Sei sulla pagina 1di 99

SRI AUROBINDO E LA MADRE

VEDA UPANISHAD TANTRA Basandosi sul fatto che la spiritualit della Madre e di Sri Aurobindo non rifiuta la vita e le sue manifestazioni ma invita invece a cercarne la loro per fezione, si voluto predisporre una serie di opuscoli, tra cui il presente libret to, che raccolgano citazioni dalle opere della Madre e di Sri Aurobindo su sogge tti specifici, con l'intento di scoprire i vari aspetti della natura umana, cos c he ciascuno possa trovare un aiuto nel tentativo di modellare la propria esisten za e l'ambiente che lo circonda verso una perfezione sempre pi grande. Invitiamo i lettori a non dimenticare che i passaggi riprodotti sono estratti da un contesto molto pi ampio e che una compilazione, per sua natura, risente inevi tabilmente di un approccio personale. Noi ci auguriamo che questi opuscoli rappr esentino uno stimolo per approfondire gli argomenti direttamente dalle opere ori ginali. Le citazioni sono precedute dai simboli della Madre e di Sri Aurobindo. I VEDA I Veda sono la creazione di una antica struttura mentale intuitiva e simbolica a lla quale la mente successiva dell'uomo, fortemente intellettualizzata e governa ta da un lato dall'idea razionale e da concezioni astratte, dall'altro dai fatti della vita e della materia accettati per come essi si presentano ai sensi ed al l'intelligenza senza ricercare in essi alcun significato divino o mistico, abban donandosi all'immaginazione come gioco della creativit estetica piuttosto che com e possibilit di apertura delle porte della verit e confidando nei suoi suggeriment i solo quando essi sono confermati dalla ragione o dall'esperienza fisica, esclu sivamente consapevole di intuizioni prudentemente intellettualizzate e recalcitr ante verso la maggior parte delle altre, cresciuta totalmente estranea Non perci sorprendente che i Veda siano diventati incomprensibili alle nostre men ti tranne che nel loro aspetto linguistico pi esteriore e conosciuti inoltre molt o imperfettamente per l'ostacolo costituito da una lingua antica e non pienament e compressa, e che si siano fatte le pi inadeguate interpretazioni per ridurre qu esta grande creazione di una mente umana giovane e splendida a uno scarabocchio pasticciato e mutilato, a un pot-pourri incoerente di assurdit di un'immaginazion e primitiva tesa a complicare ci che altrimenti sarebbe l'assai semplice, uniform e e comune testimonianza di una religione naturalistica che rispecchiava solo e solo poteva servire i rozzi e materialistici desideri di una barbara mentalit di vita. I Veda divennero poi, per l'idea scolastica e ritualistica di preti ind e dei Pan dit, niente di pi che un libro di mitologia e di cerimonie sacrificali; gli studi osi europei, ricercando in essi solo ci che era di un qualche interesse razionale - la storia, i miti e le nozioni religiose popolari di una razza primitiva - ha nno tuttavia fatto il torto peggiore ai Veda e insistendo su una interpretazione totalmente esteriore li hanno spogliati ancor di pi del loro interesse spiritual e e della loro bellezza e grandezza poetica. Ma cos non era per i Rishi vedici o per i grandi veggenti e pensatori che li segu irono e svilupparono dalle loro intuizioni luminose e pregnanti una propria, mer avigliosa struttura di pensiero e parola costruita su una rivelazione spirituale

e un'esperienza senza precedenti. I Veda furono per questi antichi veggenti il Mondo che scopriva la Verit rivestendo di immagini e di simboli i significati mis tici della vita. Fu una scoperta e uno svelarsi divini della potenza della parola, della sua mist eriosa capacit di rivelazione e di creazione, non la parola dell'intelligenza log ica, razionale o estetica, ma quella di una ritmica espressione intuitiva e ispi rata, il mantra. Immagine e mito vennero liberamente usati, non come un indulgere all'immaginazio ne ma come simboli e parabole viventi di cose estremamente reali per chi le pron unciava e che non potevano trovare altrimenti la loro forma espressiva pi intima e originale, e l'immaginazione stesa diventava l'officiante sacro di realt pi gran di di quelle che incontrano e trattengono l'occhio e la mente limitati dalle sug gestioni esterne della vita e dell'esistenza materiale. Questa era la loro concezione del poeta sacro, una mente visitata da qualche pi a lta luce e dalle sue forme in idea e parola, un veggente e un uditore della Veri t, kavayah satyastrutayah. I poeti dei versi vedici non contemplavano la propria funzione come immaginata d agli studiosi moderni, essi non si consideravano una sorta di stregoni composito ri di inni e di formule magiche al vertice di una rozza e barbara trib, ma veggen ti e pensatori, rsi dhira. Questi cantori furono convinti di possedere una alta verit mistica ed occulta, pr etesero di essere i latori di un linguaggio idoneo a una conoscenza divina, e pa rlarono esplicitamente delle loro forme espressive come di parole segrete che di chiarano il proprio significato pieno solo al veggente, kavaye nivaanani vacamsi . E per quelli che vennero dopo di loro i Veda furono libri di conoscenza, e pro prio della conoscenza suprema, una rivelazione, una grande espressione di eterna e impersonale verit quale vista ed udita nell'esperienza interiore di pensatori ispirati e semidivini. Le pi insignificanti circostanze delle cerimonie sacrificali per le quali gli inn i furono scritti sostenevano un potere significante simbolico e psicologico, com e era ben noto agli autori degli antichi Brahmana. I versi sacri, ciascuno in se stesso tenuto ad essere pieno di un significato di vino, furono intesi dai pensatori delle Upanishad come le profonde e pregnanti p arole originarie delle verit che essi cercavano, e la pi alta legittimazione che p oterono dare alle loro espressioni sublimi fu una citazione dei loro predecessor i con la formula tad esa rcabhyukya, "questa la parola che fu pronunciata nel Ri g Veda"... Ma il semplice buonsenso dovrebbe dirci che coloro che furono cos vicini, in tutt i i sensi, ai poeti originali, dovevano possedere una migliore possibilit di fare propria almeno la verit essenziale sulla questione e ci suggerisce la forte prob abilit che i Veda furono realmente ci che pretendono di essere, la ricerca verso u na conoscenza mistica, la prima forma del costante tentativo della mente indiana , al quale essa sempre stata fedele, di guardare aldil delle apparenze del mondo fisico e, attraverso la propria esperienza interiore, alla divinit, ai poteri, al l'immanenza dell'uno del quale i saggi parlano in molti modi - la famosa frase n ella quale i Veda esprimono il loro pi centrale segreto, ekam sad vipra bahudha v adanti. Il carattere pi vero dei Veda pu essere meglio compreso esaminandoli in qualsiasi punto e interpretandoli chiaramente in relazione alle loro frasi ed immagini... se li leggiamo per quello che sono senza nessuna falsa traduzione in ci che pensi amo dovrebbero avere detto dei barbari primitivi, troveremo invece una poesia sa cra suprema e potente nelle sue parole e nelle sue immagini, sebbene in altro ge nere di linguaggio e di fantasia creativa rispetto a quelli che noi oggi predile giamo e apprezziamo, profonda e sottile nell'esperienza psicologica e stimolata da un'anima di visione ed espressione profondamente partecipe. I poeti dei Veda possedevano una mentalit diversa dalla nostra, il loro uso delle immagini di un genere peculiare e una antica tendenza della loro capacit visiva

dona un profilo strano alle loro espressioni. Il fisico ed i mondi fisici furono ai loro occhi una manifestazione, una duplice e varia, e tuttavia connessa e omogenea rappresentazione di divinit cosmiche, la vita interiore ed esteriore dell'uomo una divina relazione con gli di, e dietro ogni realt esisteva il solo Spirito od Essere del quale gli di erano nomi e person alit e poteri. Queste divinit furono ad un tempo signori della Natura fisica e delle sue forme e dei suoi principi; i loro di, i loro corpi e gli intimi poteri divini con le lor o corrispondenti condizioni ed energia sono innati nel nostro essere psichico pe rch essi sono i poteri spirituali dell'universo, i guardiani della verit e dell'im mortalit, i figli dell'infinito e ciascuno di essi anche nella sua origine e nell a sua realt ultima lo Spirito supremo che evidenzia uno dei suoi aspetti. La vita dell'uomo fu per questi veggenti una realt combinata di verit e menzogna, un movimento dal mortale all'immortale, da una commistione di luce e di oscurit a llo splendore di una verit divina la cui dimora al di sopra, nell'infinito ma che pu essere costruita nell'anima e nel la vita dell'uomo, una battaglia tra i figli della luce e quelli della notte, l' ottenimento di un tesoro, della vera ricchezza, la ricompensa garantita dagli di all'uomo guerriero, un'avventura ed un sacrificio; e di questa realt essi parlar ono all'interno di un sistema stabilito di immagini prese dalla Natura e dalla c ircostante vita guerriera, pastorale e agricola della gente ariana, centrato int orno al culto del fuoco, all'adorazione dei poteri viventi della natura e alla c erimonia del sacrificio. Ogni dettaglio dell'esistenza profana e del sacrificio erano simboli nel la loro vita e nelle loro attivit, nella loro poesia, non simboli morti o metafor e artificiali, ma viventi e potenti suggestioni, controparti di realt interiore. Ed essi usarono inoltre nella loro espressione un corpo stabilito e tuttavia var iato di altre immagini e uno splendido tessuto di mito e parabola, immagini che diventavano parabole, parabole che diventavano miti, miti che restavano comunque immagini, e tuttavia tutte queste cose costituivano per essi, in un modo che pu essere compreso di un certo genere di esperienze psichiche, realt effettive. Il fisico scioglieva le sue ombre negli splendori dello psichico, lo psi chico cresceva nella luce dello spirituale e non esisteva alcuna linea netta di divisione in questi passaggi, ma una fusione naturale e una compenetrazione dell e loro suggestioni e dei loro colori. E' evidente che una poesia di questo genere, composta da uomini con questo genere di visione o immaginazione, non pu essere n interpretata n giudic ata dai modelli di una ragione e di un gusto fedeli ai soli canoni dell'esistenz a fisica. L'invocazione "Appari o lampo di luce e vieni a noi!" evoca ad un temp o il fenomeno dell'ascendere e del bagliore del potente fuoco sacrificale sull'a ltare fisico e un corrispondente fenomeno psichico, la manifestazione di una fia mma redentrice di un potere e una luce divina dentro di noi. Il... critico schernisce la sfrontata e audace e per lui mostruosa immag ine nella quale Indra figlio della terra e del cielo crea il proprio padre e la propria madre; ma se ricordiamo che Indra lo spirito supremo in uno dei suoi asp etti eterni e immortali, creatore del cielo e della terra, divinit cosmica genera ta tra il mondo fisico e quello mentale per ricostruire i loro poteri nell'uomo, vedremo come l'immagine non sia solo una efficace ma una vera e rivelatrice rap presentazione, e per la tecnica vedica poco importa se fa violenza alla nostra i mmaginazione dal momento che esprime una pi grande realt come nessuna altra avrebb e potuto con la stessa consapevole attitudine e la stessa vivida forza poetica. Il toro e la Vacca dei Veda, gli splendenti pastori del Sole celati nella grotta sono creature abbastanza strane per la mente fisica, ma non appartengono alla t erra e nella loro sfera sono ad un tempo immagini e realt effettive piene di vita e di significati. E' in questo modo che, dall'inizio alla fine, dobbiamo compre ndere e riconoscere la poesia vedica secondo il proprio spirito, la propria visi one e la verit psichicamente naturale, anche se per noi estranea e sovrannaturale , delle sue idee e delle sue immagini.

I poeti vedici sono maestri dalla tecnica consumata, i loro ritmi sono s colpiti come carri degli di e portati da grandi e divine ali di suono ad un tempo concentrati e dilatati, ampi nel movimento e sottili nella modulazione, il loro discorso lirico per intensit ed epico per elevazione, un'espressione di grande p otere, pura e intrepida e dallo splendido profilo, dall'effetto diretto e incisi vo, pienamente profusa di senso e di suggestione cos che ogni singolo verso esist e allo stesso tempo come cosa definita ed autonoma e come ampia connessione tra ci che venuto prima e quanto lo segue. Una sacra tradizione sacerdotale fedelmente osservata diede loro sia for ma che significato, ma questo significato consisteva nelle pi profonde esperienze psichiche e spirituali delle quali l'anima dell'uomo capace e raramente o mai l e forme degeneravano in convenzione, poich ci che dovevano trasmettere era vissuto interiormente da ogni poeta e rinnovato in espressione nella propria mente attr averso le sottigliezze e le maestrie della visione individuale. Le voci dei pi gr andi veggenti, Vishwamitra, Vamadeva, Dirghtamas, e molti altri, toccano le pi al te vette e latitudini di una poesia mistica e sublime ed esistono poemi come l'I nno della creazione che si innalzano in tremenda chiarezza alle sommit di pensier o sulle quali si muovono costantemente, con una maggiore ampiezza di respiro, le Upanishad. La mente dell'antica India non sbagli nel riallacciare tutta la sua filos ofia, la religione e le realt essenziali della sua cultura a questi poeti-veggent i, poich la futura spiritualit del suo popolo l contenuta in nuce o nell'espression e originaria. E' una grande cura e un corretto comprendere gli inni vedici come forma di letteratura sacra che ci aiuta a vedere il primo sviluppo non solo delle idee -guida che hanno governato la mente dell'India, ma dei suoi tipi caratteristici di esperienza spirituale, della sua forma mentale immaginativa, del suo temperam ento creativo e del genere di forme significanti con le quali essa ha costanteme nte rappresentato il suo sguardo verso se stessa, la realt, la vita e l'universo. Esiste in gran parte della letteratura lo stesso genere di ispirazione e di espressione che vediamo nell'architettura, nella pittura e nella scultura. Il suo primo aspetto un senso costante dell'infinito, del cosmico, di re alt viste come parte della visione cosmica o da questa influenzate, dirette a fav ore o contro l'ampiezza dell'uno e dell'infinito; la sua seconda peculiarit una t endenza a vedere e interpretare la propria esperienza spirituale con una grande ricchezza di immagini mutuate dal piano psichico interiore oppure in immagini fi siche tramutate dall'azione di un significato, un'impronta, una volont di immagin e psichici; e la sua terza inclinazione ad immaginare la vita terrestre spesso amplificata, come nel Mahabharata e nel Ramayana, o altrimenti raffinata nelle trasparenze di una pi vasta atmosfera, accompagnata da un signifi cato pi grande di quello terrestre o comunque presentata sullo sfondo dei mondi s pirituali e psichici e non solo nella propria separata immagine. Lo spirituale, l'infinito vicino e reale e gli di sono reali e i mondi ul teriori non tanto al di l quanto immanenti alla nostra esistenza. LE UPANISHAD Le Upanishad sono l'opera suprema del pensiero indiano, e che sia effett ivamente cos, che l'altissima espressione della personalit del proprio genio, la l oro sublime capacit poetica, la loro enorme capacit creativa in pensiero e in paro la, non siano un capolavoro letterario o poetico della mente ordinaria, ma un am pio flusso di rivelazione spirituale per questo carattere profondo e diretto, un fatto significativo, prova di una mentalit unica e di una non comune inclinazion e dello spirito. Le Upanishad sono nello stesso tempo profonda scrittura religiosa, in qu anto testimonianza delle pi assolute esperienze spirituali, documenti di una filo sofia rivelatrice e intuitiva di luce, potere e ampiezza inesauribili e, sia in prosa che in metrica, poemi spirituali di una assoluta, infallibile ispirazione costante nel linguaggio, str aordinaria per ritmo ed espressione.

E' la manifestazione di una mente nella quale filosofia e religione e po esia sono diventate una cosa sola, perch questa religione non termina in un culto n limitata ad una aspirazione di tipo etico-religioso, ma si innalza verso una s coperta infinita di Dio, del S, della nostra pi alta e totale realt spirituale e di esseri viventi e descrive un'estasi di luminosa conoscenza e un'estasi di parte cipe e compiuta esperienza; questa filosofia non un'astratta speculazione intell ettuale intorno alla Verit o una delle strutture dell'intelligenza logica, ma una verit vista, esperita, vissuta, posseduta dalla mente e dall'anima pi profonda nella gioia di esprimere una sicura scoperta e possesso, e questa poesia opera di una concezione estetica innalzata oltre il suo ambito ordinario per esprimere la meraviglia e la bellezza della pi rara autocoscienza spirituale e della pi pro fonda, ispirata Verit del S e di Dio e dell'universo. Qui lo spirito intuitivo e l'intima esperienza psicologica dei veggenti vedici perviene a un culmine supremo in cui lo Spirito, come detto in un passagg io della Katha Upanishad, svela la sua pi vera essenza, rivela la parola esatta d ella sua autoespressione e apre alla mente la vibrazione di ritmi che, ripetuti all'ascolto spirituale sembrano sostanziare l'anima e porla, ricolma e compiuta, sulle sommit dell'autoconoscenza. Le Upanishad sono stata la sorgente riconosciuta di varie e profonde fil osofie e religioni che da esse sono poi scorse in India come i grandi fiumi dalla culla himalayana rendendo fertili la mente e la vita degli uomini e hanno mantenuto viva la sua anima lungo il grande procedere dei secoli ritornando costantemente ad esse per la rivelazione, mai mancando di dare nuova illuminazione, fontana di inesauribili acque di vita. Il Buddismo con tutti i suoi sviluppi fu solo una riaffermazione, sebben e da un nuovo punto di vista e con nuovi termini di definizione e di ragionament o intellettuale, di un aspetto di questa esperienza e la port cos modificata nella forma, ma appena nella sostanza, attraverso tutta l'Asia e a occidente verso l' Europa. Le idee contenute nelle Upanishad possono essere ritrovate in molto del pensiero di Pitagora e Platone e costituiscono la parte pi profonda del Neo Plato nismo e dello Gnosticismo con tutte le loro importanti conseguenze sul pensiero filosofico occidentale, e il Sufismo le ripete soltanto in un altro linguaggio r eligioso. La parte pi consistente della metafisica tedesca in sostanza poco pi che u no sviluppo intellettuale di grandi realt meglio spiritualmente comprese da quest o antico sapere, e il pensiero moderno le sta rapidamente assorbendo con una ric ettivit sempre pi essenziale, viva ed intensa che promette una rivoluzione tanto n el pensiero filosofico quanto in quello religioso; ora esse filtrano grazie a va rie influenze indirette, ora si esprimono in modi aperti e diretti. Quasi non esiste una grande idea filosofica che non possa trovare forza o una nuova origine o indicazioni in queste antiche scritture, le speculazioni, secondo un certo punto di vista, di pensatori che non avevano migl ior passato o miglior base culturale al loro pensiero di una rozza, primitiva, n aturalistica ed animistica ignoranza. E persino le pi ampie generalizzazioni della scienza si ritrovano costant emente applicabili alla verit delle formule della natura fisica gi scoperta dai sa ggi indiani nel loro originale, nel loro pi vasto significato, nella pi profonda v erit dello spirito. E tuttavia queste opere non sono speculazioni filosofiche di genere inte llettuale, analisi di tipo metafisico che cercano di definire nozioni, di selezi onare idee e di distinguere quante tra di loro sono vere, di logificare la verit o aiutare altrimenti la mente nelle sue inclinazioni intellettuali per mezzo del ragionamento dialettico e nel suo concetto di proporre una soluzione definitiva dell'esistenza nella luce di questa o di quella idea della ragione e di osserva re tutte le cose da quel solo punto di vista, in quel fuoco e in quella determin ata prospettiva. Le Upanishad non avrebbero potuto avere una vitalit cos perenne, esercitar e una influenza cos sicura, produrre tali risultati o vedere oggi le loro asserzi

oni autonomamente confermate in altri ambiti di ricerca e attraverso metodi comp letamente diversi, se fossero state opere di quel genere. E' perch questi veggenti videro la Verit piuttosto che semplicemente pensarla, la rivestirono anzi di una forte sostanza di intuizione e di immagine rivelatrice, ma una sostanza di trasparenza ideale attraverso la q uale noi guardiamo verso l'illimitato, perch essi compresero in profondit le cose nella luce del S e le videro con la visione dell'infinito, che le loro parole rim angono sempre vive e immortali, di un significato inesauribile, di una immancabi le autenticit, un fine convincente che nello stesso tempo un infinito inizio dell a verit, alle quali tutte le nostre ricerche quando terminano di nuovo approdano e alle quali l'umanit costantemente ritorna nelle sue menti e nelle sue epoche di pi profonda visione. Le Upanishad sono il Vedanta, un libro di conoscenza ad un pi alto grado persino dei Veda, conoscenza nel pi profondo senso indiano del termine, Jnana. Non un semplice pensare e considerare attraverso l'intelligenza, non il ricercare e il cogliere una forma mentale della verit con la mente razionale, ma un vederla nell'anima ed un vivere totale in essa grazie al potere dell'essere i nteriore, un possesso spirituale attraverso una sorta di identificazione con l'o ggetto della conoscenza, Jnana. E poich solo attraverso una conoscenza integrale del S che questo genere d i conoscenza diretta pu essere resa completa, fu questo che i saggi vedantini cer carono di conoscere, di penetrare e di vivere nell'identit. E attraverso questo sforzo essi giunsero facilmente a comprendere che il S in noi una cosa sola con il S universale di tutte le cose e ancora che questo S non che Dio e il Brahman, un Essere o una Esistenza trascendenti, ed essi videro, sentirono, vissero nella pi intima verit di tutte le cose dell'universo e nella pi intima verit dell'esistenza interiore ed esteriore dell'uomo grazie alla luce di questa sola e unificante vi sione. Le Upanishad sono inni della conoscenza del S dell'universo e di Dio. Le grandi formule di verit filosofiche di cui esse abbondano non sono ast ratte generalizzazioni intellettuali, realt che possono rischiare ed illuminare l a mente ma che non vivono e non spingono l'anima ad ascendere, ma sono ardori e luci di una illuminazione intuitiva e rivelatrice, raggiungimento e comprensione della sola Esistenza, della Divinit trascendente, del divino e universale S, scop erta della sua relazione con le cose e le creature di questa grande manifestazio ne cosmica. Canti di un ispirato sapere, essi emanano come tutti gli inni un tono di aspirazione ed estasi religiose, non del genere scarsamente profondo proprio a un sentimento religioso minore, ma innalzato, al di l del culto e di forme partic olari di devozione, verso l'universale Ananda del Divino che ci raggiunge attrav erso l'avvicinamento e l'identit con l'autocosciente Spirito universale. E sebben e principalmente concernenti la visione interiore e non direttamente l'agire uma no esteriore, tutte le pi importanti etiche del Buddismo e dell'Induismo posterio re sono tuttavia ancora della stessa vita e del significato delle verit alle qual i essi danno forma espressiva e forza e tuttavia esiste qualcosa pi grande di qualunque precetto etico e norma mentale di virt, l'ideale supremo di una azione spirituale fondata sull'identit con Dio e co n tutti gli esseri viventi. Perci anche quando sono morte le forme del culto vedico, le Upanishad son o rimaste viventi e creative ed hanno potuto generare le grandi religioni devozi onali e sostenere la duratura concezione indiana del Dharma. Le Upanishad sono la creazione di una mente rivelatrice e intuitiva e ne lla sua illimitata esperienza; la loro sostanza, la struttura, l'espressione, il linguaggio figurato e le dinamiche sono determinati e contrassegnati da questo carattere originale. Queste verit supreme e onnipervadenti, queste visioni di unit, del S e di u n essere divino universale sono proiettate in frasi concise e monumentali che le

portano immediatamente di fronte alla visione dell'anima e le rendono presenti e imperative per la sua aspirazione e la sua esperienza e sono espresse in brani poetici pieni di potere rivelatore e di una concezione suggestiva che scopre l' intero infinito attraverso un'immagine finita. L'uno l rivelato ma ha anche dischiuso i suoi innumerevoli aspetti, e cia scuno guadagna pieno significato attraverso l'ampiezza dell'espressione e trova, come in una spontanea autoscoperta, il suo posto e la sua coordinazione attrave rso l'illuminante esattezza di ogni parola e dell'intera frase. Le pi vaste verit metafisiche e le pi sottili distinzioni dell'esperienza p sicologica sono raccolte all'interno del movimento ispirato e rese immediatament e chiare per la mente che osserva e colmate di infinite suggestioni per lo spiri to che conosce. Esistono frasi particolari, singoli distici, brevi passaggi che contengo no in se stessi l'essenza di una vasta filosofia e tuttavia ciascuno di essi vie ne pronunciato come un lato, un aspetto, una parte dell'infinita autoconoscenza. Tutto di una concisione raccolta e ricca di idee e tuttavia perfettament e lucida e luminosa, tutto di una infinita compiutezza. Un pensiero di questo genere non pu seguire il lento, prudente e prolisso sviluppo dell'intelligenza logica. Il brano, la frase, il distico, il verso e persino il mezzo verso segue quello che precede con un intervallo determinato pieno di un significato inespre sso, un silenzio che echeggia tra loro, un pensiero che viene trasmesso in una s uggestione totale ed implicito alla cadenza stessa ma che la mente lasciata libe ra di elaborare a proprio vantaggio, e questi intervalli di silenzio significant e sono ampi, la cadenza di questo pensiero come i passi di un Titano che cammina tra rocce distanti su acque infinite. Si trova una perfetta totalit, una estesa correlazione di parti tra loro armoniche nella struttura di ogni Upanishad; ma il tutto trattato al modo di una mente che vede in uno sguardo masse di verit e si arresta per estrarre solo la p arola necessaria da un silenzio compiuto. Il ritmo nel verso o la cadenza della prosa scolpiscono l'idea e l'espre ssione. Le forme metriche delle Upanishad sono costituite da quattro semiversi c iascuno chiaramente definito, versi che sono generalmente completi e dotati di s enso, semiversi che presentano due pensieri o parti distinte di un pensiero che sono unite e si completano reciprocamente, e la cadenza sonora segue un principi o corrispondente, ciascun passo conciso e marcato della chiarezza del proprio in tervallo, colmo di ritmi echeggianti che permangono a lungo a vibrare nell'ascol to interiore; ciascun passo come un'onda dell'infinito che porta in se stessa in teri la voce e il suono dell'oceano. E' un genere di poesia, parola della visione, ritmo dello spirito, che n on pi stato scritto, n prima n dopo. Il linguaggio figurato delle Upanishad si in larga parte sviluppato dal genere di linguaggio figurato dei Veda e sebbene esso solitamente preferisca la svelata chiarezza di una immagine direttamente illuminante, a volte esso usa gli stessi simboli in un modo che profondamente simile allo spirito e all'aspetto m eno tecnico del metodo di quel simbolismo pi antico. E' in larga misura questo elemento non pi afferrabile dal nostro modo di pensiero che ha sconcertato certi studiosi occidentali e li ha fatti affermare c he queste scritture sono una combinazione delle pi alte speculazioni filosofiche con i primi goffi balbettii della mente bambina dell'umanit. Le Upanishad non rappresentano uno scostamento rivoluzionario dalla ment e vedica, dal suo temperamento e dalle sue idee fondamentali, piuttosto una cont inuazione e uno sviluppo e in una certa misura un ampliamento nel senso di una r esa in aperta espressione di tutto ci che fu tenuto nascosto nel discorso simboli co dei Veda come un mistero e un segreto. Esse iniziano a raccogliere il linguaggio figurato e i simboli rituali d

ei Veda e dei Brahmana e a trasformarli in modo da esprimere un senso interiore e mistico che serve come una sorta di punto di partenza psichico per la propria filosofia, pi evoluta e pi puramente spirituale. Esiste un grande numero di passag gi specialmente nelle Upanishad in prosa che sono interamente di questo genere e d azione, in un modo recondito, oscuro e persino incomprensibile per il pensiero moderno, con il senso psichico di idee allora comuni nella mente religiosa vedi ca, la distinzione tra i tre generi di Veda, i tre mondi e altri soggetti simili ; ma, conducendo come fanno nel pensiero delle Upanishad a pi profonde verit spiri tuali, questi brani non possono essere scartati come infantili aberrazioni dell' intelligenza privi di senso e di ogni rintracciabile rapporto con il pi alto pens iero nel quale essi culminano. Al contrario troviamo che essi possiedono un sign ificato sufficientemente profondo quando riusciamo a penetrare il loro significa to simbolico. Questo significato si mostra in una ascesa psicofisica a una conoscenza psicospirituale per la quale noi useremmo oggi termini pi intellettuali, meno con creti e immaginativi, ma che ancora valida per coloro che praticano lo yoga e riscoprono i segreti del nostro essere psicofisic o e psicospirituale. Passaggi tipici di questo genere di espressione peculiare di verit psichi che sono la spiegazione di Ajatashatru del sonno e dei sogni o i brani della Pra shna Upanishad sul principio vitale e le sue azioni, o ancora quelli in cui l'id ea vedica della lotta tra di e demoni ripresa e guadagna il suo significato spiri tuale e le divinit vediche, pi chiaramente che nel Rig o nel Sama Veda, sono carat terizzate e invocate per la loro funzione interiore e per il loro potere spiritu ale. Le Upanishad abbondano di passaggi che sono ad un tempo poesia e filosof ia spirituale, di chiarezza e bellezza assolute, ma nessuna traduzione priva del le suggestioni e dei solenni e sottili e luminosi echi di senso delle parole e d ei ritmi originali, pu dare alcuna idea del loro potere e della loro perfezione. In altri le pi sottili verit psicologiche e filosofiche sono espresse in m odo completamente sufficiente senza mancare di una perfetta bellezza nell'espres sione poetica e sempre in modo tale da vivere nella mente e nell'anima e non ess ere semplicemente offerte alla comprensione intelligente. C' in alcune delle Upanishad in prosa un altro elemento di vivido raccont o e tradizione che ci restituisce, sebbene solo in brevi visioni fugaci, il quadro di quella animazione e di quel movimento di ricerca sp irituale e di passione verso la pi alta conoscenza che hanno reso possibili le Up anishad. Le scene del mondo antico rivivono davanti a noi in alcune pagine, i sag gi che siedono nei boschi pronti ad esaminare e ammaestrare chi si presenta, prnc ipi e dotti Bramini e grandi proprietari terrieri alla ricerca della conoscenza, il figlio del re nel suo carro e il figlio illegittimo della serva, ricercando ogni uomo che avrebbe potuto portare in se stesso l'idea della luce e la parola della rivelazione, le tipiche figure simboliche e personalit Janaka e la sottile mente di Ajatashatru, Raikwa del carro, Yoinavalka soldato della verit, calmo ed ironico, che prende con entrambe le mani senza alcun attaccamento i beni del mon do e le ricchezze spirituali e lascia alla fine tutti i suoi averi per peregrina re come un asceta senza casa, Krishna figlio di Devaki che ud una sola parola del la Rishi Gora e conobbe immediatamente l'Eterno, gli Ashram, le corti di re che furono anche ricercatori e conoscitori spirituali, le grandi assemblee sacrifica li dove i saggi si incontravano e confrontavano la loro conoscenza. Cos noi vediamo come nacque l'anima dell'India e come scorse questo grand e canto delle origini nel quale essa si lev in volo dalla terra verso i supremi c ieli dello spirito. I Veda e le Upanishad non sono solo la bastevole sorgente della filosofi a e della religione indiana, ma di tutta l'arte, la poesia e la letteratura indi ana. Fu l'anima, il temperamento, lo spirito ideale in essi formato ed espres

so che costru in seguito le grandi filosofie, edific la struttura del Dharma, test imoni la sua eroica giovent nel Mahabharata e nel Ramayana, si intellettualizz infa ticabilmente nell'epoca classica della sua maturit, produsse cos tante intuizioni originali nella scienza, cre un cos ricco fervore di esperienze estetiche, vitali e sensibili, rinnov la sua essenza spirituale e psichica nei Tantra e nei Purana, si gett nella magnificenza e nella bellezza delle linee e del colore, scolp e fus e il suo pensiero e la sua visione nelle pietre e nel bronzo, si rivers in nuovi canali di autoespressione nei linguaggi successivi e ora dopo una lunga eclissi riemerge sempre identico nella diversit e pronto per nuova vita e nuova creazione . La fissata concezione fondamentale del Vedanta che l esiste in qualche lu ogo - e non potremmo non trovarla - accessibile all'esperienza o all'autorivelaz ione anche se negata alla ricerca puramente intellettuale, una verit sola omnicom prensiva e universale nella luce della quale l'intera esistenza si trova rivelat a e chiarita nella sua natura e nel suo fine. Questa esistenza universale, con tutta la moltitudine della sua realt e l a diversit delle sue forze, una in sostanza ed origine; ed esiste una quantit non conosciuta, X o Brahman, alla quale essa pu venire ridotta, perch da lui originata e in lui e attraverso di lui persiste. Questa quantit non conosciuta chiamata Br ahman. Ma intanto i veggenti dell'antica India avevano completato, nei loro esp erimenti e sforzi di disciplina spirituale e di conquista del corpo, una scopert a che nella sua importanza per il futuro della conoscenza umana oscura le intuiz ioni di Newton e Galileo; persino la scoperta del metodo induttivo e sperimental e nella Scienza non risultato cos fondamentale; perch essi penetrarono sino ai suo i processi ultimi il metodo dello yoga e attraverso il metodo dello yoga si elev arono al culmine di una triplice realizzazione. Essi compresero dapprima come una realt l'esistenza, aldisotto del flusso e della molteplicit delle cose, di quella suprema Unit e immutabile stabilit che e ra stata sino ad allora ipotizzata solo come una teoria necessaria, una inevitab ile generalizzazione. Giunsero a comprendere che quello la sola realt e tutti i fenomeni non so no che le sue apparenze e le sue sembianze, che quello il vero s di tutte le cose e i fenomeni non sono che le sue vesti e i suoi ornamenti. Essi impararono che quello assoluto e trascendente e, perch assoluto e tr ascendente, perci eterno, immutabile, indiminuibile e indivisibile. E guardando allo sviluppo passato del pensiero, compresero che questa er a anche la meta alla quale li avrebbe condotti il puro ragionamento intellettual e. Poich ci che nel Tempo deve nascere e morire; ma l'Unit e la Stabilit dell'u niverso sono eterne e devono perci trascendere il Tempo. Ci che nello Spazio deve crescere e diminuire, possedere parti e relazion i, ma l'Unit e la Stabilit dell'universo non sono diminuibili, non sono aumentabil i, sono indipendenti dalla modificazione delle proprie parti e non toccate dal m utarsi delle loro relazioni, e devono perci trascendere lo Spazio; e se trascendo no lo Spazio non possono possedere parti, perch lo spazio la condizione della div isibilit materiale; la divisibilit deve perci essere, come la morte, un'apparenza e non una realt. Infine ci che soggetto alla Causalit necessariamente soggetto al Cambiamen to; ma l'Unit e la Stabilit dell'universo sono immutabili, identiche a ci che furon o negli eoni trascorsi e a ci che saranno gli eoni futuri e devono perci trascende re la Causalit. Questa fu dunque la prima realizzazione ottenuta attraverso lo Yoga, nit yonityanam, l'Eterno Uno nella moltitudine transitoria. Allo stesso tempo essi compresero una verit interiore - una verit sorprend ente; compresero che il s trascendente e assoluto dell'universo costituiva anche il s degli esseri viventi, anche il s dell'uomo, l'essere supremo tra quelli che a

bitano il piano materiale sulla terra. Il Purusha, l'io conscio nell'uomo che aveva sconcertato i Sankhyas, si rivelato nella sua realt ultima esattamente identico a Prakriti, la sorgente appa rentemente non conscia della realt; la noncoscienza di Prakriti, come molto altro, si dimostrata un'apparenza, non una rea lt perch dietro ogni forma inanimata una intelligenza conscia all'opera , agli occh i dello yogi, luminosamente autoevidente. Questa fu dunque la seconda realizzazione ottenuta attraverso lo Yoga, c etanascetananam, la Coscienza una nella moltitudine delle coscienze. Infine alla base di queste due realizzazioni se ne trova una terza, la p i importante per la nostra umanit, cio che il s trascendente in ogni uomo cos complet o perch esattamente identico al s trascendente dell'universo; perch il trascendente indivisibile e il senso dell'individualit separata non che una delle apparenze f ondamentali dalle quali la manifestazione dell'esistenza fenomenica perpetuament e dipende. In questo modo l'Assoluto, che sarebbe altrimenti aldil di ogni conoscenz a, diventa conoscibile; e l'uomo che conosce il suo intero s conosce l'intero uni verso. Questa stupenda verit per noi rinchiusa nelle due famose formule del Veda nta, "so ham", Egli ed io, e "aham brahma asmi", io sono il Brahman, l'eterno. Basata su queste quattro grandi verit, nytonityanam, cetanascetanam, so h am, aham brahma asmi, come su quattro possenti pilastri la suprema filosofia del le Upanishad ha eretto il suo fronte tra le pi lontane stelle. I TANTRA Osserviamo innanzitutto che esiste tuttora in India un notevole sistema yogico che per sua natura sintetico e parte da un grande principio centrale dell a Natura, da una grande forza dinamica della Natura; ma si tratta di uno yoga di stinto, non di una sintesi di altre scuole. Questo sistema la via del Tantra. A causa di qualcuno dei suoi sviluppi, il Tantra caduto in discredito fr a coloro che non sono tantrici; ci principalmente a causa degli sviluppi del suo sentiero della mano sinistra, il Vama Marga, che non pago di superare la dualit d ella virt e del peccato, invece di sostituirli con una spontanea rettitudine dell 'agire, sembrato costituirsi come metodo di auto-indulgenza, di libera immortali t sociale. Tuttavia, all'origine il Tantra fu un ampio e potente sistema basato s u concezioni che erano almeno parzialmente vere. Anche la sua duplice divisione tra i sentieri della mano destra e della mano sinistra, Dakshina Marga e Vama Marga, trov origine in una sicura e profonda intuizione. Nell'antico senso simbolico dei termini Dakshina e Vama, si trattav a della distinzione tra la via della conoscenza e la via dell'ananda, la natura dell'uomo che si liberava attraverso un esatto discernimento dei poteri e delle attivit delle proprie energie, elementi e potenzialit e la natura nell'uomo che si liberava attraverso invece la gioiosa accettazione dei poteri e delle attivit del le proprie energie, elementi e potenzialit. Ma in entrambe le vie vi fu alla fine un oscurarsi dei principi, una deformazione simbolica e una caduta. Se comunque abbandoniamo anche qui i metodi e le pratiche attuali e rice rchiamo il principio centrale, troviamo come prima cosa il fatto che il Tantra s i differenzia espressamente dai metodi yoga di tipo vedico. In un certo senso, t utte le scuole che abbiamo sin qui esaminato sono vedantiche nella loro concezio ne; la loro forza nella conoscenza, il loro metodo nella conoscenza, sebbene ess a non sia sempre discernimento attraverso l'intelletto ma possa invece essere co noscenza del cuore espressa nell'amore e nella fede o conoscenza della volont che si sviluppa attraverso l'azione. In tutte il Signore dello yoga il Purusha, l'a nima consapevole che conosce, osserva, attrae, dirige. Ma nel Tantra piuttosto P rakriti, l'anima natura, l'energia, la forza volont esecutrice dell'universo. Fu scoprendo ed applicando i segreti pi intimi di questa forza volont, il suo metodo, il suo Tantra, che lo yogi tantrico persegu gli scopi della sua disci plina, conoscenza profonda, perfezione, liberazione, beatitudine. Invece di ritirarsi di fronte alla Natura manifestata e alle sue diffico

lt, egli le affront, se ne impadron e le vinse. Ma alla fine, come nella tendenza generale di Prakriti, lo yoga tantrico perse gran parte dei suoi principi nei suoi meccanismi e divenne un oggetto di formule e azioni occulte ancora potenti quando rettamente usate ma cadute della chiarezza del loro concetto originario. Abbiamo in questa concezione tantrica centrale un aspetto della verit, l' adorazione dell'energia, della Shakti, come sola forza effettuale per ogni reali zzazione. Cogliamo l'altro estremo nella concezione vedantica della Shakti come potere illusionistico e nella ricerca del silenzioso e immobile Purusha come mez zo di liberazione dagli inganni prodotti dall'energia creatrice. Ma nella concez ione integrale l'anima integrale, l'anima conscia rappresenta il Signore, l'anim a natura la sua energia esecutrice. Il Purusha della natura di Sat, conscia auto esistenza pura ed infinita; Shakti o Prakriti sono della natura di Chit, il pote re della conscia autoesistenza pura ed infinita del Purusha. La relazione tra i due si trova tra i poli del riposo e dell'azione. Quando l'energia assorbita nel la beatitudine del conscio autoesistere, c' riposo; quando il Purusha si espande nell'azione della sua energia, c' attivit, creazione e gioia o Ananda del divenire . Ma se l'Ananda il creatore e la causa di ogni divenire, il suo metodo Tapas o la forza della coscienza del Purusha che propria alla sua infinita potenzialit di esistenza e che da essa produce verit ideali, o vere idee, Vijana, le quali deri vando da una onniscente e onnipotente autoesistenza, possiedono la certezza del proprio compimento e contengono in se stesse la natura e la legge del proprio di venire nei termini della mente, della vita e della materia. La finale onnipotenza di Tapas e l'infallibile compimento delle idee sono il fondamento reale di ogni yoga. La disciplina tantrica per sua natura una sintesi. Si impadronita della grande verit universale che esistono due poli dell'essere la cui unit essenziale i l segreto dell'esistenza, Brahman e Shakti, Spirito e natura, e che la natura po tere dello spirito o, piuttosto, spirito come potere. Elevare la natura nell'uom o a manifesto potere dello spirito il suo modo di procedere, ed l'intera natura che essa raduna verso la conversione spirituale. Include tra i suoi strumenti gl i energici processi hathayogici e specialmente l'apertura dei centri nervosi ed il passaggio attraverso di essi della Shakti risvegliata nel suo procedere verso l'unione con il Brahman, lo sforzo pi sottile della purificazione, meditazione e concentrazione rajayogici, l'azione della forza di volont, il potere motore dell a devozione, la chiave della conoscenza. Ma essa non si arresta al riuscito asse mblaggio delle differenti facolt di questi yoga specifici. In due direzioni essa amplia attraverso la sua azione sintetica l'ambito del metodo yogico. Dapprima, pone fermamente le proprie mani su molte delle cause principal i dell'azione, del desiderio e delle qualit umane e le assoggetta a una disciplin a intensiva con il dominio spirituale dei propri impulsi come primo scopo e la l oro elevazione a un livello spirituale pi prossimo al divino come realizzazione f inale. Ancora, essa include tra gli obiettivi del suo yoga non soltanto la libe razione, che la preoccupazione onnidominante dei sistemi specifici, ma una gioia cosmica del potere dello spirito, che gli altri metodi possono accettare strada facendo incidentalmente, in parte o casualmente, ma che evitano di considerare come movente o come scopo. Si tratta di un sistema pi audace e pi vasto. Nel metodo di sintesi che siamo andati seguendo, stata perseguita un'alt ra idea di principio che deriva da un differente punto di vista circa le possibi lit dello yoga. Questa parte dal metodo del Vedanta per giungere agli obiettivi del Tant ra. Nel metodo tantrico la Shakti ci che pi importa, divenendo la chiave per la sc operta dello spirito; in questo metodo di sintesi l'anima ci che pi importa, diven endo il segreto per il procedere della Shakti. Il metodo tantrico parte dal fond o e compie gradualmente la propria ascesa verso l'alto sino alla vetta; perci il suo accento iniziale sull'azione della Shakti risvegliata nel sistema nervoso de l corpo e nei suoi centri; l'aprirsi dei sei loti l'aprirsi dell'estensione del

potere dello spirito. La nostra sintesi considera l'uomo come spirito in una mente molto pi che come spirito in un corpo e presume in lui la capacit di iniziare da quel livello , di spiritualizzare il proprio essere attraverso il potere dell'anima sulla men te aprendosi direttamente a una pi alta forza di esistenza spirituale e di perfez ionare attraverso questa forza superiore cos posseduta e attivata l'intera sua na tura. Per questa ragione il nostro accento iniziale caduto sull'utilizzo dei pot eri dell'anima nella mente e sul ruotare della triplice chiave della conoscenza, del le opere e dell'amore nelle serrature dello spirito; si pu fare a meno dei metodi hathayogici, sebbene non ci siano obiezioni al loro uso parziale; quelli rajayo gici verranno inclusi solo come elemento informale. Giungere per la via pi breve al pi ampio sviluppo del potere e dell'essere spirituale e divinizzare attraverso di esso un natura liberata nell'intera sfer a del vivere umano il movente che ci ispira. Lo scopo iniziale comune a ogni yoga emendare l'anima dell'uomo dalla su a attuale ignoranza e limitazione, liberarla nell'essere spirituale, unirla al s upremo s e al Divino. Ma generalmente ci diviene non solo l'obiettivo iniziale, ma quello complessivo e finale: la gioia dell'esistenza spirituale esiste, ma o ne lla dissoluzione dell'uomo e dell'individuale nel silenzio dell'autoesistenza o su un piano pi alto in un'altra esistenza. Il sistema tantrico fa della liberazione lo scopo finale, ma non il solo ; ricerca sul suo cammino una piena perfezione e gioia per il potere, la luce e la beatitudine spirituali nell'esistenza umana, e possiede anche una visione del l'esperienza suprema nella quale la liberazione, l'agire cosmico e la beatitudin e sono unificate in un annullamento finale di tutti gli opposti e le dissonanze. Questa la pi ampia visione delle nostre potenzialit spirituali dalla quale anche noi partiamo, ma aggiungendo un accento diverso che genera un significato pi completo . Noi consideriamo lo spirito nell'uomo non solamente come un essere individuale in cammino verso una trascendente unit con il Divino, ma come un essere universa le capace di identit con il Divino in tutte le anime e in tutta la natura e porti amo questa pi vasta concezione sino alle sue estreme conseguenze. La liberazione individuale dell'anima dell'uomo e la gioia dell'identit c on il Divino in un essere, in una coscienza e in una beatitudine spirituali, dev ono sempre costituire il primo obiettivo dello yoga; il suo puro piacere nell'un it cosmica del divino diviene un obiettivo secondo; ma aldil di questo ne appare u n terzo, la realizzazione del significato dell'unit divina con tutti gli esseri a ttraverso la compassione e la partecipazione agli intenti del divino nell'umanit. I Rishi vedici non realizzarono mai la supermente sul piano terrestre o forse nemmeno vi tentarono. Essi cercarono di elevarsi individualmente al piano supermentale, ma non riuscirono a farlo discendere e a renderlo parte permanente della coscienza terrestre. Esistono persino versi delle Upanishad nei quali si allude al fatto che impossibile varcare le porte del Sole (il simbolo della supe rmente) e conservare un corpo terrestre. E' per questo fallimento che lo sforzo spirituale dell'India termin nel Mayavada. Il nostro yoga un duplice movimento di ascesa e di discesa; si sale a li velli di coscienza sempre pi alti, ma allo stesso tempo si fa discendere il loro potere non solo nella mente e nella vita, ma da ultimo anche nel corpo. E il liv ello supremo, quello a cui sono rivolti i suoi sforzi, la supermente. Solo quando questa pu essere fatta discendere la trasformazione divina di venta possibile nella coscienza terrestre. Il Veda e il Vedanta sono un aspetto dell'unica Verit; il Tantra, con la sua enfasi sulla Shakti, un altro; in questo yoga si comprendono tutti gli aspet ti della verit, non nelle forme sistematiche che gli sono state attribuite in pre cedenza, ma nella loro essenza, e li si conduce al pi perfetto e alto significato

. Ma il Vedanta si occupa maggiormente dei principi e delle concezioni fondament ali della conoscenza divina e perci molto del suo sapere e delle sue esperienze s pirituali stato integralmente riportato nell'Arya. Il Tantra si occupa maggiormente di forme, processi e poteri strutturati ; tutto ci non poteva essere assunto semplicemente com'era, perch lo yoga integral e ha necessit di sviluppare le proprie forme e metodi; ma l'ascesa della consapev olezza attraverso i centri nervosi e altro della conoscenza tantrica stanno diet ro il processo di trasformazione al quale attribuisco cos tanta importanza, anche la verit che niente pu essere realizzato se non attraverso la forza della Madre. Il processo della salita della Kundalini risvegliata attraverso i centri nervosi, come anche la purificazione di questi centri una conoscenza di tipo ta ntrico. Nel nostro yoga non esiste un processo forzato di purificazione ed apert ura dei centri; n una salita di Kundalini ottenuta attraverso un determinato proc esso. Viene usato un altro metodo; esiste tuttavia l'ascesa della consapevolezza , da ed attraverso i differenti livelli sino a raggiungere la pi alta coscienza s ituata aldisopra; esiste l'apertura dei centri e dei piani (mentale, vitale, fis ico) che questi centri comandano; esiste inoltre quel discendere che la chiave p rincipale della trasformazione spirituale. Perci esiste, come ho detto, una conos cenza di tipo tantrico dietro il processo di trasformazione di questo yoga. FINE

PAROLE DAGLI SCRITTI DI MRE E SRI AUROBINDO Sri Aurobindo e Mre parlano di Loro stessi SRI AUROBINDO SU SE STESSO Solo io potrei parlare degli avvenimenti del mio passato dando loro vera forma e vero significato. N voi n nessun altro sapete alcunch della mia vita; essa non si svolta in superfici e cos che gli uomini potessero vederla. Credo fermamente che voi siate un'Incarnazione Divina. Ho ragione? Seguite la vostra fede; improbabile che vi induca in errore. Solo l'Amore divino pu sostenere il travaglio che devo affrontare; lo deve soppor tare chiunque abbia sacrificato ogni altra cosa al solo scopo di innalzare la te rra oltre la sua oscurit verso il Divino. Naturalmente, chiunque voglia modificare la natura terrestre deve in primo luogo accettarla per poterla cambiare. Cito da una mia poesia: Chi vuole portare qui il paradiso deve anch'egli discendere nel fango e sopportare il travaglio della natura terrena e percorrere il doloroso cammino.

Non avevo in me alcuna spinta verso la spiritualit, ho sviluppato la spiritualit. Ero incapace di comprendere la metafisica, sono divenuto un filosofo. Non avevo sensibilit per la pittura, l'ho sviluppata con lo Yoga. Ho trasformato la mia nat ura da ci che era in ci che non era. L'ho fatto in un modo speciale, non per mezzo di un miracolo, e per mostrare cosa poteva essere fatto e come poteva essere fa tto. Non l'ho fatto per me una mia necessit personale o con un miracolo senza al cun procedimento. Sostengo che se non fosse cos, allora il mio Yoga sarebbe inuti le e la mia vita un errore, un'assurda anomalia della natura senza senso o effet to. Voi tutti sembrate credere che sia un grande complimento dirmi che ci che ho fatto non ha alcun significato per altri al di fuori di me. E' la critica pi dist ruttiva che possa essere rivolta al mio lavoro. Inoltre, non l'ho fatto da me st esso, se per me stesso vi riferite all'Aurobindo che fu. Egli ag grazie all'aiuto di Krishna e della Shakti divina. Ho anche avuto aiuti umani. **** Non so nulla degli Avatar. Praticamente ci che conosco che quando cominciai non p ossedevo tutti i poteri necessari, dovetti svilupparli per mezzo dello Yoga, per lo meno molti che non erano attivi quando cominciai, e quelli che lo erano dove tti affinarli per portarli ad un pi alto livello. La mia personale opinione sulla questione che la vita e le azioni dell'Avatar non sono miracoli. Se lo fossero, la sua esistenza sarebbe del tutto inutile, una superflua anomalia della natura . Egli accetta le condizioni di vita terrestri, ne usa i mezzi e mostra la via a ll'umanit mentre l'aiuta. Altrimenti quale sarebbe la sua utilit e perch si trovere bbe qui? * Voi pensate, quindi, che in me (non chiamo in causa la Madre) non vi siano mai s tati dubbi o disperazione, cos come attacchi di ogni genere. Ho sopportato ogni a ttacco che gli uomini hanno sopportato, altrimenti sarei stato incapace di assic urare qualcuno che: "Anche questo pu essere conquistato". Almeno non avrei il dir itto di dirlo. La vostra psicologia terribilmente rigida. ripeto, il Divino, qua ndo si assume il fardello della natura terrestre, lo prende completamente, since ramente, senza trucchi da prestigiatore o pretesa alcuna. Se ha qualcosa dietro di s che emerge sempre dalle apparenze, questa la stessa cosa in essenza che vi d ietro agli altri esseri, anche se ad un pi grande livello, ed per risvegliarla ch e egli qui. L'essere psichico agisce allo stesso modo per tutti coloro che sono destinati al cammino spirituale, non necessario che gli uomini siano esseri straordinari per seguirlo. Questo l'errore che state facendo , insistendo sempre sulla grandezza come se solo i grandi potessero essere spiri tuali. * Stavo evidenziando che, fondamentalmente, ogni cosa possibile, quindi non dovres te dire che il Divino non pu fare questo o quello. Tuttavia, allo stesso tempo, s ottolineavo anche che il Divino non obbligato a mostrare senza senso o ragione l a sua onnipotenza, quando sta operando di sua propria volont entro determinate co ndizioni. Giacch, argomentando che il divino non pu, che impotente, che non pu fare ci che non ancora mai stato fatto ecc., voi negate la possibilit di cambiare le c ose e di conseguenza l'evoluzione, la realizzazione di ci che irrealizzato, l'azi one del potere divino, della grazia divina, e riducete tutto ad una questione di rigido e inalterabile status quo, che un'insolente sfida sia ai fatti che alla ragione! E alla super ragione. Capite adesso? Riferendosi a me stesso e alla madre, vi sono persone che dicono: "Se la superme nte deve discendere, pu discendere in tutti, allora perch in loro per primi? Perch non potremmo riceverla noi prima di loro? Perch attraverso di loro e non direttam ente?" Suona molto razionale, logico, molto sostenibile. La difficolt sta nel fat

to che questo ragionamento ignora le condizioni, presume insensatamente che si p ossa far discernere la supermente in se stessi senza avere la minima cognizione di ci che la supermente sia e cos supporre un miracolo bislacco; chiunque cerchi di farlo d estinato a scivolare nella pi rovinosa caduta, come finora capitato a tutti color o che vi hanno tentato. E' come pensare di non aver bisogno della guida, ma che sia possibile raggiungere la cima della montagna per lo stretto sentiero che si sta seguendo sul bordo di un precipizio, semplicemente con un balzo nell'aria. I l risultato inevitabile. * Non ho intenzione di raggiungere la supermente per me solo, non sto facendo null a per me stesso, poich non ho alcuna necessit personale, n della salvezza (Moksha), n della supermentalizzazione. Se sto cercando la trasformazione supermentale per ch una cosa che deve essere realizzata per la coscienza della terra e se non vien e fatta in me stesso non pu essere fatta in altri. La mia supermentalizzazione so lo la chiave per aprire le porte della supermente alla coscienza terrestre; otte nerla per se stessa sarebbe del tutto futile. Tuttavia non ne consegue neppure c he se o quando diverr supermentale, ognuno diverr supermentale. Altri che sono pro nti potranno cos diventarlo, quando saranno pronti a riceverla, sebbene, naturalm ente, il raggiungimento in me stesso sar per loro un grande aiuto. E' perci alquan to legittimo avere l'aspirazione alla trasformazione a patto che: 1) Non se ne faccia una questione troppo personale o egoistica trasformandola in un'ambizione nietzschiana o d'altro tipo per diventare un superuomo. 2) Si sia pronti ad affrontare le condizioni e i passaggi necessari per il raggi ungimento dello scopo. 3) Si sia sinceri e si guardi al processo come ad una parte della ricerca del Di vino e il conseguente culmine della volont divina in noi. Non si insista in nient 'altro che non sia il raggiungimento di questa volont, qualunque possa essere, tr asformazione psichica, spirituale oppure supermentale. Tutto questo dovr essere c onsiderato come il compimento delle opere di Dio nel mondo, non come una possibi lit o una conquista personali. * Non sono scoraggiato da ci che sta accadendo perch so e ho sperimentato centinaia di volte che oltre la pi nera oscurit, per chi uno strumento divino si trova la lu ce della vittoria di Dio. Non ho mai avuto un forte e persistente desiderio perc h qualcosa dovesse accadere nel mondo (non sto parlando di questioni personali) c he alla fine non sia accaduto, anche dopo un ritardo, una sconfitta o persino un disastro. Ci fu un momento in cui Hitler vinceva dovunque e sembrava certo che il nero giogo dell'Asura sarebbe stato imposto al mondo intero; ma dov' ora Hitle r e dove il suo regime? Berlino e Norimberga hanno segnato la fine di quell'atro ce capitolo nella storia umana. Altre ombre minacciano di oscurare o perfino di inghiottire l'umanit, ma anch'esse finiranno come finito quell'incubo. Non posso scrivere ampiamente in questa lettera di tutto ci che giustifica la mia fiducia; un giorno, forse, sar in grado di farlo. * Avete espresso in una delle vostre lettere la percezione della presente oscurit n el mondo che ci circonda e questa deve essere stata una delle cause che hanno co ntribuito al vostro essere cos malamente turbato e incapace di respingere immedia tamente l'attacco. Per quanto mi riguarda, le condizioni oscure non mi scoraggia no n mi convincono della vanit della mia volont di "aiutare il mondo", poich sapevo che sarebbero venute; erano presenti nella natura del mondo e dovevano manifesta rsi per poter essere esaurite o espulse e un mondo migliore, liberato da esse, p otesse instaurarsi. Dopo tutto, nel campo esteriore qualcosa stato fatto e ci pu a iutare o preparare l'ottenimento di qualcosa anche nel campo interiore. Ad esemp io, l'India libera e la sua libert era necessaria se il lavoro divino doveva esse re compiuto. Le difficolt che la circondano ora e che possono aumentare per un ce rto periodo, specialmente riguardo al pasticcio del Pakistan, erano fatti che do vevano venire alla luce ed essere risolti. Anche in questo caso vi la certezza d

i una completa risoluzione del problema, sebbene, sfortunatamente, una gran quan tit di sofferenze umane sia inevitabile nel corso degli eventi. In seguito, il la voro per il divino diverr pi possibile e pu anche darsi che il sogno, se si tratta di sogno, di condurre il mondo verso la luce spirituale, possa anche diventare u na realt. Perci non sono disposto, neppure adesso in queste condizioni oscure, a c onsiderare la mia volont di aiutare il mondo condannata al fallimento. LA MADRE SU SRI AUROBINDO

Madre, avete parlato della nascita di Sri Aurobindo come eterna nella storia del l'universo. Cosa intendevate esattamente per eterna? La frase pu essere compresa in quattro modi diversi su quattro piani ascendenti d i coscienza: 1) Fisicamente, le conseguenze di questa nascita saranno di portata eterna per i l mondo. 2) Mentalmente, una nascita che sar ricordata eternamente nella storia universale . 3) Psichicamente, una nascita che ricorre sempre di epoca in epoca sulla terra. 4) Spiritualmente, la nascita dell'eterno sulla terra. * Non ha alcuna importanza se vi sono centinaia di esseri immersi nella pi densa ig noranza. Colui che abbiamo visto ieri sulla terra: la sua presenza sufficiente a provare che verr un giorno in cui l'oscurit sar trasformata in luce, in cui il tuo regno sar infine stabilito sulla terra. * Ci che Sri Aurobindo rappresenta nella storia del mondo non un insegnamento, nepp ure una rivelazione: un'azione decisiva direttamente dal Supremo. * Nell'eternit del divenire ogni Avatar solo l'annunciatore, il precursore di una p i perfetta realizzazione futura. E tuttavia gli uomini hanno sempre la tendenza a deificare l'Avatar del passato in opposizione all'Avatar del futuro. Ora di nuovo Sri Aurobindo venuto per annunciare al mondo la realizzazione del d omani; e ancora una volta il suo messaggio incontra la stessa opposizione come t utti quelli che lo hanno preceduto. Ma il domani prover la verit di ci che egli ha rivelato e il suo lavoro sar compiuto . * Sri Aurobindo venne a dirci: "Non necessario lasciare la terra per trovare la ve rit, non necessario lasciare la vita per trovare l'anima, non necessario abbandon are il mondo o avere solo credi limitati per entrare in contatto col divino. Il divino ovunque, in ogni cosa e se nascosto lo perch non ci diamo la pena di scoprirlo". * Sri Aurobindo ha incarnato in un corpo umano la coscienza supermentale e non ci

ha solo rivelato la natura del cammino da seguire e il metodo da usare per giung ere alla meta, ma ce ne ha anche dato, grazie alla sua personale realizzazione, l'esempio; ha fornito la prova che l'opera pu essere fatta e che il tempo arrivat o. * Sri Aurobindo ha dato la sua vita perch noi potessimo nascere nella coscienza div ina. * Non dobbiamo essere disorientati dalle apparenze. Sri Aurobindo non ci ha lascia ti. Sri Aurobindo qui, vivo e presente come mai e sta a noi realizzare la sua op era con tutta la sincerit, tutto l'ardore e la concentrazione necessari. * Sri Aurobindo non appartiene al passato e neppure alla storia. Sri Aurobindo il futuro in via di realizzazione. Perci dobbiamo rivestirci di un'eterna giovinezza per essere in grado di avanzare con la necessaria rapidit e non essere pigri sul cammino. * L'uomo la creazione di ieri. Sri Aurobindo venne ad annunciarci la creazione di domani: la venuta dell'essere supermentale. * Il messaggio di Sri Aurobindo una luce solare immortale che si irradia sul futur o. * Sri Aurobindo venuto sulla terra dal Supremo per annunciare la manifestazione di una nuova razza e il mondo nuovo, il mondo supermentale. Prepariamoci per il suo avvento in tutta sincerit e ardore. * Sri Aurobindo venne per parlare al mondo della bellezza del futuro che deve esse re realizzata. Non venne per dare una speranza, ma una certezza dello splendore verso cui il mondo muove. Il mondo non uno sfortunato accidente, una m eraviglia che muove verso la sua espressione. Il mondo ha bisogno della certezza nella bellezza del futuro e Sri Aurobindo ci ha dato questa assicurazione. * Il loto rosso il fiore di Sri Aurobindo, ma in particolare per il suo centenario sceglieremo il loto azzurro, che il colore della sua aura fisica, per simbolizz are il centenario della manifestazione del supremo sulla terra. * Per esprimere la nostra gratitudine a Sri Aurobindo non possiamo fare niente di

meglio che essere una dimostrazione vivente del suo insegnamento. * Perch voi o Sri Aurobindo non avete fatto un pi ampio uso del miracolo per conquis tare le resistenze della coscienza umana esteriore? Perch questo genere di evasio ne nei confronti dell'esteriore, questo non intervento o discrezione? Per quanto riguarda Sri Aurobindo so soltanto quello che mi disse pi volte. Le pe rsone chiamano "miracolo" solo gli interventi nel mondo materiale o vitale. Ques ti interventi sono sempre frammisti con movimenti d'ignoranza e di arbitrariet. Il numero di miracoli nella mente che Sri Aurobindo ha fatto incalcolabile; natu ralmente, se solo si avesse una chiara, sincera, pura visione si potrebbe percep irlo, e molti l'hanno percepito. Egli rifiut, questo lo so, rifiut di compiere qua lsiasi miracolo di natura vitale o materiale, a causa della mescolanza. La mia esperienza questa: nello stato in cui attualmente il mondo un miracolo di retto, materiale o vitale, deve necessariamente tenere conto dei molti elementi di falsit che non possono essere accettati. Questi sono necessariamente falsi mir acoli e non possono essere ammessi. Ho visto ci che le persone chiamano miracolo; un tempo ne ho visti molti, che davano il diritto di esistere ad un mucchio di cose che per me non sono accettabili. Ci che attualmente gli uomini chiamano miracolo quasi sempre compiuto da esseri d el piano vitale o per mezzo di uomini che sono in relazione con gi esseri del pi ano vitale ed una cosa mista, accoglie la realt di certe cose, la verit di certe c ose che non sono vere. E' su questa base che agisce. Di conseguenza inaccettabil e. Non ho ben compreso cosa intendete dicendo che Sri Aurobindo compiva miracoli ne lla Mente. Avveniva quando metteva la forza supermentale nella coscienza mentale. Egli inse riva nella coscienza mentale (la coscienza mentale che governa tutti i movimenti materiali) una formazione supermentale o un potere una forza che ne cambiavano immediatamente l'organizzazione. Ci produceva effetti immediati apparentemente illogici, perch non seguiva il corso dei movimen ti in accordo con la logica mentale. Egli stesso soleva dire che quando era in possesso e poteva usare a volont il pot ere e la forza supermentali, e quando li poneva in un determinato posto con uno scopo definito in vista, il risultato era irrevocabile, inevitabile, l'effetto e ra assoluto. Questo si pu chiamare un miracolo. Ad esempio, prendiamo qualcuno con una malattia, un dolore; quando Sri Aurobindo era in possesso di questo potere supermentale (vi fu un periodo in cui diceva c he era completamente sotto il suo controllo, vale a dire, che poteva usarlo come voleva, poteva metterlo dove voleva), poneva questa volont, diciamo, in qualche disordine naturale nel fisico, nel vitale o nella mente, portava questa forza su permentale, questa forza di una pi alta armonia, di un ordine superiore e la mett eva l e questa agiva immediatamente. E costituiva un ordine, creava un ordine, un 'armonia pi alta di quella naturale. Ossia, se era una cura, ad esempio, la cura risultava essere pi perfetta, pi completa di ogni altra ottenuta attraverso gli or dinari mezzi mentali e fisici. Vi fu un buon numero di questi casi. Ma le persone sono cos cieche, cos indurite nella loro coscienza ordinaria che danno sempre delle spiegazioni, possono dare sempre una spiegazione. Sono solo coloro che possiedono fede e aspirazione, qual cosa di molto puro in loro, vale a dire qualcosa che vuole veramente conoscere, che sono in grado di percepirlo. Quando c'era il potere di farlo, era solito per sino dire che avveniva senza sforzo, doveva fare solo questo, mettere il potere di ordine e di armonia supermentale e poi istantaneamente il risultato desiderat o era ottenuto. L'INSEGNAMENTO DI SRI AUROBINDO

L'insegnamento di Sri Aurobindo parte da quello degli antichi saggi dell'India c he sostenevano che dietro alle apparenze dell'universo vi la realt di un essere e della coscienza, un s di tutte le cose, uno ed eterno. Tutti gli esseri sono uni ti in quell'unico s e spirito, ma divisi da una certa separativit di coscienza, un 'ignoranza del loro vero s e realt nella mente, nella vita e nel corpo. E' possibi le, per mezzo di una disciplina psicologica, rimuovere questo velo di coscienza separativa e divenire consci del vero s, della divinit in noi e in tutto. L'insegnamento di sri Aurobindo stabilisce che questo unico essere e coscienza i nvoluto qui nella materia. L'evoluzione il metodo grazie al quale libera s stesso ; la coscienza appare in ci che sembra essere incosciente e, una volta apparsa, a utomaticamente spinta a crescere sempre pi in alto e allo stesso tempo ad ampliar si e a svilupparsi verso una sempre pi grande perfezione. La vita il primo passo di questa liberazione di coscienza; la mente il secondo; ma l'evoluzione non ter mina con la mente, attende di rivelarsi in qualcosa di pi grande, una coscienza c he sia spirituale e supermentale. Il prossimo passo dell'evoluzione deve essere verso lo sviluppo della supermente e dello spirito come il potere dominante nell 'essere cosciente. Perch solo allora la divinit involuta nelle cose riveler se stes sa interamente e sar possibile alla vita manifestare la perfezione. Ma mentre i primi passi dell'evoluzione furono intrapresi dalla natura nella pia nta e nella vita animale senza una volont cosciente, nell'uomo la natura diviene capace di evolvere grazie alla volont cosciente nello strumento. Non tuttavia per mezzo della volont mentale nell'uomo che questo pu essere fatto compiutamente, pe rch la mente giunge solo fino ad un certo punto e dopo questo pu solo muoversi in tondo. Deve essere attuata una conversione, un rivolgimento della coscienza con il quale la mente deve essere cambiata in un principio superiore. Questo metodo da ricercarsi attraverso l'antica disciplina psicologica e la pratica dello yoga . In passato, era stato tentato con un allontanamento dal mondo e una scomparsa nelle altezze del s o dello spirito. Sri Aurobindo insegna che possibile una disc esa del pi alto principio, che non riveler semplicemente il s spirituale fuori del mondo, ma lo riveler nel mondo, rimpiazzer l'ignoranza della mente o la sua limita tissima conoscenza con una verit coscienza supermentale. Questa sar uno strumento sufficiente del s profondo che render possibile all'essere umano scoprire se stess o dinamicamente cos come interiormente e svincolarsi dalla sua umanit ancora anima le in una razza pi divina. La disciplina psicologica dello Yoga pu essere usata a questo fine, aprendo tutte le parti dell'essere verso una conversione o una trasformazione attraverso la discesa e l'operare di un pi alto principio supermentale ancora celato. Questo cambiamento, tuttavia, non pu essere fatto all'improvviso o in breve tempo o per mezzo di una trasformazione rapida o miracolosa. Molti passi devono esser e intrapresi dal ricercatore prima che la discesa supermentale sia possibile. L' uomo vive, per lo pi, nella sua mente, vita e corpo superficiali, ma vi un essere profondo in lui con pi grandi possibilit al quale deve risvegliarsi, perch ora egl i riceve da questo essere un'influenza assai ridotta ed questa che lo spinge ver so una costante ricerca di una pi grande bellezza, armonia, potere e conoscenza. Il primo sviluppo dello Yoga perci quello di aprire le distese di questo essere i nteriore e di vivere da l verso l'esterno, di governare la sua vita esteriore per mezzo della luce e della forza interiori. Nel fare questo egli scopre in se ste sso la sua vera anima che non la commistione esterna di elementi mentali, vitali e psichici, ma qualcosa della realt che sta dietro a loro, una scintilla origina ta dall'unico fuoco divino. Deve apprendere a vivere nella propria anima e a pur ificare e orientare, per mezzo di questa guida verso la verit, il resto della nat ura. A quel punto pu esserci un'apertura verso l'alto e la discesa di un pi alto p rincipio dell'essere. Ma persino allora non si tratta della piena luce e forza s upermentali, giacch vi sono parecchi campi di coscienza fra la mente ordinaria e umana e la verit coscienza supermentale. Questi campi di coscienza intermedi devo no essere aperti e il loro potere fatto discendere nella mente, nella vita e nel corpo. Solo in seguito il pieno potere della verit coscienza pot

r lavorare nella natura. Lo sviluppo di questa autodisciplina, o Sadhana, di cons eguenza lungo e difficile, ma persino una piccola parte di esso un grande guadag no perch rende la realizzazione e la perfezione ultime pi possibili. Vi sono molte cose che appartengono a sistemi pi antichi che sono necessarie sull a via: un'apertura della mente a pi grandi comprensioni e al senso del s e dell'in finito, un emergere in ci che stata chiamata la coscienza cosmica, il controllo s ui desideri e sulle passioni; un ascetismo esteriore non essenziale, ma sono ind ispensabili la conquista del desiderio e dell'attaccamento e un controllo del co rpo e delle sue necessit, le sue bramosie e i suoi istinti. Vi una combinazione d ei princpi dei vecchi sistemi: la via della conoscenza attraverso il discerniment o della mente fra la realt e l'apparenza, la via del cuore, della devozione, dell 'amore e del dono di s, e la via delle opere che volge la volont dagli interessi e goistici verso la verit e il servizio di una pi grande realt che non sia l'ego. Per questo, l'intera natura deve essere esercitata affinch possa rispondere e venire trasformata ogniqualvolta una pi grande luce e forza operi in essi. In questa disciplina l'ispirazione del maestro e il suo controllo e la sua prese nza nei momenti di difficolt sono indispensabili, perch sarebbe altrimenti impossi bile superarli senza un gran numero di ostacoli ed errori che impedirebbero ogni possibilit di successo. Il maestro qualcuno che ha raggiunto una coscienza e uno stato d'essere pi alti ed spesso visto come la loro manifestazione o il rappresentante. Egli non aiuta sol o grazie al suo insegnamento e in misura maggiore con la sua influenza ed esempi o, ma con il potere di comunicare agli altri la sua propria esperienza. Questo l'insegnamento e il metodo d'azione di Sri Aurobindo. Non suo scopo svilu ppare alcun tipo di religione o di amalgamare le religioni pi vecchie, o di fonda re alcuna nuova religione, poich ciascuna di queste cose allontanerebbe dal suo s copo centrale. La sola meta di questa Yoga un autosviluppo interiore per mezzo d el quale chiunque lo segue possa col tempo scoprire l'unico s in tutti ed evolver e una pi alta coscienza di quella mentale, una coscienza spirituale e supermental e che trasformer e divinizzer la natura umana. IL MESSAGGIO DI SRI AUROBINDO PER IL 15 AGOSTO 1947 Il 15 agosto 1947 il giorno della nascita dell'India libera. Segna per lei la fi ne di una vecchia era e l'inizio di un nuovo periodo. Ma possiamo anche farne un a data importante nello schiudersi di una nuova era per il mondo intero, per il futuro politico, sociale, culturale e spirituale dell'umanit, con le nostre vite e le nostre azioni di nazione libera. Il 15 agosto il mio compleanno ed per me naturalmente gratificante che abbia ass unto un cos vasto significato. Accolgo questa coincidenza non come un incidente f ortuito, ma come la sanzione e il sigillo della forza divina che guida i miei pa ssi sul lavoro col quale iniziai a vivere, l'inizio della sua piena fruizione. I n verit, in questo giorno, posso guardare giungere a realizzazione o sulla via de l compimento quasi tutti i movimento del mondo che ho sperato di vedere adempiut i nella mia vita, sebbene apparissero allora come sogni inattuabili. In tutti qu esti moti l'India libera pu ben giocare una larga parte e assumere una posizione guida. Il primo di questi sogni riguardava un movimento rivoluzionario che avrebbe crea to un'India libera e unita. L'India oggi libera, ma non ha raggiunto l'unit. In un determinato momento sembr q uasi che sarebbe ricaduta, al punto cruciale della liberazione, nel caos degli S tati separati che precedettero la conquista britannica. Ma, fortunatamente, semb ra ora probabile che questo pericolo venga evitato e che una larga e potente, se ppure non ancora completa unione verr stabilita. Anche la saggiamente drastica po

litica dell'Assemblea costituente ha reso probabile la soluzione del problema de lle classi depresse senza scisma o separazioni. Tuttavia la vecchia divisione de lla comunit fra Ind e Mussulmani sembra essersi ora indurita in una divisione poli tica permanente della nazione. C' da sperare che questo fatto non venga accettato come stabilito per sempre o come qualcosa che non sia pi di un espediente tempor aneo, perch se persistesse l'India potrebbe essere seriamente indebolita, persino storpiata: la lotta civile pu rimanere sempre possibile, possibili persino una n uova invasione e la conquista straniera. Lo sviluppo interno e la prosperit dell' India possono essere impediti, la sua posizione fra le nazioni indebolita, il su o destino menomato o persino frustrato. Questo non deve avvenire; la divisione d eve cessare. Auguriamoci che possa accadere naturalmente per mezzo di un sempre maggiore riconoscimento della necessit non solo della pace e della concordia, ma dell'azione comune, con la pratica di atti comuni e la creazione dei mezzi per o ttenere questo scopo. In questo modo l'unit pu infine avvenire sotto qualsiasi for ma, la forma esatta pu avere un'importanza prammatica, ma non fondamentale. Ma co n qualunque mezzo, in qualsiasi maniera, la divisione deve finire; l'unit deve essere e verr raggiunta, perch necessaria per la grandezza dell'India futura. Un altro sogno riguardava la rinascita e la liberazione dei popoli dell'Asia e i l suo ritorno al suo grande ruolo nel progresso della civilizzazione umana. L'As ia si levata; larghe parti sono ora completamente libere o stanno in questo mome nto per essere liberate; le sue altre parti ancora assoggettate o parzialmente a ssoggettate si stanno muovendo verso la libert con qualunque mezzo. Solo un poco ancora deve essere fatto e lo sar fra non molto. In questo quadro l'India ha la s ua parte da giocare e ha cominciato a giocarla con un'energia e un'abilit che ind icano gi la misura delle sue possibilit e il posto che pu occupare nel concilio del le nazioni. Il terzo sogno riguardava un'unione mondiale formante la base esterna di una vit a pi equa, luminosa e nobile per tutta l'umanit. Questa unificazione del genere um ano in facimento; vi un inizio non perfettamente organizzato, ma che combatte co ntro tremende difficolt. Vi lo slancio e deve inevitabilmente crescere e conquist are terreno. Anche qui l'India ha iniziato a giocare una parte preminente e la s ua presenza potr fare tutta la differenza fra uno sviluppo lento e timido ed uno coraggioso e rapido, se sapr sviluppare quella pi ampia arte di governo che non li mitata dai problemi presenti e dalle possibilit immediate, ma guarda nel futuro e lo avvicina. Una catastrofe potrebbe intervenire o distruggere quello che si st a facendo, ma persino in questo caso il risultato finale sicuro. L'unificazione una necessit della natura, un movimento inevitabile. La sua necessit per le nazioni al trettanto chiara, perch senza di essa la libert delle piccole nazioni pu essere in ogni momento messa in pericolo e perfino la vita delle grandi e potenti rimane i nsicura. L'unificazione perci un interesse di tutti e solo la stupidit e lo sciocc o egoismo umano possono prevenirla, ma non possono frapporsi per sempre alle nec essit della Natura e della Volont divina. D'altra parte una base esteriore non suf ficiente; deve formarsi uno spirito e un modo di vedere internazionali, devono a pparire forme ed istituzioni internazionali, probabilmente sviluppi che consider ino duplici o molteplici diritti di cittadinanza, scambi voluti o fusioni volont arie di culture. Il nazionalismo avrebbe soddisfatto se stesso e persa la sua mi litanza e non troverebbe pi queste cose incompatibili con la propria preservazion e e l'integralit del proprio modo di vedere. Un nuovo spirito di unit prender posse sso della razza umana. Un altro sogno, il regalo spirituale dell'India al mondo gi cominciato. La spirit ualit dell'India sta entrando in Europa e in America in misura sempre maggiore. Q uesto movimento crescer; sempre pi occhi si volgono verso di lei con speranza fra i disastri del tempo e vi persino un'aumentata richiesta non solo dei suoi inseg namenti, ma della sua pratica psichica e spirituale. Il sogno finale era un passo nell'evoluzione che avrebbe innalzato l'uomo ad una coscienza pi alta e pi ampia ed iniziato la risoluzione dei problemi che lo hanno

turbato e angustiato fin dalla prima volta che cominci a pensare e a sognare una perfezione individuale e una societ perfetta. Questa resta ancora una speranza personale ed un'idea, un ideale che ha iniziato a fare presa sia in In dia che in Occidente sulle menti lungimiranti. Le difficolt sul cammino sono anco ra pi formidabili di quelle che si possono trovare in qualsiasi altro campo d'azi one, ma le difficolt sono state create per essere superate e se c' la volont suprem a saranno vinte. Anche in questo caso, poich deve procedere attraverso una cresci ta dello spirito e della coscienza interiore, se questa evoluzione deve avere lu ogo, l'iniziativa pu venire dall'India e, sebbene la portata debba essere univers ale, il movimento centrale pu essere suo. Tale il contenuto che pongo in questa data della liberazione dell'India; dipende dalla nuova e libera India se e quando questa speranza sar giustificata. ALCUNI PASSAGGI DA 'SAVITRI' Oh, di sicuro un giorno egli risponder al nostro richiamo Un giorno creer la nostra vita di nuovo e pronuncer la magica formula di pace e porter perfezione allo schema delle cose. Un giorno egli scender alla vita e alla terra, lasciando il segreto delle porte eterne, in un mondo che invoca il suo aiuto, e porter la verit che libera lo spirito, la gioia che il battesimo dell'anima, la forza che il braccio disteso dell'amore. Un giorno egli sollever il tremendo velo della sua bellezza, imporr la delizia al cuore pulsante del mondo e denuder il suo corpo segreto di luce e di gioia. Duro il pesante fardello del redentore del mondo; il mondo stesso diviene il suo avversario, i suoi nemici sono gli esseri che egli viene a salvare. Coloro che egli vuole salvare sono i suoi antagonisti: Questo mondo innamorato della sua propria ignoranza, la sua oscurit si volge via dalla luce del redentore, offre la croce in pagamento per la corona. Uno ancora potr venire, armato, invincibile; la sua volont immobile affronta l'ora che passa; i colpi del mondo non possono piegare quel capo vincitore; calmi e sicuri sono i suoi passi nella notte che avanza; la meta recede, egli non affretta il suo incedere, non si volge alle alte voci nella notte. Non chiede aiuto alle divinit inferiori; i suoi occhi sono fissi alla meta immutabile. L'uomo devia o sceglie cammini pi facili; egli resta sull'unica alta e difficile via che sola pu portare ai picchi dell'eterno; i piani ineffabili hanno gi percepito il suo passo; ha reso suoi strumenti la terra e il cielo, ma i limiti della terra e del cielo cadono da lui; egli trascende la loro legge, ma l'utilizza come suo mezzo. Ha afferrato le mani della vita, ha dominato il proprio cuore.

Le finte della natura non deviano la sua visione, inflessibile il suo sguardo rivolto alla lontana met della verit; la sorda resistenza del fato non pu spezzare la sua volont. Nei terrificanti passaggi, nei sentieri fatali, invulnerabile la sua anima, non ucciso il suo cuore, egli vive attraverso l'opposizione dei poteri della terra e le imboscate della natura e gli attacchi del mondo. Trascendendo dolore e gioia con la statura del suo spirito fronteggia il male e il bene con occhi calmi e uguali. Anch'egli deve lottare con la sfinge degli enigmi e immergersi nella sua lunga oscurit. E' entrato nelle profondit dell'incosciente che velano se stesse perfino al loro proprio sguardo. Egli deve chiamare la luce in quegli oscuri abissi, altrimenti la verit non potr mai conquistare il sonno della materia. E la terra intera guardare negli occhi di Dio. La sua conoscenza deve ridare splendore a tutte le cose oscure, il suo potere deve sciogliere tutte le cose perverse; egli deve passare sull'altra spiaggia del mare della falsit, deve penetrare la tenebra del mondo per portarvi la luce. Il cuore del male deve essere smascherato ai suoi occhi, egli deve comprendere la sua cosmica tenebrosa necessit, le sue vere e orrende radici nel terreno della natura. Deve conoscere il pensiero che muove l'azione del demone e giustifica il traviato orgoglio del titano e la menzogna latente nei contorti sogni della terra: deve entrare nell'eternit della notte e conoscere l'oscurit di Dio come conosce il suo sole. Per questo deve scendere nel fondo dell'abisso, per questo deve violare le immensit dolorose. Imperitura e infinito e saggio, ancora deve viaggiare nell'inferno per salvare il mondo. Egli emerger nella luce eterna ai confini del punto d'incontro di tutti i mondi; l, al margine dei passi pi alti della natura la legge segreta di ogni cosa compiuta. Tutti i contrari sanano il loro lungo disaccordo. L gli eterni opposti s'incontrano e si abbracciano, l la sofferenza diviene un'acuta ardente gioia; il male ritorna al suo bene originale, e il dolore giace sul seno della beatitudine: essa ha appreso a versare liete lacrime di felicit; il suo sguardo carico di estasi piena di desiderio. Allora qui la legge del dolore sar finita. La terra sar trasformata nella casa della luce del cielo, un veggente nato dal cielo albergher nei petti umani; il raggio supercosciente toccher gli occhi degli uomini e il mondo cosciente della verit scender sulla terra invadendo la materia col raggio dello spirito risvegliando il suo silenzio a pensieri immortali risvegliando il cuore muto alla parola vivente. Questa vita mortale ospiter la beatitudine dell'eternit, il s del corpo assaporer l'immortalit. Allora l'opera del redentore del mondo sar compiuta.

Quando l'oscurit s'infittisce strangolando il petto della terra e la mente corporea dell'uomo l'unica lampada, come di un ladro nella notte sar il passo furtivo di uno che entra non visto nella sua stessa casa. Una voce a mala pena udita parler, l'anima ubbidir, un potere nella camera interiore della mente si insinuer, un fascino e una dolcezza apriranno le porte chiuse della vita e la bellezza conquister il mondo che resiste, la luce di verit catturer la natura di sorpresa, un atto furtivo di Dio forzer il cuore alla beatitudine e la terra crescer inaspettatamente divina. Nella materia sar acceso l'ardere dello spirito, di corpo in corpo si animer la sacra nascita; la notte si risveglier all'inno delle stelle, i giorni diverranno una felice marcia di pellegrinaggio, la nostra volont una forza del potere dell'eterno, ed il pensiero i raggi di un sole spirituale. Pochi vedranno ci che nessuno ancora comprende; Dio crescer mentre i saggi parlano e dormono; perch l'uomo non sapr ci che viene finch non accadr e non vi sar fede fino a quando il lavoro non sar compiuto. FINE PAROLE DAGLI SCRITTI DI Mre E SRI AUROBINDO su LA MORTE pubblicato da domani trimestrale in lingua italiana di yoga filosofia e cultura Sri Aurobindo Ashram . Pondicherry 60500 - India Perch esiste la morte Questa domanda stata posta, almeno una volta nella vita, da tutte le per sone la cui coscienza si risvegliata almeno ad un livello minimo. Nella profondi t di ogni essere c' un bisogno cos intenso di prolungare, ampliare e perpetuare la vita, che il contatto con la morte produce uno shock, un movimento di avversione . In alcuni esseri particolarmente sensibili essa genera orrore, in altri indign azione. Ci si chiede: che cos' questa mostruosa farsa alla quale una persona deve partecipare senza averlo chiesto o senza capirne il senso? Perch nascere, se si deve morire? Perch tutto questo sforzo per crescere, per progredire, per lo svilu ppo delle facolt individuali, se si deve poi arrivare all'esaurimento fisico e in fine al declino e alla decomposizione? Alcuni si sottomettono passivamente a un destino che sembra inesorabile, altri si ribellano o, se meno forti, si disperan o. E sempre ci si ritrova davanti alla stessa domanda. Se c' una volont cosciente dietro tutto ci, tutto questo sembra mostruoso. Ma Sri Aurobindo ci dice ora che la morte stato un mezzo indispensabile per risvegliare il bisogno della perfezione e del progresso nella coscienza dell

a materia. Senza la morte le creature rimarrebbero indefinitamente soddisfatte d ella condizione in cui si trovano. Inoltre, noi sappiamo che ogni cosa cresce e progredisce continuamente, il che come dire che tutta la Creazione, tutto l'Universo si sta muovendo verso una certa perfezione, che comu nque sembra allontanarsi quanto pi si progredisce; perch ci che sembrato perfetto a d un dato istante in seguito non appare pi cos. Quegli stati dell'essere che sono i pi sottili stati di coscienza seguono questa linea di progresso, con la stessa velocit. Pi sottili sono questi modi d'essere e pi il loro ritmo di crescita si avv icina a quello divino. Ma il mondo materiale rigido per natura, l la trasformazio ne lenta, molto lenta, quasi impercettibile se si considera il modo in cui l'uom o percepisce il tempo, cosicch c' un costante disequilibrio tra i movimenti esteri ori e quelli interiori. E' questo disequilibrio, questa incapacit delle forme est eriori a seguire il movimento di progresso che hanno reso la decomposizione e il cambiamento della forma una necessit. Ma se potessimo infondere sufficiente coscienza dentro questa materia co sicch il suo ritmo di crescita si mettesse in sintonia con quello delle parti pi s ottili dell'essere e s essa divenisse sufficientemente plastica da seguire il pr ogresso interiore, allora non ci sarebbe la rottura di equilibrio e la morte non sarebbe pi una necessit. Inoltre, il nostro attuale compito - per noi che conosciamo un po' di pi al riguardo - di realizzare la necessaria trasformazione, per quanto sia possibi le nei limiti dei nostri mezzi, aspirando alla forza, alla coscienza, al nuovo p otere che in grado di infondere nella sostanza materiale la vibrazione capace di trasformarla, di renderla malleabile, elastica e progressiva. La morte una realt che pertiene a tutta la vita terrestre; ma l'uomo la p ercepisce in modo diverso rispetto al significato che la natura originariamente le diede. Nell'uomo e negli animali che sono pi vicini al suo livello, la necessi t della morte ha assunto, rispetto alla loro coscienza, una forma e un significat o particolari; ma la legge sub-cosciente in questa natura inferiore che sostiene la morte il senso della necessit di rinnovamento, di cambiamento e di trasformaz ione. Furono le condizioni stesse della materia sulla terra che resero la mort e indispensabile. Tutto il senso dell'evoluzione della materia stato una crescit a da un primo stadio di incoscienza ad una crescente consapevolezza. In questo p rocesso di crescita la dissoluzione delle forme divenne una necessit inevitabile, e cos stato. Una forma fissa si resa infatti necessaria affinch la coscienza indi viduale vi trovasse un sostegno stabile. Ma al tempo stesso la fissit della forma che ha reso la morte inevitabile. La materia doveva assumere delle forme; l'ind ividualizzazione e la concreta incarnazione delle forze della vita e delle forze della coscienza sarebbero state impossibili senza le forme, e senza queste ulti me sarebbero mancate le condizioni prime per lo sviluppo dell'esistenza sul pian o materiale. Ma una formazione definita e concreta assume la tendenza a divenire subito rigida, dura come la pietra. La forma individuale persiste quindi come u no stampo rigido. Essa non riesce a seguire i movimenti delle forze; non riesce a mutare in armonia col progressivo cambiamento del dinamismo universale; la forma non riesce a soddisfare ininterro ttamente la domanda della natura o a tenere il suo passo, perci esce dalla corren te della vita. Ad un certo punto di questa crescente disparit e disarmonia tra la forma e la forza che preme su di essa, inevitabile che si giunga alla completa dissoluzione della forma. Una nuova forma deve essere creata; una nuova armonia ed un nuovo equilibrio devono essere resi possibili. Raggiungere questo obiettiv o il vero significato della morte e questa la sua funzione nel gioco della natur a. Ma se la forma potesse divenire pi disponibile e flessibile e le cellule del c orpo potessero essere risvegliate alla capacit di cambiare di pari passo con la c oscienza, non ci sarebbe pi bisogno di una drastica dissoluzione, la morte non sa rebbe pi inevitabile.

Qualche volta, quando le persone sono in punto di morte, esse sanno che stanno p er morire. Perch non dicono allo spirito della morte di andarsene? Ah! Bene, dipende dalle persone. Due cose sono necessarie. Prima di tutto, nulla in voi, nessuna parte del vostro essere dovrebbe desiderare di morire. Ma non s uccede spesso. C' sempre un disfattista in voi da qualche parte: qualche cosa che stanco, qualche cosa che disgustato, qualche cosa che ne ha abbastanza, che pig ro, qualche cosa che non vuole lottare e dice: "Bene! Ah! Facciamola finita, meglio cos". Questo sufficiente per morire. E' un fatto: se nulla, assolutamente nulla in voi acconsente a morire, n on morirete. Inoltre, affinch una persona muoia, c' sempre un attimo, forse un cen tesimo di secondo, in cui egli d il proprio consenso. Se non ci fosse questo atti mo di consenso egli non morirebbe. Ho conosciuto persone che avrebbero dovuto essere morte in base a tute l e leggi fisiche e vitali; ma opposero il loro rifiuto. Avevano detto: "No, non m orir" e vissero. Vi sono altri per cui non vi era alcuna necessit di morire, ma ap partenevano al genere di persone che dicono: "Ah bene, meglio cos, dopo sar tutto finito", ed finita. Basta solo questo: non c' bisogno di avere un persistente des iderio, sufficiente che si dica: "Bene, s, ne ho avuto abbastanza!", ed finita. P roprio come dici tu, puoi avere la morte a fianco del letto e dirle: "Non ti vog lio, vai via!"; e sar obbligata ad andarsene. Ma generalmente uno si arrende, poi ch bisogna combattere, essere forti, molto coraggiosi e resistenti; ed avere una grande fede nella necessit della vita, come chi, ad esempio, senta molto fortemen te che ha ancora qualcosa da fare e che lo deve fare assolutamente. Ma chi mai s icuro di non avere, dentro di s, da qualche parte, neanche un pezzettino del disf attista che si arrenda e dica: "Va bene cos?" Da qui la necessit di unificare il n ostro essere. Cosa succede dopo la morte L'anima rinasce ogni volta, e ogni volta, con i materiali della natura u niversale, vengono formati una mente, un vitale e un corpo, in accordo con la pa ssata evoluzione dell'anima ed i suoi bisogni per il futuro. Quando il corpo si dissolto, il vitale va nel piano vitale e vi rimane p er un certo periodo; ma poi anche l'involucro mentale si dissolve. Alla fine l'a nima, o essere psichico, si ritira nel mondo psichico per riposare finch una nuov a nascita si avvicina. Questo il corso generale degli eventi per gli esseri umani normalmente s viluppati. Ci sono variazioni a secondo della natura dell'individuo e del suo sv iluppo. Ad esempio, se la mente molto sviluppata, allora l'essere mentale pu non dissolversi; lo stesso pu succedere al vitale, purch queste entit siano organizzate e centrate attorno al vero essere psichico; cos condividono l'immortalit dello ps ichico. L'anima raccoglie gli elementi essenziali delle proprie esperienze nella vita e fa di questi la propria base di crescita nell'evoluzione; quando rinasce essa assume, con la nuova formazione dei propri involucri, mentale, vitale e fi sico, quella parte del proprio karma che le utile nella nuova vita per un'ulter iore esperienza. (Nota: karma = esperienze di vite precedenti. Fine nota). E' proprio per la parte vitale dell'essere che vengono celebrati sraddha e riti funebri, per aiutare l'essere a liberarsi delle vibrazioni vitali che an cora lo attaccano alla terra o ai mondi vitali, affinch esso possa passare veloce mente al riposo della pace psichica. * Ci sono in noi molti stati d'essere e ogni stato ha la propria vita. Tut to ci riunito in un unico corpo, per tutto il tempo che si possiede un corpo, e a

gisce attraverso questo unico corpo; cosicch si ha la sensazione che si tratti di una sola persona, un singolo essere. Ma in realt ce ne sono molti, ognuno dei qu ali si organizza su un livello diverso: si ha un essere vitale, un essere mental e, un essere psichico, e molti altri, compresi tutti i possibili piani intermedi . E' un po' complicato e difficile da capire. Ad esempio, se vivete una vita di desiderio, di passione e impulsivit, vi vete sotto l'influsso dominante dell'essere vitale in voi; ma se vivete facendo uno sforzo spirituale, con tanta buona volont, col desiderio di agire bene, con a ltruismo, con volont di progresso, vivete invece sotto l'influsso dominante dell' essere psichico in voi. Poi, quando state per lasciare il corpo, tutti questi es seri si preparano a disperdersi. Solo se si degli yogi molto progrediti e se si riusciti ad unificare il proprio essere attorno al centro divino, solo allora questi esseri rimangono uniti. Se n on si stati capaci di unificarli, al momento della morte tutto ci si decompone: o gni essere ritorna al suo dominio. Ad esempio, riguardo all'essere vitale, tutti i vostri desideri si separ ano e ognuno di essi si dirige verso la sua propria realizzazione, in modo del t utto indipendente, poich non ci sar pi l'essere fisico a tenerli tutti uniti. Ma se si era unificata la propria coscienza con la coscienza psichica, quando si muor e si rimane coscienti del proprio essere psichico e questo ritorna nel piano cor rispondente, che un mondo di beatitudine e gioia, di pace, di tranquillit e di cr escente conoscenza. Quindi, se si va di chiamarlo paradiso, nulla in contrario; poich, infatt i, nella misura in cui ci si identifica col proprio essere psichico che si riman e coscienti di esso; allora che diventate una cosa sola con esso, che immortale e che raggiunge il suo dominio immortale per vivervi e riposarvi perfettamente f elice. Se vi va di chiamarlo paradiso, fate pure. Se si virtuosi, se si coscienti del proprio essere psichico e si vive in esso, bene, quando il corpo morir si andr col proprio essere psichico a riposare nel piano psichico, in uno stato di beatitudine. Ma se avete vissuto nel vostro essere vitale con tutti i suoi impulsi, e ciascun impulso tenta di realizzarsi, ogni impulso a suo modo, allora... Ad esempio, nel caso di un avaro che concentr ato sui suoi soldi, la parte del vitale che interessata a quel denaro rimane att accata l e continuer a vegliare sul denaro affinch nessuno lo prenda. Le persone non lo vedono, ma lui l ed molto infelice se qualcosa succede a quel denaro che gli cos caro. Conoscevo bene una donna, che aveva figli, e aveva del denaro; aveva cinque figli e ognun o era pi spendaccione dell'altro. La quantit di attenzioni che lei aveva dedicato ad accumulare il denaro era uguale a quella che i figli sembravano dedicare a sp erperarlo, spendevano in modo dissennato. Cos, quando la vecchia signora mor, venn e da me e mi disse: "Ah! Ora sperpereranno tutto il mio denaro!"; era molto infe lice. La consolai un po', ma feci molta fatica a persuaderla a non sorvegliare i l suo denaro affinch non fosse sperperato. Ora, se si vive esclusivamente nella propria coscienza fisica ( difficile , poich si hanno, naturalmente, pensieri e sentimenti), ma se si vive esclusivame nte nella parte fisica, quando l'essere fisico scompare si scompare contemporane amente ad esso; finita... C' solo uno spirito della forma: la vostra forma ha uno spirito che persiste per sette giorni dopo la morte. I medici hanno dichiarato che siete morti, ma lo spirito della vostra forma vive, e non solo vive, ma, nel la maggior parte dei casi, cosciente. Ma dura solo per sette o otto giorni e poi si dissolve. Non parlo qui degli yogi, parlo della gente comune. Gli yogi non h anno leggi, molto diverso; per loro il mondo diverso. Sto parlando della gente c omune, che vive una vita normale; per questi proprio cos. Quindi, la conclusione che se volete conservare la coscienza, sarebbe meglio centralizzarla attorno a quella parte del proprio esse re che immortale; altrimenti essa si dissolver come una fiammella nell'aria. Ed u na vera fortuna, poich se fosse diversamente, ci potrebbero essere degli di o altr i tipi di uomini superiori che creerebbero inferni e paradisi, come li creano ne

lla loro immaginazione materiale, nei quali vi imprigionerebbero; e sareste rinc hiusi in paradiso o all'inferno a seconda che gli piacciate o meno. Sarebbe una situazione molto critica, ma fortunatamente non cos. * Dopo la morte, l'essere interiore continua a progredire? Dipende assolutamente dai casi. Ogni caso diverso. Ci sono persone - ad esempio scrittori, musicisti, artisti - che hanno vissuto nel piano intellettual e, che sentono di avere ancora qualcosa da fare e che non hanno portato a compim ento ci che avevano intrapreso, che sentono di non aver raggiunto la meta che si erano prefissati, e di conseguenza sono pronti a rimanere nell'atmosfera terrest re pi che possono, con la maggiore coesione possibile, e cercano di manifestarsi e di continuare il proprio progresso in altri corpi umani. Ho visto molti casi del genere; so del caso molto interessante di un mus icista, un pianista (un pianista di grande valore), le cui mani erano una meravi glia di abilit, esattezza, precisione, forza, rapidit di movimento; s, era assolutamente eccezionale. Quest'uomo mor relativamente giovane, con la percezione che, se avesse continuato a vivere, avrebbe continuato a prog redire nell'espressione della propria musica. L'intensit della sua aspirazione er a tale che le sue mani, nella dimensione sottile, mantennero la propria forma se nza dissolversi, e ogni volta che egli incontrava qualcuno che fosse un po' rice ttivo, passivo e bravo musicista, le sue mani entravano dentro le mani delle per sone che suonavano. Una volta, una pianista che stava suonando e che sapeva suon are bene, ma in modo ordinario, divenne d'un tratto non soltanto una virtuosa, m a una meravigliosa artista per tutti il tempo dell'esecuzione: erano le mani del l'altro che stavano suonando attraverso di lei. Questo un fenomeno che io conosc o. Vidi la stessa cosa nel caso di un pittore: anche quella era una faccenda di mani. Lo stesso capitato a scrittori, e qui fu proprio la mente che mantenne una forma precisa ed entr nella mente di qualcuno che era abbastanza ricettivo, cons entendogli improvvisamente di scrivere cose straordinarie, infinitamente pi belle di qualsiasi cosa da lui scritta in precedenza. Fu cos nel caso di un compositor e di musica - non uno di quelli che eseguono, ma che compongono, come Beethoven, Bach, come Cesar Frank (ma questi eseguiva anche). La composizione della musica un'attivit estremamente cerebrale. Bene, anche qui, la mente di un grande musici sta influenz un compositore che era impegnato a scrivere un'opera e fece s che egl i conoscesse cose meravigliose e con la stesura di tutte le sezioni. Il composit ore stava componendo un'opera e fu estremamente complesso per gli esecutori realizzare in musica il suo pensiero. Q uest'uomo (io l'ho conosciuto) quando riceveva la formazione musicale, teneva un foglio bianco davanti a s e poi cominciava a scrivere. Lo vidi scrivere, traccia re linee, poi alcuni caratteri su un foglio comune, e quando ebbe finito, l'orch estrazione del preludio di un certo atto era completa (orchestrazione significa la distribuzione delle varie parti della musica a ciascuno strumento). Lo faceva con assoluta semplicit su un pezzo di carta, soltanto grazie a questo meraviglio so potere mentale. * Cosa far l'anima? Dove andr? Tutto dipende da ci che essa ha deciso prima d i lasciare il corpo. E proprio questa capacit di mantenere attorno a s l'essere ch e stato completamente organizzato e unificato nella vita fisica, le permetter eff ettivamente di scegliere ci che vuole fare - che pure rappresenta un terreno di p ossibilit molto diverse. Essa pu passare coscientemente da un corpo ad un altro, d irettamente (ci sono casi in cui tale essere, completamente cosciente ed evoluto , ha preparato lentamente un altro essere capace di riceverlo e di assimilarlo; in questo modo, per non interrompere il lavoro materiale quando lascer il corpo, egli andr ad unirsi con un altro essere psichico, a fondersi e ad aggiungersi ad

esso in un altro corpo fisico). Questo un caso estremo, ed anche estremamente ra ro, ma fa parte di una conoscenza occulta che assolutamente tradizionale. Oppure, diversamente, l'anima pu andare nella direzione opposta; cio quand o l'essere psichico, dopo aver concluso la sua esperienza nel corpo, desidera as similarla nel riposo, e prepararsi ad un'altra esistenza fisica futura - a volte in futuro molto lontano. Poi pu accadere questo, tra le molte possibilit: l'anima abbandona in cias cun piano - nel piano del fisico sottile, nel piano vitale e nel piano mentale gli esseri corrispondenti; ve li lascia con una specie di vincolo tra loro, ma ciascuno mantiene la sua esistenza indipendente, mentre invece l'anima stessa en tra nella zona, nella realt, nel mondo psichico propriamente detti e si mette in un riposo di assimilazione e beatitudine, finch, com' descritto nelle pagine che s tiamo leggendo, non ha assimilato e digerito tutte le sue buone azioni e diviene pronta per realizzare un'altra esperienza di vita. Poi, se il suo lavoro stato ben fatto e se le parti o gli involucri del suo essere, lasciati nei diversi pia ni, si sono preservati bene, allora essa assume, una dopo l'altra, tutte queste parti che vissero con lei nella sua vita passata e con tale patrimonio di conosc enza e d'esperienza si prepara ad entrare in un nuovo corpo. Ci pu forse accadere dopo centinaia, o anche migliaia di anni, poich in quei piani tutto ci che organiz zato non pi necessariamente soggetto alla decomposizione che noi chiamiamo, qui, morte. Non appena un essere vitale completamente armonizzato, esso diviene immortale. Ci che lo dissolve, che lo disintegra, sono tutti i disordini interiori, tutte le forze, precisamente, di decomposizione e d istruzione; ma se completamente armonizzato e organizzato e, per cos dire, divini zzato, esso diviene immortale. Ed lo stesso per la mente. Anche il fisico sottil e di esseri che sono completamente evoluti e che sono stati impregnati da forze spirituali non si dissolve necessariamente dopo la morte. Esso pu continuare un'a ttivit, o pu concedersi un salutare riposo in certi elementi della natura, come l' acqua; generalmente in un liquido - nell'acqua o nella linfa degli alberi - oppu re, come si afferma in queste pagine - nelle nuvole. Ma pu anche rimanere attivo e continuare ad agire sugli elementi materiali della natura fisica. * Dopo la morte c' un periodo in cui l'essere attraversa il mondo vitale e vive l per un certo periodo. E' solo la prima parte di questo passaggio che pu ess ere pericolosa o penosa; nella parte residua l'essere esaurisce, in determinate situazioni, il resto dei desideri vitali e degli istinti che aveva nel corpo. No n appena si stanca di questi e riesce a superarli, la guaina vitale cade e l'ani ma, dopo un periodo necessario per liberarsi di alcuni residui mentali, passa in uno stato di riposo nel mondo psichico e rimane l fino alla sua prossima vita su lla terra. * Paradiso e inferno sono spesso degli stati immaginari dell'anima, o piut tosto del vitale, che su di essi elabora delle costruzioni dopo la morte fisica. Ci che si intende per inferno un passaggio penoso attraverso il piano vitale o i l protrarsi l della permanenza, come avviene, ad esempio, in molti casi di suicid io, dove l'essere rimane circondato dalle forze di sofferenza e agitazione creat e da questa fine innaturale e violenta. Vi sono anche, naturalmente, mondi menta li e vitali che sono permeati di esperienze gioiose o tristi. Uno pu passarvi att raverso come risultato di cose formatesi nella natura le quali creano le necessa rie affinit; ma l'idea di una ricompensa o di un castigo una concezione rozza e v olgare che semplicemente un errore popolare.

* Che cosa intendete per fantasma? Il termine "fantasma", cos come usato ne l linguaggio comune, copre un numero enorme di fenomeni distinti che non sono ne cessariamente collegati l'un l'altro. Per nominarne solo alcuni: 1. Un contatto reale con l'anima di un essere umano nel suo corpo sottil e, contatto che viene registrato dalla nostra mente con l'apparire di una immagi ne o l'udire una voce. 2. Una formazione mentale, impressa dai pensieri e dai sentimenti di un essere umano defunto nell'atmosfera di un posto o d'una localit, che l permane o s i ripete, finch questa formazione si esaurisce o si disperde in qualche modo. Questa la spi egazione di fenomeni come le case frequentate da spettri, in cui le scene che se gnano o accompagnano o precedono un omicidio si ripetono continuamente, e di mol ti altri fenomeni simili. 3. Un essere dei piani vitali inferiori, che ha occupato l'involucro vit ale abbandonato da un essere umano defunto o un frammento della sua personalit vi tale, e cos appare e agisce nello stesso modo e forse anche con i pensieri e i ri cordi di superficie di quella persona. 4. Un essere del piano inferiore che, per mezzo di un essere umano viven te, o con altri mezzi o strumenti, capace di materializzarsi a sufficienza per a pparire e agire in una forma visibile o per parlare con una voce udibile, oppure , senza apparire in tal modo, capace di far muovere oggetti materiali in tal mod o, capace di far muovere oggetti materiali, come mobilia, o di materializzare og getti o di spostarli da un posto all'altro. Ci si riferisce a quelle manifestazio ni chiamate Poltergeist, ai fenomeni di lancio di pietre, ai Bhuta = esseri del mondo sottile, che abitano gli alberi e ad altri fenomeni a voi ben noti. 5. Apparizioni che sono formazioni della propria mente e assumono per i sensi un aspetto oggettivo. 6. Possessione temporanea di persone, da parte di esseri vitali che qual che volta fingono di essere parenti defunti, ecc. 7. Proiezioni di immagini - pensiero di se stessi, spesso ad opera di pe rsone che appaiono, al momento della morte o poche ore dopo, ai loro amici o par enti. Avrete notato quindi che solo in uno di questi casi, il primo, pu trattar si di un'anima, e qui non sorge nessuna difficolt. * Scritture automatiche e sedute spiritiche sono una faccenda molto confus a. In parte provengono dalla mente subcosciente del medium e in parte da quella dei convenuti. Ma non vero che tutto si debba attribuire ad una immaginazione e ad una memoria drammatizzanti. Qualche volta ci sono cose che nessuno dei prese nti potrebbe conoscere o ricordare; qualche volta, inoltre, anche se ci raro, si hanno visioni del futuro. Tuttavia di solito queste sedute, e situazioni simili, mettono in contatto con un mondo molto basso di esseri e forse vitali oscuri, d isarmonici e inaffidabili ed pericoloso frequentarli o subirne qualsiasi influen za. Ospensky ed altri devono essere passati attraverso questi esperimenti con un a mente troppo matematica, che fu senza dubbio la loro salvaguardia, ma che impe d loro di giungere a qualcosa di pi di una superficiale visione intellettuale del loro significato. Come proteggere il Defunto Posso capire lo shock che deve essere stato per voi la morte tragica di vostra moglie. Ma ora siete un ricercatore e un sadhak (nota: colui che pratica

lo yoga - fine nota) della verit e dovete elevare la vostra mente oltre le reazio ni normali degli esseri umani e veder le cose sotto una luce pi vasta e grande. Considerate vostra moglie come un'anima che stava progredendo attraverso le vicissitudini della vita dell'ignoranza - come tutti gli altri qui; in quest o progresso succedono cose che sembrano sventure per la mente umana, e una impro vvisa morte accidentale o violenta, che tronchi prematuramente questo sempre bre ve momento di esperienza terrestre che noi chiamiamo vita, sembra alla mente par ticolarmente dolorosa e sfortunata. Ma chi va oltre la visione esteriore, sa che tutto quello che succede nel progresso dell'anima ha un suo significato, una su a necessit, un suo posto nella serie di esperienze che la stanno guidando verso l a svolta decisiva in cui si pu passare dall'ignoranza alla luce. Costui sa che qu alsiasi cosa succeda nella provvidenza divina per il meglio, anche se alla mente pu sembrare altrimenti. Considerate vostra moglie come un'anima che ha oltrepassato la barriera tra due stati di esistenza. Aiutate il suo viaggio verso il riposo con pensieri calmi e invocate per questo l'aiuto divino. Il dolore mantenuto troppo a lungo non aiuta ma ostac ola il viaggio dell'anima scomparsa. Non rimuginate sulla vostra perdita ma pens ate solo al suo benessere spirituale. * Come dovrebbe essere ricevuta la notizia di una morte, soprattutto quando si tra tta di un parente stretto? Dicendo al Signore supremo: "Sia fatta la tua volont", e rimanendo pi quie ti che si pu, Se la persona scomparsa una persona amata, concentrate il vostro am ore, in pace e tranquillit, su quella persona, poich ci che pu aiutare maggiormente colui o colei che sono dipartiti. * Se al momento della morte l'essere vitale attaccato nel mondo vitale da entit o d a forze ostili, possibile che esso cerchi rifugio da qualche parte? S, per questo motivo che in tutti i Paesi e in tutte le religioni, dopo l a morte di qualcuno, si raccomanda che per un periodo di almeno sette giorni il deceduto sia oggetto di ricordo concentrato. Poich quando pensate a lui con affet to (senza alcun turbamento interiore, senza piangere, senza alcune di quelle pas sioni struggenti), se riuscite a stare calmi, la vostra atmosfera diviene una specie di faro per lu i; quando attaccato da forze ostili (parlo dell'essere vitale e non dell'essere psichico che sta raggiungendo il proprio riposo) pu darsi che egli si senta compl etamente perso, che no sappia cosa fare e si trovi in grande difficolt, cos egli v ede, per affinit, la luce di coloro che lo stanno pensando con affetto e si preci pita da loro. Succede comunemente che una formazione vitale, una parte dell'esse re vitale della persona che defunta (o qualche volta tutto l'essere vitale, se e sso ben organizzato) si ripari nell'aura, nell'atmosfera delle persone, o di una particolare persona, che lo hanno amato. Vi sono persone che portano sempre con s una parte del vitale di qualcuno che scomparso. Questa la reale utilit delle co siddette cerimonie funebri, che altrimenti non hanno senso. * E' possibile aiutare le anime scomparse con l'affetto o attraverso mezzi occulti, se se ne ha la conoscenza. L'unica cosa che non si dovrebbe fare tratt enerle con il nostro dolore o i nostri desideri, o attraverso qualsiasi altra co sa che le trattenga alla dimensione terrena oppure ostacoli il loro viaggio vers

o il luogo di riposo. * La morte non una soluzione alle Difficolt La morte non la soluzione, al contrario. La morte un goffo e meccanico r itorno al cerchio senza fine delle esistenze, e ci che non si realizzato in una v ita lo si deve fare nella successiva, e di solito in circostanze molto pi diffici li. * La morte non proprio ci che si crede che sia. Ci si aspetta dalla morte l a quiete neutrale di un riposo incosciente. Ma per ottenere quel riposo ci si de ve preparare. Quando si muore si perde solamente il corpo, e allo stesso tempo le poss ibilit di relazione e di azione nel mondo materiale. Tutto ci che appartiene al mo ndo vitale non scompare con la sostanza materiale, e tutti i vostri desideri, at taccamenti e brame persistono con un senso di frustrazione e delusione, e tutto ci vi impedisce di ottenere la pace che vi aspettavate. Per avere una morte seren a e senza problemi, ci si deve preparare. E l'unica preparazione efficace consis te nell'abolizione dei desideri. Per tutto il tempo che possediamo un corpo dobbiamo agire, fare qualcosa , lavorare; ma se lo facciamo semplicemente perch deve essere fatto, senza ricercare il risultato o vo lere che sia in questo o quel modo, allora diveniamo progressivamente distaccati e ci prepariamo cos ad una morte tranquilla. * Sappiate di sicuro che commettere suicidio l'azione pi assurda che un uom o possa compiere; poich la morte del corpo non significa la morte della coscienza e ci che vi preoccupava quando eravate vivo continua a preoccuparvi quando siete morto, senza per la possibilit, che si pu avere da vivo, di distrarre la propria m ente. La conquista della paura della morte E dopo tutto, se si deve abbandonare il proprio corpo per qualche ragion e, ed avere poi altri corpi, non sarebbe meglio far divenire la morte una cosa m agnifica, felice, entusiastica, invece di renderla una sconfitta ripugnante? Le persone che si aggrappano alla vita, che tentano in ogni modo possibile di riman dare la fine anche solo di un minuto o due e che danno un esempio di terribile a gonia, fanno cos perch non sono coscienti della loro anima.... Quindi la conclusione : Mai desiderare la morte Mai volere la morte Mai temere la morte In ogni circostanza, abbiate la volont di superare voi stessi. *

In generale, forse il pi grande ostacolo che impedisce il progresso dell' uomo la paura - paure di varie nature, innumerevoli, contraddittorie, illogiche, irragionevoli e spesso irrazionali. Di tutti i tipi di paura la pi sottile e la pi ostinata quella della morte. Ha radici profonde nel subcosciente e non facile rimuoverla da l. Naturalmente questa paura costituita da parecchi elementi mischi ati assieme: lo spirito di conservazione, la preoccupazione della preservazione personale in modo da assicurare la continuit della coscienza, l'indietreggiare da vanti all'ignoto, l'inquietudine generata da ci che non si pu prevedere e calcolar e e forse, dietro a tutto ci, nascosto nelle profondit delle cellule, l'istinto ch e la morte non una cosa inevitabile e che, se certe condizioni vengono soddisfat te, essa pu essere conquistata; bench, in realt, la paura stessa sia un grande osta colo a questa conquista. Poich si pu conquistare solamente ci che non si teme, e ch i teme la morte gi stato vinto dalla Morte. Come liberarsi da questa paura? Ci sono parecchi metodi che possono essere usati. Ma innanzitutto sono necessarie alcune nozioni fondamentali per aiutarci nel nostro tentativo. La prima cosa e la pi importante sapere che la vita unica e immortale. Solo le forme, innumerevoli, sono transito rie e fragili. Si deve instillare nella mente, in modo sicuro e durevole, questa conoscenza e, per quanto possibile, si deve identificare la propria coscienza c on la vita incessante che indipendente da qualsiasi forma ma si manifesta in tut te le forme. Ci d la base psicologica indispensabile da cui affrontare il problema , poich il problema esiste. Anche se l'essere interiore sufficientemente illumina to da essere superiore alla paura, la paura rimane per ancora nascosta nelle cell ule del corpo, oscura, spontanea, sfuggente alla ragione, spesso quasi incoscien te. E' in queste oscure profondit che si deve scoprirla, afferrarla e proiettare su di essa la luce della coscienza e della certezza. La vita non muore; ma le forme si dissolvono, ed questa dissoluzione che la coscienza fisica teme. E, tuttavia, la forma cambia costantemente e non v' nu lla che impedisca a questo cambiamento di divenire progressivo. Solo questo camb iamento progressivo pu fare in modo che la morte non sia pi inevitabile. Ad ogni m odo, un compito difficile da realizzare e richiede condizioni che pochi possono soddisfare. Inoltre, il metodo per conquistare la paura della morte muter secondo la natura del caso e lo stato della coscienza. Questi metodi possono essere cla ssificati in quattro gruppi principali, ciascuno composto di un grande numero di varianti; ma, in rea lt, ciascuno deve sviluppare il proprio metodo. Il primo metodo fa riferimento alla ragione. Si pu dire che nelle attuali condizioni del mondo, la morte una cosa inevitabile; un corpo che venuto alla l uce morir necessariamente, prima o poi, e in quasi tutti i casi la morte viene qu ando deve venire, e non si pu sollecitare n ritardare la sua ora. Chi la desidera pu doverla aspettare a lungo, e chi la teme pu esserne colpito improvvisamente a d ispetto di tutte le precauzioni prese. L'ora della morte sembra essere fissata i nesorabilmente, eccetto che per alcuni che possiedono dei poteri di cui la razza umana in generale non dispone. La ragione insegna che assurdo temere una cosa c he non si pu evitare. L'unica cosa accettare l'idea e fare tranquillamente del pr oprio meglio, giorno per giorno, ora per ora, senza alcuna preoccupazione per ci che accadr. Questo metodo molto efficace quando viene usato da gente intellettual e abituata ad agire secondo le regole della ragione. Ma avr minore successo nelle persone emotive che vivono sulla base dei sentimenti e sono dominate da essi. Dovrebbero darsi al secondo metodo, il metodo dell'introspezione. Aldil d i tutte l emozioni, nelle silenziose e tranquille profondit del nostro essere, c' una fiamma che arde costantemente, il fuoco della coscienza psichica. Andate all a ricerca di questa luce, concentratevi su di essa, poich dentro di voi. Con una volont perseverante la troverete sicuramente. Non appena entrate in essa, vi risv egliate al senso dell'immortalit. Sentite che avete sempre vissuto e che vivrete per sempre. Divenire completamente indipe ndenti dal vostro corpo; l'esistenza cosciente non dipende da esso. Questo corpo solo una delle molte forme transitorie attraverso le quali avete manifestato vo

i stessi. La morte non pi l'estinzione, solo una transizione. Allora la paura sco mpare immediatamente e avanzate nella vita con la calma sicurezza di un uomo lib ero. Il terzo metodo per coloro che hanno fede in un Dio, il loro Dio, colui al quale hanno dato se stessi completamente. Essi appartengono a lui integralmen te. Tutti gli avvenimenti della loro vita sono un'espressione della volont divina ed essi li accettano, non semplicemente in tranquillo abbandono, ma con gratitu dine. Poich sono convinti che qualsiasi cosa succeda loro sia per il proprio bene . Essi hanno una fede mistica nel loro Dio e nella relazione personale che intra ttengono con lui. Hanno completamente ceduto la loro volont alla sua e sentono il suo invariabile amore e la sua costante protezione, del tutto indipendenti dai casi della vita e della morte. Hanno l'esperienza costante d'essere ai piedi del loro amato nell'assoluto abbandono di s, o d'essere tra le sue braccia e di gode re di una sicurezza perfetta. Non c' pi posto nella loro coscienza per la paura, l 'ansia o il dubbio: tutto ci ha lasciato posto a una calma e incantevole beatitud ine. Ma non tutti hanno la fortuna d'essere dei mistici. Infine ci sono quelli che sono nati guerrieri. Non possono accettare la vita cos com'. Sentono pulsare in s il proprio diritto all'immortalit, un'immortalit integrale e su questa terra. Poss iedono una specie di intuitiva consapevolezza che la morte solo una cattiva abit udine e sembrano essere nati con la determinazione di conquistarla. Ma questa co nquista significa una lotta terribile contro un esercito di crudeli e astuti ass alitori, una lotta che dev'essere combattuta costantemente, ogni minuto, per cos dire. Solo colui che ha uno spirito indomabile dovrebbe tentare. Questa battagli a ha parecchi fronti: avviene su parecchi piani che si intersecano e si completa no l'un l'altro. La prima battaglia da ingaggiare pi formidabile: la battaglia della mente contro una suggestione che collettiva, potente, schiacciante, irresistibile, un a suggestione basata su migliaia di anni di esperienza, su una legge della natur a che non sembra ancora aver avuto nessuna eccezione. Essa si traduce in questa ostinata asserzione: E' stato sempre cos, non pu essere altrimenti; la morte inevi tabile ed pazzia sperare che ci debba essere qualcosa d'altro. Il concerto unani me e fino ad ora anche l'erudito pi lungimirante ha osato a stento sollevare una nota di dissenso o una speranza per il futuro. Per quanto riguarda le religioni, molte basano il loro potere d'azione sul fatto della morte e asseriscono che Di o volle che l'uomo morisse, poich lo cre mortale. Molte religioni fanno della mort e una liberazione, a volte una ricompensa. La loro ingiunzione : inchinati alla v olont del supremo, accetta senza ribellione l'idea della morte e avrai pace e fel icit. Ma a dispetto di tutto ci la mente deve rimanere ferma nella sua convinzione e sostenere una volont che mai si pieghi. Ma per chi sia deciso a conquistare la morte queste suggestioni non han no effetto e non toccano la certezza che si basa su una profonda rivelazione. La seconda battaglia la battaglia dei sentimenti, la lotta contro tutto l'attaccamento a ci che uno ha creato, a ci che uno ha amato. Come risultato di un assiduo lavoro, qualche volta al costo di un'immensa fatica, avete costruito un a casa, una carriera, un'opera sociale, letteraria, artistica, scientifica o pol itica, avete formato un ambiente di cui siete al centro, e dipendete da esso alm eno tanto quanto questo dipende da voi. Siete circondato da tutto un gruppo di p ersone, parenti, amici, compagni di lavoro; e quando pensate alla vostra vita, e ssi occupano nel vostro pensiero quasi tanto spazio quanto il vostro s, a tal pun to che se dovessero improvvisamente esservi tolti, vi sentireste perso, come se fosse scomparsa una parte molto importante del vostro essere. Non si chiede di a bbandonare tutte queste cose, dal momento che esse contribuiscono, almeno in gra n parte, la base del vostro essere, il traguardo della vostra esistenza. Ci che d eve essere abbandonato l'attaccamento a queste cose, cosicch possiate sentirvi ca paci di vivere senza di esse, o piuttosto che possiate essere pronti, se vi lasc eranno, a ricostruirvi una nuova vita in nuove circostanze. E tutto questo accad e in continuazione poich tale la conseguenza dell'immortalit. Questo stato signifi

ca essere capaci di organizzare ed eseguire ogni cosa con la massima cura ed att enzione e tuttavia essere liberi dal desiderio e dall'attaccamento; poich, se si desidera sfuggire alla morte, non ci si deve lega re a nulla di perituro. Dopo i sentimenti vengono le sensazioni. Qui la lotta spietata e gli avv ersari formidabili. Essi sono consapevoli della pi piccola debolezza in voi e col piscono ovunque siate esposti. Le vittorie ottenute sono transitorie e la stessa battaglia deve esser combattuta ripetutamente e a tempo indefinito. Il nemico c he credevate di aver conquistato si rialza nuovamente per colpirvi. Si deve aver e un carattere forte e allenato, un'instancabile resistenza per essere capaci di attraversare tutte le sconfitte, la delusione, il rifiuto, lo scoraggiamento, e l'immensa fatica quando ci si trova sempre in contraddizione con l'esperienza q uotidiana e gli avvenimenti sulla terra. E ora veniamo alla battaglia pi implacabile, la battaglia nella materia, quella che combattuta nel corpo: poich essa procede senza rinvio o tregua. Inizi a con la nascita e pu finire solo con la sconfitta di uno dei due belligeranti: v ale a dire, la forza di trasformazione e la forza di dissoluzione. Dico con la p ropria nascita, poich in effetti i due movimenti sono in conflitto dal momento es atto in cui si viene al mondo, anche se il conflitto diviene cosciente e intenzi onale molto tempo dopo. Infatti, tutte le indisposizioni, malattie, malformazion i, e anche gli incidenti, sono il risultato dell'azione della forza di dissoluzi one, mentre invece la crescita, lo sviluppo armonioso, la resistenza all'insorge re delle malattie, la cura, il ritorno al normale funzionamento, tutto lo sforzo fatto per il progresso sono dovuti all'azione della forza di trasformazione. In seguito, quando la coscienza sviluppata, la battaglia diviene deliber ata, e si tramuta in una frenetica gara di rivalit tra i due movimenti contrari, trasformazione o morte, per chi deve raggiungere il traguardo per primo. Questo significa uno sforzo incessante, una concentrazione costante per far scendere la forza della rigenerazione, per aumentare il potere di ricettivit a questa forza nelle cellule, per combattere passo dopo passo, da punto a punto contro l'azione devastante delle forze di distruzione e disintegrazione, e sottrarre al loro in flusso tutto ci che pu rispondere all'impulso ascendente, per illuminare, purifica re e stabilizzare; una battaglia oscura e ostinata, molto spesso senza apparenti risultati, senza segni evidenti di vittorie che sono vinte parzialmente e hanno esito incerto; giacch il lavoro deve essere fatto continuamente, ciascun passo i n avanti molto spesso scontato con un regresso da qualche altra parte e ci che st ato un certo giorno pu essere rovinato il giorno successivo. In verit la vittoria pu essere sicura, certa e duratura solo quando una vittoria totale. Tutto ci richi ede tempo, molto tempo e gli anni trascorrono inesorabilmente aumentando la resi stenza delle forze avverse. Costantemente la coscienza resta vigile come una sentinella nella trince a. Non si deve cedere, mai cedere, costi quel che costi, senza un tremito di pau ra n un allentarsi della vigilanza, mantenendo un'incrollabile fede nella mission e da compiere e nell'aiuto dall'alto che vi ispira e sostiene. E la vittoria di chi pi tenace. C' ancora un altro modo di conquistare la paura della morte. Ma alla port ata di cos pochi, che menzionato solo come nota informativa. Consiste nell'entrar e nel dominio della morte deliberatamente e coscientemente mentre si ancora in v ita; e poi ritornare da quella regioni al corpo fisico, entrarvi e continuarvi i l corso dell'esistenza materiale con piena conoscenza. Ma, per far questo, si de ve essere un iniziato. L'Immortalit Riguardo all'immortalit essa non pu essere se c' attaccamento al corpo - po ich solo vivendo nella parte immortale di s, che non identificata con il corpo, e facendo scendere la sua coscienza e la sua forza nelle cellule che l'immortalit pu realizzarsi. Parlo naturalmente di mezzi yogici. Ora gli scienziati ritengono che sia possibile (per lo meno teoricamente) scoprire mezzi fisici attraverso i

quali la morte possa essere superata, ma significherebbe solo un prolungamento d ell'attuale coscienza nel corpo attuale. A meno che non ci sia un cambiamento de lla coscienza e un cambiamento delle funzioni corporee, sarebbe un ben piccolo s uccesso.

Se gli uomini non morissero, il loro corpo con l'et diverrebbe inservibile? Ah! No. Vedi le cose dal lato sbagliato. Essi non possono morire se il l oro corpo non si degrada. E' proprio perch il loro corpo deperisce che essi muoio no. E' perch il loro corpo diviene inutilizzabile che essi muoiono. Se essi non m orissero, il loro corpo non dovrebbe divenire inutilizzabile. E' proprio il cont rario. E' precisamente perch il corpo decade, declina e finisce con un completo d egrado che la morte diviene necessaria. Ma se il corpo seguisse il movimento pro gressivo dell'essere interiore, se avesse lo stesso senso del progresso e della perfezione che ha l'essere psichico, per esso non sarebbe necessario morire. Un anno dopo l'altro non deve necessariamente portare solo pi deterioramento: solo u n'abitudine della natura, solo un'abitudine di ci che accade attualmente. Ed ' pr oprio questo la causa della morte. Si pu ben prevedere, al contrario, che il mov imento verso la perfezione, che all'origine della vita, possa continuare sotto u n'altra forma. Ho gi detto che non si pu prevedere una crescita fisica ininterrott a, poich si dovrebbe cambiare l'altezza delle case dopo un certo tempo! Ma questa crescita in altezza pu essere trasformata in una crescita in perfezione: la perf ezione della forma. Tutte le imperfezioni della forma possono essere, un poco al la volta, corrette, tutte le debolezze rimpiazzate dalla forza, tutte le incapac it dall'abilit. Perch dovrebbe essere cos? Non si pensa in questo modo perch si ha l' abitudine di vedere le cose altrimenti. Ma non c' alcuna ragione perch non debba essere cos... Si deve esser in grado di mantenere l'armonia e la bellezza fino alla fi ne. Non c' ragione per cui si debba avere un corpo che non abbia uno scopo di ess ere e di esistere, e per cui esso non divenga pi buono a nulla. Non essere pi buon o a nulla esattamente ci che lo fa scomparire. Si pu avere un corpo che cresce di perfezione in perfezione. Ci sono molte cose nel corpo che fanno dire: "Se fosse cos! Ah! Mi piacerebbe che fosse cos" (Non parlo del carattere, poich l ci sono cos tante cose che devono essere cambiate; parlo dell'aspetto fisico). Si vede qualc he disarmonia nel corpo e si dice: "Se questa disarmonia sparisse come sarebbe m eglio." Ma perch non si crede che lo si potrebbe fare? Se si guarda al fatto in u n modo proprio oggettivo - non con quella specie di attaccamento che uno ha per la propria piccola persona, ma proprio in un modo oggettivo - si guarda a se ste ssi, come se si guardasse ad un'altra persona e si dice: "Ma questa cosa non ass olutamente in armonia con quella", e se si guarda ancora pi da vicino diventa mol to interessante: si scopre che questa disarmonia l'espressione di un difetto nel carattere. E' perch nel carattere c' qualcosa di distorto e di non armonioso, e n el corpo quella cosa riprodotta da qualche parte. Tentate di accomodarla nel cor po, ma scoprite che per risalire alla fonte di questa disarmonia fisica, dovete cercare il difetto nel vostro essere interiore. Poi iniziate a fare il lavoro e il risultato ottenuto. Non avete idea fino a che punto il corpo sia plastico! Ma da un altro pu nto di vita, direi che esso terribilmente rigido e questa la causa per cui si de teriora. Tuttavia, tutto questo succede perch non sappiamo come utilizzare il nos tro corpo. Non sappiamo, quando siamo ancora freschi come germogli, come raggiun gere una rigogliosa, magnifica, perfetta fioritura. E invece di dire a noi stess i con un'aria piuttosto avvilita: "E' un peccato, le mie braccia sono troppo sot tili", oppure "le mie gambe sono troppo lunghe" o "la mia schiena non diritta", oppure "la mia testa non armoniosa", dovremmo dire: "Deve essere diverso, le mie braccia devono essere proporzionate, il mio corpo armonioso, ogni forma in me d eve esprimere una maggiore bellezza", e cos si riuscir. E si riuscir e lo si sapr pe

rseguire nella vera volont, che persistente, tranquilla, che non impaziente, non si preoccupa per l'apparenza del difetto ma continua il lavoro tranquillamente, continuando con calma a volere cos, a cercare la ragione interiore, a scoprirla, a lavorarvi con energia. Immediatamente non appena si nota un piccolo tarlo nero da qualche parte, che non ha un aspetto grazioso, che forma una piccola macchia sgradevole e disgustosa afferratelo, fatelo uscire, gettatelo via e sostituitel o con luce e chiarezza. E dopo un certo tempo scoprirete: "Ma questa disarmonia che avevo sul viso sta scomparendo; questo segno di brutalit, d'incoscienza che c 'era nella mia espressione, sta andandosene." Cos dopo dieci anni non vi riconosc erete pi. Voi siete tutti, qui (all'Ashram); materia giovane; dovete sapere come approfittarne - e non per ragioni egoistiche, stupide e mesch ine, ma per amore della bellezza, per il bisogno d'armonia. Non ci pu essere l'immortalit del corpo senza la realizzazione supermental e; la potenzialit presente nella forza yogica e gli yogi possono vivere 200 o 300 anni, o pi, ma non ci pu essere un vero principio d'immortalit senza la realizzazi one supermentale. Il cambiamento della coscienza la cosa necessaria e senza di esso non ci pu essere la realizzazione fisica. Ma la pienezza del cambiamento supermentale n on possibile se il corpo rimane cos come , schiavo della morte, della malattia, de lla disgregazione, del dolore, dell'incoscienza e di tutti gli altri risultati d ell'ignoranza. Se tutto questo deve rimanere, la discesa della supermente non co s necessaria - per un cambiamento della coscienza che porti l'unione mentale spir ituale con il divino sufficiente il sovramentale; anche la mente superiore suff iciente. La discesa supermentale necessaria per un'azione dinamica della verit ne lla mente, nel vitale e nel corpo. Questo implicherebbe, come risultato finale, la scomparsa dell'incoscienza del corpo che non sarebbe pi soggetto alla disgreg azione e alla malattia. Significherebbe che il corpo non sarebbe pi soggetto ai meccanismi abituali attra verso i quali giunge la morte. Se un cambiamento del corpo dovesse avvenire, do vrebbe avvenire secondo la volont dell'essere che lo abita. Ci (non l'obbligo di v ivere 3000 anni, poich anche questo sarebbe una schiavit) costituirebbe l'essenza dell'immortalit fisica. Tuttavia, se uno volesse vivere 1000 anni o pi, supponendo che ne avesse la siddhi (realizzazione) completa, non dovrebbe essere impossibi le. L'immortalit uno dei possibili risultati della realizzazione sperimentale , ma non un risultato obbligatorio e non significa che ci sar un eterno e indefin ito prolungamento della vita cos com'. Questo quel che molti credono che avverr, ci o che rimarranno ci che sono, con tutti i loro desideri umani, e l'unica differenz a sar che lo soddisferanno eternamente; ma non varrebbe la pena disporre di una t ale immortalit, e non passerebbe molto tempo prima che le persone si stanchino di essa. Vivere nel divino e avere la coscienza divina in s l'immortalit; riuscire anche a divinizzare il corpo e a renderlo uno strumento adatto per le opere divi ne e alla vita divina sarebbe solamente l'espressione materiale dell'immortalit. FINE PAROLE DEGLI SCRITTI DI Mre e Sri Aurobindo DONO DI SE' E GRAZIA Sommissione e Grazia

Per attraversare la vita al sicuro da ogni timore, pericolo e disgrazia, due sole cose - due cose che si accompagnano sempre, - sono necessarie: la Graz ia della Madre Divina e, da parte vostra, uno stato interiore fatto di fede, di sincerit e di sommissione cos che la vostra fede sia pura, candida e perfetta. Una fede egoistica dell'essere mentale e vitale, contaminata da ambizione, orgoglio , vanit, arroganza mentale, ostinazione vitale, pretese personali, desiderio di s oddisfazioni meschine della natura inferiore, una fiamma bassa e oscurata dal fu mo, che non pu ardere verso il cielo. Considerate la vostra vita come se vi fosse stata data unicamente per l'opera divina e per aiutarla nella sua manifestazion e. Non desiderate se non la purezza, la forza, la luce, la vastit, la calma, l'An anda della coscienza divina e la sua insistenza a trasformare la vostra mente, l a vostra vita e il vostro corpo. Non chiedete altro che la Verit divina, spiritua le e supermentale, la sua realizzazione in terra, in voi e in tutti coloro che s ono chiamati e prescelti, e le condizioni necessarie per la sua creazione e la s ua vittoria sulle forze avverse. Fate s che la vostra sincerit e sommissione siano genuine e complete. Quan do vi donate, donatevi completamente, senza richieste, senza condizioni n riserve , affinch tutto in voi appartenga alla madre divina, e nulla sia lasciato all'ego o dato a qualche altra forza. Quanto pi complete saranno la vostra fede, sincerit e sommissione, tanto p i grazia e protezione riceverete. E quando la grazia e la protezione della madre divina sono con voi, che cosa mai pu toccarvi e chi potete temere? Ne basta un po' per condurvi attraverso tutte le difficolt, gli ostacoli e i pericoli. Circondati dalla loro piena prese nza potete avanzare con sicurezza sul vostro cammino, giacch il Suo, incuranti di qualunque minaccia, indisturbati dalla pi potente ostilit di questo mondo o di mo ndi invisibili. Il loro tocco pu trasformare le difficolt in occasioni, il fallime nto in successo e la debolezza in forza incrollabile. La grazia della madre divi na confermata dal supremo, e presto o tardi, il suo effetto sicuro; cos decretata , inevitabile e irresistibile. Vi sono due soli poteri che, uniti, possono attuare quella cosa grande e difficile che lo scopo dei nostri sforzi: un'aspirazione costante e indomabile che chiama dal basso e una grazia suprema che risponde dall'alto. Tuttavia la grazia suprema agir solamente nella luce e nella verit; non po tr farlo nelle condizioni imposte dalla menzogna e dall'ignoranza. Se dovesse ced ere alle richieste della menzogna, tradirebbe i suoi stessi fini. Ecco quali sono le condizioni della luce e della verit, le sole condizion i in cui la forza pi alta discender - soltanto la forza supermentale pi alta, disce ndendo dall'alto e aprendo dal basso, pu infatti affrontare vittoriosamente la na tura fisica ed annientarne le difficolt. Occorre un dono di s totale e sincero, un 'apertura di s volta esclusivamente verso la forza divina; occorre un'adesione co stante e integrale alla verit che discende, un rifiuto costante e integrale della falsit dei poteri e delle apparenze del mondo mentale, vitale e fisico che ancora dominano la natura terre na. Il dono di s dev'essere totale e abbracciare tutte le parti dell'essere. Non basta che l'essere psichico risponda, che il mentale superiore accetti o anc he che il vitale interiore si sottometta e che la coscienza fisica interiore sen ta l'influsso. In qualunque parte dell'essere, anche la pi esterna, nulla deve po rre delle riserve, nulla che si celi dietro dubbi, confusioni e sotterfugi, null a che si ribelli o si rifiuti. Se una parte dell'essere si dona, ma un'altra si riserva, continua a mod o suo o pone le proprie condizioni, ogni volta che ci accade, siete voi stessi ch e respingete la grazia. Se sotto la vostra devozione e sommissione nascondete desideri, pretese egoistiche e insistenze vitali, se sostituite queste cose alla vera aspirazione o le mescolate ad essa e cercate di imporle alla Shakti Divina, ebbene, inutile invocare la grazia divina affinch vi trasformi.

Se da un lato o in una particolare parte vi aprite alla verit, mentre in un'altra parte continuate a lasciare via libera alle forze ostili, vano attender si che la grazia divina dimori in voi. Dovete tenere pulito il tempio se volete che vi si stabilisca la presenza vivente. Se ogni volta che il potere interviene e fa discendere la verit, voi le v olgete le spalle e richiamate indietro la menzogna gi espulsa, non date colpa all a grazia divina di aver mancato nei vostri confronti, bens alla falsit della vostr a stessa volont e all'imperfezione della vostra sommissione. Se invocate la verit e tuttavia qualcosa in voi sceglie ci che falso, ignorante o non divino, o semplicemente non disposto a respingerlo de l tutto, sarete sempre soggetti ad attacchi e la grazia si riter da voi. Scoprite prima quello che in voi falso od oscuro e rifiutatelo con persistenza; allora p otete veramente fare appello alla forza divina affinch vi trasformi. Non credete che verit e menzogna, luce e oscurit, sommissione ed egoismo p ossano essere ammessi a convivere nella casa consacrata al divino. La trasformaz ione deve essere integrale, e quindi integrale deve essere il rifiuto di tutto c i che la contrasta. Respingete la nozione errata che il potere divino far, ed tenuto a fare, tutto per voi a vostra richiesta, anche se non soddisfate le condizioni poste da l supremo. Rendete la vostra sommissione vera e completa, e allora soltanto tutt o il resto verr fatto per voi. Respingete inoltre l'aspettativa falsa e indolente che il potere divino compia per voi perfino la sommissione. Il supremo richiede la vostra sommissione , ma non la impone; siete liberi ad ogni istante, sino a quando giunga la trasfo rmazione irrevocabile, di negare e respingere il divino o di revocare la vostra sommissione - se siete disposti a subirne le conseguenze spirituali. La sommissi one - se siete disposti a subirne le conseguenze spirituali. La sommissione deve essere libera e opera vostra; deve essere l'offerta di un essere vivente, non d i un automa inerte o di un arnese meccanico. Si confonde costantemente una passivit inerte con la vera sommissione, tu ttavia da una passivit inerte non pu scaturire nulla di vero e possente. E' propri o la sua passivit inerte che abbandona la natura fisica alle merc di ogni influenz a oscura e anti diva. Per l'opera della forza divina occorre una sommissione contenta, fort e e utile, occorre l'obbedienza dell'illuminato discepolo della verit, del guerri ero interiore che combatte contro l'oscurit e la menzogna, del fedele servitore d el divino. Sommissione: Natura e importanza Yoga significa unione con il divino e l'unione attuata attraverso l'offe rta, fondata sull'offerta di s al divino. In un primo tempo cominci a fare questa offerta in senso generale, come se fosse una volta per tutte. Dici: Sono il ser vo del divino; la mia vita offerta assolutamente al divino; tutti i miei sforzi sono diretti alla realizzazione della vita divina. Ma quello non che il primo pa sso poich non sufficiente. Quando la risoluzione stata presa, quando hai deciso c he l'intera tua vita sar data al divino, dovrai ancora rammentarlo ad ogni istant e e adempierlo in tutti i particolari della tua esistenza. Devi sentire ad ogni passo di appartenere al divino; devi avere l'esperienza costante, qualunque cosa tu pensi o faccia, che sempre la coscienza divina ad agire attraverso di te. No n hai pi nulla che tu possa chiamare tuo; senti ogni cosa come proveniente dal di vino, e devi rioffrirla alla fonte. Quando arrivi a questa realizzazione, anche la pi piccola cosa cui normalmente non faresti caso o non daresti importanza ces sa di essere banale e insignificante, essa diviene piena di significato e dischiude un vasto orizzonte. Ecco quello che devi fare per eseguire la tua offerta generale nei parti colari: vivi costantemente in presenza del divino; vivi nella coscienza di quest a presenza che ti muove e che fa tutto ci che tu fai. Offrile tutti i tuoi movime

nti, non solamente ogni azione mentale, ogni pensiero e sentimento, ma anche gli atti pi ordinari ed esterni, come il mangiare: quando mangi, devi sentire che il divino che sta mangiando attraverso di te. Quando puoi cos riunire tutti i tuoi movimenti nella vita unica avrai in te l'unit anzicch la divisione. Non pi solo una parte della tua natura data al divino mentre il resto rimane com'era, assorbito in cose ordinarie, ma l'intera tua vita sollevata; una trasformazione integrale va gradualmente compiendosi in te. La sommissione la decisione di affidare la responsabilit della pr opria vita al divino. Senza questa decisione, niente possibile; senza il dono di s, questo yoga fuori discussione. Ogni altra cosa segue naturalmente, giacch l'in tero processo inizia con la sommissione. Puoi offrire te stesso attraverso la co noscenza o attraverso la devozione. Puoi avere una forte intuizione che solo il divino la verit, e una luminosa convinzione di non poter fare a meno di lui. Oppu re puoi avere una sensazione spontanea che questa sia l'unica strada che porta a lla felicit, e puoi provare un forte desiderio psichico di appartenere esclusivam ente al divino. Allora dici: "Non appartengo a me stesso", e cedi la responsabil it del tuo essere alla verit. A questo punto viene l'offerta di s: "Eccomi qui, sono una creatura di qualit disparate, buone e cattive, oscure e illuminate. Mi d ono a te cos come sono, accoglimi con tutti i miei alti e bassi, le mie tendenze e i miei impulsi contrastanti - fa di me ci che vuoi". Mentre procedi ad offrirti , cominci a unificare il tuo essere attorno a ci che ha preso la prima decisione, la volont psichica centrale. Tutti gli elementi stridenti della tua natura devon o essere armonizzati; uno dopo l'altro devono essere presi e uniti all'essere ce ntrale. Puoi offrirti al divino con un moto spontaneo, ma, senza questa unificaz ione, non ci pu essere un'effettiva sommissione. Quanto pi ti unifichi, tanto megl io compi il dono di te stesso. E questa offerta, una volta completa, seguita dal la consacrazione: essa corona l'intero processo di realizzazione, l'ultimo gradi no, al di l del quale i guai cessano e tutto va liscio. Ma non dimenticare che un a consacrazione integrale non possibile subito. Spesso puoi illuderti di esserci arrivato quando entri in una fase di coscienza intensa e particolare per un gio rno o due. Sei portato a sperare che tutto il resto proceda automaticamente sull a sua scia; in effetti, se ti lasci prendere dalla pur minima compiacenza, non f ai che ritardare il tuo progresso. Perch il tuo essere colmo di innumerevoli tend enze in conflitto tra loro, quasi fossero personalit diverse. Quando una di esse si dona al Divino, le altre si ribellano e rifiutano la loro adesione. "Noi non ci siamo sottomesse", gridano, poi cominciano a reclamare la loro indipendenza e d espressione. Allora tu le esorti a star quiete e mostri loro la verit. Con pazi enza devi esaminare tutto l'essere, esplorarne ogni zona ed angolo, affrontare t utti quegli elementi indipendenti in te che attendono il loro momento psicoogico per venir fuori. Ed solamente dopo aver passato in rassegna tutta la tua natura mentale, vitale e fisica, dopo aver persuaso ogni parte a donarsi al divino - attuando in tal modo una consacrazione assoluta e unificata - che me tti veramente fine alle tue difficolt. Allora la tua veramente una marcia vittori osa verso la trasformazione, poich non passi pi dall'oscurit alla conoscenza, ma di conoscenza in conoscenza, di luce in luce, di felicit in felicit... La consacrazi one completa non indubbiamente un compito facile, e potrebbe richiedere un tempo pressocch indefinito se tu la dovessi compiere da solo, con il tuo sforzo. Tutta via, quando la grazia del divino con te, non esattamente cos. Con una piccola spi nta del divino ogni tanto, in questa e in quella direzione, il lavoro diventa re lativamente facile. Certo l'arco di tempo dipende dall'individuo, ma pu esser dec isamente abbreviato se prendi una ferma risoluzione. La risoluzione la chiave di volta. La vera strada la sommissione al divino, completa, assoluta e incondizio nata. Se ti offri interamente al divino senza chiedere nulla in cambio, se immer gi la coscienza nel divino, le tue sofferenze scompaiono - ma la sommissione dev 'essere totale, incondizionata, indiscussa e assoluta, compresi tutti i desideri , tutte le necessit, le simpatie e le antipatie, i tuoi sogni, le tue carenze, le tue voglie, tutto insomma: tutto ci che forma il tuo piccolo ego. Allora trovera

i la pace e i tuoi tormenti finiranno. * Sommissione perfetta Ecco tre modi tipici di totale dono di s al divino: prostrarsi ai suoi piedi rinunciando a tutto il proprio orgoglio in perfetta umi lt. Deporre il proprio essere innanzi a lui, aprire interamente il corpo dal capo ai piedi, come si apre un libro, svelando i centri cos da rendere ben visibili tutt i i loro movimenti, con una sincerit completa che a nulla permette di rimanere na scosto. Rifugiarsi nelle sue braccia, fondersi in lui in una fiducia colma d'amore ed as soluta. A questi movimenti si possono accompagnare tre invocazioni, o comunque q uella fra esse che fa al caso: "Che sia fatta la tua volont e non la mia" "Come tu vuoi, come tu vuoi" "Sono tuo per l'eternit". Generalmente, quando vengono compiuti in modo appropriato, questi movime nti sono seguiti da una perfetta identificazione, e con la dissoluzione dell'ego giunge una felicit sublime. * Il divino pu fare tutto per noi - purificare il cuore e la natura, risveg liare la coscienza interiore, rimuovere i veli - se ci si dona a lui con tranqui llit e fiducia. Se anche non si riesce a farlo subito in modo completo, quanto pi si orientati in quel senso, tanto pi si riceve aiuto e guida e l'esperienza del d ivino si accresce interiormente. Se la mente inquisitrice diventa meno attiva e l'umilt e la volont di offrirsi aumentato, tutto ci dovrebbe essere perfettamente p ossibile. In quel caso non occorre altra forza e tapasya ( Tapasya uguale discip lina yogica). * Il divino si d a coloro che danno se stessi senza riserve e in tutte le l oro parti al divino. Per essi la calma, la luce, la forza, la felicit, la libert, la vastit, le vette della conoscenza, gli oceani di Ananda. * Sommissione dinamica Nella parte iniziale della sadhana, e per iniziale non intendo una parte breve, lo sforzo indispensabile. D'accordo, la sommissione, ma essa non una cos a che si compie in un giorno. La mente ha le sue idee e vi si aggrappa; il vitale umano si oppone alla sommissione, poich ci che chiama sommissione, nelle fasi iniziali una forma discu tibile di dono di s contenente una richiesta; la coscienza fisica come un sasso e ci che chiama sommissione non altro che inerzia. Solamente l'essere psichico sa

come offrirsi, ma molto velato all'inizio. Quando si risveglia, pu apportare un'o fferta vera e improvvisa dell'intero essere, e le difficolt restanti vengono rapi damente affrontate e scompaiono. Tuttavia, sino allora, lo sforzo indispensabile , o comunque lo fino a che la forza non si riversa sull'essere dall'alto e prend e in mano la sadhana, assumendone sempre di pi la responsabilit e lasciandone semp re meno allo sforzo individuale. Ma anche allora, se non lo sforzo, almeno occor rono l'aspirazione e la vigilanza finch il possesso della mente, della volont, del la vita e del corpo da parte del potere divino, sar completo. * La sommissione attiva si ha quando si associa la propria volont alla nt divina, si respinge ci che non il divino, si acconsente a ci che il ommissione passiva quando tutto viene lasciato da compiere al divino - cosa riesce a ben pochi, poich in pratica succede che ci si abbandona alla natura riore col pretesto di rimettersi al divino. * Qualunque sia il cammino che segui, lo sforzo personale sempre necessari o sino al momento dell'identificazione. A quel punto ogni sforzo viene abbandona to come un abito consunto e divieni un'altra persona; quello che prima ti era im possibile ora diventa non soltanto possibile ma indispensabile, non puoi cio fare altrimenti. Devi essere attento, silenzioso, devi aspettare l'ispirazione inter iore, non far nulla in base a reazioni esterne; devi essere costantemente guidat o dalla luce che giunge dall'alto; devi agire solamente sotto l'influsso di quel la luce e nient'altro. Mai pensare, mai interrogarsi, mai chiedersi: "Devo far q uesto o quello?" ma sapere, vedere, sentire, agire con un'intima certezza che no n domanda e non dubita, poich la decisione non viene da te, viene dall'alto. Ebbe ne, a questo puoi arrivare molto presto o forse devi attendere a lungo; dipende dalla preparazione interiore e da molte cose. Fino allora devi volere, volere co n tenacia e soprattutto mai perdere pazienza e coraggio. Se necessario, ripeti l a stessa cosa mille volte, sapendo che forse alla millesima otterrai il risultat o. * Essere liberi da preferenze e ricevere con gioia qualsiasi cosa giunga d alla divina volont non possibile per l'essere umano, all'inizio. Quello che occor re avere all'inizio la convinzione costante che ci che il divino vuole sempre per il meglio, anche quando la mente non vede come possa esserlo, accettare con ras segnazione ci che non si riesce ancora ad accettare con letizia, raggiungendo in tal modo una tranquillit d'animo che non viene scossa neppure quando la superfici e increspata da momentanee reazioni a avvenimenti esterni. Se questa base solida, il resto pu svilupparsi. * Il divino pu condurre, ma non trascina. Vi una libert interna a disposizio ne dell'essere mentale chiamato 'uomo' per cui egli pu consentire o non consentir e alla guida del Divino: altrimenti come sarebbe possibile una vera evoluzione s pirituale? * Abbandonare ogni freno sarebbe come dar via libera al vitale e con quest o lasciare entrare in noi forze di tutti i generi. Finch non c' la coscienza super mentale a controllare e a permeare ogni cosa nell'essere, dal sovramentale in gi, avviene un ambiguo gioco di forze e ogni forza, per quanto divina in origine, p u essere utilizzata dai poteri della luce oppure intercettata nel passaggio attra volo divino. La s che infe

verso la mente e il vitale dai poteri delle tenebre. Vigilanza, discriminazione e controllo non possono essere abbandonati sino a che sia conseguita la vittoria completa e la coscienza sia trasmutata. * DOMANDA: Come persuadere alla sommissione le parti recalcitranti della n ostra natura? RISPOSTA: Cerca di farlielo comprendere, come si fa con un bimbo che non c apisce, con tutti i mezzi, immagini, spiegazioni e simboli possibili. Fa s che capiscano la necessit di unione e armonia con le altre parti dell'essere; cerca di ragionare con loro e di renderle coscienti delle lo ro azioni e delle relative conseguenze. Soprattutto sii paziente, non stancarti di ripetere le stesse cose. DOMANDA : In questo lavoro, la mente pu essere d'aiuto? RISPOSTA: S, se una parte di essa pienamente illuminata, se si sottomessa alla luce psichica e possiede il senso della verit, la mente pu essere di grande aiuto, pu spiegare le cose nel modo giusto. * Difficile? La sommissione alla base della nostra sadhana, ne il mezzo di attuazione e fintanto che l'ego o le pretese e i desideri vitali sono mantenuti , una completa sommissione impossibile, il dono di s incompleto. Non l'abbiamo ma i nascosto. Pu esere difficile e lo , fondamentale nella sadhana. Dato che diffici le, dev'essere fatto con fermezza e pazienza sino a quando il lavoro sia termina to. * Il mondo vi affligger fino a quando qualche parte di voi apparterr al mond o. Sarete liberi solo quando apparterrete interamente al divino. * Sommissione e sacrificio DOMANDA: La sommissione e il sacrificio sono la stessa cosa? RISPOSTA: Nel nostro yoga non c' posto per il sacrificio. Ma tutto dipend e dal significato che si d alla parola. Nel suo senso puro vuol dire un dono cons acrato, un atto dedicato al divino. Tuttavia, nel significato che assume comunem ente, il sacrificio qualcosa che opera per distruzione, riveste un carattere di negazione. Questo tipo di sacrificio non realizzazione, una privazione, un'immol azione di se stessi. Per sommissione on intendiamo questo, bens un dono spontaneo di s, un'offe rta di tutto se stesso al divino, a una coscienza pi grande di cui si fa parte. L a sommissione non ti sminuisce, ma ti ingrandisce; non riduce n indebolisce n dist rugge la tua personalit, anzi la fortifica e la espande. Sommissione vuol dire do nare in modo libero e totale con la gioia di farlo; in ci non c' senso di sacrific io. Se hai la minima sensazione di fare un sacrificio, non pi dono di s. Poich vuol dire che ti riservi o che cerchi di dare, ma di malavoglia o con pena o sforzo, e non provi la gioia del donare, forse neppure la sensazione di dare. Quando fa i qualche cosa con l'impressione di comprimere il tuo essere, stai pur certo che lo stai facendo nel modo sbagliato. La vera sommissione ti accresce, aumenta la tua capacit, ti d una misura superiore in qualit e quantit, ci che non avresti potut o avere da solo. Questa nuova misura superiore in qualit e quantit diversa da qual unque cosa che avresti potuto conseguire prima: penetri in un altro mondo, in un a vastit dove non avresti potuto entrare se non ti fossi offerto. E' come quando una goccia d'acqua cade in mare; se mantenesse ancora la sua identit separata, rimarrebbe una gocciolina d'acqua e nulla di pi, una goccio lina schiacciata da tutta quell'immensit che l'attornia, perch non si abbandonata. Ma se si offre, si unisce al mare, diventa partecipe della natura e potenza e d

ella vastit del mare. * Vi sono molte idee errate sulla sommissione. La maggior parte della gent e sembra considerare la sommissione come un'abdicazione della personalit; ma un g rave errore. Infatti ogni individuo chiamato a manifestare un aspetto della cosc ienza divina, e l'espressione della sua natura caratteristica ci che crea la sua personalit; pertanto, assumendo l'atteggiamento giusto verso il divino, questa pe rsonalit viene purificata di tutti gli influssi della natura inferiore che la smi nuiscono e la distorcono e diviene quindi fortemente personale, pi se stessa, pi c ompleta. La verit e la forza della personalit emergono con una distinzione pi rispl endente, il suo carattere marcato pi incisivamente di quanto potrebbe esserlo qua ndo mischiato a tutta l'oscurit e l'ignoranza, a tutto il detrito e all'impurit de lla natura inferiore. * DOMANDA: L'offerta non implica sommissione? RISPOSTA: Per niente. Puoi dare per il piacere di dare, senza nessuna idea di so mmissione. In un impeto di entusiasmo, avendo intravisto qualcosa di infiitament e pi alto di te stesso, puoi donarti d'impulso, ma quando si tratta di vivere cos ogni istante, di consacrarsi in ogni momento alla volont superiore, e far s che og ni momento esprima questa sommissione, allora molto pi difficile. Ma se per "offr ire" intendi la dedizione integrale di tutti i tuoi movimenti, di tutte le tue a ttivit, ci equivale a sommissione, senza specificarlo necessariamente. In tal caso non si tratta pi di un impeto di entusiasmo, ma di qualcosa da realizzarsi nei p articolari. Si potrebbe dire che ogni movimento compiuto con ardore ed entusiasm o relativamente facile - ci dipende dall'intensit del movimento in se stessi. Ma q uando si tratta di attuare la propria aspirazione ad ogni istante della propria vita e in tutti i particolari, l'entusiasmo recede un po' e si ha l'esperienza d elle difficolt. Grazia E' quando tutto sembra perduto che tutto si pu salvare. Quando hai perso fiducia nelle tue capacit personali, dovresti allora avere fede nella grazia divi na. La tenacia, se spirituale, un potere per la realizzazione spirituale; l a sincerit un potere ancora pi grande; la grazia il potere pi grande di tutti. Ho d etto innumerevoli volte che se un uomo sincero riuscir, malgrado un lungo cammino e difficolt immense. Ho ripetutamente parlato della grazia divina. Mi sono rifer ito pi volte al verso della Gita: "Ti liberer da ogni colpa e male, non affliggerti" * Con la fede nella Grazia divina, tutte le difficolt si risolvono. * Alla fine del tunnel c' la luce. E l c' la grazia, permanente ed eterna. * La vittoria della Grazia certa, ma una tranquilla fermezza la rende pi ra pida.

* Vorrei dire qualcosa sulla grazia divina, poich mi pare che voi la vediat e come una specie di ragione divina che opera con criteri non molto dissimili da quelli dell'intelligenza umana. Ebbene, non cos. E non neppure una misericordia divina universale che agisce imparzialmente su tutti coloro che le si accostano ed acconsente a tutte le preghiere. Essa non sceglie il giusto n respinge il pecc atore. La grazia divina venne in aiuto del persecutore (Saul di Tarso), giunse a S. Agostino il licenzioso, a Jagai e Madhai di infame rinomanza, a Bilwamangal e a molti altri la cui conversione potrebbe anche scandalizzare il puritanesimo dell'intelletto morale umano; ma pu scendere pure sui giusti, guarendoli del loro senso di virtuosit e portandoli al di l ad una coscienza pi pura. E un potere supe riore a qualunque regola, compresa la legge cosmica, tant' che tutti i profeti sp irituali hanno distinto fra la legge e grazia. Tuttavia non indiscriminata; semplicemente ha un proprio discernimento c he vede cose e persone, momenti ed epoche, con una visione che non quella della mente o di ogni altro potere normale. Uno stato di grazia viene sovente raggiunt o nell'individuo dietro uno spesso sipario e con mezzi che sfuggono all'analisi della mente; quando si produce questa condizione, la grazia medesima agir. Esistono tre poteri: la legge cosmica, o karma, o che altro si voglia; l a misericordia divina, che opera su quanti pu raggiungere attraverso la legge, of frendo loro la possibilit di liberarsi; la grazia divina, che agisce pi imprevedib ilmente ma pi irresistibile delle due precedenti. L'unico problema se ci sia qual cosa, al di l delle anomalie della vita, che sappia rispondere al richiamo e aprirsi, seppure con difficolt, fino ad essere pronto a ricevere l'illuminazione della grazia divina. Questo qualcosa, s'intende, non de v'essere un movilento della mente o del vitale, ma di origine profonda e percepi bile all'occhio interiore. Se questo c', e nel momento in cui emerge in modo atti vo, la misericordia potr agire, anche se l'azione completa della grazia pu attende re ancora per accompagnarsi alla decisione o al cambiamento; questo passo, infat ti, pu essere rinviato nel tempo, a causa di qualche parte o elemento dell'essere che continua a interferire, non essendo ancora ricettivo. Ma perch permettere a idee, avvenimenti, a qualunque cosa, di intrometter si fra voi e il divino? Quando siete in piena aspirazione e gioia, che nient'alt ro conti, nulla abbia importanza accetto il divino e la vostra aspirazione. Se s i vuole il divino presto, assolutamente, interamente con questo spirito che ci s i applica, ossia senza compromessi, con tutto se stesso, facendone un punto ferm o in cui nulla dovr interferire. Che valore hanno le idee mentali sul divino, su ci che dovrebbe essere, c ome dovrebbe agire, o non agire? Sono idee che possono soltanto nuocere al progr esso. Ci che importa soltanto il divino in se stesso. E' solamente quando la tua coscienza lo abbraccia che puoi sapere che cos' il divino, non prima. Krishna Kri shna, non ci si preoccupa di quello che fece o non fece; vederlo, conoscerlo, se ntire la luce, la presenza, l'amore e l'ananda ci che conta. E' cos che dev'essere per l'aspirazione spirituale, cos la legge della vita spirituale. * La Giustizia il determinismo logico e rigoroso dei movimenti della natur a universale. Le malattie riflettono questo determinismo applicato al corpo materiale. La scienza medica, basandosi su questa giustizia ineluttabile, si adopera per c reare le condizioni che dovrebbero ristabilire la salute. La coscienza morale agisce nello stesso modo in campo sociale e la tapas ya sul terreno spirituale. Soltanto la grazia divina ha il potere di intervenire e mutare il corso della giustizia universale. Il grande compito dell'Avatar di manifestare la graz ia divina sulla terra. Essere discepoli di un Avatar divenire strumenti della gr azia divina. La madre la grande dispensatrice - per identit - della grazia divina

, con una conoscenza perfetta, per identit, del meccanismo assoluto della giustiz ia universale. Attraverso la sua meditazione ogni movimento di aspirazione sincera e fi duciosa verso il divino richiama a s l'intervento della grazia. Chi mai pu presentarsi a te signore, e dire in tutta sincerit "Non ho mai fatto un errore?" Quante volte ogni giorno commettiamo manchevolezze contro la t ua opera, e sempre la tua grazia viene e le annulla! Vi sono due aspetti complementari dell'azione liberatrice della grazia d ivina per gli uomini, sulla terra. Essi sono entrambi indispensabili, ma non app rezzati nella stessa misura. La pace sovrana ed immutabile che libera dall'ansiet, dalla tensione e da lla sofferenza. Il progresso dinamico, onnipotente, che libera da impedimenti, vincoli e inerzia. La pace viene universalmente apprezzata e riconosciuta come divina, il p rogresso invece bene accolto soltanto da coloro la cui aspirazione intensa e cor aggiosa. * La provvidenza non solamente quella che mi salva dal naufragio in cui tu tti gli altri periscono. E' provvidenza anche quella che, mentre tutti gli altri si salvano, strappa da me l'ultimo legno a cui sono aggrappato e mi fa affogare da solo nell'oceano. * Sir Philip Sydney, osservando il delinquente che veniva condotto all'ese cuzione, comment: "Ecco Sir Philip Sydney, se non fosse per la grazia di Dio". Pi saggiamente, egli avrebbe dovuto dire, "Ecco Sir Philip Sydney, per la grazia di Dio". Sri Aurobindo. Sir Philip Sydney fu statista e poeta, ma, nonostante il suo successo ne lla vita, rimase di carattere umile. La famosa frase che si dice abbia pronuncia to nel guardare un delinquente che veniva portato al patibolo, e che Sri Aurobin do cita nel suo aforismo si potrebbe altrimenti esprimere cos: "Avrebbe potuto succede anche a me, senza l a grazia di Dio". Sri Aurobindo fa notare che, se Sir Philip fosse stato pi saggi o, avrebbe detto: "Avrebbe potuto succedere a me in virt della grazia di Dio". Poich la divina Grazia sempre e dovunque dietro ogni cosa e ogni evento, comunque sia il nostro atteggiamento verso quella cosa o quell'evento, sia che a ppaia buono o cattivo, catastrofico o benefico. E se Sir Philip

__._A_^__Q ivina ha il potere di intervenire e mutare il corso__________h___^___(4__<4__:__;__ ;___;__MK__~K__6M__gM__vP___P_________c__~c__{__{__3/4{__{__{__$___B__Z__:__z______ __'___'__'__'__'___"___"___"__L"__w"__y"___"___"__""___"__"__"__"__1/4"__"__ ________________________________________________________________________________ _________________________________________ _______________ ____________________________________6_____________________________l___}____ ___ __}

___ __ __h_______9___Q_______*_______~__f___d___f___h____________!__~!__~$___$__2___2__"4 __$4__'4__>4__@4__w4__4__4__5__5__'6__)6__'6__6__6__6__6___7__7__7__1/27___:___:__ :__:___:___:__:__:__:____ _h____h_____ _h____h_______h____h_______h____h_______h____h_______h____h_______h____h_______h____h_ ___________h_______h____h_______@____A:__:__:___;___;__?__?___?___?___A___A___A__A__} _E__G__G__G__G__H__H__H__H__>K__@K__CK___K__)M__+M__fM__7N__9N__<N__>N__O__O__O__r __'P__P__zR__GX__IX__LX__NX__ [__[__[__[__1/2_______________m`__a__a___b__~b___b___ db__gb__ib__*b__b__1/4b__3/4b___c___c___c__ _h____h_______h____h_______h____h_______h____h_____ _h____h_______h____h_______h____h_____________h_______h____h_I_c__f__Oh__?l__m__p__!p_ _$p__ p__Sq__q__[s__s__t__t__ru__u__#v__v__v__v__v__w__w__w__w__x__x__x__z__ /4__3/4________________________ __________I^__K^__N^__f___h___k___t_ __'__'__'______ _h____h_______h____h_______h____h_______h____h_______h____h_______h____h_____ _h__ _____h____h_____________h_L_______ __F___________ ____________ fosse stato uno yogi, egli avrebbe avuto l'esperienza dell'unit umana ed avrebbe sentito concretamente che era lui stesso o una parte di lui stesso a d essere condotto al patibolo ed avrebbe intuito contemporaneamente che tutto ci che avviene, avviene per la grazia del signore. Condizioni per la Grazia Abbi fede nella grazia divina; nonostante tutto essa ti condurr al tuo ve ro fine: il Divino. * Nessuno pu dire, "Per me non c' speranza," perch c' la Grazia Divina. * Chi degno o indegno di fronte alla grazia divina? Tutti sono figli dell' unica e della medesima madre. Il suo amore ugualmente distribuito a tutti. Ma a ciascuno essa d secondo la propria natura e ricettivit. * Dobbiamo imparare ad affidarci solo alla grazia divina e a chiedere il s uo aiuto in ogni circostanza; allora compir costantemente miracoli. * Offriamo la nostra volont alla grazia divina: la grazia che compie ogni c osa. * E' nella misura in cui poniamo la nostra fiducia nel divino che la grazi a pu agire per noi ed aiutarci. * La grazia divina un'entit non calcolabile, non legata a qualunque cosa l' intelletto possa porre come condizione. Sebbene normalmente un'invocazione, aspi razione e intensit dell'essere psichico possano risvegliarla, talvolta essa opera senza la pur minima ragione apparente. * Non indispensabile che la grazia debba operare in modo tale da essere co

mpresa dalla mente umana, e generalmente non cos: essa agisce nel suo modo 'miste rioso'. Inizia solitamente in modo velato preparando le cose, ma senza manifesta rsi. Pi avanti pu manifestarsi, ma il sadhak non capisce bene quello che sta avven endo; infine, quando ne capace, sente e comprende allo stesso tempo, o per lo me no si avvia in quel senso. Alcuni sentono e capiscono fin dal primo momento o mo lto presto, ma questo insolito. * A volte la grazia pu portare dei frutti immeritati o apparentemente tali, ma non si pu pretendere la grazia come un diritto o un privilegio, poich allora n on sarebbe grazia. Come avete visto, non ci si pu aspettare che basti gridare per avere una risposta. Ho sempre visto che, quando la grazia interviene, stata pre ceduta da una lunga preparazione inosservata; inoltre, dopo il suo intervento, o ccorre ancora una buona dose di sforzo per mantenere e sviluppare ci che si acqui sito, come del resto in tutte le altre cose sino a che si ha una completa siddhi . Nota siddhi uguale realizzazione). A questo punto naturalmente cessa la fatica e il "possesso" assicurato. Pertanto una tapasya di qualche tipo inevitabile. * Evitate il pi possibile di essere irrequieto o impaziente poich nella calm a e nella pace che le forze della grazia divina operano con la massima efficacia . * La via migliore consiste nel permettere alla grazia divina di operare in voi, mai opporsi ad essa, mai dimostrarsi ingrati e contrastarla - seguirla inv ece sempre sino alla meta della luce, della pace, unit e Ananda. * Malgrado la tua fede e fiducia nella grazia divina, la tua capacit di sco rgerne l'opera in tutte le circostanze, ad ogni istante in tutti i particolari d ella vita, non riuscirai mai a comprendere la meravigliosa immensit della sua azi one e la precisione, l'esattezza con cui questa azione si compie. N puoi mai affe rrare fino a che punto la grazia fa tutto, dietro a tutto, organizza tutto, diri ge tutto, per far s che il progresso verso la realizzazione divina sia, considera te le circostanze del mondo, il pi rapido, completo e totale possibile. Come si entra in relazione con la grazia non c' secondo del tempo, n punto nello spazio, che non mostrino nel modo pi luminoso l'opera perpetua della grazi a, il suo costante intervento. Una volta scoperto ci, si sente che non si mai abbastanza in alto, poich non si deve mai dimenticarla, non si deve mai aver timo re, angoscia, dispiacere e repulsione, neppure soffrire. Se si fosse in unione c on la grazia, se la si vedesse ovunque, iniziereste a vivere una vita di esultan za, di potere senza limiti, di felicit infinita. E sarebbe la miglior collaborazione possibile all'opera divina. FINE iranzichpsicologicopressochfarglieloesserenoninfinitamentemovimentol'Ananda PAROLE DAGLI SCRITTI DI Mre e Sri Aurobindo sulla Natura

L'evoluzione nella natura Esaminiamo innanzi tutto il progresso che si avuto quando la natura pass ata dalla brutta incoscienza ed inerzia di quella che pareva materia inanimata, al vibrante risveglio di sensibilit della vita vegetale. Si produsse la vita, cio si acquisirono i primi inizi di un piccolo essere vivente, brancolante e involut o, ottenendo una coscienza che tendeva ottusamente ad una crescita, al vibrare d ei sensi, per preparare l'espressione dei desideri vitali, protesa alla gioia e alla bellezza del vivere. La pianta aveva raggiunto una prima forma di vita ma n on poteva possederla; poich questa prima coscienza di vita organizzata aveva una propria sensibilit e capacit di ricerca, ma era cieca, muta, sorda, incatenata al suolo ed era involuta nelle sue fibre nervose e nei suoi tessuti; non poteva usc irne, n sottrarsi al proprio s nervoso, come fa la mente vitale dell'animale; anco ra meno poteva osservarli dall'alto, per conoscere, realizzare e controllare i p ropri movimenti come fa la mente pensante nell'uomo. Questo fu un risultato fort emente obbligato, poich c'era ancora una rozza oppressione dell'incoscienza primo rdiale che aveva coperto tutti i segni dello spirito con i fenomeni bruti della materia e dell'energia materiale. La natura non poteva in nessun modo fermarsi q ui, poich conteneva in s molte cose che erano ancora occulte, potenziali, inespres se, non organizzate, latenti; l'evoluzione doveva necessariamente spingersi oltr e. L'animale dovette succedere alla pianta all'apice della natura. E che cosa si acquis poi quando la natura pass dall'oscurit del regno veget ale al risveglio dei sensi, dei desideri, delle emozioni e alla libera mobilit de lla vita animale? Ci che si ottenne fu la liberazione dei sensi, il sentimento, i l desiderio, il coraggio, l'astuzia, la ricerca degli oggetti del desiderio, la passione, l'azione, la fame, la lotta, la conquista, il richiamo sessuale, il gi oco, il piacere, e tutta la gioia e il dolore della creatura vivente e cosciente . Non si tratt solo della vita del corpo che l'animale ha in comune con la pianta, ma della mente vitale, che appariva per la prima volta nella storia dell a Terra e si sviluppava in forme sempre pi organizzate fino a raggiungere, con la migliore, il limite della loro specifica formula. L'animale realizz una prima forma mentale, ma non poteva primeggiarla, po ich la prima coscienza mentale organizzata era schiava di uno scopo ristretto, le gata al completo funzionamento del corpo fisico, del cervello e dei nervi, obbli gata a servire la vita fisica, i suoi desideri, i suoi bisogni e le sue passioni , limitata agli usi insistenti dell'impulso vitale, al desiderio, al sentimento e all'azione materiali, limitata nella propria strumentazione inferiore alle sue combinazioni spontanee di associazioni, di memoria e di istinto. Non poteva far e a meno di tutto ci, non poteva assumere un atteggiamento di distacco, come inve ce fa l'intelligenza umana, per osservarli; ancora meno poteva contemplarli dall'alto, come fanno la ragione e la volont umana, per controllare, ampliare, ri ordinare, superare e sublimare. Di fatto la vita, la mente, la supermente sono presenti nell'atomo, e l s ono all'opera, ma invisibili, occulte, latenti nell'azione subcosciente o appare ntemente incosciente dell'energia; esiste uno spirito che li pervade ma la forza e l'espressione esteriori dell'essere, che potremmo chiamare l'esistenza formal e o della forma, distinguendola dalla coscienza immanente o che segretamente la guida, persa nell'azione fisica, tanto assorbita da essa da fissarsi in uno ster eotipato oblio di s, inconsapevole di ci che e di ci che sta facendo. L'elettrone e l'atono sono, da questo punto di vista, eterni sonnambuli; ciascun oggetto mate riale contiene una coscienza esteriore, o coscienza della forma, involuta, assor bita nella forma, dormiente, che sembra un'incoscienza guidata da una esistenza interiore ignota e non avvertita - colui che sveglio nel dormiente, l'abitante u niversale delle Upanishad -, una coscienza della forma, esteriormente assorbita, che, a differenza di quella del sonnambulo umano, non mai stata sveglia e non o gni volta o mai, sul punto di svegliarsi. Nella pianta questa coscienza della fo rma esteriore ancora nello stato di sonno, ma un sonno pieno di sogni della stru

ttura nervosa, sempre sul punto di risvegliarsi, ma senza mai riuscirvi. La vita apparsa; in altre parole, la forza dell'essere cosciente nascosto si intensific ata cos tanto, ha raggiunto un tale livello di potere da sviluppare o divenire capace di un nuovo principio di azione, quello c he noi vediamo sotto forma di vitalit, di forza vitale. E' divenuta capace di ris pondere vitalmente all'esistenza, anche se non ne consapevole mentalmente, ed ha messo in evidenza un nuovo livello di attivit, di valore pi nobile e raffinato di qualsiasi azione puramente fisica. Allo stesso tempo essa capace di ricevere e di mutare in questi nuovi valori di vita, in movimenti ed in fenomeni di vibrazi one di vitalit, i contatti vitali e fisici provenienti da altre forme e dalla nat ura universale. Questa una cosa che la forma di pura materia non pu fare: non pu t rasformare i contatti in valori di vita, o di qualsiasi altro tipo, in parte per ch il suo potere di ricezione, - sebbene esista, ammesso che ci si possa fidare d all'evidenza occulta - non sufficientemente risvegliato per poter fare qualcosa, se non per ricevere in silenzio e reagire impercettibilmente, in parte perch le energie trasmesse da tali contatti sono troppo sottili per essere utilizzate dal la grezza densit inorganica della materia cos organizzata. La vita nell'albero det erminata dal suo corpo fisico, ma essa assume l'esistenza fisica e le d un nuovo valore o sistema di valori, i valori vitali. La transizione alla mente e ai sensi, che appaiono negli animali, quello che noi chiamiamo vita cosciente, avvenuta allo stesso modo. La forza dell'esse re si intensificata a tal punto, si innalzata ad un grado tale da ammettere o s viluppare un nuovo principio di esistenza -, apparentemente nuovo, perlomeno nel mondo della materia - la facolt mentale. L'animale mentalmente cosciente dell'esi stenza, della propria come dell'altrui; esso esprime un pi elevato e sottile grad o di attivit, riceve da altre forme una pi vasta gamma di contatti mentali, vitali , fisici; assume l'esistenza fisica e vitale e trasforma tutto ci che pu ottenere da esse nei valori delle sensazioni e della mente vitale. Esso percepisce il cor po e la vita, ma percepisce anche la mente; poich non ha solo cieche reazioni ner vose, ma sensazioni coscienti, memorie, impulsi, volizioni, emozioni, associazio ni mentali, la sostanza del sentimento, del pensiero e della volont. Ha anche una intelligenza pratica, basata sulla memoria, sulle associazioni, sui bisogni sti molanti, sull'osservazione, possiede una capacit di organizzazione; capace di ast uzie, strategie, progetti; pu inventare, adattare entro certi limiti le proprie i nvenzioni, adeguate questo o quel particolare alla richiesta di nuove circostanz e. Non tutto, nell'animale, istinto semi-cosciente; esso prepara l'intelligenza umana. Ma quando veniamo all'uomo, vediamo che tutto diviene cosciente; il mond o, che egli epitomizza, inizia in lui a rivelare a se stesso la propria natura. Gli animali superiori non sono sonnambuli, - come ancora lo sono, in gran parte o quasi, le specie animali decisamente inferiori, - ma hanno solo una mente di v eglia limitata, capace soltanto di ci che necessario alla loro esistenza vitale; nell'uomo la mentalit cosciente amplia la propria attenzione e, anche se all'iniz io non completamente autocosciente, ma cosciente solo alla superficie, pu comunque aprirsi sempre pi al proprio essere interiore ed inte grale. Come nelle due precedenti fasi ascendenti, c' una transizione dalla mente vitale alla mente riflessiva e pensante; si sviluppato un alto potere di osserva zione e di invenzione che raccoglie e collega i dati, cosciente del processo e d el risultato, una forza di immaginazione e di creazione estetica, una sensibilit superiore pi plastica, una ragione capace di coordinare e interpretare; non sono pi i valori di una intelligenza riflessa o reattiva, ma che padroneggia, comprend e, e che capace di rimanere distaccata. Come nelle evoluzioni precedenti, anche qui c' un ampliarsi della gamma della consapevolezza; l'uomo capace di inglobare pi cose del mondo e di se stesso, cos come di dare a questa conoscenza pi elevati e completi aspetti di esperienza cosciente. Quindi, qui c' anche il terzo elemento costante dell'ascensione: la mente prende i livelli inferiori e d valori intelli genti alle loro azioni e reazioni. L'uomo non solo ha il senso del proprio corpo e della propria vita come l'animale, ma un senso ed un'idea intelligente della vita ed una cosciente e attenta percezione del corpo. Egli assume anche la vita mentale dell'animale, cos come quella materiale e corporale; anche se perde qualc

osa nel processo, conferisce a ci che conserva un pi alto significato; percepisce in modo intelligente le proprie sensazioni, emozioni, volizioni, impulsi, associ azioni mentali; ci che prima erano grezzi materiali di pensiero, di sentimento e volont, capaci solo di rozze determinazioni, egli li trasforma nella loro opera finita e nella loro arte. Inf atti, anche l'animale pensa, ma in modo automatico, basato principalmente su una serie meccanica di ricordi e associazioni mentali, accettando pi o meno veloceme nte le suggestioni della natura, e pronto ad un'azione personale pi cosciente sol o quando si richiedono un'osservazione attenta e una qualche strategia; possiede una prima fortuna rudimentale di ragione pratica, ma non ha sviluppato la facol t ideativa e riflessiva. La coscienza in fase di risveglio, nell'animale l'artigi ano primitivo e inesperto della mente; nell'uomo essa l'esperto artigiano e pu di venire, - ma egli non ci prova a sufficienza - non solo l'artista, ma il maestro e l'adepto. Ci che fu proiettato nello spazio doveva essere ricondotto all'origine, s enza tuttavia distruggere l'universo cos creato. Perci eruppe l'amore, l'unico irr esistibile potere di unione. Esso ha continuato ad aleggiare sull'oscurit e l'inc oscienza; si diffuso, polverizzato nel cuore della notte insondabile. Ed da allo ra che si avuto l'inizio del risveglio e dell'ascesa, la lenta formazione della materia ed il suo progresso senza fine. Non forse proprio l'amore, in una forma deviata ed oscura, che viene associato a tutti gli impulsi della natura fisica e vitale, come una spinta verso il movimento e l'unione? Ci divenuto realmente vis ibile nel mondo delle piante. Nella pianta e nell'albero il bisogno di crescere che induce a cercare pi luce, pi aria, pi spazio; nel fiore si ha il dono della bellezza e del profumo in una delicata fioritura. E nell'ani male, non c' forse l'amore dietro alla fame e alla sete, al bisogno di appropriaz ione, all'espansione e alla procreazione, in breve, dietro a tutti i desideri co scienti e non?, e nella dedizione al sacrificio della femmina per i suoi piccoli , nelle categorie degli animali superiori? DOMANDA: Cosa si dovrebbe pensare quando si in mezzo alla natura? Stare a contat to con la natura pu essere d'aiuto? RISPOSTA: Non con il pensiero che si pu stare a contatto con la natura, poich la n atura non pensa. Ma se senti profondamente la bellezza della natura e ti senti i n comunione con essa, ci pu aiutare ad ampliare la coscienza. L'amore per la natura di solito il segno di un essere sano e puro, che l a civilt moderna non ha corrotto. E' nel silenzio di una mente quieta che si pu en trare nella migliore comunione con la natura. La Materia DOMANDA: Tu dici: "L'amore ovunque. Il suo movimento si trova nelle pian te, forse nelle stesse pietre". Se c' amore in una pietra, come si pu vederlo? RISPOSTA: Forse i diversi elementi che costituiscono la pietra sono coordinati d alla scintilla d'amore. Sono certa che, quando l'amore divino scese nella materi a, questa era proprio incosciente, non aveva alcuna forma; si potrebbe anche dir e che le forme, in generale, sono il risultato dello sforzo dell'amore per porta re la coscienza nella materia. Se qualcuno di voi (io ho i miei dubbi, comunque) fosse sceso nell'incosciente, ci che viene definito il puro incosciente, capires te di cosa si tratta. Al confronto una pietra vi sembrer un oggetto meravigliosam ente cosciente. Voi parlate con disprezzo di una pietra poich avete un minuscolo pezzettino di coscienza pi di essa, ma la differenza tra la coscienza della pietr a e l'incosciente totale forse pi grande che quella tra la pietra e voi. E l'emer sione dall'incosciente dovuta esclusivamente al sacrificio del divino, a questa discesa di amore divino nell'incosciente. Di conseguenza, quando ho detto 'forse

nella pietra', avrei potuto togliere il 'forse'. Posso affermare che persino ne lla pietra c' l'amore. Non ci sarebbe nulla, n la pietra n il metallo n qualsiasi or ganizzazione di atomi, senza questa presenza dell'amore divino. La maggior parte delle persone dicono che c' "coscienza" quando si inizia a pensare - quando non si pensa non si coscienti. Ma le piante sono perfettamen te coscienti e tuttavia non pensano. Esse hanno sensazioni molto precise, che so no l'espressione di una coscienza, ma non pensano. Gli animali cominciano a pens are e le loro reazioni sono molto pi complesse. Ma sia le piante che gli animali sono coscienti. Si pu essere coscienti di una sensazione senza avere il pi piccolo pensiero. DOMANDA: Dici forse che anche le pietre sentono l'amore? RISPOSTA: Pu darsi. DOMANDA: Lo si pu capire? RISPOSTA: Lo si pu sentire. C' uno stato di coscienza in cui si vede l'amore divin o ovunque lo si trova, e non si sente molta differenza tra le varie creature, co s come esse appaiono fisicamente. C' molta pi aspirazione di quanto non si pensi nelle cose che chiamiamo in animate, molta di pi. Anche nelle pietre si ha una specie di senso spontaneo di c i che pi elevato, nobile e puro, e anche se esse non lo possono esprimere in nessu n modo, lo sentono, e ci le influenza in diversi modi. Anche nelle cose, negli oggetti, anche nella pietra, c' una singolare ric ettivit che viene da questa presenza. Ci sono pietre che possono accumulare deter minate forze, se si sa come fare. Esse possono cos accomularle, mantenerle e tras metterle. Si possono prendere delle pietre (le cosiddette pietre preziose) e concentrare in esse dell e forze, che vi saranno mantenute. E queste energie vengono irradiate molto lent amente, molto gradualmente. Se si conosce il metodo, vi si possono raccogliere f orze in tale quantit, che esse possono durare, per cos dire, indefinitamente. DOMANDA: Sono di qualche utilit queste forze, quando emanano dalle pietre? RISPOSTA: Certamente s! La pietra pu conservare la sua forza quasi indefinitamente ... Vi sono pietre che possono servire da tramite, altre da accumulatore. Vi son o pietre che possono mantenere una forza protettiva. E' una cosa notevole. Si pu caricare una pietra (in particolare l'ametista) con una forza protettiva, e ques ta protegger effettivamente colui che la detiene. E' molto interessante. Ho avuto un'esperienza a riguardo. Conoscevo una persona che aveva una pietra di quel ti po, caricata di potere protettivo, ed era incredibile quando la portava con s. Vi sono pietre che vengono usate per predire gli eventi. Certe persone sanno legge re nelle pietre fatti che stanno per accadere. Le pietre possono anche portare m essaggi. Naturalmente ci richiede una doppia capacit: da un lato un potere di conc entrazione sufficientemente forte; dall'altro un potere di lettura e visione dir etta, senza ricorrere a parole precise ed esatte. Quindi, poich possono essere us ate come accumulatori, vuol dire che portano in s la vera origine della forza ste ssa, altrimenti non sarebbero ricettive. E' una forza di questo tipo che all'ori gine della cristallizzazione, come avviene ad esempio nel caso dei cristalli minerali che creano forme magnifiche, cos totalmente armoniose che non pu che derivare da questa presenza al loro centro. Voi non la vedete, pe rch non avete la necessaria sensibilit interiore, ma una volta che riuscite a perc epire direttamente le forze dell'amore dietro le cose, vedrete che la stessa for za ovunque. Anche nei manufatti: si pu arrivare a comprendere ci che essi comunica no. Mre e la natura Ogni volta che un cuore vibra al tocco del tuo soffio divino, un po' di bellezza in pi sembra nascere sulla terra, l'aria si profuma di una dolce fragran

za, tutto diviene pi amabile. Quanto grande il tuo potere, o Signore di tutte le esistenze, che un ato mo della tua gioia sufficiente a cancellare cos tanta oscurit, tanti dolori, e un singolo raggio della tua gloria pu far risplendere il sassolino pi insignificante, rischiarare la coscienza pi oscura! Tu mi hai ricoperto dei tuoi doni, mi hai svelato molti segreti, mi hai fatto assaporare molte inaspettate e insperate gioie, ma nessuna tua grazia pu es sere pari a questa concessione che mi fai, quando un cuore batte al tocco del tu o respiro divino. In queste ore benedette tutta la terra intona un inno di gioia, i prati ondeggiano di piacere, l'aria vibrante di luce, gli alberi levano verso il cielo la loro preghiera pi ardente, il canto degli uccelli diviene un cantico, le onde del mare si gonfiano d'amore, il sorriso dei bambini parla dell'infinito e le a nime degli uomini si vedono nei loro occhi. Dimmi, vuoi tu concedermi il meraviglioso potere di far nascere questa a urora nei cuori che aspettano, di risvegliare la coscienza degli uomini alla tua sublime presenza e di manifestare un po' del tuo vero paradiso in questo mondo arido e sofferente? Quale gioia, quali ricchezze, quali poteri terreni possono u guagliare questo meraviglioso dono! Oh Signore, non ti ho mai implorato invano, poich ci che parla a te sei tu stesso in me. Goccia dopo goccia tu lasci cadere con una pioggia feconda la fiamma viv ente e redentrice del tuo amore onnipotente. Quando queste gocce di luce eterna scendono dolcemente sul nostro mondo di oscura ignoranza, si direbbe che piovano sulla terra stelle dorate, una ad una da un oscuro firmamento. Tutto si inginocchia in silenziosa devoziosa davanti a questo miracolo c he sempre si rinnova. Una profonda concentrazione si impadron di me e mi accorsi che mi stavo i dentificando con un singolo fiore di ciliego, poi, attraverso esso, con tutti i fiori del ciliego e, appena scesi pi in profondit nella coscienza, seguendo un flusso di forza azzurrognola, divenni improvvisamente l'a lbero stesso, che tendeva verso il cielo, come se fossero tante braccia i suoi i nnumerevoli rami, carichi della loro offerta di fiori. Poi udii distintamente qu este parole: "In questo modo ti sei unita con l'anima dei ciliegi e cos puoi perc epire che il divino che offre questa preghiera floreale al cielo". Quando annotai questa esperienza, tutto era ormai cancellato; ma ora la linfa dei ciliegi scorre nelle mie vene, e con essa fluisce una pace e forza inc omparabili. Che differenza c' tra il corpo umano ed il corpo di un albero? In ver it non ce n': la coscienza che li anima esattamente la stessa. Poi il ciliego sussurr al mio orecchio: "E' nel fiore del ciliego che si trova la cura per le indisposizioni primaverili". Hai mai osservato una foresta con tutti i suoi alberi e le sue piante in numerevoli, che lottano soltanto per raggiungere la luce - torcendosi e tentando in cento modi possibili di guadagnarsi un posto al sole? Quello esattamente il sentimento di aspirazione nel piano fisico - l'impulso, il movimento, la spinta verso la luce. Le piante hanno pi aspirazione degli uomini nel loro essere fisico . Tutta la loro vita una venerazione della luce. Naturalmente la luce il simbolo materiale del divino, e il sole rappresenta, nella sua forma materiale, la coscienza suprema. Le piante lo hanno sentito molto chiaramen6te, nel proprio modo semplice, inconsapevole. La loro aspirazione intensa, se riusciamo a diven irne consapevoli. Sul piano della materia, esse sono le pi aperte alla mia influe nza - posso trasmettere uno stato di coscienza pi facilmente ad un fiore, che non ad un uomo: molto ricettivo, anche se non sa come formulare l'esperienza a se s tesso perch gli manca una mente. Ma possiede istintivamente una pura coscienza ps ichica. Perci, quando mi offrite dei fiori, la loro condizione quasi sempre un in

dice della vostra. Ci sono persone che non riescono mai a portarmi un fiore fres co - anche se appena colto, esso diviene floscio nelle loro mani. Altri, al cont rario, portano sempre fiori freschi e rivitalizzano anche quelli appassiti. Se l a vostra aspirazione forte, le vostre offerte floreali saranno fresche. E se voi siete ricettivi, sarete anche in grado di assorbire con molta facilit il messagg io che metto nei fiori che vi dono. Quando li offro, trasmetto stati di coscienz a; i fiori ne sono il tramite, e dipende tutto dalla vostra ricettivit se essi so no efficaci oppure no. DOMANDA : I fiori hanno un senso della bellezza? RISPOSTA: Poich hanno una vita organica, l'elemento vitale presente nei fiori, ed questo che d loro il senso della bellezza. Forse non individualizzato nel modo c he noi intendiamo, ma un senso che appartiene alla specie e questa cerca sempre di realizzarlo. Io ho osservato un primo accen no della presenza e della vibrazione psichica nella vita vegetale, e, davvero, q uesto sbocciare che si chiama fiore, la prima manifestazione della presenza psic hica. Lo psichico individualizzato solo nell'uomo, ma era presente nel regno veg etale, prima di lui; non lo stesso tipo di individualizzazione come nell'uomo, p i fluido, - si manifesta sotto forma di forza, di coscienza piuttosto che di indi vidualit. Prendi la rosa, ad esempio; la sua grande perfezione di forma, colore, odore, esprime un'aspirazione ed una qualit psichiche. Osserva il suo sbocciare, al mattino, al primo contatto del sole, - una magnifica aspirazione basata sul d ono di s. DOMANDA: Ciascun fiore ha un proprio significato, non cos? RISPOSTA: Non nel modo in cui lo comprendiamo con la mente. Quando si d un precis o significato ad un fiore, si effettua una proiezione mentale. Esso pu rispondere , vibrare al contatto della proiezione, accettarne il significato, ma il fiore n on ha l'equivalente della coscienza mentale. Nel regno vegetale c' un inizio dell o psichico, ma non c' traccia di coscienza mentale. Nell'animale diverso; la vita mentale inizia a formarsi e per lui le cose hanno un significato. Ma nel fiore si ha qualcosa che assomiglia al movimento di un neonato - non una sensazione n u n sentimento, ma qualcosa di entrambi; un movimento spontaneo, una vibrazione mo lto speciale. Cos, se si in contatto con essa, se la si sente, si ottiene un'impr essione che pu essere tradotta con un pensiero. Questo il mondo in cui ho dato un significato ai fiori ed alle piante - c' una sorta di identificazione con la vibrazione, una percezio ne della qualit che rappresenta e, poco per volta, con una specie di approssimazi one (qualche volta il risultato viene all'improvviso, altre volte richiede tempo ), si verifica uno stretto avvicinamento tra queste vibrazioni (che appartengono alla categoria vitale-emotiva) e la vibrazione del pensiero mentale, e, se c' un sufficiente accordo, si ha la percezione diretta di ci che la pianta pu significa re. In alcuni paesi (particolarmente qui in India) certe piante sono usate c ome mezzo di culto, di offerta, di devozione. Alcune vengono donate in occasione speciali. Ho spesso constatato che questa identificazione era proprio in accord o con la natura della pianta, e succedeva che spontaneamente, senza sapere nulla , dessi lo stesso significato adottato nelle cerimonie religiose. La vibrazione era veramente l, nel fiore. Proveniva dall'uso che era stato fatto del fiore, op pure da molto lontano, da qualche parte gi, molto profonda, da un inizio della vi ta psichica? E' difficile a dirsi. DOMANDA: Madre, quando le persone ti portano dei fiori come fai a dargli un sign ificato? RISPOSTA: Ai fiori? Nello stesso modo; entrando in contatto con la natura del fi ore, con la sua verit interiore. Cos si sa cosa rappresenta.

Il loto rosso rappresenta Sri Aurobindo, quello bianco rappresenta me. In generale il loto il fiore della Saggezza divina - qualunque sia il su o colore. Ma quello rosso rappresenta l'Avatar - il Divino incarnato nella mater ia - e quello bianco significa la coscienza divina manifestata sulla terra.

Fiori e Alberi I fiori sono le rappresentazioni momentanee di cose che sono in se stess e eterne.

Gli alberi si elevano verso il cielo, un bel simbolo dell'aspirazione de lla natura verso la luce. La natura mostra la sua collaborazione con il sorriso dei fiori. DOMANDA: Cosa d ad un fiore il suo particolare colore? RISPOSTA: Gli scienziati affermano che la combinazione dei loro atomi, ma io dic o che la natura della loro aspirazione. Avete mai visto un albero crescere, una palma? Ce n' una all'Ashram, nel cortile del Samadhi, vicino alla porta dalla qu ale salite ogni giorno; avete mai osservato come cresce? Questo albero, sapete, ha circa 40, 45 o forse 50 anni, e vedete com' piccolo. Possono diventare anche m olto pi alte di questo edificio. Possono vivere parecchie centinaia di anni, faci lmente, nel loro stato naturale, se non ci sono incidenti. Lo sapete come fa a crescere? Io la vedo dall'alto. E' proprio bella. La crescita avviene una volta all'anno. Dapprima si vede una specie di piccola pal la marrone. Poi questa pallina inizia a crescere e assume un colore un po' pi chi aro, meno cupo. Poco alla volta si vede che costituita da una massa di piccole linee complesse, con le loro estremit curv ate verso l'interno, come rivolte su se stesse; e quella massa inizia a crescere , all'esterno, diviene sempre pi chiara. Comincia a crescere, diventa verde, con una tonalit giallo-verde pallido e assume la forma della croce del Vescovo. Poi s i vedono le linee moltiplicarsi e separarsi; il loro colore ancora leggermente m arrone, un po' strano (quasi come il vostro), sembrano simili a dei bruchi. Poi, tutt'a un tratto, si mettono a crescere, come se sbocciassero. Ciascuna di esse di un verde pallido, delicato. Ha un colore delizioso. Si allunga. Ci dura un gi orno o due; e poi il giorno seguente ci sono le foglie. Non le ho mai contate, n on so quante siano. Ogni anno c' una nuova serie di foglie. Rimangono molto palli de; sono delicate. Sono come un neonato, hanno qualcosa di tenero, carino e graz ioso. Ma si ha ancora la sensazione che siano fragili; e in verit, se vengono urt ate malamente, si rovinano. Sono molto fragili, ma deliziosamente tenere. Tutto ci ha il suo fascino e viene da dirsi: "Ma perch la natura non rimane cos?". Poi, l a mattina successiva pluff! Le foglie sono ormai separate, di un verde luminoso, e appaiono meravigliose con tutta la robustezza e la forza della giovinezza, in un magnifico verde brillante. La crescita dovrebbe fermarsi l - ma niente affatto, continua. Subito dop o viene la polvere, e il deterioramento provocato dalle persone che passano vici no. Poi le foglie iniziano a decadere, diventano giallognole, poi di un altro ti po di giallo, il giallo della foglia secca, finch non sono completamente avvizzite e cadono. Ogni crescita di f

oglie rimpiazzata da un tratto di tronco. Ogni anno il tronco cresce di un po'. E occorreranno parecchie centinaia di anni perch raggiunga lo stadio finale. Ma o gni anno si ripete lo stesso processo, attraverso tutte le fasi della bellezza, del fascino, dell'attrattiva e ci si dice: "Perch non si ferma l?", ma il minuto d opo tutto diverso. Non si pu dire che sia meglio, un'altra cosa. Cos passa da uno stato all'altro, attraverso tutte le fasi dello sviluppo. Poi iniziano gli inconvenienti; con essi il deterioramento e con quest'u ltimo viene la morte. E' cos. Ma gli inconvenienti non sono indispensabili. E anc he ci che appare come morte aiuta l'albero nella crescita. Ci si libera di qualco sa, al fine di crescere ancora di pi, di guadagnare qualcosa in pi. Si deve riusci re a mantenere l'armonia e la bellezza fino alla fine. Una pesca dovrebbe maturare sull'albero: un frutto che dovrebbe essere colto quando il sole lo scalda. Nel momento in cui il sole lo irradia, si va, lo si coglie, e lo si addenta. Allora assolutamente squisito! Ci sono due frutti cos: la pesca e la prugna, verde o dorata. E' la stess a cosa, devono essere colte calde dall'albero, e mangiate, e si riempiti da un s apore paradisiaco! Ciascun frutto dovrebbe essere mangiato in un modo particolare. Potete mai immaginare che le piante siano vanitose? proprio cos, piante c he voi stessi avete cresciuto. Se fate loro dei complimenti, con parole o con se ntimento, o le ammirate, ebbene, esse drizzano il loro apice con vanit! Animali Gli animali non sono, io credo, tanto limitati nella loro coscienza - es si non hanno solo sensazioni, ma un'acuta memoria di certe cose, facolt di osserv azione, chiare associazioni, un'intelligenza capace di progettare, un preciso se nso di orientamento e la relativa memoria dei luoghi, un principio di ragionamen to (non in modo riflessivo, come fa la mente umana, ma pratico come ogni mente v itale in grado di fare). Ho visto un gattino osservare, giungere alla corretta c onclusione, compiere ci che era necessario per il suo scopo, una necessit imposta da quella stessa conclusione, proprio come potrebbe fare un bambino. Quindi non possiamo dire che gli animali non hanno idee. Non hanno una precisa misura del i eri e del domani, forse, ma c' la percezione dei bisogni passati e futuri, e anche quella del giusto momento e delle stagioni - tutto in modo vitale, pratico, non secondo le modalit mentali riflessive umane . Gli animali rappresentano, in modo predominante, la creazione vitale sul la terra - in loro anche la mente una mente vitale - essi agiscono seguendo l'im pulso delle forze ed hanno una volont vitale, ma non mentale. Nell'animale c', qualche volta, una verit psichica molto intensa. Naturalm ente, credo che l'essere psichico sia un po' pi formato, un po' pi cosciente nel b ambino che nell'animale. Tuttavia ho compiuto esperimenti con gli animali, propr io per capire; bene, vi assicuro che ho trovato raramente, negli esseri umani, a lcune delle virt che ho riscontrato negli animali, qualit molto semplici, senza pr etese. Come ad esempio nel gatto. Ho studiato i gatti molto bene: se li conosci intimamente, sono creature meravigliose. Ho visto delle gatte sacrificare completamente se stesse per amor

e dei loro piccoli - la gente parla dell'amore materno con tanta ammirazione, co me se fosse una caratteristica puramente umana, ma ho osservato questo amore man ifestarsi nei gatti ad un grado di gran lunga superiore che nell'umanit ordinaria. Una gatta non toccava mai il cibo finch i pic coli non avevano mangiato tutto ci di cui avevano bisogno. Ne ho vista un'altra r imanere otto giorni con i piccoli, senza preoccuparsi dei propri bisogni, poich a veva paura di lasciarli soli; un'altra gatta ripeteva pi di 50 volte lo stesso mo vimento per insegnare al suo piccolo come saltare da un muro ad una finestra, e posso dire, con un'attenzione, un'intelligenza, un'abilit, che molte donne delle classi meno istruite non hanno. Come mai succede cos? Perch non c' l'intervento del la mente. Si tratta di istinto assolutamente spontaneo. Ma che cos' l'istinto? E' la presenza del divino nel genio della specie, e cio lo psichico nell'animale, l o psichico che collettivo, non individuale. Ho visto negli animali tutte le reazioni emotive, affettive, sentimental i, tutti quei sentimenti di cui gli uomini sono cos orgogliosi. L'unica differenz a che gli animali sono incapaci di scriverne o parlarne, cos noi li consideriamo esseri inferiori, poich non ci possono inondare con libri che riportino ci che han no sentito. Avevo un micetto garbato, assolutamente educato, meraviglioso. Era nato in casa e aveva le abitudini di tutti i gatti: se qualcosa si muoveva lui ci gio cava. In quel momento c'era un grosso scorpione in casa. Com'era suo costume il gatto cominci a giocare con lo scorpione e questo lo morse. Ma era un gatto fuori del comune; venne da me, quasi morente, e mi mostr lo zampa con il morso. I l punto era gi infiammato ed era in una condizione terribile. Presi il mio gattin o - era cos carino - lo posi sul tavolo e chiamai Sri Aurobindo. Gli dissi, "Kiki stato morsicato da uno scorpione - deve essere curato". Il gatto allung il collo e guard Sri Aurobindo con occhi gi piuttosto vitrei. Sri Aurobindo gli si sedette di fronte e guard dietro a lui. Allora vedemmo che il micino, poco alla volta, c ominciava a riaversi, a guarire, e dopo un'ora, salt in piedi completamente guari to. Sempre in quel periodo ero solita tenere le meditazioni nella stanza in cui dormiva Sri Aurobindo (la stanza ora occupata da "A"...), ed erano sempre le stesse persone che vi partecipavano, e ogni cosa era organizzata. C'era una se dia su cui questo stesso gatto regolarmente si accomodava in anticipo - non aspe ttava che qualcun altro occupasse la sedia, vi si stabiliva lui. E regolarmente andava in trance. Non dormiva, non era nella posizione che i gatti assumono per riposare - era in trance, aveva dei sussulti, certamente delle visioni, e faceva dei versetti. Era in trance profonda. Rimaneva cos per ore. E quando ne usciva, si rifiutava di mangiare. Lo risvegliavano per mangiare, ma non voleva. Tornava alla sua sedia e rientrava in trance: era un po' pericoloso per un gattino ma no n era un gatto comune. Per concludere il mio racconto, se si lascia un animale nel suo stato no rmale, lontano dall'uomo, esso obbedisce allo spirito della specie, ha un istint o molto preciso, e non commetter stravaganze. Ma se lo prendi e lo tieni con te, perde l' istinto e sei tu che devi occupartene, poich non sa pi cosa dovrebbe o non dovrebb e fare. Mi occupai di gatti per fare un esperimento, una sorta di metempsicosi i nversa, si potrebbe dire: cio per vedere se questa potesse essere l'ultima loro i ncarnazione come animali, se fossero pronti per entrare in un corpo umano nella vita successiva. L'esperimento riusc completamente. Ebbi tre casi evidenti - quei gatti se ne andarono con un essere psichico sufficientemente cosciente per abit are un corpo umano. Ma non cos che le persone solitamente fanno: di solito rovina no la coscienza, o meglio, l'istinto degli animali.

Ho visto degli animali che aspiravano a divenire esseri umani, e che viv evano, infatti, con esseri umani. Cani e gatti, ad esempio, che vivevano in stretta intimit con persone, sv iluppavano realmente un'aspirazione. Avevo un gatto che era molto, molto infelic e, voleva essere un uomo. Mor ancora giovane. Era solito meditare: certamente stava facendo un certo tipo di sadhana, a modo suo. E quando lasci il corpo, anche una porzione del suo vitale rinacque i n un corpo umano. L'elemento, il piccolo elemento psichico che era a centro dell 'essere, entr direttamente in un uomo, e anche ci che era cosciente, nel vitale del gatto, se ne and in un essere u mano. Ma questi sono casi piuttosto eccezionali. Gli animali hanno sensi molto pi perfetti di quelli degli uomini. Vi sfid o a seguire le tracce di un uomo come fa un cane, ad esempio. Ci significa che nella curva, o piuttosto la spirale, dell'evoluzione, gl i animali (e pi in particolare quelli che noi chiamiamo animali 'superiori', poic h ci somigliano di pi) sono governati dallo spirito della specie, che una coscienz a molto cosciente. Le api, le formiche, obbediscono a questo spirito della speci e, che di una qualit assolutamente superiore. E ci che chiamato "istinto" negli an imali semplicemente l'obbedienza allo spirito della specie, che sa ci che si deve e non si deve fare. Ce ne sono cos tanti esempi. Mettete una mucca in un prato; essa si muove , annusa, e improvvisamente estrae la lingua per strappare un po' di erba. Poi c ontinua a vagare, fiuta, e prende un altro ciuffo d'erba, e cos di seguito. Avete mai visto una mucca che, in una situazione simile mangia dell'erba velenosa? Ma chiudete questo povero animale in una stalla, raccogliete un po' d'erba e mette tegliela davanti; esso, avendo perso l'istinto, poich ora obbedisce all'uomo (scu sate), mangia l'erba dannosa assieme a quella commestibile. Abbiamo gi avuto tre casi del genere qui, tre mucche che sono morte per aver mang iato erba velenosa. Questi sfortunati animali, come tutti gli animali, hanno una sorta di ri spetto (che potrei definire illegittimo) per la superiorit dell'uomo - se metti u n po' d'erba velenosa davanti ad una mucca e le dici di mangiarla, essa la mange r! Ma lasciata a se stessa, vale a dire senza che nulla si frapponga tra essa e l o spirito della specie, non lo farebbe mai. Tutti gli animali che si avvicinano all'uomo perdono il loro istinto poich hanno una specie di ammirazione, piena di devozione, per questo essere, che pu offrire cibo e rifugio, senza che essi debba no attraversare la minima difficolt - oltre ad una certa paura, poich sanno che se non faranno quello che l'uomo vuole, saranno picchiati. E' molto singolare, essi perdono le qualit del loro essere. Prendiamo i c ani. Ad esempio, il cane da pastore che vive lontano dagli uomini, col gregge, h a un'indole molto indipendente (ritorna alla casa di tanto in tanto e conosce il suo padrone molto bene, ma non lo vede spesso); se viene morsicato da un serpen te, se ne sta in un angolo, si lecca il morso e fa tutto ci che necessario finch n on guarito. Lo stesso cane, se a casa vostra ed morsicato da un serpente, morir, tranquillamente, come succederebbe ad un uomo. La perversione una malattia umana, che esiste raramente negli animali, s e non in quelli che si sono avvicinati all'uomo, con il risultato di venire cont aminati dal suo modo di essere. Altrimenti, essi sono, per istinto, infinitament e pi ragionevoli degli esseri umani. Su questo tema si racconta questa storia. Alcuni ufficiali mandati come guarnigione in Algeria avevano preso in ad ozione una scimmia. Essa viveva con loro ed una sera, durante la cena, ebbero l' idea grottesca di darle una bevanda alcolica. Vedendo gli altri che bevevano e v

olendo fare lo stesso, la scimmia svuot il bicchiere che le era stato offerto, ma subito dopo rotol sotto la tavola in preda ad un dolore violento, disgustata, co s nauseata che stava quasi per morire mostrando in questo modo all'uomo un esempi o dell'effetto spontaneo dell'alcool in una natura fisica non ancora pervertita. La scimmia fu curata, comunque, e un po' di tempo dopo venne di nuovo po rtata al tavolo della cena. E ancora una volta, uno degli ufficiali le offr un bi cchiere di alcool. Allora, con una furia spaventosa, lo scimmia lo prese e lo ge tt sulla testa della persona che glielo aveva offerto. E, con ci, dimostr che era m olto pi saggia dell'uomo. E' veramente giusto iniziare, quando si molto giovani, ad imparare che l a ragione deve essere il signore della nostra casa, se si vuole condurre una vit a costruttiva, ed ottenere dal corpo il massimo che capace di dare. Notate bene che non parlo di yoga n di realizzazione spirituale, ma della vita corrente e comune. Un uomo che non retto dalla ragione un bruto, inferiore all'animale; poich, se gli animali non hanno la mente o la ragione per governarsi, obbediscono per all'istinto della razza, che estremamente ragionevole e guida per il loro bene tutte le loro attivit, cosicch, automaticamente, senza s aperlo, essi si sottomettono a questo istinto. Quelli che, per qualche ragione, non lo possiedono pi, - poich vivono vicino agli uomini, ad esempio, ed obbediscon o a loro anzich al proprio istinto - sono esattamente quelli la cui natura perver tita e che perdono le qualit della specie. Ma lasciato alla sua vita naturale e l ibero dall'influenza umana, l'animale un essere estremamente ragionevole, dal su o punto di vista, poich non fa nulla che non si conformi alla propria natura ed a l proprio benessere. La perversione inizia con la mente cosciente e con la specie umana. Si t ratta di un cattivo uso che l'uomo fa di questa sua capacit mentale. E' una depr avazione del progresso della natura che la consapevolezza mentale rappresenta. Infatti, si potrebbe dire, se si guarda il problema dall'altro lato, si osserva che tutti coloro che sono realmente forti, potenti, sono sempre molto ca lmi. Solo i deboli sono agitati; non appena si diviene veramente forti si tranquilli e quieti, e si ha il potere della sopportazione, per fronteg giare le onde avverse che vi colpiscono dall'esterno con lo scopo di disturbarvi . Questa vera tranquillit sempre il segno della forza. La calma appartiene ai for ti. E' vero anche fisicamente. Non so se avete osservato animali come il leo ne, la tigre, l'elefante; quando non sono in azione sono perfettamente calmi! Un leone seduto che vi guarda sembra sempre che dica, "come siete irrequieti". Vi guarda con un'aria talmente tranquilla e saggia! Tutto il suo potere, energia e forza materiale, sono l raccolti, riuniti, concentrati e senza l'ombra dell'agita zione, pronti per l'azione quando viene dato l'ordine. Ho conosciuto persone, parecchie, che non riescono a stare calme per mez z'ora, sedute senza agitarsi. Devono muovere una gamba, o un piede, o un braccio o la testa. Tutto il tempo devono essere agitati, poich non hanno il potere o la forza di rimanere calmi. Questa capacit di rimanere immobili quando si vuole, di tenere raccolta tutta la propria energia e di spenderla come si preferisce, com pletamente, o di dosarla a piacere nell'azione, con una calma perfetta, sempre i l segno della forza: pu essere forza fisica, forza vitale, forza mentale. Ma se s iete anche solo un po' agitati potete essere erti che c' una debolezza da qualche parte; e, se la vostra irrequietezza integrale, anche la debolezza integrale. C'era un grande studioso, che era anche un grande psicologo (non ricordo il suo nome), che aveva sviluppato la propria coscienza interiore, ma voleva av erne una prova. Cos intraprese un esperimento. Voleva vedere se, attraverso uno s forzo di coscienza, era possibile controllare le azioni riflesse del corpo (prob abilmente non si era spinto tanto avanti da riuscirvi, poich ci si pu fare, ma, in

ogni caso, per lui era ancora impossibile). And allo zoo, nel luogo in cui i serpenti sono tenuti in una gabbia di ve tro. L c'era un cobra particolarmente aggressivo. Quando il serpente non era asso pito, era quasi sempre in uno stato di furia, poich poteva vedere le persone attr averso il vetro e ci lo irritava. Il nostro studioso si mise in piedi di fronte a lla gabbia. Sapeva molto bene che il contenitore era fatto in modo tale che il s erpente non poteva rompere il vetro, e quindi non correva alcun rischio di venir e attaccato. Cos, cominci ad eccitare il serpente con grida e gesti. Il cobra, fur ioso, si gett con violenza contro il vetro. Ogni volta che lo faceva, lo studioso chiudeva gli occhi! Allora, si chiese, "ma guarda un po', so che il serpente no n pu uscire. Perch chiudo gli occhi?" Ebbene, si deve riconoscere che difficile conquistare questa reazione. E ssa d un senso di protezione, e, se si sente di non potersi proteggere, allora si ha paura. Ma il movimento di paura che si esprime battendo le palpebre, non n un a paura mentale n vitale, la paura nelle cellule del corpo, poich non sono state p ermeate dalla certezza che non c' pericolo, e non sanno come resistere. E' perch non si praticato uno yoga. Con lo yoga si rimarrebbe a guardare con gli occhi aperti, non li si chiuderebbe. Non ce ne sarebbe bisogno, poich ci sarebbe un appello a qualcosa d'altro, e quel "qualcosa d'altro" il senso della Presenza divina in se stessi, che pi forte di tutto il resto. Questa l'unica cosa che vi pu guarire dalla vostra paura. DOMANDA: "Qual' il motivo della repulsione che si sente istintivamente verso cert i animali, come i serpenti e gli scorpioni?" RISPOSTA: Non una necessit inevitabile che uno senta questa o qualsiasi altra rep ulsione. Non avere alcuna repulsione una delle imprese fondamentali dello yoga. La repulsione di cui parli viene dalla paura: se non ci fosse timore, non esiste rebbe. Questa paura non basata sulla ragione, istintiva; non individuale, ma del la razza; una suggestione generale ed appartiene alla coscienza dell'umanit nel s uo insieme. Quando si assume un corpo umano, si accetta, con esso, una massa di queste suggestioni generali, idee e sentimenti che appartengono alla razza, asso ciazioni, attrazioni, repulsioni, paure. Ma da un altro punto di vista c' qualcosa di molto personale nella natura dell'attrazione o della repulsione; poich questi movimenti non sono gli stessi p er ciascuno, e dipendono principalmente dalla qualit di vibrazione dell'essere vi tale nelle diverse persone. Vi sono uomini che non solo non provano alcuna repul sione per creature come i serpenti, ma hanno anche una simpatia per essi, un'att razione ed una preferenza vitali. Il mondo pieno di cose che non sono piacevoli o belle, ma questa non una buona ragione perch si viva con un costante senso di repulsione. Tutte le sensaz ioni di contrazione, disgusto e paura che turbano e indeboliscono la mente umana possono essere vinte. Uno yogi deve superare queste reazioni; poich quasi il pri missimo passo nello yoga richiede che si debba mantenere una equanimit perfetta a lla presenza di tutti gli esseri, cose e avvenimenti. Si deve sempre rimanere ca lmi, imperturbati ed immobili: la forza dello yogi consiste in questo. Una calma ed una tranquillit integrali disarmeranno anche animali pericolosi e feroci quan do vi affrontano. La repulsione un movimento di ignoranza. E' un gesto istintivo di auto d ifesa. Ma ci che meglio vi protegge contro ogni difficolt non un irragionevole mov imento di ripugnanza, ma la conoscenza della natura del pericolo e l'applicazion e cosciente dei mezzi che lo rimuoveranno o annulleranno. L'ignoranza che d vita a queste reazioni una condizione umana generalizzata, ma pu essere conquistata; p

oich non siamo vincolati alla grezza natura che ci avviluppa, e dalla quale inizia l'essere esteriore. L'ignoranza viene scacciata da una crescente consapevolezza; ci di cui av ete bisogno coscienza e sempre pi coscienza, pura, semplice e luminosa. Nella luc e di questa coscienza perfezionata le cose si rivelano per quel che sono e non p er quel che vogliono apparire. E' come uno schermo che registra fedelmente tutte le cose mentre lo attraversano. Vi si vede ci che luminoso e ci che scuro, ci che corretto e ci che contorto. La vostra coscienza diviene uno schermo o uno specchi o; ma questo succede quando si un semplice osservatore, in uno stato di contempl azione, quando si attivi, come un faro indagatore. Basta accenderlo, se si vuole vedere luminosamente ed esaminare, in modo penetrante, qualsiasi cosa, in ogni luogo. La via per raggiungere questa coscienza perfetta consiste nell'accrescer e la vostra attuale coscienza oltre i suoi presenti solchi e limiti, nell'educar la, aprirla alla luce divina, permettendo a quest'ultima di lavorarvi completame nte e liberamente. Ma la luce pu realizzare la propria azione in modo completo e senza ostacoli, solo quando ci si liberati da tutti i desideri e le paure, quand o non si hanno pregiudizi mentali, preferenze vitali, n apprensioni o attrazioni fisiche che vi oscurino o vi limitino. La repulsione un movimento di debolezza. Sorge perch siete stati toccati e feriti, e avete ripugnanza per ci che vi colpisce. L'atmosfera di un essere, di un uomo, di un animale, o le loro emanazioni, possono essere nocive per voi, anche se non lo sono necessariamente per tutti; c i vi tocca direttamente e voi indietreggiate. Ma se foste abbastanza forti, potre ste bloccare il pericolo a distanza, senza permettergli di raggiungervi o colpir vi. Poich vedreste e sapreste nello stesso tempo che c' qualcosa di nocivo l, e met tereste una barriera di difesa intorno a voi, in modo che, anche se la cosa si a vvicinasse, non sarebbe in grado di toccarvi; rimarreste immobili e illesi in su a presenza. FINE

Sri Aurobindo LA MADRE I Due soli poteri possono, mediante la loro congiunzione, compiere la gran de e difficile opera scopo del nostro sforzo: un'aspirazione costante, ineluttab ile che chiama dal basso ed una grazia suprema che risponde dall'alto. Ma la grazia suprema non potr agire che nella luce e nella verit; non potr farlo nelle condizioni imposte dalla menzogna e dall'ignoranza. Se dovesse sotto mettersi a queste esigenze, incorrerebbe nel fallimento dei suoi stessi piani. Ecco le condizioni di luce e di verit, le sole accettabili dalla pi alta f orza per la propria discesa; ed soltanto la pi alta forza supermentale discendent e dall'alto ed aprentesi il passaggio dal basso che pu dirigere vittoriosamente l a natura fisica ed annichilire le sue difficolt. Occorre un dono di s totale e sin cero, un'apertura di s rivolta esclusivamente verso il potere divino, un'ammissio ne costante ed integrale della verit che discende, un costante ed integrale rifiu to della menzogna, dei poteri e delle apparenze della mente, del vitale e del fi sico che governano ancora la natura terrestre. Il dono di s deve essere totale ed estendersi a tutte le parti dell'esser

e. Non basta che lo psichico risponda, che la mente superiore accetti, che il vi tale inferiore si sottometta e che la coscienza fisica interiore senta l'influss o. Nulla deve esservi, in alcuna parte dell'essere, neppure nella pi esteriore, c he si riservi o si nasconda dietro i dubbi, la confusione, i sotterfugi, nulla c he si ribelli o si rifiuti. Che una parte dell'essere si sottometta, ma che un'altra si riservi e se gua il proprio cammino o ponga le proprie condizioni, allora, ogni volta che ci s i produce, la grazia divina viene respinta. Se dietro alla vostra devozione e sottomissione, i desideri, le esigenze egoiste e le insistenze vitali rimangono intatti, sostituendosi alla vera aspir azione o che li mescoliate ad essa tentando di imporli alla Shakti Divina, invan o invocherete la grazia divina per trasformarvi. Se aprite alla verit una parte del vostro essere, e dal lato opposto lasc iate aperte le porte alle forze ostili, futile sperare che la grazia divina dimo ri in voi. Dovete mantenere il tempio pulito se desiderate che la presenza viven te vi si stabilisca. Se, ogni volta che il potere interviene e fa discendere la verit, volgete le spalle e richiamate la menzogna che stata espulsa, non dovete biasimare la g razia divina di farvi difetto, ma la falsit della vostra volont e l'imperfezione d ella vostra sottomissione. Se volete la verit e, nello stesso tempo, qualche cosa in voi sceglie la falsit, l'ignoranza e il non divino, od anche, semplicemente, non sia disposta a rifiutare totalmente questi falsi movimenti, allora sarete sempre esposti agli a ttacchi ostili e la grazia si ritirer da voi. Scoprite prima ci che in voi falso e d oscuro e respingetelo con persistenza; solamente allora avrete il diritto di f are appello al potere divino affinch vi trasformi. Non pensate che la verit e la menzogna, la luce e l'ombra, la sottomissio ne e l'egoismo possano essere ammessi a dimorare insieme nella casa consacrata a l divino. La trasformazione deve essere integrale, ed integrale il rifiuto di tu tto ci che vi si oppone. Respingete la falsa nozione che il potere divino far, che obbligato a far e, tutto per voi su vostra richiesta, anche quando le condizioni poste dal supre mo non vengano soddisfatte. Che la vostra sottomissione sia vera e completa; all ora, e solamente allora tutto sar fatto per voi. Respingete anche l'attesa falsa ed indolente che il potere divino compia la sottomissione per voi. Il supremo richiede la vostra sottomissione, ma non l a impone; sino a quando non giunga la trasformazione irrevocabile, siete libero ad ogni momento di negare e di respingere il Divino e di ricredervi sul dono di voi stessi, se siete disposti a subirne le conseguenze spirituali. La sottomissi one deve essere libera e spontanea; deve essere la sottomissione di un essere vi vente, e non quella di un automa inerte o di un utensile meccanico. Si confonde continuamente una inerte passivit con la vera sottomissione; ma da una passivit inerte non pu risultare nulla di vero n di possente. E' la passi vit inerte della natura fisica che la lascia in bala di tutte le influenze oscure ed anti divine. Affinch la forza divina possa operare indispensabile una sottomis sione felice, forte e utile, l'obbedienza del discepolo illuminato dalla verit, d el guerriero interiore che combatte contro l'oscurit e la menzogna, del fedele se rvitore del divino. Tale la vera attitudine, e solamente coloro che possono assumerla e cons ervarla, sapranno mantenere una fede che le delusioni e le difficolt non scuotera nno, e supereranno la prova verso la vittoria suprema e la grande trasformazione . II Attraverso la sua Shakti, il divino presente in ogni azione, in tutto ci che nell'universo viene fatto, ma velato dalla sua yoga maya opera nella natura inferiore attraverso l'ego del Jiva. Anche nello yoga, il Divino il sadhaka e la sadhana. La Shakti rende pos

sibile la sadhana mediante la sua luce, il suo potere, la sua conoscenza, la sua coscienza, il suo Ananda agenti sul'Adhara (l'essere fisico), e quando questo s i apre a lei, riversando in esso quelle forze divine che rendono la sadhana poss ibile. Ma fin tanto che la natura inferiore rimanga attiva, lo sforzo personale del sadhaka necessario. Lo sforzo personale che viene richiesto il triplice lavoro di aspirazion e, di rifiuto e di dono di s. Un'aspirazione vigilante, costante, incessante, la volont dello spirito, la ricerca del cuore, il consenso dell'essere vitale, la volont di aprire e di re ndere plastiche la coscienza e la natura fisica. Il rifiuto dei movimenti della natura inferiore; il rifiuto delle idee, delle opinioni, preferenze, abitudini e costruzioni della mente, affinch la vera conoscenza possa trovare il campo libero in una mente silenziosa. Il rifiuto dei desideri, delle richieste, delle sensazioni e delle passi oni della natura vitale, del suo egoismo, del suo orgoglio, della sua arroganza, della sua lussuria, della sua avidit, della sua gelosia, della sua invidia e del la sua ostilit verso la verit, affinch gli autentici potere e gioia possano riversa rsi dall'alto in un essere vitale, calmo, grande, forte e consacrato. Il rifiuto della stupidit, del dubbio, dell'incredulit, dell'oscurit, dell' ostinazione, della meschinit, della pigrizia, della cattiva volont di cambiare e d el Tamas della natura fisica, affinch la vera stabilit della Luce, del potere, del l'Ananda prenda dimora in un corpo sempre pi divino. Il dono di s al divino e alla Shakti, di tutto ci che si , di tutto ci che s i ha, di ogni piano della coscienza e di ogni movimento. In proporzione al dono e alla consacrazione di s, il sadhaka diviene cons apevole che la Shakti divina che fa la sadhana e penetra in lui sempre pi, stabil endovi la libert e la perfezione della natura divina. Quanto pi questa operazione, svolta in piena consapevolezza, sostituisca il suo sforzo, tanto pi rapido e ver o diviene il progresso. Ma la necessit dello sforzo personale non pu essere totalm ente eliminata che al momento in cui la sottomissione e la consacrazione, in tut te le parti dell'essere, sono divenute pure e complete. Notate che una sottomissione tamasica che rifiuti di adempiere alle cond izioni, e richieda al divino di tutto fare risparmiandovi le difficolt e tutte le lotte, un inganno che non conduce n alla libert n alla perfezione. III Per attraversare la vita protetti contro ogni timore, ogni rischio ed og ni disgrazia, due cose sono necessarie, ed esse vanno sempre unite: la grazia de lla madre divina e, da parte vostra, uno stato interiore fatto di fede, di since rit e di sottomissione. Che la vostra fede sia pura, candida e perfetta. Una fede egoista dell'e ssere mentale e vitale, colorata dall'ambizione, dall'orgoglio, dalla vanit, dall 'arroganza mentale, dall'ostinazione vitale, dalle esigenze personali, dal desid erio per le meschine soddisfazioni della natura inferiore, una fiamma bassa e fu mosa che non pu innalzarsi diritta verso il cielo. Considerate che la vostra vita vi data solamente per l'opera divina e per aiutarla nella sua manifestazione. N on desiderate nulla se non la purezza, la forza, la luce l'ampiezza, la calma, l 'Ananda della coscienza divina e la sua insistenza a trasformare e perfezionare la vostra mente, la vostra vita ed il vostro corpo. Non chiedete altro che la ve rit divina, spirituale e supermentale, la sua realizzazione sulla terra, in voi e d in tutti i chiamati e prescelti, e le condizioni necessarie per la sua creazio ne e la sua vittoria sulle forze avverse. Che la vostra sincerit e la vostra sottomissione siano vere e complete. S e vi date al Divino, datevi completamente, senza esigenze, senza condizioni, sen za riserve, affinch tutto in voi appartenga alla Madre Divina, e nulla sia lascia to all'ego o dato a qualche altra potenza. Pi la vostra fede, la vostra sincerit e la vostra sottomissione sono compl

ete, pi la grazia e la protezione della madre divina sono con voi. E quando la gr azia e la protezione della madre divina sono con voi, chi vi pu toccare, o chi av rete da temere? Anche un poco della sua grazia vi porter attraverso tutte le diff icolt, tutti gli ostacoli e tutti i pericoli. Protetti dalla sua presenza, potete inoltrarvi senza timore sul vostro cammino, che il suo, incuranti di tutte le m inacce, senza essere colpiti da alcuna ostilit, per quanto potente esso sia, che venga da questo mondo o dai mondi invisibili. Il suo contatto pu volgere le diffi colt in occasioni, l'insuccesso in successo e la debolezza in forza che non viene meno. La grazia della madre divina il consenso del supremo e presto o tardi, il suo effetto sicuro; una cosa decretata, inevitabile ed irresistibile. 1 Agosto 1927 Sri Aurobindo IV Il denaro il segno visibile di una forza universale che, nella sua manif estazione sulla terra, opera sui piani vitale e fisico ed indispensabile alla pi enezza della vita esteriore. Nella sua origine e nella sua azione vera, essa app artiene al divino. Ma, come le altre potenze del divino, quando viene trasmessa quaggi, nell'ignoranza della natura inferiore, pu venir usurpata per la soddisfazi one dell'ego o detenuta da influenze asuriche e da queste sviata a loro vantaggi o. Essa veramente una delle tre forze - il potere, il denaro, il sesso - che han no maggiore attrazione sull'ego umano e sull'Asura, e la pi generalmente mal poss eduta e male impiegata da coloro che la detengono. I cercatori ed i detentori di ricchezze sono pi spesso posseduti da esse che non loro possessori; assai pochi sfuggono interamente ad una certa influenza deformante che stata imposta alla ri cchezza dal lungo dominio perverso dell'Asura. Per questa ragione, la maggior pa rte delle discipline spirituali insistono sul completo controllo di s, sul distac co e la rinuncia ad ogni legame al denaro e alla ricchezza e ad ogni desiderio p ersonale ed egoistico di possederli. Alcune pongono persino un interdetto dichia rando che una vita povera e nuda la sola condizione spirituale. E' un errore che lascia il potere nelle mani delle forze ostili. Riconquistare il denaro per il divino al quale appartiene e utilizzarlo divinamente per la vita divina, la via supermentale che il sadhaka deve seguire. Non dovete distogliervi dal potere del denaro con un indietreggiamento ascetico dai mezzi che vi d e dagli oggetti che vi apporta, n mantenere un attaccamento rajasico per queste cose, o uno spirito d i compiacenza che rende schiavi dalle soddisfazioni che procura. Guardate sempli cemente le ricchezze come una potenza che deve essere riconquistata per la madre e posta al suo servizio. Tutte le ricchezze appartengono al Divino e coloro che le detengono ne s ono depositari e non possessori. Esse sono oggi con loro, domani altrove. Tutto dipende dalla maniera con cui adempiono l'incarico finch esso loro affidato , in quale spirito, con quale coscienza se ne servono e per quali fini. Nel vostro uso personale del denaro, considerate tutto quello che avete, che guadagnate e che procurate come appartenente alla madre. Non chiedete nulla , ma ricevete ci che viene da lei ed utilizzatelo per i fini per i quali vi stato dato. Siate interamente disinteressati, interamente scrupolosi, esatti, accurat i nei dettagli: dei buoni custodi. Ricordatevi sempre che state amministrando qu alcosa che appartiene alla Madre, non a voi. Tutto quello che vi viene dato, pon etelo religiosamente ai suoi piedi; non utilizzate nulla per voi n per altri. Non abbiate rispetto per un uomo perch ricco e neppure lasciatevi impress ionare dall'ostentazione, dal potere e dall'influenza. Quando chiedete per la Ma dre, dovete sentire che Lei che richiede per vostro mezzo un poco di ci che le ap partiene, e che l'uomo a cui rivolgete la richiesta sar giudicato dalla sua rispo sta. Se, senza alcun rifiuto ascetico, siete libero dalla contaminazione del denaro, avrete un pi grande controllo su di esso e sull'impiego per l'opera divin

a. L'equanimit, l'assenza di esigenze e la dedizione completa alla Shakti Divina ed alla sua opera di tutto ci che avete e ricevete ed anche del vostro potere di acquisire, sono i segni di questa libert. Ogni turbamento per ci che concerne il d enaro ed il suo uso, ogni esigenza, ogni rimpianto un indice sicuro d'imperfezio ne e di un attaccamento qualsiasi. In questa materia il sadhaka ideale colui che pu, se necessario, vivere p overamente senza che alcun senso di mancanza lo colpisca n intervenga nella piene zza del lavoro interiore della coscienza divina o vivere riccamente senza mai, i n alcun momento, lasciarsi prendere dal desiderio e dall'attaccamento per la ric chezza che possiede e per le cose di cui si serve, n rimanere asservito alla sodd isfazione dei propri piaceri, n legato alle abitudini create dal possesso delle r icchezze. La volont divina e l'Ananda divino sono tutto per lui. Nella creazione supermentale occorre che la forza del denaro sia restitu ita alla potenza divina e impiegata per l'ordinamento e l'allestimento veri, bel li ed armoniosi di un'esistenza vitale e fisica nuova e divinizzata, nel modo ch e la madre divina decider nella sua visione creatrice. Ma innanzi tutto occorre c he la forza del denaro sia riconquistata per lei, ed i pi forti in questa conquis ta saranno quelli che, in questa parte della loro natura, rimangono fermi, vasti , liberi dall'ego e consacrati senza alcuna rivendicazione, ritenzione n esitazio ne; puri e possenti canali della potenza suprema. Sri Aurobindo La Madre V Se volete essere un vero artefice dell'opera divina, occorre che il vost ro primo movimento sia di liberarvi totalmente da ogni desiderio e da ogni amor proprio egoista. La vita interna dev'essere un'offerta ed un sacrificio al supre mo; il vostro solo scopo nell'azione sar di servire, di ricevere, di adempiere e di divenire uno strumento manifestante la Shakti Divina nelle sue opere. Dovete crescere nella coscienza divina sino a che la minima differenza tra la vostra vo lont e la sua sia scomparsa, e che in voi non esista altro movente tranne il suo impulso, n azione alcuna che non provenga dalla sua spinta cosciente in voi ed at traverso di voi. Sino a quando non sarete capaci di questa identificazione completa, dina mica, dovrete considerarvi come un'anima ed un corpo creati per il suo servizio, come colui che non agisce che per lei. Anche se l'idea del lavoratore distinto forte in voi, e sentite che siete voi che agite, tuttavia occorre farlo per lei. Ogni sforzo di scelta egoista, ogni sete di profitto personale, la formulazione di un desiderio che vuole soddisfarsi, debbono essere estirpati dalla natura. N on vi deve essere n richiesta del frutto, n ricerca della ricompensa; il solo frut to sar il piacere della madre divina ed il compimento della sua opera; la vostra sola ricompensa, una progressione costante nella coscienza divina, la calma, la forza e la beatitudine. La gioia del servizio e la gioia dello sviluppo interior e per mezzo delle opere ricompensa sufficiente per il lavoratore disinteressato. Ma un tempo verr in cui sentirete sempre pi che siete lo strumento e non i l lavoratore, giacch, per la forza della vostra devozione, il rapporto che avete con la madre divina diverr cos intimo che ad ogni momento non avrete che da concen trarvi e tutto riporre nelle sue mani, per essere guidato dalla sua presenza e r icevere direttamente il suo ordine e il suo impulso, l'indicazione sicura della cosa da fare, della maniera di farla e del risultato. In seguito realizzerete che la Shakti divina non solamente ispira e guida la vo stra azione, ma ne prende l'iniziativa e la compie; tutti i vostri movimenti pre ndono nascita in lei, la vostra forza la sua; lo spirito, la vita ed il corpo di verranno strumenti coscienti e lieti della sua azione, mezzi per il suo gioco, f orme per la sua manifestazione nell'universo fisico. Non vi pu essere condizione pi felice di questa unione e di questa dipendenza che vi porteranno oltre frontie ra, fuori della vita dell'ignoranza fatta di tensione e di sofferenza, verso la

verit del vostro essere spirituale, nella sua pace profonda e nel suo Ananda inte nso. Mentre ha luogo questa trasformazione, pi che mai necessario preservarsi da ogni contaminazione proveniente dalle perversioni dell'ego. Non lasciate che insinui alcuna esigenza, alcuna insistente richiesta che possa offuscare la pure zza del dono di s e del sacrificio. Non vi deve essere attaccamento all'opera n al suo risultato, non imposizione di condizioni o pretesa di possedere il Potere c he, al contrario, deve possedervi; n orgoglio dello strumento, n vanit, n arroganza. A nulla, nella mente, nelle parti vitali e fisiche, dev'essere permesso di svia re per il proprio uso la grandezza delle forze che agiscono attraverso di voi, o di possederle per la loro personale e separata soddisfazione. Che la vostra fed e, la vostra sincerit, la purezza della vostra aspirazione siano assolute e penet rino tutti i piani e tutti gli strati dell'essere allora tutti gli elementi pert urbatori e tutti gli influssi deformanti cadranno progressivamente dalla vostra natura. Il ciclo finale di questa perfezione arriver quando sarete completamente identificato alla Madre Divina e non vi sentirete pi un essere separato, uno stru mento, un servitore od un lavoratore distinto, ma veramente un figlio ed un puro frammento eterno della sua coscienza e della sua forza. Essa sar sempre in voi e voi sarete in lei; sar per voi un'esperienza cost ante, semplice e naturale, che tutto il vostro pensiero, tutta la vostra visione , tutta la vostra azione, persino il vostro muovervi e respirare vengano da lei e siano i suoi. Saprete, vedrete e sentirete che siete un potere formato da lei, esteriorizzato per il suo gioco e nondimeno sempre al sicuro nel suo seno, esse re del suo essere, coscienza della sua coscienza, forza della sua forza, Ananda del suo Ananda. Quando questa condizione sar completa e le sue energie supermenta li potranno liberamente farvi muovere, sarete perfetto nelle opere divine; la co noscenza, la volont e l'azione diverranno sicure, semplici, luminose, spontanee, senza difetto, corrente del Supremo, movimento divino dell'Eterno. 19 Agosto 1927 VI La Madre agisce sulle proprie creature, mantiene l'ordine e l'armonia ne i mondi da lei creati e dirige la manifestazione delle sue innumerevoli forze me diante quattro poteri tra le predominanti personalit, parti e personificazioni de lla sua divinit. La Madre una, ma si presenta a noi sotto aspetti diversi; molti sono i poteri, le personalit, le emanazioni e i Vibhuti che agiscono per lei nell 'universo. Colei che adoriamo come la Madre, la coscienza forza divina che domin a tutte le esistenze, unica e tuttavia cos molteplice che anche per lo spirito pi pronto e per l'intelligenza pi libera e vasta risulta impossibile seguirne i movi menti. La Madre quale coscienza e forza del supremo infinitamente al di sopra de lle proprie creazioni. Ma attraverso le sue personificazioni qualcosa pu giungere fino a noi, tanto pi percettibile quanto pi definiti e limitati siano il temperam ento e le forme della divinit con le quali essa consente a manifestarsi nelle sue creature. Potrete scorgere tre maniere d'essere della Madre quando vi identificate con la coscienza forza che sostiene noi e l'universo. La trascendente, la supre ma Shakti che sta all'origine, che si tiene al di sopra dei mondi e serve da leg ame tra la creazione e il mistero mai manifestato del supremo. L'universale, la Mahashakti cosmica, che crea tutti gli esseri, contiene, penetra, sostiene e dir ige i milioni di procedimenti e di forze. L'individuale, che personifica il pote re dei due pi vasti aspetti della sua esistenza, li rende viventi e a noi vicini, mediando tra la personalit umana e la natura divina. Come la sola Shakti trascendente che sta all'origine, la madre si tiene al di sopra di tutti i mondi e contiene il divino supremo nella sua coscienza et erna. E' la sola a custodire il potere assoluto e la presenza ineffabile, conten SRI AUROBINDO LA MADRE

endo e chiamando le verit che devono manifestarsi, facendole discendere dal miste ro dove si tengono celate, nella luce della sua coscienza infinita, e dando loro una forma dinamica nel suo potere onnipotente e nella sua vita senza limiti, ed un corpo nell'univ erso. Il supremo si manifesta in lei come l'eterno Saccidananda (Sat Chit Ananda ); si manifesta nei mondi, attraverso di lei, come coscienza unica e duale dell' Ishwata Shakti e il principio duale di Purusha Prakriti; si personifica nei mond i, nei piani, negli dei e nelle loro energie, che si foggiano grazie ad essa com e tutto ci che esiste nei mondi conosciuti ed in altri sconosciuti. Tutto in lei il gioco del supremo, tutto la manifestazione dei misteri dell'eterno, dei mirac oli dell'infinito. Tutto lei perch tutto particella e frammento nella coscienza f orza divina. Nulla pu esistere qui o altrove al di fuori di ci che essa decida e c he il supremo permetta; nulla pu assumere forma eccetto ci che, messo in movimento dal supremo, essa percepisca e foggi dopo averne modellato il germe nel suo Ana nda creatore. La Mahashakti, la Madre universale effettua tutto ci che il supremo trasm ette attraverso la propria coscienza trascendentale ed entra nei mondi che ha cr eato; la sua presenza li riempie e li sostiene mediante lo spirito divino, con l a forza e la felicit divine che tutto sostentano, e senza di cui non potrebbero e sistere. Ci che noi chiamiamo natura o Prakriti, non che il pi esteriore dei suoi aspetti esecutivi. La Mahashakti dispone ed organizza l'armonia delle sue forze e dei suoi procedimenti, determina le attivit della natura e si muove tra di esse , celata o manifesta in tutto ci che pu essere visto, sperimentato e immesso nel movimento della vita. Ogni mondo non che un gioco della Mahashakti, in questo si stema di mondi o di universi, in cui risiede come anima e personalit cosmica dell a madre trascendentale. Ciascuno di essi rappresenta ci che esiste nella sua visi one, accolto nel suo cuore di bellezza e di potere e creato nel suo Ananda. Ma vi sono molti piani nella sua creazione, molti gradi della Shakti Div ina. Alla sommit della manifestazione di cui facciamo parte esistono mondi di esi stenza, di coscienza, di forza e di felicit infinite, su cui risiede la madre com e potere eterno senza veli. L tutti gli esseri vivono e si muovono nella pi ineffa bile pienezza ed unit invariabile, sempre al sicuro tra le sue braccia. Pi vicini a noi sono i mondi di una perfetta creazione supermentale, nei quali la madre la Mahashakti supermentale, potere d'onnisciente volont e d'onnipotente conoscenza divina, sempre evidente nelle sue opere infallibili e spontaneamente perfette. L tutti i movimenti sono passi della verit; tutti gli esseri, anime, poteri e corpi della luce divina; tutte le esperienze sono mari, flutti e onde di un Ananda as soluto ed intenso. Ma i mondi nei quali noi dimoriamo sono quelli dell'ignoranza , i mondi della mente, della vita e del corpo, incoscienti della loro origine, e di cui la terra un centro significativo e la sua evoluzione un movimento decisi vo. Anche questo mondo, con la sua oscurit, le sue lotte e le sue imperfezioni, s ostenuto dalla madre universale, mosso e condotto dalla Mahashakti verso la meta . La Madre, in quanto Mahashakti di questo triplice mondo d'ignoranza, sta in un piano intermedio tra la luce supermentale, la vita di verit, la creazione di verit che deve essere condotta su questa terra, e quella gerarchia ascendente e discendente dei piani di coscienza che, come doppia scala, si immerge nell'ign oranza della materia per risalire di nuovo nell'infinit dello Spirito attraverso lo sbocciare della vita, dell'anima e dell'intelletto. Determinando da ci che ved e, sente ed emana da s, tutto quello che sar l'universo e l'evoluzione terrestre, essa sta l, al di sopra degli di, con davanti a s tutte le sue personalit e tutti i suoi poteri, disposti e pronti per l'azione; proietta le loro emanazioni nei mon di inferiore per intervenire, governare, combattere e conquistare, per guidare e compiere i loro cicli, per dirigere le linee d'azione totali e individuali dell e loro forze. Queste Emanazioni sono le numerose forme e personalit divine nelle quali gli uomini l'hanno adorata sotto nomi diversi attraverso l'et. Essa prepara e forma mediante questi poteri e le loro emanazioni, lo spi rito ed il corpo dei suoi Vibhuti, nella stessa guisa in cui prepara e forma gli

spiriti e i corpi per i Vibhuti dell'Ishavara, incaricati di manifestare nel mo ndo fisico e sotto la maschera della coscienza umana qualche raggio del suo pote re, delle sue qualit e della sua presenza. Tutte le scene del gioco terrestre son o state, come in un dramma, organizzate, concepite e rappresentate da lei con gl i di cosmici quali ausiliari e lei stessa quale attore velato. La madre non soltanto governa tutto dall'alto, ma discende in questo tri plice universo inferiore. In modo impersonale tutte le cose di quaggi, persino i movimenti dell'ignoranza, sono il suo potere velato, le sue creazioni in una sos tanza pi grossolana, il corpo e la forza della sua natura; ed esse esistono perch, mossa dal fiat misterioso del supremo allo scopo di condurre a compimento qualc he possibilit dell'infinito, essa ha accettato di compiere il grande sacrificio a ssumendo il travestimento dell'anima e le forme dell'ignoranza. Ma, anche di per sona, si degnata di scendere quaggi nell'oscurit per poterla dissolvere in luce, n ella menzogna e nell'errore per convertirli alla verit, nella morte per cambiarla in vita divinizzata, nel dolore del mondo, nella sua sofferenza e nella sua ost inata afflizione per mettervi fine con l'estasi trasformatrice del suo sublime A nanda. Per il profondo e grande amore per i suoi figli, essa ha acconsentito di rivestire l'apparenza di questa oscurit, accondisceso a subire gli attacchi e gli influssi torturanti dei poteri delle tenebre e della menzogna, sopportato di at traversare la porta di questa nascita che un una morte, preso su di s le angosce, gli affanni, le sofferenze delle creature, perch solo cos la creazione poteva ess ere innalzata sino alla luce, alla gioia e alla verit, sino alla vita eterna. E' il grande sacrificio del Purusha, ma ben pi profondamente, l'olocausto di Prakrit i, il sacrificio della Madre Divina. Quattro grandi aspetti della Madre, quattro dei suoi principali poteri e personalit sono stati messi in evidenza nella condotta di questo universo e nell e sue relazioni con il gioco terrestre. Uno la personalit di calma ampiezza, di s aggezza comprensiva, di benignit tranquilla, di compassione inesauribile, di maes t sovrana e superiore, di grandezza che tutto governa. Un altro personifica il po tere di splendida energia e d'irresistibile passione, la disposizione guerriera, la volont irrefrenabile, la prontezza impetuosa e la forza che scuote il mondo. Il terzo ardente, dolce e meraviglioso nel profondo segreto della sua bellezza, della sua armonia e del suo ritmo delicato, nella sua opulenza complessa e sotti le, nella sua irresistibile attrazione e nella grazia cattivante. Il quarto prov visto della sua segreta e penetrante capacit di conoscenza intima, di lavoro accu rato e senza difetto, di perfezione tranquilla e precisa in tutte le cose. Sagge zza, energia, armonia, perfezione sono i diversi attributi, i poteri che i quatt ro aspetti della madre portano nel mondo e che si manifestano sotto il travestim ento umano dei loro Vibhuti che si fisseranno, secondo il grado d'avanzamento, i n coloro che riusciranno ad aprire la loro natura terrestre all'influsso diretto e vivente della Madre. A questi quattro aspetti diamo i grandi nomi di Maheshwa ri, Mahakali, Mahalakshmi, Mahasaraswati. Imperiale, Maheshwari risiede nella vasta estensione situata al di sopra della mente pensante e della volont. Le esalta e le magnifica sino alla saggezza ed alla grandezza, oppure le inonda di uno splendore che le sorpassa. Essa la p ossente saggezza che ci apre alle infinit supermentali, all'immensit cosmica, alla magnificenza della luce suprema, al miracoloso tesoro di conoscenza ed al movim ento illimitato delle forze eterne della Madre. Essa eternamente tranquilla e me ravigliosa, grande e calma. Nulla pu smuoverla, essendo tutta saggezza; nulla le nascosto di ci che ha scelto di sapere; comprende tutte le cose e tutti gli esser i, la loro natura e ci che li fa muovere, la legge del mondo, le sue epoche e com e tutto era, , e dev'essere. Essa il vigore che affronta e domina tutte le cose e nulla pu infine prevalere contro la sua saggezza vasta e intangibile ed il suo potere tranquillo e superiore. Uguale, paziente ed inalterabile nella sua volont, agisce con gli uomini secondo la loro natura, con le cose e gli eventi secondo la loro forza e la verit che in essi. Non ha parzialit alcuna, ma segue i decreti del supremo; innalza alcuni ed abbassa altri respingendoli lontano da s nell'oscu rit. Al saggio d una saggezza pi grande e pi luminosa; a colui che ha la visione off re i suoi consigli; all'ostile impone le conseguenze della sua ostilit, e conduce

l'ignorante e lo sciocco secondo il loro accecamento. Risponde ai differenti el ementi della natura di ciascuno trattandoli secondo il loro bisogno, il loro imp ulso e la risposta che essi richiedono, pone su di essi la pressione voluta o li lascia alla loro amata libert per prosperare nelle vie dell'Ignoranza o per peri re. Essendo al di sopra di tutto, a nulla legata, a nulla attaccata nell'univers o. Tuttavia al di sopra di ogni altra espressione ha il cuore della madre univer sale, e la sua compassione senza fine ed inesauribile. Ai suoi occhi tutti sono suoi figli e parti dell'Unico, persino l'Asura, il Rakshasa, il Pisacha, i rivol tosi e gli ostili. Le sue ripulse sono semplici differimenti, le sue punizioni u na grazia. Ma la sua compassione non rende cieca la sua saggezza, n svia la sua a zione dalla linea decretata; giacch la verit delle cose il suo solo interesse, la conoscenza il centro del suo potere, e costruire la nostra anima e la nostra nat ura con la verit divina la sua missione ed il suo lavoro. Mahakali di un'altra natura. Non l'estensione, ma l'altezza, non la sagg ezza, ma la forza e l'energia sono i suoi poteri particolari. Vi in lei un'inten sit dominante, una grande passione di forza conclusiva, una divina violenza che s i slancia per spezzare ogni limite ed ogni ostacolo. La sua intera divinit balza nello splendore di un'azione tempestosa; essa per la prontezza, l'operazione imm ediatamente efficace, il colpo rapido e diretto, l'assalto frontale che tutto sb araglia. Terribile il suo volto per l'Asura, pericolosa e spietata la sua dispos izione verso coloro che odiano il Divino, poich la Guerriera dei mondi che mai retrocede davanti alla battaglia. Intollerante dell'imperfezione, tratta rudemen te nell'uomo la cattiva volont ed severa per chi si mantiene ostinatamente ignora nte ed oscuro; il suo corruccio immediato e terrificante contro il tradimento, l a menzogna e la cattiveria; il malvolere colpito all'istante dalla sua punizione . Essa non tollera nel lavoro divino l'indifferenza, la negligenza e la pigrizia e fustiga immediatamente, per risvegliare col dolore se ne bisogno, il dormigli one intempestivo e ritardatario. Gli impulsi rapidi, diritti e franchi, i movime nti senza riserva ed assoluti, l'aspirazione che sale come una fiamma, sono l'an datura di Mahakali. Il suo spirito indomabile, la sua visione e la sua volont arr ivano in alto e lontano come il volo dell'aquila, i suoi piedi sono rapidi sulla via ascendente e le sue mani si tendono per colpire e soccorrere. Giacch essa pu re la Madre; il suo amore tanto immenso quanto il suo corruccio, e la sua bont pr ofonda e appassionata. Allorch le permesso d'intervenire con tutta la energia, sp ezza in un istante, come senza consistenza, gli ostacoli che immobilizzano l'asp irante o i nemici che l'assalgano. Se la sua collera terribile per l'ostile, e l a veemenza della sua passione penosa per il debole e il timoroso, amata ed adora ta dal grande, dal possente e dal nobile, poich sentono che i suoi colpi martella no e trasformano in energia ed in perfetta verit ci che della loro materia ribelle , raddrizzano ci che falso e perverso ed espellono ci che impuro e difettoso. Senz a di lei, ci che fatto in un giorno avrebbe preso dei secoli; senza di lei l'Anan da potrebbe essere vasto e solenne o dolce, tenero e bello, ma perderebbe la gio ia infiammata delle sue pi assolute intensit. Alla conoscenza d una potenza conquis tatrice: alla bellezza ed all'armonia arreca un movimento elevato e ascendente, ed al lento e difficile travaglio verso la perfezione conferisce un impulso che moltiplica il potere ed abbrevia il lungo cammino. Nulla pu soddisfarla che non raggiunga le estasi supreme, le altezze pi su blimi, le prospettive pi vaste, gli scopi pi nobili. Con lei dunque la forza vitto riosa del divino, ed mediante la grazia del suo fuoco, della sua passione e dell a sua rapidit che il grande compimento pu aver luogo ora invece che pi tardi. La Saggezza e la forza non sono le sole manifestazioni della madre supre ma, vi nella sua natura un mistero pi sottile, senza il quale la saggezza e la fo rza sarebbero incomplete e la perfezione non perfetta. Al di sopra di esse vi il miracolo dell'eterna bellezza, segreto inafferrabile ed universale, di un'attra zione che attira e lega le cose, le forze e gli esseri, e li obbliga ad incontra rsi e ad unirsi acciocch un Ananda nascosto possa agire da dietro il velo e fare di essi i suoi ritmi e le sue forme. Questo il potere di Mahalakshmi e nessun as petto della divina Shakti pi attraente per il cuore degli esseri incarnati. Mahes hwari pu sembrare troppo calma, troppo grande e troppo distante da avvicinare e d

a contenere per la piccolezza della natura terrestre. Mahakali troppo rapida e t erribile da sopportare per la loro debolezza: ma tutti si volgono con gioia ed a rdore verso Mahalakshmi. Essa emana il sortilegio della dolcezza inebriante del Divino; esserle vicini felicit profonda, e sentirla nel proprio cuore fa dell'esi stenza un'estasi meravigliosa; la grazia, l'incanto e la tenerezza emanano da le i come la luce dal sole, e ovunque fissa il suo sguardo meraviglioso o lascia ca dere la bellezza del suo sorriso, l'anima presa, cattivata ed immersa nelle prof ondit di una felicit insondabile. Magnetico il tocco delle sue mani; il loro delic ato e occulto influsso purifica la mente, la vita e il corpo e l ove cessa preme i suoi piedi, scorrono i flutti miracolosi di un Ananda che rapisce. E tuttavia non facile far fronte alle esigenze di questo potere incantat ore o conservarne la presenza. L'armonia e la bellezza dello spirito e dell'anim a, l'armonia e la bellezza dei pensieri e dei sentimenti, l'armonia e la bellezz a in ogni atto o movimento esteriore, l'armonia e la bellezza della vita e di ci che l'attornia, ecco quello che esige Mahalakshmi. L ove c' affinit con i ritmi del la felicit segreta del mondo, risposta al richiamo della bellezza che tutto perva de, armonia, unit e flusso gioioso di molte vite verso il divino, in questa atmos fera acconsente a dimorare. Ma tutto ci che brutto, meschino e volgare, tutto ci c he perverso, sordido e miserabile, tutto ci che brutale e grossolano, impedisce l a sua venuta. Essa non si presenta dove l'amore e la bellezza non sono nati o no n nascono che a malincuore; l ove sono mescolati a cose pi basse, che li sfigurano , se ne allontana subito, o poco si cura di dare le sue ricchezze. Se nei cuori degli uomini si trova circondata d'egoismo, di odio, di gelosia, di malevolenza, d'invidia e di conflitto, se il tradimento, l'avidit e l'ingratitudine sono mesc olati al contenuto del calice sacro, se la grossolanit della passione ed il desid erio impuro degradano la devozione, in simili cuori la Dea graziosa e magnifica non si attarda. Un disgusto divino la prende e si ritira, non essendo l'insisten za il suo modo d'essere; oppure, velandosi la faccia, attende che il rifiuto e l a sparizione di questo amaro, diabolico veleno le permetta di stabilire nuovamen te il suo felice influsso. La privazione e la severit ascetica non le sono gradev oli, come neppure la soppressione delle emozioni pi profonde del cuore e la repre ssione rigida degli elementi di bellezza dell'anima e della vita. Giacch essa pon e sugli uomini il giogo del Divino mediante l'amore e la bellezza. Nelle sue cre azioni supreme, cambia la vita in una ricca opera d'arte celeste, ed ogni esistenza in un poema di sacre delizie; le ricchezze del mondo sono radunate ed accordate per un ordine supremo, ed anche le cose pi semplici e pi comuni divengono meravigliose, grazie alla sua intuizione dell'unit ed al soffi o del suo spirito. Ammessa nel cuore, innalza la saggezza all'apice della meravi glia, rivela i segreti mistici dell'estasi che sorpassano ogni conoscenza, rispo nde alla devozione con l'ardente attrattiva del divino, insegna all'energia ed a lla forza il ritmo che mantiene armoniosa e misurata la potenza dei loro atti, e proietta sulla perfezione l'incanto che la fa durare per sempre. Mahasaraswati la potenza di lavoro della madre, il suo spirito di perfez ione e di ordine. La pi giovane delle Quattro, la pi esperta in capacit di esecuzio ne e la pi vicina alla natura fisica. Se Maheswari traccia la grandi linee delle forze mondiali, Mahakali ne mette in funzione le energie e gli impulsi e Mahalakshmi rivela i loro ritmi e le loro mi sure, Mahasaraswati presiede al dettaglio della loro organizzazione e della loro esecuzione, alla relazione delle parti tra loro, alla combinazione efficace del le forze ed all'esattezza infallibile del risultato e del compimento. La scienza , l'arte e la tecnica sono competenza di Mahasaraswati. Essa contiene nella sua natura, e pu sempre dare ai prescelti, la conoscenza intima e precisa, l'acutezza , la pazienza, l'esattezza dello spirito intuitivo e della mano cosciente, e lo sguardo penetrante del lavoratore perfetto. Questa potenza la costruttrice vigor osa, instancabile, accurata ed efficace, l'organizzatrice, l'amministratrice, la tecnica, l'artigiana e la classificatrice dei mondi. Quando intraprende la tras formazione e la ricostruzione della natura, la sua azione laboriosa e minuziosa e, spesso, sembra lenta ed interminabile alla nostra impazienza; ma essa persist

ente, integrale e senza difetto. Giacch la sua volont nel lavoro scrupolosa, vigil ante ed instancabile; inclinandosi su di noi, vede e tocca ogni pi piccolo dettag lio, scopre ogni infimo difetto, ogni lacuna, ogni previsione od imperfezione, c onsidera e pesa esattamente tutto ci che stato fatto e tutto ci che resta ancora d a fare. Nulla in apparenza troppo triviale per la sua attenzione; nulla pu sfuggi rle, per quanto impalpabile, mascherato o nascosto esso sia. Formando e riforman do, elabora ogni elemento sino a portarlo alla forma veritiera, messo al proprio posto nell'insieme affinch compia il suo scopo preciso. Nella sua costante e dil igente organizzazione delle cose, il suo sguardo contemporaneamente su tutti i b isogni e sulla maniera di far fronte ad essi, la sua intuizione sa ci che deve es sere scelto e ci che deve essere respinto, e determina con successo lo strumento adatto, il tempo adatto, le condizioni adatte e l'operazione adatta. Ha in orror e l'indifferenza, la negligenza e la pigrizia; il lavoro fatto in fretta, incons iderato ed equivoco, l'inettitudine, l'a peu prs, il fallimento, l'adattamento, f also, il cattivo impiego degli strumenti e delle facolt ed il lasciare un lavoro non eseguito o eseguito a met pe noso ed estraneo alla sua natura. Quando il suo lavoro terminato, nulla stato di menticato, mal posto, omesso o lasciato in condizioni difettose; tutto solido, p reciso, completo, ammirevole. Nulla che sia meno di una perfetta perfezione pu so ddisfarla, ed pronta ad affrontare un'eternit di fatica, se fosse necessario alla pienezza della sua creazione. Per ci, trae tutti i poteri della madre, Mahasaras wati la pi longanime con l'uomo e le sue innumerevoli imperfezioni. Dolce, sorrid ente, vicina e soccorrevole, non si allontana n si scoraggia facilmente, persiste persino dopo l'insuccesso ripetuto; la sua mano sostiene ciascuno dei nostri pa ssi a condizione che siano retti, sinceri o che non abbiano che una volont, poich essa non tollera alcuna duplicit, e la sua ironia rivelatrice inesorabile per il dramma, la commedia, l'illusione e la pretesa. Una madre per i nostri bisogni, u n'amica delle nostre difficolt, un consigliere ed un mentore costante e tranquill o, che dissipa col suo splendente sorriso le nubi di tristezza, di cattivo umore e di depressione, rammentando senza posa l'aiuto sempre presente, additando l'e terna chiarezza del sole, ferma, calma e perseverante nello slancio profondo e c ontinuo che ci spinge verso l'integralit della natura superiore. Tutto il lavoro degli altri poteri dipende da lei per la sua perfezione, assicurandone essa la b ase materiale, elaborandone i dettagli, erigendo e ribadendo l'armatura della co struzione. Vi sono altre grandi personalit della madre divina, che non discendono fa cilmente su questo piano e non hanno mai preso una posizione predominante nell'e voluzione dello spirito terrestre. Tra esse si trovano presenze indispensabili a lla realizzazione supermentale; la pi indispensabile di tutte la personalit dell'A nanda, estasi e beatitudine misteriosa e possente che sgorga dal supremo amore d ivino, la sola che possa colmare l'abisso tra le altezze pi sublimi dello spirito supermentale e le voragini pi profonde della materia, di quell'Ananda che tiene le chiavi della pi meravigliosa vita divina, e che sostiene, gi da ora, dalle sue dimore nascoste, l'opera di tutti gli altri poteri dell'universo. Ma la matura umana, limitata, egoista ed oscura disadatta a ricevere que ste grandi presenze e a sopportarne la poderosa azione. Soltanto quando i quattr o aspetti avranno stabilito la loro armonia e la loro libert di movimento nella m ente, nella vita e nel corpo di un essere trasformato, questi pi rari poteri potr anno manifestarsi nel movimento terrestre, rendendo possibile l'azione superment ale. Quando tutti gli aspetti saranno in lei riuniti e manifestati, quando la lo ro azione indipendente si cambier in un'unit armoniosa, e si eleveranno sino alle loro supermentali divinit, allora la Madre si riveler come la Mahashakti superment ale che porter quaggi, traendole dal loro ineffabile etere, le sue trascendenze lu minose. La natura umana potr allora essere cambiata in dinamica natura divina, pe rch tutte le linee elementari della coscienza e della forza di verit supermentali saranno accordate e l'arpa della vita pronta per i ritmi dell'eterno. Se desiderate questa trasformazione, ponetevi senza esitazione n resisten za nelle mani della madre e dei suoi poteri, lasciandola operare senza frapporre impedimenti. In voi devono operare la coscienza, la plasticit e la sottomissione

senza riserve; dovete essere consapevoli della presenza della madre, nella ment e, nell'anima, nel cuore, nella vita e persino nelle cellule del vostro corpo, c oscienti della madre e dei suoi poteri e della loro azione; giacch, pur potendo l avorare in voi nelle parti e nei momenti pi oscuri ed incoscienti del vostro esse re, preferibile che il contatto sia quello di un essere pienamente ricettivo e a perto alla sua forza. Tutta la vostra natura deve rendersi plastica al suo tocco , senza che la mente ignorante e presuntuosa muova obiezioni, interroghi, dubiti , discuta, divenendo nemica della propria illuminazione e trasformazione; senza insistere sui movimenti vitali, che persistentemente oppongono all'influsso divi no i propri desideri recalcitranti e la cattiva volont; senza sollevare ostacoli n trincerarsi dietro l'incapacit, l'inerzia o il Tamas, come fa la coscienza fisica quando si attacca ai suoi piaceri nella bassezza e nell'ombra, che protesta con tro ogni contatto che turbi le sue abitudini senz'anima, la sua stupida pigrizia e la sua sonnolenza apatica. La sottomissione senza riserve del vostro essere i nteriore ed esteriore produrr la dovuta plasticit in tutti gli elementi della vost ra natura; la coscienza si risveglier ovunque in voi con apertura costante alla s aggezza, alla luce, alla forza, all'armonia, alla bellezza ed alla perfezione ch e si riversano dall'alto. Il corpo stesso si risveglier, unir la sua coscienza, no n pi sublimabile, alla forza supermentale e sentir infine tutte le potenze della m adre impregnarlo dall'alto, dal basso e da ogni alto ed esulter all'amore e all'A nanda supremi. Non tentate per di comprendere e di giudicare la madre divina con la vost ra piccola mente terrestre a cui tanto piace discutere, anche le cose che la sup erano, che tutto riduce alla propria statura, alle proprie norme e alle proprie misure, ai propri meschini ragionamenti e alle impressioni soggette ad errore, a lla propria ignoranza aggressiva e vuota e alla conoscenza piena di meschinit e d i presunzione. La mente umana, rinchiusa nella semi oscurit della sua prigione, n on pu seguire la libert multilaterale dei passi della divina Shakti, la cui rapidi t e complessit di visione e d'azione sorpassano l'esitante comprensione umana. I m ovimenti della Madre non possono essere misurati con criteri umani. Sconcertato dal cambiamento rapido delle sue numerose e differenti personalit, dalla sua crea zione e dalla distruzione dei ritmi, dalle sue accelerazioni e diminuzioni di ra pidit, dalle sue diverse maniere di agire con i problemi dell'uno e dell'altro, d alla sua adozione o ripulsa ora di una linea di azione ed ora di un'altra, o dal la loro riunione simultanea, l'uomo non riconosce la maniera di agire della pote nza suprema quando essa s'innalza in cerchio attraverso il labirinto dell'ignora nza verso la luce dell'alto. Apritele piuttosto la vostra anima e siate soddisfa tti di sentirla con la natura psichica, di vederla con la visione psichica che, sole, rispondono rettamente alla verit. Allora la madre stessa illuminer, attraver so i loro elementi psichici, la vostra mente, il vostro cuore, la vostra vita e la vostra coscienza fisica e riveler loro le sue vite e la sua natura. Evitate ugualmente l'errore della mente ignorante di erigere dal potere divino di agire secondo le vostre nozioni grossolane e superficiali dell'onnisci enza e dell'onnipotenza, giacch la nostra mente esige di essere impressionata ad ogni passo dal potere miracoloso, dal successo facile e dallo splendore accecant e; altrimenti non pu concepire la presenza divina. La madre affronta l'ignoranza nel dominio dell'ignoranza. Parzialmente vela e parzialmente svela la sua conosc enza ed il suo potere; spesso li ritira dai suoi strumenti e personalit, e segue, onde trasformarli, la via della mente che cerca, dell'essere psichico che aspir a, del vitale che combatte, della natura fisica imprigionata e dolorosa. Vi sono condizioni che sono state poste da una suprema volont; vi sono numerosi nodi agg rovigliati che devono essere disfatti e non bruscamente recisi. L'Asura ed il Ra kshasa controllano questa natura terrestre in evoluzione ed occorre affrontarli e conquistarli secondo le loro condizioni, nel loro feudo e dominio, che da lung o tempo si sono conquistati. L'umano in noi deve essere condotto e preparato a s orpassare i suoi limiti; troppo debole ed oscuro per poter essere innalzato di c olpo ad uno stato che troppo lo superi. La coscienza e la forza divina sono l e f anno ad ogni istante ci che necessario secondo le condizioni del lavoro; esse pre

ndono sempre la decisione decretata, e foggiano in mezzo all'imperfezione la per fezione che deve venire. Ma soltanto quando la supermente discende in voi la Mad re pu agire direttamente in quanto Shakti supermentale su nature supermentali. Non ascoltate la vostra mente, essa non riconoscer la madre nemmeno quand o dinnanzi a voi. Seguite la vostra anima e non la vostra mente, l'anima che ris ponde alla verit, non la mente che si affida alle apparenze; affidatevi alla pote nza divina che liberer in voi gli elementi divini e fogger tutto in un'espressione della natura divina. Il cambiamento supermentale deciso ed inevitabile nell'evoluzione della coscienza terrestre, che non ha ancora terminato la sua ascesa, non essendo la m ente la vetta finale. Ma acciocch il cambiamento arrivi, prenda forma e duri, occ orre che giunga il richiamo dal basso con ferma volont di riconoscere e non di re spingere la luce quando essa giunga, e che dall'alto risponda la sanzione del su premo. La potenza che si interpone tra la sanzione e il richiamo, la presenza ed il potere della madre divina. Solo la potenza della madre, e non uno sforzo e t apasya umani, possono infrangere il coperchio, strappare il velo, foggiare il va so, e portare in questo mondo di oscurit, di menzogna, di morte e di sofferenza, la verit, la luce, la vita divina e l'Ananda degli immortali. fine

Sri Auribindo e Mre CHE COS'E' LO YOGA Parole Dagli Scritti Pubblicato da domani Trimestale in lingua di yoga filosofia e cultura Titolo originale:What is Yoga --------------------------------------------------------------Compilazione originale di Vijay Revisione e Traduzione di Adriano Baldo e Lucio Bergamaschi

Sri Aurobindo Ashram Trust, Pondicherry --------------------------------------------------------------Nessuna parte di questo opuscolo pu essere riprodotta senza il permesso scritto dello Sri Aurobindo Ashram Trust Pondcherry -India Stampato in India nel 1996 Sri Aurobindo Ashram Press, Pondicherry

La Madre ( in in disegno della Madre) Sri Aurobindo ( in un disegno della Madre) Sri Aurobindo e la Madre

CHE COS'E' LO YOGA

Basandosi sul fatto che la spiritualit della Madre e di Sri Aurobindo non rifiuta la vita e le sue manifestazioni ma invita invece a cercare la loro perfezione, si voluto predisporre una serie di opuscoli, tra cui il presente libretto, che r accolgano citazioni dalle opere della Madre e di Sri Aurobindo su soggetti speci fici, con l'intento di coprire i vari aspetti della natura umana, cos che ciascun o possa trovare un aiuto nel tentativo di modellare la propria esistenza e l'amb iente che lo circonda verso una perfezione sempre pi grande. Invitiamo i lettori a non dimenticare che i passaggi riprodotti sono estratti da un contesto molto pi ampio e che una compilazione, per sua natura, risente inevi tabilmente di un approccio personale.Noi ci auguriamo che questi opuscoli rappre sentino uno stimolo per approfondire gli argomenti direttamente dalle opere orig inali. Le citazioni sono precedute dai simboli della Madre e di Sri Aurobindo: La Madre Sri Aurobindo Indice CHE COS'E' LO YOGA I SISTEMI DELLO YOGA LO YOGA INTEGRALE IL SENTIERO DELLO YOGA DIFFICOLTA' E YOGA LO YOGA NELLA VITA DI OGNI GIORNO RIFERIMENTI 51 6 11 21 29 39 46

--------------------------------------------------------------Che Cos' lo Yoga --------------------------------------------------------------Se si osserva attentamente la vita da una parte e lo yoga dall'altra, ci si acco rge che tutta la vita , in modo cosciente o subcosciente, yoga. Con questo termin e, infatti, intendiamo uno sforzo metodico di perfezione di s attraverso il manif estarsi di potenzialit latenti nell'essere e la ricongiunzione dell'individuo uma

no con l'Esistenza universale e trascendente che vediamo parzialmente espressa nell'uomo e nel Cosmo. Se spingiamo lo sguardo oltre le apparenze, la vita inter a un immenso yoga della Natura; la Natura che cerca di realizzare la sua perfezi one lasciando emergere sempre di pi le proprie potenzialit segrete per fondersi ne lla stessa reat divina. Con l'uomo, che ne la manifestazione pensante, essa ha pe r la prima volta ottenuto su questa Terra strumenti coscienti e attivi, atti a r ealizzare pi rapidamente e pi potentemente questo alto destino. Lo yoga, come ha d etto lo Swami Vivekananda, pu considerarsi come il mezzo per realizzare tale evol uzione in una sola vita o in qualche anno, se non in qualche mese di una sola vita. I diversi sistemi di yoga non han no quindi altro compito che di selezionare o accellerare ci che la grande Madre g i compie nel suo immenso sforzo ascensionale su larga scala, ma senza ordine, e u na profusione di materiali e di energie, attraverso un'infinita variet di combina zioni. Solamente questo modo d'intendere lo yoga pu fornirci la base d'una sintes i razionale e sana dei metodi dello yoga. Solo cos infatti esso cessa di apparirc i come una cosa mistica e anormale senza nessun rapporto con i processi ordinari dell'Energia Cosmica e gli scopi che quest'Energia si propone di raggiungere co l suo duplice movimento grandioso soggettivo ed oggettivo, rivelandosi invece co me una valorizzazione intensa ed eccezionale dei poteri che l'Energia cosmica ha gi manifestato o che sta progressivamente organizzando nelle sue operazioni meno raffinate,di carattere pi generale. Fra metodi dello yoga e le funzioni psicologiche abituali dell'uomo il rapporto all'incirca il medesimo che intercorre fra la manipolazione scientifica delle fo rze naturali, quali l'elettricit o il vapore,ed il loro funzionamento. I metodi s i fondano su una conoscenza, verificata e confermata da esatte esperienze, da an alisi pratiche e da risultati ripetuti (...) Tuttavia l'utilit vera dello yoga e il suo ultimo fine non possono essere raggiun ti che quando lo yoga, cosciente nell'uomo, incosciente nella Natura, coincide c on la vita stessa, cos che si possa ancora dire, in un senso perfetto e luminoso , guardando insieme il cammino e l'adempimento: " Tutta la vita lo yoga." Ogni yoga , per la sua natura, una nuova nascita; una nascita fuori della vita or dinaria, della vita materiale mentalizzata, in una superiore coscienza spiritual e, una pi grande e pi divina esistenza. Nessun metodo yoga pu iniziarsi e seguirsi con successo senza un possente risveglio alla necessit di un'esistenza pi ampiamen te spirituale. L'anima che senta l'appello verso questa grande e profonda paling enesi pu giungere per varie vie al punto di partenza. Pu avvenire che si arrivi se guendo lo sviluppo naturale che la porta incosciamente verso il risveglio, pu per venirvi attraverso una religione o una filosofia; pu avvicinarvisi attraverso una graduale illuminazione o giungervi di slancio per un contatto o un'inattesa emo zione; pu essere indotta dalla pressione degli avvenimenti esterni o da una neces sit interiore, da una sola parola che rompa i suggelli della mente, da lunghe rif lessioni, dall'esempio lontano di qualcuno che ha gi percorso il medesimo cammino o da un'influenza e contatto quotidiani. Per ognuno si modella secondo la natur a e le circostanze una sua particolare chiamata. Ma in qualunque modo avvenga, l'evento deve essere seguito da una decisione dell a mente e della volont e, conseguentemente, da una consacrazione vera e integrale di se stessi. L'accettazione di una nuova idea-forza spirituale, di un orientam ento dell'essere verso l'alto, d'una illuminazione,d'un cambiamento di rotta a c ui aspirino intensamente il cuore e la volont, l'atto decisivo che contiene in ge rme tutti risultati che lo yoga finir in seguito per produrre. La semplice idea, o la pura ricerca intellettuale del fine superiore, per quanto intenso possa ess ere l'interesse che suscita nella mente, rimane inefficace se non viene assunta dal cuore divenendone l'unico desiderio, e dalla volont quale unico vero fine. La verit dello Spirito non deve solamente essere pensata, ma vissuta; e per viverla , indispensabile un orientamento totale dell'essere. Ina palingenesi come quella dello yoga non pu essere realizzata con una volont divisa, con una scarsa energia o con un pensiero vacillante. Colui

che cerca il Divino deve consacrarsi interamente e unicamente a Dio... Ma se vogliamo trarre il massimo vantaggio dall'occasione che questa vita ci off re, se vogliamo rispondere adeguatamente all'appello ricevuto,non solamente avan zando di qualche passo, ma raggiungendo la mta intravista, essenziale il dono int egrale di se stessi. Il segreto del successo nello yoga risiede nel considerarlo non come uno degli scopi da perseguire nella vita, ma come la vita stessa. --------------------------------------------------------------I Sistemi dello Yoga --------------------------------------------------------------L'essenza dello yoga il contatto della coscienza umana individuale con la coscie nza divina. Lo yoga l'unione tra ci che nel giuoco dell'universo stato separato d al suo vero S,e dalla sua stessa origine ed universalit. Il contatto pu aver luogo in qualsiasi punto di questa coscienza varia e complessa che chiamiamo la nostra personalit. Pu effettuarsi nel fisico per mezzo del corpo, nel vitale attraverso il gioco delle funzioni che determinano lo stato e le esperienze del nostro esse re nervoso; nella mente, sia attraverso le emozioni del cuore o la volont attiva sia attraverso le emozioni del cuore o la volont attiva e l'intendimento, sia, in modo pi ampio, con la conversione della coscienza mentale in tutte le sue attivi t. Pu anche compiersi attraverso un risveglio diretto alla Verit e alla Beatitudine universali o trascendenti quando nella mente l'ego centrale si converte. Il pun to di contatto che scegliamo determina il tipo di yoga che praticheremo. In effetti, se lasciamo da un lato la complessit dei procedimenti particolari per fissare il nostro sguardo sul principio centrale delle principali scuole di yog a ancora diffuse in India, vediamo che queste si presentano secondo un ordine as cendente che parte dal gradino pi basso della scala - il corpo - ed arriva in alt o fino al contatto diretto dell'anima individuale con il S trascendente e univers ale. Lo Hatha yoga sceglie il corpo e le funzioni vitali come strumenti di perfe zione e di realizzazione; la sua attenzione rivolta al "corpo grossolano". La tr iplice via delle Opere, dell'Amore e della Conoscenza prende come punto di parte nza una parte qualsiasi dell'essere mentale - la volont, il cuore o l'intelletto - e cerca con la loro conversione di raggiungere la Verit liberatrice, la Beatitu dine e l'Infinit che sono la natura stessa della vita spirituale. Il metodo consi ste nello stabilire una relazione diretta fra il Purusha (Il Signore - l'anima c osciente - testimone distaccato del gioco di Prakriti, la Natura attiva) umano nel corpo individuale e il Purusha divino che dimora in ogni corpo, ma che trascende tutte le forme e tutti i nomi.

Il principio che sta alla base di ogni yoga quello di utilizzare uno o tutti i p oteri a disposizione della nostra esistenza umana e di farne un mezzo per raggiu ngere l'Essere divino. Nello yoga ordinario si utilizza uno solo di questi poter i o un gruppo di essi, nello yoga sintetico invece tutti entrano in giuoco, veng ono combinati e inclusi nella trasmutante strumentazione. Nello Hatha Yoga lo strumento il corpo e la vita. Tutti i poteri del corpo vengo no calmati, fusi, purificati, sollevati e concentrati sino a raggiungere i pi est remi limiti ed oltre, mediante le asana ( Posture del corpo nell'Hatha yoga ) e altri processi fisici; il potere vitale viene esso pure purificato, accresciuto, concentrato dalle asana e dal pranayama.( Esercizi di respirazione. Da " Prana" , energia di vita che pervade l'universo. Con il Pranayama si porta la forza uni versale ad agire nel fisico). Infine questa concentrazione di poteri viene proie ttata su quel fisico del corpo umano in cui la coscienza divina si trova nascost a. (Il "muladhara", situato alla base della colonna vertebrale). Il potere di Vi ta, il potere della Natura, arrotolato su se stesso nel pi basso dei plessi nervo si dell'essere terrestre, con tutte le forze segrete assopite - solo una minima parte viene utilizzata nella nostra attivit di veglia, per quel poco di cui abbis

ognano le limitate attivit della vita umana - si risveglia e salendo di centro in centro (Nell'ordine ascendente: muladhara, svadhishtana, manipura, anahata, vis huddha, ajnachakra e sahasradala) risveglia al suo passaggio le forze contenute in ogni centro successivo - la vita nervosa, il centro emotivo, la mente ordinar ia, la parola, la visione, la volont, la conoscenza divina in cui si fonde. Nel Raja Yoga lo strumento scelto la mente. Dapprima la mente viene disciplinata , purificata e diretta verso l'Essere divino, poi, mediante un sommario procedim ento di asana e pranayama, la forza fisica del nostro essere viene calmata e con centrata, mentre la forza vitale liberata assume un movimento ritmico ascendente , che pu essere arrestato e concentrato in un potere di azione superiore finch la mente, sostenuta e integrata da tale intensificata azione e concentrazione del c orpo e della vita su cui riposa, si depura delle sue agitazioni, emozioni e abit udini di pensiero, liberandosi dalle distrazioni e disperzioni, e in virt di tale superiore forza di concentrazione sfocia in una trance di completo assorbimento . Con questa disciplina si ottengono due risultati: uno temporale e uno esterno. In virt della concentrazione il potere mentale acquisisce capacit supernormali di conoscenza ed efficace volont, una profonda e luminosa virt ricettiva e una poten te luce irradiante tutto il pensiero, che superano di gran lunga le facolt conces se alla mente normale; ottiene infine poteri yoghici e occulti, intorno ai quali si avvolto tanto gratuito e tuttavia forse salutare mistero. Per, lo scopo final e, la conquista veramente importante, rappresentarlo dal fatto che la mente, cal mata e immersa in un assorta trance, pu perdersi nella coscienza suprema, e l'ani ma liberata pu unirsi al Divino. La triplice Via sceglie come strumento nell'essere umano i tre poteri principali della vita mentale dell'anima. La via della Conoscenza sceglie la ragione e la visione mentale e mediante la purificazione, la concentrazione ed una certa disc iplina nella ricerca di Dio, trova il mezzo per raggiungere la conoscenza e la v isione supreme: conoscenza di Dio e visione di Dio. Il suo scopo di vedere, cono scere ed essere il Divino stesso. La vita delle Opere sceglie per suo strumento la volont dell'artefice delle opere, fa della vita un'offerta sacrificale alla Di vinit, e mediante la purificazione, la concentrazione ed una certa disciplina di sommissione alla Volont la rende un mezzo di contatto e di crescente unit dell'ani ma dell'uomo col divino Maestro dell'universo. La via della Devozione predilige i poteri emotivi ed estetici dell'anima e volgendoli verso il Divino con perfett a purit e intensit e con infinita passione di ricerca, ne fa il mezzo per posseder e Dio in uno o pi rapporti di unit con l'Essere divino. Tutte queste vie tendono, ciascuna a suo modo, all'unione o all'unit dell 'anima umana con lo Spirito supremo. Ogni yoga, nel suo processo, assume i caratteri dello strumento che usa: cos il p rocedimento dello Hatha yoga quello psico - fisico; il procedimento del Raja yog a quello mentale e psichico; la via della Conoscenza spirituale e conoscitiva; l a via della devozione spirituale, emotiva ed estetica; e quella delle Opere spir ituale e dinamica nella sua azione. Ogni yoga si conforma a modo proprio al suo potere caratteristico. Ma in realt tutti i poteri si fondono in uno solo,ed ogni potere in fondo un potere dell'anima. La debolezza dello Hatha yoga deriva dal fatto che questi laboriosi e difficili procedimenti esigono una quantit cos grande di tempo e di energia, e obligano a se pararsi cos completamente dalla vita umana, che l'impiego dei suoi risultati nell a vita ordinaria si dimostra impossibile e straordinariamente limitato. Se, in c ompenso di questa perdita, guadagnamo un'altra vita in un altro mondo interiore ( il mondo mentale, il mondo dinamico ), i medesimi risultati si sarebbero potut i ottenere con altri sistemi - il Raja yoga, i Tantra - molto meno laboriosi e o ppressivi. D'altra parte i risultati fisici, la vitalit accresciuta, la giovent pr olungata, la salute, servono a poco se devono essere posseduti per immiserirci, separati dalla vita comune e fini a se stessi, senza utilizzarli, e donarli al g ioco comune delle attivit del mondo. Lo Hatha yoga raggiunge risultati considerev

oli, ma di non grande utilit e a prezzo esorbitante. (...) Come quindi lo Hatha yoga, con le sue manipolazioni della vita e del corpo, tend e ad una perfezione sopranormale della vita fisica e delle sue capacit, per tende re al perfezionamento altres della vita mentale, il Raja yoga mira ad una perfezi one sopranormale ed un ampliamento delle capacit della vita mentale, per salire p oi ai regni dell'esistenza spirituale. Senonch la debolezza di questo sistema pro viene dal fatto che dipende in troppo larga la misura dagli stati anormali delle trance. Questa limitazione conduce ad un certo allontanamento dalla vita fisica , che la nostra base e la nostra sfera e in cui occorre far penetrare le nostre conquiste mentali e spirituali. La vita spirituale in questo sistema troppo stre ttamente legata allo stato di samadhi (Trance yoghica). Il nostro obiettivo inve ce quello di rendere la vita spirituale e le sue esperienze totalmente attiva e utilizzabile allo stato di veglia, e perfino nell'uso normale delle nostre facol t. Col Rajayoga, la vita spirituale tende a ritirarsi in un secondo piano arretra to rispetto alle nostre esperienze normali, invece di permeare tutta la nostra e sistenza. La triplice via della Devozione, della Conoscenza e delle Opere tenta di svilupp are il settore lasciato inesplorato dal Rajayoga. Essa differisce dal Rajayoga i n quanto non si affida ad una disciplina minuziosa dell'intero sistema mentale c ome condizione di perfezione, ma si attiene ai principi centrali - l'intelletto, il sentimento, la volont - e cerca di convertire le loro normali operazioni sott raendole alle preoccupazioni, alle attivit abituali ed esteriori per concentrarle sul Divino. In un altro punto essa ne differisce ( dal punto di vista dello yog a integrale sembra che ci costituisca un difetto ): la triplice via rimane indiff erente davanti alla perfezione mentale e corporea, puntando unicamente sulla pur ezza di cui fa la condizione della divina realizzazione. Inoltre, come viene eff ettivamente praticata, presenta un altro difetto; sceglie ogni volta una delle t re vie parallele escludendo le altre due, e quasi opponendole,invece di armonizz arle integralmente in una sintesi dell'intelletto del sentimento e della volont. Se tuttavia, anche in questo caso, lasciamo da parte i metodi cos come vengono pr aticati, per ricercarne il principio centrale, si vede subito che il Tantra si d ifferenzia in modo deciso dai metodi vedici dello yoga. In un certo senso, tutte le scuole di cui abbiamo parlato sono vedantiche nei loro princpi - la loro forz a risiede nella conoscenza, il loro metodo la conoscenza, anche se non sempre di ci si avvede l'intelletto, ma piuttosto la conoscenza del cuore esprimentesi att raverso l'amore e la fede, o la volont che si manifesta con l'azione. Per tutte q ueste scuole il signore dello yoga il Purusha, l'anima Cosciente che sa,osserva, ama, governa; nel Tantra invece Prakriti, l'anima della Natura, l'Energia, la V olont - che - ha - potere, la realizzatrice nell'universo. Imparando ed applicand o i segreti intimi di questa Volont - che - ha - Potere e i suoi metodi, il suo " Tantra", lo yoghi tantrico realizza a scopi della sua disciplina: dominio di s, p erfezione, liberazione, beatitudine. Anzich ritrarsi dalla Natura manifestata e d alle sue difficolt, l'affronta, l'afferra e le conquista. Senonch, per la tendenza generale di Prakriti, molti princpi dello yoga tantrico si sono col tempo perdut i nel meccanismo, divenendo una raccolta di formule e tecniche occulte, ancora p otenti secorrettamente usate, ma scadute dalla loro chiarezza e dalle loro inten zioni originali. (...) Se poi il nostro solo scopo fosse quello di sfuggire al mondo per andare verso D io, una sintesi non sarebbe necessaria e sarebbe una perdita di tempo; in tal ca so basterebbe scoprire una strada, una sola fra le migliaia che esistono per con durre fino a Dio, e scegliere la pi corta fra tutte le scorciatoie possibili, sen za indugiare ad esplorare le diverse vie che portano alla medesima meta. Ma se i l nostro fine quello di trasformare integralmente il nostro essere secondo un'es istenza divina, allora una sintesi diviene necessaria.

--------------------------------------------------------------Lo Yoga Integrale --------------------------------------------------------------Lo scopo dello yoga di entrare nella Presenza e nella Conoscienza divine ed esse rne posseduti, amare il Divino solamente per il Divino, essere in accordo nella nostra natura con la natura del Divino e, nella nostra volont, nelle nostre attiv it e nella nostra vita, essere gli strumenti del Divino. Lo scopo non diventare u n grande yoghi o un superuomo (bench ci possa accadere ), o di possedere il Divino per alimentare il potere, l'orgoglio o il piacere dell'ego. Non per moksha (Lib erazione spirituale. E' lo scopo della maggior parte degli yoga ); anche se lo y oga si ottiene la liberazione e anche tutto il resto, non devono essere questi i nostri scopi. Il Divino soltanto il nostro scopo. Non ho mai detto che il mio yoga fosse qualcosa di assolutamente nuovo in tutti suoi elementi. L'ho chiamato Yoga Integrale e ci significa che riprende l'essenza e molti procedimenti dei vecchi yoga; la sua novit sta nel suo scopo, nel suo pu nto di vista e nella globalit del suo metodo. Nei primi stadi, che sono quelli ch e o trattato in libri come l'Enigma o le Luci o nel nuovo libro che deve essere pubblicato ( Le Basi dello Yoga ), non c' niente che lo distingua dai vecchi yoga se non lo scopo che ne sottolinea il carattere globale, lo spirito dei suoi mov imenti, il significato finale sempre presente e anche lo schema della psicologia e dei suoi metodi; ma siccome ci non era n poteva essere sviluppato sistematicame nte o schematicamente in queste lettere, non stato compreso da quelli che ancora non si sono familiarizzati con esso mentalmente o attraverso una certa pratica. I particolari o il metodo degli stadi ulteriori dello yoga che entrano in regio ni poco conosciute o inesplorate non li ho resi pubblici, n per ora intendo renderli tali. So anche benissimo che ci sono stati ideali e anticipazioni apparentemente simil ari: la perfettibilit della razza, certe sadhana ( Pratiche di yoga, per ottenere la "siddhi") tantriche, lo sforzo verso una siddhi (Realizzazione spirituale. V i sono diverse "siddhi" sul sentiero dello yoga. "Moksha", liberazione, sovente considerato l'ultimo stadio ) fisica completa da parte di certe scuole di yoga, ecc., Io stesso ho alluso a queste cose e ho espresso il concetto che il passato spirituale della razza stato una preparazione della Natura non semplicemente pe r raggiungere il Divino al di l del mondo ma anche per questo vero e proprio pass o in avanti che l'evoluzione della coscienza terrestre deve ancora fare. Non mi preoccupo affatto quindi ( anche se questi ideali erano fino a un certo punto pa ralleli, tuttavia non identici ai miei ) se questo yoga, il suo scopo e il suo m etodo siano accettati o no come nuovi; questo, in s, un problema marginale. L'uni ca cosa importante che sia riconosciuto vero in s da quelli che possono accettarl o o praticarlo e la sua verit dimostrata dai risultati; non ha importanza se vien e detto nuovo o una ripetizione o un rinnovamento di un vecchio yoga dimenticato . Ho insistito sulla sua novit nelle mie lettere a certi sadhaka ( chi pratica lo yoga ) per spiegar loro che una ripetizione dello scopo e dell'idea dei vecchi yoga non secondo me abbastanza, e che non stato ancora realizzato, non ancora ch iaramente visualizzato, anche se il risultato naturale, ma ancora segreto, di uno sforzo spirituale del passato. E' nuovo raffrontato ai vecchi yoga: 1. Perch mira non a un abbandono del mondo e della vita per entrare in Paradiso o Nirvana, ma un cambiamento della vita e dell'esistenza che non sia qualcosa di subordinato o incidentale, ma uno scopo distinto e centrale. Se anche in altri y oga contemplata una discesa, non tuttavia che un avvenimento causale lungo il ca mmino, una conseguenza dell'ascesa; l'ascesa la cosa reale. Qui l'ascesa il prim o passo, ma un mezzo per ottenere la discesa. L'impronta caratteristica, il segn o della sadhana la discesa della nuova coscienza raggiunta dall'ascesa. Anche il Tantra e il Vishnuismo finiscono in una liberazione dalla vita; qui lo scopo la

realizzazione divina della vita. 2. Perch lo scopo ricercato non il raggiungimento individuale della realizzazione divina per l'individuo in s, ma qualcosa da ottenere per la coscienza terrestre, qui, cio un compimento cosmico, non esclusivamente al di l del cosmo. La cosa da ottenere anche la discesa di un Potere di Coscienza ( la Supermente ) che non an cora organizzato o attivo nella natura terrestre, e neanche nella vita spiritual e, ma che dev'essere organizzato e reso direttamente attivo. 3. Perch stato raccomandato un metodo, per raggiungere questo scopo, che totale e integrale quando il fine che serve, ossia la trasformazione totale e integrale della coscienza e della natura; utilizzando s i vecchi metodi, ma solo parzialmen te e come aiuto immediato. Non ho trovato questo metodo ( nel suo insieme ), o n iente di simile, professato o realizzato nei vecchi yoga. Se l'avessi trovato, n on avrei sprecato il mio tempo ad aprire faticosamente una strada e fatto trent' anni di ricerca e di creazione interiori quando avrai potuto procedere in fretta e senza rischi verso la meta su sentieri gi tracciati, segnati, perfettamente ri levati, lastricati, resi sicuri e pubblici. Il nostro yoga non un ripercorrere v ecchi cammini, ma un'avventura spirituale.

Il nostro yoga un doppio movimento di ascesa e di discesa; ci si eleva a livelli sempre pi alti di coscienza, ma allo stesso tempo si fa discendere il loro poter e non solo nella mente e nella vita, ma alla fine persino nel corpo. E il pi alto di questi livelli, a cui il nostro yoga mira, la Supermente. Solo quando questa potr essere fatta discendere sar possibile una trasformazione divina nella coscie nza terrestre.

Con lo yoga possiamo elevarci oltre la falsit verso la verit, oltre la debolezza v erso la forza, oltre il dolore e la sofferenza verso la beatitudine, oltre la sc hiavit verso la libert, oltre la morte verso l'immortalit, oltre l'oscurit verso la luce, oltre la confusione verso la purezza, oltre l'imperfezione verso la perfez ione, oltre la divisione di s verso l'unit, oltre Maya ( L'illusione del mondo.) v erso Dio. Ogni altro uso dello yoga per vantaggi specifici e frammentari non sem pre degni di essere perseguiti. Solo ci che ha come scopo di possedere Dio in tut ta la sua pienezza Purna Yoga; ( Nome dato da SRI aurobindo al suo Yoga Integral e. Da " Purna " completo, perfetto ). il Sadhaka della Perfezione Divina il Purn a Yoghi. Nostro scopo di essere perfetti come Dio perfetto nel Suo essere e nella Sua bea titudine, puri come Lui lo , come Lui beati e, quando siamo noi stessi siddha ( P erfettamente realizzati.) nel Puerna Yoga, portare all'umanit intera la stessa pe rfezione divina. Poco importa se per il momento siamo ancora lontani dalla meta, fintantoch ci diamo interamente e con tutto il cuore al tentativo e viviamo cost antemente in esso e per esso riusciamo a progredire anche di pochi centimetri su l cammino; anche questo contribuir a portare l'umanit fuori dalla lotta e dalle om bre nelle quali ora dimora, verso la gioia luminosa che Dio vuole per noi. Tutta via, qualunque sia il nostro successo immediato, nostro immutabile scopo deve es sere di perseguire l'intero viaggio e non di indugiare contenti a mezza strada o in qualche imperfetto luogo di riposo. Ogni yoga ci porta completamente fuori dal mondo, una specializzazione elevata m a ristretta della divina tapasya ( Forza spirituale proveniente da pratiche asce tiche.). Dio nella sua perfezione abbraccia ogni cosa; anche noi dobbiamo diveni re capaci di tutto abbracciare.

Lo scopo del nostro yoga l'auto-perfezione, non la l'auto-annullamento. Ci sono due sentieri per il cammino di uno yoghi: il ritiro dall'universo e la perfezion e nell'universo; il primo il risultato dell'asceticismo, il secondo della tapasy a; nel primo perdiamo Dio nell'Esistenza, nel secondo adempiamo l'Esistenza in D io. Che il nostro sia il sentiero della perfezione, non dell'abbandono; che il n ostro scopo sia la vittoria nella battaglia, non la fuga da tutti i conflitti. Lo scopo e la stessa concezione di uno yoga integrale ci proibiscono di adottare un procedimento di cos evidente semplicismo e allo stesso tempo cos ardito nel ri sultato che vuole raggiungere. La speranza di una trasformazione integrale non c i consente di prendere una scorciatoia e di alleggerirci a buon mercato, abbando nando tutto ci che ci di impedimento. Vogliamo invece conquistare, il nome del Si gnore, la totalit di noi stessi e del mondo, donandogli il nostro divenire e il n ostro essere, non offrendo semplicemente uno spirito puro e nudo a una attivit se greta e lontana, segregata in un cielo remoto, o annullare tutto ci che siamo in olocausto a un immobile assoluto. Il Divino che adoriamo non solamente una realt extra-cosmica e lontana, ma una realt velata, e che ci tuttavia presente e vicina nell'universo. La vita il campo di una divina presenza non ancora pienamente re alizzata, e qui, in questa vita, in questa terra, in questi nostri corpi ihaiva, come dicono insistendo le Upanishad occorre togliere il velo alla divinit; qui c he dobbiamo svelare la grandezza, la luce, e la trascendentale dolcezza; qui che dobbiamo possederla ed esprimerla quanto pi possibile. E' necessario quindi acce ttare la vita trasfigurandola; non evitare le difficolt che possono derivarne. Il frutto, anche se il cammino pi aspro e lo sforzo pi complesso e forse di una scon certante difficolt, consiste nel fatto che, dopo aver raggiunto un certo livello, il guadagno grande, perch una volta che la nostra mente sia giunta a concentrarsi nella visione centrale, e la nostra volont a convertirsi all'unico fine, la vita stessa ci aiuta a salire . Con chiara attenzione, vigilanti, integralmente coscienti, possiamo fare di og ni dettaglio delle sue forme e di ogni accidente dei suoi movimenti un alimento per il fuoco del sacrificio che brucia dentro di noi. Se vittoriosi nella lotta, questa terra ci condurr verso la perfezione, e arricchir la nostra realizzazione d elle prede che strapperemo alle potenze che ci combattano. --------------------------------------------------------------Il Sentiero dello Yoga --------------------------------------------------------------La perfezione che si ottiene con la pratica dello yoga - yoga siddhi - pu essere facilmente raggiunta con l'azione combinata di quattro grandi ausiliari. Il prim o la conoscenza della verit, dei princpi, dei poteri e dei procedimenti che ne gov ernano la realizzazione, shastra. Il secondo, un lavoro paziente e perseverante rappresentato dall'intensit dello sforzo personale secondo le linee tracciate dal la conoscenza, utsaha. Al terzo posto vengono i consigli diretti, l'esempio e l' influsso del Maestro, guru, per innalzare la nostra conoscenza ed il nostro sfor zo sino al dominio dell'esperienza spirituale. Infine, l'opera del tempo, kala, perch tutte le cose hanno il loro ciclo d'azione e periodo divino. Il primo movimento dello yoga e di fare sankalpia di atmasamarpana. Mettetevi co n tutto il cuore e tutte le vostre forze nelle mani di Dio. Non ponete condizion i, non chiedete nulla, neppure la siddhi nello yoga, assolutamente nulla eccetto che in voi e attraverso di voi la Sua volont sia manifestata direttamente. A que lli che chiedono, Dio d quanto richiesto, ma a quelli che danno se stessi e non d omandano nulla, Egli d tutto ci che avrebbero potuto chiedere o di cui potevano av er bisogno, ma anche d Se Stesso e offre spontaneamente il Suo amore.

Il movimento successivo consiste nel mettersi da parte e osservare l'opera del p otere divino in voi. Questo operare spesso soggetto a disturbi e difficolt, e qui ndi necessaria la fede, sebbene una fede perfetta non sempre ottenibile subito; ogni impurit in voi, accolta apertamente o segretamente in agguato, destinata a m anifestarsi e a ripetersi fino a quando non sia spazzata via in modo definitivo; e il dubbio , in questi tempi, una impurit pressoch universale. Ma anche il dubbio vi assale, resistete e aspettate, valendovi se possibile della satsanga (Compag nia di persone evolute). di quelli che sono gi avanzati sul sentiero; e quando es so assente, aggrappatevi al principio dello yoga, il dono di s. Quando c' angoscia in voi, o siete assaliti dall'esterno ricordate le parole della Ghita: " Dando te stesso a Me col cuore e con la mente, passerai attraverso tutte le difficolt e tutti i pericoli con l'aiuto della Mia grazia ". E ancora: " Abbandona tutti i dharma ( tutte le leggi, le regole, i mezzi, i codici di ogni sorta, quelli che segui per abitudine o quelli imposti dall'esterno ) e rifugiati in Me solo, ti l iberer da tutti i peccati e tutti i mali, non temere ". " Ti liberer ", -non dovete preoccuparvi o lottare come se le responsabilit fosser o vostre o i risultati dipendessero dai vostri tentativi, una forza ben pi potent e di voi si occupa del problema. Nessuna malattia o calamit o il sorgere di un pe ccato o impurit in voi deve causare allarme. Aggrappati a Lui." Ti liberer da tutt i i peccati e tutti i mali ". Tuttavia questa liberazione non avviene con un miracolo improvviso, ma attravers o un processo di purificazione e queste cose sono parte del processo. Sono come la polvere che si solleva a nuvole quando una stanza a lungo non accudita infine ripulita. Anche se la polvere sembra soffocarvi, perseverate, ma suchah. Il ter zo movimento dello yoga di percepire tutte le cose come Dio.

Lo Yoga Supermentale innanzitutto un'ascesa verso Dio e una discesa della Divin it nella natura incarnata. L'ascesa pu essere raggiunta solo da una aspirazione verso l'alto - centrata in u n solo obbiettivo e che tutto riunisce - dell'anima, della mente, della vita e d el corpo; la discesa pu provenire soltanto da un appello dell'intero essere all'i nfinito e all'eterno Divino. Se questo appello e questa aspirazione sono present i, o se con qualunque mezzo possono nascere e crescere costantemente e impadroni rsi di tutta la natura, allora e solo allora un sollevamento e una trasformazion e supermentali diventano possibili. L'appello e l'aspirazione sono solo le prime condizioni; devono esserci con loro e sospinte dall'intensit di queste, un'apertura dell'intero essere al Divino e u n dono di s totale. Questa apertura un gettare allo scoperto tutta la propria natura, in tutti i suo i livelli e in tutte le sue parti, per ricevere in s, senza limiti, quella pi gran de Coscienza divina che gi presente al di sopra e dietro di noi, inglobando quest a esistenza mortale semicosciente.(...) La sadhana di questo yoga non procede attraverso nessun insegnamento mentale pre stabilito o forme prescritte di mediazione, mantra o altro, ma attraverso l'aspi razione, un'auto-concentrazione verso l'interno e verso l'alto, con l'apertura a ll'influenza del Potere Divino sopra di noi e al suo operare, della Presenza Div ina nel cuore e con il rifiuto di tutto ci che estraneo a queste cose. E' solo co n la fede, l'aspirazione e il dono di s che questa apertura in noi pu avere luogo.

( Il nostro yoga ) , o almeno vuole essere, uno yoga integrale, cio un volgersi di tutto l'essere, in ogni sua parte, verso il Divino. Oltre alla bhakti,( Devozio ne. deve quindi includere la conoscenza e le opere; in pi, esso implica un cambia mento totale della natura, una ricerca della perfezione, s che anche la natura po ssa divenire una con la natura del Divino. Non soltanto il cuore deve volgersi a l Divino e trasformarsi, ma anche nella mente, per cui necessaria la conoscenza;

ma anche la volont e il potere d'azione e creazione, per cui anche le opere sono necessarie. In questo yoga vengono adottati i metodi di altri yoga, come quello di Purusha - Prakriti, ( Vedi nota 1. a pagina 12.) ma con differenza nello sco po finale. Purusha si separa da Prakriti, non per abbandonarla, bens per conoscer e lei, per non essere pi uno strumento del suo gioco, ma il conoscitore, il signo re e il reggitore della natura; una volta che lo si divenuti, o anche nel diveni rlo, tutto ci va offerto al Divino. Si pu iniziare con la conoscenza o con le oper e, con la bhakti o con una tapasya di purificazione di s per ottenere la perfezio ne ( il cambiamento della natura ), e sviluppare il resto in un movimento succes sivo, o combinare tutto in un solo movimento. Non esiste un'unica regola per tut ti, dipende dalla personalit e dalla natura di ognuno. La sottomissione il potere principale dello yoga, ma essa necessariamente progre ssiva; all'inizio non possibile una sottomissione completa: c' solo, nell'essere, una volont per questa completezza; una tale sottomissione, infatti, richiede tem po, e solo quando completa la sadhana pu svilupparsi in modo pieno. Fino ad allor a occorre lo sforzo personale, assieme ad una sottomissione sempre pi vera. Si in voca il potere della Shakti ( Energia, forza, volont, potere del Signore che si e sprimono attraverso l'opera di Prakriti.) divina e questa,una volta che comincia ad entrare nell'essere, dapprima sostiene lo sforzo personale, quindi prende pr ogressivamente su di s tutta l'azione, sebbene sia ancor sempre necessario il con senso del sadhaka: metodi di conoscenza, di bhakti, di azione spiritualizzata, d i trasformazione della natura. L'idea che non si possano riunire insieme tutti q uesti metodi un errore.

Madre, vuoi parlarci dello yoga? Perch desiderate fare lo yoga? Per acquisire dei poteri? Per raggiungere la pace e la calma? Per servire l'umanit? Nessuno di questi motivi sufficiente a provare che siete pronti per seguire il p ensiero. la domanda alla quale dovete rispondere questa: " Desiderate fare lo yoga per amore del Divino? Il Divino lo scopo supremo della nostra vita, al punto che non potreste assolutamente farne a meno? Credete che la vostra vera ragione d'essere sia il Divino e che senza di Lui la vostra esist enza sarebbe scialba e senza senso? " In questo caso, e solo in questo caso, si pu dire che siete pronti per il sentiero. Questa la prima tappa : aspirazione al Divino. La seconda consiste nel rafforzare questa aspirazio-ne, nel mantenerla costantem ente desta, nel renderla viva e possente. Soltanto la concentrazione vi porter ve rso questa meta: concentrazione sul Divino per ottenere un'assoluta e integrale consacrazione alla sua volont e ai Suoi fini. Concentratevi nel cuore. Penetratevi il pi lontano ed il pi profondamente possibil e. Raccogliete tutti i fili sparsi della vostra coscienza dispersa; riuniteli ed immergetevi nel silenzio del vostro essere interiore. Nella calma profondit del vostro cuore arde una fiamma: il Divino in voi, il vost ro vero essere. Ascoltate la sua voce. Seguite i suoi suggerimenti. Vi sono anche altri centri di concentrazione; ad esempio, uno alla sommit della t esta e un altro fra le sopracciglia. Ognuno di essi ha la propria efficacia e vi dar un risultato specifico. Ma l'essere centrale risiede nel cuore, ed dal cuore che trae origine ogni movimento dinamico, ogni volont di trasformazione, ogni po tere di realizzazione. Che cosa si deve fare per prepararsi allo yoga? Essere per prima cosa e prima di tutto coscienti. Siamo coscienti soltanto di un a parte insignificante del nostro essere; per tutto il resto, siamo incoscienti. E' questa incoscienza che ci lega al nostro essere inferiore e impedisce che l a vvenga ogni pi piccolo cambiamento, ogni pi piccola trasformazione. E' di questa i ncoscienza che le forze antidivine si avvalgano per introdursi in noi e renderci loro schiavi. Dovete essere coscienti di voi stessi, della vostra natura e dei vostri moviment i. Dovete sapere come e perch agite,sentite, pensate. Dovete, per cos dire, smonta

re in pi pezzi il meccanismo del vostro essere. Solo quando sarete coscienti potrete distinguere e vagliare le cose, potrete ved ere quali sono le forze che vi attirano verso il basso e quali vi spingono in av anti. E quando sarete capaci di discernere ci che deve essere da ci che bisogna ev itare, il vero dal falso, il Divino dall'antidivino, dovrete agire rigorosamente secondo questa conoscenza, rifiutare risolutamente l'uno e accettare l'altro. La dualit vi si presenter ad ogni passo e ad ogni passo dovrete fare la vostra sce lta. Dovrete essere pazienti, perseveranti, vigili, pienamente " svegli ", come dicono gli adepti. Dovrete sempre rifiutare di dare una possibilit, qualunque ess a sia, all'antidivino contro il Divino. Lo yoga deve essere fatto per l'umanit? No, deve essere fatto per il Divino. Non cerchiamo il bene dell'umanit, bens la manifestazione del Divino. Siamo qui pe r realizzare la volont divina o, meglio, perch la volont divina si realizzi in noi, per divenire fedeli strumenti di una incorporazione progressiva del Supremo e d ello stabilirsi del Suo regno sulla terra. Solo quella parte dell'umanit che risponder al richiamo del Divino ricever la Sua G razia. Che l'umanit nel suo insieme ne tragga beneficio, se non direttamente almeno indi rettamente, dipender dallo stato dell'umanit stessa. A giudicare dalla condizione attuale, direi che non c' molta speranza. Infatti, qual oggi l'atteggiamento dell'uomo medio rappresentativo dell'umanit? N on reagisce con collera e ribellione quando si imbatte in qualcosa che partecipa sinceramente della natura divina? Non sente forse che il regno del Divino equiv ale alla distruzione di tutte le cose pi care che egli possiede? Non protesta sem pre violentemente contro tutti i piani e i voleri del Divino? L'umanit dovr cambiare parecchio prima di poter sperare di trarre qualche vantaggi o dalla manifestazione del Divino. Come mai ci siamo incontrati? Siamo stati tutti insieme in vite anteriori; diversamente non avremmo potuto inc ontrarci in questa vita. Apparteniamo tutti ad una stessa famiglia e abbiamo lavorato insieme attraverso i secoli per la vittoria del Divino e la sua manifestazione sulla terra. --------------------------------------------------------------Difficolt e Yoga --------------------------------------------------------------Certamente non una scorciatoia questa, n una facile sadhana. Occorrono una grande fede, un coraggio risoluto e una pazienza a tutta prova. E' uno yoga che compre nde tre tappe di cui solamente la terza pu essere pienamente beatifica e risoluti va: la prima uno sforzo dell'ego per riuscire a entrare in contatto col Divino; segue poi un periodo di preparazione lunga, onnicomprensiva e perci anche laborio sa, di tutta la nostra Natura inferiore da parte dell'azione divina volta a rend erci capaci di ricevere e divenire la Natura superiore; infine ha luogo la trasf ormazione. In realt la forza divina che, inosservata e dietro al velo, si sostituisce alle n ostre debolezze e ci sostiene attraverso la nostra mancanza di fede, coraggio e pazienza. Essa " restituisce la vista al cieco e permette allo zoppo di valicare le montagne ". L'intelletto prende a poco a poco conscienza di una Legge che beneficamente insi ste e di un soccorso che sostiene; il cuore parla di un Maestro di tutte le cose , di un Amico dell'uomo e di una Madre universale che ci soccorre in tutte le no stre cadute. Quindi questo cammino appare subito come il pi difficile che si poss a immaginare, ma anche, se si considera la vastit del suo sforzo e l'obiettivo, i l pi facile e pi sicuro di tutti.

La meta dello yoga sempre difficile da raggiungere, ma questa lo pi di ogni altra , ed solo per coloro che hanno la vocazione e la capacit, che sono disposti ad af frontare ogni cosa e ogni rischio, anche quello di fallire, e vogliono progredir e verso una completa assenza di egoismo e di desiderio e una sottomissione total e. Questo yoga implica solo la realizzazione di Dio, ma una consacrazione e una tra sformazione totali della vita interiore e esteriore, finch la vita non sia capace di manifestare una coscienza divina e di far parte del lavoro divino. Ci comport a una disciplina interiore estremamente pi esigente e difficile delle mere auster it morali e fisiche. Non si deve intraprendere questo cammino, molto pi vasto e ar duo di quello della maggior parte degli altri yoga, se non si sicuri del richiam o psichico e della propria determinazione ad andare fino in fondo.

Per determinazione non intendevo capacit ma buona volont. Se c' la volont interiore di far fronte a tutte le difficolt e di arrivare fino in fondo, senza curarsi del tempo che ci richiede, allora si pu intraprendere il cammino. Una semplice inquie ta insoddisfazione nei confronti della vita ordinaria non un segno sufficiente c he si pronti per questo yoga. Un chiaro richiamo interiore, una forte volont e un a grande costanza sono necessarie per riuscire nella vita spirituale. Nessuno idoneo alla sadhana, nel senso che nessuno pu farla con le sue sole capac it. Ci che richiesto di prepararsi a ricevere pienamente la forza. Tutti coloro che entrano nel cammino spirituale devono affrontare le difficolt e le prove del viaggio, quelle che provengono dalla loro stessa natura e quelle ch e provengono dall'esterno. Le difficolt nella propria natura si presenteranno in continuazione fino a quando non saranno superate; devono essere affrontate con f orza e pazienza. Tuttavia, la parte vitale tende alla depressione quando queste prove e difficolt sorgono. Non nulla di peculiare a voi, avviene per tutti i sadh ak, non implica che siate inadatto alla sadhana e neppure giustifica un senso di inettitudine. E' comunque necessario che vi alleniate a superare questa tendenz a alla depressione, chiedendo aiuto alla Forza della Madre. Tutti coloro che seguono con costanza il cammino dello yoga, possono essere sicu ri del loro destino spirituale. Se qualcuno fallisce, pu essere solo per una di q ueste due ragioni: o perch abbandona il sentiero o perch le lusinghe dell'ambizion e, della vanit, del desiderio ecc. lo allontanano da una sincera dipendenza dal D ivino. Eppure, se vi l'appello dell'anima, anche se incompleto, per quanto grandi e ost inate siano le difficolt, non vi sar nessun fallimento definitivo; anche quando il filo si spezza, viene ripreso, di nuovo congiunto e la meta portata a compiment o. La natura stessa opera in risposta al bisogno interiore che, per quanto lenta mente, ottiene la risposta. Non importa quali siano i difetti della vostra natura. La sola che conta che vi manteniate aperto alla Forza. Nessuno pu ottenere la trasformazione con il propri o sforzo, senza aiuto; soltanto la Forza Divina pu operare la trasformazione. Se sarete aperto, tutto il resto sar fatto per voi. Non neppure nosto scopo fondare una religione o una scuola di filosofia o di yog a; il nostro scopo di preparare il terreno per la crescita e l'esperienza spirit

uali e la vita per fare discendere una Verit pi grande, che trascende la mente ma non inaccessibile all'anima e alla coscienza umane. Possono riuscirvi tutti colo ro che sono attratti da quella Verit, vengano essi dall'India o d'altrove, dall'O riente o dall'Occidente. Tutti possono incontrare grandi difficolt nella loro nat ura individuale o nella natura umana ordinaria; ma la loro origine fisica o il c arattere della razza non rappresenta un ostacolo insuperabile alla loro liberazi one. Lo yoga non pi pericoloso per gli Occidentali di quanto non lo sia per gli Orient ali. Tutto dipende dallo spirito con il quale lo si accosta. Lo yoga diviene cer tamente pericoloso se lo si vuole per amore di se stessi, per servire uno scopo personale. Al contrario, non pericoloso, e anzi del tutto sicuro, se lo si accos ta con un senso di sacralit, memori ad ogni istante dell'unico scopo, che quello di trovare il Divino. Le difficolt e i pericoli cominciano non appena si pratica lo yoga non per amore del Divino, bens per acquisire dei poteri e per cercare, sotto il manto dello yog a, la soddisfazione di ambizioni personali. Se non riuscite a eliminare in voi o gni ambizione,non avvicinatevi allo yoga: un fuoco che brucia.(...) L'unica cosa essere sinceri. Se non siete sinceri, non intraprendete lo yoga. Se vi occupaste di affari umani, potreste, con qualche probabilit di successo, rico rrere all'inganno. Ma non c' posto per l'inganno nei nostri rapporti con il Divin o! Non si inganna il Divino! Potete avanzare su questo cammino in tutta sicurezz a se siete candidi e aperti anche nel profondo del vostro essere e se il vostro unico scopo quello di raggiungere e di realizzare il Divino, ed essere da Lui gu idati.

--------------------------------------------------------------Lo Yoga nella Vita di Ogni Giorno --------------------------------------------------------------Non assolutamente necessario abbandonare la vita ordinaria per ricercare la Luce o praticare lo yoga. In genere lo fanno quelli che vogliono dare un taglo netto e vivere una vita puramente religiosa o esclusivamente interiore e spirituale, rinunciando interamente al mondo e abbandonando l'esistenza cosmica mediante la cessazione della nascita umana e il passaggio in qualche stato superiore o nella Realt trascendente. Altrimenti, ci necessario soltanto quando la pressione della spinta interiore si fa cos forte che il proseguimento della vita ordinaria non pi compatibile con il perseguimento dell'obiettivo spirituale dominante. Fino allor a, ci che indispensabile il potere di isolarsi interiormente, la capacit di ritira rsi dentro di s e concentrarsi in ogni momento sullo scopo spirituale centrale. D eve esserci anche il potere di affrontare la vita ordinaria esteriore con un nuo vo atteggiamento interiore; gli stessi avvenimenti della vita possono diventare un mezzo per la trasformazione interiore della natura e la crescita nell'esperienza spirituale. Tutte le cose della Lila ( Il gioco cosmico. Il mondo creato il gioco di Dio. ) possono trasformarsi in finestre che si aprono sulla Realt nascosta.Tuttavia, fin ch ci si accontenta di guardare attraverso le finestre, il vantaggio non che iniz iale; un giorno si dovr raccogliere il bastone del viandante e mettersi in cammin o verso la Realt che eternamente manifesta e presente. Ancor meno spiritualmente soddisfacente sar l'indugiare su riflessi incerti: s'imporr comunque la ricerca di quella Luce che ora ci si sforza di raffigurare. Ma poich questa Realt e questa L uce sono in noi non meno che in qualche elevata ragione al di sopra del piano mo rtale, possiamo, nel ricercarle, usare molte delle forme, immagini e attivit dell a vita; come si offre un fiore, una preghiera, un atto al Divino, si pu anche off rire la creazione di una forma di bellezza, una canzone, una poesia, un'immagine

, un brano di musica, e ottenere attraverso ci un contatto, una risposta o un'esp erienza. E quando quella coscienza divina stata penetrata o quando essa cresce i nteriormente, anche allora lo yoga non esclude che venga espressa nella vita att raverso questi mezzi; queste attivit creative possono avere il loro posto, anche se intrinsecamente questo posto nonpu essere pi importante di quello di qualsiasi altra attivit che sia messa al servizio del Divino. l'arte, la poesia, la musica, nel loro funzionamento ordinario, creano valori mentali e vitali, non spiritual i; ma possono essere volte a un fine superiore, e allora come tutte le cose capa ci di unire la nostra coscienza al Divino, si trasmutano e diventano spirituali e possono essere accettate come parte della vita yoghica. Ognuna trae nuovi valo ri non da se stessa, bens dalla coscienza che la usa; perch c' una sola cosa essenz iale, necessaria, indispensabile: divenire coscienti della Realt divina, vivere i n essa e viverla sempre. Nello yoga integrale, tutta la vita, fino al suo minuto pi particolare, deve esse re trasformata, divinizzata. In questa impresa nulla vi deve essere di insignifi cante, di indifferente. Non potete dire: " Quando medito, quando leggo un libro di filosofia o quando ascolto queste conversazioni, mi mantengo in uno stato di aspirazione e di ricettivit alla Luce; ma quando invece esco per andare a fare un a passeggiata o a trovare gli amici, posso concedermi di dimenticare queste cose ". Se persisterete in questo atteggiamento, non verrete mai trasformati n raggiu ngerete mai la vera unione: rimarrete sempre divisi; avrete tutt'al pi solo qualc he percezione di una vita superiore. Riuscirete forse ad avere alcune esperienze , alcune realizzazioni nella vostra coscienza interiore durante la meditazione, ma il vostro corpo e la vostra vita esteriore rimarranno immutati. Un'illuminazi one interiore che non venga conto del corpo n della vita esteriore non di grande utilit, poich lascia il mondo cos com'. E' quanto sempre accaduto fino ad oggi. Persino coloro che avevano una grandissi ma e possente realizzazione si ritiravano dal mondo per vivere, senza essere dis turbati, nella quiete e nella pace interiori; il mondo era lasciato a se stesso, mentre la miseria, la stoltezza, la Morte e l'Ingnoranza mantenevano la loro so vranit incontestata su questo piano materiale dell'esistenza. Per coloro che si r itirano in questo modo, forse piacevole sfuggire alla tormenta, voltare le spall e alle difficolt e trovare altrove, per se stessi, uno stato di beatitudine. Ma l asciano la vita e il mondo immutati, come pure la loro coscienza, senza parlare del loro corpo, meno rigenerato che mai. Quando tornano nel mondo fisico, si com portano di solito peggio della gente comune, perch hanno perso il controllo sulle cose materiali e il loro modo di comportarsi nella vita pu rivelarsi incoerente e impotente, alla merc di ogni forza che passa. Un ideale di questo tipo pu andar bene per coloro che lo voglono; ma non per il n ostro yoga. Noi vogliamo la conquista divina di questo mondo e di tutte le sue e spressioni e la realizzazione del Divino qui, sulla terra. Ma se vogliamo che il Divino regni qui, dobbiamo darGli tutto ci abbiamo, tutto ci che siamo, tutto ci c he facciamo. Non dobbiamo certo pensare che vi sono le cose senza importanza, ch e la vita esteriore, con tutte le sue necessit, non fa parte del Vita Divina. Se pensassimo in questo modo, rimarremmo sempre allo stesso punto, immobili; il mon do materiale non verrebbe conquistato; niente di durevole potrebbe essere fatto.

RIFERIMENTI Sri Auribindo: Opera Omnia, edizione in Inglese del 1972 La Madre: Collected Wor ks of the Mother

pag. 6 The Synthesis of Yoga 8 The Synthesis of Yoga Vol. " 20 20 " " " " " " " " " " " " " " " " " " " " " " " " " " " " pag. 2 - 4 63 - 65 64 27 - 28 583 - 584 30 - 32 38 - 40 503 99 - 101 102 61 49 67 - 68 47 414 - 416 70 - 71 505 525 - 526 1 - 2 41 545 545 545 545 1615 1619 1615 1669 - 70 509 - 560

10 Questions and Answers 1950 - 51 " 4 11 The Synthesis of Yoga 13 The Synthesis of Yoga 16 The Synthesis of Yoga 19 The Synthesis of Yoga 21 Letters on Yoga 21 Letters on Yoga 25 Letters on Yoga 25 The Hour of God 27 The Hour of God 27 The Synthesis of Yoga 29 The Synthesis of Yoga " " " " " " " " " " " 20 21 20 20 23 22 22 17 17 20 20 16 17 23 23 3 20 23 23 23 23 24 24 24 24 23

30 The Supramental Manifestation " 32 The Hour of God 33 Letters on Yoga 33 Letters on Yoga 35 Words of Long Ago 39 The Synthesis of Yoga 40 Letters on Yoga 41 Letters on Yoga 41 Letters on Yoga 42 Letters on Yoga 42 Letters on Yoga 42 Letters on Yoga 43 Letters on Yoga 43 Letters on Yoga 44 Letters on Yoga " " " " " " " " " " " " " "

44 Questions and Answers 1929 - 3 46 Letters on Yoga 47 Letters on Yoga " "

3 22 22 3

" " " "

4 - 5 146 - 147 199 - 200 24 - 25

48 Questions and Answers 1929 - 31