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LA APOCALIPTICA JUDAICA Y EL APOCALIPSIS (AP 1,1-8) Rossetti M.

Nel linguaggio comune le parole apocalisse e apocalittico vengono utilizzate per designare avvenimenti catastrofici che dovranno coinvolgere lintero universo. Potr dunque sorprendere il fatto che la radice greca di queste parole, cio apo-kalyptein (tradotto in latino con re-velare), significhi semplicemente rivelazione. Luso di questi termini deriva certamente dallApocalisse canonica attribuita a San Giovanni. In rapporto a questultima in epoca moderna una serie di testi biblici del Primo[1] e del Secondo[2] Testamento e una di opere giudaiche,[3] venne ascritta al patrimonio di una corrente culturale e spirituale definibile come apocalittica. Le apocalissi giudaiche esercitarono un innegabile influsso sulla comunit cristiana delle origini dove riscontrarono un certo successo; lattenzione del giudaismo and invece diminuendo intorno ai temi apocalittici dopo le vicende del 70 e del 132-135 d.C.[4] Intorno alla met del 1900 si svilupp una serie di studi che rivendicarono allapocalittica la sua reale importanza e ne misero in luce loriginalit.[5] Opere per la maggior parte poste sullorlo della canonicit, le apocalissi costituiscono una fra le riletture pi alte della Scrittura Santa. 1. Il contesto storico e culturale Gli anni dal 200 a.C. al 100 d.C. costituiscono un arco di tempo tra i pi tragici che la storia dellantico Israele abbia conosciuto. Proprio in questo periodo fu composta la maggior parte dei libri apocalittici: dunque innegabile che le vicende storiche abbiano pesantemente influito su di essi. Lepoca inizia con la reazione che segu alla profanazione del tempio e alla persecuzione del giudaismo ad opera di Antioco IV Epifane e si conclude con la distruzione del tempio ad opera di Tito. , almeno inizialmente, il periodo della rinascita del nazionalismo giudaico, capeggiata dai Maccabei e continuata dai loro discendenti della dinastia asmonea. Si tratta di unepoca segnata da acerrime lotte tra Giudei e forze occupanti, ma anche tra gli stessi Giudei a causa delle diverse posizioni ideologiche in seno al giudaismo stesso. Uno dei fattori che contribuirono a determinare tale conflitto fu la forzata immissione dellellenismo in seno alla tradizionale cultura giudaica. Questo nuovo patrimonio culturale e spirituale si andava via via affermando mediante lintroduzione di nuove pratiche religiose e abitudini di vita. Il suo espandersi avrebbe potuto portare a una totale ellenizzazione della Giudea: lellenismo fu infatti recepito dai Giudei pi attaccati alle ancestrali tradizioni come un autentico pericolo per la fede e lunit nazionale, ma da altri (molti dei quali persone in vista sia sul piano politico che religioso) venne invece ben accolto. I libri apocalittici sono il riflesso di questepoca al di fuori della quale non possono essere facilmente intesi. I loro autori, liberi da ogni interesse di tipo cronachistico, intesero dare una risposta di fede ai fatti brevemente descritti e alloppressione di Israele, riaffermando la realt e il potere del mondo celeste. I testi vennero intesi come capaci di fornire ai rivoltosi il motivo pi adatto a sostanziare la lotta: la speranza cio nellintervento potente e invincibile di Dio a fianco dei suoi fedeli contro i dominatori o gli usurpatori. Questo particolare processo non ci sorprende affatto. Giungono infatti a volte nella nostra vita dei momenti talmente drammatici in cui sembra che non ci sia pi soluzione o via di uscita. Loppressione cos gravosa da spingerci a rinnovare la nostra fiducia in Dio come lunico capace di risollevarci e di donarci giorni migliori. Ebbene, tale era la situazione di Israele in quei secoli: costretti a rinunciare ad ogni speranza da riporre nel potere politico o religioso, i Giudei alzano i loro occhi verso Dio per comprendere il perch di tutte quelle vicende e per invocarne un miracoloso intervento. Gli scritti lasciano infatti intendere che

la situazione fosse cos disperata da ritenere imminente il momento in cui Dio avrebbe combattuto a fianco del suo popolo, portando a compimento il suo piano salvifico da sempre mantenuto segreto. proprio questa la rivelazione di cui lapocalittica vuol farsi carico: profondamente convinta della sovranit di Dio, essa si prefigge di discernere il significato del tempo e della storia in tutto il loro svolgimento, nella ferma convinzione che il Signore sconfigger il male in ogni sua forma, porr fine al corso della storia presente e instaurer cieli nuovi e terra nuova. 2. Origini dellapocalittica giudaica La produzione degli scritti apocalittici giudaici strettamente collegata alla storia e ai grandi cambiamenti culturali che caratterizzarono il periodo intertestamentario. Ci potrebbe indurre a credere che il lavoro svolto dagli apocalittici non fosse poi radicalmente diverso da quello dei profeti che, in altrettanto drammatici momenti, si erano fatti portavoce di Dio, avevano denunciato i peccati del popolo e avevano promesso una radicale trasformazione della situazione, qualora lanimo di Israele si fosse piegato al volere divino. Se a questo si aggiunge il fatto che lapocalittica nasce nel momento in cui la grande profezia decade, si potrebbe concludere che essa ne sia semplicemente lerede e la continuatrice. Con un procedimento contrario, non sar poi difficile trovare tracce apocalittiche nella letteratura profetica del post-esilio. Il rapporto tra profezia e apocalittica certamente innegabile, ma da solo non basta a esaurire la questione: entrambe sono interpreti di fatti accaduti ponendoli nel contesto del piano storico-salvifico, ma lapocalittica rinnover dal di dentro questo modo di discernere il reale. Innegabili sono pure le radici sapienziali dellapocalittica. Il tema della determinazione divina dei tempi applicato al problema della salvezza caro anche agli scritti sapienziali, in particolare a Siracide e a Qohelet: Tutte le cose, prima che fossero create, gli erano note; allo stesso modo anche dopo la creazione (Sir 23,20). Fin dallinizio Dio ha inoltre fissato dei beni per i pii, ma anche castighi e avversit per i malvagi (Sir 39,25). Tali calamit sono per la rovina degli empi: esse sono pronte sulla terra per tutti i bisogni (Sir 39,31). Tutte queste opere del Signore vengono giudicate buone e giuste per il loro tempo (Sir 39,33): luomo cio non potr intuirne il valore se non comprendendole per il momento finale deciso da Dio. Non siamo dunque lontani dal pensiero apocalittico secondo il quale Dio ha fissato da sempre le proprie decisioni sia sulla sorte umana e delluniverso, sia sui tempi in cui tutto si compir.[6] Altro tema centrale e comune la speranza di unimminente fine del tempo presente, accompagnata da un giudizio sugli empi.[7] Svolgendo cos unanalisi del contesto storico e culturale particolarmente tragico e intrigante, lapocalittica, sulla base della tradizione profetica e sapienziale, ne propone una interpretazione e suggerisce ai suoi lettori adatte linee di comportamento. 3. Caratteristiche distintive dellapocalittica Prendere in considerazione gli elementi distintivi dellapocalittica impresa difficile a causa delle notevoli differenze riscontrabili nella vasta produzione: questa corrente culturale e spirituale difficilmente pu essere infatti intesa come lespressione di un singolo movimento o tradizione. Al di l delle diversit, ci che senza dubbio accomuna tali opere quel comune sentire spirituale che le permea e che si pu definire sia come certezza che lesistenza e la salvezza dipendono unicamente da Dio, sia come fiduciosa apertura alla salvezza che il Signore sta gi realizzando nel tempo presente e che compir quanto prima. Dal punto di vista letterario, ci sembra che tali caratteristiche possano essere cos sintetizzate.

a) Gli autori hanno coscienzadi vivere unesistenza personale e universale le cui realt fondamentali sono nascoste. Tali realt vengono per rivelate a un uomo privilegiato che riceve lincarico di renderle note a tutti. b) Gli autori, pur esprimendosi in prima persona, non amano dire il loro vero nome. Ricorrendo alla pseudonimia essi attribuiscono la loro opera a un celebre personaggio del passato col quale si sentono in particolare sintonia. Questo procedimento permetteva di porre nella grande tradizione un messaggio riguardante il tempo presente. c) La rivelazione viene ricevuta in vari modi: talvolta pu essere visiva, in forma di sogno (Dn 7) o di visione (come nellApocalisse di San Giovanni); altre volte essa pu essere un discorso. Cos, ad esempio, in Dn 10-12, dove un angelo dice a Daniele cosa sia scritto nel libro della verit; anche Enoch insegna ai suoi figli quanto ha letto nelle tavolette celesti (Hen. aeth. 93). Altre rivelazioni sono il risultato di un viaggio celeste che lautore prescelto afferma di aver compiuto scortato da guide angeliche.[8] d) Il contenuto di queste rivelazioni espresso mediante un linguaggio simbolico esoterico, in cui a espressioni o realt del vivere quotidiano viene attribuito un significato diverso da quello che esse hanno nellesperienza. La terra, il mare, gli astri, i pianeti sono al centro di questo linguaggio: considerati in s vengono rapportati direttamente alla sfera divina, in quanto oggetto di trasformazioni e di sconvolgimenti, vogliono invece suggerire un senso pi forte della presenza attiva di Dio nella storia. Molti sono i simboli che provengono dal mondo umano. Anche gli animali sono al centro di questo processo di simbolizzazione: trasformati in bestie mostruose, essi popolano una fascia di realt a mezza strada tra Dio e gli uomini. I numeri vengono ugualmente assunti in questo linguaggio cifrato e utilizzati per esprimere dei valori di qualit. NellApocalisse di Giovanni frequente anche il ricorso ai colori per esprimere delle qualifiche di natura spirituale o morale.[9] Luso del simbolo ha il merito di staccare le apocalissi dal contesto storico in cui sono poste. Esso contribuisce a fare del tempo narrato unepoca indatabile, cos che queste opere possono realmente avanzare la pretesa di fornire criteri di discernimento per tutti i tempi. Poich nel simbolo ogni momento storico pu leggervi la propria vicenda, le apocalissi risultano sempre aggiornabili. Dal punto di vista pi marcatamente teologico, ecco alcuni elementi essenziali della riflessione apocalittica. Abbiamo gi osservato come lapocalittica sia legata alla grande profezia. Mentre per nellAntico Testamento la dimensione profetica e apocalittica si erano susseguite nel tempo, in questi scritti esse sono contemporanee, capaci di autocondizionarsi. Passato, presente e futuro risultano cos indisgiungibili allinterno di una concezione unitaria della storia che si ritiene essere coinvolta in un movimento irreversibilmente rivolto verso una conclusione definitiva. Lapocalittica giudaica pur essendo tutta incentrata su questo avvenimento conclusivo, non perde per mai di vista n linizio n il momento storico presente: tutto il tempo della storia e di ogni storia le sta a cuore. Non solo le vicende di Israele, ma le vicende universali: quelle della terra e quelle del cielo, quelle degli uomini, degli angeli e dei demoni. Nessuno sfugge a questo comprensione dei fatti: non vi sfugge lautore, consapevole, come nel caso dellApocalisse di San Giovanni, di essere profeta (Ap 10,11) e di scrivere unopera che ama intitolare apocalisse (Ap 1,1), ma che subito dopo definisce parole di profezia (Ap 1,3); non vi sfugge neppure il lettore che, come risvegliato al senso della presenza di Dio nel tempo, dovr farsi portatore di questa carica profetica. La visione unitaria della storia uno dei contributi pi affascinanti dellapocalittica. Negli scritti la storia spesso divisa in periodi. LApocalisse delle Settimane (Hen. aeth.) la divide in dieci generazioni; il secondo e quarto libro di Daniele in quattro regni. Il quarto libro

degli Oracoli Sibillini fa proprie entrambe queste periodizzazioni. Lo schema di divisione in settanta settimane di anni suggerito da Dn 9 riscosse pi fortuna di ogni altro. La tensione della storia verso il punto finale segnato da uno scontro tra il bene e il male. Tale lotta storicamente si mostra nella rivalit tra giusti e peccatori oppure in grandi operazioni militari tra i potenti della terra. Essa assume toni drammatici: a periodi di vittoria delle forze del bene, si alternano vittorie delle forze del male che tolgono agli uomini facili illusioni. In certi momenti il conflitto assume proporzioni cosmiche e si esprime in fatti tragici che coinvolgono sia la terra che il cielo: terremoti, carestie, paurose mutazioni negli astri, distruzioni e incendi. Lo scontro tra il bene e il male raggiunger il culmine nel Giorno del Signore, quando una fine sar posta a questo mondo. Tale evento considerato imminente.[10] In quel giorno secondo alcuni apocalittici Dio interverr in forma grandiosa, utilizzando strumenti colossali; secondo altri invece il Signore user mezzi assai modesti per far rilucere quanto gli basti poco per annientare la potenza del male. Creature considerate al di sotto dellonnipotenza divina, ma al di sopra delle realt umana, angeli e demoni partecipano attivamente a questo scontro. Il mondo degli spiriti onnipresente e influisce sulle vicende senza per mai oltrepassare i limiti del monoteismo e senza oscurarlo: Dio rimane lunico autore della vittoria del bene sul male. Un contributo essenziale alla buona conclusione di questa lotta viene dato da due figure caratteristiche: il messia e il figlio delluomo. Il messia deriva certamente dal Primo Testamento, ma nellapocalittica viene proiettato alla fine dei tempi, quando apparir: infatti considerato come leroe del conflitto che porter a conclusione nella schiacciante sconfitta delle forze maligne. Eletto da Dio, combatte per lui sconfiggendone i nemici e instaurando il regno divino: i cc. 17-18 dei Salmi di Salomone, i cc. 36-40 del secondo libro di Baruch e 4Esd 12,3134 lo descrivono come il re guerriero impegnato a liberare Gerusalemme dai pagani. La sua figura rimane tuttavia per molti aspetti misteriosa.[11] Enigmatico appare anche il personaggio denominato figlio delluomo. Egli presenta unidentit meno marcata, quasi una figura rappresentativa di tutto il popolo. Unito al messia, talvolta sembra identificarsi con lui.[12] 4. Lapocalittica e il libro Proprio a causa della natura del suo messaggio, lapocalittica scelse come suo involucro il libro. questo un elemento distintivo rilevante. Il libro o le tavolette celesti (Dn 10-12; Giubilei 32,21; Hen. aeth. 93), prima ancora di essere lo strumento scelto dagli apocalittici, sono prescelti da Dio stesso come luogo per racchiudere i suoi misteri. Esemplificativa al massimo di questa tendenza lApocalisse giovannea: E vidi nella mano destra di colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli (Ap 5,1). Si tratta in questo caso di un libro tutto scritto e brandito da Dio: esso cio a un tempo il testimone dellesattezza con cui stato stabilito tutto quello che riguarda lumanit e lespressione concreta del dominio divino sulluniverso. Al profeta Dio ordinava di proclamare la parola (Ger 13,12), allapocalittico invece di scriverla. Cos nellApocalisse giovannea leggiamo: Quello che vedi, scrivilo e mandalo alle sette Chiese... (Ap 1,11). La stessa ingiunzione si trova quando lapocalittico affida a sua volta lo scritto ai suoi destinatari: Ricevi questo scritto... (Ass. Mos. 1,16); il profeta si rivolgeva invece ai suoi uditori esordendo: Cos dice il Signore (Is 7,7). Mentre dunque il profeta proclama dei messaggi (successivamente messi per scritto da lui o dai suoi discepoli) lapocalittico li scrive destinandoli a una lettura. Tutto ci logica conseguenza di quanto sopra dicevamo intorno alluso del linguaggio simbolico e della concezione unitaria della storia: poich ogni apocalisse per sua natura senza tempo e scorre avanti e indietro nei giorni

delluomo, solo il libro lo strumento adatto a contenerne fedelmente le rivelazioni e a portarle con s in ogni presente della storia affinch esse servano a discernere tutti i tempi.[13] 5. Lapocalittica e lApocalisse di Giovanni Le forme letterarie e i temi tipici della letteratura apocalittica giudaica, trovano nellApocalisse di Giovanni il loro migliore punto di sintesi e di approfondimento: lautore si serve di tutti gli schemi apocalittici e li riempie di contenuti, anzi del contenuto nuovo che il Signore risorto. Il Giovanni dellApocalisse in quanto giudeo si fa depositario del ricchissimo patrimonio culturale giudaico, ma in quanto credente in Ges Cristo si fa portatore di tutte le novit legate alla sua fede. Il punto di partenza di questo libro il medesimo di quello di tutte le altre apocalissi. La comunit cristiana profondamente provata: il culto divino dellimperatore, le persecuzioni scuotano alla base la Chiesa nascente, i fedeli sono ancora una volta attratti dal fascino della cultura pagana e delle religioni misteriche in quel momento quanto mai proliferanti. Per i credenti obbligati al confronto con un momento storico tragico, nasce nuovo il bisogno di ancorarsi alla fiducia in Dio e di comprendere ogni cosa alla luce del suo progetto di salvezza. Se medesimo il punto di partenza, diverse sono le conclusioni. La novit legata alla persona di Cristo: in lui Figlio di Dio (Ap 2,18), Parola di Dio (Ap 19,13), Messia e Figlio delluomo, Principio e Fine (Ap 1,17; 22,13) delluniverso, confluisce ormai in modo definitivo ogni forma di autorit e potere prima unicamente attribuiti a Dio. Tra Dio Padre e Cristo Figlio vi nel libro dellApocalisse una reale compenetrazione di ruoli e una reciprocit mai prima pensate. Il punto decisivo capace di modificare perfino la comprensione della fine della storia la luce abbagliante della risurrezione, anzi il Cristo risorto, il Vivente per sempre. Gli apocalittici attendevano in un futuro assai prossimo lintervento finale di Dio. Lautore dellApocalisse fa invece chiaramente percepire che nel mistero pasquale del Cristo, il Padre ha gi realizzato definitivamente il suo intervento salvifico. insomma il Cristo Agnello (Ap 5,6 ss), insieme morto e risorto (Ap 1,8; 5,6 E vidi [...] un agnello in piedi come ucciso, hesteks hos esphagmnon) e dotato della pienezza dello Spirito da donare agli uomini (Ap 5,6), a occupare una posizione centrale nella storia della salvezza. Il Padre nel Figlio porta a compimento la creazione e la storia, le rinnova dal di dentro ponendolo quale pietra angolare, chiave interpretativa di tutto il cosmo e rinnovatore di ogni realt (Ap 21,5). [1] Gli scritti apocalittici del Primo Testamento sono: Ez 38-39; Is 24-27 (la grande apocalisse); Is 34-35 (la piccola apocalisse); Zc 9-14; Daniele. [2] Nel contesto neotestamentario ravvisabile una serie di scritti di indole apocalittica. Prima di elencarli ci sembra doveroso osservare che non possibile staccare queste pericopi dal contesto in cui furono inserite. Eccone la lista: Mc 13,1-31 || Mt 24,1-44 || Lc 21,5-36 (la cosiddetta apocalisse sinottica); 1Ts 4,16-17; 2Ts 2,1-12; 1Cor 15,20-28; 2Pt. [3] Per una recensione di queste opere si veda: U. Vanni, Apocalittica, in P. Rossano-G. Ravasi-A. Ghirlanda (edd.), Nuovo Dizionario di Teologia Biblica, 98-106; A. Bonora-M. Priotto (edd.), Libri Sapienziali e altri scritti, Torino 1997, 437-474. Senza offrire una dettagliata recensione di testi o frammenti, dobbiamo per considerare lapporto dato al tema dellapocalittica dalla comunit di Qumran. [4] Si tratta rispettivamente dei fatti della distruzione del tempio a opera di Tito, della seconda rivolta giudaica e dellultima insurrezione scoppiata sotto limperatore Adriano. Tali eventi decretarono la definitiva perdita di ogni desiderata autonomia del popolo giudaico. [5] Ci riferiamo fondamentalmente alle seguenti opere: H.H. Rowley, The Relevance of

Apocalyptic, Oxford 1942; D.S. Russel, LApocalittica giudaica (200 a.C.-100 d.C.), Brescia 1991 (London 1964); K. Koch, Difficolt dellApocalittica, Brescia 1977 (Gtersloh 1970); P. Sacchi, Lapocalittica giudaica e la sua storia, Brescia 1990. [6] Si leggano, ad esempio, i seguenti due passi: Giub. 32, 21; Hen. aeth. 39,11. [7] Una esaustiva trattazione sul rapporto tra sapienza e apocalittica in merito ai temi della determinazione e della fine dei tempi si pu leggere in G. Von Rad, La Sapienza in Israele, Genova 19953, 235-252. [8] Tipica di questa tendenza la letteratura enochica. [9] Per una attenta disamina del linguaggio simbolico, soprattutto in relazione allApocalisse giovannea, si veda U. Vanni, LApocalisse. Ermeneutica, esegesi, teologia, Bologna 1991, 31-62. [10] Si legga, ad esempio, Ap. Sir. Bar. 85, 10. [11] Non qui assolutamente possibile compiere una discussione sullidentit e sui ruoli del messia. Questa disamina dovrebbe tra laltro tenere in considerazione tutta la riflessione contenuta nei Rotoli del Mar Morto, in particolare nelle Regole della comunit di Qumran e, non ultimo, nel discusso frammento 4Q521. Sulla nozione di messia si veda J.J. Collins, Apocalypticism in the Dead Sea Scrolls, London 1997. Per 4Q521 si veda il mio Lunto in un manoscritto di Qumran. Nuove prospettive da 4Q521 frr. 2 ii + 4, PIB. Exercitatio ad Licentiam, Roma 1998. [12] Si legga, ad esempio, Hen aeth. 46, 3. [13] P. Beauchamp, Luno e laltro Testamento. Saggio di lettura, Brescia 1985, 19-45.