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ISBN 978-88-909147-5-1

7.00

Free Ebrei - 4

vincenzo

Un Cristo ebreo. Alberto Lecco e la tragedia ebraica novecentesca

Vincenzo Pinto, uno die massimi studiosi italiani di sionismo e identit


ebraica, dirige la rivista web Free Ebrei (www.freeebrei.com).

Vincenzo Pinto

Dostoevskij come rappresentante insuperabile della condizione


ebraica contemporanea? Una rilettura originale del grande
romanziere russo ottocentesco consente ad Alberto Lecco
(1921-2004) di scrutare le profondit dell'animo ebraico
contemporaneo, traendone una sola, grande lezione: avere il
coraggio di essere se stessi.

Vincenzo Pinto

Un Cristo ebreo
Alberto Lecco e la tragedia ebraica novecentesca

Free Ebrei 4

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Vincenzo Pinto

Un Cristo ebreo
Alberto Lecco e la tragedia ebraica novecentesca

I edizione, ottobre 2013


2013 by Pinto Vincenzo
ISBN 978-88-909147-5-1

Riproduzione vietata ai sensi di legge


(art. 171 della legge 22 aprile 1941, n. 633)
Senza regolare autorizzazione,
vitato riprodurre questo volume
anche solo parzialmente e con qualsiasi mezzo,
compresa la fotocopia, anche per uso interno o didattico.

Indice
Introduzione. Alberto Lecco e lidentit ebraica postbellica..........................III
Capitolo I. Il dilemma tra impegno (comunista-popolare) e disimpegno (ebraicoborghese): Anteguerra (1955).....................................................................3
Capitolo II. Comprendere oltre la diversit: Lincontro di Wiener
Neustadt (1978)........................................................................................15
Capitolo III. Libert e morte: lAmerica quale locus horridus della
condizione umana (1979-1991).....................................................................31
Capitolo IV. Limpossibile redenzione: Lebreo (1981)..........................55
Capitolo V. Una via di salvezza al femminile: Ester dei miracoli
(1987)...........................................................................................................65
Capitolo VI. Ebraismo agli estremi: I buffoni (1998)........................71
Capitolo VII. Cinema e storia: la rappresentabilit di Auschwitz nellItalia
postbellica.......................................................................................................79
Capitolo VIII. Fra Israele e la diaspora: la costruzione del mito
ebraico............................................................................................................91
Conclusione. La tragedia come realt dellebraismo novecentesco?...............103
Bibliografia................................................................................................121

Introduzione
Identit ebraica e letteratura nellItalia novecentesca: il caso di Alberto
Lecco
Alberto Lecco stato un romanziere piuttosto prolifico e
tuttavia poco noto agli studi ditalianistica nella seconda met del
Novecento. Pu essere considerato fatte le debite proporzioni
uno degli autori che ha maggiormente espresso in Italia il
problema dellindividualit ebraica dopo la disumanizzante
esperienza di Auschwitz e lepopea nazionale israeliana. Nato a
Milano nel 1921 da madre ebrea e da padre cattolico, dopo la
parentesi bellica il giovane Alberto si laurea in medicina ed esercita
la professione di medico nella citt natia, che abbandoner nel
1952 per dedicarsi completamente allattivit letteraria. Nel 1950
prepara una tesi di laurea in filosofia intitolata Le categorie del
realismo estetico da Diderot in poi, sotto la guida di Antonio Banfi, che
non discute. Nel 1955 pubblica il suo primo grande romanzofiume: Anteguerra, ritratto della tramontante Italia fascista riletto
attraverso le lenti di due adolescenti, uno di madre ebrea e laltro
di fede comunista. Nel 1956 si trasferisce a Roma, nel cuore di
Trastevere. Dai primi anni Sessanta si reca pi volte a New York
per cercare ispirazione letteraria. Dopo un ventennio di sostanziale
silenzio, Lecco ritorna sulle scene alla fine degli anni Settanta
pubblicando i suoi romanzi pi noti: Lincontro di Wiener Neustadt
(1977), Un Don Chisciotte in America (Milano 1979) e Lebreo (1981).
La produzione letteraria prosegue negli anni Ottanta e Novanta
con I racconti di New York (1982), La citt grida (1985), Don Chisciotte
ebreo (1985), Ester dei Miracoli (1986), La vera storia di Baby Moon
(1988), Il cantore muto (1989), La casa dei due fanali (1991), Luomo del
libro (1991), La morte di Dostoevskij (1994) e I buffoni (1998). Lecco
ha collaborato con periodici e quotidiani come Shalom e
LUnit durante gli anni Ottanta. Lo scrittore milanese muore a
Roma nel maggio 2004. Rimasta incompiuta la prosecuzione di

IV
Anteguerra, intitolata Guerra1.
Lecco stato un romanziere ebreo italiano poco noto al
circuito dei lettori dei maggiori (Levi, Bassani e Ginzburg), n
annoverabile tra i minori (Vigevani, De Benedetti, Lattes,
Voghera e Rosselli)2. Questo si deve in parte alla sua prosa non
particolarmente stilizzata, alla struttura romanzesca vetusta e alla
marginalit del tema della persecuzione ebraica. Lecco ha cercato
di costruire percorsi di normalizzazione identitaria alla luce della
rimozione politica e culturale del passato fascista e di unebraicit
tutta da scoprire, da inventare e soprattutto da affermare
pubblicamente3. La resa dei conti con lidentit ebraica malcelata,
rinnegata o elusa riguarda quasi tutti i protagonisti dei suoi
romanzi: da Anteguerra sino a Prima del concerto, dove lamore tra i
due protagonisti sboccia sotto il cielo della difficile re-integrazione
1 I migliori contributi sulla produzione letteraria di Lecco sono di G. Amoroso,
Alberto Lecco, in Letteratura italiana contemporanea, diretta da G. Mariani e M.
Petrucciani, Roma, Lucarini, 1979, vol. 4, t. 1, pp. 335-341; G. Manacorda,
Letteratura italiana doggi (1965-1985), Roma, Editori Riuniti, 1987, p. 303. Scarsa
rilevanza stata data nel mondo ebraico alla sua produzione: G. Romano, Ebrei
nella letteratura, Roma, Carucci, 1979, p. 27; R. Speelman, Dallargon al carbonio. La
letteratura italiana ebraica del dopoguerra, in S. Vanvolsem, F. Mussara, B. Van den
Bossche (a cura di), Gli spazi della diversit. Atti del convegno internazionale
Rinnovamento del codice narrativo in Italia dal 1945 al 1992 (Lovanio-Namur-Bruxelles
3-8 maggio 1993), vol. I, Roma, Bulzoni, 1995, pp. 91-92. Sulla morte di Lecco si
vedano i seguenti necrologi: N. Riccobono, Muore Alberto Lecco. Raccont le miserie
del fascismo, LUnit, 18 maggio 2004, p. 24; morto Alberto Lecco, una vita dedicata
alla Shoah, La Repubblica, 21 maggio 2004, p. 52; J. Severi Silvestrini, Morte di
uno scrittore. Lecco, memoria, Shoah, Corriere della Sera, 21 maggio 2004, p. 57 .
2 Cfr. H. Stuart Hughes, Prigionieri della speranza. Alla ricerca dellidentit ebraica nella
letteratura italiana contemporanea, Bologna, Il Mulino, 1983 M. Carl, L. De Angelis
(a cura di), Lebraismo nella letteratura italiana del Novecento, Palermo, Palumbo, 1995;
L. De Angelis, Qualcosa di pi intimo. Aspetti della scrittura ebraica del Novecento italiano
(da Svevo a Bassani), prefazione di A. Cavaglion, Firenze, Giuntina, 2006; R.
Speelmann and M.M. Jansen (ed.), Contemporary Jewish Writers in Italy. A
Generational Approach, Utrecht, Utrecht Publishing & Archiving Services, 2007; C.
Tenuta, Dal mio esilio non sarei mai tornato, io. Profili ebraici tra cultura e letteratura
nellItalia del Novecento, prefazione di A. Cavaglion, postfazione di A. Brandalise,
Roma, Aracne, 2009.
3 Cfr. L. Weinberg (a cura di), Lunit dEuropa. Storia di unidea, prefazione di F.
Colombo, Empoli, Ibiskos Risolo, 2006, pp. 103-106.

V
post-bellica; dal Don Chisciotte in America alla Casa dei due fanali,
dove lo sbarco in un nuovo continente significa anche la ricerca di
una donna-madre-terra pi vicina, ma anche pi lontana dalla
mediocre impasse italiana; dallEbreo a Ester dei miracoli, dove la
sofferenza ebraica viene testimoniata dal sacrificio di una donna o
dal suicidio di un uomo incapace di chiamarsi tale. Se Dostoevskij
pu essere considerato il grande modello della poetica lecchiana,
lo nella misura in cui il problema religioso dello scrittore russo si
trasforma nella ricerca di un nuovo legame ebraico di sofferenza e
redenzione da parte degli umiliati e degli offesi del XX secolo:
gli ebrei. Questa ricerca socio-psicologica avviene tramite una
fonte privilegiata: il romanzo4. Gli eroi lecchiani sono personaggi
tragici, privi di un solido legame con la tradizione religiosa, che
sentono lebraicit come un fardello pesante da concepire
storicamente, da vivere quotidianamente, da collocare nella
propria memoria individuale, ma anche da agire e da rielaborare
pubblicamente: vogliono avere il diritto a raccontare se stessi.
Se lidentit ebraica il topos pressoch onnipresente in tutte
le opere di Lecco, non rappresenta il nucleo centrale della sua
poetica. Lassenza di un filo conduttore ben preciso, cio di una
struttura capace di unificare ed esemplificare i topoi ricorrenti
della sua produzione letteraria, pu essere riconducibile al bisogno
quasi fisico avvertito dai suoi protagonisti di dirsi finalmente ebrei
e alla struttura polifonica dei suoi romanzi. Testimoniare
pubblicamente la propria ebraicit, ovvero la sofferenza derivante
da un percorso storico alienante, unesigenza espressa di
continuo nelle pagine dei suoi romanzi. Lo scrittore ha voluto
rivolgere una critica nemmeno troppo velata alla poetica ebraica
diasporica, accusandola di scarsa inclinazione verso il particolare e,
dunque, verso luniversale concreto, troppo concentrata su di s e
incapace di uscire dal recinto culturale imposto dalla cultura
maggioritaria cristiana gentile. Il realismo tragico lecchiano
parte, dunque, da una prospettiva estetica dostoevskianarabelaisiana per sottolineare come lidentit ebraica
4 Cfr. A. Lecco, Romanzo chiuso romanzo aperto, Linformatore librario, XI, 6,
giugno 1981, pp. 22-23.

VI
contemporanea (occidentale) manchi di un senso dappartenenza
pubblico e pubblicizzato, abbia preferito aggrapparsi ad altri scogli
(come lintimit autobiografica) di fronte alle burrasche
psicologiche e sociali contemporanee. Burrasche non solo
ideologiche, politiche o economiche, ma anche e soprattutto
individuali, coscienziali, legate cio allalienazione e allautopercezione di s nel mondo (allansia di essere-per-la-vita,
prepotente dopo la Shoah e la nascita dello stato dIsraele). Questo
peccato domissione, per, non comporta una morale
dellimpegno nel proprio tempo-condizione (nel senso sartriano
del termine), ma semplicemente una morale dellespressione di s
in una situazione storica ben precisa (come dimostrano le prese di
posizione degli alter ego letterari di Lecco). Lo scrittore esprime
una sorta di nietzscheano s alla vita ebraica dopo le tragedie
novecentesche, una sorta di superamento del nichilismo in vista di
una speranza messianica.
Questaffermazione vitalistica non si riverbera come
potrebbe sembrare nella ricerca di sensazioni forti (spesso di
natura sessuale) o nel superamento della ragione in vista di un
anti-intellettualismo di maniera (quello che, grosso modo,
potrebbe sembrare lattivismo del sabra rispetto allinettitudine
dellebreo diasporico). Lecco non esprime una volont di
potenza di natura edonistica o distruttiva. Lesigenza dei suoi
protagonisti ebrei soprattutto quella di non sentirsi pi errori,
di poter dunque errare senza avvertire pi quellineffabile senso di
colpa verso la propria esistenza mondana. Lebreo lecchiano
come ha scritto nella raccolta di saggi Don Chisciotte ovvero lidentit
riconquistata (1985) vuole essere radicalmente diasporico per
errare, con la sua tragica allegria e sfrenata tristezza,
allinterno di un mondo finalmente redento. Vuole cessare
riferendosi a Kap di Pontecorvo di essere antisemita per conto
terzi (come ha scritto Sartre), per ritornare in mezzo agli altri
cosi com e non come la debolezza e la vilt degli altri vogliono
che sia. Questuomo un po dostoevskiano (umiliato e offeso), un
po nietzscheano (risentito e immorale) aspira a non essere pi
prigioniero dello sguardo proprio e altrui, a vivere unesistenza

VII
autentica e completa in mezzo agli altri, senza pi scontare una
presunta colpa originaria: quella di non essere un uomo.
Unesigenza, questa, che i personaggi lecchiani riusciranno a
soddisfare al meglio nei larghi spazi culturali americani, lontani
dalla vecchia Europa e da un immobilismo spirituale
assolutamente intollerabile: qui potranno finalmente abbandonarsi
alle proprie passioni amorose e affrontare linferno e il
paradiso. La libera espressione della propria passione non
significa, per, il conseguimento di una sorta di quadratura
esistenziale, il superamento della propria prigione identitaria, ma
la nemesi di un sentimento tragico della vita, ben espresso dalla
passione di Lecco per la patetica figura di Don Chisciotte. Il senso
della morte viene trasfigurato in una sorta di suicidio
esistenziale, in cui i protagonisti lecchiani, una volta denudati se
stessi, pongono scientemente fine alla propria finzione scenica
riacquistando, di proprio pugno e non per conto terzi, la propria
dignit umana.
Lecco non stato solo un romanziere italiano minore e sui
generis, ma ha anche partecipato pubblicamente allelaborazione
di una nuova concezione dellidentit ebraica diasporica
novecentesca. Se i romanzi e i racconti hanno tentato di ridare
vigore allesperienza letteraria del realismo tragico (nella forma di
auto-denudamento coscienziale quale base di ogni esistenza
autentica e autonoma), i suoi articoli e saggi apparsi su riviste e
quotidiani fra gli anni Sessanta e Novanta hanno sempre posto
allattenzione del lettore il tema delluniversalit dellidentit
ebraica e lesigenza di impedire qualsiasi deviazione o rimozione
della tragedia novecentesca. La profonda partecipazione emotiva
riscontrabile nelle caratterizzazioni dei personaggi letterari e nella
difesa delle proprie tesi (spesso ortodosse nella moralit
dellOlocausto), rende lo scrittore milanese un corpo
parzialmente estraneo al panorama letterario e pubblicistico del
secondo dopoguerra. Questa estraneit ha contorni autobiografici
e intellettuali: la sua esperienza della persecuzione antiebraica, il
difficile dopoguerra, i viaggi americani e un marcato impegno
pubblicistico negli anni Ottanta e Novanta permettono di

VIII
delineare il profilo di uno scrittore che ha tentato di superare
artisticamente, culturalmente e politicamente una visione
socratica e consolatoria della condizione ebraica postbellica,
rappresentata in Italia dallicona di Primo Levi. La rinascita
dellebreo in quanto uomo nasce dallaccettazione piena, completa
e storica della propria identit come costrutto di altri: solo il
grido di disperazione dellebreo contemporaneo, sopravvissuto
allOlocausto, pu alzare il velo di fronte al nazismo perenne e
allautodistruttivit umana.
Lobiettivo di questa monografia storica quello di analizzare
in prima battuta la produzione romanzesca di Alberto Lecco
dedicata allidentit ebraica (che non stata il centro di tutte le sue
opere letterarie ma a partire dagli anni Settanta ne ha
rappresentato larga parte). Partiremo dal citato Anteguerra, lopera
autobiografica che indurr lo scrittore milanese ad abbandonare la
professione medica per intraprendere la carriera di romanziere a
Roma. Ci soffermeremo poi su quello che, forse, il suo
capolavoro (ed il romanzo pi noto al pubblico): Lincontro di
Wiener Neustadt, dove, in posizione critica verso limmagine
dellebreo carnefice di se stesso passata nellimmaginario
culturale italiano degli anni Sessanta e Settanta (si pensi a Kap di
Gillo Pontecorvo e a Il portiere di notte di Liliana Cavani), Lecco
ripresenta in termini filosofici e psicologici il problema del
rapporto fra vittima e carnefice in chiave dostoevskiana quale
scontro di tipi. Affronteremo poi il cosiddetto filone
americano, rappresentato dai tre romanzi ambientati nel Nuovo
Continente (dove Lecco trascorse lunghi periodi negli anni
Sessanta alla ricerca della propria ebraicit): Un Don Chisciotte in
America (1979), La casa dei due fanali (1991), Luomo del libro (1991).
Passeremo al romanzo dargomento ebraico a detta dellautore
pi vicino allinsegnamento dostoevskiano: Lebreo (1981). Faremo
una piccola digressione romana: Ester dei miracoli (1986), la storia
romanzata degli ultimi giorni degli ebrei romani, dai contorni
fortemente autobiografici. Analizzeremo lultimo romanzo
lecchiano, ambientato in unAmerica ormai damarcord: I buffoni,
che segna la rappacificazione dellautore con la sua storia

IX
personale. Al termine di questa lunga carrellata letteraria ci
sposteremo sulla produzione pubblicistica e saggistica di Lecco,
sempre legata allattualit e incentrata sul tema della
rappresentazione
dellebreo nellarte e nella cultura
contemporanea, dalla diaspora sino al nuovo stato di Israele.

Alberto Lecco

Un Cristo ebreo

Capitolo I
Il dilemma tra impegno (comunista-popolare) e disimpegno (ebraicoborghese): Anteguerra (1955)
Il primo romanzo di Alberto Lecco (Anteguerra),
profondamente autobiografico, narra la storia di due famiglie
milanesi che vivono nello stesso stabile: la famiglia borghese
Domined, composta dal padre Carlo, dalla madre Lucilla e dal
figlio Augusto; e quella dei portinai Rajoni, composta dal padre
Toni, dalla madre Sibillina Mastrogiacomo e dal figlio Gianni 1.
Siamo alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Romanzo-fiume
secondo i canoni classici del realismo ottocentesco, Anteguerra
presenta alcuni topoi della narrativa classica ebraica italiana:
limmagine dellebreo borghese inetto o indifferente, la sua
incapacit di reagire costruttivamente al rifiuto fascista 2. La
differenza rispetto ad altri autori di tema ebraico consiste nel
tentativo di smascherare linadeguatezza del personaggio di fronte
al mondo. La scelta del periodo storico (linterstizio fra il varo
delle leggi razziali e lo scoppio della Seconda guerra mondiale)
emblematica: lebreo italiano deve decidere da che parte stare. Alla
fine sceglie di non decidere e finisce morto per una triste fatalit
(come, alcuni anni dopo, il protagonista di Un ebreo nel fascismo di
Preti)3. Lecco non intende sfatare lo stereotipo ebraico-borghese
italiano, che descrive il personaggio ebreo come colto, raffinato e
malato di vivere4, ma vuole mettere in evidenza i meccanismi
performativi della sua tragedia storica ed esistenziale (lontogenesi
1
Cfr. G. Rimanelli, Il mestiere del furbo. Panorama della narrativa italiana contemporanea,
Milano, Sugard, 1959.
2
Cfr. V. Pinto, La terra ritrovata. Ebreo e nazione nel romanzo italiano del Novecento,
Firenze, Giuntina, 2012, cap. 4.
3
Cfr. ivi, cap. 3.
4
Cfr. ivi, cap. 5.

4
e la filogenesi freudiane). Lebreo non pu semplicemente farsi
comunista per combattere il fascismo, sfuggendo cos alla sua
ebraicit in vista di ununiversalit umana astratta e sradicata.
Deve anzitutto prendere consapevolezza di come la sua immagine
sia stata forgiata e modellata dagli altri. Questo processo
fenomenologico non affatto scontato e tuttaltro che
formativo: il personaggio scopre di non essere mai stato se
stesso, di essere prigioniero di una maschera che non riesce pi a
levarsi, finendo per morire della propria inconsistenza e futilit.
Anteguerra segue le vicende esistenziali delle due famiglie (in
particolare, i diversi rapporti coniugali tra i due borghesi, gretti,
egoisti e autoreferenziali, e i due proletari, cordiali, altruisti e
pronti al sacrificio), ma si concentra sulleducazione sentimentale
dei due giovani: Gianni, leroe, e Augusto, lantieroe. Lecco ha
cercato di ritrarre non soltanto le vicende adolescenziali dei due
ragazzi in un particolare momento storico, ma anche e soprattutto
la sua visione del mondo ebraico e del fascismo. Augusto e Gianni
possono essere considerati le due facce di una stessa medaglia: il
primo un inetto borghese, il secondo un inetto proletario alla
vita. La condizione sociale si riverbera sulla posizione politica e sul
diverso modo di reagire alla catastrofe bellica. Entrambi coltivano
una visione romantica e poco pragmatica dellesistente: il primo si
rinchiude progressivamente in una realt di mondi possibili
(realizzando la nemesi del materialismo borghese), il secondo,
posto di fronte a difficili scelte esistenziali, si sobbarca sulle
proprie spalle il dolore del mondo e intraprende una lotta
personale per il miglioramento della societ. Lidealismo delluno
destinato allo scacco come luniversalismo del secondo: la morte e
lesilio segnano il commiato dal loro mondo adolescenziale. Sullo
sfondo di questi conflitti adolescenziali si staglia non soltanto il
progressivo abbraccio mortale tra la Germania nazista e lItalia
mussoliniana, ma anche la promulgazione della legislazione
razziale (che riguarda in prima persona la famiglia di Augusto) e
lattivit comunista e antifascista (che riguarda in prima persona
quella di Gianni). Assume particolare rilevanza il percorso
esistenziale di Augusto (una sorta di alter ego dellautore), di madre

5
ebrea e padre cattolico, che propone il rapporto fra la sua
condizione sociale, la sua appartenenza etnico-religiosa e la sua
reazione di fronte alla conflagrazione bellica.
Il lungo romanzo di Lecco suddiviso in tre parti. La prima
(Autunno) precede linizio del nuovo anno scolastico. Siamo
nellautunno del 1938. Augusto stato bocciato agli esami di
riparazione 5. La madre Lucilla, donna sensibile, romantica, fragile,
preoccupata per le sorti del figlio. Il padre Carlo, azionista di una
societ dolio, uomo pragmatico e fondamentalmente privo di
ideali (fascista per opportunismo, pieno di s e gretto nei rapporti
umani), legge con preoccupazione i giornali riguardanti la
prossima visita del Duce a Milano e la piega antisemita del regime
fascista6. Lucilla litiga furiosamente col marito, che ha appena
ottenuto per il figlio il riconoscimento della non appartenenza
alla razza ebraica 7. Augusto, posto di fronte allo squallore
crescente della vita coniugale (i genitori si rinfacciano i rispettivi
amanti)8, viene spedito dal padre al Reale Collegio dItalia,
istituzione statale, laica e piuttosto lontana da casa, dove confida
che possa migliorare il rendimento scolastico9. La vita di Carlo
scandita dal lavoro nella ditta dolio, dallappuntamento con
lamante Luisa in un pied--terre e dal triste ritorno allambiente
familiare10. Augusto si reca col padre a sentire il discorso di
Mussolini a Milano proprio il giorno della sua bocciatura (il 19
settembre). Carlo cerca di catechizzare il figlio spiegandogli
comera lItalia prima dellavvenuta normalizzazione fascista: un
paese caotico, disordinato e infettato dai rossi11. Vorrebbe che il
figlio guardasse in faccia la realt, abbandonando ogni illusione
adolescenziale: Caro mio osserva , homo homini lupus,
ricordartelo. Lavorare o far lavorare gli altri. Questo un mondo
5

Cfr. A. Lecco, Anteguerra. Storia di due famiglie, Milano, Edizioni di scienze e arti,
1955, pp. 7 ss.
6
Cfr. ivi, pp. 14 ss.
7
Cfr. ivi, p. 32.
8
Cfr. ivi, pp. 23 ss.
9
Cfr. ivi, pp. 38 ss.
10
Cfr. ivi, pp. 50 ss.
11
Cfr. ivi, pp. 65 ss.

6
sporco, ma cos: o si lavora per gli altri o gli altri lavorano per te.
E tu nella vita cerca sempre di far lavorare gli altri per te, si sta
meglio12. Carlo non vuole che Augusto faccia lo scrittore
(attivit poco remunerata e virile), vuole istruire il figlio sui veri
piaceri della vita: un lavoro solido, una donna e poche illusioni sul
prossimo. Ma il ragazzo irremovibile: sentendo le parole del
Duce sulla questione ebraica, spera che la madre affermi la
propria ebraicit e, con essa, la propria dignit 13.
Mentre la vita borghese dei Domined scandita dalle
inquietudini adolescenziali di Augusto e dallincomunicabilit fra i
coniugi, ben diversa la situazione della famiglia Rajoni. Qui
prevalgono le preoccupazioni pratiche di tutti i giorni: il padre
Toni, oltre a fare il portinaio, sbarca il lunario come vetturino; la
madre Sibillina costretta a sbarcare il lunario con il meretricio.
Gianni stato presente alla parata in onore di Mussolini. Dopo
uniniziale infatuazione per la folla, inizia ad assumere una
posizione critica verso la nuova politica fascista: non capisce lodio
verso gli ebrei (Lucilla la sua insegnante di pianoforte, e Augusto
suo amico)14. Fa visita alla fidanzata Maria, unumile lavoratrice
che sogna per lui un futuro da grande pianista 15. Gianni, per
aiutare la famiglia ormai in ristrettezze finanziarie, decide di andare
nello stesso collegio di Augusto per terminare gli studi liceali, ma
anche per proseguire i suoi studi musicali16. In portineria suona il
piano per Toni, Sibillina e la sorellina Gelso: i genitori, che si
vogliono molto bene, sperano che il loro figlio si emancipi dalla
loro indigenza 17. Mentre Augusto si prepara a lasciare la casa per il
collegio, Carlo e Lucilla discutono dellavvenire del loro
patrimonio: il marito (convinto dal battage propagandistico
antisemita) vuole che la moglie glielo intesti per evitarne la
prossima confisca18. Lucilla, dopo averne discusso con le amiche a
12

Ivi, p. 82.
Cfr. ivi, pp. 85 ss.
14
Cfr. ivi, pp. 89 ss.
15
Cfr. ivi, p. 96 ss.
16
Cfr. ivi, pp. 107 ss.
17
Cfr. ivi, pp. 126 ss.
18
Cfr. ivi, pp. 139 ss.
13

7
un circolo letterario, confessa al figlio un dubbio che lha sempre
lacerata: che lui, forse, sia figlio di un altro uomo (un critico
musicale di nome Marcello Manchiuri), lamore della sua vita 19.
Carlo, dopo aver letto sul giornale i nuovi provvedimenti assunti
dal Gran Consiglio del Fascismo contro gli ebrei, parla
nuovamente con Lucilla della situazione politica. La donna, pur
riluttante, decide di firmare la cessione dei suoi beni per met al
marito e per met al figlio20. Lucilla confessa alla domestica
Francesca tutte le sue frustrazioni affettive e lavorative: non era
riuscita a diplomarsi al conservatorio per via delle sue mani troppo
piccole e non aveva potuto amare luomo della sua vita21.
La seconda parte del romanzo (Inverno) sinaugura con linizio
dellanno scolastico nel collegio milanese. Augusto, giunto alcuni
giorni prima di Gianni, ha subito modo di entrare a contatto coi
perversi meccanismi comunitari: laccettazione del branco e le
voci intorno ai comportamenti poco consoni di sua madre 22.
Gianni, invece, non ha bisogno di rincorrere il riconoscimento
altrui: riesce facilmente a conquistare la stima dei compagni, ma
anche linvidia del pi debole amico. Le idee troppo libertarie del
giovane figlio del popolo cominciano a preoccupare gli insegnanti
del collegio: Gianni si scontra, in particolare, col docente
ditaliano, che non gradisce il suo umanesimo ingenuo e poco
virile23. Augusto continua a combattere la sua personale battaglia
per un posto nel mondo: il padre Carlo lo vorrebbe sverginare
con la sua amante; un giorno si azzuffa con un compagno di
collegio per essere stato chiamato sporco ebreo24. Augusto si
riavvicina allamico Gianni: progettano di andare a vivere insieme
dopo il collegio e di dedicarsi alle loro rispettive passioni (la
musica e la letteratura)25. Sopraggiungono le vacanze natalizie:
Augusto torna finalmente a casa, dove lo attendono la madre
19

Cfr. ivi, pp. 147 ss.


Cfr. ivi, pp. 164 ss.
21
Cfr. ivi, pp. 175 ss.
22
Cfr. ivi, pp. 187 ss.
23
Cfr. ivi, pp. 206 ss.
24
Cfr. ivi, pp. 215 ss.
25
Cfr. ivi, pp. 249 ss.
20

8
commossa e il padre, orgoglioso per il figlio nella zuffa26. Durante
il pranzo di Natale, in cui Gianni suona alcune melodie al
pianoforte, Augusto conosce lamante del padre (Luisa
Santoliquido)27. Mentre il giovane Domined fantastica sul corpo
di una vera donna e sullesistenza o meno di un suo sentimento
amoroso, lamico Gianni affronta un Natale di ristrettezze: il padre
lavora nelle fredde serate invernali, aiutato dal meretricio materno,
pur di sostenere lavvenire del loro figlio pianista28. Durante le
vacanze incontra anche lamata Maria: lei, come il padre, teme che
le ardite idee politiche di Gianni possano metterne a repentaglio la
permanenza in collegio e la sua stessa libert29.
La posizione politica di Gianni (che si intreccia con la sua
condizione umana di proletario colto milanese) comincia a
definirsi: la lettura di molti testi di autori pericolosi come Marx
ed Engels lo spingono verso il comunismo politico 30. Il vicedirettore del convitto convoca Toni per metterlo in guardia di
fronte alle pericolose idee del figlio. Ma il padre vuole che Gianni
inizi ci che la sua generazione non era stata in grado di
concludere col biennio rosso: un cambiamento radicale della
societ italiana. Gianni fa visita a un vecchio intellettuale
comunista, che lo avvia a uno studio sistematico delle opere
rivoluzionarie 31. Leducazione sentimentale di Augusto affronta
lo scoglio rappresentato dallamante del padre: conosce Luisa e
sinnamora follemente della sua maturit32. Nel frattempo, Carlo
intende prendere alcuni provvedimenti sulla questione razziale in
ambito familiare: convinto che gli affari della sua azienda vadano
male a causa di un azionista ebreo; vorrebbe far battezzare
Augusto e divorziare dalla moglie, per non rimetterci ulteriore
denaro e rispettabilit fascista-borghese33. Lucilla non ne vuole
26

Cfr. ivi, pp. 258 ss.


Cfr. ivi, pp. 277 ss.
28
Cfr. ivi, pp. 308 ss.
29
Cfr. ivi, pp. 318 ss.
30
Cfr. ivi, pp. 327-328.
31
Cfr. ivi, pp. 329 ss.
32
Cfr. ivi, pp. 341 ss.
33
Cfr. ivi, pp. 352 ss.
27

9
sapere di convertirsi al cristianesimo, ma teme le azioni ritorsive
del marito: Carlo sta studiando un modo legale per costringerla
alla separazione consensuale per poterla spogliare di tutti i suoi
beni34. Lavvocato le consiglia di sorprendere il marito in flagranza
con lamante, ma Lucilla, recatasi nel suo pied--terre, finisce per
trovarvi inaspettatamente il giovane figlio!35 Carlo si ammorbidisce
e cerca di trovare un accordo con Lucilla, che si sente tradita da
tutti i familiari e dallamica Luisa36. Augusto comincia a sviluppare
una strana e bipolare consapevolezza di s: appagato grazie al
rapporto con Luisa e alla sua scrittura, ritiene che questa
superiorit edonistica lo render pi amabile agli occhi del
mondo37. Dopo che il vice-rettore del collegio ha scoperto un
gruppo di volantini propagandistici antifascisti 38, linsegnante di
religione Don Rivoli cerca di far ravvedere il comunista Gianni,
prima dellincontro decisivo col vice-direttore39.
La terza e ultima parte del romanzo, intitolata Primavera,
racconta lepilogo storico-esistenziale di Augusto e Gianni. Il
Rettore del convitto chiaramente antisemita: ritiene che gli ebrei
siano una minoranza maledetta e complottarda 40. Crede anche
che Gianni, amico di Augusto, sia ebreo in quanto comunista41.
Un lungo collegio docenti sancisce lespulsione del giovane Rajoni
per attivit sovversive42. Il padre Toni non sinfuria con Gianni, ma
lo mette in guardia di fronte al rischio di essere pedinato fino
allabitazione del vecchio comunista43. La frequentazione del figlio
costa al padre la revoca della licenza di vetturino da parte della
corporazione fascista44. Gianni comincia seriamente a pensare
allesilio per evitare di continuare a essere un peso economico e
34

Cfr. ivi, pp. 360 ss.


Cfr. ivi, pp. 378 ss.
36
Cfr. ivi, pp. 389 ss.
37
Cfr. ivi, pp. 410 ss.
38
Cfr. ivi, pp. 417 ss.
39
Cfr. ivi, pp. 440 ss.
40
Cfr. ivi, pp. 459 ss.
41
Cfr. ivi, pp. 472 ss.
42
Cfr. ivi, pp. 482 ss.
43
Cfr. ivi, pp. 512 ss.
44
Cfr. ivi, pp. 527 ss.
35

10
politico per la sua povera famiglia45. Il legame con la famiglia
Domined si fa sempre pi forte: Carlo, che ormai ha rinunciato a
divorziare da Lucilla, viene convocato in questura per fornire
alcune informazioni sul contegno del portinaio Rajoni e del
figlio46. Lucilla costretta a cedergli tutti gli immobili per evitare
che vengano sequestrati dallo Stato47. Augusto continua a
frequentare Luisa, ma vorrebbe anche conservare un rapporto
damicizia con Gianni, che osteggiato dal padre Carlo in quanto
membro inferiore nella scala sociale48. Luisa persuade Augusto a
deporre in questura sulle idee sovversive dellamico.
Accompagnato dal padre, il giovane Domined finisce per
confessare tutto ci che sa: Gianni sempre stato antifascista e lui
no, semplicemente perch non abbastanza intelligente49. Il
mondo ideale di Augusto comincia improvvisamente a incrinarsi:
lamore per una donna e per la letteratura si scontra con la tradita
fedelt allamico fraterno50 I genitori di Gianni lo accusano di aver
tradito il suo pi caro amico (Gianni stato portato via dalle forze
di polizia)51. Luisa confessa ad Augusto che stato Carlo a
spingerlo alla deposizione, semplicemente perch gli vuole bene.
Augusto non sa se togliersi la vita oppure se uccidere il proprio
padre, reo di averlo portato sulla cattiva strada52.
Augusto infuriato con i suoi genitori, ma alla fine da buon
borghese vile non ha il coraggio di rompere definitivamente i
legami con loro53. Gianni, che ha saputo da un milite fascista che
stato tradito dallamico Augusto54, ha modo di pensare in
prigione al significato del fascismo e al suo rapporto con lamata
Maria55. Improvvisamente senza alcun motivo apparente viene
45

Cfr. ivi, pp. 537 ss.


Cfr. ivi, pp. 545 ss.
47
Cfr. ivi, pp. 556 ss.
48
Cfr. ivi, pp. 567 ss.
49
Cfr. ivi, pp. 576 ss.
50
Cfr. ivi, pp. 597 ss.
51
Cfr. ivi, pp. 585 ss.
52
Cfr. ivi, pp. 597 ss.
53
Cfr. ivi, pp. 604 ss.
54
Cfr. ivi, pp. 611 ss.
55
Cfr. ivi, pp. 623 ss
46

11
rilasciato56. Torna a casa a prendere i suoi effetti personali e si
appresta a partire per lesilio francese57. Il padre, che ha venduto il
suo calesse per pagargli il passaporto, lo avverte del ravvedimento
dellamico e cerca di riavvicinarlo al figlio58. Gianni saluta Maria e
promette di sposarla59. Augusto, invece, dopo la scenata a casa,
tornato in collegio. Pensa alla scelta di Gianni e al suo
comportamento ingenuo e vile60. Mentre assiste a una
manifestazione fascista a Milano, pensa allimpegno politico e alla
guerra ormai imminente 61. A casa si respira un ambiente surreale:
Carlo e Lucilla sembrano aver stipulato un armistizio per il bene
del figlio, ma Augusto sembra ormai aver perso ogni speranza per
il futuro62. La madre lo mette al corrente della sua esperienza
amorosa con M.M., ma gli offre anche una visione della vita
alquanto mortificante e fatalistica63. Augusto si reca a salutare
Gianni, che tiene un piccolo concerto per i suoi familiari 64.
Augusto e Gianni fanno la pace: il giovane Domined vorrebbe
partire con lamico, ma non possibile 65. Laddio di fronte al
piazzale della Stazione anche il commiato dalla sua breve e
disgraziata esistenza spirituale: Io sono perduto e devo morire
si dice. E poi sono gi morto. Adesso capita che sono qui, in
questa piazza, e fra poco mi alzer e mi uccider, ma in realt da
quanto tempo sono gi morto? Forse dal principio di questanno.
[] Bisogna che non pensi pi a niente. Se penso soffro e non
voglio pi soffrire66. Ma proprio mentre sta pensando che ci sia
ancora un futuro e che tutto non sia perduto, Augusto incespica
sullorlo del marciapiede e cade:
56

Cfr. ivi, pp. 630 ss.


Cfr. ivi, pp. 638 ss.
58
Cfr. ivi, pp. 646 ss.
59
Cfr. ivi, pp. 659 ss.
60
Cfr. ivi, pp. 673 ss.
61
Cfr. ivi, pp. 684 ss.
62
Cfr. ivi, pp. 698 ss.
63
Cfr. ivi, pp. 706 ss.
64
Cfr. ivi, pp. 726 ss.
65
Cfr. ivi, pp. 738 ss.
66
Ivi, p. 746.
57

12
Lautobus gli fu sopra inaspettato e veloce. Augusto sent un soffice urto
sul fianco destro e ud ancora un lacerante stridio. Poi gli sembr di scivolare e
che qualcuno lo trascinasse per le gambe sullasfalto bagnato; ma non faceva
male, era consolante e meraviglioso non sentire alcun dolore. Senza dolore da
questo mondo pens67.

Anteguerra, pubblicato a spese dellautore per un piccolo


editore milanese, presentava in nuce il tema del conflitto tra
bene e male nella societ italiana fascista. sintomatico che
entrambi i protagonisti siano, a loro modo, degli sconfitti:
lantieroe ebreo muore per vilt, leroe proletario abbandona la
propria patria. Augusto e Gianni sono figli del loro tempo e
della loro rispettive famiglie: la piccola borghesia dei Domined,
che mescola il romanticismo spirituale (Lucilla) con una
meschinit materiale (Carlo), e il sottoproletariato dei Rajoni, che
mescola il realismo tragico (Sibillina) con la pavidit politica
(Toni). La critica ha apprezzato lampio affresco realistico di
Lecco, la pluralit delle voci umane e la caratterizzazione dei
personaggi68, mentre meno accondiscendente stata verso
leccessiva analiticit e il linguaggio (vedi la netta stroncatura di
Dario Grossi) 69. La forte impronta autobiografica ha reso allo
stesso tempo realistica e tipica la figura di Augusto, che incarna la
figura tragica dellebreo sotto il fascismo poi sviluppata in altri
romanzi. Lecco, che avrebbe voluto pubblicare la prosecuzione
Guerra70, ha tentato di rappresentare la condizione ebraica non
come un fenomeno meta-storico e meta-fisico ma come lesito di
un processo storico ben preciso: lincapacit da parte dellebreo di
ritagliarsi uno spazio individuale nel mondo e di affermare la
67

Ivi, p. 750.
Cfr. M. Fazi, Anteguerra. Ottimi inizi nel regno della narrativa per Alberto Lecco, Il
secolo XIX, 30 agosto 1955, p. 3; Libri e riviste, LXVIII, ottobre 1955, pp.
1840-1841; Almanacco italiano, 58, 1956, p. 319; Letterature moderne, VI, 3,
maggio-giugno 1956, p. 374; [G.T.] Due libri di un narratore, Il Popolo, 27 luglio
1961, p. 5.
69
Cfr. Il Ponte, XI, secondo semestre 1955, p. 2185; XII, primo semestre 1956,
p. 319.
70
Una sorta di prosecuzione di Anteguerra il racconto Morte di un padre
(Paragone, 330, agosto 1977, pp. 41-62), vincitore del premio Teramo nel 1977.

68

13
propria particolarit. Se il fascismo inaccessibile perch contiene
i germi della negazione dellebraicit, anche il comunismo non
rappresenta una soluzione realizzabile. Augusto fallisce
nellimboccare il sentiero stretto fra la distruzione dellidentit
ebraica da parte del fascismo e laffermazione dellidentit
comunista: la sua et, la sua sensibilit, la sua famiglia mista, la
societ del suo tempo gli impediscono di essere ebreo e uomo in
pari misura. Se essere ebreo ed essere uomo la stessa cosa, allora
il problema non unicamente individuale o familiare, ma diventa
anche sociale. Indagare sui meccanismi psicologici e sociali che
hanno distrutto lebraicit nel corso della storia diventa il compito
primario dellattivit letteraria di Alberto Lecco.

Capitolo II
Comprendere oltre la diversit: L'incontro di Wiener Neustadt
(1977)
Chiuso in una esemplare unit di azione, tempo e luogo,
Lincontro di Wiener Neustadt (1978) sinserisce nel bel mezzo della
quarantennale produzione letteraria lecchiana, caratterizzata dal
bisogno di testimoniare pubblicamente il Dasein ebraico nel
secondo dopoguerra1. Dopo il romanzo-fiume autobiografico
Anteguerra, lo scrittore milanese aveva dato alle stampe altri tre
romanzi e una raccolta di racconti: Unestate d'amore (1958), dove si
consuma un amore epistolare fra due villeggianti2; Prima del concerto
(1961), dove un medico insoddisfatto della propria esistenza
familiare e lavorativa ha un fugace incontro amoroso con una
ragazza davanti a una biglietteria lirica 3; I quindici (1963), che
racconta la vilt di un giovane mezzo ebreo ucciso
involontariamente dai partigiani comunisti4; Vieni notte! (1963), che
raccoglie alcuni racconti d'argomento ebraico (poi citati nei
romanzi semi-biografici del ciclo americano)5. Vieni notte!
presenta alcuni topoi della sua produzione successiva: la difficolt
a ritrarre la tragedia dellOlocausto senza un processo di profonda
immedesimazione nella storia ebraica (Vieni notte!), il suicidio come
testimonianza di una disperata richiesta damore (Come si
incontrarono, si amarono e morirono Giulia Frankel e Ladislao Levi) e il
problema del senso di colpa tedesco (Motek). Mentre I quindici
sono la naturale prosecuzione di Anteguerra (dove il protagonista
1

Su questo romanzo si veda il mio saggio, La parola ebreo. Lincontro di Wiener


Neustadt di Alberto Lecco (1978), La Rassegna mensile di Israel, LXXXV, 2-3,
agosto-settembre 2009, pp. 99-116.
2
Cfr. A. Lecco, Un'estate d'amore, Roma, Carucci, 1958.
3
Cfr. id., Prima del concerto, Roma, Carucci, 1961.
4
Cfr. id., I quindici, Roma, Canesi, 1963. Sulla ricezione di questo romanzo-breve
si veda [t.r.] I quindici, LUnit, 4 agosto 1963, p. 6 Cultura popolare, 35-36,
1963, pp. 217-218; Le cronache di Civitas, 1965, p. 175
5
Cfr. id., Vieni notte!, Milano, Ceschina, 1963.

16

amleticamente indeciso tra essere ebreo oppure no, sceglie la fuga


e quindi la morte per mano dei giusti), la raccolta di racconti del
1963 mostra unevoluzione narrativa nella poetica lecchiana, meno
analitica e pi incentrata sulla caratterizzazione morale dei
personaggi. Il tema del male e il rapporto dostoevskiano tra
vittima e carnefice vengono trasposti dalla Russia ottocentesca
nellEuropa occidentale novecentesca.
Lincontro di Wiener Neustadt, composto nei primi anni Sessanta
(ma rielaborato probabilmente negli anni Settanta sulla scorta di
alcuni eventi cinematografici come La morte a Venezia di Visconti
e Il portiere di notte della Cavani), pu essere paragonato a una pice
teatrale, non solo per la forma unitaria aristotelica ma anche per la
struttura rigidamente dialogica dellintreccio. Lo scenario
decisamente mitteleuropeo, quasi manniano per landamento
nebuloso, il gelo, la brevit e la coltre filosofica che avvolge i tre
protagonisti: la coppia di deportandi ebrei e un capitano delle SS.
Un ragazzino ebreo e un ferroviere sono le uniche compresenze in
carne e ossa che accompagnano i tre protagonisti, quasi a segnare
la partenza per gli inferi da parte degli ebrei. Il romanzo si apre
con i due protagonisti ebrei in attesa del treno-merci che li
deporter a Bergen-Belsen. Siamo nella stazione di Wiener
Neustadt, cittadina a sud della capitale austriaca e centro
ferroviario nevralgico. Qui e non da Vienna commenta lio
narrante le autorit naziste hanno deciso di far partire il
convoglio degli ebrei, perch, oltre ai problemi derivanti da un
recente bombardamento alleato sulla stazione della capitale
austriaca, un numero di bambini inspiegabilmente alto, biondi e
con gli occhi azzurri, avrebbe rappresentato uno spettacolo poco
edificante e forse persino deprimente per i benpensanti della
vecchia citt imperiale: avrebbe messo in discussione lo stereotipo
ariano6. I deportandi, prevalentemente ariani per aspetto fisico,
sono in tutto e per tutto austriaci nel comportamento e nelle
speranze (come quella nel ritardo del convoglio, tipico della
6

Id., Lincontro di Wiener Neustadt, Milano, Mondadori, 1978, p. 9.

17

democrazia antecedente lAnschluss del 1938). Gli ebrei


accovacciati sul piazzale della stazione non sembrano mostrare pi
alcun interesse verso il proprio futuro, tanto vero che le SS di
sorveglianza (indecifrabili idoli in uno stato di quiete) bivaccano
qua e l, avvolti nei loro lunghi mantelli neri: la resa al loro destino
tragico ormai completa7.
La descrizione della scena iniziale viene arricchita
dallirruzione di un bambino di dieci anni, vestito alla marinaretta
e con un taglio alla maschietta, che corre qua e l svolazzando con
il suo aeroplanino, mentre si diffonde nelletere una musica
proveniente dallufficio del capostazione. Il bambino, come
Ermes, accompagna gli ebrei verso la morte nei campi di
concentramento. Un altoparlante, forse inavvertitamente lasciato
acceso dal capostazione, diffonde le note di un compositore
classico tedesco (Bach o forse Gluck). Il capitano delle SS Oscar
Schelling, originario di Hannover (lequivalente di Firenze nella
storia della lingua tedesca), amante della musica classica e di
Goethe, decide di non interrompere il collegamento audio con
lesterno, perch convinto che, nonostante la dolce melodia del
grande compositore tedesco, non sarebbe mutata la distanzadifferenza genetica che separa ebrei e ariani. Schelling ascolta la
musica leggendo le Affinit elettive di Goethe, un romanzo di cui
ammira la misteriosa complicit dei protagonisti e la loro
lontananza dal sottomondo degli uomini comuni, quelli per cos
dire che si incontrano ogni giorno per la strada. Apprezza il
radicamento costruttivo dei personaggi dellopera goethiana, ricchi
borghesi privi di angosce materiali, intenti unicamente a progettare
e a costruire sulla propria terra la casa del loro futuro. Schelling
spera un giorno di poter essere come loro, perch pensa
rivolgendosi alla soluzione finale della questione ebraica non
il gesto orribile che conta ma lintenzione meravigliosa che lui e il
popolo tedesco stanno cercando di realizzare a danno dei
7

Cfr. ivi, p. 11.

18

diversi8. Dopo aver sbirciato fuori la massa grigia e informe dei


prigionieri e il ragazzino con laeroplanino, che gli infonde una
indulgente tranquillit, conclude fra s e s: A un vero uomo
tedesco non resta che questo da fare9.
Lentusiasmo tedesco (vittorioso sul logos ebraicoilluministico) spinto da una visione della bellezza unilateralmente
classica, volta a contrapporre lobbligo morale alla bellezza
plastica, il rigore etico allestetismo pseudo-platonico, la vita
(mobile) alla non-vita (immobile). Il messaggero della morte, il
ragazzino con il suo aeroplanino, abbandona la visione del
capitano nazista per dirottarsi verso due persone rannicchiate per
terra al limite estremo del raggruppamento, protagoniste
dellintera vicenda. Un uomo e una donna, che si distinguono fra
loro non per labbigliamento ma per la civetteria dello scialle di lei,
discutono con grande animazione, come se avessero fretta e, pur
senza ridere, quasi con allegria. La vivacit del ragazzino
interrompe bruscamente la loro discussione: il suo aeroplanino
tedesco non vola pi in cielo, perch lui ha ucciso il pilota tedesco.
La donna felice non perch laeroplano bruci, ma perch il
ragazzino voglia ucciderlo (il pilota tedesco): comprende
impercettibilmente e con un certo sgomento quale bellezza possa
esserci nellannientamento di una vita umana. Peter Jung e Anna
Rosenberg, la coppia di coniugi ebrei austriaci, sinterrogano sul
fatto che il ragazzino, cos come la maggioranza degli ebrei fermi
nella stazione di Wiener Neustadt, parli una lingua a loro ignota: lo
yiddish, quintessenza della sintesi diasporica fra tradizione e
integrazione, fra rigore e passione, fra etica ed estetica, avvenuta
nellebraismo orientale. Inizia uno scambio di battute sul rapporto
fra identit ebraica e germanicit, in cui i due ebrei austriaci non si
chiedono socraticamente cosa sia luna o laltra, ma
menippeamente la loro ragione pi intima e segreta10.
8

Cfr. ivi, pp. 12-13.


Ivi, p. 14.
10
Ivi, p. 24.
9

19

La fine della loro vita segnata indelebilmente dal naufragio


della ragione. Peter e Anna erano studiosi di filosofia a Vienna.
Non hanno nemmeno trentanni. Hanno sempre parlato, sin dai
primi giorni in cui si erano conosciuti11. Malgrado i consigli del
professore di Peter, i due coniugi avevano deciso di restare in
Austria, di non abbandonare la loro casa per cercare rifugio altrove
(in America o in Palestina, per esempio). Convinti che il loro
professore non fosse antisemita perch ha studiato (cio ha
spazzato via tutti i pregiudizi e le verit tradizionali prive con il
lume della ragione), braccati, senza un posto in cui andare e
senza una speranza nel futuro, hanno deciso di comune accordo di
consegnarsi alle SS. Il destino vuole che gli ebrei apolidi debbano
morire. Abbracciati su una panchina della stazione di Wiener
Neustadt, Peter e Anna si pongono un interrogativo filosofico
molto importante: dov finito il libero arbitrio? Hanno
effettivamente potuto scegliere il loro destino? Come i cristiani di
duemila anni prima, cos gli ebrei europei del XX secolo
attendono di varcare col sorriso sulle labbra le porte della vita
eterna. Peter e Anna discutono animatamente di un manoscritto
che il marito porta nella sua borsa di pelle. Un saggio su Hegel
che, forse, non vedr mai la luce (viene in mente il tragico destino
di Walter Benjamin). Peter e Anna sono pieni di odio verso se
stessi, perch non hanno capito niente di ci che stava accadendo
in Europa. Anna traccia un ritratto puntuale dellanimo umano.
Lunica eccezione rappresentata dal piccolo ferroviere occhialuto
che cammina nella stazione di Wiener Neustadt, che forse ha
sorriso loro, che forse si muove, che forse ride e piange, che cerca
di persuadere i nazisti a desistere, a rinunciare a quella immobilit
che uccide tutto, intorno. Insomma, si tratta del fatto che se non li
persuader, sar egli stesso ucciso. la sua ultima difesa, il suo
testamento, la sua domanda di grazia12. Ma Anna sogna anche di
un uomo capace di far loro spazio nella sua vita, di rompere
11
12

Ivi, p. 23.
Ivi, p. 42.

20

limmobilismo degli uomini, dei nazisti, di un uomo capace di


accogliere Hegel dentro di s, di non essere pi una cosa, ma
qualcuno. Peter rincuorato dalle parole consolatorie di sua
moglie. Sente che la vita passata non stata nientaltro che una
corsa senza fine, un cammino verso una mta che non esiste e che
non poteva esistere: il voler essere qualcun altro che non esiste.
Pensa agli anni trascorsi a Vienna nel suo istituto di filosofia, dove
lavorava a un nuovo progetto editoriale e cercava di crearsi una
posizione lavorativa solida13.
Lo sfogo senza speranza di Peter e Anna termina non appena
intravedono tra la folla dei prigionieri la sagoma immobile del
capitano delle SS. Il gelo pungente di quel gennaio 1942 (lo stesso
della conferenza del Wannsee, dove fu decisa la soluzione finale
del popolo ebraico) penetra nelle loro ossa e nei loro animi. La
sua gentilezza non soltanto era fatua, ma anche del tutto inutile e
rivolta addirittura agli spettri, come dire a gente inesistente14. A
Peter viene in mente la figura di suo zio Enrico, che preferiva
essere considerato una persona furba piuttosto che importante, un
uomo e non un modello: Se ci pensi bene, giusto. Chi
importante pu esserlo in quelle particolari circostanze e in un
momento particolare della sua vita. Ma chi davvero furbo pu
sempre diventare importante e rimanere furbo per sempre15.
Improvvisamente il capitano nazista scompare dal loro raggio
visivo, ma ricompare la voce di un uomo dal perfetto Hochdeutsch:
Non sono daccordo con voi, perch continua chi era
davvero importante si sarebbe dimostrato tale in qualsiasi
circostanza, anche sfavorevole, sarebbe stato eroe o delinquente
appunto secondo le circostanze, ma importante sempre, se per
importante si intendeva protagonista di qualche fatto
sufficientemente eccezionale16. Peter osa rispondere al capitano
nazista, con tono e pronuncia simile allufficiale nazista (non
13

Ivi, p. 46.
Ivi, p. 51.
15
Ivi, p. 54.
16
Ivi, pp. 55-56.
14

21

sappiamo cosa gli dica, perch conta la forma espressiva!): E


aveva parlato nel modo giusto; non nel solo modo che gli fosse
consentito e cio con il pi prudente ossequio ma nellunico
modo nel quale fosse in generale possibile parlare, anche in
circostanze del tutto diverse e per cos dire normali. Era riuscito a
trascinare la follia dentro lo spazio della saggezza e della quiete. Il
sorriso dellufficiale nazista scompare, guarda con aria turbata la
coppia di ebrei e dice loro: Voi esistete in quanto io vi faccio
esistere per distruggervi17. A Peter sembra per un attimo di avere
avuto in pugno il nazista, di averlo finalmente dominato. La scena
viene bruscamente interrotta dallululato delle sirene dallarme
aereo.
Termina cos la prima parte del romanzo, ambientata nello
spiazzo della stazione di Wiener Neustadt. Il bombardamento
aereo alleato sembra presagire un radicale capovolgimento dei
ruoli, ma non cos. Prigionieri e soldati nazisti scappano in tutte
le direzioni, tentando di trovare un riparo di fronte alle bombe.
Peter e Anna seguono misteriosamente lufficiale delle SS,
portando con s la valigetta contenente il manoscritto filosofico.
Un ordigno scoppia vicino a Schelling, che sviene e cade in una
fossa. Anna e Peter si ridestano nella buca insieme allufficiale
nazista. Si chiedono se non sarebbe meglio morire l, colpiti da
una bomba, piuttosto che sopportare il peso di un viaggio mortale
in Germania. Si ritrovano insieme allufficiale nazista svenuto, ma
non sanno perch labbiano seguito (amore, comprensione, paura,
ricerca della forma?). Peter prende la pistola di Schelling, ma
non ha il coraggio di sparargli o di fuggire via con la moglie. La
pusillanimit di Peter, malgrado lo sprone di Anna 18, testimonia
lassenza totale di prospettiva futura ormai radicata nei due ebrei
austriaci. Incapaci di reagire fisicamente e privi di qualsiasi volont
(eccetto, come vedremo, Anna), i due ebrei attendono
supinamente che il loro carnefice riapra gli occhi. Il capitano
17
18

Ivi, p. 58.
Ivi, p. 70.

22

nazista si risveglia e, in maniera piuttosto pigra, recupera la pistola


portagli cortesemente da Peter. Anna e Peter seguono docilmente
Schelling, che li riporta nella stazione di Wiener Neustadt. Prima
di seguirlo nellufficio del capostazione, vedono intorno a loro i
volti degli ebrei, soltanto stanchi, anzi sfiniti. Vedono anche il
ragazzo dellaeroplanino, che li guarda con occhi sbarrati e
apparentemente distratti, ma nessuno del piccolo plotone sembra
interessarsi a quello sguardo provocatore19.
La terza e ultima scena del romanzo si svolge nel casotto del
capostazione. In questo luogo separato e lontano dagli occhi
indiscreti degli altri deportandi, i tre protagonisti imbastiscono un
dialogo tra sordi, anche se in realt il ruolo di indiscusso
protagonista lassume il capitano nazista, vero demone
dostoevskiano. Schelling apre le danze chiedendo perch non lo
abbiano ucciso. Non capisce la comunicazione emotiva imbastita
dai due ebrei, che si scambiano semplici sguardi. Ma intende
comunicare ai due ebrei che li ha eletti unicamente in base alle
loro competenze linguistiche. L'elezione non avviene per mano
delle due persone davanti a lui ma della sua coscienza riflessa,
interlocutrice del suo dialogo-monologo, logicamente
impeccabile. La spiegazione offerta da Schelling non altro che
una serie di nomi giusti. Ogni cosa, ogni persona, ogni fatto a
questo mondo deve avere dei nomi. Ogni nome devessere quello
e basta. Il nome giusto20. Il capitano delle SS cerca di capire la
propria coscienza attraverso una matematizzazione della ragione
strumentale. Cerca di capire se gli ebrei sono convinti del fatto di
dover soccombere e se ritengono giusto questo fatto, se essi
sono laltro da s, cio quasi uguali a quelli che li vogliono
morti, spariti, cancellati, e cio uguali a noi, rassegnati e rivoltosi,
due cose sorde, empie, due cose che stanno insieme molto pi di
quanto non si creda e molto spesso. Gli ebrei sono quello che gli
altri dicono che siano? Pu un ufficiale delle SS laureato in
19
20

Cfr. ivi, pp. 77-78.


Ivi, p. 87.

23

filosofia vedere e capire in modo diverso dal solito?21 Questa


lidea balenata a Schelling mentre, disteso e inerme nella buca,
viene fissato dai due ebrei incapaci di tirare il grilletto22.
La resa dei conti fra gli ebrei e il nazismo trova una sordida
espressione nel monologo di un ufficiale tedesco nella cabina della
stazione di Wiener Neustadt. Schelling continua a parlare,
interrotto qua e l da Peter e Anna, allevidente ricerca di un punto
di contatto: Sotto di noi e dico sotto apposta e non dentro,
dico sotto come se pensassi a un vulcano sotto di noi c la
disperazione. [] Ma sotto di voi c una illusione. Saranno
vulcani soltanto spenti i nostri? Il vostro Mos, il vostro Spinoza,
il vostro Marx e, perch no, il vostro Cristo. [...] Ma forse una sola
vostra parola stava diventando pi forte di mille nostre armate. E
in ogni modo, noi sapevamo che, con quello che avevate, siete
riusciti a distruggere quasi tutto23. Peter e Anna nutrono il
desiderio di reagire a questa sadica e risentita confessione di
Schelling. Fuori dalla finestra si vedono gli occhioni blu del
ragazzino vestito alla marinaretta, larcangelo-messaggero pronto a
portare la notizia della parola ai loro correligionari. Anna si rende
improvvisamente conto, con una certa dose di raccapriccio, di
voler ancora vivere, che laggi nella fossa aveva desiderato solo la
propria sopravvivenza, non quella di lei e del marito insieme,
perch sente che per il suo Peter non c pi niente da fare, da
tempo. Getta unocchiata interessata verso Schelling, avvertendo
per qualche attimo un certo fascino nelluomo; non per un
particolare anatomico o per un comportamento, ma per il tutto,
per quella forma di bellezza che non conosce il dubbio della
ragione, che quello che . Questa strana consapevolezza solleva
improvvisamente un sentimento di curiosit nei confronti del
capitano nazista: Anna cerca di scoprire il bambino tra le rughe
pi ignobili, magari per scoprire come sia diventato cos, cio un
21

Ivi, pp. 88-89.


Ivi, p. 90.
23
Ivi, pp. 94-95.
22

24

nazista, tra le innumerevoli possibilit e probabilit della vita. Per


colpa della madre, forse?24
Peter ripensa a una sua compagna di scuola, di cui si era
invaghito e che non faceva altro che parlargli della bellezza di un
altro loro compagno, come se essa gli fosse naturalmente preclusa.
sconcertato, il giovane studioso di filosofia, dal comportamento
della moglie, che prima lha incitato a uccidere il nazista e ora
cerca di sedurlo. Schelling, invece, irritato dalla comunicazione
non verbale dei due coniugi ebrei, da unintroversione che non
conosce pubblicit. Si rende conto che la sua rabbia deriva dalla
sfida lanciatagli dai due ebrei, che si sono buttati allo sbaraglio per
vincere25. Peter sta tentando di salvare s e sua moglie, attraverso
la sua storia personale. Spiega a Schelling di come si sia pagato
gli studi lavorando in una fabbrica di bottoni, di come abbia
desiderato con tutte le forze non una divisa ma una scrivania
Chippendale, di come abbia fiducia nella parola, nel suo
dattiloscritto che protegge con tanta cura e attenzione. Ma
Schelling non prova alcuna compassione per loro o per quella
cultura della rassegnazione che incarnano allennesima potenza 26.
Peter alle corde. Cerca in tutti i modi di uscire dallangolo in cui
si cacciato con la sua parola, raccontando di un delitto avvenuto
nella sua citt natale. Schelling sa che Peter ai suoi piedi,
qualunque cosa egli dica; si rende conto che, inavvertitamente,
lebreo sta offrendo il fianco alla sua tesi di fondo: che ci che
conta il metodo, non il fine che si realizza. Anna non inorridisce
di fronte al teatrino cui assiste, anzi: Il capitano Oscar Schelling le
era piaciuto. Lei forse per un attimo lo aveva perfino amato. E
adesso voleva confessarlo a Peter. [] Toccava a Peter di volere, a
suo modo, catturare il nazista. Toccava a lui, ora di doverlo amare
e sedurre. E tutto ci era cos dolce e cos folle che le inteneriva e
la faceva vivere come in quel momento che aveva incontrato Peter
24

Cfr. ivi, pp. 97-100.


Cfr. ivi, pp. 104-105.
26
Ivi, pp. 108-109.
25

25

per la prima volta27.


Peter continua nel suo vano tentativo di soverchiare il nazista.
Cerca di eliminare ogni forma di bellezza nella morte, per
riportarla a quello che : la sofferenza per una perdita (paterna, in
questo caso)28. Ma Schelling non pare proprio impietosirsi di
fronte a questo espediente psicanalitico: Mio padre morto nel
suo miserabile letto piccolo borghese a due piazze. morto di
nefrite. Anna si rende finalmente conto che il capitano nazista
non li vede, non li ascolta sul serio: quando tu parli non sta dentro
di te che parli e perci le parole che gli dici gli arrivano da chiss
dove, ma non da te. E niente di tuo gli arriva come se fosse anche
suo29. Peter ormai consapevole del suo delitto: quello di aver
voluto onorare luniversalit umana nel dialogo con il nazista
rinnegando il suo io pi profondo 30. Felice di sentirsi ebreo, avverte
la propria complicit in un evento storico ineluttabile come la
Shoah. Il suo volto triste e invaso di silenziosi e invisibili
lacrime31. Le parole di Peter trasmettono calore e sicurezza alla
moglie Anna. I due coniugi decidono di non parlare pi al
capitano nazista, che sorrideva in modo fatuo come quando si
gioca con una certa idea vergognosa e perci, non potendo n
buttarla fuori n sbarazzarsene, la si seppellisce in se stessi come
se fosse assolutamente privata. Egli poi si sforza in tutti i modi di
far esprimere al proprio volto qualche segno di pazienza. Ma il suo
volto appare perfino incapace di inventare e traduceva invece una
generale vacuit di sentimenti e di affetti in un unico ghigno
atroce32. Schelling si riprende dallunit dazione, dintenti e di
sentimenti ritrovata dalla coppia di ebrei, tornando ad attaccare il
loro legame indissolubile nellunico modo che ha a disposizione.
Affermando che, essendo morto Dio, tutto permesso:
27

Ivi, pp. 109-110.


Ivi, p. 110.
29
Cfr. ivi, pp. 111-112.
30
Ibidem.
31
Ivi, p. 113.
32
Ivi, pp. 114-115.
28

26

Il fatto che non c n dio, n uomo, non c niente ed tutto un gran


zero. Prima o poi, anche ci che esiste ora, sar distrutto. Tanto vale anticipare
questa distruzione. Poich non si pu vivere, tanto vale distruggere. E noi
seppelliremo tutto proprio qui, nel centro di questa Europa dove nato tutto, per
lo meno dove nato quello che voi chiamate tutto, la ricerca della verit, la strada
verso la libert. [] Il nostro problema non di vincere o di sopravvivere, ma di
gettare questo seme nella maggiore quantit possibile di luoghi abitati, facendo
magari finta l per l di perdere e annullando, spostando sempre pi in l, la
ricerca della verit e la strada verso la libert, queste due follie; finch esse non
arrivino ai confini del mondo. [] Il ricordo della nostra vittoriosa sconfitta li
persuader a questo, prima o poi. E anche se non lo faranno in nome nostro, anche
se lo faranno per ragioni che sembreranno diverse, in realt lo faranno a causa di
noi nella loro memoria. E tu ebreo, piccolo ebreo intelligente, impotente e noioso,
mi vieni a parlare di complicit e mi dici che basterebbe inchinarti. Ma con chi
dunque credi di avere a che fare? Noi siamo gli ultimi uomini grandiosi, non te ne
sei dunque accorto? Ma s, te ne sei accorto. Se tu non te ne fossi accorto, non ti
lasceresti fare quello che ti lasci fare da noi. Noi siamo spietati della vostra verit
e della vostra grandezza. Perch non detto che un comportamento sottomesso
e remissivo non possa essere anche dispotico, e che la bont non possa diventare
cattiveria. Ci avete chiamato a questo banchetto e noi che avevamo fame, abbiamo
accettato linvito. Credi che io non sappia che ogni tanto quel ragazzo, l fuori,
quel ragazzo ebreo vestito alla marinara, quel vostro arcangelo fanciullo, ogni
tanto veniva alla finestra? Ho capito fin dal primo momento quel che avrebbe
fatto. Ma non potr annunciare niente al popolo. Gerusalemme non mai qui e il
suo muro del pianto invece circonda tutta la terra e non come una muraglia
cinese ma come una sconfinata ragnatela. Non vi sar nessun annuncio. Lebreo e
il tedesco ancora una volta non hanno parlato, non si sono detti niente. E avrete
notato, spero, che ho nominato lebreo per primo 33.

Lepilogo vicino. Peter continua a parlare attraverso una voce


non sua, alla vana ricerca di una conferma del proprio destino
nella maschera della morte nazista: Tu ci credi che non abbiamo
paura di morire?, gli chiede senza per ricevere risposta alcuna.
Improvvisamente, fanno il loro ingresso sulla scena due soldati,
che intimano ai due ebrei di alzarsi e li accompagnano verso
luscita di scena. Schelling restituisce a Peter il manoscritto su
Hegel, che ha un impeto di inutile universalit dialogica34.
33
34

Ivi, pp. 117 ss..


Ivi, p. 127.

27

Schelling sente di aver paura, avverte per un istante la propria


nudit di fronte alla propria coscienza. Ma non fa altro che gridare
con voce pazza e bestiale: Fuori! Fuori! Fuori! Da quel buio
affollato e gelato che li aspettava e che ormai li stava
inghiottendo, si sente la voce di Peter rimbombare nelletere,
come se chiamasse qualcuno: Noi ti abbiamo perfino amato,
nazista!, mentre viene soffocata da uninfinita onda di lacrime e
dai baci di Anna, che lo segue incespicando nella neve alta e
incredibilmente soffice35.
Romanzo forse troppo cerebrale nella sua parte finale,
Lincontro di Wiener Neustadt ha mietuto generali consensi fra la
critica giornalistica e letteraria: vinse il premio Salerno nel 1979 e
giunse nella cinquina del Premio Strega. Rispetto allinterminabile
Anteguerra, questo romanzo-breve pi facilmente leggibile e
inquadrabile da parte del pubblico colto: contiene molti topoi
della cultura mitteleuropea (pi noti agli studiosi e ai critici rispetto
ai topoi russi), offre unidentit morale complessa ma riconoscibile
dei personaggi in campo, ambienta la tragedia ebraica nellEuropa
bellica (n prima n dopo) e soprattutto fa morire i
protagonisti ebrei. Attilio Bertolucci rileva nel manoscritto
filosofico di Peter un segnale di speranza e di riscatto per il mondo
postbellico36. Antonio Debenedetti mette in evidenza la complicit
fra vittime e carnefici. Giorgio De Rienzo punta lattenzione sul
martirio ebraico come strumento per superare una visione
falsamente manichea della realt e per approdare a una reale
conoscenza del diverso37. Giovanni Raboni si concentra sul tema
del nazismo eterno, riletto alla luce dei due modelli lecchiani
(Dostoevskij e Kafka) attraverso una tonalit da operetta morale38.
Mario Biondi individua nel rapporto fra vittima e carnefice una
35

Ibidem.
Cfr. A. Bertolucci, Non andato perduto il manoscritto di Wiener Neustadt, La
Repubblica, 28 gennaio 1978, p. 12.
37
Cfr. G. De Rienzo, Sulla strada del lager, La Stampa, 24 febbraio 1978, p. 12.
38
Cfr. G. Raboni, Unatroce vacanza aspettando la morte. Inquietudini doggi sullo sfondo
del nazismo, Tuttolibri, 4 febbraio 1978, p. 7.

36

28

possibile chiave di lettura politica aggiornata39. Daniele Del


Giudice vede nel martirio dei coniugi ebrei unestrema
dichiarazione damore verso lumanit irredenta 40. Roberto Cantini
rilegge il rapporto tra il filosofo Schelling e la coppia di ebrei alla
luce del sonno ammaliatore della ragione41. Domenico Porzio si
concentra sul rapporto della comprensione che sinstaura fra
vittima e carnefice42. Giorgio Romano rileva il retaggio
dostoevskiano di Lecco, capace di amplificare e diversificare la
tragedia della deportazione 43. Giuliano Manacorda, infine, rileva la
vicinanza nella struttura dialettica alla satira menippea 44.
Lecco ha deciso di pubblicare questo romanzo solo alla fine
degli anni Settanta, spinto dallesigenza di rispondere
pubblicamente a una certa immagine (a suo giudizio deleteria) sul
rapporto tra ebreo e nazista che andava circolando nella cultura
popolare italiana. In particolare, criticando la visione semplicistica
e freudiana offerta del rapporto tra vittima e carnefice nel
Portiere di notte di Liliana Cavani, lo scrittore milanese sottolinea
lesigenza di evitare facili assoluzioni dellOlocausto e di
concentrarsi, piuttosto, sulle caratterizzazioni morali dellebreo e
del nazista45. Lincontro di Wiener Neustadt non tenta di avvicinare gli
ebrei ai nazisti per instaurare una sorta di correit di fronte alla
storia, ma ambisce a mettere in luce il sottile e perverso
meccanismo inconscio presente nellanimo umano: il capitano
delle SS e la coppia di ebrei rappresentano chiaramente identit
morali incarnate, che discutono su alcuni problemi filosofici, come
la nietzscheana esistenza di Dio, la bellezza mondana e il senso
39

Cfr. M. Biondi, Il gioco ambiguo del carnefice e della sua vittima, LUnit, 17 aprile
1978, p. 7.
40
Cfr. D. Del Giudice, Il caso di Alberto Lecco, scampato al destino di inedito, Paese
Sera, 11 febbraio 1978, p. 3.
41
Cfr. Epoca, 29, dicembre 1978, p. 93.
42
Cfr. Panorama, 7 marzo 1978, p. 13.
43
Cfr. La Rassegna mensile di Israel, XLIV, 7-8, 1978, pp. 534-535.
44
Cfr. G. Manacorda, Incontrarsi a Wiener Neustadt, Rinascita, XXXV, 16, 21
aprile 1978, p. 21.
45
Cfr. infra, capitolo VII.

29

del giusto. Pur compiendo una scelta di campo piuttosto chiara,


Lecco vuole portare alla superficie il nazista e lebreo dentro di
noi, ricorrendo volutamente a figure ideali e a unambientazione
volutamente estrema, tipicamente menippea. La stazione
ferroviaria rappresenta la porta degli inferi: il treno condurr i
condannati a morte nelle viscere della terra. Il dialogo fra i
protagonisti non socratico ma come insegna Rabelais - una
satira menippea, non punta cio al raggiungimento di una verit
condivisa ma alla manifestazione di punti di vista estremi, tragici e
grotteschi in egual misura. Questa rilettura tragica consente a
Lecco di delineare realisticamente la complessit psicologica dei
personaggi, senza sentenziare sul bene o sul male ma
mostrando il bene e il male incarnati. Solo in questo modo a
suo giudizio era possibile superare la dialettica tra vittima e
carnefice per unumanizzazione completa di entrambe le categorie.

Capitolo III
Libert e morte: lAmerica quale locus horridus della condizione
umana
La conclusione de Lincontro di Wiener Neustadt segna una
svolta nella poetica lecchiana. La sconfitta della ragione di fronte
alla barbarie nazista anche il segnale tangibile della lenta deriva di
uno spazio politico privo di vita e rinchiuso in se stesso. Forse
proprio lincomunicabilit dei protagonisti ad aver indotto lo
scrittore milanese a trasferire le nuove storie sul Nuovo
Continente1. LAmerica diventa nella poetica lecchiana laltra
Europa: il luogo ideale dove gli ebrei possono raccontarsi come
essi sentono di essere, come sognano di diventare e come veramente
sono2. Nel 1968 Lecco aveva pubblicato un poemetto intitolato
Mia America Judith, ripubblicato presso Guanda nel 19803, dove
esprimeva chiaramente la propria visione di quel mondo attraverso
una fittizia quanto ossessiva figura femminile ebraica, creatrice e
distruttrice del vecchio mondo4. LAmerica diventa come
osserva Walter Mauro nella premessa a Luomo del libro una terra
disinibita e crudele, rigurgitante inferno di uomini vivi e vitali, che
scontano quotidianamente la pena dellesistere sul fragile progetto
dellessere5. Judith, una giovane ebrea newyorchese amata per
alcuni mesi negli anni Sessanta, rappresenta il conseguimento di
quellunit esistenziale auspicata e paventata dallautore:
lidentificazione totale tra carnefice e vittima in una realt piccoloborghese6. Proprio il tema di una vitalit inquieta e contraddittoria,
fatta di ampi spazi fisici e psicologici percorsi alla ricerca di
1
Cfr. G. Massara, Americani. Limmagine letteraria degli Stati Uniti in Italia, Palermo,
Sellerio, 1984.
2
Cit. A. Lecco, Luomo del libro, notizia di W. Mauro, Roma, Citt Armoniosa,
1991, p. 16.
3
Cfr. Tuttolibri, 12 luglio 1980, p. 20.
4
Cfr. id., Mia America Judith, Roma, Carucci, 1968.
5
Cit. id., Luomo del libro, cit., p. 16.
6
Cfr. ivi, pp. 17 ss.

32

unirraggiungibile mta, rappresenta il filo conduttore di alcuni


romanzi lecchiani dedicati allAmerica: Un Don Chisciotte in America
(1979), La casa dei due fanali (1991) e Luomo del libro (1991). In
queste opere lo scrittore milanese ha cercato di mostrare, in una
cornice psicologica dostoevskiana (senza, per, lafflato misticoreligioso del russo), una nuova possibilit dellidentit ebraica: il
conseguimento di una vitalit della parola, assente per ragioni
storiche e culturali nel vecchio continente. LAmerica diventa
una terra dove storia, vita e parola sono di casa, dove il paradiso
tocca linferno e viceversa.
1. Un Don Chisciotte in America (1979)
Il primo romanzo della trilogia americana racconta le
avventure picaresche di Davide Moroni, un mezzo ebreo italiano
che, a distanza di dieci anni, torna in America per riassaporare la
storia damore con una ragazza di nome Judith. Questo primo
romanzo americano, dai chiari elementi autobiografici, viene
pubblicato poco dopo Lincontro di Wiener Neustadt, anche se la sua
gestazione era pi che decennale: risaliva ai soggiorni newyorchesi
dellautore fra gli anni Sessanta e gli anni Settanta. Davide, uomo
sposato con figlia, sente lirresistibile bisogno di abbandonare il
tranquillo nido familiare italiano per avventurarsi in un mondo
nuovo, quel mondo dove crede di poter realizzare appieno il
proprio bisogno di una vita interamente ebraica e zigana, sulle
orme di un amore completo e perduto. La sua piccola odissea
costellata da una serie di incontri particolari. Il primo avviene
sullaereo che lo porta in America. Qui Davide conosce una
biologa ebrea newyorchese di nome Ellen, alla quale racconta la
sua storia attraverso un poema intitolato alla sua amata: Judith
Liedermann, ragazza ebrea che aveva incontrato nel suo secondo
viaggio oltreoceano proprio mentre ne cercava unaltra 7. Davide
ed Ellen vivono una breve ma intensa relazione sentimentale.
Ellen, donna spezzata dalla vita, gli racconta del suo tragico
7

Cfr. id., Don Chischiotte in America, Milano, Mondadori, 1979, pp. 9 ss.

33

matrimonio con Thomas, figlio di un professore di storia di


Harvard morto suicida8. Davide la porta in giro per la citt alla
ricerca dei luoghi del suo amore ebraico: la casa dei due fanali
(mia gracile casa svuotata e divenuta covo di serpenti ignari, recit Ellen
sottovoce)9 e un vecchio caff al Greenwich Village, dove lebreo
italiano ritrova la firma dellamata Judith nel quaderno-album
dellinaugurazione del locale10. Dopo aver regalato a Ellen una
copia del suo poemetto, Davide decide di proseguire il proprio
viaggio verso San Clemente, in California, dove lattende Judith, in
pullman11.
Il lento avvicinamento di Davide allamata Judith costellato
da altre figure picaresche, tutte espressioni di un mondo diverso
e apparentemente poco incline alla sterile introspezione. Sulla
corriera incontra Tom, un cow boy ammalato di cancro, ma
schietto e vitale come un ragazzo di ventanni12. I due conversano
allegramente del passato e delle differenze fra i due continenti:
Tom gli racconta della sua esperienza bellica in Europa e della sua
amata Anita lasciata prima di partire per il fronte, mentre Davide
gli spiega la ragione del suo viaggio13. Durante la tappa a
Indianapolis, Tom presenta a Davide una giovane ragazza di nome
Minnie, amica di Anita14. Davide, che ha appena avvertito Judith
del suo lungo viaggio in pullman, inizia la sua avventura nel cuore
dellAmerica profonda attraverso gli occhi di persone comuni:
racconta del suo folle ritorno per una donna; prova a spiegare la
vita di Don Chisciotte e il suo rapporto con le donne; saluta la
prostituta che lha amato per un giorno intero 15. Mentre il pullman
fa tappa a Saint Louis, Davide chiama Judith e Paola, la moglie che
8

Cfr. ivi, pp. 15 ss.


Ivi, p. 49 .
10
Cfr. ivi, pp. 27 ss.
11
Cfr. ivi, pp. 39 ss.
12
Cfr. ivi, pp. 53 ss,
13
Cfr. ivi, pp. 60 ss.
14
Cfr. ivi, pp. 74 ss
15
Cfr. ivi, pp. 87 ss.
9

34

ha lasciato a Roma: la prima comincia a temere lincontro dopo


tanti anni, mentre la seconda lo vorrebbe al fianco suo e della
figlia Giuditta16. Sulla corriera Davide, mentre sogna di essere
Ulisse nel suo viaggio di ritorno a Itaca, si sveglia a fianco di una
bella ragazza di colore di nome Moon 17. Sconcertato e sorpreso
dalla vitalit di quella Nausicaa, Davide se ne invaghisce e la segue
a casa con le due cugine18. Qui conosce il padre: il predicatore
texano John Moses Arlem. Luomo gli racconta del precedente
fidanzato di Moon (un altro scrittore di mezza et di nome
Richard, che lei segu a Parigi) e gli svela di essersi innamorato
anchegli di una ragazzina per paura della morte: Amare i giovani
dice non diverso da amare Dio. Una illusione 19. Davide
legge un libro di poesie trovato l per caso, sotto gli occhi vigili di
un giovane nero20. Riesce a possedere Moon una sera su un prato,
ma, mentre lei cerca di far luce con una torcia, luomo fugge come
se si fosse avvicinato troppo a un segreto indicibile: Non posso.
Non so, pensa tra s e s21.
Il viaggio verso Judith riprende. A Phoenix Davide incontra
un vecchio italo-americano in compagnia della sua amante (in
realt, sua moglie), ai quali racconta per filo e per segno tutta la
sua vicenda amorosa: il viaggio a New York nel 1965,
linnamoramento per Judith (molto simile alla madre appena
morta), landirivieni fra Roma e lAmerica, il soggiorno italiano di
Judith, le minacce del padre, il ritorno di lei negli Stati Uniti, il
pensiero omicida di Davide, il matrimonio di Judith con Philipp e
il trasferimento in California con la figlioletta Mary Jo 22. Davide
raggiunge finalmente Judith a San Clemente: di fronte al suo
desiderio si rende conto di quanto sia ancora bella a distanza di
16

Cfr. ivi, pp. 104 ss.


Cfr. ivi, pp. 118 ss.
18
Cfr. ivi, pp. 130 ss.
19
Ivi, p. 154.
20
Cfr. ivi, pp. 157 ss.
21
Ivi, pp.178-179.
22
Cfr. ivi, pp. 180 ss,
17

35

dieci anni, ma pi che certo che non lama pi, che non intende
pi ucciderla e che il suo soggiorno californiano sar molto breve:
Adesso Davide seppe di non aver fatto le due sole cose che si
possono fare e forse si debbono fare in caso di passione; e cio
tentare, in mille modi diversi, di ottenere loggetto amato oppure,
in caso di sconfitta o di perdita, annientarlo anche fisicamente 23.
Davide ha solo una curiosit da soddisfare: vuole sapere dove si
trovava Judith dieci anni prima, la sera che lui decise di partire per
Roma24. Ma la donna vuole semplicemente affrontare i piccoli
problemi quotidiani: se non lama pi, pu anche andarsene e
restituirgli il denaro delle chiamate interstatali25. Dopo un lungo
sfogo, Davide si rende conto di non aver mai amato Judith come
donna concreta, ma di averne fatto una sorta di feticcio
idealizzato, di totem della sua ispirazione poetica: non laveva
sposata quando avrebbe potuto, facendola finire nelle mani di
Philipp. Aveva, fin dallinizio, voluto fuggire da lei, amandola, e
per la sua eterna paura che lei non corrispondesse al suo amore, o
perch, fin dallinizio, si era accorto di non amarla pi?26 Quella
notte decide di andarsene via e di tornarsene in Italia:
Davide svolt un angolo di strada e perfino la casa di Judith spar alla vista.
Camminava adagio adesso, mezzo piegato dal peso della borsa, sicuro di non
avere altro orizzonte ormai, davanti a s, che quel muro grigio di pioggia fine fine
che gli inumidiva la faccia, n altra mta che la stazione dei pullman dove un
pullman uguale a mille altri lo avrebbe ricondotto, in lunghe e vuote giornate
grigie come quella pioggia che lo illudeva di avere il viso bagnato non di lacrime,
fino a New York; e poi, il pullman, divenuto il solito jet, lo avrebbe ricondotto in
poche ore affollate ormai di sola malinconia generica e inutile, dalla quale
qualsiasi nostalgia precisa e qualsiasi speranza sarebbero state bandite per sempre,
fino allItalia, fino a Roma, fino a casa 27.

23

Ivi, p. 226.
Cfr. ivi, pp. 228 ss.
25
Cfr. ivi, pp. 242 ss.
26
Ivi, p. 251.
27
Ibidem.
24

36

Un Don Chisciotte in America il primo e, forse, pi riuscito


romanzo americano di Alberto Lecco: non si presta allansia di
morte e alla mitogenesi dellebraicit. Rispetto ai suoi due
precedenti romanzi ebraici si nota una sorta di privatizzazione
della memoria: lo spazio aperto del Nuovo Continente pone lo
scrittore ebreo di fronte a una realt che sembra ignorare le
categorie del bene o del male ma presenta la ricerca tragica e
comica della felicit nelle memorie degli improbabili protagonisti.
La tipizzazione morale dei personaggi, molto forte nellIncontro di
Wiener Neustadt, lascia letteralmente lo spazio a una mera
esposizione nostalgica delle loro memorie vissute: il viaggio verso
lamore perduto diventa un viaggio verso la morte, mentre la vita
diventa una corsa affannosa verso qualcosa che non c pi. La
ricezione del libro, sulla scorta del successo dellanno precedente,
fu complessivamente buona sulla stampa quotidiana e periodica.
Come confessa lo stesso Lecco in unintervista a Elio Pecora, la
differenza di et tra i due protagonisti una sorta di risposta al
mito della giovinezza dellOccidente, che ha dimenticato la
tragedia e la catartizzazione della morte28. Giorgio De Rienzo si
sofferma sulla scrittura istintiva dello scrittore milanese, capace di
incantare nella sua immediatezza ma poco incline ad affrontare la
complessit dellintreccio29. Giovanni Raboni nota il legame tra il
tema del viaggio e lillusione della meta30. Alberto Barberis lo
definisce come il primo romanzo on the road della letteratura
italiana contemporanea, pur privo del forte impatto emotivo
dellIncontro di Wiener Neustadt 31. Giuseppe Prezzolini evidenzia il
carattere quasi onirico del viaggio americano e la struttura del
28

Cfr. E. Pecora, Non si supera mai il bisogno di sedurre, Tuttolibri, 24 marzo


1979, p. 10.
29
Cfr. G. De Rienzo, I sogni di un Don Chisciotte. Un cinquantenne vagabondo per fuggire
dalla sua malinconia, La Stampa, 29 giugno 1979, p. 11.
30
Cfr. G. Raboni, Attraverso lAmerica per una more finito. Viaggio sentimentale e
picaresco di Lecco, Tuttolibri, sabato 24 marzo 1979, p. 10.
31
Cfr. A. Barberis, Alla ricerca di una vecchia fiamma, Corriere della Sera, 11
novembre 1979, p. 8.

37

romanzo a scatole cinesi32. Domenico Porzio si concentra


anchegli sul rapporto tra viaggio picaresco e amore di mezza et
quale chiave di lettura di questo romanzo damore americano 33.
2. La casa dei due fanali (1991)
La chiusura di Don Chisciotte in America non pose la parola fine
al ciclo americano. Nel 1982 Lecco pubblica una raccolta di
racconti ambientati nella citt della grande mela, dove ritorna in
primo piano il rapporto tra amore spezzato e memoria 34. Nel 1988
appare un romanzo-breve dedicato a questa citt e a un intreccio
cinematografico: La vera storia di Baby Moon35. Nel 1991 lo scrittore
milanese torna a dedicarsi alla sua amata citt, approdo per i
perseguitati dEuropa, con La casa dei due fanali, romanzo
mastodontico di quasi mille pagine, ritratto psicologico
dellumanit contemporanea attraverso lamore di due ebrei
novecenteschi. Lelemento religioso si estrinseca nella presenza di
pulsioni contraddittorie allinterno dellanimo umano, in particolar
modo nelleterna lotta fra amore e morte, fra beatitudine e
dannazione. Ispirandosi allamato Dostoevskij e sviluppando i
personaggi di Don Chisciotte in America, Lecco ha cercato di
trasformare levento storico negativo per eccellenza del secolo
passato (lOlocausto) nella realizzazione delle pulsioni di morte
presenti in tutti gli uomini. Lebreo contemporaneo, incatenato al
proprio destino storico di uomo senza una propria identit, pu
limitarsi a testimoniare il male umano attraverso le proprie scelte
di vita estreme. Scelte che pu fare soltanto in America, vista non
tanto come la terra dei sogni ma come quella delle innumerevoli
32

Cfr. G. Prezzolini, Don Chisciotte innamorato, Il Resto del Carlino, 2 aprile 1979,
p. 3.
33
Cfr. Panorama, 22 maggio 1979, p. 20.
34
Cfr. id., I racconti di New York, Torino, SEI, 1982. Su questopera si vedano [m.r.]
Intellettuale a New York, Tuttolibri, 6 novembre 1982, p. 2; Libri e riviste
dItalia, XXXIV, 1982, p. 205; Letture, XXXVII, 392, dicembre 1982, pp. 851853; Idea, XL, 1984, pp. 66-68.
35
Cfr. id., La vera storia di Baby Moon, Bari, Bracciodieta, 1988.

38

espressioni umane, emotivamente parlando. Matteo e Judy


scrive lautore nella quarta di copertina affondano sempre pi
nel vortice della loro passione e nellinferno della loro memoria di
ebrei sopravvissuti allo sterminio, comunque e nonostante le loro
giovani et li esonerino da un ricordo diretto. Questa memoria li
innamora, li lega, ma inevitabilmente li provoca a percorrere tutte
le stazioni esilaranti e dolorose della consapevolezza e impedisce
loro di vivere quel disperato amore. Il prologo ci racconta
proprio la tragica conclusione del romanzo: Matteo, che ha
esaudito il desiderio di Judith di essere uccisa per mano sua, ne
stato in realt il suo mandante. Lebreo italiano, poco prima di
seguirla come novello Romeo ebreo, ripensa a quelleterna lotta
fra bene e male che c dentro ogni uomo:
Lei, la mia Judith, di nuovo bellissima. Il suo pallore non appartiene pi a
chi non ne ha il diritto. Nella morte, lei si ridata la dignit di quella bellezza che,
da viva, non sapeva accettare e che a poco a poco aveva finito col distruggere. Di
quella bellezza che un enigma e che salver il mondo.
Non dovr chiederle pi nulla, n seguirla nel vuoto dei suoi fantasmi, n
aspettare da lei parole impossibili, inesistenti, n correrle addosso, n fuggire da
lei. Io dovr solo guardarla e ripetere dentro di me i momenti della strada che
percorremmo insieme. E quale strada fu mai!
Ed questa una storia che ha il potere di esaurire, nel proprio racconto, il
senso stesso di coloro ai quali fu dato di viverla. Come un gomitolo di misteri e
di segreti che affondi e si aggrovigli per sempre nel deserto del cielo; che affondi
e si aggrovigli al punto che non si possa, poi, nel pi lontano avvenire, nemmeno
proclamare lutopia del suo semplice essere stato36.

Il romanzo articolato in quarto parti. La prima (Incontro e


salvezza) si apre con larrivo a New York del protagonista: Matteo
Viterbi, che rimette piede nella sua amata citt dopo due anni
dassenza. il primo aprile del 1966. La madre morta proprio
mentre il protagonista giungeva in America a bordo di una nave.
Al suo capezzale rimasta la fedele moglie Paola, la sua met
rassicurante e vecchia, contrapposta alla giovane amante
36

8.

Cfr. id., La casa dei due fanali. Cronaca di una passione, Milano, Spirali/Vel, 1991, p.

39

americana37. Matteo, un uomo cinquantenne, giunge a New York


per poter realizzare un film partendo da alcune sue opere letterarie
(in particolare, il racconto Come si incontrarono, si amarono e morirono
Giulia Frenkel e Ladislao Levi)38. Qui laspettano gli amici Michele,
sceneggiatore cinematografico, e Riccardo, una sorta di fotografo
hippy mantenuto da una signora di mezzet, alle prese con alcuni
guai giudiziari39. Matteo, che descrive il suo racconto a una signora
italo-americana e a un libraio, in cerca di un agente letterario 40.
La scoperta di New York lo pone di fronte a unautodistruttivit
umana in precedenza solo immaginata: un giorno Matteo ha un
alterco con un barista greco, che accusa di essere antisemita e
razzista41. Il motivo professionale una scusa per tornare in questa
citt e respirarne latmosfera culturale, in fuga dalloppressione
materna (non a caso ormai debole) e dal silenzio europeo. Ma
non solo: Matteo ha lasciato in sospeso una storia damore con
Janet42. Ma questa storia appartiene solo al passato: una sera
Matteo conosce Judith a casa di Grace, amica di Riccardo 43. Judith
Liedermann, che lo confonde con un altro Matteo di sua
conoscenza, di cui innamorata lamica Grace, una ragazzamadre di poco pi di ventanni, debole e indifesa, che ha paura
della sua citt, considerata un inferno di cristallo44. Matteo se ne
innamora allistante, ravvisando in lei unaffinit spirituale ed
emotiva assai profonda: anchessa umiliata e offesa in quanto
donna e in quanto ebrea. Inizia a fantasticare sul loro viaggio
futuro:
Verr in Italia con me e sar la mia donna. E Ann sar mia figlia pensavo.
Io le salver da questo inferno. Per tutta la sera, fin dal primo momento, lei ha
37

Cfr. ivi, pp. 19 ss.


Cfr. id., Vieni notte!, cit., pp. 84 ss.
39
Cfr. id., La casa dei due fanali, cit., pp. 22 ss.
40
Cfr. ivi, pp. 33-34.
41
Cfr. ivi, pp. 35 ss.
42
Cfr. ivi, pp. 41 ss.
43
Cfr. ivi, pp. 63-64.
44
Cfr. ivi, pp. 65 ss.
38

40

cercato di farmi capire che stava aspettando qualcuno che la salvasse da questa
citt. Lei ebrea, lei unebrea come mia madre e questa citt il suo campo di
concentramento. Quante volte io ho pensato che questa citt linferno? Tutte le volte.
Cos, ecco, deciso. Dunque lei. Tanti anni e tanto andare e venire. E tutto era
qui e era pronto. deciso, e lei, con quei suoi occhi e con quel suo vasto seno.
Sar il mio cuscino, come dice sempre Michele, il cuscino del mio dolore e della
mia gioia. E quella incredibile bambina che dorme, di l 45.

La complicit fra Matteo e Judith si fa pi forte quando la


ragazza gli confessa di sapere che cosa ha provato a essere come
ebreo durante la guerra46. Matteo le parla di un sogno ricorrente:
incontro una ragazza come te, non importa dove, e me ne vado
cos, semplicemente a morire come sono morti tutti gli altri. Il
suicidio di due ebrei sopravvissuti rappresenta una disperata
richiesta damore verso il suo offensore storico: luomo nazista.
Matteo sogna di morire con la sua amata Judith:
Perch noi siamo anche morti una volta, tu lo sai Judy? Qui poi si tratta
forse di voler morire a causa di un eccesso di vita, non sar cos? E cos, domani
ricominceremo a morire per lo meno finch non avremo capito come e perch
tutto questo accaduto, come potuto accadere. E poi c sempre qualcuno che
muore domani e noi siamo anche quel qualcuno. Dove sono e chi sono le vittime?
E dove sono e chi sono i carnefici? Beati quelli che riescono ancora a vederli, a
distinguerli! Beati e dannati! E se vittime e carnefici fossero soltanto la nebbia
dolorosa di un nostro sogno disordinato e confuso? Se vittime e carnefici fossero
soltanto un nostro sogno perduto e che non vogliamo pi ritrovare, e una nebbia
benevola nella quale ci siamo potuti rifugiare e nascondere? E se le vittime e i
carnefici fossero dentro ciascuno di noi e essere ebrei non fosse altro che un
esempio, un modo dessere come un altro, uno dei tanti nel mondo? Tu, Judy,
sapresti rispondermi? No certo, nessuno saprebbe. Ma tu sei ebrei e sai che
saresti potuta morire proprio in quel modo e per questo, e ti crogioli. Come potresti
non crogiolarti? E quanta gente c in giro, come noi, s, proprio come noi, che si
crogiola? Perch il mistero qui, nel significato che possono avere quelle morti,
quel modo di morire pu avere avuto un significato oppure pu non averne avuto
nessuno. E se qui c un mistero, noi questo mistero non saremo mai capaci di
rivelarlo. E tu? Tu pensi di sicuro a quei morti ebrei laggi, in Europa, come se
fossero tuoi, li pensi con nostalgia. E la tua nostalgia gi desiderio. Un vortice
45
46

Ivi, p. 90.
Cfr. ivi, pp. 100 ss.

41

come questo non si vince affermando che non esiste, ma precipitando fino in
fondo con gli occhi spalancati, bruciati, trafitti da mille aghi di dolore ma
spalancati47.

Matteo sente di poter rivelare a Judy ci che ha fatto alla


madre malata prima di partire: le ha fatto firmare il passaggio delle
sue azioni sul proprio conto corrente, pur di potersi permettere
quel viaggio americano; ma non ha saputo dirle altro che Shemagn
Israel, le uniche due parole ebraiche che conosce48. Judy e Matteo
sentono di essersi salvati nellamore reciproco. Matteo, che ha
lasciato lalbergo squallido in cui viveva per trasferirsi dallamico
Michele49, comincia a riscuotere un certo consenso di critica:
mentre Judy rimane profondamente commossa dal racconto di
Giulia e Ladislao, uccisi dal rabbino prima della discesa agli
inferi50, due agenti letterari sembrano disposti a curarne
unedizione inglese51. Matteo ha ormai rotto definitivamente con
Janet, la donna per cui era giunto a New York, ormai disponibile a
lasciare il suo nuovo compagno Martin 52. Lo scrittore italiano, che
sogna spesso di portare Judy in Italia lontano dallinferno
americano53, si rende conto, trascorrendo sempre pi notti nella
casa dei due fanali, che non c un buon rapporto fra la giovane
amata e il padre gioielliere: una sera lo incontra a casa di Judy, ma
fra loro non c dialogo54. La sua storia damore comincia a
incrinarsi: Michele confessa a Matteo di trovare profondamente
vacua Judy; Matteo stesso rifiuta di fermarsi a dormire da lei,
perch ospita lex marito Bruce; unamica di lei confessa a Matteo
che loro due non si amano, vorrebbero amarsi ma non ci riescono:
47

Ivi, p. 102.
Cfr. ivi, pp. 108-109.
49
Cfr. ivi, pp. 111 ss.
50
Cfr. ivi, pp. 141 ss.
51
Cfr. ivi, pp. 177 ss.
52
Cfr. ivi, pp. 188 ss.
53
Cfr. ivi, pp. 217 ss.
54
Cfr. ivi, pp. 237 ss.
48

42

troppo forte la sofferenza nelle loro vite55. Matteo, dopo essersi


riavvicinato a Judy, assiste a una lunga discussione col padre
Sammy, contrario alla sua intenzione di portare con s la figlioletta
Ann nel viaggio in Italia: Tu mia cara sei molto malata. []
Smettila di correre di qua e di l. Da troppo tempo tu non fai che
correre. [] Anchio ho corso per tanto tempo. Ma poi non si
pu. Credimi, non si pu. E alla fine ci si ammala. Tu sei molto
malata. Tu non ha avuto mai nessun altro interesse che questo
correre continuo da un posto allaltro, dietro uno o laltro. Ma non
si pu. Non te lo lasciano fare. Adesso sei malata... 56
Linquietudine di Judy non fa che avvicinarla ulteriormente a
Matteo: gli racconta dei timori paterni verso lex marito Bruce
(forse afflitto da pulsioni pedofile) e di un ragazzo ebreo che ha
amato (un pilota di nome Roy)57. a questo punto che Matteo le
confessa di essere profondamente autobiografico nei suoi libri 58.
La seconda parte del romanzo (Paradiso e dilemma) narra
lorganizzazione del viaggio in Italia. Judy e Ann preparano le foto
per il passaporto59. Il rapporto fra Matteo e Judy prosegue fra alti
e bassi. Lo scrittore italiano continua a visitare agenti letterari per
piazzare i suoi racconti60. La giovane ebrea americana piuttosto
instabile e volubile: la freddezza e il calore si alternano in un
continuo emotivo che ferisce profondamente il protagonista.
Matteo, che ha ricevuto da Judy il cucchiaio di un ebreo deportato
in un lager, riflette sul significato di quel cimelio storico:
Pensavo allidiozia di cercare negli oggetti una qualsiasi spiegazione e una
qualsiasi premonizione. Infatti non sarei mai riuscito a sapere qualcosa, di quel
cucchiaio, n a conoscere il volto degli uomini ebrei e delle donne ebree che lo
avevano usato, prima di morire nei campi di concentramento. Sapevo soltanto
che erano morti e che questo cucchiaio li aveva aiutati a vivere solo per
55

Cfr. ivi, pp. 289 ss.


Ivi, p. 310.
57
Cfr. ivi, pp. 313 ss.
58
Cfr. ivi, pp. 318 ss.
59
Cfr. ivi, pp. 343 ss.
60
Cfr. ivi, pp. 346 ss.
56

43

raggiungere la tappa senza gloria della loro morte. E questo era tutto. Cos come
sapevo che, prima o poi, sarei morto io. Adesso lo sapevo. Adesso ero sicuro che
con Judy era tutto finito, sapevo sul serio e forse per la prima volta in tutta la mia
vita, che anchio sarei morto, un giorno. E mentre lo sapevo, capivo anche perch
fossi fuggito con tanta ignominiosa premura dalla morte di mia madre 61.

Judy si trovata un lavoro come parrucchiera da Alexanders,


ma, essendosi emancipata finanziariamente dalla famiglia, il padre
le taglia completamente i fondi (compresa la linea telefonica) 62.
Matteo comincia a rendersi conto di quanto grande sia laffinit
spirituale tra lui e la ragazza ebrea. Lamico Michele cerca di
persuaderlo a lasciarla, ravvisandovi elementi fatali e mortiferi 63.
Sammy Liedermann, invece, cerca di persuaderlo a portarsela con
s in Europa:
Se a lei, signor Matteo Viterbi, fosse importato dei miei soldi nella maniera
pi usuale, diciamo cos tradizionale, se lei questi soldi li avesse voluti cos come li
volevano gli altri uomini di Judy, o cos come li vorrebbero gli altri uomini in
generale, non le avrei nemmeno chiesto del testamento. Ma lei, signor Matteo
Viterbi, vuole i soldi per accendere un fal sotto il pianeta. Io sar anche uno che
ha capito tutto, cos come lei dice. Ma lei anche uno che, oltre a aver capito
tutto, vuole anche fare tutto, vuole fare quello che ha capito. Ma non si pu fare quel
che si capito. troppo pericoloso. E chi ci prova, finisce crocefisso su una
collina. E non serve a nessuno finire crocefisso su una collina, nemmeno al
crocefisso, nemmeno ai chiodi. Per questo io sar sempre contro di lei. Ma
esserle contro non significa impedirle di portare via Judy. Anzi, forse pu
significare proprio il contrario 64.

Matteo non riesce a vivere serenamente la sua storia con Judy.


La loro affinit spirituale deve fare i conti con i rispettivi amori:
lei vuole imparare ad amare Roy, un pilota ebreo di stanza in
Germania, lui la propria moglie 65. Paola gli scrive che deve tornare
61

Ivi, p. 356.
Cfr. ivi, pp. 381 ss.
63
Cfr. ivi, pp. 399 ss.
64
Ivi, pp. 437-438.
65
Cfr. ivi, pp. 441 ss.
62

44

subito in Italia per sbrigare alcune faccende testamentarie 66.


Matteo, mentre guarda con Judy la vecchia sinagoga dove si recava
da bambina, ha modo di riflettere sullidentit ebraica nel corso dei
secoli:
Zingari, ecco chi siamo. Con dentro questa fasulla giustificazione di
appartenere al popolo pi antico della terra. Abbiamo costruito sinagoghe grandi
come questa, abbiamo accumulato denaro e scienza e sapere e molte altre cose.
Ma dentro di noi abbiamo sopra tutto voluto conservare intatta una parolina
miracolosa: pogrom. una parolina magica. Ci d la morte, ma ci d anche la fuga
da ogni tipo di sistemazione definitiva in mezzo agli altri. Abbiamo costruito
palazzi immensi e accumulato riserve di denaro per secoli di vita. Ma sempre
come se camminassimo con un sacco sulle spalle. Da un momento allaltro
possiamo morire o andarcene chiss dove, perch in realt rifiutiamo qualsiasi
posto e di essere definiti in qualsiasi posto. Siamo zingari e forse dentro di noi
aspettiamo sempre che si accendano i fuochi sacri del nostro accampamento e
che le nostre donne escano dalle tende e i loro ventri larghi e rotondi comincino
a ondeggiare e a ballare e i loro piedi, nudi come quelli delle statue, comincino a
battere sulla madre terra il tempo dei loro balli e dei loro canti 67.

Matteo singelosisce di un commediografo amico di Judy68,


ma non ha intenzione di riprendere la relazione con Janet, che ha
fatto visita allamico Michele per cercare consiglio e sostegno 69.
Dopo aver comprato il biglietto per la nave diretta a Napoli e aver
sognato di essere arrestato a New York per lassassinio di Judy,
Matteo incontra in un locale una giovane ebrea (Muriel Davis), che
gli fa un ritratto. Scoppia una strana complicit fisica tra di loro:
Matteo gli racconta di Judy, Muriel del suo fidanzato David 70.
Mentre la partenza per lItalia si avvicina, Matteo riesce finalmente
a trovare un agente letterario per le sue opere narrative 71. Gli amici
continuano a consigliargli di non tornare a New York e di
66

Cfr. ivi, pp. 461 ss.


Ivi, p. 491.
68
Cfr. ivi, pp. 509 ss.
69
Cfr. ivi, pp. 513-514 ss.
70
Cfr. ivi, pp. 527 ss.
71
Cfr. ivi, pp. 581 ss.
67

45

riavvicinarsi alla devota moglie Paola, suo vera e concreta ancora


di salvezza nella disperazione esistenziale di quellinferno di
asfalto72. Muriel gli confessa che, alcuni anni prima, ha convissuto
con Judy e che fra loro, due deboli e fragili creature in cerca
daffetto e di comprensione umana, si era instaurata una relazione
amorosa73. Ma non solo: Judy ha provato a suicidarsi insieme alla
figlioletta Ann74. La notte prima della partenza Judy non si fa
trovare a casa. Matteo teme che le sia successo qualcosa di grave.
Judy lo tranquillizza poco prima dellimbarco. Matteo sale sulla
nave diretta in Italia, mentre sulla banchina labbraccio di Judy e
Ann si confuse nelle nebbie delle mie lacrime insieme con la folla
che salutava e con tutto il resto di quella partenza75.
La terza parte del romanzo (Inferno e dannazione) narra del
breve periodo trascorso da Matteo in Italia per sbrigare i problemi
legati alleredit materna. Durante il lungo viaggio in nave, Matteo
ha modo di leggere e rileggere una lunga lettera di Judy e di
pensare al significato del loro tragico amore 76. Durante la sosta a
Palma de Maiorca, Matteo scrive allamico Michele per
confermargli che non intende pi fare un film con lui, perch si
sente mortificato dal disprezzo nutrito verso la sua Judy 77.
Allarrivo a Napoli, Matteo incontra la moglie Paola. La donna si
rende subito conto che unaltra persona entrata nella vita del
marito: Matteo parla di Judy come della propria madre, attraverso
di lei si innamorato di un intero paese (lAmerica) 78. Paola, la sua
fedele compagna di una vita, desidera che il marito ritorni a New
York per risolvere il nodo amoroso con la giovane ebrea 79.
Matteo ha modo di incontrare la figlia Giuditta e il fidanzato di lei
72

Cfr. ivi, pp. 629 ss.


Cfr. ivi, pp. 653 ss.
74
Cfr. ivi, pp. 657-658.
75
Ivi, p. 663.
76
Cfr. ivi, pp. 667 ss.
77
Cfr. ivi, pp. 687 ss.
78
Cfr. ivi, pp. 705 ss.
79
Cfr. ivi, pp. 729 ss.
73

46

Massimo, con cui si confronta sui problemi della letteratura


contemporanea e dIsraele80. Poi si reca nella casa materna in
Liguria, dove riflette sul suo rapporto con lebrea americana: Judy
la mia resurrezione o la mia morte, e la morte definitiva?81. Di ritorno a
Roma, riparte subito dopo in aereo per New York. Ha lasciato la
casa vuota, senza la moglie e la figlia: Paola teme che dietro la sua
creativit letteraria si nasconda un desiderio di morte82.
La quarta e ultima parte del romanzo (Caduta e mito) narra il
ritorno nella sua amata America e la resa dei conti con Judy. Nel
viaggio aereo Matteo ha modo di ripensare a tutte le figure
femminili della sua vita, che definisce una monotona ripetizione
di un inutile tentativo di sopravvivenza83. Tornato a New York,
Matteo ha modo di riabbracciare lamata Judy: lei vuole rimanere
incinta di lui84. Quella stessa sera ha lungo una festa di benvenuto.
Matteo, ridestatosi dopo un breve sonnellino, pensa al triste
epilogo di un film di Sydney Pollack (Non si uccidono cos anche ai
cavalli?, 1969) e alla sua nemesi letteraria85. A cena conosce David,
un cugino di Judy, reduce dal Vietnam. Matteo discute con i
commensali di alcuni film e della sua passione inusitata per lo
scrittore russo: si sente un terzo Cristo, un terzo Dostoevskij e un
terzo Don Chisciotte86. Sandra, unamica di Judy, vuole che
Matteo si allontani da lei per un po di tempo: dopo la sua
partenza si sente confusa e ha bisogno di fare chiarezza sul suo
futuro87. Lo scrittore italiano, irritato per aver dovuto sorbirsi la
cena dei suoi protettori, la colpisce e se ne va88. Si rifugia nel
vecchio albergo di Broadway, dove aveva alloggiato al suo arrivo a
New York. Judy riesce a stanarlo grazie a Michele: gli confessa
80

Cfr. ivi, pp. 755 ss.


Ivi, p. 784.
82
Cfr. ivi, pp. 792 ss.
83
Cfr. ivi, pp. 799 ss.
84
Cfr. ivi, pp. 811 ss.
85
Cfr. ivi, pp. 849 ss.
86
Cfr. ivi, pp. 895 ss.
87
Cfr. ivi, pp. 902 ss.
88
Cfr. ivi, pp. 922 ss.
81

47

che, dopo la sua partenza in mare, avrebbe voluto togliersi la vita


con la figlioletta perch non aveva rispettato la promessa di parlare
fino in fondo. Tu continua mi hai parlato di tua madre in un
certo modo, di come era morta, e che era morta come in un campo
di concentramento nazista, da ebrea, laggi, nellEuropa della
guerra, e che intanto lei moriva cos, mentre la guerra era finita da
ventanni. E per tu me ne parlavi come se si trattasse di un
antefatto. Il resto stava sotto. E quello che tu mi raccontavi di tua
madre l per l era solo lantefatto. Tu, quello che stava sotto, me lo
avresti raccontato dopo89. Matteo le racconta di come sua madre
labbia contagiato da ragazzo, gli abbia fatto pesare la sua vilt di
fronte agli ebrei morti nei campi di concentramento: un giorno, a
guerra finita, ha ammesso di fronte a una donna estranea di
provare ribrezzo per gli ebrei ortodossi del ghetto di Varsavia,
consentendo, per paura di essere smascherata come ebrei, con quelli che
prima delle spade [] avevano usato le parole per ucciderli, per massacrarli.
E adesso che so che le parole possono assassinare, so anche di essere stata
unassassina90. E Matteo?
Il senso di colpa un marchio che loro hanno inventato per ereditare meglio
il patrimonio degli assassini di prima e per manovrarti meglio adesso. Loro, e non
sono solo gli psichiatri a pensarlo, tirano fuori lo spettro del senso di colpa per
nascondere, per camuffare e per capovolgere una verit ben pi semplice e pi
pericolosa. E invece, ecco di cosa si tratta. Della scoperta dellorrore... dellorrore
impossibile... e di quel che un essere umano capace di fare a un altro essere
umano. Credi davvero che si possa vivere da soli, senza gli altri dentro di s? No,
non si pu. Tu insomma vivi finch senti che riesci a far vivere anche gli altri
dentro di te. E poi ti capita di capire che dun tratto e quando meno te lo aspetti,
questi inevitabili altri che vivono dentro di te, ci vivono solo per distruggerti, e
che magari anche quelli che dentro di te e fino a un momento prima ci vivevano
per edificarti, per aiutarti a nascere ogni giorno alla vita magari chiedendo il tuo
aiuto e nascendo alla vita loro stessi, insomma per aiutarti a esser vivo insieme
con loro, adesso tutto a un tratto cominciano a volerti distruggere e magari al
prezzo della loro stessa distruzione. Ecco, da questo momento tu non ce la fai
pi, e tu stesso vuoi distruggerti. Mi a madre, ecco, mi ha forse persuaso che
89
90

Ivi, p. 950.
Ivi, pp. 955-956.

48

vivere impossibile. Per questo mentre lei moriva, io la straziavo con la mia
fuga91.

Sia la madre di Matteo, sia il padre di Judy hanno trasmesso


lidea che la vita sia qualcosa di vergognoso, che una colpa immane
pesi sulle spalle degli ebrei sopravvissuti al genocidio nazista: Non
pensi diceva Sammy a Judy quando era ragazzina che a far
lamore e intanto l, in Europa, noi ebrei siamo morti ammazzati. Se io non
fossi emigrato in America [] sarei stato ammazzato anchio e tu non
saresti nemmeno nata92. Judy ha affidato a Matteo il cucchiaio di un
reduce dai campi affinch faccia parte di una storia 93. Matteo e
Judy sanno di esser giunti al capolinea: si sono distrutti a poco a
poco mentre credevano di amarsi, denudandosi sino
allautodistruzione94. La giovane ebrea gli confessa che attende un
bambino da lui e che ha il visto per lEuropa. Ma entrambi non
possono fare a meno di fissare quel cucchiaio di stagno 95. Judy
conosce il tragico finale del film di Pollack (dove la protagonista si
fa uccidere da un ragazzo per non aver ottenuto il premio di
uninfinita maratona di ballo), ma che, dopo il primo momento di
sbigottimento, aveva capito e il sentimento che aveva provato era
stato di sollievo. Dopo tutto, chi lo aveva detto che si dovesse vincere
a ogni costo?96. Judy vuole che Matteo frughi nella sua borsa. Qui
lui trova la pistola a tamburo dargento e di madreperla di suo
nonno, che aveva usato per cercare di suicidarsi durante la guerra e
che credeva irrimediabilmente perduta:
La mia mano adesso esitava. Judy, con tutto lo splendore del suo corpo
ormai muto, mi stava bisbigliando qualcosa. E con il silenzio di quel corpo mi
comunicava una forza che io non potevo rifiutare, per un invito, a lei e a me
insieme, che ormai io non avrei pi potuto rinnegare. E cos allungai la mia mano
91

Ivi, pp. 957-958.


Ibidem.
93
Cfr. ivi, pp. 960-961.
94
Cfr. ivi, p. 965.
95
Cfr. ivi, pp. 966 ss.
96
Cfr. ivi, pp. 970 ss.
92

49

stanchissima ma ancora fin troppo viva verso quella borsettina di Judy che mi era
familiare al punto di provocarmi unassurda fantasia: quella di averla portata io
stesso, quasi io stesso in un altro pianeta e in un altro tempo fossi vissuto come
una donna. Allungai la mia mano stanca e decisa, e decisa proprio a causa della
sua infinita stanchezza, verso la borsetta come se dovessi raggiungere la pi
lontana nuvola del cielo pi lontano. E affondai la mia mano nella borsetta... 97

3. Luomo del libro (1991)


Il tragico epilogo de La casa dei due fanali indicava chiaramente
il senso della poetica lecchiana sviluppatasi nel corso degli anni
Settanta e Ottanta: lesigenza di affermare la propria ebraicit
come bisogno vitale primario, come processo catartico di
redenzione fisica e spirituale dal fardello della propria nascita,
come testimonianza della falsa coscienza occidentale. Luomo del
libro, uscito anchesso nel 1991, sembra proporsi come anello di
congiunzione tra il Don Chisciotte in America e La casa dei due fanali:
ripresenta il tema del viaggio purificatore americano in
unatmosfera meno claustrofobica e pi distaccata. La storia narra
il viaggio a New York da parte di una giovane giornalista di nome
Anna (come la figlia di Judy!) per intervistare Elizabeth, lex
amante di Matteo alla quale aveva dedicato un libro di poesie
quindici anni prima98. Luomo del libro si trova in Italia, ma
Anna vuole conoscere di persona una parte della sua vita a lei
sconosciuta, leffige di un libro tradotto in tutto il mondo 99.
curiosa di sapere se lebraicit abbia avuto un ruolo importante
nella loro storia damore: le parla di un romanzo in corso di
gestazione, dove lei (Judith) gli regala un cucchiaio di stagno.
Elizabeth ritiene che dietro lossessiva esigenza di ebraicit da
parte di Matteo si nasconda il bisogno di ritrovare una figura
materna di riferimento ormai mancante100. Il colloquio tra le due
97

Ivi, pp. 975-976. Su questo romanzo di Lecco si veda la recensione di N.


Riccobono, Lamore, la morte, gli ebrei. Delirio a New York, LUnit, 8 aprile 1991,
p. 15.
98
Cfr. id., Luomo del libro, cit., pp. 23 ss.
99
Cfr. ivi, pp. 33 ss.
100
Cfr. ivi, pp. 48 ss.

50

donne procede tra alti e bassi: Anna cerca di carpire il maggior


numero dinformazioni possibili sul protagonista del suo articolo,
ma si rende conto che Elizabeth, che ignora la produzione
letteraria del protagonista, non ha molte cose da dirle 101. Parlano di
Matteo, delle sue speranze di scrittore frustrate (non di fama ma
dallavvenuta consapevolezza dellirrilevanza della parola) e del suo
incessante bisogno di innamorarsi102. Dopo averle porto lultima
edizione delle poesie, Anna si accomiata da Elizabeth103.
La seconda parte del libro una sorta di monologo di Anna,
impegnata a tirare le fila del suo incontro con Elizabeth, del suo
rapporto con Matteo e della sua tragica condizione umana. La
giornalista vaga per New York alla ricerca dei luoghi di Elizabeth e
delluomo del libro. Si reca in un bar dove i due amoreggiarono
nel 1966 e lasciarono una firma su un quaderno 104. Alla redazione
newyorchese del Giorno prepara il suo articolo sulla musa di
Matteo Viterbi, lo scrittore che aveva sfiorato il Nobel lanno
precedente. Prepara il pezzo e lo spedisce al direttore della
redazione newyorchese105. Anna ritorna in albergo, dove laspetta
Richard, un ragazzo di colore conosciuto alcuni giorni prima.
Insieme mangiano e fanno allamore 106. Anna mente a Richard
sulla musa ispiratrice di Matteo, forse perch crede che lui sia
incapace di capirne limportanza nella vita dello scrittore 107. La
giornalista ha modo di riflettere su ci che sta facendo e sul ruolo
che luomo del libro riveste nella sua vita: Non posso essere n
un tipo di donna n unaltra, sono sicura di questo, e la sicurezza mi
ammazza. Questo s, lo avevo capito da lui, dalluomo del libro, e
da dove veniva quel suo continuo ossessionante creare, avevo
capito la sua potenza, che era la sua insicurezza, il suo vivere nel
101

Cfr. ivi, pp. 58 ss.


Cfr. ivi, pp. 66 ss.
103
Cfr. ivi, pp. 70-71.
104
Cfr. ivi, pp. 72 ss.
105
Cfr. ivi, pp. 91 ss.
106
Cfr. ivi, pp. 95 ss.
107
Cfr. ivi, pp. 103 ss.
102

51

dubbio, il suo continuo emergere dal dubbio. Io vivo almeno in


una sicurezza, nella sicurezza... c insomma una cosa nella quale io
vivo che sicura. E dunque adesso so che non potr mai ereditare
il suo dubbio. E questa la mia impotenza. Io non scriver mai n
un libro, n niente, io non potr mai credere in una cosa fino al
punto di avere tutti i dubbi e dunque farla. Ecco, questo non lo
avevo mai detto a nessuno. E neanche a me. E adesso lho detto a
te. Ma, adesso che te lho detto, che cosa succeder? E tu, poi, hai
capito quel che volevo dirti?108
La terza e ultima parte del romanzo narra del progressivo
commiato mondano di Anna. La giornalista, rimasta sola nella sua
camera dalbergo, ripensa a Elizabeth e alla sua storia 109. Decide di
chiamare Paola, la moglie di Matteo, in Italia. Parlano del suo
articolo e del suo incontro con la famosa musa ispiratrice. Paola
sembra serena: adesso ha una vita propria che non immaginava
mai di poter avere prima, non pi rosa dal senso di colpa di
dover essere-per-gli altri110. Anna si rende conto di appartenere a
unaltra generazione e di essere una sorta di testamento-epitaffio
vivente delluomo del libro. Riceve anche la chiamata di Mary Jo,
la figlia di Elizabeth. La ragazza turbata dal comportamento
materno. Teme che lei voglia andarsene in Europa per trovare
luomo della sua vita. Confessa ad Anna che la madre le ha sempre
proibito di leggere il libro di poesie, ma che lei, di soppiatto,
riuscito a farlo. La incolpa di volerla separare dalla madre 111. Anna,
per, tranquilla, perch sa che la separazione non potr mai
esserci: Matteo, infatti, come dice al redattore newyorchese del
Giorno, morto un anno prima dinfarto 112. Anna sogna di
essere lui e di possedere contemporaneamente Elizabeth e la
figlia113. Mentre ascolta una canzone di Dionne Warwick al
108

Ivi, pp. 118-119.


Cfr. ivi, pp. 127 ss.
110
Cfr. ivi, pp. 133 ss.
111
Cfr. ivi, pp. 141 ss.
112
Cfr. ivi, pp. 156 ss.
113
Cfr. ivi, pp. 154-155.
109

52

magnetofono, legge lultima lettera delluomo del libro, con cui


si accomiata da lei e dal mondo intero: le parla di un sogno in cui
lui la difende a costo della sua vita dai nemici che cercano di
ucciderla114. Anna ormai pronta: ingurgita alcuni barbiturici
insieme a un bicchiere di whisky: A occhi chiusi, la voce di
Dionne Warwick le sembrava a tratti quella di Matteo, di sua
madre, di sua sorella piccola, di suo padre morto allimprovviso
quando lei aveva quattordici anni e soltanto adesso se lo ricord
per la prima volta dopo molti giorni e poi, subito ancora, quella
di Matteo. [] E tutto questo accadde quando Dionne Warwick
cantava: Ti sto amando un po da troppo tempo / per favore non farmi
smettere adesso / per favore non farmi smettere adesso / per favore non farmi
smettere adesso115.
La trilogia americana presenta grossomodo uno stesso filo
conduttore: la libert e la ricerca dellamore sembrano condurre
allautodistruzione morale e fisica. Il Nuovo Continente non
rappresentato come la terra della felicit o della realizzazione
personale ma come il luogo in cui poter essere se stessi. Lesigenza
di autenticit dei protagonisti, per, determina un denudamento
progressivo senza ritorno: Davide si scopre giovane solo nella
sua ricerca dellamore perduto, Matteo pone fine alla sofferenza
ebraica (materna) morendo insieme a Judy, Anna affonda nella
memoria delluomo del libro. Il sogno americano diventa un
vero e proprio viaggio agli inferi, dove la morte lunico esito
possibile: senza barriere culturali c la nuda vita. La tragedia
della condizione ebraica viene amplificata e allo stesso tempo
ridimensionata negli ampi spazi americani: il viaggio verso la
California di Davide lo mette a contatto con una realt tragica e
vitale, che lo salvaguarder dallincontro con Judith; la ricerca
letteraria di Matteo a New York, citt ebraica per eccellenza, si
tramuter nella riproposizione della tragica fine dei protagonisti
del suo racconto; lintervista di Anna sempre a New York sar la
114
115

Cfr. ivi, pp. 161-162.


Ivi, p. 166.

53

presa di coscienza della sua impotenza creativa e dunque della sua


morte spirituale. Lansia di libert e lamore sono rappresentati
come sentimenti cos estremi da non essere vitalisticamente
tollerabili a New York, dove forte il legame con il passato
europeo, dove il ricordo dello sterminio nazista ancora presente
nella memoria individuale e negli oggetti (come il cucchiaio di
latta). Solo chi ha il coraggio di muoversi veramente dalla propria
casa ha la possibilit di sopravvivere: Davide ha il coraggio di
andare sino in California, per poi tornare fra le braccia della
moglie; Matteo non riesce a farlo, perch ritrova in Judith una
sorta di doppio della madre; Anna non riesce a staccarsi
dalluomo del libro e dal suo poema. Solo chi ha il coraggio di
essere autenticamente se stesso e di purificarsi dal senso di colpa
del passato pu ambire alla vita. Ma si tratta di un privilegio
ristretto a pochi e, soprattutto, di unaspirazione che pu nutrire
solo chi ha veramente saputo essere tragicamente ebreo sino in
fondo116.

116

Cfr. G. Manarcorda, Verso il cuore della citt-metafora di Bleecker Street. New York e
gli ebrei in primo piano in due romanzi di Alberto Lecco, LUnit, 13 giugno 1991, p.
19.

Capitolo IV
Limpossibile redenzione: Lebreo (1981)
Nel 1981 Lecco pubblica il romanzo che, forse, racchiude al
meglio la sua concezione didentit ebraica nel mondo
contemporaneo, lesito di un incrocio fra la caratterizzazione
realistica ottocentesca e la fenomenologia esistenziale
novecentesca. Il titolo alquanto sibillino: Lebreo. Non un ebreo
in generale, ma lebreo come carattere morale novecentesco. In
unapologia critica apparsa sul Giornale dItalia il 17 maggio
1981, lo scrittore milanese sostiene, infatti, di aver scritto il
romanzo pi fedele e pi obbediente allinsegnamento del mio
maestro Dostoevskij, di aver scritto una satira menippea, cio
a dire di aver colto un momento drammatico nel quale quattro
personaggi, due giovani donne e due giovani uomini del nostro
tempo, a Roma, si rivelano e si denudano amandosi e odiandosi
reciprocamente fino allestremo limite della vita e della morte 1.
Rispetto ai romanzi americani, regna una maggiore claustrofobia
spaziale e la sensazione che il peso della storia sia preponderante
nella memoria individuale. Il titolo del proprio romanzo, che ha
suscitato scandalo per quel nome in particolare, vien motivato in
questi termini:
Il primo scopo era quello di comunicare drammaticamente e
narrativamente, cio emozionalmente e razionalmente, agli ebrei e ai nonebrei,
quel che ha significato e che tuttora significa essere ebrei diasporici, ebrei del galt,
cio ebrei esiliati fisicamente, psicologicamente e culturalmente e contro il loro
volere in una societ composta da una maggioranza di cittadini nonebrei, quelli
detti gentili in linguaggio paolino oppure goy in linguaggio giudaico. Il
secondo scopo era quello di far capire che io stesso, ebreo per parte di madre (e
cio per molti, ebrei compresi, ebreo solo a met, ma per me stesso ormai ebreo
totale) avevo capito in lunghi e dolorosi ma anche vitalissimi decenni di riflessione
e di esperienza di questa condizione esistenziale e culturale assai pi che etnica o
addirittura antropologica; e cio di far capire che essere ebrei significava soltanto
essere diversi in una societ che li viveva come diversi, veramente diversi e non
1

Cfr. A. Lecco, "Questo il mio ebreo", in, id., Don Chisciotte ebreo, cit., p. 82.

56

per finta, se per diversit si intendeva soprattutto lo spessore del rifiuto da parte
del mondo circostante.
Essere ebrei per me, scrittore e narratore, diventava cos un fatto
soprattutto metaforico, dal momento che il lusso della democrazia vietava che
diventasse qualcosa di pi pericoloso. E diventava un fatto metaforico anche in
quanto, se lebreo si rivelava, si denudava, si confessava, doveva farlo dando di se
stesso quel ritratto che laltra parte si era gi prefigurata e che in definitiva
conteneva sempre i termini di una propria autogiustificazione e di una propria
autodifesa. [] Dunque essere ebrei era soltanto essere diversi davanti e in mezzo
a chi ostinatamente si affrettava e insisteva a voler vedere questa differenza come
un dato discriminante invece che come un elemento unificatore e vivificante
dello stesso processo multiforme e pluralistico della vita; a voler vedere in tal
modo questa differenza e naturalmente a rifiutarla con lo scopo, ignobile, di
sentire la propria identit. La tendenza a sentire lidentit, anzich nella
coesistenza armoniosa delle varie forme e nel confronto creativo, nella
aspirazione a una massificazione assoluta e uguale degli umani, avviene sempre
per iniziativa di chi in quel dato momento storico vive se stesso come il pi forte
ed perci tra i sogni pi ricorrenti e pi deliranti dei leaders egemoni dei
popoli-guida2.

Lebreo ambientato a Roma alla fine degli anni Cinquanta


(grosso modo in corrispondenza dellarrivo di Lecco e
dellabbandono della professione medica)3. Lio narrante si chiama
Mario Benvenuti ed uno sceneggiatore cinematografico (come
Lecco nella collaborazione allOro di Roma di Carlo Lizzani). Mario
ha una peculiarit: mimetico. Antesignano dello Zelig di Woody
Allen, Mario si adatta a tal punto allambiente da non essere visto
da nessuno: solo ci che gli altri vogliono che lui sia, un tipico
ebreo diasporico schiacciato dallidentit gentile, piccoloborghese (e antisemita)4. Mario, che sembra attraversare una fase
di stanca nella sua produzione artistica, conosce una sera in un bar
Estella, una ragazza che cattura la sua attenzione. Dopo aver
parlato delle loro rispettive esistenze (anche se la ragazza evita di
dare informazioni specifiche su di s), i due si separano, forse per
2

Ivi, pp. 80-81.


Unanteprima del romanzo apparsa su Linformatore librario, XI, 5, maggio
1981, pp. 11-13.
4
Cfr. A. Lecco, L'ebreo, Roma, Citt Armoniosa, 1981, pp. 13 ss.
3

57

sempre5. Mario, rimasto colpito dalla sua bellezza e dalla sua


inconsapevole richiesta daiuto ( una ragazza umiliata o offesa
in cerca di redenzione), rivede per caso Estella a Villa Borghese,
in compagnia di un uomo, probabilmente il suo compagno.
Assiste alla loro discussione animata, che termina con uno
schiaffo di lui6. Dopo che luomo se n andato, Mario si avvicina
alla ragazza per aiutarla. Estella le racconta che sposata e che il
suo amante non intende pi tollerare la presenza del marito. Mario
laccompagna a casa, non senza averle messo nella borsa il suo
numero di telefono7. Tornato a casa sua, non fa che pensare a
Estella, ma non riceve lauspicata chiamata. Riesce a litigare con
uninserviente del Teatro dellOpera nel tentativo di aiutare la figlia
di unamica a iscriversi a un corso di danza8.
Quella sera Mario, attivo politicamente nella sinistra filoebraica romana, si reca al caff Michelangelo per firmare un
proclama contro le manifestazioni razziste del MSI (pochi giorni
prima si era recato alla prima di Kap di Pontecorvo, rimanendo
profondamente scosso dal pianto di alcuni spettatori, al punto da
aver chiesto scusa per il suo non essere ebreo)9. Qui incontra
Massimo Bevilacqua, un critico darte squattrinato, che aveva
labitudine dattaccar bottone col primo arrivato, un nessuno
osserva lio narrante che si pasceva della vicinanza di coloro che
supponeva, se non potenti, importanti10. Bevilacqua alle prese
con Mauro Borsellino, un aspirante scrittore quasi sessantenne11.
Mario cerca dimbastire una discussione su Kap, sostenendo che il
film sia antisemita: lo sbaglio di Pontecorvo consiste nel credere
che il fascismo non sia in realt che un demonio miserabile, un
demonio poi addirittura bambino e che sia fuori, non dentro
5

Cfr. ivi, pp. 17 ss.


Cfr. ivi, pp. 27 ss.
7
Cfr. ivi, pp. 35-36.
8
Cfr. ivi, pp. 41 ss.
9
Cfr. ivi, pp. 47 ss.
10
Ivi, p. 52.
11
Cfr. ivi, pp. 61 ss.
6

58

ognuno di noi12. Lo sceneggiatore firma il proclama e, dopo una


meditazione a tu per tu davanti allo specchio della toeletta,
riconosce seduto a un tavolo luomo che aveva visto il mattino
seduto con Estella sulla panchina di Villa Borghese. Luomo lo
ringrazia per le parole usate a commento del film: Mario, felice e
trionfante di questo clandestino e inaspettato riconoscimento,
non vuole sapere nulla di lui 13. Mentre ritorna a casa, finisce per
giungere davanti alla casa di Estella. Lei l e lo invita a salire per
parlare 14.
Estella gli svela lordito del suo triangolo amoroso: Marcello,
suo marito, e il suo analista Giacomo Mayer, suo amante. La
donna ha cercato di essere vicina a Marcello, malgrado le sue
frustrazioni professionali e la relazione con una sua collega di
nome Annabella15. I primi mesi Marcello sfogava tutto il suo
risentimento sulla moglie e sullanalista, accusandolo di essere un
ebreo indegno di vivere, anche se finisce per scusarsi con lui 16.
Proprio in quellistante giunge a casa di Estella lo psicanalista
ebreo, che lo stesso uomo che aveva elogiato lintervento di
Mario al caff Michelangelo. Giacomo, sposato a sua volta con
Marta, confessa di aver sofferto dellattacco mosso dai danni degli
ebrei sin dalla sua infanzia. Freud in sedicesimo, rivela a Mario la
sua profonda ferita narcisistica: La cosa che mi avevano gettato
addosso con odio e con sarcasmo era diventata la mia pelle. E io,
poich non avevo che quella, me la portavo in giro con amore. Ho
perfino odiato mio padre e mia madre, per questo. Quando lho
saputo, li ho odiati. Ma era inevitabile che prima o poi lo sapessi.
Anche loro sono ebrei? mi chiedevo angosciato, e li odiavo.
Potrete mai capire che cosa significa?17 Mario, sorpreso dalla
lunga confessione di Giacomo, sveste per un momento i panni di
12

Ivi, p. 65.
Cfr. ivi, p. 70.
14
Cfr. ivi, pp. 71 ss.
15
Cfr. ivi, pp. 75 ss.
16
Cfr. ivi, pp. 82 ss.
17
Ivi, p. 90.
13

59

Zelig italiano e si denuda di fronte a lui e allamante in un


impeto di autenticit:
Voglio diventare me stesso, anche se per un ebreo diventare se stesso
significa diventare un martire. [] S, cerco lebreo, lo trovo e subito vado a
caccia, sul suo volto, delle somiglianze con il mio, e io addirittura lo imito e mi
sforzo di anticipare, in me, tutto quello che lui sar o far tra poco. [] Ma
subito dopo cerco nel volto dellebreo le differenze. E lo stesso ardore che poco
prima avevo messo nel cercare le uguaglianze, e adesso mi consuma, mi annienta
nel processo opposto18

Sommerso da quella confessione fluviale, Mario saluta la


coppia e ritorna al caff Michelangelo. Qui ritrova Bevilacqua, che
discute con uno scrittore rumeno e un critico letterario di nome
Scarpini
sulle
sue
stravaganti
posizioni
politiche19.
Improvvisamente fanno la loro comparsa Estella e Giacomo, coi
volti segnati da una decisione20. Se ne vanno, dopo aver
semplicemente veduto e forse conosciuto lambiente di Mario,
impegnato a discutere animatamente con gli altri frequentatori del
caff i limiti verbali dellantisemitismo: Potrete mai capire che
cosa significa essere ebrei?21 Dopo questaffermazione, Mario se
ne va. Fuori del locale, incontra Estella e Giacomo, che se ne va
per conto suo come un cane. Estella invita Mario a casa sua. Le
parla di Marta e della loro intima amicizia. Il piano di Estella
quello di lasciare per sempre Marcello per iniziare una nuova vita
lontano da quel mondo di dolore e di debolezza. Non ama
Giacomo, contrariamente alla moglie22. La coppia viene raggiunta
da Marta, su invito di Estella. La donna parla di Giacomo: un
uomo disperato, che soffre paradossalmente perch la guerra non
gli ha lasciato alcun segno. Racconta a Mario di come ha
conosciuto Estella e di come Marcello tormentava Giacomo
18

Ivi, pp. 94-96.


Cfr. ivi, pp. 99 ss.
20
Ivi, p. 105.
21
Cfr. ivi, pp. 108 ss.
22
Cfr. ivi, pp. 113 ss.
19

60

durante le sedute psicanalitiche. Mentre Marcello si ripreso,


Giacomo si incupito e ha iniziato a sentirsi investito della
responsabilit di persuadere il mondo degli orrori nazisti 23. Marta
felice che Estella stia con Giacomo, perch cos non ne ha
compassione24. Il trio si separa, dandosi appuntamento il giorno
dopo sotto il portico dOttavia per un comizio
sullantisemitismo25.
Mario torna nella sua pensione per riposarsi. Gli capita di
sognare quando, da ragazzino, and a sciare per la prima volta,
provando una trepidazione mista a timore 26. In piena notte, per,
sopraggiunge Giacomo. Mario, sorpreso della visita, gli racconta di
aver sognato un bambino che prendeva lostia e di aver provato
una sorta di nostalgia per quellevento liturgico27. Giacomo ha
bisogno daiuto:
la mano di Giacomo, tutta ammorbidita da quei suoi cari peluzzi biondi,
stringeva un lungo coltello e me lo porgeva dalla parte dellimpugnatura. E
mentre il sorriso sulla sua bocca diventava di attimo in attimo il pi seducente
invito che io avessi mai ricevuto, un invito al quale diveniva sempre pi
impossibile sottrarsi, io sentii con orrore e con dolcezza la mia stessa mano
avanzare adagio ma inesorabilmente verso quella impugnatura, sfiorare il legno
del manico e poi aprirsi, in tutte le sue innumerevoli dita, gi disposta a tutto e
dunque a quella sola che le veniva chiesta28.

Mario si sveglia improvvisamente, ma non sa se ha sognato


Giacomo oppure no 29. Si reca al comizio, dove incontra Marta ed
Estella. Giacomo sul palco pronto a parlare. Racconta al
pubblico della sua esperienza a Dachau, di un ebreo che, su invito
del Kap, avrebbe dovuto impiccarsi30. La narrazione
23

Ivi, p. 137.
Cfr. ivi, pp. 138 ss.
25
Cfr. ivi, p. 142.
26
Cfr. ivi, pp. 143 ss.
27
Cfr. ivi, pp. 147 ss.
28
Ivi, p. 151.
29
Cfr. ivi, pp. 153 ss.
30
Cfr. ivi, pp. 159 ss.
24

61

sinterrompe: Giacomo visibilmente commosso. Marta se ne


andata. Mario, insieme a Estella e a Giacomo stesso, se ne vanno a
pranzo. Lo psicanalista gli fa leggere il discorso che avrebbe voluto
fare sulla condizione umana e su quella ebraica, sua esasperazione
contemporanea: Ma qualunque cosa lebreo faccia, qualunque
cosa riesca a escogitare per difendersi da quella catastrofe che sa
imminente e inevitabile, per lui il ghiaccio del giudizio non muter
il proprio stato, non si scioglier mai in acqua. 31. Mentre cenano,
Giacomo paragona gli ebrei diasporici ai musicanti zigani che
intrattengono il pubblico32. Mario si rende conto che a Estella non
interessa la sorte di Giacomo: voleva vendicarsi del marito e
difendere la propria rispettabilit 33. Mentre Giacomo si assenta un
momento per parlare col direttore dorchestra, Estella confessa a
Mario di non amare pi quelluomo e di voler tornare dal marito a
ogni costo34. Giacomo, tornato al tavolo, racconta a Mario la storia
della sua vita: nel dopoguerra ha sposato Edith, anchella reduce
dai campi di concentramento, che poi si suicidata dopo aver
ucciso la loro figlioletta Bruna (nome alquanto evocativo del
trauma irrisolto). Estella ride in modo sguaiato: non crede affatto
a questa storia35. La situazione assume toni carnevaleschi:
Giacomo suona con la banda gitana, mentre Estella gioca con un
naso da clown. Mario chiama al telefono Marta, che, giunta nel
locale, uccide con una pistola il marito36.
Mario scappa via da quella folle notte. Si ferma nei pressi del
manifesto posto vicino al comizio, dove trafuga la foto di una
fanciulla ebrea massacrata dai nazisti:
Mi chiedevo: Che cosa vorranno sapere domani e come potr
raccontarlo?
31

Ivi, p. 167.
Cfr. ivi, pp. 169 ss.
33
Cfr. ivi, pp. 171 ss.
34
Cfr. ivi, pp. 175 ss.
35
Cfr. ivi, pp. 179 ss.
36
Cfr. ivi, pp. 182 ss.
32

62

Arrivai al ponte e mi affacciai alla spalletta. Il fiume era ancora l. Cavai dal
portafoglio la fotografia della ragazza. Lei era mia, adesso. Era la mia lontana
ragazza perduta durante la guerra. E questo era il suo ultimo sorriso, il suo saluto
a me, a me solo. Toccava soltanto a me di doverlo decifrare.
Piangevo e la vedevo male. Il suo volto affettuoso si perdeva nella nebbia
delle mie lacrime. E intanto le bisbigliavo. Quale domanda dovr farti? E quale
sar poi la tua risposta?37

Pur essendo considerato dallautore il suo romanzo pi


riuscito ed essendo finito nella cinquina finale del Premio Strega,
Lebreo non ha riscosso il successo di critica e di pubblico
auspicato. Roberto Cantini, pur apprezzando la vena pedagogica
del protagonista (condividere con gli altri il proprio senso di
colpa), evidenziava la debolezza del tessuto narrativo e stilistico
del romanzo, che avrebbe causato la morte finale dello psicanalista
ebreo38. Preparato con ogni probabilit contemporaneamente
allIncontro di Wiener Neustadt e Don Chisciotte in America, Lebreo
narra di una Roma da vita amara alla fine del miracolo
economico, dove lintelligenza posta unicamente al servizio
dellautodistruzione di s e lantisemitismo non stato affatto
compreso e sentito dalla societ italiana. Il patetico Giacomo
Mayer, incapace di venire a patti con la dura e angusta realt della
vita moderna, alla ricerca di un amore totale capace di redimere
la sua colpa, le sue difficolt e i suoi problemi personali 39. Come
altri personaggi ebrei lecchiani (gli americani, per esempio),
Giacomo arso da una sete di vita insaziabile e irrisolta,
letteralmente castrata dalla sua identit ebraica materna, che lo
sospinge verso il baratro. La condizione ebraica viene riletta alla
luce della tragedia dellOlocausto: non esiste alcuna forma di
redenzione (statale, etica o personale) o alcuna figura di
riferimento (il Cristo dostoevskiano) alla quale aggrapparsi in
questo mondo irredento e irredimibile. C solo colpa e rimorso
37

Cfr. ivi, p. 186.


Cfr. R. Cantini, Giacomo il disperato, Il Giornale, 2 agosto 1981, p. 2.
39
Cfr. G. Nogara, Quellultimo sguardo, Il Tempo, 3 luglio 1981, p. 18; Libri e
riviste dItalia, 33, luglio-agosto 1981, pp. 415-416.
38

63

per non essere stati tutti ebrei (vicari di Cristo) in unepoca che
chiedeva il sacrificio di s per amore dellumanit. Lunica forma
di rivolta ammissibile per lebreo contemporaneo lespiazione
della propria esistenza, ovvero il suicidio o la morte indotta.
Linferno delluomo ebreo consiste nellincapacit di essere ci che
e di lottare contro lidentit in una forma positiva e assertiva.
Anche in questo romanzo Lecco dimostra di aver utilizzato alcune
categorie della poetica dostoevskiana (come il rapporto fra amore
e redenzione), ma di non poterle svolgere e sviluppare in maniera
esaustiva, prigioniero delle categorie fenomenologiche sartriane.

Capitolo V
Una via di salvezza al femminile: Ester dei miracoli (1986)
Il successivo romanzo di Lecco cerca di tirare le fila fra
Anteguerra, romanzo di formazione milanese, i racconti americani e
il problema della tragedia ebraica contemporanea. Mentre in La
citt grida (1985) ritorna il tema dellintuizione dellamore1, Ester
dei miracoli (1986) sembra fornire una risposta terapeutica alle
sofferenze nutrite dalla condizione ebraica dei suoi personaggi:
solo da una profonda e dolorosa resa dei conti con la storia
personale (che anche storia collettiva) possibile costruire il
proprio futuro esistenziale. Lo scenario del romanzo lattentato
alla sinagoga romana del 1982, che permette allautore di
rafforzare la propria ebraicit di fronte allantisemitismo
contemporaneo. Il protagonista in prima persona lormai noto
Matteo Viterbi, un regista cinematografico ultracinquantenne alle
prese con il soggetto di un nuovo film: la storia di due amanti che
si uccidono. Matteo ha avuto una storia con lebrea americana
Judy, dopo essersi separato dalla storica compagna Paola. La
scena iniziale lo vede in un albergo romano insieme a una giovane
ebrea askhenazita di nome Maude, sua fresca sposa. giunto nella
capitale per preparare la sceneggiatura e per riassaporare i luoghi
della sua adolescenza. Ma, inconsapevolmente, vuole rimettersi
sulle tracce della madre Caterina scomparsa proprio nei giorni
della razzia nazista del ghetto2. Dopo aver parlato lungamente al
telefono con Luisa, futura protagonista femminile del suo film,
Matteo si reca in una libreria nei pressi del ghetto per cercare un
libro: la biografia di Nino Galizzi del musicologo Mario Mori, che
ha scoperto essere il suo padre naturale3. Matteo ritorna in
albergo, dove porta la colazione a Maude e gli parla di
Emmeemme (soprannome vagamente kafkiano del musicologo,
1

Cfr. A. Lecco, La citt grida, Roma, Lucarini, 1985.


Cfr. id., Ester dei miracoli, Genova, Marietti, 1986, pp. 1 ss.
3
Cfr. ivi, pp. 6-7.
2

66

che ricorda lamante materno di Anteguerra). ancora vivo?


Matteo scopre che abita l vicino. Lo chiama e si danno un
appuntamento: vuole sapere qualcosa di quel 16 ottobre 1943 e
della misteriosa scomparsa di sua madre4.
Matteo racconta a Emmeemme di stare preparando un film:
la storia di due amanti che vogliono amarsi in un mondo senza
amore, ma che vengono perseguitati e uccisi dai loro aguzzini.
Aleggiano vaghi riferimenti alla storia dei suoi genitori (e al Portiere
di notte della Cavani, di cui discuteremo pi in l). La storia del film
ambientata durante la Seconda guerra mondiale, ma avrebbe
potuto svolgersi tranquillamente oggigiorno, perch secondo
lautore il passato non affatto passato5. La visita di cortesia
loccasione per parlare della madre: Emmeemme si rammenta di
quando, nel 1931, vide Caterina e lui di soli due anni nei pressi del
Gianicolo; di fronte al ricordo melanconico paterno, Matteo ha
modo di pensare come sarebbe sua madre se fosse ancora viva 6. Il
regista e la giovane Maude stanno per lasciare la casa del
musicologo per fare una passeggiata nel ghetto di Trastevere,
quando sentono un grosso trambusto: assistono allattentato
terroristico contro la sinagoga ebraica e ai megafoni che chiedono
il sangue per le trasfusioni a favore dei bambini feriti 7. Matteo
ripensa alla madre, che fu riconosciuta e catturata nei pressi del
Ponte Garibaldi prima di condotta a morire ad Auschwitz 8.
Proprio in quel frangente rivede lex moglie Paola, da cui si era
separato oltre sei anni prima. Hanno modo di riparlare del loro
presente (della figlia Giuditta) e del loro passato (di Judy). Matteo
confessa a Paola di sentirsi ancor di pi ebreo dopo lattentato alla
sinagoga e dopo i fatti di Sabra e Chatyla; inoltre, non comprende
affatto la relazione di Luisa con larabo Omar 9. Paola non vuole
4

Cfr. ivi, pp. 10 ss.


Cfr. ivi, pp. 14 ss.
6
Cfr. ivi, pp. 40 ss.
7
Cfr. ivi, pp. 56 ss.
8
Cfr. ivi, pp. 60 ss.
9
Cfr. ivi, pp. 68 ss.
5

67

che Giuditta riveda il padre sposato con una ragazza pi giovane


di lei10.
Matteo e Maude si recano a cena da Luisa, attrice protagonista
della pellicola in fase di allestimento. Inizialmente il discorso
gravita sul tema dellinfelicit umana e sullimpegno politico.
Omar, politicamente impegnato a favore della causa palestinese,
sostiene che nei film di Matteo si nasconda un non so che di
elusivo (vago riferimento alla questione ebraica) 11. La
discussione si sposta poi sul passato dellex moglie di Matteo e sul
concetto di famiglia. Omar interloquisce spostando il discorso su
Israele e accusando Matteo di essere un reazionario, per la sua
posizione chiaramente filo-israeliana12. Andandosene via, Matteo
confessa a Luisa che la parte di Judy non sar pi sua: Io non ho
pi bisogno di te, adesso, perch non far pi il film su Judith. Ho
scoperto forse un minuto fa e definitivamente che Judith era solo
mia madre e che solo mia madre era Judith. Cos sto cercando mia
madre, quella mia madre ebrea che anche lei si innamorava dei
goym. Il film semmai verr dopo 13. Il giorno dopo Matteo si reca
alla sinagoga, dove si terranno i funerali di un bambino di due
anni14. Durante il tragitto di avvicinamento si chiede che cosa
significasse per sua madre essere ebrea in quegli anni, a maggior
ragione di fronte allintenzione di convertirsi al cattolicesimo per
sposarsi con Emmeemme15. Giunto sotto casa del padre, incontra
una vecchia portiera che gli dice di rammentarsi di sua madre e gli
consiglia di rivolgersi a una giovane giornalista che si era occupata
del rastrellamento nazista16. Anna Dominicini gli racconta tutta la
storia: un vecchio fascista ha approfittato del rastrellamento per
liberarsi dellamante ebrea. Anna ne ha sposato il figlio legittimo,
10

Cfr. ivi, pp. 74 ss.


Cfr. ivi, pp. 79 ss.
12
Cfr. ivi, pp. 83 ss.
13
Ivi, p. 98.
14
Cfr. ivi, pp. 99-100.
15
Cfr. ivi, pp. 101 ss.
16
Cfr. ivi, pp. 104 ss.
11

68

ma la loro figlioletta morta di epatite virale17.


La matassa comincia finalmente a dipanarsi. Tre sono le
versioni sugli eventi di quella notte. Matteo decide di andare a far
visita al fratellastro Claudio, docente di filosofia alluniversit di
Roma. Claudio, che odia profondamente Emmeemme, gli dice che
suo padre era molto amico di Kappler e che non si capacita di
come abbia fatto uscire lamante da casa sua propria la notte della
razzia nazista 18. Mentre Emmeemme chiama Caterina-Giuditta,
Matteo comincia a immaginarsela nei panni di Ester, la salvatrice
del popolo ebraico nellimmaginario cristiano 19. Si reca dal padre
naturale, fantasticando di essere un novello Raskolnikov pronto a
ucciderlo per la sua malvagit20. Dopo varie resistenze e reticenze,
Emmeemme gli racconta la sua versione dei fatti: lui era amico di
Kappler per via della comune passione musicale; il comandante
delle SS, che aveva conosciuto Ester a casa sua, gli aveva
consigliato di mandarla fuori Roma quel 16 ottobre del 1943 per
evitare che fosse catturata; Caterina, sentendosi un po Ester e un
po Giuditta, aveva invece deciso di restare a Roma per aiutare i
suoi correligionari a sfuggire dalle grinfie naziste 21. Matteo si reca
dalla maga, una donna che ha conosciuto assai bene sua madre,
per avere la terza versione della storia. La maga gli racconta che
conosceva assai bene Caterina-Ester, di cui era diventata la
confidente in quei tragici giorni: le aveva raccontato di come
Kappler potesse far ottenere a Emmeemme un ambito posto
accademico in Germania, di come questi volesse spingere lei nelle
braccia del nazista e, infine, come la novella Ester avesse deciso di
darsi a lui la notte del 16 ottobre per evitare la razzia del ghetto22.
Matteo e Maude si recano al funerale del bambino in sinagoga.
Mentre si trova alla funzione religiosa, Matteo non pu fare a
17

Cfr. ivi, pp. 111 ss.


Cfr. ivi, pp. 126 ss.
19
Cfr. ivi, pp. 133 ss.
20
Cfr. ivi, pp. 140 ss.
21
Cfr. ivi, pp. 150 ss.
22
Cfr. ivi, pp. 161 ss.
18

69

meno di pensare a tutte le figure femminili che hanno popolato la


sua vita e a pensarle come ebree. Ripensa anche allo sguardo di
una studentessa ebrea polacca trucidata a Treblinka, ritratta su un
poster del ghetto alcuni anni prima23. La figliastra si trova fuori
sede. Ormai si deciso a uccidere il suo padre naturale 24. Dopo
aver accompagnato il feretro lungo le strade romane, Matteo si
reca a casa di Emmeemme, prima che rientri la figliastra 25. Il padre
naturale laspetta e sa che Matteo potrebbe ucciderlo. Decide di
raccontargli la versione di Caterina: lei and da Kappler per
cercare di salvare gli ebrei del ghetto, ma non cap che non era
lHaman biblico. Caterina chiam Mordechai-Mario proprio per
quella notte, poco prima di morire: Kappler non centra, non lui
che decide. [] Questo diavolo-angelo che sta sopra Kappler e
che dirige le azioni uno che ha capito tutto di lei, di quello che lei
voleva, ha capito che lei voleva essere Ester come nella Bibbia e
sacrificarsi a Haman per salvare il suo popolo e, con ci,
modificare addirittura la Bibbia26. Matteo desiste dal suo tentativo
vendicatore. Saluta per lultima volta suo padre, chiama Paola per
parlargli della storia del suo film. Non ci saranno n una Judith n
una Luisa n una Maude, ma solo lei. E si avvi lentamente,
come pregustando ogni passo, alla casa di Paola, al di l del ponte
Garibaldi. Quella casa che era stata anche la sua fino a qualche
tempo prima. Un tempo che ora gli sembrava ridicolmente e
allegramente esiguo27.
La ricezione di Ester dei miracoli stata pi positiva rispetto
allEbreo. Il motivo principale consiste in una trama pi sofisticata,
basata sulla vendetta sognata e poi non realizzata dal
protagonista, e sullassenza di eccessi patetici. La Roma decadente
e notturna dei primi anni Sessanta (in palese controtendenza con
limmagine cinematografica) ha lasciato il posto a una citt pi
23

Cfr. ivi, pp. 184 ss.


Cfr. ivi, pp. 189 ss.
25
Cfr. ivi, pp. 194 ss.
26
Ivi, p. 210.
27
Ivi, p. 212.
24

70

viva e luminosa, seppur toccata dalla tragedia dellattacco alla


sinagoga28. Questa immersione nella contemporaneit ha trovato
buoni consensi sulla stampa quotidiana. Antonio Fasola apprezza
la struttura pirandelliana della trama, dove la verit cresceva e
sfumava progressivamente con laggiunta di nuove testimonianze
sulla sorte della madre29. Luciano Tas osserva lo stretto legame tra
la produzione del film e la ricostruzione del passato: la presa di
coscienza della propria identit ebraica con lattentato rendeva
inutile lo sforzo creativo e terapeutico di Matteo30. Al centro del
romanzo vi infatti la storia degli ebrei italiani e la storia di
unebrea italiana: la madre del protagonista, deportata ad
Auschwitz. Lindagine sulla fine di Caterina finisce per rendere
obsoleta la vendetta di Matteo: pur di fronte alla tragedia della
sinagoga e al nuovo rigurgito antisemita e antisionista, il regista
assiste di fronte ai suoi occhi a una scomposizione della realt, che
sfilacciandosi in tante versioni finisce per rendere impossibile
unaccurata e positivistica ricostruzione dei fatti. La profonda
empatia verso la figura materna, comune a tutti i personaggi
lecchiani (anche a quelli in fuga verso lAmerica), rappresenta la
principale spinta creativa di Matteo, anchegli in colpa per non
essere morto al posto di Caterina. Ma, una volta venuto a patti con
le storie della sua fine, decide di lasciare la giovane Maude
(Maddalena) per tornare dalla storica compagna Paola, simbolo
di una sorta di rappacificazione con il suo femminino.

28

Cfr. Libri e riviste dItalia, XXXIX, 1987, p. 190.


Cfr. L. Tas, Cercando Ester. Memoria e verit storica nel romanzo di Alberto Lecco, Il
Tempo Libri, 21 febbraio 1987, p. 20.
30
Cfr. A. Fasola, Il dubbio ebreo, LUnit, 15 gennaio 1987, p.
29

Capitolo VI
Ebraismo agli estremi: I buffoni (1998)
Lambizione non troppo segreta di Alberto Lecco stata quella
di essere annoverato quale allievo dei grandi narratori realisti
ottocenteschi, in particolare di Dostoevskij. La lezione del grande
narratore russo, combinato con lanalisi fenomenologica dellebreo
contemporaneo, ha permesso allo scrittore milanese di ridare
centralit al tessuto narrativo e allestremizzazione dei processi
coscienziali dei protagonisti. I tre piani della satira menippea
vengono volutamente trapiantati nellOttocento russo nella Morte
di Dostoevskij (1994). In questopera, assolutamente originale nel
panorama letterario italiano, Lecco tenta di rappresentare le
questioni ultime della sfera astratto-filosofica nel piano concreto
dimmagini e avvenimenti carnevaleschi e surreali, rompendo i
margini fra i diversi generi letterari e mostrando come la vera
letteratura non abbia una dignit inferiore alle altre scienze umane
o filosofiche. Questa menippea in un prologo, dodici quadri, un
epilogo e una postazione ragionata narra dellincontro a San
Pietroburgo fra lio narrante e il maturo Dostoevskij allindomani
dellapparizione dei suoi Demoni. Lio narrante diventa il
compagno inseparabile del maestro russo durante una lunga
discussione ellissoidale che avr luogo nella sua abitazione con
altre undici figure intorno al valore del suo romanzo politicamente
pi impegnato. Sono presenti le donne di Dostoevskij, leditore,
alcuni scrittori (come Turgenev e Tolstoj) e il rivoluzionario russo
Sergej Neaev. Lanimata discussione termina con la progressiva
uscita di scena di tutti i protagonisti del circolo e con lapparizione
del segretario di Dostoevskij, il suo sosia, che prender il posto
del maestro e che morir di l a poco. Lepilogo della menippea
vede Dostoevskij e il suo fedele allievo separarsi a Tula, perch il
maestro, ritenuto morto, intende trascorrere serenamente gli

72
ultimi anni della sua vita in Svizzera. Lio narrante, autore della
cronaca della morte di Dostoevskij, ottiene da un giovane
medico ebreo la confessione di aver assunto a sua volta le
sembianze del maestro russo1.
La tragedia apocalittica pu trasformarsi in una catarsi
liberatoria carnevalesca. Lultimo romanzo di Lecco mescola
abilmente il lato tragico e quello comico della vita allinterno di un
night notturno newyorchese, approdo ideale dei suoi tipi
letterari. I buffoni (1998), ambientato nella New York dei primi
anni Ottanta, narra la storia di due coppie di amici che, nellarco di
una notte, smascherano se stessi di fronte al pubblico e accettano
gaiamente la loro tragica dipartita. Il quartetto composto
dallio narrante (lebreo italiano Matteo), dalla sua amante Jenny e
dalla coppia composta da Walter e da Odette. Matteo un ex
architetto italiano finito a preparare i copioni per lo spettacolo
cabarettistico del ventriloquo Walter e del suo burattino. Il
quartetto , in realt, un quintetto legato da sentimenti profondi e
contraddittori: Odette divide tranquillamente le proprie notti fra il
letto del marito e quello di Matteo, che vive nello stesso loft
mansardato; Jenny, la cameriera di colore del Big Paradise, ex
prostituta salvata dalla strada, ha preso letteralmente il posto di
Caterina, la moglie di Matteo morta suicida poco tempo prima. La
storia consiste nello sgretolamento di questa unione particolare
attraverso lo smascheramento catartico delle loro ipocrisie. Tutto
ha inizio una sera quando Walter, dando vita al nuovo burattino
Walterino, decide di non seguire il copione di Matteo e di
intraprendere un sottile, perverso e crudele smascheramento della
1
Cfr. A. Lecco, La morte di Dostoevskij, ovvero La morte della tratedia. Quel giorno di
dicembre di sette anni fa. Menippea in un prologo, dodici quadri, un epilogo e una postfazione
ragionata, Milano, Spirali Vel 1994. Sulla figura di Dostoevskij si veda Id.,
Antinichilismo e magistero artistico nellopera di Fjodor Dostoevskij, Il secondo
Rinascimento, 73-74, novembre 1999, pp. 136-145. Su questopera di Lecco si
veda N. Riccobono, Il grande ritorno di Dostoevskij. Luomo e lo scrittore, LUnit, 14
novembre 1994, p. 28; G. Manacorda, Il sosia di Dostoevskij. Il nuovo romanzo di
Alberto Lecco, LUnit, 2 marzo 1994, p. 2; A. Debenedetti, Dostoevskij, un demone
per mito, Corriere della Sera, 11 aprile 1994, p. 29.

73
sua vita amorosa: Walterino, in compagnia della burattina Odotte
(alter ego di Odette) rivela al pubblico inebetito la storia della loro
comune utopica, dallincontro con gli arredatori italiani sino alla
creazione di uno spettacolo a quattro2. Le rivelazioni del burattino
spiazzano Matteo (il vero deux ex machina del quartetto), la moglie
Odette e i proprietari del locale3. Dopo lo spettacolo, Matteo
porta con s la giovane Jenny a casa e, in un impeto di autodenudamento, le racconta la storia della sua amicizia con Walter e
Odette4. linizio della fine dellutopica convivenza antiborghese:
Jenny confessa allamante che il giorno successivo sarebbe uscito
dalla prigione il suo fidanzato-pappone e che li avrebbe uccisi5.
Il processo di smascheramento iniziato sul palco del night
prosegue in quella mansarda newyorchese. Improvvisamente
Walter fa irruzione nellalloggio di Matteo, sostenendo di aver
strangolato Odette per gelosia6. Questa notizia spaventa Jenny,
che fugge via7. Walter tenta di giustificare il suo atto agli occhi di
Matteo: Odette avrebbe convinto Caterina al suicidio in seguito a
una falsa diagnosi di tumore ai polmoni con la complicit di
medico tedesco-polacco (il padre di Odette era un austriaco
nazista). Ma, con profondo stupore dei due uomini, Odette
ricompare viva e vegeta. Walter accusa la moglie di aver distrutto il
suo burattino Walterino, colpevole di autenticit8. Dopo che
Walter se ne va a dormire, Odette trascorre la parte restante della
notte in compagnia di Matteo. Il gioco sottile, perverso e crudele
dello smascheramento prosegue: Odette pungola lamante Matteo
perch non la amerebbe pi dopo la morte di Caterina. Matteo
2

Cfr. A. Lecco, I buffoni, Milano, Spirali Vel, 1998, pp. 11 ss.

Cfr. ivi, pp. 31 ss.

Cfr. ivi, pp. 89 ss.

Cfr. ivi, pp. 107 ss.

Questa scena descrive esattamente quella di un racconto lecchiano intitolato


Luxoricidio del ventriloquo Ren Benjamin apparso nei Racconti di New York.
7

Cfr. Lecco, I buffoni, cit., pp. 138 ss.

Cfr. ivi, pp. 172 ss.

74
confessa che Caterina fu per lui la sua unica madre
(manipolatrice), mentre Odette che Matteo per lei laltra parte
del padre (quella ebraica e passiva)9. Matteo rivela a Odette la
sua folle concezione dellebraicit, emersa durante un incontro
viennese fra le due coppie e il suo vecchio padre nazista alla vigilia
di un Natale di alcuni anni or sono:
Io posso fare lebreo o non farlo, a seconda di quel che succede, a seconda
di come mi prende. Per lo pi si tratta di una metafora o di un travestimento. Sai
niente del carnevale? Ecco, il carnevale della vita. Io posso essere il pi
implorante, lercio, petulante, ammaliante buffone ebreo col violino o il pi atroce
goj con la spada, quella fiammeggiate in una mano o con il libro mastro nellaltra
o addirittura con addosso la toga del sacerdote o del giudice, di qualsiasi
sacerdote e di qualsiasi giudice si tratti, a seconda di come mi prende. Ma quella
notte, a Vienna, con tutta quella neve e quel buio fuori delle finestre come
adesso, del resto era davvero possibile, secondo te, che io non facessi lebreo
con uno come tuo padre che aveva cacciato Caterina, che poi non era nemmeno
ebrea, nellangolo, per dirle quel che le avrebbe detto? Lui, tuo padre, era stato
abbastanza astuto. Aveva cacciato lei nellangolo e non me, ebreo. Aveva cacciato
lei, che era moglie di un ebreo. chiaro, no? Ma s, chiaro. Tutte tre, tu io e
Walter intanto udivamo bene quel che tuo padre stava raccontando a Caterina, l,
in quellangolo dove laveva cacciata. Ma chi di noi sarebbe intervenuto? Credi
magari che qualcuno di noi sarebbe potuto intervenire? Facevamo perfino finta
di non udire. E sai perch? Non certo per paura di tuo padre o di quel che
sarebbe successo se qualcuno di noi fosse intervenuto per far cessare quella scena
disgustosa. Ma perch ci piaceva troppo ascoltare e soprattutto ascoltare facendo
finta di non ascoltare per niente, anzi, di occuparci di altre cose. Ti ricordi? Noi
tre guardavamo e dovevamo pensare: ecco, siamo qui e vediamo e udiamo tutto e per
facciamo finta di non vedere e di non udire niente e sappiamo benissimo che stiamo facendo finta
ma non ce ne importa niente lo stesso e non ce ne importa niente lo stesso perch dopotutto
Caterina che stata cacciata nellangolo e noi che cosa centriamo con Caterina? Noi siamo qui
e qui non c nessun angolo, qui si sta comodi e in pace . Ti ricordi? L, nellangolo, tuo
padre sussurrava, s, certo, sussurrava, ma era come se urlasse, per il silenzio in
cui stavamo tutti. E noi ascoltavamo, ascoltavamo e udivamo. Ed stato proprio
in quel momento che Caterina ha cominciato a morire, mentre ascoltava tutte
quelle cose che tuo padre le stava dicendo, apparentemente solo a lei, e in realt a
tutti noi. E noi tre, tu, Walter e io, abbiamo capito anche questo. Che Caterina in
quel momento cominciava a uccidersi. Del resto, come si poteva non cominciare

Cfr. ivi, pp. 197 ss.

75
a morire ascoltando tutte quelle cose che tuo padre stava dicendo? Come si poteva
non cominciare a morire non per finta, ma sul serio? 10

Caterina ha iniziato a morire perch, mentre il padre di


Odette le raccontava con minuzia di particolari ci che era
successo nei campi di concentramento, Matteo e gli altri voltavano
lo sguardo dallaltra parte: lagnello, lasciato in preda del lupo,
inizia a morire per solitudine: uno decide di morire, cio di essere
quello che , cio di non essere, dal momento non tanto che
qualcuno lo vuole morto, ma che quelli che potrebbero farlo essere, si
sottraggono. Caterina si era resa conto che il padre di Odette
aveva ucciso ebrei gi morti, che gli ebrei dei lager erano morti in
quanto ebrei11. Come in Ester dei miracoli, anche in questo caso la
morte di Caterina oscura e poco chiara: fu limmedesimazione
nella sorte degli ebrei ad averla uccisa? Fu effettivamente il
tumore? Fu la stessa Odette? Fu la loro idea di comune
smascheratrice della morale borghese?12 La mattina successiva
giungono nellappartamento Mary Rose e Federico, i proprietari
del night club. Limprovvisazione della sera precedente non
piaciuta al pubblico, in particolare al governatore dellOregon.
Mary Rose e Federico vogliono che il numero ritorni al copione
prestabilito, che Walterino la smetta di essere autentico e che
Odotte non faccia pi la sua comparsa13. Odette difende il marito
dalle accuse di Mary Rose: Walter sar anche un coglione, ma se
un coglione senzaltro un coglione di quel tipo l, del tipo di quei
coglioni che conoscono la verit e che dovrebbero parlare 14.
Matteo ammette che il nuovo burattino di Walter molto simile al
buffone Calabacillas ritratto da Velazquez: E i nostri giochi, lo
sappiamo, servono soltanto a travestire quella cosa assolutamente
10

Ivi, pp. 217-218.

11

Cfr. ivi, pp. 227-228.

12

Cfr. ivi, pp. 233 ss.

13

Cfr. ivi, pp. 248 ss.

14

Ivi, p. 268.

76
bella, assolutamente orrenda, assolutamente indispensabile,
assolutamente inutile che si chiama verit. Verit e spettacolo.
Quella cosa che soltanto la vita e il gioco15.
Improvvisamente la scena come a teatro si svuota dei suoi
protagonisti. Matteo, rimasto solo nel suo appartamento, si
appisola e sogna i volti delle tre donne della sua vita: la madre,
Caterina e Odette16. Quando si sveglia, nel tardo pomeriggio, trova
Odette al suo capezzale, preoccupata della scomparsa improvvisa
di Walter. Matteo si getta per strada alla ricerca dellamico. Dopo
esser passato un mezzo a un comizio, ritrova Walter nel bar di un
loro comune amico (soprannominato per antifrasi Jack lo
squartatore per la sua amabilit e bont). Walter accusa Matteo di
parlare di cristiani pur essendo ebreo, che in Europa non c pi
spazio per comici come loro (vivevamo come in vuoto),
desidera che lui sposi Jenny perch potr fare quello che non
riuscito a Caterina: essendo una prostituta come Maria Maddalena,
sar la prima a vedere Cristo 17. Mentre i due si incamminano verso
il Big Paradise, Walter fa perdere le sue tracce a una fermata della
metropolitana18. Matteo si reca al locale, dove scopre che Jenny le
ha chiesto di ospitarla temendo le reazioni del suo fidanzatopappone Thomas19. Walter fa la comparsa sul palco, riprendendo
il numero di smascheramento da dove laveva interrotto la sera
prima. Il pubblico, per, sembra gradire questo gioco di autodenudamento: come se il buffone osasse fare qualcosa che non
concesso a nessun filisteo. Il gioco, per, finisce per tramutarsi
in tragedia: Walterino si spara alla tempia perch non stato
amato da Odotte. Stessa sorte tocca poco dopo a Walter20. Matteo
prende con s Jenny e si reca a casa della giovane, non di Odette.
15

Ivi, p. 279.

16

Cfr. ivi, pp. 283 ss.

17

Cfr. ivi, pp. 307 ss.

18

Cfr. ivi, pp. 337-339.

19

Cfr. ivi, pp. 339 ss.

20

Cfr. ivi, pp. 384 ss.

77
Intende trascorrere da lei lultima notte della loro vita, prima che
siano raggiunti da Thomas. E io dun tratto ebbi come la viscerale
sensazione che una grande risata da una folla, come unallegra
cascata dal cielo di quegli scherzanti bioccoli di neve bagnata,
fuoriuscendo a vampata dalla sala del Big Paradise, raggiungesse e
me e Jenny in corsa verso la morte per mano di Thomas,
procurando anche a me e a Jenny una gran voglia di ridere almeno
unultima volta21.
Lultimo romanzo di Lecco, pur privo di una fortuna critica 22,
contiene i principali topoi della sua narrativa e, in un certo senso,
li compendia al meglio: vi la struttura menippea del romanzo,
lestremizzazione dei sentimenti quale luogo di verit della
condizione umana, lapoteosi e il fallimento del sentimento
amoroso in questo mondo, il rapporto tra evasione ed eversione
nella societ borghese, la polifonia, la tendenza alla triplice unit
aristotelica, il tema del sosia, il rapporto fra artista e filisteo e il
problema dellebraicit. La figura di Matteo tipica nelle opere
lecchiane: una sorta di deux ex machina che favorisce lautodenudamento dei protagonisti e, con la sua sete di verit, finisce
per uccidere se stesso e gli altri. La condizione ebraica riletta alla
luce dellanalisi fenomenologica sartriana: lebreo una sorta di
agnello sacrificale che deve morire per espiare i peccati
dellumanit. Si tratta di una posizione assolutamente atea e non
credente, perch il peccato dellebreo non labbandono del
patto sinaitico oppure la conversione al cristianesimo: la sua
esigenza di universalit e di veracit portata alle estreme
conseguenze. Lebreo non rappresenta se stesso come membro di
un popolo, di unetnia, di una cultura o di una religione, ma
lemblema del femminino umiliato e offeso dal mascolino
senza cuore. Matteo, per, come lautore del vangelo sinottico pi
vicino allebraismo, una sorta di portavoce dellesigenza di
21
22

Ivi, p. 388.

Cfr. S. Disegni, Chi sono i buffoni, in ivi, pp. 391-400; G. Calciolari, Il respiro
narrativo di un Dostoevskij del Tremila, Transfinito, 3 luglio 2001,
http://www.transfinito.eu/spip.php?article345.

78
cristianizzare lebreo diasporico, per renderlo finalmente pi
consapevole della sua storia e renderlo cos pronto ad affrontare la
speranza messianica futura. Ebreo non semplicemente chi nasce
da madre ebrea ma il simbolo moderno dellumanit offesa:
Caterina inizia a morire dopo aver assistito al lugubre racconto del
padre di Odette, Walter mette in scena una sorta di complotto
ebraico bachtiniano, mentre Matteo e la sua giovane prostituta
decidono di porre fine alle loro esistenze dopo aver raggiunto la
verit in Cristo. Morire per la verit rappresenta dunque
lapoteosi del sogno martirologico e cristianizzante dellebreo
contemporaneo di Lecco.

Capitolo VII.
Cinema e storia: la rappresentabilit di Auschwitz nellItalia
postbellica

Lattivit pubblicistica di Alberto Lecco stata ampia,


variegata e innovativa. iniziata agli inizi degli anni Sessanta su
riviste culturalmente non schierate (come LEuropa letteraria e
cinematografica di Vigorelli e Javarone, Il Dramma di Ridenti,
Linformatore librario di Luisi) ed proseguita negli anni
Ottanta e Novanta su quotidiani come LUnit, mensili come
Shalom e riviste come Il secondo Rinascimento di Verdiglione.
Linteresse dello scrittore milanese si concentrato sul cinema,
sulla letteratura e sulla politica. Non si pu dire che ai suoi occhi
questi domini dello scibile umano fossero distinti ed esclusivi. Al
contrario, la tesi di Lecco era che bisognasse abbattere le barriere
che separavano la finzione (letteraria) dalla storia (scientifica)
per una conoscenza onnicomprensiva delluomo ebreo.
Questapertura non intende assolvere le pseudo-costruzioni
storiche (e quindi giustificare tutto e il contrario di tutto, come il
negazionismo), ma riconoscere dignit alle forme espressive
umane popolari nel Novecento, come lo il cinema. Di questo
tenore il lungo saggio apparso nel 1997 sulla rivista Critica
sociologica, intitolato Sciovinismo, corporativismo, paura del confronto
con lo straniero, dove lo scrittore milanese individua tre problemi
nella letteratura (e cultura) italiana contemporanea: il mancato
confronto con prodotti letterari e culturali stranieri, la scarsa
considerazione verso la letteratura di finzione derivante dal
corporativismo e dal settorialismo della cultura italiana ed europea;
il giudizio di non scientificit formulato dalle altre discipline
scientifiche verso la letteratura.

80

Se limmaginazione momento insostituibile del percorso umano alla


conoscenza di s, allora limmaginazione uno dei mattoni fondamentali del
romanzo e, in generale della poesia, intelligibile, realistica e chiara sotto le parole
pi metaforicamente simboliche; e dunque il romanzo anche uno dei pi grandi
ed efficaci farmaci consolatori di ogni inevitabile accadimento vissuto come
sconfitta, dal momento che lessere umano finora sempre riuscito a leggere
quellaccadimento come una occasione sacra di conoscenza 1

Partendo dalla centralit del romanzo e della finzione pi in


generale, Lecco si cimentato con una forma espressiva molto
popolare nel secondo dopoguerra: il cinema. Le sue opere
letterarie pullulano di riferimenti in tal senso: dal racconto Vieni
Notte! sino a Ester dei miracoli il tema al centro della narrazione la
rappresentabilit dellessere umano in generale, e di Auschwitz
in particolare, allinsegna del realismo tragico 2. Nel 1970,
recensendo il film di Valerio Zurlini Seduto alla sua destra, lo
scrittore milanese constata proprio la differenza tra un realismo
sano e un realismo malato: il primo si esprime nellopera del
regista bolognese, che riesce a raggiungere con la ragione la
propria passione e a conferirle dignit e rappresentazione; il
secondo appare nelle opere di Pasolini, che si rifugia
inevitabilmente nella allegoria dellintelligenza sola, fredda e vuota
come un deserto; il primo ama il mondo per quello che , ne
1

Cfr. A. Lecco, Sciovinismo, corporativismo, paura dello straniero e sostanziale disprezzo


di s, della letteratura, degli scrittori e degli intellettuali italiani, in tre casi esemplari , La
Critica Sociologica, 82-83, estate-autunno 1987, pp. 12-31.
2

Cfr. Ebrei e antiebraismo. Immagine e pregiudizio, presentazione di C. Luporini,


Firenze, Giuntina, 1989; M. Brunazzi e A.M. Fubini (a cura di), Ebraismo e cultura
europea del Novecento, Firenze, Giuntina, 1990; M. Marcus, Italian Film in the Shadow
of Auschwitz, Toronto, University of Toronto Press, 2007; G. Lichtneer, Film andn
Shoah in France and Italy, London etc., Vallentine Mitchell, 2008; A. Minuz, La
Shoah e la cultura visuale. Cinema, memoria, spazio pubblico, Roma, Bulzoni, 2010; E.
Perra, Conflicts of Memory. The Reception of Holocaust Films and TV Programmes in
Italy, 1945 to the Present, Bern, Peter Lang, 2010; R.S.C. Gordon, Scolpitelo nei cuori.
LOlocausto nella cultura italiana (1944-2010), traduzione di G. Olivero, Torino,
Bollati Boringhieri, 2013.

81
tenta la modificazione nella ricerca appassionata di esso e nella sua
rappresentazione, mentre il secondo presume di sapere quel che
il mondo dovrebbe essere e con intelligente arroganza gli detta le
cifre aride, squallide, prive di fantasia del suo prossimo,
inevitabile divenire; il primo un artista, il secondo un
predicatore3. Oltre ventanni dopo, in un lungo saggio di critica del
gramscismo, Lecco ritorna a criticare la cultura egemonica della
sinistra italiana nel secondo dopoguerra. I Quaderni dal Carcere di
Gramsci, che ambiscono a creare una letteratura popolare in
Italia, ignorano quasi del tutto il cinema: Ne parla osserva lo
scrittore milanese in modo astratto, cita appena Charlie Chaplin!
Ma a quei tempi, non passava certo inosservato Charlot! Rimane
sempre sul generale, nella sua difesa del cinema. Non ne esamina
dettagliatamente i valori simbolici, metaforici, n parla del modo
in cui un film viene accolto dal pubblico, non analizza mai un film
in particolare. I film di Charlot erano popolari e non si chiede
perch. [] Ci sono films, libri di cui bisogna per forza parlare
bene. Si parla di democrazia ma non si d nessuna importanza al
giudizio del pubblico quando accetta o rifiuta un film. No. la
critica a decidere4.
Lesordio critico-cinematografico di Alberto Lecco avviene
nel 1960, discutendo ledizione cinematografica di un racconto di
Checov su LEuropa cinematografica5. Lesordio ebraico
avviene lanno successivo su Il Contemporaneo, dove lo
scrittore milanese recensisce il film Kap di Gillo Pontecorvo.
Lecco parte discutendo limmagine dellebreo nella letteratura
otto- e novecentesca: la sua condizione di vittima innocente
stata universalmente compresa che nessuna cultura degna di
questo nome ha attaccato lebreo in quanto tale e in termini
drammatici, n lha distrutto col veleno del sarcasmo. Dostoevskij
3

Cfr. A. Lecco, Seduto alla sua destra di Zurlini, Il dramma, XLVI, 5, maggio
1970, pp. 124-127.
4
5

Cfr. Id., Gramsci e il gramscismo culturale del PCI, Il Cannocchiale, VIII, 3,


Cfr. Id., Il regista Checov, LEuropa cinematografica, 1, 1960, pp. 280-281.

82
non ha pensato di ricorrere a un ebreo come personaggio
negativo, anche se il suo protagonista delle sue opere (lumiliato e
loffeso) un cristiano ma sembra un ebreo diasporico ed certo
pi angelo che diavolo6. A cosa si deve il degrado morale
dellebrea protagonista di Kap? Raccontare la trasformazione di
una ragazza ebrea in criminale significa dare troppo potere ai
condizionamenti esterni o raccontare la storia di una criminale.
Come si pu sostenere che una ragazza ebrea divenuta kap
avrebbe potuto evitare la propria degradazione? Chi divenne kap
nelluniverso concentrazionario si sarebbe degradato, anche in
condizioni normali di vita, verso qualche forma di aberrazione e
di criminalit. Il personaggio di Pontecorvo non credibile, in un
senso o nellaltro: manca di una profonda comprensione della
condizione ebraica sotto il fascismo e il nazismo. Lebreo che
diventa kap non in termini luccciani - tipico: potrebbe
esserlo un ebreo che vuole diventarlo senza riuscirlo, in mezzo a
una moltitudine di ebrei morti ammazzati come vittime. Lebreo
diasporico mimetico, ironico, antisemita per conto terzi.
Pontecorvo intende dimostrare che il senso di colpa ebraico non
esiste, ma ci crede perch gli altri ci credono e perch sa che per
stare insieme agli altri bisogna credere a ci in cui credono gli altri.
Lebreo pi tragico quello che cerca sempre il non-ebreo, il goy,
cerca questi altri, mettendosi a livello dei loro pregiudizi e
accettando le loro richieste, per distruggere la colpa e illudendosi
di un avvenire purificato. Dopo la remissione sar purificato e
accettato: Alla fine lebreo deve tornare in mezzo agli altri cos
com e non come la debolezza e la vilt degli altri vogliono che
sia7.
Al centro della critica di Lecco vi limmagine eteronoma
dellebreo circolante nel cinema italiano: lebreo immaginato da
6
Cfr. Id., Osservazioni sul generoso e patetico antisemitismo di un film filosemita,
antirazzista e democratico, in Id., Don Chisciotte ebreo, cit., p. 30. Su queste
considerazioni di Lecco riguardo si veda Perra, Conflicts of Memories, cit., pp. 6465.
7

Ivi, p. 41.

83
non-ebrei o da ebrei mimetici. Come abbiamo detto, lo scrittore
milanese collabor alla stesura della sceneggiatura dellOro di Roma
di Carlo Lizzani. Il film, come noto, narra le convulse vicende
della comunit ebraica romana nellautunno del 1943, dal ricatto
nazista sino al tradimento della promessa di salvezza e alla
deportazione nei campi di sterminio. Una testimonianza indiretta
di tale partecipazione vi nel racconto Vieni notte! e nellEbreo,
ambientato proprio agli inizi degli anni Sessanta. Il racconto del
1963 descrive la storia di una dattilografa (Gloria) che partecipa
alla scrittura della sceneggiatura del film di Lizzani e che ripensa a
come lasci il suo amante ebreo durante la guerra (Guido). La
tragedia di Gloria (comune alle donne goy lecchiane) consiste
nellincapacit di sentire il dramma della solitudine del suo amato e
di esser tentata dal denunciarlo8. Lecco ritorna sul tema del film di
Lizzani nella pubblicazione di Cappelli dedicata alla stesura della
sceneggiatura. Unico ebreo a partecipare alla preparazione del
film, il suo contributo doveva limitarsi alla parte esterna del
mondo ebraico, ovvero a descrivere il modo in cui i non ebrei
vedevano i loro concittadini: Parlare di ebrei cosa molto grave,
quasi impossibile e spesso indecente. Il discorso sugli ebrei e la
verit su di essi e su ci che accadde nella storia sono ricacciati in
una lontana e invisibile solitudine. Pi che una storia bisognava
trovare alcune variazioni sul tema. Le domande principali
riguardavano la fiducia da parte degli ebrei romani nel ricatto
nazista. Gli autori decisero di affidarsi ad alcuni personaggi-chiave
che presentassero il sentimento dellamore, della rivolta e della
rassegnazione attraverso il suicidio. Lunico modo che loffeso
sapeva escogitare per punire loffensore era una disperata, estrema
richiesta damore. E non era forse tipicamente ebraico tutto
questo?9
La produzione letteraria di Lecco strettamente collegata
allimmaginazione cinematografica italiana in tema ebraico. Il tema
8

Cfr. Id., Vieni notte!, Milano, Ceschina, 1963, pp. 9-84.

Cfr. Id., Loro di Roma, in Id., Don Chisciotte ebreo, cit., pp. 43-51.

84
del rapporto fra vittima e carnefice, riletto tutto in chiave
fenomenologica e dostoevskiana, viene presentato nel suo
romanzo pi noto Lincontro di Wiener Neustadt. Il libro, uscito nel
1977 ma preparato alcuni anni prima, appare per certi versi una
risposta a un noto film di quegli anni che affrontava lo stesso
tema: Il portiere di notte di Liliana Cavani (1974). Lo scrittore
milanese dedica una recensione ragionata a questo film su
Dramma nel gennaio del 1975. Questo film un esempio di
come facile, ambiguo e pericoloso il gioco della semplicit
cosiddetta psicanalitica. Le ambiguit e pericolosit sociale del film
sono tali da chiedersi se il presupposto religioso-freudiano della
conoscenza di s come liberazione da un male inevitabile e oscuro
dentro di noi sia di qualche utilit. Ci che Lecco non accetta il
rapporto amoroso da operetta fra unebrea e un ariano nella
Vienna degli anni Cinquanta, presentato come una corsa verso la
redenzione e la condanna del loro perverso passato. Lansia del
successo e la paura di uscire dal salvifico schema antico colpaperdono aggiornato in quello moderno autocoscienza-guarigione
hanno impedito alla Cavani di affrontare il tema autentico e
insidioso della complicit tra vittima e carnefice, forse perch
lessere umano continua ancora a credere che il nemico sia
esterno e quindi pi facile da combattere e da vincere. Il
successo del film consiste nellaver sollevato problema della
complicit fra ebrei e nazisti. Ma questa complicit psichica e
inconscia, se esiste, presuppone la comprensione del legame fra
lesagerazione storica del problema e la microscopica presenza
della sua analisi. Si tratta di uno sprone a cercare di vedere
lebreo di ogni giorno in ognuno di noi e il nazista di ogni giorno
in ognuno di noi, decifrando e scorgendo lebreo e il nazista non
solo nei fatti della storia ma anche nella compromettente realt
della nostra vita quotidiana. Solo in questo modo conclude
lautore sar possibile risarcire le vittime staccandole per sempre
dai loro stessi carnefici ed evitando che in futuro i loro nomi siano
associati nella riflessione quotidiana e nella memoria storica10.
10

Cfr. Id., Alcune riflessioni su Portiere di notte di Liliana Cavani, in ivi, pp. 63-69.

85
Nei primi anni Ottanta, dopo gli attentati parigini e romano
contro le locali comunit ebraiche, Lecco torna a occuparsi di
rapporto fra cinema e identit ebraica contemporanea su
Shalom, mensile della comunit ebraica romana, in particolare di
come lantisemitismo sia interstiziale e subdolamente presente
nella narrativa e nella produzione cine-televisiva e sulle difficolt
che lebreo deve affrontare per potersi liberamente raccontare. Nel
dicembre del 1982 discute la stereotipizzazione antisemita di Jack
Ruby, che giustizi Lee Oswald, assassino di Kennedy11. Nel
marzo del 1984 saluta Oltre il ponte di Brooklyn di Golan per essere
uno dei primi film dove una minoranza etnica, sociale e religiosa
analizzata e narrata dal punto di vista delle minoranze 12. Due mesi
dopo nota le ambiguit presenti nella riduzione cinematografica di
Yentl, racconto di Singer trasformato nel noto musical con Barbra
Streisand, dove gli ebrei giocano come gli altri, mentre appaiono
di poco conto rispetto allo spettacolo i due steccati del film (la
soggezione verso la sacralit della leadership religiosa e la
vocazione patetica allintegrazione)13. In giugno osserva
mestamente, riferendosi a Lucky Star di Fischer (dove un bambino
trasforma la stella gialla in quella di sceriffo di film western), come
gli ebrei parlino di s solo per parlare di tutti, attraverso un
universalismo che sminuisce la loro storia14. Cera una volta in
America di Sergio Leone una sorta di processo di redenzione
cristiana dellebreo, dove la salvezza del protagonista (Noodles)
contrariamente a Raskolnikov viene guadagnata col perdono e
con lamore per il proprio carnefice; si tratta di un film che
mostra un mondo ebraico in tutto e per tutto simile a quello
gentile, stemperando cos il mito delleccezionalit ebraica: La
qualit assurdamente diabolica dellantisemitismo consiste
11

Cfr. Id., Sullantisemitismo di uno sceneggiato televisivo, in ivi, pp. 101-105.

12

Cfr. Id., A Manhattan e a Brooklyn gli ebrei hanno cominciato a raccontarsi? , in ivi, pp.
73-177.
13

Cfr. Id., Da un racconto di J.B. Singer a un film di Barbra Streisand, in ivi, pp. 179183.
14

Cfr. Id., Lucky Star, mito ebraico e dintorni, in ivi, pp. 189-192.

86
nellattribuire agli ebrei gesti e atti nefasti dellintera umanit 15.
Non altrettanto positivo il giudizio su Oltre le sbarre di Uri
Barbash, dove la solidariet tra galeotti ebrei e galeotti palestinesi
avviene a scapito del misconoscimento dei diritti ebraici sulla
Palestina16.
Il rapporto fra le vittime non va mai disgiunto da quello con
i carnefici, che non ha bisogno di sterili dicotomie ma da uno
scavo pi profondo negli abissi della condizione umana. In un
importante intervento apparso su Shalom nel febbraio del 1987,
Lecco interpreta criticamente la messinscena di Mario Carotenuto
nelle vesti di Shylock. Lebreo shakespeariano non appare un
personaggio schiacciato ma dotato di una propria dignit. Nel
famoso monologo del Terzo Atto, lebreo veneziano non urla la
propria ferita di fronte al mondo, ma la bisbiglia come se fosse un
mugugno e una lagna. Lantisemitismo certificato dal mancato
coinvolgimento del pubblico nellassolo salvifico di Shylock e nel
plauso di fronte allingiunzione a convertirsi al cristianesimo 17. Ben
diverso il giudizio sul film per la tv Fuga da Sobibor diretto da Jack
Gold (1989), dove Lecco intravvede una caratterizzazione tragica
(e realistica) delle vittime e dei carnefici. Se nella
rappresentazione dei nazisti il regista uscito dalla tesi arendtiana
del banale burocrate per testimoniare invece la presenza di un
lato oscuro nellanimo umano, in quella degli ebrei rivoltosi
mancato, forse, del coraggio necessario per ritrarne i sentimenti
pi profondi: dalle scelte amorose a quelle politiche18. Il coraggio
di Gold stato sorpassato da Costa Gravas in Music Box (1989).
Questo film rappresenta forse il miglior tentativo postbellico di
15

Cfr. Id., Cera una volta in America di Sergio Leone, una storia di ebrei come se non
fossero ebrei, in ivi, pp. 201-208.
16
Cfr. Id., Quando i figli non sanno opporsi creativamente ai padri. Lo scandalo di un film
ebraico-israeliano antisemita, in ivi, pp. 211-219.
17

Cfr. Id., Uno Shylock pi Shylock che mai. In una discutibile edizione romana,
Shalom, 2, febbraio 1987, p. 17.
18

Cfr. Id., Una rivolta chiamata fuga. Fuga da Sobibor, un drammatico film che pochi
hanno visto, Shalom, 3, marzo 1989, p. 15.

87
sfatare la tesi deresponsabilizzante della banalit del male o di
criticare le versioni decadenti o pseudo-freudiane del rapporto fra
vittima e carnefice. Il centro del film osserva Lecco
consiste nella sottile e magistrale sdemonizzazione della figura
paterna, narrata nel modo in cui laltro (la figlia), dopo aver
accertato la verit, diventa giudice del padre e rifiuta la
dimenticanza della colpa. La duplicit del padre (bonario come
nonno e aguzzino come nazista) viene compensata anche dalla
coesistenza di sentimenti nella figlia: condanna assoluta per il suo
passato e legittima nostalgia. Chi riuscir ad accettare il duplice
volto della figlia chiosa lo scrittore milanese potr accettare un
possibile doppio in se stesso e liberarsene19.
Il tema della rappresentabilit dellOlocausto stato affrontato
da Lecco anche nel decennio successivo. Dellaprile 1994 un
articolo su LUnit dedicato proprio alla rappresentazione
artistica della Shoah in occasione del cinquantenario della razzia del
ghetto romano. Con Schindlers List di Steven Spielberg la memoria
della Shoah ha di nuovo superato la barriera di una interdizione
solenne: quella che le impediva di essere testimoniata anche come
fiction, invenzione, anche di trama. Mentre il libro di Giacomo
Debenedetti sulla razzia del ghetto era un racconto verosimile,
quello recente di Fausto Coen stimola lidea che la memoria della
Shoah sia supportata anche da mezzi del racconto artistico e
realistico finora interdetti20. La commistione di generi, per, va
fatta sempre allinsegna di una finzione reale. Non cos accade
per La vita bella di Roberto Benigni, recensito sulla rivista Il
secondo Rinascimento di Spirali, dove il protagonista Guido non
si connota mai come ebreo se non per lo stereotipo della
bruttezza fisica. La realt storica che si pretende di narrare in
questo sciagurato film precisa e assoluta e reclama una fedelt
precisa e assoluta. Nessun bambino ebreo, arrivato in un lager,
19

Cfr. Id., Quando il mostro quel pap cos buono. Music Box, un film straziante e
rigoroso, Shalom, 5, maggio 1990, p. 23.
20

Cfr. Id., Shoah come arte. possibile?, LUnit, 22 aprile 1994, p. 2. Il volume di
Debenedetti era gi stato recensito in LEuropa letteraria, 1,1960, pp. 184-185.

88
poteva essere salvato dalla immediata gasazione postselezione
ineludibile21. Ben diverso il caso di Train de vie di Radu
Mihaileanu. Questo film non una favola come La vita bella ma
un insieme di un perfetto, calibrato racconto dove il momento
del riso sempre abbracciato al momento del pianto. Mentre
Train de vie un film variegato e aggiornato dalla scala di valori e
dal supremo modello fantastico-onirico, rablesiano e
carnevalesco, La vita bella un film variato, canalizzato e
derivato da un nulla culturale, storico e affettivo sul tema della
Shoah. Merito principale di questo film quello di raccontare
lebreo in quella sua particolarit specifica, non certo biologica,
ma connotata dalla sua storia assolutamente unica e dal carattere
suo proprio. Ecco un racconto sullebreo dove lebreo
risponde. Mentre il cosiddetto ebreo Guido, non manifestando
in nulla la sua ebreit e la sua ebraicit, si esplicita con
frammenti di battuta estranei allumorismo yiddish ed ebraico,
servir a un indecoroso e pericoloso oblio della Shoah22.
Il cinema ha una funzione catartica e pedagogica: deve saper
trasmettere allo spettatore una visione reale o verosimile del
passato tale da permettergli di comprenderlo e di sentirlo come
proprio, come evento sempre attuale di carne e sangue e non
come evento estraneo o lontano dalla vita di tutti i giorni. Questo
vale a maggior ragione per il tema della Shoah e dello spinoso
rapporto fra vittima e carnefice. Lanalisi critico-cinematografica
di Lecco ha attraversato unevoluzione profonda dagli esordi nei
primi anni Sessanta sino agli anni Novanta. Se nei primi interventi
il problema principale consisteva nelluniversalizzare la tragedia
ebraica, nel farla diventare un problema umano di tutti (ebrei e
non ebrei), la critica allestablishment culturale di sinistra italiano
lo ha portato a una maggiore comprensione della condizione
ebraica e al suo legame ineludibile con lo Stato di Israele. Questo,
21

Cfr. Id., A proposito del film La vita bella, Il secondo Rinascimento, 53,
marzo 1998, pp. 124-127.
22
Cfr. Id., Train de vie, di Radu Mihaileanu. Un evento nel racconto cinematografico della
Shoah, Il secondo Rinascimento, 65, marzo 1999, pp. 110-149.

89
per, andato avanti di pari passo con una valutazione positiva
della diaspora ebraica, riletta come storia di una minoranza etnica
e culturale che non ha pi paura di raccontarsi o di dirsi ebraica
anche al di fuori dello steccato dello Stato nazionale o
dellestablishment religioso. Mentre la produzione narrativa
lecchiana si sempre concentrata sullindividuo ebreo quale tipo
dostoevskiano per eccellenza del ventesimo secolo, la produzione
pubblicistica ha risentito di una sorta dansia di comunit.
Latomismo del carattere romanzesco, che, nel tentativo di
sopravvivere al di fuori della propria comunit, aspira a unutopica
catarsi collettiva che si risolve nel suo martirologio finale, fa da
contrappunto a una visione meno tragica e pi ottimistica sulla
condizione ebraica storica, che si rif indiscutibilmente alla
tradizione culturale yiddish, capace di recuperare e di
salvaguardare appieno laspetto carnevalesco positivo (anche se al
di fuori della ragione illuministica) e nellorgoglio nazionale e
culturale postbellico. Le urla silenziose dellebreo atomizzato
borghese degli anni Cinquanta e Sessanta, incapace di avere voce e
spazio nellarena pubblica italiana, si trasformano nellallegro
chiacchiericcio dellebreo comunitario di Train de vie o nei sogni
americani di Oltre il ponte di Brooklyn.

Capitolo VIII
Fra Israele e la diaspora: la costruzione di un mito
ebraico
La figura al centro della poetica lecchiana stata
indubbiamente quella dellebreo umiliato e offeso, in particolare
lincomunicabilit tra la vittima per eccellenza della storia
(lebreo) e il suo carnefice (una sorta di demone nazista),
limpossibilit da parte della vittima di poter esprimere la propria
tragedia esistenziale e umana se non nella forma dellautodissoluzione. Lesigenza di sostenere una narrazione realistica
nasce dal timore che la crisi della soggettivit e delloggettivit
novecentesche abbia reso labili o inesistenti i confini fra le due
categorie e, cos facendo, annulli di fatto la speranza (ebraica) di
una futura umanit redenta. Ma tale narrazione non intende
fornire risposte al problema dellidentit ebraica bens mettere in
mostra i meccanismi performativi che agivano e agiscono
nellelaborazione della discriminazione storica. Se vero che
Lecco ha trovato nei grandi maestri russi ottocenteschi e, seppur
in misura minore, negli scrittori americani novecenteschi i suoi
modelli di riferimento, lo altrettanto che la sua immaginazione
dellebreo andata formandosi nellItalia postbellica. In un
articolo apparso su LInformatore librario nel giugno del 1980,
lo scrittore milanese ripercorre a ritroso lappropriazione induttiva
della teoria sartriana sullantisemitismo1. Dopo aver constatato la
morte del realismo letterario classico nel secondo dopoguerra
(confuso con un becero naturalismo dallo stesso Pasolini) 2,
soverchiato dagli esorcismi letterari da lite piccolo-borghese
mascherati da intellighenzie radical-chic che usavano le tecniche
1

Cfr. J.-P. Sartre, Lantisemitismo. Riflessioni sulla questione ebraica, traduzione di I.


Weiss, Milano, Edizioni di Comunit, 1960.
2
Cfr. A. Lecco, In che cosa pu essere maestro un maestro del pensiero, in Id., Don
Chisciotte ebreo, cit., pp. 71 ss.

92
del linguaggio per nascondersi dietro il problema reale della
creativit artistica e letteraria3, lo scrittore milanese non ha ceduto
alle lusinghe dellesistenzialismo la mode. Ritiene, infatti, la
narrativa sartriana priva di poesia, passione e affettivit, troppo
intelligente per essere ironica; in sintesi, sarcastica, razionalista e
volgare. Ma lincontro con il suo testo sullantisemitismo gli ha
fornito gli strumenti per capire la diversit dellebreo in tempi di
razzismo antisemita:
Dai suoi Ebrei tutto ci che avrei scritto sul problema ebraico sarebbe
stata una lunga, straziante metafora di altre e ancora pi totali condizioni di
sofferenza, uno sviluppo del pensiero sartriano. Lui mi aveva fatto trovare lo
strumento culturale e creativo con cui potevo coinvolgere gli altri di oggi fino
al punto che questi altri mi risarcissero di quell'odio che gli altri di ieri mi
avevano dato. La possibilit metaforica consapevole e spontanea mi aveva dato la
forza e il coraggio di tentare di attingere il nocciolo tragico di ci che era
accaduto all'uomo ebreo e per poter sperare e credere che avrei raggiunto il
nocciolo tragico di ci che era accaduto e poteva ancora accadere a ogni uomo in
certe circostanze possibili della sua vita. Lo avrei raggiunto e raccontato. Che
della tragedia scritta vi fosse necessit, era convinto allora come lo sono oggi e lo
sar domani 4.

Lattivit saggistica e pubblicistica di Lecco legata a doppio


filo con il problema dellantisemitismo esistenziale nella cultura
letteraria e popolare dellItalia repubblicana. Le sue figure
romanzesche sono quasi sempre lespressione di una piccola
borghesia che accetta sartrianamente il rischio del nulla, che
prova a non aver paura, a non essere vile, a non giudicare in
maniera semplicisticamente manichea la realt, a essere
responsabile; in una parola, prova a superare limmobilismo della
propria condizione umana per essere autentica. Lesigenza di
autenticit, che trova la sua espressione quintessenziale non nella
rivoluzione universale per lumanit astratta, ma nellamore
per le persone in quanto tali, la chiave di lettura privilegiata per
avvicinarsi alla produzione letteraria lecchiana postbellica, in
3
4

Cfr. ivi, passim.


Ivi, p. 78

93
palese polemica con il gramscismo culturale ufficiale 5.
Dissacrante stata una recensione di Lecco al Lamento di Portnoy di
Philip Roth, apparsa su Dramma nel marzo del 1970, dove
lebreo resta prigioniero dellimmagine antisemita del padrone 6.
Nel novembre del 1981 prende posizione sul caso Cline,
sostenendo che i suoi libri, essendo antiromanzi, sono
antisemiti in quanto antiumanisti: malato di risentimento per
non essere ebreo e tedesco, lo scrittore francese ha tentato di
distruggere il tempio tragico e romanzesco, sostenendo il pi
sordido, bieco e antiumanistico assassinio di massa7. Nel giugno
del 1983 Lecco critica apertamente la riduzione cinematografica di
Alan Pakula del romanzo La scelta di Sophie di William Styron:
come si pu credere che i nazisti mettessero a morte i cittadini
polacchi, tra i migliori antisemiti della storia europea? Il
protagonista ebreo Nathan appare come un demone ebreo a
tutto tondo, un Golem ristrutturato a uso del nuovo
antisemitismo raffinato e colto della libera America 8. Pochi mesi
dopo, in Ebrei senza mito, lo scrittore si chiede se gli ebrei saranno
in grado di uscire dalla dannazione-salvezza del loro ghetto
culturale per trasmettere al mondo unimmagine di s, per
costruire un mito di s allaltezza di tutti gli altri suoi eroismi e di
tutte le sue bravure9.
La costruzione di questo mito di s passa attraverso il
recupero di un senso laico del tragico10. La presenza di un mito
ebraico nella storia universale testimonianza dalla figura di Don
Chisciotte. Al termine della raccolta di saggi su letteratura e
cinema del 1985, Lecco pone una lunga fantasia dove cerca di
5

Cfr. Id., Gramsci e il gramscismo culturale del PCI, cit..


Cfr. Id., Un Muro del Pianto della civilt dei consumi, in Id., Don Chisciotte ebreo, cit.
pp. 53-61.
7
Cfr. Id., Il caso Cline, in ivi, pp. 85-92.
8
Cfr. Id., Lantico, eterno ebreo nel mito rovesciato di una nuova storia al limite della verit,
della bellezza e dellantisemitismo, in ivi, pp. 125-135.
9
Cfr. Id., Ebrei senza mito, in ivi, pp. 137-151.
10
Cfr. Id., Sul convegno Ebrei e Mitteleuropa di Gorizia del dicembre 1982 e sul libro
antologico che ne riassume gli interventi, in ivi, pp. 221-230.
6

94
dimostrare il cripto-marranesimo del personaggio cervantesco11.
Lattentato alla sinagoga romana del 1982 sembrava aver indotto
gli ebrei a un nuovo discorso sul legame fra la recente tragedia e la
persecuzione diasporica. Don Chisciotte potrebbe essere un ebreo
travestito, un patetico ebreo metamorfosizzato in cavaliere
errante supercristiano. Lo studio di Baioni su Kafka dimostra
come il prezzo che un ebreo deve pagare per essere scrittore
quello di astrarre la concretezza dellautobiografia e concretizzare
lastrazione della storia con lanonimia di luoghi e di persone. Il
silenzio ebraico sullidentit di Cervantes-Don Chisciotte deriva da
un mondo sommerso e silenzioso da venti secoli che ha sempre
parlato e scritto in categorie astratte e generiche del pensiero:
Tale mondo frantumato, prima del 1948, parla come lospite goy
volesse che parlasse e, di s, tace. O assume una maschera ridicola
e divertente oppure tace. Lidea di Don Chisciotte nacque da un
doppio sogno di Cervantes: vagabondare per il mondo
ristabilendo giustizia e verit, convincere qualcuno ad
accompagnarlo: Che cos il messianesimo se non questo voler
vagabondare per la terra con qualcuno persuaso a farlo per tutto
ci che occorre e ci salva? Nel morisco Ricote Cervantes
tradisce il suo tentativo di travestire un ebreo sotto un moro.
Don Chisciotte, come altri tipi umani, si collettivizza nella
coscienza del mondo che si espande irrorando la terra dei suoi
pi specifici semi e generalizzandosi in questa sua espansione.
Cervantes potrebbe essere stato un purissimo cristiano, ma fu tale
artista da amare la condizione esistenziale ebraica fino al punto di
incarnarla nel suo eroe, fino al punto di lasciar libero il suo eroe di
raccontarsi, sotto i travestimenti come un eroe ebreo12.

11

Per una sorta di apologia del marranesimo si veda Id., Identit ebraica e identit
marrana tra storia e letteratura, Il secondo Rinascimento, 57, luglio 1998, pp. 96107.
12
Cfr. Id., Don Chisciotte ebreo. La maschera convertita e il legittimo vagabondo, in ivi, pp.
333-312.

95
Nel lungo saggio Il cantore muto (1989), esito di un seminario
storico-letterario tenuto presso lUniversit di Lecce, Lecco si
interroga sul problema di una laicizzazione della narrazione in
ambito ebraico attraverso il suo rapporto con la religione ebraica e
il mondo gentile. Nella lunga prolusione introduttiva lo scrittore
milanese spiega innanzitutto i motivi che lo hanno indotto a
pensarsi come ebreo tout court e non come semplice
romanziere: lidea di scrivere un romanzo divenne non solo
unossessione ma anche la sola difesa da quellautorit da cui mi
sentivo oppresso, umiliato e offeso. Grazie allottusit fascista
vennero pubblicati vari autori ebrei nel periodo interbellico, ma
nessun autore ebreo era riuscito a trasmettergli quellunicit della
grandezza dellumano che ricava se stessa dalla spietata raccolta di
quei dati anche minimali della realt quotidiana per farli confluire
in un grandioso disegno aperto e chiuso nel medesimo tempo.
Due erano i motivi: i romanzieri ebrei letti non scrivevano nella
loro madrelingua, la religione ebraica rende inconcepibile il
dissidio tra fede e vita. Lassenza di compromesso col reale ha
portato alla demonizzazione di quella parte umana che agli occhi
di un pio e religioso potesse apparire solo spregevole. Il popolo
ebraico quello di un solo libro: i grandi artisti ebrei erano restii
per autocensura a pronunciare la parola ebreo in quanto parola
sacra e quindi scrivevano solo per altri ebrei. Evitando di
raccontare i loro personaggi come ebrei tout court, i grandi
narratori ebrei hanno tentato di universalizzare le loro opere. Ma,
cos facendo, sono diventati scrittori per un pubblico di soli ebrei
oppure sono stati classificati come scrittori folcloristici.
Salvaguardando lintimit di se stessi hanno rinunciato alla
confessione pubblica e quindi alluniversalit. La specificit storica
(e non genetica) della condizione esistenziale ebraica pu essere
mutata solo nazionalizzandola: in questo modo lebreo diverr
uomo fra uomini e riuscir a elaborare quella libert che gli
consentir davvero di edificare anche quelle somme e uniche
opere dellarte di un nuovo Rinascimento13.
13

Cfr. Id., Il cantore muto. Sono stati gli ebrei liberi di raccontare se stessi?, prefazione di

96
La condizione necessaria ma non sufficiente per luniversalit
ebraica la narrazione della tragedia storica dellOlocausto.
Partendo da un seminario tenuto a Gerusalemme sul tema della
memoria storica del genocidio, Lecco sottolinea limportanza dei
monumenti e della loro funzione in ambito ebraico quali genius loci,
come feste nel lutto di foscoliana memoria. Il tema
delluniversalit del genocidio legato alla nascita dello Stato di
Israele, da molti considerato una sorta di risarcimento del mondo
colpevole. Lo pseudoconcetto della coincidenza e analogia delle
due catastrofi osserva lautore consola gli uni cancellando una
persecuzione particolare e assolve gli altri di una colpa
antisemita inesplicabile. Se il nazismo non ha concesso alcuna
attenuante allebreo perch ha esasperato ci che altri dicevano e
pensavano di lui, questo comporta la logica aberrante di un bene
redentore opposto a un male esorcizzabile. Mentre in passato gli
ebrei potevano scegliere tra conversione, integrazione, fuga o
morte, con il nazismo dovevano scomparire per sempre senza
lasciare traccia. I nazisti volevano cancellare e, allo stesso tempo,
trasmettere lo sterminio: il mondo doveva non solo dimenticare
ma ignorare lesistenza dellebreo. Mentre altri popoli sono stati
cancellati dalla storia (vedi gli Incas o gli Etruschi), gli ebrei sono
ancora vivi, perch hanno saputo trasmettere e far accettare dal
mondo la memoria dei loro tormenti. I nazisti potrebbero aver
sognato che perdere la guerra significasse anche vincerla in una
perversa trasmissione verso il pi probabile dei pi lontani futuri,
per morire con la coscienza dei demoni convinti che qualcuno li
avrebbe ereditati e ripetuti. Il modo di non dimenticare gli ebrei
lantefatto per esplorare il modo di ricordare il genocidio 14. Il
cupo mistero e il miracoloso oltraggio sono le quattro parole
coniate dallo scrittore ebreo George Steiner che permettono di
avviare un discorso sulla scrittura degli ebrei in et
contemporanea, alla luce dei limiti storico-religiosi imposti dal
pudore interno e dalla censura esterna. Attraverso quattro
L. Tas, postfazione di S. Di Cori, Milano, Spirali Vel, 1989, pp. 19-40.
14
Cfr. ivi, pp. 43-70.

97
zattere letterarie gli ebrei hanno tentato metaforicamente di
superare il fiume maledetto dellantisemitismo verso una terra
promessa di salvezza: George Steiner, Bruno Bettelheim, JeanFranois Steiner e Jerome David Salinger15.
La prima zattera rappresentata dal saggio Una specie di
sopravvissuto di Georg Steiner, dedicato a Elie Wiesel. Il titolo
rivendica il diritto a equiparare lesperienza diretta e quella del
ricordo, per salvaguardare le istituzioni democratiche future
dellOccidente liberale. Steiner contraddice tutto ci che aveva
scritto sullaspirazione al silenzio di fronte a eventi troppo grandi:
sembra dimenticarsi che per rendere testimonianza del genocidio
ci sarebbe bisogno di una retorica tragica come sintassi della
scrittura in generale e della tragedia classica in particolare. Il
nucleo dellopera steineriana un gomitolo aggrovigliato di dubbi
che si contraddicono, come lutilizzo di molte parole per
difendersi dalla paura del silenzio. Il suo dilemma nel narrare
secondo lunit dazione classica e utilizzando personaggi pi tipici
che esemplari corrisponde allassenza di senso tragico nella
tradizione religiosa ebraica. Steiner invita agli ebrei a parlare di s e
del proprio dolore di sopravvissuti, in un diverso rapporto tra
mondo laico e religioso. Ma possibile esprimere lesperienza
dello sterminio e la reticenza a una testimonianza tragica,
garantita dalla pi perfetta classicit del lessico e dalla leggibilit
del contesto?16 Nel Prezzo della vita Bettelheim sostiene che il
genio dellartista in grado di ricreare lazione reciproca fra uomo
e ambiente e che limmagine degli altri influenza la propria. Per
definire la parola olocausto, lo scrittore austriaco ricorre alle
teorie di Erich Fromm, Hannah Arendt e Simone Weil. Come il
linguaggio di Bettelheim e Fromm convalida la necessit di fornire
informazioni per una rappresentazione pi globale del problema,
cos il metodo della Arendt sostanzializza gli ebrei e la loro
condizione sociale. Bettelheim e gli altri tre autori ebrei sono
accomunati dalla ricerca di un codice dei nomi, dal nominalismo,
15
16

Cfr. ivi, pp. 73-86.


Cfr. ivi, pp. 87-99.

98
cio da una ragione astratta, dalla tendenza antirealistica del
pensiero che va osteggiata per salvaguardare gli ebrei
dallantisemitismo e luomo dallantiumanesimo e da se stesso: Il
nominalismo riduce la conoscenza a un appagamento accademico
e bizantino di soli nomi [...] e deprivando la conoscenza della
possibilit di trasformare il caos disordinato della vita nellordinato
caos dellarte17.
Dopo le ambiguit di Steiner e lastrattezza di Bettelheim
Lecco passa alla terza zattera di Jean-Franois Steiner. Lo
scrittore francese, autore di Treblinka, fortunato romanzo degli
anni Sessanta, ha lindubbio merito di aver avanzato il tema del
rapporto ambiguo fra vittima e carnefice ma pecca anchegli di
astrattezza: In questo volume lanima delle vittime e quella dei
carnefici rimangono sospese a un impegno testimoniale che non
diventa n promessa di catarsi liberatoria n di risurrezione.
Lorrore e labisso, dove vengono raccontati, lo sono
genericamente. Ci che leggiamo di un personaggio non ha
quello spessore capace di renderlo coinvolgente e
indimenticabile. Gli ebrei organizzano la rivolta solo perch
sopravviva un testimone, ma il dilemma tra linevitabile catastrofe
e il tempo necessario per lorganizzazione della rivolta non
sostenuto da un crescendo di carne e sangue di personaggi
concreti. Quando e come si sar tanto liberi da attribuire [...] ai
nazisti la dignit, seppur demoniaca, di personaggi, anzich
congelarli manicheisticamente e inutilmente in una qualsiasi casella
classificatoria?18 Non un caso che la quarta e ultima zattera sia
rappresentato da un racconto ambientato in America nel secondo
dopoguerra. Gi al dinghy di Salinger affronta e risolve alla
maniera classica il grande tema dellumiliazione e offesa
dellebreo diasporico. Il racconto, in tre parti, narra lemersione
dello stereotipo, lazione dello stereotipo e la sua catarsi finale. La
grandezza tragica del racconto consiste nellindividuazione
intellettiva delloffesa e dellinsulto al diverso ebreo nel suo
17
18

Cfr. ivi, pp. 100-112.


Cfr. ivi, pp. 113-122.

99
nascere e germogliare, e nel modo in cui viene descritto questo
processo. Salinger lunico scrittore moderno che abbia letto e
capito Dostoevskij nella triplice unit tragica, nella commistione
tra pubblico e privato, tra storia collettiva e sentimenti personali. Il
grande padre ebreo insultato e assente sar ricordato come un
eroe scomparso leggendario: Il preannuncio finale del suo arrivo
va accolto con la consolazione e speranza da tutti coloro che
vogliono non accada mai pi, nella premonizione profonda ed
esente da ogni patteggiamento, che ci finora fatto agli ebrei possa
essere fatto domani a chiss chi nel mondo19.
La capacit di sapersi narrare presuppone una coscienza
ebraica della propria storia e del proprio posto nel mondo, ovvero
dello Stato di Israele e della diaspora. Dopo lattentato alla
sinagoga del 198220, Lecco ha cominciato a intervenire
direttamente nellarena pubblica per rimarcare i pericoli di un
nuovo antisemitismo nascosto sotto lantisionismo. Nel febbraio
1983 ha commentato su Shalom le conclusioni dellinchiesta
israeliana sulle stragi di Sabra e Chatyla. Gli ebrei diasporici
osserva devono riesaminare il concetto e la pratica della mania
di persecuzione, il primo dei demoni da esorcizzare dalle astute
mani degli altri. Lo spettro di Auschwitz deve tornare nella
mani ebraiche e varcare il confine vietato tra memorialismo e
tragedia. Gli ebrei devono imparare a non temere la parola
poesia per rivendicare col mito i suoi legittimi diritti: Se Israele
e gli ebrei della diaspora riusciranno a edificare il proprio mito,
avranno guadagnato la pi sicura delle sopravvivenze 21. Pochi
mesi dopo Lecco critica un servizio su Israele del settimanale
Panorama, dove Israele viene descritto come uno stato che,
avendo tradito la sua essenza religiosa, ha conservato solo la
19

Cfr. ivi, pp. 123-158.


Cfr. A. Marzano, G. Schwarz, Attentato alla sinagoga: Roma, 9 ottobre 1982. Il
conflitto israelo-palestinese in Italia, Roma, Viella, 2013.
21
Cfr. A. Lecco, Nuovo antisionismo e nuovo antisemitismo in occasione delle conclusioni
dellinchiesta israeliana sulle stragi di Sabra e Chatila, in Id., Don Chisciotte ebreo, cit., pp.
107-117.
20

100
patina cinica, superficiale e fanatica della religione 22. Nel marzo
1984 lo scrittore milanese commenta sullAvvenire il rapporto
tra ebrei e cristiani nellarea mediterranea, evidenziando come il
compito di mediare tra le grandi religioni monoteistiche sia
affidato al sionismo e allo stato di Israele 23. Nel giugno 1985
Lecco ha criticato la generalizzazione antinglese dopo i fatti
dello stadio Heysel di Bruxelles: il pi nefasto giorno dellumanit
osserva quello in cui si osa escludere un popolo o una
minoranza etnica da questa sicura e orrenda possibilit storica la
possibilit di essere anche cattivi pretendendo da questo
popolo e da questa minoranza una impossibile innocenza totale e
globale24. Nel 1987 lo scrittore milanese ha recensito con favore
una raccolta di novelle di Israele, edita da Spirali: la nuova
letteratura ebraico-israeliana esce dal folclore in direzione del
senso tragico e ironico, di ununiversalizzazione della
rappresentazione di s. Si tratta di una piccola rivoluzione
nellautopercezione ebraica, perch suggerisce una mitologia di s
al mondo:
Il mondo ha sempre vissuto di una eterna e continua mitologizzazione di s.
Un popolo che non si celebra e che non canta se stesso, corre rischi gravissimi.
Ed ecco, il popolo ebreo, per bocca di questi suoi undici rappresentanti israeliani
ha infine trovato voce per la proposta mitica di s al mondo. E la proposta mitica
di s al mondo una delle migliori mani tese in cerca di pace 25.

Strettamente legato al tema del raccontarsi pubblicamente


quello della normalizzazione della condizione ebraica di fronte
alla storia contemporanea. Nel settembre 1987 Lecco intervento
nel dibattito storico tedesco (Historikerstreit) circa le
responsabilit del nazismo criticando la posizione dello storico
22

Cfr. Id., Il sedicente rapporto su Israele di Panorma, ottobre 1983, in ivi, pp. 153-161.
Cfr. Id., Alcune riflessioni su ebraismo e giudaismo, in ivi, pp. 163-171.
24
Cfr. Id., Perfida Albione come perfidi giudei. Per un momento dopo Bruxelles la caccia
allinglese ha ricordato tempi infausti, Shalom, 6, giugno 1985, p. 11.
25
Cfr. Id., Israele, raccontami questa novella. Una piacevole scoperta: i nuovi scrittori
israeliani, Shalom, 5, magio 1987, p. 7.
23

101
Joachim Fest, tendente a liquidare lunicit dellOlocausto
attraverso lanalisi della forma meccanica e amministrativa con cui
fu attuato lo genocidio. Bisogna passare dallesame del come al
segreto del perch e cessare di accampare ununiversalit
aprioristica e intenzionale della colpa, che potrebbe reintrodurre la
criminalizzazione dei sopravvissuti26. Nel gennaio 1988 Lecco
recensisce la prima edizione italiana di Intellettuale ad Auschwitz di
Jean Amry. Il miglior farmaco contro la coazione a ripetere
deve evitare il fair play della memoria per riguadagnarsi il
doloroso cammino della sincerit che legittima se stessa. Pur
apparendo come un libro di guerra, il grido di Amry la pi
grande proposta di rappacificazione avanzata dalla vittima ebrea:
se il risentimento non trova modo di uscire allo scoperto per
rivendicare il suo risarcimento, il rischio della ripetizione, con
nomi ed etnie diverse, sar altissimo27. Pochi mesi dopo Lecco
passa in rassegna la polemica legata al discorso di condanna del
nazismo pronunciato al Bundestag tedesco dal deputato Jenninger:
la demonizzazione generica e la colpevolizzazione specifica sono
legate luna allaltra, perch enfatizzare luna al posto dellaltra
impedisce linevitabilit della seconda, ma impedire la seconda
significa impedire di far luce sulla met di quellorizzonte che da
decenni si afferma di voler esplorare28. Alcuni anni dopo,
sullUnit, Lecco interviene in compagnia del matematico
Giorgio Israel per condannare la tesi di una certa sinistra
benpensante che tenderebbe ad assimilare il problema della
discriminazione verso gli immigrati a quello dellantisemitismo.
Un conto colpire tutte le forme di intolleranza, altro
distinguere con precisione fra cittadini italiani e non italiani. [...] Si
abbia il coraggio di dire che lappartenenza degli ebrei alla
comunit nazionale considerata qualcosa di aggiuntivo o come
26
Cfr. Id., Perch il passato non pu ancora passare. Nel cuore dellOlocausto continua il
dibattito, Shalom, 8, settembre 1987, p. 19.
27
Cfr. Id., Ti regalo il mio risentimento. Tradotto in Italia Intellettuale ad Auschwitz,
Shalom, 1, 1988, p. 27.
28
Cfr. Id., Un discorso che si voluto contestare ma che nessuno ha voluto leggere,
Shalom, 11, dicembre 1988, pp. 13-14.

102
una manifestazione di tolleranza e generosit o peggio ancora
che gli ebrei sono un gruppo di rifugiati. Gli ebrei italiani sono
e saranno sempre in prima linea nella lotta contro il razzismo e
lintolleranza non in quanto ebrei ma in quanto italiani 29.

29

Cfr. Id. e G. Israel, In Italia lantisemitismo ancora vivo e forte, LUnit, 1


dicembre 1992, p. 2; Id., Lecco replica a Manconi e Magiar, LUnit, 5 dicembre
1992. Sulla polemica si veda anche M. Collura, Ebrei in prima linea? S, ma da
italiani, Corriere della Sera, 2 dicembre 1992, p. 37.

Conclusioni
La tragedia come realt dellebraismo novecentesco?

La produzione romanzesca di Alberto Lecco ha fornito una


particolare casistica di personaggi: lirredento, il vinto, loffeso,
lidiota, lincompreso, il ribelle e lamoroso. Ma non solo: il
carnefice, lindifferente, il cinico, il demone, il dannato. Lo
scrittore milanese ha voluto letteralmente traslare le principali e
pi importanti connotazioni esistenziali della grande letteratura
ottocentesca nei suoi personaggi. Gli ebrei rappresentano il
sentire in s e per s, sono vere e proprie incarnazioni
idealtipiche, rappresentano leccezionalit morale che conferma la
regola, sono la metafora della condizione umana 1. Agiscono in
un mondo sartriano dellin s, di ci che identico a s,
immodificabile2. A fronte dellimmobilit della societ-statua si
pongono i protagonisti del per s, cio coloro che sono presenti
a se stessi, che hanno la coscienza di essere nulla e, come tale,
soffrono la loro inutilit. I personaggi lecchiani ambiscono a
essere i nuovi eroi dostoevskiani del palcoscenico novecentesco.
Questa loro caratteristica, per, li rende vinti di fronte alla storia
e alla societ: tutti i protagonisti lecchiani sono spezzati dalla vita,
portano su di s un fardello di colpe che li schiaccia e che li
porter alla morte. Non si tratta, per, di peccati originali nel
senso religioso e cristiano del termine, ovvero non pagano la
propria inettitudine di fronte a un Dio, ma portano su di s il peso
della propria coscienza in un mondo dellin s che ne privo.
Sono lespressione di una brama di vivere che si scontra con una
realt immobile. La sofferenza esistenziale incarnata al meglio
nellebreo, condizione privilegiata per poter scrutare senza
1

Cfr. G. Gagliozzi, Mettiamo il punto. Lopinione di Alberto Lecco, Linformatore


librario, X, 12, dicembre 1980, pp. 22-23
2
Cfr. J.-P. Sartre, Lessere e il nulla, traduzione di G. Del Bo, revisione e cura di F.
Fergnani e M. Lazzari, Milano, Il Saggiatore, 2008.

104

ipocrisie la violenza-immobilit dei rapporti umani. I protagonisti


lecchiani sono tutti ebrei e non ebrei allo stesso tempo:
rappresentano la contraddizione della natura umana e il suo
tentativo di esprimersi di fronte al mondo. Questo comporta
lesigenza di apparire, lansia di affermare continuamente
lebraicit nella propria esistenza, a parole e nei fatti: lebreo
lessere umano concreto, sia perch quella persona l e non
una persona qualsiasi, sia perch laltro per antonomasia
dellimmaginario collettivo occidentale.
Luniversalit dellebreo dettata anche dalla storia e dalla
societ ma da buon narratore realista russo questo non
comporta un cambiamento di prospettiva. Ci che a Lecco
interessa lebreo concreto e gli eterni problemi della condizione
umana. Non vuole descrivere la realt sociale della gente comune
oppure descrivere la tragedia dellOlocausto. Vuole rappresentare
lebreo hic et nunc, quello che sopravvissuto e che cerca di crearsi
una propria vita. La sua realt anzitutto una realt psicologica
(una Realitt) e non certo materiale: i suoi eroi sono tutti gravati
da profondi conflitti psicologici, in larga parte riconducibili alla
loro alienazione dalla realt effettiva (la Wirklichkeit). Lansia di
autenticit li porta a intraprendere un viaggio agli inferi dentro se
stessi attraverso lo sguardo altrui che conduce inevitabilmente
alla morte: sotto le maschere si cela la profonda tristezza per la
propria impotenza esistenziale e un profondo quanto incompreso
bisogno damore3. Proprio lamore il tema centrale delle opere
lecchiane: leros il sentimento contemporaneo per eccellenza, che
poco ha a che spartire con la giustizia ebraica o lagape cristiana.
Ma leros destinato al fallimento perch un sentimento
borghese, unilaterale e incompleto, unaspirazione a un bene
irraggiungibile. La letteratura non in grado di rappresentare la
tragedia degli ebrei contemporanei senza sentimenti di
elevazione, perch rappresenta la realt contemporanea alienata
3

Cfr. A. Tagliapietra, La virt crudele. Filosofia e storia della sincerit, Torino, Einaudi,
2003.

105

e alienante della piccola borghesia italiana, spaccata tra gretto


materialismo e astratto romanticismo. Linserimento della
tragedia ebraica nella vita piccolo-borghese non ha fatto altro
che esacerbare la ricerca ossessiva delleros quale modo per
sfuggire allalienazione sociale e per raggiungere la propria
autenticit nel denudamento della propria tristezza profonda.
Questo processo stato rappresentato in modi e tempi diversi
nelle diverse figure romanzesche, che ripercorriamo ora
brevemente.
Augusto Domined e Carlo Rajoni: leroismo della
debolezza
Augusto e Carlo, i protagonisti di Anteguerra, che, nelle
intenzioni dellautore, avrebbe dovuto avere un seguito
espiatorio (Guerra e Dopoguerra), sono le due facce esistenziali
dellebreo nellItalia delle leggi razziali. Augusto rappresenta la
debolezza borghese, mentre Carlo rappresenta la forza
proletaria. Entrambi non fanno parte dellin s, ma sono
rivoluzionari, cio dotati di una coscienza infelice che li
porter ad agire, rompendo lopacit dellItalia fascista e
borghese. Augusto cerca in tutti i modi di spezzare la sua
coscienza di s per agire nel mondo: ecco lesigenza di acquisire
una virilit e un senso di appartenenza in mezzo alle dinamiche
collegiali. Entrambe queste strade termineranno in un fallimento
esistenziale: lamante paterna si dimostrer essere unicamente lo
strumento e non il fine della sua crescita sessuale e amorosa;
laffermazione di s avvenuta con la zuffa in collegio non lo
porter a nessuna forma dintegrazione sociale. Carlo laltra
faccia di Augusto: figlio di una famiglia proletaria, cerca di
emanciparsi dalla bruttura attraverso la bellezza della musica.
Inizialmente inconsapevole della condizione politica italiana,
felicemente innamorato di una sua coetanea (Maria), figlia del
popolo. Non sente lesigenza di affermare in qualche modo la

106

propria virilit. Pratica uningenua libert di spirito che creer


sconcerto e irritazione fra i suoi insegnanti di collegio. Realizza
indirettamente laspirazione paterna a lottare per un mondo pi
giusto (comunista), ma pagher lo scotto di doversene andare in
Francia. Augusto arso dal senso di colpa: dice la verit al
commissario di polizia per vilt (e non autenticit), ma mette nei
guai lamico. Al termine del romanzo, sentendosi tradito da tutti
(dalla madre frustrata per la vita familiare e da un padre sin troppo
pragmatico), penser al suicidio finendo ucciso quasi per sbaglio.
La sua morte inscritta nella partenza di Carlo, suo braccio
armato: luno non pu vivere senza laltro al crepuscolo
dellItalia fascista.
In presenza di queste maschere idealtipiche si fa strada anche
lidentit ebraica. In due sensi: Augusto e Carlo sono a loro modo
ebrei, sia perch rappresentano la sofferta presa di coscienza
della barbarie fascista, sia perch sono a loro volta legati allunica
vera ebrea del romanzo. Lucilla Sanseveri la madre di Augusto
e linsegnante di Carlo: alluno ha dato la vita, al secondo ha
trasmesso larte. Ha scelto di sposarsi con un uomo concreto ma
gretto e privo di spirito, rinunciando allamore della sua vita,
alluomo che anche il padre naturale di Augusto. Si vede
costretta a cedere tutti i suoi beni al marito pur di non perderli a
favore dello stato. La sua sensibilit emblematica della
condizione esistenziale dellebraicit pre-bellica ma anche la
manifestazione
pi
compiuta
della
tragedia
ebraica
contemporanea: rappresenta una sorta di eroismo della
debolezza, un s alla vita, laffermazione della propria volont di
vivere una vita malata trovandovi, talora, rari ma intensi attimi di
felicit. Questa prospettiva nietzscheana, comune a tutti i
personaggi lecchiani, lespressione pi compiuta dellidentit
ebraica contemporanea. Essa comporta, a sua volta, la formazione
di una particolare appartenenza: lebreo vinto appartiene al
proprio paese di nascita, sente di essere parte di qualcosa, ma quel
qualcosa assolutamente difficile da vivere. Gli ebrei di

107

Anteguerra non provano orrore per la vita politica e privata italiana


dellepoca, non si sentono di appartenere a unumanit diversa.
Hanno semplicemente la coscienza di essere dei puri: Carlo un
ingenuo sognatore che ambisce alla giustizia sociale, senza
conoscerne i mezzi; Augusto sogna di sentirsi finalmente vivo e
amato, senza conoscerne il fine; Lucilla, la madre putativa di
questo scontro fra arte e natura (dove prevale, per una strana
nemesi storica, la prima), vorrebbe rivivere la propria vita cos
com, senza conoscere la realt politica del suo tempo. Questa
purezza di sentimenti distrugge le barriere spirituali, ma si scontra
con quelle fisiche: i due adolescenti scappano dalla vita adulta,
mentre gli adulti contemplano nostalgicamente il passato.
Anna, Peter e Oscar: il triangolo maledetto di Wiener
Neustadt
Se Augusto e Carlo ruotano intorno alla figura di Lucilla, vera
creatrice di vita (spirituale), in Lincontro di Wiener Neustadt sono i
due veri ebrei a ruotare intorno al carnefice nazista. Le posizioni
si sono capovolte: questa volta lebreo a non essere pi tale, ma a
essere riempito di coscienza dallebreo immaginario, cio dal
carnefice. Il romanzo pi noto di Lecco ci presenta uno scenario
onirico-teatrale, fatto di unit di tempo, luogo e azione, dove pi
facile mostrare le diverse maschere coscienziali della condizione
umana. Anna e Peter rappresentano due facce della debolezza
ebraica: sono entrambi borghesi cresciuti nel culto della ragione,
incapaci di fuoriuscire dallordinaria routine per lazione
esemplare. Quando hanno lopportunit non tanto di salvarsi
dalla morte (perch altrimenti sarebbero emigrati o avrebbero
continuato a nascondersi), quanto di affermare la propria dignit,
si tirano indietro: non uccidono il carnefice, rassegnandosi a
essere le vittime sacrificali dellolocausto nazista per amore della
verit. Di contro Oscar, quello che potrebbe apparire il
personaggio pi lontano dalletica ebraico-cristiana, incarna la
propria ebraicit (nel senso dostoevskiano assunto dallo scrittore

108

milanese) nel rifiuto totale della parola e nellaffermazione della


disperazione sotto di s. Oscar decide di incontrare i due ebrei
reali per affermare la propria ebraicit psicologica: il proprio
sadismo non soltanto la nemesi dei valori piccolo-borghesi, ma
anche un monito di ritrovata vitalit, di una vitalit forse sopita,
che si esprime nellansia di morte. Mentre Anna e Paul vanno
incontro alla morte in maniera rassegnata, Oscar laccetta e
attivisticamente la riafferma esprimendosi di fronte ai suoi due
interlocutori. Lincontro invernale in quella stazione di transito
austriaca diventa teatro di un nuovo sentimento della morte, che
testimonia paradossalmente la brama di vivere dei protagonisti: le
vite spezzate cercano di ricomporsi senza successo in quegli istanti
di parole, riescono a esprimere se stesse anche nella loro palese
incomunicabilit.
I tre protagonisti de Lincontro di Wiener Neustadt sono persone
colte, cos istruite da esprimersi nella perfetta parlata tedesca,
nella pura forma esanime. questo senso di compiutezza
linguistica ad attrarre il capitano nazista, appassionato cultore di
musica classica. Sulla stazione aleggia una musica, quasi a monito
della compatibilit tra bellezza estetica e degrado morale che
realizza il carnefice nazista. Lin s dunque la classicit tedesca,
di fronte alla quale si pongono le coscienze dei protagonisti in
lotta fra loro. Anna e Peter appartengono alla nazione tedesca ben
pi di quanto sentano di essere ebrei. Oscar se ne rende conto
assai bene. questo che lo induce a esporre la propria filosofia di
vita e tutto il proprio risentimento verso la morale ebraicocristiana. Che qui rappresenta la falsa positivit della vita, la vita
che ha annullato il sentimento tragico della morte, che Oscar cerca
di riaffermare in se stesso e negli altri. Lebreo nazista ha
realizzato lobiettivo che si posto: apostrofare e catechizzare le
vittime (i vincenti ebrei, coloro che hanno sposato la morale
del perdono e dellamore) per porli di fronte alla realt in tutta la
sua interezza, frustrante, amara e patetica. Il suo memento mori
un monito che sembra estendersi a tutta la nazione tedesca, che

109

deve perire per testimoniare la propria vitalit di fronte alla storia


umana. Anna e Peter non sono semplicemente le due vittime, i
due masochisti esecutori del disegno distruttivo nazista, ma
rappresentano un mondo borghese assolutamente privo di vita e
dideali, o, quantomeno, ricco di false certezze e di ipocrite
convinzioni. Mentre in Anteguerra gli adolescenti tentano di fuggire
dal loro mondo ormai privo di speranze (immobile e allo stesso
tempo pronto allazione bellica), qui Lecco non concede neanche
quella possibilit ai suoi protagonisti: devono morire, ma devono
morire proprio tutti, anzitutto dentro di s. Perch solo cos
avranno saputo accettare quel nulla che dentro di s e che li
rende umani, quel nulla infernale che sotto di loro, sotto i loro
piedi, su quella terra che erutta e che, bruciando, consuma tutta
lenergia vitale delluomo contemporaneo.
Davide, Matteo, Judith, Elizabeth e Anna: lAmerica come
locus horridus delleroismo della debolezza
Il tema della tragedia umana contemporanea, prima trasposto
nei luoghi giovanili e nello scenario bellico europeo, si sposta in un
periodo pi vicino a noi sul continente americano. I tre romanzi
lecchiani dedicati alle avventure tragico-picaresche dellebreo
Davide-Matteo propongono tre diverse letture della sua crescente
e cangiante consapevolezza. Don Chisciotte in America narra la fine
di un sogno damore: Davide ritorna nel Nuovo Continente
dopo molti anni per abbracciare Judith, percorre le strade
americane come una sorta di via amorosa, fino a comprendere che
come direbbe il poeta greco Kavafis non conta la mta ma il
viaggio. La casa dei due fanali narra invece lapoteosi tragica di un
amore: Matteo trova a New York quellebraicit avidamente
ricercata per tutta la vita, quellaffinit elettiva che realizza
laffermazione della vita nella sua tragica e consapevole
finitudine. Luomo del libro narra, infine, il lungo viaggio di Anna
sulle orme di Matteo a New York: lincontro con Elizabeth
aumenter a dismisura la consapevolezza di ci che , di ci che la

110

donna in s e per s, per ci che sente di essere e per ci che


nel mondo maschile, sino a indurla al suicidio rigeneratore. Tutte e
tre le storie americane sono caratterizzate dallattivismo della
figura maschile: Davide e Matteo sono gli attori delle rispettive
avventure, cercano disperatamente lamore nella donna e finiscono
per rimanerne scottati in maniera indelebile. Le figure femminili
sono descritte come passive e bonariamente ricattatrici
(lonnipresente moglie Paola, langelo del focolare che sopporta
tutto) oppure come inquiete e inconsapevoli donne fatali (Judith,
Anna ed Elizabeth). Ma tale fatalit segna la realizzazione di ci
che lautore ebreo cercava, non la propria fine scritta nelle stelle:
Davide e Matteo aspirano infatti a sentirsi nuovamente vivi,
aspirano a una vitalit che manca loro. Sono dei semplici mariti
fedifraghi? No, perch dietro questansia di nuovo amore si cela il
bisogno di rievocare il proprio passato e di rappacificarsene per
sempre.
I racconti americani segnano il superamento di una prospettiva
storica europea sentita come un fardello insopprimibile. LAmerica
il continente del movimento, della vita che scorre, dei sentimenti
che nascono e muoiono, la patria del per s, della coscienza
libera di creare e di distruggere, di diventare sempre per dirla in
termini sartriani quel nulla che essa . la terra degli eroi
deboli, che prima abbiamo visto negli adolescenti vinti nella
Milano prebellica: qui la condizione adolescenziale sembra
diventata la norma, non leccezione come nella vecchia Europa.
Qui il mutamento repentino degli stati danimo comporta il vero
cambiamento, la vera vitalit, laccettazione della vita per quello
che , un nugolo di gioie e tristezze, di paradisi e inferni
individuali. Davide-Matteo un vecchio europeo alla ricerca di
questa giovinezza infinita dello spirito: non aspira solo a nuove
avventure sessuali e amorose, ma a suscitare sentimenti forti. Quei
sentimenti forti che innescano nei suoi lettori le pagine del
racconto sullamore tra Ladislao Levi e Giulia Frenkel. Quei
sentimenti forti innescati dalla continua messa in discussione della

111

propria storia damore fra Matteo e la sua Judith, vero personaggio


centrale dei racconti americani. lei lebrea europea
americanizzata, scampata solo apparentemente allOlocausto:
grazie a Matteo avr la forza di riabbracciare il proprio passato e di
accettarlo per quello che . Judith avr modo di trovare pace,
quella pace che lei, una cavalla pazza, non ha mai avuto, impegnata
in una vera e propria maratona da ballo (come la protagonista del
film di Pollack) alla ricerca di un premio finale che non c. Anzi
forse quel premio proprio la fine, realizzata grazie alla pistola del
nonno di Matteo, che non riusc a togliersi la vita allora, ma che
oggi lei, figlia adulterina di un mondo che non la desidera, pu
finalmente esaudire. Judith si suicida per le motivazioni di molti
adolescenti: far vedere che essi cerano e ora non ci sono pi. Ma
compie il gesto anche per sottolineare al mondo degli adulti la
forza e la vitalit della tragedia ebraica.
Giacomo Mayer, lebreo senza frontiere
Lebreo , forse, il romanzo filosoficamente e teoreticamente
pi caricato di Alberto Lecco. Vi sono, infatti, i riferimenti pi
diretti al film Kap, dallautore pesantemente criticato per la sua
faciloneria, per non aver saputo e, forse, voluto mostrare i veri
contorni dellidentit ebraica contemporanea4. In questo romanzo
vanno in scena varie figure lecchiane, deboli e incostanti
protagonisti della vita quotidiana, alla ricerca di una vitale
affermazione del loro destino. Abbiamo il narratore, un nessuno
mimetico (forse anchegli ebreo) che vuole semplicemente
descrivere la vita, ma non viverla. C poi Estella, il mito-motore
delle storie altrui: Mario ne invaghito, Giacomo la usa come
propria analista, Marcello la usa come proprio angelo del focolare,
mentre Marta la usa come tranquillante del marito. Giacomo
Mayer lebreo analizzante che diventa analizzato: cura gli altri per
curare se stesso, finch il paziente Marcello non lo pone
4
Cfr.A. Lecco, Osservazioni sul generoso e patetico antisemitismo, in Don Chisciotte
ebreo, cit., pp. 43 ss.

112

definitivamente di fronte alla propria ebraicit. Marta assai simile


allonnipresente Paola, la donna borghese che agisce sotto traccia
per ristabilire lordine e lin s. Marcello il chiavistello che
mette in moto tutto: la sua frustrazione artistica a turbare la
moglie, a indurlo allanalisi e a creare intorno a s quel vorticoso
uragano di azioni e reazioni che porteranno alla morte di
Giacomo. Laspetto curioso che Marcello nominato, ma non
attivo direttamente nel romanzo. una sorta di feticcio, di causa
efficiente di tutto lintreccio, di in s sempre uguale a se stesso.
Aleggia come unombra su tutti gli astanti. Il suo sadico sfogo ai
danni di Giacomo sar per levento cardinale che dar il via a
tutto lintreccio romanzesco: aprir le cataratte allidentit ebraica.
Lepilogo tragico-comico, che ricorda tanto per rimanere in tema
di paragoni cinematografici il finale di Ultimo tango a Parigi di
Bernardo Bertolucci, delinea il rientro nella normalit borghese
e la pulizia sociale dallo zigano-ebreo perturbante.
Giacomo Mayer la punta delliceberg del mondo culturale
italiano postbellico. Non sappiamo se le parole finali riferite a
Mario corrispondano a verit, se cio Giacomo abbia visto
spazzata via la sua famiglia dalla guerra o come ha detto sul
palco del comizio sia stato testimone di un altro omicidio
ebraico. Sappiamo soltanto che lautore ha voluto sottolineare in
lui tutti gli aspetti pi idiosincratici di un uomo senza casa, senza
nazione, un ebreo errante spiritualmente, pi che materialmente.
Gi, perch Giacomo appare un professionista ben integrato nella
realt romana della bella vita. Anzi, non sembra molto diverso
dal protagonista di Se la vita non vita di Antonio Debenedetti
(larchitetto Guido Cohen): anchegli senza baricentro, in bala
completa degli eventi5. Manca del tutto il sotto-sfondo quasi
ironico dello scrittore romano, perch Giacomo ritiene che la vita
sia una tragedia greca in salsa nietzscheana. Ci troviamo di fronte a
una satira menippea? I protagonisti del romanzo lecchiano
sembrano privi di una propria fisicit ben precisa, ondeggiano qua
5

Cfr. Pinto, La terra ritrovata, cit., cap. 3, par. 5.

113

e l spinti dalla corrente sentimentale. Se la condizione umana pi


profonda autentica questa purezza del sentire, allora Lebreo
mostra assai bene come il lato buffonesco e carnevalesco
dellessere umano nasconda dentro di s (o dietro di s, per essere
pi corretti) una forte componente tragica: il riso visto come un
modo per esorcizzare il dolore. Giacomo e, pi in generale, tutti i
personaggi lecchiani tendono a ridere (non a sorridere) delle
tragedie umane. La loro coscienza ipertrofica li spinge a girare e
rigirare tutto: la loro vita, i loro sentimenti, le loro sensazioni. Non
c mai un dialogo piano tra i personaggi: tutti parlano di fronte al
teatro del mondo, al tribunale universale della storia umana. Tutto
ci che profondo ama la maschera, ha scritto Nietzsche nella
Nascita della Tragedia (1972). Ci che succede allo psicanalista
Giacomo proprio quello di aver perso di vista la salute freudiana
a favore delle innumerevoli possibilit dellesistenza, arso dalla
volont di essere.
Ester dei miracoli, lincarnazione dellebrea biblica
Ester dei miracoli rappresenta una sorta di rappacificazione con
la storia italica novecentesca da parte di Lecco. In questo romanzo
lo scrittore milanese ritorna sullossessivo tema della madre ebrea
collegandolo alle sue peregrinazioni americane e a unaltra
trasposizione cinematografica della tragedia ebraica romana: Loro
di Roma di Carlo Lizzani (1961), alla cui sceneggiatura collabor 6.
Il protagonista del romanzo il noto Matteo Viterbi, questa volta
nelle vesti di un regista intento a portare a compimento la
trasposizione cinematografica della sua storia damore con Judith,
ritenuta lincarnazione universale dellamore puro e
disinteressato osteggiato dal mondo reale. Il soggiorno romano
lo indurr a tralasciare il progetto originario per concentrarsi sulla
storia di sua madre Caterina. Matteo si pone lobiettivo di rendere
giustizia alla propria madre, ma cerca anche di liberarsi di un peso
opprimente, di un senso dimpotenza e di colpa che lha
6

Cfr. Lecco, Loro di Roma, in Don Chisciotte ebreo, cit., pp. 43 ss.

114

accompagnato per tutta la vita. Dopo varie peregrinazioni verr a


scoprire il tragico ma eroico epilogo della madre, una sorta di
dostoevskiano Myskin al femminile, ben poco meschina mi si
passi il giro di parole rispetto al padre naturale di Matteo, il
critico musicale Mario Mori, che gli ha celato il segreto della sua
morte. Il romanzo, forse quello narrativamente pi riuscito,
ambientato in un particolare momento della storia ebraica italiana:
lattentato alla sinagoga romana del 1982. Questevento, coevo
alleccidio di Sabra e Chatyla, costituisce un brusco risveglio dal
lungo torpore della comunit ebraica romana, perch si ripresenta
il tema del legame fra antisemitismo e antisionismo e per bocca
di Omar del senso di colpa ebraico per la nakb (catastrofe)
palestinese. Lambientazione storica permette al protagonista di
ricostruire i concitati giorni dellottobre 1943 e di comprendere
finalmente appieno la storia di sua madre e, pi in generale, larga
parte delle sue scelte esistenziali in ambito professionale e
sentimentale.
Ester rappresenta una sorta di nemesi storica: la protagonista
biblica (non ebraica) non riesce a salvare gli ebrei dal massacro
perpetrato da Haman, perch Kappler non il consigliere del re
Assuero e perch Emmeemme non Mardocheo. Ma ci che
conta veramente latto della madre e, nel caso di Matteo, scoprire
com morta e cosa ha fatto per impedirlo il padre naturale. La
fine di Caterina-Ester resta avvolta nel mistero, perch nessuno sa
chi labbia effettivamente smascherata. Questo rigurgito
veterotestamentario consente allautore di trovare una sorta di
quadratura del cerchio: la tragedia ebraica non si consuma pi per
espiare una colpa genetica (quella di essere sopravvissuti
allOlocausto, di non essere stati l), ma per testimoniare un
evento storico ben preciso (come, in questo caso, il rastrellamento
nazista). Caterina, che molto simile a Lucilla e, pi in generale
alle figure materne dei romanzi lecchiani, consente al protagonista
di riavvicinarsi alla sua seconda madre: Paola, la donna fedele e
amorevole che sempre restata a Roma. a lei, infatti, che Matteo

115

racconter la sua scoperta. Non alle varie figure femminili della


sua vita poetica: n a Judith, n a Maude, la giovane e tonda ebrea
americana appena sposata. Matteo ha ereditato dalla madre un
sentimento di cosmopolitismo molto forte, ma come dimostra la
sua presa di posizione su Israele e sui fatti romani non sembra
pi essere passivo esecutore del sentimento tragico. Ricostruisce
una tragedia del passato quasi a volerne evitare la ripetizione: il
film sullamore puro diventa il film sul senso della vita. Certo, un
senso del tutto particolare, da parte di una donna che ha scelto il
martirio piuttosto che la salvezza, che ha deciso di sacrificarsi per
la flebile possibilit di bloccare Haman e i suoi carnefici. Se la
storia aveva deciso in un altro modo per il popolo ebreo, il futuro
resta una dimensione ancora aperta. La scelta da parte di Matteo
di non uccidere suo padre segna proprio la riappacificazione del
protagonista con i fantasmi del suo passato: la madre ora riposa in
pace e il padre attende la propria fine col sorriso sulle labbra.
Matteo, il fallimento dellebreo onnisciente
Lultimo romanzo di Lecco cala il sipario sulla sua epopea
piccolo-borghese novecentesca. I buffoni contengono gi nel titolo
un giudizio di valore: coloro che esercitano il ventriloquio sono gli
artisti che parlano con il ventre non con la mente ovvero
esprimono le proprie emozioni pi profonde. Ma tale espressione
emotiva lascia increduli gli astanti, che inizialmente basiti, poi
disgustati, annoiati, infine divertiti dalle rivelazioni di Walterino e
Odotte. La societ borghese (anche americana) osserva con
divertimento al denudamento dei sentimenti pi profondi da parte
degli artisti della parola, definiti buffoni, giullari capaci di
suscitare risate nei signori di turno. Il successo arride a Walter solo
nel momento in cui parla della sua vita privata ed esprime
pubblicamente il fallimento del suo ideale amoroso. Matteo, il
Cristo ebreo che ama la sua Maddalena nelle vesti di Odette e
di Jenny, figure tragiche e ambivalenti nella loro identit (luna
mezza tedesca e mezza francese, laltra nera), indirettamente la

116

vittima e il carnefice del fallimento esistenziale del suo gruppo:


responsabile della morte della moglie Caterina, che non stato in
grado di conoscere e comprendere; porta Walter sullorlo
dellabisso perch non si rende conto della sua inevasa richiesta
damore verso la moglie Odette; circuisce la giovane Jenny, che
redime togliendo dalla strada, ma non riesce a salvarla dal
ritorno del suo carnefice Thomas. Lunica a vivere Odette,
che assiste alla fine del marito e non in grado di fermare
lamante Matteo e la sua giovane Sonia. Sopravvive, forse,
perch ha una parte nazista come quella del padre, cos
meticoloso nel descrivere a Caterina lorrore dei campi di
concentramento e incapace di provare il bench minimo senso di
colpa. Questa la forza anche etimologica di Odette, cos ricca e
potente da non soggiacere al tragico destino ebraico novecentesco.
La tragedia ebraica di Matteo consiste nellimpossibilit di
redenzione del suo personaggio. Matteo cerca vanamente di
eludere il senso di colpa per lOlocausto (che non ha vissuto per
vilt) mettendo in discussione le regole di quella societ
borghese di cui fa parte. Ma il trapianto su un altro terreno non
porta i frutti sperati, perch non la pianta non ha radici forti.
Questa la disperazione che attanaglia i personaggi dei Buffoni:
sapere di non poter costruire qualcosa di saldo e di radicalmente
nuovo. Questo spinge i protagonisti ad abbandonare il vecchio
continente per raggiungere New York, sfuggendo allaria asfittica e
mortuaria degli anni Settanta. Se impossibile superare il muro
dellindifferenza oppure cambiare il carnefice con la semplice
ragione, non restano che tre vie: la vendetta, il perdono o
lautodistruzione. La prima strada viene scartata da Matteo come
da tutti gli altri personaggi ebrei cristianizzanti dei suoi romanzi,
perch avrebbe avuto scarso esito pedagogico. La seconda viene
presa in considerazione, ma necessita di un agape cristiana che
confligge pesantemente con leros dellatomismo borghese
contemporaneo. Non resta che la terza strada: il suicidio capace di
suscitare passioni e, magari, di purificare il pubblico in una catarsi

117

finale. Solo la morte dellebreo, vittima sacrificale per eccellenza


della storia occidentale del XX secolo, pu aprire le strade a un
superamento della condizione di vittima e di quella del
carnefice, a una sorta di rappacificazione delluomo con se
stesso. Luniversalit ebraica pu essere conquistata solo partendo
dal dramma dellindividuo ebreo e dallesigenza di particolarizzare
le sue emozioni. Matteo va incontro alla morte con la sua giovane
amante quando si rende conto di non aver pi nulla da nascondere
a questo mondo. Cos facendo, per, ha raggiunto il suo obiettivo:
mostrare finalmente ci che significa essere ebreo in carne e ossa,
non una macchietta nevrotica o uno sconfitto invisibile. Si
redento in modo ebraico, cio non accettando la dostoevskiana
verit di Cristo e in Cristo ma testimoniando storicamente il suo
dramma personale.
Dallebreo tragico agli ebrei autentici
La produzione romanzesca di Alberto Lecco rappresenta un
unicum nel panorama letterario italiano del secondo dopoguerra,
perch il tema dellebraicit stato sviluppato fuoriuscendo dagli
stereotipi dellebreo inetto7. Si tratta di unebraicit del tutto
atipica: lo scrittore milanese ha cercato di calare alcune
caratterizzazioni psicologiche dostoevskiane nei suoi personaggi.
Come Elsa Morante nella Storia, Lecco ha fatto dellebreo una
sorta di categoria universale della condizione umana: il vinto che
deve espiare una colpa. La sopravvivenza lo ha reso cos fragile,
troppo umano, lo ha salvato da una vita rispettabile, ma opaca,
come lin s sartriano8. Lebreo lecchiano ha consapevolezza
delle cose proprio per la sua debolezza, spezzato dalla vita, ma
dotato di una grandissima forza di volont. Lebreo lecchiano
intende assurgere a nuovo protagonista del romanzo
novecentesco: agisce in preda alle emozioni perch rappresenta la
purezza del sentimento di fronte alla staticit delle societ
7
8

Cfr. Pinto, La terra ritrovata, cap. 3.


Cfr. ivi, cap. 4, par. 4.

118

borghese. Tenta di sgretolare limmobilismo sociale con una


rivalutazione catartica della tragedia. Di qui la sua ansia di
movimento, la ricerca in America di qualcosa che lEuropa non
aveva pi: la semplicit e soprattutto lautenticit. Di qui il
bisogno ossessivo damore, lesigenza di lottare per raggiungere il
nucleo pi profondo della vita. Di qui anche i fallimenti ripetuti: i
protagonisti lecchiani non sono in grado di amare perch amano
lidea damore, perch lo incarnano in modelli, non in persone
concrete. Di qui il desiderio di morire: una ferita lancinante nella
loro memoria li ha resi incapaci di interagire con la realt. La loro
eccezionalit non consiste nelle rare azioni che compiono, ma nei
movimenti psichici che esprimono: sognano di pensare e di essere
allo stesso tempo. Ma limmobilismo della realt materiale finisce
per avere il sopravvento: la tragedia dellebreo consiste nella
smisurata fame di amore.
Se leccesso di amore porta lebreo lecchiano allo scacco di
fronte alla realt, possibile ravvisare una forma di redenzione
individuale? Se Dostoevskij si era affidato a una sorta di
risurrezione cristiana, Lecco pu sperare in una sorta di
cristianizzazione orizzontale dellebraismo. Se la narrazione dei
romanzi allinsegna degli eccessi menippei (dal sottosuolo al
paradiso), la prospettiva storico-politica sembra indirizzarsi
verso la terra. Alla morte c rimedio unicamente attraverso la
vita, una vita intesa non pi vitalisticamente ma normalmente. Il
superamento della tragedia novecentesca passa attraverso un
processo di purificazione interiore dellebreo, una comprensione
umana del nazista e una speranza di vita futura nella diaspora e in
Israele. Solo parlando come tutti gli altri lebreo pu ambire a
vivere su questo mondo. Questa normalizzazione significa
accettare con coraggio e dignit la propria ebraicit (senza
rinnegarla per fini assimilazionistici oppure eluderla per fini
universalistici) e, conservando la memoria di tutti i popoli oppressi
del passato, crearsi un proprio mito laico. Lautenticit ebraica va
conquistata con il coraggio di essere quello che si , nel bene e nel

119

male, accettando se stessi e accettando gli altri. Solo in questo


modo lebreo moderno potr farsi come gli altri, divenendo
cristiano nel senso spirituale e non religioso-dottrinario del
termine. Non puntando per a una vita futura dove gli umiliati e
gli offesi saranno ripagati delle ingiustizie subite ma in
unesistenza hic et nunc, dove, facendo tesoro del proprio passato di
dolore e sofferenza, gli ebrei avranno la possibilit di
rappresentare se stessi e gli altri. Integrando la propria storia
personale nella storia collettiva dellumanit raggiungeranno
lagognata autenticit, sfuggendo al mimetismo narcisistico oppure
allo splendido isolamento. Solo in questo modo sar sconfitto
col tempo lantisemitismo e lo stato di Israele diverr lo stato degli
ebrei, niente di pi e niente di meno.

Bibliografia
Opere di Alberto Lecco

Anteguerra. Storia di due famiglie (romanzo), Milano, Edizioni di


Scienze e arti, 1955 (edizione ungherese: Budapest, Zrnyi
Ny, 1968);

Unestate damore (romanzo), Roma, Carucci, 1958;

Tibor Mende, Le frontiere del domani, traduzione di A. Lecco,


introduzione di G. Vigorelli, Bologna, Cappelli, 1958

Prima del concerto (romanzo), Roma, Carucci, 1961;

I quindici (romanzo), Roma, Canesi, 1963;

Vieni notte! (racconti), Milano, Ceschina, 1963;

Mia America Judith (poemetto), Roma, Carucci, 1968 (seconda


edizione: Parma, Guanda, 1980);

Lincontro di Wiener Neustadt (romanzo), Milano, A. Mondadori,


1977;

Morte di un padre (racconto), Paragone, 330, agosto 1977, pp.


41-62;

Il bruto (racconto), in Nuovi Argomenti, LVII, gennaiomarzo 1978, pp. 149-158;

Un Don Chisciotte in America (romanzo), Milano, A. Mondadori,


1979;

Lebreo (romanzo), Reggio Emilia, Citt armoniosa, 1981;

I racconti di New York (racconti), Torino, SEI, 1982;

Questa bibliografia comprende le opere letterarie da noi individuate e le raccolte


di saggi, mentre non comprende per ragioni di spazio i saggi brevi o gli
articoli apparsi su rivista.

122
-

Don Chisciotte ebreo ovvero lidentit conquistata. Saggi letterari e


cinematografici su ebraismo e antisemitismo (1961-1985), Roma,
Carucci, 1985;

La citt grida (romanzo), Roma, Lucarini, 1985;

Ester dei miracoli (romanzo), Genova, Marietti, 1986;

Una scampagnata scolastica (Novelle per il futuro), LUnit, 4


agosto 1987;

Dal satellite spazzatura (Novelle del futuro), LUnit, 11 agosto


1987;

Ibernazione (Novelle del futuro), LUnit, 18 agosto 1987;

Una seduta spiritica (Novelle del futuro), LUnit, 25 agosto


1987;

Il pianeta delle ferie detto Godigodi (Novelle del futuro), LUnit, 1


settembre 1987;

LUnit,

La vera storia di Baby Moon (romanzo), Bari, Bracciodieta, 1988;

Il cantore muto. Sono stati gli ebrei liberi di raccontare se stessi? Dello
scrivere di cose indimenticabili e incomunicabili, Milano, Spirali Vel
1989;

La casa dei due fanali. Cronaca di una passione (romanzo), Milano,


Spirali Vel, 1991;

Luomo del libro (romanzo), Reggio Emilia, Citt armoniosa,


1991;

La morte di Dostoevskij, ovvero la morte della tragedia. Quel giorno


di dicembre di sette anni fa. Menippea in un prologo, dodici quadri, un
epilogo e una postfazione ragionata, Milano, Spirali Vel 1994;

Va pensiero (racconto), Nouvelle revue franaaise, 522,


luglio-agosto 1996, pp. 137-181;

I buffoni (romanzo), Milano, Spirali Vel 1998.

123
Critica
-

G. Amoroso, Alberto Lecco, in Letteratura italiana contemporanea,


diretta da G. Mariani e M. Petrucciani, Roma, Lucarini, 1979,
vol. 4, t. 1, pp. 335-341;

W. Mauro, Notizia, in A. Lecco, Luomo del libro, Reggio


Emilia, Citt Armoniosa, 1991, pp. 7-18;

S. Disegni, Chi sono i buffoni, in A. Lecco, I buffoni, Milano,


Spirali Vel, 1998, pp. 391-400;

V. Pinto, La parola ebreo. Lincontro di Wiener Neustadt di


Alberto Lecco (1978), La Rassegna Mensile dIsrael, LXXV,
2-3, agosto-settembre 2009, pp. 99-116;

V. Pinto, La terre retrouve? Ebreo e nazione nel romanzo italiano


del Novecento, Tesi di dottorato in italianistica, Universit di
Grenoble Stendhal, Universit del Salento di Lecce, 20092012, cap. IX (Il romanzo dellebreo vinto).

Questa silloge comprende i pochi studi di letteratura o storia dedicati alla figura
di Alberto Lecco, ma non comprende le recensioni o le rassegne apparse su
quotidiani o periodici.