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Corso di formazione "Percorsi di libert".

Come contrastare la violenza sulle donne Conoscere al di I degli stereotipi - 10 ottobre 2013 Docente Maria Concetta Sala
BIBLIOGRAFIA
Autrici varie, Allinizio d tutto, la lingua materna, Rosenberg & Sellier, 1998 Hannah Arendt, Tra passato e futuro (1954), Garzanti, 1999 Arcuri-Cadinu, Gli stereotipi, Il Mulino, 2011 Carnaghi-Arcuri, Parole e categorie, Cortina, 2007 J. L. Austin, Come fare cose con le parole, Marietti, 1987 W. Benjamin, Figure dell'infanzia, Cortina, 2012 Irene Biemmi, Educazione sessista. Stereotipi di genere nei libri delle elementari, Rosenberg & Sellier, 2010 Cambi, Di Bari, Sarsini, Il mondo dell'infanzia, Apogeo, 2012 D. Demetrio, Educare narrare, Mimesis, 2013 Diotima, La sapienza di partire da s, Liguori, 1996 Marisa Forcina, Mettere al mondo il mondo e poi occupoarsene. La cittadinanza nelle scienze, in "Segni e comprensione", rivista telematica quadrimestrale, XXV nuova serie, n.75, settembre-dicembre 2011 R. Iacona, Se questi sono gli uomini, Chiarelettere, 2012 Luce Irigaray, Io tu noi. Per una cultura della differenza, Bollati Boringhieri, 1992 Luce Irigaray, All'inizio, lei era, Bollati Boringhieri, 2013 G. C. Liepschy, La linguistica del Novecento, Il Mulino, 2000 Loredana Lipperini e Michela Murgia, "L'ho uccisa perch l'amavo". Falso!, Laterza, 2013 Bruno M. Mazzara, Stereotipi e pregiudizi, Il Mulino, 1997 Maria Milagros Rivera Garretas, Donne in relazione, Liguori, 2007 Elsa Morante, Pro o contro la bomba atomica, Adelphi, 1987

E. Morin, La testa ben fatta. Riforma dellinsegnamento e riforma del pensiero, Cortina, 2000 Luisa Muraro, Tre lezioni sulla differenza sessuale, Orthotes, 2011 Luisa Muraro, Autorit, Rosenberg & Sellier, 2013 Martha C. Nussbaum, Non per profitto. Perch le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica (2010), il Mulino, 2011 Anna Maria Ortese, Corpo celeste, Adelphi, 1997 Anna Maria Piussi, Educare nella differenza, Rosenberg & Sellier, 1989 Anna Maria Pissi (a cura di), Paesaggi e figure nella formazione della creazione sociale, Carocci, 2006 Ina Praetorius, Penelope a Davos, supplemento a "Via Dogana", settembre 2011 Alma Sabatini e Marcella Mariani, Il sessismo nella lingua italiana, Istituto poligrafico e zecca dello Stato; Presidenza del consiglio dei ministri. Dipartimento per l'informazione e l'editoria, 1999 J. R. Searle, Atti linguistici. Saggi di filosofia del linguaggio, Bollati Boringhieri, 2009 P. Sloterdijk, Devi cambiare la tua vita. Sull'antropotecnica (2009), Cortina, 2010 Wanda Tommasi, I filosofi e le donne, Tre Lune, 2001 Simone Weil, Piccola cara. Lettere alle allieve, Marietti, 1998 Simone Weil, La persona e il sacro, Adelphi, 2012 Simone Weil, Riflessione sugli studi scolastici..., in Attesa di Dio, Adelphi, 2008 D. W. Winnicott, Gioco e realt, Armando Editore, 2005 Virginia Woolf, Una stanza tutta per s, Feltrinelli, 2013 M.L. Wandruszka (a cura di), Scrivere il mondo, Rosenberg & Sellier, 1996 Chiara Zamboni, Parole non consumate. Donne e uomini nel linguaggio, Liguori, 2001 Chiara Zamboni, Il cuore sacro della lingua, Il Poligrafo, 2006 "AUT AUT", La scuola impossibile, n.358, 2013, a cura di Beatrice Bonato "Donna Chiesa Mondo" supplemento "L'Osservatore Romano" gennaio 2013 sulla differenza; settembre 2013 sulla violenza "Una citt" , n.205, 2013, COME SI INSEGNA AI BAMBINI COSIDDETTI NATIVI DIGITALI? http://www.unacitta.it/newsite/sommari.asp?anno=2013&numero=205 http://www.unacitta.it/newsite/intervista.asp?id=2325

I. Biemmi, Educazione sessista. Stereotipi di genere nei libri delle elementari I libri di testo hanno uninfluenza decisiva nella formazione dellidentit dei soggetti: immagini e contenuti possono fissarsi come modelli inconfutabili. Ci si aspetta che un testo scolastico fornisca unimmagine realistica della societ e suggerisca alle bambine e ai bambini una grande variet di modelli, di situazioni da cui attingere per costruire unimmagine di s e del mondo esterno. B. M. Mazzara, Stereotipi e pregiudizi La questione femminile I pregiudizi e gli stereotipi legati al genere, che tendono a penalizzare e discriminare le donne rispetto agli uomini, sono tuttora molto attivi, nonostante le ormai secolari battaglie per l'uguaglianza e per una reale parit di sessi. Una societ ancora maschilista. La societ occidentale moderna, che pure una delle pi avanzate al riguardo dato che, almeno dal punto di vista formale, la discriminazione delle donne non solo non ammessa ma anche ufficialmente combattuta, pu tuttavia ancora considerarsi come una societ a predominanza maschile, nella quale le regole della convivenza sono costruite a vantaggio e a misura dell'uomo. Per rendersene conto, basta osservare la struttura dell'occupazione: la percentuale di donne occupate pi bassa di quella degli uomini; esse sono distribuite di preferenza in un numero pi ridotto di professioni, e il loro numero inversamente proporzionale al livello gerarchico In compenso su di esse grava ancora la maggior parte del peso dell'allevamento dei figli, dell'assistenza agli anziani secondo la pi classica delle divisioni di ruoli: all'uomo la produzione e la competizione, alla donna la cura del focolare e la riproduzione della vita... [Stereotipi di genere] ... le donne sono percepite come pi emotive, gentili, sensibili, dipendenti, poco interessate alla tecnica, curate nell'aspetto, 'naturalmente disposte alla cura; gli uomini al contrario sono percepiti come aggressivi, indipendenti, orientati al mondo e alla tecnica, competitivi, fiduciosi in se stessi, poco emotivi. Si tratta delle caratteristiche appropriate per sostenere il ruolo sociale che ai due sessi viene riservato: il maschio dominante e orientato all'esterno; la femmina dominata e ripiegata su se stessa e sulla casa... [Strategie Tre forme di rapporto con il diverso: assimilazione, fusione, pluralismo culturale.] Una soluzione migliore invece, certo non semplice da realizzare, quella di perseguire insieme sia l'obiettivo della pariteticit che quello del rispetto della differenza. Occorre in pratica trovare il modo di garantire a ciascuno il mantenimento e la visibilit delle proprie appartenenze, e anche una possibilit di valorizzazione della differenza nel confronto con gli altri, il tutto per senza che il confronto stesso degeneri in ostilit e in scontro... Arcuri- Cadinu, Gli stereotipi Cos come gli spettatori della commedia dell'arte preferivano un mondo fatto di caratteri pi che di persone, cos gli individui spesso preferiscono avere a che fare con rappresentazioni di prototipi pi che di individui, organizzano i loro sistemi conoscitivi pi in termini di aspettative che non di esperienze, sono pi sensibili al potere uniformante delle etichette linguistiche che definiscono le categorie sociali, che agli aspetti idiosincratici e alla irripetibile unicit delle persone. In altre parole, gli individui nell'ambito della percezione sociale preferiscono usare gli stereotipi. Secondo Lippmann (1922) , il giornalista che coni questo termine per definire le conoscenze fisse e impermeabili che organizzano le nostre rappresentazioni delle categorie sociali, molte delle decisioni che gli uomini della strada prendono sono basate su questi sistemi di classificazione, che producono due fondamentali conseguenze. Innanzitutto semplificano i fatti in quanto si propongono di rappresentare gruppi e non individui, immagini globali e non specifiche

rappresentazioni di singole persone. In secondo luogo essi portano a interpretazioni errate degli individui anche quando esiste un contatto diretto con questi, e ci a causa del carattere distorcente delle aspettative stereotipiche Gli stereotipi e i ruoli di genere sessuale: cosa beve la gente al bar Analizzando per i dati che si riferiscono ai consumi realmente effettuati da maschi e femmine, la tipizzazione dei consumi sulla base del genere sessuale tende ad attenuarsi fortemente. Le donne consumano molto pi frequentemente sostanze alcoliche di quanto non siano disposte ad ammettere nelle loro autoattribuzioni e di quanto non stimino i baristi... Anche i maschi consumano sia bevande 'femminili' che 'maschili'.... Carnaghi -Arcuri, Parole e categorie La prima forma di linguaggio politicamente scorretto che indagheremo consiste in una forma del linguaggio sessista che rappresentata dal maschile generico. Il termine maschile generico si riferisce alla tendenza ad utilizzare il maschile per indicare gruppi o insieme di persone la cui composizione comprende individui di entrambi i generi sessuali Ci sono inoltre dei casi in cui il termine categoriale utilizzato al maschile anche se applicato a una persona di genere sessuale femminile.... L'implicito carattere sessista di tale regola risulta essere lampante se si prendono in considerazione quelle professioni in cui la presenza di donne numericamente superiore a quella degli uomini o la rappresentazione del ruolo professionale consensualmente associata ad attributi stereotipicamente femminili. In tali casi infatti presente la formula maschile. Per esempio l'etichetta categoriale maestra d'asilo presenta il corrispondente maschile maestro d'asilo. In altre parole il maschile generico trasmette un contenuto generico rispetto al genere o viene interpretato come una qualsiasi altra forma di maschile specifico? Il fatto che il maschile generico inibisca una rappresentazione anche femminile dell'oggetto che definisce stato dimostrato da studi che hanno indagato l'accessibilit degli esemplari in memoria Si potrebbe concludere che il maschile generico non solo non universale ed equamente applicabile a uomini e donne ma altres permette la trasmissione di stereotipi a livello interpersonale. Infatti, come dimostrato dall'esperimento di Stahlberg e colleghi (1994), l'utilizzo del maschile generico contribuisce a mantenere una rappresentazione marcatamente androcentrica della professione designata, perpetuando cos immagini di ruoli lavorativi che escludono la partecipazione femminile. Virginia Woolf, Una stanza tutta per s "Sarebbe mille volte un peccato se le donne scrivessero come gli uomini, o assumessero l'aspetto di uomini, perch se due sessi sono insufficienti, considerata la vastit e la variet del mondo, come faremmo mai con uno solo? Non dovrebbe forse l'istruzione fare emergere e rendere pi salde le differenze anzich le somiglianze? ... C' sempre un punto, dietro la testa, della grandezza di uno scellino, che non si riesce a vedere da soli. E una delle funzioni positive che un sesso pu svolgere a favore dell'altro descrivere quella chiazza, della grandezza di uno scellino, che sta dietro la testa". M. L. Wandruszka (a cura di), Scrivere il mondo "Per una donna le parole dette da una donna assumono un altro significato che le parole dette da un uomo, e qualcosa di simile succede anche a un uomo. ... Stimolano immagini di relazioni diverse non solo nella vita di tutti i gironi, tra persone concrete, ma anche nello spazio dei testi e della lettura ... La maggioranza dei libri letti a scuola e all'universit sono visioni maschili del mondo. Rendersene conto non ne diminuisce il valore, ma forse ci rende curiosi di quelle visioni che sono state nascoste, o sono state dimenticate".

Luisa Muraro, Autorit "Parlare non mai neutro, ha detto Luce Irigaray, che in filosofia ha aperto la strada del pensiero della differenza sessuale. Nel nostro parlare la differenza sessuale incide comunque; incide positivamente alla condizione che l'accettiamo come dimensione costitutiva della nostra umanit. L'umanit sono donne e uomini: ecco, in poche parole, l'atto dell'accettazione. Gli uomini sono miei simili, le donne mi sono simili pi simili. C' una seconda condizione, ed che la cultura e le forme organizzate della convivenza coltivino il senso libero della differenza sessuale. Questo vuol dire s contrastare gli stereotipi e togliere gli ostacoli creati a carico della libert delle donne (ma non soltanto delle donne), nei secoli del sessismo patriarcale. Vuol dire per anche che prenda forma simbolica la presenza di soggetti umani e pensanti che per secoli, anzi per millenni, hanno continuato a spendersi per la convivenza e la civilt senza che la cosa fosse iscritta nelle strutture politiche e tradotta in eredit culturale di tutti... Da qualche tempo e con andamento crescente, sempre pi donne si fanno avanti sulla scena pubblica del lavoro, della conoscenza e della politica. Si trovano cos incluse e promosse in una cultura che per ha perso il senso dell'autorit e non ha idea di un'autorit femminile distinta da quella materna. La semplice presenza fisica personale non basta a modificare tradizioni e istituzioni che rispecchiano una visione mutilata del mondo ... C' il pericolo di esiti come quello recente per cui nell'esercito Usa ... l'impiego militare delle donne non ha pi restrizioni: anche loro in prima linea a uccidere e a farsi uccidere. Questo non il senso libero della differenza, questo il senso obbligato della parit". Insieme differenti CONVEGNO EDUCAZIONE AL SENSO LIBERO DELLA DIFFERENZA MASCHILE/FEMMINILE 25 settembre 2013 Anna Maria Piussi, docente ordinaria di Pedagogia Generale e sociale, Universit di Verona e Maria Cristina Mecenero, insegnante di scuola primaria, Milano "Schivare la trappola della neutralizzazione. Quando, come avviene oggi, i grandi cambiamenti avvenuti nel rapporto tra i sessi vengono letti in modo semplificante ed esteriore, senza tener conto dellassimetria uomo/donna nei processi di soggettivazione e di libert, e sostituendo donne e uomini reali - in carne ed ossa, con il loro corpo-mente sessuato, la loro esperienza vivente e la loro potenzialit trasformativa -, con concetti come identit di genere, prevale uno schema interpretativo incapace di trattare in modo adeguato e generativo di nuova civilt le differenze, a partire dalla differenza fondamentale uomo/donna. E in nome della modernit oggi viene proposto un superamento delle differenze, concretizzato nella riscrittura del maschile e femminile in chiave (confusiva) di omologazione androgina e neutralizzante. Basta pensare alla tendenza a sostituire madre e padre con genitore, a cancellare le preferenze di giochi e giocattoli, a indeterminate il sesso nei documenti ufficiali, a nominare con il neutro (maschile) amici le bambine e i bambini della scuola materna come sta avvenendo in Svezia, e altro ancora. Ci chiediamo: chi parla cos che cosa porta di s e della propria esperienza? E quale prezzo di civilt comporta, per tutti, la trappola di questa astrazione?" Marco Rossi-Doria, "Creare occasioni", in Anna Maria Piussi (a cura di), Paesaggi e figure nella formazione della creazione sociale "In primo luogo, va detto chiaramente e ogni volta cosa si sta per fare e perch. L'onesta dichiarazione di intenti una pratica iniziale di anno, di settimana, di giornata: serve a preparare all'impresa, dispone gli assetti e fornisce gli arnesi atti ad affrontare un tempo di lavoro in modo adeguato, ritualizza l'avvio, invita alla fatica

come parte necessaria del percorso, mostra i rischi e i passaggi difficili e le maniere, anche diverse, per affrontarli, indica la prospettiva e fornisce i criteri sui quali si viene valutati... In secondo luogo, va mantenuto un forte criterio di equit tra tutti i bambini/e e, non nel senso che tutti devono fare la stessa cosa, ma nel senso che a ciascun/a bambino/a va data sostanzialmente la stessa quantit e qualit di attenzione e la stessa importanza. Questo prestare attenzione e dare importanza va interpretato in modo da offrire le opportunit di sviluppare le parti pi deboli che ciascuno ha, sulla base del principio, ogni volta applicato, della 'discriminazione positiva': non dare cose sempre uguali a persone che uguali non sono, bens dare di pi non soltanto a chi ha di meno ma, appunto, alle componenti meno forti ... Cos va superata la retorica nominalistica che riduce l'equit a una faccenda del fare tutti insieme le stesse cose... In ogni caso, la pratica del dichiarare e dare parola e quella, ben pi complessa dell'equit fondata sul riequilibrio e sulla riparazione compensativa, placano le ansie e incoraggiano i bambini nel lavoro". Renzo Ricchi, docente di storia e filosofia presso il Liceo M. Minghetti di Torino (Progetto Alice) PROBLEMATICHE E SPUNTI DI RIFLESSIONE " ... Normalmente qualsiasi docente un inconsapevole veicolo di pratiche didattiche e relazionali sessuate (intendendo con ci che vittima di pregiudizi e di atteggiamenti stereotipati relativamente al genere degli/lle studenti/esse e delle discipline insegnate). Tipicamente ci avviene perch il/la docente presume e reputa necessario cancellare il proprio genere, per proporsi come modello di un apprendimento asessuato. Soprattutto se linsegnante sa proporsi o viene comunque vissuto/a come modello dagli studenti, questa collocazione a-sessuata finir per bloccare qualsiasi tentativo di comunicazione sulle difficolt della propria formazione di genere, rigettando questo ambito fra quelli secondari rispetto al sapere, e comunque appropriati a una sfera privata dellesistenza, che non deve condizionare la sfera delle relazioni pubbliche. ... Pi produttivo, invece, un approccio che sappia esplicitare il luogo dorigine del proprio discorso, dando quindi legittimit e visibilit pubblica alla dimensione del genere. Se il/la docente stesso/a a mettersi in questione, i problemi dellidentit non potranno che essere percepiti come rilevanti e quindi degni di essere affrontati e di divenire oggetto di riflessione e di confronto con gli altri e le altre. Unindicazione concreta di lavoro ... lattivazione di una forte predisposizione allascolto quale propedeutica a una pratica quotidiana della differenza e la problematizzazione della natura di genere dellinsieme della disciplina oggetto di lavoro didattico e non di sole parti specifiche. In secondo luogo auspicabile una problematizzazione dello statuto di chi di questo sapere o di questi saperi stato storicamente portatore ... Saper ascoltare, saper dare la parola, saper rispettare la dignit e sensibilit di ciascuno/a si configura come unazione didattica che pu migliorare e rafforzare la propria auto-rappresentazione e autostima e che pu educare allattenzione e al rispetto delle differenze. ... E quindi necessario riflettere sulla natura complessiva della disciplina studiata ... Perch una ragazza deve sentirsi rappresentata da un sapere filosofico, per esempio, i cui protagonisti sono solo maschi, e perch la scuola non dovrebbe affrontare in modo centrale una situazione tanto paradossale ma anche tanto comunemente accettata come normale?". Spazio Teatro Nohma, nellambito del ciclo Il senso della parola: Sylvie Coyaud si misura con la figura retorica dell elocutio nello spettacolo Labito fa la monaca" Scritto da www.z3xmi.it 27 marzo 2013 "Il linguaggio della scienza serve a tenere in riga gli scienziati, a mantenerli onesti. Devono dimostrare quello che dicono e che il sapere nuovo che propongono non se lo

sono inventato. Occorre che tutti i termini siano ben definiti. Non facile perch la scienza continua a cambiare e i termini sembrano giusti al momento, ma poi possono risultare sbagliati. Ad esempio, lape, nel linguaggio scientifico si chiama Apis mellifera (da fero che in latino significa portare), ma non vero che porta il miele, il miele lo fa. Linneo aveva sbagliato la denominazione (e poi lo riconobbe). Ormai i ricercatori sono quasi nove milioni nel mondo, per evitare la Torre di Babele ci sono regole sulluso del linguaggio. Il problema che affronto in questo spettacolo riferito a chi abusa della specificit del linguaggio scientifico che un linguaggio onesto, nel suo contesto. C gente per che lo estrae dal suo contesto per venderci qualcosa, ad esempio esiste lomeopatia quantistica, ma la fisica quantistica si applica alla scala minuscola delle particelle, non al nostro corpo. C anche chi dice che esiste la fusione fredda, e vende appositi reattori, anche per uso domestico. Ma la fusione fredda non esiste. Quando due atomi si fondono producono radiazioni, neutroni, reazioni violentissime, quelle che avvengono nel Sole o in una bomba a neutroni. Lidea dello spettacolo di richiamare lattenzione sulla falsa scienza. Un tempo, una pubblicit diceva Metti un tigre nel motore, chi andava a fare il pieno di quella benzina non credeva di mettercelo! Bisognerebbe avere lo stesso atteggiamento verso parole scientifiche, riconoscere se hanno un senso o no, o se sono messe sulletichetta per creare unillusione. E arricchire qualche disonesto. ... Come ogni lingua, quella della scienza una convenzione, accettata da tutti quelli che la parlano. Non si pu dire che 2+2 fa 5, ci sono regole che vanno rispettate. Chi non le rispetta estromesso dalla comunit scientifica. ... Non importa se una persona non sa di scienza, come diceva Richard Feynman, un famoso fisico: "Ci sono altre cose importanti nella vita, lamore per esempio. Limportante non farsi rifilare alcunch da persone che truccano il proprio curriculum, che truccano i dati, che si travestono da monache per rubarci la merenda". Marisa Forcina, Mettere al mondo il mondo e poi occupoarsene. La cittadinanza nelle scienze "Come la cittadinanza politica non da considerare soltanto guardando al registro dellinclusione o dellesclusione delle donne rispetto a un contesto istituzionale funzionante con tutele diritti e garanzie giuridiche, ma guardando alla serie di rapporti che le donne hanno stabilito con lordine politico sociale in cui sono e sono state inserite e al grado di civilt che sono state in grado di costruire, cos, per una riconosciuta cittadinanza nella ricerca, non da considerare soltanto il dato quantitativo della presenza delle donne nel campo scientifico, ma va riconosciuta la loro capacit di portare contenuti nuovi, di introdurre domande, di svolgere una funzione critica in percorsi che sembravano universalmente consolidati e non soggetti a variabili di alcun genere. Molte ricercatrici hanno, infatti, sottolineato come uno dei compiti prioritari di chi fa ricerca o utilizza le tecnologie sia quello di tenere sempre presenti la vita e lorizzonte della riparabilit. Coscienza del limite e assunzione di responsabilit nella ricerca scientifica sono diventate parole dordine in un modo di fare ricerca femminile che si posto sempre pi nettamente come critica serrata alla volont di dominio sulla natura per profilarsi, invece, come impegno nuovo e tutto femminile per 'mettere al mondo il mondo'."

La narrazione del femminicidio, i media tra stereotipi e sensibilit Il convegno/ LAURA BOLDRINI: CHIAMATEMI LA PRESIDENTE di Luisa Betti ... ma Laura Boldrini che lancia alla platea un perfetto dritto, parlando di cambiamento culturale e del linguaggio a partire da s: Se una giudice chiede di essere chiamata la giudice, una ministra la ministra, perch non si fa? Perch forse

siamo comete che non lasceranno il segno? Se chiamassi il direttore Calabresi, direttrice, non credo sarebbe contento, eppure io vengo ogni giorno chiamata signor presidente. Sulla stessa lunghezza donda sono gli interventi di altre due donne autorevoli: Fedeli parla dellarticolo 17 della Convenzione di Istanbul che richiama allimpegno dei media sulla violenza contro le donne, ribadendo che per avere un reale cambiamento questa Convenzione bisogna conoscerla, leggerla, saperla; mentre la presidente Rai si lancia in un discorso ricco di dati, mettendo sul piatto il lavoro, posti apicali dazienda, stereotipi, fino a dichiarare quello che potrebbe essere uno slogan: Via gli stereotipi, anche a scapito dello share. Poi arrivano il direttore della Stampa e il vice di Repubblica... Ma sono ancora le donne a riportare la palla al centro: ... la vice del Corsera, Barbara Stefanelli, propone 10 punti pratici sulla narrazione della violenza, un bellinput fatto anche grazie allimmenso lavoro della 27esima ora. Unoccasione che prendo al volo per concludere gli interventi del tavolo con diversi punti: sul fatto che il femminicidio la violenza che una donna pu subire nellarco di una vita fino alla sua uccisione e non latto criminoso in s e che quindi se l80% della violenza in Italia domestica, non ci stiamo inventando niente; che se vogliamo davvero cambiare la cultura, i nodi sono la scuola e i media, ma soprattutto linformazione di stampa, tv e web che se si pone come oggettiva e che incide sullopinione pubblica; e infine che esiste una vittimizzazione secondaria anche nei media, in quanto una narrazione stereotipata ha un effetto devastante e diretto in quelle aule di tribunale e in quelle caserme in cui le donne non sono ancora oggi pienamente credute. Il modo per uscirne? Immettere nel tessuto vivo dei giornali, al di l di blog e rubriche, giornalisti e giornaliste formati sulla materia, non come jolly occasionali ma in posti precisi e anche di responsabilit. Una corretta narrazione del femminicidio, non pu passare per una certa sensibilit al tema: un direttore metterebbe qualcuno che fa sport a fare economia perch sensibile alla materia? Non credo. E su questo gli uomini, che sono la maggioranza dei capi nelle redazioni italiane, ci dovrebbero ascoltare. (25 settembre 2013 "il Manifesto")

Dieci Regole per l'Informazione (le giornaliste della 27esima Ora) " 1. Evitiamo di riferirci alle donne come soggetti deboli, vittime predestinate, e agli uomini come soggetti violenti, in preda a ineluttabili meccanismi mostruosi. Le donne vengono rese vulnerabili, in determinate condizioni, dalla violenza che gli uomini agiscono, in determinate condizioni. Insistere su deboli e violenti in una societ che ancora tende a crescere le bambine come dolci e gentili e i bambini come forti e aggressivi conferma uno dei pre-giudizi alla base della non parit e alla radice della violenza. 2. Raptus di gelosia, omicidio passionale, l'ha uccisa, ma l'amava moltissimo. Sono frasi fatte e rifatte da una cultura che pesa sulla libert di donne e uomini. Non lasciamoci tentare dal lato morboso delle storie. Le storie vanno raccontate, ma proviamo a rinunciare alle parole sbagliate, dai testi ai titoli. 3. Cerchiamo di porre la stessa attenzione nell'iconografia. Spesso proponiamo ai lettori solo le facce, i corpi, i sorrisi delle donne ferite o uccise. ... Ma dove sono gli uomini che commettono quei reati? Ombre e, in quanto tali, ci limitano nel decifrare il male. 4. Non si pu imporre a ogni articolo o titolo intenti educativi, ma la storia non pu partire e fermarsi all'ultimo atto. 5. Non stiamo parlando di un'emergenza, di un'onda improvvisa che si alzata e che si abbasser. La violenza degli uomini sulle donne una realt che permane nei codici espressi e nell'oscurit dei corpi. Quello che rende strutturale la violenza la natura stessa delle relazioni violente... 6. Offriamo le testimonianze di quante sono

riuscite a venirne fuori. Proporre modelli positivi ... aiuta la diffusione di una consapevolezza che oggi in Italia ancora debole. ... Quando una donna viene uccisa nonostante ripetute denunce non perch non c'era nulla da fare, ma perch c' stata una falla in quel sistema e su quella falla si deve lavorare. 7. Non basta develinizzare i palinsesti di televisioni-giornali-siti di giornali. Raccontiamo le donne reali... 8. Gli uomini che condividono la subcultura della superiorit maschile sono pi inclini a diventare partner abusanti. E le donne portate a concepire un ruolo subalterno nella coppia sono pi inclini a subirla. ... Proviamo a cambiare racconto: raccontiamo che la violenza fragilit. La scuola pu aprire dal basso un laboratorio di idee al quale i media devono partecipare rivoluzionando, insieme, i codici lessicali e le rappresentazioni rosa-azzurre che definiscono le aspettative e determinano i desideri. 9. Evitiamo la contrapposizione maschile-femminile. Non lasciamo che la violenza sulle donne resti una conversazione tra donne. Gli uomini che prendono la parola su questioni di genere spesso temono di essere poco credibili. Invece la voce di un uomo ... ha effetto amplificato sul pubblico. Allo stesso tempo fondamentale raccontare gli uomini autori di violenza, dove nascono il rancore e la rabbia e l'incapacit di sopportare un no o un basta. L'esperienza dei centri di ascolto per i violenti si pu rivelare utilissima per smontare il meccanismo che sta sotto l'idea sbagliata di virilit.10. Perch il fattore culturale che definisce i rapporti tra uomini e donne cos resistente? Scrive Lea Melandri che le donne restano legate al sogno d'amore, il richiamo a un focolare che ne faceva le protagoniste della casa e del rapporto con i figli. E che gli uomini restano prigionieri dell'idea di rappresentare l'universale, frutto di un genere che ha avuto privilegi, ma anche mutilazioni della libert. Come parlarne senza semplificazioni o denunce spettacolari? Nella nostra formazione dovrebbe entrare una riflessione sulle differenze tra i generi. La libert di pensiero e giudizio uno strumento base del giornalismo. ... Molto sta cambiando, ma siamo noi per primi in una terra di passaggio. Interrogarsi un acceleratore". (25 settembre 2013 "Corriere della Sera") ESEMPI LETTERATURA il genere letterario della pastorella STORIA l'uomo e la donna nell'antica Grecia Virginia Woolf, Una stanza tutta per s "Per secoli le donne hanno avuto la funzione di specchi dal potere magico e delizioso di riflettere la figura delluomo ingrandita fino a due volte le sue dimensioni normali. Senza quel potere la terra forse sarebbe tutta giungle e paludi. Le glorie di tutte le nostre guerre sarebbero sconosciute. Staremmo ancora a graffiare la sagoma di un cervo sui resti di ossa di montone e a barattare selci con pelli di pecora o con qualsiasi semplice ornamento attraesse il nostro gusto non sofisticato. Non sarebbero mai esistiti Superuomini n figli del destino. Lo Zar o il Kaiser non avrebbero mai portato corone sul capo n le avrebbero perdute. Quale che sia luso che se ne fa nella societ civili, gli specchi sono indispensabili a ogni azione violenta ed eroica. questa la ragione per cui sia Napoleone che Mussolini insistono con tanta enfasi sulla inferiorit delle donne, perch se queste non fossero inferiori, verrebbe meno la loro capacit di ingrandire. Ci serve a spiegare in parte la necessit che tanto spesso gli uomini hanno delle donne. E serve anche a spiegare perch gli uomini diventano cos inquieti quando vengono criticati da una donna; e come sia impossibile per una donna dire loro questo libro brutto, questo dipinto debole, o qualunque altra cosa, senza procurargli molto pi dolore e suscitare molta pi rabbia di quanta non ne susciterebbe un uomo

che facesse la stessa critica. Perch se lei comincia a dire la verit, la figura nello specchio si rimpicciolisce... ". Chiara Zamboni, da un'intervista rilasciata il 28 giugno 2006, dopo l'uscita della sua opera
Parole non consumate. Donne e uomini nel linguaggio. La lingua materna non consuma le parole e di queste non si pu fare mestiere. Le parole, come scrive Virginia Woolf, si rincorrono e si amano tra loro, non occupandosi di noi.

http://nuke.mammablog.it/_linguamaterna/_Zamboni/tabid/71/Default.aspx

"Le bambine e i bambini entrano in rapporto diverso con la lingua materna perch hanno un rapporto diverso con la madre. Una bambina ha un rapporto damore con la madre e in un secondo momento, quando costruisce una propria identit entrando in modo attivo nel linguaggio, si trova a rielaborare il legame con la madre sulla base di una identit di genere, che costruita socialmente e secondo codici, e che in comune con lei. Un bambino ha un rapporto originario damore con la madre, per costruisce la propria identit sulla figura maschile. Per cui ha un legame e uno slegame con la madre e quindi con la lingua materna. Una bambina invece ha un doppio legame con la madre e un rapporto di continuit con la lingua. In effetti questo si vede dal maggiore distacco che gli uomini hanno nei confronti della lingua, rispetto invece un coinvolgimento affettivo maggiore delle donne. Salvo gli artisti, che usufruiscono delle potenzialit della lingua materna nella loro pratica. Come si vede da questa argomentazione, non si tratta per le donne e per gli uomini n di un dato solo biologico, n di un dato solo culturale. Entrambi gli elementi sono coinvolti, in una differenza sessuale che si viene a creare in rapporto ad un diverso legame con la madre". "La capacit simbolica della lingua materna genera un rapporto ludico con il mondo. Con la madre si vive unesperienza che possiede unevidenza nata dalla condivisione con lei. Si adoperano le parole per nominare unesperienza allinterno di una relazione fortemente affettiva. Ci permette una certa libert nei confronti della lingua e nel rapporto tra la lingua e le cose perch non si da soli nelladoperare la lingua per nominare lesperienza, ma si allinterno di una reale condivisione. Ci d la tranquillit di poter giocare con il linguaggio e la realt. Porto un controesempio. Un rapporto costretto tra le parole e le cose quello per il quale non possiamo giocare a pensare, ad esempio, qualcosa di negativo, perch quel qualcosa di negativo temiamo che si realizzi, come se tutto dipendesse dalle nostre parole che lhanno nominato. C unadesione coatta delle cose alle parole. Siamo soli e isolati nella lingua in questa nostra paura. In questo senso la capacit simbolica della lingua materna porta ad unallegria filosofica, perch permette di pensare in grande lesperienza, senza rimanere incollate ad una adesione letterale a ci che avviene. Non si tratta tanto dunque delle ninne nanne e dei giochi linguistici della madre, ma della condivisione di unesperienza, che permette di non stare letteralmente alle cose, ma di potersi muovere con libert". "Mi rifaccio per spiegarmi a Gioco e realt di Winnicott. Winnicott sostiene che il bambino (lui parla solo di bambino, usando la formula neutra) impara a giocare quando nella fase di separazione tra il me e il non-me. Questa fase pu assumere anche uno spazio autonomo in un momento successivo, quando il me si costituito. E un luogo nel quale si inventano forme simboliche, rispetto alle quali si sospende il giudizio di realt o illusione. Esse ci aprono mondi, che ci permettono di vivere sensatamente esperienze nuove. Si vede facilmente come le forme simboliche culturali nel loro essere dinamiche e trasformative dipendano da

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questo luogo di invenzione simbolica. E lo stesso luogo dove il bambino inventa i propri giochi, avendo sullo sfondo la madre non presente necessariamente ma vicina simbolicamente. Il primo luogo di questi giochi infantili, che poi hanno una tale importanza nella vita simbolica adulta, la lingua. Il fatto che la lingua materna abbia questa potenzialit non porta ad una meccanicit di risultati. Nella nostra esperienza adulta la lingua materna gi in gran parte confluita nel rapporto creativo che abbiamo con altri linguaggi e con le tante forme simboliche a cui accediamo. Se la isoliamo, analizzandola nel ricordo per suo conto, pur essendo affascinante, non mostra la sua creativit, che sta sempre nel passaggio ad altro".

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