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ANGELO.

PER UNA APOLOGIA DEL CREATO


lineamenti di una vita fatta esperienza, di un anima donata al mondo
ANGELO
Angelo come un contadino che con la zappa del suo cuore immenso rompe una terra
impermeabile, apre un campo impenetrabile, divenuto inaccessibile formalmente, ossia non
solo per indurimento della zolla, per i suoi stessi occupanti. In questo c imitatio Christi.
Non condivido quasi mai niente di quello che dice e fa e a volte, direi spesso, glielo faccio
notare. Poi, qualcosa muta dentro di me. lui che dissoda la mia zolla, senza violarmi, ma
come un fermento gettato sulla mia anima che fa crescere il mio seme, altrimenti fragile. Cos
mi apro, conquisto spazio, e capisco che lui fa sempre la cosa giusta, anche se la si vede
dopo anni. Angelo si fa attraversare dalla sapienza dell'Universo, universo a se stesso. Dio
lo ha fatto meglio di Adamo.
ANGELO, SEMPRE LUI
Angelo uomo senza schemiclericali, cristiani o mondani, di destra o sinistra. Le
dimensioni dellesperienza non soffrono in lui passaggi cronologici. Laico cio cristiano. Ho
imparato da lui che la vita degli uomini una vita quotidiana, e che la vita quotidiana non
le piccole cose. Imparo cos a non distinguere macro e micro, vita privata e pubblica,
interiorit e politica. Vita quotidiana significa le massime dimensioni come si dice
massimi sistemi: lequivocatissima parola amore la ricopre tutta, in tutte le sue
vicissitudini anche odiose. Del fattore amore possiamo dire ci che Marx diceva del fattore
economico: che quello in ultima analisi determinante.
AMORE
Mi provo in una definizione dellamore: il legame tra due nel legame di ognuno dei due
con lUniverso di tutti gli altri. Ambedue questi legami sono produttivi. E sovranit
condivisa. Ne adduco ancora come modello la parabola dei talenti: in cui il legame o
rapporto tra due quello tra investimento e profitto (quale che sia la materiadelluno o
dellaltro), mentre ognuno dei due trae il primo o il secondo dal suo legame con lUniverso.
Trovo semplicemente corretta lespressione affari amorosi. Ho gi detto che lamore - se ,
oppure non - una SpA (A come iniziale di Azioni e di Amore) illimitata (unlimited). I
sessi non fanno parte degli affari come loro oggetti (se non nel caso della prostituzione)
salvo che come parte silenziosa dellhabitus con cui li si conduce. Essi risultano esenti da
ogni sintassi - sono esentasse ed esintassi -, proibente o obbligante. Contingentemente si
possono aggiungere come supplemento al profitto che gi un supplemento, cio alla
soddisfazione, lusso senza lussuria. Ecco uno, e solo uno, degli esiti contingenti delladagio
per tutte le stagioni: Ama et fac quod vis. Che non un ama ergo... Nellamore i sessi
cessano di essere oggetti di una morale sessuale. Essi possono uscire dalla scomoda posizione
in cui le morali sessuali (anche opposte: tradizionale o libertina alla de Sade) li hanno
obbligati: la posizione di conclusione di uninferenza imperativa, sia essa proibente o istigante.
E non cambia la struttura logica se dal lato della premessa si pone lamore, o listinto (che
non esiste), o un astratto diritto naturale al godimento. Vediamo se riusciamo a sorridere del
mito millenario che vuole lorgasmo come modello del Sommo Bene (?!). E comunque
come la meta sessuale (con la sigaretta come immancabile epilogo). Ritengo sia questo

lamore nel pensiero di Cristo: n alto/basso o eros/agpe, n amore cortese, n


innamoramento, n amore astratto per lUmanit (Rivoluzione francese, Rivoluzione
comunista, ma con lontani precedenti). Se diversamente, allora Dio diventa lamante dopo la
morte degli amanti, o lentropia universale: ecco il senso dellusata metafora del mare, una
distesa dacqua a un solo livello termico, ossia senza possibile lavoro, moto, profitto, amore,
vita, e naturalmente pensiero.
SEMPRE OSSESSIVAMENTE ANGELO
Non un educatore, essendo un casinista; non un pensatore, essendo un casinista. un
essere incredibile creato da Dio quando era in splendida forma. Tutta la sua densit sar a
portata di mano soltanto di chi sar disponibile a fare la sua stessa esperienza umana e
spirituale. Mi ha insegnato che Cristo viene prima. Riesce a tirar fuori l'umano dall'uomo,
per poi ricordare che siamo di pi. Fa sentire qualcuno anche chi non nessuno. Perch, in
sostanza, siamo tutti frenati. Quando le cose non vanno per il verso giusto, lui ci dice che
anzich lamentarci, offriamo tutto a Dio. Allora qualcosa incomincia a cambiare. A volte ho
l'impressione che sia Angelo a cambiare la vita delle persone: gli d una spinta, gli
alleggerisce il destino. Si sobbarca il peso anche di chi non glielo chiede. Lo fa e basta, tanto
Qualcuno lo aiuter. Angelo la cosa pi viva del presente.
ALL'ORIGINE
La persona di Ges stata il centro affettivo e razionale della vita di Angelo. Questa centralit
stata lncora della sua esistenza. In Ges Cristo lui ha trovato lunico essere che, proprio
per la sua duplice natura, era pienamente uomo, capace di conoscere dal profondo le attese
di ognuno, e nello stesso tempo capace di rispondervi come nessun altro, perch era Dio.
Non che Ges fosse soltanto il compimento dellattesa delluomo, quasi preteso da essa,
come una teologia esageratamente antropocentrica si ridurr a dire. Cristo non soltanto la
risposta al senso religioso. Lo chiarisce molto bene Angelo: "La cosa pi importante su cui
costruire, su cui siamo costruiti, non il senso religioso, ma lincontro con Cristo".
Nel suo desiderio di ridare spessore esistenziale alla proposta cristiana, Angelo non cade
nellerrore di vedere Dio come fattore implicato nelle esigenze delluomo. La sua non una
teologia politica, guidata dalla preoccupazione di costruire il regno di Dio sulla terra. Egli
conosce bene il primato della grazia, ma vuole nello stesso tempo liberare lannuncio
cristiano da ogni tentazione di inincidenza sulla storia.
Lattenzione di questa sua pedagogia posta su ci che Ges ha detto di se stesso, su ci
che ha compiuto, sul metodo con cui si manifestato. Proprio in questa attenzione al
metodo della rivelazione di Ges sta il livello pi prezioso di questo insegnamento, ci che
lo rende originale, anche in mezzo a tante e importanti teologie cristologiche.
*

Il punto di partenza una fenomenologia dellesistenza, poich Angelo convinto che ogni
azione delluomo contenga la finalit fondamentale che governa tutta la sua vita. Quando
luomo esamina se stesso, alla fine la sua ragione non pu che trovare il senso religioso e
chiamare loggetto del suo desiderio ultimo con il nome Dio: qualcosa o qualcuno che egli
vorrebbe conoscere, che sa esistere, ma che non riesce a definire nei suoi contorni precisi. Si

pu notare come Angelo abbia assimilato la dottrina, la sua lotta al fideismo e al


razionalismo. Vuol farsi difensore della ragione, di una ragione che arriva a percepire
lesistenza del Mistero, anzi che vorrebbe conoscerlo, ma che non riesce da sola a dare volto
a questo Ignoto. Sono nate cos le religioni: attraverso di esse luomo ha cercato di
immaginare, di definire il Mistero in rapporto a s. Le loro differenze si spiegano anche
attraverso gli ambienti storico-culturali diversi in cui sono nate. Geni religiosi ne sono
allorigine. In molte di esse troviamo una grande dignit. Angelo non integrista. Si
commuove ed interessato di fronte ad ogni cammino percorso dalluomo per dare nome e
volto a ci da cui viene e verso cui diretto. Sa che molte religioni nascono dallo stupore
per larmonia di leggi che governano luniverso e a cui luomo cerca di obbedire. Si esalta
addirittura perch trova in esse accenni di confidenza alla misericordia del divino. Ma
conclusivamente per lui le varie religioni rimangono solamente sforzo delluomo.
Come allora trovare la religione migliore, quella pi confacente? Attraverso un confronto?
Oppure meglio andare verso una religione universale? La conclusione di Giussani
sorprende: "Ognuno segua la religione della sua tradizione", parta da l, da dove Dio lo ha
messo. una norma pratica, che si arrende alla sapienza di Dio. Pi che un confronto fra le
religioni, quel che interessa a Giussani spostare completamente lasse della riflessione. E se
il Mistero volesse venire incontro alla solitudine e allo smarrimento delluomo, si
coinvolgesse con luomo per sostenerlo? "La ragione non pu escludere nulla di ci che il
Mistero
pu
intraprendere".
Lungo la sua storia, lumanit ha potuto sperimentare il manifestarsi del sacro in tante
occasioni. Ma con la nascita di Israele si afferma qualcosa di assolutamente nuovo. Con la
chiamata di Abramo, Dio sceglie il tempo, la storia, come ambito privilegiato entro cui
rivelarsi. La strada si inverte. Non pi luomo alla ricerca di Dio, ma Dio alla ricerca
delluomo. Lui che decide di entrare nella storia, di manifestarsi attraverso avvenimenti,
parole e fatti. [...] Che il cristianesimo non sia un insieme di dottrine, un catalogo di norme
di comportamento, ma un fatto accaduto nella storia, un evento, un "avvenimento", un
tema ricorrente in Giussani, il cuore della sua fede e della sua esperienza. [...] Non penso
sia esagerato dire che una certa presenza di tali parole nel magistero pontificio di Giovanni
Paolo II e di Benedetto XVI si debba anche allinsistenza di Giussani. Alla fine del millennio
il sacerdote lombardo ha dedicato una lunghissima serie di incontri con i suoi collaboratori
ad
approfondire
lidea
del
cristianesimo
come
avvenimento.
[...]
Il cristianesimo dunque una strada completamente nuova. Giussani avverte la radicalit di
questa affermazione e anche lo sconcerto che si pu provare di fronte ad essa. Vede quasi in
anticipo e profeticamente il secolo che nasce, quello che in nome della tolleranza vorrebbe
bruciare ogni idea di verit e di differenza. Scrive: "Se c un delitto che una religione pu
compiere quello di dire: io sono lunica strada. esattamente ci che pretende il
cristianesimo. Non ingiusto sentirsi ripugnare di fronte a tale affermazione. Ingiusto sarebbe
non
domandarsi
il
motivo
di
tale
pretesa".
*

Ecco dunque il senso di tutto il libro: rispondere allobiezione, che sar molto presente nei
decenni successivi alla pubblicazione di queste pagine, circa lunicit salvifica di Cristo, sentita
come negazione ingiusta della libert e delle differenze fra gli uomini. [...]
Giussani ci invita a porre la domanda adeguata: non dobbiamo chiederci che cosa sia giusto
o ingiusto, ma che cosa sia accaduto. Il Mistero potrebbe incarnarsi, diventare un fatto
normale nella storia? Lunica cosa da domandarsi questa: accaduto o no? "Se fosse
accaduto, questa strada sarebbe lunica, perch lavrebbe tracciata Dio". Non pi dunque lo
studio, la ricerca, limmaginazione di una cosa lontana, ma "limbattersi in un presente", la
semplicit di un riconoscimento. [...]. Ogni uomo pu imbattersi per grazia in
quellavvenimento. Sono favoriti gli umili, i poveri. Vengono alla mente le parole di san
Paolo: "Non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti
nobili"
(1
Corinzi
1,
26).
"S, questo accaduto", dice lannuncio cristiano. Per il semplice fatto che un annuncio del
genere raggiunge luomo, non c cosa pi importante che verificarne la verit: "Tutto si
riduce a rispondere alla domanda: chi Ges?". La societ in ogni tempo non vuole saperne
di questo annuncio. Esso troppo grande, troppo disturbante. In effetti lunico caso della
storia
in
cui
un
uomo
si
sia
dichiarato
Dio.[...]
Dove possiamo trovare la testimonianza di questa pretesa di Ges, del Mistero entrato nella
storia? Nei Vangeli, risponde Giussani. Si sofferma nelle pagine del libro a parlare della
particolare storicit dei vangeli, in cui troviamo memoria di eventi e annuncio di essi.
Attraverso i Vangeli luomo pu incontrare quellavvenimento e farsi provocare dalla totalit
di esso. Nella Rivelazione arriva a noi una persona vivente: "Loggetto rivelato non una
serie di proposizioni, ma la realt di un essere personale". [...]
Un fatto si pu incontrare. Come incontrarlo oggi? Cominciando a vivere la memoria e
lannuncio che di Lui fanno coloro che ne sono stati afferrati. qui anticipato un tema che
sar sviluppato nel terzo e ultimo volume del "PerCorso": la Chiesa come continuit di
Cristo, come suo corpo, sua attualit. Attraverso la vita della Chiesa possiamo raggiungere
certezze adeguate sulla vita di Ges di Nazareth, aderire a ci che Egli ha affermato, intuire i
motivi
adeguati
per
credere
in
Lui.
Ges certamente un fatto della storia. In molte occasioni Giussani si speso per esaltare e
difendere la storicit dei Vangeli, in particolare della resurrezione di Ges che ne costituisce il
cuore. Nulla era cos estraneo al suo spirito come la contrapposizione tra il Ges della fede e
quello della storia. Eppure, nello stesso tempo, reagisce di fronte alla riduzione del fatto
cristiano ad avvenimento del passato. Ges di Nazareth non soltanto colui che vissuto e
che morto. Egli vivo. "Lannuncio cristiano che Dio si reso presenza umana, carnale,
dentro la storia. Dio non una lontananza a cui con uno sforzo luomo tenti di arrivare, ma
Qualcuno che si affiancato al cammino delluomo e ne diventato compagno".
Per verificare dunque la pretesa di Ges non basta riandare ai testi che parlano di Lui. E non
neppure sufficiente unesperienza interiore, come per il protestantesimo. Lavvenimento

cristiano , invece, "un fatto integralmente umano, secondo tutti i fattori della realt umana,
che sono interiori ed esteriori, soggettivi ed oggettivi". Incontrare Ges vuol dire incontrare
coloro che credono in Lui, lunit dei credenti, il corpo che lo Spirito crea assimilando a
Ges
ogni
persona
che
a
Lui
si
affida.
Giussani riprende qui i temi dellapologetica tradizionale, quella che si diffusa a spiegare le
ragioni per cui si pu o si deve credere. Ma il suo discorso completamente rinnovato
rispetto allantico. La sua apologetica diventa finissima descrizione della psicologia delluomo,
individuata nellanalisi dei rapporti fra Cristo e i suoi contemporanei, perch "il Mistero ha
scelto di entrare nella storia delluomo, con una storia identica a quella di qualsiasi uomo".
[...]
Il lettore cos portato a seguire Ges sulle strade della Palestina, ma soprattutto a seguire
litinerario psicologico, affettivo e conoscitivo di chi gli era pi vicino. [...] La domanda che
nasce negli apostoli sullidentit di Ges sgorgava proprio dalla vita quotidiana che essi
vivevano con Lui. Si affidavano a Lui perch capivano che quellabbandono era conveniente
per la loro vita. Era un cammino quasi inavvertito della loro coscienza verso una certezza
sempre pi chiara. Ges non ha avuto bisogno con loro di affermare dogmaticamente la sua
divinit. "Sarebbe suonata follia pi che bestemmia". Lui si proposto lentamente, cos da
provocare
negli
altri
una
graduale
evoluzione.
*

Giussani deve avere meditato a lungo il metodo pedagogico di Ges. Ha cercato infatti di
riviverlo tale e quale nel suo rapporto con i giovani. [...] In questo volume parla di tre fattori
della pedagogia di Ges. Innanzitutto la sequela. Ges un maestro da seguire. Allo stesso
modo nel cristianesimo occorre seguire qualcuno che rivive nella concretezza della sua vita
lorigine dellavvenimento. Poi, la necessit di una rinuncia. Cristo ha chiesto di lasciare tutto
per seguirlo, anche se ha promesso il centuplo a chi lo avrebbe fatto. Non c cristianesimo,
per Giussani, se non c sacrificio, accettazione della prova, distanza nel possesso. Infine,
terzo principio, occorre pronunciarsi per Ges di fronte a tutti: che gli uomini sappiano che
Egli

il
centro
della
nostra
affettivit
e
della
nostra
libert.
Solo lamore pu spiegare e permettere questo itinerario, pu far entrare in modo giusto in
questa inconcepibile pretesa di Ges. Altrimenti non pu nascere che opposizione. Cosa
potevano fare gli ebrei di fronte a uno che identificava se stesso con la fonte della legge, che
sosteneva di avere il potere di rimettere i peccati, di essere il discrimine fra il bene e il male,
di essere la via, la verit e la vita? O dobbiamo dire che Ges pazzo oppure Egli
veramente Dio. Ma per arrivare a questa conclusione, perch si affacci nella nostra vita questa
ipotesi, occorre unapertura danimo, un disagio per il proprio male, una vera scoperta di
Ges
e
della
sua
infinita
umanit.
C un sigillo, un segno particolare nella predicazione e nella vita di Ges che per Giussani
il pi illuminante segno della sua divinit: la concezione delluomo che Egli ha proclamato.

Ges venuto per rivelarci il Padre, per dirci che siamo figli, che in ciascuno di noi c una
realt superiore a qualsiasi altra realt soggetta al tempo e allo spazio. Ognuno racchiude in
s un principio originario e irriducibile, fondamento di diritti inalienabili, sorgente di valori.
ci che chiamiamo anima, spirito, quel livello del nostro essere personale che rapporto
immediato con linfinito. Gi nel primo volume della trilogia, intitolato "Il senso religioso",
Giussani si era soffermato su questo tema, a lui estremamente caro. Si pu dire che esso sia
la chiave di volta di tutta la sua posizione culturale, la ragione della sua opposizione a ogni
potere e della sua venerazione per la Chiesa in quanto custode dellintangibile verit
delluomo. "Ges concentrato su questo problema, il rapporto col Padre. Senza quel
rapporto il singolo uomo non ha la possibilit di avere un volto suo, non ha possibilit di
essere
persona".
Con Ges la scoperta della persona entra nel mondo: Egli il messaggero, dice Giussani,
della dipendenza unica e totale del singolo uomo dal Padre, il grande educatore della
religiosit. Essa latteggiamento pi conveniente alluomo, quello che fa scoprire la
preghiera, la coscienza della dipendenza costitutiva da Dio, quella dipendenza continua che
riguarda ogni istante e ogni sfumatura del nostro agire. In questo modo lesistenza si realizza
come dialogo con la grande presenza, con lEssere che amore, che dona se stesso
continuamente. [...] La nostra dipendenza dallessere che ci crea si compie nel dono di noi
stessi,
nel
sacrificio,
nel
"darsi
tutto"
[...].
La visione che Giussani ha della salvezza non evita assolutamente il tema del peccato,
tantomeno quello del peccato originale. Egli ben consapevole che luomo da solo ricade
continuamente nella tentazione di riferire tutto a s: ha bisogno di un altro, di accettare
lamore di un altro, di essere liberato per essere libero. Tutto questo fa della sua vita una
tensione, una lotta, una ricerca. Se limmersione nella tradizione orientale porta Giussani a
sentire la trasfigurazione divina gi allopera nel mondo, la vicinanza alluomo moderno e in
particolare al mondo protestante che egli ha ben conosciuto nei suoi studi americani lo fa
sentire compagno di tutto il dramma delluomo caduto. Nella Chiesa egli vedr la strada della
redenzione. Da quando Dio si fatto uomo Egli salva luomo attraverso altri uomini, per
rendere possibile sempre ed ovunque la salvezza. Saranno i temi del terzo volume del
"PerCorso",
intitolato:
"Perch
la
Chiesa".
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