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E' stata appena ultimata la trascrizione del documento depositato al Concilio Primaverile presso le aule della Corporazione dall'Arconte

Nuun. Ringraziando il Duca Amhar ed il Granducato delle Nebbie per aver condiviso queste preziose conoscenze, con la loro approvazione mi adopero a diffonderle in Concilio di Guerra. Mevil

SULLE ALI DELLIBIS


Mentre detto queste parole allo scriba il torpore della mente continua a diss iparsi e a donarmi lamaro cordiale della consapevolezza. E la materia di questo corpo, ora dopo ora, torna mortale, marchiata della consunzione della magia dellOltrevelo. Ripeto il mio nome, ancora e ancora, come fosse un mantra. Mi aiuta a disciplinare la concentrazione e ritrovare me stesso, lidentit che ho perduto, luomo che nel Ricamo del Manto di Ithued, la Storia, ricordato con mendacia a cagione dellinganno e del tradimento. Dhakir Dhaki Zaramenfis Ezzedin Rashid Dhakir Dhaki Zaramenfis Ezzedin Rashid Dhakir Dhaki Zaramenfis Ezzedin Rashid Nelle tue mani, ignoto lettore, consegno la mia storia. Non oso alzare gli occhi al cielo per implorare gli Di di perdonarmi, ma chiedo a te, uomo come fui uomo anchio, di leggere queste parole con lequanimit di un saggio giudice e il cuore di un figlio di questa Creazione. E se lo riterrai opportuno di consegnare la mia memoria alla Grande Biblioteca di Qirih, che oggi chiamate Iskandria, perch la Menzogna sia cancellata dal Ricamo e la Verit risplenda negli anni che lEterno Cantore vorr concedere a questa Creazione.

I. Eketar, undicesimo del suo nome. Sulle ali dellIbis planavo leggero. Sotto di me la terra benedetta dagli Di. Guardavo scorrere le vite degli uomini dei sette reami dellImpero mentre Ithued mi parlava nel sonno. Al mio risveglio ero di nuovo a Qirih e la mia anima era piena dei suoi lemmi divini. Accadeva ogni notte. E ogni giorno sapevo di dover compiere la sua volont. A maggior gloria del Sapiente e del Dio del Fiume, il mio signore Eketar, Undicesimo del suo nome. Il Faraone era succeduto a suo padre quando aveva solo dodici anni, lui e non il fratellastro maggiore Ekenamon, perch il saggio Eketar, Decimo del suo nome, sapeva che nel cuore di quelluomo albergavano una volont oscura e una natura malvagia, caratteristiche che rendono un uomo pericoloso, ma che possono condannare il mondo, quando il Dio del Fiume ad esserne preda. In quegli anni mi fu affidata la Reggenza, parlavo per bocca del giovane Eketar in quanto Gran Sacerdote dellImpero. Non ero molto pi vecchio di lui, ma lo ero abbastanza per celebrare i riti ed avere lautorevolezza di un Reggente. La Corte e il popolo vedeva la Scintilla che gli Di tutti avevano acceso sul mio capo, dono prezioso e condanna al contempo. Eketar non era lunico Dio che si serviva di me per fare il suo volere. Ekenamon era affettuoso con suo fratellastro ed Eketar lo considerava il suo eroe, il suo esempio. Ekenamon era un guerriero e un figlio del Serpente, vinceva tutte le battaglie che combatteva nel nome di suo fratello, riportava a Corte le meraviglie pi esotiche, aveva pi schiavi di chiunque altro nellImpero. Solo oggi comprendo che tutto ci era solo la superficie, un illusorio paravento, parte di un piano sciagurato e contorto. Il giovane Dio del Fiume cresceva in saggezza, sapienza, forza e bellezza. Al compimento del sedicesimo anno det, comera prescritto, lo consacrai Faraone ed egli sedette sul trono di suo padre. Dai testi antichi aveva imparato la saggezza, dalle gesta dei suoi avi il coraggio, dai miei racconti sugli eroi e i sapienti aveva tratto la sua ispirazione. Si preparava ad essere il Faraone pi grande e illuminato che lImpero del Fiume avesse mai conosciuto. Ascoltava i miei consigli e li applicava mediandoli con la sua coscienza. Era giusto e non tollerava chi tra i suoi servitori abusasse del proprio rango o del potere che lui stesso gli aveva accordato. Era pi un uomo che un ragazzo ormai, ma quando calavano le tenebre, desiderava ancora che gli raccontassi le storie del

passato, e le ricordava tutte. Egli mi amava, come si ama un padre. Io lo amavo come nessuno pu permettersi di amare un Dio. Nel silenzio e nel segreto. Per comprendere tutti i risvolti della mia storia necessario fare un passo indietro.

II. Grabhem, la guerra di Ekenamon Da quando la notizia della nascita dellImpero di Themistocles era giunta in Khemet, Ekenamon aveva cercato di convincere suo padre della necessit di ampliare i confini del gi sterminato Impero del Fiume. Il vecchio Eketar si sentiva un conservatore delle glorie dei suoi padri e lidea di una nuova conquista e di nuove vittorie che i posteri avrebbero potuto attribuire al suo regno lo convinsero ad assecondare i progetti del suo primogenito. Le terre a sud erano lussureggianti, ma selvagge, il dominio su quelle genti primitive non rappresentava alcuna sfida per Ekenamon, nessun motivo di gloria. Ma dove il sole tramonta si trovava la misteriosa terra di Grabhem, inaccessibile da sempre, popolata da una gena di semidi dalla pelle brunita, esseri di innaturale bellezza, che in quella landa lussureggiante avevano fondato la splendente Taraba, la Citt dalle Mille Guglie. I rapporti diplomatici con Taraba erano difficili. Semplicemente essi non desideravano avere contatti con altri che non fossero i propri simili. Con molta fatica ero riuscito ad ottenere che unambasciata del Dio del Fiume fosse ricevuta presso il loro Tr, un principe sovrano che riconosceva per lautorit dellran di Areldar. Ero molto incuriosito da quelle genti, tutti i sapienti del mondo conosciuto lo erano. Fui il primo uomo ad entrare a Taraba e ancora conservo nellanima lo stupore e lemozione per ci che vidi. Ekenamon era impaziente di avere notizie di quel regno, per questo aveva insistito perch alla spedizione si unisse un suo uomo fidato. In pi di unoccasione costui rischi di vanificare tutti i nostri sforzi, ma non sapevo che il suo scopo primario era quello di comprendere il potenziale militare dei Grabhemar e valutare i loro punti deboli. Quando Ekenamon fu convinto di saperne abbastanza espose al Faraone il suo piano. La conquista e la sottomissione di Taraba avrebbe portato gloria imperitura a Eketar X e il Dio del Fiume avrebbe regnato sui semidi color del bronzo. In qualit di primo consigliere del Faraone mi opposi fermamente al disegno di Ekenamon. LImpero era gi pi esteso di quanto la burocrazia dei visir potesse amministrare. Il Khemet necessitava di riforme e rinnovamenti, non di una nuova guerra. Lascendente di Ekenamon sul Dio del Fiume era per grande. E il primogenito era riuscito a corrompere tutti i ministri del Faraone e i generali perch appoggiassero la sua causa. Dovetti cos assecondare la volont del Sovrano e tradire la fiducia dei Grabhemar. La guerra contro Taraba fu disastrosa. Grabhem schier in campo forze di molto superiori alle stime di Ekenamon, i loro Alti Sacerdoti compivano prodigi al di l della nostra immaginazione e gli Arcanisti controllavano gli Elementi come un addestratore di cani ammaestra una muta. Non fu neanche necessario che Areldar entrasse nel conflitto. LImpero del Fiume subiva perdite su perdite e il Faraone comprese finalmente che era il momento di fermare quella follia. Fui incaricato segretamente di trattare la pace. La mia umiliazione era grande, quelle genti mi avevano accolto dopo uniniziale ritrosia e il mio signore aveva minacciato i loro confin i. Quello che avessero chiesto, ero incaricato di accordarglielo. Ma il Tr mi accolse addolorato, e alla mia suppolica rispose con un abbraccio che port copiose lacrime a sgorgare dai miei occhi. Concedeva il perdono al Faraone in cambio del ripianamento delle spese della guerra. La pace era lunica contropartita che gli interessasse davvero. Quando tornai a Qirih trovai la citt nel caos. Eketar, Decimo del suo nome divino, aveva raggiunto il Padre degli Di. Ekenamon gi sedeva sul suo trono ed esponeva le sue strategie ai visir convocati per il funerale di suo padre. Ma egli ignorava che il Dio del Fiume, prima di ascendere allEmpireo, aveva dettato le sue volont di fronte a sacri testimoni. Il suo erede era il giovane secondogenito, che sarebbe stato consacrato come Eketar, Undicesimo del suo nome, erede della Dodicesima Dinastia.

III. I gemelli e la Sfinge. Mentre mi recavo presso gli Altari dei Sepolcri dove avrei tumulato le spoglie mortali del Faraone, mi imbattei in un mercante di schiavi che si accingeva a sacrificare due giovani alloscuro Sciacallo per piangere la morte del suo Signore e Dio. Compresi subito che nei due, che erano gemelli, risuonava il Canto della Creazione. Negli occhi della femmina, Theoris, lessi lambizione e la determinazione del coccodrillo, in quelli del maschio, Tephai, riconobbi la forza e la dedizione del bue. Fermai la mano del mercante. Quei due avrebbero servito il Dio del Fiume in questo mondo. La consacrazione del nuovo Faraone fu una cerimonia solenne e fastosa. Nonostante lImpero fosse uscito impoverito dalla guerra, Ekenamon non volle sentire ragioni. Aveva accettato le disposizioni di suo padre senza recriminazioni e ora voleva celebrare degnamente il Faraone suo fratello. O almeno cos credevo, cos credevamo tutti. Mancavano quattro anni alla maggiore et del giovane Eketar e la legge mi affidava lonere e lonore di essere lAraldo del Khemet, Bocca del Divino. Mi adoperai per la pace, ma feci lerrore di fidarmi dei visir per lamministrazione delle terre e degli eserciti, e questi erano ormai tutti uomini di Ekenamon. Theoris e Tep-hai erano miei accoliti. Sapevo che avrebbero potuto sviluppare le loro doti naturali e divenire un giorno Maestri del Canto della Creazione. Theoris in particolare era unallieva eccezionale, avida di insegnamenti sempre pi complessi e segreti, cresceva in sapienza e in perizia. Tep-hai divenne ben presto un combattente formidabile, capace di incanalare il suo grande potere innato nellarte della guerra. Una notte sognai la Sfinge. Era una creatura dal corpo di leonessa, le ali daquila e il volto di donna. Parlava per enigmi e conosceva i segreti della Creazione. Che fosse una Divinit fino ad allora celata? Un messaggero di Ithued o di Lerial? Ella mi parl e mi convoc al suo cospetto. Voleva fossi il suo profeta. Non avrei saputo dire dove avrei potuto trovarla, ma sapevo che sarei riuscito a raggiungerla. Non potevo per partire e lasciare il giovane Dio del Fiume in bala di suo fratello. Cos inviai i miei allievi. Per confidare a Theoris la via per raggiungere la Sfinge, celebrai un antico rituale in nome di Ithued e condivisi parte della mia coscienza con la giovane. Fu uno dei pi gravi errori che potessi commettere.

IV. Theoris e lOltrevelo Quando Theoris torn dallincontro con la Sfinge era cambiata. Il contatto con il divino aveva trasformato la sua anima mortale, questo pensai. Mi parl della Sfinge e di come Ella, con lemmi misteriosi e sibillini, le avesse affidato alcuni Misteri. La casta dei Sacerdoti studiava la Creazione da centinaia di anni e custodiva gelosamente il frutto delle sue ricerche in lamine doro conservate nel luogo pi sacro, la grande ziggurath eretta da Kemethamon, Primo del suo nome divino, capostipite della Prima Dinastia e padre dellImpero del Fiume. Ci era chiaro che il numero degli Di fosse in continuo mutamento, sebbene essi non fossero tutti della stessa magnitudine. Sapevamo inoltre che esisteva un limite fisico alla Creazione, la Volta delle Stelle, e uno metafisico che definimmo Velo, poich alcuni oracoli, nel tempo, lo avevano descritto come opaco e cangiante, a tratti quasi trasparente, tanto da lasciar presupporre che esista qualcosa dietro di esso, quello che chiamavamo lOltrevelo. La Sfinge si era presentata a Theoris come il messaggero di un Dio proveniente dallOltrevelo. Un Dio che avrebbe donato agli uomini meritevoli ci che loscuro ossessivamente: lImmortalit cosciente della mente e della carne. Compresi la portata di questa scoperta e i suoi pericolosi risvolti. Imposi a Theoris il silenzio, quelle informazioni dovevano essere conservate nel sarcofago di Lerial e taciute alluniverso mondo fino al compimento di approfondite verifiche.

Ekenamon aveva saputo dalle sue spie del viaggio di Theoris e decise di avvicinare la mia protetta mentre io ero impegnato a servire il Faraone suo fratello nel governo dellImpero. Oggi sono convinto che Theoris si fosse invaghita di lui, della sua spregiudicatezza, del suo potere. Credo si convinse di poter divenire la moglie del Faraone, un giorno, e quindi una divinit. Parl a Ekenamon della Sfinge e dellOltrevelo.

V. La seconda guerra di Ekenamon e il Deserto degli Scorpioni Fui svegliato nel cuore della notte da Tep-hai. Mi disse che non cera tempo da perdere, che la mia vita era in pericolo. Eketar, Undicesimo del suo nome, era morto, avvelenato nella camera del Trono. Ekenamon aveva indicato me quale responsabile, colpevole di voler rovesciare il giusto governo del Dio del Fiume con la connivenza della casta sacerdotale e dei miei nuovi padroni, i signori di Taraba. Mi precipitai nella camera del Trono dove il corpo senza vita di Eketar giaceva a terra, gli occhi ancora sbarrati, le labbra annerite dal veleno. Nessuno aveva osato toccarlo per non commettere un sacrilegio. Le guardie mi videro arrivare e si scambiarono sguardi eloquenti. Lasciarono che mi avvicinassi al Faraone, che chiudessi le sue palpebre per sempre. Abbracciai quel corpo senza vita e in quel momento compresi che la mia esistenza non aveva pi alcun senso. Con Eketar ero morto anchio. Fui tratto in arresto e imprigionato come un volgare ladro di cammelli. Dalla mia prigione, un cubicolo nel quale era impossibile stare in piedi, pieno di escrementi disseccati e avaro daria, potevo sentire l inneggiare distante del popolo. Eban sebari, eban sebari Kerte! Morte al traditore, morte al traditore del Dio. Essi mi odiavano. Ai loro occhi mi ero macchiato del crimine pi grande. I membri della mia famiglia furono trucidati. I miei amici. I miei servi. Tutti. Solo Theoris e Tep-hai furono risparmiati. E Theoris, nuovo Alto Sacerdote, consacr il carnefice sugli Altari dei Sepolcri con il nome di Ekenamon, Primo del suo nome, fondatore della Tredicesima Dinastia. Con linganno e grazie alla pace che avevo ottenuto dal Tr di Grabhem, Ekenamon sferr un nuovo attacco contro quella benevola nazione. E ottenne vittorie su vittorie. Cosa era cambiato? A quale prezzo la potenza di Taraba era stata piegata? Ekenamon aveva stretto un patto con il Dio della Sfinge e questi gli aveva donato il potere della Magia dellOltrevelo, unarte oscura e potentissima alla quale non vera modo di opporsi. Il nuovo Faraone aveva cos risvegliato dalla morte del corpo le spoglie mummificate dei suoi antenati, i corpi avvizziti dei loro servi, lessenza di centinaia di migliaia di morti del passato che ora marciavano come un solo esercito. I caduti tra i viventi si rialzavano e combattevano al suo fianco, che fossero kemethiti o grabhemar. Il livello dello scontro era sempre pi alto e le energie in campo erano incommensurabili. Tutto questo io lo seppi quando Theoris venne a visitarmi in cella. Piangeva, diceva di non aver mai voluto tradirmi, mi confid anzi di essere da sempre innamorata di me e di aver agito per ambizione, e che la situazione gli era sfuggita di mano prima che potesse evitare il peggio. Ekenamon era pazzo e inarrestabile. Ma soprattutto era una pedina di un gioco pi grande di lui, pi grande degli uomini. In Areldar e nellImpero dei Tre Reami stava accadendo qualcosa di simile, qualcosa che era legato agli Di dellOltrevelo. Il disastro era imminente, ma lei avrebbe potuto salvare almeno se stessa, suo fratello e me, nellattesa di tempi migliori. Credetti alle sue parole, gli Di mi perdonino, perch mi disse che un giorno avrei potuto sconfiggere la Morte e il Tempo e riportare Eketar alla vita. Il Kemhet avrebbe conosciuto allora una nuova primavera. Il Collegio Sacerdotale aveva ipotizzato lesistenza di unArca, di un luogo fisico dal quale il Grande Cantore aveva dato origine al Tutto. Theoris credeva di aver compreso dove potesse trovarsi. A nord, oltre il mare, nelle terre di El-hav. Il giorno della mia esecuzione la guerra era al suo apice. Forti terremoti squassavano le possenti mura di Q irih, il cielo era viola e carico di nubi oscure. Sotto gli occhi dei gemelli fui condotto alla fontana rituale. Ero sempre un Custode Sacro, il mio sangue non poteva essere versato. Vidi negli occhi di Tep-hai la piet e il dolore sincero, si mosse per aiutarmi. Ma sarebbe stato inutile. Prima di morire avrebbe ucciso decine di uomini, forse centinaia, ma poi? Avrebbe sacrificato la sua vita invano. Fu Theoris a fermarlo. Scosse la testa, dovevano

aspettare. Fui annegato in quellacqua gelida. Mentre la vita lasciava il mio corpo vidi, o credetti di vedere, il volto di Eketar. La severit del mio amato signore e amico si addolc in un sorriso. Mi porse la mano, la mia anima si incammin con lui verso le Aule dello Sciacallo.

VI. La vita dopo la morte. Finch qualcosa, come decine di uncini di metallo, non gherm il mio spirito. Fui trascinato fuori dallacqua, verso Theoris. Vidi me stesso riverso a terra, un cerusico verificare la mia morte, gli sguardi preoccupati delle guardie mentre le possenti mura della citt tremavano. E la mia anima fu risucchiata nel monile che indossava lAlta Sacerdotessa, il Collare dellAriete, il reliquiario che io stesso avevo forgiato. Theoris aveva perfezionato il Rituale del Vascello sul quale avevo lavorato per tutta la vita. Aveva funzionato. Il mio corpo era morto, ma la mia anima, cosciente, era conservata in quel filatterio. Quella notte stessa avvenne il cataclisma. Lenorme potere della Magia dellOltrevelo consum e dren lenergia di tutta la costa settentrionale di Arborea. La guerra contro Grabhem fu vinta, ma a quale prezzo! Quelle che un tempo erano rigogliose pianure coltivate si trasformarono in deserti di sabbia bollente, i morti camminavano per le strade terrorizzando i vivi, tutto ci che di bello era esistito in questo mondo era perso per sempre. Quando Ekenamon comprese cosa aveva fatto era troppo tardi. Fece implodere la Camera Cerimoniale della Grande Ziggurath che sorgeva su un profondo Pozzo Mistico e rimase sepolto sotto le rovine del Portale che poco pi tardi avrebbe potuto condurre il Dio che chiamava Valagash oltre il Velo. Mentre accadeva tutto ci Theoris celebrava un rituale facendo appello alla Magia dellOltrevelo che aveva appreso dalla Sfinge. Lei e Tep-hai si accasciarono in una vivente morte accanto al mio corpo mummificato, nellattesa che il tempo giungesse. LImpero del Fiume era caduto per sempre, i visir superstiti si spartirono quelle terre aride e i grabhemar sopravvissuti cercarono di ricostruire un regno dalle macerie di Taraba. In quei giorni Areldar era martoriata dallAicanr e il folle Diarpej sfidava gli Di nel Circolo di Pietre di Majarkon.

VII. LImpero di Puna Di ci che accadde dopo ho ricordi confusi che riaffiorano di quando in quando, nebulosi e incompleti. Ho potuto ricostruire i fatti grazie alle letture di questi giorni e allaiuto di alcuni sapienti del vostro tempo. Passarono circa duecento anni prima che i piani di Theoris potessero attuarsi. Quando le condizioni furono propizie, lei e Tep-Hai si risvegliarono. Avevano ottenuto limmortalit dal Dio dellOltrevelo, ma a prezzo della loro anima. Theoris radun alcuni seguaci e fond una setta che venerava le mie spoglie come quelle di un Faraone. Quando il cenacolo fu abbastanza grande e i suoi membri avevano raggiunto il giusto grado di fanatismo, li indusse ad un suicidio rituale per riportarmi alla vita. Quello fu lultimo momento in cui potei esercitare appieno un atto di volont, sebbene in seguito, parzialmente, riuscii ancora a controllare parte del mio destino. Theoris evoc Valagash perch mi concedesse di diventare un suo araldo, stringendo un patto con lui avrei ottenuto di tornare nel mio corpo e di avere accesso a grandi poteri, poich la Magia dellOltrevelo tanto pi grande quanto forte e potente lanima di chi la pratica. Questo oscuro patto prevedeva che la mia anima fosse donata al Dio e che egli potesse disporne per leternit. La posta in gioco era riparare a ci che era stato fatto, sconfiggere il Tempo, riportare Eketar alla vita e lImpero del Fiume ai tempi del suo apogeo. Questa divenne la mia ossessione, e di questa ossessione si serv Theoris per esercitare una oscura mala sulla mia volont, che ella poteva dominare in quanto artefice del Rituale del Vascello. Acconsentii al patto. Le mie spoglie mortali ripresero vita e un potere inimmaginabile fu subito alla mia portata. In quel momento anchio ero divenuto un Dio. Lo scorno di Valagash fu grande, perch la mia anima, che egli bramava, non fu mai sua. Il mio spiri to era

infatti imprigionato nel Collare dellAriete, e il potere del filatterio che avevo forgiato era sufficiente ad ancorarla a questo mondo. Non ho ancora compreso se Theoris fosse cosciente di ci, se davvero mi amava e la sua mente contorta pensava in questo modo di preservarmi pur perseguendo le sue ambizioni. Quel che certo che aveva asservito la mia volont e si serv di me come di una bambola. La mia mente era ottenebrata, ma, nonostante ci, avevo acquisito una consapevolezza dalle caratteristiche soprannaturali. E per questo fui un comandante, uno stregone, un re, come pochi ce ne furono a quel tempo. In pochi mesi avevo radunato attorno a me un esercito. E in due anni avevo piegato alla mia volont tutto il sud di Elhav e presto potei imbarcarmi per riconquistare Qirah e le terre circostanti. Non mi interessava espandere ancora il mio dominio, avevo un unico desiderio: trovare lArca e dare seguito al mio piano.

VIII. Demetrius, lImpero Shuel e la Scacchiera Non trovai mai lArca. E quando lImperatore degli Shuel, Nyoth, si pieg alla volont di un nuovo signore, Demetrius, compresi che qualcun altro era stato toccato dallOltrevelo e che forse avrebbe potuto favorire i miei scopi. Anche Demetrius era guidato da unossessione. Voleva uccidere gli Di che lo avevano condannato. Voleva rimpiazzarli, sarebbe stato un Dio migliore di loro per gli uomini. Decisi di assecondare questa sua visione, almeno allapparenza. Mi rispettava, e io in qualche modo lo ammiravo, ammiravo la sua tempra e la sua forte volont, ma nella mia nuova condizione non comprendevo la natura dei suoi sentimenti. Non gli parlai mai dellArca. E la mia mente era una delle poche che il suo potere non potesse sondare. Passarono gli anni e il miraggio dellArca si faceva sempre pi distante e indefinito. Le Guerre degli Scacchi rovesciarono i nostri imperi e, proprio quando stavo per deliberare di lasciare la penisola per arroccarmi a Qirih, vidi la Scacchiera. Esacerbato dagli eventi Demetrius mi confid la natura di quelloggetto e il dramma della sua partita con il Dio Giocatore. Sperava potessi consigliarlo. Anchio avevo giocato una partita con un Dio dellOltrevelo, e avevo vinto. Studiai la situazione per molti giorni, non avevo bisogno di mangiare o di dormire, cos mi concentrai unicamente sulla Scacchiera e sulla partita in atto. Giunsi alla conclusione che lunico modo per vincere quella partita era non giocarla. Demetrius prese alla lettera le mie parole. Mentre i suoi eserciti erano in rotta si ritir in una camera segreta dove lasci che il torpore lo abbracciasse e non mosse pi un pezzo per molti, lunghi anni. Il contatto prolungato con la Scacchiera mi consent di comprenderne il funzionamento e le potenzialit. E i rischi. Il Dio Giocatore aveva bisogno di unanima potente per dare seguito ai suoi piani. E la mia, come quella di Demetrius, lo era. Ma avevo ingannato gi un Dio dellOltrevelo grazie al mio filatterio, ed ero certo di poter tentare di dare seguito ai miei piani anche senza lArca. Avre i cominciato una nuova partita. In palio la mia anima o il ripristino del mio passato. Ma Demetrius avrebbe dovuto finire la sua partita. E io sarei dovuto entrare in possesso della Scacchiera. Dovevo aspettare. Lasciai che il torpore abbracciasse anche me e i gemelli. Non saprei dire quali di queste idee fossero mie e quali di Theoris, ci che certo che lambizione della mia Alta Sacerdotessa era pari a quella di Demetrius: sedere al suo fianco nel nuovo Pantheon che lImperatore Dio avrebbe creato.

IX. Il Regno di Elavia e la Torre dOro Il resto storia. Mi risvegliai quando anche Demetrius usc dal suo torpore. E subito cominciai ad adoperarmi per attuare il mio piano. Dovevo assecondare Demetrius perch concludesse la partita. Arrivai molto vicino ad ottenere la Scacchiera dagli Elaviani, riuscii a prevenire che la distruggessero, ma la sconfitta di Demetrius complic le cose.

Theoris aveva perso il suo mentore divino e aveva bisogno di pianificare una nuova strategia. Nel frattempo ci eravamo arroccati a Punta Regia. Compresi che lArca che cercavo era la Torre dOro di Mezzaterra quando ormai era troppo tardi. Cercai con tutto me stesso di celare questa informazione a Theoris, ma ancora oggi non sono certo di esserci riuscito davvero. Quando Karandras fu distrutto persi per sempre la possibilit di giocare la mia partita, una partita che ero certo di poter vincere. Il distacco dellOltrevelo dal nostro mondo mi priv man mano dei poteri di quella magia oscura, ma mi liber anche dal giogo maliardo di Theoris. Giorno dopo giorno recuperavo la coscienza che avevo perduta. Provo orrore per quanto ho fatto, vergogna per lefferatezza dei miei atti, pena per le vittime delle mie carneficine, rimorso per aver distrutto parte dellOrdito del Grande Cantore con le mie pratiche negromantiche, rabbia per non aver compreso prima cosa muovesse Theoris e quale anima nera si nascondesse in quel corpo di giovane donna. vero, la mia mente era ottenebrata, ma non del tutto. Non intendo sfuggire alle mie responsabilit. Giorno dopo giorno il mio corpo torna mortale e presto morir. Ma questa volta non voglio tornare dalla morte. Il Collare dellAriete deve essere distrutto. E lo Sciacallo deve giudicare la mia anima. Ho compreso che non nella vendetta o nella ricerca di un tempo che non pu tornare che trover la pace. Ma nella consapevolezza che questa Creazione abbia imparato dai propri errori, dai miei errori. Da quelli di Demetrius, di Krundall, di Eklizz, di Diarpej, di Ekenamon, di Theoris. Uomini preda della loro umanit. Leoni tra gli agnelli, ma uomini. E che questa Creazione possa meritare una possibilit dal Padre Sabul. Perch la perfezione appartiene soltanto a Lui. Non merito di rincontrare Eketar nellAldil, ma spero che egli sappia che se qualcosa di puro ha sempre albergato in queste membra corrotte, questo stato il mio amore per lui.