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Ges parabola di Dio L.

Maggi
Quando sul monte circondato dalla gente, accanto ai suoi discepoli,
il narratore divino inizi a parlare, si fece silenzio intorno a lui. Una
strana liturgia era iniziata. La sua voce non rimaneva rinchiusa tra
le mura di un tempio mentre dalle labbra sgorgavano le parole dei
salmi. Tutto per era dislocato, spiazzante, e non soltanto perch la
predicazione avveniva allaperto, tra gente comune, piuttosto
perch non era soltanto Dio quello che veniva lodato, ma con lui
ogni creatura l ad ascoltare, a nutrirsi di quelle parole che
evocavano cambiamento, guarigione, che creavano un nuovo
mondo mettendo sottosopra lordine sociale.
Le beatitudini
Pensate di non contare nulla? Di non avere la forza per cambiare la
realt e combattere le ingiustizie? Pensate di essere i pi miserabili
della terra perch non avete potere e subite la vita? Vi sbagliate.
Voi per Dio siete importanti. Siete beati quando vi ostinate a
resistere alle logiche competitive, quando sopportate senza
rassegnazione, quando cercate di riconciliare chi in conflitto o fate
pace con i vostri nemici, siete beati anche nella vostra povert che
vinsegna ad affidarvi a Dio.
Voi che non avete smanie di potere e avete il cuore limpido siete
chiamati alla felicit. I vostri occhi vedranno Dio, le vostre lacrime
saranno consolate e sarete chiamati figli di Dio, eredi del Regno.
Voi siete preziosi per Dio
Vi fanno credere che non contate nulla, ma non ascoltateli: vostro
il Regno e voi siete i figli di Dio. Per lui valete. La logica del mondo
considera importanti solo le persone che producono, che hanno
beni, che hanno potere, ma per Dio ognuno di voi, nella sua
piccolezza, nella sua fragilit, con la sua sete e fame di giustizia
essenziale.
Voi siete sale della terra e luce del mondo. Non sottovalutate
dunque la vostra forza nella debolezza, la capacit di cambiare il
mondo e non delegate ad altri questa responsabilit.
questa, a grandi linee, la prima predicazione pubblica di Ges
rivolta ai piccoli della societ, ai suoi discepoli, ma anche alla gente

attorno a lui. Parole potenti, capaci di far risorgere chi si sentiva


schiacciato dallimpotenza, parole di fiducia e di speranza in grado
di ridare la voglia di lottare e resistere a quanti si sentivano piegati
dal potere di turno.
Nella versione di Luca la prima predicazione di Ges collocata
nella sinagoga di Nazareth, ma lintento lo stesso.
Nel suo manifesto programmatico egli rilegge il profeta Isaia
identificandosi con le antiche parole: Lo Spirito del Signore sopra
di me; perci mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato
ad annunziare la liberazione ai prigionieri, e ai ciechi il ricupero
della vista; a rimettere in libert gli oppressi (Lc 4,17-19). Ai
poveri, ai prigionieri, ai ciechi e agli oppressi viene restituita dignit.
Sono loro al centro della chiamata di Dio. A chi perduto e
scoraggiato viene ridato il coraggio di lottare.
Non un caso che, verso la fine del suo Vangelo, Luca ponga
lincontro di Ges con i due discepoli di Emmaus. Senza la presenza
del Signore i due sono scoraggiati e afflitti, ma quando Ges si
avvicina loro, discute, spiega loro le Antiche Scritture, rileggendole
sulla sua stessa vita, muta qualcosa nei due discepoli. Il lento
processo di guarigione si mette in moto fino al momento del
riconoscimento allo spezzare del pane.
Per entrare nella logica narrativa di Ges bisogna partire proprio da
questo dato: i suoi insegnamenti nelle loro molteplici forme
(parabole, detti parabolici, discorsi, domande, segni, gesti ) hanno
come preoccupazione centrale quella di riavvicinare la persona a
Dio restituendogli la dignit negata, spingendola al cambiamento.
Il linguaggio che Ges preferisce quello delle parabole. Un genere
letterario antico per la tradizione biblica capace di mettere in
tensione la letteratura sapienziale con quella profetica. Tradizione e
cambiamento, riconoscimento e spaesamento questa la struttura
del linguaggio parabolico. Gli ingredienti sono presi dalla vita di ogni
giorno, vita laica fatta di lavoro la terra, la natura, la casa, la
famiglia elementi vicini alla gente. Ges sapeva essere semplice
senza diventare mai banale.
L'altro ingrediente importante della comunicazione di Ges legato
alla sua persona.
Effetto parabola

Le parabole di Ges sono fortemente legate a colui che le ha


raccontate. Ges non stato solo un abile narratore capace di
ammaliare con le sue storie. La sua capacit di parlare del Regno di
Dio (simile a...) non limitata a offrire semplici paragoni. Il suo
parlare in parabole molto pi che unillustrazione tesa a far capire
a gente semplice quanto lui annunciava lungo le strade della Galilea
e della Giudea. Le parabole di Ges sono fatte con gli ingredienti
raffinati della sapienza pedagogica. Potremmo parlare di un vero
effetto parabola: tu ascolti e sei catapultato fuori dal tuo mondo
abituale per entrare nel nuovo mondo narrativo. Un mondo simile, a
tratti conosciuto: il tuo stesso quotidiano (la terra, il seme, il
lievito nella pasta, il padrone, il lavoro), una realt semplice da
decodificare, piena dimmagini familiari. Tu sai che cosa fare, sai
come muoverti: la verit non poi troppo lontana da te, basta
modificare le vecchie logiche e guardare alle stesse cose con uno
sguardo nuovo. Ed ecco, il Regno un po pi vicino.
Dunque, le parabole ci sollecitano a pensare che possiamo
cambiare la realt, decidendo che cosa fare. I cambiamenti, quelli
veri, tuttavia, richiedono tempo, ecco perch le stesse parabole ci
invitano a non essere troppo frettolosi, a non limitarci a individuare
la morale della storia, la soluzione. Le parabole sono spazi aperti:
occorre ogni volta di nuovo mettersi in ascolto maturando la
decisione di traslocare nel mondo del Regno dischiuso dallabile
narrazione di Ges.
Il conflitto come opportunit pedagogica
La preoccupazione di sollecitare un cambiamento la riscontriamo in
Ges persino nelle situazioni di conflitto quando viene accusato, o
provocato dagli avversari. In queste situazioni Ges non risponde
per difendersi, piuttosto per aiutare laltro a guardare da unaltra
prospettiva. Non gioca cio in difesa, non preoccupato della
propria persona, e non si lascia ingabbiare in logiche apologetiche,
ma usa il conflitto come possibilit didattica per portare laltro a
intuire qualcosa di nuovo su Dio e sulla propria vita. Prendiamo ad
esempio alcune delle parabole pi note ai lettori e alle lettrici per
comprendere nello specifico come si muove la sapienza narrativa di
Ges.
Le tre parabole della misericordia
Tutti i pubblicani e i peccatori si avvicinavano a lui per
ascoltarlo. Ma i farisei e gli scribi mormoravano, dicendo: Costui

accoglie i peccatori e mangia con loro. Ed egli disse loro questa


parabola: Chi di voi, avendo cento pecore, se ne perde una, non
lascia le novantanove nel deserto e non va dietro a quella perduta
finch non la ritrova? (Lc 15,1-4).
Ges racconta tre storie per spiegare agli avversari la logica di Dio,
tre storie vicine alla sensibilit degli interlocutori, ma anche racconti
spiazzanti in cui messo in atto leffetto parabola, cos tipico
della predicazione di Ges.
Labitudine allascolto di queste antiche storie rischia di farci
perdere la capacit di ascoltare la provocazione insita in ognuna di
queste.
La prima offre limmagine di un buon pastore, cara alla tradizione di
Israele, alla predicazione profetica e a quella sapienziale (salmo 23).
Immagine che rassicura, ma solo apparentemente. Chi di voi,
avendo cento pecore, se ne perde una, non lascia le novantanove
nel deserto e non va dietro a quella perduta finch non la
ritrova?....
Domanda paradossale. Dal punto di vista linguistico prevede una
risposta positiva, ma davvero logico lasciare il tutto incustodito
(nel deserto) per andare incontro a quellunica parte perduta?
Certo: ognuno di noi fa questo
evidente che leffetto ironico produce uno spiazzamento in chi
ascolta perch nessuno si sogna di lasciare incustodito il tutto per il
frammento. Chi mai questo Dio che si comporta in modo cos
irrazionale? Chi mai costui che d tanta dignit a ci che per me
conta poco rispetto al tutto? Perch quel piccolo che si perduto
cos importante per lui da disporlo a rischiare il tutto per ritrovarlo?
Le domande si moltiplicano. Le risposte diventano difficili, ma la
parabola, come un granello di sabbia in unostrica, inizia a pungere
il nostro cuore, costringendoci a interagire con essa. Il racconto
sovverte le rigide immagini di Dio costruite nelle nostre teste. Da
questo disagio nascono in noi le perle.
Dio, una casalinga accorta
La seconda parabola ancora pi provocatoria al punto da essere
meno nota tra le tre. la cenerentola delle parabole e non solo
perch la protagonista una donna. Dio in questa parabola

paragonato a una casalinga che, avendo perduto una moneta tra le


dieci che possedeva, spazza tutta la casa fino a quando non lha
trovata. Dopo di che, chiamate le amiche, festeggia il ritrovamento
con loro.
Se la perdita nella prima parabola allesterno, nella seconda
avviene allinterno. Questo gli interlocutori non lo avevano certo
previsto quando accusavano Ges di frequentare peccatori e
pubblicani, ma nemmeno noi ascoltatori moderni arriviamo a
pensare che ci si possa perdere anche in casa.
Pensiamo piuttosto che ci si perde con Dio fuori dalla chiesa, dalla
fede. Il Dio-casalinga ci ricorda invece che tanti si perdono
allinterno, tra le panche della chiesa e rischiano di non essere mai
ricercati.
Questa perdita invisibile, non fa rumore, non fa scandalo e
tuttavia anche per coloro che si perdono dentro i recinti del sacro
venuto Ges. Dio ha cura di ogni perdita. Va a cercare anche chi
non riesce pi a ritrovarsi nella chiesa, anche se non ha mai avuto il
coraggio di lasciarla.
Parabola dei due figli
La terza parabola, quella del padre misericordioso, fa da sintesi alle
due precedenti. Questa volta la collocazione la casa. Due figli si
perdono, uno allesterno andandosene e sperperando ogni
ricchezza, laltro allinterno perdendo il suo sguardo di stupore verso
la vita e nei confronti del padre.
Ges porta cos i suoi interlocutori a intuire che si pu perdere il
contatto con Dio quando si peccatori incalliti, ma anche quando si
giusti incalliti e che, paradossalmente, per Dio pi facile
ritrovare i primi che i secondi poich i primi sanno di essersi persi
mentre i secondi lo ignorano.
Ges parabola vivente
Ges non si limitato a raccontare parabole: lintera sua esistenza
parabola del Regno. Alcune parabole, in particolare, ci orientano
in questa direzione. Come quella dei vignaioli malvagi che uccidono
il figlio del proprietario della vigna per divenirne padroni (cf. Mc
12,1-11); o quella delle mine dove il nobile signore parte per un
paese lontano per ricevere un titolo regale e poi ritornare (Lc

19,12). riconoscibile in queste narrazioni il rinvio alla vicenda di


Ges, messo a morte dagli uomini, ma reso vivo e innalzato da Dio.
Con Lui giunto in mezzo a noi il Regno di Dio. Egli non solo lo
annuncia con la parola ma lo rende presente con il suo agire per la
salvezza e la felicit di chi oppresso dal male: se scaccio i
demoni con il dito di Dio, dunque giunto a voi il regno di Dio (Lc
11,20).
Nella sua vita riconosciamo chi Dio: "Dio nessuno lha mai veduto.
Il Figlio unigenito che nel seno del Padre, lui lo ha rivelato" (Gv
1,18).
Dunque, Ges la parabola di Dio. E le diverse parabole da lui
narrate non dovranno essere staccate dallintera narrazione
evangelica della vita di Ges, pena il loro fraintendimento. Quei
"frammenti" di racconto che sono le singole parabole troveranno
piena luce solo nel "tutto" della vicenda di Ges. E cos, chi prova
ad ascoltare, passer dal fascino per un racconto semplice e
intrigante al fascino per una vita giocata in prima persona, con
passione e tenacia. La posta in gioco per luditore non sar solo il
piacere di un racconto che fa pensare ma linvito a convertirsi e a
credere allevangelo.
Dire che Ges la parabola di Dio significa che noi siamo chiamati
a entrare nel suo mondo, a metterci alla sua sequela, facendo
nostra la sua passione per la vita di tutti (cf. Gv 10,10).
Tratto da "Famiglia Domani" 1/2013