, il Giorno del Giudizio. E’ una buona consuetudine che gli
sposi dedichino una parte del loro tempo per leggere insieme il Corano e gli Hadith. Ciò
li aiuterà ad approfondire gli insegnamenti dell’Islam ed a trovare l’accordo per metterli
in pratica nella vita quotidiana, incrementando la loro religiosità, la mutua conoscenza e
l’armonia.

Quando arrivano dei figli, la madre è la loro prima scuola, in quanto con il proprio
amore ed affetto, li indirizza sin dalla prima infanzia verso il bene, insegnando loro ad
allontanarsi da ciò che è male. Infatti, il Profeta Muhammad (*) disse:

“Sii generoso nei confronti dei tuoi figli, e primeggia nell’insegnare loro il
comportamento migliore.” [2]

In un altro Hadith, Ibn Umar ha riferito che il Profeta (*) disse:

“Cosa lascia di meglio un genitore in eredità a suo figlio, se non una buona
educazione?” [3]

Come i figli crescono, sia il padre che la madre devono prendersi cura della loro
educazione morale e religiosa, con l’esempio e con l’insegnamento del comportamento
islamico. Ad esempio la preghiera in comune, guidata dal padre, seguita dalla lettura di
versetti del Corano e di Hadith, diventa una sana consuetudine all’interno di una
famiglia, e quando i figli cresceranno, la porteranno certamente anche all’interno della
loro nuova famiglia. Il Corano, gli Hadith, la Sirah [4], ed altri testi islamici classici, non
devono mancare in una casa islamica, perché servono ad approfondire la conoscenza
della religione ed incoraggiano i giovani a realizzare l’Islam, come forza trainante della
loro vita.

A Dio piacendo, i figli cresceranno per essere una fonte di gioia profonda e di
conforto per i loro genitori. Viene ricordato in un Hadith, che lasciare dopo la morte dei
figli retti che pregano per i loro genitori è una “carità continua” [5], che arreca
benedizioni ai genitori anche dopo la morte.

Questo è l’Islam, i cui insegnamenti per la formazione, negli sposi e nei figli, del
comportamento corretto nei riguardi di tutto il creato, dei vivi e dei morti, scorrono di
generazione in generazione attraverso la famiglia islamica. Ed è anche in questa luce che
si possono apprezzare i benefici di un matrimonio fatto e vissuto secondo la legge di Dio,
e si può meglio comprendere l’importanza che viene data al matrimonio nel contesto
dell’Islam.

Nel concludere questo opuscolo sugli sposi nell’Islam, chiedo ad Allah di perdonare
gli errori che posso aver commesso, e prego che Egli lo accetti, nella Sua infinita
Misericordia.

La lode appartiene ad Allah, Signore dei mondi. Ramadan, 1416

[1] Hadith trasmesso da Ibn Majah.


[2] Hadith trasmesso da Ibn Majah.
[3] Hadith trasmesso da Al Askari e da Ibn al Najjar.
[4] La biografia del Profeta Muhammad (*).
[5] “Sadaqatun Jariatun”, in lingua araba.

Bibliografia

ABDALATI Hammudah: Islam in focus (American Trust Publications).

DOI Abdu-Rahman: Shari’ah: The Islamic Law (Ta-Ha Publisher, London).

BADAOUI Mujahed: Islam-Forma e Pincipi (Centro Islamico Italiano).

AL-TURABI Hasan: Annisà-Le donne nell’ordinamento islamico della società


(Edizioni del Calamo, Milano).

AL-QARADAWI Yusuf: Le licite et l’illicite en Islam (Okad Editions, Paris).

U.C.O.I.I.: Saggio di traduzione interpretativa del Santo Corano (Ed. Al Hikma,


Imperia).