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Dott.

Filippo Falzoni Gallerani


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VITA, AMORE, SOFFERENZA

L’approccio esistenzialista osserva la realtà nella sua manifestazione immediata e la sofferenza dell’“io” che
vive nella sua condizione paradossale di testimone e di maschera. E’ la realistica descrizione del vissuto di
molti e conduce in genere a una visione pessimistica dell’esistenza. Amore e sofferenza... tutto è vano e
transitorio... l’uomo imperfetto e fragile… la vita crudele… la natura insensata…
A un certo livello dobbiamo riconoscere che il conflitto domina a livello individuale e planetario con brevi
periodi di armonia tra una crisi e l’altra. Affrontando il problema da una prospettiva più ampia possiamo
tuttavia osservare che le radici del conflitto non dipendono dalle circostanze esterne quanto dal modo in cui
l’uomo si rapporta a esse e che ci sono vie d’uscita dalla sofferenza che domina gli individui. Da secoli un filo
d’oro unisce quelli che hanno trovato e cercato di trasmettere il sentiero della Liberazione.
Uno degli aspetti fondamentali del conflitto è la pretesa dell’uomo di cogliere gli aspetti piacevoli senza
confrontarsi con quelli dolorosi, senza riconoscere che gli opposti amore-odio, piacere-dolore, bene-male,
passione-distacco, interno - esterno, inspirazione-espirazione, sistole-diastole, yin-yang, alto-basso, vita-morte,
ecc., sono interdipendenti e indissolubili. Tutto è pulsazione, non c’è onda che non abbia una cresta e una
valle. L’“io” cerca il piacere e fugge il dolore e in questo perenne sforzo verso una meta irraggiungibile crea
sofferenza e ansia, ma che cosa è questo “io” da cui sorgono tutti i problemi?
Sia gli antichi filosofi del perenne, sia gli studi più avanzati della psicologia sono concordi nel riconoscere che
il problema essenziale è la falsa prospettiva della mente. Il problema nasce con l’identificazione in un “io”
separato, un fantasma creato da ricordi e pensieri, che oltretutto presume di essere in grado di dirigere le cose a
piacimento, un “io” che continua a cercare stabilità mentre si trasforma come il gorgo in un torrente dalle
mutevoli correnti. Un “io” che vuol trovare se stesso, quando è chiaro che non si può trovare “ciò che siamo”
come fosse un “oggetto”... ciò che siamo veramente è il “soggetto” e non può quindi essere ridotto a un
oggetto della mente e in tale ricerca si perde di vista che invero si cerca colui che sta cercando.
La prospettiva di un “io” separato e autonomo è in perenne conflitto con il fluire spontaneo della vita ed è il
vero ostacolo alla semplice consapevolezza momento per momento di una mente serena che per sua natura può
essere trasparente come uno specchio.
La presenza mentale, non dominata dal passato e dalle aspettative, dai desideri e dalle paure, offre la chiarezza
del sentire profondo oltre le maschere e mostra nel “Qui e Ora” un amore che non è possesso, che non è
gelosia, che non è ricerca del piacere, che non è legato al tempo e che abbraccia ogni cosa.
L’Amore tra gli individui appare come uno stato di condivisione di spazi interiori, di risonanze psichiche,
comprende il corpo quando accade la sacra possessione di Eros, mentre a momenti pare tenerezza e
comprensione oltre le maschere del divenire. Perché anche amare consiste nel condividere gli attimi eterni
oltre all’io. Uno stato fragile che non possiamo far nulla per produrre né per trattenere. “E non crediate di
condurre l’amore, giacché se vi scopre degni esso vi conduce”, scriveva Gibran.
La presenza mentale cui mi riferisco si manifesta in quei momenti di “grazia” in cui l’“io” si dissolve e siamo
davvero di fronte alla Realtà non filtrata dal pensiero e dal ricordo, quei momenti, appunto, in cui si riconosce
la prigione dell’illusione spazio-temporale della mente ordinaria.
L’io separato non sa arrendersi né all’anima, né a quell’intelligenza-saggezza che è frutto di millenni di
evoluzione, che guida miliardi di miliardi di cellule, di neuroni, di geni e di cromosomi che ci determinano, (in
vero un incommensurabile numero di atomi, antichi miliardi d’anni che formano molecole che formano
cellule... ecc, in armonia con leggi sconosciute). Questi universi di cellule guidati dalla vita svolgono compiti
su cui noi non abbiamo alcuna padronanza, né alcuna capacità, come non sappiamo far battere il cuore, far
crescere unghie e capelli, né mantenere il corpo a circa trentasette gradi. Tutto avviene spontaneamente tramite
una forza intelligente che è la Vita e paradossalmente è “noi stessi”, perché siamo la vita che si manifesta,
appena smettiamo di identificarci con la maschera e superiamo i dualismi che la mente crea.
L’io personale nella sua peculiarità di “fiore unico” quando si manifesta spontaneamente è espressione di
questa forza e non è l’“io” immaginario creato dalla mente che cerca credenziali e trasformazione, esso si
manifesta nel nostro agire spontaneo e libero in armonia con la natura.
I neuroscienziati scoprono che quando abbiamo l’impressione di fare una scelta “volontaria”, in vero il nostro
cervello ha già fatto la scelta da diversi millisecondi. Il cervello funziona e pensa correttamente secondo
quanto il momento richiede senza che “noi si debba pensare di pensare”, quindi dovremmo arrenderci alla
vita, mentre generalmente cerchiamo di dirigere verso mete illusorie la corrente che ci trasporta, annaspando
invece di valerci della sua forza.
L’ispirazione viene dal silenzio, se ascoltiamo davvero osserviamo senza pregiudizi, sentiamo la vita
impersonale fluire in noi, attraverso la consapevolezza, la resa, e troviamo chiarezza e guida nella semplicità di
essere ciò che siamo, ma siamo ipnotizzati dai pensieri e non riconosciamo che quell’io che consideriamo il
“pensatore dei pensieri” con il suo bagaglio di condizionamenti è esso stesso un pensiero ed è questo io
immaginario la radice della divisione e del conflitto.
Attribuiamo invece al nostro presunto io (creatura fantasma del pensiero e della memoria), la capacità di
dirigere la vita stessa e controllare il mondo, i sentimenti e le relazioni. E’ chiaro che con questa prospettiva ci
troveremo spesso di fronte a delusioni, frustrazioni e a un compito impossibile. Inoltre da questa prospettiva
tutto è vissuto con un deciso sentore d’irrealtà che genera insicurezza.
“Poiché le nostre mire non sono alte ma illusorie, i nostri problemi non sono difficili bensì privi di senso”
scriveva Wittgenstein.
Invece di riconoscere la natura del conflitto che nasce dall’ego, un fantasma del pensiero che vuol apparire
reale, programmato da giochi infantili, complessi materni ed egoismo narcisista, si cerca di ottenere ciò che
l’ego pretende, persino l’illuminazione.
Invece di riconoscere con chiarezza la confusione e mettere ordine in sé, discriminando tra realtà e illusione,
tra il mondo delle parole e il mondo reale, si cerca la felicità al di fuori.
Pare inevitabile che si faccia così, l’ego non è in grado di liberarsi dall’ego, e gli stati di chiarezza vanno e
vengono, non funzionano riti e preghiere e tantomeno le fantasie New Age del pensiero creativo quando è
l’ego a perseguirle.
Molte di queste correnti New Age, invece di aiutare l’individuo a trascendere questa falsa identificazione, gli
promettono che potrà diventare ciò che desidera e si suggeriscono metodi per cambiare e diventare, mentre il
sentiero è riconoscere ciò che si è, riconoscimento che nasce della consapevolezza dell’illusorietà di quell’io
che persegue un cambiamento.
Occorre un’autoindagine profonda verso un altro stato di coscienza per liberarci dalle illusioni della mente.
Siamo invero la Coscienza Testimone che trascende anche l’io reale con le sue peculiarità, siamo oltre il
mondo e il tempo, ma catturati dalle proiezioni dell’io ciò non può esser percepito.
Tuttavia vedere con chiarezza gli infiniti inganni dell’ego ci aiuta almeno a non prendere le cose troppo sul
serio e a non farci troppo male.
Per guardare il mondo come una rappresentazione, un teatro, un sogno, dobbiamo essere ben svegli, ma
dormiamo e lo facciamo volentieri.
Il Rebirthing ad approccio Transpersonale opportunamente applicato è un potente strumento di risveglio al
nostro vero essere dove troviamo il più alto raggiungimento, e finalmente liberi dal conflitto e in pace col
mondo, trasformiamo la qualità della vita quotidiana.

Quando si va avanti nella ricerca si scopre che il problema è la falsa prospettiva del cercatore stesso che
immedesimandosi in un’entità separata e indipendente genera illusioni, confusione e sofferenza.

Filippo Falzoni Gallerani