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Fisco e Diritto

Cassazione sez. Tributaria, 2 novembre


2009, sentenza n. 23175

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LA NATURA MISTA DELL’INDENNITA’ DI TRASFERTA NON SFUGGE ALL’IRPEF
(CASSAZIONE N. 23175 DEL 2 NOVEMBRE 2009)

Per ciò che attiene i redditi da lavoro dipendente, gli importi riconosciuti in modo forfetario a
seguito di incarichi fuori sede devono essere assimilati alle indennità di trasferta a fronte della loro
natura mista di importi destinati sia a rimborsare il dipendente delle soste sostenute sia a
compensarlo per il disagio causato dalla trasferta stessa. Tali somme devono quindi essere
assoggettate ad IRPEF come stabilito dal vigente art. 51 del DPR 917/86. Questo il contenuto della
Sentenza della Cassazione con particolare riferimento agli ispettori del Ministero del Lavoro e della
Previdenza Sociale. La sentenza della Cassazione rafforza ancor di più il corrente orientamento
giurisprudenziale circa la natura reddituale delle predette somme e la loro partecipazione, in
considerazione del principio dell'onnicomprensività, alla formazione del reddito di lavoro
dipendente. Unica distinzione rimane la franchigia concessa per le trasferte effettuate al di fuori del
territorio comunale o all'estero.

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Cassazione sez. Tributaria, 2 novembre 2009, sentenza n. 23175

Fatto e diritto

Premesso:

- che la contribuente - dipendente del Ministero del lavoro - presentò istanza di rimborso delle
ritenute irpef subite per le indennità di trasferta percepite, per gli anni dal 1999 al 2001, in
occasione delle ispezioni effettuate presso società cooperative e propose, quindi, ricorso
giurisdizionale avverso il silenzio - rifiuto dell’Ufficio;
- che, a fondamento del ricorso, la contribuente sosteneva la natura risarcitoria delle indennità, in
quanto corrisposta a fronte delle spese sostenute per l’espletamento dell’incarico, e la conseguente
relativa intassabilità;
- che l’adita commissione tributaria respinse il ricorso, in ragione del difetto della produzione, da
parte della ricorrente, della certificazione del sostituto d’imposta, attestante l’entità delle somme
erogate e quella del prelievo;
- che in esito all’appello della contribuente - che produceva i prospetti di liquidazione degli importi
ricevuti negli anni in contestazione - la decisione di primo grado, tuttavia, fu riformata dalla
commissione regionale;
- che, in particolare, i giudici del gravame, rilevata la tempestività dell’istanza di rimborso, ne
affermarono la legittimità sul presupposto della non tassabilità delle somme corrisposte al
dipendente in funzione risarcitoria, anche se in maniera forfetaria;

rilevato:

- che, avverso tale sentenza, l’Agenzia ha proposto ricorso per Cassazione articolato in due motivi;
- che la contribuente non si è costituita;

osservato:

- che, con il primo motivo di ricorso, l’Agenzia deduce vizio di motivazione;


considerato:

- che il motivo è inammissibile, in quanto si pone in contrasto con le prescrizioni di cui all’art. 366
bis c.p.c., che sono violate, in relazione ai motivi che deducano vizi della motivazione, quando il
fatto controverso coinvolto dal motivo, in relazione al quale si assuma omessa, contraddittoria od
insufficiente la motivazione, e le ragioni, per cui la motivazione medesima sia reputata inidonea a
sorreggere la decisione, s’identifichino solo in esito alla completa lettura del motivo e non in base
alla specifica sintesi offertane dal ricorrente, al fine dell’osservanza del requisito sancito dall’art.
366 bis c.p.c., (v. Cass. 4311/08, 4309/08, 20603/07, 16002/07);

osservato:

- che, con il secondo motivo, l’Agenzia ha dedotto violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c.
e del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 51 (ex art. 48) in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, censurando la
decisione impugnata per non aver considerato che solo le somme corrisposte a titolo risarcitorio per
il titolo in contestazione sono esenti da imposizione;

considerato:

- che, al riguardo, va premesso che, in merito al regime di tassazione delle somme corrisposte, in
via forfetaria, agli ispettori del lavoro in occasione dell’espletamento di incarichi fuori sede, questa
Corte si è, da ultimo, reiteratamente pronunziata (cfr. Cass. 12178/08, 2833/07, 6518/06 e 132/04)
nel senso che, in tema di redditi di lavoro dipendente, le somme corrisposte in via forfetaria agli
ispettori del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, in occasione dell’espletamento degli
incarichi fuori sede, devono ritenersi in ogni caso riconducibili all’istituto della indennità di
trasferta, riflettendone la natura mista di importi destinati, in parte, a rimborsare il lavoratore delle
spese sostenute ed, in parte, a remunerarlo del maggiore disagio derivante dalla trasferta, con la
conseguenza che dette somme vanno assoggettate al regime irpef dettato per l’indennità di trasferta,
ratione temporis, dal D.P.R. n. 917 del 1986, art. 48, comma 4, come modificato dal D.L. n. 41 del
1995, art. 33, comma 3, convertito in L. n. 85 del 1995, e, a decorrere dall’1 gennaio 1998, dal
D.P.R. n. 917 del 1986, art. 48, comma 5, nel testo sostituito del D.Lgs. n. 314 del 1997 (ora,
D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 51, comma 5, T.U.I.R., introdotto dal D.Lgs. n. 344 del 2003,
art. 1), temporalmente applicabile alla fattispecie concreta;
- che, alla luce dell’esposto principio, il secondo motivo di ricorso si rivela manifestamente fondato
nei limiti di quanto precisato dal principio medesimo;

ritenuto:

- che il ricorso dell’Agenzia va, pertanto, accolto nelle forme di cui agli artt. 375 e 380 bis c.p.c.;
- che la sentenza impugnata va, dunque, cassata, con rinvio della causa, anche per la
regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità, ad altra sezione della
Commissione tributaria regionale dell’Umbria, la quale procederà a nuovo esame della
controversia, uniformandosi al principio di diritto sopra richiamato.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per la
regolamentazione delle spese del presente giudizio, ad altra sezione della Commissione tributaria
regionale dell’Umbria.
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