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Le origini del concetto

Per ipertesto si intende un insieme di documenti collegati tra di loro attraverso delle chiavi (link o parole chiave). La sua caratteristica principale la non linearit, ovvero la possibilit di essere consultato in maniera del tutto arbitraria e sequenziale; questo lo slega completamente dall'organizzazione gerarchica dei libri a stampa. Gli ipertesti pi comuni con cui abbiamo a che fare oggi sono le pagine web (HTML HyperText Markup Language), ma questo non deve ingannare sulle origini del concetto di rete di documenti. Il libro a stampa costringe il lettore a seguire una linearit imposta dall'autore ed obbligata dalla natura fisica e non modificabile dell'oggetto, l'ipertesto permette invece di allontanarsi da questa organizzazione per spingersi verso una concezione pi familiare alla mente umana, il cui pensiero funziona per associazione. Occorre fare un'importante premessa: seppur i concetti espressi siano centrati sull'ipertesto, dovranno passare diversi anni prima che questa parola venga coniata ed utilizzata nel senso che i suoi precursori immaginavano, ma ancora non riuscivano a mettere realmente in pratica. Per incontrare i primi tentativi di organizzazione ipertestuale dei documenti occorre andare all'inizio del novecento: negli anni '30 Vannevar Bush, pensa ad un sistema di archiviazione dei dati in maniera analogica: il Memex. Mai realizzato concretamente, il Memex di fatto il precursore dei moderni personal computer e degli ipertesti; la memoria si basa su un dispositivo di lettura elettroottica (microfilm, la tecnologia pi avanzata dell'epoca) che si pone l'obiettivo di riprodurre il pi fedelmente possibile i processi della mente umana. Con oltre cinquant'anni di anticipo ed utilizzando pulsanti, leve e sistemi comunque meccanici, Bush concep teoricamente il primo rudimentale prototipo di ipertesto: chi voleva accedere alle informazioni poteva farlo attraverso la selezione e la pressione di un tasto, inoltre c'era la possibilit di aggiungere note e commenti per arricchire i contenuti di base. Il Memex venne descritto nel saggio As we may Think (The Atlantic Monthly, 1945), dove Bush ipotizzava gi da allora quanto le macchine, o la tecnologia pi in generale, avrebbero ritagliato un ruolo sempre pi importante nella vita ed il pensiero dell'uomo. Il titolo esplicativo: Come potremmo pensare e costituisce, o addirittura avvia, la riflessione sugli ipertesti. L'intenzione quella di creare una sorta di memoria di massa, in un mondo dove le discipline scientifiche e non (e di conseguenza la loro ricerca) diventano sempre pi specializzate nel proprio campo a scapito dell'interazione tra esse; il Memex proposto come soluzione per organizzare questa memoria di massa altrimenti inconcepibile nell'epoca antecedente ai calcolatori elettronici.
Wholly new forms of encyclopedias will appear, ready made with a mesh of associative trails running through them, ready to be dropped into the memex and there amplified. (Vannevar Bush, As we may think, 1945)

Analizzando questo paragrafo tratto proprio da As we may Think ci accorgiamo che, sostituendo concettualmente alla parola Memex la moderna rete di internet, abbiamo una definizione quasi banale di come l'attuale web si comporta. Prendendo un esempio come Wikipedia, troviamo realizzate le previsioni di Bush, magari dislocate rispetto alla scrivania meccanizzata che lui immaginava, ma concettualmente identiche: un'enciclopedia gi confezionata e caratterizzata da una serie di percorsi associativi (i link ipertestuali, appunto); le informazioni possono facilmente essere inserite nella rete/Memex e da qui potenziate in negativo o positivo, le modifiche sono possibili e necessarie allo sviluppo ed alla diffusione della conoscenza. Questo concetto, seppur coniato quasi un decennio prima, viene espresso nel 1945. Wikipedia (che ho considerato, al di l delle critiche, la messa in pratica pi moderna di queste ipotesi) stata di fatto lanciata nel 2001 (anche se il concetto di Wiki risale al 1995); Bush con oltre mezzo secolo di anticipo (e soprattutto senza alcuna L'ipertesto Stefano Costanzo - 1

conoscenza delle moderne tecnologie) aveva previsto quello che oggi si utilizza banalmente nella vita di tutti i giorni. Potrebbe sembrare una banalit precisarlo, ma contestualizzando storicamente facile comprendere quanto fosse innovativo per l'epoca. Altro pioniere del concetto di ipertesto J.C.R. Licklider, che come Bush non realizza nulla in pratica, ma attraverso i suoi saggi estrapola idee e concetti che bruciano le tappe che, anche se concepite sulla base di tecnologie molto diverse, risultano ad oggi moderne. In particolare nel suo Libraries of the Future del 1965 si preoccupa di definire quanto sia importante immagazzinare, organizzare e soprattutto consultare le informazioni elettronicamente in qualunque momento ed in qualunque luogo; dando grande importanza all'interfaccia e gettando le basi per i moderni sistemi user-friendly che oggi vanno per la maggiore; sottolinea anche l'importanza che il display ha nel reperire informazioni, in quanto rappresenta l'unica forma di comunicazione tra la macchina e l'uomo che la sta utilizzando. A tale proposito occorre ricordare anche una figura di spicco: Doug Engelbart, noto come l'inventore del mouse, ma soprattutto per essere stato il precursore delle interfacce grafiche e tra i genitori veri e propri dell'ipertesto assieme a Ted Nelson, di cui parler pi avanti. Grazie al concetto di punta e clicca oggi possediamo quelli che definiamo link o collegamenti ipertestuali cliccabili, che ci permettono di raggiungere e collegare tra loro l'insieme di documenti che compongono un ipertesto. Licklider in una delle sue opere pi conosciute pone gi dal sommario gli obiettivi principali della simbiosi cooperativa uomo-computer che porterebbe secondo le sue teorie a facilitare la diffusione e l'utilizzo della conoscenza:
The main aims are 1) to let computers facilitate formulative thinking as they now facilitate the solution of formulated problems, and 2) to enable men and computers to cooperate in making decisions and controlling complex situations without inflexible dependence on predetermined programs. (J. C. R. Licklider, Man-Computer Symbiosis, 1960)

Il computer diventa una risorsa che facilita la formulazione dei pensieri e la risoluzione dei problemi posti, ed al tempo stesso un mezzo che aiuti l'uomo a prendere decisioni e controllare situazioni complesse senza che vi sia dipendenza da programmi predeterminati. L'intelletto umano secondo le sue teorie dovrebbe risultare notevolmente aumentato da questa collaborazione quasi paritaria con la tecnologia. La conoscenza non deve essere semplicemente acquisita e ben organizzata per una facile reperibilit, ma deve soprattutto essere consultata ed utilizzata nel modo migliore. Non bisogna dimenticare che, seppur contenuta ed ordinata dalle macchine, l'informazione originale fluisce attraverso l'essere umano che funge da nodo fondamentale nella rete dello scambio di conoscenza. Giuste o sbagliate che siano, l'uomo ad offrire le informazioni principali alla macchina; bisogna quindi agire in modo da fornire i giusti contenuti, utili all'applicazione delle informazioni. Di conseguenza gli ipertesti diventano parte integrante dei pensieri formulati e concretizzati sul computer; Licklider considera il libro, o pi in generale il testo a stampa, quasi superbo come mezzo per la trasmissione (e conservazione) delle informazioni, possiamo osservarlo in particolare nel seguente paragrafo:
"As a medium for the display of information, the printed page is superb. It affords enough resolution to meet the eye's demand. It present enough information to occupy the reader for a convenient quantum of time. It offers great flexibility of font and format. It lets the reader control the mode and rate of inspection. It is small, light, movable, cuttable, clippable, pastable, replicable, disposable and inexpresive." (J. C. R. Licklider, Libraries of the future, 1965)

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La coppia Bush-Licklider, pur non possedendo le moderne conoscenze di reti informatiche che oggi utilizziamo nel nostro quotidiano, ha espresso o addirittura coniato concetti che possono definirsi innovativi sia per l'epoca in cui hanno visto la luce, sia per i tempi pi moderni (a tal proposito possiamo ricordare che Licklider stato, tra le altre cose, tra i primi finanziatori del progetto ARPAnet che port al moderno internet). Seppur il termine ipertesto e la sua definizione verranno formalizzati pi avanti nel tempo, le teorie espresse sull'organizzazione e l'uso della conoscenza, anche prive dell'aspetto pratico (giustificate da una tecnologia non del tutto preparata alle esigenze), ancora oggi sono di riferimento per chi si ritrova a lavorare in questo ambito; e soprattutto sono state di ispirazione per chi l'ipertesto lo ha successivamente inventato, seppur di nuovo in fondo non c' mai stato nulla.

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La nascita dell'ipertesto e la sua evoluzione


Come detto precedentemente, seppure Licklider e Bush abbiano gettato delle ottime fondamenta, occorre aspettare il 1965 per sentir parlare la prima volta di ipertesto. Il termine viene coniato dallo statunitense Ted Nelson, ed il suo significato tuttavia molto ampio: coinvolge tutti i sistemi di scrittura informatici esistenti. Pur essendo un sociologo e filosofo, ad oggi Nelson viene ricordato come uno dei pionieri dell'informatica grazie alle sue idee innovative quasi troppo per essere applicate tutt'ora sulle collezioni di documenti. L'obiettivo principale, suo e di chiunque abbia avuto a che fare con l'argomento il medesimo: cancellare la linearit imposta dal libro cartaceo a favore di una maggiore flessibilit offerta dai calcolatori che, a differenza dei tempi in cui vissero i suoi predecessori, cominciavano ad essere adatti all'uso richiesto. Fonda nel 1960 il progetto Xanadu, il primo vero progetto di ipertesto che tenti la scrittura non sequenziale; impiega quasi quarant'anni per portarlo a termine nel 1998, condizionato anche da numerosi fallimenti economici con relativi ritardi. Il progetto Xanadu concettualmente molto semplice, si basa sull'idealit di ipertesto coniata da Nelson: una serie di documenti paralleli sono collegati tra loro attraverso dei link che si incrociano in maniera pluridirezionale e sono sempre un riferimento nel ricostruire il percorso precedente. L'utente ha la possibilit di scegliere il suo percorso di conoscenza attraverso degli elenchi a cerniera (questa fase prende il nome di Zippered List). Di conseguenza i documenti composti sono formati da altri documenti che a loro volta ne integrano di nuovi e cos via, il tutto secondo il principio definito dallo stesso Nelson di Trasclusione, ovvero l'inclusione di un documento (o parte di esso) in un altro documento attraverso un riferimento. L'obiettivo quello di creare una rete di documenti collegati intelligentemente tra loro che formi un'unica entit e prenda il nome di ipertesto. Nelson si preoccupa di identificare le versioni del testo (tenere memoria delle modifiche per renderle eventualmente consultabili), gli autori dei documenti o delle modifiche ma soprattutto di offrire dei collegamenti ideali. Il collegamento ideale prevede una pluri-direzionalit nell'essere percorso, in modo da favorire la ricostruzione del documento anche percorrendo all'indietro il cammino fatto. A tal proposito Nelson si scaglia contro i linguaggi di markup moderni, non accetta l'XML e soprattutto il derivante XHTML; a suo parere il web banalizza il concetto di ipertesto e si esprime duramente sull'argomento:
HTML

is precisely what we were trying to PREVENT ever-breaking links, links going outward only, quotes you can't follow to their origins, no version management, no rights management
(Ted Nelson, Ted Nelson's Computer Paradigm, Expressed as One-Liners, 1999)

In particolare accusa l'HTML di avere collegamenti rotti che portano soltanto avanti non mantenendo memoria del percorso fatto e rendendo quindi impossibile la ricostruzione della conoscenza in maniera inversa; inoltre non offre la possibilit di definire le fonti, gestire le versioni ed i permessi. Quello che tenta di fare il markup XML di simulare le caratteristiche del testo cartaceo (con le opportune differenze), ma il progetto Xanadu prevedeva appunto l'allontanamento da questa concezione. Ad oggi Nelson continua la ricerca sul progetto Xanadu ed offre attraverso il suo sito web (http://www.xanadu.net/) la possibilit di conoscere meglio lo sviluppo ed i concetti. Ha inoltre diffuso inizialmente un prototipo di ipertesto ideale: il Cosmic Book Reader (versione Windows only): un lettore parallelo di documenti che permette di consultare vari testi collegati tra di loro L'ipertesto Stefano Costanzo - 4

attraverso collegamenti che formano delle linee tra le varie finestre. Viene a crearsi una ragnatela sul proprio desktop tra tutte le singole finestre aperte al click sulle parole chiave; tuttavia facendo focus sul documento di interesse per consultarne il contenuto, vengono messi in evidenza tutti quelli direttamente collegati con questo. Risulta per evidente che le idee di Nelson si basino soprattutto su di un approccio teorico, poco supportato dalla pratica. Anche se qualche applicazione pratica esiste (e funziona), il progetto Xanadu non ha ancora tirato fuori nulla di concreto che potesse condurre la concezione che abbiamo oggi di ipertesto (fortemente influenzata da internet) verso la sua visione ideale. Sempre dal sito web del progetto Xanadu possibile scaricare (anche in questo caso soltanto per piattaforme Windows) lo Xanadu Space 1.0 che permette di avere una visione spaziale degli ipertesti in 3D con documenti rappresentati a colonna e collegamenti realizzati come linee semitrasparenti colorate. Lo stesso sito descrive cos il software: XanaduSpace(tm) allows you to work with parallel documents-- pages connected side-by-side by many connections. When you open the program you will see an eleven-page example to explore. The foreground shows two connected pages in readable position. (http://xanarama.net/). Ulteriore priorit di Nelson l'interfaccia, che a suo parere dovrebbe essere semplice e comprensibile da chiunque in poco tempo se necessario; contribui sensibilmente a questo principio Doug Engelbart, che partecip alla creazione degli ipertesti e ne viene considerato, al pari di Nelson, il padre. Una buona interfaccia necessaria per dare la possibilit all'utente di muoversi all'interno della collezione di documenti, di selezionare i collegamenti che interessano alla sua ricerca e soprattutto di avere coscienza di quello che sta facendo in qualunque momento. Dal punto di vista dell'idealit teorica di un ipertesto, altro grande contributo stato dato da George Landow, attraverso i suoi saggi ha concretizzato le conoscenze fondamentali che occorre possedere sull'argomento. Come molti dei suoi colleghi gi citati ha subito la forte influenza di Bush e del suo Memex. Secondo Landow le principali differenze tra il testo a stampa su carta e l'ipertesto sono fondamentalmente tre: 1. La multi-linearit come affermato anche dallo stesso Nelson, la linearit semplice una prerogativa cartacea, l'ipertesto deve offrire la possibilit di collegamenti paralleli proprio per abbandonare l'organizzazione gerarchica del libro e sfruttare a pieno le potenzialit del computer che permette questo tipo di approccio; 2. Il rapporto tra autore e lettore il testo deve essere ovviamente accessibile al lettore, ma al tempo stesso deve esservi la possibilit di inserire delle note di consultazione che aiutino la comprensione e commenti inseriti dagli utenti. Note e commenti sono molto importanti, perch l'ipertesto ideale non possiede ne inizio ne fine, il centro temporale del documento non si trova nel passato o nel futuro ma sempre nel presente; 3. Il testo elettronico un testo aperto a differenza del libro che una volta scritto viene consegnato all'editore e stampato rimanendo cos com' l'ipertesto pu essere successivamente ampliato o ridotto a seconda delle esigenze. In pi possono esservi pi autori che contribuiscono alle varie versioni rendendo l'opera molto pi versatile e soggetta a continue revisioni che la tengano continuamente aggiornata; L'idea di Landow dell'ipertesto evolutiva, si parte dalla pagina scritta su carta per passare a quella elettronica secondo una conversione di convenienza senza che vi sia distinzione tra ipertesto o ipermedia. Naturalmente anche lui come Nelson offre grande attenzione ai collegamenti L'ipertesto Stefano Costanzo - 5

ipertestuali, devono essere: bidirezionali (al fine di dare al lettore un maggiore orientamento), costruiti su di una stringa di testo (si utilizzano facendo click sulla parola) e devono portare da uno a molti e da molti ad uno. Nell'idea dell'ipertesto moderno, quella dell'HTML ad esempio, il lettore lascia una flebile traccia del suo percorso attraverso i link (cosa che non avviene nella scrittura su carta), infatti un collegamento attivo (normalmente) di colore blu, rosso quando viene cliccato e diventa magenta quando stato visitato in precedenza, dando comunque un riferimento all'utente. Secondo le idee di Landow l'ipertestualit nel suo ideale toglierebbe potere all'autore per offrirlo totalmente alla cooperazione con il lettore che potrebbe cercare nel testo un significato non pi necessariamente imposto dall'autore. Seppur queste teorie siano fondate e ricche di spunti per la ricerca, motivando quindi chi si occupa dell'argomento a cercare nuove soluzioni a problemi teorizzati ma dal difficile approccio pratico, l'attuale HTML di Tim Berners-Lee, pur non rispecchiando i principi dell'ipertesto puro, un punto di partenza per un sistema che da anni continua ad evolversi sulle basi di questo linguaggio. La teoria supera di gran lunga le possibilit concrete di realizzare quello a cui si pensa, lo dimostra lo stesso infinito tempo di gestazione del progetto Xanadu o le teorie di Landow, entrambi con fini sicuramente nobili ma frenate da particolari tecnici nel caso di Nelson e burocratici nel caso di Landow: gli editori non sono interessati a condividere la conoscenza ed a far diventare tutti autori, creare l'ipertesto aperto significherebbe abbattere tutte le leggi sul copyright e rinunciare alla relativa commercializzazione.

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Wiki e il nuovo Gutenberg


Con l'evoluzione di internet, il concetto di ipertesto ha preso anche inconsapevolmente posto nella nostra quotidianit. Una persona qualsiasi, che abbia un minimo di dimestichezza con il web utilizza spontaneamente le caratteristiche ipertestuali delle pagine web, magari senza conoscere gli anni di teorie, prove ed evoluzioni che quel singolo testo blu ha subito. Come detto precedentemente, il web ed il relativo markup HTML non un ipertesto ideale, in quanto non possiede alcune caratteristiche che lo rendano tale, ma il miglior compromesso che oggi possediamo e che sia alla portata di chiunque. Per la sua semplicit di utilizzo non essendo un linguaggio di programmazione pu essere facilmente compreso da chi non possiede grosse attitudini informatiche. Ecco perch alcune figure di spicco, soprattutto attraverso la diffusione del web, hanno potuto sfruttare queste conoscenze per evolvere nuove teorie e nuovi approcci alle applicazioni. Parlando di Licklider si fatto riferimento a Wikipedia attraverso una sua citazione, che nel 1945 immaginava enciclopedie a disposizione di tutti, facili da essere incrementate, gestite e soprattutto consultate. Seppur con qualche critica dovuta alla deturpazione degli articoli dell'enciclopedia libera (aperta appunto a tutti anche nelle modifiche) ed alle informazioni spesso non corrette o prive di fonti sottoposte comunque a continui controlli che sembrano funzionare in maniera efficiente, Wikipedia rappresenta qualcosa di molto vicino a questa definizione. La paternit del concetto alla base di Wikipedia la si deve a Ward Cunningham, che per primo svilupp una Wiki, ovvero una pagina (o una collezione di documenti ipertestuali) che viene continuamente aggiornata dai suoi utilizzatori ed i cui contenuti sono sviluppati in collaborazione tra tutti coloro che ne hanno accesso. Tutte le modifiche vanno a formare una cronologia che permette di stabilire una versione precedente per ottimizzare la ricerca a sfondo collaborativo (la teoria delle versioni di Ted Nelson, che voleva memoria delle modifiche). L'origine del Wiki risale al 1995 e deriva da un termine hawaiano che significa rapido oppure molto veloce data la sua attinenza ad essere modificata in pochi passi e con semplici passaggi, basta infatti creare il collegamento alla parola (nasce addirittura da solo in caso di camelCase) per ritrovarsi in una nuova pagina dove le informazioni aspettano soltanto di essere immesse. Il motore Wiki stato molto apprezzato nel web ed conosciuto soprattutto nella sua versione enciclopedica nata nel Gennaio 2001. L'idea di base molto semplice: la scrittura dei documenti si effettua attraverso un semplice linguaggio di marcatura con l'ausilio di un qualunque browser web che funga da navigatore; una singola pagina prende il nome di pagina Wiki mentre l'insieme collettivo formato da tutte le pagine wiki prende il nome di Wiki, si distingue per la semplicit di creazione e di gestione degli articoli senza alcun controllo preventivo sulle modifiche. Nei Wiki pi recenti stato fornito un sistema WYSIWYG (What You See Is What You Get) che permette di creare le pagine direttamene con un editor di testo senza mettere mano direttamente sul markup, creando per evidenti problemi sulla trasparenza dello stesso. Lo stesso Cunningham famoso per aver coniato una famosa legge sul web, conosciuta appunto come Cunningham's Law il cui testo :
The best way to get the right answer on the Internet is not to ask a question, it's to post the wrong answer. (Ward Cunningham)

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Dalla creazione del termine ipertesto alla comparsa delle Wiki, passando per la creazione del web e ricordandoci sempre dei predecessori illustri, la tecnologia della scrittura ha subito un notevole incremento. Di conseguenza anche il modo di approcciarsi al testo e di consultarlo si evoluto ed adeguato ai nuovi media. Uno dei massimi studiosi dell'argomento Jay David Bolter, attraverso il suo lavoro su l'evoluzione dei mezzi di comunicazione e del ruolo dei computer riguardo i processi di scrittura, si guadagnato la fama di nuovo Gutenberg (cos definito da Brian Eno). L'idea di Bolter si basa su due concetti fondamentali: la ri-mediazione e l'ipermediatezza; con il primo termine si indica l'attitudine dei nuovi media nell'assorbire anzich sostituire i propri predecessori dotati della medesima funzione al fine di mantenere una certa continuit. Con ipermediatezza si allude invece alla contrapposizione tra media che tendono ad esaurire la loro funzione nella rappresentativit e media che presentano in primo luogo se stessi. Seppur l'evoluzione tecnologica moderna si basi soprattutto sul secondo concetto, Bolter vede la tecnologia elettronica come una gamma di nuove possibilit, una sorta di estensione della stampa arrivata oramai al massimo sfruttamento. L'ipertesto rappresenta per Bolter la ri-mediazione della stampa, non la sua fine. Per la maggioranza delle persone che legge con una certa continuit, il libro stampato rimane il simbolo della scrittura creativa ed il punto di arrivo degli scrittori, che preferiscono distribuire la propria opera nelle librerie piuttosto che sul web. Il libro diventer davvero obsoleto nel momento in cui le capacit espresse dalla carta e dall'inchiostro impresso su di essa saranno opportunamente imitate. Proprio per questa ragione opportuno separare la concezione di un libro da quella di ipertesto: lo scorrimento lineare del libro sar sempre pi fastidioso da leggere su di uno schermo (salvo evoluzioni tecnologiche), una macchina molto pi adatta ad un ipertesto dove l'utente pu accedere facilmente all'informazione che cerca, consultarla senza perdersi in fiumi di parole, ed eventualmente approfondire la ricerca attraverso dei documenti correlati a quello principale risultante dalla ricerca; l'ipertesto deve assumere la forma che meglio valorizza le caratteristiche del computer che lo esegue. Questa riflessione porta a fare un dualismo tra l'invenzione della stampa da parte di Gutenberg e l'evoluzione pi moderna dell'ipertesto; la sua invenzione segn si una rivoluzione, ma in sostanza trov semplicemente una maniera meccanica di creare qualcosa che gi esisteva da tempo ed era familiare a tutti: il libro; l'ipertesto invece si basa su una tecnologia ed un accesso alle informazioni del tutto nuovo, che tenta di imitare i propri predecessori cartacei quando dovrebbe tentare di evolversi attraverso i suoi mezzi e le sue possibilit. Quelle pratiche che su un libro a stampa risultano noiose e prive di senso, sono praticamente naturali per un ipertesto. Ad esempio i collegamenti (basti immaginare di esser mandati continuamente da una pagina all'altra di un normale testo cartaceo), o le note (annotare note di note, ad esempio: impensabile su carta, normalit per un testo su computer). I processi sarebbero pi simili a quelli cognitivi della mente umana che, come affermato gi agli inizi del secolo da Bush: opera per associazione di idee, non sequenzialmente come i capitoli di un libro. Bolter legato inoltre all'invenzione del software Storyspace, creato nel 1980 e presentato nel 1987. Si tratta di un programma per la creazione, la modifica e naturalmente la lettura di ipertesti. I documenti che vengono creati possono essere esportati come programmi autonomi o files per il world wide web, incoraggiando l'esplorazione creativa e la flessibilit, in quanto pensato appositamente per il processo di scrittura. Lo stesso autore ha riproposto molti dei suoi libri attraverso questo software; lo scopo principale soprattutto l'insegnamento della scrittura senza che la creativit venga limitata dall'uso di un computer. La particolarit del software sono le mappe visive di come i collegamenti ipertestuali sono collegati tra di loro, permettendo a chi lo utilizza di L'ipertesto Stefano Costanzo - 8

concentrarsi unicamente sul testo piuttosto che su questioni tecniche che sarebbero a discapito della concentrazione; la mappa si basa su una logica visiva che risulta facilmente comprensibile anche ai meno pratici di sistemi informatici, il tutto correlato da intuitive frecce di collegamento ed appositi tag di segnalazione.

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Dall'XML alla TEI (post-SGML)


Cronologicamente successivo al motore Wiki quello che viene oggi utilizzato come il principale linguaggio di markup in circolazione: l'XML (eXtensible Markup Language). La sua origine deriva dalla volont del consorzio W3C di standardizzare un linguaggio di marcatura che desse la possibilit di definire autonomamente i propri tag senza svincolarsi dallo standard principale; il progetto cominci nei primi anni '90 e si concluse nel 1998. Ci si accorse che quanto creato era molto di pi che una semplice standardizzazione: si aveva finalmente tra le mani uno strumento che permettesse di creare una struttura per documenti o che rappresentasse semplicemente un insieme di dati organizzati secondo i criteri pi opportuni, decisi dal creatore. In tal modo oggi abbiamo la possibilit di costruire il nostro documento XML con un semplice editor di scrittura ed utilizzando la marcatura pi efficace per l'argomento in questione. <? xml version='1.0' encoding='UTF-8'> <autore> <nome>Stefano</nome> <cognome>Costanzo</cognome> </autore> A supporto del semplice codice XML vi sono altre tecnologie che non necessario elencare, vale per la pena di ricordare i linguaggi Schema, che permettono di definire rigorosamente il proprio linguaggio XML personalizzato per poterlo validare. Sono due: la DTD (Document Type Definition) ed XML schema, che permettono entrambi di specificare le caratteristiche strutturali. L'evoluzione di questo linguaggio ha avuto non poca importanza nello sviluppo di documenti elettronici e nel nostro caso di ipertesti, pur avendo comunque i propri scettici. Uno su tutti, il gi citato Ted Nelson afferma che:
Trying to fix HTML is like trying to graft arms and legs onto hamburger. There's got to be something better -- but XML is the same thing and worse. EMBEDDED MARKUP IS A CANCER. (Ted Nelson, Ted Nelson's Computer Paradigm, Expressed as One-Liners, 1999)

L'argomento XML non di primario interesse per questo elaborato, ma risulta necessario per introdurre l'attuale standard di codifica dei testi elettronici che oggi possediamo. Sebbene esso si ponga di riprodurre elettronicamente i testi cartacei cosa da cui si ripetuto pi volte ci si vorrebbe allontanare un progetto sicuramente interessante ai fini della creazione di ipertesti. Sto parlando della TEI (Text Encoding Initiative), un consorzio di istituzioni internazionali in ambito linguistico e letterario che si occupa di definire uno standard per la rappresentazione di testi in forma digitale. Da uno standard per il markup quale XML ne derivato uno ancora pi specifico per un argomento ben preciso; lo scopo della TEI quello di definire alcune linee guida di alta qualit per la codifica di testi umanistici adatti alla ricerca on-line, l'insegnamento e la conservazione (specie per testi antichi di difficile reperibilit e consultazione). Iniziata la sua missione nel 1987, il consorzio TEI trover nel linguaggio di markup XML (precedentemente si utilizzava SGML, creato da IBM negli anni '70) una terra fertile dove piantare il seme dei suoi standard, per creare la pi grande banca dati esistente di testi digitali. Nel corso degli anni la TEI ha subito alcuni mutamenti: le versioni da P1 a P3 erano basate su SGML, mentre a partire dalla versione P4 si introdotto l'XML e la DTD tradizionale. La versione pi recente la TEI P5 rilasciata il primo Marzo del 2007, si basa su principi di semplicit ed interattivit anche da parte di utenti or ricercatori che non possono avere accesso a software specializzati. Si basa su markup XML e lo schema RelaxNG (oltre che la DTD tradizionale); il consorzio offre la possibilit L'ipertesto Stefano Costanzo - 10

di reperire la DTD o lo schema dal proprio sito web (http://www.tei-c.org/), il testo pu essere digitalizzato anche con un semplice blocco note, che non offre unicamente la possibilit di verificare se il documento sia valido e ben formato. Ulteriore particolarit dello standard la possibilit di introdurre una grande quantit di metadati, strutturati all'interno dei tag pi appropriati: vi sono ad esempio quelli che includono tutte le informazioni sull'edizione, sull'autore di un testo o su altro che possa interessare l'autore della codifica ed a chi la utilizza. Nello stesso documento XML possibile definire un testo generico di una singola opera o addirittura una collezione di di opere, osservando semplicemente qualche piccolo accorgimento. Il consorzio uno schema essenziale chiamato TEI Lite correlato di relativo manuale d'utilizzo con un vasto numero di elementi strutturali e semantici, dando la possibilit di personalizzare il proprio schema a seconda delle esigenze, includendo gli elementi secondo una struttura modulare che arricchisca quella basilare (potremmo, ad esempio, aver l'esigenza di un modulo ad hoc per i testi teatrali con relativi tag).

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Conclusioni personali
Ho svolto queste ricerche al fine di creare una piattaforma di scrittura online che rispecchiasse almeno i principi basilari dell'ipertesto, ispirandosi per quanto possibile alle idee delle maggiori figure che abbiano mai lavorato sull'argomento. Partita inizialmente da Nelson e Landow, la ricerca si estesa sull'asse temporale e su quello tecnologico, cercando di investire trasversalmente tutti i campi che potevano essere utili ai fini del progetto. Proprio le teorie (seppur rimangano soltanto teorie) di Nelson mi hanno colpito, non riuscivo a separare concettualmente il testo cartaceo da quello elettronico, colpa anche delle tecnologie che fanno di tutto affinch le due cose si somiglino; la differenza tra ipertesto ideale descritto da Nelson e testo elettronico simil-cartaceo su cui lo stesso HTML sembra porre le sue basi sottile ma al tempo stesso decisiva. La potenzialit di un computer deve essere sfruttata a dovere ed i documenti adattati alla macchina; naturale che nel confronto con il libro la lettura su schermo esca sconfitta, ma questa la ragione primaria che impone ai ricercatori di trovare nuove soluzioni per creare testi ad hoc che rispecchino il pi possibile una visione ideale e sfruttino le enormi potenzialit ma al tempo stesso rispettino gli handicap del computer. Ho utilizzato di persona i software messi a disposizione dal progetto Xanadu: per quanto riguarda il Cosmic Book Reader, trovo che sia una buona idea con un fine nobile nei confronti di quanto espresso da Nelson sugli ipertesti. Purtroppo i documenti vengono sparpagliati sullo schermo e generano una gran confusione di finestre aperte; la ragnatela che si forma dopo aver aperto una serie collegamenti ben gestita ed in primo piano finiscono soltanto le finestre maggiormente pertinenti. Tuttavia consultare il reader parallelo impegnativo e di sicuro non pi comodo di una riproduzione di testo cartaceo, quale pu essere un ebook. Il fatto che il progetto Xanadu sia un cantiere aperto da oltre mezzo secolo la dice lunga sulla praticit dei concetti espressi. Lo stesso Xanadu Space interessante, ma di utilit relativa: avere una visione aerea ed in 3D dei documenti collegati sicuramente stimolante nel recepire la struttura che li forma, ma la consultazione risulta complessa ed il tutto sembra pi che altro un modo per mettere in bella mostra la composizione dell'ipertesto, piuttosto che le informazioni contenute. George Landow ha poi ribadito il concetto e dato un volto a quanto gi affermato da Nelson. Il messaggio principale sempre lo stesso, ovvero: eliminare la linearit del testo prerogativa del cartaceo dando vita ad una collezione di documenti paralleli che formino con i loro contenuti un livello superiore di testo costituito dall'unione di quest'ultimi. Landow ha poi parametrizzato i concetti di multi-linearit, di come deve essere sviluppato il rapporto tra autore e lettore (e su cosa bisogna lasciar agire uno e l'altro) e soprattutto il concetto di apertura del testo, di certo tra le maggiori potenzialit dell'ipertesto. Creare una piattaforma di scrittura elettronica significa anche offrire la possibilit ad uno o pi autori di rendere pubblica e consultabile la propria opera ma al tempo stesso di tenerla costantemente aggiornata e poterla modificarla nel tempo, cosa che nel momento in cui si consegna il proprio manoscritto ad un editore non pi possibile fare. Il motore Wiki di Ward Cunningham quanto di pi quotidiano venga utilizzato per reperire le informazioni e non poteva certo essere escluso dalla ricerca (molte informazioni, date e quant'altro sono prese dalla versione inglese di Wikipedia). Anche se antecedente al pi moderno (e standard) XML, l'ipertesto formato dalle pagine Wiki funziona correttamente ed a mia opinione quanto di pi simile alla visione ideale di ipertesto. Di certo soggetta ad atti di vandalismo e deve necessariamente essere tenuta sotto stretta sorveglianza, ma il progetto sembra funzionare ed ormai da anni si imposto come modello principale nell'organizzazione della conoscenza. Le idee proposte da Cunningham sono valide e fanno da ispirazione per la produzione di un concetto di L'ipertesto Stefano Costanzo - 12

ipertesto simile, quale deve essere la piattaforma che si intende realizzare a seguito di questa relazione. Un importante fattore che condivido pienamente l'assenza di un'interfaccia WYSIWYG che farebbe perdere l'essenza di una corretta marcatura del testo non permettendo la sua visualizzazione da parte dell'utente; anche se il markup del Wiki non XML, importante che si veda come il testo viene organizzato e ci sia totale libert di creazione. A tal proposito una marcatura TEI sarebbe ideale anche al fine di rispettare gli standard imposti dal consorzio. Creare invece una marcatura alternativa, avrebbe sicuramente dei risvolti stimolanti ma porterebbe ad un lavoro molto pi complesso e dalla difficile gestione. L'allontanamento dalla concezione del cartaceo non significa appunto un'esclusione totale del ruolo di un libro dal concetto di ipertesto. In questo caso le idee di Bolter sono sicuramente di ispirazione: il media non deve tentare di sostituire i propri predecessori, ma deve affiancarli ed assorbirne le caratteristiche principali al fine di creare una versione migliore che sfrutti le tecnologie recenti ma che non abbandoni le concezioni passate. Ricordando che in fondo il libro una forma di tecnologia; in quanto tale resiste da molto tempo e pur essendo cambiati i materiali e le tecniche di produzione, ha pressocch la stessa forma che possedeva nel medioevo. Le mie idee sono invece contrastanti con il concetto di ipermediatezza, non voglio realizzare una piattaforma che rappresenti qualcosa che non , ma che presenti in primo luogo se stessa e dia la possibilit di essere utilizzata in maniera pratica ed intuitiva. La tendenza delle persone nell'evitare di leggere su schermo lunghi testi deve essere presa fortemente in considerazione, in particolar modo se pensiamo alla diffusione delle informazioni su internet possiamo prendere come esempio il social-network Twitter, che in un limitato numero di caratteri (140) fa esprimere all'utente i propri pensieri o Tweet, vista cos sembra una concezione limitativa dell'espressivit umana, ma ha contribuito non poco al successo del sito; l'utente medio legge con maggior attenzione piccoli testi piuttosto che lunghe monografie quando davanti al pc. Ovviamente non possibile costituire il tutto senza riflettere su quanto pensato in periodi antecedenti a quelli che han visto gli ipertesti come protagonisti, anche se con mezzi non adatti alle teorie che bruciavano fin troppo in fretta i tempi e probabilmente ancora oggi lo fanno. Il Memex di Vannevar Bush un'idea geniale se contestualizzata nel suo periodo storico: un ipertesto fatto a scrivania quando i computer aspettavano ancora le teorie di Von Neumann. Un sistema di leve e microfilm che avrebbe dato la possibilit di consultare le informazioni stando semplicemente seduti ad un tavolo, cosa che settant'anni dopo facciamo comodamente dalla poltrona di casa, ma che all'epoca era quasi una pazzia da concepire. Il merito di Bush, non stato tanto quello di progettare il Memex o di anticipare quanto la tecnologia sarebbe risultata importante nel nostro quotidiano, bens di chiedersi come avrebbe pensato l'uomo del domani e soprattutto come avrebbe applicato questo suo pensiero. Con lo stesso spirito d'innovazione, ma con qualche innovazione tecnologica in pi sulle spalle, Licklider si occupa di concepire come le informazioni debbano essere immagazzinate nella moderna epoca dei computer, complice anche il forsennato sviluppo tecnologico imposto dalle guerre che hanno caratterizzato oltre met del novecento. Le sue teorie, su sistemi che offrano la possibilit di consultare le informazioni attraverso interfacce semplici, sono tutt'oggi alla base del moderno design di grafica di un qualunque software. La sua aspirazione quella di far collaborare alla pari macchine ed umani, le prime come mezzo efficiente nel contare e nell'organizzare (oltre che nell'elaborare dati), mentre i secondi come vero e proprio organo di pensiero. Attraverso una collaborazione duale delle due parti possibile ottenere risultati importanti. Di conseguenza bisogna trarre la conclusione che il computer non deve essere visto come un sostituto dell'uomo, ma come una risorsa che egli stesso deve utilizzare per analizzare al meglio i pensieri che ha comunque L'ipertesto Stefano Costanzo - 13

dentro di se. Uno strumento che porti chi lo utilizza a sfruttare a pieno le proprie attitudini creative ed al tempo stesso faciliti l'approccio e lo sviluppo ipertesti nella loro forma canonica; non deve essere la macchina a condurre, ma al tempo stesso deve offrire un percorso agevole. L'ipertesto nella sua evoluzione ha incontrato notevoli cambiamenti e concezioni pi o meno idealistiche come si visto. Il moderno HTML, su cui si basa la nostra idea attuale, un punto di incontro tra la praticit reale e l'idea teorica. I miei obiettivi di conseguenza sono quelli di ricreare un ambiente ottimale con i mezzi a disposizione in questo caso il markup standard cercando di implementare qualche punto dell'idealit ipotizzata negli anni '60, o quantomeno di simularlo dove possibile. Mettere a fuoco le idee di chi si dedicato per tutta la vita a questo argomento deve essere principalmente uno stimolo ed una fonte di ispirazione; non bisogna per dimenticare che lo sviluppo di tali sistemi deve sempre essere orientato nel trovare i giusti compromessi tra quello che si teorizza nel descrivere sistemi ideali si ha come unico limite la propria creativit e quel che si pu realizzare concretamente, secondo le tecnologie pi attuali.

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Bibliografia e fonti Vannevar Bush (1945), As we may think, The Atlantic; J. C. R. Licklider (1965), Libraries of the Future, Cambridge, M.I.T. Press; Ted Nelson, Project Xanadu <http://xanadu.com/>; George Paul Landow, Official Website <http://www.victorianweb.org/cv/landow_ov.html>; TEI: Text Encoding Initiative <http://www.tei-c.org/>; Bolter Jay David (2010), Lo spazio dello scrivere Computer, ipertesto e la ri-mediazione della stampa, Milano, Vita e Pensiero Editore; Cory Doctorow (2005), Wikipedia. Una genuina guida galattica per autostoppisti, senza editori, The anthology at the end of universe; Letizia Sechi (2010), Editoria Digitale, Milano, Apogeo; Massimo Canducci (2005), XML, Milano, Apogeo; Le seguenti pagine Wikipedia per date e informazioni: http://en.wikipedia.org/wiki/Vannevar_Bush; http://en.wikipedia.org/wiki/Memex; http://en.wikipedia.org/wiki/Licklider; http://en.wikipedia.org/wiki/Ted_Nelson; http://en.wikipedia.org/wiki/George_Landow_%28professor%29; http://en.wikipedia.org/wiki/Ward_Cunningham; http://en.wikipedia.org/wiki/Wiki; http://en.wikipedia.org/wiki/Jay_David_Bolter; http://en.wikipedia.org/wiki/Xml; http://en.wikipedia.org/wiki/Text_Encoding_Initiative; http://en.wikipedia.org/wiki/Timeline_of_hypertext_technology;

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