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materiali foucaultiani

peer reviewed
DIREZIONE & REDAZIONE
Laura Cremonesi, Orazio Irrera, Daniele Lorenzini, Martina Tazzioli
COMITATO SCIENTIFICO
Philippe Artires, tienne Balibar, Jean-Franois Bert,
Alain Brossat, Judith Butler, Edgardo Castro, Sandro Chignola, Pierre Dardot,
Arnold I. Davidson, Mitchell Dean, Didier Fassin, Domingo Fernndez Agis,
Colin Gordon, Frdric Gros, David Halperin, Jonathan X. Inda, Bruno Karsenti,
Christian Laval, Olivier Le Cour Grandmaison, Boyan Manchev, Manuel Mauer,
Achille Mbembe, Sandro Mezzadra, Brett Neilson, Peter Nyers, Johanna Oksala,
Aihwa Ong, Michael A. Peters, Mathieu Potte-Bonneville, Jacques Rancire,
Judith Revel, Michel Senellart, Jon Solomon, Vincenzo Sorrentino,
Ann Laura Stoler, William Walters, Robert J.C. Young
Si ringrazia il Comitato di lettura per leccellente lavoro svolto.
2013 mf/materiali foucaultiani
www.materialifoucaultiani.org
e-mail: redazione@materialifoucaultiani.org
ISSN 2239-5962
Grafca e impaginazione | Daniele Lorenzini
Immagine in copertina | progettazione
.
Orazio Irrera realizzazione
.
Andrea Buscarinu
materiali foucaultiani
ANNO II, NUMERO 3 GENNAIO-GIUGNO 2013
SOMMARIO
3 L. Cremonesi, O. Irrera, D. Lorenzini, M. Tazzioli
Michel Foucault: un phnomne de bibliothque? Spunti di rifessione a partire da
uninstallazione di Joseph Kosuth
Foucault e la letteratura
11 Miriam Iacomini Introduzione. Sulle ragioni di una pubblicazione postuma
25 Miriam Iacomini Nota alla traduzione
27 Michel Foucault Linguaggio e letteratura
69 Jean-Franois Favreau La distanza che ci separa dalla letteratura
91 Miguel Morey Un mormorio infnito Ontologia della letteratura e archeologia del sapere
105 Bruno Moroncini La letteratura e il diritto alla follia. Blanchot, Foucault e la questione
della letteratura
Saggi
127 Gianluca Vagnarelli Medicalizzazione e potere in Naissance de la clinique
Forum:
Foucault, migrazioni e confni
149 L. Cremonesi, O. Irrera, D. Lorenzini, M. Tazzioli Nota introduttiva
153 Risposte di Nicholas De Genova
179 Risposte di Brett Neilson
201 Risposte di William Walters
Michel Foucault: un phnomne
de bibliothque?
Spunti di rifessione a partire da uninstallazione di Joseph Kosuth
di Laura Cremonesi, Orazio Irrera,
Daniele Lorenzini, Martina Tazzioli
passato poco meno di un anno da quando a Parigi, durante la nuit blan-
che del 6 ottobre 2012, Joseph Kosuth, uno dei pi importanti esponenti
dellarte concettuale, ha reso omaggio a Michel Foucault attraverso una
suggestiva installazione realizzata sulla sommit della Bibliothque natio-
nale de France Franois Mitterrand. Lungo le vetrate della facciata in-
terna dellultimo piano di tutti e quattro gli enormi plessi a forma di libro
aperto progettati da Dominique Perrault, Kosuth ha fatto posizionare dei
tubi al neon, la cui luce ha proiettato nella notte parigina il passaggio di Les
mots et les choses che abbiamo a nostra volta riprodotto in copertina.
Non era certo la prima volta che Kosuth prendeva spunto da una
citazione tratta da Foucault, come quella che aveva fatto da esergo allespo-
sizione parigina della fne del 2006 alla Galleria Almine Rech, intitolata Du
phnomne la bibliothque. In quelloccasione, negli stretti corridoi geometri-
camente ritagliati tra i molteplici strati di libri che ricoprivano per intero il
pavimento della sala, erano stati installati dei pannelli di vetro retro-illumi-
nati a neon bianco, tra le cui luminescenze apparivano le immagini di alcuni
particolari delle biblioteche appartenute a importanti flosof e scrittori (tra
i quali Nietzsche, Derrida, Sartre, Beauvoir, Bachelard, Camus), e su cui
erano sovraimpresse citazioni tratte da alcune loro opere.
Del resto, sin dalla met degli anni sessanta, con il suo celebre One and
Three Chairs, che aveva preceduto di appena un anno la pubblicazione di
Les mots et les choses, Kosuth aveva iniziato a mostrare i complessi rapporti
tra oggetto, immagine e parola in termini che non potevano non entrare
in risonanza con quelli usati da Foucault per parlare del linguaggio divenu-
to oggetto e, pi in particolare, dello spazio che, al suo interno, viene ad
occupare la letteratura. E infatti proprio un passaggio sulla letteratura e
sullintransitivit radicale data dal ripiegarsi del linguaggio su se stesso
che Kosuth ha deciso di mettere in rilievo nella recente installazione alla
BnF, ulteriore elaborazione di una ricerca artistica tesa a concepire lopera
darte come lo studio e la presentazione delle molteplici relazioni tra gli
elementi che la costituiscono e attraverso i quali essa produce senso.
Ma, lungi da ogni chiusura in una autoreferenzialit esclusivamente
formalistica, con il passare degli anni Kosuth ha problematizzato sem-
pre pi il ruolo che assume il contesto sociale, culturale e architettonico
in cui lopera darte viene generata, rendendo la complessit di rapporti
che esso introduce uno dei fattori di maggior dinamismo e apertura della
materiali foucaultiani, a. II, n. 3, gennaio-giugno 2013, pp. 3-9.
sua produzione artistica. Raccogliendo in un certo senso la sollecitazione
foucaultiana a trasformarsi in un etnologo della propria cultura, lartista
diventa, secondo Kosuth, un antropologo impegnato a cogliere gli aspetti
situazionali dellarte e le abitudini cognitive presenti nelle nostre societ, al
fne di inspessire la stratifcazione dei livelli di senso delle proprie opere,
proponendo infne, attraverso di esse, una riconcettualizzazione del mon-
do capace di renderci in qualche modo stranieri a noi stessi.
Ci che di caratteristico presupponeva una simile impresa era il fatto
di rivolgersi criticamente verso le forme di interazione dello spettatore/
fruitore con gli stimoli che unopera darte in grado di produrre, in modo
tale che chi si rapporta con unopera darte arrivi a partecipare, attraverso
la propria ricezione, a una costruzione plurale di senso che, pertanto, non
potr mai dirsi defnitivamente compiuta. Le realizzazioni di Kosuth giun-
gono quindi a includere, nei meccanismi di funzionamento dellarte stessa,
tutta una serie di posizioni di rifessivit con le quali questultima cerca di
fare i conti in anticipo e, allo stesso tempo, non cessa mai di mettersi dina-
micamente in relazione.
Tale costitutiva apertura, propria della produzione artistica di Kosuth,
che nellinstallazione alla BnF stata signifcativamente messa in atto uti-
lizzando una citazione tratta da Foucault, non poteva lasciarci indifferen-
ti: al contrario, ci ha sollecitati a interrogare rifessivamente, attraverso di
essa, la nostra posizione.
La prima cosa che di questopera ci ha colpiti era il fatto che chi si
aggirasse intorno alla biblioteca non riuscisse a leggere completamente la
citazione di Foucault in cima alle quattro torri. Era come se, in qualche
modo, da qualunque punto (esterno alla biblioteca) si guardasse, la partico-
lare conformazione architettonica della biblioteca stessa ponesse una parte
sempre diversa del testo di Foucault sotto barratura. Gli eventuali fruitori
dellinstallazione erano quindi costretti ad accedere allunico spazio scopico
dal quale era possibile, mediante un movimento circolare dello sguardo,
ricostruire nella sua interezza la frase foucaultiana: il perimetro delimitato
dalle terrazze interne della biblioteca. Tuttavia, secondo le intenzioni di Ko-
suth, anche da qui la porzione di testo foucaultiano che si distribuiva sulla
sommit dei quattro edifci a forma di libro doveva apparire come estrapo-
lata da un testo pi ampio, che essa stessa fniva a sua volta per porre sotto
barratura. In questo senso, la frase di Foucault non era che linizio di una
lettura che poteva continuare solo allinterno dei locali della biblioteca. Ma
4 Cremonesi, Irrera, Lorenzini, Tazzioli
persino qui, e in virt della stessa dinamica, cimentarsi con Les mots et les
choses avrebbe a sua volta rinviato a un labirinto borgesiano, costituito dai
milioni di libri conservati nella biblioteca e dal numero esponenzialmente
pi alto di rimandi incrociati e di percorsi di lettura possibili.
Ci siamo quindi chiesti se anche per noi completare una frase fou-
caultiana, passare attraverso tutti i suoi scritti, se non addirittura attraverso
tutti i testi da lui citati o semplicemente consultati, si dovesse risolvere
esclusivamente in questo pressoch infnito avvitamento esegetico, che
ci avrebbe condotti nellunico luogo in cui, in fondo, una simile impresa
avrebbe potuto essere tentata, ovvero le sale di lettura di una biblioteca. In
altre parole, Foucault soltanto un phnomne de bibliothque?
Continuando a spostarci tra la ftta rete di senso e i suoi molteplici rin-
vii interni per trovare una risposta a questa domanda, ci siamo accorti che,
nellinstallazione di Kosuth, la citazione foucaultiana avrebbe forse potuto
fornirci un modo diverso di vedere le cose. Quel che era in gioco, nel pas-
saggio tratto da Les mots et les choses ripreso da Kosuth, era la letteratura,
la cui autonomia era storicamente emersa proprio come limite rispetto a
quella tendenza interna allepisteme occidentale che aveva trasformato il
linguaggio in oggetto di conoscenza. Se si vuole, lesperienza cui dava luo-
go la letteratura aveva reso il linguaggio stesso una sorta di limite invalica-
bile, che si opponeva alle oggettivazioni delle scienze umane che avevano
sorretto lo sviluppo delle moderne societ occidentali.
Se la letteratura ha condotto il linguaggio a scintillare nel bagliore del
proprio essere, perch la sua intransitivit radicale, il suo ripiegarsi su
se stessa, sin dalla soglia della modernit, si stacca da tutti i valori che
potevano nellet classica farla circolare (il gusto, il piacere, il naturale, il
vero), e fa nascere nel proprio spazio tutto ci che pu garantirne il dinie-
go ludico (lo scandaloso, il brutto, limpossibile)
1
. E daltra parte, molte
delle macchine letterarie cos care a Foucault conservano la traccia di que-
sto inesauribile sforzo di contestazione dal quale sono state generate e
che costituisce, nondimeno, una sorta di sfondo imprescindibile sul quale
soltanto il linguaggio messo in opera dal semplice atto di scrivere pu
brillare in tutta la sua intensit.
1
M. Foucault, Les mots et les choses. Une archologie des sciences humaines, Gallimard, Paris
1966, p. 239; trad. it. di E. Panaitescu, Le parole e le cose. Unarcheologia delle scienze umane,
Rizzoli, Milano 1967, p. 324.
Michel Foucault: un phnomne de bibliothque? 5
Il ruolo svolto dalla letteratura nelleconomia di Les mots et les choses
anticipa del resto alcuni importanti sviluppi del pensiero foucaultiano suc-
cessivo: se, da un lato, la letteratura sembrava far presagire che i blocchi
epistemici (come pure le corrispettive rotture tra unepisteme e unaltra)
presi in esame in questo libro fossero gi da allora suscettibili di essere
saturati da quellinsieme di rapporti che la dimensione extradiscorsiva del
potere intrattiene con il sapere, dallaltro lato la sua forza di negazione
appare invece prolettica rispetto a una genealogia dellattitudine critica sul-
la quale, dal 1978 in poi, Foucault non cesser pi di interrogarsi, fno a
giungere alla nota interpretazione del cinismo antico, nel cui orizzonte lo
scandaloso, il brutto, limpossibile diventano elementi etici e strategici in-
dispensabili per interrompere le modalit attraverso le quali le relazioni di
potere si riproducono. Non a caso, proprio nellultimo corso al Collge de
France, larte e la letteratura saranno chiamate in causa nella misura in cui
intercettano le linee di propagazione del modo di essere proprio dei cinici
allinterno della cultura occidentale.
Ci siamo cos accorti di come, nellinstallazione di Kosuth, il passaggio
foucaultiano non invitasse soltanto a intraprendere il percorso interpreta-
tivo suggerito dalla lettura di una frase sempre da completare, e che inf-
ne conduceva nelle profondit della biblioteca. In virt della consistenza
materiale della sua inscrizione nelle gigantesche pagine di vetro e cemento
degli edifci della BnF, quella frase sembrava infatti rinviare allo stesso ge-
sto di sottrazione critica operato dalla scrittura letteraria, mostrando come
lapparente autoreferenzialit, che ne costituiva la caratteristica pi saliente,
presupponesse uno spazio ad essa esterno che doveva essere interrotto e
contestato. Letta da questa prospettiva, la citazione foucaultiana sembrava
allora mettere in moto non solo una catabasi esegetica verso linterno della
biblioteca, ma anche unestrofessione critica verso una forma pi ampia
di testualit che lo spazio labirintico della biblioteca non avrebbe potuto
n contenere, n esaurire: la testualit del contesto sociale e culturale entro
cui linscrizione del testo foucaultiano era stata materialmente realizzata.
Tuttavia, proprio nella misura in cui la carica detonante e negativa
della scrittura che Kosuth prendeva in prestito da Foucault investiva que-
sto spazio fatto dalle norme e dalle convenzioni che guidano le nostre
interazioni quotidiane (cos come, del resto, il rapportarsi stesso con quella
forma di opera darte contestuale che linstallazione kosuthiana), diven-
tava altres chiaro che il regime temporale entro il quale lo scintillio della
6 Cremonesi, Irrera, Lorenzini, Tazzioli
scrittura sarebbe potuto apparire in tutta la sua forza era quello dellattua-
lit, intendendo con tale espressione ci che nelloggi ci rende differenti
da quello che siamo stati fno a ieri. In questo senso, lattualit giungeva a
delimitare il luogo di un costante esercizio critico nei confronti dei saperi
e dei poteri che ci costituiscono storicamente nel nostro presente, quello
stesso presente a partire dal quale, secondo Foucault, ogni genealogia do-
vrebbe avere inizio.
Il brano di Foucault utilizzato da Kosuth appariva dunque come una
soglia in grado di mettere in relazione percorsi di senso opposto, artico-
landoli ma forse, allo stesso tempo, creando anche suggestivi cortocircuiti:
da un lato, la frase sembrava poter essere completata nel senso suggerito
dalla lettura, e per farlo occorreva proseguirla entro il regime testuale e
architettonico della biblioteca; dallaltro, la stessa frase, pur alludendo a un
ripiegamento del linguaggio su se stesso, faceva nondimeno apparire, qua-
si in fligrana, ci a cui questo movimento tentava di sottrarsi, caricando
tanto linscrizione del testo foucaultiano, quanto latto stesso di scrittura
effettuato attraverso linstallazione nel suo complesso, di una forza critica
il cui senso era del tutto aperto anche verso lesterno. Ora, questa duplicit,
essenziale per tenere assieme i molteplici livelli di senso generati dallin-
stallazione di Kosuth, entrava in risonanza anche con il nostro progetto,
che ha sempre mirato a coniugare lesigenza di una rigorosa esegesi dei
testi foucaultiani con la necessit di tracciare la cartografa dei loro usi pi
svariati, disseminati nella molteplicit di spazi e di tempi del nostro presen-
te globale. In maniera forse pi immediata, linstallazione di Kosuth costi-
tuiva uno dei migliori esempi di quanto i differenti usi di Foucault possano
spingersi molto oltre il tipo di testualit presente in ogni biblioteca.
Daltronde, abbiamo pi volte sottolineato quanto per noi sia cru-
ciale la questione degli usi del pensiero di Foucault, rischiando forse di
dare adito ad equivoci, come quello per cui, in nome dellidea di uso,
chiunque possa sentirsi in un certo senso legittimato ad affermare qualsiasi
cosa su Foucault o ad appropriarsi dei suoi strumenti concettuali in modo
ingiustifcato o scorretto. Ma anche dinanzi a simili casi, che di certo me-
ritano tutte le critiche e le rettifche che sollevano di fatto tra gli studiosi
di Foucault, ci sembra importante ribadire che la questione delluso della
cassetta degli attrezzi foucaultiana non pu essere cancellata a priori per
lasciare spazio soltanto a una ricostruzione storico-flologica dei testi che
Foucault ci ha lasciato. Una tale pretesa fnirebbe, da un lato, per mancare
Michel Foucault: un phnomne de bibliothque? 7
le potenzialit critiche che la bote outils foucaultiana offre ancora oggi per
il nostro presente e, dallaltro, per squalifcare pregiudizialmente qualsiasi
tentativo, sia esso fruttuoso o meno, di usare Foucault al di l dei precisi
ambiti problematici dei quali egli si direttamente occupato.
In fn dei conti, rifettendo su questa installazione, innanzitutto e
ancora una volta sulla questione degli usi che ci siamo soffermati, dal mo-
mento che lopera di Kosuth ci invita ad approfondire con maggiore accu-
ratezza i nessi che intercorrono tra due contesti di enunciazione material-
mente e temporalmente differenti, eppure tenuti assieme dalla medesima
frase. Ed proprio nellorizzonte aperto e mutevole inaugurato da questo
scarto sempre diverso a seconda degli usi particolari che si tenta di fare
di Foucault che cerca di collocarsi anche il nostro progetto. Ma proprio
quando si trattato di concepire una copertina che permettesse di eviden-
ziare tale prossimit, siamo giunti alla conclusione, per certi versi un po
paradossale, che un dialogo tra le immagini dellinstallazione di Kosuth e
le esigenze del nostro progetto non poteva avere luogo se non al prezzo
di alcune rilevanti distorsioni iconografche. Infatti, la superfcie su cui
avremmo voluto inscrivere il passaggio di Les mots et les choses, la copertina
di una rivista che sarebbe circolata gratuitamente su internet, sembrava
imporci vincoli particolari, di certo diversi da quelli che le torri a forma di
libro aperto della BnF avevano imposto a Kosuth vincoli che ci impedi-
vano di riprodurre telle quelle questa sua realizzazione.
Dalla nostra prospettiva, la frase foucaultiana doveva essere comple-
tata a partire dalla costruzione di uno spazio visivo che non poteva essere
quello chiuso e stereometrico della biblioteca che cerca di catturare al pro-
prio interno i potenziali lettori. Al contrario, sulla nostra copertina, questa
frase che la confgurazione architettonica della biblioteca aveva messo
sotto barratura per tutti coloro che cercavano di leggerla dallesterno
doveva essere riportata in uno spazio scopico aperto, da cui essa risultasse
interamente leggibile, per alludere, attraverso tale gesto, alla pluralit degli
usi che di essa possibile fare. Si trattava, in un certo senso, di restituire
altrimenti, tramite lelaborazione di una nuova immagine, la stessa forza di
disseminazione delle questioni inaugurate dalle opere foucaultiane, non-
ch la loro capacit di replicarsi in forme molteplici e talvolta irregolari.
Alla luce di simili esigenze, era inoltre abbastanza chiaro come questa di-
spersione indefnita, che il nostro progetto cerca di favorire, non potesse
essere contenuta in una biblioteca, per quanto la biblioteca resti un pun-
8 Cremonesi, Irrera, Lorenzini, Tazzioli
to di passaggio obbligato. Al contrario, essa doveva manifestarsi icono-
grafcamente mettendo lo spazio chiuso della biblioteca sotto barratura,
minando visivamente lidea che la biblioteca possa considerarsi la radice
unica e monumentale di ogni conoscenza.
Come la stessa traiettoria della rifessione foucaultiana ha messo in
evidenza, il regime testuale della biblioteca rischia, a lungo andare, di coin-
cidere con quello dellarchivio, che si costituisce obliterando la volont
anonima e impersonale che gli consente di ordinare e di preservare se-
lettivamente il sapere, restituendolo attraverso le forme continuistiche di
una tradizione e dei suoi corpi dottrinari. La possibilit di trasmettere e
di preservare testi, come Foucault non ha mai smesso di ricordarci, rinvia
invece a una scena esteriore, quella dimensione agonistica che propria
delle relazioni di potere e allinterno della quale ogni sapere che si afferma
lo fa a scapito di altri saperi che vengono sconftti, squalifcati e dimenti-
cati per sempre. Per tali ragioni, la critica radicale che innerva le genealogie
foucaultiane ha bisogno di trovare il suo punto di inizio, nel quale saggiare
la sua effettiva capacit di inscrizione materiale e politica, in un presente
attraversato da tensioni e lotte. Ecco la scena che dovrebbe fornire, a chi
studia storicamente la formazione dei saperi, la percezione del gioco di
continuit e discontinuit che caratterizza i pi diversi tipi di antagonismo
e di resistenza che sono alla base di ogni esigenza di accesso critico a quei
saperi che le biblioteche ordinano e conservano.
Bologna, Parigi, Pisa, Tunisi agosto 2013
Laura Cremonesi, Orazio Irrera,
Daniele Lorenzini, Martina Tazzioli
Michel Foucault: un phnomne de bibliothque? 9
Foucault e la letteratura
Introduzione. Sulle ragioni di una pubblicazione postuma
Miriam Iacomini
a tutti noto il diktat foucaultiano sulle pubblicazioni postume: nulla
di ci che non sia stato affdato alleditore mentre il flosofo era in vita
dovrebbe diventare testo. Nessuno scritto inedito, sia esso la trascrizio-
ne di un intervento, di una conferenza, di una lezione o di unintervista,
dovrebbe essere dato alle stampe e diffuso. Al pi, tutta la mole di lavoro
prodotta da Foucault pu essere alloccorrenza consultata e, previa auto-
rizzazione, utilizzata e citata in studi e saggi. E chiss se Foucault avrebbe
mai accettato tale compromesso. Ci nonostante, il lascito foucaultiano
costantemente eccepito, e a ogni pi sospinto si pubblicano e si traducono
in piena regola gli inediti
1
. il caso anche di queste conferenze, che ven-
gono qui tradotte per la prima volta in italiano con formale autorizzazione
della famiglia Foucault e delle ditions de lEHESS, ma che erano del re-
sto gi apparse in traduzione spagnola nel 1996, come fore allocchiello di
un volume che propone altri scritti foucaultiani degli anni sessanta, usciti
in diverse riviste e poi raccolti nel primo tomo dei Dits et crits
2
.
dobbligo, dunque, dar conto della scelta fatta, cio spiegare i mo-
tivi che mi hanno spinta a tradurre Langage et littrature, dattiloscritto che
riproduce un seminario che Foucault tenne nel dicembre del 1964 presso
luniversit belga di Saint-Louis, a Bruxelles.
Innanzitutto, c da dire che Foucault, suo malgrado, autore, cio
uno di quei personaggi intorno ai quali si di fatto addensata lattenzione
della critica, e intorno ai quali la critica riconosce un elemento addensante
rispetto a una molteplicit di scritti. Quindi, tutto ci che egli ha scritto
o detto, tutto ci che egli ha lasciato pu essere traccia ascrivibile allin-
terno della sua opera
3
intendendo con questo termine, problematico
1
In tal senso, il caso pi indicativo rappresentato dalla pubblicazione dei corsi
tenuti da Foucault al Collge de France che, da quindici anni a questa parte, vengono
proposti alle stampe con metodica regolarit.
2
Cfr. M. Foucault, De lenguaje y literatura, Ediciones Paids, Barcelona 1996.
3
M. Foucault, Quest-ce quun auteur ?, in Bulletin de la Socit Franaise de
Philosophie, n. 63 (1969); trad. it. Che cos un autore?, in M. Foucault, Scritti letterari, Feltrinelli,
materiali foucaultiani, a. II, n. 3, gennaio-giugno 2013, pp. 11-24.
e ambiguo, quellinsieme di segni che ci permette di ricostruire il percor-
so intellettuale e culturale di un autore, al quale, per chi volesse seguire
linsegnamento foucaultiano, non bisogna necessariamente attribuire uno
statuto realista. Per Foucault, infatti, assegnare allindividuo-autore una
istanza profonda, un potere creatore, un progetto che costituirebbe
il luogo originario della scrittura
4
, rappresenta esattamente il limite della
critica letteraria tradizionale, nonch uno dei modi attraverso i quali eser-
citare potere con il discorso
5
.
Ma se si vogliono considerare i testi di Foucault come tracce e segni
che ci possono aiutare a ricostruire un pezzo del suo percorso intellettuale,
allora evidente che negli inediti che si sceglie di pubblicare si devono po-
ter identifcare alcuni elementi assenti in quelli editi come se tali elementi
potessero costituire le tessere mancanti nel puzzle delle opere pubblicate.
E, considerato l uso misurato di riferimenti bibliografci fatto da Foucault,
possibile ammettere che nei testi editi di tessere mancanti ce ne siano
diverse. Quindi, incontrandone alcune negli scritti inediti, senzaltro op-
portuno farne tesoro.
Ora, sono convinta che in Langage et littrature si possano trovare pro-
prio alcuni di questi elementi che ci aiutano a completare, rendendolo pi
organico e compiuto, il quadro dellattivit critico-letteraria svolta da Fou-
cault negli anni sessanta.
Il testo, come anticipato, la trascrizione di due conferenze tenute nel
1964. quindi naturale che in esso siano presenti temi, argomentazioni,
esempi e interpretazioni gi utilizzati in interventi precedenti e/o contem-
poranei
6
, e che Foucault non cesser di riprendere, riutilizzandoli in modo
Milano 2004, p. 5. noto come Foucault, in questo saggio, metta in discussione proprio
le nozioni di autore e di opera. Rispetto al primo termine, che viene messo in relazione a
tutte le forme di scrittura e non soltanto, quindi, a quella letteraria, egli afferma di voler
prendere le distanze proprio dallimmagine tradizionale dellautore in quanto soggetto
che garantisce fondamento, unit e coerenza allopera. La nozione di opera, invece, viene
da Foucault radicalmente problematizzata a partire da un interrogativo sulla sua natura e
sui suoi rapporti con lautore: Che cos unopera?, si chiede Foucault, che cos questa
strana unit alla quale diamo il nome di opera? Quali elementi la compongono? Non
unopera ci che stato scritto da colui che ne lautore? (ivi, p. 4-5).
4
Ivi, p. 11.
5
Sui rapporti tra discorso, critica e potere, si veda M. Foucault, Lordre du discours,
Gallimard, Paris 1971; trad. it. Lordine del discorso, Einaudi, Torino 2004.
6
Per i riferimenti bibliografci puntuali, rimando allapparato critico che correda la
traduzione qui presentata delle conferenze di Saint-Louis.
12 Miriam Iacomini
coerente, fno a quando lanalitica del potere non lo impegner del tutto.
Anche in queste conferenze, per esempio, Foucault utilizza alcuni nomi
propri
7
, come quello di Sade e di Diderot; anche qui si percepisce chiara-
mente linsegnamento ereditato da Blanchot e Bataille, sebbene i due au-
tori non vengano mai citati direttamente; pure in questoccasione Foucault
rifette sulla spazialit dellopera, sulla natura della letteratura e sui rapporti
che essa intrattiene con il linguaggio e con la critica; infne, come accade
altrove, Foucault dimostra di essere in medias res, cio di rifettere a partire
da e con gli esponenti della cosiddetta Nouvelle critique
8
.
Ci nonostante, credo che nelle conferenze di Saint-Louis ci siano
alcuni passaggi argomentativi inediti. Si tratta di rifessioni determinate, a
mio avviso, proprio da quella domanda Che cos la letteratura?
9
, cos
insidiosa e complessa, che apre la prima conferenza, e che gi era stata
posta da Sartre e Blanchot. Tale interrogativo, infatti, impone un certo
andamento argomentativo, perch obbliga Foucault a prendere di petto
non solo il problema del rinnovamento della critica, ma anche quello del
7
noto come Foucault, nella sua produzione, individui spesso autori e opere
considerandoli emblemi di una certa situazione o di un certo evento. il caso, ad
esempio, di Sade che, anche in queste conferenze, viene utilizzato come nome proprio
perch la sua opera determina lavvento della Letteratura. Sulla questione dei nomi propri
in Foucault, cfr. M. Cometa, Modi dellkphrasis in Foucault, in M. Cometa e S. Vaccaro (a
cura di), Lo sguardo di Foucault, Meltemi, Roma 2007, pp. 39-61.
8
Nelle conferenze di Saint-Louis, la questione dei rapporti tra linguaggio e letteratura
viene affrontata a partire dalla domanda Che cos la letteratura?, interrogativo che
conduce Foucault ad intraprendere una rifessione articolata e complessa, che si sviluppa
a pi livelli e che riguarda i concetti di letteratura, linguaggio, critica e scrittura. Affrontare
la questione della letteratura allinterno di questa costellazione concettuale non costituisce
certamente una novit nel panorama francese degli anni sessanta. A partire dalla seconda
met del secolo scorso, infatti, si assistito al tentativo di rinnovare lattivit critica in
campo letterario, attraverso un notevole sforzo teorico volto a superare tutta una serie di
pratiche interpretative legate, da un lato, a categorie descrittive e, dallaltro, a una ricerca
di tipo flologico o psicologico. Il riferimento ovviamente al movimento della cosiddetta
Nouvelle critique, che in modo molto generale pu dirsi caratterizzato dalla ricerca della
pluralit dei livelli presenti in unopera, e da un approccio esplorativo del testo articolato
in sinergia con i risultati delle pi avanzate e attuali scienze umane: dalla psicoanalisi alla
sociologia, dallo strutturalismo alla semiologia, dallantropologia alla simbologia. Ora,
lavorando sulla nozione di letteratura, credo che Foucault, in queste conferenze pi che
altrove, cerchi di portare avanti largomentazione inserendosi allinterno del dibattito
in corso e sovrapponendo listanza del rinnovamento critico alle esigenze della propria
prospettiva flosofca.
9
Cfr. J.-F. Favreau, La distanza che ci separa dalla letteratura, infra, p. 70.
Introduzione. Sulle ragioni di una pubblicazione postuma 13
rapporto tra opera e letteratura, che qui atto unico nella vasta produzio-
ne foucaultiana conduce esplicitamente a una rifessione sul concetto di
scrittura a partire o, meglio, sullesempio di Barthes.
Ma procediamo con ordine e vediamo in che modo Foucault arriva a
Barthes. Il punto di partenza dellargomentazione la consapevolezza che
listanza critica intorno alla letteratura non una questione che riguarda la
critica letteraria poich, ci dice Foucault, tale domanda per noi associata
allesercizio stesso della letteratura
10
. Essa, cio, si insinua nel volume, nel
percorso, o se si preferisce nello spazio che si d tra letteratura e opera.
Uno spazio che, nel corso del tempo, non stato sempre uguale a se stes-
so, ma che, secondo il flosofo, si defnisce in modo molto tipico a partire
da una certa soglia che segna la distanza infma, ma infnita, tra epoca clas-
sica e moderna. Tale soglia collocata da Foucault, in tutti i suoi testi, nel
medesimo punto
11
, vale a dire tra la fne del XVIII e linizio del XIX seco-
lo, quando, come ci viene detto in questa occasione, la letteratura [] ha
cessato di essere un rapporto puramente passivo di sapere e di memoria,
ed divenuto un rapporto attivo, pratico, un rapporto oscuro e profondo
tra lopera mentre si compie e il linguaggio stesso
12
. Essa subisce quindi
una trasformazione radicale, profonda e irreversibile, che si compie senza
10
M. Foucault, Linguaggio e letteratura, infra, p. 27.
11
La soglia che separa le due concezioni, scrive Miguel Morey commentando
Langage et littrature, si situa tra la fne del XVIII e i primi del XIX secolo e, volendola
indicare in termini epici, ha il punto di rottura nella rivoluzione francese, ovvero nel
momento della messa in scena della Morte di Dio nella ghigliottina e della conseguente
nascita dellAcefalo. Non c unaltra soglia cos ben defnita da Foucault nei suoi lavori
archeologici, ed essa, daltronde, anche presente nei testi del suo percorso genealogico,
come in Surveiller et punir (1975). Ora, per defnire tale soglia, Foucault in qualche caso
partir da molto lontano (dal Medioevo in Histoire de la folie, dal Rinascimento in Les mots et
les choses), in altri prolungher lanalisi fno al nostro presente (come in Les mots et les choses,
testo per il quale Foucault ha considerato il sottotitolo Une archeologie du structuralisme);
infne, altre opere si legano strettamente al periodo che segna la soglia in questione ( il
caso di Naissance de la clinique e di Surveiller et punir). In ogni caso, come succede nel testo
di cui ci occupiamo, lo zenit di quel cambiamento di cui noi siamo eredi si colloca nel
medesimo punto, e con esso troviamo sempre lavvertenza secondo la quale, se siamo
capaci di percepire questa mutazione, perch abbiamo stabilito con essa una distanza
che pu essere indicativa del fatto che la nostra esperienza (della pazzia, della malattia
clinica, delluno dellumanesimo o delle scienze umane, e anche della letteratura) alla
vigilia di una nuova mutazione; M. Morey, Un mormorio infnito Ontologia della letteratura
e archeologia del sapere, infra, p. 98.
12
M. Foucault, Linguaggio e letteratura, infra, p. 29.
14 Miriam Iacomini
soluzione di continuit rispetto al suo statuto precedente, cio rispetto al
modo dessere della letteratura nellepoca classica, periodo durante il quale
la Letteratura, in quanto opera di un soggetto fnalmente espropriato della
propria funzione autoriale, non esisteva
13
.
Laffermazione secondo cui la Letteratura non sempre esistita
viene spiegata ed enfatizzata da Foucault in due modi. Innanzitutto, il
flosofo afferma che le opere dei grandi autori dellantichit, da Dante a
Cervantes a Euripide, appartengono alla letteratura solo nella misura in
cui, in questo momento, fanno parte della nostra letteratura, grazie a un
certo rapporto tra linguaggio e opera che, di fatto, ci riguarda. Quindi,
conclude, fanno parte della nostra letteratura, ma non della loro, per
la semplice ragione che la letteratura greca non esiste, cos come non
esiste la letteratura latina
14
. Si tratta di una posizione che Foucault sup-
porta, in modo non lineare del resto, lintera conferenza presenta un
andamento colloquiale e discontinuo , rinviando ai lavori di Georges
13
Rispetto ai rapporti tra soggetto e autore, credo che il testo che pi di ogni altro
chiarisca in che modo la scrittura letteraria possa essere considerata unesperienza di
depotenziamento del soggetto sia il Raymond Roussel. Secondo Foucault, infatti, nelle opere
di Roussel linvenzione narrativa non affdata a una progettualit creativa, ma alle parole,
alla loro duplicit semantica, alla loro inesauribile ricchezza fonetica, alle omonimie, al libero
e spontaneo gioco di associazioni tra immagini e linguaggio. Di modo che, fatalmente, si
inverte il rapporto tra autore e opera: la fonte del contenuto letterario diventa la parola,
anzich essere lautore, e il luogo dellespressione non pi il libro ma lo scrittore che
si fa strumento neutro nellaccogliere il libero gioco delle parole. Un altro esempio di
depotenziamento del soggetto nella sua funzione autoriale, Foucault lo individua nelle
opere sia teoriche che letterarie di Blanchot, al quale riconosce il merito di aver sottratto
linvenzione narrativa alla progettualit del romanzo, affdandola allesperienza di scrittura.
Unesperienza che sovrana solo nel momento in cui lautore, posto di fronte allo spazio
bianco del foglio, cede alloblio, dimentica di compiere il progetto e contrappone alla verit
dellopera dispiegata linoperosit, lo zelo della noncuranza. Emblematica, in tal senso,
la fgura di Orfeo (richiamata da Foucault anche nel corso delle conferenze di Saint-
Louis) che, nella sua migrazione, dimentica lopera che deve compiere, e che, proprio
nel momento in cui sta per raggiungere Euridice, cede al desiderio, viene risucchiato
dalloblio e si volta. Orfeo perde cos la sua amata, ma consegna la letteratura a una forma
di esperienza di scrittura che rende il soggetto uno strumento neutro e lopera sovrana,
ovvero inscindibile dalla sua attualit. Cfr. M. Foucault, Raymond Roussel, Gallimard, Paris
1963; trad. it. Raymond Roussel, Cappelli, Bologna 1978. Cfr. anche M. Blanchot, Le regard
dOrphe, in Lespace littraire, Gallimard, Paris 1955; trad. it. Lo sguardo di Orfeo, in Lo spazio
letterario, Einaudi, Torino 1967 e Le chant des sirnes, in Le livre venir, Gallimard, Paris 1969;
trad. it. Lincontro con limmaginario, in Il libro a venire, Einaudi, Torino 1969.
14
M. Foucault, Linguaggio e letteratura, infra, p. 28.
Introduzione. Sulle ragioni di una pubblicazione postuma 15
Dumzil
15
, i cui studi dimostrano che, similmente a quanto accade per il
suo statuto interno, anche la funzione della letteratura nelle societ non
sempre stata la stessa. E se oggi la letteratura si situa accanto ai segni del
consumo e delleconomia, c stato un tempo in cui essa aveva la funzione
signifcante di un rituale sociale o di un rituale religioso
16
.
In seconda istanza, per sottolineare che la nascita della Letteratura, in
quanto luogo che scava al proprio interno la domanda sul proprio statuto,
un evento recente, Foucault marca la distanza che separa lepoca classica
da quella moderna. Si tratta di una distinzione che il flosofo, in quegli anni,
utilizza moltissimo. Non solo nei testi principali, da Storia della follia a Nascita
della clinica e a Le parole e le cose opera che molto argomenta a proposito
del passaggio dalla classicit alla modernit , ma anche negli scritti dedicati
alla letteratura, rispetto ai quali le conferenze di Saint-Louis, pur chiarendo
alcune argomentazioni presenti altrove, non aggiungono sostanzialmente
nulla di nuovo
17
. Anche in Langage et littrature, infatti, Foucault ribadisce che,
nellepoca classica, il rapporto tra opera e linguaggio era mediato dalla rap-
presentazione: il testo era opera solo nella misura in cui era racconto, e il
linguaggio era letterario solo se riusciva a restituire, attraverso fgure retori-
che, immagini e torsioni di parole, quello che era il Linguaggio primo, muto
e raccolto, che conteneva e tratteneva la verit, infne restituita alla chiarezza
delle forme grazie alla trasparenza dei segni linguistici. Nellepoca classi-
ca, dunque, la Letteratura non esisteva perch era linguaggio, vale a dire
15
Salvatore Natoli, nellintroduzione a La verit in gioco, afferma che Dumzil stato
uno dei principali riferimenti teorici di Foucault, al pari di Nietzsche, Heidegger e della
coppia Marx-Freud. Da Dumzil, scrive, Foucault ha appreso la possibilit di porre
signifcati in catena, di rilevare corrispondenze, di costruire serie, individuandone le
funzioni strutturanti le invarianti e le rispettive leggi di trasformazione; S. Natoli, La
verit in gioco. Scritti su Foucault, Feltrinelli, Milano 2005, p. 8.
16
M. Foucault, Linguaggio e letteratura, infra, p. 55.
17
Foucault, infatti, in queste conferenze come in altri articoli e saggi che scrive
durante gli anni sessanta, fa riferimento a due luoghi allinterno dei quali la letteratura si
nel tempo installata: la Retorica e la Biblioteca. La prima costituisce lo spazio allinterno
del quale stata possibile, fno a Mallarm, una scrittura letteraria come parola mediatrice
tra linguaggio umano e Parola Prima. La Biblioteca, invece, costituisce lo spazio della
parola letteraria che, fnalmente emancipata dal riferimento allautorit, trova la propria
forza in un gesto radicale di scrittura che trasgressione e contestazione del diffuso
mormorio dei discorsi gi pronunciati e dei libri gi scritti. Cfr. M. Foucault, Le langage
linfni, in Tel Quel, n. 15 (1963); trad. it. Il linguaggio allinfnito, in M. Foucault, Scritti
letterari, cit., pp. 73-85.
16 Miriam Iacomini
trasparenza, circolazione senza sedimento, concorso ideale di uno Spirito
universale e di un segno decorativo senza spessore e senza responsabilit.
noto che solo verso la fne del XVIII secolo questa trasparenza comincia ad
intorbidirsi, la forma letteraria sviluppa un nuovo potere, indipendente dal-
la sua economia e dalla sua eufemia; essa affascina, disorienta, ha un peso;
la Letteratura non pi intesa come un modo di circolazione socialmente
privilegiato, bens come un linguaggio compatto, profondo, pieno di segreti,
offerto come sogno e allo stesso tempo come minaccia
18
.
signifcativo che questa citazione, che a mio avviso illustra molto
bene la distanza che divide letteratura classica e moderna, non sia tratta
da Foucault, ma da Barthes, autore con il quale, evidentemente, il flosofo
dialogava in modo intenso, e il cui nome appare in modo esplicito proprio
in queste conferenze. In realt, in Langage et littrature Foucault non cita
Barthes solo a proposito della distanza che separa la letteratura classica
dalla Letteratura, ma anche per introdurre, o pi semplicemente per esem-
plifcare, un certo modo di affrontare la critica di un testo letterario.
Nella prima occorrenza, Foucault fa riferimento a Barthes per dar
conto del tipo di rapporto che si instaura, nellopera, tra linguaggio e lette-
ratura; mentre nella seconda conferenza, il flosofo si appoggia a Barthes
quando si propone di esplorare i vari livelli in cui pu articolarsi la critica
letteraria di stampo semiologico
19
. Si tratta di un passaggio molto interes-
sante, perch Foucault usa le posizioni semiologiche non solo per propor-
re unalternativa allipotesi di una critica basata sulla nozione linguistica
di metalinguaggio
20
, ma anche per avviare la rifessione sul concetto di
scrittura
21
. Foucault, infatti, defnendola come insieme di segni attraverso
18
R. Barthes, Le degr zro de lcriture, Seuil, Paris 1953; trad. it. Il grado zero della
scrittura, Einaudi, Torino 2003, pp. 4-5.
19
Interessanti sono le considerazioni di Axel Honneth sullincidenza che la semi-
ologia ha avuto nella formazione del pensiero foucaultiano. In particolare, il critico te-
desco fa riferimento al rapporto tra Foucault e la semiologia strutturalista, cercando di
sottolineare come tale corrente di pensiero lo abbia equipaggiato di uno sguardo critico
capace di dislocare la centralit della soggettivit nelle varie pratiche, compresa quella
della scrittura letteraria. Cfr. A. Honneth, Kritik der Macht. Refexionsstufen einer kritischen
Gesellschaftstheorie, Suhrkamp, Frankfurt am Main 1986; trad. it. Critica del potere. La teoria
della societ in Adorno, Foucault e Habermas, Dedalo Libri, Bari 2002, cap. 4 (Lanalisi storica
del discorso. I paradossi di un approccio semiologico alla storia del sapere), pp. 167-216.
20
Cfr. M. Foucault, Linguaggio e letteratura, infra, pp. 47-48.
21
Sulla nozione di scrittura nel primo Foucault, mi permetto di rinviare al mio Le
parole e le immagini. Saggio su Michel Foucault, Quodlibet, Macerata 2008 (cfr. in particolare
Appendice. Sulla scrittura, pp. 255-271).
Introduzione. Sulle ragioni di una pubblicazione postuma 17
i quali latto di scrivere si ritualizza fuori dal dominio della comunicazione
immediata
22
, dimostra di appoggiarsi proprio alla concezione di scrittura
elaborata da Barthes. Si tratta, a mio avviso, di un rinvio non solo signif-
cativo, ma anche ricco di spunti, poich ci spinge inevitabilmente a cercare,
nelle prime rifessioni elaborate dal semiologo, un qualche chiarimento in
merito al concetto di scrittura che Foucault sembra qui utilizzare.
Il testo cui volgere lattenzione potrebbe essere Il grado zero della scrittu-
ra, pubblicato nel 1953. In questopera, Barthes esplora la nozione di scrit-
tura da vari punti di vista e affronta le diverse questioni che, in quegli anni,
tale nozione suscitava. Egli, infatti, indaga la nozione di scrittura non solo
analizzandone i rapporti con lopera, il linguaggio e la letteratura, ma an-
che approfondendo limplicazione personale, morale ed etica dello scrittore
nellatto di produrre della Letteratura. In particolare, nel primo paragrafo
della Parte Prima, Barthes affronta di petto proprio lo statuto della nozione
di scrittura, chiedendosi esplicitamente: Che cos la scrittura? La sua
risposta determinata e precisa. Egli distingue, allinterno di un testo, tre
livelli quello della lingua, quello dello stile e quello della scrittura e rico-
nosce ad ognuno di essi una peculiare posizione rispetto alla Letteratura.
Il primo livello quello della lingua, che per Barthes solo un oriz-
zonte umano che instaura sullo sfondo una certa familiarit, che offre
un insieme opaco di materiali e che, aggiunge, rassicura pur senza lasciare
spazio allesercizio libero della scrittura. La lingua, infatti, per lo scrittore
una specie di linea la cui trasgressione potrebbe designare una metanatura
del linguaggio
23
. Essa quindi limite estremo che sta al di qua della Let-
teratura. C poi lo stile, nozione che, in modo opposto e complementare
a quella di lingua, sta al di l della Letteratura. Lo stile, infatti, linguaggio
incarnato, oserei dire parafrasando Barthes, che lo defnisce come la verti-
calit della lingua insinuata nel corpo e nel passato, nella vita e nellattualit
dello scrittore, il quale usa le parole sotto limpulso della Necessit. Lo
stile, quindi, la cosa dello scrittore, il suo splendore e la sua prigio-
ne, la sua solitudine, [] non affatto il risultato di una scelta, di una
rifessione sulla Letteratura. Esso la parte privata del rituale, si leva dalle
profondit mitiche dello scrittore e si espande indipendentemente dalla
sua responsabilit
24
. Lo stile, pertanto, manca di quella connotazione mo-
22
M. Foucault, Linguaggio e letteratura, infra, p. 56.
23
R. Barthes, Il grado zero della scrittura, cit., p. 9.
24
Ivi, p. 10.
18 Miriam Iacomini
rale ed etica che appartiene, invece, al terzo livello in questione, vale a dire
alla scrittura, che viene concepita da Barthes come una funzione, poich
si d nel rapporto tra Natura e Necessit, ovvero tra lingua e stile. Lo
scrittore , infatti, colui che riconduce deliberatamente lesigenza di un
linguaggio libero alle sorgenti di questo linguaggio e non gi al termine
della sua commerciabilit
25
. E il riferimento ovviamente alla letteratura
di consumo che, sottoposta alle leggi di mercato, mai si assume il rischio
di una scrittura responsabilmente libera e che, per ci stesso, diventa cifra
e segno della Letteratura.
Ora, Foucault sembra utilizzare le tesi barthesiane, qui fn troppo ve-
locemente riprese e riepilogate, quando parla della scrittura come elemen-
to che conferisce alla Letteratura il compito di defnire da sola i segni e
i giochi attraverso i quali diventa, precisamente, letteratura. Tale com-
pito nuovo. La letteratura, scrive Foucault, da quando esiste dopo la
scomparsa della retorica, non ha pi il compito di raccontare qualcosa,
aggiungendovi poi i segni manifesti e visibili della letteratura, che sono
proprio i segni della retorica. Infatti, da quando la retorica, che era un
tempo incaricata di dire ci che doveva essere un bel linguaggio, scom-
parsa, la letteratura obbligata ad avere un linguaggio unico, e tuttavia un
linguaggio sdoppiato, poich, narrando una storia o raccontando qualcosa,
in ogni istante deve mostrare e rendere visibile cos la letteratura, cos il
linguaggio letterario
26
. A partire da qui, ovvero dalla consapevolezza che
la Letteratura, come Barthes insegna, ha al proprio interno gli elementi,
ovvero i segni, che la defniscono come tale, Foucault procede allindivi-
duazione dei modi attraverso i quali possibile analizzare i segni dellauto-
implicazione presenti in unopera.
Nel fare ci, Foucault affronta temi gi frequentati: parla della duplicit
del linguaggio, che fa dellopera un simulacro; rinvia al concetto di linguag-
gio esoterico, echeggiando la batailleana sovranit del linguaggio; ritorna
su quella struttura di ripetizione interna allopera che mostra di considera-
re probabilmente costitutiva dellessere stesso della letteratura, se non in
generale, almeno della letteratura occidentale
27
. E, anche in questo caso,
Foucault cita lesempio di Le mille e una notte. Tuttavia, se vero che le
conferenze di Saint-Louis non aggiungono nulla di nuovo alla rifessione
25
Ivi, p. 13.
26
M. Foucault, Linguaggio e letteratura, infra, p. 37.
27
Ivi, p. 52.
Introduzione. Sulle ragioni di una pubblicazione postuma 19
sullauto-implicazione dellopera, sebbene chiariscano alcuni passaggi argo-
mentativi gi utilizzati in altre occasioni, altrettanto vero che qui compare
un nome proprio mai richiamato altrove: Proust. Il pi celebre tra i romanzi
dello scrittore francese viene infatti utilizzato da Foucault per dare conto
degli elementi teorici sui quali elabora la nozione di Letteratura. Proust
diventa quindi emblema del linguaggio letterario in quanto linguaggio eso-
terico, della nozione di opera in quanto simulacro e della possibilit di in-
traprendere un percorso critico analizzando la spazialit interna di un testo.
Credo sia opportuno sottolineare tale uso di Proust e lesplicito riferimento
alla Recherche perch, insieme al richiamo a Barthes, rende queste conferenze
preziose, ovvero ragionevolmente degne di pubblicazione: in esse, infatti,
sono contenute diverse tessere che possono aiutarci a completare il quadro
dellintensa attivit critico-letteraria svolta da Foucault negli anni sessanta.
Senza voler anticipare troppo del contenuto di Langage et littrature,
mi sembra utile accennare al modo in cui Foucault utilizza la Recherche per
esemplifcare uno degli elementi essenziali di unopera letteraria: la sua co-
stante assenza nellessere presente attraverso il testo. Ragion per cui non
c lessere della letteratura, c semplicemente un simulacro, un simulacro
che tutto lessere della letteratura
28
.
Come noto, Foucault si confronta con la nozione di simulacro in un
saggio del 1964, intitolato La prosa di Atteone. In questo testo, Foucault
fa riferimento a Klossowski come a un autore che sviluppa la trama del-
le proprie opere utilizzando la forza del simulacro, inteso proprio come
immagine dipendente da una verit sempre retrocedente. Secondo
Foucault, infatti, i testi di Klossowski si caratterizzano per un incessante
movimento che, pur capovolgendo continuamente le situazioni e i per-
sonaggi, non arriva mai a unepifania reale. Quindi, se in Klossowski i
buoni diventano cattivi, i morti resuscitano, i rivali si rivelano complici,
i carnefci sono degli astuti salvatori
29
, non perch tali capovolgimenti
debbano risolversi, come vorrebbe la dialettica, nella Verit. Al contrario,
nelle opere dello scrittore francese, ogni nuovo cambiamento produce una
scoperta che rende lenigma pi profondo, moltiplica lincertezza, e svela
un elemento soltanto per velare il rapporto che esiste fra tutti gli altri
30
.
Klossowski si colloca cos allinterno della letteratura, ovvero nella distan-
28
Ivi, p. 38.
29
M. Foucault, La prose dActon, in La Nouvelle Revue Franaise, n. 1 (1964); trad.
it. La prosa di Atteone, in M. Foucault, Scritti letterari, cit., pp. 92-93.
30
Ivi, p. 93.
20 Miriam Iacomini
za implicita, contenuta e trattenuta nellidentit di Medesimo e Altro, che
apre un volume nel quale lopera si d.
Similmente accade in Proust. Nella Recherche, infatti, secondo Foucault,
lopera non mai data nella sua compattezza e interezza: essa non altro
che il progetto di fare unopera, il progetto di fare letteratura, poich lo-
pera concreta incessantemente trattenuta sulla soglia della letteratura
31
.
E se, da un lato, la scrittura comincia nel momento in cui la vita di Proust
viene sospesa, dallaltro, lopera pu cominciare solo nel momento in cui
la scrittura si ferma quando, cio, il tempo per lopera ormai per-
duto. Si apre cos un certo spazio, un volume, uno spessore allinterno
del quale possibile tentare unanalisi delle strutture signifcanti interne
allopera. Si tratta delleventualit, che avverte Foucault per il momen-
to solo un programma, di inaugurare uno studio dei segni mediante i
quali unopera si designa allinterno di se stessa, e allinterno di se stessa
si rappresenta (re-prsente) con una certa forma e con un certo aspetto. E
in queste conferenze, Foucault accenna a unanalisi semiologica interna al
testo, confrontando i segni dellauto-implicazione nellOdissea, che rinvia-
no a un rituale di lutto poich lopera non designa se stessa se non nella
morte, e precisamente nella morte delleroe , con quelli della Recherche,
dove i segni dellauto-implicazione sono dati nella forma dellilluminazio-
ne eterna; [essi sono dati] bruscamente nel momento in cui, a proposito
di un asciugamano damascato, o di una madeleine, o dellirregolarit del
selciato nella corte dei Guermantes, che ricorda lirregolarit del selciato
di Venezia, qualcosa come la presenza eterna, illuminata, assolutamente
felice dellopera si d precisamente a colui che la sta scrivendo
32
. In en-
trambi i casi, il tentativo foucaultiano di indagare su quello spazio che,
aprendosi tra linguaggio e testo, permette allopera di autorappresentarsi
nella sua peculiare struttura narrativa.
Questi esempi rinviano chiaramente a una prospettiva critica di stampo
semiologico. E, in effetti, nelle conferenze di Saint-Louis, Foucault parla
proprio della possibilit di una critica letteraria impostata sullidea che si
possano di volta in volta individuare diversi insiemi di riferimento, a partire
dai quali analizzare i testi letterari. In questottica, le opere possono essere
intese come segni, poich, connettendosi orizzontalmente con altri elemen-
31
M. Foucault, Linguaggio e letteratura, infra, p. 38.
32
Ivi, p. 57.
Introduzione. Sulle ragioni di una pubblicazione postuma 21
ti, acquistano signifcato allinterno della rete in cui si radicano e si ana-
lizzano. Tra i diversi livelli di analisi, Foucault ricorda innanzitutto quello
della semiologia culturale che, volendo indagare sui vari elementi che com-
pongono il vasto universo della cultura in generale, considera la letteratura
come segno di quellinsieme. Ragion per cui essa, come si gi accennato,
non ha sempre avuto lo stesso signifcato nelle diverse epoche storiche.
Un altro livello possibile di analisi del testo letterario quello della
semiologia linguistica, che propone unanalisi dei segni verbali interni al
sistema opera. In tal caso, la critica defnisce le scelte che possono es-
sere fatte, le strutture alle quali tali scelte sono sottomesse, perch sono
state fatte, il grado di libert che dato in ogni punto del sistema e che
giustifca la struttura interna dellopera
33
. Infne, in queste conferenze,
Foucault individua altri due livelli di analisi semiologica: uno relativo alle
forme di auto-rappresentazione, cui ho accennato a proposito dellOdissea
e della Recherche; laltro relativo alle forme dellauto-implicazione proprie
di una scrittura esoterica, capace di tradire, sovvertire, trasgredire il codice
della lingua che utilizza
34
.
Vi poi un ultimo asse di ricerca esplorato da Foucault in Langage et
littrature, e non indicato altrove. Esso ha a che vedere, ancora una volta,
con la spazialit dellopera, tema sul quale Foucault insiste molto in que-
ste conferenze, prendendo posizione anche nei confronti di tutta quella
tradizione flosofca e critica che ha avallato unanalisi letteraria fonda-
ta sul presupposto che il linguaggio sia connotato storicamente, quando,
secondo Foucault, esso ha una natura determinata dalla spazialit che
lo contraddistingue. Lessere del linguaggio spazio, afferma Foucault,
perch ogni elemento del linguaggio non ha senso se non nella rete di una
sincronia; perch il valore semantico di ogni parola e di ogni espressione
defnito nel ritaglio di un quadro, di un paradigma; perch la successione
stessa degli elementi, lordine delle parole, le infessioni, gli accordi tra le
33
Ivi, p. 56.
34
Nellambito della critica letteraria foucaultiana, la nozione di esoterismo strut-
turale , a mio avviso, una delle pi interessanti. Essa, infatti, costituisce una sorta di
perno attorno al quale ruota laffnit tra letteratura, follia, scrittura e assenza dopera.
Sono questi i temi che vengono affrontati, nei rispettivi articoli, da Bruno Moroncini e da
Jean-Franois Favreau. In proposito, rinvio ancora una volta al mio Le parole e le immagini,
cit., cap. 4 (Archeologia e letteratura), 4 (Foucault critico letterario e archeologo
della conoscenza: un rapporto osmotico). In particolare, la questione dellesoterismo
strutturale trattata nel 4.2 (Lo spazio aleatorio e la letteratura), pp. 228-238.
22 Miriam Iacomini
differenti parole obbediscono, con pi o meno libert, alle esigenze si-
multanee, architettoniche e di conseguenza spaziali, della sintassi. Infne,
lessere del linguaggio spazio perch, in senso generale, non c segno
signifcante se non grazie a leggi di sostituzione e di combinazione di ele-
menti, dunque grazie a una serie di operazioni defnite su un insieme e, per
ci stesso, in uno spazio
35
.
Insistendo sulla spazialit del linguaggio, Foucault, per dimostrare
la possibilit di unimpostazione critica che possa dare conto della dimen-
sione spaziale dellopera, cita diversi autori, tra i quali Jean Rousset, che ha
svolto uninteressante analisi del teatro di Corneille. In particolare, il flo-
sofo fa notare come Rousset abbia elaborato unanalisi del teatro classico
francese insistendo sulla struttura narrativa a volta e a spirale, tipica
non solo delle opere di teatro, ma anche di alcuni elementi architettonici
del Seicento (Foucault ha in mente, in particolare, il drappeggio ascenden-
te caratteristico della scultura barocca). Un altro riferimento interessante,
rispetto alla proposta di analizzare la spazialit interna di unopera, quello
alle analisi di Jean-Pierre Richard su Mallarm, che cercano di mostrare
come luso degli oggetti allinterno della scrittura rinvii al modo in cui il
poeta usa le parole. Lo spazio ambiguo degli oggetti mallarmeani, che
svelano e nascondono al tempo stesso, probabilmente lo spazio stesso
delle parole di Mallarm. La parola, in Mallarm, ostenta la propria ric-
chezza, ripiegando, infossando sotto questo sfoggio ci che sta dicendo.
Essa ripiegata sulla pagina bianca, in modo da nascondere quello che ha
da dire, ma fa sorgere, nel movimento del ripiegamento su di s e nella
distanza, ci che dimora irrimediabilmente assente
36
.
Anche in questo caso, per, non mi spingo oltre per non disturbare
la lettura delle conferenze, alla quale rinvio per gli approfondimenti neces-
sari. Mi premeva soltanto rimarcare come Langage et littrature non solo ci
permette di aggiornare il pensiero foucaultiano sul rapporto tra linguaggio,
letteratura e critica, ma anche di rilanciare la rifessione esplorando nuovi
percorsi e rinnovando quelli gi battuti. Da questultimo punto di vista,
possibile provare a porre nuove domande, sulla base delle quali riprendere
in mano la questione della critica in Foucault. Per esempio, queste con-
ferenze potrebbero spingerci a interrogarci sulluso che Foucault fa della
nozione jakobsoniana di metalinguaggio e, quindi, ad approfondire la
35
M. Foucault, Linguaggio e letteratura, infra, p. 60.
36
Ivi, p. 65.
Introduzione. Sulle ragioni di una pubblicazione postuma 23
sua relazione con la linguistica. Oppure, potrebbero stimolarci a indagare
alcuni temi sui quali la critica non si ancora soffermata: penso al rap-
porto tra Foucault e la semiologia, oppure al problema delle relazioni tra
segno, signifcato e signifcante nella parola letteraria, tema che apre linte-
ressante contributo di Bruno Moroncini. Sarebbe poi possibile proporre,
con il supporto dei nuovi elementi presenti in Langage et littrature, ulteriori
considerazioni sulle implicazioni e i continui rinvii che legano letteratura e
archeologia in Foucault ed proprio in tal senso che si muove il saggio
di Miguel Morey. Infne, altre suggestioni capaci di dare nuovo respiro alla
critica foucaultiana che cerca di indagare i rapporti tra il flosofo e la lette-
ratura, riguardano le rifessioni sulla spazialit dellopera che, se da un lato
rinviano a Blanchot, il grande assente delle conferenze, dallaltro, come ci
dimostra Jean-Franois Favreau, ci permettono di pensare a Foucault come
a colui che fa della letteratura moderna lo svelamento delle prosperit del
vizio della parola, il racconto del viaggio nello spazio del linguaggio e il
gioco tragico di quelleroe contemporaneo che lo scrittore
37
.
Si tratta di spunti cos stimolanti da giustifcare appieno, a mio avviso,
la pubblicazione di un altro inedito di Foucault, la cui opera, come si addi-
ce ai classici del pensiero, non smette di sollecitare lattenzione dei critici.
Miriam Iacomini
m_iacomini@libero.it
.
Introduction. On the Reasons of a Posthumous Publication
The choice of publishing the translation of Langage et littrature is motivated on the
basis of some good reasons. This text, in fact, although it is coherently inscribed
in the archaeological horizon, contains some themes never treated elsewhere:
the veiled polemics with Jakobson and the problematization of the concept of
metalanguage; the confrontation with Barthes and with the semeiologic literary
criticism; the clear appreciation of the critic-literary modalities that, referring to
the Nouvelle Critique, propose an analysis of the spatiality of the work.
Keywords: Literature, Language, Work, Writing, Archaeology, Criticism, Author.
37
J.-F. Favreau, La distanza che ci separa dalla letteratura, infra, p. 79.
24 Miriam Iacomini
Nota alla traduzione
Miriam Iacomini
Nel dicembre del 1964, Michel Foucault conduce, presso luniversit
belga di Saint-Louis, a Bruxelles, un seminario di due incontri intitolato
Langage et littrature e dedicato al rapporto tra linguaggio, letteratura e criti-
ca. Di questo seminario ci rimangono due dattiloscritti pressoch identici:
uno conservato presso luniversit di Bruxelles e laltro allIMEC di Caen,
nel fondo Michel Foucault. Del primo testo stata pubblicata la tradu-
zione in spagnolo
1
, mentre la presente edizione italiana fa riferimento alla
copia depositata allIMEC
2
.
Il principio che mi ha guidata nella traduzione stato quello della-
derenza al testo francese, che con ogni probabilit la trascrizione pun-
tuale delle conferenze, delle quali, per, non possediamo la registrazione.
Quindi, pur cercando di muovermi con cautela e mantenermi nellambito
di una traduzione rispettosa e fedele alloriginale, ho ritenuto necessario
effettuare alcuni interventi per limare lo stile che, a tratti, era troppo
legato alla retorica orale: ho perci glissato su alcune ridondanze, eli-
minato certe inutili ripetizioni e rimosso talune formule e allitterazioni
ampollose ed eccessive. Inoltre, stato talvolta necessario intervenire per
semplifcare la sintassi di frasi e periodi complessi e lunghi, inevitabile
riscontro di unoratoria ricca di incisi e a tratti eccessivamente prolissa.
Ci ha comportato un lavoro attento sulla punteggiatura e sulla ridistri-
buzione dei capoversi.
Ci nonostante, ho cercato di non rinunciare del tutto allandamen-
to discorsivo e colloquiale tipico di un intervento seminariale. Ho infat-
ti ritenuto opportuno non mortifcare quella che potrei chiamare lenfasi
1
Cfr. M. Foucault, De lenguaje y literatura, Ediciones Paids, Barcelona 1996.
2
Avevo gi concluso il lavoro di traduzione quando ho appreso della pubblicazione
delle conferenze di Saint-Louis in edizione francese, allinterno del volume La grande
trangre. propos de littrature (ditions de lEHESS, Paris 2013), a cura di Philippe
Artires, Jean-Franois Bert, Mathieu Potte-Bonneville e Judith Revel. Mi stato tuttavia
possibile consultare tale edizione e apportare alla traduzione italiana le poche modifche
che mi sono parse necessarie.
materiali foucaultiani, a. II, n. 3, gennaio-giugno 2013, pp. 25-26.
della comunicazione orale, lunica in grado di restituire latmosfera capace
di rendere partecipe luditorio rispetto a un pensiero in atto. Si tratta
di una scelta motivata dalla considerazione che, durante la conferenza,
come spesso accade anche nei testi pensati e scritti per essere pubblicati,
Foucault non vuole semplicemente consegnare il risultato di unanalisi gi
conclusa; al contrario, egli sembra voler pensare ad alta voce e in modo in-
terlocutorio una questione, quella del rinnovamento della critica letteraria,
che occupa costantemente lintero primo decennio della sua rifessione.
Per quanto riguarda, invece, lapparato critico che arricchisce il testo,
mi sono limitata ad inserire alcune note che potessero assolvere a tre di-
versi compiti:
1) rinviare ai pi signifcativi testi foucaultiani scritti fno al 1964 e
che si occupano dei temi trattati durante la conferenza. Rispetto a que-
sta scelta, ho fatto solo alcune eccezioni che ho ritenuto opportune per
completezza di informazione. In ogni caso, non ho mai rimandato a opere
pubblicate dopo il 1970;
2) offrire i riferimenti bibliografci delle opere e degli studi che lo stes-
so Foucault richiama durante la conferenza;
3) chiarire alcuni passaggi argomentativi che, senza tale delucidazione,
avrebbero potuto appesantire la lettura del testo e renderne oscuro il mo-
vimento complessivo.
Ringrazio Denys Foucault e Francine Fruchaud, gli eredi di Michel
Foucault, nonch le ditions de lEHESS per aver autorizzato la presente
traduzione, Henri-Paul Fruchaud per il suo aiuto prezioso e la direzione di
materiali foucaultiani per aver accettato di pubblicare questo testo e per
avermi sostenuta e incoraggiata durante il lavoro.
26 Miriam Iacomini
Linguaggio e letteratura
1
Michel Foucault
Prima sessione
La domanda, divenuta ormai celebre, Che cos la letteratura?
2
per
noi associata allesercizio stesso della letteratura, come se questa domanda
non fosse posta da una terza persona che si interroga su uno strano ogget-
to a lei esteriore, ma come se avesse origine esattamente nella letteratura:
come se porsi la domanda Che cos la letteratura? coincidesse con latto
stesso dello scrivere.
Che cos la letteratura? non dunque una domanda di critica let-
teraria, n una domanda che storici e sociologi si pongono davanti a un
certo fatto di linguaggio. piuttosto una cavit che si aperta nella let-
teratura, una cavit dove la letteratura dovrebbe collocarsi e raccogliere
tutto il suo essere.
1
Titolo originale: Littrature et langage, ditions de lEHESS, 2013. Per questa
traduzione italiana, ho preferito mantenere il titolo delle conferenze riportato sul dattilo-
scritto consultabile allIMEC di Caen, e citato daltronde anche nella Chronologie di Daniel
Defert (cfr. M. Foucault, Dits et crits, a cura di D. Defert e F. Ewald, Gallimard, Paris
1994, vol. I, p. 34), ovvero Langage et littrature.
2
In Francia, tra gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, nellambito della
cosiddetta Nouvelle critique, si sviluppato un intenso dibattito sulle nozioni di letteratura
e di critica letteraria, che ha coinvolto non solo flologi e linguisti, ma anche antropologi,
semiologi e flosof. Tra i vari autori che si sono interessati alla questione dal punto
di vista flosofco, ponendosi direttamente linterrogativo sulla natura della letteratura,
ne ricordo almeno tre: Blanchot, Bataille e Sartre, senzaltro ben noti a Foucault. Cfr.
M. Blanchot, Comment la littrature est-elle possible ?, J. Corti, Paris 1942 e Lespace lettraire,
Gallimard, Paris 1955; trad. it. Lo spazio letterario, Einaudi, Torino 1967; G. Bataille, La
souverainet (1953), in uvres compltes, vol. VIII, Gallimard, Paris 1976; trad. it. La sovra-
nit, Il Mulino, Bologna 1990; J.-P. Sartre, Quest-ce que la littrature ?, in Les Temps Mod-
ernes, vol. 2 (1947), nn. 17-22; trad. it. Che cos la letteratura?, Il Saggiatore, Milano 1995,
pp. 11-139. opportuno segnalare che, nel corso del 1964, Foucault si confronta con la
nozione di letteratura in due signifcativi dibattiti pubblici. Cfr. M. Foucault, Dbat sur le
roman e Dbat sur la posie, in Tel Quel, n. 17 (1964), ora in M. Foucault, Dits et crits, cit.,
vol. I, pp. 338-390 e 390-406.
materiali foucaultiani, a. II, n. 3, gennaio-giugno 2013, pp. 27-67.
Nellaffermazione, che ho appena fatto, secondo la quale la letteratura
si colloca nella domanda Che cos la letteratura?, appare immediata-
mente un paradosso, in ogni caso una diffcolt. Questa domanda, infatti,
molto recente; in modo approssimativo, si pu dire che, mentre la do-
manda Che cos la letteratura? giunta a noi e si potuta formulare
solo dopo lopera di Mallarm, la letteratura ha let, il tempo e lo statuto
civile del linguaggio umano in quanto tale.
Eppure, non sono affatto sicuro che la letteratura sia cos antica come
si ha labitudine di sostenere. Sicuramente sono due millenni che esiste
qualcosa che retrospettivamente abbiamo labitudine di chiamare la let-
teratura. Ma credo sia esattamente questo ci su cui bisogna rifettere,
perch non cos scontato che Dante, Cervantes o Euripide appartengano
alla letteratura. Essi, infatti, appartengono alla letteratura solo nella misura
in cui, in questo momento, fanno parte della nostra letteratura, grazie a un
certo rapporto tra linguaggio e opera che, di fatto, ci riguarda. Quindi, fan-
no parte della nostra letteratura, ma non della loro, per la semplice ragione
che la letteratura greca non esiste, cos come non esiste la letteratura latina.
In altre parole, se il rapporto tra lopera di Euripide e il nostro linguaggio
letterario, il rapporto tra questa stessa opera e il linguaggio greco non
certamente tale.
Per spiegarmi, vorrei distinguere molto chiaramente tre cose. Innan-
zitutto, c il linguaggio. Voi sapete che il linguaggio al tempo stesso il
mormorio di tutto quello che pronunciato, e il sistema trasparente grazie
al quale, quando parliamo, siamo compresi. In breve, il linguaggio con-
temporaneamente tutto linsieme delle parole accumulate nella storia e il
sistema stesso della lingua.
Dunque da un lato c il linguaggio, dallaltro c lopera. Esiste cio
una confgurazione del linguaggio che si ferma su di s, si immobilizza,
costituisce uno spazio che le proprio, blocca in questo spazio lo scor-
rimento del mormorio, ispessisce la trasparenza dei segni e delle parole
e innalza cos un certo volume opaco e probabilmente enigmatico. Ed
questa confgurazione che costituisce unopera.
Poi c un terzo termine, che non esattamente n opera, n linguag-
gio: la letteratura. La letteratura non la forma generale di ogni opera di
linguaggio, non il luogo universale dove si situa lopera di linguaggio. , in
qualche modo, un terzo termine, il vertice di un triangolo attraverso il quale
passa la relazione tra il linguaggio e lopera, e tra lopera e il linguaggio.
28 Michel Foucault
Credo che sia una relazione di questo genere ad essere designata dal
termine letteratura nella sua accezione classica. Nel XVII secolo, let-
teratura voleva semplicemente indicare la familiarit che qualcuno, nel
momento stesso in cui utilizzava il linguaggio ordinario, poteva avere con
le opere di linguaggio. Indicava luso, la frequentazione per mezzo della
quale si recuperava, al livello del linguaggio quotidiano, quello che era in
s e per s unopera. Questo rapporto, che costituiva la letteratura nelle-
poca classica, non era che una questione di memoria, di familiarit, di
sapere: era un affare di accoglienza
3
.
Ora, questo rapporto tra linguaggio e opera, che passava attraverso la
letteratura, a partire da un certo momento, ha cessato di essere un rappor-
to puramente passivo di sapere e di memoria, ed divenuto un rapporto
attivo, pratico, un rapporto oscuro e profondo tra lopera mentre si com-
pie e il linguaggio stesso; o ancora tra il linguaggio nel momento della sua
trasformazione e lopera che sta per realizzarsi.
Il momento storico nel quale la letteratura diventata il terzo ter-
mine attivo del triangolo, si situa evidentemente tra la fne del XVIII e
linizio del XIX secolo, nelle vicinanze di Chateaubriand, di Madame de
Stal, di La Harpe, ovvero nel momento in cui il XVIII secolo si volge a
noi, chiude su s e porta con s qualcosa che ora ci sottratto, ma su cui
dobbiamo soffermarci a rifettere, se vogliamo rispondere alla domanda
Che cos la letteratura?.
Si ha labitudine di dire che la coscienza critica, linquietudine rifes-
siva su ci che la letteratura, si sia introdotta molto tardi, nella rarefa-
zione, nel prosciugamento dellopera; nel momento in cui, per ragioni
puramente storiche, la letteratura non stata pi capace di donarsi altro
oggetto che se stessa.
3
opportuno ricordare fn da subito che Foucault, rifettendo sul modo di essere
della letteratura, distingue due epoche una defnita classica e laltra moderna caratte-
rizzate in base alla maniera in cui si concretizza, nella scrittura, il rapporto del linguaggio
con se stesso. In particolare, Foucault afferma che, mentre nellepoca classica lo spazio
letterario era tutto contenuto nel rapporto tra discorso originario e linguaggio umano
(che aveva il compito di restituire il linguaggio primo e sovrano altrimenti muto e inacces-
sibile), nellepoca moderna, ormai orfana del riferimento a una Parola Prima, il linguaggio
letterario si sorprende invischiato allinterno di un inedito rapporto con se stesso. Nel
corso delle conferenze di Saint-Louis, Foucault torna pi volte su questa distinzione,
che aveva del resto gi affrontato nel saggio del 1963 intitolato Le langage linfni. Cfr.
M. Foucault, Le langage linfni, in Tel Quel, n. 15 (1963), pp. 44-53; trad. it. Il linguaggio
allinfnito, in M. Foucault, Scritti letterari, Feltrinelli, Milano 2004, pp. 73-85, in particolare
pp. 84-85.
Linguaggio e letteratura 29
A dire il vero, mi sembra che il rapporto della letteratura con se stessa,
la questione di ci che essa , appartenga originariamente alla triangola-
zione dalla quale nasce. La letteratura non il fatto, per un linguaggio,
di trasformarsi in opera, non nemmeno il fatto, per unopera, di essere
fabbricata con un linguaggio. La letteratura un terzo punto, differente dal
linguaggio e dallopera, esteriore alla loro corrispondenza, che disegna uno
spazio vuoto, un biancore essenziale dove nasce la questione Che cos la
letteratura?, un biancore essenziale che, in verit, questa stessa domanda.
Di conseguenza, questa domanda non si sovrappone alla letteratura, non si
aggiunge alla letteratura attraverso una coscienza critica supplementare:
lessere stesso della letteratura, originariamente lacerato e fratturato.
In realt, non ho intenzione di parlarvi n dellopera, n della lette-
ratura, n del linguaggio. Vorrei piuttosto mettere il mio linguaggio, che
sfortunatamente non n opera, n letteratura, nella distanza, nello scarto,
nel triangolo, nella dispersione originaria dove lopera, la letteratura e il lin-
guaggio si abbagliano a vicenda, cio si illuminano e si accecano recipro-
camente, affnch qualcosa del loro essere arrivi furtivamente fno a noi.
Siete forse un po urtati e delusi da quel poco che ho da dirvi. Ma a me
piacerebbe solamente che fosse per voi evidente questa cavit del linguag-
gio che non smette di scavare la letteratura da quando esiste, vale a dire dal
XIX secolo. Vorrei che sentiste almeno la necessit di liberarvi dellidea
che la letteratura ha dato di s, idea secondo la quale un linguaggio, un
testo fatto di parole di parole come le altre , che sono per talmente
studiate e cesellate che, attraverso di esse, passa qualcosa di ineffabile. Mi
sembra che la letteratura non trasmetta qualcosa di ineffabile ma che, al
contrario, sia formata da un non-ineffabile, da qualcosa che si potrebbe
chiamare, nel senso stretto e originario del termine, favola. Essa, cio,
fatta di qualcosa che si pu raccontare e si pu dire. Ma questa favola
detta in un linguaggio assente, omicida e doppio, che simulacro, e grazie
al quale mi sembra sia possibile un discorso sulla letteratura. Un discorso
che altra cosa rispetto alle allusioni di cui si sente parlare da centinaia di
anni a proposito del silenzio, del segreto, dellindicibile, delle modulazioni
del cuore e di tutte queste suggestioni dellindividualit sulle quali la critica,
fno ad ora, ha costruito la propria inconsistenza.
La prima constatazione da fare che la letteratura non un sempli-
ce fatto di linguaggio che si lascia penetrare poco a poco dalla questione
sottile e secondaria della sua essenza e del suo diritto allesistenza. La let-
30 Michel Foucault
teratura, in se stessa, una distanza scavata allinterno del linguaggio, una
distanza incessantemente percorsa e mai realmente superata. una specie
di linguaggio che oscilla su se stesso, una sorta di vibrazione sul posto. Ma
queste parole, oscillazione e vibrazione, sono inadeguate e piuttosto inap-
propriate, perch lasciano supporre che ci siano due poli, che la letteratura
sia al tempo stesso letteratura e linguaggio, e che ci sarebbe tra letteratu-
ra e linguaggio come unesitazione. Invece, il rapporto con la letteratura
preso interamente nello spessore assolutamente immobile dellopera e,
allo stesso tempo, il rapporto attraverso il quale lopera e la letteratura si
eludono reciprocamente.
Ma allora, perch e quando lopera diviene letteratura? Il paradosso
dellopera precisamente questo: essa letteratura dallistante stesso in cui
inizia, dalla sua prima frase, dalla pagina bianca. Forse realmente lettera-
tura solo in questo momento e su questa superfcie, nel rituale preliminare
che traccia alle parole il loro spazio di consacrazione.
Di conseguenza, da quando la pagina bianca comincia a riempirsi,
da quando le parole cominciano a trascriversi su questa superfcie ancora
vergine, da quel momento ogni parola in qualche modo assolutamente
deludente in rapporto alla letteratura, perch non c alcuna parola che
appartenga, per essenza e per diritto di natura, alla letteratura. Infatti, non
appena una parola viene scritta su una pagina bianca, che dovrebbe essere
la pagina della letteratura, essa non appartiene pi alla letteratura, e questo
signifca che ogni parola reale in qualche modo una trasgressione che si
compie in rapporto allessenza pura, bianca, vuota, sacra della letteratura;
una trasgressione che non fa dellopera la realizzazione della letteratura,
ma la sua rottura, la sua caduta, la sua effrazione: leffrazione che compie
ogni parola prosaica e quotidiana, senza statuto n prestigio letterario, non
appena viene scritta.
A lungo, mi sono coricato di buonora. la prima frase di Alla ricerca
del tempo perduto
4
. Questa frase sicuramente un ingresso nella letteratura,
ma evidente che non c una sola di queste parole che appartenga alla
letteratura. Questa frase un ingresso nella letteratura non perch costitu-
isce lentrata in scena di un linguaggio completamente bardato dai segni,
dai blasoni e dagli stemmi della letteratura, ma semplicemente perch
lirruzione del linguaggio tout court su una pagina bianca; lirruzione del
4
Cfr. M. Proust, la recherche du temps perdu (1913-1927); trad. it. Alla ricerca del tem-
po perduto, BUR, Milano 2006.
Linguaggio e letteratura 31
linguaggio, senza segni n armi, sulla soglia di qualcosa che non prender
mai corpo. Queste parole, infatti, ci conducono fno alla soglia dellinces-
sante assenza della letteratura.
Daltra parte, caratteristico della letteratura della letteratura del
XIX secolo, quella che ha offerto alla cultura occidentale questa conf-
gurazione strana sulla quale ci interroghiamo il fatto che, da quando
esiste, si sia sempre assegnata un certo compito, e che questo compito sia
precisamente lassassinio della letteratura. A partire dal XIX secolo, tra
le opere che si susseguono, non si tratta pi del rapporto tra lantico e il
moderno, di quel rapporto contestato, reversibile, e anche molto interes-
sante, sul quale tutta la letteratura classica si interrogata. Il rapporto di
successione che appare dal XIX secolo un rapporto in qualche modo pi
aurorale, di compimento e di omicidio iniziale della letteratura. Baudelaire
non rispetto al Romanticismo, Mallarm non rispetto a Baudelaire, il
Surrealismo non rispetto a Mallarm quello che Racine stato rispetto a
Corneille, o che Beaumarchais stato rispetto a Marivaux.
In realt, la storicit che appare nel XIX secolo nel campo della let-
teratura una storicit completamente nuova, che non si pu in alcun
senso assimilare a quella che ha assicurato la continuit o la discontinuit
della letteratura fno al XVIII secolo. La storicit della letteratura, nel XIX
secolo, non passa attraverso il rifuto, larretramento o laccoglienza delle
altre opere. La storicit della letteratura passa obbligatoriamente attraverso
il rifuto della letteratura stessa, e questo rifuto va considerato in tutta la
complessa trama delle sue negazioni. Ogni atto letterario nuovo, che sia
quello di Baudelaire, di Mallarm o dei Surrealisti poco importa, implica,
almeno credo, quattro negazioni, quattro rifuti, quattro tentativi di omi-
cidio: rifutare la letteratura degli altri; rifutare agli altri lo stesso diritto di
fare della letteratura contestare che le opere degli altri appartengano alla
letteratura; rifutare a se stessi contestare a se stessi il diritto di fare del-
la letteratura; rifutare di fare o di dire altre cose, nelluso del linguaggio let-
terario, che non siano lomicidio sistematico e compiuto della letteratura.
Dunque, credo si possa dire che, dal XIX secolo, ogni atto letterario
si d e prende coscienza di s come una trasgressione di questa essenza
pura e inaccessibile che sarebbe la letteratura. E tuttavia, in un altro senso,
credo si possa dire che, dal momento in cui ogni parola scritta su questa
famosa pagina bianca a proposito della quale ci interroghiamo, essa ac-
cenna a qualcosa che la letteratura perch non una parola normale,
32 Michel Foucault
una parola ordinaria. Ogni parola, a partire dal momento in cui scritta
sulla pagina bianca dellopera, una sorta di segnale intermittente che in-
tercetta qualcosa che chiamiamo letteratura. Perch, a dire il vero, niente
in unopera di linguaggio somiglia a quello che si dice quotidianamente. In
essa, niente vi del vero linguaggio. Vi sfdo a trovare un solo passaggio
di unopera qualunque che si possa dire veramente preso in prestito dalla
realt del linguaggio quotidiano!
So bene che qualche volta ci accade, so bene che un certo numero di
persone hanno utilizzato esattamente dei dialoghi reali, qualche volta incisi
al registratore. Butor, per esempio, nella descrizione di San Marco
5
, ha so-
vrapposto al racconto della basilica la registrazione dei dialoghi della gente
che la visitava e che faceva commenti, alcuni riguardanti la chiesa e altri la
qualit dei gelati che potevano gustare sul posto. Tuttavia, lesistenza di un
linguaggio reale registrato e introdotto nellopera letteraria non diversa
dal foglio incollato in un quadro cubista, che non utilizzato per dare una
connotazione di verit allopera, ma l per squarciare lo spazio del
quadro. Analogamente, quando il linguaggio vero introdotto realmente
in unopera letteraria, usato per squarciare lo spazio del linguaggio, per
dargli, in qualche maniera, una dimensione sagittale che, per sua natura,
non avrebbe. In tal modo, lopera non esiste se non nella misura in cui, in
ogni istante, tutte le parole sono volte verso la letteratura, sono illuminate
dalla letteratura; e, contemporaneamente, lopera non esiste se non nella
misura in cui la letteratura, che tuttavia sostiene ogni parola e fn dalla
prima , allontanata e profanata. Se volete, si pu dire che lopera come
irruzione sparisce e si dissolve nel mormorio che il recupero della lette-
ratura; non c opera che non divenga, cos, un frammento di letteratura,
un pezzo che non esiste se non perch attorno, avanti e dietro di essa, c
qualcosa come la continuit della letteratura.
Mi sembra che questi due aspetti, quello della profanazione e quello
del rinvio continuamente rinnovato di ogni parola verso la letteratura, ci
permettano di tratteggiare due fgure esemplari e paradigmatiche di ci
che la letteratura due fgure estranee, e che tuttavia forse si apparten-
gono. Una la fgura della trasgressione, della parola trasgressiva, e laltra,
5
Cfr. M. Butor, Description de San Marco, Gallimard, Paris 1963; trad. it. Descrizione di
San Marco, Abscondita, Milano 2003. Foucault si occupa di Butor anche in un altro saggio
del 1964, intitolato Le langage de lespace. Cfr. M. Foucault, Le langage de lespace, in Critique,
n. 203 (1964), ora in M. Foucault, Dits et crits, cit., vol. I, pp. 407-412.
Linguaggio e letteratura 33
al contrario, la fgura di tutte quelle parole che indicano la letteratura;
da una parte, quindi, c la parola trasgressiva, dallaltra ci che chiamerei
il recupero della biblioteca. Una la fgura del divieto, del linguaggio al
limite, dello scrittore rinchiuso; laltra, al contrario, lo spazio dei libri che
si accumulano, che si appoggiano gli uni agli altri, e dei quali ciascuno non
ha che lesistenza merlata che lo ritaglia e lo ripete allinfnito sul cielo di
tutti i libri possibili
6
.
evidente che Sade
7
stato il primo ad articolare, alla fne del XVIII
secolo, la parola di trasgressione; si pu anche dire che la sua opera co-
stituisca il punto che, al tempo stesso, raccoglie e rende possibile tutta la
parola di trasgressione. Lopera di Sade, non c dubbio, la soglia storica
della letteratura. Essa , in un certo senso, un gigantesco pastiche. Non c
una sola frase di Sade che non sia interamente rivolta verso qualcosa che
stato detto prima di lui, dai flosof del XVIII secolo, da Rousseau; non c
un solo episodio, non una sola delle scene, insopportabili, raccontate da
6
Anche in questo caso opportuno anticipare alcuni elementi che verranno ripresi e
chiariti nel corso delle conferenze. Nel distinguere due epoche della letteratura, Foucault
non solo individua per entrambe un peculiare rapporto del linguaggio con se stesso, ma
anche un determinato luogo allinterno del quale tale rapporto prende forma e si con-
cretizza. Nello specifco, Foucault afferma che, nellepoca classica, lesperienza letteraria,
defnendosi allinterno dello spazio aperto tra Parola Prima e linguaggio umano, si col-
loca nella Retorica; nellepoca moderna, invece, lo spazio del linguaggio defnito dalla
Biblioteca, ovvero dal superamento trasgressivo e omicida che reitera e al tempo stesso
distrugge linfnito mormorio del discorso e laccumulo indefnito dei libri gi scritti. La
Biblioteca si costituisce, quindi, come luogo privilegiato di unopera sovrana e negligen-
te, possibile solo grazie a un gesto trasgressivo, eccessivo e inutile. Cfr. M. Foucault,
Il linguaggio allinfnito, cit., in particolare pp. 84-85; Prface la transgression, in Critique,
nn. 195-196 (1963), pp. 751-769; trad. it. Prefazione alla trasgressione, in M. Foucault, Scritti
letterari, cit., pp. 55-72; La pense du dehors, in Critique, n. 229 (1966), pp. 523-546; trad.
it. Il pensiero del fuori, in M. Foucault, Scritti letterari, cit., pp. 111-134.
7
Foucault fa spesso riferimento alle opere di Sade, citandole in diversi contesti. Per
il flosofo, infatti, Sade un autore che pu essere analizzato e utilizzato nella sua emble-
maticit da vari punti di vista. Di seguito si segnalano alcuni scritti degli anni sessanta che
contengono interpretazioni in linea con le argomentazioni utilizzate in queste conferen-
ze, dove lopera di Sade viene messa in relazione al passaggio dallepoca classica a quella
moderna, e quindi allavvento della Letteratura. Cfr. M. Foucault, Il linguaggio allinfnito,
cit., pp. 77-83; Prefazione alla trasgressione, cit., pp. 55-72; Les mots e les choses, Gallimard,
Paris 1969; trad. it. Le parole e le cose, Rizzoli, Milano 1967, pp. 229-230. Foucault, pur non
avendo mai dedicato una monografa alla fgura di Sade, nel marzo del 1970 pronuncia
a Buffalo due conferenze sullo scrittore francese; cfr. M. Foucault, Confrences sur Sade, in
La grande trangre. propos de littrature, ditions de lEHESS, Paris 2013, pp. 145-218.
34 Michel Foucault
Sade che non sia in realt il pastiche derisorio e completamente profanatore
di una scena di un romanzo del XVIII secolo suffciente, daltronde,
seguire i nomi dei personaggi per capire esattamente di chi Sade abbia vo-
luto fare il pastiche profanatore. Ci signifca che lopera di Sade ha avuto la
pretesa di essere la cancellazione di tutta la flosofa e di tutto il linguaggio
ad essa anteriori, e la cancellazione di tutta la letteratura attraverso la tra-
sgressione di una parola che profanava la pagina ridivenuta, cos, bianca.
La nomina senza reticenze, i movimenti che, nelle famose scene erotiche
di Sade, percorrono meticolosamente ogni possibilit, tutto ci non altro
che unopera ridotta alla sola parola di trasgressione, unopera che, in un
certo senso, cancella tutte le parole mai scritte, aprendo in questo modo
uno spazio vuoto nel quale la letteratura moderna avr il suo luogo. Credo
che Sade sia il paradigma stesso della letteratura.
La fgura di Sade, che quella della parola di trasgressione, ha il suo
doppio nella fgura del libro che si mantiene nella sua eternit; ha il suo
doppio nella biblioteca, vale a dire nellesistenza orizzontale della lettera-
tura, esistenza che, in realt, non semplice, non univoca, e della quale
credo Chateaubriand sia il paradigma gemello. Non c assolutamente al-
cun dubbio che la contemporaneit di Sade e Chateaubriand non sia un
caso, nella letteratura.
Sin dalle prime righe, lopera di Chateaubriand vuole essere un libro,
vuole mantenersi al livello del mormorio continuo della letteratura, vuo-
le collocarsi subito nello spazio di eternit polveroso che quello della
biblioteca assoluta. Sin dal principio, mira a raggiungere lessere solido
della biblioteca, facendo cos indietreggiare in una sorta di preistoria tut-
to quello che stato detto o scritto in precedenza. Quindi, pur distanti
di qualche anno, Chateaubriand e Sade costituiscono le due soglie della
letteratura contemporanea. Atala e La Nouvelle Justine
8
sono state scritte
pi o meno nello stesso periodo. Sicuramente sarebbe facile avvicinarle
o contrapporle, ma ci che bisogna tentare di comprendere il sistema
stesso della loro appartenenza, la piega allinterno della quale nasce in quel
momento, tra la fne del XVIII e linizio del XIX secolo, in tali opere e in
tali esistenze, lesperienza moderna della letteratura. Esperienza che credo
non sia separabile dalla trasgressione e dalla morte: non dissociabile dalla
8
Cfr. F.-R. de Chateaubriand, Atala (1801); trad. it. Atala, Ren, Garzanti, Milano
1989, pp. 3-91; D.A.F. de Sade, La Nouvelle Justine ou les Malheurs de la vertu (1797); trad. it.
La nouvelle Justine, 3 voll., Guanda, Milano 1978.
Linguaggio e letteratura 35
trasgressione che Sade ha vissuto per tutta la propria vita e per la quale ha
pagato con la libert, n dalla morte che ha ossessionato Chateaubriand
dal momento in cui ha cominciato a scrivere; era infatti evidente, per lui,
che la parola che scriveva aveva senso nella misura in cui era in qualche
modo gi morto, cio nella misura in cui la parola futtuava al di l della sua
vita e della sua esistenza
9
.
Mi sembra che la trasgressione e il passaggio oltre la morte rappre-
sentino le due grandi categorie della letteratura contemporanea. Se volete,
si potrebbe dire che, nella letteratura, in questa forma di linguaggio che
esiste dal XIX secolo, non ci sono che due soggetti reali, due soggetti che
parlano Edipo per la trasgressione e Orfeo per la morte. E, allo stesso
tempo, non ci sono che due fgure di cui si parla e verso le quali, a voce
bassa e indirettamente, ci si indirizza la fgura di Giocasta profanata, la
fgura di Euridice perduta e ritrovata. Dunque, mi pare che le categorie
della trasgressione e della morte, o se preferite del divieto e della bibliote-
ca, distribuiscano pressappoco quello che si potrebbe chiamare lo spazio
proprio della letteratura. in ogni caso a partire da questo spazio che ap-
pare qualcosa come la letteratura. importante rendersi conto che lopera
letteraria non proviene da una sorta di biancore che precede il linguaggio,
ma dal recupero della biblioteca e dallimpurit gi omicida della parola.
infatti a partire da quel momento che il linguaggio realmente rinvia a noi
e, allo stesso tempo, alla letteratura.
Lopera rinvia alla letteratura: che vuol dire? Vuol dire che lopera
chiama la letteratura, dandosi un certo numero di segni che provano, a
se stessa e agli altri, che davvero letteratura. Questi segni reali, attraverso i
quali ogni parola e ogni frase indicano la loro appartenenza alla letteratura,
sono ci che la critica recente, dopo Roland Barthes, chiama la scrittura
10
.
La scrittura rende ogni opera una piccola rappresentazione, come un
modello concreto di letteratura. Detiene lessenza della letteratura, ma ne
9
Il riferimento, in questo caso, probabilmente alle celebri Memorie di Chate-
aubriand che, come noto, verranno pubblicate postume per volont dellautore. Cfr.
F.-R. de Chateaubriand, Mmoires doutre-tombe (1848-1850); trad. it. Memorie doltretomba,
Einaudi, Torino 1995.
10
Barthes si occupato della nozione di scrittura fn dai suoi primi interventi
critici, e gi nel 1964 aveva pubblicato almeno due testi importanti nei quali tale nozione
veniva tematizzata e discussa. Cfr. R. Barthes, Le degr zro de lcriture, Seuil, Paris 1953;
trad. it. Il grado zero della scrittura, Einaudi, Torino 2003 e Essais critiques, Seuil, Paris 1964;
trad. it. Saggi critici, Einaudi, Torino 2002.
36 Michel Foucault
restituisce allo stesso tempo limmagine visibile, reale. In questo senso, si
pu dire che ogni opera mostra non solo ci che dice, ci che racconta,
la sua storia, la sua favola; ma in pi mostra che letteratura. Per non lo
mostra in due tempi, un tempo per il contenuto e un tempo per la retorica:
lo fa nella sua unit. Questa unit testimoniata dal fatto che la retorica, alla
fne del XVIII secolo, scomparsa. Che la retorica sia scomparsa signifca
che la letteratura incaricata, a partire da questa scomparsa, di defnire da
sola i segni e i giochi attraverso i quali diventa, precisamente, letteratura. Se
volete, si pu dire che la letteratura, da quando esiste dopo la scomparsa
della retorica, non ha pi il compito di raccontare qualcosa, aggiungendo-
vi poi i segni manifesti e visibili della letteratura, che sono proprio i segni
della retorica. Infatti, da quando la retorica, che era un tempo incaricata di
dire ci che doveva essere un bel linguaggio, scomparsa, la letteratura
obbligata ad avere un linguaggio unico, e tuttavia un linguaggio sdoppiato,
poich, narrando una storia o raccontando qualcosa, in ogni istante deve
mostrare e rendere visibile cos la letteratura, cos il linguaggio letterario.
Si pu quindi dire che la letteratura un linguaggio unico, ma contem-
poraneamente sottomesso alla legge del doppio. Accade alla letteratura
quello che accade al sosia in Dostoevskij. Il sosia, in Dostoevskij, la
distanza gi data nella nebbia e nella notte, questaltra fgura attraverso
la quale non cessiamo, dietro ogni angolo di strada, di essere sdoppiati e
che, tuttavia, allo stesso tempo, viene incontro al passante, e questo fno al
panico, che fa riconoscere il sosia nel momento in cui ci si trova di fronte
a lui
11
. Questo gioco simile a quello che si produce tra lopera e la lettera-
tura: lopera precede incessantemente la letteratura, la letteratura questa
specie di doppio che passeggia davanti allopera. Lopera non la riconosce
mai, pur incrociandola senza sosta, e quindi manca il momento di panico
che si trova in Dostoevskij. Nella letteratura, infatti, non c mai incontro
assoluto tra opera reale e letteratura in carne ed ossa. Lopera non incontra
mai il suo doppio, essa la distanza che c tra linguaggio e letteratura,
quella specie di spazio di raddoppiamento, quello spazio dello specchio,
che si pu chiamare simulacro
12
. Credo che, se si interroga lessere stesso
11
Cfr. F.M. Dostoevskij, Dvojnik (1845); trad. it. Il sosia, Garzanti, Milano 1981, cap.
5, pp. 47-56.
12
Sulla nozione di simulacro, cfr. M. Foucault, La prose dActon, in La Nouvelle
Revue Franaise, n. 1 (1964); trad. it. La prosa di Atteone, in M. Foucault, Scritti letterari,
cit., pp. 87-100.
Linguaggio e letteratura 37
della letteratura, se si interroga la letteratura a proposito di ci che essa
, non si possa rispondere che una cosa: non c lessere della letteratura,
c semplicemente un simulacro, un simulacro che tutto lessere della
letteratura.
Mi sembra che lopera di Proust ci mostri molto bene come e in che
senso la letteratura sia simulacro. Alla ricerca del tempo perduto, si sa, non
il racconto del cammino che va dalla vita di Proust allopera; essa, infatti,
inizia dal momento in cui la vita di Proust, la sua vita reale, la sua vita
mondana, si sospende, si interrompe, si ferma su se stessa, e nella misura
in cui la vita si richiude su di s, lopera pu inaugurare ed aprire il proprio
spazio. Ma la vita di Proust, quella reale, non mai raccontata nellopera
e, daltra parte, questopera, per la quale Proust ha sospeso la propria vita,
ha deciso di interrompere la propria vita mondana, non mai data, perch
Proust racconta esattamente come arriver a questopera che dovrebbe
cominciare dalle ultime righe del libro, ma che in realt non mai data
nella sua completezza.
Cos, in Alla ricerca del tempo perduto, la parola perduto ha almeno
tre signifcati. Innanzitutto, vuol dire che il tempo della vita appare ora
come rinchiuso, lontano, irrecuperabile, perduto per lappunto. Poi, vuo-
le indicare il tempo dellopera, che non pu pi essere completata, perch
quando il testo realmente scritto fnisce, lopera non pi l: il tempo
dellopera, che non ha potuto compiersi in questo racconto che doveva
narrarne la genesi, stato sprecato prima, non solo nella vita reale, ma nel
racconto che Proust fa del modo in cui scriver la sua opera. Infne, questo
tempo senza scopo n luogo, questo tempo senza tempo che futtua verso
la deriva come perduto tra il linguaggio soffocato di tutti i giorni e quello
scintillante dellopera infne illuminata , questo tempo che vediamo ap-
parire nellopera stessa di Proust senza una cronologia reale, un tempo
perduto che non pu essere ritrovato se non come i granelli doro, cio
sotto forma di frammenti. Cos, in Proust, lopera non mai data nella
letteratura: essa non altro che il progetto di fare unopera, il progetto di
fare letteratura, poich lopera concreta incessantemente trattenuta sulla
soglia della letteratura. Infatti, dal momento in cui il linguaggio reale che
racconta larrivo della letteratura far silenzio, poich infne lopera possa
apparire nella sua parola sovrana e inevitabile, da quel momento lopera si
compie e il tempo terminato. Tanto che si pu dire, in un quarto senso,
che il tempo perduto nel momento stesso in cui ritrovato.
38 Michel Foucault
In unopera come quella di Proust, quindi, non si pu dire che ci
sia un momento che sia realmente opera, non si pu dire che ci sia un
solo momento che sia realmente letteratura. Infatti, tutto il linguaggio di
Proust, tutto questo linguaggio che ora leggiamo, che chiamiamo opera e
del quale diciamo che letteratura, se si chiede cos, non per noi, ma in
s, si vedrebbe che non n opera, n letteratura, ma una specie di spazio
intermedio e virtuale come quello, che si pu vedere ma mai toccare, degli
specchi; ed proprio questo spazio di simulacro a dare allopera di Proust
il suo vero volume.
In questo senso, bisogna ammettere che il progetto di Proust, latto
letterario che egli ha compiuto da quando ha cominciato a scrivere la pro-
pria opera, non ha realmente alcun essere assegnabile, n pu essere col-
locato in un punto qualsiasi del linguaggio o della letteratura. Nellopera di
Proust, infatti, non si trova che il simulacro della letteratura; e lapparente
importanza del tempo, in Proust, deriva semplicemente dal fatto che il
tempo proustiano, che da un lato dispersione e avvilimento, e dallaltro
ritorno e identit dei momenti felici, non che il progetto interno, tema-
tico, drammatizzato, raccontato, recitato, di questa distanza iniziale tra lo-
pera e la letteratura che costituisce, credo, lessere profondo del linguaggio
letterario.
Dunque, se dovessimo caratterizzare ci che la letteratura, da un lato
incontreremmo la fgura negativa della trasgressione, del divieto e del re-
cupero simbolizzata da Sade; dallaltro, limmagine delluomo che discende
nella tomba con il crocifsso in mano, limmagine delluomo che scrive
dalloltretomba incontreremmo cio la fgura della morte e del simulacro
simbolizzata da Chateaubriand. Incontreremmo poi altrettante fgure, non
direi negative, ma senza positivit alcuna, tra le quali lessere della lettera-
tura mi sembra fondamentalmente disperso e diviso.
Ma per defnire ci che la letteratura ci manca ancora, forse, qualco-
sa di essenziale. In ogni caso, c qualcosa che non abbiamo ancora detto,
e che tuttavia storicamente molto importante per sapere cosa sia questa
forma di linguaggio che apparsa a partire dal XIX secolo.
evidente che la trasgressione non suffciente a defnire la letteratu-
ra, perch c stata sicuramente della letteratura trasgressiva prima del XIX
secolo. poi evidente che nemmeno il simulacro suffciente a defnire la
letteratura, perch, prima di Proust, c stato qualcosa come il simulacro.
Pensate a Cervantes, che ha scritto il simulacro di un romanzo; pensate
Linguaggio e letteratura 39
anche a Diderot, con Jacques le Fataliste
13
. In tutti questi testi, si trova uno
spazio virtuale nel quale non c n letteratura, n opera, e dove pertanto
c continuamente scambio tra opera e letteratura.
Ah, se io fossi romanziere, dice Jacques le Fataliste al suo padrone,
quello che vi racconterei sarebbe molto pi bello della realt che vi narro;
se volessi abbellire tutto quello che vi racconto, vedreste come, in quel
momento, ci sarebbe della bella letteratura. Ma non posso, io non faccio
della bella letteratura, sono obbligato a raccontarvi quello che
14
. Ed
in questo simulacro della letteratura, in questo simulacro del rifuto della
letteratura, che Diderot scrive un romanzo che in fondo il simulacro di
un romanzo. In effetti, il problema del simulacro, per esempio in Diderot,
e del simulacro nella letteratura a partire dal XIX secolo, importante per
introdurci in ci che mi pare centrale nella letteratura.
Sapete che, in Jacques le Fataliste, la storia si sviluppa su pi livelli. Il
primo livello il racconto, fatto da Diderot, del viaggio di Jacques, detto
il Fatalista, e dei dialoghi tra lui e il suo padrone. Poi, questa narrazione
interrotta da Jacques, che prende la parola al posto di Diderot e si mette
a raccontare dei propri amori. Il racconto degli amori di Jacques a sua
volta interrotto da una serie di storie di terzo livello, quelle in cui, per
esempio, le locandiere, il capitano, ecc., raccontano i propri aneddoti. E
cos, allinterno del romanzo, abbiamo tutto uno spessore di racconti che
13
Cfr. D. Diderot, Jacques le fataliste et son matre (1780); trad. it. Jacques il fatalista, BUR,
Milano 2008. interessante ricordare che Foucault fa riferimento a Diderot non solo
nella nota introduzione alla Terza Parte di Storia della follia, utilizzando il protagonista
de Il nipote di Rameau, personaggio buffo e folle, come emblema dei rapporti tra follia e
ragione nel XVIII secolo, ma anche nel gi citato saggio Le langage linfni, dove lopera
di Diderot viene richiamata, similmente a quanto accade nelle conferenze di Saint-Louis,
come esempio di raddoppiamento del linguaggio che, per, non colloca lesperienza di
scrittura allinterno della dimensione letteraria moderna. Cfr. M. Foucault, Histoire de la
folie lge classique, Gallimard, Paris 1972; trad. it. Storia della follia, Rizzoli, Milano 1998,
pp. 285-293 e Il linguaggio allinfnito, cit., pp. 76-77.
14
Questa citazione, come la successiva, non letteraria. quindi possibile supporre
che Foucault abbia voluto semplicemente restituire latteggiamento derisorio e scanzona-
to che Diderot dimostra di avere nei confronti dei romanzi picareschi e di genere. Atteg-
giamento che, in effetti, viene reso nel romanzo proprio attraverso le parole di Jacques,
voce narrante che pi volte denuncia la propria incapacit di raccontare i fatti in modo
letterario, e attraverso i commenti dello stesso Diderot che, come noto, durante il raccon-
to si rivolge spesso al lettore ribadendo come le grottesche vicissitudini narrate non siano
frutto della sua fantasia, ma fatti che si impongono nella loro evidente realt.
40 Michel Foucault
si incastrano come matrioske, ed questo che costituisce la parodia del
romanzo davventura in Jacques le Fataliste. Ma ci che importante, che
mi sembra caratteristico, non tanto lincastro dei racconti luno dentro
laltro, quanto il fatto che, in ogni istante, Diderot faccia indietreggiare il
racconto, imponendo alle storie che si incastrano delle fgure retrograde
che conducono incessantemente verso un linguaggio neutro, un linguag-
gio primo, che il linguaggio di tutti i giorni, il linguaggio di Diderot, il
linguaggio stesso dei lettori.
Queste fgure retrograde sono di tre tipi. Ci sono innanzitutto le rea-
zioni dei vari personaggi del racconto, che interrompono continuamente
ci che ascoltano. Poi ci sono i protagonisti della storia sovrapposta, che
appaiono allimprovviso a un certo punto, per esempio, la locandiera
narra la vicenda di qualcuno che non si vede e che semplicemente pre-
sente nel racconto, ma ecco che, bruscamente, compare come personag-
gio vero, quando invece non aveva uno statuto se non allinterno della
narrazione della locandiera. Infne, come terza fgura, c Diderot, che si
rivolge senza posa al proprio lettore per dirgli: Dovete trovare straordi-
nario quello che vi racconto, ma cos che accaduto; certamente questa
avventura non conforme alle regole della letteratura, n conforme alle
regole dei racconti ben fatti, ma io non sono il padrone dei miei personag-
gi, loro mi sovrastano, sono arrivati nel mio orizzonte con i loro passi, con
le loro avventure, con i loro enigmi, e io non faccio che raccontarvi le cose
cos come sono effettivamente accadute.
Cos, dal cuore pi nascosto e pi indiretto del racconto, sino a una
realt che contemporanea, anzi, perfno anteriore alla scrittura, Diderot
non fa altro che sganciarsi, in un certo senso, dalla propria letteratura. Egli
cerca in ogni istante di mostrare che tutto ci che scrive non letteratura,
e che in effetti c un linguaggio immediato e primo, il solo che sia solido,
sul quale si trovano costruiti arbitrariamente e gratuitamente gli stessi rac-
conti. Questa struttura tipica di Diderot, ma si trova anche in Cervantes,
e in uninfnit di racconti dal XVI al XVIII secolo.
Per la letteratura, vale a dire per questa forma di linguaggio che si
inaugura nel XIX secolo, i giochi come quelli di Jacques le Fataliste, di cui vi
ho appena parlato, non sono in realt che giochi di parole. Quando Joyce,
ad esempio, si diverte a scrivere un romanzo
15
che, se volete, interamente
costruito sullOdissea, non fa come Diderot, che costruisce unopera sul
15
Cfr. J. Joyce, Ulysses (1922); trad. it. Ulisse, Mondadori, Milano 2000.
Linguaggio e letteratura 41
modello dei racconti picareschi; quando Joyce ripete Ulisse, lo fa perch,
nella piega del linguaggio ripetuto su se stesso, possa apparire qualcosa che
non sia, come in Diderot, il linguaggio di tutti i giorni, ma la nascita stessa
della letteratura. Joyce, cio, fa in modo che, allinterno del suo romanzo,
delle sue frasi, delle parole che utilizza, del racconto infnito della giornata
di un uomo come tanti, in una citt come tante, si crei una cavit, che sia
al tempo stesso lassenza della letteratura e la sua imminenza, che coincida
con il fatto che la letteratura l assolutamente ed l assolutamente
perch si tratta di Ulisse , ma nella distanza pi prossima alla sua lonta-
nanza. Da qui nasce, probabilmente, la confgurazione che essenziale
allUlisse di Joyce. Da una parte, ci sono le fgure circolari: c la circolarit
del tempo poich il racconto si dispiega in una giornata, dal mattino
fno alla sera , e quella dello spazio poich il protagonista passeggia
facendo il giro della citt. Poi, al di fuori di queste fgure circolari, c una
specie di rapporto perpendicolare e virtuale, un rapporto biunivoco tra
ogni episodio dellUlisse di Joyce e ogni avventura dellOdissea. E, in virt di
questo rapporto, in ogni istante le avventure del protagonista di Joyce non
sono sdoppiate e sovrapposte a quelle di Ulisse, sono al contrario scavate
da questa presenza-assenza delleroe dellOdissea, che il detentore, ma il
detentore assolutamente lontano e mai accessibile, della letteratura.
Per riassumere tutto questo, si potrebbe forse dire che lopera di lin-
guaggio, nellepoca classica, non era veramente letteratura. Perch non si
pu dire che Jacques le Fataliste o i libri di Cervantes, Racine, Corneille o Eu-
ripide sono letteratura solo per noi, e solo nella misura in cui li integriamo
al nostro linguaggio? Perch il rapporto di Diderot con il suo linguaggio
non era questo rapporto letterario di cui vi ho parlato poco fa?
Mi sembra che si possa dire questo: nellepoca classica, in ogni caso
alla fne del XVIII secolo, ogni opera di linguaggio esisteva in funzione di
un certo linguaggio muto e primitivo che lopera era incaricata di restituire.
Questo linguaggio muto era, in qualche modo, lo sfondo iniziale e assolu-
to sul quale tutta lopera si dispiegava e allinterno del quale si collocava.
Esso, linguaggio anteriore ai linguaggi, era la parola di Dio, era la verit, era
il modello, erano i classici, era la bibbia, era il linguaggio che donava alla
stessa parola biblica il suo senso assoluto, vale a dire il suo senso comune.
Cera quindi una specie di libro preliminare, che era la verit, la natura, la
parola di Dio, che allo stesso tempo nascondeva in s e pronunciava tutta
la verit. E questo linguaggio sovrano e trattenuto era tale che, da una
42 Michel Foucault
parte, ogni altro linguaggio ogni linguaggio umano , se voleva essere
unopera, doveva semplicemente tradurlo, rintracciarlo, ripeterlo, restituir-
lo; dallaltra parte, questo linguaggio di Dio, o della natura, o della verit,
era nascosto: era il fondamento di ogni svelamento e al contempo, non
potendo essere trascritto direttamente, era esso stesso celato. Di qui, la
necessit di quegli slittamenti, di quelle torsioni di parole, di tutto quel
sistema che si chiama precisamente la retorica. Dopotutto, le metafore, le
metonimie, le sineddoche, ecc., che coserano se non lo sforzo di ritrovare,
con parole umane che sono oscure e nascoste a loro stesse , attraverso
un gioco di aperture e mediante percorsi tortuosi, questo linguaggio muto
che lopera aveva il senso e il compito di restituire e restaurare?
In altre parole, tra un linguaggio loquace che non affermava niente,
e un linguaggio assoluto che diceva tutto ma non rivelava nulla, occor-
reva un linguaggio intermedio che riconducesse il linguaggio loquace al
linguaggio muto della natura e di Dio. E questo linguaggio era precisa-
mente la letteratura. Se, con Berkeley e con i flosof del XVIII secolo,
chiamiamo segni quelli che venivano indicati dalla natura o da Dio, si pu
dire, molto semplicemente, che lopera classica era caratterizzata dal dover
ricondurre lo spessore, lopacit, loscurit del linguaggio, alla trasparenza
e alla luminosit stessa dei segni, mediante un gioco di fgure che erano le
fgure della retorica. Al contrario, la letteratura, per il mondo occidentale,
o almeno per una parte del mondo occidentale, cominciata quando si
ammutolito questo linguaggio che non aveva smesso di essere ascoltato,
di essere percepito, di essere supposto per oltre due millenni. A partire
dal XIX secolo, infatti, si smette di ascoltare questa parola prima, e al suo
posto si fa intendere laddensamento e linfnito mormorio delle parole
gi dette. In queste condizioni, lopera non potr pi prendere corpo nelle
fgure della retorica, che valgono come segni di un linguaggio muto e asso-
luto; essa parler attraverso un linguaggio che ripete e che al tempo stesso
cancella, con la forza della sua ripetizione, tutto quello che stato detto,
avvicinandolo il pi possibile a s, al fne di riafferrare lessenza della let-
teratura. Si pu dire, se volete, che la letteratura sia cominciata il giorno in
cui subentrato, al posto della retorica, qualcosa che si potrebbe chiamare
il volume del libro.
Daltra parte, molto curioso constatare che il libro divenuto molto
tardi un evento nellessere della letteratura. Esso, infatti, ha ottenuto cit-
tadinanza nella letteratura quattro secoli dopo essere stato realmente, ma-
Linguaggio e letteratura 43
terialmente inventato. E il libro di Mallarm, progetto fondamentalmente
naufragato, progetto che non poteva non naufragare, il primo libro della
letteratura; si pu dire che sia lincidenza del successo di Gutenberg sulla
letteratura. Infatti, il libro di Mallarm, che vuole al tempo stesso ripetere
e annientare tutti gli altri libri, che vuole sforare nel suo biancore lessere
defnitivamente sfuggito della letteratura, risponde al grande libro muto,
ma pieno di segni, che lopera classica tentava di ricopiare e di rappresenta-
re. Il libro di Mallarm risponde a questo grande libro, ma al tempo stesso
lo sostituisce: la constatazione della sua scomparsa.
Ora si capisce perch il fascino, e non solo il fascino, ma anche lessen-
za dellopera classica, non fosse altro che rappresentazione (re-prsentation).
Essa doveva rappresentare (re-prsenter) un linguaggio che gi esisteva, ed
per questo che lessenza stessa dellopera classica, che sia in Shakespeare
o in Racine, si trova sempre nel teatro, l dove si nel mondo della rap-
presentazione. Al contrario, lessenza della letteratura, nel senso stretto del
termine, si trova, a partire dal XIX secolo, non pi nel teatro, ma precisa-
mente nel libro. infatti in questo libro che uccide tutti gli altri e che, allo
stesso tempo, assume su di s il progetto sempre deluso di fare letteratura,
che la letteratura trova e fonda il proprio essere. Anche se il libro esisteva,
e con una realt molto densa, secoli prima dellinvenzione della letteratura,
non era il luogo della letteratura, ma unoccasione materiale di trasmettere
il linguaggio. Prova ne sia che Jacques le Fataliste scappava, o cercava di
scappare senza sosta dalla tentazione dei libri davventura, attraverso quei
balzi allindietro di cui abbiamo parlato; analogo il caso del Don Chi-
sciotte di Cervantes.
Ma se la letteratura realizza il proprio essere nel libro, pur non realiz-
zando lessenza del libro il libro, daltronde, non ha unessenza al di l di
quello che contiene , perch la letteratura sar sempre il simulacro del
libro: si comporta come se fosse un libro, fnge di essere una serie di libri.
Inoltre, se la letteratura realizza il proprio essere nel libro, pur non acco-
gliendo lessenza del libro, perch non pu compiersi se non attraverso
laggressione e la violenza contro tutti gli altri libri: attraverso laggressione
e la violenza contro lessenza plastica, derisoria, femminile del libro. La
letteratura trasgressione, la letteratura la virilit del linguaggio contro
la femminilit del libro. Ma che cosa pu essere, in fondo, la letteratura se
non un libro tra tutti gli altri, un libro con tutti gli altri, nello spazio lineare
della biblioteca? Che cosa pu essere la letteratura se non, precisamente,
44 Michel Foucault
una fragile esistenza postuma del linguaggio? Ora che tutto il suo essere
nel libro, la letteratura, fatalmente, non pu essere altro che uno spettro.
Cos, nello spessore aperto e chiuso del libro, nei fogli che sono al
tempo stesso bianchi e coperti di segni, in questo volume unico perch
ogni libro unico, ma simile a tutti, perch tutti i libri si somigliano ,
quello che si raccoglie qualcosa come lessere stesso della letteratura.
Letteratura che non bisogna intendere n come linguaggio delluomo, n
come parola di Dio, n come linguaggio della natura, n come linguaggio
del cuore o del silenzio. La letteratura un linguaggio trasgressivo, un
linguaggio mortale, ripetitivo, doppio; il linguaggio del libro stesso. Nella
letteratura non c che un soggetto che parla ed il libro, questo oggetto
che Cervantes avrebbe voluto bruciare, dal quale Diderot, in Jacques le Fa-
taliste, avrebbe voluto scappare, allinterno del quale Sade stato rinchiuso,
e nel quale noi, oggi, siamo ancora rinchiusi.
Seconda sessione
Ieri ho provato a dirvi qualcosa sulla letteratura, su questo essere di ne-
gazione e di simulacro che prende corpo nei libri. Questa sera vorrei fare
un passo indietro e tentare di aggirare un po le cose che io stesso vi ho
detto. Dopo tutto, veramente cos chiaro, cos evidente, cos immediato
che si possa parlare di letteratura? Cosa si ha come fondamento e come
orizzonte quando se ne parla? Niente di pi, probabilmente, che il vuoto
da essa lasciato attorno a s. Un vuoto che autorizza a pensare una cosa
strana, forse unica, e cio che la letteratura sia un linguaggio che parla di
s allinfnito.
Ma che cos questa duplicazione incessante della letteratura attraver-
so il linguaggio sulla letteratura? Che cos questo linguaggio letterario che
autorizza allinfnito le esegesi, i commentari, i raddoppiamenti? Credo che
questo problema non sia chiaro. Non chiaro in s, e mi sembra che oggi
lo sia ancor meno.
Non chiaro oggi, e meno che mai, per un certo numero di ragioni.
La prima che si prodotto di recente un cambiamento in ci che pos-
siamo chiamare critica. Si potrebbe dire che mai lo strato del linguaggio
Linguaggio e letteratura 45
critico stato pi denso di oggi, mai si cos spesso utilizzato il linguaggio
secondo della critica, e mai reciprocamente il linguaggio assolutamente
primo, il linguaggio che non parla che di se stesso e a nome proprio, stato
proporzionalmente pi esile di quanto non lo sia oggi.
Ora, questo ispessimento, questa moltiplicazione di atti critici, si ac-
compagna a un fenomeno quasi contrario, che credo sia il seguente: la
fgura del critico, dellhomo criticus, che stata inventata intorno al XIX
secolo tra La Harpe e Sainte-Beuve, va scomparendo nel momento stesso
in cui si moltiplicano gli atti della critica. Gli atti critici, infatti, proliferan-
do e disperdendosi, si sparpagliano e vanno a collocarsi non pi nei testi
predisposti alla critica, ma nei romanzi, nei poemi, eventualmente nelle ri-
fessioni dei flosof. I veri atti della critica bisogna cercarli, oggi, nei poemi
di Char, nei frammenti di Blanchot o nei testi di Ponge, molto pi che in
questa o quella parte di linguaggio che sarebbe destinata esplicitamente, e
grazie al nome del proprio autore, ad essere un atto di critica. Si potrebbe
dire che la critica diventa una funzione generale del linguaggio in generale,
senza una propria struttura e senza un proprio contenuto.
Attualmente, e questa la terza ragione che rende diffcile comprendere
cosa sia oggi la critica letteraria, appare un nuovo fenomeno: si sta stabilen-
do, da linguaggio a linguaggio, un rapporto che non pi esattamente un
rapporto critico o che, in ogni caso, non pi conforme allidea che ci si fa-
ceva tradizionalmente della critica come istituzione giudicante, gerarchizzan-
te, come istituzione mediatrice tra un linguaggio creatore, un autore creatore
e un pubblico consumatore. Oggi, infatti, si sta confgurando un rapporto
molto differente tra un linguaggio che si pu chiamare primo, e che noi chia-
miamo pi semplicemente letteratura, e questo linguaggio secondo che parla
della letteratura e che si chiama, di solito, critica.
In effetti, la critica, per stabilire la relazione con la letteratura, si muo-
ve attualmente in due direzioni nuove. Da una parte, mi sembra che la
critica miri a fssare, riguardo alla letteratura e al linguaggio primo, una
sorta di rete oggettiva, discorsiva, dimostrabile, giustifcabile in ognuno dei
suoi punti; essa, cio, mira a un rapporto dove ci che importante, ci
che costitutivo, non il gusto del critico, un gusto pi o meno segreto,
o pi o meno evidente; infatti, ci che essenziale, in questo rapporto,
un metodo di analisi necessariamente esplicito che pu essere un meto-
do psicoanalitico, linguistico, tematico, formale, o come volete. La critica,
dunque, si sta ponendo il problema del suo fondamento, nellordine della
positivit o della scienza.
46 Michel Foucault
Dallaltra parte, la critica gioca un ruolo completamente nuovo rispet-
to a quello di una volta, che era il ruolo di intermediario tra scrittura e
lettura. Allepoca di Sainte-Beuve, dopo tutto, che cosa signifcava fare
critica? Signifcava fare una specie di lettura privilegiata, prima, una lettura
pi aurorale di tutte le altre, che permetteva di rendere la scrittura dellau-
tore necessariamente un po opaca, oscura o esoterica accessibile a
questi lettori di seconda fascia, che saremmo tutti noi, che hanno bisogno
di passare attraverso la critica per comprendere quello che leggono. In altri
termini, la critica era la forma privilegiata, assoluta e prima della lettura.
Ora, mi sembra che quello che c di importante, oggi, nella critica,
sia che essa sta passando dalla parte della scrittura. E questo in due modi.
Innanzitutto, perch la critica si interessa sempre pi non al momen-
to psicologico della creazione dellopera, ma alla scrittura, allo spessore
stesso della scrittura degli scrittori, che ha le sue forme e le sue confgu-
razioni. Poi, perch la critica, che ha smesso di voler essere una lettura
migliore e pi aurorale o meglio equipaggiata, sta diventando anchessa
un atto di scrittura. Una scrittura probabilmente seconda in rapporto a
unaltra, ma una scrittura che forma con tutte le altre un groviglio, una
rete, un intrigo di punti e di linee. Questi punti e queste linee della scrit-
tura in generale si incrociano, si ripetono, si ricoprono, slittano, per for-
mare, fnalmente, in una neutralit assoluta, quella che si pu chiamare la
totalit della critica e della letteratura, cio lattuale geroglifco futtuante
della scrittura in generale.
Vedete in quale ambiguit ci troviamo quando si tratta di provare a
pensare cosa sia questo linguaggio secondo, che viene ad aggiungersi al
linguaggio primo della letteratura, e che pretende di tenere su questo pri-
mo linguaggio un discorso assolutamente positivo, esplicito, interamente
discorsivo e dimostrabile, e che allo stesso tempo prova ad essere un atto
di scrittura come la letteratura.
Come arrivare a pensare questo paradosso, come la critica possa arri-
vare ad essere un linguaggio secondo e, nello stesso tempo, un linguaggio
primo, quello che vorrei provare a chiarire con voi, per sapere, infne, che
cos la critica.
Sapete che, piuttosto recentemente, forse una dozzina di anni fa, non
di pi, per provare a spiegare che cos la critica, un linguista, Jakobson,
ha introdotto una nozione presa in prestito dai logici, la nozione di meta-
Linguaggio e letteratura 47
linguaggio
16
. E ha suggerito che, dopo tutto, la critica un metalinguaggio
come la grammatica, la retorica e pi in generale la linguistica.
Si tratta evidentemente di una nozione molto seducente, che, in pri-
ma battuta, ha laria di essere perfettamente calzante, poich la nozione
di metalinguaggio ci mette in presenza di due qualit che sono in fondo
essenziali per defnire la critica. La prima la possibilit di defnire le pro-
priet, le forme, i codici, le leggi di un linguaggio dato attraverso un altro
linguaggio; e la seconda qualit del metalinguaggio che il linguaggio se-
condo, attraverso il quale si possono defnire le forme, le leggi e i codici
del primo linguaggio, non necessariamente e sostanzialmente differente
dal linguaggio primo, perch, dopo tutto, si pu fare il metalinguaggio del
francese in francese, lo si pu fare sicuramente in tedesco, in inglese non
importa in quale lingua , come lo si pu fare in un linguaggio simbolico
inventato a tale scopo; ma si pu anche fare il metalinguaggio del francese
in francese, dellinglese in inglese, e cos via. Di conseguenza, in questa
possibilit di arretramento assoluto in rapporto al linguaggio primo, si ha
lopportunit di tenere su di esso un discorso puramente logico, e di essere
comunque sul suo stesso piano.
Tuttavia, in fn dei conti, non sono sicuro che questa nozione di me-
talinguaggio, che ha laria di defnire almeno astrattamente il luogo logico
in cui la critica potrebbe collocarsi, debba essere utilizzata per defnire che
cos la critica.
In effetti, per spiegare questa mia reticenza rispetto alla nozione di
metalinguaggio, bisognerebbe forse ritornare un attimo su quello che di-
cevamo ieri a proposito della letteratura. Vi ricorderete che il libro ci era
apparso come il luogo della letteratura, cio come lo spazio in cui lopera
si d il simulacro della letteratura, in un certo gioco di specchi e di irrealt,
allinterno del quale il problema , al tempo stesso, quello della trasgres-
sione e quello della morte.
Se provassimo ad esprimere la stessa cosa, ma nel vocabolario degli
specialisti del linguaggio, forse si potrebbe dire che la letteratura di certo
uno degli innumerevoli fenomeni di parola effettivamente pronunciati da-
gli uomini, e che essa, come tutti i fenomeni di parola, non possibile se
non nella misura in cui queste parole sono integrate in una lingua, nello-
16
R. Jakobson, Linguistics and Poetics, in T.A. Sebeok (a cura di), Style in Language,
Technology Press/Wiley, New YorkLondon 1960, pp. 350-377; trad. it. Linguistica e po-
etica, in R. Jakobson, Saggi di linguistica generale, Feltrinelli, Milano 1966, pp. 181-208.
48 Michel Foucault
rizzonte generale che costituisce il codice di una lingua data. Dunque, la
letteratura come atto di parola non possibile se non in rapporto a questa
lingua, a queste strutture codifcate che rendono trasparente ogni parola
della lingua effettivamente pronunciata, consentendole di essere compre-
sa. Se le frasi hanno un senso perch ogni fenomeno di parola si trova
collocato nellorizzonte virtuale, ma assolutamente costrittivo, della lingua.
Tutte queste sono nozioni, beninteso, molto conosciute.
Ma potremmo dire che la letteratura un fenomeno di parola estrema-
mente singolare, che si distingue probabilmente da tutti gli altri fenomeni
di parola? In effetti, la letteratura una parola che obbedisce al codice nel
quale collocata ma, nel momento stesso in cui ha inizio e in ciascuna del-
le parole che pronuncia, compromette il codice nel quale si trova situata e
compresa. Ogni volta che qualcuno prende la penna per scrivere qualcosa,
c letteratura solo nella misura in cui lobbligo del codice si trova sospeso
nel gesto stesso della scrittura, in modo tale che, al limite, questa parola
pu non obbedire al codice della lingua. Se per ogni parola scritta da un
autore davvero non obbedisse al codice della lingua, non potrebbe asso-
lutamente essere compresa: sarebbe una parola di follia
17
ed forse qui
che risiede la ragione dellappartenenza essenziale della letteratura e della
follia, oggi. Ma questa unaltra questione. Quindi, possiamo dire sem-
plicemente che la letteratura il rischio, sempre preso e sempre assunto
da ogni parola di una frase di letteratura, che la singola parola o la singola
frase, e poi tutto il resto, possano non obbedire al codice.
Le due frasi: A lungo, mi sono coricato di buonora, e A lungo,
mi sono coricato di buonora la prima quella che dico, la seconda
quella che leggo in Proust sono esattamente identiche dal punto di
vista verbale, ma sono, in realt, profondamente differenti. Infatti, dal
momento in cui la frase stata scritta da Proust allinizio di Alla ricerca del
tempo perduto, possibile che nessuna di queste parole abbia esattamen-
te il senso che diamo loro quando le pronunciamo quotidianamente;
17
Molteplici sono i riferimenti al rapporto tra letteratura e follia in opere come Storia
della follia, Raymond Roussel, Le parole e le cose e Lordine del discorso. Cfr. M. Foucault, Storia
della follia, cit.; Raymond Roussel, Gallimard, Paris 1963; trad. it. Raymond Roussel, Cappelli,
Bologna 1978; Le parole e le cose, cit.; Lordre du discours, Gallimard, Paris 1971; trad. it.
Lordine del discorso, Einaudi, Torino 2004. Su tale argomento, non mancano poi interes-
santi passaggi anche in alcuni saggi critici degli anni sessanta. Cfr. M. Foucault, La folie,
labsence duvre, in La table ronde, n. 196 (1964), pp. 11-21; trad. it. La follia, lopera assente,
in M. Foucault, Scritti letterari, cit., pp. 101-110.
Linguaggio e letteratura 49
anche possibile che la parola abbia sospeso il codice dal quale era stata
presa in prestito e che ognuna di queste parole non abbia esattamente il
senso che pensiamo.
C, se volete, un rischio sempre essenziale, fondamentale, sempre in-
cancellabile nella letteratura: il rischio dellesoterismo strutturale
18
. Potreb-
be darsi benissimo che il codice non sia rispettato; in ogni caso, la parola
letteraria ha sempre il diritto sovrano di sospendere questo codice, ed
la presenza di questa sovranit, anche se non esercitata, che costituisce
probabilmente il pericolo e la grandezza di ogni opera letteraria.
In questo senso, non mi sembra che il metalinguaggio possa essere
realmente applicato come metodo per la critica letteraria, n che esso pos-
sa proporsi come orizzonte logico nel quale collocare la critica. Perch il
metalinguaggio implica precisamente che si faccia la teoria di ogni parola
effettivamente pronunciata, a partire dal codice stabilito per la lingua. Ma
se il codice si trova compromesso dalla parola, se il codice pu addirittura
non valere in modo assoluto, allora non possibile fare il metalinguaggio
di una simile parola, si obbligati a ricorrere a qualcosaltro.
Quindi, a cosa ricorrere per defnire la letteratura, se non si fa uso
della nozione di metalinguaggio? Forse bisognerebbe essere pi modesti, e
invece di suggerire senza alcuna prudenza questa parola metalinguaggio
interamente attraversata dalla logica, si potrebbe molto semplicemen-
te partire da unevidenza quasi impercettibile, ma decisiva: il linguaggio
forse il solo essere assolutamente ripetibile che esista al mondo. Sicura-
mente ci sono altri esseri, al mondo, che sono ripetibili: si trova due volte
lo stesso animale, si trova due volte la stessa pianta; ma, nellordine della
natura, la ripetizione non che unidentit parziale e daltronde perfetta-
mente analizzabile in modo discorsivo. Credo non ci sia ripetizione, in
senso stretto, se non nellordine del linguaggio. Probabilmente, un giorno,
bisogner fare lanalisi di tutte le forme possibili di ripetizione che ci sono
nel linguaggio; ed forse nellanalisi di queste forme di ripetizione che si
potr tentare di abbozzare qualcosa come unontologia del linguaggio.
18
La nozione di esoterismo strutturale viene utilizzata da Foucault per connotare
la scrittura letteraria in quanto movimento che, analogamente a come fa la parola della
follia, capace di scavare allinterno del proprio linguaggio quella cavit in cui lopera si
dona, rendendosi autonoma dal codice di appartenenza. Su questa familiarit di lettera-
tura e follia, oltre ai testi gi citati, si veda anche M. Foucault, Kyki, bungaku, shakai, in
Bungei, n. 12 (1970), pp. 266-285; trad. it. Follia, letteratura, societ, in M. Foucault, Archi-
vio Foucault 1. Follia, scrittura, discorso, Feltrinelli, Milano 1996, pp. 262-285.
50 Michel Foucault
Diciamo, in modo molto semplice, che il linguaggio non smette di ri-
petersi. Questo lo sanno bene i linguisti, che hanno mostrato quanti pochi
fonemi sia necessario conoscere per costituire il vocabolario totale di una
lingua. Gli stessi linguisti, come gli autori dei dizionari, sanno anche quan-
te poche parole occorrano per arrivare a costituire tutti gli enunciati pos-
sibili, infniti, quantit necessariamente aperta, che sono gli enunciati che
pronunciamo tutti i giorni. Non smettiamo di utilizzare una certa struttura
di ripetizione, ripetizione fonetica, ripetizione semantica delle parole; e
poi si sa che il linguaggio pu ripetersi, pu ripetersi nella voce vicina e
nel momento immediatamente successivo allesposizione. Si pu dire la
stessa frase, si pu dire la stessa cosa con altre parole, ed precisamente in
questo che consiste lesegesi, il commento, ecc.; si pu anche ripetere un
linguaggio nella sua forma, sospendendone interamente il senso, ed quel-
lo che fanno i teorici del linguaggio quando ripetono una lingua nella sua
struttura grammaticale e nella sua struttura morfologica. Vedete in quali
e quanti modi il linguaggio sia il solo luogo dellessere nel quale qualcosa
come la ripetizione sia assolutamente possibile.
Ora, questo fenomeno della ripetizione sicuramente una propriet
costitutiva del linguaggio, che per non resta neutra o inerte rispetto allat-
to di scrittura. Scrivere non aggirare la ripetizione necessaria del linguag-
gio; scrivere, in senso letterario, mettere la ripetizione nel cuore stesso
dellopera; e forse bisognerebbe dire che la letteratura occidentale perch
non conosco le altre e non so cosa se ne possa dire necessariamente
cominciata al fanco di Omero, che ha utilizzato una sorprendente struttu-
ra di ripetizione nellOdissea.
Vi ricorderete del canto ottavo dellOdissea, e in particolare del mo-
mento in cui Ulisse, arrivato dai Feaci, non si ancora fatto riconoscere.
Ulisse invitato al banchetto dei Feaci, nessuno lo ha riconosciuto, ma
la forza nei suoi occhi e il trionfo sui suoi avversari, pur non tradendo la
sua vera identit, hanno mostrato che un eroe. Egli dunque l e na-
scosto. E, nel mezzo del banchetto, un aedo arriva e comincia a cantare.
Comincia a cantare le avventure di Ulisse, comincia a cantare le prodezze
di Ulisse: avventure e prodezze che, dal momento che Ulisse l, si stanno
compiendo sotto gli occhi stessi dellaedo. Queste prodezze, ancora lungi
dallessere terminate, contengono il proprio racconto come uno dei propri
episodi, poich appartiene alle avventure di Ulisse che, a un certo punto,
egli senta un aedo cantare le avventure di Ulisse. E cos, lOdissea si ripete
Linguaggio e letteratura 51
allinterno di se stessa, possiede una specie di specchio centrale, nel cuore
del proprio linguaggio, tanto che il testo di Omero ruota su se stesso, si
avviluppa e si sviluppa intorno al proprio centro, raddoppiandosi secondo
un movimento che gli essenziale.
Questa struttura, che del resto si incontra molto spesso, mi sembra si
ritrovi anche ne Le Mille e una notte. Sapete, infatti, che c un racconto de
Le mille e una notte dedicato alla storia di Shhrazade che narra le mille e
una notte a un sultano per sfuggire alla morte
19
. E cos si ha questa strut-
tura di ripetizione che, probabilmente, costitutiva dellessere stesso della
letteratura, se non in generale, almeno della letteratura occidentale.
C per una distinzione molto importante da fare tra questa struttura
di ripetizione e la struttura di ripetizione interna che troviamo nella lette-
ratura moderna. Abbiamo visto che, nellOdissea, il canto infnito dellaedo
inseguiva Ulisse cercando di afferrarlo e, allo stesso tempo, abbiamo visto
che il canto dellaedo, che era sempre gi cominciato, gli andava incontro:
lo accoglieva nella sua leggenda e lo faceva parlare nel momento stesso in
cui taceva, lo svelava quando si nascondeva. Nella letteratura moderna,
invece, lauto-referenza della letteratura probabilmente molto pi silen-
ziosa rispetto a questa lunga articolazione raccontata da Omero. pro-
babile che la letteratura moderna ripeta se stessa nello spessore del suo
linguaggio, mediante quel gioco di parole e di codici di cui vi ho parlato
un momento fa.
In ogni caso, vorrei chiudere queste considerazioni sul metalinguaggio
e le strutture della ripetizione suggerendovi di pensare che la critica possa
essere defnita, in un modo molto ingenuo, non come un metalinguaggio,
ma come la ripetizione di ci che vi di ripetibile nel linguaggio. Da questo
19
In Le langage linfni, Foucault fa esplicito riferimento a tale racconto che, come
noto, lintroduzione alla raccolta di fabe. In questepisodio iniziale, egli rintraccia il
fulcro della struttura a specchio che caratterizza lopera letteraria. Ne Le mille e una notte,
scrive Foucault, un episodio raccontato da Shhrazade racconta come Shhrazade
stata obbligata durante Mille e una notte ecc. La struttura a specchio qui esplicitamente
data: proprio al centro di se stessa lopera innalza una specchiera (spazio fttizio, anima
reale) dove ella appare come in miniatura e si precede da se stessa dal momento che
proprio lei che si racconta in mezzo a tante altre meraviglie passate, in mezzo a tante altre
notti. E in questa notte privilegiata, cos simile alle altre, si apre uno spazio simile a quello
in cui essa d luogo soltanto ad uno strappo infmo, che rivela nello stesso cielo le stesse
stelle; M. Foucault, Il linguaggio allinfnito, cit., p. 77. Cfr. Introduzione, in Le mille e una notte,
Newton Compton, Roma 2009, pp. 13-26.
52 Michel Foucault
punto di vista, la critica letteraria non farebbe che inscriversi nella grande
tradizione esegetica che cominciata, almeno per il mondo greco, dai pri-
mi grammatici che hanno commentato Omero. Si potrebbe anche dire, in
via approssimativa, che la critica puramente e semplicemente il discorso
dei doppi, vale a dire lanalisi delle distanze e delle differenze nelle quali si
distribuiscono le identit del linguaggio.
Assumendo questa posizione, comparirebbero tre forme possibili di
critica. La prima sarebbe la scienza, o la conoscenza, o il repertorio di
tutte le fgure attraverso le quali gli elementi identici del linguaggio sono
ripetuti, variati, combinati come si variano, si combinano o si ripetono
gli elementi fonetici, gli elementi semantici, gli elementi sintattici. In breve,
la critica intesa come scienza delle ripetizioni formali del linguaggio ha un
nome, ed esistita per lungo tempo: la retorica.
C poi unaltra scienza dei doppi: lanalisi delle identit, o delle mo-
difcazioni, o delle mutazioni di senso, attraverso la diversit dei linguag-
gi lo studio di come si pu ripetere un senso con parole differenti.
Questo pressappoco quello che ha fatto la critica classica, da Sainte-
Beuve fno ai nostri giorni, tentando di ritrovare lidentit di un signifcato
psicologico, storico, o di una tematica qualsiasi, attraverso la pluralit di
unopera. Ecco ci che si chiama tradizionalmente la critica.
Mi domando allora se non potrebbe esserci posto, e se non ci sia
gi un posto, per una terza forma di critica, che sarebbe la decifrazione
dellauto-referenza e dellimplicazione dellopera in quella spessa struttura
di ripetizione di cui vi ho parlato poco fa a proposito di Omero; e se non
potrebbe esserci posto per lanalisi della curva mediante la quale lopera si
designa sempre allinterno di se stessa e si d come ripetizione del linguag-
gio attraverso il linguaggio.
Mi sembra che sia proprio lanalisi dellimplicazione dellopera stessa,
lanalisi di questi segni attraverso i quali lopera non smette di designarsi al
proprio interno, a dare signifcato a queste imprese diverse e polimorfe che
si chiamano, oggi, analisi letteraria.
E vorrei mostrarvi come questa nozione di analisi letteraria, che uti-
lizzata e applicata da persone diverse Barthes, Starobinski, ecc. , possa
fondare, aprire e risolversi in una rifessione quasi flosofca, giacch non
pretendo di fare vera flosofa pi di quanto non pretendessi, ieri, di fare
vera letteratura. Sar nel simulacro della flosofa come ieri la letteratura
era nel simulacro della letteratura. Dunque, vorrei sapere se non verso un
simulacro della flosofa che queste analisi letterarie potrebbero condurci.
Linguaggio e letteratura 53
Mi sembra che i tentativi di analisi letteraria che sono stati fatti fnora
si potrebbero accorpare e collocare su due grandi direzioni differenti. Gli
uni riguardano i segni attraverso i quali le opere si designano allinterno di
se stesse, gli altri, invece, riguardano il modo in cui si spazializza la distanza
che le opere prendono allinterno di se stesse
20
.
Innanzitutto, vi parler, a titolo puramente programmatico, delle ana-
lisi che sono state fatte e che si possono probabilmente fare per mostrare
come le opere letterarie non smettano mai di designarsi al loro interno.
Sapete che una conquista paradossalmente recente quella di pensare
lopera letteraria non come formata da idee, bellezza o sentimenti, ma
semplicemente dal linguaggio. Dunque, a partire da un sistema di segni.
Ma questo sistema di segni non isolato, fa parte di tutta una rete di altri
segni i segni che circolano in una data societ , segni che non sono
linguistici, ma che possono essere economici, monetari, religiosi, sociali,
ecc. Qualsiasi momento della storia di una cultura si scelga di studiare,
c sempre uno stato generale di segni in generale; ci signifca che biso-
gnerebbe stabilire quali sono gli elementi che fanno da supporto ai valori
signifcanti, e a quali regole obbediscono questi stessi elementi signifcanti
nella loro circolazione.
Poich lopera letteraria una manipolazione concordata di segni ver-
bali, si pu essere sicuri che lopera letteraria fa parte, come regione, di una
rete orizzontale, muta o loquace poco importa, ma sempre scintillante,
che nella storia di una cultura forma, in ogni momento, quello che si pu
chiamare lo stato dei segni. Di conseguenza, per capire come la lettera-
tura si manifesta, bisognerebbe sapere come essa si d signifcato, come
20
molto diffcile stabilire con esattezza i percorsi che Foucault tenta di tracciare
ponendo al centro della critica la spazialit del linguaggio e dellopera. Prova ne sia che,
in queste conferenze, come daltra parte negli scritti degli anni sessanta, egli non riesce ad
andare oltre lindicazione programmatica. poi ben noto che, a partire dagli anni settanta,
Foucault si occuper di altro. Non quindi azzardato concludere che la ricerca di nuovi
percorsi interpretativi costituisce di fatto un lavoro incompiuto, solo parzialmente abboz-
zato. Anche durante queste conferenze, Foucault si accontenta di delineare alcuni itinera-
ri, insistendo non su due, ma su tre possibili modi di analizzare la spazialit di unopera.
A suo avviso, sarebbe necessario studiare: 1) lo spazio culturale allinterno del quale la
letteratura si colloca, acquisendo un valore specifco; 2) lo spazio dellauto-implicazione,
che rinvia alla capacit dellopera di donare signifcato al proprio linguaggio; 3) lo spazio
che, aprendosi tra linguaggio e testo, permette allopera di auto-rappresentarsi nella sua
peculiare tessitura narrativa. evidente che, nellottica foucaultiana, i tre momenti si so-
vrappongono e, sicuramente nei primi due casi, rinviano a una prospettiva semiologica.
54 Michel Foucault
signifcata e dove si situa nel mondo dei segni di una societ, cosa che
praticamente non mai stata fatta per le societ contemporanee, cosa che
bisogner fare prendendo forse come modello un lavoro che si occupa
di culture molto pi arcaiche delle nostre penso agli studi sulle societ
indo-europee condotti da Georges Dumzil
21
. Egli ha mostrato come le
leggende irlandesi, o le saghe scandinave, o i racconti storici dei romani
cos come sono riportati da Tito Livio, o le leggende armene, come tutto
questo insieme, che si pu chiamare opere di linguaggio se si vuole
evitare la parola letteratura , quindi come tutte queste opere di linguag-
gio facciano parte in realt di una struttura di segni molto pi generale; e
come non si possa comprendere cosa siano realmente queste leggende, se
non a condizione di ristabilire lomogeneit di struttura che c tra questi
racconti e, per esempio, questo o quel rituale religioso o sociale che si trova
nella societ iraniana, o in unaltra societ indo-europea. A partire da questi
studi, si scopre che la letteratura, in quelle societ, funzionava come un se-
gno essenzialmente sociale e religioso, e che essa esisteva, ed era al tempo
stesso creata e consumata, solo nella misura in cui assumeva a sua volta la
funzione signifcante di un rituale sociale o di un rituale religioso.
Ai nostri giorni, probabile bisognerebbe per stabilire lattuale
stato dei segni nella nostra societ che la letteratura non si situi accanto
ai segni religiosi, ma forse pi vicino ai segni del consumo e delleconomia.
Ma, in fondo, non ne sappiamo nulla, mentre bisognerebbe ricostruire
proprio questo primo strato semiologico che fssa la regione signifcante
occupata dalla letteratura.
In rapporto a questo primo strato semiologico, si pu dire che la let-
teratura inerte; essa funziona, certo, ma questa rete nella quale funziona
non le appartiene, ed essa non la domina. Bisognerebbe di conseguenza
spingere questa analisi semiologica, o piuttosto svilupparla, verso un altro
strato, interno allopera; bisognerebbe cio stabilire qual il sistema dei
segni che funziona non pi in una cultura data, ma allinterno di uno-
21
Dumzil, flologo, storico delle religioni e linguista, si occupato in termini
comparatavi delle civilt indoeuropee fn dagli anni trenta e ha avuto il grande merito
di ricostruirne la struttura sociale e religiosa [] partendo da analisi flologiche. Cfr.
M. Foucault, Linguistique et sciences sociales, in Revue tunisienne de sciences sociales, n.
19 (1969), pp. 248-255; trad. it. Linguistica e scienze sociali, in M. Foucault, Archivio Fou-
cault 1, cit., p. 234. Mythe et pope costituisce la sintesi dei primi trentanni di lavoro di
Dumzil. Cfr. G. Dumzil, Mythe et pope, Gallimard, Paris 1968; trad. it. Mito e epopea,
Einaudi, Torino 1982.
Linguaggio e letteratura 55
pera. Da questo punto di vista, per, non siamo che agli inizi. Saussure
ha lasciato un cero numero di quaderni nei quali ha cercato di defnire
esattamente luso della struttura dei segni fonetici o semantici nella lette-
ratura latina (questi testi sono ora pubblicati da Starobinski nel Mercure de
France
22
). Vi si accenna a unanalisi in cui la letteratura apparirebbe essen-
zialmente come una combinazione di segni verbali. C un certo numero
di autori per i quali simili analisi sono facili, penso a Charles Pguy, a
Raymond Roussel e ai Surrealisti. Ora, proprio lanalisi dei segni verbali
in quanto tali che costituirebbe un secondo strato di analisi semiologica
possibile, strato che sarebbe quello non pi della semiologia culturale,
ma della semiologia linguistica, che defnisce le scelte che possono essere
fatte, le strutture alle quali tali scelte sono sottomesse, perch sono state
fatte, il grado di libert che dato in ogni punto del sistema e che giustif-
ca la struttura interna dellopera.
C probabilmente un terzo strato di segni, una terza rete di segni
utilizzati dalla letteratura per darsi signifcato: sono i segni che Barthes
chiama scrittura. Vale a dire i segni attraverso i quali latto di scrivere si
ritualizza fuori dal dominio della comunicazione immediata.
Scrivere, oggi lo sappiamo, non semplicemente utilizzare le formule
di unepoca mischiandoci qualche formula individuale; scrivere non mi-
schiare una certa dose di talento, di mediocrit e di genio; scrivere implica
utilizzare segni che non sono altro che segni di scrittura. Questi segni di
scrittura sono forse certe parole dette nobili, ma sono soprattutto certe
strutture linguistiche profonde, come in francese, per esempio, i tempi
verbali. Sapete che la scrittura di Flaubert e lo si pu dire daltronde di
tutti i racconti classici francesi, da Balzac fno a Proust consiste essen-
zialmente in una certa confgurazione, in un certo rapporto dellimperfet-
to, del passato remoto, del passato prossimo, del piuccheperfetto; costel-
lazione che non si ritrova mai con gli stessi valori nel linguaggio realmente
utilizzato da voi e da me, o nei giornali. Questa confgurazione dei quattro
tempi, nel racconto francese classico, costitutiva del suo essere precisa-
mente un racconto letterario.
Infne, bisognerebbe fare posto a un quarto strato semiologico, molto
pi ristretto e discreto, che lo studio dei segni che si potrebbero chiamare
22
J. Starobinski, Les anagrammes de Ferdinand de Saussure, in Mercure de France,
n. 350 (1964); trad. it. Le parole sotto le parole. Gli anagrammi di Ferdinand de Saussure, Il
Melangolo, Genova 1982.
56 Michel Foucault
di implicazione o di auto-implicazione; sono i segni mediante i quali uno-
pera si designa allinterno di se stessa, e allinterno di se stessa si rappresen-
ta (re-prsente) con una certa forma e con un certo aspetto.
Vi ho parlato poco fa del canto ottavo dellOdissea, dove Ulisse ascolta
laedo cantare le avventure di Ulisse. Ora, c qualcosa di molto caratteri-
stico nel momento in cui Ulisse, che non ancora riconosciuto dai Feaci,
ascolta laedo cantare le sue avventure. Egli abbassa la testa, si vela il viso
e si mette a piangere, dice il testo di Omero, in un gesto che quello delle
donne quando ricevono il cadavere del proprio sposo dopo la battaglia. Il
segno dellauto-implicazione della letteratura attraverso se stessa qui mol-
to signifcativo, un rituale, esattamente un rituale di lutto: lopera non
designa se stessa se non nella morte, e precisamente nella morte delleroe.
Non c opera se non nella misura in cui leroe, che vivente nellopera,
tuttavia gi morto in rapporto a questo racconto che si fatto.
Se si paragona questo segno di auto-implicazione al segno di auto-
implicazione che c nellopera di Proust, si vedono differenze veramente
interessanti e caratteristiche. Lauto-implicazione di Alla ricerca del tempo
perduto data, infatti, nella forma dellilluminazione eterna; data brusca-
mente nel momento in cui, a proposito di un asciugamano damascato, o
di una madeleine, o dellirregolarit del selciato nella corte dei Guermantes,
che ricorda lirregolarit del selciato di Venezia, qualcosa come la presen-
za eterna, illuminata, assolutamente felice dellopera si d precisamente
a colui che la sta scrivendo. Tra questa illuminazione eterna e il gesto di
Ulisse, che si nasconde il viso e piange come una sposa che vede il ca-
davere del proprio marito morto in guerra, c una differenza assoluta;
quindi, una semiologia dei segni dellauto-implicazione delle opere in se
stesse ci insegnerebbe certamente molte cose su che cos la letteratura.
Ma un simile lavoro, in realt, non ancora mai stato affrontato, ed solo
un programma possibile.
Se ho insistito su questi differenti strati semiologici, perch attual-
mente c una certa confusione che regna a proposito dellutilizzo dei me-
todi linguistici o semiologici rispetto alla letteratura. Oggi, infatti, un certo
numero di persone utilizzano dappertutto i metodi della linguistica e trat-
tano la letteratura come un semplice fatto di linguaggio.
vero che la letteratura costituita dal linguaggio come vero,
dopo tutto, che gli elementi architettonici sono fatti di pietre , ma non bi-
sogna trarne la conseguenza che sia possibile applicarle indifferentemente
Linguaggio e letteratura 57
le strutture, i concetti e le leggi che valgono per il linguaggio in generale.
Infatti, quando si applicano in modo ingenuo i metodi semiologici alla let-
teratura, si vittime di una doppia confusione. Da una parte, si fa un uso
ricorrente di una struttura signifcante particolare nel dominio dei segni in
generale; si dimentica, cio, che il linguaggio non che un sistema di segni
in un sistema molto pi generale di segni, che sono i segni religiosi, sociali
ed economici di cui vi parlavo poco fa. Poi, applicando in modo ingenuo
le analisi linguistiche alla letteratura, si dimentica che la letteratura fa uso
di strutture signifcanti molto particolari, molto pi fni rispetto alle strut-
ture del linguaggio. Infatti, i segni dellauto-implicazione di cui vi parlavo
poco fa non esistono se non nella letteratura, e sarebbe impossibile tro-
varne degli esempi nel linguaggio in generale. In altre parole, lanalisi della
letteratura come signifcante e auto-signifcante non si dispiega nella sola
dimensione del linguaggio, ma si immerge in un dominio di segni che non
sono ancora segni verbali e, daltra parte, si estende, si alza, si allunga verso
altri segni, che sono molto pi complessi dei segni verbali.
Ci che rende tale la letteratura, il suo non essere affatto limitata
alluso di una sola superfcie semantica, della sola superfcie dei segni ver-
bali. In realt, la letteratura si sostiene su molti strati semantici: , se vo-
lete, profondamente polisemantica, ma in un modo singolare, non come
si dice di un messaggio che pu avere molti signifcati e che ambiguo.
Che la letteratura sia polisemantica signifca che, per dire una sola cosa
o forse per non dire nulla poich nulla prova che la letteratura debba
dire qualcosa , essa sempre obbligata a percorrere un certo numero di
strati semiologici, almeno i quattro strati di cui vi ho parlato; e, in questi
quattro strati, arriva a costituirsi come fgura che ha la propriet di auto-si-
gnifcarsi. Vale a dire che la letteratura non altro che la riconfgurazione,
sotto una forma verticale, di segni che, nella societ e nella cultura, sono
dati in strati separati. Quindi, la letteratura non si costituisce a partire dal
silenzio, non lineffabile di un silenzio. La letteratura non leffusione
di quello che non si pu dire e che non si dir mai. Essa, in realt, non
esiste se non nella misura in cui non si smesso di parlare, nella misura in
cui non si smette di far circolare i segni. perch ci sono attorno ad essa
dei segni, perch a parle che qualcosa come la letteratura pu parlare.
Ecco, in una schematizzazione molto grossolana, verso quale direzione
potrebbe svilupparsi unanalisi letteraria che sarebbe, nel senso stretto del
termine, semiologica.
58 Michel Foucault
Mi sembra che laltra via di analisi, forse allo stesso tempo pi e meno
conosciuta, sia quella che riguarda non pi le strutture signifcative e signi-
fcanti dellopera, ma la sua spazialit.
Sapete che il linguaggio stato a lungo considerato profondamente
legato al tempo. Lo si creduto per molte ragioni, ma essenzialmente
perch il linguaggio ci che permette di raccontare e, allo stesso tempo,
ci che permette di fare promesse []. Il linguaggio essenzialmente
ci che lega il tempo. Inoltre, poich scrittura, il linguaggio depone il
tempo in se stesso, e in quanto scrittura si mantiene nel tempo e mantiene
ci che dice nel tempo. La superfcie coperta di segni non , in fondo,
che lastuzia spaziale della durata. dunque nel linguaggio che il tempo si
manifesta a se stesso, ed nel linguaggio che diviene cosciente di s come
storia. E si pu anche dire che, da Herder a Heidegger, il linguaggio come
logos ha sempre avuto lalta funzione di sorvegliare il tempo, di vegliare
sul tempo, di mantenersi nel tempo, e di mantenere il tempo sotto la sua
veglia immobile.
Credo che nessuno avesse mai pensato che il linguaggio non im-
plicato con il tempo, ma con lo spazio. Nessuno ci aveva pensato, tranne
qualcuno che non amo molto, ma sono costretto a constatarlo: Bergson
che ha avuto lintuizione che il linguaggio, dopo tutto, non ha una dimen-
sione temporale, ma spaziale. C stato un solo problema: lui ne ha tratto
una conseguenza negativa, dicendo che se il linguaggio spazio, e non
tempo, ebbene, peggio per il linguaggio. Infatti, poich lessenziale della
flosofa, che linguaggio, era pensare il tempo, Bergson ne ha dedot-
to, innanzitutto, che la flosofa doveva allontanarsi dalla rifessione sullo
spazio e sul linguaggio, per poter pensare meglio il tempo; e poi, che era
necessario creare un cortocircuito nel linguaggio per poter pensare ed
esprimere il tempo; bisognava, cio, sbarazzarsi di quello che poteva es-
serci di spaziale nel linguaggio. E per neutralizzare questi poteri, o questa
natura, o questo destino spaziale del linguaggio, occorreva farlo giocare
su se stesso, utilizzando, di fronte alle parole, altre parole delle contro-
parole. E nel ripiegamento, in questo contrasto, in questo intreccio delle
parole le une sulle altre, dove la spazialit di ogni parola sarebbe stata uc-
cisa, spenta, annientata, o in ogni caso limitata dalla spazialit delle altre,
in questo gioco che , nel senso stretto del termine, la metafora (di qui
limportanza delle metafore in Bergson), egli pensava che, grazie a tutto
Linguaggio e letteratura 59
questo gioco del linguaggio contro se stesso, grazie al gioco della metafora
che neutralizza la spazialit, qualcosa sarebbe nato o almeno accaduto: il
fuire stesso del tempo.
Di fatto, ci che ora si sta scoprendo, attraverso mille percorsi quasi
tutti empirici, che il linguaggio spazio. Ci si era dimenticati che il lin-
guaggio spazio semplicemente perch il linguaggio funziona nel tempo
e per dire il tempo. Ma la funzione del linguaggio non il suo essere, e se
la sua funzione temporale, il suo essere spazio, perch ogni elemento
del linguaggio non ha senso se non nella rete di una sincronia; perch il
valore semantico di ogni parola e di ogni espressione defnito nel ritaglio
di un quadro, di un paradigma; perch la successione stessa degli elementi,
lordine delle parole, le infessioni, gli accordi tra le differenti parole obbe-
discono, con pi o meno libert, alle esigenze simultanee, architettoniche
e di conseguenza spaziali, della sintassi. Infne, lessere del linguaggio
spazio perch, in senso generale, non c segno signifcante se non grazie
a leggi di sostituzione e di combinazione di elementi, dunque grazie a una
serie di operazioni defnite su un insieme e, per ci stesso, in uno spazio.
Per molto tempo, credo, e fno ad oggi, si sono confuse le funzioni
annunciatrici e riassuntive del segno, che sono funzioni temporali, con
quello che gli permetteva di essere segno; e ci che permette a un segno
di essere tale non il tempo, ma lo spazio. Per fare un esempio, la parola
di Dio, che fa s che i segni della fne del mondo siano effettivamente i
segni della fne del mondo, non ha posto nel tempo: pu manifestarsi nel
tempo, ma eterna, quindi sincronica rispetto ad ognuno dei segni che
signifcano qualcosa.
Credo che lanalisi letteraria non avr un senso proprio, se non a
condizione di dimenticare tutti questi schemi temporali allinterno dei
quali stata catturata fno a quando si sono confusi il linguaggio e il
tempo. Essa stata affascinata, in particolare, dal mito della creazione.
Infatti, se la critica, durante tutto questo tempo, si data come funzione
e come ruolo di restituire il momento della creazione prima, che sarebbe
il momento in cui lopera sta per nascere e forire, semplicemente per-
ch obbediva alla mitologia temporale del linguaggio. C sempre stata
questa necessit, questa nostalgia della critica: ritrovare i cammini della
creazione, ricostruire attraverso il proprio discorso critico il tempo
della nascita e del compimento, che si pensava dovesse detenere i segreti
dellopera. Fino a quando le concezioni del linguaggio sono state legate
60 Michel Foucault
al tempo, e nella misura in cui il linguaggio stato considerato e ricevuto
come tempo, la critica stata creazionista: ha creduto alla creazione cos
come credeva al silenzio.
Mi sembra che questa analisi del linguaggio come spazio meriti di
essere tentata. A dire il vero, viene gi perseguita da un certo numero
di persone, e in un certo numero di direzioni. Forse sar ancora un po
dogmatico nello schematizzare idee che sono solo ipotesi di lavoro, ma mi
domando se non si potrebbe dire, molto grossolanamente, qualcosa del
genere. Innanzitutto, certo che vi sono valori spaziali inscritti in conf-
gurazioni culturali complesse e che spazializzano ogni linguaggio e ogni
opera che appare in quella cultura. Penso, per esempio, allo spazio della
sfera tra la fne del XV e linizio del XVII secolo. Durante tutto il periodo
che copre lultimo scorcio del Medioevo, il Rinascimento e linizio dellge
classique, la sfera, nelliconografa o nella letteratura, non stata semplice-
mente una fgura privilegiata tra le altre; stata la fgura realmente spazia-
lizzante, il luogo assoluto e originario dove prendevano posto tutte le altre
fgure della cultura rinascimentale e della cultura barocca. La curva chiusa,
il centro, la cupola, il globo che irradia, non erano semplicemente forme
scelte dalla gente di quellepoca: erano i movimenti attraverso i quali si
davano silenziosamente tutti gli spazi possibili di quella cultura, e lo spazio
del linguaggio.
Ci che ha empiricamente permesso di privilegiare la sfera stata la
scoperta che la terra rotonda, lidea che essa limmagine solida, oscura,
ripiegata su se stessa, della sfera celeste e della sua volta; e, infne, lidea che
luomo non che una piccola sfera microcosmica situata nel cosmo della
terra e allinterno del macrocosmo delletere.
Sono queste scoperte, queste idee che hanno dato alla sfera la sua im-
portanza? Forse non ha molto senso porsi tale problema. Quel che certo,
quel che si dovrebbe poter analizzare, che la rappresentazione, nel senso
pi generale, limmagine, lapparenza, la verit, lanalogia dalla fne del
XV sino allinizio del XVII secolo si sono date nello spazio fondamenta-
le della sfera. Quel che certo, inoltre, che, per esempio, il cubo pittorico
dellarte del Quattrocento stato sostituito dalla semisfera incavata, dove
si sono collocati e dislocati i personaggi della pittura a partire dalla fne del
XV secolo e soprattutto nel XVI secolo. Quel che certo, infne, che,
nello stesso periodo, il linguaggio ha cominciato a curvarsi su se stesso per
inventare forme circolari e ritornare al suo punto di partenza. Considerate,
Linguaggio e letteratura 61
ad esempio, il fantastico viaggio di Pantagruel, che termina al punto ambi-
guo della partenza, dopo un lungo giro attraverso un paese delizioso che
evoca lOlimpo, la Tessaglia, lEgitto, la Libia e, aggiunge Rabelais, lisola
Iperborea nel mare giudaico. Ma quando si arrivati al culmine del viaggio,
quando si assolutamente perduti, ecco che si attraversa un paese curioso,
dice sempre Rabelais, perch esattamente il paese di Touraine, cio quel-
lo stesso paese dal quale Pantagruel e i suoi compagni erano partiti. Cos,
non cera bisogno che facessero tutto questo viaggio, perch in realt non
hanno mai smesso di essere nel loro paese. E se poi, nel momento in cui
vogliono reimbarcarsi, sono gi nel paese di Touraine, forse per lasciarlo
di nuovo, forse perch vogliono partire per un altro viaggio. E il circolo
ricomincia allinfnito
23
.
probabilmente questa sfera della rappresentazione rinascimentale
che, dissociandosi, esplodendo o torcendosi su se stessa, ha dato origine,
verso la met del XVII secolo, alle grandi fgure barocche dello specchio,
del globo brillante, della sfera, della spirale, di questi grandi vestiti che si
avvolgono come eliche intorno a corpi e che salgono verso lalto.
Mi sembra che, in riferimento alla spazialit delle opere in generale,
si potrebbe tentare unanalisi di questo tipo; e daltronde ne esistono
degli schizzi, pi che dei lineamenti, in analisi come, per esempio, quelle
di Poulet
24
.
per probabile che questa spazialit culturale del linguaggio in ge-
nerale possa, a rigore, afferrare lopera solo dallesterno. C, infatti, anche
una spazialit interna allopera stessa, che non esattamente la sua com-
posizione, non quello che si chiama tradizionalmente il suo ritmo o il suo
movimento. lo spazio profondo dal quale vengono e nel quale circolano
le fgure dellopera.
23
Il romanzo di Rabelais Gargantua e Pantagruel composto da cinque libri, pub-
blicati a Parigi tra il 1532 e il 1564. Vi si narrano le vicende di Gargantua e di suo fglio
Pantagruel. In questo passaggio, Foucault si riferisce in modo particolare agli ultimi due
libri, dove Rabelais racconta del viaggio di Pantagruel e della sua compagnia alla ricerca
delloracolo della diva Bottiglia Bacbuc. Cfr. F. Rabelais, Gargantua (1532-1564); trad. it.
Gargantua e Pantagruele, 3 voll., BUR, Milano 2007.
24
Cfr. G. Poulet, Les mtamorphoses du cercle, Plon, Paris 1961; trad. it. Le metamorfosi
del cerchio, Rizzoli, Milano 1971 e Lespace proustien, Gallimard, Paris 1963; trad. it. Lo spazio
proustiano, Guida, Napoli 1972.
62 Michel Foucault
Analisi simili sono state fatte, in gran parte, da Starobinski nel suo
studio su Rousseau
25
, e da Rousset in Forme et signifcation
26
e cito espli-
citamente il testo per potervi rinviare ad esso. In particolare, penso alla
bella analisi che Rousset ha fatto della volta e della spirale in Corneille.
Egli ha mostrato come il teatro di Corneille, da La Galerie du Palais fno a
Le Cid, obbedisca a una spazialit a volta. Infatti, prima dellinizio della
pice, i due protagonisti sono insieme, e la pice non comincia se non nel
momento in cui i personaggi si separano per poi ricongiungersi nel mezzo
del racconto; essi, per, si ricongiungono solo incrociandosi: la riconcilia-
zione non possibile, oppure non perfetta. la storia di Rodrigue e di
Chimne
27
che, non potendo riunirsi defnitivamente a causa di ci che
successo, si trovano di nuovo separati nel mezzo del racconto, e si riuni-
scono solamente alla fne della pice. Si crea cos una forma a volta, una
forma ad otto, come il segno dinfnito, che caratterizza la spazialit delle
prime opere di Corneille.
Polyeucte
28
, invece, rappresenta lirruzione di un movimento ascensio-
nale. In realt, anche in Polyeucte si ha la fgura ad otto: i due protago-
nisti, Polyeucte e Pauline, uniti prima dellinizio della pice, si separano,
si rincontrano, si separano di nuovo per ritrovarsi alla fne. Ma il gioco
della separazione non dipende da eventi che sono sullo stesso piano dei
personaggi: esso, infatti, dato essenzialmente dal movimento ascenden-
te provocato dalla conversione di Polyeucte. Si pu dire che il fattore di
separazione e di riunione inserito in una struttura verticale che culmina
in Dio: Polyeucte si separa da Pauline per raggiungere Dio, e Pauline, per
raggiungere Polyeucte, lo seguir. il gioco di questa spirale che d alla
pice di Polyeucte e alle opere successive di Corneille quel movimento ad
elica, quella specie di drappeggio ascendente che forse lo stesso che si
ritrova nella scultura barocca dellepoca.
25
Starobinski ha dedicato diversi studi a Rousseau; tra questi, uno solo stato pub-
blicato prima del 1964. Cfr. J. Starobinski, Jean-Jacques Rousseau : la transparence et lobstacle,
Plon, Paris 1957; trad. it. Jean-Jacques Rousseau: la trasparenza e lostacolo, Il Mulino, Bologna
1982. Nelledizione del 1971, compaiono sette saggi su Rousseau, dei quali quattro scritti
tra il 1962 e il 1964. Cfr. J. Starobinski, Jean-Jacques Rousseau : la transparence et lobstacle. Suivi
de sept essais sur Rousseau, Gallimard, Paris 1971.
26
Cfr. J. Rousset, Forme et signifcation, J. Corti, Paris 1962; trad. it. Forma e signifcato,
Einaudi, Torino 1976, pp. 27-35.
27
P. Corneille, Le Cid (1637); trad. it. Il Cid, Garzanti, Milano 2007.
28
P. Corneille, Polyeucte (1643), Larousse, Paris 1997.
Linguaggio e letteratura 63
Si potrebbe, infne, trovare una terza possibilit di analizzare la spazia-
lit dellopera, studiando non pi la spazialit dellopera in generale, ma la
spazialit del linguaggio stesso nellopera. Si potrebbe, cio, mettere in luce
uno spazio che non sarebbe quello della cultura, che non sarebbe quello
dellopera, ma quello del linguaggio posato sul foglio bianco di carta, del
linguaggio che, per sua natura, costituisce e apre un certo spazio, uno spa-
zio spesso molto complicato, che forse stato reso percettibile dallopera
di Mallarm: lo spazio dellinnocenza, della verginit, del biancore, lo
spazio vitreo, quello del freddo, della neve, del gelo, dove luccello tratte-
nuto. Questo spazio al tempo stesso teso e liscio, chiuso e ripiegato su di
s si apre in tutta la sua lucentezza alla penetrazione assoluta dello sguar-
do che pu percorrerlo; ma lo sguardo, in fondo, non pu che scivolare su
di esso. Questo spazio, aperto e al tempo stesso chiuso, questo spazio che
si pu percorrere, uno spazio congelato e completamente chiuso. Que-
sto spazio probabilmente lo spazio delle parole di Mallarm.
Lo spazio degli oggetti mallarmeani, del lago mallarmeano, anche
lo spazio delle sue parole. Prendete, ad esempio, i signifcati, molto ben
analizzati da Jean-Pierre Richard
29
, del ventaglio e dellala in Mallarm. Il
ventaglio e lala, quando sono aperti, hanno la propriet di sottrarre alla vi-
sta: lala sottrae luccello alla vista tanto ampia; il ventaglio maschera il
viso. Dunque, lala e il ventaglio sottraggono alla vista, nascondono, allon-
tanano gli oggetti dallattenzione e li tengono a distanza; ma non nascon-
dono se non nella misura in cui rivelano, cio nella misura in cui si trova
dispiegata la ricchezza iridescente dellala o il disegno stesso del ventaglio.
Al contrario, quando sono chiusi, lala lascia vedere luccello, il ventaglio
lascia vedere il viso; lasciano dunque avvicinare, offrono alla presa dello
sguardo o della mano ci che nascondevano prima, quando erano aperti.
Ma, nel momento stesso in cui si ripiegano, nascondono e occultano tutto
quello che di s mostravano, aprendosi. Lala e il ventaglio costituiscono
quindi il momento ambiguo della rivelazione, e tuttavia dellenigma; il mo-
mento del velo teso su quello che c da vedere, cos come il momento
dello sfoggio assoluto.
29
Cfr. J.-P. Richard, Lunivers imaginaire de Mallarm, Seuil, Paris 1961. Foucault recen-
sisce e commenta il libro di Richard in un articolo apparso nel 1964. Cfr. M. Foucault,
Le Mallarm de J.-P. Richard, in Annales. conomies, socits, civilisations, n. 5 (1964),
pp. 996-1004; trad. it. Il Mallarm di J.-P. Richard, in M. Foucault, Archivio Foucault 1, cit.,
pp. 87-97.
64 Michel Foucault
Questo spazio ambiguo degli oggetti mallarmeani, che svelano e na-
scondono al tempo stesso, probabilmente lo spazio stesso delle parole di
Mallarm. La parola, in Mallarm, ostenta la propria ricchezza, ripiegando,
infossando sotto questo sfoggio ci che sta dicendo. Essa ripiegata sulla
pagina bianca, in modo da nascondere quello che ha da dire, ma fa sorgere,
nel movimento del ripiegamento su di s e nella distanza, ci che dimora
irrimediabilmente assente. Ed questo, probabilmente, il movimento di
tutto il linguaggio di Mallarm e, in ogni caso, il movimento del libro di
Mallarm; quel libro che bisogna prendere, in senso simbolico, come il
luogo del linguaggio e, al tempo stesso, in un senso pi preciso, come lav-
ventura di Mallarm, allinterno della quale, sul fnire della sua esistenza,
si letteralmente perduto. Dunque, questo il movimento del libro che,
aperto come un ventaglio, deve nascondere tutto mostrandosi, mentre,
chiuso, deve lasciar vedere il vuoto che non ha smesso, nel suo linguaggio,
di nominare. Per questo il libro limpossibilit stessa del libro: quando
si svela, sigilla il suo biancore; quando si ripiega, mostra il suo biancore.
Il libro di Mallarm, nella sua ostinata impossibilit, rende quasi visibile
linvisibile spazio del linguaggio, quellinvisibile spazio del linguaggio del
quale bisognerebbe fare lanalisi non solamente in Mallarm, ma in ogni
autore che si vuole studiare.
Queste possibili analisi, abbozzate un po qui e un po l, mi direte
che hanno laria di accostarsi allopera in ordine sparso. Da una parte, c
la decifrazione degli strati semiologici e, dallaltra, lanalisi delle forme di
spazializzazione. Questi due movimenti, lanalisi degli strati semiologici e
lanalisi delle forme di spazializzazione, devono rimanere paralleli o devo-
no convergere, convergere allinfnito, dalla parte in cui lopera appena
visibile, ma solo nella sua lontananza? Possiamo sperare, un giorno, in un
linguaggio unico che faccia apparire, al tempo stesso, i nuovi signifcati
semiologici e il luogo in cui essi si spazializzano?
Non c assolutamente alcun dubbio: siamo ancora lontani dal poter
tenere un simile discorso, e il carattere sparso delle cose che vi ho appena
detto ne la testimonianza.
Tuttavia, senzaltro questo il nostro compito. Il compito dellanalisi
letteraria, oggi, il compito forse della flosofa, il compito forse di tutto il
pensiero e di tutto il linguaggio, oggi, di far emergere nel linguaggio lo
spazio di ogni linguaggio, lo spazio nel quale le parole, i fonemi, i suoni, le
sigle scritte possano essere, in generale, dei segni; bisogner che appaia, un
Linguaggio e letteratura 65
giorno, questa griglia che libera il senso trattenendo il linguaggio. Ma non
sappiamo quale linguaggio avr la forza o la riservatezza, quale linguaggio
avr abbastanza violenza o neutralit, per lasciare apparire e nominare lo
spazio che lo costituisce come linguaggio. Sar un linguaggio molto pi
concentrato del nostro, un linguaggio che non conoscer pi la separazio-
ne della letteratura, della critica, della flosofa un linguaggio, in qualche
modo, assolutamente aurorale, che ricorder, nel senso forte della parola
ricordare, quello che ha potuto essere il primo linguaggio del pensiero gre-
co? O non si potrebbe forse pensare che, se la letteratura ha attualmente
un senso e se lanalisi letteraria, nel modo in cui ve ne ho parlato, ha attual-
mente un senso, perch esse presagiscono quello che sar tale linguaggio,
perch sono segni che questo linguaggio sta nascendo? Che cos, dopo
tutto, la letteratura? Perch, come dicevamo ieri, essa nata nel XIX seco-
lo, legata al curioso spazio del libro? Forse la letteratura, questa invenzione
recente che ha meno di due secoli, fondamentalmente il rapporto tra lin-
guaggio e spazio che si sta costituendo e che sta diventando oscuramente
visibile, ma non ancora pensabile. Si pu dire che qualcosa come la lettera-
tura sta nascendo, nel momento in cui il linguaggio rinuncia al suo vecchio
compito, a quello che era il suo compito da due millenni raccogliere ci
che non deve essere dimenticato , e nel momento in cui scopre di essere
legato, attraverso la trasgressione e la morte, a questo frammento di spazio
che il libro, cos facile da manipolare, ma cos arduo da pensare.
La nascita della letteratura, cos intesa, ancora molto vicina a noi, e
tuttavia, dalla cavit di se stessa, pone la domanda di ci che . La lette-
ratura estremamente giovane, in un linguaggio estremamente vecchio.
apparsa in un linguaggio che, da millenni, in ogni caso dallaurora
del pensiero greco, era votato al tempo. apparsa, dunque, in un lin-
guaggio consacrato al tempo, come il balbettio, il primo balbettio di un
linguaggio probabilmente ancora molto lontano, alla fne del quale tale
linguaggio sar votato allo spazio. Fino al XIX secolo, il libro, nella sua
materialit spaziale, stato il supporto accessorio di una parola che ave-
va, come preoccupazione, la memoria e il ritorno. Ed ecco che il libro
divenuto, pi o meno allepoca di Sade ed questa la letteratura , il
luogo essenziale del linguaggio, la sua origine sempre ripetibile, ma def-
nitivamente senza memoria.
Quanto alla critica, cosa stata, da Sainte-Beuve fno ai tempi pi
recenti, se non precisamente lo sforzo disperato, lo sforzo votato al fal-
66 Michel Foucault
limento, di pensare in termini di tempo, di successione, di creazione, di
fliazione, di infuenza, ci che era interamente estraneo al tempo, ci che
era votato allo spazio, e cio la letteratura? E questa analisi letteraria, alla
quale molte persone oggi si dedicano, con tutti i suoi gesti minuti, pazienti,
con tutte le sue accumulazioni un po laboriose, non la trasformazione
della critica in un metalinguaggio, non la critica divenuta infne positiva.
Lanalisi letteraria, se ha un senso, non fa altro che cancellare la possibilit
stessa della critica e rendere poco a poco visibile, ma ancora in una neb-
bia, come il linguaggio divenga sempre meno storico e successivo. Questa
analisi letteraria mostra che il linguaggio sempre pi lontano da se stes-
so, che si allarga come una rete, che la sua dispersione non dovuta alla
successione del tempo, n alla tranquillit della sera, ma allesplosione, allo
scintillio, alla tempesta immobile del mezzogiorno.
La letteratura, nel senso stretto e serio della parola che ho prova-
to a spiegarvi, non sarebbe altra cosa che questo linguaggio illuminato,
immobile e fratturato, vale a dire proprio ci che oggi siamo chiamati a
pensare.
Traduzione dal francese e apparato critico di Miriam Iacomini
.
Language and Literature
During the 60s, Foucault doubles his archaeological research with a punctual and
attentive refection on the notions of literature, author and work. Thus, he inscri-
bes part of his production within the discussion on the concept of criticism that
took place in France at the beginning of the second half of the century. Langage
et littrature fnds its place precisely in this framework, since it proposes, within
the archaeological horizon, alternative modalities of criticism. Indeed, during the
conferences, Foucault dialogues with Bataille and Blanchot, but also with Barthes
and the authors of the Nouvelle Critique.
Keywords: Literature, Language, Work, Writing, Archaeology, Criticism, Author.
Linguaggio e letteratura 67
La distanza che ci separa dalla letteratura
Jean-Franois Favreau
tre hors de soi, avec soi, dans un avec o se croisent les lointains
1
.
Lobiettivo che ci poniamo nel presente articolo, accogliendo con gioia la
traduzione e la pubblicazione di questappassionante conferenza di Saint-
Louis, di capire cosa accade in questo testo, restituendolo al suo conte-
sto, e di indicare cosa, in esso, rivela, prolunga o contraddice la traiettoria
foucaultiana alle soglie dello spazio letterario.
Nel corso di questa piccola investigazione nellopera di Foucault, in-
contreremo un motivo che egli cita nella sua conferenza e che esemplifca
bene il suo rapporto con lattivit letteraria: la fgura barocca della torsade
(spirale). Cos, sar possibile presentare al meglio lesperienza di volta in
volta affascinante, ambigua, contraddittoria e insoddisfacente attraverso la
quale Foucault si avvicina al cuore stesso della letteratura e, al tempo stes-
so, la rifuta, in una successione di momenti di fascinazione e scoraggia-
mento successione che ci informa sia sulla natura di ci che egli chiama
il letterario, sia sulla traiettoria stessa del pensatore che procede tentoni
per trovare una distanza che sia quella giusta.
Per cogliere un simile movimento, occorrer per distinguere ci che
Foucault dice da ci che nei suoi testi agisce silenziosamente. Questo spa-
zio letterario per riprendere lespressione di Maurice Blanchot in cui Fou-
cault si cos ben riconosciuto se non forse di per s una posta in gioco
fondamentale ed esplicita del pensiero foucaultiano, per il sito di un vero
e proprio travaglio, di una diffcolt profonda cui Foucault dovette far fron-
te, e il punto di un impegno che non condizionato da una strumentalizza-
zione, ma che assume le sembianze di scommesse, decisioni e sfde.
Da questo punto di vista, Langage et littrature costituisce una via dac-
cesso formidabile. Rimasta a lungo una porta nascosta, disponibile solo
ai ricercatori, la conferenza fa parte di quel corpus di articoli e saggi (che
hanno spesso per oggetto la letteratura e le arti, e in particolare la pittura
1
M. Foucault, Distance, aspect, origine, in Critique, n. 198 (novembre 1963), riedito in
Dits et crits, a cura di D. Defert e F. Ewald, Gallimard, Paris 2001, vol. I, p. 303.
materiali foucaultiani, a. II, n. 3, gennaio-giugno 2013, pp. 69-90.
di Manet) che sono stati, per Foucault, un laboratorio del pensiero e nei
quali, seguendo il disegno degli oggetti che essa si d, la plasticit del pen-
siero stesso messa alla prova.
Tali testi-laboratorio saranno accantonati da Foucault, che non li pub-
blicher e che, a partire dagli anni settanta, si stancher di questo terreno
di rifessione, lasciando il flo che stava tessendo piuttosto sflacciato.
interessante per notare che ci possibile ottenere indizi espliciti che ci
permettono di ricostituire la linea di percorso del pensiero foucaultiano,
nonostante il silenzio che Foucault caler su questa questione, attraverso
gli interventi del flosofo allestero, dove le poste in gioco non sono le stes-
se che in Francia (lintervista Folie, littrature, socit, rilasciata in Giappone
nel 1970, ne un buon esempio).
Che cos la letteratura? Preambolo a una storia della letteratura
Il primo fatto, che rende questo testo imprescindibile per chiunque si
interessi al pensiero di Foucault sulla letteratura, che qui appare, esplici-
tamente e frontalmente, per la prima e unica volta, la domanda Che cos
la letteratura?. Sappiamo che, nel suo itinerario, Foucault aveva gi dedi-
cato dei corsi ad alcune questioni letterarie (in particolar modo durante il
suo soggiorno in Svezia di nuovo, quindi, in un terreno sperimentale ed
extra-nazionale da cui gli era possibile avere uno sguardo dal di fuori), ma
la domanda non compare mai di per s nei Dits et crits.
Anche se un po clandestina, dunque, e anche se, per se stessa, resisten-
te, la comparsa di tale questione importante, perch accumula e dispone
di fronte allo sguardo una serie di usi della parola letteratura e un movimen-
to che le proprio, ma anche perch Foucault qui coglie e prolunga, sotto il
nome di unesperienza comune (per vocazione extra-individuale), qualcosa
che aveva gi tentato di proporre in Storia della follia, legando lopera di uno
scrittore, Sade, allesperienza collettiva della draison moderna.
In un libro recentemente pubblicato, avevamo provato a chiamare Sto-
ria della letteratura per rispecchiare il titolo dato da Foucault alla sua Storia
della follia questo sparpagliamento privo di centro di articoli, prefazioni e
segmenti che riguardano il gesto letterario. Per analogia, avevamo notato
che, in tutti questi testi, Foucault descrive la letteratura attraverso quel che
la circonda, per quello che non ; in essi, non si incrocia mai loggetto let-
terario in maniera frontale (pur giungendo alle stesse conclusioni; da que-
70 Jean-Franois Favreau
sto punto di vista la conferenza di Bruxelles costituisce invece un oggetto
a parte). In compenso, questi testi sono assillati senza tregua da citazioni
e/o da effetti letterari.
Per far apparire qualcosa della draison (e avere anche uno sguardo cri-
tico sulla ragione), la Storia della follia faceva affdamento sulla storia dei di-
scorsi tenuti sulla follia, mostrandovi, in alcune pagine a fne capitolo, dei
buchi. La draison appariva solo in due modi incompleti: o come mondo
negativo, secondo una sorta di teologia negativa, o tramite la presenza
del nome di Sade, dove si esercita come violenza non giustifcata. Questo
approccio appare quindi come lunico capace di restituire, nella sua irridu-
cibilit, qualcosa di questo fenomeno della draison.
Allo stesso modo, nella conferenza di Saint-Louis, Foucault constata
che lessere della letteratura sfugge sempre alla presa critica. Non pu
costituire un oggetto afferrabile perch un simulacro, perch appare
in forma di assassinio e di assenza, perch puro linguaggio ripiega-
to su se stesso. Altrove, Foucault fa giocare, in molti dei suoi testi critici
(Raymond Roussel, gli scritti su Brisset, Blanchot, ecc.), una serie di effetti
letterari che fanno scivolare il discorso su un terreno che ormai non pi
quello della critica o del commento, ma che raddoppiano, mettono in dif-
fcolt, deviano, fnzionano, barano con il genere dellanalisi (con colpi
violenti, con una parola simulatrice o simulante, con luso drammaturgi-
co di un montaggio di citazioni). Scavando un inverso del discorso, questi
testi aprono uno spazio parallelo dove il letterario infne apparir.
Sin dalla sua apertura, questa conferenza di Saint-Louis si d come
oggetto una parola che pende verso il negativo e, sin dal titolo, si apre
come uno spazio alterato. Dal momento in cui appare la domanda Che
cos la letteratura?, c la certezza che non avremo nessuna risposta alla
domanda, che non ci sar nessun happy end metodologico: sappiamo invece
che stiamo procedendo in uno spazio truccato, in una forma di analisi alte-
rata: in questo spazio, marcato fn da subito dalla disillusione, annunciato
dalla fgura della volta, una versione moderna della tragedia, che si apre
unavventura intellettuale di unestrema ricchezza, che si avvicina al cuore
stesso dellattivit di scrittura.
Foucault fa giocare questa domanda in molti modi. Defnisce oppor-
tunamente i limiti storici e culturali di quel che chiama qui letteratura,
individuando lemergere storico di un paradigma nuovo, che permette
di distinguere questo oggetto da ci che chiamiamo le lettere. Fou-
cault defnisce questo campo per esclusione, ma anche per prossimit
La distanza che ci separa dalla letteratura 71
(legando tale questione a quella di unesperienza storica del linguaggio,
alla scomparsa del riferimento a unistanza superiore che garantiva la
continuit del mondo e del verbo).
Ma, in questa conferenza, il punto su cui Foucault concentra i suoi
sforzi, come far negli articoli che dedica alla letteratura (questa moltitudine
di piccoli testi critici sparsi, che saranno raccolti dopo la sua morte nei Dits
et crits), quello dellesperienza della scrittura. Cos, Che cos la letteratu-
ra? non da leggersi come una domanda che miri a costituire un oggetto
critico, ma come la via daccesso per unesperienza da fare e da seguire,
un gesto che attiva un processo, un tentativo, per il pensiero, di entrare su
questo terreno e di sposare il movimento, che quello della scrittura stes-
sa, di fronte a questa letteratura che le estranea. Questa domanda non
si sovrappone alla letteratura, dice Foucault a Bruxelles: lessere stesso
della letteratura (supra, p. 30). Designando cos la letteratura come inuma-
na estraneit che nessuna opera e nessun discorso capace di guardare in
faccia, Foucault la situa in un punto di fronte al quale gli scrittori e i critici,
con le loro rispettive vie daccesso, si trovano ad essere sullo stesso livello.
La conferenza di Foucault si svolge in due sedute: la prima, una volta
posta la domanda (e attribuitole dei limiti), sar dedicata a prenderla in
considerazione dal punto di vista della pratica degli scrittori (cio, da un
certo punto di vista, si metter dalla parte dello scrittore); la seconda, che
comincia con la domanda Si pu parlare di letteratura?, si pone la que-
stione pratica di un linguaggio secondo.
Non quindi tanto la letteratura in s a costituire il centro della con-
ferenza, quanto la pratica, o le pratiche, diffcili, che essa instaura e che ripre-
sentano, validandola (senza poter dire quale fenomeno preesistente allaltro)
la domanda Che cos la letteratura?. Foucault chiaro: possibile trala-
sciare la domanda, farne a meno e, in tal modo, lasciare che lo spazio lette-
rario si sgonf. Se la letteratura una preoccupazione, soltanto perch la
modernit le d una certa importanza, un corpo, e tratta questo rumore
come un indice essenziale della propria verit.
Ci proponiamo qui di osservare come questo ambito agisca nelliti-
nerario di Foucault, prima in prossimit della draison, l dove la pratica
letteraria interroga e violenta lambito, ad essa vicino, del discorso (nel
momento della Storia della follia), per vedere, poi, come questa intuizione
iniziale incontri la preoccupazione del linguaggio e della fnzione di una
letteratura anonima (cosa che dar luogo a Le parole e le cose), prima di ri-
tornare sul modo in cui Foucault si interess a Raymond Roussel (cio alla
72 Jean-Franois Favreau
parabola di un autore, soggetto letterario che non ha niente danonimo).
Infne, ci soffermeremo sulla nube della scrittura e della critica (in partico-
lare con Blanchot). Giungeremo allora alla nozione che costituisce logget-
to di questo testo: la distanza che esiste nella letteratura, a partire dalla sua
defnizione, e quindi la distanza che opportuno trovare vis--vis della letteratura.
Foucault trover la propria distanza dedicandosi defnitivamente alla
non-letteratura, esportandovi per clandestinamente qualcosa dellazio-
ne corrosiva di unesperienza radicale della scrittura.
La letteratura come assenza dopera
In Storia della follia, identifcata in qualche modo con il nome di Sade,
la letteratura era presente per dare una voce alla draison, il che signifca che
era la sola risorsa (dando il cambio, ci dice Foucault, alla pittura fammin-
ga) per disegnare, di fronte al discorso dellistituzione e della psichiatria,
un interlocutore capace di replicare e di resistere, in modo indefettibile, ad
ogni forma di digestione.
La nozione stessa di follia, formata dalle defnizioni successive di co-
loro che avevano come scopo di combatterla come resto della ragione,
implica che essa non possa in alcun caso diventare discorso, e che anzi si
opponga alla costituzione di un discorso sistematico. Nel suo libro, Fou-
cault tiene senza alcun dubbio un discorso, ma riuscir a farlo solo in
modo negativo e con effetti di montaggio: quando cita Sade crea delle
cavit, dei momenti in cui largomentazione si ferma per lasciare spazio
a un pensiero non argomentato, sottomesso agli umori: gesti di violenza o
di malvagit, gusto per quei cambiamenti di registro che fanno emergere
la brutalit di un argomento, partiti presi indifendibili. Egli restituisce, nel
corpo del proprio libro, quel resto che la cesura voleva allo stesso tempo
circoscrivere e far scomparire, e che appare proprio come un oppositore
inconciliabile e che sar per la ragione quello che il male per la morale.
La letteratura appare quindi come ausilio, dotato di parola, della follia
muta. Essa compie un gesto esclusivo: fa passare nellordine dello scrit-
to, ovvero nellarchivio, qualcosa della follia; apre cio uno spazio l
dove la cesura non ha pi corso. Sade, in tal modo, allo stesso tempo
linterlocutore della ragione ragionante (come nei pamphlet che mirano a
contraddire, sul suo stesso terreno, la logica e i valori dei contemporanei
che lo imprigionano), e una sorta di vandalo del pensiero, perch spinge
La distanza che ci separa dalla letteratura 73
la propria logica troppo lontano, fno a diventare il fermento di un di-
sordine generalizzato. Egli si radica senza ritorno nellindifendibile, sino a
farne un paesaggio ipnotico che non ha niente da invidiare alle diavolerie
rappresentate da Bosch
2
.
Prolungando questa linea, Foucault far della letteratura, sempre senza
delimitarne i contorni, una sorta di risorsa contro la flosofa (intesa come
ragione ragionante sulla ragione). Questo sar, da Sade a Bataille passan-
do per Nietzsche, un pensiero eccessivo, un residuo di ci che ha avuto
accesso al nome di flosofa. In due articoli importanti, uno consacrato a
Pierre Klossowski e laltro a Maurice Blanchot
3
, Foucault proporr, per
sostenere la propria tesi, unanalogia con le eresie: al momento della sua
costituzione, la Chiesa dovette delimitare ci che avrebbe fatto parte del
suo corpus di testi, tracciando in tal modo un canone e, di conseguenza,
un confne che non sarebbe stato Chiesa senza esserle, per, totalmente
estraneo , confne che sar tanto pi pericoloso poich le somiglia e parla
la sua stessa lingua. La gnosi, cos, mostrer una coerenza non minore di
quella della Chiesa, e sar colpevole di un eccesso di ragione simile a quello
che verr rimproverato a Sade.
Allo stesso modo, la letteratura in rottura con il discorso che la cir-
conda. Se la verit della follia non ragionevole, non argomentata, non
possibile averne ragione; inconciliabile (motivo per il quale le buone inten-
zioni non hanno presa su di essa), la letteratura si pone, sin dallinizio,
sotto il segno dellinadeguatezza. La letteratura fnge di essere una serie
di libri (supra, p. 44), ma non si trova nei libri: quello che ci dice la con-
ferenza di Saint-Louis, dove opera, linguaggio e letteratura sono presentati
come poli inconciliabili, amanti che si respingono.
Per estensione, scegliendo questo oggetto, in questo periodo, Foucault
pone la questione di un fuori (dehors) di quanto comunemente chiamato
flosofa, terreno di incontro dove i pensatori sono in dialogo gli uni con
gli altri e in dialogo con la storia, tavola operatoria per e del pensiero, ac-
cessibile a tutti di diritto. In questi anni, Foucault non propriamente ostile
alla flosofa in generale (ammesso che questa espressione abbia un sen-
so), ma si situa a distanza, si sforza di mantenersi e di rimanere allesterno
della flosofa, gioca su un altro terreno (mira e colpisce a partire da un altro
2
Nota bene: eccesso di ragione.
3
M. Foucault, La prose dActon, in La Nouvelle Revue Franaise, n. 135 (marzo
1964) e La pense du dehors, in Critique, n. 229 (giugno 1966).
74 Jean-Franois Favreau
punto) cos come, pi tardi, si stancher dellambito della letteratura senza
per smettere di pensare qualcosa del letterario (e con il letterario).
Lo spazio del linguaggio
Partendo da questo punto, negli anni successivi Foucault traccer
una linea dalla follia al linguaggio, mantenendo la letteratura allo stesso
posto, ma modifcando gli strumenti per valutarla. Quando parlava della
follia, Foucault era sempre disturbato da una cosa: per dare alla draison il
posto che avrebbe voluto attribuirle (quello, potremmo dire, di una testi-
monianza sullessere), avrebbe dovuto passare al di sopra (o aggirare) il
sintomo individuale. Occorreva riuscire, sempre, a non pronunciarsi sulla
questione del biografema o del sintomo, per far apparire la draison come
esperienza continua e condivisa.
Interessandosi al linguaggio, in occasione di Le parole e le cose, Foucault
ha una risorsa: non pi lindividuo, ma il linguaggio stesso, in quanto
esperienza comune, ad essere portatore di una potenza di opposizione alla
ragione: lordine delle parole e delle cose non pi continuo dal momento
in cui, al posto di un garante (un Dio che assicurava la continuit tra il
verbo, la creazione, il Libro e il senso), la societ occidentale ha incontrato
un vuoto (il vuoto del desiderio insaziabile di Sade).
Il linguaggio nel proprio essere ci che resiste alla presa di un
discorso che crede di toccare le cose che nomina. La letteratura sar
quindi il terreno sul quale le parole vanno alla deriva in alto mare, dove
la terra ferma delle cose fuori portata. Roussel, Mallarm, Blanchot
costituiranno ancora una volta delle risorse per cogliere una possibile
biforcazione che rimette in causa levidenza del senso. Ci che la let-
teratura manifesta, secondo Le parole e le cose, la natura del linguaggio,
che essenzialmente parlare per non dire niente, bavarder
4
(oppure, nel
punto di incontro con il potere, parlare solo per fare effetto). Dopo la
fgura del folle o delleretico, quella del bavard e/o del sofsta ad essere
convocata da Foucault, raggiungendo cos il momento inaugurale in cui
4
Bisogna qui citare il testo di Louis-Ren Des Forts, Le Bavard, Gallimard, Paris
1946, commentato da Blanchot, che mette in fnzione questa fgura di un linguaggio
basato sulla morte e sulla follia, ma anche sulleffettivit della retorica e della sofstica, che
parlerebbe da solo senza scopo n fne.
La distanza che ci separa dalla letteratura 75
la flosofa si defnisce come parola di verit contro il discorso sofsta,
che ha per unica base i poteri del linguaggio. Foucault legge lavvento
del platonismo come la costituzione di un terreno per il pensiero (che
sar ordinato secondo la categoria della verit), indipendente dal potere,
anche se questa vittoria frutto di un uso del discorso di potere, delle
stesse parole e degli stessi artifci dei sofsti. Questo nuovo terreno della
flosofa non si differenzia quindi, per natura, da quello che lo precede, e
le sue fondamenta saranno altrettanto sabbiose
5
.
Contro quel che si presenta come un discorso di verit (che, dal punto
di vista del linguaggio, non altro che un discorso di potere vittorioso che
riuscito a imporre la propria norma come condizione del discorso), Fou-
cault fa uso di discorsi che sono apertamente di potere. Ritroviamo allora
leco di un Nietzsche flologo (etimologicamente, che ama il linguaggio),
che vede nella volont di potere la base dei valori rivendicati dalla flosofa
classica e che fa uso, anchegli, di un discorso di potere per pervenire a uno
stato di cose in cui questa aspirazione non sar pi necessaria.
Da questo punto di vista, lo spazio letterario il terreno (sottile come
una linea, dice Foucault, ma che si estende in verticale, allinfnito
6
) in cui
il linguaggio pu dispiegarsi per se stesso, resistendo alla presa dellopera
e formando, cos, una sorta di apertura colossale e paradossale. A Bru-
xelles, Foucault d forma a questo spazio, disegnando un triangolo i cui
vertici sono il linguaggio, lopera e la letteratura. Questi punti sono, essi
stessi, esclusi, nel senso che lattivit letteraria e critica, la permanenza
nello spazio letterario, ha a che fare con lopera, il linguaggio e la lettera-
tura, senza mai incontrarli.
Questi termini inconciliabili, opera e linguaggio, si ritroveranno in Le
parole e le cose. Il linguaggio, aveva predetto Foucault, loceano che minac-
cia lideologia della cultura contemporanea e le sue dighe, e la sua azione
era quel che prometteva lerosione della fgura dellUomo. lassenza
dopera della Storia della follia a divenire consustanziale, portata dal lin-
guaggio stesso a ricevere il compito batailliano di confondere (o, per
restare nella metafora marina, di erodere) le carte.
5
ci che scrive Foucault in un articolo feroce dedicato a Deleuze ( Theatrum
philosophicum , in Critique, n. 282, novembre 1970). In compenso, se Foucault rimette
in causa lincontestata vittoria del platonismo, la traiettoria di Socrate apparir in seguito
come un modello di vita flosofca, e il suo ultimo gesto, con il quale beve la cicuta, come
lindice della verit di un pensiero.
6
Cfr. M. Foucault, Le langage linfni, in Tel Quel, n. 15 (autunno 1963).
76 Jean-Franois Favreau
Il linguaggio puro mormorio senza fne, senza opera. Resistendo
alla fascinazione dellinforme puro (che lo si chiami follia o linguaggio), e
resistendo al compimento di unopera come opera, la scrittura unattivit
contenuta in questa no mans land (lespressione da intendersi in senso
forte, dato che questa zona assolutamente ostile alluomo).
Gi Raymond Roussel descriveva litinerario di un uomo alle prese con lo
spazio inumano del linguaggio, intervallo o interstizio essenziale che sepa-
ra la natura dei segni dalla possibilit di unopera. Roussel, ci dice Foucault,
dedic la propria vita a tessere, tra le parole, delle favole che ricoprono le
lacune della lingua, magnifcando e scongiurando laleatorio. Egli raccolse
questi gesti in un opera, per mezzo del gesto con il quale si sottraeva dal
mondo della vita per inscriversi in quello della propria opera. Il progetto
dellopera di Roussel, realizzato dal libretto di istruzioni postumo che ci
ha lasciato, acquisisce la sua vera dimensione con la morte programmata
dellautore, che costituisce lultima pietra delledifcio. In altri termini, la
vita e la produzione di Roussel sono inscritte in una parentesi, in un dif-
ferire che posticipa la vittoria, lavvenimento del linguaggio puro, ovvero
la morte. lo stesso movimento che organizza la Recherche di Proust, che
fatto eccezionale! Foucault cita a Saint-Louis. Lopera scritta non ,
propriamente, che un fuori dellopera, perch lavvenimento della possi-
bilit di unopera eccede i sette volumi della Recherche.
Da qui appare la crescita del linguaggio in verticale, che d come
orizzonte il terzo termine al triangolo. Nel 1963, Il linguaggio allinfnito
descriveva cos il gesto di Shhrazade, che parlava per rimandare listante
della propria morte: per poter parlare allinfnito, condizione della propria
sopravvivenza, Shhrazade deve mettere in forma il linguaggio, fare sen-
so o far favola a partire da esso, in modo da interessare il proprio uditorio.
Ma il suo monologo prender la dimensione di unopera solo una volta
terminato, perch il suo carattere incompiuto che gli assicura la possibi-
lit di una continuazione.
Foucault ritrova la milleunesima favola, nella quale Shhrazade rac-
conta la propria storia come in uno specchio, moltiplicando il proprio
monologo, en abyme, allinfnito. al limite, in questo ultimo interstizio
di fatticit, che separa dalla non-opera o dalla morte, che fa crescere in ver-
ticale una parola improduttiva, nella quale appare la promessa della lettera-
tura e la letteratura come promessa. A Saint-Louis, Foucault dice che non
c lessere della letteratura, c semplicemente un simulacro, un simulacro
che tutto lessere della letteratura (supra, p. 38).
La distanza che ci separa dalla letteratura 77
Cos come il centro si nasconde nel labirinto dei racconti di Shhra-
zade, il principio dei racconti che ripiega narrato su narrato, al limite della
morte, il motivo della Biblioteca appare come lo spazio extra-individuale
dove si rigioca il gioco dellopera, del linguaggio e della letteratura. Molti-
plicato, come in un gioco di specchi deformanti, attraverso lopera di Flau-
bert, Borges o Blanchot, questo spazio chiuso, ovattato e labirintico della
biblioteca appare come la tana naturale della letteratura moderna, dove
si nasconde, come il Minotauro, questo mostro smisurato e antropofago,
una quasi-presenza senza aspetto assegnabile.
Foucault partorisce allora unipotesi radicale: la letteratura non altro
che un rumore che manteniamo ogni volta che ne parliamo. Questa fgura
collettiva, con la maiuscola, prende corpo quando diventa cosciente di se
stessa, il proprio orizzonte, e si offre come promessa e come prigione.
Dallintoppo iniziale allo spazio di Roussel
La questione della letteratura, ci dice Foucault, emerge nel momento
in cui questo spazio si riempie: Dante, Cervantes e Euripide, fanno parte
della nostra letteratura (di questo spazio che pone problema oggi) e non
della loro letteratura, poich la letteratura per loro non esisteva. Inscritta
in una continuit tra testo e mondo, fnzione e storia, pensiero e azione,
lopera antica, medievale o classica identifcabile come letteratura solo
da quando esiste tale questione. Prima, i segni che tradiscono unautore-
ferenzialit della scrittura e che lassoggettano a una vertigine, si presen-
tano, quandanche nella loro purezza come con Shhrazade, solo con
laspetto di un intoppo.
Si tratta della stessa questione che attraversa la pittura e che Foucault
indica a proposito di Manet, che gioca esplicitamente con la trama del
quadro: il pittore sest permis dutiliser et de faire jouer, en quelque sorte, lint-
rieur mme de ses tableaux, lintrieur mme de ce quils reprsentaient, les proprits
matrielles de lespace sur lequel il peignait
7
.
Lo stesso per il teatro, riguardo a un fenomeno che Foucault descrive
parlando de La doublure di Roussel, dove un attore particolarmente vee-
mente apre una breccia nella rappresentazione nel momento in cui non
riesce a sguainare la propria spada dal fodero: Cette minuscule maladresse, cet
7
M. Foucault, La peinture de Manet (conferenza a Tunisi, 1971), Seuil, Paris 2004, p. 22.
78 Jean-Franois Favreau
accroc dans le geste simple dchire sur toute sa longueur le tissu des choses : le spectacle
aussitt dcolle de lui-mme, lattention des spectateurs est la fois redouble et dcale :
leur regard ne se dtache point du spectacle qui leur est offert, mais ils y reconnaissent
cet imperceptible interstice qui le fait pur et simple spectacle
8
.
La letteratura moderna, allo stesso modo, comincia quando la favola
lacerata e appare la fnzione che la organizza e la sottende. La favola, dice
Foucault, il narrato della narrazione, ovvero un livello orizzontale della
storia, ordinato dalla successione. In opposizione, chiamiamo fnzione la
posture du narrateur lgard de ce quil raconte, e ancora: la fction, cest la
trame des rapports tablis, travers le discours lui-mme, entre celui qui parle et ce dont
il parle. Fiction, aspect de la fable
9
.
Per rimanere in compagnia di Roussel, possiamo osservare un gioco
e una tensione tra la pura orizzontalit (la favola apparentemente senza
breccia delle Impressions dAfrique) e la pura verticalit di Comment jai crit
certains des mes livres, sorta di libretto di istruzioni postumo, rilasciato a
posteriori, che permette di osservare come la favola sia presente solo per
ricoprire, vestire la struttura puramente verticale del procedimento,
ovvero un gioco morfologico di permutazione che presiede allinsieme
della composizione delle Impressions. Sotto a ci che i testi di Roussel po-
tevano avere in comune con quelli di un Jules Verne (per il quale Roussel
nutriva unammirazione senza limiti) si rivela una macchinazione molto
vicina a quelle che concepir, qualche decennio pi tardi, un movimento
come quello dellOulipo.
chiaro che Foucault, sedotto dalla dimensione di giocatore di scac-
chi di Roussel (da cui, come confesser, attratto il suo lato ossessivo),
d la priorit alla verticalit fnzionale, e tralascia la linea delle sue favole.
Foucault si diverte allora a procedere verso unoscillazione metaforica per
cui il terreno della fnzione diventa loggetto di una sorta di favola criti-
ca: l dove Shhrazade svela, in una delle sue storie, il suo stesso destino
di narratrice schiava; l dove Jules Verne racconta il viaggio verso il cen-
tro della terra; l dove la pre-letteratura antica celebra i propri eroi e la
loro dismisura, Foucault fa della letteratura moderna lo svelamento delle
prosperit del vizio della parola, il racconto del viaggio nello spazio del
linguaggio e il gioco tragico di quelleroe contemporaneo che lo scrittore.
8
M. Foucault, Raymond Roussel, Gallimard, Paris 1992, p. 150.
9
M. Foucault, Larrire-fable, in LArc, n. 29 (maggio 1966), riedito in Dits et crits,
cit., vol. I, p. 534.
La distanza che ci separa dalla letteratura 79
Il personaggio di Roussel riunisce, in modo privilegiato, tutte queste
dimensioni, poich si assenta dalle proprie opere a vantaggio del loro fun-
zionamento (le vuole fnalizzate al solo lavoro di una macchinazione,
ne organizza alcune come le Nouvelles Impressions secondo una struttu-
ra non lineare, ma per giustapposizione, o disegna uno spazio fantastico
allinterno stesso del modo di rappresentare). Foucault scriver che Roussel
aveva disposto le proprie opere come tanti strati attorno a un centro cavo,
simile a quella stanza chiusa di Palermo nella quale si dar la morte.
Tuttavia, ci che rende privilegiato il caso di Roussel che, nonostan-
te egli realizzi questa sorta di scrittura anonima che Foucault ammira e si
accolli il ruolo tragico dello scrittore, rimane pur sempre un esempio di
soggetto letterario. In altre parole, Roussel per Foucault un autore che ha
unesistenza propria, che non solubile nella letteratura. Oltre che una
rifessione sulla scrittura, il libro di Foucault prima di tutto una mono-
grafa dedicata a un uomo che instaura un certo rapporto con se stesso
attraverso i soli mezzi della letteratura.
Roussel si d per destino un mtier aubes, da intendersi sia come
macchinazione, sia come attivit mattutina: d forma alla propria vita
e traccia nel secolo una linea radicale, senza uscire da questa occupazione
solitaria, reclusa e in apparenza inoffensiva che la scrittura. Chiave di vol-
ta del suo progetto, la sua opera appare, contemporaneamente, nel triplo
gesto della sua chiusura, del testo postumo e dellenigma rappresentato
da questa porta chiusa a chiave. Tale mtier aubes va preso seriamente,
perch defnisce la linea di separazione tra lo scrittore che si ritira sempre
pi lontano (e che lancia al lettore un appello a seguirlo in un gioco del
segreto e dellindizio) e lautore critico che ingerisce e assorbe virtualmen-
te tutta la biblioteca e lo spazio che lo circonda. Foucault attribuisce per un
certo periodo questo ruolo a Maurice Blanchot, una sorta di Hegel della
letteratura
10
che riassume nella propria grandezza tutto ci che Foucault
defnisce a Saint-Louis come letteratura, sia come critico che come scrit-
tore, come inventore di un linguaggio capace di dire questa esperienza e
come artigiano di una immensa sintesi dellesperienza del letterario.
Da questo punto di vista, il posto di Blanchot non dalla parte
dellalba ma, allaltra estremit dello spettro, dalla parte del crepuscolo.
Blanchot appare quindi come una sorta di fgura gemella e simmetrica a
10
Cfr. M. Foucault, Folie, littrature, socit, intervista con T. Shimizu e M. Watanabe, in
Bungei, n. 12 (dicembre 1970), riedito in Dits et crits, cit., vol. I, pp. 992-993.
80 Jean-Franois Favreau
quella di Roussel, infnitamente pi informata e seria, allaltra estremit
dello spazio del letterario
11
.
Durante una parte della sua traiettoria, parte che include il momento
della conferenza del 1964, Foucault pone il proprio lavoro in parentela con
questa linea tracciata da Blanchot, con lidea che questo lavoro di sintesi
fosse il compito comune di un movimento nel quale cera ancora molto
da fare e di fronte al quale Foucault si sent dapprima affascinato e poi
invitato. un motivo che si viene a poco a poco a trovare nella penna
di Foucault tra il 1963 e il 1966, vale a dire quello della veille commune (che
riunisce i critici e gli scrittori in una continuit senza gerarchie, dove pu
capitare che lidea generalmente assodata di unanteriorit della scrit-
tura letteraria sulla critica si confonda, come nel dialogo con il gruppo Tel
Quel o come in La Veille di Roger Laporte
12
).
Nella conferenza a Saint-Louis, questa veille commune si presenta cos:
la letteratura il rapporto tra linguaggio e spazio che si sta costituendo
e che sta diventando oscuramente visibile (supra, p. 66), o larticolazione
dellassenza e dellimmanenza della letteratura.
Una letteratura della critica
In questo periodo, il rapporto di Foucault con la critica intenso e
ricco. Dallinizio degli anni sessanta si possono citare (senza esaustivit):
la vicinanza a Roland Barthes, i molteplici segni dinteresse reciproco con
Blanchot e Pierre Klossowski, gli articoli su Jean-Pierre Richard e Marthe
Robert, i gesti critici di Foucault stesso, la rifessione comune con Tel Quel
(in particolare, nel 1963, al colloquio di Cerisy dal titolo Vers une littratu-
re nouvelle ?). A partire da questi nomi, ai quali bisognerebbe aggiungere
quello di Bataille (su cui Foucault scriver dopo la sua morte, sopraggiunta
nel 1963) e senza dubbio quello di Borges, troviamo testi nei quali il gesto
11
Daltro canto, si potrebbe osservare che, nella relazione Blanchot-Foucault,
Blanchot ebbe lultima parola, sotto forma di un testo che scrisse su Foucault dopo
la morte di questultimo ed interessante porsi la questione della natura di questa
operazione, osservando che gli scritti di Foucault sulla letteratura non vi sono quasi
mai citati, che questo periodo di disagio sulla questione letteraria non vi appare e che
Blanchot integra leredit di Foucault con il vocabolario delle scienze sociali (in una sorta
di mimetismo) che tende a cancellare tutto il resto.
12
R. Laporte, La Veille, Gallimard, Paris 1963.
La distanza che ci separa dalla letteratura 81
critico penetrato dal gesto dello scrittore, o meglio una letteratura che si
d come paesaggio lattivit critica, al punto che ognuna delle due attivit
divenuta porosa nei confronti dellaltra. Con questi nomi, emerge unat-
tivit intempestiva senza eguali, in cui si tratta da un lato di prendere sul
serio la letteratura (che prometteva di aprire nuovi spazi per il pensiero),
mentre, da un altro lato, si considera il tessuto dei testi e degli archivi che
costituiscono la nostra realt pi comune come una sorta di grande narra-
zione sottomessa alle regole della retorica e della fnzione.
Ci nonostante, nella conferenza di Bruxelles, Foucault distingue pro-
prio il regime della critica da quello della scrittura letteraria: la letteratura
simulacro, assassinio, assenza (gesto di negativit, violenza), l dove
il linguaggio critico si serve dellallusione al silenzio, al segreto, del vocabo-
lario dellindicibile (pensando attraverso la negativit cio nella cavit).
Davanti a questa separazione, esposta con chiarezza, Foucault osserva
il carattere incrociato di differenti imprese di scrittura (Roussel, ad esem-
pio, riutilizza il gi detto e Jean Pierre Richard raddoppia lopera che com-
menta) e resta egli stesso in equilibrio sulla cresta, praticando una critica
traditrice, intagliata di cambiamenti di piano improvvisi, dove fanno irru-
zione piccole fnzioni o esercizi drammaturgici (la riscrittura di un mito
come ad esempio lepisodio di Ulisse e delle sirene nellarticolo su Blan-
chot; lintrusione di un dialogo teatrale come nellArcheologia del sapere; gli
effetti di collage dei documenti darchivio, allinizio di Sorvegliare e punire; ma
anche Sade nella Storia della follia). In Foucault, lesercizio critico fa spesso
da soglia o da pretesto prima di lasciare che un altro modo del discorso si
installi, e con esso lazione di simulacro, assassinio, assenza.
Si potrebbe spingere pi in l la defnizione di Foucault, rischiando
unaffermazione di questo tipo: la differenza tra letteratura e critica, in
fondo, data dalla presenza stessa della parola letteratura, segno auten-
tico che la soglia del linguaggio critico stata varcata. Lazione (negare,
raddoppiare, raccontare, travestire) si trover dalla parte della scrittura
mattutina, l dove la neutralit della contemplazione appartiene al versante
critico di questa esperienza intrecciata.
Distanza e Rifuto di Blanchot
La storicit della letteratura, afferma Foucault a Saint-Louis, passa
obbligatoriamente attraverso il rifuto della letteratura stessa (supra, p. 32):
82 Jean-Franois Favreau
il diritto a scrivere da subito rifutato ai libri che precedono, allaltro e a
s. Lentrata in letteratura fa rima con lodio della scrittura. La letteratura
deve essere violentata per essere pienamente ci che deve essere: unassen-
za, un accesso rifutato. la part du feu.
Dato che la letteratura negligente nei confronti di chi lavvicina, lau-
tore dovr essere, di rimando, negligente verso la letteratura per avvicinarla.
Ritroveremo spesso questa distanza o negligenza necessaria, che potrem-
mo chiamare anche rifuto, associata al nome di Blanchot. Ci sembra che
tale associazione abbia due facce: da un lato, ci dice Foucault, Blanchot ha
sempre saputo fare uso del rifuto e trovare il proprio posto in una distan-
za dalla letteratura, nella materia; ma questo anche perch, per trovare la
propria distanza dalla cosa letteraria, Foucault stesso ha dovuto rifutare
questa la nostra ipotesi qualcosa della posizione di Blanchot.
Abbiamo visto che, con Roussel, il teatro denunciato in quanto tale
quando lintoppo della rappresentazione disturba i piani della rappresen-
tazione; o, ancora, sempre per Foucault, il Nipote di Rameau si trova nel
momento stesso in cui si impegna nella pi artifciale delle parodie. Pi
tardi, con Brecht, la denuncia della rappresentazione diventa sistematica,
cosa che produce sulla scena effetti sia ideologici (distanza critica), sia
estetici (stranezza dei personaggi), che presentano qualche somiglianza
con le fnzioni di Blanchot. Potremmo dire che, a modo suo, Foucault ha
proceduto in questa direzione in maniera radicale, associando strettamente
il linguaggio e lo spazio
13
e analizzando le opere come stratifcazioni di pia-
ni sovrapposti e coabitanti (rimandiamo ai testi sulle Confessioni di Rousse-
au, sulla Tentazione di SantAntonio o su Magritte, dove Foucault realizza
alcune prodezze critiche distinguendo una molteplicit di piani).
Ma di unaltra faccia della distanza che vorrei parlarvi ora. Se ne
trover la metafora teatrale non pi in Brecht, ma in Meyerhold, per il
quale il rifuto il primo passo dellazione, cio il movimento nel senso
contrario a quello cui si mira quel che ritarda o devia e che permette la
drammatizzazione (cos come il genere della tragedia fondato sul gesto
basilare di rifuto, da parte degli eroi, di affrontare ci che accade loro).
Larticolo del 1966 su Blanchot (Il pensiero del fuori) sviluppa il racconto
in cui Ulisse attraversa la tentazione delle sirene, legato allalbero della pro-
pria nave. Per leroe, si tratta di poter avere il benefcio del rifuto (restare
13
Daltra parte, Foucault cita brevemente il paradigma di un teatro dello spazio in
Distance, aspect, origine, cit.
La distanza che ci separa dalla letteratura 83
in vita) senza linconveniente di tradire il desiderio del canto delle sirene.
Questo motivo ha il proprio rovescio in quello di Orfeo, che resta pietri-
fcato per non aver potuto o voluto rifutarsi. Come sappiamo, a queste-
poca Foucault affascinato dalla radicalit di coloro che si sono votati
alla scrittura fno alla follia (Artaud, Nietzsche) o alla morte (Nerval,
Roussel), ed affascinato, peraltro, dalla follia e dalla morte in se stesse
(ad esse dedica i suoi primi due libri, Storia della follia e Nascita della clinica).
Ne Il pensiero del fuori, che in un certo senso completa la conferenza di Bru-
xelles, in una forma pi elaborata e scaltra, Foucault mette a fuoco questo
intreccio tra critica, letteratura, draison e morte, ci che dopo Blanchot
possiamo chiamare la neutralizzazione, un pensiero che funziona con la
negativit, che sar allo stesso tempo critica e letteratura, perch accoglie
lineffabile e trasgredisce ci che . Il pensiero del fuori un sospeso del
pensiero che dubita di tutto, compreso se stesso, un linguaggio affascinato
dal suo parente arcaico, il silenzio, o dal rumoreggiare sgorgante del fuo-
ri. Questo brusio unassenza di forma che, al pari della follia, rischia di
assorbire colui che lo contempla dans une confusion dmesure. Si tratta di
unattrazione pericolosa puisquon est sans cesse menac dtre absorb par elle et
compromis avec elle dans une confusion dmesure
14
.
In questa alternativa tra la sorte di Ulisse e quella di Orfeo, ovvero tra
le due varianti dello scacco dinanzi allappello, si pu leggere (conoscendo
ora il resto dellitinerario di Foucault) la biforcazione di fronte alla quale
si trova il pensatore. Questa biforcazione visibile gi nella conferenza di
Bruxelles, che si d un oggetto irragionevole, un rumore indifendibile, un
movimento impossibile che gira in tondo e che si trova davanti un fnale
aporetico (la prima sessione della conferenza si conclude con lidea che il
libro sia il solo soggetto che parla in letteratura, e che Sade ne sia prigio-
niero quanto noi; la seconda, sullidea che la letteratura sia un linguaggio
illuminato, immobile e fratturato che oggi siamo chiamati a pensare).
Questa vocazione allimpossibile, o al dispendio improduttivo
(per riprendere due termini di Bataille), che affascina Foucault, esige
senza dubbio radicalit e crudelt. Dobbiamo pensare che Foucault, che
dal 1966 abbandona, in apparenza, il partito della letteratura, fu privo
di questa forza? O possiamo invece ipotizzare che il carattere impossi-
bile di questa esperienza sia solo uno dei suoi aspetti, la tappa di ci che
possiamo chiamare per analogia un percorso iniziatico (che potremmo
14
M. Foucault, La pense du dehors, in Dits et crits, cit., vol. I, p. 563.
84 Jean-Franois Favreau
anche chiamare, con un vocabolario pi foucaultiano, un processo di
soggettivazione)?
Quando parla a Bruxelles e quando scrive su Blanchot, anche se d
prova di un virtuosismo eccezionale sia sul piano della lettura sia su quello
della scrittura, Foucault apparentemente non ha trovato la propria posi-
zione, la propria strada (per riprendere le parole di Roussel: vers trente
ans, jeus limpression davoir trouv ma voie
15
). Mentre Il pensiero del fuori te-
matizzava la giusta distanza che Blanchot intrattiene con la letteratura, nel
1966 Foucault non ha ancora trovato la propria giusta distanza e ritorna su
questo tema della distanza come luogo di una soluzione allequazione che
lo impegna. Cos, lo stesso anno possiamo leggere:
crire, cest mettre distance et mesurer la distance. crire cest nous placer dans cette
distance qui nous spare de la mort et de ce qui est mort. Ce par quoi cette mort va se dployer
dans cette vrit, vrit qui nous spare delle. Mort dans sa vrit de ce qui nous spare delle et
qui fait que je ne suis pas mort quand jcris sur ces choses mortes
16
.
Un linguaggio assolutamente mattutino
A questo punto della rifessione, dove sembrava essersi installata una-
poria, fa irruzione un altro fuori, in forma di molteplici capovolgimenti
politici e sociali, e che ha per effetto di accelerare il processo che si era in-
nestato. Cos, quattro anni dopo Il pensiero del fuori, che suonava come pro-
gramma di lavoro per unintera generazione, in Giappone Foucault parla
della letteratura al passato:
Ce que Blanchot dcrit, nest-ce pas ce qutait la littrature jusqu aujourdhui ? Et la
littrature ne joue-t-elle pas maintenant un rle bien plus modeste ? Ce grand feu, qui avait
consum toutes les uvres au moment de leur naissance nest-il pas teint ? La littrature et
lespace littraire nont-ils pas regagn lespace de la circulation sociale et de la consommation ?
Si cest le cas, pour brler et consumer, pour entrer dans un espace irrductible au ntre et
15
R. Roussel, Comment jai crit certains de mes livres, citato da Foucault in Raymond
Roussel, cit., p. 94.
16
M. Foucault, Entretien avec Claude Bonnefoy, 1966. Questo testo fu oggetto di una
lettura pubblica, resa accessibile da una trasmissione radiofonica di France Culture:
lettura di Eric Ruft e Pierre Lemand, su Radio France il 30 settembre e il 1 ottobre
2004, realizzazione di Guillaume Baldy, diffusione il 5 ottobre 2004.
La distanza che ci separa dalla letteratura 85
pour entrer en un lieu qui ne prendrait pas place au sein de notre socit, faut-il faire autre
chose que de la littrature
17
?
Questa preoccupazione per la distanza si materializza, quindi, attraver-
so un capovolgimento. In questo processo incontestabile, diffcile fare
una separazione tra ci che rivela un cambiamento di posizione da parte
del pensatore e ci che fu provocato da un cambiamento di contesto. Ad
ogni modo, nel 1970 Foucault si installa radicalmente in una distanza dalla
letteratura. Possiamo pensare che questo gesto non riguardi solo un ambito
di riferimenti, ma che sia accompagnato anche da una presa di distanza ri-
spetto al fascino che egli prova per la follia e per la morte, per la loro poten-
za dissolvente e per lo spazio del labirinto degli specchi che ne organizzava
la vertigine. Ci sembra che, in tutto ci, sia racchiuso un gesto dellordine
della decisione. Il ruolo di Blanchot in questa operazione ambiguo perch
egli allo stesso tempo il simbolo di tutto ci che Foucault rifuter poi
nella letteratura e colui che, scrive Foucault, insegna una forma di distanza.
Nel voltafaccia di Foucault, il personaggio di Blanchot sar risparmiato
sino alla fne, anche quando Foucault stesso sar spietato di fronte a una
certa forma di blanchottismo che aveva egli stesso rappresentato.
In ogni caso, con Foucault vedremo emergere e morire progressiva-
mente un nuovo modello strategico, che non si basa pi sullopposizione
frontale, ma sullapertura di piccoli buchi (il gioco delle eterotopie che d il
cambio a una logica della trasgressione), e che valorizza il personaggio de-
mocratico dellintellettuale dotato dellautorit necessaria per prendere la
parola localmente su un soggetto specifco , dando le spalle a un modello
aristocratico di scrittore che guarda dallalto la societ.
In questo movimento, il pantheon letterario del Foucault degli anni ses-
santa, quel che a Saint-Louis aveva riunito sotto il nome di letteratura, sar
oggetto, durante gli anni settanta, di dngations e di slanci dumore
18
, come se
egli validasse retrospettivamente alcune posizioni passate nelle quali diceva
che la letteratura priva di essere e che non altro che una forma di rumo-
re, assenza e promessa. Foucault valida le sue formulazioni scegliendo di
abbandonare questo terreno e di calare il silenzio sulla questione.
17
M. Foucault, Folie, littrature, socit, cit., p. 995. Foucault dice anche, come se non
fosse scontato: Bien sr, ce nest pas du tout Blanchot que jattaque ici.
18
Cos, dopo il 68, in reazione a una certa moda del personaggio del libertino, egli
far di Sade un sergent du sexe, un agent comptable des culs et de leurs quivalents.
86 Jean-Franois Favreau
Dopo un periodo in cui esclude radicalmente il riferimento al lettera-
rio (o lo squalifca), il pensatore ricomincer poi a introdurre nei suoi testi
dei nomi dautore o delle citazioni letterarie. Iconoclasta, Foucault lo far
da un punto di vista totalmente altro, sviando il lettore:
Ce qui ma tout de suite frapp, cest cette joie qui traversait lcriture. Rien de cette gne,
de cette fausse honte, de cette morale basse quon trouve dans un grand nombre de textes contem-
porains, et qui se traduit par la remise en question de lcriture par lcriture. Si Almira fait
exploser lcriture, cest en clatant de rire, par lexcs du plaisir quil prend crire
19
.
Ci che rimarr davvero escluso il termine stesso di letteratura,
per come era proposto nella conferenza di Saint-Louis. Mentre alcuni
autori, alcune opere e destini singolari ritornano in superfcie, la preoc-
cupazione della letteratura depennata e diviene oggetto di una serie di
dinieghi, come questo:
Au fond, pour les gens de ma gnration, la grande littrature, ctait la littrature amri-
caine, ctait Faulkner. Il est vraisemblable que de navoir accs la littrature contemporaine
que par une littrature trangre, la source de laquelle on ne pouvait jamais remonter, introduit
une sorte de distance par rapport la littrature. La littrature, ctait la Grande trangre
20
.
Ora, sotto il segno del rifuto e come succede spesso in Foucault, si
nascondono sia un gioco, con il quale egli inganna il lettore attento, sia una
risata che rimescola le carte. Sacrifcando il tema della letteratura, Foucault
recupera segretamente alcuni dei suoi motivi, reiniettando in un altro am-
bito i suoi pericoli, i suoi procedimenti e le sue procedure (il simulacro,
lassassinio, lassenza che Foucault assegnava al gesto letterario). Nel
momento in cui si separa dai segni dello scrittore, Foucault inscrive ancora
pi profondamente il proprio lavoro nel campo di quelli che chiamava
discorsi seri, e fa di tutto per integrarvisi ed inscrivervi la propria azione,
anche se questa non cambia in profondit
21
.
19
M. Foucault, La fte de lcriture, intervista con J. Almira e J. Le Marchand, in Le
Quotidien de Paris, n. 328, 25 aprile 1975.
20
Ibidem.
21
Da questo punto di vista, possiamo fare una distinzione tra i primi grandi libri di
Foucault: Storia della follia faceva appello a Sade nei suoi margini (ma, una volta ritirata la
prefazione, nel 1971, le tracce di una scrittura letteraria rimarranno scarne); Nascita della
clinica relegava fuori di s (nel Raymond Roussel a essa contemporaneo) la preoccupazione
La distanza che ci separa dalla letteratura 87
Abbandonando la parola letteratura, Foucault ritrover con molto pi
acume molti motivi che le appartengono: giocher altrove (e con una mag-
giore capacit di disturbo) gli scherzi ai quali si era esercitato leggendo i vari
Borges, Flaubert, Klossowski, Brisset o Magritte. In tal modo, troveremo
allopera la fnzione, che si tratti di cambiamenti repentini di registro che
fanno vorticare il discorso, di scelleratezze di montaggio, di analisi strate-
giche che rimettono in gioco tutto larsenale dei termini e delle trappole
del linguaggio dello spazio, o della maniera generale con la quale i libri di
Foucault sono organizzati, del suo pensiero, dello stile del suo pensiero.
Conclusione
Rileggendo la conferenza belga, possiamo dire, in conclusione, che
presentandosi come assenza e imminenza, la letteratura non mai con-
temporanea. Questo vale anche per litinerario di Foucault, per il quale il
discorso sulla letteratura, fno al 1966, comporta sempre il segno di una
promessa, di un futuro o di unimminenza, prima di scomparire come se-
gno di una confgurazione intellettuale appartenente al passato.
Ci che sar forse abbandonato in questa manovra una forma di
fascino per la follia. Per il primo Foucault, un pensiero si deve sempre
tenere allaltezza della follia, il vero flosofo deve accettare e portare con
s la possibilit di essere folle, che Descartes escludeva nelle Meditazioni.
Ora, nella risposta a Derrida (1971), Foucault cambia punto di enuncia-
zione, descrivendo lesercizio della meditazione come una pratica vicina
allesperienza letteraria:
Si un lecteur, aussi remarquablement assidu que Derrida, a manqu tant de diffrences
littraires, thmatiques ou textuelles, cest pour avoir mconnu celles qui en forment le principe,
savoir les diffrences discursives. [] Quant au sujet du discours, il nest point impli-
qu dans la dmonstration : il reste, par rapport elle, fxe, invariant, et comme neutralis.
e il tema della letteratura. Solo Le parole e le cose ha tentato davvero di porre dei punti
di ancoraggio tra il registro dello studio dellarchivio e quello di un linguaggio o di
un progetto letterario. Tale terreno abbandonato da Foucault, in maniera risoluta,
a partire da Larcheologia del sapere. Quanto a Sorvegliare e punire, che fa un utilizzo un po
ambiguo dei collage dei testi darchivio, esso si inscrive nella linea che passa da Pierre
Rivire, dalle memorie di Herculine Barbin o dal progetto de La vita degli uomini infami, in
cui Foucault fa giocare alcuni testi storici, come prima utilizzava i racconti di Sade.
88 Jean-Franois Favreau
Une mditation, au contraire produit, comme autant dvnements discursifs, des noncs
nouveaux qui emportent avec eux une srie de modifcations du sujet nonant. [] Bref, la
mditation implique un sujet mobile et modifable par leffet mme des vnements discursifs qui
se produisent
22
.
Mettendo da parte tutta la polemica, con queste differenze discor-
sive di cui parla Foucault (cambiamenti di registro, di stile, di istanze
enunciative altrettante procedure retoriche, stilistiche e tattiche nelle
quali, come abbiamo detto, Foucault fu maestro), il lavoro di una certa
letterariet del linguaggio che conduce a una determinata forma di espe-
rienza per il soggetto dellenunciazione. Foucault vede allora nelle Medi-
tazioni un progetto di cambiare se stessi, e per estensione nella draison
una prova da attraversare, alla quale deve essere possibile far fronte per
cambiare. Basandosi su tale vocabolario, si pu allora leggere questo episo-
dio letterario di Foucault come una forma di meditazione, che supporta il
progetto di cambiare se stessi.
In questo processo, evidente che il primato dello spazio sul tempo,
posto dalla conferenza, subisce una rivalutazione
23
. Spazio e linguaggio
saranno a poco a poco dissociati (e il linguaggio considerato come oggetto
si far pi raro), mentre il tempo, inteso come tempo della vita, pren-
der un posto importante, quello dellistanza che permette di avverare un
rapporto di s con s. Al bagliore istantaneo del lampo, modello di una
verit della draison, si sostituiranno un processo pi modesto ma pi sere-
no di maturazione e un paziente lavoro di s. La flosofa, allora, riapparir
come risorsa, come modalit e come spazio di lavoro e, di conseguenza, la
violenza che Foucault aveva dispiegato contro quella che sembrava una pi-
grizia o una mediocrit del pensiero, riappare come una risorsa e un inter-
locutore per la vita: contrariamente allo spazio letterario, della cui crudelt
e complessit si era inebriato, la flosofa, rivalutata da Foucault, si rivela un
terreno di scoperta, di umilt, di meraviglia e di indignazione.
Su questultimo terreno di esercizio (parola vicina a quella di espe-
rienza, ma dalla connotazione meno spettacolare) di Foucault, chiamato
22
M. Foucault, Mon corps, ce papier, ce feu, pubblicato come prefazione a Storia della
follia, terza edizione, Gallimard, Paris 1972. Una prima versione di questo testo stata
pubblicata per la prima volta nella rivista giapponese Padeia nel 1971.
23
Il vocabolario dello spazio sar sempre largamente utilizzato da Foucault dopo il
1970, ma egli lo user soprattutto per parlare del potere, della strategia (come nel gioco
del Go, dove si tratta di circondare il nemico).
La distanza che ci separa dalla letteratura 89
cura di s e che ha fatto ricorso alla scrittura come luogo di meditazio-
ne, ritroveremo fnalmente leco della rifessione sul soggetto letterario,
questa nozione latina di fari, radice comune della favola (fabula) e della
fatalit (fatum, ci che stato detto) e, con essa, lidea gi citata per cui
la fction, cest la trame des rapports tablis, travers le discours lui-mme, entre celui
qui parle et ce dont il parle
24
.
Sotto questo segno, si ritrova il sigillo di una traiettoria, di un lavoro
permanente di Foucault che sar stato quello di cambiare sempre postura,
per trovare la relazione adeguata al proprio discorso, e la singolarit asso-
luta della sua traiettoria traccia e destino, soggetto ed opera per la quale
un soggetto scrivente legato a ci che dice. O ancora, come scriveva Fou-
cault di Roussel: son uvre, cest fnalement lui-mme crivant ses livres.
Traduzione dal francese di Ilaria Fornacciari
Jean-Franois Favreau
favreau.jf@gmail.com
.
The Distance that Separates Us from Literature
According to Foucault, literary experience (word that we have to take seriously)
is at the same time that of a deep intimacy and that of a not-meeting, with the
literary activity itself. Through this defeat, Foucaults journey shows us some
aspects of modern literature, to which he gives very peculiar place. In order
to speak of this distance that separates Foucault and literature (and of this
distance that is literature), Langage et littrature offers a favored source: in taking
as its object, directly, this question of modern literature, in treating the fable and
the ineffable, these conferences articulate under the mark of distance the
literary demand and the fatal destiny of he who is confronted to it. Moreover,
it is possible to read in this insistence Foucaults necessity to keep himself at
distance from this carnivorous fgure.
Keywords: Literature, Distance, Madness, Space, Dehors, Language, Destiny.
24
M. Foucault, Larrire fable, cit.
90 Jean-Franois Favreau
Un mormorio infnito
Ontologia della letteratura e archeologia del sapere
Miguel Morey
Il me semble que la littrature actuelle fait partie de la mme pense
non dialectique qui caractrise la philosophie. Je crois que la manire
dutiliser le langage dans une culture donne et un moment donn se
trouve intimement lie toutes les autres formes de pense. La litt-
rature est lendroit o lhomme disparat au proft du langage. L o
apparat le mot, lhomme cesse dexister
1
.
I.
Come si sa, in Linguaggio e letteratura sono raccolte due conferenze pro-
nunciate presso luniversit di Saint-Luis a Bruxelles nel 1964. Ci colloca
il testo nel cuore di quel periodo durante il quale lattenzione di Foucault
verso la letteratura una costante. Convenzionalmente questo periodo
compreso tra il 1961 e il 1966 anche se, potendo avere a disposizione i
testi di tutte le conferenze che il flosofo dedic al tema
2
, la data di inizio
dovrebbe retrocedere e arrivare per lo meno allautunno del 1955, quando
Foucault diventa lettore alluniversit di Uppsala. A partire da l, potrem-
mo poi prolungare il periodo oltre il 1966, e si potrebbe perfno dire che
Foucault si occupa della questione fno alla fne della sua vita.
Per molto tempo, questo aspetto del lavoro foucaultiano stato def-
nito di critica letteraria, e gli stato concesso solo un luogo secondario
nellinsieme della sua opera quasi fosse un mero esercizio stilistico , o
1
Foucault, o flsofo, est falando. Pense. Cfr. M. Foucault, Dits et crits, Gallimard,
Paris 1994, 4 voll. (da qui in avanti DE, seguito dal numero del volume e della pagina),
II, p. 425.
2
Rispettando la volont di Foucault, che non voleva si pubblicassero postumi i suoi
scritti inediti, non tutte le conferenze furono raccolte in DE. anche il caso del testo del
quale ci occupiamo, di cui esisteva fnora solo una edizione spagnola. Si veda a tal riguar-
do Je crois au temps Daniel Defert lgataire des manuscrits de Michel Foucault, intervista di
Guillaume Bellon a Daniel Defert, in Recto/Verso, n. 1 (2007), disponibile allindirizzo:
<http://www.revuerectoverso.com>. Per ledizione spagnola, cfr. M. Foucault, De lenguaje
y literatura, a cura di . Gabilondo, Ediciones Paids, Barcelona 1996.
materiali foucaultiani, a. II, n. 3, gennaio-giugno 2013, pp. 91-104.
stato addirittura banalizzato poich inteso come una forma di emulazione
del lavoro critico che sulla letteratura stava portando avanti Maurice Blan-
chot. Invece, certo che linteresse foucaultiano per la letteratura allin-
terno del lavoro di questa epoca, che viene chiamata comunemente ar-
cheologica, non affatto aneddotico, ma costitutivo. Infatti, corrisponde
allintento di costituire una ontologia della letteratura, necessariamente
frammentaria e portata avanti in modo incerto, per non per questo meno
urgente. Per stabilire la radicale importanza di tale intento, basterebbe ri-
cordare che nel prologo originale di Histoire de la folie (1961), il primo testo
archeologico che anche la sua tesi di dottorato, (dato importante da sot-
tolineare in questo caso), quando deve spiegare la metodologia della sua
ricerca, Foucault afferma: De rgle et de mthode, je nen ai donc retenu quune,
celle qui est contenue dans un texte de Char, o peut se lire aussi la dfnition de la vrit
la plus pressante et la plus retenue : Je retirai aux choses lillusion quelles produisent
pour se prserver de nous et leur laissai la part quelles nous concdent
3
.
Inoltre, ci che permette a Foucault nelle ultime indagini archeolo-
giche, vale a dire ne Les mots et les choses (1966), di affermare la possibi-
lit della morte delluomo, precisamente lemergere dellessere del
linguaggio cos come si manifesta in modo eminente nella letteratura
contemporanea: Que la littrature de nos jours soit fascine par ltre du langage,
ce nest l ni le signe dune fn ni la preuve dune radicalisation : cest un phnomne
qui enracine sa ncessit dans une trs vaste confguration o se dessine toute la ner-
vure de notre pense et de notre savoir. Mais si la question des langages formels fait
valoir la possibilit ou limpossibilit de structurer les contenus positifs, une littrature
voue au langage fait valoir, en leur vivacit empirique, les formes fondamentales de la
fnitude. De lintrieur du langage prouv et parcouru comme langage, dans le jeu de
ses possibilits tendues leur point extrme, ce qui sannonce, cest que lhomme est
fni, et quen parvenant au sommet de toute parole possible, ce nest pas au cur de
lui-mme quil arrive, mais au bord de ce qui le limite : dans cette rgion o rde la
mort, o la pense steint, o la promesse de lorigine indfniment recule
4
. Stando
cos le cose, non sarebbe azzardato supporre che il progetto di una arche-
ologia del sapere e quello di una ontologia della letteratura costituiscano
due aspetti intrecciati della stessa deriva rifessiva. Il sospetto che questo
progetto accompagni e sostenga in un modo discreto, per determinate,
3
M. Foucault, Prface, in DE, I, pp. 166-167. La citazione di Ren Char rinvia a
R. Char, Suzerain, in Le pome pulvris, uvres compltes, Gallimard, Paris 1983, p. 260.
4
M. Foucault, Les mots et les choses, Gallimard, Paris 1966, pp. 394-395.
92 Miguel Morey
il lavoro archeologico di Foucault, costituisce un indizio suffciente per
prestargli unattenzione scrupolosa
5
.
II.
Cos la letteratura? questa la domanda ricorrente nelle prime
pagine del testo di Foucault, domanda celebre nel contesto parigino, che
ha avuto il suo punto di partenza in Jean-Paul Sartre ed echi che arrivano
in modo evidente a Blanchot
6
. Ciononostante, rispondendo a questo in-
5
Anche se presente in modo latente in tutti gli scritti letterari dellepoca, Foucault si
riferisce esplicitamente ad una possibile ontologia della letteratura solo un paio di volte e
in un unico testo non in Linguaggio e letteratura (da qui in avanti LL, seguito dal numero
di pagina della traduzione italiana pubblicata su questa stessa rivista), dove parler della
possibilit di una ontologia del linguaggio (cfr. LL, p. 50). Questi i termini in cui ne parla:
Je me demande si on ne pourrait pas faire, ou du moins esquisser distance, une ontologie de la littrature
partir de ces phnomnes dautoreprsentation du langage ; de telles fgures, qui sont en apparence de
lordre de la ruse ou de lamusement, cachent, cest--dire trahissent, le rapport que le langage entretient avec
la mort -avec cette limite laquelle il sadresse et contre laquelle il est dress. Il faudrait commencer par une
analytique gnrale de toutes les formes de rduplication du langage dont on peut trouver des exemples dans
la littrature occidentale. Ces formes nen pas douter sont en nombre fni, et on doit pouvoir en dresser
le tableau universel. Leur extrme discrtion souvent, le fait quelles sont parfois caches et jetes l comme
par hasard ou inadvertance ne doivent pas faire illusion : ou plutt il faut reconnatre en elles le pouvoir
mme de lillusion, la possibilit pour le langage (chane monocorde) de se tenir debout comme une uvre.
La rduplication du langage, mme si elle est secrte, est constitutive de son tre en tant quuvre, et les
signes qui peuvent en apparatre, il faut les lire comme des indications ontologiques; M. Foucault, Le
langage linfni (1963), in DE, I, p. 253. La stretta parentela tra i due progetti percepibile
anche nel modo condizionale condiviso dalle due enunciazioni. Si ricordi, per esempio, la
valutazione che fa Foucault del percorso portato avanti ne Larchologie du savoir: Plutt que
de fonder en droit une thorie et avant de pouvoir ventuellement le faire (je ne nie pas que je regrette de ny
tre pas encore parvenu) il sagit pour linstant dtablir une possibilit; M. Foucault, Larchologie du
savoir, Gallimard, Paris 1969, p. 150.
6
Ammettiamo che la letteratura inizi nel momento in cui diviene domanda. Una
domanda che non si confonde con i dubbi o gli scrupoli dello scrittore. Sorge in lui, se
egli giunge ad interrogarsi, mentre scrive. Che sia preso da ci che scrive ed indifferente
alla possibilit di scrivere, che addirittura no pensi a nulla, suo diritto ed la sua felicit.
Ma rimane ci: una volta che la pagina scritta, presente, in questa pagina, la domanda
che, a sua insaputa forse, non ha smesso di interrogare lo scrittore mentre scriveva; ed
ora, nel cuore dellopera, in attesa di un incontro con un lettore e no importa quale, se
profondo o superfciale silenziosamente riposta la stessa domanda, rivolta al linguaggio
alle spalle di chi scrive e legge attraverso qual linguaggio che divenuto letteratura;
M. Blanchot, La Littrature et le droit la mort, in Critique, n. 20 (1948), pp. 30-47, ora in
Un mormorio infnito Ontologia della letteratura e archeologia del sapere 93
terrogativo Foucault segue altri percorsi, determinati innanzitutto dallo-
rizzonte flosofco che permea lintero testo. Si potrebbe schizzare questo
orizzonte rapidamente, in poche righe. In primo luogo, bisognerebbe ri-
cordare che la formazione universitaria di Foucault fortemente segnata
dalla tradizione della flosofa trascendentale, da Kant alla fenomenologia.
E ci impone, in modo quasi automatico, una torsione trascendentale
allapparente essenzialismo della domanda, trasformandola da che ?
a come possibile?.
Inoltre, ben nota anche limportanza che nella formazione foucaul-
tiana ha avuto Nietzsche, per il quale la questione non era tanto dirimere
le caratteristiche della soggettivit trascendentale che sente i limiti di tutta
lesperienza possibile, quanto rifettere sul tipo di soggettivit che sog-
giace a una determinata esperienza del reale. Per cui la domanda come
possibile? si trasforma in chi pu, da dove, e perch affermare che?.
Modifcata in questo modo, la questione del si pu non si riferisce solo
alla mera possibilit logica e discorsiva, ma anche e prima di tutto al potere.
Infne, bisogna aggiungere a quanto gi detto che, per lo meno dal 1958,
anno in cui Claude Lvi-Strauss pubblica su Anthropologie structurale,
la domanda sul soggetto trascendentale viene progressivamente sostituita
da quella che si interroga sul campo trascendentale (le famose strutture)
che soggiace a tutta lesperienza, a partire proprio dal linguaggio senza
la cui capacit strutturante nulla di quello che propriamente pu essere
chiamato esperienza sarebbe possibile.
Queste tre linee interpretative, qui solo accennate, ci mostrano uno
sfondo sul quale possibile dare spessore ad alcune delle principali scelte
del percorso foucaultiano, che si manifestano in modo evidente nel testo
di cui ci occupiamo e che, a loro volta, rinviano strettamente allinsieme
delle decisioni che orientano lo sviluppo generale del suo lavoro. Proprio
per questo importante sottolineare lelemento dinamico che muove il
pensiero foucaultiano nel suo insieme, e questo altro non se non la sua
volont di fuga, tanto dalla formazione ricevuta, quanto dal consenso delle
idee dominanti, ovvero dalla flosofa trascendentale e dallo strutturalismo
M. Blanchot, La Part du feu, Gallimard, Paris 1949, pp. 312-331 e anche in M. Blanchot,
De Kafka Kafka, Gallimard, Paris 1981, pp. 35-61. In riferimento a Sartre, cfr. J.-P. Sartre,
Quest-ce que la littrature ?, in Les Temps Modernes (1947) e raccolto in Situations II,
Gallimard, Paris 1948.
94 Miguel Morey
una volont di fuga che trova in Nietzsche un impulso imprescindibile
7
.
Inoltre, per sottolineare la profonda prossimit fra il lavoro che conso-
ciamo come archeologia del sapere e il progetto di una ontologia della
letteratura, va anche ricordato che Foucault arriva a Nietzsche tramite una
via daccesso letteraria, e cio attraverso Bataille, Blanchot, Klossowski.
Infne, anche probabile che lemancipazione dallantico prestigio con-
cesso al soggetto trascendentale abbia avuto molto a che vedere con la
de-soggettivazione ereditata dal pensiero nietzschiano, che Foucault in-
terpreta ponendo la sua attenzione sulle pratiche (discorsive o no, tanto
dellordine del dicibile quanto di quello del visibile) invece di agganciare
la questione ai tipi (la psicologia nietzschiana). Le operazioni effettuate
per raggiungere questo obiettivo sono sorprendenti, per la mediazione
di autori come Bataille e altri, che non avevano interpretato in modo acca-
demico lopera di Nietzsche ma che tentavano di mettere alla prova il suo
pensiero, stata sicuramente fondamentale soprattutto perch gli hanno
insegnato a confrontarsi faccia a faccia con il pensiero nietzschiano, a gua-
dagnare e a perdere in questo gioco e, soprattutto, a scappare sempre da
qualsiasi forma di metalinguaggio
8
.
III.
Il tempo specifco di una conferenza non uguale a quello che tro-
viamo nello spazio del libro: si tratta, infatti, di un tempo inadempiente,
durante il quale si evidenzia inevitabilmente larticolazione dubbiosa della
rifessione. per questo che lo spostamento dalla domanda chi ? a
come possibile? non solo arriva dopo qualche pagina, nonostante tale
interrogativo sia effettivamente presente fn dalle prime righe dellopera,
ma quando compare arriva di sguincio (perch e quando lopera diventa
7
Les auteurs les plus importants qui mont, je ne dirais pas form, mais permis de me dcaler par
rapport ma formation universitaire, ont t des gens comme Bataille, Nietzsche, Blanchot, Klossowski,
qui ntaient pas des philosophes au sens institutionnel du terme, et un certain nombre dexpriences
personnelles, bien sr. Ce qui ma le plus frapp et fascin chez eux, et qui leur a donn cette importance
capitale pour moi, cest que leur problme ntait pas celui de la construction dun systme, mais dune
exprience personnelle. luniversit, en revanche, javais t entran, form, pouss lapprentissage de
ces grandes machineries philosophiques qui sappelaient hglianisme, phnomnologie; M. Foucault,
Conversazione con Michel Foucault, in DE, IV, pp. 41 ss.
8
Per una critica alla nozione di metalinguaggio, cfr. LL, pp. 47-48 ss.
Un mormorio infnito Ontologia della letteratura e archeologia del sapere 95
letteratura?). In modo analogo, anche se il primo abbozzo di quella che
sar lipotesi principale sostenuta nel testo gi appaia nel terzo paragrafo
(non sono affatto sicuro che la letteratura sia cos antica come si ha
labitudine di sostenere; LL, p. 28), essa raggiunge la sua piena formula-
zione solo alla fne della seconda sessione (la letteratura, questa inven-
zione recente che ha meno di due secoli; LL, p. 66)
9
, cio al termine
del percorso argomentativo.
Per, grazie allargomentazione sulla quale si sostiene, questa prima
apparizione servir per stabilire una distinzione dimportanza cruciale per
lo sviluppo della rifessione. Scrive infatti Foucault: se il rapporto tra
lopera di Euripide e il nostro linguaggio letterario, il rapporto tra questa
stessa opera e il linguaggio greco non certamente tale (LL, p. 28). Si sta-
bilisce cos come punto di partenza un nesso fra tre termini: il linguaggio,
lopera e la letteratura, che, nelle loro diverse combinazioni, costituir il
flo conduttore che guida lo sviluppo della domanda sullessere della lette-
ratura. Il linguaggio rimane defnito secondo la regola del momento: , da
un lato, il sistema della lingua, il codice, limite e condizione di possibilit
del dicibile e, dallaltro, il discorso, il mormorio interminabile, formato
dallinsieme storico di tutto quello che effettivamente si detto. Lopera,
invece, si caratterizza come una confgurazione del linguaggio (un certo
volume opaco e probabilmente enigmatico; LL, p. 28) nel quale il mor-
morio compreso e contenuto in uno spazio che quello proprio del libro.
9
Si deve segnalare la vicinanza di questa affermazione con uno dei procedimenti ge-
nerali pi importanti ai quali Foucault ricorre per suffragare le sue indagini archeologiche,
la cui formulazione pi conosciuta si trova in conclusione di Les mots et les choses (Lhomme
est une invention dont larchologie de notre pense montre aisment la date rcente. Et peut-tre la fn
prochaine, p. 398), ma che ugualmente presente in tutte le sue opere archeologiche e non
solo. Si veda per esempio La volont de savoir, Gallimard, Paris 1976, p. 208: Peut-tre un
jour stonnera-t-on. On comprendra mal quune civilisation si voue par ailleurs dvelopper dimmenses
appareils de production et de destruction ait trouv le temps et linfnie patience de sinterroger avec autant
danxit sur ce quil en est du sexe ; on sourira peut-tre en se rappelant que ces hommes que nous avons
t croyaient quil y a de ce ct-l une vrit au moins aussi prcieuse que celle quils avaient dj deman-
de la terre, aux toiles et aux formes pures de leur pense. Qui ancora pi evidente leffetto
intempestivo (basti solo notare luso magistrale dei tempi verbali) di matrice nietzschiana
che sempre implicito nella denuncia del carattere di invenzione recente delle nostre
presunte certezze di verit eterne. Inoltre, gi dalle prime righe de La folie, labsence duvre,
che pu essere intesa come una coda alla conclusione della Histoire de la folie, incontriamo
lo stesso gesto: Peut-tre, un jour, on ne saura plus bien ce qua pu tre la folie; M. Foucault,
La folie, labsence duvre, in DE, I, p. 412.
96 Miguel Morey
E, fnalmente, della letteratura si pu dire che irriducibile agli altri due
termini e che forma il vertice di un triangolo attraverso il quale passa tutta
la relazione dellopera con il linguaggio e del linguaggio con lopera.
Detto nei termini de Larchologie du savoir, la letteratura ci metterebbe
di fronte alla possibilit di un dominio discorsivo le cui funzioni enun-
ciative hanno come correlato oggetti autoreferenziali (non solo parole,
ma neanche cose) e le cui modalit enunciative (autore, libro, opera) si
situano tra il soggetto trascendentale e la soggettivit psicologica, ma che
non sono n luna n laltra, poich sono fra. E se a questo aggiungiamo
la questione del perch la possibilit di un siffatto dominio discorsivo sia
diventata tanto necessaria, si pu giustifcare pienamente linteresse del
Foucault archeologo per la letteratura andando ben oltre il mero inte-
resse verso i possibili punti ciechi presenti nel sistema. anche vero, per,
che questa posizione reversibile e, quindi, bisognerebbe chiedersi in che
misura siano stati questi punti ciechi ad aprire il rapporto tra la letteratura,
il linguaggio e lopera e a costruire il (progetto di) sistema che conosciamo
come Larchologie du savoir.
IV.
Il carattere di invenzione recente assegnato alla letteratura (o, se si pre-
ferisce, il fatto di considerala come effetto di una mutazione che determina
una soglia irreversibile con lepoca anteriore), permetter a Foucault di
segnare, passo passo, una lista di caratteri confrontabili attraverso la quale
si pu stabilire la differenza radicale che separa la forma classica della let-
teratura da quella moderna. Si potrebbe cercare di dar ordine ai tratti pi
rilevanti in un quadro (e ricordarsi che per Foucault un quadro sempre
una serie di serie) come il seguente:
Concezione classica Concezione moderna
Relazione puramente passiva di
sapere e di memoria, problema della
ricezione.
Relazione, caratterizzata dalla
domanda critica (che cos la
letteratura?) sulla relazione della
letteratura con se stessa.
Un mormorio infnito Ontologia della letteratura e archeologia del sapere 97
Linguaggio che si dispiega su un
supporto retorico: la letteratura narra
la sua favola, sulla quale si collocano,
in un secondo tempo, le fgure che la
costituiscono come letteratura.
Linguaggio che si dispiega su una
foglio bianco: la letteratura deve
narrare la sua favola e mostrare i
segni che permettono di riconoscerla
come letteratura. Il volume del libro
sostituisce lo spazio della retorica.
Lopera esiste in funzione di un
certo linguaggio che dovrebbe essere
restituito: la parola di Dio.
Morte di Dio: il libro ha solo il
mormorio infnito della biblioteca.
Lopera come rappresentazione. Lopera come simulacro.
La sua funzione raccogliere quello
che non si deve dimenticare.
Si scopre legata, mediante la
trasgressione e la morte, allo spazio
del libro.
La soglia che separa le due concezioni si situa tra la fne del XVIII
e i primi del XIX secolo e, volendola indicare in termini epici, ha il pun-
to di rottura nella rivoluzione francese, ovvero nel momento della messa
in scena della Morte di Dio nella ghigliottina e della conseguente nascita
dellAcefalo. Non c unaltra soglia cos ben defnita da Foucault nei suoi
lavori archeologici, ed essa, daltronde, anche presente nei testi del suo
percorso genealogico, come in Surveiller et punir (1975). Ora, per defnire
tale soglia, Foucault in qualche caso partir da molto lontano (dal Medio-
evo in Histoire de la folie, dal Rinascimento in Les mots et les choses), in altri
prolungher lanalisi fno al nostro presente (come in Les mots et les choses,
testo per il quale Foucault ha considerato il sottotitolo Une archeologie du
structuralisme); infne, altre opere si legano strettamente al periodo che se-
gna la soglia in questione ( il caso di Naissance de la clinique e di Surveiller et
punir). In ogni caso, come succede nel testo di cui ci occupiamo, lo zenit di
quel cambiamento di cui noi siamo eredi si colloca nel medesimo punto, e
con esso troviamo sempre lavvertenza secondo la quale, se siamo capaci
di percepire questa mutazione, perch abbiamo stabilito con essa una
distanza che pu essere indicativa del fatto che la nostra esperienza (della
pazzia, della malattia clinica, delluno dellumanesimo o delle scienze uma-
ne, e anche della letteratura) alla vigilia di una nuova mutazione.
Peut-tre, un jour
98 Miguel Morey
V.
Per cominciare a pensare questa mutazione che fa apparire la lette-
ratura nel senso moderno del termine, sar necessario liberarsi preven-
tivamente da due pregiudizi, due inerzie, due idee preconcette. In primo
luogo, lidea che la domanda critica qualcosa di esteriore, una sorta di
linguaggio secondo sovrapposto alla letteratura. La seconda lidea che
la letteratura un linguaggio, un testo fatto di parole di parole come le
altre , che sono per talmente studiate e cesellate che, attraverso di esse,
passa qualcosa di ineffabile (LL, p. 30)
10
.
Rispondendo alla prima questione, Foucault ribadisce che la doman-
da critica interna alla letteratura: essa, quindi, non si sovrappone alla
letteratura, non si aggiunge alla letteratura attraverso una coscienza critica
supplementare: lessere stesso della letteratura, originariamente lacerato
e fratturato (LL, p. 30): essa un vuoto, una cavit che la letteratura non
smette di scavare nel linguaggio
11
. Rispetto al secondo pregiudizio, invece,
Foucault afferma che la letteratura innanzitutto favola, per una favola
che detta in un linguaggio assente, omicida e doppio, che simulacro,
e grazie al quale mi sembra sia possibile un discorso sulla letteratura. Un
discorso che altra cosa rispetto alle allusioni di cui si sente parlare da cen-
tinaia di anni a proposito del silenzio, del segreto, dellindicibile, delle mo-
dulazioni del cuore e di tutte queste suggestioni dellindividualit sulle quali
la critica, fno ad ora, ha costruito la propria inconsistenza
12
(LL, p. 30).
10
Vediamo in opera la stessa posizione, questa volta dal punto di vista dellautore,
che Foucault assume in riferimento al procedimento di Roussel, che consiste justement
purifer le discours de tous ces faux hasards de linspiration, de la fantaisie, de la
plume qui court, pour le placer devant lvidence insupportable que le langage nous
arrive du fond dune nuit parfaitement claire et impossible matriser; M. Foucault,
Raymond Roussel, Gallimard, Paris 1963, p. 55.
11
La questione della critica occuper praticamente tutta la seconda sessione, cos
come indica in modo chiaro la domanda con la quale si apre: cos evidente che si pu
parlare di letteratura? Questa domanda conferma il disinteresse della critica al momento
psicologico della creazione e lo spostamento dattenzione verso la stessa scrittura, e,
di conseguenza, la conversione della critica in un atto di scrittura. La prossimit di
questa problematica con il lavoro archeologico qui molto netta. A tal proposito, cfr.
M. Foucault, Les mots et les choses, cit., pp. 58-59.
12
A tal proposito, si pu ricordare quanto affermato allinizio di LArrire-fable: En
toute uvre qui a forme de rcit, il faut distinguer fable et fction. Fable, ce qui est racont (pisodes, per-
sonnages, fonctions quils exercent dans le rcit, vnements). Fiction, le rgime du rcit ou plutt les divers
Un mormorio infnito Ontologia della letteratura e archeologia del sapere 99
Vediamo qui in opera quel processo di negazione di tutto luniverso an-
tropologico che caratterizza anche il lavoro archeologico. Foucault, infatti,
procede da un lato alla negazione dellidea che un determinato ambito
storico sia spiegabile facendo ricorso alla fgura di un soggetto fondatore
in questo caso lautore o il critico e, dallaltro, alla negazione dellidea
che tale ambito sia ordinabile secondo una storia lineare e continua in
questo caso laffermazione di una mutazione irrevocabile che separa la
letteratura moderna da quella classica. Ed chiaro che, a cominciare da
qui, bisognerebbe poter disegnare il campo trascendentale dal quale dipen-
dono le scelte che si effettuano nei diversi ambiti, operazione possibile
solo a condizione di assumere che gli a-priori che articolano questo campo
siano anche e sempre di carattere storico ed proprio in questo punto
che larcheologia, ricorrendo alla nozione di enunciato e di discorso, mar-
ca la sua maggiore divergenza, la sua distanza specifca rispetto al canone
strutturalista. Ciononostante, come se si trattasse di un effetto collaterale,
questo spostamento non pu realizzarsi senza portare in qualche modo
alla dissoluzione della nozione stessa di campo trascendentale e alla sua
sostituzione con nozioni quali positivit o esteriorit, nozioni a parti-
re dalle quali si abilita lo spazio idoneo per una genealogia del potere.
VI.
La letteratura moderna, ci viene detto, comincia di fronte al foglio
bianco. Quindi, nessuna fgura retorica si arroga preventivamente il diritto
di disegnare parole letterarie sopra il foglio. Inoltre, n il codice della lin-
gua, n gli usi della parola quotidiana garantiscono alle parole che si stanno
disegnando sopra un foglio di poter essere classifcate come letterarie.
Il foglio bianco, perci, apre un vuoto nellessere stesso del linguaggio: la
questione della sua semplice possibilit, che non se non un abisso affa-
rgimes selon lesquels il est rcit : posture du narrateur lgard de ce quil raconte (selon quil fait
partie de laventure, ou quil la contemple comme un spectateur lgrement en retrait, ou quil en est exclu
et quil la surprend de lextrieur), prsence ou absence dun regard neutre qui parcourt les choses et les
gens, en assurant une description objective ; engagement de tout le rcit dans la perspective dun personnage
ou de plusieurs successivement ou daucun en particulier ; discours rptant les vnements aprs coup ou
les doublant mesure quils se droulent, etc. La fable est faite dlments placs dans un certain ordre.
La fction, cest la trame des rapports tablis, travers le discours lui-mme, entre celui qui parle et ce dont
il parle. Fiction, aspect de la fable; M. Foucault, LArrire-fable, in DE, I, p. 506.
100 Miguel Morey
scinante davanti al mistero della sua origine. Unorigine che, ricondotta
alla sua positivit pi elementare, rinvia allistante in cui si compie una
semplice evidenza: al momento di parlare, les mots sont dj l, mais quavant
de parler, il ny a rien
13
. Potrebbe essere questa la prima lezione che il foglio
bianco impone a questo essere che si cerca e che vuole chiamarsi letteratu-
ra, la prima lezione che la letteratura ci regala.
Sappiamo che la coscienza moderna del linguaggio interrompe, me-
diante il ricorso alla nozione di segno, linnocente comprensione classica
del linguaggio inteso come rappresentazione. Con la modernit, infatti, i se-
gni, nominando qualcosa, ne nominano lassenza. Essi dicono qualcosa che
non l, che assente, poich sostituito da segni arbitrari che si sostengo-
no sopra un sistema di possibili combinazioni e permutazioni tra particelle
elementari che mancano di signifcato, poich sono proprio tali combina-
zioni a costituirsi come condizione di possibilit del senso del segno.
Si potrebbe dire che la letteratura moderna duplica, dallaltro estremo,
questo paradosso costitutivo del linguaggio. Infatti, il paradosso costituti-
vo della letteratura che, non sostenendosi se non sopra il foglio bianco,
non pu cominciare che profanando questo spazio che la sostiene attra-
verso una trasgressione, e quindi correndo il rischio di auto-riconoscersi
(auto-implicarsi) come letteratura arrivando anche a costituirsi come tra-
sgressione di tutta la letteratura anteriore, con il tentativo di eliminarla per
ritornare alla pagina in bianco. Ed esattamente questo il ruolo e limpor-
tanza che ha Sade nella nascita della letteratura moderna.
Ora, al lato opposto di questo gesto ne incontriamo un altro (di nuovo
un paradosso) che gli complementare e che ha in Chateaubriand una f-
gura emblematica. Tale gesto consiste nel fatto che questa parola che cerca
di cancellare tutta la letteratura anteriore, non smette di farle cenno,
non smette, cio, di volersi inserire nel cuore di questo mormorio, ma con
la coscienza di essere una parola postuma che apre una soglia decisiva in
questo mormorio interminabile che quello della biblioteca
14
.
13
Cfr. M. Foucault, Raymond Roussel, cit., p. 54.
14
Cos, si pu dire che, per Chateaubriand, era evidente che la parola che scriveva
aveva senso nella misura in cui era in qualche modo gi morto, cio nella misura in cui la
parola futtuava al di l della sua vita e della sua esistenza. Mi sembra che la trasgressione e
il passaggio oltre la morte rappresentino le due grandi categorie della letteratura contem-
poranea. Se volete, si potrebbe dire che, nella letteratura, in questa forma di linguaggio
che esiste dal XIX secolo, non ci sono che due soggetti reali, due soggetti che parlano
Edipo per la trasgressione e Orfeo per la morte. E, allo stesso tempo, non ci sono che
Un mormorio infnito Ontologia della letteratura e archeologia del sapere 101
Basterebbe, a volte, ricordare il ruolo attribuito a Sade in Histoire de la
folie o ne Les mots et les choses per sottolineare limportanza della nozione di
trasgressione, tanto per lontologia della letteratura quanto per larcheolo-
gia del sapere. Sarebbe per senza dubbio pi preciso ed effcace fare un
passo ulteriore, meno evidente, ma pi determinante nello sviluppo del
lavoro archeologico e ricordare, in primo luogo, il carattere trasgressivo
attribuito alla follia, con tutto quello che esso implica. Sarebbe poi impor-
tante sottolineare il legame tra la nozione di trasgressione e quella di limite
e di partage, nozioni dominanti nelle analisi archeologiche di Foucault, fn
dalle prime righe di Histoire de la folie
15
. E infne, si potrebbe cominciare ad
interrogare la rilevanza archeologica delle nozioni di morte e di biblioteca,
facendo riferimento, nel primo caso, alle pagine fnali di Naissance de la
clinique
16
e, nel secondo, monitorandone la presenza continua in Les mots et
les choses, soprattutto confrontandola con la nozione di archivio cos come
tematizzata in Larchologie du savoir
17
, testo che probabilmente segna il
due fgure di cui si parla e verso le quali, a voce bassa e indirettamente, ci si indirizza la
fgura di Giocasta profanata, la fgura di Euridice perduta e ritrovata (LL, p. 36). Il ruolo
che viene attribuito a Chateaubriand appare solo in questo testo (Foucault, infatti, non si
riferir mai pi a lui nei propri scritti). Si pu perci presupporre che il suo compito fni-
sca per essere sostituito in modo pi effciente dalla fgura di Flaubert (si veda al riguardo,
per esempio, M. Foucault, Postface Flaubert, in DE, I, p. 293 ss., specialmente p. 299).
15
Il y a certainement dans chaque culture une srie cohrente de gestes de partage, dont la prohibi-
tion de linceste, la dlimitation de la folie et peut-tre certaines exclusions religieuses ne sont que des cas
particuliers. La fonction de ces gestes est, au sens strict du terme, ambigu : au moment o ils marquent la
limite, ils ouvrent lespace dune transgression toujours possible. Si veda M. Foucault, Les dviations
religieuses et le savoir mdical, in DE, I, p. 624.
16
Cette exprience mdicale est par l mme apparente une exprience lyrique qui a cherch son
langage de Hlderlin Rilke. Cette exprience quinaugure le XVIII
e
sicle et laquelle nous navons
pas encore chapp, est lie une mise au jour des formes de la fnitude, dont la mort est sans doute la
plus menaante, mais aussi la plus pleine. [] Dune manire qui peut paratre trange au premier
regard, le mouvement qui soutient le lyrisme au XIX
e
sicle ne fait quun avec celui par lequel lhomme
a pris une connaissance positive de lui-mme ; mais faut-il stonner que les fgures du savoir et celles du
langage obissent la mme loi profonde, et que lirruption de la fnitude surplombe, de la mme faon,
ce rapport de lhomme la mort qui, ici, autorise un discours scientifque sous une forme rationnelle, et
l ouvre la source dun langage qui se dploie indfniment dans le vide laiss par labsence des dieux ?;
M. Foucault, Naissance de la clinique, Gallimard, Paris 1963, p. 202.
17
Entre la langue qui dfnit le systme de construction des phrases possibles, et le corpus qui
recueille passivement les paroles prononces, larchive dfnit un niveau particulier : celui dune pratique
qui fait surgir une multiplicit dnoncs comme autant dvnements rguliers, comme autant de choses
offertes au traitement et la manipulation. Elle na pas la lourdeur de la tradition ; et elle ne constitue
pas la bibliothque sans temps ni lieu de toutes les bibliothques ; mais elle nest pas non plus loubli
102 Miguel Morey
punto a partire dal quale si diluisce tanto il lavoro archeologico, quanto il
progetto di una ontologia della letteratura, per cedere il passo ad un altro
momento del pensiero, chiamato genealogia
18
.
VII.
Se potessimo fermarci su ognuna delle nozioni che gradualmente si
mettono in gioco in tutto lo sviluppo della conferenza, sicuramente avrem-
mo sempre maggiori indizi di quello cui alludevamo allinizio, segnali chia-
ri del profondo legame tra il progetto di una ontologia della letteratura e la
parte dellopera foucaultiana che viene defnita archeologia indizi ai quali
a volte bisognerebbe prestare la dovuta attenzione, se si vuole intendere
un po meglio il pensiero di Foucault. Se non altro perch uno dei fli rossi
pi affascinanti che ricorre nella sua opera il modo in cui si articolano
discorsivamente esperienze cognitive di origine non discorsiva. Forse dob-
biamo cercare l le ragioni tanto della sua attenzione ai movimenti para-
dossali del discorso, quanto della sua ostilit di fronte allimposizione della
regola dialettica come modello del pensiero.
Traduzione dallo spagnolo di Miriam Iacomini
Miguel Morey
Universidad de Barcelona
morey@ub.edu
accueillant qui ouvre toute parole nouvelle le champ dexercice de sa libert ; entre la tradition et
loubli, elle fait apparatre les rgles dune pratique qui permet aux noncs la fois de subsister et de se
modifer rgulirement. Cest le systme gnral de la formation et de la transformation des noncs; M.
Foucault, Larchologie du savoir, cit., p. 171.
18
Anche se rimane sempre il carattere esemplare della letteratura nella sua rifessio-
ne. Baster ricordare che alla citazione di Ren Char viene consegnato il fnale di Histoire
de la sexualit: Lhistoire des hommes nest quune longue succession de synonymes dun mme vocable.
Y contredire est un devoir; R. Char, Lge cassant, in uvres compltes, Gallimard, Paris 1995,
p. 766. Rispetto poi alla presunta sostituzione del metodo archeologico con quello
genealogico, utile ricordare che Foucault nel corso di una conversazione con Dreyfus e
Rabinow, il 26 aprile del 1983, afferma: Archeologia: metodo per una genealogia storica,
che assume come campo di analisi i discorsi; i discorsi considerati come eventi; legati
da regole di pratiche discorsive; Nota manoscritta conservata allIMEC, Fonds Michel
Foucault, documento D-250/942.1988. Una parte di questa conversazione si trova in
H. Dreyfus e P. Rabinow, Michel Foucault : un parcours philosophique, Gallimard, Paris 1984.
Un mormorio infnito Ontologia della letteratura e archeologia del sapere 103
.
An Endless Murmur Ontology of Literature and Archaeology of Knowledge
The aim of this article is to stand out the importance of literary critic topic in
Michel Foucaults work. In this sense, the two lectures titled Langage et littrature
are an outstanding example. Far to be a secondary or a minor aspect of his work,
the project to build up the ontology of literature is the other side of Foucaults
research known as archaeology of knowledge (1961-1969): this project begins
and fnishes at the same dates, conducting this research as a necessary testing
ground particularly productive.
Keywords: Ontology of literature, Archaeology of knowledge, Language, Work,
Critical question, Blank paper, Library.
104 Miguel Morey
La letteratura e il diritto alla follia.
Blanchot, Foucault e la questione della letteratura
Bruno Moroncini
Per la generazione cui appartengo, se non per tutti, tuttavia per mol-
ti, una delle situazioni privilegiate daccesso, per dirla come Heidegger,
alla flosofa, stata la letteratura. E non nel senso istituzionale e ca-
nonico che il termine letteratura acquista inevitabilmente per colui che
lappartenenza di classe unita alla provenienza familiare destina in Italia
agli studi classici, bens in quello per cui la letteratura si trasforma in
lituraterre, in cui una lettera (Letter) diviene carta straccia (Litter), scarto,
spazzatura (Ordure), forse resto anale
1
. La mia prima incursione nel cam-
po della teoria letteraria, dovuta allamicizia di Giuseppe Zuccarino, da
tempo uno dei critici e teorici della letteratura italiani pi importanti,
stata non a caso un saggio che provava a ricostruire i rapporti complessi
e dissonanti fra Jacques Lacan e Jacques Derrida, usando come cartina
di tornasole il loro confitto interpretativo rispetto a un testo letterario
come il racconto di Edgar Allan Poe La lettera rubata
2
. Non riprender
qui lintera analisi che allora oggi molto meno privilegiava Derrida;
mi interessa riprendere alcuni punti generali sui quali convengo ancora
oggi. A partire da quello che mi sembrava un travisamento del dispositi-
vo della decostruzione ridotta alla tesi soprattutto nordamericana (penso
in particolare a Richard Rorty) secondo la quale la flosofa non era altro
che un genere letterario, provavo ad argomentare che proprio lincontro
sconvolgente fra discorsi e pratiche cos diversi e confittuali quali la let-
teratura, la flosofa e la psicoanalisi, esemplato sulla lettura da parte di
1
Il riferimento al neologismo lacaniano Lituraterre che fa da titolo a un intervento
pubblicato nel 1971 sulla rivista Littrature n. 3 (1971) dedicato al tema letteratura e
psicoanalisi e leggibile oggi in J. Lacan, Autres crits, Seuil, Paris 2001, pp. 11-20.
2
Cfr. B. Moroncini, La lettera disseminata e linvenzione della verit. Poe, Lacan, Derrida,
in G. Zuccarino, Palinsesto. I modi del discorso letterario e flosofco, Marietti, Genova 1990,
pp. 117-146. Di Giuseppe Zuccarino su Foucault si veda Lambivalenza della critica e
il paradosso del commento in Foucault, in Id., Critica e commento. Benjamin, Foucault, Derrida,
Graphos, Genova 2000, pp. 50-83.
materiali foucaultiani, a. II, n. 3, gennaio-giugno 2013, pp. 105-125.
Lacan della Lettera rubata di Poe e sulla contro-interpretazione di Derri-
da, apriva la strada non solo ad una messa in discussione del genere di di-
scorso flosofco sottratto in tal modo al primato dellapodissi, ma anche
a quello letterario liberato da quello dei valori umanistici. Ricordavo che
lenunciato di Derrida non era che la flosofa fosse un genere letterario,
bens un genere di scrittura, e che il concetto di scrittura, perlomeno
da Mallarm in poi, aveva scavato un vuoto allinterno dellistituzione
letteraria, modifcandone profondamente lo statuto e le procedure. Sen-
za contare poi il fatto che, agli occhi di Derrida, anche la psicoanalisi
freudiana da qui forse linsofferenza nei confronti di Lacan andasse
rubricata sotto letichetta della scrittura.
Laccento posto sulla scrittura svolge allora, rispetto alla letteratura,
una duplice funzione: la riconduce alla sua radice e allo stesso tempo la
disloca, la fa deragliare dalla direzione da cui sembrava non doversi al-
lontanare mai. La letteratura come istituzione consolidata, sicura dei suoi
confni e dei suoi mezzi di trasmissione, scrivevo, il lascito scritto (gram-
mata), un certo invio, destinazione, spedizione di tale lascito ed insieme
il progetto consapevole di ripresa, conservazione, salvezza e trasmissio-
ne di ci che come grammata iscrive e fa permanere i valori dellHumani-
tas. Letteratura, dunque, come scrittura e lettera, iscrizione e spedizione;
e insieme come rivelazione del passato e annuncio avvenire della verit
dellHumanitas
3
. Un insieme di valori, norme, saperi, comportamenti e
ideali di vita, formatisi in un determinato momento storico e denominato
a partire dalla sua prima ripresa umanesimo si affda, per trasmettersi e
durare nel tempo, come sempre accade alla scrittura, al gramma; ma, come
si sa, da Platone in poi il gramma, la lettera scritta, si espone, una volta che
il suo autore sia scomparso o non sia in condizione di assistere quella che
crede essere una sua creatura, a un uso potenzialmente sregolato, a ogni
genere di misinterpretazione, ad ogni contaminazione e violazione possi-
bili. Per scongiurare tale esito, daltronde inevitabile, o almeno per ridurne
al minimo limpatto, non c che un modo: rendere istituzionali i criteri
dellinterpretazione della lettera, anticiparli e imporli in modo da evitare
quanto pi possibile le contaminazioni e le degenerazioni. La letteratura
ha il compito di proteggere la lettera, anche con la violenza se fosse neces-
sario, dallintrusione dellinterprete tendenzioso, dagli sconfnamenti dei
discorsi scandalosi e dalle incursioni delle pratiche perverse.
3
B. Moroncini, La lettera disseminata e linvenzione della verit, cit., p. 118.
106 Bruno Moroncini
Ma la lettera per sua natura devia (linglese purloined vale pi deviata
che rubata), scarta, e ci facendo diventa scarto, carta straccia, rifuto:
lHumanitas fnisce in spazzatura. Vista oggi la disputa fra Lacan e Der-
rida sul fatto se la lettera giunga sempre alla sua destinazione o se inve-
ce possa sempre non giungere a destinazione, se cio essa, per quante
deviazioni prenda, fnisca ogni volta per sottomettersi alla legge che ne
regola i percorsi o se, al contrario, si partisca e si dissemini in modo in-
controllabile, sembra meno rilevante di quanto apparisse allora
4
: anche
per Lacan si presenta un caso in cui la lettera viene appallottolata e butta-
ta via, uscendo defnitivamente di scena, ossia sottraendosi una volta per
tutte alla possibilit di essere ricevuta dal destinatario. ci che accade in
quella che Lacan defnisce la prima scena del racconto di Poe: un astuto
Ministro si accorge che una lettera giacente su di un tavolo mette mani-
festamente in imbarazzo la Regina, preoccupata che il Re possa chiedere
di leggerla. Approfttando della situazione, sostituisce rapidamente la let-
tera incriminata con un fac-simile innocuo, senza che la Regina possa far
niente per opporsi al suo maneggio: pensa cos facendo di acquisire un
potere sulla Regina, minacciandola di consegnare la lettera al Re. Usciti
di scena il Re e il Ministro, alla Regina non resta che appallottolare quella
copia della lettera lasciata dal Ministro che non serve a niente ed pura
carta straccia.
Nel seminario quasi coevo al Seminario sulla Lettera rubata dedicato alla
relazione doggetto, allinterno di unanalisi del caso clinico freudiano sulla
fobia in un bambino di cinque anni, il cosiddetto piccolo Hans, Lacan
lega la lettera appallottolata allimmagine della giraffa sgualcita: nella pro-
liferante produzione letteraria del piccolo Hans, che tanta ammirazione
suscita nei lettori di Freud, imbambolati dalle meraviglie dellinfanzia, spic-
ca a un certo punto il racconto di un sogno in cui, nella camera dove Hans
dorme, compaiono di notte due giraffe, una grande e grossa e laltra picco-
la e sgualcita. Hans non solo strappa la piccola giraffa a quella grande pro-
vocando lira di questultima, ma le si siede sopra stroppicciandola ancora
di pi. Una volta esauritosi il rituale interpretativo che tenta di assegnare
ad ogni costo un signifcato determinato alle due giraffe indifferente-
mente padre e madre, padre e bambino, madre e bambino Lacan pu far
4
Ho ricostruito questo scontro teorico e in parte anche personale fra Lacan e
Derrida in Come in uno specchio: Lacan & Derrida, in Il Pensiero, vol. 47 (2008), n. 1,
pp. 67-90.
La letteratura e il diritto alla follia 107
vedere che la prestazione del sogno (cio del suo racconto) in realt una
sola: mostrare come da una catena di segni possa emergere il signifcante.
Ricordiamo che, mentre un segno ci che rappresenta un signifcato per
un soggetto, un signifcante ci che rappresenta il soggetto per un altro
signifcante e che il soggetto in questione quello barrato della pulsione; di
conseguenza, il signifcante del soggetto non ha signifcato, scarta dallor-
dine della signifcazione
5
.
Non c altro modo per dirlo: dal punto di vista della signifcazione,
cio del rapporto biunivoco fra segno e signifcato, il signifcante non serve
a nulla, non signifca nulla se non la deriva pulsionale, il carattere perverso-
polimorfo della sessualit umana, che si trasforma in desiderio non quan-
do incontra la batteria dei signifcati ben ordinati e pronti alluso come in
un vocabolario, bens il signifcante dellAltro, il signifcante attraverso il
quale si signifca il desiderio dellAltro, il suo capriccio e il suo arbitrio. Ci
che caratterizza il signifcante appunto il fatto che se ne possa fare tutto
quello che si vuole, tutto quello che viene dettato dalla pulsione e dal de-
siderio: attraverso le immagini dello sgualcito e dellappallottolato, ci che
si afferma il carattere ci si scusi il bisticcio di parole insignifcante del
signifcante, la sua inutilit che lo rende affne a uno scarto.
Da ci si evince il rapporto stabilito da Lacan fra la lettera e il signi-
fcante: ferma restando la supremazia di questultimo in quanto articola-
zione sonora, vocalizzazione, per cui la prestazione fondamentale della
lettera scritta sempre e solo quella di indicare la pronuncia del vocabolo
in questione, altres vero che solo la lettera, intesa come luogo materiale
del signifcante, permette a questultimo di condurre a rappresentazione il
discorso dellinconscio e il suo soggetto. Con la sua combinatoria comple-
tamente sganciata dallordine dei signifcati, la lettera fa da causa materiale
della proliferazione signifcante, del discorso effettivo del soggetto. Ci
ampiamente dimostrato dallopera e dallautore che, a partire dagli anni
settanta, divengono per Lacan canonici ed esemplari: il Finnegans Wake di
James Joyce. Come attestano le registrazioni in cui Joyce legge brani interi
del suo testo, il gioco della lettera ottenuto con il rifuto della punteggia-
tura, con lo sfruttamento sistematico della polisemia intrinseca alle lingue
e con tutti i trucchi sofstici da sempre rifutati con orrore dallistituzione
5
Su questo punto rinvio al mio Lacan, il mito, la logica, ovvero quanta intelligenza si
nasconde sotto le sciocchezze del piccolo Hans, in R. Armellino e M. Parisi, Fobia e perversione
nellinsegnamento di Jacques Lacan, Cronopio, Napoli 2012, pp. 181-210.
108 Bruno Moroncini
letteraria, mira in ultima istanza alla dizione, alleffetto sonoro dellimpasto
di parole, al carattere glossolalico del linguaggio infantile e perci fonte,
come nei bambini, di piacere, se non di godimento.
Da questo punto di vista ha ragione Gabriele Frasca quando contrap-
pone listituzione letteraria quale si consolida nellOttocento, in quanto
apparato culturale coadiuvante il dominio della borghesia e che si fonda
sul primato del testo tipografco, sul dominio dello sguardo panoramico
e sulla lettura a labbra serrate, allarte del discorso che privilegia la comu-
nicazione orale, una cinestesia allargata e una comunit di lettori popolari
e quasi analfabeti, una comunit di lettori in carne ed ossa anche quando
fosse mediata come nel caso di Joyce da un dispositivo tecnico: quando
contrappone, insomma, una lettera morta o che muore a una parola viva
6
.
Resta sempre vero, tuttavia, che senza il lavoro della lettera, cio della
scrittura, la stessa arte del discorso non sarebbe possibile: la rottura dello
spazio tipografco e labbandono del primato alfabetico presuppongono
la sottrazione della lettera allordine del senso. La messa alla prova della
potenza combinatorio-copulatoria della lettera si fa comunque sulla pagina
bianca, scrivendo; si pu trasformare il testo tipografco in un geroglifco,
disporre le lettere sulla pagina ignorando le prescrizioni dellarte tipogra-
fca che vogliono il testo giustifcato su entrambi i margini e che la lettura
proceda da sinistra a destra, si pu infrangere la regola che impone luni-
formit del carattere, si pu fare insomma quello che fa Mallarm quando
scrive Un colpo di dadi non abolir mai il caso, tutto questo ancora esercizio
di scrittura, pratica della lettera. Senza escludere, daltronde, che durante
questa operazione lo scrittore non provi a sonorizzare, vocalizzare, quanto
(si) sta iscrivendo sulla carta (o sullo schermo del computer: la cosa non
cambia) per vedere (sentire) leffetto che fa.
Se, per un verso, la letteratura come istituzione poggia il suo potere
sulla lettera morta, per un altro la letteratura come pratica della scrittura
rivendica un diritto alla morte. Blanchot, uno degli autori di riferimen-
to di Foucault, a tematizzare, nellormai lontano 1949, la coappartenenza
del linguaggio e della morte: citando lhegeliana flosofa dello spirito
del 1803-1804, Blanchot ricorda che latto della nominazione che decide
6
Cfr. G. Frasca, La lettera che muore. La letteratura nel reticolo mediale, Meltemi, Roma
2005. Un esempio forte di questo discorso il teatro di Carmelo Bene che proprio perch
fondato sullesclusivo primato della voce non disdegna, anzi promuove ed esalta, luso
dei dispositivi tecnici pi avanzati di riproduzione e amplifcazione sonori.
La letteratura e il diritto alla follia 109
della supremazia di Adamo su tutti gli altri animali comporta in primo
luogo la negazione di questi ultimi come esseri indipendenti e la loro
trasformazione in entit ideali
7
. Per Blanchot, di conseguenza, il senso
della parola esige, come prefazione alla parola, unimmensa ecatombe,
un diluvio preventivo che immerge in un vasto mare ogni creazione. Dio
aveva creato gli esseri, ma luomo ha dovuto annientarli. allora che essi
acquistarono senso per lui ed egli li cre a sua volta, a partire da quella
morte in cui erano scomparsi; soltanto che, al posto degli esseri, come
si dice, viventi, vi fu solo lessere e luomo fu condannato a non potersi
accostare a nulla e a non vivere nulla se non per il senso che gli occorreva
far nascere
8
.
Va da s che il linguaggio non uccide nessuno; e tuttavia, appena
nomino un essere, sia esso un gatto o una donna, la morte incomin-
cia ad abitarlo: si stacca da s, sottratto allesistenza e alla presenza,
precipitato in un niente (nant) desistenza. Proprio come accade con il
signifcante, di questo gatto e di questa donna posso fare quel che voglio,
stropicciarlo e appallottolarlo, buttarlo via o nasconderlo credendo che
mi sar utile. A ben guardare, questo strano potere di dare la morte non
riguarda solo le cose e gli esseri che mi trovo a nominare; nominando
le cose nomino anche me stesso e, di conseguenza, mi lascio morire
anchio. Pi esattamente si deve dire: quando parlo, la morte che parla
in me
9
. Parlare il segnale che la morte, da quel preciso momento, cir-
cola nel mondo e lo rende possibile.
Il potere di parlare si lega alla mia assenza dessere: Mi chiamo ed
come se pronunciassi il mio canto funebre, mi separassi da me stesso, non
sono pi la mia presenza n la mia realt, ma sono una presenza oggettiva,
impersonale, quella del mio nome che mi supera e la cui immobilit di
sasso ha esattamente per me la funzione di una pietra tombale sospesa nel
vuoto
10
. Il linguaggio comincia con il vuoto: ci che pieno non parla.
Lacan lo ripeter cos: al reale non manca nulla, un tutto pieno, pieno
anche dei suoi vuoti. Se non patisse del signifcante, se non venisse sca-
7
Cfr. M. Blanchot, La letteratura e il diritto alla morte, trad. it. di G. Patrizi e G. Urso
in Id., La follia del giorno, Elitropia, Reggio Emilia 1982, p. 93. Per il rimando a Hegel, cfr.
Filosofa dello spirito jenese, trad. it. di G. Cantillo, Laterza, RomaBari 1984, p. 25.
8
M. Blanchot, La letteratura e il diritto alla morte, cit., p. 93.
9
Ivi, p. 94.
10
Ibidem.
110 Bruno Moroncini
vato dalla mancanza a essere che il signifcante porta con s, resterebbe
silenzioso per leternit, non si rivelerebbe a nessuno. Per divenire parlante
per deve essere annientato, se non realmente, almeno idealmente, virtual-
mente annientato. Non ci che che si trasforma in parola, bens ci che
non , la non esistenza: affnch nasca il vero linguaggio, scrive Blanchot,
necessario che la vita che questo linguaggio porter abbia fatto lesperien-
za del suo nulla, che abbia tremato nel profondo e che tutto ci che in
essa era fsso e stabile, abbia vacillato
11
. Con buona pace di Bauman e di
tutti i suoi pedissequi ripetitori, il linguaggio liquefa e liquida la pesantezza
del mondo, abolisce il dominio di ci che , annuncia la rivoluzione.
Non solo la letteratura si contempla nella rivoluzione, ma essa il
Terrore realizzato, vale a dire la morte allopera, la morte nel suo aspetto
pi freddo, pi piatto e pi anonimo, una morte che, a differenza del
negativo di cui parla Hegel, inoperosa, inutile. Per Blanchot, come per
Foucault e per tutta la generazione di pensatori e letterati della prima
met del Novecento, lo scrittore per eccellenza Sade: una negazione
incessante e unopera destinata a durare nel tempo pi delle Piramidi. In
Sade si concentra tutta linutile grandezza della letteratura: unesperienza
unica e singolare, totalmente privata, ai limiti della follia e della crudel-
t, sprezzante dei valori e della morale comune che si trasforma in una
parola pubblica che, consegnata alla storia, diviene spiegazione legittima
dellintera condizione umana
12
. Lopera di Sade la negazione in s: la
sua opera non che il lavoro della negazione, la sua esperienza, il pro-
cesso della negazione accanita, allultimo sangue, che nega gli altri, nega
Dio, nega la natura, gioisce di s come dominio assoluto, in un circolo
percorso incessantemente
13
.
Daltronde, se Sade irricevibile dallistituzione letteraria e dalla mo-
rale comune, non si pu dire per che venga meno ai doveri imposti dal-
la letteratura: nessuno stile oscuro, nessun orpello inutile. Chi scrive pi
chiaro di Sade? Chi pi comunicativo, chi meno ermetico? E tuttavia, in
quale opera si ascolta un rumore cos impersonale, cos inumano
14
, un
tale mormorio gigantesco e ossessionante (Jean Paulhan)? Ogni opera
ha insieme la chiarezza del bel linguaggio che si parla e il senso opaco
11
Ivi, p. 95.
12
Ibidem.
13
Ibidem.
14
Ivi, p. 111.
La letteratura e il diritto alla follia 111
di una cosa che mangia se stessa e che mangia, che divora, che singhiotte
e si ricostituisce nello sforzo vano di tramutarsi in nulla
15
.
Giacch infne a impedire che lesigenza e la tentazione del Terrore
che animano la letteratura, quel desiderio negatore di tutto, quella morte
furiosamente distruttrice, decadano in uneffettualit storico-politica da
cui non potrebbero che essere traditi (il Terrore come dispositivo politico
della Repubblica rivoluzionaria), sta il fatto che tutto pu morire, tranne
la morte. Se la possibilit della letteratura riposa sul suo diritto alla morte,
questultima va salvaguardata, va in altre parole sottratta alla morte. Non
c seconda morte, non c e non ci pu essere la morte della morte.
vero che quando moriamo abbandoniamo il mondo, ma con il mondo ab-
bandoniamo anche la morte che dava vita al mondo. Morendo cessiamo di
morire e, cessando di morire, cessa anche quellopera della negazione che
noi stessi siamo e attraverso la quale si costruisce un mondo.
Come fare a non morire, a non morire almeno di una morte defniti-
va ed assoluta che, cancellando se stessa, cancellerebbe insieme tutto ci
che essa rende possibile? Come si fa, non a diventare immortali, che
impossibile, ma a continuare a morire senza morire? Blanchot ha defnito
questa condizione sopravvivenza, intendendo con essa non lofferta ai
viventi umani del dono di un di pi di vita, bens di quello di un di pi di
morte, di una morte in eccesso. Se, come Lazzaro, i morti possono risor-
gere, essi risuscitano, non come degli immortali, ma come dei morenti.
Lo spazio di una tale morte che non muore continuando a morire lo
spazio della letteratura.
Se una volta si sarebbe potuto sostenere con una certa sicurezza che
al diritto alla morte come principio fondante della letteratura Foucault non
avesse concesso la stessa centralit attribuitagli da Blanchot e ci no-
nostante limportanza dellopera di questultimo nel suo pensiero oggi
una tale affermazione andrebbe almeno rivista e addolcita: solo da poco
si dispone, infatti, di una conversazione di Foucault con Claude Bonnefoy
risalente al 1968, il cui argomento il rapporto del flosofo francese con
la pratica della scrittura. Sollecitato dallinterlocutore a chiarire le ragioni
che lo hanno spinto e tuttora lo spingono a scrivere, a un certo punto
Foucault si abbandona a questa strana confessione: se giunto sulla soglia
dei trentanni ha incominciato a provare il piacere di scrivere, dice, lo ha
dovuto al fatto che questo piacere ha sempre comunicato un po con
15
Ibidem.
112 Bruno Moroncini
la morte degli altri, con la morte in generale; ma su questo, aggiunge
immediatamente, Blanchot ha detto a questo proposito cose molto pi
essenziali, generali, profonde, decisive di quanto possa dire io adesso
16
.
La scrittura si lega per Foucault alla morte, pi propriamente alla
morte degli altri. Ma non nel senso che la scrittura equivarrebbe a un
assassinio attraverso il quale liberarsi degli altri, del loro peso, in modo da
procurarsi uno spazio libero e sovrano. Gli altri in questione, per Foucault,
non sono dei vivi da far morire attraverso la scrittura, ma dei gi morti la
cui condizione cadaverica rende possibile latto dello scrivere. Pi che a un
assassino, Foucault si paragona allanatomista impegnato in unautopsia:
con la mia scrittura, dice, percorro i corpi degli altri, li incido, sollevo i
tegumenti e la pelle, tento di scoprire gli organi, e scoprendoli, fare ap-
parire infne il centro della lesione, quel qualcosa che ha caratterizzato la
loro vita, il loro pensiero, e che, nella sua negativit, ha organizzato tutto
ci che sono stati
17
.
Se Foucault insegue scrivendo il cuore velenoso delle cose e degli
altri, ci spiega forse perch la sua scrittura venga generalmente avvertita
come una aggressione, dal momento che in essa come se venisse esegui-
ta una condanna a morte. Alle volte come se coloro la cui morte, vera
o presunta, permette a Foucault latto di scrittura si ribellassero, gridando
di non essere morti; e Foucault se ne sorprende quasi quanto il medico
che sentisse risvegliarsi, sotto il suo bisturi, luomo il cui cadavere sta
utilizzando per una lezione danatomia. La verit unaltra: se egli deve
darli per morti perch fn quando erano vivi, sorridenti e parlanti, gli
rendevano la scrittura impossibile. Se la vita risulta alla fne dostacolo alla
scrittura, il solo omaggio che pu rendere a quelli che costretta a con-
siderare morti consiste nello scoprire la verit della loro vita e della loro
morte, il morboso segreto che spiega il passaggio della loro vita alla loro
morte
18
. In tal modo, ci che rende possibile la scrittura non tanto il
fatto che siano gi morti, quanto il punto di vista degli altri in cui la loro
vita ha oscillato (bascul) nella morte
19
, il punto, si potrebbe dire, in cui
vita e morte sindeterminano.
16
M. Foucault, Le beau danger. Entretien avec Claude Bonnefoy, ditions de lEHESS,
Paris 2011, p. 36; trad. it. di A. Moscati, Il bel rischio, Cronopio, Napoli 2013, p. 25.
17
Ivi, p. 37.
18
Ivi, p. 38.
19
Ivi, p. 39.
La letteratura e il diritto alla follia 113
La conferma di una simile tesi si troverebbe nellaffermazione imme-
diatamente successiva di Foucault secondo la quale, se la scrittura presup-
pone la morte degli altri, ci non avviene in vista di una riviviscenza: non
si scrive per ritrovare il segreto della vita, per attualizzare questa parola
vivente che insieme quella degli uomini e probabilmente quella di
Dio. La scrittura per Foucault la deriva del dopo-morte, non il cammi-
no verso lorigine della vita. Nessuna teleologia di resurrezione, semmai
la costatazione che il passato morto. Da qui anche nessun desiderio di
ritrovare nel passato il segreto dellorigine
20
: lalternativa alla morte non
consiste, infatti, nel ritorno della vita, ma nel passaggio alla verit.
Nonostante questa esplicita affermazione di un diritto alla morte,
sembra tuttavia che la cifra del rapporto di Foucault con la letteratura
sia da cercarsi piuttosto in un diritto alla follia. E ci fn dallinizio del
suo percorso di pensiero e di scrittura, fn da quella prima prefazione alla
Storia della follia la cui stravagante vicissitudine editoriale fa da cartina di
tornasole del valore posizionale che la pratica della letteratura ha avuto
nella produzione di Foucault. Il destino di questa prima prefazione ha
del paradossale: apparsa nelledizione del 1961, viene poi cassata a partire
dal 1971 da tutte le edizioni successive per delle ragioni che Foucault chia-
rir nellArcheologia del sapere (1969)
21
, ricomparsa solo nel 1994 nel primo
20
Questa e le precedenti ibidem. Un riferimento a Blanchot e alla morte, bench non
nei termini cos espliciti della conversazione con Bonnefoy si trova nel saggio Il linguaggio
allinfnito pubblicato su Tel Quel nel 1963, la cui traduzione italiana a cura di Cesare
Milanese si trova in M. Foucault, Scritti letterari, Feltrinelli, Milano 1971, pp. 73-85.
21
Nellintroduzione Foucault, infatti, critica il suo libro precedente per aver
dato un peso troppo considerevole, e daltra parte molto enigmatico, a ci che vi
veniva designato come esperienza, mostrando in tal modo quanto vicini si fosse ad
ammettere un soggetto anonimo e generale della storia (M. Foucault, Archeologia del
sapere, trad. it. di G. Bogliolo, Rizzoli, Milano 1971, pp. 23-24). Per dirla con Deleuze
la critica che Foucault muover alla Storia della follia consister nel fatto che essa
si richiamava ancora a unesperienza selvaggia, alla maniera dei fenomenologi, o ai
valori eterni dellimmaginario, alla maniera di Bachelard (G. Deleuze, Foucault, trad.
it. di P.A. Rovatti e F. Sossi, Cronopio, Napoli 2002, p. 73). Considerazioni analoghe
anche in Blanchot che in Michel Foucault come io limmagino (trad. it. di V. Conti, Costa
& Nolan, Genova 1988) ricorda come almeno in due occasioni Foucault si fosse
rimproverato di essersi lasciato sedurre dallidea che vi sia una profondit della
follia, che questa costituisca unesperienza fondamentale che si colloca fuori della
storia e di cui i poeti (gli artisti) sono stati e possono ancora essere i testimoni, le
vittime e gli eroi (p. 10).
114 Bruno Moroncini
volume di Dits et crits

tende oggi a imporsi come un testo decisivo per la
comprensione della posizione del flosofo francese
22
.
tempo ormai, rischiando, anche se si vuole, di mettere Foucault
contro Foucault, di prendere sul serio quello che nella prefazione pre-
sentato come lobiettivo esplicito del libro, vale a dire riuscire a far parlare/
parlare la/della follia, raggiungendo nella storia questo grado zero della
storia della follia, quando ancora esperienza indifferenziata, esperien-
za, non ancora scissa, della scissura stessa, quando cio la partizione fra
ragione e follia una partizione che, non lo si dimentichi, opera della
ragione stessa non si ancora instaurata o al massimo nella sua fase
aurorale. Tale scopo, anche se rischia di immaginare una follia selvaggia,
del tutto fuori del linguaggio e della storia, resta tuttavia valido nonostante
i limiti della sua formulazione: sar solo costretto a inabissarsi come un
fume carsico in attesa di poter ricomparire in superfcie non appena sar
stata risolta la diffcolt che lo rende attualmente insostenibile.
In che consiste questa diffcolt ancora irrisolta allaltezza della prefa-
zione? Se noi parliamo della follia solo a partire dalla sua partizione mo-
derna (let classica nella periodizzazione di Foucault) rispetto alla ragione,
se il linguaggio in cui e con cui si dice la follia quello della ragione o
quello medico-psichiatrico cui la ragione delega il compito di dire la follia
e se luomo della follia dal suo canto non comunica con laltro (quello
della ragione) se non attraverso lintermediario di una ragione altrettanto
astratta, che ordine, costrizione fsica e morale, pressione anonima del
gruppo, esigenza di conformit, come sar possibile allora far apparire
il territorio in cui luomo della follia e luomo di ragione, separandosi, non
sono ancora separati, ed esprimendosi in un linguaggio molto primitivo,
molto grezzo, ben pi aurorale di quello della scienza, intavolano il dia-
logo della rottura, che testimonia in modo fuggitivo che essi si parlano
ancora
23
? Che cos, in altri termini, questo linguaggio molto primitivo
e molto grezzo in cui si testimonierebbe di un momento in bilico fra un
tempo in cui la ragione e la follia ancora comunicavano e si scambiavano
vicendevolmente i ruoli e un altro in cui, al contrario, fra di essi si sarebbe
interposta una separazione radicale? ancora un linguaggio o da quando
22
Valgano per tutti le osservazioni di Mario Galzigna nellintroduzione a M. Foucault,
Storia della follia nellet classica, ed. it. a cura di M. Galzigna, BUR, Milano 2011, in particolare
pp. 19-27.
23
Ivi, p. 42.
La letteratura e il diritto alla follia 115
impera la ragione stato ridotto al silenzio? E se lintento della Storia della
follia non mai stato quello di fare la storia del linguaggio della ragione ma,
al contrario, larcheologia di questo silenzio
24
, in quale linguaggio sar
detto questo silenzio senza che lo si tradisca? Se Foucault pu domandarsi
che cosa sia questa connessione al di sotto del linguaggio della ragione
25
,
cio la connessione Ragione-Sragione, non ci si pu non chiedere anche
se essa sia ancora un linguaggio, se sia un altro linguaggio o sfugga infne
al linguaggio in generale. Detto in altri termini ancora: se il linguaggio si
realizza nellopera e se la follia lassenza dopera, come si pu pensare un
linguaggio della follia?
del tutto chiaro che se a queste domande non si trova una risposta, il
progetto stesso di uno studio come quello condotto in Storia della follia non
pu che tradursi in un fallimento. Dal momento che non si vuole fare una
storia della psichiatria ma della follia stessa, nella sua vivacit, prima di
ogni cattura da parte del sapere e che loggetto di questo studio formato
dalla struttura dellesperienza della follia intesa nel suo carattere duplice
e contraddittorio di qualcosa che appartiene interamente alla storia e
allo stesso tempo sosta sui suoi confni e dove essa si decide
26
, se non si
trova il linguaggio capace di dare voce a questa esperienza sar gioco forza
rinunciare allimpresa.
Per Foucault la risposta esiste ed la letteratura, quella declinazione
della letteratura come pratica della scrittura che abbiamo provato a de-
lineare attraverso Blanchot. Non si dice nulla di nuovo se si nota come,
durante gli anni sessanta, linteresse di Foucault nei confronti della lette-
ratura sia altissimo e gli interventi da parte sua su autori e temi letterari si
moltiplichino incessantemente. Dal libro su Raymond Roussel, che risale
al 1963, ai saggi su Sade e su Bataille, a quelli su Blanchot, su Klossovski e
su Flaubert, fno alla conversazione con Claude Bonnefoy e alle conferen-
ze su Linguaggio e letteratura del 1964, la ricerca letteraria di Foucault scorre
parallela alle sue indagini archeologiche, fnendo per condizionarle a un
punto tale da acquistare il potere di produrre un cambio di episteme
27
.
Come dimostrato da un passo delle Parole e le cose in cui i nomi di Sade,
24
Ivi, p. 43.
25
Ibidem.
26
Ivi, p. 47.
27
Su questo punto si vedano le considerazioni di Miriam Iacomini nel suo Le parole
e le immagini. Saggio su Michel Foucault, Quodlibet, Macerata 2008, soprattutto pp. 223 ss.
116 Bruno Moroncini
di Artaud e di Bataille sono mescolati, non solo con quelli di Nietzsche e
di Freud, ma addirittura con quelli di Hegel e Marx, la letteratura moderna
si fa parte integrante di un processo che non solo dissolve la rappresen-
tazione classica, ma conduce alla fne anche il modello delluomo inteso
come il soggetto-oggetto delle scienze umane. Il pensiero moderno, eti-
chetta sotto la quale convivono senza soluzione di continuit flosof e
scrittori, in cui cio pratica scriptoria anche lesercizio razionale, non
pi teoria, ma non appena pensa esso ferisce o riconcilia, avvicina o
allontana, rompe, dissocia, allaccia o riallaccia; non pu fare a meno di
liberare e di asservire
28
.
Questo carattere del pensiero moderno che distrugge le pretese nor-
malizzanti e ordinatrici della rappresentazione classica e delle scienze
umane anticipando quasi le pi tarde tesi sulla cura e il governo di s,
su unidea del pensiero come messa alla prova, esperimento, riforma esi-
stenziale, convive nelle Parole e le cose con la defnitiva messa a fuoco della
fnitudine delluomo, la cui cifra pi propria ancora una volta la follia.
Cui conducono due pratiche discorsive come letnologia e la psicoana-
lisi che, pur essendosi formate nellalveo delle scienze umane, tendono
per la spinta problematizzante del campo desperienza cui si applicano
a oltrepassarne i limiti, andando intenzionalmente verso lo spazio in cui
la nozione stessa del soggetto razionale e scientifco scompare. A diffe-
renza delle altre scienze umane biologia, linguistica ed economia che
avanzano verso linconscio solo volgendo a questo le spalle, attendendo
che esso si sveli a mano a mano che, come a ritroso, si produce lanalisi
della coscienza, la psicoanalisi invece punta verso linconscio direttamen-
te e deliberatamente. E non vi punta come a qualcosa che debba essere
esplicitato a poco a poco, rischiarandolo e sottoponendolo a un ordine di
senso, ma come a ci il cui carattere di testo chiuso in s medesimo, di
saldezza muta di una cosa, di ci che l e sfugge, deve essere rispet-
tato in ogni caso.
La tesi di Foucault tende a precisarsi: andando verso linconscio, la
psicoanalisi non si limita a scavalcare la rappresentazione, a superarla dal
lato della fnitudine, sorpassando in tal modo il territorio delle funzioni
portatrici delle loro norme, (de)i confitti pieni di regole, e (de)i signifcati
costituenti un sistema per attingere invece al fatto puro e semplice che
28
M. Foucault, Le parole e le cose, trad. it. di E. Pamaitescu, Rizzoli, Milano 1967,
p. 353.
La letteratura e il diritto alla follia 117
possa esservi sistema (e quindi signifcato), regola (e quindi opposizione),
norma (e quindi funzione), ma incontra le tre fgure attraverso cui la vita,
con le sue funzioni e le sue norme, viene a fondarsi nella ripetizione muta
della Morte, i confitti e le regole nellapertura denudata del Desiderio, i
signifcati e i sistemi in un linguaggio che a un tempo Legge. In altri
termini, attraverso lintreccio fra la pulsione di morte e la ripetizione, il
desiderio e, tanto per chiamarlo col suo nome, lordine del signifcante, la
psicoanalisi offre le coordinate in cui si iscrive lesperienza della follia, in
cui la follia si dice, riuscendo a scartare, anche se di poco, dal linguaggio
della ragione. Su questo punto Foucault chiarissimo: la fnitudine su cui
la psicoanalisi si affaccia non una follia qualunque, quella follia per
eccellenza, chiamata dagli psichiatri schizofrenia, che, se costituisce per la
psicoanalisi il proprio tormento intimo pi invincibile
29
, perch in essa
si manifestano e si nascondono allo stesso tempo proprio le forme della
fnitudine, ossia Morte, Desiderio e Linguaggio
30
.
Esiste dunque un linguaggio della follia, quello che fa tuttuno con
la Morte e il Desiderio, quel linguaggio dellinconscio scoperto dalla
psicoanalisi e messo in opera nonostante o a causa della sua inope-
rosit dalla letteratura. quel linguaggio che, se fa legge, la fa solo
perch dettato dalla Morte e dal Desiderio. Non quindi il linguaggio
della ragione che sempre sottoposto a regole e a norme, a procedure di
esclusione, a partizioni fra quel che si pu dire e ci di cui si deve tacere,
bens un linguaggio che assomiglia a un mormorio indistinto, a una proli-
ferazione senza regole che non siano quelle della ripetizione, della morte
e del desiderio. Un linguaggio che dice tutto senza gerarchie e senza sot-
tostare allobbligo del senso.
Lanalisi che Foucault conduce dei romanzi di Blanchot del tutto
conforme al modello dellinconscio e del suo linguaggio-Legge tematizza-
to nelle Parole e le cose. Non si ripercorrer qui tutto il percorso attraverso
il quale si snoda la lettura di Blanchot da parte di Foucault se non per ri-
badire un carattere del linguaggio che acquister sempre pi rilievo: il suo
scorrere continuo
31
. A differenza del discorso che si fonda sempre su delle
29
Per questa e le precedenti ivi, pp. 400-402.
30
Su questo punto rinvio al mio Schizofrenia e paranoia: due paradigmi per le scienze umane,
in F. Lolli, Follia, psicosi e delirio, et/al edizioni, Milano 2011, pp. 83-115.
31
M. Foucault, Il pensiero del di fuori, trad. it. di C. Milanese in Id., Scritti letterari, cit., p.
131. Sul saggio di Foucault dedicato a Blanchot rinvio al mio Foucault e il pensiero del fuori,
118 Bruno Moroncini
regole di esclusione quali linterdetto, il partage, la volont di verit, e su
dei dispositivi di controllo come il commento e lautore, il linguaggio non
solo non parlato da nessuno, ma soprattutto non si risolve in alcun si-
lenzio, dal momento che ogni interruzione forma soltanto una macchia
bianca su questo drappo senza cuciture
32
. Ad apertura dellOrdine del di-
scorso, la lezione inaugurale che segna linizio dellinsegnamento al Collge
de France, Foucault esprime il desiderio di non dover incominciare, visto
che incominciare un discorso signifca operare una partizione e assumersi
la responsabilit degli effetti che ne deriveranno. Gli sarebbe piaciuto ac-
corgersi, al contrario, che al momento di parlare una voce senza nome lo
avesse preceduto da tempo: gli sarebbe bastato allora concatenare, prose-
guire la frase, ripormi, senza che vi si prestasse attenzione, nei suoi inter-
stizi, come se mi avesse fatto segno, restando, per un attimo, sospesa
33
. E
che cosa ripeteva questa voce, quale era la sua legge? Bisogna continuare,
non posso continuare, bisogna dire parole sinch ce ne sono, bisogna dirle
sinch mi trovino, sinch mi dicano
34
. Questa voce immemoriale e senza
origine, non parla, parlata dalle parole che la trovano e la dicono, attra-
versata e fessurata dallaltro, dal fuori del linguaggio (dal linguaggio-fuori).
Essa obbligata a parlare il lato della legge ma lo fa ogni volta con
pi fatica e con pi stanchezza: vorrebbe dire lultima parola, mettere la
parola fne allincessante proliferazione di parole, ma costretta a con-
tinuare. Anche per dire lultima parola necessaria una parola, nessuna
parola pu essere veramente lultima.
Nelle conferenze di Saint-Louis, il linguaggio al tempo stesso il
mormorio di tutto quello che pronunciato, e il sistema trasparente grazie
al quale, quando parliamo, siamo compresi. In breve, il linguaggio con-
temporaneamente tutto linsieme delle parole accumulate nella storia e il
sistema stesso della lingua
35
. A lato del linguaggio c, per Foucault, lope-
ra, che come un ispessimento della trasparenza dei segni e delle parole,
un blocco dello scorrimento del mormorio
36
, la sua immobilizzazione.
in E. de Conciliis, Foucault dopo Foucault. Genealogie del postmoderno, Mimesis, Milano 2007,
pp. 245-262.
32
M. Foucault, Il pensiero del di fuori, cit., p. 131.
33
M. Foucault, Lordine del discorso, trad. it. di A. Fontana in Id., Il discorso, la storia, la
verit. Interventi 1969-1984, Einaudi, Torino 2002, p. 11.
34
Ibidem.
35
M. Foucault, Linguaggio e letteratura, supra, p. 28.
36
Ibidem.
La letteratura e il diritto alla follia 119
Ci che pone in rapporto il linguaggio e lopera la letteratura. A questo
punto per si ha uno iato, la letteratura si divide in un prima e in un poi
temporali: fno al XVII secolo, la letteratura indicava il fatto che fra luso
del linguaggio quotidiano e le opere cera continuit e familiarit. Che solo
qualcuno, pi dotato di memoria, di gusto e di sapere, fosse consapevole
di una tale continuit non toglieva che il linguaggio ordinario, il mormo-
rio, e lopera facessero parte dello stesso universo discorsivo, quello della
rappresentazione. Fra il XVIII e il XIX secolo, invece, la letteratura ha
cambiato statuto: a partire da questo momento, databile con i nomi di
Chateaubriand e di Madame de Stal, la letteratura cessa di rappresentare
il semplice trasformarsi del linguaggio in opera e diviene un terzo punto
differente dal linguaggio e dallopera, esteriore alla loro corrispondenza,
che disegna uno spazio vuoto, un biancore essenziale dove nasce la que-
stione Che cos la letteratura?, un biancore essenziale che, in verit,
questa stessa domanda
37
.
come se la letteratura, interrogandosi su se stessa, dividendosi da
s attraverso la rifessione su se stessa, acquistasse unautonomia rispetto
sia al linguaggio che allopera che prima si limitava a far comunicare. La
letteratura moderna continua a sottostare alla legge del linguaggio, conti-
nua a parlare il/essere parlata dal mormorio incessante, e in questo senso
non cede in alcun modo alla seduzione dellineffabile, ma lo fa lasciando
emergere il lato oscuro del linguaggio, il lato selvaggio, quello per cui esso
assente e omicida, sdoppiamento e simulacro, menzogna, per
usare il lessico di Giorgio Manganelli. La letteratura, precisa Foucault,
una distanza scavata allinterno del linguaggio
38
.
Cambia in tal modo anche lo statuto dellopera, che non pi lim-
mobilizzazione del mormorio linguistico, ma parte integrante di questul-
timo: lopera, scrive Foucault, come irruzione sparisce e si dissolve nel
mormorio che il recupero della letteratura
39
. Lopera ormai non pi
che un frammento di letteratura, non esiste se non perch esiste la lettera-
tura, non esiste se non a partire dalla letteratura. Per Chateaubriand come
per Sade, per Baudelaire come per Proust, lopera non viene pi prodotta
per condurre luso del linguaggio ordinario alla perfezione della retorica
ribadendo in tal modo la continuit fra luno e laltra e la coincidenza del
linguaggio con il sistema della lingua, ma si fa in vista della letteratura, cio
37
Ivi, p. 30.
38
Ivi, p. 31.
39
Ivi, p. 33.
120 Bruno Moroncini
in vista di ci che mostra lappartenenza del linguaggio alla dimensione del
simulacro e della menzogna, che ne fa vedere loscillazione continua fra la
trasgressione e il divieto, la ripetizione e la cancellazione, che denuncia in
ogni parola nuova il ritorno fantasmatico del gi detto.
Non si potrebbe sostenere, a questo punto, che il desiderio di Foucault
un desiderio, daltronde, ben presente al soggetto che ne rappresentava
listanza nel discorso, cio a Foucault stesso fosse quello di fare delle sue
ricerche storico-archeologiche, cos come delle sue incursioni nel campo
della produzione artistica, fosse fatta di parole o di immagini, delle opere
letterarie nel senso indicato prima? Forse dovremmo imparare a leggere la
Storia della follia, la Nascita della clinica, le Parole e le cose, Sorvegliare e punire, i tre
volumi della Storia della sessualit, i saggi cosiddetti letterari, il libro su Ma-
net, come delle stazioni di un unico esercizio della letteratura, il cui scopo
era stato dettato dalla prima prefazione alla Storia della follia nel punto in cui
le si assegnava il compito di far riapparire la decisione folgorante, etero-
genea al tempo della storia ma inafferrabile al di fuori di esso, che separa
dal linguaggio della ragione e dalle promesse del tempo questo mormorio
di insetti oscuri
40
. Non dello stesso mormorio che si tratta, ora e adesso,
che cosa distingue il mormorio dei folli dal mormorio del linguaggio, se
non il fatto che ora entrambi hanno trovato il loro spazio, ossia lo spazio
della letteratura? Allo stesso modo non sar questo linguaggio fuori fuori
del discorso che semmai avvolge e borda lunico capace di restituire alla
parola quei gesti oscuri di cui di nuovo parla la prefazione alla Storia della
follia, quei gesti necessariamente dimenticati non appena compiuti con i
quali una cultura respinge qualcosa che sar per lei lEsteriore
41
?
Ancora nel 1977, in quella che sarebbe dovuta essere la prefazione
allantologia degli archivi di internamento dellHpital Gneral e della Ba-
stiglia, La vita degli uomini infami, questo desiderio chiaramente afferma-
to: questo non un libro di storia, esordisce lapidariamente Foucault, ma
unantologia di esistenze, di vite fatte di qualche riga o di qualche pagina,
di innumerevoli avventure e sventure, riunite in un pugno di parole
42
. Vite
iscritte che Foucault avrebbe volentieri denominato novelle per il doppio
rinvio insito nel termine (nouvelle) alla rapidit del racconto e alla realt degli
40
M. Foucault, Storia della follia nellet classica, cit., p. 48.
41
Ivi, p. 43.
42
M. Foucault, La vita degli uomini infami, trad. it. di A. Petrillo in Id., Archivio Foucault
2. Poteri, saperi, strategie, a cura di A. Dal Lago, Feltrinelli, Milano 1997, p. 245.
La letteratura e il diritto alla follia 121
avvenimenti riferiti. Vite singolari, trasformate, per non si sa quale caso,
in strani poemi. Vite letterarie, coniate sul modello, anche se declinato in
senso opposto, delle vite degli uomini illustri. Eppure un tipo di novelle
che ha scosso in Foucault pi fbre di quanto non possa quella che normal-
mente si chiama letteratura, senza poter dire daltronde che cosa lo avesse
commosso di pi, se la bellezza di questo stile classico, drappeggiato in po-
che frasi attorno a personaggi senza dubbio miserabili, o invece gli eccessi,
la mescolanza di oscura ostinazione e di scelleratezza di queste vite di cui si
percepisce, sotto le parole lisce come pietra, la sconftta e laccanimento
43
.
Foucault vorrebbe restituire lintensit di queste vite raccontate, la
vibrazione che ancora prova quando simbatte in queste vite infme di-
venute cenere nelle poche frasi che le hanno stroncate
44
, vorrebbe che
questa intensit e questa vibrazione fossero presenti e avvertibili nella-
nalisi storico-archeologica cui intende sottoporle, ma sa che per questo
compito privo di talento; si limiter allora alla sola analisi, indicando la
loro ragion dessere e cercando soprattutto di comprendere perch fosse
stato cos importante, in una societ come la nostra, soffocare (come si
soffoca un grido, un fuoco, o unanimale) un monaco scandaloso o un
usuraio lunatico e sconclusionato, perch si fosse voluto impedire con
tanto zelo ai poveri spiriti di andarsene a spasso per strade sconosciute
45
.
Ma le emozioni che aveva provato alla prima lettura di queste vite re-
stavano fuori; e dal momento che non sarebbe riuscito a farle passare
nellordine delle ragioni per lincapacit di restituirle come sarebbe stato
necessario, tanto valeva lasciare i testi nella loro forma originaria: ecco il
perch della scelta per lantologia.
Comunque uno scacco. Ed impressionante accorgersi che la stessa
domanda che ossessionava la prefazione della Storia della follia ritorni iden-
tica sedici anni dopo: se queste vite sono state strappate alla notte in cui
avrebbero potuto e forse dovuto rimanere solo per lincontro, per lurto
con il potere, se cio ne abbiamo avuto notizia solo perch il linguaggio
del potere e della ragione le ha prese in carico per cui ormai impossibile
poterle cogliere in se stesse come poterono essere allo stato libero e
le si pu trovare solo in quanto prese nelle declamazioni, nelle parzialit
tattiche, nelle menzogne imperative che presuppongono i giochi del pote-
43
Questa e le precedenti, ivi, p. 246.
44
Ibidem.
45
Ivi, p. 247.
122 Bruno Moroncini
re e i rapporti con esso, allora sar gioco forza riconoscere che abbiamo a
che fare sempre con la stessa incapacit di oltrepassare la linea, di passare
dallaltra parte, di ascoltare e far comprendere il linguaggio che viene da
altrove o dal basso
46
, da fuori.
Fa parte dei tratti fondamentali della nostra societ che il destino
vi assuma la forma del rapporto con il potere, della lotta con o contro il
potere per cui il punto pi intenso delle vite, quello in cui si concentra la
loro energia (sia) proprio l dove si scontrano con il potere, si dibattono
con esso, tentano di utilizzare le sue forze o di sfuggire alle sue trappole
47
.
E sarebbe ancora niente, sarebbe una situazione in parte gi nota e ampia-
mente controllabile se non fosse per il fatto che il potere in questione ha
cambiato statuto, non pi quello classico che il potere di far morire
o di lasciar vivere, ma stato sostituito dalla sua forma moderna che
consiste nel far vivere o respingere nella morte
48
. Il potere moderno,
cio, non nega e non vieta, bens afferma e impone: coattivo anche
quando incoraggia lesercizio della libert, anche quando spinge allincre-
mento della vita, anche quando dichiara inorridito di non voler ricorrere
alla pena di morte mentre lascia che innumerevoli vite infami muoiano
ogni giorno in ogni punto del pianeta. potere perch per raggiungere
il suo scopo laffermazione della vita costringe, non con la violenza
fsica, ma con lesortazione e il convincimento, i soggetti a preoccupar-
si di se stessi, sorvegliandosi incessantemente, a diventare consapevoli,
mettendole in discorso e affdandole alla parola, di ogni alterazione del
funzionamento della loro macchina corporea e di ogni sfumatura del loro
vissuto soggettivo, compresi i gusti e le preferenze sessuali, in modo da
anticipare qualunque affezione che possa mettere la vita a repentaglio, o a
unaffermazione di s dimezzata e scadente.
potere perch costringe a confessare, anche se questa invenzione
delloccidente cristiano cambia a sua volta al cambiare del potere: se in
origine la costrizione a confessare pur imponendo a chiunque di dire
tutto, di formulare in un mormorio (ancora il mormorio!) ininterrot-
to, accanito, esaustivo, cui nulla doveva sfuggire anche la pi piccola
mancanza, aveva tuttavia lo scopo di cancellare tutto
49
, di fare che del
46
Ivi, p. 249.
47
Ivi, p. 250.
48
M. Foucault, La volont di sapere. Storia della sessualit 1 (1976), trad. it. di P. Pasquino
e G. Procacci, Feltrinelli, Milano 1978, p. 122.
49
M. Foucault, La vita degli uomini infami, cit., p. 254.
La letteratura e il diritto alla follia 123
male confessato non sopravvivesse nulla, ora invece tutto quello che si
ottenuto attraverso la confessione, ma anche la denuncia, la querela,
linchiesta, il rapporto, lo spionaggio e linterrogatorio, viene accumulato,
registrato per iscritto, ordinato in dossier e debitamente archiviato. Tutta
questa massa documentaria dei mali del mondo, tutte queste tracce scritte
della miseria e dellinfamia, andranno a formare gli archivi su cui saranno
edifcati i saperi medico-psichiatrici e quelli giuridico-criminali su cui pog-
ger dora in poi il potere moderno.
Questultimo insomma non proibisce e non punisce; e anche quando
sembra che sorvegli, spii e sorprenda, lo fa sempre con un intento affer-
mativo: incita, suscita e produce, non semplicemente occhio e orecchio,
ma fa agire e parlare
50
. Da qui il paradosso pi inquietante: fra le trappole
che il potere moderno dissemina per catturare le vite, una delle pi effcaci
proprio la letteratura. Si potrebbe sostenere addirittura che le lettres de
cachet siano allorigine della letteratura moderna; nel passato era il favoloso,
cio lo straordinario, lincredibile o limpossibile stesso a costituire log-
getto dei racconti: la vita di tutti di giorni non poteva accedere al discorso
se non in quanto toccata dallala del favoloso e del meraviglioso. Dopo il
XVII secolo loccidente ha visto nascere invece tutta una favola della
vita oscura da cui proprio lelemento favoloso veniva escluso e reso ines-
senziale. Alla letteratura viene affdato il compito di far apparire quel che
non appare che non pu o non deve apparire: dire i gradi ultimi e pi
tenui del reale. Si modifca limperativo etico cui la letteratura chiamata
a sottostare: non pi fungere da cerimoniale in cui manifestare in maniera
sensibile lo splendore troppo visibile della forza della grazia, delleroismo
e della potenza, non condurre cio ci che gi appartiene al percepibile
alla glorifcazione estrema che solo la bellezza pu produrre, ma andare a
cercare quel che pi diffcile a scorgersi, il pi nascosto, il pi disagevole
a dirsi e a mostrarsi, infne il pi proibito e scandaloso
51
.
Paradossalmente, questo nuovo imperativo etico cambia il rapporto
della letteratura con la verit e con il potere: mentre il favoloso si colloca
nellindecisione tra il vero e il falso, la letteratura moderna sinstalla in una
decisione di non verit
52
, le sue cifre, come gi si detto, sono il simulacro
e la menzogna. La letteratura lartifcio con cui il potere moderno costrin-
50
Ivi, p. 259.
51
Ivi, p. 260.
52
Ivi, p. 261.
124 Bruno Moroncini
ge la vita infame a entrare nel discorso in modo tale che, con la scusa di
conoscerla, sia molto pi facile tenerla sotto controllo e normalizzarla. Ma
essa simulacro e non verit anche in un altro senso: nella misura in cui
la vita infame il prodotto di una partizione discorsiva che separa la verit
dalla fnzione e la ragione dalla follia, che relega cio nel campo della non
ragione e del non vero una parte della vita, il fatto che la letteratura se ne
faccia carico anche se con lintenzione di sottoporla al controllo dei saperi
comporta inevitabilmente una contaminazione, unalleanza sotterranea con
la parte avversa, unintelligenza col nemico, uno scivolamento verso la vita
infame. Il carattere menzognero della letteratura diviene anche la forma
despressione delle vite non vere, delle vite selvagge. Come il potere per
Foucault un rapporto fra le forze e oscilla inevitabilmente fra dominio e re-
sistenza, imposizione e insurrezione, cos la letteratura allo stesso tempo
un discorso sullinfamia e un discorso dellinfamia: accanendosi a cercare il
quotidiano al di sotto di se stesso, a superare i limiti, a svelare brutalmente
o insidiosamente i segreti, a spiazzare regole e codici, a far dire linconfessa-
bile, essa tender quindi a mettersi fuori legge o almeno a farsi carico dello
scandalo, della trasgressione e della rivolta
53
. Costringendo il mormorio
alla parola, la letteratura gli riconosce allo stesso tempo il suo diritto.
Bruno Moroncini
Universit degli Studi di Salerno
brunomoroncini@alice.it
.
Literature and the Right to Madness. Blanchot, Foucault and the Question of Literature
According to Foucault, his literary writings are as important as his archeological
researches on the history of madness, on the birth of clinic and of prison, and as
his researches on the theoretical background of human sciences. In fact, literature
has a leading part in Foucaults work, and the literary feld is marked by a very
particular use of language. Literature is near to desires and to the infringement
of orders, and voices all that is emarginated or excluded.
Keywords: Literature, Death, Madness, Language, Power, Writing, Desire.
53
Ibidem.
La letteratura e il diritto alla follia 125
Saggi
Medicalizzazione e potere in Naissance de la clinique
Gianluca Vagnarelli
Nel corso del Novecento si assistito ad un vero e proprio proliferare
di teorie sulla medicalizzazione, che hanno contribuito alla defnizione di
un carattere dinamico e polivalente di tale nozione, fonte, talvolta, di una
certa ambiguit concettuale
1
.
Allinterno di quella che stata defnita la prima generazione delle
teorie sulla medicalizzazione, si possono distinguere concettualmente
tre diversi signifcati assunti da questo termine: medicalizzazione come
origine del modello medico, come imperialismo medico e, infne, come
iatrogenesi signifcati corrispondenti fondamentalmente alle teorie di
Eliot Freidson
2
, Peter Conrad
3
e Ivan Illich
4
. A questa prima fase della
1
Cfr. W. Christiaens ed E. van Teijlingen, Quattro signifcati della medicalizzazione: il caso
del parto, in Salute e societ, n. 2 (2009), pp. 133-152.
2
In questo signifcato, la medicalizzazione coincide con la professionalizzazione
della salute e lo sviluppo del sapere medico che danno origine al modello di cura medico.
Cfr. E. Freidson, Profession of Medicine. A Study of the Sociology of Applied Knowledge, Dodd,
Mead & Co., New York 1970.
3
Talcott Parsons stato probabilmente il primo autore a concepire la medicina
come unistituzione di controllo sociale; sulla sua scia, altri autori si sono indirizzati verso
un signifcato della medicalizzazione come imperialismo medico, a sottolineare il cre-
scente controllo esercitato dalla medicina su numerosi aspetti della vita quotidiana. De-
scrivendo questo secondo signifcato della medicalizzazione, Conrad lha defnita come
un processo per mezzo del quale problemi non medici vengono defniti e trattati come
problemi medici, spesso in termini di malattia o disturbo. Cfr. T. Parsons, The Social Sys-
tem, Free Press, Glencoe 1950; W. Christiaens ed E. van Teijlingen, Quattro signifcati della
medicalizzazione, cit., p. 139; P. Conrad, Medicalization and Social Control, in Annual Review
of Sociology, vol. 18 (1992), pp. 209-232.
4
Illich ricomprende gli effetti perversi della medicina nella nozione di iatrogenesi,
che distingue in clinica, sociale e culturale. Con iatrogenesi clinica si fa riferimento al
carattere direttamente patogeno dellattivit medica (errori involontari compiuti dai
medici, complicazioni subte dai pazienti a seguito di trattamenti ricevuti). Con iatrogenesi
sociale si rimanda invece al processo di professionalizzazione della salute che fa della cura
un prodotto standardizzato. Con iatrogenesi culturale, infne, si richiama il venir meno
della capacit dellindividuo di far fronte, in modo autonomo, alla propria vulnerabilit,
alla propria condizione di malato. Cfr. I. Illich, Limits of Medicine. Medical Nemesis: The
Expropriation of Health, Marion Boyars, London 1976.
materiali foucaultiani, a. II, n. 3, gennaio-giugno 2013, pp. 127-147.
rifessione sulla medicalizzazione ne seguita, pi di recente, una seconda,
che ha messo in evidenza limportanza di una serie di cambiamenti quali
la rivoluzione tecnologica, la commercializzazione del sistema sanitario,
lavvento del managed care e la de-professionalizzazione della salute
5
. Simili
mutamenti hanno portato taluni, proprio per sottolineare il carattere com-
plesso e multidirezionale assunto dai nuovi processi, a parlare di biome-
dicalizzazione
6
, nozione che indicherebbe pratiche sempre pi pervasive
della biomedicina tecno-scientifca, capaci di una manipolazione creativa
ed individualizzata del corpo umano. Alla biomedicalizzazione si accom-
pagnerebbe inoltre una crescente enfasi posta sul rinvigorimento della
condizione umana, tanto da far ipotizzare laffermarsi di un nuovo model-
lo di medicina: quella del miglioramento/potenziamento umano (human
enhancement). In particolare, le azioni di miglioramento si distinguerebbero
in due tipi: lattivit di assistenza sanitaria e sociale (health care) e lattivit di
promozione della salute (health promotion), nella quale sarebbero comprese
leducazione sanitaria, le misure legislative a tutela della salute e le azioni
a difesa dellambiente
7
. La medicina del miglioramento umano continue-
rebbe ad essere letta attraverso il frame della medicalizzazione, ma questa
assumerebbe un respiro pi ampio rispetto al passato
8
.
Pierre Aach, infne, allargando ancora di pi il campo semantico della
nozione di medicalizzazione, ha individuato un ulteriore livello del concet-
5
Cfr. W. Christiaens ed E. van Teijlingen, Quattro signifcati della medicalizzazione, cit.,
p. 143.
6
Clarke et al. tratteggiano un quadro molto ampio e propongono un concetto che
tenta di essere globale e inclusivo incorporando cos la quasi totalit della biotecnologia:
informatica medica e tecnologie dellinformazione, cambiamenti nei servizi sanitari,
produzione di identit tecno scientifche, solo per citarne alcune; P. Conrad, Le mutevoli
spinte della medicalizzazione, in Salute e societ, n. 2 (2009), pp. 36-55, p. 39. Cfr. anche
A.E. Clarke, J.K. Shim, L. Mamo, J.R. Fosket e J.R. Fishman, Biomedicalization. Technoscientifc
Transformations of Health, Illness, and U.S. Biomedicine, in American Sociological Review,
n. 68 (2003), pp. 161-194 e W. Christiaens ed E. van Teijlingen, Quattro signifcati della
medicalizzazione, cit., p. 145.
7
Cfr. L. Nordenfelt, On Medicine and health enhancement. Towards a conceptual framework,
in Medicine, Health Care and Philosophy, n. 1 (1998), pp. 5-12, p. 8.
8
Sostengo che la medicalizzazione, nel proporre la cura, patologizza la normalit
mentre le azioni migliorative si innestano sulla normalit per ottimizzarla. Concludo,
tuttavia, che probabile che le condizioni normali di oggi possano diventare delle
condizioni patologiche domani e, quindi, che le pratiche migliorative di oggi saranno
domani viste come cure []; A. Maturo, I mutevoli confni della medicalizzazione: prospettive e
dilemmi del miglioramento umano, in Salute e societ, n. 2 (2009), pp. 17-35, p. 18.
128 Gianluca Vagnarelli
to che ha defnito della medicalizzazione della vita
9
. Questa, a differenza
delle teorie sulla medicalizzazione della prima generazione, non sarebbe
correlata in maniera diretta alla scienza medica, ma sarebbe il prodotto
dellestensione della nozione di salute a qualunque ambito della vita: lali-
mentazione, il tempo libero, le vacanze, il lavoro, lhabitat e, pi in gene-
rale, le relazioni con gli altri e il modo di vivere. La peculiarit di questo
ulteriore signifcato consiste nel fatto che non chiamerebbe direttamente
in causa la medicina per quanto essa potrebbe intervenire in un secondo
momento , ma porrebbe lenfasi sulla prevenzione dei fattori di rischio
delle malattie. Questa ideologia della prevenzione si fonderebbe sullas-
sunto che sia possibile evitare linsorgere di malattie gravi e, contempora-
neamente, mantenere per lungo tempo una buona forma fsica, a condi-
zione di rispettare i precetti del vangelo igienista. La causa dellinsorgere
delle malattie investirebbe in tal modo lo style of life dellindividuo, che
verrebbe additato come responsabile del proprio cattivo stato di salute
per non aver assolto in maniera adeguata i doveri dettatigli dagli imperativi
della healthiness. In tal modo, alloccultamento dei fattori sociali generatori
di patologie si aggiungerebbe ci che William Ryan ha defnito il victim
blaming, la stigmatizzazione della vittima
10
.
Dal canto suo, Patrice Pinell ha richiamato invece linfuenza sociale
avuta dallestensione della medicina, evidenziandone il contributo alla de-
mocratizzazione del saper vivere, e cio alla generalizzazione di comporta-
menti civili. In particolare, Pinell ha sottolineato come, nel periodo com-
preso tra le due guerre, la messa in campo di politiche pubbliche contro la
lotta alle malattie-fagello abbia rappresentato un esempio di pedagogiz-
zazione della salute, facendo degli individui agenti attivi e partecipi allor-
ganizzazione del lavoro medico. Ma sarebbe errato ridurre la medicalizza-
zione a un processo sociale eterodiretto dal potere. Essa pu infatti anche
essere lesito di una richiesta, di una domanda esplicita di riconoscimento
o di misconoscimento della condizione patologica, com avvenuto, ad
esempio, nel caso della creazione della Ligue franco-anglo-amricaine contre le
cancer, che stata lesito fnale di un movimento di lotta portato avanti dagli
stessi pazienti
11
.
9
Cfr. P. Aach, Les voies de la mdicalisation, in P. Aach e D. Delano (a cura di), Lre
de la mdicalisation. Ecce homo sanitas, Anthropos, Paris 1998, p. 12.
10
Cfr. W. Ryan, Blaming the Victim, Vintage Books, New York 1976.
11
Cfr. P. Pinell, Naissance dun fau. Histoire de la lutte contre le cancer en France, 1890-
1940, Mtaili, Paris 1992.
Medicalizzazione e potere in Naissance de la clinique 129
Oltre a questi studi di provenienza prevalentemente sociologica, vi
sono altri angoli visuali dai quali il concetto di medicalizzazione merita
di essere osservato. In tale direzione, lopera di Jules Romains Knock ou
Le Triomphe de la mdecine
12
interessante per comprendere i meccanismi
psicologici che favoriscono la medicalizzazione, e cio quelli che si met-
tono in moto di fronte alla malattia come anticipazione e annuncio della
morte. Knock non fa che risvegliare dal torpore una comunit assopita
nella quiete e nella convinzione di godere un ottimo stato di salute, instil-
lando la paura della malattia e la conseguente necessit della cura. Knock
organizza la sottomissione di una collettivit intorno ad unimpostura, ma
a questo assoggettamento contribuiscono gli stessi asserviti con la loro
volont di proteggere la vita e la profonda angoscia del male. questo
timore pi che la necessit di garantirsi un ottimo stato di salute che
sembra spingerli tra le braccia della medicina
13
. Romains vuole dunque
suggerirci come allorigine della domanda della salute si nasconda la paura
della morte che, per quanto rimossa, continua a suscitare immensa in-
quietudine. Una visione che sembra trovare conforto nellanalisi di quegli
storici che, a pi riprese, hanno sottolineato come la societ industriale
abbia messo in crisi la familiarit con la morte tipica delle epoche passate:
alla rassegnazione al comune destino della specie, subentrato un vero e
proprio interdetto intorno alla morte. Lobbligo sociale di essere felici, e
di non turbare la presunta tranquillit collettiva con motivi di tristezza, ha
fatto della morte e delle manifestazioni ad essa legate un tab
14
. Alla morte
come spettacolo pubblico, talvolta accompagnata da scene di disperazione
dei malati e dei loro congiunti, succede un acceptable style of dying quale suo
12
Cfr. J. Romains, Knock ou Le Triomphe de la mdecine, Gallimard, Paris 1962.
13
Cfr. P. Aach, Les voies de la mdicalisation, cit., pp. 18-19.
14
Per Alain Brossat, nel corso della seconda met del Novecento si assistito a una
vera e propria irruzione ed espansione del paradigma del diritto alla vita sancito nella
Dichiarazione universale dei diritti delluomo del 1948, nel senso che esso andato progres-
sivamente inglobando lintera dimensione del vivente (umano o animale, individuale o
collettivo). Questo imperativo di difesa della vita organica, lungi dallessere lesito di un
confronto portato avanti nello spazio pubblico, si imposto a colpi di verit inconte-
stabili basate su assunti di carattere medico-scientifco. Ma la messa in opera di questa
macchina del faire vivre, di questo meccanismo multipolare di inquadramento e incitazione
della vita, si accompagnata alla moltiplicazione di zone dombra, di spazi altri nei quali
non il diritto alla vita a regolare le condotte e informare le sensibilit, ma una pulsione
orientata verso la morte, palesando in tal modo la dualit e lirrazionalit costitutiva del
contemporaneo governo del vivente. Cfr. A. Brossat, Droit la vie ?, Seuil, Paris 2010.
130 Gianluca Vagnarelli
addomesticamento e silenziamento
15
. Ai riti tradizionali delladdio ai vivi,
del carattere pubblico dellagonia e del lutto, sono subentrati la sconve-
nienza del trapasso e del dolore. Ma la morte, per quanto disconosciu-
ta, resta lirriducibile
16
. In conclusione, laccento posto sul lifestyle come
prevenzione ed allontanamento del rischio della malattia, tradirebbe una
condizione psicologica di paura che si cercherebbe di quietare attraverso
lauto-sorveglianza medica come garanzia dellimmunit della vita.
In questo contesto, la peculiarit della rifessione foucaultiana sulla
medicalizzazione data dal fatto che questa categoria non si ridurrebbe
semplicemente alla progressiva estensione del numero e delle competenze
della medicina, ma agirebbe a livello delle norme che infuenzano la vita
delle classi sociali e ne strutturano il comportamento quotidiano. Con la
sua opera, Foucault ha in effetti contribuito alla nascita di quel flone di
studi teso a sottolineare il carattere normativo e poliziesco della medicina,
secondo il quale essa non si limiterebbe ad esercitare una pratica diagnosti-
co-terapeutica, ma ne produrrebbe anche una della sorveglianza
17
. In par-
ticolare, la medicalizzazione testimonierebbe non solo la centralit assunta,
da un certo momento in avanti, dal corpo e dalla vita nelle dinamiche del
potere, ma renderebbe evidente il superamento del paradigma giuridico-
discorsivo centrato sulla legge, a favore dellaffermazione di una societ
della norma. per queste ragioni che lapprofondimento della nozione
di medicalizzazione operato a partire da Naissance de la clinique assume
unimportanza centrale, sia perch essa costituisce la premessa necessaria
per la comprensione dellevoluzione che tale categoria subir negli scritti
successivi, sia, pi in generale, perch in essa sono gi posti i temi cardi-
ne di quel rapporto tra medicalizzazione e normalizzazione del vivente
che attraverseranno lintera rifessione di Foucault sul potere. Prima per
15
Cfr. Ph. Aris, Essais sur lhistoire de la mort en Occident. Du Moyen ge nos jours, Seuil,
Paris 1975.
16
Cfr. V. Janklvitch, La Mort, Flammarion, Paris 1966.
17
Si pensi, a questo riguardo, alla messa in relazione di sguardo medico e sorveglianza,
o al rapporto tra ospedalizzazione e disciplinamento. Au fond, pour Foucault, la mdecine
est intressante non pour elle-mme, ce qui serait le point de vue dun historien, mais pour ce quelle
donne voir au regard de lensemble des autres types discursifs, pour ce quelle permet de construire. Son
intrt repose sur la possibilit quelle offre Foucault de penser partir delle. Elle nest ni illustration,
ni exemple, elle porte en elle une varit de possibilits partir desquelles le philosophe peut btir son
chafaudage; Ph. Artires ed E. da Silva, Introduction, in Ph. Artires ed E. da Silva (a cura
di), Michel Foucault et la mdecine. Lectures et usages, Kim, Paris 2001, p. 13.
Medicalizzazione e potere in Naissance de la clinique 131
di procedere allanalisi di questo scritto, giova soffermarsi brevemente
sullimportanza che la medicina ha avuto nellopera foucaultiana.
Foucault e la medicina
Come lo stesso Foucault ebbe pi volte a sottolineare, alla maturazione
del suo interesse per la medicina contribuirono in maniera decisiva le espe-
rienze che egli svolse come giovane psicologo in alcuni ospedali psichiatrici
18
.
Ci nonostante, per quanto lintera opera foucaultiana risenta di una relazio-
ne molto stretta tra idee e vita, sarebbe errato ridurla a una semplice traspo-
sizione del vissuto, a una mera sovrapposizione del biografco al pensiero
19
.
Gli elementi che caratterizzano il legame che lanalisi foucaultiana
ha imbastito con la medicina sono infatti molteplici. Secondo alcuni, per
Foucault la medicina non si ridurrebbe ad essere un semplice oggetto di
studio ma, comme souci de la vie concrte de lindividu, avrebbe generato un vero
e proprio stile flosofco fondato sulla diagnosi della realt. Attraverso lin-
dividuazione dei sintomi e la loro analisi, Foucault avrebbe dato vita a una
sorta di chirurgia dei concetti, che molto dovrebbe al lavoro clinico
20
. Il
discorso foucaultiano sulla medicina avrebbe inoltre un valore paradigma-
tico come luogo nel quale la ragione e la normalit si confrontano con il
differente dato dalla follia e dalla patologia. In tal modo, i meccanismi che
producono la trasformazione della patologia in anormalit diverrebbero
un archetipo per comprendere la riduzione della differenza in alterit
21
.
Ma il processo attraverso il quale la ragione medica tenta di ricondurre a
s ci che le sfugge non lineare, e linteresse di Foucault sta appunto nel
tentare di comprendere come si articoli il nesso tra identit e differenza.
18
Cfr. M. Foucault, Conversation sans complexes avec le philosophe qui analyse les structures
du pouvoir , in M. Foucault, Dits et crits II, 1976-1988, Gallimard, Paris 2001, pp. 669-678,
p. 671.
19
Cfr. B. Vandewalle, Michel Foucault. Savoir et pouvoir de la mdecine, LHarmattan, Paris
2006, p. 7.
20
Peut-tre, je trace sur la blancheur du papier ces mmes signes agressifs que mon pre traait
jadis sur le corps des autres lorsquil oprait. Jai transform le bistouri en porte-plume; dattiloscritto
depositato allIMEC, citato e commentato da Philippe Artires, Dire lactualit. Le travail
de diagnostic chez Michel Foucault, in F. Gros (a cura di), Foucault. Le courage de la vrit, PUF,
Paris 2002, p. 24.
21
Cfr. B. Vandewalle, Michel Foucault. Savoir et pouvoir de la mdecine, cit., pp. 12-13.
132 Gianluca Vagnarelli
anzitutto a questo obiettivo che sarebbe rivolto il suo sguardo, insieme
archeologico ed epistemologico, sulla medicina.
La molteplicit di livelli che caratterizza la rifessione foucaultiana
sulla medicina che prende in considerazione le istituzioni mediche e
le loro pratiche, il sapere medico e il suo discorso assume dunque
importanza per loccasione che rappresenta di imbastire altre trame
discorsive. Da questo punto di vista, Foucault deve molto allopera di
Canguilhem. La rifessione foucaultiana sembra infatti condividere, con
quella di Canguilhem, non solo un approccio di carattere epistemologico
teso ad individuare quelli che Foucault defnisce i cheminements ordonns
latents sottostanti ai sistemi di sapere
22
, ma anche un modo di intendere
la flosofa come critica della critica, come atto rifessivo che mette in
discussione le stesse modalit attraverso le quali si articola lesercizio del
pensiero
23
. In questo senso, la medicina, come matire trangre, consente
22
Ne La vie : lexprience et la science, Foucault sottolinea limportanza decisiva
dellopera di Georges Canguilhem, senza la quale, scrive, non sarebbe stato possibile
comprendere le discussioni che hanno segnato il campo politico e scientifco francese
degli anni sessanta. In particolare, per Foucault, il lavoro storico e flosofco condotto
da Canguilhem ha avuto il merito di defnire chiaramente una linea di divisione che ha
trasversalmente attraversato le opposizioni tra marxisti e non marxisti, freudiani e non
freudiani, universitari e non. In tal modo, il suo lavoro ha contribuito a defnire due campi
distinti: quello di una flosofa dellesperienza, del senso e del soggetto, e quello di una
flosofa del sapere, della razionalit e del concetto. Se il primo ambito fglio di Sartre
e Merleau-Ponty, il secondo lo di Cavaills, Bachelard, Koyr e, appunto, Canguilhem.
Ma il merito maggiore degli studi sulla storia della biologia e della medicina condotti da
Canguilhem risiede, per Foucault, nella rilevanza dellapproccio epistemologico alla storia
delle scienze: Lhistoire des sciences ne peut se constituer dans ce quelle a de spcifque quen prenant
en compte, entre le pur historien et le savant lui-mme, le point de vue de lpistmologue. Ce point de
vue, cest celui qui fait apparatre travers les divers pisodes dun savoir scientifques un cheminement
ordonn latent; M. Foucault, La vie : lexprience et la science, in M. Foucault, Dits et crits II,
cit., pp. 1582-1595, p. 1590.
23
Pierre Macherey ha ben descritto il carattere rifessivo, normativo e aperto della
concezione flosofca di Canguilhem. La flosofa , per Canguilhem, un examen, au
point de vue normatif, de disciplines quelconques. Ici, tous les mots comptent. Dabord, la philosophie
est un examen : son rle est avant tout rfexif, critique ; et de ce point de vue, on peut dire que
lpanorthose, bien plus quun mode dexpression occasionnel, constitue son mode dtre fondamental
: elle consiste en ce retour sur soi permanent de la pense qui ne se contente daucun de ses acquis, ce
qui est la condition pour que llan auquel elle correspond soit authentiquement cratif. Dautre part,
lexamen dont la philosophie assume la charge seffectue au point de vue normatif , cest--dire quil
ne se contente pas de recenser et davrer des faits tels quils sont donns, mais il confronte ces faits
des valeurs au nom desquelles il les juge, en dcidant, ou non, de leur acceptabilit, qui fait problme, ce
Medicalizzazione e potere in Naissance de la clinique 133
alla flosofa di avventurarsi su un terreno che non le proprio, facendo-
la uscire dai tradizionali confni nei quali sembra costituirsi in Castalia,
in chiusa provincia del sapere
24
. Lanalisi critica, per i due pensatori, va
infatti intesa come fuoriuscita dalla gastricit, come problematizzazione
della realt a partire da ci che estraneo alla flosofa. , difatti, proprio
questo trarre nutrimento da ci che le pi distante che consente alla
rifessione flosofca un rapporto non mediato con la soggettivit in car-
ne ed ossa. La medicina, in conclusione, assume il valore di una tecnica
e di unarte che permette tanto a Canguilhem quanto a Foucault la
messa in relazione del pensiero con i problemi umani nella loro pi viva
concretezza
25
.
Infatti, com stato osservato, Le normal et le pathologique di Canguilhem
e Naissance de la clinique di Foucault sono opere che possono essere lette
sans quoi il ny aurait pas lieu de les examiner. Enfn, cet examen au point de vue normatif concerne,
non un domaine dobjectivit troitement dlimit sur lequel la philosophie exercerait un droit de regard
exclusif, mais des disciplines quelconques. Cest ce thme qui sera repris par Canguilhem dans le
passage si souvent comment de lIntroduction de lEssai sur quelques problmes concernant
le normal et le pathologique, la thse de mdecine de 1943, o il est question des matires tran-
gres dont la philosophie est fonde se proccuper : si la philosophie applique son examen critique
des disciplines quelconques qui sont pour elle des matires trangres, cest parce que, pour exploiter
la capacit de jugement dont elle a la responsabilit, elle doit en tout premier lieu abjurer la prtention de
disposer en propre dune matire ou dun domaine dont elle dtiendrait les cls et sur lequel elle exercerait
sa juridiction; P. Macherey, Canguilhem et la philosophie, expos prsent le 15 juin 2012 au
colloque Un entre-deux-guerres philosophique : la formation de Georges Canguilhem
(Universit Paris VIII), <http://philolarge.hypotheses.org/1275>.
24
Castalia limmaginaria regione nella quale ambientato il romanzo di Hermann
Hesse, Il giuoco delle perle di vetro. Foucault richiama questo scritto di Hesse per sollevare
alcuni interrogativi legati al senso dellattivit intellettuale. [Question] Vous vous considrez
comme un philosophe ? Tout lheure, vous vous tes loign du mot penseur. [MF] Non. Je ne dirais
pas savant, parce que savant a un sens trs prcis. Un homme de savoir, un homme qui manipule
des savoirs, qui en fait apparatre, qui en disqualife dautres, qui se meut dans cette espce de jeu, de jeu
du savoir. Vous savez, vous tes plus jeune que moi, vous navez peut tre pas t comme je lai t dans
mon adolescence impressionn par un livre qui tait Le Jeu de perles de verre, qui est tout de mme
la grande pope ou la grande mythologie de lintellectuel du XX
e
sicle. On met dans le jeu un problme
: savoir sur quoi on larticule et si effectivement le jeu, purement ludique, auquel fnalement on est vou,
peut tout de mme communiquer avec un certain nombre de processus extrieurs au jeu, processus srieux,
processus historiques. Voil mon inquitude, et voil le plaisir; M. Foucault, Radioscopie de Michel
Foucault (entretien avec J. Chancel), in M. Foucault, Dits et crits I, 1954-1975, Gallimard,
Paris 2001, pp. 1651-1670, p. 1657.
25
Cfr. G. Canguilhem, Le normal et le pathologique, PUF, Paris 1966, p. 7.
134 Gianluca Vagnarelli
in parallelo
26
. In esse, la rifessione consacrata al tema delle norme, pur in
presenza di talune differenze, si accompagna a una critica radicale della
pretesa oggettivante del positivismo biologico.
Ne Le normal et le pathologique, Canguilhem oppone alla biologia positi-
vista di Claude Bernard, che intende studiare la vita in laboratorio, la realt
effettiva del vivente quale soggetto di unesperienza. In questa prospetti-
va, il vivente anzitutto lindividuo colto nella sua singolarit esistenziale
rivelatagli dal vissuto cosciente della malattia. La messa in valore di tale
esperienza conduce in una direzione opposta alloggettivismo proprio del-
la biologia positivista
27
: Il nous semble que la physiologie a mieux faire que de
chercher dfnir objectivement le normal, cest de reconnatre loriginale normativit
de la vie
28
. Le norme non sono dati oggettivi che possono essere diretta-
mente e semplicemente osservati, i fenomeni cui esse danno luogo non
sono dunque quelli statici di una normalit, bens quelli dinamici di una
normativit. In tal modo, Canguilhem rovescia la prospettiva tradizionale
del rapporto tra norme e vita, poich non la vita ad essere sottomessa a
norme che agiscono su di essa dallesterno, ma sono le norme ad essere
prodotte dal movimento stesso della vita: lessenziale normativit del
vivente ad essere al centro dello studio di Canguilhem
29
.
In Foucault, la critica della pretesa oggettivante del positivismo biolo-
gico non avviene, come in Canguilhem, a partire dallesperienza concreta
del vivente, attraverso un approccio alle norme colte nel momento stesso
26
A questa lettura in parallelo si dedicato Pierre Macherey. Anche la storia editoriale
dei due saggi ne evidenzia i punti di contatto. Nel 1943, Canguilhem pubblica la sua
tesi di medicina dal titolo Essai sur quelques problmes concernant le normal et le pathologique,
nel 1963 ventanni dopo fa pubblicare nella collana Galien che dirige per le
Presses Universitaires de France, consacrata alla storia e alla flosofa della biologia e
della medicina, lopera di Foucault Naissance de la clinique. Nello stesso anno, Canguilhem
tiene alla Sorbona un corso dedicato alle norme e prepara, in contemporanea, una nuova
edizione del suo saggio che verr pubblicata nel 1966 con laggiunta delle Nouvelles
rfexions concernant le normal et le pathologique. Cfr. P. Macherey, De Canguilhem Foucault. La
forces des normes, La Fabrique, Paris 2009, p. 99.
27
Cfr. ivi, pp. 98-101.
28
G. Canguilhem, Le normal et le pathologique, cit., p. 116.
29
[I]l y a une essentielle normativit du vivant, crateur de normes qui sont lexpression de sa
constitutive polarit. Ces normes rendent compte du fait que le vivant nest pas rductible une donne
matrielle mais quil est un possible, au sens dune puissance, cest--dire une ralit qui se donne demble
comme inacheve parce quelle est confronte par intermittence aux risques de la maladie, et celui de la
mort en permanence; P. Macherey, De Canguilhem Foucault, cit., p. 102.
Medicalizzazione e potere in Naissance de la clinique 135
in cui sono generate dalla dinamica della normativit, ma da una prospet-
tiva storica situata nel pieno sviluppo di un processo sociale e politico.
Egli procede attraverso una archeologia delle norme mediche le quali, pi
che essere valutate dal punto di vista del malato, lo sono da quello del
medico e delle istituzioni mediche. Il vivente, in Foucault, cessa di essere
ci che era stato per Canguilhem, e cio il soggetto produttore delle nor-
me, per divenirne il punto di applicazione
30
. In questo senso, il discorso
foucaultiano sulla normalit, oltre ad essere un modello epistemologico
regolante le conoscenze, soprattutto un modello politico di regolazione
dei comportamenti. La stessa nozione foucaultiana di exprience d conto
non dellesperienza del vivente, ma di unesperienza storica, anonima e
collettiva, che diviene esperienza de vivant invece che du vivant
31
.
Tuttavia ed laspetto che intendiamo qui sottolineare la ri-
fessione sul normale e sul patologico costituisce il nucleo intorno al
quale si articola lanalitica foucaultiana e la sua ipotesi di emersione di
un nuovo tipo di potere. Come noto, il discorso foucaultiano sul potere
mira anzitutto ad emanciparlo da ogni subordinazione funzionale alla
quale vorrebbero ridurlo il liberalismo e il marxismo
32
. Il potere ha, per
Foucault, la medesima estensione del corpo sociale, intrinseco a una
molteplicit di relazioni e non obbedisce alla forma unica del divieto e
della punizione. Pertanto, esso non deve essere pensato secondo la for-
ma binaria dominanti/dominati, ma come una produzione multiforme
di rapporti extralegali, di procedure disperse, eteromorfe e locali, il cui
30
La mdecine ne doit plus seulement tre le corpus des techniques de la gurison et du savoir
quelles requirent ; elle enveloppera aussi une connaissance de lhomme en sant, cest dire la fois une
exprience de lhomme non malade et une dfnition de lhomme modle. Dans la gestion de lexistence
humaine, elle prend une posture normative, qui ne lautorise pas simplement distribuer des conseils de
vie sage, mais la fonde rgenter les rapport physiques et moraux de lindividu et de la socit o il vit;
M. Foucault, Naissance de la clinique, PUF, Paris 2009, p. 35.
31
Cfr. P. Macherey, De Canguilhem Foucault, cit., pp. 102-104.
32
Il me semble quil y a un certain point commune entre le marxisme et le libralisme, cest-a-dire
un certain conomisme dans la thorie du pouvoir. Pour la conception juridique et librale du pouvoir
politique, le pouvoir est considr comme un droit dont on serait possesseur comme dun bien. Dans la
thorie marxiste il y a une fonctionnalit conomique du pouvoir, le pouvoir comme dfenseur des rapports
conomiques de la socit. [] Dans mes recherches je pose des questions : le pouvoir est-il toujours dans
une position seconde par rapport lconomie ? [] Mme si les rapports de pouvoir sont profondment
intriqus dans et avec les relations conomiques, lindissociabilit de lconomie et du politique ne serait
pas de lordre de la subordination fonctionnelle; M. Foucault, Il faut dfendre la socit . Cours au
Collge de France (1975-1976), Seuil/Gallimard, Paris 1997, pp. 14-15.
136 Gianluca Vagnarelli
incrocio pu produrre fatti generali di dominio che possono organizzar-
si secondo strategie globali pi o meno coerenti e unitarie
33
. Lanalisi di
Foucault spodesta dunque il re dalla sua posizione centrale, per sostitu-
irlo con i soggetti in relazione tra loro; il suo intento quello di rendere
la complessit e molteplicit delle relazioni di potere, che non vanno
pensate come se fossero al servizio di un interesse economico assunto
come originario. La lotta di classe pu dunque non essere la ratio, la ga-
ranzia dintelligibilit di certe strategie di potere
34
. Non vi sono infne,
per Foucault, relazioni di potere senza resistenza. Una resistenza che
non quella codifcata e regolata del diritto e della sovranit, ma che fa
riferimento a quellinsieme di lotte, di tattiche mobili e multiple che sono
tutte interne ai rapporti di potere e che queste dinamiche contribuiscono
continuamente a ridefnire
35
.
dunque questo campo del potere, costituito da un insieme di lotte
disseminate, di resistenze locali eterogenee ed imprevedibili, pi che il
fatto massimo del dominio, a dover essere compreso. Non si tratta di in-
tendere il potere come un nucleo centrale dal quale si irradiano decisioni,
ma di analizzarlo nelle sue pratiche reali ed effettive, e in stretta relazione
con il sapere
36
. Il tema generale dellanalitica foucaultiana, pi che la ge-
nesi della sovranit, sar cos quello delle relazioni di potere che investo-
no i corpi singolari e collettivi. In particolare, saranno la disciplina e la
biopolitica a rappresentare le tecnologie in grado di concretare la presa
del potere sulla vita, sia al livello delluomo-corpo, sia a quello delluomo-
specie. Attraverso il disciplinamento delle condotte e la regolazione dei
processi vitali, esse consentiranno un controllo, allo stesso tempo indi-
vidualizzante e massifcante, sulla vita. In questottica, il XVIII secolo
rappresenter uno snodo di fondo dellanalisi foucaultiana, nel quale si
assister a un processo di progressiva conquista di nuovi spazi operato
dalla medicina, che consentir alla scienza medica di uscire dal suo tra-
dizionale perimetro per collocarsi al centro della scena pubblica. Questo
processo di occupazione, cui Foucault dar il nome di medicalizzazione,
permetter alla medicina il salto dal singolare al collettivo, dal livello della
33
M. Foucault, Pouvoirs et stratgies, in M. Foucault, Dits et crits II, cit., pp. 418-428,
p. 425.
34
Cfr. ibidem.
35
Cfr. M. Foucault, Il faut dfendre la socit , cit., p. 254.
36
Cfr. ivi, pp. 14-27.
Medicalizzazione e potere in Naissance de la clinique 137
clinica a quello della sant publique, facendola divenire elemento centrale
del nuovo governo dei viventi
37
.
dunque da tale prospettiva che intendiamo affrontare la rifessione
sulla medicalizzazione che Foucault sviluppa a partire da Naissance de la
clinique, non solo come occasione per ricostruire la genesi di questa catego-
ria, ma anche come opportunit per la messa in evidenza della molteplicit
delle trame che questo tema intrattiene con leconomia complessiva della-
nalitica foucaultiana del potere.
Naissance de la clinique
La ricostruzione foucaultiana della nascita della clinica prende avvio da
una rifessione epistemologica che ha quali punti di riferimento lo sguardo
e lo spazio. Sono infatti le modifcazioni semantiche e la rilocalizzazione del
visibile e dellinvisibile ad annunciare la riarticolazione del discorso medico
che avverr alla fne del XVIII secolo. in questo periodo che la clinica
subir un processo di profonda ristrutturazione che le consentir di andare
oltre il suo tradizionale ruolo di accumulatrice seriale di casi clinici, per dive-
nire parte essenziale de lexprience mdicale
38
. Vedremo pi avanti le profonde
implicazioni politiche di questo cambiamento. Ci che ci interessa porre in
rilievo ora , come detto, che questo mutamento segnalato da una diversa
qualit dello sguardo e da una nuova modalit di rapportarsi allo spazio
39
. Lo
sguardo assume una forza maggiore rispetto al passato, legittimato da una
istituzione, uno sguardo che non si esaurisce nella sistemazione del per-
cepito allinterno di tableaux nosologici, ma diviene sguardo calcolatore in
grado di cogliere la devianza
40
. I cambiamenti pi signifcativi riguarderanno
per il rapporto tra lindagine visiva del soggetto inquirente e la localizzazio-
37
Par pense mdicale, jentends une faon de percevoir les choses qui sorganise autour de la
norme, cest--dire qui essaie de partager ce qui est normal de ce qui est anormal, qui nest pas tout fait
justement le licite et lillicite ; la pense juridique distingue le licite et lillicite, la pense mdicale distingue
le normal et lanormal ; elle se donne, elle cherche aussi se donner des moyens de correction qui ne sont
pas exactement des moyens de punition, mais des moyens de transformation de lindividu, toute une
technologie du comportement de ltre humain qui est lie cela; M. Foucault, Le pouvoir, une bte
magnifque, in Dits et crits II, cit., pp. 368-382, p. 374.
38
Cfr. M. Foucault, Naissance de la clinique, cit., p. 62.
39
Cfr. ivi, pp. VII-X.
40
Cfr. ivi, pp. 88-89.
138 Gianluca Vagnarelli
ne della malattia. Foucault li descriver tramite il richiamo alla categoria di
spazializzazione che, distinta in diversi livelli di signifcato, gli consentir
di narrare i modi di affermazione della medicina nello spazio pubblico
41
.
Vale la pena, dunque, approfondire le tappe di tale ragionamento.
Il primo livello della spazializzazione descritto da Foucault si richiama
alla medicina classifcatrice che domina la Nosologie di Sauvage e la Noso-
graphie philosophique di Pinel. Sulla loro scia, la defnizione di unessenza del-
la malattia funzionale alla collocazione nellambito di tableaux medici nei
quali la vicinanza defnita per analogia di formes patologiche
42
. In questo
contesto, lo sguardo medico privo di ogni autonomia, essendo stretta-
mente sottomesso alla precisa conoscenza del rigido ordine dettato dalla
nosologia. Ma esso, tutto teso a spazializzare la classe, il genere e la specie
della malattia nellambito delle griglie nosologiche, fnisce per occultare la
soggettivit del paziente e il suo corpo
43
.
A questo primo grado di incasellamento ne segue un secondo, che
chiamer pi direttamente in causa il ruolo del medico, il quale dovr an-
dare oltre la mera localizzazione dellessenza patologica per collocarla nel
corpo del paziente. ci che Foucault defnisce spatialisation secondaire du
pathologique, processo nel quale, attraverso lo sguardo medico che opera
come una sorta di lente di ingrandimento, si metter in comunicazione il
corpo essenziale della malattia con quello reale del malato
44
. Il processo
della spazializzazione secondaria consente quindi allo sguardo medico di
risolvere il problema di come unentit morbosa possa presentifcarsi in
una massa di corpi indifferenziati.
Ma nelleconomia dellanalisi foucaultiana il terzo livello della spazia-
lizzazione ad assumere la maggiore importanza. Esso consiste in quellin-
sieme di azioni attraverso le quali, in una data societ, la malattia accer-
chiata, isolata, confnata in spazi chiusi e medicalmente investita
45
. Attra-
verso queste pratiche, un gruppo umano protegge se stesso reagendo alla
paura della morte e delle malattie, erigendo argini, praticando esclusioni,
stabilendo forme di assistenza, neutralizzando e respingendo il contagio
46
.
41
Cfr. ivi, pp. X-XV.
42
Cfr. ivi, pp. 2-5.
43
Cfr. ivi, p. 7.
44
Cfr. ivi, pp. 8-12.
45
Cfr. ivi, pp. 8-14.
46
Cfr. ivi, p. 15.
Medicalizzazione e potere in Naissance de la clinique 139
La differenza sostanziale rispetto ai due primi livelli, nei quali la malattia
resta chiusa nel rapporto tra griglie nosologiche e localizzazione prodotta
dallo sguardo medico, che nella spazializzazione terziaria si affaccia il
tema dello spazio sociale della medicina. La collocazione della patologia
non avverr pi sul tableau medico o sul corpo del paziente, ma allinterno
del tessuto urbano nel quale si determineranno le nuove regioni dellin-
clusione e dellesclusione, i nuovi confni del normale e del patologico. Il
terzo livello della spazializzazione medica segna dunque, per Foucault, lo
sconfnamento della medicina oltre i perimetri delle griglie nosologiche
ove, tradizionalmente, era stata contenuta.
Il richiamo alla rifessione foucaultiana sui tre diversi livelli della
spazializzazione in particolare lultimo dei tre necessario in questo
contesto perch sottende il confitto, pi fondamentale, tra una mdecine
des espces, come medicina estranea allo spazio sociale, e una mdicine agis-
sante, annunciando laffermazione di questultima. Mentre la prima po-
stula una medicina del non intervento, nella quale lesito fnale della vita
o della morte rimesso al corso naturale delle cose, senza che interventi
esterni possano alterare il decorso della malattia che si svolge allinter-
no del nucleo familiare, nella mdecine agissante lassistenza del malato non
pu prescindere dalla mediazione dello Stato come controllore generale
di un processo che destinato ad investire lintero spazio sociale
47
. Ad
una spazializzazione libera della malattia, che non doveva in alcun modo
soggiacere alle costrizioni dellarchitettura ospedaliera, si sostituisce una
vigilanza generalizzata del patologico che sar messa in campo dallo Stato.
Ci perch lo stato di salute della nazione diviene, da un certo momento
in poi, politicamente rilevante per il potere e, di conseguenza, la medici-
na assume il carattere di tche nationale. Foucault inizia dunque a tracciare
i primi caratteri di quellincontro tra la tecnologia medica e le esigenze
dellideologia politica che verranno poi approfonditi nei suoi studi della
met degli anni settanta
48
.
47
Cfr. ivi, p. 37.
48
Cfr. M. Foucault, Les grandes fonctions de la mdecine dans notre socit, in M. Foucault,
Dits et crits I, cit., pp. 1248-1250; M. Foucault, La politique de la sant au XVIII
e
sicle,
in M. Foucault, Dits et crits II, cit., pp. 13-27; M. Foucault, Crise de la mdecine ou crise de
lantimdecine ?, in M. Foucault, Dits et crits II, cit., pp. 40-58; M. Foucault, La naissance de la
mdecine sociale, in M. Foucault, Dits et crits II, cit., pp. 207-228; M. Foucault, Lincorporation
de lhpital dans la technologie moderne, in M. Foucault, Dits et crits II, cit., pp. 508-521.
140 Gianluca Vagnarelli
Una prima risposta a questa nuova esigenza del controllo politico della
salute della nazione sar data dalla diffusione capillare dei medici in tutto
il territorio nazionale. Gli anni che precedono e seguono la Rivoluzione
francese, scrive Foucault, sono infatti caratterizzati dallinsorgere di due
opposti miti: quello di una professione medica nazionalizzata e organizzata
sulla falsa riga del clero con la differenza che essa si fa carico della cura
dei corpi e non di quella delle anime , e il mito di una scomparsa della
malattia nellambito di una societ ricondotta alla sua sant originale
49
.
Les deux rves sont isomorphes lun racontant dune faon positive la mdicalisation
rigoureuse, militante et dogmatique de la socit, par une conversion quasi religieuse, et limplan-
tation dun clerg de la thrapeutique ; lautre racontant cette mme mdicalisation, mais sur un
mode triomphant et ngatif, cest--dire la volatilisation de la maladie dans un milieu corrig,
organis et sans cesse surveill, o fnalement la mdicine disparatrait elle-mme avec son objet
et sa raison dtre
50
.
Il signifcato assunto da ci che Foucault defnisce mdicalisation dun-
que duplice. In una prima accezione, essa rimanda a un processo di strut-
turazione e legittimazione della medicina che vede il costituirsi di un clerg
de la thrapeutique diffuso su tutto il territorio della nazione e al quale oc-
correr garantire una piena legittimazione scientifca. In questa direzione,
i nascenti ospedali troveranno una loro ragion dessere nella formazione
della futura classe medica. La stessa riorganizzazione dei corsi universitari
di medicina, avviata subito dopo la Rivoluzione, risponder allesigenza
di restringere lesercizio della professione medica, assicurandole maggiore
prestigio rispetto al passato
51
.
Nel signifcato negativo, la medicalizzazione acquista invece il senso
di una diluizione della medicina e della malattia in un solvente in grado di
produrre un milieu corrig, organizzato e perennemente sorvegliato. La me-
dicalizzazione non dunque un fenomeno politicamente neutro. Dietro
il mito della sparizione totale della malattia e la ricostituzione di una pre-
sunta purezza originaria, la medicina si fa strumento di addomesticamento
di massa, funzionale al silenziamento dei troubles e delle passioni sociali
52
.
49
Cfr. M. Foucault, Naissance de la clinique, cit., pp. 31-32.
50
Ibidem.
51
Cfr. ivi, p. 45.
52
Cfr. ivi, p. 32.
Medicalizzazione e potere in Naissance de la clinique 141
Questi due processi, aggiunge Foucault, devono essere intesi come
isomorf, perch si compenetrano vicendevolmente. La medicalizzazione
militante e dogmatica che investe lintero spazio della societ si svolge in
parallelo a un processo di sparizione dei tradizionali confni della medici-
na, in forza del quale lintero campo sociale ad essere invaso dalla scienza
medica. La volatilizzazione della malattia e della medicina non signifcano,
dunque, il loro venir meno: in luogo di essere confnate in uno spazio cir-
coscritto, esse verranno sussunte in un milieu organizzato e perennemente
sorvegliato, che si approprier dellattitudine medica alla correzione del
patologico per esercitarla, questa volta, sullintera comunit.
Il rilievo politico che Foucault attribuisce a questi cambiamenti ri-
manda alla nascita della medicina come mezzo di normazione del vivente.
Infatti, a partire dal XIX secolo, la medicina non fonder pi il proprio sa-
pere solo sulle tecniche di guarigione del corpo malato, ma diverr scienza
dei corpi sani e delluomo modello. Essa si far prescrizione delle corrette
modalit di rapporto fsico-morali degli individui, e la sua attenzione si
orienter verso la defnizione di ci che potr considerarsi normale piut-
tosto che sano
53
. Sta in questo passaggio lessenza della rifessione fou-
caultiana sulla clinica. Questultima, da luogo di accumulazione seriale del
sapere medico tramite losservazione, diviene teatro nosologico allinterno
del quale a prevalere la funzione assertiva su quella rivelativa della ma-
lattia. Verr meno lo sguardo, con il suo potere di analisi e di sintesi, e si
affermer un sapere discorsivo che giunge dallesterno
54
. La malattia, da
essenza nosologica estranea al soggetto e in grado di aggredirne la vita,
diverr vie pathologique. Se, dunque, i fenomeni patologici dovranno essere
valutati in stretta relazione alla vita, sar questa a divenire oggetto del con-
trollo e dellintervento della medicina. La medicalizzazione, abbattendo
le barriere che confnavano lo spazio medico in un luogo circoscritto, ha
consentito alla medicina di invadere il campo della vita, trasformando la
malattia da essenza nosologica in disordine, in devianza. La vita prender
in defnitiva il posto che la natura aveva nella nosologia, divenendo il fon-
do dal quale la malattia potr trarre alimento per la categorizzazione dei
suoi disordini
55
.
53
Cfr. ivi, p. 35.
54
Cfr. ivi, p. 60.
55
Cfr. ivi, p. 156-157.
142 Gianluca Vagnarelli
La medicalizzazione negli scritti successivi a Naissance de la clinique
A partire dagli scritti dei primi anni settanta dedicati allo studio della
follia, Foucault torner pi volte sul tema della medicalizzazione e, in una
certa continuit con il carattere polisemico di questa nozione, ne evocher
signifcati diversi.
Lo studio della follia , per Foucault, lapprofondimento del negativo
presente nella societ, di ci che, in Occidente, stato rigettato ed escluso
nei sistemi di pensiero
56
. Tra la fne del XVIII e linizio del XIX secolo, la
condizione dei folli muta, ma tra le orde di coloro che fuoriescono dagli
istituti di cura essi non compaiono perch, inabili al lavoro, vi vengono
trattenuti come affetti da disturbi caratteriali o psicologici. questa iden-
tifcazione del folle al malato mentale, prodottasi a partire dalla fne del
XVIII secolo e dettata da ragioni squisitamente economiche e sociali, ad
essere defnita, da Foucault, medicalizzazione
57
. Nel corso al Collge
de France dedicato al pouvoir psychiatrique, il tema della medicalizzazione
della follia ripreso e messo in relazione con la trasformazione degli spazi
ospedalieri in luoghi di trattamento terapeutico. Il carattere disciplinare e,
al tempo stesso, medico di questi luoghi, consente di prolungarne leffetto
coercitivo sin dentro il corpo del malato. Lo status scientifco del sapere
medico permette in tal modo unintensifcazione della disciplina manico-
miale, operando come una sorta di supplemento di potere
58
.
Nei signifcati sin qui richiamati, Foucault evoca dunque la medicaliz-
zazione sia nei termini di una patologizzazione della follia, sia in quelli di
unestensione dellinfuenza medica su luoghi disciplinari, con lobiettivo
di garantire una pi penetrante presa sui corpi; ma negli anni successivi a
questi scritti egli andr oltre tali accezioni.
In La politique de la sant au XVIII
e
sicle, la medicalizzazione della fami-
glia presentata come uno dei caratteri della noso-politique
59
. Con questulti-
ma espressione si fa riferimento allemergere, in una molteplicit di punti
del corpo sociale, della salute e della malattia come problemi che richie-
dono una presa in carico di ordine collettivo. Pi che richiamare un inter-
56
Cfr. M. Foucault, La folie et la socit, in Dits et crits I, cit., pp. 996-1003.
57
Cfr. ibidem.
58
Cfr. M. Foucault, Le pouvoir psychiatrique. Cours au Collge de France (1973-1974),
Seuil/Gallimard, Paris 2003, p. 167.
59
Cfr. M. Foucault, La politique de la sant au XVIII
e
sicle, cit., p. 18.
Medicalizzazione e potere in Naissance de la clinique 143
vento verticale dello Stato in materia di medicina, la noso-politique rimanda
al sorgere di una molteplicit di istanze che si orientano verso lobiettivo
generale della salute e rispetto alle quali lo Stato pu giocare ruoli diversi
60
.
Questa accezione della medicalizzazione incrocia il problema della popo-
lazione e del suo sviluppo: in particolare, la famiglia a dover garantire le
condizioni fsiche ed economiche funzionali alla sopravvivenza dellinfan-
zia. Da questo momento, scrive Foucault, la famiglia non sar pi soltanto
una rete di relazioni inscritta in un sistema di parentela, in un meccanismo
di trasmissione di beni, ma diviene un milieu fsico denso, permanente e
continuo, che mantiene e favorisce il corpo del bambino. Il ne sagit plus
seulement de produire un nombre optimal denfants, mais de grer convenable-
ment cet ge de la vie
61
. Alla famiglia, defnita come agente medicalizzato
e medicalizzante, spetter cos il duplice compito di produrre discendenza
e garantire le migliori condizioni possibili affnch i nascituri possano rag-
giungere, in piena salute, let adulta
62
.
La medicalizzazione, quindi, per Foucault un fenomeno che non
solo investe i luoghi deputati alla reclusione della follia, ma che invade
le stesse relazioni familiari, in particolare quelle tra genitori e fgli. Se la
medicalizzazione dellinfanzia aveva quale originario obiettivo quello di
diminuire la mortalit infantile, la sua successiva evoluzione ha portato a
psicologizzare e psichiatrizzare lattitudine dei genitori nei confronti dei
fgli. Lesito fnale di questa progressiva colonizzazione degli spazi sociali
e familiari operata dalla medicina si ha con la mdicalisation indfnie che si
compie nel XX secolo.
Secondo Foucault, la mdicalisation indfnie si caratterizza per un inter-
vento della medicina di carattere autoritario, non richiesto n sollecitato (e
di cui le politiche sistematiche e obbligatorie di screening costituiscono un
esempio), in ambiti sempre pi vasti dellesistenza individuale e collettiva:
la depurazione delle acque, le condizioni di vita, il regime urbano e la stes-
sa salute divengono oggetto di intervento medico, tanto da non avere pi
60
Il ne sagit plus l du soutien une frange particulirement fragile trouble et perturbatrice
de la population, mais de la manire dont on peut lever le niveau de sant du corps social dans son
ensemble. [] Le support de cette transformation ? On peut dire en gros quil sagit de la prservation
de lentretien et de la conservation de la force de travail. Mais sans doute le problme est-il plus large ;
il concerne vraisiblement les effets conomico-politiques de laccumulation des hommes; ivi, pp. 16 e 18.
61
Ivi, p. 19 (tondo mio).
62
Ibidem.
144 Gianluca Vagnarelli
ambiti che siano loro esterni
63
. Dans la situation actuelle, ce qui est diabolique,
cest que, lorsque nous voulons avoir recours un domaine que lon croit extrieur
la mdecine, nous nous apercevons quil a t mdicalis
64
. Da qui si comprende
la ragione della diffdenza foucaultiana rispetto a Illich e alla sua idea di
opporre, alla medicina terapeutica, unarte de-medicalizzata della salute
fondata su particolari ritmi di vita, norme di alimentazione, igiene, condi-
zioni di lavoro, abitazione, ecc. La preponderanza assegnata al patologico
divenuta, al contrario, una forma generale di regolazione della societ dalla
quale non si pu in alcun modo fuggire:
Si le juristes des XVII
e
et XVIII
e
sicles inventrent un systme social qui devait tre
dirig par un systme de lois codifes, on peut affrmer que les mdecins du XX
e
sicles sont en
train dinventer une socit de la norme et non de la loi. Ce qui rgit la socit, ce ne sont pas
les codes, mais la distinction permanente entre le normal et lanormal, lentreprise perptuelle de
restituer le systme de normalit
65
.
Lapprodo alla teoria della mdicalisation indfnie, quale intervento di
carattere autoritario della medicina in ambiti sconfnati dellesistenza indi-
viduale e collettiva, segnala il passaggio a una societ della norma, impli-
cando un sistema di sorveglianza e controllo il cui cardine sar la classifca-
zione permanente degli individui, la loro gerarchizzazione e qualifcazione
che, assumendo la forma di una mise en diagnostic delle esistenze, non potr
che avere nella medicina la sua scienza per eccellenza
66
.
La rifessione sulla medicalizzazione, che ha inizio a partire dalle pagine
di Naissance de la clinique e trova il suo culmine negli scritti della met degli
anni settanta, testimonia dunque del progressivo prevalere nellindagine
foucaultiana del tema del potere e dello stretto rapporto che esso ha in-
trattenuto con la medicina. In questo contesto, la medicina divenuta, per
Foucault, se non unarte di governare, certamente un modo di osservare,
63
Cfr. M. Foucault, Crise de la mdecine ou crise de lantimdecine ?, cit., p. 52.
64
Ivi, p. 51.
65
Ivi, p. 50.
66
Avec la mdicalisation, la normalisation, vous arrivez obtenir une sorte de hirarchie
dindividus capables ou moins capables, celui qui obit une certaine norme, celui qui dvie, celui quon
peut corriger, celui quon ne peut pas corriger, celui quon peut corriger avec tel moyen, celui pour lequel
il faut employer dautres moyens. Cest tout cela, cette espce de prise de considration des individus
en fonction de leur normalit qui est, je crois, lun des grands instruments de pouvoir dans la socit
contemporaine; M. Foucault, Le pouvoir, une bte magnifque, cit., pp. 374-375.
Medicalizzazione e potere in Naissance de la clinique 145
correggere e migliorare il corpo sociale, ed proprio in ragione di questa
funzione pi che per il suo ruolo terapeutico che essa ha assunto una
posizione politicamente privilegiata a partire dal XVIII secolo
67
. Posizione
che le derivata dalla produzione di un discorso di verit suggellato dalla
scienza. La diffusione della medicina nei pi diversi ambiti sociali, e il fatto
che divenga una funzione generale della societ, resa possibile proprio
dalla sua sacralizzazione scientifca
68
. In sostanza, quella che Foucault de-
fnisce la societ della normalizzazione al centro della quale si colloca il
potere medico testimonia di un potere che, andando ben al di l del ri-
stretto campo giuridico e legale dello Stato, opera come produttore di verit
legittimate dalla scienza, consentendo una presa effcace sui corpi
69
.
La biopolitica indica appunto una tecnologia rivolta non al controllo,
ma alla gestione calcolatrice dei processi vitali delle popolazioni. Il corpo
diviene una realt biopolitica e la medicina rappresenta una strategia bio-
politica
70
. Se il territorio lelemento cardine della sovranit giuridica, Fou-
cault, richiamandosi a La Perrire, defnisce il governo come una maniera
di disporre le cose per indirizzarle non verso il bene comune, ma verso un
fne conveniente
71
. Il XVIII secolo segna, in questo senso, il passaggio da
unarte di governo a una scienza politica, dun rgime domin par les structures
de souverainet un rgime domin par les techniques du gouvernement
72
. Tecniche
che non renderanno pi la natura oppositiva rispetto al potere, ma consen-
tiranno a questultimo di agire al suo interno, funzionalizzando la vita ai
suoi imperativi
73
. Come ha osservato Roberto Esposito, con la modernit
ci che si afferma, in buona sostanza, la centralit della dimensione comu-
nitaria, pubblica, comune, della conservatio vitae
74
.
In conclusione, lindagine che Foucault sviluppa sul tema della medi-
calizzazione a partire da Naissance de la clinique assume il valore di unanalisi
dei cambiamenti di fondo nelle disposizioni del sapere, i quali testimonia-
67
Cfr. M. Foucault, La politique de la sant au XVIII
e
sicle, cit., pp. 22-23.
68
Cfr. M. Foucault, Lextension sociale de la norme (entretien avec P. Werner), in M.
Foucault, Dits et crits II, cit., pp. 74-79, p. 76.
69
Cfr. M. Foucault, Le pouvoir, une bte magnifque, cit., pp. 378-379.
70
Cfr. M. Foucault, La naissance de la mdecine sociale, cit., p. 210.
71
Cfr. M. Foucault, Scurit, territoire, population. Cours au Collge de France (1977-1978),
Seuil/Gallimard, Paris 2003, p. 102.
72
Cfr. ivi, p. 109.
73
Cfr. ivi, p. 77.
74
Cfr. R. Esposito, Bos. Biopolitica e flosofa, Einaudi, Torino 2004, p. XIII.
146 Gianluca Vagnarelli
no della profonda connotazione flosofca assunta dalla scienza medica
nella cultura europea della fne del XIX secolo. Com stato sottolineato,
lanalisi foucaultiana non tanto unanalisi materialista, quanto politica,
nel senso che mira a politicizzare, a sottomettere a una messa in questione
pubblica, un certo numero di pratiche che, in ragione di una loro fonda-
zione scientifca, pretendono di sottrarsi ad ogni problematizzazione di
questo tipo
75
. Al centro di tale processo vi lo svelamento del carattere
normativo della medicina, il nuovo senso attribuito alla malattia che inve-
stir, come detto, direttamente la vita. Questo ruolo normativo segner
uno scarto rispetto alla precedente missione della scienza medica, che non
sar pi confnata nel rapporto con loggetto patologico, ma si estender
sino alla disciplinarizzazione e allamministrazione del vivente.
Gianluca Vagnarelli
Universit degli Studi di Macerata
lucavagnarelli@libero.it
.
Medicalization and Power in The Birth of the Clinic
The proliferation, in the nineteenth century, of theories concerning
medicalization, contributed to the defnition of the dynamic and polyvalent
character of this notion, which is sometimes the source of a certain conceptual
ambiguity. The Foucaultian refection on medicalization, starting from Naissance
de la clinique, shows not only the centrality of body and life within the dynamics
of power, but also the overcoming of the juridical-discursive paradigm centered
on law, towards the affrmation of a society of norm. Thus, the medical science
will not be confned only to its exclusive relation with the pathological object,
but will extend its infuence up to the disciplinarization and the administration
of the living.
Keywords: Biopolitics, Canguilhem, Medicine, Medicalization, Norms, Noso-politi-
que, Power.
75
Cfr. S. Legrand, Les normes chez Foucault, PUF, Paris 2007, p. 7.
Medicalizzazione e potere in Naissance de la clinique 147
Forum:
Foucault, migrazioni e confni
Nota introduttiva
Migrazioni e confni sono poste in gioco politiche, ancor prima e oltre
che oggetti di ricerca o di analisi critica. E oggi diventa sempre pi im-
portante investigare le profonde trasformazioni che, nel corso del XX
secolo e di questi ultimi decenni, hanno attraversato sia i campi con-
fittuali in cui le migrazioni si situano, sia le funzioni e le forme dei
confni, che si sono riarticolati, moltiplicati e frammentati. Si tratta di
interrogazioni indispensabili per comprendere le mutazioni pi ampie
prodotte dai fenomeni della globalizzazione del mercato del lavoro e
della mobilit transnazionale. Migrazioni e confni, dunque, come am-
plifcatori e lenti di meccanismi di assoggettamento, campi di lotta e
processi di soggettivazione allopera ben al di l e al di qua delle linee di
confne e delle singole esperienze di migrazione.
Migrazioni e confni costituiscono inoltre importanti nodi concet-
tuali e tematici sui quali si stanno focalizzando molti degli studi foucaul-
tiani pi recenti, che, usando la cassetta degli attrezzi di Foucault e il
suo appoccio critico-genealogico, cercano di denaturalizzare il nesso
migrazioni-governo, alla base delle attuali produzioni di sapere e di poli-
tiche sulle migrazioni. In effetti, un approccio foucaultiano al cosiddetto
regime delle migrazioni mira a mettere in discussione precisamente li-
dea che le migrazioni siano un fenomeno da governare, spostando invece
lattenzione sulle forme di soggettivit e sulle pratiche di movimento che
il governo delle migrazioni si trova a fltrare, imbrigliare o selezionare,
cos come sui processi di soggettivazione prodotti dalla partizione in dif-
ferenti categorie e gradi di mobilit autorizzata e di mobilit illegale.
Un tale sguardo sulle pratiche di migrazione, come tutti e tre i pro-
tagonisti di questo forum sottolineano, consente di non partire dalle po-
litiche di controllo e dal funzionamento, o dallesistenza, dei confni, e
suggerisce invece di assumere le migrazioni come punto di partenza e
angolo analitico attraverso il quale investigare la governamentalit come
strugglefeld, vale a dire come campo di lotte: i confni e le politiche migra-
torie, in questottica, non sono che leffetto e la risposta alla turbolenza e
ai sommovimenti prodotti dalle pratiche di migrazione. Pertanto, questa
prospettiva ci conduce a ripensare il signifcato stesso di resistenza ol-
materiali foucaultiani, a. II, n. 3, gennaio-giugno 2013, pp. 149-151.
tre la dimensione reattiva: la teoria dellautonomia delle migrazioni
1
e il
concetto di strategie di esistenza
2
, solo per citare due importanti contri-
buti dal panorama italiano, ridefniscono la sua accezione, ampliandone lo
spettro al di l di unopposizione frontale ai meccanismi di potere.
Da qui, lidea che sta alla base di questo primo forum su Foucault,
migrazioni e confni: la nozione di governamentalit, indubbiamente il
concetto foucaultiano pi usato nel dibattito accademico sulle migrazio-
ni, deve essere mobilitata non per rafforzare la narrazione sul funziona-
mento orizzontale del regime delle migrazioni fondato sulla coesi-
stenza di attori transnazionali e nazionali, governamentali e non , ma al
contrario per fare emergere questultimo come una serie di meccanismi di
cattura e selezione delle pratiche di movimento, e come lesito contestato
e temporaneo di vari siti confittuali.
Ponendosi allinterno di una prospettiva di storia del presente, uno
sguardo foucaultiano mira non solo a rintracciare le condizioni storico-
politiche di emergenza di determinate tecnologie di potere e regimi di
verit che sottendono il moltiplicarsi di status giuridici e categorie eco-
nomiche di migranti, ma anche a destabilizzare, a livello di politica del
sapere, la loro solidit politico-epistemologica.
Gli strumenti foucaultiani sono messi al lavoro nel campo delle mi-
grazioni e dei confni anche dal di fuori degli studi foucaultiani stessi: la
produttivit dei confni, che Foucault sottolinea in Sicurezza, territorio, popo-
lazione, e lanalitica del potere foucaultiana, che pone al centro le resistenze
come elemento costituente delle relazioni di potere, rappresentano oggi
due aspetti che, anche nei Critical Migration Studies, giocano un ruolo im-
portante. In particolare, lo spostamento di Foucualt rispetto a unanalisi
del potere centrata sulla sovranit o sulle istanze istituzionali consente di
dislocare la rifessione critica sulle migrazioni dal paradigma delleccezione
e dellesclusione, che per lungo tempo ha caratterizzato gli studi sui luo-
ghi di confnamento e sulle migrazioni. La produttivit che, per Foucault,
caratterizza le relazioni di potere, ha facilitato una lettura alternativa delle
politiche di controllo, mettendo in luce come queste ultime non mirino
(soltanto) a bloccare la mobilit irregolare, ma a dettare i tempi, le condi-
zioni e gli spazi alle differenti pratiche di migrazione. La stessa illegalit
1
S. Mezzadra, Diritto di fuga. Migrazioni, cittadinanza, globalizzazione, Ombre corte,
Verona 2001.
2
F. Sossi, Migrare. Spazi di confnamento e strategie di esistenza, Il Saggiatore, Milano 2007.
150 Cremonesi, Irrera, Lorenzini, Tazzioli
di determinate forme di migrazione viene letta, da una prospettiva fou-
caultiana, come parte di un produttivo meccanismo di illegalizzazione
che il governo delle migrazioni mette in atto, ridefnendo in continuazione
le partizioni tra mobilit autorizzata e non.
Un governo in movimento. Cos si potrebbe sintetizzare la prospet-
tiva di storia del presente relativa alle migrazioni: la stabilit epistemo-
logica e politica del regime delle migrazioni appare, in ottica foucaultiana,
estremamente fragile di fronte alle crisi dei meccanismi che ripartisco-
no le pratiche di mobilit come migrazioni di varia natura, e di fronte alla
necessit delle istanze nazionali e transnazionali di rincorrere, ricodifcare
e governare le turbolenze e i disordini generati dalle migrazioni. Chi
deve essere governato in quanto migrante, chi viene migrantizzato e
come la categoria stessa di migrante debba essere scomposta, moltipli-
cata nelleterogeneit di condizioni economiche, esistenziali e giuridiche
cui effettivamente corrisponde lessere defnito migrante: le analisi fou-
caultiane sui soggetti ai margini del potere ci permettono precisamente
di articolare questi interrogativi tra di loro, guardando ai migranti non
come agli altri della cittadinanza, ma come a soggettivit in migrazione,
nelle quali si disarticolano e ricompongono meccanismi biopolitici e di
partage che coinvolgono anche i soggetti cittadini.
L. Cremonesi, O. Irrera, D. Lorenzini, M. Tazzioli
.
Foucault, Migrations and Borders
With this forum we start a debate concerning the way in which the work of
Michel Foucault and some of his analytical categories like governmentality
are used in the critical studies on migrations and borders. Nicholas De Genova,
Brett Neilson and William Walters, among the most relevant scholars in the
feld, refect on how Foucaultian analyses have opened new modes, sites and
patterns of research on migrations. They also dwell upon the limits and the
critical issues related to the use of Foucaults toolbox.
Keywords: Migrations, Borders, Governmentality, Migrant struggles, Subjectiva-
tion, Postcolonial spaces, Regimes of truth.
Nota introduttiva 151
Foucault, migrazioni e confni
Risposte di Nicholas De Genova
mf: Michel Foucault non ha mai affrontato il tema delle migrazioni, ec-
cetto in un paio di passaggi, e, come William Walters ha indicato nel suo
saggio Foucault and Frontiers. Notes on the Birth of the Humanitarian Border,
non si soffermato sulla funzione dei confni come principali tecnologie
politiche della governamentalit contemporanea. Infatti, in Sicurezza, terri-
torio, popolazione le sue analisi sulla circolazione delle merci e delle persone
come cardine delleconomia moderna fniscono in secondo piano, nella
misura in cui il focus si sposta nettamente sulla produzione e il governo
del territorio nazionale. Ci nonostante, anzich investigare se Foucault
abbia affrontato o meno questi temi, oggi possiamo forse mettere al lavo-
ro alcuni degli strumenti concettuali che fanno parte della sua griglia ana-
litica e, in modo pi generale, del suo approccio genealogico, per cogliere
le poste in gioco politiche del governo della mobilit e della narrazione
mainstream sulle migrazioni. Pensa che, a questo proposito, la griglia fou-
caultiana della governamentalit possa essere utile, pi di altri strumenti
foucaultiani, o invece rileva che lo spostamento e il focus eclusivo sulla
questione del governo possano essere problematici? In effetti, bisogna te-
nere in considerazione che, se da un lato molti studi critici sulle migrazio-
ni fanno uso delle analisi foucaultiane della governamentalit, mettendo
in luce la molteplicit degli attori e dei poteri in gioco allinterno del re-
gime delle migrazioni, dallaltro questo ha fnito in parte per corroborare
lidea che i movimenti delle persone debbano essere governati, privando
in qualche modo le analisi di Foucault di quella portata critica che invece
le caratterizza.
N. De Genova: Con una celebre battuta, Foucault afferma che, per lui, Marx
non esiste:
Intendo questa specie di entit che abbiamo costruito intorno a un nome
proprio, e che si riferisce ora a un certo individuo, ora alla totalit di quel che ha
scritto, ora a un immenso processo storico che deriva da lui. [] Far funzionare
materiali foucaultiani, a. II, n. 3, gennaio-giugno 2013, pp. 153-177.
Marx come un autore, localizzabile in una miniera discorsiva unica e suscetti-
bile di essere analizzata in termini di originalit o di coerenza interna, sempre
possibile. Dopo tutto, naturalmente, abbiamo il diritto di accademizzare Marx.
Ma questo signifcherebbe ignorare la rottura che ha prodotto
1
.
Esattamente nello stesso senso, per me, Foucault non esiste. Foucault
osserva che, se avesse scoperto i flosof della Scuola di Francoforte da
giovane, sarebbe stato cos affascinato da loro che non [avrebbe] fatto
altro che commentarli
2
. Un pericolo analogo esiste per coloro che, in-
trappolati in una sorta di esaltazione per Foucault, barattano la creativit
intellettuale per una vita di esegesi, riverenza e ortodossia, e cos facendo
violano lo spirito critico di Foucault stesso, fraintendendo il tipo di rot-
tura che ha introdotto. Loriginalit e la grande importanza del saggio di
William Walters su Foucault and Frontiers risiedono precisamente nella sua
candida insoddisfazione rispetto a una diffusa insuffcienza riscontrabile
nella maggior parte della letteratura foucaultiana: la riluttanza a discutere
dei limiti del pensiero di Foucault
3
e la reale inadeguatezza del vocabolario
foucaultiano del potere per mappare le recenti riconfgurazioni o le for-
mazioni emergenti del potere, in particolare per quel che riguarda i confni
e i regimi di governo della mobilit migratoria
4
. Walters sottolinea cos,
giustamente, la cura empatica che Foucault mette nel forgiare strumenti
analitici e metodologici che altri potranno utilizzare pragmaticamente e
tatticamente come vere e proprie armi nel modo che desiderano
5
.
A questo proposito, non c nulla di intrinsecamente critico o a-criti-
co nellapplicazione di qualsivoglia specifco concetto foucaultiano, come
quello di governamentalit. unicamente questione di come si usa il
concetto. Laffermazione che la mobilit umana o, nello specifco, la mo-
bilit dei migranti, sia un oggetto da governare pu essere, infatti, unaf-
fermazione molto radicale precisamente nella misura in cui funzionale
1
M. Foucault, Questions Michel Foucault sur la gographie, in Dits et crits II, 1976-1988,
Gallimard, Paris 2001, pp. 38-39.
2
M. Foucault, Entretien avec Michel Foucault, in Dits et crits II, cit., p. 893.
3
W. Walters, Foucault and Frontiers. Notes on the Birth of the Humanitarian Border, in
U. Brckling, S. Krasmann e Th. Lemke (a cura di), Governmentality. Current Issues and
Future Challenges, Routledge, New York 2011, p. 143.
4
Ivi, p. 139.
5
Ivi, p. 142. Cfr. M. Foucault, Prisons et asiles dans le mcanisme du pouvoir, in Dits et crits
I, 1954-1975, Gallimard, Paris 2001, p. 1391.
154 Nicholas De Genova
a problematizzare il governo e ci che Foucault chiama raison dtat. Una
simile radicalit si discerne chiaramente nelle importanti osservazioni con-
clusive dellultima lezione di Sicurezza, territorio, popolazione, dove Foucault
parla di controcondotte, che assumeranno come principio laffermazione
secondo cui verr il momento in cui [] la governamentalit indefnita
dello Stato sar arrestata e bloccata, [] in cui la societ civile sar riuscita
a liberarsi dalle costrizioni e dalle tutele dello Stato. Questa escatologia
rivoluzionaria, continua Foucault, implica rivendicazioni il cui senso che
i bisogni fondamentali della popolazione devono sostituire e sovvertire le
regole dellobbedienza, e prendere quindi la forma di un diritto assolu-
to alla rivolta, alla sedizione, [] alla rivoluzione stessa. Qui Foucault
molto chiaro nel precisare che non c alcuna sorta di diritto in termini
giuridici, ma che tale diritto si realizza solo attraverso il suo esercizio,
come una pratica di libert: rompendo tutti i legami di obbedienza, la
popolazione avr effettivamente il diritto [] di rompere tutti i legami
di obbedienza che ha potuto avere con lo Stato. Difatti, la popolazione,
fno ad allora governata, potr dire: la mia legge, [] la legge della
mia stessa natura di popolazione, la legge dei miei bisogni fondamentali
che deve sostituirsi alla legge, alle regole e alla razionalit dello Stato, non-
ch alla presunta verit che esso possiede a proposito della popolazione
6
.
Cos, la controcondotta dei governati postula infne lidea di una societ
che sarebbe trasparente a se stessa e che deterrebbe la propria verit e,
di conseguenza, afferma che la verit della societ, la verit dello Stato, la
ragion di Stato non pi detenuta dallo Stato
7
.
Credo che, prendendo spunto da queste osservazioni, sia possibile
teorizzare in modo molto produttivo la mobilit migratoria irregolare o
illegale. Vuoi come una popolazione, o come numerose popolazioni
distinte, o come una parte della popolazione, i migranti trascurano, e a
volte sovvertono attivamente, le regole dellobbedienza delle quali parla
Foucault, e lo fanno dando priorit ai propri bisogni e necessit fonda-
mentali. Il che non signifca, ovviamente, proporre una visione romantica
dei migranti come presunti soggetti rivoluzionari, ma discernere nelle loro
pratiche e nelle loro lotte un esempio di quella che i situazionisti contem-
6
M. Foucault, Scurit, territoire, population. Cours au Collge de France. 1977-1978, Seuil/
Gallimard, Paris 2004, pp. 363-364; trad. it. di P. Napoli, Sicurezza, territorio, popolazione.
Corso al Collge de France (1977-1978), Feltrinelli, Milano 2005, pp. 259-260.
7
Ivi, pp. 364-365; trad. it. cit., pp. 260-261 (traduzione modifcata).
Foucault, migrazioni e confni 155
poranei di Foucault (Debord, Vaneigem) chiamavano la rivoluzione della
vita quotidiana. In effetti, quando Foucault parla di una crisi del gover-
no, si riferisce esplicitamente a forme di resistenza, talvolta di rivolta nei
confronti di questioni che riguardano [] il quotidiano
8
. E forse Fou-
cault ha in mente la stessa cosa quando, citando Victor Hugo, defnisce il
crimine come un colpo di Stato che viene dal basso
9
.
Bisogna tuttavia notare che, nelle pagine sopra citate di Sicurezza, terri-
torio, popolazione, il linguaggio di Foucault presenta unambiguit piuttosto
scomoda. Egli traspone la popolazione nella nazione, e usa societ
(civile), popolazione e nazione in maniera pi o meno intercambiabi-
le. C quindi un forte residuo di nazionalismo metodologico, qui, proprio
quando potremmo cercare di riutilizzare in modo fruttuoso per i Border
Studies la concettualizzazione foucaultiana dellinseparabilit tra la sto-
ria della ratio di governo e la storia delle controcondotte che le si sono
opposte
10
. Accanto alla famosa governamentalizzazione dello Stato
11
,
quindi, dovremmo esaminare anche le specifcit storiche della nazionaliz-
zazione della popolazione una questione che non pu essere affrontata
adeguatamente senza considerare la sua correlativa, ovvero come lo Stato
stesso abbia potuto nazionalizzarsi in modo tanto pervasivo
12
. Hannah
Arendt fa riferimento a questo processo, in maniera forse ingannevole,
parlando della conquista dello Stato da parte della nazione
13
. Tuttavia, nel
suo discorso, il nazionalismo diviene il prezioso cemento che lega insieme
uno Stato centralizzato e una societ atomizzata: esso d fondamento a
una connessione vitale tra gli individui e lo Stato, che ormai si considera
lincarnazione della volont della nazione
14
. Siamo qui di fronte, mi pare,
a unimportante anticipazione di alcune delle intuizioni fondamentali di
Foucault sui due grandi nuclei tecnologici, strettamente interrelati, intor-
8
M. Foucault, Entretien avec Michel Foucault, cit., p. 913.
9
M. Foucault, propos de la prison dAttica, in Dits et crits I, cit., p. 1404.
10
M. Foucault, Scurit, territoire, population, cit., p. 365; trad. it. cit., p. 261.
11
Ivi, p. 112; trad. it. cit., p. 89.
12
. Balibar, The Nation Form. History and Ideology, in . Balibar e I. Wallerstein,
Race, Nation, Class. Ambiguous Identities, Verso, New York 1991, pp. 90-92. Cfr. per
M. Foucault, Il faut dfendre la socit . Cours au Collge de France. 1975-1976, Seuil/
Gallimard, Paris 1997, pp. 198-203; trad. it. di M. Bertani e A. Fontana, Bisogna difendere
la societ, Feltrinelli, Milano 1998, pp. 191-195.
13
H. Arendt, The Origins of Totalitarianism (1951), Harcourt, New York 1968, p. 230.
14
Ivi, p. 231.
156 Nicholas De Genova
no a cui si sono trasformati i procedimenti politici dellOccidente: da un
lato, la questione della popolazione come bersaglio della governamentalit
(bio-politica) e, dallaltro, la scoperta dellindividuo e la scoperta del cor-
po addestrabile da parte della disciplina (anatomo-politica)
15
. Per come la
vedo io, Foucault postula che queste due confgurazioni di potere analiti-
camente distinte si siano costituite, da un punto di vista storico, sempre e
inestricabilmente in correlazione luna con laltra. Foucault parla di queste
tecniche di individualizzazione e [] procedure totalizzanti allinterno
dello Stato moderno come di una combinazione complessa, mai vista
prima nella storia umana
16
. Ho quindi diverse riserve sullidea che la griglia
della governamentalit meriti di essere considerata pi utile di altri stru-
menti analitici che potremmo prendere a prestito da Foucault o, almeno,
non in un senso esclusivo perch non credo che la governamentalit
sia suffciente, per esempio, senza la disciplina, specialmente nel contesto
dei regimi di confne (border regimes), cos bizzarramente individualizzanti e
disciplinari nei loro effetti
17
.
A mia conoscenza, Foucault non formula mai la questione del potere
pastorale dello Stato moderno, che investe simultaneamente individui e
popolazioni, nei termini dellascesa storica del nazionalismo. In modo si-
gnifcativo, egli individua nellidea di nazione un principio distruttivo che
sovverte lorganizzazione statale del discorso storico
18
, cos che non si
tratta pi dello Stato che parla di se stesso, ma della nazione come ogget-
to del proprio racconto storico. A tal proposito, Foucault rileva anche la
discrepanza esistente tra un discorso che circoscrive la nazione allinterno
delle frontiere dello Stato, e un altro nel quale la nazione non circoscrit-
ta allinterno delle frontiere ma, al contrario, le oltrepassa e pu perfno
spostarsi da una frontiera allaltra
19
. Non ricordo per alcuna discussio-
15
M. Foucault, Les mailles du pouvoir, in Dits et crits II, cit., p. 1012; trad. it. di S.
Loriga, Le maglie del potere, in Archivio Foucault 3. 1978-1985. Estetica dellesistenza, etica,
politica, Feltrinelli, Milano 1998, p. 164.
16
M. Foucault, Le sujet et le pouvoir, in Dits et crits II, cit., p. 1048.
17
N. De Genova, Migrant Illegality and Deportability in Everyday Life, in Annual
Review of Anthropology, vol. 31 (2002), pp. 419-447 e The Deportation Regime. Sovereignty,
Space, and the Freedom of Movement, in N. De Genova e N. Peutz (a cura di), The Deportation
Regime. Sovereignty, Space, and the Freedom of Movement, Duke University Press, Durham (NC)
2010, pp. 33-65.
18
M. Foucault, Il faut dfendre la socit , cit., pp. 125-127, 194-204; trad. it. cit.,
pp. 124-126, 187-197.
19
Ivi, pp. 125-126; trad. it. cit., pp. 124-125.
Foucault, migrazioni e confni 157
ne sistematica che connetta queste intuizioni alle questioni della popola-
zione, predominanti nelle analisi foucaultiane della governamentalit. Di
conseguenza, per adattare le analisi di Foucault sulla governamentalit alla
questione degli spazi e dei confni dello Stato-nazione, occorre interro-
gare e correggere lintrinseca indeterminatezza analitica del concetto di
popolazione, la cui ambiguit pu rivelarsi piuttosto produttiva, ma anche
scivolare verso un nazionalismo metodologico decisamente a-critico. A tal
proposito, ritengo che sarebbe molto produttivo svolgere in maniera pi
accurata unindagine su come leggere Foucault in conversazione con un
altro dei suoi contemporanei, Henri Lefebvre, che nel suo pionieristico
The Production of Space scrive: Ogni nuova forma di Stato [] introduce
[] la propria particolare classifcazione amministrativa dei discorsi sullo
spazio [] e sulle persone nello spazio
20
.
mf: In un celebre passaggio di Nascita della biopolitica, Foucault descrive il
migrante come capitale umano. Oggi, una tale lettura certamente valida
nella misura in cui prendiamo in esame le cosiddette high skilled migrations.
A un esame pi attento, vediamo che agenzie come lOrganizzazione In-
ternazionale delle Migrazioni (Iom) mirano a produrre e presentare anche
i low skilled migrants come soggetti responsabili il cui capitale sociale ed
economico deve essere incanalato e rafforzato. Tuttavia, assumere questo
discorso signifca in fondo legittimare e rafforzare la fantasia governamen-
tale delle politiche migratorie: infatti, una discrepanza piuttosto rilevante
sempre in gioco tra, da un lato, il regime discorsivo del governo delle mi-
grazioni e la materialit delle misure amministrative atte a bloccare o fltrare
le migrazioni irregolari e, dallaltro, le pratiche dei migranti stessi, che
costantemente eccedono gli spazi e il vocabolario della governamentalit.
Inoltre, il punto cruciale rendere visibili gli effetti ampiamente differenti
cui il presente governo della mobilit umana d luogo, ovvero le differenti
soggettivit prodotte. Emerge cos che il modello del capitale umano non
pu essere mobilitato per analizzare e designare le eterogenee condizioni
migranti. Dopo tutto, come affermano Sandro Mezzadra e Brett Neilson
nel loro recente libro, Border as Method, or the Multiplication of Labor, il gover-
no della mobilit funziona attraverso processi di inclusione differenziale.
20
H. Lefebvre, The Production of Space (1974), Blackwell Publishing, Cambridge (MA)
1991, p. 281.
158 Nicholas De Genova
N. De Genova: La questione del capitale umano va trattata con cautela.
La critica che Foucault muove alla teoria neoliberale del capitale uma-
no si concentra sul modo in cui i lavoratori dipendenti sono riconfgurati
come imprenditori autonomi interamente responsabili delle proprie deci-
sioni di investimento [], come imprenditori di se stessi
21
. Tuttavia, qui,
molto facile fraintendere Foucault, perch il suo discorso critico risulta
pericolosamente simile al discorso neoliberale dominante che ormai di-
ventato egemone. Quando Foucault afferma che il lavoro comporta un
capitale, che il lavoratore una macchina, oppure cosa particolar-
mente interessante per noi che il migrante un investitore
22
, occorre
sempre tenere a mente che, cos facendo, egli implementa retoricamente la
prospettiva neoliberale che, daltro canto, vuole criticare. Foucault stesso
lo rende esplicito nella lezione seguente (21 marzo 1979), parlando del
crimine e del ruolo della legge come di un meccanismo che connette la
pratica penale con il problema delleconomia: Ecco, in ogni caso, come
vedrei le cose se cercassi di pormi nella prospettiva di ci che i neoliberali potrebbero
dire di questa evoluzione
23
.
Come potete vedere, questo spostamento del punto di vista , in fondo, dello
stesso tipo di quello operato a proposito del capitale umano e del lavoro. [] Si
assume il soggetto solo in quanto homo conomicus []. Tutto ci mostra sempli-
cemente [che il comportamento economico] la griglia dintelligibilit []. Il che
signifca anche che lindividuo potr essere sottoposto alla governamentalit []
solo e unicamente nella misura in cui egli un homo conomicus. [] Ma ci non
vuole affatto dire che ogni individuo, ogni soggetto, sia un uomo economico
24
.
Al contrario, Foucault sta esaminando un tentativo di decifrare in
termini economici dei comportamenti sociali tradizionalmente non eco-
nomici che implica, nei confronti della governamentalit effettivamente
21
Th. Lemke, The Birth of Biopolitics. Michel Foucaults Lecture at the Collge de France on
Neo-Liberal Governmentality, in Economy and Society, vol. 30 (2001), n. 2, p. 199. Cfr. la
lezione di Foucault al Collge de France del 14 marzo 1979, in M. Foucault, Naissance de la
biopolitique. Cours au Collge de France. 1978-1979, Seuil/Gallimard, Paris 2004, pp. 221-239;
trad. it. di M. Bertani e V. Zini, Nascita della biopolitica. Corso al Collge de France (1978-1979),
Feltrinelli, Milano 2005, pp. 176-193.
22
M. Foucault, Naissance de la biopolitique, cit., pp. 230, 236; trad. it. cit., pp. 185, 191
(traduzione modifcata).
23
Ivi, p. 255; trad. it. cit., pp. 204-205 (corsivo mio).
24
Ivi, pp. 257-258; trad. it. cit., pp. 206-207 (traduzione modifcata).
Foucault, migrazioni e confni 159
esercitata, una critica che [] [] una critica mercantile il cinismo
di una critica mercantile contrapposta allazione della potenza pubblica
e che potremmo chiamare un positivismo economico
25
. Altrove,
in una digressione, Foucault paragona questa prospettiva neoliberale alla
fantascienza, che nonostante tutto una problematica che oggi sta
diventando attuale
26
.
In breve, a mio avviso, Foucault non descrive il migrante come un
capitale umano. Dal punto di vista del capitale, come Marx ha dimo-
strato molto tempo fa, ogni tipo di lavoro un capitale (e non solo il
lavoro altamente qualifcato o professionale). In effetti, Foucault ritie-
ne che la teoria neoliberale del capitale umano, alla quale si interessa
cos tanto, sia stata postulata al fne di correggere lastrazione del lavoro
ascrivibile a un limite della teoria economica classica, che ha lasciato al
proprio interno una lacuna, [un] vuoto in cui si riversata tutta una
flosofa, tutta unantropologia, tutta una politica di cui Marx appunto
il rappresentante
27
. La prospettiva neoliberale che Foucault analizza nei
dettagli, tuttavia, rappresenta precisamente un simile punto di vista (ca-
pitalista), e impone alla fgura del lavoro una griglia di intelligibilit stret-
tamente economica. Mi pare che Foucault sia interessato a comprendere
come questa griglia neoliberale possa investire i soggetti, e in che modo
essa includa il lavoro nellanalisi economica non come un oggetto, ma
come un soggetto economico attivo
28
.
Di certo, una delle poste in gioco fondamentali dei regimi contempo-
ranei di governo delle migrazioni consiste nel responsabilizzare i migranti
in quanto individui (e ci vale anche per quei migranti il cui movimento
illegalizzato), oltre che nel convogliare e gestire le pi vaste confgu-
razioni della mobilit delle popolazioni. qui possibile riconoscere tale
processo precisamente come un processo di inclusione differenziale
29
,
per usare lespressione di Mezzadra e Neilson, oppure di inclusione attra-
25
Ivi, p. 252; trad. it. cit., p. 201.
26
Ivi, p. 233; trad. it. cit., p. 188.
27
Ivi, pp. 227-228; trad. it. cit., p. 182.
28
Ivi, p. 229; trad. it. cit., p. 184.
29
S. Mezzadra e B. Neilson, Border as Method, or, the Multiplication of Labor, in European
Institute for Progressive Cultural Policies, 2008, <http://eipcp.net/transversal/0608/
mezzadraneilson/en> (consultato il 14-05-2013) e Border as Method, or, the Multiplication of
Labor, Duke University Press, Durham (NC) 2013.
160 Nicholas De Genova
verso lillegalizzazione
30
o lesclusione
31
, come lho chiamato, riferendo-
mi pi specifcamente allillegalit dei migranti. Questi concetti dirigono
la nostra attenzione proprio verso lincorporazione del lavoro, che al
centro degli interessi di Foucault nel corso del suo esame del discorso
neoliberale sul capitale umano. Ma ci sbaglieremmo di grosso se con-
fondessimo questa griglia di intelligibilit strettamente economicistica con
lanalisi critica che di essa fornisce Foucault.
Infne, il problema per i Border Studies di una sorta di razionalizzazione
e legittimazione del delirio o dellincoerenza dei diversi schemi per la
gestione e il governo delle migrazioni sfocia spesso in analisi strutturate
in termini di governamentalit. Una tale unilateralit ignora la cruciale im-
plicazione di una delle intuizioni foucaultiane pi importanti a proposito
del governo, il cui scopo di utilizzare tattiche, e perfno le leggi come
tattiche, per fare in modo che [] questo o quel fne possa essere re-
alizzato. Il governo dunque orientato a una pluralit di fni specifci
piuttosto che a un qualsivoglia bene comune
32
. Lenfasi che Foucault
pone sulle tattiche funzionale, a mio avviso, a rimandarci proprio alle
controcondotte, alle resistenze, allopposizione e, pi precisamente, a
ci che Foucault, seguendo Marx, riconosce essere una pluralit di poteri
distinti e localizzati, poteri che sono essenzialmente produttivi
33
. Nel con-
testo dei Border Studies, questa qualit tattica del governo ci obbliga quindi
a dar conto della soggettivit e dellautonomia delle migrazioni. In effetti,
ci che Foucault ha trovato cos interessante nella trattazione neoliberale
del capitale umano, in particolare a proposito del migrante, che tali
questioni, pi vaste, della soggettivit e dellautonomia coinvolgono an-
che gli individui come soggetti autonomi: la mobilit di una popolazione
e la capacit che essa ha di fare scelte di mobilit permettono di reintrodurre
i fenomeni migratori nellanalisi economica, non come puri e semplici
30
N. De Genova, Migrant Illegality and Deportability in Everyday Life, cit.
31
N. De Genova, Inclusion through Exclusion. Explosion or Implosion?, in Amsterdam
Law Forum, vol. 1 (2008), n. 1, <http://www.amsterdamlawforum.org/> (consultato
il 14-05-2013); The Deportation Regime, cit.; Migration and Race in Europe. The Trans-Atlantic
Metastases of a Post-Colonial Cancer, in European Journal of Social Theory, vol. 13 (2010),
n. 3, pp. 405-419; Spectacles of Migrant Illegality. The Scene of Exclusion, the Obscene of
Inclusion, in Ethnic and Racial Studies, vol. 36 (2013), n. 7, <http://dx.doi.org/10.1080
/01419870.2013.783710> (consultato il 29-05-2013).
32
M. Foucault, Scurit, territoire, population, cit., p. 102; trad. it. cit., p. 80.
33
M. Foucault, Les mailles du pouvoir, cit., pp. 1005-1006; trad. it. cit., pp. 158-159.
Foucault, migrazioni e confni 161
effetti di meccanismi economici che sovrastano gli individui e che, in un
certo senso, li legano a unimmensa macchina di cui non sono padroni,
ma come comportamenti
34
. Di conseguenza, la nuova fgura (neoliberale)
dellhomo conomicus signifcativa, per Foucault, innanzitutto perch opera
come una griglia di intelligibilit che fornisce la superfcie di contatto tra
lindividuo e il potere che si esercita su di lui [] il principio di regolazione
del potere sullindividuo [] linterfaccia tra il governo e lindividuo
35
.
mf: Le analisi di Foucault sulle resistenze costituiscono di gran lunga le-
lemento della sua scatola degli attrezzi pi utile per gli studi critici sulle
migrazioni. Tali analisi consentono infatti di considerare le pratiche di mi-
gazione non come mere risposte a determinanti economiche, ma piutto-
sto come movimenti che sommuovono e interrompono lordine della
mobilit. Come noto, secondo Foucault non possono esservi relazioni
di potere senza resistenze, e queste ultime non sono semplicemente una
reazione o una sottrazione rispetto allesercizio del potere, dal momento
che la tecnologia governamentale si trova a dover costantemente riorga-
nizzare la propria strategia di fronte a pratiche, movimenti e corpi: anzi-
ch supporre che vi siano, da un lato, le resistenze e, dallaltro, il potere,
dovremmo situare le relazioni di potere allinterno delle lotte e vedere il
potere come nientaltro che unistantanea di lotte molteplici e di continue
trasformazioni. Inoltre, una prospettiva foucaultiana sulle migrazioni ci
permette di spostare lattenzione dalle rivendicazioni di diritti alla matie-
rialit delle lotte dei migranti e a linguaggi che molto spesso non possono
indirizzarsi alla sfera della legge, n essere situati allinterno della corni-
ce della cittadinanza. Tuttavia, al tempo stesso, non bisogna sovrastimare
lautonomia di queste pratiche, n trascurare la violenza delle tecniche di
confnamento e lestrema diffcolt, per i migranti, di negoziare spazi di
manovra e agire quelle che Federica Sossi ha defnito strategie di esi-
stenza. In che modo le lotte dei migranti possono interferire, interagire
e comporsi con con altre lotte sociali senza perdere la propria specifcit?
Non dovremmo forse evitare di ricodifcarle attraverso il linguaggio poli-
tico tradizionale, al fne di non indebolire la loro forza di perturbazione?
Ci che vorremmo provare a suggerire che (alcune) pratiche e lotte dei
34
M. Foucault, Naissance de la biopolitique, cit., pp. 236-237; trad. it. cit., p. 191
(corsivo mio).
35
Ivi, p. 258; trad. it. cit., p. 207.
162 Nicholas De Genova
migranti hanno la peculiarit di indirizzarsi a questioni molto specifche e,
al tempo stesso, mettono radicalmente in discussione il paradigma gover-
namentale in quanto tale. Ovvero, partendo da rivendicazioni e strategie
ben determinate, esse destabilizzano i meccanismi di partizione e di crea-
zione di profli di mobilit.
N. De Genova: indispensabile localizzare i problemi, spiega Foucault,
per ragioni teoriche e politiche. Ma ci non signifca che tali problemi non
siano problemi generali. [] sicuramente vero che pongo i problemi
in termini locali, ma credo che questo consenta di far apparire problemi
che sono almeno tanto generali quanto quelli che abbiamo statutariamente
labitudine di considerare come tali
36
. Riferendosi alle proprie esperien-
ze di attivismo, inoltre, Foucault traduce questo protocollo intellettuale o
metodologico in un protocollo ugualmente valido per limpegno pratico.
Egli afferma di aver cercato di agire contro la discorsivit incoercibile che
era propria della vita delle universit (in particolare nel periodo successivo
agli eventi del Maggio 1968 in Francia), ponendo i problemi in termini
concreti, precisi, defniti allinterno di una situazione data
37
. Incastonati
in queste rifessioni di Foucault a proposito della sua stessa pratica intellet-
tuale e politica, vi sono suggerimenti che ci possono aiutare a discernere
lutilit del suo approccio per articolare le lotte dei migranti ad altre lotte
sociali, senza trascurare la loro specifcit.
Ho sostenuto altrove che il potenziale radicale o la forza distruttiva di
alcune lotte dei migranti derivino precisamente dalle loro affermazioni di
incorreggibilit, nonch dal rifuto di codifcare se stessi attraverso le con-
venzioni del linguaggio politico dello Stato in particolare, dei discorsi
dei diritti e della cittadinanza
38
. In effetti, migrazioni e confni sono
aree di indagine che, lungi dallessere semplicemente preoccupazioni mar-
ginali, mi sembrano decisive per elaborare unincisiva indagine critica di
argomenti come la formazione dello Stato, la sovranit, la cittadinanza, il
nazionalismo, il razzismo, ecc. Inoltre, gli obiettivi specifci delle diverse
36
M. Foucault, Entretien avec Michel Foucault, cit., pp. 903-904.
37
Ivi, p. 899.
38
N. De Genova, Conficts of Mobility and the Mobility of Confict. Rightlessness, Presence,
Subjectivity, Freedom, in Subjectivity, vol. 29 (2009), pp. 445-466; The Deportation Regime,
cit.; The Queer Politics of Migration. Refections on Illegality and Incorrigibility, in Studies in
Social Justice, vol. 4 (2010), n. 2, pp. 101-126.
Foucault, migrazioni e confni 163
lotte dei migranti contestano il paradigma pi vasto di un governo della
mobilit umana in generale, perfno su scala transnazionale, ma posseg-
gono ramifcazioni ancora pi ampie giacch, in ultima istanza, pongo-
no il problema globale della relazione tra la specie umana e lo spazio del
nostro pianeta
39
.
mf: Molti studi sulle migrazioni, e in particolare sui rifugiati, si riferisco-
no al paradigma del campo per come analizzato e descritto da Giorgio
Agamben, sottolineando la centralit del potere di sovranit nel gover-
no delle migrazioni. Le analisi di Agamben, negli ultimi quindici anni,
sono state anche utilizzate da molti attivisti per denunciare lesistenza
e il funzionamento dei centri di detenzione. Un approccio foucaultiano
comporta, a nostro avviso, uno sguardo per certi aspetti differente, che
non si focalizzi esclusivamente sulle istituzioni o sulle istanze decisionali,
e che non consideri i migranti come soggetti ridotti a nuda vita. Tutta-
via, i Governmentality Studies tendono a dare particolare attenzione agli
attori non statali, offuscando in un certo senso il ruolo ancora rilevante
degli Stati nel governo delle frontiere, e anche nel mettere in scena ci
che Nicholas De Genova defnisce lo spettacolo del confne. In che
misura, nel suo lavoro, questi due aspetti sovranit e governamentalit
vengono articolati? E, per quanto riguarda lattivismo nellambito delle
migrazioni, ritiene che oggi uno sguardo foucaltiano possa suggerire o
fornire strumenti di azione appropriati?
N. De Genova: Per cominciare, importante riconoscere che lanalisi di
Agamben in effetti di tipo foucaultiano. Come naturalmente sapete,
tutto il pensiero di Agamben si fonda su alcune intuizioni chiave di Fou-
cault a proposito della biopolitica. Contrapporli in modo cos rigido e
stridente mi pare dunque frutto di una specie di settarismo accademico,
che ricorda un po ci che Foucault descrive amaramente come la pol-
verizzazione del marxismo in piccoli corpi di dottrina che lanciavano
anatemi luno contro laltro
40
. Il che non signifca, beninteso, voler igno-
rare o banalizzare le differenze e le discrepanze signifcative che esistono
tra di loro.
39
N. De Genova, Bare Life, Labor-Power, Mobility, and Global Space. Toward a Marxian
Anthropology?, in CR: The New Centennial Review, vol. 12 (2012), n. 3.
40
M. Foucault, Entretien avec Michel Foucault, cit., p. 900.
164 Nicholas De Genova
Uno dei contributi pi importanti del lavoro di Agamben consiste
nellaver recuperato il senso critico della duratura rilevanza della sovra-
nit, e nellinvitare cos i foucaultiani pi ortodossi ad affrontare preci-
samente uno degli aspetti pi scomodi dellopera di Foucault la diffusa
relegazione delle considerazioni sul potere sovrano a unepoca pre-mo-
derna, o ancora il riconoscimento di una riconfgurazione moderna, de-
mocratizzata (post-monarchica) della sovranit
41
, che rimane per asso-
lutamente incompatibile
42
e sempre pi in confitto con le normaliz-
zazioni disciplinari
43
. A sua discolpa, bene precisare che Foucault ha
sempre sostenuto che, mentre si lotta contro il potere disciplinare, non
bisogna cercare rifugio nel famoso diritto formale, detto borghese, e che
in realt il diritto della sovranit; in effetti, egli parla provocatoriamen-
te della ricerca di un potere non disciplinare
44
. Ci nonostante, nella
maggior parte dei lavori di Foucault, il potere sovrano tende ad essere
associato ai residui arcaici, o perfno atavici, di un potere pre-moderno, la
cui persistenza storica funzionale soltanto a dissimulare un nuovo tipo
di potere: le tecniche di dominazione [implicate] nella disciplina
45
. Per
essere corretti, Foucault considera sovranit e disciplina come due parti
assolutamente costitutive dei meccanismi generali di potere nella nostra
societ
46
, ma la forza polemica di quasi tutte le sue analisi tende a indi-
rizzare lindagine critica lontano dalla sovranit; uno dei meriti del lavoro
di Agamben dunque quello di forzarci a considerare in modo nuovo
la rilevanza del potere sovrano nelle sue forme spiccatamente moderne,
forme che egli, giustamente o meno, mette sempre in relazione con le
principali intuizioni foucaultiane concernenti il bio-potere.
In effetti, nel mio lavoro, ho cercato di prendere in considerazione
simili tensioni tra le analisi di Foucault e quelle di Agamben, leggendo
Agamben attraverso Marx e contro Foucault
47
. In questo contesto, tut-
tavia, preferirei leggere Foucault insieme a Marx. Come Foucault stesso
dichiara, impossibile, attualmente, fare storia senza utilizzare una serie
41
M. Foucault, Il faut dfendre la socit , cit., p. 33; trad. it. cit., p. 39.
42
Ivi, p. 32; trad. it. cit., p. 38.
43
Ivi, p. 35; trad. it. cit., p. 41 (traduzione modifcata).
44
Ibidem.
45
Ivi, p. 33; trad. it. cit., p. 39.
46
Ivi, p. 35; trad. it. cit., p. 41.
47
N. De Genova, The Deportation Regime, cit. e Bare Life, Labor-Power, Mobility, and
Global Space, cit.
Foucault, migrazioni e confni 165
di concetti legati direttamente o indirettamente al pensiero di Marx, e sen-
za collocarsi allinterno di un orizzonte che stato descritto e defnito da
Marx
48
. Ho gi ricordato in una risposta precedente che, nella conferenza
di Bahia, Foucault, in modo davvero signifcativo, esplicita la propria in-
tenzione di provare a vedere come sia possibile delineare una storia dei
poteri in Occidente attraverso una rivisitazione dellanalisi condotta da
Marx nel Capitale (Foucault parla del secondo libro, ma credo pensi in
realt al primo)
49
. Foucault attribuisce inoltre a Marx il merito di aver ela-
borato gli elementi fondamentali per unanalisi interessata non pi alla
rappresentazione del potere, ma al funzionamento reale del potere, al
potere nei suoi meccanismi positivi
50
. Ora, leggendo Foucault con Marx
e contro Agamben, potremmo dire che questultimo tende ad appiattire o
a marginalizzare proprio quelleterogeneit e pluralit di poteri localizzati,
ognuno con la propria specifcit storica e geografca, che Foucault sugge-
risce siano state colte per la prima volta da Marx.
Tuttavia, in difesa di Agamben, occorre ricordare che nelle sue opere
si pu trovare precisamente ci che Foucault ammirava tanto nel lavoro di
pensatori come Nietzsche, Bataille e Blanchot: il tentativo, cio, di perve-
nire a un certo punto della vita che sia il pi vicino possibile allinvivibile,
che raggiunga il massimo di intensit e, allo stesso tempo, di impossibili-
t, strappando il soggetto a lui stesso, [in modo tale che] non sia pi lui
stesso o che sia portato al suo annientamento o alla sua dissoluzione
51
.
questa la vera fonte della radicalit foucaultiana e, a mio avviso, a que-
sto livello che andrebbe collocato linteresse del concetto agambeniano
di nuda vita. Riprendendo le osservazioni di Foucault a proposito dei
propri libri, noiosi o eruditi che siano, potremmo dire che anche la for-
mulazione agambeniana del problema della nuda vita e del potere sovrano
ci strappa da noi stessi e ci impedisce di continuare ad essere ci che
eravamo prima
52
. La condizione stessa della nuda vita infatti, secondo
Agamben, una condizione alla quale virtualmente tutta lesistenza uma-
na stata ormai ridotta
53
. Inoltre, a proposito di questo impulso di de-
48
M. Foucault, Entretien sur la prison : le livre et sa mthode, in Dits et crits I, cit., p. 1621.
49
M. Foucault, Les mailles du pouvoir, cit., p. 1008; trad. it. cit., p. 161.
50
Ivi, p. 1005; trad. it. cit., p. 158.
51
M. Foucault, Entretien avec Michel Foucault, cit., p. 862.
52
Ibidem.
53
G. Agamben, Means without End. Notes on Politics (1996), University of Minnesota
Press, Minneapolis 2000, p. 5.
166 Nicholas De Genova
soggettivazione, Agamben mette anche in discussione ogni tentativo di
fondare le comunit politiche su qualcosa come unappartenenza, che si
tratti di identit popolare, nazionale, religiosa o altro
54
.
Queste tesi chiave di Agamben dovrebbero essere suffcienti per mo-
strare che, in effetti, interpretare la sua concezione di nuda vita sempli-
cemente come una fgura di esclusione in extremis un banale fraintendi-
mento del suo lavoro un approccio fuorviante che stato erroneamente
applicato in molti studi sulle migrazioni, sul rafforzamento dei confni e
sulla detenzione dei migranti. Al contrario, mi pare sia utile interpretare la
nozione di nuda vita alla luce dei concetti marxiani di forza lavoro
55
e di
Gattungswesen
56
. Potremo cos cogliere una certa affnit, operante a livelli
diversi dellanalisi, tra la formulazione agambeniana del concetto di nuda
vita e la descrizione foucaultiana della disciplina precisamente come un
meccanismo di potere che permette di estrarre dai corpi tempo e lavoro
57
,
e che implica dunque unanatomo-politica del corpo umano che stat[a]
centrat[a] sul corpo in quanto macchina: il suo dressage, il potenziamento
delle sue attitudini, lestorsione delle sue forze []
58
.
Si osserva per una certa tendenza, negli approcci governamentali al
problema dei confni e delle migrazioni, a trascurare la duratura e prolun-
gata rilevanza degli Stati nazionali e, di conseguenza, il loro esercizio di
un potere sovrano, nel quale occorre includere, beninteso, le caratteristi-
che agambeniane della decisione sovrana a proposito dello stato di ecce-
zione e del paradigma del campo. Si tratta di crude realt che un approccio
foucaultiano ai confni e alle migrazioni tende a ignorare, rischiando cos
di relegare se stesso allirrilevanza politica e a una pedante ricercatezza
teorica, o ancora alloscurantismo. Come ho suggerito allinizio, quindi,
sarebbe bene cominciare a riconsiderare le intuizioni di Agamben come
intuizioni foucaultiane e, anzich implementare una dicotomia falsa, o co-
munque esagerata, tra le due prospettive, cominciare invece a elaborare
una loro sintesi costruttiva.
54
G. Agamben, Homo Sacer. Sovereign Power and Bare Life (1995), Stanford University
Press, Stanford (CA) 1998, p. 181.
55
N. De Genova, The Deportation Regime, cit.
56
N. De Genova, Bare Life, Labor-Power, Mobility, and Global Space, cit.
57
M. Foucault, Il faut dfendre la socit , cit., p. 32; trad. it. cit., p. 38.
58
M. Foucault, Histoire de la sexualit I. La volont de savoir, Gallimard, Paris 1976,
p. 183; trad. it. di P. Pasquino e G. Procacci, La volont di sapere. Storia della sessualit 1,
Feltrinelli, Milano 1978, p. 123.
Foucault, migrazioni e confni 167
Infne, una piccola precisazione: la mia formulazione dello spetta-
colo del confne (border spectacle)
59
secondo la quale la peculiare perfor-
mativit teatrale del controllo dei confni e dellapplicazione delle leggi
sullimmigrazione fornisce perennemente una scena feticizzata di esclu-
sione, che non cessa di mascherare (ma anche di rivelare selettivamente)
ci che chiamo losceno dellinclusione dei migranti come forza lavoro
(subordinata, illegalizzata), e che contemporaneamente reifca in modo
sistematico lillegalit del migrante come un problema di trasgressio-
ne dei confni, dissimulando cos la produzione legale dellillegalit del
migrante deriva soprattutto da una rilettura del concetto di societ
dello spettacolo di Guy Debord
60
, e non dalla discussione dello splen-
dore dei supplizi condotta da Foucault in Sorvegliare e punire
61
. Eppure,
innegabile che lanalisi foucaultiana degli illegalismi e della delinquenza
62

abbia fornito alle mie rifessioni sullillegalit del migrante una cornice
concettuale spesso implicita, e credo che proprio la dimensione discipli-
nare del controllo dei confni e delle leggi sullimmigrazione, innanzitutto
rispetto alla forza lavoro dei migranti, costituisca uno dei contributi fou-
caultiani potenzialmente pi importanti al fne di problematizzare lenfasi
eccessiva sui confni rigidamente interpretati come il luogo di atti sovrani
di decisione e di eccezione. A questo proposito, William Walters sotto-
linea giustamente come, al cuore di Sorvegliare e punire, vi sia una corposa
indagine delle pratiche di partizione, segmentazione, divisione, chiusura;
pratiche che puntelleranno lorganizzazione e il controllo di un numero
sempre maggiore di aspetti della vita delle popolazioni, dal diciannovesi-
mo secolo in poi e dunque una teorizzazione notevolmente originale
di ci che potremmo chiamare la microfsica del bordering
63
.
59
N. De Genova, Migrant Illegality and Deportability in Everyday Life, cit.; Working the
Boundaries. Race, Space, and Illegality in Mexican Chicago, Duke University Press, Durham
(NC) 2005, pp. 242-249; Border, Scene and Obscene, in Th. Wilson e H. Donnan (a cura di),
A Companion to Border Studies, Wiley-Blackwell, Oxford (UK)Malden (MA) 2012, pp.
492-504; Spectacles of Migrant Illegality, cit.
60
N. De Genova, Alien Powers. Deportable Labour and the Spectacle of Security, in V.
Squire (a cura di), The Contested Politics of Mobility. Borderzones and Irregularity, Routledge,
LondonNew York 2011, pp. 91-115; Border, Scene and Obscene, cit.; Spectacles of Migrant
Illegality, cit.
61
M. Foucault, Surveiller et punir. Naissance de la prison, Gallimard, Paris 1975, pp. 41-83;
trad. it. di A. Tarchetti, Sorvegliare e punire. Nascita della prigione, Einaudi, Torino 1976, pp. 35-75.
62
Ivi, pp. 299-342; trad. it. cit., pp. 282-323.
63
W. Walters, Foucault and Frontiers, cit., p. 158.
168 Nicholas De Genova
mf: La questione dei regimi di verit particolarmente rilevante per Fou-
cault. E la sua genealogia del soggetto moderno mette in luce le differenti
funzioni che la verit ha storicamente ricoperto nella produzione del sog-
getto. Ad esempio, per quanto riguarda la modernit, Foucault sostiene
che al soggetto venga richiesto di dire la verit su di s. Da un focus sulle
migrazioni attraverso uno sguardo postcoloniale emerge che differenti re-
gimi di verit coesistono anche allinterno di un certo spazio, e che non
lo stesso meccanismo di terapie di verit ad essere in gioco nel caso
dei cittadini e dei migranti illegali. Ad esempio, gli effetti di individualiz-
zazione prodotti dal regime di verit di cui parla Foucault non sembrano
funzionare allo stesso modo nel contesto del governo delle migrazioni: al
contrario, nessuna verit richiesta ai migranti fasulli (bogus migrants),
e la loro soggettivit e biografa sono infne dipanate. Cos, tenendo conto
della coesistenza di differenti regimi di verit nel nostro presente, crede
che anche le resistenze a uno specifco regime di verit possano venire dal
di fuori, ovvero da soggetti che non sono governati attraverso lo stesso
regime di verit?
N. De Genova: Non sono sicuro di aver colto appieno il senso della do-
manda, n sono convinto che sia utile immaginare la condizione post-
coloniale come una condizione che implica una coesistenza di regimi di
verit eterogenei e, dunque, incompatibili o non sovrapponibili. Il con-
cetto foucaultiano di regime di verit sta qui a indicare un surrogato
o un eufemismo pi sofsticato (o, almeno, pi elegante) del concetto di
cultura? Se cos, allora credo sia questo un modo sbagliato di pensa-
re al post-colonialismo. Infatti, non possiamo concepire adeguatamente il
postcoloniale senza aver prima misurato la sostanziale gravit e limpatto
del coloniale, che si sempre confgurato come un regime di interrelazioni
profondamente coerenti e di inattese interconnessioni relazioni e inter-
connessioni senza dubbio estremamente ingiuste, gerarchiche, sfruttatrici,
che hanno sostenuto e rinforzato differenze e distinzioni, che le hanno
invero manipolate e pervertite, trasformandole in mostruosit esagerate ,
ma un regime che, ci nonostante, le includeva e le incorporava in una for-
ma sistematica di relazionalit. Questo quanto abbiamo ereditato dallor-
dine socio-politico globale del colonialismo europeo ed euro-americano
e dalla supremazia dei bianchi: un mondo di differenze e uneconomia di
Foucault, migrazioni e confni 169
distinzioni razzializzate che tuttavia rimane pur sempre un mondo
64
. Di
conseguenza, il mio timore che cadere nella trappola di pensare al post-
colonialismo in termini di incommensurabilit culturale, pluralismo identi-
tario, ecc., possa riattivare alcuni dei luoghi comuni ideologici pi familiari
del nostro mondo postcoloniale. Questo esattamente ci che implica
un regime di verit, per come io lo concepisco ovvero come un tipo
di economia dei signifcati, cos come di tecniche e procedure, associato
a una prova di verit e operante nellambito di una serie di strategie,
tattiche e relazioni di forza dispiegate al fne di governare le domande e
regolare le affermazioni suscettibili di essere considerate come verit,
cos che il sapere risulta sempre costituito tramite gli effetti di potere che
circolano allinterno di un simile regime
65
. Ma anche se tutto ci implica
necessariamente lorganizzazione e la classifcazione di un vasto insieme
di differenze e specifcit, si pu comunque parlare di un regime o
di uneconomia solo nella misura in cui tale pluralit ed eterogeneit
siano incluse in una singolarit pi ampia.
Laltro aspetto equivoco della domanda risiede nella trasposizione di
una simile questione della differenza nella distinzione giuridica e socio-po-
litica tra cittadino e migrante illegale. Anche in questo caso, infatti, stia-
mo parlando, a proposito di ogni Stato-nazione, di una singola economia
legale nella quale le ingiuste ineguaglianze di cittadinanza producono pro-
prio tali distinzioni e disgiunzioni allinterno di un sistema pi ampio un
regime di verit singolare che include sia il regime di legalit, sia quello
di illegalit, estendendosi dalla cittadinanza a tutte le possibili categorie
di migranti. I migranti, legali e illegali, sono governati precisamente
attraverso lo stesso regime che conferisce alla cittadinanza la sua qualit
socio-politica sostanziale e signifcante
66
. La verit delluno e quella dellal-
tro sono quindi costituite insieme e si rinforzano mutualmente. Postulare
il tipo di discontinuit che mi sembra possibile rilevare nella domanda vor-
rebbe dire feticizzare nuovamente le apparenze di superfcie poich, come
ho scritto, lillegalit [] da un punto di vista teorico e pratico, una
64
N. De Genova, Migration and Race in Europe, cit.
65
Cfr. per esempio M. Foucault, Intervista a Michel Foucault, in Dits et crits II, cit.,
pp. 143-144.
66
Cfr. per esempio N. De Genova, The Production of Culprits. From Deportability to
Detainability in the Aftermath of Homeland Security, in Citizenship Studies, vol. 11 (2007),
n. 5, pp. 421-448; Conficts of Mobility and the Mobility of Confict, cit.; The Deportation Regime, cit.
170 Nicholas De Genova
relazione sociale fondamentalmente inseparabile dalla cittadinanza
67
. Un
regime di verit pu essere signifcante, per il cittadino, solo nella misura in
cui includa anche il o meglio, sia fondato sul non-cittadino. Lo stesso
vale per lidentit nazionale e per lo straniero, per il nativo e per il
forestiero, e cos via.
Davvero non viene prodotta alcuna verit a proposito del richiedente
asilo presumibilmente fasullo o del migrante illegale? Al contrario,
mi pare che le verit prodotte a proposito dei migranti illegali o irre-
golari si collochino al centro delle pi ampie procedure che sostengono
il regime generale di cittadinanza e i suoi confni. Dato che il migrante
interpellabile al contempo da parte di numerosi poteri localizzati, egli
continuamente soggetto a (e assoggettato da) una molteplicit di modalit
e tecnologie fnalizzate alla deduzione, allestrazione e alla produzione di
uno spettro differenziato di verit biografche o soggettive. In questo
senso, s, ci sono numerosi regimi di verit che operano sui migranti di
tutte le categorie, regimi che corrispondono alla pluralit di poteri localiz-
zati che intrappolano e irretiscono i migranti (non da ultimo, il loro stesso
potere produttivo e la loro stessa capacit creativa come forza lavoro
68
).
Eppure, in questo senso assolutamente cruciale, le resistenze dei migranti
non giungono mai dal di fuori, ma sono sempre immanenti a tali relazio-
ni di potere postcoloniali, razzializzate, transnazionali e cross-border.
mf: Lultimo Foucault, sia nelle interviste, sia nei corsi al Collge de Fran-
ce, focalizza la nostra attenzione sulle tecnologie del s e sulla questione
della soggettivazione, questione che, oggi, sempre pi al centro di molte
analisi relative ai movimenti politici e alle nuove forme di lotta. Per quanto
riguarda le strategie di resistenza, questo approccio solleva varie questioni
problematiche. Prima tra tutte, i migranti ricorrono a strategie di desog-
gettivazione, rifuti o fughe, al fne di aggirare o di allentare la presa del
potere, visto che il regime di (in)visibilit nel quale si trovano a lottare ren-
de diffcile mettere in atto pratiche di lotta che durino nel tempo. Tuttavia,
in unottica foucaultiana, si pu affermare che anche pratiche di resistenza
come rifuti e fughe comportino processi di soggettivazione, ovvero tra-
sformazioni. A suo parere, quali sono i punti di forza e i limiti di unanalisi
67
N. De Genova, Migrant Illegality and Deportability in Everyday Life, cit., p. 422. Cfr.
anche N. De Genova, The Deportation Regime, cit.
68
Cfr. N. De Genova, The Deportation Regime, cit.
Foucault, migrazioni e confni 171
centrata sulle pratiche di soggettivazione dei migranti? E un accento trop-
po marcato sullautonomia delle pratiche di migrazione rischia di corrobo-
rare limmagine del migrante come nuovo soggetto rivoluzionario?
N. De Genova: Questa domanda mi pare semplicemente una riformulazio-
ne della precedente. In effetti, il migrante irregolare, illegale, clan-
destino, apparentemente escluso, non mai davvero al di fuori di al-
cunch. E ogni aspetto della supposta invisibilit del migrante sia essa
imposta dal regime migratorio o adottata strategicamente nel tentativo del
migrante di sfuggire alla presa del potere sempre in realt una sorta
di segreto pubblico, un nascondiglio alla luce del sole
69
. Di conseguenza,
possiamo concepire questo fenomeno solo come un processo di sogget-
tivazione eterogeneo che scandisce tutte le drammatiche asperit e tutte
le semplici banalit della vita quotidiana del migrante. Basti considerare
le strade tortuose e complesse che i migranti senza documenti devono
percorrere per entrare in possesso di una variet di documentazioni loca-
lizzate e particolari, al fne di rendere pi agevole la loro situazione di il-
legalit, acquisendo non solo diversi requisiti informali della cittadinanza,
ma anche, talvolta, alcuni dei suoi requisiti formali, e mitigando il loro
status illegale come una sorta di disabilit o un handicap allinterno di
un periodo di prova della cittadinanza
70
. qui molto utile fare riferimen-
to alla perspicace discussione di Susan Coutin sullillegalit, presentata
nei termini di un abitare complesso ed eterogeneo degli spazi di non-
esistenza giuridica e, allo stesso tempo, delle pratiche vissute che costi-
tuiscono la presenza fsica e la sostanziale esistenza sociale dei migranti
71
.
Cos, da un lato, lo spazio sociale di illegalit si confgura come una
cancellazione dellindividualit giuridica uno spazio di invisibilit forza-
ta, di esclusione, di assoggettamento e di repressione che si materializza
intorno [ai migranti senza documenti] ovunque si rechino
72
, nella forma
di effetti reali che vanno dalla fame alla disoccupazione (o, pi tipicamen-
te, dallo sfruttamento alliperimpiego), dalla violenza alla morte. Dallaltro
69
N. De Genova, Border, Scene and Obscene, cit. e Spectacles of Migrant Illegality, cit.
70
S. Chauvin e B. Garcs-Mascareas, Beyond Informal Citizenship. Exploring the New
Moral Economy of Migrant Illegality, in International Political Sociology, vol. 6 (2012), n. 3.
71
S.B. Coutin, Legalizing Moves. Salvadoran Immigrants Struggle for U.S. Residency,
University of Michigan Press, Ann Arbor (MI) 2000, pp. 27-47.
72
Ivi, p. 30.
172 Nicholas De Genova
lato, per, i migranti ricoprono una posizione sociale perfettamente reale
e pi o meno radicata, e sono inclusi in diverse relazioni sociali ci che
chiamo losceno dellinclusione, che fa sempre da contraltare alla scena
spettacolare dellesclusione
73
.
I migranti rappresentano una soggettivit radicale, oppositiva, perf-
no rivoluzionaria (il lavoro contro il capitale e lo Stato), oppure una delle
istanze principali della fessibilit e della malleabilit del capitale umano
neoliberale (il lavoro per il capitale)? Entrambe le possibilit sono plausibi-
li e, per di pi, entrambe potrebbero essere vere, anche simultaneamente
74
.
Questa dicotomia deriva da una maniera semplicistica di porre problemi
puramente astratti e teorici in termini binari. Come Foucault stesso ha
costantemente sostenuto, tuttavia, il compito dellanalisi sociale e politica
richiede di essere formulato in modo preciso, specifco e fondato
75
. Non
credo che lintellettuale, partendo soltanto dalle proprie ricerche bibliogra-
fche, accademiche ed erudite, possa porre le vere questioni concernenti
la societ nella quale vive, precisa Foucault. Al contrario, una delle pri-
me forme di collaborazione con i non-intellettuali consiste precisamente
nellascoltare i loro problemi, e nel lavorare insieme a loro per formularli:
cosa dicono i folli? com la vita in un ospedale psichiatrico?
76
. In effetti,
cosa dicono i migranti? Quali sono le circostanze e le situazioni concrete
con le quali si trovano a combattere ogni giorno? La formulazione teorica
dei problemi deve qui discendere da un coinvolgimento materiale e pratico
nelletnografa e nella storia delle lotte dei migranti.
mf: Il governo delle migrazioni si fonda su una knowledge-based governance,
in cui la produzione di categorie giuridiche e la relativa partizione delle
pratiche di migrazione in differenti profli di mobilit come quella tra
i richiedenti asilo e i migranti economici giocano un ruolo altamente
normativo. In tale contesto, la questione se e come utilizzare il linguaggio
esistente per descrivere le migrazioni e le loro categorie epistemologiche
diventa chiaramente fondamentale. A differenza di Deleuze, in Foucault
la posta in gioco non si risolve nellinventare nuovi concetti, dal momento
73
N. De Genova, Border, Scene and Obscene, cit. e Spectacles of Migrant Illegality, cit.
74
N. De Genova, Conficts of Mobility and the Mobility of Confict, cit. e The Queer Politics
of Migration, cit.
75
M. Foucault, Intervista a Michel Foucault, cit., pp. 154-158.
76
M. Foucault, Entretien avec Michel Foucault, cit., p. 903.
Foucault, migrazioni e confni 173
che ogni nozione inserita in una rete di concetti pi ampia, o meglio in
un regime di veridizione. Lei pensa che uno sguardo critico sulla gover-
namentalit dovrebbe cercare di produrre una contro-narrazione, o che
occorra invece forzare e lavorare strategicamente dentro e contro queste
partizioni normative?
N. De Genova: Come ho suggerito nella risposta precedente, sono piut-
tosto sensibile alla pratica foucaultiana di elaborare strategicamente, de-
durre e ricavare i termini della mia critica dal regime esistente di par-
tizioni normative e di categorie epistemologiche. per questo che ho
insistito sullimportanza epistemologica, teorica, etica e politica di una
de-naturalizzazione e de-feticizzazione dei discorsi e delle terminologie
egemoniche a proposito di immigrazione e di illegalit del migrante,
indagando le specifcit storiche della loro produzione e le forme della
loro inclusione nelle lotte in corso
77
. Analogamente, mi sono interessato
alle modalit secondo cui le lotte stesse dei migranti intervengono nel
regime discorsivo dominante e giocano un ruolo attivo e capitale sia nella
riattivazione dei discorsi egemonici, sia nella riformulazione dei termini e
delle condizioni della lotta politica
78
.
mf: Anche se Foucault non ha mai affrontato (o lo ha fatto solo di sfug-
gita) la questione degli spazi coloniali, la sua insistenza sulla pluralit di
storie e spazi, e la sua critica a un modello storico teleologico, ci forni-
scono una lente analitica per intraprendere una storia del nostro presente
capace di dare conto delleterogeneit e della dimensione differenziale
dello spazio europeo postcoloniale. Al tempo stesso, le analisi di Foucault
sul razzismo pongono la questione della razza in termini di tecnologia
politica. A suo avviso, lapproccio di Foucault allo spazio, articolato con
le sue rifessioni sulla razza e sul razzismo, costituisce una griglia utile
per ripensare le relazioni tra governo delle migrazioni e processi di raz-
zializzazione in Europa, decostruendo lo stesso spazio europeo come il
silenzioso referente di ogni storia?
77
N. De Genova, Migrant Illegality and Deportability in Everyday Life, cit. e Working
the Boundaries, cit.
78
N. De Genova, Conficts of Mobility and the Mobility of Confict, cit. e The Queer Politics
of Migration, cit.
174 Nicholas De Genova
N. De Genova: Adottando lipotesi di un capovolgimento della famosa
massima di Clausewitz, Foucault richiama la nostra attenzione sul para-
dosso per cui, quandanche si scrivesse la storia della pace e delle sue
istituzioni, non si scriverebbe mai nientaltro che la storia della guerra
79
.
La politica del razzismo postcoloniale e, beninteso, la sua istituzionaliz-
zazione come organizzatore della pace certamente comprensibile
nei termini di una continuazione della guerra coloniale. Sotto questa luce,
le rifessioni foucaultiane presenti in Bisogna difendere la societ a proposito
dei temi storici dellinvasione e della conquista, e quindi della guerra
delle razze, acquisiscono una rilevanza maggiore. Il limite del discorso
di Foucault, tuttavia, consiste in una riduzione della problematizzazione
critica della tesi della dualit nazionale, sostenuta dalle narrazioni sto-
riche aristocratiche, alla presunta scala della nazione esattamente la
scala in cui tale narrazione capovolta dagli storici borghesi e, dunque, la
scala in cui il discorso storico ricomposto negli anni della Rivoluzione
Francese e in quelli successivi
80
. Per esaminare il razzismo postcoloniale
in modo adeguato, siamo tuttavia chiamati a prendere in considerazione
una dualit differente una dualit globale, quella tra il colonizzatore e
il colonizzato postulata su una scala spaziale che transnazionale e so-
pranazionale, e che rende impossibile sostenere la presuntuosa idea del
carattere nazionale, monolitico e unitario, dellEuropa, cos come lana-
loga illusione di unEuropa singolare e integrale. Rifettendo sul rove-
sciamento borghese del discorso storico, che diviene una narrazione del
compimento totalizzatore
81
della nazione culminante nella sua realizza-
zione attraverso luniversalit dello Stato
82
, Foucault conclude la lezione
del 10 marzo 1976 con alcuni suggerimenti provocatori su come, dallini-
zio del diciannovesimo secolo, la storia e la flosofa arriveranno a porre
la stessa comune domanda; e cos, la dialettica nata
83
. Foucault sta qui
chiaramente pensando a Hegel, ma sembra condividere la familiare mio-
pia sul fondamento costitutivo del colonialismo che Susan Buck-Morss
espone nel suo avvincente Hegel, Haiti, and Universal History
84
: nemmeno
79
M. Foucault, Il faut dfendre la socit , cit., p. 16; trad. it. cit., p. 23.
80
Ivi, pp. 193-203; trad. it. cit., pp. 186-195.
81
Ivi, p. 204; trad. it. cit., p. 197 (traduzione modifcata).
82
Ivi, p. 211; trad. it. cit., p. 204.
83
Ivi, p. 212; trad. it. cit., p. 205.
84
S. Buck-Morss, Hegel, Haiti, and Universal History, University of Pittsburgh Press,
Pittsburgh (PA) 2009.
Foucault, migrazioni e confni 175
lui si distacca dalla scala nazionale (e autoreferenziale) di questo discor-
so nazionalistico, quando luniversalit stata postulata flosofcamente in
termini di storia globale.
Certo, Foucault riconosce che il razzismo si sviluppato in primo
luogo con la colonizzazione o, pi precisamente, con il genocidio co-
lonizzatore, e collega questultimo a una forma biopolitica di guerra che
mira a distruggere non semplicemente lavversario politico, ma la razza
avversa, in quanto pericolo biologico virtuale
85
. Foucault pu cos au-
dacemente affermare che, a partire dal momento in cui lo Stato funziona
sulla base del bio-potere, la funzione omicida dello Stato stesso non pu
essere assicurata che dal razzismo
86
, e dunque che il razzismo si inse-
rito come meccanismo fondamentale del potere, esattamente cos come
viene esercitato negli Stati moderni
87
. In questo contesto, Foucault ha in
mente quello che considera un razzismo della guerra che risult[a] del tut-
to nuovo, un razzismo che assicura la funzione della morte nellecono-
mia del bio-potere e che, da tale punto di vista, legato [] alla tecnica
del potere, al funzionamento di uno Stato che obbligato a servirsi della
razza, delleliminazione delle razze e della purifcazione della razza, per
esercitare il suo potere sovrano
88
. Comera prevedibile, il nazismo e il
nazismo soltanto ne costituisce per Foucault lesempio parossistico
89
.
Si tratta certamente di una lettura interessante e convincente della storia
e delleffcacia del razzismo, eppure essa unilaterale, poich limita la sua
portata alla spiegazione degli impulsi genocidiari e degli esercizi di stermi-
nio. Anzi, tale lettura trascura in modo piuttosto evidente la produttivit
del potere razzista. Come ho gi suggerito, il governo delle migrazioni
inseparabile dalla massimizzazione disciplinare delle potenzialit e delle
capacit dei migranti come forza lavoro. Di conseguenza, le sue dimen-
sioni specifcamente razziste devono essere teorizzate non soltanto alla
luce delle inclinazioni sovrane dei regimi di confne (border regimes) a
perpetrare una guerra di bassa intensit e a lasciar morire
90
, ma anche
alla luce delle specifche modalit attraverso le quali i migranti vengono
85
M. Foucault, Il faut dfendre la socit , cit., p. 229; trad. it. cit., p. 222.
86
Ivi, p. 228; trad. it. cit., p. 221.
87
Ivi, p. 227; trad. it. cit., p. 220.
88
Ivi, p. 230; trad. it. cit., p. 223.
89
Ivi, p. 232; trad. it. cit., p. 225 (traduzione modifcata).
90
Ivi, p. 214; trad. it. cit., p. 207.
176 Nicholas De Genova
assoggettati alle durezze delluno o dellaltro regime di confne e di immi-
grazione al fne di catturare, coltivare e intensifcare la loro forza vitale (e
la loro forza lavoro)
91
. Il razzismo una caratteristica indispensabile del
pi vasto processo di inclusione rappresentato dalla subordinazione lavo-
rativa, cos comessa era analogamente inseparabile dai precedenti residui
di schiavit.
Ho gi suggerito che occorre essere cauti e, quando si pensa al post-
coloniale, guardarsi dai pericoli derivanti da un uso inappropriato della
nozione di una pluralit di storie e spazi. Qui, il fatto storico e la metafora
della guerra dovrebbero servire a ribadire una simile riserva. In effetti, cosa
realizzano la guerra e la conquista se non la creazione di uno spazio e di
una storia, quando in precedenza ve ne erano due? Una prospettiva post-
coloniale costituisce precisamente il tipo di quadro analitico che ci invita
a smantellare lincontestata e naturalizzata unit e integrit dello spazio
europeo in quanto ermeticamente singolare e autonomo: nel momento in
cui innumerevoli migrazioni attraversano questo spazio europeo, a cosa
assistiamo se non al ritorno della storia globale (coloniale) dellEuropa
92
?
Traduzione dallinglese di Daniele Lorenzini
Nicholas De Genova
Kings College London
n.degenova@gmail.com
91
N. De Genova, The Deportation Regime, cit. e Bare Life, Labor-Power, Mobility, and
Global Space, cit.
92
N. De Genova, Migration and Race in Europe, cit.
Foucault, migrazioni e confni 177
Foucault, migrazioni e confni
Risposte di Brett Neilson
mf: Michel Foucault non ha mai affrontato il tema delle migrazioni, ec-
cetto in un paio di passaggi, e, come William Walters ha indicato nel suo
saggio Foucault and Frontiers. Notes on the Birth of the Humanitarian Border,
non si soffermato sulla funzione dei confni come principali tecnologie
politiche della governamentalit contemporanea. Infatti, in Sicurezza, terri-
torio, popolazione le sue analisi sulla circolazione delle merci e delle persone
come cardine delleconomia moderna fniscono in secondo piano, nella
misura in cui il focus si sposta nettamente sulla produzione e il governo
del territorio nazionale. Ci nonostante, anzich investigare se Foucault
abbia affrontato o meno questi temi, oggi possiamo forse mettere al lavo-
ro alcuni degli strumenti concettuali che fanno parte della sua griglia ana-
litica e, in modo pi generale, del suo approccio genealogico, per cogliere
le poste in gioco politiche del governo della mobilit e della narrazione
mainstream sulle migrazioni. Pensa che, a questo proposito, la griglia fou-
caultiana della governamentalit possa essere utile, pi di altri strumenti
foucaultiani, o invece rileva che lo spostamento e il focus eclusivo sulla
questione del governo possano essere problematici? In effetti, bisogna te-
nere in considerazione che, se da un lato molti studi critici sulle migrazio-
ni fanno uso delle analisi foucaultiane della governamentalit, mettendo
in luce la molteplicit degli attori e dei poteri in gioco allinterno del re-
gime delle migrazioni, dallaltro questo ha fnito in parte per corroborare
lidea che i movimenti delle persone debbano essere governati, privando
in qualche modo le analisi di Foucault di quella portata critica che invece
le caratterizza.
B. Neilson: Credo che, nellambito dellanalisi delle migrazioni contempo-
ranee, la questione del governo sia al tempo stesso utile e problematica.
Utile, perch c in effetti un dispositivo di attori e poteri coinvolti nel
governo delle migrazioni e un suo studio fondamentale per lanalisi del-
le pressioni e delle condotte che si esercitano sui movimenti migratori.
Problematica, perch il governo delle migrazioni pu diventare una sorta
materiali foucaultiani, a. II, n. 3, gennaio-giugno 2013, pp. 179-200.
di imperativo categorico, indipendentemente dalle motivazioni politiche,
economiche e morali che vi sono connesse, che siano esse legali, umanita-
rie, opportunistiche o populiste. Nessuno strumento concettuale privo
di pericoli e di usi erronei.
Al tempo stesso, la griglia della governamentalit foucaultiana stata
ormai imposta a una tale quantit di situazioni diverse e soggetta a tante
torsioni pratiche e concettuali cos diverse tra loro, che ormai diffcile farle
coesistere. Dobbiamo innanzitutto distinguere i termini di governo, go-
vernance e governamentalit che, nonostante siano spesso usati in modo
intercambiabile, possono avere implicazioni concettuali e politiche piutto-
sto diverse. Dobbiamo poi soprattutto analizzare i diversi approcci, se non
le vere e proprie scuole, che si sono coagulati intorno ai testi di Foucault sul-
la governamentalit: da The Powers of Freedom di Rose, passando per la teoria
dellactor-network, lantropologia dellapparato, fno alle infessioni teologiche
di Agamben e alle critiche della governance globale di Hardt e Negri
1
.
Queste diverse appropriazioni del concetto di Foucault vanno in dire-
zioni politiche differenti e non sono sempre riconciliabili. C una sorta di
battaglia in corso per leredit di Foucault e il concetto di governamentalit
uno dei campi principali in cui essa si svolge. Lavorando nel bel mezzo
di questa mischia, chiaro che non c una governamentalit pura e che
quindi controproducente tentare di ricondurre sempre la discussione, in
modo esegetico, ai testi originali di Foucault, come se la consonanza con i
testi foucaultiani potesse attestare la veridicit del proprio approccio. Non
si tratta di produrre un San Foucault (per richiamare il titolo dellagiografa
gay di Halperin del 1997
2
). Per essere politicamente utile, un concetto
deve rimanere vivo, aperto a torsioni, suscettibile di contestazioni.
Dovrebbe anche essere chiaro che la governamentalit non esiste nel
vuoto. Il potere governamentale opera insieme ad altre forme di potere,
1
Cfr. N. Rose, Powers of Freedom. Reframing Political Thought, Cambridge University
Press, Cambridge 1999; A. Barry, Political Machines. Governing a Technological Society, The
Athelone Press, London 2001; P. Rabinow, Anthropos Today. Refections on Modern Equipment,
Princeton University Press, Princeton 2003; G. Agamben, Il regno e la gloria. Per una genealogia
teologica delleconomia e del governo, Bollati Boringhieri, Torino 2009 (trad. The Kingdom and the
Glory. For a Theological Genealogy of Economy and Government, a cura di L. Chiesa, Stanford
University Press, Stanford 2011); M. Hardt e A. Negri, Commonwealth, Harvard University
Press, Cambridge (Mass.) 2009.
2
D. Halperin, Saint Foucault. Towards a Gay Hagiography, Oxford University Press,
Oxford 1997.
180 Brett Neilson
quali la sovranit, il potere disciplinare, quello pastorale e cos via. Tentare
di ricondurre tutte le espressioni o le relazioni di potere alla griglia della
governamentalit, come se le altre forme di potere fossero state sostituite
o si fossero estinte, pericoloso, in particolare se lo si fa a proposito della-
nalisi delle migrazioni contemporanee.
La tendenza a privilegiare unanalisi del potere governamentale a di-
scapito delle altre forme di potere evidente nei discorsi del migration man-
gement. Prevalente tra le organizzazioni intergovernamentali come lOrga-
nizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) e tra i vari esperti ed
accademici che fanno ricerca per queste organizzazioni, questo approccio
riconosce il carattere transnazionale delle societ contemporanee e vede le
migrazioni come una parte normale delle questioni mondiali. Tenta inoltre
di sviluppare e aumentare il sapere e le pratiche delle politiche che preten-
dono di ottimizzare i movimenti migratori in una cornice di umanitarismo,
cooperazione intergovernamentale, sviluppo economico, sicurezza, rego-
lazione del mercato del lavoro e costruzione di capacit.
La retorica del migration mangement si basa molto sui discorsi della
governance globale che mettono in luce i molteplici attori e poteri coin-
volti nella regolazione dei movimenti della popolazione globale, inclusi
quelli che fanno parte del sistema statale, ma non solo. Essa immagina
un regime emergente di controllo delle migrazioni che operi facilmente e
agevoli il libero movimento dei suoi soggetti. I critici che si sono serviti
della griglia foucaultiana della governamentalit per lanalisi delle prati-
che e dei discorsi del migration management hanno proceduto a smantellare
queste fantasie
3
. Hanno mostrato come il migration management implichi
una razionalit politica che lo lega a complessi di sapere e di potere pi
generali, in un quadro neoliberale. Hanno anche mostrato la contro-
condotta dei soggetti migranti e sottolineato il modo in cui i poteri vio-
lenti e coercitivi che si esercitano sui movimenti migratori spezzano il
sogno di un migration management liberale.
Dipende quindi dal modo in cui il concetto di governamentalit
applicato ed a cosa associato. Di certo, unanalisi in termini di governa-
mentalit costituisce un passo in avanti per lo sviluppo di una postura
critica nei confronti del regime contemporaneo delle migrazioni. Direi
quindi che centrale, ora, per lo sviluppo di questa postura. Ma il punto
3
Si veda, ad esempio, M. Geiger e A. Pcoud (a cura di), The Politics of International
Migration Management, Palgrave Macmillan, Houndmills 2010.
Foucault, migrazioni e confni 181
capire se questa necessit sia anche uninsuffcienza. Se vero che il con-
cetto di governamentalit chiarisce loperare dei sistemi migratori, anche
vero che le lotte intorno alle migrazioni e ai confni evidenziano elementi
che possono facilmente essere oscurati dalle discussioni sulla governance e
la governamentalit.
Per questo unanalisi delle migrazioni tramite la griglia della gover-
namentalit deve essere integrata con unanalisi del modo dazione delle
altre forme di potere: del potere sovrano, ad esempio, e di come si mo-
difcato nelle condizioni globali contemporanee. Il potere governamentale
non pu funzionare in pratica senza le operazioni parallele di altri tipi di
potere (anche se spesso in confitto e in contraddizione con esso).
Da questo punto di vista possibile, se non necessario, parlare di as-
semblaggi di potere. Seguire ed analizzare levoluzione di questi assemblag-
gi richiede qualcosa di simile alla prospettiva genealogica foucaultiana che
avete citato, anche se meno radicata nella storia dellEuropa moderna e pi
adattata ai rapidi mutamenti dellattuale era globale. Richiede, ad esempio,
unattenzione alle circostanze in cui le pratiche di governance e di governamen-
talit non riescono a riprodurre la cornice delle loro operazioni: ad esempio,
quando non riescono a funzionare tramite appelli allumanitarismo.
Questo signifca che, per studiare le migrazioni e fare politica, molto
importante saper individuare i limiti di unanalisi governamentale. Per fare
un esempio: la fantasia della migrazione just-in-time e to-the-point produ-
ce effettivamente una governamentalizzazione dei confni che pu essere
analizzata seguendo i modi in cui la razionalit economica neoliberale d
forma al proprio operato. Ma questa solo una fantasia, anche se produce
effetti molto reali. Per colmare il gap tra fantasia e realt, che signifca an-
che creare le condizioni in cui la fantasia pu riprodursi, necessaria una
diversa forma di potere, che entra spesso in scena in forma di militarizza-
zione dei confni. Le numerose morti che continuano ad avvenire lungo i
confni del mondo testimoniano del ruolo di tale potere.
mf: In un celebre passaggio di Nascita della biopolitica, Foucault descrive il
migrante come capitale umano. Oggi, una tale lettura certamente valida
nella misura in cui prendiamo in esame le cosiddette high skilled migrations.
A un esame pi attento, vediamo che agenzie come lOrganizzazione In-
ternazionale delle Migrazioni (Iom) mirano a produrre e presentare anche
i low skilled migrants come soggetti responsabili il cui capitale sociale ed
economico deve essere incanalato e rafforzato. Tuttavia, assumere questo
182 Brett Neilson
discorso signifca in fondo legittimare e rafforzare la fantasia governamen-
tale delle politiche migratorie: infatti, una discrepanza piuttosto rilevante
sempre in gioco tra, da un lato, il regime discorsivo del governo delle mi-
grazioni e la materialit delle misure amministrative atte a bloccare o fltrare
le migrazioni irregolari e, dallaltro, le pratiche dei migranti stessi, che
costantemente eccedono gli spazi e il vocabolario della governamentalit.
Inoltre, il punto cruciale rendere visibili gli effetti ampiamente differenti
cui il presente governo della mobilit umana d luogo, ovvero le differenti
soggettivit prodotte. Emerge cos che il modello del capitale umano non
pu essere mobilitato per analizzare e designare le eterogenee condizioni
migranti. Dopo tutto, come affermano Sandro Mezzadra e Brett Neilson
nel loro recente libro, Border as Method, or the Multiplication of Labor, il gover-
no della mobilit funziona attraverso processi di inclusione differenziale.
B. Neilson: Ho sempre pensato che lespressione capitale umano debba
suscitare indignazione. C qualcosa di fondamentalmente inaccettabile in
questo concetto, non perch la capitalizzazione dellumano offende un
persistente umanesimo, ma perch laggettivo umano tende a spostare
ed indebolire il concetto di capitale che, va ricordato, nella formulazione
di Marx descrive una relazione sociale. Non credo che mantenere viva la
rabbia nei confronti di questo concetto oscuri o devii da unanalisi politica
lucida. Troppo spesso gli intellettuali critici credono di dover metter da
parte la loro rabbia in nome del rigore o dellerudizione. Credo invece che
unanalisi effcace debba partire da unemozione iniziale, spesso piuttosto
istintiva, che la provochi. Non sono mai per dire alle persone di calmarsi,
per studiare lucidamente la situazione.
vero che il famoso passaggio de La nascita della biopolitica che avete
citato descrive il lavoratore come una macchina di abilit e il migrante
come un investitore. Credo che Foucault usi queste defnizioni pi per
fare una sorta di parodia del lessico neoliberale e delle tecniche gover-
namentali, che per avallarlo. Sono termini che Foucault tenta di cogliere
criticamente dallinterno. Anche Gary Becker, padre del concetto di ca-
pitale umano, ha riconosciuto recentemente come Foucault non fosse
allievo di Gary Becker
4
.
4
G. Becker, F. Ewald e B. Harcourt, Becker on Ewald on Foucault on Becker. American
Neoliberalism and Michel Foucaults 1979 Birth of Biopolitics Lectures, Chicago Institute for
Law and Economics Working Paper, n. 614, 2012, The Law School, University of Chicago.
Foucault, migrazioni e confni 183
Rispetto alla vostra domanda, vero che c una tendenza crescente
ad estendere un approccio governamentale alle migrazioni come modo
di gestire la circolazione del capitale umano, anche oltre la continuit
delle competenze. Penso tuttavia che sia giusto ricordare che ci sono altri
imperativi governamentali che si applicano al progetto delle politiche e
dei programmi migratori, come ad esempio quelli che fanno riferimento a
ragioni umanitarie e che meritano anchessi di essere citati e criticati, anche
se la crisi dellaccoglienza che si aperta dal tempo della fuga dal Vietnam
negli anni settanta ha reso la fgura del migrante economico sempre
meno distinguibile dal rifugiato o dal richiedente asilo.
Nei miei lavori sulle migrazioni sono sempre stato attento ad usare
la parola migrante e non i termini creati dagli Stati e dagli organismi
governamentali internazionali, come migrante economico, rifugiato
o richiedente asilo. Tuttavia, qualche volta necessario usare queste
espressioni, dato che migranti di diversi tipi si trovano inseriti in queste
categorie in modi che condizionano il loro accesso alla mobilit ed al
mercato del lavoro. Non apprezzo molto quei testi teorici che annunciano
la propria politica mettendo i termini tra virgolette. Ma in casi come que-
sti credo a volte che le virgolette siano giustifcate (infatti mi sono appena
sentito in dovere di usarle).
Nel caso di designazioni come quelle di migranti qualifcati e non
qualifcati, i miei sentimenti sono simili. Si tratta di categorizzazioni che
possono signifcare cose molto diverse in contesti diversi. Non affatto
semplice distinguere tra migranti altamente qualifcati e poco qualifcati,
soprattutto perch la questione di cosa debba essere valutato come com-
petenza qualcosa su cui premono sia i migranti, sia gli intermediari e
sia i regolatori allinterno dei sistemi governativi di inclusione differenziale
come i sistemi a punti. Non nemmeno corretto ipotizzare che solo i
migranti poco qualifcati muoiano in mare. Moltissimi individui altamente
qualifcati rischiano in punti di passaggio pericolosi. Quindi, pi che affer-
mare che il modello del capitale umano non possa essere applicato a tutti i
tipi di migrazione, direi che abbiamo bisogno di unanalisi attenta ai capric-
ci della competenza e ai modi in cui i processi di inclusione differenziale
spostano e alterano linvestimento della competenza nelle popolazioni.
In molti casi, la migrazione implica un processo di perdita di com-
petenze (deskilling) dovuto al mancato riconoscimento delle qualifche in
giurisdizioni diverse da quelle in cui queste sono state acquisite. Cos,
184 Brett Neilson
tecnologie governamentali come quelle della Skilled Occupations List au-
straliana, possono far scivolare rapidamente capacit riconosciute come
competenze nel regno della non competenza. Il 1 luglio 2012, ad esem-
pio, mestieri come quelli di chimico, audiologo, muratore e piastrellista
sono stati cancellati da questa lista e sostituiti con quelli di manager della
produzione (minatore), metallurgico, optometrista e realizzatore di net-
work e sistemi informatici.
Chiaramente, un migrante qualifcato come chimico possiede un ca-
pitale umano nel senso comune del termine. Ma in questo sistema, in cui
le modifche vengono fatte sulla base di analisi statistiche dei bisogni del
mercato del lavoro, il competente pu divenire privo di competenze nel
giro di una notte. C qualcosa di diverso, o di pi, del capitale umano in
gioco in questi schemi di inclusione differenziale. Le osservazioni critiche
di Foucault sul capitale umano possono in parte tracciare la via da seguire,
ma non possono descrivere pienamente o spiegare lattuale fltraggio e la
violenta interruzione delle vite migranti.
Inoltre, la libert di partire o di restare non pu essere facilmente mes-
sa in relazione con il capitale umano. Prendiamo un altro esempio dallAu-
stralia che, nellultimo anno, ha introdotto svariate modifcazioni nelle sue
politiche migratorie, tra cui il progetto di escludere lintero territorio dalla
zona di migrazione, estendendo la logica delle esclusioni della Pacifc So-
lution del 2001 a tutto il paese. Lintroduzione dei cosiddetti Entreprise
Migration Agreements del Maggio 2012 ha comportato un accordo tra
governo e imprese private per velocizzare le autorizzazioni a migranti che
lavorassero temporaneamente a progetti in settori come quello minerario
o della macellazione. Alla fne del periodo autorizzato, il migrante che pro-
vasse a rimanere in Australia diventerebbe un soggetto deportabile.
Questo genere di schema rappresenta lavanguardia di tecnologie di
inclusione differenziale: la decisione sullimmigrazione esternalizzata
dallo Stato alle imprese economiche, le domande sono esaminate secondo
presunte necessit economiche e non in ordine di arrivo (eludendo tutti i
tentativi avvertiti di rispettare le regole) e la distinzione tra il migrante che
decide liberamente di partire e quello che ne costretto si fa poco chiara.
Di nuovo, il concetto di capitale umano non pu spiegare completamente
questi schemi governamentali. vero che queste tecnologie producono
soggettivit multiple, ma anche vero che queste tecnologie possono, in
diversi momenti, investire gli stessi corpi.
Foucault, migrazioni e confni 185
mf: Le analisi di Foucault sulle resistenze costituiscono di gran lunga le-
lemento della sua scatola degli attrezzi pi utile per gli studi critici sulle
migrazioni. Tali analisi consentono infatti di considerare le pratiche di mi-
gazione non come mere risposte a determinanti economiche, ma piutto-
sto come movimenti che sommuovono e interrompono lordine della
mobilit. Come noto, secondo Foucault non possono esservi relazioni
di potere senza resistenze, e queste ultime non sono semplicemente una
reazione o una sottrazione rispetto allesercizio del potere, dal momento
che la tecnologia governamentale si trova a dover costantemente riorga-
nizzare la propria strategia di fronte a pratiche, movimenti e corpi: anzi-
ch supporre che vi siano, da un lato, le resistenze e, dallaltro, il potere,
dovremmo situare le relazioni di potere allinterno delle lotte e vedere il
potere come nientaltro che unistantanea di lotte molteplici e di continue
trasformazioni. Inoltre, una prospettiva foucaultiana sulle migrazioni ci
permette di spostare lattenzione dalle rivendicazioni di diritti alla matie-
rialit delle lotte dei migranti e a linguaggi che molto spesso non possono
indirizzarsi alla sfera della legge, n essere situati allinterno della corni-
ce della cittadinanza. Tuttavia, al tempo stesso, non bisogna sovrastimare
lautonomia di queste pratiche, n trascurare la violenza delle tecniche di
confnamento e lestrema diffcolt, per i migranti, di negoziare spazi di
manovra e agire quelle che Federica Sossi ha defnito strategie di esi-
stenza. In che modo le lotte dei migranti possono interferire, interagire
e comporsi con con altre lotte sociali senza perdere la propria specifcit?
Non dovremmo forse evitare di ricodifcarle attraverso il linguaggio poli-
tico tradizionale, al fne di non indebolire la loro forza di perturbazione?
Ci che vorremmo provare a suggerire che (alcune) pratiche e lotte dei
migranti hanno la peculiarit di indirizzarsi a questioni molto specifche e,
al tempo stesso, mettono radicalmente in discussione il paradigma gover-
namentale in quanto tale. Ovvero, partendo da rivendicazioni e strategie
ben determinate, esse destabilizzano i meccanismi di partizione e di crea-
zione di profli di mobilit.
B. Neilson: La resistenza primaria, lo slogan deleuziano derivato dalle
discussioni di Foucault sul potere e sulla resistenza
5
. Potremmo dire che la
tesi dellautonomia delle migrazioni fa eco a questa affermazione, per cui
le lotte migratorie e sui confni possono essere intese come lotte sociali
5
G. Deleuze, Foucault, trad. a cura di S. Hand, The Athelone Press, London 1988.
186 Brett Neilson
che eccedono la richiesta di diritti e di cittadinanza e forzano la migration
governance ad innovarsi. Non credo che questa tesi, almeno nelle elaborazio-
ni dei pensatori che lhanno sviluppata per primi, sovrastimi lautonomia
dei movimenti migratori, sottostimi la violenza delle tecniche di bordering,
o non consideri la specifcit delle lotte di confne.
Le teorie che conosco, e che provengono dal Frassanito Network,
erano piuttosto attente a sottolineare lambivalenza delle pratiche sogget-
tive dei migranti, il ruolo delle migrazioni nella storia e nel presente del
capitalismo e la specifcit dellambito di lotte delineate dai movimenti
migranti. Erano anche attente al linguaggio e allo stile delle specifche lot-
te dei migranti, senza provare a imitarli o a far dire loro altro, per elidere
le differenze tra il lavoro critico intellettuale sulle migrazioni e i discorsi
e le pratiche dei migranti stessi (anche se questi, ovviamente, in certi casi
si possono intersecare). Le successive elaborazioni dellapproccio dellau-
tonomia potrebbero aver prodotto le generalizzazioni cui fate cenno ma,
per quanto mi riguarda, queste non fanno parte delle tesi iniziali e pi
potenti di questo approccio.
Tuttavia, credo che lapproccio dellautonomia delle migrazioni porti
i segni del tempo e dello spazio, come deve accadere per tutte le teorizza-
zioni politiche effcaci. Spostando lattenzione dalle forme di esclusione e
di dominio gestite dallo Stato e dalla legge agli obiettivi soggettivi delle mi-
grazioni, i progenitori di questo approccio avevano provato a prendere in
conto una serie specifca di circostanze che stavano emergendo nel regime
europeo delle migrazioni, nei primi anni di questo secolo.
Era una situazione in cui nuove tecnologie governamentali di control-
lo delle migrazioni stavano emergendo a livello europeo, mentre numero-
se nuove lotte si stavano aprendo sullo stesso terreno. Nel frattempo, in
molti Stati europei, le forze politiche populiste a livello nazionale avevano
assunto limmigrazione come questione capace di indurre lelettorato della
classe operaia a sostenere tematiche conservatrici, nazionaliste e spesso
anti-europeiste. In queste circostanze, sottolineare gli aspetti soggettivi
dellimmigrazione costituiva una strategia per contrastare la retorica domi-
nante della sinistra che identifcava i migranti come vittime, e per riportare
i temi e le pratiche associati allimmigrazione e allattivismo verso una pi
generale lotta anticapitalista. Le cose oggi sono diverse in Europa: il
debito, pi delle migrazioni, ad offrire una leva politica. Tuttavia, impor-
tante mantenere il senso della specifcit delle migrazioni e delle lotte di
confne, che proseguono senza tregua in Europa e non solo.
Foucault, migrazioni e confni 187
Rispetto alla vostra domanda sulla speranza di immunizzare le lotte
dei migranti dal linguaggio politico tradizionale, credo che molto dipen-
da dal contesto politico. Non un segreto che queste lotte siano spesso
articolate nel linguaggio dei diritti e della cittadinanza. Da un punto di
vista politico e pragmatico, a volte necessario rispettarle. In generale,
sono stato molto critico verso i tentativi di ricodifcare le lotte dei migranti
in termini di richiesta di diritti, ma ho anche visto amici con competenze
legali agire nel contesto dei tribunali e ottenere differenze materiali impor-
tanti per la vita dei migranti.
Operare attraverso le istituzioni legali per le questioni dei migranti
tende ad essere sempre unarma a doppio taglio. I migranti e i loro difen-
sori possono produrre delle aperture. Ma anche gli Stati e le agenzie gover-
native che tentano di restringere la mobilit dei migranti e il loro welfare
portano allestremo il limite tra il legale e lillegale. il caso, in particola-
re, della legge umanitaria internazionale che, come nota Weizman
6
, non
tanto un sistema legale basato su un codice, quanto un corpus legale
basato sul precedente. Lidea che i diritti forniscano uno sbocco neutrale
alle politiche migratorie o uno strumento privilegiato per lattivismo evi-
dentemente inesatta.
La situazione complessa anche a proposito dellanalisi delle migra-
zioni e della questione della cittadinanza, dato che questo un concetto
che stato applicato secondo diverse modalit nei discorsi critici recenti.
Il tentativo dei citizenship studies di separare il concetto di cittadinanza da
una questione formale di status o di diritti e di teorizzarlo in termini
di pratiche, performance o atti stato importante per le numerose tesi
critiche che hanno ipotizzato che i non cittadini non siano sempre al di
fuori del raggio dazione delle istituzioni e delle esperienze associate alla
cittadinanza.
Questo ha permesso di guardare alla cittadinanza come a una catego-
ria della soggettivit politica e come a un campo di lotte. Mi sembra per
che la categoria di cittadinanza resti impensabile senza le tecnologie di bor-
dering e che il tentativo di staccare le pratiche di cittadinanza dallo status di
cittadinanza abbia portato a unelaborazione piuttosto futtuante di questo
concetto politico. Da una parte, questo rischia di svuotare il concetto del
suo bagaglio storico e di oscurare il modo in cui la relazione tra diritti di
6
E. Weizman, The Least of All Possible Evils. Humanitarian Violence from Arendt to Gaza,
Verso, London 2012.
188 Brett Neilson
cittadinanza e accesso al mercato del lavoro sia stata rimodellata nel capi-
talismo globale. Dallaltra parte, pu condurre ad una situazione in cui il
migrante diviene pubblicamente visibile nel senso liberal-democratico di
esser degno di analisi o di attenzione solo quando lotta.
Per questi motivi, credo che il linguaggio della cittadinanza possa atte-
nuare la forza politica dirompente delle lotte dei migranti. Ma credo anche
che, nel lavoro critico sulle migrazioni, sia diffcile disfarsi della catego-
ria di cittadinanza. Forse occorre iniziare a pensare la cittadinanza oltre il
campo saturo dei citizenship studies. Le lotte di confne sono un buon punto
di partenza.
mf: Molti studi sulle migrazioni, e in particolare sui rifugiati, si riferisco-
no al paradigma del campo per come analizzato e descritto da Giorgio
Agamben, sottolineando la centralit del potere di sovranit nel gover-
no delle migrazioni. Le analisi di Agamben, negli ultimi quindici anni,
sono state anche utilizzate da molti attivisti per denunciare lesistenza
e il funzionamento dei centri di detenzione. Un approccio foucaultiano
comporta, a nostro avviso, uno sguardo per certi aspetti differente, che
non si focalizzi esclusivamente sulle istituzioni o sulle istanze decisionali,
e che non consideri i migranti come soggetti ridotti a nuda vita. Tutta-
via, i Governmentality Studies tendono a dare particolare attenzione agli
attori non statali, offuscando in un certo senso il ruolo ancora rilevante
degli Stati nel governo delle frontiere, e anche nel mettere in scena ci
che Nicholas De Genova defnisce lo spettacolo del confne. In che
misura, nel suo lavoro, questi due aspetti sovranit e governamentalit
vengono articolati? E, per quanto riguarda lattivismo nellambito delle
migrazioni, ritiene che oggi uno sguardo foucaltiano possa suggerire o
fornire strumenti di azione appropriati?
B. Neilson: Il lavoro di Agamben presente nei miei studi sulle migrazioni e
su altre questioni. In particolare, credo che il lavoro di Agamben sullecce-
zione sovrana sia stato utile nellatmosfera del post 11 settembre, nei paesi
anglofoni, dove la retorica della guerra al terrorismo stata trasposta con
successo dalle forze politiche neoconservatrici nei discorsi contro limmi-
grazione.
In Australia, la coincidenza tra gli attacchi dell11 settembre e linci-
dente di Tampa dellagosto 2001 (quando le forze speciali attaccarono un
Foucault, migrazioni e confni 189
cargo commerciale norvegese che aveva soccorso migranti provenienti
dallAfganistan) ha offerto uno stimolo inesorabile per sostenere la sovra-
nit e leccezione. Questo era il momento giusto per Agamben, momento
che per ormai passato. In quel periodo criticavo la tendenza di Agam-
ben ad elidere la questione delleconomia e quella del lavoro dalla sua ricer-
ca
7
, che invece mi sembrava essenziale per unanalisi critica delle migrazioni
che fosse capace di mettere in relazione i cambiamenti politici dellesterna-
lizzazione (in questo caso la prima installazione della Pacifc Solution) e la
militarizzazione dei confni con levoluzione globale del capitalismo.
la stessa critica che ho mosso al tentativo recente di Agamben di
ripensare leconomia e la governance in termini teologici
8
. In queste criti-
che, il mio obiettivo non era quello di riscoprire un Foucault depurato
da Agamben. Ero molto pi attento alle questioni politiche del presente.
Agamben offre una lettura particolare di Foucault, che ha dei momenti di
creativit e di ambivalenza. Il suo tentativo di sottrarre la lettura dei testi
di Foucault sulla governamentalit e sulla biopolitica ad una prospettiva
liberale in cui la sovranit tende a venir meno (posizione che invece
dominante nei governamentality studies anglo-foucaultiani) importante. Tut-
tavia, vorrei proporre una prospettiva diversa sulla relazione tra sovranit
e governamentalit rispetto a quella sviluppata da Agamben nei suoi lavori
recenti, come Il regno e la gloria
9
.
Nei miei lavori con Sandro Mezzadra sulle politiche e sulle lotte
dei confni, ho provato a sviluppare il concetto di sovereign machine of
governmentality
10
. Per noi, la questione centrale non solo lidea che il
potere governamentale continui a lavorare congiuntamente al potere so-
vrano, ma anche lipotesi che il potere governamentale stia acquisendo
caratteristiche di sovranit.
Da un punto di vista foucaultiano, potrebbe sembrare paradossale,
dato che Foucault
11
pone la sovranit come il vecchio principio contro
7
B. Neilson, Potenza Nuda? Sovereignty, Biopolitics, Capitalism, in Contretemps, n. 5
(2004), pp. 63-78.
8
B. Neilson, Politics without Action, Economy without Labor, in Theory & Event, vol.
13 (2010), n. 1.
9
G. Agamben, Il regno e la gloria, cit.
10
S. Mezzadra e B. Neilson, Border as Method, or the Multiplication of Labor, Duke
University Press, Durham 2013.
11
M. Foucault, Society Must be Defended. Lectures at the Collge de France, 1975-1976, trad.
a cura di D. Macey, Picador, New York 2003.
190 Brett Neilson
cui forme pi recenti di potere sono emerse. Ma proprio questo il punto.
La descrizione foucaultiana delle trasformazioni storiche della sovranit
si arresta a Rousseau e alla Rivoluzione francese. Da allora, la sovranit
rimane essenzialmente la stessa, incorporata nelloperare dello Stato costi-
tuzionale moderno.
Alcuni pensatori, tra cui Hardt e Negri
12
e Sassen
13
, hanno analizzato
a fondo il modo in cui la sovranit si modifcata con levoluzione delle
formazioni trasnazionali e denazionalizzate di economia, politica e potere.
Esaminare queste trasformazioni non signifca solo mettere in questione
la concezione della sovranit centrata sullo Stato presente sia le nelle tesi
eccezionaliste che in quelle normative, ma anche vedere in che modo le
teorie della governance e della governamentalit non siano state capaci di
comprendere pienamente le mutazioni della sovranit.
Questi cambiamenti sono particolarmente evocativi per quanto ri-
guarda la questione del bordering. La teoria di Balibar per cui il confne non
pi al confne divenuta una verit della teoria politica contemporanea.
Viviamo in un periodo in cui il confne attraversa spazi politici che aveva-
mo fno ad ora considerato uniti ed omogenei. La relazione della sovranit
con il territorio e la giurisdizione sotto pressione ed anche la relazione
della sovranit con la governamentalit sta cambiando.
Che il potere sovrano nel contesto del migration management fornisca
un supplemento necessario al governo di soggetti liberi e alla condotta
della condotta, gi evidente nelle morti tragiche che accadono ogni
giorno lungo le frontiere del mondo. Ma la questione pi complessa.
proprio lesistenza di processi di migration management o di governance a
dipendere, in certe condizioni, da una cornice che trascende le modalit
delle loro operazioni.
Per dare un nome a questa cornice, Mezzadra ed io sosteniamo che
il concetto di sovranit, una volta rimosso il velo mistico che lo circonda,
possa avere ancora una certa importanza. C una certa necessit di trac-
ciare gli effetti dispersi del potere sovrano, in particolare quando le prati-
che di governo e di governamentalit non riescono a riprodurre la cornice
delle loro operazioni (quando, ad esempio, non possono dar luogo alle
loro operazioni tramite appelli allumanitario). Anche i controlli della mo-
12
M. Hardt e A. Negri, Empire, Harvard University Press, Cambridge (Mass.) 2000.
13
S. Sassen, Territory, Authority, Rights. From Medieval to Global Assemblages, Princeton
University Press, Princeton 2006.
Foucault, migrazioni e confni 191
bilit che vengono applicati alle frontiere delle zone economiche speciali,
come quelle dellIndia e della Cina, devono essere visti in questottica. Qui,
gli sforzi del liberismo incontrano gli effetti di quel che Aihwa Ong chiama
sovranit graduata
14
.
mf: La questione dei regimi di verit particolarmente rilevante per Fou-
cault. E la sua genealogia del soggetto moderno mette in luce le differenti
funzioni che la verit ha storicamente ricoperto nella produzione del sog-
getto. Ad esempio, per quanto riguarda la modernit, Foucault sostiene
che al soggetto venga richiesto di dire la verit su di s. Da un focus sulle
migrazioni attraverso uno sguardo postcoloniale emerge che differenti re-
gimi di verit coesistono anche allinterno di un certo spazio, e che non
lo stesso meccanismo di terapie di verit ad essere in gioco nel caso
dei cittadini e dei migranti illegali. Ad esempio, gli effetti di individualiz-
zazione prodotti dal regime di verit di cui parla Foucault non sembrano
funzionare allo stesso modo nel contesto del governo delle migrazioni: al
contrario, nessuna verit richiesta ai migranti fasulli (bogus migrants),
e la loro soggettivit e biografa sono infne dipanate. Cos, tenendo conto
della coesistenza di differenti regimi di verit nel nostro presente, crede
che anche le resistenze a uno specifco regime di verit possano venire dal
di fuori, ovvero da soggetti che non sono governati attraverso lo stesso
regime di verit?
B. Neilson: Tra le teorie foucaultiane, quelle sui regimi di verit non sono
quelle che pi mi hanno colpito nel suo lavoro. Devo forse rileggere Lar-
cheologia del sapere
15
o Truth and Power
16
che mi avevano molto impressionato
quando li lessi, svariati anni fa. Sono forse anche io colpevole di aver preso
in considerazione, negli ultimi cinque anni, quasi solo la pubblicazione dei
suoi ultimi corsi. Detto questo, non sono sicuro che quel che voi descrive-
te come uno sguardo postcoloniale sulle migrazioni sia necessariamente
centrato su regimi molteplici di verit.
14
A. Ong, Neoliberalism as Exception. Mutations in Citizenship and Sovereignty, Duke
University Press, Durham 2006.
15
M. Foucault, The Archaeology of Knowledge, trad. a cura di S. Smith, Pantheon, New
York 1972.
16
M. Foucault, Truth and Power, in Power/Knowledge. Selected Interviews and Other Writings,
a cura di C. Gordon, Pantheon Books, New York 1980, pp. 107-133.
192 Brett Neilson
Quel che mi sembra importante, a proposito della nozione di regime
di verit, che questa crea alcuni modi di sapere e di agire nel mondo. Non
solo una questione di prospettiva, di contesto o di cultura. Non nem-
meno uno di quei generi di relativismo che marciano dietro a Nietzsche e
al suo esercito di metafore. Provincializing Europe
17
di Dipesh Chakrabarty
ha mostrato in modo effcace come una prospettiva postcoloniale sulla
differenza storica sia compatibile con il regime di verit incorporato nelle
tendenze universalizzanti di un concetto come quello di capitale. Mi sem-
bra un modo pi produttivo di prendere in considerazione la questione
che ponete. Il regime di verit che divide i soggetti in migranti legali e
illegali non solo una prospettiva tra altre, ma un dispositivo potente
di veridizione e di sapere che sta anche alla base del concetto universaliz-
zante di cittadinanza. Narrazioni, valori ed epistemologie differenti sono
costretti nei confni di questo regime di verit. La questione che ponete
riguarda gli effetti soggettivanti e individualizzanti di questo scontro.
Devo ammettere di non aver ben capito cosa intendete per bogus
migrant. So che questo termine usato quando le domande di asilo ven-
gono rifutate perch vi sono presenti informazioni false, ad esempio sulla
sessualit o sul fatto di aver verosimilmente subito delle persecuzioni nel
paese di origine, informazioni fornite quindi per ottimizzare le possibilit
di ottenere asilo. Questo per non mi sembra parte di un diverso regime
di verit rispetto a quello del dispositivo che separa i migranti legali da
quelli illegali. Mi sembra che giochi invece esattamente in questo regime
di verit. Forse fate riferimento agli aspetti soggettivi di questi svelamenti
di biografe, che sono secondo voi distanti dallindividualizzazione. Avrei
bisogno di pi informazioni su quel che descrivete come il fuori di una
terapia di verit che chiede al soggetto moderno di essere veritiero con
se stesso. Ma in questo caso la fabbricazione di una falsit conveniente mi
sembra pi una questione di strategia che di individualizzazione.
mf: Lultimo Foucault, sia nelle interviste, sia nei corsi al Collge de Fran-
ce, focalizza la nostra attenzione sulle tecnologie del s e sulla questione
della soggettivazione, questione che, oggi, sempre pi al centro di molte
analisi relative ai movimenti politici e alle nuove forme di lotta. Per quanto
riguarda le strategie di resistenza, questo approccio solleva varie questioni
17
D. Chakrabarty, Provincializing Europe. Postcolonial Thought and Historical Difference,
Princeton University Press, Princeton 2000.
Foucault, migrazioni e confni 193
problematiche. Prima tra tutte, i migranti ricorrono a strategie di desog-
gettivazione, rifuti o fughe, al fne di aggirare o di allentare la presa del
potere, visto che il regime di (in)visibilit nel quale si trovano a lottare ren-
de diffcile mettere in atto pratiche di lotta che durino nel tempo. Tuttavia,
in unottica foucaultiana, si pu affermare che anche pratiche di resistenza
come rifuti e fughe comportino processi di soggettivazione, ovvero tra-
sformazioni. A suo parere, quali sono i punti di forza e i limiti di unanalisi
centrata sulle pratiche di soggettivazione dei migranti? E un accento trop-
po marcato sullautonomia delle pratiche di migrazione rischia di corrobo-
rare limmagine del migrante come nuovo soggetto rivoluzionario?
B. Neilson: Non sono sicuro che le strategie di rifuto e di sottrazione che
associate alla resistenza dei migranti clandestini possano essere facil-
mente descritte come strategie di desoggettivazione. Preferisco forse lal-
tro approccio da voi descritto, per cui queste pratiche implicano sogget-
tivazione. C una differenza tra strategie di fuga, scomparsa, cambio di
identit, distruzione o falsifcazione dei documenti, etc. e la desoggettiva-
zione, che a mio parere determina una perdita dellio o del s.
A mio parere, queste strategie implicano precise scelte soggettive,
anche se sono talvolta, come dite, dettate dalla presa del potere. Inoltre,
non sono sempre misure temporanee, dato che in molti casi i loro effetti
possono durare per anni, se non per tutta la vita. Detto questo, non cre-
do che il processo di soggettivazione sia tra quelli la cui effcacia o le cui
conseguenze vadano valutate sulla base della loro durata. Capisco bene
che le questioni della fessibilit o della visibilit cui voi fate riferimento
siano, in alcuni casi, importanti. Ma non sono a mio agio con una politica
migratoria che consideri la visibilit nella sfera pubblica come una condi-
zione sine qua non.
Mi sembra che nellesperienza del migrante clandestino ci sia sempre
una tensione tra visibilit e invisibilit e che a volte luna non escluda lal-
tra. Si pu essere visibili per alcune agenzie governative ed invisibili per
altre, legali per alcuni aspetti ed illegali per altri. Questa dinamica essen-
ziale per le operazioni dellinclusione differenziale che, occorre ricordare,
pu avere alcuni effetti di esclusione che sono particolarmente visibili nel
caso del migrante clandestino. Mi sembra quindi importante non associare
unilateralmente la resistenza dei migranti con la fuga ed il rifuto, pur ri-
conoscendo che queste sono forme importanti di resistenza. Lattenzione
194 Brett Neilson
per laspetto soggettivo delle lotte migranti richiede un approccio analitico
ed empirico che sia aperto a queste tensioni e ambivalenze.
Laccusa per cui laccento sulla soggettivit migrante equivalga alla
ricerca romantica di un nuovo soggetto rivoluzionario mi sembra essere
quasi sempre un modo per troncare la discussione. possibile mantenere
un investimento teorico verso la questione della soggettivit politica senza
spingere i migranti, individualmente o collettivamente, in specifche po-
sizioni soggettive. Mi sembra quindi importante analizzare in che modo
specifche pratiche e comportamenti migranti si svolgano dentro e fuori
diverse posizioni soggettive e categorie della soggettivit politica, che sia-
no quelle di cittadinanza, popolo, partigiano o moltitudine.
Questo ci che richiede lattenzione alla produzione di soggettivit.
Nel caso degli studi critici sulle migrazioni, tutto questo dovrebbe essere
compatibile con una sensibilit etnografca alle condizioni di vita e alle
aspirazioni di particolari migranti. Nellaccusa di romanticizzare c qual-
cosa di pi di uninsistenza sul dettaglio etnografco. Questa accusa spes-
so associata anche a una posizione teorica che tenta di separare il politico
dalla soggettivit. In alcune versioni della network theory o della assemblage
theory c una tale paura di cadere nelle relazioni soggetto-oggetto kantiane
che si rinuncia alla categoria di soggettivit e la si sostituisce con quella di
agente o di attore.
Considerare le articolate operazioni migratorie contemporanee e le lot-
te di confne senza rinunciare allattenzione alla soggettivit mi sembra una
sfda teorica importante. Va da s che questo richiede una certa attenzione
ai modi in cui gli aspetti soggettivi della forza lavoro, della personalit legale
e della cittadinanza siano sempre pi disarticolati nel capitalismo globale.
mf: Il governo delle migrazioni si fonda su una knowledge-based governance,
in cui la produzione di categorie giuridiche e la relativa partizione delle
pratiche di migrazione in differenti profli di mobilit come quella tra
i richiedenti asilo e i migranti economici giocano un ruolo altamente
normativo. In tale contesto, la questione se e come utilizzare il linguaggio
esistente per descrivere le migrazioni e le loro categorie epistemologiche
diventa chiaramente fondamentale. A differenza di Deleuze, in Foucault
la posta in gioco non si risolve nellinventare nuovi concetti, dal momento
che ogni nozione inserita in una rete di concetti pi ampia, o meglio in
un regime di veridizione. Lei pensa che uno sguardo critico sulla gover-
Foucault, migrazioni e confni 195
namentalit dovrebbe cercare di produrre una contro-narrazione, o che
occorra invece forzare e lavorare strategicamente dentro e contro queste
partizioni normative?
B. Neilson: Ho gi trattato alcuni aspetti della questione nella mia risposta
alla seconda domanda. Per precisare quanto gi detto, posso aggiungere
che, a mio parere, necessario evitare le categorizzazioni dominanti della
soggettivit migrante e, al tempo stesso, di abitarle e disfarle dallinterno.
Non possiamo ignorare i potenti effetti soggettivanti di queste cate-
gorie e dei regimi ad esse connessi. Quando, nei testi politici, si evita vo-
lutamente di far uso di questi termini, immaginando cos di fare un passo
avanti per farli scomparire dal mondo dei controlli di confne e della migra-
tion governance internazionale, c in gioco qualcosa di pi di un problema
di vocabolario. Ma allo stesso tempo, anche la soluzione di mettere questi
termini tra virgolette semplicistica (cosa che peraltro io stesso faccio).
Forse dovremmo fare pressione su queste virgolette e chiederci quale tipo
di confne stabiliscano, che tipo di pratiche di citazione mettano in atto,
che tipo di perpetuazione permettano. Chiunque creda di poter far parte
della discussione critica sulle migrazioni evitando questi dilemmi e rischi
si prende in giro da solo.
Sono un po perplesso per il modo in cui descrivete come un aut-aut
il contrastare un regime discorsivo normativo e lunire discorso critico
e pratica politica effcace. Sicuramente il lavoro di disfare i concetti do-
minanti dallinterno e il lavoro di produrre nuovi concetti pu e deve es-
sere compatibile, anche se troviamo una distribuzione ineguale di questi
compiti nei lavori di Foucault e in quelli di Deleuze e Guattari. Dobbia-
mo affermare chiaramente che la politica non solo una proposizione
teorica o concettuale.
Credo che alcune versioni contemporanee della teoria politica rischi-
no di cadere in una sorta di imperativo narcisistico di produzione e disse-
minazione di concetti x usa il mio concetto di y, e cos via. A mio parere,
i concetti pi forti e pi utili politicamente tendono ad avere genealogie
multiple. Cos, quando unamica come Rada Ivekovi fa notare a me e
Sandro Mezzadra che il concetto di inclusione differenziale che abbiamo
provato a sviluppare ha una storia lunga e implicita nel pensiero femmini-
sta, lo vedo come un segno positivo e un indizio del fatto che il concetto
potrebbe avere applicazioni politiche effettive.
196 Brett Neilson
Allo stesso modo, tuttavia, dobbiamo essere capaci di diffondere i
concetti o di vederli in unottica storica. Penso, ad esempio, che sia il caso
del concetto di lavoro immateriale che ha provocato una serie di impor-
tanti dibattiti politici nei primi anni novanta e che sembra ora aver perso
la propria utilit politica. Il concetto che inventiamo oggi potrebbe essere
quello che proviamo a disfare o che dobbiamo disfare domani. impor-
tante ricordarlo per evitare di mantenere una divisone troppo marcata tra
questi due compiti.
mf: Anche se Foucault non ha mai affrontato (o lo ha fatto solo di sfug-
gita) la questione degli spazi coloniali, la sua insistenza sulla pluralit di
storie e spazi, e la sua critica a un modello storico teleologico, ci forni-
scono una lente analitica per intraprendere una storia del nostro presente
capace di dare conto delleterogeneit e della dimensione differenziale
dello spazio europeo postcoloniale. Al tempo stesso, le analisi di Foucault
sul razzismo pongono la questione della razza in termini di tecnologia
politica. A suo avviso, lapproccio di Foucault allo spazio, articolato con
le sue rifessioni sulla razza e sul razzismo, costituisce una griglia utile
per ripensare le relazioni tra governo delle migrazioni e processi di raz-
zializzazione in Europa, decostruendo lo stesso spazio europeo come il
silenzioso referente di ogni storia?
B. Neilson: Mi sembra che la vostra domanda sia applicabile alla produ-
zione di spazio globale in un senso molto pi ampio rispetto allo spazio
europeo. Come pensatore che ha operato per vari anni sia allinterno che
allesterno dello spazio europeo, sia in termini di residenza che in termini
di cittadinanza formale, ho forse una prospettiva diversa su questa que-
stione, rispetto a coloro per i quali risiedere in Europa un fatto scontato.
Sono stato molto colpito da come, in alcuni paesi dellEuropa occidentale,
il razzismo possa essere pubblicamente espresso, rispetto alle usanze di-
scorsive dei paesi anglofoni, per cui questo tipo di espressione repressa
e controllata, almeno al livello rappresentativo.
In queste circostanze, faccio ricorso a Bisogna difendere la societ e alla
tesi del razzismo di Stato. Ricordo almeno due casi recenti. Il primo si
verifcato nel 2009, quando sono stato coinvolto in alcune battaglie di
studenti stranieri. Nella sfera pubblica, la spiegazione principale per le-
splosione del malcontento degli studenti stranieri era che alcuni di questi
Foucault, migrazioni e confni 197
studenti avevano subito violenze nelle strade, nei trasporti pubblici, etc. Ci
fu una vera e propria protesta pubblica contro la violenza razzista, incitata
dai media indiani (molti degli studenti in protesta venivano dal Punjab) e
minimizzata ad ogni costo dai media e dal governo australiano.
La discussione venne monopolizzata dalla questione del razzismo, a di-
scapito, a mio parere, delle questioni del lavoro, del regime dei visti, della
commercializzazione della formazione universitaria e delle connessioni tra
questa e le politiche migratorie e le possibilit di residenza permanente. Ven-
ni intervistato da alcuni giornalisti stranieri, tra cui anche uno de Le Monde,
che volevano farmi affermare che lAustralia era un paese razzista e non
erano affatto interessati ai problemi di immigrazione, controllo dei confni,
trasformazione delluniversit e lavoro precario che volevo sollevare io.
Laltro caso si verifcato in Italia, nel 2011, dopo il brutale assassinio
di due senegalesi a Firenze. Il giorno dopo il tragico evento, un amico aveva
scritto un articolo che iniziava con la frase: LItalia un paese razzista.
Sia su mailing list che di persona, abbiamo discusso i pro e i contro poli-
tici di questa affermazione. La tesi foucaultiana sul razzismo di Stato mi
tornata in mente in entrambe le occasioni, perch mi forniva strumenti per
pensare la relazione tra la forma politica dello Stato e il razzismo. Per me
quindi la questione non era di sapere se lAustralia e lItalia fossero paesi
razzisti, ma se la forma politica dello Stato moderno faciliti la razzializ-
zazione e la violenza razzista. Chiedersi se lItalia o lAustralia sono paesi
razzisti signifca chiedersi se lo sono anche lIndia o il Senegal.
Ricordo che gli amici si erano domandati se avrebbe potuto essere po-
liticamente utile identifcare gradi diversi di razzismo nei vari paesi. Credo
che questo sarebbe possibile con unattenzione rigorosa alle circostanze
storiche, ma non mi sembra politicamente utile. Foucault descrive la rela-
zione tra lo Stato e il razzismo nel quadro di una genealogia del biopotere
e considera paradigmatico il caso del razzismo nazista. Senza entrare nel
merito della sua attenzione alla Germania e delle conseguenze che questa
ha rispetto alle molteplici forme di razzismo coloniale, credo sia necessa-
rio tenere presente un altro problema: la trasformazione dello Stato nel
capitalismo contemporaneo. Da questo punto di vista, bisogna prendere
in considerazione le forme pi recenti di razzismo che Balibar
18
ha descrit-
to come razzismo senza razza.
18
. Balibar, Is There a Neo-Racism?, in . Balibar e I. Wallerstein, Race, Nation, Class.
Ambiguous Identities, Verso, New York 1991, pp. 17-28.
198 Brett Neilson
Uninsistenza sulla pluralit delle storie e degli spazi, come voi dite,
aiuta ad aprire una prospettiva che pu afferrare analiticamente lemer-
genza di un tale razzismo nelleterogeneit dello spazio globale (senza di-
menticare il ruolo specifco che gli spazi statali continuano a svolgere). Per
me, questo problema si estende oltre quel che chiamate lo spazio europeo
post-coloniale.
Nel contesto del Tranist Labour Project (http://tranistlabour.asia),
che ho condotto con molti altri ricercatori critici, ci siamo trovati a do-
verci confrontare con questa problematica quando abbiamo studiato le
zone economiche speciali di Cina e India. Questi spazi sono calamite per
specifche forme di migrazione interna, sia qualifcata che non, ed anche
per gli investimenti del capitale globale e per nuove forme di esperimenti
infrastrutturali globali. Sono anche spesso luoghi di espropriazione con-
tadine, il che signifca che lanalisi delle pi recenti forme tecnologiche di
capitalismo cognitivo o comunicativo deve essere accompagnata da unat-
tenzione crescente alle operazioni dellaccumulazione primitiva e alle mi-
grazioni forzate di cui esse hanno bisogno. Non sorprende che anche le
dinamiche razziali siano spesso in gioco, ma in questi casi la presenza dello
Stato nelle macchinazioni biopolitiche pi importanti indiretta o media-
ta dai tentativi governamentali di rovesciare gli effetti dellaccumulazione
primitiva (proprio perch questa possa continuare).
Credo che unanalisi di questo genere sia necessaria anche per lo spa-
zio europeo. Non vedo come tale analisi possa essere condotta senza
una comprensione della produzione differenziale o eterogenea di spazio.
Questo non signifca difendere una comprensione del post-colonialismo
come mera proliferazione di pluralit, ma signifca fare attenzione alle in-
terazioni di capitale, spazio e lavoro nella continentalizzazione del potere
e dellidentit.
Una descrizione che resti chiusa nella logica dello Stato inadeguata, e
non solo perch lEuropa un continente familiare con forme di governance
a molteplici livelli, che esistono sia al di sopra che al di sotto dello Stato
nazionale. Il livello europeo di governance introdotto con lUnione europea
e con lemergenza dei policy approches come lopen method of coordination non
implica necessariamente il superamento della forma politica dello Stato,
ma richiede di lavorare in parallelo con esso. Rispetto alle migrazioni e al
controllo dei confni, lesistenza di unorganizzazione come Frontex for-
nisce le prove di una tale coordinazione.
Foucault, migrazioni e confni 199
Indipendentemente dal modo in cui lapproccio spaziale di Foucault
abbia articolato la sua prospettiva sul razzismo, credo che questo approc-
cio (che stato ora elaborato da molti altri studiosi) fornisca effettivamen-
te una griglia utile per interpretare la relazione tra la migration governance
europea e i processi di razzializzazione. Tuttavia, sempre pi necessa-
rio tener conto della crisi del Progetto europeo, che stata annunciata in
modi diversi da studiosi come Balibar, Beck e Habermas
19
. Ci sono quindi
motivi sia teorici che di pratica politica per non considerare lo spazio eu-
ropeo come un postulato indiscusso. I modi in cui la crisi globale del
capitalismo sta condizionando la disposizione spaziale dellEuropa da una
parte, (come ad esempio lestensione delle sue frontiere esterne e la sua
compenetrazione con altri spazi continentali su scala globale) e i modi in
cui sta trasformando i modelli migratori dallaltra, mi sembrano questioni
che richiedono unanalisi urgente. Le innovazioni teoriche di Foucault for-
niscono indicazioni importanti, ma in questo caso, come in altri, non sono
suffcienti se sono tenute isolate in un universo analitico chiuso. Occorre
quindi continuare ad elaborare le idee e i concetti introdotti da Foucault,
tenendo presenti i limiti e le circostanze storiche in cui sono stati elaborati
e mettendoli alla prova di unanalisi del presente globale.
Traduzione dallinglese di Laura Cremonesi
Brett Neilson
University of Western Sydney
b.neilson@uws.edu.au
19
. Balibar, Europe is a Dead Political Project, in The Guardian, 25 May 2010;
U. Beck, Europes Crisis in an Opportunity for Democracy, in The Guardian, 28 November
2011; J. Habermas, The Crisis of the European Union. A Response, trad. a cura di C. Cronin,
Polity Press, Cambridge 2010.
200 Brett Neilson
Foucault, migrazioni e confni
Risposte di William Walters
mf: Michel Foucault non ha mai affrontato il tema delle migrazioni, ec-
cetto in un paio di passaggi, e, come William Walters ha indicato nel suo
saggio Foucault and Frontiers. Notes on the Birth of the Humanitarian Border,
non si soffermato sulla funzione dei confni come principali tecnologie
politiche della governamentalit contemporanea. Infatti, in Sicurezza, terri-
torio, popolazione le sue analisi sulla circolazione delle merci e delle persone
come cardine delleconomia moderna fniscono in secondo piano, nella
misura in cui il focus si sposta nettamente sulla produzione e il governo
del territorio nazionale. Ci nonostante, anzich investigare se Foucault
abbia affrontato o meno questi temi, oggi possiamo forse mettere al lavo-
ro alcuni degli strumenti concettuali che fanno parte della sua griglia ana-
litica e, in modo pi generale, del suo approccio genealogico, per cogliere
le poste in gioco politiche del governo della mobilit e della narrazione
mainstream sulle migrazioni. Pensa che, a questo proposito, la griglia fou-
caultiana della governamentalit possa essere utile, pi di altri strumenti
foucaultiani, o invece rileva che lo spostamento e il focus eclusivo sulla
questione del governo possano essere problematici? In effetti, bisogna te-
nere in considerazione che, se da un lato molti studi critici sulle migrazio-
ni fanno uso delle analisi foucaultiane della governamentalit, mettendo
in luce la molteplicit degli attori e dei poteri in gioco allinterno del re-
gime delle migrazioni, dallaltro questo ha fnito in parte per corroborare
lidea che i movimenti delle persone debbano essere governati, privando
in qualche modo le analisi di Foucault di quella portata critica che invece
le caratterizza.
W. Walters: Di fatto mi ponete due questioni. Una : la griglia foucaultiana
della governamentalit pi utile di altri strumenti foucaultiani per com-
prendere ci che stato defnito il regime delle migrazioni? La seconda
: se usiamo questa griglia, corriamo il rischio di consolidare e rafforzare
lidea che i movimenti delle persone debbano essere governati? In questo
modo, perdiamo consapevolezza della forza genealogica e critica e qui
materiali foucaultiani, a. II, n. 3, gennaio-giugno 2013, pp. 201-213.
presuppongo che intendiate anche il denaturalizzare e il problematizzare
propria del pensiero di Foucault?
Prima di tutto, se studiamo le migrazioni, i confni, la povert o i
movimenti di resistenza, sono sempre pi convinto che non dobbiamo
tracciare necessariamente rigide distinzioni tra il cosiddetto governmentality
approach e altri temi, concetti o tendenze che si possono riscontrare nella
varia e vasta produzione di Foucault. In effetti, confesso di ravvisare una
certa ambivalenza nellidea che, nel lavoro accademico, si debba pensare in
termini di approccio foucaultiano a qualunque cosa. Questa affermazio-
ne potrebbe suonare inconsistente e perfno ipocrita da parte mia, dato che
ho appena pubblicato un libro intitolato Governmentality
1
. Ci che intendo
questo: non penso sia particolarmente utile o produttivo trasformare spe-
cifci pensatori in pacchetti auto-suffcienti, entrando in contatto con loro
come se possedessero tutti gli strumenti, le idee e i metodi necessari per la
tua ricerca o la tua politica. Procederei piuttosto secondo limmagine dei
pensatori come nodi, come punti di concentrazione e di assemblaggio, nei
molteplici sensi in cui questo si pu intendere. Non raccomanderei dun-
que un governmentality approach, se con questo intendiamo generalizzare
o universalizzare i temi che Foucault ha abbozzato nelle sue lezioni. Ad
esempio, quando Foucault afferma che vi un triangolo che ha sovrani-
t, disciplina e governo come propri vertici, penso che la sua osservazione
debba essere contestualizzata. Foucault sembra offrircela come una sorta
di correttivo di fronte alla possibile lettura che ci propone di una serie di
fasi attraverso le quali passa la storia dello Stato. Invece che sulle fasi, noi
dovremmo sintonizzarci sulla compresenza ci che Mitchell Dean ha
chiamato la qualit indistinta ed eterogenea del governare
2
. Ma alcuni
studiosi si approcciano al mondo come se qualsiasi fenomeno o situazione
potesse essere risolto in queste tre componenti. Cos una lente foucaultia-
na diventa quasi un fltro: invece di aumentare la percettibilit del mondo,
semplicemente ne fltra la complessit e i colori. Ovvero, fornisce una vi-
sione monocromatica del potere e delle relazioni di potere. Funziona per
analisi ripetitive e prevedibili.
Quindi, per tornare alla vostra domanda: concordo con quegli autori
che suggeriscono che ad essere il pi valido di tutti lethos critico e spe-
1
W. Walters, Governmentality. Critical Encounters, Routledge, Abingdon 2012.
2
M. Dean, Governing Societies. Political Perspectives on Domestic and International Rule,
Open University Press, Maidenhead, p. 91.
202 William Walters
rimentale di Foucault, cos come ogni altro concetto particolare che ci
ha trasmesso
3
. Che cos lethos critico? Ebbene, secondo me la pratica
di un certo stile di pensiero, un tipo di analisi dinamica, che si costrui-
sce con una certa cautela, una certa precauzione di fronte alla possibilit
della propria sclerosi. Una precauzione basata sulla consapevolezza che
il pensiero, come lacqua, necessita di scanalature se deve effettivamente
scorrere. Ma le scanalature possono facilmente trasformasi in grondaie.
Non lasciare che le tue scanalature diventino grondaie! Conosciamo tutti
quei musicisti che diventano parodie di se stessi, esibendosi sempre nelle
stesse canzoni, molto amate ma ormai logore, per un pubblico leale e
riconoscente. Se ho scelto il sottotitolo Critical Encounters per il mio libro
recente (mentre leditore ha pi o meno determinato il titolo principale
basato sulla sua collana) stato perch ho voluto indicare una forma
mobile di approccio al concetto di governamentalit. Ci comporta rico-
noscere che un pensiero critico si trova sempre nella condizione di recu-
perare e rimettersi al passo, sempre in una situazione in cui deve inventare
nuovi concetti e riorientare i vecchi. Mi piace lenfasi che la vostra rivista
pone sugli strumenti, cos come latteggiamento che Paul Rabinow espri-
me, facendo ricorso alla tradizione del pragmatismo di Dewey e di altri,
quando immagina il pensiero critico in termini di attrezzatura
4
. La mia
idea che ci troviamo in una situazione nella quale dobbiamo acquisire
lattrezzatura appropriata per procedere.
La governamentalit uno strumento determinante per analizzare i
regimi delle migrazioni? S, certamente, ma forse non da sola. Tutti lo
sanno, ma vale la pena ribadirlo. Come molti commentatori hanno nota-
to, si pu rintracciare uno spostamento nel lavoro di Foucault da Bisogna
difendere la societ a Sicurezza, territorio, popolazione. Il primo corso animato
dai temi del confitto; non proprio temi, ma categorie analitiche, come
ad esempio la guerra delle razze. Per varie ragioni, lintero framework e il
tono stesso delle analisi cambiano nel corso successivo. Le rifessioni sulle
guerre, sulle lotte sociali, sulla vendetta e sul genocidio lasciano spazio al
linguaggio della condotta e ai temi dellamministrazione, presenti ad esem-
pio nella discussione di Foucault sulla ragione di Stato e anche altrove, ma
3
Cfr. per esempio A. Neal, Rethinking Foucault in International Relations. Promiscuity and
Unfaithfulness, in Global Society, vol. 23 (2009), n. 4, pp. 539-543.
4
P. Rabinow, Anthropos Today. Refections on Modern Equipment, Princeton University
Press, Princeton 2003.
Foucault, migrazioni e confni 203
visti dallangolo delle contro-condotte. Vi certamente uno spostamento
signifcativo. Foucault ha senza dubbio le sue ragioni e le sue motivazioni
per effettuare questo spostamento. Non stato casuale. Tornando sul mio
punto relativo ai pericoli che corriamo adottando le armi e i bagagli della
governamentalit: signifca che dovremmo essere soddisfatti degli aspetti
pi tecnici e meno cruenti dellesercizio del potere che la governamentalit
inaugura e mette in primo piano? Certo, in molti casi fondamentale ana-
lizzare tutte queste sottili manifestazioni e manovre tecnologiche del po-
tere. Ma tornando al regime delle migrazioni, se guardiamo allo stato delle
cose, nel quale certe zone confne e borderlands per prendere solo uno
degli aspetti pi prominenti del regime delle migrazioni sono diventate
campi dannati di sofferenza e morte, allora la risposta deve essere un de-
ciso no. Tematizzare soltanto laspetto tecnico del governo, tematizzare la
condotta della condotta, signifcherebbe obliterare tutti i processi, gli atti,
le emozioni, le speranze e le paure che sono in gioco. A questo proposito,
una governamentalit ristretta per leggere il regime delle migrazioni cor-
rerebbe il rischio che voi menzionate, ovvero di smussare ed annacquare
la postura critica. Quindi, per riassumere, governamentalit e regime delle
migrazioni: s. Ma c molto in Bisogna difendere la societ, cos come in altri
autori e frameworks, cui oggi dobbiamo attingere. Alcuni ricercatori gi lo
sanno, e articolano la governamentalit con Agamben e i campi (non sem-
pre felicemente o in maniera soddisfacente, va detto), con Marx e le lotte
di classe, e cos via. Bene, voglio soltanto presentare le poste in gioco e i
temi un po pi chiaramente. E predicare contro la sistematizzazione di
qualcosa chiamato governamentalit.
mf: Le analisi di Foucault sulle resistenze costituiscono di gran lunga le-
lemento della sua scatola degli attrezzi pi utile per gli studi critici sulle
migrazioni. Tali analisi consentono infatti di considerare le pratiche di mi-
gazione non come mere risposte a determinanti economiche, ma piutto-
sto come movimenti che sommuovono e interrompono lordine della
mobilit. Come noto, secondo Foucault non possono esservi relazioni
di potere senza resistenze, e queste ultime non sono semplicemente una
reazione o una sottrazione rispetto allesercizio del potere, dal momento
che la tecnologia governamentale si trova a dover costantemente riorga-
nizzare la propria strategia di fronte a pratiche, movimenti e corpi: anzi-
ch supporre che vi siano, da un lato, le resistenze e, dallaltro, il potere,
204 William Walters
dovremmo situare le relazioni di potere allinterno delle lotte e vedere il
potere come nientaltro che unistantanea di lotte molteplici e di continue
trasformazioni. Inoltre, una prospettiva foucaultiana sulle migrazioni ci
permette di spostare lattenzione dalle rivendicazioni di diritti alla matie-
rialit delle lotte dei migranti e a linguaggi che molto spesso non possono
indirizzarsi alla sfera della legge, n essere situati allinterno della corni-
ce della cittadinanza. Tuttavia, al tempo stesso, non bisogna sovrastimare
lautonomia di queste pratiche, n trascurare la violenza delle tecniche di
confnamento e lestrema diffcolt, per i migranti, di negoziare spazi di
manovra e agire quelle che Federica Sossi ha defnito strategie di esi-
stenza. In che modo le lotte dei migranti possono interferire, interagire
e comporsi con con altre lotte sociali senza perdere la propria specifcit?
Non dovremmo forse evitare di ricodifcarle attraverso il linguaggio poli-
tico tradizionale, al fne di non indebolire la loro forza di perturbazione?
Ci che vorremmo provare a suggerire che (alcune) pratiche e lotte dei
migranti hanno la peculiarit di indirizzarsi a questioni molto specifche e,
al tempo stesso, mettono radicalmente in discussione il paradigma gover-
namentale in quanto tale. Ovvero, partendo da rivendicazioni e strategie
ben determinate, esse destabilizzano i meccanismi di partizione e di crea-
zione di profli di mobilit.
W. Walters: Focalizzer la mia risposta su una parte della vostra domanda,
parafrasandola solo leggermente. Voi domandate se non dovremmo stare
attenti a ricodifcare le lotte dei migranti nel linguaggio politico tradizio-
nale, perch rischieremmo di perdere di vista la loro forza di disturbo e
di interruzione. Penso che sia assolutamente essenziale, quando agiamo
come ricercatori, attenersi il pi possibile al linguaggio, al gergo, ma anche
allo spirito delle lotte specifche. Il che non per niente facile. C unarte
del vedere, dello scrivere e dellascoltare; e come tutte le arti, anche questa
richiede pratica. Pu sembrare un po paternalistico, e anche profttatore,
registrare le lotte dei migranti o di qualunque altro gruppo di persone
solo al fne di includerle in un framework di rappresentazioni interamente
costruito da noi; un framework del tutto estraneo alle loro passioni, alle loro
espressioni e al loro ethos.
Ci signifca forse che, in quanto intellettuali e ricercatori, non do-
vremmo offrire interpretazioni delle lotte che differiscano, eccedano o si
muovano obliquamente rispetto al linguaggio e alle interpretazioni offerte
Foucault, migrazioni e confni 205
dagli stessi soggetti che lottano? Signifca forse suggerire che dovrebbe
esserci un perfetto allineamento, e che se, ad esempio, i migranti non de-
scrivono se stessi come impegnati in una lotta per la cittadinanza di qualche
tipo, o una lotta di qualsiasi tipo, allora nemmeno noi dovremmo? Non
sto suggerendo questo. Ma penso che dovremmo procedere molto cau-
tamente. Rispetto al tema della cittadinanza, Barry Hindess ha sostenuto,
a mio avviso in maniera molto convincente, che sia necessario assumere
una prospettiva circostanziale
5
. Generalmente, possiamo assumere una
visione positiva della cittadinanza perch la associamo, tra le altre cose, allo
status che permette di godere di certi diritti e privilegi. Al tempo stesso,
dovremmo riconoscere che, nella storia, ci sono state circostanze nelle
quali le persone hanno preferito un modo di vita che non fosse centrato
su questo status, su questa istituzione. Hindess offre esempi tratti dallAn-
tichit, ma anche certi casi in cui, oggi, le popolazioni locali degli Stati
occidentali preferiscono il proprio modo di vita a quello codifcato dalla
cittadinanza. Hindess ci offre ci che defnirei una visione disincantata del-
la cittadinanza, che implica di non condannarla n sostenerla in maniera
incondizionata, e certamente di non adorarla. Il punto generale pi impor-
tante, qui, la necessit di prestare attenzione alla logica, alle strategie e alle
specifcit delle lotte. Ovviamente, dobbiamo portare i nostri strumenti te-
orici con noi per cimentarci nellanalisi di queste lotte. Ma portare i nostri
strumenti sulla scena delle lotte dovrebbe essere fatto in modo rifessivo
e aperto a una costante auto-verifca. Sono il primo a trovare attraente la
nozione di incontro. Ma per me il termine incontro implica un certo
tipo di incontro, forse un incontro inatteso nel quale vi sia possibilit, per
entrambe le parti, di essere alterate come conseguenza dellincontro stes-
so. Forse tutto questo solo senso comune nella ricerca politica, e tuttavia
penso valga la pena insistervi.
mf: Molti studi sulle migrazioni, e in particolare sui rifugiati, si riferisco-
no al paradigma del campo per come analizzato e descritto da Giorgio
Agamben, sottolineando la centralit del potere di sovranit nel gover-
no delle migrazioni. Le analisi di Agamben, negli ultimi quindici anni,
sono state anche utilizzate da molti attivisti per denunciare lesistenza
e il funzionamento dei centri di detenzione. Un approccio foucaultiano
5
B. Hindess, Citizenship for All, in Citizenship Studies, vol. 8 (2004), n. 3, pp.
305-315.
206 William Walters
comporta, a nostro avviso, uno sguardo per certi aspetti differente, che
non si focalizzi esclusivamente sulle istituzioni o sulle istanze decisionali,
e che non consideri i migranti come soggetti ridotti a nuda vita. Tutta-
via, i Governmentality Studies tendono a dare particolare attenzione agli
attori non statali, offuscando in un certo senso il ruolo ancora rilevante
degli Stati nel governo delle frontiere, e anche nel mettere in scena ci
che Nicholas De Genova defnisce lo spettacolo del confne. In che
misura, nel suo lavoro, questi due aspetti sovranit e governamentalit
vengono articolati? E, per quanto riguarda lattivismo nellambito delle
migrazioni, ritiene che oggi uno sguardo foucaltiano possa suggerire o
fornire strumenti di azione appropriati?
W. Walters: Voi suggerite che analizzare le politiche migratorie in termini
di governamentalit ha fnito per enfatizzare la dimensione transnazionale
nella comprensione dellesercizio del potere, mascherando al contempo la
funzione ancora rilevante degli Stati nel governo dei confni e tralasciando
ci che De Genova chiama lo spettacolo del confne. Concordo nella
misura in cui ritengo che il ruolo dello Stato non sia stato adeguatamente
esplorato in questi studi. Certamente la ricerca si rivelata effcace nello
spiegare il governo delle frontiere e le migrazioni pi in generale, met-
tendo in campo non solo le tecniche e i giochi che possiamo associare al
liberalismo, ma anche le forme di potere disciplinare e sovrano. Il potere
sovrano, in particolare, stato messo in luce nelle ricerche che conside-
rano gli aspetti decisionisti, il potere delle eccezioni (e qui, come potete
notare, il tema agambeniano del campo centrale), o il modo in cui lo
spazio della frontiera diventato sempre pi una zona in cui la politica
completamente imbrigliata con le questioni della vita e della morte. Ma
interessarsi al potere sovrano non lo stesso che fare i conti con lo Stato.
Le due cose sono collegate, ma analiticamente distinguibili.
Direi che vi sono almeno due modi in cui, con lo spostamento verso
la governamentalit, lo Stato venuto meno negli studi sulle migrazioni.
Prima di tutto, non vi ancora una considerazione adeguata del fatto che
le politiche migratorie non sono semplicemente un insieme di strumenti
esercitati dagli Stati, ma possono invece essere comprese anche come un
campo di programmi, progetti e tecnologie, nel quale certi effetti di Stato
vengono prodotti su base continua. Gli Stati non stanno semplicemente
dietro le politiche e i programmi, maneggiandoli come un direttore dor-
Foucault, migrazioni e confni 207
chestra maneggia la propria bacchetta. Maneggiare la bacchetta trasforma
colui che la agita in un direttore dorchestra. Certo, egli ha bisogno di
unorchestra e di un pubblico. Ma questo il punto: considerare le con-
dizioni in cui lo Stato in quanto tale viene prodotto attraverso pratiche
iterative. Si pensi, ad esempio, al mondo associato al termine piuttosto
benigno di migration management. Non si tratta soltanto di esperti interna-
zionali che viaggiano nei cosiddetti Stati di transito e Stati di origine,
allo scopo di allenare le guardie dei confni di quegli Stati, incoraggiando
i loro ministri ad adottare strumenti biometrici e database dellultima ge-
nerazione, oppure organizzando attivit di collegamento e di gemellaggio
in modo che la polizia locale e gli uffciali di dogana trascorrano un po
di tempo in Europa, in Canada e altrove, imparando dai professionisti.
certo tutto questo, ma anche di pi. di pi perch rappresenta un regime
in cui in gioco la formazione dello Stato. Siamo abituati allidea che i
cosiddetti sforzi di ricostruzione che hanno come obiettivo la polizia,
il sistema di giustizia, il venerato terreno della societ civile o lagenzia
delle entrate dei cosiddetti Stati falliti costituiscano un esercizio di
statebuilding, poich, naturalmente, sono etichettati in questo modo. Ma lo
stesso vale anche per il regime delle migrazioni e i suoi programmi affni.
Tutti questi programmi hanno leffetto di rifare o, pi accuratamente, di
provare a rifare, in quanto raramente raggiungono ci che vorrebbero otte-
nere che cosa uno Stato, che cosa ci si attende che faccia, e cosa non
dovrebbe fare nei confronti della propria popolazione e delle popolazioni
degli altri Stati. Richiamando ci che ho detto a proposito della natura
circostanziale della cittadinanza, che cosa uno Stato e come dovrebbe
agire possono anche essere visti in maniera circostanziale. Ci potrebbero
essere buone ragioni che spiegano perch alcuni governi, in Africa, non
sono stati particolarmente interessati a governare le proprie frontiere o a
raccogliere i dati e le identit dei propri cittadini in grandi database. Ma
poi arriva lUnione europea, e arrivano i nuovi missionari di Icao, Oim e
Frontex, che non solo predicano il vangelo della riforma con un certo zelo,
ma mobilitano anche tutto un set di bastoni e carote nella speranza che
i loro fedeli si convertano e diventino Stati secondo il modello che oggi
abbiamo di cosa uno Stato. (Forse qualcuno dovrebbe scrivere la teologia
politica del migration management!)
Il secondo modo in cui lo Stato viene meno nei Governmentality Studies
delle politiche migratorie in quanto asse di comparazione. una carat-
208 William Walters
teristica specifca di questo tipo di lavori loperare quasi sempre attraver-
so singoli casi o riferendosi allesperienza. molto raro che i ricercatori
esplorino le differenze tra Stati, citt e altri ordinamenti politici. Perch
questo oblio della dimensione comparativa? Dopo tutto, se lobiettivo
denaturalizzare, la comparazione pu essere uno strumento metodologico
molto effcace. Chiunque viaggi un po lo sa. Il modo in cui si beve il caff
in Nord America in enormi tazze isolate, mentre le persone cammina-
no o viaggiano, sempre in movimento molto diverso dal modo in cui
si beve in Italia o in Francia. Larticolazione differenziale delle pratiche
culturali rivelata attraverso la comparazione: fanno le cose diversamente
laggi! Quindi, penso che un approccio pi comparativo alla governamen-
talit delle migrazioni e anche alla governamentalit di molte altre espe-
rienze sia molto importante. Ci non signifca che dovremmo diventare
come quei comparatisti molto positivisti che popolano le riviste di scienze
politiche, rivendicando la comparazione come il manto del metodo scien-
tifco duro. Tuttavia, lo studio comparativo delle migrazioni e della citta-
dinanza da parte degli scienziati e dei sociologi della politica una fonte
preziosa, e vi molto da apprendere da esso, a prescindere dalle nostre
convinzioni teoriche.
mf: Il governo delle migrazioni si fonda su una knowledge-based governance,
in cui la produzione di categorie giuridiche e la relativa partizione delle
pratiche di migrazione in differenti profli di mobilit come quella tra
i richiedenti asilo e i migranti economici giocano un ruolo altamente
normativo. In tale contesto, la questione se e come utilizzare il linguaggio
esistente per descrivere le migrazioni e le loro categorie epistemologiche
diventa chiaramente fondamentale. A differenza di Deleuze, in Foucault
la posta in gioco non si risolve nellinventare nuovi concetti, dal momento
che ogni nozione inserita in una rete di concetti pi ampia, o meglio in
un regime di veridizione. Lei pensa che uno sguardo critico sulla gover-
namentalit dovrebbe cercare di produrre una contro-narrazione, o che
occorra invece forzare e lavorare strategicamente dentro e contro queste
partizioni normative?
W. Walters: Voi suggerite che nel lavoro di Foucault lintervento di nuovi
concetti non abbia la stessa importanza che in Deleuze. Sono daccordo
che, in Foucault, non si fa esperienza di quella vertiginosa moltiplicazione
Foucault, migrazioni e confni 209
di concetti e di quella stratifcazione di piani di analisi che si incontrano
invece in un libro come Mille piani. Detto questo, penso che la produzione
di nuovi concetti occupi un posto strategico e vitale nel lavoro di Foucault.
Sembra infatti che molti dei suoi progetti importanti raggiungano la pro-
pria forza critica con la creazione di neologismi, che non rimpiazzano i
termini esistenti, ma li decentrano, permettendoci di cogliere dallesterno
i regimi di sapere/potere. Cos, Foucault non ci fornisce unaltra storia, e
certamente non una teoria dello Stato, ma una storia della governamentalit;
non semplicemente uno studio delle politiche della salute, delligiene e della
riproduzione, ma lidentifcazione di un intero mondo di biopolitica. Oppu-
re, quando non crea mondi interamente nuovi, Foucault prende concetti
arcaici, da tempo dimenticati, e li fa rivivere, distendendoli e riorientando-
li come fa, in contesti tra loro differenti, con la polizei delle citt e delle
regioni della prima modernit, con la lunga storia del potere pastorale (che
stata invece dimenticata dai teorici dello Stato moderno), e con lesplora-
zione della parrhesia come modo di dire il vero nelle societ antiche.
In che modo queste osservazioni sul lavoro di concettualizzazione di
Foucault sono rilevanti quando passiamo allanalisi delle migrazioni con-
temporanee? Come voi giustamente notate, la politica e il governo delle
migrazioni sono oggi intensivamente ordinati da tutti i tipi di categorie
giuridiche e di distinzioni normative migranti qualifcati e non qualifcati,
rifugiati bona fde e fnti richiedenti asilo, migranti legali e illegali. Un
impegno critico rispetto a questo campo dovrebbe forse aggirare attenta-
mente questi concetti? Rischiamo forse di concedere ulteriore durevolezza
ai mondi che espressioni come immigrazione illegale evocano, perfno
quando assumiamo un approccio critico nei loro confronti? E se tutto
questo vero, la sfda principale non sarebbe allora quella di produrre con-
cetti e perfno interi linguaggi che ci permettano di condurre unanalisi se-
condo un nuovo registro sia esso in termini di moltitudine, di migrazioni
autonome, di cittadinanze insorgenti e agite e cos via? La vera sfda non
consiste forse nellintrodurre nuove parole nel mondo, anche se corriamo
il rischio che un pubblico pi ampio possa confondersi o perfno rifutarle
a causa della loro stranezza? O non vi altra scelta se non lavorare attra-
verso questi concetti uffciali e queste nozioni quotidiane, denaturalizzan-
do la loro ovviet, perturbando la loro oggettivit, le loro nette distinzioni
e i loro confni ordinati? precisamente la genealogia di quello che ci
dato, la genealogia del migrante illegale, che dobbiamo scrivere?
210 William Walters
In realt, ho creato qui una falsa scelta, funzionale spero a chia-
rire alcune questioni. Non si tratta di opporre la denaturalizzazione del-
le categorie dominanti allinvenzione di nuove griglie analitiche. Si tratta
piuttosto di fare entrambe le cose, simultaneamente. Dobbiamo farlo.
Dobbiamo far fronte ai concetti che ordinano il mondo, anche soltanto
per rifutarli esplicitamente, cos come dobbiamo creare nuovi termini
per soggetti, pratiche ed esperienze che esistono in maniera palpabile, ma
sono sprovvisti di un nome proprio o di un punto di contatto. E penso
che lequilibrio esatto sia sempre una questione di prove ed errori, e che
molto dipenda dal contesto.
Vorrei aggiungere a questa osservazione e qui sto parlando in quan-
to accademico, e non come attivista politico che chi tra noi interessato
a stabilire connessioni tra le migrazioni e i progetti critici, spesso iden-
tifcati come Governmentality studies o studi foucaultiani, non dovrebbe
impegnarsi in unoperazione di applicazione, ma in una di incontro. Lintera-
zione dovrebbe avere luogo in base alla consapevolezza che la parte della
teoria non gode del lusso di possedere in anticipo tutti gli strumenti dei
quali ha bisogno. Al contrario, la scatola degli attrezzi della teoria spes-
so messa allopera in luoghi e contesti in cui scopriamo che alcuni degli
strumenti di cui abbiamo bisogno sono usurati, o di misura sbagliata, o
semplicemente mancanti. Sto qui reiterando un punto che ho introdotto
nella mia prima risposta, e un tema sviluppato nel mio recente libro: non
diversamente dalla biotecnologia, le migrazioni oggi sono una questione
di worldmaking di produzione del mondo , prendendo in prestito un
termine importante di Nelson Goodman
6
. A differenza della biotecno-
logia, le migrazioni non possono essere un campo nel quale in gioco vi
siano nuove forme di vita biologica. Ma nuove forme di vita culturale, po-
litica e sociale, e nuovi mondi questi s, sono certamente in gioco. I tipi
di confne che vengono creati, le identit personali che sono registrate e
verifcate dai sistemi biometrici, i tipi di viaggio che vengono tentati com-
binando insieme veicoli, terreni, navigazione, passeggeri ed equipaggio in
inusuali miscugli, le forme di status giuridico che vengono legiferate dalle
lites politiche, le forme di solidariet, di abiezione, di pubblicit e le pro-
teste inventate in mezzo a tutto questo, le autorit e gli esperti convocati
tutto ci nuovo. Mentre si possono ovviamente trovare precedenti
nella storia delle migrazioni, della cittadinanza e dellanti-cittadinanza, noi
6
N. Goodman, Ways of Worldmaking, Hackett, Indianapolis 1978.
Foucault, migrazioni e confni 211
siamo sicuramente sul punto di entrare in un nuovo territorio, e di farlo
senza mappe adeguate.
Ma dire che nuove esperienze si stanno verifcando, che nuove forme
sociali e politiche sono oggi fabbricate e che nuovi mondi delle migrazio-
ni stanno emergendo, non signifca suggerire che questi territori, norme,
identit, luoghi, soggetti e autorit, si collegheranno e si compatteranno
intorno a qualcosa che durer nel tempo. So che il termine assemblag-
gio diventato piuttosto di moda tra i teorici, e che, come le bancono-
te prodotte in sovrabbondanza, vi il rischio che il suo valore analitico
venga degradato. Tuttavia, Paul Rabinow ha proposto una defnizione
abbastanza specifca di assemblaggio, che funziona distinguendosi dalle
matrici di potere pi durature designate come apparato (dispositif). Ra-
binow considera lassemblaggio come un tipo caratteristico di matrice
sperimentale costituita da elementi eterogenei, tecniche e concetti. []
Questi sono comparativamente evanescenti, e spariscono negli anni o
nei decenni piuttosto che nei secoli
7
. Come tutti sappiamo, ad eccezione
delle sue lezioni sui neo- e gli ordo-liberali, Foucault si astenuto, nei
propri principali progetti di ricerca, dal rivolgersi direttamente alla storia
contemporanea. Il ventesimo secolo era per lui unarea nella quale non
avventurarsi. Questo gli ha procurato alcuni vantaggi, come per esempio
poter discernere prontamente quali strutture, quali forme ed esperien-
ze fossero durevoli, e quali evanescenti ed effmere, maggiori e minori.
Quando, oggi, focalizziamo la nostra attenzione su forme contemporanee
e su eventi come le migrazioni, non possiamo farlo con il benefcio di uno
sguardo retrospettivo. Dobbiamo stare attenti a non fare di ci che mu-
tevole e forse effmero qualcosa di pi permanente e importante di quello
che realmente. Dunque, non soltanto questione di rispondere alla do-
manda che Deleuze, e pi recentemente Agamben, hanno posto che
cos un dispositivo? ; anche importante domandare: che cosa non un
dispositivo? Una sfda per i ricercatori consiste nel rendere comprensibile
gli strani, e per certi aspetti terrifcanti, nuovi mondi delle migrazioni sen-
za reifcarli, evitando di renderli pi solidi e impermeabili allintervento di
quanto propriamente non siano.
Lidea che le strutture di potere con le quali pare che oggi dobbiamo
confrontarci possano non essere cos permanenti o strutturali contiene
forse un elemento di speranza. Walter Benjamin riporta una conversazione
7
P. Rabinow, Anthropos Today, cit., p. 56.
212 William Walters
che Kafka ha avuto con lamico Max Brod riguardo allo stato dellEuropa
e al declino della razza umana. Quando Brod gli chiede se vi sia qualche
speranza al di fuori del mondo come noi lo conosciamo, Kafka replica,
sorridendo, che vi molta speranza, uninfnita quantit di speranza, ma
non per noi
8
. Quindi, per chi c speranza? Secondo Benjamin, la spe-
ranza per quelle fgure estremamente strane che, nellopera di Kafka,
sono chiamate assistenti, o messaggeri che esistono in uno stato in-
compiuto, e che vivono n come membri, n come stranieri rispetto
a tutti gli altri gruppi. Speriamo dunque tutti negli assistenti, coloro che si
associano in modo diverso!
Traduzione dallinglese di Martina Tazzioli
William Walters
Carleton University
william.walters@carleton.ca
8
W. Benjamin, Franz Kafka. On the Tenth Anniversary of his Death, in H. Arendt (a cura
di), Illuminations, Schocken, New York 1968, p. 116.
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