Sei sulla pagina 1di 15

1

Emergenza rifiuti in Sicilia : linceneritore non ce ma brucia soldi


comunque


INCHIESTA di Roberto Galullo e Giuseppe Oddo


Un dossier anonimo al vaglio della Procura di Palermo, di cui Il Sole 24 Ore in possesso,
svela i retroscena della gara per l'inceneritore palermitano di Bellolampo, uno dei quattro che
dovranno essere costruiti in Sicilia. E denuncia la speculazione sull'emergenza rifiuti nell'Isola:
Una trovata inventata ad hoc - la definisce l'estensore del documento - per poter attribuire
gli appalti in deroga alle leggi esistenti.

Con questo sistema, l'accusa contenuta nel dossier, sono stati pagati, sotto forma di
lavoro straordinario o di consulenze, una pletora sconfinata di persone, erogati fiumi di
denaro pubblico e garantiti scambi di commesse. Senza parlare degli interessi mafiosi, su cui
ha lanciato l'allarme la Corte dei conti.

Le denunce dell'anonimo, sulla cui fondatezza dovr pronunciarsi la magistratura, si sommano
a quelle espresse in modo esplicito da un dirigente dell'assessorato regionale per il Territorio
e l'ambiente, Gioacchino Genchi, responsabile del servizio per la tutela e
l'inquinamento atmosferico.

Genchi stato rimosso e poi reintegrato nell'incarico per non avere concesso le
autorizzazioni alle emissioni dei termovalorizzatori. Ha subito ogni forma di mobbing.
stato aggredito fisicamente dal suo diretto superiore (il filmato su YouTube). Ed stato
attaccato verbalmente, durante un'audizione alla Commissione bicamerale sui rifiuti, dall'ex
governatore Tot Cuffaro. Adesso l'ufficio legislativo e legale della Regione, cui s'era
appellato, ha giudicato illegittimi i provvedimenti che erano stati emessi contro di lui. Resta il
danno alla persona.

Quella di Bellolampo una delle quattro gare annullate dalla Commissione
europea, che avrebbero dovuto portare alla realizzazione di quattro
termovalorizzatori: a Palermo, Augusta, Casteltermini-Campofranco e Patern. Le
gare sono state ritenute nulle dall'Unione per la mancata pubblicazione dei bandi
sulla Gazzetta europea proprio mentre a Bellolampo erano in corso i lavori di
sbancamento.

Il ben documentato anonimo riferisce espisodi gravi e non smentiti. Per esempio, sostiene
che due dei tre componenti della commissione che si era pronunciata sui progetti
erano incompatibili perch avevano avuto rapporti di lavoro-consulenze con alcune
ditte che si erano aggiudicate l'appalto. Stranamente, di questo conflitto d'interessi
nessuno sa o ricorda niente: n Felice Crosta, presidente dell'Arra (Agenzia Regionale Rifiuti e
Acque), n il direttore dell'Osservatorio sui rifiuti, Salvatore Raciti. L'anomino, inoltre,
denuncia che le imprese aggiudicatarie non avevano ancora, al momento della presentazione
2
dell'offerta, la disponibilit fisica dell'area su cui edificare l'impianto. Tra queste
spiccano l'Actelios, della famiglia Falck, e l'Amia, del Comune di Palermo.

La vera emergenza siciliana non sono tanto i rifiuti, che pure nessuno sa pi dove mettere,
quanto le gare per i quattro inceneritori che avrebbero dovuto garantire la quadratura del
cerchio. Il nuovo bando, allo studio dell'Arra, dovrebbe essere presentato entro novembre.
Ma la questione che scotta il risarcimento che dovr essere riconosciuto alle societ
aggiudicatarie della gara annullata. Per aggirare l'ostacolo, nel nuovo bando stata inserita
una clausola che obbligher l'aggiudicatario subentrante a rilevare i progetti di quello uscente.
Ma essa suscita perplessit e rischia di mandare deserta la nuova gara. In tal caso, dice
Crosta, i lavori potrebbero ritornare nelle mani dei vecchi aggiudicatari oppure i progetti
potrebbero essere rilevati dal pubblico.

Nel frattempo scoppiata la grana del Cip 6, gli aiuti di Stato che consentono a chi produce
elettricit da fonti rinnovabili o "assimilate" di vendere l'energia al gestore della rete elettrica
nazionale a prezzi particolarmente remunerativi. Per gli impianti di incenerimento, la norma
era stata soppressa dal Governo Prodi a causa di una procedura d'infrazione dell'Unione
Europea. La Ue ha ritenuto che l'elettricit generata da un termovalorizzatore, che brucia
plastica e carta, non possa essere assimilata a quella di un impianto eolico o a gas.

Il problema che, per un inceneritore, la produzione e vendita di energia rappresentano la
fetta pi consistente dell'utile. Senza questa norma, dunque, il piano siciliano sui rifiuti rischia
di saltare. Chi pu essere interessato a un'impresa che non consenta una remunerazione
adeguata del capitale investito? Nessuno. Tant' vero che il Governo regionale, ora presieduto
da Raffaele Lombardo, preme su quello nazionale perch il Cip 6, uscita dalla porta, rientri
dalla finestra. Su questa contropartita occulta si gioca la gestione dei rifiuti in Sicilia: si
drammatizza l'emergenza, che pure c', per offrire al Governo un appiglio per reintrodurre la
vecchia norma.

Spiega Angelo Palmieri, presidente del Wwf Sicilia: I termovalorizzatori siciliani potranno
bruciare circa il 65% dei rifiuti, a cui va sommato il 20% di frazione organica stabilizzata che
dovr essere portato in discarica. In totale si arriver all'85%, un piano che non ha confronti
in altre parti del mondo. In Danimarca, dove si bruciano pi rifiuti, la quota di incenerimento
del 38%, in Germania del 22%, in Austria del 10 per cento. assurdo: l'impianto di
Bellolampo avr una capacit di 546mila tonnellate, mentre Vienna, una citt che il doppio
di Palermo, ha un impianto da 250mila tonnellate e una raccolta differenziata del 60%, contro
il 3,4% di Palermo.

Questo piano faraonico senza eguali nel mondo rischia di vanificare gli sforzi dei Comuni pi
virtuosi, come quelli del Calatino (tra cui San Cono, Mazzarone, Mineo, Caltagirone), che
prevedono di raggiungere il 50% di raccolta differenziata nel 2009.

Come se non bastasse, appena scaduta la proroga concessa da Lombardo ai 27 Ambiti
territoriali ottimali per la gestione dei rifiuti. Nel decreto, firmato da Cuffaro e confermato dal
suo successore, prevista a partire da oggi, la riduzione a 10 del numero degli Ato, in attesa
3
dello loro trasformazione in Consorzi a partire da gennaio. Senonch la Giunta regionale ha
approvato un disegno di legge che salva gli Ato che hanno raggiunto i risultati previsti e
mette a capo dei Consorzi i sindaci.

Ma che risultati hanno ottenuto gli Ato, fino ad oggi? Costituiti in societ per azioni, con quote
ripartite tra i Comuni, essi sono carrozzoni clientelari in perdita e il loro ridimensionamento in
termini di poltrone desta allarme tra tutti i partiti e i sindaci-azionisti. I quali, come sindaci,
dovrebbero riscuotere tasse e tariffe sui rifiuti e, come azionisti, dovrebbero trasferirli nelle
casse degli stessi Ato. In realt, per non subire le conseguenze politiche degli aumenti
tariffari, i sindaci ne evitano la riscossione e spesso ne tollerano l'evasione, lasciando vuote le
casse degli Ato.

Come denuncia Domenico Fontana, presidente di Legambiente Sicilia, la tassa sui rifiuti ha
registrato aumenti tra il 60 e il 200 per cento. Una famiglia siciliana paga in media tra 300 e
500 euro l'anno, mentre nei Comuni pi virtuosi, in cui la raccolta differenziata raggiunge il
50%, la spesa oscilla tra 150 e 180 euro l'anno. Cittadini, commercianti e artigiani si
oppongono ai rincari in tutte le Province.

Ciononostante gli Ato siciliani hanno accumulato 430 milioni di debiti, a cui vanno aggiunti i
costi per la stabilizzazione dei precari (lavoratori di pubblica utilit e socialmente utili) assunti
dai Comuni e trasferiti agli Ato.

La verit che neppure l'Arra conosce l'entit del debito e del personale dipendente degli
Ato. Al punto che il cuffariano Crosta ha dovuto avviare un'indagine a cui hanno risposto,
finora, in pochi. L'esposizione comunque stimata per difetto, ammette il lombardiano Raciti.
Il quale aggiunge, senza fare nomi, che un solo Ato in provincia di Catania indebitato per
100 milioni.

C' da chiedersi perch le banche continuino a foraggiare societ per la maggior parte fallite,
che non godono di alcuna garanzia se non di quella dei Comuni azionisti, che dovrebbero
abbatterne e ricostituirne il capitale. Ma con quali soldi? Si illudono i Comuni se pensano che
a garantire o a ripianare i buchi degli Ato sar mamma-Regione (intervista in basso). Ma se
s'illudono perch a quest'andazzo sono abituati e perch c' chi continua a illuderli. Tra
questi, denuncia la Cgil siciliana, l'onorevole Francesco Scoma, figlio dell'ex sindaco di
Palermo, assessore regionale alla Famiglia, quello che ha preso alla lettera l'oggetto del suo
assessorato piazzando sorella, cugino e cognata nel suo gabinetto e in altri staff.
I nodi verranno comunque al pettine con la trasformazione degli Ato in consorzi, che
dovrebbe obbligare i Comuni a ricapitalizzare i primi, pena il commissariamento. Il
condizionale d'obbligo perch il 25 ottobre il Consiglio di giustizia amministrativa (Cga),
accogliendo il ricorso del sindaco di Caltavuturo (Palermo), Domenico Giannopolo, ha stabilito
che gli Ato non possono imporre ai Comuni la ricapitalizzazione perch la materia riguarda
questioni privatistiche. Ma il Cga andato oltre, affermando che n la Regione n l'Arra
possono commissariare un Comune che non ricapitalizza.

4
Rifiuti in Sicilia, un dossier anonimo
consegnato alla Procura di Palermo
denunciava lesistenza di un tavolo di
spartizione politico-affaristico-mafioso
Ecco l'altra puntata dell'inchiesta sui rifiuti in Sicilia pubbllicata l'1 novembre 2008 dal Sole-24
Ore e, a seguire, l'intervista all'allora presidente dell'Agenzia regionale siciliana per i rifiuti e
l'acqua, Felice Crosta, che parla dei bandi di gara per i termovalorizzatori


RIFIUTI E SPRECHI PIANI FARAONICI


L'inceneritore non c' ma brucia soldi

In Sicilia l'appalto pubblico per i quattro impianti previsti non riesce a decollare RACCOLTA
DIFFERENZIATA AL PALO L'obiettivo del 60% richiesto dal decreto Ronchi per il 2011 resta
inavvicinabile: al momento, solo l'8% viene recuperato



di Roberto Galullo

e Giuseppe Oddo

Un dossier anonimo al vaglio della Procura di Palermo, di cui Il Sole 24 Ore in possesso,
svela i retroscena della gara per l'inceneritore palermitano di Bellolampo, uno dei quattro che
dovranno essere costruiti in Sicilia. E denuncia la speculazione sull'emergenza rifiuti nell'Isola:
Una trovata inventata ad hoc la definisce l'estensore del documento per poter attribuire
gli appalti in deroga alle leggi esistenti.

Con questo sistema, l'accusa contenuta nel dossier, sono stati pagati, sotto forma di
lavoro straordinario o di consulenze, una pletora sconfinata di persone, erogati fiumi di
denaro pubblico e garantiti scambi di commesse. Senza parlare degli interessi mafiosi, su cui
ha lanciato l'allarme la Corte dei conti.

Le denunce dell'anonimo, sulla cui fondatezza dovr pronunciarsi la magistratura, si sommano
a quelle espresse in modo esplicito da un dirigente dell'assessorato regionale per il Territorio
e l'ambiente, Gioacchino Genchi, responsabile del servizio per la tutela e l'inquinamento
atmosferico.
5

Genchi stato rimosso e poi reintegrato nell'incarico per non avere concesso le autorizzazioni
alle emissioni dei termovalorizzatori. Ha subito ogni forma di mobbing. stato aggredito
fisicamente dal suo diretto superiore (il filmato su YouTube). Ed stato attaccato
verbalmente, durante un'audizione alla Commissione bicamerale sui rifiuti, dall'ex governatore
Tot Cuffaro. Adesso l'ufficio legislativo e legale della Regione, cui s'era appellato, ha
giudicato illegittimi i provvedimenti che erano stati emessi contro di lui. Resta il danno alla
persona.

Quella di Bellolampo una delle quattro gare annullate dalla Commissione europea, che
avrebbero dovuto portare alla realizzazione di quattro termovalorizzatori: a Palermo, Augusta,
Casteltermini-Campofranco e Patern. Le gare sono state ritenute nulle dall'Unione per la
mancata pubblicazione dei bandi sulla Gazzetta europea proprio mentre a Bellolampo erano in
corso i lavori di sbancamento.

Il ben documentato anonimo riferisce espisodi gravi e non smentiti. Per esempio, sostiene
che due dei tre componenti della commissione che si era pronunciata sui progetti erano
incompatibili perch avevano avuto rapporti di lavoro-consulenze con alcune ditte che si
erano aggiudicate l'appalto. Stranamente, di questo conflitto d'interessi nessuno sa o ricorda
niente: n Felice Crosta, presidente dell'Arra (Agenzia Regionale Rifiuti e Acque), n il
direttore dell'Osservatorio sui rifiuti, Salvatore Raciti. L'anomino, inoltre, denuncia che le
imprese aggiudicatarie non avevano ancora, al momento della presentazione dell'offerta, la
disponibilit fisica dell'area su cui edificare l'impianto. Tra queste spiccano l'Actelios, della
famiglia Falck, e l'Amia, del Comune di Palermo.

La vera emergenza siciliana non sono tanto i rifiuti, che pure nessuno sa pi dove mettere,
quanto le gare per i quattro inceneritori che avrebbero dovuto garantire la quadratura del
cerchio. Il nuovo bando, allo studio dell'Arra, dovrebbe essere presentato entro novembre.
Ma la questione che scotta il risarcimento che dovr essere riconosciuto alle societ
aggiudicatarie della gara annullata. Per aggirare l'ostacolo, nel nuovo bando stata inserita
una clausola che obbligher l'aggiudicatario subentrante a rilevare i progetti di quello uscente.
Ma essa suscita perplessit e rischia di mandare deserta la nuova gara. In tal caso, dice
Crosta, i lavori potrebbero ritornare nelle mani dei vecchi aggiudicatari oppure i progetti
potrebbero essere rilevati dal pubblico.

Nel frattempo scoppiata la grana del Cip 6, gli aiuti di Stato che consentono a chi produce
elettricit da fonti rinnovabili o "assimilate" di vendere l'energia al gestore della rete elettrica
nazionale a prezzi particolarmente remunerativi. Per gli impianti di incenerimento, la norma
era stata soppressa dal Governo Prodi a causa di una procedura d'infrazione dell'Unione
Europea. La Ue ha ritenuto che l'elettricit generata da un termovalorizzatore, che brucia
plastica e carta, non possa essere assimilata a quella di un impianto eolico o a gas.
Il problema che, per un inceneritore, la produzione e vendita di energia rappresentano la
fetta pi consistente dell'utile. Senza questa norma, dunque, il piano siciliano sui rifiuti rischia
di saltare. Chi pu essere interessato a un'impresa che non consenta una remunerazione
adeguata del capitale investito? Nessuno. Tant' vero che il Governo regionale, ora presieduto
6
da Raffaele Lombardo, preme su quello nazionale perch il Cip 6, uscita dalla porta, rientri
dalla finestra. Su questa contropartita occulta si gioca la gestione dei rifiuti in Sicilia: si
drammatizza l'emergenza, che pure c', per offrire al Governo un appiglio per reintrodurre la
vecchia norma.

Spiega Angelo Palmieri, presidente del Wwf Sicilia: I termovalorizzatori siciliani potranno
bruciare circa il 65% dei rifiuti, a cui va sommato il 20% di frazione organica stabilizzata che
dovr essere portato in discarica. In totale si arriver all'85%, un piano che non ha confronti
in altre parti del mondo. In Danimarca, dove si bruciano pi rifiuti, la quota di incenerimento
del 38%, in Germania del 22%, in Austria del 10 per cento. assurdo: l'impianto di
Bellolampo avr una capacit di 546mila tonnellate, mentre Vienna, una citt che il doppio
di Palermo, ha un impianto da 250mila tonnellate e una raccolta differenziata del 60%, contro
il 3,4% di Palermo.

Questo piano faraonico senza eguali nel mondo rischia di vanificare gli sforzi dei Comuni pi
virtuosi, come quelli del Calatino (tra cui San Cono, Mazzarone, Mineo, Caltagirone), che
prevedono di raggiungere il 50% di raccolta differenziata nel 2009.
Come se non bastasse, appena scaduta la proroga concessa da Lombardo ai 27 Ambiti
territoriali ottimali per la gestione dei rifiuti. Nel decreto, firmato da Cuffaro e confermato dal
suo successore, prevista a partire da oggi, la riduzione a 10 del numero degli Ato, in attesa
dello loro trasformazione in Consorzi a partire da gennaio. Senonch la Giunta regionale ha
approvato un disegno di legge che salva gli Ato che hanno raggiunto i risultati previsti e
mette a capo dei Consorzi i sindaci.

Ma che risultati hanno ottenuto gli Ato, fino ad oggi? Costituiti in societ per azioni, con quote
ripartite tra i Comuni, essi sono carrozzoni clientelari in perdita e il loro ridimensionamento in
termini di poltrone desta allarme tra tutti i partiti e i sindaci-azionisti. I quali, come sindaci,
dovrebbero riscuotere tasse e tariffe sui rifiuti e, come azionisti, dovrebbero trasferirli nelle
casse degli stessi Ato. In realt, per non subire le conseguenze politiche degli aumenti
tariffari, i sindaci ne evitano la riscossione e spesso ne tollerano l'evasione, lasciando vuote le
casse degli Ato.

Come denuncia Domenico Fontana, presidente di Legambiente Sicilia, la tassa sui rifiuti ha
registrato aumenti tra il 60 e il 200 per cento. Una famiglia siciliana paga in media tra 300 e
500 euro l'anno, mentre nei Comuni pi virtuosi, in cui la raccolta differenziata raggiunge il
50%, la spesa oscilla tra 150 e 180 euro l'anno. Cittadini, commercianti e artigiani si
oppongono ai rincari in tutte le Province.

Ciononostante gli Ato siciliani hanno accumulato 430 milioni di debiti, a cui vanno aggiunti i
costi per la stabilizzazione dei precari (lavoratori di pubblica utilit e socialmente utili) assunti
dai Comuni e trasferiti agli Ato.

La verit che neppure l'Arra conosce l'entit del debito e del personale dipendente degli
Ato. Al punto che il cuffariano Crosta ha dovuto avviare un'indagine a cui hanno risposto,
finora, in pochi. L'esposizione comunque stimata per difetto, ammette il lombardiano Raciti.
7
Il quale aggiunge, senza fare nomi, che un solo Ato in provincia di Catania indebitato per
100
milioni.
C' da chiedersi perch le banche continuino a foraggiare societ per la maggior parte fallite,
che non godono di alcuna garanzia se non di quella dei Comuni azionisti, che dovrebbero
abbatterne e ricostituirne il capitale. Ma con quali soldi? Si illudono i Comuni se pensano che
a garantire o a ripianare i buchi degli Ato sar mamma-Regione (intervista in basso). Ma se
s'illudono perch a quest'andazzo sono abituati e perch c' chi continua a illuderli.

Tra questi, denuncia la Cgil siciliana, l'onorevole Francesco Scoma, figlio dell'ex sindaco di
Palermo, assessore regionale alla Famiglia, quello che ha preso alla lettera l'oggetto del suo
assessorato piazzando sorella, cugino e cognata nel suo gabinetto e in altri staff.
I nodi verranno comunque al pettine con la trasformazione degli Ato in consorzi, che
dovrebbe obbligare i Comuni a ricapitalizzare i primi, pena il commissariamento. Il
condizionale d'obbligo perch il 25 ottobre il Consiglio di giustizia amministrativa (Cga),
accogliendo il ricorso del sindaco di Caltavuturo (Palermo), Domenico Giannopolo, ha stabilito
che gli Ato non possono imporre ai Comuni la ricapitalizzazione perch la materia riguarda
questioni privatistiche. Ma il Cga andato oltre, affermando che n la Regione n l'Arra
possono commissariare un Comune che non ricapitalizza.

Fuori controllo non sono solo i debiti, ma anche le assunzioni degli Ato. Tipico il caso di Enna
afferma Donatella Massa, responsabile delle politiche ambientali di Cgil Sicilia con 101
assunzioni facili su cui indagano Digos e Guardia di Finanza o il Coinres della provincia di
Palermo, che ha fatto contratti di lavoro a tempo determinato accumulando 2 milioni di debito
con l'agenzia Temporary.

Lo sfascio sotto gli occhi di tutti: come ha registrato la Comissione parlamentare d'inchiesta
sul ciclo dei rifiuti, la raccolta differenziata rappresenta appena l'8% dei rifiuti prodotti in
Sicilia nel 2007: una percentuale lontana anni luce dal 60% che il decreto Ronchi fissa come
obiettivo per il 2011. Il resto dell'immondizia finisce nelle discariche, per le quali tra il 1999 e
il 2005 sono stati spesi 60 milioni, un terzo delle risorse complessivamente spese nell'Isola
(fonte Corte dei conti).

INTERVISTA Felice Crosta Presidente Agenzia regionale per l'ambiente

Vigilo sulla correttezza delle gare

Gli Ambiti territoriali ottimali sono allo sfascio e negli anni sono stati gestiti da incapaci e
portaborse. Tutti sotto esame



Un volo Palermo-Milano pu aiutare a trovare una soluzione alla gara per l'inceneritore di
8
Palermo-Bellolampo annullata perch il bando non era stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale
europea. Una tappa a Milano non la prima e non sar l'ultima che Felice Crosta,
presidente dell'Arra (Agenzia Regionale Rifiuti e Acque) ha compiuto il 10 ottobre per
incontrare gli advisor incaricati di stimare i lavori finora eseguiti. E s, perch nel frattempo i
cantieri sono stati aperti e l'Associazione temporanea di imprese (Ati) che s' aggiudicata
l'appalto ha diritto a non subire ulteriori danni. Per questo, nei suoi voli nel capoluogo
lombardo, Crosta, avvocato da una vita nella macchina amministrativa regionale, incontra
anche le imprese aggiudicatarie della gara dichiarata illegittima dalla Ue. Ed durante questa
tappa che ha spiegato al Sole-24 Ore i prossimi passi nella gestione dei rifiuti in Sicilia.
Avvocato, tutto da rifare dunque?
Non proprio. Il nuovo bando che stiamo predisponendo obbligher il consorzio vincitore a
cedere al futuro aggiudicatario i progetti, i siti, le autorizzazioni e i lavori finora svolti. Un
gruppo di advisor sta quantificando esattamente quanto stato finora speso e quanto stato
investito in risorse non solo finanziarie.
Rovesciando l'ottica, questo vuol dire un obbligo del subentrante a pagare. A essere maliziosi
si potrebbe pensare che una clausola in calce per rendere possibile un copione gi scritto:
chi ha vinto vincer ancora?
Non ho idea se l'Ati vincitrice parteciper ancora. Di certo sta collaborando per definire tempi
e modalit di un percorso che eviti ogni contenzioso.

Anche perch lei potrebbe essere chiamato direttamente in causa per risarcire il danno.
In teoria s, ma io mi preoccupo della correttezza della gara.
Quanto tempo ci vorr per vedere il taglio del nastro ai quattro termovalorizzatori?
Dal momento dell'aggiudicazione tre anni.
vero che nella commissione che ha valutato i predenti progetti sedevano alcuni
rappresentanti che avevano svolto consulenze per le imprese riunite nell'associazione
temporanee?
Ne ho sentite dire tante, ma non ricordo. Sono per certo che agli atti avr fatto mettere
anche le dichiarazioni da parte dei membri di commissione di non avere o aver avuto conflitti
d'interesse.
Veniamo agli Ato: non ne conoscete debiti e personale, eppure tocca alla sua Agenzia il ruolo
i programmazione e pianificazione.
Il loro sfascio evidente e per questo ci siamo attivati per conoscerli meglio. Negli anni sono
stati riempiti da persone incapaci, portaborse e trombati dalla politica. La tassa copre a
malapena il 50% del costo del servizio, ma dovranno adeguarsi entro gennaio.
9
S, ma i sindaci non vogliono passare per gabellieri quando, oltretutto, il servizio resta lo
stesso se non peggiore.
E come no! Ma lo sa che l'Arra ha fatto un avviso pubblico invitando le banche a fare offerte
per erogare mutui ai sindaci e metterli in grado di coprire i buchi di bilancio da mancata
riscossione della tassa? Ebbene, due banche avevano offerto le seguenti condizioni:
avrebbero anticipato il 60% dei ruoli emessi, il 30% lo avrebbero erogato quando i Comuni
avrebbero incassato i ruoli e il 10% a chiusura delle operazioni. Il cittadino avrebbe potuto
rateizzare in 5 o 6 anni. Sa quanti sindaci hanno aderito?
Io no, lei s.
Nessuno.
Perch tanto sanno che i buchi li ripiana mamma-Regione.
Lo scriva forte e chiaro: i debiti se li pagano loro. Regione e Arra si chiamano definitivamente
fuori.
R. Gal.

G. O.
http://oddo.blog.ilsole24ore.com/2010/04/21/rifiuti-in-sicilia-un-dosier-anonimo-
consegnato-alla-procura-di-palermo-denunciava-lesistenza-di-un/



Rifiuti in Sicilia, le infiltrazioni mafiose
denunciate da Raffaele Lombardo erano
state rivelate dal Sole-24 Ore gi nel
2008
Cosa nostra si era inserita nell'affare dei quattro maxi-termovalorizzatori siciliani le cui gare
d'appalto erano state bandite e aggiudicate durante la presidenza Cuffaro. Le infiltrazioni
mafiose nel sistema dei rifiuti denunciate dal governatore Raffaele Lombardo durante la
seduta dell'assemblea regionale siciliana del 13 aprile 2010 erano state gi illustrate con
dovizia di particolari in un'inchiesta del Sole-24 Ore in due puntate del novembre 2008,
realizzata dal sottoscritto insieme a Roberto Galullo. Il titolo della puntata pubblicata il 6
novembre era eloquente: Patto di Cosa nostra per gestire i rifiuti. Superata la stagione del
pizzo la criminalit punta al controllo dell'intero ciclo di smaltimento. E il sommario recitava:
10
Un affare colossale. Nei prossimi vent'anni stimati 6 miliardi tra investimenti per infrastrutture
e servizi, oltre ai 392 milioni di fondi Ue per la raccolta differenziata. L'inchiesta conteneva
anche un'intervista a Giuseppe Catanzaro, vicepresidente di Confindustria Sicilia e presidente
di Confindustria Agrigento.

Una precisazione. Nell'autunno del 2008 la Corte di giustizia europea aveva gi annullate le
gare dei termovalorizzatori, ritenendole non confermi alla normativa europea. E la Regione di
Sicilia attraverso l'Arra, l'Agenzia regionale per i rifiuti e l'acqua, le cui competenze sono state
recentemente acquisite dall'assessorato all'Ambiente, stava ancora lavorando alla stesura dei
nuovi bandi.

Buona lettura.

PALERMO. Dai nostri inviati

Cosa nostra punta al controllo dell'intero ciclo economico dello smaltimento dei rifiuti in Sicilia.
Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Palermo,
non ha usato mezzi termini davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sui rifiuti.
Nell'audizione del 12 ottobre 2007 ha denunciato l'esistenza di un patto scellerato: una
cooperazione tra mafiosi, politici, professionisti e imprenditori anche non siciliani per
aggiudicarsi il monopolio degli appalti della discarica di Bellolampo, per la progettazione e la
realizzazione di un inceneritore. Quello di Palermo-Bellolampo uno dei quattro
termovalorizzatori che saranno realizzati nell'Isola. Gli altri sorgeranno ad Augusta,
Casteltermini-Castelfranco e Patern.

Gli attori di questo patto avrebbero progettato d'intervenire sull'intero piano regionale
d'organizzazione dei servizi di smaltimento dei rifiuti urbani, per plasmarlo secondo i propri
interessi. Progetti e piani, secondo Scarpinato, sono stati accettati a scatola chiusa dagli
enti pubblici e fatti propri. Il riferimento al piano per il ciclo integrato dei rifiuti che fu
messo a punto dall'allora presidente della Regione Sicilia, Tot Cuffaro, in veste di
commissario straordinario per l'emergenza.

Un altro segnale dell'interesse di Cosa nostra viene dalle dichiarazioni di Maurizio Di Gati, il
boss dell'Agrigentino oggi collaboratore di giustizia. Di Gati ha parlato delle estorsioni e delle
minacce della mafia contro il gruppo Catanzaro per la gestione della discarica di Siculiana. Ma
ha anche riferito la confidenza di un altro boss, Leo Sutera, secondo il quale sarebbe stato
necessario votare Cuffaro alle regionali del 2001 per avere un presidente della Regione a
disposizione per la discarica di Aragona e l'inceneritore di Casteltermini-Campofranco. Come
faceva Di Gati a sapere gi nel 2001, prima che fosse indetta la gara, che a Casteltermini-
Campofranco avrebbe dovuto sorgere un impianto del genere? La vicenda rientra nel
processo "talpe in Procura" che vede Cuffaro imputato per favoreggiamento aggravato a Cosa
Nostra.

Non pi solo al "pizzo" che puntano i mafiosi, ma all'intero business: raccolta, trasporto,
discarica, incenerimento. La relazione finale della citata Commissione parlamentare,
11
approvata il 27 febbraio 2008, parla chiaro a questo proposito: Vi da parte di Cosa nostra
l'assunzione in proprio dell'attivit d'impresa, senza, peraltro, l'assunzione del connesso
rischio potendo contare sulle tecniche di dissuasione proprie dell'affermazione mafiosa. Il dato
relativo all'aumento dei sequestri di imprese specializzate per infiltrazione mafiosa
indicativo.

Le cosche stanno cercando di aggredire anche i settori a monte dell'incenerimento. Per la
Corte dei conti siciliana si corre il rischio che queste attivit vengano delegate dalle imprese
aggiudicatarie a soggetti terzi, fuori dal controllo pubblico e, quindi, ancora pi esposti alle
pressioni delle ecomafie. in questo senso indicativo il passaggio di molte imprese siciliane
di movimento terra (campo tipico d'interesse mafioso) all'Albo dei trasportatori di rifiuti:
fenomeno gi segnalato dalla stessa Commissione bicamerale nel 2005.

D'altro canto, l'intero affare stimato intorno ai 6 miliardi nei prossimi venti anni: 1,2
destinati ai quattro termovalorizzatori e ai 34 impianti di raccolta e smistamento e una
previsione di spesa di 210 milioni l'anno da parte degli Ato (gli Ambiti territoriali ottimali) per
l'acquisto di tutti i servizi. Aggiungiamo a questi numeri 392 milioni di fondi europei
provenienti da Agenda 2000 per il finanziamento delle opere infrastrutturali per la raccolta
differenziata. Stiamo parlando del maggiore afflusso di denaro pubblico in Sicilia degli ultimi
vent'anni.

Pesano poi come macigni le considerazioni della stessa Corte dei conti nella relazione
dell'aprile 2007. La magistratura contabile siciliana sostiene che le imprese aggiudicatarie
delle gare che erano state indette nel 2002, dall'allora commissario Cuffaro, per la costruzione
dei quattro termovalorizzatori, erano sostanzialmente a conoscenza dei bandi prima ancora
che fossero pubblicati e alcune addirittura gi in possesso di impianti e studi di fattibilit. La
Corte denuncia in sostanza l'esistenza di un tavolo di spartizione tra politici e imprese cui era
stata invitata persino l'Altecoen, un'azienda infiltrata dalla criminalit mafiosa, si legge nella
relazione, facente capo all'imprenditore Francesco Gulino. Questa circostanza, scrivono i
giudici contabili, non poteva essere ignorata da Cuffaro dal momento che la stessa impresa
era coinvolta nell'esperienza sulla raccolta dei rifiuti nel Comune di Messina. Altecoen,
promotrice di Messinambiente societ tuttora attiva, nonostante le inchieste ne abbiano
prospettato il controllo diretto da parte della mafia era entrata nella gestione dei rifiuti nella
citt dello Stretto con l'aiuto del boss catanese Nitto Santapaola e di altri elementi di spicco
della mafia. E figurava in due dei quattro raggruppamenti d'imprese ai quali sono state
aggiudicate le gare per i temovalorizzatori (gare poi annullate dall'Unione Europea, che
dovranno essere bandite per la seconda volta).

La difesa di Cuffaro stata che Altecoen poi uscita dai due raggruppamenti, tra cui quello
per l'impianto palermitano di Bellolampo, cedendo le proprie quote agli altri soci. Ma, come
rileva la Corte, la cessione stata un affare per Altecoen perch l'aggiudicazione delle gare
aveva nel frattempo aumentato il valore delle azioni cedute. La societ di Gulino ha in
sostanza incassato svariati milioni senza aver speso un centesimo. E non risulta che gli altri
soci del raggruppamento aggiudicatario gli abbiano fatto azione di responsabilit, dichiara
Domenico Fontana, presidente di Legambiente Sicilia. Tra gli altri soci ritroviamo Actelios
12
(famiglia Falck), Amia (Comune di Palermo) ed Emit, la societ di Giuseppe Pisante attiva, in
Sicilia, anche nei servizi idrici. La presenza di Emit non un caso: come ha dichiarato in
Commissione parlamentare antimafia il pm Enzo Arcadi, il gruppo di Giuseppe Pisante ha
avuto contatti operativi e d'interesse con il gruppo Gulino.

A ulteriore conferma dell'esistenza di un tavolo parallelo di spartizione degli affari tra politici e
imprese, la Corte dei conti indica la discutibile opzione d'attribuire agli operatori privati la
facolt di scegliere i siti dove ubicare i vari impianti di incenerimento. La Regione ha cos
rinunciato a una funzione pubblica primaria: la scelta delle aree pi adatte, dal punto di vista
economico, sociale e ambientale, a ospitare gli impianti.

Per di pi emerso che nessuno dei raggruppamenti aggiudicatari aveva la disponibilit fisica
delle aree (secondo quanto previsto nel bando) al momento della presentazione delle offerte.
Si arrivati all'assurdo che la societ Platani Energia e Ambiente (anch'essa del gruppo
Falck), aggiudicataria dell'inceneritore di Casteltermini-Campofranco, ha ottenuto solo il 7
maggio 2007 la "sdemanializzazione" dei terreni su cui dovr sorgere l'impianto e il loro
passaggio dal demanio al patrimonio dello Stato. L'aggiudicazione della gara risale invece
all'agosto 2002 e il giudizio di compatibilit ambientale, firmato da Cuffaro, all'aprile 2005
nonostante l'opposizione del dirigente regionale responsabile, Gioacchino Genchi, rimosso dal
servizio e tuttora in attesa di essere reintegrato.

Un Governo regionale che volesse smantellare questo tavolo affaristico-mafioso dovrebbe
cambiare di sana pianta l'approccio politico alla gestione dei rifiuti, e la pub
blicazione dei nuovi bandi prevista entro fine mese potrebbe dargliene l'opportunit.

Anche il Governo nazionale potrebbe fare la sua parte non reintroducendo i contributi statali
"Cip 6" che consentirebbero alle societ di gestione dei termovalorizzatori di vendere
elettricit alla rete pubblica di trasporto dell'energia a prezzi incentivati. Il che porterebbe il
contribuente a pagare due volte: la prima con la tassa sui rifiuti e la seconda con gli aggravi
in bolletta previsti nella normativa Cip 6. Saranno il presidente della Regione Siciliana,
Raffaele Lombardo, e il capo del Governo, Silvio Berlusconi, a scrivere il finale di questa
storia.

INTERVISTA Giuseppe Catanzaro Presidente Confindustria Agrigento

Va ridotta l'ingerenza politica, la denuncia un valore sociale

Le mie accuse sono partite quando ho capito che lo Stato era al mio fianco: dai magistrati
alle Forze dell'ordine



AGRIGENTO. Dai nostri inviati
13

Presidente di Confindustria Agrigento, 42 anni, nel mirino di Cosa nostra per le sue denunce,
Giuseppe Catanzaro vive da mesi con tre "angeli custodi" che non lo lasciano mai un attimo
da solo. La loro discrezione non gli impedisce di fare al meglio il suo lavoro d'imprenditore-
innovatore nel settore dell'ambiente. La discarica che gestisce con i fratelli, tra Siculiana e
Montallegro, a pochi chilometri dalla Valle dei Templi, serve 800mila abitanti.

La ricerca e l'applicazione di soluzioni innovative nello smaltimento dei rifiuti e nella gestione
delle discariche, frutto di un'intensa e costante collaborazione del gruppo Catanzaro con
l'Istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri", il Politecnico di Milano e l'Universit di
Catania, saranno sotto gli occhi di tutti a Venezia, dal 17 al 20 novembre, nel corso di un
simposio internazionale. L sar presentato lo studio che ha accertato che nel suo impianto il
rischio di contrarre tumori enormemente inferiore al parametro di legge.
La chiacchierata con Catanzaro parte proprio da qui, dalla sua attivit imprenditoriale, ma non
pu trascurare la guerra che ha dichiarato a Cosa nostra.
Un bel biglietto da visita, i successi del suo gruppo. Alla faccia di chi pensa che Sud non fa
rima con innovazione e ricerca.
L'etica industriale deve orientarsi allo sviluppo sostenibile. Pertanto gestire un'attivit
industriale con responsabilit implica cercare le migliori tecnologie disponibili, tutelare il
territorio e guardare al futuro migliorando le proprie prestazioni ambientali.
Innovazione, ricerca, ma in passato anche pizzo. Estorsioni che il suo gruppo subiva
passivamente. Perch pagava?
Perch non conoscevo lo Stato.
Quando lo ha conosciuto?
Quando il questore e il comandante dei Carabinieri, anni fa, hanno mostrato un'inversione di
tendenza nei rapporti con gli imprenditori, che poi durata nel tempo. Investigatori e Forze
dell'ordine ci fermavano per strada, ci lasciavano il loro biglietto da visita, bussavano a casa,
anche solo per chiedere informazioni. Nel saluto di fine anno le Forze dell'ordine chiamavano
regolarmente a presenziare il mondo del commercio e dell'impresa.
Una bella favola. Ma sar a lieto fine?
Guardi che non sono stato il solo a denunciare. Siamo stati decine e i risultati si vedranno tra
anni. Quando ho cominciato a denunciare ci sono voluti mesi, anni, perch gli investigatori si
fidassero di ci che raccontavo. Io verbalizzavo e loro facevano le pulci a quello che dicevo.
Da allora la sua opera, a fianco del presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello,
diventata instancabile.
Le mie, le nostre denunce devono diventare valore sociale. Pu un'impresa concorrere a
generare sviluppo se sottoposta alla mafia? E allora abbiamo deciso di prendere per mano
14
chi denuncia e portarlo di fronte allo Stato. La qualit degli investigatori e dei magistrati in
Sicilia generalmente eccellente.
Perch tanta attenzione di Cosa nostra al ciclo ambientale?
Le infiltrazioni mafiose sono state pesantissime fino a quando in Sicilia abbiamo avuto oltre
300 discariche. Ma oggi l'attenzione massima, anche perch si fa fatica a improvvisare in un
settore dove la ricerca e l'innovazione contano e costano.
Nel processo in corso, in cui il suo gruppo parte lesa, sorprende il ruolo di amministratori e
dirigenti locali. Il comandante dei vigili urbani si spinto a dirle che lei trasportava oro
nero.
Non infatti un caso se il Comune di Siculiana stato sciolto per mafia. La realt che le
cose non cambieranno fino a che non si toglieranno molti poteri alle amministrazioni
pubbliche. Gi all'atto delle autorizzazioni ci devono essere dei filtri di qualit. In Sicilia siamo
poi all'assurdo con le Province che sono controllori e controllate di se stesse: nominano i
controllori e al tempo stesso gli amministratori delle societ d'ambito, gli Ato. Ma quale
interesse possono avere a fare le cose a norma di legge? Si mai chiesto perch le uniche
indagini serie sulle infrazioni e sui reati in materia ambientale sono condotte dal gruppo Noe
dei Carabinieri?

R.Gal.
G.O.
IL CASO
La discarica di Siculiana

Un esempio dell'attivit mafiosa per la gestione del ciclo dei rifiuti la vicenda della discarica
di Siculiana. L'azienda di costruzioni Catanzaro, legittima gestrice della discarica, stata
oggetto di intimidazioni mafiose per la gestione dell'attivit da parte della famiglia Renna,
dominante nel territorio di Porto Empedocle.

Come si legge nell'ordinanza di fermo della Procura della Repubblica di Palermo nei confronti
di numerosi componenti della famiglia Renna, la famiglia Catanzaro, legittima gestrice della
discarica di Siculiana, stata oggetto di minacce ai suoi componenti, anche minorenni, e
costretta al pagamento di 75mila euro, suddivisi in tre tranche di 25mila, procurando cos
all'organizzazione mafiosa denominata Cosa Nostra un ingiusto profitto

In particolare Roberto Renna, in qualit di percettore finale della somma di denaro in quanto
capo della famiglia mafiosa di Siculiana e di soggetto che ha gestito l'esecuzione della
intimidazione e dell'esazione delle somme di denaro, ha agito personalmente con la propria
15
ripetuta presenza sul cantiere ove erano in corso lavori di allargamento della preesistente
discarica gestita dalla Catanzaro Costruzioni.
http://oddo.blog.ilsole24ore.com/2010/04/14/rifiuti-in-siciliale-infiltrazioni-
mafiose-denunciate-da-raffaele-lombardo-erano-state-rivelate-dal/



Comitato Cittadino Isola Pulita COORDINATORE
GIUSEPPE CIAMPOLILLO
posta certificata: GIUSEPPECIAMPOLILLO@pec.it
email: isolapulita@gmail.com
SITO: http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it
http://ciampolillopinoisoladellefemmine.blogspot.com/2007/10/isola-delle-femmine-
italcementi.html