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COVER LIBERTARIA 4-09 3-12-2009 15:04 Pagina 1

anno 11 • numero 4 - ottobre / dicembre 2009


Acri (Cosenza) Fasano Milano Ravenna
• Germinal • Libri e cose • Ateneo libertario • Feltrinelli
viale Monza, 255
Albano (Roma) Firenze • Cuem-università Statale Reggio Emilia
• Delle Baruffe • Bancarella • Feltrinelli Buenos Aires • Info-shop Mag 6
piazza San Firenze • Feltrinelli Galleria Duomo
Ancona • Centro Dea, • Feltrinelli Piemonte Rimini
• Feltrinelli Borgo Pinti, 42/R • Libreria shake-interno 4 • Libreria interno 4
viale Bligny, 42
Barcellona (Spagna) • Edicola • Reload Mindcafè Roma
• Ateneu Enciclopèdic Popular piazza San Marco via Angelo della Pergola 5 • Alegre interno 4
• Feltrinelli Cerretani • Torchiera infoshock • Anomalia
Paseo de San Juan, 26 • Biblioteca l'Idea
• Libreria delle donne piazzale del Cimitero
• Lokal • Libreria Majakovskij maggiore, 18 • Ciclo officina centrale
calle La Cera, 1 bis • Utopia via Baccina, 36

Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB Roma. Taxe perçue - tassa riscossa - ordinario. Roma. Italy
presso Centro popolare
• Espai Obert autogestito • Feltrinelli Argentina
calle Blasco de Garay, 2 Modena • Feltrinelli Orlando
• Movimento Anarchico • Il Tiaso Enolibreria
Fiorentino, • Feltrinelli
Bari • Infoshop Forte Prenestino
• Feltrinelli vicolo del Panico, 2 Montpellier (Francia) • La bottega dell'asino
• Centro culturale Villaggio globale
Bassano Forlì • Laboratorio Sociale La Talpa
libertaria

Ascaso-Durruti
del Grappa • Einaudi 6, rue Henry René • Lettere Caffè
• Ellezeta • Libreria Contaminazioni
(Vicenza)
Napoli largo Riccardo Monaco, 6
• La Bassanese Genova • Libreria La Fronda
• Cooperativa ‘O Pappece
• Feltrinelli Bensa vico Monteleone, 8/9 • Lo Yeti
Bergamo
• Feltrinelli XX settembre • Feltrinelli • Odradek
• Underground, • Rinascita
• Libreria A. Guida
Spazio anarchico Gerusalemme (Est) • Teatro Ygramul
via Furietti 12/b • Educational Bookshop Padova Saint Imier (Svizzera)
• Feltrinelli • Espace Noir
Bologna La Spezia
• Feltrinelli • Contrappunto Palermo San Francisco (Usa)
Bolzano Lione (Francia)
• Feltrinelli
• Modusvivendi
• City Lights Piazza Fontana: perché
• Cooperativa Libraria • La Gryffe San Giorgio
Brescia • La plume noir Parigi (Francia) a Cremano (Napoli) è ancora fra noi?
• Feltrinelli Livorno
• Publico • Bottega del Mondo Gaia,
via Pittore, 54
di Giulio d’Errico,
• Rinascita • Federazione
anarchica livornese
Pescara
• Feltrinelli Sassari
Martino Iniziato
Caltanissetta
• Cantieri Culturali via degli Asili, 33 • Libreria Primo Moroni int.4 • Odradek e Fabio Vercilli
Ciccianera Savona
Lodi Piacenza
• Libreria Moderna
• Casa del popolo • Alphaville
ecco dove si trova

Carpi (Modena)
• La Fenice
Lucca
• La pecora nera-ctm Sidney (Australia) Dal dominio alla rivolta
• Black Rose
Carrara • Centro di documentazione Piombino Bookshop attraverso il corpo
• Circolo Gogliardo Fiaschi • Libreria La Bancarella
via UIivi, 8 Lugano (Svizzera) • Libreria La Fenice Siena di Alberto Giovanni Biuso,
• Csa Il Molin
Cesena Pisa
• Feltrinelli di Tomás Ibañez,

il piacere dell'utopia
Torino
• Edicola La Barriera
via Mura Ponente 1
Macomer (Nuoro)
• Libreria Emmepi
• Feltrinelli
• Comunardi
di Andrea Staid
Fano Potenza • Feltrinelli
Mestre
• Alternativa libertaria • Feltrinelli • Edicola viale Firenze, 18 Trento
• Rivisteria
Che anarchismo è
Treviso quello postrutturalista?
• Centro del libro di Dave Morland
Trieste
• In Der Tat
Verona
• Rinascita
Vicenza
• Librarsi
Il tempo? Un grande
Volterra (Pisa) paradosso
• Libreria Lòrien di Marc Augé

Quei rapporti «difficili»


libertaria

fra anarchici
La riforma dell’università? e area libertaria
Un progressivo svuotamento della di Rossella Di Leo
capacità formativa
ottobre / dicembre 2009 - euro 7,00 trimestrale - anno 11 • numero 4
newpabblicitaA:Layout 1 9-11-2009 12:22 Pagina 1

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edi

fax: 02 28 00 12 71
e-mail: arivista@tin.it
Anno 11 - numero 4 Redazione Collettivo redazionale

sommario
ottobre/dicembre 2009 Libertaria Mario Amato
via Rovetta, 27 - 20127 Milano Dario Bernardi
Editrice A cooperativa arl telefono e fax 02/28040340 Francesco Berti
sezione Libertaria Giampietro Nico Berti
registrazione al tribunale Corrispondenza Franco Bunčuga
di Milano n. 292 del 23/4/1999 Libertaria Marco Caponera
casella postale 10667 Giorgio Ciarallo

n
Amministrazione 20110 Milano Francesco Codello
Libertaria e-mail Giulio D’Errico
via Vettor Fausto, 3- 00154 Roma libertaria@libertaria.it Carlo Ghirardato
telefono 06/5123483 Aldo Giannuli
Libertaria Distribuzione nelle librerie Martino Iniziato
casella postale 9017 -00167 Roma Diest Luciano Lanza
e-mail: libertaria@libertaria.it Via Cavalcanti, 11 - 10132 Torino Stefania Maroni
telefono e fax 011/8981164 Pietro Masiello
Versamenti Claudio Neri
ccp 53537007 intestato Stampa Lorenzo Pezzica
a Editrice A sezione Libertaria Franco Ricci Arti Grafiche Ferro Piludu
casella postale 9017 / 00167 Roma Via Bolgheri, 22/26 - 00148 Roma Persio Tincani
rimesse bancarie Salvo Vaccaro
Banca Etica Filiale di Roma ISSN 1128-9686 Claudio Venza
IBAN: IT80 A050 1803 2000 0000 0114 485
intestato a Editrice A Libertaria Internet progetto grafico
www.libertaria.it Ferro Piludu
Abbonamento Maria Luisa Celotti
a quattro numeri Eva Schubert
Italia euro 25,00
estero euro 30,00 direttore responsabile
sostenitore euro 50,00 Luciano Lanza

Collaboratori: Miguel Abensour / Pietro Adamo / Fernando Aínsa / Vito Altobello / Pietro Barcellona / Pino Cacucci / José Maria
Carvalho Ferreira / Antoni Castells / Noam Chomsky / Fabio Ciaramelli / John Clark / Eduardo Colombo / Ronald Creagh /
Robert D’Attilio / Marianne Enckell / Fabrizio Eva / Luca Fantacci / Goffredo Fofi / Mimmo Franzinelli / Jean-Jacques Gandini /
Pierandrea Gebbia / Giulio Giorello / José Ángel Gonzalez Sainz / Franco La Cecla / Jean-Jacques Lebel / Mauro Macario /
Francisco Madrid Santos / Sebastiano Maffettone / Todd May / Serena Marcenò / Franco Melandri / Sergio Onesti / Mario Rui Pinto /
Rodrigo Andrea Rivas / Massimo Annibale Rossi / Andrea Staid / Paulo Torres / Giorgio Triani / Tullio Zampedri

libertaria 4 / 2009
in questo numero

• piano sequenza 2 Quegli anni sono ancora tra noi / La mia amicizia con Pino
Due del 22 marzo / Quel giorno con Valpreda / Quelli del Ponte
della Ghisolfa / I giorni delle bombe e dei processi di Giulio d’Errico,
Martino Iniziato, Lorenzo Pezzica, Fabio Vercilli, Matteo Villa
• rifrazioni 18 Le nuove forme del dominio e delle lotte di Tomás Ibañez
26 Il corpo del potere di Alberto ˇGiovanni Biuso
35 Quel potere senza dominio di Andrea Staid
• anteprima 38 Il paradosso del tempo di Marc Augé
43 I nuovi terreni di scontro di Aldo Giannuli
• laboratorio 55 Anticapitalismo e anarchismo poststrutturalista
di Dave Morland
• libraria 68 Dalla rivoluzione spagnola al superamento della politica ^
di Lorenzo Pezzica
• pensiero eccentrico 78 Indipendenza socioeconomica e globalizzazione di Pasqualino Colombaro
• archivio 90 Movimento anarchico e area libertaria: matrimonio o relazione
fra singles? di Rossella Di Leo
• arcipelago 96 Notizie della cultura libertaria
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anno 11 • n.4 • 2009 libertaria

NORMALIZZARE, NARCOTIZZARE, CONSERVARE

QUEGLI ANNI SONO


ANCORA TRA NOI
di Giulio D’Errico, Martino Iniziato e Fabio Vercilli
La strage di piazza Fontana raccontata da chi non
era ancora nato nel 1969. Un’analisi fatta da giovani
studenti. Per loro analizzare la portata sociale e po-
litica delle bombe di quel 12 dicembre significa capi-
re le ragioni dell’oggi e attrezzarsi diversamente per
affrontare un futuro pieno d’ incognite
piano sequenza


2
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libertaria anno 11 • n. 4 • 2009

M ilano, quarant’anni dopo, non è più la


stessa. Noi non c’eravamo, ma lo capiamo
che era tutta un’altra città. Sono le nostre im-
pressioni, sono i racconti «dei grandi» a farci
immaginare piazza del Duomo invasa da auto e
taxi, gli studenti con l’eskimo e i capelli lunghi
che in massa si avviano verso l’università Stata-
le. Anche piazza Fontana è cambiata. Per noi è
una tranquilla rotonda con panchine, dove
sembra di non essere (quasi) a Milano.
Ma il 12 dicembre 1969, alle 16,37, l’Italia si è
svegliata sotto una valanga di morti e ancora
oggi ci si interroga sul perché, da quel giorno
d’inverno, si sia dovuto fare i conti con la pau-
ra, con la morte, con il dolore.
Per chi non studia storia, affrontare un capitolo
tanto complesso e, per molti versi, ancora
oscuro, può sembrare un mero esercizio teori-
co. Ma quel giorno d’inverno si è proiettato, co-
me le schegge assassine di quel pomeriggio, nel
presente, lasciando dei segni indelebili.
Quarant’anni dopo l’esplosione, il paese che
così compatto aveva silenziosamente reagito a
difesa della libertà, ci appare in inesorabile de-
clino. Disincanto, arretratezza economica e so-
ciale, incapacità di analizzare il tempo presente La bomba. Il salone della Banca dell’agricoltura dopo
l’esplosione del 12 dicembre 1969. Nell’altra pagina, la
con distacco e scientificità, la sensazione che il scultura per Giuseppe Pinelli di Elis Fraccaro che una
«potere costituito» sia tramandato immutato e campagna lanciata dal Centro studi libertari/Archivio
immutabile. Pinelli vuole sia messa alla stazione Garibaldi di Milano
Tutto ciò concorre nel lasciare campo libero a
fenomeni come il populismo di stampo leghi-
sta, il grillismo o il berlusconismo: l’antipolitica biamento, determinate forze reazionarie e con-
come reazione alla «scomparsa» della politica. servatrici si mettono in moto per bloccare la
E se lontani sono ormai gli anni del boom eco- spinta dal basso al cambiamento.
nomico e dei partiti di massa, la sfiducia nel fu- Il 25 aprile 1969 esplodono due bombe a Mila-
turo è un elemento caratterizzante delle nuove no, una alla Fiera campionaria, l’altra alla sta-
generazioni di professionisti del precariato. zione Centrale. Nella notte tra l’8 e il 9 agosto
Questa fosca situazione ci ha spinto a doman- dello stesso anno, ben dieci ordigni vengono
darci dove tutto ciò abbia avuto origine. Perciò messi su altrettanti treni, in tutta Italia. Otto
abbiamo iniziato a scavare in profondità. scoppiano.
L’Italia che esce dalla guerra è un paese mal- Alla riapertura delle fabbriche, prende avvio
concio, ma già dieci anni dopo si parla di boom un’intensa stagione di vertenze, rivendicazioni,
economico: aumento dei consumi, vitalità e scioperi, occupazioni: sarà l’autunno caldo, ma
partecipazione politica, volontà di trasforma- nessuno sembrerà accorgersi che si sta tentan-
zione, una maggiore importanza in ambito in- do di stroncare la grande mobilitazione; tutto
ternazionale. Sono tutti sintomi di un paese ciò finisce, infatti, per appoggiare quanti so-
che cresce. Le prime battute d’arresto arrivaro- stengono che il pericolo comunista non sia più
no verso la metà degli anni Sessanta, con la fine ignorabile, facendo leva su paure e angosce
del boom, il Piano Solo, il fallimento del centro- mai sopite.
piano sequenza

sinistra, e consegnarono ai sessantottini un’Ita- È in questo clima che la bomba del 12 dicem-
lia ormai in bilico tra voglia di cambiamento e bre, con il suo devastante carico di morte, si
volontà di conservazione. porta via sedici persone (un’altra morirà dopo
La contestazione giovanile fa paura, quando si per le ferite riportate) e lascia un solco profon-
trasforma in scontro di piazza genera ondate di
dura repressione. E mentre, insieme al movi-


mento studentesco, cresce il movimento ope-
raio, che prenderà coscienza della propria con-


dizione e presenterà ben presto istanze di cam-

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la controinformazione resterà vittima di valuta-


zioni basate su preconcetti abbandonando lo
sguardo critico e oggettivo che l’aveva contrad-
distinta all’inizio.

Guerra civile a bassa intensità


La strage segna però una degenerazione, un
progressivo imbarbarimento del modo di far
politica, che scivola dal piano dello scontro
verbale a quello dello scontro armato, quasi
Attività politica. Pietro Valpreda a Roma con gli anar- militare, innalzando sempre più la tensione.
chici Enrico Di Cola (a sinistra) e Steve Claps
Già, la strategia della tensione, che passa dalla
fase teorica alla fase d’attuazione iniziando un
do nell’Italia intera. Ma se l’obiettivo era ferma- lento lavoro di logoramento delle coscienze,
re la voglia di cambiare di quella stagione di soprattutto di chi si oppone alla normalizzazio-
grandi lotte sociali che andava aprendosi, que- ne e alla conservazione.
sto in un primo momento fallisce. Le bombe nelle banche, nelle piazze, sui treni,
Durante i funerali delle vittime, Milano rispon- il golpe strisciante, la guerra civile a bassa in-
de con composta fermezza; quel giorno, mi- tensità. Dalla stagione delle bombe si passa agli
gliaia di persone si ergono, consapevolmente o anni di piombo; il mostro terrorista generato
meno, a difesa della libertà. Anche i tremila che dall’odio e dalla violenza si nutre dell’odio e
partecipano ai funerali di Giuseppe Pinelli fan- della violenza che ha generato, assurto ormai a
no da monito a tentativi di svolta autoritaria. fenomeno endemico della società italiana. San-
Nei mesi immediatamente successivi l’eccidio, gue versato, stillicidio quotidiano di morti, vio-
la reazione al grave fatto diventa più attiva: na- lenza inoculata giorno per giorno e che diventa
sce la controinformazione. Il desiderio di verità il veleno che negli anni addormenta le coscien-
e giustizia spinge tanti militanti della sinistra ze, dolore e lacrime che le anestetizzano.
extraparlamentare alla caccia di notizie e infor- Prima lo stragismo, poi il terrorismo danno du-
mazioni. Vede così la luce il libro La strage di ri colpi ai movimenti degli anni Settanta, ridu-
stato, prima controinchiesta, primo contributo cendone man mano la capacità e la volontà
alla verità, nuovo modo di «fare giornalismo». A propositiva, rigenerativa, innovativa rispetto
leggerlo oggi stupisce per le numerose ed esatte una società che non chiedeva altro che norma-
intuizioni su fatti che sarebbero venuti a galla lità, conservazione dello statu quo.
solo molti anni dopo. Certo, non mancheranno La marcia dei quarantamila quadri Fiat a Tori-
gli errori, ma potremmo considerarli quasi fi- no nell’autunno 1980 segna anche la fine di un
siologici se non fosse che, negli anni seguenti, movimento sindacale che fino ad allora era

I giorni delle bombe e dei processi


Cronologia dal 1969 al 2005

1969
28 febbraio. Il giorno successivo la visita del presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, a Roma,
piano sequenza

esplode un ordigno all’ingresso laterale del Senato, in via Dogana Vecchia.


27 marzo. Una bomba viene fatta esplodere di fronte all’ingresso del ministero della Pubblica istru-
zione, a Roma.
15 aprile. A Padova esplode una bomba che distrugge lo studio del rettore dell’università Enrico
Opocher, ex partigiano di religione ebraica.
25 aprile. Due esplosioni a Milano. la prima al padiglione Fiat della Fiera campionaria e la seconda
all’ufficio cambi della Banca nazionale delle comunicazioni, all’interno della stazione Centrale. Pro-
vocano alcune decine di feriti non gravi. Verranno arrestati gli anarchici Eliane Vincileone, Giovanni


Corradini, Paolo Braschi, Paolo Faccioli, Angelo Piero Della Savia e Tito Pulsinelli.

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libertaria anno 11 • n. 4 • 2009

cresciuto esponenzialmente ed era stato moto-


re di molti cambiamenti.
Gli anni Ottanta, e la svolta liberista, segnano il
riflusso da «il personale è politico» a una di-
mensione talmente privata, quasi ermetica ri-
spetto a prima, da arrestare i successivi risvegli
dei movimenti. La disillusione accumulata, le
utopie demolite, il ribellismo frenato, la morte
in piazza segnano così profondamente chi vive
quegli anni da far scomparire la volontà di nar-
rare la propria esperienza alle nuove generazio-
ni, impedendo così di ottenere quei cambia-
menti che loro non erano riusciti a realizzare, e
di fare tesoro di un’esperienza che comunque
era stata di forte slancio e rinnovamento. Scrittore. Pietro Valpreda negli anni Novanta aveva
scritto alcuni romanzi polizieschi con Piero Colaprico,
In un certo qual modo la strage di piazza Fon- giornalista del quotidiano la Repubblica
tana rese possibile avviare una stagione che ha
prima arginato (e normalizzato) la situazione;
poi ha posto le basi per la conservazione della complessi ed elaborati di questa comoda scor-
società grazie anche a una graduale narcotizza- ciatoia. Piuttosto sarebbe meglio analizzare,
zione del pensiero collettivo anticonformista e sezionare, capire quelle radici che in molti si
ribelle. affannano a seppellire, e che fa dire alla mag-
Per tutti questi motivi il 12 dicembre 1969 segna gioranza degli studenti di oggi che la strage di
uno spartiacque. Un prima e un dopo. Piazza piazza Fontana è opera delle Brigate rosse.
Fontana diviene snodo cruciale tra due stagioni Studiare piazza Fontana significa capire le ra-
che spaccano la storia recente. Prima e dopo. In gioni dell’oggi e attrezzarsi diversamente per
questo senso quegli anni sono ancora tra noi. affrontare un futuro che, senza le dovute cor-
rezioni, potrebbe rivelarsi molto più nero di
quello che l’Italia ha affrontato all’indomani
E adesso, che fare?
della strage. Ecco, questo quarantesimo po-
Qualcuno ancora continua a dare la caccia al trebbe essere l’occasione per cominciare a ri-
vecchio nemico, oggi rappresentato da sparuti salire la china rimboccandosi le maniche, noi
gruppetti neofascisti. Ci sembra un po’ anacro- giovani per primi.
nistico, visto anche che la loro effettiva perico-
losità è quasi prossima allo zero. Oppure c’è chi
teorizza l’uguaglianza «Berlusconi-nuovo fasci-
smo», non capendo che i fenomeni sono più 

24 luglio. Il commissario Pasquale Juliano viene trasferito da Padova a Ruvo di Puglia, in seguito a
un’inchiesta ministeriale, per evitare che porti a termine l’indagine che stava conducendo sui mili-
tanti dell’organizzazione nazifascista di Padova Ordine nuovo, tra cui Franco Freda, Massimiliano
Fachini e Marco Pozzan, implicati, tra l’altro, anche nell’attentato del 15 aprile.
8-9 agosto. Esplodono otto bombe su altrettanti treni. Ne verranno ritrovate altre due inesplose. Il
conto è di otto feriti. L’Ufficio affari riservati del ministero dell’Interno, Guidato da Fedrico Umberto
D’Amato, sottrae i reperti dell’esplosione alla stazione di Pescara; verranno ritrovati nel 1996 nel de-
posito della via Appia a Roma.
piano sequenza

7 dicembre. Vengono scarcerati Corradini e Vincileone per mancanza di indizi.


12 dicembre. Alle 16,37 esplode una bomba a Milano, collocata alla Banca nazionale dell’agricoltu-
ra, in piazza Fontana, provoca sedici morti (un altro morirà dopo) e quasi cento feriti. Nell’ora che
segue a Roma scoppiano altri tre ordigni. uno alla Banca nazionale del lavoro di via Veneto, 14 feriti,
e due all’Altare della patria, in piazza Venezia, con quattro feriti. Un’altra bomba viene ritrovata ine-
splosa alla Banca commerciale di Milano, in piazza della Scala. Verrà fatta brillare quattro ore dopo
dagli artificieri diretti dal perito Teonesto Cerri. Si cercano i colpevoli nell’area anarchica e della sini-
stra extraparlamentare. Vengono effettuati numerosi fermi e arresti. Tra i fermati c’è anche l’anar-
chico Giuseppe Pinelli.


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La mia amicizia con Pino


di Lorenzo Pezzica
Parla Cesare Vurchio, settantotto anni, anarchico. Fra i fondatori del Cen-
tro studi libertari/Archivio Giuseppe Pinelli, oggi continua ad avere tanta
energia nel vivere il suo anarchismo. Della stessa generazione di Pinelli, ha
avuto con lui una breve ma intensa amicizia. Questa intervista è un estratto
dei passaggi più significativi dell’intervista a Cesare Vurchio apparsa nel
volume Pinelli. La diciassettesima vittima, BFS edizioni, Pisa, 2006

Prima di parlare di Pinelli e della vostra amici- Quando l’hai conosciuto?


zia, raccontami di te. Nel 1965. Leggendo Umanità Nova sono venuto
Sono nato a Canosa di Puglia, nel 1931, figlio di a sapere che ci sarebbe stata l’apertura del cir-
contadini. Nel 1939 mio padre ha deciso di tra- colo Sacco e Vanzetti in viale Murillo. Era aprile.
sferirsi a Milano nella speranza di migliorare le Il giorno dell’inaugurazione sono andato al cir-
condizioni di vita della famiglia. Nel 1943 però è colo. Ho trovato una sede piena di anarchici. E
morta mia madre e mio padre ha deciso di tor- c’era Pinelli. Avevo notato la sua figura di ope-
nare in Puglia. Nel 1949 sono tornato a Milano raio, l’unico rispetto agli altri, eccetto me. Quel
da solo, per fare un nuovo lavoro. giorno stesso, verso la fine della giornata, Pinelli
si è avvicinato a me e mi ha chiesto come mi
Quando sei diventato anarchico? Lo eri già in chiamavo e che lavoro facevo. Ha poi voluto sa-
Puglia o lo sei diventato a Milano? pere se ero disposto ad aiutarlo a volantinare
Sono diventato anarchico a Milano. Casualmen- un giorno della settimana successiva, ma poi
te. All’inizio degli anni Sessanta. Stavo parlando non c’è stato nessun volantinaggio. Forse voleva
con un operaio che faceva il mio stesso mestie- solo vedere come reagivo.
re, lo straccivendolo. A un certo punto lui mi ha
detto: «Ma tu per caso sei anarchico?». Io non È da quel momento che è cominciata la vostra
sapevo che cosa volesse dire anarchico, anar- breve ma intensa amicizia...
chia. Gli ho chiesto: «Chi sono gli anarchici?», mi Sì. Da quel momento la nostra amicizia è diven-
ha risposto: «Sono contro i padroni». Allora va tata sempre più importante. Gli ero simpatico e
bene per me ho pensato. mi voleva molto bene. Lo stesso valeva per me.
Pino aveva un carattere estroverso, allegro, face-
Parliamo ora di Pinelli e della vostra amicizia. va sempre battute spiritose. Parlava con tutti.

15 dicembre. Viene arrestato a Milano l’anarchico Pietro Valpreda, che sarà trasferito a Roma in se-
rata. Intorno alla mezzanotte, Giuseppe Pinelli «precipita» dal quarto piano della questura di Milano.
A Vittorio Veneto, Guido Lorenzon, segretario della sezione della Democrazia cristiana locale, si pre-
senta all’avvocato Alberto Steccanella per riferire che un suo amico, Giovanni Ventura, è forse impli-
cato negli attentati del 12 dicembre.
16 dicembre. Il tassista Cornelio Rolandi riconosce in Pietro Valpreda il passeggero che ha trasporta-
to, nel pomeriggio del 12, vicino alla Banca nazionale dell’agricoltura in piazza Fontana.
17 dicembre. Conferenza stampa degli anarchici milanesi al Circolo Ponte della Ghisolfa. L’attentato
piano sequenza

di piazza Fontana viene definito «strage di stato» e «Pinelli è stato ucciso, Valpreda è innocente» .
Velina del Sid che indica come mandante della strage Guerin Serac (indicato come anarchico) e come
esecutore il gruppo di Stefano Delle Chiaie. Questa velina sarà consegnata alla magistratura nel 1974.
20 dicembre. Funerali di Pinelli. Vi partecipano circa tremila persone.
21 dicembre. Inizia la latitanza di Delle Chiaie, che durerà fino al 1987.
26 dicembre. L’avvocato Steccanella consegna al procuratore della Repubblica di Treviso il memo-
riale scritto da Lorenzon.
31 dicembre. Il pubblico ministero di Treviso Pietro Calogero interroga Lorenzon. Nei colloqui ver-
ranno fuori dettagli sulla partecipazione di Ventura anche agli attentati sui treni di agosto.


6
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libertaria anno 11 • n. 4 • 2009

Era per il dialogo. Sempre. Era anche un po’


confusionario alle volte. Voleva fare tutto, poi
non ci riusciva e s’incazzava. Nel 1967 siamo
stati sfrattati e il Circolo si è trasferito in una
nuova sede, in piazzale Lugano: il Circolo Ponte
della Ghisolfa.

So che la vostra fu un’amicizia che andava ben


oltre l’impegno militante. Vi frequentavate an-
che al di fuori del circolo, insieme alle vostre
famiglie. Ci puoi raccontare qualche cosa?
La nostra è stata un’amicizia non solo militante.
Ci confidavamo tutto: i nostri problemi familia-
ri, i problemi sul lavoro oppure conversavamo
liberamente dei nostri interessi. Poi è arrivato Ferroviere anarchico. Una foto giovanile
quel maledetto 12 dicembre 1969. di Giuseppe Pinelli scattata a Firenze durante
il viaggio di nozze con Licia Rognini
Cosa ricordi di quel giorno?
Ero solo. Avevo finito di lavorare. Ero entrato in In questura hai incontrato Pinelli? Com’è avve-
un bar, dove avevo sentito la notizia. All’inizio nuto il vostro incontro?
dicevano che era scoppiata una caldaia. Pochi Ho visto Pino verso le cinque del mattino ed è
minuti dopo, era entrato nel bar un giovane di- stata l’ultima volta. Stava camminando in dire-
cendo che era scoppiata una bomba a piazza zione della stanza dove mi trovavo. Io mi sono
Fontana, morti e feriti. Ero uscito per tornare a alzato dalla sedia quando l’ho visto. Lui mi ha
casa. Immaginavo che avremmo avuto dei pro- guardato, ha abbassato lo sguardo e ha svicola-
blemi. Non immaginavo però che sarebbe po- to. Allora ho capito che non voleva che ci vedes-
tuta finire in quel modo. sero parlare insieme. Da quel momento non
l’ho più rivisto. La mattina dopo mi hanno rila-
Dopo aver appreso la notizia al bar sei tornato sciato e sono tornato a casa. Avevo sentito che
a casa. Quando ti sono venuti a prendere e ti Pino era stato ancora trattenuto in questura. Mi
hanno portato in questura? ero preoccupato ma pensavo che comunque
Verso le due del mattino del 13. Hanno bussato prima o poi sarebbe uscito anche lui.
alla porta. Dormivano tutti. Anna mi ha sveglia-
to, dicendomi di andare a vedere chi era. Ho
detto: «Chi è», «La polizia». Mi sono sentito un


po’ scosso, anche se me l’aspettavo. Sono en-
trati in tre con la pistola in mano.

1970
15 aprile. Il commissario Luigi Calabresi querela Pio Baldelli, direttore responsabile del settimanale
Lotta continua, autore di una campagna che accusa «il Commissario Finestra» di essere il responsa-
bile della morte di Pinelli.
24 marzo. Prima manifestazione contro «la strage di stato» indetta dagli anarchici milanesi.
21 maggio. Il giudice istruttore di Milano Giovanni Caizzi chiede l’archiviazione, per fatto acciden-
tale, dell’inchiesta sulla morte di Pinelli. Richiesta che verrà accolta il 3 luglio.
9 ottobre. Inizia a Milano il processo Calabresi-Lotta continua. Presiede la corte Aldo Biotti.
lpiano sequenza

12 dicembre. Viene indetta a Milano una manifestazione per il primo anniversario della strage di
piazza Fontana. Duri scontri tra polizia e manifestanti, uno di questi, Saverio Saltarelli, colpito al
petto da un candelotto lacrimogeno, muore.

1971
13 aprile. Il giudice istruttore di Treviso Giancarlo Stiz emette mandato di cattura contro tre neona-
zisti veneti: Giovanni Ventura, Franco Freda e Aldo Trinco.
I reati addebitati sono: associazione sovversiva, procacciamento di armi da guerra, attentati a Tori-
no nell’aprile 1969 e sui treni in agosto.


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E poi cosa è successo, che hai fatto?


La mattina del 6 sono uscito. Giravo come un
fantasma. Spaventato, preoccupato, incredulo.
Non sapevo che fare. Nel pomeriggio mi sono
incontrato con altri compagni in Conca del Na-
viglio. Dopo il 25 aprile avevamo capito che sa-
rebbe potuto accadere qualcosa di grave. Mi ri-
cordo che Pino, Amedeo Bertolo e gli altri aveva-
no scritto, detto già da tempo queste cose, in-
tuendo la possibilità di una «strage di stato», una
«strategia della tensione». Fino a quel momento,
fino alla morte di Pino, io non pensavo che sa-
rebbero potuti arrivare a tanto. Quel giorno ne
ero sicuro anch’io.

Cosa hai pensato sulla morte di Pino?


Ho già detto che non ho creduto mai alla versio-
ne del suicidio... e poi il «malore attivo». No. An-
cora oggi resto convinto che Calabresi sia re-
sponsabile. In quei giorni ripensavo a Calabresi
e alla sua conoscenza con Pino. Calabresi e Pino
si erano conosciuti per i fatti del 25 aprile. Il Cir-
colo Ponte della Ghisolfa era sotto stretta sorve-
Piazza Fontana. La lapide a Giuseppe Pinelli di fronte glianza da quel giorno. Lo sapevamo bene, per-
alla Banca dell’agricoltura tolta dal Comune di Milano e
ché era stato lo stesso Pino a dircelo. Pino ci rac-
rimessa il 23 marzo 2006 da anarchici e forze di sinistra
contava dei suoi incontri con Calabresi. Ci dice-
va di come era cambiato il suo atteggiamento.
Hai più avuto notizie di Pinelli in quelle ore? Prima gli chiedeva se lo poteva incontrare, poi
Fino alla notte tra il 15 e il 16 dicembre non ho aveva iniziato a ordinarglielo. Pino gli faceva
saputo più nulla di cosa stava accadendo a Pino. presente che se continuava a doverlo incontrare
Poi è arrivata quella telefonata. Erano le due. nell’orario di lavoro avrebbe rischiato di perder-
Una voce mi ha detto: «Chiamo dalla casa di Li- lo il lavoro, ma a Calabresi non importava. Ave-
cia. Sei tu Cesare?». Ho risposto sì e secco mi ha va capito però che non poteva contare sulla col-
detto: «Guarda che Pinelli è morto». Ho sentito laborazione di Pino e questo lo infastidiva.
un tuffo al cuore. Quando hanno detto che si era
gettato dalla finestra non ci ho creduto. Impos-
sibile. Un incubo. 

28 maggio. Assolti gli anarchici processati per le bombe del 25 aprile a Milano. Vengono però con-
dannati per alcuni reati minori. Escono tutti dal carcere.
7 giugno. La Corte d’appello di Milano accoglie la richiesta di ricusazione del giudice Biotti presen-
tata dall’avvocato Michele Lener, difensore di Calabresi.
16 luglio. Muore il tassista Cornelio Rolandi, unico testimone contro Valpreda.
26 agosto. Calabresi e il suo superiore, Antonino Allegra, sono indagati per omicidio colposo e fer-
mo illegale in merito alla morte di Pinelli.
4 ottobre. Nuova inchiesta sulla morte di Pinelli su denuncia della vedova Licia Rognini. Il giudice
piano sequenza

istruttore di Milano Gerardo D’Ambrosio emette avviso per omicidio volontario contro il commissa-
rio Luigi Calabresi, i poliziotti Vito Panessa, Giuseppe Caracuta, Carlo Mainardi, Piero Mucilli, e il te-
nente dei carabinieri Savino Lograno.
24 ottobre. «Suicidio» dell’avvocato Vittorio Ambrosini, che avrebbe dovuto testimoniare al proces-
so per la strage di piazza Fontana.
21 ottobre. D’Ambrosio fa riesumare la salma di Pinelli.

1972
23 febbraio. Inizia il processo per la strage di piazza Fontana davanti alla Corte d’assise di Roma.


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Due del 22 marzo


di Giulio D’Errico, Martino Iniziato,
Fabio Vercilli e Matteo Villa
Parlano Roberto Gargamelli, 59 anni, che si occupa di
fotografia e grafica scientifica all’università La Sapien-
za di Roma, e Roberto Mander, 57 anni, psicologo. Nel
1969 erano militanti del circolo romano di via del Go-
verno vecchio Roberto Gargamelli Roberto Mander

Come sei diventato anarchico? rante la rivolta dei «boia chi molla».
Roberto Mander. Durante il ‘68, intorno a «vec- Roberto Gargamelli. Frequentavo ancora le
chi» anarchici come Aldo Rossi e la moglie An- scuole superiori quando, insieme ad alcuni
na, che gestivano il settimanale Umanità Nova, amici, andai a una manifestazione. C’era una
iniziammo a radunarci noi ragazzi (all’epoca vitalità impressionante, si parlava con tutti. Tra
ero minorenne), sempre nella sede di via Bacci- le centinaia di bandiere rosse scorgiamo un
na dove c’era anche la Fagi. Eravamo spinti da gruppo di bandiere nere. Ci incuriosiamo, ci
un grande fermento, una voglia di fare, di cam- avviciniamo e chiediamo chi fossero gli anar-
biare, di aiutare. Sono gli anni dell’immigrazio- chici, cosa facevano; iniziamo così a leggere i
ne dal Meridione, e tra i primi interventi ci so- testi fondamentali dell’anarchia e a frequentare
no quelli a sostegno degli edili (aumentati in la sede di via Baccina, dove si facevano sempre
maniera vertiginosa all’ombra dei palazzinari riunioni (ma non solo lì, ovviamente) e si di-
romani, vivevano in pessime condizioni) e l’or- scuteva di tutti i sogni, le speranze di ognuno.
ganizzazione di un doposcuola per i ragazzini.
Dopo un po’ di tempo, andai a Reggio Calabria Com’era il clima politico e sociale nell’anno
con Emilio Borghese (anche lui inquisito per la della strage?
strage) a incontrare Luigi Casile e Gianni Aricò, Mander. Il ’69 è un anno particolare. C’è una si-
due compagni che stavano facendo un prezio-
so lavoro in quella lontana città, e che poi mo-
riranno in quello strano incidente stradale nel
settembre 1970, mentre venivano a Roma a
consegnare il risultato delle indagini sulle com-
mistioni tra fascisti, ‘ndrangheta e politica du- 

Tra gli imputati ci sono Pietro Valpreda, Mario Merlino, Stefano Delle Chiaie. La Corte dichiarerà
presto la propria incompetenza.
4 marzo. I magistrati di Treviso Stiz e Calogero fanno arrestare Pino Rauti, fondatore di Ordine
Nuovo e giornalista del quotidiano Il Tempo di Roma, con l’accusa di essere coinvolto nell’attività
eversiva del gruppo di Freda e Ventura.
6 marzo. Viene trasferito a Milano il processo per la strage di piazza Fontana.
15 marzo. Muore l’editore Giangiacomo Feltrinelli. Il suo corpo viene ritrovato dilaniato da un’e-
splosione ai piedi di un traliccio dell’energia elettrica a Segrate, Milano.
piano sequenza

22 marzo. Freda e Ventura vengono formalmente indiziati per la strage di piazza Fontana a Milano
dai magistrati veneti Stiz e Calogero.
26 marzo. L’inchiesta di Stiz e Calogero passa per competenza territoriale a Milano. Se ne occupa il
giudice istruttore D’Ambrosio, a cui si affianca il pubblico ministero Emilio Alessandrini.
24 aprile. Il giudice D’Ambrosio rimette in libertà Rauti per mancanza di indizi.
7 maggio. Elezioni anticipate. Rauti diventa deputato nelle liste del Movimento sociale italiano. Il
manifesto candida Valpreda che non viene eletto.
17 maggio. A Milano viene ucciso il commissario Calabresi.
13 ottobre. La Corte di cassazione trasferisce a Catanzaro il processo per la strage di piazza Fontana.


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tuazione molto mobile, tante cose in ballo, vo-


gliamo intervenire come giovani in quello che
succede, specialmente nel sociale, ed essere
«protagonisti» del cambiamento. Il ‘69 è anche
l’anno dell’arrivo di Pietro Valpreda a Roma.
Intorno a lui si coagulano nuove persone, tra
Fai, Fagi e il laboratorio di via del Boschetto
(quello dove costruiva le lampade liberty che
renderanno possibile la montatura dei vetrini
colorati trovati nella borsa rinvenuta alla Co-
mit). Io non aderisco al 22 marzo, ma il nostro
era un ambiente più che contiguo e ci si cono-
sceva tutti. Resta comunque il ricordo di un en-
tusiasmo, di un andarivieni di persone, di idee
che non ho mai più incontrato. Pensa: un entu-
siasmo e un’apertura tali da permettere a un ex
fascista (o meglio, questo è ciò che dichiarava)
come Mario Merlino di entrare a far parte del Leader di Avanguardia nazionale. Stefano Delle Chiaie,
Circolo 22 marzo. accusato di concorso in strage
Gargamelli. Si viveva davvero in modo aperto, per piazza Fontana e poi prosciolto il 5 luglio 1991
affrontando tutto nell’ottica del miglioramento.
Addirittura, c’era anche collaborazione tra noi cominciare tutto da capo: nacque così il Circo-
e i vecchi militanti del Pci, in particolare con lo 22 marzo.
quelli della sede di Alberone, che aveva le porte
aperte a tutti, ma nell’estate del ‘69 arriva la de- Dov’eri il 12 dicembre? Cosa ricordi di quel
cisione del Pci di “chiusura” ai movimenti. Tra giorno?
l’altro c’erano degli screzi con i vecchi anarchi- Mander. Beh, quel giorno lo ricordo bene. At-
ci della Fai: noi volevamo fare lavoro sul terri- torno all’ora delle bombe (tra le 16,30 e le
torio, nelle scuole, nei quartieri, coinvolgere le 17,30) ero proprio al 22 marzo, in una saletta di
persone, parlare di idee, sogni da realizzare, ve- non più di 30 metri quadri, con vicino un certo
devamo un momento di apertura. Però ci scon- Andrea. Personaggio che ci farà un brutto
triamo sempre più con i vecchi che non voglio- scherzo: era in realtà un agente di pubblica si-
no muoversi, vogliono restare al di fuori di certi curezza infiltratosi tra noi, testimone diretto
interventi, vogliono partecipare solo alle mani- della nostra completa estraneità alle bombe ro-
festazioni più grandi, mentre noi siamo anche mane e a qualsiasi progetto terrorista. Ma la
in quelle più piccole. Tutto finisce con una rot- sua mancata testimonianza a nostro favore
tura insanabile. Perciò ci trovammo a dover ri- converge con la nostra tesi, che ci fosse cioè un

15 dicembre. Il parlamento approva la legge n. 773, chiamata anche «Legge Valpreda».


30 dicembre. Valpreda e gli altri anarchici del circolo romano 22 marzo ancora detenuti (Borghese e
Gargamelli) vengono liberati. Esce dal carcere anche Merlino.

1973
15 gennaio. Marco Pozzan, fedelissimo di Freda, viene fatto espatriare in Spagna dal Sid.
9 aprile. Guido Giannettini, l’agente Zeta del Sid, viene fatto espatriare.
5 settembre. Fachini e Giannettini vengono indagati per la strage di piazza Fontana.
piano sequenza

21 novembre. Viene sciolto Ordine Nuovo in seguito alla condanna di Clemente Graziani e altri 29
imputati per ricostituzione del partito fascista.

1974
30 gennaio. Freda e Ventura vengono rinviati a giudizio per piazza Fontana.
18 marzo. Inizia il processo di Catanzaro. Lo stesso giorno, a Milano il giudice D’Ambrosio conse-
gna l’ordinanza di rinvio a giudizio di Freda e Ventura per la strage di piazza Fontana.
18 aprile. La Corte di cassazione trasmette gli atti dei giudici milanesi sulla strage di piazza Fontana
al tribunale di Catanzaro per la riunificazione dei due procedimenti (quello a carico degli anarchici e


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progetto predeterminato, costruito a tavolino,


per far compiere a noi un determinato percorso
al termine del quale sarebbe stato facile addi-
tarci come responsabili.
Gargamelli. Io invece stavo riparando la Vespa
di un mio amico in piazza Re di Roma, molto
lontana dalla Banca nazionale del lavoro e dal-
l’Altare della patria. L’avevo rotta io, la Vespa, e
mentre ero in questa piazza con metà dei pezzi
sparsi per terra, mi accorgo di un elicottero del-
l’aeronautica militare che è costretto a fare ben
tre giri sopra la piazza, prima di poter prosegui-
re. Durante l’istruttoria cercai di far valere que-
sta questione. Furono interrogati i tre coman-
danti di elicottero che quel giorno avevano sor- Testimone. Pasquale Valilutti nella notte fra il 15 e il 16
dicembre 1969, anche lui fermato, era nella stanza
volato Roma. Due avevano orari incompatibili,
contigua a quella di Calabresi: «Verso mezzanotte
il terzo invece affermò proprio di avere dovuto sentii rumori che in altro luogo avrei definito di rissa»
fare tre giri sulla piazza poiché aveva incontra-
to un vuoto d’aria e allora aveva dovuto aspet-
menti Valpreda sarebbe stato il mostro di Mila-
tare prima di poter proseguire in linea retta. Ma
no e io il mostro di Roma.
questa testimonianza sparì materialmente dal
rinvio a giudizio del sostituto procuratore Erne-
Oggi, a quarant’anni da piazza Fontana, che
sto Cudillo… Inoltre, vengo accusato di avere
senso ha ricordare e continuare a studiare
materialmente deposto la valigia con l’ordigno
una pagina della nostra storia iniziata il 12
nel sottopassaggio della Bnl. Perché? Mio padre
dicembre 1969?
lavora in quella banca, e io ero quindi il colpe-
Mander. Credo che dobbiamo impegnarci per
vole perfetto. Lui dichiarò la mia estraneità, ma
impedire che certe notizie false vengano diffu-
ci fu poco da fare. Un altro episodio è significa-
se ancora oggi. Non si sono fatti i conti con
tivo: anch’io, come Valpreda, vengo posto a
quella pagina così ancora oggi dobbiamo par-
confronto per permettere il riconoscimento da
lare di elicotteri e infiltrati, quando la verità si
parte di un supertestimone. Nel mio caso, que-
sarebbe potuta trovare molto tempo prima. Per
sti era un giovanissimo impiegato della Bnl
questo è importante studiarla: per evitare che
che, vedendomi con indosso i vestiti del carce-
tutta quella vicenda venga sepolta nell’oblio e
re tra quattro poliziotti con la cravatta, fiutò su-
bito la trappola in cui stava per cadere e di-
chiarò che colui che pensava di aver visto in
banca non era tra quei cinque soggetti. Altri-

quello a carico dei neofascisti Freda e Ventura). Verrà ordinato il rinvio a nuovo ruolo del processo
appena iniziato.
20 giugno. Giulio Andreotti, ministro della Difesa, rivela in un’intervista al settimanale il Mondo che
Giannettini è un agente del Sid, mentre Giorgio Zicari, giornalista del Corriere della Sera, è un infor-
matore.
8 agosto. Giannettini si consegna all’ambasciata italiana di Buenos Aires.
13 dicembre. A Milano, il sostituto procuratore della repubblica Emilio Alessandrini deposita la sua
requisitoria sull’indagine stralcio relativa alla strage di piazza Fontana, chiedendo il rinvio a giudizio
piano sequenza

per strage di Guido Giannettini. Anche questa indagine passerà nelle mani dei giudici di Catanzaro.

1975
27 gennaio. Inizia alla Corte d’assise di Catanzaro il processo per la strage di piazza Fontana che in-
corpora nell’inchiesta originale contro gli anarchici quelle dei giudici di Milano contro i neofascisti
veneti e gli agenti del Sid. Nei due anni successivi, per il sopraggiungere di nuove ordinanze istrut-
torie il processo verrà riaperto quattro volte.
27 ottobre. Il giudice D’Ambrosio chiude l’inchiesta sulla morte di Pinelli. L’anarchico, secondo la
sentenza, è morto per un «malore attivo», che lo ha fatto cadere dalla finestra. Prosciolti gli indiziati.


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nell’indeterminatezza. ni dai fatti, parliamone in termini politici.


Gargamelli. Sicuramente è importante ricorda- Ognuno dica quello che sa, perché mi sembra
re, tenendo presente che l’attuale governo è le- che ci siano sempre dei «non detti». In Italia
gato a doppio filo a quel periodo, alla strategia non si riesce a chiudere quella stagione, Come
delle stragi, sia perché frutto di quel periodo non si chiuse il periodo fascista in maniera de-
così cupo e devastane della nostra storia recen- finitiva dopo il 1945. Basta con la dietrologia
te sia perché varie figure-chiave di questa legi- che non fa altro che confondere. Raccontiamo
slatura sono state esponenti del «no alla libertà, e parliamo tutti.
sì al colpo di stato». Gargamelli. Secondo me bisogna lavorare su
un piano di verità storicopolitica, non giudizia-
Ha ancora senso pensare a un’ennesima ria- ria. Processualmente ritengo la vicenda chiusa,
pertura delle indagini, o a una sorta di «com- ma si potrebbe fare molto per scoprire l’area
missione di riconciliazione» che tenti di rico- grigia in cui si è sviluppata la vicenda.
struire le responsabilità storico-politiche?
Mander. Penso che ancora oggi sussista un in-
fido gioco di ricatti e complicità. A quarant’an-


29 dicembre. Il generale Gianadelio Maletti e il capitano Antonio Labruna ricevono un mandato di


comparizione per la tentata evasione di Giovanni Ventura dal carcere di Monza.

1976
28 marzo. Sono arrestati il generale Maletti e il capitano Labruna, nell’ambito dell’inchiesta sulla
strage di piazza Fontana.
31 luglio. A Catanzaro, è depositata la sentenza istruttoria sull’indagine supplementare su piazza
Fontana. Sono rinviati a giudizio, con imputazioni varie, Guido Giannettini, Massimiliano Fachini,
piano sequenza

Pietro Loredan, Claudio Mutti, Stefano Serpieri, Gianadelio Maletti, Antonio Labruna.

1977
7 maggio. Viene arrestato a Catanzaro Marco Pozzan.

1978
20 aprile. Trovano impiccato in cella Riccardo Minetti, fascista, coinvolto nel processo di Catanzaro.
30 settembre. A Catanzaro, fugge dal soggiorno obbligato Franco Freda. Sarà arrestato in Costa Rica
il 20 agosto 1979 e successivamente estradato.


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libertaria anno 11 • n. 4 • 2009

Quel giorno con Valpreda


di Giulio D’Errico
Parla Luca Boneschi, 70 anni, avvocato impegnato alla fine degli anni Sessan-
ta nel Comitato di difesa contro la repressione e difensore di Pietro Valpreda
quando viene arrestato il 15 dicembre 1969 al palazzo di giustizia di Milano

Come hai conosciuto Pietro Valpreda? veva venire a Milano. Doveva essere ricevuto
Ho conosciuto alcuni appartenenti al movi- dal giudice istruttore del processo 25 aprile, il
mento anarchico tramite due canali. Per prima giudice Antonio Amati, per essere ascoltato
cosa, essendo radicale, avevo aderito ad alcune come testimone; inoltre aveva un processo per
marce antimilitariste a cui partecipavano an- vilipendio al pontefice.
che diversi anarchici. Valpreda è arrivato nel mio studio giovedì 11
Poi, con altri giovani avvocati, abbiamo creato, dicembre. Ci siamo incontrati, ci siamo resi
nel 1968, un comitato di difesa (il Comitato di conto che non stava bene e abbiamo avvisato
difesa contro la repressione) che si occupava di il giudice Amati per dire che si sarebbe presen-
difendere i ragazzi arrestati durante le manife- tato il sabato mattina. Sabato è andato dal giu-
stazioni, i cortei e le occupazioni nelle scuole e dice Amati, che non era disponibile. A quel
università. Eravamo una dozzina di giovani av- punto ci si è rivisti il lunedì mattina e Valpreda
vocati e spesso eravamo coinvolti nelle stesse è tornato dal giudice. All’uscita non l’abbiamo
manifestazioni, o conoscevamo i ragazzi che più rivisto. Mi ricordo bene che il giudice
venivano arrestati o venivamo contattati dai Amati ci disse che dal suo ufficio «era uscito
loro amici o parenti. Ci ritrovavamo dopo il la- con le sue gambe». Solo dopo abbiamo saputo
voro normale, a studiare le carte che spesso co- che era stato fermato e portato in questura.
noscevamo solo a livello di studi universitari,
essendo noi più che altro dei civilisti. Insieme ai tuoi colleghi del comitato hai fatto
Per quanto riguarda Valpreda, io ero stato no- parte del collegio di difesa degli anarchici
minato, come appartenente a questo comitato, dall’accusa di strage. Come hai iniziato ad
difensore di Paolo Braschi nel processo per gli occuparti di questo caso?
attentati a Milano del 25 aprile 1969 e per que-
sto avevo conosciuto anche Giuseppe Pinelli.


Non so come Valpreda abbia conosciuto il no-
stro comitato, ma ci ha contattato perché do-

1979
16 gennaio. Giovanni Ventura fugge in Argentina. Sarà arrestato pochi mesi dopo.
23 febbraio. A Catanzaro, la Corte d’assise condanna, a conclusione del processo di primo grado per
la strage di piazza Fontana, Franco Freda, Giovanni Ventura e Guido Giannettini all’ergastolo; Pietro
Valpreda e Mario Merlino a 4 anni e 6 mesi per «associazione a delinquere»; Gianadelio Maletti a 4
anni per «falso ideologico», e Antonio Labruna a 2 anni per concorso nello stesso reato. Sono assolti
Marco Pozzan, Antonio Massari, Claudio Mutti, Massimiliano Fachini, Giovanni Biondo, Stefano Del-
le Chiaie.
lpiano sequenza

19 luglio. A Catanzaro, il pretore Erminia La Bruna incrimina per falsa testimonianza, commessa
nell’ambito del processo per la strage del 12 dicembre 1969, Giulio Andreotti, Mario Tanassi e Maria-
no Rumor. L’anno successivo a questa accusa si sommerà anche quella di favoreggiamento.

1980
22 maggio. A Catanzaro, inizia il processo di appello per la strage di piazza Fontana.

1981
20 marzo. La Corte d’assise d’appello di Catanzaro assolve per insufficienza di prove Freda, Ventura,


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Noi fin dal giorno dopo la strage siamo andati


in questura perché eravamo stati chiamati da
diversi familiari di persone che erano state fer-
mate. Domenica 14 dicembre, mi ricordo di
aver visto Pinelli mentre ero nei corridoi della
questura, ma non sono riuscito a parlargli.
Quando è stata formalizzata l’accusa di strage
contro Valpreda, lui ha nominato come suo di-
fensore l’avvocato Guido Calvi. Noi (parlo sem-
pre al plurale perché allora si lavorava in modo
diverso, si lavorava davvero in gruppo) abbia-
mo continuato a seguire lo sviluppo delle inda-
gini. Abbiamo preso i contatti con Calvi. Solo
più avanti si è creato un collegio di difesa, con
diverse anime, alcune più militanti, che punta-
vano a svolgere la difesa in maniera più politi-
ca, altre invece che puntavano di più sugli
aspetti tecnici del processo.
Da Milano, a cui spettava la competenza natu- L’ultima inchiesta. Guido Salvini, giudice a Milano,
rale delle indagini, il processo era stato sottrat- ha svolto un’indagine sulla strage di piazza Fontana
to quasi con la forza: visto il comportamento e sull’eversione di destra dal 1989 al 1995
della procura di Milano che agiva in modo ga-
rantista, scarcerando le persone che venivano
arrestate senza indizi, le indagini vennero por- fluenza delle indagini sui neofascisti veneti pri-
tate a Roma. ma e su Guido Giannettini dopo, è partito il
Abbiamo vissuto la prima fase del procedimen- processo di Catanzaro.
to che si è svolta a Roma. Questa fase è durata
poche udienze perché alcuni di noi hanno sol- Oggi, a quarant’anni dalla strage, ha ancora
levato l’eccezione di incompetenza della corte senso pensare a una riapertura delle indagini?
d’assise di Roma, tentando di riportare il pro- Non sono convinto che riaprire le indagini ab-
cesso a Milano. Il processo poi arrivò a Milano bia un senso. Quello che abbiamo capito fino a
nel 1972, ma fu subito trasferito nuovamente e oggi, quello che abbiamo accertato è più che
assegnato alla procura di Catanzaro perché il sufficiente per farsi un’idea chiara di come sia-
procuratore e il prefetto milanesi sostenevano no andate le cose.
che Milano non fosse una città sicura, per la Sappiamo che gli anarchici non c’entrano. Sap-
presenza dei cortei studenteschi e dei lavorato- piamo che i responsabili sono neofascisti. I ser-
ri. Solo nel 1975, con molto ritardo per la con- vizi segreti, deviati o meno, comunque servizi

Giannettini, Valpreda e Merlino. Condanna Freda e Ventura a 15 anni per gli attentati del 25 aprile a Mila-
no e quelli sui treni del 9 agosto 1969 e per associazione sovversiva. Dimezzate le pene a Maletti e Labruna.
24 agosto. La commissione inquirente decide di archiviare le accuse contro Giulio Andreotti, Mariano
Rumor, Mario Tanassi e Mario Zagari, per un loro coinvolgimento nei depistaggi operati dal Sid.
17 ottobre. A Catanzaro, la procura generale riapre le indagini sulla strage di piazza Fontana indi-
ziando Stefano Delle Chiaie.

1982
piano sequenza

10 giugno. La Corte di cassazione affida un secondo appello a Bari, ma esclude dal processo Giannet-
tini.
1985
1 agosto. La Corte d’assise d’appello di Bari assolve dal reato di strage Freda, Ventura, Valpreda e
Merlino per insufficienza di prove. Conferma invece le condanne a 15 anni per Freda e Ventura e ri-
duce ulteriormente le pene a Maletti (un anno) e a Labruna (dieci mesi).

1986
30 luglio. Il giudice istruttore di Catanzaro, Emilio Ledonne, rinvia a giudizio Stefano Delle Chiaie e


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libertaria anno 11 • n. 4 • 2009

segreti dello stato hanno aiutato, coperto e pro-


babilmente istruito questi personaggi, altrimen- Ordine Nuovo. Carlo Maria Maggi (sopra) e Delfo Zorzi,
ti non si spiegano le varie deviazioni attuate. esponenti di primo piano dell’organizzazione nazista,
Già quel che è venuto fuori nel processo Val- definitivamente assolti nel 2005 per piazza Fontana
preda è più che sufficiente per dare un quadro
completo. Il gruppo 22 marzo era più che infil-
trato. Sapevano benissimo i movimenti di Val- re le adeguate precauzioni e contromisure.
preda. E la bomba l’hanno fatta esplodere pro- Trovare Delfo Zorzi (o altri) come esecutore
prio quando Valpreda era a Milano. Avranno materiale, oggi ha poca importanza. Forse è
detto: «Incriminiamo gli anarchici. Becchiamo difficile mettere tutto in fila e ricordare tutto,
Valpreda, che non è neanche ben visto all’in- ma è proprio questo che è necessario ora. Cer-
terno del mondo anarchico». Poi si è rivelato chiamo di fotografare e ricordare tutti i fatti di
un personaggio capace di sopportare accuse gi- allora. E cerchiamo di trasmettere alle nuove
gantesche e anni di carcere. Poi che siano stati generazioni questa conoscenza.
Freda e Ventura (assolti dall’accusa di strage,
ma colpevoli per le bombe del 25 aprile e dei
treni), o che siano stati Zorzi, Maggi e Rognoni
importa poco. L’importante è capire come è
successo tutto questo per capire come prende- 

Massimiliano Fachini per concorso nella strage di piazza Fontana.

1987
27 gennaio. La prima sezione della Corte di cassazione, presieduta da Corrado Carnevale, respinge
tutti i ricorsi, confermando quindi la sentenza della Corte di Bari dell’1 agosto 1985. A questo punto
Franco Freda, Giovanni Ventura, Pietro Valpreda e Mario Merlino escono definitivamente dalla sce-
na processuale.
23 marzo. Viene arrestato a Caracas (Venezuela) Stefano Delle Chiaie.
piano sequenza

1989
Gennaio. Il giudice istruttore di Milano, Guido Salvini, apre una nuova inchiesta sull’eversione di
destra e sulla strage di piazza Fontana.
20 febbraio. La Corte d’assise di Catanzaro assolve per non aver commesso il fatto Delle Chiaie e
Fachini dall’accusa di strage per piazza Fontana.
1991
5 luglio. La Corte d’assise d’appello di Catanzaro conferma l’assoluzione per la strage di piazza Fon-
tana di Stefano Delle Chiaie e Massimiliano Fachini.


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Quelli del Ponte della Ghisolfa


di Giulio D’Errico

Parla Enrico Maltini, 70 anni, che insegna tecnologie alimentari alla facoltà
di agraria dell’università di Udine. Nel 1969 anarchico del circolo milanese e
attivo nella Crocenera anarchica

Come ti sei avvicinato al movimento anarchi- Una svolta in un modo di


co milanese e come hai conosciuto Giuseppe operare che continua tut-
Pinelli? tora, seppur con meno
Negli anni Sessanta ero compagno d’università stragi. Usare i media per creare panico e allar-
di Amedeo Bertolo, poi mi sono avvicinato al me per poi giocarci sopra e farci sopra politica è
Ponte della Ghisolfa e alla Crocenera anarchica un modus operandi che vediamo anche oggi.
e abbiamo iniziato a seguire una campagna per Quando serve, la menzogna viene utilizzata a
un anarchico spagnolo condannato a morte dal man bassa sia dalle istituzioni sia dai mass me-
regime franchista. Di lì a poco conobbi Pinelli dia e questa strategia, abbastanza comune an-
che mi chiese se volevo occuparmi della conta- che oggi, è nata lì. Oggi si parla tanto di Brigate
bilità... ma non feci in tempo a rispondergli che rosse, terrorismo e guerre, ma per noi che sia-
scoppiò la bomba e tre giorni dopo l’hanno uc- mo nati durante la guerra o poco dopo, l’unica
ciso. E lì sono stato tirato dentro dagli eventi. esperienza della violenza e del sangue di cui
Inoltre, visto che ero di origini borghesi e di avevamo sentore era la guerra del Vietnam. Non
modi gentili, avevo più facilità di altri ad avere c’erano tutte le guerre che ci sono oggi, né c’era
contatti con avvocati e giornalisti e quindi ho il terrorismo, le stragi, le bombe. C’era la mafia
lavorato soprattutto in quel senso, con la Cro- che ammazzava in Sicilia ma non se ne parlava,
cenera, con la controinformazione e con l’assi- o se ne parlava pochissimo e si riteneva una co-
stenza legale. sa di chissà dove.
Ma piazza Fontana è stato il primo sangue che
Oggi, dopo quarant’anni, che senso ha ricor- ci ha colpiti veramente. E questo ha stravolto
dare e continuare a studiare un momento del- tutto. Piazza Fontana è stato uno shock. Inoltre
la nostra storia come quello che si è aperto con c’è dentro tutto: ci sono i media, c’è lo stato, ci
la bomba alla Banca dell’agricoltura? sono i servizi segreti, c’è la menzogna, c’è il fat-
La strage di piazza Fontana è stata una svolta. to di non venirne mai fuori.

1992
30 ottobre. Giunge in Italia Carlo Digilio, espulso da Santo Domingo,

1995
13 marzo. Il giudice Salvini rinvia a giudizio più di trenta persone per diversi reati, tra cui la strage
di piazza Fontana.
Aprile. Dopo l’ordinanza di rinvio a giudizio depositata dal giudice Salvini viene nominata pubblico
ministero Grazia Pradella, a cui sarà affiancato Massimo Meroni. Li coordina Gerardo D’Ambrosio.
piano sequenza

1996
25 maggio. A Brescia, è indagato per irregolarità nelll’inchiesta sulla strage di piazza Fontana il giudi-
ce Salvini. Dirige le indagini il sostituto procuratore Felice Casson (oggi senatore del Pd), in seguito a
un esposto presentato da Carlo Maria Maggi. Salvini sarà prosciolto da ogni addebito e si scoprirà, gra-
zie alle intercettazioni fra Zorzi e Maggi che l’esposto faceva parte parte di una strategia difensiva.

1997
14 giugno. Viene arrestato Carlo Maria Maggi, di Ordine nuovo, su mandato di cattura del gip di Mi-


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però tutto sommato positiva, perché di fatto si


riconosce che Pinelli è «una vittima del terrori-
smo». Tutta la storia di piazza Fontana ha due
facce, una legale e formale dalla quale non è
uscito praticamente niente, e una ormai passa-
ta alla storia che poi è quella reale. Queste due
facce coesistono e ormai ci siamo abituati.

A proposito di verità storica e verità formale-


legale, come l’hai chiamata tu, hai letto l’ulti-
mo libro di Paolo Cucchiarelli, Il segreto di
piazza Fontana?
Sì l’ho letto e ho scritto una recensione in cui
puntualizzavo alcuni riferimenti a fatti e perso-
ne di cui noi eravamo a conoscenza diretta e lui
Una scultura per Pinelli. Rossella Di Leo, responsabile
del Centro Studi libertari/Archivio Giuseppe Pinelli. su queste cose è stato molto approssimativo, fa
Il Centro ha lanciato una campagna per una scultura molti errori di valutazione su cose che io cono-
dedicata a Pinelli alla stazione Garibaldi, e Amedeo sco personalmente, e questo mi lascia un po’
Bertolo, ex Crocenera, oggi redattore di Elèuthera dubbioso su tutto il resto. Ha formulato l’ipote-
si di due bombe e due attentatori e ha cercato
in modo forzato di dimostrarla.
Secondo te ha ancora senso pensare a un’enne-
sima riapertura delle indagini, magari sulla Per una persona che ha vissuto gli anni Ses-
scorta delle rivelazioni del processo per la stra- santa e Settanta con tutto il carico di parteci-
ge di Brescia o a una sorta di «commissione ve- pazione emozionale e ideologica, e di solida-
rità» o di «commissione di riconciliazione» rietà, quali prospettive hai ?
che tenti di ricostruire le responsabilità giudi- Vivo come se fossimo sempre in attesa di un
ziarie? qualcosa che deve succedere ma non si sa bene
A me l’aspetto giuridico non è mai interessato cosa sia. Spero sempre che ci sia una forma di ri-
tanto. Mi interessa di più sapere la dinamica volta nei confronti di una storia che sembra ine-
della morte di Pinelli. luttabile. C’è una grossa potenzialità, anche nei
giovani, che non viene mostrata. Sembra che va-
Che idea ti sei fatto dell’incontro tra Licia Pi- dano solo in discoteca, ma non è così.
nelli e la vedova di Calabresi e del discorso di
Giorgio Napolitano del 9 maggio scorso?
La cosa mi è piaciuta, ho apprezzato Napolita-
no per questo. È una cosa abbastanza strana, 

lano, Clementina Forleo, per concorso nella strage di piazza Fontana e nella strage di via Fatebenefra-
telli, a Milano, del 17 maggio 1973.

2001
30 giugno. La seconda Corte d’assise di Milano condanna all’ergastolo Zorzi, Maggi e Rognoni per la
strage del 12 dicembre 1969. Tre anni a Stefano Tringali per favoreggiamento a favore di Zorzi.

2002
piano sequenza

7 luglio. Muore Pietro Valpreda.

2004
12 marzo. La Corte d’appello di Milano annulla gli ergastoli inflitti a Zorzi, Maggi e Rognoni per la
strage di piazza Fontana. E riduce da tre a un anno la pena a Stefano Tringali per favoreggiamento.

2005
3 maggio. La seconda sezione penale della Cassazione respinge i ricorsi contro la sentenza della Corte
d’appello per la strage di piazza Fontana e conferma le assoluzioni di Maggi, Rognoni e Zorzi.


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LE NUOVE FORME DEL


di Tomás Ibañez
Le nuove dimensioni del potere nella società contemporanea sembrano ren-
dere inefficaci le lotte sociali. È sparita quella dimensione con ruoli precisi ti-
pica delle società industrializzate. Tutto è «fluido». Oggi chi si oppone a que-
sta società che perpetua lo sfruttamento deve confrontarsi con una realtà
sfuggente. Sono cambiati i «codici». Da questi interrogativi muove Tomás
Ibañez, autore, fra l’altro, di Contra la dominación (2005) e Por qué A (2005)

C i fu un tempo in cui le
cose sembravano essere
piuttosto chiare in questa
lottava con impegno per al-
largare sempre di più la par-
te di classe lavoratrice decisa
plessità di fronte alla do-
manda su che cosa sarebbe
opportuno fare per deviare
piccolissima parte del mon- a lottare contro lo sfrutta- la direzione sempre più
do alla quale mi limito qui e mento e disposta a poner el preoccupante che stanno se-
che allora si chiamava «le so- cuerpo [letteralmente, met- guendo le nostre società; e,
cietà industrializzate». Il vol- terci il corpo, espressione per dirla senza eufemismi, la
to e le armi del nemico si di- della lotta di resistenza ar- nostra situazione, ormai da
stinguevano con una certa gentina, in particolare riferi- troppo tempo, è di grandis-
nitidezza e il percorso per ta al movimento delle don- simo disorientamento. I no-
tentare di sconfiggerlo sem- ne, Ndt], il corpo intero, per stri vecchi punti di riferi-
rifrazioni

brava essere tracciato con li- sconfiggere finalmente il ne- mento risultano di scarso
nee decise. Di sciopero in mico e ottenere l’agognata aiuto per orientarci all’inter-
sciopero, di scontro in scon- emancipazione sociale. no di cambiamenti, la cui
tro, di esperienza educativa Tuttavia, oggi non possiamo crescente accelerazione non
in esperienza educativa, si nascondere una certa per- ci lascia neppure il tempo


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DOMINIO E DELLE LOTTE


sufficiente per tentare di pe- o indirettamente, il principa- zione poliedrica fa sì che
netrarli e per cercare di ca- le elemento organizzatore non risulti per niente facile
pirli. del suo tempo giornaliero e giungere alla comprensione
È ovvio che il capitalismo della sua vita quotidiana. delle dinamiche che forma-
continua a essere vivo, lo Tuttavia ci risulta piuttosto no il nostro presente, ma la
sfruttamento è sempre pre- difficile fare ipotesi su ciò difficoltà aumenta ancor di
sente in modo vigoroso e le che è venuto a instaurarsi in più in ragione della straordi-
lotte nel campo del lavoro tale centralità e definire ciò naria rapidità con la quale
continuano a essere cruciali. che costituisce oggi il nostro avvengono e si succedono i
Tuttavia, i cambiamenti nel- modo di vivere. cambiamenti. L’accelerarsi
le forme e nei processi del Gli aggettivi multiformi con i della velocità e dei ritmi, in
capitalismo, nelle modalità quali si definisce il nostro ti- tutti i settori, produce la sen-
dello sfruttamento e, soprat- po di società ne riflettono la sazione di trovarci immersi
tutto, nelle forme del domi- complessità: società della in un mondo pieno di insi-
nio sono tali che stentiamo conoscenza, società dei con- curezza riguardo al presente
molto a collocarci nel nuovo sumi, società-rete, società e di incertezza rispetto al fu-
panorama e a trovare punti della comunicazione, società turo che si proietta su oriz-
di riferimento certi e stabili, dell’immagine, società dello zonti instabili.
a partire dai quali dare im- spettacolo, società liquida, Tuttavia, se è vero che, oggi,
pulso alle lotte. Riusciamo a società del rischio, e se ne lo sforzo per interpretare la
vedere facilmente che il la- potrebbero aggiungere altri società ci mette di fronte alla
voro produttivo non riveste ancora, che però non ci met- complessità di dover coglie-
rifrazioni

più la centralità che gli fu terebbero nella necessità di re la dimensione mutevole, è


propria e che, per buona sceglierne uno perché la no-
parte della popolazione, lo stra società presenta tutte
spazio della produzione non
costituisce più, direttamente
queste caratteristiche simul-



taneamente. Tale configura-

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altrettanto vero che, in que-


sto panorama, fluido, insta-
bile, cangiante, e gravido di
incertezze, c’è qualcosa che
permane stabile e costante.
Infatti, oggi come ieri, risulta
che non si può esercitare il
potere senza generare resi-
stenze, perché, se così non
fosse, non si tratterebbe pro-
priamente di un esercizio del
potere, ma di un semplice
meccanismo di determina-
zione causale.
stati fondamentali, oggi si
sono trasformati nelle più
Il potere delle lotte ambite fonti di affari. Non
Questo rapporto peculiare può sorprenderci che la poli-
tra l’esercizio del potere e la ticizzazione abbia inizio con
produzione di resistenze una frequenza sempre mag-
spiega come i movimenti so- giore con l’esperienza della
ciali antagonisti e le ideolo- dustrializzazione, il disposi- mercificazione del controllo
gie politiche che veicolano, e tivo dello sfruttamento e del della nostra vita quotidiana.
l’immaginario che li alimen- dominio disciplinare pro- Da queste, e da altre forme
tano, si sono sempre forgiati vocò la nascita del movi- di dominio che vedremo più
nel seno e nel corso delle lot- mento operaio come forma avanti, spuntano alcune del-
te contro i sistemi di domi- di risposta antagonistica, e le soggettività antagoniste e
nio. Sono queste lotte che questi mantenne la propria radicali del presente.
danno loro forma ed è da forza finché il dominio si Produzione
queste lotte che ricevono le concentrò principalmente di soggettività
proprie caratteristiche iden- nel mondo del lavoro.
titarie. In uno scenario mo- Fino ad alcuni decenni fa, Lungi dal limitarsi a oppri-
bile di cambiamento conti- erano soprattutto le condi- mere, reprimere e a sotto-
nuo e accelerato, questa è zioni nelle quali si sviluppa- mettere gli esseri umani, i di-
una delle costanti che non va lo sfruttamento quelle che spositivi e le pratiche di do-
sembra essere stata alterata facevano scattare e armava- minio costituiscono altresì, e
dal passare del tempo. no le resistenze. Oggi tali sempre, determinati modi di
Le conseguenze sono ovvie: condizioni continuano a soggettivazione delle perso-
se è vero che le lotte non na- provocare lotte importanti, ne. I loro effetti si rivelano
scono spontaneamente nel però il dominio si è diversifi- nel modellare la vita quoti-
vuoto, ma vengono sempre cato ancor di più di un tem- diana, regolarne le modalità,
originate e definite da ciò po e ha proliferato al di fuori costituire il modo di essere,
contro il quale si costituisco- dell’ambito del lavoro pro- di sentire, di desiderare, di
no, allora sono le nuove for- duttivo, sottraendo forza al pensare, di rapportarsi delle
me di dominio comparse movimento operaio. Attual- persone le une con le altre e
nella nostra società che pro- mente non si tratta più di configurarne l’immaginario.
vocano le resistenze e che le trarre plusvalore dalla forza Si tratta di produrre soggetti-
conferiscono la forma. In al- lavoro, perché sono tutte le vità che siano in perfetta sin-
tri termini, i movimenti an- attività realizzate dal lavora- tonia con le forme di domi-
tagonisti non si inventano da tore al di fuori del suo posto nio che le creano e di pro-
soli, né creano ciò cui si op- di lavoro a produrre profitti durre senso per far vedere le
pongono e contro il quale si in una proporzione ed esten- cose in un determinato mo-
costituiscono, si limitano a sione sconosciute fino a og- do e per ottenere che venga-
rifrazioni

inventare le forme per op- gi. I suoi risparmi, il suo tem- no accettate senza che si
porsi a queste realtà. Per po libero, la sua salute, il suo renda necessario l’uso conti-
esempio, nell’epoca dell’in- alloggio, l’istruzione, le cure nuato della coercizione.
e così via. producono divi-


dendi che, se sono sempre

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Naturalmente, non esiste, in parte. Per esempio, è così volmente per catturarci e
alcun luogo, un progetto co- che le opportunità create e modellarci in modi differenti
scientemente perfezionato offerte da internet e dai te- e tra i più insidiosi, sottili ed
sul tipo di soggettività che si lefoni cellulari costruiscono efficaci.
esigono, e sulle forme di do- nuove socialità e promuovo- Per esempio, l’onnipresenza
minio più adatte a costruirle. no nuove modalità relazio- della logica del mercato ha
No, dapprima si vanno con- nali. Tra tali modalità, le reti sulle nostre vite effetti deva-
figurando alcune forme di sociali non solo rimodellano stanti come quelli dei mec-
dominio e sono queste quel- la privacy e riconfigurano il canismi di controllo più sofi-
le che, attraverso il loro par- rapporto tra il pubblico e il sticati. Infatti, la mercifica-
ticolare esercizio, produco- privato, ma, tra le altre cose, zione colonizza la totalità
no via via le relative soggetti- contribuiscono a ridefinire dello spazio sociale e compe-
vità. I processi che danno gli stessi legami comunitari. netra tutto il campo della vi-
origine alle diverse forme di ta, dalle relazioni personali
dominio sono molteplici e I nuovi volti del dominio alla salute, al corpo, alle cu-
analizzarli andrebbe decisa- re, all’affettività, all’identità,
mente al di là dell’argomen- Non è necessaria una grande persino alla vita psichica. Il
to di questo scritto, ma ap- perspicacia per notare che dio calcolo si insinua in tutto
profitto per indicare, tra pa- siamo completamente im- e costringe a pensare in puri
rentesi, il ruolo assolto dagli mersi in una società del con- termini contabili. Intrappo-
sviluppi tecnologici in alcuni trollo, dove la Visa, il cellula- lati in un consumismo sfre-
di tali processi. re, internet, i conti correnti, nato non solo ci ingiungono
In effetti, viviamo in una so- le videocamere e i satelliti di in continuazione di esercita-
cietà, nella quale, in buona osservazione e comunicazio- re la nostra libertà di scelta
misura, sono gli oggetti so- ne coniugano i loro elementi tra alcune offerte più o meno
cio-tecnici, in costante inno- positivi per formare un di- identiche, ma, come spiega
vazione, a configurare sem- spositivo che garantisce la molto bene Zygmunt Bau-
pre di più i nostri personali nostra localizzazione perma- man, noi stessi dobbiamo
obiettivi in funzione delle nente, la nostra costante vi- costituirci come un ulteriore
possibilità che creano e che sibilità e nel quale lasciamo oggetto che compete con al-
ci offrono. Gli strumenti tec- un’infinità di tracce indele- tri per essere consumato nel-
nici effettivamente disponi- bili. Per non parlare di quei l’onnipresente mercato che
bili determinano in modo microregolamenti prolife- ci circonda. Parossismo della
crescente gli scopi che inten- ranti che tessono la loro fitta
diamo perseguire e stabili- tela in tutti gli interstizi dello


scono la razionalità di molti spazio sociale, saturando la
dei processi di cui facciamo nostra vita con una moltitu-
dine di obblighi infimi e il
suo relativo catalogo di infra-
zioni. Parallelamente a que-
sti palesi meccanismi di con-
trollo, numerosi altri disposi-
tivi si potenziano vicende-
rifrazioni


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norme che non omologano,


bensì producono differenze
e individualizzano. Si tratta
di promuovere le differenze
e la diversità, di gestirle e,
naturalmente, di addomesti-
logica consumistica: possia- carle, affinché siano piena-
mo essere competitivi in mente compatibili con le
quanto oggetti di consumo leggi del mercato e con lo
soltanto se consumiamo con stato di diritto liberale.
impegno quello che ci rende Il ritmo accelerato imposto
più appetibili. to, in un contesto caratteriz- al cambiamento contraddi-
Parallelamente allo sviluppo zato dalla brusca accelera- stingue condizioni sociali
della mercificazione assistia- zione di un processo di glo- nelle quali tutto invecchia
mo al rapido avanzamento balizzazione iniziato da se- con velocità crescente e in
di un invasivo bio-potere, coli, benché con una portata, cui la rapidità con la quale le
che accomuna in un medesi- un ritmo e modalità differen- merci diventano obsolete si è
mo dispositivo l’intervento ti da quelle che oggi permet- trasformata, paradossalmen-
generalizzato sulla vita e la tono le nuove tecnologie del- te, in un vantaggio ai fini di
particolareggiata gestione l’informazione e la crescente dare loro uno sbocco mag-
delle popolazioni. Infatti, il velocità dei trasporti. giore. Come spiega molto
bio-potere prende la vita co- Sappiamo che la globalizza- bene Bauman, anche le per-
me oggetto immediato del zione omologa e omogeneiz- sone devono adeguarsi a tali
proprio esercizio, gestendo- za mentre accentua certe di- ritmi, manifestando una per-
la, controllandola, rafforzan- suguaglianze, ma fa emerge- manente disponibilità al
dola, trasformandola, men- re anche particolarità e mol- cambiamento, una capacità
tre al contempo regola, mo- teplicità che è opportuno ge- di muoversi al minimo se-
dula e utilizza la salute, la de- stire e far fruttare in termini gnale, senza legami a lungo
mografia o i costumi colletti- sia economici sia di potere. termine. I contratti sono vo-
vi delle popolazioni. Oggi le tecnologie permetto- latili, gli impegni effimeri, i
La mercificazione e il bio- no di gestire la molteplicità e progetti si elaborano a bre-
potere sono in perfetta sinto- risulta che promuoverla pro- vissimo termine e si succe-
nia con una società-rete, in duca profitti come quando, dono con rapidità, le identità
cui l’incitamento a una con- per esempio, si personalizza- diventano flessibili e si apro-
nessione permanente (con- no prodotti combinando va- no vie in direzione del no-
nettiti o muori socialmente) riazioni secondarie. La diver- madismo identitario. Infatti,
perfeziona nuovi meccani- sità si manifesta anche in un le prospettive di passare da
smi di dominio. Nella so- tessuto sociale in cui la con- una professione all’altra, da
cietà-rete la maggiore oriz- vivenza tra culture differenti, una parte, e da un luogo di
zontalità e flessibilità delle o tra stili di vita diversi, rap- lavoro all’altro, alimentano
catene di comando configu- presenta una fonte di introiti un immaginario in cui la sta-
ra rapporti di lavoro in cui si più che un problema. La bilità delle identità, e special-
mobilitano tutte le risorse classica pressione normaliz- mente delle identità configu-
rifrazioni

delle persone (affettive, co- zatrice verso l’omogeneizza- rate in base alla professione,
gnitive, relazionali, abilità zione coesiste con alcune smette di avere senso. Oggi,
sociali) e in cui si dissolvono la flessibilità generalizzata
i confini tra tempo libero e diventa una parola d’ordine
lavoro o tra pubblico e priva- e il problema sta nel pro-


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muovere un nomadismo mentata anche dall’idea di necessariamente un oriz-


controllato, favorendo gran- non controllare la società, in zonte di emancipazione
di spostamenti che occorre ragione della sua intimiden- chiaramente definito, né
far sì che siano redditizi, più te complessità, né gli oggetti prevedono la possibilità di
che nello sviluppare un di- più comuni, a causa della una trasformazione globale.
spositivo contro i nomadi- crescente opacità delle me- Non è soltanto il fatto che si
smi per impedire flussi e lo diazioni tra le nostre azioni, può lottare in forma radicale
stabilirsi delle popolazioni. come per esempio premere senza disporre di un model-
Non sono soltanto le impre- un pulsante, e gli effetti pro- lo di trasformazione sociale
se che si spostano da una dotti. Di conseguenza, la so- e senza avere un progetto al-
parte all’altra del pianeta, cietà ci si presenta sempre ternativo di società, ma an-
tentando di abbassare i costi più come qualcosa che va al che che il valore che, preci-
della manodopera, vengono di là delle nostre capacità di samente, viene portato
incoraggiati anche i grandi raziocinio e che funziona in avanti, è l’assenza di un mo-
flussi controllati di manodo- modo totalmente indipen- dello prestabilito, considera-
pera e al contempo si orga- dente dalla volontà dei suoi to qualcosa che consente di
nizzano grandi trasferimenti membri, favorendo così la sperimentare nuove forme
promossi da un’industria del convinzione che non vi sia di lotta e che aiuta a molti-
tempo libero che, grazie alla altra via d’uscita se non plicare e diffondere i fuochi
terza età, è riuscita a genera- quella di adeguarci nella mi- di resistenza.
lizzare gli spostamenti su va- glior maniera possibile a una Da questa prospettiva si ten-
sta scala in tutti i periodi del- situazione che, in apparen- de a guardare con diffidenza
l’anno. za, non possiamo cambiare. a qualsiasi lotta contro il si-
I cambiamenti che avvengo- stema costituito che preten-
no nel mondo del lavoro, da di essere globale o totaliz-
Adeguamento delle
con le costanti delocalizza- zante, perché si ritiene che,
forme di resistenza
zioni, con il ciclo di vita sem- prima o poi, questa restereb-
pre più breve delle compe- Le forme di resistenza ai be fatalmente intrappolata
tenze richieste ai lavoratori, nuovi modi del dominio non nella struttura stessa del si-
con la deregolamentazione parlano più della rivoluzio- stema contro cui lotta. Infat-
dei rapporti di lavoro e con la ne, almeno nel significato ti, mentre il capitalismo e i
precarizzazione della vita la- che le veniva attribuito fino a meccanismi di controllo so-
vorativa, alimentano il senso pochi decenni fa, né sogna- ciale hanno la categorica ne-
di insicurezza del presente no di prendere il potere o di
dovuta alla imprevedibilità distruggerlo radicalmente,
del futuro ed è ormai noto
come la creazione di un sen-
so di insicurezza sia uno dei
né condividono più il grande
e caro mito dello sciopero
generale insurrezionale. Al-

procedimenti più efficaci per cuni studiosi, come per
far sì che le persone facciano esempio Miguel Benasayag,
quello che si dice loro che ci ricordano che i punti di ri-
debbono fare, senza prote- ferimento classici dell’anta-
stare. Tale insicurezza è ali- gonismo sociale, sia teorici
sia organizzativi, sembra che
abbiano finito per diventare
caduchi.
A quanto pare, le lotte con-
temporanee non richiedono
rifrazioni


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risultati qui e ora senza


smettere di far sì che la spe-
ranza e l’aspettativa, vale a
dire la fiducia nel futuro,
orientino le lotte e le ipote-
chino. Si tratta di creare le-
gami sociali diversi, costrui-
re reti e vincoli di resistenza,
stabilire rapporti solidali che
spezzino l’isolamento e ab-
bozzino, nella pratica e nel
cessità di abbracciare l’inte- tanti sforzi e unire tante vo- presente, una vita differente,
ra società, le forme di resi- lontà, non si pretende più di un’altra vita. Come si affer-
stenza non possono mante- costruire potenti organizza- ma nella rivista francese Tiq-
nere un’ottica di emancipa- zioni di massa, anzi, si bada qun, si tratta di stabilire for-
zione e, al tempo stesso, fare a che le reti che si costitui- me di vita che costituiscano
propria la pretesa di influire scono siano fluide e si evita di per sé forme di lotta. For-
su tutta la società o di pla- che si cristallizzino coordi- me di lotta che stemperino
smare il sociale nel suo com- namenti troppo forti e stabi- identità, che aiutino a politi-
plesso. Il loro progetto deve li, efficaci solo in apparenza, cizzare l’esistenza e, soprat-
limitarsi ad attaccare in for- che finiscono sempre per tutto, che facciano emergere
ma sempre locale gli aspetti isterilire le lotte contro le nuove soggettività radical-
globali dello sfruttamento e nuove forme del dominio. mente ribelli.
del dominio, rinunciando ad È chiaro che le nuove lotte Il modo di ottenere ciò passa
affrontarli su un piano più non accettano certi presup- attraverso lo strappare spazi
generale, che richiederebbe posti delle lotte classiche, al sistema e, tramite tale ap-
strumenti di dimensioni e però, al di là di queste prese propriazione, sviluppare al
natura simili a quelli utiliz- di distanza in negativo, non loro interno esperienze co-
zati dal sistema stesso. In de- è facile capire le loro caratte- munitarie di carattere tra-
finitiva, benché il desiderio ristiche distintive. Forse pos- sformatore. Ciò non significa
di una società diversa serva siamo intuirle ricorrendo, necessariamente impadro-
da stimolo permanente, non insieme a Benasayag, di cui nirsi di spazi fisici in cui con-
si lotta tanto per l’avvento di riprendiamo qui alcune idee, vivere, ma si tratta di occu-
una società precisa, ma con- all’espressione di Gilles De- pare frammenti di realtà so-
tro alcune ingiustizie, alcune leuze «resistere è creare». In ciali in diversi settori strap-
imposizioni e discriminazio- effetti, lottare non sta soltan- pati al sistema, nell’ambito
ni, del tutto concrete e chia- to nell’opporsi e scontrarsi, della sanità, dell’economia
ramente collocate, sia che sta anche nel creare qui e ora alternativa o dell’istruzione,
avvengano nell’ambito lavo- alcune pratiche distinte, ca- e sviluppare in tali settori
rativo sia nella vita di tutti i paci di trasformare la realtà, processi concreti di lotta e di
giorni. in modo parziale ma radica- attività trasformatrici. Solo
E non si lotta neppure a par- le, mettendo noi stessi, in quando un’attività trasforma
tire dalla logica dello scontro modo totale, in queste tra- realmente e radicalmente la
come si faceva al tempo in sformazioni che trasforma- realtà, anche se in modo
cui il capitalismo era costret- no anche in profondità colo- momentaneo e parziale, si
to a volte a cedere di fronte ro che se ne fanno coinvol- gettano le basi per andare ol-
alla forza enorme rappresen- gere. tre una semplice (benché
rifrazioni

tata dal movimento operaio. È chiaro che si continua a necessaria) opposizione al


Di conseguenza, anche se si lottare per costruire un’alter- sistema e creare un’alterna-
cerca sempre, per quanto nativa alla mercificazione tiva fattuale che sfidi la sua
possibile, di mettere insieme del mondo e della vita, ma
questa lotta deve produrre


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presenza schiacciante. Di coltre di incertezze che inci- nuano a essere ampiamente


fatto, ciò non rappresenta ta a puntare sul presente più presenti, specialmente nel
una novità. L’esperienza del immediato, risulta che an- mondo del lavoro, ma che
movimento operaio ci ricor- che i nuovi movimenti anta- sono di impostazione più
da la terribile differenza tra gonisti rifiutano di subordi- tradizionale.
uno sciopero in cui si sta a nare il presente a un qualun- Il secondo problema ha a
casa e si partecipa a una ma- que progetto futuro, respin- che vedere con la volontà di
nifestazione e uno sciopero gono definizioni identitarie cambiare la società nel suo
in cui si occupa la sede in cui rigorose, rifuggono la stabi- complesso e per tutti. Que-
si lavora, dove si organizza- lità cercando di essere in sta volontà si scontra con
no attività, si articolano soli- perpetuo movimento, riven- problemi seri, non soltanto
darietà, si creano legami so- dicano la precarietà e la vo- pratici (le difficoltà a rag-
ciali differenti, si gestisce latilità delle posizioni di giungere tale obiettivo nel
collettivamente uno spazio scontro, come la mancanza corso della storia sono suffi-
di vita che trasforma in di punti fissi e duraturi cui cientemente ovvie), ma an-
profondità, e a volte per ancorare le lotte. È la stessa che teorici, perché tutto
sempre, le soggettività. velocità che il capitalismo sembra indicare che la stra-
impone all’avvicendarsi de- da che bisognerebbe percor-
gli oggetti di consumo, la rere per ottenerlo, come il ri-
Più interrogativi
quale, a sua volta, si sposta sultato che si raggiungereb-
che risposte
nel continuo cambiamento be, sarebbero assai lungi dal
Sono molti i problemi, i dub- degli scenari di lotta, all’in- soddisfare i principi che
bi e le sfide che si trovano ad terno dei quali si mobilitano danno impulso alle lotte di
affrontare le nuove forme di le nuove forme di resistenza. emancipazione. Perciò, sem-
resistenza, ma qui menzio- Certo, quando ci soffermia- brerebbe che la strategia di
nerò soltanto due di questi mo a pensare a tali simme- strappare spazi concreti al
problemi. trie risulta difficile non de- sistema e trasformarli radi-
Il primo ha a che vedere con plorare il fatto che la disper- calmente, nel presente e a li-
le simmetrie che sembrano sione delle lotte, il loro carat- vello locale, costituisca la
esistere tra i modi adottati tere segmentato e frammen- scelta più ragionevole. Il
dalle nuove forme di resi- tario, sembrino condannarle problema, chiaramente, è
stenza e le caratteristiche a un’atomizzazione che im- che non esiste la possibilità
che definiscono le nostre so- pedisce le confluenze e le si- di essere esterni al sistema
cietà, anche se, per la verità, nergie. Non è che le lotte sociale costituito, il quale
tali somiglianze non dovreb- non riescano a collegarsi tra non può far altro che svilup-
bero sorprenderci, se pen- loro e si cristallizzino a tratti pare una logica totalizzante.
siamo che le lotte corrispon- in grandi manifestazioni ed Questo significa che se non
dono sempre a determinate eventi politici, però tali con- si cambia il sistema nel suo
forme di dominio che le pro- fluenze sono sempre effime- complesso, questo conti-
vocano. Per esempio, men- re e non durano mai nel nuerà a condizionare buona
tre la società attuale privile- tempo. Possiamo deplorare parte delle pratiche che si
gia i flussi, le connessioni, il tutto ciò e sognare che, un sviluppano negli spazi che
consumo del momento, la giorno, le innumerevoli siano stati trasformati. È in
precarietà delle situazioni, le guerriglie si trasformino in questa profonda tensione
identità nomadi e mutevoli, un esercito potente che ci tra, da un lato, le conseguen-
l’assenza di progetti globali e porti alla vittoria finale, tut- ze del pretendere di cambia-
di lungo termine, facendo tavia, tale deplorazione e il re tutto il sistema, e, dall’al-
aleggiare sul futuro una fitta sogno di una potente orga- tro, le conseguenze di non
nizzazione di lotta, non do- pretendere di farlo, che
vrebbero occultare il fatto affonda le proprie radici uno
che le nuove forme di domi- dei dilemmi più pressanti
nio esigono, precisamente, il delle lotte radicali.
tipo di risposta che le nuove
rifrazioni

forme di resistenza stanno traduzione di Luisa Cortese


offrendo e che altre modalità
di lotta sono valide soltanto
per combattere forme di do-

minio differenti, che conti-


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IL CORPO di Alberto Giovanni Biuso

DEL POTERE
«Potere» è capacità di fare, che può diventare «potestà» sugli
altri. L’ambivalenza costitutiva degli esseri umani, specie de-
bole che non ha sviluppato limiti alla sua capacità operati-
va. La paura della morte, piedistallo della potestà e suo limi-
te sempre incombente. Il fascino della massa, in cui si realiz-
za la perfetta uguaglianza e comunanza, come la promessa
di eternità. Il corpo, ineludibile limite ed «essenza» di ognu-
no, luogo su cui si esercita la potestà, ma anche luogo di
apertura al «noi». Proprio nel corpo può fondarsi il rifiuto
della servitù volontaria. Questi i temi che affronta Alberto
Giovanni Biuso, docente di filosofia della mente all’università di Catania. Stu-
dioso di Friedrich Nietzsche e dei rapporti fra fenomenologia e neurologia. Biu-
so ha fra l’altro pubblicato L’antropologia di Nietzsche (1995), Antropologia e
filosofia (2000) e Dispositivi semantici. Introduzione fenomenologica alla filo-
sofia della mente (2008). E quale modo migliore per illustrare le dimensioni del
corpo se non con i quadri di Edward Munch (1863-1944)?

agire diretto a indurre altri si rivela così uno dei fonda-


«N othing appears more
surprsing to those
who consider human affairs
umani a compiere qualcosa
o a impedire loro di farlo. In
menti più forti della pervasi-
vità del potere.
with a philosophical eye questo caso, intrinseco allo Al di là delle ireniche e irrea-
than the easiness with which scopo è l’uso della coercizio- listiche visioni di un’armo-
the many are governed by ne nei suoi vari gradi, sino nia universale, quindi, oc-
the few» alla violenza esplicita, la corre prendere atto che la
David Hume quale, a sua volta, conosce violenza dell’uomo contro
sostanzialmente tre forme altri uomini, contro le cose,
Quando si cerca di com- principali: la riduzione del- contro la natura, è costante
prendere la natura del pote- l’integrità sociale, il danneg- nel tempo, presente nei con-
re è quasi d’obbligo andare giamento materiale, l’offesa testi storici più diversi, per-
alla distinzione, proposta da fisica, ed è qui che la poten- vasiva della condizione
Baruch Spinoza e ripresa poi tia diventa potestas. Potentia umana, al punto che non pa-
molte volte, tra Potenzia e e potestas, quindi, coinvol- re così assurdo affermare,
Potestas. La prima è il «pote- gono sempre i simboli rela- con Wolfgang Sofsky, che «la
re di fare» qualcosa; la se- zionali, il possesso dei beni, violenza è il destino della
conda è il «potere su» qual- la corporeità, un coinvolgi- nostra specie. Ciò che cam-
cuno o qualcosa. Il potere, mento che ha un fondamen- bia sono le forme, i luoghi e i
quindi, è anzitutto potenzia, tale aspetto simbolico, poi- tempi, l’efficienza tecnica, la
è azione che, quando si eser- ché essere privati della par- cornice istituzionale e lo sco-
cita nell’ambito delle rela- tecipazione sociale, della si- po legittimante» [1]. Ma se la
rifrazioni

zioni umane, non può non curezza economica, dell’in- violenza è un dato inelimi-
coinvolgere gli altri, per cui, tegrità corporale significa
nell’ambito politico, può di- anche essere costretti ad an-


ventare, e storicamente è ticipare, simbolicamente ap-
quasi sempre diventata, un punto, la morte, il cui timore


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nabile della condizione contro membri della stessa gruppo e del proprio territo-
umana, essa non è sempre specie, pena l’inevitabile rio contro qualunque inva-
uguale a se stessa e al suo in- estinzione. Un lupo, per sore e ogni possibile minac-
terno vanno in ogni caso di- esempio, non ucciderà mai cia.
stinte l’aggressività e la guer- un altro lupo che gli offre la Aggressività, violenza, guer-
ra, essendo la prima un dato gola in segno di sottomissio- ra, così centrali nella natura
biologico, mentre la seconda ne, mentre basterebbe un del potere, suggeriscono
è una sua espressione cultu- semplice morso per uccider- dunque che, se vogliamo ca-
rale. lo. Qui l’inibizione è fortissi- pire a fondo il potere, dob-
L’aggressività, di fatto, è so- ma e agisce sistematicamen- biamo partire dalla corpo-
prattutto il conflitto intra- te. Nell’uomo, invece, essa è reità che tutti ci accomuna,
specifico, diretto in vario assente, in quanto egli è pri- perché è sui corpi e nei corpi
modo contro membri della vo di armi naturali con le che esse si esercitano e si
stessa specie. È cioè la lotta quali possa, in un sol colpo, «scrivono», poiché «il corpo
per la sopravvivenza di cui uccidere una grossa preda: non è una parte dell’uomo,
parla Charles Darwin, che «Nessuna pressione selettiva bensì il centro della sua co-
però è diventata «nell’attuale si formò nella preistoria del- stituzione» [4]. Per questo la
situazione storico-culturale l’umanità per generare mec- società è innanzitutto il mo-
e tecnologica dell’umanità il canismi inibitori che evitas- do in cui l’insieme dei corpi,
più grave di tutti i pericoli» sero l’uccisione di conspeci- con il loro bisogno di nutrirsi
[2]. La concorrenza sfrenata fici finché, tutto d’un tratto, e di difendersi, sono posti in
fra gli uomini per l’utilizzo l’invenzione di armi artificia- relazione ed è per questo
delle risorse rischia, infatti, li portò lo squilibrio fra la ca- che essa nasce insieme ai
di cacciare l’evoluzione in pacità omicidiale e le inibi- tabù, ai divieti, alle leggi tese
un vicolo cieco non funzio- zioni sociali» [3]. Da qui la a salvaguardare la comunità
nale e dunque potenzial- guerra, cioè il proliferare pa- umana, a impedire la violen-
mente autodistruttivo. L’eto- tologico di una violenza sen- za della condizione di natu-
logo Konrad Lorenz cercava za freni, esercitata mediante ra. Il potere/potestas (quindi
di spiegare i nessi causali armi che colpiscono da lon- il potere politico) dovrebbe
che hanno condotto a un si- tano e in modo anonimo, essere la realizzazione di tut-
mile risultato notando come rafforzata dall’evidente con- to ciò, ma questo non ne
tutti i grandi predatori ab- trasto fra la «nobiltà» dei va- muta la natura profonda,
biano dovuto sviluppare, nel lori etico-politici (come la cioè il fatto che «ogni potere
corso della filogenesi, una tolleranza o la democrazia) e si basa in fondo sull’arbitrio
radicale inibizione a usare le il permanere di istinti atavici e sulla paura della morte
loro potenti armi naturali come la difesa del proprio (…). Non vi è potere che non
sia assicurato dalle armi (…).
Così il potere argina la vio-
lenza sociale, insegnando a
ciascuno la paura della vio-
lenza del potere» [5]. La so-
cietà, nel momento in cui si
riconosce come tale, genera
pertanto anche un ordine
che implica l’utilizzo siste-
matico della violenza e il po-
tere, nato anche per limitare
la violenza, la innalza invece
a livelli assoluti. Inoltre, in
nome di valori come lo stato,
la sicurezza, il dio, la violen-
za si moltiplica, si radicaliz-
za, giustifica se stessa come
rifrazioni

strumento del Bene, dell’U-


nità, della Giustizia. Insom-


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ma, dove dominano dei va- del negativo, sarebbe una sere in un certo modo. Sia-
lori assoluti altrettanto asso- semplice forma reattiva e mo ai nostri occhi anche
luta si fa la violenza e una ta- perciò sarebbe debole e an- quello che pensiamo di ap-
le pervasività non può essere cor più incerto di quanto già parire allo sguardo altrui, so-
compresa né spiegata con non sia, ma così non è, per- prattutto allo sguardo di
motivazioni soltanto econo- ché un’altra sua fonte fonda- quei soggetti e di quelle
micistiche, sociologiche, mentale sta nella predisposi- strutture alle quali ricono-
contingenti. La violenza, in- zione a obbedire, ad accetta- sciamo (per le ragioni più di-
fatti, corrisponde ad alcuni re il comando da parte di co- verse) prestigio, valore, auto-
dei desideri più peculiari e loro ai quali viene trasmesso, revolezza e forza. Ecco per-
profondi dell’essere umano predisposizione che si asso- ché «colui che dipende dal-
e il suo senso, come sottoli- cia, completandola, alla pau- l’autorità è legato al giudizio
nea Elias Canetti nel suo ra della morte, così fornendo su di lui da parte della perso-
fondamentale Massa e alla potestas quello che pare na che la detiene; egli spera
potere, è la perpetuazione essere il suo dominio. di ricevere una conferma, te-
dell’atto di dominio con il Il potere, infatti, ha come me il disprezzo» [6]. Una del-
quale il sopravvissuto gioisce fonte e garanzia non soltan- le ragioni della nascita, per-
dell’esserci ancora, esulta to la violenza ma anche la manenza, forza del potere, è
del potere assoluto che gli predisposizione a obbedire perciò la dipendenza che ci
conferisce il dare la morte. che affonda le sue radici nel rende così sensibili alle va-
Se questo fosse il suo unico bisogno di riconoscimento riazioni anche minime del
fondamento, tuttavia, il po- di ognuno, nel bisogno del giudizio altrui su di noi; de-
tere/potestas sarebbe sem- soggetto di venire accettato tiene dunque autorità colui
pre e soltanto espressione per il fatto di esistere e di es- che possiede la capacità di
indurre altri a determinate
rifrazioni

azioni perché essi si aspetta-


1. Wolfgang Sofsky, Saggio sulla violenza, Einaudi, Torino 1998, p. 193.
2. Konrad Lorenz, L’aggressività, Mondadori, Milano 1990, p. 66.
no da lui il riconoscimento
3. Ivi, pp. 314-315.
4. Wolfgang Sofsky, op. cit., p. 53.


5. Ivi, p. 9.


6. Heinrich Popitz, Fenomenologia del potere, Il Mulino, Bologna 1990, p. 32.

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«senso grazie all’assenso»


delle sue vittime [8]. Le inte-
razioni fra gli individui, le fa-
miglie, i gruppi, le etnie, le
corporazioni, infatti, avven-
gono sempre all’interno di
un campo simbolico (e «sim-
bolico» viene dal verbo greco
sym-ballo, che significa
«mettere insieme, congiun-
gere») che proprio per que-
sto costituisce lo sfondo co-
mune alle fasi di continuità
istituzionale come a quelle
di rottura e trasformazione.
Per tutto ciò il potere non è
limitato alle forme del gover-
no o al solo dominio econo-
mico, militare, politico, ma
del loro valore. mente alla compiutezza. Po- pervade di sé ogni relazione
Si torna così alla duplice na- tentia e potestas non coinci- umana: «Il potere si trova in
tura del potere: potere/auto- dono mai compiutamente; ogni relazione di dominio e
rità in quanto matrice di ri- in virtù della loro rispettiva di subordinazione ed è quin-
conoscimento sociale (la po- natura non possono mai ri- di un aspetto di tutte le rela-
tentia) e potere/dominio, la posare armonicamente l’una zioni sociali. Pensare al pote-
cui caratteristica prevalente nell’altra. Infatti, come auto- re in termini di forza fisica, o
è l’istituzionalizzazione del- rità di riconoscimento il po- di coercizione, significa la-
l’autorità e il monopolio del- tere deve ammettere che sciarsi sfuggire interamente
l’uso della violenza all’inter- «ogni tentativo di influenza- la sottigliezza con la quale si
no di una comunità (la pote- re non solo il comportamen- manifesta di solito. Nelle
stas). Bisogno di riconosci- to degli altri, ma anche le lo- transazioni quotidiane il po-
mento e di autoriconosci- ro prospettive e criteri, i loro tere è “oggettivato, sviluppa-
mento, esercizio della vio- atteggiamenti, non può che to, mantenuto, espresso, ca-
lenza, strumentazione tec- rimanere precario», mentre muffato” col simbolismo.
nologica, costituiscono, tutte in quanto dominio violento Tutto il simbolismo, o quasi
insieme, le ragioni e la strut- a esso si può opporre altra e tutto, ha una componente
tura del potere fra gli esseri opposta violenza, nella con- politica» [9].
umani. Si spiega così la que- sapevolezza che «l’uccisione
stione posta con grande del detentore di potere col- Individuo e massa
chiarezza da David Hume: pisce sempre anche il potere Nelle due conferenze tenute
«Niente sembra più sorpren- in sé. Il fatto che anche il de- nel 1918 all’università di Mo-
dente a chi consideri le vi- tentore di potere assoluto naco, Max Weber enunciava
cende umane con occhi filo- possa essere ammazzato, alcuni dei temi chiave del
sofici della facilità con la che il potere di uccidere pos- suo pensiero e formulava
quale i molti vengono gover- sa mutarsi in ogni momento un’analisi dello stato come
nati dai pochi». La risposta è nell’impotenza di essere uc- struttura fondata sulla vio-
infatti che i pochi riescono ciso, smaschera la pretesa di lenza, come istituzione che
ad avere una superiorità di compiutezza non di questo «esige per sé (con successo)
organizzazione e di motiva- detentore di potere soltanto, il monopolio della forza fisi-
zione la cui natura e finalità i ma di ogni potere» [7]. ca legittima» [10]. Tuttavia
molti riescono a percepire Questa frattura insanabile egli aggiungeva che, se l’e-
(quando riescono) troppo mostra pertanto come il sen- sercizio del potere è un fine
tardi, allorché il dominio è so del potere stia nella sua in se stesso, «per godere del
rifrazioni

ormai una realtà di fatto. struttura semantica, cioè nel senso di prestigio che ne de-
Proprio per quanto fin qui riva», «non si dà aberrazione
detto, però, il potere rimane dell’attività politica più dele-
asintotico, per sua natura teria dello sfoggio pacchiano
provvisorio e aspira inutil- del potere e del vanaglorioso


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compiacersi nel sentimento cettabile dell’esser soli) da forme di massa? In primo


della potenza, o, in genera- spingere a immettersi nella luogo, dice Canetti, la neces-
le, di ogni culto del potere forza opposta, quella centri- sità di crescere indefinita-
semplicemente come tale» peta, che unisce gli sparsi in- mente, di penetrare ovun-
[11] (si direbbe che avesse dividui e tramite cui «l’uomo que senza lasciare nulla fuori
previsto quali forme di de- può essere liberato dal timo- di sé, di coincidere (alla fine)
generazione dell’attività po- re di essere toccato. Essa [la con tutto ciò che esiste, in
litica si sarebbero presenta- massa] è l’unica situazione modo da creare una egua-
te nei nostri anni). Weber ri- in cui tale timore si capovol- glianza assoluta, che dia
tiene inoltre che la demo- ge nel suo opposto (...). unità alla molteplicità di
crazia formale sia già di per D’improvviso, poi, sembra sensazioni, esperienze, vo-
sé «una dittatura fondata che tutto accada all’interno lontà. Ancora: una concen-
sullo sfruttamento della na- di un unico corpo» [13]. trazione fisica di cui la massa
tura sentimentale delle Nascono così gli insiemi fisi- sente comunque sempre
masse» [12] e proprio da ci, gli aggregati centripeti, la l’insufficienza, dato che essa
questa «natura sentimenta- semplice vastità del numero. vorrebbe annullare lo spazio
le» muove l’investigazione Ma il momento decisivo nel fra un elemento e l’altro dei
di Elias Canetti sul pendant quale da una raccolta più o suoi componenti. Infine, la
del potere, cioè sulla natura meno vasta di individui si direzione, il muoversi tutti
della massa, di cui egli ha passa alla vera e propria insieme verso qualcosa, uni-
sviscerato gli aspetti politici massa è la «scarica», nella ca garanzia contro il pericolo
e antropologici e di cui ha quale tutti decidono di fare e sempre incombente del di-
restituito, senza risolverlo di essere la stessa cosa e in sgregamento. Per questo la
ma addirittura ampliando- tal modo diventano uguali e forma-massa davvero origi-
lo, l’enigma. Canetti ha in- provano con ciò un enorme naria, modello e insieme
fatti tentato una fisica e, di sollievo, di carattere appun- simbolo di ogni altra, sta nel-
più, una biologia del potere: to fisico, biologico. Alcuni la natura e nelle diverse sue
la massa e il comando ven- esempi di questa dinamica manifestazioni: grano, fore-
gono pensati a partire dalle sono conosciuti da tutti: la ste, pioggia, vento, sabbia,
loro scaturigini nel mondo paura improvvisa di fronte a mare, fuoco.
vegetale e animale: psicolo- un pericolo (un predatore, Di fronte alla massa (suo
gia, etnologia, storia, antro- un’inondazione, l’esercito prodotto?, suo nemico?, Ca-
pologia, etologia confluisco- avversario, le forze dell’ordi-
no nel magma di un tentati- ne) crea la massa in fuga; il
vo lucidissimo di compren- rifiuto di un’azione dovuta fa
dere ciò che accade.
Egli incentra la dinamica in-
nascere la massa del divieto
(lo sciopero); la volontà di

dividuo-massa sul contrasto uscire a tutti i costi da una
fra due forze opposte, di cui situazione giudicata insoste-
quella centrifuga spinge a nibile forma quella del rove-
conservare l’identità del sin- sciamento (rivoluzioni e jac-
golo tramite l’isolamento nel queries); un gruppo che si
quale ognuno sta come un autocelebra proiettando se
mulino a vento in una pia- stesso nella natura, in un
nura sconfinata. Questa si- eroe o in un dio, produce la
tuazione, tuttavia, comporta massa festiva.
un tale peso d’angoscia (il Ma che cos’è, oltre la «scari-
sentimento alla lunga inac- ca», a unificare tali e altre

7. Ivi, pp. 38-39 e 77.


rifrazioni

8. Ivi, p. 38.
9. Ted C. Lewellen, Antropologia politica, Il Mulino, Bologna 1987, p.150.
10. Max Weber, Il lavoro intellettuale come professione, Einaudi, Torino 1994,
p. 48.
11. Ivi, pp. 49 e 103.
12. Ivi, p. 89.


13. Elias Canetti, Massa e potere, Adelphi, Milano 1981, p. 18.

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netti non sembra chiarirlo mulazione, il silenzio sulle (rimanendo l’unico ad avere
del tutto) sta il potere, la cui proprie reali intenzioni, il se- parola e vita) è perciò inse-
natura, per lui, è in primo greto indicibile, il moltipli- parabile dal timore di poter
luogo biologica e consiste carsi delle maschere, la fin- essere a propria volta ridotti
sostanzialmente nell’afferra- zione. Solo così la parola a nulla dalla rivolta di coloro
re ciò che sta davanti e a di- detta, quando sarà detta, che subivano e questo crea
sposizione, mangiarlo, in- avrà il peso di un’autorità la necessità di eliminare il
corporarlo e annientare così senza limiti, di una sentenza pericolo moltiplicando i ca-
ogni diversità rispetto a colui senza appello. Ogni ordine è daveri (in senso letterale, ma
che divora. Ancora una vol- parte di questa morte che più spesso traslato).
ta, quindi, il principio del viene dall’alto, una spina che Canetti, nell’opera fin qui ri-
potere è l’identità avversa al- si conficca in chi la riceve, percorsa, non giudica la
la differenza, l’unità rispetto che non si potrà dimenticare massa, la descrive come
alla molteplicità. e da cui ci si potrà liberare qualcosa che costituisce il
Canetti comunque sottoli- solo trasmettendo a un altro mondo, sia umano sia ani-
nea che «l’istante del soprav- lo stesso identico comando. male e vegetale. Valuta inve-
vivere è l’istante della poten- Ma, continua Canetti, «sape- ce il potere, svelandone la
za» [14], per cui, in ogni luo- re che tutti coloro cui si sono vera e propria natura patolo-
go e ovunque appaia, il po- impartiti comandi, tutti co- gica. In ogni caso entrambi,
tente è in primo luogo il so- loro che si sono minacciati massa e potere, esprimono
pravvissuto, l’unico supersti- di morte vivono e si ricorda- quel desiderio di morte che
te di fronte alla distruzione no (...), questa sensazione «si trova davvero ovunque, e
dei suoi simili; il suo trono profondamente radicata e non è necessario scavare
poggia su mucchi sterminati tuttavia indeterminata, poi- molto nell’uomo per trarlo
di cadaveri: «Il più antico or- ché non si sa mai quando i alla luce» [18]. Si torna per-
dine - impartito già in epoca minacciati passeranno dal tanto al nesso profondo che
estremamente remota, se si ricordo all’azione, questa coniuga il potere alla mate-
tratta di uomini - è una sen- tormentosa, invincibile e in- ria: potere, mortalità, corpo.
tenza di morte, la quale co- definita sensazione di peri-
stringe la vittima a fuggire. colo è appunto l’angoscia
I corpi? Luoghi
Sarà bene pensarci quando del comando» [17], la quale
semantici
si parla dell’ordine fra gli uo- fa sì che anche il potente vi-
mini» [15]. L’obiettivo ultimo va la sua angoscia: essa è il Il corpo, dunque, prima di
del potente sarà quindi la contraccolpo della sorte, il tutto, ma la fisicità che ci co-
soppressione degli altri «per poter perdere l’autorità e do- stituisce non può essere trat-
essere l’unico, oppure, nella ver subire la vendetta di co- tata come un fenomeno fra i
forma più mitigata e fre- loro a cui si è comandato. tanti, essa è anzi la matrice
quente, il desiderio di servir- Per Canetti la spirale (tout dei fenomeni. Non a caso
si degli altri per divenire l’u- court paranoica) del potere, Maurice Merleau-Ponty po-
nico con il loro aiuto» [16]. il desiderio di dominare co- teva affermare che «lungi
Lo strumento e la tonalità me signore incontrastato su dall’essere il mio corpo per
del potere è perciò la dissi- un mondo ridotto al silenzio me un semplice frammento
dello spazio, non ci sarebbe
per me spazio alcuno se io
non avessi un corpo» [19]; e
inoltre: «In quanto vede o
tocca il mondo, il mio corpo
non può quindi essere visto
né toccato. La ragione che gli
impedisce di essere solo un
oggetto, di essere “comple-
tamente costituito”, sta nel
fatto che è proprio tramite
rifrazioni

esso che gli oggetti si danno»


[20].
Il corpo è quindi lo spazio-
tempo della mente, la di-


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mensione che permette a


ciascuno di collocarsi in un
punto preciso nell’enigmati-
co e inarrestabile volgersi
della materia; anche i senti-
menti sono prima di tutto la
reazione del corpo ad altri
corpi, agli eventi, alle paure
e alle prospettive in merito
alla salvaguardia (la salute)
dei propri organi. Attraverso
il corpo sentiamo con cer-
tezza la nostra appartenenza
al mondo, la somiglianza
con ogni altro elemento del-
la natura. Il corpo è l’attrito
senza il quale il nostro essere
vagherebbe in un vuoto in- è detto, è innata, non a caso proposito, è che l’innatismo
comprensibile, nel nulla. risulta presente in tutte le implichi immodificabilità,
Per questo il sapere nasce culture, società, modelli di giustificazionismo etico,
dal corpo, dall’esigenza di organizzazione e svolge fun- conservatorismo politico. Si
interagire con l’altro da sé, zioni indispensabili di auto- tratta di una deduzione im-
con il fuori, tentando di ca- difesa, di controllo dell’am- motivata. Piuttosto, e al con-
pire come siano possibili biente, di strutturazione fun- trario, la consapevolezza
l’interno e l’esterno, il co- zionale. Questo non toglie della forza di un impulso è la
stante dialogo di ciascuno che, d’altra parte, molte for- condizione per tenerlo, fin-
con se stesso e la continua me specifiche e storiche di ché è possibile, sotto con-
interazione con ciò che non aggressività risultino ovvia- trollo poiché nascondere la
si è, vale a dire con ciò che mente apprese e in ogni caso forza degli impulsi significa,
non è il mio corpo. Il corpo è le inclinazioni aggressive si di fatto, abbandonarsi alla
l’elemento primario da cui sviluppino in condizioni loro potenza. Ambiente,
tutto nasce, del quale è in- educative e sociali estrema- educazione, epoca, certo ci
tessuta ogni esperienza e mente diverse e con i sistemi costituiscono, ma sono al-
nella cui dissoluzione finisce di controllo più vari. La ne- trettanto determinanti an-
per l’individuo il tempo e, cessità di nutrirsi è naturale, che alcune disposizioni in-
con esso, ogni possibile si- il cibarsi di un alimento piut- nate. È una consapevolezza,
gnificato. tosto che di un altro è appre- questa, che mette in guardia
È dal corpo e nel corpo che so. La sessualità è un istinto, dai progetti di una completa
la pulsione aggressiva e la la sua espressione è plasma- manipolazione delle scelte
pulsione alla socialità convi- ta dalla cultura. Fra tutti i ed evita così la riduzione de-
vono; il loro equilibrio varia- popoli conosciuti vige l’isti- gli esseri umani a materiale
bile può comportare gli ef- tuto del matrimonio, ma le di esperimento ideologico,
fetti più diversi poiché la ca- sue forme (monogamiche o politico, dottrinario.
pacità di costruire una rete poligamiche, sentimentali o La profonda continuità fra
di rapporti è biologicamente politiche, più private o pub- natura e cultura che caratte-
fondata in noi quanto quella bliche) variano nel tempo e rizza la nostra specie fa sì
di autodistruggerci. L’ag- nello spazio. Uno dei più che, per capire il potere, per
gressività intraspecifica, lo si gravi e diffusi equivoci, a tal descriverlo davvero, sia ne-
cessario non astrarlo mai
dalle strutture stesse della
14. Ivi, p. 273. relazionalità interumana,
15. Ivi, p. 366. una relazionalità che si in-
rifrazioni

16. Ivi, p. 561. scrive nei nostri corpi e ne fa


17. Ivi, p. 373.
18. Ivi, p. 87.
19. Maurice Merleau-Ponty, Phénoménologie de la perception, Gallimard, Pa-
ris 1945, p. 119.
20. Ivi, p. 108; «Il corpo non è una parte dell’uomo, bensì il centro della sua



costituzione» (W. Sofsky, Saggio sulla violenza, cit. p. 53).

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non degli assemblaggi di or-


gani, liquidi e tessuti, guidati
da un principio teleologico
di sopravvivenza, ma dei
luoghi semantici, dei veri e
propri segni di identità, di re-
lazione sociale, di potere e di
desiderio. È la dimensione
relazionale, semantica e
temporale dell’umano che fa
sì che, anche biologicamen-
te, gli individui non siano il
fine della specie, degli stati
perenni, ma segni mobili
che avvengono nel tempo.
Per questo, anche in una
prospettiva bio-fenomeno-
logica e non solo etica, la le, come la vita. questa influenza reciproca
pretesa del soggetto alla in- Ma tutti noi siamo il corpo significa morire»[21] ed è so-
definita sopravvivenza è pri- che si è, non che si ha, il no- lo a partire da qui che si può
va di senso. Il significato del stro corpo non costituisce e si deve attutire quanto più
vivere umano, al di là della una fortezza chiusa che da possibile il bisogno, la fero-
sua inconsistenza cosmica, è sé si genera e a sé sola attin- cia, la necessità della pote-
dato anche da queste due ge la vita, non è dotazione stas. Inventare, trovare, pra-
sue caratteristiche: inesora- che si possiede, dimora che ticare i modi di questa neu-
bilità e irrimediabilità, le si abita, interfaccia strumen- tralizzazione del potere è
quali segnano dei confini tale. Il nostro corpo è invece non solo possibile ma è an-
temporali ed etici alla nostra un progetto dialogico e che quanto ci pone a con-
potenza individuale. Il senso mondano, l’opera aperta fronto col nostro essere, col
del tempo è quindi per l’uo- nella quale convergono i potere nei due sensi del ter-
mo la propria radicale finitu- processi metabolici, percet- mine che lo innervano. Non
dine, è questa che costitui- tivi, emotivi, relazionali, tec- è un cammino facile o dato
sce il suo «essere» che è sem- nici che insieme definiscono una volta per tutte: come
pre un «esserci». Per questo e fanno la nostra specie, per cantava Fabrizio De André:
il ritrarsi, impaurito o infasti- cui siamo un corpo che è «Certo bisogna farne di stra-
dito, dalla finitudine colloca tempo germinato dalle me- da da una ginnastica d’obbe-
gli umani nel ripetuto e sem- morie e dai geni e costituito dienza fino a un gesto molto
pre fallito tentativo di esor- di quella palese transitorietà più umano che ti dia il senso
cizzare il proprio declino che si chiama finitudine e della violenza. Però bisogna
nelle forme della banalità morte. Intrinseco al vivente farne altrettanta per diventa-
quotidiana, nella ripetizione è perciò il potere inteso co- re così coglioni da non riu-
dei gesti meccanici della vi- me potentia, il «poter fare» scire più a capire che non ci
ta, nella dismisura del potere che, oltreché nel «fare di» sono poteri buoni»[22], ma è
accumulato, come se dalla della potestas, si declina an- in questo cammino che si si-
sua crescita materiale potes- che nel «fare con» che è l’es- tua il senso stesso delle pra-
se derivarne per il soggetto sere con gli altri della nostra tiche sociali, esistenziali, in-
una qualche forma di garan- ineludibile socialità: dipen- dividuali e comunitarie che
zia dalla furia del dissolvi- denza degli altri da noi e di definiscono nella sua natura
mento. È anche da qui che si noi dagli altri. Michail Baku- più profonda la politica e se-
mostra come ogni potere sia nin sapeva bene tutto questo gnano, più di ogni altra, l’op-
un biopotere che proprio per e proprio per ciò affermava zione anarchica.
questo sembra indistruttibi- con chiarezza che «eliminare
rifrazioni

21. Jesse Cohn e Shawn Wilbur, Che cosa non va nel postanarchismo?, in Li-
bertaria, n.1-2/2009, p. 85. 
22. Fabrizio De André, Nella mia ora di libertà, in Storia di un impiegato, Di-
schi Ricordi, 1973.


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QUEL POTERE di Andrea Staid

SENZA DOMINIO
Quanto possono interagire arricchendosi reciprocamente pensiero libertario e
antropologia? Molto secondo Andrea Staid, soprattutto sui temi legati al do-
minio e alla gerarchia. Staid, redattore di Elèuthera, collabora con la stampa
anarchica e libertaria. È autore di Gli arditi del popolo (2007)

«I l potere è esattamente
quello che le società
hanno voluto che fosse. E
civiltà occidentale, che non
riuscì a integrarle. Attraver-
so un’attenta lettura dei mi-
un contesto più sensibile al-
le differenze culturali, il
principio attorno al quale
poiché questo potere non ti, dei riti, delle istituzioni possiamo ricostruire il signi-
conta, per esprimerci sche- sociali, dei costumi sessuali, ficato delle culture amerin-
maticamente, nulla, il grup- dei modi di produzione, la diane: culture senza politica,
po rivela in tal modo il suo scoperta principale a cui senza stato e senza storia,
rifiuto radicale dell’autorità, perviene Clastres è l’impor- ma tanto più significative
una negazione assoluta del tanza politica dei capi, non per l’uomo occidentale nel-
potere. È possibile spiegare tanto come incapacità di l’attuale crisi dello «spazio
questa “decisione” delle cul- produrre forme più evolute politico» ereditato dall’Otto-
ture indiane? Si deve giudi- di convivenza, ma come al- cento.
carla come il furto irraziona- ternativa culturale al model- Analizziamo più a fondo
le della fantasia, o è invece lo occidentale di società po- queste società senza stato.
possibile postulare una ra- litica, lo stato. Ciò che agli Come sappiamo il potere si
zionalità immanente a que- occhi dei primi esploratori e realizza in una caratteristica
sta scelta?» [1]. colonizzatori europei appar-
Partendo dalla critica del ve come prova dell’inferio-
rifrazioni


pregiudizio etnocentrico, rità etnica di quelle popola-
Pierre Clastres muove alla zioni, appare a Clastres, in
scoperta di quelle culture
amerindiane in gran parte
distrutte dall’avanzata della 1. Pierre Clastres, La società contro lo stato, Ombre corte, Verona, 2003.


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relazione sociale: comando- potere politico è universale, che vuole: «La produzione di
obbedienza. Mentre nelle immanente al fatto sociale e norme è, dunque, l’opera-
società in cui non si osserva si realizza in due modi prin- zione centrale, fondante
questa relazione si hanno cipali: potere coercitivo e della società umana, è pro-
società «senza potere». potere non coercitivo. duzione di socialità e perciò
La verità e l’essere del potere Il potere coercitivo non è il stesso di umanità, poiché
si costituiscono e si fondano modello del vero potere, ma l’uomo non esiste in quanto
sulla violenza, quindi il po- solo un caso particolare. uomo se non come prodotto
tere è impensabile senza il Non vi è dunque ragione culturale, cioè come prodot-
suo predicato, la violenza. scientifica per farne il punto to sociale» [3].
Studiando altre culture, po- di riferimento. Anzi. Perché Si possono creare norme
polazioni, in questo caso anche nelle società in cui l’i- che portano alla società au-
quella degli Indiani d’Ameri- stituzione politica è assente, toritaria, l’esempio di potere
ca, ci accorgiamo che non assistiamo alla presenza di coercitivo è sotto gli occhi di
tutte le società sono fondate forme del politico, per cui si tutti, è quello dello stato,
sul binomio comando-ob- pone il problema del potere. delle società contempora-
bedienza. Eccetto le culture nee, occidentali e non, so-
gerarchiche del Messico, cietà in cui si produce domi-
Natura umana
dell’America centrale e delle nio, sfruttamento dell’uomo
e vita sociale
Ande, tutte le società india- sull’uomo. E, infatti, il domi-
ne o quasi sono dirette da Se riconosciamo che il pote- nio è negazione di umanità
«leader», ma la cosa partico- re politico non è una neces- per tutti gli espropriati, per
larmente strana e allo stesso sità connessa alla natura tutti gli esclusi dai ruoli do-
tempo interessante è che umana, dobbiamo però ri- minanti della struttura so-
questi caciques non possie- conoscere che risulta essere ciale [4]. Quindi dominio è
dono potere. una necessità legata alla vita categoria distinta da potere
Ci troviamo di fronte a so- sociale. Schematizzando: la e infatti esistono e sono esi-
cietà, in cui i detentori di ciò politica è pensabile anche in stite società senza stato,
che altrove si chiamerebbe assenza di violenza, ma non senza potere autoritario,
potere, in effetti sono privi esiste il sociale senza il poli- senza dominio, mentre non
di potere, in cui il capo non tico, in altre parole non ci sono mai esistite e proba-
esercita coercizione e vio- sono società senza potere, bilmente mai potranno esi-
lenza, non è al vertice di una ma ci sono diversi tipi di po- stere società senza potere.
scala gerarchica, non esiste tere. La maggioranza delle so-
relazione di comando-obbe- L’uomo per vivere in una cietà amerindiane, per
dienza fra lui e i suoi «suddi- comunità, per creare il so- esempio, si distingue essen-
ti». ciale, deve produrre norme zialmente per il senso di de-
«Se vi è cosa estranea a un ma può produrre le norme mocrazia e il gusto di ugua-
amerindiano è l’idea di im-
partire un ordine o di dover-
vi obbedire, fuorché in par- 2. Ibidem.
ticolari circostanze, come
rifrazioni

3. Amedeo Bertolo, Potere, autorità, dominio. Una proposta di definizione, in


nel caso di spedizioni guer- Volontà, n.2/1983, e in Libertaria, n. 3/2009.
resche» [2]. Quindi in quelle 4. Pierre Clastres, op. cit.
5. Ibidem.
società non è possibile indi- 6. Ibidem.
viduare due gruppi distinti: 7. Clifford Geertz, Interpretazione di culture, il Mulino, Bologna, 1998.


con e senza potere. Però il 8. Ibidem.

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glianza, tanto che la caratte- società statuali la parola è il teressante per un libertario
ristica saliente del capo diritto del potere, nelle so- «pescare» nelle ricerche an-
amerindiano consiste nella cietà senza stato essa è il do- tropologiche, per capire co-
sua autorevolezza del non vere del potere [6]. me culture «altre» vivono,
«poter far fare». La società primitiva è il luo- hanno vissuto nel nostro ca-
Il capo amerindiano è un go del rifiuto di un potere so il rifiuto dello stato e del
«paciere», è l’istanza mode- separato, perché essa stessa, dominio. Tanto che la ricer-
ratrice del gruppo, deve es- e non il capo è il luogo reale ca antropologica diventa an-
sere generoso dei propri be- del potere. che un archivio di esperien-
ni e non può, senza scredi- La società senza stato sa che ze consultabili, per com-
tarsi, respingere le continue la violenza è l’essenza del prendere meglio il presente.
richieste dei suoi ammini- potere che si trasforma in In questa ottica la vocazione
strati, solo un buon oratore dominio, il campo stesso dell’antropologia interpreta-
può diventare capo, il potere della parola assicura la de- tiva non è rispondere alle
normale, civile è fondato marcazione e traccia la linea nostre domande più profon-
non sulla costrizione ma sul di confine, costringendo il de, ma mettere a disposizio-
consensus omnium. capo a muoversi soltanto ne risposte che altri hanno
Per la maggioranza delle so- nell’elemento della parola, dato e includerle così nel-
cietà sudamericane l’istitu- cioè nell’opposto della vio- l’archivio consultabile di ciò
zione matrimoniale della lenza. che l’uomo ha detto [7].
poliginia è strettamente col- Il potere è esattamente quel- Clifford Geertz ci parla di
legata all’istituzione politica lo che le società hanno volu- un’antropologia dialogica
del potere. Il potere del capo to che fosse, e poiché questo che cerca di annullare il pre-
dipende dal consenso del potere non «obbliga», il supposto indirettamente ge-
gruppo, si comprende allora gruppo rivela in tal modo il rarchico secondo cui «noi»
l’interesse diretto di ogni ca- suo rifiuto radicale del pote- studiamo «loro» perché noi,
po a mantenere la pace. re-dominio. diversamente da loro, siamo
Il capo in quanto debitore di È la cultura stessa, in quanto emancipati dalle «stranezze»
ricchezza e messaggi, non differenza massima dalla della cultura.
esprime altro che la propria natura, che si impegna total- Vedere noi stessi come ci ve-
dipendenza dal gruppo, e mente nel rifiuto di questo dono gli altri può essere ri-
l’obbligo in cui si trova, di tipo di potere, la cultura velatore. Ma è dalla conqui-
manifestare continuamente quindi utilizza contro il po- sta assai più difficile di vede-
l’innocenza della propria tere l’astuzia della natura. re noi stessi tra gli altri, co-
funzione. In questo caso il Ed è forse per questo che me un esempio locale delle
potere venerato nella sua quel tipo di società ci stupi- forme che la vita umana ha
impotenza, esprime la cura sce per la sottigliezza con assunto localmente, un caso
che la cultura ha di sé e il cui il potere viene regolato. tra i casi, un mondo tra i
suo sogno di superarsi: «Me- Ma queste società hanno mondi, che deriva quella
tafora della tribù, imago del anche compreso che la tra- apertura mentale senza la
suo mito, tale è il capo in- scendenza del potere rac- quale l’oggettività è autoin-
diano» [5]. chiude per il gruppo un ri- censamento e la tolleranza
rifrazioni

L’uomo di potere detiene il schio mortale. mistificazione [8].


monopolio della parola, è Senza mitizzare le società
sempre non solo l’uomo che primitive o le società indige-
parla, ma la sola fonte di pa- ne amerindiane, va sottoli-



rola legittima. Mentre nelle neato come possa essere in-

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IL PARADOSSO
DELTEMPO
di Marc Augé

Questa è l’introduzione al libro Che fine ha fatto il futuro? (titolo francese, Où


est passé l’avenir?) dell’antropologo Marc Augé, pubblicato da Elèuthera. Fra i
suoi libri pubblicati in italiano: Un etnologo nel metrò (2005), Nonluoghi
(2006), La guerra dei sogni (2005), Ville e tenute (1994) e L’antropologia del
mondo contemporaneo (2006). Augé è directeur d’études all’Ecole des Hautes
Etudes en Sciences Sociales di Parigi

I l primo paradosso del tem-


po è inerente alla consape-
volezza che ognuno ha di vive-
zioni. In Africa, per esempio,
l’idea del ritorno degli elemen-
ti liberati dalla morte non è as-
re in un tempo che precedeva sociata a quella del ritorno de-
la sua nascita e che continuerà gli individui in quanto tali, an-
dopo la sua morte. Questa che se, nelle grandi chefferies
consapevolezza individuale o nei regni, la logica dinastica
del finito e dell’infinito vale si- spinge in quella direzione. Al-
multaneamente per il singolo tre istituzioni, come le classi di
e per la società. Infatti l’indivi- età, o taluni fenomeni religiosi
duo che si trasforma, cresce e ritualizzati, come la possessio-
poi invecchia, prima di scom- ne, rientrano in quella visione
parire un giorno o l’altro, assi- immanente del mondo che
ste in quel mentre alla nascita tende a relativizzare l’opposi-
e alla crescita degli uni e all’in- zione tra vita e morte in virtù
vecchiamento e alla morte de- di un’intuizione non lontana
gli altri. Invecchia in un mon- dal principio scientifico se-
do che cambia, se non altro condo il quale nulla si crea e
perché gli individui che ne nulla si distrugge, ma tutto si
fanno parte invecchiano an- trasforma.
che loro e vedono generazioni Il secondo paradosso del tem-
più giovani prendere progres- po è quasi l’inverso del primo
sivamente il loro posto. e riguarda la difficoltà per uo-
Ci sono spiegazioni di tipo in- mini mortali, e quindi tributari
tellettuale per questo primo del tempo e delle idee di inizio
paradosso: sono tutte le teorie e fine, di pensare il mondo secondo una prospettiva di-
che, in un modo o nell’altro, senza immaginarsene una na- versa dal semplice ripresentar-
inscenano il ritorno del mede- scita e senza assegnargli un si delle stagioni. Ma per un al-
simo. Nella maggioranza delle termine. Le cosmogonie e le tro verso l’evento comporta il
società studiate dall’etnologia apocalissi, in varie modalità, rischio di una rottura, di una
tradizionale esistono rappre- sono una soluzione immagi- lacerazione irreversibile con il
sentazioni dell’eredità molto naria per rispondere a questa passato, di un’intrusione irri-
elaborate che tendono a rite- difficoltà. mediabile del nuovo nelle sue
nere la morte degli individui Il terzo paradosso del tempo forme più pericolose. Per un
non una fine in sé quanto l’oc- rimanda al suo contenuto o, se lungo periodo della storia
casione per ridistribuire e rici- vogliamo, alla storia. È il para- umana le catastrofi ecologi-
anteprima

clare gli elementi che li com- dosso dell’evento, del fatto che, meteorologiche, epide-
pongono. Le teorie della me- sempre atteso e sempre temu- miologiche, politiche o milita-
tempsicosi sono solo un tipo to. Per un verso sono gli eventi
particolare di tali rappresenta- che rendono sensibile il pas-
saggio del tempo e che servo-
no anche a datarlo, a ordinarlo 


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ri avevano il potere di minac- calendario è stata una delle segnalano e ordinano gli spazi
ciare l’esistenza stessa del forme più efficaci di controllo di socialità con estrema minu-
gruppo, e lo sviluppo delle so- religioso e/o politico esercita- zia, sia per distinguerli dagli
cietà non ha fatto svanire la to sulle società, perché il tem- spazi non umani, sia per trac-
consapevolezza di rischi del po, dato immediato della co- ciare le linee di partizione che
genere: li ha solo collocati su scienza, appare simultanea- ordinano il gruppo sociale
una scala diversa. Il controllo mente una delle componenti stesso (norme di residenza, si-
intellettuale e simbolico del- essenziali della natura e uno stemi di divisione, spazio pub-
l’evento è sempre stato al cen- strumento privilegiato per ca- blico e spazio privato, spazio
tro delle attenzioni dei gruppi pirla e governarla. I poteri reli- sacro e spazio profano…).
umani. Lo è ancora oggi; cam- giosi e politici si sono sempre Queste suddivisioni sono inti-
biano solo le parole e le solu- mamente correlate alle rap-
zioni. È anzi possibile che il presentazioni del tempo so-
paradosso dell’evento sia al ciale. Alcune di queste si ma-
suo culmine: mentre la storia nifestano solo in occasione di
accelera sotto la spinta di riti stagionali. La residenza
eventi di ogni genere, cambia con le varie età
noi pretendiamo di della vita (ingresso nel-
negarne l’esistenza, l’età adulta, matrimo-
come nelle epoche nio…). Si potrebbe
più arcaiche, per così parlare di uno
esempio cele- spazio-tempo so-
brandone la fine. ciale il cui grado
È proprio con la più o meno forte
configurazione, di coesione corri-
la delimitazione sponde alle diver-
o l’esplicitazione se modalità orga-
di questi tre para- nizzative.
dossi che si sono La prova dell’altro,
misurati, nei con- nelle forme della
testi storici più vari, conquista e della co-
tutti i tentativi di sim- lonizzazione, è spesso
bolizzazione del mon- stata tanto più dolorosa
do e delle società. Se, co- quanto più ribaltava l’or-
me afferma Claude Lévi- dine spazio-temporale pree-
Strauss nella sua Introduzione sistente, da quel momento in
all’opera di Marcel Mauss [1], poi considerato obsoleto. Agli
la comparsa del linguaggio ha occhi dei colonizzati tale pro-
comportato ipso facto la ne- serviti del tempo per dare alla va era perciò, prima di tutto,
cessità di rendere il mondo si- cultura l’apparenza di un fatto un evento ingovernabile che
gnificante, è ben evidente che naturale. Tutte le rivoluzioni segnava una rottura irreversi-
la categoria del tempo, più an- hanno dovuto fare i conti con bile tra presente e passato e
cora di quella dello spazio, ha la necessità di ridefinire l’im- che imponeva loro, tanto in
fornito una materia prima piego del tempo e di rifondare termini politici quanto religio-
ideale per quell’operazione, il calendario per cercare di si, una reinterpretazione del
perché è la più sperimentabi- cambiare la società. passato e una visione dell’av-
le, la più immediatamente Resta il fatto che non avrebbe venire. Parallelamente, quel-
percepibile e, in questo senso, senso dissociare una riflessio- l’evento trasformava da cima a
la meno arbitraria dei dati ne sul tempo da una sullo spa- fondo la loro organizzazione
simbolici. La padronanza del zio. Tutti i sistemi simbolici spaziale. L’urbanizzazione, le
che si possono osservare nel nuove suddivisioni ammini-
strative, la creazione di colture
anteprima

mondo attestano invece il le-


game sempre intuitivamente industrializzate destinate all’e-
avvertito tra queste «forme a sportazione, l’integrazione
1. Marcel Mauss, Sociologie et anth- priori della sensibilità», come forzata nello spazio del colo-
ropologie, puf, Paris, 1950 [traduzio- le definisce Kant. Le culture
ne italiana, Sociologia e antropologia,
Newton Compton, Roma, 1976]. dell’immanenza individuano,


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nizzatore (per esempio in oc- quella che per convenzione è


casione della prima guerra definita società dei consumi.
mondiale o delle stesse guerre Sotto la marea di immagini e
coloniali) hanno costituito un di messaggi, sotto l’effetto di
abbozzo su scala regionale di tecnologie della comunicazio-
quella che oggi viene chiamata ne istantanea e della mercifi-
globalizzazione. cazione di tutti i beni materiali
Non è escluso che, per un cu- e culturali, sembra che agli in-
rioso ribaltamento della situa- dividui resti solo la scelta tra
zione, l’Occidente colonizza- un consumismo conformista e
tore oggi si trovi davanti alle passivo, anche quando le pos-
stesse difficoltà che non molto sibilità di consumo sono ridot-
tempo fa ha provocato tra i co- te, e un rifiuto radicale al qua-
lonizzati, quando pretendeva le solo le espressioni religiose
di imporre la propria conce- esasperate sembrano in grado
zione più o meno evoluzioni- di fornire un’apparente arma-
sta della storia. In effetti, nel tura teorica. Sullo stesso piano
corso del ventesimo secolo, si ideologico, vediamo inoltre
sono trovati a mal partito tutti formarsi connubi sostanziali
quegli schemi intellettuali sui tra ideologia religiosa e ideolo-
quali, con maggiori o minori gia consumista, più in partico-
dubbi, certezze e buona fede, l’impresa coloniale come pri- lare nel caso dell’evangelismo
si era costruita l’ideologia co- mo abbozzo della globalizza- di origine nordamericana. Per
loniale e postcoloniale (il sen- zione. il resto, le nuove forme di
so della storia, il volontarismo Sono dunque il nostro passato esclusione, delle quali la glo-
rispetto all’evento, il rifiuto più recente, la nostra storia balizzazione è nello stesso
della contingenza e quell’ere- più vicina (quella misurabile tempo il contesto generale e
dità dell’Illuminismo che è l’i- sulla durata di un’esistenza in- uno dei principali fattori, ge-
neludibile legame tra progres- dividuale) che ci diventano nerano, attraverso diverse me-
so scientifico, progresso mate- enigmatici. Dal 1989, dopo la diazioni come quella del fon-
riale e progresso morale). A caduta del muro di Berlino, damentalismo religioso, atteg-
questo proposito si cita spes- comincia una nuova storia che giamenti di rigetto o di fuga
so, e non a torto, il fallimento fatichiamo a capire, perché che hanno senso solo in rap-
dei sistemi comunisti, ma bi- procede troppo in fretta e ri- porto all’ordine dominante.
sogna anche insistere sul diso- guarda direttamente e imme- Quest’ultimo provoca insieme
rientamento morale provocato diatamente tutto il pianeta. odio e seduzione. La contesta-
dall’ampiezza dei massacri re- Dal punto di vista intellettua- zione, la rivolta o la protesta
si possibili dal progresso tec- le, questo cambiamento di sembrano così prigioniere di
nologico, sulla fine disastrosa scala ci prende alla sprovvista. quegli stessi schemi di pensie-
delle avventure coloniali, che Siamo ancora nella fase di cri- ro ai quali si oppongono, sia a
toglie ogni senso a una parte tica dei vecchi concetti e delle livello della vita politica sia sul
della storia occidentale, e sulle visioni del mondo che li sot- piano intellettuale e artistico.
incertezze intellettuali che og- tendevano. A questi si sostitui- Ogni impero ha avuto la prete-
gi accompagnano il movimen- scono da un lato una visione sa di fermare la storia, tanto
to accelerato della globalizza- pessimista, nichilista e apoca- che è possibile sostenere che
zione. littica, secondo la quale non altre globalizzazioni abbiano
Questo movimento, tanto evi- c’è più niente da capire, e dal- preceduto l’attuale. L’unica
dente quanto imprevedibile, l’altro una visione trionfalista differenza, sta nel fatto che la
riguarda non solo l’economia ed evangelica per la quale tut- globalizzazione presente è
ma anche la scienza, la tecno- to è compiuto o sta per esser- coestesa al pianeta come cor-
logia e la politica; e comporta lo. In entrambi i casi, il passa- po fisico. Ogni giorno di più
manifestazioni del tutto inedi- to non è più portatore di alcu-
anteprima

te di violenza e di nazionali- na lezione e dall’avvenire non


smo, convulsioni religiose e c’è più niente da aspettarsi.
politiche senza precedenti che Tra queste due visioni estre-
sanciscono il fallimento del- me, c’è posto per un’ideologia
del presente caratteristica di


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anno 11 • n.4 • 2009 libertaria

vietarci di riflettere sui fini, co-


me se la timidezza politica do-
vesse essere lo scotto da paga-
re per l’ambizione scientifica e
l’arroganza tecnologica.
Questi tre paradossi altro non
sono che l’odierna forma sto-
rica dei tre paradossi del tem-
po citati all’inizio. In questo
senso attengono tutti all’ideo-
logia. Ogni sistema di organiz-
zazione e di dominio del mon-
do – sia che quest’ultimo ab-
bia limiti geografici più o me-
no estesi o che lo si voglia, co-
me oggi, coesteso al pianeta –
ha prodotto teorie dell’indivi-
duo, del mondo e dell’evento.
Il sistema della globalizzazio-
ne non si sottrae a questa re-
gola. L’ideologia che gli è sot-
tesa, che lo anima e che gli
consente di imporsi alle co-
scienze dei singoli, può essere
analizzata in quanto tale, no-
nostante la complessità delle
sue determinazioni e dei suoi
effetti. Le riflessioni qui pro-
poste, che si inseriscono nel-
l’ottica di un’antropologia
comparata delle rappresenta-
zioni del tempo, vorrebbero
prendiamo coscienza di occu- di coloro che ne sono vittime, dare un contributo a questa
pare «un angolo dell’univer- ma anche di chi la sfrutta per analisi.
so», come diceva Pascal. In dominare gli altri. Può allora Esse dunque prenderanno in
questo universo le categorie di essere utile riprendere la cate- successione come oggetto i
tempo e di spazio alle quali goria di tempo per interrogare concetti di immanenza (ri-
siamo assuefatti non funzio- nuovamente le false evidenze guardo alle società o alle cul-
nano più, e qualcosa di quella dell’attuale ideologia del pre- ture dell’immanenza), di svi-
vertigine provocata dalle sente. Queste evidenze assu- luppo (a livello delle teorie e
esplorazioni dell’astrofisica mono la forma di un triplice delle azioni di sviluppo), di
può avere delle ricadute sulla paradosso. Primo paradosso: globalizzazione (e, in correla-
nostra percezione della storia la storia, intesa come fonte di zione, di comunicazione e ur-
umana. nuove idee per la gestione del- banizzazione), di contempora-
Tutto contribuisce dunque a le società umane, sembra ter- neità, di modernità, di memo-
mettere in discussione le cate- minare proprio nel momento ria e, infine, di utopia, nel ten-
gorie tradizionali dell’analisi e in cui riguarda esplicitamente tativo di rispondere alla do-
della riflessione, che pure ci l’umanità nel suo insieme. Se- manda in apparenza ingenua
hanno permesso di capire co- condo paradosso: noi dubitia- che ossessiona ogni giorno di
me funziona l’ideologia e, in mo della nostra capacità di in- più i vari ambiti del fare e del
particolare, di individuarne fluire sul nostro comune desti- pensare: che fine ha fatto il fu-
anteprima

una caratteristica essenziale: no proprio nel momento in turo?


la sua capacità di sottrarsi in cui la scienza progredisce a
parte alla coscienza non solo una velocità sempre più acce-
lerata. Terzo paradosso: la so-
vrabbondanza senza prece-
denti dei nostri mezzi sembra 


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libertaria anno 11 • n.4 • 2009

I NUOVI TERRENI
DI SCONTRO
di Aldo Giannuli

Qui viene presentato il capitolo nove e parte del capitolo undici del libro Come fun-
zionano i servizi segreti di Aldo Giannuli, pubblicato da Ponte alle grazie. Giannuli
redattore di Libertaria è autore, fra l’altro, di L’abuso pubblico della storia (2009),
Bombe a inchiostro (2008) ), La guerra fredda delle spie, La strategia della tensio-
ne, L’armadio della repubblica, la guerra dei mondi e Una strana vittoria (tutti
usciti nel 2005)

Cos’è la guerra economica carattere militare) e, in genere,


Forme di guerra economica come strumento per fiaccare le
sono sempre state praticate e resistenze avversarie: per
spesso la guerra economica ha esempio la falsificazione di
preceduto e motivato quella moneta per destabilizzare l’av-
militare, come fu per le guerre versario fu tentata (anche se
commerciali anglo-tedesche con poca fortuna) sia da Napo-
che precedettero il primo con- leone sia da Adolf Hitler e il sa-
flitto mondiale. Ricordiamo botaggio economico fu usato
anche le guerre doganali come sia nella prima sia nella secon-
quella fra Italia e Francia nel da guerra mondiale.
1888 o quelle, più recenti, fra Ancora una volta, la guerra
Usa e Ue sui prodotti tecnolo- fredda e la «rivoluzione dell’in-
gici o quella in corso fra Messi- telligence» hanno prodotto un
co e Usa per le violazioni agli radicale mutamento polemo-
accordi Nafta. O la guerra eco- logico, trasformando questo
nomica per eccellenza: quella strumento in qualcosa di ben
monetaria. più aggressivo del passato.
Ma, sino alla metà del Nove- Classicamente, la guerra eco-
cento, la guerra economica è nomica è stata condotta in for-
rimasta un fenomeno ben di- me aperte e incruente, con
stinto da quella politico-milita- campagne stampa, azione di- di borsa coperte (e magari ali-
re. Infatti, la parola «guerra», plomatica, manovre finanzia- mentate da scandali finanzia-
nel suo significato più proprio, rie e sul cambio monetario, ri), il finanziamento di scioperi
restava legata alla dimensione controllo delle reti distributive, e agitazioni sindacali, l’etero-
di combattimento militare, guerre tariffarie e doganali, direzione di flussi migratori
mentre l’espressione «guerra misure protezionistiche mira- clandestini.
economica» aveva piuttosto la te, pratiche di dumping, boi- Sin qui, siamo al semplice svi-
caratteristica di un’ analogia o cottaggio, embargo. O anche luppo delle forme classiche di
di una metafora, mentre il con forme coperte, ma pur guerra economica ma, negli ul-
«combattimento» avveniva at- sempre incruente come il boi- timi venti anni, sono andate
traverso manovre puramente cottaggio, gli accordi interna- profilandosi altre forme cruen-
economiche o diplomatiche. zionali discriminatori, la di- te come gli attentati a impianti
In tempo di guerra essa fu pra- sinformazione sia verso l’av- industriali e reti di trasporti e
ticata come azione ausiliaria versario sia verso terzi, il dum- telecomunicazioni, la guerra
anteprima

rispetto alla manovra strategi- ping dissimulato, il contrab- batteriologica con finalità eco-
ca principale (che restava di bando, lo spionaggio indu-
striale e finanziario. E più re-
centemente vi si sono aggiunte
la clonazione e la falsificazione



di merci, la violazione di bre-


vetti, le manovre finanziarie e

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nomiche (per esempio contro Così come gli interessi della tanto dell’oro quanto della
il patrimonio zootecnico), i ra- United Fruits Company furono sterlina. E su questo punto si
pimenti mirati, la pirateria ma- determinanti nell’«operazione giocò anche la vertenza fran-
rittima, aerea o informatica, il Success» della Cia che portò al- co-americana sul ritorno al
bombardamento informatico. la deposizione del presidente gold standard, vanamente pro-
Come si vede, l’integrazione guatemalteco Jacobo Arbenz e posto dai francesi a metà anni
delle diverse forme di azione e gli interessi dell’Itt sul rame ci- Sessanta. Una guerra nella
il loro crescente grado di ag- leno furono una delle molle quale cercò di inserirsi l’Urss,
gressività esce dal quadro delle dell’appoggio americano al nel 1968, con una spregiudica-
guerre economiche condotte colpo di stato contro Salvador ta manovra sull’oro, i cui prez-
in periodo di pace. Forse, più Allende. zi salirono vertiginosamente
che di guerra economica, sa- La strategia americana, già dal- per diversi mesi, ovviamente a
rebbe più esatto parlare di un l’immediato dopoguerra, pun- scapito del dollaro. La risposta
«aspetto economico» della tava ad assicurarsi la centralità degli Usa, peraltro, non si di-
guerra globale. nel nuovo ordine mondiale, at- spiegò solo sulla manovra eco-
traverso la leadership incon- nomica (culminata nella di-
Dalla guerra politica trastata del blocco occidentale, chiarazione del 15 agosto 1971
alla guerra economica il contenimento dell’avversario di Richard Nixon sulla non
sovietico e il controllo del pro- convertibilità dollaro/oro), ma
Già dalla seconda guerra mon- cesso di decolonizzazione nel ebbe anche un risvolto sul pia-
diale balzò in primo piano la Terzo Mondo. In tutte e tre no dell’intelligence. Non appa-
centralità dell’economia anche queste direzioni, la manovra re del tutto casuale la coinci-
dal punto di vista bellico: in economica era di primaria im- denza con l’avvio del «Piano
una guerra fatta essenzialmen- portanza. Dello sforzo per im- Chaos» della Cia, volto a desta-
te da carri, aerei, sommergibili, porre l’egemonia sul blocco bilizzare i singoli alleati euro-
armi a ripetizione, diventa de- occidentale fu parte determi- pei, per accentuarne la dipen-
cisivo il controllo delle materie nante l’imposizione del dollaro denza dall’Alleanza atlantica
prime: ferro, petrolio, gomma. come moneta unica negli contrastando le tentazioni ter-
E, in una guerra giocata sulla scambi mondiali [1] a scapito zaforziste che si accompagna-
gara a chi arriva prima alle «su-
per-armi», diventa decisivo lo
sviluppo tecnologico.
Pertanto la guerra fredda ebbe
subito un côté economico, sin
qui solo parzialmente indaga-
to: accanto alla guerra virtuale
del confronto sugli armamenti,
alla guerra «a bassa intensità» e
al conflitto indiretto fra le due
grandi potenze, ci fu un ulte-
riore piano sul quale si gioca-
rono le sorti della «terza guerra
mondiale». Molti dei colpi di
stato ispirati dai servizi segreti
americani furono finalizzati al
controllo delle materie prime.
Il petrolio iraniano fu la princi-
pale motivazione dell’«opera-
zione Ajax» con la quale i servi-
zi americani e britannici coo-
perarono alla deposizione di
Mohammad Mossadeq (1953).
anteprima


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libertaria anno 11 • n.4 • 2009

vano al dibattito sul ritorno al


gold standard.
Nel contenimento del blocco
orientale, uno degli aspetti più
importanti fu il costante em-
bargo sui materiali «strategici»
e il contrasto all’espansioni-
smo sovietico nei paesi ex co-
loniali. E, infatti, a partire dai
primi anni Sessanta (con l’in-
dipendenza della maggior par-
te dei paesi africani) l’Urss av-
viò un piano di penetrazione
rivolto a controllare le «vie del
petrolio», per esercitare pres-
sione sull’Europa, di cui si ri-
prometteva una sorta di «fin-
landizzazione».
Per converso, diventava decisi- proprio Dna il rifiuto del colo- sperienza storica europea, ma
va per gli Usa la satellizzazione nialismo, inteso come subordi- questo non esclude affatto un
dei nuovi stati indipendenti nazione giuridica alla metro- progetto neoimperiale che in-
verso i quali prendeva avvio poli, attraverso l’occupazione clude nuove forme di dominio
una manovra economica, volta militare. coloniale [2]. E, infatti, non
a stabilizzarne definitivamente D’altra parte, il sud del mondo ebbe torto Carl Schmitt a rite-
la dipendenza. Il punto merita era già colonizzato dagli impe- nere la «dottrina Monroe»
qualche approfondimento. ri europei: gli Usa avrebbero (1823) l’antecedente logico
Paese sorto da una rivoluzione potuto impegnarsi in lunghe della «teoria dei grandi spazi»
anticoloniale e antimperiale, guerre per la conquista di pro- che fondava una nuova idea di
gli Usa avevano iscritto nel prie colonie, a cominciare dal impero [3].
Sud America, ma questo avreb- Nel caso americano, questa
be rappresentato una troppo nuova forma di dominio ebbe
stridente contraddizione con come suo centro la penetrazio-
l’ideologia fondativa del paese ne economica e si dispiegò in
e avrebbe richiesto un esercito particolare nel dopoguerra.
di tipo europeo, magari basato Centrale, in questo quadro, è
sull’odiata coscrizione obbliga- stato il ruolo della Banca mon-
toria. Tutte cose poco concilia- diale e del Fondo monetario
bili con l’individualismo libe- internazionale, istituzioni en-
rale americano. trambe nelle quali è indiscussa
Tanto Richard Nixon quanto l’egemonia statunitense.
George Bush hanno sostenuto Scrive nelle sue memorie John
che gli Usa sono stati l’unica
grande potenza che, potendo
diventare un impero, hanno ri-
fiutato di esserlo. Questo è cer-
tamente vero se il termine «im-
pero» è inteso nel senso dell’e- 
anteprima

1. Sulle premesse storiche della strategia monetaria americana si veda Scott


Nearing e Joseph Freeman, Diplomazia del dollaro, a cura di Nico Perrone,
Dedalo, Bari, 1975.
2. Una ricostruzione interessante (anche se molto incline ad accettare il pun-
to di vista americano) sull’evoluzione del rapporto degli Usa con l’idea di im-
pero, è il libro di Mario Del Pero, Libertà e impero, Laterza, Roma-Bari, 2008.
3. Carl Schmitt, Il concetto d’impero nel diritto internazionale, Settimo Sigillo,


Roma, 1996, p. 13.

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anno 11 • n.4 • 2009 libertaria

Perkins: «I sicari dell’economia


sono professionisti ben retri-
buiti che sottraggono migliaia
di miliardi di dollari a diversi
paesi in tutto il mondo. River-
sano il denaro della Banca
mondiale, dell’Agenzia statu-
nitense per lo sviluppo inter-
nazionale (Usaid) e di altre or-
ganizzazioni “umanitarie” nel-
le casse delle grandi multina-
zionali e nelle tasche di quel
pugno di ricche famiglie che
detengono il controllo delle ri-
sorse naturali del pianeta. I lo-
ro metodi comprendono il fal-
so in bilancio, elezioni trucca-
te, tangenti, estorsioni, sesso e
omicidio. Il loro è un gioco
vecchio quanto il potere, ma
che in quest’epoca di globaliz-
zazione ha assunto nuove e
terrificanti dimensioni» [4].
La tecnica attraverso cui è sta-
to attuato questo programma
di penetrazione economica è
stata quella dell’elaborazione
di piani di sviluppo concepiti
in modo da spingere i governi
locali a un crescente indebita-
mento verso gli organismi fi-
nanziari internazionali e di
creare crescente dipendenza
dalla tecnologia americana e
dal flusso di materie prime
controllato dalle multinazio-
nali.
Tutto questo avrebbe consen-
tito di imporre un regime di
scambio ineguale, per il quale
la spirale del debito sarebbe un alto funzionario della Nsa, ebbe anche effetti imprevisti,
costantemente cresciuta e i con il quale aveva un rapporto In particolare nei settori della
prezzi imposti per la realizza- personale [5]. Lo stesso fun- competitive intelligence e del
zione dei piani avrebbe impin- zionario non fece alcun miste- reverse engineering a cogliere i
guato le casse delle multina- ro della consuetudine di rap- frutti migliori non furono gli
zionali. La vicenda di Perkins è porto fra la sua agenzia e quel- americani. Come ricordano
particolarmente interessante la società. Anzi «lo zio Frank» Giorgio Boatti e Giuliano Tava-
perché, come egli dichiara, il (come Perkins lo chiama) fu roli: «Con la sconfitta registra-
suo primo tentativo di impiego quello che segnalò l’intrapren- tasi nella seconda guerra mon-
fu verso la National security dente giovanotto alla Main per diale gli accordi di pace vieta-
agency e che a indirizzarlo un impiego da economista no loro (ai giapponesi) di ripri-
verso la società di consulenze che, ben presto, si sarebbe ri- stinare le tradizionali attività di
anteprima

finanziarie presso la quale velato «più simile a quello di intelligence militare e così, fa-
verrà effettivamente impiegato James Bond di quello che avrei cendo di necessità virtù, svi-
(la Main di Boston) fu proprio immaginato» [6]. luppano l’intelligence econo-
D’altro canto, il terreno della
guerra economica non fu cal-


cato solo dagli americani ed

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libertaria anno 11 • n.4 • 2009

Sicari dell’economia. John Perkins


è un personaggio molto
rappresentativo della «guerra
economica» attuale. E che Perkins
illustra molto bene nel suo libro:
Confessioni di un sicario
dell’economia

politica» sarebbe, con ogni


probabilità, succeduta una
«guerra economica» non meno
intensa, combattuta fra gli al-
leati di ieri.
Il copione si ripeteva: come nel
1945 la Grande coalizione anti-
fascista si scioglieva subito do-
po la vittoria, per dar luogo alla
semisecolare guerra politica,
mica che ha il suo fulcro nello tico ed economico che deve ora la coalizione occidentale
Jetro (Japan External Trade Or- operare in contesti di conflit- vittoriosa sull’Urss si sarebbe
ganization), una delle chiavi tualità economica e che nello sciolta per entrare in un’era di
del successo economico e in- stesso tempo deve scegliere guerra economica.
dustriale del Giappone con- quali strumenti adottare di In particolare correva l’idea
temporaneo. Tutto il dibattito volta in volta» [9]. che Germania e Giappone
americano, nei decenni scorsi, Questo passaggio maturò defi- avrebbero iniziato questo
sullo spionaggio economico nitivamente con il collasso del- scontro con gli Usa, mentre la
investe proprio la questione l’Urss nel 1991. nascita della moneta unica eu-
del Giappone e della sua intel- Molti profetizzarono una nuo- ropea lasciava presagire che
ligence e del reverse enginee- va era di prosperità e di benes- avrebbe rapidamente sfidato il
ring... (i giapponesi) oggi supe- sere resa possibile dalla fine monopolio internazionale del
rati solo dai nuovi maestri, i ci- della gara per gli armamenti dollaro. E, in effetti, Saddam
nesi» [7]. che avrebbe dirottato su usi Hussein annunciò che avrebbe
Un «contropiede» che ha pro- pacifici e produttivi le ingentis- accettato solo pagamenti in
dotto scenari imprevisti, prima sime spese militari dei decenni euro per il suo petrolio. Ma,
con il Giappone e oggi con la precedenti. come si sa, la cosa non gli
Cina. Sembra che non sia andata co- portò fortuna.
Come scrive Giacomo Cimetta sì. Ma, contro queste aspettative,
Goldkorn: «La guerra econo- Ma fra tante previsioni sbaglia- la guerra monetaria, nel com-
mica racchiude un elevato nu- te, ce ne fu una, riguardante il plesso, non è andata oltre certi
mero di tecniche di analisi, in- futuro dell’intelligence, che, limiti: dollaro ed euro non
dagine, azione e una metodo- invece, si rivelò abbastanza az- hanno avuto alcun interesse a
logia che oggi comunemente zeccata. Alcuni segnalarono spingere il conflitto sino alla
in accademia viene definita che gli apparati di sicurezza
multidisciplinare. Economia, non avrebbero smobilitato, sia
diritto, scienza politica, geo- perché era prevedibile una
grafia, filosofia, sociolinguisti-
ca, semantica [8], sono alcune
delle scienze che possono con-
crescita del terrorismo, sia per-
ché al tramonto della «guerra 
tribuire a quella che non può e
non deve essere definita come
una scienza. La guerra econo- 4. John Perkins, Confessioni di un sicario dell’economia, Minimum fax, Roma,
mica, al pari della geopolitica
anteprima

2005, p. 7.
delle origini, costituisce uno 5. Ibidem, p. 36-37.
strumento per il decisore poli- 6. Ibidem, p. 39.
7. Giorgio Boatti e Giuliano Tavaroli, Spie, Mondadori, Milano, 2008, p. 118.
8. Nell’elenco manca la storia: ce la aggiungiamo noi, anche per ragioni di
categoria...
9. Giacomo Cimetta Goldkorn, Elementi di guerra economica, Università degli


studi di Trieste, 2009.

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anno 11 • n.4 • 2009 libertaria

destabilizzazione monetaria
internazionale, anche per non
pregiudicare l’Alleanza atlanti-
ca [10].
Da questo punto di vista, dun-
que, si è trattato (almeno sin
qui) di una guerra poco guer-
reggiata e anche i paesi del
Bric [11], pur ponendo il pro-
blema del superamento del
dollar standard, hanno mo-
strato di preferire una via con-
sensuale e graduale, cercando
di evitare un esito traumatico.
Ed è sintomatica l’azione di so-
stegno della Banca cinese e
della finanza islamica nei con-
fronti del dollaro nel corso del-
la crisi finanziaria internazio-
nale.
Insomma, almeno sin qui, non
è il terreno monetario quello
principale della guerra econo-
mica (il che non vuol dire che
non possa diventarlo molto ra-
pidamente per effetto della cri-
si in atto). Lo scontro si è con-
centrato, piuttosto, su altri
aspetti. Negli ultimi anni esso
smo globale risale agli anni ironia della sorte, quei provve-
ha investito essenzialmente tre
Settanta. I paesi produttori di dimenti hanno aumentato lo
aspetti: le concentrazioni ban-
petrolio si sono riuniti nell’O- spazio di manovra dei capitali
carie, il controllo delle Tmc e il
pec e hanno aumentato il offshore. Il boom dei prestiti
controllo strategico delle com-
prezzo del greggio: la prima internazionali si è concluso
modity.
volta, nel 1973, è passato da 1 con un crollo nel 1982. Ma a
Questo aspetto della guerra ha
dollaro e 90 centesimi a 9 dol- quell’epoca, la libertà di movi-
un prologo nel 1973 quando,
lari e 76 centesimi al barile, mento del capitale finanziario
in occasione della guerra del
Kippur, i paesi arabi decretaro-
poi, nel 1979, per reazione agli era ormai acquisita» [12].
avvenimenti politici soprag- Da quel momento si determi-
no l’embargo petrolifero con-
giunti in Iran e in Iraq, da 12 nava una profonda trasforma-
tro gli alleati di Israele (Usa e
dollari e 70 a 28 dollari e 76 a zione del sistema economico
Olanda in primo luogo): qual-
barile. Di colpo, gli esportatori occidentale, favorito anche
cosa era definitivamente cam-
di petrolio hanno goduto di in- dalle vittorie di Margaret Tat-
biato nei rapporti di forza sul
genti surplus, mentre i paesi cher in Gran Bretagna e di Ro-
piano internazionale.
importatori si sono trovati a nald Reagan negli Usa i cui go-
L’ipercapitalismo dover finanziare cospicui defi- verni (di ispirazione liberista)
finanziario cit. Alle banche commerciali è vararono politiche di rigorosa
toccato il compito di riciclare i disciplina monetaria che com-
Proprio la guerra del Kippur è
capitali con l’incoraggiamento portò il graduale abbattimento
alla base della mutazione subi-
dietro le quinte dei governi oc- del welfare state.
ta dal capitalismo internazio-
cidentali. Sono stati inventati Questo segnava la fine del
nale fra la fine degli anni Set-
gli eurodollari e si sono svilup- «compromesso socialdemo-
tanta e i primi anni Ottanta:
anteprima

pati vasti mercati offshore. I cratico», che aveva caratteriz-


«La vera nascita del capitali-
governi hanno cominciato a zato le società occidentali dagli
concedere agevolazioni fiscali
e di altro genere ai capitali fi-
nanziari internazionali, per in-
durli a tornare in patria. Per


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libertaria anno 11 • n.4 • 2009

avvengono in tempo reale, gra-


zie alle nuove tecnologie infor-
matiche, quanto nella sua ipe-
ralimentazione dovuta in gran
parte agli effetti della ritirata
dello stato dalla previdenza,
che ha generato il mercato dei
fondi pensione e delle assicu-
razioni sanitarie. In particolare
i fondi pensione hanno rap-
presentato un fiume di capitali
in entrata e senza alcuna usci-
ta perché, per molti anni, i ri-
sparmiatori vi hanno investito
senza ricevere nulla, in vista di
una pensione di cui la stra-
grande maggioranza non ha
ancora maturato il diritto.
Dunque, per una ventina di
anni, questo ha fornito un flus-
so di capitali aggiuntivo da in-
vestire, che ha ulteriormente
rafforzato la posizione delle
banche d’affari.
L’interazione del sistema bor-
sistico internazionale, con la li-
beralizzazione dei movimenti
internazionali di capitale, ha
prodotto crescenti processi di
anni Trenta in poi, e la paralle- l’interno delle economie un concentrazione a livello mon-
la ritirata dello stato dall’eco- forte spostamento dei rapporti diale e ciò ha avuto, come pri-
nomia con un esteso processo di forza fra il capitale indu- ma logica conseguenza, il rial-
di privatizzazione. Nello stesso striale e quello finanziario. La lineamento generale dei rap-
tempo si determinava un ac- libertà di movimento degli in- porti di forza fra le diverse cor-
centuato fenomeno di deloca- vestitori determinava la nasci- date finanziarie internazionali.
lizzazione industriale, prima ta di quello che Edward E questo è stato il terreno più
verso i New Industrializated Luttwak ha chiamato il «turbo proprio dello scontro sul piano
Countries (le «tigri» asiatiche: capitalismo» [13] e Robert Rei- economico sino ai primi anni
Hong Kong, Singapore, Corea ch «supercapitalismo» [14]. di questo decennio.
del Sud, Taiwan), dopo, con la La novità del capitalismo di fi- Qualche frizione in più si è av-
crisi del blocco comunista, ne millennio (che preferisco vertita per la conquista dei
verso l’est europeo, infine ver- definire «ipercapitalismo fi- nuovi mercati asiatici, ma già
so Cina e India. nanziario») sta tanto nella forte questa ha riguardato più i sin-
Tutto questo determinava al- mobilità dei capitali, che ormai goli gruppi industriali che gli
stati in quanto tali e, d’altra
parte, anche in questo caso
molti elementi hanno concor-
10. Anche qui è istruttiva la lettura di Aspenia, si veda Alessandro Minuto Riz- so a raffreddare il conflitto, co-
zo, Perché la Nato resta rlevante, in Aspenia, n. 19 pp.178-186. Si veda anche me l’esigenza di fare fronte co-
Vittorio Emanuele Parisi, L’alleanza inevitabile, Università Bocconi, Milano, mune all’insidiosa crescita ci-
2003. Si vedano anche Pier Carlo Padoan, L’economia salverà la sicurezza nese [15]. D’altra parte, l’esi-
transatlantica, in Aspenia, n. 21, pp. 51-58; Alberto Alesina, Una nazione, una
genza di entrare in quel mer-
anteprima

moneta?, in Astenia, n. 21, pp. 59-65.


11. Brasile, Russia, India, Cina. cato ha a sua volta sconsigliato
12. George Soros, La crisi del capitalismo globale, Ponte alle Grazie, Firenze, misure troppo energiche per
1999, pp. 146-147.
13. Edward Luttwak, La dittatura del capitalismo, Mondadori, Milano 1999.


14. Robert R. Reich, Supercapitalismo, Fazi, Roma, 2008.
15. Vedi Il tempo della Cina, in Aspenia, n. 23; Marta Dassù e José Luis Rhi-


Sausi, A che ci serve la Cina, in Limes, n. 1/1995.

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anno 11 • n.4 • 2009 libertaria

fronteggiare le tante violazioni Speculatore pentito? Il finanziere


alle normative sul commercio George Soros dopo aver ingigantito
internazionale operate da Pe- le sue riserve finanziarie mettendo
in ginocchio, anni fa, sterlina
chino (dalla violazione delle e lira ha iniziato a finanziare enti
norme sul copyright e sul dirit- e organizzazioni umanitarie
to d’autore alle pratiche di soprattutto nell’est dell’Europa
dumping, alla clonazione dei
prodotti elettronici e così via).
Dunque, neanche in questo namento del sistema moneta-
senso la guerra economica è rio.
esplosa nelle forme più cono- In particolare questo ha pro-
sciute. Dove, invece, essa è di- dotto un apprezzamento delle
vampata con maggiore inten- monete in relazione alle reci-
sità è stato essenzialmente nel proche tendenze sui mercati fi-
settore delle acquisizioni ban- nanziari, in un circuito autore-
carie e in quello del controllo ferenziale, per cui l’euro acqui-
delle grandi reti delle teleco- sta o perde rispetto al dollaro
municazioni. Ma, in questo ca- so il bubbone dei «paradisi fi- (per esempio) in base alle flut-
so, essa non ha assunto tanto scali» che ha portato a un’of- tuazioni degli scambi sul mer-
la forma di un conflitto fra stati fensiva prima inimmaginabile. cato finanziario internazionale.
(che anzi, in omaggio alle re- E, tuttavia, per quanto paesi Tali fluttuazioni vengono poi
gole fissate dal Wto, hanno come la Svizzera stiano conce- determinate, più che dall’ana-
ostentato neutralità fra i vari dendo molto alla pressione in- lisi dei fondamentali economi-
contendenti [16]) quanto, ternazionale per sollevare l’im- ci [17], dalle previsioni del suo
molto più incisivamente, quel- penetrabile cortina del segreto comportamento, per cui una
lo di scontro fra cordate di bancario, è tutt’altro che scon- valutazione di Moody’s o di
gruppi finanziari transnazio- tato che si giunga a un effettivo Standars & Poor’s influenza i
nali. superamento di questa situa- mercati molto più di qualsiasi
In questo conflitto, qui e lì si è zione. Per ora, tutto fa pensare altro criterio.
avvertita la mano di qualche a un ripiegamento tattico in at- E proprio la crisi ha fatto esplo-
servizio segreto statale a sup- tesa di tempi migliori. dere una dura polemica sulle
porto di questa o quella corda- Peraltro, all’iperalimentazione agenzie di rating che non ave-
ta. D’altra parte, il «risiko ban- del capitalismo finanziario si è vano affatto segnalato il terre-
cario», se da un lato è stato l’a- andata affiancando una lenta moto in arrivo. Sino al giorno
nima dei processi di concen- ma continua trasformazione prima del suo crollo, la Leh-
trazione finanziaria, dall’altro della funzione della moneta: la man Brothers era classificata a
è stato il prodotto della iperali- comparsa della «moneta vir- ottimo livello di solvibilità dalle
mentazione del capitale finan- tuale elettronica» (carte di cre- agenzie di rating. D’altra parte,
ziario, cui facevamo riferimen- dito, bancomat e così via), la analogo errore le stesse agen-
to prima, che è stata prodotta nascita di una moneta anoma- zie avevano fatto con la Parma-
anche dalla massiccia evasione la come l’euro, il ruolo sempre lat di Calisto Tanzi [18]. Errori?
fiscale degli ultimi venti anni. più «politico» e invasivo della Forse.
La proliferazione delle società Banca mondiale e del Fondo In un simile contesto, l’accesso
offshore e delle transazioni monetario internazionale, il alle informazioni e il loro trat-
estero su estero, ha sottratto in definitivo sganciamento delle tamento diventa una risorsa
gran parte il capitale finanzia- monete dall’oro hanno sensi- strategica di primaria impor-
rio alla pressione fiscale. È co- bilmente modificato il funzio- tanza. Nel «fare soldi con i sol-
me se al sistema internaziona-
le di stati se ne fosse aggiunto
un ennesimo, che trae risorse
da tutti e non ne versa ad alcu-
16. Una neutralità più dichiarata che praticata in vari casi (vendita della com-
no, distribuendo gli enormi
anteprima

pagnia elettrica francese, caso Bnl in Italia e così via). Tuttavia è significativo
profitti fra i suoi (pochissimi) che, almeno sul piano formale, questo conflitto non ha visto gli stati fra i suoi
abitanti. attori.
È sintomatico che, con la crisi 17. Si veda Paolo Panerai, Orsi e Tori, in Milano Finanza, Milano, 2006 p. 41.
finanziaria del 2008, sia esplo- 18. Pierangelo Da Crema, La crisi della fiducia, Etas, Milano, 2008.
19. All’argomento venne dedicato molto spazio nel convegno «L’intelligence
del XXI secolo», svoltosi a Priverno fra il 14 e il 16 febbraio 2001, promosso dal


Centro Gino Germani.

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di», secondo l’indimenticata L’arte della guerra: ogni batta- na di queste soluzioni sia pos-
battuta di Mickey Rourke in glia è vinta prima che sia com- sibile, perché è su questo terre-
Nove settimane e mezzo è fon- battuta. Riflettici». no che l’intelligence dei prossi-
damentale sapere in anticipo Si apprezzi la citazione di Sun mi anni deve misurarsi.
quale possa essere il compor- Tze che dice molto sull’avvici-
tamento di avversari, concor- namento progressivo della psi- La strategia globale
renti e alleati sul mercato cologia dei finanzieri a quella
mondiale (dal gioco di borsa Sino a tutto il diciannovesimo
militare.
alla fluttuazione delle monete, secolo, la parola «strategia» era
Similmente, il trattamento
dalle gare d’appalto interna- strettamente correlata all’atti-
delle notizie diventa uno stru-
zionali alle misure creditizie, vità militare: essa era la «scien-
mento fondamentale per
dall’assegnazione dei lotti pe- za della guerra» per eccellenza,
orientare il mercato finanzia-
troliferi a quella per le fornitu- cui corrispondeva una dottrina
rio nella direzione voluta. Ab-
re militari e così via).Tutto ciò specifica e prescrittiva. La stra-
biamo ricordato il caso delle
assegna un evidente vantaggio tegia era la definizione genera-
valutazioni delle agenzie di ra-
a chi vi riesca e mette in condi- le degli scopi dell’azione mili-
ting su Lehman Brothers e Par-
zioni di inferiorità chi sia oc- tare, la tattica, l’articolazione
malat alle soglie del loro falli-
cultamente osservato [19]. concreta sul campo. Tutto
mento. Può darsi che questo
Non riusciamo a trovare paro- questo restava totalmente se-
sia dipeso da una deliberata
le più chiare e precise di quelle parato dall’aspetto politico, al
azione delle agenzie per orien-
di Gordon Gekko, il mago della punto che, in tempo di guerra,
tare il mercato in una certa di-
finanza di Wall Street (un film l’autorità politica accettava di
rezione, ma può anche essere
di Oliver Stone del 1987): «La dividere il suo potere decisio-
successo che le agenzie abbia-
commodity più grossa che co- nale con gli stati maggiori e al-
no solo mal valutato i dati in
nosco è l’informazione... la cuni di essi (pensiamo al capo
loro possesso. Ma c’è anche
gente là fuori lancia freccette di quello tedesco durante la
una ulteriore possibilità: che le
su un bersaglio. Io non lancio prima guerra mondiale, gene-
agenzie abbiano lavorato su
rale Erich Ludendorff) giunse-
anteprima

nessuna freccetta: io scom- dati «intossicati» serviti da


metto sul sicuro. Leggi Sun Tze ro a teorizzare che in tempo di
qualche organismo di intelli-
gence tanto pubblica quanto
privata: tutto possibile e tutto


da studiare.
Quello che conta è che ciascu-


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guerra tutto il governo dovesse Supercapitalismo. Robert Reich, già


essere fatto da militari e il par- ministro nell’amministrazione
lamento sospeso. di Bill Clinton, con il presidente
Barack Obama. Reich sostiene che
Le cose iniziarono a cambiare la crisi economica post-bolla
con la comparsa del movimen- favorirà la criminalità organizzata
to operaio, in particolare dopo
la brutale repressione della Co-
mune di Parigi che spinse una
parte del movimento a una
maggiore attenzione per il da-
to militare (d’altra parte, Frie-
drich Engels era già da prima
un attento studioso di cose mi-
litari). Infatti, mentre la mag-
gioranza della socialdemocra-
zia tedesca assumeva una co-
lorazione di tipo riformista, al-
tri partiti della Seconda inter-
nazionale (anche a causa del-
l’assenza di un possibile ambi-
to parlamentare) accentuaro-
no la propria attenzione verso
le questioni militari in vista di
una possibile insurrezione ar-
mata. E questo ebbe un rifles-
so anche nel linguaggio. In surrezione armata, curato da Clausewitz, «la guerra è la pro-
particolare Lenin iniziò a usare un gruppo di lavoro dell’esecu- secuzione della politica con al-
il termine «strategia» come si- tivo dell’Internazionale comu- tri mezzi», ora accadeva che
nonimo di «programma politi- nista, del quale facevano parte talvolta era la politica a mutua-
co» della socialdemocrazia anche Palmiro Togliatti e il fu- re idee, linguaggio, forme or-
russa e tattica per parlare delle turo leader della guerriglia ganizzative e d’azione dal
«parole d’ordine» da agitare, vietnamita Ho chi min [20]. mondo militare e l’integrazio-
degli obiettivi immediati da D’altra parte anche l’afferma- ne divenne strettissima con la
conseguire, delle alleanze da zione del movimento fascista, guerra di Spagna, prima, e con
realizzare. È difficile dire quan- in gran parte composto di re- la seconda guerra mondiale
to fosse consapevole questo duci, contribuiva a trasfondere dopo.
processo di convergenza fra vocaboli e concetti militari nel Era l’affermazione della guerra
dimensione politica e dimen- linguaggio della politica e già totale che non poteva non por-
sione militare; probabilmente, negli anni Trenta era uso co- tare a piena fusione il politico
all’inizio era solo l’uso di una mune anche fra esponenti po- e il militare. Una fusione che
metafora che poi, attraverso litici liberali, socialdemocratici non si esaurì con la sconfitta
l’uso ripetuto, ha prodotto un o cattolici parlare della politica della Germania e che lasciò un
graduale cambio di significato. in termini di «tattica» e «strate- sedimento durevole. Si iniziò,
Ma gli slittamenti semantici gia», definire «quadri» i diri- quindi, a parlare di studi stra-
avvertono sempre delle tra- genti di partito a tutti i livelli, tegici come di qualcosa di
sformazioni sociali in arrivo. mentre il modello organizzati- multidisciplinare e multifun-
Con la vittoria della rivoluzio- vo dei partiti tendeva sempre zionale, il cui sviluppo fu sti-
ne russa (e con la parallela più a ricalcare quello dell’eser- molato da una serie di fattori
sconfitta militare di quella te- cito con le sue gerarchie. concomitanti come:
desca e più ancora ungherese) Se, come aveva scritto Karl von «a. l’avvento delle armi nuclea-
si accentuò questa torsione
«militare» del movimento co-
anteprima

munista di cui è efficace testi-


monianza il «manuale» dell’in- 20. A. Neuberg, L’insurrezione armata, Feltrinelli, Milano, 1970. Ovviamente
Neuberg è solo un nome di copertura.
21. Carlo Jean, Manuale di studi strategici, Franco Angeli, Milano, 2004, pp.
13-14.
22. Per esempio un problema di sicurezza è rappresentato dalla discarica in


mare di rifiuti tossici o radioattivi.

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tari. Tale necessità ha indotto a uso potenziale, la gestione del-


stimolare un intenso dibattito le crisi, la risoluzione dei con-
pubblico, promuovendo anali- flitti e le cosiddette operazioni
si esterne condotte nelle uni- di supporto alla pace».
versità, ma anche e soprattutto
in centri specializzati esterni, Le dimensioni
su cui i governi avevano mag- della sicurezza nazionale
giori possibilità di influenza
mediante il meccanismo di at- La nascita del concetto di stra-
tribuzione dei finanziamenti tegia globale è strettamente
per le ricerche» [21]. connesso alla trasformazione
Tutto questo ha prodotto una dell’ambito entro il quale ope-
serie di conseguenze tanto sul ra la sovranità di ciascun sog-
piano delle concrete dinami- getto statale, classicamente: il
che sociali, politiche ed econo- territorio costituito dallo spa-
miche, quanto su quelle di na- zio terrestre (superficie e sotto-
tura cognitiva. Il sopraggiun- suolo) e acque territoriali, cui
gere della globalizzazione, con corrispondeva una dimensio-
i forti flussi migrativi, la mobi- ne militare estesa alla prote-
lità dei capitali, la funzione zione delle rotte di navigazione
multinazionale delle società, la in acque internazionali. Con la
crescente interdipendenza comparsa dell’aviazione civile
economica, l’indebolimento e soprattutto militare, il diritto
degli stati nazionali, lo svilup- ha codificato una terza dimen-
ri e dei missili intercontinenta- po delle telecomunicazioni e la sione: lo spazio aereo sovra-
li, che hanno creato problemi trasformazione delle strutture stante.
di sicurezza del tutto nuovi e del sistema internazionale, ha Si discute, peraltro se occorra
non trattabili secondo approc- reso assai meno rilevante che considerare lo spazio subac-
ci e metodologie proprie delle nel passato la dimensione ter- queo (ovviamente, al di là del-
burocrazie diplomatiche e mi- ritoriale, ha prodotto una ri- le acque territoriali) come una
litari. Ciò ha indotto a costitui- scoperta della geopolitica e la dimensione a sé stante della
re istituti specializzati nell’a- nascita di studi di geoecono- sicurezza o se esso sia solo una
nalisi strategica, il più cono- mia. E tutto questo ha reso de- estensione del mare corri-
sciuto dei quali è la california- finitivamente obsoleta la sepa- spondente allo sviluppo della
na Rand Corporation; razione fra strategia politica e tecnologia che permette lo
«b. la particolare natura delle strategia militare per integrarle scandaglio e la navigazione
tecnostrutture burocratiche con la «strategia economica». subacquea. Negli ultimi tempi
militari e diplomatiche ameri- E questo ha portato alla nasci- va prevalendo la prima posi-
cane, più “aperte” all’apporto ta del concetto di «strategia zione, anche a causa dei pro-
di esperti esterni di quelle eu- globale» teorizzata, fra gli anni blemi di natura ecologica, del-
ropee... Sessanta e Settanta, dal gene- la pesca e così via [22]. Dun-
«c. la struttura bipolare del rale André Beaufre dello stato que possiamo parlare di una
mondo tipica della seconda maggiore francese o di «gran- quarta dimensione della sicu-
metà del ventesimo secolo e, de strategia» teorizzata dal rezza che, però, non è ricom-
in particolare, l’azione di pro- massimo storico militare della presa nell’ambito spaziale del-
paganda e disinformazione ef- seconda guerra mondiale Basil la sovranità.
fettuata da entrambe le grandi H. Liddell Hart e poi ampia- Ma nel breve volgere di qual-
potenze mondiali nei confron- mente ripreso da Edward che decennio giungevano altri
ti dei paesi alleati, avversari e Luttwak. Con la strategia glo- ambiti della sicurezza naziona-
non allineati. bale: «La concezione è diven- le: lo spazio oltre l’atmosfera
«d. la necessità avvertita in tut- tata multidimensionale, nel terrestre e il cyberspazio delle
te le democrazie di raggiunge- senso che coinvolge tutti i fat- telecomunicazioni. Anche qui
anteprima

re un sufficiente consenso sul- tori di potenza dello stato (mi- siamo di fronte a due ambiti
le politiche di sicurezza e mili- litari, economici, ideologici,
culturali) e multifunzionale, in
quanto non riguarda solo l’im-
piego operativo delle forze e la



preparazione, ma anche il loro

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della sicurezza non coperti


dalla delimitazione spaziale
della sovranità: infatti, per
quanto attiene allo spazio ae-
reo sovrastante, la sovranità si
estende sino al limite dell’at-
mosfera terrestre, ma oltre, co-
me per le acque internazionali,
si tratta di spazio libero, nel
quale è impossibile fissare
confini. E meno che mai è pos-
sibile stabilirne per lo spettro
elettromagnetico entro il quale
operano le reti informatiche
per la sua immaterialità.
Sia per quanto riguarda lo spa-
zio extra atmosferico sia per lo Golpe su commissione. Il generale Augusto Pinochet (al centro) nel Cile
spettro elettromagnetico la de1973 depose Salvador Allende grazie all’appoggio delle multinazionali Usa
produzione giuridica è appena
agli inizi (appena qualche de-
cina di anni per il primo e an- ne: il paese A, utilizzando aree quello di un uso militare e non
cor meno per il secondo) e scarsamente popolate o del civile del nucleare, ma che dif-
pertanto i problemi della sicu- tutto disabitate ai suoi estremi ferenza farebbe, dal punto di
rezza si pongono più in termi- confini, decide di utilizzarle vista della sicurezza, se la mi-
ni di rapporti di forza reali che per un insediamento che rila- naccia venisse anche dal disa-
di garanzie di diritto. E tuttavia sci nell’ambiente sostanze al- stro di un impianto per scopi
è evidente quale sia l’impatto tamente tossiche, ma che, a civili?
di entrambe le dimensioni sul- poca distanza, nel confinante In realtà, la questione trove-
la sicurezza di un paese. E i paese B c’è una città che po- rebbe una soluzione sul piano
problemi non sembrano limi- trebbe ricevere danni gravi da dei rapporti di forza, per cui
tarsi a questo, perché lo svilup- quelle emissioni, o che, addi- Israele ha avuto la forza di col-
po della tecnologia porta con rittura, si possa temere un di- pire l’Iraq, mentre, è difficile
sé anche minacce alla sicurez- sastro ecologico di vaste pro- immaginare che un paese co-
za di altro genere: la nube ra- porzioni con la morte di molti me la Corea del Sud possa at-
dioattiva di Chernobyl rag- abitanti di quella città. Potreb- taccare la Cina o la Russia.
giunse anche la Finlandia, la be il paese B ottenere che il D’altra parte, non c’è dubbio
Polonia, la Svezia e la Norve- paese A chiuda quell’insedia- che Usa e Cina siano i massimi
gia, così come la grande nube mento, lo trasferisca altrove o responsabili di emissioni di
di anidride solforosa prodotta adotti particolari misure di si- CO2 e, dunque, indirettamen-
dalle fabbriche cinesi si stende curezza? A quale organo inter- te, del mutamento climatico
ormai molto al di là dei confini nazionale dovrebbe rivolgersi che riguarda tutti.
della Repubblica popolare ci- e sulla base di quali elementi Queste considerazioni spiega-
nese, raggiungendo anche la di diritto? Non è detto che sia no abbastanza bene da un lato
Corea del Sud e il Giappone, sempre possibile mediare o la corrosione del principio we-
per ora con conseguenze an- aspettare la pronuncia di un stfalico, dall’altro dello scema-
cora limitate. E dunque nubi qualche organismo internazio- re d’importanza della dimen-
radioattive o solforose non nale che, peraltro, potrebbe sione territoriale sia dal punto
hanno bisogno del passaporto anche essere disatteso dal pae- di vista giuridico sia politico-
per varcare il confine e posso- se interessato. Nel 1980, Israele militare. E spiegano anche l’i-
no diventare una minaccia di ritenne che il reattore nucleare nevitabilità di una dimensione
nuovo tipo alla sicurezza di un di Osirak rappresentasse una strategica globale.
paese. minaccia contro la sua sicurez-
anteprima

Immaginiamo questa situazio- za e, senza por tempo in mez-


zo, lo distrusse con un raid ae-
reo. Oggi si discute se prendere
misure militari contro l’Iran 
per la stessa ragione. Certo, in
entrambi i casi, il timore è


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ANTICAPITALISMO
E ANARCHISMO
POSTSTRUTTURALISTA
di Dave Morland

Che rapporti intercorrono fra l’anarchismo sociale e quello poststrutturalista?


Cioè quello «tradizionale» e i nuovi movimenti che si sono formati nella lotta
contro la globalizzazione? Per Dave Morland condividono la stessa prospetti-
va e lo stesso giudizio sulle modalità di costruzione di spazi di autonomia, ma
laboratorio

comunque hanno fisionomie differenziate. Ecco l’ampia disamina di «vec-


chio» e «nuovo» anarchismo di uno studioso dei movimenti. Morland è autore
fra l’altro di Demanding the Impossible?, Human Nature and Politics in 19th
Century Social Anarchism (1997). Questo saggio è apparso in Changing Anar-
chism (a cura di John Purkis e James Bowen, 2004)


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anno 11 • n.4 • 2009 libertaria

L ’anarchismo sociale è stato a lungo conside-


rato un’ideologia anomala e incoerente. I
critici, simpatizzanti od obiettivi che fossero,
nuta soprattutto da Murray Bookchin, ma ce ne
sono molte altre, come quella primitivista (John
Zerzan) e quella anarchica poststrutturalista
l’hanno spesso accusato di essere troppo disu- (Todd May).
guale per costituire un’ideologia unica e ricono- Il pensiero e gli scritti anarchici presentano dif-
scibile (Chomsky 1970; Miller 1984; Ball and ferenze sulla definizione di anarchia e di anar-
Dagger 1991). È vero fino a un certo punto: si chismo sociale. Invece, in genere, c’è un accor-
tratta sì di un’ideologia vaga e poco coerente, do sulle cose cui l’anarchismo si oppone. Un
troppo sfuggente per certi commentatori che punto di partenza comune riguarda la questio-
stentano a inserirla in modo chiaro e netto in ne del potere. Ispirandosi alla teoria della scelta
una categoria. Ma altri autori, me compreso, si razionale, Michael Taylor (1982) definisce pote-
sono convinti che nell’anarchismo sociale ci re la capacità di modificare la gamma delle
siano rigore e coerenza sufficienti a definirlo azioni possibili. In quest’ottica minacce e ri-
un’ideologia identificabile (Morland 1997; compense sono istanze del potere. Ma Taylor
Woodcock 1975). Mentre l’anarchismo sociale, ammette che il potere ha anche un rapporto
laboratorio

come struttura accademica convenzionale, pre- con la situazione dei gruppi all’interno della so-
senta parecchie difficoltà, resta sempre proble- cietà e con la capacità di questi di assicurarsi i
matico riuscire a dare una definizione di anar- risultati che vogliono. È questo il modo in cui
chia. Superata la visione ottocentesca, il secolo Marshall intende i tipi di potere all’interno della
passato ha visto una proliferazione di diverse società: potere tradizionale fondato sulle usan-
correnti all’interno del pensiero anarchico. La ze; potere di nuova acquisizione basato sulla
principale è quella dell’ecologia sociale, soste- legge, lo stato e le strutture militari, per esem-


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pio; potere rivoluzionario, spesso legato a parti- suo Social anarchism or lifestyle anarchism: an
ti politici di avanguardia (Marshall, 1992). In- unbridgeable chasm (1995), che criticava il post-
dubbiamente il potere è un elemento centrale modernismo e l’anarchismo legato allo stile di
della teoria anarchica, e gli anarchici vecchi e vita. Non sorprende il fatto che l’analisi di
nuovi condividono la convinzione che lo si deb- Bookchin non sia stata accettata universalmen-
ba sradicare ed eliminare dovunque sia possibi- te negli ambienti anarchici: se ne può leggere
le. In particolare, i fautori dell’anarchia sociale una critica incisiva in Bob Black, Anarchy after
hanno attaccato il potere dove è più concentra- Leftism (1997). Se punto l’obiettivo sulla relazio-
to, nelle mani dello stato. Anzi, il potere è parte ne tra anarchismo sociale e anarchismo post-
integrante della critica anarchica del marxismo strutturalista, non voglio con questo rivendicare
e della insistenza di quest’ultimo sulla dittatura una proprietà sul carattere dell’anarchismo in
del proletariato come cardine della strategia ri- sé e per sé. Lo scopo di questo saggio è di met-
voluzionaria. Analogamente gli anarchici sono tere in luce l’importanza di una maggiore com-
in certi casi definiti per la loro opposizione allo prensione dell’anarchismo sociale. Non è mia
stato. Per questo l’anarchismo sociale è consi- intenzione escludere o svalutare altre espressio-
derato un’ideologia antistato. Per la maggior ni dell’anarchismo, ma solo mettere in luce co-
parte degli anarchici, anche se non per tutti, l’a- me la teoria e la pratica anarchiche (osservando
narchia coincide con la costruzione di una futu- da vicino le loro manifestazioni postmoderne
ra società senza stato. Si veda, per esempio, la e/o poststrutturaliste) si evolvano verso qualco-
nota affermazione di Errico Malatesta della fine sa di diverso e nello stesso tempo alimentino le
Ottocento (Malatesta, 1974). Etimologicamente forme di resistenza attuali contro l’oppressione
il termine anarchia indica un’assenza di gover- tradizionale in campo politico, sociale ed eco-
no o di comando. Per questo, quando parliamo nomico.
di anarchia, in genere intendiamo una «società
senza stato» (Carter, 1933).
Resistere al potere
Qui non pretendo di risolvere o di superare le
difficoltà relative alla definizione di anarchia e Per le finalità di questo saggio, la definizione di
di anarchismo sociale, ma avanzo semplice- anarchismo sociale è sostanzialmente in linea
mente l’ipotesi secondo la quale la prospettiva con i testi e la pratica che rimandano a persona-
poststrutturalista, se si colloca al fianco delle lità del diciannovesimo secolo: Pierre-Joseph
pratiche dei nuovi movimenti collegati alle re- Proudhon, Michail Bakunin e Pëtr Kropotkin.
centi manifestazioni anticapitaliste, offre la Un aspetto che hanno spesso in comune i grup-
possibilità di comprendere come nella pratica pi anticapitalisti di questo periodo e l’anarchi-
anarchica emergano nuove modalità. Bookchin smo sociale è un allineamento lungo un asse di
ha tentato di inquadrare questo dibattito nel unità negativa. Con questo intendo dire che gli
anarchici sociali e le temporanee coalizioni che
sono state caratteristiche delle recenti manife-
stazioni anticapitaliste trovano l’unità grazie a
ciò contro cui si oppongono. Per gli anticapitali-
sti, gli avversari più regolarmente citati sono il
capitalismo, la globalizzazione e le imprese
transnazionali. Gli anarchici sociali hanno ana-
loghi nemici. Per di più, sia gli uni sia gli altri
sottolineano come una cartografia dei rapporti
di potere non produca una mappa nella quale è
presente un epicentro dominante. Gli anarchici,
vecchi o nuovi, rilevano come i rapporti di pote-
re permeino molteplici reti e affermano che la
resistenza deve tenere conto di questo.
Nella letteratura anarchica non mancano le ar-
gomentazioni contro la gerarchia e la disugua-
laboratorio

glianza. In queste troviamo le prove del debito




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anno 11 • n.4 • 2009 libertaria

questo senso Miller (1984) ritiene che gli anar-


chici possiedano una visione più realistica della
natura umana, proprio in ragione del loro timo-
re che una «dittatura del proletariato» di stampo
marxista possa portare al formarsi di una nuova
élite dominante. Gli effetti corruttori del potere
sulla natura umana sono ben documentati negli
scritti di Bakunin e di altri e sono un elemento
centrale della rottura tra marxisti e anarchici
dopo la Prima Internazionale.
In sostanza l’anarchismo sociale è critico verso
il modo in cui il marxismo si pone nei confronti
della politica rappresentativa. Autodefinendosi
rappresentanti e portavoce delle masse oppres-
se, i leader rivoluzionari marxisti assumono un
ruolo di avanguardia che vorrebbe assicurare la
vittoria del proletariato. La creazione di un par-
tito politico centralizzato e gerarchico per gui-
dare gli operai alla vittoria è fortemente conte-
stata dagli anarchici soprattutto per tre ragioni.
La prima è la questione della rappresentanza.
Come sottolineano vari autori, fra i quali Baku-
nin (1990) e Malatesta (1974), gli anarchici non
che l’anarchismo sociale ha nei confronti del si occupano della stesura di piani elaborati e
marxismo ma anche del suo ripudio della teoria non vogliono affermarsi come leader profetici
marxista. Bakunin è uno splendido esempio di della rivoluzione. Sarebbe come trasformarsi in
come l’anarchismo sociale per un verso abbia una casta sacerdotale che governa il resto degli
sposato la critica morale al capitalismo di Karl esseri umani. Malatesta scrive: «Ci autodichia-
Marx, e per l’altro abbia respinto la strategia ri- reremmo governo e prescriveremmo, come le-
voluzionaria privilegiata da quest’ultimo. Anche gislatori religiosi, un codice universale per le ge-
se ci sono profonde differenze tra la concezione nerazioni presenti e future» (1974).
marxista e quella anarchica della natura umana,
Bakunin non esita a prendere da Marx il tema
Attori rivoluzionari
dell’alienazione quando critica gli effetti disu-
manizzanti del modo di produzione capitalista. La seconda ragione per cui gli anarchici rifiuta-
Quello che interessa qui (riguardo alle differen- no le concezioni marxiste della rivoluzione è
ze tra anarchismo sociale e anarchismo post- questa: essi erano piuttosto riluttanti ad attribui-
strutturalista) è che l’adozione di quel concetto re al proletariato un ruolo salvifico dell’umanità
marxiano rispecchia la prospettiva fondazioni- e tendevano a guardare al di là della classe ope-
sta dell’anarchismo sociale. Qui anarchismo so- raia come incarnazione del destino rivoluziona-
ciale e marxismo convergono nel presumere rio. Invece, personaggi come Bakunin indicava-
che la portata degli effetti disumanizzanti del no come i gruppi sociali potenzialmente rivolu-
capitalismo sia valutabile sulla base di un certo zionari quelli che la sociologia contemporanea
concetto di natura umana. Anche se questo è chiamerebbe i socialmente esclusi, come Her-
diverso per le due ideologie, il punto critico di bert Marcuse (1968) ha fatto un secolo più tardi.
riferimento comune a entrambe è la centralità
della natura umana. Su questa base Marx co-
Il luogo del potere
struisce la propria critica morale del carattere
alienante e sfruttatore del capitalismo, in una La terza ragione deriva naturalmente dalla se-
prospettiva fondazionista condivisa da anarchi- conda. Prospettando un ruolo potenzialmente
ci come Bakunin. rivoluzionario di classi che non sono quella
laboratorio

Questa convergenza, però, è subito interrotta operaia, gli anarchici sociali manifestano la
dalla critica, quando si passa a individuare una convinzione del fatto che la resistenza non sia
strategia rivoluzionaria adeguata. Il dibattito tra esclusivamente (e forse nemmeno principal-
Marx e Bakunin nella Prima Internazionale e il
successivo e più ampio dissidio sui mezzi e i fini
della strategia rivoluzionaria hanno al centro
due diverse concezioni della natura umana. In


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mente) di natura politica. Il potere, per esem- Anarchismo poststrutturalista


pio, ha riflessi all’interno delle istituzioni sociali
e dei rapporti economici e culturali quanto ne In che cosa dunque si distinguono la teoria e la
ha nella sfera politica. Con questa convinzione, pratica dell’anarchismo poststrutturalista ri-
gli anarchici sociali sottolineano come sia ne- spetto ai precedenti? Anch’esso, come l’anar-
cessario resistere a tutte le forme di potere, di chismo sociale, si schiera per l’eliminazione del
gerarchia e di oppressione, di carattere politico potere, della disuguaglianza e del capitalismo.
come sociale, culturale ed economico, e come Sostenere il contrario significherebbe immagi-
alla fine le si debbano sovvertire. Ciò nonostan- narsi una frattura di dimensioni sismiche all’in-
te essi hanno invariabilmente indicato lo stato terno del movimento e del suo discorso teorico.
come luogo del potere al quale si deve opporre Ma una frattura del genere non c’è stata. L’a-
resistenza. narchismo sociale ha modificato le proprie basi
così da fare propri alcuni elementi del pensiero
poststrutturalista.
Azione diretta
Questo slittamento dall’anarchismo sociale in
Una caratteristica che definiva l’anarchismo so- direzione di quello poststrutturalista è soprat-
ciale era il suo impegno per l’azione diretta tutto visibile e particolarmente importante su
spontanea. Praticata da attivisti di base senza più piani teorici. Il primo riguarda la critica po-
una leadership burocratica, l’azione diretta era ststrutturalista dei discorsi e delle narrazioni
celebrata in quanto strumento efficace tra le ar- fondazioniste. Il pensiero poststrutturalista,
mi strategiche del movimento. Per il suo caratte- quello strettamente legato alle opere di Michel
re partecipativo, l’azione diretta alimenta la fidu- Foucault e Jacques Derrida, respinge le tesi (co-
cia degli anarchici nella capacità degli individui me quelle che si trovano negli scritti di Marx)
di operare per proprio conto. Come sostiene Co- secondo le quali la condizione umana si spiega
lin Ward (1988), anche i progetti di autocostru- riferendosi a strutture che la sottendono, per
zione di abitazioni o di cooperative di inquilini esempio all’economia, che si possono sottopor-
sono incoraggianti proprio perché offrono una re a un’analisi oggettiva che a sua volta è ester-
prova convincente del fatto che le persone sono na al discorso che costruisce quelle stesse strut-
in grado di vivere senza organismi oppressivi co- ture. Todd May, nel suo The political philo-
me lo stato. L’auto-organizzazione, perciò, è sta- sophy of poststructuralist anarchism (1994) ha
ta fondamentale sia per la promozione dell’azio- fatto vedere come il poststrutturalismo si sia
ne diretta da parte degli anarchici sociali, in sbarazzato di tutte le forme di umanesimo, per-
quanto strumento efficace di resistenza e sovver- ché per esse «soggetti e strutture sono sedimen-
sione, sia per le tesi di fattibilità di una esistenza tazioni di pratiche la cui origine non è rintrac-
senza stato dopo la caduta del capitalismo. ciabile in un ambito ontologico privilegiato, ma
va piuttosto ricercata tra le pratiche specifiche
in cui sorgono» (May, 1994).
Ci sono due inevitabili difficoltà strategiche (per
usare la terminologia di May) nel pensiero del-
l’anarchismo sociale. La prima riguarda la con-
cezione di un’essenza sostanzialmente buona
dell’uomo o della natura umana, anche se, co-
me io ho sostenuto altrove (Morland, 1997), è
semplicistico o sbagliato attribuire all’anarchi-
smo l’esclusiva di un assunto positivo nei con-
fronti della natura umana. La seconda difficoltà
riguarda l’idea di un’eliminazione del potere
ascritta all’anarchismo sociale, e ne tratteremo
più avanti. La prima collega senza scampo l’a-
narchismo sociale ai discorsi fondazionisti, e
solo l’abbandono di tali discorsi facilita la sepa-
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razione tra anarchismo sociale e anarchismo


poststrutturalista.
Il terzo slittamento sul piano teorico è meno




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evidente, ma non meno reale. Esso emerge dal- sistema fisico, e la sua spiritualizzazione in un
la transizione verso una filosofia poststrutturali- campo ultraterrestre che crea sempre più codici
sta, che definisce il potere in quanto operante in eccesso fino a formare un sistema metafisi-
su più piani e con diverse modalità. A dire il ve- co» (p. 222). Sta in questo la totalità con la quale
ro, gli anarchici sociali hanno a lungo concepito deve oggi fare i conti l’anarchismo sociale. La
il potere come una relazione che permea le isti- sola resistenza contro lo stato, in un rozzo stra-
tuzioni politiche, sociali ed economiche. Tutta- tagemma politico, non significa granché davan-
via, afferma May, esso è fautore del decentra- ti al nuovo modo d’intendere lo stato.
mento del potere proprio perché vi vede l’alter-
nativa all’accentramento di quel potere nelle Resistenza poststrutturalista
mani dello stato. In questo senso, l’anarchismo
sociale è una filosofia politica strategica, secon- All’interno dell’anarchismo poststrutturalista,
do la definizione di May, mentre per una filoso- dunque, la resistenza è destinata a riflettere la
fia tattica, come quella dell’anarchismo post- natura del potere e ad affrontarlo dovunque si
strutturalista, non esiste un centro al cui inter- materializzi. In questo senso, la resistenza per i
no sta il potere. In altre parole, il potere, e quin- poststrutturalisti è erede del situazionismo, che
di la politica, sono irriducibili. Ci sono molti si confrontava con lo spettacolo del capitalismo
luoghi diversi da cui emerge, e c’è un’interazio- e nello stesso tempo lo sovvertiva, e, così facen-
ne tra quei diversi luoghi che creano il mondo do, segnalava uno scostamento dalla lotta eco-
sociale. Con ciò non si vuole negare che esista- nomicista al capitale, in quanto epicentro strut-
no punti in cui il potere si concentra o (per re- turale del potere. Di conseguenza c’è un ricorso
stare nella metafora spaziale) punti in cui s’in- a forme di opposizione alternative per sovverti-
crociano varie righe, e magari più spesse. Ma il re la dinamica delle totalità. La resistenza non si
potere non ha origine in quei punti: piuttosto si limita più al politico, all’esprimersi contro la
accumula intorno a essi. borghesia in quanto rappresentante del capita-
Gli stati non sono uniformi o identici per come le, ma assume forme sociali e culturali. Queste
appaiono e per come si organizzano. Non sono forme di resistenza e di sovversione sono il car-
«fatti solo di persone, ma di boschi, campi, giar- dine dei nuovi movimenti sociali che costitui-
dini, animali e merci» (Deleuze et Guattari, scono la recente opposizione radicale, la quale
1988), ma «ognuno reca in sé i momenti essen- si esprime, tra le altre cose, anche attraverso il
ziali della propria esistenza» (p. 385). Questo movimento anticapitalista.
perché lo stato, per Gilles Deleuze e Felix Guat- I servizi dei media sulle recenti manifestazioni
tari, non si è sviluppato nel corso di un dato pe- anticapitaliste vorrebbero farci credere che gli
riodo storico, ma «si presenta completamente anarchici siano ai margini di tali movimenti,
armato, con un colpo magistrale eseguito al- fossili sopravvissuti di qualche organizzazione
l’improvviso» (1984). Lo stato dispotico dei pri- segreta di dinamitardi ottocenteschi, non diver-
mordi, che Marx lega al «modo di produzione si da come erano rappresentati agli inizi del No-
asiatico», è l’astrazione originaria che si realizza vecento, per esempio nel romanzo L’agente se-
in esistenza concreta in diverse situazioni. Ora, greto di Joseph Conrad. È vero, come ha osser-
lo stato «è soggetto a un campo di forze del qua- vato David Apter, l’anarchia è «associata alle
le coordina i flussi e del quale esprime i rapporti immagini di irrazionalità, bombe, attentati e ir-
autonomi di dominio e di subordinazione» responsabilità» (Apter & Joll 1971). Sarebbe
(1984). Oggi, dunque, lo stato si forma al di fuori sciocco negare che la violenza si accompagna
dei flussi decodificati che inventa per il denaro e spesso all’azione diretta come forma di prote-
per la proprietà, al di fuori delle classi dominan- sta, ma resta opinabile l’idea che la violenza
ti, rimane acquattato dietro alle cose che signifi- non sia più accettabile. Qui l’anarchismo socia-
ca ed è «esso stesso prodotto all’interno del le appare una chiesa allargata, con alcuni che
campo di flussi decodificati» (p. 221). Con la predicano contro il ricorso alla violenza, come
stessa logica, lo stato è ora determinato dal si- Kropotkin, e altri disposti a battersi fisicamente
stema al cui interno si concretizza nell’esercizio contro la polizia e altri avversari.
delle proprie funzioni, ma nel quale rimane an-
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che subordinato a quelle stesse forze che deco- Nuovi movimenti sociali
difica. In sostanza, «l’essere stato presenta due
aspetti: l’introiettamento in un campo di forze Anche se sono indubbiamente un prodotto di
sociali sempre più decodificate che formano un dotte analisi sulle proteste popolari, i nuovi mo-
vimenti sociali sono anche reali e concreti. Defi-
nirne con precisione ontologica le caratteristi-
che non rientra tra le finalità di questo scritto,


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ma pare piuttosto evidente che la recente onda- festazioni anticapitaliste risulta evidente che l’a-
ta di proteste anticapitaliste in tutto il mondo narchismo ne è un cardine. David Graeber
abbia messo in luce la vitalità di tali movimenti, (2002) afferma: «L’anarchismo è il cuore del mo-
anche se sono più complessi di quanto lascino vimento, la sua anima; di lì proviene quanto c’è
intendere etichette e interpretazioni. Whittier di nuovo in esso, quanto dà speranza». La pre-
(2002) rileva che essi «sono composti da conglo- senza trasversale dell’anarchismo sociale nei
merati instabili di organizzazioni, reti, comu- movimenti non è una novità. Bookchin, per
nità e singoli attivisti, collegati dalla partecipa- esempio, aveva indicato diversi principi e diver-
zione a mobilitazioni e da identità collettive at- se pratiche anarchiche che si possono riscontra-
traverso le quali i partecipanti definiscono i li- re all’interno dei nuovi movimenti sociali degli
miti e l’importanza del proprio gruppo». Non anni Ottanta, e che riguardavano soprattutto
sono movimenti statici né monolitici, ma entità questi fenomeni:
dinamiche che spesso dispongono di un’orga- • i documenti di questi gruppi richiamano le
nizzazione organica e acefala. Inoltre, nelle re- raccomandazioni di Kropotkin per una società
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centi proteste contro il capitalismo e la globaliz- decentrata e per il rifiuto del capitalismo;
zazione, si è vista la convergenza di movimenti • i movimenti municipalisti in particolare adotta-
di diversa natura e spesso con sfumature politi- no il principio di Bakunin secondo il quale gli
che anche decisamente diverse. Si potrebbe de-
finire questo movimento, con maggior precisio-
ne, il movimento dei movimenti. In ogni modo,



a chiunque abbia preso parte alle recenti mani-

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anarchici possono partecipare alla politica locale;


• sono antigerarchici;
• «il principio che unifica questi movimenti in
apparenza indipendenti è il concetto di parteci-
pazione e di mutuo aiuto» (Bookchin 1989).
Senza dubbio l’analisi di Bookchin resta valida
anche quando si esaminano i movimenti legati
alle recenti manifestazioni anticapitaliste; essa
però comincia a perdere significato quando si
comprende il carattere poststrutturalista del
movimento anticapitalista. Vincenzo Ruggiero
(2000) ha osservato che in quest’ambito emer-
gono sempre più due scuole di pensiero oppo-
ste. La prima teorizza che i movimenti sociali
hanno come interesse la mobilitazione e la di-
stribuzione delle risorse. È la tesi avanzata per
esempio da John McCarthy and Mayer Zald
(1977) e da Bluechler (1993). La seconda è ca-
peggiata principalmente da Alberto Melucci
(1996) che sostiene che ai movimenti sociali
non interessano tanto le azioni politiche, quan-
to le battaglie sul piano simbolico e culturale.
La scelta della categorizzazione dipende in gran
parte dalla definizione di «nuovo» nei movi- e inoltre si sono completamente liberate dai
menti. Secondo Melucci (1996) «nuovo» vuole ceppi della politica rappresentativa.
significare molteplici «differenze comparative A molti osservatori, anche a quelli che li guarda-
tra le forme storiche del conflitto di classe e vano con simpatia, però, è qualche volta sfuggi-
quelle di azione collettiva oggi emergenti». ta la vera novità dei movimenti. Brady (2002),
Prudente nell’attribuire a questi movimenti per esempio, plaude ai movimenti anticapitali-
un’unità d’intenti che non esiste, Melucci osser- sti, perché si impegnano in «forme di protesta
va che essi sono «sistemi d’azione, reti comples- originali, creative ed estemporanee», che favori-
se tra diversi piani e significati dell’azione socia- scono la partecipazione politica pur tenendosi
le. L’identità collettiva che fa sì che diventino alla larga dalla politica. Il giudizio sulle nuove
attori non è un dato di fatto o un’essenza, ma il forme di protesta non può prescindere da un’a-
risultato di scambi, trattative, decisioni e con- naloga presa d’atto di un diverso senso della
flitti tra attori» (1996). propria finalità. Mentre esorta a entrare nell’a-
Melucci ha ragione nel sottolineare l’assenza di rena democratica per estendere l’appello alla
azioni politiche, se non altro perché i nuovi mo- democrazia del movimento, è evidente che
vimenti sociali e soprattutto quello anticapitali- Brady ha in sostanza frainteso il carattere e gli
sta sono esplicitamente antipolitici. Come ha obiettivi del movimento. Delle due l’una: o si è
potuto osservare Ruggiero (2000) nella sua ri- sbagliato nel giudicare la centralità dell’anar-
cerca sui centri sociali a Milano, la novità di chismo all’interno del movimento oppure nel
questi movimenti consiste «nel loro rifiuto a im- concettualizzare la natura dell’anarchismo co-
pegnarsi nella costruzione di un organismo rap- me entità politica. Nella misura in cui è anarchi-
presentativo più alto, un partito o un’organizza- co, il movimento anticapitalista non ha nessuna
zione onnicomprensiva». Costituire una strut- intenzione di entrare nell’arena democratica
tura organizzativa simile a quella di Friends of della politica elettorale e non aspira a un co-
the Earth o di Greenpeace, non rientra tra gli smopolitismo più ampio basato su una politica
obiettivi dei nuovi movimenti (anche se questo democratica. Inoltre, il movimento non preten-
non è tanto vero per qualcuno dei gruppi de di parlare in nome di qualcuno o di rappre-
trotzkisti impegnati nel movimento anticapita- sentare qualcuno, tanto meno i popoli di tutto il
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lista, come l’inglese Globalize Resistance). Inve- mondo. La sola idea della politica rappresenta-
ce le loro forme organizzative sono «molteplici, tiva fa orrore ai movimenti anarchici.
fragili, precarie e incoerenti» (Ruggiero 2000); Certo, in Gran Bretagna il movimento anticapi-
non aspirano a rappresentare una maggioranza talista ha origini evidentissime. Esso è emerso
da una convergenza tra ambientalisti radicali e
anarchici, a sua volta favorita da un crescente
senso di malessere tra alcune organizzazioni e


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intellettuali liberal. A esso si sono poi uniti ne all’interno del movimento, ma quel disagio
gruppi di sinistra, alcuni prima (Workers Power) riflette l’eredità dell’anarchismo sociale che
e altri dopo (Swp). mette in primo piano la protesta contro il capi-
tale. Come ha osservato Kamura, all’interno del
Tattiche, prassi e Black block movimento è importante la coerenza tra fini e
mezzi. La prospettiva che la violenza diventi l’e-
Il fatto che nel movimento siano presenti grup- spressione che definisce la protesta anticapitali-
pi di vario orientamento politico è indiscutibile. sta rischia di danneggiare tutto l’orientamento
Questo comporta ovviamente che ci siano di- del movimento: «Noi vogliamo un mondo giu-
vergenze sulle tattiche e le pratiche di lotta al sto e corretto e non facciamo il gioco sporco»
capitalismo. Si è molto discusso sul ruolo dei (Kamura, 2001). L’anarchismo sociale ha una
Black block a Genova e in altre manifestazioni. storia lunga e ambigua al suo interno e questo
Caratterizzati dall’impegno a scontrarsi con la indubbiamente continuerà ad avere un ruolo
polizia con la violenza se necessario, i Black integrante nelle manifestazioni anarchiche.
block non sono ben visti in tutti gli ambiti del Il Black block è anche rappresentativo di un’al-
movimento. Pur non essendo esclusivamente tra caratteristica del movimento anticapitalista:
anarchici, essi sono un esempio della recrude- l’assenza di una struttura evidente e gerarchica.
scenza di una strategia dell’anarchismo sociale Un’unità fragile e provvisoria caratterizza il
che sta al centro del movimento anticapitalista. convergere di questo movimento dei movimen-
Spontaneità, autonomia e azione diretta sono i ti, sia in quanto movimento più vasto nel corso
loro attributi, come lo sono di altri presenti nel delle manifestazioni, sia, spesso, all’interno di
movimento. Anzi per qualcuno Black block è singoli gruppi o movimenti. Come ha spiegato
semplicemente una tattica. Per altri Black block Ian Welsh, cominciamo ad assistere all’arrivo di
ha adottato troppo in fretta l’identità stereoti- un movimento autorganizzato che esiste senza
pata dell’anarchico come istigatore di caos e di che nulla lo qualifichi come una tradizionale
devastazione. Il fatto è che non c’è accordo sulle struttura organizzata. La presenza di movimenti
tattiche e sugli obiettivi del movimento antica- in rete, capaci di promuovere una vaga mobili-
pitalista. Minore discussione c’è invece sul fatto tazione allo scopo di compiere azioni dirette
che il Black block non è affatto un’organizzazio- molto specifiche a brevissimo termine, costitui-
ne né un gruppo. Non esiste al di fuori della ma- sce un modello di contestazione culturale molto
nifestazione ed è unito solo in quella manifesta- diverso rispetto a quelli tipici degli anni Settan-
zione attraverso una minima convergenza tatti- ta, che hanno orientato gran parte delle ricer-
ca di persone che sono lì per distruggere le pro- che sui movimenti sociali (Welsh, 1999).
prietà e scontrarsi con la polizia. Inoltre, gli attivisti oggi sembrano decisamente
Queste caratteristiche generano preoccupazio- meno propensi a compromettere il proprio
coinvolgimento inserendo il movimento in for-
me d’impegno limitate a strutture e pratiche
tradizionali. Welsh (1999) osserva che le mani-
festazioni attuali «sono sempre di più messe in
scena secondo i termini posti dai movimenti».
Finora non sembra che gruppi come Reclaim
the Streets, Earth First! e l’Anarchist Travelling
Circuit vogliano seguire le orme di organizza-
zioni del tipo di Friends of the Earth o Green-
peace, con la creazione di strutture burocrati-
che di governo o inserendosi nelle logiche del
sistema e negoziando direttamente con i gover-
ni e i loro organismi.
Questo non significa che tutti i gruppi e i movi-
menti che hanno preso parte alle recenti mani-
festazioni anticapitaliste si conformino a questo
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modello. Movimenti con prospettive sostanzial-


mente diverse combinano spesso (e in modo si-




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gnificativo sul piano locale) le proprie forze du- strategie chiamano a un impegno nella protesta
rante queste manifestazioni. Una ricerca di politica, è possibile ipotizzare, come hanno fat-
Plows e Wall (2001) evidenzia come una delle to Goaman e Dodson (1997), che i nuovi movi-
particolarità distintive «delle proteste contro il menti sociali pratichino una modalità speri-
neoliberismo è il carattere ibrido delle reti coin- mentata e ben collaudata della politica sociali-
volte. Oltre settecento gruppi di vari paesi erano sta ortodossa. Tuttavia, quanto più essi si sot-
coordinati dal Genoa Social Forum». Ciò nono- traggono a quelle forme tradizionali e respinga-
stante dai movimenti di protesta emerge una no la delega e l’avanguardismo tipici della poli-
nuova dinamica. È la spinta a progettare il mec- tica marxista, e di converso fanno proprie le
canismo di interrelazione e le pratiche di globa- nuove forme di contestazione socioculturale,
lizzazione. Così l’articolazione di un quadro più tanto più risulta sensato considerare che essi
ampio è un elemento integrante della campa- presentano espressioni poststrutturaliste dell’a-
gna condotta dai gruppi di protesta fin dalla fi- narchismo.
ne del secolo scorso (Plows and Wall, 2001).
laboratorio

Come lasciano intendere questi due autori, qui


non assistiamo all’emergere di gruppi comple- Nuovi movimenti e anarchismo
tamente nuovi, senza niente in comune con chi poststrutturalista
li ha preceduti. Le tattiche e le strategie adottate Non sono solo la fluidità e il carattere effimero
sono spesso desunte dalle esperienze di movi- delle alleanze che li rendono diversi: piuttosto,
menti e di gruppi attivi negli anni Ottanta e No- il carattere poststrutturalista è evidente nelle
vanta, se non prima. Nella misura in cui tali strategie di resistenza Al centro di tali strategie


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c’è quello che Welsh (1999) definisce «il proces- agire anarchico. È appunto questo l’ethos che
so a lungo termine di costruzione di capacità sottolinea David Graeber (2002) quando parla
autonome». Gli anarchici sociali hanno fatto a del tentativo del movimento di «tracciare le
lungo tesoro del principio per cui si agisce per coordinate di un territorio completamente nuo-
sé: era questo il messaggio espresso da Kro- vo». Gruppi come Direct Action Network sono
potkin nel suo articolo Act for yourselves pubbli- impegnati a costruire un «linguaggio nuovo» di
cato su Freedom nel 1887 (Kropotkin, 1988). disubbidienza civile che coniuga elementi di
Nella misura in cui le comunità locali e i movi- teatro di strada, di festa e di quello che si può
menti si schierano contro il capitale e la globa- solo definire «conflitto armato non violento»
lizzazione, tali azioni sono una chiara conferma (Graeber, 2002). Le loro attività contrastano net-
del principio anarchico, In questa forma la resi- tamente con le forme tradizionali di protesta le-
stenza sta al centro delle strategie del nuovo gate alla sinistra socialdemocratica e alla politi-
movimento sociale: si manifesta a più livelli, as- ca sindacale degli ultimi quarant’anni. Se non
sume forme diverse e «rappresenta un punto di altro, le ultime manifestazioni sono vissute in
convergenza tra pensiero anarchico e pensiero un modo molto diverso. Rispetto ai cortei e ai
postmoderno» (Aster, 1998). raduni organizzati con largo anticipo, le mani-
festazioni più recenti instillano tra i partecipan-
ti un senso di autonomia organica. Ciò nondi-
Costruire capacità anarchiche
meno, queste tattiche hanno punti di contatto
In sostanza, dunque, ci sono due caratteristiche con la cultura anarchica che vuole «delegittima-
dei nuovi movimenti che per la loro natura si re e smontare i meccanismi di dominio, conqui-
possono definire anarchiche. La prima è quella standosi nel contempo spazi sempre più ampi
a cui si riferisce Welsh quando parla di «costru- di autonomia» dallo stato (Graeber 2002).
zione di capacità autonoma» e che collega il
vecchio con il nuovo: il rifiuto della rappresen-
Nuove forme di protesta
tanza e della delega. Gli anarchici hanno sem-
pre guardato con sospetto l’avanguardismo. Sia La seconda caratteristica è quella che delinea
che si presenti nella fattispecie di una élite rivo- una convergenza tra i nuovi movimenti e l’a-
luzionaria sia come velato vampirismo di un’or- narchismo poststrutturalista. Come hanno giu-
ganizzazione che pensa di saperne di più, la stamente rilevato Gaman e Dodson (1997), se i
rappresentanza è stata e rimane una parola nuovi movimenti restassero ingabbiati in stan-
sgradita nel lessico anarchico di resistenza. La che forme di protesta politica, non riuscirebbe-
riluttanza dei nuovi movimenti a farsi trascinare ro ad andare oltre gli schemi dell’ortodossia so-
da strategie obsolete di protesta politica è un se- cialista. Per la sua stessa natura, l’anarchismo
gnale del rinnovato impegno in direzione di un ha sempre ricercato alternative di opposizione.
La fondazione di comuni, la costruzione di
scuole libere, la pubblicazione di opuscoli radi-
cali, la composizione di poesie antigerarchiche,
la coltivazione di fiori, la vita tra gli alberi, la
produzione di alimenti organici, l’occupazione
di abitazioni in disuso, l’impiego di olio alimen-
tare come combustibile verde per i motori die-
sel, sono tutte prove di come la resistenza, al-
l’interno dei circoli anarchici, assuma forme
simboliche e culturali. E questo dimostra la
convergenza tra l’anarchismo sociale e quello
poststrutturalista e fa vedere come entrambi
trovino un punto d’incontro nella resistenza.
Todd May (1994) sostiene che proprio attraver-
so la promozione e la predilezione per le prati-
che alternative ci sia un incontro tra l’anarchi-
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smo sociale e quello poststrutturalista. In tal


modo entrambi creano uno sfondo davanti al
quale i nuovi movimenti sociali che ruotano in-




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discussione della separazione tra pubblico e


privato; la convergenza di protesta e devianza; il
raggiungimento della solidarietà attraverso l’a-
zione; il ripudio della delega a favore dell’azione
diretta» (Melucci, 1996).
Mentre riecheggiano i sentimenti degli anarchi-
ci sociali attraverso la loro pratica contempora-
nea, i nuovi movimenti rispecchiano anche le
nuove modalità dell’anarchismo. La scelta co-
me obiettivi dei nodi di potere sulle reti sociali,
culturali e politiche, l’organizzarsi anch’essi in
reti non gerarchiche e decentrate, fanno sì che i
nuovi movimenti anticapitalisti non solo con-
fermino il tradizionale approccio anarchico alla
resistenza, ma anche indichino «a che cosa resi-
stere» (May, 1994). In questi assistiamo all’e-
mergere dell’anarchismo poststrutturalista.
Soggetti e strutture prendono senso dalle prati-
che specifiche da cui sorgono. Nel rifiuto della
delega, nella negazione della ricerca di potere
politico, nel puntare sul presente e sullo specifi-
co (Melucci, 1996), il movimento anticapitalista
fa propria una serie di tentativi per ritagliarsi
torno al dibattito sull’anticapitalismo mettono spazi sociali di autonomia che, per il loro stesso
in scena le nuove forme di resistenza sociocul- carattere, si contrappongono al paradigma do-
turale. minante della mercificazione del neoliberismo
Il movimento socioculturale è molto di più di economico e sociale. La ricerca di zone autono-
una semplice predilezione per forme di resi- me si svolge a livello del locale e nelle interse-
stenza di tipo festoso. Davanti al crollo del co- zioni specifiche delle reti sociali, culturali, eco-
munismo nell’ex blocco sovietico e al generale nomiche e politiche. In sostanza, il movimento
arretramento della sinistra davanti alla virulen- ha avviato un percorso poststrutturalista per
za del neoliberismo, l’opposizione anticapitali- «costruire rapporti vivibili di potere» (May,
sta si è trasformata, passando dai tentativi di 1994). Prendendo coscienza del fatto che il po-
costruire un nuovo mondo (per lo più precedu- tere pervade molteplici reti, si arriva a com-
to da un’economia di piano centralizzata) a for- prendere come non sia mai possibile eliminare
me di resistenza locali e dall’interno. Sader il potere. Gli anarchici sociali lo avevano capito
(2002) sostiene che la resistenza, in questa nuo- da tempo. Costruendo pratiche alternative, gli
va situazione, si è distaccata dalle narrazioni anarchici poststrutturalisti sono impegnati in
metastoriche e da un rozzo economicismo, e si ciò che Deleuze e Guattari (1988) definivano
è trasformata diventando «locale e settoriale». «diventare minoranza». Con lo sviluppo di pra-
Anche se non possiamo essere d’accordo sulla tiche alternative nei forum sociali e in altre reti
formulazione, la società è indubbiamente in e organizzazioni, gli anarchici oggi criticano le
una fase di transizione e i movimenti rispec- pratiche dominanti e nello stesso tempo si sot-
chiano questo cambiamento. Ciò non vuol dire traggono all’oppressione. Come sostengono
che i movimenti di tipo tradizionale siano Deleuze e Guattari in Mille plateau, è il concetto
scomparsi di colpo. Anzi, c’è una sovrapposizio- di maggioranza che «assume uno status di pote-
ne di vecchio e di nuovo nelle attuali manifesta- re e di dominio, e non il contrario; assume i
zioni anticapitaliste, ma c’è anche un senso au- mezzi standard e non il contrario». Chiarito
tentico che distingue i nuovi movimenti dai questo, è importante distinguere tra «il maggio-
precedenti. Melucci ha osservato che è possibile ritario in quanto sistema costante e omogeneo;
indicarne diversi fattori comuni: «La varietà e la le minoranze come sottosistemi; e il minoritario
laboratorio

scarsa negoziabilità degli obiettivi del movi- come potenziale divenire, creativo e creato»
mento; il rifiuto del potere politico; la messa in (1988). In questo processo «una minoranza in-
numerevole e che prolifera minaccia di distrug-
gere il concetto stesso di maggioranza» (1988).
Riprendendo il concetto di nomadismo da De-
leuze e Guattari, Paul Virilio si è espresso sul-


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libertaria anno 11 • n.4 • 2009

l’importanza di una visione del mondo come Un progetto vivo e vitale


flusso. «Il mondo attuale non ha più una sua
stabilità: è continuamente mutevole, precario, L’anarchismo sociale e quello poststrutturalista,
sfuggente» (Armitage, 1999). Le analisi post- impegnandosi in molteplici forme di resistenza
strutturaliste, basate sui concetti di rete, rizo- contro le numerose accumulazioni di potere nei
ma, correnti incrociate e deterritorializzazione diversi nodi d’intersezione delle reti sociali, cul-
si sovrappongono in modo significativo a quelle turali, politiche ed economiche, condividono la
dell’anarchismo sociale. Individuandone l’origi- stessa prospettiva e lo stesso giudizio sulle mo-
ne strategica nella sua riluttanza a sostenere dalità di costruzione di spazi di autonomia. Gli
esclusivamente il proletariato industriale (pro- attivisti, compresi quelli nel movimento antica-
prio perché il potere pervade altri aspetti dell’e- pitalista, quando costituiscono luoghi di resi-
sistenza), l’anarchismo sociale è da tempo con- stenza, nello stesso tempo smuovono dalla base
sapevole dell’esigenza di unire la resistenza sul- i discorsi dominanti o prevalenti del potere.
le reti. Colin Ward (1988) osserva che gli anar- Quando attaccano con piumini rosa la polizia
chici «devono costruire reti al posto di piramidi. schierata i manifestanti non solo creano spazi
L’anarchismo non pretende di cambiare le eti- sociali spettacolari e autonomi, ma delegittima-
chette tra gli strati, non vuole gente diversa al no anche le forme violente dell’oppressione sta-
vertice, vuole che ne scivoliamo fuori dal di sot- tale. In realtà non tutti gli anarchici s’impegna-
to». Questa eredità intellettuale affonda le pro- no in pratiche del genere, ma adottano sempre
prie radici all’interno dell’anarchismo sociale e più forme di protesta e di resistenza che hanno
prende le distanze da un pensiero strategico per in sé tratti festosi e carnevaleschi. Analogamen-
andare verso «una filosofia politica tattica», co- te, non tutti gli anarchici concordano con chi
me dice May. Una filosofia politica strategica giudica che l’anarchismo sociale stia conver-
come il marxismo colloca le varie manifestazio- gendo verso il poststrutturalismo nel ventune-
ni di oppressione e di ingiustizia in un’unica simo secolo. Questo testo non pretende di esau-
problematica di fondo; invece il pensiero tattico rire un discorso che tocchi tutti gli ambiti della
«ritrae l’universo sociale e politico non come un pratica e della teoria anarchica. È però un’atte-
cerchio, ma come una rete di linee che s’incro- stazione del fatto (se mi è lecito usare le parole
ciano» (May, 1994). Invece di concentrare la re- di uno studioso che non sarebbe di sicuro d’ac-
sistenza su un unico nucleo apparente di pote- cordo con me) che l’anarchismo debba essere
re, il pensiero tattico si oppone a un’emancipa- considerato «un progetto vivo e vitale» (Moore,
zione guidata da un’élite di avanguardia. Osser- 1997a: 159). Senza ombra di dubbio la prassi
vando che il potere abita le reti e non nasce da anarchica è messa in evidenza dalle recenti ma-
un unico centro, «la critica poststrutturalista nifestazioni anticapitaliste. Per questo, poiché
della rappresentanza» è decisamente anarchica l’anarchismo sociale si adegua alla vita del nuo-
nel proprio carattere (May, 1994). Gli anarchici vo secolo, è un progetto che ormai possiede una
sociali come i poststrutturalisti concepiscono dinamica chiaramente poststrutturalista.
spazi sociali formati da «intersezioni di potere e
non sorti da un’unica origine».


(Le illustrazioni di questo articolo sono personaggi storici dell’a-


narchismo dipinti da Pietro Spica. Una passione per la pittura
trasmessa a Spica dallo zio materno Gianni Dova, che con Lucio
Fontana e Roberto Crippa aveva fondato il movimento Spaziali-
sta italiano. Dopo essersi laureato alla Statale di Milano in storia
contemporanea, Spica ha girato il mondo: Afghanistan, India,
Brasile, Colombia, Perù, Ecuador, Messico e Marocco, passando
laboratorio

lunghi periodi negli Stati Uniti e nelle isole Baleari. Il suo primo
lavoro pubblicato è stato l’illustrazione di un libro per bambini,
Coloriamo le nuvole, in collaborazione con Bruno Munari. In se-
guito ha illustrato altri libri per bambini, tra cui le Fiabe italiane
di Italo Calvino. Ha insegnato tecnica dell’acquarello a centinaia
di bambini in Italia e negli Stati Uniti.


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DALLA RIVOLUZIONE
AL SUPERAMENTO D
Nove libri. La «breve estate dell’anarchia» del 1936 accanto alla necessità di «inven-
tarci» un futuro. La mitica banda del Matese e l’ecologia targata Kronos. Un israe-
liano contro l’oppressione dei palestinesi e un famoso architetto che analizza la

9
«conquista dello spazio abitativo» da parte dell’esercito di Tel Aviv. E un interrogati-
vo inquietante: chi è l’Altro? Un’intervista a un «grande vecchio» dell’anarchia fino
ai ricordi di una ragazza a cui da piccola cantavano ninnenanne rivoluzionarie

2 467
13 5 8 1 ¡No pasarán! le evento storico, fondamen-
tale non solo per la storia del
movimento anarchico ma per
la stessa storia contempora-
narranti di Paolo Rossi e Fran-
cesca Gatto.
Nel dvd si rivive in diretta la
passione sociale di un popolo
Sono passati settant’anni da nea mondiale. in armi (con le donne in pri-
quando il generale Francisco È quindi con grande interesse ma fila) che combatte per la
Franco con il suo esercito fece che presentiamo ai nostri let- sua libertà e al tempo stesso
ingresso in una Madrid stre- tori l’ultimo lavoro storico di mette in pratica la società au-
mata mettendo fine a un’aspra Claudio Venza, Anarchia e po- togestita.
guerra civile strettamente in- tere nella guerra civile spagno- Nel libro, Venza racconta la
trecciata a una rivoluzione li- la, recentemente pubblicato guerra civile spagnola del
bertaria. Finiva così la «breve da Elèuthera e inserito in un 1936-1939 e l’epocale rivolu-
estate dell’anarchia», iniziata cofanetto dal titolo Spagna zione libertaria ed egualitaria
nelle strade di Barcellona il 19 1936 - l’utopia e la storia che che l’ha attraversata, analiz-
luglio 1936. contiene anche la riedizione zando in particolare il ruolo
Il sito di Libertaria ospita fin in formato dvd del video Spa- che vi svolsero anarchici e
dall’inizio una sezione specia- gna 1936: l’utopia si fa storia, anarcosindacalisti, alle prese
libraria

le dedicata alla Spagna 1936; vi filmato del 1937 degli archivi con gli inediti problemi teorici
si trovano testi, immagini, vi- iconografici della Confedera- e pratici posti dall’esigenza di
deo, audio che ricordano e te- ción Nacional del Trabajo, con venire a patti con la realtà del
stimoniano quel fondamenta- i testi di Pino Cacucci e le voci potere.


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libertaria anno 11 • n.4 • 2009

SPAGNOLA di Lorenzo Pezzica

O DELLA POLITICA
sente in modo diretto degli
accadimenti di un paese dove
ha la sua presenza organizza-
ta più ampia e solida».

9
Le ragioni sottolineate da
Venza rispetto all’importanza
dell’avvenimento di quell’e-
poca chiariscono con quel

67
metodo e punto di vista co cui
lo storico triestino ha voluto
affrontate il suo studio. Da
una parte abbiamo una rico-
struzione rigorosa degli avve-
nimenti, dall’altra un approc-
cio critico e problematico che
non vuol nascondere le que-
stioni scottanti, vedi il rappor-

8
to con il potere, che l’anarchi-
smo spagnolo e i suoi militan-
ti dovettero affrontare.

Spagna 1936 -
l’utopia e la storia
Elèuthera, Milano, 2009
cofanetto dvd + libro
22, 00 euro.

Claudio Venza
Anarchia e potere nella guerra
Nel contesto di una feroce bertari di venire a patti con
civile spagnola
guerra civile tra fascismo e an- una realtà ostile.
Elèuthera, Milano, 2009,
tifascismo, che prelude alla se- Prima di entrare nel vivo della
pagine 180.
conda guerra mondiale, infat- guerra civile e delle sue pro-
ti, un forte e radicato movi- blematiche, l’autore però ha
Pino Cacucci, Paolo Rossi,
mento libertario cerca di rea- cercato, come lui stesso affer-
Francesca Gatto
lizzare un’aspirazione secola- ma, di «ricostruire l’evoluzio-
Spagna 1936:
re: una società di liberi e ugua- ne dell’anarchismo spagnolo
l’utopia si fa storia
li. Anarchici e anarcosindaca- dalla sua nascita nella Spagna
Centro studi libertari/Archivio
listi provano a mettere in pra- del 1868 fino alla risposta al
Giuseppe Pinelli.
tica le loro aspirazioni autoge- golpe militare del 18 luglio
stionarie attraverso migliaia di 1936. Quel giorno», prosegue
collettivizzazioni urbane e ru- l’autore, «si compie un salto di
rali, innovative sperimentazio-
ni in campo sociale e cultura-
qualità cruciale per tutta la
storia successiva del movi- 
le, e una «guerra antimilitari- mento libertario, con riflessi
sta» basata sul modello delle enormi sul piano ideologico e
libraria

milizie volontarie. Venza rac- politico, tattico e strategico. Il


conta quell’esperimento rivo- respiro dei fatti spagnoli ha, e
luzionario con i tentativi prag- avrà, conseguenze sull’intero
matici (e le resistenze) dei li- anarchismo mondiale, che ri-


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anno 11 • n.4 • 2009 libertaria

Matese

2 anarchico

Nelle intenzioni degli organiz-


zatori doveva essere più di
un’azione dimostrativa, dove-
va sollevare la sofferenza pro-
letaria e popolare a farsi impe-
gno di lotta, doveva essere l’i-
nizio di un’insurrezione socia-
le che avrebbe portato alla ri-
voluzione anarchica. L’insur-
rezione preparata dalla cosid-
detta banda del Matese, che
coinvolse i comuni di San Lu-
po, Letino e Gallo, capeggiata
da Errico Malatesta, Carlo Ca-
fiero, Pietro Cesare Ceccarelli
e Napoleone Papini, avrebbe
dovuto contenere in sé l’ener-
gia per propagarsi e infiamma-
re la rivolta popolare. Invece,
come poi raccontò Ceccarelli,
un traditore (Vincenzo Farina
da Maddaloni) e le avversità
del tempo arrestarono l’impe- nizzatori un’ipotesi di studio nativa, che inviò dodicimila
to sobillatore dell’internazio- più che un’opzione concreta, soldati, fece fallire, com’è no-
nalismo anarchico. data l’oggettiva impossibilità to, l’insurrezione. L’esito falli-
Oggi, a distanza di 130 anni di far condividere strategie po- mentare, seguito dal processo
dai fatti, Bruno Tomasiello ha litiche così ambiziose a popo- penale alla Corte d’assise di
raccolto in questo prezioso vo- lazioni vessate dall’analfabeti- Benevento, suscitò critiche al-
lume una cospicua documen- smo prima ancora che dalla l’interno del movimento inter-
tazione e fornito un indirizzo fame. nazionalista, in particolare da
di lettura bibliografica e sto- I fatti insurrezionali della ban- parte di Amilcare Cipriani.
riografica di grande interesse. da del Matese misero a duris- La ricerca condotta da Toma-
Ma perché la banda scelse sima prova la determinazione siello ha il merito di far rie-
proprio l’area del Matese co- dei partecipanti, giacché le mergere dall’oblio testimo-
me teatro dove promuovere la informazioni riservate giunte nianze archivistiche e giornali-
spedizione? «Sembrò la più alle forze dell’ordine imposero stiche, opere e documenti in-
adatta per la peculiare struttu- di anticipare di circa un mese teressantissimi, contribuendo
ra geografica alla guerra per l’evento, e quindi di rivedere a una maggiore conoscenza di
bande», scrive Tomasiello nel- al momento spostamenti e questo episodio storico, trop-
l’introduzione, «situata al cen- dettagli organizzativi. Non so- po spesso dimenticato dalla
tro di tre regioni e con possibi- lo, una volta fissato il luogo di storiografia ufficiale ma parti-
li vie di fuga in almeno cinque ritrovo alla Taverna Jacobelli colarmente importante nella
province diverse, rappresenta- di San Lupo (scelta nel corso storia dell’anarchismo italia-
va il sito ideale anche per le di un sopralluogo effettuato da no.
condizioni economiche dei Cafiero e Malatesta, presenta-
suoi abitanti che gli interna- tisi il primo come un lord in- Bruno Tomasiello
zionalisti speravano di poter glese e il secondo come il suo La Banda del Matese.
aggregare nell’impresa». Pro- segretario) il primo scontro a 1876/1878.
babilmente, sostiene l’autore, fuoco con una pattuglia di ca- I documenti, le testimonianze,
libraria

l’obiettivo di arruolare le po- rabinieri impose di modificare la stampa dell’epoca


polazioni locali in una coordi- ulteriormente il programma Galzerano editore, Casalvelino
nata azione insurrezionale fu delle operazioni. Scalo, 2009,
considerato dagli stessi orga-


L’imponente reazione gover- pagine 640, 25, 00 euro.

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libertaria anno 11 • n.4 • 2009

3
Un nuovo «antropologia del rapporto uo- stati abbandonati in funzione
umanesimo mo-natura», che permetta di di ritmi di tempo e utilizzo
nel nome creare una nuova teoria am- dell’energia non più sostenibi-
di Kronos bientalista, e dunque sociale e li. Gli effetti sono una produ-
politica, capace di porre un’al- zione entropica distruttiva
Conseguenza dello sviluppo ternativa all’attuale civiltà fo- dell’ambiente e altrettanti
incontrollato del pianeta Terra riera di oscure e drammatiche processi crescenti di distruzio-
è l’urgente richiesta di uno svi- previsioni. ne.
luppo sostenibile, che affronti Il libro di Nobile ripercorre lo Un libro interessante, occasio-
in termini concreti e razionali sviluppo del genere umano tra ne di discussione sulle possi-
il problema delle risorse sem- rivoluzioni scientifiche e poli- bili via di uscita, che l’autore
pre più carenti. tiche. L’approdo è la situazio- suggerisce nella diminuzione
L’autore di Nel grembo di Kro- ne problematica della terra di della densità di popolazione
nos, spinto dalle crescenti e oggi: altissima densità di po- con un processo guidato di ri-
drammatiche urgenze poste polazione, insufficienza delle duzione delle nascite: una ri-
dallo sfascio ambientale e dal- risorse vitali, produzione at- duzione non fine a se stessa,
le spinte globalizzanti delle ra- traverso le più sofisticate tec- ma occasione per eliminare
gioni mercantili, dall’insorgere nologie con una velocità più anche distorsioni, violenze e
del ricorso alla violenza, e dal alta rispetto alla capacità del ingiustizie, senza ricorrere alle
fallimento sempre più eviden- sistema Terra-Sole di rigenera- energie «impacchettate» (pe-
te dei tentativi teorici e pratici re le risorse. trolio, carbone, nucleare), ma
ispirati dalle tradizionali cul- Per questi motivi la Terra è di- alle sole risorse della Terra.
ture che invano cercano rispo- venuta asfittica e sterile e ciò L’autore lancia l’appello per
ste ai problemi dell’umanità, perché i tempi della vita, la un ritorno al rapporto antico e
cerca di fondare una nuova metafora del dio Kronos, sono nuovo uomo-terra, al ritorno,
ancora possibile, a un nuovo
equilibrio fra uomo e natura,
presupposto per un mondo li-
bero e giusto, per una società
che non si basi sull’esercizio
del potere ma sulla consape-
volezza dei limiti e per una li-
bertà che finisce dove inizia il
diritto alla vita degli altri.
L’alba di un nuovo mondo che
si legge nelle pagine del libro
prevede anche e necessaria-
mente un nuovo concetto di
cittadinanza dove le aspirazio-
ni a un mondo più giusto ed
equo hanno il presupposto e il
proprio fondamento nella ne-
cessità che gli uomini scelgano
davvero la strada della soprav-
vivenza della nostra specie e
dello stesso pianeta.

Carmelo Orazio Nobile


Nel grembo di Kronos
Edizioni Polistampa,
Firenze, 2004,
pagine 152, 12,00 euro.
libraria




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4
Demolite
il muro
non le case
L’Icahd, Israeli Committee
Against House Demolitions, è
un’organizzazione israeliana
non violenta, di azione diretta,
costituita per resistere alla de-
molizione da parte di Israele
della case palestinesi nei terri-
tori occupati e per porre fine
all’occupazione. Jeff Halper ne
è il direttore. Vive a Gerusa-
lemme.
Ostacoli alla pace è il risultato
di una serie di visite guidate
nei territori occupati organiz-
zate dall’organizzazione di
Halper per diplomatici, gior-
nalisti, ricercatori e attivisti.
Un’indagine «sul campo» per
cercare di fare chiarezza in un
mare di disinformazione su
quelli che l’autore definisce
«fatti compiuti»: le colonie, il
blocco economico, il labirinto
di check-point, la politica di
demolizione delle case palesti-
nesi e dell’espropriazione del-
la terra, la creazione della

5
Grande Gerusalemme, il con- Informazioni e domande che Lo spazio
trollo israeliano sulle risorse si uniscono a un altro aspetto intorno a noi
idriche, la costruzione di un dell’opera che, secondo lo
«muro provvisorio», e altro an- stesso autore, risulta essere al-
cora. trettanto importante: quella di Negli ultimi decenni, un nu-
La forza del libro di Halper sta «aiutare i sostenitori della pa- mero sempre maggiore di ar-
nell’estrema chiarezza con cui ce giusta a reinquadrare il chitetti si è cimentato, all’in-
pone una questione tra le più conflitto rimettendo l’Occupa- terno del lavoro professionale,
controverse e complesse che zione al centro del dibattito, con diverse teorie filosofiche
ancora oggi è lontana dal tro- un passaggio necessario per la in relazione allo spazio co-
vare una soluzione definitiva e costruzione di una campagna struito. Dinocrate ebbe da di-
pacifica: la questione israelo- internazionale efficace». Una scuterne con Alessandro Ma-
palestinese. pace giusta in cui «entrambe gno, niente di nuovo. Ma
L’analisi dell’autore non si fer- le parti escano vincenti, e pos- quando a farlo è un esercito
ma soltanto al chiarimento di sano fruire delle proprie li- moderno, probabilmente bi-
questi pur fondamentali bertà collettive e individuali, sogna approfondire le motiva-
aspetti della questione. Halper in una regione messa final- zioni.
infatti prende in esame anche mente in condizione di fiorire Il libro di Eyal Weizman, appa-
le basi ideologiche, le strutture all’insegna della sicurezza e rentemente un testo di «archi-
istituzionali e le logiche milita- dello sviluppo economico». tettura dell’estremo» o una
ri che stanno dietro l’espan- cronologia delle relazioni tra
sione e il controllo israeliano, Jeff Halper spazio abitato e conflitto israe-
libraria

proponendo contemporanea- Ostacoli alla pace. lo-palestinese, ci pone di fron-


mente alcune domande cru- Una ricontestualizzazione del te a tematiche che possono far
ciali rispetto al futuro della po- conflitto israelo-palestinese vedere tale conflitto con occhi
litica di Israele alla luce degli Una Città, Forlì, 2009, differenti. Lo scandaloso muro


ultimi avvenimenti politici. pagine 168, 12,00 euro. divisorio in Cisgiordania, per

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libertaria anno 11 • n.4 • 2009

trollo dello spazio di guerra at-


traverso fortificazioni «in
profondità» (laddove la figura
del grezzo Ariel Sharon si pre-
cisa in quella di un genio tatti-
co sovversivo), e per l’urbaniz-
zazione ottica che costituisce
forma di controllo delle colo-
nie israeliane sullo spazio ru-
rale palestinese. E così dive-
nendo contemporaneamente
costruzione di molteplici co-
munità chiuse pronte a difen-
dere il terreno conquistato (at-
traverso leggi sui «terreni va-
canti» di ottomana memoria).
Uno spazio che, oltre a essere
oggetto della conquista terri-
toriale, diviene «arma» fisica e
cognitiva, dove l’architettura
forgiata dalla potenza israelia-
na compie (a proprio piaci-
mento) costruzioni e distru-
zioni nel nome della tempora-
neità, condizione nella quale è
possibile mantenere il giogo
sulla popolazione palestinese.

Giorgio Ciarallo

esempio, è sì un confine fisico, loro camere, sfruttando la Eyal Weizman


ma solo per i palestinesi in contiguità tipica dello spazio Architettura dell’occupazione.
quanto i muri, per l’esercito domestico arabo per operare Spazio pubblico e controllo ter-
israeliano, sono «trasparenti»: delle penetrazioni inattese at- ritoriale in Palestina e Israele
i militari, nell’operazione del traverso il denso tessuto dei Bruno Mondadori, Milano,
2002 denominata «scudo di- campi profughi. Decostruttivi- 2007,
fensivo» contro i campi profu- smo spaziale applicato. pagine 341 , 25,00 euro.
ghi di Jenin e Balata, hanno Weizman, membro di Decolo-
coscientemente invertito la re- nizing (www.decolonizing.ps),
lazione tra spazio e interpreta- associazione che si propone di

6
zione che di esso viene quoti- articolare architettonicamente Questione di
dianamente compiuta, consi- il processo di decolonizzazio- punti di vista
derando così le strade come ne dei Territori Occupati, con
luoghi da non attraversare, le questo libro, coerentemente al
finestre come bordi su cui non titolo originale Hollow Land Chi è l’Altro e soprattutto: co-
sporgersi e le porte da non ol- (Territorio scavato, bucato. La me nasce l’Altro in quanto ta-
trepassare, in quanto presu- scorretta traduzione aggiunge le? E inoltre: quando parliamo,
mibilmente controllate dai un altro capitolo a questa con- studiamo, definiamo l’Altro,
guerriglieri palestinesi. La tec- sueta pratica), ci conduce nel- veramente parliamo di quanto
nica utilizzata fu quella di la vera essenza del conflitto, pare non riguardarci in alcun
«sciamare» dentro il tessuto cioè la conquista dello spazio modo o stiamo invece, incon-
abitativo, bucando letteral- in tutte le sue dimensioni, pas- sapevolmente, predisponendo
mente le case con carotaggi sando per lo scenografico uti- lo specchio nel quale poi rico-
libraria

orizzontali: le forze armate lizzo della pietra locale e dei noscerci per differenza? Sono
israeliane attaccarono così gli tetti rossi a falde come forma queste le domande che fanno
inermi civili passando nei loro di costruzione identitaria del da filo conduttore alla puntua-
soggiorni, chiudendoli nelle colono israeliano, per il con- le riflessione filosofica che Ca-


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anno 11 • n.4 • 2009 libertaria

milla Pagani affronta in Ge-


nealogia del primitivo. Il mu-
sée du quai Branly, Lévi-
Strauss e la scrittura etnografi-
ca. Prendendo spunto dall’isti-
tuzione del museo parigino
dedicato all’arte delle culture
«primitive», infatti, l’autrice
evidenzia subito che «Una cul-
tura è considerata “altra” solo
in relazione a una seconda che
le fa da specchio e attraverso
un rapporto di differenziazio-
ne e rispecchiamento entram-
be costruiscono la propria
identità grazie alla condivisio-
ne di quest’alterità reciproca.
Essa costituisce quindi una
mutua relazione che definisce
i propri termini solo dopo
averli confrontati». Il «noi» e il
«loro», insomma, si con-costi-
tuiscono, poiché ambedue si
danno soltanto a partire da
una «pratica di vita» (tema che
Pagani, dichiaratamente, ri-
prende dal suo maestro Carlo
Sini, non a caso prefatore del
volume), cioè da un «modo di
essere/accadere», che li istitui-
sce nel momento stesso in cui
essa stessa si dà appunto co- gono più problemi di quanti dere il suo carattere duale», la
me pratica ed è per questo, ne risolvano, poiché proprio il qual cosa implica che, come
continua l’autrice, che «l’uo- fatto che, dal punto di vista dice Sini in apertura, «la cono-
mo (può) essere considerato conoscitivo, il relativismo sia scenza non è (…) una mera
non in quanto Uomo, ovvero l’unica posizione ragionevol- contemplazione statica dell’e-
oggetto di un sapere universa- mente possibile, pone il pro- sterno e dell’estraneo, (…) è
le, ma come un essere che è blema etico (nel senso del gre- da intendersi piuttosto come
allo stesso tempo soggetto del- co ethos: modo abituale di es- un “lavoro” e come un compi-
le e alle pratiche». Tutto ciò sere) della possibilità o meno to intersoggettivo: quello della
implica, ovviamente, tanto di un «criterio con il quale sta- costruzione dell’umano in una
che non vi sia un «Uomo» in bilire un’umanità», un criterio congruente pluralità di di-
qualche modo universale/uni- reso ancor più necessario oggi, mensioni e di profili». È infatti
versalizzabile (che tutt’ora è la in cui il mondo è indubbia- a partire da tutto ciò che di-
cifra dell’universalismo occi- mente, almeno dal punto di venta possibile un «ritorno al
dentale, che in tal modo si ri- vista comunicativo, un «villag- noi» nella «soglia della pratica
vela solo un etnocentrismo in- gio globale». A questo proposi- differenziante dell’incontro»,
consapevole di sé), sia che «il to, l’autrice sottolinea che «la un «noi» che, proprio perché
relativismo è piuttosto conse- presa di coscienza degli errori sempre mutevole, passeggero
guenza virtuosa della relazio- insiti in ogni visione, in ogni e incerto, è però anche la con-
ne, della quale non è sensato prospettiva, in ogni sapere, dizione di possibilità perché le
pretendere una scienza asso- corrisponde a un gesto di relazioni interculturali siano
luta o (…) in sé» (Sini, p. 9). umiltà che concepisce la verità l’occasione di un incontro,
Queste considerazioni, tutta- non come qualcosa di fisso e cioè di un farsi «reciproco» e
libraria

via, se da un lato destruttura- indiscutibile ma come un consapevole, cioè, per dirla


no e depotenziano le prepo- evento transitante nelle prati- con Pagani, «eventi nei quali si
tenze (ideologiche e pratiche) che della nostra vita. È in que- stabiliscono ogni volta in ma-
dell’Occidente, dall’altro pon- sto senso che si può compren-


niera diversa e mutevole i ruo-

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li, i nomi, le identità e i visi».


Già da quanto fin qui accen-
nato, si rivela come il testo
della Pagani sia sicuramente
stimolante non solo per quan-
7 Un «grande
vecchio»
si racconta
Ho trovato interessante l’in-
traddistingue l’anarchismo.
Pur essendo docente universi-
tario l’ha fatto dall’interno del
movimento, partecipando alle
sue pubblicazioni, ai suoi con-
to riguarda la riflessione filo- tervista a Nico Berti fatta da vegni e ai suoi dibattiti. Eppu-
sofica, ma anche rispetto alla Mimmo Pucciarelli. Mi ha ri- re con il tempo in lui si è ac-
nostra attuale situazione poli- svegliato interesse non tanto centuata una certa distanza di
tica (si pensi alle varie «spara- per ciò che dice, già conosciu- vedute e di prospettive rispet-
te» leghiste sugli «extracomu- to e non condivisibile in una to a quello che può essere
nitari», come pure su alcuni coerente prospettiva anarchi- considerato l’anarchismo clas-
«comunitari»), come pure ri- ca, quanto perché mette a nu- sico.
guardo a una elaborazione di do, fin dagli esordi, il suo per- Oggi, com’è sottolineato nella
segno libertario che voglia an- corso rispetto all’anarchismo, presentazione, si definisce
dare oltre alle risposte stereo- che lo vede coinvolto non solo sempre anarchico ma «critico-
tipate. Se, infatti, non si può come intellettuale, ma soprat- revisionista». Come lui stesso
più pensare che vi sia un «Uo- tutto emotivamente. Il suo in- afferma, non è più interessato
mo» in fondo sempre uguale a teresse di storico è legato al a una visione politica tradizio-
se stesso, definito dalla razio- suo sentirsene parte. nale dell’anarchismo perché
nalità di stampo illuministico, Per comprendere bene biso- non ne ha più una, mentre è
cosa ne è della libertà e della gna tener presente il perso- convinto che debba svolgere
sua, sperabile, generalizzazio- naggio. Nico Berti è forse il una funzione culturale teoreti-
ne? Proprio a proposito di tale maggior storico italiano viven- ca forte nel senso di far cresce-
domanda, Genealogia del pri- te del pensiero anarchico e per re una visione del mondo li-
mitivo, con il suo puntare sul decenni ha studiato e scritto bertaria.
senso e sul «lavoro» delle «pra- sulle varie sfaccettature della Purtroppo questa sua propen-
tiche», offre indubbiamente pluralità di pensiero che con- sione è sostenuta dal fatto che,
alcuni elementi cardinali, par-
tendo dai quali, per esempio, è
possibile abbandonare l’idea
(assurda) di una libertà come
«stato» di cui appropriarsi o
come condizione «naturale»
degli esseri umani e comincia-
re a intravedere una «pratica
della libertà», cioè un percorso
in cui la libertà si mostri come
condizione di possibilità, mai
data «in sé» e mai completa-
mente esaurita, di un consa-
pevole e voluto «farsi».

Franco Melandri

Camilla Pagani
Genealogia del primitivo.
Il musée du quai Branly,
Lévi-Strauss e
la scrittura etnografica
Negretto editore,
Mantova, 2009,
pagine 124, 12,00 euro.
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anno 11 • n.4 • 2009 libertaria

come afferma fin dall’inizio,


non ha mai creduto nelle pos-
sibilità di realizzazione dell’a-
narchia. Soprattutto oggi è
troppo spostato sul fronte del
liberalismo, al punto che viene
il sospetto che suggerisca di
lasciar perdere l’anarchismo
per metamorfizzarci in una
nuova specie che potremmo
definire liberal-libertari. Nulla
di nuovo! Più che altro mi
sembra un problema persona-
le. È una visione senza storia
perché snatura il senso
profondo e la propensione al-
ternativa radicale dell’anarchi-
smo, che ha bisogno senza
dubbio di essere sottoposto a
una potente revisione critica,
ma per affermarne il valore in
modo ancor più potente.

Andrea Papi

Mimmo Pucciarelli (a cura di)


Intervista agli anarchici
Nico Berti
Atelier de création libertaire,
Lione
Galzerano editore, Casalvelino
Scalo, 2009,
pagine 102, 10,00 euro.
non manca la via anarchica, giovani in fermento, dove so-
sicuramente affascinante e fa- gni e utopie trovano facilmen-
cile da imboccare, ma sulla te casa.

8 Quella
ninnananna
della rivolta
quale poi è difficoltoso prose-
guire). Carlotta ricorda e com-
menta: la ninnananna che le
cantava suo padre (L’inno del-
la rivolta: «Sul fosco fin del se-
Possiamo ancora sperare. Per
fortuna.
Stefania Maroni

Giulia Villoresi
Episodi di una giovane vita in colo morente, sull’orizzonte La Panzanella
ordine sparso: sono il leitmo- cupo e desolato, già spunta Feltrinelli, Milano, 2009,
tiv di La Panzanella, opera l’alba minacciosamente del pagine 200, 14,00 euro.
d’esordio di Giulia Villoresi diffatato»), un’avventurosa gi-
(classe 1984). Li racconta in ta scolastica ad Atene, l’indi-
prima persona Carlotta Cor-
delli, detta Panzanella, una
teenager della buona borghe-
sia romana che, come la mag-
gior parte delle sue coetanee,
menticabile vacanza ad Am-
sterdam, gli incontri fuggevoli
e casuali ma che lasciano il se-
gno, l’imprevisto impatto con
la morte in una brumosa alba
9 Al di là
della politica

«La conclusione della mia


tenta di uscire dal guscio del- invernale. In modo garbato e analisi? Molto probabilmente
l’adolescenza con una buona dimostrando uno straordina- esistono progetti, fantasie, so-
dose di fatica, dibattendosi tra rio spirito d’osservazione, de- gni, che annunciano un futuro
libraria

grandi dubbi e splendide spe- scrive luoghi, persone e cose che va molto oltre i tradiziona-
ranze, cercando nuove emo- con un linguaggio vivace, mo- li schemi politici. A questo
zioni e sperimentando percor- derno e spigliato. Ne esce il vi- proposito citerò (e non sembri
si ideologici alternativi (dove vido affresco di un mondo di paradossale) i programmi di


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devono perdere questa occa-


sione».
Questo è uno dei passi conclu-
sivi dell’ultimo libro del socio-
logo Sabino Acquaviva. Libro
preceduto nel 2006 da L’eclissi
dell’Europa e nel 2002 da La
democrazia impossibile.
In questo agile saggio Acqua-
viva ritiene che il mondo e la
nostra visione del mondo, si
trasformano, soprattutto a
causa delle scoperte degli ulti-
mi decenni, dall’astrofisica al-
la fisica, alla genetica, alla bio-
logia, ad altre discipline scien-
tifiche. Nell’ambito di questa
nuova civiltà che annuncia il
futuro, «il significato della pa-
rola politica cambia in manie-
ra sostanziale», anche perché
il progetto politico non è più
soltanto il risultato del lavoro
di chi fa politica nel senso
classico del termine. La cosid-
detta politica assomiglia sem-
pre più a un contenitore semi-
vuoto. «I politici amministra-
no, distruggono, fanno le
guerre, ma non inventano il
futuro». I tentativi in questo
senso sono falliti, come dimo-
strano anzitutto il fascismo e il
Auroville, la famosa città in- posta di orizzonti e progetti comunismo. Il progetto globa-
diana nata dal nulla, la cui politici difficilmente etichetta- le, che costruisce la società di
“carta” recita: “Auroville non bili che, appunto perché non domani, è ormai il risultato di
appartiene a nessuno in parti- incarnano una linea precisa, è una serie di progetti che si svi-
colare. Appartiene all’umanità difficile, anzi impossibile, defi- luppano in gran parte fuori
nella sua totalità. Sarà il luogo nire di destra o di sinistra, e della politica come è comune-
di un’educazione senza fine, comunque connotarli politica- mente intesa.
di un progresso continuo e di mente in senso classico. Da qui lo sguardo che Acqua-
una giovinezza senza vec- Qualcuno (Larry Gambone, viva pone anche sull’anarchi-
chiaia. Vuole essere il ponte Verso un’anarchia postmoder- smo quale possibile percorso
fra passato e futuro”». (Rita na, in Libertaria, n.1-2/2008) alternativo alla «politica classi-
Cenni, Auroville, utopia im- osserva che «sorge l’esigenza ca» e per inventare una «nuo-
perfetta, in Libertaria, n.1- di un anarchismo postmoder- va civiltà».
2/2008). Questo rifiuto (per no, il quale deve tenere conto Luciano Lanza
certi versi libertario perché dello sviluppo della scienza e
scardina antiche utopie) di del sapere». Una cultura anar- Sabino Acquaviva
ogni antico progetto si sposa, chica può unirsi a un uso più La fine di un mito.
nella società di oggi, con una libero delle scienze, ma anche Destra sinistra e nuova civiltà
fantasia progettuale espressio- ad altri orizzonti culturali, in Marsilio, Venezia, 2009,
ne della rivoluzione tecnico- vista dell’invenzione di nuove pagine 157, 10,00 euro.
scientifica che si dilata in ma- maniere di convivere, forse
libraria

niera spesso caotica, incon- impensabili in un più o meno


trollabile, inarrestabile, e ten- recente passato: «Donne e uo-
de a inventare il futuro, pas- mini sembrano in grado di in- 
ventare il proprio futuro. Non


sando anche attraverso la pro-

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INDIPENDENZA
SOCIOECONOMICA
E GLOBALIZZAZIONE
di Pasqualino Colombaro
pensiero eccentrico


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È possibile trasformare radicalmente i sindacati dei lavoratori tanto da farli di-


ventare strumento per l’autogestione generalizzata? Questa è l’ipotesi di
Pasqualino Colombaro (abruzzese doc) che vive a lavora negli Stati Uniti dove
attualmente si dedica alla costruzione di una rete di alternative economiche,
Gean, per lo sviluppo di capacità critiche e tecniche di autogestione dei lavora-
tori. È autore di vari saggi critici del sistema politico, occupazionale e di rappre-
sentanza sindacale in America. Colombaro dopo il master in sociologia alla
Boston University (1978) è stato assistente sociale per lo stato del Massachusetts e
rappresentante/formatore sindacale nel sistema di servizi sociali. Titolo
originale: From crisis of civilization to worker social and economic indepen-
dence on a global scale

domanda fondamentale: qual essere al di sopra della terra, o


N ell’attuale momento stori-
co, alla base di ogni inno-
vazione in materia di relazioni
è il nostro scopo sulla terra? In
qualche momento dello svi-
separati da essa, ma al contra-
rio di esserne parte integrante,
sociali sta il rapporto tra gli es- luppo storico è stata presa la come di un’unica totalità vi-
seri umani e il loro ambiente. fatale decisione di vivere per- vente (Lovelock, 1979).
Godere di relazioni sociali sa- seguendo ricchezza e potere Il lavoro (l’attività economica)
ne (Melaine Klein, 1964) e rea- sugli altri, oltre che temere, interessa direttamente e con-
lizzare se stessi (C. G. Jung, controllare e sfruttare selvag- diziona le fondamentali rela-
1957) sono i due aspetti cen- giamente la natura. zioni degli esseri umani, tra lo-
trali e caratterizzanti dell’e- Oggi, sotto il peso delle conse- ro e con la terra. Quindi anche
sperienza umana. Nonostante guenze che quella decisione il lavoro va preso in considera-
oggi sia comune un atteggia- ha avuto per tutta la nostra ci- zione in questo cammino alla
mento di paura latente e ab- viltà, di fronte all’incombente scoperta di un nuovo modo di
battimento, dovuto al sistema disastro economico e ambien- vivere, individuale e collettivo,
economico e politico preva- tale, e anche alla dissoluzione e non deve essere più uno
lente (che provoca un costan- e frammentazione del nostro strumento di dominazione e
te stato di alienazione da noi gruppo e delle nostre esisten- straniamento della realizza-
stessi e straniamento dal no- ze individuali, una nuova scel- zione di sé. Una simile evolu-
stro milieu sociale e naturale), ta si impone. zione può nascere solo nel-
nessun essere umano può La nuova risposta esistenziale l’ambito di inequivocabili
sfuggire alle conseguenze di può scaturire dalle diverse co- contesti di libertà.
non riuscire a soddisfare que- noscenze acquisite e da varie Per aprire questa nuova via in
sta esigenza esistenziale. fonti di esperienza: dall’atti- cui viene privilegiato lo svilup-
Tuttavia, almeno dal 1492, il vità clinica a livello sociale, po individuale nei rapporti so-
sistema (che può essere assi- dalla pratica psicologica, dalla ciali e la coscienza interiore
milato a un gigantesco e insa- ricerca in campo educativo e della nostra identità e delle ra-
ziabile divoratore di risorse sociale, da pratiche di illumi- gioni della nostra esistenza,
umane e naturali) non ha mai nazione spirituale, dalla con- sarà necessario mettere a pun-
smesso né di funzionare né di divisione di riflessioni sulla so- to conoscenze tecniche e ca-
crescere e ha raggiunto attual- cietà tra intellettuali più attivi, pacità alternative. In altre pa-
pensiero eccentrico

mente tali leviataniche pro- da fortunati esperimenti eco- role, vivere e lavorare dovrà ri-
porzioni da minacciare la so- nomici alternativi, e anche guardare l’essere, l’esprimersi
pravvivenza stessa di tutte le dalle reti di collegamenti e il relazionarsi, e non più l’a-
specie viventi, se non del pia- informali che si sono sviluppa- vere, l’accumulare e il posse-
neta in sé. te tra amici e colleghi in rispo- dere.
Come siamo arrivati a questa sta all’insopportabile disuma- Le concezioni in materia di
situazione? È possibile che la nità del sistema.
scelta esistenziale errata sia A livello globale, è sempre più
stata fatta rispondendo a una presente l’idea che sia possibi-


le basare questa nuova rispo-
sta sul riconoscimento di non


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anno 11 • n.4 • 2009 libertaria

economia, mercato, tecnolo-


gia, democrazia, società e ci-
viltà, tutte dipendenti dal po-
tere e dal controllo di una élite
dirigente, si materializzano,
attuate in modo integrato e
con significati simili, nell’e-
spansione incontrollata della
metropoli moderna. Ciò ha
prodotto tra le diverse città
una sorta di uniformità e aset-
ticità irreggimentata, genera-
lizzata, burocratica (come in
una macchina), che è l’oppo-
sto di un sano sviluppo biolo-
gico e anche della spontanea
iniziativa e della creatività che
sono proprie di una psiche
umana sana.
Le attività economiche auto-
nome, federate, avviate e ge-
stite dai lavoratori, possono
generare un modo nuovo, al-
leggerito, di essere e di relazio-
narsi reciprocamente con la siano cominciate circa ottomi- do inizio alle prime forme di
terra, non appesantito dalla la anni fa, con la comparsa dei civiltà.
necessità economica e non su- primi insediamenti urbani co- Per contro, oggi sappiamo che
bordinato a potenti dirigenze me Jericho nella valle del Gior- l’Homo sapiens (la specie cui
o a mega istituzioni centraliz- dano e Catal Huyuk nell’odier- noi apparteniamo) è soprav-
zate, come lo stato, la chiesa, na Turchia, quando la popola- vissuto senza bisogno di agri-
le multinazionali o la mafia. zione mondiale ammontava coltura estensiva, insediamen-
Ciò che spiega in modo defini- appena a quattro milioni di ti stabili, gerarchie sociali, ci-
tivo la particolare importanza persone. Gli antropologi conti- viltà, eserciti di conquista e
che attribuiamo alla salute e nuano tuttora a interrogarsi grandi guerre per circa 240 mi-
alla sopravvivenza sia del pia- circa i motivi per cui a quel la anni, prima di scegliere la
neta sia di noi stessi, è il conti- tempo un numero crescente vita sedentaria.
nuum di scelte individuali di esseri umani abbia optato Un netto cambiamento in
portate avanti giorno dopo per affidare la propria sussi- peggio per la salute dell’uma-
giorno nell’affrontare i proble- stenza a una gamma ristretta nità e dell’ambiente naturale,
mi materiali o il conflitto so- di piante coltivate e animali si è avuto nel 313 dopo Cristo,
ciale (e non conta quanto al domestici, visto che ciò richie- quando l’imperatore romano
momento possano apparirci deva maggior lavoro e gerar- Costantino ha riunito sotto il
banali). È propriamente tale chie sociali più pesanti rispet- proprio controllo i poteri dello
continuum che costituisce la to al sistema di vita basato su stato e della chiesa. Questo si-
doppia elica di ogni singola caccia e raccolta. gnifica che il fanatismo reli-
esistenza umana, che si evolve Verso il 3500 avanti Cristo, la gioso e la spietatezza del pote-
tra l’alfa e l’omega della storia popolazione mondiale era re politico si sono mischiati
pensiero eccentrico

individuale e collettiva di passata a quattordici milioni e nel dominio centralizzato del-


ognuno. le attività agricole umane nella l’imperatore e del papa. Un al-
Mezzaluna fertile erano già in tro peggioramento è avvenuto
grado di mantenere moltissimi nella seconda metà del 1700,
«specialisti non lavoratori», quando in Inghilterra e negli
Origini della brama
come preti, proprietari terrieri, Stati Uniti ha preso l’avvio il
di ricchezza e sete
militari, filosofi e politici, dan- processo di industrializzazio-
di potere in Europa
ne mondiale, producendo il
Si ritiene che schiavitù, sotto- lavoro schiavizzato e quello
missione, subordinazione e salariato (con la benedizione
sfruttamento dei lavoratori


delle chiese cristiane e l’ap-

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go del mondo dove si va; gli


abitanti delle città moderne,
sempre più, vivono allo stesso
modo, parlano allo stesso mo-
do e vestono allo stesso modo.
La diffusione di questo model-
lo societario (chiamatelo come
volete, «capitalismo globale»,
«capitalismo democratico» o
«impero americano», si tratta
comunque di una nuova Babi-
lonia di mercato azionario,
speculazione finanziaria e im-
mobiliare, proprietà privata,
uniformità culturale e buro-
crazie dirigenti) è in crisi!
Alla base di questa crisi c’è l’a-
lienazione da se stessi, dagli
altri e dal proprio contesto
strializzazione non era iniziata ambientale, poiché nonostan-
o quando non si erano ancora te il reddito e il consenso di
insediati nei primi centri urba- ogni singolo cittadino moder-
ni agricoli? no serva a mantenere l’econo-
Il nostro concetto moderno di mia e la politica dominante, i
civiltà (la Società!) è insepara- più hanno scarsa o nessuna
bile dalla cinica violenza che voce sulla gestione quotidiana
ha costretto i popoli indigeni e e le attività di qualunque delle
i contadini del mondo ad ac- istituzioni corrispondenti. In-
cettare il sistema dei conqui- vece, tali istituzioni appaiono
statori. Essi sono stati privati come continuamente incom-
porto violento dello stato bor- di anima e corpo, ricchezza, benti, come oscure nuvole di
ghese) e la popolazione mon- risorse naturali, ambienti na- tempesta che si accumulano
diale ha cominciato a crescere turali, identità culturale, rap- in modo più o meno impreve-
esponenzialmente, fino ai 6,8 porti sociali, lingua, religione, dibile.
miliardi di oggi. valori, istituzioni, costumi,
memorie, mezzi di sopravvi-
Evoluzione o involuzione venza indipendenti... per mez- Una grande truffa
dell’umanità? zo dello sterminio, della sotto- legalizzata
missione e della schiavitù. In-
Ci siamo davvero evoluti, da teri gruppi di competenze e Come conseguenza, negli Usa
quando abbiamo abbandona- aspetti culturali tradizionali e (dove la popolazione odierna
to le nostre matrici originarie millenari sono stati distrutti e si aggira sui 307 milioni) circa
nell’ambiente naturale di un sostituiti con la monotonia 50 milioni di persone vivono
tempo? O ci siamo trasformati culturale stupida, uniforme, in prossimità del livello di po-
in ombre dei nostri antenati, distruttiva e autodistruttiva vertà, o al di sotto di esso. I ric-
mosse da impulsi, macchine dei moderni quartieri urbani. chi sono il 15 per cento del to-
preprogrammate che dipen- Al posto della maestosa sinfo- tale, pari a 46 milioni di perso-
pensiero eccentrico

dono dai pensieri di qualcun nia di varietà e biodiversità ne, e rappresentano quindi
altro per sopravvivere e fun- presenti nel rapporto frattale una massa critica, cosicché
zionare? I popoli del mondo con gli ambienti naturali origi- l’oligarchia americana riesce a
stanno meglio oggi o stavamo nari, il nostro panorama mo- controllare tutto e tutti negli
meglio prima dei loro iniziali derno (l’ambiente urbano) si Usa, e a interferire efficace-
contatti con la «civiltà» (euro- presenta come una ottene-
pea)? E i popoli di origine eu- brante cacofonia di rapporti
ropea stanno meglio oggi o
stavano meglio quando l’indu-
ortogonali e sterili. Inoltre, le
città appaiono in ogni aspetto 
simili a un unico modello


standard, qualunque sia il luo-

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mente negli affari di qualun- sicurezza pubblica vanno a


que paese del mondo sul qua- costituire il 50 per cento del
le abbia messo gli occhi. A un budget discrezionale. In con-
certo punto della scala dei seguenza del continuo au-
redditi c’è un gradino magico mento delle spese militari e di
oltre il quale le persone (indi- quelle per sicurezza e cure
pendentemente da genere, mediche, il debito nazionale è
orientamento sessuale, razza o cresciuto a dismisura, supe-
etnia) smettono di preoccu- rando i 13 milioni di milioni.
parsi dei tranelli del classismo È questa la storia inquietante
e dell’imperialismo e si trova- della crisi per la gente che la-
no a partecipare dei benefici vora (nel 2009 la forza lavoro
del sistema così com’è. E di- Usa ammonta a 155 milioni di
ventano dei tiranni disposti a persone, mentre era di 85 mi-
tutto pur di mantenere o lioni nel 1973). Queste perso-
rafforzare la loro posizione so- ne per la maggior parte oggi
ciale. sopravvivono in prossimità
Nel 2007 il numero delle fami- della linea mediana di distri-
glie americane con un patri- buzione del reddito. Non sono
monio netto superiore a un «povere», ma la loro sicurezza
milione di dollari, senza inclu- che un tempo derivava dal ri-
dere la residenza principale, è sparmio o dalla proprietà del- della chiesa,
stato valutato in 9,2 milioni. Il l’abitazione oggi è minacciata con la loro co-
loro valore complessivo am- o annullata, e devono fare affi- stante ricerca di potere e
montava a 23,25 milioni di mi- damento sulla decrescente controllo (e relativi vantaggi),
lioni di dollari. Le famiglie busta paga e i crescenti debiti con la loro propensione a una
«abbienti», cioè quelle con un da carta di credito per tirare dispendiosa concorrenza e al-
patrimonio netto superiore a avanti (Wolff, 2008). le guerre, le loro strutture di
500 mila dollari, nel 2007 era- Nei 25 anni successivi al 1973, amministrazione e tassazione
no 15,7 milioni, mentre il tota- mentre la forza lavoro Usa è coatta, le loro zone di influen-
le delle persone appartenenti quasi raddoppiata, il potere za politica, le loro frontiere na-
a famiglie con reddito superio- d’acquisto della paga oraria zionali.
re ai 100 mila dollari era di 72 media reale di un singolo la- Costoro hanno appoggiato e
milioni. voratore si è quasi dimezzato, giustificato, moralmente e le-
Ricordiamoci che «patrimonio tenendo conto dell’incremen- galmente, la loro reciproca
netto» significa risparmio o to delle retribuzioni, del costo epocale sottrazione di potere e
beni al netto dei debiti. Si rife- della vita, della produttività denaro a spese del popolo la-
risce alle entrate effettive e del lavoro e dei profitti delle voratore. Ma non è stata l’uni-
non tiene conto del livello dei imprese. Nel 1973 bastava un ca volta... in definitiva è que-
consumi e del denaro ottenuto singolo stipendio per mante- sto il meccanismo che contra-
tramite credito a basso tasso nere una famiglia di quattro distingue le crisi del capitali-
d’interesse. persone nel sogno americano, smo: liquidare il capitale accu-
Per contro, il budget della spe- nel 2007 ce ne volevano due, mulato, sottrarlo all’econo-
sa federale totale degli Stati più un aumento del 20 per mia, ai lavoratori che l’hanno
Uniti nel 2009 è di circa 2,5 cento di ore lavorative e il 30 creato, alle tasse del governo.
milioni di milioni di dollari se per cento d’indebitamento (http://laborstrategies.blogs.
si escludono, com’è giusto, i (ibid. e Mishel, 2007). Nel frat- com/global_labor_strate-
pensiero eccentrico

736 miliardi per le pensioni di tempo, il numero dei miliona- gies/2009/07/lessons-from-


vecchiaia e i 784 miliardi per le ri americani è cresciuto in hard-times-passed1.html).
cure mediche (fondi raccolti e proporzione quasi geometri- Manager industriali, politici,
amministrati separatamente). ca. preti e burocrati di governo
Le sole spese per la difesa si Cos’altro ancora deve mostra- sono sempre stati pronti a gui-
aggirano intorno a circa 900 re un sistema politico-econo- dare, obbligare, condizionare,
miliardi di dollari che se ven- mico per perdere la fiducia dei controllare e sfruttare l’esi-
gono aggiunti alla spesa per la suoi partecipanti? La crisi at- stenza di tutti, quindi ormai
tuale rappresenta il fallimento
delle multinazionali, degli sta-


ti nazionali, dei partiti politici,

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78-89 pensiero eccentrico 27-11-2009 16:35 Pagina 83

libertaria anno 11 • n.4 • 2009

«rivelare», «rendersi conto»,


«generare», «raffigurarsi», «in-
ventare», «scegliere», «proget-
tare», «esprimere», «praticare»,
«vivere», «fare», oppure, come
re» rimanda ai direbbe Cornelius Castoriadis
due termini «im- (1955), «creare»?
magine» e «immagina- È quindi possibile generare
zione», cioè all’atto di evo- nuovi ambiti sociali applican-
care e rappresentare la realtà do la nostra mente e le nostre
dovrebbe essere chiaro che se sociale attraverso immagini. mani alla «materia» vivente, in
vogliamo andare in una dire- La «società» è parte integrante modo diretto, liberamente,
zione diversa non possiamo della «civiltà» ed è probabil- senza immaginare o stabilire
più accettare di delegare a essi mente inseparabile da conce- modelli? Oppure, come per
il potere decisionale. Questa zioni statiche dei confini na- una macchina, l’essere umano
gente ha abbondantemente zionali, istituzioni di potere, deve essere immaginato, pro-
dimostrato come opera e qual mercato e dominio borghese. grammato o determinato da
è sempre stato, costantemen- L’associazione immediata è un altro essere umano o anche
te, il proprio fine. con l’attuale utilizzazione si- dal proprio ego? E deve essere
stematica di immagini ideolo- anche indotto ad agire e a rap-
giche, propagandistiche e portarsi con gli altri umani se-
L’imagination au pouvoir! pubblicitarie, attraverso foto- condo modelli prestabiliti di
Il problema è che nell’immagi- grafie, cinema e televisione, e forme, procedure, norme e re-
nare una società differente, con il loro richiamo psicologi- golamenti? Non è ciò su cui la
l’immaginazione può essere co ai miti dell’«inconscio» nostra società imperfetta, mo-
pesantemente condizionata (Campbell, 1988) allo scopo di derna, giacobina e robotica, è
dalla società in cui viviamo. indurre il «conscio» a consu- stata effettivamente fondata?
Cosa ci tratterrà da non far al- mare, votare, legittimare la si- Da quando esiste il capitali-
tro che riprodurla, visto che tuazione presente, aderire a smo, coloro che sono venuti
pensiero eccentrico

essa è quella cui ci siamo abi- una serie di principi morali o prima di noi non hanno sol-
tuati e adeguati per almeno vivere secondo modelli presta- tanto immaginato alternative
500 generazioni? biliti. al sistema, ma le hanno
«Immaginare» una società È giusto, utile e produttivo espressamente «create» e
nuova implica che quella esi- evocare immagini o miti della «praticate». Il loro scopo era li-
stente sia stata effettivamente realtà umana a venire? Esisto- berare l’essere umano dai gio-
immaginata da qualcuno in no altri verbi/azioni? Che ne ghi della violenza organizzata,
un certo momento storico e dite di «sognare», «concepire»,
quindi che ciò possa essere
fatto ancora seguendo il me-
desimo percorso. «Immagina- 


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anno 11 • n.4 • 2009 libertaria

della religione, del capitale e stensione di tale settore è infe-


della loro tecnologia. La storia riore, ma si può prevedere che
della sinistra è ricca di mo- a causa della crisi economica
menti in cui la gente comune un numero crescente di perso-
ha rotto con i modelli domi- ne si dedicherà alla creazione
nanti e ha forgiato nuove rela- di alternative economiche per
zioni sociali, nuovi modi di vi- sé.
vere. Per esempio, si può dar vita a
Dalla Comune di Parigi alle una cooperativa o un colletti-
origini del movimento coope- vo ex novo, o rilevare il proprio
rativo e del sindacalismo, alle posto di lavoro e gestirlo come
società di mutuo soccorso, fi- collettivo, o cooperativa, su
no agli esperimenti sociali ed base no-profit o con condivi-
economici alternativi degli an- sione dei profitti. E quindi si
ni Sessanta e di oggi, reperibili può organizzare una federa-
nell’ambito dell’economia so- zione di questi esperimenti. Ci
ciale e solidale, nel modo di vi- sono diversi tentativi in tal
vere anarchico, utopistico e senso negli Usa, come la Gras-
comunitario, la nostra storia è sroots Economic Organizing e
ricca di esempi validissimi la US Federation of Workers’
(Green 2006; Parker, Fournier, Cooperatives.
Reedy, 2007; Gonzales de Inoltre, una volta diventate at- pria fetta di mercato e dovreb-
Oleaga, 2009). tori sovrani, le persone po- bero tirare la cinghia e le redi-
trebbero organizzare le pro- ni, stratificandosi al proprio
prie istituzioni sociali ed eco- interno.
Ruolo delle iniziative
nomiche in una dimensione in Le economie di scala sono de-
economiche alternative
cui sia possibile amministrarle cisive per definire le dimensio-
Nel campo della creazione di e controllarle direttamente. ni e l’ampiezza di un’attività
alternative positive, è possibile Questo significa ricercare di- economica, il livello di com-
dar vita a specifiche iniziative mensioni adatte per l’attua- plessità organizzativa, il nu-
economiche in sintonia con i zione di economie di scala e mero di ore necessarie per un
migliori principi partecipativi l’ottimizzazione quantitativa e certo lavoro, le risorse umane
e ugualitari e lavorare in mo- qualitativa dei risultati. Un’or- e finanziarie che si devono
do creativo e produttivo in tal ganizzazione economica non mettere in campo, e per mol-
senso. È possibile trovare un è mai troppo piccola per poter teplici, essenziali e indipen-
gran numero di esempi di sopravvivere e prosperare, co- denti reti di protezione sociale
queste iniziative in svariati me il negozietto all’angolo a ed economica: piani per disoc-
networks locali, regionali e gestione familiare e certe mi- cupazione, sanità e pensioni,
globali, già attivi, come l’Us- croattività, e neppure troppo addestramento e formazione,
Sen e il Ripess. grande, come la General Mo- copertura dei livelli salariali e
In effetti, ciò che viene gene- tors prima del tracollo. benefit, potere contrattuale e
ralmente definito come setto- In effetti, i concetti stessi di così via. La struttura di base
re economico sociale e solida- cooperazione economica e au- della cooperativa Mondragon
le (che comprende cooperati- to-gestione (opposti a quelli di rappresenta un fortunato
ve, organizzazioni di baratto, concorrenza e gestione gerar- esempio cui fare riferimento
commercio equo, moneta e fi- chica) possono essere applica- (http://www.mondragon-cor-
nanziamenti alternativi, finan- ti efficacemente solo su scala poration.com/).
pensiero eccentrico

ziamento agricolo comunita- non troppo estesa, per esem- Per queste ragioni, le tendenze
rio, scambi diretti tra produt- pio in una federazione di pic- localistiche anche presenti in
tori e consumatori, fabbriche cole iniziative indipendenti, questo nuovo settore econo-
autogestite e così via) rappre- basate sui medesimi principi e mico rischiano di gettare via il
senta già più del 25-30 per di reciproca utilità, riunite su bambino insieme all’acqua del
cento del prodotto interno lor- base territoriale o regionale. suo bagnetto. Ci piaccia o no,
do in svariati paesi dell’Euro- Diversamente le aziende si l’economia di oggi è globale (è
pa, del Canada e dell’America troverebbero ben presto prive più o meno globale da almeno
Latina. Negli Stati Uniti l’e- delle risorse necessarie, co-
strette a competere localmen-
te per l’acquisizione della pro-


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praticare con intensità anche


superiore, solo per mantener-
la.
Per la costruzione economica
e l’avvio di nuove relazioni so-
ciali non è diverso. Il processo
può iniziare una volta che i
«soggetti» (cioè coloro che agi-
scono) sono pronti a dar vita
in prima persona a efficienti
nuove iniziative sociali ed eco-
nomiche (Coraggio 2007,
2009).

Evoluzione economica e
di contatti e commercio tra rivoluzione politica
esperienze e culture diverse,
maggiore richiesta di pro- Qualunque capitale (pubblico
dotti e servizi di qualità, o privato) sia esistito o esista
sostenibilità, accesso a oggi sulla terra, esso nella
materie prime e fonti realtà può esistere solo se ci
di energia, collega- sono dei lavoratori che lo per-
menti/cooperazione mettono. Sono i lavoratori con
a livello globale, pace la propria attività che genera-
mondiale e così via. no profitti e risparmio, pagano
Il sogno socialista/anar- le tasse e gli interessi sul debi-
chico è sempre stato, fin to. I regimi di oppressione e
dall’inizio, un sogno interna- sfruttamento possono durare
zionalista, un mondo senza solo se c’è la loro partecipazio-
frontiere con libertà di movi- ne e consenso.
mento e diritti universali per i Pertanto i lavoratori possono
lavoratori. Forse siamo più vi- rifiutarsi di pagare e possono
cini di quanto non si pensi a ritirare il proprio consenso.
realizzare questo sogno. Invece di organizzare partiti
500 anni). Così come non si Per realizzare in pratica que- politici possono organizzare
può navigare l’oceano con la sto processo locale/globale di networks e federazioni di pro-
barchetta adatta a uno stagno, trasformazione economica duttori indipendenti e autono-
la presenza di un’economia serve una pratica costante, mi, e stabilire economie com-
globalizzata richiede vascelli a una disciplina complessa e al plete sotto il loro controllo di-
scala «territoriale» e non sem- tempo stesso semplice e senza retto, fuori dell’ambito dei ca-
plicemente «locale». pretese, un modo di vivere pitalisti e dei politici. Devono
Ciò non significa che tutti gli messo a punto e applicato solo accettare la sfida, la re-
spazi locali siano automatica- umilmente e diligentemente sponsabilità e i rischi connessi
mente chiusi, al contrario, la giorno dopo giorno, per anni. con questa scelta. In Argenti-
vera forza, la vera energia, la Ci vuole tempo e un impegno na, il movimento delle fabbri-
che recuperate dimostra che
pensiero eccentrico

vita stessa sono sempre radi- costante per acquisire capa-


cate localmente, a livello del cità. Gladwell (2008) stima che ciò è possibile anche se l’inizio
suolo, sul territorio reale, in un siano necessarie 10 mila ore di avviene in condizioni di estre-
pezzetto di suolo. Ma significa pratica in un periodo di 10-15 ma povertà, senza capitali li-
che non possiamo ignorare le anni per ottenere padronanza
opportunità che la globalizza- nella musica. Tempi simili so-


zione presenta: libertà di mo- no indicati per lo sport, le arti,
vimento, comunicazioni diret- l’artigianato, lo yoga, la medi-
te su scala globale, possibilità tazione zen e le arti marziali.
Una volta acquisita la padro-
nanza bisogna continuare a


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quidi o macchinari (M. Sitrin, cane. Parafrasando Paul Lafar- alle elezioni politiche, i lavora-
2005; Lavaca, 2007; J. Rebon, gue (1883), in tempi di crisi tori, per il proprio interesse e
2007). economica i proletari senza la- la propria conservazione, non
Se, per esempio, i lavoratori ri- voro fanno la fame, quindi possono eticamente (e mate-
fiutassero di pagare la porzio- chiedono più lavoro. Eppure i rialmente) permettersi di vota-
ne di tasse attualmente desti- granai e i magazzini sono pie- re, partecipare alle campagne
nate a finanziare l’acquisto di ni. Perché, tanto per comin- di finanziamento, e ancor me-
armamenti e le guerre, o gli in- ciare, non vanno a prendersi il no candidarsi per incarichi
teressi sulle carte di credito, e grano e le merci che essi han- politici.
depositassero queste somme no prodotto con le proprie Quindi la mia posizione è dia-
in fondi territoriali controllati mani, da sempre, e che riem- metralmente opposta a quella
e controllabili dai partecipanti piono quei magazzini e quei marxista. Karl Marx per «rivo-
e dai finanziatori, usandoli poi granai? luzione» intende la macro o
per iniziative economiche al- In tutto il mondo è stato ormai globale conquista su larga sca-
ternative che producono lavo- ampiamente verificato, dopo la dei mezzi di produzione, in
ro, quale sarebbe la probabile oltre un secolo di «incremen- un futuro non ben definito.
risposta di Barack Obama o talismo» socialdemocratico e il Ciò può verificarsi solo sul pia-
anche di Dick Cheney, oggi, di lungo inverno del «socialismo no politico, in conseguenza di
fronte al tribunale dell’opinio- reale», che lo stato non si dis- un colpo di stato o una guerra
ne pubblica nazionale e mon- solve. Fare affidamento sui civile violenta, lasciando intat-
diale? sussidi e sulle protezioni stata- te tutte le relazioni sociali fon-
(http://www.codepink4pea- li, oppure sulla beneficenza e damentali (una burocrazia di
ce.org/article.php?id=3760). sugli investimenti privati o an- leader-manager sostituirebbe
La forza, la volontà, l’energia e cora sulle gerarchie manage- la precedente, ogni lavoratore
l’iniziativa individuale che ri- riali al fine di creare forme dipendente ritornerebbe al
siede naturalmente in ciascu- economiche alternative, non proprio posto di lavoro, lo svi-
no di noi, è presente anche lì. fa che perpetuare il sistema luppo tecnologico non soste-
Ciò che serve è il coraggio del- così com’è. nibile continuerebbe inaltera-
le proprie convinzioni, la co- Alla fine, il capitale e/o lo stato to). Io dico invece che il cam-
scienza che è meglio vivere un requisiranno, coopteranno, biamento sociale vero, positi-
solo giorno con la libertà del indeboliranno o scarteranno, vo, può avvenire semplice-
lupo che cento alla catena del a piacimento, tutto ciò che di- mente, collettivamente, senza
pende dalla loro attività e am- violenza e senza fanfare, sulla
ministrazione. Per questa ra- base della scelta e dell’iniziati-
gione, come già fa il 50 per va individuale e su scala molto
cento dell’elettorato america- inferiore, ora.
no che sceglie di non votare In effetti, cambiamenti econo-
mici positivi si verificano e ac-
quistano forza solo quando il
singolo lavoratore arriva (an-
che se solo in parte) a togliere
liberamente ai «tiranni» il
proprio consenso politico
e sostegno economico,
agendo contempora-
neamente in modo
propositivo e non
pensiero eccentrico

violento per re-indi-


rizzarli verso qual-
che nuovo impiego
economico, alterna-
tivo e pacifico, di
cui detenga il pos-
sesso, le finalità e il
controllo. Una tale
iniziativa avverrebbe a
una scala non superiore
a quella in cui gli interes-


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za, teatro, poesia, patto e la moralità dei mezzi


canto, yoga, me- (gli strumenti di lavoro, di or-
ditazione, arti ganizzazione e di lotta) se si
marziali, con- vogliono ottenere risultati fi-
tatto ravvicina- nali che non siano contrari al-
to con la natu- la salute psichica di ciascuno
ra: queste e di noi (mente-corpo) o che
altre attività siano coerenti con i principi
culturali han- basilari di rispetto della di-
no avuto una gnità e della sovranità della vi-
parte molto ta individuale degli esseri
importante umani.
nella nostra ri- Tutto ciò deve essere tenuto
cerca di alterna- presente di fronte all’adozione
tive e aiutano dav- di tattiche violente/autoritarie
vero le persone a ri- e della cosiddetta decisionalità
stabilire il contatto democratica, basata sulla ti-
naturale con il proprio rannia delle votazioni a mag-
corpo, il proprio ambiente gioranza, cui generalmente
naturale, i propri sensi, la pro- fanno riferimento i concetti di
pria capacità di guarire, pen- «democrazia» e «resistenza»
sati possano ragionevolmente sare, moversi, danzare, canta- che prendono la forma di con-
svolgere la propria opera di re, esprimersi creativamente. trapposizione diretta o scon-
controllo e sorveglianza, attra- In realtà, un prerequisito fon- tro tra due forze.
verso la partecipazione civica damentale perché la pace L’arte della non resistenza
diretta, o con strutture ammi- prenda piede è l’impegno, di (Tolstoj, 1894; Ueshiba, 1927;
nistrative semplici e ugualita- ognuno di noi persone comu- Gandhi, 1927; Nhat Hanh,
rie. ni, a ridere delle farse tragico- 1992, 2009) insegna a non sot-
miche di questo sistema basa- tomettersi o cedere di fronte a
to su potere e controllo (legge una forza superiore, rimanen-
e ordine). do fedeli al proprio obiettivo e
Azioni di resistenza
Mantenere il nostro senso del- conservando la chiarezza della
nonviolenta
l’umorismo, la nostra «centra- propria pace e integrità inte-
Come ci si deve comportare lità», ridendo in faccia al sini- riore, nel corso di rapporti so-
con i politici affamati di pote- stro lavoro dei capi, è una con- ciali conflittuali.
re, con i manager, i generali, le dizione sine-qua-non. Ugual- Quindi, i processi decisionali
spie, i poliziotti, i preti e i «ca- mente essenziale è l’interven- alternativi evitano le votazioni
pi» e «capetti» di tutti i tipi, to deliberato, organizzato e vi- a maggioranza e i plebisciti, da
che con così tanta cupa se- goroso per opporsi a costoro un lato, e dall’altro le soluzioni
rietà, dedizione e connivenza, in modo puntuale ed efficace, centralizzate, imposte dall’alto
intenzionalmente, cinicamen- demistificando e svuotando di da una minoranza (Malatesta,
te, ansiosamente e accurata- significato i loro piani. Per un 1926). Maggioranze prive di
mente, mettono a punto piani, tale tipo di intervento è neces- capacità tecnica e ostinata-
sistemi, strategie, procedure e sario avere indipendenza eco- mente conservate, principi
meccanismi per fottere, im- nomica, nonché modi di vive- morali e valori generalizzati
brogliare, ingannare, manipo- re, valori e socialità alternativi. sono stati responsabili in tutta
lare, mistificare, confondere, Dobbiamo diventare noi stessi la storia dei peggiori crimini
pensiero eccentrico

allettare, forzare gli altri a ese- «il cambiamento che vorrem- contro l’umanità, accodandosi
guire i propri ordini e ottener- mo vedere» nel mondo, prima a dirigenti e tiranni privi di
ne il controllo assoluto dei che esso riesca effettivamente scrupoli. È bene quindi che i
cuori e delle menti, mentre a radicarsi e ramificarsi. processi decisionali di natura
fanno di tutto per acquisire Sostanzialmente, ciò implica economica e politica vengano
ricchezze e bottini di guerra che mezzi e fini, tattiche e stabiliti a misura d’uomo, cioè
sempre maggiori? strategie siano moralmente sulla base della libera scelta,
Umorismo, arte, musica, dan- (bene o male) ed eticamente
(vita o morte) coerenti. Non ci


possono essere compromessi
sulla validità, l’efficacia, l’im-


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anno 11 • n.4 • 2009 libertaria

del reciproco accordo e del povertà, infine come realizza-


competente impegno indivi- re la solidarietà tra i lavoratori
duale a concedere o negare e gli scambi economici su sca-
consenso e collaborazione fat- la globale.
tiva e responsabile. È vero, infatti, che i problemi
Le azioni di resistenza non che oggi si pongono di fronte
violenta hanno come prere- alle organizzazioni sindacali
quisito l’emergere e la messa a trascendono l’artigianato, l’in-
punto di modi di essere nuovi, dustria, i settori economici o le
alternativi e senza compro- economie nazionali, ma han-
messi, che risultano da una al- no a che fare con i lavoratori
trettanto nuova e solida strut- nel loro complesso, che rimo-
tura morale. Ogni nostra azio- dellano la struttura e l’orga-
ne, ogni parola pronunciata nizzazione dell’economia e del
nell’ambito di questo nuovo suo milieu sociale (http://la-
modo, emana da una consa- borstrategies.blogs.com/glo-
pevole riflessione individuale, bal_labor_strategies/2009/07/l
dalla coscienza di ciò che è essons-from-hard-times-pas-
giusto o sbagliato in una certa sed1.html).
situazione. Le organizzazioni sindacali
Man mano che le nuove prati- sono in grado di raccogliere
che si manifestano ed è possi- questa sfida? Sono passati
bile scegliere liberamente di 98 anni dalla pubblicazione
interagire con esse o starne dei Principles of Scientific Ma-
fuori, la loro capacità di tra- nagement di Frederick Win-
sformazione contagia tutti i slow Taylor, e 123 anni dai fat-
conflitti che sorgono nell’am- ti del primo maggio 1886 a
bito delle nostre esistenze, sia- Chicago, che hanno segnato la
no essi conflitti sociali, politici vittoria operaia per le otto ore
o economici. Ed è interessante ma anche l’usurpazione, da
notare che i conflitti umani parte dei manager di Taylor,
(con le loro soluzioni) di nor- dell’autorità tecnica ed educa-
ma risultano da una miscela di tiva dei mastri artigiani, del lo-
questi tre aspetti, indipenden- ro controllo sulla produzione trebbe essere il loro ruolo nel
temente dal contesto in cui all’interno delle fabbriche postcapitalismo? Tradizional-
sorgono. (Green, 2006). Sono anche mente, i sindacati hanno avu-
passati 161 anni dalla pubbli- to le seguenti funzioni e prero-
cazione del Manifesto Comu- gative:
Un ruolo economico nista. • mobilizzazione di classe
alternativo Le organizzazioni del lavoro, (sciopero e disobbedienza ci-
per i sindacati? intese come associazioni eco- vile);
nomiche dei lavoratori su sca- • stabilire e gestire le reti di so-
Anche il ruolo delle organizza- la globale (il che non implica lidarietà sociale tra i lavoratori
zioni sindacali dovrebbe mu- stato, partito politico, chiesa, in diversi settori economici,
tare, di fronte alla crisi globale, capitale o crimine organizza- tra sindacati e con la società
indirizzando i lavoratori a to) dipendono per definizione civile a livello nazionale e in-
prendersi cura direttamente dall’esistenza del sistema do- ternazionale;
pensiero eccentrico

dei problemi fondamentali per minante, mediando e rappre- • protezione e riconoscimento


affrontare la sfida del degrado sentando una classe sociale dei diritti legali e contrattuali
e del collasso ambientale, co- che a sua volta è dipendente dei lavoratori;
me superare la distribuzione dal capitalismo e dallo stato, o • contrattazione collettiva;
diseguale della ricchezza e la comunque è a essi subordina- • influenza, partecipazione e
minaccia costante di collasso ta. Potrebbero avere una se- intervento (attraverso il potere
economico, disoccupazione e conda natura, una missione contrattuale e la messa in atto
storica che trascende le condi-
zioni materiali storiche?
Se la risposta è sì, quale po-


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turo di sovranità. Se i sindacati sindacati potrebbero svolgere


potessero asserire pienamente la funzione di servire da incu-
il proprio carattere di «asso- batori, sponsor, organizzatori,
ciazioni di classe dei lavorato- coordinatori, assistenti, pro-
ri», controllate e gestite dai tettori e diffusori di nuove idee
propri aderenti, potrebbero politiche ed economiche, nuo-
cominciare ad agire di concer- ve politiche e iniziative più il-
to, come un nuovo soggetto luminate e responsabili nei
politico ed economico, come confronti dell’ambiente socia-
una forza sociale alternativa al le e naturale, in vista di:
capitale e allo stato.
Il lavoro organizzato potrebbe • uno sviluppo economico pa-
favorire l’organizzazione e la cifico e non frenetico;
federazione di sindacati indi- • libertà individuale priva di
pendenti. Questi potrebbero catene per quanto riguarda
ottenere un riconoscimento l’associazione e l’iniziativa
di politiche ad hoc) nella ge- de facto dal governo e/o dai economica;
stione e nel controllo di sin- datori di lavoro stabilendo • creazione di nuove forme di
gole fabbriche, di interi precedenti di azione concerta- attività economica, ugualitarie
settori economici o di ta per superare i vincoli legali e autogestite, per la produzio-
istituzioni pubbliche co- esistenti, attraverso il libero ne di beni o la fornitura di ser-
me l’istruzione, la sanità e associazionismo attivo, la mo- vizi;
l’assistenza sociale; bilizzazione di massa e la di- • assicurare risorse e fondi per
• ricerca in materia di econo- sobbedienza civile. lo sviluppo economico a scala
mia e politica, informazione e (http://www.cta.org.ar/base/). umana e territoriale;
istruzione dei propri quadri Allo scopo di assicurarsi pote- • fornire ai lavoratori assisten-
dirigenti e della base; re contrattuale e capacità di za tecnica, gestionale, ammi-
• accesso alla conoscenza pra- fornire assistenza mutua, i sin- nistrativa e organizzativa;
tica dei sistemi produttivi, del- dacati dovrebbero sforzarsi • favorire sistemi di distribu-
le nuove tecnologie e delle per eliminare la concorrenza zione diretta dal produttore al
nuove organizzazioni del lavo- da parte dei lavoratori con re- consumatore;
ro, così come delle politiche fi- tribuzione e specializzazione • favorire processi decisionali
nanziarie e delle strategie di più basse, nei modi seguenti: più veloci, efficienti, ugualita-
investimento e creazione di • organizzandosi secondo li- ri, orizzontali, non autoritari e
posti di lavoro; nee territoriali e di classe; non discriminativi;
• creazione di fondi operativi • aggiornando l’organizzazio- • favorire forme organizzative
attraverso la contribuzione dei ne del lavoro per limitare il ri- cooperative, partecipatorie e
propri aderenti. corso a tecnologie a investi- aperte nel loro sviluppo alle
Tali attitudini potrebbero ren- mento capitalistico intensivo; necessità, ai desideri, alle in-
dere il movimento sindacale • cercando di ridurre l’aspetto clinazioni e alla sensibilità del
capace di esercitare responsa- gestionale; singolo lavoratore e della sua
bilmente il ruolo di rappresen- • producendo secondo princi- persona;
tante degli interessi dei lavora- pi sociali e di sostenibilità am- • la costante acquisizione di
tori, che non deve nel suo bientale; capacità tecniche e professio-
complesso essere subordinato • sperimentando, favorendo o nali per mezzo di pratica, ade-
al potere del sistema in atto. sostenendo la messa a punto stramento e istruzione perma-
Di fatto il lavoro può essere un di nuove forme di iniziative nente;
pensiero eccentrico

veicolo che, esigendo per sé economiche, gestite e control- • La produzione di prodotti e


un elevato grado di relativa late direttamente dai lavorato- la fornitura di servizi di qua-
autonomia e indipendenza dal ri all’interno e all’esterno di lità.
sistema dominante, potrebbe strutture pubbliche e ditte pri- traduzione di
servire ai lavoratori come col- vate, con l’intento di spingere Guido Lagomarsino
legamento, già pronto, tra un a incrementare la competenza
passato di dipendenza e un fu- tecnica, nonché l’indipenden-
za decisionale nei processi di
produzione. 
Inoltre, sulla base delle loro


caratteristiche tradizionali, i

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anno 7 • n.4 • 2005 libertaria

MOVIMENTO di Rossella Di Leo

ANARCHICO
E AREA LIBERTARIA
MATRIMONIO O RELAZIONE FRA SINGLES?
L’ESPERIENZA ITALIANA DELLA COOPERATIVA EDITRICE A

Che rapporti intercorrono fra il movimento anarchico e la cosiddetta area li-


bertaria? A questo interrogativo dà alcune risposte Rossella Di Leo attraverso
la particolare lente dell’attività, dell’Editrice A. Una cooperativa che ha dato
vita a numerose attività; dal mensile A rivista anarchica fino a questo trime-
strale, passando attraverso le esperienze di altre due riviste, Interrogations e
Volontà, e delle edizioni Antistato ed Elèuthera. Di Leo, redattrice di Elèuthe-
archivio

ra, è anche responsabile del Centro studi libertari/Archivio Giuseppe Pinelli.


Questo breve saggio è stato presentato al convegno La culture libertaire tenu-
tosi a Grenoble nel marzo 1996 e poi pubblicato nel 1997 nel volume con lo
stesso titolo dall’Atelier de création libertaire di Lione.


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libertaria anno 11 • n.4 • 2009

L ’obiettivo che mi propongo è di ricostruire


il rapporto tra movimento anarchico e area
libertaria attraverso l’esperienza editoriale-cul-
turale del gruppo milanese che fa capo alla
cooperativa Editrice A, cooperativa nella quale
ho lavorato sin dalla sua costituzione venticin-
que anni fa, partecipando in modi e tempi di-
versi a tutte le sue iniziative. Si tratta ovvia-
mente di una ricostruzione a partire da un pre-
ciso punto di vista, sia nel senso che si basa sul-
l’esperienza di un gruppo specifico all’interno
del movimento anarchico italiano, sia nel sen-
so che esprime compiutamente un punto di vi-
sta personale, cioè il mio, all’interno della stes-
sa cooperativa.
Mi sembra utile presentare brevemente questa
iniziativa editoriale-culturale, articolata in va-
rie sezioni, alcune tuttora attive altre invece
Il movimento dal 1945 a oggi
esauritesi, che rappresentano anche diversi li-
velli di comunicazione (dall’informazione mili- Prima di delineare la storia di questa relazione,
tante alla riflessione teorica): e sono il mensile è utile abbozzare a grandissime linee l’evolu-
A rivista anarchica, nato nel febbraio 1971 e a zione del movimento anarchico italiano nel do-
tutt’oggi la testata anarchica più diffusa di lin- poguerra, giacché ha visto fasi nettamente con-
gua italiana; la rivista internazionale Interroga- trastanti. Sinteticamente il movimento si rior-
tions, ideata insieme a Louis Mercier Vega e ganizza nel 1945, grazie anche alla Resistenza
chiusa nel 1979, che verrà poi sostituita, nel contro il nazifascismo, e gode di un certa pre-
1980, dal trimestrale Volontà, fondato nel 1946 senza politica (si pensi che al primo congresso
da Giovanna Berneri e Cesare Zaccaria; le edi- anarchico del dopoguerra, quello di Carrara del
zioni Antistato avute in gestione da Pio Turroni 1945, i maggiori partiti politici italiani, Demo-
nel 1975 e attive sino al 1985, che verranno so- crazia cristiana compresa, mandano loro dele-
stituite nel 1986 dal nuovo marchio Elèuthera. gati) e di una certa vivacità intellettuale (per
Strettamente collegato con questo progetto, esempio intorno alla rivista Volontà, che racco-
benché autonomo, va ricordato anche il Centro glie una intellighenzia libertaria di notevole va-
studi libertari/Archivio Giuseppe Pinelli, attivo lore). E questo sino al 1955 circa. Nel decennio
sin dal 1976. successivo vive una crisi drammatica scompa-
Si tratta di un’esperienza che si sviluppa dall’i- rendo praticamente dalla scena italiana a qual-
nizio degli anni Settanta e che è dunque tutta siasi livello, tanto da consentire ad alcuni catti-
dentro quello che possiamo chiamare, con de- vi profeti di annunciare la morte dell’anarchi-
finizioni non consolidate, neo-anarchismo o smo.
anarchismo post-classico, comunque quell’a- Rinasce tumultuosamente nel 1968 e conosce
narchismo che segna un passaggio quanto me- una presenza minoritaria ma molto attiva fino
no generazionale: dalla generazione che ha co- alla fine degli anni Settanta; il decennio Ottanta
nosciuto il fascismo, la guerra di Spagna e la segna un altro marcato declino, che però coin-
Resistenza e che ha solide radici proletarie a volge non solo l’anarchismo ma tutta la sinistra
una generazione che nel 1968, quando rinasce extraparlamentare, cioè i protagonisti dei rug-
il movimento, ha meno di trent’anni e in cui la genti anni Settanta. Una crisi dunque che tra-
componente operaia e artigiana è nettamente valica la storia specifica del movimento anar-
minoritaria, mentre prevalgono studenti, inse- chico, il quale tutto sommato regge meglio del-
gnanti, tecnici, impiegati del terziario e anche la sinistra extraparlamentare, prevalentemente
drop-outs di vario tipo… marxista. Si innesta però nel movimento una
Ovviamente i rapporti tra i due soggetti della ri- pericolosa sindrome da ghetto, i cui sintomi so-
flessione hanno una storia più lunga, che copre no isolamento, inattività e una grave crisi della
l’intera seconda metà del secolo, attraversando militanza. L’attuale decennio vede il movimen-
archivio

fasi diverse che peraltro non hanno avuto una


consecutio strettamente lineare, ma si sono
spesso sovrapposte, con corsi e ricorsi storici
anche a seconda delle diverse tendenze anar-
chiche che affrontavano il problema. 


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anno 11 • n.4 • 2009 libertaria

to «istituito» sempre ridotto e con caratteristi- Tempi eroici. Pietro Gori (1865-1911, il primo a sinistra)
che abbastanza simili alla decade precedente con altri tre anarchici. Gori è stato uno degli anarchici
(sebbene in forma più attenuata), ma vede an- più conosciuti e non soltanto per le sue canzoni «ribelli».
che una presenza individuale, non organizzata, Ai suoi funerali all’Elba arrivano migliaia di persone
degli anarchici in molti dei settori vivaci della
società, soprattutto lì dove si esprimono una ria a cercare altri partner meno soffocanti. La
cultura e una pratica libertarie. Questa la pre- soluzione non incontra però il favore del movi-
messa. mento che si accorge ben presto di quanto ar-
rugginite siano le sue doti di seduzione, mentre
Quattro tipi di rapporto l’area libertaria trova al contrario ben più facil-
mente altri interlocutori (sintomatico il rifiuto
Rifacciamoci ora alla metafora del rapporto di da parte di molti anarchici ad ammettere anco-
coppia suggerita nel titolo, che pur semplifi- ra oggi l’esistenza e la legittimità di un’area li-
cando di molto la realtà, ci può aiutare, se non bertaria non monogamicamente collegata al
la spingiamo troppo oltre, a esemplificare le movimento).
varie fasi manifestatesi nel rapporto tra movi- c) la separazione per colpa; come per la gran
mento anarchico e area libertaria: maggioranza delle coppie aperte l’esperimento
a) rapporto patriarcale; è il rapporto classico non funziona e dopo un periodo di reciproche
in cui il ruolo maschile è interpretato dal movi- recriminazioni (per il movimento anarchico
mento anarchico e quello femminile dall’area l’area libertaria è diventata di costumi eccessi-
libertaria. Infatti non è inconsueto per il movi- vamente facili, per l’area libertaria il movimen-
mento anarchico pensare all’area libertaria co- to ha solo cercato di sfruttarla, impedendole di
me a un’area di servizio in cui «pescare» nuovi esprimersi) avviene lo strappo, cui fa seguito
militanti da cooptare poi nelle proprie fila. È un processo di estraneamento reciproco. Con
l’area un po’ vaga popolata da una nuova figu- danni per entrambi: il movimento perderà una
ra, il cosiddetto simpatizzante, una sorta di linfa vitale e si arroccherà in ambiti sempre più
quasi-anarchico (o anarchico imperfetto) il cui angusti, l’area libertaria cercherà di nasconde-
ruolo principale sarebbe quello di fungere da re, anche a se stessa, le proprie origini ricavan-
«cassa di risonanza» per le proposte e le strate- done un’identità debole e divenendo facile
gie elaborate dal movimento. Dal punto di vista preda di soggetti istituzionali senza scrupoli.
di quest’ultimo si tratta dunque di un’area che d) rapporto tra singles; è grosso modo la fase
vive di luce riflessa e in questa fase non viene attuale. Dopo un periodo di silenzio e diffiden-
riconosciuto alla cultura libertaria lo status di za reciproca, avvenimenti di portata interna-
cultura autonoma. zionale (non ultimo la crisi del marxismo) ri-
b) rapporto di coppia aperta; l’impostazione danno visibilità e appeal ad anarchismo e liber-
grosso modo partitica (un po’ da «cinghia di tarismo. Il nuovo favorevole contesto che si
archivio

trasmissione») del rapporto precedente a un viene a creare porta a un riavvicinamento dei


certo punto non soddisfa più l’area libertaria, due su basi però di conquistata parità e auto-
che non gradisce il ruolo subordinato che le nomia. Messo da parte il risentimento, anche
tocca interpretare nel rapporto; da qui una vo-
glia di emancipazione che spinge l’area liberta-


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libertaria anno 11 • n.4 • 2009

se non tutta la diffidenza, il rapporto viene ri-


stabilito, benché meno stretto che in passato.
Seppelliti obblighi monogamici e doveri coniu-
gali, la promessa reciproca è di tornare a fre-
quentarsi da buoni amici e magari da amanti
occasionali.
Usciamo dalla metafora e vediamo ora come si
innesta in questo quadro generale l’esperienza
particolare delle iniziative editoriali prima cita-
te. Ed essa è con quel quadro in parte coinci-
dente in parte divergente in quanto si tratta di
iniziative, tutte nate all’interno dell’anarchi-
smo e tutte militanti, che sono in parte lo spec-
chio del movimento, e dunque ne seguono le
evoluzioni, ma che in parte sono espressione di
un progetto culturale specifico.
Dunque sono espressione anche di scelte pre-
cise, come per esempio la grande attenzione
data all’esperienza dell’anarchismo anglo-
americano, stimolante da un punto di vista «la-
tino» proprio perché, sia per tradizione cultura-
le sia per la sperimentazione precoce del regi-
me democratico, questo anarchismo si è posto
già da tempo il problema del rapporto con il li-
bertarismo, arrivando a elaborare una riflessio-
ne più avanzata sui modi dell’anarchismo nella
società contemporanea (pensiamo per esem-
pio a Paul Goodman, a Colin Ward e a Murray
Bookchin). Anche l’anarchismo italiano aveva
iniziato a farlo con Camillo Berneri, ma le sue
innovative riflessioni vengono tragicamente
chiuse nel 1937 segnando un ritardo teorico afferma la necessità di ripensare l’anarchismo
che l’anarchismo italiano sconterà con la crisi alla luce delle mutate condizioni sociali, cultu-
dei decenni successivi. rali ed economiche nelle quali si trova a opera-
Una peculiarità di questo progetto editoriale- re: riflessione portata avanti attraverso la rivista
culturale è dunque riscontrabile proprio in internazionale Interrogations (1974-1979) e le
questo tentativo di innestare, seppur in modo attività di ricerca del Centro studi libertari (del
sincretico, la cultura anarchica e libertaria an- quale posso citare a titolo esemplificativo alcu-
glo-americana sulla corrispondente cultura la- ni progetti di ricerca, concretizzatisi in conve-
tina e in particolare italiana. gni e seminari, realizzati nel corso del tempo:
sulla tecno-burocrazia, sull’autogestione, sul-
l’utopia, sul potere, sulla mutazione sociale…).
Tre fasi La seconda fase, che non esplode all’improvvi-
so ma si esplicita gradualmente all’interno del-
Sono sostanzialmente identificabili tre fasi nel
la prima, matura intorno ai primi anni Ottanta,
rapporto di questo specifico progetto con l’area
in un periodo di marcato distacco con l’area li-
libertaria, fasi che si possono considerare tappe
bertaria, che comincia ora la sua fase ascen-
di avvicinamento.
dente. Proprio questa netta separazione spinge
La prima fase, iniziata nel 1971 con la nascita di
a indagare sulle ragioni dell’estraneamento, fo-
A rivista anarchica, può essere riassunta nell’e-
calizzando l’attenzione sulle linee di pensiero
spressione «anarchici e orgogliosi di esserlo». Il
autonome elaborate nel frattempo dalla cultura
movimento sta rinascendo tumultuosamente, è
libertaria. L’idea che nasce da questa indagine,
giovane e senza contatti diretti con l’anarchi-
e che si concretizza soprattutto nel trimestrale
archivio

smo precedente. Le priorità sono dunque quel-


le di concorrere a ricostruire prima e rafforzare
poi il movimento (e a questo puntano, per
esempio, i libri delle Edizioni Antistato con la
riproposta dei classici). Nel contempo però si 


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anno 11 • n.4 • 2009 libertaria

Volontà a partire dal 1980, è quella di re-inne-


stare queste stimolanti diversità all’interno del-
la riflessione sulla riattualizzazione dell’anar-
chismo.
La terza fase, iniziata più o meno alla fine degli
anni Ottanta, e presente soprattutto nel proget-
to editoriale di Elèuthera, è di portare l’anar-
chismo fuori dall’isolamento nel quale si è più
o meno volontariamente chiuso e dentro que-
st’area culturale libertaria in espansione, area
che sembra vivere e proliferare senza alcun col-
legamento evidente con l’anarchismo «ufficia-
le».

Identikit dell’area libertaria


Questo tentativo ha ovviamente imposto di de-
finire in modo più preciso quest’area libertaria
alla quale si intende accedere e ne è stato dun-
que tentato un identikit più dettagliato. La fi-
sionomia ricavatane, proprio come nelle tecni-
che per costruire un identikit, risulta composta
da parti assemblate; non è cioè una struttura Vecchio e nuovo anarchismo. Daniel Cohn-Bendit
e Alfonso Failla al Congresso della Federazione anarchica
coerente, data, ma è piuttosto una struttura italiana a Carrara dal 31 agosto al 3 settembre 1968
composita, derivata dall’accostamento di ele-
menti diversi.
La prima evidente caratteristica dell’area liber- in biologia dopo i nuovi studi sulla simbiosi di
taria è quella di non essere e di non riconoscer- kropotkiniana memoria o sull’autopoiesi di
si come un’area compatta e omogenea dai con- Humberto Maturana); talvolta infine si tratta di
fini rigidamente definiti. Si tratta piuttosto di aree politiche con connotazioni proprie i cui
un ambito molto aperto e parzialmente fluido esponenti esprimono a livello di base metodi di
che comprende soggetti molto diversi tra loro, intervento e valori chiaramente libertari (il cir-
il più delle volte non comunicanti. Le tipologie cuito dei centri sociali con la loro pratica auto-
sono diversissime. Talvolta sono movimenti ve- gestionaria, il volontariato laico e a volte persi-
ri e propri (per esempio l’antipsichiatria mili- no cristiano con la loro pratica solidaristica, il
tante), ma il più delle volte si tratta di segmenti generico «popolo di sinistra» e il suo crescente
di movimenti (per esempio alcune aree dell’ar- rifiuto a inquadrarsi in un partito-padrone).
cipelago verde o del movimento delle donne),
se non addirittura di particolari momenti nello
Lo sguardo anarchico
sviluppo di un movimento, generalmente quel-
li pre-istituzionali (per esempio il movimento Risulta evidente da questo identikit sommario
per l’obiezione di coscienza); talvolta sono in- che il libertarismo non è un soggetto unico ma
vece situazioni transitorie, contingenti, che un insieme di categorie tra loro disomogenee. E
esprimono più che obiettivi libertari delle me- proprio questa disomogeneità non ha consen-
todologie di intervento libertarie (per esempio i tito al libertarismo, nel bene e nel male, di isti-
movimenti cittadini di azione locale che sorgo- tuzionalizzarsi, ovvero di darsi uno statuto,
no intorno a tematiche estremamente specifi- un’identità forte, dei confini stabiliti. Questa
che ma notevoli per la sperimentazione di me- indeterminatezza da una parte non l’ha fatto
todi decisionali orizzontali e di azione diretta); diventare un polo riconoscibile di aggregazione
talvolta ancora si tratta di riflessioni nell’ambi- sociale e culturale, tanto che persino una certa
to della cultura «alta» (per esempio nella rifles- destra ultraliberista può dichiararsi libertaria,
sione pedagogica), ma anche in saperi scientifi- ma dall’altra le ha consentito una diffusione
ci duri con interessanti ricadute epistemologi- estremamente capillare.
archivio

che (per esempio in geometria dopo le nuove Ed è proprio a partire da questa indetermina-
teorie sul caos, in matematica dopo la critica al tezza che si può addirittura ipotizzare che sia lo
paradigma centrista elaborata da Jean Petitot, sguardo anarchico a riconoscere e definire l’a-
rea libertaria più che una compiuta identifica-
zione da parte delle stesse categorie che la


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libertaria anno 11 • n.4 • 2009

compongono. La singola categoria è spesso «in-


tegralista» nella sua visione, nel senso che l’o-
biettivo perseguito, visto come parziale e speci-
fico da chiunque sia esterno a quella visione,
per la singola categoria che lo propone è invece
totale e generale, la ragione del loro esistere e
agire. E in questo senso possono essere scarsa-
mente interessate a creare collegamenti con al-
tri soggetti dalle caratteristiche simili ma dalle
specificità diverse. Del tutto opposta la pro-
spettiva dell’anarchismo che vede al contempo
il valore della specificità e il valore dell’aggrega-
zione in nome di un comune sentire libertario.
Se accettiamo che sia lo sguardo anarchico il
criterio (o comunque il nostro criterio) per de-
scrivere l’area libertaria, vediamo allora quali
sono le caratteristiche che fanno sì che una cer-
ta categoria venga inclusa o no in quest’area.
Così come le categorie non sono omogenee,
neanche le caratteristiche lo sono, ma ruotano
tutte attorno a questi assi: critica della gerar-
chia, applicazione di un metodo decisionale
orizzontale, sensibilità intrisa di valori libertari.
Se questi elementi sono presi nella loro radica-
lità, altro non sarebbero che gli elementi costi-
tutivi dell’anarchismo, ma se vengono accettati per riacquistare vitalità e concretezza. Ma po-
nella loro specificità (per esempio la critica del- trà farlo solo a due condizioni: se sarà in grado
la gerarchia uomo/donna o adulto/bambino; la di depurarsi dalla propria «vulgata» (cioè da
pratica autogestionaria degli organismi di base; quella vera e propria volgarizzazione e scleroti-
una concezione egualitaria nei confronti della ca semplificazione delle teorie dell’anarchismo
natura o dell’altro), sono esempi genuini di li- classico, riproposte secondo un’ortodossia de-
bertarismo. contestualizzata, di stampo religioso) e se sarà
capace di rifondare un movimento con caratte-
ristiche diverse da quelle attualmente preva-
L’esperienza di Elèuthera
lenti; ovvero la comunità degli anarchici attivi
Tornando alla particolare esperienza di (in vari ambiti, forme e intensità) e non più il
Elèuthera, l’obiettivo consapevolmente perse- «partito» politico dei militanti.
guito nei dieci anni di attività è stato appunto Se questo avviene, l’anarchismo può diventare
quello di istituire una rete di contatti che co- uno degli agenti più forti di questa rete; più for-
struisse un ambito comune con queste realtà li- te proprio perché più consapevole della neces-
bertarie, poco frequentate dal movimento ma sità di mettere in collegamento non solo la pro-
anche con scarsa frequentazione reciproca. pria pratica e riflessione con quella delle varie
L’ambizione del progetto è dunque duplice. In- realtà libertarie, ma anche la pratica e la rifles-
nanzi tutto portar fuori l’anarchismo dal suo sione delle diverse realtà libertarie tra loro.
isolamento e metterlo in circolo in questa rete Questo gli consentirebbe di concorrere in mo-
così da poter interagire con le diverse culture li- do significativo alla definizione di una pratica
bertarie, in un processo di fecondazione reci- libertaria nel qui e ora, cioè quella parte della
proca. Ma al contempo dare anche un contesto sua proposta imperniata sul «buon senso», pur
coerente e significativo alla multiformità e di- mantenendo nello stesso tempo la propria irri-
somogeneità del libertarismo (senza per questo ducibilità all’esistente, cioè l’«utopia». In que-
volerlo omologare e dunque snaturare), un sta mistura di anarchia possibile si giocano
contesto in grado di fornirgli una più acuta non solo i rapporti con l’area libertaria ma il fu-
consapevolezza della propria identità e un più turo stesso dell’anarchismo, in quanto forza
archivio

forte senso di appartenenza, cosa che può con- sociale vitale e non reperto dell’archeologia in-
sentirgli di coagularsi nei nodi di questa rete al dustriale.
fine di avere un maggior impatto sulla scena
sociale italiana.
E l’anarchismo ha davanti a sé molte chances 


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96 arcipelago 09 27-11-2009 16:38 Pagina 96

anno 11 • n.4 • 2009 libertaria

INCONTRI metodo di lavoro, ma è sioni (altezza, larghezza EDITORIA


stata perlomeno posta e profondità).
La Ficedl: ieri sul tavolo l’idea di rea- Questo progetto vuole La breve estate
a Pisa domani lizzare un catalogo col- contribuire, come altri dell’anarchia
a Lisbona lettivo. Il prossimo in- che stiamo portando
contro si terrà a Lisbo- avanti, alla ricostruzione L’Instituto Cervantes di
Un centinaio di persone na nel 2011. di una parte della storia Roma ed Elèuthera pre-
si è incontrato a Pisa Luigi Balsamini dell’anarchismo (non sentano il cofanetto con
dal 4 al 6 settembre per sempre ben conosciu- dvd e libro
la quattordicesima con- ta) e salvaguardare quei Spagna 1936.
RICERCHE monumenti che a volte L’utopia e la storia.
ferenza della Fédération
internationale des cen- Per un per incuria delle ammi- L’1 aprile 1939 le truppe
tres d’études et de do- censimento nistrazioni locali o di altri del generale Francisco
cumentation liberta rires dei monumenti soggetti rischiano di es- Franco entrano a Madrid
(Ficedl). In quei tre gior- dedicati sere danneggiati irrime- mettendo fine a una
ni i rappresentanti dei agli anarchici diabilmente o addirittura guerra civile intrecciata a
centri hanno confronta- abbattuti. Verranno una rivoluzione libertaria.
to le proprie attività, La Biblioteca Franco censiti anche i monu- Il cofanetto contiene
presentato i progetti in Serantini, in collabora- menti di cui si è persa Spagna 1936. L’utopia
corso e discusso sulle zione con alcuni docen- traccia o che sono stati si fa storia ,
problematiche delle cul- ti e ricercatori di varie distrutti dai fascisti e per filmato originale degli ar-
ture dei movimenti li- università italiane, pro- cause belliche, ma di chivi della Confedera-
bertari. muove un censimento cui ancora si hanno ción Nacional del Tra-
La Ficedl, nata a Marsi- dei monumenti dedicati informazioni da docu- bajo (Cnt) e dal libro
glia nel 1979, intende agli anarchici in Italia. menti d’archivio o dalle Anarchia e potere nel-
costruire una rete di so- La ricerca sarà visibile e fonti a stampa. Di ogni la guerra civile spa-
stegno reciproco e di consultabile attraverso opera verrà pubblicata gnola di Claudio Venza.
scambio di informazioni le pagine web che ver- la fotografia o nel caso Partecipano l’autore,
tra biblioteche, archivi, ranno pubblicate sul si- dell’assenza del mate- docente di storia della
centri di studio e di do- to della biblioteca riale fotografico i disegni Spagna contempora-
cumentazione del movi- (http://www.bfs.it). L’i- o gli schizzi. Si rivolge nea, Umberto Lenzi, re-
mento anarchico e li- niziativa vuole ricostrui- un appello a tutti coloro gista, sceneggiatore e
bertario. Tutti istituti ge- re la storia dei monu- che hanno notizie o che scrittore, Nicola Tranfa-
stiti nel vivo di una par- menti (targhe, lapidi, vogliono collaborare al glia, professore emerito
tecipe passione, le cui monumenti funebri e progetto di contattare la di storia dell’Europa e
quotidiane attività si sculture) innalzati in Ita- biblioteca telefonando o del giornalismo, univer-
proiettano in un oriz- lia fin dai primi anni del scrivendo ai seguenti in- sità di Torino e docente
zonte ben più vasto dei Novecento, indicando dirizzi: alla Luiss di Roma;
polverosi, seppur ne- oltre a una breve storia Biblioteca Franco coordina Pietro Masiello,
cessari, tecnicismi delle dell’opera (quando e in Serantini Elèuthera.
scienze dell’informazio- quale occasione è stata casella postale 177 Venerdì
ne documentaria, per fatta), l’artista che l’ha 56125 Pisa 4 dicembre 2009
offrire spazi di formazio- ideata, la collocazione e-mail: ore 18,00
ne e discussione, salva- (palazzo, piazza, via e biblioteca@bfs.it Sala Instituto
guardare la memoria località), il tipo di mate- telefono+fax: Cervantes, piazza
storica e supportare le riale usato e le dimen- 050.570995. Navona, 91, Roma
iniziative libertarie.
Dopo un trentennio in
DE ANDRÈ PER LIBERTARIA
cui la Federazione non
ha espresso strabilianti Sabato 14 novembre appuntamento
progettualità, l’incontro al Circolo dei malfattori
arcipelago

di Pisa sembra aver po- (Milano, via Torricelli 19, ore 19,30)
sto le basi per un per- con Carlo Ghirardato
corso di collaborazione
e le canzoni di Fabrizio De Andrè.
non episodica. Proba-
E una cena a favore di Libertaria.
bilmente si è ancora
lontani dall’intendere la Il piacere dell’utopia


cooperazione come

96
III COP 4/09 27-11-2009 16:45 Pagina 1

thera
elèu b e r t a r ia
e r u na ltura li
libri p cu
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224 pp
14,00
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160 pp ,00
ro 13
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164 pp
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136 pp ,00
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richies 6 14 39 50 - 70 Milano
2 2 0 1
tel. 0 st. 17002, 2 ra.it
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cas. p info@ eleuth e scaricato
r thera.it
e-mail: go può esse o: www.eleu
it
Il catalo to Pdf dal s
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in form
COVER LIBERTARIA 4-09 3-12-2009 15:04 Pagina 1

anno 11 • numero 4 - ottobre / dicembre 2009


Acri (Cosenza) Fasano Milano Ravenna
• Germinal • Libri e cose • Ateneo libertario • Feltrinelli
viale Monza, 255
Albano (Roma) Firenze • Cuem-università Statale Reggio Emilia
• Delle Baruffe • Bancarella • Feltrinelli Buenos Aires • Info-shop Mag 6
piazza San Firenze • Feltrinelli Galleria Duomo
Ancona • Centro Dea, • Feltrinelli Piemonte Rimini
• Feltrinelli Borgo Pinti, 42/R • Libreria shake-interno 4 • Libreria interno 4
viale Bligny, 42
Barcellona (Spagna) • Edicola • Reload Mindcafè Roma
• Ateneu Enciclopèdic Popular piazza San Marco via Angelo della Pergola 5 • Alegre interno 4
• Feltrinelli Cerretani • Torchiera infoshock • Anomalia
Paseo de San Juan, 26 • Biblioteca l'Idea
• Libreria delle donne piazzale del Cimitero
• Lokal • Libreria Majakovskij maggiore, 18 • Ciclo officina centrale
calle La Cera, 1 bis • Utopia via Baccina, 36

Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB Roma. Taxe perçue - tassa riscossa - ordinario. Roma. Italy
presso Centro popolare
• Espai Obert autogestito • Feltrinelli Argentina
calle Blasco de Garay, 2 Modena • Feltrinelli Orlando
• Movimento Anarchico • Il Tiaso Enolibreria
Fiorentino, • Feltrinelli
Bari • Infoshop Forte Prenestino
• Feltrinelli vicolo del Panico, 2 Montpellier (Francia) • La bottega dell'asino
• Centro culturale Villaggio globale
Bassano Forlì • Laboratorio Sociale La Talpa
libertaria

Ascaso-Durruti
del Grappa • Einaudi 6, rue Henry René • Lettere Caffè
• Ellezeta • Libreria Contaminazioni
(Vicenza)
Napoli largo Riccardo Monaco, 6
• La Bassanese Genova • Libreria La Fronda
• Cooperativa ‘O Pappece
• Feltrinelli Bensa vico Monteleone, 8/9 • Lo Yeti
Bergamo
• Feltrinelli XX settembre • Feltrinelli • Odradek
• Underground, • Rinascita
• Libreria A. Guida
Spazio anarchico Gerusalemme (Est) • Teatro Ygramul
via Furietti 12/b • Educational Bookshop Padova Saint Imier (Svizzera)
• Feltrinelli • Espace Noir
Bologna La Spezia
• Feltrinelli • Contrappunto Palermo San Francisco (Usa)
Bolzano Lione (Francia)
• Feltrinelli
• Modusvivendi
• City Lights Piazza Fontana: perché
• Cooperativa Libraria • La Gryffe San Giorgio
Brescia • La plume noir Parigi (Francia) a Cremano (Napoli) è ancora fra noi?
• Feltrinelli Livorno
• Publico • Bottega del Mondo Gaia,
via Pittore, 54
di Giulio d’Errico,
• Rinascita • Federazione
anarchica livornese
Pescara
• Feltrinelli Sassari
Martino Iniziato
Caltanissetta
• Cantieri Culturali via degli Asili, 33 • Libreria Primo Moroni int.4 • Odradek e Fabio Vercilli
Ciccianera Savona
Lodi Piacenza
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• Casa del popolo • Alphaville
ecco dove si trova

Carpi (Modena)
• La Fenice
Lucca
• La pecora nera-ctm Sidney (Australia) Dal dominio alla rivolta
• Black Rose
Carrara • Centro di documentazione Piombino Bookshop attraverso il corpo
• Circolo Gogliardo Fiaschi • Libreria La Bancarella
via UIivi, 8 Lugano (Svizzera) • Libreria La Fenice Siena di Alberto Giovanni Biuso,
• Csa Il Molin
Cesena Pisa
• Feltrinelli di Tomás Ibañez,

il piacere dell'utopia
Torino
• Edicola La Barriera
via Mura Ponente 1
Macomer (Nuoro)
• Libreria Emmepi
• Feltrinelli
• Comunardi
di Andrea Staid
Fano Potenza • Feltrinelli
Mestre
• Alternativa libertaria • Feltrinelli • Edicola viale Firenze, 18 Trento
• Rivisteria
Che anarchismo è
Treviso quello postrutturalista?
• Centro del libro di Dave Morland
Trieste
• In Der Tat
Verona
• Rinascita
Vicenza
• Librarsi
Il tempo? Un grande
Volterra (Pisa) paradosso
• Libreria Lòrien di Marc Augé

Quei rapporti «difficili»


libertaria

fra anarchici
La riforma dell’università? e area libertaria
Un progressivo svuotamento della di Rossella Di Leo
capacità formativa
ottobre / dicembre 2009 - euro 7,00 trimestrale - anno 11 • numero 4