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KATEDRA ZA ITALIJANISTIKU

DRUGA GODINA

TEORIJA I PRAKSA PREVOENJA 2


Akademska 2015-16 letnji semestar
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ZBIRKA TEKSTOVA ZA PREVOENJE
SA ITALIJANSKOG NA SRPSKI JEZIK

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lektor Anela Milivojevi

1.
Quando frequentavo il liceo classico pubblico dellAquila negli Anni 60, il vecchio preside
indossava il doppiopetto blu e trovava disdicevole che noi non portassimo la giacca. Se qualcuno
lasciava cadere una penna, veniva allontanato dalla lezione. Si era ripresi per un colpo di tosse pi
forte del normale.
Col 68 la vita cambi. Ma non sar cambiata troppo?
Non mi va gi che si possa andare a scuola col cellulare. Se proibito farlo squillare a teatro
o durante la messa, perch lecito giocarci nelle aule scolastiche? La lezione un noioso
passatempo? Ci si fermasse qui. Avete letto anche voi la Via Crucis di violenze giovanili ai danni di
compagni pi deboli. Daccordo, sono cose sempre accadute, le ha raccontate lo scrittore Edmondo
De Amicis nel libro Cuore. La differenza che adesso vengono filmate e diffuse urbi et orbi. E il
sesso individuale e di gruppo? perverso chi filma o il gruppo filmato? Il telefonino diventato il
terzo partner nella vita di alcune coppie? Perch tanta gente (quel che emerge soltanto la punta
delliceberg) animata dal desiderio di filmare atti cos intimi (e passi), ma anche di diffonderli?
Sta propagandosi nel mondo il virus dellesibizionismo: filmo, vado su Internet, dunque
esisto. A me con tutto il rispetto sembra una follia, ma cos. Credo che una responsabilit
enorme in questo senso e in tutto lOccidente labbiano i reality show televisivi. Ho molto
rispetto professionale per gli inventori e i curatori del Grande Fratello. Ma se nelledizione italiana di
questanno il sesso diventato la ragione sociale del programma, se chi si candidato a partecipare
era disposto in partenza a mettere in gioco unavventura erotica con uno sconosciuto sotto gli occhi
di molti milioni di persone, allora difficile meravigliarsi se una parte del pubblico vuole diventare a
sua volta protagonista e si fa il suo Grande Fratello a scuola o tra le lenzuola domestiche.
Quando ero ragazzo nella mia citt girava un tipo povero e stravagante. Considerato uno
scemo, aveva invece una forte intelligenza intuitiva e un gran buongusto. Quando vedeva qualcosa
fuori tono, sorrideva dicendo: Che mondo!. Lo diceva in modo caricaturale e nessuno lo prendeva
sul serio. Ma aveva ragione. Ho disagio a ripetere quella frase perch pur frequentando un mondo
che qualche trasgressione se la concede mi sentirei un barbagianni. Ma confesso che, per non
ripeterla, ogni tanto devo censurarmi.

Bruno Vespa, dal Corriere della Sera

2.
Nel nostro secolo la ricerca scientifica molto mutata. Non c' pi
Copernico nella sua torre, o Charles Darwin a spasso ogni mattina lungo il
cosiddetto "sentiero dei Pensieri", che girava attorno alla sua casa nel Kent. Gli
psicologi curiosi dei processi mentali che preludono, o consentono, la scoperta,
hanno spesso osservato che un'quipe di ricercatori bene assortita, in cui la
competizione tra i membri sia mitigata da una forte stima reciproca, permette
risultati assai superiori a quelli che potrebbero derivare dalla somma delle
ricerche individuali.
Buona o meno che sia questa idea, anzi questa ideologia, del due pi due
fa cinque, sembra che anche fra certi animali l'unione aiuti a risolvere meglio i
problemi. Per esempio, una formica all'interno di un labirinto sperimentale
(pieno di vicoli ciechi e di scorciatoie) mostra delle mediocri capacit nel
trovare il percorso giusto. La folla delle formiche si fa pi inventiva. I vicoli
ciechi vengono scartati pi rapidamente e le scorciatoie sono scoperte quasi
subito.

3.
Il primo giorno nella nuova scuola conosco la mia maestra che porta gli
occhiali molto spessi e scuri e (...) non ride mai. La prima cosa che dice : Tutti
in piedi. Seconda cosa: Ora diciamo le preghiere. Terza cosa: Ora seduti. Dice:
Adesso facciamo lappello e man mano che vi chiamo, voi vi alzate in piedi e
dite il mestiere che fa vostro padre e da quale regione italiana provenite. (...)
Quando chiama la Raffaella Rapetti e lei dice: Mio pap fa lingegnere
edile e ci ha molti uomini sotto ai suoi comandi e siamo di origine genovese
ma la mamma piemontese, io vedo la maestra che per la prima volta fa un
sorriso e le dice: Tu cara spostati al primo banco.
Quando lappello finito, la maestra batte le mani sulla cattedra e dice:
Bene. Adesso tutti quelli che indico dovranno mettersi da una parte.
Cos succede che ci ritroviamo io, Aldo e Daniela in un angolo in fondo
alla classe.
Io mi domando perch succede questo e subito la maestra come se
avesse intercettato il mio pensiero da vera maestra spiega: Vedete bambini quei
vostri tre compagni nellangolo in fondo? Essi provengono dalla Sicilia,
Campania e Calabria. E indica sulla cartina geografica le regioni. E aggiunge:
Essi sono dunque meridionali.
Rossana Campo, Il pieno di super

4.
La moda italiana
Il 25 febbraio 1951 con la sfilata organizzata dal conte Giorgini a Firenze
per un pubblico internazionale iniziava la storia della moda italiana.Andr
Suars scriveva che la moda la migliore delle farse, quella in cui nessuno
ride, poich tutti vi partecipano. Labito sempre stato inteso come
espressione di affermazione sociale, di conferme individuali, importante mezzo
di comunicazione di singoli e di popoli. anche un linguaggio del desiderio:
un gioco di ammiccamenti e di emulazioni che narra levoluzione del costume,
del pudore e dellimmaginario nel corso del tempo; la motivazione erotica
quindi una delle grandi spinte nella scelta dellabito.
Giorgini fa rinascere il mito della nobilt che ora apre il suo palazzo alle
sfilate, offre cio un luogo mitico, aulico, ricco di storia alla presentazione
delle collezioni. Anche il cinema influenzato dalla moda. Esemplare il caso
del matrimonio di Linda Christian e Tyron Power nel 49: a Roma viene scelto

labito per la sposa. Tutto ci contribuisce a creare il mito stereotipato finch si


vuole, ma funzionale, del Paese del bello, dellarte, dellamore.
Con gli anni 60 tutto cambia: cambiano i ruoli e gli status sociali, sono
gli anni della contestazione e di un nuovo rilancio industriale. Nascono i
modelli della confezione in serie, destinati a vestire elegantemente e a poco
prezzo le donne di mezzo mondo. Si arriva cos allaffermazione internazionale
del made in Italy, con il trionfante prt--porter degli anni Settanta e Ottanta
quando polo di attrazione per la moda diventa Milano, fino alle nuove tendenze
di questi ultimi anni legate alle avanguardie artistiche e ai diversi movimenti
culturali del Novecento: dallalta moda al prt--porter, dalla minigonna ai
blue-jeans, tra un continuo rinnovarsi e alternarsi di stili si attua levoluzione
della moda.
Insomma, la moda in Italia narrata come fiaba perch la sua funzione
profondamente diversa rispetto a Parigi oppure a Londra e a New-York. Per noi
la moda strumento di un riscatto sociale e, quindi, di un innalzamento di
classe attraverso labito; altrove tutto questo non appare neppure pensabile:
fuori dai nostri confini la moda solo uno strumento per confermare uno
status.
Adattato dal sito: http://www.italianculture.net

5.
In questi due anni, Antonio le aveva chiesto almeno dieci volte un
"ultimo incontro". Inaugurato con suppliche e promesse, e concluso con urla,
lacrime, minacce. "Di che vuoi parlare ancora?", chiese, cauta. "Dei bambini",
rispose Antonio, pentito. "Abbiamo gi parlato dei bambini", disse Emma.
"Devi mantenerli, e questo tuo dovere. Puoi vederli, e questo un tuo diritto.
Non hai fatto n una cosa n laltra. Evidentemente non ti interessa. Ma non si
pu smettere di essere un padre." Antonio strinse pi forte il suo braccio. "Lo
so che ho sbagliato, Mina. Dammi la possibilit di sistemare le cose."
"Come?", chiese Emma, senza farsi nessuna illusione. Non si fidava di
Antonio. (...) passato tanto tempo. E io sono unaltra persona. finita. Sono
libera. "La faccenda degli alimenti", insinu Antonio, "ti devo dare un sacco di
soldi."
"Antonio, io non voglio parlare con te di soldi", disse invece Emma,
stancamente. "Tu sai quello che devi fare. Se vuoi fare qualcosa per i tuoi figli,
fallo. Senn, faremo a meno di te. Non ho pi bisogno di te. E neanche dei tuoi
soldi", aggiunse con rabbia. E proprio perch non era vero, e proprio perch
non voleva subire ancora il ricatto della dipendenza, gli lanci unocchiata fiera
e gli disse una bugia che le diede la prima vera soddisfazione della giornata.
"Adesso ho un lavoro sicuro, Antonio. Sono stata assunta."
Melania Mazzucco, da Un giorno perfetto
6.
Voleva trasgredire le regole del suo matrimonio tuffandosi nel piacere
sessuale di un bordello. Colpa delle preoccupazioni coniugali. Peccato per che
la serata di Adam, un polacco 42enne, non sia andata a buon fine. Una sorpresa
sgradita lo ha accolto all'entrata del locale: Monika la moglie era una
dipendente della casa di appuntamento di Gdansk, sul Baltico, dove l'uomo
aveva deciso di trascorrere insieme agli amici una notte di puro svago
erotico."Sono rimasto annichilito. Mi sembrava di vivere un incubo", ha
raccontato al tabloid polacco Super Express, secondo il quale la donna di 32
anni disoccupata, frequentava da tempo il bordello per racimolare qualche
soldo. Infatti le sue assenze in casa le giustificava dicendo al marito che
lavorava un paio di giorni alla settimana nel negozio di una zia in un paese
vicino. Forse sentendosi solo e trascurato, Adam ha pensato bene di consolarsi
al bordello: "Sono rimasto senza parole, credevo di sognare", cos ha descritto
il suo shock al giornale. Dopo l'inatteso faccia a faccia, stomachevole per
entrambi, i due, sposati da 14 anni e con due figli, hanno avviato le pratiche di
divorzio.
Da La Stampa

7.
La signora Gina Biglia, la mamma di Graziano, soffriva di ipertensione.
Di minima aveva centoventi e di massima oltre centottanta. Le bastava
unagitazione, unemozione e subito veniva assalita da palpitazioni, vertigini,
sudori freddi e stordimenti.
Generalmente, quando suo figlio tornava a casa, la signora Gina si
sentiva male dalla gioia e doveva mettersi a letto per un paio dore. Ma quando,
quellinverno, Graziano arriv da Roma, dopo due anni che non si faceva
vedere e sentire, raccontandole che aveva incontrato una ragazza del Nord e
che voleva sposarla e tornare a vivere a Ischiano, il cuore le schizz nel petto
come una molla e la povera donna, che stava preparando le fettuccine, si
schiant a terra, svenuta, trascinandosi dietro tavolo, farina e matterello.
Quando si rianim, non parlava pi.
Se ne stava sul pavimento come una testuggine cappottata tra le
fettuccine e mugugnava cose incomprensibili come se fosse diventata
sordomuta o peggio.
Un ictus, pens Graziano disperato. Per un istante il cuore aveva smesso
di battere e il cervello aveva subito un danno.
Graziano corse in salotto a chiamare lambulanza, ma quando torn
trov sua madre in perfetta forma. Lavava con il Cif il pavimento della cucina
e appena lo vide gli diede un foglio.
Niccol Ammaniti, da Ti prendo e ti porto via

8.
Perdere un parente o un amico in un incidente stradale una cosa
tremenda. Ritrovarselo vivo e vegeto in chiesa, mentre si seduti davanti ad
una bara occupata da qualcun altro, risulta tuttavia altrettanto sconvolgente.
questo di fatto quanto accaduto alla famiglia di Ademir Jorge Goncalves, un
muratore di 59 anni residente in Brasile. Goncalves era uscito assieme agli
amici per una serata allinsegna del divertimento pi sfrenato. Dopo aver
passato molte ore con loro, e aver bevuto una quantit non meglio precisata di
superalcolici, il gruppo si separato: ognuno tornato nella propria abitazione,
ma non il muratore. Luomo, stando a quanto da lui stesso raccontato, salito a
bordo del proprio mezzo e, prima di far rientro, si concesso qualche altro
bicchierino. Il suo tasso alcolemico doveva esser molto elevato e alla fine
crollato, addormentandosi come un sasso sul sedile. Il destino ha voluto che,
mentre lui dormiva, si verificasse un incidente mortale proprio lungo la stessa
strada che avrebbe dovuto percorrere per tornare a casa. Le auto coinvolte, e i
relativi conducenti a bordo, erano irriconoscibili. Riuscire a comprendere
pertanto se si trattasse di lui o di un altro malcapitato, considerando anche che
la prova del Dna richiede troppo tempo e denaro, e il fatto che in Brasile
consuetudine celebrare i funerali il giorno successivo al decesso, era
ugualmente impossibile.Tutti i famigliari e gli amici di Goncalves, addolorati
per limprovviso e inaspettato trapasso, non hanno potuto far altro che
organizzare in fretta e furia la cerimonia funebre e dire cos addio al proprio
amato. Durante la cerimonia, tuttavia, una sorpresa, sicuramente piacevole ma
sconvolgente: Ademir entrato in chiesa, ma non in posizione orizzontale. Il
muratore ha varcato luscio con le proprie gambe e si diretto immediatamente
verso i parenti lasciandoli senza parole.Un lieto fine, ma un morto vero cera.
Dopo i dovuti chiarimenti, la cerimonia stata interrotta, anche perch il corpo
allinterno della bara non era quello ipotizzato. La famiglia di Goncalves ha
ricontattato la polizia locale che, dopo una pi attenta ricerca, ha scoperto
lidentit della vittima dellincidente, consegnandola stavolta alla vera
famiglia.
Adattato dal sito: http://www.soveratoweb.it

9.
Edy figlia di un cacciatore di renne, eppure, gi da qualche tempo,
diventata vegeteriana. Ha fatto questo per compassione verso gli animali, ma
anche perch in una rivista femminile ha letto che le carni rosse fanno
ingrassare: e lei vuole risparmiarsi il dolore di diventare brutta.
La sua verdura preferita sono i cavolini di Bruxelles e, la sera, anche se
cena da sola e non ci sarebbe motivo di preoccuparsi dellestetica e della
presentazione delle pietanze, a Edy piace allinearli per bene lungo il bordo del
piatto lasciando, al centro, uno spazio vuoto per il pur di patate. Le verdure
bollite non la annoiano mai e, di recente, ha perfino comprato uno speciale
attrezzo in bamb per cuocere i cavolini a vapore senza che perdano le
vitamine e i sali minerali.
Effettivamente, da quando ha smesso di mangiare carne, Edy diventata
pi serena e, forse, anche pi bella: ma le sue occhiaie si notano di pi. Fosse
per lei non se ne preoccuperebbe: ma deve pensare ai propri clienti, e rendersi
conto che avere le occhiaie non certo raccomandabile. Unanalista deve
apparire serena: non pu permettersi il lusso di sembrare preoccupata o dare
limpressione che il suo sonno sia disturbato da incubi e da ripensamenti. I
pazienti si insospettirebbero, e comincerebbero a pensare che una persona
incapace di procurarsi la serenit non potr certo far molto per garantirla agli
altri.
Niccola Lecca e Laura Pariani, da Ghiacciofuoco
10.
Perder la testa va bene, ma bestemmiare, seppur a seguito del dolore
causato da un piede rotto, pu esser oltre che poco rispettoso della fede altrui,
anche molto pericoloso. Lo ha scoperto a proprie spese un giovane di Varese.
Trasportato in ambulanza all'ospedale di Cittiglio, il giovane avrebbe varcato le
porte del pronto soccorso bestemmiando. Un medico, dopo averlo invitato ad
esprimersi in maniera pi adeguata, gli ha dato un pugno sul naso
spaccandoglielo. Stando a quanto riferito dai presenti il ragazzo giunto in
ospedale in evidente stato di agitazione. Nonostante le immediate cure ha
continuato a sbraitare e a profferire parolacce. Ad un certo punto il medico di
guardia ha per perso la pazienza, si avvicinato al giovanotto e gli ha rifilato
un pugno spaccandogli il setto nasale. Inutile dire che i soccorsi sono stati
decisamente tempestivi da parte del personale del Pronto Soccorso mentre il
"medico-pugile" stato allontanato dal servizio in evidente stato di alterazione.
La Direzione ospedaliera ha ora aperto un'inchiesta interna e il medico rischia
severi provvedimenti. I familiari del ragazzo, sedato in un modo poco
ortodosso, hanno gi presentato un esposto in Procura.
Tratto dalla stampa

11.
Quando Margherita disse che doveva parlarmi, pensai che aspettasse un
bambino. Era un tardo pomeriggio di settembre. Con tutta la luce drammatica
dell'estate che finisce, che preannuncia la penombra e i misteri dell'autunno. Un
buon momento per sapere che diventerai padre, pensai distintamente mentre ci
sedevamo in terrazza, il sole basso alle nostre spalle.
Ho avuto un'offerta per un nuovo lavoro. Un'offerta molto buona. Ma se
l'accetto devo partire e stare fuori parecchi mesi. Forse un anno.
La guardai con l'espressione di chi non ha sentito bene, o non ha capito le
parole. Cosa c'entrava questa offerta di lavoro con il bambino che avremmo
avuto fra qualche mese? Non capivo e lei mi spieg. Una importante agenzia
pubblicitaria americana - mi disse anche il nome, ma lo dimenticai subito o
forse non lo ascoltai nemmeno - le aveva offerto di coordinare la campagna per
il rilancio di una compagnia aerea. Disse un nome grossissimo. Disse che era
una opportunit irripetibile. Opportunit irripetibile. Lasciai che queste parole
rimbalzassero nella mia testa, facendomi male come le pulsazioni sorde di una
emicrania. D'un tratto mi parve che il senso di tutto ruotasse attorno a un punto
invisibile, che non ero capace di scoprire o definire.
Quando l'hai avuta, questa offerta?.
A luglio. Prima c'erano stati dei contatti, ma l'offerta stata formalizzata a
luglio.
Prima che partissimo per le vacanze dissi, come se la cosa avesse
importanza.
Ma forse ne aveva davvero. Poi mi resi conto. Se me lo diceva a settembre, due
mesi dopo aver ricevuto l'offerta, chiss quanto tempo dopo i contatti, voleva
dire che aveva gi deciso, o aveva addirittura gi accettato.
Hai gi accettato.
No. Prima dovevo dirtelo.
Hai deciso.
Esit brevemente -fu l'unico momento - e poi fece s con la testa.
Pensavo stessi per dirmi che aspettavi un bambino. Pensavo che a quarantadue
anni la mia vita insulsa all'improvviso, per magia, avrebbe trovato un senso e
una ragione. Per questo bambino, o questa bambina cui avrei fatto in tempo a
insegnare delle cose, prima di diventare vecchio. Non dissi cos. Mi tenni tutto
dentro, come una cosa che ti vergogni anche solo di avere pensato. Perch ti
vergogni della tua debolezza, della tua fragilit. Invece le chiesi quando
sarebbe partita e la mia faccia doveva essere assurdamente calma, perch lei mi
guard con uno stupore leggero e inquieto. Dalla strada venne il ringhio
rabbioso e prolungato di un ciclomotore con la marmitta alterata, e io pensai
che me lo sarei ricordato, quel rumore. Pensai che lo avrei risentito ogni volta
che mi fosse tornata alla mente quella scena, inattesa e spietata. Non lo sapeva,
quando sarebbe partita. Dieci, quindici giorni. Entro la fine del mese,
comunque, doveva essere a Milano, per la met di ottobre a New York. E
quindi lo sapeva, quando doveva partire. Pensai. Restammo in silenzio per due,
tre minuti. O di pi.
Non vuoi sapere perch?.

Non lo volevo sapere il perch. O forse s, ma dissi di no lo stesso. Non volevo


che mi scaricasse addosso le sue ragioni - che sicuramente erano ottime ragioni
- alleggerendosi il cuore, o l'anima o dovunque le nostre colpe si vanno a
posare. Io mi tenevo la mia, di sofferenza, e lei si teneva la sua. Ci avrei
pensato nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, a tormentarmi con quella
domanda e con i ricordi e tutto il resto. Ma per quel tiepido, spietato
pomeriggio di settembre, bastava. Mi alzai e dissi che tornavo a casa mia, o
forse uscivo.
Guido, non fare cos. Di' qualcosa, ti prego.
Io per non dissi niente. Non lo sapevo, cosa dire.
Non vado mica via per sempre. Se fai cos mi fai sentire un verme.
Gianrico Carofiglio, da Ragionevoli dubbi

12.
Mentre camminava per Regents Park lungo un viale che sempre sceglieva,
tra i tanti Jasper Gwyn ebbe dun tratto la limpida sensazione che quanto
faceva ogni giorno per guadagnarsi da vivere non era pi adatto a lui. Gi altre
volte lo aveva sfiorato quel pensiero, ma mai con simile pulizia e tanto garbo.
Cos, tornato a casa, si mise a scrivere un articolo che poi stamp, infil in
una busta, e port personalmente, attraversando la citt, alla redazione del
Guardian. Lo conoscevano. Saltuariamente collaborava con loro. Lui chiese
se era possibile aspettare una settimana prima di pubblicarlo.
Larticolo consisteva in una lista di cinquantadue cose che Jasper Gwyn si
riprometteva di non fare mai pi. La prima era scrivere articoli per il
Guardian. La tredicesima era incontrare scolaresche fingendosi sicuro di s.
La trentunesima, farsi fotografare con la mano sul mento, pensoso. La
quarantasettesima, sforzarsi di essere cordiale con colleghi che in verit lo
disprezzavano. Lultima era: scrivere libri. In certo modo chiudeva il vago
spiraglio che poteva aver lasciato la penultima: pubblicare libri.
Va detto che in quel momento Jasper Gwyn era uno scrittore piuttosto di
moda in Inghilterra e discretamente conosciuto allestero. Aveva debuttato
dodici anni prima con un thriller ambientato nella campagna gallese ai tempi
del thatcherismo: un caso di misteriose sparizioni. Tre anni dopo aveva
pubblicato un romanzo breve che raccontava di due sorelle intenzionate a non
vedersi mai pi: per un centinaio di pagine cercavano di realizzare il loro
modesto desiderio, tuttavia la cosa risultava impossibile. Il libro terminava con
una magistrale scena su un molo, dinverno. A parte un saggetto su Chesterton
e due racconti pubblicati in differenti raccolte collettive, lopera di Jasper
Gwyn si chiudeva con un terzo romanzo, lungo cinquecento pagine. Era la
pacata confessione di un vecchio olimpionico di scherma, ex capitano di
marina, ex presentatore di variet radiofonici. Era scritto in prima persona e si
intitolava A fari spenti. Iniziava con questa frase: Spesso ho riflettuto sul
seminare e sul raccogliere.
Come era stato notato da molti, i tre romanzi erano cos diversi tra loro da
rendere arduo riconoscerli come frutti della stessa mano. Il fenomeno era
piuttosto curioso, ma non aveva impedito a Jasper Gwyn di diventare in breve
tempo uno scrittore riconosciuto dal pubblico e rispettato da gran parte della
critica. Il suo talento nel raccontare era daltronde indubbio, e in particolare
sconcertava la facilit con cui sapeva calarsi nella testa delle persone e
ricostruire i loro sentimenti. Sembrava conoscere le parole che ognuno avrebbe
detto, e pensare in anticipo i pensieri di ciascuno. Non c da stupirsi se a
molti, in quegli anni, era sembrato ragionevole pronosticargli una brillante
carriera.
Allet di quarantatr anni, tuttavia, Jasper Gwyn scrisse per il Guardian
un articolo in cui elencava cinquantadue cose che da quel giorno non avrebbe
fatto mai pi. E lultima era: scrivere libri.
La sua brillante carriera era gi finita.
Alessandro Baricco, da Mr. Gwyn

13.
Dopo un giorno di viaggio in treno, Giuseppe Corte arriv, una mattina
di marzo, alla citt dove c'era la famosa casa di cura. Aveva un po' di febbre,
ma volle fare ugualmente a piedi la strada fra la stazione e l'ospedale,
portandosi la sua valigetta. Bench avesse soltanto una leggerissima forma
incipiente, Giuseppe Corte era stato consigliato di rivolgersi al celebre
sanatorio, dove non si curava che quell'unica malattia. Ci garantiva
un'eccezionale competenza nei medici e la pi razionale ed efficace
sistemazione d'impianti.
Quando lo scorse da lontano - e lo riconobbe per averne gi visto la
fotografia in una circolare pubblicitaria - Giuseppe Corte ebbe un'ottima
impressione. Il bianco edificio a sette piani era solcato da regolari rientranze
che gli davano una fisonomia vaga d'albergo. Tutt'attorno era una cinta di alti
alberi.
Dopo una sommaria visita medica, in attesa di un esame pi accurato
Giuseppe Corte fu messo in una gaia camera del settimo ed ultimo piano. I
mobili erano chiari e lindi come la tappezzeria, le poltrone erano di legno, i
cuscini rivestiti di policrome stoffe. La vista spaziava su uno dei pi bei
quartieri della citt. Tutto era tranquillo, ospitale e rassicurante. Giuseppe Corte
si mise subito a letto e, accesa la lampadina sopra il capezzale, cominci a
leggere un libro che aveva portato con s. Poco dopo entr un'infermiera per
chiedergli se desiderasse qualcosa.
Giuseppe Corte non desiderava nulla ma si mise volentieri a discorrere
con la giovane, chiedendo informazioni sulla casa di cura. Seppe cos la strana
caratteristica di quell'ospedale. I malati erano distribuiti piano per piano a
seconda della gravit. Il settimo, cio l'ultimo, era per le forme leggerissime. Il
sesto era destinato ai malati non gravi ma neppure da trascurare. Al quinto si
curavano gi affezioni serie e cos di seguito, di piano in piano. Al secondo
erano i malati gravissimi. Al primo quelli per cui era inutile sperare.
Questo singolare sistema, oltre a sveltire grandemente il servizio
impediva che un malato leggero potesse venir turbato dalla vicinanza di un
collega in agonia, e garantiva in ogni piano un'atmosfera omogenea. D'altra
parte la cura poteva venir cos graduata in modo perfetto. Ne derivava che gli
ammalati erano divisi in sette progressive caste. Ogni piano era come un
piccolo mondo a s, con le sue particolari regole, con le sue speciali tradizioni.
E siccome ogni settore era affidato a un medico diverso, si erano formate, sia
pure minime, ma precise differenze nei metodi di cura, nonostante il direttore
generale avesse impresso all'istituto un unico fondamentale indirizzo.
Quando l'infermiera fu uscita, Giuseppe Corte, sembrandogli che la
febbre fosse scomparsa, raggiunse la finestra e guard fuori, non per osservare
il panorama della citt, che pure era nuova per lui, ma nella speranza di
scorgere, attraverso le finestre altri ammalati dei piani inferiori. La struttura
dell'edificio, a grandi rientranze, permetteva tale genere di osservazione.
Soprattutto Giuseppe Corte concentr la sua attenzione sulle finestre del primo

piano che sembravano lontanissime, e che si scorgevano solo di sbieco. Ma non


pot vedere nulla di interessante. Nella maggioranza erano ermeticamente
sprangate dalle grigie persiane scorrevoli.
Dino Buzzati, da Sette piani

14.

Siamo tutti in procinto


Il giovane Valerio Minnella, redattore di radio Alice, radicale non-violento,
gi obiettore di coscienza, arrestato per i fatti di marzo a Bologna, non ha
finora ottenuto la libert provvisoria perch ritenuto socialmente pericoloso.
Ha iniziato uno sciopero della fame nel carcere di Bologna, stato trasferito a
quello di Modena, dove stato picchiato dagli agenti di custodia perch
scambiato per uno che aveva tentato di evadere. Al momento in cui
scriviamo, ancora in carcere.
Il giovane Vincenzo Cazzaniga, dellUnione Petrolifera, arrestato per alcune
lievi irregolarit amministrative tra cui laver succhiato mezzo litro di benzina
dal serbatoio di un motorino, ha ottenuto la libert provvisoria in quanto
ritenuto socialmente non pericoloso. Messo nella cella C (con Crociani,
Cefis, Caltagirone e Ciancimino) del carcere di Santo Immaginato, ha iniziato
lo sciopero della fame rifiutando anche le banconote di piccolo taglio, di cui
ghiottissimo. Durante la notte stato picchiato da un secondino che si scusato
dicendo: Mi scusi, al buio lavevo preso per Sindona. Trasferito al carcere di
Modena alla cella L (Liggio, Lefebvre, Lima, Labruna), stato nuovamente
picchiato da un agente di custodia che laveva scambiato per lamico della
moglie e poi pestato dal compagno di cella che sera svegliato di notte e
laveva scambiato per un ladro. A questo punto lhanno scarcerato.
Il caso di Cazzaniga riporta drammaticamente alla ribalta il problema delle
migliaia di industriali, generali, uomini politici e banchieri che languono nel
carcere di Santo Immaginato. di ieri la notizia che Arcaini ha denunciato di
venire sistematicamente torturato in cella da due secondini che gli chiedono un
fido bancario per comprarsi una moto. Il generale Miceli, nella sua infermeria,
costretto a mangiare semolino da tre mesi, e malgrado sia affetto da una
gravissima forma di segreto militare, viene costretto ad alzarsi quando gli
rifanno il letto. Nella famosa cella G, dove sono rinchiusi Gava, Gioia e
Giannettini, malgrado gli armadietti siano chiusi a chiave, continua a sparire la
roba. ovvio che, non potendosi sospettare dei detenuti, qualche secondino
che se ne approfitta durante lora daria. Lora daria che, come sapete, non pu
certo bastare per ritemprarsi fisicamente dopo tutto un giorno di prigionia.
Alcuni detenuti, come Sindona, Crociani e Riva, hanno infatti ottenuto, per

buona condotta, il permesso speciale di restar fuori cella pi tempo (Riva gi


al dodicesimo anno daria).
Einaudi (Egam) e Salizzoni (Ina) hanno deciso di devolvere il 2% della loro
liquidazione (circa 3 miliardi) a un comitato per la libert degli industriali.
Allobiezione che gli industriali sono tutti liberi i due hanno risposto che questa
la riprova che il comitato funziona bene.
Intanto la tensione nel carcere di Santo Immaginato vivissima. Una rissa
scoppiata ieri nel braccio H (redditi superiori al mezzo miliardo): Gava,
Petrilli e Pesenti sono venuti alle mani per una storia chi dice di donne chi di
obbligazioni Bastogi. Ursini, intervenuto per dividerli, stato colpito da
Pesenti con un rudimentale coltello fatto con una cambiale. Nel pestaggio sono
intervenuti Attilio Monti e Ventriglia. I secondini li hanno divisi. A tarda notte,
la tensione era ancora grande. Sui muri apparsa la scritta La Dc non si lava,
tiene Gava. Nella cella di Petrilli, oltre che a una rudimentale piscina fatta con
mollica di pane, stato scoperto un buco che porta direttamente alla toilette
della Sala Borsa di Milano.
Lo scandalo stato grande. Da ogni parte si chiede la restrizione delle
libert carcerarie, e labolizione di tutti i permessi. Inoltre, dato che gran parte
dei problemi del carcere di Santo Immaginato sono dovuti al
superaffollamento, tutti concordano nella necessit di essere meno fiscali con
queste categorie cosl duramente colpite dallondata di arresti. Si concedano
libert provvisoria, permessi di espatrio, elasticit nelle istruttorie. ora di
smetterla ha detto Crociani dalla sua cella con palme di prendersela solo con
gli industriali e i politici. Perch i signori giudici non cominciano a mettere in
galera qualche studente dagraria? LItalia andrebbe meglio!
Stefano Benni, La Trib di Moro Seduto

15.
La denuncia di Castro:Stanno per uccidermi"
Anche stavolta ne uscito senza nemmeno un graffio. Volevano
ucciderlo ma lui li ha fregati prima ancora che mettessero mano alle armi. Tutti
arrestati. Normale amministrazione per uno come Fidel Castro, non a caso
scampato in quarantun anni di potere a un cos gran numero di attentati che a
raccontarli tutti ci vorrebbe un'enciclopedia. Seicento tentativi falliti di fargli la
pelle, alla faccia della statistica e dei tanti che comunque ci hanno provato a
liberare il mondo dall'ultimo dei comunisti. Un record che l'altra Cuba, quella
di Miami, non omologher mai,"ma quali complotti, lui che o se li inventa o
se li organizza per alimentare il suo mito", ma comunque un primato che
nessun dittatore o uomo forte del pianeta potr mai vantare.
Sia come sia, anche stavolta Fidel ha avuto ragione giocando d'anticipo.
A Citt di Panama per partecipare al decimo vertice iberoamericano, venerd ha
spiazzato tutti nella conferenza stampa di presentazione del summit. Con uno
dei suoi colpi di teatro ha preso il microfono e ha subito gelato l'uditorio. "Ho il
dovere di informarvi - ha detto che elementi terroristi organizzati, finanziati e
diretti dagli Stati Uniti attraverso la Fondazione nazionale cubano-americana,
strumento dell'imperialismo e dell'estrema destra di quel paese, sono qui a Citt
di Panama con il compito di eliminarmi fisicamente". Per niente intimorito, ha
poi proseguito: "Se credono di impaurirci sbagliano, noi resteremo qui e
diremo le cose che abbiamo in mente di dire. Dalla nostra abbiamo una lunga
sapienza di lotta contro imboscate, tradimenti e piani di destabilizzazione vari
da non sentirci in pericolo nemmeno stavolta". Poi Castro si concessa una
delle sue lunghe pause prima di fare un nome. Quello di Luis Posada Carriles,
il capo, il presunto cervello del complotto, da lui definito "un vigliacco, un
uomo del tutto privo di scrupoli. Che per passeggia tranquillamente per i paesi
dell'America centrale godendo di misteriosi appoggi e protezioni". Smanioso di
protagonismo quanto si vuole, Castro comunque non s'era inventato niente.
Carriles era davvero a Panama con un passaporto salvadoregno falso e in
compagnia di tre strani tipi cubano-americani. Solo che la polizia che li ha
fermati in un albergo della capitale non ha trovato loro addosso n armi n
esplosivo. Cosa ci facevano a Panama e soprattutto la lunga e provata milizia
anticastrista di Carriles poteva essere messa in relazione a un possibile
attentato? La risposta s, con ogni probabilit. Basta dare un'occhiata al
curriculum di Carriles, 68 anni. Nel quale spicca non solo la partecipazione,
1961, all'invasione della baia dei Porci, ma anche e soprattutto la regia del

dirottamento di un aereo della compagnia di bandiera cubana in cui nel 76


persero la vita 73 persone.
Non la prima volta che Fidel denuncia Posada Carriles come regista di
un piano per assassinarlo: la stessa cosa era gi successa nei passati vertici
iberoamericani di Cartagena in Colombia e dell'isola Margherita in Venezuela.
A Cartagnea Castro era in compagnia di Gabriel Garcia Marquez.
"Viaggiavamo sulla stessa auto - ha ricordato con enfasi il presidente cubano e devo dire che morire accanto a un cos grande scrittore non mi sarebbe poi
cos tanto dispiaciuto".
Risentita la replica da Miami della Fnca, la fondazione cubanoamericana messa all'indice da Castro come covo di terroristi. "Noi terroristi?
Sono vaneggiamenti di una rock star attempata che vuole soltanto attirare
l'attenzione dei media internazionali".
Attenzione che non mancata anche se per ora non ci sono elementi
nuovi sul complotto e il capo della polizia di Panama, Carlos Bares si limitato
a dire che si continua a indagare.
Comunque vada a finire, il presidente cubano un paio di risultati li ha gi
portati a casa: ha rubato la scena ai leader degli altri 21 paesi partecipanti al
vertice, ha sventato sul nascere un complotto, bloccato una mozione spagnola
per condannare il terrorismo dell'Eta e pronunciato il discorso inaugurale in cui
ha lamentato la "drammatica" condizione infantile nei paesi dell'America
latina.
(da La Repubblica)