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Sintesi

de la

FILOSOFIA DELLA LIBERTA


di Rudolf steiner

LUOMO E VERAMENTE LIBERO ?

SUDDIVISO IN DUE SEZIONI:

1- LA FORZA DEL PENSIERO; 2- IL PROBLEMA DELLA LIBERTA

( Studio effettuato da

Bellucci Tiziano)

Dedicato alla mia Volont

SOMMARIO

Pag.3: Pag. 4: Pag. 5: Pag. 6: Pag. 7: Pag. 8: Pag. 9: Pag.10: Pag.11: -

INTRODUZIONE- Luomo libero o schiavo di s stesso? - Non conoscenza e conoscenza dei motivi che inducono allagire - Spinoza: la pietra cosciente Monismo e dualismo. PARTE PRIMA: LA FORZA DEL PENSIERO: esso unentit spirituale della terza Gerarchia (mondo astrale)che si manifesta tramite lorganizzazione umana. - differenza fra pensare e sentire. IL MONDO FISICO: LA GRANDE ILLUSIONE; - il cervello e il pensiero; - lo specchio riflettente nel sistema neurosensoriale. Il pensiero (astrale) dona alluomo coscienza di s: il cervello genera lautocoscienza; - I TRE MOMENTI DELLA CONOSCENZA: percezione,pensiero e concetto; - la Missione della conoscenza umana. La Percezione e lOsservazione; Come agisce il pensiero; - lEssere del pensiero e luomo. IMPOSSIBILITA DI OSSERVARE IL PENSIERO: - differenza fra Concetto e Rappresentazione. Il Concetto Individualizzato; - I CONCETTI SONO NELLE COSE; - Gli Animali e i Concetti; - Luniversalit del pensare. Il Pensiero: il Dio Demiurgo nelluomo; - LUno e il Molteplice; Percezione fisica e Percezione Spirituale.

Pag.12: - PARTE SECONDA: IL PROBLEMA DELLA LIBERTA; - il Motivo e limpulso; -le 3 mete Morali. Pag.13: - Lindividualismo Etico; - il problema dellAnarchia,del Male e del Delinquere; - il mondo dello spirito la patria dellio umano; - la convivenza fra gli uomini. Pag.14: - Gli spiriti liberi; - le cause e gli effetti capovolti. Pag.15: - Le giuste Azioni. Pag.16: - La Legge Morale universale; - il mondo spirituale e luomo; - il Bene e il Male; - il piacere e il desiderio; Pag.17: - la Libert e il senso della vita. Pag.18: - Riassunto: CONCLUSIONE PRATICA. Pag.19: - Luomo lultimo che pu determinare lazione nel mondo fisico. Pag. 20: - Il Pensare Libero Pag.21: - CONSIDERAZIONI FINALI mie SULLA LIBERTA ; - lidentificarsi con il piano divino: - luomo e il pensiero hanno la stessa natura; - Io divento la Legge. Pag.22: - Luomo il motivo di Dio e Dio il motivo delluomo; - riconoscere s stessi come una parte dei motivi delle leggi universali. Pag.23: - Essere collaboratori di Dio - lAmore per lazione. Pag.24. - Appendice: Le Gerarchie spirituali e il problema della libert. Pag.25: - Ipotetica risposta dellAngelo al problema della libert delluomo.

INTRODUZIONE

Luomo nel suo pensare e agire libero, oppure schiavo degli stimoli impostigli dal mondo esterno e prigioniero degli istinti insiti nella sua organizzazione animale e sentimentale? Vi sono generalmente tre tipi di motivi che determinano lagire umano: 1- impulsi organici naturali: fame,sonno,sete,sesso,ecc; 2- impulsi razionali e abiti mentali dati dalla comunit; 3- impulsi dati dal carattere e dal sentimento: simpatia e antipatia.

Nel compiere unazione ci si pu trovare in due ben distinte condizioni:


1- aver coscienza di stare compiendo unazione senza essere a conoscenza che vi sono delle

cause esterne o interne che lhanno determinata: ( ad.es. credersi libero di poter scegliere di
mangiare, di poter bere, appaiono come un obblighi coercitivi dettati da necessit organiche)

2- essere coscienti dellazione e conoscere le cause che determinano l azione. (valutare


razionalmente di intraprendere lopposto di ci che il sentimento,listinto e la moralit generale comanda)

Quindi 1=coscienza; 2=autocoscienza.(2 volte coscienti) Si pu anche dire che vi sono uomini che non conoscono e uomini che agiscono in base alla conoscenza. Unazione libera solo se lautore cosciente dei motivi che lo inducono a compierla. Esempio di Spinoza: una pietra lanciata da una causa esterna,se allimprovviso divenisse cosciente di s si illuderebbe di essere lei stessa la causa del suo moto: allo stesso modo luomo,pur essendo mosso da cause esterne a lui,si crede di essere lartefice delle sue azioni,dei suoi moti. A ci bisogna invece rispondere che se la pietra fosse cosciente di s,non solo farebbe il pensiero sovracitato, ma sarebbe anche in grado di cambiare a sua volont la direzione del suo moto.

LE DUE PRINCIPALI CONCEZIONI FILOSOFICHE

1-monismo: il sensibile e il sovrasensibile sono parte di un Uno indivisibile; pu degenerare in materialismo o spiritualismo; (detto anche panteismo al quale Steiner sembra appartenere) 2-dualismo: netta separazione fra il sensibile e sovrasensibile,con impossibilit di conciliazione fra i due: appare leterna e irrisolvibile lotta dei due cavalieri che combattono. Spirito e materia devono venire conciliati,come due realt dipendenti e interagenti luna sullaltra

PARTE PRIMA

LA FORZA DEL PENSIERO


Luomo pu scegliere un motivo fra tanti che lo spinga ad agire,grazie allattivit di pensiero. Questi determina lagire. Previa elaborazione,il pensare genera il volere. Solo gli istinti animali di conservazione e di procreazione non hanno in s formulazione di pensieri. Il pensiero una manifestazione particolare dello spirito. Il pensare deve essere inteso come unentit esterna,indipendente e in s conchiusa; si pu afferrarne lessenza solo se si prescinde da s stessi. Non si deve considerare il pensare come unattivit soggettiva,creata dalla stessa coscienza o tantomeno dal cervello: unessenza esterna sia al soggetto che alloggetto,trascendente. Il pensiero non una nostra produzione,ma una sostanza offertaci dallesterno (mondo spirituale: 3 gerarchia) quale campo ove,tramite esso,si pu generare con lazione intermedia dellIo,la conoscenza del mondo. Il pensiero quella cosa che mi d facolt di formarmi concetti: esso riesce a tirare i fili fra varie rappresentazioni,donate dalla percezione,per poi riunirle insieme in una idea globale. (concetto)

DIFFERENZA FRA PENSARE E SENTIRE Solo nel pensare io posso intervenire con la mia volont: solo se lo voglio,dopo aver osservato una cosa,posso decidere di collegarvi dei concetti o lasciar cadere in s la percezione. Nei sentimenti invece mi appare insita in essi stessi una volont: anche se non voglio provare gioia o dolore,essi si agitano in m come se mi obbligassero a sperimentarli. Di solito si pu essere indotti a credere che Il cuore crei i motivi dellagire: ma in realt anche i sentimenti devono passare attraverso la rappresentazione pensante,affidarsi ad una forma,per realizzarne poi un motivo: non possiamo amare o odiare qualcosa se non ne abbiamo ricevuto prima in noi unimmagine che lo identifichi. Il cuore pi che determinare i motivi,accoglie in s ci che il pensiero gli manda incontro: esso dapprima confronta la natura dellente che gli viene proposto,e se trova unaffinit fra ci che in lui e e quello che nelloggetto,lo riconosce per vero,ossia lo identifica come simile e comune alla sua essenza. Lamore,la compassione,la tenerezza,sono leggi che sono gi nel cuore: esso non ha bisogno di motivi per provare tali sentimenti: sono gi presenti. Tali motivi sono gi presupposti in lui. Il sentire opera da dentro verso di me; il pensare agisce sui processi fuori di m. Il pensare mi distacca dal mondo,oggettivandolo: una forza oggettiva; il sentire mette in relazione il mio mondo interiore con il mondo esteriore: una potenza soggettiva, individualizzante.
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Con il pensare conosco il mondo fuori di m; con il sentire conosco m stesso nel mio rapporto con il mondo. Il sentire fa sorgere in m la sensazione di uno speciale valore di m stesso. Esempio: 1- Pensare= io vedo la rosa: essa un oggetto fuori di me; 2- Sentire= la rosa bella: loggetto diventa parte di m. Nel pensare non si estrinseca alcuna relazione fra m e loggetto osservato; nel sentire sperimento con esso una partecipazione di simpatia o antipatia.

IL MONDO FISICO: LA GRANDE ILLUSIONE Gli oggetti,le cose del mondo,non hanno coscienza e autocoscienza di s; se io non le percepissi non vi sarebbe nulla e nessuno che darebbe un senso alla loro esistenza. Apparirebbe un mondo fatto di forme e di esseri che partecipano allevoluzione solo in modo passivo,lasciandosi guidare da leggi oggettive,senza partecipazione e apporto cosciente nel divenire di tale mondo. Riguardo lesistenza e la vera natura delle cose del mondo esterno,si pu affermare che in realt esse ci manifestano la nostra grande illusione: tali oggetti,cos come ci appaiono, hanno tale forma o sostanza solo secondo la nostra percezione dei nostri sensi; noi li vediamo,li sentiamo e li tocchiamo per ci che i sensi ci dicono,ma in verit essi sono un qualcosa che dallesterno ci stimola,ci attiva il pensare: noi non vediamo la vera natura del mondo esterno,ma ci che ci appare attraverso i nostri sensi. Non detto il mondo sia veramente come ci che vediamo: se tali agenti esterni fossero percepiti con altri o superiori organi sensori ai nostri,apparirebbero in tuttaltra forma e modo. I nostri sensi sono strutturati in modo di darci solo quella particolare e relativa manifestazione della realt che sperimentiamo nella vita di tutti i giorni: la loro natura. Noi afferriamo ordinariamente,solo elementi relativi rispetto lassolutezza di un fenomeno,causa la nostra particolare organizzazione spirituale: un conto la vera natura del mondo,altro il modo in cui possiamo afferarlo e comprenderlo. Luomo un essere limitato. Si pu dire quindi che le cose del mondo sono la causa del mio pensare; esse hanno unesistenza indipendente da me,ma mi mostrano solo unapparente manifestazione di una Legge o di unEssere che sta dietro di queste. QuellEssere che si scinde e mi appare in molteplici forme che io chiamo fisiche,vuole farmi conoscere il mondo,i suoi scopi e le sue leggi.

IL CERVELLO E IL PENSIERO Il pensare sorge nelluomo non tramite il cervello: esso piuttosto si ritrae davanti a questultimo. Il pensare respinge il cervello e ne prende il posto. Il corpo unarto ove il pensare si pu manifestare. Di ci che ci appare in un oggetto del mondo,seguendolo come impulso attraverso locchio,i nervi,sino al cervello,ci si pu ben rendere conto che in tutti questi passaggi,rimanga ben

poco delloriginario impulso: esso deve necessariamente perdere molto del suo contenuto essenziale iniziale. Quando limpulso arriva cos mutato al cervello,questi lo trasmette allanima delluomo,la quale la sola ad avere la facolt di suscitare la rappresentazione o immagine. Il sistema neurosensoriale ha quindi una funzione non da suscitatore,ma da specchio riflettente che fa apparire allanima lEssere che sta dietro alloggetto in una forma sfalsata,diversa rispetto loriginale; esso elabora immagini riflesse,codificandole ed esplicandole in modo umanamente caratteristico,riportando cos non il vero Essere che mi di fronte,ma un immagine ben diversa dalla sua vera realt. Non quindi lecito dire che il il cervello che genera la coscienza: piuttosto esso,grazie alla sua attivit di riflessione capace di donare lautoscienza alluomo,ossia la capacit di percezione della rappresentazione del suo io interiore. E curioso che negli usi del linguaggio comune sia rimasta inconsciamente un riferimento a tale attivit di riflessione ; difatti,solitamente quando si vuole pensare o valutare una decisione si suole dire: sto riflettendo in m stesso... La scienza,indagando lapparato riflettente delluomo,(il cervello) non pu arrivare alla verit: non bisogna indagare i riflessi,ma ci che genera i riflessi: la cosa in s.

I TRE MOMENTI DELLA CONOSCENZA: 1-percezione; (osservazione) 2-elaborazione del pensiero; 3-connessione del concetto relativo. Luomo richiede sempre di pi di ci che il mondo gli offre spontaneamente; uneterno insoddisfatto. Luomo aspira alla conoscenza: vuole risolvere gli enigmi che non comprende. Laspirazione alla conoscenza sorge nelluomo quando nel mondo che egli vede e sente,manca qualcosa che non ha capito: essa la rivelazione del nesso fra un effetto e la sua causa sconosciuta. Il problema della conoscenza non un problema del mondo,ma delluomo: le cose non si domandano spiegazioni. Quando il nostro io compare innanzi alle cose,dapprima ha solo una percezione di una parte relativa della realt; davanti ad unevento sorge in noi la necessit o lambizione di voler conoscere le cause che hanno generato il fatto: attraverso losservazione, attiviamo il pensare e tramite questo connettiamo alla percezione dellevento un concetto. In tal modo possiamo cos giungere alla conoscenza generale delle cause che determinarono il fatto. Il problema del non comprendere una cosa,dipende dal modo errato,ossia dal punto di partenza relativo da cui si origina la domanda; pu essere che si parta da troppo lontano,o da un lato troppo traverso; fondamentale porre una giusta impostazione del problema: larrivo alla risoluzione di un concetto finale ha comunque un percorso,che pu essere ottenuto solo nel tempo e nello spazio: lo determina anche il grado di evoluzione organizzazione intelettiva di chi pone la questione.

LA MISSIONE DELLA CONOSCENZA UMANA


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Attraverso losservazione delluomo si rende manifesta,larmonia regolata da leggi immutabili che domina il cosmo. Fa dunque parte della missione umana di portare nel campo della realt manifesta le leggi fondamentali del mondo,che altrimenti dominerebbero s tutta lesistenza,ma non verrebbero mai esse stesse ad una manifestazione. Nellosservazione umana si palesa il fondamento del mondo che diversamente non si presenterebbe mai nella sua realt obiettiva.

PERCEZIONE E OSSERVAZIONE La conoscenza del mondo accessibile allIo solo dapprima, attraverso la percezione dei sensi. Se io dovessi solo percepire,senza connettervi il pensare,il mondo mi apparirebbe come un mero accostamento di cose poste nello spazio e nel tempo; un aggregato di cose sconnesse. Solo tramite il pensare mi possibile intuire se una cosa mi pi o meno utile,pi o meno organizzata o evoluta. Losservazione,che si pratica mediante gli organi sensori,come abbiamo visto,stimola il pensare; questo,come automaticamente,suscita in noi un collegamento fra lente osservato e altre rappresentazioni presenti in noi; queste ultime deve necessariamente essere gi presenti in noi, nel patrimonio delle nostre esperienze passate. Difatti si pu riconoscere,(o meglio,ricordare) e quindi pensare attorno ad un oggetto,solo se questo stato precedentemente in passato,gi osservato, sperimentato e inserito nellarchivio della memoria quale rappresentazione o concetto di una particolare cosa. Non possibile riconoscere,quindi pensare,una cosa che non si ha prima mai conosciuto. Ci risulterebbe ignota,non potendola connettere con nulla di affine in noi.

COME AGISCE IL PENSIERO Quando pensiamo,ci sfugge unevento molto particolare: osservando unoggetto,crediamo che sia questo ad aver prodotto il nostro pensiero. Ci che penso di lui,lo dico io,non lui a me: lui non parla; esso stimola soltanto il mio pensiero, una chiave per entrare nel luogo ove sono riposti tutti i miei concetti,dove io attingo per affinit di forma o di sostanza,lidea che si riferisce ad esso. (Si pu anche dire che: il pensare,stimolato dallosservazione, reagisce confrontando alloggetto percepito una controparte archetipica presente nella propria memoria; da ci si rivela che tale oggetto appartiene ad una categoria,o meglio simile allarchetipo o concetto presente in me mnemonicamente,ricavato da mie esperienze precedenti.) Passa totalmente inosservato,quando pensiamo,il rendersi conto che i colori,le forme,gli odori,la consistenza degli enti da noi percepiti sono formati dalla nostra stessa attivit pensante; loggetto esercita uno stimolo solo funzionale sul mio pensiero: sono io che estraggo dal mondo delle idee tali sue caratteristiche. LESSERE DEL PENSIERO e lUOMO

Esiste unEssere che la stessa sostanza di pensiero,che la genera; tale entit non ha per coscienza di s,come ha luomo: nello spirito vige lindifferenziato,quindi anche limpersonale. Tale essenza di pensiero,attraverso il sistema neurosensoriale delluomo,pu praticare una sorta di metamorfosi: rispecchiandosi in una forma,dona alluomo la facolt di identificazione. In altre parole si pu dire che,nellIntelligenza universale o Essere del pensiero, o coscienza generale cosmica,vengono impresse le orme dellattivit pensante riflessa dal corpo delluomo; tali orme sono le rappresentazioni individuali delluomo singolo. Unorma che lascia il segno sul terreno, identificabile e appartenente ad un singolo esemplare. Con tale segno luomo pu riconoscere s stesso,distinto dal tutto. Di conseguenza lazione volitiva deriva da tale azione mediata dallorganizzazione corporea: essa non viene imposta dallesterno spirituale. LIMPOSSIBILITA DI OSSERVARE IL PENSIERO Unaltra particolarit occulta e non manifesta del pensiero limpossibilit di poterlo percepire in noi quando si attiva,oggettivandolo; lo si pu definire una forza inosservabile. Nel momento in cui attiviamo il pensiero compare innanzi a noi unoggetto; lattivit pensante si metamorfosa in osservazione delloggetto. In realt ci manifestazione dellazione stessa della forza del pensiero: essa si sottrae dal campo,come scomparendo, suscitando cos limpressione della presenza di un oggetto fuori di noi: lattivit pensante stessa si muta in rappresentazione oggettiva. Nellosservare,il pensiero appare come essere trascendente; in verit proprio grazie ad esso che si rende possibile la percezione. Se si acquista con esercizi,la capacit di osservare il proprio pensare,ci si accorger di non essere davanti ad un oggetto esterno,ma di fronte alla propria attivit pensante. Si pu suddivire in due momenti la percezione dellattivit di pensiero,il quale una forza che poggia su s stessa: 1- produzione attiva;(osservazione dellente) 2- contrapposizione riflessiva.(riflessione fra percezione e concetto) Il pensare pu divenire oggetto del pensare stesso. (capacit di autoggettivazione)

DIFFERENZA FRA CONCETTO E RAPPRESENTAZIONE La rappresentazione si forma subito dopo una percezione: la si pu definire unimmagine,una figura delloggetto accolta in modo relativo rispetto a tutto il suo generale contenuto di leggi e di forme, la quale poi si fissa nella memoria; solo dopo aver accolto diverse rappresentazioni,ossia diverse prospettive,caratteristiche strutturali e di essenza di tale oggetto,possiamo dire di esserci formati in noi un giusto ed esatto concetto delloggetto. La percezione di un ferro rovente scotta; la sua rappresentazione no. Rappresentazione= immagine mnemonica,che contiene in qualit di forma,una visuale caratteristica di un ente precedentemente osservato, in modo solo relativo e parziale.

Concetto= riunione di pi rappresentazioni o visuali prospettiche che si riuniscono,generando e rivelando ununica e generale idea,la quale contiene tutte le caratteristiche di un ente. Esempio di Rappresentazione e Concetto In termini immaginativi: ad.es. la percezione della forma dellalbero in inverno,privo di foglie,di fiori e frutti,mi mostra un determinato momento della vita di quelloggetto: se esistessse un essere che avesse visto solo alberi in inverno,non conoscerebbe altre forme di alberi se non quella; quindi per costui lidea di albero sarebbe limitata a ci che ha visto. Questa una rappresentazione: il mantenere in s in forma dimmagine una percezione esterna. Se quellindividuo invece,potesse osservare lalbero nelle varie stagioni,sommerebbe alla rappresentazione dei rami secchi invernali,con quella della fioritura,della fogliatura,del seme e infine anche dellappassimento. In tal modo avrebbe pi rappresentazioni riferite a quelloggetto: in poche parole coglierebbe che in tutto il mutare delle forme scorre una legge in continuo divenire; gli si rivelerebbe la legge dellalbero. Tale legge il concetto,o idea dellalbero. Si pu anche dire che la rappresentazione una parte della legge dellalbero,mentre il concetto lEssere della pianta. Abbiamo quindi visto che,subito dopo aver percepito,il pensare collega a questa una determinata intuizione,ossia un concetto. Ci che rimane quando io smetto di percepire la rappresentazione delloggetto osservato. Steiner dice che la rappresentazione deriva dalla connessione di un concetto unita alla percezione; quindi un concetto individualizzato. Appare quindi ovvio che lesperienza,ossia il raccogliere sempre pi rappresentazioni in noi,ci d la possibilit di svilluppare nel tempo,molteplici concetti e quindi,maggiore conoscenza del mondo. Subito dopo aver percepito,il pensare collega a questa una determinata intuizione,ossia un concetto. Ci che rimane quando io smetto di percepire la rappresentazione delloggetto osservato.

I CONCETTI SONO DENTRO LE COSE I concetti non sono in noi ,ma dentro le cose: ci vengono date da queste,tramite losservazione. Senza una coscienza pensante che percepisca unoggetto non vi sarebbe concetti manifesti. Il concetto legato ed esistente nella cosa in s. Tramite il pensare estraiamo dalla cosa il concetto che si cela in essa come incantato.

GLI ANIMALI E I CONCETTI Gli animali non hanno in loro facolt di concettualizzare, possono solo formarsi delle rappresentazioni: mancando la facolt (Io) di poter richiamare le proprie esperienze passate,vivono solo al presente,senza possibilit di collegare rappresentazioni fra di loro: i concetti in loro non possono sorgere. Essi hanno facolt di memoria,ma solo se questa viene stimolata dal di fuori,da una chiave mnemonica al di fuori della loro coscienza. Essi non riescono ad evocare,come fa luomo,ricordi di esperienze passate con la sola volont interiore.
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LUNIVERSALITA DEL PENSARE Il pensare non individuale come il percepire e il sentire: esso pu erroneamente sembrare personale perch nella formazione dei pensieri interferiscono percepire e sentire individuali. Il pensare ci unisce con il mondo. Il triangolo ha un singolo concetto: esso viene afferrato in egual modo da ogni uomo. I concetti matematici sono uguali per tutti. E lattivit di sentimento che edificando un mondo interiore personale,ci fa sentire separati dal mondo. La conosenza possibile sono per la connessione fra percezione e concetto,data dal pensare. Lintuizione(concetto) datami dal pensare ci che,quasi per incantamento,appare quando la percezione si pone su unoggetto. Lintuizione completa per noi la parte della realt mancante,dataci nella percezione. Spiegare,comprendere una cosa e identificarla significa ricollocarla nel complesso in cui era stata strappata causa la nostra organizzazione sensoriale e spirituale. Il mondo e noi siamo Uno. Conoscere il mondo diventare il mondo,rientrare in esso. Per conoscere il mondo giustamente, necessario accogliere in noi i suoi concetti,senza mischiarvi i nostri: non dobbiamo essere noi,ma il mondo a parlare in noi. Linserire i propri concetti,ossia giudicare,pregiudica la conoscenza.

IL PENSIERO: IL DEMIURGO NELLUOMO Luomo vede il mondo in modo enigmatico perch egli non ha preso e non prende parte alla sua produzione; solo nel pensare io vedo ci che io stesso produco: larto dal quale posso partire in modo pi lecito per la conoscenza del mondo. Le leggi,gli elementi fisici e gli scopi della natura appaiono anche in noi; essa parte di noi e noi parte di essa. A tal ragione,luomo si sente istintivamente,parte del mondo; riusciremo a scoprire il nesso fra noi e il mondo solo se diverremo coscienti delle forze che agiscono nel mondo. La verit che la separazione effettuata dal nostro io in realt una menzogna,unartifizio; dobbiamo concepire noi e il mondo come parte di ununico corpo indifferenziato. Tale separazione pu essere risolta tramite il pensare,il quale abolisce ogni separazione.

LUNO E IL MOLTEPLICE Luomo si sente una parte staccata,entro il divenire universale; il mondo gli si presenta come una molteplicit,somma di cose singole: una di queste luomo stesso. Egli si sente conchiuso entro i limiti della sua pelle,ma si accorge che le forze e le leggi che sono in lui le trova anche fuori,nel mondo. Le pareti divisorie della sua pelle sono solo illusorie: luomo pu avere notizia e conoscenza del mondo circostante solo perch inserito nella unica e comune sostanza universale del divenire cosmico comune nel Tutto.
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Vi unaffinit fra il mondo e luomo,conoscibile attraverso il pensare. Se la mia esistenza fosse legata con le cose del mondo in modo che il loro divenire fosse contemporaneamente anche il mio,allora non vi sarebbe distinzione,differenziazione fra me e le cose. Tutto sarebbe uno,privo di molteplicit; io e la cosa fluiremmo nellaltra, omogeneamente. La corrente del divenire non avrebbe interruzioni: n inizio,n fine,n nascite,n morti; a causa della mia limitazione causatami dalla mia organizzazione spirituale,che crea in m la necessit di identificarmi come una parte del processo del divenire,minganno credendomi finito. Se io fossi una goccia del mare,non potrei avere una forma che midentifichi,che mi caratterizzi; di conseguenza non essendo io nulla di conchiuso,non conoscerei la nascita e la morte,ma neppure m stesso e le altre gocce del mare. Per sentirmi staccato dovrei assumere o entrare in una forma conchiusa che mi separa dal tutto donandomi la dimensione del due che si contrappone: io e tu. Dovrei necessariamente mutare in un pesce che nasce e muore. Nella natura delluomo insito un qualcosa che tende a separare in scomparti e in categorie: si generano concetti. Tale necessit data dal principio dellio che ha natura soggettiva; esso tende a non identificarsi unito col processo globale del mondo,ma a sentirsi essere fra gli esseri. Lautopercezione di s,ossia la coscienza di distinzione dal tutto,si origina con una mediazione fra pensare e sentire: il pensare ci connette ai concetti universali,il sentire invece ci fa sperimentare un nesso fra noi dentro e gli oggetti fuori. Non esiste unoggetto staccato dal resto del mondo; la separazione si origina solo per lillusione causata dalla nostra organizzazione. Ci che nella percezione e nellosservazione viene scomposto e separato in cose singole e molteplici,viene coordinato e ricomposto dal pensiero.

PERCEZIONE FISICA E PERCEZIONE SPIRITUALE Luomo ha in s di natura,gli organi per attuare percezioni nel mondo fisico; per avere intuizioni spirituali,non si utilizzano al pari,tali organi di senso,ma altri elementi,sviluppabili con esercizi e tirocinio. Per arrivare alla conoscenza entrambi le percezioni sono interrativamente indispensabili: solo tramite la percezione sensoriale non apparirebbero concetti,e solo tramite quella spirituale non si detrminerebbe separazione fra gli oggetti.

( segue la seconda parte )

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PARTE SECONDA

IL PROBLEMA DELLA LIBERTA


Sono due le cause che generano lazione volitiva: 1- il motivo, che legato a fattori concettuali,anche morali; 2- limpulso, un fattore condizionato dal corpo e dalle sue esigenze: istinti di sopravvivenza,di procreazione e anche dalla disposizione caratteriale. (antipatia e simpatia individuale) Limpulso o istinto,opera partendo dalla percezione scatenando immediatamente la volont senza previa riflessione: tipico della vita inferiore dei sensi. Si pu parlare di istinto caratteriale,quando una percezione esterna o una rappresentazione evovata in noi suscita nellinteriorit sentimenti; ovviamente lagire verr condizionato da abiti mentali,da istituzioni esterne,religiose o da pregiudizi presenti nel carattere del singolo. Il pensare concettale invece larrivare ad unazione per influsso di un concetto che non si riferisce n ad una percezione,n ad una nostra rappresentazione: laffidarsi alla propria intuizione,prendendo cos il nome di impulso morale. Lagire per trarre piacere non pu mai essere un motivo. Il piacere si ricava dal soddisfacimento di un desiderio; il dispiacere mancato soddisfacimento. I desideri (impulsi) sinseriscono e disturbano,ingannando la nostra capacit di valutazione del valore dei sentimenti veri. Ad esempio,limpulso sessuale in noi molto potente: ci illude con un piacere promesso che non ci verr dato affatto nella sua realizzazione,in quella stessa misura. Il desiderio sessuale molto pi potente del suo futuro godimento.

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Anche il concetto di dovere tende sempre ad escludere la libert: sottomissione ad una norma generale. Si ha un progresso morale in unindividuo,solo quando egli fa motivo del suo agire ci che in unautorit esterna o interna riconosce per vero ci che contenuto in queste,dentro di lui.

LE TRE METE MORALI 1- Il massimo bene per lumanit; 2- il progresso dellumanit verso una maggiore perfezione morale; 3- la realizzazione di mete individuali,concepite in modo puramente intuitivo. Il vero principio morale,pu sgorgare solo dalla fonte della pura intuizione: da essa possibile attingere solo se si capaci di fare astrazione da s e dal mondo,per elevarsi alla percezione delle leggi eterne che vivono dalle idee archetipiche spirituali. Il trarre impulsi dalla morale generale degli uomini,mi pone in unitinerario obbligato.

LINDIVIDUALISMO ETICO Si pu chiamare individualismo etico il principo morale che scaturisce nellintuizione del singolo uomo. In ci non si prendono norme dallesterno e dallinterno,ma dalla sola propria intuizione. Se mi riferisco a qualcosa,non sono libero,ma solo un esecutore,unautoma superiore. Non esamino razionalmente se la mia azione sia buona o cattiva: la compio perch la sento vera in me,perch la amo. Essa si dimostrer buona se la mia intuizione stata attinta giustamente dalle leggi cosmiche universali,cattiva se proviene da altrove. Sono libero solo se seguo il mio amore per lazione: lintuizione che scaturisce dallamore per lazione libert. Amore per lazione realizzare ci che di vero,giusto e buono vive in me. Lazione libera solo se parte da m stesso.

IL PROBLEMA DELLANARCHIA ,del MALE e del DELINQUERE Affermazione comune: Se ognuno tende a fare ci che solo in lui ritiene valido,allora non vi sar differenza fra delitto e azione buona? Unazione buona e quindi valida solo se essa,nella vita pratica,genera bene e fecondit per levoluzione umana e del mondo intero. Il delinquere non proviene n da unintuizione,n dalla natura umana,bens da elementi extraideali e extraumani ( le gerarchie) ; il mio io umano non i miei sentimenti e i miei istinti: essi mi sono dati dallesterno,quale mezzo di supporto per la manifestazione della mia individualit e in questi vi un qualcosa,(lucifero e arimane) penetrato occultamente,che li ha corrotti e resi impuri. Non posso affidarmi ad essi per trarre i motivi del mio agire. Lazione del delinquere non deriva da alcuna idea; le leggi morali universali non la includono.

IL MONDO DELLO SPIRITO E LA PATRIA DELLIO umano


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Il mio io in realt una parte dellunitario mondo delle idee,che si distacc in unantico passato per una necessit evolutiva,la quale risplende ora attraverso la mia organizzazione animica: se io faccio in modo di ritrarmi da tutto ci che sensoriale e animico,allora riconnettendomi alla mia vera natura,che appunto tale mondo ideale,potr farmi compenetrare nuovamente dalle leggi del vero,del giusto e del buono. Laccesso a tale mondo archetipo non mi pu essere negato,perch in realt ci da cui sono provenuto: la mia patria,la pura sostanza della mia natura spirituale.

LA CONVIVENZA FRA GLI UOMINI Si pu a tal punto porre unaltra affermazione: : come sar possibile allora una convivenza fra gli uomini se ognuno cerca di far valere la propria individualit ? Il mondo delle idee attivo in me,non diverso da quello che attivo nellaltro uomo: tale mondo linsieme di leggi universali; la verit dei contenuti universali solo una: larrivare a conoscerla e laverla in s non dipende da questa,ma dalla capacit di individuale di poterla percepire. Quando due individualit,capaci di elevarsi entrambi alla percezione delle intuizioni tratte dallunitario contenuto morale che nelle leggi universali, non riscontreranno contrariet fra di loro,perch entrambe riconosceranno nellaltro ideali comuni,nei quali armonicamente agiranno.

GLI SPIRITI LIBERI Massima della libert: vivere nellamore per lazione e lasciar vivere nella comprensione della volont altrui. Gli uomini liberi vivono nella fiducia di appartenere entrambi ad ununica verit (mondo spirituale) e di incontrarsi con Esso nelle sue intenzioni. Dapprima la natura umana deve venir obbligata da leggi morali naturali e umane esterne fino a che non libera. Come la natura accompagna luomo dallesterno dallinfanzia sino alla giovinezza per poi abbandonarlo a s stesso,liberandolo dai suoi vincoli,allo stesso modo occorre dapprima farsi educare dalla societ per decidere poi,di abbandonare le sue regole e i suoi schemi. Entrambi hanno un valore propedeutico,sono una sorta di iniziazione minore alla vita morale. Solo luomo pu,da s stesso,darsi lultima finitura: liberarsi. I comandamenti morali che troviamo negli ordinamenti umani e religiosi provengono da intuizioni di spiriti liberi che ne han fatto istituzioni per lo stato e per la societ. Tali comandamenti non sono ordini del Divino,ma pensieri di uomini i quali hanno ricevuto tali intuizioni con coscienza,riconoscendole valide,vere e feconde in loro stessi. La libert pu esser trovata se luomo trova s stesso. Le leggi morali sono entit spirituali che esistono per s stesse,non prendono norma da nessuno: la loro conoscenza dipende dalle facolt intuitive della natura umana; lo spirito libero che riesce a conoscerne il contenuto se lo riconoscer risuonare vero anche in s stesso,allora lo applicher nelle sue azioni: diverr la sua legge.

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Lo spirito libero agisce solo secondo i suoi impulsi,le intuizioni tratte dal mondo spirituale; lo spirito non ancora libero invece sceglie le sue intuizioni tratte dal mondo delle percezioni sensibili,ossia dalle sue passate esperienze nel mondo fisico,presenti nella sua memoria. Si pu dire che la vita morale dellumanit la somma totale dei prodotti delle fantasie morali dei singoli individui umani liberi.

LE CAUSE E GLI EFFETTI CAPOVOLTI: le Leggi Cosmiche Noi chiamiamo causa,ci che nel mondo fisico vediamo agire su unoggetto: leffetto lazione determinata da una causa. Quando unindividuo ha sete,solitamente attribuiamo il vedere il soggetto alla ricerca di un bicchiere che lo riempie dacqua lessere che causa il determinarsi delleffetto bicchiere/ riempito. In realt proprio il contrario: il sorgere in lui dellimmagine del bicchiere colmo dacqua generata dal suo desiderio, ci che determina la causa del suo agire; gli si presenta immaginativamente innanzi un qualcosa,che lespressione di ci che poi si realizzer fisicamente. Lagire fisico diviene quindi non causa,ma effetto dellimpressione che il suo desiderio determina in lui: ci che sar poi uneffetto riscontrabile con la percezione sensoria la causa ideale rivoltata,che determina lagire fisico. Ci che per noi sarai poi un effetto, in realt lo stesso ente che in potenza,determina un moto animico/volitivo nellindividuo,evocando il lui una sorta di proiezione di ci che in futuro deve venire realizzato: si pu dire che il futuro appare trasposto nel presente per stimolarne cos la sua realizzazione nel campo sensibile. Il nostro problema legato al fatto di definire causa solo ci che agisce nel piano sensibile: ignoriamo e non consideriamo ci che agisce su di noi dal fuori del campo sensibile quale stimolo inducente allazione fisica. Ci appare solo una visione relativa dei processi. Si pu dunque affermare che attraverso la percezione sensibile,noi non vediamo le vere cause,ma gli stessi effetti di cause inosservate da noi,operanti da fuori di noi e che noi chiameremo poi effetti. Del resto,non si pu negare linfluenza di una causa se non si palesasse a noi in anteprima quale stimolo,limmagine di ci che poi verr realizzato: noi non agiremmo. Limmagine non sensibile ci stimola. Vi un qualcosa di non sensibile che agisce dapprima su di noi. Limmagine di un futuro effetto sensibile quindi causa dellazione individuale. Si pu cominciare a presentire unintessersi di volont esterne alluomo che lo spingono a muoversi allinterno di una logica automaticamente in lui predeterminata,per lo meno per quanto riguarda i suoi istinti e i suoi sentimenti,: una Legge soprasensibile comune. Possiamo fare unaltro esempio. Quando guardiamo un fiore diciamo che il seme la causa del fiore,ma in realt si pu dire lesatto contrario: la Legge del fiore che genera il seme dal quale poi sviluppandosi la pianta fuoriesce il fiore. Una Volont non percepibile nel seme contenuta in potenza in questo. Vi un qualcosa che regge i fenomeni sensibili dal di fuori di questi,compenetrandondoli con una logica vivente: anche qui appare una Legge. Si pu concludere dicendo che le vere cause non sono negli eventi fisici che percepiamo: ci che attiva le cause ci che poi diverr per noi uneffetto; le cause sensibili non si potr pi quindi chiamarle come tali,ma bens effetti di cause viventi in una legge (concetto) la quale ci induce alla realizzazione di s stessa. Appare una continua reversibilit di causa /effetto. Nel caso del bicchiere e della sete, la legge di conservazione della vita che ci spinge ad agire,non noi stessi,nel caso del seme e del fiore la legge della pianta che supporta i suoi
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fini e processi vitali. Ogni percezione o causa sensibile quindi leffetto di una parte del Divenire vivente,una parte della manifestazione di una Legge. Non possibile nel piano fisico vedere tale leggi in veste di causa percepibile; se ne possono vedere solo gli effetti. Si potrebbe quindi credere che in tal modo luomo,essendo racchiuso in un questo sistema sia prigioniero di tale leggi e che non possa quindi compiere azioni libere: difatti obbligato per quanto riguarda la sua natura fisica a sottomettersi ad esse,ma smette di esserlo appena riesce a sviluppare unattivit di pensiero svincolata dal corpo e dalla sua organizzazione. Solo in tal modo realizza in s intuizioni.

LE GIUSTE AZIONI Per poter compiere giuste azioni,ossia modificazioni di stato di oggetti o esseri del mondo percettivo,necessita la capacit di trasformare il mondo fisico senza per spezzarne i nessi naturali. Ci tecnica morale: la si conquista con lo studio delle leggi e scienze naturali,ma soprattutto tramite la conoscenza delle forze che vivificano il mondo. Si pu definire ci con il nome di scienza etica.(o Scienza dello Spirito)

LA LEGGE MORALE UNIVERSALE La legge cosmica evolutiva delle specie che agisce nei processi e nelle creature del mondo conducendolo verso una sempre maggiore perfezione,la si potrebbe chiamare Legge morale delluniverso. Questa, oltre che ad agire nelluomo modificando nel tempo la sua forma e i suoi organi,ha uneffetto anche nellanima umana: penetrandovi e cozzando con la forza dellio individuale perde per il suo carattere oggettivo. La legge morale diviene una forza soggettiva che luomo pu utilizzare per trasformare sempre di pi verso la perfezione la sua interiorit,nobilitandola. La legge morale universale si scinde cos in un due Forze parallele: 1- Forza evolutiva morale delle specie; 2- Forza evolutiva morale delluomo. Ci che nella natura appare trasformante,nelluomo diviene potenza trasmutatrice dellanima. Si pu dire che la legge morale una continuazione spirituale della vita organica di specie.

IL MONDO SPIRITUALE E LUOMO Quando il volere umano,cio il singolo io, riceve unIntuizione, ritrova s stesso come un essere facente parte di una Corrente di evoluzione (mondo spirituale) che ha lo scopo primario di portare lumano ad una possibilit di naturale percezione e comunicazione con Essa stessa. Lintuizione non si genera da processi organici cerebrali,ma anzi, svincolandosi da questi,lascia il posto al manifestarsi dellattivit spirituale ideale.

IL BENE E IL MALE
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E possibile apprezzare il bene solo se lo rapportiamo al suo contrario,il male. In verit il male non reale: il male un bene diminuito; il male totale assenza di bene,caos: non ha esistenza se preso solo per s. Il Pessimismo tende ad uccidere la volont delluomo,giudicandola solo come se fosse solo unstinto cieco: conduce allozio universale,allinattivit.

IL PIACERE E IL DESIDERIO Laspirazione egoistica al piacere non porta ad alcuna soddisfazione; deve sempre essere ripetuta. Essa insita nella natura umana,ma soltanto realizzando limpossibilit di afferrare in eterno il piacere nel piano terreno,si abdica in favore di ideali morali pi altruistici. Sono i nostri desideri la misura del piacere; noi non vogliamo in base a quanto piacere trarremo, ma rispetto a quanto grande il nostro desiderio. Se luomo rinnega il desiderare rinnega la sua natura: il desiderio una forza propulsiva che aiuta lo sviluppo evolutivo dellaspirante spirito libero.

LA LIBERTA E IL SENSO DELLA VITA La libert non compare nelle azioni derivanti dai sensi e dallanima,ma solo in quelle portate da intuizioni spirituali; la vita ha un senso e un valore solo se in essa vi uno scopo e un fine che scaturito dallindividuo. Luomo il signore di s stesso che sa valutarsi da s: esso capace di autodeterminarsi da s stesso. Non ha bisogno di norme esteriori. La libert si realizza solamente se la volont umana, se lagire sorretto dal pensare intuitivo. La morale universale deve divenire morale individuale.

( Segue: Conclusione Pratica)

p.s. Qualcosa dellessere egoismo deve andare a morire: tramite la Conoscenza dei fatti universali che mi spiegano il perch dei motivi del mio dovere amare il mondo,deve prodursi saggezza: ci si deve tradurre nel provare Piet per gli altri che anche limmagine della redenzione di Lucifero. LOnniscienza = il sapere trasformato tramite il dolore dellanima diviene Comprensione dellaltro: Piet,Compassione,Amore. La redenzione di Ahrimane invece possibile qualora noi,una volta accresciute le nostre facolt animiche,ottenute tramite la Conoscenza e lesercizio interiore,anzich usarle per nostro vantaggio,le poniamo come Potenza al servizio degli altri. LOnnipotenza diviene Libert.

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Riassunto:

CONCLUSIONE PRATICA
Il monismo consider la realt un tutto: essa si scinde in due parti,una percepibile e una impercepibile solo a causa della nostra organizzazione,la quale vede solo la prima. Noi vediamo per prima questa parte perch non siamo abilitati a vedere i legami tramite i quali vengono azionati gli ingranaggi del mondo; tale movimento determinato dalle Forze che stanno alla base del cosmo. Il singolo essere umano non affatto separato dal mondo: esso connesso con lintero cosmo,e tale connessione appare interrotta solo dalla nostra percezione. Per chi ha organi superiori,ossia colui che riesce a penetrare nella realt ove vivono le intuizioni spirituali,tale dualit non esiste: le due parti interagiscono luna sullaltra, rivelandosi quindi come un Tutto omogeneo. Tale realt sovrasensibile raggiungibile solo tramite lesperienza intuitiva del pensare. Il pensare distrugge la parvenza data dalla percezione e inserisce la nostra esistenza individuale nellUnica vita del cosmo. Il mondo delle idee,(o unit globale omogenea dei concetti) contiene tutte le percezioni in modo oggettivo; esso accoglie in s anche il contenuto della nostra personalit soggettiva,la quale si forma dallattingere a tale fonte. Il pensare abbraccia sia loggettivo che il soggettivo: rivela lUno. Ogni uomo abbarccia col suo pensare solo una parte del complessivo mondo delle idee; per questp gli individui appaiono differenziati. I concetti che vengono aggiunti alla percezione tramite il pensare,non vengono dallindividuo,ma dal mondo dei concetti: questi hanno natura universale,oggettiva. La percezione da sola,non potrebbe penetrare in quella realt.
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Lalbero percepito,da solo di per s non esiste; solo un elemento passivo,presente entro il grande ingranaggio della vita: esistente e reale solo se concepito in reale e netto collegamento con la vita cosmica. La percezione percepisce quindi unastrazione: il pensare,connettedola con un determinato concetto, spezza in due il fenomeno: 1- percezione (oggetto) 2- concetto.(idea delloggetto) Il contenuto concettuale del mondo lo stesso per tutti gli i individui umani: ci che si manifesta in tutti simile per affinit. (di concetti di leone ve n uno solo) Il mondo unico delle idee vive nella pluralit di tutti gli individui; una forza divina. Luomo afferra nel suo pensare il Dio comune che compenetra tutti gli uomini: il pensiero un Dio. Luomo sceglie,dal mondo unico delle idee,unidea che poi realizza in unazione,passando attraverso la sua volont: nelle sue azioni non si manifestano i comandamenti di unaltro mondo in questo,ma le intuizioni libere umane in questo mondo. Non si pu parlare di una guida esterna al nostro mondo che costringe luomo ad agire: luomo poggia su s stesso. Quando egli supera i suoi impulsi dei sensi e i comandi di norme date da altre persone,egli non determinato da nullaltro che da s stesso: si ritrova solo,ma libero. Le leggi di natura, planetarie,atmosferiche e di vita,e gli stessi concetti e ideali morali sono in realt espressioni di una Volont cosmica,o meglio costituiscono una Legge morale evolutiva; le nostre azioni appaiono anchesse una parte degli avvenimenti ,delle azioni generali del mondo: anche queste stanno quindi usualmente sotto tale legge cosmica generale. La grande differenza fra azione libera e non libera sta nel fatto che luomo,pur sottostando a tale legge oggettiva operante in lui inconsciamente,si crede libero; sino a quando egli non ha consapevolezza e quindi conoscenza delle leggi corrispondenti che lo stimolano allazione,non si pu assolutamente credere libero. Quando le leggi Volitive cosmiche che inducono allazione stanno di fronte noi come un qualcosa di estraneo e di oggettivo,esse in realt ci dominano: ci che compiamo sta sotto la coercizione che esse inconsciamente determinano su di noi. Se da estranee quali sono, diventano lattivit cosciente del proprio io,tale coercizione cessa. Lelemento coercitivo diventato il nostro stesso essere. Solitamente non possediamo la conoscenza dei motivi contenuti nelle leggi spirituali ideali che determinano le azioni nel mondo. Solo quando avremo riconosciuto quelle leggi,allora le nostre azioni saranno opera nostra. In tal modo la legge morale cosmica universale non pi un qualcosa che opera a di fuori di noi,ma il nostro stesso contenuto delle le nostre azioni. Se siamo riusciti a compenetrare con la conoscenza lessenza della nostra propria azione,saremo in pari in tempo i suoi artefici e dominatori. Riconoscere loperare della legge morale universale entro la propria azione vuol dire rendersi coscienti della propria libert. La trasmutazione da essere non conoscente ad essere conoscente genera la libert: questo il compito dellevoluzione del singolo individuo e di tutta lumanit.
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I motivi dellagire sono nel mondo delle idee,ma devono venir tratti da quel mondo e tradotti in questo mondo dalluomo. (Si pu dire che esiste un piano divino prederminato,ossia che il modello archetipico dellazione morale nel mondo spirituale,ma che la sua attuazione, trasformazione e transposizione solo compito delluomo: perch unidea diventi azione prima occorre che luomo lo voglia.) Luomo lultimo che determina lazione: libero. Solo se luomo si identifica con ci che serba e gli offre il contenuto della sua intuizione,pu decidere o no con la sua volont di agire corrispondentemente. Vi enorme differenza fra lagire per costrizione di norme ignorandone i motivi,e lagire per condivisione assoluta della norma: essa diviene non pi una norma esteriore,ma la mia norma interiore. Si pu dire che dal mondo delle idee mi stato inviato un messaggio: ma non unimposizione, solo un qualcosa che mi stimola a ricordare della mia vera natura spirituale; allora in m si rivela che,in tutte le sue caratteristiche di giustizia,di bene e di vero,in quellintuizione viveva un qualcosa che da sempre era gi in m,ma era come sopita. Il pensare intuitivo un processo attivo sperimentato nello spirito umano: una percezione spiritituale, afferrata senza organo fisico. Luomo viene trasferito nel mondo spirituale. Il mondo spirituale non apparir come un ch di estraneo,ma affine alla sostanza del pensiero. La scienza deve cogliere nelle idee,delle forze di vita: essa sarebbe solo uninutile soddisfacimento della curiosit se non tendesse ad elevare il valore dellesistenza umana.

IL PENSARE LIBERO Si pu concludere dicendo che luomo non assolutamente libero a causa della sua organizzazione; nel suo sentire egli legato indissolubilmente al mondo delle passion: n schiavo; (al cuor non si comanda...) e nel suo pensare vi insito in un certo qual modo un automatismo che in lui predetermitato. (Egli non riesce ad esempio a concentrarsi su un pensiero
per pi di 12 secondi: il corso dei pensieri devia,al di l della sua volont)

Il pensare che si manifesta nelluomo,scaturisce da unEntit; ma tale elemento di pensiero, con particolari esercizi di controllo pu divenire libero,disinvincolato da quellautomatismo che agisce in modo sovrano. La libert deve essere quindi prima sviluppata partendo dal pensare: quando il pensare sar divenuto libero, allora lo potr diventare anche il volere.

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CONSIDERAZIONI FINALI (mie) SUL CONCETTO DI LIBERTA


La libert delluomo sta nel fatto che pur esistendo una logica predeterminata nel cosmo,egli pur conoscendola e percependola, non obbligato a seguirla: pu addirittura distruggerla,se vuole. Solo quando luomo riconosce dentro di s per feconde,vere,giuste e buone le leggi che appaiono nelle sue intuizioni pu,per amore di verit e di identificazione con s stesso in queste, accettarle. Ma vi qualcosa di ancora pi profondo legato al senso dellaccettazione delle leggi dello spirito. Lintuizione spirituale mi ricorda della mia antica patria da cui io provengo; essa contiene quelle stesse Leggi del vero,del giusto,del bene che edificarono il mio stesso Io. Ora che tale essenza penetra in m,(lintuizione) non posso che riconoscere che siamo composti della stessa sostanza: siamo della medesima natura. E io non posso affatto rinnegare la mia natura: la voglio accogliere,perch ci che sento in lei anche in me. Accettare ci che mi si palesa in unintuizione non significa assolutamente farsi comandare: quando io riconosco che il contenuto di unintuizione costituito dalle stesse leggi che generarono un tempo la mia individualit,io avverto in esse unaffinit,una paternit,mi sento suo figlio. Sono figlio della Legge,un figlio dello spirito del Dio. Ed essendo io sua progenia,mi accorgo di sentir scorrere in m la medesima essenza del mio Genitore: io sono in lui e lui in me. Non posso rinnegare lintuizione,altrimenti rinnegherei la mia stessa natura: la mia vita intessuta in quelle leggi,sono esistente perch provengo da esse, sostanza di quelle leggi, quindi devo dirmi che anchio sono quelle leggi. Esse plasmarono il mio io individuale: sono il mio stesso io che ora si crede distaccato da esse,ma che per incanto,ritrova i fili che lo riconnettono ad Esse.
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La natura ha leggi naturali,gli animali leggi animali,gli uomini hanno leggi di uomini,gli Di leggi di Di,i demoni leggi di demoni: a quale schiera apparterr ? Da quale di queste leggi trarr i motivi del mio agire? Se rinnego la legge di Dio,rinnego la mia stessa natura divina. (vedi il Vangelo: se siete figli del Padre mio dovete compiere le opere del Padre mio.) Quando io prendo usualmente una decisione,valutandone i motivi,io faccio affidamento su m stesso,poggio su di me,io credo e conto solo su di me; se mi avvalessi di norme esterne non avrei personalit,non sarei io a scegliere,ma queste a farlo per me. Peggio ancora sarebbe se quando prendo una determinazione,non mi fidassi di me,e mettessi in dubbio di continuo la mia facolt di decidere e di scegliere,senza sottostare alle norme datemi dal mio io: non avrei saldezza di spirito,sarei in continua ansia e insicurezza,privo di un io. Allo stesso modo,quando ricevo unintuizione e riconosco in essa la stessa sostanza della mia natura spirituale,il rifiutarla sarebbe come se al pari, rinnegassi ci che il mio io mi indica di fare. Il mio io parte della divinit.

NECESSITA E LIBERTA Nel contempo, assurdo parlare di necessit e libert inconciliabili; quando liniziato riesce a percepire le sue vite precedenti,vede che ci che ora gli si presenta come necessit in realt ci che lui stesso in piena sua libert ha scelto, nel periodo fra morte e rinascita. La sua volont libera scelse quei fatti necessari alla sua evoluzione; la necessit viene da lui riconosciuta come unatto libero precedentemente da lui scelto. La necessit appare come un campo indispensabile ove si sviluppa e si manifesta la sua libert. Egli riconoscendo le necessit che gli si presentano le esegue in piena coscienza: se non fosse in grado,dopo averle accolte,di eseguirle allora s,non sarebbe libero.

La conoscenza dataci dallintuizione ci porta a conoscenza del piano e dei motivi di Dio. Tramite essa,appare un mistero: luomo il motivo di Dio,e Dio il motivo delluomo. Cerchiamo di capire come si palesa tale nesso. Il cosmo si muove per far esistere luomo e luomo per far esistere il cosmo. Dio ag,nella creazione delluniverso perch abbisognava di una nuova facolt universale tramite la quale avrebbe rinvigorito il Divenire,levoluzione cosmica. Cre luomo quale embrione di ci che diverr un giorno la decima gerarchia: una nuova forza che fornir impulsi nuovi e rivitalizzanti per levoluzione a venire. Dio anela allevoluzione verso la perfezione. LAmore per la vita delluomo,quale angelo della futura decima gerarchia fu il motivo di Dio: desiderava un essere che avesse la facolt di generare in s un Amore cosciente,che scaturisse dalla totale libert; a tal scopo cre le condizioni affinch come in un circolo,egli
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tornasse a lui dopo aver percorso un cammino di conoscenza e di esperienza libera, inserendolo dapprima,nella necessaria egoit materiale. Dio ha bisogno del piccolo uomo. Anche nelluomo troviamo un motivo,per in lui inconscio; ogni uomo ricerca la felicit eterna e la pace interiore: egli cerca tali elementi fra le cose terrene e si accorge,nella sua esperienza,che queste ultime non li contengono,non possono offrirglieli. Trova solo un mondo ove per poter afferrare gioia e pace deve sempre alternarsi,ripetere due opposti. Luomo mostra inoltre una osservabile peculiarit: egli incline alla contemplazione e alla meditazione dell'Essere; se fosse per lui, non vorrebbe n lavorare,n agire,ma istintivamente anelerebbe ad oziare,a riempirsi di spirito,a svuotarsi di s,a raggiungere una beatitudine, per colmare quel vuoto interiore che eternamente, sulla terra,lo pervade; e cos farebbe l'opposto di ci che il suo ruolo. Proprio a causa di ci stato posto in lui una cos profonda e occulta nostalgia per lo spirituale,che lo sprona a cercare. Egli vorrebbe la calma,la pace,la tranquillit: tale esperienza di pace,egli la pu trovare per ora,solo nella pace del dormire. In tal particolarit tendente alla contemplazione ,si rivela una predisposizione insita negli esseri divini,i quali per loro natura collaborano con la divinit quali arti o mezzi di Questa,immersi e guidati non dalla loro,ma dalla Volont Prima dAmore. Per le eterne leggi che vi sono nello spirito,attraverso questo loro prestarsi quali strumenti uniti indissolubilmente a Dio,essi ne traggono pienezza di Spirito,si sentono colmati di meravigliosa Volont beatificante e felice che li pervade,glorificandoli: allo stesso modo l'uomo reca in s tale anelito o ricordo,come se,scendendo sulla Terra,avesse portato con s le abitudini di quel mondo: in lui vi una tendenza verso una tale condizione di beatitudine,nella quale possa cos,ritornare a gioire. Solo il rientro in Dio pu soddisfare tale necessit: il ridivenire puro spirito pu fornirla,e in ci si dimostra che luomo abbisogna di Dio: ma Dio non vuole un suo ritorno quale spirito indifferenziato,al pari delle gi esistenti 9 gerarchie: vuole unessere che si riconquisti tale diritto con la piena conoscenza e accetti,riconoscendo in coscienza il piano universale oggettivo quale stesso suo stesso piano soggettivo. Come luomo ha bisogno di Dio,allo stesso modo Dio abbisogna delluomo: i motivi sincontrano quindi in una parola: Bisogno dAmore; Quando due enti hanno gli stessi motivi,si cercano,si vogliono,si amano: luomo per non ha tale consapevolezza; se la deve guadagnare con la sua libert. Solo tramite la libert offerta dalla sua organizzazione e la conoscenza intuitiva,potr conoscere i motivi del proprio agire,e quindi ritrovarsi allunisono con i motivi di Dio. Conoscer che il Motivo che lo ha emanato la stesso Motivo per cui esso stesso anela. Il punto critico e decisivo della libert umana appare proprio qui in mezzo: un conto agire per logica predeterminata senza avere consapevolezza dei motivi che inducono allazione,muovendosi quindi per inerzia,o per cieca unit di grazia allideale,altro riconoscere s stessi come una parte di quei motivi. Il conoscere non me li ha imposti,ma solo ricordati,disincantati in me. Il riconoscere che nelle leggi eterne vive un principio che era sopito,ma gi presente in me prima della loro conoscenza, libert: se non mi fossi sforzato iniziaticamente e non mi fossi innalzato per conoscerle,non avrei mai potuto sentire unaffinit fra me e questo principio. Il conoscere mi desta da unottuso sogno,il quale mi dice: la legge di Dio sempre vissuta in te,ma causa la tua organizzazione hai dimenticato tutto; ora sai che un Dio dentro di te. Se conoscendo lo scopo e il motivo di Dio mi accorgo che esso anche il mio,perch lo riconosco vero in me,allora non sono prigioniero,ma libero,perch lo amo.
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Scopro che ci che Egli vuole amare il medesimo che io voglio amare: Io amo Lui e Lui ama me. Solo chi ama veramente libero. LAmore concilia tutto... Allora io divengo non un esecutore,ma un collaboratore,uno sposo di Dio che agisce nellinteresse della comune economia dellintero universo: le azioni che compio sono s mia volont,ma Volere allunisono con la volont cosmica. Il mio io sincontra con il Dio nelle medesime intenzioni. Lazione solo mia,perch la amo,ma ha valenza universale,ed libera,perch parte da me stesso. Ecco il principio che deve nascere dalla libert delluomo: lAmore per lazione,che trae i moventi dalle leggi eterne dello spirito.

Fine

Segue nella pagina seguente : Appendice

Mia Appendice: IL NESSO FRA LE GERARCHIE SPIRITUALI E LA LIBERTA UMANA

Riguardo al problema del discutere se sia lecito o no parlare di schiavit o di non libert presso le Gerarchie spirituali,dato che esse appaiono come intessute allunisono con la volont Prima che le priva di libera scelta e libero arbitrio,si pu azzardare una considerazione. Ci si trova innanzi ad una questione posta da un punto di vista tipicamente umano: apparir che nella stessa parola Libert vive un qualcosa che afferrabile solo se concepito come una Forza in perenne evoluzione. Le Gerarchie si muovono innatamente in armonia con le intenzioni divine,in virt della loro capacit di amare indissolubilmente tali direttive che scaturiscono dalla Trinit: come ogni cellula collabora alla vita del corpo muovendosi in virt di uninteriore impulso tendente allarmonia, allo stesso modo esse collaborano alla vita dellunico corpo cosmico di Dio,del quale si sentono parte,quali infinitesimi atomi stellari. Il Dio in ognuno di Esse,cos come lio delluomo in ogni cellula del suo corpo fisico. Il fatto che lio umano sia nelle cellule,non significa che le ordini o le comandi: esse partecipano a manifestarlo,prescindendo dallamore o dallodio,dalla simpatia e dallantipatia che il suo portatore ha per loro: la legge dellarmonia non presenta e non include in s tali elementi duali. Le Gerarchie,come le cellule,sono quindi in un diverso stato di coscienza rispetto alluomo: non hanno insita in loro la necessit o la facolt di voler conoscere. Esse non si pongono il perch delle loro azioni,ma solo il come eseguirle.
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Luomo a loro pari,una cellula che si individualizzata,staccandosi dallarmonia: egli si trovava un tempo in una condizione simile a quella delle Gerarchie,ma dovette necessariamente distaccarsene per cause evolutive; di conseguenza,la sua caduta nella materia gli fece perdere il contatto con la Divinit,trovandosi posto in un differente stato di coscienza quale lattuale coscienza umana: fu ci che determin la nascita dellegoismo, e quindi laspirazione alla Conoscenza. Luomo,quale entit della decima gerarchia,doveva necessariamente affondare nella cecit della materia e dellegoismo, per poi risalire con forze proprie,capace di sviluppare lAmore che nasce dalla libert. Doveva nascere una facolt nuova: lamore che scaturisce dalla libert: Amare significa difatti ritrovarsi insieme nelle proprie comuni libere intenzioni. Se dunque lAmore pu vivere solo se libero,ed da concepire come un figlio che nasce dalla libert,come si pu parlare dellindifferenziato Amore di Dio per tutte le sue creature divine se non le lascia libere? Dio ama quindi solo luomo? Se alluomo attribuiamo libert,agli esseri delle Gerarchie superiori che non sono ostacolati dai limiti della natura umana,dovremmo attribuirla in grado ancor maggiore. Dal punto di vista dellevoluzione dellumanit attuale,si potrebbe dire che luomo non ancora libero,perch non ancora capare di amare: allopposto si pu dire invece che le gerarchie, sapendo invece amare,sono libere. Al contrario quindi delle Gerarchie,si pu dire che luomo diverr libero solo quando conoscer i motivi dellAmare,divenendo cos capace di amare. Pi che parlare di libert o di non libert delle entit spirituali riguardo alluomo,pu sembrare pi idoneo affermare che lattuale non libert delluomo piuttosto uno strumento propedeutico atto a sviluppare in lui una specializzazione, a stimolarlo nellimparare ad amare tramite la conoscenza intuitiva; un amare che parte dal suo opposto: dallodio dellegoismo. La libert delle Gerarchie comunque una libert diversa da quella che luomo deve conquistare: esse hanno tale virt da principio,donata per grazia, tramite la quale non hanno mai sperimentato in s stesse una condizione di prigionia o di schiavit; luomo invece soggetto a tutto linsieme delle coercizioni cosmiche,sa bene cosa significa essere prigioniero: la liberazione dopo la prigionia generer una ben diversa facolt nellanima delluomo. Sorger lEssere della libert conquistata dallamore nellegoismo. La libert che ha conosciuto il suo opposto: la prigione. Non sembra lecito parlare di non libert quando si ama; lunica differenza fra luomo e le Entit spirituali,non sar che egli sar libero rispetto a loro,ma piuttosto che egli avr in potenza dentro di s, una libert che le altre gerarchie non hanno nello stessa forma: si sar guadagnato con le sue sole forze un particolare modo di amare libero generatosi dalla sua sconfitta contro legoismo. Avr una singolare,personale ed individuale facolt di amare,differente da ogni altro essere delluniverso. Avr un colore ed un suono,unico e irripetibile,che solo un Uomoangelo potr irraggiare. Il problema della libert non riguarda il volere,bens il pensare. Il volere sempre libero: si vuole qualcosa per il fatto che non si impediti a volerlo. Ogni uomo in tal senso libero di volere. E il pensiero che non libero: libero entro la sua prigione. Si pu dire addirittura che luomo sino a che solo uomo,non libero: per diventarlo deve anzi innalzarsi dal suo gradino di umanit,metamorfosarsi in Angelo Umano.
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Ritornando al concetto della cellula e del corpo,si pu dire: Dio si attende che dalluomo sorga unentit capace di ritornare al compito che del suo rango divino,nelle vesti di colui che ha facolt di compiere azioni con valenza universale,passando per prima attraverso un riconoscimento individuale. I motivi,che provengono da leggi universali,devono prima passare attraverso il pensare e il volere individualizzato delluomo,per uscirne con medesima potenza e valenza,ma accresciute dalla facolt di amore individuale,che le riscalder il contenuto, ponendovi un segno unico ed irripetibile. A tal punto ci si presenta la contraddizione: se nel momento in cui luomo diviene capace di amare,contemporaneamente diviene anche libero; in tal modo per appare cos anchegli al pari delle Gerarchie,unito indissolubilmente allunisono con la Volont Cosmica, quindi non libero come le Entit spirituali. A tale affermazione un Entit spirituale potrebbe rispondere: quelluomo diventato come noi,capace di amare; tu ora vedi le cose da unaltro punto di vista: ma quando sarai diventato libero come lui,come noi, ti accorgerai che pensavi questo solo perch allora non sapevi ancora amare, non eri ancora libero. Non si pu essere schiavi dellAmore: esso si regge sulle ali della libert. Solo quando luomo dopo aver plasmato le sue ali si sar reso capace di innalzarsi dalla sua coscienza egoica,solo allora sar veramente libero,altrimenti sar soltanto un essere che ingannandosi, si crede libero. Se resti Uomo, non sei libero: per liberarti, devi diventare un Uomo -Angelo. Bellucci Tiziano; Modena, 2 giugno 1997

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