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Il Pianeta Nero

Cera una volta, ovvero qualche settimana fa, un pianeta chiamato


Pianeta Nero. Non grigio, non beige, non melange, non a
strisce: proprio nero.
Sicuramente starete pensando: Perch nero? Se non lo sapessi
me lo chiederei anche io, ma essendone a conoscenza ve lo
spiegher: il pianeta era nero perch su di esso non brillava
nessuna luce. Questo pianeta nero aveva un sole nero, cos come
nere erano le sue tre lune, talmente tanto nere che nessuno sapeva
che erano tre. Persino gli alberi, le cose, gli esseri viventi erano
neri e anche gli animali. Su questo pianeta nero le case erano nere,
le strade erano nere, tutte le cose erano nere. Ma soprattutto, ed
ecco il motivo di tanto buio, il pianeta nero non disponeva di
energia sufficiente per illuminare le case, le strade, le cose o, per
dirla tutta, il mondo intero.
Non aveva giacimenti petroliferi, quindi non si potevano ottenere i
carburanti; non aveva laghi, oceani e cascate, quindi non si poteva
ottenere energia idroelettrica, non aveva venti n tornado e
nemmeno uragani o temporali, quindi non si poteva ottenere
energia eolica.
In pratica, gli abitanti vivevano come talpe.
Oh, ci vedevano un poco, certo, non che il mondo fosse
totalmente coperto dalloscurit pi nera; pi che altro si trattava
di una sorta di luce pi simile a quando il sole tramontato e
manca poco perch tutto diventi davvero, davvero scuro. Cera
quel flebile bagliore, allorizzonte, che aiutava a distinguere le
sagome delle case, delle persone e via discorrendo, ma solo le
sagome.
I cittadini del pianeta nero, chiamati pianetaneroidiani (non da
loro, bens dagli esperti studiosi di pianeti), per riconoscersi,
usavano vestirsi nei modi pi stravaganti.
Per esempio, riconoscevi il ciabattino perch indossava sempre un
cappello su cui aveva applicato una quindicina di tacchi di diverse
misure. Riconoscevi il macellaio perch indossava sempre un
camice sulle cui spalle aveva cucito delle ossa di pollo a mo di

mostrine, quegli ossicini di pollo che di solito si usano per


esprimere un desiderio e poi, tirando in due, vince quello a cui
resta in mano la parte pi lunga.
Per riconoscere le persone normali, invece, quelle che non avevano
un lavoro particolarmente riconoscibile, si usavano: cappellini alla
Regina Madre dInghilterra, acconciature-palazzo, polsini a sbuffo
come nella Francia del Re Sole, colletti a tovaglia come le camicie
di Sandro Ciotti, sopracciglia importanti alla Elio e le Storie Tese,
gioielleria abbondante stile Madonna del petrolio, mollettone e
mollettine, cerchietti, cinture, fibbie, scarpe con punta rivolta
allins come Alibab senza i 40 ladroni, accessori di ogni foggia e
misura.
Il signor Trivulzio dellinterno 5 riconosceva la sua dirimpettaia
Chinina, non solo perch era la sua dirimpettaia - su questo non ci
piove - ma anche perch, essendo lei amante dei canarini, pur non
avendone neanche uno usava uscire di casa con un canarino finto
cucito sulla spalla destra del cappotto di gros-grain.
Purtroppo non si riusciva a capire che il cappotto era di gros-grain,
ma lei ne era cos orgogliosa che andava in giro dicendolo a tutti
fino allo sfinimento. Era riconoscibile anche per questa
particolarit, a dire il vero, tant che quando da lontano sentivi
una vocina chioccia dire: Perch il mio cappotto di gros-grain
sapevi senza tema di smentita che si trattava della Chinina e facevi
di tutto per evitarla.
Comunque sia, la gente sul pianeta nero viveva una vita discreta.
Tranquilla, senza scossoni.
Forse un po noiosa.
Un paio di volte lanno, per, che da loro durava mediamente
224,3 periodico giorni terrestri avvenivano due eventi incredibili
e imperdibili che coincidevano con il solstizio destate e
lequinozio dinverno.
Le stagioni, sul pianeta nero, differivano fra loro per una
differenza di soli 2 / 2,5 gradi in pi o in meno, quindi si sarebbe
potuto anche non festeggiare, ma avendo i pianetaneroidiani una
vita cos mesta e triste, i vecchi saggi, da che esisteva il pianeta
nero, avevano deciso di portare una botta di vita con queste due

celebrazioni.
La sfortuna, per, voleva che il solstizio destate e lequinozio
dinverno capitassero un giorno appresso allaltro, quindi alla fine
sembravano ununica festivit di 2 giorni.
I pianetaneroidiani lavoravano tutto lanno per organizzare delle
celebrazioni indimenticabili.
Vi starete chiedendo: Cosa avveniva, di cos indimenticabile,
durante questi due giorni?.
Un attimo di pazienza...
Se rammentate, allinizio di questa storia si era detto che il pianeta
nero era nero per via del fatto che non brillava nessuna luce. E
vero, linizio di questa storia dice Cera una volta, ma si pu
anche evitare di essere troppo pignoli.
Onestamente, dire che non brillava nessuna luce una piccola
bugia, perch in effetti, durante questi due giorni di celebrazioni,
finalmente il pianeta nero silluminava.
Fin dai tempi dei tempi, ovvero fin da quando i pianetaneroidiani
presero consapevolezza che sul pianeta nero non si vedeva una
beneamata fava, lunico modo per riuscire ad ottenere un po di
energia elettrica era quella di mettere circa 5.000 criceti in una
gabbia contenente un trabiccolo fatto di ruote, elastici, molle e
giostre e far s che i 5.000 criceti corressero a pi non posso per
tutto questo circuito. Cos facendo, i criceti riuscivano a
sprigionare unenergia tale da riuscire ad accendere circa 5.000
lampadine a basso consumo energetico esattamente per due giorni
interi, dopodich invecchiavano precocemente e venivano messi in
un ospizio per criceti, in cui avrebbero vissuto gli ultimi 24 anni
della loro vita amorevolmente coccolati.
Fare lallevatore di criceti era uno dei lavori pi ambiti, anche se
era un esaurimento, la sera, per tutti i 222,3 periodico giorni,
contare i criceti uno ad uno per essere sicuri che fossero 5.000:
guai se ne fosse mancato anche solo uno!
Probabilmente vi starete domandando: Ma se cos si riusciva ad
ottenere un po denergia, perch non usarli pi spesso? e anche
se non ve lo steste domandando ve lo spiegherei lo stesso.
Per crescere 5.000 criceti ci volevano esattamente 222,3 periodico

giorni, il che significa che lenergia elettrica si poteva ottenere solo


ed esclusivamente in quegli unici due giorni lanno.
Bella jella, starete pensando.
No?
Ma allora lo penso solo io?
Comunque
Il giorno prima delle celebrazioni, comunemente chiamato
Giorno Prima Delle Celebrazioni, in ogni casa fervevano le
preparazioni.
Alle finestre venivano appese lampadine multicolori di ogni forma
e dimensione, ai tetti delle case venivano appese lampadine
multicolori di ogni forma e dimensione, i pochi alberi venivano
adornati di lampadine multicolori di ogni forma e dimensione.
Insomma, ogni cosa, da quella inanimata a quella viva, veniva
adornata di lampadine multicolori di ogni forma e dimensione.
Allo scadere della mezzanotte del Giorno Prima Delle
Celebrazioni il pianeta, istantaneamente, diventava unimmensa
lampadina multicolore.
Gli abitanti del pianeta nero erano molto competitivi, fra loro, e
tutti cercavano di illuminare di pi e meglio degli altri i loro
possedimenti.
Le decorazioni luminose erano talmente tanto potenti che i
pianetaneroidiani, per due interi giorni, dovevano indossare
occhiali da sole con lenti molto oscurate per adattarsi alla luce, e
solamente cinque minuti prima della fine delle celebrazioni,
quando locchio si era abituato a tutta quella brillantezza, potevano
godere gli ultimi istanti di splendore in cui si trovavano.
Cera chi usava lampadine ad intermittenza, chi lampadine a
fosforescenza, chi lampadine a cascata, chi lampioni riempiti di
micro-lampadine, chi lampadine a forma di candela, chi a forma di
torcia, chi a forma di animale.
Il signor Trivulzio dellinterno B possedeva unenorme testuggine
terrestre: sul suo carapace sistemava un filo di lampadine, disposte
a spirale, le cui tinte partivano dal rosso accesso e sfumavano
nellazzurro chiaro. Era davvero suggestivo vederlo passeggiare
per le vie illuminate tenendo al guinzaglio la sua testuggine.

La Chinina, invece, in quei giorni usava tappezzare il suo cappotto


di gros-grain di lampadine a forma di canarino; lo riempiva
talmente tanto che anche quando era illuminato non si capiva che
era di gros-grain, al che la Chinina andava in giro dicendo: Sotto
queste lampadine a canarino, il mio cappotto di gros-grain.
Tutti gli anni la stessa solfa.
Beh, quella volta, ovvero qualche settimana fa, si era quasi alla
fine della seconda giornata di festeggiamenti, a cinque minuti
esatti dal momento in cui tutti gli abitanti potevano togliersi gli
occhiali per godere estasiati degli ultimi bagliori, quando accadde
qualcosa.
Non si sa per quale motivo, non se ne conosce la causa qualcuno
pensa sia dovuto ad una piuma di canarino finto sfuggita dal
cappotto di gros-grain della Chinina fatto sta che qualcuno toss.
Ora, un colpo di tosse una cosa normale, ma da che esisteva il
pianeta nero, nessuno, fino a quel momento, laveva mai fatto.
Un colpo di tosse non nientaltro che aria emessa con forza
dallapparato respiratorio, quindi fin qui non c niente di stano,
ma provate a farlo su un pianeta in cui non mai soffiato
nemmeno un alito di vento.
Quel piccolo, minuscolo, infinitesimale spostamento daria colp
una piccola lampadina gialla, rimbalz su una lampadina verde,
rimbalz di nuovo su una lampadina rossa e pi rimbalzava pi
acquistava velocit.
Venne sbalzato sul muro di una casa, rimbalz su un albero, colp
un passante e salt, sempre pi veloce, sul tetto della chiesa, fece
una carambola sul campanile, acquist ancora pi velocit e si
schiant su una vetrata, infrangendosi poi allinterno di una casa;
nellimpatto, un quadro tutto nero cadde a terra con gran fragore,
ma prima di colpire il terreno rimbalz su un tavolino nero su cui
cera un vaso nero pieno di lampadine accese, che per, siccome il
vaso era nero, non si vedeva che erano accese, per lo erano, ve
lassicuro.
Il quadro, dunque, colp il vaso nero, rompendolo in mille pezzi e
facendo esplodere tutte le lampadine, che a quel punto diedero il
via ad un piccolo black-out che si propag alla casa vicina, poi a

quella adiacente, poi a quella di fronte, poi a tutto il rione, al


quartiere e infine alla citt.
La testuggine del signor Trivulzio, il cui guinzaglio non era altro
che un cavo elettrico, si rese conto che qualcosa non andava
quando cominci a sentire il suo carapace friggere dopo
lesplosione a raffica di tutte le lampadine, a partire da quelle
azzurro chiaro fino ad arrivare a quelle rosse.
Scioccata da questa esperienza, la testuggine, che non sapeva di
essere un animale molto ma molto ma molto lento, cominci a
correre forsennatamente, trascinandosi dietro il povero Trivulzio, il
quale, con il guinzaglio, falciava a pi non posso tutti quelli che si
trovavano a bloccargli la strada.
La gente cadeva come i pezzi di un domino o come un castello di
carte questo se fossero stati sovrapposti luno allaltro e mentre
cadevano facevano scoppiare altre lampadine e queste
provocavano altri black-out che facevano esplodere altre
lampadine fino a che quattro minuti e trenta secondi prima della
fine delle celebrazioni, il pianeta nero ritorn nero.
Laddetto ai criceti, quando tutto divenne buio, pens che fosse un
problema dei suoi animaletti. Si avvicin al trabiccolo composto
da ruote, elastici, molle e giostre e allung le mani per contarli ma
si accorse, con estremo orrore, che la gabbia, a causa di tutto quel
parapiglia, aveva ceduto e tutti e 5.000 i criceti erano fuggiti.
Usc dal laboratorio urlando e nella foga and a sbattere contro la
Chinina, il cui cappotto di gros-grain aveva cominciato
leggermente a fumare a causa dellesplosione delle lampadine a
forma di canarino. Limpatto fu cos violento che il cappotto, che
non era poi di gros-grain ma bens di fibra sintetica, cominci a
prendere fuoco.
Inizi grazie ad una sola, piccola fiammella.
Non avendo mai visto il fuoco e non sapendo in cosa consistesse il
fenomeno, la Chinina stette un po ad osservare la fiammella
propagarsi per il cappotto e, consapevole del fatto che la
temperatura stava salendo considerevolmente, pens bene di
toglierselo prima di andare a fuoco anche lei.
Nel momento in cui il cappotto tocc terra, le fiamme si

propagarono ovunque e ogni cosa, oltre ad ardere, sbriciolarsi e


finire in cenere, si illumin.
Il pianeta nero divenne unimmensa palla di fuoco. Le fiamme si
alzarono cos alte che latmosfera prese fuoco, la ionosfera prese
fuoco, la stratosfera prese fuoco, insomma, tutto quello che di
combustibile cera nei paraggi prese fuoco, viaggiando per
chilometri e chilometri e chilometri, arrivando ad incendiare
persino il sole nero e le tre lune nere.
Il sole nero, composto di una sostanza simile alla resina incrociata
con dellidrogeno a lenta combustione, cominci a bruciare e non
si spense pi, mentre le tre lune nere, composte di semplice
basalto, grazie al passaggio delle fiamme ritrovarono un po di
splendore, rilucendo cos tanto da riflettere la luce del sole nero
ormai non pi nero, tant che gli si dovete trovare un altro nome.
Il vento solare, soffiando con estrema grazia sul pianeta ormai
disabitato e bruciacchiato, deposit sulla crosta terrestre un po di
elio e idrogeno, un cicinin di azoto, qualche atomo di ossigeno, e
da tutto questo bendiddio nacque la vita vegetale.
In brevissimo tempo sul pianeta crebbero lerbetta verde stile prato
inglese, le siepi gi potate a forma geometrica, gli alberi pieni di
frutti maturi (tanto era sempre la stagione giusta), gli orti gi
coltivati di ogni verdura possibile e immaginabile in alcuni casi
gi disposta in cassetta, pronta per essere venduta le felci, i fiori,
le piante grasse e anche quelle magre gi disposte in aiuole
ordinate e pulite.
Lidrogeno e lossigeno, combinati in una certa maniera che
prevede due parti delluno e una parte dellaltro e che adesso non
ho voglia di stare a spiegarvi, diedero vita allacqua, anche se dire
cos non molto esatto, perch lacqua che di solito d vita, ma
anche qui non il caso di fare troppo i pignoli.
Insomma, alla fine di tutto questo ambaradan, il pianeta nero non
fu pi nero ma verde e rigoglioso.
Cera solo un piccolo problema: nessuno poteva pi godere di
questo spettacolo perch gli esseri umani non esistevano pi. Si
erano estinti come sulla terra si estinsero i dinosauri, solo che loro
si estinsero a causa del ghiaccio, mentre gli esseri umani a causa

del fuoco.
Ad ognuno il proprio castigo.
Per qualche tempo dopo quel tremendo barbecue e la nascita
della vita vegetale, da sottoterra fece capolino un musetto
simpatico e baffuto.
Dopo di lui, da un altro buchino, salt fuori un altro musetto
sempre baffuto e sempre simpatico e cos via, fino a 5.000 buchetti
ed altrettanti musetti simpatici e baffuti: i criceti erano lunica
forma animale vivente salvatasi perch, istintivamente, si erano
nascosti sottoterra ed avevano aspettato che tutto si calmasse per
tornare poi in superficie.
Se ci fossero stati gli esseri umani, avrebbero potuto rendersi conto
di quanto erano belli i criceti: il loro pelo aveva dei colori che
andavano dallazzurro al blu notte, dal giallo ocra al giallo limone,
dallarancione pesca al rosso lacca.
Erano maculati, zebrati, striati, variegati, macchiettati, pezzati e a
squama di tartaruga.
Ma nessun essere umano pot vedere questa meraviglia e il pianeta
Nero, da quel giorno, divenne il Pianeta dei Criceti.
Gli studiosi esperti di pianeti e sistemi solari sono solidali nel non
divulgare la posizione di questo pianeta nelluniverso, quindi a noi
resta solamente la possibilit di immaginare un pianeta cos bello e
di sperare che a noi non debba mai capitare una cosa simile.