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La Stampa 4 marzo 1999

La "vita buona" e i suoi nemici


Ma la Chiesa rispetta la democrazia?
Fecondazione assistita, coppie di fatto, parit scolastica: i nodi della nuova contrapposizione tra laici e cattolici
Chi ha paura degli "storici steccati"? La rinascente contrapposizione tra "laici" e "cattolici" nella politica italiana su temi come la fecondazione assistita, i diritti della famiglia e delle coppie di fatto, i sussidi alla scuola confessionale, pu certo disturbare, ma tutto sommato ha anche il senso di risvegliare un dibattito politico che rischiava di addormentarsi nella melassa del "pensiero unico", qualunque cosa questo termine voglia dire. Chi paventa tale risveglio sembra essere ispirato, sia sul "fronte" laico sia su quello cattolico, dalla diffidenza nei confronti del processo di secolarizzazione che, nella modernit, ha promosso lo sviluppo della democrazia dei diritti. I laici, che pure dovrebbero credere nel valore di questo processo, sembrano troppo spesso dubitare delle sue buone ragioni: mentre, pi ovviamente, i cattolici lo considerano una iattura a cui resistere, in nome di un ideale di societ del quale difficile vedere i contorni. I cattolici (la gerarchia ecclesiastica) che si oppongono alla fecondazione eterologa e ai diritti dei single e delle coppie di fatto, per non parlare dell'"orrore" delle convivenze omosessuali, che ideale di societ hanno in mente? Sembra che per loro si tratti solo di resistere all'estensione di diritti che il pensiero sociale moderno ha progressivamente riconosciuto, e che invece dovrebbero essere limitati in omaggio a un ordine "naturale" che peraltro solo la dottrina della Chiesa riconosce. andata cos in tante trasformazioni che hanno avuto luogo nei secoli passati, e che hanno visto la Chiesa ufficiale sempre (esageriamo?) dal lato della conservazione di strutture e privilegi consolidati. Non il caso di risalire al processo di Galileo, all'Inquisizione, ai roghi degli eretici; basta pensare alla posizione della Chiesa dell'Ottocento sulla democrazia, e a pi recenti battaglie su diritti civili come il divorzio e l'aborto. Anche la questione della scuola privata, a ben vedere, si collega a questi temi. I "laici" non vogliono che lo Stato sostenga un insegnamento di carattere confessionale, che discrimina gli insegnanti in base alla fede e ai costumi (quanti professori divorziati o omosessuali insegnano nelle scuole religiose?). La Chiesa, d'altra parte, rivendica sia il suo diritto di offrire un'educazione orientata secondo quelli che a lei paiono essere i valori umani universali (che dovrebbero essere, ma non sono, riconosciuti da tutti) sia la libert delle famiglie di scegliere quali dogmi trasmettere ai proprio figli; anche questo diritto della famiglia (lo stesso che certe famiglie rivendicano per imporre l'infibulazione alle loro bambine) un diritto fondato sulla natura umana, ma solo come la Chiesa la definisce.

La domanda che nasce da queste riflessioni, dunque, : che cosa pensano davvero i nostri concittadini cattolici e la gerarchia ecclesiastica della direzione in cui deve andare una societ per diventare pi vivibile, umana, anche pi caritatevole e cristiana? Certamente si deve riconoscere loro il diritto di far valere democraticamente la propria visione del mondo e della vita; dunque di affermare i valori della famiglia, i diritti dell'embrione, anche la castit prematrimoniale e la fedelt coniugale. Ma "democraticamente" che cosa vuol dire? Solo contando sul consenso della maggioranza? Paradossalmente, proprio al principio di maggioranza si sono appellati opinionisti cattolici e persino prelati per rispondere alle proteste dei laici contro il divieto della inseminazione eterologa. Il ragionamento sembra filare. In democrazia, singoli e gruppi fanno valere le proprie opinioni su ci che credono bene e verit; se sono maggioranza, questi valori diventano leggi. Ma, come del resto proprio il Papa ha ricordato tante volte, la maggioranza numerica non tutto. Anche Hitler prese il potere per volont di una democratica maggioranza. Sostenere i propri valori democraticamente significa anche accettare il diritto delle minoranze a rispettare i propri. Per esempio: nessuno impone ai cattolici di divorziare o di abortire, e ai medici in quest'ultimo caso riconosciuto il diritto alla obiezione di coscienza. Nel caso della inseminazione eterologa, il diritto di ricorrervi negato a tutti in nome di una scelta di coscienza di una maggioranza; nel caso dei single, in nome della stessa scelta di coscienza il diritto all'inseminazione semplicemente rifiutato. Credere o no nella famiglia come unico luogo di trasmissione della vita una questione di coscienza; dunque bisogna rispettare il diritto alla riproduzione anche di chi non crede nella famiglia. Del resto, questo l'orientamento di molte leggi in vigore anche da noi; se no si dovrebbe proibire il divorzio, o ancor pi sanzionare penalmente ogni relazione sessuale fuori dal matrimonio. Eccetera. Una societ, si anche detto, non si regge se non su valori condivisi, e dunque su leggi che pongono necessariamente limiti. Ma la nostra societ - con la libert di opinione, di stampa, di religione, insomma i "diritti di libert" che si sono fatti valere anche con il contributo dei credenti ma troppo spesso contro le posizioni ufficiali della Chiesa - diventata estremamente complessa e pluralista. E il pluralismo moderno, che certo comporta tanti svantaggi, ha anche il pregio enorme di aver affermato, almeno in linea di principio, la libert della coscienza individuale, di tutti gli individui a ugual titolo. L dove sorgono conflitti "di coscienza" come quelli in mezzo a cui ci troviamo oggi, sarebbe il caso di attenersi a questo valore, davvero il pi generale e essenziale tra quelli su cui si costruito il modello sociale a cui nessuno di noi accetterebbe di rinunciare, cio il principio secondo cui ognuno libero di fare tutto ci che crede e vuole fino a che non lede la pari libert di chiunque altro. Se provassimo ad applicare questo principio al problema della inseminazione artificiale o delle coppie di fatto che cosa ne verrebbe? I cattolici intendono porre qui dei limiti richiamandosi ai diritti del nascituro, persino al suo diritto alla propria "identit biologica" e perch non razziale?). Ma ritenersi i rappresentanti autorizzati dei diritti dei nascituri non viola la pari libert di altri che, con altre convinzioni vogliono rappresentare gli stessi diritti? Se poi si sostiene che la visione cattolica della sacralit della vita, sempre e comunque, "naturalmente" (razionalmente, oggettivamente) pi giusta si finisce di nuovo per volere che la legge adotti una determinata visione del mondo, una "confessione", contro altre, imponendola anche alla coscienza di chi non ci crede. Con tutti i limiti, dei quali siamo fin troppo consapevoli, il valore moderno della libert di coscienza dell'individuo - di quel singolo di cui anche i capelli del capo sono contati dalla provvidenza amorevole di Dio - resta l'unico su cui fondare la nostra vita associata e la nostra speranza di poterne fare una "vita buona".

GIANNI VATTIMO