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Mensile

Associazione Culturale
Thule Italia


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Sommario
ottobre 2005
Il Rito tra sacrificio e sortilegio
Janus
pag. 3
Contro il mondialismo massonico
per una Resistenza Etnonazionale!
Federico Prati
pag. 8
Per Bush Caraibi Amari
Gabriele Gruppo
pag. 10
Manifesto per i tempi moderni.
La Rivoluzione Conervatrice:
lanima della Tradizione culturale
Europea
Giandomenico Casalino
pag. 14
Thule e la metapolitica
Avatar
pag. 18
Pellegrinaggio in Terra Catara
Andrea Ans Anselmo
pag. 20
Ponti, Muri e Corridoi. Europa e
Metfore Politiche
Gabriele Gruppo
pag. 24
Il mito arboreo
Argentea
pag. 27
Diario di viaggio di due
thuleani - Vienna (prima parte)
Frida
pag. 30

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l Rito tra sacrificio e sacrilegio
di Janus
Il tema che affronteremo in questo articolo - la ritua-
lit nella sua dicotomica dimensione sacrificale e
sacrilega - potr sembrare ai pi di relativa importan-
za, magari legato a qualche cervellotica elucubrazio-
ne intellettualoide, che scarsamente interessa i mili-
tanti del Fronte della Tradizione, ma un'attenta anali-
si persuader il lettore che quanto ci si propone di
approfondire di centrale e fondamentale essenziali-
t per qualsivoglia percorso di tipo ascetico ed inizia-
tico. In questa sede sar nostra cura analizzare la
ritualit nelle doppia valenza che essa pu assumere:
tradizionale, sacrificale e regolare la prima; moderna,
controiniziatica e neospiritualista la seconda.
Ricordando come il termine rito deriva dal latino
ritus e soprattutto dal sanscrito Rt, come attualit
perenne della Realt Divina, esso va oltre ci che
comunemente si intende per preghiera nelle religioni
devozionali, non essendo una domanda al Dio teisti-
co, non una passivit, una soggezione ad esso, ma
rappresentando una vera e propria Azione, sicura-
mente la pi alta tra le azioni. Esso rappresenta l'azio-
ne sacra per eccellenza, quella capace di rimanifesta-
re la forza di un Numen, di un Eroe, di rinnovarne la
virt, la presenza effettiva del Divino
nell'Umano:"attua il dio dalla sostanza delle
influenze convenute.., qui si ha qualcosa, come uno
sciogliere ed un risuggellare. Viene cio rinnovato
evocativamente il contatto con le forze infere che
fanno da substrato ad una divinificazione primordia-
le, ma altres la violenza che le strapp a se stesse e
le liber in una forma superiore..."(Evola, Rivolta). Il
senso sacrificale, il sacrum facere si esplicita gi
chiaramente. Vi un "mondo delle cose" che si
muove con sue leggi proprie. L'uomo di converso si
muove in maniera asincronica, spinto dalle curiosit
e dal desiderio di soddisfare i propri "appetiti egoici"
e nel fare questo per lo pi diretto dal pensamento
degli altri. E questa omologazione, anche quando si
3
orpella di simboli antichi non ha nulla di sacrale, poi-
ch il Sacro non tangibile dai sensi, il Sacro si
manifesta come un fulmine, esso corrisponde ad un
"sussulto" che percuote l'intero Essere: tutti i Piani si
mettono in movimento all'unisono. Infatti, solo nello
stato sovracoscienziale sar possibile percepire il
Sacro, l'azione sacrificale essendo appunto l'atto che
l'Uomo compie per avvicinarsi al pi alto dei suoi
piani. Se azione, vuole dire che un "ire", un "anda-
re", un muoversi e questo "andare", questo andamen-
to deve essere preciso e circostanziato, deve avvaler-
si di modus operandi effettivi, i soli che possano per-
mettere una tangibilit del Divino nell'umano.Vi ,
quindi, necessit di un COLLEGAMENTO REALE
con il Sacro, vi necessit di un nuovo "battesimo"
ricevuto in status di purit mentale, vi necessit,
oggi come ieri, di un atto trasmissorio di una FORZA
pi forte di tutte le forze, che nel passato stata pre-
rogativa di Re e Pontefici:"Il cemento originario delle
organizzazioni tradizionali: esso spettava anzitutto al
Re; era poi prerogativa delle caste aristocratiche e
sacerdotali, della magistratura e, infine, dei patres, i
capi famiglia"(Evola, Rivolta). Non a caso nella tra-
dizione delle famiglie patrizie il riferimento ad avi
semidivini o eroici era la manifestazione di una con-
tinuit rituale e sacrificale, che manteneva il contatto
con il pneuma dell'antenato, che veniva perpetuato
dal rispetto rigoroso di norme, gesti e parole: nelle
caste superiori, come nella magistratura, ogni varian-
te invalidava il legame dell'evocatore col Numen.
Quanto finora analizzato ha messo in evidenza quan-
to il rito fosse e sia connesso, in maniera indissolubi-
le, sia con una provata continuit iniziatica sia con un
percorso sacrificale dell'evocatore, che in esso riper-
corre la leggenda di Osiride, smembrato dal fratello
rivale Seth, prefigurazione delle quattro operazioni al
Nero, e ritrovato e rivivificato da Iside, sposa e sorel-
la "mercuriale", con la quale ritrova nuovamente la
propria virilit trascendente, smarrita col proprio
phallus, nelle nozze chimiche, nella ricomposizione
del Rebis primordiale. Tutto ci si ottiene attraverso
un lavoro, un ascesi che permette di eliminare le tene-
bre dell'ignoranza, che rendono l'uomo come uno
specchio offuscato: questo lavoro non puramente
speculativo, ma modifica realmente l'uomo, la divi-
nit stessa l'agente della trasformazione, resa presen-
te attraverso la chiamata del Numen, attraverso il
Rito. In Platone esposto il mito della biga coi due
cavalli, simbolo delle potenze interiori, che tendono
uno verso la contemplazione delle idee divine, uno in
basso, verso il mondo materiale. L'auriga, che rappre-
senta la razionalit superiore, deve essere cos abile
da equilibrare queste due forze, cos da arrivare al
mondo delle idee. Se cos non avviene, l'anima preci-
pita verso il basso, nel mondo materiale, perdendo la
capacit di avvertire le sfere spirituali. Tale il senso
dell'ascesi rituale, espresso anche, sebbene in forma
criptica, nella troppo nota Tabula Smaragdina di
Ermete Trimegisto: "Questo vero, certissimamen-
te vero, ci che in Alto come ci che in Basso, e
4
ci che in Basso come ci che in Alto: qui si
compie il miracolo della cosa Una...." e poi ancora:
"Separerai la terra dal fuoco, il sottile dal denso, deli-
catamente e con grande cura....in questo modo tu
avrai la gloria del mondo, e per questo ogni oscuri-
t"questa l'Arte Regale della reintegrazione del-
l'uomo nella sua vera natura. A tal punto, brevemente
accenneremo ai tre elementi fondanti ed essenziali di
un rito tradizionalmente inteso: la purificazione del-
l'esecutore, con un conseguente contatto con le forze
dall'Alto; l'evocazione; l'azione sacrificale, intesa
come potenziamento ed acquisizione della Forza.
Altro aspetto del sacrificio la sua totale spersonaliz-
zazione: al contrario di quanto cercano i moderni fat-
tucchieri, nell'atto magico nulla si cerca per se stessi,
dovendo essere "nullo" il frutto dell'azione. Non
casuale, infatti, la richiamata figura dell'Eroe, il
quale ci conduce verso il culto sacrale ed impersona-
le della Mors Triumphalis:"compi ogni azione libe-
randoti dai legami, equanime nel successo e nell'in-
successo"(Baghavad-git). La via indicata, pertan-
to, per sua stessa natura, come gi evidenziato, ari-
stocratica, elitaria, iniziatica, riservata a soli Hestos,
coloro che sono in piedi, che richiedeva e richiede
una precisa qualificazione spirituale, la quale segna
l'abissale differenza tra un'idea del rito rettamente tra-
dizionale ed un'idea contraffatta di esso, sacrilega,
frutto della volgarizzazione neospiritualista e di
un'inversione controiniziatica. Le parole di J ulius
Evola ci aiuteranno a qualificare tale dicotomia, ini-
ziando una vera e propria analisi di ci che devesi
intendere per azione sacrilega:"Alterando una legge,
un sigillo di dominio sovrannaturale sciolto, forze
oscure, ambigue, temibili ritornano allo stato
libero..Il rito o il sacrificio tralasciato, compiuto da
persona non qualificata o eseguito in modo comun-
que difforme dalle regole tradizionali, era principio di
sventura: esso rimetteva allo stato libero forze temi-
bili sia nell'ordine morale che in quello materiale, sia
per gli individui, sia per la collettivit. Trasformava
gli dei in nemici"(Evola, Rivolta). La leggenda di
Osiride, che l'enigmatica Tavola di Rubino definisce
non a caso un Dio nero, ci palesa la necessit per il
Myste, di una ricapitolarizzazione dei suoi piani
microcosmici (VITRIOL), di una visione terribile che
apre la Via per la risalita, Seth essendo nella sua ver-
sione di demone oscuro: tale la Forza Universale,
la Potenza-Shakti, che fonte di pericolo e di morte
(gli Di Mani), che solo un eroe qualificato pu
affrontare e soggiogare, chi la sublima e fissa con il
Rito, Ercole che "conquista" l'immortalit olimpica,
che realizza la Verit, la Realt (Rt=ritus=rito), la
Vittoria. Chi non qualificato, chi non ha le norme
della continuit commette l'errore (non il peccato!) di
affrontare (la Forza) fuori dal Rito viene travolto da
ci che per lui pu essere solo caotico ed oscuro, pro-
prio perch non ha suggellato ed invertito verso l'Alto
la Forza medesima. (Giandomenico Casalino). Da
quanto emerso, reputiamo che la dicotomia tra sacri-
ficio e sacrilegio sia palese, come egualmente palese
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sia lo stato di degenerescenza dello spiritualismo
contemporaneo. Quanti dei moderni maghi, delle
tante streghe, dei tanti auguri, ha realizzato l'identit
tra rito (che nella maggioranza dei casi totalmente
inventato) e sacrificio? Quanti hanno percorso
un'ascesi purificatrice prima di accostarsi ad una evo-
cazione, ad una parola di potenza, ad un mantra?
Quanti posseggono il diritto aristocratico ad accedere
al contatto con la Forza del Sacro? La risposta sem-
plice: Pochissimi! I risultati, d'altronde, sono ben
visibili: sono ben visibili le turbe psichiche, i tormen-
ti inconsci, le fobie per un'analisi introspettiva di chi
commette sacrilegium, nelle mani viscide di una
cotroiniziazione che accresce il suo diabolico potere
proprio sfruttando tali deficienze. Ovviamente tutto
colorito di esotico, di stravagante, tutto fa magia pur-
ch ci si differenzi dai papaboys o dall'alienato dalla
Playstation, minimamente non consci di divenire
ancor pi schiavi di tali categorie subumane, al tota-
le servigio di una Signoria ben conosciuta, che va ben
oltre le lobbies, le logge e gli apparati sovranazionali
di potere. Le vane glorie dei moderni ci fanno torna-
re alla mente la pretesa, condannata da Dante, ad
atteggiarsi ad Eroe, ai tempi dei Comuni e delle
fazioni, di "ogni villan che parteggiando
viene"(Gastone Ventura). Pertanto, ci che appare
difficile comprendere e quindi interiorizzare, oggi, ,
come dimostrato, il concetto di Sacro e questo
dovuto proprio alla mancanza di una serie di "atti" e
di "gesti" di tipo rituale, di tipo sacrificale. Sappiamo
guardarci nello specchio benissimo, anzi, qualcuno di
noi, lo fa anche pi volte al giorno, dipende dal tasso
di narcisismo presente, eppure nessuno, se non
pochi, sanno vedere oltre la propria immagine. Ed
proprio nel saper guardare "oltre" che si ravvede,
anche meccanicamente, ci che in noi "vibra" con
evidente preponderanza. Intimamente "conosciamo"
bene i nostri impulsi interiori che determinano infine
la nostra specificit. Avvertire in s le valenze
dell'Eroe, inteso in senso arcaico, o quelle del misti-
co o quelle dell'avventuroso fa parte di un "sentire"
profondo. Ma, oggi, si confonde, senza avvedercene,
il Furor con la nevrosi, l'Estasi Mistica con il "rinco-
glionimento" momentaneo e via dicendo....Ecco per-
ch ci difficile oggi saper riconoscere in noi la pre-
senza del Divino, se non in termini pseudomistici,
romantici o sacrileghi. Non ci pi concesso discer-
nere il noumenico dal fenomenico. Allora che fare?
Si pu riaccendere in noi un Fanum?.Da quanto appe-
na detto, si evince che nel Mondo Classico, come
fatto distintivo della sua religiosit, il culto degli di
la Pietas come attenzione ed osservazione scrupolo-
sa. mediante occhi e orecchie aperti al mondo, nei
confronti di manifestazioni della natura ritenute di
massima rilevanza (segni stessi degli di), essendo il
visibile manifestazione dell'Invisibile. I Riti della
religiosit romana sono atti compiuti serenamente ed
antropologicamente sentiti come qualcosa di fonda-
mentale e di naturalmente indispensabile alla esisten-
za stessa del Cosmo e della Citt. Questi sono in
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quanto il sacro, loro legittimazione dall'Alto, ma il
SACRO se si "fa" con i RITI, i quali rinnovano
periodicamente la divinificazione primordiale con la
quale il Dio si "fece" tale nel Tempo del Mito.
Pertanto i Riti fanno, letteralmente e nel senso pro-
fondo, gli di come Forze e Potenze del Sacro, del
Metafisico che fonda ed energizza il fisico nel quale
si riverbera.
Quindi: i Culti, i Riti......e.....soprattutto uno Spirito
Aristocratico!!!
"Abbiamo detto che il mondo moderno ormai giun-
to ad un punto dove inutile farsi illusioni sull'effica-
cia di una qualsiasi reazione che non parta da un pro-
fondo rivolgimento spirituale. Liberarsi dal male che
ci corrode non si pu che con una negazione totale,
con uno slancio spirituale che faccia di noi veramen-
te degli esseri nuovi, riaprendoci la possibilit di
cogliere un mondo nuovo, di respirare una libert
nuova: dovesse anche crollare tutto ci di cui
l'Occidente trae il suo vano orgoglioNella consape-
volezza che il nostro mondo un mondo di rovine,
dobbiamo spingerci di nuovo verso quei valori, che ci
consentano di riconoscere in modo inequivocabile la
causa di tale rovinaCos saranno dati i tratti fonda-
mentali di un'altra visione del mondo e della vita, che
per noi deve valere come una forza segreta e come
l'anima della nostra battaglia" (J ulius Evola,
Imperialismo Pagano).
Bibliografia essenziale
1) J ulius Evola, Rivolta contro il mondo moder-
no, Il mistero del Rito, Edizioni Mediterranee;
2) J ulius Evola, Imperialismo Pagano, Edizioni
Atanor;
3) Giandomenico Casalino, Il Sacro e il Diritto,
edizione del Grifo;
4) Gastone Ventura, Il Mistero del Rito
Sacrificale, Edizioni Atanor, Collezione rara
7
ontro il mondialismo massonico per
una Resistenza Etnonazionale!
di Federico Prati
All'orizzonte si profila sempre pi vicino il pericolo
mortale dell'unificazione massonico-mondialista,
vale a dire un unico governo mondiale che, dietro la
maschera dell'ONU, ha come braccio armato gli Stati
Uniti, e, come mente, la Trilateral Commission, il
Council on Foreign Relations, il Federal Reserve
System, e la Banca Mondiale. Come non ricordare a
questo proposito le terribili parole dell'ebreo Marcus
Elia Ravage: "Voi cristiani non avete ancora compre-
so tutta la profondit della nostra colpevolezza. Noi
siamo degli intrusi. Noi siamo dei distruttori. Noi
siamo dei rivoluzionari.Noi ci siamo impadroniti del
vostro mondo, dei vostri ideali, del vostro desti-
noNoi siamo stati la causa prima non solo dell'ulti-
ma guerra mondiale, ma di quasi tutte le guerre, non
solo della Rivoluzione Russa, ma di tutte le grandi
rivoluzioni della vostra storia. Noi abbiamo arrecato
la discordia ed il disordine nella vostra vita privata e
nella vostra vita pubblica. E lo facciamo ancora oggi.
Nessuno potr dire per quanto continueremo ad
agire".
Come non ricordare anche la terribile e profetica
frase di Houari Boumedienne, presidente
dell'Algeria, quando nel 1974 dalla tribuna ONU pro-
clam: "Un giorno, milioni d'uomini lasceranno le
parti meridionali del mondo per fare irruzione negli
spazi relativamente accessibili dell'emisfero Nord,
alla ricerca della propria sopravvivenza. E questi
milioni d'esseri umani non verranno come amici!
Nessun bisogno di combattere; sono i ventri delle
nostre donne che ci daranno la vittoria!"
Dietro quest'invasione allogena, si muovono dunque
i vertici massonico-mondialisti che perseguono
scientificamente il progetto mondialista: ossia il pro-
getto di una societ multietnica, multirazziale, multi-
religiosa, in cui si fondano e confondano razze, tradi-
zioni e religioni. Un'operazione d'ibridazione, di
meticciato enorme il cui fine dovr essere la totale
scomparsa della civilt europea, in una grigia broda-
glia di razze e religioni. Tali centrali massoniche pro-
muovono l'uniformizzazione egualitaria della menta-
lit, omogeneizzando i costumi all'insegna dei valori
edonistici, tutto questo al fine di creare il cosiddetto
"homo oeconomicus", privo d'Identit etno-razziale e
di Tradizioni, l'utile idiota, lo sradicato, il consuma-
tore perfetto, allo scopo di creare ed instaurare un
Unico Governo Mondiale, in mano a pochissimi elet-
ti, che sopprima tutte le tradizioni etnonazionali dei
Popoli Europei ed eserciti un dominio illimitato su
tutti gli uomini.
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Noi, discendenti dei Popoli Arii, dobbiamo gridare la
nostra totale contrariet al villaggio globale, alla mas-
sificazione planetaria, alla societ multirazziale, al
libero scambismo, al capitalismo selvaggio, perch
dietro tutto quest'altro non potrebbe stare che la
dipendenza dei Popoli Europei dai grandi investitori
planetari, dagli imprenditori della grande finanza
bancaria cosmopolita. I nostri secolari nemici! E un
unico, immenso e cosiddetto "libero" mercato mon-
diale altro non sarebbe che un unico, immenso e defi-
nitivo cimitero delle libert dei Popoli Europei. Noi
etnonazionalisti vlkisch propugniamo una cultura
organicistica delle comunit etniche, comunit radi-
cate nel Sangue e nel Suolo.Siamo quindi per
un'Europa delle Etnie, delle Stirpi: per grandi aree
regionali omogenee ed autosufficienti. Etnicamente
omogenee, economicamente autosufficienti. Per
un'Europa delle piccole-grandi patrie etniche, che,
basate sulla Identit, sulla Stirpe, sulla Tradizione,
rappresentano l'unica risposta ai progetti di globaliz-
zazione innescati dall'alta finanza e dal gran capitale.
Nelle piccole-grandi patrie risultano, infatti, preva-
lenti il legame di Sangue, quello comunitario e la
solidariet etnica rispetto all'individualismo, all'egoi-
smo ed allo sfruttamento mondialista. E' necessaria,
vitale, dunque, una mobilitazione totale dei Popoli
d'Europa contro l'immigrazione selvaggia e la
Sovversione mondialista al fine di non rassegnarsi al
tentativo di genocidio perpetrato nei nostri confronti
dalla piovra massonica e dai potentati economici.
Federico Prati
Segretario della Associazione Culturale Identit e
Tradizione
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er Bush Caraibi Amari
di Gabriele Gruppo
Le azioni d'ingerenza statunitensi in America
Centrale e nei Caraibi, nell'arco di un abbondante
secolo e mezzo di storia (dalla met del XIX agli
albori del XXI), sono tante in quantit, variegate
nella tipologia, in ogni caso e sempre supportate da
quella petulante retorica su "democrazia" e "progres-
so", tanto cara e comune a tutte le imprese coloniali
ed imperialistiche di cui tinteggiato il nostro evo
moderno. Le politiche del "big stick" (del bastone), la
balcanizzazione dell'area, con la creazione di vere e
proprie "repubbliche delle banane", il foraggiamento
d'ogni sorta di fantocci prezzolati in divisa (Diaz,
Somoza, Batista, Duvalier ecc.) e di narco/guerriglie-
ri anticomunisti, sono i punti nodali per comprendere
quale fosse la supremazia enorme degli U.S.A. in
questa regione; che per prima in assoluto nel pianeta
ha sperimentato cosa volesse dire l'interventismo a
stelle e strisce nella prassi e nei risultati.
Un "giardino privato" da sempre quindi, un "orto"
ben protetto le cui uniche fastidiose talpe rosse etero-
dirette da Mosca, Cuba ed il Nicaragua, non poteva-
no certo impensierire una gran potenza, i cui scrupo-
li di coscienza sono sempre stati di poco superiori a
quelli di un usuraio.
Se per fino a poco pi di un decennio fa questo sta-
tus quo appariva incontestabile, oggi non si pu dire
altrettanto; anzi G.W.Bush, tanto nel suo primo man-
dato quanto in quello attuale, sta tentando di recupe-
rare posizioni strategiche in un'area che fino a non
molto tempo fa, appunto, appariva almeno blindata
agli interessi statunitensi.
La punta dell'iceberg, che dimostra una ormai innega-
bile difficolt di Washington nel gestire il suo "prima-
to", si chiama "Petrocaribe" e chi manovra quest'ice-
berg altri non che il presidente venezuelano
Chavez.
A fine Giugno di quest'anno a Puerto la Cruz, centro
petrolifero venezuelano, si sono incontrati i capi di
governo di quindici nazioni centro/americane, con al
seguito altrettanti ministri titolari di dicasteri econo-
mici e di gestione delle risorse energetiche di questi
Stati, per ratificare un documento di cooperazione
petrolifera macroregionale, finalizzata niente meno
che a rendere il petrolio una risorsa tanto economica,
quanto sociale.
Il trattato corona cos un percorso a tappe forzate,
che nell'arco di un anno ha materializzato un accordo
politicamente impegnativo, ma dalle ricadute prati-
che ancora tutte da verificare, e che per sta creando
non pochi timori tra i ranghi dell'amministrazione
statunitense.
Il percorso d'ogni azione che svolger "Petrocaribe"
10
in futuro si muover sulla via dell'integrazione tra i
paesi dell'America Latina e dei Caraibi; una condi-
zione indispensabile questa, a detta del trattato,
"per aspirare allo sviluppo nel mezzo della cre-
scente formazione di grandi blocchi regionali che
occupano posizioni predominanti nell'economia
mondiale". Nel documento inoltre si legge: "Solo l'in-
tegrazione basata sulla cooperazione, la solidariet e
la volont comuni di avanzare verso livello pi alto di
sviluppo potr soddisfare le necessit e i desideri dei
popoli latino americani e dei Caraibi e ugualmente
preservare indipendenza, sovranit e identit".
Il braccio operativo poi, di questa politica d'integra-
zione reale tra i diversi soggetti, sar un fondo desti-
nato al finanziamento dei programmi sociali ed eco-
nomici denominato: " ALBA-CARAIBI". Ci per
nell'assoluto rispetto delle strutture politiche esistenti
e senza velleit d'ingerenza negli affari interni dei
singoli Stati aderenti.
Sono numerosi i richiami all'atteggiamento dei paesi
industrializzati, considerati emarginanti o quanto
meno poco sensibili alle particolarit dei paesi in via
di sviluppo; di cui "Petricaribe" ed il suo fondo ope-
rativo dovrebbero rappresentare una risposta nell'area
latino/americana valida politicamente e competitiva
economicamente.
Il progetto di Chavez e della cos detta "diplomazia
del greggio", mira a diminuire nell'area l'influenza
organica delle multinazionali petrolifere anglo/ameri-
cane, eliminando gran parte della loro intermediazio-
ne nel processo estrazione/raffinazione/distribuzione
della materia prima, rendendo cos i paesi firmatari di
"Petrocaribe", per lo pi piccoli stati insulari o a
ridosso di "giganti" quali Messico e Brasile, in prati-
ca autarchici sotto l'aspetto energetico. Il semprever-
de Castro, accortosi subito dell'importanza di questo
progetto, e della possibilit di una sopravvivenza
della "via cubana al socialismo" tramite il nuovo
Venezuela, non ha esitato a rafforzare i gi solidi
legami che lo legano con Chavez; ideologizzando
quindi in modo chiaro ed antistatunitense questo sog-
getto venutosi a formare a Puerto la Cruz.
Va ricordato comunque che gli U.S.A. assorbono il
60% del greggio di Caracas, e che quindi il
Presidente venezuelano deve muovere passi certa-
mente accorti nel non irritar troppo la super potenza
americana, quanto meno nel futuro immediato, e spe-
rando che la sua diplomazia petrolifera lo aiuti sia a
stringere accordi di ferro con le future nazioni/guida
del liberismo mondiale, India e Cina, sia per creare
quel gran colosso petrolifero statale panamericano
con Brasile ed Argentina, di cui "Petrocaribe" appare
l'apripista ideologico, e che dirotterebbe quel 60% di
greggio da nord verso sud, dove Chavez potrebbe
contare su nazioni amiche (pi per interesse che per
vera simpatia politica), facendo cos a meno del-
l'odiata Washington, che non manca mai nel tentare di
spodestare l'ex par in rosso.
Infatti, le mosse dell'amministrazione Bush, solo nel
2005, per indebolire il torello venezuelano si sono
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articolate in ben tre atti operativi decisamente signifi-
cativi.
Il primo passo fu compiuto il 31 Maggio, quando
Bush stesso ricevette alla Casa Bianca Maria Corina
Machado, combattiva e prezzolata leader dell'orga-
nizzazione non governativa "Sumate"; considerata da
Chvez il nemico pubblico numero uno, per via del-
l'impegno profuso nella denuncia delle violazioni dei
diritti umani. In questa maniera l'amministrazione
U.S.A. ha voluto testimoniare un forte sostegno
all'opposizione interna a Chvez, in modo sicuramen-
te simile a ci che avvenne con la torbida vicenda
della "rivoluzione arancione" in Ucraina.
La seconda mossa di George W. risale a poco prima
della nascita di "Petrocaribe", quando nell'East Room
della Casa Bianca appose la propria firma alla ratifi-
ca dell'accordo "Cafta" per il libero commercio con
cinque Stati centro/americani, El Salvador,
Honduras, Costa Rica, Nicaragua, Guatemala e con la
Repubblica Domenicana. Quest'accordo fu conside-
rato ufficialmente dallo stesso Segretario di Stato,
Condoleezza Rice, un ulteriore passo verso la crea-
zione di "un'unica area di libero scambio in tutto
l'Emisfero Occidentale tesa a promuovere la crescita
ma anche ad isolare Castro e Chvez". Pi chiara di
cos
Il terzo ed ultimo anello della controffensiva diplo-
matica contro la coppia (di fatto) Castro/Chavez vide
lo scenario informale del ranch di Crawford in
Agosto; con il presidente colombiano Alvaro Uribe
ospite del clan Bush. Ovviamente non dato sapere il
reale contenuto delle discussioni "informali" tra i due
presidenti; ma non da escludere che, durante il suc-
culento pranzetto, tra una portata e l'altra, molto pro-
babilmente si sia constatato quanto lunghi e permea-
bili siano i confini tra Colombia e Venezuela, e maga-
ri sia saltato fuori il nome di un certo sig.
Negroponte, tanto esperto in questioni sud america-
ne; ed i cui discepoli sono sempre desiderosi di servi-
re la grande patria della democrazia. Personali con-
vinzioni certo, ma tutti sanno che "a pensar male si fa
peccato, ma non ci si sbaglia mai".
Per gli U.S.A. e per la sua influenza in questa regio-
ne del globo non un periodo sicuramente roseo.
Come poc'anzi accennavo Cina ed India (da tenere in
considerazione ormai in ogni contesto globale) si
stanno interessando alle spregiudicate mosse
petro/politiche del Venezuela, ma non solo. Da un
articolo del "Sole 24 Ore" del 30/12/2004, si scopre
che i due colossi asiatici hanno ratificato decine e
decine di trattati commerciali con gli Stati del "Cono
Sud", Brasile ed Argentina in testa. In oltre Pechino
ha staccato un assegno di un centinaio di miliardi in
dollari per finanziamenti di vario genere dopo la visi-
ta di Hu J intao nel continente; e ha promesso al
governo panamense di sostenerlo nelle spese per
l'ampliamento del canale di Panama, facendo addirit-
tura leva sul nazionalismo anti-yankee che da quelle
parti, a quanto sembra, si sta sviluppando in modo
inaspettato. Giubilando cos per sempre le politiche
12
del "big stick" d'ottocentesca memoria la Cina si sta
allegramente sostituendo a Washington quale super
potenza regionale.
Alla voce "Unione Europea" si trova non un'iniziati-
va concreta, di respiro organico e geopolitico, ma il
solito elettroencefalogramma piatto. Da registrare la
solitaria corsa della Spagna e della Russia, in due
diversi livelli.
Il governo Zapatero ha, infatti, ridato vigore ai lega-
mi storici, politici e tutto sommato etnici (strano per
un politico "di sinistra" vero?) con quello che, nel
secolo d'oro spagnolo, era l'Impero "su cui mai tra-
monta il sole". Sfruttando soprattutto la presenza ed
i buoni uffici della compagnia petrolifera Repsol, ben
radicata in Venezuela, la Spagna sar direttamente
coinvolta da Chavez nel progetto "Petrocaribe"; alla
Repsol che sar infatti affidato il ruolo di creatore ex
novo della rete distributiva "solidale" nell'area, e non
un affare da poco. In oltre Madrid sta anche rinser-
rando i legami con tutto quel "mondo andino", forie-
ro di numerose buone possibilit per il futuro prossi-
mo, dove la presenza U.S.A. sar sempre pi sulla
difensiva, se non addirittura in ritirata.
Anche Mosca deve aver intuito questo processo. Cos
le ditte d'armamenti russe hanno cominciato a guar-
dare con vivo interesse alla regione ed ai suoi Stati
come ad un potenziale grosso acquirente a breve ter-
mine.
Questa panoramica "continentale" fa intuire che l'au-
dacia di Chavez appunto solo la punta di un iceberg,
la cui portata distruttiva rischia di far affondare il
grande "Titanc" nord/americano. Nel XIX secolo
Washington forse trov gioco facile nel penetrare l'ex
Impero spagnolo, non trovando pressoch resistenze
data l'assenza di una potenza concorrente. Oggi infat-
ti le parole d'ordine della "Dottrina Monroe", o quel-
le del "giardino di casa" appaiono travolte da una
crisi di validit irreversibile quanto quella della
nazione che le ha forgiate, e che ne ha fatto il proprio
strumento ideologico d'espansione nel continente
americano. Nuovi soggetti geopolitici,nuove potenze
all'orizzonte della storia, fanno apparire il "nuovo
mondo" decisamente superato.
Gabriele Gruppo
13
anifesto per i tempi ultimi.
La Rivoluzione Conservatrice: lanima
della Tradizione culturale Europea!
di Giandomenico Casalino
Il pensiero unico dominante che, in termini teoretici,
neo-illuminista e quindi razionalista ed individuali-
sta, figlio ed erede secolarizzato del dio unico domi-
nante giudaico-cristiano, un'ideologia che ha tre
facce: 1) sul piano etico-religioso il radicalismo
razionalista libertario ed ateo; 2) sul piano economi-
co-sociale il liberismo dei grandi potentati finanzia-
ri; 3) sul piano strettamente politico-istituzionale il
liberalismo. Se la Tradizione politica europea, come
complesso di valori socialmente condivisi prima che
si diffondesse l'ideologia che in seguito produsse la
Rivoluzione Francese, non geneticamente n liber-
taria o "liberal", n liberista, n liberale, qual la sua
vera natura? Essa la Rivoluzione Conservatrice che,
come Patria e Lavoro, Nazione ed Europa,
Socialismo Spirituale, sembrano parole in contraddi-
zione tra loro. Ma cos non ! Anzi la cultura tradizio-
nalista, proprio perch rivoluzionaria, il superamen-
to che contiene ed invera le opposizioni in un tutto
unitarioessa deve difendere e riproporre i valori e
la cultura della nostra Tradizione, e questa oggi
autentica rivoluzione culturale, conservando e riven-
dicando la perenne validit politica degli stessi. E'
bene riflettere, in sintesi, sugli aspetti principali,
come emergenze politiche ed etiche, in cui si presen-
ta il pensiero unico dominante; da questi ed in con-
trapposizione alternativa agli stessi come cartina di
tornasole, emerger la vera natura politico-culturale
della Tradizione Europea.
Le facce del prisma
1) Eutanasia (Concezione astratta dell'essere
umano e cio lontana dalla sua realt affettiva, socia-
le ed etica. Tale concezione "legittima" la disponibi-
lit tecnica-tecnologica del corpo alla "gestione" da
parte del potere e della struttura, con la consequenzia-
le considerazione del corpo come sola realt biologi-
ca che non ha diritto ad essere ed a dover essere
secondo natura e quindi secondo l'ordine divino della
stessa).
2) Il Materialismo (L'uomo soggetto di mani-
polazione globalizzata e finalizzata al profitto econo-
mico ed al potere culturale da parte di potentati finan-
ziari ramificati a livello mondiale) si accompagna ad
una concezione altrettanto irreale che quella astrat-
ta di "persona"=solo autocoscienza "pensante".
3) Per lo effetto si giunge ad un concetto di vita
14
che coincide conseguenzialmente con la riduttiva
interpretazione cerebrale della stessa. Quindi vita -
essere umano =attivit cerebrale, per cui l'espianto
diventa legittimo e quindi lecito nel momento in cui,
con la sola definizione clinica di morte cerebrale, si
uccide un essere vivente a cuore battente!
4) Da ci deriva che l'embrione di un essere
vivente (l'uomo) , secondo questa ideologia oscura e
satanica, un semplice "grumo di cellule" e non un
essere umano in potenza. Quindi si pu manipolare
ed uccidere - come avviene con il cosiddetto "feto"
nell'aborto
5) Un notissimo studioso di Bioetica, Engelardt,
osa affermare che non tutti gli esseri umani sono per-
sone, non tutti gli esseri umani sono autocoscienti e
cio razionali: i feti, gli infanti, i ritardati mentali
gravi e coloro che sono in coma senza speranza sono
esempi di non-persona-umana. Un altro studioso,
Tooley, afferma che un membro della specie umana
una persona e quindi ha il diritto alla vita, solo quan-
do possiede un concetto di s (ecco il cerebralismo
astratto) come soggetto continuo nel tempo di espe-
rienze ed altri stati mentali
6) La tesi conclusiva , pertanto, che non tutti gli
esseri umani sono persone, per il solo fatto di appar-
tenere alla specie umana.
7) Questa , in estrema sintesi, una faccia, quel-
la etico-spirituale e religiosa, dell'immoralismo liber-
tario dilagante che ha per obiettivo, mediante la desti-
tuzione e lo svuotamento ontologico del concetto
organico di vita, la dissacrazione della stessa, proprio
perch stiamo parlando di una ideologia che odia la
vita in ogni sua manifestazione (vegetale =Progetto
O.G.M.; animale =manipolazioni genetiche =clona-
zione e dell'intero ecosistema =squilibri ecologici e
distruzione di intere specie animali).
8) L'altra faccia di tale cultura quella economi-
co-sociale e cio il liberismo globalizzatore che sfrut-
ta e uccide i popoli, le loro culture e tradizioni e tende
a ridurli in una massa indifferenziata, cio quello che
nei paesi anglosassoni si chiama melting pot =immi-
grazioni bibliche, di disciplinati servi - consumatori -
adoratori del cosiddetto mercato globale, esso stesso
nelle mani delle strutture elitarie ed usurocratiche
economico-finanziarie mondiali e mondialiste (gran-
di multinazionali, Fondo Monetario, Banca
Mondiale,).
9) L'ultimo aspetto, quello politico-istituzionale
e cio il liberalismo politico, sembre il pi innocuo o
il meno pericoloso (partiti, club di pensiero, comitati
elettorali, persuasione occulta dei media, giornali,
pubblicit e consumismo), perch il pi visibile a
tutto il popolo. Esso , invece, e proprio per questo,
pi pervicacemente distruttore delle coscienze, per la
semplice ragione che, narcotizzandole, mediante la
diffusione a livello sociale della religione sfrenata
dell'individualismo intimistico teso alla conquista del
piacere, del successo e del denaro, le consegna agli
altri tentacoli della stessa piovra, di cui sopra abbia-
mo sintetizzato i contorni.
15
La vera cultura tradizionale europea deve porsi avan-
ti a questa ideologia intrinsecamente oscura e disu-
mana, ontologicamente satanica, in modo radical-
mente oppositivo e nel contempo propositivo.
Negando tale ultima e pi sovversiva fase dell'ideolo-
gia moderna e riproponendo, conservando i Valori
perenni della nostra stessa ragione di essere uomini e
donne, i principii della Tradizione Europea che sono:
il realismo platonico-aristotelico sul piano della con-
cezione della vita e del mondo e la consequenziale
visione solidale e comunitaria, cio romana, della
societ umana che il socialismo organico e patriot-
tico, vera essenza dei movimenti rivoluzionari-con-
servatori e mistico-politici, che si sono affermati, nel
continente, nella prima met del ventesimo secolo,
come fenomeni spirituali ed epocali che si ispiravano
a tale tradizione! Tutto ci scritto nel nostro codice
genetico, nella nostra cultura che si fonda sulla
sapienza filosofica della Grecia e la civilt giuridica
di Roma! Tale cultura ci rammenta che l'essere
umano, come ogni vivente una realt complessa,
organica; esso un insieme formale e quindi sacro di
emozioni, pensieri, vita biologica, sesso e spirito,
intuizione e razionalit, paradiso ed inferno, Di e
diavoli. E se tale la causa del suo essere, la stessa
buona e giusta perch frutto della Mente Divina,
che ha ordinato il mondo e che ha affidato all'uomo il
compito di condurre la polis verso la realizzazione
del Bene comune, cio ad essere quanto pi possi-
bile vicina al giusto, all'ordine ed all'armonia, che
sono cosmiche e quindi divine. E mentre oggi si dice
che vi sono esseri umani che non sono persone (e
penso all'embrione, al feto, al traffico d'organi, allo
sfruttamento schiavistico dei bambini) e persone
che non sono esseri umani (e penso alle entit astrat-
te come le persone giuridiche mondialiste - Banca
Mondiale; F.M.I.; W.T.O.), dobbiamo affermare e
riaffermare in modo rivoluzionario-conservatore la
validit perenne di quanto ci insegna il Diritto
Romano (Digesto - de statu hominum - D. 1, 5, 5, 3;
1, 5, 7; 1, 5, 26), dove l'essere vivente nel grembo
della madre chiamato e definito: qui in utero est e
non quod! Il jus civile romano, quando parla di per-
sona, fa riferimento sempre e soltanto alla realt di
homo: ecco il realismo della nostra tradizione classi-
ca greco-romana! Noi dobbiamo difendere, propo-
16
nendo modelli legislativi moderni ed attualizzabili, i
due sacri principii della nostra Tradizione: 1) il reali-
smo spiritualista e quindi la visione religiosa della
vita ed il significato e la natura sacra della stessa; 2)
l'amore per il popolo, per la gente concreta, umile,
per gli uomini, le donne, i bambini, rispettando e
valorizzando ci che li significa come esseri umani,
cio la fede nel Divino, la famiglia naturale ed orga-
nica, come congiunzione tra maschio e femmina nel-
l'istituzione del matrimonio; la scuola come strumen-
to di formazione caratteriale, sulla base della nostra
tradizione culturale umanistico-religiosa, dell'uomo
come cittadino e non disciplinato consumatore di
modelli didattico-pedagogici che, cancellando la
memoria storica (lo studio della storia, della filosofia,
della cultura, del diritto e delle lingue classiche, come
il greco ed il latino, con tutto il loro universo di valo-
ri che sono il nostro DNA) ne fanno un ignorante,
privo di memoria e quindi servo potenziale, come
pretendono le cosiddette attuali "riforme" della scuo-
la. Sul piano della concezione dello Stato e
dell'Europa ci si traduce nel restituire anima ed etica
a queste realt ormai solo astratte, burocratiche e
nemiche del popolo. Lo Stato deve tornare ad essere
realt vivente ed organica, dove le citt, le forze del
lavoro, della produzione e della cultura ritornino ad
essere essi lo Stato, come insieme autonomo e com-
plesso, cos l'Europa non pu non essere la riproposi-
zione in termini moderni dell'idea giusta ed armonica
dell'Impero di Augusto, come ordinamento sopranna-
zionale dove le citt, i popoli, le genti e le nazioni si
riconoscono liberamente in una tradizione comune,
che non cancella quelle di ognuno, anzi le valorizza e
le integra in una realt che tutte le assomma e le
difende. Ci magnificamente riusc al genio giuridi-
co-sapienziale dei Romani e per oltre un millennio,
creando cittadini Romani quelli che un tempo erano
barbari, senza alcuna discriminazione razziale e natu-
ralistica, anzi superando lo stesso jus naturale =jus
gentium, con lo jus civile, cio con il rito giuridico-
religiooso ed il senso vivente dell'ecumene greco-
romana, di cui tutti gli sterminati popoli del
Mediterraneo e dell'Europa facevano parte, potendo
liberamente giungere ad essere classe dirigente dello
stesso organismo senza, ripetiamo, alcuna limitazio-
ne razziale o culturale. In questa realt grandiosa, il
Principe-Imperatore come un'immagine terrena del
sommo Dio, Padre, difensore e custode di tutte le cul-
ture e le tradizioni dell'Impero, che , non dimenti-
chiamolo, un immenso insieme di libere citt federa-
te, ognuna con il suo ordinamento giuridico, il suo
Senato, la sua libera assemblea popolare ed i suoi
liberi magistrati. Ecco l'enorme patrimonio, la minie-
ra da cui attingere per la nostra salvezza politica e
spirituale, come italiani ed europei, attraversando
questa lunga notte, aspettando l'alba, con la capacit,
per, di riconoscerla!
17
hule e la metapolitica
di Avatar
La scelta di agire nella metapolitica non una scelta
"intellettuale", "filosofica" o "culturale", ma una scel-
ta Militante. E' un campo di battaglia su cui riteniamo
poter agire, nei sensi e nei modi che l'azione metapo-
litica prescrive.
Innanzitutto bisogna spiegare cosa la metapolitica.
Lo dice la parola stessa, l'andare aldil della politica,
un tipo di "politica alternativa", se vogliamo usare
questo termine. La sua non un'attivit elettorale, ma
Popolare. Essa nasce dal Popolo e si rivolge al
Popolo. Il suo scopo quello di far filtrare le idee, le
passioni, le opinioni, nell'opinione pubblica. Perch
solo un pubblico che oggi ha un opinione domani
potr avere una Fede. La metapolitica un preparare
un campo, voler mirare non al compromesso, alla
poltrona, al furto organizzato, ma al cuore del
Popolo.
In questo suo agire, la metapolitica prevede quindi
due scopi, il primo, il pi importante, formare un
elite, il secondo, far si che questa elite influenzi l'opi-
nione pubblica.
Questi scopi si raggiungono nel: selezionare i miglio-
ri elementi corrispondenti al tipo umano che noi
abbiamo in considerazione e riferimento, l'uomo
della Tradizione. Attraverso un attivit militante
interna, darli una formazione, ossia una Forma, un
Carattere, esso dovr essere un Tipo.
Secondariamente, questo Tipo, si rivolge alla massa.
E' qui che ha la massima importanza la distinzione
netta, nettissima, tra Fratelli e semplici simpatizzanti.
Simpatizzanti potranno essere anche milioni, ma i
Fratelli sono e saranno pochi. Essi solo sono l'anima
e il corpo di Thule, nessuno lo dimentichi. Essere
Fratello significa che il gruppo militante ha ritenuto
giusto, con considerazioni di vario tipo, ammetterlo
nelle sue file, da quel momento come se invece di
stare in giardino ad applaudire e simpatizzare si
entrati dentro la casa. In casa nostra non facciamo
entrare tutti.
Il modo migliore per raggiungere il contatto con la
gente, parlarli francamente, col cuore.
La gente vuol sentire cose reali, vere, che pu tocca-
re con mano, non filosofie da salotto. L'errore della
metapolitica a volte stato quello di proporre al
"pubblico" qualcosa che il pubblico non pu ancora
recepire, o non vuole, oppure gli si proposto un giu-
sto argomento per la sua natura, ma esprimendosi in
modo tale dall'essere o rifiutati o ignorati (nella mag-
gior parte delle volte ignorati).
Per cui nostro dovere documentarci, leggere, osser-
vare, studiare, scrivere e riflettere. Creare il nostro
arsenale di idee e argomenti da cui poter attingere in
18
qualunque momento.
La cosa pi importante cercare di creare il Nuovo,
l'idea nuova, adatta, semplice e diretta.
Non ci si pu chiudere in quella "torre d'avorio" di
evoliana memoria, pensando a un salvatore che arrivi
e risolva tutto, noi dobbiamo essere i messia, i pesca-
tori di uomini, noi gli annunciatori.
Dobbiamo "portarci non l dove ci si difende ma
bens l dove si attacca", e si attacca nella realt che
ci circonda. La metapolitica in un certo senso prepa-
ra il campo alla politica, la politica vera, quella degli
Ideali, non dei programmi elettorali, perch come
avere un palloncino e iniziare a gonfiarlo, il pallonci-
no ha un limite, dopo di che esplode. Ecco, la meta-
politica vuol fare esplodere la voglia di rivincita e di
rivolta che c' nel popolo, e se questa voglia non c',
essa la crea.
In troppi hanno fin qui definito con la parola "meta-
politica", la sola attivit culturale interna ristretta al
solito gruppo.
Prendiamo una conferenza tipo a cui oggi pu capi-
tarci di assistere, essendone magari stati invitati.
Poniamo che il relatore sia il punto di riferimenti di
una corrente di pensiero che si autodefinisce come
metapolitca, bene: chi sono i presenti? Chi quelli che
hanno letto i suoi libri? I soliti ignotidiremo, i soli-
ti, irriducibili, sicuramente, ma sono questi che biso-
gna influenzare? Sono questi che devono essere sve-
gliati? La risposta No, questi hanno gi preso una
via, hanno gi fatto una scelta. Un convegno di quel
genere se veramente vuole portare un idea, deve
rivolgersi allora a chi quell'idea non ce l' ha, sicura-
mente in attivit successive a quel convegno, visto
che si tratta di quegli appuntamenti, in cui gli inviti
arrivano solo agli interessati del settore, e se arrivano
ad altri, gli altri sono soli quelli che indifferenti pas-
sano con lo sguardo di fronte al manifesto.
Un convegno di quel tipo deve allora servire ad
istruire i presenti, non gi sulle idee generali che essi
pi o meno hanno tutti ma deve essere come un
alveare da cui i presenti sono istruiti sull'azione par-
ticolare da compiere all'esterno di quella sala nel
momento in cui usciranno come tante api laboriose
andando a rivolgersi a chi non era presente. A questo
tipo di attivit, si devono affiancare azioni che inve-
ce tocchino l'opinione pubblica in senso diretto.
Solo cos la metapolitica acquista il suo vero signifi-
cato e non pi un pretesto per i pigri, o uno scudo
dietro cui possono difendersi pseudointellettuali e
quelli che si autodefiniscono "amanti della filosofia e
dell'azione puramente spirituale..".
19
ellegrinaggio in Terra Catara
di Andrea Ans Anselmo
Uno strano e affascinante tipo di intellettuale wagne-
riano ansioso forse di dare alla sua fede nazionalso-
cialista uno sbocco mistico vag per molto tempo,
negli anni Trenta, fra le montagne dei Pirenei, e fin
con l'identificare (e, almeno scenograficamente non
aveva torto) il" Montsalvato" di Wolfram e del
Maestro di Bayreuth nella rocca di Montsegur, l'ulti-
mo rifugio dell'eroica resistenza catara"
Franco Cardini
Non si dovrebbe sorprendere il Lettore di Thule se
abbiamo deciso di trascorrere una parte del nostro
tempo libero estivo in Occitania, fiera terra del midi
francese ai piedi dei Pirenei. Qui si svolse la celebre
crociata contro gli albigesi, nella quale gli interessi
politici della nobilt cattolica francese si fusero con la
persecuzione religiosa contro gli eretici. Qui poi,
negli anni trenta del secolo scorso, si svolse la cele-
bre cerca di Otto Rahn, convinto che la poesia caval-
leresca del Parzival di von Eschenbach trovasse
un'eco storica nell'epopea tragica dei catari francesi.
Infine, in tempi pi recenti, alcune pubblicazioni di
successo hanno attirato l'attenzione del pubblico
europeo sul cosiddetto "Enigma di Rennes le
Chateau", bizzarra storia di un Abate vissuto nella
prima met del secolo scorso, divenuto ricco dopo
aver ricevuto l'incarico di sacerdote presso la parroc-
chia in questione. Di qui una complicata, e spesso
pacchiana spy story, che coinvolgerebbe massoni,
esoteristi, templari e forse catari stessi, con l'aggiun-
ta di tesori templari e Sacre Coppe eucaristiche.
Per meglio perlustrare la zona in questione abbiamo
fatto base presso la cittadina di Carcassonne, celebre
per le proprie mura medievali, restaurate da Viollet le
Duc. Qui possibile ammirare la cit, che al di l
della massiccia presenza di turisti, non pu non atti-
rare l'attenzione per la sua imponenza e maestosit.
Peccato per la massiccia presenza delle solite "truppe
d'invasione mondialista", leggi immigrati maghrebi-
ni, che, nonostante godano dell'ammirazione di
numerosi "guenoniani" italiani, si confermano nella
loro acritica accettazione del consumismo e della
20
decadenza made in Usa. Quindi, prescindendo dal rap
e dal kebab degli immigrati di cui sopra, ci si pu
godere, nei locali della cittadina medievale, cospicue
bevute di sidro, in una variante occitana davvero pre-
gevole, e abbondanti mangiate di carne suina. Mi
viene da ricordare come proprio Romualdi, nel suo
studio sugli indoeuropei, avesse sottolineato l'impor-
tanza dell'allevamento suino presso i nostri antenati
arii.
In un secondo tempo ci siamo diretti verso il versan-
te francese dei Pirenei per visitare l'ormai celebre
castello di Montsegur.
Su questa via abbiamo fatto tappa presso il castello di
Puivert, che alcuni lettori avranno forse visto nel
film di Roman Polansky "La nona porta". Il castello
in questione stato anch'esso sede di nobili converti-
ti al catarismo e fu conquistato dai crociati di Simone
di Monfort.
Il castello di Puivert effettivamente uno dei pi belli
della zona e la sua storia ricca di leggende e aned-
doti legati proprio alla conversione dei suoi signori
alla spiritualit dei "Perfetti".
Proseguendo poi verso i Pirenei ci si imbatte in una
serie di villaggi che ancora hanno mantenuto uno
stile e una filosofia di vita realmente radicata alla pro-
pria tradizione e alle proprie origine. Non vi casa,
lungo il percorso Carcassonne - Montsegur che non
ostenti una croce Occitana o uno slogan pi o meno
riferito al catarismo o anche semplicemente all'orgo-
glio di appartenere alla propria terra. Un po' come
dire: anche in Europa qualcuno ancora fiero della
propria identit. Non solo pulizia e rispetto dell'am-
biente, ma anche venerazione per i propri antenati.
Insomma non necessario guardare sempre oltre i
confini d'Europa per trovare una qualche fonte di
ispirazione.
Arrivati ai piedi di Montsegur non ci si pu non stu-
pire di quanto il luogo ispiri maestosit e rispetto;
inoltre la rocca abbarbicata su di un costone di roc-
cia la cui ascesa avviene tramite un (relativamente)
impervio sentiero montano. A questo punto, trovatisi
su quel sentiero, si pu pensare come tante pagine
scritte, tante discussioni (pseudo) tradizionali, non
servano a nulla se non vengono applicate e vissute,
magari sfidando una pioggia incessante e una tempe-
ratura non propriamente estiva lungo il sentiero che
porta a quello che secondo alcuni sarebbe il castello
del Graal per antonomasia.
Non credo di conoscere parole in grado di descrivere
quel luogo, avvolto completamente dalla nebbia,
21
diroccato ma ancora possente, ispirante una "equili-
brata solitudine" che davvero la base per la nostra
spiritualit ariana.
Una curiosit: numerosi i turisti tedeschi. Forse la
musica di Wagner ispira ancora qualcuno, nelle terre
che conobbero il Reich.
Credo che due foto si impongano all'attenzione: il
cippo dedicato al martirio dei catari sul rogo e l'inter-
no del castello avvolto dalle nebbie.
Dice di questo luogo M. Serrano:
"Otto Rahn sostiene che i catari custodissero il Gral
nel loro castello di Montsegr e che
riuscirono a salvarlo all'ultimo istante, poco prima
della caduta della fortezza. Gli archivi
dell'Inquisizione conservano i nomi di quattro cava-
lieri catari che riuscirono a scappare
col 'tesoro', svanendo come in un abisso, nella notte.
Dove lo trasportarono? Otto Rahn
lo cerc - come le SS hitleriane - nelle caverne di
Sabarth, nei Pirenei."
"Cominciai a narrare a Pound la mia peregrinazione
a Montsegr e gli parlai della Sierra
Maladetta, da dove Bertrand di Born, trovatore che
egli amava e tradusse, si lasci
morire per congelamento, secondo quanto ci raccon-
ta Otto Rahn, nel suo libro "La Corte
di Lucifero". Fu in quel momento che la roccia fece
un gesto, ed una luce di allegria
l'avvolse. Anche Ezra Pound aveva scalato
Montsegr. Anche'egli era un eretico ed un
guerriero."
In seguito alla scalata al monte consigliabile fer-
marsi presso qualche tipica locanda, si rifanno tutte ai
catari, a gustare pat e bere birra locale.
Il giorno seguente abbiamo deciso di indagare per
conto della Thule ci che sta accadendo a Rennes le
Chateau.
Innanzi tutto si impone la forte presenza di turisti di
ogni nazionalit presso la canonica che fu dell'Abate.
Questa, restaurata proprio dal protagonista "dell'enig-
ma", non spicca certo per valore artistico. Al contra-
rio particolarmente pacchiana e ostenta in maniera
a tratti stupefacente un simbolismo che siamo portati
a definire specificatamente massonico. Orbene la
chiesetta restaurata dall'Abate un vero e proprio
espositore di simboli, croci templari, croci celtiche,
teste di morto, demoni di dimensione umane, addirit-
tura porta ceri particolarmente inquietanti.
Ma ci che davvero stupisce la noncuranza con cui
vengono trattati ALTRI simboli sparsi per il paesello:
croci templari di ogni foggia e dimensione, altri sim-
boli massonici occultati qua e l e soprattutto un sigil-
lo in pietra raffigurante una specie di Giano ma con
tre volti, forse un bafomet, intrecciato con un triskele
celtico. Non conosciamo n l'origine n il significa-
22
to di quel manufatto che sembra per a chi scrive
l'oggetto maggiormente degno di nota. Un segno di
sincretismo tra simbolismo templare, il bafomet, e
quello celtico, rappresentato dal triskele.
Mi arrischierei a trarre alcune conclusioni . Presso
Rennes le Chateau si sta forse tentando di sviare l'at-
tenzione del pubblico verso simboli ostentati con
molta superficialit per celare qualche cosa di molto
pi inquietante. Ovvero si stanno banalizzando dei
simboli e dei miti per "disinnescarli" e magari portar-
li sul binario morto del sensazionalismo. Di certo
l'Abate di Rennes le Chateau deve aver avuto dei
contatti e/o degli interessi non comuni per un sacer-
dote ma non si capisce questa maniacale volont di
lasciare tracce e simboli massonici quasi a voler esse-
re scoperto O FORSE per depistare. Il destino ha per
voluto che durante il nostro sopralluogo fossimo
distratti da uno straordinario esemplare di fanciulla
semidivina celtico-occitana che, tra l'altro, era al
seguito dell'ennesima troupe televisiva. Rapito da
questa visione chi scrive non si pi sovvenuto di
indagare meglio la questione. Perdonate la divagazio-
ne, ci rifaremo in futuro !
In conclusione, l'aspetto che rimarr nella memoria di
questo pellegrinaggio, quello di un popolo che pu
rimanere fedele a se stesso contro tutto e contro tutti,
permanendo radicato alla propria terra, alla propria
tradizione e, cosa che troppi dimenticano, al proprio
sangue. Onore al popolo occitano, onore ai catari e a
Otto Rahn, un esempio ario europeo da seguire.
Andrea Ans Anselmo
23
onti, Muri e Corridoi. Europa e
Metafore Politiche
di Gabriele Gruppo
Se vi capitato di far una decisa immersione sui quo-
tidiani italici tra fine Settembre ed inizio Ottobre, non
vi sar certo sfuggito alla vista che, oltre a trattare i
soliti ombelicali argomenti italioti, le "penne felici"
del giornalismo nostrano s'erano improvvisamente
calate nei panni dei tifosi da "curva" per un argomen-
to che, a quanto pare, accende i loro cuori, stomaci ed
encefali di neo ultras; e cio l'annosa trattativa per far
entrare l'Asia Minore, alias Turchia, in quella trabal-
lante stamberga che tutti noi dobbiamo chiamare
"Unione", per decreto democraticamente imposto.
Se infatti l'unico giornale fuori dal coro era "La
Padania", anti-turca pi per accontentare la base
"celodurista" della Lega Nord, che per reale consape-
volezza ideologica, o qualche vaga lagnanza cattoli-
ca, gli altri quotidiani erano talmente allineati nei giu-
dizi, da non parer vero d'essere di fronte alla solita
litigiosa casta dei giornalisti nazionali.
Il sugo degli articoli era il medesimo: "Turchia
necessaria economicamente", "Turchia laica da
non abbandonare al fondamentalismo islamico",
"Turchia europea da sempre" ecc.
Nelle trasmissioni radiofoniche poi, questi ultras pro
Turchia, si arrampicavano su scivolosi parallelismi
storici, da Alessandro il Grande a Roma, e condivano
il tutto con roboanti proclami riguardanti "il
momento storico da non farsi sfuggire" (???); non
meglio penso sia andata in televisione, che seguo
poco e male. Cos ho conservato a tal proposito alcu-
ni articoli apparsi sul "Corriere della Sera" e sul "Sole
24 Ore", a memento di quest'evento storico, a quanto
pare, fuori dal comune e prioritario per i destini di
tutti noi europei.
Ho notato per, osservando la gente che in teoria
doveva essere emozionata da questa vicenda, che
invece era completamente immersa in uno dei pi
classici stati di disinteresse e di menefreghismo del-
l'uomo medio occidentale. La dura verit questa;
dei fatti "storici", affettati un tanto al chilo dai mezzi
d'informazione, ai pi non interessa nulla o giusto
quel tanto che basta per lagnarsi una manciata di
secondi contro il famigerato "euro", argomento tanto
comune quanto banale. Se infatti non ci sono devasta-
zioni, morti, ed immagini da catastrofe cinematogra-
fica, nessuno alza pi il livello d'attenzione, figuria-
moci se il "fatto" riguarda un noiosissimo trattato
bilaterale tra i burocrati di Bruxelles e le autorit
dell'Asia Minore .
Se ad un tizio qualunque, che per esempio trovassi
per la strada, io gli chiedessi a bruciapelo che cos'
24
l'Asia Minore, al pi il malcapitato forse mi risponde-
rebbe "la nipote di Dario Argento"; e se incalzando
gli chiedessi perch la Turchia deve far parte
dell'Europa, temo che l'encefalo del mio interlocuto-
re andrebbe in confusione, e mi manderebbe a quel
paese. Non voglio apparire snobista, o atteggiarmi a
saputello, per questa la realt; un mio caro amico
(Lodovico Ellena) ripete sempre "qui manca il
senso delle cose". Verissimo!
Il mio timore non tanto quando e come la Turchia
entri in Europa, quanto l'assoluta assenza di "senso
delle cose", o meglio, di "senso della civilt" che atta-
naglia la maggioranza d'ogni bipede presente
nell'U.E.. A ridosso delle trattative con la Turchia ho
sentito un gran parlare di "ponti" mediterranei, di
melting-pot mediterraneo, come viatici verso una
nuova concezione d'Europa, quale detentrice di una
super-potenza morale intrinseca nella sua storia!
Per far digerire questa bestialit a tutti noi da gran
tempo che vengono ripetuti gli stessi concetti con
ciclicit ed ostinazione; sfiorando ormai il ridicolo.
Ad esempio ascoltai con sconcerto un improvvisato
"esperto", scrittore di romanzetti storico/esoterici da
supermercato probabilmente, in una trasmissione sul
medioevo apparsa su "Rete 4" non molto tempo fa,
che ebbe l'idea persino di tirare in ballo Federico II di
Svevia ed i templari; precursori, a detta sua, di questa
sorta d'universalismo illuminato che dovrebbe essere
il destino europeo. Ed solo uno dei tanti esempi.
Segno piccolo questo, ma certamente significativo, di
un piano ben preciso, dove viene elaborata e propa-
gandata a gran voce, e di continuo, ogni tipo di giu-
stificazione pseudo fondata storicamente e cultural-
mente, pur di far passare messaggi rassicuranti sul
radioso futuro che, a detta di tali illuminati telegeni-
ci, dovrebbe veder il nostro continente attore princi-
pale e consapevole in questo secolo esordiente.
La differenza sostanziale, credo, che a supportare
Federico II di Svevia e i Templari c'era una reale
civilt fondata su dei principi e su dei "miti-guida"
che ne animavano l'azione, e ne impostavano il per-
corso storico da seguire. Scomodare poi i romani ed
Alessandro il Grande, cos come ho pure sentito, che
avevano obiettivi geopolitici dettati da un forte senso
dell'"Imperium", appare egualmente grottesco, se si
confrontano con la disarticolazione operativa della
"nostra" U.E. in ogni scenario internazionale. Una
sola persona, Adolf Hitler, os infine dire l'inosabile
nel XX secolo, l'epoca dell'ipocrisia democratica, e
cio che " la forza che crea il diritto!". Tutto que-
sto stride infatti con la melensa retorica, oggi sempre
pi martellante, su di un Europa "super-potenza
morale", che conquisterebbe i cuori di truci dittatori
africani e di satrapi asiatici promettendo loro soste-
gno economico in cambio di non meglio precisate
aperture democratiche di tali simpatici personaggi
sparsi un po' dappertutto.
Come ogni arte umana quindi anche la politica, e con
essa la geopolitica, si esprime spesso con delle meta-
fore; metafore che in realt sono concrete azioni ten-
25
denti o a preservare uno status quo o ad essere pro-
dromo per il suo sconvolgimento. L'immaginaria
"Cortina di Ferro", che divideva l'Europa in due enti-
t/burattino contrapposte, si concretizzava nella
pesantezza visiva e tattile del "Muro di Berlino". La
politica del "ping-pong" tra U.S.A. e Cina, inaugura-
ta negli ultimi scorci della "Guerra Fredda", ha dato
invece l'avvio in quegli anni al rapporto economico
privilegiato tra le due super-potenze, che oggi si pale-
sa quale perno della stabilit del liberismo mondiale.
La Turchia per noi non un "ponte" verso l'Asia; chi
sostiene questo rimasto fermo mentalmente a
Marco Polo e alla "Via della Seta". Mi sembra che
nessuno si renda invece conto che siamo nell'epoca
dove non servono pi certi ancoraggi fisici; bens
appare vitale per ogni super-potenza, o aspirante tale,
una strategia ben precisa da seguire in ogni continen-
te, e con mezzi adeguati ai tempi da squali in cui
viviamo. Azioni organicamente pianificate ed appli-
cate con spregiudicata rapidit, cos come impone il
ritmo della storia attuale. Nel caso dell'Europa poi si
dovrebbe anche organizzare un'efficace politica di
protezione da ogni influenza esterna che la possa
destabilizzare nel suo processo d'integrazione tra i
vari Stati che gi la compongono. Pi facile a dirsi
che a farsi. Purtroppo vedo che i nostri "piloti" (per
usare un termine platonico) fanno, con premeditazio-
ne o semplice imbecillit, esattamente l'opposto.
Turchia, Medio Oriente, integrazione mediterranea,
sono tutti corridoi a senso unico aperti verso
un'Europa debole ed incerta; costretta da chi la
dovrebbe proteggere e guidare a vedersi nuovamente
deturpata nella sua identit culturale, dopo l'invasio-
ne americana del 1944, e disintegrata nella sua speci-
ficit razziale, grazie alla complicit di questo pensie-
ro debole pacifista e terzomondista che, se tiene
buona la coscienza degli euro/smidollati, sicuramen-
te non aprir le porte di nessuna sfera d'influenza glo-
bale; quindi saremo presto costretti a scomparire in
un senile scenario da viale del tramonto. La deposi-
zione dell'ultimo Imperatore Romano d'Occidente
fece il rumore dello sbadiglio di una formica.
Riflettiamo bene su quale dovr essere il nostro futu-
ro prima che esso diventi realt.
Gabriele Gruppo
26
l mito arboreo
di Argentea
L'albero di tutti gli archetipi il pi diffuso, lo ritro-
viamo sorprendentemente simile in molte culture.
Dalla oramai famosa lastra di Palenque alle vetrate di
Saint Nazaire a Carcassonne, dall'India al Nord
Europa ai graffiti rupestri in Spagna, che sia l'Albero
della Conoscenza o l'Albero Cosmico, Rovesciato o
Magico, il messaggio il medesimo, tramandatoci
nei millenni attraverso uno dei simboli ancestrali del
mito della creazione.
Le civilt precolombiane credevano che una Ceiba,
(albero tipico della zona sacro ai Maya) sostenesse il
cielo con le sue fronde sulle quali si posava il serpen-
te piumato il cui compito era salvaguardare l'ordine
del cosmo; all'altezza del tronco c'era la terra ossia il
mondo degli uomini, mentre le radici affondavano
nel regno dei morti.
Nella mitologia norrena troviamo Yggdrasill, il fras-
sino a sostegno dei mondi, grondante idromele, le cui
radici affondano nei tre grandi regni:dei giganti,
degli Asi e degli uomini.
Un'aquila risiede fra le fronde e un serpente ne morde
una radice, quella che porta al regno dei morti.
Nel cristianesimo l'Albero della Vita la croce stessa
sulla quale il figlio di Dio si sacrifica per la salvezza
degli uomini.
Narra un'antica leggenda che Adamo, oramai moren-
te, incaric il figlio Seth di trovare l'Eden perduto e
l'Albero della Vita il cui frutto gli avrebbe donato
l'immortalit.
E Seth riusc effettivamente a trovare l'Eden ma uno
dei due angeli a guardia dell'albero non gli concesse
di cogliere il frutto e gli don invece tre semi che rac-
chiudevano le caratteristiche di tre alberi diversi: il
cedro, il pino e il cipresso.
Quando Seth torn dal padre oramai morto decise di
piantarli sulla sua tomba ed essi germogliarono
dando origine all'Albero della Vita che avrebbe
riscattato Adamo dalla sua colpa, lo stesso albero dal
cui legno un falegname, molto tempo dopo, avrebbe
ricavato la croce per il Cristo.
Da ogni albero morto ne nasce sempre un altro, ecco
perch viene usato per rappresentare il ciclo dell'eter-
no ritorno, morte e rinascita.
Inoltre simboleggia i quattro elementi, li ritroviamo
nell'aria in cui vive, l'acqua di cui si nutre, la terra
nella quale affondano le sue radici e il fuoco che la
legna dei rami e del tronco alimentano.
Simbolo assiale per eccellenza, l'Albero Cosmico,
27
l'Axis Mundi, il perno ideale intorno al quale ruotano
tutte le cose.
Il Mito ha un modo tutto suo di passare i confini dello
spazio e del tempo, la Tradizione, principalmente
orale, arrivata a noi con qualche modifica, e il
trionfo del materialismo ha fatto il resto distruggendo
quasi ogni briciola di spiritualit negli esseri umani in
favore del "dio consumismo" eppure il mito arboreo
sopravvissuto, con le dovute modifiche certo, ma
facilmente individuabile.
Il primo esempio che ci pu venire in mente sicura-
mente l'albero di natale.
Sembra che i primi abeti utilizzati come alberi di
natale siano apparsi in Alsazia, gli abitanti di
Strasburgo li portavano nelle loro case adornandoli
con frutti e fiori di carta e doni da scambiarsi con i
familiari e amici.
L'uso dell'abete come albero natalizio si diffuse
anche in virt di una fiaba che vedeva come protago-
nista Ges bambino inseguito dai banditi.
Egli si nascose proprio sotto un abete riuscendo a
scappare ai nemici quindi, per ringraziare l'albero del
servizio reso, decise di far s che le sue foglie restas-
sero sempre verdi in ogni stagione dell'anno, cos da
poter offrire sempre un riparo sicuro ai viandanti e
agli animali dei boschi.
L'abete, in quanto sempreverde, rappresenta l'im-
mortalit e non a caso durante il periodo natalizio
cade il solstizio d'inverno, la rinascita del Dio e trion-
fo del Sole Invitto, del resto non un mistero che alla
radice delle festivit cristiane vi siano, di origini ben
pi antiche, riti pagani quasi dimenticati.
La stessa fiaba la ritroviamo in versioni diverse, a
volte il protagonista Ges, altre la Madonna che,
minacciata da una serpe, si nasconde dietro un cespu-
glio di nocciolo scampando il pericolo e consacrando
la pianta che le ha salvato la vita cos che da quel
momento in poi un ramo di nocciolo sar la difesa pi
sicura contro vipere, serpi e tutto quello che striscia
per terra.
Quest'ultima versione in particolare ci ricorda la tra-
dizione greco-romana e Ermete - Mercurio il cui sim-
bolo era il caduceo, la verga che Egli utilizz per
separare due serpenti in lotta e alla quale rimasero
attorcigliati.
Il nocciolo nella mitologia celtica era l'Albero della
Vita che cresceva vicino alla pozza sacra nell'isola di
Avalon nei pressi della quale venne sepolto re Art.
Nelle acque della pozza viveva il salmone, simbolo
della fecondit maschile, che si nutriva delle noccio-
le dell'albero, che come tutti i frutti dalla corteccia
legnosa sono simbolo di saggezza e potere.
Erano di nocciolo le bacchette dei rabdomanti e delle
streghe che colpivano tre volte le vacche con la loro
verga per far s che producessero pi latte.
In Sassonia si gridava "nocciole nocciole!" ai novelli
sposi, le stesse nocciole che la sposa era solita distri-
buire tre giorni dopo, una volta consumato il matri-
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monio, un'usanza che ci ricorda le moderne bombo-
niere e i confetti.
Fecondit e abbondanza quindi, i doni della Madre a
cui il nocciolo consacrato.
Di tutti gli alberi sacri, il pi conosciuto forse la
quercia.
Sacro alla tradizione greco - romana secondo la quale
il matrimonio fra Giove e Giunone si era tenuto in un
bosco di querce.
Quando un fulmine colpiva una quercia era presagio
di grandi sventure perch il Dio, con l'arma che gli
era propria (il fulmine) era talmente adirato da colpi-
re il suo albero prediletto.
Le Driadi Querquetulane, fanciulle dal busto di
donna e le gambe formate da due radici arboree, dan-
zavano nude intorno alle querce, uccidevano chiun-
que profanasse l'albero e si concedevano a coloro che
ne avessero puntellato uno in procinto di cadere.
Querquetulanus era infine il nome del colle di Roma
che fu in seguito chiamato Celio e che Tarquinio
Prisco don al capitano etrusco Celeta Vibennio.
Nella mitologia norrena la quercia era sacra a Thor e
per i Celti era il simbolo della potenza virile e del
principio maschile.
Il suo legno si spezza ma non si piega per questo
sempre stato emblema della potenza, della sicurezza
e della continuit e associato alle divinit maggiori.
Gli antichi non dividevano le cose "sovrannaturali"
da quelle "materiali", per loro esisteva un'unica real-
t fatta di entrambe le cose alle quali davano la mede-
sima importanza, per loro era la natura il simbolo
pi grande e in Lei potevano trovare tutte le risposte.
Tanto forte fu il loro credo che giunto sino a noi,
sottoforma di miti e leggende, fiabe e usanze popola-
ri per questo guardo con gioia alle feste di paese dove
le fanciulle ballano intorno al Palo di Maggio, alle
sagre con i famosi "alberi della cuccagna". agli albe-
ri di natale nelle case della gente, al vischio e all'agri-
foglio usati come decorazioni nel periodo natalizio.
Quello che mi auguro che ci sia sempre qualcuno
che si prenda l'impegno di ricordare e trasmettere in
nome della Tradizione perch la memoria della nostra
Gente non vada persa, in nome di quelle radici che,
cos profonde, non potranno mai gelare.
29
iario di viaggio di due thuleani
(prima parte:Vienna)
di Frida
Un rapporto fotografico dettagliato del viaggio
lo troverete su Thule Italia
Finalmente arrivato il giorno della partenza . E' il 21
settembre 2005 ed alle 19 .30 io e Marco saliamo a
bordo del treno Euronight che collega Roma Termini
a Vienna.
Sistemate le valige sulla brandina superiore dello
scompartimento e visto che su questo treno non esi-
ste la carrozza ristorante si scende a comprare la
nostra cena : 4 panini , una confezione di Pringles e
due lattine di birra.
Alle 19.51 si parte.!!!
Primo giorno Vienna 22 Settembre
Arriviamo a Vienna (Wien SudbahnHof) alle ore
09.43 con un'ora di ritardo causa lunga sosta nella
notte al Tarvisio,
Subito ci risediamo al caff della stazione per un cor-
netto e cappuccino (con la panna sopra come ci servi-
ranno poi ovunque ) e per renderci conto immediata-
mente dell'andamento dei costi qui: 12 Euro per 2
cappucci e 2 cornetti!!
Usciamo dalla stazione e veniamo inondati dal sole e
dal calore.che sorpresa dopo tanta acqua a
Roma!!
Preso un taxi ci facciamo portare al Rhataus Hotel
(Rathausstr 17 A-1010 Vienna Austria).
Posate di corsa le valige nella nostra stanza - molto
carina con il tetto spiovente - usciamo a piedi alla
scoperta della citt.
Siamo nella zona del Ring Nord-Occidentale e ci si
dirigiamo verso quei strepitosi palazzi costruiti con
sfarzo imperiale nell'ultimo ventennio dell'ottocento :
il Parlamento (con la facciata a colonne lunga ben
145m.), il Rathaus (palazzo del municipio), il
Burgtheater (teatro nazionale), l'Universit (la pi
antica universit di lingua germanica, risalente al
1365) e quindi, dopo aver scattato decine di stupen-
de foto, arriviamo al Volksgarten.
Il Giardino del popolo si presenta come una meravi-
gliosa distesa di rose, migliaia di rose di tutti i colori
30
che inondano con il loro profumo le panchine pulitis-
sime che fanno da contorno. Poich il Volksgarten si
trova subito dietro il teatro nazionale - inaugurato alla
fine dell'800 - abbiamo immaginato il giovane Hitler
mentre in questo parco dipingeva ad acquerello gli
edifici classici che lo circondavanoe poi andava sul
ring a venderli.
A fatica smettiamo di fare foto e passando sotto il
Burgtor entriamo nel castello imperiale - l'Hofburg
- e andiamo commossi verso la famosa e gloriosa
Helden Platz dove risuona ancora il discorso pro-
nunciato ad una folla adorante il giorno dell'annessio-
ne dell'Austria alla Germania il 15 Marzo 1938
.L'Anschluss avvenne con la quasi totalit dei voti
referendari, se non ricordo male. Ora nello stesso
punto dove si trovava il palco hanno steso uno sten-
dardo nero in ricordo delle "Den Opfern Des National
Sozialismus" cio delle vittime del nazionalsociali-
smo.
Passando per i cortili esterni dell'Hofburg (decidia-
mo di rimandare la visita del palazzo ad una prossima
volta) e, fattomi fare lo slalom lontano dai negozi che
affollano questa zona ( !!!! ), arriviamo a Michaeler
platz dove ci sono i resti dall'antica Vindobona
entrando poi nella Michaelerkirche . E' troppo tardi
per la visita alle mummie dei nobili di corte nella
cripta ed troppo presto per la successiva quindi,
dopo qualche scatto, finalmente si decide di andare a
mangiare .
Attraverso Kohlmarkt (negozi sempre chiusi quan-
do passiamo noi per uno strano disegno del destino)
si giunge al Graben pieno di viennesi e turisti che
passeggiano e sostano negli innumerevoli caff
all'aperto - visto il caldo - siti attorno all'obelisco
detto "Colonna della peste" eretto nel 1693 quando
termin l'epidemia.
Qui ci fermiamo a mangiare da Ilona un ottimo
Wiener Gulasch costituito da spezzatino di vitello
stufato con lardo cipolle e paprika. La parola dieta,
che io ogni tanto nomino, nel dizionario di Marco
non esiste, quindi pane a volont "pucciato nel sugo"
con una pinta di birra, ottima e fredda. Ilona Stuberl -
Braunerstrasse 2 www.ilonastueberl.at - ' considera-
to, a ragione diciamo noi che ne abbiamo provati
diversi, il migliore gulash di Vienna. E costa anche
una cifra ragionevole.
Ci alziamo da tavola che sono ormai le 15 e riattra-
versando il Graben ci dirigiamo verso la cattedrale di
Stephansdom nella omonima piazza.
Molto bella, la luce soffusa delle vetrate e le scultu-
re gotiche rendono l'atmosfera molto solenne. Ci
sembra molto simile alla cattedrale di St. Patrick a
Dublino. Come quest'ultima piena di simboli mas-
sonici e di gargoyles ovunque che vengono fotografa-
31
ti da tutte le angolazioni. Purtroppo nemmeno qui riu-
sciamo a scendere nelle catacombe dove si trovano le
urne con i cuori degli Asburgo e i resti di oltre 16.000
viennesi (ci proveremo fino alla fine del soggiorno a
Vienna , ma o e' troppo presto o e' troppo tardi quan-
do ci siamo noi.).
In compenso riusciamo a salire con un ascensore fino
all'antico posto di guardia dei pompieri. Da qui si
vede la citt e l'obbrobrio che hanno fatto del tetto
della cattedrale. Dopo l'incendio del 12 aprile 1945
causato dal bombardamento della citt da parte degli
Alleati il tetto e' stato infatti rifatto e ricoperto di
tegole di ceramica di vari colori!!!!!
Usciti dalla cattedrale, attraverso un dedalo di stradi-
ne, arriviamo nel ghetto ebreo Judenplatz...
Al centro una specie di cubo di cemento rappresen-
tante una catasta di circa 7000 libri non pi apribili
che vorrebbero essere simbolo dello "sterminio nazi-
sta". Come ci avviciniamo al monumento io e
Marco, tutti e due vestiti di nero con alti stivali,
veniamo notati dai poliziotti che stazionano nella
piazza, si avvicinano mentre continuiamo con le foto
e giriamo per la piazza. Notiamo anche tre ristoranti
molto antichi con tavolini all'aperto e decidiamo che
saremmo ritornati l a cena. Arriva, mentre ce ne stia-
mo andando, anche un'auto della polizia cos pen-
siamo di non indugiare troppo e nonostante il caldo
per tutto il tempo abbiamo ben fatto a portare le
maniche lunghe Il ghetto comunque sempre
uguale: case alte con strade strette e poche usci-
teper chiuderlo bastava qualche porta.
(Noteremo poi che ci sono poliziotti dappertutto nella
zona ebraica della citt). Prendiamo un taxi appena
ne vediamo uno libero e ci facciamo portare al nostro
hotel. Una corsa di circa 5 min costa circa 6 euro
Ci riposiamo un po' e poi usciamo per la cena .
A cena da Gustl Bauer (1010 Wien - Am Hof -
Drahtgasse 2 ) un antichissimo ristorante.
E vai di nuovo col cibo austriaco....stavolta gli
immancabili Knodel che loro accompagnano a tutto.
Sono gnocchi di forma sferica preparati con pane
bianco bagnato nel latte e impastato con uovo con
varie aggiunte. Questo qua non era un granch.
Buona in compenso la Wiener Schnitzel (cotoletta).
Un "buon" vino austriaco rosso accompagna il tutto
con l'abbondanza di sempre. Il prezzo molto mode-
sto.
E' quasi mezzanotte di questa giornata lunghissima e
meravigliosa quando finalmente si ritorna a casa.
Secondo giorno a Vienna.
Facciamo colazione in un bar lungo la strada che
porta al centro citt. Dove per due caff e due cornet-
ti ci prendono 8 euro!! (Ed e' la seconda citt al
mondo come qualit della vita dopo Zurigo)
E' una meravigliosa giornata di sole anche oggi e a
piedi arriviamo sino alla piazza Am Hof dove,
essendo venerd, c' il mercato dell'antiquariato.
Prima di cominciare la visita alle bancarelle, entria-
mo nella Peterskirche .
32
E' la pi bella chiesa barocca della citt vecchia sorta
sul luogo in cui fu eretto il primo tempio cristiano di
Vienna nel IV sec utilizzando le parti di una caserma
romana. Dentro tutto un tripudio di ori sfarzosi.
Fuori iniziamo a guardare fra i cimeli esposti e trovia-
mo dei libri meravigliosi con foto autentiche del
Fuhrer (non ne manca nemmeno una..) e anche mone-
te originali del Terzo Reich. Poi anche un raro lascia-
passare per la zona di Vienna e tantissime altre chic-
cheAlla fine abbiamo due borse pesantissime di
libri che poseremo in hotel per poi tornare subito
indietro.
La nostra meta ora la piazza Neuer Markt, nel
medioevo mercato della farina ora parcheggio per le
macchine. L'arrivo alla Kapuzinenkirche , vista da
fuori, deludente: una delle chiese pi visitate di
Vienna , ma semplicemente perch dal 1613 la sua
cripta, la Kaisergruft o cripta degli imperatori, il
luogo di sepoltura di 145 membri degli Asburgo tra
cui vari imperatori.
Pagato l'ingresso ad un frate, si scende la scala e si
arriva alla cripta piena di sarcofagi decoratissimi. La
stanza pi frequentata quella di Francesco
Giuseppe, di sua moglie Sissi e del figlio Rodolfo:
ancor oggi piena di fiori che vengono portati dai turi-
sti.
Non ci restiamo molto e risaliti andiamo a pranzo
sulla Neuer Markt 10 11 dove la guida indicava
doveva esserci la Culinarium Osterrich Haus famoso
ristorante viennese....Il ristorante non vi pi ma la
cucina egualmente ottima.
Dopo pranzo prendiamo un taxi e ci facciamo porta-
re alcimitero!
Zentrallfriedhof il pi grande cimitero d'Europa
(330.000 tombe ) con uno stuolo di musicisti sepolti
quiIl custode all'ingresso NON distribuisce la
guida alle tombe di personaggi famosi, come inve-
ce riportato sulla nostra guida turistica, ma ce le dob-
biamo cercare noi. Girovagando qua e la, siamo
attratti da lapidi molto particolariquelle della
comunit zingara ad esempio che portano le foto seri-
grafate sul marmo non solo del trapassato, ma anche
dei famigliari ancora in attesa di raggiungerlo!!! .
Per il ritorno in centro decidiamo di provare la metro:
Simmering-Stephandom 1.50 euro.
Rivisitato il duomo, si ritentato di visitare Vienna
sotterranea ma ancora una volta il tentativo misera-
mente fallito .
Allora a piedi - un po' di moto fa solo bene - percor-
riamo tutta la lunghissima Karntnerstrasse diretti al
Museumquartier, letteralmente quartiere dei musei.
Una facciata barocca e due cubi giganteschi moder-
nissimi: ecco come si presenta. Per un'attrazione
mondiale, dato che gi nel primo anno di inaugura-
zione (2001) ha avuto due milioni di visitatori.
Ma oggi venerd e il museo chiude, come tutti i
negozi a Vienna d'altronde, alle 18. Quindi per ora
vedremo Klimt e Magritte sui libri in attesa della
prossima volta che torneremo a Vienna.
In compenso per aver mancato l'apertura del Museo,
33
vediamo davanti a noi niente meno che :lo
Staatsoper (!!!!) pieno di gente che aspetta di poter
entrare per l'opera di questa sera. In questo teatro,
purtroppo in parte ricostruito dopo la guerra essendo
stato bombardato nel 1945, il Fuhrer veniva, ogni
qualvolta poteva, ad ascoltare l'adorato Wagner insie-
me al suo amico August Kubizek (essendo quest'ul-
timo allievo dell'accademia musicale aveva i biglietti
gratis per l'opera).
Da ricordare che l'atrio e la scalinata sono sempre le
stesse di un tempo.
Riporto un brano del Mein Kampf :
"Dalla mattina fino alla sera tardi , correvo da un
oggetto interessante all'altro, ma erano sempre gli
edifici che attiravano principalmente la mia attenzio-
ne. Potevo rimanere per ore dinanzi all'Opera, per
ore potevo osservare il Parlamento; l'intero voale del
Ring mi sembrava un incantesimo delle Mille e Una
Notte."
Dietro l'opera si trova l'Hotel Imperial, sulla
Ringstrasse, dove Hitler alloggiava quando veniva in
visita a Vienna ai tempi del Reich.
E' sera e torniamo in hotel per un attimo poi usciamo
per andare a cena.
Torniamo da Ilona al Graben e ripassiamo davanti ad
un negozio di articoli per la casa stupendi che ho gi
adocchiato almeno cinque volte, ma mi viene detto
che torneremo sabato per le spese. Va be'sar per
sabato allora!
A pranzo stavolta iniziamo con un piatto di funghi
fritti per poi proseguire con il solito ottimo gulasch:
di vitello per me e di maiale per Marco. Vino rosso
Austriaco, poi qualche snaps.cos che un po' brilli
decidiamo di tornare a casa con un Fiaker.
E' una tipica carrozza aperta tirata da una coppia di
cavalli condotta da un cocchiere vestito di nero con
barba e bombetta.Visto l'abbigliamento gli chiediamo
se ebreo ma lui risponde che era solo coreografia!!.
Il tragitto per tornare all'hotel dura circa 30 minuti .
E' una passeggiata molto romantica poich Vienna ,
come altre citt austriache, di notte scarsamente
illuminata, un lampione qua e la, niente a che vedere
con le luminarie delle nostre citt.
.Non deve essere molto diversa da come era all'ini-
zio del secolo quando c'erano i lumi a gas e la passeg-
giata attraverso stradine e vicoletti stupenda.
A proposito, quando si entra in qualsiasi negozio,
ristorante o altro, il saluto d'obbligo per tutti
GRUSS GOTT che letteralmente significa "Saluta
Dio" e viene usato come il nostro buongiorno
Terzo giorno a Vienna
Meravigliosa giornata di sole!! Oggi sabato e via
libera al pi grande dei mercatini di Vienna
Flohmarkt (mercato delle pulci) che situato nella
34
kettenbrckengasse, 4.
Facciamo colazione in un bar vicino al mercato e via
per gli acquisti. E' un mercato enorme, pieno di
merce di tutti i tipi dagli alimentari all'antiquariato.
Ma anche affollato da zingari e stiamo molto atten-
ti al portafoglio.
Troviamo di tutto ma molta attenzione anche qui alle
imitazioni: ci sono gli stessi banchetti dei russi come
da noi. Compriamo libri e libri tutti stampati
durante il Terzo Reich con foto originaliuna mera-
viglia..
Alla fine del nostro viaggio saremo costretti ad acqui-
stare una valigia nuova per portare a Roma gli acqui-
sti fatti: 30 libri tutti sul Nazionalsocialismo e sul
Reichcon foto inedite..mai viste sui libri tradotti in
italiano
Anche oggi riportiamo in hotel il nostro fardello e ci
dirigiamo verso il centro citt. Ripassiamo dal merca-
tino di ieri, ma non c' niente di nuovo (antiquitten-
markt Am Hof sito sulla Herrengasse )
Allora a piedi ci si avvia verso il Danubio in una zona
alle spalle di Stephandom: attraverso la J udengasse si
raggiunge laRuprechtskirche (chiesa di S.Ruperto),
la pi antica della citt, fondata nel 470 d.C. dove si
pu ammirare una magnifica vetrata - "La
Crocifissione" - risalente al 13esimo secolo e la
"Schwarze Madonna" che veniva invocata durante le
epidemie di peste e in pericolo di attacco dei turchi.
Sulla Ruprechtsplatz al numero 5 c'era la sede dell'O5
il movimento di resistenza austriaco oggi ricordato
con un ceppo.
Ma la cosa pi interessante di questa zona, chiamata
Bermuda Dreieck (triangolo delle Bermuda) che
qui in Seitenstettengasse 2-4 si trova ancora l'unica
delle 24 sinagoghe di Vienna sopravvissute alla
Kristallnacht del 1938.
Pare che in Austria, nonostante sia la patria del com-
pianto Simon Wiesenthal, siano all'ordine del giorno
atti vandalici contro le propriet ebraiche e per que-
sto motivo a Vienna tutta la zona viene piantonata da
poliziotti.
Per entrare a visitare lo Stadttempel bisogna passare
un controllo di sicurezza e quando ci siamo avvicina-
ti abbiamo chiaramente sentito un'attenzione partico-
lare come gi accaduto nella J udenplatz decidendo
quindi di rinunciarvi ad entrare.
Girando l intorno siamo anche arrivati a
Morzinplatz 1 dove, al posto del quartier generale
della Gestapo di Vienna inaugurato dal RFSS H.H.
nel 1938 e distrutto dai raid del 1945, esiste oggi un
monumento alle vittime del Fascismo Austriaco eret-
to nel 1985.
Scendendo sulla Fleischmarkt (chiamata cos dal
mercato della carne, Fleisch ) via piena di negozi e
ristoranti giungiamo nel quartiere greco.Dopo aver
visitato la Griechische Kirche, una chiesa greca piena
di ori e stucchi dove stava svolgendosi un battesimo,
finalmente si era fatta l'ora di pranzo.
Accanto alla chiesa, al numero 11 di Fleischmarkt si
trova il Griechenbeisl , la pi antica locanda di
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Vienna - compare gi negli archivi comunali del
1447.Famosissima e da qui sono passati tutti gli arti-
sti pi famosi.
Senza prenotazione non si mangia quindi abbiamo
ripiegato, per modo di dire perch poi ci siamo accor-
ti che la cucina era la stessa per i 2 ristoranti, da
Erdinger Fleischmarkt 9 .
Tra le specialit abbiamo assaggiato il prosciutto
della Stiria, con assortimento di vari formaggi
austriaci, costolette di agnello alla griglia, meravi-
gliose., strudel di mele dolcissimo, il tutto accom-
pagnato da birra ...
A piedi torniamo alla cattedrale e allora ripassiamo
dal negozio. Ha chiuso ora e non riaprir fino a lune-
d!.
Cerchiamo un taxi.
Abbiamo la lista delle strade con i numeri civici da
visitare in questo pomeriggio dedicato tutto alla visi-
ta dei luoghi dove Adolf Hitler soggiorn nel suo
periodo viennese prima della guerra del 1914.
Sono tutte strade abbastanza lontane dal centro della
citt e abbiamo immaginato che a piedi si impiegas-
se molto tempo per raggiungerlo.
Visita si luoghi del Fuhrer:
" Stumpergasse 29 appena giunto a Vienna con
il suo amico di Linz August Kubizek visse li a pen-
sione presso la Signora Zakreys. Visse qui qualche
mese fino al 18 novembre1908. Dopo aver fallito per
la seconda volta l'esame di ammissione alla
Accademia di belle Arti in Schillerplatz se ne and
da questa casa. Ora e' diventato un B&B e il suo indi-
rizzo mail e': http://www.stadtnest.at/
" Felberstrae 22 dall'18 novembre 1908 al 20
agosto 1909 . Nei registri della polizia del tempo
risulta che si dichiar studente . Fu durante il periodo
trascorso in questa pensione dove occupava la stanza
n.16 , che venne a conoscenza della rivista " Ostara"
pubblicata a Vienna gia' in quegli anni. Anche a que-
sto indirizzo oggi si trova un B&B il cui nome : Do
Step Inn Felberstrasse 22 Wien
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" Sechshauserstrae 58 dall'agosto del 1909 al
16/09/1909 . Qui si dichiar scrittore
" Simon Denk Gasse 11 . Hitler rimase pochis-
simo anche a questo indirizzo e per la mancanza di
soldi fu costretto e andare a dormire presso i dormi-
tori dei senza tetto.
" Dal 1910 al 1913 soggiorn presso questi dor-
mitori mantenendosi con il suo lavoro di pittore, e
finalmente verso l'estate del 1913, venuto in possesso
di una piccola eredit, pot lasciare Vienna per
Monaco di Baviera
C'e' ancora un bel sole caldo e Marco mi porta a pas-
seggiare nei giardini del Belvedere: disposti a pen-
dio sono assolutamente meravigliosi. Tutti a terrazze
con fontane, siepi, statue e cascate, boschetti e il
rimanente di quello che doveva essere un labirinto
(oggi e' un po' spelacchiato e si vede attraverso le
siepi) .
C'e' una vista incredibile dei tetti e delle cupole di
Vienna. Bellissimo anche il giardino botanico, con
tantissime piante esotiche rare.
Marco ha scattato foto magnifiche dei palazzi baroc-
chi inquadrati attraverso i fiori delle aiuole mentre si
rispecchiano nel laghetto. I palazzi sono 2: Oberes
Belvedere e Unteres Belvedere e oggi ospitano una
importante mostra della produzione artistica austria-
ca fino a giorni nostri. Tra questo il famosissimo
"Bacio" di Klimt(pensate che l'abbiamo visto?)!!!!
Usciti dai giardini e camminando verso il centro citt
ci imbattiamo in un modernissimo bar a cupola di
vetro con l'insegna "Caff Segafredo". Non ci sembra
possibile poter bere un vero espresso italiano!!! E
infatti non e' possibile.per e' una ottima imitazio-
ne.
Verso il Ring troviamo la spettacolare
Hochstrahlbrunnen ( Fontana dall'alto getto )
costruita nel 1873 per inaugurare il moderno sistema
idrico della citt. Pare che da allora non si sia mai fer-
mata (!!) , e verso sera crea degli incredibili arcoba-
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leni giganteschiNe abbiamo fotografati con lo
sfondo del seicentesco palazzo barocco Palais
Schwarzenberg che oggi ospita un hotel di lusso
La fontana un tempo era il punto focale della
Schwarzenberg Platz , ma ora e' oscurata dal pompo-
so Russen Heldenkmal , monumento al milite igno-
to russo, che ricorda la liberazione di Vienna da parte
dell'armata rossa.
Pi che altro penso ricordi alla popolazione di Vienna
la brutalit dei "liberatori" e le privazioni sopportate
nel dopoguerra a causa loro. Tanto i russi erano con-
sci della loro impopolarit che nel trattato del 1955
inserirono una clausola che garantisse la manutenzio-
ne adeguata del mausoleo. Sul selciato della piazza
c'e' una linea blu che delimita la zona di liberazione
dei russi da quella degli inglesi nel 1945
Torniamo in hotel a cambiarci per la cena con la
metropolitana .
Possiamo veramente dire di aver usato tutti i mezzi di
trasporto pubblici a Vienna : treno, metropolitana,
tram, taxi, fiacre; meno uno per: una specie di side-
car elettrico per due persone pi il conducente , che si
trova solo sulla Stephandplatz .
A cena torniamo nel ristorante di Fleischmarkt , lo
stesso del pranzo. Questa sera c'e molta gente .
Noi prendiamo come antipasto lo stesso ottimo piat-
to di formaggi misti austriaci e poi io il gulasch,
buono ma non come quello di Ilona, e Marco le famo-
se salsicce di LeberSchweinefleisch con insalata di
rafano e knodel. Vino austriaco rosso e snaps alla
genziana, alla pera, ..con la sempre ottima
Apfelstrudel.
Dopo le camminate di questa giornata , per tornare in
hotel un taxi e' obbligatorio.
Quarto ed ultimo giorno (domenica).
Ultimo giorno a Vienna ( sigh!!)
Facciamo le valige che lasciamo gi alla ricezione in
quanto partiremo solo nel pomeriggio.
Per una volta decidiamo di andare a colazione al buf-
fet dell'hotel (non male) e poi usciamo a piedi per la
visita alla Votivkirche che abbiamo visto solo da lon-
tano in tutti questi giorni.
E' in restauro per ridare splendore alle sue mura
annerite ma si pu entrare ugualmente. E' una chiesa
dedicata ai caduti di tutte le guerre passate sul suolo
austriaco.
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Fu costruita a partire dal 1859, sul luogo dell'attenta-
to all'imperatore Francesco Giuseppe, e ricorda un
po' le cattedrali francesi con le sue guglie alte ben 99
metri!
All'interno, un po' tetro debolmente illuminato dal
cero gigantesco che dovrebbe bruciare per 100 anni
di fila (!!), ci sono lapidi di commemorazione soprat-
tutto per i caduti della guerra del 1914, ma anche
alcune per i Kameraden rimasti uccisi nella guerra
1939-1945 che Marco ha meticolosamente fotografa-
to .
Purtroppo la piazza ora si chiama Rooseveltplatz ed
il parco circostante dedicato a Sigmund Freud che
nei dintorni ( Berggasse 19 ) aveva lo studio prima
che l'Anschluss del 1938 lo facesse uscire dal Reich.
Torniamo a vedere il Rathaus, il Parlamento e arrivia-
mo alla famosaAlbertina.
Dopo aver visto cartelli in tutta Vienna che la indica-
no, ci facciamo un salto anche noi. E' situata su un'al-
tura ed veramente imponente, mix di antico e
moderno, riaperta al pubblico come sala mostre per-
manenti solo nel 2003.
I cartelli ovunque invitano a visitare la mostra dei
fotografi austriaci e tedeschi dal 1900 ad oggi. Sicuri
di poter ammirare foto inedite della nostra bravissima
Leni Riefensthal entriamo, ma che delusione quando
ci accorgiamo che Leni e' stata eliminata anche qui. Il
boicottaggio dura ancora, anche dopo la sua
morte..Che tristezza.
Allora usciamo e andiamo nel parco dell'Albertina
dove ci fotografiamo noi due a vicenda e poi anche
insieme con l'autoscatto. Il parco e' bellissimo, fonta-
ne e laghetti ovunqueci dispiace andare
viaVienna e' veramente una citt meravigliosa.
E' stata la prima visita per tutti e due, ma non la
dimenticheremo mai.
Andiamo a pranzo da Ilona e poi a prendere le valige
e con il taxi aWestbanhof!!
E' l'ultimo luogo di Vienna che visitiamo, qui, dove
quasi 100 anni fa il FUHRER cercava di sfuggire alla
fame guadagnando qualche spicciolo come spalatore
di neve, o come facchino per le valige dei passegge-
ri.
E' con emozione che saliamo a bordo del treno (pun-
tuale al minuto, come tutti i treni in Austria che
abbiamo preso) per la seconda tappa del nostro viag-
gio: LINZ.
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