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Di Michele Barbato

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Premessa

Questo lavoro frutto di una sintesi di diversi studi sul Burnout pubblicati da insigni docenti ,vuole porre l attenzione su un problema che affligge quanti operano nel settore delle professioni d aiuto, chi aiuta deve essere a sua volta aiutato. Farsi carico dei problemi altrui, spinge il professionista a cadere in una forma di depressione, il datore di lavoro deve creare le condizioni per evitare il burnout nei dipendenti anche perch l Inail non la riconosce come malattia professionale per la quale prevista l indennizzo. Contro il burnout bisogna sfoderare la risilienza. Questa attivit rivolta agli operatori del settore e ai media che ultimi anni lavoro ma attaccano senza conoscere quello che realmente e altre professioni, negli succede negli ambienti di lavoro. Medici. insegnanti

sono state soggetti a troppe riforme che non hanno snellito il l hanno accresciuto notevolmente .Un esempio: per chiedere l

acquisto di ferri chirurgici in sala operatoria o per svolgere un progetto a scuola bisogna protocollare richieste , produrre documenti. Le professioni d aiuto sono sempre sotto i riflettori si sempre alla merc di giornalisti e degli utenti che criticano l operato altrui senza mai chiedersi se tutte le loro richieste possono essere realizzate. Lo stato e gli utenti devono capire che chi svolge una professioni d aiuto un essere umano con dei limiti e dei bisogni, non un dio terreno e non in grado di fare miracoli anche se si desidera esaudire le richieste di tutti. I TECNICI DEI VARI SETTORI DEVONO TROVARE CONDIZIONI LAVORATIVE IDONEE PER POTER ESPRIMERE AL MEGLIO LE PROPRIE POTENZIALTA.

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INDICE

INTRODUZIONE CAP.I: IL BURNOUT CENNI STORICI CAP.2: DEFINIZIONE DI BURNOUT CAP.3: IL NON FARCELA CAP.4: IL BURNOUT: MALATTIA PROFESSIONALE CAP.5 :STRESS LAVORO-CORRELATO: IL MANUALE DI VALUTAZIONE DELL'INAIL CAP.6:LA RISILIENZA CONCLUSIONI

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INTRODUZIONE:

Tra Fantozzi e Superman c il burnoutino Il burnout o sindrome da burnout un processo stressogeno legato alle professioni d'aiuto (helping professions) . Queste sono le professioni che si occupano di aiutare il prossimo nella sfera sociale, psicologica. Si parla quindi di infermieri, medici, psicologi, psichiatri, assistenti sociali. Queste figure sono caricate da una duplice fonte di stress: il loro stress personale e quello della persona aiutata. Ne consegue che, se non opportunamente trattate, queste persone cominciano a sviluppare un lento processo di "logoramento" o "decadenza" psicofisica dovuta alla mancanza di energie e di capacit per sostenere e scaricare lo stress accumulato. Letteralmente burnout significa proprio "bruciare fuori". Dunque qualcosa dinteriore che esplode allesterno e si manifesta. Le professioni socio-sanitarie fanno parte delle cosidette professioni daiuto che negli ultimi decenni sono al centro della cronaca per i continui casi di mala sanit. La sindrome del burnout il fenomeno che si scelto di indagare relativamente alla situazione delle professioni socio-sanitarie. Il termine burnout risale al 1974 per opera di Freudenberger . Ben presto questo termine ha cominciato ad imporsi e svariati sono stati i modelli teorici elaborati nel corso degli anni successivi (Cherniss, Maslach, Pines e Aronson, in Italia Del Rio ).La sindrome del burn-out stata identificata come specifica malattia professionale degli operatori dellaiuto da C. Maslach nel 1975. In questi anni molti ricercatori hanno dato alla sindrome diversi significati, che tuttavia possono essere sintetizzati come segue: la burning-out syndrome un insieme di sintomi che testimoniano l evenienza di una patologia comportamentale a carico di tutte le professioni ad elevata implicazione relazionale. Essa si distingue dallo stress, che pu eventualmente essere una concausa del burn-out; cos come si distingue dalle diverse forme di nevrosi, in quanto disturbo non della personalit ma del ruolo lavorativo. La sindrome da burnout (o pi semplicemente burnout) l'esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d'aiuto, qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro li porta ad assumere. Maslach e Leiter (2000) hanno perfezionato le componenti della sindrome attraverso tre dimensioni: deterioramento dell'impegno nei confronti del lavoro,deterioramento delle emozioni originariamente associate al lavoro, un problema di

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adattamento tra persona ed il lavoro, a causa delle eccessive richieste di quest'ultimo. In tal senso il burnout diventa una sindrome da stress non pi esclusiva delle professioni d'aiuto, ma probabile in qualsiasi organizzazione di lavoroIl burnout interessa tutte quelle figure caricate da una duplice fonte di stress, ovvero quello personale e quello della persona aiutata; in particolare colpisce i medici e le altre figure sanitarie, compresi volontari e studenti, gli addetti ai servizi di emergenza, tra cui poliziotti e vigili del fuoco, psicologi, psichiatri e assistenti sociali, sacerdoti e religiosi (in particolare se in missione), insegnanti ed educatori, tecnici della riabilitazione psichiatrica, avvocati, ricercatori e operatori callcenter sia outbound che inbound. Ne consegue che, se non opportunamente trattati, questi soggetti cominciano a sviluppare un lento processo di "logoramento" o "decadenza" psicofisica dovuta alla mancanza di energie e di capacit per sostenere e scaricare lo stress accumulato (il termine burnout in inglese significa proprio "bruciarsi"). In tali condizioni pu anche succedere che queste persone si facciano un carico eccessivo delle problematiche delle persone a cui badano, non riuscendo cos pi a discernere tra la propria vita e la loro. Il burnout comporta esaurimento emotivo, depersonalizzazione, un atteggiamento spesso improntato al cinismo e un sentimento di ridotta realizzazione personale. Il soggetto tende a sfuggire l'ambiente lavorativo assentandosi sempre pi spesso e lavorando con entusiasmo ed interesse sempre minori, a provare frustrazione e insoddisfazione, nonch una ridotta empatia nei confronti delle persone delle quali dovrebbe occuparsi. Il burnout si accompagna spesso ad un deterioramento del benessere fisico, a sintomi psicosomatici come l'insonnia e psicologici come la depressione. I disagi si avvertono dapprima nel campo professionale, ma poi vengono con facilit trasportati sul piano personale: l'abuso di alcol, di sostanze psicoattive ed il rischio di suicidio sono elevati nei soggetti affetti da burnout. Per misurare il burnout ci sono diverse scale ma da ricordare la scala di Maslach: un questionario di 22 items, ossia domande, atte a stabilire se nell'individuo sono attive dinamiche psicofisiche che rientrano nel burnout. A ogni domanda il soggetto interessato deve rispondere inserendo un valore da 0 a 6 per indicare intensit e frequenza con cui si verificano le sensazioni descritte nella domanda stessa. La prevalenza della sindrome nelle varie professioni non ancora stata chiaramente definita, ma sembra essere piuttosto elevata tra operatori sanitari quali medici e infermieri (ad esempio, secondo un recente studio olandese in Psychological Reports, non meno del 40% dei medici di base andrebbe incontro ad elevati livelli di burnout), insegnanti e poliziotti. Negli operatori sanitari, la sindrome si manifesta generalmente seguendo quattro fasi. La prima, preparatoria, quella dell'"entusiasmo idealistico" che spinge il soggetto a scegliere un lavoro di tipo assistenziale. Nella seconda ("stagnazione") il soggetto, sottoposto a carichi di lavoro e di stress eccessivi, inizia a rendersi conto di come le sue aspettative non coincidano con la realt lavorativa. L'entusiasmo, l'interesse ed il senso di gratificazione legati alla professione iniziano a diminuire. Nella terza fase ("frustrazione") il soggetto affetto da burnout avverte sentimenti di inutilit, di inadeguatezza, di insoddisfazione, uniti alla percezione di essere sfruttato, oberato di lavoro e poco apprezzato; spesso tende a mettere in atto comportamenti di fuga dall'ambiente lavorativo, ed eventualmente atteggiamenti aggressivi verso gli altri o verso se stesso.Nel corso della quarta fase ("apatia") l'interesse e la passione per il proprio lavoro si spengono completamente e all'empatia subentra l'indifferenza, fino ad una vera e propria "morte professionale".Le cause del burnout sovraccarico di lavoro: il disadattamento presente quando la persona percepisce un carico di lavoro eccessivo (le richieste lavorative sono cos elevate da esaurire le energie individuali al punto da non rendere possibile il recupero), quando, anche in presenza di un carico ragionevole, il

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tipo di lavoro non adatto alla persona (si percepisce di non avere le abilit per svolgere una determinata attivit) e quando il carico emotivo del lavoro troppo elevato (il lavoro scatena una serie di emozioni che sono in contraddizione con i sentimenti della persona);senso di impotenza: il soggetto non ritiene che ci che fa o vuole fare riesca ad influire sull'esito di un determinato evento. Mancanza di controllo: il disadattamento si verifica quando l'individuo percepisce di avere insufficiente controllo sulle risorse necessarie per svolgere il proprio lavoro oppure quando non ha sufficiente autorit per attuare l'attivit nella maniera che ritiene pi efficace. Riconoscimento: si ha disadattamento quando si percepisce di ricevere un riconoscimento inadeguato per il lavoro svolto. Senso di comunit: presente disadattamento quando crolla il senso di appartenenza comunitario all'ambiente di lavoro, ovvero quando si percepisce che manca il sostegno, la fiducia reciproca ed il rispetto e le relazioni vengono vissute in modo distaccato ed impersonale. Assenza di equit: si ha disadattamento quando non viene percepita l'equit nell'ambiente di lavoro in ambiti quali, ad esempio, l'assegnazione dei carichi di lavoro e della retribuzione o l'attribuzione di promozioni e avanzamenti di carriera. Valori contrastanti: il disadattamento nasce quando si vive un conflitto di valori all'interno del contesto di lavoro e cio quando la persona non condivide i valori che l'organizzazione trasmette oppure quando i valori non trovano corrispondenza, a livello organizzativo, nelle scelte operate e nella condotta. Facile identificazione del personale con la malattia. Le conseguenze del burnout: A livello individuale :Atteggiamenti negativi verso i clienti/utenti. Atteggiamenti negativi verso se stessi. Atteggiamenti negativi verso il lavoro. Atteggiamenti negativi verso la vita. Calo della soddisfazione lavorativa. Calo dell'impegno verso l'organizzazione. Riduzione della qualit della vita personale Peggioramento dello stato di salute. A livello organizzativo :Aumento dell'assenteismo: Aumento del turnover; Calo della performance; Calo della qualit del servizio; Calo della soddisfazione lavorativa.

Fonte: tesi antari wikipedia

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CAP.1 IL Burnout nella storia: La concezione del lavoro e la sua collocazione allinterno della vita di una persona e delle sue abitudini quotidiane risentono del pensiero sociale sul lavoro, che si trasformato radicalmente dal passato ad oggi. Il lavoro infatti stato per secoli ritenuto unattivit ignobile, da assegnare principalmente a schiavi e prigionieri, mentre solo le attivit di coordinamento e supervisione, venivano esercitate dai rappresentanti delle classi sociali pi elevate. In alcune culture, come in quella spagnola, la stessa etimologia della parola trabajo nasceva dal termine latino tripalium 6, con cui veniva designato uno strumento di tortura destinato agli schiavi che non producevano. Nel 1700 il lavoro cominci a diventare unattivit sempre pi diffusa tra i rappresentanti di tutte le classi sociali e gradualmente si avvi un cambiamento nellimmaginario sociale rappresentando il lavoro come unattivit dignitosa ed orientata al raggiungimento di un obiettivo, che pu essere la realizzazione di un bene o la creazione di un servizio . Le successive trasformazioni, osservate negli ultimi secoli, hanno visto divenire il lavoro, non solo unattivit necessaria per vivere, in quanto consente lindipendenza economica, ma anche un mezzo di affermazione nel sociale, che assegna uno status e che riveste il valore di un rituale che contrassegna il vero passaggio allet adulta. In seguito a questi cambiamenti, aumentato il peso dellidentit lavorativa sullidentit personale e ci ha portato, negli ultimi anni, a dedicare al lavoro sempre maggiori spazi che, spinti alleccesso, hanno generato ricadute negative sulla vita psico-sociale e sulla salute fisica. Il malessere sociale che nasce dalleccessivo tempo riservato al lavoro stato descritto, negli ultimi anni, nei termini di burnout, di sindrome da stress lavorativo, ma soprattutto di lavorodipendenza o work addiction . Il cambiamento storico del pensiero sul lavoro oggi ha trasformato il lavoro, soprattutto nel mondo occidentale, in uno strumento essenziale sia per integrarsi ed essere apprezzati a livello sociale che per raggiungere lindipendenza economica. Ci ha portato a parlare, sempre pi spesso recentemente, della dipendenza dal lavoro, che un tempo rappresentava una prerogativa maschile ma che oggi, forse in ragione dellimportanza che il lavoro ha sempre rivestito nella lotta sociale per il riconoscimento dei diritti delle donne, comincia ad estendersi anche a questo sesso.

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Fonte:tesi antari

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CAP.2

DEFINIZIONE DI BURNOUT: Il concetto di burn-out (letteralmente significa: bruciato, cortocircuitato, scoppiato, esaurito, , che non ha pi nulla da dare) stato introdotto per indicare una serie di fenomeni di affaticamento, logoramento ed improduttivit lavorativa registrati nei lavoratori inseriti in attivit professionali a carattere sociale. Attualmente non esiste una definizione unica condivisa del termine burn-out. Freudenberger stato il primo studioso ad usare il termine burn-out per indicare un complesso di sintomi, quali logoramento, esaurimento fisico ed emotivo e depressione, che la definisce come uno stato di frustrazione nato dalla devozione ad una causa, da uno stile di vita, da una vita di relazione che ha mancato di produrre la ricompensa attesa 13. Successivamente a Freudenberger, si fa sempre pi attenzione al fenomeno ed il termine di burnout viene usato per descrivere situazioni tra di loro affini, ma anche diverse racchiudendo in s troppi significati, a volte contraddittori tra di loro: perdit di volont, ansiet con depressione e cedimento, alienazione, perdita di spirito, stratagemma usato (con scarso successo) per fronteggiare lo stress. Nel 1976 Christina Maslach15, definisce il burnout come: la perdit di interesse per la gente con cui si lavora, cio la tendenza a trattare i pazienti in modo distaccato e meccanico quando le richieste di lavoro diventano eccessive 16. Lesaurimento fisico ed emotivo consiste nel sentimento di essere emotivamente svuotato ed annullato dal proprio lavoro, per effetto di un inaridimento emotivo del rapporto con gli altri.

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CAP 3 IL NON FARCELA Burnout il non farcela pi, linsoddisfazione e lirritazione quotidiana, la frustrazione e lo svuotamento, il senso di delusione e di impotenza di molti lavoratori, in particolare di quelli che operano allinterno delle cosiddette professioni di aiuto, ossia di attivit nelle quali il rapporto utente\cliente ha unimportanza fondamentale in termini di significato e di lavoro in s.Tutte le professioni socio-assistenziali implicano un intenso coinvolgimento emotivo: linterazione tra operatore ed utente centrata sui problemi contingenti di questultimo (psicologici, sociali o fisici) ed , perci, spesso gravata da sensazioni dansia, imbarazzo, paura o disperazione. Poich non sempre la soluzione dei problemi dellutente semplice o facilmente ottenibile, la situazione diventa ancora pi ambigua e frustrante e lo stress cronico pu logorare emotivamente loperatore e condurlo al burnout . In casi estremi tale sindrome pu comportare gravi danni psicopatologici (insonnia, problemi coniugali o familiari, incremento nelluso di alcol o farmaci) e deteriora la qualit delle cure o del servizio prestato dagli operatori, provocando assenteismo e alto turnover .Pur essendoci, , definizioni diverse della sindrome del burnout, gli autori concordano nel considerarlo non un evento, ma un processo che si sviluppa diversamente a seconda delle peculiarit soggettive e del contesto sociale .In conclusione l'esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le helping profession qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress.

Oggi il burnout rappresenta un rischio troppo elevato per ogni contesto organizzativo: i costi economici, la produttivit ridotta, i problemi di salute ed il generale declino della qualit della vita personale o lavorativa (tutte possibili conseguenze di questa sindrome) sono un prezzo troppo alto da pagare .E' dunque consigliabile

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l'adozione di un approccio preventivo per affrontare il problema burnout. E' fondamentale fare un investimento sulle persone per poter contare su lavoratori ben preparati, leali e dediti, capaci di realizzare un lavoro di qualit. Il modo migliore per prevenire il burnout sicuramente puntare sulla promozione dell'impegno nel lavoro. Un'efficace strategia che voglia prevenire il burnout e promuovere l'impegno deve iniziare con un'analisi tra il personale ("Organizational Check-up Survey") sugli aspetti chiave della vita organizzativa. Questo tipo di analisi permette di valutare il modo in cui un'organizzazione si occupa delle proprie responsabilit nei confronti dei dipendenti. In altri termini, rivela in quale misura il posto di lavoro sta promuovendo la loro produttivit ed il loro impegno . I fattori che provocano il burnout sono diversi. La patogenesi del burnout multifattoriale :

1.fattori: lavorativoistituzionali 2.fattori: socio-culturali 3.fattori: personali.

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60 50

49,8 37,6 28,3 16,9

Percentuale

40 30 20 10 0
INSEGNA NT I IMPIEGA T I OPERA T ORI MA NUA LI

SA NIT A RI

La sindrome delle burnout nelle helping professions

FONTE TESI ANTARI

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Le strutture ospedaliere a maggiore rischio di burnout sono: 1. La terapia intensiva e la rianimazione 2. Loncologia 3. La psichiatria 4. La pediatria ( T.I.N, Oncologia pediatrica) 5. Il S.E.R.T 6. Lemergenza territoriale 118. 7. La medicina durgenza e pronto soccorso. 8. U.T.I.C

Fonte: tesi antari

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Tra gli eventi stressanti c :la morte del coniuge, il divorzio, incidenti, i licenziamenti. Ognuno di noi affronta la realt secondo il proprio modo di vedere le cose: non l'evento in s a determinare il grado di tensione, quanto la capacit del singolo di far fronte all'evento stesso.

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FONTE TESI ANTARI

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Cap.4 Il Burnout: malattia professionale Medici, infermieri, psicologi, terapisti della riabilitazione, assistenti sociali, poliziotti, sacerdoti, avvocati, insegnanti rientrano tra le categorie particolarmente esposte a condizioni di stress lavorativo o sindrome del burn-out in quanto si tratta di professioni daiuto in cui il carico emotivo dellattivit professionale rapportato alla tipologia dellutenza - appare pi rilevante rispetto ad altre. Norme legislative, carico di lavoro, tipologia di utenza, responsabilit professionali, rendono il lavoro sempre pi difficile e fonte di tensione; alcuni studi hanno dimostrato che ci contribuisce ad accrescere il disagio professionale, con inevitabili conseguenze sul piano professionale e personale. Infatti, lo stress connesso alla professione pu essere motivo di errore medico, difficolt nel rapporto con il paziente, con minore empatia e sensibilit, tensione, ansia e depressione delloperatore. Queste conseguenze si riflettono negativamente ed inevitabilmente sulla efficienza del professionista e sulla sua efficacia professionale con una conseguente complessiva riduzione della qualit delle prestazioni. Le problematiche cos esposte trovano conforto nel Piano Sanitario Nazionale 2003-2005 (PSN) che in tema di Salute e sicurezza nellambiente di lavoro riconosce il burn-out tra le patologie da rischi emergenti legate a fattori psico-sociali associati a stress. In questo modo viene finalmente riconosciuta limportanza dei fattori psicologici lavorativi e dellimpatto che possono avere sul benessere dellindividuo, prendendo atto di una letteratura scientifica ampiamente consolidata. Nei sistemi nosografici pi in uso, come il DSM-IV e lICD-10 non si parla burn-out; ritengo tuttavia che ci si debba muovere proprio in questi sistemi, evitando di creare ulteriori categorie diagnostiche che possono aumentare incertezze e confusione. La sindrome del burn-out pu infatti essere ricondotta ai disturbi mentali propriamente detti, come ad esempio i Disturbi dellUmore o i Disturbi dAnsia o i Disturbi Somatoformi, potendo, laddove necessario, utilizzare categorie come i Disturbi NAS (Non altrimenti specificato) che consentono al clinico di avere a disposizione margini pi ampi di intervento. Per ci che concerne le implicazioni medico-legali, ad esempio in sede di controversia giudiziaria, si pu optare per una valutazione conseguenziale, operando su due livelli distinti. Al primo livello viene effettuata una valutazione attenta e dettagliata del nucleo psicopatologico e della significativit clinica dei sintomi, utilizzando lapproccio multi assiale proposto dallAmerican Psychiatric Association; pu essere di supporto una valutazione accurata della struttura personalit (colloquio psicologico, uso tests). Occorre anche una accurata anamnesi e la raccolta minuziosa di tutto quanto utile a documentare lo stato di sofferenza (cartelle cliniche, ricette mediche, certificazioni) Al secondo livello si procede invece, in sede medico-legale, alla valutazione della documentazione clinica e alla valutazione del nesso causalit tra linsorgenza dei disturbi e la condizione lavorativa; sarebbe inoltre auspicabile avere a disposizione in questa sede notizie ed informazioni sul clima organizzativo dellAzienda che viene chiamata in causa. A tal proposito occorre ricordare il ruolo del medico competente che nello spirito della normativa vigente (Legge 626 del 1994) predispone in ambito lavorativo lattuazione delle misure per la tutela della salute e dellintegrit psicofisica dei lavoratori. C da aggiungere che con il decreto 27 aprile 2004 (GU 134 del 10 giugno) il Ministero del Lavoro ha aggiornato lelenco delle patologie per cui obbligatoria la denuncia allINAIL da parte del medico inserendo tra i nuovi agenti patogeni le disfunzioni dellorganizzazione del l avoro e le malattie ad esse connesse. Cos come sono previsti allinterno delle aziende screening per le malattie fisiche, si

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dovr quindi cominciare a pensare in modo serio a screening valutativi del disagio aziendale (valutazione clima organizzativo) o individuale (presenza di disturbi psichiatrici indipendenti dal lavoro e loro contestualizzazione, ovvero direttamente correlati a problematiche aziendali), e pianificare percorsi di supervisione individualizzati e di gruppo.

a.c. del prof Pellegrino

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Cap.5 Stress Lavoro-correlato: Il manuale di valutazione dell'Inail L'INAIL suggerisce un proprio modello. L'INAIL ha messo a disposizione delle aziende un portale che, oltre a permettere la visualizzazione e la stampa del Manuale "Valutazione e gestione del rischio da stress lavorocorrelato", contiene linee guida, risorse e strumenti finalizzati a supportare le aziende nella valutazione e gestione del rischio da stress lavoro-correlato secondo quanto previsto dalla normativa (Decreto Legislativo 81/2008 e successive modifiche ed integrazioni).La valutazione dello stress lavoro correlato diventato un adempimento obbligatorio per le imprese a seguito delle disposizioni del Testo unico sulla sicurezza (dlgs 81/2008) e delle sue successive integrazioni e il dipartimento Medicina del lavoro (ex ISPESL) dell'INAIL ha messo adesso a disposizione una metodologia da seguire e specificatamente contestualizzata alle indicazioni di legge, si accede al portale mediante una semplice registrazione gratuita. Lo strumento si basa sul modello Management standards approntato dall'Health and safety executive (Hse), il manuale predisposto mette a disposizione una lista di controllo da utilizzare nella fase della valutazione oggettiva, un questionario da utilizzare nella fase di valutazione della percezione soggettiva dei lavoratori e una guida per la predisposizione dei focus group (da utilizzare nella fase di gestione e monitoraggio per identificare soluzioni efficaci in base ai risultati emersi dalla valutazione).Il portale, oltre a permettere la visualizzazione e la stampa del Manuale "Valutazione e gestione del rischio da stress lavoro-correlato", contiene altre risorse e strumenti utili nella valutazione e gestione del rischio da stress lavoro-correlato. Le aziende registrate potranno autonomamente effettuare tale valutazione utilizzando direttamente online i software appositamente predisposti per l'inserimento e l'elaborazione dei propri dati raccolti. Unico dubbio: l'utilizzo del questionario per la valutazione della percezione soggettiva non di esclusivo appannaggio di uno psicologo regolarmente iscritto al proprio ordine professionale ? (vedi Legge n. 56 del 1989 - nella quale si sancisce che tutte le prestazioni di carattere psicologico devono essere necessariamente rese da Psicologi iscritti allOrdine professionale.

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Cap.6 La resilienza La perdita di una persona cara o del lavoro, una malattia o un incidente gravi sono esempi di esperienze di vita che possono turbare gli equilibri psicologici di una persona; in coincidenza di questi eventi sono in molti a provare emozioni forti ed un senso di profonda incertezza. Generalmente, col tempo, le persone trovano il modo di adattarsi bene a queste situazioni. Ma cos che consente ladattamento alle avversit? La resilienza Resilienza un termine derivato dalla scienza dei materiali e indica la propriet che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione. In psicologia connota proprio la capacit delle persone di far fronte agli eventi stressanti o traumatici e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinanzi alle difficolt. Le persone con un alto livello di resilienza riescono a fronteggiare efficacemente le contrariet, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti. Lesposizione alle avversit sembra rafforzarle piuttosto che indebolirle. Esse tendenzialmente sono ottimiste, flessibili e creative; sanno lavorare in gruppo e fanno facilmente tesoro delle proprie e delle altrui esperienze. Bisogna concepire la resilienza come una funzione psichica che si modifica nel tempo in rapporto all'esperienza, ai vissuti e, soprattutto, al modificarsi dei meccanismi mentali che la sottendono. Secondo Susanna Kobasa, una psicologa delluniversit di Chicago, le persone che meglio riescono a fronteggiare le contrariet della vita, quelle pi resilienti appunto, mostrano contemporaneamente tre tratti di personalit: limpegno; il controllo; il gusto per le sfide. Per impegno sintende la tendenza a lasciarsi coinvolgere nelle attivit. La persona con questo tratto si d da fare, attiva, non spaventata dalla fatica; non abbandona facilmente il campo; attenta e vigile, ma non ansiosa; valuta le difficolt realisticamente. Perch ci sia impegno necessario avere degli obiettivi, qualcosa da raggiungere, per cui lottare e in cui credere. Per controllo sintende la convinzione di poter dominare in qualche modo ci che si fa o le iniziative che si prendono, ovvero la convinzione di non essere in balia degli eventi. La persona con questo tratto per riuscire a dominare le diverse situazioni della vita pronta a modificare anche radicalmente la strategia da adottare, per esempio, in alcuni casi intervenendo con grande tempestivit, in altri casi indietreggiando, prendendo tempo, aspettando. Lespressione gusto per le sfide fa riferimento alla disposizione ad accettare i cambiamenti. La persona con questo tratto vede gli aspetti positivi delle trasformazioni e minimizza quelli negativi. Il cambiamento viene vissuto pi come incentivo a crescere che come difficolt da evitare a tutti i costi, e le sfide vengono considerate stimolanti piuttosto che minacciose. La persona generalmente aperta e flessibile. Impegno, controllo e gusto per le sfide sono tratti di personalit di cui si pu avere consapevolezza e perci possono essere coltivati e incoraggiati. La resilienza non una caratteristica che presente o assente in un individuo; essa presuppone invece comportamenti, pensieri ed azioni che possono essere appresi da chiunque. Avere un alto livello di resilienza non significa non sperimentare affatto le difficolt o gli stress della vita. Avere un alto livello di resilienza non significa essere infallibili ma disposti al cambiamento quando necessario; disposti a pensare di poter sbagliare, ma anche di poter correggere la rotta. A determinare un alto livello di resilienza contribuiscono diversi fattori, primo fra tutti la presenza allinterno come allesterno della famiglia di relazioni con persone premurose e solidali. Questo tipo di relazioni crea un clima di amore e di

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fiducia, e fornisce incoraggiamento e rassicurazione favorendo, cos, laccrescimento del livello di resilienza. Gli altri fattori coinvolti sono: una visione positiva di s ed una buona consapevolezza sia delle abilit possedute che dei punti di forza del proprio carattere; la capacit di porsi traguardi realistici e di pianificare passi graduali per il loro raggiungimento; adeguate capacit comunicative e di problem solving; una buona capacit di controllo degli impulsi e delle emozioni. Le strade che possono portare le persone ad accrescere il proprio livello di resilienza sono numerose.Nella ricerca della strategia pi idonea per migliorare il proprio livello di resilienza pu essere daiuto focalizzare lattenzione sulle esperienze del passato cercando di individuare le risorse che rappresentano i punti di forza personali. Un sistema che facilita lindividuazione delle risorse persona li quello di cercare di fornire risposte a queste semplici domande: quali eventi sono risultati particolarmente stressanti per me? in che maniera questi eventi mi hanno condizionato? nei momenti difficili ho trovato utile rivolgermi a persone per me significative? nei momenti difficili quanto ho appreso di me stesso e del mio modo dinteragire con gli altri? risultato utile per me fornire assistenza a qualcuno che stava attraversando momenti difficili come quelli da me sperimentati? sono stato capace di superare le difficolt ed, eventualmente, in che modo? che cosa mi ha consentito di guardare con maggiore fiducia al mio futuro?

a cura di Antonio d'Amore, Psicologo e Psicoterapeuta

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CONCLUSIONI: se vuoi continuare a vivere diventa un uccello di bosco!.......

Alcune categorie di lavoratori, a causa di particolari fattori stressogeni legati allattivit professionale, sono soggetti a rischio per la sindrome del burnout. Tale condizione caratterizzata da affaticamento fisico ed emotivo, atteggiamento distaccato ed apatico nei rapporti interpersonali, e sentimento di frustrazione. Autorevoli studi hanno accertato che tale affezione rappresenta un fenomeno di portata internazionale, che ricorre frequentemente negli operatori sociosanitari e in generale nelle professioni di aiuto. La struttura ospedaliera limpresa con il maggior numero di lavoratori ed unimpresa particolare, poich basa tutta la sua produttivit sulle persone stesse, cio gli operatori socio-sanitari. La figura classica del medico o linfermiere che soffre di burnout, riportata in letteratura, quella di un giovane che si sentito portato a curare e guarire, che ha visto il suo futuro lavoro quasi come una missione, che lo ha caricato di ideali e di aspettative, ma che poi negli anni si trovato di fronte ad un lavoro diverso da quello che si aspettava, pi difficile, pi stancante, retribuito poco rispetto alle energie che richiede. Spesso, il sanitario adulto invece, per anni ha dovuto combattere contro un sistema complesso, contro le resistenze al cambiamento, contro burocrazie. Per reagire a tutto questo, il sanitario pu mettere in atto diverse strategie. Pu adottare azioni dirette, ossia affrontare il problema di petto, esserne consapevole, cercare attivamente soluzioni nuove. Oppure pu entrare in un circolo vizioso di frustrazioni, mettendo in atto strategie inadeguate, che l per l allontanano il problema ma che, non solo non aiutano ad affrontarlo, ma nel tempo lo aggravano. Si tratta di strategie diversive (apatia), oppure strategie di fuga, che portano al turnover o allabbandono dellattivit, oppure strategie palliative, come lassunzione di sostanze, psicofarmaci ed alcolici. Nella genesi del burnout, come si illustrato nei capitoli precedenti, sono di centrale importanza fattori personali, relazionali e professionali, che concorrono spesso di concerto nel fornire alla sindrome quelle caratteristiche di multidimensionalit che la rendono di difficile riconoscimento e gestione. I fattori personali hanno unimportanza rilevante per un operatore sociosanitario nel suo lavoro e nella qualit del servizio. Al sanitario chiesto di intervenire nel suo lavoro con tutta la sua persona, utilizzando risorse sia professionali

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ma anche e soprattutto personali: le sue esperienze, il suo modo di vedere la vita, la sua personalit. Tra i fattori relazionali pu aver trovato difficolt nel rapporto con i pazienti , uneccessiva competitivit con i colleghi. Loperatore sanitario bruciato pu essere, oppure (o in aggiunta), incappato in fattori professionali tipici del suo lavoro: la situazione di precariato, lambiguit di ruolo, la costante necessit di aggiornamento, un sistema retributivo non soddisfacente, richieste eccessive. Oltre ai fattori gi nominati, vi una quarta categoria, direttamente legata ai cambiamenti sociali e culturali dellambiente in cui viviamo. Essi sono: il susseguirsi continuo di riforme, il passaggio al lavoro dquipe, il mancato riconoscimento della professione, la scarsa considerazione da parte dellopinione pubblica, lavvento dellera informatica e della societ multiculturale. Il sanitario pu essere considerato un caso di prestazione lavorativa che non ha un adeguato riconoscimento economico. Lo stato dinsofferenza della categoria evidente: i sanitari si sentono in conflitto con le istituzioni e vedono unopinione pubblica che si nutre di stere otipi negativi nei propri confronti. Ma proprio alle istituzioni che gli operatori sanitari si trovano obbligati a rivolgersi per ottenere ascolto e migliori condizioni di lavoro. da sottolineare, quindi, il crescente disagio manifestato dalla categoria nei confronti del proprio lavoro, che sempre meno sembra essere soddisfacente e gratificante. E' fondamentale fare un investimento sulle persone per poter contare su lavoratori ben preparati, leali e dediti, capaci di realizzare un lavoro di qualit. Questo tipo di investimento deve prendere in considerazione i valori umani presenti nell'ambito dell'attivit lavorativa, cercando cos di rafforzare l'organizzazione per una futura sopravvivenza.

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