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DESCRIZIONE DELLA GRECIA

D I
P A U S A N I A

NUOVAMENT E DAL TES T O GRECO T RADOT T A

DA

A.

NIBBY

Membro ordinario dell'Accademia Romana di Archeologia.

V O L U M

II.

ROMA

1817.

Presso Vincenzo Poggioli Stampat ore della U.C.A

Con Approvazione

DESCRIZIONE DELL A GRECIA


D P A U S A i N I A

W V V W H W W V W IV W i

L I B R O

Q U A R T O

D e l l e cose M e sse n ic h e . CAPO PRIMO

Confini della Messenia , e Bosco Cherio - M esse ne fig lia di Triopa - A ndan ia - Prim i R e della M essenia Metapo . i . I l bosco oggi detto Cherio pe' Messenj il confine verso Gerenia con quella parte del loro ter ritorio , che dalFImperadore distaccata, fu unita al la L aconia. a. Dicono, che questa regine sendo deserta eb be cos i primi abitatori . M orto Lelege , il quale regn in quella oggi detta Laconia , ed allora da lui nom ata J^elegia , Milete suo figliuolo maggiore ot tenne il regno ; Policaone era pi giovane di et , e per questo motivo rimase persona privata fino a tan t o che spos Messene da Argo figlia di Triopa di Forbante . Messene adunque orgog liosa pel padre , che s uperava in dignit , e potere tu tti i Greci di quel tempo , non soffr , che il suo marito rima nesse privato . Avendo pertanto raccolto un eserci to da Argo , e da Lacedemone , vennero in questo

% L I B R O paese , ed a tutta la regione fu imposto il nome di M ssene dalla moglie di Policaone . 3. Furono edificate parecchie citt , e fra que ste Andania dove stabilirono la reggia . Perciocch non credo , che alcuna citt si chiamasse Messene prima della battaglia, che i Tebani diedero ai L a cedemoni in L e u ttri, e della e dificazione della odier na Messene sotto il monte Itome . Lo rilevo princi p almente daversi di Omero , il quale nella enume razione di que'che andarono a T roja , nomina nd o , Pilo , Arene , ed altre citt niuna chiam gi ammai c ol nome di Messene; nel la Odissea poi*, in questo verso mostra i Messenj nazione e non citt: Poich le greggie d 'Ita c a rubaro I Messenj. E pi chiaramente ancora parlando dell arco d Ifito. A m bo in Messene si azzuffaro insieme JVella magion d'O rtiloco. Imperciocch in questo luogo chiam Casa di Ortiloco la piccola citt di Fere in M essenia, il che illustra egli stesso allorch narra l'andata di Pisis t ra to a M enelao. D el figliuolo d Ortiloco Diocle Giunsero in Fere alla magion . 4 I primi pertanto a reg n are in questo p ae se furono Policaone figliuolo di Lelege , e M es s e ne sua moglie . A. questa Messene venne da E ieusi Caucone figliuolo di Celeno di Flio portando i miste ri delle grandi Iddie . Il qual Flio secondo gli A te niesi era figlio della T erra : e con loro concorda l'inno a Cerere fa t to da Museo pe' Licomedi . La inizia z ione poi delle grandi D e e molti anni dopo Cau cone 'ebbe pi lustro da Lieo di Pandione : e quer-. ceto di Lieo chiamano fin oggi il luogo , dove pur g gl'iniziati . E che in questa te rra sia il querceto detto di Lieo , la ha p oetato Riano C ret se ;

Q U A R T O 5 Presso delVaspro Elo , di Lieo oltre Il querceto. 5. Che questo Lieo poi fosse nato di Pandione lo dimostrano i versi posti al ritratto di Metapo . Imperciocch vi sono delle parti della iniziazione , che Metapo ancora riform . Questo Metapo era di schiatta ateniese , e compositore di i niziazioni , e di ogni sorta di misteri . Costui institui ancora la iniziazione de Cabiri presso i T e b ani . Dedic an cora nel recinto deTLicomedi una immagine con u n epigramma , il quale fralle altre cose contien e tutto ci che alla fede del mio discorso conferisce : D i Mercurio espiai le case e ancora D ella madre i sentieri , e della fig lia Primogenita, ; dove vuol la fa m a Che Messene alle grand i Iddie Vagone Celebrasse dellinclita Cauconide F liade stirpe . E d am m irai poi come D i Pandione il figliuol mortale Lieo T u tti in A n d ania veneranda i riti D ' A ttica stabilisse . Questo epigramma dimostra , che Caucone discendente di Flio venne in Messenia , e dimostra ci che a Lieo appartiene , e che la iniziazione n e* tempi antichi si celebrava in Andania . E a me sem br verosimile , che non altrove Messene stabilisse la iniziazione , ma propriamente l dove e ssa e Po lica one abitavano.

L I B R O
C A P O S E C O N D O

Silenzio degli antichi sopra i fig li di Policaone Periere , Menelao , ed Ecalia - A rene citt Lieo , e fig li di A fa reo - T re fem m ine si svena no sulla tomba deloro m a r iti .

i. V o le n d o ad ogni modo sapere quali figli na s cessero a Policaone da Messene , lessi le cos det te Ee , e i versi Naupattj , ed inoltre tutte le ge nealoge che tesserono Ginetone , ed Asio . M a nu l la era stato da loro poetato circa questo ; so bene per , che le grandi Ee dicono avere Policaone fi glio di Buto sposato Evechme nata di I lio di Ercole , ed ome t tono affatto ci che spetta al marito di M es sene , e a Messene stessa . 2 Dopo , siccome non vi era alcuno de'discen denti di Policaone , avanzandosi per quanto mi sem bra , cinque generazioni , e non pi, fecero Re P e riere figliuolo di Eolo . Presso costui , siccome di cono i Messenj , venne Melaneo , uomo destro a saettare , e per questo riputato figlio di Apollo : e Periere gli di ad abitare quella parte del paese , do ve Carnasio , allora per chiamata Ecalia . D ico no avere la citt avuto il nome di Ecalia dalla mo glie di M elaneo. I Tessali poi e que'di Euba ( poi ch la maggior parte delle cose di Grecia sono con tese ) affermano , che Eurizio ( anostri d un luo go deserto ) era ne'tempi antichi una citt , e chiamavasi Ecalia ; e Cre ofilo nelfEracla poet concor demente alla tradizione degli Eubesi . Ecato M ile sio poi scrisse , in Scio esser parte del territorio Eretrico , Ecalia . M a siccome mi sembra che i Messenj dicano cose pi verosimili di costoro , ed ancora a cagione delle ceneri di Eurito , quindi q u e ste ne'seguenti ragionamenti saranno da me esposte .

Q U A R T O 7 3. A Periere nacquero di Gorgofone figlia d Perseo Ai'areo , e Leucippo . E come Periere mor, ebbero questi il principato deMessen j : Afareo pe r ebbe pi autorit . Regnando costui edific la citt di Arene cos chiamata dalla figlia di Ebalo mo glie , e sorella uterina sua : imperciocch Gorgofo ne fu ancora moglie di Ebalo . Il mio discor so ha gi trattato di lei due volte nella narrazione Argoli ca , e Laconica. Afareo adunque fabbric in Messe nia la citt di Arene , e sendo Neleo suo cugino fi glio di Greteo di Eolo , e per soprannome di N ettu no , fuggito da Pelia da Jolco , lo ricev in casa , e gli diede le parti marittime della terra , in sui fral le altre citt era Pilo , dove Neleo abit , e stabil la sua re g g ia . 4 Giunse in Arene anche Lieo figlio di Pandio ne quando fugg dal fratello Ego da Atene : e rive l i misteri delle grandi Iddie ad Afareo, afigli suoi, ed alla moglie Arene . Egli J i rivel loro portandoli in Andania , perch M essele pure ivi era stata da Caucone iniziata . D i Afareo il figlio pi anziano e pi forte fu Ida , il pi giovane Linceo , il quale disse Pindaro (lo creda chi vuole) avea una vista co s acuta che penetrava ancora entro i tronchi di quer cia . 5. Non sappiamo, che a Linceo nascesse alcun figlio , Ida per ebbe di Marpessa una figlia Cleo patra , la quale si congiunse con Meleagro . L'auto re de 1versi Giprj poi dice che di quel Protesilao , il quale quando erano i Greci nelle coste della Troade, i l primo ard di scendere a terra , la moglie Polidora di nome era figlia di Meleagro di Eneo . Se ci adunque vero , essendo queste mogli tre di nu mero , cominciando da Marpessa si ucci s ero t utte da loro stesse sopra i loro mariti est inti .

L I B R O
C A P O T E R Z O

N esto re - Spedizione de'figli di Esculapio contro Ilio - I posteri d i N eleo sono cacciati dagli E rac lidi - Cresfonte - Epito - Glauco , e suoi posteri.

i. I V i a poich i figli di Afar e o vennero a bat taglia co' Sioscuri loro cugini intorno ai buoi , ed uno fu da Polluce uccis o , ed Ida mor fulminato , la casa di Afareo rest priva di ogni prole maschile; ed il regno di tutti gli altri M essenj, sopra i quali avea gi regnato Ida , pass in Nestore figlio di Ne leo , ad eccezione di coloro 7 che a'figli di Escula pio obbedivano . 2 . Imperciocch dicono, che i figli di Esculapio andarono con oste a Troja sendo Messenj , poich vogliono Esculapio figlio di Arsinoe di Leucippo , e non di Coronide : e T ricca appellano un villaggio deserto nella Messenia : e recitano i versi di Ome ro , ne'quali Nestorei consola benevolmente Macao ne ferito da ^na freccia . Infatti non avrebbe potu to mostrare tanto impegno se non verso un vicino , e Re di popoli di una stessa origine . E vieppi con fermano questa tradizione degli Asclepiadi , mo strando in Gerenia il monumento sepolcrale di M a caone , e in Fere il tempio defigli di Macaone. 3. Finita la guerra contro di Ilio , e Nestore come a casa fu ritornato , sendo morto , un' e s e r c i to di Dorj , e il ritorno degli Eraclidi avvenuto due generazioni dopo cacci i discendenti di Neleo dalla iMessenia . Queste cose furono da me come a g g iu n ta narrate quando parlai di Tisameno , ad e c c e z i o ne di quanto sono per dimostrare . Avendo i Dorj lasciato occupar Argo da Temeno , Cresfonte r i chie s e loro la Messenia come c o lu i, che era mag"

Q U A R T O 9 giare, di A ristodemo . Aristodemo adunque era gi morto ; T era di Autesione si opponeva specialmen te a Cresfonte , sendo di origine T eb an o , e in quin ta generazione discendente da Polinice di Edipo 3 e d allora era tutore de'figli di Aristodemo sendo lo ro zio dal canto di madre : conciossiacch Aristo demo avea preso in moglie la figlia di Autesione , di nome Arga . Cresfonte poi ( imperciocch vo leva ad ogni modo aver per porzione sua la Messenia) preg Temeno , e dopo di averlo subornato rimise la sua questione alla sorte. Temeno adunque in ima idria in cui era dell acqua pose le sorti de'figli di Aristodemo , e di Cresfonte , per le divise porzio ni , dicendo , che i primi a scerre la -loro porzione sarebbero stati coloro la cui ballottola fosse uscita prima . Temeno avea fatto ambo le ballottole ; ma quella de'figli di Aristodemo l'avea fatta di creta seccata al sole , e quella di Cresfonte cotta al fuo co . Quando adunque la ballottola de'figli di Aristo demo fu dallacqua disciolta , Cresfonte avendola in qu e sta guisa sortita , ottenne la Messenia . Il po polo antico de Messenj non fu dai Dorj cacciato ; anzi permisero che fossero governati da C resfonte, e ch e la terr a fosse divisa co Dorj . E questo f e ce cessare il loro dispregio verso de Re , perch da Jolco traevano origine i Minj. Cresfonte ebbe in mo glie M erope figlia di Cipselo che allora regnava so pra gli Arcadi; di costei nacquero a lui parecchi figli fra i quali il pi giovine Epito . 4. Edific in Steniclero la reggia dove egli ed i figli doveano abitare . Imperciocch ne tempi anti chi gli altri Re e Periere abitarono in Andania , ed avendo Afareo edificato Arene , ivi Afareo ed i figli abitarono : sotto Nestore , e la sua discendenza, in Pilo era la reggia : Cresfonte poi stabil c he il Re abitasse in Steniclero . Avendo Cresfonte gov ernato

io L I B R O attirandosi la grazia del popolo , i ricchi insorti con tro lui lo spensero insieme cogli altri figli. 5. Della casa Epito solo rimase ( perciocch s endo ancora fanciullo Cipselo lo educava ) e come alla virilit pervenne gli Arcadi lo menarono in MesS enia . Insieme con loro gli altri R e Dorj il mena rono , e fra questi i figli di Aristodemo , e Simo figliuolo di Temeno . Epito ottenuto il regno pun gli uccisori del padre , e pun ancora tutti coloro , che erano stati complici della uccisione sua . Gua dagnandosi co favori i grandi , rendendosi affetto codonativi il popolo , sal a tale onore , che i di scendenti suoi invece di Eraclidi furon o detti Epitid i. 6 . A Glauco figlio di Epito , che regn dopo l u i , bast nelle altre cose imitare il padre s negli affari publici che verso i privati ; e molto lo sorpas s nella religione . Imperciocch il sacro recinto di Giove sulla cima dell' Itome fuori degli onori rice vuti da Policaone , e M essen e non ricevendone al tri da'Dorj , Glauco fu che prescrisse loro di vene rarlo : e il primo egli sagritic in Gerenia a Macao ne figliuolo di Esculapio : e a Messene figlia di T rio p a compart quegli onori che soglionsi accordare agli Eroi . Istmio poi figlio di Glauco edilic i l t empio a Gorgaso , e Nicomaco che in Fere . D i Istmio nacque Dotada , il quale , mentre la Messenia por geva altri luoghi atti ad arsenali stabil quello di M otone . Sibota figlio di Dotada istitu che il Re ogni anno sagrificasse al fiume Pameso , e facesse i funerali ad Eurito di Melaneo in Ecalia , prima del la iniziazione delle grandi Dee , la quale continuava a c e lebrarsi in A ndania.

G A P O

Q U A R T O

Prima discordia f r a i M essenj , e i Lacedemonj Prima guerra M essenica.

i. otto Finta figliuolo di Sibota per la prima volta i Messenj mandarono ad Apollo in Deio un sagriticio , ed un coro di uomini . Il cantico v iatorio al Dio fu loro composto da Eumelo ; questi sono i soli versi certi di Eumelo . Nel regno di Finta nac quero le prime differenze contro i Lacedemonj per una causa anche essa contrastata , ma che dicesi ess ere in questa guisa avvenuta. a. Sui confini dellaMessenia havviun tempio di D i ana , chiamata Limnatide : di esso partecipava no fra i Dorj , i Messenj so li, ed i Lacedemoni . I Lacedemoni affermano,che menate le loro vergini al la festa , alcuni de'Messenj le violarono , ed ucci sero Teleclo figlio di Archelao , di Agesilao , di Dorisso, di Labota, di Echestrato, di Agide loro Re mentre cercava di opporsi loro . A questo si aggi un se,c h e le vergini violate pel disonore ricevuto si uc cisero da loro stesse . I Messenj poi dicono , che Teleclo macchin insidie a que'che p rr la loro di gnit primeggiavano in Messene , e che erano en trati nel tempio ( e ci per cagione della fertilit del suolo Messenio ) e che tramando insidie scelse quelli degli Spartani che ancora erano imberbi . Avendo adunque con vesti , ed altri abbigliamenti ornato quelli come vergini , e dati loro pugnali gli introdusse mentre i Messenj riposavansi : i Messe li] difendendosi uccisero gl'im berbi giovinetti , e Teleclo stesso : ed i Lacedemonj ( conciossiach non senza saputa del comune il loro Re avesse tali

Il L I B R 0 cose ardilo ) consci di avere cominciato le ingi urie , non richiesero soddisfa z ione della morte di T eleclo. Questo ci che dicono gli uni , e gli altri ; segua ognuno quelli , per i quali dal suo affetto portato. 3. Nella et seguente regnando Alcamene fi glio di Teleclo in Lacedemone , e sendo Re della alt ra famiglia Teopompo figlio di Nicandro di Garillo di Polidette di Eunomo di Pritanide di Euriponte , e dominando sopra i Messenj Antioco 7 ed Androcle di Finta , si accese fra i Lacede moni 7 e i Messenj l ' odio vicendevole . I Lacede moni cominciarono la guerra , avendone un motivo non dir sufficiente ; ma assai plausibile per coloro che v olevano inimicizia , e che ad ogni conto aveano deciso la guerra : con un sentimento per pi pacifico sarebbe stato sci olto anche per decreto di un tribunale . Le cose a c caddero cos. 4 Policare Messenio era persona illustre , ed avea riportato anche una vittoria in Olimpia. Celebra vano gli Eli la quarta Olimpiade e solo aveano sta bilito lagone dello stadio , quando vinse Policare . Ebbe costui debuoi , e ( siccome n on possedeva del suo tanto paese , che al pascolo di essi fosse baste vole ) li diede ad Evefno Spartano , perch li facesse pascere nel suo a condizi one , che una parte del frutto di essi sarebbe slata eli Evefno . Era questo E vefno tale , che anteponeva allessere fedele gua dagni ingiusti , e daltronde era parlatore . Costui adunque dopo aver venduto ai mercatanti che appro davano nella Laconia i buoi di Policare , se ne and egli medesimo come messo a Policare. Giunto a lui disse, che scesi nel paese i corsali, con violenza avea no menato in preda i buoi , e i loro guardiani . Mentre stava persuadendo Policare , uno deguardia ni fugg dai m ercatanti, e arrivato trov presso il padr one , Evefno , e in lacc a a Pol i care lo accus .

Q U A R T O 3 Convin to , e non potendo negare , m olto supplic Policare , ed il figlio a perdonarlo ; imperciocch nella umana natura , bench altre cose vi siano, che a divenire ingiusti ci portano il guadagno ha una mas sima forza : e mostr il conto del danaro che avea de' buoi ritratto , e preg il figlio di Policare a se guirlo onde portarlo a lui. Come per avanzati si fu rono nel territorio Laconico , Evefno commise un misfatto pi empio del primo; egli uccise 1 il figlio di Policare . Questi come conobbe ci che eragli avve nuto , ito a Lacedemone presso i Re , e gli Efori innanzi al popolo , molto pianse il tglio , ed enu mer quali cose avea sofferto da Evefno , che egli avea fatto suo ospite , e di cui pi dogni altro L a ced e m o n i si era fidato. Ma quantunque andasse pi volte presso i magistrali non ottenne alcuna soddi sfazione . P olicare usc fuori di se , e seguendo il suo furore, e non curando pi la sua vita , cerc di trucidare quanti Lacedemoni pot. I Lacedemonj a dunque dicono di aver intrapreso la guerra , e per non aver avuto soddisfazione alcuna di Policare , e per la morte di Teleclo , e come quelli che di gi dapprima per la frode di Cresfonte nel gittar le soiv ti stavano in sospetto. C A P O Q U I N T O

A ccuse de'Messcnj contro Lacedemoni - Morte di Androcle - A ttacco de ' Lacedemonj sotto Eujae R e de' M essenj .

l. I Messenj oppongono circa Teleclo quello che ho gi dett o , e mostrano Epito figlio di Cre s fonte dai figli di Aristodemo stabilito sul trono : il che essi non avrebbero fatto giammai s e con Gres-

i4 L I B R O fonte fossero stati discordi . E dicono di non aver consegnato Policare ai Lacedemoni per essere puni to siccome neppure questi aveano dato nelle loro ma ni Evefno : ma che volevano dar soddisfazione pres so gli Argivi consanguinei di ambedue i popoli n e l consiglio degli Anfizioni , e rimettere laffare anco ra al tribunale di Atene chiamato Areopago , per ch questo tribunale sembrava fin datem p i antichi giudicare sugli affari di omicidio . E dicono non avere i Lacedemonj fatto per queste cagioni la guer ra , ma averla tram ata per la loro avarizia , ed aver commesso altre cose , obbiettando loro gli affari d e gli Arcadi , e quelli degli Argivi , aquali non era no mai sazj togliere sempre qualche porzione del te r ritorio: che essi i primi fr a i Greci erano stati amici debarbari , avendo loro Creso mandato d o n i, onde pot porre in schiavit gli altri Greci di Asia , e tutti i Dorj, che abitavano nel continente di Caria . Mostrarono ancora , che quando i Signori de'Focesi presero il tempio di Delfo , ebbero parte delle ric chezze del Nume in particolare i Re di .Sparta , e gli altri che erano in magistratura , e in comune gli Efori , e i Geronti . E sopratutto , che i Lacecledeinoni non furono pigri per avarizia a collegarsi con chiunque , e rimproverarono loro 1' alleanza , cfye strinsero con Apollodoro tiranno di Gassandria . P e r qual motivo poi i Messenj credono questa ultima un disonore cos grande , non devo nel presente discor so introdurlo . Perciocch se vogliamo eccettuare lanimosit , e la durata della guerra , che i M es senj fecero , non vi volle molto per eguagliare le ca lamit , c h e ,que di Gassandria doverono soffrire dalla tiranna di Apollodoro . Questo pertanto ci che ambedue i partiti dicono causa della g u e rra . , 2. Allora adunque arrivata una ambasceria de Lacedemonj domand Policare ; e i Re de' Messenj

Q U A R T O 5 risposero agli ambasciadori, che dopo avere col po polo consultato avrebbero in Isparta mandato la de cisione . Partiti gli ambasciadori , i Re convocaro n o il popolo a parlamento I pareri furono molto diversi : Androcle era di sentimento di consegna r e Policare , come colui che avea commesso azioni empie, e pi che atrci: Antioco poi altre cose oppo s e , e la pi compassionevole di tutte, come Po licare innanzi agli occhi di Evefno sarebbe stato persuaso , enumerando quante , e quali cose avea dovuto soffrire ? Finabnente a tal furore giunsero quelli, che favorivano Androcle, e quelli che assiste vano Antioco , che presero le armi . N and ia lungo la zuffa ; imperciocch sendo di molto superio ri in numero quelli di Antioco, uccisero Androcle e i p i ragguardevoli, che erano intorno a l u i . Antioco rim astoselo nel regno mand in Isparta dicendo., che voleva rimettere ai tribunali l'affare di cui ho gi parlato . Si dice che i Lacedemonj non risposero a coloro, che portarono le lettere. 3. Non molti mesi dopo , morto Antioco , prese il governo Eufae .suo figliuolo . I Lacedemonj per senza mandare araldo alcuno a dichiarare la guerra ai M essenj, e senza rinunziare all' amicizia , ma fatti i preparativi di soppiatto e per (pianto pote rono in segreto giurarono prima , che non sarebbero rimossi n per la lunga durata della guerra , se in poco tempo non si fosse decisa , n per le disgrazie, s e guerreggiando ne avessero incontrate delle gran di , finch non avessero ottenuto colle armi il paese Messenio.Avendo questo prima giu ra to c i notte usci rono alla volta di Anfa , avendo scelto per Capi tano dell esercito Alcamene figlio di T eleclo . Era Anfa una citt di Messenia presso i confini della Laconia , piccola , ma che sopra un alto colle gia ceva, ed avea abbonda n ti sorgen t i di acqoa. Sembrava

L I B R O d altronde , che per tutta la guerra sarebbe stata A nfa per loro un luogo commodo donde potevano u scire alla pugna. Sendo questa piccola citt a porte apert e , e senza guarnigione , fu presa, ed uccisero i Messenj che vi trovarono, altri sendo ancora a letto, ed altri, che come il romore aveano sentito, sedevano supplichevoli ai tempj , e alle are degl Iddi : pochi f urono che poterono scam pare. 4. I Lacedemonj fecero questa prima irruzione con t ro i Messenj , l'anno secondo della nona Olim piade , quando Senodco Messenio vinse allo stadio. N erano ancora in Atene gli Arconti annuali tra tti a sorte . Imperciocch i discendenti di Melanto det t i Medontidi furono prima dal popolo privati di mol t o potere , eia monarchia fu mutata in una magistra t ura soggetta ; dopo il popolo restrinse la durata del lor o governo a dieci anni . Allora adunque quando av v enne la occupazione di Anfa era il quinto anno d ella magistratura di Esimide Ateniese figlio di E schilo . C A P O S E S T O

Scrittori della guerra Messnica - Aristom ene Presa A n fa i Messenj raccolgono un p a rla mento a Steniclero.
1. rima che io descriva la guerra , e tutto quello che la fortuna fece soffrire, o operare ad am bo le nazioni , voglio distinguere le gesta, e discor rere intorno alla et di un personaggio Messenio . Imperciocch questa guerra fatta da'Lacedemonj , e loro a lleati, contro i Messenj , e i loro ausiliarjj nominata non da coloro che la mossero , siccome la P ersian a, e la Peloponnesia , ina Messenia dalle di-

Q U A R T O 17 sgrazie , siccome quella contro I l io tu piuttosto det ta T ro jan a , e non Greca : questa guerra adunque de' Messenj fu cantata da Riano Beno in versi , e daM irone Prieno descritta in prosa. Niuno di ques t i due ha esposto con ordine tutte le cose avvenute dal principio della guerra alla fine , ma quella parte che a ciascuno piacque . L'ultimo compose la narrazione della presa di A nfa, e di quello che avvenne dopo; m a non and pi oltre della morte di Aristodemo 9 Riano poi neppure accenn il principio di questa p ri m a guerra . T u tte quelle cose , che avvennero ai M essenj dopo di essersi ribellati dai Lacedemonj , Riano non le scrisse intieramente ; ma quelle che se guirono la battaglia data sulla cos detta fo ssa g ra n de . 2. Il Prienese poi appena nella storia introdus se Aristomene Messenio ( imperciocch a cagion e di costui feci tutto questo discorso di Riano , e di M irone ) il quale fu il primo , e quegli che specialm ente fece salire il nome della Messenia in-onore : per Riano poi ne'versi Aristomene non men chiaro di quello che nella Iliade per Omero Achille . Sen do adunque tanto grande la differenza di que'che hanno di ci parlato , non mi restava , che rigetta re una delle due storie , e non nello stesso tempo ambedue . Riauo mi parve aver pi verosimilmente parlato della et di Aristomene. Mirone poi come nel le altre opere cos nella storia della Messenia da os s ervarsi , che non previde di essere sorpreso di aver detto c ose false , e non probabili . Impercio c ch egli cant , che Aristomene uccise Teopompo R e de'Lacedemonj poco prima della morte di A ri s todemo . M a noi sappiamo che Teopompo n in b attaglia , n altrimenti mor prima che la guerra non fu finita ; anzi egli stesso fu che v'impose fine. M e lo attesta l'elegia di T irto , che dice :

L I B R O

A l nostro R e Teopompo a numi amico , Per cui l'ampia Messene assoggettammo . Aristomene adunque a mio parere fior nella seconda guerra , ed io narrer allora le cose , che a lui spettano , quando la mia narrazione vi sar p ervenuta 3. I Messenj come ebbero inteso ci che era avvenuto in Anfa da quelli ste ssi, i quali si erano salvati dalla presa , si raccolsero dalle citt in Ste niclero . Adunatosi pertanto il popolo a parlamento , gli altri che erano in carica , e in ultimo luogo il Re lo esort a non rimanere atterri t o dalla devastazione di Anfa , quasi che per essa gi tutta la guerra si -fosse decisa , e a non temere 1'-apparecchio de' L a cedemoni , come migliore del loro : imperciocch se da maggior tempo quelli si erano presi cura delle cose di guerra, la loro necessit era pi forte onde mostrarsi uomini valorosi ; e che gl'Iddii sarebbono tati pi benigni verso loro che difendevano il pro prio , e non erano stati i primi a commettere ingiu s tiz ie . C A P O S E T T I M O

Scorrerie de' Lacedem onj nella Messenia - E ufae mena V esercito contro q li Spartani , e d loro battaglia - Ila c e d e m o n j ritornano Vanno seguen te con oste contro i M essenj , e questi si schie rano contro di loro - I due Capitani esortano i lo ro s o ld a ti .

i. ufae , dette tali cose sciolse l'adunanza . Dopo quel tempo tenne in armi tutti i M e s senj for zando ad apprendere le cose guerresche coloro, che non le conoscevano , e costringendo q u e' ch e le sa-

Q U A R T O 19 pevano ad esercitarsi con pi diligenza di prima. I L a c e d emonj facevano scorrerie nella M essenia, m anon danneggiavano il paese come coloro che il riputavano gi proprio , n tagliavano alberi, o disfacevano case: m a soltanto menavano via la p re d a , se la trovavano, e toglievano il frumento , e gli altri frutti . Ed assa l e ndo le citt non ne presero alcuna, come quelle che. erano fortificate con mura , e diligentemente guar date , ma ricevendo ferite , ne partivano senza avere operato nulla , e finalmente cessarono di attaccarle. A nche i Messenj depredavano i luoghi marittimi del territorio Laconico , e tutti i luoghi coltivati, che erano sul Taigeto . 2. Nel quarto anno dopo la presa di Anfa Eufae cercando di profittare del coraggio deMessenj , che erano nel bollore dellira contro i Lacede moni -, e giudicando insieme essere essi ormai suffi cientemente esercitati , annunzi la partenza , e co mand ancora ai servi di seguirlo portando legni , e tu tt >ci che bisognava a far trincee . I Lacedemonj seppero dalla guarnigione di Anfa, che i Messenj uscivano in campagna ; laonde ancora essi marciaro no . E perciocch era in Messenia un luogo daltron de commodo per combatt ere , e innanzi ad esso si apriva un burrone molto profond ; ivi Eufae schie r i Messenj scegliendo Gleonide per Capitano della cavalleria , e degli armati alla leggiera , i quali uniti insieme non giungevano a 5oo. uomini sotto il co mando di Pitarato , ed Antandro . Come gli eserci ti furono venuti alle mani, il burrone , che si frappo neva non permise a quelli gravemente armati di com battere sebbene gli uni contro degli altri fossero tra sportati fuor di misura dall odio onde er ano ac c e s i. L a cavalleria per , e gli armati alla leggiera si az zuffarono di l dal burrone ; e poich n gli uni n gli altri differivano in numero , 0 abilit , perci

ao L I B R O la pugna fu eguale . Durante la zuffa , comand Eufa e ai servi , di munire con palizzate prima la s chiena , e poi ambo i fianchi dell'esercito . So praggiunta per la notte , e disciolta la battaglia , allora munirono ancora quella parte del campo , che era rivolta al burrone . Appena si fece giorno i Lacedemonj rimasero attoniti de'provvedimenti di Eufae , n seppero come combattere contro i M essenj che non uscivano dalle trince ; n giudica rono bene di assediarli , sendo egualmente privi di tutto ; laonde ritornarono per allora nel loro paese. 3. Nellanno seguente sendo vituperati d ai vec chi , i quali loro mostravano insieme la vigliacche ria , e la violazione de giuramenti , fecero aperta mente. la seconda spedizione contro i M essen . Era no essi condotti da ambo i Re , Teopompo figlio di Nicandro , e Polidoro di Alcamene . Alcamene stes s o non vivea pi . Contro di loro si accamparono pu* re i Messenj , e procurando gli Spartani di attacca re la pugna , essi uscirono contro di loro . L ala si nistra de'Lacedemonj era comandata da P o lid o ro , da Teopompo la destra , ed il centro lo avea Euricleonte, in que'tempi Lacedemonio ; ma che di origi ne veniva da Cadmo, e da Tebe, ed era figlio di Egeo di Eolico , di T era , di Autesione , da cui discen deva in quinta generazione. Quanto ai Messenj, con tro lala destra de.Lacedemonj si schierarono A ntan dro , ed Eufae , laltra ala, quella contro Polidoro la ebbe Pitarato , e Gleonide il c e n tro . 4 Allorch furono sul punto di venire alle ma ni , ciascuno deRe percorrendo le file anim isuoi. Teopompo fece ai Lacedemonj secondo il costume del suo paese una breve esortazione , ricordando loro il giuramento fatto contro i Messenj , e che nobile sarebbe apparsa la loro gloria riguardo ai pa d ri loro , che aveano a ssoggettato i vicini , se essi

Q U A R T O ai operando imprese pi illustri avessero aggiunto al loro territorio una terra pi fertile . L'esortazione d i Eufae fu pi lunga di quella dello Spartano ; ina neppure egli parl pi di quanto vide richied ere la ciiv costanza . Imperciocch dimostr loro non trattarsi i n questa pugna della terra , o delle fortune soltan to ; ma soggiunse sapere bene la sorte , che sendo v inti aspettavali ; le donne , e i figli loro quali schia v i rapirsi , e per quelli atti alle armi la pena pi lie ve essere la morte , qu ando non fosse stata accom pa gnata da ingiurie ; essere i tempj saccheggiati, arsa le patrie ; e senza estendersi pi oltre dover servire ad ognuno di saggio i malori di quelli che erano sta ti sorpresi in Anfa ; essere adunque miglior parti* to invece di tanti mali, e s grandi, morire da forte, sendo assai pi facile a chi non era stato giammai sconfitto, e che non era inferiore di ardire , supe rare in impegno i nemici , di quello che abbattuto il c oraggio le cose rovinate ristabilire . Tali furo no i d etti di Eufae . C A P O O T T A V O

j Battaglia f r a i Messenj , e i Lacedemonj , e loro azioni chiari ?,

i. A l a t o s i da'Capitani il segno ad ambo le par ti , i Messeni corsero ad attaccare i Lacedemoni , non prendendo alcuna cura di loro , ma esponendosi siccome uomini portati dalla rabbia alla m ort e , cia scuno di loro studiavasi di essere il primo a comin ciare la pugna. Dal canto loro i Laced emonj ancora uscirono con ardore contro i Messenj , ed insieme ebbero l'avvertenza , ch e non si rompesse il loro ord ia e , Come furono dappr ess o si min acciarono fr#

L I B R O
l oro scuotendo le armi , e gli uni gli altri biecamen te guat andosi , dalle minaccie passarono alle ingiu rie : que s ti chiamando i Messenj di gi loro servi , e nulla pi liberi degli Eloti , e quelli chiamando i Lacedemoni per la loro int rap resa s cellera t i (sendo c he Jier avarizia attaccavano un pop olo loro con san guineo ) ed empj verso gl Iddi patrii de Dorj , e specialmente v erso di E rco le. Ma gi insieme colle contumelie si veniva ai f atti, a turme gli uni incalzan do gli altri , specialmente i Lacede m oni , ed assa lendosi separatamente lun l'altro . Per arte ed eser cizio nelle cose di guerra , i Lacede m oni erano mol to superiori , cd inoltre superavano anche di nume ro i Messeni . Imperciocch di gi arcano i loro vi cini per sudditi , e seguaci . Gli Asini poi , ed i Driopi sendo stati nella et antecedente cacciati dal la loro terra dagli Argivi , e sendo venuti come sup plici in Laced emone per necessit gli seguivano nel la guerra . Contro gli armati alla leggiera de'Messenj aveano assoldato a loro spese ar c ieri Cretesi . I M e ss enj erano a tutto egualmente acco m pagnati dal la disperazione , e dall esser pron t i alla m orte , e tutto ci che pativano piuttosto necessario che grave stimavanlo per chi difendeva la pa t r ia . E tanto pi grande riputavano ci che operavano q uanto pi grave danno ne veniva ai Lacedemoni Ed altri di loro sal tando fuori dalla schiera, diedero chiare prove di co raggio ; ed in altri quantunque mortalmente feriti, ed appena in vita il furore era in lutto il vigore V i furono pure delle esortazioni , e quelli , che v ive v ano , e non aveano ancora ricevuto ferite incitava no i feriti , fin c h loro non si fosse appressato l ul t imo fato , ad operare ci che potevano , e a rice v ere con diletto la morte ; e tutte le volte che i fe riti sentivansi mancar le forze , e partirsi lo spirito d a lo ro , esort avano quelli che combattevano a noii

Q U A R T O 23 m ostrarsi men bravi di loro , e a non fare che alla patria fosse stata inutile anche la loro morte . I L a cedemoni poi dapprima non usarono le esortazioni fr loro , n si mostrarono eguali ai Messeni in operare azioni incredibili, ma come coloro che fin dalla in fanzia conoscevano le cose marziali si erano schiera ti in falange stretta , e speravano che i loro avversa ri i Messenj non sarebbero stati saldi egual tempo n avrebbero potuto resistere alla fatica che nelle ar m i si d u ra , e alle ferite. 2 . T ali erano i fatti , e i sentimenti de' combat tenti che particolarmente mostravansi ne'due eserciti; era per commune ne'due partiti , che coloro i quali venivano uccisi non usavano n preci , n promesse di danaro ; primieramente disperando di persuadere i nemici per l ' odio , soprattutto per sdegnando di farlo per non deturpare cos le azioni antecedentemente operate . E quelli che uccidevano si asteneva no similmente dal gloriarsi, e da'sarcasmi, non avend o alcuno di loro una fondata speranza di vincere.M ol to straordinariamente poi morivano quelli che ten tavano di spogliare alcuno degli estinti . Impercioc ch o nel lasciar nuda alcuna parte del corpo loro era no saettati , e percossi , non prevedendolo per aver l'nimo altrove in quel momento rivolto , o da coloro stessi che essi spogliavano , e che ancor respiravano erano u c c is i. 3. I B.e anc ora combatterono in modo degno di memoria . Teopompo si slanci pi sfrenatamente per uccidere Eufae stesso . Eufae vedendolo venire contro di se , disse ad Antandro , che in vero T eo pompo nulla div e rsamente operava del suo antena t o Polinice ; perciocch Polinice menando da Argo un esercito contro la patria avea ucciso di sua propria, mano il fratello , ed egli era stato da questo stesso morto ^ Teopompo poi volea imprimere nella stirj:

L I B R O d egli Eraclidi la macchia mede s ima di Laio , e di Edipo , ma che non sarebbe uscito allegro dalla pu gna . Tali cose soggiunte , usc anche egli contro. Allora la battaglia , bench di gi stanchi, si riacce s e con tutta la forza , e ritorn il vigore ne' c o rp i, e crebbe in ambo le parti il disprezzo della m o rte , cos che si sarebbe creduto che fosse allora comin ciata la zuffa . Finalmente coloro che erano intorno ad Eufae giunti per l'estremo della disperazione qua s i alla pazzia, col loro valore ( imperciocch que'che /rano intorno al Re erano il pi scelto de' Messenj ) forzarono i loro nemici, respinsero Teopompo stesso, e m isere in fuga i Lacedemon i a loro opposti . M a l'altra ala de'M essenj piegava poich il suo capitano Pitarato era morto , ed essi per esser senza chi li di rigesse erano in disordine , e cominciavano ad esser scoraggiati . Si posero dunque a fuggire ; ma non furono n i Messenj inseguiti da Polidoro n da que' che Eufae circondavano , i Lacedemonj . Impercioc ch ad Eufae , e a' suoi sembr doversi abbracciare piuttosto il partito di soccorrere i vinti ; non venne ro per alle mani con Polidoro, e co'suoi, poich gi si combatteva alloscuro.I Lacedemonj poi non furo no poco impediti dall'inseguire pi oltre i fuggitivi , p er non conoscere i luoghi . Aveano daltronde il pa trio uso di non inseguire con troppo ardore i nemici guardando piuttosto a non rompere lordine , che ad uccidere qualche fuggiasco . Il centro di ambo gli eserciti quello deLacedemon: comandato da Eurileonte , e quello deMessenj da Cleonide , combatte va con egual sorte ; la notte che sopr aggiunse separ ancora questi . 4 In questa battaglia , o soli , o principalmen te combatter ono da ambo le parti i soldati gravemen te armati . La cavalleria era in piccol numero , e n ulla oper degno di essere rammentato . Percioc-

Q U A R T O *5 ch i Peloponnesj non erano allora bravi a combattere a cavallo.Quanto agli armati alla leggiera deMesseni, e ai Cretesi de' Lacedemoni, non vennero neppure al le mani . Imperciocch ambo i popoli si erano schie ra ti secondo lantico costume colla fanteria . Il gior no dopo la battagli a , niuno de'due pens a ricomin ciare la pugna , n ad erigere il primo un trofeo . Inoltratosi per il giorno mandarono araldi per toglie r e i mprti , e poich fu concesso dalle due parti , passarono il rimanente del giorno a seppellirli .

C A P O

N O N O

1 Messenj si ritirano in Itome - Consultano Voraco lo di D elfo - Aristodemo immola la fig lia .

i. D o p o la battaglia cominciarono ad andar ma le le cose deMesseni . Imperciocch erano oppressi dalla spesa dedanari , che dovevano impiegare per guardare le citt , e i servi sen fuggiv ano ai L a cedemoni : altri poi furono colti da una malattia i la quale fece temere che non fosse epidemica , ma questa non si propag dappertutto . Tenuto per t anto consiglio sulle circostanze p r esen t i fu deciso che i castelli mediterranei, i quali erano in gran nu mero , fossero tut t i abbandonati , e che si passasse ad abitare in Itome . Era ivi ancora un castello non molto grande , che dicono essere stato da Omero in-; serito nel catalogo. E d itome diffcile di accesso . Passarono adunque in questo castell o am pliandone l'antico recinto per essere a tutti una suffi ciente difesa. D altronde il luogo era forte ; imp er ciocch lItome non in grandezza inferiore ad al-

26 L I B R O cuno di tutti i monti che sono dentro l'istmo , ed in questo luogo era specialmente di difficile accesso. 2. Decisero ancora di spedire un messo a con sultare l'oracolo in Delfo ; e a tale effetto mandaro n o T isi di Alcide , s perch nulla era ad altri infe rio re in dignit , s perch credevasi specialmente attendere aliti divinazione. A costui mentre tornava di Delfo tesero insidie alcuni de'Lacedemoni della guarnigione di Anfa ; e tesegli insidie , siccome non si volle arrendere prigione, ma si difese , e si oppose , il ferirono ; finch udirono la voce di una persona invi sibile : Lascia chi porta l'oracolo . T i si come si fu salvato in Itome ed ebbe portato l'ora colo al Re , non molto dopo dalle ferite mor . E u fae ragunati i Messenj mostr l'o ra c olo : Vergine intatta agl' In fern a li N u m i T ratta a sorte dal sangue degli E pitidi Sagrificate con notturna strage : Se fia svenata d'uopo allora d'altri Sagrificar , che volontier la dia . 3. Cos avendo dichiarato il Nume , subito f urono gittate le sorti sopra tutte le vergini della stirpe degli Epitidi , e cadde la sorte sulla figlia di Licisco . Ma Epebolo indovino viet il sagrificar c eostei , dicendo , che non era figlia di Licisco ; ma che la moglie che con costui fu congiunta , per es sere sterile avea frattanto supposta una figlia . D u rante il tempo , che costui indicava ci che spettava alla donzella , Licisco portando seco la figlia fug g a Sparta . 4 Sendo gli animi de'Messenj abbattuti , come ebbero inteso Licisco fuggito , allora Aristodemo personaggio anche esso della stirpe degli E pitidi , e pi di Licisco illustre per altra gloria, e per le cose guerresche di spontaneamente la figlia per essere sagriicata . Nelle cose um ane per il destino nascon-

Q U A R T O 27 de l'avvenire non altrimenti , che il fango del fiut ine ricopre una pietruzza . Cos anche allora ad Aristodemo che faceva ogni sforzo per salvare la M es senia mise questo impedimento. 5. Uno deMessen j ( non dicono il nome ) er a amante della figlia di Aristodemo , ed allora era per isposarla . Costui fin dapprincipio si oppose ad Ari stodemo , dicendo che egli avendo promessa in mo glie la figlia a lui non ne era pi padrone , ma ch e egli il quale aveane ricevuto promessa ne era pi pa drone di l u i . Dipoi come vide che con ci non po teva vincere , si rivolse ad un infame discorso af fermando di esser si giaciuto colla donzella , e che essa era incinta di lui . Questo spinse Aristodemo a tal punto che divenuto per la rabbia furioso sven la figlia . Dopo di che l'apr , e mostr non esser lei gravida . Epebolo presente a ci comand, che qualcun altro dovea dare la figlia; imperciocch egli* no non poteano trarre profitto da quella da Aristo demo immolata , perch il padre avea uccisa , ma non sagrificata aglid d i, secondo ci che la Pizia avea ingiunto . Tali cose l'indovino dicendo , la moltitudine de'Messen) si scagli per uccidere l 'a mante della figlia , come colui , che avea fatto con tra rre ad Aristodemo una colpa temeraria , ed avea reso loro dubbia la spera n za della salvezza. Era co stui assai amico di Eufae ; ed Eufae persuase i Mes senj che l'oracolo era stato soddisfatto sendo morta la donzella , e che dovea bastar loro ci che Aristo demo avea fatto . D ette queste cose coloro , che appartenevano alla stirpe degli Epitidi vi applaudi rono; imperciocch ognuno si studiava di allontanare da se il timore per la propria figlia . Essi adunque calmati dalla esortazione del Re disciolsero l'adunan z a , e da quella si ri v olsero ai sacrifizj , ed alla fe sta degli Id d ii.

*8

L I B R O
C A P O D E C I M O

I Lacedemonj menano V oste sei anni dopo contro itom e - Battaglia indecisa f r a ambo i popoli Morte del Re Eufae - Aristodemo viene eletto al tro no. i. A Lacedemonj udito loracolo ricevuto dai Mes senj rimasero anche essi , ed i Re abbattuti , d al tronde indugiavano di ricominciare la guerra . Nell' anno sesto per dopo la fuga di Licisco da Itome , i L a c edemonj ( sendo che le vittime si erano loro mo s trate favorevoli ) marciarono contro Itome . No n eran o pi con esso loro i Cretesi ; e tardavano an cora gli alleati de'Messenj . Imperciocch gli Spar tani erano venuti in sospetto agli altri Peloponnesj, e sopra tutti agli Arcadi , ed agli Argivi. Questi doveano arrivare presso i Messenj di nascosto d e 'L a cedemonj , e pi per volont propria , che per de creto publico . Gli Arcadi poi aveano apertamente proclamato la spedizione ; ma neppure essi erano giunti;l'opinione per della risposta dell'oracolo spin se i Messenj a tentare la sorte anche senza gli al leati . 2. Generalmente non vi fu differenza con ci che nella prima campagna era avvenuto. Anche que sta volta il giorno li abbandon mentre ancora com battevano . N rammentano , che alcuna delle ali fosse forzata , o che si tendesse imboscata . Poich affermano , che neppur l'ordine, nel quale si erano schierati dapprincipio restasse conservato ; ma da ambo gli eserciti , venuti in mezzo i pi valorosi ivi si restringesse la pugna. Imperciocch Eufae tra sportat o pi di quello , che ad un Re conveng asi >

Q U A R T O 9 ed assalendo senza riguardo que' che circondavano Teopompo , ricevette molte ferite insanabili . Ca duto semivivo ., i Lacedemoni , quantunque ancora poco gli restasse di vita ercarono di trarlo a loro : anche i Messenj furono eccitati dalla precedente be n evolenza verso di Eufae , e dal diso n ore , che a* vrebbero riportato; e quantunque cadessero morti so p ra del Re , miglior cosa parve loro perdere la vita, che abbandonando il Re s alvarsi. 3. Eufae caduto fece allora prolungare la pugna a d ambedue gli.eserciti, e li port a maggiori prove d i valore : finalmente per si rieb b e, e sent , che i suoi non erano rimasti inferi ori nella zuffa , e dopo n on molti giorni sen mor avendo regnato tredici an ni sopra i Messenj , e passato tutto il tempo del suo regno a far la guerra contro i Lacedemonj . 4 Non avendo Eufae prole lasci che avesse il regno chi venisse eletto dal popolo ; Gleonide , e Damide vennero , in competenza con Aristodemo credendo fralle altre cose di esser e supriori a lui nella guerra. Antandro poi era stato morto dai nemi ci nella pugna mentre per Eufae si espone\ra . I sen tim enti per degl'indovini Epebolo , ed Ofioneo eran o conformi in non voler dare ad un empio , ed im brattato del sangue di s ua figlia l'onore di Epito , e de'suoi discendenti . Ci non osta n te Aristodemo fu scelto , e regn . Ofioneo indovin o de'Messenj sen do fino dalla nascita sua cieco possedeva questa divi nazione : udendo lo stato delle cose prediceva cos a tu tti in particolare , e in commune le cose future. T ale era il modo con cui costui indovinava. Aristode mo salito sul trono persist inpegnato a compiacere il popolo nelle cose convenienti , ed ebbe in onore gli ottimati , e principalmente Cleonide , e Damide. Si accattiv poi studiosamente gli alleati ancora joian dando doni ai principali degli A rc a d i, e in Ar-

3o L I B R O go e Sicione . Sotto il regno di Aristodemo la guer ra si fece con depredazioni a piccole partite , e con scorrerie vicendevoli nelle parti alpestri . Gli Arca di ancora insieme co'Messenj fecero incursioni nella Laconia ; ma gli Argivi non voleano che apparisse la loro inimicizia verso i Lacedemonj , se avveniva per una battaglia si preparavano per parteciparne. C A P O U N D E C I M O

Gli alleati di ambo le parti giungono , e si d una battaglia , nella quale i Lacedemonj sono m essi

i. J L j anno quinto del regno di Aristodemo , sendosi dopo averla proclamata per dare una battaglia generale ( imperciocch erano afflitti dalla lunghezza della guerra , e dalle spese ) vennero ad ambo le p a r ti gli alleati : ai Lacedemonj i soli de' Peloponnesj i Corinti , ed ai M essen i , gli Arcadi di ogni a rm e , e le truppe scelte degli Argivi , e de'Sicionj . I L a cedemonj adunque posero nel centro i Corintj , g li E lo ti, e tutti i vicini , che seco loro militavano , es s i poi insieme co'loro Re si ordinarono nelle ali con schier a pi profonda , e spessa, che qualunque a ltr a volta . Aristodemo , ed i suoi Capitani dispo s ero i n questa guisa le cose per la pugna: per tutti coloro de gli Arcadi , o Messenj robusti di corpo , e corag giosi di sp irito , che non aveano armi forti , per que sti scelse le pi utili delle armi , e come l ' azione si appressava schier insieme cogli Argivi , e co'Sicionj ancora questi , e distese quanto pot la schie ra per non esser circondato dagl' inimici . Provvide pure che il monte Itome stesse alle loro spalle m en tre erano o rd in a ti. A que s ti di per Capitano Cleo-

Q U A R T O 31 nide, ed egli , e Damid e sen restarono cogli arma ti alla leggi era , cio con pochi frombolieri ed arcie ri. La moltitudine poi che era atta di corpo alle scor rerie , e ritirate, e leggi ra di armatura ( impercioc ch ciascuno avea la corazza , o lo scudo ) ; e tutti coloro , i quali mancando di queste cose erano co p e rti da pelli lanute di capre , e di pecore , ed alcu n i ancora da pelli di belve, fra'q u ali speci almente gli Arcadi m ontanari, da pelli di lupi , e di orsi , aven do ciascuno molti dardi , ed alcuni ancora delle lancie , stavano tutti in imboscata nelTItome do>ve meno erano veduti . *. Que M essen;,ed alleati che erano gravemen te armati sostennero il primo urto de'Lacedemonj, e dopo ci si mostrarono forti ancora nelle altre cose . Erano invero inferiori di numero ai nemici , ma sen do scelti combatterono contro la turba composta di gente nulla eguale a loro ; ma che superavano di molto in valore , e in esperienza . Allora l ' armata s pedita de'Messenj , dacch anche per essi furono alzate le insegne , usarono contro, i Lacedemoni i l corso , ed attorniandoli li dardeggiarono ne'fianchi , e coloro , che aveano pi ardire si appressavano cor rendo ai nemici , e li percuotevano colle mani . I Lacedemoni quantunque vedessero , che correvano al tempo stesso un secondo pericolo, e cos inaspet tato , tuttavia non si turbarono , ma rivoltisi contro gli armati alla leggiera cercavano difendersi : ma questi allora fuggivano per l a loro speditezza senza difficolt , e perci i Lacedemoni non sapendo che f arsi si arrabbiavano . E' natura degli uomini non po te re sopportare quelle cose che loro avvengono contro il loro merito; cos allora quelli Spartani , che avea no ricevuto ferite, e qu elli, che i primi erano espo s ti allassalto degli armati alla leggiera , tutte le vol te , c h e avessero vedut o questi venir e contro loro ,

3 L I B R O andavano ad incontrarli correndo , e quando quelli si ritiravano per lo sdegno pi lungi inseguivanli . I M essen j armati alla leggiera poi come aveano la p ri m a volta cominciato , mentre stavano fermi al posto loro li ferivano, e dardeggiavano , e quando essi in seguivanli li prevenivano fuggendo , e mentre i L a cedemoni cominciavano a ritirarsi di nuovo li atta c cavano . Ci essi facevano dispersi qu , e l , e in varie parti ddl'esercito nemico . Frattanto i Messeni gravemente armati assalivano con maggiore auda cia quelli che stavano loro a fronte . 3. Finalmente i Lacedemonj cedendo al tempo ed alle ferite , ed insieme fuori dell usato messi in disordine dagli armati alta leggiera , ruppero le file. Datisi alla fuga , allora gli armati alla leggiera re carono loro maggior danno . N fu possibile compu tare quanti de'Lacedemonj rimanessero estinti nella battaglia ; ma anche io mi persuado essere stati molti. L a ritirata nel loro paese se dovea essere tr a n quilla per gli a l t r i , dovea essere molto penosa pe' Corinti ; imperciocch essi la doverono fare per pae se nemico , cercando salvarsi per 1Argolide , e pres so Sicione. C A P O D U O D E C I M O

I Lacedemonj consultano Voracolo d i D&lfo - Cer cano togliere g li alleati ai M essenj - 1 M essenj consultano Voracolo di Delfo - Licisco preso , ed assoluto - I Messenj tornano a consultare Vo racolo - Ritrovato di Ebalo - Ofioneo ricupera la v ista .

i . X Lacedemonj rimasero addolorati per la rotta riportata , sendo morte nella pugna molte persone

Q U A R T O 33 degne di riguardo; e nel tempo st esso sendo scorag giati circa l'esito definitivo della guerra mandarono persone a Delfo , a'quali la Pizia rispose in questi term ini : Seguir con mano della pugna Vopre Sol non tingiunse Febo , ma con dolo L a Messenica preda tien la turba ; Con 2e arti stesse presa sar , con cui E lla il f u g i . Gome che i Re e gli Efori fossero impegnati a trovare espedienti per compiere questo oracolo non vi pervennero ; ma imitando ci che Ulisse avea fatto contro Ilio spedirono cento uomini sotto nome d i disertori ad Itome per conoscere ci che ivi si mac c hinava ; e condannarono apertamente la loro fuga p e r renderla pi probabile . Appena giunti furono da A ristodemo rimandati, dicendo , le ingiustizie de' L aced e m on j essere nuove , ma vecchie le astuzie. ' a. Ita a vuoto questa intrapresa i Lacedemoni tentarono di sciogliere le alleanze deTMessenj ; e poich non trovarono accoglienza dagli Arcadi ( per ciocch gli ambasciadori andarono primieramente da loro ) rivolsero il cammino ad A rg o . 3. Aristodemo udite le macchinazioni de'La c edemonj mand anche egli persone a consultare il Dio; e la Pizia rispose loro : D ella guerra la gloria a te d il N u m e , B a da per agVinganni ; che di Sparta Superiore non resti Vinsidiosa N e m ic a trama ; -avr pur M arte invero Xe arm i compatte loro , e delle mura L a corona abitanti a ffitt i quando Use ir an duo fu o r di nascosta insidia. N il sagro giorno pria vedr tal fin e Che al decretato suo fa to ritorni N a tu r a .

L I B R O Allora Aristodemo , e gl indovini non pote rono comprendere l oracolo ; non molti anni dopo per il Nume dovea spiegarlo , e compierlo. 4 Queste altre cose avvennero in quel tempo ai Messenj . In Sparta mor a Licisco , che vi avea trasmigrato , la figlia , colla quale era fuggito dalla Messenia . Costui andando spesso al monumento suo fu preso prigione da alcuni cavalieri Arcadi posti in imboscata . Condotto in Itome si difese avanti ladu nanza come colui che non era fuggito per tradire la .patria , ma per essere stato persuaso dall indovino , il quale avea detto che la sua figliuola non era legit t ima Parea , mentre cos si difendeva , che non dicesse lt vero , quando nel teatro comparve quel l a che ei-a allora sacerdotessa di Giunone . Ella con f ess di esser madre della figlia di Licisco , e di aV erla data alla sua moglie per supporla ; e soggiun se ora adunque vengo a svelare il segreto , e a ,, deporre il sacerdozio . Essa profer tali cose p o i ch in Messenia vera la legge che se ad una sacer dotessa , o sacerdote fosse morto uno de'figli, il suo officio passava in altri . Credendo pertanto che la donna dicesse il vero elessero unaltra in luogo di lei per esercitare il sacerdozio della Dea , e decisero, che Licisco avea operato cose degne di perdono . 5. Dopo ci ( sendo che era imminente il vige simo anno della guerra ) decretarono di mandare di nuovo persone a Delfo a consultare il Nume circa la vittoria . Alla loro interrogazione la Pizia rispose : DelV Itom ata Giove alVara intorno , A chi tripodi cento erger, prim o L i Messenica terra il JVume amico A lui concede insiem con m arzial gloria : Cos Giove annu ; contro te p one Frode che in avvenir sar vendetta ! Unqua nonfia che Dio possa ingannar :

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Q U A R T O 35 Ove il destili ti porta l tu vanne A v e r den male g li un prim a degli a ltr i. Ascoltata tal risposta credettero l'oracolo es sere in loro favore, e dare loro la vittoria della guer ra . Imperciocch avendo essi entro le mura il tem pio di Giove ltomata i Lacedemonj non potevano prevenirli nella dedica; e si prepararono a costruire i tripodi di legno , sendo che non aveano danaro da farli di b ro n z . 6 . Uno de'Delfj aununzi in Isparta l'oracolo ; ed ascoltatolo in commune , non poterono trovare nulla di savio ; Ebal o per di condizione non chiara, m a di talento , come mostr , assai buono , avendo fatto come pot cento tripodi di creta , nascostili in u n sacco port insieme con essi , reti , come un cacciatore ; e come colui , il quale era scono sciuto anche alla maggior parte de'Lacedemoni , fa cilmente poteva nascondersi ai Messeni . Unitosi pertanto ad agricoltori entr insieme con loro in Ito me , e subito che sopragiunse la notte , dedicati questi tripodi di creta al Nume , di nuovo part per Sparta ad annunziarlo ai Lacedemonj . I M essenj come se ne avvidero rimasero fortemente turbati , e immaginarono ( come lo era ) che venisse dai La cedemoni . L i consol tuttavia Aristodemo dicen do ci che conveniva alle circostanze , e ( poi ch erano finiti ) pose intorno allara dell'Itornata i tripodi di legno. 7 . Avvenne anche , che ad Ofioneo , quell in dovino cieco dalla nascita , torn la vista , fuori d ogni umana credenza : imperciocch lo prese un forte dolor e di capo , e dopo ci torn a vedere.

36 C A P O

D E C I M O T E R Z O

Prodigj , che precedettero la caduta de'Messen) Aristodemo si uccide sulla tomba della fig lia / Messenj scelgono per loro Capo supremo D a mide - Abbandonano Itom e - Fine di questa , guerra .

J a qui in poi ( sendo che gi pendeva il de stino della presa deMessenj ) di, loro il nume an tecedenti segni delle cose future . I mp erciocch la statua di Diana di bronzo tutta, essa, e le armi, si la sci cadere lo scudo: ed Aristodemo sendo per sagrificare vittime a Giove Itomata , i montoni da lo ro s te s s i, e con forza batterono le corna contro l'al tare , e per la percossa morirono . U n terzo prodi gio avvenne loro . I cani adunatisi insieme nella stesso luogo urlarono tutta la notte , e finalmente in truppa si ritirarono al campo de'Lacedemonj . Que ste cose , ed il sogno sopraggiunto turb arono A ri stodemo . Gli parve , che sendo sul punto di usci re a combattere , e armato , giacessero innanzi a lui sopra una mensa le viscere delle vittime j e che gli apparisse quindi la figlia con negra veste , m o strando il petto ed il ventre ferito , ed apparsagli , dalla mensa gittasse via ci che vi era , e a lui le armi togliesse , e in vece di queste gli imponesse una corona di oro , e il rivestisse di un bianco pallio . M entre Aristodemo stava abbattuto per le altre cos e e credeva che il sogno gli predicesse il finir di sua vita , perch i Messenj portavano a seppellire le persone illustri coronate , e vestite di bianchi pali j giunse un messo ad avvisargli, che Ofioneo l'indovi no non ci vedeva pi ; ma all'improvi so era divenut o

Q U A R T O 37 cieco come dapprima.Gmpresero allora l'oracolo che per que'due che dalle insidie , uscivan fuori , e d nuovo nel loro destino tornavano , si erano dal la P i zia indicati gli occhi di Ofioneo. a. Allora Aristodemo raziocinando fra se sulle c ose proprie , come colui che non avea recato alcun vantaggio colluccidere la sua figlia , e non vedendo restar pi speranza di salute alla patria si uccise sul s epolcro della figlia ; avendo per quanto i calcoli um ani il permettevano salvato la M essenia;ma senza che la fortuna in alcun modo secondasse le azioni , e consigli s u o i. M or dopo aver regnato sei a n n i , e molti mesi del settimo . I Messenj disperarono af fatto de'loro affari, cos che si accingevano a manda re una deputazione supplichevole ai Lacedemonj : si fortemente li avea colpiti la morte di Aristodemo , M a lo sdegno non permise loro far questo . 3. Raccolti a parlamento non crearono al cun Re ma elessero Damide Capitano supremo che non di p endesse da alcuno . Costui avendo scelto per suoi c ompagni nel comando Gleonide , e Fileo si dispose p e r le circostanze ad attaccare la pugna. Impercioc ch ve lo forzava l'assedio e specialmente la carestia, e il timore che da questa veniva di non perire prima ancora dinedia. Non mancarono mai le cose de'Messenj di virt , e di ardimento ; moriroro loro tutti i Generali , e degli altri quelli che erano specialmen te degni di stima . Dopo ci resist erono ancora al- t r i cinque mesi circa . 4 . Sul finire dell anno abbandonarono Itome , dopo aver fatto la guer r a v enti anni intieri siccome T irt ancora ha cantato : la s c ia ti nel vigesimo anno i pingui Campi , ei fu g g ir d Itome g li alti m o n ti . 5. Questa guerra adunque ebbe fine nel pri mo anno della X I V,Olimpiade , nella eguale Dasmia

38 L I B R O C orintio. vinse allo stadio , e durando ancora in Atene il principato decennale deMedontidi, del q ua le Ippomene avea finito il quarto anno

CAPO

DECIMOQUARTO

1 Messerij transmigrano in varie regioni - I Lace demonj abbattono intieramente itome , e divido no il territorio Messenio - Trattam enti duri , che i Messenj ricevono da'Lacedem onj - Tram ano una ribellione - A ristom ene .

i. T u t t i quelli de'M essen j che aveano delle ospitalit in Sicione , e in Argo ; e presso alcuno de gli Arcadi , si ritirarono in queste citt : in Eieusi poi quelli della stirpe deSacerdoti , e che celebra vano i misteri delle grandi Iddie. La moltitudine poi si divise la pi parte nelle antiche patrie. a. I Lacedemonj primieramente distrussero fi no al suolo Itome : dipoi assalile ancora le altre citt le presero . Delle spoglie dedicarono aHAmiclo tr i podi di bronzo . Sotto il primo tripode una sta tua di V enere ; una di Diana sotto il secondo ; e sotto il terzo quella di Proserpina figlia di Cerere . Questo f allora da loro dedicato . Diedero poi agli Asini che erano stati cacciati dagli Argivi quella parte del territorio Messenio sul mare , che an che oggi posseggono; ai discendenti di Androcle divisero la cos detta lam ia( imperciocch avea Androcle una figlia , e i figli di essa , alla morte di Androcle era no fuggiti a Sparta ). 3. La condotta per de' Lacedtmonj verso i Messenj fu questa : primieramente fecero loro giu rare che non si sarebbero mai da loro ribellati , e non avrebb ero mai operato alcuna novit. Dipoi non

Q U A R T O 39 imposero loro alcun tributo preciso , ma ben s di portare in Isparta la met delle vettovaglie, che dal la lavorazione della terra traevano . Fu loro prescrit t o ancora che nella sepoltura dei Re , e degli altr i in magistratura , andassero i Messenj , uomini , e donne in veste negra : e a chi trasgredisse ci era imposta una pena . Questi pesi coquali in s ultarono i M esse ni sono stati cantati da Tirto : Come da pesi gravi asini afflitti Per dura fo r z a ai lor signor portando La met intiera de'terre stri f r u t t i . Che poi avessero la necessit ancora di pian gere insieme i padroni loro il mostr in questo di stico ; Essi e le mogli lor piangendo i despoti A morte tra tti da spietata Parca. 4 Da tali mali oppressi i Mess eni , n v e* dendo per l avvenire alcuna piet ne' Lacedem onj , riputando pi sopportabile per finire i mali presenti, o morire colle armi alla mano o fuggendo abban d onare affatto il Peloponneso , stabilirono ad ogni m odo di ribellarsi . Influirono non poco a prendere questa risoluzione i gi ovani sendo ancora inesperti della guerra , e di immaginazione ardente , eleggen do piuttosto morire in una patria libera che servir e commodamente. 5. Era stata la giovent allevata in al tri luoghi di Messenia , i migliori per , e in mnggior nume r o lo erano stati in Andania , fra'quali Aristomene ancora , il quale fino ad oggi riceve come Eroe ono r i presso i Messenj , e credono , chela sua nascita pure fosse pi chiara. I mperciocch di c ono, che col la sua madre Nicotela si giacesse un Genio , o un Nume sotto le forme di dr agone ; le quali cose io c onosco che diconsi ancora dai Macedoni sopra 0Jim piade, e dai Sicionj sopra Aristod ama , diff e-

^.o L I B R O rendo solo in questo : che i Messenj non fanno A ri stomene figlio di Ercole , o Giove , siccome i M a cedoni dicono Alessandro di Ammone , ed Arato di E sculapio i Sicionj : la maggior parte de' Greci poi dicono avere Aristomene avuto per padre un Pirro . Io so per che i Messenj nelle libazioni chiamano Aristomene figlio di Nicomede . Costui adunque florido e per et , e per ardire , ed altri deragguardevoli incitarono alla ribellione . E i> i fecero queste cose non subito apertamente ; ma di nascosto man darono in Argo , e agli Arcadi onde conoscere , se s nza alcun riguardo , o colla stessa alacrit , che nella prima guerra questi popoli gli avessero voluti s occorrere . CAPO DECIMOQUINTO

Seconda guerra Messenica - Combattimento indeci so a Dere - Aristom ene scelto per Capo supre mo - Gli A teniesi mandano in soccorso de' Lace* demonj Tirto - S i prepara una battaglia.

i. C ome tutto il res t o fu p r onto per la guerra, e pi impegno trovarono presso gli alleati che non si aspettavano ( imperciocch di gi si era acceso fo r temente l'odio degli Argivi , e degli Arcadi contro i Lacedemonj ) , allora si ribellarono nel XXXlX.anno dopo la presa di Itome, e IV della X X III.O lim piade, nella quale Icario da Iperesia vinse allo stadio . In Atene di gi erano stabiliti gli Arconti annuali ; ed allora presiedeva agli Ateniesi Tlesia. Quali fossero Re de'Lacedemonj T irto non ne scrisse i nomi : Riano ne'versi cant, che durante questa guerra era Re Leotichide . Io adunque non mi accorder in quest o affatto con Riano ; T irto poi bench noi di-

Q U A R T O 4.1 c a , tuttavia alcuno potrebbe credere che lo avesse detto in questo passo ; perciocch egli scrisse ele gie sulla prima guerra : Dieciannove anni vi pugnaro intorno I guerrieri con cuor sempre paziente P adri de'padri nostri. E' chiaro pertanto che i Messenj fecero que sta guerra dopo , nella terza generazione . Ora la se r ie non interrotta de' t empi mostra che regnavano al lora in Sparta Anassandro di Euricrate di Apollo doro , e dellaltra famiglia Anassidamo di Zeussjdam o di Archidamo di Teopompo. Discesi fino al quar to discendente di Teop ompo perch Archidamo di Teopompo mor prima del padre , e il regno pass in Zeussidamo che era nipote di Teopompo . Leotichide poi pare che regnasse dopo Demarato di Ari stone. Aristone era settimo discendente di Teopom po . 2. Si azzuffarono allora i Messenj co'Lacede moni nella cos detta D ere nel loro paese l'anno pri mo dopo la ribellione . Non erano n da una parte n dallaltra presenti gli alleati : n la vittoria fu de c isa . Dicono per che Aristomene mostr maggiori prodezze , di quello convenivasi ad un solo uom o, cosicch dopo la battaglia il crearono Re : percioc ch era anche egli della stirpe degli Epitidi : ma a sua preghiera fu eletto Generale indipendente da ognuno . Ad Aristomene accadde , che niun altro ricus di soffrir qualunque cosa nella guerra operan do azioni degne di memoria . D i lui poi fu prima di tu tto creduto che se fin dal cominciare della guerra avea stupefatto i Lacedemonj , dopo sarebbe appar so loro ancor pi terribile . Tale essendo, giunto di notte in Lacedemone , dedic avanti al tempio di Calcieco uno scudo , sul quale era scritto , che Ari stomene lo dava jdla Dea delle spoglie prese agli S p ar t ani *

L I B R O I Lacedemon i riceverono pure da Delfo un oracolo di condurre seco loro un consig l iere Atenie se . Mandarono adunque presso gli Ateniesi persone ad annunziare loracolo , e domandar loro un uomo , che consigliati li avesse di ci che abbisognavano . Gli Ateniesi volendo evitare che i Lacedemonj senza gravi perigli non si fossero impossessati della miglior porzione del Peloponneso ; n -volendo disob bedire al Dio , inventarono perci lo strattagemma s eguente. Sendo presso loro Tirto maestro di letter e , il quale era creduto privo di intelletto , ed er a in uno de'piedi zoppo , questo mandarono in Isparta . Costui pervenutovi , in privato ai maestrati , ed in publico adunando quanti trovava , cantav a loro elegie , e versi anapesti. 4 L'anno dopo il combattimento di Dere, giun ti presso ambedue i popoli gli alleati si prepararono a venire a battaglia al cos detto Caprosema. V en nero adunque ai Messenj gli Eli , e gli Arcadi, ed un ajut ancora da Argo , e da Sicione . Erano an cora giunti tu tti que'Messenj , che erano prima an dati volontariamente in esilio , e da Eieusi coloro che aveano il paterno officio di celebrare i misteri delle grandi Dee , e i discendenti di Androcle . Im perciocch questi erano , che principalmente li so stenevano . In ajuto degli Spartani vennero i Corin ti , ed alcuni de Lepreati in odio degli E l i. Gli Asini erano neutrali . Questo villaggio detto Caprosema nel campo Steniclero nella Messenia : dico no che Ercole sulle tagliate membra di un cinghiale desse ivi ai figli di Neleo il giuramento , e da loro lo ricevesse. 5. Cos da ambo le parti cominciarono col sagrificare glindovini , dai Lacedemonj cio Ecato di scendente dello stesso nome di Ecato che coi tgli di Aristodemo and in Tsparta : e dai Messenj Teoclo, Traeva costui origine da Eumantide , il quale sendo
42 3.

Q U A R T O 43 Elo della stirpe degli Iamidi era stato da Cresfonte menato in M essenia. CAPO DECIMOSESTO

Battaglia, , e prodezze di Aristom ene - Tirto rav viva g li Spartani abbattuti dalla rotta - Onori di Aristom ene - Aristom ene prende Fari , ed f e rito - Prende le vergini Cariatidi , e le rende dopo aver ricevuto una gran somma di danaro .

1. A . llora sendo presenti ancora gl'indovini con fi erezza ambo i popoli si spinsero vi eppi alla batta glia . Ed erano tutti pieni di ardore , secondo che la et , e la robustezza di ciascuno lo permetteva , e specialmente Anassandro Re de' Lacedemonj , e gli Spartani , che gli stavano dattorno . Dal canto de Messeni poi i discendenti di Androcle, Finta, ed An drocle , e quelli che con loro erano schierati, cerca v ano di mostrarsi valorosi . T irto , e i Ierofanti delle grandi Dee non presero alcuna parte nell'azio ne ; ma posti alla coda de due eserciti gli animava no . 2. Circa Aristomene cos passavano le co se . Intorno a lui erano ottanta scelti Messenj eguali a l n i in et , e che riputavano di esser grandemente , e a preferenza onorati perch erano fatti degni di esse re con Aristomene schierati : erano poi cos acuti dingegno che subito uno sapeva ci che il suo com pagno operava , .e specialmente cosa colui ( A risto mene ) intraprendeva , ed anche ci che era per fa re . Cestoro, ed Aristomene sendo i primi duravano molta fatica trovandosi schierati contro Anassandro , e i pi valorosi deLacedemonj ; e ricevendo senza ri guardo ferite, e andando agli estremi della disperazio -

44 L I B R O giunsero finalmente colla costanza , e coll* ardire a porre in fuga q u e lli, che stavano intorno ad Anass andro . M entre questi fuggivano Aristomene co mand ad un'altra schiera di Messenj dinseguirli: ed egli spintosi contro qnelli che pi resistevano , e forzati ancor questi , si rivolgeva contro altri : e scacciati molto presto ancora costoro , pi pronta mente andava contro quelli che a n cora sostenevansi finch non ebbe sbaragliato tutta la fila de' Lacede monj , e degli a lle a ti. E mentre questi non voleva no fuggire vilmente , n sostenersi fra loro gl'incalzava pi terribile di quello che le forze di un uomo solo soffrissero . Qui per Teoclo lindovino non permise ad Aristomene oltrepassare un pero selva tico , che in un luogo del campo era nato : imper ciocch disse , che sopra quello sedevano i Diosc u ri . Aristomene cedendo al furore , e non udendo chiaramente tutto ci che daUIndovino era stato en unciato , come fu presso al pero , perd lo scudo, e l'errore di Aristomene di campo ad alcuni de'Lacedemonj salvarsi colla fuga : imperciocch pass del tempo cercando di ritrovare lo scudo. 3. I Lacedemonj rimasti scoraggiti per la rotta, erano sul punto di finir la guerra , quando Tit1 to cantando elegie li dissuase , e in luogo demorti fece ascrivere nelle coorti uomini del numero degli Eloti . Le donne appena Aristomene torn in Andania , gittando sopra di lui b'ende , e fiori , che la stagione portava , intuonarono il cantico , che a di nostri ancora si canta : D el campo Steniclerio fino al centro E alla punta del monte Aristomene Segu i L acedem onj . Ricuper ancora quello scudo sendo anda to in Delfo , e siccome la Pizia gl ingiunse sendo soesQ nelladito sacro sotterraneo di Trofonio in L e-

Q U A R T O 45 bada . Finalmente portatolo in Lebada ivi lo dedi c , ed io stesso lo vidi appeso. Sopra di esso scol pita unaquila colle ali distese da ambo le parti fino aJla estremit della circonferenza . ' 4* Aristomene come fu di Beozia tornato , do po aver trovato , e portato presso Trofonio lo scu do , si accinse subito a maggiori imprese . Raccolti altri Messenj , ed avendo insieme la guardia scelta intorno a se , sullimbrunir della sera and verso iina citt della Laconia , il cui nome antico anche nel c atalogo di Omero fu Fari, ma che dagli Spartani, e dai vicini era Fara appellata . Giunto presso questa oitt , mise a morte coloro che cercarono difender si , e ricavata la preda rimen le sue truppe verso la Messenia ; e sendo stato nella via assalito dai Lacedemonj gravemente armati , e dal loro Re Anassandr o , mise in fuga ancora questi , e si mos se per inseguire Anassandro . Ferito da un dardo in una natica desist dallinseguirlo ; ma non perci perd la preda , che portava . Dopo essersi riposato quanto bast a risanarsi dalla ferita , assalita Spar t a stessa di notte , ne fu rimosso dalla apparizione di Elena , e deDioscuri. Quindi pose dopo il giorno u na imboscata alle v e rg in i, che danzavano in Carie nel tempio di Diana, prese tutte quelle di loro che s uperavano le altre , e per ricchezze , e per la dignit'depadri, e menatele in un castello della Mes senia ivi si ripos la notte dando in guardia le vergini a coloro che erano stati della imboscata. Ivi i giovani pe r 1 ubbriachezza ( a me sembra ) e d'altronde pres i fortemente dalla passione si rivolsero aliai violenza delle donzelle ; Aristomene che disapprovava tali cose come contrarie agli usi de' Greci non fu ascol t a to : cos che fu forzato ad uccidere ancora quelli di loro , che erano specialmente fuor di senno pel vino . Prese .poi le schiave liberolle con gran riscat-, io , v e rg in i, sicco m e le avea pres e.

46
CAPO

L I B R O
DEGIMOSETTIMO

Aristomene cerca di prendere le donne che sagrificavano a Cerere - E ' preso esso stesso , e scam pa - 1 Lacedemonj corrompono con danaro A r istocrate Re degli A rc a d i - Pena N eottolem a da cui sono afflitti i Lacedemonj - Tradim ento di Aristocrate - Rotta de'Messenj - Aristom ene si ritira co'residui dell'esercito sul monte Ira .

i.

gila nella Laconia dove si erge un tempio

V en eran d o di Cerere . Sapendo Aristomene , e quel

li che erano seco l u i , che ivi le donne celebravano una festa , tentarono rapirle ; ma le donne m os se non senza la Dea a difendersi , molti de'Messenj riceverono ferite coi coltelli , che le donne usavano ne'sacrifizj , e cogli spiedi con cui arrostivano le e a r n i. Aristomene poi percosso colle faci fu preso vivo : ma nella stessa notte si salv in Messenia. L a colpa di averlo rilasciato l ' ebbe Archidama Sacer dotessa di Cerere , la quale noi rilasci per danari , ma perch di gi ne era amante , ed alleg per pre testo , che Aristomene abbruciati i legami era fug gito . 2. Nel terzo anno della guerra sendo per acca dere una pugna sullacos detta Fossa Grande , e da tutte le citt sendo accorsi gli Arcadi in aiuto de Messenj , i Lacedemoni corruppero con danari A ri stocrate figlio di Iceta da Trapezunte , Re degli A r cadi , ed allora Capitano loro . Imperciocch i Lacedemonj sono stati i primi che sappiamo , i qua li abbiano corrotto con doni il nemico , ed i primi , che abbiano reso v enale la vittoria nelle armi. E p r i m a che essi mancassero ai doveri nella guerra de

Q U A R T O 47 " M essenj , e innanzi il tradimento di Aristocrat l'Arcade , i combattenti decidevano col valore , e co gli accidenti fatti sopraggiungere dalla Divinit . E pare che i Lacedemonj ancora dopo , quando ad Egopotami si ancorarono in faccia alla flotta ateniese comprassero altri A m miragli ateniesi , e special mente Adimanto . 3. Furono per col tempo i Lacedemonj stessi c olti dalla cos detta pena Neottolema. Im percioc ch avendo Neottolemo tglio di Achille ucciso Pria mo sullara di Erco , ebbe egli ancora la disgrazia di essere trucidato in Delfo innanzi laltare di Apol lo ; e dopo ci il soffrire quello stesso , che uno abbia fatto , viene chiamato pena Neottolema . I Lacedemonj adunque quando specialmente fiorivano, e le forze navali degli Ateniesi aveano distrutto , ed Agesilao di gi si era insignorito di una gran parte de llAsia , allora non poterono torre al Persiano tut to limperio ; imperciocch il Barbaro si salv col loro stesso ritrovato, mandando oro in C orinto, A r go , Atene , e Tebe . E la cos detta guerra Co rintiaca per questi danari si accese , cos che Age silao venne forzato ad abbandonare le conquiste di Asia . L'astuzia, adunque deLacedemonj usata ver so i Messenj , doveasi dalla Divinit dichiarare lo ro sciagura . 4 GomeAristocrate ebbe ricevuto il denaro deLa c edemonj , sul principio nascose agli Arcadi quello che macchinava , ma quando furono sul punto di venire alle mani , glintimor come se fossero stati colti in una cattiva situazione , e non avessero po t uto ritirarsi se fossero stati vinti : ed afferm , che le vittime non erano state secondo la sua volont . Comand pertanto che ad ogni suo cenno ciascuno subito si m ettesse in fuga . Quando i Lacedemonj si furono a z z u ffa ti, e contro loro erano rivolti i M es-

4 L I B R O Sen], allora Aristocrat , sendo di gi cominciata la pugna condusse via gli Arcadi , e cos l'ala sinistra e il centro de'Messenj rimase vuoto . Imperciocch gli Arcadi occupavano ambo questi posti sendo che dalla battaglia erano as s enti gli Eli , gli Argivi , e i Sicionj . Fu inoltre commesso da Aristocrat que st'altro : egli esegu la sua fuga in mezzo a'Messenj. Questi uscirono di senno per un avvenimento s ina s pettato , ed insieme si misero in disordine per la r i tirata che gli Arcadi aveano fatto in mezzo a loro: co s che molti di loro furono forzati a tralasciare ci ch e operavano. Gonciossiacch in luogo di aver gli occhi rivolti ai Lacedemoni , che gli assalivano riguarda vano gli rcadi , che fuggivano , ed altri li prega vano a starsene con loro , altri li colmavano di villa ne come tra d ito ri, ed ingiusti. 5. I Lacedemoni frattanto non durarono molta fatica a circondare i Messenj restati soli , e ripor tarono una vittoria pi di tutte le altre pronta , e m en o penosa . Aristomene e quelli che erano con lui rimasero saldi , e cercarono di respingere que'Lacedemonj che specialmente gl'incalzavano : ma sendo pochi non giovarono molto . D el popolo deMessenj tanta quantit ne fu sp en ta, che creden do dapprin cipio divenire p adroni in luogo di servi de'Lacedemonj , allora non ebbero pi neppure la speranza della salute . De'principali morirono fragli altri Andro cle , Fin t a , e Fana il quale specialmente degno di memoria mostrossi nel combattere , e che prima ancora di que ste cose avea riportato in Olim p ia la vittoria al corso lungo. 6 . Aristomene raccolse dopo la battaglia quel li deMessenj che erano scam pati , e molto li p e r suase ad abbandonare Andania , e qualunque altra citt mediterranea , e ad abitare sul monte Ira . R i fuggi atisi in questo luogo , furono dai Lacedemonj

Q U A R T O %9 stretti di assedio , sulla persuasione che li avrebbe ro subito presi . Ma essi resisterono dif endendosi undici anni dopo la battaglia di Fossa . Che tanto sia stato il tempo dell'assedio lo mostrano i seguenti versi ancora di Riano sopra i Lacedemoni : D el bianco monte per le valli intorno M ilitar ventiduo tra verni ed erbe . Imperciocch enumer gli inverni , e le sta t i , chiamando erbe il grano verde poco prima la messe . CAPO D E C IM O T T A V O D evastazioni de Messenj - Carestia , e sedizione in Isparta - Aristom ene prende A m icle , f e r i to , e preso - Viene posto nel Ceada , e m ira bilmente ne scam pa . i. I Messenj come si furono portati ad abitare in Ira , eransi da tutto il resto del paese rimossi fuori che da quello , che conservarono loro i Pilj , ed i Motoni , sul mare ; laonde saccheggiavano la L a conia , ed il loro paese , riputando gi ancor que sto nemico . Ognuno fece quelle scorrerie che pot; m a Aristomene men fuori i trecento scelti soldati che avea d'intorno a se . Costoro mettvano a soq quadro le cose de'Lacedemonj come poteano : e pren dendo il grano , i cibi , ed il vino lo consumavano ; le suppelletili , e gli uomini li rendevano per dena ro . Cos che fecero i Lacedemonj una legge , che siccome coltivavasi la terra pi per quelli d'ira , che p e r loro stessi si lasciasse incolta durante la guerra la Messenia , e quella parte del territorio Laconico a questa lim itrofe. . D a ci venne una care stia di grano in Isparta,

L I B R O e colla carestia ima sedizione : imperciocch coloro , che ne'luoghi accennati aveano le possessioni non potean soffrire di lasciare le loro terre oziose . Le quali differenze furono loro sciolte da T irto . 3. Aristomene avendo seco gli scelti, usc a se ra avanzata , e per la sua celerit percorse intiera mente la strada di Amicle prima dello spuntar del sole : e prese la citt di Amicle , e la saccheggi e fece la sua ritirata , prima che que'di Sparta po tessero soccorrerla. Dopo scorse ancora il territorio finch venuto alle mani con pi della met delle coor t i Lacedemonie, e con ambedue i R e ,n e l difendersi riport parecchie ferite , e percosso da una pietra in capo, gli si oscurarono gli occhi; e sendo caduto i Lacedemonj correndo si radunarono a lui d'intorno , e lo presero vivo : presero ancora circa cinquanta di coloro che erano intorno a lui . I Lacedemonj decre tarono di gittar tutti costoro nel Ceada dove soglio no gittare q u e lli, che di gravissimi delitti punisco no . 4 Gli altri Messenj che vi caddero subito peri rono ; ma Aristomene , siccome altre volte cos an che allora fu da qualche Iddio .conservato . Coloro i quali magnificano le cose che a lui appartengono , dicono , che allorch Aristomene fu gittato nel Geada gli vol sotto unaquila , che lo sostenne colle ali , finch non lo ebbe tratto al fondo , senza che f osse mutilato , o ferito nel corpo . M a il Nume doyea anche di l mostrargli la uscita . Aristomene come fu giunto al fondo del baratro rimase abbattuto, e ravvoltasi la clamide ivi aspett il punto in cui de stina t o era che egli morisse ; quando nel terzo gior no sent un rumore , ed essendosi scoperto ( poich di gi potea vedere fralle tenebre ) vide una volpe , che toccava i cadaveri . S upponendo , che la bestia avess e avuto da qualche parte l'ingresso , atte s e che

Q U A R T O Si la volpe gli si fosse appressata , e giuntavi l a prese : collaltra mano tutte le volte , che quella contro lui rivolgeasi , le gittava innanzi la clamide perch la mordesse . Generalmente correva insieme con essa, ma ne'luoghi di difficile uscita era anche trascinato da quella . Finalmente vide un foro sufficiente appe na alla volpe a passare , e per esso la luce . E quel la bestia come fu da Aristomene liberata dov ea es sere dalla sua tana ricevuta ; Aristomene poi ( im p erciocch non poteva il buco dargli l'uscita ) lo fe ce pi largo colle m a n i, e cos salvossi in Ira in sua casa , dopo che da una prodigiosa avventura era sta to ajutato anche nella presa : imperciocch il suo ardore , e le sue imprese erano maggiori , che al cuno avesse potuto sperare che giammai Aristomene sarebbe stato fatto prigione : pi prodigioso p o i , e che pi di ogni altro dimostrava non potere senza l o speciale soccorso di un Nume avvenire fu il suo scam po dal C eada. C A P O D E C I M O N O N O

Aristom ene abbatte i Corintj alleati de' Lacedemo nj - Celebra l'Ecatonfonia - Tregua di quaranta giorni - Aristom ene preso , e liberato . F u da alcuni disertori annunziato subito ai Lacedemonj , che Aristomene era tornato sano , e salvo . Riputando ci incredibile nella stessa guisa , che detto si fosse essersi da se stesso alcuno gi estinto richiamato in vita , ecco in qual modo Aristo mene stesso attestollo . 1 Corintj mandavano ai L a cedemonj una oste per ajutarli a prender Ira . A ri stomene saputo dalle spie , che questi facevano nel pi gran disordine il viaggio , e che accampavansi

L I B R O senza g uardia li assal di notte : e la m aggior parte di quei che dormivano uccise , e fra questi i Capita ni loro , Ipermenide , Aclado , L isi strato , ed E detto . Saccheggiato il padiglione del Generale fece ch iaramente conoscere agli Spartani , che Aristome ne , e non alcun altro deMessenj avea operato queste co se. 2. Celebr ancora a Giove Itomata il sacrificio, che Ecatonfonia addimandano , e che era stato isti t uito fin datempi pi rimoti : e potevano celebrarlo q ue'soli fra i Messenj , i quali ave ssero spento cen to nem ici. Aristomene quando avea combattuto al Caprosema , avea per la prima volta sagrificato l Ecatonfonia , nebbe per la seconda volta la occasion e dalla notturna strage de Gorintj . Dicono che egli per le seguenti incursioni celebrasse anche il terze sagrificio. 3 . I Lacedemonj , sendo imminenti le feste Giacinzie conchiusero con quelli d'ira una tregua di quaranta giorni ; ed essi ritirandosi in patria- cele- brarono le feste . Gli arcieri Cretesi per ( sendo stati con mercede appellati da Litto , e da altre cit t ) andavano errando per la Messenia . Sette di ca storo tesero una imboscata ad Aristomene come a colui che per la tregua si era allontanato da Ira , e pi sicuramente avanzavasi . Presolo , il legarono coi lacci di cuoio che aveano sulle faretre , poich era vicina la sera . Due di loro iti a Sparta , diede ro il fausto annunzio di avere preso Aristom ene : gli altri si ritirarono ad A gelo di Messenia . 4 Ivi abitava una donzella vergine in s ieme col la madre , orfana di padre . Nella notte precedente la donzella avea veduto in sogno un leone che legato, e senza unghie era loro nel campo condotto dai lupi : ehe essa sciolse dai legami il leone, e ritrovate le un ghie a lui le rese: quindi gli parve essere i lupi dal leo n e lacerati. Allora tosto che i Cretesi ebbero condotto

Q U A R T O 53 ristomene pens la vergine che si compieva il sogno avuto nella notte , ed interrog la madre chi fosse il prigione: avendolo saputo rest vieppi confermata, e mirandolo quello che le ingiunse comprese. Versa t o del vino ai Cretesi , torn a darne loro , e come l'ubbriachezza li prese , di so ppiatto tolse il pugnale quello che era dal sonno pi degli altri gravato . T agli dunque l a vergine i legami ad Aristomene , e costui imbrandita la spada svenolli . Questa vergine fu presa in moglie da Gorgo figliuolo di Aristomene; cos Aristomene diede il prezzo di sua salute alla donzelle : perch Gorgo non era ancora pervenuto all'anno decimottavo di sua et quando spo solla.
A

C A P O

V E N T E S I M O

Espugnazione d 'i r a - Compimento dell'oracolo Aristomene nasconde certa cosa -segreta nel mon te Itom e

. I L ra dal fato stabilito , clie nelPundecmo an no dellassedio fosse presa Ira , e venissero cacciati, Messenj . E il Nume diede compimento all'oracolo enunciato ad Aristomene , e a Teoclo . Impercioc ch iti costo ro in Delfo dopo la rotta di Fossa , ed interrogato il Nume sulla salvezza tutto questo dissa la Pizia :
Tosto ch e Vrco l'acqua tortuosa Bevuto avr di N e d a io pi M essene N non difendo ; pronto g i V eccid io .

Sono le fonti della Neda nel monte Lico. Edr avanzandosi il fiume per lArcadia , e di nuovo v ol gendo verso la Messenia il suo corso serve di confine verso il mare al territorio de'Messenj , e degli Eli. Allora adunque essi temerono che i maschi delle ca

54 L I B R 0 pre non bevessero le acque della Neda: ma il Num e questo predisse loro . "Vha fra i Greci chi appella il fico selvatico , olinto , ma i Messenj stessi caprone addimandanlo : allora adunque un fico selvatico nato p resso la Neda non crebbe diritto ; ma i rami verso l a corrente dell'acqua rivolse , e gust colla punta delle foglie l'acqua . Veduto ci l ' indovino Teoclo congettur , che il caprone , il quale secondo la Pi z ia predisse,avre'bbe bevuto della Neda era questo fi co selvaggio , e che gi pendeva sui Messenj la loro rovina : egli tenne ci nascosto agli altri , ma con dusse Aristomene al fico , e lo ammaestr , che era scorso il tempo della loro salvezza . Aristomene si persuase che cos stava la cosa , e che non vi era pi dilazione per loro, onde provvide secondo le cir costanze . 2. Imperciocch tenevano i Messenj qualche cosa in segreto , la quale se fosse scomparsa avreb be tirato seco l'eterna rovina della M essenia, se p oi si fosse custodita ,la profezia di Lieo figliuolo di Pandione prometteva che i Messenj avrebbero un d ricuperato il loro paese - Aristomene , come colui il quale conosceva tal predizione,tosto che si fece notte la port seco , e giunto nel luogo pi solitario dell Itome seppell in quel monte Giove abitatore d'Itome, e gli Iddi che fino a quel momento aveano s alvato i Messenj , riputando che sarebbero rimasti custodi del deposito,e non avrebbero dato in potere deLacedemonj la sola speranza del ritorno peMessenj . 3 . Dopo questo i Messenj , siccome gi avven ne ai Troiani , cominciarono ad aver mali per un adulterio . Essi tenevano in loro potere il monte , e tutto quel tratto verso Ira fino alla Neda; aveano al cuni pure le abitazioni fu ri delle mura . N presso loro alcun altro era fuggito dalla Laconia, se non il servo di Emperamo , e suo guardiano de buoi , il

Q U A R T O 55 quale avea portato seco le vacche del padrone : Emperamo era in Isparta una persona di credito . Que sto guardiano adunque pasceva il suo armento non lungi dalla Neda , dove un d vide la donna di uno deMesseni che non abitavano entro le mura venire verso lacqua , ed acce sosi di amore per lei os ve nire seco lei a colloquio , e fattile alcuni doni si giacque con essa , e da quel giorno osserv sempre tutte le volte che il marito di essa andava alla guar dia . I Messenj non tenevano sentinelle se non in una parte della cittadella : imperciocch di l teme vano particolarmente che i nemici non fossero sces nella citt . Tutte le fiate adunque che il marito an dava a fare la guardia , il guardiano portavasi pres so la donna . ra avvenne che un giorno colui insie me con altri ebbe a fare la guardia notturna . M a siccome in quella notte piovve molto , i Mejssenj la sciarono il posto : imperciocch lacqua che in gran copia veniva dal cielo , ve li forzava non essendo edificati n i rip ari , n le torri per la fretta con cui erano state innalzate le mura ; inoltre non si aspet tavano che i Lacedemonj si sarebbero mossi in una notte oscui'a , e cos tempestosa . Aristomene poi non molti giorni innanzi nel salvare un mercatante Cefallene suo ospite , e che introduceva in Ira tutto ci di cui abbisognavano , il quale era stato preso dai Lacedemonj , e dagli arcieri Apteri sotto il co mando di Eurialo Spartano , Aristomene adunque nel ritorre loro questo Cefallene , e tutto quello che seco portava lo salv , ma con rimaner egli stesso, ferito , e perci non potea secondo l'usato andare in giro per le sentinelle. E questa fu la cagione princi pale , per cui venne abbandonata la cittadella . 0gnuno si ritir dal presidio , e il marito ancora di colei che col guardiano adulterava . Questa teneva allora dentro la casa il guardiano , quando s i avvide

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L I B R O

che il marito sopraggiungeva , e subito colla mag giore celerit , che pot nascose il suo amante En trato il marito lo accolse con espressioni fuori dell ordinario , e lo ricerc della causa per cui era tor nato . Q uegli, che non sapea che essa adulterava, e che dentro v'era il guardiano, pales la verit , e disse che egli siccome tutti gli altri per la violenza della pioggia aveano abbandonato la guardia. Il guar diano lo udiva mentre parlava , e come ebbe diligen temente saputo tutto disert di nuovo dai Messenj ai Lacedemoni . Erano allora i Re de' Lacedemonj assenti dal campo , ed Emperamo padrone del guar diano commandava l'esercito che assediava Ira. Giun to adunque presso costui primieramente si scus della colpa circa la sua fuga , dipoi lo ammaestr , che era venuto il momento di prendere Ira , narran dogli tutto c i che dal Messenio avea ascoltato. CAPO VENTESIMOPRIMO

N a r r a zio n e della presa d 'i r a .

i. embr che dicesse il vero , e guid Empe ramo , e gli Spartani. Era la strada loro difficile pe r l'oscurit , e per la pioggia che non cessava . Non ostante per l'impegno ne giunsero al fine , e come f urono presso la cittadella di Ira applicando le scale alle mura, ed usando ogni altro mezzo che ciascuno pot pervennero a valicarle . I Messenj ebbero sen tore del male , che loro sovrastava da altre cose , e specialmente dai cani , i quali latravano fuori dell usato , e con urli pi continui , e violenti . Cono sciuto pertanto che l ultimo , e pi necessario com b attimento era imminente , neppure tutte le arm i presero; ma dato di piglio a quello , che a ciascuno

Q U A R T O 57 venne alla mano difendevano la patria , che sola di tutta la Messenia loro restava. I primi che si avvi dero essere i nemici dentro la citt , e che porsero ajut contro di loro furono G orgo'di Aristomene , Aristomene stesso , Teoclo li ndovino, Manticlosuo figliuolo , e insieme con loro Evergetida personaggio d altronde onorato in Messenia , e che era salilo a maggior dignit per la donna sua , avendo in mo glie Agnagora sorella di Aristomene . Allora tut ti gli altri quantunque comprendessero di essere pre s i nelle reti , malgrado lo stato attuale delle cose concepirono qualche speranza. ; a. Ma Aristomene , e lindovino non credette ro rimaner pi scampo dalleccidio ai Messenj sa pendo ancora loracolo che sul caprone avea la Pizia palesato . Lo tennero nondimeno nascosto , ed era per loro riguardo agli altri un segreto . Andando per la citt con tutta la diligenza, e portandosi presso tut ti , quelli che incontravano per le vie , e che rico noscevano come Messenj erano da loro esortati a mostrarsi uomini valorosi , e quelli che stavano in casa erano da loro chiamati a lasciarla. 3 . Nella notte non fu fatto nulla di rimarche vole n dagli uni n dagli altri : imperciocch , quelli erano trattenuti e perch non conoscevano i luo ghi , e per l ardimento di Aristomene : i Messenj poi non pervenivano neppure a sentire gli ordini de capitani , e la pioggia spegneva, loro le f a c i , e qua lunque altro lume avessero acceso . Poich fu gior no , e poterono gli un gli altri vedersi , allora A ri stomene , e Teoclo cercarono di portare i Messe nj all ultima disperazione , insegnando loro tutto ci che era convenevole , e ricordando ad e ssi le azioni gloriose degli Smirni , che essendo una mano di Jonj aveano colla virt,e limpegno loro cac ciato Gige di Dascilo , e i Lidj che occupavano la

58 L I B R O loro citt . I Messenj udendo ci si empierono di disperazione , e raccogliendosi in quel numero che pi potevano si portarono contro i Lacedemonj. An che le donne si mossero per ferire i nemici colle te gole , e con ci che ciascuna poteva ; n la forza della pioggia pot impedir loro di salire sopra i tetti. Ebbero ancora il coraggio di prendere le armi , e viemmaggiormente accesero l ' ardire degli uomini , allorch questi videro le donne , che amavano meglio colla patria perire di quello che vive essere condotte schiave in Lacedemone ; cos che avreb bero se fosse stato possibile evitato, il destino . M a i l Nume mandava ancora pi forte la pioggia insie me con fragore di tuoni , e percuoteva i loro occhi co'lampi contrarj . Accresceva tutto questo il corag gio ai Lacedemonj , e dicevano di essere dal Nume stesso protetti . E ( perciocch l ampeggiava loro a destra ) Ecato l'indovino, mostr che buono era l'au gurio . 5 . Costui invent ancora lo strattagemma se guente : erano i Lacedemonj in gran numero, sic come per non si combatteva in un luogo largo , n s econdo lordine , ma qu, e l per la citt pugnavano ne veniva , che gli ultimi di ciascuna schiera erano Inutili ; comand adunq ue a costoro che ritirandosi al campo prendessero cibo , e sonno , e che di nuo vo verso sera venissero a sollevare dalla fatica quelli de'loro che restavano . Questi riposandosi , e com battendo a vicenda erano molto pi atti a resistere. 6. Ma i Messenj da ogni parte erano mancanti ; imperciocch tre giorni , e tre notti continue sem pre gli stessi s i difesero . Gi era giorno , ed erano oppressi dall' vigilie , dall'acqua che dal ciel veni va , e dal freddo ; a questo aggiungevasi la lame , e la sete . E specialmente le donne erano spossate s per non essere assuefatte alla guerra , s ancora per l a lunga durata della sciagura .

Q U A R T O 59 7. Fattosi adunque Teoclo l'indovino ad Aristo men gli disse : perch invano ti affatichi ? E'affatto destinato che la Messenia sia presa . La disgrazia -che ora abbiamo sotto gli occhi gi da lungo tempo ce l'avea predetta la Pizia , e non ha guari il fico sel vaggio ce lha mostrata . Il Nume mi trascina ad una morte commune colla patria , tu dei salvar con quanta forza puoi i Messenj , e te stesso . Ci d et to corse vrso i nem ici, e ai Lacede m oni rivolto grid . ma voi non godrete per sempre allegri de'frntti de'Messenj . Quindi lanciatosi s opra coloro che gli stavano dinanzi gli uccise ed egli stesso f ferito ; ed avendo prima saziato il suo furore colla strage dei nemici , mand fuori lo spirito . 8. Aristomene richiam indie tro dalla battaglia i Messenj , ad eccezione di coloro , i quali con va* lor e , ed intrepidezza aveano combattuto al suo fian co ; e questi li lasci nel luogo stesso. Comand poi agli altri, che messe in mezzo alla schiera le donne e i figli il seguissero , ovunque egli si fosse aperta la via . Ed alla retroguardia di questi diede per ca* p itani Gorgo , e Manticlo : egli poi correndo innan zi la prima fila fece cenno colla testa , e coll'asta , che domandava la uscita , e che avea risoluto di ri tirarsi . l'mperamo , e gli Spartani che erano ivi decisero di lasciarli passare , n vollero vieppi ina sprire uomini inferociti , e giunti aU'eslrtino della disperazione . Ed inoltre Ecato l'indovino p rescrisse loro di farlo .

6o
CAPO

I B R O

VEN TESIM OSECONDO

1 M essenj si ritirano sul monte L ico * Aristom ene si prepara ad assalire Sparta - Nuovo tradimen * to , e punizione di Aristocrat

i . ( j T l i Arcadi seppero ben presto la presa di 1 r a , e comandarono subito ad Aristocrat che li avess e condotti , o a salvare i Messenj o a morire insie

me con loro . Costui , come colui che avea da La* cedemone ricevuti regali , non voleva menarli , e diceva di non sapere se esistesse pi alcuno de Messenj da difendere . Allora come seppero pi chiaramente che esistevano , e che erano stati forza* ti a lasciar Ira , essi furono per riceverli nelle vici nanze del monte Lico , dopo aver di gi preparato vestimenti , e cibi ; e mandarono de'magistrati a con fortare i Messenj , e ad esser insieme loro condot tieri nella strada . E comesi furono quelli salvati nel Lico , gli Arcadi diedero loro ospizio , e si con dussero verso loro con benevolenza e fra le altre co* sc roller distribuir li per le citt , e con loro divide re il territorio. a. Aristomene dal dolore di Ira depredata , e dallodio verso i Lacedemonj , fu a questo consiglio portato . Avendo scelto dalla moltitudine cinquecen to Messenj , che sapeva essere pi degli altri prodi** ghi della loro vita , interrogolli in modo da essere udito dagli A rc a d i , e da Aristocrat che egli non conosceva ancora per traditore (imperciocch crede va , che Aristocrat era fuggito dalla pugna per man canza di coraggio , e per vilt , non gi per alcuna malvagit, cosicch innanzi a costui ancora interrog i cinquecento ) se vendicando la patria avrebbero v o-

Q U A R T O 6 luto morire insieme con lu i . Rispondendo quelli che s , egli svel loro il tutto , che nella sera se guente li avrebbe ad ogni conto menati verso Sparta. Imperciocch allora molti deLacedemonj erano as senti specialmente in Ira ed altri andavano , e veni vano trasportando le cose deMessenj ,, E s e , dice,, va Aristomene , potremo prendere ed occupare ,, Sparta,rendendo ai Lacedemonj le cose loro potre,, mo portar via le nostre : se poi non vi riusciamo ,, morremo dopo aver operato cose degne di memo,, ria peposteri,,. Ci detto trecento Arcadi anche es si vollero aver parte della impresa. Ed allora dilazio naro no la uscita : poich le vittime non erano favo revoli . 3 . Il giorno dopo traditi per la seconda volta da Aristocrate , conobbero che i Lacedemonj aveano di gi intesoli loro segreto . Imperciocch avendo A ri stocrate scritto subito ci che tramava Aristomene , ecl affidata la lettera al servo , che egli sapeva esse re a se pi affetto lo mand ad Anassandro in Ispar ta . Tornando il servo alcuni degli Arcadi gli tesero insidie che erano dapprima discordi con Aristocrate , e che anche allora aveano de'sospetti sopra di lui . l ese pertanto le insidie al servo il menarono dinan zi agli Arcadi , e mostrarono al popolo le lettere , che da Lacedemone gli erano spedite in ris p o s ta . Scri veva Anassandro , che se la fuga da Fossa Gran d e non gli era stata inutile per parte de'Lacedemonj avrebbe avuto anche per gl indizj presenti una ri compensa . 4 Come furono denunziate a tutti queste cose, gli A rcadi stessi percossero Aristocrate , ed esor tarono i Messenj a far lo stesso . Questi guardarono A rist omene ; ed egli tenendo gli occhi fissi in terra p i a ng e v a . G li Arcadi dopo di a v e r lapidato Aristo c rate , gi ttarono il cadavere fuori de'confini insepol-

64 L I B R O o , e una Colonna innalzarono nel sacro recinto del Lico la quale diceva :
Pena il tempo trov di un rege ingiusto E facilm en te col fa v o r d i Giove Ritrov di M essene il traditore. D i f f i d i che l'uom spergiuro al N u m e Celar si possa mai . Salve , o R e Giove , Salve , e p er sempre intatta A r c a d ia serba.

CAPO

V E N T E S IM O T E R Z O

Sorte de'M essenj vinti - Fine della seconda g u erra M essenica - / M essenj si stabiliscono in Sicilia - E rcole M a n ticlo .

. T u t t i queMessenj che furono presi , o in Ira od in altre parti della Messenia , tutti questi fu rono dai Lacedemonj ascritti fragii E lo ti. I Pilj poi, i M otoni, e tutti coloro , che abitavano le spiaggie marittime, presa Ira, approdarono colle navi in Cil lene arsenale degli Eli D i l si portarono presso i Messenj , che viveano in Arcadia , volendo in una oste commune cercare un paese per abitare , ed esortarono Aristomene a diriggerli nello stabilire una colonia . Egli rispose che finch avesse esistito avrebbe fatto la guerra ai Lacedemoni , e che aper tamente sapea che sempre, qualche male sarebbe a Sparta per mezzo suo venuto : diede pertanto lor o per condottieri Gorgo , e Manticlo . Evergetida poi insieme cogli altri Messenj si era ritirato nel Lico, dove , come v ide sventato il disegno di Aristomene per la presa diSparta , avendo persuaso cinquanta Messenj , torn contro i Lacedemonj in Ira , e tro vando alcuni che ancora saccheggiavano , convert i n lutto il loro canto trionfale , ed ivi mor . A ri-

Q U A R T 0 63 stomene , come ebbe dato decondottieri ai Messenj ingiunse che si fosse portato in Gillene chiunque avesse bramato far parte della colonia . T utti ne fe cero parte , ad eccezione di chi era trattenuto dalla vecchiezza , o non era bastantemente ricco per la partenza: questi restarono ivi presso gli Arcadi. a. Fu presa Ira , ed ebbe fine la seconda guer ra fra i Lacedemoni, e i Messenj , sendo Arconte in Atene Autostene l'anno I.della Olimpiade X X V III. quando vinse Chion ide Lacone . Gome i Mes senj si furoao in Gillene raccolti , sembr loro di passare ivi l'inverno , ed ebbero merci , e danari dagli E l i. Apparsa la prim avera consultarono dove bisognasse andare . I sentimenti furono : quello di Gorgo , che occupato Zacinto che al di l di Gefallenia , e divenuti isolani, in luogo di popolo m e diterraneo navigando colla flotta verso le coste della Laconia , ne avessero guastato il territorio . Mant iclo poi esortava a porre in o b b lio la Messenia, e l'o dio verso i Lacedemonj , e che navigando verso la Sardegna avessero posseduto ima isola vastissima , e per fertilit la prim a. 3 . Intanto Anassila mand un messo , col quale chiamava i Messenj in Italia . Costui era tiranno di Reggio, e quarto discendente da Alcidamida . Pass Alcidamida di Messenia in Reggio dopo la morte del Re Aristodemo , e dopo la presa d'Itome . Que sto Anassila adunque chiam i Messenj ; allorch furono giunti disse loro , che gli Zancli erano suoi nemici , e che possedevano un paese fertile., ed una citt posta in un bel luogo di Sicilia ; le quali cose facendo seco loro causa commune , e vincendo li voleva dar ad essi . Avendo costoro accettata la proposizione , Anassila li tragitt in Sicilia . Dap principio aveano preso Zancle de corsali , e nella terra deserta cingendo di mura ci che $ra intorno

64 L I B R O al porto , se ne servirono di sede donde uscire alle depredazioni , e alle spedizioni marittime . Erano loro condotttieri , Cratemene Samio , e Periere da Galcide. Ai quali dopo piacque di attirarvi altri Gre ci per abitanti. 4 Allora Anassila vinse gli Zancli, che si por tarono contro di lui colle navi , e i Messenj li rup p ero per terra. Gli Zancli assediati dai Messenj per terra , e dai Regini colle navi dal canto di mare , e s endo di gi preso il loro muro si rifuggiarono alle are , ed ai tempj degli Dei . Anassila pertanto esor t i Messenj ad uccidere tutti quelli de Zancli che erano supplichevoli , e a far schiavi gli altri insieme colle donne , e co fanciulli ; Gorgo , e Manticlo s upplicarono Anassila che non li avesse forzati essi che sofferto aveano empie cose da congiunti , a far lo stesso verso altri Greci . Dopo ci rimossero da gli altari gli Zancli, e data loro, e ricevuta la fede abitarono insieme in commune . Mutarono per il nome alla citt , e fu chiamata in luogo ili Zancle , M essene. 5 . Queste cose si fecero nella Olimpiade X X IX . in cui per la seconda volta vinse Chionide L a cone , sendo Arconte presso gli Ateniesi Milzia de . Mantielo poi edific ai Messenj anche il tempio di Ercole , e vha fuori delle mura il Dio eretto , E r cole, chiamato Manticlo : siccome ancora Ammone in Libia , e in Babilonia Belo , ebbero nome que sto da un Egiziano Belo ; e Ammone di Libia dal pastore che lo eresse . I Messenj adunque che fug gir ono ebbero un fine al loro errare.

Q U A R T O
CAPO Y E N T E S IM O Q U A R T 0

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A ristom ene si ritira in R d i , ed ivi muore- Ribellione d e 'M e s s e n j ascritti f r a g li E lo ti - Vaupatto concesso dagli A te n ie s i ai M essenj ribellati, i . .A ristom ene ricusato il comando di colora r che andavano a fondare la colonia marit le sue fi glie , la maggiore , e quella dopo questa , e la sua sorella Agnagora: questa la diede a Tarice in Figalia, le figlie poi a Damotoide Lepreate , ed a Teopompo Erese . Egli poi itone in Dejfo consult l ' oracolo : e la risposta avuta da Aristomene non si dice . Ma la Pizia rispose a Damageto Rodio , il quale regna v a in Ialiso , ed era venuto ad interrogare Apollo. r donde dovesse prender moglie , che avesse preso la figlia del pi valoroso dei Greci . Egli adunque (im perciocch Aristomene avea ancora una terza figlia) prese in moglie c os te i , riputando il padre di gran lunga il pi valoroso di tutti i Greci di quel tempo . Aristomene portossi insieme colla figlia in R o d i, e di l avea in mente di passare in Sardi ad Ardi figlio di Gige , e in Ecbatana di Media al Re Fraorte : ma prima di queste cose infermatosi mor ; impercioc ch non doveano i Lacedemonj soffrir pi alcuna di sgrazia da Aristomene . Damagete , ed i Rodj mor to gli edificarono un monumento illustre , e da quel t empo gli tributarono onori . E per non sembrare di scriver cose fuori di luogo ho omesso ci che si nar ra sopra i cos detti Diagoridi in R o d i , nati da Dia gora di Damageto di Doreo nato di Damageto, e del- la figlia di Aristomene. a. I Lacedemonj allora come si furono impadro niti della Messenia se la divisero tutta fra loro, fuo -

66 L I B R O ri che la porzione degli Asini ; e diedero/Motone , a que'di Nauplia di recente cacciati dalla loro citt dagli Argivi . I Messenj poi che nel paese erano sta ti lasciati, e che per forza erano stati ascritti IVa gli Eloti risolsero di ribellarsi finalmente dai Lacedemo ni verso la L X X . Olimpiade in cui vinse Senofonte Corintio , sendo Arconte in Atene , Archimede . Si ribellarono avendo colto la seguente occasione . Alcuni Lacedemonj condannati per non so qual de litto alla morte, supplichevoli si rifuggiarono in T enaro . Di l il magistrato degli Efori strappandoli dall'ara gli uccise. Gli Spartani pe r non aver fatto alcun conto dei supplichevoli , incorsero nello sde gno di Nettuno il quale gitt a terra tutta la loro cit t . In tal sciagura tutti quegli Eloti che erano di origine Messenj si ribellarono , ed andarono sul mon te Itome . I Lacedemoni chiamarono contro di loro fragli altri alleati , Cimone figlio di Milziade loro publico ospite , ed un esercito ateniese . Giunti co s toro , sembra , che fossero presi in sospetto quasi che tosto avrebbero m acchinato n ovit , e pel so s petto non molto tempo dopo furono richiamati dall Itom e. 3 . Gli Ateniesi avendo penetrato il sospetto de Lacedemonj verso di loro, diventarono perci amici degli Argivi , e ai Messenj assediati in Itome , e che erano per capitolazione di l partiti diedero Naupatto che aveano tolto ai Locri che sono presso l'E tolia , e che sono detti Ozoli . I Messenj poterono uscire da Itome s per la fortezza del luogo , come pure per la Pizia , la quale intim ai Lacedemonj, che certamente sarebbero s tati puniti se avessero peccato verso il supplichevole di Giove Itomata. Per le quali cose furono per capitolazione lasciati partire dal Peloponneso.

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C A PO VEN TESIM O Q U IN TO
Gesta d e M essenj abitanti d i IVaupatto - Presa del la citt d egli Oeniadi - G li A ca r n a n i assalgo no i M essenj - / M essenj si ritirano dalla citt d eg li O e n ia d i .

1. P o i c h ebbero Naupatto non bast loro rice vere una citt , ed una regione dagli Ateniesi , ma ebbero un forte desiderio di mostrare essersi impa droniti di una qualche cosa degna di stima colle ma ni loro proprie . E ( siccome sapevano , che fragli Acarnani gli Oeniadi occupavano un buon territorio , e che erano in ogni tempo nemici degli Ateniesi ) si mossero contro di loro . N essendo maggiori di nu mero , ma superiori molto a loro per la propria vir t , li vinsero , e chiusili entro le m ura li assedia rono . Da quel tempo in poi i Messenj non omisero alcuno de'ritrovati umani per gli assedj , ma appli cando ai muri le scale cercavano di salire nella citt, e di sotto abbattevano il muro ; tutte quelle macchi ne poi , che in poco tempo potevano apprestarsi , sempre erano in qualche parte distrutte. Quedi den tro temendo , che presa la citt es si non peris sero , e le donne , e i figli loro non fossero messi in schiavit , scelsero piuttosto di us cire per capi tolazione . I Messenj circa un anno ritennero la cit t , cd abitarono il contado . L ' anno seguente gli Acarnani raccolto da tutte le citt un esercito , pen sarono di andare contro Naupatto ; ma ne furono distolti dal riflesso , che doveano passare frammezzo agli Etoli loro eterni nemici : ed insieme sospettaro no , che quedi Naupatto avessero una marina sic come infatti la aveano : onde essendo quelli padroni

68 L I B R O del mare essi non potevano operare molto con un eser cito terrestre . Mutarono adunque pensiere , e su bito si rivolsero contro i Messenj negli Oeniadi . Ed e ssi si prepararono ad assediarli ; imperciocch non aveano neppure il sospetto , che un pugno di uomi ni montassero a tale disperazione da combattere con tro l'esercito di tutti gli Acarnani : i Messenj poi Si erano di gi provveduti di vettovaglie , e delle altre cose , che bisognavano , sperando di provare un as sedio assai lungo. Vollero essi prima dell assedio fu t uro venire ad una battaglia aperta ; n ( sondo Messe nj , che erano stati superati da'Lacedemonj non per valore , ma per fortuna ) furono sbigottiti dalla tur ba che veniva dallAcarnania . Rammentavano anco ra l'azione degli Ateniesi a Maratona dove trecento mila M edi erano stati disfatti da meno di diecimila. 3 . Si situarono pertanto per venire alle mani cogli Acarnani , e tale dicesi essere stato il modo della pugna . Siccome questi superavano di gran lunga i M e ssenj in numero , li circondarono senza difficolt , ad eccezione di quel tratto di luogo , dal quale ne l impedirono le porte della citt che era no alle spalle de' Messenj , e quei che dalle mu ra difendevano i loro com pagni con ardore : irt questa parte adunque furono impediti dal circondarli; ambo i loro lati per furono dagli Arcanani attor niati , e da tutte le parti erano dardeggiati . I M es senj poi riunendo i due corni tutte le yolte che insie me uniti si lanciavano sugli A rcanani, mettevano in confusione quelli che stavano in quella parte , e molti ne uccidevano , e ne ferivano . Non potevano per metterli in una fuga completa: imperciocch qua lunque parte della loro schiera gli Acarnani avvedevansi essere daiMessenj aperta correvano a difendere quelli de'loro che erano fo rza ti,, e respingevano i M es s enj superandoli col numero. Questi poi quando

Q U A R T O

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erano distaccati , tentando di rompere di nuovo in. un altra parte la schiera degli A carnani, la stessa co sa soffrivano . Abbattevano per , e per poco tem po fugavano quella parte che avessero assalito , e quando verso di essa in gran numero , e in fretta portavansi gli Acarnani , i Messenj contro loro vo glia si ritiravano . 4 Rimasta la battaglia indecisa fino alla sera , e d essendo nella notte sopraggiunto agli Acarnani un esercito dalle citt , furono perci i Messenj stretti di assedio . N v'era timore che il muro fosse pre so a forza , o perch vi fossero saliti gli Acarnani o perch essi stessi fossero stati forzati ad abbando nare il posto ; ma le loro munizioni furono tutte nell7 ottavo mese consumate . Allora usarono contro gli Acarnani dalle mura le derisioni dicendo , che le lo ro vettov aglie non sarebbero mancate neppure se l'assedio fosse durato dieci anni . Ed uscendo sul primo sonno dalla citt degli Oeniadi, gli Acarnani avvedutisi della loro fuga , e costretti a venire a bat tagli , vi perderono circa trecento de loro , ma uc- cisero ancora molto pi nem ioi. L a maggior parte per di questi si apr la via in mezzo agli Acarnani, e presa la strada degli Etoli , che erano loro ainipi ? $i s alvarono in Naupatto ,

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I B R O

CAPO V E K T E S lM O S E S T d
Odio implacbile dc'M essenj contro i Lacedemonj Sono cacciati da Waupatto , e si ritirano a R e g io , in S icilia ed in A ffr ic a - Predizione del loro ritorno nel Peloponneso - sono rich iam a ti do po la pugna d i Leuttri - Sogn d i Epam inonda j e d i E pitele *

. . - F i n d quel tempo , e dopo ncora rimase loro l'odio contro i Lacedemonj,e specialmente la lo ro inimicizia mostrarono contro di essi nella guerra de'Peloponnesi contro gli Ateniesi . Imperciocch diedero Naupatto per luogo di attacc contro il Pe loponneso , ed i frombolieri Messenj da Naupatto insieme cogli altri presero gli Spartani fatti prigioni in Sfatteria. a. Ma dopo la rotta degli Ateniesi ad Egopotami , i Lacedemonj cacciarono i Messenj di Naupat to avendoli vinti per mare , ed essi passarono in Si cilia presso i loro congiunti ed in Reggio ; la pi gran parte di loro per pervenne nella L ib ia , gli Evesperiti* Imperciocch gli Evesperiti afflitti c ol la guerra dai barbari confinanti , chiamavano a lo ro per concittadino qualunque Greco : presso que sti adunqne si ritir la maggior parte de Messenj . Era loro condottiere Gomone , il quale era stato an cora loro Capitano a Sfatteria ; 3. Un anno prifria , che i T etan i riportassero la vittoria di Leuttri , il Nume predisse ai Messesenj ilsritomo nel Peloponneso. Imperciocch dico no , che il Sacerdote di Ercole in Mossene presso lo s tretto vedesse questo sogno : gli parve che Ercole Manticlo fosse da Giove chiamato in ospizio sul mo nte Itome . A Gomone poi negli Evesperi ti pare-

Q U A R T O 7.1 va di giacersi colla madre morta , e giaciutosi con lei , esser la madre tornata di nuovo in vita . E que s ti sperava , che divenuti gli Ateniesi potenti in ma re sarebbe avvenuto il loro ritorno in Naupatto ; a qnello dimostrava chiaramente il sogno che si sarebbe ricuperata la Messenia. Non molto dopo avvenne' la disgrazia deLaceremon i a Leuttri fin dagli antichi tempi loro dovuta . Imperciocch nella fine dellora c olo dato ad Aristodemo R deMessenj havvi :
D ove il destili ti porta l tu vanne A v e r den male g l i un prima degli a l t r i .

Come chiaramente si vede doveano allora i Messenj essere sfortunati , ma dopo anche Sparta dovea essere alla sciagura sogg e tta . 4. Allora rimasti vincitori i Tebani a L euttri, mandarono ambasciadori in Italia , in Sicilia , e fin negli E vesperiti, e di l,e da altre regioni ancora se vi era qualche Mess enio , da tutte le parti li richiama rono nei Peloponneso . Ed essi pi presto che si spe rava si raccolsero per il desiderio della patria , e per l odio che sempre conservavano contro i Lacedemonj 5 . N on parv ad Epaminonda essere altri menti facile fabricare una citt atta a resistere ai La. cedemoni: n trov in qual parte del paese fondarla; imperciocch i Messen i dichiararono n on volere in niun conto riedificare Andania , ed Ecalia , poich abitando ivi erano loro avvenute tutte le sciagure , Non sapendo pertanto cosa fare , dicono , che di not te appressatosegli un vecchio , che molto rassomi gliava ad un Jerofante gli dicesse : mio dono che tu vinca dovunque colle armi tu vada ; e quando uscirai di vita io far, o Tebano , che tu non resti oscuro e senza gloria . Rendi per ai Messeni la loro patria terra , e le citt , poich si di gi calmato lo sde gno deDioscuri contro di lorp . Questo disse ad Epaminonda,

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5 . A dE pit cle di Eschino ( costui erh stato scel


to dagli Argivi per Capitano , e per fabricare M es sene ) comand il sogno , che in quella parte dell I tome , dove avesse trovato esser nata la smilace , e d un mirto , ivi scavando in mezzo ricuperasse la vecchia ; imperciocch era inferma , stretta in letto di bronzo, e di gi moribonda. Epitele come si fu fatto giorno ito nel luogo indicato , scavando , trov una idria di bronzo, e portatala subito ad Epa minonda , narrogli il sogno ; e lesort che tolto egli stesso il coperchio osservasse ci che dentro vi era . E colui dopo avere sagrificato , e pregato il so gno ap parso apr lidria; apertala vi trov stagno bat tuto finissimamente che era involto come i libri ; ivi era scritta la iniziazione delle grandi Iddie . Questo era il deposito di Aristomene . Quello poi che com parve ad Epitele , ed Epaminonda mentre dormivano dicono, fosse Caucone, il quale da Atene and inAndania a Messene figlia di Triopa . CAPO V E N T E SIM O SE T T IM O
Cagione delVira de'D ioscuri contro i M essenj - P'aticinj di B a c id e - Fondazione d i M e s s e n e -E p o c a del ristabilimento de'M essenj .

. IL/ ira defigli di Tlndareo contro i Messenj cominci prima della battaglia di Steniclero; e credo, che per questa ragione si accendesse . Due belli gio vanetti di Andania, Panormo, e Gonippo di nome,era no fra loro stretti in famigliarit in altre cose , e fra queste uscivano insieme a battaglia , e facevano in c ommune scorrerie nella Lconia . M entre i Lace demoni celebravano nel campo la festa de' D ioscu ri, e d g i erano rivolti al bere , e ai giuochi , appar

Q U A R T O 73 vero loro dopo il pranzo Gonippo , e Panormo ve stiti di bianche tuniche , e di clamidi purpuree , portati sopra cavalli bellissimi ed avendo sul capo pilei,e nelle mani le aste. I Lacedemonj come li ebbero veduti gli adorarono , e li pregarono , credendo , che fossero venuti al loro sagrificio i Diosc uri . I gar zoni come si furono mescolati con loro , passaro no in m ezzo a tutti percuotendoli colle aste : e do po averne spenti m o lti , si ritirarono in Andania avendo cos profanato il sagrificio deDioscuri . Que sto a me sembra fu che port i Dioscuri allodio con tro i Messenj. Ma allora siccome l'avea mostrato ad Epaminonda il sogno , non era pi contro la volont deDioscuri il ritorno de' Messenj . 2. Fu specialmente Epaminonda portato alla edi ficazione dai vaticini di Bacide . Imperciocch Baci de reso dalle Ninfe furioso , predisse altre cose ai Greci, e fra queste il ritorno deMessenj:
M orr allora d i Sparta il fio r e illustre in eterno M essen riabiterassi. to

Io poi ho scoperto , che Bacide abbia parl ancora intorno ad Ira , e al modo, con cui verreb be presa . Ed ecco unaltro suo vaticinio :
u*della doma da fr a g o r i , e fo n ti M essene .

Come poi la iniziazione ritrovarono , questa fu ne' libri deposta da tutti coloro , che erano della stirpe de'Sacerdoti. 3. Epaminonda appena gli parve specialmente adatto alla edificazione il luogo dove hanno ora i Messenj la loro citt , comand agli indovini di osr servare se il volere degli D ei ivi lo avrebbero se guito dove a lui piaeeva . Ed affe rmando essi che le vittime erano propizie,egli perci si prepar all'edifi c azione , comandando , che si portassero pietre , ed

74 L I B R O invitando coloro che han l'arte di tagliare angiporti, edificare case e templi , e cingere d i mura . 4. Come fu tutto pronto ( imperciocch gli A r cadi aveano dato le vittime ) Epaminonda stesso , e i Tebani sagrificarono a Bacco , e ad Apollo Isme nio secondo il loro rito ; gli Argivi a Giunone A rgi va , e a Giove Nemo ; i Messeni a Giove Itomata, e ai Dioscuri ; e i loro sacerdoti alle grandi Dee , e a Caucone . Invitarono ancora in comune gli Eroi a ritornare ad abitare con loro , e specialmente Mes sene di Triopa , e dopo questa Eurito , Afareo ed i figli; degli Eraclidipoi Cresfonte ed Epito. Ma sommo , e sopra tutti fu l'invito di Aristomene . Quel giorno furono intieramente rivolti ai sacrifici ed alle preghiere:ne d seguenti poi innalzarono il recinto del l e mura , e dentro edificarono le case , e i templi . Tion lavoravano aj suono di altra musica che delle tibie beozie , ed argve le arie poi di Sacada , e di Pro nomo furono allora specialmente in voga . Poser o alla citt stessa il nome di Messene : e fabricarono altri castelli. Non cacciarono per i jNaupliesi da Motone , e lasciarono , che rimanessero nel paese an cora gli Asini , memori ilei beneficio da essi rice vuto , allorch non vollero unirsi a'Lacedemonj per combattere contro di loro . I Naupliesi allorch i Messenj ritornarono nel Pe loponneso portarono loro quedonativi, che aveano , ed insieme porsero con tinue preci agli D ei pel loro ritorno , e ad essi sup pliche per la propria salvezza . . 5 . Ritornarono i Messenj nel Peloponneso, e ri cuperarono il loro paese duecento novanta sette anni dopo la presa di Ira , sendo Arconte in Atene Discinete , l'anno III. della Olimpiade C II. , in cui Da mone Turio vinse per la seconda volta . E non fu breve il t empo durante il quale i Plateesi furono e suli dalla p a tria loro : n quello in cui i Delj abita-

Q U A R T O 75 J*no in Adramittio (piando furono espulsi dalla loro isola dagli Ateniesi. Ed i Minii degli Orcomenj caccia ti dai Tebani dopo la battaglia di Leuttri da Orcomene furono ricondotti nella Beozia da Filippo figlio di Aminta , essi ^ ed i Plateesi . Ed avendo Alessandro disfatta la citt de' Tebani stessi , dopo non molti anni Cassandro di Antipatro rifabbric T ebe . Pare adunque, che de'descritti l'esilio, che pi lungo du rasse fosse quello de'Plateesi : ma neppure questo o ltrepass due generazioni . 1 Messenj per andaro no per trecento anni errando fuori del Peloponneso , nel quale spazio di tempo chiaro , che non lascia rono alcuno de'costumi patrj ; n il dialetto Dorico dimenticarono, anzi fino a'nostri giorni essi specialnente fra i Peloponnesj lo hanno serbato puro. CAPO V E N T E S IM O T T A V O
Lacedem onj attaccano una nuova guerra co ' M e s senj - A lle a n z a d i questi con Filippo R e di M a cedonia - Occupazione di E lid e.

i. e'primi tempi , eh e essi ritornarono nulla sinistro ebbero a temere dai Lacedemoni. Imper ciocch sendo questi occupati dal timore de'Tebani, soffrirono che Messene si edificasse , e che gli A r cadi in una sola citt si raccogliessero . Ma appena la guerra focica,chiamata sacra,anche essa ebbe con dotti fuori del Peloponneso i Tebani , i Lacedfmonj ripresero coraggio , e non poterono pi lunga mente astenersi dal far la guerra ai M essenj. a. I Messenj stessi per, insieme cogli Argivi , e cogli Arcadi s opposero alla guerra , e pregarono gli Ateniesi a difenderli : questi ultimi tuttavia ri* sposero , che non sarebbero giammai insieme con
di

76 L I B R O quelli entrati nella Laconia ; ma se i Lacedemonj avessero cominciato la guerra , e fossero iti contro la Messenia , promisero allora di venire anche essi in loro a:uto . Finalmente i Messenj diventarono al leati di Filippo figliuolo di Aminta , e de' Macedoni : e dicono , che questo fu , che imped loro di far parte nella battaglia generale de' Greci a Gherona ; che non vollero cio affatto portare le armi contro de' G r e c i. Morto Alessandro , ed avendo i Greci .mosso allora una seconda guerra ai Macedoni , an che i Messenj ebbero parte nella guerra siccome ho di gi dimostrato nella descrizione attica . Non coinbatterono per insieme coi Greci contro de' Galli non avendo voluto seco loro conchiudere la pace Cleonimo , ed i Lacedemoni . Non molto dopo i M essenj occuparono Elide , per astuzia insieme , e v alore . Imperciocch gli Eli erano ne'tempi anti chissimi i pi ben regolati dePeloponnesj : ma aven do Filippo di Aminta fatto alla Grecia tutti que'ma li , che sono stati d etti, e corrotti col danaro i prin cipali degli E l i, allora questi per la prima volta si ammutinarono , e , come dicono, si volsero alle ar mi . Dopo quella epoca vieppi facilmente erano per odiarsi fra loro , come q u e lli, che a cagione de Lacedemonj furono discordi di parere , e vennero ad una guerra civile . Udendo queste cose i Lacede moni si prepararono per soccorrere quelli E l i, che erano del loro partito , e si schierarono per centu rie , e si divisero in decurie ; ma mille scelti soldati Mssen j arrivando sotto Elide , e portando sopra gli s cudi insegne laconiche li prevennero . Come gli Eli della fazione Spartana videro gli scudi, spera rono , che erano loro giunti gli ajut i , e riceverono i soldati'entro le mura . Entrati i Messenj nel modo esposto , cacciarono quei de l partito Lacedemonio, e consegnarono la citt ai faziosi della l o ro causa.

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3 . E questa un astuzia di Omero , e sembra


che i Messenj l'abbiano imitata nella occasione : poi ch Omero cant nelta Iliade , che Patroclo si rive-, s t delle armi di Achille , e disse essere corsa fra i barbari la fama , che Achille andava ad assalirli , e che per questo le loro prime file si misero in disor dine . Da Omero furono inventati ancora altri strat tagemmi come quello , che due spie de' Greci in luogo di una si portarono nella notte ai Trojani ; e dopo che uno entr in Troja a parole disertore , ma infatti per macchinare cose segrete Ed inoltre che quelli trai T ro ian i, che o per la giovanezza , o p er la vecchia ia non erano in et di combattere , stettero alla guardia delle mura , mentre quelli che lo erano pernottavano vicino ai Greci . Egli fa dai feriti deGreci armare le truppe , affinch neppure costoro rimanessero affatto oziosi . I poemi di Ome ro adunque sono all'uman genere utili in tutto. CAPO V E N T E S IM O N O NO
D em etrio invade M essene - R agioni p er le quali i M essenj non si uniscono al Consiglio degli A c h i - Espugnazione di Sparta - M essene occu p ata , e lasciata da JYabide - Guerra mossa a i M essenj dagli A c h i - / M essenj prendono F ilo pemene v iv o.

i. N o n molto tempo dopo la operazione di Elide i M acedoni , e Demetrio tglio di Filippo di D e metrio presero Messene . L a maggior parte delle cose osate da Perseo contro Filippo stesso , e D e metrio suo figliuolo furono da me scritte ne'ragionamenti Sicionj : ci poi , che risguarda la presa di M es s ene and cos. Filippo scarseggiava di danaro, e

78 L I B R O perciocch Insognava assolutamente che ne avesse mand con navi Demetrio nel Peloponneso . Deme trio approd in uno de pi deserti porti dell Argoli-,. de , e subito come pot per le vie pi brevi del pae se men l'esercito verso Messene . Avendo posto alla testa di esso tutti quelli , che leggieri erano per le loro armi, e sendone prattico,prese la via che me na suH'itome, e non fu veduto, allorch sul far del giorno valic il muro , che era fra la citt , e la cima dell Itome . Come si fu fatto giorno , e quel li di de ntro si furono di gi accorti del pericolo che loro sovrastava , dapprincipio sospettarono , che i Lacedemonj fossero colle armi penetrati nella cit t , cosicch si scagliaron ancora contro loro pi sfren atamente per lantico odio . Ma poi che rico nobbero alle armi , e alla lingua , 'che erano Ma cedoni , e Demetrio di Filippo , rimasero sopraf f atti da un forte terrore calcolando labilit deMacedoni nelle cose di guerra , e la fortuna di cui vedevani usare contro di tutti . Ci non ostante la gran dezza del male presente li ammaestr esistere u na fortezza superiore alle forze ancora, ed insieme spe rarono migliori cose : imperciocch non senza la D i v init dopo s lungo tempo erano nel Peloponne so ritornati . I Messenj pertanto dalla citt con tutta la rabbia andarono contro i Macedoni ; e quel li che stavano di guarnigione nella cittadella si por tarono contro loro dallalto . Similmente i Macedoni ancora dapprincipio col valore , e colla esperienza loro validamente si .difesero . M a come quelli che erano stanchi di gi del viaggio,incalzati insieme da gli uomini, e dalle donne con tegole , e pietre per cossi , si diedero senza alcun ordine alla fu g a . L a maggior parte di essi perirono spinti pe'precipizj , imperciocch l Itome specialmente in questo luo go dirupato, alcuni pochi soltanto si s alvarono dopo aver gittato via le a rm i.

Q U A R T O 79 2. Io credo che i Messeni non siano entrati nel c onsiglio degli Achi per il seguente motivo . Dap principio erano spontaneamente: andati a porgere aiuto ai Lacedemoni , quando loro facea la guerra Pirro di Eacida , e per questo benefcio fin da quel, tempo erano in pi pace con Sparta . Non vollero ad unque coll'entrare nel consiglio degliAchi riaccen dere l'odio,perciocch questi eransi dichiarati nemi ci aperti de'Laced e moni. Il che non fu a me ignoto , n lo era ai Messenj , che sebbene non fossero entrati nel consiglio , erano i disegni degli Achi ri volti contro i Lacedemonj . Imperciocch fragli A chi non erano piccola porzione gli Argivi , ed il commune degli Arcadi . 3. Gol tempo per entrarono nella lega Acha . Non molto dopo Cleomene di Leonida di Gleonimo prese per capitolazione Megalopoli capitale degli Arcadi : di coloro , che furono presi , altri nella es pugnazione perirono, i Messenj per accolsero Filopemene figlio di Graugide , e tutti quelli che eransi seco lui ritirati ( dicono , che deMegalopoliti si sal v pi de'due terzi della citt ) : i Messenj adunque accolsero costoro per cagione delle antiche azioni che gli Arcadi aveano fatto a'tempi di Aristomene , e dopo nella edificazione di Messene , rendendo loro il contracambio . Ed invero le vicende umane variano totalmente ; poich la fortuna concesse ai Messenj di salvare dal canto loro gli Arcadi , e ci che vieppi super ogni aspettazione, di prendere Spar ta . Imperciocch combatterono sotto Selasia contro Cleomene , ed insieme con Arato , e cogli Ach i presero Sparta . 4 Liberati i Lacedemonj dalla tirannia di Cleo m ene , insorse sopra lorou il tiranno Macanida : e morto costui Nabide sorse anche egli un nuovo ti r anno . E come colui che non rapiva s olo le umane

L I B R O ; ma che saccheggiava i templi ancora, rac colse in non molto tempo ricchezze immense , e con queste unesercito. Questo Nabide prese Messene , ma arrivarono di notte Filopemene, e i Megalopoliti , ed il tiranno Spartano se ne and via a condizio ni . 5 . Dopo queste cose gli Achi , accusando i Messenj di non s qual colpa , marciarono contro di loro con tutto lesercito e molto del territorio loro guastarono . N el tempo della messe si raccolsero di nuovo per i n vadere la Messenia. Ma Dinocrate , il quale presiedeva al popolo, e che era stato allora scel te per comandare i M essenj, prese le providenze on d e Licorta , e la sua oste si ritirassero senza operar nulla, avendo preoccupato le strade per cui dall'Arca d ia si passa in Messenia insieme coMessenj della cit t , e quelli de'vicini che vennero in loro ajuto . Non molto dopo dacch era venuto l esercito con L icor t a, sendo giunto Filopemene con pochi cavalli, e non avendo potuto saper nulla di ci che a quelli era avve nuto , fu dai Messeni vinto sendosi data ia. battaglia in un luogb vantaggioso per loro , ed egli stesso ri mase prigione . Il modo , con cui fu preso Filope mene , e come mor sar da noi narrato dopo , n el ragionamento arcadico . Quei deMesseni per , i quali furono autori della morte di Filopemene ne pa garono la pena , e Messene rientr di nuovo nella lega Acha. Fin qui il mio ragionamento percorse le mol te sciagure deMesseni , e come la fortuna dopo averli dispersi negli ultimi angoli della terra , ed in luoghi lontanissimi dal Peloponneso , finalmente col tempo nel propriopaese li rimenasse : da ora innanzi rivolgiamoci alla descrizione del paese, e delle citt r icchezze

Q U A R T O
CAPO TRENTESIM O

D escrizio n e della regione , e delle citt della M essenia - F a r e - Fortuna

i. J \ nostri d nella Messenia venti stadj circa distante dal bosco Gherio havvi la citt di Abia s ul mare . Dicono essere stata questa negli antichi tempi chiamata Ire , ed una di quelle sette che Ome ro cant avere Agamennone promesso ad Achille . Soggiungono che sendo stato Ilio , e i Dor j superati in battaglia dagli Achi , Abia nudrice di Ilio figlio di Ercole si ritirasse in Ire , e che ivi abitasse , e d ergesse un tempio ad Ercole , e per queste cose Cresfonte le compartisse altri onori ; e alla citt in quello di Abia mutasse il nome . Ivi era un illustre tempio di Ercole , ed uno di Esculapio. 2. Fare settanta stadj distant e da Abia ; e per la strada havvi un acqua salata . L'Imperadore Au gusto ordin , c he i Messenj di Fare fossero imiti al territorio Laconico . Il suo fondatore Fari, dico no , che fosse nato di Mercurio , e di Filodama fi glia di Danao . Non dicono per , che Fari avesse figli maschi , ma una figlia Telegone . D i quelli , che vennero dopo fu tessuta da Orner la genealogia nella Iliade , che Cretone cio , ed Ortiloco furono figli gemelli di Diocle , e che Diocle stesso nacque di Ortiloco di Alfeo ; quello per , che a Telegone spetta lo omise . Imperciocch , secondo la tradi zione deMessenj , fu essa che partor Ortiloco ad Alfo . Ho poi inteso queste altre cose in Fare : che a Diocle dopo i due gemelli nacque una figlia Anticla , e che figli di essa furono Nicomaco , e Gorgaso , i quali ebbero per padre Macaone di E s cula-

8* L I B R O pio : che questi restarono ivi , e tostoch D iocle fu morto ebbero il regno . Rimase loro fino ad oggi ancora il risanare le malattie , e gli uomini mutilati. E per questo fanno loro sacrifici , e dedicano doni ne l tempio . Hanno i Pareati il tempio ancora della Fortuna , ed unantica statua . 3. Omero fu a mia notizia il primo , che fa cesse ne suoi versi menzione della Fortuna ( T iche ) . Ejrli la fece nell inno a Cerere , enume rando fralle altre figlie dell Oceano che insieme con Proserpina figlia di Cerere scherzavano, la For tuna come figlia ancora essa dellOceano. Questi so no i versi :
JVoi p el piacevol prato insieme tutte Leucippe e Fenona e E letta , e la n te
a *

, e Ociroe al volto . Fuori di questo non indic nulla altro , come che essa sia la pi grande delle Dee nelle cose umane,e che diala forza principale, siccome nella Iliade c ant di Pallade, ed Enio , che hanno la direzione de combattenti, di D ian a, che da temersi dalle donne pedolori del parto, e che Venere ha cura di c i che spetta ai matrimoni . Ma sulla Fortuna non cant altro. 4 Bupalo artefice insigne in erigere tempi >* formare animali, fu il primo che sappiamo , il qua le lavorando una statua della Fortuna la rappresent col polo sul capo , e con quello che i Greci dicono corno di Amalta in una mano Cos egli mostr le opere della Dtea . Cant dopo ancora Pindaro altre c ose sulla Fortuna , e la chiam portatrice di cit t.
E Melobosi e T I C H E Purpureo

Q U A R T O
CAPO TR EN TE SIM O PR IM O

Bosco Carnio - Citt d i Turia r Calarne , Lmne , e sorgenti del Fam i so - Messene - D ia n a L afria Casa d e ' Cureti - Tem pio d i Esculapio - Tem pio d i M essene.

i. JT oco pi oltre di Fare il bosco Carnio sa cro ad Apollo , ed in esso una sorgente di acqua . Fare circa sei stadj distante dal mare . a. D i l avanzandosi ottanta stadj verso la par te mediterranea della Messenia, la citt de' Turiati: dicono essere quella nomata Anta ne'versi di 0 mero . Augusto diede Turia in possesso ai Lacede moni di Sparta . Imperciocch Antonio anche esso Romano di nazione fece la guerra ad Augusto , che regnava sopra i Rom ani. Il partito deferirne fu se guito da varj popoli di Grecia , e fra questi dai Messenj , perch quello di Augusto era stato segui to dai L a c edemoni . Laonde Augusto rimasto vinci tore , perseguit i Messenj, .e gli a ltr i, che avea no preso le armi contro di lu i, chi pi , chi meno . I Turiati poi dall'altura dove la loro citt era stata negli antichi tempi edificata discendendo al piano ivi abitano . Non hanno per affatto abbandonato la cit t di sopra , ma ivi sono gli avanzi delle mura , ed u n tempio chiamato della Dea Siria. Presso la citt della pianura scorre il fiume chiamato A r i . 3. E' nella parte mediterranea il castello Cala me, ed un villaggio chiamato Limne : in e sso il tempio di Diana Limnatide , dove dicono essere av venuta la morte di Teleclo Re di Sparta . Andando da T uria verso l ' Arcadia si trovano le sorgenti del Pamiso , e sop ra -di esse si risanano i piccoli fanciul li.

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4 Andando dalle sorgenti a sinistra , ed avan


zandosi circa quaranta stadi , la citt de'Messenj sotto l'Itome : la citt non circondata soltanto dallItome, ma la parte rivolta al Pamiso dominata dall'va . Dicono , che il monte avesse il nome dal la esclamazione Bacchica Evo , avendola ivi detta per la prima volta Bacco stesso, e le donne che era no insieme con lu i. 5 . Il circuito delle mura di Messene tutto edificato di pietre , e vi sono sopra edificate le tor ri , e i merli . Quanto alle mura de' Babilonesi , e le Mennonie in Susa Persiana n le vidi , n intor no ad esse udii altri che le abbiano co'loro occhi vedute:sono per quelle de'Mes s eni pia forti di quelle di Ambriso Focica , di Bizanzio , e di Rodi , i quali luoghi credonsi essere i meglio murati . I Messenj h anno nel foro la statua di Giove Salvatore , e la fontana rsinoe , che prese il nome dalla figlia di Leucippo ; essa riceve l acqua dalla sorgente chia mata Glepsidra . Ivi sono pure i tempi degli,D ei Nettuno , e Venere ; e ci , che merita specialmenta esser menzion ato la statua della Madre degli Dei di marmo pario , opera di Damofonte , il quale riStaur con molta diligenza il Giove di Olimpia , di cui si era distaccato lavorio , onde gli furono dagli Eli tribatati onori. 6 D i questo Damofonte - quella che i M ess e ne appellano Lafria . Dicono che il suo culto avesse origine da questo: Diana avea presso i Galidonj , che sopra le altre dee specialmente questa veneravano , il soprannome di Lafria . Ora que Messeni che eb bero dagli Ateniesi Naupatto , poich allora abita v ano assai vicino alla Etolia , la ricevettero dai.Calidonj . I l nome di Lafria pervenne presso i Messe ni , e degli Achi presso i Patresi soli : tutte le citt per chiamano Diana col nome di Efesia , e gli

Q U A R T O 85 nomini in particolare questa onorano sopra le altre Dee . M i sembra , che di ei siano cause la gloria delle Amazoni , che hanno la fama di averne eretta la statua , e perch questo tempio fu da pi rimoti tempi edificato . T re altre cose oltre queste si ag giunsero alla sua gloria ; la grandezza del tempio che supera tutti gli altri edificj um ani, la dloridezea della citt degli Efesj , e in essa lo splendore del la D e a . 7. Hanno i Messenj edificato ancora l edicola di Lucina colla statua di marmo . Presso a questo la casa d e'Cureti , dove offeriscono gli animali di Ogni specie senza distinzione . Conciossiach co minciando dai buoi , e dalle capre scendano fino agli u ccelli gittandoli nella fiamma. Hanno ancora il tem pio venerando di Cerere , e le statue de'Dioscuri , c he portano le figlie di Leucippo . Ed io ho di gi prima mostrato , che i Messenj contendono appar t enere i figli di Tindareo a loro , e non ai Lacede monj . 8. Il tempio di Esculapio porge loro il numero p i grande di statue , e le pi degne a vedersi . Im perciocch oltre la statua del Nume vi sono pure quelle defigli , oltre quella di Apollo , quelle delle M use , e di Ercole , vi sono la citt deT ib an i , ed Epaminonda di Polimnide , la Fortuna , e Diana Lucifera . Damofonte l'autore di quelle , che so no di marino , fuori del quale non so se alcun altro .Messenio abbia fatto statue , che meriti no di es sere ricordate . Il ritratto di Epaminonda di f^rro , ed opera di un altro scultore , e non di que st o . 9. Havvi in Messene anche il tempio di Mes s ene figlia di Triopa , e la statua sua di oro , e di marmo pario : nella parte posteriore del tempio so n o pitture : que che hanno regnato nella Messenia,

86 L I B R o prima che la oste de' Dorj giungesse nel Pelopon neso , Afareo , ed i figli . D eg li: Eraclidi ritornati ivi si vede Cresfonte ancora esso condottiere de l l a nazione Dorica : e di quelli che abitarono in Pilo vi sono Nestore , e Trasimede , ed Antiloco , che de'figli di Nestore furono i pi onorati per la loro e t , e che ebbero parte nella spedizione contro T ro ja : havvi pure Leucippo fratello di Afareo, Ilaera, e Tebe , e insieme con loro Arsinoe . V i dipin to ancora Esculapio figlio di Arsinoe secondo la tra dizione deMessenj , e Macaone , e Podalerio , per ch ancora questi ebbero parte nella impresa contro Ilio . Queste pitture furono fatte da nfalione fi gliuolo di Nicia , scolaro di Nicomede : vha chi dice anche che egli fosse servo di Nicia , 9 amato da l u i . CAPO TR EN TESIM O SECO N D O
Jerotisio - Ginnasio - E tid a E ro e - Sepolcro d i Aristom ene - N a r r a z io n e d e'T e b a n i sul suo scudo.

1. ( Q u e llo che dai Messen j addimandasi Jero contiene le statue di tutti coloro , che i Greci credono Iddii , e il ritratto d bronzo di Epaminonda. V i sono ancora tripodi antichi : Omero li chiama non p er il f u o c o . L e statue nel Ginnasio, Mercurio, Ercole , e Teseo , sono opere di Egizj . Tutti i Gre ci , e molti gi de'barbari hanno stabilito di avere in onore questi tre personaggi ne' ginnasi, e nelle palestre . a. Io trovo non essere Etida di me pi vecchio, il q uale sendo stato di ricchezze non scarso riceve dai Messenj onori come un eroe . V i sono de'M est isio

Q U A R T O

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seni 1 che dissero avere avuto Etida molte ricchez-i z e , ma n on essere costui quello che scolpito sul la colonna , il quale , un suo antenato , e dello s tesso nome . Questo primo Etida , dicono , che fa condottiere de'Messenj allorch nella notte fuori di ogni aspettazione e senza farsene avvedere entr D e metrio di Filippo collese r cito nella citt . ' 3. Ivi il monumento di Aristomene : e dicono che non un cenotafio : ma avendogli interrogati in qual modo , e donde avessero le ceneri di Aristo mene trasportate , mi dissero , che le fecero veni re di Rodi per comando del Nume di Delfo . Oltre ci mi insegnarono quello , che fanno sul sepolcro . Conducendo sul monumento quel toro che sono per sacrificare , lo legano alla colonna che sul sepol cro : e quello come feroce , e non usato ai legami non vuol rimanere . Mentre egli fa strepito, e salta, se la colonna si muove , un fausto augurio pe Messenj , se poi non si muove , questo segno an nunzia loro sciagure . 4. Vogliono che Aristomene sia stato presente ancora nella battaglia di Leuttri allorch non era pi fragli uomini , e dicono che soccorresse i Tebani , e che fosse specialmente la causa della disgrazia deLacedemonj . Io so che i Caldi , e degl indi i M agi sono stati i primi a dir e che lanima umana sia immortale ; e da loro furono persuasi altri de'Greei , e non poco Platone figlio di Aristone . Se per t anto da t utti gli altri voglia abbracciarsi questa cre denza non sar allora da contrastarsi che in Aristo mene rimanga in eterno istillato l'odio contro i L a cedemoni . 5 . Quello che io h o udito in Tebe , mi fece sembrare pi verosimile il discorso deMessenj ; non per affatto di accordo con toro . Dicono i Tebani , che sendo per darsi la battaglia a Leuttri, man-

88 L I B R O darono a consultare parecchi oracoli, e ad interro gare ancora il Dio in Lebada . Si riferiscono per tanto le risposte date loro dall'Ismenio , dal Ptoo , ed inoltre dall' oracolo in Abe , e in Delfo ; e che Trofonio rispondesse in esametri : jPria d i venir coll'inimico alle arm i
E rg ete voi un trofeo coll'adornare L o scudo mio ch e g i port nel tempio I l M essenio Aristom ene violento : C K i' di certo p er ir f a r la turba D e g li armati d i scudo a voi n e m ic i .

Giunta la risposta , dicono , che Epaminon da supplicasse Senocrate , il quale mand a prende re lo scudo di Aristomene , e con quello orn un trofo , dove potea vedersi dai Lacedemonj . Cono scevano infatti lo scudo quelli di loro , che lo avea no tranquillamente veduto in Lebada , e tutti lo co* noscevano per fama . Come i Tebani ebbero la vit toria , restituirono di nuovo a Trofonio il suo dono. D i Aristomene havvi ancora una statua di bronzo nello stadio deMessenj . Non lungi dal teatro il tempio di Serapide , e dIside . CAPO T R E N T E S IM O T E R Z O
A c r o p o li di M essene - Fonte Clepsidra

- Statua ,

culto d i Giove Itornata - Campo Steniclerico v B osco C am asio , e statue in esso - Rovine di A n dania - Fium i E le ttr a rio .

, e Coeo - Rovine di D o -

i . JfjLndando alla sommit dell Itoime , ove la cittadella deM essenj', sincontra il fonte Clepsidra. a. Quantunque se ne avesse tutta la brama sarebb e impossibile enumerare tutti coloro , che pre-

Q U A R T O 89 tndono essere nato Giove , ed essere stato allevato presso di loro . I Messenj pure entrano in questo di scorso : imperciocch essi ancora affermano , che fosse presso loro allevato il Dio , ed esserne state le nudrici Itome, e Neda, e che dal nome di questa trasse il suo il fiume Neda , ed Itome diede il nome al monte . Dicono che queste Ninfe ivi lavaselo Giove sottratto dai Cureti pel timore del padre , e che dal furto de' Cureti 1 *acqua prendesse il suo nome . Tutto il d portano l acqua da questo fonte nel tempio di Giove Itomata. 3 . L a statua di Giove opera di Agelada , e fu f atta in origine per quelli de'Messenj che abitavano in.Naupatto . Il Sacerdote si sceglie ciascun anno , e tiene la statua nella sua casa . Celebrano ancora una festa annuale detta le Itome , e ne'tempi anti chi davano ancora un certame di musica . Lo che pu dedursi fralle altre cose dai versi di Eumelo , il quale cant certamente ancora questi versi nel viatorio a Deio :
Poich f u g r a ta alVItomo la M usa D i p uri carm i , e liberi con cetti.

M i sembra adunque , che questi versi egli facesse come colui che sapeva essersi celebrato dai Messenj un agone di musica. 4 Andando per la strada verso l Arcadia a M egalopoli , havvi nella porta un Erma , lavoro atti* co : imperciocch gli Ateniesi hanno dato una figura quadrangolare agli Ermi , e da loro gli altri lo appre sero . Dalla porta scendendo trenta stadj havvi il fiu me di Balira . Dicono che il fiume avesse tal nome da Tamiride , il quale ivi per la privazione degli oc chi gitt la lira : che egli poi era figlio di Filammone, e della Ninfa Argiope ; la quale Argiope avea fino allora abitato nelle vicinanze del Parnasso ; ma poi ch fu incinta dicono che trans m igrasse negli Odri-

go L I B R O si: imperciocch non volle Filammone, come essi di cono, menarla in ca sa . Laonde chiamano Tamiride Odrisa , e Trace . L a Leucasia, e lAnfito unisco no nello stesso s ito le loro acque . 5 . Varcati questi , una pianura nomata Steniclerica : e dicono che Steniclero sia un Eroe. Rim petto alla pianura havvi la anticamente chiamata fic alia ; ma a' d nostri bosco sacro Camasio pieno specialmente di cipressi . V i sono statue di Numi,di Apollo Carno, ediM ercurio che porta un ariete: la Casta , un soprannome di Proserpina figlia di C e rere : sgorga presso questa statua acqua da una sorgehte . Ci che spetta alle grandi Iddie ( sendo che di queste ancora celebrano la iniziazione nel Carnasio ) sia per me segreto : imperciocch dopo i mi steri Eleusinj d loro il secondo posto in venerazio ne . Che ivi poi si conservavano lidria di bronzo ri trovata dal capitano Argivo , e le ceneri di Eurito di Melaneo non m' stato proibito dal sogno palelesarlo a tu tti. Presso il Carnasio scorre il fiume Caradro. 6. Avanzandosi a sinistra circa otto stadj sono le vestigia di Andania . Si conviene dagli espositori che la citt ebbe il nome da quella donna Andania , ed io non posso dire nulla sopra i geuitori suoi , o con chi maritossi . Andando da Andania versoi Ciparissie , havvi la cos detta Policna , e scorrono il fiume Elettra , e Coeo . E presto narrerebbero qualche tradizione s opra Elettra figlia di Atlante , e Coeo padre di Latona ; ovvero E le ttra , e Coeo sarebbero Eroi nazionali. 7. Tragittata l Elettra si-trova la sorgente no mata Acaja , e gli avanzi della citt di Dorio-. Ed Omero cant*che ivi in Dorio accadde la disgrazia a Tamiride , perch gloriavasi superare le Muse stes se nel canto . Ma Prodico Focese (seppur suoi sono

Q U A R T O 9 i versi dellaMiniade) afferma che Tamiride soffre nell inferno la pena del suo vanto verso le Muse . Perd Tamiride , secondo ci che io credo , gli occhi per malattia , il che avvenne dopo anche ad mero ; e questi pass il resto de' suoi giorni poetando, im perciocch nulla ced alla sciagura : Tanairide per lasci il canto pel male onde era afflitto. CAPO T R E N T E S IM O Q U A R T O
Fium e Pam iso - Corone - Fium e B ia n te - Tempio antico d i A p o llo Corinto al mare - Colonide A s in i , e JDriopi - A s i n e .

i. D a Messene fino alla foce del Pamiso havvi una strada di ottanta stadj . Scorre il Pamiso per i campi arati, e puro , e dal mare alle navi naviga bile per dieci stadj . Corrono entro di esso anche pesci marini specialmente nella stagione di prima vera. L o stesso fanno i pesci nel Reno , e nel Mean dro ; e specialmente rimontano nuotando lAcheloo , che sbocca verso le isole Echinacli. Ma assai diversi s ono i pesci , che rimontano il Pamiso come nn acqua pura , e non simile ai fiumi fangosi enumera ti. I cefali poi siccome pesci amanti delle acque fan gose amano i fiumi pi sordidi .1 fiumi de'Greci pe r non portano mostri per la morte degli uomini , siccome lindo, e il Nilo Egizio , ed ancora il R eno, listro, l'Eufrate, ed il Fasi. Imperciocch questi nudriscono mostri assai amanti di carne umana, e che si accostano molto alla forma dei glanidi ( specie d i sto1 rioni ) dellErmo , e del Meandro ; ad eccezione che sono di una pelle pi nera , e di maggior forza : in questo i glanidi sono a que' mostri inferiori. L'In do , ed il Nilo poi producono coccodrilli ; e quest'ul-

ga L I B R O timo anchey ippopotami nulla meno del coccodrillo infesti alluomo . Per quello adunque che i mostri risguarda non danno i fiumi de'Greci terrore alcuno: poich i cani del Loo che scorre per l'Epiro Tesprozio non sono di fiume;maavventizj vengono dal mare. a. A destra del Pamiso la citt di Corone si tuata presso il mare , e sotto il monte Tematia . So pra questa via havvi sul mare un villaggio , che cre dono essere sacro ad Ino. Imperciocch dicono che ivi essa venis s e fuori del mare di gi riputata Dea, e Leucotea in luogo dino appellata . Avanzandosi non molto , si trova la foce del fiume Biante : e dicono che tal nome abbia avuto da Biante figlio diAmitaone. La sorgente poi del Platanistone venti stadj lonta na dalla via : scorre lacqua da un platano largo , e vuoto di dentro, la larghezza di questo albero ras somiglia . ad una spelonca piccola , e di l scende l acqua da bere in Corone . 3. Il nome antico di Corone era Epa ; dopo per che furono dai Tebani ricondotti nel Pelopon neso , dicono , che Epimelide spedito a fondarla la chiamasse Corona , imperciocch egli era di Corona deBeoti, i Messenj non pronunziarono bene dap principio il suo nome , e vieppi col tempo prese for za il loro errore . Si fa ancora un altro racconto , che scavando le fondamenta del muro , trovarono una cornacchia di bronzo . Ivi sono tempj di Numi, di Diana cio chiamata Paedotrofa , di Bacco , e di E s culapio , le statue di E sculapio , e di Bacco son di marmo ; ma la statua di Giove Salvatore stata f atta di bronzo nel foro . D i bronzo pure la statua di Minerva nellAcropoli a cielo scoperto , la quale tiene una cornacchia nella mano . Vidi ancora il se polcro di Epimelide . Perch poi appellino degli A^hi il porto , non a me noto . 4 D a Corone avanzandosi o ttanta stadj circa s i

Q U A R T O $3 presso il mare un tempio di Apollo , che riscuote onori : imperciocch al dir deMessenj il pi antico , e vogliono , che il Dio risani da malat tie ; e chiamano Apollo Corinto . Questo un simu lacro di legno , la statua di Argeo poi di bronzo : affermano essere stata questa dedicata dagli Argo nauti . 5 . Confinante colla citt de'Coroni Colonide. Gli abitanti di essa affermano non essere Messenj , ma dicono , che li men via dall'Attica Goleno , al quale secondo un oracolo fu di guida in fondare la colonia una allodola . Ma col tempo doveano can giare il dialetto , e i costumi in quelli de'Dorj. Gia ce la piccola citt di Colonide in un luogo elevato poco discosto dal mare . 6. Gli Asini in origine erano confinanti co'L icoriti intorno al Parnasso . Ed erano appeUati D rio pi dal loro fondatore, nome che nel Peloponneso an cora conservarono . Dopo nella trza generazione , regnando Filante , furono i Driopi superati in bat taglia da Ercole , e qual dono portati ad Apollo in Delfo . Ricondotti nel Pelponneso per oracolo da to dal Nume ad Ercole , occuparono primieramente Asine presso di Ermione : cacciati di l dagli A rgi vi , abitano nella Messenia per concessione de' La cedemoni, e non essendo stata dai Messenj nel loro ritorno distrutta la loro citt . Gli Asini stessi pe r tengono intorno a loro questo racconto . Conce dono di essere stati vinti da Ercole in battaglia , e che la loro citt sul Parnasso fo sse presa : ma non dicono di essere stati fatti prigioni , e condotti ad Apollo , ma che prese da Ercole le mura , abban donarono essi stessi la citt , e sulle cime del Par nasso si rifuggiarono ; sendo di poi passati con navi nel Peloponneso , dicono d i avere supplicato Euristeo , il quale siccome odiava Ercole diede loro Asit rova

94 L I B R O ne nellArgolide . E gli Asini sono i soli di tutta la nazione deDriopi che fan pompa di questo nome fi no a nostri d , nulla simili a que' degli Eubesi che occupano Stira. Imperciocch gli Stiresi ancora so no Driopi di origine , che non ebbero parte nella b attaglia contro Ercole avendo le abitazioni discoste dalla citt . Ma gli Stiresi dispregiano di essere chiamati Driopi siccome que'di Delfo evitano di es s ere nomati Focesi. Gli Asini poi si dilettano gran demente di essere chiamati Driopi , ed i pifx santi de'loro tempj chiaramente apparisce , che li hanno edificati in memoria di quelli che un d ersero nel Parnasso . Tale il tempio che hanno di Apollo , t ale quello di Driope , e la statua antica , che ivi si vede : e celebrano ogni anno in suo onore una iniziazione dicendo Driope essere figlio di Apollo . 7. Asine posta sul mare nella medesima posi zione di quella gi in Argolide ; da Colonide ad essa v'ha una strada di quaranta stadj , e tanta ve n' ha ancora da Asine al cos detto Acrita . Si erge l'Acrita sul mare , e innanzi ad esso la deserta isola di Teganusa . Dopo l Acrita il porto Jjenicunte , e presso di esso sono le isole Oenuse .

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CAPO TR E N TE SIM O Q U IN T O
Motorie - Libert concessa da Trajano a que'd i M otone - N o t iz ie appartenenti alla storia d i Moto * ne

, e cose rimarchevoli in essa .

1. I V I o to n e prima che si raccogliesse l'esercite contro Troja , e prima della guerra contro Ilio chia m ata Pedaso , mut poi il suo nome , prendendolo secondo ci che dicono i Motoni stessi dalla figlia di Oeneo . Imperciocch dicono , che ad Oeneo di Partaone , il quale dopo la presa di Ilio si ritir insieme con Diomede nel Peloponneso , nacque di una concubina una figlia Motone . Ma a mio pa rere diede lo scoglio Motone il nome al luogo . Questo scoglio , che fa il loro porto ancora : im perciocch rende l ingresso pi angusto alle navi, stendendosi sotto acqua , e serve insieme di antemu* rale che il flutto non sia fino al fondo commosso. 2. Ho anche neprecedenti ragionamenti dimo strato che i Naupliesi cacciati a cagione del loro par tito Laconico , regnando in Argo Damocratide , eb bero dai Lacedemonj Motone : e che non ebbero a soffrire alcuna novit daM essenj, quando ritornaro no . Erano i N aupliesi, credo, di origine Egizj , i quali venuti insieme con Danao con la flotta in Argo lide , tre generazioni dopo da Nauplio di Amimon furono in Nauplia stabiliti . L Imperadore Trajano c oncesse ai M o toni che liberi secondo le leggi lo ro si governassero . 3 . Ne'tempi pi antichi per a loro soli de Meseenj abitanti le coste avvenne in particolare questa sciagura. Erano gli affari dellEpiro Tesprozio iti in rovina p er mancanza di governo ; poich a Deidama

t)6 L I B R O di Pirro non nacque prole;ma ella come fu sul punto di morire,mise le cose nelle mani del popolo.Era essa figlia di Pirro di Tolomeo di Alessandro di Pirro . Per ci che a Pirro risguarda lho di gi nel ragiona mento sugli Ateniesi dimostrato . Prode Cartagine se maggior fortuna , e splendore di azioni di ad Alessandro di Filippo : ma disse che Pirro fu di quel conquistatore migliore nel mettere in ordine la infanteria gravemente armata , e la cavalleria , e in ritrovare strattagemmi contro i nemici . Come ces sarono gli Epiroti di essere governati da un Re, ilpopolo divenne in altre cose insolente,e sdegn di obbe dire a coloro che erano in magistratura, e gl'lllirj che abitano di l dall'Epiro che sul mar Jonio, con una scorrera li sorpresero . Imperciocch non sap p iamo che altri che gliAteniesi abbiano nella democra zia prosperato : e per essa gli Ateniesi grandemente prosperarono , pcrch d'intendimento superarono tutti i Greci , e nulla alle leggi stabilite disobbedi rono . 4 Gl* Illirj avendo gustato il dominio , e bra mandone sempre uno maggiore , fabricarono n avi, de p redarono tutti quelli che incontravano ed appro darono sotto sembiante di amicizia nel territorio de Motoni,ed avendo mandato un messo nella citt,pr e garono gli abitanti , che avessero mandato loro ai vascelli del vino , e come lo portarono , compra rono il vino secondo il prezzo de' Motoni , ed essi venderono l oro di quelle mercanzie che aveano por tato . Il d vegnente giunti in maggior numero dalla citt , diedero anche a. questi da guadagnare . F i nalmente uomini , e donne scesero ai vascelli per dare il vino , e ricevere altre mercanzie dai barbari: allora gl'lllirj preso ardire , molti uomini , e pi donne ancora rapirono ; e*d imbarcatili navigarono ve rso il mar Jonio dopo aver resax liserta 1 citt de J V I otoni.

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5 . In Moione havvi il tempio di Minerva Anemotid e : e dicono che Diomede dedicasse la sta tua e imponesse il nome alla Dea . Imperciocch soffiando i venti con maggior violenza , e fuori di stagione , guastavano il paese ; ma avendo Diome* d e pregato Minerva , dopo quel tempo il lo ro pae se non ebbe pi a soffrire danni da v e n ti. 6. Ivi il tempio di D ian a, e l acqua in un pozzo mescolata con pece molto simile di as p ettallunguento Giziceno. L'acqua potrebbe dare lo steso so odore , ed avere lo stesso colore . L 'acqu p i a zzurra che io conosco quella che ho veduto alle. Term opili , non gi tutta , ma solo quel la che scola nella piscina, che quedel paese chia mano Pentole donnesche . Un'acqua rossa nulla meno del sangue la porge il territorio Ebro pres so Joppe. E 'dessa vicinissima al mare , e q u edel paese hanno circa quella fonte la tradizione , che Perseo' dopo avere ucciso il mostro , al quale era espostala figlia di Gefeo ivi si astergesse del San gue . Conos c o un'acqua che dalle sorgenti sgorga nera avendola veduta in Astira'. E Astira un bagno caldo nel cos detto AtarUeo rimpetto a L e s b o . Il villaggio Atameo jm a !merced e , che que'di Scip riportarono dal Medo, allorch gli diedero nelle ma ni il loro supplice Pttia Lido : questa adunque d nel n ero. I Romani poi di l dalla loro citt , va licato il fiume nomato A m en ehanno un'acqua bian ca : se un .uomo entra in essa subita gli spra- giunge il freddo e gli cagiona un brivido ; ina r imanendovi un poco , riscaldato cme dalla me dicina pi -fcaldft . Tali sono adunque le sorgn -: ti , che io avendo vedute cono b bi come maravi- ' glios e n vedersi , che hanno q ualche dosa di' par ticolare t impercio c ch bench if l conosca omet. ' t o quelle , che sono meno degne- di meraviglia .

98 L I B R O Non straordinario trovare acqua salsa e d acerb a. M a voglio accennarne due altre diverse dalle esp o ste : quella di C ardia nel campo chiamato Bian co , un acqua calda presso il castello nomato Dascilo , e pi dolce a bersi del latte : so p o i , che Erodoto ha detto che nel fiume Ipani sbocca una sorgente di acqua acerba . Come non riceveremo p er vero il suo racconto ? quando a nostri giorni ancora in Dicearchia de' Tirreni stata da loro ri t rovata un acqua calda , cos acida che in non mol ti anni ha disfatto il piombo pel quale scorre. CAP T R E N T E S I M O S E S T O
Capo Corifasio - P ilo , e sue cose degne d i m em o ria - JSestore - Sfatteria - C iparissie - F iu m e , N eda.

i. U a Motone al promontorio Corifasio havv i cento stadj di strada ' sopra di esso P ilo . F u . questa citt edificata da Pilo di Clesone , che vi men dalla Megaride i Lelegi che loccupavano. M a non la god sendo stato cacciato da Neleo , e dai Pelasgi di Jolco : ritiratosi nella contrada limi trofe , ivi occup Pilo nella Ela. Salito Neleo sul trono port a tal, onore Pilo , ohe Omero nesuoi versi diede alla citt il soprannome di Neleia. a. Ivi un tempio di Minerva soprannomata. Gorifasia , e la casa detta di Nestore. In essa d ipinto Nestore ancora , e dentro la cit t il suo sepolcro; quello che poco discosta d a Pilo di cono , che sia di Trasimede . 3. Dentro la cltt si vede ancora una spelon ca , dove dicono essere state nella nott e le vac che di N estore r . e prima ancora di Ini .quelle di

Q U A R T O 9$ Neleo . L a razza di queste vacche sarebbe T essalica , di Ificlo gi padre di Protesilao . Impercioc ch Neleo chiese queste vacche agli amanti per ser vire di dote a sua figlia : laonde Melampo per far cosa grata a Biante suo fratello pervenne in T essa glia , ed ivi fu legato dai guardiani d'Ificlo , poi ricev queste vacche in mercede per aver indovi nato ci di cui era stato pregato . In fatti que di allora tutta la diligenza ponevano in raccoglie re tali ricchezze , armenti di buoi , e mandrie di cavalli : che se Neleo desider avere le vacche di Ificlo ancora Euristeo per la fama delraoi nella Iberia ingiunse ad Ercole che menasse via l armento de buoi di Gerione . Sembra poi che Erice il quale allora regnava in Sicilia , ave s se un amore cos ar dente per le v acche di Erita che lott con Er cole depositando per prmio della lotta queste vac che , ed il regno suo . Ed Omero ancora p o et nel la Iliade come Ifidamante di Antenore per prima dote diede cento buoi al suocero. Tutto ci con ferma il mio discorso , che gli uomini di quel tem po dilettavansi specialmente de buoi , A mio cre dere le vacche di Neleo erano pasciute general mente fuori de confini . Imperciocch il paese de' Pilj , quasi tutto arenoso , e non sufficiente a dare tanto erba ai b u o i. M e ne fa Omero anco r a testimonianza nel far menzione di Nestore , sce gliendo sempre fra i suoi aggiunti che era Re della arenosa Pilp . 4 Innanz i al porto giace l isola di Sfatteria, siccome innanzi al porto deDelj Rena . Sogliono )ie umane vicende far risuonare la fama di luoghi fi no allora o s cu ri. Imperciocch celebre il nome di Gafereo nella Eubea per la tempesta ivi avve nuta ai G r e c i, che con Agamennone ritornavano d a Ilio . Conosciam o Psittala scoglio i n nanzi Sa-

L IB R O Q U A R T O lamina per i Medi che in esso morirono . Nella s tessa guisa la disgrazia deLacedemonj rese cogni ta a tutti Sfatteria 4 Gli Ateniesi dedicarono anco r a una statua di bronzo della Vittoria nelTAoropoli in memoria delle cose avvenute in Sfatteria. 5. Que che da Pilo vanno a Giparissie trova no presso il mare sotto la citt una sorgente : di cono , che l acqua sorgesse avendo Bacco percos so la terra col tirso , e perci chiamano la sor gente Dionisiade < M acohica ) . In Giparissie hav vi il tempio di Apollo , e quello di Minerva so prannomata Ciparissia . N l cos detto Aulone hav vi l edicola , e la statua di Esculapio Aulonio. In questo luogo scorre il fium e Neda fra lft Messa nia e l E l * ,

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DESCRIZIONE DELLA GRECIA


D P A
U

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L I B R O
I. D
elle

Q U I N T O
cose

E liac h e.

C A P O

P R I : O

Origine d eg li E l i - Endim ione , E p o , e d E p i Enom ao , e P elope - Etolo , e d E l o - A u g a , e d E rco le - A m arin ceo , A tto re , e sua p roge nie .

i . T u t t i que G r e c i, i quali affermano esser

le part del Peloponneso , e non pi , duopo confessino che nella parte degli Arcadi abiv tano gli Eli , e gli Arcadi ; che la seconda sia degli A c h i, e le altre tre dopo queste de Dorj. Delle nazioni poi che abitano il Peloponneso gl i A rca d i, e gli Achi sono indigeni . E questi fu rono rimossi dal loro paese dai Dorj ; ma non us cirono dal Peloponneso ; imperciocch avendone scacciati gli Jonj abitano il cos detto anticamente Egialo , ed ora da questi Achi stessi Acaja appel lato . Gli Arcadi per sono sempre rimasi nella lo ro terra da primi tempi fino ai nostri . L e altre nazioni sono di avventurieri . Imperciocch i mo derni Corintj sono i pi recenti de Peloponnesj , e dacch ebbero dall Irap eradore il paese fino a ma

c inque

itti L I B R O sono scorsi duecento diciassette an n i. I Driopi poi, ed i Dorj quelli dal Parnasso questi dal l' Oeta sono nel Peloponneso venuti. a. Gli Eli sappiamo essere passati qui da Calidone , e dall' altra Etolia : ed ecco ci che ho trovato circa le cose antiche di questo paese , che li precedettero . Dicono , che in questo paese re gnasse primieramente A etlio , e che egli fosse na to di Giove, e di Protogena ,di Deucalione : di A e tlio nacque Endimione . Affermano , che questo Endimione fosse amato dalla Luna , e che egli ne avesse cinquanta figlie . Coloro poi , che dico no qualche cosa pi verosimile sostengono , che avendo Endimione preso in moglie secondo alcuni A sterodia, secondo altri Cromia figlia di Itono di Anfizione , e secondo altri Iperippe di Arcade , nascessero a lui Peone , Epo , ed Etolo , ed ol tre questi una figlia Euricida. 3. Endimione pose in Olimpia l'Agone del cor so ai suoi figliuoli pel regno, ed in esso vinse ed ebbe il principato Epo : ed allora per' la prima volta q u elli, su i quali regn ebbero il nome di Epi. D ei suoi fratelli dicono che Etolo rimase iv i, Peo ne poi afflitto per esser stato vinto se ne and esule quanto pot piti lu n g i, e da lui ebbe nome la Peonia che di l dal fiume Assio . 4 Non sono di accordo sulle circostanze del la morte di Endimione gli Eracleoti presso M ile to , e gli E l i , ma questi mostrano il monumen to sepolcrale di Endimione , e gli Eracleoti dico no , che egli si ritirasse sul monte Latmo : ed hav vi nel Latmo l'adito di Endimione . Epo avendo sposato Anassiroe di Corono n'ebbe una figlia Irmina ma non prole maschile. 5. Regnando Epo queste altre cose avvenne ro : Enomao figliuolo di A l s ione ( i Poeti il decan-.

Q U I N T O t arono figliuolo di Marte , e tale il vuole la tra dizione depi ) costui adunque regnando nella co s detta Pisa f deposto dal trono sendo passato Pelope il Lido dall Asia . Pelope morto Enomao tenne la Pis a , avendo distaccata dal territorio di Epo , Olimpia , la quale confinava colla P isa. D i cevano gli Eli , che Pelope ergesse primieramen te un tempio a Mercurio nel Peloponneso , e a lui sacrificasse allontanando da se lo sdegno del Nu me per la morte di Mirtilo . 6 . Etolo che regn dopo Epo dor fuggire dal Peloponneso , perch i figli di Apide il con dannarono come reo di sangue involontariamente sparso. Imperciocch Etolo uccise Apide figlio di Jasone da Pallanzio di Arcadia avendolo gittate a ter ra col cocchio , allorch furono stabiliti degiuo chi in onore di Azane. Da Etolo adunque di Enditnione , che in quella parte del continente fugg, E toli furono chiamati coloro , che abitano intor no all Acheloo . Il principato degli Epi fu otte nuto da Tlo figliuolo di Euricida figlia di Endimione , il quale ( lo creda chi il voglia ) ebbe per padre Nettuno . E il popolo da Elo mut il nome nell odierno . 7 . Figlio di Elo era Augea . Quelli che ma gnificano le cose che lo risguardano variando il no me di Elo dicono, che Augea fosse figlio di Elio cio del Sole . Questo Augea ebbe tanti buoi , e tante greggi di capre , che la maggior parte del paese divenne inutile per lo sterco debestiami . Egli pertanto persuase Ercole, o col prezzo di una porzione della Ela , o con qualche altra mercede che gli nettasse dallo sterco la te rra . Ed Ercole fece ancora questo volgendo il corso del fiume M inieio sullo sterco . Augea poi perch avea Ercole pi con senno , che con fatica terminata l'opera

i 4 L I B R O neg di dargli la mercede , e cacci FileO suo fi-' gliuolo primogenito , perch si opponeva a lu i, dicendo che non agiva con giustizia verso di un uomo benefico . Quindi si prepar in altre cose per respingere Ercole se mai fosse ito contro Elide , e si fece amici- i figli di Attore , ed Amarinceo . 8. Era Amarinceo bravo in guerra ; e il pa dre suo Pittio Tessalo di stirpe , era di Tessaglia venuto nella Ela. Augea diede ad Amarinceo an che una parte del governo nella Ela . La stirpe di Attore p o i, e de'figli era del paese ed aveano parte del regno . Imperciocch Attore avea avuto per padre Forbante di Lapito e per madre Irm ina di Epo . E da essa edific Attore la citt di Irmina nella Ela . CAPO SECONDO

Spedizione di Ercole contro Augea - Gli Eli chie-, dono soddisfazione agli A rg ivi - Sono rimassi d a i giuochi Istmj t . N o n fece Ercole alcuna chiara azione nel far la guerra contro Augea , poich sendo i figli di At t ore floridi per ardimento, e per et misero sempre i n f uga gli alleati di Ercole, finch annuziatasi dai Corintj la tregua Istmica , ed andando i figliuoli di Attore a vedere i giuochi , furono da Ercole con insidie morti in Cleone., a. Sendo ignoto l ' autore dell omicidio , M e llone specialmente pose tutto l'impegno per sco prire luccisore de' figli . Come il seppe , allora gli Eli domandarono agli Argivi giustizia dell'omici di o ; imperciocch Ercole abitava in q uel tempo in Tirinto . Ma non essendo f atta loro giustizia dagli

Q U I N T O to5 Argivi , si rivolsero a chiedere che ttttta la nazio ne Argolica fosse dai Corinti allontanata dai giuo chi istmici. 3. Non avendo potuto ottenere *eppur questo dicono Ghe Molione mandasse imprecazioni sopra i cittadini se n on si fossero rimossi dagli Istmj . Ed osservano ancora fino a questo d le impreca tioni , e tutti quelli degli E l i, che esercitano il corpo , hanno per legge di non entrare nei giuo chi Is tmici . 4 Diverse dalle riferite sono due tradizioni . Gli uni dicono che Cipselo Tiranno de Corinti de dic una statua di oro a Giove in Olimpia ; e che sendo morto costui prima che il suo nome fosse inciso sul donativo , i Corinti richiesero agli Eli che concedessero loro di far scrivere a spese pub bliche la loro citt sul dono , e non avendolo otte nuto , si volsero all'ira contro gli Eli , ed inti marono loro di non piii comparire ne giuochi Istmj. M a come i Corinti sarebbero ammessi ai giuochi di Olimpia se avessero* allontanato gli Eli contro la loro volont dagli Istmici ? L'altra tradizione por ta , che a Prolao persona ragguardevole presso gli Eli , e alla sua moglie Lisippe nacquero Filant o e Lampo : questi sendo iti ai giuochi Istmj per c ombattere nel pancrazio de'fanciulli , ed uno di essi per combattere ancora alla lotta, prima di entra re in lizza, vennero dai loro antagonisti soffogati o in altra guisa . morti : quindi pretendono che le imprecazioni contro gli Eli se di lor voglia non si astengano dagli Istmi ? siano di Lisippe . Ma fol l e si mostra ancora questo discorso : imperciocch Timone cittadino Elo ebbe vittorie nel pentatlo degiuochi de Greci , ed havvi il suo ritrat t o in Olimpia , ed nna elega, che dice quante corone riport Timone , e la causa per cui non ha avu~

io 6 L I B R O t o parte nella vittoria Istmica . Ed ecco in qui termini l elega sopra questo si esprime : A lui viet l'andar nella Sisifia Terra la pena per la micidiale De'figUuol di Molione orribil m o rte . E ci basti sopra questo soggetto . CAPO TERZO.

Ercole prende Elide - D V Ela a Fileo R e dopo Augea - Ritorno de 'Dorj sotto Ossilo *

i . l rcole prese dopo , e guast Elide , aven do raccolto un esercito da A rgo, da Tebe , e da gli' Arcadi . A difesa degli Eli si mossero quedi Pilo di Ela , ed i Pisi ; de'primi Ercole prese vendetta ; ma l'oracolo di Delfo il fece astenere dalla spedizione contro i Pisi : diceva loracolo : D i Pisa ha cura il padre , e a me s i spetta Guardar Piton f r a v a lli . a. Questo oracolo fu la salute de* P is i. Die de Ercole a Fileo il paese Elo pi per rispetto di Fileo , che per sua volont pr opria nelle sue ma ni rimise i prigioni , e perdon ad Augea. 3. Si dice che le donne degli Eli , sendo il loro paese deserto di u omini in et di portare le armi pregassero Minerva a volerle far divenire in cinte tosto che si fossero giaciute cogli uomini : e la loro preghiera fu esaudita , ed ersero un tem pio a Minerva di soprannome M adre. Gli uomini e le donne poi , rimasti contenti del congiungimento chiamarono Badi il villaggio dove primieramente si congiunsero , e Badi con voce nazionale il fiume , che presso l scorre

Q
4.

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Fileo dopo che ebbe ristaurato Elide , ri t irossi di nuovo in Dulichi ; ed Augea avanzato molto in vecchiaja soggiacque al destino . Agastene di Augea, ed Anfimaco , e Talpio ebbero il regno degli Eli . Imperciocch de'figli di Attore che avea no in loro casa menato due sorelle gemelle figlie di Dessameno Re di Oleno , l'uno avea avuto da Teronica Anfimaco ; ad Eurit o poi da Terafone era nato Talpio . Ma n Amarinceo , n Diore suo fi glio rimasero privati . Il che Omero ancora dimo str nel catalogo degli E li, poetando , che tutta la flotta loro era di quaranta navi , delle quali la me t erano sotto Anfimaco , e Talpo : delle altre ven ti poi dieci erano comandate da Diore <li Amarinceo , e altrettante da Polisseno figlio di Agastene. A Polisseno scampato di Troia nacque un figliuolo Anfimaco , ( credo che questo n ome gl'impose per l'am icizia verso di Anfimaco di Cttato morto ad Ilio ) e ad Anfimaco , Elo . 5. Regnando Elo in Elide si raccoglieva aiora l 'es e rcito deDori in sieme cofigli di Aristomaco per ritornare nel Peloponneso . Ebbero i loro Re loracolo , di far condottiero del loro ritorna ano che avesse tre occhi. Non sapendo essi cosa intendesse loracolo pass un uomo che conduceva un mulo, il quale avea perdu t o un occhio . Siccome Cresfonte cred che a questuomo alludeva l'oraco-1 lo , perci i Dorj sei conciliarono . Costui li esor t a tornare nel Peloponneso con n av i, e a non f are alcun tentativo di passare per listmo con eser cita te rre stre . Raccomand adunque queste cose , e nello stesso tempo indic loro la navigazione da Naupatto a Molicrio : ed avendoli pregati di dar gli per premio la Ela , essi furono di accordo con cedergliela . -Era costui Ossilo figlio di Emone di Toante . Toante era quegli , che distrusse insieme

io R L I B R O co'figli di Atro il regno di Priamo . Da Toante rimontando ad Etolo di Endimione sono sei gene razioni . Gli Eraclidi erano congiunti de'Re di Etolia , ed oltre ci erano sorelle la madre di Toan te di Andremone , e di Ilio di Ercole i Ossilo avea dovuto andare esule dalla Etolia . Gonciossiach dicano , che tirando il disco errasse e commettes se un involontario omicidio : e dicono che l'ucci so dal disco era Termio fratello di Ossilo , e se condo altri Al cidoco di Scopio.

C A P O

.Q UARTO.

A ltre notzie sopra Ossilo - Gli succede La}a Quindi Ifito ristauratore de'giuochi Olimpici Guerre , alle quali furono presenti g li E l i .

i . N a r r a n o di Ossil o ancor q uesto , che ve nisse in sospetto , che i figli di Aristomaco veduta l'E la fertile e tutta lavorata non volessero pi dargliela ; e perci guid i Dorj pel paese degli Ar cadi , e non per l'Ela. Bench Ossilo si studiasse di prendere il principato degli Eli senza combattere,ci non gli fu permesso da Giove . Proclam tuttavia di non tentare la sorte con tutte le forze loro ; ma che si scegliesse da ambo le parti un soldato per com battere . E piacque questo ad ambedue : quelli ehe furono stabiliti per azione , furono Degmeno Elo arciere , e dal canto degli Etoli Pirecme ammae strato alla fionda. Rimasto vincitore Pirecme , eb be Ossilo il regno, e permise agli antichi Epi di r imanere nel loro paese , ed in t rodusse come loro compagni gli Etoli nella divisione del territorio . E compart onori a Giove , e secondo le antiche costumanze conserv agli altr i Ero i i loro, e anco-

Q U I N T O 9 ra a nostri giorni si osserva ci che egli stabili p er i funerali di Augea . Si dice poi che persua s e a tutti coloro che abitavano ne eastelli poco di stanti dalle mura a scendere nella capitale: e mo str loro Elide maggiore per la copia degli abitan ti e pi felice nelle altre cose. a. Venne a lui un oracolo da Delfo di chiamare p er compagno nella ristaurazione uno della stirpe di Pelope . Ossilo fece con diligenza la ricerca , e indagando trov Agorio figlio di Damosio di Pentilo di Oreste , e lo chiam da Elice degli Achi insieme con una porzione non grande di Achi . D icono , che la moglie di Ossilo avesse nome Pie r ia , ma non rammentano altro di essa. Afferma no che di Ossilo nacquero Etolo , e Laia. Ed es s endo Etolo morto prima , i genitori il seppellirono ergendogli il monumento nella stessa porta ehe me na ad Olimpia , e al tempio di G iove . Egli il sep pell cos secondo loracolo , che il cadavere non stesse n dentro n fuori della citt . Il Ginnasiarco poi continua fino al 'mio tempo a fare i fune rali ad Etolo. 3. Dopo Ossilo Laia suo figlinolo otteime il regno : non trovo che i suoi discendenti abbiano regnato , e bench io li conosca ci non ostante gli ometto : imperciocch non voglio che il mio dis corso scenda a persone private . Nei tempi posteriori Ifito della stirpe di Ossilo , e coetaneo di Licurgo Legislatore deLacedemonj regol in Olimpia i giuochi , e stabil di nuovo il concorso Olimpico , e la cessazione dalle ostilit , le quali cose erano da non so quanto tem po ite in oblo . La causa poi per la quale le fe ste Olimpiche f urono tralasciate , sar da me di mostrata in quella parte del mio ragionamento ch e ri sguarda Olimp ia Send o la Grecia allora special/

no L I B R O m ente dalle guerre civili , e da una malat tia epide mica afflitta venne in mente ad Ifito di domandare al Nume di Delfo la liberazione da mali : e dicono, che gli fosse ingiunto dalla Pizia , che egli stesso, e gli Eli salvassero i giuochi, Olimpici. Ifito per suase agli Eli di sagrificare ad Ercole , credendo p er lo innanzi, che egli fosse loro nem ico. L'epi gramma che in Olimpia chiama Ifito figlio di Emone ; la maggior parte de* Greci per lo fa na to di Prassonide, e non di Emone : le antiche scrit ture poi degli Eli dissero Ifito aver lo stesso no me del p ad re. 5. Hanno gli Eli avuto parte nella guerra con t ro Troja , hanno avuto parte nelle azioni contro la invasione de' Medi nella Grecia . E per om et tere i 'pericoli che doverono durare contro i Pis i e gli Arca dV -p er i regolamenti de giuochi di Olim pia , invasero contro lor voglia insieme co Lace demonj il territorio Ateniese , e non molto tempo dopo si volsero contro i Lacedemonj insieme con que di Mantina , e cogli A rg iv i, avendo chiama to in alleanza le forze Attiche ancora. Nella spe dizione di Agide sul loro territorio , e nel tradi mento di Senia vinsero gli Eli una battaglia vici no ad Olimpia , ed avendo messo in fuga i Lace demoni li cacciarono dal recinto sacro . Dopo fa posto fine alla loro guerra secondo quelle condi zioni che io ho di gi dimostrato nel ragionamen t o sopra i Lace demoni. Non volendo Filippo figlio di Aminta allontanarsi dalla Grecia , accedettero gli Eli all alleanza de Macedoni sendo da una sedi zione vicendevolmente afflitti ; ma non soffriro no di combattere contro deGreci a Cherona . Ebbe r o parte per nellattacco di Filippo contro i La cedemoni per lantico odio contro di loro ; e mor t o Al essandro fecero insieme co Greci la guerra Cntro i M acedoni ed Antipatro.

Q U I N T O CAPO QUINTO

Aristotimo ucciso da Clone - Bisso - Samico Trifilia e Lepreo - Fiume Anigro Antro delle N in fe A nigridi,

i. D o p o , Aristotimo figlio di Damareto di Etim one fu tiranno nella Ela , sendo ajutato nella oc cupazione da Antigono di Demetrio Re di Mace donia . Sei mesi dopo che Aristotimo tiranneggia va fu spento da Chilone , Ellanico , Lampi , e Ci lene insorti contro di lui. Anzi Cilone fu che di propria mano uccise il tiranno , che supplichevole si era rifuggiato all ara di Giove Salvatore. Tali sono le cose spettanti alla guerra , che avvennero agli E li, che nel presente discorso ho parcamen te descritte . a. Si maravigiler qualcuno , che nel territo rio Elo, e in ni un altro luogo di Grecia nasca il b isso , e che di l daeonfini, e non dentro il pae se le cavalle siano ingravidate dagli asini : e di' questo si disse esserne causa unax imprecazione . 11 bisso di Ela per la sottigliezza non la cede a quello della terra degli E b r i, ma non cos rosso. 3. Partendo dalla Ela v ha un villaggio che si stende sul mare . Chiamasi questo Samico , e a destra , di l da esso la cos detta Trifilia , ove la citt di Lepreo . Vogliono i Lepreati essere una porzione di Arcadi ; ma sembra che siano sta t i fin da principio sudditi degli Eli : e tutti quel li fr a loro , che vinsero negiuochi Olimpici li pro clam l araldo Eli da L epreo. Ed Aristofane can t essere Lepreo una piccola citt degli E l i. Si va a Lepre o per tre v ie, da Samico, lasciando a

na L I B R O sinistra il fiume Anigro ; da Olimpia ; e finalmen te da Elide : la pi lunga di esse di un giorn o di cammino. 4 - D i c ono , che sia stato posto alla citt il no me da Lepreo figlio di Pirgeo suo fondatore . Si disse ancora che Lepreo avea con Ercole conteso di non essere a lui inferiore nel mangiare : poi ch ciascuno di loro in un tempo eguale uccise un b ue , e appre stollq al pranzo. E siccome sapea be ne Lepreo di non essere meno potente di Ercole in mangiare ardi dopo questo di provocarlo anco ra al combattimento delle a rm i. E dicono , che Lepreo superato .nella pugna m orisse,, e fosse se polto nella terra . de' Figalesi, Ma i Figalesi non possono mostrare il monumento di Lepreo . Ho pure ascoltalo chi attribuisce la edificazione aLprea fi glia di Pirgeo-. Altri poi dicono che sopravven ne ai primi che abitarono in .questa terra la ma lattia detta lepra , onde la citt prese, nome dalla sciag ura degli abitanti. Dicevan o i Le p reati di ave re nella citt il tempio, di Giove Leuco , ed il se polcro di Licurgo figlio di: Ala , di altri , e di Caucone: e che su questultimo vi "era per coper** chio un nomo che. teneva la lira . A mio tempo per non aveano, alcun sepolcro illustre , n tem-. pio di alcun Dio fuori di Cerere : anche: questo pe- r era di mattoni cotti , e non.avea alcuna statua. N on lungi dalla citt de'Lepreati. il fonte appel lato Arene , che dicono avere avuto un tal,nome dalla moglie di Afareo. - 5. Ritornando di nuovo a Samico , e traver sando il villaggio si trova la foce del .fiume Anigr . Spesso i venti che soffiano con forza riten gono il corso di questo fiume. Imperciocch man dando indietro l'arena dal mare, impediscono all acqua di correre. T utte le volte adunque che l'are* <

Q U I N T O 5 na da ambo le parti dal mare , e di dentro dal fiume bagnata , allora peric olos o per i giumen ti , e molto pi per un uomo a piedi 1*entrarvi. Questo fiurne Anigro scende dall'Arcadico monte Lapito , e fin dalla sua sorgente d un acqua n on odorosa , ma assai puzzolente. Prima che ri ceva il cos detto Addante manifesto, che non nudre affatto pesci : ma dopo che vi ha sboc cato questo fiume, quepesci che insieme collacqua scendono nell'Anigro bench quando sono presi dentro lAcidante siano buoni a mangiare , non si possono allora pi mangiare dagli uomini Che lAcidante ne'tempi antichi avesse il nome di J a rdano , io non lho mai congetturato , ma avendo lo inteso da un Efesio, riferisco ci che mi disse. M i persuado per che lodore puzzolente lo abbia 1' Anigro dalla terra dove sorge : siccome la stes? sa cagione hanno le acque di l dalla Jonia , le cui esalazioni sono agli uomini micidiali. D e' Greci poi alcuni dicono , che Chirone altri che un Polenore altro Centauro saettat o da Ercole, fuggendo di es sere ulteriormente ferito in questa acqua asterges se la piaga ricevuta , e dal veleno della idra , na scesse il cattivo odore dell Anigro . Altri poi at tribuiscono la causa del male del fiume a Melampode di Amitaone , e agli oggetti della lustrazione delle figlie di Preto ivi gittati. 6. Havvi in Samico una spelonca non lungi dal fiume chiamata delle Ninfe A nigridi. Chiun que afflitto dadla vitiligine bianca entra in essa , primieramente deve pregare le Ninfe , e promette re un sacrificio qualunque : dipoi stropiccia le par ti inferme del corpo , e bagnandosi nel fiume la scia quella sozzura nell acqua , e ritorna fuori sa no , e puro ,

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CAPO

SESTO.

Samia , e monte Samico - Arene - V estigia d i Scillunte - Esilio d i Senofonte in Scillunte Monte Tipo - Callipatra . retta , valicato lAnigro , ed andando verso Olimpia , dopo non molto a destra del la via un luogo elevato detto Samico , e sopra di esso la citt di Samia . DI questa citt sul Sami co dicono che si serv Poli sperconte Etolo per ba luardo contro gli Arcadi . a. Niuno de Merssnj o , degli Eli pot indi carmi chiaramente gli avanzi di Arene : e pu chi il vuole in varie guise su di essa diversamente con getturare . Mi parve, che dicessero cose pi pro babili quelli che credono netempi pi antichi an cora , e degli Eroi Sam ico essersi appellata A re ne . Questi mi recitarono i versi della Iliade : Havvi un fiume Minieio che in mare sbocca JXon discosto da Arene . Queste vestigia sono vicinissime all Anigro . Y i era poi chi contendeva , che Samic.o non si sia chiamata Arene ; che il fiume Anigro anticamente avesse il nome di Minieio gli Arcadi il consen tono . Pu credersi ancora che nel ritorno degli Eraclidi nel Peloponneso la Neda dove vicina al mare fosse il confine degli Eli Verso la Messe nia. 3. Dopo lAnigro camminando per lungo tem po in luoghi coperti generalmente da sabbia , e che hanno pini selvatici , vedonsi di dietro a sini stra gli avanzi di Scillunte . Era Scillunte una del le citt di Trifilia : nella guerra per d e 'Pisi con

Q U I N T O n5 tro gli E l i, i suoi abitanti furono ausiliarj de Pisi , e nemici aperti degli Eli e perci venne ro da questi ultimi dalla patria loro cacciati. 4 I Lacedemonj dopo , staccando Scillunte dall' Ela la diedero a Senofonte figlio di Grillo esule di gi da Atene . Fu Senofonte cacciato da gli Ateniesi prch contro il Re di Persia loro amico avea fatto parte della spedizione di Ciro remicissimo a loro . Imperciocch risiedendo Ciro in Sardi contribuiva denari a Lisandro di Aristocrito ed ai Lacedemonj per la flotta . Per queste cose adunque Senofonte ebbe l'esilio : ed abitando in Scillunte editic un sacro recinto con tempio ed un. edicola a Diana Efesia . Scillunte d caccie ancora di belve , di cinghiali cio e di cervi , ed il suo territorio traversato dal fiume Selinunte . Gli eruditi Eli per mi dissero che gli Eli ri cuperarono di nuovo Scillunte , e che Senofonte per avere ricevuto il territorio dai Lacedemoni fu giudicato nel Senato di Olimpia , ed avendo ottenu to il perdono dagli Eli pacificamente abit in Scil lunte . Ed in fatti poco distante dal tempio , mi fu mostrato un monumento e sul sepolcro un ri tratto di marmo pentelico che gli abitanti di quel l e vicinanze dicono essere di Senofonte . 5. Nella strada che mena ad Olimpia prima di valicare 1 Alfo , venendo da Scillunte si trova un mente con alte rupi tagliate : che chiamasi T ipo . Da questo gli Eli per una loro legge pre cipitano le donne , che sono sorprese di essere ve nu te ai giuochi Olimpici , o di avere ne' giorni lo ro proibiti solamente passato 1 * A lfo. E dicono di non averne sorpresa alcuna , se non Gallipatra . V ha chi chiama -questa stessa Ferenice , e non Callipatra'. Gostei , sendole morto il marito , tra visatasi totalmente in un ginnasta , men il figlio

116 L I B R O a combattere in Olimpia. Avendo Pisidoro vinto , Callipatra nel saltare il recinto che teneva i gin nasti dagli altri divisi, si scopr. Riconosciuta per donna , la rilasciarono senza punirla in considera zione del padre , de fratelli , e del figlio di essa . Imperciocch aveano tutti riportato vittorie Olim p iche : feoero per per lavvenire una legge sopra i ginnasti , che nudi fossero entrati n e ll'agones

CAPO

SETTIMO.

Alfo - Favola di Aretusa - M are morta Origine degiuochi Olimpici * Iperborei .

i. C jiu n g en d o in Olim p ia , ivi lacqua dellAl fo molta , e assai bella a vedersi , sendo che molli fiumi , e degni di esser rammentati ha di gi r icevuto. Imperciocch lElissone dopo aver traver sato Megalopoli sbocca nell Alfo : vi sbocca il Brenteate dalla regione de Megalopolitani : presso Gortina dove il tempio di Esculapio vi sbocca il Gortinio : da Melenea il Bufago fra la Megalopolitide , e la Ereitide : dal paese de Clitorj i l La done : e dal monte Erimanto quello che ha lo stes so nom e. Questi adunque dall Arcadia sboccano nell Alfo . Il Cladeo venendo dalla Ela unisce con esso lui le sue acque . L Alfo stesso poi ha le sorgenti sue in Arcadia , e non nella Ela . 2. Si dicono sull Alfo queste altre co se, che egli era un cacciatore , e si accese di amore per Aretusa cacciatrice ancor essa : non piacendo a co stei il maritarsi , dicono che pass nella isola che presso Siracusa , la quale rtigia si appella ed ivi di donna divent fonte; e l ' Alfo ancora p er

Q U I N T O lamore si cambi in fiume . Ed ecco quanto ris guarda'ci che sullAlfo edOrtigia si narra . Che poi lAlfo , andando pel mare lacqua sua alla fon te communichi io non s come non prestarvi fede sapendo che il Dio di Delfo con questo si accor da , il quale mandando Archia Corintio alla edifi cazi one di Siracusa vi aggiunse queste parole : N e l vaporoso mare Ortigia giace Sopra Trinacria l dove la bocca Si spande dell' Alfo%che unisce le acque A lla sorgente di Aretusa am ena. Dal mescolarsi adunque l acqua dell* Alfo con Aretusa , io son persuaso che sia nata la voce dell amor del fiume. 3. T u tti i Greci ed Egizj che sono rimon tati fin nella Etiopia di l da Siene , ed in Meroe loro citt , dicono , che il Nilo entrato in un lago lo traversa come se passasse in mezzo alla ter ra , e che dopo ci scorrendo per la Etiopia infe riore ed in Egitto discende a Faro , e al mare che ivi Io stesso conosco un fiume nel territorio degli E b rei, detto Giordano , il quale passando in mezzo ad un lago chiafmato Tiberiade entra in un altro lago appellato il Mar Morto , e da quello vie ne ingoato . Questo M ar Morto soffre cose ad ogni altra acqua contrarie : infatti gli anima li viventi non vi nuotano ; ma' vi galleggiano , e i corpi morti vi si sommergono . Questo lago pri vo ancora di pesci , che come da un evidente pe ricolo sen fuggono indietro nell acqua loro pro pria . Ci che avviene aliAlfo , lo stesso ad un altra acqua in Jonia succede : la sua sorgente nel monte Micale ; e traversando il mare che vi si frappone , sorge di nuov o in Branchide presso il porto chiamato Panormo. Cos adunque van que ste cose.

nS L I B R O 4 Circa i giuochi Olimpici , narrano quegli Eli , i quali le antiche cose rammentano , che primieramente Saturno ebbe il regno nel cielo , e che in Olimpia dagli uomini di quel tempo , che diconsi della et dell oro-fu a Saturno edi ficato un tempio . Venuto Giove alla luce 7 dicono che Rea commise la custodia del fan ciullo ai Dattili Idi , i quali furono ancora ap pellati Cureti ; che vennero costoro dall Ida di C re ta , Ercole cio Peno , Epimede , Jasio , ed Ida ; che Ercole giuocando ( imperciocch voglio no che fosse il pi vecchio ) mosse i fratelli al combattimento del corso , e di un ramo di olivo selvatico coron quello di loro che vinse : ed avea no una tale copia di questo albero che ne span devano in terra le foglie verdi per coricarvisi / Affermano p o i , che l olivo selvatico fu ai Greci apportato da Ercole dalla terra degli Iperborei , i quali abitano di l dal vento Borea . Olene L i cio fu il primo , che nell inno ad Acaja cant es s ere Acaja in Deio da questi Iperborei venuta . Dipoi Melanopo Gumo cant sopra Opide , e Ecaerge una ode , che anche (peste prim a erano dagli' Iperborei venute nell Acaja , e in Deio . Imper ciocch Aristea Proconnesio fa menzione degli Iperborei : costui facilmente ne avrebbe ascoltato di pi dagl Issedoni , presso i quali egli dice ne versi essere pervenuto . Ercole Ido adunque ha la gloria di avere il primo fatto il regolamen to de giuochi . ed aver loro imposto il nome di feste Olimpiche . Stabil pertanto di celebrarle ogni cinque anni , dappoieh esso , ed i fratelli erano cinque di num ero. D i Giove poi altri dico no , che ivi lottasse con Saturno stesso pel regno, altri che facesse celebrare i giuochi per le sue operazioni felicemente terminate . Fra gli a ltri,

Q U I N T O Z19 che diconsi aver vinto , si cita Apollo, che nel cor so super Mercurio , il quale con lui contendeva, e vinse Marte nel pugillato . Per la qual cosa af fermano , che il suono Pitico delle tibie sia stato introdotto nel salto di coloro , che combattono al pentatla, come suono sacro ad Apollo , il quale, avea riportato vittorie Olimpiche . C A P O T T A V 0.

R e , che dopo Ercole celebrarono V Agone Olim pico - Cessazione de' giuochi da Ossilo fino a d Ifito - Istituzione de' varii certami .

, D opo questi dicon o , ch e Climeno figlio di Cardi cinquanta anni dopo il diluvio avvenu to in Grecia ai tempi di Deucalione venuto di Cre ta , e sendo della stir p e di Ercole Ido,, celebr i giuochi in Olimpia , ed eresse agli altri C ureti, e ad Ercole suo antenato un altare , dandogli il s oprannome di Parastata. Endimione di Aetlio fe c e cessare dal regnare Climeno , e pose il regno per premio a chi de' figli avesse vinto nel corso in Olimpia . Pelope circa una generazione dopo En dimione celebr in onore di Giove Olimpio de giuochi molto pi ragguardevoli di quei che lo avea no preceduto . Sparsisi i figli di Pelope da Elide per tutto il resto del Peloponneso , Amitaone figlio di Creteo cugino di Endimione dal lato di pa dre ( imperciocch dicono , che Aetlio ancora fos se figliuolo di Eolo , e di Giove per soprannme ) celebr le feste Olimpiche , e dopo di lui Pelia , e Neleo in comune . L i celebr anche A ugea, ed Ercole figlio di Anfitrione dopo avere preso Eli de . Quelli , che egli coron per avere vinto , fa-

120 L I B R O rono Jolao che corse colle cavalle di Ercol tesso. Ed era fin dagli antichi tempi stabilito il combattere colle cavalle altrui . Infatti Omero n e giuochi celebrati in onore di Patroclo poet, che Menelao si serv di Et cavalla di Agamennone, e fieli altra parte del suo proprio destriere . D altron de Jolao era cocchiere di Ercole . Esso adunqu e vinse col cocchio , e Jasio Arcade col cavallo sen za arnesi nell ippodromo. De' figli di Tindareo uno vinse al corso , e Polluce al pugillato . Si dice an cora di Ercole stesso , che riportasse la vittori a nella lotta , e nel pancrazio . a. Dopo Ossilo ( sendo che ancora costui re gol i giuochi ) dopo il regno di costui cessarono le feste Olimpiche fino ad Ifito . Quando Ifito se condo il fin qui esposto ristabil i giuochi , gli nomini gli aveano obliati, e a misura , che ritor navano loro alla mente , poco a poco facevano u na giunta all' agone . 3. Ed chiaro : imperciocch dal tempo , d acch continua la memoria delle Olimpiadi, p ri mieramente furono messi i prem' del corso , e vinse 1 Elo Corebo. Non in Olimpia il suo ri tratto , ma il sepolcro suo su i confini della Ela. Dopo , nella Olimpiade XIV. fu da loro aggiunto il diaulo , ed Ipeno Piso riport in esso lolivo $ nella Olimpiade seguente il riport Acanto Lacede^ monio . Nella Olimpiade XVIII. ritornarono alla mente i giuochi del pentatlo , e della lotta , e nel primo fu vincitore .Lampide , Euribato poi alla lotta , ancora essi Lacedemonj . Nella Olimpia de XXIII. ristabilirono il certame del pugillato , e vinse Onomasto da Smirne , la quale entrava gi fra gli Joni . Nella XXV. riceverono il corso de* cavalli perfetti : e fu proclamato vincitore Pagonda Tebgno col cocchio . Nella Olimpiade V ili, dopo

Q U I N T O questa ammisero i pancraziasti, ed il cav allo sen za arnesi ; e venne il primo il cavallo di Craussida Crannonio ; Ligda m ide Siracusio poi vinse cloro che entrarono nel pancrazio . Il monumen to di costui in Siracusa presso le latomie. Se poi Ligdamide eguagliasse Ercole Tebano in sta.tu r a ,,io noi s , ma dai Siracusani si dice. Niun a memoria v'ha , che negli antichi giuochi esi stessero combattimenti di fanciulli ; ma gli Eli sendo cos loro piaciuto , li stabilirono . Furono instituiti i giuochi del corso , e della lotta pe' fan ciulli nella Olimpiade XXXVII. , nella lotta vinse Ippostene Lcedemonio ; nel corso Polinice Elo . N e lla XLI. Olimpiade introdussero i fanciulli pu gili , e di quelli che entrarono nell agone , Fileta Sibarita ebbe la gloria . Il corso degli armati alla greve fu sperimentato nella LXV. Olimpiade per esercizio , come io credo, delle cose guerres che , e Demarato Ereese venne il primo di quelli, che corsero cogli scudi . Il corso di due cavalli perfetti chiamato la biga, f u stabilito nella Olim piade X C III., e vinse Evagora Elo . Piacque poi nella Olimpiade XCIX. di combattere ancora con cocchi tirati da poliedri ; ed ebbe la corona del carro de poliedri Sibariade Lcedemonio. Compo sero quindi la biga depoliedri , ed il poliedro senza arnesi ; e dicono , che colla prima vincesse Belis tiche donna dalla Macedonia , che sul m are ; Tlepolemo Licio poi fu proclamato vincitore col poliedro senza arnesi : quest' ultimo fu stabilito nella Olimpiade CXXXI. ; e IH. Olimpiadi in nanzi era stato messo quello della biga di Belistiche. Nella CX LV. poi fu istituito il certame del pancrazio pe' fanciulli , e vins e Fedimo Eolo da Troade .

2a

L I B R O
C A P O NONO.

Giuochi aboliti dagli E li - Corso della Calpe , e degli A nabati - Ordine de'giuochi - Agonoteti - E lla n o d ici .

i. X urono in Olimpia aboliti ancora de giuo chi , cos essendo sembrato agli E l i, per cangia mento di p arere. Imperciocch il pent atlo de' fan ciulli fu stabilito nella XX XVIII.' Olimpiade , ed in esso avendo riportato lolivo Eutelida Lacede m o n i , non piacque pi agli E li , che entrassero fanciulli da pentatlo . Circa al corso poi dell* pe ne , e della calpe stabilito il primo nella Olimpia de LX X , e nella seguente il secondo, fecero poi nella LX X X IV . Olimpiade una publicazione sopra ambedue che in avvenire non vi sarebbe mai pi stato il corso della calpe , n quello dell apene . Quando furono la prima volta es eguiti vinse lApe ne di Tersio Tessalo , e la calpe di Pateco Acho da Dime . a. Era quest ultimo giuoco una cavalla , e da essa saltando a terra nellultimo g iro , quelli che la cavalcavano , correvano insieme colle cavalle in volti nelle briglie , siccome ancora oggid fanno quelli che Anabati si appellano ; la differenza so la che vi corre , che gli Anabati hanno insegne, ed usano cavalli maschi. L apene non avea nulla di antico pel ritrovato , n decenza, concios siach per gli Eli fin da pi antichi tempi sia stato ese crabile quell animale ; imperciocch lapen era si mile alla biga , ma avea muli invece di cavalli. 3. L orditie che ne giuochi si tie ne a giorni nostri , che come si sono s agrificat e al Nume le

Q U I N T O is3 Vittime , nel giorno seguente si celebri 1 *agone del pentatlo , e del corso de'cavalli. Quest'ordine fu da loro stabilito nella Olimpiade LXXVII. Prima di quel tempo nella stessa giornata similmente clebravansi i giuochi degli uom ini , e de'cavalli^ ed allora fino alla notte duravano i pancraziasti , come coloro, che non erano stati chiamati a tem po ; e n'erano cagione i cavalli, e pi ancora l'agone di que' del pentatlo : e Callia Ateniese super cos que' che com battevano al pancrazio . Quindi non doveano per l'avvenire pi servire d'impedimento al panerazio il pentatlo o i cavalli . 4 Circa gli Agonoteti poi non osservano ora quello che dapprincipio era stato ordinat o . Ma Ifit o egli solo di i giuochi ; e dopo Ifito nella stes sa guisa li diedero i discendenti di Ossilo. Nella Olimpiade L. per , a due Eli tratti a sorte fu ri volta la cura delle fest e Olimpiche . E per un tem po molto lungo dopo rimasero gli Agonoteti due di numero . 5. Nella Olimpiade CI. stabilirono nove Ellanodici : a tr de' quali fu rimessa la cura del cor so de cavalli , ad altrettanti l ' invigilare sul pentallo ; ed ai rimanenti fu rivolta la cura degli altri giuochi . Una Olimpiade dopo questa fu aggiun to loro un decimo tloteta. Nella CI1I. poi sendo dodici le trib degli Eli , fu da ognuna di esse preso unaEllanodica . Ma oppressi dagli Arcadi col la gu erra, perderono una parte del loro territorio , e insieme tutti que' borghi che erano nel paese di staccato , e cos furono ridotti al numero di otto trib nella CIV. Olimpiade , e tanti Ellanodici crea rono quante erano le trib. Nella Olimpiade CVIII. poi ritornarono di nuovo al numero di dieci perso naggi : e cos da allora fino a' nostri giorni ri m a s ero .

i >4

L I
CAPO

B R O
D E C I M O.

Sosco sacro d i Giove detto l ' A lti - Descrizione del tempio d i Giove Olimpico.

. I V i o l t e cose veder si possono fra i G reci c he recheranno maraviglia a chi le ascolta ; e spe cialmente la provvidenza divina si mostra ne misterj di Eieusi , e ne giuochi di Olimpia. Il bo s co sacro di Giove per corruzione di nome fin da temPi rimoti viene chiamato Alti ; ed infatti Pindaro ancora nel far un cantico in onore di un vincito re Olimpico da al luogo il soprannome di A lti. 2. S il tempio che la statua di Giove furono fatti colle spoglie riportate dagli Eli , allorch simpadronirono di P isa, e di tutti i vicini che era no insorti coi P isi. Che Fidia poi sia autore del la statua , havvi anche la testimonianza dell e pi gramma scritto sotto i piedi di Giove : M i f Fidia di Carmide Ateniese . Dorico 1 * ordine del tempio , la parte ester na un p^ristilo , ed fatto di una pietra poro sa del paese . Ha sessantotto piedi di altezza fino al frontispizio ; novantacinque di larghezza , e due cento trenta di lunghezza . L Architetto fu Libo ne uomo del paese . Il tetto coperto non di te r ra cotta ; ma di marino pentelico lavorato a mo do di tegole . Dicono che questo fosse un ritro vato di Bize da Nasso , del quale affermano esse re le statue in Nasso , che hanno lepigramma: D i Latona alla stirpe l'industrioso B ize da N a sso diemmi , quei che il prim o D i marmo edific nobile te tto . Visse questo Bize a tempi di Aliatte Lido , e di Astiage figlio di Classare Re deM e d i. In

Q U I N T O 5 Olimpia sovra ciascuna estremit del tetto havvi un vaso dorato , e nel mezzo del frontispizio la V ittoria dorata anche essa ; sotto la statua della V ittoria appeso uno scudo d'oro , sul q uale scolpita la testa di Medusa la Gorgone. L epigram ma che si legge suflo scudo m ostra quei che lo dedi carono , e per qual cagione : imperciocch dice cosi: Una patera d'oro ha il tem pio , dono D alla citt alleata a Lacedemone Tanagra posto.delle spoglie tratte A g li A rgivi , A teniesi ea alli Joni Decima delle palme in guerra c o lte . D i questa battaglia feci menzione nella de s crizione Attica , allorch percorsi i sepolcri di A te n e . Nella parte esterna del fregio , che ricor re intorno sopra le colonne del tempio di Olim pia , sono a 1 . scudi dorati dono -del Capitano Ro mano Mummio, che vinse gli Achi in guerra, pre se C orinto, e distrusse i Gorintj D orj. Per quel l o , che spetta alle cose che sono ne' frontispiz j , h avvi in quello anteriore Pelope nel momento di cominciare il combattimento co cavalli contro di -Oenomao , e lazione del cors o presso ambedue preparata. A destra della figura di Giove scolpita nel mezzo del frontispizio enomao coll elmo sul capo : e al suo fianco la moglie Sterope anche essa una delle figlie di Atlante '. Mirtilo poi che guid ad Oenomao il carro siede innanzi ai caval li , quattro di numero : dopo di lui sono due uomi ni , non vha il loro nome : ma aveano avuto an che essi da Oenomao il commando di servire i ca valli. Presso la estremit giace coricato ilCladeo, il quale in altre cose ancora riceve dagli Eli gli onori de fiumi dopo l Alfo . A sinistra di Giove sono Pelope ed Ippodam ia : vi ancora il coc chiere di Pelope , i cavalli e due p erso n e, an-

L I B R O ohe esse seguaci de cavalli di Pe l ope . Dove L frontispizio diviene di nuovo angusto , ivi scolpito sopra di esso 1 Alfo . Il cocchiere di Pelope , al dire de Trezenj ha nome Sfero ; 1 erudito per che era in Olimpia disse esse re dilla. Le sculture del frontispizio anteriore so no di Peonio da Mende di Tracia . Le sculture poi del .posteriore sono di Alcamene personaggio che fior a tempi di Fidia , e che dopo lui riport i secondi onori nell'arte di fare le statue. Le cos e pertanto fatte da lui nel frontispizio posteriore so no : La battaglia de'Lapiti contro i Centauri nel le nozze di Piritoo . Nel mezzo del frontispizio P iritoo , presso di lui da un lato Eurizione ch e ha rapito la moglie di Piritoo , e Geneo che soccor re Piritoo ; dall' altra Teseo che colla scure re spinge i Centauri. V' ha poi un Centauro che ha rapito una donzella , ed un altro che ha rapito un bel fanciullo. Scolp Alcamene a mio par ere qu e ste cose ammaestrato da versi di Omero , che Pi ritoo era figlio di Giove , e sapendo che Teseo discendeva in quarta generazione da Pelope. Sono in Olimpia molte ancora delle imprese di E rco le. Sulle porte del tempio infatti scolpita la caccia del cinghiale di Arcadia ; le gesta contro Diome de il T r ace ; quelle in Erita contro Gerione ; quando sul punto di ricevere il peso di A tlante; e quando netta agli Eli dallo sterco la te r ra . Sul le porte di dietro poi espresso Ercole , che to glie allAmazone il cingolo ; la sua impresa della cerva ; quella del toro di Gnosso ; quella degli augelli di Stinfalo , e dellid ra ; e quella del leo ne nel territorio Argivo . 3. Entrando per le porte di bronzo si vede a destra innanzi la colonna Ifito coronato dalla mo glie E c echeria siccome dice elegia sopra di. lo ro .

Q U I N T O 127 Dentro il tempio sono ancora colonne ; e dai portici su p erio ri, si v alla statua. V i stata fatta an* cora una scala a chiocciola che mena sul tetto . CAPO UNDECIMO.

Descrizione della statua di Giove Olimpio , e del suo trono.

1 . I l Nume fatto di oro , e di avorio assiso sopra nn trono ; una corona che imita i rami di olivo gli st sul capo ; nella destra tiene la Vittoria anche es sa di oro , e di avorio , che tiene una ben da , e sul capo una corona ; nella sinistra il Dio tiene uno scettro assai grazioso punteggiato di t utti i metalli : l augello , che siede sullo scettro 1 aquila , di oro sono i calzari del Dio , e si milmente il pallio , nel quale sono state espresse piccole figure , e g ig li. 2. Il trono vario per l'o r o , per le pietre, per l'ebano , per l'avorio . Sopra di esso promi s cuamente sono stati dipinti animali , e scolpite s ta tu e . Ne'quattro piedi del trono sono quattro vittorie in sembianza di danzatrici ; due altre poi ve n' ha , dove poggia ciascun piede . E sopra ciascuno de'piedi d'innanzi sono i figli de'Teba ni rapiti dlie Sfingi , e sotto le Sfingi Apollo e Diana , che saettano i figli di Niobe . Fra i pie di del trono sono quattro regoletti , ognuno de quali si estende da un piede all altro . Sul rego lo , che rimpetto tost che si entra sono sette figure : imperciocch non sanno , come l ' ottava di esse sia sp arita. Queste potrebbero credersi imi tazioni degli antichi giuochi , poich a* tem pi di Fidia erano iti in disuso quelli de fan ciulli . E dicono , che quello che si lega i. capel li con an atem a rassomigli nella fig u ra a Pantarc e

ia 8 L I B R O giovanetto Elo amato da Fidia . .Riport Pantarce la vittoria della lotta ne fanciulli nella Olim piade LXXXVI. Sugli altri regoli il drappello di quei , che con Ercole combatterono contro le Amazoni : il numero di ambedue le parti ascende a ventinove : anche Teseo schierato fra gli al leati di Ercole . Il trono non solamente sostenu to da piedi , ma da altrettante colonne , quanti sono i piedi , poste fra un piede e altro . Non si pu penetrare sotto il trono , siccome siamo passati dentro quello di Amicla : ma in Olimpia lo impediscono certi ripari fatti a guisa di muri . D i questi ripari quello che rimpetto alle porte colorito di ceruleo soltanto , gli altri poi hanno pitture di Paneno . In queste espresso Atlante t' che sostiene il cielo , e la terra : ivi dappresso Ercole ancora che vuol ricevere il peso di Atlan te . Vi poi Teseo e Piritoo , e la Grecia, e Sa lamina che tiene nelle mani ornamento che si fa sulle estremit delle- navi : de travagli di Ercole havvi quello contro il Leone Nemo ; havvi poi 1 attentato commesso da Ajace verso Cassandra : Ippodamia figlia di Oenomao insieme colla m adre, e Prometeo che ancora in ceppi , ed Ercole che lo guarda . Imperciocch si dice anche que sto di Ercole , che uccise 1 aquila , la quale af fliggeva Prometeo sul Caucaso , e che tolse dai le gami Prometeo stesso. Le ultime nella pit tura so no Pentesila , che moribonda sostenuta da Achille ; e due Esperidi , che portano i p o m i, la custodia de quali si dice essere stata loro affida ta . Questo Panerto era fratello di Fidia , e da lui stata dipinta ancora nel Pecile di Atene la bat taglia di Maratona. Nella parte pi alta del tro no sopra il capo della statua fece da una parte le Grazie., e dall altra le Ore , s le une che le al tre tre di numer . Imperciocch ancora queste

Q U I N T O 129 nevqrsi stato d etto , che sono figlie di'Giove. Omero nella Iliade cant delle O re, e che a loro era stata affidata la cura del cielo , siccome cu stodi della reggia di un Re . Lo scabello , che sotto i piedi di Giove, da quelli di Attica chia mato Tranio ha leoni d oro , e in bassorilievo la battaglia di Teseo contro le Amazoni , la prima impresa valorosa degli Ateniesi contro stranieri . Sulla base poi che sostiene il trono , e tutti gli altri ornamenti intorno a Giove , le sculture che vi si veggono sono : il Sole che monta sul carro ; Giove , Giunone, e a lato di essa Caride. A que sta st acco sto Mercurio , e a Mercurio Vesta t dopo Vesta Amore che accoglie Venere , allorch sorge dal mare , la quale coronata dalla Persua sione . V i stato inoltre scolpito Apollo con Dia na ; Minerva , ed Ercole ; e presso la estre m it della base, Anfitrite , e Nettuno , e la Luna , che a me pare sproni un cavallo . Han detto alcuni , che la Dea sia portata sopra un mulo , e non so pra un cavallo , e sul mido tengono un discorso ridicolo . 4 Sapendo , ohe sono scritte le misure del Giove di Olimpia circa 1 altezza , e la larghez za sua , non loder quelli che lo hanno misurato j imperciocch le misure ancora riferite da loro sono molto inferiori alla idea che si forma da chi veda la statua : quando infatti dicono , che lo stesso Dio abbia dato una testi m onianza dell' arte di Fi dia . Imperciocch come la statua era di gi fini ta preg Fidia , che il Nume un contras segno gli desse , se il suo lavoro gli piaceva ; ed afferma no , che subito cadde un fulmine in quella parte del pavimento , dove a' miei d era 1 idria , e il c operchio di bronzo . 5. T utta quella parte del pavimento che di-

ilo L I B R O nanzi la statua non lastricata di marmo bianco , ma nero , ed intorno al nero ricorre un riatto di marmo pario per trattenere lolio , che vi si span de . Imperciocch 1 olio conferisce alla statua di Olimpia , ed questa sostanza che impedisce all avorio di soffrir nocumento dal sito paludoso in cui posto lAlti . Nella cittadella degli Atenie si avorio della cos detta Vergine ( Minerva ) ritrae giovamento non dall olio , ma dall acq u a. I mperciocch sendo per la estrema sua altezza la cittadella arida , la statua fatta di avorio richiede l'acqua , e la rugiada, che da essa viene . In Epi dauro poi avendo io richiesto , perch la statua di Esculapio non venisse aspersa da loro n di ac qua n * di olio , mi insegnarono quelli del tempio , che la statua , e il seggio del Dio erano fatti so pra di un pozzo. CAPO DUODECIMO.

Avorio - Velo di lana nel Tempio di Giove D o n i , e Statue del Tempio - Opere di T ra ja no - Statua d i Augusto - N erone .

. negli uomini , che reputano denti , e non corna quelle , che escoho per la bocca agli elefanti , questi non pensano agli alci , fiera che ne'C elti si trova , n ai tori di Etiopia . Imper ciocch gli alci maschi hanno le corna su i so praccigli , e le femmine non le hanno affatto. I to r i di Etiopia poi hanno le corna sul naso ; qual meraviglia adunque , che spuntino ad un animale le corna fuori della bocca ? Io il voglio insegnare ancora con questo : imperciocch agli animali ca dono coll andare degli a n n i, e rinascono le corna.

Q U I N T O 3 F questo soffrono i cerv i, i capriuoli, e lo stes so gli elefanti ; ma non vha anim ale alcuno , di quelli gi perfetti in e t , che metta di nuovo i den ti . Se adunque quelli che escono dalla bocca agli elefanti denti , e non corna fossero , come r ila scerebbero ? I denti sono di natura da non cedere al fuoco; ma le corna de'buoi , e d ogli elefanti, col fuoco , di circolari divengono piane , e prendo no altre forme . Ne' cavalli marini poi , e ne' cin ghiali la mascella inferiore fornita di sanne , vediamo dunque , come anche dalle mascelle spun tino corna : ora si sappia , che nellelefan t e le corna dalle parti superiori scendono per le tem pia , e cos si volgono fuori . Dico questo non per ch l abbia inteso , ma perch ho co proprj miei o cchi osservato un teschio di elefante in un tem pio di Diana in Campania : il tempio circa tren ta stadi distante da Capua , che la metropoli de Campani . L elefante pertanto differisce dagli al tri animali , anche nello spuntar delle corna , sic come nella grandezza , e nella forma sua non so miglia ad alcun altra belva . E mi pare , che i Gre ci siano sommamente splendidi pel decoro de'Numi , e che non risparmino spesa , come coloro , a' qua li fin dagli Indiani, e dalla Etiopia veniva portato 1' avorio per fare statue a. In Olimpia havvi un velo di lana ornato di recami assirj , e colorito di porpora fenicia , do no di Antioco , di cui pure l'egida di o ro , sulla quale espressa la Gorgone , e che sta sopra il teatro di Atene . Non tirano questo velo , siccome quello di Diana Efesia verso il soffitto , ma allen tando le corde lo calano sul pavimento. 3. Dei doni che sono dentro , o nel pronao, uno il trono di Arinno, che regn sopra i T irre ni , e fu il primo fra i barbari a mandare donati-

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vi al Giove di Olimpia : vi sono poi i cavalli di bronzo di Cinisca, monumenti di una vittoria Olim pica . Questi sono pi piccoli del naturale , e stan no nel pronao a destra di quelli che entrano . V i ancora un tripode coperto di bronzo , sul quale ponevansi pe v incitori le corone , prima che fossa fatta la mensa . 4 . Le citt appartenenti all Aca^a dedicaro- no la statua dell' Imperadore Adriano di marmo P a rio : tutti i Greci poi quella di Traiano . Questo Imperadore aggiunse all' imperio i Geti che sono di l dalla T ra c ia , e fece la guerra ad Osroe di scendente di Arsace , e ai P a r ti. Di tutti gli edi fi ci che eresse , pi degne di esser rammentate s o no le terme del suo nome ; un gran teatro c ir colare da ogni parte ; I' edificio pel corso de cavalli, che si estende alla lunghezza di due stadj ; d il foro de'Romani degno di esser veduto pel rimanente , e specialmente pel tetto di bronzo . 5. De' ritratti , che sono n elle nicchie , quel lo di elettro dell' Imperador, Romano Augusto , quello di avorio si disse essere Nicomede Re de Bitinj , e dal nome di costui cangi il suo , la pi grande delle citt di Bitinia , che prima appellavasi Astaco fabbricata in origine da Zipeta , Trace di nazione , come pu osservarsi dal nome 6. D i questo elettro , di cui fatta l'im m a gine dellImperadore Augusto , tutto quello ch e nelle arene dell* Eridano si ritrova naturale mol to raro , ed perci in gran prezzo : laltro elet tro poi oro mescolat o con argento. 7 . Nella cella del tempio di Olimpia fra do nativi di Nerone , la terza corona fatta a somi glianza di foglie di olivo selvatico, e la quarta di foglie di quercia . Ivi stanno venticinque scudi di bronzo , da portarsi da quelli , che corrono arma-

Q U I N T O 33 \ l . Y i sono inoltre parecchi cippi , e fra questi quello che contiene il giur amento degli Eli ver so gli A ten iesi, gli Argivi , e que' di Mantiriea per una alleanza di cento anni . GAPO DECIMOTERZO.

Pelopio nelV A lti ? Sacrifici a Pelope - Sue ossaSede di Pelope e Tantalo in A sia - A ra di Giove Olimpio - A ra costrutta di sangue.

i . N eli' Alti havvi ancora il Pelopio , recinto sacro un d venerato . Gli Eli onorano cos Pe lope sopra gli Eroi , che sono in Olimpia come Giove sopra gli altri Numi . A destra adunque dell ingresso del tempio di Giove verso sett entrione il Pelopio tanto dal tempio discosto , che fra l'imo e l'altro vi sono statue ed altri doni. E comincian do cir c a dalla met del tempio si estende fino alla facciata posteriore , ed circondato da un recin to di sassi , e dentro vi crescono alberi , e vi giac ciono statue i l ' ingres s o ad occidente . Si dice che questo fosse da Ercole di Anfizione consagra to a Pelope ; imperciocch anche egli ne discen deva in quarta generazione , e si dice inoltre che sagrific a Pelope nella fossa. a. Sagrificano a lui anche oggi q u e i , che ten gono le annuali magistrature , e la vittima un montone negro . Non ha di questo sagrificio por zione alcuna l'indovino , ma fu stabilito di dare so lo il Collo del montone al cos detto X ileo. E' il Xileo uno de'servi del tempio di Giove , ed sua cura dare secondo il prezzo stabilito alle citt , e ai privati le le^na pe'sagriticj . Le legna sono sol tanto di pioppo . e non di altro alber o . Ch iunque

i34 L I B R O o degli Eli stessi , o degli stranieri gusta le carn idella vittima sacrificata a Pelope non pu entrare nel tempio di Giove . Lo stesso avviene ancora in /Pergamo di l dal Gaico a coloro , che sagrificano a Telefo ; poich prima di essersi lavati non possono neppure questi salire al tempio di Escu lapio . 3. Si dice ancora questo : andando in l ungo la guerra contro Tro a , gl indovini predissero lo ro che non avrebbero preso' la citt prima che non avessero l portato le freccie di Ercole, ed un os so di Pelope . Laonde dicono , che essi chiamaro no Filottete nel campo , e che da'Pisa fu loro por tato delle ossa di Pelope quello della spalla . Co me poi tornavano in patria fecero naufragio pres so lEuba , e la nave ancora che portava l osso di Pelope fu per la procella sommersa. Molti an ni dopo la presa di Troja dicono che Demarmeno da Eretria pescatore, gittando le reti in mare tir s losso , ed ammirandone la grandezza il riten n e , nascondendolo sotto larena . Finalmente and in Delio per pregare di essere ammaestrato di chi mai fosse quell osso , e qual uso far ne dovesse 5 e siccome per la provvidenza del Dio si trovavano al lora in Delfo gli Eli che chiedevano la liberazio ne da una malattia epidemica , rispose loro la P i zia, agli uni di ricuperare le ossa di Pelope : a D e marmeno poi di rendere agli Eli quello, che a v ea ritrovato . Ed avendo ci fatto , gli Eli gli diede ro in contracambio altre cose ; e fra queste che Demarmeno stesso e i discendenti suoi fossero cu stodi dellosso. L osso della spalla di Pelope era a miei d gi sparito , perch ( io credo ) era ri masto per molto tempo nel fondo del m are, e cos era stato non poco danneggiato dall'acqua marina. 4 . Dellaver Pelope e Tantalo abitato presso

Q U I N T O i 35 d i n o i, ne sono restati segni fino ad oggi. Di Tan talo lo il porto di questo nome , e il non vol gare sepolcro : Di Pelope poi si vede il seggio nella sommit del m onte, che sopra il tempio della Ma dre Creatrice . E varcato il fiume Ermo si vede in Temno la statua di Venere fatta di mirto verde ; ed io mi sovvengo della tradizione , che P-lope la dedicasse , avendo prima placato la D e a ,-e pre gandola di potere ottenere il matrimonio d Ippodamia. 5. Lara di Giove Olimpio ad una distanzi eguale dal Pelopio , e dal tempio di Giunone , e giace innanzi ad ambedue. Altri dicono che essa sia stata edificata da Ercole Ido , altri da Eroi na zionali due generazioni dopo Ercole . E questa fat ta delle ceneri delle coscie delle vittime sagrificate a Giove ; siccome anche in Pergamo : e di ce neri ancora lara di Giunone Samia , nulla pi. illustre di quelle dell Attica , che gli Ateniesi ap pellano focolari estemporanei. Il circuito del pri mo rialto dellara di Olimpia chiamato protisi di i 25. piedi. Il perimetro poi di ciascuna parte sopra la protisi di 3 2 . piedi, l'altezza totale dell'ara giun ge a 2 2 . . Le vittime stesse debbono essere da loro scannate nella parte sotto la protisi : portan do poi le coscie nella parte pi aita dellara ivi le bruciano. Si sale alla protisi per gradini di pietra da ambo i lati : dalla protisi poi -lla parte supe riore dell ara , ha gradini di cenere . Fino alla pro tisi possono ascendere le vergini ancora , e simil mente le donne , quando per non sono tenute lon-' tane da Olimpia : da questo punto fino alle parti superiori dell ara possono gl i uomini soli salir e . Si sagrifica a Giove anche fuori della festa ge nerale dai privati , ed ogni giorno dagli Eli . Ciascun anno gl indovini osservando il giorno

i36 L I B R O Jg. del mese Elafio , portano la cen ere dal Prita neo , e sciogliendola con l'acqua dell'Alfo , im biancano cos l'altare. Non mai avvenuto, che da altra acqua la cenere sia stata disciolta in fan go , e per questa ragione si crede che l ' Alfo sia di tutti i fiumi il pi caro a Giove Olimpio. 6. In Didimi ancora deMilesj havvi una ra , la quale al dir deMilesj stata fatta da Ercole Tebano col sangue delle vittime. Dopo per il san gue delle vittime non ha fatto aumentare di mol to la grandezza sua. CAPO DECIMOQUARTO

Giove Apomiio - A lberi , che varii fiumi nudrisco no - A ltre A re , e N u m i in Olimpia - A ra de gV Iddi ignoti - D i Cero figlio di Giove - D el la Terra e suo oracolo .

i . T A ara di Olimpia ha questa altra cosa di maraviglioso : i nibbj , che sono di l oro natura ra paci pi di tutti gli altri uccelli non fanno ingiu ria in Olimpia a coloro , che sagrificano . Che se avviene , che un nibbio rapisca le viscere o parte delle c a rn i, si crede , che non sia un segno fau sto per colui che sagrifica. a. Affermano p o i , che mentre Ercole di Al cmena sagriticava in Olimpia, in folla accorressero intorno a lui le mosche ; e che avendolo egli pen sato o appreso da altri , sagriticasse a Giove Apo miio , e cos rivolgesse le mosche di l dall'Alfo. Nella stessa guisa si dice , che anche gli Eli sagriiicano a Giove Apomiio che caccia le mosche da Olimpia. 3. Gli Eli hanno il rito di usare ne'sagrifiz j

Q U I N T O 3 1 di Giove di tutte le legna quelle sole del pioppo; n per altra ragione io credo , che diano al piop po la preferenza , se non perch Ercole port quell' albro dalla Tesprozia in Grecia . E mi sem b ra , che Ercole stesso allorch sacrific a Giove in Olimpia ardesse le coscie delle vittime sopra le gna di pioppo . Trov Ercole quell albero , che cresceva presso lA ch e ro n te fiu m e in Tesprozia , e perci dicono , che da Omero avesse il nome di Acheroida . 4 Fino da primi tempi i fiumi non produce vano , come neppure oggi producono tu tti, le erbe, e gli alberi stessi . Ma il Meandro nutre in gran numero , e assai bene i tamarisci ; 1 Asopo Beozio ha la natura di nudrire i giunchi assai densi . L albero persa ama solo lacqua del fiume Nilo . Quindi ninna meraviglia v ha , se del pioppo ne ro , e dell* olivo selvatico , il primo nascesse in origine SullAcheronte , e su1 1 Alfo lolivo selvati co ; e che il pio pp o nero sia un prodotto del paese de C e lti, e dell Eridano Celtico. 5. Ora ( poich abbiamo fatto menzione dell altare massimo ) percorriamo tutti gli altri c he so~ no in Olimpia . Seguir il mio discor so circa essi l ordine stesso secondo il quale gli Eli hanno il rito di sagrificare sopra loro . Sagrificano a Vesta la prim a, in secondo luogo a Giove Olimpio , an dando all* ara che dentro il tempio . In terzo luo go lo stesso sagrificio deve fai'si sopra una ra ... In q uinto luogo sagrificano a Dia n a Latoide : in se sto a Minerva Ergane . A questa Ergane i discen denti di Fidia detti Fdrinti , che hanno dagli Eli ricevuto lonore di polire la statua di Giove dalle lordure che contrae nella superficie , quest Fedrinti adunque sagrificano ivi prima che comini cino .a polire la statua. Vicino al tempio unal-

i 38 L I B R O tra ara ancora di M inerva, presso a questa una quadrata ad onore di Diana , che sensibilmente s'innalza. Dopo le descritte sacrificano sopra una ara stessa allAlfo , e D iana. La causa di questo la mostr Pindaro in una ode , e noi ancora la scriviamo ne'discorsi Letrini. Non lungi da que sto stata fatta ancora unaltra ara all'Alfo , e a lato di questa ve n 'h a una di Vulcano . V 'h a degli Eli, che chiamano questa ara di Vulcano , di Giove Marzio . E dicono questi stessi che Oeno mao sagrificava a Giove Marzio sopra quest ara , quando era per venire allagone de cavalli con al cuno deproci dIppodamia . Dopo questa stata eretta unara ad Ercole col soprannome di P ara s tata : ne sono state erette ancora altre ai Suoi fra telli Epimede , Ida, Peono , ed Jaso. lo s o c h e lara di Ida viene detta da altri di Acesida. D o ve veggonsi le fondamenta della casa di Oenomao sono due are , una di Giove Erco che mi parve. Oenomao stesso avere edificato, l'altra di Giove Ful minatore , la quale io credo sia stata eretta dopo che il fulmine cadde sulla casa di Oenomao. D ell ara grande n' stata da noi gi detta qualche cosa poco sopra: essa si chiama di Giove Olimpio. 6. Presso questa l'ara degl Iddi Ignoti e dopo questa quella di Giove Catarsio e della V it toria , ed un'altra ancora di Giove soprannomato Ctonio. Vi sono poi le are di tutti gli Dei , e di Giunone di soprannome Olimpia anche e ssa, fatta di cenere , e che dicono esser dono di Climene . Dopo questa l ara commune di Apollo e M er curio , perch vuole la tradizione de G re ci sopra di essi , che Mercurio della lira , ed Apollo sia stato il ritrovatore della cetra. Viene quindi lara della Concordia, ed un'altra ara di Minerva: quella che segue della Madre degl' Iddii.

Q U I N T O ?9 Vicinissime all ingresso dello stadio sono due are , di cui una da loro appellata di Mercurio Enagonio , e laltra di Cero . So , che Jone da Scio ha fatto ancora un inno a Cero , nel qua le egli tesse la genealogia di Cero , e lo dice fi glio ultimo di Giove. Vicino al tesoro de Sicionj lara di Ercole , del Cureto, o del figlio di Al cmena , imperciocch si dicono tutte e due le cose. 8 . Nel tempio chiamato della T erra lara della T erra , di cenere anche essa , e dicono , che ne tempi pi antichi era ivi l ' oracolo ancora della T erra . Sul cos nomato Stomio stata edificata un ara a T em ide. Quella poi di Giove Fulminato re circondata allintorno da ogni parte da una siepe , ed press lara massima di cenere . Si ricordi ciascuno che non sono state enumerate le are secondo l ordine in cui stanno : ma che il di scorso mio andato q u , e l vagando secondo l ordine tenuto dagli Eli nel sagrificare . Presso il recinto sacro di Pelope lara commune di Bac co , e delle Grazie ; fra questa , e il recinto , quel la delle M use, e quindi segue quella delle Ninfe.
7.

CAPO

DECIMOQUINTO.

A ltre cose memorabili nell A lti - Leonido - Olea stro callistefa.no - A re d i Giove Altissimo - Pri tano - Antico rito degli Eli nel sagrificare Sagrificj di Giunone Am m onta , e Parammonia Canti D orici nel Pritaneo .

T Ji i. uori dell Alti haw i una cam era, e vien chiamato lo studio di F id ia , il quale lavor ivi ciascun pezzo della statua. Nella camera havvi una ara commune a tutti gli Iddi . Tornando indietro

t4o L I B R O d nuovo verso 1Alti si trova di ri m petto il Ledndo. 2 . Il Leonido fuori del recinto sacro , e giace verso quell'ingresso dell'Alti detto pompico che la sola strada per quei che menano le pom pe . Questo un dono di un tal nazionale di nom e Leonida ; a' giorni miei per abitavano ivi i Ma gistrati Romani della Grecia. Dall'ingresso delle pompe il Leonido separato da un' agiia ( angi porto ). Imperciocch quelli che gli Ateniesi dico no Stenopi , gli Eli appellano agiie . 3. Nell'Alti per chi vuol passare a sinistra del Leonido l'ara di V en ere, e dopo di essa quel la delle Ore. V ersola facciata posteriore d el tem pio a destra piantato un oleastro che chiamano Gallistefano ( di bella corona ) ed stabilito che di esso siano date le corone ai vincitori Olimpici. Presso questo olivo selvatico stata edificata l'ara delle Ninfe : e chiamano anche esse Gallistefani . Dentro l ' Alti a destra del Leonido l'ara di Dia na Agora: e quella diDespoena ; ci che riguarda la Dea che nominano Despoena ( Signora ) insegnerallo il mio ragionamento sulle cose degli Arcadi . Dopo questo l'ara di Giove Agoro. Innanzi la cos detta Proedria l'ara di Apollo soprannomato Pizio , e dopo questa quella di Bacco , la qua* le dicono che non fu dedicata anticamente e da persone private . 4. Andando verso la mossa de' cavalli un a ara , e su di essa un epigramma a Moerageta . E' chiaro , che questo un soprannome di Giove , il quale conosce tutte quelle cose , che agli-uomi ni danno le Parche , e quelle che non sono loro destinate . Ivi dappresso l ' ara delle Parche stes se , di figura bislunga , quella che s e gue di M er curio , e le due appresso sono di Gi o ve Alti s simo.

Q U I N T O 141 IVella mossa de cavalli nella parte scoperta sono nel centro le are di Nettuno Ippio , e di Giunone Ippia : e presso la colonna quella de Dioscuri . Nell' ingresso al cos detto Rostro , da una parte lara di Marte Ippio , e quella di Minerva Ippia dall' altra . Entrati nel Rostro stesso si vede I' ara della Buona Fortuna , di Pane , e di Vene re : internandosi pi nel Rostro v ha quella delle Ninfe che addimandano Acmene . Dal portico, che gli Eli chiamano di Agapto,dando alledificio il nome dallArchitetto , ritornando indietro a destra lara di Diana . Entrando di nuovo nell Alti per la por ta pompica dietro al tempio di Giunone sono le are del fiume Cladeo , e di Diana ; quella dopo di Apollo , la quarta di Diana sopr annomata Goccoca , e la quinta finalmente di Apollo T erm io . Io stesso ho congetturato , che il Termio degli Eli sia quello , che secondo 1 attica favella Termio si dice . Perch poi diano a Minerva il soprannome di Goccoca non ho potuto apprenderlo . Innanzi al cos detto Teecoleone una camera ; nell angolo di questa si erge 1 ara di Pane . 5. Hanno gli Eli il Pritano dentro l Alti ed ed ficato a lato della uscita , che di l dal G innasio ; in questo ginnasio sono i corsi , e le palestre ancora per gli A t leti . Innanzi alle porte del Pritano havvi 1 ara di Diana Cacciatrice : net Pritano stesso poi passando alla camera , dove tengono il fuoco sacro a destra dell ingresso 1 ara di Pane . E il focolare del fuoco sacro fat to ancora esso di cenere , e sopra questo arde sem pre nella stessa guisa il fuoco nel giorno , e nella notte . Da questo focolare, secondo ci che di gi f u da me d etto , portano la cenere sull'ara di Gio ve Olimpio : n conferisce poco alla grandezza della ara quello , che dal focolare vi si trasporta.

L I B R O Gli Eli sagrificano una volta al m ese so pra tutte le are ; e vi sagrificano in un modo an tico . Imperciocch brugiano sijlle are l ' incenso insieme con orzo impastato con kniele , e sopra di esso pongono rami di olivo , e nella l ibazione fan no uso di vino : alle Ninfe sole, a Despoena, e sull ara commune a tutti gli Dei , hanno il rito di non fare libazioni con vino . Spetta la cura de Sagrificj al Teecoloto del mese , agl' Indovini, agli Spondofori , ed inoltre all' Erudito , al Tibicine , ed al Xileo . Quello , che debbono essi recitare in te m po delle libazioni nel Pritano , e quali inni cantano , non mi parve conveniente inserirlo nel mio dis corso . 7 . Non fanno libazioni soltanto agl' Iddi del la Grecia ; ma a quelli ancora che sono in onore nella Libia , a Giunone Ammonia ancora , e a Parammone : Parammone un soprannome di M er curio . Sembra poi , che abbiano dai tempi pi ri moti fatto uso dell' oracolo di Libia , e vi sono nel tempio di Ammone delle are , donativi degli E li. Sopra di esse scritto tutto ci che gli Eli do mandarono , gli oracoli , che di loro il Dio , e i nomi di coloro , che di Elide andarono ad Am mone . Fanno gli Eli libazioni agli Eroi , e alle mogli degli Eroi , che riscuotono onori nella Ela, presso gli Etol i . 8 . Tutto quello p o i , che essi cantano nel P ri tano , in dialetto dorico : chi facesse per i can t ici noi dicono . Hanno gli Eli un cenacolo anco ra , il quale dentro il Pritano rimpetto aia ca mera del fuoco sagro : in questa camera danno trat tamento a coloro, che hanno vinto ne' giuochi Olim pici .
6.

Q U I N T O
CAPO D E G IM O S E S T O

143

Tempio di Giunone - Feste Giunonie - Collegio del le sedici donne - Fiscoa e JYarco .

questo il tempio di Giunone , e tutte le cose che in esso meritano di essere esposte. Si narra dagli E l i, che gli Scillunz i , delle citt di Trifilia furono quelli , che edi ficarono il tempio circa otto anni dopo , da che Ossilo ottenne il regno di Elide . L' ordine del tem pio dorico , tutto attorniato da colonne , e* nella facciata posteriore una delle colonne di quercia . La sua lunghezza non minore di 63. piedi , chi ne fosse larchitetto non lo rammen tano . a. Ogni cinque anni tessono a Giunone il pe plo le sedici donne , le quali danno ancora i giuo chi Giunonj . Questi consistono nell agone del cor so delle donzelle , le quali non sono tutte della et stessa , ma prima corrono le pi giovani , do po queste quelle di una et maggiore , ed in ul timo le pi vecchie . E corrono in questo modo : la loro chioma disciolta , la veste giunge loro poco pi gi delle ginocchia , e mostrano la spal la destra fino al petto . Lo stadio olimpico serve per questo agone ; ma accorciano loro p er il cor so la sesta parte dello stadio ; e coloro che vin cono danno corone di olivo , ed una porzione del bue sagrificato a Giunone , e possono dedicare le loro immagini dipinte . Altrettante donne poi aiu tano le sedici che diriggono i giuochi . 3. Fan risalire anche 1' agone delle donzelle ai tem pi antichi , dicendo , che Ippodamia per

144 L I B R O render grazia a Giunone delle sue nozze con P e l ope raccogliesse le sedici donne , e insieme con loro , la prima regolasse le feste Giunonie . Ram mentano pure , che d rid e , la sola figlia di Anfione che rimase di tutta la casa vi vincesse ; e che insieme con essa restasse ancora in vita uno de' m aschi. Tutte le cose, che intorno ai figli di Niobe potei conoscere , le mostrai ne' discorsi so pra gli Ar g i v i . 4 Sulle sedici donne aggiungono anche que sto al primo discorso. Dicono , che tiranneggian do Demofonte in Pisa , molto affliggesse gli E l i. E come egli fu morto , siccome i Pisi protesta rono di non avere avuto parte alcuna per publico volere , e agli Eli piacque di convenire delle ac cuse , che contro di loro facevano , sendo allora s edici le citt abitate nella Ela , scelsero da cias cuna citt , affinch componesse le loro differen z e una donna che fosse la pi vecchia , e in di gnit e fama superasse le altre. Le citt , da cui scelsero le donne erano della Elide . Sendo adun que di queste citt le donne , pacificarono i Pisi cogli Eli . Dopo diedero loro la cura di cele b rare i giuochi Giunonj , e di tesse r e il peplo a Giunone . 5. Le sedici donne celebrano pure due dan ze , e chiamano l'una di Fiscoa , e l'altra d'Ippodamia ; affermano , che questa Fiscoa fosse dell Elide bassa , e che il borgo dove abit avesse no me Ortia . Dicono , che con Fiscoa si giacesse Bacco , e che di lui partorisse un figlio Narco : il quale come fu cresciuto in et fece la guerra ai vicini , e crebbe molto di forze , ed innalz ancora il tempio di Minerva detta Narca : e di cono , che Narco di Fiscoa il primo fosse a ren dere onori a -Bacco. ,Fra gli altri onori pertanto,

Q U I N T O 145 che Fiscoa ricuote dalle sedioi donne havvi anco ra quello di una danza sotto il suo nome . Serba no gli Eli i loro antichi costumi e ci , che al le citt ri sguarda . Imperciocch sendo divisi in otto trib scelgono da ciascuna trib due donne. Quello poi che per legge gli Eli debbono fare circa le sedici donne , e gli Ellanodici non lo ese guiscono prima che non si siano purgati con un p orco atto alla espiazione , e coll' acqua . La loro espiazione si fa sul fonte Piera . Da Olimp ia an dando ad Elide per la pianura si giunge al fonte P iera. Cos v ci che stato di sopra e sposto CAPO DECIMO SETTIMO.

Statue nel tempio dji Giunone - A rca d i Cipselo Scrittura Bustrofedo - Descrizione dell' A rca di Cipselo .
1. ella cella del tempio di Giunone la sta-, tua di Giove : il simulacro di Giunone poi assi so s opra di un trono ; e quello di Giove al suo lato , barbato , e con elmo iu testa s il lavoro , semplic e . Le Ore che dopo queste statue vcggon-< si assise s ono opera di Smilide Egineta . Pressa queste la statua di Temide come madre delle; Ore scultura di Doricleda , Lcedemonio di nascita,, e scolaro di Dipeno , e di Scillide . Le Esperid i' in numero di cinque le fece Teocle Lcedemonio anche ess o , e figlio di Egilo : si dice che c ostici ancora andasse pres so Scillide e Dipeno . La M i nerva coll* elmo in capo , e cella asta e lo scudo nelle mani la vogliono opera di Medonte L^ce-t demonio , fratello , dicono , di. Doricleda , e sco laro degli stessi maestri . .Proserpina e C erere,

46 L I B R O Apollo , e D iana, stanno, le prime due assise un a rimpetto all' altra ; Apollo , e Diana per sono am bedue ritti jit p ie d i, anche essi luno rimpetto all altra. Ivi sono ancora L atona, la F ortuna , Bacco e la Vittoria colle ali ; gli autori di esse non pos so m ostrarli ; ma mi sembrano ancora queste an tichissime . Tutte le statue enumerate sono di oro ed avorio . Netempi posteriori dedicarono nel te m pio di Giunone altre statue ancora : il Mercurio di marmo,che porta Bacco infante scultura di Prassitele; laVenere di bronzo opera di GleoneSiciojio : il nome del maestro di questo G leone, An tifane della scuola di Pericleto , il quale fu scolare di Policleto Argivo . Din anzi alla Venere s iede un fanciullo nudo , indorato ; lo scolp Boeto Cartagi nese ; e dal cos detto Filippo furono ivi traspor tate di oro e di avorio ancora esse , le sttue di Euridice , e di Filippo , % . Havvi poi un arca fatta di cedro , e sopra di essa sono lavorate piccole figure , altre delle quali sono di avorio , altre di oro , ed altre dello Stesso cedro. In questa arcaC ipselo , poi tiranno di Corinto, fu dalla madre nascosto, allorch appe na nato i Baochiadi ponevano ogni studio per ispoprirlo. Pertanto a cagione della salute di Cipselo i suoi discendenti detti i Cipselidi dedica rono larca in Ollrnpia. 1 Corintj di quel tempo chiamavano Cipsele le arche , e da ci vogliono fosse imposto al fan c iullo il nome di Gipselo . 3. Le inscrizioni, che sono s ullarca , per la maggior parte son scritte in lettere antiche. Ed altre di esse vanno in linea retta, altre sono scritte nel la forma detta da Greci Bustrofedg ; queste sono cos: dalla estremit di un verso comincia quello di sotto ,l siceome fassi nel corso del diaulo. Sull ar ea le iscrizioni Sono scritte alle volte con nessi dif ficili ad intendersi .

Q U I N T O 14 7 Cominciando ad osservare di sotto , nella prima faccia dellarca sono le seguenti cose: Oe-. nomao che insegue Pelope il quale tiene Ippodamia : ambedue hanno cavalli , ma a qu elli di Pelope sono n ate le a li. Segue la casa di Anfia rao', ed una vecchia incognita porta Anfiloco bam bino ; innanzi la casa Erifile col m onile , e a lei dappresso le sue figli Euridice e Demonassa , e d , il figlio Alomeone nudo . Asio ne versi cant essere Alcmena ancora figlia di Anfiarao. e di E ri' file . Batone , che era cocchiere di Anfiarao con tma mano tiene le redini de cavalli , la lancia coll altra. Anfiarao con un piede gi salito sul coc chio , tiene la spada nuda , ed rivolto ad Eri-, file sendo trasportato dal furore di non potere d a quella staccarsi , Dopo la casa di 4nfi& rao havvi lagone ad onore di P elia , e gli spettatori decom battenti . V i stato fatto Ercole ancora assiso su di un trono , e dietro di lui una donna . Non vha linscrizione , chi sia questa donna , essa per suo-r na colle tibie frigie , e non colle greche , Gui dano la bigaPiso di Periere, Asterione di Gemete, che dicesi essere stato anche eg}i degli Argonauti, Polluce , Admeto , e dopo loro Eufemo figlio di N ettuno, second le tradizioni de Poeti 1 ed uno di quei che insieme con Giasone navigarono a Col eo : questi il vincitore colla biga . Quindi sono coloro ? che combattono luno contro Veltro al pugillato, Admeto cio^ e Mopso di Ampice . In mez zo a loro un uomo in piedi suona le tibie , sicco me anostri d ancora hanno luso di suonare le tibie al salto de combattenti al pentatlo . Giasone t e Peleo poi combattono con egual successo alla lotta . V i stato scolpito anche Euribota che sca glia il disco : chiunque pur egli si fosse , ch e la fam a si acquistasse col disco . Quelli poi stabiliti
4

L I B R O pel combattimento del corso , sono Melanione T Neoteo , Falareo , Argivo il quarto, Ificlo il quin t o: a questultimo , che vince, Acasto porge la co rona : Ificlo sarebbe il padre di Protesilao che m i lit a Troja . V i sono ancora dei tripodi per pre mio de vincitori, e le figlie di Pelia : sotto Alce s tide sola scritto il n ome . Jolao , che di sua volont fu compagno di Ercole nei suoi travagli Ita riportato la vittoria col carro tirato da' cavalli. Qui finiscono i giuochi sopra P elia. Minerva assi ste Ercole , che saetta lidrji mostro del fiume Araimone . Siccome poi Ercole non incognito e pel combattimento e 'per la figura sua, non v ha so pra di esso il nome. Havvi poi Fin eo il Trace r i figli di Borea cacciano da lui le arpie.
48

CAPO

DEGIM OTTAVO,

Continuazione della descrizione dellarca 4 i Cipselo , i. N e l l a seconda faccia dell arca , comincier il nostro, giro a sinistra. Ivi adunque yedesi scol pita una donna che sostiene colla mano destra un fanciullo bianco , e coll altra tiene un fanoiullo ne gro simile ad un che dorme , ambo co'piedi di storti : mostrano le insc r izio n i, e senza di esse si pu ancora comprendere , esser la M orte, e il Sonn o , e la Notte nutrice di ambedue. Viene poi una donna di belle forme che porta una donna brutta , e con una mano la strozza , e coll altra la batte con una verga ; rappresentano queste due figure la G iustizia, che cos tratta l 'Ingiustizia : le due al tre donne , che con pestelli battono nel mortajo sono da loro c redu te , conoscere i medicam en ti >

Q U I N T O

4.9

perch n on v 'ha daltronde su di e sse inscrizione alcuna . Quello che risguarda luomo , e la donna che lo segue lo mostrano i versi esam e tri. Dico no cos i Ida dal tempio riconduce seco M arpessa di pi grazioso e volontaria Che Apollo a lui rap . U n uomo rivestito di tunica colla destra tiene i l calice , una collana coll altra, ed Alcmena li rice ve : stato fatto secondo le greche tradizioni, che Giove ad Anfitrione assomigliatosi si giacque con Ale merta . Segue Menelao rivestito di corazza, e che colla spada alla mano si slancia per uccide re Elena ; chiaro che ci fu dopo la presa di Ilio . A Meda assisa sopra di un trono sta Gia sone alla destra , e Venere lassiste dall altra par te . Sopra di loro scritta anche linscrizione : Giason sposa Me dea , Vnere il vuole. V i sono state fatte anche le Muse , che cantano, ed Apollo che la canzone comincia : sopra loro havvi la inscriz ione t D i Latona il figliuolo questi Apollo Saettator da lungi , e R e sovrano A lui d'intorno il gentil coro stassi D elle Muse , alle quali egli p r e s ie d . A tlante , secondo ci che si narra , sostiene sulle spalle il cielo , e la terra , e porta ancora i pomi delle Esperidi : chi sia co lu i, che tiene la spa da , e si porta contro di Atlante , sopra lui -non v ha particolarmente alcuna iscrizione; ma chia r o per tutti che egli Ercole . Sopra di c ostoro ancora scritto : A tlante questi che sostiene il cielo E che i pomi lasciar dovr di certo . Havvi M arte rivestito delle a rm i, che porta Ve nere , colla iscrizione sopra lui , che ) appella

i5o L I B R O , . E ' stata scolpita anche Tetide vergine , Peleo la prende , e dalla mano di Tetide un ser pente verso Peleo si lancia . Le sorelle di Medu sa , alata inseguono Perseo che vola : il nom e, scritto sopra Perseo solo . a. Sulla erza faccia dellarca sono fatti mili tari . La maggior parte in essi occupano i fanti 7 ma vggonsi andare de cavalieri sulle bighe . Cir ca i soldati si pu congetturare , che vengano o al la battaglia ^ o per abbracciarsi , e riconoscersi . E dagli Eruditi si narrano cose che possono avva lorare le due Congetture : altri dissero che erano gli Etoli insieme con Ossilo , e gli antichi Eli , e che si vengono incontro in memoria della loro origine , e mostrano una benevolenza vicendevole : altri poi affermano , che le armate vengono alla zuffa , e che sono i Pilj , e gli A rcadi, che com battono presso la citt di Figala, ed il fiume Jardario. Ma ioi si artinetter affatto da alcuno che il progenitore di Gipselo sendo Corntio , e facen do questa arca per possederla egli stesso, abbia vo luto spontaneamente omettere ci cie era nazio nale pei Corintj ed abbia espresso sullarca ci che era straniero , e che non avea alcuna celebrit . Quanto a me , io congetturo queste cose : Girse lo , e i suoi nterati, erano in sesta generazione oriundi di Gonusa di l da Sicione , e loro pro genitore fu -Melane di Antaso . Non volle Aleta ricevete per concittadini Melane , e 1*oste che lo seguiva ( secondo ci che stato da me superiorjnaente acennato nella descrizione Corintia ) aven do sotto gl occhi l orcolo avuto da Delfo : finch Melane usando ogni cortesa verso di l u i , e tutte le volte , che era cacciato ritornando sempre . c on preghiere , fu Aleta costretto bench contro sua voglia a riceverlo . Questo il fatto militare

Q U I N T O 5 che si pu credere essere stato rappresentato sull* arca .


CAPO DECIMONONO *

Continua la descrizione dell* A rca d i Cipselo

i. I _ i a quarta faccia dell* arca Cominciando il giro a sinistra contiene : Borea che ha rapito Oritia ; egli ha in luogo di piedi code di serpenti ed il combattimento di Ercole contro Gerione ; Gerione l rappresentato come tre nomini attaccati insieme lun l'altro : Teseo che tiene la lira , e presso di lui Arianna che ha la corona ; e le madri che assistono Achille e M^nnone mentre combattono . Havvi poi Melanione , e pres so di lui Atalanta che tiene un cerbiatto . M en tre Ajace pugna a solo con Ettore secondo la di sfida , sta fra loro la Discordia rappresentata sot to bruttissimo aspetto Secondo questa , ancora Gallfone da Samo espresse la Discordia nel tempio di Diana Efesia , dipingendo la battaglia avvenuta sulle navi de Greci . Sull arca s ono scolpiti anco ra i Dioscuri , de quali il secondo senza barba e in mezzo a loro Elena . Ivi Etra di Pitteo st gittata in terra ai piedi di Elena cinta da negra v este . La inscrizione , sopra di loro un verso esametro , ed all esametro l aggiunta di nn verbo : Menan Elene , i C astori , e d'A tene Trascindn E tr a . Cos fatto questo v erso. Viene quindi Coone r che combatte contro Agamennone per Ifidamante di Antenore , che giaceva : sullo scudo di Aga mennone s colpito il Timore che ha la t esta di

5 L I B R O leone . Sopra il cadavere dIfidamante la inscrizione seguente : Ifidamante questi e a lui d intorno Coon combatte i Sullo scudo di Agamennone poi scritto : De' m ortali il Timore questi e il porta A gam ennn. M ercurio conduce ad Alessandro di Priamo le D ee per essere giudicate della bellezza; anche costoro hanno la inscrizione : Mercurio questi che a l giudizio mostra P er la bellezza ad Alessandro , Giuno Minerva , e V m e r e . Non s poi per qual ragione porti Diana le ali sulle spalle , e colla destra tenga una pantera ; e cojlaltra mano un leone. V i stato espresso Aia ce ancora che strappa Cassandra dalla statua di M i nerva ; su di lui la inscrizione ancora : Il Locro A jace da Minerva strappa Cassandra . Dopo questo , defigli di E dipo Eteocle si porta contro Polinice caduto ginocchioni . Dietro a Po linice st una donna che ha denti nulla pi miti di una fiera , e adunche le unghia delle mani : la i nscrizione che sopra di essa dice essere il Fato, come se Polinice dal fa t o fosse portato via , es sendo giustamente morto Eteocle. Quindi si vede Bacco che giace coricato in un antro , colla bar ba , e con vaso, di oro , ed rivestito di una ve ste talare . Intorno a lui sono alberi , v i t i , m e li, e m elogranati. 2. La faccia pi alta ( conciossiach siano in numero di cinque ) non d alcuna inscrizione , ma lascia indovinare i fatti ivi espressi . Sono pertan to in una spelonca una donna , che con un uo m o dorme sopra di un Ietto ; $ che essi rappresentino

Q U I N T O 53 Ulisse , e Circe lo abbiamo credute dal n um ero delle serv e, che sono dinanzi la spelonca , e da quello , che queste fanno ; imperciocch sono quat' tro le donne , e lavorano quello che Omero disse ne versi s u o i . Il Centauro poi non ha tutti i pie di di cavallo , ma quelli di avanti gli ha da uomo* Seguono quindi bighe di cavalli , e donne che stan no sopra di qtielle ritte in piedi ; le ale d ecaval li sono d'oro , ed un uomo d le armi ad una don na Queste cose credono che appartengano alla .morte di Patroclo , imperciocch Nereidi suppon gono che siano le donne che stan sulle bighe , e T etide riceve le arm i da Vulcano > anzi que gli ancora che d le armi non saldo ne piedi , e dietro lo segue un servo colle molle da fuoco . Si dice ancora sul Centauro che sia Chirone che di gi dalla umana vita disciolto e onorato di abi* tare insieme coN um i, vada per preparare ad Achil le un qualche sollievo dal lutto . Delle vergini sui muli , quella , che tiene le redini , e l'altra , che ha una benda sul capo credono ehe siano Nausi caa di Alcinoo , e la serva , che vanno ai lavare E ' chiaro che colui, il quale saetta i Centauri , e di gi ne ha uccisi parecchi, Ercole, e ehe una delle sue imprese . Chi abbia lavorato la cassa non lo abbiamo potuto giammai indovinare . Le inscri z ioni che sono sopra di essa le potrebbe aver f at te facilmente qualcun altro ancora : ho per un for t e sospetto che ne sia autore Eumelo Corintio per varie ragio ni, e specialmente per il carme viato r io a Deio fatto da l u i .

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L I

B R O

CA PO

V E N T E S IM O .

A ltr i oggetti nel tempio di Giunone Olimpia - Co lonna di Oenomao - Tempio della gran M adre detto Metroo - F ilippo .

i . A .l t r i donativi ancora sono ivi : un letto no n grande , ' la maggior parte ornato di avorio ; il disco d Ifito ; e la mensa sulla quale si pongono le coro n e pei vincitori * il letto credono che abbia ser vito di trastullo ad Ippodamia : sul disco d Ifito la tregua , che gli Eli intimano ne giuochi Olim pici : non pesta scritta in linea r e tta , ma le lettere vanno m forala di circolo intorno al dis co . La mensa di avorio e di oro , ed opera di Coiota t che dicano essere della stirpe di Erco l e . Quelli poi che si danno molta premura di essere diligenti nelle cose risguardanti gli Artisti il di mostrano Pario, ed ammaestrato da Pasitele . Ivi so no Giun one , Giove , la Madre degli Dei , M er curio , ed Apollo insieme con Diana . Dietro sono i regolamenti de* giuochi . Da ambo i lati havvi t d qu , Esculapio , ed Ig a, una delle sue figlie : ed havvi ancora M arte , e presso lui 1* Agone : di l poi Plutone , Bacco , Proserpina e due Ninfe , delle quali la seconda porta una sfera , e l altra una chiave . Imperciocch Plutone ha la ehiave , e dicono sopra di essa , che il cos detto Inferno sa chiuso da Plutone , e che di l non risorga alcuno . 2. Il discorso per , che Aristarco uno degli Eruditi di Olimpia tenne , non merita di essere da me omesso : questi narr , che a tempi suoi ristorando gli El i il tetto del tempio di Giunone,

Q 17 I N T 0 i55 che ' avea sofferto , da loro fu ritrovato fra ambo i tetti , quello cio fatto per decoro del soffit to , e quello che sostiene le tegole , il cada vere di un Soldato armato alla greve con del le ferite , il quale egli disse aver combattuto nel la battaglia contro i Lacedemonj, data dagli Eli dentro l ' Alti . Imperciocch gli Eli salendo sui tempj , e sopra tutti gli altri luoghi si difendeva no . Quest uomo adunque qui trovato sembrommi di essersi ivi ricoverato moribondo per le fe rite , e morto, non era per recar nocumento al cadave re , n il calore estivo i n il freddo d inverno , come quello che al coperto giaceva . Disse Ari starco questo ancora, che portarono fuori dell'Alti il cadavere , e insieme colle armi lo seppel lirono . 3. Quello , che chiamano la colonna di Oeno mao ( gli Eli cos l'addimandano ) presso il tempio di Giove, andando dall ara mssima. A si nistra son quattro colonne , e sopra di esse un tetto . Sono state fatte per difendere una Colonna di legno che avea sofferto dal tempo , ed in molti luoghi stretta d legami . Questa colonna stava siccome dicono nella casa di Oenomao , ed essendo dal cielo caduto un fnlttmie , la casa fu tutta disfatta dal fuoco , e rimase una sola colon n a. Sopra una tavletta di bronzo innanzi ad essa . s ono questi versi elegiaci i Io di quella magion , ospite , sono Unico avanzo , un d colonna posta N e 'p a la g i d' Oenomao ; ed or giaccio Stretta da ta i tegami presso a G iove, D ' onor alto freg ia ta ; V dalla fiam ma Sterminatrice intatta ancor restai . Accadde a miei di ancora questo : un membfo del Senato Romano riport la vittoria Olimpica^.

156 L l B k 0 e volendo lasciare per memoria di essa un ritrat to di bronzo con iscrizione scavarono p er fare una fossa , e come lo 'scavo fu assai dappresso alla co lonna di Oenomao, quei che scavavano ivi trovaro no delle reliquie di armi , f r e n i, e cavezze ; que ste cose che si scavarono le ho vedute io co miei proprj occhi . 5. Chiamano fino al tempo mio un tempio assai v asto , e di ordine dorico col nome di M e troo , conservandogli l antica denominazione . Non giace per in esso la statua della Madre degli Dei ; ma vi stanno le statue degl Imperadori R om ani. E ilM etroo dentro lAlti : ed havvi pure una ca mera rotonda chiamata il Filippo . Snlla sommit di essa un papavero di bronzo legato alle travi. Questa camera nell uscire verso il Pritano , a sinistra , ed fatta di mattoni cotti , ed intorno vi stanno colonne : F ilippo la edific , allorch ab batt a Cherona la G recia. Ivi giacciono Filippo t ed Alessandro , ed insieme con loro Aminta padre di Filippo . Sono queste ancora opere di Leocare di avorio ed oro , siccome lo sono i ritratti di Olimpiade , e di Euridice CAPO VENTESIM OPRIM O.
Enumerazione delle Statue , e de doni di Olim p ia - Statue di Giove dette Zani - Filostmto Apollonio - D ida - Garapammone - Damonico Portico d i Eco - Sarapione .

. D a qui il mio ragionamento pa ssi alla nar razione delle statue , e de donativi ; non mi piac que per di frammischiare il discorso sopra di essi . I mperciocch nella cittadella <li Atene le

Q U I N T O i 57 statue , e le altre cose sono tutte egualmente do nativi : ma nell' Alti altre cose vi sono erette ad onore degli Iddi ; le statue de vincitori poi sono loro date anohe esse in conto di premio . Delle s tatue faremo appresso m enzione, e perci il no stro ragionamento tratter prima de' donativi, enu merando i pi degni di e ssi. a. Dal Metroo andando allo stadia , havvi s ulla via a sinistra verso la estremit del monte Cronio un rialto di pietre pressa lo stesso monte r e de' gradini in esso . Presso il rialto sono statue di bronzo di Giove . Queste furono fatte coi da nari ritratti dalla multa imposta agli Atleti , che hanno mancato alle leggi de giuochi : sono le sta tue chiamate c ol nome di Z a n i ( Giovi ) . I prim i in numero di sei furono eretti nella Olimpiade XGVIII. Imperciocch Eupolo Tessalo corruppe con danari, di quelli , che erano venuti a combat^ tere al pugillato, Agetore Arcade , Pritani Cizice* no , e insieme con essi Formione da Alicarnasso , che avea vinto nella Olimpiade antecedente . Que- sta secando oi che dicono , la prima ingiustiaia commessa dagli Atleti ne giuochi ; e i prim i furono puniti di multa dagli Eli , Eupolo, e quel li che ave ano da lui ricevuto i doni. Due di que-* S te statue sono opere di Gleone Sicionio ; le altre! quattro , che seguono non sappiamo chi le abbia fatte . Di queste statue se eccettui la terza, e la quarta , sulle altre sono scritt e elege . La prim a dell^ elege vuol dimostrare , ohe la vittoria Olim pica si dee ottenere non coi danari, ma colla ve locit de p ie d i, e colla forza del corpo . La eie gi ohe sulla seconda dice a chi sia stata eret ta la statua, per onore della Divinit , e dalla re* ligione degli Eli , e per servir di timore agli Atle t i che trasgr ediscono l e le g g i. Sulla quinta e sul-

i58 L I B R O Ia sesta , in una l inscrizione diretta tutta a lodedegli Eli , e a mostrare la pena de pugili ; nell ultima poi scritto che sono le statue d inse gnamento a tutti i Greci , che ninno dia danari per riportare la corona Olimpica. 3 Dopo Eupolo dicono , che Callippo Atenie s e combattendo al pentatlo compr con danari quel li , che doveano combattere contro di lui , e che ci avvenisse nella Olimpiade GXII. Sendo stata da gli Eli imposta la pena a Callippo , e a q uei che combatterono con l ui , mandarono gli Ateniesi Un tale Iperide per persuader gli Eli a perdona re loro la multa . Avendo questi negato loro la grazia , gli Ateniesi usarono questa soverchieria verso di loro di non dare i danari , e di astener si dalle feste Olimpiche , finch il Dio di Del fo non ebbe intimato ad essi che non avrebbe loro dato risposta alcuna prima che non avessero paga to la rapita agli Eli > Laonde , poich quelli la diedero , furono fatte a Giove statue anche esse in numero di s e i. Su di queste sono state scritte elege nulla pi. belle p er la poesa di quelle che contengono la pena di Eupolo . I sentimenti delle inscrizioni Sono ; la prima , che le statue sono sta t e dedicate per 1 or acol o del Dio , il quale con f erm quello che gli Eli avevano decretato sui combattenti al pentatlo . Quelle sulla seconda s ta tua , e la terza sono similmente in lode degli Eli per la milita imposta ai combattenti del p enta t lo . Vuol dire la quarta , che 1' agone di Olimpia della virt , non dei d an ari. Delle inscrizioni che leggonsi sulla quinta e sulla sesta statua, luna dimostra la causa , per cui furono dedicate le sta tue , laltra ricorda l ' oracolo, che venne da Delfo agli Ateniesi . 4 Dogo le a c c e c a te vengono due. statue , che

Q U I N T O i5g furono dedicate con una multa imposta ai lottato-' ri ; coin essi si chiamassero non a notizia n di me , n degli Eruditi degli Eli ; imperciocch, vi sono vero delle inscrizioni anche sopra que s te statae : ma la prima di esse dice , che i Rodj aveano pagato danari a Giove Olimpio per la in giustizia di un lottatore : la seconda poi che la sta tua era stata fatta con danari ritratti dalla malta imposta ai lottatori che aveano combattuto con doni. 5. Le altre cose sopra questi atleti sono dagli Eruditi Eli contate/, che avvenne cio la loro pe na nella Olimpiade CLXXVTII., e che Eudela ri cev i doni da Filostrato , il quale era R odio. Contrarie a questo discorso trovai essere le scrit ture publiche degli Eli sui vincitori Olimpici. Im perciocch si legge in esse , che Stratone Alessan drino nella CLXX.VIII. Olimpiade riport nello stes-r so giorno la palma al pancrazio , e alla lotta . Di Alessandria , che sulla bocca Canopica del Nila f a fondatore Alessandro figliuolo di Filippo. Si di c e , che ancora prima era ivi una piccola citt de? gli Egiziani detta Rftcoti . D i questo Stratone, tre nell et precedente , ed altrettanti dopq di Ini , chiar o che hanno conseguito V olivo selvatico ne combattimenti del pancrazio , e della lotta ; Capro cio di Elide stessa ; de Greci di l dall* Ego Aristomene Rodio , e de Magnesj sul Leto, Pro tofane . Quelli dopo Stratone furono Marione della stessa citt diS tratone , ed Aristea Stratonicese ( ne tempi pi antichi il paese e la citt chia,mvasi Crisori ) , il settimo poi fa Nicostrato della Cilicia sai mare , e che fuori della favella non avea altr o di coniane co CJiltcj . Questo Nico strato sendo an cora b am bin o , e d una famiglia no* bile f a dai corsari di Primnesso citt .detta Frigia rapito : portat o in Eg ee fu da un non so. ohi c o ^ r

iSo L I B R O prato . Qualche tempo dopo ebbe il padrone un sogno , e gli parve vedere sotto il letto , in cui Nicostrato dormiva giacersi un leoncino . Come Nicostrato fu cresciuto in et , riport vittorie in Olimpia al pancrazio e alla lotta > Di multa furo* no dopo dagli Eli puniti anche a l tr i, e fra que sti un pugile Alessandrino nella Olimpiade CCXVIII. Il nom e di colui , che fu punito era Apollonio ; ma Ranti appellavasi di soprannome : ed costu me nazionale degli Alessandrini l imporr sopran nomi . Questo fu il primo Egizio , che gli Eli condannarono per ingiustizia : e fu condannato non per aver dato o ricevuto danari,ma per aver commesso* questa insolenza negiuochi. Non era pervenuto al tempo fissato , onde gli Eli obbedendo alla legge esclusero dai giuochi : imperciocch la ragione , che egli alleg di essere stato trattenuto nelle Gicladi dai v enti contrarj fu da Eraclide suo con cittadino accusata d inganno : ma soggiunse di esser venuto tardi per raccogliere danari dai giuo chi della Jonia . Quindi gli Eli cacciarono dai giuochi co stui, ed altri pugili che non erano ve-, nuti nel tempo prescritto . Ad Eraclide poi senza aver toccato la polvere fu da loro conc essa la co rona . Allora Apollonio si prepar coi lacci alla pugna , ed assalendo Eraclide il p rese , mentre di gi stava colla corona in capo , e si era rifuggia t e presso gli Ellanodici . La leggerezza della sua mente dovea adunque recargli un gran nocu-> mento. 6. Hav vi ancora due altre st atue di lavoro'de nostri tem p i. Imperciocch nella Olimpiade GXXVI. sorpresero due pugili , che combattevano per ' la stessa vittoria , ma che aveano fatto de patti p er il premio . Per questo adunque furono multati delle statue di Giove che furono fatte una a s -

Q U I N T 0 161 nistra dellingresso dello stadio, 1 altra a destra, questi pugili aveano nome uno Dida , e laltro che avea dato i danari chiamavasi Garapammone . Era no insieme dello s tesso distretto Egiziano chiamato Arsinoite . 7. E una maraviglia vero , che alcuni nul prezzino il Dio di Olimpia , e ricevano o diano do ni ne giuochi, maggiore per quella , che an che qualcuno degli Eli stessi lo abbia osato . Si dice , che Damonico fra gli Eli lo ardisse nella Olimpiade GXCII. imperciocch narrasi , che era no alla lotta per la corona Polittore figliuolo di Damonico , e Sosandro Smirno dello stesso nome del padre : Damonico, come colui , che smodera tamente bramava, che il figlio suo riportasse la co rona , diede al figlio di Sosandro danari . Come per fu inteso questo fatto , gli Ellanodici imposero loro la pena : nel multarli per , lo sdegno loro non si rivolse verso de figli , ma sibbene contro de padri loro ; imperciocch questi ancora aveano mancato . Di questa multa furono fatte due statue ,1 una nel ginnasio degli Eli , 1 altra st innanzi il portico dellAlti , detto Pecile , perch antica mente sopra i muri vi erano pitture . V' ha di quelli che appellano questo portico di Eco ; imper ciocch se uho grida viene ivi ripetuta la voce dall' eco sette , e pi volte ancora . Dicono , che un pancraziaste Alessandrino, Sarapione di nome, nella Olimpiade GGI. tem tanto i suoi antagoni sti , che il d innanzi a quello , in cui dovea es sere intimato il pancrazio se ne fugg . Questo l unico di tutte le nazioni , e degli Egiziani stessi, che ricordano punito per vilt . L e cose descritte io ritrovai essere state fatte per le cagioni es poste .

i 6a

I B

CAPO V E N TE SI M OSECONDO
A ltre statue poste in Olimpia - Sculture sopra una base - Regione A bantide - Sttua di Gio ve eretta da' Metapontini - Statua d i Giove eret ta d ai Fliasj , ed a ltra innalzata da certi Leontini .

i. V i sono delle statue di G io ^ dedicate a spese p ubbliche , e da p riv a ti. N ell'A lti, vicino all ingresso, che mena allo, stadio havvi u n 'a ra : sopra questa gli Eli non sagrificano ad alcun Dio, ma stabilito , che i trombetti , ed i banditori standovi sopra combattano. Presso quest' ara una base di bronzo , e sopra questa una statua di Gio ve sei cubiti alta , e che tiene in ciascuna m ano i l fulmine : la dedicarono i Ginetesi; quella figuia poi che ha attaccato al collo un monile , e che di et ancora fanciullo , dono di Gleola Fliasio. *. Presso il cos detto Ippodamio havvi una base semicircolare di marmo , e sopra di essa so-' no le figure di Giove , di Tetide , e dell* Auro ra , che pregano Gi ove per i loro figli . Queste stanno nel mezzo della base . 1 figli di esse sono in atto di combattere 1' uno contro l ' altro , cias cuno in un a delle due estremit della base ; stan no ancora uno contro all' altro nello stesso modo un .Barbaro ad un G reco, U lisse, credo io , contro ad Eleno , perch questi in ciascuno de' due eser citi riportarono la gloria per la sapienza : contro Menelao sta per 1' odio antico /Alessandro , contro Diomede Ena , e Peifobo contro Ajace di Tela mone . Queste sono sculture di Mirone Licio , e le dedicarono gli Apolloniati , che sono sul mar Jo-

Q U I N T O i6 3 nio . Sotto i piedi di Giove havvi una elega in lettere antiche ; Siam d' Apollonia monumento , cui intonso Febo edific sul Jonio : Que' che presero un d la terra A bantid 9 T-ersero insim d i Tronio colle decime * 5. La regione detta Abantide , e la piccola citt di Tronio che in essa erano parte dell'Epi-* ro Tesprozio verso i monti Geraunj . Impercioc ch essendosi dispersa la flotta Greca nel ritorno da Ilio , i Locri di Tronio sul fiume Boagrio , e gli Abanti dellEuba, furono insieme trasportati con otto navi verso i monti Geraunj. Fermata ivi la lo ro dimora , pd avendo edificato la citt di Tronio , ed imposto di comun volre alla terra , che si di v isero , il nome di Abantide , furono dopo cacciati dai loro confinanti gli Apolloniati, sendo stati su perati in guerra . Altri dicono , che Apollonia sia una colonia di Gorcira , altri che abbiano avuto parte nelle spoglie co CJorintj stessi 4 Avanzandosi un poco havvi : un Giove rivol to ad oriente che tiene unaquila, e nellaltra mano il fulmine : sul suo capo una corona di g ig li. E questo un dono de Metapontini , e lavoro di Aristono Egines e : chi sia stato il maestro di Aristono , ed in quel tempo abbia egli vivuto , noi sappiamo. 5. Dedicarono i Fliasj ancora un Giove ,. le figlie di Asopo , e l' Asopo stesso . Sono le sta tue in questa guisa ordinate : Nemea la prima delle sorelle , dopo di essa Giove , che prende Egina ; e presso Egina st Arpinna . Con questa, (secondo la.tradizione degli Eli e de Fliasj., si giacque Marte , ed Arpinna la madre di Oeno mao , che regn sulla regione Pisa . Havvi quin di Gorcira , e dopo lei Tebe : lultimo lAsopo.

i <>4 ' L I B R O Si narra di Corcira , che con lei usasse Nettuno i situili cose cant Pindaro di T eb e- e Giove . Erse ro i Leontini il Giove non a spese del commune; ma de' privati . La statura della statua adunque di sett e cubiti , ed ha nelle mani 1 aquila, e lo strale , che i poeti danno a Giove . Fu dedicato poi da Ippagora , Frinone, ed Enesidemo , che io credo diverso dall' Enesidemo tiranno de L eontini. CAPO VEN TESIM O TERZO .
Giove dedicato dopo la battaglia di Plata * Co lonna di bronzo , sulla quale scritta la pa.ee f r a i Lacedemonj e g li A teniesi - Statue di Giove dedicate d ai M egaresi - D agli Ibli D a i Clitorj ,

i. P assato lingresso , che mena al Consiglio, havvi un Giove senza inscrizione alcuna , e v oi- gendo di nuovo a settentrione una statua di Gio ve . Questa rivolta ad oriente , e fu dedicata da tutti que* Greci , che a Plata combatterono contro Mardonio , e i Medi . Nella parte destra della base sono incisi i nomi delle citt che ebbe ro parte in quella azione : i Lacedemonj sono i primi ; dopo di loro gli Ateniesi ; in terzo e quar to luogo sono scritti i Goriritj , e i Sicionj ; gli Eginesi sono i quinti : dopo gli Eginesi sono i M e garesi , e gli Epidaurj ; degli Arcadi i Tegeati ; e gli Orcomenj ; quindi quelli che abit ano Fliunte , Trezene , ed Ermione ; della regione Argiva vi so no i Tirm tj ; i Plateesi sono i soli de Beoztj ; e degli Argivi que" di' fMicene ; degl isolani v ha que di Scio , e di Melo ; della Tesprotide gli Ambrac ioti ; i Tenj p o i, e i Lepreati : i Lepreati so-

Q U I N T O

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no i soli della Trifilia ; dell' Ego , e delle Cicladi per non vi sono' soli i T e nj ; ma ncora que di Nasso e di Citn : d ella Eubea gli Stiresi ; e dopo questi gli E l i, i Potide ati , e gli A nattorj, gli ultimi sono i Calcidesi dell Euripo. 2 . Di queste citt a giorni miei erano deser te le seguenti : i M ic eni , d i Tirintj furono dopo la guerra persiana abbattuti dagli Argivi* gli Ambracio ti , cf gli Anaftorj sendo (dolorile Corintie furono dall Imperadore Romano chiamati ad abita re Nicopoli presso l Azio : I Ptidati' due volte vennero cacciati dalla loro citt , d 1Filippo di Aminta , e prima ancora lo erano stati'dagli Ate niesi , dopo Cassandro ricondusse i Potideati alle loro case , ma non riebbe la e tt il nome nti 4 co ; e dal nome del fondatore Cassandrea si disse La s ttua dedicata dai Greci in Olimp ia fu" fatta da Anassagora Egineta . Costui stato omesso da coloro che scrissero le cose risgutrdanti Plata. 3. Innanzi a questo Giove havvi una colonna di bronzo che contiene le condizioni di pace per tren ta anni fra i Lacederrtorij, fe gli Ateniesi . Furono queste dagli Ateniesi conchiuse dopo di avere per la seconda volta forzato alla resa la Etba, lanno terzo dlia Olimpiad in ci vinsie allo stadio Cris one Imero . F r a i patti espresso ancor questo, clie l pace fra gli Atenisi , e Lacedemonj non dovea essere comune alla citt degli ^Argivi ; m a, che gli Ateniesi , e gli Argivi se il volevano po tevano in particolare'stringere fra. lro amicizia ; Queste cose dicono le condizioni . 4 Un altra statua di Giove presso il coc chio di Cleostene , del quale sar d noi fatta men zione pi sotto . La statua di Giove un dono de Megaresi : fu essa lavorata da due fratelli Tilaco, ed Oneto , e dai loro figli . Quale fosse il tempo

i66 L I B R O in cui vissero , la loro patria., e presso chi ap prendessero l'arte non posso mostrarlo. 5. Presso il cocchio di Gelone un antico Giove , che tiene lo scettrp : dicono che sia dono degl'ibli . Erano Ible due citt della Sicilia soprannomate l'una Gereatide : l'altra siccome la chia mavano Maggiore e a' miei giorni ritengono an cora il nome < Ambedue eran nella regione Cata n ia ; l'u n a affatto deserta, l'altra, la Gereatide cio H un castell de' Catani, ed ivi hhno il tem pio della D ea;Ibla , ch ri scuote onori da Sici liani . Da questi adunque* io penso, che sia stata portata la statua in Olimpia ; impercioc ch Filisto di Arcojitnide , afferm i, che essi son interpreti de portenti , e de sogni , e che dei barbari di {Sicilia sono i pi attaccati alla Religione. 6 . Vicino al dono degl ibli havvi una base di bronzo , e Giove sopra .di essa : questo Giove io credo che sia di circa dieciott piedi. Chi l'ab bia donato al JDio, e di chi sia il lavoro lo indica l elega ivi scritta: A l N um e ddicaro questa statua D e c im a , i Clitpresi delle molte Citt che g i sforparo colte mani . D i A risto n e , e Tlesta la misura Ambo di Lacedmone e f r a t l l i . Ma io credo , che questi Laconi non siano stati illustri presso tutti i Greci : imperciocch gli Eli ile, avrebbero detto qualche cosa , e molto pi i Lacedemonj , sendo loro concittadini .

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CAPO VErTESlMOQUARTO ,
A ltre statue poste nell A tti - Statua d i Giove Orcio nel Consiglio - Statua, d i Alessandro il Grande *

,. . lato d ell ara di Giove Laoeta, e di Net tuno Laoeta havvi un Giove sopra una base di bronzo dono del popolo de Corintj , ed opera di Muso chiunque egli s iasi . Dal Consiglio andando verso il tem pio grande ^ a Sinistra una statua di Giove coronato di fiori i e nella destra di lui stato fatto il fulmine . Qusto pera di Ascaro Tebano , che apprese arte presso Cleone Sieionio , e dicono essere questo un dono de T e s sali quando si mossero a far la guerra/ai Foce si ^ eret to colle spoglie tolte ai FocesT . Non pu esser questa la guerra , che sa c r a addimandasi ; ma quel la che fecero prima che i M e d i, e il loro Re pas s as s ero nella Grecia Non lungi da questo un altro Giove , che dicono essere stato dedicato dai Psofidj per il felice successo di una guerra fatta da loro ; lo m ostra la inscrizione appostavi. A de stra del tempio grande ha v vi un Giove rivolto all oriente . E questo dell altezza di dodici piedi , e dicono che sia un dono dei Lacedemonj , quando per la seconda Volta attaccarono la guerra coi M essenj che si erano ribellati . E' s di esso una in scrizione in versi elegiaci : 0 R e Saturnio , Olimpio Giove , accetta Con cuor propizio verso Lacedemone Questo bel simulacro che a te dona . Non sappiamo poi , che alcun Romano priva t o , o Senatore abbia prima di Mummio dedicato al

i 6S L I B R O curi dono nel tempio Greco . Mummio per dalle spoglie di Acaja dedic in Olimpia un Giove di bronz o . Questo a sinistra del dono de' Lacede monj presso la prima colonna del tempio da que sta parte . Il Giove di bronzo pi grande che sia nell* Alti fu dedicato dagli Eli stessi c o lle spoglie p rese agli Arcadi . E' questo dell* altezza di 2,7 . p ied i. Presso il Pelopio una colonna non alta , e sopra di essa una piccola statua di Giove , che stende una delle m a n i. Rimpetto a questo vi so no altri doni posti in ordine ; e similmente le sta tue di Giove e Ganimede . Ha poetato Cmero, che Ganiynede fu rapito dagli Dei per servire di cop piere a Giove , e che a Troo in compenso di es so furono dati in dono de c a v a l l i . Questo gruppo fu dedicato da Gnotide Tessalo , e scolpito da Aristocl e , scolaro , e figlio di Gleeta . Havvi uij, al tro Giove ancora senza barba , ed fra i doni di Smicito . Circa questo Smicito di qual stirpe egli fosse , e perch dedic molti doni in Olimpia , lo mostrer, pi sotto . Dalla statua accennata avan zandosi un poco per la via retta una statua di Giove senza barba anche essa, dono degli Elaiti , quali , scendendo dal campo del Caico al mare , primi abitano-nellabolide . A questa contigua un' altra statua di Giove : la inscrizione che vi si legge dice , che gli abitanti della penisola di Gnido lhan dedicata colle spoglie de' nemici . Dedi carono ancora da ambo le parti di Giove , Pelope e il fiume Alfo . La pi gran parte della citt de' Gnidi edificata nel continente di Garia , do ve hanno ancora le cose pi degne di menzione : la cos detta penisola poi una isola sul cont inen t e , , a cui si passa per un ponte . Abitatori di que sta erano quelli , che dedicarono i doni in Olim pia a Giove , siccome nella citt degli Efesj gli

q u r N T o fy abitatori del cos detto Coreso separatamente , e senza il commune degli Efes) dedicarono uri do no . Presso il muro d ellAlti havvi un Giove rivol to ad occidente , che non porge iniscrizione alcu na . Si disse , che ancora questo era di Mummio , ed er etto colle spoglie della guerra Acaica. 2. La statua di Giove , che nel Consiglio pi di tutte le altre statue di quel D io , che esi stono stata fatta per incujtere terrore contro gli uomini ingiusti: ha essa il soprannome , di Orcio , e tiene da ambo le mani il fulmine . Elegge, che presso q uesta gli Atleti , i p a d ri , e i fratelli lo ro , ed anche i Ginnasti giurino sulle primizie re cise di un cinghiale , di non operare alcuna azio ne iniqua nei giuochi Olimpici . Gli Atleti giunti alla virilit giurano , che per dieci mesi continui hanno fatto accuratamente tutto ci , che riguar da gli esercizj . Giurano poi tutti quelli, che giu dicano i garzoni, o i poliedri de' cavalli che com battono , di giudicare secondo la giustizia e sen za doni , e di serbare il segrego sopra i m otivi , che loro fan dare , o negare lapprovazione : quale uso poi debbano fare del cinghiale dopo il giuramento degli Atleti , non mi ricordai domandarlo : poich nei:empi pi antichi v era la legge sulle vittime, che q uella sopra la quale si era giurato , non po teva pi mangiarsi dall nomo . Lo mostra Omero s tesso nel dir che il cinghiale , sulle primizie reci se del quale giur Agamennone , che Briseide non avea toccato il s uo letto , fu dall araldo gittata nel mare : ' S disse ; ed al cinghiai col duro bronzo Tagli la gola : allor Taltibio intorno Roteandol del m ar nel vasto abisso Gittello preda p e marini pesci . Questo era anticamente il rito . Innanzi ai piedi di

tfo L I B R O Giove Orcio una piccola tavola di bronz o : so* pra questa sono scritte delle elege , che voglio no incutere terrore agli sp ergiu ri. Quanto pi di ligentemente abbiamo potuto enumerammo esser tutte queste le statue di Giove dentro lA lti. i 3. Imperciocch il dono , che presso il gran tempio posto da un Corintio , non degli antichi , ma di quelli che hanno ricevuto la citt dall I m pcradore , questo dono , dissi , Alessandro di Filippo rassomigliante a Giove .

CAPO VENTESIM OQUINTO .


A ltre statue clic non rappresentano Giove - Sta tue del Coro de Messenj naufragato - Statua d i fanciulli poste dagli Agrigentini - Popoli d i . Sicilia - Due statue di Ercole ed a ltre .

i. T P utte le altre statue , che non rappresen tano Giove , saranno anche- esse da nei ricordate. Le immagini poi dedicate non ad onore degli D ei, 'ma in grazia degli u omini , le uniremo a dis corso sugli Atleti . I M ess enj dello stretto i s econd o un antico costume mandavano ogni anno in Reggio un coro di trentacinque giovinetti, ed in sime col coro il m aestro, c d un tibicine per una certa festa nazionale de Regini ; ora una volta eb bero a soffrire la disgrazia di non veder pi ritor nare quelli che aveano mandato i imperciocch la nave , che conduceva i fanciulli disparve insieme con, lo ro , affondandosi . Conciossiach il mare in que sto stretto sia pi tenpestoso di qualunque al tro , sendo che i venti lo sconvolgono da ambo le parti , portando le onde dallAdriatico , e dall al tro mare , che Tirreno si appella . E quando m an-

Q U I N T O 17 1_ ca il vnto , allora lo stretto ha un moto assai vio lento da se stesso ed un forte riflusso : e tanti mostri si radunano in esso , che laere ancora che al di-l di questo mare piena dell odore de mostri ; cos che in un naufragio non resta ialcun a speranza di salvarsi da questo stretto . Se poi qui fosse ad Ulisse avvenuto di perdere l na ve , ninno potrebbe mai persuadersi , che egli a nuoto fosse vivo pervenuto in Italia . Ma la bon t degl Iddi d in ogni cosa sollievo . Allora per la perdit de giovanetti menarono i Messenj un gran lutto 4 ed altre cose furono inventate da loro in onore di quelli j e fra queste dedicarono in Olimpia i ritratti di bronzo , e insiem cori loro il maestro del coro , ed il tibicine. L 'antica inscri zione mostrava essere questi ^ doni de Messenj sul lo stretto i dopo Ippia , che dai Greci dicesi esse re stato spiente fece pra di loro elege . Le immagini sono opera di Callone Elo . 2 . Sul promontorio di Sicilia , che rivolto verso 1 Affrica , e Nto , e che viene detto Pa chino la citt di Motia : qusta abitt da A ffricani, e Fenicj . Contro questi barbari che abi tavano Motia attaccarono la guerra gli A grigentini, ed avendo fatto sopra loro preda , riportato spo glie , dedicarono i fanciulli di bronzo che sono in Olimpia i quali stanno in atto di stendere le de stre , e pregare il Dio ; son questi sul muro dellAlti : a prima vista credetti , che fossero ope ra di Calanti de , ed infatti co s trovai essere ci, che sopra loro dicevasi. 3. A bitano la Sicilia tutte queste nazioni : i Sicani, i Siculi , ed i Frigi ; i primi sono pas sati dalla Italia in essa , i Frigi poi dallo Scaman dro , e dalla Troade . I Fenicj , e gli Affricani pervennero nellisola con una flotta comune , e so-

i 7 L I B R O no una colonia de Cartaginesi. T utte queste sono le nazioni barbare in Sicilia . De' Greci poi es sa occupata dai D orj , dagli Jonj , e da una pic cola porzione de' popoli, Focico ed Attico . 4- Sullo stesso muro stanno i doni degli Agri gentini , e due sttue nude di Ercole fanciullo : uno per in atto di saettare il leone Nemo t questa Ercole , e insieme con lui il leone fu de dicato da Ippozione Agrigentino , ed certamen te opera di Nicodamo : l'altra statua un dono di Anassippo Mendo , e fu qui trasportata dagli Eli : prima stava sul fine della via , che di Elide mena in Olimpia , e che Sacra si appella. 5. V i sono ancora, doni in comune del popo lo Acho , tutti coloro , che sfidando E tt ore un Greco a singolare combattimento sostennero esse re pel combattimento sottopo sti alla sorte . Stan no questi vicino al tempio grande armati di aste e di scudi : rimpetto ad essi sopra un' altra base havvi Nestore , che gitta nell' elmo le sorti di ciascuno . Di quelli , che contro Ettore si sotto posero alla sorte in numero di otto ( impercioc ch il nono di essi , che era il ritratto di Ulisse dicono , che fosse trasportato in Roma da Nero ne ) di questi otto adunque sulla statua sola di Agamennone scritto il nome : anche questo scritto da destra a sinistra . Quello che sullo scu do ha scolpito un gallo ., Idomeno discendente di Minosse : traeva Idomeno la sua origine dal Sole padre di Pa sifae . Dicono , che quel volatile s a sacro al Sole , e che annunzi quando il Sole per sorgere . Sulla base stata posta una iscri zione : A Giove dedicaro queste statue Gli A chi discesi dal divino Pelope D i Tantalo figliuola

,Q U I N T O i 73 Questo qui scritto . Chi s ia stato Io scultore inciso sullo scudo di Idomen : Questa con altre molte opere feo Onata V industrioso , cui in Mgina Micon fu p a d r e . 6 . Non lungi dal dono. degli Achi , si ved e ancora Ercole , che pel cinto combatte contro 1 Amazone a cavallo . Fu questo dedic ato da Evagora Zanclo', e fatto da Aristocle Gid oniata. Que sto ristocle si dee contar fra i pi antichi ;, e per verit niuno potrebbe chiaramente dire il tempo in cui vivea ; ma manifesto essere stato prima , che Zancle avesse lodierno nome di Messene. 7 . I Tasj , sendo Fenicj di origine , e navi gando da Tiro e dallaltra Fenicia insieme con Ta so figlio di Agenore in cerca di Europa , dedica rono in Olimpia un Ercole , la cui liase egualmen* te , che la statua di bronzo , laltezza della sta tua di io. cu b iti, tiene colla destra la clava, e colla sinistra larco . Udii in Taso , che essi ve-r neravano lo stesso Ercole , che adoravano i T irj ; ma che incorporati poi nella Grecia credettero di rendere onori ad Ercole di Anfitrione ancora. Sul dono de Tasj in Olimpia questo distico : D i Micone il fig lim i Oliata il feo E i che in Egina sua magion ritiene . Questo Onata di cui sono le statue sopraddescrit-. te , sendo E gineta, noi noi porremo nulla poste* riore a Dedalo , e alla scuola Attica .

*74*

L I B R O CAPO VENTESIM OSESTO.

Statua deUa Vittoria - Doni di Smicito - Statua delVJgone - Statua di Minerva e della V ittoria senza ali - Statue poste dagli E ra c le o ti .

C ^ u e 'M e sse n j Dorj , che riceverono un d Naupatto dagli A teniesi, dedicarono in Olimpia una statua della Vittoria sopra una colon na . Questa opera di Peonio Mendo , ed sta ta fatta colle spoglie tolte ai nemici quando, a mio credere, fecero l guerra agli Acarnani , ed agli Oeniadi . I Messenj stessi poi dicono di aver po sto il dono per il fatto della isola di Sfatteria in sieme cogli Ateniesi , e di non averv i scritto il no me de' nemici per timore de' Lacedemonj : degli Oeniadi poi , e degli Acarnani non avere alcuna p a u ra , a. I doni di Smicito sendo in gran numero , e non posti insieme con ordine furono da me ri trovati . Accanto ad Ifito Elo , ed alta Tregua che corona Ifito , sono tutti questi doni di Smici to , Havvi Anfitrite , Nettuno 1t e Vesta opere di Glauco Argivo . Presso il tempio grande al lato s inistro furono da lui dedicate altre statue : P ro serpina figlia di Cerere , e Venere ; GanimeMe, e Diana : d e 'P o e ti, Omero ed Esiodo ; e di nuovo de' Numi ; Esculapio , ed Iga . 3 . Fra i doni di Smicito , havvi l ' Agone che p orta gli alteri questi alteri aveano la seguent e figura : sono la met di un circolo bislungo , e non perfettamente rotondo , ed fatto , che vi possano passare 'le dita delle mani , siccome p e r le coreggi dello scudo . Tale la figura di que-

i.

Q U I N T O

175

sto istromento . Presso 1' immagine dellAgone , havvi Bacco , il'T ra c e Orfo , ed una statua di Giove , di cui poco prima feci menzione . Sono queste, opere d i Dionisio Argivo , e dicono, che insieme con questi altri doni fossero da Smicito p o s ti, e da Nerone , anche essi poetati via . Gli artefici di questi , Dionisio e Glauco send Argi vi di nascita non viene loro aggiunto il nome,del maestro : il tempo in cui fiorirono lo dimostra Smi cito , che dedic le loro opere in Olimpia. 4- Imperciocch disse Erodoto nelle sue nar razioni , che questo Smicito sendo servo di Anas sila tiranno di Reggio , e tesoriere delle ricche z ze di lu i, es sendo morto il padrone assentandosi ne and in Tegea . Le inscrizioni, che sono sopra i doni danno a Smicito per padre Coero , e due citt greche per patria , Reggio , e Messene sul lo stretto : che egli abitasse in Tegea il dicono ancora le inscrizioni. Dedic poi in Olimpia i do ni , eseguendo un voto da lui fatto per la salute d el figlio , che si era di malattia mortale infer mato , 5. Vicino ai doni pi grandi di Smici t o , ope re di Glauco Argivo , havvi la statua di Minerva coll elmo in capo , e coperta dell' egida. F que sta lavorata da Nicodamo Menalio , ed dono de gli E li; a lato di Minerva stata fatta la Vittoria: f questa dedicata da que di Mantina : ma noa mostrano nella inscrizione la guerra . Dicesi aver la fatta Calamide senza le ali ad imitazione del simulacro esistente in Atene della cos detta iVon alata . 6 . Presso i doni pi piccoli di Smicito fatti da Dionisio veggonsi delle imprese di Erc ole quel le contro il leone Nemo , l ' idra , il cane de 1 1 in ferno , ed il cinghiale che s tava sul fiume Eriman-

L I B R O i 76 to . Furono queste portate in Olmpia dagli E ra cleoti avendo fatto scorrerie nel paese de M arian dini , barbari confinanti con loro. Eracla stata edificata sul Ponto Eussino, ed colonia di M eg a ra ; e de Beoti i Tanagri ebbero parte nella edi ficazione . Rimpetto ai gi descritti veggonsi in ordine altri doni verso mezzogiorno , e molto vi cini al recinto sacro , che stato dedicato a P e lope . CAPO VENTESIM OSETTIM O.
Doni di Formi de , e f r a questi cavallo portento so - Statua di Formide - Statua di M ercurio colV ariete , e di Mercurio col cadco - Buoi d i bronzo dedicati dai Corciri , e dagli E r e tr j - Trofo d i bronzo eretto dagli Eli - Sta tua del Pentatlo dono de ' M&ndi

sono ancora quelli dedicati da il quale da Menalo tragittando 4 _ elone di Dinomene , e per stui , e dopo pel fratello suo Gerone operando chiari fatti nelle spedizioni , a tante dovizie p er venne , che dedic questi doni in Olimpia, ed altri ne dedic ad Apollo in Delfo-.- Quello che dedic in Olimpia , sono due cavalli, e due cocchieri ; e a lato di ciascun cavallo sta un cocchiere . Il p ri mo de' cavalli e 1' uomo fu fatto da Dionisio A r givo , il secondo opera di Simone Egineta. Sul lato del primo de' cavalli leggesi una iscrizione ,. c he sul principio non ha metro , e la quale dic e cos : Formide A rcade M enalio , ed ora Siracusa - no lo d e d ic .

Q U I N T O 177 Questo il cavallo , che al dir degli Eli h a l ippomane . Sono d altronde m anifeste le co se , che per larte di un mago avvengono al ca vallo . Per grandezza , e bellezza inferiore a mol ti cavalli che sono dentro lAlti : inoltre ha la co da tagliata , ed perci pi deforme . I cavalli maschi per non solo nella primavera , ma in tut ti i tempi sono verso di lui incitati . Impercioc ch corrono con impeto nellAlti , o rompendo i le gami , che li tengono avvinti, o fuggendo ancora da quelli che li conducono , e lo montano assai pi furiosamente , che non fanno sopra una caval la bellissima , viva , e solita ad essere m ontata. Non possono le loro unghie attaccarvi , ma ci non ostante non desistono , anzi con nitriti pi alti lo montano con impeto pi violento finch oolle fruste , e di viva forza non siano di l di staccati : prim a certamente non v ha modo , che si distacchino dal bronzo. 3. Ed un altra meraviglia vidi io nella Lidia diversa da quella del cavallo di Formide , ma nep pure e ssa esente dallarte demaghi. Hanno i Lidj soprannomati Persici de tempj nella citt chiama ta Jerocesara, ed in Ipepe . In ciascuno detem pj una camera , ed in essa sopra un ara, della c enere , il cui colore non simile alla commune. Entrato dunque un mago nella cam era, e portan do legna secche sull ara , primieramente si posesul capo la tiara , quindi fece l invocazione di un non s qual nume in parole barbare , e non intese a ffatto da Greci : fece egli la invocazione leggen do in un libro : e senza fuooo, fu necessario affat to che le legna si accendessero , e da loro splen desse una fiamma assai viva. E ci basti laver di m ostrato queste cose . 4 Fra questi doni h avvi Formide stesso , che
2.

178 L I B R O resiste ad un nemico, e quindi l'uno dopo laltro combatte con un secondo ed un terzo s E sopra questi scritto che il soldato , il quale combatte Formide Menalio , e che Licorta Siracusano 1 ha dedicato . E chiaro , che costui 1' abbia dedicato p er amicizia verso Formide . I doni di Licorta pe r sono essi ancora dai Greci chiamati di For-* m ide. 5. Il Mercurio che porta lariete per la zam. p a , e che ha sul capo 1 elmo , ed rivestito di tunica , e di clamide , non entra fra i doni di Formide , ma stato dato al Dio dagli Arcadi di F e neo . L inscrizione dice, che stato facto da Ona ta Eginese insieme con Callitele . Io credo , che Gallitele fosse scolare , o figlio di Onata. Non lun gi dal dono de Feneati un' altra statua, M ercu rio cio col cadco . La inscrizione sopra di lu i. insegna averlo dedicato Glaucia di nazione Regi n o , ed essere stato fatto da Gallone Elo . 6 . Dei buoi di bronzo uno de Corciri , e 1' altro dono di que da Eretria , ed opera di Filesio da E retria. Perch poi sia stato dai Coreit i dedicato questo bue in Olimpia, ed un'altro in Delfo sar da me dimostrato nel discorso sopra i F o c e si. Circa al loro dono di Olimpia io intesi ' e ssere avvenuto questo : un piccolo ragazzo assiso, sotto questo bue, inchinato al basso giuocava ; aven do per tutto d un tratto alzato il capo se lo rup pe battendolo al bronzo , e della ferita dopo non molti giorni mor . Gli Eli decretarono , che il bue fosse come reo di sangue portato fuori dell Alti : ma il Dio di Delfo di loro 1 oracolo circa quel dono , che facessero sopra di lui le lustrazio ni , che i Greci hanno rito osservare sopra unin volontario omicidio . 7 . E' sotto i platani dell Aiti , verso la m et

Q U I N T O 179 del recinto un trofeo di bronzo*, ed una iscrizio ne sullo scudo del trofeo , di averlo eretto gli Eli sopra i Lacedemonj . In questa battaglia fu , che lasci la vita colui , il quale fu ritrovato colte armi morto l nel soffitto dell' E ro , rifatto a giorni m ie i. 8 Il dono de'Mendi di Tracia pu assai fa-' cilm ente indurre in errore onde prenderlo per la immagine di un uomo che combatt al pentatlo : in fatti giace a lato di Anauchida Elo , e tiene gli antichi alteri . Sulla coscia di lui per scritto il distico : A l R de N u m i Giove qui mi posero Prim izia delle spoglie , che i Mendi N e l fo rza r Sipta colle mani tolsero. Pare , che Sipta sia un castello di Tracia , ed una citt . I Mendi stessi poi sono di origine G re c i , e di Jonia ; ed abitano lontano dal mare Bell? parti superiori il paese presso la citt di Sane.

*8o

DESCRIZIONE DELLA GRECIA


D I

P A U S A N I A
LIBRO II.
D il l e

SESTO
E
l ia c h e .

cose

C A P O

P R I M O

Statue e doni de'pi insigni Vincitori Olimpici,

i. A l mio discorso sui doni segue quello che fa menzione de cavalli ,'c h e combattono degli A t l e t i , e deprivati similmente . Non vi stanno gi le statue di tutti coloro , che han vinto in Olim pia ; ma alcuni bench abbiano mostrato azioni chi are nel combattimento , ed altri in altre cose ancora , non hanno ci non ostante sortito ritrat ti . Questi la mia opera m'ingiunse lasciare , conciossiach non sia un catalogo degli Atleti che ri portarono vittorie Olimpiche , ma sibbene un rac conto delle immagini, e di altri doni. N io percor rerei tu t ti q uelli, le cui statue veggonsi in piedi, sapendo quanti mai siano che inopinatamente , e per so rte, e non colla forza hanno riportato la co rona di olivo selvatico . Ma far menzione di tu t ti coloro che ottennero qualche gloria , o sortiro no s tatue meglio di quelle degli altri scolpite . A destra adunque del tempio di Giunone il r i tratto di un lottatore , Elo di nascita , Simmaco

L I B R O SfeSTO i8 t cio figli di Eschilo : e presso di lui la statua di Neolaida di Prosseno da Feneo degli A rcadi , che riport la vittoria nella lotta de garzoni : siegue Archidamo di Senio , il quale pure vinse i gar zoni lottatori, ed era Elo di nascita . I ritratti di costoro che ho enumerato s ono opere di Alipo SiCtonio , scolaro di Naucide Argivo . (Cleogene di Sileno p o i dicesi dalla inscrizione apporta sul suo ritratto essere nazionale , ed aver vinto con un ca v allo senza arnesi, e della sua propria razza. Vicino a CleogeiW sono Denoloco, Pirro 1 e Troilo di Alcino , questi sono ancora essi nati in Elide ; ma non riportarono le vittorie medesime; luno fa insieme Ellanodico , e vinse co cavalli , laltro vinse colla biga perfetta , e Troilo col cocchio de' poliedri : e ci fu n el ll Olimpiade GII. Da questa epoca pe r gli Eli fecero la legge , che per 1' avvenire niuno degli Ellanod ici avesse messo a correre i ca valli * La statua dell' Ellanodico fu scolpita da L isippo . La madre di Denoloco poi vide una visio n e in sogno, in cui gli parve tenere nel seno il suo figliuolo coronato : e per questa cagione Denoloco fu ammaestrato ai combattimenti, e vinse al cor so i garzoni . Il ritratto di Gleone Sicionio . Quello che risguarda Cinisca di Archidamo, la sua patria , e le vittorie Olimpiche da lei riport ate fi* da m e di gi dimostrato ne' ragionamenti , sopra i Re Lacedemonj . In Olimpia presso la statua di Troilo stato fatto un rialto di marmo , e sopra di esso un carro di cavalli , un' auriga , ed il r i tratto di Ginisca stessa , opera di Apelle. V i sono ancora incise inscrizioni che rsguardano Cinisca. Sono Lacedemonj quelli che veggonsi appresso Ci nisca : essi hanno riportato vittorie de cavalli . Anassandro fu proclamato il primo vincitore c ol carro , l iscrizione sopra di lai dice., ch e prim a

18 L I B R O l avo di Anassandro era stato coronato al pentatlo: costui in atto di pregare il D io . Policlete , che ebbe il soprannome di Policalco anche egli vinse colla quadriga: la sua immagine tiene nella mano destra una tenia. Presso di lui sono due piccoli fanciulli, uno tiene una ru o ta, l altro domanda la t enia. Policlete vinse cocavalli, siccome dice liscri zione sopra di lui, anche ne' P iz j, negl Istmj , e ne* N em i.

CAPO

SECONDO

Statue d i Lacedemonj che si distinsero in nudri r e cavalli - Statua di Trasibulo indovino - Jam idi - Statue di Timostene ed A n tipatro - Sorte de'Messenj circa i giuochi Olimpici -

i . T Aa statua di un Pancraziaste fu fatta da Lisippo; costui fu il primo degli Acarnani e di quelli di Strato stessa a riportare l a . vittoria del Pancrazio: Senarge di Filandride fu il suo nome . Lacedemon i che vennero dopo l invasione del M e do, c on impegn o maggire di tutti gli altri Greci s i diedero a nudrire cavalli . Imperciocch - oltre tutti quelli , che ho gi enumerato , dopo il ritrat to dellAtleta Acarnane vi sono lutti .questi altri Spartani rtudritori di cavalli : Senarge , Licino , A rcesilao , ed il suo figliuolo L ica. Senarge ripor t inoltre vittorie a D elfo , ad Argo , e a Corin to : Licino .poi menando poliedri ad- Olimpia , sen z a averne sperimentato alcuno , pose al corso de' cavalli perfetti i suoi poliedri , e con questi vin se . Dedic ancora due statue in Olimpia, opere di Mirone Ateniese . Arcesilao, ed il suo figliuolo l i c a , riport arono , il primo due vittorie Olimpi

S E S T O 183 che : e Lica non essendo allora i Lacedemonj am messi ai giuochi , pose a correre in nome del po polo de' Tebani il carro , ed egli stesso colla te nia coron lauriga , che vinse : onde fu dagli El lanodici battuto . Per costui fu che sotto il Re Agide i Lacedemonj andarono contro gli Eli , e dentro l'Alfi ebbero la battaglia. Spenta la guerra qui stabil la sua immagine . I registri degli Eli dei vincitori Olimpici dicono non e ssere stato Li c a , ma bens il popolo deTebani quello,che vinse. a. Presso Lica l indovino Elo Trasibulo , un degli Jamidi , che esercit il suo officio pres s o que di Mantina contro i Lacedemoni , ed il lo ro Re Agide di Eudamide ; lo che sar da me pi a lungo esposto nel ragionamento sugli Arca di . Sulla spalla destra del ritratto di Trasibulo serpeggia una tarantola: e presso di lui giace un cane, vittima, spaccato in due p a rti, che mostra il fegato . E' manifesto che la divinatoria de cervi , degli agnelli , e de vitelli fino dai pi antic hi tem pi era presso gli uomini stabilita . Cos i Ciprj an cora osservando i porci traggono augurj. Niun po polo per finora ha l'uso di servirsi decani nella divinatoria ; pare adunque che Trasibulo abbia una speciale divinazione stabilito sulle viscere decani, 4 Gl'indovini cos detti Jamidi discendono da Jamo il quale , dice Pindaro in una cantica , nacque di Apollo , e da lui ricev larte divina toria . 4* Presso il ritratto di Trasibulo st . Timostene Elo, che riport la vittoria dello stadio ne garzoni, ed Antipatro di Clenopatro Milesio, il qua le vinse i garzoni pugili . Alcuni Siracusani me n ando in Olimpia un sagrificio per parte di Dio nisio , persuasero con danari il padre di Antipatro a f ar proclamare il figlio c ome Siracusano . Ma

i 84 L I B R O Antipatro nulla prezzando i doni del Tiranno , si dichiar.Milesio , e scrisse sotto la immagine sua che era nato in Mileto , e che egli il primo de Jonj dedicava un ritratto in Olimpia . La statu a di costui fu f atta da Policleto : Timostene poi lavoro di Eutichide Sicionio , che avea appreso l'arte da Lisippo . Questo Eutichide fece ancora la statua della Fortuna ai Sirj su llO ro n te , la qua le riscuote grandi onori dai nazionali. N ell'A lti havvi presso la statua di Timostene, T im one, ed Esipo suo figlio, figurato come un fanciullo in assiso sopra un cavallo. Imperciocch il fanciullo ottenr ne la vittoria del cavallo senza arnesi : Timone poi fu proclamato vincitore al carro . Fece i ritratti a Timone e al figlio suo Dedalo Sicionio , il quale fece pure agli Eli il Trofeo che eretto nellalti per la vittoria Laconica . La inscrizione poi che sopra il pugile Samio insegna , che co lui che dedic tale statua fu il precettore Micone e che i Samj sono fra gli Jonj i pi bravi nella ginnastica e nelle battaglie navali : ci dice linscri zione : m a non indica alcuna cosa sul pugile stes so . 5. Ivi dappresso Damisco deMessenj , i quale di^iiodw-^aeni vinse in Olimpia. Ci pi di ogni altra cosa notai con meraviglia , poich al lorquando i Messenj andarono esuli dal Pelopon neso, manc loro la fortuna anche ne giuochi Olim pici . Infatti se vogliamo eccettuare Leontisco , .e Simmaco Messenj dello stretto , niun altro M es senio o di Sicilia o di Naupatto si sa che ripor tasse la vittoria in Olimpia. Anzi i Siciliani affer mano che i due indicati erano antichi Z a n cli, e non Messenj . Ritorn per coMessenj nel Pelo ponneso la fortuna ancora nei giuochi Olimpici , Im perciocch un anno dop o la edificazione di Mes-

S E S T O l8 s sene , celebrando gli Eli i giuochi Olimpici que sto Damisco vinse i fanciulli allo stadio , ed aven do dopo combattuto, cinque vittorie ottenne ne* Nemi , e negli Istm j. C A P O T E R Z O

Continuazione delle statue degli A tle ti in Olim p ia - Epoca della spedizione degli Eli e de' Tebani contro i Sicionj - A ltre statue .

i. ^V icinissim o a Damisco havvi un non so qtlale personaggio : imperciocch non dicono s opra di lui il nome : per un dono di Tolomeo di L a go . Non ostante che Tolomeo regnass e in Egitto nella inscrizione si chiama Maeedone . Sopra Che rea fanciullo pugile da Sicione , havvi liscrizione che giovanetto di et riport la vittoria, e che per padre ebbe Cheremone . V i nominato anco ra autore della statua , Astrione di Eschilo. Do po Cherea sono dedicati il giovanetto Messenio , Sofio , e luomo Elo , Stomio : il primo super tutti i garzoni che insieme con lui corsero , Sto mio poi riport in Olimpia la corona del pentatlo e tre ne riport ai giuochi nemi . La inscrizio ne sopra di esso aggiunge che egli commandando la cavallera Ela innalz trofei , e che colle ma ni sue spense il Capitano nemico , che a solo avea con lui combattuto per disfida. Dicono gli Eli che costui che fu ucciso era da Sicione , e che comandava i Sicionj : che essi poi erano iti con tro Sicione per lamicizia d e'T eb an i, insieme coll esercito venuto dalla Beozia. a. Parrebbe adunque che la spedizione degl Eli , e deTebani contro Sicione avve nisse

i $6 L I R R 0 la disgrazia sofferta dai Lacedemonj a Leuttri . Segue poi Labacte di Eufrone pugile da Lepreo degli Eli . Vi ancora di Elide stessa dedicato un lottatore , Aristodemo di- Traside: costui ripor t pure due vittorie a D elfo. Il ritratto di Aristo demo opera di Dedalo Sicionio s colaro e figlio di Patrocle. Il ritratto poi del ragazzo E lo , Ip po , vincitore ai pugillat opera di Democrito Sicionio della Scuola , in quinta generazione . di Crizia Attico. Imperciocch Tolico Corciro appre se l 'arte dallo stesso Crizia ; di Tolico fu scolaro Anfione : da costui fu ammaestrato Pisone da Galanria , e da Pisone Democrito. 3. Cratino da Egira degli Achi era il pi bello di quelli del suo tempo , e molto bravo al la lotta. Avendo abbattuto nella lotta i garzoni , ottenne dagli Eli di rimuovere il maestro della ginnastica. La statua fu fatta da Cantaro Sicionio figlio di Alesside , e scolaro di Eutichide . La im magine di Eupolemo Elo fu fatta da Dedalo Si cionio ; l inscrizione poi che sopra di lui si legge indica che Eupolemo riport la vittoria allo sta dio degli uomini in Olimpia , e chi riport anco ra due corone Pitiche al pentatlo , ed unaltra ne N em i. Si narra di Eupolemo anche questo T che presiedevano al fine del corso tre Ellanodici , dequali due davano la vittoria ad Eupolemo , il terzo poi a Leone Ambraciota ; ma siccome Leo ne fu accusato al Senato Olimpico di aver corrotto uno degli Ellanodici, questo perci decise aver vin to Eupolemo . 4 La statua di Ebota fu dagli Achi dedica t a per comando di Apollo Delfico nella Olimpia de LXXX. avea Ebota vinto allo stadio nella Olim piade VI. Come adunque Ebota pot combattere insieme co Greci alla battaglia di Plata? Imper

S E S T O 187 c iocch Mardoni, e i Persiani ebbero la sconfitta a Plata nella Olimpiade LXX. Io per sono for zato a riferire quello , che i Greci raccontano , ma non tutti sono forzati a restarne persuasi. Le altre cose che avvennero riguardo ad Ebota saran no da me aggiunte nella storia degli Achi. La s tatua di Antioco fu da Nicodamo scolpita; era Antioco da Lepreo ; e vinse gli uomini al pan crazio una volta sola in Olimpia ; ma nell* Istmo ed a Nema due fiate in ambedue i giuochi. Impercioc ch non hanno iLepreati tanta paura degli Istmi, sic come gli Eli stessi la mostrarono in Ismone Elo. Vicino ad Antioco questo Ismone : costui avendo combattuto al pentatlo , riport prima la Olim pica , quindi la vittoria Nema i Dagli Istmici giuo chi chiaro , che costui si tenne lontano come gli altri Eli . Si n a rra , che sendo Ismone ancora fanciullo, furono i suoi nervi presi da un reuma e perci egli si esercit al pentatlo per essere cos libero da quei dolori , e senza malattia : ma u n ta le esercizio dovea preparargli vittorie tanto illustri . La sua statua opera di Clone , e tiene gli an tichi altri . Dopo Ismone dedicato un garzone lottatore da Era di Arcadia , Nicostrato di Senoclide : fece il ritratto a costui P a n tia , il quale , e numerandosi quelli , che sono stati ammaestrati da Aristocle Sicionio si trova essere il settimo scola ro da costui . 5. Dicne di Callibroto riport cinque viltorie Pizie al corso , tre Istm ie, quattro a N em a, e tre in Olimpia una ne' garzoni , e due altre negli uomini ha egli in Olimpia altrettante statue quan te furono le vittorie su e . Sendo egli garzone G al loniate , fu proclamato qual era ; ma dopo per danari si proclam Siracusano. Fu Caulonia una co lonia degli Achi menata in Italia , e fondatore ne

i8R L I B R O fu Tifone Egiese. Attaccatasi la guerra ' contro i Romani da Pirro di Eacida , e dai T aren tin i, altre citt dItalia furono disfatte dai Romani , altre dagli Epiroti : anche Cauloni soggiacque alla distruzio ne , essendo stata presa dai Campani , che erano la pi grande porzione degli alleati de Romani. Dopo Dicne dedicato Senofonte di Menefilo pan Gra ziaste da Egio degli Achi : e vi ancora Pirilampe Efesio , che riport la vittoria al corso lungo. Il ritratto di co stu i, fu fatto da Olimpo ; del no m e di Pirilampe vi lu uno statuario non Sicionio di nascita , ma da Messene , che giace sotto l Itome. 6. Lisandro di Aristocrito Spartano lo dedi carono in Olimpia i Samj ; ed a loro dir etta la prima parte della inscrizione : Questa a pubbliche spese dedicaro 1 Samj nel sacrato ed ammirabile Recinto dell' alti-regnante Giove Questa parte indica chi dedic i l dono : l altra che segue in lode dello stes so Lisandro : Immortai gloria per tue azioni desti 0 Li$(indro alla p a tria e a d Ari?tocrito E d or di tua virt V onor riporti. E noto che i Samj , e gli altri Jonj secondo il proverbio deJonj stessi hanno imbiancato due mu ri. Infatti sendo Alcibiade colle galee Ateniesi assai forte nel mare di Jonia , i pi de Jonj il seguiro no ; ed havvi il ritratto di.Alcibiade in bronzo, do no nel tempio di Giunone de Sam j. Come poi le navi Attiche furono ad Egopotami prese , i Samj dedicarono il Lisandro in Olimpia , e gli Efesj nel tempio d i'D iana Lisandro stesso, Eteonico , e Ijarce ed altri Spartani sconosciuti affatto ai Gre c i . Cangiatesi di nuovo le cose , ed avendo Cono ne vinto nella battaglia navale presso Gnido , cd

S E S T o i 8g il monte ohiamato Dor '19 , gli Jonj si mutarono in tal guisa , che di bronzo ,* Conone e Timoteo si veggono dedic ati nel tempio di Giunone in Sa mo , e similmente in Efeso presso la Dea Efesia, Ci accadde nella stessa guisa in ogni tempo' ed i Jonj siccome tutti gli uomini seguono colui , che superiore di forze . CAPO QUARTO.

Continua enumerazione delle statue in Olimpia Statua di Sostrato Sicionio - E Olimpiade Cf V. non contata dagli Eli - Unica statua di Fi dia in Olimpia - Statua di Chilone da Patre , di Aristotele , di Archidamo , e di Ergatele ,

1 . A-ccanto al ritratto di Lisandro un pugi le Efesio, vincitore de garzoni, che vennero seco lui a combattere , di nome Ateno : e Sostrato Si cionio uomo pancraziaste , per soprannome detto Acrochersita ..Imperciocch prendendo le estre-r mit delle mani dell avversario le rompeva n pri ma lasciavalo che non lavesse sentito darsi per vinto. Ottenne costui dodeci vittorie fra Nem? ed Istmie , due a Delfo , e tre in Olimpia . a. La Olimpiade CIV. ( imperciocch Sostra to vinse in essa per la prima volta ) non regi strata dagli Eli perch non diedero essi i giuo chi ma i P is i, e gli Arcadi in loro vece . Pres s o Sostrato , scolpito il lottatore Leontisco , Si ciliano di nascita , e da Messene sullo s tre tto . Si dice che fosse egli coronato dagli Anfizioni, e dagli E l i, e che la stessa maniera avesse nella lotta che nel pancrazio il Sicionio Sostrato . Inir p erciocch dicono , che Leontisco non sapea git

i9 L I B R O t are a terra que che lottavano ; ma che la vince va col rompere loro l e dita. Fu la sua statua scol pita da Pittagora Regino , bravo quanto qualun q ue altro nella plastica . Dicono , che costui ap prendesse larte da Clearco , anche egli Regino , e scolaro di Euchiro, che Euchiro era Corintio, e fre q uentava la scuola , di Siadra , e Carta Spartani. 3. Il garzone , che ha il capo cinto da una te nia sia anche egli introdotto nel mio discorso a cagione di Fidia, e del suo sapere nel fare le sta tue : poich non conosciamo daltronde altri di cui Fidia abbia scolpito il ritratto . Satiro Elo figlio di Lisianatte, e della stirpe degli Jamidi vinse cinque volte in Nema al pugillato , due a Delfo e due in Olimpia. Opera di Silanione Ateniese la sua statua. Laltro statuario degli Attici , Policle , s colare di Stadie o Ateniese, fece il garzone Efesio pancraziaste , Aminta di Ellanico . 4 Chiilone Acho da Patre ottenne due vit torie Olimpiche nella lotta degli nomini tuia in D elfo, quattro nell'istmo , e tre in N em a. Fu scolpito costui dal comune degli A c h i, avendo lasciato la sua vita in g u e rra . Me ne fa testimo nianza lepigramma ancora che si legge in Olim-. pia : * Sol in Olimpia ed in Piton due fiate E tre in JVemea e quattro al mar dappresso Sull'istmo vinsi , i'fu i Chilon da P a tr e , Cui morto in guerra per la sua virtute Il popol degli A chei di sepoltura . Ci mostr 1 epigramma. Se poi dalla et di L isippo che fece il ritratto , fa duopo che io con-, getturi quella della guerra , Chilone mi sembra, che cadesse , sendo insieme con tutti gli Achi ito a Cherona, ovvero privatamente combattendo s o I q

S E S T O 191 col valore , e coll'ardimento degli Achi a Lamja di Tessaglia contro Antipatro , ed i Macedoni. 5. Dopo Chilone vengono due altri uno de quali ha nome Molpione , che l 'iscrizione dice es sere stato dagji Eli .poronato : dell' altro poi , che non ha inscrizione alcuna rammentano , che Ari stotele da Stagira Trace ; e fu esso dedicato o da qualche discepolo suo, o da qualche militare , come colui, che molto pot presso Antipatro , e prima ancora presso Alessandro. Sodama da Asso citt della Troade, la quale giace sotto l ' Ida , fu i l primo degli Eoli di quella parte,, il quale vin se in Olimpia nello stadio frai garzoni. 6 . Presso Sodama havvi Archidamo di Age s ilao Re de'Lacedemoni. Prima di questo Archidamo Re , io non ho trovato avere i Lacedemonj dedicato il ritratto di alcuno fuori de'confini . E mandarono la statua di Archidamo in Olimpia ( io credo ) per altre cause, e per la morte specialmen't e , perch mor in terra de' Barbari , ed unico deRe di Sparta che noto non avere avuto sepol tura . Queste cose sono state da me molto pi a lungo esposte ne'ragionamenti Spartani. Evante da Cizico riport vittorie al pugillato una Olimpica negli uomini, e ne'garzoni in Nema e sullistmo. Presso di Evante vedesi un uomo nudritore di ca valli , ed un carro , e sul carro vedesi salita una donzella vergine . L uomo ha nome Lampo , e per patria ebbe la pi moderna delle citt di Macedo nia , che il nome trasse da Filippo di Aminta suo fondatore. A Cinisco da Mantina garzone pugile fece Policleto il riti-atto. 7 . Ergotele di Filanore avendo riportato due vittorie in Olimpia al corso lungo , ed altrettante a Delfo , nell Istmo , e ne giuochi Nem i, dicesi non essere di origine Imero siccom e la inscrizio-

i92 L I B R O ne sopra di lui lo afferma , ma bens Cretese di Gnosso . Cacciato per da Gnosso dai sediziosa , e giunto in Imera ne ottenne la cittadinanza ; e molti altri onori furono da lui ivi tro v a ti. Dovea adunque, siccom e er a conveniente, essere ne giuo-j chi proclamato Imero.

CAPO

QUINTO

Statua d Polidamante - Scotussa < Fatti d i Po-t lidamante e sua m orte,

i. (Q u e llo che vedesi sopra un alta base ope ra di Lisippo, e fu il pi alto di tut ti gli uomini ad eccezione de cos detti Eroi , e di quei m o rtali, se mai vi furono , che precedel ono gli Eroi ; degli uomini del tempo nostro per questo Polidamante di Nicia fu il pi alto . a. Scotussa patria di Polidamante non era pi anostri giorni abitata . Imperciooch Alessandro Tiranno di Fera la prese a patti ; e siccome allora tenevano un adunanza , tutti que Scotussi che tro v a tal fine raocolti nel Teatro , fattili circondare dai peltasti e dagli arcieri li fece saettare ; ed in sieme uccise tutto il rimanente degli abitanti che era in et di portare le armi : le donne poi e i fan ciulli furono da lui venduti , perch il danaro ser visse di paga alle truppe straniere . Questa sciagu ra de' Scotussi avvenne, sendo Arconte in Atene Frasiclede nella Olimpiade CIl . nella quale Damo ne Turio vinse per la seconda volta. Pochi furo no quelli de' Scotussi , che la scamparono , e di nuovo furono forzati per la debolezza loro ancora questi ad abbandonare la citt , allorch la fortuna prepar, i Greci di essere per la seconda v o l t a abbattuti nella guerra contro i M acedoni.

S E S T O
3.

i 93

Altri ancora hanno riportato gloriose vitto rie al pancrazio : ma Polidamante fece queste al tre imprese oltre le corone che riport al pancra zio . La parte montuosa della Tracia , che den tro il fiume Nesto, il quale scorre pel territorio de-r gli Abderitani, produce altre belve, e fra queste i leoni ancora , i quali assalendo un d l esercito di Serse danneggiarono molto i cameli , che por tavano i viveri . Questi leoni spesso ancora vanno errando per la regione intorno all' Olimpo . Defianchi di questo monte l'uno alla Macedonia rivolto, l'altro ai Tessali , ed al fiume Peno . Ivi Polida mante nell' Olimpo snza armi di alcuna sorta uc cise un leone , belva grande , e assai forte . Fu a tale ardimentosa impresa condotto dall' emulazio ne verso le imprese di Ercole : per c h la tradizio ne vuole , che Ercole ancora superasse il leone Nemo . Oltre l ' esposto lasci Polidamante un' altra meraviglia degna di esser rammentata . Entrando in un armento di buoi , ed avendo preso il pi gros so , ed il pi feroce di essi per uno de'piedi di die tro , tenne stretta la es tremit delle unghie , n il la sci bench quello saltasse , e facesse forza, finche in ultimo giunto il toro ad un estremo furore fug g lasciando a Polidamante le unghie Si dice an cora che trattenne d'andar pi oltre un cocchiere che faceva correre con fretta il suo cocchio ; im perciocch prendendo Polidamante con una delle niani la parte di dietro del cocchio , arrestando i . cavalli, ritenne insieme il cocchiere . E Dario figlio spqrio di Artaserse , il quale , avendo insie m e col popolo Persiano deposto dal trono Isogo 1 figlio legittimo di Artaserse ebbe in vece sua il regno , costui adunque come fu salito sul trono (im perciocch avea udito le azioni di Polidamante ) mandando d e' messi per promettergli d o n i, l o per-.

ig 4 L I B R O suase ad andare in Susa , e alla sua p resenza. Ivi secondo la disfida uccise tre insieme uniti di quel li , che i Per s iani appellano Immortali , i quali combatterono contro di lui solo . Delle operazioni predette, altre, sono scolpite sulla base della sua sta tua in Olimpia , ed altre sono mostrate dalla in scrizione . 4* Ed era per accadere ci che fu da Omero vaticinato per altri , che ebbero la mente ripien a della loro forza, a Polidamante ancora , il quale dovea essere dalla sua stessa fortezza spento . Imper ciocch entr in una spelonca in tempo di estate Polidamante con altri convitati , e per mala fortu na si ruppe allora la volta della spelonca : ed era chiaro che subito sarebbe caduta , e che non p o te va resistere lungo tempo . Avvedutisi del male im minente , sendosi tutti gli altri rivolti alla fuga , solo Polidamante rimase , ed innalz le mani per sostenere la spelonca che voleva rovinargli addosso , e per non essere dal monte sforzato : ivi per trov la sua morte. C A P O S E S T O

A ltre statue degli atleti poste in Olimpia Eutimo pugile , e sue gesta.

i . I n Olimpia presso la statua di Polidamante vi s ono due Atleti di Arcadia , ed un terzo Attico . Protoi ao di Dialce , da Mantina , che vinse al pugillato i garzoni, opera di Pittagora Regino : di Dedalo Sicionio Naricida figlio di Damareto lo t t atore da Figalia ; a Gallia Ateniese pancraziaste lu fatta la statua da Micone cittadino Ateniese p ittore . Opera di Nic o damo M enalio Androstene

S E S T O ig5 di Locheo pancraziaste da Menalo , il quale ripoi* t dae vittorie fragli uomini . Dopo questi viene Eucle di Callianatte , Rodio di nascita , e della fa miglia de' Diagoridi ; imperciocch era figlio della figlia di Diagora ; ed ottenne la vittoria Olimpica del pugillato fragli nomini . Il ritratto di costui opera di Naucide . Policl e to Argivo poi , non gi colui , che fece la statua di Giunone , ma lo sco laro di Naucide fece Agenore Tebano garzone lot tatore : fu la immagine dedicata dal commune de Focesi . Imperciocch Teopompo padre di Agenore era publico ospite della loro nazione Nicodamo poi , lo statuario da Menalo , fece Damossenide pugile suo coinpatriotto . V i ancora il ritratto di Lastratide garzone Elo , che riport la corona alla lotta : ottenne costui una vittoria fra i gar zoni nei giuochi N em i, ed un altra fragl imberbi. Paraballonte padre di Lastratida poi ottenne di re stare superiore nel corso del diaulo , e lasci ne posteri la emulazione di registrare nel ginnasio di Olimpia i nomi de vincitori Olimpic i . Questo ci che spetta a costoro. 2. Per ci poi che spetta ad Eutimo pugile t non era conveniente che io passassi sotto silenzio ci che risguarda le sue vittorie , e le altre gesta sue gloriose . Era adun q ue Eutimo nato ne Locri dIta lia , i quali abitano quella regione , che ^ rivolta al promontorio Zefirio ; e il padre suo ebbe nome Asticle: ma i nazionali affermano non essere questi sta to il padre di l u i , ma bens il fiume Cecino , il quale dividendo la Locride dal territorio Regino , porge questa meraviglia sulle cicale , conciossiach le cicale che sono dentro la Locride fino al Ceci no cantino, siccome le altre ; valicato per il Ce cino , le cicale che sono nel territorio Regino non piandino pi fuori voce di sorte alcuna . D i que-

tg 6 L I B R O sto fiume adunque dicesi nato Eutimo. Avendo egli per riportato in Olimpia la vittoria del pugillato n ella Olimpiade LX XIV , non dovea andar cos felicemente per lui nella Olimpiade seguente. Conciossich Teagene Tasio , volendo nella stessa Ol impiade riportare insieme le vittorie del pugillato , e del pancrazio , super nel primo Eutimo . Ma neppure Teagene pot ottenere l ' olivo n el. pancra zio , come colui che era gi spossato dalla pugna contro di Eutimo . Per la qual cosa gli Ellanodici imposero a Teagene la multa di un talento da con sacrarsi al Dio , e di un talento pel danno re cato ad Eutimo ; poich sembr loro , che avesse scelto l ' agone del pugillato pel suo rancore contro di lui t per questo lo condannarono a sborsare par t icolarmente anche ad Eutimo il danaro. Nella Olim piade LXXVI. poi Teagene pag l ' argento do vuto al Dio , e per rimunerare Eutimo non entr al pugillato ; ed Eutimo s in quella , che nella se guente Olimpiade riport la corona al pugillato. La statua sua opera di Pittagora , ed sommamente degna a vedersi. 3. Ritornato in Italia combatt allora contro Eroe . Quello che spetta a costui and cos : Dico no che Ulisse andando errando dopo la presa dilio fu dai venti trasportato in varie citt d'Italia, e di S icilia , e fra queste giunse in Temessa insieme col le navi ; ivi inebriatosi uno de'marinai fece violen za ad una vergine , e dai nazionali per questo delit to fu lapidato : Ulis se non dandosi cura della su a perdita navigando andossene . Ma il Genio delluo mo lapidato no a lasciava occasione alcuna onde uc cidere similmente gli abitanti di Temessa percor rendo tutte le et . Fino a tanto che la Pizia, sen do essi in procinto di fuggire d'Italia non permise loro di abbandonare Temessa , ma ordin loro d i

S E S T O tg j placare Eroe , e che tagliando un recinto, un tem pio gli edificassero , e a lui dessero ogni anno la pi bella delle donzelle di Temesso . Assoggettatisi al le cose scritte dal Dio non ebbero pi timore del Genio . Ma Eutimo ( imperciocch era pervenuto in Temessa , e si teneva allora lusato costume circa il Genio ) sent ci che essi in quel momento fa'ceano , e desider di entrare nel t empio , ed en trato di vedere la vergine . Come la ebbe veduta , prima se ne mosse a compassione , e quindi sin namor di lei . La donzella gli giur , che se sal vata lavesse si sarebbe seco lui congiunta , ed Eu timo stette aspettando la venuta del Genio . Vinse egli la pugna ; imperciocch Eroe fu dalla terra cac ciato , e disparve sommergendosi nel mare. Ed Eu timo elebr nozze illu stri, e gli uomini di quella contrada furono per lavvenire liberati dalGenio . Ascoltai ancora questa cosa circa Eutimo , che per venne ad una estrema vecchiezza , e che fuggendo di morire, in un altra guisa part dagli uomini. Che Temessa poi sia ancora abitata amiei giorni lo in tesi da uno che vi avea navigato per mercatare . 4. Questo io udii ; ma la pittura seguente f da rte veduta sen domivi incontrato . Era essa la copia di una pittura antica : dipinti vedevansi il garzoncello Sibari e il fiume Calabro , il fonte Calica , ed inoltre Giunone , e la citt di Tem essa; fra queste vera il Genio ancora cacciato da Euti mo , orribilmente negro di colore , e in tutta la sua figura sommamente terribile ; per veste era ravvolto in una pelle di lupo . Le lettere che sotto quella pittura erano scritte, il nome ancora davangli di Libante . E questo basti sopra tale argomento.

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L C A P O

S E T T I M O

Statua di Diagora , e Diagoridi - Dorico A ltre statue in Olimpia.

. D JL_Vopo la statua di Eutimo havvi quella di , Pitareo Mantinese , che corse allo stadio ; ed un pugile Elo Carmide , i quali riportarono le vitto rie fra i garzoni . Veduti questi giungerai ai ritrat ti degli Atleti Rodj , Diagora , e la sua stirpe. Fu rono questi dedicati uniti insieme , e collordine seguente : Acusilao , che riport la corona del pugiUato fragli uom ini , Dorieo poi il pi giovane , il quale vinse nel pancrazio per tre Olimpiadi conse cutive . Prima di Dorieo anche Damageto super quelli che entrarono nel pancrazio : costoro sono tutti fratelli, e figli di Diagora . Dopo loro havvi Diagora ancori , il quale riport la vittoria del pu gillato fragli uomini : la immagine di Diagora fu fatta da Gallicle Megarese figliuolo di Teocosmo au* tore della statua di Giove in Megara . I figli anco ra delle figlie di Diagora si esercitarono al pugil lato , ed ottennero vittorie Olimpiche : fra gli uomi ni la riportar ono Eucle figlio di Callianatte , e di Callipatra di Diagora : fra i garzoni poi lebbe Pisidoro , che fu esercitato ne giuochi Olimpici dalla madre istessa , la quale indoss gli abiti di un uomo ginnasta . Questo Pisidoro sta anche egli presso il padre di sua madre nell' Alti . Dicono , che Diag o ra venne insieme co' figli A cusilao i e Damageto in Olimpia ; ed avendo i giovani vinto , portarono il padre in mezzo alla festa, sopra il quale i Greci gittavano fiori , chiamandolo felice per i figli. Dia gora era di sua origine dal canto di donne , M es senio , ed era nato dalla figlia di Aristomene.

S E S T O igg a. Dorieo di Diagora poi , oltre le Olimpiche riport ancora otto vittorie neglIstmj , e sette ne Tiemi : si dice , che senza combattere fosse di chiarato vincitore ne'Pizj . Furono proclamati s questo > che Pisidoro , Turii ; imperciocch dalla fazione contraria furono cacciati da Rodi , e an da rono in Italia presso i T u r ii. Dopo torn Dorieo in Rodi : e pi apertamente di tutti gli altri sem bra che costui solo fosse del partito Lacedemonio , cosicch combatt ancora contro gli Ateniesi colle itavi proprie : finch sendo stato preso dalle galee Attiche fu condotto vivo in Atene . Gli Ate niesi prima , che Dorieo fosse presso loro con dotto, aveano usato verso di lui sdegno , e minac ele : come, raccolti in adunanza, videro un uomo co s grande , e in tanta gloria salito, sotto le forme di prigione , cangiarono sentimento verso di lui , e lo lasciarono andar via ; n alcuna cosa sconcia gli fecero, quantunque avessero tutto il commodo, e la ragione di fargliene molte . Ci che risguarda la morte di Dorie'o , stato riferito da Androzione nella stoKa Attica : che allora era in Cauno la flot t a del Re , e Conone di quella ammiraglio , che il popolo de'Rodj persuaso da Conone, dall'alleanza dei Lacedemonj pass a quella del Re , e degli Ate n ie si, che Dorieo allora part da Rodi , e portossi ne'luoghi , che sono fuori del Peloponneso : ma preso dai Lacedemonj , e condotto a Sparta fu dai Lacedemonj dichiarato reo , e come tale con dannato a morte . Se Androzione disse il vero , mi sembra,che ha voluto mettere i Lacedemonj in egua le siato cogli Ateniesi , perch gli Ateniesi ancora hanno l'accusa di precipitazione verso Trasillo , e gli altri capitani , che insieme con lui comandarono alle Arginuse . Diagora adunq u e , e la stirpe che d i lui nacque a s alto grado di gloria pervenne .

L I B R O Riportarono, Alceneto ancora figlio di Teart to , Lepreate , egli , ed i figli uoi vittorie Olim piche . Ellanico di Alceneto , e Teanto furono pro clamati vincitori al pugillato de' garzoni , il primo nella Olimpiade LXXXIX. , il secondo nella se guente : le statue di tutti costoro sono in Olimpia. Dopo i figli di Alceneto havvi Gnatone Dipeese del la regione de Menalei , e Licino Elo : furono an cora questi vincitori de garzoni al pugillato Olim pico . La inscrizione che sopra Gnatone di ce , che quando egli vinse era assai giovane . E la statua opera di Callide Megarese . U n uomo da Stinfelo , Dromeo di nome , avendo mostrato que sta stessa bravura nel corso lungo , ottenne in Olimpia due vittorie , altrettante in D elfo, tre negli Istmj , e cinque a Nema . Si dice poi , che pensasse ancora di mangiar la carne ; sendo che fino allora il cibo degli atleti era il formaggio dalle fi scelle . Il ritratto di costui fu fatto da Pittagora $ e da PolicletQ quello di PitocleElo, uomo vincito re al pentatlo , il quale viene dopo.
3.

aoo

C A P O

O T T A V .O

A ltre statue d i A tleti - Damarco mutato in lupo Timante - Tiniasiteo , sue gesta , e morte .

v ^ u a n to a Socrate da Pell ene, che ottenne la vittoria del corso ne garzoni, ed Amerto Elo che abbatt nella lotta i ragazzi , siccome gli uomini in Delfo ; del primo^ non si dice chi abbia fatto la statua ; Fradmone Argivo fece quella di A merto, Evanorida Elo ottenne l a vittoria della lotta de'garzoni in Olimpia , e i Nema . Diventato poi

1.

S E S T O E llanodica scrisse anche egli i nomi de vincitori in Olimpia. 2 . Circa il pugile di stirpe Arcade de'Parrasj, e di nome Damarco , io non presto fede ad altro che alla vittoria Olimpica , e non a tutte quelle co se che dabugiardi si affermano , che egli cio di uomo mutasse la sua figura in lupo nel sagrificio di Giove Lico , e che dopo queste cose nel deci mo anno ritornasse un' altra volta uomo . Neppure dagli Arcadi mi sembra , che questo di lui si dica} imperciocch si sarebbe detto ancora dalla inscri zione in Olimpia , la quale in questi termini : D i Dinitta il figliul questa Damarco A rcade da Parrasio immago pose . Ci cos stato fatto . Eubota poi da Cirene , sic come colui che avea prima udito dall' oracolo di Libia la sua futura vittoria del corso in Olimpia , avea fatto da prima il ritratto , e nello stesso gior no fu proclamato vincitore , e dedic la immagin e . Si dice, che vincesse ancora col carro in qu e sta 0 limpiade , la quale per gli Eli spuria perch gli Arcadi diedero i giuochi. 3. Timante Cleono, che ottenne fra gli uomini la corona del pancrazio , e Bacide Trezenio, che ab batt gli uomini lottato ri, hanno le statue, il pri mo opera di Mirone Ateniese , Bacide poi di Nauc id e . Fin Timante i suoi giorni , siccome dicono, per la cagione seguente! avea egli cessato di comIjattere , ed insieme volle ancora provare le sue forze tendendo un grand' arco ciascun giorno : sog giungono , che p a r t, ed allora lasci l ' esercizio dellarco. Come,ritornato,non fu pi abile a ten dere l'arco, acceso un fuoco si gitt nel rogo. T u t te le volte che avvennero tali cose negli uomini , o che dopo accaderanno, debbono credersi a mio parere una pazza piuttosto c h e fortezza . Dopo

aoi L I B R O Bacid e sono i ritratti di Atleti Arcadi : Eutimene dalla stes sa Menalo , che riport la vittoria della lotta fragli uomini , che avea di gi ottenuta ne garzoni : Filippo di Azane da Pallene , che supe r nel pugillato i garzoni : e Critodamo da Clitore anche egli proclamato vincitore al pugillato degarr zoni I loro ritr a tti, quello di Eutimene vincitore ne garzoni , di Alipo , quello di Critodamo ope\ra di Cleone , ed il ritratto di Filippo di Azane Idi Mirone . Le cose che appartengono a Promaco di Drio n e pancraziaste Pellenese , saranno da me anche queste aggiunte nel ragionamento sugli Achi. 4 Non lungi da Promaco situato Timasiteo Delfio di nascita , opera di Agelada Argivo ; ripor t egli due vittorie del pancrazio in Olimpia , e tre in D elfo. Egli ancora nelle guerre fece azioni chiare per lardire , e che non furono prive di for tuna , ad eccezione della ultima ; questo tentativo gli port la morte . Imp erciocch avendo Isagora Atenie se occupato la cittadella di Atene per diven tare Tiranno , sendo anche Timasiteo a parte di q uella operazione ( perciocch . era uno di quell i Lisciati nella cittadella ) dagli Ateniesi fu pel suo delitto punito colla pena di morte . C A P O N O N O

Statua di Teogneto e di altri - Gelone e suo carro posto in Olimpia - > Cleomede .
1. TTeogneto Eginese riport la corona del la lotta ne garzoni : la statua fu a lui lavo rata da Ptolico Eginese . Maestro di P tolico era stato Sinnoone suo padre; di costui Aristocle Sicionio fratello di Canaco , al quale non fu di

S E S T O 20$ tolto inferiore nella gloria. Perch poi Teognett porti frutti del pino che si coltiva, e del melogra nato , non fu a me possibile congetturarlo : facil mente gli Eginesi avranno sopra ci qualche tradi zione nazionale. Dopo la immagine dell'uomo, che gli Eli dicono non essere stato scritto cogli altri perch fu proclamato vincitpre al corso della calpe , dopo cosfcui, Senocle Menalio, che, vinse i gar zoni lottatori erse l ' immagine ; ivi Alceto di Alcino vincitore de'garzoni al pugillato , Arcade an che egli da Clitore . Il ritratto di costui fu fatto da Cleone , quello di Senocle da Policleto . Aris teo Argivo poi ottenne la vittoria del corso lungo e d il padre suo Chimone quella della lotta : stan no essi l ' uno all' altro dappresso : il primo fu fat to da Pantia da Scio , che apprese arte dal suo padre Sostrato. I ritratti di Chimone poi, quello di Olimpia , e 1' altro che fu trasportato da Argo nel tempio della Pace in Roma , io credo, ch e sia no delle migliori opere di Naucide. Si dice che Chimone abbatt alla lotta Taurostene Eginese e che costui nella Olimpiade seguente vinse coloro , che entrarono a lottare; e dicono,che uno spettro simile a Taurostene in quello stesso giorno appar so in Egina vi annunziasse la v itto ria. Cratino Spar tano fece Fille Elo che super i garzoni alla lot ta . a* Quanto al carro di Gelone , non ne formai io la stessa idea , siccome coloro che prima di me ne hanno parlat o , i quali dicono esser questo car r o un dono di qul Gelone, che tiranneggi in Si cilia. L'inscrizione ehe vi si legge dice , averlo dedicato Gelone di Dinomene da Gela: il tempo della vittoria di questo Gelone la Olimpiade LX XIII. Il Gelone per tiranno di Sicilia occup Siracusa, sendo Arcont e in Atene Ibrilide F anno

4 L I B R O fecondo della Olimpiade LX XII , nella q uale v in se allo stadio Tisicrate Crotoniate . E manifesto adunque , che non da Gela, ma da Siracusa, si dovea proclamare. Questo Gelone pertanto fu u n privato, il cui nome e quello del padre furono si mili a que' del tiranno stesso . Glaucia Eginese fe ce il carro , e limmagine di Gelone. 3. N ella Olimpiade precedente, dicono di Cleo mede Astipalese , come combattendo al pugillato con Icco Epidaurio , lo uccise nel combattere , e d essendo stato condannato dagli Ellanodici per avere operato cose ingiuste , e della corona privato, usc pel dolore di senno. Ritorn in Astipala , e pre sentatosi alla scuola , dove erano circa sessanta fan ciulli rovesci la colonna che sosteneva il tetto , e caduto questo sopra i ragazzi, sendo per essere lapidato dai cittadini si rifuggi nel tempio di M i nerva : ivi postosi dentro un arca che era nel tem p io, e tratto a s e il coperchio di essa , gli Astipa lesi faticarono inutilmente tentando di aprirla . F i nalm ente rompendo le tavole dell' a rc a , siccome non vi trovarono dentro Cleomede n vivo n mor to , mandarono uomini a Delfo a consultare l'o ra colo cosa fosse avvenuto a Cleomede . Ai quali , dicono, che in questi termini la Pizia rispose: l ' ultimo degli Eroi Cleomede figlio D ' A stipala , non pi mortale ormai V i conviene onorar con sacrificj . Perci gli Astipalesi onorano Cleomede Eroe. P re s so il carro di Gelone situato Filone , scultura di Glaucia Eginese ; a costui Simonide di Leoprepe f ece una iscrizione in versi elegiaci , molto bella : Core ira , e patria m ia , Filone il nome , D i Glauco figlio , al pugillato vinsi Due fiate nell ' Olimpico certame .

S E S T O 2 5 Ivi ancora la statua di Againetore da Mantina che vinse i garzoni alla lotta . CAPO D E C I M O

Statua di Glauco Caristio , ed altre statue di A tleti , i. U opo gli accennati viene Glauco Caristio; dicono , che di origine venisse da Antedone di Beo zia , discendendo da Glauco Dio marino. Ebbe questo Caristio per padre Demilo , e vogliono che dapprincipio lavorasse la terra . Sendo caduto il vomere dall'aratro lo accommocjp all aratro colla mano , facendone uso per martello . E pome De milo vide ci che era stato fatto dal figlio , lo me n in Olimpia a combattere al pugillato. Ivi Glau co come colui,che non avea alcuna esperienza del* la pugna, fu dagli avversarj ferito ; e qnando venne a combattere con quello di loro, che restava, credevasi, che si sarebbe ritirato dalla pugna per la quantit delle ferite, E dicono , che il padre gli gridasse : Figlio quella dell'aratro . Laonde aven do portato un colpo pi forte sullavversario , ot tenne subito la vittoria. Si dice, che altre coro ne ancora riportasse , due Pizie , ed otto in cia scuno degiuochi Nemi , ed Istmj . Il ritratto di Glauco fu dedicato dal figlio suo , e fatto da Glau cia Eginese : la statua in atto di uno che d col pi allaria , perch Glauco superava tutti quelli del tempo suo nel sapere dare a tempo i colpi , Morto, dicono i Caristj , che fu sepolto nella iso la , che fino ad ora si appella di Glauco. 2 . Damareto Ereese , figlio di Damareto , ed i nipoti riportarono ciascuno due vittorie in Olim-.

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pia: Damareto nella LXV. Olimpiade , quando fu per la prima volta stabilito il corso delluomo ar mato : e similmente nella seguente : stata la sta tua rappresentata collo scudo simile ai n o stri, coll ebno in capo , ed i gambali ai piedi . Queste cose furono col tempo s dagli Eli che dagli altri Greci tolte dal corso. Teopompo di Damareto T ed il suo figlio dello s tesso nome , il primo nel pentatlo , il secondo Teopompo poi nella lotta ot tennero la vittoria. L 'immagine di Teopompo il lottatore non sappiamo chi labbia fatta : i r i t r a i ti per del padre suo e dell'avo dice linscrizione che Sono di Eutelida e di Grisotemi Argivi : non mostra per presso chi questi appresero 1' arte ; imperciocch dice cos : Finir queste opre Crisotemi , e Eutelida Argivi , allievi di pi vecchi artefici . Icco di Nicolaida Tarentino , ottenne la corona Olimpica del pentatlo , e dopo dicesi che fosse il pi bravo ginnasta de tempi suoi . Dopo Icco vie ne Pantarce Elo quello cio amato da Fidia , il quale super i garzoni alla lotta . Dopo Pantarce viene il carro di Cleostene da Epidamno . Questa opera di Agelada, ed situata dietro il Giove, che fu dai Greci dedicato per la battaglia di Pla ta ,>Vinse Cleostene nella Olimpiade LXVT edr in sieme co'suoi cavalli dedic il ritratto suo ed il cocchiere. Vi sono scritti sopra i nomi ancora de cavalli ; Fenice , e Corace, quelli che stanno da am bo le parti del timone ; Cnacia poi quello a de stra t e Samo quello a sinistra: e nel cocchio la seguente inscrizione in versi elegiaci : Cleostene di Ponti da Epidamno M i dedic , che vinse co' destrieri D i Giove Olimpio nell' agone onesto . Di quelli, che nudrirona cavalli fu questo Cleoster

S E S T O aoj ne il primo a dedicare l'immagine in Olimpia ; im perciocch de' doni di Milziade Ateniese e di Eva p ora Lacone, quello di Evagora un carro ; ma non v 'ha il suo ritratto sopra ; quanto -poi alle cose , che Milziade dedic in Olimpia ne sar parlato da me altrove. Gli Epidamnj ri t engono la stes sa regione , che dapprincipio possedevano , a' nostri giorni per non abitano la citt antica , ma sibbene una poco da quella discosto : la moderna cit t ha nome Dirrachio dal suo fondatore . Licino Ereese, Epicradio da Mantina , Tellone Tasio , ed Agiade Elo , vinsero ne' garzoni; Licino al corso j e gli altri al pugillato : di questi Epicradio ed Agia de furono scolpiti ; l'uno da Ptolico Eginese ; e da Serambo anche egli Eginese l'altro ; la statua d^Licino scultura di Glone ; chi abbia lavorato poi quella di Tellone non lo rammentano . CAPO UNDECIMO

Statue de'Re di Macedonia - Teagene Statue di Teagene in molti luoghi della Grecia . i. -L^opo questi , sono doni degli Eli Filippo di Aminta , Alessandro suo figliuolo, Seleuco , ed Antigono : gli altri sono a cavallo ; il ritratto di Antigono a piedi. Non lungi dai Re accennati havvi Teagene di Timostene Tasio. I Tasj per dicono Teagene non essere figlio di Timostene , ma che Timostene era sacerdote di Ercole Ta sio , e che Ercole presa la figura di Timostene , colla madre di Teogene si giacque j soggiungono poi , che sendo egli nel nono anno della et sua , e tornando a casa dai maestri sollevi di terra una

*o8 L I B R O statua di bronzo di non so qual Nume , che gia ceva nel foro, e siccome la statua gli piacque , egli dopo averla distaccata postasela sugli omeri la port a casa. Ora sdegnatisi contro di lui molti per ta l e azione , una persona fra loro rispettata, ed in et matura non permise ad essi di uccidere il fan ciullo , ma comand a l u i, che dalla casa portas se di nuovo la statua nel foro. Conte l'ebbe por tata , subito grande divenne la gloria del fanciullo per la forza sua, e si decantava per tutta la Gre cia il suo fatto : delle azioni di Teagene poi che risguardano il combattimento Olimpico il mio di scorso ha di gi mostrato le pi illustri , e come vinse Eutimo il pugillatore , e dagli Eli fu a Teqgene imposta una multa. Si dice che allora t il primo che sappiamo, riporta sse senza combattere la vittoria al pancrazio un da Mantina Dromeo di nome . Nella Olimpiade seguente Teagene combat tendo al pancrazio vinse . Ottenne egli tre vittori e ancora al pugillato a Delfo ; nove in Nema , e dieci nell Istmo, del pancrazio insieme e del pu gillato . A Ftia di Tessaglia poi ommise ogni cura del pugillato , e del pancrazio , ma pens come potesse mostrarsi fra i Greci illustre anche nel corso , e super quelli che nel corso lungo entra rono a combattere . Avea , credo , 1 emulazione verso di Achille , di riportare la vittoria del cor so nella patria del pi valoroso de cos detti E ro i. Tutte le corone che ottenne ascendono a i4oo. Allorch usc dal mondo uno di ,quelli che lodia vano mentre era in vita, per tutta una notte stet te sotto il ritratto di Teagene, e flagell il bron zo, come se avesse battuto Teagene stesso ; final mente cadutagli addosso la statua cessar lo fece di pi oltraggiarla . I figli del n^orto mossero con tro il ritratto un accusa di omicidio : ed i T a sj

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gittaron nel mare l 'immagine , seguendo il senti mento di Dracone , che avendo scritto agli' Ate niesi leggi di sangue , stermin ancora le cose inanimate , se mai , sendo qualcuna di esse caduta avesse ucciso alcun uomo. Dopo qualche tempo per , s iccome la terra non dava ai Tasj frutto al cuno mandarono persone a consultare in Delfo l ' oracolo , e dal Dio fu loro risposto di ricevere gli espulsi.. Ed essendo stati ricevuti costoro non ne venne per alcun rimedio alla sterilit. Per la seconda volta adunque si portarono alta Pizia, di cendo , che sebbene avessero fatto ci , che era stato loro indicato dall oracolo , l 'ira deNumi con tinuava ; allora rispose ad essi la Pizia ; Teagene V Eroe di ptria vostra Senza memoria alcuna pur lasciaste. Non sapendo esSi in qual guisa avrebbero potuto far tornar su la statua, dicono, che avanzatisi al cuni pescatori dentro mare per pescare , presero colle reti il ritratto , e lo riportarono in terra. I Tasj ricondottolo dove dapprincipio giaceva , han no il rito di sagrificargli come ad un Dio. 3. In mlti altri luoghi' fra i Greci , e pres so i barbari conosco statue erette a Teagene , e che egli guarisce mali. , e riscuote onori dai na zionali. La statua di Teagene nellAlti opera di Glaucia Eginese , CAP O D U O D E C I M O Doni di Dinomene figlio di Gerone - Cerone figlio di Jerocle , e Dinomene - Ritratti di Areo Re de'Lacedemonj ^ e di altri. 1. I v i vicino un carro di bronzo , ed un uo mo montato sopra di esso , e presso del carro

ai o L I B R O stanno due cavalli senza arnesi uno per parte , e sopra di essi seggono de' fanciulli. Sono questi mo numenti delle vittorie Olimpiche di Gerone figlio di Dinomene , il quale dopo Gelone suo fratello ti ranneggi Siracusa . I doni non furono mandati da Gerone ; ma chi li di al Dio fu Dinomene suo fi gliuolo : il lavoro di questi di Onata Eginese pel c arro, di Calam ide pe' cavalli, che stanno ai suoi lati, e pe' garzoni che sono sopra di essi. a. Presso il carro di Gerone un personaggi del nome stesso del figlio di Dinomene , anche egli tiranno di Sirkcusa : chiamossi egli pure Gerone di Jerocle . Dopo la morte di Agatocle , che avea pri ma tiranneggiato, sorse soprai Siracusani questo Ge rone per nuovo tiranno , ed il principato tenne lan no fecondo della Olimpiade CXXVI. nella quale vinse allo stadio Ido da Cirene . Questo Gerone di ospizio a Pirro di Eacida , e insieme coll'ospi zio conchiuse il matrimonio pel figlio suo Gelone , dandogli in moglie Nereide figlia di Pirro , Allor ch i Romani attaccarono la guerra co'Cartaginesi in Sicilia, tenevano i Cartaginesi pi della met dell isola in loro potere : Gerone entrato anche egli in questa guerra volle seguire il partito de' Cartagi, n e si. Ma non molto dopo credendo essere i Ro mani pi forti in . truppe , p pi saldi ancora nella amicizia , >ass nel partitogli questi < Fu la vita sua troncati*, da Dinomene, Siracusano di nascita 7 uomo alla tiranna nemicissimo , e dopo queste co se ancora sendo Ippocrate fratello di Epicide pas sato di Erbeeso in Siracusa , e cominciando a te nere discorso alla moltitudine , Dinomene gli cor se addosso per ucciderlo : ma resistendogli questo, e vincendo i satelliti, fu da essi spento Dinomene. Le. statue di Gerone in Olimpia, una equestre, lal tra a piedi furono dai figli suoi dedicate , e fatte da Micone di Nicocrate Siracusano. .

S E S T O an Dopo i. ritratti di Cerone havvi Areo di Acrotato Re de' Lacedemonj , ed Arato di Glinia : ed un altro ritratto di Areo a cavallo . E'Arato do no de' Gorintj , degli Eli Areo . I miei discorsi precedenti non passano affatto sotto silenzio n quello , che ad Arato spetta , n quello che Areo risguarda . Arato poi fu proclamato ancora vincito re col carro in Olimpia . Timone figlio di Egitto cittadino Elo , che fece correre in Olimpia i ca valli , ha un carro di bronzo , e sopra di esso si vede montata, come io credo, la Vittoria. Gall on e fi glio di Armodio; ed Ippomaco figlio di Moschione, Eli di nascita, che vinsero nel pugillato fra i garzoni, sono , uno,opera diDaippo, e dellaltro non conoscia mo l'autore. Dicono, che costui abbattesse tre avversarj, senza averjp ricevuto alcun colpo, e senza essere stato nel corpo ferito . La inscrizione , che sul car ro si legge dimostra, che Tocresto da Cirene , il ijuale nudr cavalli secondo l'uso de' Libj , qui in Olimpia egli e prima ancora uno. dello stesso uo nome , e il padre del padre suo , riportarono le vit torie de'cavalli: sullistmo poi riportolla il padre di Tocresto . Che Egesarco di Emostrato da Tri-r ta vincesse i pugili in Olimpia, in Nemea, a Delfo, e nellistmo, lo attesta la inscrizione in versi ele giaci . Ma *dicendo questa , che quedi Trita sono Arcadi, ritrovai non esser ci vero : imperciocch delle citt di Arcadia, che hanno fama non sono affatto incognite le cose che risguardano i loro fon datori : quelle poi che dapprincipio per la debolez za loro rimasero pi oscure , e perci vennero riedificate in Megalopoli, sono contenute nel decre to del Comune degli Arcadi : n pu trovarsi altra Trita frai Greci fuori di quella degli Achi. Po trebbe credersi per da alcuno, che allora facessero quedi Trita parte degli A rcadi, siccome ancora
3.

2 L I B R O oggi vi sono degli stessi Arcadi , che appartengo no al consiglio Argolico . Il ritratto di fgesarco scultura de'figli di Policle , de'cpali faremo men zione anche pi sotto. CAPO DEGIMOTERZO

Cippo, sul quale s leggono le vittorie di Chionide Ermoqcne detto il Cavallo - Polite - Leonida bravo al corsQ - Altre statue di Atleti.

i. A s t i l o Crotoniate opera di Pittagora : per t re Olimpiadi consecutive costui ottenne le vittorie dello stadio , e del diaulo . Perch poi nelle due ultime in grazia di Gerone di DinoiAene si dichia r Siracusano , per questa cosa i Crotoniati con dannarono la sua casa a servire di carcere , e di strussero il suo ritratto , che stava presso Giuno ne Lacedemonia . Havvi in Olimpia un cippo, che riferisce le vittorie di Chionide Lacedemonio. So n o leggieri coloro , i quali credono. avere Chioni de stesso , e non il commune de'Lacedemonj de dicato la colonna . Imperciocch nella colonna si legge non esistere ancora il corso dellarmi. Come adunque Chionide avrebbe potuto sapere , se giam mai di nuovo lavrebbero gli Eli aggiunto per leg ge? Ma anche pi leggieri di questi sono coloro , i quali dicono essere ritratto di Chionide quella statua , che presso alla colonna , opera di Mir one Ateniese. 2. Simile a Chionide nella gloria mostrossi un Licio , Ermogene Santio di nome, il quale in tre Olimpiadi otto volte riport l'olivo selvatico , e da Greci ebbe il soprannome di Cavallo . In gran inei'aviglia merit di esser tenuto ancora Polite ,

S E S T O ai3 Costui era da Geramo .citt della Caria montuosa, e mostr tutta la virt dei piedi in Olimpia . Imper ciocch da lunghissimo , ed estesissimo, in molto poco tempo trasform il corso in brevissimo insie me , e velocissimo < Ed avendo nel giorno stesso riportato la paltna al corso lungo ,. e subito dopo allo stadio , a questo aggiunse la terza del diaulo. Polite pertanto nella seconda . . . ................, e quattro, come ciascuno furono dalla sorte ordinati, e non li lasciano cotrere tutti insieme : quelli poi phe in ciascuna banda hanno vinto , di nuovo cor rono per gli stessi premj : e cos quello, che co ronato due vittrie riporter nello stadio. 3. Le pi illustri cose riguardo al corso sono quelle di Leonida Rodio . Imperciocch in quattro Olimpiadi florido per la velocit resistette , ed ot tenne nel corso dodici vittorie. Non lungi dalla co lonna di Chionide in Olimpia havvi Duride Samio, il quale . vinse r garzoni al pugillato : il ritratto opera d'Ippio , la inscrizione poi, che sopra di lui si legge m ostra, che vinse Duride , quando il po polo Samio fugg dalla isola . Il tempo , in cui il popolo de' Samj ottenne il ritorno alle proprie case sar da me dimostrato nel discorso sugli Achi. Presso Tiranno situato Diallo di Pollide Smirno di nascita , fi quale dice di essere stato il pri mo de'Jonj ad ottenere in Olimpia la corona del pan crazio ne' garzoni . Tersiloco Corciro , ed Aristione di Teofilo da Epidauro , il primo nel pugillato degli umini, il secondo ne' garzoni , avendo ot tenuto la corona, furono da Policleto Argivo scolpi ti . Bucelo poi , eh il .pr im o fu de'Sicionj a vin cere al pugillato, ne'garzoni il opera di CanSco Si* cionio scolaro di Poi tei etto Argivo . Presso Bueelo sta un uomo armato di soprannome* ilLibio, M msea cio da Girene : il suo ritr atto fu da Pittngora

d t 14 L I B R 0 Regino lavorato . Che Agemaco da Cizico dallAsia* tico ontinente si portasse in Argo, lo indica la in scrizione , che sopra di lui . Di Nasso in Sicilia, che fu un di edificata dai Calcidesi, che sono sull Euripo, amiei giorni non ne restavano n eppure le estigia . Che per il nome di questa citt rimanes se pe posteri n'abbia specialmente Tisandro di Cleocrito la causa . Imperciocch Tisandro super quat tro volte i pugili in Olimpia , ed altrettante vitto rie ottenne a Delfo : i Corintj poi non aveano an cora i registri de vincitori Ietmj , n gli Argivi di tutti i Nemi. 4 La cavalla di Fidola Corintio , ebbe sicco me i Corintj rammentano il nome di Aura ; ed av venne , che comirtciatosi il corso , gitt a terra il suo cavaliere , e senza rallentare il suo corso gir con ordine intorno alla meta , e poich ebbe inte-i so la tromba , vieppi affrett il corso , e perven ne agli Ellanodici ; si avvide poi quando vinse , cess di correre . Gli Eli proclamarono vincito re Fidola , e gli permisero di dedicare questa ca valla .

5. Anche i figliuoli di Lieo di Fidola ottennero la vittoria col cavallo senza arnesi , ed il cavallo fu eretto sopra una colonna con questa inscrizione ap postavi:

l i co veloce al corso con un'istmica J? dite vittorie Olimpiche la casa Coron de'figliuoli di Fidla.
Non si accordano per colla inscrizione le scritture degli Eli sui vincitori Olimpici ; conciossiach n el la Olimpiade LXVIII. , e non dopo questa, leggesi nelle scritture degli Eli la vittoria de figliuoli di F idoli*. Cos itanno queste cose . Gli Eli Agatino di Trasibuld, e Telemaco, ebbero il ritratto , que sti per la vittoria riportata opra i cavalli,Agatino poi

S E S T O 2i5 fu dedicati) dagli Achi da Pellene . Dedic ancora il popolo Ateniese Aristofont di Licino pancraziaste , che nel combattimento di Olimpia super gli uomini. CAPO DECIMOQUARTO Altre statue di Atleti - Milone Crotoniate - Statua di Pirro - Cippo eretto a Pitotrito Tibicine , ed altre statue. i. eria Eginese ( imperciocch costui a la to di Aristofont Ateniese ) parve nella Olimpiade L X X V 11I. troppo giovane , e non atto ancora a lot tare,e perci fu dal combattimento rimosso: nella se guente Olimpiade per (conciossiach allora fosse am messo ne' garzoni ) lottando vinse . Diversa, e dissi mile affatto a questo Feria bbe in Olimpia Ilio Ro dio la sorte -della vittoria . Imperciocch, sendo di dieciotto anni , fu dagli Eli-'rimsso dal combatte re Coi gattoni ; ma fragli uomini fu annoverato, ne quali ancora -vinse : fu ancora dop proclamato in Nem a, e sullistmo . Pervenuto alla et di venti anni mor prima di ritornare in Rodi in sua casa . L ardimento del lottatore Rodio in Olimpia , fu a mio parere superato da Artemidoro di nascita Tral liano . Imperciocch, costui vtlendd combttere al pancrazio ne giuochi Olimpici fra i garzoni non lot tenni , e di ci fucatlsa la et sua troppo tenera. Come per venne il tempo degiuochi, che gli Sin ir n ei fra i Johj celebrano, eransi accresciute di tan to le forze sue che nel giorno istesso combattendo al pancrazio vinse gli avversarj venuti da Olimpia, e i garzoni , che chiamano imberbi, e in terzo luo go il fiore degli u o( mini : che egli combattesse co-

2 G L I B R O gli imberbi, e cogli uomini, dicono esser nato,co primi da un provocamento di un ginnasta,Scogli al tri dalle beffe di un pancraziaste . Riport Arte midoro fragli uomini la vittoria Olimpica nella Olim piade CGXII. Contiguo al ritratto dIllo havvi un cavallo di bronzo non molto grande , che Grocone Eretrlese dedic per avere riportato la corona col cavallo sen^a arnesi . Vicino al cavallo Telesta IVIessenio , che vinse al pugillato i gar zoni : opera di Silanione. Telesta. 2. Damea di Crotone anche egli fece il Milo ne figlio di Diotimo . Ottenne Milone sei vittorie alla lotta, in Olimpia , una delle qUali fra i garzoni: In Pitone poi sei fragli uomini , ed una fra i gar zoni . Venne anche per. combattere alla lotta per la settima volta in Olimpia , ma non pot abbattere Timasiteo suo concittadino , e giovane di e t , il quale non volle da vicino seco lui combattere . Si dice ancora , che Milojie da se stesso .portasse la sua statua nell'Alti : di lui si narra quel fatto del la melagranata , e quello del disco :, tenne egli co s forte la melagranta, che non la lasci ad un al tro , che lo sforzava n in ninna guisa danneggi il frutto stringendolo . Stando poi sopra un disco un to, ridicoli rese coloro che lo assalivano, e di s cac ciarlo dal disce studiavan s i . Queste altre cose an cora mostr : si leg intomo la fronte un intest ino, crasso nella stessa guisa che $e cinto si f osse una tenia , o una e^ronft : e ritenendo il fiato dentro le labbra, e Lerejie del capo empiendo di sangue, rup pe colla forza delle vene 1! intestino, . Si narra an corach' calava quella .parte del. braccio destro , la quale <jdagli omeri al cubito discende, fino al fianco, e stendeva il resto del braccio dopo il cubito nella direzione delle dita,; ed alzando il, p ollice mentre teneva l e ; altre dita nellordine loro , e tenden d o

S. E S T 0 217 il dito mignolo , niuno avrebbe potuto forzarlo a muoversi. 3 . Dicono , che dalle belve fosse egli spento: imperciocch inGontrossi nella Grotoniatide in un legno s e c c o , che-i cavicchi frappostivi tenevano se parato : Milone pieno di se port le mani nel legno { per romperlo ; caddero i cavicchi , e mentre era ri tenuto dal legiiO' fu sorpreso dai lupi , specie di belve , che in gran numero , e grandi la Grotonia tide pasce . Milone adunque fu da questo fine se guito. 4 . Trasibulo Elo dedic nellAlti Pirro di Eacida Re della Tesprozia in Epiro , che molte azio ni , e degne di memoria, oper, da me nel discor so sugli Ateniesi dimqstre . A lato-di Pirro havvi espresso in rilievo sapra una colonna ,un uomo pic colo , che tiene le. tibie . Costui ottenne vittorie Pizie , dopo Sacada Argivo . Imperciocch Sacada coronato vinse due volte il combattimento dato da gli Anfizioni , che prima di lui non era stato anco ra con corona premiato , ma che a suo tempo lo fu per la prima volta . 5. Pitocrito Sicionio nelle sei Piziadi , che a queste successero fu il solo Tibicine . Emanifesto che, nel combattimento di Olimpia ancora, sei volte suon la tibia al pentatlo . Ebbe perci Pitocrito la colonna in Olimpia , e una inscrizione sopra di es sa : Monumenti a Pitocrito di Callinico Tibicine . Dedic il comune degli Etoli ancora Cidone, il quale -liber gli E li dalia tirannide di Aristotimo. Gorgo di Eucleto Messenio , il 'quale riport la v ittoria al pentatlo , e Damareto Messenio ancora egli , che vinse i garzoni al pugillato , furono, il primo da Terone Beozio , da Silanione Ateniese laltro scolpiti. Anauchida di Filio Elo ottenne la corona della lotta, prima ne'garzeni , e dopo negli

* 1 L I B R O uomini : chi facesse a costui il ritr atto noi sappia* mo . Anoco di Adamata Tarentino , il quale otten ne la vittoria allo stadio , ed al diaulo opera di Agelada Argivo . Il giovanetto , che siede sul ca vallo , e l'uomo, che st a lato del cavallo ritto in piedi, dice l'iscrizione , che sono Senombroto da Cos Meropide, proclamato per la vittoria del cavallo, e Senodico , che fu anche egli p r oclamato vincito re al pugillato degarzoni : Pantia fec e il secondo , e Filotimo Eginese Senombroto . Le due immagini di Pite figliuolo di Andromaco da Abdera furono da Lisippo lavorate , e i soldati le dedicarono . Sembra, che Pite sia state un condottiere di truppe forestiere , o d altronde bravo nelle cose di guer ra . Giacciono ancora come quelli, che hanno ripor t ato vittorie del corso negarzoni, Meneptolemo da Apollonia nel mar Jonio , Filone Gorciro , e dopo questi Jeronimo Andrio , che abbatt alla lotta T i sameno , il quale combatt al pentatlo in Olimpia, e che dopo queste cose fu augure deGreci contro Mardonio , e i Medi a Plata . Havvi questo Jeronimo , e a lato suo un garzone lottatore , Andrio ancor eg li, Prode di Licastida. Degli statuarj auto ri di queste immagini , uno ha nome Stofnio , e quello che fece Prode-, Somide . Eschine Elo ri port due vittorie al pentatlo , ed altrettante sono e le sue immagini.

S E S T O

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CAPO DECIMOQUINTO Altre immagini ili A tleti - Statua di Pantarce Statua di Clitomaco , e sue gesta - Statue di Archidamo , Demetrio , Antigono , Areo Re di Sparta , Tolomeo , e Capro Elo .

, D i Archidamo Mitileno, che super gli uo mini , i quali entrarono al pugillato , aggiungono i Mitileni ancora questo in sua gloria, che riceves se la corona in Olimpia , in Pitone , in Nemea * e nellistmo, non avendo oltrepassato i venti anni.. Pirilampe Messenio fece il Zenone di Callitele da Lepreo nella Trifilia, garzone, che vinse allo stadiochi poi facesse Clinomaco Elo noi sappiamo : fu Clinomaco proclamato per la. vittoria al pentatlo. a. Che Pantarce Elo sia dono degli Achi la inscrizione che sopra di lui lo afferma: impercioc ch dice , che egli conchiuse la pace fra gli Achi, e gli E li, e che tutti coloro, che nella guerra era no stati presi da una parte , o dall' altra fossero ri lasciati , e riport questo stesso Pantarce la vittoria del diaulo , e del cavallo senza arnesi , ed ha una memoria ancora di sua vittoria in Olimpia . Olidft Elo fu dalla nazione degli Etoli dedicato . Carino Elo vi situato per la vittoria riportata al diaulo, e al corso armato . Presso di lui Agele da Scio che vinse i garzoni al pugillato , opera di Teomnesto da Sardi. 3. La immagine di Clitomaco Tebano fu da Ermocrate suo padre dedicata . Le cose poi che alla sua gloria spettano furono queste : nellistmo ab b att i lottatori , e nel giorno medesimo vinse nel la pugna coloro , che entrarono al pugillato , ed al

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pancrazio . Le vittorie da lui riportate in Pitone tutte al pancrazio ^sono tre di numero . In Olimpia il secondo fu questo Clitomaco dopo Teagene Tasio ad essere proclamato ai p ancrazio , ed al pugillato . Giunse adunque a riportare la .vittoria del pancrazio nella Olimpiade CXLl. La Olimpiade seguente ebbe questo Clitomaco per combattente al pancrazio , e al pugillato ; ebbe ancora Capro Elo pronto a combattere nel giorno iste sso alla ltta , ed al pan crazio . Avendo per Capro ottenuto di gi la vit toria alla lotta , avvis Clitomaco gli Ellanodici , che sarebbero stati giusti seco loro , se avessero in* timato il pancrazio prima , che egli avesse al pugil l ato ricevuto ferite . Egli diceva bene : intimatosi per il pancrazio , fu vinto da Capro ; us tuttavia r obustezza di animo , e vigore di corpo verso i pu gili . Gli Jonj Eritri dedicarono Epiterse figlio di Metrodoro , che.riport due.vittorie in Olimpia al ugillato , e due in Pitone , a Nema , e sullIstmo. Siracusani dedicarono due ritratti di Gerone a spe se publiche , il terzo lo dedicarono i figli i Mostrai poco pi sopra , che questo Gerone era dello stesso nome di quello figlio di Dinomene , e che come colu i fu tiranno de' Siracusani . I Palesi che (sono la quarta porzione de' Cefallenj dedicarono un Elo ancora , Timoptoli di Lampide . Questi, Palesi chiamavansi nepi antichi tempi Dulichj. 4 Havvi ancora Archidamo di Ages ilao , ed un non so chi in aspetto di cacciatore. Sappiasi poi, che doni de Bizanzj sono Demetrio , che assal Se leuco con una armata , e che fu nella pugna fatto prigione , ed A ntigono tglio di-lui . Lo Spartano Eutelida ottenne fra i garzoni due vittorie nella 0 limpiade XXXVIII. alla ,lotta cio ed al pentatlo < Imperciocch allora furono i garzoni per la prima , e lultim a volta chiamati al pentatlo , Eil ritratto

S E S T O 211 di Eutelida antico , e le lettere che sulla base si veg gono furono quasi cancellate dal tempo . 6, Dopo Eutelida havvi la statua di Areo Re de'Lacedemonj , e a lui dappresso l'Elo Gorgo : Gorgo il solo umo fino a'miei giorni che abbia ri portato in Olimpia quattro vittorie al pentatlo , ed una al diaulo , ed al corso armato. 6. Colui, che ha presso di se i figli , dicono , che sia Tolom eo di Lago : presso costui stanno due statue dell' Elo Capro di Pittagora , il quale nello stesso giorno riport la corona alla lotta , ed al pancrazio . 11 primo fu costui a riportare quelle due vittorie chi da lui i n superato al pancrazio lo ha di gi il mio discorso dimostro : alla lotta poi ab batt Peanio Elo , che avea. riportato nella Oliinpiade antecedente allo stesso combattimento la co rona , e che in Pitone nel pugillato de'garzoni , e di nuovo nello stesso giorno alta lotta e nel pu gillato degli uomini era stato coronato . Capro ot tenne le vittorie non senza grandi f atiche , ed una forte pena. CAPO D E C I M O S E S T O Altre statue di Atleti - Timone - Statue della EU lade , ed Elide - Corso equestre - Carro di Polipete - Colonna rnilliaria della via da Olimpia a Sparta - Altre immagini di Atleti. i. H a n n o in Olimpia i loro ritratti ancora Anauchida , e Ferenico Eli di nazione , e che ri ceverono le corone della lotta negarzoni. Plisteno di Euridamo , il quale fu capitano degli Etoli contro i Galli , venne dai Tespiesi dedicato . T ideo Elo poi dedic Antigono , padre di Deme

*2 L I B R O trio r e Seleuco. Risuon i l nome di Seleuco pres so tutti gli uomini per le altre cose ; e specialmen te per la presa di Dem etrio.
2 . Timone vinse in tutti i giuochi de'Greci al Pentatlo , fuori che negl' Istmj . In questi sic c ome a tutti gli altri Eli gli era vietato il combat te re . E queste altre cose dice la inscrizione sopra di lui , che fece parte dell' esercito degli Etoli contro i Tessali , e fu capitano della guarnigione di Naupatto per la sua amicizia verso gli Etoli.

3. Non lungi dal ritratto di Timone sono la Eliade , e l'Elide , delle quali la prima corona con una mano Antigono tutore di Filippo figlio di D e metrio , e coll'altra Filippo stesso : la Elide poi co rona Dem etrio , quello che and contro Seleuco e Tolomeo di Lago . Che Aristide Elo riportasse la v ittoria al corso annato in Olimpia , ed al diaulo in Pitone, linscrizione, ch e sopra di lui lo mo stra , siccome ancora, che ne Nexni vinse al corso equestre de'garzoni.

4 La lunghezza del corso equestre di due diauli: sendo mancato questo negiuochi N cini , ed Istmj , lImperadore Adriano lo rese agli Argi vi nelle feste invernali Neme . Assai dappresso ad Aristide st Menalce Elo , che fu proclamato in Olimpia vincitore al pentatlo , e Filonide di Zoto nato nel Chersoneso de Cretesi , e corriere di Ales-! sandro figliuolo di Filippo . Dopo costui Brimia Elo, che vinse gli uomin i al pugillato : e Leonida da Nasso isola del mare Ego , dono degli Arcadi Psofidj : vi ancora il ritratto di Asamone , cha vinse gli uomini al pugillato , quello di Nicandro il quale riport due vittorie al diaulo in Olimpia , e sei a Nema al corso , fr amm i schiate . Asamone e Nicandro erano Eli : a questultimo fece il ri tratto Daipp o , ad Asamone poi Pirilampe Messenia*

S E S T O 223 Evalcide Elo po i , e Seleada Lcedemonio , luno ottenne le vittorie al pugillato degarzoni : e Selea da alla lotta degli uomini i 5. Ivi giace ancora un carro non molto gran de di Polipete Lacone , e sullo stesso cippo Gal litele padre di Callipeto , uomo lottatore : 1 uno vinse coi cavaUi, e Callitele alla lotta . I privati Eli Lampo di Arnisco , ed Aristarco , furono dedi cati dagli Psofidj per essere quei due loro ospiti pu blici, o per qualche altra benevolenza verso di loro. In mezzo a questi havvi Lisippo Elo , il quale vin se alla lotta quei garzoni , che vi entrarono ; il ri tratto di Lisippo fu fatto da Andrea Argivo. 6 . Ottenne il Lcedemonio Dinostene allo sta dio degli uomini la vittoria Olimpica, e dedic nell' Alti presso la statua sua una colonna . La misura delta via a Lacedemone , da Olimpia allaltra co lonna che in quella citt di stadi 6 6 o. 7 . Sappiasi, che sono Eli Teodoro , che ripor t la vittoria al pentatlo , Pittalo di Limpide, che vinse al pugillato i garzoni , e Nelaida, che ripor t la corona allo stadio , ed al corso armato . Di Pittalo narrano ancor questo , che nata una questio ne fragli E li, e gh rcadi per i confini del ter ritorio , di questo Pittalo la sentenza : la sua sta tua opera di Stenide Olintio . Segue Tolomeo so pra un cavallo montato , e presso di lui Peanio d Damatrio atleta Elo , che vinse alla lotta in Olim pia , ed ottenne due vittorie nePizj.'.Vi ancora Clearesto Elo , che riport la corona al pentatlo : ed il cocchio di Glaucone figliuolo di Eteocle cit tadino Ateniese , il quale fu proclamato vincitore al corso del carro perfetto.

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L I B R O CAPO DECIMOSETTIMO

Statue degli Atleti nell' altro lato dell' A lti - Sta tua di Tolomo nipote di Tolomeo di Lago - D Ermesianatte - Di Eperaste - Di Gorgia Retore. i {Q ueste sono le cose pit degne a narrarsi per quello , il quale faccia il suo ingresso nell'Alti , secondo ci , che fu da noi gi detto . Che se tu volessi dal Leonido alla grande ara perveni re a destra , tutte queste sono le oose , ohe alla memoria tua giungeranno . Democrate da Tenedo, e Criano Elo ; questo ultimo al corso armato, De mocrate alla lotta deglLuomini vinse . Dionisicle da Mileto fece la statua di Democrate , quella di Cria no , Liso Macedone . I ritratti di Erodoto da C 1& -. zomene , e quello di Filino figliuolo di Egesipoli , Coo , furono dalle loro citt dedicati. I Clazomenj, perch dei loro compatriotti fu Erodoto il prima ad essere proclamato vincitore in Olimpia , poich ottenne la vittoria. allo stadio ne'ragazzi . A Filino poi fu da que' di Gos dedicata la statua per la glo r ia sua ; imperciocch riport in Olimpia cinque vittorie al corso , in Pitone quattro , altrettante a Nema; e sull'istmo undici. 2. Tolomeo figlio di Tolomeo di Lago fu de dicato da Aristolao Macedone . Havvi ancora un pu?v gil vincitore ne' garzoni, Buta di Polinice da M i leto ; e Callicrate da Magnesia, che sul Leto, il quale riport due corone al corso armato : la imma gine di CaUicrate opera di Lisippo . Emauzione-, ed Alessibio , ottennero , il primo la vitttoria allo, stadio ne' garzoni, al pentatlp il secondo , di cui la patria Era degli Arcadi , e lautore d$lla sta-*

S E S T O ' ,225 tua Acestore : di qnal citt poi fosse Emauzione Ia epigrafe non lo dice ; afferma per , che era della nazione Arcade. 3. Ermesianatte di Agoneo , ed Ecasio figliuo lo di Licino , e della figlia di Ermesianatte , Go~ lofonj , vinsero ambedue alla lotta i garzoni ; ad Ermesianatte ancora dal comune deColofonj fu dedi cato il ritratto . Vicino a questi sono degli Eli che han vinto i garzoni al pugillato , Coerilo, opera di Stenide Olintia , e Teotimo di Detonda Sicionio , Era Teotimo figliuolo di Moschione , che ebbe par-, te nella spedizione di Alessandro figliuolo di Filip-*. po contro Dario , e i Persiani. 4 Vi sono anoora due altri da Elide , Archi-, damo , che vinse colla quadriga , ed EperaSto di, Teogono , il quale riport la vittoria al corso ar-> mato : essere stato Eperasto angure della stirpe de; Glitidi lo dice la inscrizione sul fine : De Clitidi indovini sacri gloriomi Discender dalla stirpe Vat.e , sangueDei figli di Melampo eguali a 'N u m i. Imperciocch Mantio fu figlio di Melampo de , di Amitaone , e di Mantio fu Oicle ; e Glizio di Alcmeone di Anfiarao , di Oicle : naoque ad Alcmeo* ne Glizio dalla figlia di Fegeo , e transmigr in Elide fuggendo di abitare cofratelli della madre, come colui , che sapea bene essere gli autori della uc-r ci*ione di Alcmeone. 5. Frammischiata a doni non m olto illustri si pu vedere la statua di Alessinico Elo vincitore al la lotta degarzoni , opera di Cantaro Sicionio , e quella di Gorgia Leontino; la statua di costui, dice Eumolpo di averla dedicata in Olimpia egli stesso , il quale in terza generazione discendeva da Deicrate sposo della sorella di Gorgia . Questo Gorgia in figliuolo di Garmantide r e si dice , che ripri*

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stipasse la cura delle orazioni ita affatto in di spregio , e quasi obbliata dagli uomini ; affermano inoltre , che per le orazioni sue Gorgia fu nelt' adunanza Olimpica approvato , ed and in Atene ambasciadore insieme con Tisia : Tisia introdus se altre cose nelle orazioni , e ci che; si legge di lui di pi persuasivo la controversia , che scris-. se per se , contro una donna Siracusana per danari ; ma pi di lui sal in onore Gorgia presso gli Ate-. niesi . E Giasone , che tiranneggi nella Tessaglia oppose costui ar Policrate , la cui scuola non ri^ scuoteva gli ultimi onori in Atene . Di cono , che Gorgia visse cinque anni oltre i cento ; la citt poi de' Leontini gi disfatta dai Siracusani fu di nuoyg a'miei giorni rifabbricata CAPO D E G I M O T T A V O , Carro di Cratistene - Statua di Anassimene -i Di Sotada - Immagini de'primi A tleti ,

i. avvi ancora il carro di bronzo di Gratiste-* ne Gireno ; sul cocchio sono la V ittoria, e Gra^ tistene istesso . E' chiaro adunque , che egli ripor t la vittoria de' cavalli : si dice ancora , che Cratistene fosse figliuolo di Mnasea corridore, sopran nomato da' Greci il Libio . I doni suoi che veggono si in Olimpia sono opere di Pittagora Regino. a. Ivi s di avere ritrovato il ritratto di Anas^ simene ancora , il quale scrisse similmente tu tte le cose antiche de' Greci , e quelle , che oper Filippo di Aminta , e finalmente Alessandro : egli ebbe questo onore in Olimpia dal popolo di Lamps a co . Lasci adunque Anassimene tutte queste cose degne di memoria: egli sorprese poi con questarte?

S E S T O Alessandro di Filippo , Re non sempre benigno , ma che molto allo sdegno inclinava . Sendo que di Lampsaco del partito del Re di Persia , o almeno t ali essendo creduti, Alessandro ardendo di sdegno contro di loro , li minacci de*mali pi grandi . I cittadini premurosi per le mogli , i figli , e per la patria stessa inviarono Anassimene per mediatore , il quale era cognito ad Alessandro , e prima anco ra al padre suo Filippo Presentossi Anassimene , ed Alessandro udita la causa della sua venuta , di cono, che chiamando in testimonio i Numi de'Greci giur di fare tutto ci che alle sue preghiere sarebbe stato contrario . Allora disse Anassimene : fammi, o Re , questa grazia , metti in ischiavit le donne , e i figli deLampsaceni , abbatti fino al suolo tutta la citt , e incendi^ loro i tempj degli Iddii. Questo egli disse . Alessandro non sapendo , che fare contro un astuzia siffatta , ed obbligato, insieme dalla forza del giuramento , concesse sen za volerlo ai Lampsaceni il perdono., 3. Sembra poi , che si difendesse Anassimene da un nemico in un modo, che non fu il pi ignorante, ma il pi degno di riprensione. Era egli Sofista, e i dii scorsi de Sofisti imitava ; e come si furono, nate fra lui , e Teopompo di Damasistrato alcune differen ze scrisse un libro , ed una storia piena di beffe sopra gli Ateniesi , e contro i Lacedemonj insieme, e i Tebani : tostoch ebbe il tutto diligentemente imitato, ponendo il nome di Teopompo sul libro , lo distribu per le citt. Ed egli , che lavea scritto, ac cresceva lodio contro Teopompo per tuttala Grecia, n alcuno si trovato che prima di Anassimene concionasse all7improvviso . I versi sopra Alessan dro non posso credere , che siano di Anassimene. 4* Sotada nelle vittorie da lui riportate al corso lungo nella Olimpiade XGIX. fu, siccome lo era, pr-

2*8 L I B R O clamato Cretese . Nella Olimpiade seguente per avendo ricevuto danari dal commune degli El'esj , si fec e Efesio ; e per questa azione fu <lai Cretesi punito di esilio. I primi Atleti che in Olimpia ebr* bero i loro ritratti furono Prassidamante Eginese , che vinse al pugillato nella Olimpiade LIX , e Ressibio da Opunte , il quale super i panoraziasti nel la Olimpiade LXI. Stanno i loro ritratti non pi in l della colonna di Oenomao , e sono di legno . Quello di Ressibio di fico : di cipresso , e me-' no lavorato quello dellEginese

CAPO D E C I M ONONO Tesori nell A lti - Tesoro de'Siciw j - Fiume Tar > tesso - Tesoro de' Cartaginesi - Degli Epidamnj De' Sibariti - De ' Cireni , e Selinunzj - De'Me - tapontini - De'. Megare si - De' Geloi.

i. J^J"eli'Alti havvi un rialto di pietra porosa a settentrione del tempio di Giunone , e al mezzo giorno di esso si estende il Cronio . Sopra questa .rialto sono i tesori , siccome in Dejfo ancora alcu-> -ni de'Greci fecero ad Apollo i tesori. 2. E' in Olimpia il tesoro chiamato de' Sicionj dono di Mirone loro tiranno : fu questo da Mirone edificato avendo vinto col cocchio nella Olimpiade XXXIII. Nel tesoro fece due talami uno dorico , e laltro jonico . Io vidi , che erano lavorati in bron zo . Se poi sia bronzo Tartesio, secondo il dire de* gli Eli, io noi so. Dicono ,, che Tartesso sia un fiume nel paese degl Iheri , il quale, mette coii due .bocche nel mare , e che una citt di questo istes-r <so nome giaccia in mezzo alle foci del fiume. Il fiume, sendo il pi grande di quedi Spagna, ed a v ea

S E S T O

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do il flusso, e riflusso, fu nelle et seguenti detto Be ti. V'ha chi crede la odierna citt di Carpia nella Spa gna essere stata netempi pi antichi Tartesso nomata. 3 . In Olimpia poi sono sul pi piccolo talamo inscriz ioni le quali dicono essere stato il peso del bron zo cinquecento talenti, e quei che dedicarono il tala mo , Mirone , e il popolo Sicionio . In questo tesoro sono tre dischi, quanti appunto sono quelli ehe al combattimento del pentatlo arrecano . Havvi uno scudo coperto di bronzo, che nella parte di dentro variato da pitture; un' elmo ; e de gambali insie me eoa lo scudo. La inscrizione sopra le armi di ce essere state dai Mionesi poste quali primizie a Giove . Chi fossero costoro non sono di accordo nelle congetture . Mi ritorn a memoria per, che Tucidide fece ne'discorsi menzione di altre citt de'Locri,che sono presso la Focide , e fra ques te de' Mionesi. I Mionesi adunque dello scudo, se condo il nostro parere, sono gli stessi che i Mio nesi che sono nell' Epiro Locrio . Le lettere, che sono sullo scudo non sono intere , lo che soffri rono per l'antichit del donativo . Altre cse ivi s ono, degne da essere rammentate: il coltello di Pelope colla guardia di oro ; e lavorato in avorio si vede il corno di Amalta , dono di Milziade fi glio di Cimone , che il primo di questa famiglia t enne il principato nel Chersoneso Tracio : sul c orno in vecchie lettere attiche scritto: Dal Chersoneso alV Olimpico Giove Mi dedicaro per la presa dArato E Milziade f u lor capitano . Havvi ancora una statua di Apollo di busso , col la testa dorata ; dicono, che fu dedicata dai Locri che abitano presso il promontorio Zefirio, e lavo rata da Patroclo di Catillo Crotoniate. 4 . Contiguo al Sicionio il tesoro de Carta-

a3o L I B R ginesi , lavoro di Poto , di Antifilo , e di M egcle , ed ivi i doni: un Giove di alta statura , tre corazze di lino, dono di Gelone e de'Siracusani , che i Fenici vinsero , o colle galee , o in battaglia terrestre . 5. Il terzo , e quarto tesoro presente degli Epidamnj . Contiene esso il polo sostenuto da Atlan te : Ercole,,lalbero de' pomi presso le Esperidi, e il dragone , che vi sta attortigliato : anche queste cose sono d cedro ed opere di Teocle figlio di Egilo ; e le lettere che sono sul polo dicono di averle fatte Autonomo al suo figlio. Le Esperidi poi ( sendo che dagli Eli furono rimosse ) a' miei d erano ancora nel tempio di Giunone.Fu il teso rofatto agli Epidamnj da Pirro e dai figli suoi Lacrate ed Ermone . 6 . I Sibariti ancora edificarono un tesoro , che a lato a quello degli Epidamnj. Tutti colo ro , chp si studiarono trattare dell' Italia , e delle citt, che in essa esistono, affermano, che Lupia, la quale fra Brentesio>, ed Idrurtte si trova , mutasse il nome , sendo ne'tempi antichi Sibari . Il porto artefatto per le navi ancora esso opera del'Im radore Adriano. Presso quello de' Sibariti il te soro de Libj di Cirene ; ed in esso sono gl* Im peradori Romani. Abbatterono i Cartaginesi in guer ra que' da Selinunte, Siciliani ; prima per , che tal sci agura loro avvenisse, fecero a Giove il te so 4 ro , che in Olimpia . E' in quello un Bacco colla facfcia , e l'estremit depiedi , e delle mani di avorio . 7 . Nel tesoro de'Metapontini ( sendo che que sto -a lato a quello de'Selinunzj; in questo adunqu e si vede Endimione ; fuori della v est, tutto il r i manente di Endimione ancora di avorio . Qual tosse il motivo della rovina de'Metapontini n o i

S E S T O a3i so a miei giorni per fuori del teatro, e del recinto delle mura , nulla altro rim ase di Metaponlio. 8 . 1 Megaresi , che giacciono ai confini dell Attica hanno edificato un 'tesoro, ed ivi dedicata doni, piccole figure di cedro , punteggiate d oro, che rappresentano la pugna di Ercole contro Ache loo . Ivi Sono Giove , Deianira ? Acheloo , ed Er cole ; e Marte , che ajuta Acheloo : vi era anco ra la statua di Minerva , come divinit tutelare di Ercole ; questa ora presso le Esperidi nel tempio di Giunone. Sul frontispizio del t es'oro vedesi es pressa la guerra degl Iddi e deGigant i : havvi sul frontispizio uno scudo ancora^ il anale dice ave re i Megaresi dedicato il tesoro colle spoglie de Corintj. Io credo , ch(e i Megaresi riportassero questa vittoria , sendo Arconte in Atene Forbante, imperciocch gli Ateniesi non aveano ancora in quel tempo le magistrature annuali ; n dagli Eli si registravano allora le Olimpiadi. Si dice , che gli Argivi ancora contro Corinti ebbero co Mgaresi parte nell* azione . Fu il tesoro in Olimpia fatto da Megaresi . . . anni dopo la pugna. E ve rosimile , che fino dai tempi pi antichi avessero de doni , quali furono loro lavorati da Donta Lacedemono scolare di Dpeno , e Scillide. 8. Lultimo tesoro sta presso lo stadio stesso: essere il tesoro ^ e le statue che sono in esso do no degli abitanti di Gela, lo dice la iscrizione , ma ora le statue non vi sono pi.

a3*

L CAPO

B li

VENTESIMO

Monte Cronio - Tempio di Lucina Olimpia - 'Sosipolide e suo culto - Ippodamio - Stadio - Ippodrom o e sue p a rti.

i. I l monte Cronio , secondo ci che da me fu osservato , si estende presso il rialtp ed i Tesori che vi sono sopra. Sulla cima del monte sacrifi cano i cos detti Basili a Saturno nellequinozio di primavera corrispondente al mese Elatio presso gli Eli. a. Alle radici del Cronio a settentrione fra i Tesori , ed il monte , il tempio di Lucina , ed in esso riceve gli onori Sosipolide, genio nazionale degli Eli. Scelgono ogni anno chi debba essere sacerdotessa della Dea, dando a Lucina il sopran nome di Olimpia. La vecchia che serve il Genio Sosipolide , per legge degli Eli si conserva celi be ed arreca il riscatto al Dio , e innanzi a lui depone focaccie impastate con miele . Nella par te anteriore del tempio , ( sendo , che dop pio ) havvi l 'ara di Lucina , e gli uomini vi ha n no lingresso: nella parte posteriore poi riscuote gli onori Sosipolide , e non vi pu entrare altri, che quella,la quale serve al Dio , col capo , e colta fac cia coperta da una bianca tela . Le vergini riman gono nel tempio di Lucina e le donne cantano un inno : gli brugiano ogni sorta di timiami ; m non possono fargli libazioni di vino , e massimo ri putato il giuramento per Sosipolide fatto. 3. Si dice ancora, che avendo gli Arcadi as salito con un esercito l'Ela, ed essendosi loro op posti gli Eli , una donna presentatasi ai Capitani

S E S T O i33 Eli con un bambino alle poppe disse, che ella ave* partorito il bambino , e che per certi sogni avuti 1' avrebbe dat o per alleato agli Eli. Quei , che erano in carica ( perciocch riputavano che la don ne dicesse il vero ) posero il bambino nudo in nanzi l'esercito. Vennero gli Arcadi allassalto , e il fanciullo allora era gi divenuto un dragone : spaventati a tal vista gli Arcadi , e datisi alla fu ga, furono dagli Eli incalzati, i quali riportarono una vittoria assai illustre , e posero al Dio il no me di Sosipolide: e dove parve loro essere entrato il dragone dopo la pugna , fabbricarono ivi il tem pio ; e credettero di venerare insieme con lui Lu cina ancora , perch la Dea stessa avea loro fra gli uomini il bambino menato. Gli Arcadi , che morirono nella battaglia hanno il sepolcro sulla col lina ad occidente di coloro , che passano il Gladeo. Vicino al tempio di Lucina rimangono le vestigia di quello di Venere Geleste , ed ivi ancora sopra le are sagrificano . 4> Dentro l'Alti verso l'ingresso delle pompe il cos detto Ippodamio, luogo che per lo spa zio di circa un plettro cinto da una maceria . In questo una volta sola l'anno possono entrare le donne , le .quali ad Ippodamia sagrificano, e fanno altre cose in suo onore. Dicono , che Ippodamia si ritir in Midea dellArgolide , poich Pelope per la morte di Crisippo , era specialmente contro d i lei adirato : essi dicono di avere per un Oracolo portato dopo le ceneri dIppodamia in Olimpia. 5. Sul confine delle statue che gli Eli ersero colle multe degli Atleti, quello che chiamano in gresso segreto ; e per esso gli Ellanodici, ed i combattenti debbono entrare nello Stadio. E' lo Sta dio un rialto di terra , ed in esso stato fatto un tribunale per quelli che danno i giuochi

L I B R O Rimpetto agli Ellanodici unara di mar mo bianco , sulla quale una donna si asside per vedere i giuochi Olimpici , la sacerdotessa cio di Cerere Camina , che dagli Eli ottenne qui un ta le onore ed altri altrove. Non proibiscono alle Ver gini di vedere i giuochi. Presso l'estremit dello Stadio, dove edificata la mossa di quei, che cor rono allo Stadio , ivi al dire degli Eli il sepol cro di Endimione. 6. Traversato lo Stadio l dove siedono gli Ellanodici, ivi il luogo consagrato alle corse de4 cavalli , e la Mossa. Ha la Mossa la figura di una prora di nave , il cui rostro rivolto al corso Dove la prora si unisce al portico di Agnampto , ivi diviene larga. Sulla punta del rostro un delr fino di bronzo sopra un regolo . Ciascuno delati della, mossa pi che quattrocento piedi lungo ed in essi sono state edificate delle camere. Que ste camere ricevonle a sorte quelli che entrano nell* agone de' cavalli . Innanzi ai carri , o ai cavalli senza arnesi si tende un canapo in luo go della barra di legno . Ogni Olimpiade si edifica nel centro della prora un altare di mat toni crudi , imbiancato di fuori . Sull altare un' aquila di bronzo che stende assai largamente le ali. Colui che incaricato del corso, muove la mac china che dentro l ' altare ; e mossa , vedesi l'aqui la saltare in alto cosicch si pu v edere dagl i spet tatori; e il delfino cade a terra. Primieramente si calano da ambo lo parti presso il portico di Agnam pto le barre , e quelli cavalli che in esse stan n i corrono fuori i primi , e correndo giungono a quelli che han sortito la seconda fila ; e allora calano le barre quelli della seconda fila. Per tu t ti i cavalli siegue lo stesso , finch non si sono messi a paro fra di loro verso il rostro della p ro a . Da quel punto spetta ai cocchieri mostrare la
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S E S T O 235 loro abilit , ed ai cavalli la loro velocit. Gleoeta fu , che dapprincipio immagin la Mossa , e dico n o , che per questo ritrovato n' andasse molto or goglioso , cos che scrivesse ancora sopra una sta tua in Atene : Colui che il primo ritrov in Olimpia D e' destrieri l mossa , eglim ifeo , Il sagace Cleoeta di Aristocle . Dopo Gleoeta dicesi che Aristide aggiungesse anche egli qualche ingegno alla machina. 8. Avendo l ' Ippodromo uno de'lati pi steso, sopra questo mi rialto di terra t verso il fi ne del rialto havvi Tarassippo , il terrore de cavalli . La figura dell' ara rotonda : allor ch passano i cavalli presso di questa sono pre si subito da un forte timore senza che ne ap parisca la causa ; al timore segue il turbamen to , e rompono i carri , e quei che li gover nano sono feriti . E per questo i cocchieri fanno sagriticj e supplicano Tarassippo ad esser loro pro pizio . Non si accordano i Greci sopra questo T a rassippo ; ma altri dicono essere il sepolcro di un uomo indigena e bravo nell' arte de' cavalli , e gli danno il nome di Olenio : e da costui dicono essere stata Olenia nomata la rupe , che nella Ela. Altri affermano , che Dameone di Fliunte, il qua le ebbe parte con rcole nella spedizione contro Augea e gli Eli , fosse morto e g li, e il cavallo sul quale cavalcava da Gteato di Attore , e che co mune il sepolcro fosse a Dameone ed al cavalto . Dicono ancora , che Pelope fece in questo luogo un Eroo vuoto a Mirtilo , e gli sagrific , sanato dell' ira della uccisione , e nomollo Tarassippo , perch per l'arte di Mirtilo erano state le cavalte di Oenomao turbate. V 'ha ancora chi ha detto , che Oenomao stesso sia quegli che nuoce a coloro,

a36 L I B R O che nel corso cavalcano. Udii ancora chi ne attri buiva la cagione ad Alcatoo di Partaone ; che Alcatoo cio ricevesse questa porzione di terra sen do stato da Oenomao morto per le nozze di Ippodamia : e come colui che non era stato nell Ippodromo felice, era a quei che cavalcavano un Genio malevolo , e non benigno . Un Egiziano disse avere Pelope sepolto in questo luogo , che chiamaro Tarassippo , non so qual cosa che avea ricevuto in dono da Anfione Tebano, e che dalle cose sepol te furono allora i cavalli ad Oenomao turbati, e dopo ancora a tu tti. E credeva questo Egizio che Anfione , ed il Trace Orfeo fossero per la maga terribili, e che allorch essi incantavano , ad Or feo le belve , ad Anfione le pietre per fabricare le mura venivano. La pi verosimile a mio parere delle tradizioni quella, che dice essere un sopran nome di Nettuno Equestre. 9. Neli'Istmo ancora un Tarassippo , Glau co cio di Sisifo , il quale dicono aver terminato i suoi giorni sotto i cavalli , quando Acasto diede i giuochi in onore del padre. In Nemea degli Ar givi non vha vero alcun Eroe , che rechi nocu mento ai cavalli , ma lo splendore , come se fosse fuoco , il quale viene dall rupe di color igneo, che sovrasta l dove i cavalli voltano, questo incuteva ai cavalli timore. Ma il Tarassippo di Olimpia di grana lunga superiore nel terrore de cavalli . 1 o. Sopra ima delle mete il ritratto in bron zo dIppodamia , che tiene in mano una tenia , e sta sul punto di cingerne il capo a Pelope per la vittoria

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CAPO VENTESIMOPRIMO Tempio di Cerere Camina - Ginnasio di Olimpia Cose memorabili di l dal Cladeo , e dalV Erimanto - Fiume Diagonte , tempio di Esculapio Demeneto , e di Apollo Ixucianita - Edicola di Minerva Cidonia - Fiume Partenia ad Arpinna te - Sepolcro de'proci d Ippodamia . i. altra parte dell'Ipprodomo non un rial to di terra , ma un colle non molto alto . Sulle ra dici del colle stato edificato un tempio a Cerere di soprannome Camina . E credono essere questo un nome suo antico : imperciocch si vuole , che la terra in questo luogo ingoiasse il carro di Plu t one , e di nuovo poi si chiudesse : altri afferma no, che Camino Piso opponendosi a Pantaleone di Omfalione tiranno di Pisa , che trainava di ribel larsi dagli E l i , fosse da Pantaleone morto , e co suoi beni fosse edificato a Cerere il tempio. a. In vece delle antiche statue dedic Erode Ateniese nel ginnasio di Olimpia. Proserpina , e Ce rere di marmo pentelico : ivi stabilito , che si esercitino que del pentatlo , e del corso . Allo scoperto stata fatta una sponda di marmo : prima vi stava sopra un trofo contro gli Arcadi. A si nistra delt'ingresso al ginnasio havvi un altro re cinto pi piccolo , ed ivi sono le palestre degli Atle* ti . Annesse al muro del portico del ginnasio ad oriente sono le abitazioni degli atleti rivolte ad af frico , e ad occidente 3. Valicato il Cladeo trovasi il sepolcro di Oe nomao , cio un tumulo di terra cinto da pietre. Di l dal monumento :veggonsi degli avanzi di edificj,

a38' L I B R O dove dicono , che Oenomao avesse le stalle delle sue cavalle . Verso queste parti sono i confini verso gli Arcadi del territorio degli Eli al presente ; ma in origine de Pisi stessi. Tragittato il fiume Erimanto verso la rupe detta di Sauro , havvi il sepolcro di Sauro , ed un tempio di Ercole , a nostri d rovine. Dicono , che Sauro malmenava i viandanti , ed i. vicini, prima che da Ercole fosse punito. 4 Verso questa rupe soprannomata dal ladro ne , un fiume , che scorrendo da mezzod mette nellAlfo incontro all Erimanto , divide il territorio Piso dagli Arcadi, e di nome appellasi Diagonte. Avanzandosi quaranta stadj dalla rupe di Sauro il tempio di Esculapio d soprannome Demeneto , da colui che lo eresse ; anche esso in rovina : edifi cato questo nell' alto presso lAlfo . Non lungi da questo il tempio di Bacco Leucianita , e passa ivi il fiume Leuciania : sbocca anche esso nellAlfo , e scende dal monte di Faloe . 5. Tragitta da qui lAlfo , e sarai dentro il territorio Pi so . In questo paese havvi una collina, che termina in punta , e su di essa gli avanzi della citt di Frissa , ed una edicola di Minerva di so prannome Gidonia . Questa in tutte le parti sue come un' ara , e ancora amiei giorni esiste ; dico no , che alla Dea fosse eretta da Glimeno , discen dente di Ercole Ido , e che era egli qui venuto da Gidonia di Greta , e dal fiume Jardano . Affermano gli Eli , che Pelope ancora sagrificasse a Miner va Gidonia , prima di porsi a combattere con Oeno mao . 6 Andando pi innanzi si trova lr acqua ParteRia , e presso il fiume il sepolcro delle cavalle di Marmace . La tradizione dice , che questo Marraace fu il primo deproci di Ippodamia , che venisse e ohe prima degli altri fosse da Oenomao mort o ;

S E S T O 239 che le sue cavalle avessero nome Partenia , ed Erifa , e che Oenomao sopra Marmace le cavalle sve nasse , e le desse per essere anche esse sepolte ; e che il fiume dalla cavalla di Marmace il nome di Partenia ottenesse . Havvi ancora un altro fiume , che Arpinnate addimandasi , e non molto dal fiume di scosto altri avanzi si veggono della citt di Arpinna, e specialmente le are . Dicono che Oenomao la edi ficasse ? e dalla madre sua Arpinna cos la chiamasse, 7. Non molto pi oltre un alto tumulo di ter r a , sepolcro de'proci d'Ippodamia . Affermano , che Oenomao l 'uno all' altro vicini , e senza pom p a li coprisse di terra : Pelope dopo eresse loro in commune un gran monumento , per onore verso di loro , ed in grazia d'Ippodamia : io credo perch fosse monumento a posteri , di quanti , e quali per sonaggi Oenomao vincitore , da lui poi fosse vinto . Furono da Oenomao uccisi secondo i versi , che grandi Ee appellami , Alcatoo di Partaone dopo di Marmace, dopo di Alcatoo Eurialo , Eurimaco,e Crotalo . I genitori , e le patrie di questi non mi f u possibile saperli . Quello che dopo loro mor , Acria , si potrebbe supporre Lacedemonia , e fon datore di Acrie . Appresso Acria dicono , che fos sero uccisi da Oenomao Capeto, Licurgo, LasiO, Calcodonte, e Tricolono : dicono gli Arcadi essere stato Tricolono dello stesso nome , e discendente di Tricolono di Licaone. Dopo Tricolono soggiacquero al fato nel corso , Aristomaco , Priante , Pelagonte an cora , Eolio , e Gronio . Altri aggiungono agli ac cennati Eritro figlio di Leucone di Atamante ( da questi chiamossi Eritre la citt deBeozj ) , ed Eioneo di Magnete di Eolida . Questi adunque han no qui il sepolcro, ed affermano , che Pelope quan do avea il governo de'Pisi ogni anno vi faceva i funerali.

CAPO VENTESIMOSECONDO Tempio di Diana Cordace - Pisa - Pilo , e suoi avanzi - Mracle a - Fiume Citer , e tempio del le: N infe Jonidi - Lettine - Diana Alfea , ec? Mlafia. * vanzandosi uno stadio veggonsi gl'indizj del tempio di Diana soprannomata Cordace, perch i compagni di Pelope celebrarono la festa della Vit toria presso questa Dea, e danzarono il salto , nazionale per quelli del Sipilo, detto Cordace. Non lun gi dal tempio havvi un edificio non molto grande , e d in esso un'arca di bronzo, nella quale si serbano le ossa di Pelope . Non rimane pi alcun avanzo, delle mura , e di qualunque altro edificio di Pisa j ma tutto lo spazio ove era la citt piantato di v i ti . a. Dicono ohe il fondatore di questa citt fa Piso di Periere di Eolo . I Pisi di loro scelta si ti rarono addosso tal disgrazia , odiando gli E l i, e mettendo ogni studio per celebrare i giuochi olim pici in luogo loro . Essi adunque nella Olimpiade VIII. chiamarono l'Argivo Fedone , tiranno che pi di ogni altro , che fu ne' Greci fece ingiurie ; e Insieme con Fedone celebraronp i giuochi . Nella Olimpiade XXXIV. avendo i Pisi , ed il Re loro Pantaleone di Onfalione raccolto un esercito dai vi cini , celebrarono i giuochi olimpici in vece degli E l i. Queste Olimpiadi, e dopo di esse la CIV.ce lebrata dagli Arcadi, appellandole Anolimpiadi, gli Eli non le registrano nel catalogo delle Olimpiadi. N ella XLV1II. poi Damofonte di Pantaleone die d e agli Eli sospetto di tramare qualche novit eoa

S E S T O a4 t t ro di loro ; e sendo entrati colle armi nel territo, rio Piso , egli colle preghiere , e co'giuramenti li persuase a ritornarsene indietro senza avere ope rato nulla. Salito sul trono Pirro di Pantaleo u do po il suo fratello Damofonte, portarono i Pisi di loro volont la guerra agli Eli , e insieme con loro si ribellarono i Macistii e que' di Scillunte del la Trifilia , e degli altri vicini i Disponzi. Questi aveano pi attinenza co' Pisi , e rammentavano per loro fondatore Disponte figliuolo di Oenonqao , I Pisi adunque , e tutti coloro che aveano con essi, avuto parte nella guerra , furono dagli Eli abbattuti. 3. Si veggono le rovine di Pilo di Ela nella strada demonti da Olimpia ad Elide , e vi sono da Pilo ad Elide ottanta stadj. Questa Pilo fu edi ficata secondo le cose gi dette da me, da un Me garese Pilone di Clesone : rovinata da Ercole , q rifabbricata di nuovo dagli E l i, dovea col tempq non aver pi abitanti . Presso di questa il fiume Ladone entra nel Peno. D i cono gli Eli , che j questo Pilo alluda quel detto di mero : Sua origine traea dal fiume Alfo Che largamente per la terra scorreD e'P ii;. E nel dirlo mi persuasero. Imperciocch scorr per questa lAlfo , e non si pu per altra Pilo allegare quel detto. Gonciossiach pel territorio de* Pilj , che sono di l dallsola di Sfatteria , nep pure per ombra passi lAlfo ; come neppure sap piamo esser giammai stata aleuna citt nel territo rio degli Arcadi , di nome Pilo .
4 Cinquanta stadj distante da Olimpia , il castello degli Eli detto Eracla, e presso di que sto il fiume Citer ; sbocca nel fiume una sorgen te , e sopra di essa un tempio delle N in fe. Han no ciascuna di ess e un nome particolare , Gallilaa

^ L I B R O Smallassi , Pega , ed Jasi , ed in comune quello di Jonidi : quei , che nel fonte si lavano sono sa nati da qualunque male , e dolori. Dicono , che le Ninfe traggano il nome de Jone di Gargetto ? che ivi da Atene mut sua dimora 5. Se vorrai andare in Elide per la pianura, avrai cento venti stadj fino a Letrini , e da Letrini ad Elide c ento ottanta. Letrini in origine era una piccola citt, e Letreo di Pelope n'era stato il fondatore . A'miei giorni per vi erano rimaste poche case, e la statua di Diana Alfea in una edi c ola: dicono che la Dea avesse questo soprannome per la tradizione seguente : arse l'Alfo di amore per Diana , ed amandola , come si avvide di non potere ottenere le nozze colla persuasione, e colle preghiere , si accinse a far violenza alla Dea ; e a notte avanzata and a Letrini condottovi da Dia na stessa e dalle Ninfe , colle quali scherzava se guendo la Dea : ed essa ( sendo che del disegno dell'Alfo sospettava) si tinse il volto di fango, e tutte le Ninfe ivi presenti, fecero lo stesso ; Alfo , come entr, non pot distinguere dalle altre Diana , e come colui che non la dist ingueva se ne torn senza aver, potuto eseguire la sua intrapresa. I Latrini pertanto chiamarono Alfea la Dea , per lamore dellAlfo verso di lei. Gli Eli poi ( sendo , che fino dai primi momenti furono amici deLetrini) trasp ortprvno a Letrini ci, che essi aveano stabilita in onore di Diana Elafia, e decretarono di farlo a Diana Alfea. Quindi prevalse coi tempo di chiamare; Alfea la Dea Elafia Elafia poi era dagli Eli chia mata Diana , p er la caccia, io credo , decervi; ma es si dicono essere Elafio il nome di una donna del pae se , e da quella essere stata Diana educata. Sei sta^ dj pi oltre di Letrini un lago perenne, del dia- me$ro di circa tre stadj.

S E S T O CAPO VENTESIMOTERZO

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Ginnasio di Elide - Curia degli Eli - Via, del Silenzio - Tempio di Diana EHomirace
1. . e cose degne da rammentarsi in Elide sa-* no , il ginnasio antico , nel quale stabilito, che si facciano tutte quelle cose che concernono gli Atleti prima di andare in Olimpia. Dentro un mu ro, lungo i corsi, sono piantati alti platani ; e tutto questo recinto Sisto addimandasi, perch Ercole di Anfitrione esercitavasi ogni d a svellere tutte le spine, che quivi nascevano. Separato per il com battimento delle corse un corso, che dai nazio nali addimandasi sacro ; separato pure un luogo dove per esercizio , corrono i corridori', e que* del pentatlo.. 2 . Nel ginnasio, havvi il cos detto Pletrio ^ ivi gli Ellanodici fanno combattere quelli, che per* et , e per esercizio sono differenti : e li fanno combattere alla lotta. Nel ginnasio sono ancora are di Numi , di Ercole Ido, soprannomato Parasta~ ta , dellAmore e di colui che gli Eli , e gli Ate niesi, siccome gli Eli, Anterota addimandana: hav vi pure quella di Cerere, e di sua figlia. Achille non ha ara , ma un Cenotafio secondo loracolo , Allorch cominciano le feste , in un giorno stabi lito , sul rivolgere del sole verso occidente, le don ne degli Eli fanno altre cose in onore di Achil le , e tra queste hanno il rito di batterlo. 3. Havvi ancora un altro recinto pi piccolo nel ginnasio , che unito al maggiore : quadrango lare lo nomano della figura. Ivi sono le palestre di

M L I B R O que che devono combattere, e fanno combattere gli Atleti che pi non devone combattere,a colpi di coreggie molto molti . Ivi situata una delle statue, che furono fatte a Giove colla multa di So- sandro Srflirno , e Polittore Elo. 4. Havvi anche un terza recinto nel ginnasio di nome Malco a cagione della mollezza del pavi-* mento ; questo riservato per tutto il tempo del le feste ai giovani che sono nella et della pubert. In un angolo del Malco vedesi una faccia di Ercole fino alle spalle e nellangolo di una palestra un bassorilievo , nel quale sono espressi Amore ed il co! s detto Anterote , Ha lAmore un ramo di pai-i ma e lAnterote cerca di togliergliela . Da ambo i lati dellingresso del Malco, havvi il ritratto di un garzone pugile ; e disse il Nomofilace degli Eli , che costui era di nazione, Alessandrino della isola di l da Faro , e che avea nome Sarapione ; il quale pervenuto in Elide che mancava di vetto-* v aglie avea loro dato a mangiare , e perci ricev questi onori ivi in contracambio : il tempo della qqrpna da lui riportata in Olimpia e del beneficia agli Eli compartito , cade nella Olimpiade GGXVJI, 5 In questo Ginnasio ancora gli Eli hanno il Consiglio , ed ivi si recitano discorsi estempo-* ranei , ed ogni sorta di scritti . Si chiama questa Consiglio Lalicmio, dal nome di chilo dedic. In torno ad esso sono appesi scudi , fatti per bellez* z.a , e non per servire alla guerra. 6. Dal ginnasio, andando ai bagni per una stra-* da, sincontra la via del Silenzio e presso di essa . ij tempio di Diana Filomirace . Ebbe la Dea que sto soprannome , come quella che ritrovasi vicU np al ginnasio.: La via ebbe il nome del Silenzio secondo che dicono , per la ragione seguente ; al - cimi dell esercito di Ostilo mandati ad, esplorar? quelli che e r ^ o in Elide , accordatisi fra loro j)ey

S E S T O 245 istrada di non dire alcuna cosa allorch fossero pervenuti presso le mura ; ma di ascoltare se poteva no sentire qualche cosa da quedi dentro, non fu rono veduti allorch entrarono nella citt per questa via ; ma ascoltando quello che volevano , agli Eto li tornarono : e la strada trasse il nome dal silenzio degli esploratori CAPO VENTESIMOQUARTO Foro degli Eli - Casa degli Ellanodici - Portico Corciraico - Tempj , .e statue nel Foro - Casa delle sedici fem m ine .

1 . X j altr uscita dal ginnasio porta al foro , ^ al cos detto Ellanodiceon, ed di l dal sepolcro di Aehille:per questa uscita legge, che gli Ellanodici va dano al ginnasio .>rtEd entrano prima dello spun t are del sole , e fanno esercitare quei del corso $ e a mezzod al pentatlo , e a tutti gli altri eser cizi c^ e si appellano gravi. a. Il foro degli Eli non secondo quelli del le citt de Joni , e di tutte le altre 'citt Greche, le quali sono verso la Jonia ; ma all antica ma niera edificato , con portici fra loro separati , e con strade per essi. 11 nome odierno del foro i p podromo , ed ivi i nazionali istruiscono i cavalli. De portici poi quello a mezzod dorico , e lo dividono in tre parti le colonne. In questo sog giornano dordinario gli Ellanodici : presso le colon ne vi sono are a Giove ; queste stanno nel foro allo scoperto, e non sono molte di numero : impercioceh si disfanno in varie guise , come quel le che edificate sono allimprevviso . 3. Verso questo portic o anelando al foro ,

246 L I B R O a sinistra sul finire del portico 1 "Ellanodiceon ; una strada lo separa dal foro. In questo Ellanodiceon abitano dicci mesi continui quei, che sono stati scelti alta carica di Ellanodici , e dai Nomotilaci so n o ammaestrati in tutto ci che deggiono fare ne' giuochi. 4 Al portico in cui soggiornano gli Ellanodici havvene un altro dappresso , ed una strada fra lo ro : gli Eli .lo addimandano Corciraico : impercioc ch dicono di aver tolto ai Gorciri una porzione della preda , allorch vennero colla flotta sul loro territorio , e di avere pr eso ogni .sorta di cose , e dalla decima delle spoglie il portico edificato. L'or dine del portico dorico , e doppio , avendo co lonne verso il foro , e di l da esso : nel centro 'del p ortico non sono colonne , ma il tetto sostenuto da un muro . Da ambo le faccie presso il muro sono ritra tti. Nella parte del portico che verso il foro havvi il ritratto di Pir r dne figliuolo di Fisio crate Sofista , e che in niunaircosa pone certezza . Ha Pirrone il monumento non lungi dalla citt de gli Eli : e Petra appeltasi quel luogo , e si dice t che Petra fosse un antico borgo. 5. Le cose pi celebri , che gli Eli hanno al lo scoperto nel foro, sono il tempio , e la statua di Apollo Acesio . Dal nome pu credersi , che non sia diverso da queJUo , che gli Ateniesi addimanda no Alessicaco . In un altro canto sono le statue del Sole , e delta Luna di marmo : e spuntano dal ca po di questa le corna, i raggi da quello . Hanno le Grazie ancora un tempio , e i simulacri loro di le gno hanno la veste dorata, i volti, le m ani, e i pie di di marmo bianco s una di esse tiene una rosa , quella di mezzo un astragalo , l 'ultima un ramo non grande di mirto . Si pu supporre , che esse tengano le cose accennate per questo motivo ; la

S E S T O 44.7 iosa, e il mirto sono sacri a Venere e propri del la bellezza : e per la bellezza a Venere le Grazie solo possono compararsi : lastragalo p oi come giuoCo de' giovanetti , e delle donzelle , le quali nulla hanno di disgustoso per vecchiaia . A destra' del le Grazie havvi una statua di Amore , la quale sulla stessa base i . 6 . Ivi ancora il tempio di Sileno , questo in particolare , e non gi insieme con Bacco edi ficato La Ebbriet gli porge in una tazza il vino. Che la razza de Sileni sii mort ale si pu da ognu no credere per i sepolcri loro . Imperciocch nel paese degli Ebrei havvi il sepolcro di un Sileno , e di un altro Sileno lo hanno que di Pergamo. 7 . Nel foro degli Eli questaltra forma di tem pio ancora fii veduta da me; questo non alto , ed senza muri , ed il tetto sostenuto da Colonne di quercia . Convengono i nazionali ^ che questo sia Un sepolcro ^ d chi poi noi rammentano ; se il vec chio da me interrogato disse il vero potrebbe esse re il monumento di Ossilo. 8 . Nel foro stata edificata una casa alle don ile j dette le sedici ^ dove tessono il peplo a Giu none > CAPO VENTESIMOQUINTO Tempio degl' mpradori Romani - Di Venere Urania , e Pandemo - Dell Orco Della Fortuna , e di Sosipolide.
1 . C o n tig u o al foro un tempio antico , con portici intorno , peristilo : cadde il tetto del tem pio , e non vi rest alcuna statua , agli Impera dori Romani dedicato.

L I B R O . Dietro al portico , il quale colle spoglie di Corcira fu eretto , un tempio di Venere , e alto scoperto un recinto non lungi dal tempio . E quel la , che nel tempio Urania addimandano, ed fat ta d'oro , ed avorio , opera di Fidia , e con un o de'piedi sta sopra una testuggine . Il recinto sacro di questa Dea circondato da una macerie, e den t ro il recinto havvi un rialto , sopra il quale una statua di Venero in br onzo , che siede sopra di un irco di bronzo anche esso : questa opera di Scopa; e danno a Venere il nome di Pandemo . Circa la testuggine , e l'irco ne lascio la discussio ne a chi lo vuole . 3. Il recinto sacro , ed il tempio dell'Orco < imperciocch gli Eli hanno il recinto , ed il tem pio dell' Orco ) si apre una sola volta l'anno , n si permette allora dal Sacerdote l'entrarvi. Di tut ti gli uomini, che conosciamo, gli Eli soli onorano l ' Orco, per questa cagione . Dicono , che ad Erco le, allorch m enava una oste contro Pilo nell" Elide, anch e Minerva cooperasse : che anche ai Pilj ven ne per l'odio di Ercole in soccorso Orco , il qua le riscuoteva onori in Pilo . Adducono ancora in te stimonio della loro tradizione Omero , che cant nella Iliade : E Orco mostruoso soffr in questi Un dardo acuto toste che questo uomo DelV Egioco Giove figlio invitto Percossolo fra'm orti in Pilo il diede In preda ai pi terribili dolori. Che se nella spedizione di Agamennone , e Mene lao contro di Ilio al dir di Omero , Nettuno era al lento de Greci , non sarebbe fuori del verosimile, c he l ' Orco ancora per sentimento dello stesso poe ta difendesse i Pilj Gli Eli adunque edificarono il tem pio al Nume come loro amico , e ad Ercole -

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S E S T O a4 g tedioso . Hanno poi il rito di aprirlo una volta lan n o soltanto , perche ( io credo ) gli uomini ancora una volta sola discendono all' Inferno. 4 Gli E li hanno il tempio ancora della For t una : nel portico del tempio situata una statua assai grande di legno dorata fuorch nel volto , e nelle estremit delle mani , e depiedi , che sono di marmo bianco . Ivi riscuote gli onori Sosipolide ancora a sinistra della Fortuna in una cella non mol to grande . Secondo il sogno il Dio nelle pittu re imitato , giovine di et , e ravvolto in una cla mide variata di stelle; e con una mano tiene il cor no di Amalta. 5. Dove la citt degli Eli pi popolata iv hanno la statua non maggiore di un uomo alto di* bronzo , senza barba , e con uno de piedi sull altro ; con ambo le mani egli\ si appoggia sopra di un' asta : la vestono con una veste di lana , di li no , e di bisso . Si disse essere questa una statua di Nettuno , e dapi antichi tempi riscuotere ono ri in Samico di Trifilia; trasportata per in Elide .salita ancora in pi alto onore: danno a lui il nome di Satrapa , e non di Nettuno , avendo per la vi cinanza di Patre il nome appreso di Satrapa , che il soprannome di un Goribante. CAPO VENTESIMOSESTO Antico Teatro , e Tempio di Bacco - Tempio di Minerva - Cillene - Prodotti della terra degli Eli - Confini dell' Elide , e dell' Acaja. i. I l teatro antico fra il foro, ed il tempio delr la Luna ; il teatro sacro a Bacco , siccome un, tempio, in cui la statua opera di Prassitele . Fr a-

a5o L I R fjl Iddii pi venerati dagli Eli Bacco , e dicond che questo Nume venga presso di loro nelle feste Diie. Otto stadj lungi dalla citt il luogo dove da loro si celebrano le feste Diie: i sacerdoti portan do dentro una celta tre caldaje , ivi le depongono vuote , in presenza de' cittadini , e deforastieri , che ci si trovano. Mettono sigilli alta porta stessa del la cella i sacerdoti stessi, e tutti coloro , che il vo gliono . 11 giorno seguente riconoscono i sigilli, ed entrando nella cella ritrovano le caldaje piene di vi no . Mi fu giurato dai pi degni di fede fragli Eli, e insieme con essi dai forastieri , che questo ac cade secondo ci che stato esposto : perciocch io non arrivai l nel tempo della festa. Dicono que di Andros ancora, che ciascun anno scorre loro nella festa di Bacco dal tempio spontaneamente il vino. Fa d'uo po ai Greci credere coteste cose , e per la stessa ragione dovrebbero abbracciarsi ancora tutte quelle cose , che gli Etiopi , i quali sono di l da Siene, narrano delle mense del Sole. a. Nella cittadella degli Eli il tempio di Mi nerva , colla statua di oro , e di avorio , che di- cono essere d Fidia : sull' elmo espresso un gal lo , perch i galli sono assai pronti alte pugne Potrebbe anche credersi quel volatile sacro a Miner va Ergane. 3. Gillene distante Cento venti stadj da Eli de , rivolta alla Sicilia , e porge un porto assai commodo per le navi ; e mentre l'arsenale degli Eli, ha preso il nome da un Arcade . Di Cillene Omero non fece menzione alcuna nel catalogo de-* gli Eli : dopo per nel poema mostr di conoscere , che Gillene ancora era una pccola citt i Spogli Polidamante , Oto Cillenio Di Filidct compagno , e capitano De1 magnanimi Epi <

S E S T O 2* Vi sono in Cillene tempj degl' Iddi, di Esculapio, e di Venere : la sttua di Mercurio poi , che gli abitanti di questa citt venerano grandemente un priapo sopra di una base. 5. La Ela un paese buono a produrre altre cose , e specialmente i frutti , e il bisso . Semina no la canapa, il lino , ed il bisso tutti coloro , che hanno un terreno atto a produrli . I fili donde i Se ri fanno le vesti non vengono da alcuna erba , ma in questo altro modo sono prodotti. Hanno essi nel loro paese un insetto , che i Greci chiamano Sere, e che dai Seri stessi in un altro modo , e non Sere addimandasi . La grandezza di questo doppia di quella degli scarafaggi pi grandi , nel rimanente , simile alle aragne , che fanno negli alberi la loro tela , ed ha infatti otto piedi siccome qutfcJe. Que sti insetti adunque sono dai Seri allevati, fabbricando le loro dimore atte alla stagione di inverno, ed alla state . Lopera di questi animluzzi trovasi essere un filo sottilissimo , dai loro piedi attortigliato. Li nudriscono per quattro anni , dando loro a mangia re del panico : nel quinto poi ( conciossiach essi Sappiano , che quelli insetti non vivono pi lunga mente ) danno loro a mangiare canna verde. Equesto il cibo pi gradito a quellinsetto, ed empiu tosi di canna, dalla quantit ne crepa, e morto gli tro vano dentro la maggior parte del lavoro defili. Si conosce la.S eria, isola che giace nel recedo delmare Eritro . Ascoltai per , che non lEritro , ma sibbene un fiume , che appellano Sere quello, che fa questa isola : siccome il Delta dellEgitto cir condato dal Nilo , e non dal mare . Quest altra essere anche lisola Seria, io credo. Questi Seri so no della stessa nazione degli Etiopi, e di tntti co loro , i quali abitano le isole ivi contigue di Aba sa , e di Saca : altri poi affermano non essere que-

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LIBRO

SESTO

sti Etiopi, ma Sciti frammischiati, ed indiani. C si adunque si raccontano qneste cose. 5. Andando da Elide in Acaja , vi sono centocinquantasette stadj fino al fiume Lariso , che ai nostri tempi il confine della regione degli Eli verso gli Achi : ne tempi pi antichi era il loro confine al mare lArasso.

F INE DEL SECONDO VOLUM E

A P P R O V A Z I O N E H o adempito i comandi del Rro P. M. Fi lippo Anfossi, Maestro del Sagro Palazzo Aposto lico nella lettura del secondo Volume della Descri zione della Grecia di Pausania , traduzione ottima dal greco di A. Nibby , e non avendovi trovato co sa alcuna contro la S. Fede , ed i buoni costumi f non havvi motivo , per cui possa impedirsene la Stampa Roma S. Pietro in Vincoli i5. Ottobre 1 8 1 7 .
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D. Michele Guidotti Senese C. R. Lettore Emerito di Sagra Teologa , e Filosofa r e Relatore della Sag; Congregazione dell* Indice ,

I M P R I M A T U R . Si videbitur Reverendiss. P, Mag. Sac. Palatii Apost , Candidus Maria Frattini Archiep. Philippens. Vicesgerens. I M P R I M A T U R . Fr. Philippus Anfossi Ord. Praedic. Sac. Palatii Apo stolici Magister.