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LEZIONE 3: DIFFERENZIALI E DERIVATE PARZIALI

SORIN DRAGOMIR

Abstract. Si stabilisce il legame fra il differenziale di una fun- zione e le sue derivate parziali. Si dimostra che una funzione dif- ferenziabile in un punto `e continua nello stesso punto.

1. Unicita` del differenziale

Sia f : A R n R una funzione differenziabile nel punto x 0 A. Allora esiste L (R n ) tale che

(1)

lim

h0

1

h {f(x 0 + h) f(x 0 ) L(h)} = 0.

Dimostreremo che f `e derivabile nel punto x 0 in ogni direzione v S n1 e la derivata direzionale in x 0 `e

f (x 0 ) = L(v).

(2)

∂v Infatti si ponga h = tv with t 0 nella formula (1). Allora h = |t| e si ottiene

(3)

lim |t| {f(x 0 + tv) f (x 0 ) tL(v)} = 0.

1

t0

In altre parole se F `e la funzione di una variabile reale data da

F(t) =

1

|t| {f(x 0 + tv) f (x 0 ) tL(v)}

allora il limite lim t0 F (t) esiste (ed `e uguale a zero). Com’`e noto, se una funzione (reale di una variable reale) ha limite in un punto allora esistono in quel punto anche i limiti laterali (e sono uguali al limite della funzione nel punto in discussione). Quindi

lim + F (t) = lim F(t) = 0.

t0

t0

Dunque se t 0 + (i.e.

t 0 e t > 0) allora |t| = t e quindi

0 =

lim + F (t) = lim

t0

t0 +

1

t

{f(x 0 + tv) f (x 0 ) tL(v)} =

= lim

t0 +

1

t

{f(x 0 + tv) f (x 0 )} − L(v)

1

2

SORIN DRAGOMIR

cio`e per la funzione

G(t) = 1 {f(x 0 + tv) f (x 0 )}

t

esiste il limite laterale lim t0 + G(t) ed `e uguale a L(v). In modo analogo se t 0 (i.e. t 0 e t < 0) allora |t| = t e quindi

0 =

lim F (t) = lim

t0

t0

1

t {f(x 0 + tv) f (x 0 ) tL(v)} =

= lim

t0 +

1

t

{f(x 0 + tv) f (x 0 )} + L(v) = lim G(t) + L(v)

t0

cio`e anche il limite laterale lim t0 G(t) esiste ed `e uguale a L(v).

Riassumendo

lim + G(t) = lim G(t) = L(v).

t0

t0

D’altra parte `e noto (dal corso di Analisi Matematica I) che in queste condizioni, ossia se i limiti laterali in un punto esistono e coincidono allora esiste anche il limite della funzione in quel punto (e coincide coi limiti laterali). Di conseguenza (per com’`e definita la funzione G) la funzione f risulta derivabile nel punto x 0 nella direzione v e la derivata direzionale in x 0 `e data da

∂f

∂v

(x 0 ) = lim

t0

1

t

{f(x 0 + tv) f (x 0 )} = lim G(t) = L(v).

t0

La formula (2) e l’affermazione che la precede sono dimostrate. Come corollario, se un’applicazione lineare L (R n ) soddisfacente la re- lazione (1) esiste allora essa deve essere unica. Infatti se w R n \ {0} allora v = (1/ w )w S n1 e quindi (per la formula (2))

(4)

L(w) = L( w v) = w L(v) = w f ∂v (x 0 )

e naturalmente L(0) = 0 (giacch´e L `e lineare). Sarebbe a dire che ogni

applicazione L (R n ) soddisfacente a (1) coincide con l’applicazione

R n R,

w R n −→ w f ∂v (x 0 ),

`

e quindi l’unicit`a di tale L `e provata.

nella Lezione 2 ossia L = d x 0 f . In particolare per w = v S n1 (dalla formula (4) con w = 1)

E ora lecita la notazione adottata

(5)

(d x 0 f )(v) = f ∂v (x 0 ).

LEZIONE 3: DIFFERENZIALI E DERIVATE PARZIALI

3

Giacch´e la direzione v S n1 `e arbitraria l’ipotesi di differenziabilit`a nel punto x 0 assicura anche l’esistenza delle derivate parziali ∂f

i (x 0 ) R,

∂x

1 i n.

2. Differenziali e derivate parziali

Sia f : A R n R una funzione differenziabile nel punto x 0 A. Ogni vettore w = (w 1 , ··· , w n ) R n si pu`o rappresentare come combinazione lineare w = i=1 n w i e i dei vettori {e 1 , ··· , e n } della base canonica in R n . Allora (per la linearit`a dell’applicazione d x 0 f : R n R e per la formula (5) con v = e i )

(d x 0 f )(w) = (d x 0 f)

n

i=1

w i e i =

n


=

i=1

w

i

∂f

e i (x 0 ) =

n

i=1

w

n

i=1

w i (d x 0 f )(e i ) =

i

∂f

x i (x 0 ).

Abbiamo dimostrato la formula notevole

(6)

(d x 0 f )(w) =

n

i=1

w

i

∂f

x i (x 0 ),

w = (w 1 , ··· , w n ) R n .

Siano p i : R n R le proiezioni canoniche ossia le applicazioni definite da

p i (x) = x i ,

x = (x 1 , ··· , x n ) R n ,

1 i n.

Il lettore si convincer`a facilmente che ogni proiezione canonica p i `e un’applicazione lineare, ossia p i (R n ) , e che {p 1 , ··· , p n } `e una base dello spazio duale (R n ) nota come la base duale a {e 1 , ··· , e n }. Il lettore si accerter`a senza difficolt`a che p 1 , ··· , p n sono le uniche appli- cazioni lineari da R n in R tali che

p i (e j ) = δ ij ,

1 i, j n,

dove δ ij `e il simbolo di Kroneker. Del resto ci`o costituisce materia stan- dard del corso di Algebra Lineare e Geometria Analitica. La formula (6) si pu`o scrivere

(d x 0 f )(w) =

n

i=1

p i (w)

∂f

∂x

i

ossia (per l’arbitrariet`a di w R n )

n

(7)

d x 0 f =

i=1

∂f

∂x i

(x 0 ) p i .

(x 0 )

4

SORIN DRAGOMIR

La formula (7) esprime un’eguaglianza di applicazioni lineari, ossia un’eguaglianza fra due vettori di (R n ) . Precisamente la formula (7) `e la rappresentazione del vettore d x 0 f (R n ) come combinazione lineare dei vettori della base duale {p 1 , ··· , p n } ⊂ (R n ) . I coeffici- enti di questa combinazione lineare, ossia le componenti del vettore d x 0 f rispetto alla base {p 1 , ··· , p n }, sono proprio le derivate parziali (∂f/∂x i )(x 0 ), 1 i n.

Lemma 1. La proiezione canonica p i : R n R `e un’applicazione differenziabile in ogni punto x 0 R n e (per l’unicit`a del differenziale) d x 0 p i = p i per ogni 1 i n.

Dimostrazione. Abbiamo gi`a visto che p i : R n R `e un’applicazione lineare. D’altra parte

lim

h0

1

h {p i (x 0 + h) p i (x 0 ) p i (h)} = 0

semplicemente perch´e p i (x 0 + h) p i (x 0 ) p i (h) = 0 (dall’additivit`a

di p i ).

differenziabile in x 0 e il suo differenziale nel punto x 0 `e proprio p i . Q.e.d.

Esercizio 1. Mostrare che ogni Λ (R n ) `e un’applicazione differenziabile in un qualsiasi punto x 0 R n e d x 0 Λ = Λ.

`e

Dunque vale la (1) con f

=

p i

e

L

=

p i .

Segue che p i

Per il Lemma 1 la formula (7) si pu`o riscrivere

n

i=1

∂f

(8)

∂x

Vediamo ora se il punto x 0 in (8) pu`o essere omesso e che natura abbia l’eguaglianza ottenuta in questa maniera. Si supponga dapprima che

la funzione f : A R n R sia differenziabile in ogni punto x A.

Allora l’eguaglianza (8) `e vera per ogni x 0 A. Consideriamo ora l’applicazione

d x 0 f =

i (x 0 ) d x 0 p i .

df : A (R n ) ,

(df )(x) = d x f (R n ) ,

x A.

L’applicazione df : A (R n ) cos`ı definita si chiama il differenziale di f . Il lettore dovr`a fare buona distinzione fra il differenziale di f e il differenziale di f in un punto. Il dominio della proiezione canonica `e tutto R n e (per il Lemma 1) p i `e differenziabile in ogni punto sicch´e il differenziale di p i `e un’applicazione dp i : R n (R n ) . Pertanto ha senso l’applicazione dp i : A (R n ) (la restrizione di dp i ad A).

LEZIONE 3: DIFFERENZIALI E DERIVATE PARZIALI

5

Definizione 1. Sia A R n un insieme aperto. Un’applicazione ω :

A (R n ) si chiama forma differenziale.

Dunque, per la Definizione 1, il differenziale df : A (R n ) della funzione f : A R `e un caso particolare di forma differenziale per la quale si adotta la seguente terminologia.

Definizione 2. Una forma differenziale ω : A (R n ) si dice esatta

se esiste una funzione f : A R n R tale che f sia differenziabile in

ogni punto di A e ω = df .

Date due forme differenziali ω 1 : A (R n ) e ω 2 : A (R n ) si pu`o definire la forma differenziale

ω 1 + ω 2 : A (R n ) , (ω 1 + ω 2 )(x) = ω 1 (x) + ω 2 (x), x A.

Qui ω 1 (x), ω 2 (x) sono vettori in (R n ) sicch´e la loro somma ω 1 (x) + ω 2 (x) ha senso ed `e ancora un vettore in (R n ) . Abbiamo dunque definito un’operazione di addizione delle forme differenziali. Nella stessa maniera si pu`o definire un’operazione di motiplicazione delle forme dif- ferenziali con scalari reali. Infatti per ogni forma differenziale ω : A (R n ) ed ogni scalare λ R si pone

λω : A (R n ) ,

(λω)(x) = λ ω(x),

x A.

Di conseguenza, com’`e facile verificare, l’insieme delle forme differen-

ziali si organizza come spazio vettoriale reale. Data una forma differenziale ω : A (R n ) e una funzione ϕ : A R si pu`o definire l’applicazione

ϕ ω : A (R n ) ,

(ϕ ω)(x) = ϕ(x) ω(x),

x A.

Qui ϕ(x) R e ω(x) (R n ) e quindi ha senso ϕ(x) ω(x) (molti- plicazione con scalari reali nello spazio vettoriale reale (R n ) ). Ab- biamo dunque definito un’operazione di moltiplicazione fra funzioni

ϕ : A R e forme differenziali ω : A (R n ) . Il risultato ϕ ω `e

ancora una forma differenziale.

Siamo ora pronti ha riscrivere l’eguaglianza (8) come un’eguaglianza

fra due forme differenziali. Infatti, per l’arbitrariet`a del punto x 0 A

si ha

(9)

df =

n

i=1

∂f

∂x i

dp i .

Frequentemente la proiezione canonica p i si denota anche con x i . Allora la formula (9) diventa

df =

n

i=1

∂f

∂x i

dx i .

6

SORIN DRAGOMIR

In questa forma essa si ritrova nella maggior parte dei testi che pre- sentano la teoria della differenziabilit`a delle funzioni di pi`u variabili reali.

3. Gradienti

: A R n R una funzione derivabile nel punto x 0 A in

ogni direzione e i S n1

in R n ).

Ha senso allora costruire il vettore le cui componenti sono le derivate parziali di f calcolate nel punto x 0

Sia f

(dove {e 1 , ··· , e n } `e la base canonica

(Df )(x 0 ) =

∂f

∂x

1

(x 0 ), ··· ,

∂f

∂x

n

(x 0 ) R n .

Definizione 3. Il vettore (Df )(x 0 ) si chiama il gradiente di f in x 0 .

Se le derivate parziali di f sono definite in un qualsiasi punto x 0 A allora si pu`o considerare

Df =

∂f

∂x 1

, ··· ,

∂f

n .

∂x

Chiaramente Df (il gradiente di f ) non `e un vettore in R n (le sue componenti sono funzioni definite su A a valori in R).

Definizione 4. Una funzione X : A R n R n si dice campo vet-

(dove

p i : R n R sono le proiezioni canoniche) si chiamano le componenti

di X.

Sia X : A R n un campo vettoriale su A. Allora per ogni x 0 A

si pu`o rappresentare X(x 0 ) R n come una combinazione lineare dei

vetttori della base canonica

toriale su A.

Le funzioni X i : A R definite da X i = p i X

X(x 0 ) =

n

i=1

λ i e i

con λ 1 , ··· , λ n R scalari univocamente determinati. Poich´e la proiezione canonica p j : R n R `e lineare e p j (e i ) = δ ji

ossia

X j (x 0 ) = p j [X(x 0 )] = p j

n

i=1

λ i e i =

n


=

i=1

λ i δ ji = λ j

n

i=1

λ j = X j (x 0 ),

1 j n.

λ i p j (e i ) =

LEZIONE 3: DIFFERENZIALI E DERIVATE PARZIALI

7

Segue che

X(x 0 ) =

n

j=1

X j (x 0 )e j = (X 1 (x 0 ), ··· , X n (x 0 )) .

Giacch´e il punto x 0 A `e arbitrario si pu`o scrivere anche

X = (X 1 , ··· , X n ).

Con la comparsa dei campi vettoriali si conviene (a posteriori) di chia- mare le funzioni f : A R campi scalari su A. Siamo in grado di dire ora che il gradiente Df di un campo scalare f (le cui derivate parziali sono definite in ogni punto del suo dominio A) `e un campo vettoriale su A.

Definizione 5. Se X : A R n `e un campo vettoriale tale che le sue componenti X i , 1 i n, sono delle funzioni di classe C 1 su A allora la divergenza di X `e il campo scalare

div(X) : A R,

div(X) =

n

i=1

∂X i

∂x i

= ∂X 1 ∂x 1

+ ··· + X ∂x n n .

Definizione 6. Se f : A R e X : A R n sono rispettivamente un campo scalare e un campo vettoriale allora il prodotto fra f e X `e il campo vettoriale

fX : A R n ,

(fX)(x) = f (x) X(x),

x A.

Esercizio 2. Mostrare che

div(fX) = f div(X) + (Df ) · X.

Definizione 7. Sia A R 3 un insieme aperto. Il rotore del campo vettoriale X = (X 1 , X 2 , X 3 ) : A R 3 `e il campo vettoriale

rot(X) : A R 3 ,

rot(X) = X ∂y 3

∂X 2 ∂z

,

X 3 ∂x

+ ∂X 1 ∂z

,

∂X 2

∂x

∂X 1 ∂y

.

8

SORIN DRAGOMIR

La definizione del concetto di rotore pu`o risultare difficile da memo- rizzare. Perci`o diamo la seguente regola di memorizzazione ponendo

(10)

rot(X) =

e 1

∂x

e 2

∂y

e 3

∂z

X 1 X 2 X 3

.

Qui

∂y ,

sono le applicazioni definite da

∂x ,

z : C 1 (A) R

(11)

x (f) = f

∂x ,

y (f) = f

∂y ,

z (f) = f

∂z ,

per ogni f C 1 (A). Le applicazioni (11) sono casi particolari di op- eratori differenziali, un concetto che verr`a introdotto pi`u tardi nelle lezioni di Analisi Matematica Due. Nella Definizione 7 si suppone taci-

tamente che le componenti del campo X siano funzioni di classe C 1 . Il determinante (10) pu`o essere accettato soltanto per la forza di volont`a poiche non ha elementi della stessa natura 1 . Infatti la prima riga con- siste dei vettori {e i : 1 i 3} della base canonica in R 3 , mentre la seconda riga consiste delle applicazioni (11), e infine la terza riga consiste di alcuni campi scalari, le componenti di X. Tuttavia se si applica formalmente il teorema di Laplace per il calcolo del determi- nante in questione e.g. secondo la prima riga, si ottiene la definizione rigorosa del rotore di X. In conclusione, la formula (10) non `e rigorosa ma presenta il vantaggio di essere di facile memorizzazione. Infatti i complementi algebrici degli elementi e 1 , e 2 e e 3 sono rispettivamente

(1) 1+1

(1) 1+2

∂y

∂z

X 2 X 3

∂x

∂z

X 1 X 3

= ∂X 3

∂y

∂X 2

∂z

,

= X 3

∂x

+ ∂X 1 ∂z

,

1 Nella teoria dei determinanti, come presentata nel corso di algebra lineare, gli elementi di un determinante sono dei numeri, reali o complessi.

LEZIONE 3: DIFFERENZIALI E DERIVATE PARZIALI

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(1) 1+3

∂x

X 1

∂y

X 2

= ∂X 2

∂x

∂X 1

∂y

,

e quindi

=

=

∂X 3 ∂y

∂z

X

3

rot(X) =

e 1

∂x

X 1

e 1

e 1 X ∂x 3

e 2

∂y

X 2

e 3

∂z

X 3

=

∂x

X 1

∂x

X 1

∂z

∂y

X 2

e 2 +

∂y

X 2

e 3 =

X 3

∂X 1 ∂z

∂X 2 ∂z

e 2 + X ∂x 2

∂X 1 ∂y

e 3 =

=

∂X 3 ∂y

∂X 2 ∂z

,

X 3 ∂x

+ ∂X 1 ∂z

,

∂X 2

∂x

∂X 1 ∂y

.

Se f : A R `e differenziabile in x 0 A allora per ogni w R n

(d x 0 f )(w) =

n

i=1

∂f

∂x i

(x 0 )w i = (Df )(x 0 ) · w.

L’identit`a cos`ı ottenuta

(12)

(d x 0 f )(w) = (Df )(x 0 ) · w,

w R n ,

`e utile nella dimostrazione del seguente

Teorema 1. Sia f : A R n R una funzione differenziable nel punto x 0 A. Allora f `e continua in x 0 .

Dimostrazione. Adottiamo la notazione

σ(x, x 0 ) = f(x) f(x 0 ) (d x 0 f )(x x 0 ).

Se

Di

si pone h = x x 0 nella (1) si ottiene

lim

xx 0

σ(x, x 0 )

x x 0 = 0.

conseguenza (per la (12) e per la diseguaglianza di Cauchy-Schwartz)

0 ≤ |f(x) f(x 0 )| = |(d x 0 f )(x x 0 ) + σ(x, x 0 )| =

=

|(Df )(x 0 ) · (x x 0 ) + σ(x, x 0 )| ≤

|(Df )(x 0 ) · (x x 0 )| + |σ(x, x 0 )| ≤

10

SORIN DRAGOMIR

(Df )(x 0 ) x x 0 + |σ(x, x 0 )| =

= x x 0 (Df )(x 0 ) + |σ(x, x x x 0 0 )| 0,

x x 0 .

Dunque lim xx 0 f(x) = f(x 0 ). Q.e.d.

4. Un controesempio

Chiudiamo la Lezione 3 con un esempio di funzione f : R 2 R, continua dapperttutto, che ammette derivate direzionali in ogni punto (x, y) R 2 ed in ogni direzione (v 1 , v 2 ) S 1 , e che tuttavia non `e differenziabile dapperttutto.

Esempio 1. Si consideri f : R 2 R definita da

f (x, y) =

x 2 y

x 2 + y 2 ,

 

0,

se

se

(x, y)

= (0, 0),

(x, y) = (0, 0).

`

E necessario verificare la continuit`a soltanto in origine e cio´e dobbiamo

mostrare che

(x,y)(0,0) f (x, y) = f (0, 0).

lim

Useremo una tecnica particolare, e cio´e il passaggio alle coordinate polari

x = ρ cos θ,

tenendo presente che se (x, y)

(x, y)

= (0, 0) si ha

y = ρ sin θ,

(0, 0) allora ρ

=

x 2 + y 2

0.

Se

0 ≤ |f (x, y)| =

x 2 y x 2 + y 2

=

ρ 2 cos 2 θ ρ sin θ

ρ 2 cos 2 θ + ρ 2 sin 2 θ

= ρ cos 2 θ ρ

Risulta che f (x, y) 0 = f (0, 0) per

(x, y) (0, 0). Abbiamo dunque verificato la continuit`a di f nel punto (0, 0). Inoltre per ogni v S 1

poich´e

| cos θ| ≤ 1 e | sin θ| ≤ 1.

∂f

∂v

(0, 0) = lim

t0

1

t

{f (tv 1 , tv 2 ) f (0, 0)} =

v

2

1

v

2

v

2

1

+ v

2

2

= v

2

1

v 2

e in particolare

(13)

f (0, 0) = f (0, 0) = 0.

∂x

∂y

LEZIONE 3: DIFFERENZIALI E DERIVATE PARZIALI

11

Verifichiamo ora che f non `e differenziabile in (0, 0). La dimostrazione si conduce per riduzione ad asssurdo. Si supponga che f sia differenzi- able in (0, 0). Allora vale la formula (7) ossia (per n = 2)

d (0,0) f = f ∂x

(0, 0)p 1 + f ∂y (0, 0)p 2 .

Dalle (13) segue che d (0,0) f = 0 (R 2 ) . D’altro canto per ogni v S 1

(d (0,0) f )(v) = f ∂v (0, 0) = v

2

1

v 2 .

In particulare per v 0 = (1/ 2 , 1/ 2) S 1 si ottiene (d (0,0) f )(v 0 ) =

2/4

Dall’esempio precedente sorge la seguente domanda naturale: che ipotesi aggiuntive deve soddisfare la funzione f : A R n R (oltre all’esistenza delle derivate parziali) affinch´e f sia differenziabile (in un punto dato x 0 A)? Nella lezione successiva vedremo che le derivate parziali devono essistere in un intero intorno del punto x 0 e devono essere continue in x 0 .

= 0, una contraddizione.

5.

Il caso n = 1

Chiudiamo questa lezione con una discussione del differenziale di una funzione di una variabile reale (n = 1). Se A = (a, b) R `e un intervallo aperto e f : (a, b) R una funzione allora

Teorema 2. f `e differenziabile in x 0 A se e solo se f `e derivabile in x 0 . Inoltre se ci`o avviene il differenziale d x 0 f R e la derivata f (x 0 ) R sono legati dall’identit`a

(14)

Infine se f `e derivabile in ogni punto di A allora la formula (9) diventa

(15)

df = f dx.

Dimostrazione. Si supponga che f sia differenziabile in x 0 . Allora esiste L R tale che

(16)

(d x 0 f )(w) = f (x 0 )w,

w R.

1

|h| {f(x 0 + h) f(x 0 ) L(h)} = 0.

lim

h0

Poich´e L : R R `e un’applicazione lineare

L(h) = L(h · 1) = hL(1)

e quindi se si pone a = L(1) R allora

L(h) = ah,

h R.

12

SORIN DRAGOMIR

Dunque (dalla (16))

e

0 =

lim

h0 +

1

|h| {f(x 0 + h) f(x 0 ) ah} =

lim

h0 +

quindi esiste il limite laterale destro f(x 0 + h) f(x 0 )

lim

h0 +

h

=

f(x 0 + h) f(x 0 )

a.

h

a

In modo analogo (sempre dalla (16))

0 =

lim

h0

1

|h| {f(x 0 + h) f(x 0 ) ah} = lim

h0

e

quindi esiste anche il limite laterale sinistro f(x 0 + h) f(x 0 )

lim

h0

h

=

f(x 0 + h) f(x 0 )

a.

h

+ a

Poich´e i limiti laterali esistono e sono eguali segue che

lim

h0

f(x 0 + h) f(x 0 )

h

=

a

e quindi f `e derivabile in x 0 e la sua derivata in x 0 `e

f (x 0 ) = a = L(1) = (d x 0 f )(1).

Ci´o conduce alla formula (14). Infatti (dall’omogeneit`a dell’applicazione lineare d x 0 f : R R)

(d x 0 f )(w) = (d x 0 f )(w · 1) = w(d x 0 f )(1) = wf (x 0 ) per ogni w R.

Esercizio 3. Dimostrare l’implicazione inversa e cio´e se f : (a, b) R `e derivabile in x 0 allora f `e differenziabile in x 0 (e vale la (14)).

L’unica proiezione canonica (nel caso n = 1) `e l’applicazione identica p 1 : R R data da p 1 (x) = x per ogni x R. L’applicazione identica p 1 si denota comunemente con x. Infine la derivata parziale ∂f/∂x coincide con la derivata usuale f sicch´e la formula (9) diventa (15).

Esercizio 4. Si mostri che R consiste di tutte e sole le applicazioni L a :

R R date da L a (x) = ax per ogni x R, dove a R `e un numero reale arbitrario.

Compito N. 3

1. Calcolare il gradiente e il differenziale delle seguenti funzioni i) Sia x 0 R n un punto fissato. Si consideri

f

: R n R, f(x) = x · x 0 , x R n .

LEZIONE 3: DIFFERENZIALI E DERIVATE PARZIALI

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ii) Si consideri

g : R n R, g(x) = x 4 ,

iii) Si consideri

x R n .

h : R n R, h(x) = (x · x 0 ) 2 , x R n ,

dove x 0 R n e’ un punto fissato.

iv) Sia x 0 R n e si consideri la funzione

j : R n R, j(x) = cos x x 0 2 , x R n .

v) Si consideri la funzione

k : R n R, k(x) = sin x 2 + cos x 2 , x R n .

vi) Si consideri la funzione

f(x 1 , x 2 ) = x 1 sin x x 2 .

Prima di risolvere il problema proposto, si determini il massimo dominio di definizione A R 2 della funzione data. vii) Sia A = [a ij ] 1i,j,n M n×n (R) una matrice quadrata