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22/12/2014

Operaismo italiano e realt del lavoro postfordista

Sabato 20 Dicembre 2014 20:41

Operaismo italiano e realt del lavoro


postfordista
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testo
di
Sergio
Bologna,
protagonista
dell'operaismo
e
del
post-operaismo
italiano,
la
cui
versione
inglese

apparsa
sulla
rivista
on
line
Viewpoint
Magazine.
Si
tratta
di
un
bell'omaggio
a
una
storia
che
pensiamo
ci
appartenga
come
compagni
e
compagne
e
che
attraversa
mezzo
secolo
di
elaborazione
teorica
e
azione
militante
in
Italia,
dagli
anni
Sessanta
a
oggi.
Di
questa
restano
ancora
vivi
oggi
alcuni
strumenti
analitici,
ma
la
sua
eredit
pi
importante

certo
quella
di
aver
saputo
trasmettere
una
predisposizione
militante
ai
fenomeni
che
tutt'oggi
ci
obbliga
ad
armarci
di
nuove
categorie
e
di
un
nuovo
sguardo
per
leggere
e
trasformare
la
realt
in
senso
rivoluzionario.
Eccedendo
il
patrimonio
teorico
e
militante
dell'operaismo.
Leggere
la
tendenza,
interpretarla
per
svilupparla

stato
e
resta
un
tratto
identificante
del
metodo
operaista.
Infatti
in
primo
luogo
gli
operaisti
hanno
avuto
il
merito
di
ordinare
i
processi
di
scomposizione
e
ricomposizione
delle
gerarchie
di
comando
nella
societ
capitalista
a
partire
dalle
lotte
e
hanno
inoltre
saputo
aggiornare
la
ricognizione
materialista
sui
fenomeni
a
partire
dal
punto
vista
situato
delle
figure
del
conflitto.
Complicare
la
realt
cogliendo
i
meccanismi
della
messa
a
valore
della
vita
e
delle
resistenza
a
questi
come
occasioni
per
mettere
in
crisi
il
rapporto
di
capitale:
qui
la
ricchezza
di
una
singolare
capacit
di
investigazione
militante.

D'altra
parte
il
processo
di
incorporazione
del
lavoro
nelle
macchine

innanzitutto
processo
di
incorporazione
del
lavoro
vivo
nella
macchina
sociale
e
nei
comportamenti
che
la
organizzano.

quindi
questa
a
sua
volta
una
macchina
di
produzione di soggettivit.
Questo
nodo
non
pu
non
essere
affrontato
primariamente
nell'ottica
dell'immaginare
forme
della
ricomposizione
politica
all'altezza
del
nostro
tempo.
Ci
che
ci
permette
nelle
nostre
societ
informatizzate
di
scorgere
un'ambivalenza
profonda
e
le
occasioni
per
la
sovversione

proprio
la
possibilit
di
guadagnare
una
non
coincidenza
-
per
dirla
ancora
una
volta
con
le
categorie
del
primo
operaismo
-
tra
composizione
tecnica
e
composizione
politica
delle
figure
delle
cooperazione
sociale
e
produttiva.
Anche
sulla
condizione
dell'integrazione
totale
della
vita
al
rapporto
di
capitale
si
impongono
quindi
per
noi
una
serie
di
questioni,
inerenti
non
tanto
all'eredit
operaista,
ma
all'orizzonte
politico
al
quale
continuiamo
a
restare
ancorati.
La
categoria
di
sindacato
in
quanto
organizzazione
si
mostra
insufficiente
se
sovrapposta
semplicemente
alla
struttura
della
produzione
e
se
slegata
da
nuovi
processi di sindacalizzazione,
ovvero
dall'emersione
di
una
soggettivit
dentro
il
conflitto
per
la
sua
negazione
come
parte
di
quella
struttura
e
per
la
sua
messa
in
crisi.
Le
categorie
di
lavoro,
sfruttamento
e
attivit
vanno
riordinate
alla
luce
di
una
messa
a
valore
della
societ
incentrata
non esclusivamente sul
lavoro
ma
sullo
sfruttamento
di
uno
spettro
complesso
delle
attivit
umane.
Ne
consegue
che
occorre
interrogarsi
su
quale
livello delle gerarchie sociali e produttive
occorre
portarci
per
costruire
e
organizzare
il
rifiuto.
Ci
chiama
in
causa
il
problema
della
militanza politica, delle sue forme e del suo radicamento.
Se
il
patrimonio
teorico
dell'operaismo

servito
a
comprendere
le
trasformazioni
nella
transizione
al
post-fordismo,
occorre
ora
attrezzare
forme
politiche
all'altezza
di
una
direzione
nostra
della
trasformazione.
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Operaismo italiano e realt del lavoro postfordista

Il sistema di pensiero che viene riassunto con il nome di operaismo italiano non un sistema organico, racchiuso in
un testo fondamentale, in una qualche Bibbia, ma la somma di diversi contributi teorici provenienti da alcuni
intellettuali militanti che hanno fondato le riviste Quaderni Rossi e Classe Operaia1. Raniero Panzieri, Mario Tronti,
Toni Negri e Romano Alquati sono quelli che hanno posto le fondamenta del sistema, altri, come Gaspare De Caro,
Guido Bianchini, Ferruccio Gambino, Alberto Magnaghi, hanno portato dei contributi essenziali su tematiche specifiche
che completavano lorizzonte del pensiero operaista e gli davano limpronta di un sistema coerente al suo interno,
come la storiografia, lagricoltura, le migrazioni, il territorio.

Operaismo
e
fordismo
Lesperienza dei gruppi operaisti si sviluppata in un periodo storico nel quale sembrava che nelle societ capitaliste
non ci fosse unalternativa alla produzione di massa caratterizzata da grandi imprese in grado di ottenere forti
economie di scala.
La grande fabbrica nella quale migliaia di lavoratori svolgevano operazioni sempre pi semplificate mentre le
macchine svolgevano operazioni sempre pi complesse sembrava il punto darrivo di un processo storico che aveva
origine nella nascita dellindustrialismo. La produzione di massa era il modo migliore per produrre beni che costavano
poco sul mercato e potevano essere acquistati da tutti, in primo luogo dagli stessi lavoratori che li producevano, anche
se si trattava di beni complessi come lautomobile. Cos si creavano le premesse per realizzare linsostituibile
integrazione alla produzione di massa, cio il consumo di massa. Un sistema tanto perfetto e ben funzionante che era
stato adottato anche dai paesi dove aveva trionfato la rivoluzione comunista. Anzi, la rivoluzione comunista aveva
trionfato in paesi nei quali questo sistema era ancora molto imperfetto, poco sviluppato o addirittura inesistente, sono
stati i governi usciti dalla rivoluzione a portare a compimento lo sviluppo del sistema della produzione di massa
organizzandola in grandi Kombinat, in complessi industriali con migliaia di lavoratori, estendendola anche
allagricoltura. In Occidente questo sistema veniva chiamato per comodit fordismo perch aveva trovato la sua
applicazione pratica e teorica pi compiuta nellorganizzazione delle fabbriche dellautomobile di Henry Ford. Lidea di
base delloperaismo, mutuata ovviamente dalla teoria marxiana, era che la grande fabbrica con le sue migliaia di operai
potesse trasformarsi in un grande terreno fertile per un progetto rivoluzionario e diventare da sede della produzione di
massa a spazio liberato dalloppressione capitalistica. Il capitalismo doveva essere imprigionato nella sua stessa
dimora, le mura della sua casa dovevano diventare le sbarre della sua prigione. Il lavoro fordista alla catena di
montaggio doveva diventare il terreno di formazione del soggetto rivoluzionario, delloperaio massa. Come si vede,
lidea primordiale delloperaismo era il calco, limpronta rovesciata del fordismo. Senza unorganizzazione sociale come
quella della fabbrica fordista loperaismo avrebbe avuto difficolt a elaborare il suo progetto rivoluzionario, loperaio
massa si formava come classe dentro un sistema produttivo con particolari caratteristiche tecnologiche, era tuttuno
con questo sistema, che gli forniva i mezzi di sussistenza. Loperaio massa era innanzitutto un salariato, la struttura
della sua busta paga era composta da una parte fissa, il salario base, da un parte variabile, collegata alla produttivit e
da altre voci che corrispondevano ad altrettante conquiste contrattuali come il recupero dellinflazione, gli assegni
familiari, le ore straordinarie, i premi di produzione, le indennit per lavori notturni o nocivi ecc.. Lorganizzazione
produttiva fordista non era il sistema dominante solo allinterno della fabbrica ma proiettava i suoi rigidi schemi anche
sulla societ, sulla mobilit urbana ed extraurbana, sugli insediamenti abitativi, sugli orari dei negozi. Migliaia di operai
uscivano al mattino presto dalle fabbriche dopo aver fatto il turno di notte ed altrettante migliaia erano in attesa fuori
dai cancelli per entrare al primo turno del mattino. Era questo il momento migliore per distribuire e diffondere i volantini
di Classe Operaia e di Potere Operaio, volantini che quasi sempre erano stati scritti su indicazioni fornite da operai
delle stesse fabbriche, dopo un lungo lavoro di conricerca, di dialogo e di scambio di opinioni e informazioni tra
militanti operaisti e operai di fabbrica. Loperaismo quindi stato in tutto e per tutto limmagine rovesciata del fordismo,
era tuttuno con il fordismo, viveva in simbiosi con esso, non sembrava immaginabile un operaismo senza una societ
fordista, senza una produzione di massa, senza loperaio massa. Con la morte del fordismo avrebbe dovuto morire
anche loperaismo. La societ postfordista, la societ dellinformazione, la societ della prevalenza del terziario e della
finanza, del lavoro precario e del lavoro indipendente, avrebbero dovuto essere incomprensibili a chi si era formato sul
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fordismo. Loperaismo avrebbe dovuto estinguersi lentamente man mano che la figura delloperaio massa diventava
sempre pi marginale nelle societ occidentali. Invece ci non avvenuto, i militanti, gli attivisti, gli intellettuali che
avevano condiviso lesperienza operaista sono stati in grado meglio di altri di cogliere le caratteristiche della nuova
formazione capitalistica che per comodit abbiamo chiamato postfordista. Anzi, di tutte le organizzazioni ed i gruppi
extraparlamentari degli Anni 70 operanti in Italia, gli eredi delloperaismo sono rimasti gli unici a tentare, a volte con
successo, di elaborare una nuova teoria della liberazione praticabile nella societ postfordista, sono gli unici che sono
riusciti a tallonare levoluzione del capitalismo da Henry Ford a Steve Jobs, producendo analisi convincenti e pratica
politica sia con il lavoro salariato sia con il lavoro non salariato. Com stato possibile?

Il
ruolo
dellintellettuale
Innanzitutto occorre ricordare che loperaismo non stato una semplice riproposizione dellanarcosindacalismo o del
Linkskommunismus, gli operaisti non hanno mai creduto che il sistema capitalista, assediato da conflitti industriali
sempre pi estesi, con una classe operaia sempre pi aggressiva, disposta a praticare il blocco della produzione e di
qualunque attivit propria del lavoro subordinato, sarebbe crollato in seguito a uno sciopero generale prolungato e
irreversibile. Queste utopie non appartengono alla tradizione operaista, anche se le tecniche del conflitto industriale che
loperaismo ha cercato di promuovere erano le stesse dellanarcosindacalismo. Loperaismo non mai stato indulgente
con le semplificazioni, con le facili parole dordine, a costo di apparire esercizio di intellettualismo, a costo di essere
accusato di eccesso di pensiero astratto. Prima di tutto loperaismo non ha mai preteso di poter insegnare agli operai
la via della rivolta o della rivoluzione, al contrario, la pratica operaista della conricerca vuol dire semplicemente che il
militante deve imparare dagli operai, deve saperli ascoltare, mantenendo per sempre il suo ruolo dintellettuale, che
gli consente di trasmettere strumenti di pensiero e di analisi che possono essere utili alloperaio che intende affrontare
un percorso collettivo di liberazione. Loperaismo ha sempre rifiutato latteggiamento populista, che era molto comune
tra i militanti dei gruppi extraparlamentari degli anni 70 in Italia, di camuffarsi da operai, di vestire la tuta blu per
assomigliare agli operai, di nascondere con vergogna le proprie origini borghesi. Al contrario, chi ha avuto la fortuna di
poter studiare, di frequentare lUniversit, di avere a disposizione strumenti per arricchire le proprie conoscenze, per
sviluppare uno spirito critico, chi ha avuto la fortuna di poter studiare allestero, di imparare le lingue, di conoscere
meglio e da vicino il pensiero del capitale, chi ha avuto la fortuna di conoscere la storia del movimento operaio, il
pensiero marxista, ha il
dovere di perfezionare al massimo questi strumenti di conoscenza, di raggiungere con i suoi
lavori i livelli pi alti di produzione scientifica e di mettere a disposizione di tutti ma in particolare dei lavoratori il suo
sapere, le sue conoscenze. Deve concepire se medesimo come una cellula di una
struttura
di
servizio. Questo
atteggiamento degli operaisti veniva trattato con disprezzo, venivano chiamati spregiativamente i professori, in realt
anche quando i loro principali esponenti si sono trovati a ricoprire ruoli accademici (da Negri a Tronti, da Alquati a
Gambino, da Bianchini a Magnaghi) hanno sempre svolto il loro insegnamento come una missione politica, hanno
sempre fatto ricerca come fosse una conricerca, hanno sempre parlato e scritto lo stesso linguaggio nelle loro
pubblicazioni scientifiche e nel materiale di propaganda politica. Il principio regolatore della loro vita dintellettuali
stato quello di essere sempre se stessi, non di sdoppiarsi in un ruolo di professori ed uno di militanti, facendo gli
accademici di giorno e gli operaisti di sera o nei week end. Ed infatti sono stati gli unici professori universitari ad essere
messi in galera o ad essere espulsi dallUniversit. La repressione si abbattuta in maniera selettiva su di loro.

La
classe
operaia
come
organismo
complesso
Da quanto si detto facile intuire che il sistema di pensiero operaista non ama gli schematismi e le semplificazioni, al
contrario, consapevole dellestrema complessit della realt capitalistica, cerca di scandagliare a fondo questa realt,
di rendersi conto dei suoi aspetti palesi e meno palesi. Potremmo dire che ha una grande considerazione
dellavversario, sa che deve combattere una potenza raffinata, brutale e seducente al tempo stesso. Sottovalutare
lavversario proprio degli stupidi, destinati a sicura sconfitta. Il primo aspetto del sistema capitalistico al quale
loperaismo ha prestato la sua attenzione stato quello della tecnologia. Limpulso decisivo lo ha dato Raniero Panzieri
con la sua lettura innovativa del Frammento sulle macchine di Marx pubblicato sul n. 1 dei Quaderni Rossi2. La
tecnologia lavoro incorporato, essa svolge un ruolo ambivalente, perch libera loperaio da una certa fatica ma al
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tempo stesso sottopone loperaio ad un maggiore e pi rigido controllo. La tecnologia ha il potere di plasmare un
certo tipo di forza lavoro, di determinare certe sue caratteristiche professionali, che possono avere dei risvolti specifici
anche nella sua mentalit, nella sua cultura e quindi nel suo agire politico. Loperaismo dice che la tecnologia ha il
potere di determinare la composizione tecnica della classe operaia. Facciamo un esempio. Nelle fabbriche dellauto
degli anni 70 cerano dei reparti nei quali loperaio aveva un rapporto individuale con la macchina, ne conosceva tutti i
segreti, era in grado di prepararla, di attrezzarla ed era molto orgoglioso di questa sua conoscenza che era anche la
fonte del suo piccolo potere. Si trattava di operai specializzati con una forte coscienza del proprio ruolo, che venivano
considerati la cosiddetta aristocrazia operaia ed in genere erano anche i pi combattivi, moltissimi erano comunisti e
consideravano il loro essere comunisti come una naturale conseguenza del loro essere i pi specializzati, i pi
qualificati, non solo per quanto riguardava la macchina loro affidata, una pressa, un tornio, una fresa, una saldatrice,
ma per quanto riguardava lintero ciclo produttivo; conoscevano la fabbrica in ogni suo angolo, erano in grado quindi di
organizzare scioperi improvvisi, blocchi della produzione, fermando i punti nevralgici del ciclo. Trasmettevano il loro
sapere ai pi giovani ma al tempo stesso avevano un forte senso della gerarchia, ritenevano giusto un sistema salariale
fortemente differenziato, il giovane doveva salire gradino dopo gradino la scala della specializzazione. In altri reparti
della fabbrica invece cerano le catene di montaggio, cio un tipo di tecnologia che non permette un approccio
individuale, dove potevano essere inseriti operai e operaie senza nessuna qualificazione. A Milano agli inizi degli Anni
60 nelle fabbriche elettromeccaniche, dove il lavoro alla catena non era spesso pesante come nellauto, nei reparti del
montaggio venivano impiegate le donne, operaie generiche, pagate ovviamente molto meno degli operai addetti alle
macchine. Questa classe operaia era quella che loperaismo defin operaio massa, con una mentalit molto diversa
dalloperaio specializzato dellaristocrazia operaia e quindi con delle rivendicazioni opposte: aumenti salariali uguali per
tutti, abolizione del cottimo individuale. Rivendicazioni che dovevano suonare come una bestemmia alle orecchie del
vecchio operaio comunista che lavorava come attrezzista sulle macchine individuali.
Cosa succede quando negli Anni 80 la fabbrica si disintegra e poco alla volta si diffonde e poi dilaga la tecnologia
dellinformazione? Cosa succede quando gli operai di fabbrica, specializzati o meno, operai massa o meno, vengono in
parte sostituiti dai robot, in parte vengono licenziati perch la produzione si delocalizza verso i paesi emergenti,
perdono la loro forza sociale, la tradizione comunista viene buttata a mare dai partiti di sinistra e la classe operaia non
pi un soggetto politico? Succede che il mondo del lavoro si adatta alle nuove tecnologie, viene plasmato dalle nuove
tecnologie. Chi proviene dallesperienza operaista si trova ad avere degli strumenti intellettuali in grado di capire cosa
sta succedendo. Come prima aveva osservato il rapporto tra operaio specializzato e macchina individuale o tra operaio
massa e catena di montaggio ora osserva il rapporto tra personal computer e soggetto che lo sta utilizzando, mette a
confronto due modi di lavorare totalmente differenti, un modo di lavorare fordista, inquadrati in una rigida
organizzazione che comprende migliaia di persone in spazi dedicati, ed un modo di lavorare solitario, senza spazi
dedicati, capace di determinare i propri ritmi e di accedere in permanenza ad un universo dinformazioni
potenzialmente infinito. Al primo momento luomo che lavora al personal computer gli appare come un puzzle. E un
uomo libero? Ha un grado di libert maggiore delloperaio schiavo della catena di montaggio? Apparentemente s. E
un uomo che ha potere? Potere di negoziazione nei confronti del suo datore di lavoro, quanto ne avevano gli operai che
collettivamente fermavano la produzione e trattavano con la direzione? Apparentemente no, anzi sicuramente no, il
potere sociale lo si ottiene solo con la coalizione, lindividuo da solo sempre subalterno. Come dice Michel Serres, la
connettivit ha sostituito la collettivit, il lavoratore non vive insieme ad altri lavoratori come lui, a tu per tu,
connesso
con altri lavoratori dei quali non conosce n il volto n la voce ma solo lindirizzo mail. La massa dinformazioni che pu
procurarsi tramite Internet gli conferisce maggiore potere, maggiore capacit di negoziazione rispetto alloperaio che,
schiavo della macchina, non aveva la possibilit di accedere al mondo dellinformazione? No, non ha maggior potere, il
solo vantaggio che pu avere nei confronti del lavoratore subordinato, operaio o impiegato che sia, quello di potere
usare quelle informazioni per vivere come lavoratore indipendente, come non salariato. Sono bastate quindi poche
domande che il vecchio operaista ha rivolto a se stesso sulla natura del lavoro postfordista per capire che il capitalismo
aveva fatto un enorme salto in avanti nella capacit di controllare la forza lavoro; il nuovo soggetto, al quale mancava
ancora un nome, non aveva soprattutto la possibilit immediata di coalizzarsi, di porsi in maniera negoziale con il
datore di lavoro, anzi non sapeva chi fosse il suo datore di lavoro, se medesimo o una terza persona? Per immaginare
un percorso di liberazione era necessario ricominciare daccapo, mantenendo fermo per il punto di partenza, quello
che tutti ritenevano ormai superato: il problema del lavoro. Era ancora possibile immaginare un percorso di liberazione
partendo dal lavoro? Era ancora possibile vedere nelluomo del personal computer un lavoratore o questa parola
lavoratore, worker, Arbeiter, travailleur, trabajador, doveva essere cancellata dal vocabolario, perch appartenente ad
unepoca ormai tramontata, cio allepoca fordista?
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Operaismo italiano e realt del lavoro postfordista

Lidea
di
lavoro
nel
postfordismo
La forza dellelaborazione teorica operaista consiste, come si detto, nellaffrontare la complessit dei problemi,
nellandare a fondo delle cose, evitando le semplificazioni, le scorciatoie. Lesempio pi illuminante lo si pu vedere
osservando come gli operaisti trattavano il concetto di classe operaia. Per la maggior parte dei militanti politici degli
anni 60 e 70 il termine classe operaia era una specie di mantra, una parola magica onnicomprensiva. Bastava
richiamarsi alla classe operaia per essere considerato una persona appartenente alla Sinistra, al movimento operaio,
per essere considerato un comunista. Per gli operaisti invece la classe operaia era un universo inesplorato,
estremamente differenziato e complesso o, meglio, era il punto di arrivo di un processo lunghissimo, irto di ostacoli, nel
corso del quale la forza lavoro prendeva coscienza del proprio ruolo e della propria forza e si presentava sulla scena
della societ come un protagonista, non come lappendice del sistema di produzione capitalista. Come ho avuto modo
di scrivere in un mio saggio sulloperaismo, il lavoro collettivo che la pattuglia operaista stava conducendo a contatto
diretto con il mondo della produzione di fabbrica cercava di andare a fondo dei diversi piani che compongono il
sistema dei rapporti di produzione: lorganizzazione sequenziale del ciclo produttivo, i meccanismi gerarchici che esso
produce spontaneamente, le tecniche di disciplinamento e di integrazione che vengono elaborate, levoluzione delle
tecnologie e dei sistemi di lavorazione, le reazioni ai comportamenti spontanei della forza lavoro, le dinamiche
interpersonali allinterno del reparto, i sistemi di comunicazione degli operai durante lorario di lavoro, la trasmissione
dei saperi dagli operai pi anziani a quelli pi giovani, la formazione di una cultura del conflitto, le divisioni interne alla
forza lavoro, luso delle pause e dellorario di mensa, i sistemi retributivi e la loro applicazione differenziata, la presenza
del sindacato e le forme di propaganda politica, la coscienza del rischio e i metodi per tutelare la propria integrit fisica
e la propria salute, il rapporto con i militanti esterni, il controllo dei tempi e il rapporto con il cottimo, lambiente di
lavoro e via dicendo3. Luomo con il personal computer, in quanto lavoratore, cio persona che cede un determinato
prodotto intellettuale a terzi in cambio di una retribuzione per poter sopravvivere, doveva presentare la stessa, se non
maggiore, complessit. Cominciamo dalle cose pi semplici. Per esempio: quale forma assume la sua retribuzione? La
vecchia forma del salario oppure la forma dellonorario? Viene pagato a ore o a prestazione professionale? Ha un orario
di lavoro? I parametri fondamentali per definire un lavoratore sono il salario e lorario, la sua vita privata, la sua
esistenza personale, la sua quotidianit, i suoi consumi, i suoi rapporti di coppia, il suo standard di vita sono
determinati in tutto o in parte da questi due parametri. E una visione molto materialista, rozzamente materialista, alla
quale lideologia della modernit oppone la teoria che ci che conta nellindividuo non la sua condizione materiale ma
la sua personalit, il suo carattere, se ottimista o pessimista, socievole o scontroso, seducente o scostante, portato
alla leadership o sottomesso, espansivo o silenzioso, disinvolto o timido, che ha carattere o non ne ha. Ma, a ben
vedere, il pi rozzo materialismo meno ingannevole del soggettivismo esasperato, dellindividualismo sterile e
illusorio, che sono, a ben vedere, dispositivi ideologici che hanno lo scopo di dissolvere la nozione di lavoro. La
concezione moderna di lavoro contenuta nellideologia della modernit che esso non pi unattivit umana conto
terzi in cambio di mezzi di sussistenza ma attivit in cui lindividuo estrinseca la propria personalit, conosce meglio se
stesso, quasi un incontro mistico. Il lavoro un dono di Dio ho sentito un giorno dire da un dirigente sindacale
cattolico, il lavoro non rientra nel mondo delle merci ma in quello della psicologia umana. Da questa ideologia nasce
lidea del lavoro come dono dellindividuo alla collettivit, nasce la giustificazione del lavoro gratuito, del lavoro
malpagato. Il principio marxista che considera il lavoro il terreno primordiale sia dellantagonismo sociale che della
cooperazione tra individui, il terreno sia del conflitto che della solidariet, viene completamente cancellato.

White
collar
e
knowledge
worker
Che nome diamo alluomo con il personal computer? Abbiamo accettato il nome che gli aveva affibbiato lideologia
dominante, knowledge worker, ci sembrava utile perch conteneva la parola worker e quindi nessuno poteva negare
che si trattasse di una persona la cui essenza viene definita dal lavoro. Abbiamo cominciato a ragionare su questa
definizione. Poteva assomigliare al white collar del fordismo? La risorsa analitica che potevamo mettere in campo era
quella delle inchieste sui tecnici di produzione apparse sin dai primi numeri di Classe Operaia e poi divenute una
costante della teoria e della pratica operaista. Quanto pi complessa diventava la tecnologia, quanto pi sofisticate
diventavano le macchine, tanto maggiore era limportanza della forza lavoro dotata di conoscenze tecniche. Il
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Operaismo italiano e realt del lavoro postfordista

capitalismo incorporava dentro i suoi processi produttivi sempre maggiori contenuti scientifici, la produzione industriale
di massa aveva alle spalle i laboratori di ricerca delle universit e dei reparti specializzati delle aziende. I tecnici
potevano essere rappresentati come una nuova classe, che avrebbe potuto avere uno sviluppo analogo a quello della
classe operaia. Gi nella storia del movimento operaio, durante i movimenti rivoluzionari dei consigli alla fine della prima
guerra mondiale, i brain worker avevano svolto un ruolo positivo ed erano stati considerati dal comunismo delle origini
una componente essenziale della classe rivoluzionaria. Non un caso che loperaismo, durante le rivolte studentesche
del 68, era pi diffuso nella facolt scientifiche che in quelle umanistiche. Ma luomo con il personal computer non
poteva esser definito banalmente un white collar perch il mondo del lavoro non era costituito soltanto da lavoro
subordinato, da lavoro salariato, bens da tanti lavoratori indipendenti che fornivano le loro prestazioni, anche se
avevano un solo committente, lavorando a casa o in spazi di coworking o in un caff Starbuck. Il white collar
condivideva con gli operai gli spazi dellazienda, aveva orari di lavoro simili, era a contatto quotidiano con i problemi
della produzione. Ci trovavamo di fronte ad un mutamento antropologico, non solo a un mutamento sociologico. Se
avessimo dovuto ragionare ancora in termini sociologici avremmo dovuto dire che la divisione chiara tra classi che il
sistema fordista aveva determinato non era pi riconoscibile nella societ dellinformazione e quindi i nostri parametri
dovevano cambiare. Restava fermo invece il punto di partenza, cio la convinzione che la tecnologia ha un effetto
fortissimo sulla vita e la mentalit del soggetto che usa questa tecnologia per stare nel mondo, per lavorare, per
guadagnarsi da vivere, per comunicare. Il nostro interesse, la nostra analisi, dovevano concentrarsi sulla figura del
knowledge worker e scandagliare le caratteristiche intrinseche a quella moltitudine che formava la nuova middle class,
un aggregato sociale che ormai non aveva pi i valori della vecchia borghesia, che non era pi capace di sfruttare il
lavoro altrui perch ancora non capiva come faceva a non sfruttare se stesso. Lestrazione di plusvalore ormai si
trasferiva sempre pi dalla sfera produttiva alla sfera finanziaria, le enormi disuguaglianze di reddito che sempre pi si
accumulavano nelle societ capitaliste, limpoverimento progressivo della middle class, si spiegavano meglio
analizzando le dinamiche finanziarie che quelle della produzione di massa. Anche su questo terreno loperaismo poteva
mostrare una sua superiorit, perch, unico tra le componenti dei movimenti di protesta degli Anni 70, aveva affrontato
le problematiche della politica monetaria e dei grandi flussi finanziari internazionali, soprattutto con il lavoro svolto dalla
redazione della rivista Primo maggio.

Il
caso
italiano
Infine, la ragione forse decisiva per la quale loperaismo ha avuto gioco facile nel comprendere la natura del
postfordismo stata la sua origine italiana. Tra tutti gli stati del capitalismo avanzato lItalia stata il paese che ha
portato avanti la disgregazione della grande fabbrica in maniera pi radicale. LItalia stata allavanguardia nel
cosiddetto decentramento produttivo, nella frammentazione dellimpresa in tante piccole e minuscole aziende
artigiane. Nel giro di un decennio, dal 1980 al 1990, lItalia diventa il paese dei distretti industriali, aree specializzate in
determinate produzioni, soprattutto in produzioni a basso valore aggiunto (tessile-abbigliamento, cuoio e calzature,
arredo per la casa), caratterizzate dalla presenza di piccole e medie imprese. Il sistema del decentramento produttivo
comporta due vantaggi rispetto alla fabbrica fordista: diminuisce i costi di produzione e riduce il rischio di conflitti
industriali. Una parte delle lavorazioni vengono date in outsourcing, spesso agli stessi operai che vengono trasformati
in artigiani fornitori, il numero dei dipendenti diminuisce drasticamente e si riduce la massa salariale e leffetto di
rivendicazioni sindacali. Siamo a met tra fordismo e postfordismo o, se vogliamo, siamo in presenza di un
postfordismo dallalto. I vantaggi di questo sistema consentono la formazione anche di grandi imprese multinazionali,
come Benetton e Luxottica. I distretti industriali si diffondono in particolare nelle regioni a forte controllo sociale, nel
Veneto cattolico e nellEmilia Romagna comunista. Il Partito Comunista Italiano sposa lideologia del decentramento
produttivo come un capitalismo dal volto umano sostenibile perch privo di conflitti, il fine principale di una comunit
civile sembra quello, dopo il decennio di forti conflitti e scontri di classe, della pace sociale. Gli intellettuali che
provengono dallesperienza operaista colgono immediatamente questa trasformazione, che viene accentuata e resa pi
radicale anche dai movimenti di protesta del 77, i quali rappresentano con le tematiche della soggettivit,
dellambiente, del rifiuto del lavoro normato, disciplinato, irreggimentato, una specie di postfordismo dal basso, un
desiderio di liberazione che non teme di contrapporsi alla stessa classe operaia. Sin dalle prime grandi ristrutturazioni
di aziende dellauto (Innocenti di Milano, anni 1974-75) con luso massiccio della Cassa Integrazione, gli operaisti
seguono da vicino queste trasformazioni, lanalisi del decentramento produttivo uno dei temi centrali sia di riviste
come Primo Maggio che di gruppi universitari di ricerca, in particolare a Milano alla Facolt di Architettura dove
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insegna Alberto Magnaghi4. Non sono gli unici, anzi molti laboratori universitari, nel Veneto, in Emilia Romagna, in
Toscana, nel Mezzogiorno, seguono con interesse la trasformazione del modello fordista, la differenza sta che
nellanalisi dei gruppi che mantengono il retaggio delloperaismo il decentramento produttivo viene visto come un
attacco allunit della classe operaia, come una rivincita del capitalismo dalle sconfitte dellautunno caldo, mentre gli
altri gruppi di ricercatori vedono nel decentramento produttivo solo una nuova frontiera del capitalismo, con molti
risvolti positivi. E il periodo in cui Toni Negri promuove il movimento di Autonomia e teorizza lemergere delloperaio
sociale. Quindi la percezione del cambiamento e di un cambiamento epocale , si pu dire, immediata. Il movimento
del 77 sembra per un momento intravedere uno sbocco libertario del postfordismo, ma solo una fiammata, lanno
successivo i gruppi della lotta armata alzano il tiro e raggiungono lapice della loro azione con il rapimento Moro (marzo
1978). Un anno dopo, il 7 aprile 1979, parte londata di arresti di tutti i militanti del disciolto Potere Operaio. Non ci
sar pi nessuna via libertaria al postfordismo, il cambiamento di paradigma del capitale porter solo ed unicamente
il segno della rivincita di classe.

Loperaismo
e
le
nuove
generazioni
degli
Anni
90
Per un decennio la talpa operaista smette di scavare. In realt il periodo doro delloperaismo si era chiuso gi da un
pezzo. Per Tronti, Asor Rosa, Cacciari ed altri si era chiuso gi prima del 68 con il loro ingresso nel PCI, per Negri ed
altri compagni si era chiuso probabilmente con lo scioglimento di Potere Operaio5. Non c mai stata una discussione
sulla periodizzazione storica delloperaismo, non ci sono dubbi sulla sua data di nascita ma non c nessun accordo
sulla sua data di morte, anche perch una teoria politica che anche una metodologia conoscitiva non muore mai
finch c qualcuno che ritiene utilizzabili i suoi strumenti analitici e le sue conseguenze pratiche. Sicch possiamo ben
parlare di un post-operaismo intendendo con questo il riaffiorare di un interesse per i suoi paradigmi presso una
nuova generazione di militanti e di ricercatori nati alla fine degli Anni Sessanta e che allinizio degli Anni Novanta
avevano ventanni. La rivista Primo Maggio stata senza dubbio uniniziativa culturale che esplicitamente si
richiamava alloperaismo, le sue pubblicazioni cessano nellautunno 1988 con il numero 29, ma proprio negli ultimi anni,
quando a dirigerla erano Cesare Bermani e Bruno Cartosio, serano avvicinati alla redazione alcuni giovani che in
seguito avrebbero avuto un ruolo nella critica al postfordismo e nei tentativi di organizzare il precariato, il lavoro
cognitivo, allinterno dei centri sociali6. Altri si erano buttati a capofitto nellinformatica e nella cultura digitale
contribuendo a creare larea italiana del movimento cyberpunk e del movimento hacker, avendo come punto di
riferimento iniziale la Libreria Calusca di Primo Moroni a Milano, che era stata anche il centro propulsore della
distribuzione di Primo maggio. Raffaele Valvola Scelsi e Ermanno Gomma Guarneri7 saranno tra i fondatori della
rivista Decoder e poi della casa editrice Shake, che ha svolto un ruolo fondamentale nella diffusione della civilt del
computer e della cultura digitale. Essi, assieme a Rosie Ficocelli, Paola Mezza e Marco Philopat (il quale fonder poi
una propria casa editrice), appartengono alle nuove generazioni fortemente influenzate dalloperaismo, che
intraprenderanno dei percorsi politici originali e innovativi. Altri ancora avevano avuto come maestri e docenti
universitari i fondatori delloperaismo e quindi facevano tesoro del loro insegnamento, come Devi Sacchetto, allievo di
Ferruccio Gambino, o Emiliana Armano, allieva di Romano Alquati, che oggi tra le ricercatrici pi attive a livello
internazionale sulle tematiche del precariato8. Questa nuova generazione, nata e cresciuta nel postfordismo, si serve
per la sua crescita teorica e per le sue prime produzioni di saggi e di riflessioni della rivista Altreragioni, nata nel 1991
nel clima di tensione politica creato dalla guerra del Golfo, per iniziativa di alcuni tra i primi collaboratori di Classe
Operaia, di Quaderni Piacentini e dellIstituto Ernesto de Martino. Michele Ranchetti, uno dei pi importanti
intellettuali italiani del dopoguerra, storico, saggista, direttore editoriale, pittore, poeta, musicista, Franco Fortini, poeta,
scrittore, critico letterario, gi vicino ai Quaderni Rossi, Edoarda Masi, sinologa, bibliotecaria, saggista, collaboratrice
di Quaderni piacentini assieme a Sergio Bologna, Ferruccio Gambino, Pier Paolo Poggio, Lapo Berti, Guido De Masi,
Cesare Bermani, Bruno Cartosio, Primo Moroni, Giovanna Procacci (tutti nomi che troviamo anche tra i collaboratori di
Primo Maggio) ed altri lanciano liniziativa della rivista Altreragioni alla quale si avvicinano immediatamente i giovani
della nuova generazione che aveva subto linflusso delloperaismo. Uno di questi Andrea Fumagalli, che negli anni
successivi, assieme alla compagna Cristina Morini (che apre la discussione sulla femminilizzazione del lavoro, ndr.),
rappresenter un punto di riferimento teorico e politico dei movimenti del precariato e del cognitariato (pensiamo
allesperienza di San Precario e della MayDay, ndr.). Dopo i primi numeri la rivista sar diretta da Ferruccio Gambino e
Giovanna Procacci, mentre Sergio Bologna, Primo Moroni, Lapo Berti, Christian Marazzi, Pier Paolo Poggio, Mav
Defilippi, Marco Cabassi ed altri daranno vita ad unaltra iniziativa che ha avuto una certa importanza nel raccogliere
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leredit operaista, la Libera Universit di Milano e del suo Hinterland (LUMHI). Due i temi centrali della sua attivit
culturale: la battaglia contro il revisionismo storico e la definizione dei soggetti sociali del postfordismo. Dallattivit
della LUMHI nasce in co-edizione Shake-Feltrinelli lopera collettiva che rappresenta una svolta nellanalisi di classe
post-operaista: Il lavoro autonomo di seconda generazione. Scenari del postfordismo in Italia a cura di Sergio
Bologna e Andrea Fumagalli9. E il 1997, vecchia e nuova generazione hanno trovato qui un terreno comune di dialogo
e di produzione analitica.
Le tesi e le ricerche di alcuni ex militanti dei gruppi operaisti riguardanti la condizione delluomo moderno nel
postfordismo e nelleconomia del debito hanno trovato largo riscontro anche sul piano internazionale, il caso per
esempio di Maurizio Lazzarato, che si era laureato a Padova ed aveva avuto come insegnanti Toni Negri, Ferruccio
Gambino, Ferrari Bravo e Sergio Bologna. La nuova generazione affronta anche la storia delloperaismo, comincia a
scriverla a partire dalle testimonianze dei principali protagonisti10. Dallestero, non soltanto dallItalia, arrivano altri
contributi che, riflettendo sulla storia delloperaismo, ne vogliono trarre, come Storming Heaven di Steve Wright11, un
bilancio culturale e politico. Oggi la fonte principale per i documenti originali delloperaismo la collana Biblioteca
delloperaismo della casa editrice Derive&Approdi di Roma, fondata da un compagno di Potere Operaio, Sergio
Bianchi.
Uno studio di caso sul passaggio da una societ industriale fordista a una societ del terziario avanzato in un quartiere
di Milano stato analizzato nel documentario di Sabina Bologna Oltre il ponte. Storie di lavoro12.

Il
ruolo
della
Libreria
Calusca
di
Milano
A questo punto necessario mettere a fuoco il ruolo molto importante che ha avuto Primo Moroni e la sua Libreria
Calusca nel creare un ponte tra la cultura operaista e le nuove generazioni13. La Libreria, durante gli anni 70 e 80, ha
svolto una funzione difficilmente classificabile con i parametri tradizionali delle organizzazioni culturali. E stata un luogo
dincontro, di convergenza, di dialogo tra tendenze politiche le pi diverse, ma con unaccentuata simpatia per il filone
operaista, per i diversi filoni anarchici, per le tendenze situazioniste e internazionaliste. Tradizioni e tendenze, come si
vede, fortemente diverse tra di loro o anche conflittuali ma che trovavano accoglienza e rifugio (nei tempi duri) in un
luogo che era straordinario perch eccezionale era la personalit del suo titolare, Primo Moroni, uomo di grande cultura
e di ancora maggiore sensibilit per linnovazione culturale, pur non avendo nessuna formazione universitaria. Ex
ballerino del variet, ex rappresentante librario, figlio di ristoratori toscani immigrati a Milano, cresciuto in quartieri
popolari dove la piccola malavita locale aveva modi e codici di onore molto diversi da quelli della mafia, dove magari si
rubava ai ricchi per dare ai poveri, ultima propaggine di quella mala milanese che agli inizi del 900 popolava i
quartieri del Ticinese e viveva in simbiosi nelle case di ringhiera con il proletariato industriale e lartigianato
tradizionale fortemente influenzati dal socialismo. Ladri, rapinatori, ricettatori, prostitute indipendenti, scassinatori,
falsari vivevano accanto alla pellicciaia, al tipografo, alloperaio elettromeccanico, al bottaio, al falegname e formavano
un amalgama molto resistente alla mentalit della societ borghese. Erano i componenti di ununica cultura proletaria
che difendeva le sue prerogative ed ammetteva al suo interno le pratiche di illegalit e di esproprio. Attorno a questo
mondo sono sorti miti e leggende, nato un vero e proprio Canzoniere che negli anni 60 e 70 tornato di moda,
soprattutto tra i movimenti di protesta che esaltavano molte forme di illegalit. Primo Moroni era capace di dialogare sia
con le ultime tracce di questo mondo sia con gli intellettuali di Classe Operaia. Egli riconosceva nelloperaismo il
sistema di pensiero politico pi innovativo, ne era affascinato, cos come era attratto dal pensiero situazionista. Quando
nel 1973 gli presentammo il nostro progetto di Primo maggio ne colse immediatamente la ricchezza didee ed il rigore
scientifico e divenne leditore e il distributore della rivista. Quando, dopo il 1971/72, iniziarono le prime azioni di
guerriglia urbana e fecero la loro comparsa le Brigate Rosse e altri gruppi armati, Primo Moroni non esit a tenere in
libreria e a diffondere le loro pubblicazioni e i loro scritti; quando le carceri cominciarono a riempirsi di compagni che
militavano nei gruppi extraparlamentari la Libreria di Moroni divenne un punto di riferimento per linvio di materiali di
lettura nelle carceri. Fu cos che la rivista Primo Maggio ebbe una diffusione ampia nelle prigioni (circa 500 copie per
numero venivano inviate in carcere su richiesta dei detenuti). Questa attivit naturalmente port gli inquirenti e la polizia
a considerare Primo maggio una rivista vicina al terrorismo e solo grazie a delle prese di posizione decise di alcuni
membri della redazione, anche nei confronti di Toni Negri, fu possibile evitare lidentificazione tra la nostra rivista e i
gruppi dellAutonomia o i gruppi armati. Negli Anni 80 e 90 tutta la controcultura giovanile delle nuove generazioni che
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entravano nellra digitale faceva riferimento alla Calusca, la quale nel frattempo era diventata anche una struttura di
soccorso ai vecchi militanti che scontavano molti anni di carcere, soprattutto a quelli privi di ogni sostegno, senza
organizzazioni di riferimento, che avevano perduto tutto, casa, famiglia, lavoro. Abbiamo visto spesso queste persone,
sempre ex operai o comunque gente di origine proletaria, uscire dal carcere a Milano, magari dopo ventanni trascorsi
nelle prigioni di alta sicurezza di tutta Italia e, non sapendo dove rivolgersi per un aiuto, arrivare in Libreria Calusca a
chiedere un prestito per un biglietto del treno, in modo da andare sulla tomba dei genitori morti nel frattempo in
qualche paesino del Sud. In Primo Moroni trovavano sempre solidariet proletaria. La sua Libreria dunque metteva
insieme i superstiti della cultura operaista, i giovani dei centri sociali e dei movimenti cyberpunk, i reduci della lotta
armata ma anche moltissime persone di autentici sentimenti democratici, docenti universitari, professionisti, insegnanti.
La Calusca era una specie di zona franca dove persone diversissime e ambienti che non avevano alcun contatto tra
di loro sincontravano e si rispettavano. Primo Moroni era un grandissimo affabulatore, non ha scritto molto ma ha
rilasciato molte interviste e testimonianze. Senza Primo Moroni loperaismo non avrebbe mai raggiunto le giovani
generazioni dellra digitale.

Il
post-operaismo
e
la
sindacalizzazione
dei
self
employed
La caratteristica specifica del pensiero delloperaismo la sua stretta aderenza alla realt, il suo rapporto costante
con lazione, con la pratica militante. Gli scritti della tradizione operaista non sono destinati alla mera lettura o alla mera
propaganda, il loro rigore scientifico non destinato alla valutazione accademica, il loro messaggio un messaggio
puramente politico, esso deve
produrre azione, mobilitazione, conflitto, confronto. Lanalisi non deve restare pura
analisi, non avrebbe alcun senso se restasse allo stadio di analisi, anche la pi sofisticata. Lanalisi pu essere anche
parziale, insufficiente, ma deve
produrre mobilitazione, deve risvegliare le coscienze, deve
mettere in moto delle
dinamiche soggettive che portano le persone a tutelare e difendere i propri diritti, la propria dignit, sul lavoro, nei
rapporti di lavoro. Le analisi contenute nel volume Il lavoro autonomo di seconda generazione sono state anche
duramente criticate dalla sociologia accademica, con qualche ragione, ma quelle pagine hanno trovato ascolto in
coloro che cominciavano a muoversi per conto proprio per costituire una rappresentanza sindacale dei self employed.
E cos doveva essere. Se la critica accademica arrivata a definire sprezzantemente le nostre analisi del lavoro
autonomo come inutilizzabili14 a noi non importa gran che, ne prendiamo atto ma limportante per noi che le nostre
analisi vengano comprese, assimilate e condivise da coloro i quali vivono di lavoro autonomo, da coloro che del lavoro
indipendente non salariato fanno dipendere la loro sopravvivenza. Queste persone hanno saputo utilizzare le nostre
analisi ed hanno smentito in tal modo la critica accademica. Alla fine degli Anni 90 negli Stati Uniti e agli inizi del nuovo
Millennio in Italia si sono costituite delle associazioni di difesa dei lavoratori indipendenti, dei freelance, i quali
storicamente sia al di qua che al di l dellAtlantico sono sempre stati esclusi dal welfare state e dallo stesso diritto del
lavoro perch considerati imprese. Poich queste figure professionali, esplose con lavvento dellinformatica,
appartengono socialmente alla lower middle class, lidentificazione con il mondo dellimprenditoria piuttosto che con il
mondo dei lavoratori stata un pesante retaggio della loro cultura borghese. Le organizzazioni sindacali dei lavoratori
dipendenti non li hanno mai presi in considerazione, non li hanno considerati come soggetti facenti parte del mondo del
lavoro. Solo in epoca assai recente, negli ultimi due anni, in Italia il sindacato CGIL, timoroso di vedersi sfuggire di
mano una rappresentanza di questi gruppi sociali che avevano iniziato ad autoorganizzarsi, ha cominciato a creare dei
gruppi di lavoro dedicati ai professionisti ed ai self employed. Il post operaismo riuscito quindi a cogliere questa
trasformazione del mondo del lavoro, riuscito a dare un pensiero collettivo ai self employed, a renderli consapevoli
della loro identit di lavoratori, ha dimostrato lassurdit di considerare una persona come unimpresa (the oneman/one woman business), limpresa sempre unorganizzazione complessa di cooperazione tra pi persone con
diversi ruoli per la creazione di profitto in cambio dellerogazione di salari. Quali sono le principali rivendicazioni dei self
employed? In primo luogo il riconoscimento del loro diritto, come cittadini, a unassistenza pubblica in caso di malattia,
a sussidi di disoccupazione e ad un trattamento fiscale pari a quello dei lavoratori dipendenti15. Lattivit di pressione
che le associazioni di difesa dei diritti dei self employed ha esercitato in Europa negli ultimi cinque anni ha ottenuto
qualche risultato, in particolare la dichiarazione del parlamento europeo del gennaio 2014 nella quale si afferma che
tutti i cittadini hanno gli stessi diritti indipendentemente dal lavoro che svolgono16.
Molto maggiore ampiezza ha assunto invece la sindacalizzazione dei freelance negli Stati Uniti grazie a una donna,
Sara Horowitz, che negli ultimi anni del Novecento ha saputo creare la Freelancers Union (FU), che oggi conta quasi
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250 mila iscritti. Grazie al sostegno finanziario di molte Fondazioni private, la FU ha costituito una Insurance Company
che offre ai soci copertura finanziaria e assistenza in caso di malattia17.
In Italia lassociazione che ha recepito le analisi post operaiste lAssociazione Consulenti Terziario Avanzato (ACTA),
fondata a Milano nel 2003, purtroppo ancora molto piccola, circa 2000 soci, ma riconosciuta come sister organization
dalla Freelancers Union18. ACTA membro anche dellEuropean Forum of Independent Professionals, di cui detiene la
Vicepresidenza19. Se nella storia del movimento operaio dei salariati la sindacalizzazione si accompagnava sempre a
unadesione alle idee socialiste, nella sindacalizzazione dei self employed prevale lapoliticit, ma anche perch non
esiste pi una forza politica di sinistra a livello europeo. In Italia, per esempio, dove esisteva il pi forte Partito
Comunista dellOccidente, non c pi traccia di un pensiero sociale dispirazione marxista, se non in movimenti sociali
che non sono rappresentati in Parlamento. Il Partito Democratico, che in parte lerede del vecchio Partito Comunista
e che nel corso degli anni ha cambiato nome pi volte per cercare di cancellare le tracce delle sue origini marxiste,
oggi una formazione politica che sposa interamente le dottrine neoliberali delle lobbies finanziarie. Essere apolitici non
significa non avere idee politiche ma non riconoscersi nei partiti rappresentati nel Parlamento.

Conclusioni
Il pensiero operaista ha dimostrato di sapersi rinnovare e di saper interpretare le grandi trasformazioni della societ e
dei modi di lavorare. Ma le speranze delloperaismo, i valori morali, civili e sociali per i quali si era battuto sono stati
brutalmente combattuti ed emarginati, quasi cancellati, dal pensiero neoliberale dellepoca postfordista ed in
particolare dalle classi dirigenti italiane di origine cattolica, socialista o liberale. La sistematica persecuzione dei militanti
di Potere Operaio, talvolta pi ossessiva di quella rivolta contro i militanti della guerriglia urbana, lemarginazione del
pensiero operaista dalla scena culturale ed accademica non sono riusciti tuttavia a impedire che le nuove generazioni
riconoscessero in quel pensiero uno strumento utile di liberazione. Le classi dirigenti che hanno combattuto con
stupido accanimento loperaismo sono le stesse che hanno trascinato lItalia nella condizione miserevole, sia dal punto
di vista economico che dal punto di vista civile, di oggi. Il 40% di disoccupazione giovanile non forse laspetto pi
grave della miseria delle nuove generazioni, il precariato di milioni di persone, i bassi salari, gli stages gratuiti, oltre
allassenza di tutele, sono altrettanto, se non ancora pi gravi. Se finalmente un giorno questa massa di cittadini umiliati
trover la forza di ribellarsi, il pensiero operaista e post-operaista torner ad avere unampia diffusione e forse avr
ancora lunga vita.

Note
1 Per coloro che hanno partecipato alla nascita del pensiero operaista scriverne la storia non facile, si rischia sempre
dintrodurre delle forzature soggettive; pertanto questo articolo va interpretato come una testimonianza piuttosto che
una ricostruzione storica; forse per una deformazione professionale ho cercato altre volte di scrivere la storia
delloperaismo in forma di testimonianza, v. Sergio Bologna, Workerism:
An
inside
View.
From
the
Mass-Worker
to
Selfemployed
Labour, in Beyond Marx. Theorising the Global Labour Relations of the Twenty-First century, ed. by Marcel
van den Linden and Karl Heinz Roth, in collaboration with Max Henninger, Brill, Leyden-Boston 2014, p. 121-143; il
testo italiano pubblicato in Laltronovecento. Comunismo eretico e pensiero critico. Vol. III, Il sistema e i movimenti,
Europa 1945-1989, a cura di Pier Paolo Poggio, Jaca Book, Milano, 2011, pp. 205-222. Lopera pi completa sulla
storia delloperaismo Loperaismo degli Anni Sessanta. Da Quaderni Rossi a Classe Operaia, a cura di Giuseppe
Trotta e Fabio Milana, introduzione di Mario Tronti, Derive&Approdi editore, Roma 2008, in allegato un CD con tutta la
collezione di Classe Operaia.
2 Raniero Panzieri, Sulluso
capitalistico
delle
macchine
nel
neocapitalismo, in Quaderni Rossi, n. 1, p. 53 sgg, 1961.
3 Laltronovecento cit., vol III, pp. 205-206, testo inglese in Beyond Marx cit., p. 122.
4 Queste analisi sono state pubblicate per la maggior parte sulla rivista Quaderni del Territorio, fondata da Alberto
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Magnaghi e durata dal 1975 al 1979. Sono appena usciti in una nuova edizione i quaderni dal carcere che Magnaghi ha
scritto tra il 1979 e il 1982, durante la sua detenzione nelle prigioni di Milano e di Roma, Unidea di libert, con
prefazione di Alberto Asor Rosa e postfazione di Rossana Rossanda, Derive&Approdi editore, Roma 2014.
5 Loperaismo italiano degli Anni Sessanta comincia con la nascita dei Quaderni Rossi e finisce con la morte di
Classe Operaia. Punto. (Mario Tronti in Loperaismo italiano cit., p. 5).
6 La rivista Primo Maggio (1973-1989), a cura di Cesare Bermani, con il DVD di tutti i numeri della rivista,
Derive&Approdi, Roma 2010.
7 V. il suo contributo nel numero 22 di Primo Maggio, autunno 1984.
8 Non bisogna dimenticare i contributi importanti di Luciano Ferrari-Bravo, che ha partecipato allattivit dei gruppi
operaisti sin dalle origini; una parte dei suoi scritti sono stati pubblicati nel volume Dal fordismo alla globalizzazione.
Cristalli di tempo politico, prefazione di Sergio Bologna, Il Manifesto Libri, 2001.
9 Il volume pubblicato in co-edizione Shake-Feltrinelli nel 1997 a Milano.
10 Futuro anteriore. Dai Quaderni Rossi ai movimenti globali. Ricchezze e limiti delloperaismo italiano, a cura di
Guido Borio, Francesca Pozzi e Gigi Roggero, Derive&Approdi, Roma 2002.
11 Storming Heaven. Class composition and struggle in Italian Autonomist Marxism, Pluto Press, London 2002.
12 Derive&Approdi ha raccontato com nato e come si realizzato questo progetto nellopuscolo Dalla classe
operaia alla creative class. Le trasformazioni di un quartiere di Milano che contiene anche il DVD con il documentario,
della durata di 39, con sottotitoli in inglese.
13 Calusca il nome di un vicolo che sbocca sulla piazza SantEustorgio, nel quartiere Ticinese di Milano, la sua origine
deriva dallespressione dialettale ca
lusc
(case losche, postriboli). La Libreria fu poi spostata qualche centinaio di metri
pi avanti, in Corso di Porta Ticinese, e successivamente in via Conchetta, sul Naviglio Pavese, dove esiste tuttora
dentro un centro sociale (Cox 18). Primo Moroni morto di cancro nel 1998, un suo profilo pubblicato nel volume 77
(2012) del Dizionario Biografico degli Italiani dellEnciclopedia Treccani.
14 Vedi in particolare la recensione di Paolo Barbieri dellUniversit di Trento per lIstituto Cattaneo,
www.cattaneo.org/archivi/biblio/pdf/Bologna-Fumagalli 1997 (Barbieri).pdf. Questa critica stata rivolta in particolare
alle Dieci tesi sul lavoro autonomo di seconda generazione nel volume a cura di Bologna e Fumagalli, Il lavoro
autonomo ecc. cit., pp. 13-42.
15 Unanalisi del processo di sindacalizzazione dei self employed in Dario Banfi, Sergio Bologna, Vita de freelance. I
lavoratori della conoscenza e il loro futuro., Feltrinelli, Milano 2011, in particolare lultimo capitolo.
16 2013/2111 (INI) 14.01.2014 Texte adopt du Parlement Lecture unique
17 www.freelancersunion.org. Il sito lo strumento pi efficace di propaganda e informazione sulle attivit delle
associazioni dei self employed.
18 www.actainrete.it.
19 www.efip.org. Joel Dullroy, un attivista di EFIP che risiede a Berlino, ha lanciato questanno la campagna per un
movimento dei freelance: www.freelancersmovement.org.
Sergio
Bologna

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da quadernisanprecario

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