Sei sulla pagina 1di 16

[1](1) UN BRIEVE TRATTATO DELL' Eccellentia delle Donne, Composto dal prestantissimo Philosopho (il Maggio) & di latina

lingua, in Italiana tradotto. Vi si poi aggiunto un'essortatione a gli huomini perch non si lascino superar dal le Donne, mostrandogli il gran danno che lor per sopravenire. [1v] All'Eccellente .S. mia, la .S. Donna LEONORA Gonzaga Martinenga. PENSANDO tuttavia fra me stesso valorosa Donna che cosa far mi potessi per darvi qualche grato & utile trastullo mentre state rinchiusa nei termini della vostra Camera, molte cose mi vengono per la mente, & molti componimenti mi si appresen tano davanti a gli occhi, tutti a gara pregandomi (come se consapevoli fossero d el mio desiderio) che volendomi mostrarvi in qualche modo grato, di loro ne facc ia dono all'eccellentia vostra, promettendomi di porgervi tutto quell'alleggiame nto che per [2] loro fia possibile giamai. Ricercando io adunque qual di tutti q ue' varii componimenti che presso di me erano, fusse per darvi maggior piacere, ecco che fuori di ogni pensamento, mi fu fatto Copia di una dotta lettione in lo de del vostro Sesso, scritta dall'acutissimo .S. Vincenti Maggio, & recitata all 'alta presentia della Illustriss. P. di Ferrara, & ramentandomi esser voi molto pi vaga della volgar che della latina lingua, pensai per amor vostro di insegnarl i a favellare Italianamente, & cos in spatio di poche hore ella talmente apprese questa nostra favella che pi non mi diffido che ciascheduno non la possi commodam ente intendere, n similmente mi diffido che leggendola non [A ii] [2v] troviate p er dentro molte ragioni possenti a sforzar ogni grand'intelletto & farlo (malgra do suo) credere che le Donne sieno di maggior eccellenza & dignit dotate che gli huomini non sono: bench io per avanti ne fussi come certo, havendo solamente alcu na fiata considerato il gran valor di. V. S. il qual dal primo d che io vi conobb i s mi parve meraviglioso che fra me dissi non potersi trovar miglior via perch le Donne superassero gli huomini, che di essortarle a imitar i vostri cortesi modi , seguitar le sante pedate, & finalmente togliervi per un raro & perfetto essemp io della vita loro. Voi vedrete in questo piccolo volume grandimenti essaltato i l feminil Sesso, & da chi? [3] forse da qualche scioccho & inesperto? lo essalta il pi acuto philosopho c'habbi tutta Europa, scuoprendo le singolari dignit di qu ello, non con frivole ragioni, non con argomenti debboli, ma con mezzi dal centr o della Philosophia tolti. Quivi prego specchiatevi alcuna volta, & quando intes o havrete che natura sia stata alle donne pi che alli huomini benigna & cortese, ringratiaretela con divoto & fervente modo. Hora s'intender apertamente esser sta te contra ragione le donne dalli maligni & invidiosi disprezzate. Hora s'intende r che non senza giustissima cagione sieno amate dai pi sublimi intelletti, & hora potr la .S. Contessa delle Gabizze contro di alcuni [A iii] [3v] ostinati dottori diffendere pi animosamente la Feminil eccellentia. Certa cosa .S. mia che molti errori si fanno per ignorantia, & molti falli si commettono dal non saper pi oltr e. Se per tanto vi piacer che questa mia brieve traduttione vada per le mani de g li huomini ne vedrete tosto sorgere infiniti beni, tanto mi confido io nella viv acit delle philosophice ragioni, che gi mi par di udire infinite voci di saggie do nne, le quali, veggendosi da mariti pi vezeggiate & honorate che solite non erano di vedersi, vi ringratiino di cos eccellente benefitio, & de divini honori vi di chino esser degna. Se vi contentarete che per le mani de Cavaglieri scorri come pi li piace la presente lettione [4] non credo s'odi pi donna alcuna che si querel li di esser in servit, anzi spero vedremo tosto divenir i Mariti de crudeli Tiran

ni, obedientissimi vasalli. Dir di pi poi che mi sento entrato nel petto un spirit o prophetico, il qual mi fa predire, che se le potentissime ragioni del dotto Ma ggio, saranno pur leggiermente lette, che molti nemici delle donne deporanno inc ontanente il sdegno contro loro a torto conceputo: & i Giovani che prima parevan o s schifi del pigliar moglie, ribellaranno a padri per pigliarle, rinoveransi le nozze cinque & sei fiate per non mancar di s grato agiutto, & dolce refrigerio. Beato si terr colui chi le potr servire, pi beato chi le potr godere, io ne [A iiii] [4v] sar benignamente ringratiato, che gli habbi insegnato a farsi intendere da chi non sapeva latino, & voi a contemplation della quale, ho preso questa piccio la fatica, ne sarete come liberatrice di una durissima servit devotissimamente ad orata. State lieta che Iddio sia la guardia vostra. Sempre essaltando la molto i llustre persona di quella. [5] BRIEVE TRATTATO dell'Eccellentia delle Donne. IO era venuto Nobilissimi Auditori a questo mio consueto luogo per mostravi le C agioni delle cose, che sotto il cerchio della Luna hor nascono, hor moiono, ma r imirando questo novo splendore, & questa inusitata luce che venuta m'e davanti a gli occhi, & dalli cui ben risplendenti raggi illuminato ne veggio tutto questo nobil ridutto, in maniera che divina cosa anzi che humana parendomi, sento il m io animo repentinamente infiamato, & da tanta bellezza rapito, ch'egli non p pi co nsiderar di cosa fragile & mortale, ma pi tosto [5v] egli disia d'investigare & i spianare una eterna verit, non per avanti da ciascheduno intesa. Dir adunque, & s' egli mi fie possibile, dimostrer, le Donne per lo pi esser di maggior eccellentia, che gli huomini non sono: della qual cosa, quantunque molti ragionato n'habbino , non hanno per trattato questa causa, come se vera la credessero, s come noi sper iamo di fare. Quelli ne scrissero per trastullo, volendo far conoscer al mondo l 'acutezza del lor ingegno, nel poter copiosamente trattare cosa al lor parere hu mile & abietta, non altrimenti che gi quei si facessero, che le lodi della Mosca, della Quartana, & dell'esser calvo scrissero: Noi veramente non per mostrar sot tigliezza [6] d'intelletto, n per via di giuoco, ma sol per disio di ritrovar la verit, cosa molto convenevole, faremo veder pi chiaro che il sole, ci che s longamen te n' stato celato, ci che il sesso Feminile sia di magior nobilt che non il maschi le, & in tre modi mostraremo l'intention nostra. Primieramente dalli instromenti dell'anima, li quali, senza dubbio sono nelle donne pi che ne gli huomini eccell enti. Poi dalle operationi che derivano dala ragione, Ultimatamente dal testimon io de gli istessi huomini, poi che & conoscono & confessano d'esser alle Femine inferiori. Volendo per tanto con philosophice ragioni trattar la presente quisti one, di necessit che io usi parole alli Philosophi, & [6v] proprie & famigliari, non gonfie, & rabellite, attendendo pi tosto al dir la verit, che al modo come dir la si debba: neanche seguiter il costume di alcuni, li quali, proponendo prima gl i argomenti delli avversari, quelli cercano avanti ogni altra cosa di gittar a t erra, & poi come il meglio possono stabiliscono le lor ragioni: studiando io sem pre di esser brieve, assai mi reputo fare trattando semplicemente la causa delle donne, & le lor perfette lodi manifestando, la onde poi chiaro vedrassi false e sser le obiettioni che lor si contrapongono. Ma qui mi nasce un gran sospetto ch 'altri per aventura non si creda che fatto sia perci nemico al viril sesso, overo che scemando la nobil [7] condition de gli huomini, procacciar me ne voglia glo ria & honore: non mi diffido per che & l'uno & l'altro tosto non vi paia falso, s e attender vorrete alle cose che io son per dirvi quanto pi brievemente potr. Io d ar talmente le debite lodi alle femine, & talmente gli conceder gli dovuti honori, che non perci gli huomini (quelli dico che degni sono d'esser detti huomini) rim aranno di me mal sodisfatti, & questo sar piacendo a Iddio l'incominciamento del mio tenace proposito. Conciosiacosa che tutta la virt s degli huomini, come ancho delle dnne consista nell'animo & nel corpo, vedesi per cosa certa essere gli anim i loro fatti dalla natura egualmente perfetti, a tal che [7v] naturalmente parla ndo, fra l'animo della donna & quel dell'huomo non vi si scorge differentia: Non toccher quivi quella sottil disputatione da Theologi parigini tanto sottilmente ventilata, ci se l'anima di Gies Christo Salvator nostro, fusse pi perfetta di quel

la di Giuda Iscariotha, il che molti pertinacemente diffendono: Se adunque fra g li huomini & le donne vi sar veruna differentia di eccellentia, ella non dipender dall'animo, ma sol dalle operationi che derivano dalli instromenti del corpo, pe r il che quanto pi saranno detti instromenti perfetti, tanto migliori sempre dire mo esser le operationi. Propongovi un essempio: Sono qua dui scrittori egualment e nell' [8] arte perfetti, non crederemo noi che chi haver miglior calamo, quel d ebba ragionevolmente meglio scrivere? Cos anchora quando chiesto ci fusse qual di dua sia pi eccellente l'huomo o la Donna? sarebbe n pi n meno, come sel ci chiedess e chi habbia di loro migliori instromenti, pel mezo de quali essequir si possino le Attioni dell'animo, monstrando noi per tanto che le donne posseghino general mente migliori instromenti non sar di necessit che gli huomini vinti si confessino , & cedino alle donne di perfettione? Sono gli instromenti dell'animo di due man iere, alcuni semplici sono detti, & alcuni organici. Semplici sono i spiriti, & organici i membri del corpo. Vo [8v] pi oltre, & dico che tutto il corpo qual sol iti siamo di chiamare organico instromento, in dui modi si p considerare, o per l a figura istessa, o per la sua complessione: adunque necessario che dalla variet delle sopradette cose naschi tutta la differentia ch'esser si vede nelle operati oni & de gli huomini & delle donne, s come dalla detta variet procede che alcuni p i savi & similmente pi stolti sieno. Noi per hora di questa differentia non parlar emo punto, ma sol di quella che si trova fra questi dui Sessi, perch chiaro vi si a qual di lor dua meritevolmente debba esser preferito: & conciosiacosa che fave llando noi della figura de membri non vi si trovi discrepantia alchuna, la qual manifestar [9] ci possa qual Sesso habbi in s maggior eccellenza vedendosi del co ntinuo capi di figura & buona & cattiva, di modo che da niuna viril figura non s i potr mai raccorre se sieno gli huomini o le donne superiori. Niuno ho gi mai rit rovato che argomentar volesse perfettione, perci che il capo dell'huomo havesse a mendue le tempie schiacchiate & compresse, & quel della femina fusse rotundo & c otai volte acuto, la onde tutti argomentar sogliono, perch la complessione dell'h uomo sia calda & secca, & l'altra fredda & humida. Volendo adunque noi che il co rpo organico sia instromento dell'animo, & che in dui modi considerar si possi, cio quanto alla figura, & etiandio [B] [9v] quanto alla temperatura habbiamo dimo strato che quanto alla figura non vi difformit alcuna, rimanci hora da considerar e se per aventura ella fusse nella complessione. Quattro sono le temperature hum ane, bench molti ne ponghino nove, ma questo per hora non m'importa, le quai, den ominate sono dalla collera, dal sangue, dal Flegma, & dalla maninconia, & quantu nque sieno comuni cos ai maschi come alle nostre femine, ritrovandosi ciascheduno talmente complessionato che in alcuni signoreggi il sangue, in alcuni patronegg i la collera, in altri predomini il flegma, & in altri prevaglia la maninconia, pur fu sempre il parer de i pi savii che la temperatura [10] calda & secca alli h uomini si convenisse & la flegmattica delle donne fusse, & bench a questa opinion e non vi acconsenti Hippocrate, non intendo io per che la auttorit di s grand'huomo mi favorischi punto, ma sempre intendo di ricevere per vere le opinioni de savi i. Concediamo adunque volentieri che flegmatica sia la complession feminile, con cediamo similmente che la compositione calda & secca (s come la maggior parte de philosophanti vuole) produchi spiriti migliori, & all'intelligentia pi disposti, & faccia li costumi assai pi benigni che far non possa qualunque altra conplessio ne, il che fu anche parer di Aristotele ne suoi problemi, s come giudicano molti: Sar adunque [B ii] [10v] manifesta cosa non mai per altra cagione avenire che al cuna complessione si senta pi dell'altra all'intender atta, salvo che per lo prod ur de spiriti pi caldi & secchi, & essendo i spiriti dell'animo instromenti sempl ici & non organici, nasce che ogni differentia di perfettione che fra questi dui si scorga & comprendi, ella non procedi dall'animo, il quale, come detto habbia mo, egualmente perfetto, ma dalli instromenti ch'egli solito di usare nelle sue attioni: & che ci sia vero non veggiamo noi rivolgersi l'animo nostro hora alla b ont & hora alla malitia secondo che la complessione o buona o malvagia, per il ch e di tutto ci che detto habbiamo tre cose si concludono, [11] primieramente che l a differentia che fra l'huomo & la donna si comprende nell'esser l'uno pi dell'al tro perfetto, venghi dalla complessione, doppo questo, che la complessione calda & secca sia de gli huomini, et la flegmatica delle donne, & ultimatamente che q uella complessione dove la collera signoreggia produchi spiriti all'intendere &

all'operare meglio disposti, le quai cose per verissime ammettendole potrebbe al tri agevolmente credersi che gli huomini superassero le donne di perfettione, ma io nel progresso del mio dir non solamente non concluder questo, ma dimostrer l'o pposito, dove supplico la cortesia vostra che con attento animo ascoltar mi vogl i, sperando io di [B iii] [11v] farvi facilmente vedere quanto sin'hora ingannat o si sia chiunque creduto ha altrimenti di quel ch'io cerco persuadervi. Conside raremo adunque con diligentia non tanto che bont seco porti la calda & secca comp lessione, ma similmente che malignit seco ne tragha, il che da niuno altro penso sia stato avertito. E cosa molto chiara presso de savii phisici che le temperatu re calde & secche generino appetiti pi ardenti, & voglie pi di qualunque altra tem peratura infiammate & accese. Hor di questi appetiti che commover sogliono i sen si & vegonsi esser capitalissimi nemici della ragione, cercando di sottoporla al lor imperio sar il ragionamento nostro. Non penso che alcuno s fuor del [12] senn o trovar si possi che affermi esser buona la moltitudine delli appetiti, ma cred er ben che ognuno apertamente confessi che mala cosa sia: consideriamo per tanto qual di queste due cose sia pi eccellente la bont dei spiriti, la qual nasce dalla complession calda & secca, o la malitia delli appetiti, il che tanto sar, come s el si ricercasse qual sia pi, il bene, o il male che in s contiene questa tal comp lessione: & acci che questo meglio si conoschi e parimenti di necessita chel si r ifughi alla bilancia dei sensi, la qual, parmi la pi certa misura che imaginar si possi. Contemplinsi un poco tutti gli huomini che di tal modo qualificati sono, contemplinsi dico, sani, ricchi, & in dignit posti, [B iiii] [12v] & chiaramente vedrassi quanto poco si dieno alla virt & alla cognitione delle honeste arti, se adunque per lo pi, questi si danno pi tosto ai diletti carnali che alle virtuose opere, non sar mai da dubitare che tal qualit non habbia in s pi di male che di bene , ispetialmente mostrandoli la ragione esser la via della virt solamente da segui ttare. L' certo, cosa manifesta & chiara che in simili qualit l'appetito signoregg i la ragione, & cerchi farsela in ogni modo soggetta & soggiogato che se l'habbi ne doventi Tiranno, & insieme col spirito di quella temperatura che naturalment e ottimo si suol vedere, faccia & produchi pessime attioni, per la qual cosa fac endo maggior danno [13] in cotal temperatura la prontezza delli appetiti, che ut ile non faccia la bont dei spiriti, devrassi per lo contrario meritamente dire ch e la complession flegmattica sia a questa dirittamente opposta, la qual, s come t utti confessano, contiene in s & pochi & debboli appetiti, bench spiriti habbia me n perfetti, & s come nella calda complessione si vede maggior detrimento nella pr ontezza delli appetiti, che utilit nella perfettione dei spiriti, cos in quest'alt ra fredda trar seco pi utilit la poca quantit delli appetiti che non sar detrimento n ella tarda prontezza dei spiriti: Questo anchora con un'altra gagliardissima rag ione vi confermo. Confessano tutti i savii esser naturalmente ne [13v] gli huomi ni & nelle donne gli animi, come gi pi fiate detto habbiamo egualmente perfetti, & quella complessione nella quale signoreggia la collera, & qual diciamo esser pr opria degli huomini, essere grandimenti inclinata alli appetiti, la onde quella delle donne ha gli appetiti per esser flegmattica & pochi & debboli, la onde sen za fallo ne seguita che la ragione habbi magior vigore nelle donne che negli huo mini, oltre che essendo in ammendua l'anima con uguali virt perfetta, chiara cosa parer ne deve che nelle femine sia l'inimico di maggior impotentia essendo in q uelle minor copia d'appetiti: & se generalmente parlando sono gli huomini sin da fanciulli obedienti alli [14] sensi, & sprezzatori della ragione come potremo n oi sperar di vederli mai giunti alla vecchiezza da tal servit liberi? ispetialmen te generandosegli da quella usanza che fatto hanno di servir ai strani desiderii un certo maligno habbito, il qual accompagnandosi con i consueti appetiti doven ta troppo crudel nemico della raggione. Certo che sel huomo nel primo assalto co n un sol vitio contrastando, riman s facilmente prigione, ch'egli non potr ragione volmete haver speranza di potersi liberar da dui potentissimi Tiranni che sono l 'appetito & il depravato animo fatto compagno di esso. similmente chiaro che la maggior parte degli huomini, non solamente non raffrena mai gli [14v] appetiti, ma pi tosto con ogni studio si sforza & di aumentargli & di farse lor tuttavia pi sogetto: Essendo per tanto la sensualit molto nemica della ragione, rade volte av err ch'ella in colui prevaler si possa, che se gli fa obediente: Non negher per mai che quei huomini che per la calda complessione sono alli vitii inchinati, ponen

do freno alle strane voglie & alla ragione obedienti divenendo, non si facciano eccellenti sopra tutti o maschi o femine che sieno: bench in picciolissimo numero essendo, non possono perci far che la conclusion mia non sia verissima. Affermer io sempre constantissimamente le donne seguittar per lo pi l'intelletto & la ragi one, & gli huomini il senso & [15] brutte lor volont: a questa ragione un'altra v e ne aggiungo, non meno efficace, per la qual mostrer haver la complession calda & secca, non so che d'imperfettione perch essendo calda, ella ha di mestieri di m aggior nutrimento, & quanto pi copioso sar il nutrimento, tanto maggior abbondanti a de vapori ne risulter, li quali, salendo poi (come il lor costume) al cerebro, & rimescolandosi con i spiriti, sono di gravissimo impedimento & guastano i buon i instromenti dell'animo, & questo con facilit si comprende, poi che doppo il man giare non siamo cos disposti n alle contemplationi, n alle facende, come eravamo pr ima che mangiassimo. Bench adunque questa viril [15v] complessione generi miglior i spiriti, che la feminil non fa, ella produce per pi vapori, non richiedendo la c omplession fredda tanto cibo, n tanto beveraggio, il che tutto 'l giorno veggiamo nelle donne che di s poco pasto sono. Concludiamo per tanto che la temperatura c alda & secca havendo questo di bene ch'ella sia generatrice de migliori spiriti habbi per in s dui gran mali possenti a impedir la ragione, & in tal maniera soggi ogarla che sforzata sia di piegarsi bruttamente dal diritto sentiero della virt: & questi sono li mali, venhementia d'appetiti, & copia de vapori, li quali, di n ecessit dal molto mangiare, & immoderato bere sorgono. Hor questi mali, non trova ndosi nelle [16] donne, ne seguitter che quanto si appartiene alli instromenti de ll'animo, le femine, dei maschi pi nobili sieno, il che non altro che dire che le femine seguitino quel che la ragione et l'intelletto lor dimostrano, & gli huom ini ci che il senso & l'appetito li pone avanti. N quest'altro passerommi di leggi eri, che la complession sanguigna cio calda & humida la quale alli huomini anzich alle donne si appartiene, poca dignit lor rechi, conciosiacosa che per il testimo nio di Hippocrate tal complession faccia gli huomini & pazzi & al rider troppo p ronti. Et quando noi diciamo l'appetito signoreggiar negli huomini egli n pi n meno , come se noi dicessimo che negli huomini [16v] signoreggiasse un acerbo nemico della ragione & una troppo bestial passione: accostandosi adunque gli huomini pi che le donne alla natura delle bestie, chi sar colui tanto ignorante che liberame nte non confessi esser le donne pi delli huomini perfette? Certamente credo che n iuno trovar se ne debba, salvo chi non fusse pi che irragionevole, a tal ch'egli non potesse intendere la forza & la potenza della ragione. Havete udito Eccellen tissimi Auditori la differentia delli instromenti dell'animo, cosi degli huomini come delle donne, hora vi parler delle operationi, s come gi promisi di parlare, n ella mia seconda propositione, & dico che non essendo le ragioni di alcun potere quantunque [17] acute & ingegnose paiono, se elle contrastano al senso & alla i sperientia, ben fatto giudico che si discendi al senso & a quelle cose, che del continuo ci sono davanti a gli occhi, bench l'invecchiata opinione che le donne s ieno di gran longa alli huomini inferiori, non ci lasci cos facilmente conoscere la verit, per la qual cosa, intendo io di mostrarvi particolarmente le operationi delle virt, & farvi vedere che le donne sieno in diverse virt assai pi di noi ecce llenti, & cos non sar da dubitare che in le femine la ragione non sia pi gagliarda all'operare: & per incominciar dalla fortezza qual ispetialmente gli huomini si usurpano, dicovi che se della corporal fortezza, con la [C] [17v] qual crudelmen te noi ci soggiogammo le donne, parlar vogliamo ch'ella non habbi in s tanto di d ignit che per ci, habbi da esser giudicato pi nobile chiunque pi ne participa, perci che questa sarebbe ragione per concludere che i buoi & i cavalli per esser pi rob usti fusser pi nobili. Ma se parlar vogliamo di quella fortezza che fra le virt mo rali presso di Aristotele tiene il primo luogo, certa cosa che s rari sono gli hu omini forti, che mai alle donne preferir si potranno. Non veggiamo noi c'hoggid i soldati non essercitano l'arte militare per honore? non per dico che tutti ci fac ciano, bench pochi ne cavo fuori, che guidar non si lascino, o da ambitione, o da guadagno, o dal [18] commandamento dei lor principi & non perch la fortezza paia lor virt divina: nella qual cosa se l'occasione si offerisce alle donne, non dub itarei mai ch'elle non facessero il medesimo: ma che diremo di quella fortezza d i animo per la quale si soffrono tante miserie & tante angoscie si patono & pel mezzo della quale i pi brutti desiderii si rafrenano? Non penso faccia di mestier

i che in questo luogo io rivolga varie istorie, n che io discorra diverse Provint ie, poi che non ci s picciol borgo dove molte donne non si trovino che pacienteme nte sofferischino le malvagit & duri costumi de mariti. Taccio di dirvi quante pu dicissime donne in ogni lato si ritrovino, & niuno huomo [C ii] [18v] che pur si contenti delli abracciamenti della sola consorte: Che diremo poi della intemper antia s del mangiar, come ancho del bere cagion, che gli huomini simili alle best ie ne divengano? & chi che assai pi non tema un imbriaco che l'ira di qualunque p i attroce fiera? & poi vi sar chi osi affermare haver in s cotai huomini miglior ra gione che le donne non hanno? & se alcuno dir mi volesse ci esser vero mentre gli huomini imbriachi sono, ma non gi per altro tempo, & io, a questi dimander se qua ndo gli huomini si conducono a ber s largamente, se imbriachi sono o pur sobrii? se imbriachi di gi sono, adunque sempre pazzi li diremo, & se imbriachi non sono, come li [19] crederemo di buon giuditio per poter insegnar & governar altrui? p oi che spinti da s vano diletto, divengono d'huomini, bestie, & quanti vene sieno di questi tali penso che persona non vi sia che chiaramente nol sappia, rare se mpre all'oncontro essendo quelle donne, o nelle nostre contrade, o nelle peregri ne, che in s bestial natura si tramutino. Per il che, essendo le attioni nostre c ertissimi inditii dell'animo, & veggendo noi quasi tutti gli huomini lascivi & i ncontinenti, non seguiter di necessit che non essendo s gran diffetti nelle donne, ch'elle sieno assai pi perfette che gli huomini non sono? Hor doppo questo, veggi amo un poco come le donne si portino nel maneggio delle [C iii] [19v] facult, ess endo la liberalit una certa mediocrit fra dui estremi, che sono Prodigalit & avarit ia, se io dalle lor operationi vi mostrer che elle non sieno prodighe, n avare, du bitarete voi di confessare che liberali debbano esser tenute? il che confermer pu r in gran parte la nostra opinione: che generalmente prodighe non sieno chiarame nte si vede in quelle, che per malignit de fati, de lor cari consorti rimangono d erelitte, poche o niuna ritrovandosene, (quantunque giovinetta) che dissipato ha bbi le facult da mariti lasciate, anzi con accorti & liciti modi sempre le aument ano, laonde per il contrario in pochi huomini vi abaterete li quali, potendo al lor arbitrio maneggiar danari; che in picciol [20] spatio di tempo non consumino quanto hanno: il che non d'altronde aviene, se non perch si lasciano pi facilment e aviluppare nei lacci dei dishonesti piaceri, permettendo che l'appetito vinca & supperi la ragione, la quale, in essi, e senza molto vigore, & cos senza consig lio temerariamente spargono le facult con infinito sudore il pi delle volte guadag nate: Ditemi un poco voi che s pronti siete a calumniare l'eccellentia delle donn e, se vero ci che si dice da sciocchi esser la ragione pi debbole nelle femine che ne i maschi, perch nei maschi s facilmente superata? Accade poi per lo pi che il p rodigo divenga avaro, per che gittato c'hanno le lor facult, rivolgono [C iii] [2 0v] incontanente l'animo alli altrui beni, l dove poi nascono tanti furti celati & aperti latrocinii, & tanti micidii ne sorgono, che io mi vergogno pur di pensa rvi non che di rifferirgli. Non ne veggiamo noi infiniti per cotai errori esser impesi? & certo che se tutti i ladri fussero impesi che pochi ne rimarebbono (qu antunque ben forti) per contrastar alle donne nelle quali non vi si veggono simi li errori, anzi come amiche di giustitia danno volentieri a ciascuno quel che se gli conviene: Sono oltre questo, del proprio a poveri di Gies Christo larghe don atrici, non dando nulla a buffoni, a parasiti, & altre simili persone. N si pensi alcuno che queste sieno favole finte da me per compiacer alle femine, [21] pote ndosi ci che io dico scopertamente vedere; se adunque n il lor gittano, n l'altrui rubbano, ma le proprie facolt nei bisogni spendono, come vi sar mai ragion da dubi tare che in la virt della liberalit non avanzino gli huomini di gran lunga? Non de bbo dir con quanta giustitia compartir sogliano & li comodi & li incommodi nelle famiglie? ma perch lo dir io comprendendosi chiaramente dalla concordia che veggi amo nelle case di alcune vedovelle, la qual, s longamente conservar non si potreb be, se con giustitia le cose non si amministrassero. Ma che anchora di prudentia supperino gli huomini, dalle antedette cose potrassi ottimamente raccorre, oltr e che essendo [21v] generalmente pi continenti che gli huomini, & credendosi che la continentia o temperantia che la vogliamo dir, sia conservatrice della pruden tia n rimescolandosi la prudentia mai con l'intemperantia, chiaro n'appare che le femine sieno pi prudenti. Che diremo finalmente della piacevolezza & sincero amo re? elle per arrichire o per fuggir l'ubidienza de maggiori, non insidiano alla

vita di chi gli dette vita, non avelenano i fratelli, non amazzano i Cii, s come gli huomini fanno, delli quali, pochi ne veggiamo lagnarsi per la morte de i lor congiunti, anchora che certissimi sieno che per lor rispetto soportato habbino de molti disagi: Non cos aviene alle amorevolissime figliuole, le quali [22] quan to pi tosto veggono da questa vita all'altra trappassati i cari padri tutte si ri solvono in pianti & amari sospiri, riempiono ogni cosa de lamenti, & per tutto s pargendo infinite querele, danno inditio della grandeza dell'interno dolore; & a chi non farebbono piet veggendole abracciar il Cadavero & di acutissime strida r iempir l'aria, da gli occhi infinita copia di lagrime con larghissima vena versa ndo? non si p certo senza gran cordoglio risguardarsi horribili spettacoli, o mar avigliosa benivoglienza di grate figlie verso i cari Padri, o singolar affettion e degna di esser in ciascun luogo sommamente lodata. Non si vidder mai per alcun tempo simili cose nei maschi, altrimenti, dato [22v] n'havrebbono almeno qualch e espresso segno con la maninconia del volto. Sono oltre questo, le Donne di man suetissimo ingegno, non rubbano, non amazzano, non incendono l'altrui case, anzi a cotai malefitii quanto pi possono, fanno resistentia, cosa nel vero ragionevol e molto: Essendo lor propriet di esser, come ad Aristotele piace, di mansueta nat ura & accostandosi a questa humana propriet pi le donne che gli huomini, meritamen te le si debbono ancho dir pi mansuete, la qual mansuetudine, parmi che la natura ottimo Architetto delle mondane cose gli la habbi nella dolcezza de la faccia s colpita, laonde le faccie degli huomini & altri animali, per molta copia di peli in vista & fieri [23] & pieni di sdegno sono: oh quanto maggior dolcezza si gus ta rimirando i feminili volti politi, tersi, & non per molto pelo torbidi & fosc hi. Chi potr risguardar la gentil'aria di alcuna cortese Donna che rilucere non g li vega nel gratioso viso una infinita mansuetudine cagione che al nostro dispet to gli divegniamo humilissimi servidori & per consorti le ricerchiamo? Per quest a lor natural piacevolezza non sogliono esser a padri mentre da tenerella et si a llevano, punto moleste, il che rade volte nei maschi accade, & qual mi si potr ri trovare che recato non habbi al padre mille affanni, alla madre infiniti dolori, & alla casa moltissimi dispendii, in maniera tale, che se la conservatione [23v ] delle famiglie non dipendesse in parte dai maschi, temo veramente che pi alcuno non se ne allevarebbe. Veggendo adunque noi le donne di ogni sorte virt ornate, meritamente il Poeta Ferrarese introduce nel suo divino poema, un homo Furioso & grandimenti turbato, per che ne dicesse male & alla buona lor fama detrahesse m olte cose dicendo quali poi con niuna ragione prova & con niuno argomento fortif ica, di sorte che evidentissimamente appare, ch'egli non si mova per giuditio, m a per ira & sdegno contra di una donna conceputo, dal qual odio commosso, tutte poi indifferentemente morde & trafige: Certa cosa e che se licito fusse dalla sc eleratezza & iniquit di un sol [24] huomo, il dir poi mal de tutti, che degli huo mini ci sarebbe assai pi largo campo che delle donne non habbiamo. Fu veramente a ssai maggior fallo quel che comise Giuda Iscariota contra del nostro Salvatore d i quanti mai ne commettessero tutte le donne insieme congiunte. Et se dirittamen te contemplar vorremo l'eccellentia & natural perfettione che le donne hanno, no n mi sar dubbio veruno che pel testimonio delli medesimi huomini, s come nella pre fation nostra gi fu detto, tutto ci confermar non si possi. Mostrano primieramente i Soldati de nostri tempi quanto poco stimino gli huomini la lor vita, poi che udito le Trombe o il Tamburro incontanente da pochi danari [24v] invitati, ispon gono all'arbitrio d'altrui il corpo & l'animo, inoltre, non mi trovarete huomo a lcuno s stupido & intronato, il qual non confessi essergli stata qualche donna pa drona del cuore & Reina della sua volunt: Per il che se tutti gli huomini a parti colari donne son stati soggetti non da necessit astretti, ma di spontanea volunt, perch temeremo di liberamente dir che le donne sieno molto pi perfette? Io non ne viddi mai alcuna che confessasse d'esser inferiore, la onde trovo infiniti huomi ni che presi d'amor, pregano & scongiurano le lor amate Signore, perch donar li v ogliano il cuore & la volunt con mille giuramenti, affermando d'havergli fatto li bero dono d'ogni lor voler & [25] di ogni desiderio: che diremo quivi? Saracci a lcuno s fuor del senno che donar altrui volesse alcuna pretiosa cosa per ricevere in contracambio un'altra di niuno pregio? Certamente quando gli huomini offeris cono alle donne il lor animo per ricevere quel delle donne, essi a questo modo c onfessano esser maggior la feminil dignit, & in ci doverebbono le donne esser molt

o accorte & avedute, non mai pronte & facili a far dono della propria volunt: ma doverebbono diligentemente & per chi ne fusse molto ben degno conservarla. Direm o anchora che la fortezza de corpi, qual natura dette alli huomini non per altro rispetto essergli data, salvo perch acquistar potessero le cose al [D] [25v] viv ere delle donne necessarie. Veggiamo parimenti in confirmatione di quanto vi dic o, non haver mai dubitato gli huomini di sotto entrare a mille pericoli per diff esa delle donne, il che mi par evidentissimo segno della donnesca nobilt, & quest o che vi dico, potrassi per essempio agevolmente intendere dal braccio, il qual essendo membro molto pi del Capo ignobile, per diffendere per il capo, egli non te me di ricevere molte fiate durissimi colpi: ma forse che alcuno rinfacciar ci po trebbe ch'elle fussero gi cagione de molti mali, come sarebbe della ruvina di Tro ia, & altre simili calamit, alli quali, potrei rispondere che la pazzia delli huo mini & non delle donne ne fusse stato [25v] cagione, tanto essendo pazzo colui, il qual per s impazzisse, come se per altri ci facesse. Non furono le donne greche che distrussero Troia, ma li stessi Troiani: Elena non rubb Paris, ma Paris fu q uello che rubb Elena, bench la guerra di Troia far ci potrebbe piena fede dela fem inil perfettione haverebbono tanti Principi, tanti Capitani, tanti Cavaglieri il lustri sofferito per una femina s aspri travagli, lontani dalla patria, con mille stenti guerregiando, se degna non l'havesser reputata che con infinito spargime nto di sangue ella fusse stata riscossa dalle mani di quel rapace. Hor su io pen so c'horamai debbano i plebei cessar del detrarre alle donne, & confessar la gra nd' [D ii] [26v] eccellentia che Iddio gli ha datto, bench non sia punto da marav igliarsi se gli detragono, poi che ancho maraviglia non che i Lupi cerchino di d ivorar gli Agnelli, ben sarebbe da maravigliarsi se noi vedessimo che una sempli ce Columba cercasse di dissipar gli altri ucelli: istupisco pur io grandimenti, che essendo quasi tutte le donne d'honore & di virt amiche, che se per sorte una se ne ritrovi che malvagia sia, che quell'una habbi possanza di dar occasione ch e di tutte si dica male, il che non aviene de gli huomini, perch son fatti tanto nel peccar licentiosi che a tutti par cosa miraculosa se alcuno se ne veghi che virtuosamente operi. Un'altra cosa ci sogliono rinfacciar gli avversarii, & [27] questa che le scientie s divine, come ancho humane, con molte altre ingegnose ar ti, sieno state ritrovate dalli huomini & non dalle donne: alla qual obiettione risponder come gi risposero alcuni nobili diffensori di questo nobilissimo sesso: Due esser le spetie della cognitione, delle quali l'una naturale, & l'altra con studio & fatica si guadagna, della naturale, dassi il primo honore alle donne, p oi che anche per il parer de savii in minor spatio di tempo elle acquistano la l or perfettione, et nella cognitione per essercitio acquistata concedesi che gli huomini le avanzino: n certo hanno perci da gloriarsi molto, essendogli & licito & consueto di starsi nelle publiche scuole, il che [D iii] [27v] se licito fusse alle donne, io non dubito che in poco tempo non solamente gli sarebbono eguali, ma che per l'eccellentia della natura di gran longa gli diverrebbono superiori: ma in questa parte non accade che io mi affatichi molto, questa essendo la concl usion nostra, che generalmente sieno le femine pi nobili che gli huomini, non per ci contrastando potersi ritrovare alcuni huomini di tanta virt ornati, che eccedin o di perfettione le donne, & questo indubitatamente credo esser vero, poi che co n la ragione concorda, oltre che havendo la madre natura a ciascuna cosa distrib uito giustissimamente tutti i suoi offitii, se oltre la corporal fortezza che si confessa negli huomini [28] maggiore, ella gli havesse similmente dato pi sapien tia, crederei che la detta natura non fusse degna del nome di madre, ma di aspra matregna: havendo adunque havuto gli huomini maggior possanza, & magior nerbo, & havendo alcuni ottenuto da detta natura singolar intelligentia delle disciplin e, volle essa poi che generalmente fussero le donne & pi saggie & di migliori cos tumi, s come havete potuto raccogliere dalle antedette cose. Dover questa nostra c onclusione (per quanto posso giudicare) sodisfar non solo alle donne, ma ancho a i pi eccellenti huomini. Io, certo mi rendo, poscia che le donne amano sommamente la giustitia, & dell'altrui si astengono, che debbano [D iiii] [28v] esser cont ente delli lor honori: dall'altro canto spero debbansi contentare alcuni eccelle ntissimi Cavaglieri, che cos ognuno confessi, perch confessandosi che questi tali supperino le donne, poca sarebbe la lor lode se a cose vili fussero preferiti. N on mi dubbio di non haver a ritrovar alcuni maligni a quali il parer nostro disp

iaccia, conoscendosi di non poter esser in quel picciol numero, che di valor ava nza le donne, & esser alle donne inferiori, per il che, sforzaransi di contrasta r & oppugnar questa verit, la qual, solamente presso di scelerati, suol odio part orire. Hor questi sprezzaremo noi come persone di poca stima, & bench questo nobi lissimo ridutto s de huomini, [29] come di donne, degno sia d'esser con somme lod i portato in Cielo, pur emmi paruto d'intraprender solo la causa delle donne, & quella quanto pi potessi copiosamente trattare, spetialmente in questo luogo, ai studi delli huomini dedicato, & veggendomi da s fatte donne tanto humanamente hon orato, se altrimenti havessi fatto, sarei forse stato giudicato poco civile. Con buona gratia adunque degli huomini, preso mi haver licentia, di poter in casa lo ro, & per quanto sostentar possono le forze mie essaltar il feminino stuolo. Ess endo etiandio il presente luogo da gran Cavaglieri illustrato, penso che tener s i debbano da me anch'essi sofficientemente lodati: bench non ne [29v] havessero d i bisogno, n io fatto l'habbia molto apertamente. Io l'ho fatto per dar qualche p icciola testimonianza della grata servit, che con questi Illustrissimi Principi t engo, & qual spero di fomentar se non con altro, almeno con perpetua memoria. No n abbader ad iscusarmi con queste nobilissime & virtuosissime donne, che non esse ndo nell'arte del dir punto essercitato, osato per habbia di intraprendere s grand e assunto: Tanta la forza dela verit che nell'esplicarla ogni minimo fanciullo po trebbe parer eloquente. Confidatomi adunque nella verit (per quanto conceduto m'h anno le forze) sonomi sforzato di farla a ciascuno manifesta. Io far qui il fine al mio [30] dire, giunto che ci habbia questa sol cosa, haver io tacciuto indust riosamente di parlar della bellezza, della qual, molti s antichi, come ancho mode rni, n'hanno parlato. Io, se lodar volessi huomo alcuno inettamente farei, se le sue lodi incominciassi dalle pretiose vesti, delle quali, vestito fusse, perci c he cos parerebbe che mi mancasse materia di commendar le virt & gli pi interni beni , che da savii molto pi veracemente detti son esser beni: Essendo per tanto quest o nostro corpo come una veste dell'animo, non mi parvero i suoi beni degni di es ser congiunti con i beni dell'animo, ispetialmente havendovi io ridotto a memori a tante forte ragioni, tolte non dala cortecchia, [30v] ma dalla propria radice, anzi dalla midolla della philosophia: sonomene anchora passato senza farne alcu n motto, perch tutte le volte che la corporal bellezza si compara con quella dell 'anima, par che la corporal se ne sparischi, non altrimenti che noi veggiamo far e a quei piccioli animali che nel tempo della state volano per l'aria, & nell'es tremit del corpo mandano fuori non fo che spledore, il vulgo le chiama lucciuole, & alcuni latini Cicindelie. Hor queste quanto pi tosto elle aggiungono al splend ore del sole, pi non le veggiamo rilucere. Restami che io refferisca gratie a que sta illustrissima & eccellentissima Compagnia di havermi con s incredibil humanit tanto longamente ascoltato. [31] AL MOLTO ILLUS .S. Geronimo Martinengo PArerebbemi Illustre .S. Geronimo per l'amor ch'io vi porto, di fallir gravement e, se io non vi facessi alcuna volta partecipe di ci che spesso famigliarmente ra gioniamo il .S. M. Antonio da mula & io, ogni & qualunque volta che le publiche facende gliel concedono, & per che di tutte le cose che alli d passati ci occorso di ragionare, non ve ne potrei s brievemente raguagliar, come forse di mestier s arebbe alle vostre pi gravi occupationi, ho pensato per hora sol farvi parte di u na essortatione, fatta per risvegliare, per [31v] inanimir, anzi per isperonar g li huomini a non dimenticarsi per alcun tempo di quell'antico valore, che non so lo li fece in terra tanto ammirabili, ma li dette anchora gran parte fra gli imm ortali Iddii. Piacciavi di leggerla attentamente, perch cos facendo, spero vi habb iate d'accendere pi che mai delle bellezze eterne della virt, & che per vostro ess empio i disviati dalle Sirene del mondo, ritornar debbano ai migliori sentieri: & qui fo il fine, bacciandovi la mano con Riverentia. [32] UNA BRIEVE Essortatione a gli huomini, per

che si rivestino dell'antico valore, n dalle donne si lascino superare. TUTTE le volte che fra me stesso considero la grandezza dell'animo, & le virtuos issime operationi di infinite donne, sentomi nel petto entrar un gravissimo timo re, che poi per tutte l'ossa scorrendo, mi cagione di una intollerabilissima pas sione. Temo S. di non veder in brieve tempo & in nostro pregiuditio, tanta mutat ione, quanta mai si vedette per alcun secolo, n perch io porti [32v] invidia alli ornamenti loro, quai amo & riverisco, perci tanto temo: ma perch sormontando elle tuttavia a maggior altezza, io dubito che l'imperio longamente posseduto non ci sia tolto di mano, & dall'antico seggio scacciati non siamo con nostro gran scor no: n altro parmi (per quanto comprender posso) che elle bramino, che di signoreg giarci, s come noi per esser gi pi valorosi signoreggiammo loro: Et chi di ci nel ve ro non temerebbe? Chi non temerebbe dico considerando con occhio acuto, gli alti pensieri, gli accorti modi, & le saggie parole, che tutto 'l giorno hor con que sta, & hor con quella dolcemente conversando gustar soglio? il che de pochissimi huomini mi aviene, [33] senza n senza un estremo cordoglio s liberamente lo confe sso. Piango adunque alle volte meritamente le calamit nostre, & giustamente temo, & a ragion mi doglio, veggendo a nostri giorni tanto rafreddato quell'invitto a rdore, & quell'ottima volunt c'hebber gli antichi nostri della virt: Vego al prese nte non esserci d'altra cosa maggior cura, che di amassar danari, arrichir con m ille frodi, & ingiuria de nostri vicini, & pochi hormai so pi vedere che con glor iose opere immortal gloria procacciando vadano, anzi si stano i miseri nel fango delle dilitie, n pi rimirano alla lor celeste origine: o sfortunata et, o infelice secolo, o troppo duri tempi, nei quali, s miseramente [E] [33v] condotti siamo. Et qual maggior infelicit posso io pi veder di quel che io vego? imperoch se me ne vado ai publichi Studi di Padova, o di Bologna, s come consueto sono, non gli veg o pi le innumerabili squadre de Scolari, non pi l'antico fervor dell'imparare: ma trovo che ivi si studia negligentissimamente, & con pensier di vender a minuto, ci che poco in grosso hanno appreso. Tal maniera di studiar non tenne gi mai nella miglior et il buon Democrito, poich da immoderato impeto di saper guidato, de le paterne facult per meglio studiare privar si volle, n ci poco vi paia, conciosiacos a che s ampie fussero le costui richezze, che gi pot il Padre in un convito, riceve re il [34] Re de Persiani da inhumerabil essercito accompagnato; Tal maniera di studiar non tenne gi l'acuto Carneade, poi che tanto volunteroso se ne mostr, che di necessit era che Melissa sua fante, il cibo in bocca gli ponesse, quasi che eg li si nudricasse di continue contemplationi: n meno, cotal maniera tenne il grand e Isocrate, il qual di nonanta quattro anni scrisse tal volume, che pot far non p icciola testimonianza di un animo ben giovinile & forte. Se parimenti alla milit ia me ne vado, odo sempre pi lodar & istimar chi pi ha le mani rapaci, chi pi ha le voglie ingorde, chi maggior crudelt dimostra nel ferir gli amici, arder le ville , infiammar le case, & dissipar le facult di chi non [E ii] [34v] ne punto colpev ole della guerra. Odo sommamente lodar chi meglio sa tormentare il suo prigione, per trarne quantit de danari, & odo che alcuni nobilissimi da sciocchi reputati, non da chi ha notitia della vera nobilt, fanno de prigioni solenne mercatantia, da Fantacini a vil pregio comprandoli, per che dalle lor pi avare mani con maggio r prezzo si riscuotino. Hor questi s brutti costumi non furono gi mai usati n dal c ontinentissimo Scipione, n dal clementissimo Cesare, n dal audacissimo Marcello: S fortunati noi, Felice veramente si p dir chi nacque in quella santa, & virtuosa e t, & mal aventurato chiunque nasce ne moderni tempi: Le virtuose opere delli nost ri [35] antepassati, furono gi cagione di farci alle donne superiori, & hora temo che la dapocaggine nostra non ci faccia divenir lor schiavi il che sarebbe trop po dura mutatione: non voglia Iddio, che io vega s aspri mutamenti. deh come mai possibile che tanto di noi stessi scordati ci siamo? come possibile che nelle pi bellicose nationi entrata sia tanta vilt d'animo, che pi non ci paia vergogna il n ascondersi, & gittar l'armi per ogni picciolo ribombo che s'oda, & porsi in fuga per ogni minimo calpestio. Questa non gi la militia che dalli antichi Romani ne fu mostrata, & se tal fusse stata, ella non gli haverebbe mai s tostamente dato l

'imperio del mondo, non havrebbono s facilmente [E iii] [35v] aperti i Mari, spia nati i monti, & riempito le valli. Se anche vado nelle corti de Principi, non tr ovo pi un Augusto, magnanimo, cortese, & liberale. Non trovo pi il Re Cirro, di so mma memoria, di somma benignit, & di somma destrezza ornato: & dove ancho si vede a nostri tempi (per descender pi al basso) un Roberto Re di Sicillia? oh come si torr mai tanta pigritia, quanta gli entrata nei cuori? Il spirito della schifevo l lussuria, & della ingorda avaritia gli hanno posto s aspro assedio, ch'io non n e spero mai liberatione alcuna: all'aumentar de' stati, & insieme all'iscemar di gloria hanno li nostri Re volti tutti i studi loro: ho adunque giusta cagione d i temere che le donne [36] (colpa delli imbastirditi costumi) non gli tolghino l a Corona & il Scettro dalle mani: ma fammi potentissimo Iddio pi presto accecar, che io vega mai, dove hora segono gli huomini decidendo le controversie de morta li, sederci le donne: bench meritamente forse li averrebbe, poi che li Principi m oderni son fatti cacciatori, & vaghi pi di starsi con le fiere che con gli huomin i, & tanto amadori sono divenuti delle donne, che se stessi hanno in odio: ma qu esto e quello che pi mi fa presago dei futuri mali, che io vego all'arbitrio dell e donne incominciarsi a governar i reami, & reggersi le pi ricche provintie: & pe rch del re Roberto ho fatto di sopra mentione, non sar per aventura fuor di [E iii i] [36v] proposito; che di lui parli alquanto con diffuso sermone. Io desiderei grandimenti .S. miei ch'egli vivo fusse a cos brutti tempi, perch in lui, come in un polito specchio si specchiassero molti Principi dell'et nostra per lo pi avari, crudeli, & ignoranti. Non sal costui di humil fortuna a s alta corona, ma si p dir ch'egli fusse Re prima che alla luce uscito si vedesse, essendo nato non sol di padre Re, ma di Avolo & di Bisavolo, cos paterno come ancho materno: variandosi poi la fortuna, s come suo costume di fare, circondato da infiniti pericoli conve negli sofferir durissima prigione: non si puote per mai n per insulti, n per minacc ie, n per losenghe, disviar dal sentiero che ne conduce ad una [37] eterna gloria : i suoi ragionamenti non erano de falconi, n de sparavieri, non de buffoni, o d' altri giuocolatori, ma di cose utilissime & altissime: favoriva gli ingegni di q uella et, remunerava largamente gli inventori delle cose nove, n si vergogn mai d'i mparare, anchor che alla vecchiaia giunto si vedesse: fu dottissimo nelle sacre lettere, & grandissimo oratore, che pi parole? egli parve un miracolo di quel sec olo, & s come con le sue rare virt orn il mondo, cos crediamo hora indubitatamente c h'egli adorni & abellischi il cielo: se di questi principi si vedessero hoggi, n on temerei che le donne occuppasser mai il real seggio: ma io non ne vego, io no n ne trovo, l dove molte donne [37v] intendo ritrovarsi che con grandissima destr ezza d'ingegno governano i stati alla lor cura commessi: non spogliando i vasall i, non divorando i Pupilli, non facendo ingiuria alle afflitte vedovelle, n offen dendo in cosa alcuna i lor vicini: Chi considerasse la Maiest, che molte donne se rbano nel governar le lor giuridittioni, temerebbe con esso meco di quel che gi b uona pezza fa ho cominciato a temere, cio che le donne tosto non occupino i primi luoghi guadagnati da noi huomini, quando eravamo d'altro valore che al presente non siamo. L' pur gran cosa che tutti gli huomini di qualunque miglior natione, habbino s bruttamente tralignato, Erano altre fiate i Tedeschi per [38] poter vir tuosamente operare, tanto nemici del vino, che fra loro era publico divieto che non ve se ne portasse, & hora per bere, soffrirebbono ogni disagio: ponevano gi s pavento ai pi feroci cuori, & hora par che non sieno pi d'essi. Furono i Francesi formidabili, & duramente per altro tempo ne travagliarno, hora par che morto gli sia il cuor nel petto. Lego etiandio presso dei migliori Istorici, di maggior c ontinentia, di pi lealt & vigor, esser stati li Spagnuoli, di quel che al presente sono, & credette gi il beatissimo Gregorio, che gli Inglesi fussero Agnoli dal c iel empireo discesi, hora sono scortesissimi, inhospitali, & ingordi. Che dir del la natione Italiana? oim che il [38v] sdegno s forte m'indebolisce, che non mi las cia dir quel ch'io vorrei: Doppio cordoglio sento pertanto nel cuore, & che gli huomini manchino di quella rara perfettione che altre fiate hebbero, & che le do nne delle predette nationi, caminino tuttavia di virt in virt. L' maravigliosa cosa la castit & sobriet delle donne Tedesche, avanza ogni credenza la sofficientia & humanit delle Francese, divina la creanza & fede delle Spagnuole, hospitalissime & di sincerit piene conosco le Inglese, & perfettissime tengonsi dai pi giuditiosi le donne Italiane. Ma debbo io contentarmi in questa mia querela d'haver solo c

ommemorato alcuni pochi ordini d'huomini, & non trapassar pi oltre? [39] Non trov o io similmente che i Monaci si lasciano avanzar dalle Monache in tutte le cose alla Religione appartenenti? & dove trovaremo noi chi ci rappresenti hoggid pur i n una minima parte il devotissimo Benedetto di Norsia albergo di virt & singolar nemico dei vitii? chi ci mostrer un altro Florentio, la cui santa simplicit & assi due preghiere tanto lo fecero a Iddio familiare? chi sar colui che ne faccia vede re pur uno che cerchi di rasimigliarsi al contemplativo Bernardo di Chiara valle , d'animo tanto elevato, & della santa solitudine s spetial amico? la qual solitu dine a nostri tempi fuggono i Monaci pi che la peste, anchora che da quella il no me ne traghino: ravedetive [39v] adunque o Reverendi Padri di s gran fallo, n vogl iate perseguir le turbulentissime Citt, & abbandonar la gi eletta solitudine: dove si vive una vita pacifica, & alla celeste molto simile, dove l'huomo tace, & si ede, & sedendo in alto si lieva, dove le virt vi si nudricono, & i vitii vi si st irpano: bench dir non si possa mai che il savio solitario sia, seco havendo sempr e nella memoria tutti i buoni & che al presente sono, & che gi furono, & quel ch' egli col corpo non p, l'abraccia col pensiero, con il qual liberamente scorre dov e pi li piace. Et se i Religiosi mi paiono scaduti da quella lor antica perfettio ne, non mi par gi che scadute sieno le Religiose dai primi essempii, che si [40] proposero da imitare. Non veggio io Monastero alcuno di Femine, dove molte non s ieno che mi rappresentino hor Eustochio, hor Marcella, & hor Blesilla: ne conosc o io infinite con le quai parlando, dico fra me stesso, tal esser dovea la glori osa Melania, cos modesta & santa creder fusse la devotisima Asella, o la Romana Pa ula: & queste sono di quelle cose che mi fanno in servigio degli homini religios i grandimenti dubitar. Manca tuttavia il valor de' frati, & aumentasi quel delle Suore. Deh non consentite mai o lucidissime stelle che s maligni doventino i vos tri infussi, che sforzati sieno gli huomini di obedir alle donne: non consentir magno Iddio che mai tal cosa [40v] acaggia, distrugasi pi tosto avanti il tempo, questa s nobil machina che tu fondaste, & guastinsi gli ordini del cielo, pur che non ci facci per alcun tempo vedere s mostruosa trasformatione. Io ne triemo sol a pensarvi, & sentomi turbar il sangue nelle vene, tutte le volte che s ria sosp itione nel animo mi entra: inspira pi tosto potentissimo Iddio nel cuor degli huo mini a innamorarsi talmente della virt che insino l'ignudo nome & insino l'ombra di quella, sia da loro, come cosa amabilissima desiderata: inspiragli ad agiutta r l'ingegno che tu lor deste & sollevarlo con le alte meditationi, & io per quan to sapper essorterolli sempre a scacciar dai petti loro, quelle mollezze & quelle [41] dilicature che fatte gli hanno divenir meno che huomini: gli essorter a tra vagliar i corpi & indurar gli animi, mostrandogli che il travaglio si la vera ma teria della virt, & sconfortando alcuni troppo nel vero tenerelli di piangere per ogni minimo accidente che gli avenga, quelle sole essendo honorate lagrime, che nelle altrui calamit si spargono, & non per i privati incommodi. Io essorter .S. & di presente essorto qualunque amico di libert a conculcar di perfetto cuore le delettationi carnali, lasciar da canto tante vane attilature, tanti profumi, & o doriffere misture, ricordative fratelli che li maggiori nostri non vinsero gli A ssirii, Arabi, & Sabei, perch essi poi con i lor pretiosi odori [F] [41v] vincess er noi: se presi siete dalle male usanze, lasciatele, poi che niuna cosa imagina r si p peggiore, che il delettarsi delle cattive consuetudini, a tal che li Crete nsi non hebber mai la pi crudel biastemmia che di pregar che i suoi nemici di qua lche mala usanza si delettassero: svolgete (vi prego) gli animi vostri dalle cos e basse alle celesti, & pazza cosa reputate di por i vostri diletti in cose fuga cissime: non vi prendi pi cura di tinger barbe, di ricamar vesti, di profumar sti valli, o di parer sopra gli altri belli, conciosia cosa che Spurina (il giovane Toscano) pi chiaro & illustre divenuto sia per la procacciata brutezza, anzi che per la nativa sua belt: amisi la sapientia per la [42] quale indubitatamente schi varemo s grave scorno, come sarebbe d'esser vinti dalle donne: cerchisi la sapien tia con quella semplicit che si conviene, non havendo ella cosa alcuna pi odiosa d ella troppo acutezza: finsero per tanto gli antichi che la ragna fusse da Minerv a odiata, per esser l'opra di quella troppo sottile, & le tele sue troppo fragil i & di niuno frutto. Io prego & riprego quanto so & posso chiunque si diletta de i studi, che abbandonate le sottigliezze de Sophisti (che altro non sono che tel e di Ragna) rivolghino i lor pensieri ad abracciar la virt, la qual, n Donne, n alt

ri nemici nostri rubbar ci potranno, n per incendio, n per naufragio si perder, chi la possedera [F ii] [42v] non sar mai povero. Movaci l'essempio di Aristippo, & rimanghino nei cuori nostri scolpite le parole ch'egli disse a suoi compagni, us citi che furono dal naufragio, & essendo stati, per amor della virt s humanamente da Rodiotti raccolti. Andate (disse) & fate che i figliuoli vostri acquistino di quelle ricchezze che l'ira del mare non possa mai togliere: la virt non sa che c osa sia n morte, n vechiezza, & nelle cose pericolose & fosche pi sempre risplende: egli vero che l' molto simile all'avaritia, sempre sitibunda, sempre arde di nov a cupidigia, & quanto pi fa delli acquisti, tanto pi gli par d'esser povera: ella non cessa mai di desiderar pi oltre, n ha misura alcuna nei suoi [43] desiderii, n gli par d'haver mai tanti meriti che gli bastino. Ha costei per suo fondamento l 'humilt conoscendo, come ben astuta, non potersi ritrovar alcun splendore che dal la superbia oscurato non sia: & acci che meglio la si conoschi, & conosciuta da v oi si abracci, vi scoprir alcune altre sue conditioni. Ella non suol esser punto vantatrice, ella non contempla & non rimira se stessa invaghita di alcuna sua be llezza, non giudica di s, non si confida molto, n si usurpa cosa alcuna temerariam ente: Ella conosce che questo tempo, tempo di militia, & non di triumpho: & perc i la non si vede mai negligente, ma sempre operar & esser in atto. Non gli par ma i di esser buona essendo [F iii] [43v] propria conditione de buoni, di dispiacer & sprezzar lor stessi. La costei guida & scorta ci fece gi padroni delle Donne, il che conoscendo esse, & veggendo che gli huomini a poco a poco l'abandonano, l 'hanno incominciata a vezeggiare, & pregarla a volersi star con esso loro, prome ttendogli migliori trattamenti di quelli che gli habbiamo fatto noi: gli persuad eno che essendo anch'essa femina gli sia maggior honore il starsi con le femine, che co gli huomini, promettendo che mai non l'abandonaranno, n mai dal lor comme rtio la discacciaranno. Se udiste .S. miei le inzuccherate paroline che gli dico no, conoscereste quanto sia l'ardore di volerci tirannegiare: ma io vi so dir pe r [44] cosa certa, che se noi svegliar ci vorremo, & scacciar da noi questa tant a pigritia, che ella se ne star pi volentieri con esso noi, essendoci pi avezza, ra vediamoci pur tosto del nostro errore, & richiamiamola, ch'ella se ne verr volent ieri, non potendo mai star le femine troppo longamente insieme, attendiamo pur a scacciar i suoi nemici, che ella incontanente ritorner ad habitar con noi, confe rmeracci l'imperio gi tanti anni goduto, & stabiliracci le nostre ragioni: ma qua i sono gli nemici suoi? sono le volupt, le quali, fanno come far sogliono gli asa ssini, ci abracciano per suffocarne, & imitano il pesce Polipo, che abracciar su ole quei che egli disia di sommergere. Incomincino [F iiii] [44v] hormai i Princ ipi a imparar di sottoporsi anch'essi alla giustitia, & quella riconoscer per su periore: lascino hormai la lussuria, la quale, oltre infiniti mali, ella fa di p i, che l'et giovinile con frezzolosi passi alla vecchiaia aggiunghi, ingrossando i spiriti, & ritardandoli dalle pi belle meditationi. Incomincino i soldati ad ess er pi virili, & non isbigotirsi per ogni picciola umbra, lascino le biastemme & i spergiuri, non riponendo pi la lor segurt nelle Rocche & alte mura, ma nelle robu ste braccia & arditi cuori: sono le Fortezze ricetti de poltroni, sono ridotti d e gaglioffi, n mai ritrovo n Annibale, n Scipio, n Marcello, n Epaminunda nelle rocch e inchiusi, ma s ben ad [45] ispugnarle & a distrugerle: oh quanti errori nascono per non saper lettere, quanto meglio farebbono adunque se in luogo delle Carte di Primiera, sossopra voltassero le carte delli Istorici: leggesi che tutti gli antichi Capitani fusser dotti, eccetto un Mario di Arpino, il quale quantunque i ndotto fusse, pur le am & hebbe in riverentia. Sono io pi che certo, che leggendo noi alcuna volta i fatti de grandi huomini, sentiremo maggior diletto, che di gi uocar, dove chi perde, si afflige, & chi vince ne vien tuttavia pi allettato: deh non ci lasciamo ingannar da s vano piacere, ma ramentianci che un picciolo guada gno spesse volte arra & pegno di un grandissimo danno: ci che si [45v] vince, spe sso da questo & da quel rapito, & quel che si perde, non ci mai per alcun tempo restituito. Incomincino anchora hormai i frati a spogliarsi, non degli habiti, m a delle fratesche passioni, & delle diaboliche invidie, altrimenti facendo come parte del viril sesso, havranno anch'essi da dolersi forsi pi gravemente, di quel ch'ei si credono: Ma che accade separar una parte dall'altra. Io parlo a tutti gli huomini, & dico che se non gli si provede, & con prestezza, muterassi stato, & cambierassi conditione, & quando crederemo di esser padroni, all'hora conosce

remo esser divenuti servi, quando crederemo di comandar, converacci obedire. Io so quel che dico Magnifici Signori, [46] n per altro sono frequente nelle lor con versationi, che per ispionar l'animo & risaper i consigli. Non pur hora che nata mi nell'animo una tal sospitione, & parmi veramente di haver gran cagione di so spettare: non avertite voi al scambiamento de costumi? & che dove prima portavan o le camise scollate, hor per la maggior parte le portano da huomo, & non sempli cemente da huomo, ma da soldato: solevano prima calzarsi solamente insino alle g inocchia & hora usano le calze chiuse, fingendo di farlo chi per sgravarsi della pelliccia, chi per politezza, & chi per honest: solevano portarle chiome sopra g li homeri ricadenti hor sparse hor intrecciate, hora se gli [46c] hanno incominc iato a raccorciar sin'alle orecchie simulando di farlo per sanit. Io vi dico Sign ori, che lo fanno per esser pi ispedite & al portar dell'elmo, et al cavalcare, & che pensate voglian dir quei grossi Cartoni che nelle vesti portano? l' uno avez zarsi a portar il Corsaletto: che Augurio il portar delle Berette con le piumme? che augurio di haver sempre l'Ariosto nelle mani & quella parte pi sovente leger e che d'arme tratta? solevano a Napoli andar nelle Carrette, & hora vanno sopra i Ginetti: che Augurio ancho di haver in Lombardia in luogo di Carrette, introdo tto i Cocchi, li quali, hanno molto pi del militare: Non hanno incominciato caval cando portar anchora i [47] stivaletti, & della Caccia delettarsi sopra modo? mo lte hanno deposte i lisci, n pi si curano di piacerci: Certo, certo, se non se gli provede, siamo spacciati: oh perch non posso io haver le mani ne capegli a tutti gli huomini, per risvegliarli da s profondo sonno: Tristi noi & infelicissimi so pra tutti gli huomini che mai furono se entriamo in servit, non speriamo mai pi di uscirne: oh che duro imperio ci converr sofferire, elle si ricorderanno delle as pre battiture che date le habbiamo, & dei tormenti che per gelosia gli habbiamo fatto sentire: elle si ricorderanno delle pene per i nostri peregrini amori molt e volte sofferte: Tristo chi mai le impegn le vesti, o le giuoc le Anella, [47v] n on ci fu mai imperio pi duro da tollerare: Taccia pur chi si querela dell'aspra s ervit che presso de Macomettani si sente, taccia chi si duole dell'imperio de' vi llani, taccia chi mai si torment di quei tempi servili, furono certamente rose & viuole, rispetto alle cose che noi vedremmo se non se gli fa riparo: elle si rid ono delle nostre inettie: ne guari e, che essendo in Conceso, luogo del Brescian o molto ameno che una gentilissima signora, ornamento dell'ordine vedovile, mi d isse, non haver mai, per altro tempo desiderato di ripigliar marito salvo c'hora , poscia che si lasciano governar dalle donne, & lo diceva con un viso altiero & pieno di tirannia, deh come credete che [48] trattaranno quelli che, prohibito gli haveranno di andar per lor diporto alle danze, alle giostre, & altre feste? Oh che dure mazzate daranno a chi rinchiuse le havr tenute mostrando di lor gelos ia. Ma volete voi udir un'altra congiettura dell'affettato imperio? ch'elle non sono pi s arrendevoli alle preghiere delli amanti, come esser solevano, n hanno pi q uella dolcezza di sangue, anzi hora mi par che sdegnino gli huomini & gli habbin o a schifo, l dove prima con affettuose parole & dolcissimi gesti gli invitavano ai lor cari abracciamenti. Noi veggiamo pur nella Citt nostra, pi di tre paia di b elle vedove, le quali, par si prendino giuoco di tener in Croce gli miseri amant i, & di fargli [48v] doventar martiri per esse: chi lor parla di marito (quantun que ben qualificato sia) gli doventa capital nimico: ma forse che alcun di voi f ra se stesso si confida, che alcuna amata donna haver debba di lui piet, io gli r icordo che longamente non s'inganni, perch non ci vorranno all'hora conoscere, sc ordaranci di noi, useranno dell'opra nostra, o all'aratro, o a qualche altro pi s ordido servigio: ma io odo alcuni che qui mi dicono, che io vaneggio & erro, a p ensar che elle mai divenghino di tanto cuore che ci intraprendino, & io dico lor che non vaneggio punto, ma che essi frenetticano a pensar l'opposito di quanto a ffermo: & che maraviglia sarebbe, essendo come [49] gi scrisse gi scrisse il Maggi o (quel gran segretario della natura) di miglior complessione, pi obedienti alla ragione, meno soggette alli appetiti, pi disposte all'imparar le discipline, pi gi uste, & pi forti nel tollerar i sinistri accidenti che ne acaggiono? Io non so ve ramente perch ne dubitino se pur leggono alle volte le istorie & antiche & modern e: forsi cosa nuova che le donne sappino quando vogliono vestirsi piastra & magl ia? crederemo noi che si sbigottissero per veder che altrui fusse tratto sangue? non furono le donne consapevoli di quella spiatata conspiratione fatta in Sicil

ia contra de Francesi, & potero con pacientissimi occhi veder dilagare tutta l'i sola di viril sangue? non gli per [G] [49v] aventura venuto mai a gli orecchi la gloriosa fama di Harpalice, di Camilla, di Amalasiunta, & di Pantesilea Reina d i tante bellicose donne? non hanno forsi letto ne le istorie Provenzali di Brada mante, di Marphisa, di Antea, & altre tante. ma forse mi diranno che queste sono folle & sogni: vegniamo per tanto pian piano a cose men remote dalla cognition nostra: son favola le cose oprate s valorosamente da Valasca regina de' Boemi? so no favola le facende della memorabil Pulcella contra le squadre Inglese? favola che nella guerra pisana una femina uccidesse in un giorno molti Fiorentini? dire mo esser sogno ci che si racconta di Maria da Pozzuolo? diremo sogno quel [50] ch e si narra di Madamma da Forl? non habbiamo veduto nella guerra che ultimatamente hebbero i Sanesi con il Papa & Fiorentini che una sola Femina leg tre huomini pr igioni, & in triumpho gli condusse. Io non so perch ci paia cosa tanto incredibil e, veggiamo pur ogni giorno & in ogni luogo donne con l'arme in mano far cose da mover invidia a Marte, oltre che io ne conosco che agevolmente corrono per le P oste, & alli d passati essendo in Augusta con il virtuosissimo .S. Gioan Iacomo F ucchero mi fu raccontato di una Fanciulla Tedesca, assai bella di presenza, ma a rdita sopra ogni fede, la quale, andando per sue bisogne da Tilinga luogo al pre sente del genenroso Truxes in [G ii] [50v] Augusta, & seco havendo un giovanetto , perch la notte (forse a caso) gli tocc una coscia, levossi piena di sdegno, & ta nte busse gli dette, quante dar gli ne puot: molte altre ne so, le quali hanno pe lato la barba, & rotte le braccia ai lor mariti: in Francia n'ho conosciute che di casa, con mille rimprocchi & altre tante sferzate gli hanno scacciati: egli v ero che generalmente lor manca la fortezza de corpi, bench n questa gli mancher lon gamente, havendo preso il camino dell'essercitarsi i corpi & incominciando a ves tirsi pi ispeditamente, che altre fiate non facevano: viddi gli anni passati in R oma alcune donne vestite alla Turchescha & con incredibil leggiadria cavalcare, facendo i [51] lor cavalli girar a guisa de Torni: io sospirai all'hora di profu ndo cuore, & fra me dissi tacitamente, siamo spacciati, non ci pi redention nei f atti nostri. Volete voi anche udir dell'altre congietture, che pi non pensino di volerci star sogette? Con giuramento affermato mi hanno moltissimi mariti che qu ando venir vogliono con le lor consorti a quelle congiuntioni, pel mezo delle qu ali noi nasciamo, che elle non vogliono giacere pi come gi solevano, quasi che que lla cosueta giaccitura ci mostri lor esser troppo superiori: a tal adunque siamo gi condotti che & nei letti & nelle strade ci conviene dargli il pi honorato luog o. Pi evidente segno vi propongo anchora per farvi [G iii] [51v] conoscere che al tutto ne vogliono gittar di scanno: pensano che noi gli habbiamo tenuto il giuo go al collo pel mezo delle lettere, hora hanno anch'esse incominciato a studiare & darsi alle lettere cos greche, come latine, & tanto sacre quanto prophane: odo che nella Corte della Serenissima reina di Navara vi una Achademia di dotte dam igelle, le quali paiono tante giovanette Sibille: & io so di certo che nella Cor te di Madama di Ferrara vi si nudrisce una scuola di tal sorte che mi fa per l'a mor che io porto al sesso mio, tutto impallidire & tremolare, il medesimo si fa a Napoli nelle case della .S. Contessa di Aliffe gloria & honor del sangue Picco lomini, fassi il medesimo a [52] Fossambrone per una perpetua essortatione della divina Madamma d'Urbino, il medesimo si fa a Siena, a Lucca, a Vinegia, a Firen ze, & a Milano, & Iddio voglia che il medesimo non si faccia in questa nostra Ci tt di Brescia, che certo grandimenti ne temo, poi che le vego fatte da non so che tempo in qua, pi bramose dell'imparare di quel che gi fussero, le vego dar rispos te pi acute che non solevano, & quel che mi d maggior sospetto che segretamente no n investighino le pi antiche istorie, si l'haver veduto questi giorni passati una polita vedovella sostener pugna senza alcun soccorso contra i pi dotti giuriscon sulti della Citt & fargli rimaner s amutiti, che parevano [G iiii] [52v] havesser impegnato la lingua al giudeo. Un'altra cosa vi voglio ancho scoprire, acci credi ate che non mi sogno. Nacque gi (non per molto tempo) in questi nostri contorni un a Femina di sangue illustre, la quale, havendo generato pi maschi & una sol femin a, de maschi sempre tenne poca cura, perch valenti fussero, ma sol attese alla fe mina, & veramente che s valente divenuta che ne d sbigottimento al suo marito. Ma ditemi vi prego, perch non credete che ci che io spirato dalla non errante intelli gentia, vi predico, avenir ci possa? non han le femine nei passati tempi occupat

o l'imperio sopra delli Assirii? non occuparno le femine l'apostolica sedia? & e rano in quei [53] tempi forse di men valor che al presente non sono, & gli huomi ni di molto maggior pregio: Temiamo adunque & insieme facciamo buona provisione, facciamo de buoni ripari, & sopra ogni cosa leviangli i libri dalle mani, tenia mole occupate intorno all'ago, alla conocchia, & all'arcolaio, bench miglior ripa ro sarebbe che ritornassimo noi nella smarrita strada dell'honore, & con generos o sdegno sprezzassimo le tante morbidezze, facessimo come far sogliono i peregri ni dal sonno o dalla amenit de' luoghi disviati & ritardati, radoppiassemo i pass i, caminassimo pi velocemente, avanti che il sole delle grandezze nostre afatto a fatto tramonti, affrettianci pur, perch il [53v] male assai pi vicino di quel ch'a ltri si crede, noi habbiamo dormito, & esse hanno vegliato, siamo stati troppo m alaccorti, dandogli il modo di divenirci superiori, non habbiamo atteso ad altro che a poltroneggiare, & per un picciolo, anzi momentano diletto pieno di sporci tia, habbiamo poco meno che lasciatoci por il basto a dosso senza pur avedersi m ai de cos eterni danni come ne soprastanno. Io vi scongiuro Signori per quell'ant ico valore che ce le fece non solamente consorti, ma serve & ischiave: Io vi sco ngiuro Signori per quella libert per la quale, tanti hanno abracciato la morte in filzandosi spontaneamente nelle ben acute lancie: Io vi scongiuro Signori per qu ella [54] gran dolcezza ch'altri sente nella superiorit che risvegliar vi vogliat e da s longo sonno, & proveder con ogni studio & diligentia che questi imperiosi animali non ci habbino da signoreggiare, altrimenti vi so dir che viveremo una v ita che havr assai pi sembianza di morte che di vita. Io ve l'ho voluto dir & ridi re, & molto pi cose addutto vi havrei se non mi confidassi nel giuditio vostro, i o per la mia parte adoperato & l'unghia & il dente perch non m'habbino da command ar, & se pur (che Iddio mai non vogli) occuperanno l'imperio, prima che di obedi re chi gi serve ne furono, ander pi tosto dove n Alessandro, n Cambise potero mai arr ivare, non temer (come essi gi [54v] temettero) n il diffetto delle vettovaglie, n l a rubicunda zona dell'acceso polo, pur che io viva in libert, n mai me gli conveng a obedire, io soffrir mille stratii, non dico ci per odio, ma per non poter patien temente tollerar una cos strana mutatione. Provedete voi altri, per la parte vost ra, che io per me non mi trover mai stanco di mantener (se fie bisogno) con sparg ere il proprio sangue la gloria & l'honor degli huomini: Dica il dotto Maggio qu el che egli vuole, persuaso (forsi) dalle losenghe della meritamente amata conso rte, che se le cose si scambiano vi so dir che gli converr far la penitentia di h averla molte fiate lasciata rafreddar nel letto, per favellar con i suoi [55] di scepoli hor delle cose materiali, & hor delle sostantie separate: molte altre co se vi havrei da dire, ma temo che l'ira con dolor mista non mi trapporti, & facc iami trapassar il segno della viril modestia: qui adunque far della mia amorevole essortatione il Fine, di nuovo ripregandovi a far sofficiente riparo a tanto da nno. Ho detto. Stampato in Brescia per maestro Damiano de Turlini, Nel Anno. 1545. (1) stata mantenuta la paginazione originale dei quaderni [fra parentesi quadre] . Sempre fra parentesi quadre, la paginazione sistematica delle carte (recto + v erso); es. [12] ... [12v] ... La trascrizione tende a rendere meglio leggibile al lettore contemporaneo il tes to; si sono perci normalizzati secondo l'uso moderno accenti, apostrofi, abbrevia zioni e l'uso di u/v [nota per l'edizione elettronica Manuzio].