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Revista de 14010gW kOfllaflh 7 2000. 7.

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ISSN 0212-999X

Nazionalismo, cosmopolitismo e provincialismo nella tradizione letteraria della Sardegna (seCC. XV-XVHI)
Paolo MNINCIEDD

RESUMEN Assumendo un canone appropriato per linterpretazione della cultura letteraria isolana, rautore delinea legami della letteratura orale e scritta con istanze letterarie allogene e con le dltes locali; mette in evidenza, soprattutto per 1 secoll XVXVIII, limportanza produttiva dellambito semicolto e di quello paraliturgico. Palabras clave: Sardo, letteratura sarda (storia). Per parlare correttamente della comunicazione letteraria in Sardegna oceorre fare tre brevissime premesse. La prima. II gesuita padre Antonio Bresciani diede ale siampe nel 18502 it resoconto di un suo viaggio nellisola. E utile comparare II suo entusiasmo per it magnifico palazzo dei conti di Villaermosa ale porte di Cagliari, con Iimbarazzo con cui un altro visitatore ottocentesco della Sardegna, Gustave Jordan, d conto dei tuguri in cul viveva la gran parte della popolazione: monolocail in pietra o in mattoni di argilla essicati al sole, con al centro, seavato nella roccia, lo spazio destinato al fuoco. Queste abitazioni, i rinomati frghiles \ vengono descritte, come ancora esistenti ed
Le storie letterarie che forniscono un quadro complessivo della tradizione letteraria sarda sono O. Siotto Pintor (1843-44) (si accon3pagni la lettura con O. Pirodda (1991); E. Alziator (1954); 0. Pirodda (992). Sono inolire disponibili recenti studi di sintcsi: N. Tanda (991); O. Prodda (1992). - A. Bresciani (850). Debbo la rileltura dei testi dei viaggiatori che visitarono la Sardegna tra Setrecento e Ottoccnto al libro postumo di S. Atzeni (1999). Sulle tipologie abitadve tradizionali sarde e sul rapporto tra luorno e jI tenitorio in Sardegna cfr. 0. y. ArataG. Biasi (1935); 0. Baldacel (1952); V. Mossa (1957); M. Le Lannou (1941); O. Angioni-A. Sanna (988).

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abitate, nei racconti di Salvatore Cambosu % scritti a cavallo delle due guerre mondiali. Anche la letteratura attesta quanto a lungo sia durata larcaicit nellisola! Unarcaicit materiale, obiettano alcuni. non culturale5; cd hanno ragione. Occorre per precisare che hench sia esistita anche in Sardegna una minoritaria civilt delle lettere, essa non si configurata fino allOttocento come parte di una civilt cornplessivamente in movimento, attraversata nella sua interezza dalle innovazioni e dal progressi, fossanche solo morali, del procedere della cultura e della tecniea. Le letere e letterau, fino allOttoeento, come si detto. sono stati marginail rispeito allunica tragica dialettica che caratterizz a lungo llsola, quella tra povert diffusa e privilegio sempre pi arroccato e esclusivo 6 La Sardegna stata attraversata come una pianura indifesa dal fiume della prepotenza e dello sfruttamento, ora operato da stranieri, ora da sardi naturalizzati. ora da sardi autoctoni. La sioria delle lettere e dellimmagine che in essa si e impressa della dialettica tra le etne, le nazioni e le culture, in Sardegna un pezzo della storia dei privilegiati. Ci non significa che si tratti di una letteratura del privilegio, unattivit culturale avulsa dal suo contesto, snobistica e frivola. Come si vedr le cose non stanno cost ma bene. in premessa. sgombrare II campo dalia tentazione di assumere la letteratura come paradigma unitario della storia sarda. Seconda premessa. In una lettera del 1956 Sergio Cotta chiedeva ad Antonio Pigliaru, docente di Dottrina dello Suato allUniversit di Sassari: La Sardegna non ti fa perdere troppo tempo? Mi rendo conto serveva Cotta della superficialit di questa domanda, pure mi pare di dovertela fare 1 Questa stessa domanda viene rivolta anche oggi e ripetutamente a molti accademici isolani. Lewis, nella celebre Allegoria damore< serveva che spesso nellaccademia si galvanizzano i moni, ossia argomenti marginaIl o poco significativi, ma preziosi per costruire una carriera universitaria. Neanche questo vizio o vezzo accademico varrebbe per la Sardegna. Al di l dellironia, occorre ehiedersi: perch la Sardegna farebbe perdere tempo?
8. Catnbosu (1996>. La storiografia pi impegnata pofiticamente sul versante sardisla e autonomista vatori,za. e <alvolta enlhtizza, le emergenze della cultura seritia, quella di matrice marxista si invece concentrata sulle ragioni del sottosviluppo sardo. su rapporti di dipendenza (Ii tipo colonalstico e stile gerarch e economche e poi tiche tra Ccli; per Un primo orientatnento (1. Murru Corriga ([977); AAVV. (1982): 66. Ortu ([984); (1. Sotgiu-A. Accardo-L. Carta (1991); E. Atzen-L. Del Piano ([993); L. Marrocu-M. Brigaglia ([995>. Cfr. J. Day ([987); E. Mancnni (t992); F. Manconi (1994): 0.6. Ouiu ([996). Citato da L. Marrocu-M. Brigaglia (t995). p. tOS. C. 8. Lewis (t969), p. 3.
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La Sardegna non ha concorso ala costituzione del canone della cultura occidentale, per questo si ritiene che, chi se nc occupa. perda in qualehe modo ji suo tempo. Carlo Dionisottit per, ha sottolineato a sito tempo, le difficolt di ricostruzione storica a cui si va incontro assumendo jI canone cuturale vigente come modulo interpretativo unitario della cultura italiana, Le culture regionali, come sappiamo, non sono sempre state un riflesso della cultura nazionale. Alcune di esse hanno caratteristiche proprie. Ricollocate nella teoria della letteratura proprio da Dionisotti, esse hanno soilecitato un ripensamento della storia della cultura italiana e del ruolo positivo che vi hanno svolto linterazione, la commistione e la trasformazione di diverse tradizioni regionali. La nostra riflessione sul sistema della comunicazione ietteraria in Sardegna si inquadra in questultimo orizzonte interpretativo. Terza premessa. Larcaismo delIlsola stato ed nella letteratura e nellindustria editoriale che dallesterno hanno guardato ala Sardegna, un topos cosj radicato da essere riproposto anche al di l dei reali contenuti della sua vigenza. Nc una conferrna anche il notevole interesse accademico internazionale peri dialetti sardi, peri loro arcaismi, perla loro toponomastica e onomastica spesso prelatina, per u loro strettissimo rapporto con una vita rurale e con ambienti e utensili di matrice antichissima, a cui corrisponde un assoluto disinteresse per la letteratura isolana che, invece, non presenta sempre questi connotati. Uniche eccezioni di rilievo al disinteresse generale sono quei testi dai romanzi della Deiedda, al Diario di una maestrina della Giacobhe, al Padre padrone di Gavino Ledda che illuminano comunque questa arcaicit quando entra in contatto con la modernit. Come dire che la Sardegna oltre ad essere stata arcaica, soprattutto piaciuta e piace arcaica. Occotie liberarsi da questo pregiudizio che degenerato in erroneo atteggiamento estetico. Veniamo pi direttamente ala ietteratura. 1 primi testi scritti in sardo 0 tutti datati o databili tra ultimo quarto dellXI e inizio dei XII secolo.
C. Dionisotti ([967). Cfr. ora E. Antonelli (1987); A. Petrucc, (1988).
Sulle prime altestazioni scritte in sardo e sui rapporti tra cultura orale e cultura scritta o Sar11 XI-XVI cfi. E. Can (1982); P. Merci (1982); P. Maninchedda ~I986).Le prindegna ej seco di documenti volgari sardi sorio ancora P. Tola (1861-1868). A. Solad (1905), A. cipali raccolte Saba(1917). TesO sardi sonoinoltrepresenti in A. Monteverdi (l935tG. Lazzeri ([942); E. Monaci (1955): indispensabile fare anche riferimento, non por e ediuioni dei test, ma perla comprensione del contesto culturale e politico diii 1198 in poi. a Seano, D. (1940-41)81 dispone di un cospicuo numero di ediziowi e di riedi-uioni di singoti documenil pci le qunil efr. O. Bonazzi ([900); E. Besta-A. Sdmi (1937); M. Virdis (1982); 1. Merci (1992); It E. Guarnerio (1892), E. Besta (1899); E. Besta-P. E. Guarnerio ([905); Carta d Lega, (1991); A. Sarna (1957): 8. Debenedetti (1925-26): (1. Contini (1950>, P. Merci (1978).

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sembrerebbero attestare eselusivamente la precoelt delluso scritto di un idioma neolatino, in un contesto cuiturale e geografico che passa, da un fortissimo isolamento, ad una grande apertura verso gli ordini benedettini e verso i comuni di Genova e Pisa. Essi a prima vista forniscono Jimpressione di un iperbole del localismo. Sono scritti inratti prevalentemente in una lingua strutturata secondo i moduii delioraiit, trasposta nelluso scritto senza alcuna mediazione culturale. Ad unana!isi pi attenta, per, que-sta immagine si modifica: nel protoeolli e negli eseatocolii dei doeumenti viene utilizzato uno stile formulare di chiara ascendenza bizantina Ceno, le formule si ripetono, e nella rpetizione spesso i parlanti perdono la consapevolezza del loro reale significato, rna incontestabile che linserimento di tale formularit in testi la cui lingua & nientaltro che la trasposizione del parlato, denuncia la consapevolezza del valore simbolico della formula. Tale valore consiste in questo: la formula segno di integrazione nel sistema esterno del potere (l3isanzio) ritenuto unico capace di legittimare quel-lo interno (i Giudici sardfl. Nel momento del reinserimento nel sistema occidentale, i regoli sardi mettono innanzi le insegne stilistiche del sistema da cul provengono, quello bizantino, quasi a voler significare di non essere solad. di non derivare jI proprio potere da una vicenda tutta locale, e a partire dallintegrazione precedente di ciii avvertono lormai avvenuto declino si aprono ala successiva con lo stesso intento: la legittimazione appunto 2, Memoria ed esibizione simbolica delle proprie origini. necessit di una nuova integrazione e di una nuova Jegittimazione, sono fattori che troviamo atiivi anche ne secoli seguenti e che agiscono in tutte le ietterature regionali compresse da un eanone nazionale a loro estraneo. Non esiste una letteratura medievale in lingua sarda ~ se si fa eceeFormula inrroduttiva: la nomini de patee etfi/iu ci spbit,, sa,uIu; ormula conclusiva: St 1<1 1 art denertere appat ruar/tema daba patee ci fi/u. ea sane-la spo-itu. daba Xli aposlo/os er daba liii eran geli,-tas, daba XV? p;-ophctas. da/za XXI?! seniores-. daba CCCX VIII samio, patrev, e: saril appae e-am Jada ir, infe,-no inflar-inri. Fiat, fiar amen. Sul ioflusso bizantino sulla 1 irrgua ce. E. Terracini (1957); M- L. Wagner (1997), Pp 162-174; Y Lol (1981), pp. 9-20: 6. Paulis (1983). Sulla Sardegna alto-medievale cfi. E. Besta (1908-1909); A. Boscolo (1978); It Manirchedda (1987) 2 Non a ca-so le formule di ascendenza bizantina verramno progressrvamente soseituite con quelle di provenienza italiana dr. P, N4aninchedda (1987). ~ cenamente esistita una tradizione liturgica e agiografica meclevale in lingua latina la quale, pet, essendoci pervenuta prevalentemerte attraverso codici tardi comporta non pochi problcmi di datazione. Sullargornento, dopo gO studi fordanti di Baechisio Raimondo Molzo, recentemerte raccolil e ristatnpati in B. R. Motzo (1987). ci si pu valere del tiuovi apporti fomiti da Giampaob Mete pci cui dr. Bibliogratia
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zione per il Libellus judicum turritanorurn t4 ma esiste una copiosa produzione documentaria. E difficile credere in una rjalfabetizzazione delta Sardegna ad opera dellexercitus Dei costituito dai monaci benedettini. Sebbene sia sempre risehioso avventurarsi nella stima dellalfabetizzazione det medievale e moderna, si pu affermare che la Sardegna mantenne sempre u senso pragmatico della scrittura, quello orientato ala tutela dei patrimoni, e sembrano semmai 1 monael nuovi venuti ad essersi adeguati alla lingua di questo sistema di testi scritti che riusciva a disciplinare in modo efficace i rapporti di seambio e di propriet t5~ Lassenza di tradizione letteraria, che dura fino ala fine del Quattrocento, non sinonimo di assenza di tracce di cultura ietteraria. 1 trovatori ebbero rapporti con le piccole corti sarde e con i loro signori cosi come Ii ebbero con altre corti signorili dItalia, e gi lo segnalava u De Bartholomaeis nel 1931 t6 Ala fine del Duecento Terramagnino da Pisa, sardo-pisano anche nel nome, giaceh i sardi chiamavano la penisola Terramanna, scrsse in Sardegna la Doctrina dAcort ~ manualetto di lingua e retorica provenzale sul modello delle Razos ~ di Raimon Vidal de Besal. Di tutto questo sistema di rapporti e di relazioni non resta nulla al livello dei testi scritti della cosiddetta cultura alta. Diverso u discorso per i testi della poesia popolare isolana. Questa, studiata soprattutto da Cirese ~ si caratterizza per u numero e la straordinaria complessit del suoi generi e per la terminologia tecnica che ne designa le forme e 1 metri. Cirese colse immediatamente dietro questo patrimonio la matrice della tradizione provenzale, ma non volle affermare con nettezza una discendenza della poesia popolare sarda dalia letteratura trobadorica, sospettando che le forme, e i nomi che le designano, fossero stati introdotti tra u Settecento e lOttocento da un gnuppo di letterati impegnati a costruire artificialmente La lingua letteraria
~ Breve cronaca del XIII secolo, pervenutaci atiraverso un apografo del XVII secolo, che ha per intenti pi politici che letterari, cfi. A. Sanra. A. Boscolo (1957); recentemente nc sata pubblicata ura ruova edizione, cfr. A. Orunesu-V. Pttsceddu (1993). ~ Cfr. 1. Marinchedda (1986). Cfr. V. De Barrholomaeis (1931). Ch. A- Ruffinatto (1968). Cr. J. [-1. Marshall (1972). A. M. Cirese (1964), riprodotto con leggere integraziori in AM. Cirese (1988), Pp. 185349. Sulla poesia popolare in Sardegna indispensabile A. M. Cirese (1977); comurque opporruno ricordare la succinra ma utilissima nota bibliografica presente in G. Bottiglioni (1978) Pp. 102-104; M. L. Wagner, (1997), pp. 354-364; le utilissime ma non sempre sejenlifiche edizioni deWa collana 1 grandi pocri i,t fingua sarda delle Edizioni della Torre e le classiche antologie di P. Nurra(1898) e (1. Pinna (1982): cfi. iroltre 5. Tola, (19..); C. A. Tola (1997); S. Tola(1991): C. PilIai (1991).

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isolana 20 ~ timore di Cirese & stato fugato grazie al ritrovamento del codice AC VIII 72t databile tra il 1683 e u 1684, conservato presso la Biblioteca milanese di Brera. Esso riporta, oltre ad alcune litanie in latino e a numerosi testi in castigliano. alcuni dei quali di autori celebri come Gngora. Lope de Vega e Caldern de la Barca, diciassettc poesie in sardo che riassumono quasi tutto it repertorio metrico della poesia popolare solana. Data la datazione del codicc, cade ovviamente it sospetto di unelaborazione artificiale dei generi popolari ad opera degli uomini di lettere del secolo successivo, mentre viene confermata il teslo sembra provenire da un ambito sociale di confine tra laristocrazia. i gesuiti e 1 popolo linterferenza tra popolare e popolareggiante. ta u mondo delloralit e quello della cultura scritta, che Cirese aveva ben intravisto 22 Si aggiunga inoltre che Cirese ignorava la complessit dei rapporti della Sardegna con u mondo trobadorico e con quello catalano del XIV secolo, di cul oggi si ha invece 9. naggiore consapevolezza Infine va rilevato che, unitamente a quanto attesterebhero le forme e nomi della poesia popolare sarda, tarde fonli quattro-cinquecentesche recentemente rivisitate, attestano inequivocabilmente che nellisola esistita una tradizione, se si vuole para-letteraria giacch queste fonti, in particotare una, senbrano florilegi acriici di tradizioni oral e scritte che aveva come argomento le origini delle casale giudicall, le fondazioni delle chiese e delle citt pi importanti, gli episodi della sioria medievale solana21. Q ualeosa, dunquc, re Medioevo sardo & accaduto di letterariamcnte rilevante. Siamo costretti a parlarne in forma cosi generica per la totale indisponibilit di testi che ci impedisee di apprezzare come e se le diverse linguc parlale in Sardegna (sardo, latino, italiano, catalano) siano state utilizzate nela pratica letteraria. Ala domanda, che sorge spontanea, circa 1 perch dellassenza di testi, si pu rispondere o semplicemente perch non nc sono mal stati sertti, e allora ci si deve avventurare a negare a priori valore a mtto il patrimonio di indizi di cul abbiamo parlato. oppure si deve ricordare la triste regola che ogni vincitore impone al vinhi 25: la perdita dei beni e della
(Sfr. inflo. (Sfr. T. Paba (1996). Ledrzrone, ircentrata prcvalentcmertc su testi i berie . ron csaurrscc. cd ansi sollecita, utteiiori irterventi sui tes i in sardo, Cr. A. C. Cirese (l977). p. 8:Qui ir Sardegra 1 i l rappoito tr~t ch/es e basi locali appare chuaramerte pi forte del rapporto tra vertici local i e CLI Itura nazionale. (Sfr. P. Maninchedda (1996). < Cfr. P. Marinchcdda (1995). iii umirarte a questo proposito quarto scrve O 0vami Pioto Auca (y - a/ka) re 1592:

Ncc - ja ii-un. un! ti enjo e/e nost,i.s sardie luctil tpo.


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memoria, che comporta la marginalizzazione e la folklorizzazione di tutto ci che prima era ufficiale. Ne una conferma limmagine dellattivit letteraria sarda riferibile ala fine del XV secolo. Questepoca restituisce frammenti, forse sarebbe meglio definirli relitti, di un processo culturale interrotto e inibito dalia guerra e che, qualora avessero prevalso i sardi, probabilmente avrebbe portato a sintesi it plurilinguismo medievale e fondato una stabile tradizione letteraria. Cosi non stato e u Quattrocento, come si diceva, restituisce, quasi giustapponendoli Puno allaltro, iopera del vescovo di Sassari Antonio Cano (...1436-1470 circa) , narrazione in sardo in distici anisosillabici della vita e della passione dei martin Gavino, Proto e Gianuario 26 e u Laudat-it) dei disciplinati bianchi di Sassari 27 in italiano. Si in entrambi
casi nel mondo paraliturgico: quasi a significare che, dopo la guerra, lunico

legame consentito con la tradizione passata sia stato quello della semiufficialit. quclo di confine tra Loralita degli uncolti e gli esercizi popolareggianti dei colti. significativo che, nella Sardegna della fine del XV secolo dove gi cominciava a brillare il prestigio del castigliano, lo stesso destino della tradizione isolana colpisca la letteratura in catalano 28 Ci rimangono infatti solo tre testi: u Cant de la Sibifla 29 la Vida y miracles del benaventurat sant Anthiogo ~ entrarnbi di ambito paraliturgico nella quale si iscrive anche la tradizione popolare dci goigs3, e le Cables de la conquista des francesas32, che celebrano il fallimento dellinvasione di Alghero da parte del visconte Guglielmo di Narbona, nemico del re dAragona in quanto erede del titolo e dci beni dei Giudici dArborea. Lunico testo propriamente letterario di cui si ha notizia un libretto di sonetti di Francesc Bellit, andato perduto, e probabilmente dati gli usi linguistici di Cagliari scritto in catalano ~.

poncie! /aho-en,. ttincla sant orimnia, ci ob/~onc per/zetuei sepu/ra quae iii Saidiniae tegno sunt ges/a, et quid nwius, ncc spes esr ii//a, ant evtiahcndi a teneb-is el iii /ueenr p-otk-i-c axil fre n/zas. quod es Saidoinin aliquanto cvoi-net: otuna quis/ue iii cuan! -e/kt uti/itatem, (trad. Non

c di che sirpiu-si , dat momerto che, come al solito, nessuno fra i sardi ha mesgo da parte i propri intercssi per reridere orore ala patria. Tut.to ci che avvenuto nel Regro di Sardegna onnai completamente dimerticalo e (luc che peggio. non vi speranza alcuna di strapparLo ale lenebr-e delloblio e riportarlo ala luce, magari con unopera che illustri degnamente le vicende dei sardi: ciascuro piega ogni cosa al proprio iiteresse.) cfr. M. Searpa Senes, (1997). ppl70-i7i. A. Caro (1557): M. L. Wagner (1912). D. lIlia (1935). ~ Sui catalani ir Sardegra cfr. J. Carbonell-F. Manconi (1984). (Sfr. M. Sarchis Guarner(1956); A. Sanra (955). (Sfr. (3. Mdc (1997). Perla sopravvivenza della tradizione catalana negii arnbiti paraliturgici e del teatro sacro cfl, E. Massip (1999), (1. Mdc (1984) e (1. Mdc (1992). Cfi. A. Bovei i Font (1984). 32 Cr. A. Sarna (1950). Cfr. 1. Maninchedda (1987), p. 13. 177
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La stabilit politica acquisita ala fine del Quattrocento, che iscrive definitivamente la Sardegna nel sistema iberico. non si traduce immediatamente in unegemonia culturale castigliana. E ci si riflette anche nelle scelte linguistiche degli autori sardi. Laigherese Antonio Lo Frasso (seconda met del XVI secolo) serive in castigliano e solo marginalmente in catalano e in sardo 34; u canonico Gerolamo Araolla (1545-fine del sec. XVI) senve in castigliano, italiano e sardo35; il nobile bosano Pietro Delitala (15501592 ca) in italiano 36, [umanista Gian Francesco Fara in latino ~, Sigismondo Arquer in latino, italiano e castiglian&8. Un cenacolo di studiosi sassaresi vive cd opera fra Sassari e le Universit di Pisa e Bologna, scrvvendo prevalentemente in latino39. In questo quadro va intesa la caratteristica principale del Cinquecento isolano: per la prima volta la Sardegna diviene oggetto di studio e u sardo viene utilizzato nella poesia lirica e in quella celebrativa e encomiastica. Eppure sarebbe un errore ritenere che a ci gli autori siano stati mossi da un forte sentimento di appartenenza, da unidentit sarda avvertita come culturalmente rilevante. Essi non scrivono di Sardegna o in sardo per inserirsi in un sistema isolano, ma per iscrivere la Sardegna e la sua lingua e con esse, se stess mn un sisteun europeo. Elevare la Sardegna ad una dignit culturale pan a quella di altri paesi europei significava anche promuovere i sardi, e in particolare i sardi colti, che si sentivano privi di radici e di appartenenza nel sistema culturale continentale. Perci, anche quando serivono in sardo (come fa lAraolla), anzich in latino o in italiano, lo fanno si per esigenze di comuncazione interna 4brse il caso di ricordare che non pochi di questi erano sacerdoti con una naturale inclinazione per generi e i toni didascalico-moraleggianti- ma anche per rispondere a quella complessa esigenza di niconoscimento, megrazione e legittimazione che abbiamo visto attiva gi nei primi documenti medievali. In pieno 700 neoclassico il gesuita Matteo Madao tenter unanaloga operazione, con una maggiore disponibilit a sostituire con lin -~ Los mil y doziento.c consejas y avisos discretos .S ah-e las siete g-aclos y es/aniei/o,s de nuesna humana ida, palo hivir en seivica de /)ins y hamo del nairdo, Barcelona 1571: L.os lies fibras <le la Sai-tana de Ana,-, Barcelona, s.d, [15731: cfr. L. 8 paru (1973).

tS (1, Araoi la (1597): NI - L. Wagrcr (1915): Ci. Aiaoiia (1552) ( ruova edizione di (3. Sparo (1840), It. PP. 135-219). P. Delitala (1596): edi,,ioni: VA. Aruiiani (1911): A. Merco (1987). E. Cadoni (1992>. ~< M. M. Cocco (1987). (iii inteilettuali sassaresi a cui faccio riferimento soro: (lavino Sambigucci, Argelo Simore Figo. Cerolamo Vidini. Gaviro Sugrcr. Pier Michele Ciagaraccio per i quali elY. (3. Zareui (1963): R. TurtasA. RurdireE. Tognott i (1990>; It Mar incbedda (1993).

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venzione ci che la storia non aveva fornito. NellOttocento, jI canonico Giovanni Spano trover che anche la lingua doveva essere nobilitata e resa pi ilustre con linserimento di tanto lessico italiano, latino ed ebraico. Questi processi di imitazione artificiale e ingenua delie lingue letterarie affermate, svelano con chiarezza la deboiezza del sistema ietterario interno, dovuta a carenza di lettori, di istituzioni educative e culturali e ala reale marginalit deliattivit letteraria nel contesto di povert e privilegio di cu si & parlato allinizio. Fanno eccezione, in questo quadro, i gesuiti del XVI secolo ~ Con una serie di missioni nei piccoli villaggi dellinterno inaugurarono unopera di rievangelizzazione e di acculturazione che, per un brevissimo periodo fino a quando non venne vietato dal re previde anche linsegnamento in sardo. A differenza degli altri inteilettuali sardi, linteresse dei Gesuiti per la Sardegna, per quanto sia stato in primo luogo pastorale, appare pi incardinato sullurgenza di capire i processi isolani che non sulla necessit di ingentilirli o sublimarli per ottenere, attraverso questa finzione, lintegrazione non della Sardegna, ma di se stessi, iii un sistema pi ampio. Ci spiega perch si debba ala penna di un ex gesuita, u bittese Giovanni Proto Arca< (1562/63 ca-1599), da una parte lunica opera storica che si occupi della guerra tra sardi e catalani, u De bello et interitu Marchionis Aristani<2 (argomento censurato dai primi storici sardi e ripreso solo nel 1639 da Francisco de Vico ~ in chiave legittimista a favore della corona spagnola), dallaltra un De barbaricinorum origine ~ che un vero testo di fondazione di un mito e di unideologia. LArca ripropone, non per tutti sardi, ma solo per quelii deilarea pi interna, i Barbaricini appunto, le origini mitiche derivate da Iolao, compagno di Ercole, eponimo degli Lijenses, nome con cui venivano designate, in diverse fonti antiche, alcune popolazioni dellintemo deliisoia. II mito della Barbagia e con essa di ogni roccaforte montana della Sardegna come sede di fiere popolazioni resistenti agli invasori, come luogo insomma della pi schietta identit isolana, nobilitata nel Cinquecento con u richiamo ale origini classiche e
~< Sul Gesuiti ir Sardegna sono fondamentaii gii stndi di Raimondo Turtas, peri quali cfr. Ej bliografia ~ Raimondo Tunas ritiene che si debba distinguere 1 gesuita Giovanni Arca da altri due Giovann Proto Arca omonimi cd entrambi di Bitti cfi. N. Tanda (1991), p. 61, nota 22 . A favore dellidentifica-zione in ununica persona, appunto u gesuita Giovanni Proto Arca, si era prorurciato BR. Motzo (1934) e soprattutto e con documenti inoppugnabili M. Scarpa Senes (1997>. ~ (Sfr. M. Scarpa Senes (1997). > E. De Vico (1639). ~ (Sfr. F. Alziator (1972).

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Naziana/isnia - eostnopolitistna e pravineia/isma fiel/ef tiadizione.

nellOttocento romantico con i toni e i colon del primitivo, del fiero e del feroce, ha avuto un pendant ideologico negativo non irrilevante che dura fino ai nostri giomi. Ma, tornando al Proto Arca e lasciando suoi eredi talvolta inconsapevoli bene evidenziare qitale stato lo scopo del suo agire: mentre gli intellettuali dei due poli urbani dellisola producevano unimnagine della Sardegna che. nella circolazione lctteraria e culturale, intendevano utilizzare per la loro integrazione --individuale e di ceto nella classe dirigente iberica e europea, la periferia isolana, attraverso gli isolati uomini di lettere che la animavano (e nel Cinquecento si ha il solo caso del Proto Arca), utilizzava le stesse categorie e srategie per rivendicare la sua integi-azione in quel contesto urbano che, internazionalizzandosi, sembrava divenire tanto estraneo quanto egemone sul resto delllsola. Ed nel quadro determinato da questo rapporto che occorre esplicitare il significato dellopera del Proto Arca: essa attesta che il localismo in Sardegna si radica. al meno nel suo riflesso leterario, contestualmente allaffermarsi di unintegrazone sovraregionale e pertanto il segno di uno squilihrio interno, non di una chiusura verso lestemo. Un dato rilevante che, nel Seicento, gli autori che scrivono in castgliano sono prevalentemente esponenti del celo feudale o della hurocraza del Regno; testi in sardo SOflO opera nvece di saccrdoti di periferia, parroci di piccoli paesi o religiosi di alcuni conventi dell interno che praticano it genere della sacra rappresentazione5, o si dedicano ala traduzione a fmi didascalici della tradizione agiografica40. Peraltro il genere della sacra rappresentazione risulta avere avuto una notevole vitalit. Lo si ritrova infatti anche nella prima met del Settccento, sempre praticato negli ambienti nurali di cui si & detto, e talvolta come agile cd efficacc strumento del perdurare nellisola della cultura e della lingua castigliane47. La diglossia tra il castigliano e il sardo definitivamente vigente e anche nei testi non marca solo un confine sociale. tra istruiti e ricchi e incolti e poyen, ma
Antonio Maria ta Estcrzi Ii 16441727. cappucc no del convento di Sari luii, attore di una sacra rappresentazione per cui cfr, (3. Urciolo (1959), 5. Bulle~is (1 ))6). ~ Malteo Garipa, (Orgosolo 1 64(> ca), rellore di Triei c E curw r sc r sse un 1.egeodeniu dc cantas si,-gincs e: na,:ires efe les,, Clo-isio. Roma 1627. ~ Basti ricoidare: Giovarni Delogu Ibba (1650 ca 1 738) rellore di Villanova MonteLame. autore elela tragedia iti su ise/ay-amento de s<! sac,-<.,sa,nr e njpu de u st,-o Se,,naje Ies<t Cn-is tu, per la quale cfr. M. Sterzi (1 9(>6); Maurizio Car-uh arto autorc dr Gosos in onore della Ver grne (1716). scrisse anche Sa passione e! marte <le nos:,,, Segon, c u Ch,ist,, segundo sos battoe eeangefi.tas, cfr. 1 cd izione fiorent ma dcl 1 882; (Su un Pu 1ro C hessa Cappay , rettoie di E orore, autore di itria Historia e/e fa <jet, y fice has e/e So o osen-/o, testo t ett ni le h liiigue per c u cfr, E. Alziator (1975).
Retista cte I-ifnfoge Ronianno 200<), 7, 171-196

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Fao/o Maninchcdda

Naziona/ismo, osmapo/itismo e provincialismo nc//a tradizione. - -

anche geografico, tra la citt e la periferia: emblematico in tal senso u contrasto tra u cittadino e it pastore nel Alaban~as de San George obispo Suelense Calaritano di Juan Francisco Carmona 48, dove oltre ala contrapposizione dei codici e degli stili (da una parte lelaborato castigliano del ciltadino, dallaltro it sardo elementare del pastore) si ha anche ~ariproposzione del topos del mondo rurale ignorante e credulone, esposto ala facile e compassionevole ironia del mondo della citt e della sua cultura. Dal suo canto, il sistema letterario ispano-sardo che si esprime in castigliano tuttaltro che uniforme e monolitico. Vi chi, come Jacinto Anal de Bolea serve un romanzo in stile culterano ~ chi, come Jos Zatrilla i Vico St) pratica, con Engaos i desengaos del profano amor, it romanzo cortigiano, stampando lopera a Napoli nel 1687 e niscuotendo un buon successo anche in Spagna; chi ancora, come Jos Delitala i Castelvi, imita il Quevedo e senve la Cima del mame Parnaso espaolSt; chi, come lo storieo sassarese Francisco de Vico, primo magistrato sardo eletto al Consiglio dAragona, niprende la tradizione storiografica sarda e la usa come stnumento di lotta politica52; chi ritorna, in lingua castigliana, per, sulla drammatizzazione della tradizione agiografica sarda53, chi scrive di storia per emendare dat sospetto la propria militanza politica54 o chi lo fa per esaltare la propria citt
< Si Sa poco del Carmona. Risiedcvaa(Sagliari e nel 1623 fu giurato della citW II testo A/aba;r(-as dc San Ocoige contenuto re manoscricro della Biblioteca Universharia di Cagliari segrato SP. 62,3, ancora medito neila sua interezza. Alcune par-ti sono sate pubbiicae in Buliegas (1976); la Pe,ssian dc Chris:o Nuestro Seden, altra opera del Carmona, edita da E. Alziator

(1975). ~ Scrissc El jrastera, Cagliari 1636 1. Armal de Holea ottenre nel 1635 U riconoscimento di nobi)t~, fu poi segretario de) marchese di Villasor e ricopr dive,si incarichi nellAnimin,straz,ore regia. La definizione di romanzo ir stile culterano di Pirodda, 0(1992), p. 130 Jos Zatrilla y Vico fu corte di Villasalto e narchese di Villaclara. Su Engaos y desenge:zs <le pre)/eYne) nne cfr. (3. Mancini (1948). Jos Delitala y CasIelv (1627-1703) tu Goverralore di Cagliari e (Sallura; la Citna venre pubblicata a Cagliari nel 672, cfr. L. Saraceno (1976). 52 Scrissc la Historia general de le, Isla y Rezno dc Cerdea, Barcelona, 1639, opera animala anche da un robusto serrl.imerito filosassarese. Sul ruedo del Vico nella Sardegna del Seicenlo dr. E. Marconi (1998>, In:rodnzione. Si pu ricordare anche come esempio di storiografia encomiastica e acrica A. Canales de Vega, lnvexsi,n de la ir nada fla esa del Arzobispo e/e Rardeus y enemeicur Enrique de Lorena ande de Harc.onr, Cagr rrr 1637 Antioco dcl Arca (1594-1632) gesuita, maestro di reto rc<, scrr- se nel 1622 E/saco jmaginaelo ir occasione del ritorno a Torres delle rcliquie dei martrrr Gavrno Proro e Gianuario, che 1 vescovo di Sassari aveva ir precedenza trasportalo a Sassan nel 1614 armo del loro rrnverrmerLo. Lopera, che svolge largomerto secondo i canoni dell gude a barocca, fu rappresentala con notevole successo a Cagliari e a Sa.ssari. Venne poi pubblrcata ,Sassari re 1653, dopo la mofle dellairtore. ~ Jorge Aleo (1620ca -634 ca) cappuccino, coinvolto nella Iotta potitica cagliaritana, suWt anche le corseguenze della dura repressione seguita allomicidio del vicer Camarassa: tu irifal-

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Revi,-(0</e Pi/o/o>. o Rnnro lic-a 2000, 7. 17-196

Pan/o Maninchedda

Na:ione/isma, e-asmopo/itistn> e p-ovineialisnia nc//a teadiz~anc. . -

di origine e, naturalmente, la lingua e la storia sarde55. It confronto tra Sassari e Cagliari, confronto politico e di potere, si ammanta di cultura, di letteratura e, ovviamente, di religione. Si cercano le tombe e, quando le si trova, s resumano le reliquie di legioni di martin alcuni autentici, altri, cio la maggioranza, assohutamente falsi che avrebbero santificato 1 Settentrione e u Meridione detlisota. Dai santi agli uomini politici che sc nc servono il passo breve; non deve perci stupire la fioritura di opere stoniografiche di ambito locale e di intento propagandistico. II localismo det Seicento, per, ha un sapore diverso rispetto a quello del Cinquecento. II localismo del XVII secolo propaganda politica, assolutamente mutile nspetto aJlintegrazione della Sardegna nel mondo ispanico, che aHora non era pi un problema, ma nilevante come strumento della lotta tra le diverse lifrs politiche perla conquista o U rafforzamento del poco potere interno e dei suoi processi di denivazione dalia corona spagnola. Va detto che la produztone di unestetica del localismo come supporto propagandistico dellazione di unLite cittadina, o cantonale o territoriale. ancora una costante della contiguit tra gli intellettuali e potere che ha prodotto, fino ai nostni giorni, non poche deformazioni del sistema culturale isolano e dei suoi rapporti con la cultura europea. Con it passaggio dellisola sotto casa Savoia (1720) questo sistema si sfalda. II castigliano sopravvive per altni cinquantanni come una lingua ala deriva, come una Jingra ormai priva di ci che le confeniva prestigio. Larstocrazia sarda, dopo una fase di sbandamento, la pi interessata ad omologarsi rapidamente agl usi linguistici e culturali della nuova Casa regnante, ma deve passare attraverso un iapido apprendistato linguistico e culturale che dar i suoi frutti ovviamente solo con le nuove generazioni Non questa la sede per valutare la politica dei Savoia~, ora interessa ri ~.

bandito daulisola, dove tom dopo un soggiorno, quasi da esiliato, in Sicilia durato quattro anrii. Scrisse, diverse opere tra cui 1 historia e-ana/giea y veedejdera ele jodas fas sucesos y casos particulares sucedidos en la Isla y Revna le Set-delta e/el etna /637 al ao /672. per cul cfr-. F. Man coni (1998). ~> U caso del fiancescano osservante Salvatore Vidal (1620-169<>). it cui vero norne era Giovanni Andrea Contini, consideraro ai suoi tempi tra gli uomini di maggiorc cultura. Scrisse. oltre che in castigliano, anche ir sardo, latino e italiano Polemizz, neil opera C/ipeus jujeas cxel /entae eaf/aritane, con 11/ istaria gene~af del Vico giudicata troppo filo-sassarese. La difesa del sardo che egii fa in IJe-ania Sn/-i/ana, Sassauii, 1638 va compresa allinlerno di qucudi sconlrr caniparriliscici e quindi non conrraddice, e anzi conferrna. 1 quadro di subordinazione del sardo di cui St e parlato. - Per ura sioria della iingua e della cultura italiana in Sardegna, da) Medioevo al nostri gior nr dr. i. Loi Corveno (1993). (Sfr. O. Sotgiu (1986).
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Re <sta fe Filologa Ron,h,ixo


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Fao/a Manine-hede/a

Naziana/ismo, cosmopa/itismo e provincialismo nc/la tradizion

cordare che la riforma delle universit e della scuola in genere (1760-5), promossa dal paternalismo illuminato del conte Bogino, ebbe come esito positivo la nascita di un autentico ceto professionaie di intellettuali che si fecero interpreti in Sardegna delle idee e dei metodi deliIliuminismo prima, e del Romanticismo poi. Sul versante letterario, liscrizione della Sardegna nel sistema letterario e culturale italiano avviene sotto il segno iniziale deliArcadia e del Neoclassicismo, con autori che scrivono in italiano, in latino e in sardo, su temi cari ale due correnti, ma anche concorrendo, con operette didascaliche, ala politica culturale dei Savoia, tutta volta a divulgare nuove conoscenze tecniche e una nuova cultura sociale, economica e civica, in una cornice politica, per, contrassegnata dalia corruzione della burocrazia e da un ottuso colonialismo. Un ruolo attivo svolgono, in questa operazione di costruzione di una nuova classe dirigente e di diffusione di una nuova cultura, i gesuiti ~x.Nel 1764 entr a far parte della Compagnia anche Francesco Carboni, il maggiore poeta didascalico sardo, che scrsse in latino e in italiano. Ira i suoi titoli ricordiamo De sardoa intemperie, La sanite? dei latera ti, De cora llis Egli u capostipite di una serie di poeti didascalici che si occuparono di agricoltura, di pesca, di allevamento del baco da seta, rispondendo cosi, da una parte a una sincera esigenza di partecipazione ala modemizzazione dellIsola, e dallaltra indulgendo al paternalismo dei Savoia che voleva lIsola pi ricca, ma lasciava volutamente irrisolti diversi problemi inerenti ala libert dei sardi. Da collegare a questi, sono gli autori che scrissero su argomenti di tipo politico-economico col chiaro intento di divulgare nuove conoscenze teeniche o di proporre modelli di riforma della struttura della propriet e del regime delle coltivazioni La ripresa della tradizione letteraria in lingua sarda, che si registra nel Settecento, va compresa aiiintemo del quadro che abbiamo descritto. Fu prevalentemente unattivit letteraria non urbana, inizialmente rivolta ad un pubblico poco pi che cantonale e poi regionale, praticata per lo pi da sa~ ~<.

Si pensi a] vicenlino Angelo Francesco Berlendis (1735-1794), professore di eloquenza italiana prima allUniverisit di Sassari e poi di Cagiiari , autore di soietti. madrigali. epigramm -riel quali si rifece prevalenternente al Frugoni -nonch di due tragedie la Sareii liberata e u San Saturnijio, elY. A. F. Berlendis (1875). > Unesauriente bibliogratia sulle opere di F. Carboni iii N. Tanda (1991), pp. 62-63, u. 33. ~ Cli afori irnpegnati nel dibactito politico-econornico e nella lecteratura didascalica sono: Giuseppe Cossu ([793-1811), autore della Moriagrafia saje/a (1788) e della Seriagreifia sarda ([789). sul quale dr. (1. Marci (1983); Antonio Porqueddu (1743-1810) autore del Tesota de//a Sardegna (1797) sul quale dr (1 Marci (1977); Domenico Simon (1758-1829) autore di unopera intitolalaLepiante (1778); Raimondo Valle (1761-1837), che scrissel toni (1800); E Gemelli (1776); su questi <cmi cfr. E. Venturi (1964), (1 Ricupcrati (t986). GIore (1991).

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ReiLoa ch- Fih.!oga Ron,6na 2000, ti, r7k196

[tole> Meznine bedda

Naziojia lisnio, e -asniapo/itismo x [tenin-ialisejza jiel/c teelizian e. --

cerdoti provenienti o operanti nei cenri rurali dellisoia, come don Gavino Pes (1724-1795), dellordine degli Scolopi. che nacque e visse a Cian PietroCubeddu (1748-1819), noto come padre Luca, la ciii vita indicativa anche del suo pubblico2. e Pietro Pisurzi (1724-1794). anchegli sacerdote e pressoch compaesano di Cubeddi61 Lunica eccezione rispetto a questa provenenza rurale degli autoi in lingua sarda data da Efisio Pintor Sirigu (1765-1814), avvocato e uono politico cagliaritanoTM che utilizza u sardo in componimenti satirici quasi come codice esclusivamente destinato ala comunicazione non formale e ai generi minori popolari o popolareggianti. La toileranza con cui i Savoia Quardano allutiiizzo seritto del sardo data da una parte dalia volont di lavorire una rapida decastiglianizzazione dellisola, dallaltra diii disegio di utilizzare ta lingun e la cultura tradizionali come supporto dellagognata modernizzazione dellisola. II Settecento, per, non si chiude placidamente Ira melodramm; s chiude, invece, coi tragici epiloghi di una rivoluzione failita durata quasi tre anni (1793-1796). Nelfepoca rivoluzionaria tanto u sardo quinto litaliano escono dagli argini controllati delle gerarchie linguistiche e dei gencri let(eran, per irrompere con una rinnovata vtalit nel agone politico. Sono infatti, in italiano e in sardo, rispetivamente 1 AchUle de/la sardo ilo/tzione 65 e linno Su patriolto sarda a sos /eudwatios<6 del cavalicre Francesco Igna zio Mannu, entrambi elaborati negli ambicnti democratic Nolan, infhuenzati dalia cultura francese e dallo spinito rivoluzionario doltralpe. in italiano anche La storia de orbidi 67 anal isi sioricopol itica del la rvo luzione sarda elaborata, a posteriori. negli amhienti rcazonarl vicini ala corte. 1 testi rifletiono ovvianente la diglossia vigente, ma mostrano anche quanto le srategie rivoluzionarie abbiano inteso dirigere la propaganda sm verso le classi dirigenti nessun mutamento in Sardegna mai partito diii bsso sra verso contadn e roprctari del centri nurll, ostili ala vigenza del sistema feudale. L opera per noi pi ri levante 1 inn~> sardo.
(Sfr. U. (Sossu (1981 o 1976). (Sfr. O. Pirodda ([992). ~ 184: Studi teologa e divenne sacerdote delle scirole pie( -

>2

ma ebbe col suo ord i nc e colla vi <a sace rdotale Irn rapporto cortastato: per div e rsi an nr se nc al ion tamo, vi e ido i n cam pagna ( - . - ) una y rta U i poeta ernabond o da un 1 uogo al 1 al to. da tn vil
laggio allaltro. Pci le opere cfi. M. Pira ([982>.
-

(Sfr.

P, Nurra ti 898).

(Sfr. E. Al, iator (1969),

~ (Sfr. L. Del Piano (1961).


61

(Sfr. A - Dettori 11990), L. Marroc tr (1996). (Sfr. 1... (Sarta (1994).

Rei.sto fe /-ifnlo>.ej Aonroox< e,

2000. 17. rJl-t96

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Pae/a Maninchedda

Naziana/iseno. osmopo/itismo e provincialismo nc/la tradizione..

Non &, infatti, sardo solo nella lingua, ma anche nel repertorio concettuale e simbolico che utilizza, eppure nel contempo un esplicito veicolo di cultura democratica doltralpe, cio& un primo esempio di discorso altrui divenuto autenticamente discorso prop ri. Forse per II peso sociale del sito pubblico piccoii e mcdi proprietari, contadini, borghesi Su pat-iottu sardu a sos tudatatios rimasto un caso isolato di testo politico-propagandistico di successo. Quanto pi la ctasse dirigente isolana si integrer in quella italiana, tanto pi u sardo perder la sua capacit e possibilit di essere lingua della polemica e della competizione politica. Non a caso lautobiografia di Vincenzo Sulis (1758-1834), capopopolo cagliaritano esiliato dai Savoia a La Maddalena, scritta tra 111829 e u 1833, in un italiano in perpetua lotta con lortografia e la sintassi 65 Nel Settecento, daltro canto, continua ad essere vitale quella corrente di nobilitazione del sardo come fattore decisivo della sua integrazione nel sistema extra-isolano dominante, che abbiamo gl visto attiva nel secolo sedicesimo. La si nota nella sua forma pi ingenua nelle opere del gesuita Matteo Madao6>; la si ritrova innervata da un frainteso nazionalismo nella prima mel dell Ottocento neil ardita, ma pateticamente .sterile, operazione dei PaLi dArborea. E questo lultimo episodio dellintegrazione fraintesa, che matura, dopo le dure repressioni della rivoluzione, nel contesto dellineluttabiie fedelt ala casa Savoia e nel clima di voluta rimozione del penodo rivohuzionario e delle suc ambizioni ahlautogoverno. Tornata la Sardegna stabilmente e ferocemente sotto lombrello di Tormo. essere accolti e riconosciuti a Corte. nellAccademia o nellordine Mauriziano, divenne la massima aspirazione per tanti uomini di lettere. La Sardegna ritorn ad essere seoperta come priva di quelle glorie culturaii di interesse internazionale in grado di integrare chi ne avesse promosso e divulgato la conoscenza, nellAccademia torinese e da 11 nel sistema culturale europeo. in questo clima di ossessione per la propria marginatit e di ambizione a veders rsconosciuti e legittimati dallesterno che si compie la patetica avventura del Falsi~. Un gruppo di storici, archivisti e letterati, coinvolto e in parte vittima, in una grande mistificazione fondata sul presunto e improvviso ritrovamen to, da parte di un frate cappuccino, di una parte dellarchivio dei Giudici
(Sfr. O. Marci (1994), p. II. .Sagxpe> Ji tene>pere ma/oa/a oit tiptittwtttO cena agite? zarde, Cagliari. B.Titard statu patore.1782: Le Qenjanie dci sa,di. Stampcria Reile. 1787; su questuitima opeia d.C. Lavinio (1997). P. Martini (1863),

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Itevoto te 1- iloiogio 1/ornojco

2000,

17. 17t-196

[aa/o Manixw/jcdda

Nao,w/isme>

-osmopolitisno e prOv~ncia/isma nc//a traduiane - - -

dArborea. Da queste carte. costruite per essere databili dal VII al XIV seeolo, la Sardegna emerge come culla di una inca precoce, precedente quela dei Siciliani, come luogo di lunghe tradizioni giuridiche, in continuit col mondo romano e bizantino e di gloriosa e indefessa resistenza al nemico spagnolo. Qui non conta analizzare un episodio che solo marginalmente si iscnive nella tradizione lelteraria della Sardegna. conta rilevare, da un lato che il nazionalismo sardo nasce in epoca piemontese cio quando la Sardegna inscrita in una piccola patria europea~ a differenza dellemergere del localismo quando essa apparteneva al grande impero spagnolo e dallaltro che vi , in questa prima espressione del nazionalismo isolano, una cor~tinuit con quanto era accaduto in Sardegna nel Seicento, quando ogni tomba di una certa antichit fu elevata a sacro sarcofago delle sacre membra di un martire. Nel XVII come nel XIX secolo, la necessit delFaequisizione di prestigio per ottenere maggiore integnazione fu cosi esigente da sfociare nela faisificazione. Daltra parte, anche gil ntellettuati, prevalenteinente storici e giuristi, che si formarono nella seconda met del Settccento e che non incorsero nellerrore dei Falsi. nivendicarono, sulla base dei dati della sioria e del risuitati delle loro ricerche, it diritto di plena cluadinanza della Sardegna nel Regno dltalia, a dispetto di quel senso di estraneit deIlisola ale vcende italiane, cosi diffuso a corte da far serivere nel 1860/1 ad un giornale molto vicino a Cavour che la Sardegna era unappendice molto incerta dellltalia21. dallOttocento che esiste in Sardegna un magistero delle lettere, ossia una tradizione di letwrati che si formano gil uni sul percorso degli altri, che interagiscono tra di loro, che inaugurano iniziative editoriali ~e che progressivamente attivano un complesso rapporto con la cultura e la Iradizione italiana, tuttora vigente, e che secondo Nicola Tanda va interpretato nella complessa dinamica, non sempre e obbligatoriamente diglossica, di un sistema culturale, e non soto linguistico, fondato sul diasistema sardo-itaJuno Insomma, nellOttocento lo seenario sardo cambia, perch il rapporto con la cultura italiana non pitt contrassegnato dalIa dipendenza e dallurgenza deliintegrazione, ma dagli autentici bisogni espressivi e dalle
~.

VI

L,

Marrocu-M. Brigaglia (1995), p. 64.

22 1 n questo sen so sorio da ri cor-dare it Pjo gestan ja d ujr g ienjjal Ii -aria lettej-atutes tel usa

ele sadi ([807) di Cian Arsdiea Massa[a (1777 t 817) e it Adaiftsta pee. la pubfxlica:inuc di ut gjoj-nale siejj/jj~eo nc1 Regno ji Sen-elegna (182<>) di Domenico Alberto Azuni (1749 1 827) (Sfr. N. Tanda ([999). Per conipreridere le posizion i di N cola Tanda occorre ricordare it suo tungo sodalizio cori Giuseppe Dessi, per cui Cfi-. (1. Desui-N. Tanda ( 964). e 1 intensa artivit filologica profusa nelta cura deile cdizioni di autori sardi dcli Oltocenro e del Novecento. Di parIrcolare interessc le inlrodusioni in N. Tanda ([994> e N. Tanda (1998). nonch it saggio La licledelez ha elue ci.ctenji /ettcraji in N. Tarata 1992).
Re icta <te- Filo/agio Roonira 2000, [7, t71-t96

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[aa/o Man inchee/da

Naziona/ismo, cosnropa/i:ismo e provincia/ismo nc//a tradiziane,..

esigenze comunicative di una societ che, pur sentendosi italiana e progressivamente europea, comprende che tullo un proprio universo culturale ed emotivo, politico ma anche semplicemente civile, ha bisogno di stmmenti espressivi pi articolati di quelli forniti dalia lingua e dalIa tradizione nazionale. La direzione, sia degi autori che serivono in italiano sulla Sardegna e la cui poetica comprensibile solo allintemo di unantropologia culturale della Sardegna, sia di quelli che si esprimono in lingua sarda, non quella della separazione, dellidentit come trincea o come confine, semmai come presupposto della commistione linguistica e del dialogo culturale. Non a caso tra le ultime opere di Sergio Atzeni troviamo il racconto lungo Bellas mariposas ~, nel quale la delieatezza dellinfanzia ingenua e dura, pura nellanimo quanto sealtra nelle azioni, di due giovinette cagliaritane si esprime in un italiano regionale, fortemente connotato nella sintassi e nel lessico dal contatto col sardo, capace di livelli espressivi e comunicativi intensi e inediti non solo nella tradizione isolana. Oggi, dunque, che pi forte e radicata lidentit sarda, essa assume i connotati non della chiusura difensiva dallesterno, ma dellintensa ricerca della commistione, del mischiarsi e deliincontrarsi, vero orizzonte di una cultura e di una terra dove facile e quasi genetico abbandonarsi, purtroppo, ala vita spesa tutta in luogo, a far la vita dellostrica, come diceva Erasmo.

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