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Shari‘ah, Riba (Interessi) e Banca

Un economista musulmano entra nel dibattito sulla posizione dell'Islam nei confronti del sistema bancario e la proposta
di fondare nuove banche "Islamically correct".

di Khalid Chraibi *

Da diversi anni, una corrente religiosa conservatrice nata negli Stati del Golfo si sta diffondendo in altri paesi musulmani,
influenzando molti aspetti della vita quotidiana. Per esempio, sotto l’influenza dei predicatori del Medio Oriente, i
marocchini (come gran parte dei musulmani residenti in Europa e in Nord America) si chiedono oggi se le operazioni
bancarie moderne siano conformi alla shari‘ah, mentre altri non esitano ad affermare che solo le operazioni delle
«banche islamiche» sono «halal» [lecite].

Questa influenza degli Stati del Golfo sulla cultura dei musulmani residenti in altri paesi emerge chiaramente nella
domanda posta al predicatore del Qatar Yusuf al-Qaradawi durante l'estate 2006, allora in visita in Marocco: un
marocchino può usufruire lecitamente di un prestito concesso a interesse da una banca marocchina per pagare l'acquisto
di una casa, visto che in Marocco non esistono banche che offrano «prodotti conformi alla legge islamica »?

Il predicatore ha fatto riferimento ad una decisione del Consiglio Europeo della Fatwa che autorizza le minoranze
islamiche residenti in Europa, che non hanno accesso alle banche operanti secondo le regole della shari‘ah, ad
usufruire di tali prestiti basandosi sulla regola: «La necessità abolisce i divieti», (addarouratou toubihou al mahdhourat).
Secondo lui, questa regola si applica perfettamente al caso marocchino.

L'influenza dei predicatori del Medio Oriente sui Marocchini in materia di scelte bancarie aumenterà sicuramente nei
prossimi anni, poiché recentemente Bank al-Maghrib ha autorizzato il sistema bancario nazionale a commercializzare,
presso appositi sportelli, prodotti selezionati, «conformi alla legge islamica». Il repentino cambio di atteggiamento da
parte delle autorità marocchine, che negli ultimi due decenni si erano opposte a questo tipo di operazioni, si spiega, tra le
altre cose, con l’impegno degli operatori dei paesi del Golfo a investire parecchi miliardi di dollari nell'economia
marocchina, purché venissero forniti loro dei «canali» adeguati.

Al centro del dibattito sui due tipi d’istituzioni bancarie si trova il concetto d’interesse. La banca moderna
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l'applica nelle sue operazioni, mentre la banca «islamica» ne nega l’uso. Ora, secondo molti musulmani, il
concetto d’interesse è indissolubilmente legato a quello di «riba», che il Corano vieta in modo esplicito ed
inequivocabile.

Il termine riba riguarda in primo luogo l’usura, sul cui divieto c'è unanimità, ma, secondo la maggior parte degli
ulema, questo termine ingloba anche il concetto d’interesse «in tutte le sue forme». Tuttavia, secondo numerosi
esperti, a partire dalla metà del XIX secolo, l'estensione del termine riba agli interessi bancari, sulla base del «qiyas»
[confronto] e dell’igtihad [sforzo d’interpretazione], ha fondamenti giuridici discutibili, in quanto le
operazioni della banca moderna sono di natura totalmente differente da ciò che esisteva in Arabia al tempo della
Rivelazione.

Difatti, è soltanto nel XIX e XX secolo, in seguito all'occupazione da parte degli Stati europei di vari paesi musulmani,
che le strutture bancarie moderne sono apparse in questi paesi, utilizzando strumenti finanziari che fanno proprio il
concetto di interesse. Gli ulema hanno compreso abbastanza velocemente il funzionamento del sistema, e capito che
l'interesse costituiva una rimunerazione giustificata dell’investimento e del risparmio del capitale finanziario.

Per questo motivo, da un secolo e mezzo, i Grandi Mufti d’Egitto e gli Sheikh d’Al-Azhar, avendo fatta
propria questa conclusione, si producono in notevoli sforzi teorici per stabilire la differenza tra gli interessi bancari
(contraddistinti da aspetti economici positivi e dunque auspicabili) e il riba proibito.

Non è certo il momento di citare tutte le fatwa significative formulate nell’ultimo secolo in Egitto su questi aspetti.
Muhammad Abduh, Mahmud Shaltut, Muhammad Sayyed Tantawi o Nasr Farid Wasil (tutti Gran Muftì d’Egitto e
Sheikh di Al-Azhar) sono tutti autori di testi importanti al riguardo, solo per menzionare qualche nome conosciuto a livello
internazionale. Tutti questi eminenti esperti della shari‘ah ritengono che paragonare il termine riba all'interesse
bancario sia una discutibile ed impropria interpretazione delle regole del diritto musulmano.

Abd al Mun’im Al Nimr, ex ministro degli Habous d’Egitto, ci spiega meglio con queste parole: «Il divieto
del riba è giustificato dal torto che si arreca al debitore. Ma, poiché non si arreca nessun torto alle persone che
depositano soldi in una banca, l’interdizione del riba non si applica ai depositi bancari.». Ragionamenti simili sono
utilizzati in diversi altri aspetti delle operazioni bancarie.

Limitando il concetto di riba all’usura, come fanno questi eminenti giuristi islamici, la banca moderna non è più
coinvolta dalla questione del riba, in quanto non pratica l’usura. Ed è proprio questa l’opinione marocchina
in materia.

Quanto all’affermazione secondo cui le attività delle banche islamiche non implicano alcun interesse, ciò solleva una
questione di fondo. Secondo alcuni, queste banche si limiterebbero, in certi casi, a rielaborazioni verbali, sostituendo una
parola ad un’altra («utile» invece di «interesse», per esempio) o frazionando la stessa procedura in passaggi
distinti (per esempio stesura di due contratti al posto di uno solo), per raggiungere i loro scopi lucrativi, pur rispettando, in
apparenza, le prescrizioni della shari‘ah. Ciò farebbe parte delle «hiyals» [astuzie giuridiche] nelle quali i teologi
musulmani sono divenuti maestri nel corso dei secoli.

Ecco l’esempio di un musulmano, residente negli Stati Uniti e che, cercando di comprare una casa tramite
prestito bancario, si è rivolto simultaneamente sia ad una normale banca americana che ad una banca islamica operante
negli Stati Uniti per avere un preventivo sul costo complessivo dell'operazione. Con sua gran sorpresa, ha scoperto che il
preventivo della banca islamica era più elevato di quello della normale banca americana. Così si è rivolto ad un sito
internet islamico, per cercare di ottenere una spiegazione. Un teologo famoso gli ha risposto che c'erano ancora poche
banche islamiche operanti negli Stati Uniti, per questo motivo i preventivi di queste ultime erano più alti. Ha poi
continuato assicurando che la situazione sarebbe sicuramente migliorata in futuro, quando ci sarebbero state
abbastanza banche islamiche attive sul territorio americano da obbligare loro ad abbassare il prezzo delle prestazioni per
via della concorrenza.

Il problema, pur importante, che il teologo non ha affrontato nella sua risposta, è il seguente: «Se il preventivo della
banca islamica, che non applica interesse, è superiore a quello di una normale banca che ne applica uno, qual è il
vantaggio per il consumatore che si rivolge ad una banca che non applica il tasso di interesse assimilato al riba, visto che
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questa stessa banca gli fa pagare commissioni e spese per un importo superiore a quello delle normali banche, che
utilizzano invece il tasso di interesse?»

Alla fine, bisogna ben constatare che il prestito senza interesse della banca islamica risulta più costoso (o nel migliore
dei casi caro allo stesso modo), del prestito a interesse della banca convenzionale. Di sicuro questo non è l'obiettivo
perseguito dall'islam, quando denuncia la pratica del riba.

* Economista (Università di Parigi e Università di Pittsburgh, USA), ha svolto prima la funzione di consulente economico a
Washington D.C., poi di responsabile alla Banca Mondiale, prima di specializzarsi nella realizzazione di nuovi progetti nel
suo paese.

- Traduzione dal francese a cura di Rosa Penna

(20/11/2007 - Redazione)

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