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Intelligenza Artificiale: nuove frontiere per le macchine nella societ contemporanea.

Noi definiamo la nostra specie "Homo Sapiens" perch caratterizziamo l'umanit attraverso la facolt chiamata
"Intelligenza". Essa la capacit di percepire s stessi e la realt (coscienza), elaborare le informazioni possedute
(pensiero) e quindi acquisire e memorizzare i risultati di tali elaborazioni (conoscenza). Per millenni l'uomo si
interrogato su come l'Intelligenza opera, ovvero sui modi mediante i quali sentiamo, pensiamo e conosciamo. L'AI va
oltre questi scopi. Essa si propone di costruire macchine intelligenti. Ma in che senso una macchina pu essere
intelligente? Alan Turing forn nel 1950 una celebre definizione "operazionale": una macchina intelligente se,
interrogata da una persona umana, fornisce delle risposte tali che l'interrogante non riesce a distinguere se si tratti di un
uomo o di una macchina. Dal 1950, numerosi tentativi sono stati operati per costruire macchine che passassero il Test di
Turing, organizzando competizioni a cui partecipano macchine in grado di fornire risposte a domande scritte, ovvero di
sostenere una conversazione testuale. Un giudice pone delle domande ad un programma e ad un essere umano, e dalle
risposte date il giudice deve riconoscere qual la risposta fornita dal programma. Una di queste competizioni si tenne a
Milton Keynes nel 2012, e fu vinta dalla macchina denominata Eugene Goostman, programmata da Veseloc e da
Demchenko per simulare la personalit di un ucraino tredicenne. Il programma convinse il 29 per cento dei giudici di
essere una persona umana, e miglior questa percentuale in un altro test presso la Royal Society di Londra nel 2014,
portandola al 33 per cento. Questo risultato, bench significativo, non stato considerato dalla comunit scientifica
come un concreto passaggio del Test, perch non c' accordo su quale debba essere la percentuale di "successo" da
considerarsi sufficiente. Ma la contestazione principale che molti esperti del settore pongono riguarda proprio
l'attendibilit del Test di Turing per attribuire intelligenza a una macchina. C chi, come il filosofo John Searle, ha
osservato che un programma per computer pu sembrare che comprenda un linguaggio, ma questo non prova che lo
comprenda realmente. In altre parole, si pu affermare davvero che l'Intelligenza coincide con la semplice imitazione,
per quanto efficace, dell'Intelligenza stessa? La Scienza moderna si sta attualmente orientando sia a creare macchine che
esibiscono comportamenti intelligenti, sia a comprendere i meccanismi che caratterizzano le intelligenze biologiche. I
sostenitori della cosiddetta "AI debole" si limitano a interessarsi solo al primo orientamento, mentre i rappresentanti
della "AI forte" ambiscono a creare macchine in cui il funzionamento stesso emuli quello biologico. Per intanto,
proliferano robot intelligenti capaci di operare in modo simili agli esseri umani negli ambiti pi disparati. E' il caso di
ASIMO, un robot androide sviluppato dall'azienda giapponese Honda, in grado di camminare, correre, ballare, salire le
scale, e persino giocare a calcio, ma anche di riconoscere volti e voci e seguire oggetti in movimento. Ancora pi
sorprendente il robot HIRO, capace di apprendere ricercando autonomamente sul Web le informazioni di cui necessita
per risolvere un determinato problema, utilizzando una rete neurale SOINN (Self-Organizing Incremental Neural
Network). Tuttavia n ASIMO n HIRO sono "coscienti", cio non avvertono la propria esistenza. E' qui che si innesta
quella che pu davvero essere considerata la frontiera dell'AI, ovvero la cosiddetta "Coscienza Artificiale" (Artificial
Consciousness, AC). Gli studiosi di questo settore, che ha origine da alcune teorie presentate alla fine del secolo XX,
quali ad esempio quelle di Bernard Baars e Igor Aleksander, ipotizzano che sia possibile realizzare manufatti
dell'ingegneria che manifestino capacit coscienti. Lo scienziato cognitivo David Chalmers osserva che l'organizzazione
del cervello umano potrebbe essere riprodotta in linea di principio cambiando i "materiali" fisici (ad esempio, usando
silicio) e si dovrebbe supporre che le capacit coscienti non cambino perch comunque l'organizzazione rimarrebbe
identica. Questi sviluppi estremi dell'AI, oltre che affascinare, seminano anche dubbi nella comunit scientifica.
Secondo il cosmologo Stephen Hawking, lo sviluppo di unAI completa potrebbe portare alla fine della razza umana.
Le forme pi primitive di intelligenza artificiale realizzate finora si sono dimostrate molto utili, ma sono preoccupato
dalle conseguenze che si avrebbero creando qualcosa che possa eguagliare o sorpassare gli esseri umani. Davvero
questa possibilit andrebbe vista come un pericolo?