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MAURIZIO LENZI

Direttore Tecnico ACMAR - Ravenna

1. PREMESSA
Nel campo del consolidamento strutturale trovano
oggigiorno un sempre maggiore impiego i materiali
compositi, tanto da poter ritenere questi materiali
ormai affrancati dallo status di novit.
Anche ai compositi va dunque oggi rivolta, come per
le altre innovazioni tecnologiche che il mondo dellindustria riversa nel campo delle costruzioni, una doverosa attenzione, contemperando da un lato lapertura
verso le innovazioni esplorandone i potenziali vantaggi applicativi e dallaltro lapprofondimento critico
della conoscenza tecnica che ne consenta un utilizzo
consapevole [1].
In ossequio a tale criterio, ad una prima fase di necessaria sperimentazione mirata in particolare al ripristino strutturale, ha fatto seguito negli anni recenti una
fase applicativa che pu ritenersi ormai consolidata e
fondata su solide esperienze e che vede limpiego dei
materiali compositi ormai ricorrere sempre pi frequentemente, per gli indubbi vantaggi che essi possono offrire se correttamente utilizzati.
In questo scenario il presente contributo si pone lobiettivo, allinterno del Convegno promosso da AIAR,
di fornire una succinta rassegna, ovviamente non
esaustiva, delle tecniche correntemente utilizzate e
delle innovazioni pi recenti.
Il tema dei compositi viene in questa sede illustrato
presentando alcune applicazioni specifiche che ne
mostrano la versatilit e che evidenziano pregi e limiti dei requisiti tecnici, che vanno ovviamente come
per gli altri materiali verificati sul campo.
2. CRITERI E TIPOLOGIE DI INTERVENTO
Gli interventi di rinforzo strutturale con materiali compositi possono essere sostanzialmente catalogati in
interventi mirati a conseguire una maggiore resistenza
allo stato limite ultimo ed interventi mirati a conseguire una maggiore rigidezza nei confronti dello stato
limite di servizio. Nella maggioranza dei casi il criterio
di resistenza quello che ispira lintervento di ripristino strutturale, ottenendo conseguentemente come
risultato complementare anche incrementi di rigidezza. Tuttavia questi ultimi, se prioritari, vanno progettati selezionando ad hoc i moduli elastici dei materiali
compositi, tenendo conto dei rapporti geometrici e
meccanici che intercorrono tra il rinforzo in composito e la struttura da irrigidire.

RINFORZO CON MATERIALI


COMPOSITI DI STRUTTURE
MURARIE
E PRECOMPRESSE

La caratteristica che accomuna questi interventi di


ripristino che il rinforzo in composito funge, partendo da un suo stato iniziale passivo o presollecitato, da
armatura supplementare esterna aderente alla struttura. Esplicando questa azione, lincremento di resistenza conseguibile con i compositi pu essere
sostanzialmente ottenuto per mezzo di:
una modifica del meccanismo di rottura;
una modifica della capacit portante;
lapplicazione di una coazione
Queste tecniche rendono peculiare limpiego dei
compositi per applicazioni specifiche e con riferimento ai meccanismi citati nel seguito a titolo esemplificativo verranno presi in esame interventi di rinforzo relativi a:
strutture voltate in muratura;
strutture in c.a.p. pretese;
strutture in c.a.p. post-tese.
Sintende che la corrispondenza indicata tra tipologia
strutturale e soluzione applicativa ha il solo scopo di
fornire un ordine allillustrazione, non esaurendosi
certamente con tali esempi lampia gamma di possibilit di combinazione tra tipologie strutturali assoggettabili al rinforzo e soluzioni praticabili.
Cosi, ad esempio, lapplicazione di lamine passive
pu essere utilizzata per il rinforzo di una struttura in
in c.a.p. o lapplicazione di uno sforzo di precompressione con lamine tesate appena dopo il loro placcaggio pu essere utilizzato anche per il rinforzo di strutture non necessariamente presollecitate.
Con queste premesse si passa quindi ad illustrare
alcuni esempi applicativi, convenendo di indicare al
solito con lacronimo FRP (fibre reinforced polimers) i
materiali compositi ottenuti da una matrice polimerica
fibrorinforzata.
3. RINFORZO CON FRP DI ARCHI E VOLTE
IN MURATURA.
Il rinforzo di archi e di volte in muratura pu perseguirsi molto efficacemente per mezzo di nastri o di
tessuti in FRP che permettono di modificare il meccanismo di rottura. A tal riguardo si ricorda che una
struttura voltata giunge al collasso quando la configurazione dei carichi applicati tale da indurre in un
1

numero sufficiente di sezioni il superamento della


resistenza a trazione della muratura e, prescindendo
da questa, di eccentricit tali per cui la curva delle
pressioni risulta tangente allintradosso o allestradosso della struttura voltata. In tali sezioni insorgono
fessurazioni al lembo teso della muratura e si localizzano sconnessioni senza compenetrazione, denominate cerniere, ove si manifestano rotazioni relative tra
le due facce della sezione fessurata. La crisi strutturale si innesca allorquando il numero di cerniere che si
viene a formare (n>3) tale per cui la struttura resa
labile dalle sconnessioni e diviene sede di un cinematismo nel quale si compongono le rotazioni relative
dei vari segmenti rigidi in cui larco viene suddiviso ad
opera delle cerniere [2]. La peculiarit del meccanismo di rottura di un arco o di una volta in muratura (e
che rende vantaggioso il rinforzo con gli FRP materials) che la formazione delle cerniere avviene manifestando fessurazioni alternate rispettivamente allintradosso e allestradosso (fig.1a). Questa circostanza
si giustifica sul piano teorico tenendo presente che
nellarco non rinforzato il lavoro compiuto dai carichi
esterni nullo dato che il meccanismo di rottura indicato, se si prescinde dalla resistenza a trazione della
muratura, non dissipativo compiendo le azioni interne lavoro nullo nella rotazione relativa delle cerniere
(modello di Heyman). Dovendo i carichi esterni che
determinano il collasso svolgere necessariamente un
lavoro positivo ne consegue che i carichi stabilizzanti
(peso proprio e peso dei rinfianchi) devono compiere
allora un lavoro negativo. Pertanto nella configurazione di rottura si alternano tratti in cui la struttura si

FIG.1
Schema di rinforzo struttyrale di archi in muratura (da Foraboschi
[3] e Modena et. al. [5])

abbassa e tratti in cui si solleva, alternandosi quindi


anche le zone ove si manifesta lapertura delle fessure (fig 1b).
Si intuisce quindi che posizionando in tali zone il rinforzo in FRP si conferisce una resistenza a trazione
allarco che impedisce nei tratti rinforzati la formazione delle cerniere. Pertanto se lestensione dei rinforzi
sufficiente ed oculata con questa tecnica viene inibita la possibilit di formazione di un meccanismo di
collasso per cinematismo. Con il rinforzo iI comportamento strutturale diviene quindi intermedio tra quello di una struttura resistente per forma (arco funicolare) e quello di una struttura resistente per flessione
(trave) e la curva delle. pressioni pu risultare anche
esterna alla sezione nelle zone rinforzate (fig.1c)
senza essere costretta a serpeggiare allinterno
dello spessore come nel caso dellarco non rinforzato
[2]. La rottura pu allora avvenire per schiacciamento
della muratura, ossia per moltiplicatori dei carichi ben
maggiori, ammesso sintende che le imposte dellarco
siano in grado di assorbire le maggiori spinte trasmesse e che non si verifichino distacchi prematuri
delle lamine dal supporto o alle estremit o rotture
anticipate per taglio.
Sul piano progettuale il dimensionamento dellintervento di consolidamento segue criteri usuali qualora
lestensione del rinforzo copra sino alle imposte lintero sviluppo dellestradosso o dellintradosso o di
entrambi. Con riferimento ad un carico concentrato
applicato in chiave, nel caso del rinforzo estradossale
la formazione delle due cerniere alle reni (fig.1d)
impedita dalla presenza del laminato e la configurazione a rottura diviene quella di un arco isostatico a 3
cerniere (ordinarie). Il carico limite si individua determinando il valore minimo della spinta per la quale la
curva delle pressioni intercetta il bordo della sezione
in chiave e alle imposte. Nel caso di rinforzo intradossale la struttura staticamente determinata (arco a 4
cerniere di cui 2 alle reni e 2 alle imposte) ed il carico
limite si determina mediante una verifica a rottura della
sezione rinforzata pi cimentata. Qualora il rinforzo sia
invece applicato allintradosso e allestradosso la
struttura voltata acquista, essendo ovunque impediti i
distacchi al lembo teso, capacit dissipative in seguito alla compenetrazione (schiacciamento) della muratura, con formazione di cerniere plastiche collocate in
posizione analoghe a quelle occupate nellarco non
rinforzato dalle cerniere ordinarie. Nel caso del doppio
rinforzo il carico limite si ricava eguagliando il lavoro
dei carichi al lavoro dissipato nelle cerniere plastiche.
Oltre ch sul piano teorico la validit della soluzione
illustrata del rinforzo strutturale di volte ed archi
mediante compositi ormai sostanziata anche da una
corposa campagna di risultati sperimentali condotta
sia su modelli che su archi in vera grandezza che confermano come in effetti, per interassi ragionevoli dei
rinforzi, la modalit di rottura si modifichi passando
dalla formazione di un meccanismo ad una crisi per
resistenza della muratura [3],[4],[5]. A titolo esemplificativo in fig. 2 riportato lintervento eseguito a
Ravenna nel complesso di San Vitale relativo al rinforzo di una volta a botte a direttrice policentrica. La
volta ha una luce di 4.50 m, una freccia di 1.70 m ed
uno spessore di 15 cm. I nastri utilizzati, in fibra di carbonio Carboshield della larghezza 10 cm e spessore di

FIG. 2
Rinforzo con CFRP di una volta a botte

0.18 mm, sono stati disposti sia in senso trasversale,


in ossequio ai criteri illustrati, sullintero estradosso
accessibile sino ai frenelli laterali, sia in senso longitudinale in modo da garantire una maggiore resistenza a
taglio ed una migliore ripartizione dei carichi. Alle
estremit i nastri sono stati risvoltati in verticale in
modo da garantire un sufficiente ancoraggio e contrastare il distacco per peeling del rinforzo. Il reticolo di
nastri stato poi scelto con maglie sufficientemente
ridotte (75 cm) in modo tale che il consolidamento non
avesse caratteristiche eccessivamente puntuali.
Questa soluzione presenta anche il vantaggio non trascurabile di mantenere inalterata la traspirabilit della
muratura. La tipologia di rinforzo con nastri o tessuti
di strutture voltate in muratura costituisce, a parere
dellAutore, una delle applicazioni pi interessanti e
brillanti dei materiali compositi che consentono di
effettuare un rinforzo strutturale efficace e di semplice
esecuzione che viceversa non sarebbe concepibile
senza effetti invasivi o antiestetici con tecniche tradizionali.
4. RINFORZO STRUTTURALE
MEDIANTE LAMINE PASSIVE IN FRP
Limpiego di lamine passive, ossia non pretese, da utilizzarsi per il placcaggio di travi in c.a ed in c.a.p. ad
intradosso rettilineo costituisce lapplicazione canonica del rinforzo strutturale con FRP. Tale impiego si presta in tutti quei casi in cui richiesto un intervento di
consolidamento sia esso conseguente a fenomeni di
degrado strutturale, a danni conseguenti ad eventi
eccezionali, a variazioni di destinazione duso. La
soluzione analoga, ed in un certo senso da questo
mutuata, al rinforzo eseguito in passato mediante
lamine di acciaio, di cui la tecnica con FRP ricalca la
filosofia progettuale, ma con differenze peculiari che
bene tenere in debito conto.
Tra queste lelevatissima resistenza a trazione dei
compositi, il loro basso peso specifico e leccellente
resistenza alla corrosione, permettono di ottenere
lamine dotate nel contempo di grande resistenza,
estrema leggerezza ed una sostanziale inerzia chimica, requisiti che ne consentono un idoneo ed agevole

utilizzo in molteplici condizioni operative con la sola


necessit di provvedere alla protezione al fuoco ed ai
raggi u.v..
Per contro le lamine presentano una legame costitutivo elastico sino a rottura, con comportamento fragile
senza alcuna escursione in campo plastico, a differenza dellacciaio che come noto contraddistinto da
una marcata duttilit. Pertanto occorre assumere adeguati margini di sicurezza rispetto alla tensione di rottura essendo questa di fatto subitanea e non essendo consentita alcuna ridistribuzione dello sforzo.
Da un punto di vista meccanico il rinforzo passivo in
FRP assimilabile ad unarmatura non metallica integrativa ed avendo in genere i materiali compositi
moduli elastici paragonabili a quello dellacciaio, il loro
contributo in termini di rigidezza pu essere paragonato a quello di una lamina in acciaio di area equivalente, mentre in termini di resistenza forniscono allo
stato limite ultimo un contributo di un ordine di grandezza superiore. Lelevata resistenza a rottura delle
lamine in FRP, dellordine anche di 3000 MPa per le
fibre di carbonio, consente quindi in linea di principio
di effettuare rinforzi con quantit minime di composito. Va peraltro tenuto presente che tale resistenza non
in genere sfruttabile pienamente poich negli elementi inflessi intervengono altri meccanismi di rottura
anticipata che impediscono il raggiungimento delle
dilatazione ultima della fibra di composito. Tra queste
cause di rottura fragile la principale riconducibile al
distacco della lamina alle estremit, fenomeno denominato peeling, conseguente alla concentrazione delle
tensioni tangenziali di aderenza ai bordi della lamine e
che comporta il distacco delladesivo o di una sottile
strato di calcestruzzo (debonding). Altre cause di rottura anticipata sono costituite dal distacco del copriferro in conglomerato, fenomeno denominato concrete ripping, che si manifesta agli appoggi con fessurazioni a 45 e dai distacchi conseguenti ad irregolarit
superficiali (uneveness) dellintradosso..
Per evitare il manifestarsi di queste rotture premature
che non permettono di sfruttare appieno lintera resistenza flessionale della sezione rinforzata (full action)
e per dotare la struttura anche di rinforzi a taglio, vengono inserite, alle estremit delle lamine, fasce di tessuto sempre in FRP che hanno appunto la finalit di
impedire il distacco dei tratti terminali e di costituire
una sorta di staffatura esterna aderente alla struttura.
A tal riguardo in fig. 3a riportato uno schema classico di rinforzo con lamine passive [6], [7].

FIG: 3A
Schema tipo di rinforzo con lamine passive (da Replark)

Sul piano del dimensionamento lazione del rinforzo in


FRP si esplica in genere a partire da uno stato di
deformazione e di tensione iniziale preesistente, a
meno che non sia possibile scaricare e puntellare la
struttura. Il rinforzo in FRP va quindi ad incrementare
la resistenza della sezione nei confronti delle sollecitazioni indotte dai carichi, permanenti ed accidentali,
che intervengono sulla struttura dopo lapplicazione
del rinforzo stesso. Si intuisce pertanto limportanza
della corretta valutazione dello stato di sollecitazione
iniziale ai fini dellefficacia dellintervento di rinforzo
strutturale e tale aspetto va colto con la dovuta attenzione per evitare di ascrivere ai compositi unefficacia
illusoria o carenze invece imputabili allimpostazione
generale dellintervento di consolidamento.
Lo stato tensionale nella struttura rinforzata si deduce
poi secondo i criteri usuali delle verifiche a rottura,
nellipotesi di conservazione delle sezioni piane e di
perfetta aderenza del composito alla struttura da consolidare ed assegnati i legame costitutivi dei materiali. Da queste ipotesi e dallentit delle azioni sollecitanti discende il tipo di crisi della sezione, ossia la
modalit di rottura, che pu avvenire per schiacciamento del calcestruzzo o per rottura dellacciaio o del
composito, variando la duttilit associata.
Nei riguardi dello stato limite di servizio lefficacia del
placcaggio pu essere relativa, poich in genere le
frecce associate allo stato limite di servizio producono dilatazioni modeste e lescursione tensionale nelle
lamine risulta contenuto specie negli elementi precompressi, mentre nelle strutture in c.a. normale la
lamina entra in carico di fatto solo dopo il manifestarsi delle prime fessurazioni nella struttura consolidata.
In termini di rigidezza lincremento conseguibile
variabile e si intuisce che si riduce al crescere delli-

FIG. 3B
Schema di rinforzo trave in c.a.p.

nerzia dellelemento da consolidare a parit di quantitativo di composito messo in opera.


Sul piano operativo le applicazioni delle lamine e dei
tessuti in FRP sono svariate, e limitandosi al caso
delle sole travi, il rinforzo passivo in FRP pu essere
mirato indifferentemente al rinforzo di travetti di
solaio, di travi in c.a. e di travi in c.a.p. In campo
infrastrutturale una applicazione ricorrente consiste
nel rinforzo di travi precompresse a fili aderenti,
degradate da fattori ambientali o danneggiate da urti.
A titolo indicativo si riporta in fig. 3b lo schema di rinforzo di una delle travi di bordo di un ponte situato
lungo la SS. 16 Adriatica danneggiata dallimpatto di
un mezzo in transito. Nellintervento, volto a ripristinare la resistenza ultima, sono state usate strisce in
CFRP di 10 cm di larghezza e di 1.2 mm di spessore,
oltre a fasce di tessuto a trama bidirezionale dello
spessore di 0.13 mm, applicate sul perimetro dellala
inferiore alle estremit della lamine.
5. RINFORZO STRUTTURALE MEDIANTE
COAZIONE IMPOSTA CON LAMINE IN CFRP
Tra le alternative offerte dalle lamine in CFRP vi da
annoverare anche la possibilit di applicare alla struttura da consolidare uno sforzo di precompressione.
Questa tecnica sfrutta laccoppiamento di strisce in
fibra di carbonio e di un sistema di tesatura ancorato
alla struttura mediante piastre di contrasto che mette
in tensione la lamina placcata alla struttura durante la
pot-life della resina. Nel seguito pertanto si delineano
i caratteri essenziali di questa tecnologia che presenta peculiarit da renderla veramente interessante [8].
Come per i sistemi di precompressione tradizionali la
coazione viene impressa al calcestruzzo per mezzo di
un sistema di forze applicate negli ancoraggi che
bloccano la lamina in tensione. Questa viene tesata
da un lato mediante un martinetto a scorrimento orizzontale che agisce alla estremit da tendere mentre
dallaltro lato la lamina collegata alla struttura da un
ancoraggio fisso provvisorio. Come per i trefoli, anche
nel caso delle lamine quindi necessario offrire al
martinetto ed alla testata fissa il contrasto di una piastra inserita nel conglomerato. A differenza per dei
trefoli per i quali le piastre di contrasto sono ortogonali al tracciato del cavo, nel caso delle lamine le piastre di contrasto sono invece parallele alle stesse
lamine ed alloggiate allintradosso della trave in nicchie ricavate nello spessore del copriferro.
Le piastre di contrasto vengono fissate al calcestruzzo mediante resina e perni passanti con testa a scomparsa e sono dotate di fori filettatti gi predisposti
nello spessore della piastra secondo una geometria
prefissata in base alle dimensioni del martinetto e
della lamina da tesare. In tali fori vengono inseriti dal
lato del tiro i bulloni di fissaggio del martinetto alla
piastra di contrasto e dallaltro lato i bulloni di fissaggio di un ancoraggio provvisorio che blocca a secco
la lamina alla piastra di contrasto con la pressione del
serraggio.
La procedura esecutiva prevede dopo lusuale pulizia
delle superfici, lapplicazione della resina alla trave e
alla lamina, il placcaggio della lamina alla trave, linserimento dal lato fisso del blocco di ancoraggio

FIG. 4A
Schema di rinforzo con lamine pretese

provvisorio, linserimento dal lato mobile del martinetto ed il serraggio della lamina al martinetto.
Successivamente, durante la pot-life della resina, si
esegue la tesatura al termine della quale la lamina
viene fissata da 2 blocchi di ancoraggio definitivi alle
piastre di contrasto mediante la resina e la pressione
di serraggio esercitata da bulloni analoghi a quelli dei
blocchi provvisori. Una volta che la resina nelle lamine e nei blocchi definitivi indurita il martinetto ed il
blocco provvisorio vengono rimossi. Infine si provvede al placcaggio delle parti terminali non pretese
della lamina ed alla applicazione di un sottile strato di
finitura.
A titolo esemplificativo in fig. 4a riportato lo schema di rinforzo strutturale previsto per un ponte sito
nella zona portuale di Ravenna impattato da un
mezzo fuori sagoma. Lurto dellautomezzo ha provocato il tranciamento di un cavo di precompressione
composto da 18 fili f 7 mm di acciaio armonico. Lo
sforzo presente prima dellimpatto nel cavo stato
stimato, in base a prove a rottura eseguite su spezzoni dei fili tranciati, in 650 KN. Per il rinforzo sono previste 4 lamine V914 SiKa Carbodur specifiche per
precompressione, che consentono di applicare uno
sforzo massimo di 200 KN per lamina con deformazioni dellordine del 1%. Il sistema di tesatura e di fissaggio, sviluppato dallo Studio Leonhardt, brevettato e viene fornito completo di certificato di prova rilasciato dal Politecnico di Zurigo ove il sistema stato
testato.
Le lamine sono in fibra di carbonio, hanno una larghezza di 9.0 cm, uno spessore di 1.4 mm ed una lunghezza attiva, ossia pretesa, di circa 30 m. Le 4 lamine sono ancorate ad ambo le estremit alle piastre di
contrasto disposte in due sezioni trasversali prossime agli appoggi, a circa 1.00 m dai traversi di testata

FIG. 4B
Fasi esecutive dellintervento di rinforzo con lamine pretese

nel tratto ove la trave presenta una sezione di area


maggiore prima della strombatura, in posizione esterna alle corsie di transito della sottostante strada.
Per quanto concerne le caratteristiche meccaniche il
modulo elastico delle lamine di 167 Gpa e la tensione di rottura superiore a 3000 MPa. La tensione in
esercizio relativa al pretensionamento ammonta a
1590 Mpa, valore conseguibile in virt dellazione di
serraggio esercitata dagli ancoraggi fissi defintivi che
impediscono il distacco per peeling delle estremit
della lamina. Questa, una volta posta in tensione e
placcata, si comporta alla stregua di una armatura
esterna pretesa aderente in virt delladesione fornita
della resina, circostanza questa che consente di ripristinare anche il momento ultimo che la sezione integra possedeva prima allimpatto. Diversamente dalla
procedura standard illustrata, nel presente caso
previsto limpiego contemporaneo di due martinetti
idraulici, uno per ogni estremit, in modo da rendere
compatibile lallungamento delle lamine con la corsa
del dispositivo di pretensionamento. In fig. 4b e 4c
sono riportate a titolo illustrativo le principali fasi esecutive dellintervento di rinforzo..
Sul piano progettuale la varie fasi sono state analizzate mediante un modello agli elementi finiti dellimpalcato, valutando dapprima le conseguenze del trancia5

FIG. 4C
Fasi di tensionamento
delle lamine

mento del cavo e successivamente leffetto della


coazione impressa con le lamine. La perdita di tensione nel cavo tranciato stata simulata applicando con
segno invertito le forze di sostentamento conseguenti alla curvatura del cavo e quelle concentrate applicate negli ancoraggi di testata che il cavo integro trasmetteva originariamente al calcestruzzo. Gli effetti
indotti dal rinforzo con le lamine pretese sono invece
equivalenti a quelli prodotti da forze orizzontali concentrate, applicate allintradosso in corrispondenza
degli ancoraggi.
I due sistemi di forze cosi individuati sono state
applicati nel modello agli elementi finiti alla trave di
bordo impattata. Dallanalisi dei risultati si ricava che
nella sezione di mezzeria del ponte la compressione
allintradosso e la controfreccia indotte dalla precompressione applicata dalle lamine risultano analoghe in
valore ed opposte in segno a quelle conseguenti al
tranciamento del cavo, e mostrano quindi il sostanziale recupero della decompressione indotta dallimpatto [9].
6. OSSERVAZIONI CONCLUSIVE
Dalla succinta ma variegata gamma di applicazioni
illustrate si pu ragionevolmente trarre la conclusione
che i materiali compositi possono costituire una valida alternativa per gli interventi di consolidamento
strutturale, sintende nellambito di una pertinenza
facilmente individuabile. A fronte di questo potenziale
laspetto economico rimane ancora oggi un ostacolo
che auspicabile venga calmierato, tenuto conto che
lutilizzo dei compositi interessa ambiti strutturali pi
ampi di quelli qui accennati e tra cui val pena di ricor6

dare, specie ai fini delladeguamento antisismico, il


rinforzo mediante lamine e tessuti di strutture verticali quali setti e pilastri.
7. BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
[1] M. Lenzi, A. Gambi Vecchi magisteri e nuove regole del costruire INARCOS, nr. 619, Bologna, 2001
[2] M. Como, U. Ianniruberto, M. Imbimbo La resistenza degli archi murari rinforzati con fogli in FRP
Atti del Convegno Nazionale: Meccanica delle
strutture in muratura rinforzate con FRP-materials,
Venezia, 2000
[3] P. Foraboschi, Volte a botte ed archi in muratura
con rinforzi in FRP INARCOS, nr.604, Bologna,
1999
[4] R. Di Marco, P. Faccio, P. Foraboschi, E . Siviero
Volte in muratura rinforzate con FRP Costruire in
Laterizio, nr. 69, pp. 66-71, Faenza Editrice , 1999
[5] C. Modena , M. Valdemarca, M.R. Valluzzi Volte
murarie rinforzate mediante FRP LEdilizia, nr 5 / 99
pag. 26-32, De Lettera, Milano,1999.
[6] Documento tecnico CNR DT 106/98 Limpiego
di armature non metalliche nel calcestruzzo armato
[7] Ceb - Fib Externally bonded FRP reinforcerment
for RC structures Tecnhical Report, Bullettin nr.
14, Losanna, 2001
[8] P. Andra, M. Maier Post-strengthening with
Externally Bonded Prestressed CFRP strips ,
Proceedings of the 16 IABSE Congress, Lucerne,
2000
[9] M. Lenzi, R. Osti, P. Campana Rinforzo con lamine pretese di strutture precompresse ACMAR,
Report, Ravenna, 2003
th