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ANALISI MATEMATICA 1

Indice
INTRODUZIONE ALLANALISI MATEMATICA .1 Insieme e propriet I sottoinsiemi TEORIA ASSIOMATICA DEI NUMERI REALI ..4 Operazioni Ordinamento Completezza Conseguenze degli assiomi Linsieme LE FUNZIONI 13 La definizione di funzione Grafico di una funzione Funzioni crescenti e decrescenti Primi studi di funzione COMPLEMENTI AI NUMERI REALI 27 Massimo, minimo, estremo superiore, estremo inferiore Applicazioni alle funzioni Altri complementi ai numeri reali Altri studi di funzioni elementari LIMITI DI SUCCESSIONE . 40 Definizione di limite Teorema dellunicit del limite Successioni divergenti Operazioni con i limiti Teoremi del confronto Altri teoremi sulle successioni Complementi ai limiti di successione LIMITI DI FUNZIONE 57 Concetti base per i limiti di funzione Definizione di limite di una funzione Il teorema ponte Limite destro e limite sinistro Funzioni continue

Infinitesimi e infiniti LE DERIVATE 79 La definizione di derivata Continuit e derivabilit Operazioni con le derivate Significato geometrico della derivata Discontinuit della derivata Minimo e massimo relativi Altri teoremi con le derivate Concavit e convessit La formula di Taylor GLI INTEGRALI 94 Luniforme continuit Il concetto di integrale Significato geometrico dellintegrale Propriet dellintegrale Funzioni integrabili Teoremi sugli integrali Formula fondamentale del calcolo integrale SERIE NUMERICHE . 106 Introduzione Condizioni di convergenza di una serie Carattere di una serie Operazioni con le serie Ricerca del carattere di una serie Criteri di convergenza Serie alternate o a segni alterni Serie assolutamente convergenti NUMERI COMPLESSI 123 Il campo dei numeri complessi Forme di scrittura dei numeri complessi Equazioni con i numeri complessi

INTRODUZIONE ALLANALISI MATEMATICA

Un ruolo primario nellanalisi matematica lo svolge la teoria assiomatica dei numeri Reali: infatti, grazie a una serie di assiomi che andremo a vedere, possibile costruire un insieme, quale quello dei numeri Reali, che un insieme unico nel suo genere per tutte una serie di propriet e soprattutto per la completezza propria dei numeri reali (e dei complessi) e della relazione dordine che possibile stabilire al suo interno, cosa che non possibile fare con i numeri complessi. Ordinamento e completezza fanno dellinsieme dei numeri reali l insieme adatto allanalisi matematica e poi capiremo perch. Prima di cominciare a parlare di analisi matematica vera e propria dobbiamo allora avere chiari alcuni concetti base e un po di nomenclatura per quanto riguarda gli insiemi. Insieme e propriet Iniziamo col parlare di due concetti base: quello di insieme e quello di propriet. Questi due concetti sono concetti base perch ognuno di noi ce lha nella testa e non possono essere spiegati, possiamo quasi chiamarli assiomi. Insieme e propriet sono per un certo verso la stessa cosa: infatti noi possiamo partire dallinsieme e risalire alla propriet, oppure possiamo partire dalla propriet e definire linsieme; facciamo un esempio:
propriet: tutti i numeri interi maggiori di zero e minori di cinque oppure propriet: tutti i numeri interi dispari maggiori di zero e minori di sette

Quando un insieme contiene pochi elementi si possono scrivere questi elementi tra parentesi graffe separate da una virgola (o da un punto e virgola,) ma evidente che se gli elementi dellinsieme sono molti (ed il caso pi frequente, anzi avremo a che fare con insieme infiniti) si definisce linsieme attraverso la propriet che possiedono tutti gli elementi di quell insieme; scriveremo quindi:
dove S sta ad indicare linsieme, x indica un elemento qualsiasi dellinsieme, : vuol dire tali che (a volte si usa anche / oppure T.C.) e P la propriet e si legge: linsieme composto da tutti quegli elementi che godono della propriet P. Si dice anche: oppure .

Notiamo anche che pi propriet tra loro equivalenti definiscono lo stesso insieme, ad esempio:

Per indicare invece che un elemento non fa parte dellinsieme possiamo dire: oppure oppure 1

Diamo in merito alcune definizioni per quanto riguarda gli insiemi e le propriet:

I sottoinsiemi
Parlando di insiemi definiamo cos un sottoinsieme: si dice che A sottoinsieme di S se (e solo se, per definizione) ogni elemento appartenente ad A appartiene anche ad S, in simboli: definiamo anche quando un insieme A si dice strettamente contenuto in S:

si dice che A un sottoinsieme proprio di S. Notiamo che linsieme vuoto sempre sottoinsieme proprio di S, qualsiasi sia S: questo perch un sottoinsieme in generale un insieme di elementi che godono tutti della propriet P che caratterizza S (altrimenti non farebbero parte di S) e sono anche accomunati da un ulteriore propriet che possiamo chiamare P. Se nessun elemento che gode della propriet P gode anche della propriet P abbiamo a che fare con linsieme vuoto ed quindi ovvio che linsieme vuoto sottoinsieme di S. Parliamo ancora di insiemi e sottoinsieme dando altre definizioni:

o anche

se succede anche che

cio che

, allora

questo fa riferimento a quello che abbiamo detto prima: due propriet equivalenti definiscono lo stesso insieme: Dato linsieme S consideriamo si dicono rispettivamente unione e intersezione:

Si dicono invece complementi: complemento di B rispetto a A. complemento di A rispetto a B. Poi se A, oppure B, sottoinsieme di S si definisce:

Considerando sempre i nostri sottoinsiemi

definiamo:

da cui Notiamo che . Infine come ultima definizione due insiemi A e B si dicono partizione di S se:

Facciamo degli esempi di tutto quello che abbiamo visto finora:


esempio 1:

una consonante dell alfa eto inglese

Si ha che:

esempio 2

Si ha che:

TEORIA ASSIOMATICA DEI NUMERI REALI

Assumiamo che esiste un insieme che chiameremo (ma per comodit di scrittura sul computer scriveremo anche R) sul quale saranno definite delle operazioni e una relazione dordine in modo che, presi a e b possiamo confrontarli (dire cio ). Definiamo quindi il campo (struttura algebrica formata da un insieme, non vuoto, di elementi e due operazioni binarie): Vediamo gli assiomi che costituiscono le propriet di questo campo: per semplicit e per ragioni didattiche dividiamo questi assiomi in tre gruppi, in modo da capire come un insieme di assiomi vada a dare determinate caratteristiche al nostro campo dei numeri reali:
A1: operazioni (insieme di assiomi che vanno a definire come possiamo operare su R) A2: ordinamento (insieme di assiomi che vanno a definire una relazione dordine tra gli elementi di R) A3: completezza (unico assioma che fa di R un insieme completo)

Questultimo assioma, com stato anche anticipato, il pi importante ai fini dellanalisi infinitesimale. Questi tre gruppi di assiomi fanno dellinsieme R un campo ordinato completo. A1: operazioni Iniziamo con lanalizzare gli assiomi che fanno parte del gruppo 1, che si riferiscono cio alle operazioni, ma per fare ci teniamo presenti due leggi, definire in R, che ci saranno utili: - Legge di addizione: - Legge di moltiplicazione: Siamo pronti a descrivere le propriet dellinsieme riguardanti le operazioni: 1. associativit:
e si pu scrivere anche e si pu scrivere anche questo, in termini di insieme significa che:

2. commutativit:

questo, in termini di insieme significa che:

3. distributivit (della moltiplicazione rispetto alladdizione):

4. esistenza degli elementi neutri:

5. esistenza dellopposto:
cio lelemento neutro dellinsieme rispetto alladdizione

6. esistenza dellinverso:

cio lelemento neutro dellinsieme rispetto alla moltiplicazione

notiamo lesclusione in questultimo dello 0, elemento neutro rispetto alladdizione, in quando non ha senso e dopo vedremo perch. Questi sono i 6 assiomi che costituiscono il primo gruppo e si ribadisce che sono assiomi, cio siamo noi che diciamo e imponiamo che funziona cos trattando dei numeri reali! A2: ordinamento Passiamo ad analizzare ora il secondo gruppo si assiomi, quelli riguardanti lordinamento. La relazione dordine che vogliamo stabilire in R si pu indicare con R o anche con ; ricordiamo che parliamo di relazione dordine quando abbiamo una relazione che sia: Riflessiva: a R a Transitiva: se a R b e b R c, allora a R c Asimmetrica: se a R b e b R a, allora a = b

Gli assiomi che ci permettono di stabilire allinterno di R una relazione dordine sono 3: 1. assioma di dicotomia: due elementi di R sono sempre confrontabili

notiamo che la relazione di cui stiamo parlando , ed per questo che non abbiamo scritto R..

2. asimmetria: se

e anche

allora

3. compatibilit con le operazioni:

e anche che e
Potremmo pensare che questa non una relazione dordine perch mancano la riflessivit e la transitivit: in realt la riflessivit compresa nellassioma di dicotomia perch non escluso che possiamo prendere a e b con ; la transitivit invece si deriva da questi assiomi.

A3: completezza Per riepilogare quello che abbiamo fatto fino ad ora vediamo che grazie agli assiomi del gruppo A1 e quelli del gruppo A2 siamo riusciti a definire un campo ordinato (R,+, . Ci manca solo il gruppo 3, che consiste in un solo assioma riguardante la completezza di R, ma prima di analizzarlo richiamiamo alcune definizioni utili: Si dice che due insiemi sono separati (in R) quando:

Si dice che due insiemi sono contigui (in R) quando: A e B sono separati e

Allora possiamo enunciare lassioma di completezza: dati due insiemi , , dove c per definizione chiamato elemento separatore. Questo ci dice che in R, due insieme separati ammettono sempre almeno un elemento di separazione. A questo punto possiamo finalmente dire che R il campo ordinato completo dei numeri reali. Si noti che abbiamo scritto il campo e non un campo perch linsieme R, come abbiamo gi ribadito, unico a meno di isomorfismi, per esempio lo stesso insieme R in una base binaria, esadecimale o altro.
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Conseguenze degli assiomi Analizzati gli assiomi dobbiamo vedere tutte le conseguenze che discendono da questi e che noi possiamo sfruttare in R: facciamo un elenco di queste conseguenze e alcune di queste saranno anche dimostrate: 1. legge di semplificazione della somma: Dimostrazione: IP.

TESI

bb ch . Notiamo che abbiamo usato tutte ch h R, in ordine sono state: elemento neutro opposto associativit IPOTESI associativit opposto elemento neutro

2. legge di semplificazione del prodotto: con Dimostrazione: IP. con TESI

3. legge di annullamento del prodotto:

IP.

o Dimostrazione 1: se a o b zero, allora TESI (stesso ragionamento per a=0)

P c semplificazione della somma deduciamo che se

b .

o Dimostrazione 2: IP. Se

solo se

oppure TESI oppure . Ma se

gi abbiamo finito di dimostrare perch abbiamo che devo far vedere che .
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per cui risulta che

4. non pu esistere linverso dellelemento neutro della somma (cio di 0):

Questo perch abbiamo appena dimostrato che un numero per 0 fa 0 dunque anche il numero moltiplicato per 0 deve annullarsi, ma contemporaneamente un numero per il suo inverso deve fare uno quindi siamo nellassurdo che:

5. lopposto unico Dimostrazione: IP.

TESI

supponiamo per assurdo che esista un altro opposto di che chiameremo . Abbiamo allora che M ch , quindi ne deriva che e per la legge di semplificazione della somma otteniamo che c f ch Abb c ch unico. 6. linverso unico o non ripetiamo questa dimostrazione in quanto analoga a quella fatta per

7. lopposto dellopposto il numero stesso: Dimostrazione: per definizione lopposto di . Consideriamo:

Da questa si deduce che anche

per cui, dato che lopposto di un numero

abbiamo dimostrato essere unico, se ne deduce che 8. lopposto per un numero lopposto del prodotto dei due numeri: Dimostrazione: opposto di . Dire che equivale a dire che

. Vediamolo:

Infine vengono date le seguenti definizioni:

n volte, con Queste sono le dirette conseguenze degli assiomi riguardanti le operazioni; adesso facciamo delle considerazioni partendo dagli assiomi del secondo gruppo, quelli riguardanti la relazione dordine:

1. Dimostrazione: Per la compatibilit con le operazioni abbiamo che 2. Dimostrazione:

, cio

. Per la compatibilit con le operazioni della relazione dordine possiamo scrivere che:

3. Dimostrazione: . Analogamente si dimostra il contrario. 4. Dimostrazione: e per la compatibilit con le operazioni, dato che , si ha che:

5. Dimostrazione: e per la compatibilit con le operazioni, considerato , si ha che:

Con queste ultime abbiamo analizzato tutte le regole di calcolo sullinsieme R, derivate dagli assiomi. Ora andremo a vedere come si costituisce effettivamente linsieme dei numeri reali.

Linsieme Linsieme R costruito in questo modo:

eccetera di modo che saranno definiti:

e questo per tutti i numeri (naturali). Notiamo come gli elementi dellinsieme R vengono costruiti a partire dagli elementi neutri, in particolare dalla somma dellelemento neutro del prodotto. Se facciamo le operazioni di cui ora abbiamo parlato otteniamo linsieme:

Ma questo non il nostro insieme, manca lo zero, elemento neutro della somma. Allora costruiamo:

Ma nemmeno questo il nostro insieme perch non c lopposto. Allora costruiamo:

E notiamo come definiamo:

. Ma nemmeno questo il nostro insieme perch manca linverso. Allora

E inoltre nella definizione di Q facciamo rientrare il fatto che m ed n devono essere primi tra loro. Nellinsieme appena costruito valgono tutti gli assiomi del gruppo A1 e quelli del gruppo A2, infatti questo il campo dei numeri razionali, ma non vale lassioma di completezza. Dimostriamo questultima affermazione partendo dalla seguente dimostrazione:

Dimostriamo per assurdo e supponiamo allora che

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Possiamo scrivere il nostro c come

con

. Possiamo supporre m positivo

perch se fosse negativo, elevato al quadrato darebbe lo stesso risultato e inoltre ricordiamo che m e n sono primi tra loro per come abbiamo definito Q; si ha:

Dallultima eguaglianza se ne deduce che come:

, e di conseguenza m, pari e pu essere scritto

Perci si ha: e per deduzioni analoghe diciamo che n pari. Ma questo un assurdo perch avevamo supposto la frazione come semplificata quando abbiamo detto che m ed n erano primi tra loro, per questo . Prendiamo ora in considerazioni i seguenti insiemi cos definiti:

Notiamo che i due insiemi sono partizioni di Q e che . Vogliamo verificare se esiste , cosa che vale se per Q vale lassioma di completezza. Essendo questo c razionale, deve far parte o di A o di B: supponiamo faccia parte di A e in particolare che maggiori A. Ora prendiamo in considerazione il numero ed eleviamolo al quadrato, avremo:

Ora scegliamo n in modo che:

e possiamo essere sicuri che questo n esiste grazie alla propriet di Archimede:

(questa propriet facilmente verificabile considerando che basta prendere la parte intera del numero reale x e aggiungere 1 per ottenere il nostro n).

Scelto questo n si ha che:

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Per cui il numero

e cio a Q. Ma questo un assurdo perch avevamo supposto che c

maggiorasse A mentre abbiamo trovato un numero pi grande di c ed appartenente ad A: tutto lassurdo partito dal fatto che abbiamo supposto esistesse un c tale che , allinterno di Q, cosa che non vera, mentre questo c esiste in R ed un irrazionale:

Vogliamo ripetere lultima dimostrazione supponendo che Consideriamo ora il numero

. In particolare c deve minorare B.

ed eleviamolo al quadrato in modo da avere:

Come in precedenza, scegliamo un n in modo che lultimo membro risulti minore di 2, e si noti come questo faccia sia che il numero vada a diventare a tutti gli effetti un numero del sottoinsieme B e di nuovo ci ritroviamo in un assurdo perch, pur avendo supposto che c minorasse B, abbiamo trovato un elemento di questo sottoinsieme pi piccolo di c. Perci Q non completo e questo partito dal fatto che nessun numero al quadrato fa 2: se esistesse la partizione includerebbe questo numero e sarebbe completo e questo vale solo per R.

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LE FUNZIONI La definizione di funzione Fin ad ora abbiamo definito R, cio la struttura di base sulla quale lavoreremo, con le sue propriet date dagli assiomi e dalle loro conseguenze. Prima di iniziare a lavorare propriamente sul campo ordinato completo dei numeri reali bene dare alcune definizioni, prima tra tutte quella di funzione: supponiamo di avere due sottoinsiemi A e B (non necessariamente sottoinsiemi di R); definiremo f come funzione di A in B una legge tale che: In questa definizione A sar linsieme di definizione, mentre B sar linsieme dei valori assunti (da non confondere con il codominio che linsieme dei valori effettivamente assunti dalla funzione); importante notare che allinterno della definizione di funzione non rientra solo la legge ma anche linsieme di definizione! Facciamo alcuni esempi per chiarire la definizione appena data e consideriamo le seguenti funzioni con: insieme di definizione A: insieme dei valori B:

Per quanto riguarda la possiamo dire che una funzione perch ogni elemento dellinsieme di definizione ha associato un elemento dellinsieme dei valori e si noti che due elementi dellinsieme A hanno associato lo stesso elemento dellinsieme B, ma questo non in contrasto con la definizione di funzione. La invece non una funzione perch allelemento d, facente parte dellinsieme di definizione, non corrisponde nessun valore. La nemmeno una funzione, non solo per lo stesso motivo della , ma anche perch allelemento a sono associati due valori distinti, in contrasto con il fatto che il valore corrispondere deve essere unico. La invece una funzione perch ad ogni elemento dellinsieme di definizione associato un valore anche se non tutti i valori dellinsieme dei valori hanno un corrispondente nellinsieme A. Abbiamo detto che la definizione di funzione generale ma da ora in poi ci limiteremo a considerare linsieme di definizione e quello dei valori come sottoinsiemi di R perch questo che ci interessa studiare, funzioni reali con variabili reali: e . Facciamo alcuni esempi di funzioni reali: scritta anche come funzione costante scritta anche come funzione identica
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scritta come

esempio di funzione lineare

Quando parliamo di funzioni ci riferiamo a un determinato insieme di definizione e spesso siamo noi a definirlo, come per la funzione: dove diciamo che una funzione . Linsieme di definizione viene anche chiamato dominio della funzione ed quellinsieme di valori che la variabile pu assumere: i valori che si possono assumere variano da funzione a funzione; da ora per indicare linsieme di definizione A possiamo scrivere anche X, oppure D (o pi chiaramente Dom.). Per quanto riguarda il codominio della funzione (chiamato anche immagine), a cui abbiamo accennato prima dicendo che non coincide con linsieme dei valori, cos definito: Possiamo notare come da questa definizione risulta che Nellambito delle funzioni si distinguono vari tipi: - iniettiva (in A): oppure in modo equivalente suriettiva di A su B:
.

notiamo che la definizione coincide con quella di codominio: infatti se una funzione suriettiva, linsieme dei valori coincide con il codominio della funzione; inoltre molte volte linsieme dei valori viene tagliato per far s che coincida con il codominio.

biunivoca (o biettiva):

se e solo se f iniettiva e suriettiva, o in simboli

Vediamo, per chiarire il discorso, la rappresentazione insiemistica dei questi tre tipi di funzioni: notiamo che ogni elemento di A ha un corrispondente in B perch la nostra funzione dobbiamo sempre poterla applicare ad ogni elemento dellinsieme di definizione (che non la stessa cosa di dire lo applichiamo a tutto R). La funzione iniettiva e perci ad ogni x corrisponde una ed una sola y nellinsieme dei valori. Invece diciamo che la funzione suriettiva quando ogni elemento di B ha uno o pi corrispondenti nellinsieme A; per questo una funzione suriettiva non necessariamente iniettiva: possono esserci pi x per la stessa y.

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Una funzione invece biunivoca quando iniettiva e suriettiva e possiamo vedere come ogni elemento dellinsieme di definizione ha uno e un solo corrispondente nellinsieme dei valori e tutti gli elementi dellinsieme dei valori hanno un corrispondente nel dominio.

Le funzioni biunivoche sono le pi importanti perch possono essere invertite: spesso una funzione che non biunivoca resa biunivoca tagliando opportunamente il dominio per renderla iniettiva e il codominio per renderla suriettiva: la funzione seno ad esempio non di per s biunivoca perch non iniettiva (esistono infinite x che danno lo stesso valore) e inoltre non suriettiva perch, di tutto linsieme R, la funzione seno restituisce solo valori compresi tra -1 e 1. Per come sappiamo esiste linverso del seno, cio larcoseno, e questo possibile perch possiamo considerare come x quelle comprese tra [-;, e come codominio [-1;1]. Ma vediamo nello specifico cos una funzione inversa; si definisce funzione inversa, e si indica con , una funzione tale che:

Ad esempio la funzione inversa di

sar

. La funzione inversa non deve

essere necessariamente scritta in funzione di y, pu anche essere scritta in funzione di x:

Facciamo attenzione che la funzione inversa non va confusa con la funzione reciproca, perch anche se con in numeri reali noi usiamo la notazione , per le funzioni non vale questa notazione ed . Infatti la funzione reciproca della considerata nellultimo esempio :

Esiste una relazione tra una funzione e la sua inversa, infatti abbiamo che:

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Questultima relazione ci porta anche a parlare di antimmagine in quanto, parlando di funzioni reversibili, possiamo tornare indietro dal codominio (limmagine) al dominio, che in questo caso viene chiamato antimmagine per evidenziare questo ritornare indietro dallimmagine. Nellultima relazione abbiamo anche una funzione di funzione: spieghiamo questo concetto ricorrendo ai simboli:

Una funzione cos composta che ci permette di andare da X a Z una funzione composta e si scrive anche come:

Notiamo che

quindi in generale si scriver secondo lordine:

Facciamo un esempio per far capire la diversit tra

Evidentemente si ha che

Grafico di una funzione Per poter parlare di grafico di una funzione introduciamo alcuni elementi e alcune definizioni che ci saranno utili. Per prima cosa, chiameremo asse orientato una retta a cui abbiamo dato un verso, unorigine e ununit di misura a nostro piacimento; definiamo poi come ascissa di un punto P:

Com stata definita, lascissa di P un numero reale: infatti la retta r che abbiamo descritto prima pu rappresentare, per com costruita, linsieme dei numeri reali, e dunque, un punto su r non altri che un elemento dellinsieme R.

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Se linsieme identifica un asse, il prodotto identifica un piano, detto piano cartesiano o sistema di assi cartesiani; allinterno di questo piano diremo che :

Ogni punto appartenente al piano, che possiamo chiamare , identificato come: c P P

Scriveremo per comodit, come forma contratta dellultima applicazione:

A questo punto possiamo definire il grafico di funzione come:

Notiamo che , ma non detto che un sottoinsieme di sia un grafico. Facciamo degli esempi di grafico prendendo in considerazione le funzioni analizzate anche prima: funzione costante:

La scrittura andr man mano semplificata e questo succeder anche in altri casi, le omissioni sono volute, non sono causate dal fatto che non serve specificare (se fosse cos sar segnalato); analizziamo la prossima funzione:

oppure

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Soprattutto nellultimo grafico abbiamo semplificato molto la scrittura perch lappartenenza agli insiemi era sottointesa; in generale il grafico non tanto espresso come insieme ma viene rappresentato, per dare anche unidea concreta di cosa si sta parlando.

Funzioni crescenti e decrescenti Le considerazione fatte fin ora sulle funzioni erano abbastanza generali, ma le definizioni che daremo ora valgono esclusivamente nellinsieme R (o in qualsiasi altro insieme ordinato) perch si avvalgono della relazione dordine data dagli assiomi. Data una funzione si dir:

Questi quattro tipi di funzione sono anche dette monotne (o strettamente monotne, a seconda dei casi). Se la funzione strettamente monotna sar anche iniettiva, cosa che non accade per le funzioni monotne. Se poi considero la funzione anche tra , sar anche suriettiva quindi biunivoca. Un esempio di funzioni strettamente monotne sono le funzioni lineari (crescenti o decrescenti a seconda del coefficiente angolare) mentre una funzione monotna pu essere ad esempio:

La funzione inversa di una funzione strettamente monotna ancora una funzione strettamente monotna, in particolare sar crescente se la funzione di partenza era crescente, sar decrescente altrimenti; dimostriamo questaffermazione nel caso della stretta crescenza: Supponiamo per assurdo che la funzione inversa sia strettamente decrescente, avremmo che: il che assurdo perci linversa di una funzione strettamente crescente strettamente crescente. Possiamo anche vedere cosa succede componendo due o pi funzioni monotne; abbiamo due funzioni e entrambe crescenti e vogliamo analizzare :

e in termini di crescenza e decrescenza si ha:

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Abbiamo dimostrato che il prodotto di due funzioni crescenti una funzione crescente; analogamente si dimostra che il prodotto di due funzioni decrescenti crescente e che se una funzione decrescente e laltra crescente, il prodotto una funzione decrescente (somiglia un po alla regola dei segni). Primi studi di funzione Vogliamo iniziare ad analizzare alcune funzioni, anche se non ne faremo uno studio vero e proprio, ma introduciamo come andare a studiare le parti pi importanti che caratterizzano una funzione riferendoci allo studio delle caratteristiche di due funzioni molto usate in matematica che sono la funzione lineare (di cui si gi accennato) e il valore assoluto. Prima di farlo per introduciamo alcuni simboli che ci saranno utili in seguito: - intervallo chiuso - intervallo aperto - intervallo aperto-chiuso - intervallo chiuso-aperto Poi con - [ si hanno pure gli intervalli :

Consideriamo anche che preso un intervallo in R: la misura dellintervallo il punto medio dellintervallo

La funzione lineare (o affine) forse la pi semplice (dopo la funzione costante sulla quale non c niente pi da dire visto che prima ne abbiamo disegnato pure il grafico) ed del tipo: c Dalla legge (cio dalla funzione data) risaliamo al dominio che in questo caso tutto R e poi il codominio: . Dalla definizione vediamo anche che la nostra funzione biunivoca e in particolare la sua inversa :

che ancora una funzione lineare. Possiamo anche dire che se m fosse 0 (cosa che abbiamo escluso) la funzione non sarebbe pi una funzione lineare ma una funzione costante, oppure se avremmo la funzione identica (poi se potremmo avere anche la funzione opposta). Ci sono due casi per la m: - se la funzione strettamente crescente; - Se la funzione strettamente decrescente;
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In ogni caso, la funzione lineare una funzione strettamente monotna. E per concludere, una parte importante dello studio analizzare i punti di intersezione con lasse x, quelli al di sopra e quelli al di sotto, cio studiare lequazione e la disequazione. Studiare lequazione significa risolvere Rispetto a x e porre y uguale a zero, o in modo equivalente fare . Per le funzioni lineari si ha In questo modo troviamo i punti del tipo . Per lo studio della disequazione invece dobbiamo determinare i punti ; per questa funzione . Abbiamo esaurito abbondantemente lo studio della funzione lineare, passiamo a quello del valore assoluto, che si scrive come . La definizione di valore assoluto la seguente:

Dalla definizione si evince che sempre Altre propriet sono: o analogamente

o anche, come scrittura equivalente, si pu dire:

con

Questultima propriet chiamata disuguaglianza triangolare e la dimostreremo a breve, ma prima osserviamo alcune caratteristiche della funzione valore assoluto grazie al grafico. Se abbiamo corrisponde a come evidente dal grafico, invece se abbiamo ; questa relazione molto importante perch vale anche al contrario cio:

Poi se
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Dimostriamo ora la disuguaglianza triangolare:

quindi consideriamo:

Per lassioma di compatibilit della relazione dordine con le operazioni e sue conseguenze possiamo sommare queste due espressioni in modo da ottenere: Se ben osserviamo questo un richiamo a e allora se ne deduce che:

cio risulta dimostrata la nostra disuguaglianza triangolare. Abbiamo esaurito anche il discorso sulla funzione valore assoluto e allora possiamo passare allo studio un po pi complesso della funzione potenza. Cominciamo ad analizzare questa funzione per x non negativo, cio:

Abbiamo gi definito

La funzione g, per come definita, strettamente crescente, cio si ha:

Dimostriamolo grazie al principio di induzione: -

Ma vale sicuramente che dimostrato per induzione che:

perch

. Perci, grazie a questo, abbiamo

Tutto questo supposto che . La nostra funzione allora strettamente crescente dove definita ed anche biunivoca, quindi invertibile: . Dopo analizzeremo le caratteristiche di questa funzione, quando considereremo x appartenente a tutto R, e vedremo quando e come definita questa funzione inversa.
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Adesso osserviamo che, se consideriamo gli insiemi:

questi risultano separati, infatti: e . Per lassioma dei completezza, noi sappiamo che Vogliamo dimostrare che : per come abbiamo definito i due insieme A e B, se , allora , in particolare sar il pi piccolo elemento di B. Se allora veramente c il pi piccolo elemento di B, preso un certo questo non apparterr a B ma ad A, cio:

Per dimostrare questultima affermazione ci avvaliamo del principio dinduzione: Supposta vera ne deriviamo che vera

E abbiamo cos dimostrato che c, elemento separatore dei due insiemi, : questo significa che, qualsiasi partizione prendiamo, troviamo un elemento separatore e cio che, preso un certo numero y, esiste sempre un certo x tale che : in questo modo abbiamo dimostrato che g suriettiva! Ora possiamo passare a studiare la funzione potenza estendendo linsieme di definizione a tutto R: bisogna allora operare una distinzione tra lelevazione a un n pari o lelevazione a n dispari.

1 caso: In questo caso la nostra funzione strettamente crescente: Vediamo perch: - Nel caso in cui , come se stessimo considerando g e abbiamo gi dimostrato che questa strettamente crescente; - Nel caso in cui palese che , perch essendo n dispari, ; - Ci resta da dimostrare che la funzione strettamente crescente se : Possiamo scrivere che e in questo caso, riconducendoci a g abbiamo da cui
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Perci abbiamo dimostrato che:

Nella dimostrazione abbiamo sfruttato che f dispari, cio che

. Verifichiamolo:

Ora per verificare se f biunivoca dobbiamo verificare se suriettiva perch gi sappiamo che la stretta monotonia ci dice che iniettiva : - per gi verificata la suriettivit dato che ci riconduciamo a g; - per si fa: e riconducendoci a g sappiamo che ; ed cos verificata la suriettivit di f. Le propriet di f si possono osservare anche dal grafico. Dato che f biunivoca si pu invertire e come avevamo anticipato con g vogliamo analizzare le caratteristiche della funzione inversa: . Le considerazioni che ora andiamo a fare devono essere intese solo per n dispari perch se n pari vedremo cosa succede: Dato che dominio e codominio sono tutto R siamo sicuri sugli insiemi di definizioni quando scriviamo queste relazioni: importante notarlo perch per n pari non sar cos. Vediamo ora come si presenta il grafico della funzione inversa: come tutte le funzioni inverse non altro che il grafico della funzione ribaltato rispetto alla bisettrice del primo e terzo quadrante. Le propriet di questa funzione inversa vengono dedotte dalla funzione principale, in particolare: strettamente crescente; dispari. Dimostriamo questo che ora abbiamo detto: decrescenza: - Se risulta automaticamente verificato perch come abbiamo detto anche prima, dato che n dispari i segni si conservano;

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dispari:

Se perch la funzione biunivoca e allora la relazione che valeva per la principale si pu scrivere anche al contrario Infine se si ragiona come prima e si dimostra.

Le disequazioni e le equazioni con queste due funzioni non presentano problemi, infatti:

Ricordiamo sempre, come abbiamo fatto per la funzione lineare, che quando si risolve unequazione (o una disequazione) si ricorre alla funzione inversa: ci che abbiamo fatto equivale a dire:

Allo stesso modo possiamo risolvere equazioni e disequazioni del tipo:

Ricordiamo ancora una volta che tutto questo vale se e solo se n dispari. Con questo possiamo dire di aver concluso la trattazione delle funzioni potenza ennesima e radice ennesima con n dispari. Passiamo ora a parlare del secondo caso: 2 caso: In questo caso la funzione strettamente crescente per e strettamente decrescente per . Se . La crescenza gi dimostrata perch se ci restringiamo a x positive la nostra funzione coincide con g. La decrescenza invece deve essere dimostrata a partire da: Infatti si ha che se

verificato cos che: Nella dimostrazione stato sfruttato il fatto che f pari, cio che

. Dimostriamolo:

Per come definita f non suriettiva perch la funzione restituisce sempre e solo valori positivi:
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Questo non un problema perch possiamo limitare a considerare come insieme dei valori il codominio; c per un altro problema, che f non iniettiva perch alla stessa y corrispondono due x, una lopposta dellaltra. Perci, cos com definita, la nostra f non invertibile: se per ci limitiamo a questa si pu invertire: ma questa non altri che la nostra funzione g.

Dal grafico possiamo notare che questa somiglia molto a considerata solo per x positive; come per la funzione strettamente crescente e non possiamo dire se pari o dispari perch si sviluppa solo nel primo quadrante. Questa volta la risoluzione di equazioni e disequazioni presenta qualche difficolt: Bisogna considerare se . Nel primo caso non ci sono soluzioni perch un numero elevato ad un esponente pari non pu essere negativo (stiamo parlando nellambito dei numeri reali!!). Se invece . Siamo sicuri che possibile fare lultima operazione scritta proprio perch abbiamo detto che i valori restituiti da , altrimenti ci sarebbe stato un problema con linsieme di definizione della funzione inversa. Notiamo poi che il risultato in valore assoluto perch come possiamo vedere dal grafico della funzione principale ad ogni y sono associate due x opposte tra loro per cui la soluzione dellequazione Per gli stessi motivi se abbiamo se , altrimenti la soluzione sempre perch un numero positivo sempre maggiore di uno negativo. Oppure se , altrimenti la soluzione mai. Per ragionamenti analoghi risolviamo le equazioni e disequazioni del tipo: Anche qui siamo dobbiamo analizzare gli insiemi di definizione. Per le disequazioni abbiamo che largomento deve essere positivo e quindi: Se a negativo verificata sempre, altrimenti si ha .

Se a negativo non ci sono soluzioni (reali), altrimenti si ha . Per concludere lo studio della funzione potenza, elenchiamo e dimostriamo alcune propriet cha valgono :

n volte

n volte

n volte

n volte

m volte
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n+m volte

n volte

n volte m volte

n volte

Inoltre abbiamo anche le seguenti definizioni:

Queste definizioni vengono in qualche modo derivate dalle propriet degli esponenti e sono compatibili con queste. Cos abbiamo definito anche esponenti razionali.

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COMPLEMENTI AI NUMERI REALI Massimo, minimo, estremo superiore, estremo inferiore Introduciamo alcuni concetti basilari per lanalisi infinitesimale. Preso un avremo che

Per come sono definiti, massimo e minimo di un insieme possono esistere o non esistere: ad esempio linsieme ha ma non ha un massimo perch 1 non appartiene allinsieme; cos anche linsieme dei numeri naturali ha un minimo che 1, ma non ha un massimo (per la propriet di Archimede), linsieme dei numeri relativi non ha n minimo n massimo Dimostriamo che se esiste un massimo (o un minimo) questo il massimo (o il minimo) cio unico. Supponiamo per assurdo che esistono due massimi, M1 e M2, avremo che:

Perci si ha che ma anche che e per lasimmetria della relazione dordine questo vuol dire che , cio . Analogamente si dimostra per il minimo. Come abbiamo visto prima esistono degli insiemi del tipo dove . vero per che lunica condizione non soddisfatta ma si ha che . Introduciamo allora un altro concetto, quello di estremo superiore (e ovviamente anche inferiore); si danno le seguenti definizioni:

Dalla definizione ovvio che il massimo di un insieme anche estremo superiore di questo insieme (analogamente il minimo estremo inferiore) per lestremo superiore (o inferiore) non il massimo (o il minimo). Oltre ai concetti di estremo superiore e estremo inferiore ci sono altri due concetti strettamente collegati a questo: quello di maggiorante e quello di minorante di un insieme.

Da qui capiamo anche che lestremo superiore il pi piccolo dei maggioranti, mentre lestremo inferiore il pi grande dei minoranti. Un insieme si dice limitato superiormente se linsieme dei maggioranti non vuoto; un insieme si dice limitato inferiormente se linsieme dei minoranti non vuoto; un insieme si dice limitato se
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limitato superiormente ed inferiormente. Si evince anche che se linsieme dei maggioranti (o dei minoranti) non vuoto, non formato da un solo elemento, anzi nellinsieme dei numeri reali sono infiniti, ma poi lo vedremo meglio quando parleremo della densit di R. Notiamo anche che se un insieme ha un numero finito di elementi sar sicuramente limitato, ma un insieme limitato non detto che abbia un numero finito di elementi! Dimostriamo ora che A limitato se e solo se ha un min e Max oppure limitato superiormente e inferiormente (non abbiamo detto ha un estremo superiore e inferiore perch come vedremo tra poco il concetto di estremo superiore e inferiore si estende agli insiemi non limitati); in simboli:

Limplicazione che

ovvia. Ci resta da dimostrare che:

Lipotesi che linsieme limitato, cio Ora prendiamo un certo

in modo da avere:

Considerando le ultime relazioni scritte abbiamo: da cui otteniamo e la nostra affermazione risulta dimostrata.

Adesso vogliamo dimostrare che se un insieme limitato superiormente, esiste lestremo superiore (analogamente se limitato inferiormente esiste lestremo inferiore); in sostanza stiamo dicendo che :

Se A limitato superiormente vuol dire che linsieme dei maggioranti B non vuoto e il nostro : dobbiamo allora dimostrare che . Se linsieme A ha un massimo chiaro che questo coincide con il minimo di B e allora il teorema risulta dimostrato; se invece A non ha un massimo, A e B risultano separati e per lassioma di completezza, dato che ci stiamo muovendo nei numeri reali: Ma questo M maggiora A, quindi appartiene a B, e siccome il pi piccolo tra gli elementi di B proprio il suo minimo: il teorema cos dimostrato. Come risultato di questo teorema abbiamo una definizione pi rigorosa di estremo superiore e inferiore:

Ovviamente le definizioni date valgono per il massimo e minimo perch lestremo superiore coincide con il massimo se questo appartiene allinsieme e la stessa cosa lestremo inferiore coincide con il minimo: ecco perch abbiamo usato le lettere M ed m per nominarli.
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Per concludere il discorso su estremi superiori ed inferiori esiste unultima estensione da fare a questo concetto: se A non limitato superiormente (o illimitato superiormente), allora

se A illimitato inferiormente avremo invece che:

Abbiamo dato le definizioni di pi e meno infinito! Per riassumere, prima di alcuni esempi, possiamo dire che esistono sempre il e e questi appartengono ad se e soltanto se linsieme A limitato superiormente e/o inferiormente.
esempio 1: consideriamo

Se consideriamo

avremo

esempio 2: consideriamo

Verifichiamo che 0 effettivamente lestremo inferiore di A grazie alla definizione:

Applicazione alle funzioni Vediamo come applicare i concetti appena definiti per gli insiemi alle funzioni. Consideriamo una generica funzione

importante chiarire che ci muoviamo nellambito dei numeri reali per poter applicare tutte le definizioni e i concetti appena dati.

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Il nostro codominio definizioni precedenti; allora: La nostra funzione f sar:

e si comporta come linsieme generico A su cui abbiamo dato le

Inoltre sar:

Ci basta far vedere i corrispondenti solo di estremo superiore ed inferiore della funzione perch per quanto riguarda maggioranti e minoranti ci si riferisce al codominio, che si comporta come il nostro A (perci non c da adattare le definizioni); per quanto riguarda minimo e massimo sappiamo che non sono altro che estremo inferiore e superiore quando appartengono al codominio. Mostriamo solo che in modo pi specifico si ha che:

Cio che lestremo superiore del codominio (analogamente per quello inferiore) lestremo superiore della funzione stessa, perci:

Altri complementi ai numeri reali Mostriamo ora altre integrazioni alla teoria dei numeri reali che ci aiutano sempre meglio a capire com fatto R (non a definirlo perch gi stato definito): Densit di in

Per prima cosa analizziamo il caso in cui Per la propriet di Archimede Adesso considero Abbiamo

da cui segue che

: questo numero pu essere ch


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Abbiamo dimostrato il teorema per

perch

Se il caso in cui ci troviamo allora il numero che stiamo cercando proprio 0 e il teorema risulta automaticamente verificato; se invece il caso ci riconduciamo al caso studiamo prima e abbiamo che: Gi sappiamo che questaltro caso. da cui e abbiamo verificato anche per

Contiguit degli insiemi separati in sono separati, allora sono contigui, cio:

Se due insiemi appartenenti ad

Dati due insieme separati ovvio che A limitato superiormente e B limitato inferiormente; se oppure f allora abbiamo gi trovato il nostro c. Ma se ci non accade dobbiamo dimostrare che f f

Si ha che ; questa va anche sotto il nome di propriet di avvicinamento indefinito degli insiemi (separati). Vediamo come ragionare:

questo perch

e poi ovviamente

da cui deriva che: e potendolo fare , vuol dire che:

Ora, per far vedere che questa c lelemento separatore facciamo vedere che:

Se queste due cose valgono possiamo sottrarle e ottenere che:

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che quello che avevamo prima e che ora ci conferma quello che abbiamo detto.

Definizione di insiemi equipotenti

Diremo che due insiemi . Il concetto di equipollenza per gli insiemi finiti semplice perch stiamo dicendo che gli insiemi hanno le stesso numero di elementi, e questo rientra anche nella definizione che abbiamo dato; ma se stiamo parlando di insiemi infiniti, come spesso capita, non possiamo parlare di numero degli elementi e da qui nasce anche il problema che esistono degli infiniti pi grandi e degli infiniti pi piccoli. Un esempio di insiemi infiniti equipotenti sono linsieme e linsieme sono equipotenti perch: Inoltre grazie al concetto di equipollenza possiamo dare anche una definizione rigorosa di insieme finito: . Per ovvie deduzioni se . Poi si fa una distinzione tra infiniti numerabili e infiniti non numerabili: il teorema di Cantor dimostra che un insieme come non numerabile ma ha la potenza del continuo come linsieme R (infatti la dimostrazione si fa mettendo in corrispondenza questintervallo con R). . Diciamo anche che

Altri studi di funzioni elementari Fino ad ora abbiamo analizzato la funzione lineare, la funzione valore assoluto e la funzione potenza; ci restano da analizzare le ultime funzioni elementari: la funzione esponenziale e la sua inversa la funzione logaritmo e la funzione potenza estesa agli esponenti reali. Iniziamo con la funzione esponenziale e quella logaritmica. La funzione esponenziale del tipo ; al momento non siamo in grado di definire questa funzione su tutto R ma con qualche strumento ci arriveremo. Analizziamo questa funzione partendo da .

Per questultimo esponenziale scritto abbiamo dei problemi che riguardano linsieme di definizione perch se n pari, deve essere necessariamente positivo; perci per definire la
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funzione esponenziale ci dobbiamo limitare al caso e per questo la base dellesponenziale deve essere sempre positiva. In pi se la base fosse 1 non avremmo un esponenziale ma una funzione costante perci la base deve essere . Definiamo e siamo sicuri che il codominio sia questo perch . Per questa funzione valgono le seguenti regole:

Abbiamo dimostrato che valgono le stesse propriet che valgono per i numeri relativi. Adesso studiamo questa funzione:

Dimostriamo la crescenza per

Se

si ha che

perch

Questo vale solo ed esclusivamente per Per si pu dimostrare che si ha

. , e per

come sappiamo.

Vogliamo dimostrare la crescenza di questa funzione per 33

e cio che

Questultima espressione sicuramente maggiore di zero perch per come definita la funzione, perch nellipotesi abbiamo che e sappiamo che se : da qui si deduce che anche e abbiamo cos dimostrato la crescenza. La dimostrazione fatta in questo modo vale per ma per il caso ci si riconduce a questa perch comunque e perch essendo che si ha che

Perci di nuovo e abbiamo dimostrato che vale la crescenza dimostrazione analoga si dimostra la decrescenza per . Il grafico della nostra funzione g si presenta in questo modo: grafico di g con base

. Con

grafico di base

Come si pu vedere non possiamo fare un grafico in cui la linea continua perch la funzione non definita per tutto R, ma solo per Q. Per noi sappiamo che Q denso in R e da questo possiamo dimostrare che denso in , cio

Questo va sotto il nome di lemma di densit e non lo dimostriamo perch un dimostrazione molto tecnica: ci basta sapere per che molto importante il corollario di questo lemma che ci permette di definire la funzione esponenziale in tutto R:

Nel caso in cui

possiamo anche dire


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, analogamente per gli altri casi.

La dimostrazione di questo corollario quasi immediata: limitiamoci a e facciamo vedere che essere soddisfatte due condizioni: che

; per esserlo devono

questo vero perch per la crescenza ed vero perch, avendo mostrato il lemma di densit sappiamo

Potendo estendere il concetto a tutti i numeri reali abbiamo la definizione di funzione esponenziale come:

Questa una definizione buona perch siamo sicuri dellesistenza dellestremo superiore, avendolo dimostrato, e perci siamo sicuri dellesistenza di tutti gli e inoltre, cosa molto importante, per come definita f unestensione di g e per questo le propriet di g si estendono ad f; infatti la nostra f : - Strettamente crescente per - Strettamente decrescente per perci f suriettiva, quindi biunivoca Il grafico della funzione esponenziale :

a>1 0<a<1

Le altre propriet che valgono per f e che abbiamo gi dimostrato valere in g sono:

f
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Rivolgiamo una particolare attenzione a questa dimostrazione: abbiamo sfruttato il fatto che per cui si deduce abbiamo che f ci riconduciamo a quella con a pi grande. e si ha che f ; quando poi perch la pi piccola delle frazioni del tipo 1/a

Anche qua prestiamo attenzione a un fatto: . Questo si deduce facilmente perch il massimo di un prodotto si ha quando abbiamo il massimo dei fattori, stessa cosa per lestremo superiore.

Ancora una volta notiamo in queste due ultime dimostrazioni come sia stato raggruppato il sup.di e soffermiamoci su come ragionevolmente questo passaggio non sbagliato! Passiamo ora ad analizzare che possiamo costruire perch sappiamo che f biunivoca: questa funzione per definizione . Le propriet di questa funzione sono: - Strettamente crescente per - Strettamente decrescente per cio cio Se la base il numero di Nepero e, allora si scrive (o a volte Se la base il numero 10, allora si scrive (a volte anche

Ci sono poi altre propriet che dimostriamo:

In particolare notiamo che questo vuole anche dire:

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E inoltre diverso da

Per concludere, una formula utile quella del cambiamento di base, che ci serve di solito per portare i logaritmi nella base naturale, o in base 10:

Dimostriamolo partendo dal fatto che si ha:

Come abbiamo fatto nei passaggi finali di tutte le dimostrazioni precedenti, passiamo ai

Ora che abbiamo esaurito il discorso sulla definizione e sulle propriet di esponenziali e logaritmi, possiamo allo studio di equazioni e disequazioni:

Tenendo conto che e che altrimenti lequazione avrebbe come soluzione il vuoto perch non esistono x reali che possono dare unesponenziale negativo.

Anche qui abbiamo le stesse limitazioni per la a e dobbiamo anche imporre perch, essendo il logaritmo linverso della funzione esponenziale, non ha senso cercare il logaritmo di una . Le equazioni non presentano particolari problemi, basta stare attenti ai campi di esistenza; le disequazioni invece richiedono un po pi di attenzione e come sempre facciamo riferimento ai grafici per aiutarci:

Ricordiamoci sempre le limitazioni per la a e per la b e cominciamo a notare che dobbiamo distinguere oppure perch nel primo caso la funzione esponenziale e il logaritmo sono crescenti, nel secondo sono decrescenti. -

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Allo stesso modo se -

si ha

In generale, quando risolviamo una disequazione, specifichiamo il perch del cambio della disuguaglianza facendo attenzione sempre alla base. Vediamo la stessa cosa per i logaritmi:

Teniamo conto, come per le equazioni, delle limitazioni alla x e alla base del logaritmo: riguardo a questo, se otteniamo possiamo evitare di scrivere perch sicuramente; se invece abbiamo dobbiamo ricordarci di e scrivere . Esaurito anche largomento esponenziali e logaritmi, ci resta da definire lultima funzione elementare che la funzione potenza ad esponente reale . Se Se allora allora .

Se

allora

Ricordandoci sempre che la radice ha delle restrizioni sulla x quando n pari; notiamo poi tutte le analogie tra la funzione potenza e la funzione esponenziale, analogie che riguardano anche le propriet, come abbiamo visto prima con lesponenziale. Ora vogliamo estendere il concetto della funzione potenza per tutti gli irrazionali, cio ; per farlo si considerano due funzioni:

La nostra funzione potenza ad esponente reali si definisce come

Siamo riusciti a definire questa funzione servendoci delle funzioni precedentemente studiate e grazie a questo possiamo dire che valgono le stesse prop riet dellesponenziale e quindi delle potenze. Poi abbiamo anche che la nostra funzione :
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Strettamente crescente per Strettamente decrescente per Per non ha nessun interesse perch siamo ricondotti alla funzione

Dimostriamo la crescenza e la decrescenza di questa funzione: - Crescenza per : sfruttando che e che sfruttando che Decrescenza per sfruttando che e che sfruttando che una funzione crescente. una funzione crescente. una funzione crescente. una funzione crescente.

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LIMITI DI SUCCESSIONE La definizione di limite Nellanalisi matematica ricopre un ruolo molto importante il concetto di limite. Per capire cosa si intende per limite, prima di darne una definizione rigorosa, consideriamo di voler calcolare larea di un cerchio: in una primissima approssimazione possiamo considerare del cerchio circa uguale allarea del triangolo iscritto, poi a quello quel quadrato iscritto; gi dal pentagono e poi dallesagono iscritto abbiamo unarea pi vicina a quella del cerchio, ma ci rendiamo conto che ci avviciniamo allarea esatta del cerchio se continuiamo ad aumentare il numero dei lati dei poligoni regolari che iscriviamo e ne calcoliamo larea: avremo esattamente larea del cerchio quando il numero dei lati sar infinito; possiamo scrivere, cominciando ad usare la notazione per i limiti, che: dove pu essere considerato un elemento della successione, che d larea del poligono di n lati, e al limite avremo larea del cerchio . Diamo ora la definizione rigorosa di limite di una successione: diremo che a il limite della successione con n tendente ad infinito e scriveremo

Spieghiamo passo per passo questa definizione: una prima considerazione molto importante che la successione viene vista come un particolare tipo di funzione definita come Possiamo anche scrivere, per indicare gli elementi della successione, . Poi passiamo ad analizzare cosa significa : stiamo dicendo che preso un qualsiasi positivo, arbitrario e considerato piccolo (infinitesimo), troveremo un indice dipendente da (perci scriviamo ) tale che da questo indice in poi ( ), gli elementi della successione, meno il limite, in valore assoluto, sono minori del valore fissato. Per chiarire vediamo alcuni esempi e facciamo grazie alla definizione la cosiddetta verifica del limite:

Avendo trovato

per il quale succede questa cosa, il limite verificato.


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Oltre alla definizione data ci sono definizioni analoghe che si deducono dalla prima e possono essere utili in molti casi:

Stiamo dicendo che il nostro indice un numero naturale e questo lo possiamo dimostrare tranquillamente perch, supponendo di aver trovato un certo indice reale, possiamo prendere il nostro indice naturale , cio la parte intera dellindice pi 1, che esiste sempre per il principio di Archimede.

Talvolta possiamo prendere il nostro noi possiamo fissare

arbitrario come una certa costante positiva c per : infatti

che sempre un piccolo, positivo, arbitrario. Prima di passare ai teoremi sui limiti delle successioni, facciamo una considerazione che ci sar molto utile: abbiamo una certa successione che tende a un certo limite ; se a questa successione cambiamo un numero finito (non infinito!) di termini, il limite della successione sar lo stesso. Facciamo un esempio:

Ai fini del limite succede semplicemente che, se prima avevamo un certo indice dal quale succedeva che , adesso questo indice sar diverso, in particolare adesso succeder da un indice pi grande.

Teorema dellunicit del limite Se allora . Per dimostrarlo, supponiamo per assurdo che esistano

Allora, applicando la definizione di limite avremo che:

Considerato un certo indice

, valgono entrambe le proposizioni scritte, perci:


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A partire da

possiamo scrivere:

e per la disuguaglianza triangolare si ha:

Dallaltro lato, visto che pu essere scelto in modo arbitrario, lo prendiamo

Mettendo tutto insieme abbiamo:

E siamo ad un assurdo perch abbiamo che:

Resta cos dimostrato che il limite, se esiste, unico. Notiamo che questo teorema vale se il limite esiste, perch non sempre esso esiste; ad esempio la successione che ora analizziamo si dice che indeterminata:

questa non ha limite (se avesse limite si direbbe che una successione normale) perch come limite 1 andrebbe bene solo per gli n pari e -1 solo per gli n dispari, mentre il limite deve valere definitivamente da un certo indice in poi. Potremmo allora pensare che il limite 0 e questo vuol dire che da un certo indice in poi, gli elementi della successione devono cadere nellintervallo : ma se andiamo a considerare determinati indici dipendenti da , vediamo che questo non accade, allora il limite non neanche 0. Pi in generale supponiamo che il limite sia a e facciamo vedere cosa succede applicando la definizione di limite:

ma se allora e non pu essere ; se abbiamo anche e di nuovo non pu essere ; se invece lo stesso ci sono dei problemi perch il valore assunto dal modulo non sar minore di qualsiasi che prendiamo e questa va contro il fatto che arbitrario.

Successioni divergenti Fino ad ora abbiamo parlato di successioni con limiti finiti ( ), ma pu succedere che il limite di una successione sia infinito: in questo caso la successione si dir divergente, nellaltro caso si dir convergente.
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Si ha allora che una certa successione diverge positivamente quando

dove M si intende molto grande, mentre una certa successione diverge negativamente quando

Anche per le successioni divergenti si dimostra che il limite unico, infatti si ha la seguente dimostrazione: supponiamo che il limite di una certa successione divergente non sia unico: si hanno due casi e In questo caso si ha che e contemporaneamente che . Preso le due valgono contemporaneamente perci Ma perci il caso da scartare, mentre si ha da cui si deduce dato che M molto grande e molto piccolo. Ma se abbiamo che che possiamo prendere grande quanto vogliamo, . Analogamente si dimostra se abbiamo e . Resta il caso in cui i due limiti sono infiniti ma diversi, cio e e che . Preso

In questo caso si ha che le due valgono insieme e si ha

il che assurdo e resta dimostrato che anche nel caso di successioni divergenti il limite unico. Una successione che ammette limite, in conseguenza anche di quello che abbiamo appena detto, non necessariamente limitata:

Un esempio di successione limitata che per non ammette limite . Se invece la successione ha un limite ed convergente, allora limitata. Dimostriamolo:

Perci risulta cos dimostrato. Una successione che ammette limite si dice che regolare, altrimenti si dir indeterminata. Per riassumere quello che abbiamo appena detto, se una successione regolare e convergente, allora essa limitata, ma se limitata non detto che abbia limite.
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Inoltre si ha pure che, se il

, allora la successione limitata solo inferiormente; si ha:

ma noi possiamo fare in modo che perci, prima di questo indice, ci sono degli elementi della successione e in particolare il pi piccolo limiter inferiormente la successione. Analogamente si pu dimostrare che se il limite meno infinito la successione limitata solo superiormente.

Operazioni con i limiti Partiamo con il considerare successioni convergenti e abbiamo che: Infatti se

ma per la disuguaglianza triangolare si ha che: e prendendo in considerazione il primo e lultimo membro abbiamo che

Analogamente per la sottrazione e perci in generale scriveremo:

Poi abbiamo: e

Supposto che sia definitivamente diverso da 0. Cominciamo con il dimostrare che vale la relazione per il prodotto:

Poi considero pure che convergente.

perch sappiamo che una successione limitata se ha limite ed

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E considerando primo e ultimo membro si ha che . Analogamente si dimostra per la differenza e allora possiamo affermare che valgono anche:

Estendiamo queste relazioni scritte nel caso le successioni siano anche divergenti. Iniziamo dalla somma:

Il caso

non ci interessa e sommiamo

con

Ed cos dimostrato che Analogamente si dimostra per

. e se i limiti sono entrambi infiniti; in definitiva si avr:

Lunico caso di cui nulla si pu dire il caso:

In questa caso si ha una forma di indeterminazione in quanto il limite di questa somma a volte infinito, a volte finito, altre volte non esiste, dipende dalle successioni. Soffermandoci sempre alla somma dobbiamo pure considerare un altro caso, quello in cui:

Come sappiamo dire che una successione limitata, non vuol dire che abbia limite! In questo caso, la successione somma tender a (analogamente per ); dimostriamolo:

Passiamo ora ad analizzare cosa succede con il prodotto:

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Dimostriamo per il caso che casi sono come questa:

, poi tutti le dimostrazioni per gli altri

Ora, se , allora e il limite sar ; se invece allora e il limite sar . Guardiamo anche se fosse , caso che abbiamo scartato, verrebbe , di cui nulla possiamo dire, e perci abbiamo unaltra forma di indeterminazione che . Le due forme di indeterminazioni e sono le forme principali, da cui poi vedremo derivano altre forme di indeterminazione che per lo pi si riconducono alla seconda. Sempre nellambito del prodotto abbiamo anche che:

Dopo il prodotto vediamo cosa succede per il limite del rapporto:

La dimostrazione immediata:

Perci:

Si pu dimostrare che vale anche per Si ha pure che se

, per questo abbiamo scritto in generale

In questo caso, per capire se la successione inversa tende a per valori positivi o negativi; in simboli si scrive:

bisogna considerare se

Vediamo la dimostrazione:

Ora si hanno due casi: -

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Pi in generale abbiamo che

Se converge e diverge, allora sar pari a 0 perch come avere un numero reale per 0, e sappiamo che questo prodotto fa 0, anche se .

Se

diverge e converge a un limite, anche 0 (perch come avere ), allora sar (+ o a seconda se diverge positivamente o negativamente e se b positivo o negativo perch si usa la regola dei segni), perch come avere un numero reale per un infinito.

Se converge a un limite diverso da 0 e tende a 0 allora questo limite sar infinito, + o a seconda sempre se tende a 0 positivamente o negativamente e se a positivo o negativo.

I casi in cui si hanno le forme di indeterminazione sono:

Come avevamo anticipato le forme di indeterminazione si riconducono sempre a . Dopo somma, prodotto e rapporto analizziamo unultima operazione con i limiti; si dimostra che: Notiamo per prima cosa che non vale limplicazione facilmente dimostrabile perch basta notare che Dimostriamo invece limplicazione diretta: e questo .

e non implica

Perci abbiamo dimostrato che

e possiamo pure dire che

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Con questo abbiamo completato la trattazione delle prime operazioni con i limiti.

Teoremi del confronto Il primo teorema del confronto dice che: se il limite di una successione positivo, la successione sar definitivamente positiva, se negativo, la successione sar definitivamente negativa. Ricordiamo che definitivamente significa da un certo indice in poi e fa riferimento anche al fatto che noi possiamo cambiare un numero finito di termini della successione per renderla tutta positiva o tutta negativa; notiamo anche che non consideriamo il caso in cui il limite 0 perch nulla possiamo dire a riguardo. In simboli scriviamo:

Analizziamo il caso se ed a maggior ragione Se

, poi per laltro caso la dimostrazione analoga:

Il primo teorema del confronto ha due corollari: - 1 corollario

Se per assurdo supponiamo che il limite , per il primo teorema del confronto si ha che anche . Ma questo va contro lipotesi e non potendo essere deve essere . - 2 corollario Supposto che

Per il primo corollario del teorema del confronto, dato che

da cui

Mentre nel primo teorema del confronto abbiamo sempre supposto che i limiti esistono, nel secondo non necessario. Il secondo teorema del confronto, conosciuto anche come teorema dei carabinieri, dice che:

Per ipotesi

e
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. Allora si ha:

da cui . Nel caso in cui i limiti sono infiniti non consideriamo 3 successioni perch basta considerarne 2 e si ha che:

Dimostriamo la seconda e poi la dimostrazione per la prima analoga:

Altri teoremi sulle successioni Abbiamo gi detto che le successioni sono unapplicazione su N che restituisce valori reali (cio funzioni del tipo ) e come le funzioni hanno la seguente classificazione:

Possiamo parlare allora, come per le funzioni, di successioni monotne (o strettamente monotne) e in merito a queste esiste un teorema chiamato teorema della regolarit delle successioni monotne che dice: se una successione monotna, allora essa ha un limite, se poi anche limitata essa converge. Dimostriamo questo teorema per il caso in cui la successione decrescente (e questo caso include pure la stretta decrescenza) poi il caso in cui crescente analogo. Iniziamo con il notare che se una successione decrescente, essa sicuramente limitata superiormente (analogamente, se crescente limitata inferiormente): si badi bene che vale solo per le successioni! Facciamo il caso in cui la nostra successione decrescente limitata anche inferiormente, quindi la successione risulta limitata; si ha: f

La dimostrazione immediata perch basta fare la sintesi delle ipotesi e si avr:

Se invece la successione non limitata: f

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Riassumendo il teorema di regolarit delle funzioni in simboli abbiamo che:

f E poi come sappiamo, a seconda dei casi, se la successione limitata lestremo superiore/inferiore sar un numero reale, altrimenti sar . Servendoci anche del teorema che abbiamo appena dimostrato facciamo vedere che

Notiamo che questo limite nella forma di indeterminazione ricava da ; infatti si ha:

, che unaltra forma che si

Il valore preciso e si calcola grazie ad un algoritmo e questo numero chiamato numero di Nepero e compare in molte espressioni matematica (ad esempio e la base naturale del logaritmo); quello che vogliamo dimostrare che la successione

converge ad un numero reale che poi si vedr essere pari ad e. Facciamo allora vedere che la successione limitata e che strettamente crescente; partiamo dalla crescenza, dobbiamo far vedere che:

Ci siamo aggiustati la tesi da dimostrare e questa vera per la disuguaglianza di Bernoulli dove: Anzi nel nostro caso vale il maggiore stretto perch proprio la nostra espressione: e in pi prendendo

La successione allora strettamente crescente per particolare :


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e perci limitata inferiormente: in

f Per far vedere che la successione limitata dobbiamo far vedere che limitata superiormente: questo lo facciamo considerando unaltra successione: Non lo dimostriamo ma strettamente decrescente ed anche perch:

La successione strettamente decrescente e perci limitata superiormente: in particolare . In questo modo abbiamo dimostrato che limitata e pure . Le due successioni allora convergono e come avevamo anticipato Si fa vedere che anche tende allo stesso limite. Questo limite opportunamente si ha che: e perci la funzione strettamente crescente. Si fa vedere inoltre anche che: , anzi calcolato

Non facciamo la dimostrazione ma giusto per dare unidea si considera che: perci:

e siccome le due successioni esterne tendono ad e, per il secondo teorema del confronto, anche la centrale tende ad e. Diamo ora la definizione di successione estratta a cui sono legati due teoremi importanti: consideriamo

e soprattutto supponiamo che la nostra g sia strettamente crescente; allora si avr:

Questultima una successione estratta e si ribadisce che vale se e solo se g strettamente crescente! Un esempio di successione estratta per esempio quella che prende tutti gli con indice pari e la nuova successione dovr seguire lordine in cui gli erano in (ecco perch g deve essere strettamente crescente). Unosservazione in merito alla funzione g che, essendo strettamente crescente, si ha Perch , poi cos via per induzione. per la stretta crescenza, ed pure
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;e

Il primo teorema importante riguardo alle successioni estratte che se una certa successione regolare, allora tutte le estratte saranno regolari ed avranno come limite lo stesso limite della successione di partenza, cio:

Stiamo attenti al fatto che non vale limplicazione inversa. Per dimostrare questo teorema partiamo dal caso in cui il limite finito:

Ora consideriamo che

e se prendiamo un

si pu scrivere la relazione

Se invece il limite infinito si ha che:

Limportanza di questo teorema sta gi nel fatto che grazie a questo possiamo facilmente dimostrare che una successione indeterminata perch se consideriamo le due estratte con n pari e con n dispari, una converge a 1 e laltra a -1 e il fatto che il limite delle estratte diverso, significa che la principale non regolare. Il secondo teorema relative alle estratte il teorema di Bolzano-Weirestrass: ogni successione limitata ammette almeno una estratta convergente. Ricordiamo che fino ad ora abbiamo detto che una successione limitata non ha necessariamente un limite, poi abbiamo dimostrato che se monotna allora ce lha un limite; adesso diciamo che la nostra successione, non necessariamente monotna, ha almeno unestratta regolare, se limitata.

Ricordiamo per questa dimostrazione che

: questo implica che anche

crescente e perci converge per il teorema della regolarit delle funzioni monotne. Dopo le successioni estratte diamo la definizione di successioni di Cauchy: una successione si dice di Cauchy se e solo se per definizione . Questo vuol dire a limite la distanza tra i termini della successione tende a zero e ora dimostriamo anche che una successione di questo tipo convergente:

Facciamo vedere limplicazione

Perci

cio la successione di Cauchy.


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Laltra implicazione si dimostra in tre punti che per non analizziamo approfonditamente: 1. si fa vedere che una successione di Cauchy limitata; 2. applicando il teorema di Bolzano-Weirestrass si fa vedere che esiste unestratta convergente; 3.si fa vedere che se una successione di Cauchy ha unestratta convergente, allora anchessa convergente. Teniamo bene presente i punti 1. e 3. perch ci danno due importanti propriet delle successioni di Cauchy: sono limitate e se hanno unestratta convergente, allora sono convergenti. Limportanza di questi teoremi sta nel fatto che molte volte non sappiamo se una successione ha limite e per saperlo possiamo sfruttare il fatto che essa di Cauchy o considerarne delle estratte. Complementi ai limiti di successione Prima di passare ai limiti di funzione bene analizzare alcuni limiti fondamentali (o notevoli) che ci permetteranno poi di calcolare limiti pi complessi: alcuni di questi limiti saranno dimostrati, altri saranno presi cos come sono. Il primo limite notevole :

Non facciamo una vera e propria dimostrazione ma capiamo pi o meno il perch: nel caso la successione esponenziale crescente perci intuitivo che crescendo lesponente la successione tender a pi infinito; nel caso in cui la base il limite sar 1 perch vero che dovremmo essere nella forma di indeterminazione per la successione costante per tutti gli e quindi in un certo ci crediamo che anche al limite manterr il valore 1; se noi sappiamo che lesponenziale decrescente e perci capiamo che tende a 0: qua addirittura abbiamo esteso questo limite al caso , perci abbiamo esteso la cosa al caso , e ci crediamo, anche se non lo dimostriamo; per finire per la successione indeterminata: questo si capisce bene perch noi gi abbiamo visto che era indeterminata, adesso possiamo considerare la successione con base minore di -1 con lo stesso comportamento di questa perch sarebbe come: . Il secondo limite notevole :

Prima cosa notiamo che non abbiamo escluso perch in quel caso il limite 0 (anche se pure questa volta saremmo nella forma per per ragioni analoghe a prima ci crediamo che viene proprio 0). Ora dimostriamo questo limite distinguendo due casi: , la funzione strettamente crescente perci da cui deriva

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Grazie a questultima che abbiamo scritto possiamo applicare la disuguaglianza di Bernoulli perch dice: . Abbiamo allora: Notiamo il maggiore stretto perch in fin dei conti noi consideriamo n al limite, perci sicuramente , dopo il quale vale il maggiore stretto nella disuguaglianza (anche se il maggiore uguale andrebbe bene lo stesso, non rilevante ai fini della dimostrazione). Aggiustiamo un po lultima espressione e otteniamo:

Sappiamo che sicuramente perch siamo nellipotesi di applicando il secondo teorema del confronto, otteniamo che: Abbiamo cos dimostrato per il caso -

. Da questespressione,

. Per laltro caso la dimostrazione analoga.

, la funzione strettamente decrescente e da questo deriva che

Dato che questo vero, si avr

Elenchiamo altri limiti notevoli:

Dimostriamo il limite notevole numero 4. Per ipotesi perci

. Ora fisso

e ho:

Il valore assoluto sempre positivo, ecco il perch della prima diseguaglianza.

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Notiamo che come avere , perci stiamo lavorando nel primo quadrante, nel quale . Questo ci serve per ricavare

Fra poco dimostreremo che

e sfruttando questa possiamo scrivere:

Ricordiamo che questo vale perch considerando che

. Essenziale per la dimostrazione stato che . Per dimostrarlo basta distinguere due casi:

In questo caso

perci

In questo caso

perci

e perci

Oltre ai limiti notevoli, importante per il calcolo dei limiti introdurre il concetto di infiniti di ordine crescente (o decrescente); elenchiamo il ordine crescente dei limiti che fanno tutti infinito ma un limite vai ad infinito pi velocemente dellaltro, e perci avremo che il limite di una successione di infinito minore su una di infinito maggiore 0. Vediamo nel dettaglio:

In queste espressioni si considera e poi , altrimenti i rispettivi limiti non tenderanno a infinito. Fatte queste considerazioni, queste successioni tendono tutte ad infinito, e il fatto che una tende pi velocemente si esprime scrivendo:

Queste sono le 4 forme fondamentali da cui si ricavano le altre del tipo

intuitivo che questo limite tende ancora di pi a zero ma vediamo come si dimostrano a partire da queste 4 facendolo per questo caso, poi saranno tutte dimostrazioni simili, baster cambiare solo la successione:

Abbiamo capito quindi come si ricavano, ma ci resta da dimostrare che le 4 scritte sono vere: per dimostrare la prima ci vogliono degli strumenti pi potenti quindi la prendiamo per vera e la lasciamo cos; per le altre 3 basta introdurre un criterio che sar molto utile per i limiti che il criterio del rapporto per le successioni. Questo criterio dice: sia una successioni a termini positivi. Se costruiamo la successione
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e questa tende a un limite minore di 1, allora la successione infinitesima. Anche questo criterio si dimostra, ma evitiamo. Utilizziamolo piuttosto per dimostrare

La nostra successione

ed sicuramente maggiore di 0, perci possiamo applicare il criterio. Applicandolo si ha:

Visto che

, altrimenti

non tende ad infinito,

e minore di 1, perci risulta , cio

e il criterio del rapporto per le successioni ci dice che allora

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LIMITI DI FUNZIONE Concetti base per i limiti di funzione - Intorni Prima di introdurre il concetto di limite di funzione e far vedere come questo si riconduce al limite di successione, introduciamo alcuni concetti utili, primo tra tutti quello di intorno di . Si dice intorno di un qualsiasi intervallo di tipo tale che . Notiamo che lintervallo deve essere aperto, secondo la definizione che abbiamo dato; un esempio di intorno pu essere se , un intorno : non necessariamente il centro. Esiste per una famiglia fondamentale di questi intorni secondo del tipo:

Questo un particolare intorno, fondamentale, di cui il centro: lo indichiamo con , mentre un intorno generico indicato con : quando non equivoco si pu usare questultima notazione pure per un intorno della famiglia fondamentale. Il nostro , visto che deve essere , uguale a

e questo possibile solo perch lintervallo aperto per definizione! Se , allora sempre possibile trovare due intorni di questi punti disgiunti, cio: Queste definizioni sono date per , mentre possiamo dare anche una definizione di intorno per (o . Si dir intorno di pi infinito, un intervallo del tipo con ; analogamente si dir intorno di meno infinito un intervallo del tipo ( . Le famiglie fondamentali per questi due intorni saranno rispettivamente quando e . - Punti di accumulazione Consideriamo un insieme , . Si dir che Questo vuol dire che, preso un intorno di ci sono altri punti appartenenti ad A e diversi da in ogni intorno di questo punto (ovviamente se ci sono per intorni di piccolo raggio ci saranno pure per quelli di raggio maggiore), se A di accumulazione per . Se , la definizione diventa: Notiamo il maggiore stretto. Secondo la definizione, ritorniamo al nostro esempio e il suo intorno : se prendiamo un intorno del tipo e lo intersechiamo con A, ci sono altri elementi, perci di accumulazione; si pu vedere pure che e , sono di accumulazione perch preso ad esempio un intorno , intersecato con A non d il vuoto. Se gi prendiamo , non vero pi che per ogni intorno che prendiamo lintersezione non d il vuoto, perci concludiamo che , dove DA indica linsieme dei punti di accumulazione per A.
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Se

oppure

, la definizione diventa:

f Qua notiamo che, dire che un insieme di accumulazione per o , la stessa cosa che dire che linsieme non limitato rispettivamente superiormente o inferiormente. In generale si ha che:

Queste cose si dimostrano ragionandoci su grazie alla definizione data. Un altro insieme di accumulazione che importante notare :

Vediamo chi linsieme di accumulazione in questo caso, perch ci introdurr ai limiti di funzione. Sicuramente 0 fa parte di perch per qualsiasi intorno che noi prendiamo di 0, troviamo degli elementi di A (in particolare li troviamo positivi perch prima dello 0 non c nessun elemento di A) diversi da 0. Questo non vero per nessun altro punto di A perch se prendiamo ad esempio il punto 1, che il massimo di questo insieme, allora La risposta no, perch se prendiamo gi per tutti gli altri punti, fino a capire che perch se in generale poniamo: non troviamo nessun punto di A, e questo si ripete

cio da un certo indice in poi. Tutto questo ci ricorda il limite di 1/n, che tra laltro proprio 0. Se consideriamo: DA sar R per la densit di Q in R, e in pi , dato che Q non limitato. Stessa cosa per , cio linsieme degli irrazionali, che ha abbiamo per riassumere anche queste altre:

. Allora

Se invece consideriamo linsieme dei numeri naturali abbiamo che sicuramente di accumulazione per la propriet di Archimede, ma non ci sono altri punti di accumulazione perch comunque io scelgo un intervallo del tipo , che gi abbastanza grande come intervallo, non c nessuno punto di N diverso da e perci N non di accumulazione per .
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Da qua la definizione di punto isolato: un punto un punto isolato. Tutti i punti di N sono punti isolati ad esempio. Si pu dimostrare, ma intuitivo, che i punti di un insieme di accumulazione sono infiniti: infatti secondo la definizione dobbiamo poter scegliere qualsiasi , anche infinitamente piccolo o grande, e per la densit dellinsieme R, si capisce che questo vuol dire che ogni piccolo intervallo di un insieme di accumulazione infinito. Dimostriamo invece la seguente proposizione: Cio stiamo dicendo che si pu creare una successione tale che il suo limite sia . Dimostriamolo prima per : abbiamo un certo intervallo e di accumulazione per

cio

Come abbiamo detto prima, in un intervallo del genere ci sono infiniti punti. In questintervallo posso prendere un certo punto anche in modo che ; poi posso prendere (ma non necessario) e cos via In generale posso prendere:

considerando sempre questo come intorno di che punto di accumulazione in un insieme A di (tutte queste condizioni sono assolutamente necessarie). Ora abbiamo costruito la nostra successione di termini ed

e per il secondo teorema del confronto, facendo tendere , la nostra successione tende a . Analogamente se abbiamo un intorno di pi infinito o meno infinito si ha: Costruiamo una successione e sempre per il secondo teorema del confronto applicato ai casi infiniti si ha che , e con meno infinito del tutto analogo. Limportanza di questo teorema sta nel fatto che noi possiamo vedere subito i punti di accumulazione di determinati insiemi perch ad esempio prima abbiamo detto che

e grazie a questo teorema possiamo essere sicuri che 0 lunico perch in caso contrario dovrebbe avere un altro limite, e noi sappiamo che unico.

Definizione di limite di una funzione Consideriamo e . Diamo la definizione:

pu non appartenere ad A perch la definizione di punto di accumulazione non lo richiede. Se per la definizione non ha senso perch viene a mancare lultima parte della definizione.
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Applicando propriamente alle funzioni diciamo che il limite di funzione pu farsi per anche se non appartiene al dominio mentre deve essere punto di accumulazione per il dominio. Se appartiene al dominio invece posso non considerare : affronteremo questa questione parlando poi di funzioni continue, ma pu succedere che, anche se il punto di accumulazione fa parte del dominio la y corrispondente non coincide con il limite per x che tende a questo punto. Facciamo un esempio di quello che abbiamo appena detto e della definizione di limite considerando la funzione

Questa funzione definita su tutto R perci possiamo fare dato che 0 punto di accumulazione per questo insieme. Questo limite, anche se nel punto la funzione fa 1, 0. Verifichiamo il limite sfruttando la definizione: Questo vero perch abbiamo che c unintorno del limite corrispondente che che un intorno del limite 0 Se ci restringiamo al caso delle successioni, cio come funzione consideriamo una , la definizione per il limite di funzione diventa quello di limite di successione: Riscritta: chiaro che n pu tendere solo a pi infinito perch lunico punto di accumulazione dellinsieme dei numeri naturali, perci da oggi scriveremo solo . Questo per i casi finiti, per i casi infiniti:

Il teorema ponte Il teorema ponte chiamato cos perch collega i limiti di funzione ai limiti di successione e grazie a questo teorema tutti i teoremi che valgono per i limiti di successione varranno per i limiti di funzione. Per ora limitiamoci a dire in cosa consiste questo teorema e a che serve, poi lo dimostreremo:

Una prima applicazione di questo teorema :

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Se esistesse, secondo questo teorema:

La successione

e pure

perch infatti:

Usando il teorema ponte il limite ma anche limite sappiamo essere unico, e perci non esiste.

: questo impossibile perch il

Dimostriamo ora il teorema ponte iniziando dalla prima implicazione, cio:

Stiamo considerando una funzione

e un certo

e lipotesi, riscritta, :

Adesso consideriamo una successione che sicuramente possiamo costruire se di accumulazione per A perch labbiamo dimostrato; dato che abbiamo riscriviamo questo con la definizione di limite di successione e otteniamo:

Notiamo che abbiamo fissato come numero piccolo un certo perch pu essere lo stesso che abbiamo nella definizione di limite di funzione; poi abbiamo pure fatto notare che lindice dipende da delta, ma dato che delta dipende da epsilon, il nostro indice dipende anchesso da epsilon. La successione che ora abbiamo sappiamo che deve necessariamente essere diversa da in ogni punto e perci abbiamo e perci vale che cio che:

Tutto questo nel caso in cui il limite finito; se invece il limite infinito abbiamo che:

Labbiamo fatto in generale per i casi o perch sappiamo che Analizziamo anche il caso in cui il punto di accumulazione sia infinito:

non significa niente.

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Labbiamo scritto in generale per l finito o infinito e abbiamo dimostrato il caso in cui il punto di accumulazione pi infinito: analogo per meno infinito. Possiamo dire che la prima implicazione dimostrata per ogni caso; ci resta da dimostrare la seconda:

Dimostriamolo per assurdo e perci neghiamo la tesi, cio:

Valendo questo per ogni indice delta abbiamo che:

Perci abbiamo costruito gi una successione di termini

Ma questo vuol dire che non tende ad , il che assurdo perch per ipotesi deve valere questo e perci, non potendo negare la tesi, il teorema dimostrato anche nella sua seconda implicazione. Abbiamo gi detto che grazie a questo, tutto quello che abbiamo detto finora per i limiti di successione, vale per i limiti di funzione; vogliamo dimostrare le cose principali e che alcuni limiti non esistono. Limiti che non esistono c Prendiamo le successioni c

Queste due successioni tendono a pi infinito, cio il punto di accumulazione del primo limite che non esiste; se esiste questo limite, deve succedere che

Ma questo non vero perch analogamente per gli altri due limiti.

; stessa cosa per il coseno e

Limiti di funzione che derivano da limiti di successione

La nostra successione tende al punto di accumulazione 0 e siccome il seno di questa successione abbiamo dimostrato a suo tempo che tende a 0, anche tende a 0. Analogamente si dimostra per tutti gli altri limiti fondamentali che abbiamo visto.

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Propriet dei limiti di funzione

Dimostriamo questa, poi analogo per prodotto e rapporto a meno di forme di indeterminazione.

Sfruttando il teorema ponte al contrario si arriva a Limiti delle funzioni composte

Vogliamo sfruttare il teorema ponte per dimostrare che prese:

e supposto anche che

, allora abbiamo che:

Lultima ipotesi molto importante perch, ora che non trattiamo ancora di funzioni continue, necessario supporre che la variabile non assuma il valore del punto di accumulazione, cio non considerare il valore della funzione nel punto di accumulazione. Per le ipotesi fatte ha senso considerare . La nostra tesi da dimostrare consiste nel dire che:

Allora prendiamo la nostra successione

che:

Per

ed ho dimostrato perch questo implica che

Teoremi del confronto 1 teorema del confronto o teorema dei carabinieri

Supposto per ipotesi che

Allora

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Dimostriamolo per il caso in cui il limite e anche il punto di accumulazione sia finito, poi per i casi infiniti si dimostra analogamente sempre sfruttando il teorema ponte. La tesi, usando il teorema ponte, che:

Se ci mettiamo nellintorno nel quale vale che , vale anche per le successione e visto che per il teorema dei carabinieri applicato alle successioni le due esterne tendono ad l, anche . 2 teorema del confronto o teorema della permanenza del segno

Supposto che: Allora:

In realt questo teorema si dimostra a partire dalla definizione di limite e non dal teorema ponte, ma lo dimostriamo qui per completezza dei teoremi del confronto sui limiti di funzione. Lo dimostriamo per il caso e poi del tutto analogo il caso in cui il limite sia negativo; se questo limite pi infinito, la dimostrazione immediata perch

Nel caso in cui il limite sia finito si parte sempre dalla definizione e si ha:

dato che il limite positivo per ipotesi, e per questo risulta dimostrato che Linversione di questo teorema :

e questo si dimostra come per le successioni per assurdo a partire dal secondo teorema del confronto.

Limite destro e limite sinistro Abbiamo gi visto che

Questa funzione quindi non ammette limite per restrizione che

, per possiamo considerare una sua

Questa limite ora

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ed esiste perch, sfrutto il teorema ponte e considero

e abbiamo che

Analogamente, se io mi restringessi a considerare come insieme di definizione della funzione, tutte le x minori di 0, avrai che questo limite esiste ed meno infinito. Questo accade per questa funzione come per altre, per questo definisco la scrittura:

Questi sono chiamati rispettivamente limite destro e limite sinistro. Da ora in poi possiamo dire anche che non esiste un limite del tipo facendo vedere che il limite destro e il limite sinistro non coincidono, se esistono. Inoltre, da queste due definizioni derivano anche i concetti di intorno destro e intorno sinistro di un punto perch: Perch se prendiamo un intorno tende a da destra, perci non passer per sappiamo che x . Stessa cosa per lintorno sinistro.

Funzioni continue Nel calcolo dei limiti possono esserci casi del genere c c

cio che il limite della funzione assume il valore che la funzione assumerebbe in quel punto di accumulazione. Se accade che si dice che la funzione continua. Diamo una definizione pi rigorosa di funzione continua:

La continuit di una funzione pu essere vista quindi come uno scambio tra il limite e la funzione: cominciamo allora a capire limportanza delle funzioni continue nel calcolo dei limiti. Notiamo che importante che la funzione sia definita nel punto di accumulazione, se non lo vuol dire che non continua! Facciamo vedere che nei punti isolati, tutte le funzioni sono continue. Per le funzioni continue la definizione di limite si riscrive come:

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Notiamo che non c perch proprio . Questa definizione automaticamente soddisfatta per i punti isolati perch la per la quale succede che

proprio ! Se la funzione non fosse stata continua la definizione di limite sarebbe stata diversa e avrebbe escluso perci per i punti isolati non sarebbe andata bene. importante capire che la definizione di continuit a valere per i punti isolati, non quella di limite: capito questo, dora in poi potremmo evitare di scrivere perch si sottintender che di accumulazione dato che non pu essere isolato parlando di limite. Possiamo dire che una funzione continua in un insieme A se e solo se questa continua in tutti i punti dellinsieme; vedremo meglio in seguito come una funzione pu essere continua anche in un intervallo anzich in un solo punto o in un insieme e questo fatto molto importante perch anche la continuit, come molti concetti matematici, pu essere un concetto locale che da serie a tutta una serie di propriet che valgono localmente. Vediamo alcuni esempi di funzioni continue:

Pi in generale Anche la funzione valore assoluto una funzione continua perch:

Ora abbiamo che

E zero proprio il valore che la funzione assume in zero, perci continua. Vedremo man mano altre funzioni continue, come ad esempio il logaritmo; ora vediamo invece alcune propriet delle funzioni continue, cio:

Infatti applicando la definizione si ha che:

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bastato applicare le propriet di somma, prodotto e rapporto dei limiti per dimostrarlo e poi, dato che , non ci sono forme indeterminate se non il caso in cui nel rapporto potrebbe comparire uno zero a denominatore, caso che per abbiamo escluso. Nel caso di funzioni continue, il teorema della permanenza del segno si trasforma in:

Il teorema ponte si semplifica in:

Quando una funzione non continua diciamo che c discontinuit; esistono tre casi di discontinuit: 1 caso : discontinuit eliminabile

Funzioni del tipo

Hanno questo tipo di discontinuit perch

Per noi possiamo cambiare il valore che la funzione assume nel punto e quindi creare una nuova funzione in cui stata eliminata la discontinuit. 2 caso: discontinuit di 1^ specie, o con salto

In questo caso e entrambi i limiti sono reali per cui esiste punto. 3 caso: discontinuit di 2^ specie che il salto della funzione in quel

Questa si verifica quando uno dei limiti (destro o sinistro) infinito, per cui non esiste il limite nel punto e a maggior ragione non coincide con il valore della funzione del punto: non esiste un salto della funzione o se si vuole il salto infinito. Dimostriamo che due funzioni continue, se composte, danno luogo a una funzione continua:

Allora

continua. deduciamo che

Dal fatto che g continua in

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mentre possiamo dedurre dal fatto che f continua che:

Si tratta ora di dimostrare che, sfruttando il teorema ponte, possiamo avere una certa:

Costruita la nostra successione successione

sappiamo che

, perci abbiamo una

Ma Teorema degli zeri

Fino ad ora abbiamo visto la continuit di una funzione in un punto e abbiamo enunciato questultimo teorema; vediamo ora la continuit di una funzione in un intervallo che ci interessa di pi per i teoremi che ora andiamo a dimostrare. Data una certa:

Se , quindi se i valori che la funzione assume negli estremi dellintervallo sono di segno opposto, allora sussiste il seguente teorema detto degli zeri Inoltre se la funzione anche strettamente monotna, sappiamo che questo zero unico. Per dimostrarlo riferiamoci al grafico della funzione seguente e consideriamo un algoritmo che ci permette di trovare lo zero: la funzione rappresentata presa per fissare le idee, poi si pu ripetere il ragionamento per qualsiasi altra funzione lalgoritmo per trovare lo zero consiste in questo: preso lintervallo lo si divide a met, perci si ha un certo . Se allora abbiamo finito, altrimenti abbiamo un nuovo intervallo

Dopodich questintervallo si divide di nuovo a met e si ripete il procedimento fatto; in generale si avr

Lampiezza dellintervallo sar poi

avendo diviso a met lintervallo n volte.


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Si ha poi la seguente relazione:

con e . Se allora lalgoritmo si ferma e abbiamo lo zero della funzione, ma se ci non accade abbiamo due successioni: entrambe limitate perch comprese tra gli estremi dellintervallo: allora questo vuol dire che le due successioni convergono ed in particolare cio un certo punto dellintervallo qualsiasi, mentre

Dato che la nostra funzione labbiamo supposta continua, , ma poich , per il primo teorema del confronto delle successioni (o permanenza del segno), si ha che . Abbiamo allora dimostrato il teorema degli zeri dato che, dovendo essere questi due limiti uguali, non possono essere che zero. Questo ragionamento si pu ripetere pure per funzioni non strettamente monotne perch basta dividere in intervalli in cui la funzione e monotna e per questo il teorema risulta valido per tutti i tipi di funzione. Una nota su questo teorema capire quale delle successioni usate nellalgoritmo una buona approssimante dello zero della funzione: la successione migliore perch

Infatti un algoritmo migliore rispetto a un altro quando pi veloce, e sicuramente pi veloce perch basta pensare che si confronta con , perci come se si trovasse sempre un passo avanti. Il teorema degli zeri utile per trovare le soluzioni di equazioni come ad esempio , che molte volte vengono anche risolte con la risoluzione grafica dellequazione. Ma vediamo una buona e interessante applicazione: vogliamo trovare un certo ; per fare questo, se vogliamo usare il teorema degli zeri, dobbiamo riportarci alle ipotesi del teorema e per farlo basta osservare che . A questo punto possiamo usare lalgoritmo e trovare lo zero della funzione, che sar una certa . 1 corollario (1 Teorema dei valori intermedi)

Il primo corollario del teorema degli zeri anche detto primo teorema dei valori intermedi (poi vedremo il secondo che quasi un corollario di questo corollario) e dice che presa:

allora f assume tutti i valori compresi in

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Questultima notazione definita come:

Il teorema appena enunciato, in simboli, vuol dire che

Dimostriamo il teorema supponendo: 1 caso

In questo caso abbiamo gi trovato la nostra 2 caso

Consideriamo una funzione . La funzione g ancora continua in uguale a una funzione continua meno una costante. Avremo allora

perch

Siamo nellipotesi del teorema degli zeri dato che abbiamo che g continua e che ; applicandolo abbiamo che . Abbiamo perci trovato una e potendo ripetere il ragionamento per ogni y, risulta dimostrato il corollario. 2 corollario (Teorema di Weirestrass)

allora esistono il minimo e il massimo di questa funzione. In simboli:

chiamato punto di minimo assoluto in chiamato punto di massimo assoluto in Facciamo la dimostrazione inizialmente per minimo e massimo, poi continuiamo per semplicit solo per il massimo e analogamente si pu fare per il minimo. Limmagine dellinsieme in cui definita la funzione un sottoinsieme di R per ipotesi, e in quanto tale ha un estremo superiore e un estremo inferiore, perci f

Abbiamo allora m ed M, finiti o infiniti, che sono gi:

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Affinch m sia il minimo e M sia il massimo, devono appartenere allinsieme, per definizione di minimo e massimo. Allora facciamolo per il massimo e facciamo vedere che c una certa successione

Se Se invece

allora vuol dire che allora abbiamo una certa successione

Questa successione tende ad M. Per il teorema di Bolzano - Weirestrass questa successione ha unestratta che converge a ed essendo f continua, sar pure . Ma siccome lestratta tende a , anche la successione di partenza ha lo stesso limite, ed essendo il limite unico si ha che , per cui risulta dimostrato che la funzione ha un massimo. Questo corollario si pu estendere a tutte mentre non valido se uno o pi intervalli sono aperti o semiaperti. 2 teorema dei valori intermedi

Allora f assume tutti i valori tra il minimo e il massimo, in simboli:

1 caso

Allora abbiamo gi concluso perch per il teorema di Weirestrass sappiamo che esistono il massimo e il minimo della funzione. - 2 caso Il ragionamento che si fa quello fatto per il primo teorema dei valori intermedi.

Per il teorema degli zeri Presa una certa allora E inoltre preso

. Funzioni continue e monotne

esistono pure i limiti sinistro e destro per x che tende a questo


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Sempre per fissare le idee consideriamo la nostra solita f crescente, poi il ragionamento analogo per le altre funzioni monotne. Essendo la nostra funzione crescente si ha che: f

f Questo vale pure se se poi definita pure in a e b si ha che f e

. Per la crescenza della funzione abbiamo la seguente relazione:

Per quanto riguarda la prima e lultima disuguaglianza, se fosse strettamente minore, siamo in presenza di una si continuit eliminabile, ammesso che la funzione non tenda ad infinito negli estremi, perci possiamo cambiare la funzione in modo tale che Invece, tra ci pu essere una discontinuit eliminabile se sono uguali, oppure di prima specie (non pu essere di seconda specie). Dato che la funzione labbiamo supposta continua agli estremi c sicuramente discontinuit eliminabile mentre, e perci al massimo c discontinuit di prima specie. Riguardo queste funzioni enunciamo ora un teorema, il teorema di continuit delle funzioni monotne (o teorema di Bolzano) che a volte anche chiamato criterio di continuit delle funzioni monotne:

- Prima implicazione La prima implicazione discende dal primo teorema dei valori intermedi perch, supponiamo di avere una funzione crescente, allora:

e anche

che implica

, per cui il risultato che:

- Seconda implicazione Restringiamoci sempre a un caso perch analogamente si fa per gli altri, e consideriamo che Abbiamo visto sopra che, se f monotna, allora si ha la relazione:

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Supponiamo per assurdo che la nostra funzione crescente non sia continua in

, cio che

Abbiamo detto prima che la discontinuit deve essere obbligatoriamente di prima specie. Supponiamo allora che Minore perch la funzione crescente ed minore stretto perch la funzione non continua nella nostra ipotesi. Questo limite l sar: Per la densit di R in s, abbiamo che esiste un certo tale che:

Questo implica anche che:

Ma per ipotesi questintervallo coincide con il codominio della funzione, perci esister:

Allora si ha che

e perci e poi

Ma questo un assurdo perch questo va a trovarsi contemporaneamente tra al di sotto di l, e risulta cos dimostrata la seconda implicazione.

Limportanza di questo teorema sta nel fatto che tutte le funzioni elementari, che sono quelle studiate fin ora, sono continue nei loro insiemi di definizione perch sono tutte monotne e il loro codominio coincide con i valori dellintervallo compresi tra f(a) e f(b). Le uniche funzioni per cui ci sono dei problemi sono quelle trigonometriche perch oscillano, non sono monotne, ma il problema viene risolto considerando tratti di funzione che sono monotni, e facendo vedere la continuit tra un tratto e laltro; facciamolo per esempio per la funzione seno:

In questo tratto la funzione strettamente crescente, poi

e per il teorema di Bolzano dunque continua; analogamente considerando

In questo tratto strettamente decrescente, poi

e per il teorema di Bolzano dunque continua. Ci resta da dimostrare solo che continua in
73

Perci risulta dimostrato che questa funzione continua in tutto R. Abbiamo sfruttato che

Anche se non un limite che abbiamo analizzato ma pu essere ricavato da c c c

Unultima conseguenza di questo teorema il teorema di continuit delle funzioni inverse.

Per fissare le idee consideriamo sempre la nostra funzione strettamente crescente, il che vuol dire che anche invertibile. Abbiamo allora che Stiamo dicendo allora che il codominio coincide con linsieme dei valor i assunti dalla funzione tra le immagini degli estremi, cio siamo nelle ipotesi del teorema di Bolzano, e perci la funzione continua. Infinitesimi e infiniti Abbiamo gi parlato in qualche modo di successioni infinitesime e infiniti:

Adesso ci occupiamo di funzioni infinitesime e infinite per un certo punto di accumulazione

Nelle definizione ora richiamate il simbolo sta ad indicare che il limite pu essere perch come sappiamo non significa niente dire che il limite . Consideriamo due funzioni supponiamo che : in modo che esiste il limite:

Questo limite si presenta nella forma indeterminata ma si possono distinguere vari casi a seconda del risultato che verr: - 1 caso: Con questo caso si intende che il limite sia finito e diverso da zero (non pu essere negativo perch le funzioni sono in modulo): allora diremo che f e g sono infinitesime dello stesso ordine;
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caso particolare anche quando questo limite non esiste ma possiamo trovare

Se cio questo rapporto limitabile tra due indici finiti (non nulli!!), allora diremo ancora che sono infinitesime in dello stesso ordine. - 2 caso: In questo caso vuol dire che tende a zero prima di infinitesimo di ordine superiore rispetto a ; si dice anche che dove si intende che la funzione superiore a

perci diremo che

un

una particolare funzione che significa infinitesimo di ordine

- 3 caso: In questo caso invece a tendere pi velocemente a zero di un infinitesimo di ordine inferiore rispetto a o anche che superiore a .

perci diremo che un infinitesimo di ordine

- 4 caso: In questo caso i due infinitesimi non sono confrontabili! In generale possiamo definire un ordine di infinitesimo confrontando la funzione infinitesima con un infinitesimo campione: diremo che una funzione di ordine in se

La funzione la funzione infinitesima campione; solo nel caso in cui la funzione infinitesima . Andando ad analizzare lordine di infinitesimo pu accadere che: - Il limite zero per ogni : allora si dir infinitesima di ordine infinitamente grande; - Il limite infinito per ogni : allora si dir infinitesima di ordine infinitamente piccolo. Consideriamo . Si ha: cc

Le propriet non valgono se le due funzioni sono infinitesime dello stesso ordine. Dimostriamo alcune di queste propriet: cc Facciamo il limite:

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Se questo limite finito vuol dire che la somma delle funzioni

ha lo stesso ordine di

Siccome per ipotesi lordine di infinitesimo superiore allordine di questo limite fa 1, cio finito e quindi verificato che ha lo stesso ordine di . Se avessimo provato a vedere se lordine lo stesso di avremmo

e sarebbe stato infinito.

E questultimo una funzione infinitesima di ordine . Nel caso in cui volessimo fare il rapporto inverso non avremmo un infinitesimo come risultato ma un infinito che fra poco vediamo.

Per concludere il discorso sugli infinitesimi enunciamo e dimostriamo il principio di sostituzione degli infinitesimi:

Allora se esiste il limite di uno dei due rapporti

esiste anche laltro limite e in particolare

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La dimostrazione veloce e immediata

Siccome per ipotesi

per cui

Questo procedimento pu essere invertito e risulta dimostrato questo principio appena enunciato. Consideriamo ora due funzioni : esiste il limite:

Questo limite si presenta nella forma indeterminata seconda del risultato che verr: - 1 caso: Allora diremo che f e g sono infinite dello stesso ordine; - 2 caso: In questo caso vuol dire che tende infinito prima di infinito di ordine superiore rispetto a ;

ma si possono distinguere vari casi a

perci diremo che

un

- 3 caso: In questo caso invece a tendere pi velocemente infinito di perci diremo che un infinito di ordine inferiore rispetto a o anche che un infinito di ordine superiore a . - 4 caso: In questo caso i due infiniti non sono confrontabili! Anche per gli infiniti possiamo definire analogamente infiniti di ordine campione: usando linfinito

Caso particolare, per

, linfinito campione

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Ci sono poi propriet analoghe a quelle per gli infinitesimi: Consideriamo Facciamo alcune dimostrazioni di queste propriet: . Si ha:

Questa ultima espressione non altro che il confronto delle due funzioni con il rispettivo campione elevato allordine di infinito, ragione per cui il primo rapporto il rapporto di due limiti finiti, mentre rimane una funzione che infinita di ordine Se non del tutto chiaro quello che abbiamo fatto nel confronto basta capire che :

Infine enunciamo anche il principio di sostituzione degli infiniti:

Allora se esiste uno dei due rapporti

esiste anche laltro e in particolare

La dimostrazione analoga e prima perci non la ripetiamo.

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LE DERIVATE La definizione di derivata Consideriamo:

La funzione incremento della funzione f tale che: abbastanza piccolo. ch b

, dove h lo intendiamo

Notazioni analoghe per intendere la derivata di sono:

La derivata quindi definita come limite per h che tende a zero di quello che viene chiamato rapporto incrementale: pu succedere che esiste questo limite, perci anche la derivata, ma la funzione non derivabile, e questo accade se il limite infinito, come vediamo anche dalla definizione che richiede che la derivata sia un numero reale. Un modo analogo per scrivere questo limite :

Questa notazione ci sar utile in seguito ed bene tenerla presente. Una funzione sar derivabile in un intervallo se derivabile in tutti i punti di quellintervallo. Se invece di esistere il limite per h che tende a zero, esiste solo quello per h che tende a zero da destra o da sinistra allora parleremo di derivata destra o derivata sinistra indicate con:

Se la nostra funzione definita in

possiamo definire:

Attenzione al fatto che questo pu essere fatto solo se lintervallo chiuso, cio se la funzione definita negli estremi dellintervallo. Vediamo alcune derivate di funzioni elementari:

La derivata di una costante zero.

79

Per

non ho problemi con questa derivata perch:

Per invece ho problemi perch ho che la derivata sinistra -1 e la destra +1, perci la derivata nel punto non esiste:

Continuit e derivabilit La funzione valore assoluto che abbiamo considerato adesso, sappiamo essere una funzione continua, per abbiamo appena visto che non derivabile in 0: possiamo concludere che se una funzione continua in un intervallo non detto che sia derivabile in quellintervallo; vale per viceversa:

Ci che dobbiamo dimostrare che, partendo dellipotesi che la funzione derivabile in

Prendiamo il nostro limite e dividiamo e moltiplichiamo per

Questo lo possiamo fare a meno dellindeterminazione lipotesi, diventa:

. Questo nostro limite, sfruttando

dove la derivata nel punto finita, perci tutto questo limite fa 0, e abbiamo dimostrato il teorema. Lindeterminazione si sarebbe verificata se la derivata era infinita, ma dato che per ipotesi la funzione derivabile nel punto, non solo esiste la derivata, ma anche finita: perci dobbiamo ricordare che se una funzione derivabile allora continua, ma se ha derivata non detto che sia derivabile e perci continua. Se una funzione f derivabile in , possiamo definire una funzione derivata prima: A questo punto, possiamo fare:

80

Definiamo cos la derivata seconda che si pu denotare anche con:

Questo processo si pu iterare e diremo che, in generale, se , possiamo definire la funzione:

derivabile

Se questo accade per ogni n, allora si dir che:

Con questa notazione vogliamo indicare delle classi di funzioni tali che, ad esempio:

Ovviamente, per il teorema dimostrato poco fa, dove derivabile pure continua. Esempi di funzioni indefinitamente derivabili sono ad esempio derivando ho:

, perch

A un certo punto le derivate sono tutte 0, che una costante, e perci sempre derivabile; stiamo attenti a non pensare che se una funzione derivabile volte allora derivabile volte, per esempio:

La funzione non derivabile la seconda volta in una volta, la seconda volta non derivabile.
81

, perci anche se la funzione era derivabile

Operazioni con le derivate Sfruttando le operazioni con i limiti, possiamo svolgere operazioni con le derivate:

Questa prima operazione si riassume anche dicendo: la derivata della somma (o differenza) la somma (o differenza) delle derivate. Dimostriamolo:

La seconda operazione il prodotto: questa volta la derivata del prodotto non il prodotto delle derivate:

La derivata di un prodotto uguale a la prima funzione derivata per la seconda non derivata, pi la seconda funzione derivata per la prima non derivata. Dalla derivata del prodotto si deduce anche che: perch:

Enunciamo, senza dimostrare, la regola di derivazione del rapporto:

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Dimostriamo invece la derivata di funzioni composte:

Allora avremo che:

Ovviamente questo fatto per due funzioni composte, ma il processo si itera: basta pensare che se g essa stessa composta, la sua derivata derivata di una composta e cos via Dimostriamo questa regola nel caso in cui

Sulla seconda parte del limite non abbiamo problemi, non altri che la derivata di g. Analizziamo invece la prima parte: questo il rapporto incrementale di f in perch basta definire:

Osservato questo riassumiamo il tutto scrivendo:

Per concludere, come ultima regola di derivazione, enunciamo senza dimostrare, la regola di derivazione delle funzioni inverse:

Allora ed

Un esempio di questa regola

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Significato geometrico della derivata Vediamo ora cos la derivata dal punto di vista geometrico; consideriamo la funzione

Consideriamo due punti della funzione

e scriviamo la retta passante per questi due punti:

Se facciamo tendere il punto Q al punto P, osservando la figura, capiamo bene come la secante PQ diventa una tangente. Dal punto di vista analitico, questo si traduce nel fare:

Allora il significato geometrico della derivata che la derivata in un punto il coefficiente angolare della retta tangente in quel punto. Capire il significato geometrico della derivata importante anche per capire che errore commettiamo quando approssimiamo la funzione con un polinomio che in questo caso la nostra retta tangente:

La funzione resto che abbiamo ora definito, indica di quanto sbagliamo approssimando la funzione con la retta tangente: nel punto stesso il resto 0 come si pu facilmente dedurre e come si pu vedere anche dal limite: importante per capire quanto velocemente va a 0 la funzione resto valut ando lordine di infinitesimo:

Se lordine di infinitesimo

questo limite fa:

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e questo vuol dire che la funzione resto un infinitesimo di ordine superiore a a zero pi velocemente di questo; in simboli si dice anche che: Quando facciamo un approssimazione della funzione possiamo scrivere

, cio tende

Questa va sotto il nome di formula di Taylor del primo ordine e quella che abbiamo fatto poco fa era la dimostrazione di questa formula; allinizio abbiamo anche detto che approssimiamo la funzione con un polinomio, e nel nostro caso un polinomio di primo grado, cio una retta, abbiamo una formula di Taylor del primo ordine; successivamente vedremo come si approssima una funzione con un polinomio di grado n e parleremo della formula di Taylor. Scriviamo in modo diverso la formula di Taylor del primo ordine:

Ora definiamo la funzione: e la funzione differenziale:

La funzione non necessariamente lineare, mentre la funzione sicuramente lineare perch il prodotto della derivata in un punto, che un numero reale dato che lipotesi che f sia derivabile, per la variabile : per questo sarebbe come avere . Se come funzione prendiamo: Abbiamo che qua deduciamo che: la funzione identica essa stessa e anche . Da

e questo va sotto il nome di teorema del differenziale primo. Sfruttando le cose appena dette possiamo scrivere ancora in un altro modo la formula di Taylor del primo ordine:

Discontinuit della derivata Come avevamo gi detto, possiamo avere funzioni continue la cui derivata non continua perch una funzione pu essere continua in un punto ma non derivabile. Esiste un teorema a proposito di questo che dice:

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Minimo e massimo relativi Consideriamo una funzione . Diremo che

Se questo poi accade per ogni allora il punto si dir rispettivamente di minimo o di massimo assoluto: ovviamente un estremo assoluto anche un estremo relativo, ma non vale il viceversa. Ai fini del teorema che andiamo ora a dimostrare, queste definizioni possono essere scritte come:

Se il punto considerato

possiamo scegliere un indice delta sicuramente minore di

cos da omettere che , perch apparterr sicuramente. Il concetto di estremo relativo non vale se siamo negli estremi dellintervallo perch non sappiamo che succede prima di a e dopo b. Dimostriamo ora il teorema di Fermat che dice:

Se la funzione derivabile in questo punto, allora: Il teorema non vale negli estremi dellintervallo come avevamo gi detto che non possiamo parlare di estremi relativi in a e b; inoltre non vale limplicazione inversa perch la derivata si potrebbe annullare in un punto ma questo non vuol dire che abbiamo un estremo relativo. Dimostriamo il teorema per il minimo relativo, poi la dimostrazione analoga per il massimo:

Consideriamo il rapporto incrementale:

Il numeratore sicuramente positivo per ipotesi (questo vale per il minimo, per il massimo sarebbe sicuramente negativo), perci dobbiamo analizzare h. Nel caso in cui abbiamo:

Invece nel caso

abbiamo:

Siccome la funzione labbiamo supposta derivata questi due limiti sono rispettivame nte e sono uguali, perci ne deduciamo che .
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Grazie a questo teorema possiamo facilmente trovare i minimi e massimi relativi di una funzione: La funzione continua e perci per il teorema di Weirestrass esistono sicuramente massimo e minimo della funzione. Per determinare chi sono dobbiamo analizzare i punti in cui la derivata prima si annulla perch questi, per il teorema di Fermat, sono degli estremi relativi, a parte alcuni casi citati prima, il valore della funzione negli estremi e in pi i punti di non derivabilit, dato che una funzione pu essere continua in un punto ma non derivabile! Per questi calcoliamo i valori che la funzione assume e perci avremo i punti definiti in ascissa e ordinata: Basta poi confrontare per vedere chi pi piccolo e chi pi grande.

Altri teoremi con le derivate Teorema di Rolle

Allora: Dimostriamolo: la funzione continua e perci per Weirestrass esistono sicuramente massimo e minimo: Ora supponiamo che , allora essendo minimo assoluto anche minimo relativo e, dato che la funzione derivabile, per il teorema di Fermat , perci abbiamo trovato il nostro c. Se invece n n , appartiene allintervallo, vuol dire che sono gli estremi di questintervallo e perci, essendo per ipotesi , tutta la funzione sar costante e la derivata si annulla in ogni punto. Allora: Teorema di Lagrange

Dimostriamolo: consideriamo la funzione

Questa continua e derivabile perch composta di funzioni continue e derivabili, inoltre :

perch
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Perci siamo nelle ipotesi del teorema di Rolle:

Cio:

o Conseguenze del teorema di Lagrange Criterio di monotonia Allora

Dimostriamo nel caso della crescenza partendo dalla prima implicazione. Applicando Lagrange:

Questo si pu fare considerando al posto di un intervallo e siamo ancora nelle ipotesi di Lagrange; siccome per ipotesi la funzione crescente, il numeratore maggiore o eguale di zero e anche lo , perci, per la permanenza del segno, risulta che . Analogamente se avessimo la funzione decrescente si dimostrerebbe che . Potendo fare questo per ogni intervallo questo accade per ogni x, perci o . Esiste anche una diversa dimostrazione per questa implicazione. Dimostriamo invece la seconda implicazione:

Siccome nellintervallo considerato, sia che la funzione crescente o decrescente, , nel caso in cui la derivata positiva, il numeratore del rapporto incrementale deve essere positivo, nel caso in cui la derivata negativa il numeratore del rapporto incrementale deve essere negativo. Nel nostro caso: Cio la funzione crescente. Se la derivata fosse strettamente maggiore o minore di zero allora la funzione strettamente monotna, ma se strettamente crescente non detto che la derivata sia strettamente maggiore di zero per le stesse ragioni esposte prima per cui la derivata si pu annullare senza che ci troviamo in un estremo relativo o anche in un punto a tangente orizzontale. Corollario

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Se f costante ovviamente la derivata sempre zero. Se la derivata 0 allora per il criterio di monotonia abbiamo che:

Tutte le conseguenze del teorema di Lagrange si devono intendere nelle ipotesi del teorema, perci bisogna fare sempre attenzione alla continuit e alla derivabilit! Grazie ai teoremi enunciati ora possiamo studiare massimi e minimi di una funzione e i suoi intervalli di monotonia; esistono anche altri modi per trovare massimi e minimi usando la derivata seconda o addirittura quella terza ma, anche se li enunceremo per completezza, meglio non usarli per il motivo che un estremo relativo potrebbe trovarsi in un punto non derivabile due volte. Teorema di de l'Hpital

In queste ipotesi abbiamo il limite:

Il teorema applicabile pure per la forma di indeterminazione:

perch entrambe queste forme si riconducono alla forma di indeterminazione pure se abbiamo solo limite destro o solo limite sinistro. In questi casi il teorema ci dice che:

. Inoltre vale

purch questo ultimo limite esiste. Se questo limite si presenta ancora in una di queste due forme indeterminate si pu riapplicare questa regola e cos via. Dimostriamo il teorema per un caso semplice, aggiungendo altre due ipotesi, la dimostrazione completa un po pi tecnica: Dato che le due funzioni sono derivabili in , sono anche continue in questo punto e perci:

Per questo abbiamo che:

perch abbiamo sottratto una quantit nulla sopra e sotto. Questultima uguale anche a:

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Ma possiamo scrivere

perci:

Cio:

Concavit e convessit

Il significato di queste definizioni che una funzione convessa se, considerata la tangente in un punto, la funzione assume valori al di sopra di questa tangente, analogamente concava se i valori assunti sono al di sotto della tangente considerata. Se questo accade per ogni punto dellintervallo, allora la f unzione sar convessa o concava in quellintervallo. Un punto in cui la funzione da concava diventa convessa o viceversa, si chiama punto di flesso. Enunciamo ora il criterio di concavit e convessit, supponendo che la funzione f sia derivabile due volte nellintervallo in cui definita:

La relazione tra la 2^ e 3^ parte gi sappiamo essere verificata perch labbiamo dimostrato nel criterio di monotonia. La relazione tra 1^ e 2^ non la dimostriamo perch troppo tecnica. Grazie a questultimo teorema possiamo fare lo studio completo (o quasi) della funzione, che si articola nei seguenti punti: - Campo di esistenza della funzione (C.d.e o dominio); - Intersezione con gli assi, eventuale parit o disparit della funzione e positivit; - Determinazione degli asintoti con lo studio ai limiti del C.d.e; - Intervalli di monotonia ed estremi relativi grazie allo studio della derivata prima; - Concavit e convessit della funzione grazie allo studio della derivata seconda. Ricordiamo solo la formula dellasintoto obliquo (perch quello orizzontale e verticale so no ovvi):

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La formula di Taylor Abbiamo gi visto in precedenza la formula di Taylor del primo ordine, ora vediamo come approssimare una funzione con un polinomio di grado n attraverso quella che la vera e propria formula di Taylor. Prendiamo . Possiamo costruire il polinomio di grado ennesimo:

Riassunto con una simbologia migliore:

Questo il polinomio di Taylor di ordine n e punto di partenza allora avremmo la formula di Mac-Laurin:

. Se il punto di partenza fosse 0,

Quando abbiamo parlato della formula di Taylor del primo ordine, abbiamo visto che errore commettevamo nellapprossimare la funzione con quel polinomio che una retta; vogliamo vedere lerrore commesso adesso: intuitivamente lerrore minore perch maggiore il grado del polinomio, quindi pi grande n, pi questo approssima meglio la funzione. Definiamo: Assicuriamoci che vero che ancora un infinitesimo, e quindi che la formula di Taylor approssima la funzione, e soprattutto di che grado di infinitesimo :

Si dimostra che lordine di infinitesimo

, perci possiamo scrivere:

e perci lerrore che commettiamo certamente minore di quando approssimavamo con la formula di Taylor del primo ordine. La dimostrazione questa:

Essendo numeratore e denominatore derivabili n-1 volte ed essendo il limite nella forma indeterminata , possiamo applicare n-1 volte il teorema di de lHpital e abbiamo:

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Questo limite si presenta ancora una volta nella forma indeterminata

, ma non possiamo

riapplicare LHpital perch la funzione derivabile n-1 volte; ci accorgiamo per che questo limite si pu risolvere come:

Perci risulta dimostrato che il polinomio di Taylor di grado n differisce dalla funzione di un infinitesimo di ordine n. Ma in pratica a cosa serve la formula di Taylor? Luso che ne facciamo noi interessa il calcolo dei limiti: alcuni limiti che non si possono ricondurre a limiti notevoli possono essere risolti con la formula di Taylor; facciamo qualche esempio per capire come si usa usando inizialmente la formula di Mac-Laurin per semplicit: - 1: approssimare la funzione con formula

Capito pi o meno come va inutile che me le calcolo tutte; in ogni caso si calcolano fino allordine di infinitesimo che mi interessa, dopo lo capiremo meglio. In questo caso abbiamo che:

In questa funzione i fattoriali si semplificano con le derivate e ne rimane solo il primo numero, il segno alternato e si ha questa funzione ora scritta approssimata allordine n.

In generale difficile che riusciamo a capire fino alla derivata ennesima come si approssima la funzione perci ci si ferma dove ci serve; elenchiamo di seguito altre tre funzioni che si capisce come vanno fino allordine n:

La funzione seno una funzione dispari e vediamo nello sviluppo che compaiono solo gli esponenti dispari. Il segno alternato e questo lo esprimiamo in generale con il pezzo scritto alla fine; inoltre lordine di infinitesimo si noter essere di uno maggiore: questo perch pari e le potenze pari non ci sono mai perci mi posso allargare pure sullordine superiore. c La funzione coseno invece sappiamo essere pari e lo vediamo in questo sviluppo. Tutte le altre considerazioni sono analoghe a quelle fatte per la funzione seno. 92

c Dallo sviluppo dellarcotangente capiamo che come la funzione seno tranne che per i fattoriali e che pari pure lei.

Se invece della funzione in x, avessimo la funzione in , lo sviluppo lo stesso sostituendo a , : ovviamente anche lordine di infinitesimo viene sostituito da . Riguardando lo sviluppo del seno possiamo anche capire quando noi approssimiamo a x per angoli piccoli che errore commettiamo. - 2: usare la funzione approssimata per il calcolo dei limiti Quando calcoliamo un limite e approssimiamo le funzioni non possiamo avere due funzioni approssimate allo stesso ordine di infinitesimo se siamo nel caso: perch se facciamo:

niente possiamo dire su perch assolutamente non fa 0! In generale bisogna ricordare che se ho due infinitesimi dello stesso ordine non possiamo trascurarli! Vediamo come, con la formula di Taylor, possiamo calcolare lordine di infinitesimo:

Ora, ai fini del limite che dobbiamo calcolare, ci basta approssimare seno fino a primo x se ne va con il x che avevo, dopodich ho:

perch il

Ho trascurato linfinitesimo pi piccolo che per il principio di sostituzione degli infinitesimi e da questo deduco che lordine di infinitesimo di 3. Questo esempio ci fa pure capire che non posso trascurare gli infinitesimi quando ne ho due dello stesso ordine, perch io avevo e . Ora potevo pensare che lordine complessivo era 0 oppure 1, ma come abbiamo detto ora e come abbiamo gi fatto vedere che se ho la somma di due funzioni infinitesime dello stesso ordine non poss o dire che lordine complessivo il pi piccolo tra i due (principio enunciato parlando di infinitesimi e infiniti), abbiamo dimostrato che lordine di questa differenza 3, che non centra niente con gli ordini delle singole funzioni. Questi sono degli esempi su come usare Taylor, il procedimento sempre lo stesso.

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GLI INTEGRALI Luniforme continuit Sappiamo che una funzione si dice continua in un intervallo I quando: Ci chiediamo se possibile trovare un che dipenda solo da l e non dal punto considerato per il quale sia possibile verificare questa condizione di continuit: questesigenza nasce dal fatto che ai fini del calcolo integrale, questa nuova continuit pi forte che stiamo cercando di introdurre, essenziale. In generale, per funzioni continue, deve dipendere da e da e vediamolo ad esempio per:

Perch si verifichi la continuit, questo deve essere vero per ogni x considerata; allora si considera:

Se facciamo il limite per

che va a pi infinito di questa quantit abbiamo:

Allora, per questa funzione e questintervallo considerato non possibile trovare un indice che dipende solo da : se avessimo avuto lindice dipendente anche dal punto, avremmo avuto una e non ci sarebbero stati problemi riguardo al limite. Abbiamo dimostrato cos che non tutte le funzioni continue godono di questa propriet ma solo le funzioni che sono dette uniformemente continue:

Dalla definizione capiamo anche che una funzione uniformemente continua anche continua e abbiamo visto prima che non vale il viceversa. Facciamo un esempio di funzione uniformemente continua:

Questo indice delta esiste perch facciamo vedere che:

e questa quantit minore di quando , e perci . Abbiamo trovato una funzione uniformemente continua e ce ne sono altre; esiste poi un importante teorema, il teorema di Cantor, che dice che se una funzione continua in un intervallo chiuso e limitato, allora uniformemente continua: Questo teorema molto importante per trovare le funzioni uniformemente continue, ma ovviamente non sono tutte perch come abbiamo visto la funzione intervallo che non chiuso e limitato, comunque uniformemente continua. La dimostrazione di questo teorema non la facciamo perch troppo tecnica.
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, considerata in un

Ci sono anche altre funzioni uniformemente continue che sono le funzioni lipschitziane:

Dalla definizione possiamo capire che se la funzione lipschitziana, allora anche uniformemente continua perch lindice da cui dipende la condizione di continuit sar:

cio un indice che dipende solo da . Una funzione uniformemente continua invece non lipschitziana; allora questo un concetto ancora pi forte di continuit e per capirlo bene posiamo rappresentare con gli insiemi questi tre concetti:

dove, ricordiamo, che allinterno delle uniformemente continue ci sono anche tutte le funzioni continue e limitate (per il teorema di Cantor). Enunciamo e dimostriamo un interessante teorema a proposito delle funzioni lipschitziane: Il teorema dice in sostanza che una funzione derivabile anche lipschitziana quando la derivata definita in un intervallo limitato superiormente. Ricordandoci sempre di , abbiamo fatto vedere prima che questa uniformemente continua, per non lipschitziana perch la sua derivata definita in . Dimostriamo il teorema solo per limplicazione dato che la nostra funzione derivabile per ipotesi, presi abbiamo:

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Inoltre da questo deriva che:

Ma allora: cio la funzione lipschitziana.

Il concetto di integrale Il concetto di integrale nasce dallesigenza di voler calcolare larea di figure che non sono poligoni noti, prima tra tutte larea del cerchio: da qua poi lintegrale diventa un concetto pi generale. Il ragionamento che sta alla base di questo calcolo integrale quello di cui avevamo parlato anche nellintroduzione ai limiti perch si pensa di approssimare il cerchio con poligoni noti inscritti e circoscritti aumentandone sempre pi il numero di lati e, come abbiamo gi detto, se il numero di lati infinito, abbiamo proprio larea del cerchio. Lintegrale di cui parleremo lintegrale di Riemann, perch esistono anche altri tipi di integrale che saranno poi analizzati in un altro corso: la differenza tra questi integrali sta anche su come si effettua la scomposizione di cui ora parleremo. Abbiamo gi parlato di partizione di un insieme e ora ne richiamiamo il concetto applicandolo agli intervalli:

Possiamo considerare infinite partizioni di ogni intervallo considerato; tra tutte abbiamo la partizione banale: Le partizioni sono comunque composte da un numero finiti di elementi. Si chiama partizione, come avevamo dato la definizione di partizione nella teoria assiomatica dei numeri reali, perch:

A volte, invece di partizione, pu essere chiamata pure decomposizione, perch poi linsieme delle partizioni compone lintervallo Notiamo inoltre che la somma delle ampiezza di ogni singola partizione d lampiezza dellintervallo di partenza:

Consideriamo una funzione limitata: Possiamo prendere una partizione dellinsieme di definizione e considerare per ogni intervallo lestremo superiore e lestremo inferiore che la funzione assume in questintervallo: f
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Siccome la funzione limitata e sono reali (finiti) e anche tutte le partizioni della funzione lo sono; inoltre se consideriamo la partizione banale abbiamo: f

chiaro che si ha A questo punto definiamo:

Nel caso della partizione banale:

immediata, anche per quello che abbiamo detto prima, la relazione:

e lo si pu capire anche graficamente: in sostanza quando facciamo un stiamo facendo larea di un rettangolino inscritto nella curva , mentre quando facciamo facciamo larea di un rettangolino circoscritto alla curva. Perci: f

Si dimostra facilmente che, prese due partizioni qualsiasi

, vale la relazione:

Le due partizioni di ovviamente possono anche uguali e labbiamo gi fatta vedere prima questa relazione, per ci interessa dimostrare questo lemma in generale; in sostanza, quello che sosteniamo con questo lemma che, considerati:

Questi due insiemi sono linsieme delle somme integrali inferiori dati sulla partizione e linsieme delle somme integrali superiori dati sulla partizione , perci sono composti da tutte le somme fatte con le diverse partizioni possibili. Facciamo questa dimostrazione per un caso semplice perch ci accorgiamo nella dimostrazione che poi vale in generale, solo per semplicit della dimostrazione che ora andiamo a scegliere due partizioni che differiscono per soli due elementi:

Lunione di questi due insiemi ancora una partizione: Dobbiamo far vedere che

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Siccome , perch questo avviene per la somma integrale di qualsiasi partizione, dobbiamo dimostrare due cose: Iniziamo con la prima: Scriviamo per esteso queste due somme integrali:

In questo sviluppo abbiamo: f f Questi due sono maggiori o al pi uguali di perch compreso tra e si pu vedere graficamente che questa condizione sempre verificata. Fatte queste considerazioni si ha in conclusione che le sommatorie della prima parentesi si semplificano (non completamente) con la sommatoria della seconda e resta: Perci, risulta cos dimostrato che: La dimostrazione si pu fare del tutto analogamente per e , per cui si avr .

con la differenza che sar

Come abbiamo detto questo lemma comporta che i due insiemi sono separati e come abbiamo gi visto nella teoria assiomatica dei numeri reali vuol dire anche che: f perch questi due sono sottoinsiemi di e quindi ammettono elementi di separazione. Per definizione: f f Infatti lestremo superiore dellinsieme A sar la somma integrale inferiore fatta su una partizione in modo che questa sia la pi grande delle somme integrali inferiori, mentre lestremo inferiore dellinsieme sar la somma integrale superiore fatta su una partizione in modo che questa sia la pi piccola delle somme integrali superiori. A questo punto possiamo dare la seguente definizione: Questo, considerando gli insiemi definiti prima, significa che i due insiemi sono contigui, cio che esiste un unico elemento di separazione:

Perci, considerata una funzione limitata, lintegrale inferiore e lintegrale superiore ci sono sempre, per non detto che i due coincidano e che perci la funzione integrabile: allora dimostriamo la condizione di integrabilit secondo Riemann che una sorta di ri-dimostrazione
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della propriet di avvicinamento indefinito degli insiemi separati dimostrata a proposito della contiguit degli insiemi in : Per la dimostrazione consideriamo che: f - prima implicazione Siccome integrabile per ipotesi:

Preso un

, per la seconda propriet dellestremo superiore si ha:

Analogamente, per la seconda propriet dellestremo inferiore:

Considerata la partizione unione

si ha che:

Da questo deduciamo che:

Siccome per ipotesi si ha che , abbiamo trovato la partizione che verifica la condizione di integrabilit secondo Riemann, tale che . - seconda implicazione Sappiamo che , anzi sappiamo pure che in generale vale: Ma per ipotesi abbiamo che e abbiamo cos dimostrato che f integrabile. Significato geometrico dellintegrale Consideriamo sempre e cominciamo con il considerare la funzione tutta positiva perch siccome lintegrale unarea, larea sempre positiva. Si chiama rettangoloide di base linsieme delle coppie: perci abbiamo che:

chiaro che se la funzione fosse costante si avrebbe proprio un rettangolo. In generale larea del rettangoloide c sempre ma vedremo che noi possiamo ben definirla solo se f integrabile perch in generale sar solo approssimabile dato che e esisteranno sempre per
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qualsiasi funzione limitata. Ora possiamo anche vedere graficamente tutte le definizioni date prima a proposito delle somme integrali; quando scriviamo:

se , stiamo considerando tutti i rettangoli sotto la curva che sommati danno luogo a un plurirettangolo: il pluri-rettangolo ovviamente contenuto in A. Analogamente linterpretazione geometrica della somma integrale superiore larea di un pluri-rettangolo che contiene A. I due pluri-rettangoli allora approssimano larea sotto la curva ed ovvio che pi la composizione si infittisce, tanto meglio larea sar approssimata: abbiamo larea del rettangoloide quando succede che , che si verifica solo se f integrabile.

Propriet dellintegrale Fin ad ora abbiamo considerato lintegrale quando . Se invece si ha:

Se invece

posto:

Poi per come abbiamo dato la definizione, se

allora anche

questo labbiamo osservato dal grafico e sempre graficamente, oltre che dalle definizioni, si ha:

Da questultima relazione ricaviamo facilmente lintegrale di una funzione costante perch:

Le altre propriet sono: - propriet di additivit

Questa relazione vale per qualsiasi a,b,c e in qualsiasi ordine sono tra loro e lo facciamo vedere con una piccola dimostrazione fatta per e per esempio : allora la relazione, per una delle propriet precedente, si scrive come

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- linearit La linearit una delle propriet pi importanti dellintegrale. Prese

si ha che:

Questa propriet non la dimostriamo ma fondamentale ed inoltre significa che lapplicazione:

confronto

Dimostriamo questa propriet: per ipotesi Per la linearit allora si ha:

Siccome sappiamo che:

concludiamo che:

- integrale del valore assoluto Per qualsiasi funzione vale sempre la relazione Per il confronto degli integrali che abbiamo appena visto, ne deriva che:

Che la stessa cosa che dire:

Notiamo che questa una specie di disuguaglianza triangolare perch lintegrale una somma e allora come dire che il valore assoluto della somma sempre minore o uguale della somma dei valori assoluti.

Funzioni integrabili Fino ad ora abbiamo supposto che la funzione considerata sia integrabile, ma ci interessa sapere quando possiamo dire che una funzione integrabile: ricordiamo sempre che condizione fondamentale perch una funzione sia integrabile che sia limitat a (nellinsieme di definizione e nellinsieme dei valori), per ora dimostriamo i seguenti teoremi sullintegrabilit.
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- Ogni funzione continua in integrabile Notiamo subito che se la funzione definita in un intervallo chiuso ed continua, allora anche linsieme dei valori limitato, altrimenti non sarebbe continua. Dobbiamo dimostrare che: verificando la condizione di integrabilit secondo Riemann, cio: Dallipotesi sappiamo che la funzione continua e, essendo pure limitata, il teorema di Cantor ci dice che essa uniformemente continua, cio:

Allora scegliamo una partizione dellintervallo in modo che vedere che questa partizione soddisfa la condizione di integrabilit:

e facciamo

Ora, siccome la funzione continua, si ha che

Allora abbiamo:

Siccome i punti

ed

appartengono allintervallo

, si ha:

e per luniforme continuit della funzione questo implica:

Perci la sommatoria che di sopra :

e allora in conclusione, verificata la condizione di integrabilit:

Ogni funzione monotona e limitata integrabile

Ancora una volta dobbiamo dimostrare la condizione di integrabilit secondo Riemann e per ipotesi sappiamo che la funzione monotona; per fissare le idee supponiamo sia crescente:

Consideriamo le somme integrali e facciamo la differenza della superiore con quella inferiore:

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Ora abbiamo, per la crescenza, che: f Per la definizione di limite di funzione:

e a questo punto consideriamo la somma: Per la disuguaglianza triangolare si ha: perci in conclusione: Ma in ogni intervallo il f perci il valore assoluto diventa:

Fatte tutte queste considerazioni la nostra sommatoria diventa:

cio: (DIMOSTRAZIONE FACOLTATIVA, DOVREBBE ESSERE CORRETTA MA CONTROLLARE BENE I PASSAGGI E NON FIDARSI TROPPO DELLE COSE FATTE RIGUARDO AL LIMITE). Teoremi sugli integrali Abbiamo gi visto prima il 1 teorema della media enunciandolo nelle propriet degli integrali:

Il termine tra minimo massimo chiamato media integrale. Il secondo teorema della media dice che:

In sostanza il teorema dice che, se la funzione continua, alla la funzione assume anche un valore che pari alla media integrale. Dimostriamolo: siccome la funzione continua

Ora, per il secondo teorema dei valori intermedi (che abbiamo dimostrato parlando di funzioni continue), la funzione assume tutti i valori tra massimo e minimo ed in particolare assumer il valore

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Enunciamo ora il teorema fondamentale del calcolo integrale e ne capiamo limportanza dopodich lo dimostriamo: la funzione continua anche in e siccome limitata possiamo scrivere:

In questo modo abbiamo definito una nuova funzione che chiamiamo funzione integrale che :

Se ad esempio prendiamo la funzione

, di cui gi sappiamo calcolare lintegrale, abbiamo:

Questa funzione pu essere scritta per qualsiasi funzione integrabile per noi ci limitiamo per semplicit solo alle funzioni continue. Dalla definizione data discende subito che:

Fatte tutte queste considerazioni, che fanno parte sempre del teorema, abbiamo che: Limportanza del teorema si capisce dal nome: grazie a questo possiamo calcolare per ogni funzione (supposto di poter scrivere la funzione integrale) il suo integrale, sfruttando la derivata che gi sappiamo calcolare. Dimostriamo allora questo teorema; consideriamo il rapporto incrementale:

Tutto questo supposto che anche , ma chiaro che adesso vogliamo andare al limite e perci h piccolo. Nellultimo passaggio abbiamo proprio la media integrale perch come:

Che la media integrale in:

Dobbiamo distinguere due casi:

In questultimo caso si ha:

Abbiamo scritto tutto positivo per le propriet gi viste e questa sempre la media integrale.
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A questo punto, in entrambi i casi, vale il teorema della media che dice:

Ancora da h dipendono due casi:

Ma se

si ha che

e, dato che per ipotesi la funzione f continua, si ha che:

Perci abbiamo dimostrato che, purch esista, si ha:

Cio che

Formula fondamentale del calcolo integrale Il teorema fondamentale del calcolo integrale ora dimostrato mette in relazione lintegrazione definita con lintegrazione indefinita, permettendo cos il calcolo integrale. data la seguente definizione:

Ad esempio se

si ha che:

Cominciamo a notare la costante perch ovviamente ora, derivando questespressione, si ha che la derivata della costante nulla. Non sempre facile trovare la primitiva di una funzione, potrebbe anche non esserci o essere molto difficile da calcolare, perci si ricorre ad alcune tecniche: in generale per le funzioni continue, essendo integrabili, hanno primitiva. Riguardo alla costante si ha che:

Cio, le primitive di una funzione differiscono per una costante: questo ci dice anche che una funzione ha infinite primitive e trovata una le abbiamo trovate tutte. Dimostriamo questo piccolo teorema: Vogliamo dimostrare che G e H differiscono per una costante. Dalle conseguenze del teorema di Lagrange si deduce allora che
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Dimostrato questo si definisce integrale indefinito linsieme di funzioni:

Come avevamo anticipato prima, nel caso f sia continua siamo sicuri che linsieme non vuoto perch c almeno una funzione dato che ha lintegrale: ma se c una funzione ne ho infinite che differiscono per una costante. In conclusione di tutto questo che abbiamo ora detto possiamo dimostrare la formula fondamentale del calcolo integrale.

Si pu anche scrivere con notazione diversa, la primitiva valutata nei due estremi: La dimostrazione rapida; prendiamo G che una primitiva di f e dato che f continua sar

Abbiamo che

Allora riscriviamo

Poi facciamo

Da questultima si ricava che:

Con questo abbiamo concluso il discorso sugli integrali, bisogna solo enunciare alcuni metodi per il calcolo di integrali che non sono banali (al riepilogo).

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SERIE NUMERICHE Introduzione Il concetto di serie nasce dal concetto di limite e soprattutto dal concetto di somma di limite. Prendiamo in considerazione la somma: Come si vede una somma di infiniti termini e in generale questo non possibile: questa unoperazione che non si pu fare a mano, ma si pu ricorrere al limite. Consideriamo:

Queste ora costruite sono chiamate somme parziali o ridotte ennesime. Inoltre, se ci facciamo caso, abbiamo costruito una successione: Questa chiamata successione delle somme parziali (o ridotte ennesime) ed la serie. solo una definizione, ma il concetto di serie prende senso quando:

Se questo limite esiste diremo che la serie regolare, altrimenti diremo che indeterminata; poi se il limite, supposto che esiste, finito diremo che la serie convergente, se infinito diremo che la serie divergente: tutto come per i limiti di successione. Il limite di questa serie proprio la somma che stavamo cercando allinizio perci, quella di cui abbiamo appena parlato, sar detta serie di termine generale

Con un abuso di notazione la indicheremo come:

Cominciamo a considerare la somma

e vogliamo studiarne il carattere della serie: studiare il carattere di una serie significa vedere se convergente, divergente o indeterminata ed quello che ci interessa di sapere di una serie per capire quanto vale poi la somma. Stiamo attenti a non confondere la somma con la serie perch la serie una successione.

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Allora dobbiamo vedere se esiste il limite della successione Per prima cosa bisogna vedere chi :

cio la serie:

Si fa vedere per induzione che questo uguale a:

Verifichiamolo: -

Supposto che si possa scrivere come detto

, questo implica

Abbiamo cos fatto vedere che, supposto che la formula vale per dobbiamo trovare il limite:

vale anche per

. Allora

In questo modo abbiamo visto che la serie convergente e che la sua somma 1. Analizziamo unaltra serie:

Qua molto chiaro il discorso di prima, cio che non dobbiamo confondere il termine generale della somma con la serie perch il termine generale , ma la serie : Il limite di questa serie chiaramente infinito e perci diverge. Daltronde la somma di infiniti uno (o di qualsiasi altro numero positivo) per forza pi infinito. Consideriamo unultima serie:

Vediamo com costruita la serie:

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Siccome abbiamo fatto vedere che la serie ha due estratte con limite diverso, la serie indeterminata e ovviamente non possiamo dire quant questa somma. Anche qua vediamo la differenza tra il termine generale (anche se ci ricorda una successione indeterminata gi studiata, ) e la serie. Lo studio del carattere della serie, ai fini pratici, ci serve per studiare gli algoritmi perch sapere se una serie converge o meno fondamentale per capire se abbiamo un buon algoritmo o meno.

Condizioni di convergenza di una serie Data limportanza di capire la convergenza di una serie e anche di calcolare quanto fa effettivamente la somma infinita che abbiamo, c bisogno di analizzare in quali condizioni si pu calcolare e studiare il carattere della serie. Una prima condizione necessaria ma non sufficiente affinch si possa calcolare la somma che la successione generatrice sia infinitesima:

Limplicazione inversa non vale, vediamo qualche esempio:

Perci se la successione infinitesima non vuol dire che la somma sia finita, per grazie a questo, se gi vediamo che il termine generale della serie non infinitesimo, possiamo escludere a priori che la serie converga. Dimostriamo questa condizione di calcolo: per ipotesi la serie converge perch abbiamo detto che la somma un numero reale, perci consideriamo

Questo lo possiamo fare perch il limite della successione serie esiste per ipotesi e inoltre il limite s sia per che per . Da questo si deduce che il limite di 0, cio la successione data dal termine generale della somma infinitesima. Riassumendo tutto quello fatto fin ora abbiamo che: - Se la serie converge, allora la somma finita, anche se non sappiamo quant: condizione necessaria, ma non sufficiente, per la convergenza della serie che la successione data dal termine generale della somma, sia infinitesima; - Se la serie diverge allora la somma infinita; - Se la serie indeterminata non possibile calcolare la somma. Se la successione che ha come termine generale quello generatore della somma non infinitesima, possiamo dire a priori che la serie diverge o che indeterminata.
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Condizione necessaria e sufficiente per la convergenza di una serie la condizione di Cauchy:

Facciamone la dimostrazione:

Abbiamo infatti dimostrato a suo tempo che una successione convergente se e solo se di Cauchy; esplicitiamo allora che significa che una successione di Cauchy:

Per fissare le idee il nostro m , ma poteva anche essere perch c il valore assoluto non cambia niente: limportante che questo accade da un certo indice . Nel nostro caso noi possiamo scrivere con e perci abbiamo:

Traendo le conclusioni facciamo vedere che abbiamo dimostrato la condizione di convergenza, cio che:

Carattere di una serie Sappiamo che cambiando un numero finito di termini di una successione, il limite della successione non cambia: nel nostro caso questo non proprio vero perch se cambiamo finiti termini della somma, in realt ne abbiamo cambiati infiniti per la successione delle somme perch:

Abbiamo cambiato due termini, vediamo che successo alla successione delle somme parziali:

I termini di questa successione sono cambiati tutti; in ogni caso per, la serie comunque una successione in cui sono stati cambiati un numero finito di termini e perci il limite lo stesso.
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Allora possiamo concludere che, se cambiamo un numero finiti di termini della somma di partenza, nella successione delle somme parziali saranno cambiati infiniti termini e perci la somma cambia, ma nella serie sono stati cambiati comunque un numero finito di termini e perci il carattere rimane lo stesso. Facciamo una dimostrazione di questo; consideriamo:

Allora sar chiamata serie resto ennesimo, la somma:

Si dimostra che:

Dimostriamo dapprima limplicazione

che banale: se scegliamo

, dato che per ipotesi

si ha che:

Dimostriamo ora laltra implicazione abbiamo che la somma parziale fino a

: considerando la somma che per ipotesi converge,

Analogamente possiamo considerare la somma parziale fino a

della serie resto ennesimo:

Dalle considerazioni fatte prima circa la serie resto ennesimo, capiamo subito che:

Allora passiamo al limite su k della somma parziale della serie resto per vedere se converge:

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Siccome la somma parziale

non dipende da k, esce fuori dal limite; vediamo il limite chi :

Abbiamo cos dimostrato che anche la serie resto ennesimo converge perch data dalla differenza della serie che per ipotesi converge e una somma parziale che un numero finito perch somma di finiti termini: ovviamente converge a un numero diverso ma comunque converge anche la serie resto ennesimo. Possiamo ancora continuare a far vedere che, considerata come la serie associata alla serie resto ennesimo: Analizziamo lultimo passaggio: la serie resto ennesimo abbiamo visto che era uguale alla serie di partenza che converge e perci si pu scrivere come , meno la somma parziale che allinfinito, essendo somma parziale della serie che converge, avr limite s anche lei. Perci abbiamo che: Grazie a questo che abbiamo ora dimostrato, se abbiamo due serie che differiscono per un numero finito di termini, possiamo sempre considerare una come il resto ennesimo dellaltra e in questo modo possiamo sapere il carattere di entrambe analizzandone una sola: limportante ricordare che sapremo se converge o meno, ma non sapremo quanto fa la somma perch cambia! Operazioni con le serie Vista la stretta relazione tra il concetto di serie e quello di limite, vediamo anche come dalle operazioni con i limiti si ricavano le operazioni con le serie:

Dimostrazione:

Questo si pu sempre fare a meno dellindeterminazione

Questo si dimostra analogamente a prima con le propriet dei limiti e si pu sempre fare a meno dellindeterminazione .

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Riguardo al prodotto e al rapporto di serie nulla possiamo dire perch, ad esempio, consideriamo la serie:

Ricordiamoci sempre che questa la somma:

Questa non pu essere scritta come:

perci non possiamo sfruttare le propriet dei limiti. Stessa cosa per il rapporto.

Ricerca del carattere di una serie Abbiamo parlato gi del carattere di una serie, fatto vedere una condizione necessaria di convergenza e la condizione necessaria e sufficiente di convergenza, la condizione di Cauchy; poi abbiamo fatto vedere la relazione tra serie che differiscono di un numero finito di termini. Ora vogliamo parlare di alcune serie che sono considerate come campioni per la ricerca del carattere di una serie e poi enunciare il criterio di confronto, che permette, sfruttando serie campione, di trovare il carattere di unaltra serie. Diamo le seguenti definizioni:

Una serie che a termini non negativi (analogamente per quella a termini non positivi) regolare. Dimostriamolo:

Allora la successione monotona crescente (se era a termini non positivi era decrescente) e il teorema di regolarit delle successioni monotne ci dice che: Se poi la successione serie pure limitata allora sappiamo, sempre dal teorema di regolarit delle successioni monotne, che la serie converge, altrimenti diverge. Alla luce di questo, consideriamo due serie generate da tali che:

analogamente si poteva fare tutto negativo, non cambia niente; siccome a noi interessa il carattere della serie, invece di ogni n, questo poteva anche succedere da un certo indice in poi.

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Il criterio del confronto ci dice che:

Dimostriamo questo criterio:

Siccome le due serie sono a termini non negativi (potevano essere anche a termini non positivi) sappiamo che hanno sicuramente limite, finito o infinito: Applicando il teorema del confronto delle successioni otteniamo esattamente il criterio di confronto delle serie:

Con quello che abbiamo appena visto possiamo studiare due serie importanti: - La serie geometrica - La serie armonica (e poi quella armonica generalizzata) Serie geometrica

Si chiama serie geometrica perch questa una progressione geometrica di ragione x. Questa serie, se , a termini non negativi; se fosse allora sarebbe alternata e vedremo dopo cosa possiamo dire al riguardo. Assodato che deve essere per ora, si ha che se :

Siccome in entrambi i casi il termine generale non infinitesimo, per

la serie diverge.

Questo risultato dato per il confronto della serie con che sicuramente fa infinito perch la somma di infiniti uno, e la serie con che per il confronto possiamo dire essere infinita:

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Laltro caso da analizzare, che pure il pi interessante, :

Questuguaglianza sempre vera perch:

Fatto questo possiamo scrivere:

Se passiamo al limite possiamo vedere anche da qui i casi analizzati prima: -

Ora dipender dalla ragione della progressione il risultato, ad esempio:

Serie armonica

Questa serie labbiamo gi vista e abbiamo notato che, anche se il temine generale infinitesimo, la serie diverge positivamente; ora lo possiamo dimostrare:

Fatte queste considerazioni allora possiamo sicuramente scrivere:

Se facciamo lintegrale e sfruttiamo il confronto tra gli integrali, si ha che:

Ora possiamo fare la sommatoria di questi ed avere:

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Con questo espediente abbiamo minorato la serie di cui vogliamo trovare il limite. Proseguendo si ha che:

Siccome il primo limite sappiamo essere infinito, anche il secondo lo , e abbiamo cos dimostrato che la serie armonica ha limite infinito grazie al confronto tra le serie. La serie armonica pu essere generalizzata come:

Notiamo subito che se ricadiamo nel caso precedente. Inoltre dobbiamo studiare questa serie solo per perch se abbiamo una somma infinita di tanti uno e non ci interessa; se invece abbiamo che:

Allora ci resta da studiare la serie armonica generalizzata per: Ragionando analogamente a prima si arriva a dire che: -

Ora se -

il limite pi infinito.

Avendo maggiorato la serie con una quantit sicuramente finita, abbiamo dimostrato che la serie converge per :

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Criteri di convergenza La serie armonica generalizzata che abbiamo analizzato ora molto utile per il criterio di convergenza delle serie che si basa sugli ordini di infinitesimo. Noi avevamo gi osservato che perch una serie converga, il termine generale deve essere infinitesimo per solo questo non basta, una condizione necessaria ma non sufficiente. Il criterio dellordine di infinitesimo ci fa capire quando una serie converge dato . Se abbiamo che:

Possiamo distinguere due casi:

Capiamo prima questo che significa e poi vediamo la dimostrazione. Per prima cosa notiamo che il limite sempre perch sicuramente positivo e poi abbiamo detto che il criterio di infinitesimo enunciato per : il teorema del confronto (o anche della permanenza del segno) dei limiti di successione ci assicura che il limite non negativo. A questo punto, se il limite un numero reale (anche 0) e la , che svolge in un certo senso il ruolo dellordine di infinitesimo, maggiore di uno, vuol dire che infinitesimo di ordine superiore a . Se invece il limite qualsiasi numero diverso da 0 e lordine di infinitesimo , si

ha che la serie diverge (positivamente). Tutte queste considerazioni servono solo a far capire il criterio e si tratta solo di farci attenzione. Dimostrazione: - Caso 1: Stiamo supponendo che il limite sia finito perci possiamo applicare la definizione di limite di successione Possiamo togliere il valore assoluto il caso per noi non rilevante:

Se chiamiamo e notiamo che non stiamo facendo altro che confrontare due serie: Perci, per il criterio di confronto delle serie, se facciamo vedere che converge, converger pure . Ma la serie armonica generalizzata che sappiamo convergere per e perci in conclusione abbiamo dimostrato la prima condizione di convergenza di . - Caso 2: Cominciamo a supporre che ; in questo caso la definizione di limite :

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Siccome abbiamo supposto ora che allinfinito e questo accade soltanto se Ora invece analizziamo il caso rimanente in cui Questa volta consideriamo quando:

abbiamo che anche la successione .

tende

e consideriamo sempre la relazione

Ancora una volta, il limite sar infinito soltanto se . Perci abbiamo cos dimostrato il criterio dellordine di infinitesimo, soltanto per per . Analogamente si verifica che vale pure per serie non positive, limportante che non si tratta con serie di termini negativi e positivi. Esistono, oltre a questo, altri due criteri di convergenza che sono equivalenti, nel senso che quando si pu usare uno si pu usare anche laltro, e sono pi comodi da usare anche se non funzionano sempre, a differenza del criterio sugli ordini di infinitesimo che pi efficace: questi due criteri sono il criterio del rapporto e il criterio della radice. Iniziamo con lillustrare e dimostrare il criterio del rapporto:

Cominciamo col dimostrare che nel caso il limite 1 non possiamo dire niente sulla serie considerando due serie gi viste:

Abbiamo dimostrato in questo modo che, per due serie in cui il limite del rapporto dei termini generali valutati in e in era 1, una volta la serie convergeva e laltra divergeva, per cui non

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possiamo dire nulla: ecco perch si detto prima che questo criterio poco efficace perch il limite 1 spesso per le serie. Dimostriamo invece il caso in cui il limite minore di 1: detto l il limite, per la densit di si ha che esiste sicuramente un x, che pu essere addirittura razionale, tale che Notiamo che il limite sicuramente positivo per la permanenza del segno, dato che queste considerazioni abbiamo che: . Fatte

anzi, dato che possiamo cambiare un numero finito di termini alla serie senza cambiarne il carattere (la somma cambia ma a noi interessa solo il carattere), possiamo dire che questo accade per tutti gli . Allora si ha:

Iterando il processo si ha: In questo modo abbiamo maggiorato la nostra serie con la serie geometrica di ragione :

Grazie al confronto possiamo dire che, se il limite minore di 1, la serie converge dato che maggiorata da una serie che converge. Infine dimostriamo il caso in cui la serie diverge, quando il limite maggiore di 1:

Analogamente a prima, questo pu anche avvenire per ogni se cambiamo un numero finito di termini; in ogni caso, abbiamo che la nostra serie crescente e questo ci dice che non pu tendere a zero essendo : ma se non infinitesima la serie non pu convergere, perci diverge. Vediamo un applicazione di questo criterio appena dimostrato:

Per convergere vogliamo che:

Ma questo limite sempre minore di uno, anzi sempre nullo , per cui la serie converge sempre. Il criterio della radice, abbiamo gi detto essere simile a quello del rapporto, infatti ha le stesse condizioni di convergenza o meno:

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Dimostriamo anche questo criterio partendo dal 3 caso:

E abbiamo visto proprio in modo analogo a prima che non possiamo dire niente se Poi il caso 1 pure si dimostra come prima: questa volta scegliamo

la stessa cosa di scegliere x, solo che cos facciamo vedere una variante alla dimostrazione. Arriviamo cos a maggiorare la serie con:

perch abbiamo la serie geometrica di ragione Infine il caso 2 si dimostra facendo vedere che:

Essendo maggiore di 1 la serie non infinitesima e non pu convergere. Notiamo che la differenza tra i due criteri che in quello della radice possiamo supporre pure perch nella dimostrazione del caso 2 non sfruttiamo la crescenza per far vedere che non tende a 0; nel criterio del rapporto, se supponessimo , non possiamo essere sicuri che sia . Per altri esercizi vedere sul quaderno o sul libro. Serie alternate o a segni alterni Considerato un termine generale e si scrive: , una serie a segni alterni del tipo:

Per le serie alternate esiste un criterio di convergenza: sia

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Di questo criterio non facciamo la dimostrazione, ma vediamo un applicazione: consideriamo

Questa serie chiamata serie armonica a segni alterni e il termine generale

Questa serie, a differenza della serie armonica, convergente perch altre due ipotesi per la convergenza delle serie alterne. Consideriamo invece unaltra serie:

e sono soddisfatti le

Il termine generale della serie tende a zero:

Dobbiamo vedere se decrescente perch sicuramente assume il termine generale :

dato che il valore minimo che

Per verificare che il termine generale decrescente dobbiamo considerare la funzione: c Dato che il denominatore sempre positivo e anche il numeratore perch il coseno oscilla tra -1 e +1 e noi abbiamo un 2 addizionato al coseno, la derivata seconda sempre negativa, perci la funzione decresce sempre. Questo ci dice che la serie convergente. Serie assolutamente convergenti

Il vantaggio di studiare una serie assolutamente convergente che se consideriamo questo sempre non negativo, e perci valgono i criteri illustrati fin ora. In questo modo, presa una serie che a termini misti e non alternata, se questa assolutamente convergente, dimostriamo ora che convergente:

Limplicazione inversa non vale e questo ci dice anche che lassoluta convergenza un concetto pi forte della convergenza semplice.
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Cominciamo a far vedere che non vale limplicazione inversa: sappiamo che la serie armonica a segni alterni convergente, ma se consideriamo:

abbiamo la serie armonica che sappiamo divergere, ed cos dimostrato che non vale limplicazione inversa; facciamo invece la dimostrazione per limplicazione che vale : per la disuguaglianza triangolare si ha che

Abbiamo per ipotesi che

e per la condizione di convergenza di Cauchy abbiamo che se la serie convergente: Sappiamo anche che possiamo cambiare un numero finito di termini affinch questo accada per tutti i numeri naturali. Ma se questo vero, vale in particolare che: Attenzione, da questo passaggio che non si torna indietro, limplicazione inversa qua non vale! Detto questo allora, lespressione appena scritta non altri che la condizione di convergenza di Cauchy applicata alla serie di termine generale che perci converge. Vediamo subito un esempio: analizziamo una serie gi analizzata per , per

Consideriamo la serie con il valore assoluto e vediamo se convergente:

Il criterio della radice ci dice che questa serie convergente se il limite minore di 1, perci convergente per . Siccome la serie assolutamente convergente per sar pure convergente in questo caso per il teorema ora dimostrato. Perci ora possiamo riassumere tutti i risultati su questa serie:

Per altri esempi vedere il quaderno e il libro.

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NUMERI COMPLESSI Il campo dei numeri complessi Sappiamo che equazioni del tipo non hanno soluzioni, o meglio, non hanno soluzioni reali; pi in generale, le equazioni senza soluzioni reali sono del tipo: Da questo nasce lesigenza di ampliare il campo dei numeri reali: questampliamento per, come vedremo, ha dei costi e comporta delle rinunce. Lampliamento del campo dei numeri reali si fa in questo modo: mentre linsieme era rappresentabile su un asse orientato, linsieme che andiamo a definire rappresentabile su un sistema di due assi orientati che costituisce il piano di Gauss e sar del tipo: Come abbiamo fatto per i numeri reali, definiamo in questo nuovo insieme le operazioni di somma e di prodotto (ovviamente le regole sono fatte in modo che il campo che stiamo creando serva allo scopo per cui stato creato):

Rispetto alla somma abbiamo lelemento neutro si possono definire lopposto e il reciproco:

e rispetto al prodotto abbiamo

perci

In questo modo abbiamo costruito un nuovo campo, il campo dei numeri complessi . Siccome questo campo costituito da coppie, non possibile stabilire un ordine tra le coppie e per questo il campo dei numeri complessi non ordinato (avevamo detto che bisognava rinunciare a qualcosa). importante fare altre osservazioni sul campo ora costruito: consideriamo due sottoclassi di questo campo che indicheremo come

Entrambe queste sottoclassi sono strettamente incluse in Quello che si vede che il primo sottoinsieme stabile rispetto alla somma e al prodotto, cio:

Per questo, il sottoinsieme si chiama anche sottocampo di possiamo scrivere che: Vediamo invece cosa succede per :

; con un abuso di notazione

E abbiamo visto che non stabile rispetto al prodotto, perci non pu essere un sottocampo di come . I numeri che fanno parte dellinsieme sono chiamati immaginari e, nel piano dei numeri complessi, sono rappresentati sullasse immaginario; inoltre esiste unimportante relazione tra i numeri reali e i numeri immaginari: se consideriamo il prodotto di abbiamo
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Questa relazione di enorme importanza nei numeri complessi perch permette di passare da un numero reale a uno immaginario e, siccome un numero complesso pu essere sempre scritto come la somma di un numero reale e di uno complesso, abbiamo un altro modo di rappresentare i numeri complessi:

Con una sorta di abuso di notazione e definendo lunit immaginaria

abbiamo che:

Questo possibile per qualsiasi numero complesso ed molto comodo perch ci riconduce ai numeri reali che sappiamo trattare: un numero complesso sar sempre scritto come la somma di una parte reale e una immaginaria composta da unit immaginaria e un coefficiente dellimmaginario. Questa detta forma algebrica del numero complesso. Un generico numero complesso sar perci denotato come: Lunit immaginaria ha unimportante propriet che fa finalmente capire in che modo i numeri complessi possono risolvere equazioni senza soluzioni reali (non disequazioni perch come abbiamo detto non c relazione dordine nel campo dei numeri complessi!!): per questo un numero del tipo , che non un numero reale ma

complesso, pu essere scritto come: Dato un numero complesso, si definisce pure il coniugato come: La definizione del coniugato importante perch nelle equazioni di secondo grado, come si sa, la formula risolutiva :

e, se quello che il discriminante non positivo, lequazione ha come soluzione due numeri complessi coniugati. Forme di scrittura dei numeri complessi Abbiamo visto come nascono e a cosa servono i numeri complessi, abbiamo dato un po di definizioni e mostrato la prima forma di scrittura dei numeri complessi che quella algebrica; oltre a questa forma ne esistono altre due, prima tra tutte la forma geometrica o rappresentazione geometrica del numero complesso. Essendo un numero complesso rappresentato in un sistema di assi, si pu definire il modulo Possiamo allora individuare un numero complesso con le coordinate polari con:
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dove langolo

chiamato argomento del numero complesso e perci possiamo scrivere: c

Siccome, come si sa, seno e coseno hanno periodo , langolo non unico, ed per questo che si prende largomento principale che : In questo modo si pu scrivere il numero complesso nella sua forma trigonometrica o geometrica: c c Notiamo che se consideriamo un numero reale, cio con parte immaginaria nulla, si ha che:

Se invece consideriamo un numero immaginario, cio con parte reale nulla, sia ha che:

Quando un numero complesso scritto in forma geometrica, possiamo anche usare la notazione: Questa notazione comoda ora che andiamo a vedere il prodotto tra due numeri complessi scritti in forma geometrica (o trigonometrica): c c c c c c c Nella forma scritta prima possiamo scrivere: Ed ecco perch in questa forma molto comodo scrivere un numero complesso; non solo, possiamo anche scrivere o pi in generale la formula di Moivre: Lultima forma in cui possiamo scrivere un numero complesso la forma esponenziale: c Noi prendiamo questa come una definizione ma in realt esiste un motivo profondo per cui si ha questa eguaglianza, non una semplice definizione arbitraria. Questultima forma non sar molto usata da noi ma di grande importanza per la matematica perch ci permette di arrivare a una formula chiamata identit di Eulero che raggruppa le 5 costanti matematiche pi importanti che sono : Alcuni chiamano questa la regina della matematica. Noi non ne parliamo, labbiamo solo accennata come abbiamo accennato solamente alla forma esponenziale di un numero complesso. bene che passiamo pi che altro ad analizzare come svolgere le equazioni con i numeri complessi.

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Equazioni con i numeri complessi Per risolvere le equazioni con i numeri complessi ci basta applicare la teoria fatta. Iniziamo con il calcolare il modulo del numero complesso:

Ora calcoliamo largomento del numero complesso: questo lo possiamo ricavare sia come c che pi veloce, o anche dal sistema: c Questultimo metodo non sempre comodo non solo perch si devono risolvere due equazioni ma perch se gli archi non sono noti difficile dare un valore effettivo a ; a causa di questo si preferisce larcotangente che per una funzione definita solo in e perci dobbiamo fare attenzione vedendo graficamente dove deve trovarsi largomento di z, perch se fosse nel 2 o 3 quadrante dobbiamo aggiungere . Capiremo meglio questo negli esempi: c c

Calcolata larcotangente dobbiamo vedere nella circonferenza dove si trova il numero complesso per vedere se dobbiamo aggiungere o meno : siccome la y positiva siamo o nel 1 o nel 2 quadrante e visto che x negativa siamo nel 2 quadrante, perci dobbiamo aggiungere ed

Notiamo che la soluzione generale dellarcotangente ha una costante

vicino a

, ma come

abbiamo detto, noi consideriamo largomento principale, che cio compreso tra , perci questa oppure : questo il motivo per cui diciamo dobbiamo aggiungere o meno un . Allo stesso risultato si arrivava con il sistema che non ha questo problema del da aggiungere per abbiamo detto che se non abbiamo archi noti non sapremmo che scrivere: c Perci, un angolo che ha: c Pu essere solo:

Abbiamo visto cos come usare entrambi i metodi: il secondo pu sempre servire perch negli esercizi si fa in modo che gli angoli siano archi noti, per il metodo dellarcotangente pi efficace in generale. Trovato modulo e argomento possiamo scrivere il numero in forma trigonometrica: c La forma trigonometrica ci utile se vogliamo calcolare
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Calcoliamo

con

Scriviamo per prima cosa in numero in forma trigonometrica:

Possiamo scrivere il risultato in forma trigonometrica e vediamo che svolgendo i conti si torna alla forma algebrica del numero: c Facciamo un ultimo esempio di questo e scriviamo la traccia come si trova scritta in un esame: Dato il numero complesso

determinare . In questo esercizio conviene moltiplicare il numero per:

In questo modo abbiamo scritto il numero come parte reale (che nulla) e parte immaginaria, altrimenti non avremmo potuto calcolare modulo e argomento: c

c Passiamo ora a calcolare le radici di un numero complesso dandone prima la definizione:

Sappiamo che il numero: perci, perch questo sia radice ennesima di z, deve essere:

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Ovviamente luguaglianza degli argomenti a meno di una periodicit di perci abbiamo che per trovare la radice di un numero complesso, e cio trovare modulo e argomento della radice del numero complesso, deve essere:

Questo ci dice che la radice di un numero complesso non unica: si fa vedere per che queste radici non sono infinite come si potrebbe pensare, ma esattamente n; mostriamo perch: la radice di un numero complesso sar un certo c Il seno e il coseno non variano secondo dei multipli di ma secondo multipli di ; notiamo che le radici dipendo esclusivamente dal k (ecco il perch del pedice). Allora abbiamo le radici: c

c Arrivati a abbiamo c cio abbiamo lo stesso angolo il periodo dopo: c La stessa cosa, se arriviamo a , questo pu essere visto come il la periodicit dopo e cos via, perci abbiamo dimostrato che le radici sono esattamente n, da . Quando abbiamo un esercizio di calcolo di una radice di un numero complesso possiamo trovare scritto sia dato determinare , ma molto pi spesso si trover scritto: Risolvere in e stiamo attenti a non confondere questa formulazione che vuole la radice di un numero complesso, con quella che vuole calcolare la potenza di un numero complesso. Cominciamo con il notare che le radici, per quello che abbiamo appena dimostrato, sono ; dobbiamo calcolare prima cosa modulo e argomento del numero complesso: c

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Il numero scritto in forma trigonometrica c c c

e le radici sono

Vediamo unaltra applicazione: Risolvere in Per le radici quadrate ed esclusivamente per queste, quando abbiamo trovato una radice laltra opposta; vediamo: c Al risultato dellangolo potevamo anche arrivare pensando che se il numero solamente immaginario sta sullasse y ed essendo negativo sta nel semiasse negativo. Le radici sono: c

c Abbiamo visto che nel caso della radice quadrata le due radici sono opposte perch gli argomenti sono distanti di ; anche per la radice quarta potrebbero esserci delle particolarit perch gli angoli sono distanti ma meglio non analizzare questo e seguire il metodo generaleDopo aver parlato di potenza e radice di numeri complessi, possiamo finalmente parlare di equazioni con i numeri complessi: Risolvere Si dimostra che valgono le stesse regole dei numeri reali e che la formula risolutiva :

dove la radice quadrata quella complessa questa volta, e perci omettiamo il dato che sappiamo che la radice quadrata complessa da due soluzioni uguali e opposte. Tutto il discorso torna perch nel caso il numero complesso abbiamo parte immaginaria nulla, le soluzioni sono reali, altrimenti sono complesse. Vediamo perci, a conclusione dei numeri complessi e di tutta la prima parte dellanalisi matematica, come si risolve lequazione:

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In questo caso possiamo scrivere pure nel secondo modo la radice considerando che sotto radice non avevamo altro che e perci troviamo che le soluzioni sono direttamente due soluzioni uguali ed opposte: Facendo cos arriviamo alle due soluzioni che sono: Oppure possiamo risolvere nel secondo modo facendo la radice complessa di :

c Laltra radice si calcola analogamente o come sappiamo opposta e perci abbiamo di nuovo le stesse radici di prima che ci portano allo stesso risultato.

Concludiamo cos Analisi Matematica I

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