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Zbornik radova Vizantolo{kog instituta H, 2007 Recueil des travaux de lInstitut detudes byzantines XIV, 2007

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VALENTINO PACE (Udine)

UNA SCULTURA DI MANIERA GRECA NEL MEDITERRANEO DEI FRANCHI: LICONA DELLA MADRE DI DIO CON IL FIGLIO NEL MONASTERO DELLA VISITAZIONE DI TREVISO *
Il Monastero della Visitazione di Treviso conserva unicona che vi e giunta da Venezia nel XVII secolo. Non si hanno informazioni sulla sua originaria provenienza o sul suo committente. Datata, da analisi al carboonio 14, effettuate durante il restauro, a uneta assai alta, tra il 664 e l886, essa e stata pubblicata di recente come opera bizantina di eta macedone, venendo anche identificata con la Vergine Ikokyra di Costantinopoli: In questo articolo si ritiene invece che licona sia un tipico prodotto della cultura franca di area mediterranea: Allimitazione di normativi modelli bizantini si congiungono infatti espressioni formali originate in occidente e confrontabili con opere, fra le quali la pala di Santa Chiara ad Assisi, tardoduecentesca, simile per limpostazione spaziale della figura iconica stretta fra le colonnette. Altri confronti di dettaglio confermano la plausibilita di una data duecentesca, comunque non ateriore al 1200 circa. Il suo luogo dorigine puo essere stato un centro mediterraneo di dominio franco o veneziano, non potendosi tuttavia nemmeno escludere del tutto una sua esecuzione a Venezia stessa.

Per la relativa scarsita di esemplari conservati, ogni addizione al corpus della statuaria monumentale di area bizantina e di grande interesse di studio. Cio ancor piu, sullintero spettro artistico, se lopera in questione riceve proposte di datazione alte, fra IX e X secolo. E questo il caso, di recente sollevato, dalla pubblicazione di un libro e di uno studio che, sulla base di analisi scientifiche e di argomentazioni
* Lo studio di questa icona mi venne affidato sin dal 2001 dalla Soprintendenza al PSAED del Veneto, in accordo con la Superiora del Monastero della Visitazione, suor Maria Gabriella Barbieri. Con colpevole ritardo lo pubblico solo ora, dopo averne peraltro presentato nel quadro di una piu vasta relazione al convegno Venezia, la IV Crociata e le arti, tenutosi alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia nel 2004. Di quella presentazione il presente testo mantiene inalterata la sostanza critica, pur articolandone diversamente le conclusioni. Con molta gratitudine ricordo lincondizionato appoggio allo studio da parte della Superiora, come pure del prof. Claudio Rorato, studioso di Treviso particolarmente attento al patrimonio artistico della sua citta, oltre che, naturalmente, della Soprintendenza del Veneto, in part. nella persona della dott.ssa Gabriella Delfini Filippi. Al prof. Rorato debbo la cortesia delle foto alle figg. 1 e 2. Le figg. 3 e 4 sono tratte dallarticolo citato di Mara Mason.

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storico-artistiche, hanno ipotizzato tale datazione per unicona lignea ad altorilievo, della Vergine con il Figlio. Per la precisione gli esiti di indagini radiometriche al carbonio 14 sono risultati indiziari di una data assai alta del legno, di pioppo, fra gli estremi del 664 e l886; a loro volta due studi storico-artistici, da parte di Mara Mason e Gianfranco Fiaccadori, ne hanno proposto una data appena posteriore, di piena eta macedone, identicando nellimmagine la Vergine Ikokyra, Signora del grande Palazzo di Costantinopoli.1 Licona la si conserva con cura e amore nel monastero delle Visitandine a Treviso. Alta poco meno di 140 cm e larga quasi 50, ha un rilevante formato monumentale. Con lesclusione dei volti e interamente coperta da una riza argentea (Figg.12). Un documento trascritto in una pubblicazione del XVIII secolo ne fornisce la sua piu antica presenza a Venezia, relativamente certa da almeno prima del 1661.2 Se davvero licona risalisse al primo millennio si tratterebbe dunque, di una scoperta epocale. Tuttavia, come gia discusso a proposito di altre opere, pur esse sottoposte ad analisi radiometriche, la prudenza impone di accogliere con riserva questo genere di analisi, sia per la possibilita di eventuali errori di misurazione, sia pure per leventualita di reimpiego del legno di riuso.3 Daltronde, la stessa datazione storico-artistica degli studiosi menzionati, ha ritardato almeno di un buon secolo la cronologia radiometrica, incrinandone sostanzialmente non tanto la validita, quanto lutilita ai fini dellesecuzione dellopera.
1 LIcona della Madre di Dio e il Crocifisso del Monastero della Visitazione di Treviso, a c. di G. Delfini Filippi e L. Majoli, Venezia 2002. Per la precisione, le analisi hanno dato un eta radiometrica di 1260 +/ 40 anni, determinando di conseguenza due datazioni calibrate, del 688780 e 664886. Cfr. N. Martinelli, La datazione radiometrica del supporto ligneo col 14C, ibidem, pp. 6366; M. Mason, Unicona lignea mediobizantina. La beata vergine della cintura di Costantinopoli nel monastero della Visitazione di Treviso, in Miscellanea marciana, XVII (2002), pp. 746; G. Fiaccadori, Parergon tarvisinum, ibidem, pp. 4770. In precedenza una pubblicazione divulgativa aveva gia reso nota licona, con didascalia di riferimento a secc. XXII. Cfr. A. Alexandre, A.D. 2000. Nativita e Giubileo, Treviso 2000. 2 V. Carini Venturini, La Madonna di Costantinopoli e San Giuseppe di Castello, in LIcona della Madre di Dio, cit., pp. 1739, riferisce storia e leggende relative allicona e ai suoi possessori. In part. alla p. 27 per il documento in questione, citato da D. Grandis, Vite e memorie dei santi delle chiese della diocesi di Venezia, con una storia succinta delle fondazioni delle medesime, Venezia 17611763, vol. II, p. 279. Le monache abbandonarono nel 1913 il loro monastero veneziano, di San Giuseppe, trasferendosi nellattuale sede di Treviso. 3 Fra i casi, ormai non infrequenti, di simile divergenza fra datazione al radiocarbonio e conflittuali valutazioni storico-artistiche ricordo quello della Madonna fiorentina di Santa Maria Maggiore, retrodatata di recente alla seconda meta del secolo XII, dunque in buon anticipo sul suo tradizionale riferimento allambito di Coppo di Marcovaldo, o allo stesso artista, entro il terzo quarto del XIII secolo. Cfr. LImmagine antica della Madonna col Bambino di Santa Maria Maggiore. Studi e restauro, a c. di M. Ciatti e C. Frosinini, Firenze 2002; M. Ciatti, Il restauro dl significato: dalla Maesta di Santa Maria Maggiore alla Croce di Santa Maria Novella, in Medioevo: immagini e ideologie, Atti del Conv. Int. di studi (Parma 2002), Milano 2005, pp. 313323; M. Boskovits, Ancora sulla Madonna del Carmine in Santa Maria Maggiore a Firenze, ibidem, pp. 302312; B. Brenk, Ein florentinisches Kultbild und die roten Strumpfe der Engel. Archaismus versus Innovation, in Opus tessellatum. Modi und Grenzgange der Kunstwissenschaft. Festschrift fur Peter Cornelius Claussen, Hildesheim Zurich New York, 2004, pp. 289301.

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Credo, di conseguenza, che sia utile una rivisitazione storico-artistica della questione, operandosi su un doppio livello: sia della confutazione degli argomenti formali addotti a sostegno dellalta data macedone, sia pure della proposizione di una piu verosimile alternativa attributiva, anche se meno assertoria nella sua formulazione ed inevitabilmente, allo stato delle nostre conoscenze, ipotetica.4 Licona si colloca iconograficamente su una linea di consolidata antichita che, pur leggermente variata, sostanzialmente ascende, come notato da Mara Mason, a una linea esemplata dai Vangeli di Rabbula del 586 e dal mosaico della Panaghia Angheloktistos a Cipro, verosimilmente di iniziale VII secolo. La combinazione del volto della Madre, di frontalita assolutamente ieratica, con il volto del Figlio, che non rivolge lo sguardo verso di Lei e non assume la caratterizzazione dellEmanuele, associata alla mancanza del titolo devozionale, non permette comunque di definirla unevidente Hodighitria, come ne ha scritto Gianfranco Fiaccadori, al piu potendo esserne ritenuta variante, sulla linea di quelle altre icone discusse dalla Mouriki nel suo noto articolo.5 Oltretutto la definizione di Hodighitria per unimmagine che si pretende di essere della Vergine Ikokyra sarebbe unintrinseca contraddizione. Incorniciata entro una sorta di nicchia lunettata poggiante su colonnine essa puo vagamente rammentare lHodigitria al centro dello splendido trittico davorio del British Museum, della seconda meta del X secolo, ma se ne diversifica in quanto qui le colonnine serrano il gruppo divino senza conceder Le il medesimo respiro spaziale, accentuando con la loro verticalita la frontalita di posa e del volto della Theotokos.6 Alla frontalita dimmagine la Madre di Dio associa anche una fissita di sguardo (Fig. 3) che e incrementata dallinusuale arcatura del maphorion, ancor piu sottolineata, quando ricoperta, dalla riza argentea che addirittura ne determina un disegno ad angolo acuto; sorprendente e poi la diversa apertura oculare, con locchio di destra piu amigdaloide dellaltro.7 In ambedue i casi un confronto con il perfetto assetto di opere di antica data, come il gia ricordato mosaico cipriota, e di esemplare utilita, mentre le similitudini con il tondo in serpentino del Victoria and Albert Museum, o con lavorio con la Vergine in trono di Cleveland, e altre ancora, richiamate
4 In merito alla pars destruens devo premettere che essa sara limitata solo ad alcune argomentazioni, non potendosi ragionevolmente confutarle tutte, contenute come sono in due saggi che contano 33 pagine di testo e 27 pagine per le 208 note, oltre a 40 foto di confronto che, per licona e la sua riza, spaziano su opere dal VI al XIV secolo, da Costantinopoli a Roma, dalla Georgia alla Terrasanta, dalle icone sinaitiche a Nazareth, da Bourges a Parma, e altrove. Mi corre percio lobbligo di scusarmi in anticipo con i loro autori nel caso che mi fosse sfuggito qualche riferimento probatorio da loro ritenuto piu essenziale di altri e da me indebitamente trascurato. 5 Fiaccadori, art. cit., p. 49: D. Mouriki, Variants of the Hodegetria on two thirteenth-century Sinai icons, in Cahiers Archeologiques, 39, 1991, pp. 153182. Di variante, anche se impropriamente detta antica scrive piu correttamente la Mason, art. cit., p.12. 6 Per la sua piu recente pubblicazione: Mother of God. Representations of the Virgin in Byzantine Art, cat. della mostra (Atene 20002001) a c. di M. Vassilaki, Milano 2000, pp. 400401 (scheda di A. Eastmond). 7 Il restauro recente ha conferito alla carnagione della Madre e del Figlio un tono cromatico uniforme che a mio avviso ne svilisce laspetto originario.

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dalla Mason per le forme piene ..dei volti mi paiono in definitiva inutili, mentre addirittura sviante e il confronto proposto da Fiaccadori con la Madre di Dio dellabside della Santa Sofia, da lui ritenuto invece di tale forza da fargli scrivere di patenti affinita formali.8 Anche se qui e li possano cogliersi memorie formali in opera delleta macedone per esempio nellavorio della Vergine di Londra, chiamato in causa dalla Mason per stilemi di panneggio, non solo la significativa divergenza di alcuni dettagli, ma soprattutto l insieme dellicona trevigiana denuncia a mio avviso una situazione di stile ben diversa dal X secolo. Il volto del Figlio (Fig. 4), per esempio, per il quale si e rinunciato alla normativa tipizzazione dellEmanuele (o a sue vicine varianti), e improntato a un vigore espressivo, di marcato naturalismo, che invano si cercherebbe nel controllatissimo repertorio disegnativo del X secolo bizantino, qui apparendo come una sorta di ripresa da modelli tardo-antichi o protobizantini, declinati con realistica rusticita;9 cosi le labbra, serrate e rettilinee, deviano su modelli ben piu recenti, a Bisanzio messi in opera ben piu tardi, per esempio nel volto della Vergine Aniketos di San Marco, del XIII secolo.10 Soprattutto decisivo e, comunque, linsieme dei dati figurativi proposti dallicona trevigiana. Quando dunque ad esso si ponga attenzione, in primissimo luogo dovra notarsi lassetto spaziale dellimmagine, qui gia osservato inizialmente: per essere cosi strettamente racchiusa fra le colonnine, licona nega drasticamente ogni possibilita di appartenenza alleta macedone e alle sue armoniche composizioni, ricordando piuttosto impaginazioni occidentali, come quella della pala tardoduecentesca di s. Chiara nella sua chiesa di Assisi.11 Sulla scia di questa osservazione, viene anche da riflettere sulla scarsa relazionabilita della postura del Bambino con i modelli classici delleta macedone o, comunque, costantinopolitani, al meglio esemplati dai suoi superbi avori.12 Nellicona trevigiana si assiste a un indurimento indiziario di uno slittamento non solo cronologico, a mio avviso verso il XIII secolo, ma anche areale verso territori artistici bizantinizzati, che il modello bizantino accolsero per volonta di imitazione e per apprezzamento estetico, allo
8 Mason, art. cit. p. 11; Fiaccadori, art. cit., p. 56, che, per la precisione, scrive: sono patenti le affinita formali di questa ampia e solida figura la Madre di Dio sullabside di Santa Sofia, ellenisticamente svolta nello spazio, con il disegno monumentale della scultura di Treviso ()! Per il mosaico cipriota o le altre opere, cfr. The Mother of God. cit., tav. a p. 2, n.17 (Londra) a p. 300, n.19 (Cleveland) a p. 302. 9 Per unidea di tale fisicita rappresentativa si potrebbe ricordare leccelso avorio berlinese con la Theotokos (cfr. The Mother of God, cit., tav. a p. 26), peraltro inaccessibile nella sua straordinaria raffinatezza esecutiva a chi intaglio limmagine trevigiana. Tuttavia credo che il modello sia stato piuttosto altro, seriore e occidentale (v. infra nel testo e alla nota 13). 10 A. Grabar, Sculptures byzantines du moyen age. II, Paris 1976, p. 123 (con bibl.) e fig. 123; K. Loverdou-Tsigarida, The Mother of God in Sculpture, in Mother of God, cat. cit., pp. 237249, in part. p. 243 e figg. a pag. 236 e 247. Mason, art.cit., p. 10, ha visto una relazione tipologica fra i volti della Vergine e del Bambino delle Visitandine con quelli della Vergine Anikitos. 11 H. Hager, Die Anfange des italienischen Altarbildes, Munchen 1962 , fig. 137, con altri utili esempi e appropriata discussione. 12 Per gli avori bizantini se ne veda ladeguata esemplificazione e la stretta seriazione in Mother of God, cat. cit., n. i 5760, all pp. 395, 397, 399 e 401.

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stregua diquanto avvenne per molte opere di maniera greca, in Italia, nel Mediterraneo e altrove. Tradisce daltronde questa collocazione anche il volto del Figlio per il quale, oltre a quanto si e gia osservato, si e scelta una fisionomia assai piu consonante, in termini generali dimmagine, con versioni del mondo occidentale. A titolo orientativo di confronto, soprattutto per coglierne lalternativa al mondo bizantino penso, per esempio, al suo omologo in una statua alverniate di seconda meta del XII secolo.13 Difficile dunque, almeno per me, dare una localizzazione occidentale a questa icona, perche lassenza di confronti globalmente probanti non lo permette. Con tutta verosimiglianza questopera venne eseguita per una committenza attenta al prestigio dei modelli bizantini, in unarea mediterranea dove il suo scultore possedeva unesperienza gia maturata su tradizioni occidentali.14 A seconda del preciso livello cronologico si potrebbero privilegiare o escludere quelle aree di interferenza nelle quali la stessa Venezia fu presente. Aggiungo, con esitazione, che persino unipotesi veneziana potrebbe non essere esclusa, vista la proteiforme, camaleontica abilita degli scultori veneziani di imitare modelli bizantini.15 La risposta potrebbe venire anche da un adeguato studio della riza, verificandone in primo luogo la sua non implausibile pertinenza originaria.16 Indiscutibilmente, comunque, dalla riza si ricava unimpressione ambigua, poiche alla perfezione del disegno orafo dellaureola e del suo fondo, corrisponde una fattura dei panneggi che replica, cincischiandola, la versione lignea. Se fu proprio questa riza ad essere prevista sin dallorigine, la stessa risposta data dalla Mason presenterebbe punti di convergenza con quanto qui ipotizzato per laltorilievo, dal momento che la studiosa ne ha postulato la possibilita di una sua esecuzione in uno dei possedimenti bizantini in mano franca, ante 1261.17
13 La statua cui faccio riferimento si trova al Louvre e ha una data sullVIII decennio del XII secolo. Cfr. B. Rupprecht, Romanische Skulptur in Frankreich, Munchen 1975, fig. 134, sch. alle pp. 103104. Sporadici confronti di impostazione fisionomica li si potrebbero fare fare anche con altra statuaria monumentale fra Italia settentrionale e Provenza. 14 Larea mediterranea-orientale sembrerebbe favorita dalle analisi del legno che, effettuate su un campione prelevato allesterno e altro allinterno, identificherebbero due diverse specie, la prima il platano orientale, tipica dellEuropa orientale balcanica e dellAsia minore, laltra il pioppo nero, diffuso anche in regioni dellAsia occidentale. Cfr. A. Zanaboni, Analisi qualitativa per il riconoscimento della essenza legnosa, in LIcona della Madre di Dio, cit., pp. 6769. Ma, naturalmente, si deve anche tener presente la possibilita di trasporto del legno dal luogo dove lalbero venne abbattuto. 15 H. Maguire, Observations on the icons of the west faade of San Marco in Venice, in Byzantines Eikones. Byzantine Icons, An int. symposium (Athens 1998), a c. di M. Vassilaki, Heraklion 2002, pp. 303312. 16 A. Bigolin, Il restauro dellicona, in LIcona della Madre di Dio, cit., pp. 4349, scrive che i fori, riscontrati soprattutto in corrispondenza della figura della Madonna, non corrispondono ai fori dei chiodi con cui sono state fissate le lamine presenti attualmente (p. 47) e la Mason, art. cit., p. 13, ne ha desunto senza esitazione che cio lascia supporre lesistenza di una piu antica copertura metallica. Ho qualche perplessita in merito, vista la frequenza di riassetti posteriori su opere medievali, senza rispetto o cura di rimontaggi originali. In merito mi auguro che uno studio di questa riza possa presto essere effettuato da una specialista quale Katia Loverdou-Tsigarida. 17 Mason, art. cit., p. 30. La studiosa non ne ha comunque nemmeno escluso una datazione piu tarda, entro e non oltre la fine del XIII secolo (p. 22).

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Ribadirebbe poi lorigine di questa icona in un ambiente franco del mediterraneo leventuale originarieta della funzione di reliquiario che essa pure ha avuto, ignorandosi tuttavia se dalle origini o da un secondo momento. La presenza di reliquie e attestata infatti dalla copertura della cavita intagliata sul retro, tappezzata da un prezioso tessuto orientale.18 Per via della sua data macedone e bizantina la Mason ha coerentemente proposto di smentirne loriginaria pertinenza allicona, perche estranea alla religiosita e alle pratiche della chiesa ortodossa.19 Tuttavia il ragionamento puo essere reversibile e potrebbe servire a prova aggiuntiva della nascita di questa statua in un ambiente occidentale impregnato di valenze figurative bizantine. A sua volta la datazione del tessuto, al XII secolo o appena prima, secondo il parere specialistico di Regula Schorta, e irrilevante per la questione qui discussa; esso infatti pote sia essere stato applicato dopo, sia pure preesistere alla sua piu tardiva utilizzazione.20 Pur non ritenendosi di poterla datare alleta macedone e di riferirla alla pura cultura costantinopolitana, lopera qui discussa mantiene una grande importanza. Come altri fenomeni che hanno scandito lungo il XII e il XIII secolo lincontro delle due cristianita, doriente e doccidente dalla Bibbia di San Daniele ai capitelli di Nazareth, dalle icone sinaitiche a quelle toscane- anche questa icona trasmette ancor oggi a Treviso, prima a Venezia, la convergenza di devozione per la Madre di Dio e il Suo Figlio.

Valentino Pa}e SKULPTURA U GR^KOM MANIRU NA FRANA^KOM MEDITERANU: IKONA MAJKE BO@IJE SA DETETOM U MANASTIRU POHODA MARIJINOG U TREVIZU U manastiru Pohoda Marijinog u Trevizu sa~uvana je jedna ikona prispela iz Venecije u XVII veku. Na ikoni je, u visokom reqefu, predstavqena stoje18 LIcona della Madre di Dio, cit., pp. 7381 in part. (con contributi diversi, di G. Passarella, F. Piovan, C. Cagnoni) 19 Mason, art.cit., pp. 2228, con appropriate osservazioni sul tema della statua-reliquiario in occidente e la sua estraneita al mondo bizantino.. 20 Il parere della studiosa, della Abegg Stiftung di Riggisberg (Berna), espresso sulla sola base della documentazione fotografica, e riferito in una lettera. Da lei inviata il 16 nov. 1999 alla Madre superiora, suor Maria Gabriella Barbieri, che me ha cortesemente fornito copia. Ella cosi scrive: Il sagit dun tissu de soie dans la technique du samit faonnee, typique pour la production byzantine du 1er millenaire et jusqua environ 1200. Les couleurs indiquent une datation au 12eme siecle environ; le tissu tres fin fait penser peut-etre meme a une datation un peu plus anterieure. Le dessin est si extraordinaire (je ne connais aucune comparaison), que la classification est difficile. La seule alternative en question comme region dorigine serait lEspagne, mais considerant le contexte du tissu (lIcone) Byzance reste plus probable.

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}a figura Majke Bo`ije sa Detetom u naru~ju. Okov pokriva celokupnu povr{inu ikone osim lica Majke i Deteta. Sa zadwe strane drvo je izdubqeno, a u unutra{wosti su fragmenti skupocene tkanine, {to navodi na pretpostavku da je udubqewe slu`ilo kao relikvijar. Nije poznato odakle ikona poti~e, kao ni naru~ilac i vreme wenog nastanka. Ikona je nedavno bila podvrgnuta laboratorijskim analizama drvene podloge (karbonijum 14), {to je rezultiralo veoma ranim datovawem, izme|u 664. i 886. godine. Ovakvo su datovawe, te{ko prihvatqivo sa istorijsko-umetni~kog stanovi{ta, Mara Mason i \anfranko Fjakadori korigovali odre|uju}i vreme nastanka dela u vreme Makedonske dinastije, uz obiqe komparacija i analiza pisanih izvora. Ciq ovog rada je da poka`e, da je ikona, ipak, kasnijeg datuma, mo`da oko 1200, ili jo{ verovatnije iz XIII veka. Pore|ewa Mare Mason u hronolo{kom smislu nisu prihvatqiva jer se odnose samo na detaqe, a ne na izgled dela u celini. Pore|ewe Fjakadorija sa mozaikom u polukaloti apside carigradske Svete Sofije je potpuno neprihvatqivo, tako da je i analiza podudarnosti detaqa beskorisna. Rekonstrukcija istorijskih doga|aja nije bazirana ni na jednom konkretnom podatku iz izvora, tako da se ne mo`e smatrati pouzdanom. Za datovawe su presudne likovne i stilske odlike ikone iz Treviza. Najpre privla~i pa`wu uska, svedena pozadina, ome|ena stubi}ima, za {ta nema pravih paralela u delima iz vremena Makedonske dinastije. Za razliku od slonova~a i drugih dela iz makedonskog perioda koje karakteri{e harmoni~an odnos izme|u figura i pozadine, ova ikona pre podse}a na neka dela sa Zapada, npr. na oltarsku sliku svete Klare iz poznog dvanaestog veka koja se ~uva u crkvi woj posve}enoj u Asiziju. Izgled lica Majke i Deteta upu}uju na povezanost ovog dela sa umetni~kom sredinom koja unosi izmene u vizantijske modele pod uticajem zapadne umetnosti. Pokrov na glavi Bogorodice, kao i wen maforion, jasno se razlikuju od prestoni~kih dela iz vremena Makedonske dinastije, Marijino ~elo je najve}im delom pokriveno, dok su nabori maforiona modelovani pod skoro o{trim uglovima. Lice Deteta ima izra`ajnu snagu nagla{enog naturalizma, za koje nema pravih paralela me|u umetni~kim delima Vizantije u H veku, i ono se ovde javqa kao neka vrsta obnove kasnoanti~kih ili protovizantijskih modela, izmewenih realisti~nom rusti~no{}u. Iz navedenih razloga ~ini se verovatnim da je ovo delo nastalo u nekom od frana~kih, odnosno venecijanskih, centara isto~nog Mediterana, gde je normativna snaga vizantijskog modela zamewena likovima iz figuralne umetnosti Zapada. Kao {to je slu~aj i kod drugih poznatih dela frana~kog Mediterana, npr. Bibliji svetog Danijela ili kapitela iz Nazareta, i ova ikona je primer susreta dva hri{}anstva, isto~nog i zapadnog, koji se ogleda u zajedni~kom obo`avawu Majke Bo`ije i wenog Sina.

Fig. 1 Treviso, Monastero della Visitazione, Icona della Vergine col Bambino (con la riza, prima del restauro)

Fig. 2 Icona della Vergine col Bambino (durante il restauro)

Fig. 3 Part. del volto della Vergine (dopo il restauro)

Fig. 4 Part. del volto del Bambino (dopo il restauro)