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LA PIAZZA D’ITALIA

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1-15/16-31 Marzo 2008 - Anno XLV - NN. 29-30 0,25 (Quindicinale)

Al voto

Al voto

Al voto di FRANZ TURCHI Credo ad oggi che la campagna elettorale ab- bia espresso il

di FRANZ TURCHI

Credo ad oggi che

la

campagna elettorale ab-

bia espresso il peggio dei programmi e dei personaggi.

Non

si

è infatti ancora

parlato, se non a sprazzi, di programmi e

idee per il Paese, che purtroppo arranca a liv-

ello nazionale

inter-

e

nazionale

una crisi

fra

e mozzarella di bufala. I candidati dovrebbero scontrarsi molto di più sui programmi e sul- le cose da fare in Economia, nel sociale,

una sulla

rifiuti

sui

per la sicurezza e per

l’ambiente e

che tutto

questo non resti solo

sulla carta ma in con-

creti

dibattiti

facendo

comprendere cosa si farà e soprattutto come,

o meglio se ci sono le

risorse,

e quali,

per

mantenere gli impegni che si annunciano. In questo momento è “vox populi” che l’unico che possa cambiare

passo sia il “Cavaliere”,

sua determinazione. Ma è ingiusto che ricada

con

la

creatività e

solo su di lui la respons- abilità del tutto, compre- sa in questo la problem- aticità delle tematiche da affrontare.

Comunque,

nell’attesa

che il nostro dia la cari-

ca alle “truppe”, ma soprattutto speranza al

nostro

di uscire

Paese

dall’angolo nel quale la

sinistra

negli

ultimi

20 mesi ci ha messo, ognuno di noi incominci a confrontarsi in famiglia e sul lavoro sui pro- grammi e faccia passare un messaggio: credi al nostro Paese? Allora vai a votare e vedi di guardare dal lato di chi può fare forse qualcosa. Silvio Berlusconi.

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ESTERI

ESTERI John McCain — a pagina 3 —

John McCain

— a pagina 3 —

CULTURA

CULTURA Karl Popper — a pagina 5 —

Karl Popper

— a pagina 5 —

LA PIAZZA D’ITALIA

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Il voto utile

Il teatrino della politica si presenta agli elettori

Finalmente a meno di un mese dalla scadenza elettorale antici- pata la coalizione di centro sini- stra guidata da Veltroni e quella di centro destra capeggiata da Berlusconi –le due aggregazioni che hanno cioè maggiori possi- bilità di vittoria il prossimo 13 e 14 Aprile- hanno presentato i programmi elettorali che sotto- porranno al giudizio dei cittadi- ni italiani. Il primo tra i contendenti a pre- sentare le proprie proposte per far uscire l’Italia dalla situazione

di empasse in cui l’ha cacciata la congiuntura economica mon- diale e lo sciagurato governo biennale di Romano Prodi è stato, e non poteva essere altri- menti, il Partito Democratico, attraverso il suo candidato alla premiership Walter Veltroni. Ad essere sinceri questa volta la coalizione che sostiene l’oramai ex sindaco di Roma ha fatto decisamente meglio - almeno riguardo la lunghezza- rispetto al programma di ben 281 fogli che fu presentato due anni fa in

occasione della candidatura del Professore. Infatti questa volta le pagine – tra il tripudio alme- no dal punto di vista dei com- mentatori politici e dei “lettori- elettori”- sono solo qualche decina raggruppate in dodici punti principali. Si parte dalla Finanza pubblica affermando che se i cittadini faranno la “grazia”- anzi il mira- colo- di mandare Veltroni al Governo del Paese, si spenderà meno e meglio per la Pubblica amministrazione. Ci sarà final-

mente l’informatizzazione dei Pubblici Uffici, si abolirà lo spoil-system , si inizierà a valu- tare seriamente la produttività della macchina amministrativa a cui si potrà accedere solo attra- verso concorsi pubblici. Come però convincerà i sindacati della bontà di tali proposte il buon Veltroni nel suo “Bignami” dell’arte del buon governo non lo spiega. Si, per- ché ottenere l’imprimatur della triade sindacale a tali proposte sembra quasi impossibile.

Intanto perché è stato proprio grazie ai sindacati che negli anni le Pubbliche Amministrazioni di tutta Italia si sono ingolfate di cassa-integrati o lavoratori socialmente utili in uscita dalle industrie private a cui si doveva trovare una siste- mazione passando sopra ad ogni discorso riguardante la meritocrazia, i concorsi e le capacità. Riguardo poi la valuta- zione sulla produttività degli uffici, essa negli anni si è tra-

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Pdl: programma incentrato sulla pressione fiscale

Meno tasse

Il programma del PDL si fonda su sette missioni che puntano a modernizzare il Paese e a rilanciare il suo sistema eco- nomico. In particolare è previ- sto il rilancio dello sviluppo, il sostegno alle famiglie, mag- giore sicurezza e giustizia, qualità dei servizi ai cittadini, interventi mirati nel Sud del Paese, il federalismo e un piano straordinario di finanza pubblica. Per quanto concerne le misu- re previste a sostegno delle famiglie occorre precisare che tali misure si concentrano

sulla famiglia, che appunto è al centro del programma del PDL. Le forze politiche del centro-destra ritengono che il profilo fiscale delle famiglie sia uno degli elementi propul- sori dello sviluppo economi-

co. In particolare indirizzano gli interventi verso un gradua- le abbassamento della pressio- ne fiscale, principalmente attraverso la totale eliminazio- ne dell’ICI sulla prima casa, senza oneri per i Comuni, una progressiva introduzione del “quoziente familiare” che tiene conto della composizio- ne del nucleo familiare, l’abo- lizione delle tasse sulle suc- cessioni e sulle donazioni reintrodotte dal Governo Prodi; progressiva riduzione della pressione fiscale sotto il 40% del prodotto interno lordo in attuazione dei princi- pi contenuti nella Legge dele- ga per la riforma fiscale del governo Berlusconi; graduale e progressiva tassazione sepa- rata dei redditi da locazione; rafforzamento delle misure di

contrasto all’evasione fiscale. Un “piano casa” per costruire alloggi per i giovani e per le famiglie che ancora non dispongono di una casa di proprietà attraverso lo scam- bio tra proprietà dei terreni e concessioni di edificabilità. Riduzione del costo dei mutui bancari delle famiglie, renden- done conveniente la ristruttu- razione da parte delle banche. A seguito di questa mera elen- cazione si possono scorgere delle misure di intervento fon- damentali e rivoluzionarie per il sistema economico e sociale del Paese. Si pensi all’abolizio- ne dell’ICI sulla prima casa, una tassa sugli immobili che indebolisce il potere di acqui- sto delle famiglie. Se un com-

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Ricco, continuamente aggiornato: arriva finalmente sul web il nuovo punto di riferimento per i giovani e per un nuovo modo di fare politica in Italia

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Una Piazza di confronto aperta al dibattito su tutti i temi dell’agenda politica e sociale per valorizzare nuove idee e nuovi contenuti

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1-15/16-31 marzo 2008

LA PIAZZA D’ITALIA - INTERNI

V-DAY: editoria nel mirino di Beppe Grillo, presentati 3 Nnuovi quesiti referendari in

Roma, 14 mar. (Adnkronos) - Beppe Grillo di nuovo alla riscossa. Stamattina, infatti, il comico genovese si e' presentato in Cassazione per depositare tre nuovi quesiti referendari. In particolare, come ha spiegato lo stesso Grillo, con il primo dei quesiti si intende abrogare l'Ordine dei giornalisti; successivamente la cam- pagna del comico genovese punta all'abolizione di tutti i fondi per l'editoria. Infine, si vuole abolire la legge Gasparri sulle telecomunicazioni. Per raggiun- gere l'obiettivo Grillo fa sapere che sono gia' state stampate 3 milioni di schede.

Aborto: Ferrara a Sofri, risponderò a rate

Bologna, 12 mar. - (Adnkronos) - Giuliano Ferrara lo fara' di certo, rispondera' ad Adriano Sofri che sta per pubblicare un phamplet di 160 pagine dal titolo 'Contro Giuliano', nel quale sottolinea che moratoria contro l'aborto non vuole dire nulla e, soprattutto, che la sua iniziativa avrebbe avuto ampio margine di adesione e condivisione se fosse stata lanciata contro la violenza delle demogra- fie forzate e la soppressione delle bambine.

PDL: la russa, su Ciarrapico leggete la Jena

Roma, 13 mar. - (Adnkronos) - "Leggete la Jena su 'La Stampa'". L'invito arriva da Ignazio La Russa a proposito del caso della candidatura di Giuseppe Ciarrapico. "Quando Ciarrapico ando' al congresso del Partito democratico ci furono scandali e proteste? Ve li ricordate? Io no, lui nemmeno", aggiunge l'e- sponente di An arrivando alla riunione dei candidati del Pdl.

Il teatrino della politica si presenta agli elettori

Il voto utile

Dalla Prima

mutata sempre in un indiscri- minato aumento dello stipen- dio per tutti, grazie proprio all’azione dei Sindacati confe- derali. Per quanto riguarda il Fisco invece il partito democratico propone di istituire detrazioni più alte dell’Irpef, meno tasse sui salari e introdurre una con- sistente semplificazione fiscale per oltre 2 milioni di imprendi- tori e avviare il federalismo fiscale. Se tutto ciò sarà ottenu- to tramite l’esperienza di Vincenzo Visco questo agli elettori italiani non è stato spe- cificato. Spiegare poi ai cittadi- ni di volere il federalismo fiscale dopo che poco meno di un anno fa le forze di centrosi- nistra hanno contribuito ad affossare un referendum che prevedeva tutto ciò sarà certa- mente per Veltroni un compito assai improbo, specialmente nei confronti dei cittadini delle regioni del Nord. Riguardo la risoluzione dei problemi del Sistema Giudiziario italiano il program- ma dei partiti che sostengono Veltroni propone di ridurre i tempi delle sentenze ottimiz- zando le risorse a disposizione del Ministero della Giustizia attraverso, ad esempio ,l’accor- pamento di tribunali e ridistri- buendo i magistrati nei Fori, in altre parole chiudendo sedi giudicate periferiche ed ingol- fando ancor di più quelle prin-

cipali. Chissà se Di Pietro sarà d’accordo su questo punto. Scorrendo il piano di governo del PD il l’eventuale elettore trova poco o nulla di nuovo riguardo le tematiche ambien- tali, culturali, sociali o della lotta all’immigrazione clande-

stina rispetto al programma di due anni fa. Le solite cose insomma. Si và dall’auspicato aumento del quantitativo di energia prodotto dal “solare”, all’auspicabile - per il centro sinistra - abbandono dello stile

  • di vita consumistico con relati-

vo piano di raccolta differen-

ziata dei rifiuti. Si parla questa volta dell’ambientalismo del “fare”(!): attraverso la costru- zione dei rigassificatori ma non

  • di termovalorizzatori, di cen-

trali nucleari di quarta genera- zione- pedissequa ricopiatura, quest’ultima, del programma del PdL - la costruzione di

grandi opere, che però non si indicano; tutto questo natural- mente attuando una maggiore partecipazione delle popola- zioni interessate a tali progetti, pubblicizzandoli anche attra- verso il web (sic!). Gli Italiani comunque saranno curiosissi-

  • mi poi di vedere al momento

opportuno come le ammini- strazioni locali del PD, che governano assieme ai verdi e

sinistra radicale, affronteranno al momento del dunque la rea- lizzazione di tutto ciò. Niente

  • di nuovo anche per ciò che

riguarda la lotta ai clandestini. Infatti oltre al cambio del

nome ai centri di permanenza temporanea in “centri di iden- tificazione e garanzia” trovia- mo la solita reintroduzione della “sponsorizzazione” del lavoratore extra-UE da parte di associazioni no-profit ed enti locali, magari con quelli gover- nati dal PD e sinistra radicale che fungeranno da porta d’in- gresso rispetto a quelli guidati dal centro destra. Rispetto alle problematiche della Sistema Sanitario Nazionale nulla si propone eccetto le solite for-

mule sentite più volte: più imprenditorialità meno politica uguale liste di attesa più corte. Niente di nuovo nei confronti della ricerca scientifica che due anni di governo Prodi hanno

finito di distruggere e sulla lotta alla criminalità. Infine riguardo alle tanto sban- dierate riforme istituzionali, il programma di PD e IdV, si riduce a parlare dell’introdu- zione del sistema maggioritario alla francese per l’elezione di 470 deputati e 100 senatori guardandosi bene di modifica- re un assetto dello Stato ormai decrepito. Il programma del centro-destra

oltre a non contenere scopiaz- zature di quello del centro sini- stra, ha in se molte luci ma anche qualche ombra. Iniziamo allora dagli aspetti che il cittadino troverà sicura- mente degni di essere intro-

dotti nel così detto “sistema Italia”. Innanzi tutto il superamento

del bicameralismo perfetto e la conseguente diminuzione dei parlamentari e la sostituzione del Senato con una camera delle Regioni che si occupi esclusivamente di legiferare norme riguardanti tematiche “locali”. Inoltre si reintrodur- rebbero finalmente nel sistema elettorale le preferenze o in subordine si istituzionalizze- rebbero le primarie, ma in quest’ultimo caso con la ten- denza dei Partiti a far scendere in pista solo determinati “cavalli” si sminuirebbe la reale possibilità di scelta del corpo elettorale, infatti le primarie potrebbero per forza coinvol- gere un numero minore di candidati rispetto ad elezioni “aperte”. Il programma del PdL tace però riguardo le preroga- tive e i poteri che avrebbero sia il Premier che il Presidente della Repubblica in caso che vada in porto questo nuovo assetto istituzionale. C’è poi di nuovo la proposta di introdurre la separazione tra le carriere dei magistrati e in questo caso tutti sperano che non si perda tempo dietro questa problematica bloccan- do l’attività politica di un Governo intero come successe nel precedente premierato di Berlusconi. Il problema princi- pale degli italiani non è certo il meccanismo di autoregola- mentazione giudiziario bensì il senso di insicurezza diffuso tra la popolazione. In questa dire- zione ben venga la proposta di

costruire finalmente nuove car-

ceri ma si metta pure mano alla Legge Gozzini – quella sulle pene accessorie alla car- cerazione - come indicato da Fini, affinché tutti scontino veramente la pena comminata- gli.

  • Di positivo tra le proposte elet-

torali del centro destra si trova- no ovviamente anche la costruzione delle grandi opere - Mose a Venezia, TAV, Variante di valico, ponte sullo Stretto - e l’auspicato ritorno al nucleare oltre che alla costru- zione di rigassificatori, termo- valorizzatori ed impianti foto- voltaici o eolici, che se previste tutte insieme potrebbero secondo i calcoli del Cavaliere portare 350 mila posti di lavo- ro oltre che far diminuire il gap infrastrutturale ed energetico dell’Italia nei confronti degli altri Partners dell’UE. Per ciò che riguarda l’impor- tante aspetto delle problemati- che economiche dei cittadini e delle imprese dello Stivale, il PdL propone la progressiva diminuzione della pressione fiscale al 40% -anche se sem- brano un po’ vaghe le idee per attuarla-, l’abolizione dell’Ici

sulla prima casa - anche se non molto si dice su come le amministrazioni locali potran- no ovviare a tale diminuzione

  • di entrate -,l’ introduzione del

coefficiente familiare. Peccato poi che poco si parli dell’even- tuale modifica dello Statuto dei Lavoratori e del ripensamento

del ruolo dei sindacati - la vera forza conservatrice del Paese - che impedisce di stare al passo degli altri “competitor” interna- zionali riguardo la produttività delle imprese e soprattutto della pubblica amministrazio- ne vera palla al piede del

“sistema Italia”. Tutto ciò, forse, per non scontentare all’interno del PdL , la parte più filo-statalista del Partito. Tra i propositi dell’eventuale Governo guidato da Berlusconi l’elettore ritrova l’introduzione delle oramai famose tre “i” nel sistema sco- lastico: inglese, informatica ed impresa. Anche se il problema principale della scuola italiana è quello di trovare finalmente un sistema di reclutamento e formazione dei professori - di ogni ordine e grado - meno grottesco di quello attuale. Infine, in relazione alla lotta all’immigrazione clandestina la ricetta del PdL prevede finan- ziamenti più consistenti alle Forze dell’Ordine e la volontà

  • di proseguire in direzione di

un rafforzamento della Bossi- Fini, anche se è prevista una riduzione dei tempi per otte- nere la cittadinanza italiana da parte dell’immigrato extra-UE - diminuirebbe infatti da 10 ad 8 anni il periodo che deve tra- scorrere per ottenerla - e baste-

rebbero 4 anni di residenza in Italia per poter votare alle ele- zione amministrative.

Giuliano Leo

Pdl: programma incentrato sulla pressione fiscale

Meno tasse

Dalla Prima

ponente macroeconomico comincia ad aumentare come farebbe quello dei consumi qualora si fosse davvero un

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FINITO DI STAMPARE NEL MESE DI MARZO 2008

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aumento del potere di acqui- sto delle famiglie, il prodotto interno lordo subirebbe un incremento positivo, anche se non si potrebbe parlare di

una accelerazione. Se poi insieme ai consumi comin- ciassero a rianimarsi gli inve- stimenti delle imprese e i salari dei lavoratori la ripresa dell’economia sarebbe garan- tita. È plausibile che per rilanciare lo sviluppo occorre il verificarsi di una combina-

zione integrata dei vari fatto- ri suindicati, ma è pur vero che per innescarlo occorrono misure che vadano in quella direzione. Nel programma del Partito Democratico, invece, nel profilo fiscale si parla di ridu- zione delle aliquote IRPEF, di credito d’imposta per le lavo- ratrici, di meno tasse sul sala- rio di produttività, di sempli- ficazione fiscale per 2 milioni

  • di imprenditori.

La via dello sgravio fiscale è

possibile solo se i conti dello Stato lo consentono, nel senso che i conti pubblici debbono quanto meno stare in pareggio. Altrimenti lo stato per riequilibrare il pro-

prio bilancio dovrà o aumen- tare le entrate o diminuire la spesa. Il PDL interviene dal lato della riduzione delle entrate fiscali o tributarie, questa è una voce che assor-

be la maggior parte delle

entrate pubbliche. La leva

fiscale determina una entrata per lo Stato ma una uscita di cassa per i cittadini. Da qui si evince che per perseguire una riduzione fiscale occorre tagliare gli sprechi e gli ele- vati costi della politica. Anche su questo aspetto il PDL intende intervenire attra- verso una riduzione del numero dei parlamentari ed una digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Un altro obiettivo importante del programma del PDL è rappresentato dalla migliora-

agiate, estesa fino al 18° anno di età per garantire il diritto/dovere all’istruzione. Ancora un’altra misura di intervento fondamentale per rilanciare i consumi dei pen- sionati, riguarda il progressi- vo aumento delle pensioni più basse, il rafforzamento della previdenza comple- mentare. Oggi in Italia abbia- mo assistito da circa due anni ad una caduta libera del potere di acquisto delle fami- glie, che a sua volta ha deter- minato una contrazione dei

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mento dei servizi sociali, attraverso la reintroduzione del “bonus bebè” per soste- nere la natalità, la graduale e progressiva riduzione dell’IVA sul latte, alimenti e prodotti per l’infanzia, asse- gnazione di libri di scuola gratuiti per le famiglie meno

consumi facendo rallentare la crescita del sistema economi- co fino ad arrivare ad una crescita prossima allo zero. È sempre vero che ad incidere sulla congiuntura di un siste- ma economico nazionale ci sono anche fattori internazio- nali, come la brusca frenata

dell’economia americana, il super apprezzamento del petrolio, il rallentamento generale dell’economia euro- pea, ma il governo prodi non ha fatto nulla per evitare il peggio. La spesa pubblica ha subìto uno shok sia di qualità che di quantità, cioè è stato speso male e molto. Il sostegno alle famiglie è venuto a mancare, i salari dei lavoratori sono stati massa- crati dall’inflazione, le impre- se hanno visto aumentare la pressione fiscale, è stata rein- trodotta la tassa sulle succes- sioni e sulle donazioni, è venuta meno la fiducia nel futuro da parte sia dei lavora- tori che delle imprese, in un quadro così pessimistico in più avallato da una congiun- tura negativa Prodi dovrebbe spiegare agli italiani come intendeva far ripartire l’eco- nomia non intervenendo su nulla. Dai programmi economici dei due maggiori schiera- menti candidati al Governo del paese, quello di centro- destra del Partito della Libertà e quello di centro- sinistra del Partito Democratico, si evince chia- ramente una differenza di fondo: il PDL interviene ridu- cendo progressivamente le tasse, cercando di far riparti- re i consumi delle famiglie, cercando di rilanciare lo svi- luppo economico, e cercan-

do di alleviare il peso di una congiuntura negativa, per

creare le condizioni di ripre- sa, il PD , invece, si concen- tra sulla produttività, sulle ali- quote IRPEF interventi che in prima battuta sembrerebbero determinare riduzioni fiscali ma che in seconda battuta richiedono una serie di rifor- me sia fiscali che del mercato del lavoro non previste nel loro programma. L’ideologia

  • di fondo è che il PDL ha un

impianto programmatico fon- dato sulla crescita economica mentre quello del PD sul cri-

terio della detrazione, ma per detrarre occorre fare la dichiarazione dei redditi mentre per pagare l’ICI non

occorre provvedere ad alcun adempimento è una tassa fissa che grava su tutto i pro- prietari degli immobili e in Italia circa l’80% della popo- lazione ha un diritto di pro- prietà sulla prima casa. Comunque il quadro degli interventi sociali ed economi-

  • ci tracciato nel programma

del PDL gode di una maggio-

re concretezza e di una armonia di fattibilità più attendibile vista la coerenza delle misure previste, mentre quello del PD è scollegato, non prevede interventi inte- grati che solo attraverso una correlazione di effetti posso- no determinare lo sviluppo e la crescita economica di un Paese.

1-15/16-31 marzo 2008

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LA PIAZZA D’ITALIA - ESTERI

M.O.: l'appello di Barghouti ad Hamas, unità necessaria per uscire dalla crisi

(Adnkronos) "È necessario ripristinare l'unità nazionale palestinese, l'unità del popolo e quella dell'Anp". È l'appello che il leader di al-Fatah, Marwan Barghouti, lancia dal carcere israeliano di Hedarim, dove si trova dal 2002 con la condanna a cinque ergastoli e 40 anni di reclusione per aver parteci- pato a operazioni contro cittadini israeliani. Barghouti si è detto convinto che è "giunto il momento di porre fine alle cause che hanno danneggiato gravemente la causa e gli interessi palestinesi".

Kosovo: sondaggio; maggioranza europei sostiene indipendenza

(Ansa) "In Francia, Italia e Germania una chiara maggioranza degli intervistati sostiene l'indipendenza del Kosovo": è uno dei risultati ai quali giunge un son- daggio realizzato e pubblicato dal Financial Times. Il sondaggio realizzato dall'i- stituto Harris rileva che in Gran Bretagna il 48% ha risposto al quesito su tale decisione positivamente, dato che nel caso degli Usa è del 46%. L'appoggio all'in- dipendenza del Kosovo cala invece sensibilmente in Spagna, a causa - ricorda il sondaggio - dei riflessi che tale decisione potrebbe avere sulla questione basca.

Ad aprile la visita del Papa in Usa

(Adnkronos) Incontrerà il presidente degli Stati Uniti d'America George Bush e parlerà all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Queste alcune tappe del programma del viaggio apostolico del Papa negli Stati Uniti d'America, che si

terrà dal 15 al 21 aprile. Benedetto XVI si recherà anche al Ground Zero di New York per un visita di preghiera in ricordo delle vittime dell’11 settembre

2001.

La cecità dell’Europa, la follia del nostro tempo

Hamas grida e Hamas vince

Non importa se i razzi lancia- ti in territorio israeliano colpi- scono edifici e persone, non importa se Hamas dichiara di voler distruggere Israele. Quello che importa è che alla fine, quando la reazione ai razzi provoca la morte anche di civili, opportunamente mischiati ai militanti (ci sareb- be comunque di che riflettere

sullo status di civile a Gaza), le pressioni internazionali sono univocamente rivolte contro la parte israeliana del conflitto, negando di fatto ad Israele il diritto all’autodifesa. Il problema però non è lo scandalo della continua con- danna dell’uso della forza contro i “pacifisti” di Hamas, ma il fatto che una volta

entrati di nuovo in quella Gaza lasciata nelle mani prima del’ANP e poi caduta nelle grinfie di Hamas, l’eser- cito israeliano si limiti a colpi- re qualche obiettivo (nella sostanza marginale) senza andare fino in fondo, senza ricordarsi cosa è successo in Libano e cosa lì sta ancora succedendo. I razzi Qassam presto verranno sosti- tuiti dai Katusha, le città prese a bersaglio saranno di più e il con- flitto già da tempo ine- vitabile sarà solo più sanguinoso. Al di là delle dichiara- zioni di facciata, alcu- ne paradossali accosta- no l’olocausto della seconda guerra mon- diale all’ultima incur- sione a Gaza (pazienza che i numeri e le moti- vazioni siano vaga- mente distanti), non dispiacerebbe neanche all’ANP l’annientamen- to di Hamas. Gli unici che rimpiangerebbero il dominio islamofasci- sta su Gaza sarebbero la Siria, l’Iran ed Hezbollah. Bisogna riflettere anco- ra su quale sia il movente di una conti- nua aggressione ad

1-15/16-31 marzo 2008 Pag. 3 L A P IAZZA D ’I TALIA - E STERI M.O.:

Israele? Quando essa sta ten- tando insieme all’ANP di rag- giungere una pace che a que- sto punto sempre di più riguarderà solo la Cisgior- dania e non Gaza, con conse- guente ipoteca sulla sua reale efficacia. Hamas mina qualsiasi tentati- vo di dialogo per il semplice motivo che reputa inammissi- bile l’esistenza di Israele. Per questo malgrado Annapolis e, prima ancora, il ritiro da Gaza questo movimento continua ad essere continuo spunto di tensioni e combattimenti. Il paradosso è che ad Ashkelon c’è la centrale elet- trica che fornisce anche Gaza e gli ultimi razzi sono arrivati lì. Evidentemente le milizie di Hamas non ritengono sia importante mantenere integri i servizi essenziali del territo- rio da loro controllato. Che incredibile paradosso che uno Stato fornisca risorse a colui che lo attacca e che lo vuole distruggere. Quando Israele ha interrotto per qual- che giorno la fornitura di energia come rappresaglia al continuo lancio di razzi, si sono levati in aria moniti da tutto il mondo ma per quale motivo non arrivano risorse dall’Egitto che non siano armi. Anzi, proprio in quel momento, quando migliaia di

palestinesi si sono riversati in Egitto per fare rifornimenti, le autorità si sono accorte di quanto possa essere proble- matico trattare con Gaza ed ha bloccato l’accesso. Tornano in mente le vecchie teorie secondo cui i palestine- si sono lasciati in quello stato dai loro stessi fratelli per poter essere usati come carne da macello nella loro lotta all’entità sionista, ogni tipo di contributo viene convertito in armi e addestramento per la rete del terrore, i fondi stan- ziati dalla UE non si sa a cosa siano serviti, di certo non ad infrastrutture o altro. Gaza è un territorio che non avrà mai nulla che possa avvicinarsi all’autosufficienza perché nessuno vuole uno Stato Palestinese che faccia scambi con Israele, che possa dare un futuro alla popolazione, che possa togliere mano d’o- pera all’asse Iran-Hezbollah- Hamas; la disperazione conti- nua per far crescere la fante- ria dei disperati mandati al fronte mentre altri sparano, la fucina degli scudi umani non si arresta come anche la voglia di guerra che pervade la dirigenza di più di un sog- getto. Ma la domanda è: perché è Israele a doverla smettere? Tutto questo che sta accaden-

do non è altro che la dimo- strazione degli errori com- messi negli anni passati: non dovevano essere cedute terre, raggiunti accordi senza un chiaro e definitivo riconosci- mento da parte di tutti dello Stato di Israele. Il ritiro da Gaza non è stato altro che dare ad Hamas il potere di ricattare qualsiasi iniziativa di pace, riprenderne il controllo forse potrebbe essere un ini- zio di riparazione dei danni fatti. Oltre a questo l’Europa dovrebbe prendere una posi- zione netta nei confronti di coloro che continuano ad operare per lo spargimento di sangue, oltretutto Hamas nega ogni tipo di diritto umano a Gaza ma questo non sembra scalfire la voglia di dialogo, tra gli altri, del tanto sensibile e coerente Ministro D’Alema. Se Hamas ottenesse una pur piccola apertura continuando la sua lotta armata si annien- terebbe definitivamente ogni futuro per Abu Mazen e per ogni tipo di approccio più moderato ai problemi. Un accordo per la pace è una assoluta necessità che però passa per tributi non solo ideologicamente dolorosi ma per la pulizia da tutti coloro che ne negano una duratura attuazione.

“Vi giuro che stanerò l’ultimo terrorista da dentro l’ultimo buco al centro della terra”

John McCain, repubblicano sui generis

L’escalation del Senatore dell’Ariziona John McCain alle primarie del partito repubblicano, fino alla nomi- na ufficiale come candidato alle prossime presidenziali di Novembre per il partito del- l’elefantino comincia da qui. La frase sospirata durante un incontro tra tutti i candidati avvenuto sulla CNN ha segnato la sua ascesa da can- didato indipendente nelle pri- marie del Grand Old Party. Fino a quel momento il vete- rano dell’esercito era una figura politicamente indeci- frabile. Membro del partito scelto per la Commissione al Senato di controllo sull’intelli- gence militare, uomo consi- derato a destra e sinistra nel paese per aver servito in Vietnam, dove scontò cinque anni e mezzo di prigionia venendo torturato, ma anche noto per essersi reso promo- tore quaranta anni più tardi di una battaglia nel Congresso per bandire l’uso della tortura da parte dell’esercito e ciò mettendosi di traverso a tanti leader nel partito come lo stesso Presidente G.W.Bush. La candidatura di McCain appariva come la candidatura di bandiera di un indipen- dente prestigioso. Del resto McCain era stato il principale contender dell’at- tuale Presidente alle primarie che dovevano decidere la linea del GOP all’indomani

della fine dell’era clintoniana e ancora nel 2007, il Senatore si è reso protagonista di una svolta inaspettata sostenendo la criticatissima - tra le fila dei repubblicani - riforma del- l’immigrazione, riforma su cui la seconda Amministrazione Bush si era già giocata le ulti- me speranze di una vittoria o almeno di un pareggio nelle elezioni di mid-term. La riforma, osteggiata da diversi leader repubblicani, nel passaggio al Senato pro- vocò una dolorosa spaccatura nel partito laddove i critici ebbero la meglio sulla base del partito che vide in essa sostanzialmente una sanatoria di massa per gli immigranti illegali e un pedaggio da pagare per il Presidente agli scontenti libertarian ed alla influente christian coalition, entrambi e per diverse ragio- ni da sempre pro sanatoria. Ma il fatto è che non è stata certo questa l’unica volta in cui l’eroe di guerra si è messo contro l’establishment e la base del partito. Ancora nel 2001, si rendeva protagonista di una proposta bipartisan con il Senatore democratico del Wisconsin Russ Feingold per una dura riforma della finanza che facesse pulizia, con l’aggra- vante che una versione di questa passò. Il candidato McCain è un uomo che nonostante l’ostili-

tà del partito ancora oggi a pochi mesi dalle presidenzia- li ha il coraggio di dire in fac- cia ai CEO delle industrie di assicurazione nel campo sani- tario, riunite per incontrarlo:

“I vecchi giorni felici in cui l’establishment repubblicano in Washington DC vi proteg- geva dall’attacco di costi sono finiti.”. McCain soddisfa in larga parte l’anima neoconservatri- ce del partito. Dipinge un fal- limento il patto sottoscritto con la Corea del Nord. Abbraccia la retorica anti-ter- rorista del Presidente a parti- re dall’11 settembre, ancora oggi dichiara di volersi atte- nere alla ‘Dottrina Bush’ (Guerra Preventiva compre- sa) e sostiene apertamente che la guerra sarà ancora lunga (gli osservatori voglio- no con lui Presidente l’Iran nel mirino – “C’è una sola cosa peggiore dell’opzione militare, e questa è un Iran dotato di armi nucleari”). All’indomani della decisione sul “Surge” in Iraq che ha migliorato sensibilmente l’ef- ficacia del contro-terrorismo militare a Baghdad esclamò:

“Meglio tardi che mai”. Ed in effetti pur criticando l’Amministrazione Bush per il dilettantismo di alcuni suoi esponenti egli ha da subito sostenuto che ove gli USA lasciassero l’Iraq senza una chiara vittoria, “i terroristi ci

seguirebbero a casa”. Il Senatore si dichiara orgo- gliosamente pro-Israele e crede fermamente che l’unica soluzione in Medio Oriente sia l’esportazione della demo- crazia. E’ il chairman del Board of Directors del discus- so International Republican Institute, accusato di finanzia- re destabilizzazioni regionali per creare regimi amici degli Stati Uniti in giro per il mondo. Per questo è stimato dalla destra nazionalista, quella per intenderci che gra- vita attorno alla Heritage Foundation, anima del partito questa che pur rimanendo scettica per le sue posizioni anti corporation, non poten- dosi certo permettere una svolta in chiave CDU o Democratico Cristiana del partito che fu di Ronald Reagan, come la destra evan- gelica riunitasi attorno allo sconfitto Huckabee voleva, vorrebbe e vorrà nei prossimi anni, lo ha appoggiato con- vintamente. Infine McCain e la quarta colonna portante della galas- sia multicolore del partito repubblicano. I Libertarian. Un rapporto inesistente dove si giocheranno le carte decisi- ve per il successo finale come ha ben chiaro Obama che all’indomani dell’ufficialità della nomina, mettendo il dito nella piaga, ha chiesto direttamente ai libertarians

del paese: “…voterete per McCain?! Non ci credo.”. Il Capitalismo di McCain infatti si ferma alla necessità del com- mercio libero per aprire società chiuse, sulla questione energetica il candidato repubblicano porta avanti posizioni e proposte legislative per un sistema di mercato “guidato” verso fonti verdi, ancora McCain è per l’imposizione di emissioni limitate e per ridurre per legge la dipendenza degli USA dal petrolio straniero (gli USA con alcuni investimenti restano un paese sotto questo profilo tecnica- mente autosufficiente), l’am- missione durante le primarie che sì probabilmente l’econo- mia non è la sua specialità, ma autodefinendosi “aperto”, “capace di imparare” appare francamente risibile quanto la strategia post-invasione del 2003 in Iraq se solo si osser- va la profondità devastante e la complessità della crisi eco- nomica americana, con ogni probabilità potendo ragione- volmente determinare tale punto debole una scorciatoia per la sconfitta nelle presi- denziali se solo il dibattito non verterà sulla politica estera e la guerra al terrori- smo.

1-15/16-31 marzo 2008 Pag. 3 L A P IAZZA D ’I TALIA - E STERI M.O.:

Ma lui, il 71 eroe di guerra, la sua battaglia l’ha già vinta, si trova ad un passo dalla Casa Bianca e non ha mai smesso per un attimo nella sua vita di essere se stesso. E’ questa la sua forza. E c’è chi intorno a lui giura gli importi più que- sto che la vittoria finale. Basterebbero altre lacrime ad Hillary davanti ad un uomo del genere. Come suonereb- bero le poesie di Obama con- tro il sospiro sofferto del plu- ridecorato eroe di guerra. La partita comunque andran- no le primarie democratiche è tutta aperta. E crederci non sarebbe necessariamente un azzardo.

Giampiero Ricci

Pag. 4

1-15/16-31 marzo 2008

LA PIAZZA D’ITALIA - ECONOMIA

Gas: Gazprom non esclude rialzo prezzi per Ue già nel 2008

Mosca, 14 mar. (Adnkronos) - Gazprom non esclude che il prezzo del gas in Europa possa raggiungere i 400 dollari i 1.000 metri cubi gia' nel 2008, mentre il colosso energetico russo prevedeva finora un prezzo intorno ai 354 dollari. Ad annunciarlo, riferisce l'agenzia russa Ria Novosti, e' stato il pre- sidente di Gazprom, Alexei Miller, al termine di un incontro con il presi- dente russo, Vladimir Putin.

Usa: Bush, credo in dollaro forte

Washington, 14 mar. - (Adnkronos) - "Credo in un dollaro forte". Lo ha detto il presidente Usa, George W. Bush. Le parole di Bush stanno sortendo un effet-

to leggermente positivo sul dollaro che segna nei confronti dell'euro 1,5604.

Cambi: leader Ue, preoccupati per super euro no volatilità'

Bruxelles, 14 mar. - (Adnkronos/Aki) - "Eccessiva volatilita' e movimenti disordinati nei tassi di cambio non sono desiderabili per la crescita economi- ca. Nelle circostanze attuali siamo preoccupati per i movimenti eccessivi nel tasso di cambio". Recita cosi' uno dei passaggi piu' significativi del documen- to finale del Consiglio europeo.

Una crisi senza fine (o quasi)

Per un pugno di dollari

Una banconota da due dollari appiccicata con lo scotch ad una delle finestre della porta girevole d’ingresso alla Bear Sterns da uno dei dipendenti. Questa l’immagine che meglio rispecchia la crisi affrontata nel mondo finanziario ameri- cano tra il 16 e il 17 marzo allorché l’offerta di JP Morgan Chase per la quinta Banca d’Affari degli Stati Uniti d’America, appena incassato l’appoggio della Federal Reserve attraverso un prestito a termine delle dimensioni di $30 miliardi, veniva comunica- ta agli organi di stampa come di $2,00 per azione. Solamente un anno e mezzo prima Bear Sterns valeva $170 per azione. Cos’è successo a Bear Sterns? Dopo la crisi di Agosto che la aveva travolta dal crollo del valore dei crediti dei mutui subprime, costretta a chiudere due Hedge Funds ad essa col- legati, il mancato recupero di una redditività sufficiente e la scarsa trasparenza nelle trime- strali la hanno resa non affida- bile, per tutta Wall Street non c’era più nessuno disposto a pagare un centesimo per i suoi assets. La crisi passerà la storia non solo perché ha portato il siste- ma finanziario americano ad un passo dal fallout tecnico,

trascinando il dollaro nel fango (nella polvere c’era già da un pezzo), ma soprattutto per la soluzione e i possibili scenari che si spalancano. Di fatti mentre Bear Sterns si pre- parava a portare i libri in Tribunale, Lehman Brothers (prima Banca d’Affari USA)

vedeva il suo titolo crollare in Borsa del 46% e i rumors sfio- ravano nuovamente anche la Merrill Lynch. Poiché per la legislazione americana vige una severa separazione tra Banche d’Investimento e Banche tout court ed intere- venti di sostegno statale sono previsti solo nei confronti delle seconde, la FED di Bernanke per aggirare l’osta- colo preferiva fare un offerta “irrifiutabile” a JP Morgan Chase, piuttosto che giocare al buio con il fallimento di Bear Sterns. Non era tanto la gran- dezza della società di Wall Street a spaventare il Governatore quanto la interdi- pendenza di Bear Sterns con il resto di un sistema finanziario oltremodo provato, cui le con- tinue iniezioni di liquidità (più

  • di $340 miliardi) e i tagli del

tasso di sconto della Banca Centrale avevano avuto lo stesso effetto della morfina su un paziente malato di cancre- na. Questa, si sa, si cura con l’amputazione della parte

malata, viceversa il paziente muore. Gli stessi dubbi agita- no il mondo finanziario, meglio due o tre fallimenti eclatanti che l’insinuazione del sospetto che va diffondendosi ad ogni livello d’affari. La paura degli analisti è di fatti palpabile e le perplessità sul- l’operato di Bernanke aumen- tano. Il paradosso vuole che il Governatore della FED sia riconosciuto esperto della causa principe della Grande Depressione che la scolastica liberista, quella maggiormente accreditata, vuole proprio essere stata un eccessivo inter- ventismo della FED nel ’29 quando all’indomani dell’arre- sto traumatico dell’economia drogò con troppa liquidità il sistema facendo sì che gli ope- ratori percepissero la paura delle autorità e convincendosi gli stessi all’unisono sull’im- possibilità di potersi fidare gli uni degli altri; risultato: vendi- te a pioggia su tutto il listino. Con l’intervento in tackle sulla crisi Bernanke dice ai mercati:

se non ci arrivano loro arrivia- mo noi e il messaggio a tutta

prima ha senz’altro un effetto positivo come in effetti è stato, il dollaro dagli 1,58 sull’euro è passato agli 1,53 di oggi (24 marzo), il petrolio dai $118 a barile è tornato sotto i $100, ma l’oro ha continuato la sua

corsa arrivando a $1.011,60 (+53,3% dall’inizio dell’anno – the Economist commodity- price index) e la volatilità degli indici di borsa permane anche se con uno scostamen- to minore, infine nei corridoi del mondo finanziario ci si chiede fino a che punto lo Stato americano vorrà spinger- si e soprattutto ci si chiede ancora, dopo Bear Sterns qual è la prossima. In questo quadro, con oro e petrolio sulla rampa di lancio per le stelle diventa naturale la ripresa dell’inflazione trainata dall’incremento del valore delle commodities tutte (grano, cereali, semi di soia, ecc. ecc.), ancora una conse- guenza allo sprofondamento del dollaro e alla sua messa in discussione come valuta di rifugio. Messa in discussione da cui Bernanke non può non essere ritenuto esente da responsabi- lità. Le monete degli esporta- tori di petrolio del golfo, per esempio, sono legate al dolla- ro, con un rapporto sul bigliet- to verde a 3.75 l’Arabia Saudita è oramai sotto pressio- ne e fatica a contenere una inflazione giunta sopra il 7%. La perdita del potere d’acqui- sto, l’incremento della difficol- tà a procurarsi beni di prima necessità non è un’opzione

possibile per regimi che fron- teggiano l’insorgere di tenden- ze radicali, che trovano appoggio nella società proprio in ragione delle critiche sulle modalità di investimento degli ingenti utili prodotti dallo

sfruttamento dei giacimenti petroliferi, non è all’ordine del giorno, anche se ciò vorrà dire abbandonare il legame con il dollaro. Qatar e Emirati Arabi Uniti potrebbero a breve seguire l’esempio della Cina, staccatasi dal dollaro, nel

gimento di un importate target come l’incremento dei profitti da valuta ottenuti attraverso il rientro in patria e la trasforma- zione in dollari, di utili in euro provenienti dalle consociate europee delle Corporation, appare evidente oggi come il gioco sia sfuggito al controllo

e ciò sotto il peso di un debi- to pubblico per la maggior parte nelle mani di Cina, Giappone e Paesi Arabi, un debito pubblico su cui il pas- saggio del deficit dal 6.5 al 5.3

  • 2005. non sembra sortire effetti tan- gibili. Il debito americano a tutti gli effetti diventa pagabile “sola- mente” con la svalutazione della moneta ovvero con la vendita ai fondi sovrani degli stessi paesi di partecipazioni strategiche nelle principali compagnie. Tutto questo vuol dire una cosa: perdita di credi- bilità. Le sofferenze del dollaro sono tutto questo e la soluzione per il recupero del valore dollaro, è la soluzione - presso a poco

Tutto questo ha un valore per l’equilibrio economico e non solo, obbligando il Governo USA ad intervenire. Malauguratamente la coabita- zione con un Congresso democratico agguerrito e pronto a tutto pur di vincere la battaglia delle presidenziali non permette all’Am- ministrazione niente di serio se non la proposizione di pal- lidi incentivi fiscali, tagli di tasse che devono essere accet- tati bipartisan o quasi. Se la svalutazione del biglietto verde nei primi anni della Amministrazione Bush aveva avuto l’evidente obiettivo di trainare la crescita di una eco- nomia in guerra, sfruttando la competitività delle aziende a stelle e strisce e collateralmen- te aveva permesso il raggiun-

  • - a tutto questo, ovvero a

tutto. Le elezioni americane arrive- ranno solamente a novembre e oggi per pietà JP Morgnan Chase ha comunicato di aver alzato a $10,00 la sua offerta sul pacchetto di controllo della Bear Sterns.

 

Baldassarri: “il Governo la smetta di prendere in giro gli italiani

...

 

Il calvario del tesoretto

...

continuando a parlare di

mente alle famiglie più debo-

servire per trovare coperture

fatto dai cittadini, dai lavora-

alla domanda di partenza:

stesso

Almunia

continui

a

tesoretti e sgravi fiscali addi-

  • li e bisognose di un risarci-

finanziarie solo l’assestamen-

tori e dalle imprese nei primi

che fine ha fatto il tesoretto?

segnalare una finanza pub-

rittura prima della scadenza

mento sociale, ma affermò

to del bilancio di giugno,

11 mesi di legislatura. Si può

Certo questo articolo non

blica

a rischio

per

il

2008.

 

elettorale”. Che fine farà il tesoretto da 10 mld di Euro? L’extragettito fiscale non previsto risalente al 2006, ancora non ha una destinazione certa, ma la cosa peggiore è che non si sa addirittura se esiste e quali sono le sue reali dimensioni.

che la decisione sulle priorità spettava al confronto politi- co. Ma il tesoretto, scriveva- no alcuni giornali, è stato già esaurito. L’extragettito del 2008 non raggiunge i 2 mld. Il Governo dimissionario, per ampliare l’intervento, comin- cia a pensare ad altre misure,

dice la legge, vi può consta- tare il maggior gettito e varia- re il bilancio 2008 per finan- ziare sconti tributari. La BCE invita il governo ita- liano a non sprecare il teso- retto e a destinarlo al risana- mento dei conti pubblici, attuando con rigore le politi-

agevolmente osservare come Prodi in un colpo solo si sia attribuito meriti che la realtà economica e istituzionale sarebbe in grado, con estre- ma immediatezza di sovverti- re. Non è pensabile far risali- re l’effetto dell’extragettito fiscale all’azione del Governo

vuole avere la presunzione di svelare i segreti ministeriale e governativi, ma vuole sem- plicemente svelarvi che oggi questa domanda non ha ancora una risposta perché non si sa né se c’è ancora né a quanto ammonta. Mario Baldassarri di AN, fa notare

ecco perché sostiene Baldassarri, il governo deve smetterla di prendere in giro gli italiani. Dunque, quello che ancora una volta sorprende, è l’inca- pacità di questo Governo di assumersi la responsabilità di aver gestito male le risorse

avuto una custodia misterio-

In attesa di chiarire queste incertezze il Governo Prodi non esita a promettere ciò che difficilmente potrebbe essere mantenuto, cioè una redistribuzione del tesoretto alle famiglie. Per capire che fine farà il Tesoretto occorre fare qualche passo indietro. Nel 2007, precisamente a giu- gno, l’annuncio proveniente dal quartier generale del Tesoro, in via XX Settembre,

anche sulla spesa. Meno di 2 mld, una somma esigua, nella migliore delle ipotesi potrebbe essere ripartita. Una somma modesta, conti- nuamente riveduta al ribasso, man mano che il quadro macroeconomico suscitava preoccupazioni, tagliando fette di entrate. La cifra corri- sponderebbe a circa euro 120,00 l’anno, 10 al mese, per ciascuno dei 16 milioni

che di bilancio per il 2007. Ammonimento che andava inquadrato in una situazione favorevole dell’economia ita- liana ed europea; l’espansio- ne dell’attività economica è proseguita nel 1° trimestre 2007, e questo aumento favo- revole, ribadiva l’Eurotower, andava colto e non sprecato. Al fine di poter raggiungere i suindicati obiettivi occorreva, però, evitare sconfinamenti

Prodi prima ancora che si esplicassero gli effetti della prima finanziaria varata cdal medesimo Governo, si tratta di un evidente contraddizio- ne temporale. In secondo luogo Prodi ridefinisce il tesoretto come una meritata ricompensa dei cittadini e non provvede ancora oggi a restituirglielo, un’altra con- traddizione in termini. Al di là delle evidenti con-

che Prodi la deve smettere dio prendere in giro gli italia- ni continuando a parlare di Tesoretti e sgravi fiscali da distribuire addirittura prima della scadenza elettorale. La Commissione europea ha tagliato le stime di crescita per l’Italia nel 2008, la frena- ta americana, il petrolio a 100 dollari e l’euro verso l’1,50 stanno caratterizzando nega- tivamente lo scenario econo-

economiche, di essere stato debole e di non aver deciso su nulla perché fragile era la fiducia parlamentare sulla quale si poggiava. Inoltre, ancora una volta i diritto degli italiani sono oggetto di strumentalizzazioni propa- gandistiche, si auspica che il limite alla tolleranza abbia il sopravvento perché la realtà sociale ha bisogno di una politica economica stabile e

era quello di una ripartizione

  • di lavoratori dipendenti cui la

della spesa e destinare per

traddizioni di merito che

mico internazionale, produ-

duratura. Solo attraverso il

del Tesoretto per decreto. Il provvedimento avrebbe

Finanziaria 2008 destina, una volta conseguiti gli obiettivi

intero le entrate aggiuntive impreviste alla riduzione del

hanno caratterizzato tutta l’a- zione politica del Governo

cendo effetti distorsivi sull’e- conomia italiana. Anche

raggiungimento di efficienze allocative delle risorse è pos-

dovuto riguardare l’impiego

  • di finanza pubblica, le mag-

disavanzo e del debito.

Prodi oggi ci troviamo anco-

l’OCSE aveva rivisto le pro-

sibile riequilibrare il sistema

dei 2,5 mld di euro per la riforma dello stato sociale, attraverso una definizione delle misure per gli ammor- tizzatori sociali, volte alla riduzione del precariato nel mercato del lavoro. Dunque erano mesi di lavoro per il Governo che avrebbe dovuto decidere sulla ripartizione dell’extragettito. Paolo cento, vice ministro dell’economia sottolineò che le risorse

giori entrate accertate nel- l’anno. La tentazione del cen- tro-sinistra di avvalersi dei frutti della sua politica tribu- taria è però irresistibile. Prima di tutto occorre accer- tare esistenza e dimensioni dell’extragettito, si pensa di utilizzare la Ruef, ex relazio- ne di Cassa, anticipandone la presentazione. La Ruef è il documento che, verso marzo, aggiorna le previsioni

Successivamente intervenne Prodi dichiarando che l’azio- ne di Governo aveva final- mente liberato e prodotto nuove risorse, queste avreb- bero portato in equilibrio i conti sia per alleviare il debi- to, sia per rilanciare lo svi- luppo dell’economia. Nel dibattito politico l’insieme di tali risorse è stato chiamato “tesoretto”, ma è meglio chia- marla, -precisa Prodi-, meri-

ra di fronte alla solita incer- tezza riguardante la fine del tesoretto. Il problema è che Prodi aveva preannunciato più volte che i due terzi del tesoretto sarebbero stati usati per alleviare le situazioni delle posizioni più indigenti, cioè degli anziani e della famiglie numerose, la restan- te sarebbe stata utilizzata per il risanamento dei conti pub- blici.

prie previsioni al ribasso, una crescita italiana all’1,4%, imperterrito, il Governo Prodi-Padoa-Schioppa, conti- nuano a mantenere le previ- sioni ufficiali all’1,5%. Fuori da ogni realtà. Un rallenta- mento così vistoso dell’eco- nomia avrà ricadute non tra- scurabili per la finanza pub- blica italiana. In primo luogo il fantomatico tesoretto se c’è ancora scomaprirà, in secon-

economico e soddisfare le esigenze della collettività in modo da massimizzare l’effi- cacia dei risultati e rilanciare lo sviluppo. Il tesoretto, comunque vada, è stato un regalo fiscale del Governo Berlusconi, che purtroppo ha

sa. Si vede che il suo destino era questo ma almeno pote- vano restituirlo al mittente e/o ai mittenti.

sarebbero andate prioritaria-

dell’anno, ma la Ruef, non

tata “ricompensa” di quanto

Non abbiamo ancora risposto

do luogo c’è il rischio che lo

Avanzino Capponi

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1-15/16-31 marzo 2008

LA PIAZZA D’ITALIA - CULTURA

Scrittori: ex pilota tedesco, ho abbattuto aereo di Saint-Exupery

Parigi, 15 mar. (Adnkronos) - Un ex pilota tedesco di 88 anni, Horst Rippert, ha ammesso di aver abbattuto il 31 luglio del 1944 l'aereo dello scrittore francese Antoine de Saint-Exupery nel sud della Francia. Il corpo dell'auto- re del 'Piccolo Principe' non e' mai stato ritrovato dopo la sua morte; il relit- to dell'aereo da lui pilotato era stato individuato davanti alla costa di Marsiglia.

Architettura: Salingaros, esiste un culto del brutto

Milano, 21 mar. (Adnkronos) - Esiste un 'culto' internazionale del brutto, e a comandarlo sono proprio alcune star dell'architettura contemporanea. E' la tesi dell'urbanista e docente universitario statunitense Nikos Salingaros, che in un lungo saggio pubblicato su ''Il Domenicale'' critica in dettaglio una visione dello spazio architettonico che non rispetta ne' la storia ne' la natura umana.

Pasqua: boom di visitatori all'egizio di Torino, +18

Torino, 25 mar. - (Adnkronos) - Boom di presenze nel week end pasquale al Museo Egizio di Torino, che in tre giorni, da sabato a lunedì ha registrato oltre 15 mila presenza, il 18% in piu' rispetto alla Pasqua 2007. AIl picco maggiore e' stato registrato sabato con oltre 5.200 presenze, seguito da lunedì con 5.100 e da domenica con quasi 4.700.

Karl Popper

La miseria dello storicismo

Opinione diffusa dei nostri giorni è la necessità che nella nostra società qualcosa cambi. E non si dice questo per pura e semplice propaganda politi- ca, ma perché c’è la forte esi- genza e volontà di un rinno- vamento ampio, che com- prenda anche i costumi italia- ni. Ciò si avverte più o meno in tutte le categorie che caratte- rizzano uno Stato: economia, cultura, informazione, lavoro, istruzione, dinamicità sociale, servizi pubblici, moralità (quest’ultima intesa qui nel senso del recupero di una dignità in ambito pubblico e privato e nel senso di un necessario superamento di un certo svecchiamento, provin- cialismo e di una cetra chiusu- ra mentale). Perciò andiamo a parlare di Karl Popper, che in “Miseria dello storicismo” in un certo modo,descrive come poter intervenire nei mali della società. Popper nasce a Vienna il 28 Luglio 1902 e muore a Londra il 17 settembre 1994; ebreo di famiglia e britannico di ado- zione, è considerato uno dei più influenti filosofi della scienza del ‘900. Non solo, è anche ritenuto un autorevole filosofo politico, difensore della democrazia e nemico di ogni forma di totalitarismo. Egli è noto per il rifiuto e la critica dell’induzione, per l’in- troduzione del metodo di fal- sificabilità come criterio di demarcazione tra scienza e metafisica e per l’energica difesa della “società aperta”. Nel 1919 rimane attratto dal marxismo ed entra a far parte dell’Associazione degli Studenti Socialisti; in seguito diventa anche membro del Partito Social Democratico Austriaco, che a quel tempo aveva pienamente adottato l’i- deologia marxista. Ma deluso dalle restrizioni filosofiche imposte dal materialismo sto- rico, abbandona l’ideologia di Marx e diventa sostenitore del liberalismo sociale e lo rimar- rà per tutta la sua vita. Popper viene insignito durante la sua carriera di diversi riconosci- menti: premio Lippincott dell’American Political Science Association, Premio Sonning e l’ingresso alla Royal Society, alla British Accademy, alla London School of Economics, etc. In “ La società aperta e suoi nemici” e in “Miseria dello sto- ricismo” ( opera che qui andremo ad analizzare in parte), critica lo storicismo e difende lo stato democratico e liberale. Per lo storicismo la storia si sviluppa inesorabilmente e necessariamente secondo leggi razionali e per il nostro filosofo, questo è il principale presupposto teorico di molte forme di totalitarismo e autori- tarismo. Di conseguenza egli attacca lo storicismo perché si basa su una concezione erro- nea della natura delle leggi e delle previsioni scientifiche;

l’evoluzione umana dice, è un fattore casuale e nessuna società può predire scientifi- camente il proprio futuro a livello di conoscenza. Lo storicismo sottolinea la natura storica e progressiva della manifestazione della verità, frutto di una lenta maturazione che procede secondo una precisa logica di sviluppo. Popper si scaglia contro questa corrente di pen- siero perché pretende di cogliere un senso globale della storia, cercando di indi- viduare un destino cui gli individui dovrebbero unifor- marsi, accettandone quindi la direzione di marcia e il pro- cesso di sviluppo. Lo storici- smo, secondo lui, ha la prete- sa di cogliere la struttura necessaria che formerebbe l’essenza della storia e il desti- no dell’uomo. Ma in realtà, non esiste un senso precosti- tuito in quanto è l’individuo a dare senso agli eventi median- te la sua azione. Egli attribui- sce finalità e significato alla storia stessa. Altra ragione di rifiuto dello storicismo, è che in esso si annida sempre una tendenza a forme totalitaristi- che, producendo così sotto- missione e sofferenza. Ciò perché se si ritiene di scoprire un senso oggettivo della storia ed un suo andamento neces- sario, chi se ne farà interprete, liquiderà senza esitare chiun- que si opponga allo svolgi- mento della direzione che la storia deve imboccare. Quindi per forza nella pratica, l’eser- cizio della politica di un soste- nitore dello storicismo, si risolverà nell’intolleranza. Secondo Popper per cui, l’at- teggiamento rivoluzionario sorge da un sogno utopistico di perfezione e di armonia che facilmente rischia di gene- rare nella violenza. Il materialismo storico in sostanza vuole rinchiudere la storia nell’ambito di un siste- ma chiuso a cui darebbe le leggi, costituendo una sorta di gabbia alla realtà stessa. Mentre ogni cosa è possibile negli affari umani e non può essere escluso alcuno svilup- po, anche ovviamente quelli che sembrano in contrasto con la tendenza del progresso umano: quest’ultimo sottoli- nea Popper, non è una legge di natura. Per lo storicismo, il futuro non è aperto e l’uomo può preve- derne il corso; i marxisti che sono gli storicisti più influenti, trovano il loro fondamento teorico nel determinismo: tutti gli individui compresi i capita- listi, non sono liberi perché costretti dentro il meccanismo della società e del suo svilup- po storico. Per Popper invece, il futuro è aperto nel senso che in ogni momento posso- no svilupparsi infinite possibi- lità per il futuro. L’uomo ha la capacità, la possibilità e la responsabilità di agire su ciò che avviene attraverso le sue speranze, le sue valutazioni e le sue scelte. Dalle concezioni storicistiche

scaturiscono le dottrine della pianificazione, appunto criti- cate da lui perché la politica non potrà mai essere una forma di ingegneria sociale che prevede e controlla tutto.

Uno dei beni più grandi che l’uomo ha è la libertà ed una delle sue configurazioni nella pratica è la libertà di azione, quindi la libertà di migliorare le proprie condizioni. Il futuro è aperto non solo perché non è scientificamente prevedibile, ma perché l’uomo può influenzare gli avvenimenti: i valori non sono altro che invenzioni dell’uomo, di certo però, non arbitrarie. Questa premessa era assoluta- mente necessaria per com- prendere l’opera di cui si andrà a discutere ora: “Miseria dello storicismo” (1944/’45) di Karl Popper. Il titolo allude al libro di Karl Marx “Miseria della filosofia”, che a sua volta si rifà all’opera di Proudhon “La filosofia della miseria”. Marx, con il suo titolo voleva indicare una critica all’ultimo testo citato e così anche Popper, con Miseria dello sto- ricismo, vuole contrapporsi a Marx esprimendo una tesi che svaluta l’agire dello storici- smo, facendo luce sui possibi-

  • li interventi per migliorare una

società. Popper indica con il termine

“tecnologia sociale a spizzico” un metodo critico utile per

analizzare e risolvere i proble-

  • mi della realtà sociale al fine

  • di raggiungere dei risultati

pratici. Questo atteggiamento costringe a vigilare sulle nostre teorie affinché queste abbiano certi precisi requisiti, quali la chiarezza e la possibi- lità di essere sottoposte ad esperimenti pratici. Compito della meccanica sociale a spiz- zico è di progettare istituzioni sociali e riordinare e far fun- zionare quelle già esistenti. La meccanica a spizzico cerca di raggiungere i suoi fini con piccole correzioni che posso- no essere continuamente migliorate. Questa politica d’azione riconosce quanto poco si sappia e sa che solo dai propri errori si può impa- rare; perciò nella società, avanza un passo alla volta confrontando i risultati previ- sti con quelli ottenuti e sta attenta ad avvistare le conse- guenze non volute di ogni riforma. La “meccanica sociale olistica o utopistica” per Popper è invece quell’intervento politi- co nella società che prevede solo azioni pubbliche e globa- li. Essa mira a rovesciare l’in- tera società secondo un piano regolatore preciso, ad impa- dronirsi delle posizioni chiave e ad estendere il potere dello stato così tanto finchè tra società e stato non c’è più dif- ferenza. Cerca inoltre di pla- smare le forze sociali nello stesso senso dello sviluppo storico previsto. Il problema del metodo olisti- co è che è impossibile da attuare e pericoloso; infatti tanto più grandi sono i cam-

biamenti in una società auspi- cati, tanto più grandi sono le ripercussioni non premeditate e inattese. Così l’atteggiamen- to utopistico si trova a fron- teggiare situazioni non previ- ste, costretto a creare pianifi- cazioni non pianificate. Pertanto si può dire che la dif- ferenza tra meccanica a spizzi- co e utopistica non sta tanto nel fatto di una differenza di portata delle riforme sociali, economiche e politiche auspi- cate, ma nella correttezza e accuratezza di preparazione nel far fronte ad inevitabili sorprese. Quindi il meccanico a spizzi- co affronta i problemi senza prevenzione riguardo alle riforme che tratta, mentre l’o- lista decide in precedenza che un rivolgimento sociale com- pleto è possibile secondo i piani prestabiliti; da ciò ne deriva che egli è estremamen- te prevenuto rispetto a certe ipotesi sociologiche che met- tono in luce i limiti del con- trollo istituzionale, come ad esempio l’imprevedibilità del fattore umano a livello istitu- zionale. Per questo l’olista prevede nei suoi piani non solo la trasformazione sociale ma anche quella dell’uomo.

Perciò il problema politico diventa organizzare gli impul- si umani in modo che la loro energia sia diretta ai punti strategici giusti, dando così al processo di sviluppo la dire-

zione desiderata. Qui è già

implicita una sconfitta: alla esigenza di costruire una nuova società adatta agli uomini e alle donne si sosti- tuisce la necessità che questi siano plasmati per adattarli al novo sistema. Ciò toglie ogni possibilità di provare scientifi- camente attraverso la speri- mentazione su piccola scala il successo o meno delle rifor- me introdotte. Capita spesso, racconta Popper, che si venga a forma- re un’alleanza tra la meccani- ca olistica e l’utopismo; per esempio Marx prevedeva uno sviluppo sociale che doveva culminare in una società senza classi, in cui lo stato doveva via via scomparire. Qui l’alleanza tra storicismo ed utopismo è evidente: lo storicismo prevede lo svilup- po di una società come un tutto unico e non esamina la dinamica di particolari aspetti di essa. Così la meccanica uto- pistica diventa olistica. Tenere conto solo di un organico intero significa non poter sot- toporre i risultati di alcune riforme ad un’inchiesta scien- tifica. Utopismo e storicismo non mirano ad arrivare per gradi a certi traguardi ma sono radicali e totalizzanti, anche perché se una qualche fascia sociale non fosse controllata, si potrebbe creare il pericolo della nascita di forze che con- ducono a cambiamenti impre- visti. Popper insiste sul fatto invece, che se vogliamo studiare qual- cosa siamo costretti a sceglie- re alcuni aspetti di essa. Non è

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possibile descrivere un pezzo intero del mondo, della natu- ra o della società. La descri- zione è sempre necessaria- mente selettiva. Per ciò il metodo olistico/ utopistico rimane per forza allo stato di programma perché non può avere riscontri scientifici ade- guati e opportuni: in una dinamica tale, restano troppi gli aspetti trascurati, soprattut- to quello delle relazioni umane, che allora per forza deve essere plasmato. Popper afferma che questo atteggia- mento è totalitarismo. Lo storicismo dal canto suo, vede lo sviluppo umano e sociale come un unico, men- tre invece la storia può occu- parsi solamente di aspetti selezionati: Ogni storia scritta è una parte di uno sviluppo totale ed inoltre mantiene una visione comunque limitata rispetto alla realtà dei fatti. E’ erroneo pensare di poter eri- gere e regolare degli interi complessi umani e sociali per- ché il sistema di una società non può essere diretto per intero e allora ecco che la pia- nificazione totale diventa stru-

mento forte del potere per evitare ciò che non è stato previsto. La meccanica a spizzico inve- ce prevede esperimenti su piccola scala di modo che sono misurabili gli effetti delle riforme e l’impatto è meno ampio: esempi di una tale sperimentazione possono essere, l’introduzione da parte

  • di una compagnia assicurativa

  • di un nuovo tipo di assicura-

zione, magari contro la disoc- cupazione, la malattia, etc. Lo scopo è mirare a finalità prati- che e tentare di nuovo se l’ef- fetto non è stato buono. Impegnarsi attivamente nelle soluzioni di qualche problema pressante è l’atteggiamento giusto di un politico che via via vuole risanare ed imparare dai propri errori. Voler avere sempre ragione dice Popper, è una debolezza incredibile; in politica un metodo scienti-

fico è quello in base al quale si agisce secondo l’ipotesi che non esiste nessuna politica senza svantaggi. Qui l’atteg- giamento critico è fondamen- tale per riuscire a scorgere errori, sbagli e cose positive. Il metodo a spizzico può, rispetto all’olistico, mirare a combattere i mali maggiori che interessano i nostri tempi:

forme concrete di ingiustizia, di sfruttamento, povertà e disoccupazione. E ciò è ben diverso rispetto al tentativo di realizzare una lontana imma- gine di una società. Col primo metodo, il successo e il falli- mento sono valutati con mag- giore facilità senza bisogno di sopprimere la critica, scongiu- rando eccessi di potere. La povertà dello storicismo dice Popper, sta soprattutto in una povertà di immaginazio- ne: lo storicista non è in grado di pensare ad un cambiamen- to nelle condizioni del cam- biamento. La politica non potrà mai essere una pianificazione del futuro su scala globale che gli storicismi hanno in mente. Essa dovrà piuttosto conten- tarsi di essere una forma di “ingegneria” a spizzico: fare tentativi modesti, ma verificar- ne i successi o gli insuccessi e agire per migliorare. Modesto è chiaro, non significa picco- lo, ma vuol dire solo che non dobbiamo farci assimilare da una ideologia totalizzante, mettendoci al suo servizio, fino a diventare incapaci di

liberarcene. Lo scopo deve

essere quello di non instaura- re il bene perfetto ma di com- battere i mali che abbiamo sotto gli occhi. E’ forte ed importante la responsabilità che Popper fa ricadere sull’uomo, conside- randolo come elemento che introduce finalità e significato nella storia: concetto questo che stenta ad affermarsi nella nostra “cultura” italiana, deci- samente povera di immagina- zione.

Ilaria Parpaglioni

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LA PIAZZA D’ITALIA - APPROFONDIMENTI

Camorra: Dia Napoli sequestra beni per 150 mln di euro

Napoli, 12 mar. - (Adnkronos) - Beni per un valore complessivo di 150 milioni di euro sono stati sequestrati a Gaetano Iorio da personale del cen- tro operativo Dia di Napoli, coadiuvato nella fase esecutiva da personale dei comandi territoriali, Guardia di Finanza e Carabinieri. Il decreto di seque- stro e' stato emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sezione Misure di Prevenzione.

G8: Castelli, andai subito a Bolzaneto ma magistrati non mi hanno mai chiesto nulla

Roma, 12 mar. (Adnkronos) - "Prendo atto della requisitoria dei pm, ma su questa vicen- da mi resteranno per sempre due gravi dubbi. Primo: perche', pur essendo noto da subito che io ero andato a Bolzaneto il sabato notte, nessun magistrato abbia mai ritenuto inte- ressante domandarmi cosa avevo visto". Lo ha dichiarato il presidente dei senatori della Lega Nord, Roberto Castelli, in riferimento alla requisitoria e alle condanne richieste dai pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati per i 44 imputati nel processo per le violenze e i soprusi nella caserma della Polizia di Bolzaneto, durante il G8 2001 a Genova.

Roma: ufficio diritti animali Comune salva due gatti maltrattati

Roma, 12 mar. (Adnkronos) - Tom e Gerry sono salvi. I due gatti adulti maltrattati, un maschio e una femmina, vivevano da troppo tempo in condizioni inadeguate, segrega- ti per eccesso di "protezionismo" in due diversi trasportini da un "senzatetto" lungo la via Cassia. La squadra monitoraggio dell'Ufficio Diritti Animali (Uda) del Comune di Roma, insieme al Nirda (Nucleo Investigativo Reati a Danno degli Animali) del Corpo Forestale dello Stato, dopo aver condotto un sopralluogo sulla base delle segnalazioni di alcuni cittadini al call-center dell'Uda, ha sequestrato i due felini che versavano in condizioni ambientali e psicologiche davvero precarie e risultavano molto malandati.

Democratici sempre più in imbarazzo, al contario dei repubblicani

Hillary e Barack, una rissa che ha già stancato

Una gara appassionante, una sfida senza precedenti, un confronto capace di mobi- litare di nuovo folle di perso- ne che tornano ad amare la politica. La lotta per la nomination democratica tra Hillary Clinton e Barack Obama è stata salutata in tutto il mondo come uno dei momenti più importanti della storia elettorale americana. E non solo. La scelta tra un afroamericano e una donna, il sogno che uno dei due potrebbe metter- si alla guida della più grande potenza del mondo, ha infiammato gli animi anche di chi non vive la realtà ameri- cana. Tutto bello, quindi? Non pro- prio. Quella ventata di novità che il partito democratico sta- tunitense sbandierava fiero ai quattro venti - convinto di poter finalmente imporre un proprio candidato alla Casa Bianca -, oggi rischia di tra- sformarsi in un boomerang pronto a mettere di nuovo in crisi il partito. Paradossi di un sistema di voto a volte risultato anche troppo macchinoso. Hillary Clinton partiva favorita

in questa corsa per la nomi- nation: moglie dell’ex presi- dente, donna di grande carat- tere e vasta esperienza, ma anche partner tradita, caduta nella polvere e poi testarda- mente rinata come senatrice della grande mela. E poi – fat- tore forse più importante – prima esponente del gentil sesso a tentare di conquistare l’ultima roccaforte maschile, la più importante e considera- ta da sempre tabù per una donna: la Casa Bianca. Dall’altro lato un giovane, Obama, il nuovo che avanza, la cui campagna elettorale veniva considerata una prova per una leadership futura piuttosto che una battaglia per una nomination attuale. Invece la profonda crisi della politica ha investito anche l’America determinando una disaffezione verso tutto ciò che sembrava troppo vecchio per poter parlare una nuova lingua: ecco allora che la Clinton, percepita come il terzo modo per Bill di tornare in auge, ha visto pian piano minate le proprie sicurezze di vittoria certa e di larga misura. Obama ha prima messo a segno i colpi a sorpresa (Iowa) e poi ha fatto capire

che per lui la corsa alla nomi- nation non era un banco di prova per un incarico futuro, ma una lotta seria e determi- nata per imporsi come primo presidente di colore degli Stati Uniti. Così il Partito democratico è finito col perdere il controllo della preziosa macchina elet- torale messa in piedi, che è diventata a tutti gli effetti una patata bollente nelle mani del Congresso. Hillary e Obama, infatti, non hanno ancora ottenuto l’inve- stitura popolare come candi- dati e ormai non riusciran- no più ottenerla, essendo per entrambi impossibile sfonda- re la quota dei 2.025 delegati matematicamente necessari alla vittoria. Nemmeno i 168 delegati in palio il 22 aprile in Pennsylvania riusci- ranno a far pendere l’ago della bilancia in modo decisi- vo vero l’uno o l’altra. Così mentre i repubblicani cominciano la campagna per le presidenziali del 4 novem- bre concentrando già da ora le loro forze su John McCain, i democratici si ritrovano tra le mani due aspiranti presi- denti che di mollare il colpo non ci pensano affatto.

E gli elettori cominciano a stancarsi. Prova ne sono gli appelli che arrivano da più parti, affinché Clinton e Obama si mettano insieme in un ticket che porti comunque uno di loro due allo studio ovale. Le menti del Partito fanno pressioni perché que- sto accada, visto che ora come non mai sentono che l’unica possibilità di vittoria si sta lentamente allontanando. Erano queste, infatti, le ele- zioni più indicate per tornare a battere i repubblicani:

un’amministrazione Bush poco amata dalla gente, una forte crisi economica che impensierisce i cittadini, il bisogno di puntare di nuovo l’attenzione sulla politica interna del Paese, cavalcando il malcontento generale per le guerre in Iraq e Afghanistan. Perfetto fin qui, se non fosse per un piccolo dettaglio, tut- t’altro che insignificante, che i democratici non avevano considerato: all’interno del partito manca una vera lea- dership, un uomo (o una donna) capace di mettere tutti d’accordo e arrivare ad una sintesi delle tante (troppe) idee e voci che sono sì il sale della democrazia, ma rischia-

no anche di creare confusio- ne quando diventano una semplice corsa a chi la spara più grossa. Da un lato quindi i vec- chi democratici conservatori impauriti da un Obama trop- po intraprendente e troppo inesperto per avere in ma- no il controllo del partito, dall’altro una fetta consisten- te di giovani attratti più dall’apparenza del giovane senatore dell’Illinois che dalla sua sostanza. In mezzo elettori indecisi, coinvolti a suon di slogan e promesse, che hanno alter- nato le loro preferenze in modo poco costante duran- te il lungo cammino delle primarie. Cosa resta di tutto ciò? Una grande confusione democrati- ca che rischia ora di stancare gli elettori. La corsa delle primarie andrà avanti fino al 7 luglio, quando a Puerto Rico si chiederà la lunga maratona delle primarie e si aprirà, dopo un mese e mezzo, la difficile mediazione interna al partito in vista del Congresso del 25 agosto a Denver che nominerà ufficial- mente il candidato per il 4 novembre.

In molti punteranno gli occhi sui superdelegati, i cosiddetti “cani sciolti” del partito, liberi

  • di cambiare la loro preferenza

in sede di scelta finale. MA la situazione di incertezza che si è venuta a creare non è facile da districare nemmeno per loro. Barack Obama, infatti, fino ad ora ha numericamente vinto in più stati, ma in termini di consistenza elettorale ha vinto in quelli meno pesanti. Al contrario la Clinton si è affer- mata in California, Texas, Ohio, New York, New Hampshire, senza dimentica- re la Florida dove l’ex first lady ha avuto un consenso altissimo reso inutile dall’az- zeramento dei delegati che il partito ha deciso per punire lo stato di Miami, reo di aver anticipato le votazioni contro il parere del direttivo centrale. Incuranti del danno che stan- no recando al partito i due candidati vanno avanti, trasci- nandosi in una competizione che, se all’inizio veniva salu- tata come affascinate e coin- volgente, ora sembra già tra- sformata in una parodia tutta americana della corsa al pote- re. Sempre che non lo sia stata sin dall’inizio.

Il prescelto Medvedev vince in scioltezza le presidenziali

Russia: nulla è cambiato

“No surprises”, ha vinto Medve- dev. Cioè, Putin. Il candidato prescelto da Putin, è stato eletto nuovo presidente russo e il risul- tato che lo ha issato al Cremlino non è stato meno eclatante di quanto si pensasse. Il delfino di Putin ha lambito il 70% dei voti, staccando di netto l’avversario comunista Ziuganov, attestatosi attorno al 18%. Aseguire l’ultra- nazionalista-visionario Vladimir Zhirinovski con il 10% e, ulti- mo, il candidato Andrei Bogda- nov, con appena l’ 1,3% dei voti. Sulle elezioni russe pendevano molte incognite in merito alla regolarità del voto e pare che, archiviata la vittoria di Medve- dev, se ne riprenderà a discutere in patria e all’estero. Gli sconfitti non ci stanno, e in coro hanno denunciano gravi brogli: “Ricorrerò in tribunale, anche se so che non servirà a molto. Ma devo battermi fino alla fine per i miei elettori, non intendo abbandonarli”, ha tuona- to a caldo Zhirinovskij, per fare pochi istanti dopo marcia indie- tro. Cosa che non ha fatto il comunista Ziuganov, il quale ha annunciato che intraprenderà un’ azione legale, contro le vio- lazioni che avrebbero caratteriz- zato queste elezioni. Il can can è proseguito invano. Intanto, il vincitore Medvedev ha fatto la propria sfilata sulla Piazza Rossa a braccetto con Putin, ringraziando ufficialmen- te i propri sostenitori e prean- nunciando una sostanziale linea di continuità col passato:

“Le mie politiche – ha dichiara-

to davanti a telecamere e micro- foni - saranno la diretta continu- azione di quelle intraprese dalla presidenza di Putin”. La elezioni presidenziali sono state precedute da tensioni lega- te ai dubbi di regolarità sollevati da vari organismi internazionali. Suddette tensioni hanno spinto l’Osce a non inviare propri osse- rvatori. Adetta di tutti comunque, la vit- toria di Medvedev non era in discussione. Era in discussione il numero di partecipanti al voto, dato questo nettamente superio- re alle attese, in quanto ha sfon- dato il 65%. Per la cronaca, gli aventi diritti al voto erano 108.790.420, i seggi 96.277 dei quali 364 all’e- stero. Si sono avute anche vota- zioni con “urne volanti” svoltesi a partire dal 15 febbraio in aree molto lontane o a bordo di pescherecci e navi militari. Medvedev è stato uno dei primi a dare l’esempio e, insieme alla moglie Svetlana, si è recato a votare nel suo seggio, il numero 2614, allestito in una scuola media a sud ovest di Mosca. Intanto, a non troppa distanza dal trionfo annunciato, si leva una voce più ufficiale del solito che dichiara:“le elezioni presi- denziali russe non sono state libere”. Lo ha denunciato il capo dell’unica missione europea che ha monitorato il voto Andreas Gross, componente dell’Assem- blea parlamentare del Consiglio d’Europa, che ha spiegato: “Non è stato un voto equo. Pensiamo che non ci sia stata libertà in

queste elezioni”. Più precisamente, secondo Gross, non avrebbero voluto tener presente il problema relati- vo alla registrazione dei candi- dati, che metterebbe in dubbio la libertà di queste elezioni. Fattore non secondario sarebbe il non aver migliorato l’approccio dei candidati ai mass media, che avrebbe messo alcuni in posizio- ne di vantaggio rispetto ad altri. Per Gross il voto che ha avuto luogo è ampiamente sotto il “potenziale democratico”, riflet- tendo comunque la volontà dei cittadini, ma non può essere dichiarato pienamente giusto e libero. Apesare ulteriormente sulla severa valutazione vi sono noti- zie di pressioni sugli elettori e in generale un senso di forte “regia dall’alto”. Malgrado tutto, sono giunte da tutta Europa le felicitazioni per la vittoria conseguita dal delfino di Putin. Quanto sincere non è dato sapersi, ne prendiamo atto e basta. Tra i primi a complimentarsi con il neo presidente russo, il neo presidente francese Sarkozy (solidarietà neo?), che ha telefo- nato a Medvedev inviandogli felicitazioni calorose per la sua “vittoria convincente” e confer- mando la sua intenzione di raffo- rzare il partneriato strategico tra i due Paesi. Anche il cancelliere tedesco Angela Merkel si è con- gratulato con il neo-presidente russo che prevede di incontrare al più presto. Ancora più caldo di Sarkozy e Merkel messi insie-

me è stato il ministro degli este- ri francese Bernard Kouchner, che ha esortato l’ Unione euro- pea a trovare un nuovo modo di dialogare con il presidente Medvedev, deplorando il fatto che i paesi europei non l’abbiano fatto con Putin. Kouchner ha proseguito dicendo che Medve- dev è stato eletto con “una per- centuale sorprendente, non pro- prio come Stalin, ma il 70 per cento non è male”. Kouchner ha poi lanciato un monito: “Parte del nostro futuro, non soltanto per quanto riguarda l’energia, ma anche per questo, sta in Rus- sia”. Da par suo l’ancora in cari- ca ministro degli Esteri italiano D’Alema è stato più tiepido nei complimenti preoccupandosi di salvare la forma e poco più. Dichiarando che “quando un’e- lezione si conclude con un can- didato che prende il 70 per cento, ci si trova di fronte a un risultato diverso da quelli cui siamo abituati nei Paesi occiden- tali. Comunque Medvedev è un giovane, amico dell’Italia“. Il premier britannico, Gordon Brown, ha inviato un messaggio di congratulazioni e un suo por- tavoce ha sottolineato che Lon- dra giudicherà dai fatti la nuova amministrazione. Anche il presi- dente della Commissione euro- pea, Barroso, si è congratulato e ha espresso “fiducia” nella futu- ra collaborazione tra Russia e Ue. Ha fatto molto rumore la manca- ta telefonata di Bush, che la dice tutta sui rapporti che intercorro- no - e salvo sorprese intercorre-

ranno - tra Cremlino e Casa Bianca. Per onor di cronaca, citiamo soltanto alcuni dei fronti aperti tra opposte amministra- zioni: questione basi in Polonia e Repubblica Ceca, questione Iran e questione Kosovo. Questioni che rimangono aperte e scottanti e che segneranno l’a- genda politica internazionale dei prossimi mesi. Afronte di chi cerca il dialogo con la Russia – Francia in testa – c’è chi – gli Usa - ha scelto il muro contro muro e difficilmente abbandone- rà tale strategia. Questione di opposte visioni del mondo e, principalmente, di opposti inte- ressi geopolitici. E chi spera che sarà più facile trattare con il neo- presidente è un illuso. Medve- dev è la protesi di Putin e come tale agirà. La politica di potenza inaugurata dallo zar andrà avan- ti e il ricatto energetico resterà un’arma valida per la realizza- zione del progetto. Che Russia eredita Medvedev? Una Russia tornata protagonista della politica internazionale, capace di “bracci di ferro” in grado di gettare il mondo nella tensione come ai vecchi tempi. Una Russia dall’economia stabi- le (anche se dall’inflazione indo- mabile), i cui salari sono quadru- plicati e in cui il consenso per Putin si riverbererà sul suo figlioccio. Ma anche la Russia delle morti misteriose, la Russia in preda a diversi sommovimenti che ine- vitabilmente ne turberanno il percorso. E allora: quali soluzioni per le

tensioni che percorrono il Cau- caso dove la guerra cecena da Grozny si sta spostando verso Daghestan e Inguscezia? Il terrorismo islamista tornerà a colpire il centro della federazio- ne come è avvenuto tra la fine degli anni novanta del secolo scorso e l’inizio del nuovo mil- lennio? L’Europa ed il mondo attendono le risposte di Medvedev che, se vorrà darne di efficienti dovrà riprendere il dialogo anche con gli Stati Uniti (specie per quel che riguarda l’azione contro il terrorismo). Intanto mentre i leader mondiali si esprimono tra felicitazioni e riserve, cresce la tensione inter- na che coinvolge anche parte del ondo della cultura. Nella centra- le piazza moscovita Turghiene- vskaia, l’opposizione di “Altra Russia” dell’ex campione di scacchi Garry Kasparov ha indetto un meeting non autoriz- zato in protesta contro quella che definisce la “farsa” delle elezio- ni presidenziali. Una manifesta- zione pacifica di dissenso, che visto la polizia effettuare alcune

cariche contro i dimostranti fermi e inermi, trascinando a braccia con brutalità, alcuni di loro poi chiusi in camioncini e – pare – sottoposti a varie sevizie. In questo clima, che di “post comunista” ha davvero poco, si chiude il mandato di Putin e si apre quello di Medvedev. Un cambio che non cambia nulla al

  • di fuori della faccia.

Francesco di Rosa

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LA PIAZZA D’ITALIA - APPROFONDIMENTI

Musica: la psicologa, Madonna esempio di come affrontare attacchi panico

Roma, 12 mar. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Persino Madonna ha prova- to terrore, paura di impazzire o morire, tutto questo accompagnato da tachi- cardia, palpitazioni, tremori, sensazione di soffocamento, nausea e altri sinto- mi ancora. E' l'attacco di panico, che sembra un incubo anche se dura pochi minuti, un breve momento che basta per imprimere nella nostra mente il ricor- do di un evento cosi' negativo. "Ma l'artista, secondo quanto ha rivelato, affron- ta il suo attacco di panico facendo le due cose piu' corrette: respirando e non permettendo alla mente di costruire pensieri allarmanti, ma rassicuranti. Qualcosa del tipo: e' un malessere passeggero, ora passa"

Cinema: Clooney e Pitt donano 500mila dollari per il Darfur

Los Angeles, 14 mar. - (Adnkronos/Dpa) - George Clooney, Brad Pitt, Matt Damon e Don Cheadle per il Darfur. "Not on our watch", la fondazione da loro creata, ha donato 500mila dollari al Programma alimentare mondiale (Pam) delle Nazioni Unite per sostenere l'assistenza alimentare nella regione del Sudan occidentale. "Abbiamo bisogno di ulteriori e immediati aiuti altrimenti la regione rimarra' paralizzata", ha affermato Clooney in un comunicato.

Cinema: morto regista Minghella, vinse oscar con 'Il paziente inglese'

Londra, 18 mar. (Adnkronos/Dpa) - Il regista e attore Anthony Minghella e' morto all'eta' di 54 anni, secondo quanto annunciato dal suo agente. Nel 1997 Minghella vinse l'Oscar per il film 'Il Paziente Inglese", tratto dal romanzo di Michael Ondaatje. Minghella era nato il 6 gennaio 1954 a Ryde, in Gran Bretagna: suo padre era un italo-scozzese la cui famiglia proveniva da un pic- colo villaggio del Lazio mentre la madre era originaria di Leeds. Tra gli altri suoi film di successo, "Ritorno a Cold Mountain" e "Il talento di Mr. Ripley".

Meno gossip e più politica seria: glielo chiede il popolo

Sarko, uomo avvisato ...

Correggerà il tiro, per sem- brare meno il protagonista di una soap opera e più il Presidente di una grande nazione. La batosta elettorale alle amministrative sarà di grande insegnamento per Nicolas Sarkozy: l’affetto dei francesi verso l’uomo nuovo della repubblica è crollato negli ultimi mesi e la riprova è arrivata con il sorpasso del Partito Socialista sull’Ump in molti comuni considerati roc- caforti golliste. Importanti città come Amiens, Caen, Reims, Metz, Saint- Etienne e Perigueux sono passate alla sinistra, mentre il

partito del presidente non è riuscito ad espugnare Angers. Un voto viziato molto dall’a- stensionismo che ha fatto registrare picchi del 35%, ma comunque un campanello d’allarme importante per Sarko, negli ultimi tempi più personaggio del gossip che della politica. Forse proprio questo ai fran- cesi non è andato giù: essere messi in secondo piano da un presidente proprio da loro fortemente voluto e votato. Era iniziato tutto già prima dell’insediamento all’Eliseo, quando la vita sentimentale del futuro presidente aveva

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prevaricato su quella istituzio- nale: un legame strano con una moglie presa, poi lascia- ta, poi di nuovo ripresa. Una famiglia molto allargata quel- la di Nicolas e Cecilia:

entrambi con due matrimoni falliti alle spalle, due figli cia- scuno avuti dalle precedenti unioni, uno dopo la consacra- zione della loro storia d’amo- re nata, secondo i gossip più informati, proprio come la trama di una grande soap americana. Sarkozy che si invaghisce di Cecilia mentre, da sindaco, la unisce in matri- monio al primo marito, lei che ricambia, l’emergere di una storia clandestina che culmina poi con un matrimo- nio e un figlio. Nicolas e Cecilia sono i Kennedy della Francia: giova- ni, sportivi e alla moda, pia- cevoli e determinati. Lui è un abile politico, in pochi mesi si impone come ministro degli interni, non piace molto a Chirac proprio perché sembra incontrollabile e per questo il vecchio presidente minaccia addirittura di ricandidarsi pur di opporsi alla scalata del gio- vane verso l’Eliseo. Nicolas, che in Francia dicono abbia ottime doti da imboni- tore, alla fine gli fa cambiare

idea, ne ottiene l’appoggio e sbaraglia persino la concor- renza di una donna, Segolene Royal, bella, giovane, anche lei fortemente voluta dagli elettori alla guida dei sociali- sti, meno dall’establishment del partito. Quando si insedia il nuovo presidente – il primo in Francia ad essere nato dopo la seconda guerra mondiale - rompe subito il protocollo con un bacio in pubblico, tut- t’altro che formale, alla sua bella moglie e con l’ingresso nelle stanze dell’Eliseo insie- me alla sua famiglia allargata. Un presidente che da subito sembra andare dritto per la sua strada senza farsi troppi problemi di protocollo, dimo- strando una certa originalità politica: manda la moglie – priva di qualsiasi carica istitu- zionale - in Libia a riprendere le infermiere bulgare tenute in prigione da sette anni, bac- chetta apertamente le scelte economiche di Bruxelles, apre il governo ad alte perso- nalità dell’area socialista affi- dando loro ministeri o missio- ni internazionali. Non solo: non manca di farsi vedere spesso dai suoi cittadi- ni con apparizioni in tv finen- do per essere anche ribattez-

zato da amici e avversari “Supersarko”, per via della sua iperattività. Fino a quando il gossip non prende il sopravvento e di Sarkozy si inizia a parlare più per le sue beghe sentimentali che per la sua carica presi- denziale. Fatale è il divorzio da Cecilia, con strascichi polemici, dichiarazioni al vetriolo, libri biografici pieni zeppi di rive- lazioni velenose e l’arrivo nelle stanze dell’Eliseo di una nuova e conturbante fiamma:

la modella italiana Carla Bruni. E’ qui che il gossip si scatena, le foto istituzionali sui giorna- li lasciano il posto alle papa- razzate e il presidente inizia ad apparire agli occhi dei suoi elettori un po’ troppo con la testa tra le nuvole. Quale migliore strumento per chiedere maggior rigore al garçon se non il voto? “I francesi hanno senza dub- bio dato un voto sanzione – spiega Elle Cohen, uno dei più noti economisti francesi - non solo perché la sinistra ha conquistato tante città e can- toni, ma anche perché l’elet- torato di destra non si è mobi- litato in quanto è scontento dell’azione governativa”.

Una delusione, secondo Cohen, dovuta anche dalle mancate promesse di Nicolas Sarkozy in campo economi- co: “Aveva assicurato che avrebbe cambiato tutto e in particolare migliorato il pote- re d’acquisto. Ad oggi non sembra ancora averlo fatto”. Si sarebbe insomma rotto l’in- cantesimo con gli elettori che ora “non credono più alla sua magia”. Cosa fare adesso? Innanzitutto essere più istitu- zionale e meno scandalistico, dicono i giornali francesi. Poi dare prova di grande inventi- vità sul fronte dell’economia visto che anche la Francia risente della difficile situazio- ne internazionale. Ma non solo: Sarkozy dovrà ricostruire la sua immagine di vincente, quella che lo aveva lanciato a maggio di un anno fa verso la vittoria. Ma stavol- ta dovrà farlo in modo più discreto, lasciando anche più margini di manovra al gover- no, evitando gli eccessi che ai francesi proprio non piaccio- no. Le urne non mentono. Difficile ma non impossibile per uno come Sarkozy, più volte dato per spacciato e più volte risorto.

Luca Moriconi

Tim Burton

Illuminerò il tuo cammino nelle tenebre

Al contrario del resto dei registi hollywoodiani, Tim

Burton, è uno che è riuscito a crearsi una nicchia tutta sua, fatta di parabole gentili e malinconiche, di universi personalissimi e visionari, con uno stile sofisticato e inconfondibile, contaminato dalle atmosfere espressioni- ste dei classici dell’horror del passato. Anche noi facciamo parte di quel microcosmo solo all’apparenza così minaccioso. Ne facciamo parte nel momento in cui sentiamo che le parole dei personaggi che animano i suoi film sono le stesse che sentiamo noi nel momento di massima solitudine e di estrema incomprensione. Il senso di incompiutezza di

Edward mani di forbice

quando ripete «Non mi ha finito» e quella promessa nuziale che non rimane pro- prio in mente di fronte alla sposa umana (e non cadave- re) sono momenti che uni- versalmente attraversiamo tutti: il lutto e la perdita della persona che più ami e che interrompe bruscamente un cammino fatto assieme, e poi quel senso di incomunicabili- tà del sentimento umano di fronte a chi sai che presto o tardi andrà via. Sfugge tutto. Il cinema di questo autore racconta un mondo interiore che si fa esteriore, un mondo “introverso”, nel quale lui stesso si rifugiava da bambi-

no asociale quale era. La peculiarità del suo modo di fare cinema sta nel fatto che per quanto uno spettato- re possa sentirsi lontano dal suo linguaggio cinematogra- fico, inevitabilmente gli acca- drà di ritrovarsi in uno dei suoi personaggi. Questo è ciò che lui vuole fare, partire dalla diversità per renderci tutti uguali, rac- contando storie che sono al servizio di un unico senti- mento: l’amore vero. Burton ama e rispetta tutti, i vivi e i morti, i mostri e i normali. Sposa il bianco e il nero (colori che ama moltissimo) con delle imponenti sceno- grafie di stampo espressioni- sta e miscela il tutto con delle partiture musicali da Oscar. Il prodotto è un cine- ma profondo e profonda- mente personale, per animi sensibili e romantici, immer- so in un’atmosfera favolisti- ca. Nato a Burbank, California nel 1958 e cresciuto al bloc- co 2000 di Evergreen Street, guarda caso proprio vicino al Valhalla Cemetary, figlio di un impiegato al Burbank Parks e di una commessa in un piccolo negozio di artico- li da regalo, Tim passa la sua infanzia recluso in casa, appassionandosi ai cartoni animati e ai vecchi film del- l’orrore, soprattutto quelli interpretati da Vincent Price. Dopo aver studiato alla

Providencia Elementary School della sua città, si diverte, negli anni liceali, a

girare cortometraggi con la sua Super8 e, grazie a una borsa di studio, frequenta il corso di animazione presso il California Institute of the Arts dal 1979 al 1980, venendo poi assunto come animatore alla Disney. Disegnatore di

Red e Toby nemici-amici (1981) e della pellicola fanta- scientifica Tron (1982), sarà

rimosso dall’incarico di ani- matore nel momento in cui firmerà i sei minuti animati in bianco e nero del gotico Vincent, omaggio al suo atto- re preferito il già menzionato Price, troppo personali per il conformismo imperante all’insegna dei buoni senti- menti e delle manfrine della Disney. Dopo aver rifiutato molte proposte, decise di creare qualcosa di originale e di unico. Nasce così

Bettlejuice – Spiritello porcel-

lo (1988), con Michael Keaton come interprete prin- cipale che divise il set con Alec Baldwain, Geena Davis e Wynona Rider. Film che consolida la fama di Burton a Hollywood. Grande amico e spesso colla- boratore del compositore Danny Elfman (autore delle colonne sonore di quasi tutti i suoi film), accetta l’idea di portare sullo schermo il film di Barman che firma nel 1989. Keaton presta il volto

all’uomo pipistrello, mentre il diabolico jack Nicholson offre il suo ghigno malefico al Joker; oggetto del conten-

dere sarà non solo una dark Gotham City, ma anche il cuore della bella di turno, Kim Basinger. Il film è cam- pione di incassi al box office e Burton viene riconfermato per il sequel del film Batman –

il

ritorno .

Il vero capolavoro, quello che entrerà di diritto nella storia del cinema è però trat-

to da un suo libro, “Morte malinconica del bambino ostrica e altri racconti”, e si tratta del commovente

Edward mani di forbici

(1990), dove scopriamo l’out- sider Johnny Deep nelle vesti di una creatura costruita da un vecchio scienziato che però muore prima di dargli le mani, lasciandolo con dieci forbici al posto delle dita. Nel momento in cui la crea- tura verrà adottata da una famiglia locale e cercherà di inserirsi nel mondo dei “nor- mali” emergerà la crudeltà dell’uomo che spingerà alla fuga il “manidiforbice”. Una favola che mise in luce il talento grafico di Burton, quel misto di tenerezza e assurdità che resero il suo cinema universalmente poe- tico. Mentre lavorava alla realizza- zione di un documentario sul suo adorato Vincent Price l’attore muore e per reagire

al dolore si immerge nel lavoro e nel 1993 sforna un piccolo gioiello dell’anima- zione stop-motion: Tim Burton’s the Nightmare befo-

re christmas. Nel 1994 dirige Johnny Deep (con il quale stringerà una grandissima amicizia e un proficuo sodalizio artistico) nella biografia di colui che è reputato il peggior regista della storia del cinema, Ed Wood, mentre due anni dopo firma la commedia fanta- scientifica Mars Attacks! Nel 1997 è membro della giuria del Festival di Cannes e rende omaggio a Roger Corman, mario Bava e Price firmando Il mistero di Sleepy Hollow (1999), stregonesca storia del cavaliere senza testa. Dopo decide di affron- tare il remake di un classico della fantascienza Il pianeta delle scimmie (2001), sul cui set conoscerà la sua nuova compagna, la lugubre attrice inglese Helena Bonham Carter, che sarà presente anche in altre sue pellicole: il fiabesco Big Fish (2003), Charlie e la fabbrica di cioc- colato (2005, remake di Willy Wonka e la fabbrica di cioc- colato) e doppierà il gotico lungometraggio animato La sposa cadavere (2005),: la grazia, il malinconico amore, la voglia di amare che emer- gono dal film traspaiono puri e immacolati, nonostante la storia racconti il rapporto

impossibile fra una morta e un vivente, tanto è vero che sarà nominato all’Oscar come miglior film animato dell’anno. La sua ultima fatica è Sweeney Todd (2007), musi- cal grottesco su un barbiere assassino bissando nel cast i suoi due più grandi amori già presenti in La sposa cadave- re: Depp e Helena. A questo punto, nonostante la giovane età, il Festival di Venezia gli rende omaggio conferendo- gli il Leone d’Oro alla carrie- ra che lo incastonerà fra i miti del cinema. Il suo cine- ma è sempre stato al centro dell’attenzione di critici e pubblico facendolo emergere come un’icona del cinema dark alternativo, fatato e visionario. Un poeta malin- conico e struggente che ha cantato e ha dato voce al bisogno di amore di esclusi e incompresi con impareggia- bile dolcezza. È come se con ogni suoi film, questo tene- broso punk geniale prendes- se la mano dello spettatore e rinnovasse una promessa che suona grossomodo così: «Con questa mano dissipo i tuoi affanni. Il tuo calice non sarà mai vuoto, perché io sarò il tuo vino. Con questa candela illuminerò il tuo cammino nelle tenebre. Con questo anello ti chiedo di essere mio». A noi la scelta se dire sì.

Raffaella Borgese

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1-15/16-31 marzo 2008

LA PIAZZA D’ITALIA - ATTUALITA

Cinema: oscar, Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo vincono per scenografie di “Sweeney Todd”

Roma, 25 feb. - (Adnkronos/Cinematografo.it) - “Grazie grazie all’Academy”, dicono Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, molto emo- zionati. Premiati con l’Oscar per le scenografie di Sweeney Todd, dedicano il riconoscimento a Tim Burton e Johnny Depp. È il loro secondo Oscar dopo quello ottenuto nel 2005 per The Aviator.

Cinema: oscar, “il falsario” vince come miglior film straniero

Roma, 25 feb. (Adnkronos/Cinematografo.it)- “Il falsario’’ miglior film stra- niero. È la prima volta che l’Austria vince un Oscar. Il regista Ruzowitzky ha ringraziato la famiglia. Il film ha avuto la meglio sul russo 12, sull’israeliano “Beaufort’’, sul polacco “Katyn’’ e sul kazakho “Mongol’’.

Cinema: oscar, trionfano i fratelli Coen con “non è un paese per vecchi”

Roma, 25 feb. (Adnkronos/Cinematografo.it) - Miglior film e regia: Joel ed Ethan Coen con “Non e’ un paese per vecchi’’ sono i trionfatori dell’80° edizione degli Academy Awards, dopo le altre due statuette vinte per la miglior sceneggiatura non originale e il miglior attore non protagonista (Javier Bardem). “Non abbiamo molto da aggiungere a quanto detto prima. Grazie. Facciamo film da quando ave- vamo 12 anni. Troppe sono le persone da ringraziare. Su tutte però, voi che con- tinuate a seguirci e a permetterci di giocare col nostro castello di sabbia”.

Cibi di qualità e sport entrano nei fast food

Una piccola rivoluzione alimentare

Era il 1985 quando in Italia il primo ristorante di McDonald’s ha aperto i bat- tenti e d’allora qualcosa è cambiato e sta ancora cam- biando. L’immagine che evocavano i fast e food era quella di un cibo consumato fugacemente e non certo di alta qualità. I tempi sono mutati e con essi le richieste dei clienti sono evolute. Se è vero che i “piat- ti pronti” sono sempre più acquistati è vero anche che la domanda di un cibo sano è sempre in crescita. Così la più grande catena di fast food ha deciso di cambiare strada, coniugare le due esi- genze e dirigersi verso un retyling (interno ed esterno), adeguandosi così ai tempi attuali. Una sorta di muta- mento. Cercando di rompere i vecchi schemi e agganciarsi sempre di più al tema benes- sere. La qualità e la sicurezza ali- mentare sono temi al centro dell’attenzione e delle preoc- cupazioni di autorità, associa- zioni, media e soprattutto dei consumatori. In particolare è crescente la richiesta di garanzie sulla tracciabilità degli alimenti, sulla qualità delle materie prime e sulla sicurezza nei processi di tra- sformazione e lavorazione del cibo. A queste esigenze McDonald’s sembra rispon- dere con l’adozione di regole

che debbono essere rispetta- te lungo tutta la filiera ali- mentare, dalla selezione delle materie prime fino ai prodot- ti serviti nei ristoranti. Proprio perché la qualità degli ali- menti è imprescindibile dalla qualità degli ingredienti di base, viene da sé che la scel- ta e la gestione dei fornitori, nonché la loro capacità di rispondere ai severi standard richiesti, diventano fattori discriminanti in quanto fon- damentali. E’ curioso come la lista dei fornitori, di questo colosso americano in Italia, sia com- posta per l’80% da aziende nostrane, come se si volesse confermare e sottolineare la tendenza a scegliere proprio i nostri marchi. Un modo forse per avvicinarsi di più ai con- sumatori del bel Paese. Come ad esempio Amadori per il pollo, Bindi per le torte, Birra Peroni appunto per la birra; mentre Caffè Ottolina fornisce il caffè, Cimbali correda i ristoranti delle relative macchine da caffè, East Balt Italia riforni- sce la catena del pane e Panealba si occupa di riempi- re le dispense di MC Donald’s di grissini. E poi ancora Inalca fornisce la carne bovina, mentre Montana provvede per il pro- sciutto e così via. Ovviamente ci deve essere un raccordo tra la sala risto-

rante e le cucine affinché questo discorso sul cambia- mento sia attendibile, in quanto constatabile. Così le Cucine sono Aperte, nel senso che non esistono bar- riere che impediscano al cliente di sbirciare nel locale dove si preparano gli alimen- ti (open kitchen), ciò permet- te al consumatore di poter osservare la qualità del cibo, e aggiungerei l’igiene e la pulizia dell’ambiente…; ma Cucine Aperte è inteso anche nel senso che se un consu- matore avesse il desiderio di fare un “tour” all’interno delle cucine dei ristoranti McDonald’s- per constatare appunto come si conservano i cibi, come si organizza un magazzino, quali sono le regole di igiene fondamentali per una cucina - può con- cordare un appuntamento semplicemente contattando il direttore del ristorante. Così si potrà guardare attentamen- te come si farciscono i pani- ni oppure come si arricchi- scono le insalate…Si potrà partecipare anche alla fase d’immagazzinaggio ed assi- stere alla suddivisione dei prodotti nelle diverse catego- rie: come ad esempio i pro- dotti surgelati (hamburger, cotolette, bocconcini di pollo, patate, filetti di pesce, ecc.) vengono conservati in celle ad una temperatura tra - 18°/-23°C; mentre i prodotti

come formaggio e insalata sono mantenuti in celle frigo- rifere ad una temperatura tra +1°/4°C; ed in fine i prodotti come ketchup, senape e cetrioli sono conservati ad una temperatura tra

+5°/25°C.

Rimaniamo sulle note del rapporto “cibo – qualità –stile di vita” di MC (come viene chiamato comunemente nel linguaggio dei giovani). L’alimentazione è agganciata all’elemento salute. Non sono scindibili i due temi. Nel 2005 l’azienda ha avviato una cam- pagna mondiale di sensibiliz- zazione basata sulla promo- zione di uno stile di vita atti- vo e bilanciato con l’obiettivo di informare i consumatori sull’importanza di porre una sempre maggiore attenzione all’equilibrio alimentare e all’attività fisica. Dal 2006 il colosso americano cerca di informare i suoi clienti sui valori nutrizionali dei propri prodotti affinché i clienti pos- sano seguire un’alimentazio- ne equilibrata e consapevole; cercando di rendere fruibili queste informazioni a tutti i consumatori attraverso la dif- fusione su mezzi abitualmen- te consultati dai clienti nei fast food, come le confezio- ni dei prodotti, ma anche riportare queste notizie sul retro delle tovagliette e sui leaflet che si trovano all’inter- no dei ristoranti e sul sito

web. Le informazioni si riferi- scono ai cinque elementi che

i nutrizionisti hanno giudica- to più rilevanti per i consu- matori ovvero le calorie, le proteine, i grassi, i carboidra-

ti e il sale. L’alimentazione deve essere accoppiata necessariamente all’attività fisica, quindi uno stile di vita attivo, considerato un ele- mento universalmente rico- nosciuto. A partire dal gen- naio 2007 McDonald’s ha investito in un nuovo proget- to rivolto al mondo del run- ning non competitivo . Ovvero cercare di far avvici- nare i suoi consumatori alla corsa amatoriale, praticabile da giovani e famiglie. Il mondo della corsa in Italia rappresenta uno stile di vita a cui si stanno accostando sem- pre più persone, conquistate dalla semplicità di questo sport che si può praticare a costo zero; la corsa attual- mente conta la partecipazio- ne di 28.000 persone, fra uomini e donne con un’età media fra i 30 e 40 anni. Il fenomeno sembra essere in forte crescita. Soprattutto vista l’attività di risparmio che le famiglie italiane sono costrette ad adottare. Le maratone competitive vengo- no sempre più affiancate dalle family run , ovvero corse non agonistiche di 4/10 km che vedono una parteci- pazione media di 5/8.000

persone ad evento.

Anche le location della cate- na sono in fase di rinnovo. Infatti il remodelling dei risto- ranti McDonald’s è un pro- getto articolato su scala inter- nazionale. Il primo esempio

  • di questa nuova tendenza è

stato il ristorante di Chicago, seguito da quello del quartie- re parigino della Défense. Il concept è arredamento contemporaneo, minimalista ma caldo e accogliente con sale realizzate con cura, arre- date con materiali naturali, giocati su diverse tonalità di colori morbidi e rilassanti. Questo mutamento, che abbraccia vari settori, che i fast food hanno avviato, non è un’operazione semplice. Un passaggio arduo se si pensa che l’immaginario col- lettivo ha ancorato questi ristoranti a determinate icone non certo positive. Un lavoro costante da parte del colosso americano e constatabile da parte dei consumatori rende sicuramente apprezzabile il desiderio di cambiamento; forse questa politica di pro- paganda di utilizzare il bino- mio cibo di qualità e attività sportiva è sicuramente un appeal per il cliente moderno che oltre a degustare gli ali- menti, vuole rimanere in forma. E ancora una volta la parola chiave è benessere.

Alice Lupi

Primavera-estate 2008

AltaRoma

Con l’incontro e saluto della Stampa accreditata si sono svolte (Dal 27 al 31 gennaio), per la maggior parte nella prestigiosa sede dell’Auditorium,le sfilate Alta

Moda Primavera Estate 2008. Tra i ‘big’, primi a sfilare in passerella, gli stilisti Fausto Sarli e Guillermo Mariotto, quest’ultimo per la maison Gattinoni che ha riservato non poche sorprese. Giullermo Mariotto, infatti, si è ispirato al disastro ecologi- co provocato dall’immondi- zia in Campania per gli abiti ‘spazzatura’ presentando gonne gonfiate con centinaia

  • di stracci e sacchi di plastica

ecosostenibili, biodegradabi-

  • li e riciclabili, ma non solo: il bio vestito da sposa in oro

antico in fibra di mais!

  • Li accompagnano gioielli (di

una principessa romana) fatti

  • di bacche di carrubo e borse

ecologiche: -addirittura zuc- che!- pioggia di coriandoli neri sul pubblico da stadio… Una fanciulla, adorna solo di un preziosissimo collier di diamanti fa da sfondo alla sfilata dello storico coutou- rier Fausto Sarli, napoletano. La sua collezione, ispirata al Rinascimento, è ricca di nodi, cappe, fiocchi sui

soprabiti e persino sugli abiti da sposa -questi ultimi già prenotatissimi!- come pure un abito da sera rinascimen- tale impreziosito da 400 perle. Per i capi da giorno, molti viola, ametista, malachite, topazio: colori vedette per la prossima primavera-estate. ‘Etnica Fashion’ al Tempio di Adriano nella seconda gior- nata, è subito seguito dalla geniale Marella Ferrera, cata- nese, che presto aprirà il suo atelier all’interno del museo del Principe Biscardi a Catania. Marella Ferrera nelle sue

creazioni –tutti pezzi unici- immagina un viaggio epoca-

le sulle orme di Goethe di 250 anni fa, attraverso le terre della sua Sicilia. Tessuti

leggerissimi beige/ecru e rosati, corpetti brevi molto

ricamati, con coralli e pietre dure, stelle in oro zecchino del 700 e qualche spruzzo di nero e verde e, sempre, par- rucche bianche alte a ricor- dare, trasferite ai giorni nostri, ombre del passato che scivolano leggere sulla mtiica passerella. Grimaldi e Giardina, tra luminarie e musiche stile paesano hanno festeggiato,

nel complesso monumentale di S. Stefano i loro 10 anni di attività di stilisti presentando 33 abiti in un crescendo festoso e mistico insieme. La russa Plastinina quindi- cenne, la più giovane baby stilista del mondo (premiata per l’occasione da Maria Pia Garavaglia) realizza una moda per teenagers con divertenti shorts tempestati di pailletes, tute in organza trasparente e per le occasio- ni importanti un’insieme di organze e merletti e nuvole rosa. ‘Versi di stoffa’ da Susanna Liso, per le fans della lettera- tura: pailleurs rigorosi e abiti sirena per la donna latina di Alberto Annibali. ‘Futuro Remoto’ da Gianni De Benedetti, su quattro modelle mutanti. Oro argento e ricami da Alberto Consiglio, molto rosso e fucsia da Gianni Calignano, abiti floreali per ‘Beach Couture’. L’olandese Addy Von Kromacher ama la seduzione ispirandosi alle dive anni ’50 fino agli ’80, nelle tonalità rosa, giallo e pastello. Un omaggio all’arte della pittura quello del libanese Ahbed Marfouz, nei colori pistac-

chio e giallo, per creazioni effetto ‘petalo’ e ‘splash’. Lusso sfrenato nella collezio- ne di Lorenzo Riva che si è ispirato a Maria Antonietta del film di Sofia Coppola, trasferendo colori e atmosfe- re della Corte di Versailles al guardaroba di una signora chic e moderna nelle tinte rosa, celeste, violetto. Applauditissima la milanese Lella Curiel, sempre accom- pagnata dalla figlia Gigliola, creatrice quest’ultima dei bijoux folk, dei gioielli etnici, dei vistosi collier giro collo, coloratissimi in pietre dure, che accompagnano tutta la collezione ispirata ai colori della pittrice Frida Kahlo. Le acconciature, per la pri- mavera estate, prevedono capelli raccolti sulla nuca intrecciati a nastri, rafia, fiori e nascosti da ampi sombre- ros latinoamericani. Avvolgenti scialli frangiati. I famosi ‘curiellini’ adorati dalle signore milanesi sono irrorati di tinte calde: sciarpe ovunque per i bellissimi abiti da sera arancio, fucsia, tur- chese, dai corpini molto minimali e molto ricamati. Divertente una serie di abiti folk per le giovanissime, in contrasto con i completi pan-

taloni molto chic accompa- gnati da cinture multicolori. La libanese Elia Kahalan vuole rappresentare la libe- razione della donna araba; Tony Ward, anch’egli libane- se, mervaiglia con i suoi abiti in plastica tagliata al laser. Edward Arsouni, con i suoi disegni floreali e animali rievoca la misteriosa atemo- sfera della foresta amazzoni- ca. L’ormai storico coutourier Renato Balestra si ispira per i suoi 80 capi (sfilati dinanzi ad un ragguardevole stuolo di principesse arabe) alla calla e al mare. Si sono viti scorrere abiti fluidi e leggeri anni ’50, corpetti che gron- dano di coralli di tutti i mari, turchesi, perle, cristalli, com- pleti blu e oro per crociere di lusso, abiti sirena BluBalestra e per lui pantalo- ni ampi e reverse d’oro. Migliaia di piccoli volants avvolgono la sposa con fior- dalisi BluBalestra in vita! Bene i giovani: Carlo Contrada, Alessandro Benedetti, Paolo Errico, Jazz Couture. Non ha dimenticato la tradi- zione del suo paese la russa Julia Yanina, nemmeno per la sposa coperta solo di

pizzi. Divertenti i particolari di moda di Walter Albino:

guanti, fiocchi, cinture molto giovanili. Il mondo della storia dell’ar- te ha ispirato Camillo Bona per i suoi abiti lievi come una piuma e morbidissimi in rafia nelle tinte pastello; tante velature soft, pantaloni svasati anni ’30, tutto realiz- zato con la sua tradizione tecnica sartoriale. In questa edizione primavera estate 2008 hanno sfilato gli stilisti tra i quali maison sto- riche: 10 gli stranieri, 17 i nuovi atelier in un susseguir- si di creazioni in voile, tulle, satin, rafia e ricami, trine, merletti, parrucche altissime, bellissimi completi blu e oro per crociere di lusso e persi- no incredibili abiti ‘spazzatu- ra’ in concomitanza con i tempi… per serate estive, scolli vertiginosi e molti colori per il femminile all’Alta Moda Primavera Estate 2008. Chissà, come si sussurra, se la prossima manifestazione

avrà un ritorno di una sorta

  • di ‘Donna sotto le stelle’ di

tanto ambita memoria?

Anna Maria Vandoni