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Michel Houellebecq

ESTENSIONE DEL
DOMINIO DELLA LOTTA
Traduzione di Sergio Claudio Perroni A.I.T.I

HOUELLEBECQ, MICHEL, Extension du domaine de la lutte


Copyright by Michel Houellebecq
Published by Maurice Nadeau, 1994
ISBN 88-452-4327-3
2000 RCS Libri S.p.A.
Via Mecenate 91 - 20138 Milano
I edizione Bompiani gennaio 2000

Parte prima

1
La notte inoltrata e il giorno si avvicina.
Spogliamoci dunque dellopera delle tenebre e indossiamo le armi della luce.
Lettera ai Romani, XIII, 12

Venerd sera sono andato a una festicciola a casa di un collega di lavoro. Eravamo una trentina e passa,
tutti quadri di medio livello, tra i venticinque e i quarant'anni. A un certo punto una scema ha
cominciato a spogliarsi. Si sfilata la maglietta, poi il reggiseno, poi la gonna - il tutto facendo delle
smorfie incredibili. rimasta cos qualche secondo, ad ancheggiare in mutandine; poi, non sapendo pi
che fare, si rivestita. Peraltro una che non la d a nessuno; il che sottolinea lassurdit del suo
contegno.
Dopo il quarto bicchiere di vodka ho cominciato a sentirmi malissimo e sono andato a sdraiarmi su
un mucchio di cuscini dietro il divano. Poco dopo, due tizie sono venute a sedersi proprio sul divano.
Faccio presente che si tratta di due tizie tuttaltro che belle, anzi, due racchie totali. Vanno sempre a
mensa in coppia e leggono libri sullo sviluppo del linguaggio nei bambini, non so se capite il genere.
Appena sedute hanno cominciato a commentare levento del giorno, cio che una delle impiegate
era venuta in ufficio con una minigonna assurdamente mini, raso-chiappe.
Come la vedevano, questa faccenda della minigonna assurdamente mini? La vedevano bene. Le loro
sagome assurdamente ingrandite si stagliavano come ombre cinesi sulla parete sopra di me. Le loro
voci mi parevano piovere dallalto, a mo di Spirito Santo. Il fatto che stavo da cani.
Per un quarto dora hanno continuato a infilare una banalit dietro laltra. Tipo che quella tizia aveva
tutto il diritto di vestirsi come le girava, e che mettersi una mini assurdamente mini non aveva niente a
che fare col desiderio di sedurre i maschi, e che era solo per avere un buon rapporto col proprio corpo,
per piacere a se stessa, e via di seguito. Tardive e deprimenti scorie del femminismo infranto. A un
certo punto ho sentito questa stessa frase pronunciata stentoreamente dalla mia voce: Tardive e
deprimenti scorie del femminismo infranto. Ma loro non mi hanno sentito.
Anchio avevo notato la ragazza con la minigonna. Difficile non notarla. Tant che persino il
capufficio era in stato di arrapamento.
Mi sono addormentato prima della fine del dialogo, e ho fatto un sogno tremendo. Le due racchie si
tenevano sottobraccio in mezzo al corridoio che attraversa lufficio, e ballavano a mo di cancan,
cantando a squarciagola:
Se vado in giro col culo in bella vista,
Non per sedurre il maschio sciovinista!
Se sfoggio le mie gambe un po irsutelle,
Sar perch le trovo molto belle!

La tipa con la minigonna era sulla soglia di un ufficio, stavolta per vestita con un lungo abito nero,
seducente e sobrio. Le guardava sorridendo. Sfoggiava, appollaiato su una spalla, un gigantesco
pappagallo con la faccia del capufficio. Di tanto in tanto gli carezzava le piume del petto, con gesto
svagato ma sapiente.
Una volta sveglio, mi sono reso conto che avevo vomitato sulla moquette. La festicciola si

avvicinava alla fine. Ho nascosto il mio vomito sotto un paio di cuscini, poi mi sono alzato in piedi per
tornarmene a casa. A quel punto mi sono accorto di aver perso le chiavi della macchina.

2
In mezzo ai Marcel

Due giorni dopo era domenica. Sono tornato nel quartiere, ma della mia macchina non cera neanche
lombra. La verit che non ricordavo pi dove lavessi parcheggiata; e poi tutte le strade sembravano
quella giusta. Via Marcel Sembat, via Marcel Dassault un tripudio di Marcel. Edifici rettangolari,
dove abitano persone. Violenta impressione di specularit. E la mia macchina?
Mentre camminavo in mezzo a tutti quei Marcel mi sono sentito pervadere da un crescente fastidio
per le automobili - e per le cose di questo mondo. Da quando lavevo acquistata, la mia Peugeot 104 mi
aveva procurato solo grane: guasti continui e poco comprensibili, lievi incidenti Certo, i conducenti
rivali affettano disinvoltura, tirano fuori i loro moduli di constatazione amichevole, dicono: OK,
daccordo, ma chiaro che in realt i loro sguardi cordiali sono carichi di odio; il che decisamente
seccante.
E poi, a pensarci bene, al lavoro ci andavo in metropolitana; nei weekend non mi muovevo pi di
casa, per mancanza di mete allettanti; per le vacanze mi servivo perlopi della formula del viaggio
organizzato, talvolta in club. Che me ne faccio della macchina? mi ripetevo nervosamente mentre
imboccavo via Emile Landrin.
Tuttavia fu solo quando arrivai in viale Ferdinand Buisson, che mi venne lidea di sporgere denuncia
per furto. Oggigiorno rubano un sacco di automobili, soprattutto in periferia; una bella denuncia di
furto sarebbe stata lideale sia per quelli dellassicurazione sia per i miei colleghi dufficio. Ammettere di
averla persa significava farli sentire presi per il culo, o passare per deficiente; decisamente
controproducente. Su cose del genere non si scherza, c il rischio di farsi una pessima reputazione, di
quelle che ti costano unamicizia. Io la vita la conosco, mica sono nato ieri. Ammettere di aver perduto
la macchina significa in pratica radiarsi dal corpo sociale; molto meglio inventare il furto.
Pi tardi, quella sera, la mia solitudine si fece crudelmente tangibile. Sul tavolo in cucina cerano dei
fogli sparpagliati, tutti leggermente chiazzati dolio - olio di tonno alla catalana Saupiquet. Si trattava
degli appunti per una novella dargomento animale; la narrativa dargomento animale un genere
letterario come un altro, forse persino superiore ad alcuni altri; comunque sia, io scrivo novelle
dargomento animale. Quella l si intitolava Dialoghi tra una mucca e una puledra; la si sarebbe potuta
definire una meditazione etica; lispirazione mi era venuta durante un breve soggiorno di lavoro nel
paese di Lon. Eccone uno stralcio significativo:
Consideriamo in primo luogo la mucca bretone: per tutto lanno essa pensa solo a
brucare, il suo bel musello lustro sabbassa e si alza con una regolarit impressionante,
e nessun fremito dangoscia turba mai lo sguardo mite dei suoi occhi color marrone
chiaro. Tutto ci d una bella impressione di vigore, tutto ci pare addirittura indicare
una profonda coerenza esistenziale, una per molti versi invidiabile identit tra il suo
essere al mondo e il suo essere in s. Invece, ahim, in questo caso il filosofo si trova
colto in fallo, e le sue conclusioni, quantunque fondate su unintuizione giusta e

profonda, si riveleranno intrinsecamente viziate se egli, in precedenza, non avr avuto


laccortezza di documentarsi presso il naturalista. Duplice, infatti, la natura della
mucca bretone. In determinati periodi dellanno (precisamente sanciti dallinesorabile
programmazione genetica), nel suo essere si produce una rivoluzione sbalorditiva. I
suoi muggiti si intensificano, si protraggono, la loro stessa tessitura armonica si altera
sino a somigliare, talvolta in maniera strabiliante, a certi lamenti che sfuggono ai
cuccioli duomo. I suoi movimenti si fanno pi rapidi, pi nervosi; talora essa arriva
addirittura a trottare. Persino il musello, che pur sembrava, nella sua lustra regolarit,
concepito per riflettere la permanenza assoluta duna saggezza minerale, comincia a
torcersi e contrarsi sotto lo stimolo doloroso di una brama che pare inestinguibile.
La chiave dellenigma assai semplice, ed eccola qui: ci che la mucca bretone
brama (cos manifestando, le va resa giustizia, lunico desiderio della sua vita), di,
come dicono gli allevatori nel loro gergo spiccio, farsi riempire. Ed essi la riempiono;
per tale ufficio, infatti, la siringa dellinseminazione artificiale pu valere il pene del
toro, per quanto vadano sacrificate talune complicazioni emozionali. In un caso e
nellaltro la mucca si placa e torna al proprio originario stato di attenta meditazione,
permanendovi fino a quando, qualche mese pi tardi, dar alla luce uno splendido
vitellino. Cosa che, sia detto a margine, va a tutto beneficio dellallevatore.
Ovviamente lallevatore simboleggiava Dio; spinto da una simpatia irrazionale per la puledra, nel
capitolo successivo le avrebbe promesso la gioia eterna di numerosi stalloni, mentre la mucca,
colpevole del peccato originale, a poco a poco sarebbe stata condannata ai mesti spassi della
fecondazione artificiale. I pietosi muggiti del bovide si sarebbero dimostrati incapaci di mitigare la
sentenza del Grande Architetto. Una delegazione di pecore mosse da spirito di solidariet non avrebbe
ottenuto risultato diverso. Il Dio messo in scena in quella novella non era, evidentemente, un Dio di
misericordia.

Il problema che non basta vivere secondo la norma. A vivere secondo la norma, infatti, ci riesci
(talvolta per un pelo, per un pelo quasi invisibile, ma tutto sommato ci riesci). Le tue dichiarazioni dei
redditi sono sempre in ordine. Le fatture le paghi alla scadenza. Non vai mai in giro senza carta
didentit (e la piccola bustina di plastica per la patente!).
Tuttavia, non hai amici.
La norma complessa, multiforme. Fuori dallorario di lavoro c la spesa che devi pur fare, i bancomat
da cui devi pur mungere i soldi (e davanti ai quali, fin troppo spesso, ti tocca fare la fila). Soprattutto ci
sono i diversi saldi che devi far pervenire agli organismi che gestiscono i differenti aspetti della tua vita.
Come se non bastasse, ti pu capitare di ammalarti, cosa che implica spese e nuove formalit.
Comunque un po di tempo libero ti resta sempre. Che fare? Come impiegarlo? Consacrarsi al
servizio del prossimo? Gi, solo che, in fondo, il prossimo non ti interessa affatto. Ascoltare musica?
Un tempo, magari: ma nel corso degli anni ti sei reso conto che la musica ti soddisfa sempre meno.
Il bricolage, preso nel suo senso pi lato, pu offrire una via di scampo. Ma in verit non c nulla
che riesca a impedire il sempre pi ravvicinato ritorno di quei momenti in cui la tua solitudine assoluta,
la percezione della vacuit universale, il presentimento che la tua esistenza stia approssimandosi a un
disastro doloroso e definitivo, si combinano per sprofondarti in uno stato di vera e propria sofferenza.
E tuttavia continui a non aver voglia di morire.
Hai avuto una vita. Ci son stati momenti in cui avevi una vita. Certo, non te ne ricordi pi benissimo;
ma ad attestarlo restano varie fotografie. Questo succedeva, probabilmente, allepoca della tua
adolescenza, o poco pi tardi. Quantera grande, allora, la tua smania di vivere! Lesistenza ti sembrava
ricca di possibilit inedite. Ti vedevi potenziale cantante di musica leggera, ti vedevi in viaggio per il
Venezuela.
Ancor pi sorprendente, hai avuto uninfanzia. Allora: osserva un bambino di sette anni che gioca
coi soldatini sul tappeto del salotto. Ti chiedo di osservarlo attentamente. Dopo il divorzio dei genitori,
quel bambino non ha pi padre. Vede pochissimo la madre, che occupa una posizione importante in
unazienda di cosmetici. Eppure si balocca coi soldatini, e linteresse che mostra per queste
rappresentazioni del mondo e della guerra sembra molto intenso. Questo bambino, non c alcun
dubbio, gi soffre un po di mancanza daffetto; e tuttavia: quanto sembra interessargli il mondo!
Voi pure, vi siete interessati al mondo. Parlo di tanto tempo fa; per vi prego di provare a ricordare. Il
dominio della norma non vi era pi sufficiente; non potevate pi viverci, nel dominio della norma; e
cos vi trovaste a dover entrare nel dominio della lotta. Vi chiedo di riandare a quel momento preciso.
Risale a molto tempo fa, vero? Rammentate: lacqua era fredda.
Ecco: siete lontani dalla riva, oh s! come siete lontani dalla riva! A lungo vi siete illusi dellesistenza
di unaltra riva; sbagliando, com ormai evidente. Tuttavia continuate a nuotare, e ogni movimento
che fate vi avvicina al collasso. Tossite, i vostri polmoni bruciano. Lacqua vi sembra sempre pi
fredda, e soprattutto sempre pi amara. Non siete pi tanto giovani. E adesso state per morire. Non
niente. Ci sono qua io. Non vi lascer cadere. Continuate a leggere.
Ricordatevi, ancora una volta, del vostro ingresso nel dominio della lotta.

Le pagine che seguono costituiscono un romanzo; cio, chiarisco: una successione di aneddoti di cui io
sono il protagonista. Questa scelta autobiografica non effettivamente tale, e comunque non ho
alternative. Se non scrivessi ci che ho visto soffrirei ugualmente - e forse anche un po di pi. Solo un
po, ripeto. La scrittura tuttaltro che un sollievo. La scrittura rievoca, precisa. Introduce un sospetto
di coerenza, lidea di un realismo. Si sguazza sempre in una caligine sanguinolenta, ma un po si riesce a
raccapezzarsi. Il caos rinviato di qualche metro. Misero successo, in verit.
Che contrasto con il potere assoluto e miracoloso della lettura! Una vita intera a leggere avrebbe
esaudito i miei desideri; lo sapevo gi a sette anni. La struttura del mondo dolorosa, inadeguata; non
la vedo modificabile. Credo davvero che unintera vita dedicata alla lettura mi sarebbe convenuta.
Tale vita non mi fu accordata.
Ho appena compiuto trentanni. Dopo un avvio caotico, negli studi sono riuscito a cavarmela
dignitosamente; oggi sono un quadro medio. Analista-programmatore in una societ di servizi
informatici, il mio stipendio netto equivale a due volte e mezzo lo SMIC 1; il che significa gi di per s
un buon potere dacquisto. Posso sperare in una carriera significativa allinterno dellazienda dove
attualmente lavoro; a meno che io non decida, come molti altri fanno, di passare a lavorare per un
cliente. Insomma, posso dirmi soddisfatto della mia posizione sociale. Sul piano sessuale, per contro, la
riuscita assai meno eclatante. Ho avuto diverse donne, ma per periodi brevi. Sprovvisto sia di bellezza
sia di fascino, soggetto a frequenti attacchi di depressione, non corrispondo in alcuna misura a ci che
le donne cercano in un uomo. Tra laltro, nelle donne che mi aprivano le cosce ho sempre avvertito
come una leggera reticenza; in fondo per loro rappresentavo solo un meglio di niente. Il che, ne
converrete, non certo il punto di partenza ideale per una relazione duratura.
In realt, dal giorno della mia separazione da Vronique, due anni fa, non ho pi avuto donne; i
deboli e inconsistenti tentativi fatti in questo senso hanno prodotto solo una serie di prevedibili fiaschi.
Due anni: potrebbero sembrare un bel po di tempo. Ma in realt, soprattutto quando si lavora,
passano molto in fretta. Pu confermarvelo chiunque: passano molto in fretta.
Pu darsi, amico lettore, che tu stesso sia donna. Non prendertela, son cose che capitano. E
comunque non sposta una virgola in ci che debbo dire. Niente di personale.
Il mio scopo non di incantarvi con sottili notazioni psicologiche. Non ho lambizione di strapparvi
applausi per la mia finezza e il mio spirito. Questo genere di cose le lascio agli scrittori che usano il
proprio talento per descrivere i differenti stati danimo, i tratti del carattere, ecc. Io con loro non
centro niente.
Tutta questa mole di dettagli realistici, questo dar vita a personaggi plausibilmente differenziati, m
sempre sembrato, scusate lardire, una grande stronzata. Daniel amico di Herv e prova una certa
diffidenza nei riguardi di Grard. Il fantasma di Paolo si incarna in Virginia, il viaggio a Venezia di mia
cugina e potremmo andare avanti per ore. Tanto varrebbe mettersi a guardare le aragoste che
passeggiano sul fondo di un acquario (e allora vi basta andare in un ristorante di pesce). Daltronde, io
non frequento molto gli esseri umani.
Per raggiungere lo scopo decisamente filosofico che mi propongo, invece, occorre sfrondare.
Semplificare. Sterminare uno alla volta dettagli infiniti. Ad aiutarmi ci sar il semplice gioco del
movimento storico. Sotto i nostri occhi, il mondo si uniforma; i sistemi di telecomunicazione
progrediscono; linterno dei nostri appartamenti si arricchisce di nuovi congegni. Le relazioni umane
divengono progressivamente impossibili, fatto che in proporzione riduce la quantit di aneddoti di cui
si compone una vita. E a poco a poco appare il volto della morte, in tutto il suo splendore. Il terzo
millennio si annuncia proprio bene.
1

Salaire Minimum Interprofessionel de Croissance: lequivalente del nostro salario minimo sindacale. (N.d.T.)

4
Bernard, oh Bernard

Il luned seguente, tornato in ufficio, venni a sapere che lazienda aveva appena venduto
unapplicazione di sistema al ministero dellAgricoltura, e che il sottoscritto era stato scelto per
occuparsi della formazione del personale. A informarmi fu Henry La Brette (ci tiene parecchio sia alla y
sia alla scomposizione del cognome). Trentanni come me, Henry La Brette il mio diretto superiore; i
nostri rapporti sono improntati a una sorda ostilit. Sicch si premur di comunicarmi, quasi
assaporando un piacere personale, che lincarico prevedeva svariate missioni esterne: a Rouen, a La
Roche-sur-Yon, e chiss dove altro. Per me queste missioni esterne hanno sempre rappresentato un
incubo; Henry La Brette lo sa. Avrei potuto ribattere: Bene, allora mi dimetto; ma non lo feci.
La nostra azienda ha sviluppato una vera e propria cultura dimpresa (creazione di un logo,
distribuzione di felpe aziendali agli impiegati, seminari di motivazione in Turchia) molto prima che il
termine diventasse di moda. unazienda competitiva, che gode di uninvidiabile reputazione nel
proprio settore; si tratta dunque, sotto tutti i punti di vista, di un posto ideale. quindi evidente che
sarebbe insensato dimettersi per un puntiglio.
Sono le dieci del mattino. Mi trovo in un ufficio bianco e tranquillo, seduto di fronte a un tizio poco
pi giovane di me, assunto da poco. Se non sbaglio si chiama Bernard. La sua mediocrit deprimente.
Non fa altro che parlare di quattrini e di investimenti: i SICAV 2, le obbligazioni di Stato, i piani di
investimento edilizio qualsiasi cosa. Dice di confidare in un tasso di interesse leggermente superiore
a quello dellinflazione. Mi sfinisce; non ce la faccio a tener dietro ai suoi discorsi. Ha un baffo che
vibra.
Quando esce dallufficio, torna il silenzio. Lazienda si trova in un quartiere completamente
devastato, che ricorda lontanamente la superficie lunare. Nei pressi del 13 e Arrondissement. Quando si
arriva con lautobus, ci si sente in unatmosfera da fine di terzo conflitto mondiale. E invece no, solo
un piano di urbanizzazione.
Le nostre finestre danno su un terreno deserto, praticamente a perdita docchio, melmoso, irto di
steccati. Carcasse di edifici. Gru immobili. Latmosfera calma e fredda.
Bernard rientra. Per alleggerire la tensione, gli racconto della puzza che si sente nel mio palazzo. Ho
notato che in genere le persone adorano gli aneddoti a base di puzza. Stamattina, mentre scendevo le
scale, ho davvero sentito un odore pestilenziale. Chiss a cosa pensa la portinaia, che invece di solito
cos alacre.
Bernard dice: Sar una carogna di topo. Non si sa perch, ma la prospettiva sembra divertirlo. Il
baffo vibra leggermente.
Povero Bernard, per certi versi. A che cosa gli serve la vita? A comprare laser-disc alla FNAC? Un
tipo come lui dovrebbe avere dei figli; se avesse dei figli si potrebbe sperare che ne cavasse qualcosa, da
quel brulichio di piccoli Bernard. E invece no, non neppure sposato. Terreno infecondo.
In fondo non del tutto da compatire, il buon Bernard, il caro Bernard. Anzi, penso addirittura che
sia felice - nella misura che gli accordata, ovviamente; nella sua misura di Bernard.
2

Societ dInvestissement Capital Variable: nella fattispecie, azioni emesse da societ di gestione di valori mobiliari il cui capitale varia in funzione
dellingresso e delluscita dei sottoscrittori. (N.d.T.)

5
Presa di contatti

Pi tardi presi appuntamento al ministero dellAgricoltura con una funzionarla di nome Catherine
Lechardoy. Lapplicazione di sistema si chiamava Sicomoro. Il sicomoro un albero che cresce in
certe regioni della zona temperata fredda, apprezzato per il legname che se ne ricava e che produce una
linfa zuccherosa; il sicomoro diffuso in particolare in Canada. Lapplicazione Sicomoro scritta in
linguaggio Pascal, con taluni passaggi in C++. Pascal uno scrittore francese del XVII secolo, autore
dei celebri Pensieri. Pascal altres un linguaggio di programmazione notevolmente strutturato e
particolarmente adatto allelaborazione statistica, del quale avevo acquisito una notevole padronanza.
In particolare, lapplicazione Sicomoro doveva servire per pagare gli aiuti governativi agli agricoltori,
settore del quale - per la parte informatica, ovviamente - si occupava Catherine Lechardoy. Non ci
eravamo mai incontrati, Catherine Lechardoy e io. In pratica, si trattava di una prima presa di
contatto.
Nel mio mestiere, quello dellingegneria informatica, laspetto pi affascinante senza dubbio il
contatto con la clientela; perlomeno questo quanto tendono a sottolineare i responsabili dellimpresa,
davanti a un bicchiere di grappa di pere (durante lultimo seminario al villaggio-vacanze di Kusadasi ne
ho ripetutamente sorpresi alcuni a parlare di fica).
Per parte mia, sempre con una certa dose di apprensione che affronto il primo contatto con un
cliente nuovo, ossia con diversi esseri umani organizzati in una determinata struttura. Prospettiva
angosciosa. Ovviamente lesperienza mi ha rapidamente insegnato che si tratta sempre di persone che,
per quanto riguarda usi, opinioni, gusti, modo generale di affrontare la vita, sono tra loro assolutamente
simili, se non addirittura identiche. Teoricamente, dunque, non v nulla da temere, posto che il
carattere professionale dell'incontro ne garantisce in partenza linnocuit. Ciononostante, ho avuto
modo di notare che spesso gli esseri umani tentano di distinguersi tramite sottili e sgradevoli variazioni,
imperfezioni, tratti di carattere e via di seguito - senza dubbio allo scopo di obbligare linterlocutore a
trattarli come individui a s stanti. Sicch capita che a uno piaccia il tennis, a un altro lequitazione, a un
terzo il golf. Taluni quadri superiori vanno pazzi per i filetti daringa; altri li detestano. Tanti destini,
altrettanti percorsi possibili. Bench, dunque, il quadro generale di una prima presa di contatto sia
nettamente circoscritto, permane in esso purtroppo un margine di incertezza.
Nella fattispecie, quando mi presentai presso lufficio 6017, Catherine Lechardoy era assente. Era stata,
venni informato, trattenuta per una messa a punto del sito centrale. Fui invitato a sedermi e ad
attenderla, cosa che feci. La conversazione nellufficio verteva su un attentato avvenuto la sera prima
sugli Champs-Elyses. Era esplosa una bomba nascosta sotto un tavolino, in un bar. Erano morte due
persone. Una terza aveva avuto le gambe tranciate e mezza faccia dilaniata; sarebbe rimasta mutilata e
cieca. Seppi che non si trattava di un attentato isolato: qualche giorno prima, nei pressi dellospedale
centrale, era esplosa una bomba che aveva sfigurato una donna di cinquantanni. Seppi altres che
entrambi gli attentati erano stati rivendicati da terroristi arabi che reclamavano la liberazione di altri
terroristi arabi, detenuti in Francia per altri attentati.
Verso le cinque dovetti andar via per recarmi in commissariato a sporgere denuncia per il furto della
macchina. Catherine Lechardoy non era tornata, e io non avevo preso parte alla conversazione che si
svolgeva nellufficio. La presa di contatto, dedussi, era rinviata a data da destinarsi.

Lispettore che registr la mia denuncia aveva pi o meno la mia et. Palesemente di origine
provenzale, aveva la fede. Mi chiesi se sua moglie, i suoi eventuali figli, lui stesso, fossero felici a Parigi.
Moglie impiegata alla Posta, figli allasilo? Impossibile saperlo.
Comera prevedibile, lispettore era amareggiato e disincantato. I furti sono un continuo
nessuna possibilit tanto, poi, li rilasciano immediatamente Io assentivo con espressione solidale
man mano che pronunciava queste parole semplici e vere, frutto della sua esperienza quotidiana; ma
non potevo far nulla per alleviare il suo fardello.
Verso la fine, tuttavia, mi parve che la sua amarezza si venasse di un tono leggermente positivo:
Allora, arrivederci! Magari la sua macchina riusciremo a trovarla! Sa, ogni tanto capita! Credo che
volesse trovare qualcosaltro da dire; ma non ci riusc.

6
La seconda opportunit

Lindomani mattina vengo a sapere che ho commesso un errore. Avrei dovuto insistere per vedere
Catherine Lechardoy; al ministero dellAgricoltura non hanno preso bene il mio congedo senza
spiegazioni.
Vengo a sapere anche - ed una sorpresa - che il mio impegno, allepoca del contratto precedente,
non ha dato completa soddisfazione. Me lhanno taciuto sino ad ora, e comunque non sono stato
soddisfacente. Lattuale contratto con il ministero dellAgricoltura , in un certo senso, una seconda
opportunit che mi viene offerta. Il mio capufficio assume unaria tesa, molto da soap americana, per
dirmi: Sa, noi siamo al servizio del cliente. Nel nostro mestiere, purtroppo, raro che ci venga offerta
una seconda opportunit
Mi rincresce deludere questuomo. molto bello. Un viso che al contempo sensuale e virile.
Capelli grigi tagliati corti. Camicia bianca di tessuto impeccabile, finissimo, che lascia trasparire pettorali
massicci e abbronzati. Cravatta regimental. Movimenti naturali e asciutti: indice di una perfetta
condizione fisica.
Lunica scusa che mi viene in mente - e che mi sembra decisamente fiacca - che mhanno appena
rubato la macchina. Mi appello dunque a un problema psicologico contro il quale mi riprometto di
lottare. A questo punto qualcosa vacilla nel mio capufficio: il furto della macchina, evidentemente, lo
indigna. Non lo sapeva, mica poteva indovinarlo; adesso si rende conto. E al momento di congedarmi,
ritto accanto alla porta dellufficio, piedi ben piantati nella folta moquette grigio perla, con una certa
emozione che mi invita a tener duro.

7
Catherine, piccola Catherine
I bei tempi stanno arrivando
Lo sento dire dappertutto
I bei tempi stanno arrivando.
Certo che se la prendono comoda.
Neil Young

La centralinista del ministero dellAgricoltura ha sempre la minigonna di pelle; ma stavolta non ho


bisogno di lei per trovare lufficio 6017.
Catherine Lechardoy conferma in pieno tutte le mie paure. Ha venticinque anni, un diploma in
informatica, incisivi marci; la sua aggressivit sbalorditiva: Speriamo che funzioni, la vostra
applicazione! Se come lultima che ci avete venduto una vera schifezza. Ma tanto, non sono mica
io a decidere quello che acquistiamo. Io sono la scema che deve rimediare alle stronzate degli altri e
via di seguito.
Le spiego che non sono io a decidere quello che vendiamo. N quello che fabbrichiamo. In effetti
non decido nulla di nulla. N io n lei decidiamo nulla di nulla. Io sono venuto semplicemente per
aiutarla, per consegnarle delle copie del manuale di utilizzo, per cercare di mettere a punto con lei un
calendario di formazione Ma niente di tutto ci la placa. Attacca a parlare di metodologia. La sua
opinione che tutti dovrebbero conformarsi a una rigorosa metodologia basata sulla programmazione
strutturata; e invece regna lanarchia, i programmi sono scritti come capita, ognuno fa come gli gira
senza preoccuparsi degli altri, non c unintesa, non c un progetto generale, non c armonia, Parigi
un posto impossibile, le persone non si intendono, non si preoccupano neppure del proprio lavoro,
tutto superficiale, tutti aspettano le sei per smontare e tornarsene a casa infischiandosene se hanno
fatto o no il proprio dovere, tutti quanti se ne sbattono altamente.
Mi propone di andare a prendere un caff. Ovviamente accetto. Distributore automatico. Non ho
spicci, lei mi d due franchi. Il caff immondo, ma ci non frena il suo impeto. A Parigi, se uno
schiatta in mezzo alla strada, a nessuno gliene fotte niente. Su da lei, invece, nel Bearn, diverso. Nei
weekend torna su da lei, nel Bearn. E la sera segue dei corsi al CNAM 3, per migliorarsi. Nel giro di tre
anni forse riuscir ad avere il suo titolo di ingegnere.
Ingegnere. Io sono ingegnere. Bisogna che dica qualcosa. Con voce leggermente atrofizzata, mi
informo:
Corsi di che?
Corsi di controllo gestionale, di analisi fattoriale, di algoritmica, di contabilit finanziaria.
Devessere dura dico io, con aria piuttosto vaga.
S, dura, ma a lei il lavoro non fa paura. Spesso impegnata sino a mezzanotte, a casa, per finire i
compiti. E comunque la sua opinione che nella vita occorre lottare per ottenere qualcosa.
Risaliamo le scale che portano al suo ufficio. E allora lotta pure, piccola Catherine, mi dico io,
malinconicamente. No, non proprio un granch. Oltre ai denti marci ha i capelli di un colore
indefinibile e gli occhi piccoli e rossi di rabbia. Seno e culo impercettibili. Dio non stato molto
generoso con lei.
3

Conservatoire National des Arts et Mtiers: lett. Scuola Nazionale dArti e Mestieri. (N.d.T.)

Penso che ci intenderemo a meraviglia. Ha laria di quella decisa a organizzare tutto, ad accentrare
tutto, sicch io potr limitarmi a viaggiare e tenere i miei corsi di formazione. La cosa mi sta benissimo;
non ho nessuna voglia di contraddirla. Non credo che si innamorer di me; ho limpressione che non
sia proprio il genere di donna che ci prova.
Verso le undici un nuovo personaggio irrompe nellufficio. Si chiama Patrick Leroy e, a quanto pare,
divide la stanza con Catherine. Camicia hawayana, blue-jeans attillatissimi, appeso alla cintura un
mazzo di chiavi che a ogni passo scroscia. Ci informa che stanco morto. Ha passato la notte in un
locale jazz insieme a un amico, sono riusciti a rimorchiare due bimbe. soddisfatto.
Passer il resto della mattinata a telefonare. Parla a voce molto alta.
Nel corso della terza telefonata abborder un argomento di per s assai triste: una delle loro amiche
comuni, a lui e alla tizia cui sta telefonando, rimasta uccisa in un incidente dauto. Circostanza
aggravante, la vettura era condotta da una terza amica, che lui chiama Fred. Fred rimasta incolume.
Tutto ci, in teoria, sarebbe piuttosto deprimente, ma lui riuscir ad aggirare questo aspetto della
questione grazie a una sorta di cinismo sguaiato, piedi sul tavolo e gergo iniziatico: Nathalie era
proprio una turba. Povera, da non credere Sei stata al funerale? Io i funerali non che mi fanno
impazzire. Per quel che servono Magari per il vecchio, povero E Fred c andata? Ha avuto un
gran culo, quella merdona.
Accolgo con grande sollievo lora di pranzo.
Nel pomeriggio avrei dovuto incontrarmi con il responsabile del servizio Studi informatici. Non so
bene per quale ragione. Per parte mia, comunque, non avevo niente da dirgli.
Ho aspettato unora e mezzo in un ufficio vuoto, un po buio. Non avevo granch voglia di
accendere la luce, anche per timore di segnalare la mia presenza.
Prima che mi installassi in quellufficio, mi era stato consegnato un voluminoso rapporto intitolato
Schema direzionale del piano informatico del ministero dell'Agricoltura. Anche qui, non so per quale ragione.
Quel documento non mi riguardava minimamente. Era dedicato, stando allintroduzione, a un saggio di
predefinizione dei differenti scenari archetipi, concepiti in uno stadio bersaglio-obiettivo. Per parte loro, gli obiettivi
meritevoli di unanalisi pi precisa in termini di auspicabilit erano, per esempio, lorientamento della politica
di aiuto agli agricoltori, lo sviluppo di un settore para-agricolo pi competitivo a livello europeo, il
riequilibrio della bilancia commerciale nel settore dei prodotti freschi Sfogliai rapidamente lopera,
sottolineando a matita le frasi pi ispirate. Per esempio: Il livello strategico consiste nella realizzazione di un
sistema di informazioni globale costruito tramite l'integrazione di sottosistemi eterogenei distribuiti. Oppure: Risulta
urgente convalidare un modello relazionale canonico in una dinamica organizzativa che sfoci a medio termine in un
database oggetto-orientato. Alla fine una segretaria venne a informarmi che la riunione si sarebbe
prolungata, e che purtroppo al suo superiore sarebbe stato impossibile ricevermi in giornata.
Eh be, me ne sono tornato a casa. Per me, dal momento che mi pagano, ah ah ah!
Su un muro della stazione Svres-Babylone ho visto uno strano graffito: DIO HA VOLUTO
INEGUAGLIANZE, NON INGIUSTIZIE, cera scritto. Mi sono chiesto chi potesse essere quella
persona cos bene informata sulle intenzioni di Dio.

Durante i weekend, in genere, non vedo nessuno. Rimango a casa, faccio un po di pulizie; mi deprimo
con misura.
Tuttavia, questo sabato, tra le venti e le ventitr, ci sar un momento sociale. Andr a mangiare con
un amico prete in un ristorante messicano. Il ristorante buono; da questo punto di vista nessun
problema. Ma il mio amico ancora amico mio?
Abbiamo fatto luniversit insieme; avevamo ventanni. Eravamo proprio giovani. Adesso di anni ne
abbiamo trenta. Appena ottenuta la laurea in ingegneria, il mio amico entrato in seminario: cambio di
rotta. E oggi, eccolo curato a Vitry. Non una parrocchia facile.
Mangio un cracker ai fagioli rossi, e Jean-Pierre Buvet mi parla di sessualit. Stando a lui, linteresse
che la nostra societ mostra nei confronti dellerotismo (tramite la pubblicit, le riviste e i media in
generale) del tutto fittizio. In realt, largomento sesso annoia molto rapidamente la maggior parte
delle persone; ma queste fingono il contrario, in una bizzarra sorta di bigottismo allinverso.
Ha una sua tesi. La nostra civilt, dice, soffre di inaridimento vitale. Nel secolo di Luigi XIV,
quando la sete di vita era grande, la cultura ufficiale metteva laccento sulla negazione dei piaceri e della
carne; ricordava insistentemente che la vita mondana offre solo gioie imperfette e che lunica vera
fonte di felicit in Dio. Un tale discorso, sostiene il mio amico, oggi non sarebbe tollerato. Noi
abbiamo bisogno di avventura e di erotismo perch abbiamo bisogno di sentirci ripetere che la vita
meravigliosa ed eccitante; ed evidente che su questo punto abbiamo parecchi dubbi.
Ho la sensazione che il mio amico mi consideri un esempio pertinente del suddetto inaridimento
vitale. Niente sessualit, niente ambizione; e niente vere distrazioni. Non so cosa rispondergli; ho
limpressione che cos lo si sia un po tutti. Io mi considero un tipo normale. Cio, magari non del tutto
normale, ma chi lo del tutto? Diciamo, normale all80%.
Per dire qualcosa gli faccio notare che al giorno doggi abbiamo tutti, chi prima chi dopo,
limpressione di essere dei falliti. Su questo ci troviamo daccordo.
La conversazione si arena. Io sbocconcello i miei vermicelli caramellati. Lui mi consiglia di ritrovare
Dio, o di entrare in analisi; un abbinamento che mi fa trasalire. Prosegue dicendo che il mio caso lo
interessa. Ha laria di pensare che io sia su una brutta china. Sono solo, troppo solo; secondo lui questo
non naturale.
Prendiamo unacquavite; lui cala le carte. del parere che la soluzione sia Ges, la sorgente di vita.
Di una vita ricca e vibrante. Tu devi accettare la tua natura divina! esclama; dal tavolo accanto
scoccano occhiate. Mi sento un po stanco; ho limpressione che si sia finiti in un vicolo cieco. Per ogni
evenienza, sorrido; di amici non ne ho molti, e quello mi dispiacerebbe perderlo. Devi accettare la tua
natura divina ripete lui pi dolcemente; prometto che mi sforzer. Aggiungo qualche frase, mi
sforzo di ristabilire unintesa.
Poi un caff, e ciascuno per la propria strada. Tutto sommato stata una bella serata.

Sei persone sono riunite intorno a un bel tavolo ovale, presumibilmente in simil-mogano. Le tende, di
un verde scuro, sono chiuse; ci si potrebbe credere in un salotto. Ho limprovviso presentimento che la
riunione durer tutta la mattinata.
Il primo funzionario del ministero dellAgricoltura ha gli occhi blu. giovane, ha un paio di piccoli
occhiali rotondi, mi d lidea di aver finito luniversit da poco. Nonostante la giovane et ha laria
molto seria. Durante la riunione prender appunti, talvolta nei momenti pi strani. evidente che si
tratta di un capo, o quantomeno di un futuro capo.
Il secondo funzionario del ministero un uomo di mezza et, con la barba a collare, come i severi
precettori del Club des Cinq. Sembra esercitare un grande ascendente su Catherine Lechardoy, che gli
siede accanto. un teorico. Tutti i suoi interventi saranno altrettanti richiami circa limportanza della
metodologia e, pi in generale, di una riflessione preliminare allazione. Nella fattispecie non ne vedo la
ragione: lapplicazione stata acquistata, non c pi bisogno di riflettere; mi astengo dal farlo notare.
Sento immediatamente che questuomo non mi vuole bene. Come guadagnarmi il suo affetto? Decido
che a pi riprese durante la mattinata appogger i suoi interventi con unespressione di ammirazione un
po ebete, come se mi avesse test disvelato chiss quali prospettive sorprendenti, piene di saggezza e di
profondit. Sar costretto a concludere che sono un ragazzo pieno di buona volont, pronto a eseguire
i suoi ordini e a impegnarmi nella giusta direzione.
La terza funzionaria del ministero Catherine Lechardoy. Stamattina ha laria un po triste, la
poverina; la bellicosit dellultima volta sembra averla abbandonata. Il suo faccino brutto tutto
imbronciato, e lei continua a pulirsi gli occhiali. Mi chiedo addirittura se non abbia pianto; me la
immagino nitidamente che scoppia in singhiozzi, al mattino, al momento di vestirsi, sola.
Il quarto funzionario del ministero una specie di caricatura di socialista rurale: stivali e giacca a
vento, come se tornasse da una missione sul territorio; barba imponente e pipa accesa; non mi
garberebbe essere suo figlio. Davanti a s, sul tavolo, ha appoggiato ostentatamente un libro intitolato
L'industria casearia di fronte alle nuove tecniche. Non riesco a capire cosa ci faccia qui questindividuo,
manifestamente alloscuro dellargomento trattato; magari un rappresentante della base. Comunque
sia, sembra essersi dato come obiettivo quello di rendere teso il clima e di provocare un conflitto per
mezzo di reiterati commenti, tipo linutilit di queste riunioni che non portano mai a niente e queste
applicazioni scelte in un ufficio di ministero, che non corrispondono mai alle esigenze dei ragazzi sul
territorio.
Di fronte a lui c un tizio della nostra azienda, che risponde instancabilmente alle sue obiezioni - a
mio avviso in maniera assai inopportuna - fingendo di credere che laltro esageri volontariamente, cio
che si tratti di battute. uno dei miei superiori gerarchici; credo che si chiami Norbert Lejailly.
Non sapevo che avrebbe partecipato alla riunione, e non posso certo dirmi entusiasta della sua
presenza. Questuomo ha esattamente la facies e il comportamento di un maiale. Approfitta della
minima occasione per ridere, a lungo e sguaiatamente. Quando non ride si strofina lentamente le mani.
grasso, forse addirittura obeso, e il suo autocompiacimento, che si direbbe privo di qualunque
giustificazione concreta, in genere mi insopportabile. Ma stamattina mi sento proprio bene, e in due
occasioni io stesso parteciper alle sue risate, facendo eco alle sue battute.
Nel corso della mattinata un settimo personaggio far delle sporadiche apparizioni, venendo a
rallegrare lareopago. Si tratta del capo dellufficio Studi informatici del ministero dellAgricoltura,

cio del mio mancato incontro dellaltro giorno. Lindividuo sembra essersi prefisso la missione di
incarnare con sovreccitata esagerazione il personaggio del principale giovane e dinamico. In questo
campo batte di svariate lunghezze quelli che ho avuto occasione di osservare in precedenza. Ha la
camicia aperta, quasi non avesse avuto tempo per abbottonarla, e la cravatta che pende da un lato,
come piegata dal vento della corsa. In effetti costui non cammina, scivola. Se potesse volare lo farebbe.
Ha il viso lustro, i capelli disordinati e umidi, come se fosse appena uscito da una piscina.
Al suo primo ingresso ci nota, me e il mio capo; in un baleno accanto a noi, senza che io riesca a
capire come ha fatto: quei dieci metri li avr coperti in meno di cinque secondi, e comunque non sono
riuscito a seguire la sua dislocazione.
Poggia una mano sulla mia spalla e mi parla con voce suadente, dicendomi quanto sia desolato per
avermi fatto aspettare invano, laltro giorno; gli faccio un sorriso da madonna, gli dico che non fa
niente, che capisco benissimo e che so che, presto o tardi, lincontro avr luogo. Sono sincero. un
momento molto tenero; lui chino su di me e solo su di me; potremmo sembrare due amanti che la
vita avesse appena riunito dopo lunga separazione.
Nel corso della riunione far altre due apparizioni, restando per sulla soglia e rivolgendosi solo al
giovane con gli occhiali. Ogni volta comincia chiedendo scusa per il disturbo, con un sorriso
incantatore, fermo sulla soglia, con le mani sugli stipiti e in equilibrio su una gamba, come se la
tensione interna che lo anima gli impedisse limmobilit prolungata in stazione eretta.
Della riunione in s conservo solo qualche ricordo; comunque nulla di serio stato deciso - tranne
nellultimo quarto dora, di corsa, poco prima di andare a pranzo, quando stato messo a punto un
calendario dei corsi di formazione per la provincia. Io sono il diretto interessato, visto che toccher a
me andare in missione; sicch prendo nota in fretta e furia su un pezzo di carta che comunque perder
la sera stessa.
Il tutto mi viene rispiegato lindomani, nel corso di un briefing con il teorico. Apprendo cos che un
sistema di formazione sofisticato, a tre livelli, stato messo a punto dal ministero (cio da lui, se non
intendo male). Si tratta di rispondere al meglio ai bisogni degli utenti, tramite un incastro di formazioni
complementari ma organicamente indipendenti. Tutto ci reca levidente impronta di uno spirito
sottile.
In pratica sar impegnato in un periplo che mi condurr prima a Rouen per due settimane, poi a
Digione per una settimana, e infine a La Roche-sur-Yon per quattro giorni. Partir il primo di
dicembre e sar di ritorno per Natale, al fine di poter trascorrere le festivit in famiglia. Dunque
laspetto umano non stato trascurato. Splendido.
Apprendo altres - ed una sorpresa - che non sar solo a tenere questi corsi. Infatti la mia societ
ha deciso di inviare due persone. Sicch funzioneremo in tandem. Per venticinque minuti, in un
silenzio angosciante, il teorico enumera i vantaggi e gli inconvenienti della formazione in tandem. Alla
fine, in extremis, i vantaggi sembrano avere la meglio.
Ignoro del tutto lidentit della seconda persona che dovr accompagnarmi. Probabilmente si tratta
di qualcuno che conosco. Comunque sia, nessuno ha ritenuto opportuno informarmi.
Approfittando abilmente di un ultimo appunto sullargomento, il teorico fa osservare che davvero un
peccato che questa seconda persona (la cui identit rester fino in fondo un mistero) non sia presente,
e che nessuno abbia ritenuto opportuno convocarla. Continuando sullargomento, arriva a suggerire
implicitamente che, in queste condizioni, la stessa mia presenza inutile, o quantomeno di unutilit
assai limitata. esattamente quello che penso io.

10
I gradi di libert secondo J.-Y. Frhaut

Torno in sede. Mi viene riservata una bella accoglienza; a quanto pare sono riuscito a ristabilire la mia
posizione in azienda.
Il mio capufficio mi prende da parte; mi rivela limportanza di questo contratto. Sa che sono un
ragazzo di carattere. Dedica qualche parola di amaro realismo al furto della mia automobile. una
specie di conversazione maschia, accanto al distributore automatico di bevande calde. Vedo in lui un
grande professionista delle risorse umane; dentro di me tubo. Lo vedo pi bello che mai.
Pi tardi nel pomeriggio assister alla festa daddio per JeanYves Frhaut. un elemento di valore
che lascia lazienda, sottolinea il mio capufficio; un tecnico dai grandi meriti. Senza dubbio, nella sua
futura carriera, egli andr incontro a successi quantomeno equivalenti a quelli che hanno
contrassegnato quella precedente; tutto il male che gli augura. E, quando ne avr voglia, che tomi
pure liberamente in azienda a bere il bicchiere dellamicizia! Il primo impiego, conclude con tono salace
il mio capufficio, qualcosa difficile da scordare; un po come il primo amore. A questo punto mi
chiedo se costui non abbia bevuto un po troppo.
Breve applauso. Intorno a J.-Y. Frhaut si crea un certo movimento; lui gira lentamente su se stesso,
con aria soddisfatta. Questo ragazzo lo conosco un po; siamo entrati in azienda contemporaneamente,
tre anni fa; stiamo nello stesso ufficio. Una volta abbiamo discusso di civilizzazione. Lui sosteneva - e
per certi versi ci credeva davvero - che laumento del flusso di informazione allinterno della societ sia
di per s una bella cosa. E che la libert non sia altro che la possibilit di stabilire diverse
interconnessioni tra individui, progetti, organismi, servizi. Secondo lui il massimo di libert
coinciderebbe con il massimo delle scelte possibili. Servendosi di una metafora basata sulla meccanica
dei solidi, queste scelte le chiamava gradi di libert.
Ricordo che eravamo seduti vicino allunit centrale. Il climatizzatore emetteva un leggero ronzio.
Lui paragonava la societ a un cervello e gli individui a cellule cerebrali, per le quali in effetti
auspicabile stabilire il massimo delle interconnessioni. Ma lanalogia si fermava l. Perch lui, essendo
un liberale, non si spingeva a denunciare ci che davvero manca al cervello: un progetto di
unificazione.
La sua vita, come avrei appreso dopo quella conversazione, era estremamente funzionale. Abitava in
un monolocale nel 15e Arrondissement. Il riscaldamento era compreso nellaffitto. Lui si limitava a
dormirci, giacch in effetti lavorava molto; spesso, fuori dallorario dufficio, leggeva Micro-Systmes. Per
quanto lo concerneva, i famosi gradi di libert si riducevano alla scelta del men della cena tramite
Minitel (era abbonato a questo servizio, nuovo per lepoca, che assicurava la consegna a domicilio di
piatti caldi a orari estremamente precisi e con un preavviso relativamente breve).
La sera mi piaceva guardarlo comporre il men sul Minitel posato sullangolo sinistro della scrivania.
Lo stuzzicavo sulle messaggerie rosa; ma in realt sono convinto che fosse vergine.
In un certo senso era felice. Si sentiva, a buon titolo, attore della rivoluzione telematica. Davvero
percepiva ogni crescita di forza del potere informatico, ogni passo avanti verso la globalizzazione della
rete, come una vittoria personale. Votava socialista. E, stranamente, adorava Gauguin.

11

Non avrei mai pi rivisto Jean-Yves Frhaut; e perch avrei dovuto rivederlo? In fondo non avevamo
realmente simpatizzato. Comunque, al giorno doggi ci si rivede poco, anche quando la relazione goda di
unatmosfera di entusiasmo. Talvolta hanno luogo conversazioni affannose che trattano gli aspetti
generali della vita; e talvolta si produce unintesa carnale. Certo, ci si scambia il numero di telefono, ma
in genere ci si richiama poco. E anche qualora ci si richiami, e ci si riveda, la delusione e il disincanto
prendono rapidamente il posto dellentusiasmo iniziale. Credete a me, che la vita la conosco: le cose
vanno esattamente cos.
Questo progressivo sbiadire delle relazioni umane non manca di porre qualche problema al
romanzo. Come si potr, infatti, perseguire la narrazione di passioni focose, sviluppate lungo svariati
anni e talvolta in grado di far sentire i propri effetti su diverse generazioni? Il meno che si possa dire
che siamo lontani da Cime Tempestose. La forma romanzesca non concepita per ritrarre lindifferenza,
n il nulla; occorrer inventare unarticolazione pi piatta, pi concisa e pi dimessa.
Se le relazioni umane diventano progressivamente impossibili, ci avviene chiaramente per via di
quella moltiplicazione dei gradi di libert di cui Jean-Yves Frhaut si dichiarava profeta entusiasta.
Sono certo che egli stesso non avesse conosciuto alcun legame; il suo stato di libert era estremo. Lo
dico senza acrimonia. Si trattava, come ho gi detto, di un uomo felice; detto questo, non invidio la sua
felicit.
La specie dei filosofi dellinformatica - cui apparteneva Jean-Yves Frhaut - meno rara di quanto si
possa credere. In ogni azienda di media dimensione se ne pu trovare uno, talvolta persino due. Tra
laltro sono in molti ad ammettere, sia pur vagamente, che qualsiasi relazione, in particolare qualsiasi
relazione umana, si riduce a uno scambio di informazioni (purch, beninteso, si includano nel concetto
di informazione i messaggi a carattere non neutro, vale a dire quelli gratificanti o penalizzanti). In
queste condizioni, un filosofo dellinformatica far in fretta a trasformarsi in filosofo dellevoluzione
sociale. Il suo discorso sar spesso brillante, e per ci stesso convincente; vi potr essere integrata
persino la dimensione affettiva.
Lindomani - sempre in occasione di una festa daddio, ma stavolta presso il ministero
dellAgricoltura - ebbi loccasione di discutere con il teorico, come al solito affiancato da Catherine
Lechardoy. Il teorico non aveva mai incontrato Jean-Yves Frhaut, e non avrebbe avuto occasione di
farlo. Nellipotesi di un incontro, immagino che lo scambio intellettuale sarebbe stato formale, ma di
livello elevato. Senza dubbio sarebbero pervenuti a un consenso su valori quali la libert, la trasparenza
e la necessit di stabilire un sistema di transazioni generalizzate che copra linsieme delle attivit sociali.
Lo scopo di quel momento conviviale era di festeggiare il pensionamento di un ometto duna
sessantina danni, capelli grigi e grandi occhiali. Il personale si era tassato per regalargli una canna da
pesca - un modello giapponese, ultramoderno, con mulinello a tre velocit e lunghezza modificabile
tramite la semplice pressione di un dito -, ma il festeggiato non lo sapeva ancora. Questi se ne stava
bene in vista davanti alle bottiglie di champagne. Uno alla volta i colleghi gli si avvicinavano per un
abbraccio fraterno con rievocazione di un ricordo comune.
Successivamente, il capo dellufficio Studi informatici prese la parola. Cominci dicendo che era
unimpresa decisamente ardua quella di riassumere in poche frasi trent'anni di carriera interamente
votata allinformatica agricola. Louis Lindon, ricord, aveva conosciuto i tempi eroici
dellinformatizzazione: le schede perforate! le interruzioni di corrente! i tamburi magnetici! A ogni
esclamazione spalancava con veemenza le braccia, come per convincere luditorio a sbrigliare la propria
immaginazione verso tale epoca remota.

Linteressato sorrideva e assumeva unespressione furbetta, si mordicchiava il baffino con fare


ghiotto; ma nellinsieme manteneva un certo contegno.
Nellinformatica agricola, concluse con calore il capufficio, Louis Lindon aveva lasciato il proprio
segno. Senza di lui il sistema informatico del ministero dellAgricoltura sarebbe stato ben misera cosa.
E questo era qualcosa che nessuno dei suoi colleghi presenti, e nemmeno di quelli futuri (qui la sua
voce si fece un po pi vibrante), avrebbe potuto mai dimenticare.
Ci furono circa trenta secondi di calorosi applausi. Una ragazza scelta tra le pi pure consegn al
futuro pensionato la sua canna da pesca. Egli la brand timidamente a braccia tese. Fu il segnale di
sbando verso il buffet. Il capufficio si avvicin a Louis Lindon e, messogli un braccio sulle spalle, lo
trascin in una lenta passeggiata, con lo scopo di scambiare qualche parola pi tenera e pi personale.
Il teorico scelse questo momento per farmi sapere che Lindon apparteneva comunque a unaltra
generazione dellinformatica. Programmava senza un metodo vero e proprio, un po a intuito; aveva
sempre avuto problemi nelladattarsi ai princpi dellanalisi funzionale; per lui i concetti del metodo
Merise erano rimasti in larga parte lettera morta. Tanto che tutti i programmi realizzati da lui avevano
dovuto essere riscritti; da due anni ormai non gli si dava pi granch da fare; in sostanza era stato
messo in disparte. Le sue qualit personali, aggiunse con trasporto, non erano affatto in discussione.
Solo che le cose si evolvono, normale.
Sepolto Louis Lindon nelle brume del passato, il teorico pot abbordare largomento prediletto: a suo
avviso, la produzione e la circolazione di informazioni dovevano subire la medesima trasformazione
subita dalla produzione e dalla circolazione di merci: il passaggio dallo stadio artigianale allo stadio
industriale. In materia di produzione di informazioni, constat con amarezza, eravamo ancora lontani
dallo zero difetti. Molto spesso ridondanza e imprecisione dettavano legge; le reti di distribuzione di
informazioni, non sufficientemente sviluppate, erano caratterizzate dallapprossimazione e
dallanacronismo (prova ne sia, sottolineava con collera, il fatto che la France Telecom distribuisce
ancora elenchi telefonici cartacei!). Grazie a Dio i giovani reclamavano informazioni sempre pi
numerose e affidabili; grazie a Dio si mostravano sempre pi esigenti sui tempi di risposta; ma era
ancora lungo il cammino verso una societ perfettamente informata, perfettamente trasparente e
comunicante.
Svilupp altre idee. Accanto a lui cera Catherine Lechardoy, che di tanto in tanto acconsentiva con
un Gi, questo molto importante. Aveva del rosso sulla bocca e del blu sugli occhi. La gonna
raggiungeva met coscia, e i collant erano neri. Improvvisamente mi dissi che era tipo da tanga; il vocio
nella sala si era fatto leggermente pi vivace. La immaginai alle Galeries Lafayette, che sceglieva un
tanga brasiliano in pizzo scarlatto; mi sentii percorrere da un moto di dolorosa compassione.
In quel momento un collega si avvicin al teorico. Voltateci con garbo le spalle, i due si offrirono
reciprocamente dei sigari cubani. Catherine Lechardoy e io rimanemmo luno di fronte allaltro. Segu
un silenzio profondo. Poi, individuato un argomento, cominci a parlarmi dellarmonizzazione delle
procedure di lavoro tra azienda di servizi e ministero - vale a dire tra noi due. Si era ulteriormente
avvicinata a me - i nostri corpi erano separati da un vuoto di una trentina di centimetri, non di pi. A
un certo punto, con un gesto sicuramente involontario, strinse delicatamente tra le dita il bavero della
mia giacca.
Non provavo alcun desiderio per Catherine Lechardoy; non avevo alcuna voglia di trombarla. Lei mi
guardava sorridendo, beveva Crmant, si sforzava di essere coraggiosa; eppure, lo sapevo, aveva un
disperato bisogno di essere trombata. Quel buco che aveva sul basso ventre doveva apparirle totalmente
inutile. Un pisello, si pu sezionarlo; ma la vacuit di una vagina, come si fa a dimenticarla? La sua
situazione mi appariva disperata, e la cravatta cominciava a darmi fastidio. Dopo il terzo bicchiere fui l
l per proporle di andarcene insieme, di andare a scopare in uno degli uffici; sulla scrivania o sulla
moquette, uguale; mi sentivo pronto a compiere i gesti necessari. Invece rimasi in silenzio; e in fondo
sono sicuro che non avrebbe accettato; o che, comunque, prima avrei dovuto cingerle i fianchi, trovarla

bella e dichiararlo, sfiorarle le labbra in un tenero bacio. Proprio non cera via duscita. Mi scusai
confusamente e andai in bagno a vomitare.
Al mio ritorno la trovai nuovamente accanto al teorico, in docile ascolto. In pratica era riuscita a
riprendere il controllo; forse era meglio cos, per lei.

12

Quella festa daddio per la pensione doveva costituire il ridicolo apogeo delle mie relazioni con il
ministero dellAgricoltura. Avevo raccolto tutte le istruzioni necessarie per preparare i miei corsi; non
cera pi ragione di incontrarsi; mi restava una settimana prima della partenza per Rouen.
Triste settimana. Era la fine di novembre, periodo del quale in genere si riconosce unanimemente la
tristezza. Mi sembrava normale che, in mancanza di avvenimenti pi tangibili, le variazioni climatiche
venissero ad assumere un certo rilievo nella mia vita; daltronde, a quanto si dice, gli anziani non sanno
pi parlare daltro.
Ho vissuto talmente poco che ho la tendenza a immaginare che non morir; si direbbe inverosimile
che una vita umana si riduca a cos poca cosa; si immagina, magari controvoglia, che prima o poi
qualcosa dovr pur succedere. Grosso errore. Una vita pu benissimo essere al contempo vacua e
breve. I giorni scorrono miseramente, senza lasciare traccia n ricordo; e poi, di colpo, si arrestano.
Talvolta ho avuto anche limpressione che sarei riuscito a calarmi durevolmente in una vita assente;
che la noia, relativamente indolore com, mi avrebbe permesso di continuare a compiere i consueti
gesti della vita. Altro errore. La noia prolungata non una condizione sostenibile: presto o tardi finisce
per trasformarsi in percezioni assai pi dolorose, di un dolore positivo; esattamente ci che sta per
succedermi.
Pu darsi, mi dico, che questo spostamento in provincia riuscir a cambiarmi le idee; senza dubbio in
senso negativo, ma riuscir a cambiarmi le idee; quantomeno ci sar una lieve inflessione, uno scarto.

Parte seconda

Nei pressi del passaggio di Bab-el-Mandel, sotto la superficie equivoca e immutabile del mare, si celano
grandi scogli corallini distanziati tra loro in maniera irregolare, che rappresentano un vero pericolo per
la navigazione. Sar inevitabile, dunque, che il pensiero del viaggiatore occasionale corra alla
straordinaria densit che la popolazione degli squali raggiunge in questa parte del mar Rosso (se i miei
ricordi sono esatti si arriva a quasi duemila squali per chilometro quadrato) - e altres sar
comprensibile il suo leggero rabbrividire nonostante il caldo opprimente e quasi irreale che fa vibrare
latmosfera con un gorgoglio viscoso - nei pressi del passaggio di Bab-el-Mandel.
Fortunatamente, per una singolare compensazione celeste, il tempo sempre bello, eccessivamente
bello, e lorizzonte non differisce mai da quel lampo rovente e bianco che si riscontra nelle acciaierie,
durante la terza fase del trattamento del minerale di ferro (mi riferisco al momento in cui si libra, come
sospesa nellatmosfera e bizzarramente consustanziale alla propria natura intrinseca, lappena prodotta
colata di acciaio liquido).
Talvolta, tuttavia, cose del genere accadono, e si manifestano nella realt. Siamo a luned mattina,
primo dicembre; fa freddo, e io sono in attesa di Tisserand davanti al binario del treno per Rouen; mi
trovo alla stazione Saint-Lazare; sono parecchio infreddolito e parecchio seccato. Tisserand arriva
all'ultimo minuto; sar difficile trovare posti liberi. A meno che per s non abbia acquistato un biglietto
di prima classe; sarebbe tipico del personaggio.
Erano quattro o cinque i colleghi con cui avrei potuto formare il tandem, e m toccato Tisserand.
Non ne sono particolarmente contento. Lui, invece, si dichiara entusiasta. Tu e io faremo una squadra
formidabile dichiara allimprovviso, sento proprio che andremo a meraviglia (con le mani
abbozza una specie di movimento rotatorio, come per simboleggiare la nostra futura intesa).
Conosco gi questo ragazzo; pi volte ci siamo trovati a chiacchierare davanti al distributore
automatico di bevande calde. In genere si produceva in storie di fica; questa missione in provincia si
preannuncia sinistra.
Pi tardi, il treno corre. Siamo in mezzo a un gruppo di studenti ciarlieri che potrebbero appartenere a
un istituto commerciale. Mi sono messo accanto al finestrino per tentare di sfuggire quanto pi
possibile al baccano. Tisserand cava dalla valigetta portadocumenti alcuni opuscoli a colori su certe
applicazioni di contabilit; materiale che non ha nulla a che vedere con i corsi di formazione che
dobbiamo tenere. Mi arrischio a farglielo notare. Replica vagamente: Ah, s, Sicomoro Be, anche
quella, come applicazione di sistema, non malaccio, poi riprende la sua pantomima. Ho
limpressione che, per gli aspetti tecnici, conti su di me al cento per cento.
Indossa uno splendido completo con tramine rosse, verdi e gialle - che potrebbe un po ricordare
una tappezzeria medievale. Ha anche una pochette stile viaggio sul pianeta Marte, con cravatta
abbinata. Il suo abbigliamento evoca il personaggio del quadro commerciale iperdinamico e non privo
di umorismo. Quanto a me, indosso una giacca a vento imbottita e un grosso pullover stile weekend
alle Ebridi. Immagino che nel gioco di ruolo che stiamo per intraprendere io rappresenter luomosistema totalmente incapace di dialogare con lutenza, il tecnico competente ma un po rozzo che non
ha tempo per occuparsi del proprio abbigliamento. Il che mi sta perfettamente bene. Ha ragione,
formiamo una bella squadra.
Con quello sfoggio di opuscoli mi chiedo se non stia cercando di attirare lattenzione della ragazza
seduta alla sua sinistra - una studentessa dellistituto commerciale decisamente carina. E dunque il suo

show non mi sarebbe destinato che in superficie. Ne approfitto per dare unocchiata al paesaggio. Il
giorno comincia a levarsi. Il sole compare, rosso sangue, terribilmente rosso sullerba di un verde scuro,
sugli stagni brumosi. Piccoli agglomerati fumano in lontananza nella valle. Lo spettacolo magnifico,
un po orrido. Tisserand se ne sbatte. Piuttosto tenta di incrociare lo sguardo della studentessa alla sua
sinistra. Il problema di Raphael Tisserand - cio, in realt il fondamento della sua personalit - che
un uomo bruttissimo. Talmente brutto che il suo aspetto ripugna alle donne e gli impedisce di
portarsele a letto. Lui ci prova, ci prova con tutte le sue forze: ma non ci riesce. Le donne non lo
prendono in considerazione - tutto qua.
Eppure il suo corpo abbastanza prossimo alla normalit: di tipo vagamente mediterraneo,
Tisserand forse un po grasso, corpulento, come si dice; e inoltre la sua calvizie sembra in fase di
rapido avanzamento. Il che, comunque, potrebbe ancora andare; mentre quello che non va per niente
la sua faccia. n pi n meno la faccia di un rospo: lineamenti marcati, rozzi, irregolari, deformi lesatto contrario della bellezza. La pelle, lustra e acneica, sembra costantemente trasudare un umore
grasso. Porta occhiali bifocali, dato che per giunta molto miope - ma se anche adottasse le lenti a
contatto temo che cambierebbe poco o niente. Che altro? La sua conversazione manca di finezza, di
fantasia, di spirito; totalmente privo di fascino (il fascino una qualit che talvolta pu sostituire la
bellezza - perlomeno tra i maschi -, tant vero che spesso si dice: Ha molto fascino oppure: La cosa
pi importante il fascino - non cos che si dice?). Date queste sue condizioni, dunque, spesso
Tisserand terribilmente frustrato; ma io che posso farci? E allora guardo il paesaggio.
Pi tardi attacca discorso con la studentessa. Costeggiamo la Senna, scarlatta, completamente affogata
nella luce del sole nascente - si potrebbe davvero pensare che nel fiume scorra del sangue.
Verso le nove arriviamo a Rouen. La studentessa si congeda da Tisserand - beninteso, rifiutando di
dargli il proprio numero di telefono. Tra qualche minuto Tisserand accuser il colpo; meglio che mi
dedichi alla ricerca del bus.
Ledificio della Direzione dipartimentale del ministero dellAgricoltura sinistro, e noi siamo in
ritardo. Qui si attacca a lavorare alle otto; in provincia, come apprender in seguito, la consuetudine
questa. Quindi il corso di formazione comincia subito. Tisserand prende la parola; si presenta, mi
presenta, presenta la nostra azienda. Immagino che successivamente presenter linformatica, le
applicazioni di sistema e le opportunit che offrono. Potr altres presentare il corso, il metodo di
lavoro che seguiremo, molte cose. Il che ci porter a ridosso di mezzogiorno, soprattutto se ci sar la
buona vecchia pausacaff. Mi sfilo la giacca a vento, sfodero qualche documento.
Il pubblico composto da una quindicina di persone; ci sono alcune segretarie e svariati quadri
medi - tecnici, suppongo, visto che hanno modi da tecnici. Non hanno laria troppo antipatica, n
particolarmente interessata allinformatica - eppure, mi dico, linformatica cambier la loro vita.
Individuo allistante la fonte di pericolo: un tizio assai giovane, con gli occhiali, alto, magro e
flessuoso. Si installato in fondo allaula, come per sorvegliare tutti quanti; dentro di me lo battezzo il
Serpente, ma durante la pausa-caff ci si presenter come Schnbele. il futuro capo dellufficio
informatico in via di apertura, e ne sembra parecchio compiaciuto. Seduto accanto a lui c un tipo
sulla cinquantina, ben piantato, laria cattiva, con un soggolo di barba rossa. Devessere un vecchio
reduce, qualcosa del genere. Ha un occhio di vetro - Indocina, suppongo - che terr lungamente
puntato su di me, come per intimarmi di spiegare le ragioni della mia presenza. Sembra votato anima e
corpo al serpente, suo capo. Di per s ricorda piuttosto un dogo argentino - quel tipo di cani che non
mollano mai la presa, qualunque cosa accada.
Ben presto il Serpente porr delle domande tese a destabilizzare Tisserand, a individuarne
leventuale incompetenza. E incompetente Tisserand lo , questo vero, per tuttaltro che inesperto.
un professionista. Non avr alcuna difficolt a parare i vari attacchi, sia eludendoli con grazia sia

promettendo di approfondire largomento specifico in una pi opportuna fase del corso. Talvolta
addirittura riuscir a ribattere che s, sicuramente la domanda avrebbe avuto un senso in epoca
anteriore allo sviluppo dellinformatica, ma che attualmente priva di fondamento.
A mezzogiorno veniamo interrotti da una suoneria stridente e sgradevole. Schnbele serpeggia verso
di noi. Mangiamo insieme? Praticamente una domanda retorica.
Ci dichiara di avere qualcosina da sbrigare prima del pranzo, e se ne scusa. Ma possiamo benissimo
andare con lui, cos avr modo di farci visitare la casa. Ci trascina lungo i corridoi; il suo accolito ci
segue, a due passi di distanza. Tisserand riesce a bisbigliarmi che avrebbe preferito mangiare con le
due topine in terza fila. Sicch ha gi individuato prede femminili in mezzo al pubblico; era quasi
inevitabile, ma ci non toglie che il fatto mi inquieti un po, nonostante tutto.
Entriamo nellufficio di Schnbele. Laccolito resta impalato sulla soglia, in atteggiamento di attesa; in
un certo senso sta di guardia. Lufficio grande, persino troppo grande per un quadro cos giovane, e
mi viene da pensare che ci abbia trascinati sin qui unicamente per mostrarcelo, anche perch sembra
non avere niente da fare - a parte tamburellare nervosamente sul telefono. Sprofondo in una poltrona
posta di fronte alla scrivania, subito imitato da Tisserand. Limbecille concede: Prego, accomodatevi
pure In quel preciso istante una segretaria compare sulla soglia di una porta laterale. Si avvicina con
rispetto alla scrivania. una donna anziana, con gli occhiali. Tiene aperto tra le mani un libro firma.
Ecco allora, mi dico, lo scopo di tutta questa messa in scena.
Schnbele interpreta il proprio ruolo in maniera sorprendente. Prima di firmare il documento lo
scorre a lungo, gravemente. Segnala un passaggio un po infelice a livello sintassi. La segretaria,
confusa: Se vuole posso riscriverlo, dottore; cui lui risponde, con grande accondiscendenza: Ma
no, andr benissimo cos.
Lirritante cerimoniale viene replicato per un secondo documento, poi per un terzo. Comincio ad
aver fame. Mi alzo per esaminare le foto appese alla parete. Si tratta di foto da dilettante, stampate e
incorniciate con cura. Si direbbero istantanee di geyser, concrezioni di ghiaccio, cose di questo genere.
Immagino che le abbia stampate lui stesso dopo una vacanza in Islanda - probabilmente una
combinazione Nouvelles Frontires. Ma ha esagerato con la solarizzazione, con il crossscreen, con i
filtri di garza, e chiss con cosaltro ancora, al punto che non si distingue praticamente nulla, e linsieme
risulta decisamente orrendo.
Notato il mio interesse, si avvicina e dichiara: lIslanda La trovo carina.
Ah rispondo io.
Finalmente si va a pranzo. Schnbele ci precede nei corridoi, commentando lorganizzazione degli
uffici e la ripartizione degli spazi, col tono di chi avesse appena acquistato il tutto. Di tanto in tanto,
in occasione di virate ad angolo retto, mi circonda le spalle con un braccio - tuttavia senza toccarmi,
per fortuna. Cammina spedito, e Tisserand, con le sue gambette corte, fa una certa fatica a tenere il
passo - lo sento ansimare alle mie spalle. Due passi dietro di noi laccolito chiude la fila, come per
prevenire unimboscata.
Il pranzo sar interminabile. In principio va tutto bene: Schnbele parla di s. Ci informa
nuovamente di avere venticinque anni e di essere capo dellufficio informatico, o quantomeno in
procinto di esserlo in un futuro molto prossimo. Tre volte, tra antipasto e primo, ci rammenter la
propria giovane et: venticinque anni.
In seguito esprime il desiderio di conoscere la nostra formazione, probabilmente per assicurarsi
che sia inferiore alla sua (lui un IGREF, e ha laria di esserne fiero; non ho la minima idea di cosa
significhi, ma in seguito apprender che gli IGREF sono una particolare variet di alti funzionari,

reperibili solo negli organismi che dipendono dal ministero dellAgricoltura - un po come gli enarchi 4,
ma decisamente meno prestigiosi). Su questo punto Tisserand gli d piena soddisfazione: sostiene di
aver fatto la Scuola superiore del commercio a Bastia, o qualcosa del genere, al limite della credibilit.
Io mastico la mia entrecte barnaise fingendo di non aver sentito la domanda. Il reduce mi fissa col suo
occhio di vetro - per un istante mi chiedo se si metter a urlare: Rispondi quando il capo ti interroga!
-, volto la testa in unaltra direzione, ostentatamente. Alla fine Tisserand risponde in mia vece: mi
presenta come ingegnere di sistema. Al fine di accreditare lidea pronuncio qualche frase sulle norme
scandinave e la commutazione delle reti; Schnbele, sulla difensiva, si torce sulla sedia; io vado a
prendere una crme caramel.
Il pomeriggio sar consacrato a esercizi pratici sul computer. qui che intervengo: mentre Tisserand
va avanti con le spiegazioni, io passo tra i banchi per verificare che tutti riescano a seguire e a
effettuare gli esercizi suggeriti. Me la cavo benone; dopotutto il mio mestiere.
Vengo spesso sollecitato dalle due topine; sono segretarie, e sembra che sia la prima volta che si
trovano davanti a una tastiera di computer. Sicch sono un po nel panico, giustamente. Solo che, ogni
volta che mi avvicino a loro, Tisserand interviene a interrompere bruscamente la spiegazione. Credo
che ad attirarlo sia soprattutto una delle due; in effetti splendida, in carne e molto sexy; si intravede
un reggipetto in pizzo nero e il seno che preme delicatamente sotto il tessuto. Ahim: ogni volta che
Tisserand si avvicina alla povera piccola segretaria, il musetto di costei si increspa in unespressione di
involontaria ripulsa, si potrebbe quasi parlare di disgusto. Davvero, proprio destino.
Alle diciassette trilla una nuova suoneria. Gli allievi raccolgono le proprie cose, si preparano ad
andar via; ma Schnbele si avvicina rapido: il velenoso personaggio ha, si direbbe, unaltra carta da
giocare. Dapprima tenta di isolarmi con unosservazione preliminare: Secondo me si tratta di una
questione che riguarda pi un uomo di sistema come lei; poi mi espone la faccenda: deve o no
acquistare uno stabilizzatore per la rete di supporto? Sullargomento ha raccolto pareri contrastanti. Io
non ne so un accidenti, e mi accingo a dirglielo. Ma Tisserand, decisamente in gran forma, mi anticipa
in velocit: sullargomento stato appena pubblicato uno studio, afferma con audacia; la conclusione
chiara: a partire da un certo livello di impianti lo stabilizzatore si ammortizza rapidamente, comunque
in meno di tre anni. Sfortunatamente non ha con s n lo studio n i riferimenti; ma promette di
spedirgliene una fotocopia appena sar rientrato a Parigi.
Ottima mossa. Schnbele ripiega, completamente battuto; arriva addirittura ad augurarci una buona
serata.
La quale serata, almeno nella sua prima parte, finisce per consistere nella ricerca di un albergo. Per
iniziativa di Tisserand ci installiamo allArmes Cauchoises. Bellalbergo, davvero un gran bellalbergo;
tanto siamo a pie di lista, no?
Dopo, suggerisce di andare a prendere un aperitivo. Ma certo!
Entrati nel locale, Tisserand sceglie un tavolino attiguo a quello occupato da due ragazze. Lui si
siede, le due ragazze se ne vanno. Be, bisogna dire che il piano perfettamente sincronizzato. E brave
le ragazze, complimenti!
Per consolarsi, Tisserand ordina un martini dry; io mi accontento di una birra. Mi sento un po
nervoso; non faccio altro che fumare, accendo una sigaretta dopo laltra, letteralmente.
Mi annuncia di essersi iscritto a una palestra, per perdere un po di peso e anche per rimorchiare,
ovviamente. Perfetto, non ho nulla da obiettare.
Mi rendo conto che fumo sempre di pi; mi sa che sono intorno ai quattro pacchetti al giorno.
Fumare sigarette ormai lunica manifestazione di autentica libert nella mia esistenza. Lunico atto al
4

Enarques, ex allievi dell'Ecole Nationale dAdministration. (N.d.T.)

quale aderisco interamente, con tutto il mio essere. Il mio solo progetto.
Tisserand abborda un argomento che gli caro, vale a dire che noialtri informatici siamo dei
privilegiati. Suppongo che faccia riferimento a uno stipendio elevato, a una certa considerazione
professionale, a una grande facilit nel passare da un impiego a un altro. Be, s, da questo punto di
vista non ha torto. Siamo dei privilegiati.
Sviluppa la sua argomentazione; io apro il quinto pacchetto di Camel. Poco dopo, Tisserand finisce
il martini; vuole tornare in albergo per cambiarsi prima di cena. Benone, andiamo pure.
Lo aspetto nellatrio guardando la televisione. Si parla di manifestazioni studentesche. Una delle
quali, a Parigi, ha avuto una grossa eco: stando ai giornalisti, in piazza sarebbero scese almeno
trecentomila persone. Era iniziata come manifestazione pacifica, una specie di grande festa, e, come
tutte le manifestazioni pacifiche, finita male: uno studente ci ha rimesso un occhio, un poliziotto ci
ha rimesso una mano, ecc.
Il giorno dopo questa manifestazione gigantesca, a Parigi c stata una manifestazione di protesta
contro le brutalit della polizia; si svolta in unatmosfera di grande dignit, riferisce il
commentatore, sfacciatamente schierato con gli studenti. Tutta questa dignit mi stanca un po; cambio
canale, e finisco su un video sexy. Spengo.
Torna Tisserand; si messo una specie di tuta da jogging elegante, color nero e oro, che gli
conferisce sembianze da scarabeo. Bene, andiamo.
Per il ristorante, su mio suggerimento, andiamo al Flunch. un posto dove si mangiano patatine fritte
con una quantit illimitata di maionese (basta attingere alla maionese contenuta in una enorme
scodella, a volont); quindi mi limiter a un piatto di patatine annegate nella maionese, e a una birra.
Tisserand ordina di slancio un couscous royal e una bottiglia di Sidi Brahim. Giunto al secondo bicchiere
di vino, comincia a scoccare occhiate alle cameriere, alle clienti, a chiunque. Povero ragazzo. Povero,
povero ragazzo. In fondo mi perfettamente chiara la ragione per cui apprezza cos tanto la mia
compagnia: perch io non parlo mai delle mie amichette, n faccio mai sfoggio dei miei successi in
campo femminile. Sicch lui si sente autorizzato a pensare (a buon titolo, in fondo) che per una
ragione o per laltra io non abbia una vita sessuale; e per lui questa una sofferenza in meno, un lieve
conforto al suo calvario. Ricordo la scena penosa di quando lo presentarono al neoassunto
Thomassen. Thomassen di origine svedese: molto alto (un po pi di due metri, credo),
splendidamente proporzionato, e il suo viso di una bellezza straordinaria, solare, radiosa; davanti a lui
ci si sente letteralmente al cospetto di un superuomo, di un semidio.
Thomassen mi aveva stretto la mano, poi si era diretto verso Tisserand. Questi si era alzato, e subito
si era reso conto che, in piedi, laltro lo superava di una quarantina di centimetri. Al che si era seduto di
botto, con la faccia improvvisamente paonazza, tanto da farmi temere che volesse saltare alla gola di
Thomassen; uno spettacolo orribile.
Successivamente ero stato varie volte in missione con Thomassen - per dei corsi di formazione,
sempre lo stesso genere di cose. Eravamo andati daccordissimo. Lo dico sempre: le persone di
eccezionale bellezza sono spesso modeste, gentili, affabili, premurose. Fanno una gran fatica a crearsi
delle amicizie, quantomeno tra i maschi. Sono obbligate a sforzi costanti per tentare di far dimenticare
almeno un po la propria superiorit.
Tisserand, grazie a Dio, non mai dovuto andare in missione con Thomassen; ma ogni volta che
nellaria c un ciclo di corsi di formazione, io so benissimo a cosa pensa quel poveraccio, e so che
passa delle nottate atroci.
Dopo mangiato suggerisce di andare a bere qualcosa in un locale allegro. Benissimo.
Lo seguo, e devo riconoscere che stavolta la sua scelta si dimostra eccellente: entriamo in una specie
di sotterraneo a volte, con delle travi antiche, indiscutibilmente depoca. Un po ovunque sono disposti

dei tavolini in legno, illuminati da bugie. Un bel fuoco arde in un camino smisurato, in fondo alla sala.
Linsieme crea unatmosfera di allegra improvvisazione, di simpatico disordine.
Ci accomodiamo. Tisserand ordina un bourbon con acqua, io mi attengo alla birra. Mi guardo
attorno e mi dico che stavolta ci siamo, mi sa che per il mio sfortunato amico siamo alla fine della
salita. Ci troviamo in un locale di studenti, tutti sono allegri, tutti hanno voglia di spassarsela. Alcuni
tavolini sono occupati solo da ragazze; ci sono persino un paio di ragazze sole al bar.
Guardo Tisserand adottando la mia espressione pi partecipe. I ragazzi e le ragazze si toccano. Le
ragazze si ravviano i capelli con eleganti gesti della mano. Incrociano le gambe, attendono loccasione
per scoppiare a ridere. Insomma, si divertono. adesso, che occorre rimorchiare: qui, in questo
preciso momento, in questo luogo che tanto generosamente si presta.
Tisserand alza gli occhi dal bicchiere e posa lo sguardo su di me, filtrato dalle spesse lenti. Mi rendo
conto che non ne ha pi la forza. Non ne pu pi, non ha pi il coraggio di tentare, sfinito. Mi
guarda, trema un po. Senzaltro colpa dellalcool: a cena ha bevuto troppo vino, lidiota. Mi chiedo se
stia per scoppiare in lacrime, per poi magari raccontarmi le tappe del suo calvario; lo sento pronto a
qualcosa di simile; le lenti dei suoi occhiali sono un po appannate.
Non importa, sono pronto a subire, ad ascoltarlo - se occorre anche a trascinarmelo a braccia in
albergo; ma so benissimo che domattina me ne vorr.
Taccio; attendo senza dire niente; non vedo parole sensate che possano servire. Lincertezza si
protrae per un minuto buono, poi la crisi passa. Con una voce stranamente fioca, quasi un belato, mi
dice: Sar meglio rientrare. Domattina si comincia presto.
Daccordo, rientriamo. Finiamo di bere e rientriamo. Accendo unultima sigaretta, torno a guardare
Tisserand. In effetti completamente sconvolto. Senza dire una parola lascia che io paghi le
consumazioni; senza dire una parola mi segue mentre mi dirigo verso luscita. prostrato, abbattuto; si
vergogna, si disprezza, si vorrebbe morto.
Ci incamminiamo verso lalbergo. Comincia a piovere. Ecco qua: la nostra prima giornata a Rouen
conclusa. E so, con la certezza dellevidenza, che le giornate a venire saranno rigorosamente identiche a
questa.

2
Ogni giorno un nuovo giorno

Oggi ho assistito alla morte di un tale, alle Nouvelles Galeries. Morte molto semplice, alla Patricia
Highsmith (intendo con quella semplicit e quella brutalit che sono tipiche della vita reale, e che
ritroviamo appunto nei romanzi della Highsmith).
Ecco come sono andate le cose. Entrando nel settore di emporio riservato al self-service, ho visto
steso a terra un uomo del quale non riuscivo a distinguere il volto (ma in seguito, ascoltando una
conversazione tra cassiere, ho appreso che aveva una quarantina danni). Svariate persone erano gi
raccolte intorno a lui. Sono passato accanto al capannello cercando di non soffermarmi troppo, per
non manifestare curiosit morbosa. Erano circa le sei del pomeriggio.
Ho fatto un po di spesa: formaggio e pane a cassetta, da mangiare poi in camera mia in albergo
(avevo deciso che quella sera avrei evitato la compagnia di Tisserand, per riposarmi un po). Ma di
fronte alla smisurata scelta di vini offerti alla cupidigia del pubblico ho indugiato un po. Il problema
era che non avevo il cavatappi. E poi il vino non mi piace; questultimo argomento ha avuto la meglio,
e mi sono accontentato di una confezione di birra Tuborg.
Giunto alla cassa sono venuto a sapere, tramite conversazione tra le cassiere e una coppia testimone
dei tentativi di salvataggio - quantomeno nella loro fase finale -, che il tale era morto. La lei della coppia
era infermiera. A suo avviso avevano fatto male a non praticargli un massaggio cardiaco, che forse
l'avrebbe salvato. Io non ci capisco niente, quindi non saprei dire: ma allora, mi chiedo, perch il
massaggio cardiaco non glielaveva praticato lei stessa? Questi atteggiamenti proprio non riesco a
capirli.
Comunque sia, la conclusione che ne traggo che in determinate circostanze si pu facilmente
passare dalla vita alla morte - o invece non farlo.
Non si pu dire che sia stata una morte dignitosa, con tutta quella gente che passava, che spingeva il
carrello (era lora di massima affluenza), in quellatmosfera da circo che caratterizza tutti i supermercati.
Ricordo che cera anche il jingle delle Nouvelles Galeries (magari dopo lavranno modificato); in
particolare, il ritornello era composto dalle seguenti parole: Nouvelles Galeries, oggiii Ogni giorno un
nuovo giorno
Quando sono uscito, luomo era sempre l. Lavevano avvolto in una specie di tappeto, o forse era
una coperta, legato stretto. Aveva gi smesso di essere uomo ed era diventato bagaglio, pesante e inerte
- se ne stavano decidendo le modalit di trasporto.
Ecco dunque com andata. Erano le diciotto e venti.

3
Il gioco della piazza del Vieux March

Un po assurdamente, ho deciso di restare a Rouen per il fine settimana. Tisserand si stupito; gli ho
spiegato che avevo voglia di visitare la citt, e che a Parigi non avevo niente da fare. In realt non ho
granch voglia di visitare la citt.
Eppure ci sono delle bellissime vestigia medievali, antichi palazzi di gran fascino. Cinque o sei secoli
fa, Rouen devessere stata una delle pi belle citt di tutta la Francia; ma adesso tutto perduto. Tutto
sporco, sudicio, mal tenuto, rovinato dalla costante onnipresenza di automobili, dal frastuono,
dallinquinamento. Non so chi sia il sindaco, ma dieci minuti a piedi per le strade della citt vecchia
bastano per accorgersi che si tratta di una persona del tutto incompetente, o corrotta.
A ci si aggiungano le decine di teppisti che sfrecciano per le strade in motocicletta o in motociclo,
a tutto gas. Arrivano dalla periferia, che in via di totale soffocamento industriale. Il loro scopo
creare un baccano che sia il pi sgradevole possibile, un baccano che sia letteralmente insopportabile.
Ci riescono a meraviglia.
Verso le due del pomeriggio esco dallalbergo. Mi dirigo verso la piazza del Vieux March. Si tratta
di una piazza molto grande, costeggiata esclusivamente da ristoranti, bar e negozi di lusso. Vi venne
bruciata Giovanna dArco, pi di cinque secoli fa. Per commemorare levento stato realizzato un
ammasso di tavelle di cemento bizzarramente ricurve e per met sprofondate nel suolo - ammasso che
a un esame pi approfondito si rivela essere una chiesa. Ci sono altres degli abbozzi di prato, delle
macchie floreali, e dei piani inclinati che paiono destinati agli amanti dello skate-board - o forse alle
vetture degli handicappati, difficile dirlo. Ma la complessit del luogo non si arresta qui: al centro della
piazza vi sono delle botteghe sovrastate da una specie di rotonda anchessa in cemento, insieme a un
edificio che potrebbe essere un capolinea di corriere.
Mi installo su una delle tavelle di cemento, deciso ad andare fino in fondo. Senza dubbio questo
posto il cuore della citt, il suo nucleo. A che gioco si gioca qui esattamente?
Osservo innanzitutto le persone, che si spostano in genere per bande o piccoli gruppi da due, e fino
a sei, individui. Nessuno di tali gruppi mi pare esattamente simile agli altri. Certo, si rassomigliano, si
rassomigliano enormemente, ma questa somiglianza non si potrebbe definirla identit: come se
avessero deciso di concretizzare lantagonismo che accompagna necessariamente ogni specie di
individuazione adottando delle tenute, dei modi di dislocamento, delle formule di raggruppamento
leggermente differenziati.
Successivamente osservo che tutte queste persone sembrano soddisfatte di s e delluniverso;
sorprendente, e anche un po osceno. Passeggiano torve, sfoggiando chi una certa aria abbrutita, chi un
certo ghigno beffardo. Alcuni dei pi giovani indossano giubbotti decorati con slogan ispirati allheavymetal pi selvaggio: Kill them all! o Fuck and destroy! - comunque sembrano tutti accomunati dalla
certezza di star trascorrendo un pomeriggio piacevole, essenzialmente dedicato al consumo e, per suo
tramite, a contribuire al consolidamento del proprio essere.
Alla fine osservo che io sono diverso da loro, senza tuttavia poter precisare la natura di tale
diversit.

Finisco per abbandonare questa osservazione senza scampo, e mi rifugio in un bar. Altro errore. Tra i
tavolini circola un dogo tedesco enorme, ancor pi mostruoso di altri esemplari della sua razza. Si
ferma davanti a ciascun avventore, come chiedendosi se possa o meno permettersi di addentarlo.
A due metri da me una ragazza seduta davanti a una tazza di cioccolata fumante. Lanimale si
ferma a lungo davanti a lei, fiuta con le froge la tazza, come in procinto di prosciugarne il contenuto
con un unico colpo di lingua. Sento che la ragazza comincia ad avere paura. Mi alzo, vorrei intervenire,
odio questo genere di bestie. Ma il cane si allontana.
Esco e vado in giro per stradine. Per puro caso finisco nel chiostro di Saint-Maclou: un grande
chiostro quadrato, magnifico, circondato da sculture gotiche in legno scuro.
Un po pi in l vedo tracce di matrimonio, sul sagrato della chiesa. Di un matrimonio alquanto
vecchio stile: lui in grigio-blu, lei in bianco con fiori darancio e damigelle donore Sono seduto su
una panchina, poco lontano dalla scalinata della chiesa.
Gli sposi sono parecchio avanti con gli anni. Lui massiccio e paonazzo, tipo contadino arricchito; lei
un po pi alta di lui, volto spigoloso, occhiali. Tutto ci, mi spiace doverlo notare, d una lieve
impressione di ridicolo. Dei giovinastri che passano davanti alla chiesa urlano un paio di commenti
sgradevoli allindirizzo degli sposi. Come volevasi dimostrare.
Per qualche minuto riesco a osservare tutto ci in maniera strettamente obiettiva. Poi una
sensazione sgradevole comincia a pervadermi. Mi alzo e mi allontano in fretta.
Due ore dopo, calata la notte, sono uscito dallalbergo. Ho mangiato una pizza, in piedi, da solo, in un
locale deserto - e che deserto avrebbe meritato di restare. La pasta della pizza era schifosa.
Larredamento era costituito di mattonelle bianche e di portalampade in acciaio grigio - roba da sentirsi
in sala operatoria.
Poi sono andato a vedere un film porno, nel cinema di Rouen specializzato in questo genere di
spettacoli. La sala era piena per met, fatto che gi faceva ben sperare. Ovviamente si trattava perlopi
di immigrati e pensionati; ma cerano anche alcune coppiette.
Dopo un po mi sono accorto che le persone cambiavano spesso di posto, senza una ragione
apparente. Volendo comprendere i motivi di questo traffico, mi sono spostato anchio, in simultanea
con un altro tizio. In effetti, molto semplice: ogni volta che in sala entra una coppietta, si vede subito
circondata da due o tre uomini che si siedono a qualche poltrona di distanza e cominciano
immediatamente a masturbarsi. Suppongo che la loro speranza sia che la donna della coppia lanci uno
sguardo al loro sesso.
Sono rimasto nel cinema per unoretta, poi ho riattraversato Rouen per andare alla stazione.
Nellatrio della stazione si trascinavano alcuni mendicanti, vagamente minacciosi; non ci ho badato e
mi sono appuntato gli orari dei treni per Parigi.
Lindomani mi sono alzato presto, sono arrivato con un po di anticipo sulla partenza del primo
treno; ho comprato il biglietto, ho aspettato, e non sono partito; e non riesco a capire perch. Tutto ci
estremamente spiacevole.

Lindomani sera mi sono ammalato. Dopo cena, Tisserand voluto andare in un locale; io ho declinato
linvito. La spalla sinistra mi dava il tormento, ed ero squassato da brividi. Tornato in albergo ho
cercato di dormire, ma invano; in posizione orizzontale non cera verso di riuscire a respirare
regolarmente. Mi sono messo a sedere; la carta da parati era deprimente.
Dopo unora ho cominciato ad avvertire difficolt respiratorie anche da seduto. Sono andato in
bagno. Avevo un colorito cadaverico; il dolore aveva intrapreso una lenta marcia dalla spalla al cuore.
A quel punto mi sono detto che forse la situazione era grave; negli ultimi tempi avevo esagerato con le
sigarette.
Per una ventina di minuti sono rimasto appoggiato al lavandino, a subire il progressivo intensificarsi
del dolore. Eppure non me la sentivo proprio di uscire e andare in ospedale.
Verso luna sono uscito. Ormai il dolore era indiscutibilmente localizzato a livello del cuore. Ogni
respiro mi costava uno sforzo enorme e si manifestava in forma di sibilo ovattato. Non mi riusciva di
camminare: i miei erano dei passettini di trenta centimetri al massimo. Ero costretto ad avanzare
appoggiandomi alle macchine parcheggiate lungo il marciapiedi.
Per qualche minuto sono rimasto addossato a una Peugeot 104, poi mi sono inerpicato per una
strada che giudicavo diretta a un crocevia pi importante. Per percorrere mezzo chilometro mi ci
voluta quasi mezzora. Il dolore aveva cessato di aumentare, ma si manteneva a un livello pur sempre
elevato. In compenso le difficolt respiratorie andavano intensificandosi, ed era proprio questo
laspetto pi allarmante. Avevo la sensazione che, continuando cos, avrei finito per schiattare nel giro
di poco, nelle prossime ore, comunque prima dellalba. Una morte improvvisa che mi colpiva per la sua
iniquit: non si poteva certo dire che avessi abusato della vita. Vero che da qualche anno mi trovavo
in uno stato esistenziale non entusiasmante; ma non era una buona ragione per interrompere l'esperienza anzi, si sarebbe potuto pensare, legittimamente, che la vita avrebbe cominciato a sorridermi. In tutto
ci vi era un palese indizio di cattiva organizzazione.
Per giunta cera il fatto che quella citt e i suoi abitanti mi erano stati antipatici sin dal primo
momento. Non solo non mi auguravo di morire, ma soprattutto non mi auguravo di morire a Rouen.
Lidea di morire a Rouen, in mezzo ai rouennesi, mi era odiosa in maniera tutta particolare. Sarebbe
stato - mi dicevo, in uno stato di lieve delirio probabilmente causato dalla sofferenza - fargli troppo
onore, a quegli imbecilli di rouennesi. Mi torna in mente una coppia di ragazzi, ero riuscito ad
avvicinarmi alla loro macchina ferma a un semaforo; dovevano essere appena usciti da un locale, o
almeno quella era limpressione che davano. Chiedo la strada per lospedale; la ragazza me la indica
sbrigativamente, con leggero fastidio. Momento di silenzio. Sono a malapena capace di spiccicare
parola, a malapena capace di reggermi in piedi, evidente che non sono in condizione di arrivarci da
solo. Li guardo, mi appello in silenzio alla loro piet; frattanto mi chiedo se si rendano conto di ci che
stanno per fare. E poi il semaforo passa al verde, e il tizio accelera. Avranno scambiato due frasi, dopo,
per giustificarsi del proprio comportamento? Non detto.
Finalmente scorgo un taxi, insperato. Cerco di assumere un atteggiamento disinvolto nel chiedere di
portarmi allospedale, ma non funziona manco per niente, e il tassista a momenti rifiuta di farmi salire.
Questo sventurato trover comunque il coraggio di dirmi, un attimo prima di ingranare la marcia, che
spera che non gli sporchi la tappezzeria. In effetti ho sentito dire che le donne incinte incontrano lo
stesso problema al momento di partorire: a parte qualche tassista cambogiano, infatti, tutti gli altri
rifiutano di prenderle a bordo per paura di ritrovarsi il sedile posteriore insudiciato da perdite di liquidi
organici.

Su, allora!
Allospedale, debbo riconoscerlo, le formalit sono piuttosto rapide. Un interno si occupa di me, mi
fa fare tutta una serie di esami. Credo che miri ad assicurarsi che non gli schiatter tra le mani nella
prossima ora.
Terminati gli esami, mi si avvicina e mi annuncia che ho una pericardite, e non un infarto come
aveva pensato inizialmente. Mi informa che i primi sintomi sono rigorosamente identici; ma,
contrariamente allinfarto, che spesso mortale, la pericardite benigna, non fatale, mai. Mi dice:
Devessersi preso una bella paura. Per evitare di farla lunga gli rispondo di s, ma in realt non ho
avuto paura, solo la sensazione che sarei morto nei prossimi minuti; il che diverso.
Successivamente mi trasportano in corsia. Seduto sul letto, comincio a gemere. Gemere mi fa bene.
In corsia sono solo; non ho ragione di vergognarmi. Di tanto in tanto uninfermiera si affaccia, si
assicura che i miei gemiti abbiano una certa costanza, e se ne va.
Arriva lalba. Portano un ubriaco, lo mettono nel letto accanto al mio. Continuo a gemere
dolcemente, regolarmente.
Verso le otto arriva un medico. Annuncia che mi trasferiranno in cardiologia e mi faranno
uniniezione calmante. Mi dico che magari avrebbero potuto pensarci prima. Liniezione mi
addormenta di colpo.
Quando mi sveglio, al capezzale c Tisserand. Ha laria preoccupata, ma anche felice di rivedermi;
provo un po di commozione davanti a tanta sollecitudine. Non avendomi trovato in albergo gli
venuto il panico, ha telefonato dappertutto: alla Direzione dipartimentale del ministero, al
commissariato, in ufficio da noi a Parigi sembra ancora un po inquieto; in effetti con questa faccia
terrea e con la perfusione non devo avere laria proprio gagliarda. Cerca di farsi confermare la diagnosi
da uninfermiera, che per non ne sa niente; chiede allora di vedere un medico, la caposala, chiunque
alla fine linterno di guardia gli dar le rassicurazioni che desidera.
Torna da me. Mi promette che si occuper dei corsi da solo, che telefoner in ufficio per informarli,
che sbrigher tutto lui; mi chiede se ho bisogno di qualcosa. No, per il momento no. Allora se ne va,
con un grande sorriso incoraggiante, da amico. Mi riaddormento pressoch allistante.

5
Questi figli sono miei, queste ricchezze sono mie.
Cos dice lo sciocco, e se ne tormenta.
In verit, noi per primi non apparteniamo a noi stessi.
Da dove, allora, i figli? Da dove le ricchezze?
Dhammapada, V, 62

Alla vita dospedale ci si abitua. Per tutta una settimana sono stato particolarmente attento: non avevo
nessuna voglia di muovermi n di parlare, ma vedevo intorno a me persone che chiacchieravano, che si
raccontavano i propri malanni con quellinteresse febbrile e quel compiacimento che risultano sempre
un po indecenti a chi sia in buona salute; vedevo altres i loro famigliari, in visita. Ebbene, nellinsieme
nessuno si lamentava davvero; tutti avevano unaria molto soddisfatta per la propria sorte, malgrado il
sistema di vita innaturale cui dovevano sottostare, malgrado anche il pericolo sempre incombente giacch, in un reparto di cardiologia, la maggior parte dei pazienti rischia, tutto sommato, la pelle.
Penso a quelloperaio cinquantenne che era alla sesta degenza: conosceva tutti, il medico, gli
infermieri Era palesemente felice di trovarsi l. Eppure era uno che in privato aveva una vita molto
attiva: faceva bricolage, curava il giardino, ecc. Ho visto sua moglie, un tipo molto garbato; erano
addirittura commoventi, per come si amavano, a cinquant'anni e passa. Tuttavia, entrato in ospedale,
quel tizio rinunciava completamente alla propria volont; felice, depositava il proprio corpo tra le mani
della scienza - visto che l tutto era gi organizzato. Era evidente che, un giorno o laltro, in
quellospedale ci sarebbe rimasto: ma anche questo era organizzato. Lo ricordo rivolgersi al medico
con una specie di ghiotta impazienza, adottando formule gergali per me incomprensibili: Allora, mi
fate la pneumo o la cata venosa? Ci teneva, alla sua cata venosa; ne parlava ogni giorno.
Al confronto, io mi sentivo un paziente piuttosto sgradevole. In effetti avevo una certa difficolt a
riprendere possesso di me stesso. unesperienza strana: ti vedi le gambe come oggetti avulsi, lontani
dal tuo spirito, oggetti cui hai la ventura di essere collegato, s, ma quasi per caso e alquanto male; ti
immagini con incredulit come un mucchio di membra che si agitano. E ne hai bisogno, di quelle
membra, ne hai un bisogno tremendo. Eppure ti appaiono proprio strane, talvolta addirittura estranee.
Soprattutto le gambe.
Tisserand venuto a trovarmi due volte, stato adorabile, mi ha portato dei libri e delle paste.
Voleva assolutamente farmi piacere, lo sentivo. Ma io non avevo voglia di leggere. Il mio spirito
fluttuava, vago e un po perplesso.
Tisserand si prodotto in un paio di battute spinte a proposito delle infermiere, ma era inevitabile e
naturale, e non mi ha dato fastidio. Tanto pi che innegabile come lafa costante degli ospedali
costringa le infermiere alla quasi nudit sotto il camice - appena un reggipetto e delle mutandine,
perfettamente visibili in trasparenza -; il che produce, altrettanto innegabilmente, una lieve ma stabile
tensione erotica, tanto pi che esse vi manipolano quando anche voi siete quasi nudi, ecc. E il corpo
malato ha ancora voglia di godere, purtroppo. A dire il vero, tutto ci lo segnalo piuttosto in memoria:
per quanto riguarda me, mi trovavo in uno stato di insensibilit erotica pressoch totale, perlomeno
nella prima settimana di degenza.
Mi accorgevo che le infermiere e i pazienti erano parecchio stupiti dal mio non ricevere altre visite;
sicch spiegai, per la generale edificazione, che al momento dellinfortunio mi trovavo a Rouen in
missione professionale; non trattandosi della mia citt, non conoscevo nessuno. Mi ci trovavo per caso,
insomma.
Ma allora non cera magari qualcuno che volessi avvisare, informare delle mie condizioni? In effetti

no, non cera nessuno.


La seconda settimana fu un po pi penosa; cominciavo a ristabilirmi, a manifestare il desiderio di
andarmene. La vita riprendeva il sopravvento, come si suol dire. Non cera pi Tisserand a portarmi le
paste; doveva essere in procinto di prodursi nel suo numero davanti alle genti digionesi.
Luned mattina, passando davanti a una radio, appresi che gli studenti avevano concluso la serie di
manifestazioni e che naturalmente avevano ottenuto ci che pretendevano. Per contro, era cominciato
uno sciopero dei ferrovieri, duro sin dallinizio; i sindacati ufficiali sembravano sopraffatti
dallintransigenza e dalla violenza degli scioperanti. Sicch il mondo continuava. La lotta continuava.
Lindomani qualcuno del mio ufficio telefon chiedendo di parlarmi; si trattava di una segretaria
della direzione, incaricata della difficile missione. Fu perfetta: prese tutte le precauzioni del caso,
assicurandomi che per loro contava innanzitutto la mia rapida ripresa. Nondimeno desiderava sapere
se sarei stato in grado di andare a La Roche-sur-Yon, come previsto. Risposi che non lo sapevo, ma
che era uno dei miei pi ardenti desideri. La segretaria rise, un po scioccamente; ma si trattava di una
ragazza un po sciocca, gi lo sapevo.

6
Rouen-Parigi

Due giorni dopo sono uscito dallospedale; con un leggero anticipo, credo, rispetto al desiderio dei
medici. In genere tentano di trattenervi il pi a lungo possibile per aumentare il coefficiente di
occupazione dei letti; ma limminenza delle festivit deve averli spinti alla clemenza. Daltronde, il
primario me laveva promesso in termini perentori: Per Natale lei sar a casa. A casa chiss, da
qualche parte di sicuro.
Ho detto addio alloperaio, che era stato operato il giorno prima. Stando ai medici era andata
benone; ci non toglie che avesse laria di chi sta per tirare le cuoia.
Sua moglie ha insistito perch assaggiassi la torta di mele, che il marito non aveva la forza di mandar
gi. Ho accettato; era deliziosa.
Coraggio, ragazzo mio! mi ha detto lui al momento di separarci. Io gliene ho augurato altrettanto.
Aveva ragione: il coraggio una cosa che pu sempre tornare utile.
Rouen-Parigi. Esattamente tre settimane or sono facevo lo stesso tragitto in senso inverso. Cos
cambiato, da allora? In fondo alla vallata ci sono sempre piccoli agglomerati fumiganti, come una
promessa di pacifica felicit. Lerba verde. C sole, piccole nuvole suscitano contrasti; una luce pi
da primavera. Ma poco pi in l il suolo inondato: si percepisce il lento fremito dellacqua tra i salici;
si immagina una morchia collosa, nerastra, dove il piede sprofonda bruscamente.
Non lontano da me nel mio vagone un negro ascolta il Walkman mentre si scola una bottiglia di
J&B. Oscilla in mezzo al corridoio, con la bottiglia in mano. Un animale, probabilmente pericoloso.
Cerco di evitarne lo sguardo, peraltro relativamente amichevole.
Un quadro viene a installarsi sulla poltrona di fronte a me, sicuramente infastidito dalla presenza del
negro. Che cazzo centra qui, il quadro? Dovrebbe essere in prima! Non si pu mai stare in santa pace.
Rolex al polso, giacca in seersucker. Allanulare della sinistra ha una fede doro, mediamente fine. Ha
la faccia quadrata, schietta, piuttosto simpatica. Sulla camicia bianco crema si distinguono sottilissime
righe in rilievo, di un crema lievemente pi scuro. Ha una cravatta di media larghezza, e, ovviamente,
legge Les Echos. Non solo lo legge, ma lo divora, come se da tale lettura potesse, di colpo, dipendere il
senso della sua vita.
Sono costretto a voltarmi verso il paesaggio, per non vedere pi questuomo. strano, ma adesso
mi sembra che il sole sia ridiventato rosso, come durante il viaggio di andata. Ma non me ne frega
granch; anche se di soli rossi ce ne fossero tre o quattro, la mia meditazione non muterebbe di un
millimetro il proprio corso.
Questo mondo non mi piace. Decisamente non lo amo. La societ in cui vivo mi disgusta; la
pubblicit mi nausea; linformazione mi fa vomitare. Tutto il mio lavoro di informatico consiste nel
moltiplicare i riferimenti, le verifiche, i criteri di decisione razionale. Il che non ha alcun senso. A dirla
tutta, anche alquanto negativo: un inutile ingorgo per i neuroni.
Questo mondo ha bisogno di tutto, tranne che di informazioni supplementari.
Larrivo a Parigi, sempre cos lugubre. Gli edifici fatiscenti del ponte Cardinet, che uno immagina

nascondere pensionati agonizzanti dietro il loro micio Poucette che divora met della loro pensione a
furia di crocchette Friskies. Quella specie di strutture metalliche che si ingroppano sino allindecenza
per formare una rete di sospensioni catenarie. E la pubblicit che torna, inevitabile, ripugnante e
variopinta. Un allegro e mutevole spettacolo sui muri della tua citt. Stronzate. Stronzate di merda.

Rividi casa mia senza grande entusiasmo; la posta si limitava a un sollecito di pagamento per una
conversazione telefonica erotica (Natascia, calore in diretta) e a una lunga lettera del Trois Suisses che mi
informava dellapertura al pubblico di un servizio telematico di ordinazione semplificata, il Chouchou.
Nella mia qualit di cliente privilegiato potevo sin da subito beneficiare del servizio; tutto lo staff
informatico (rispettive foto a medaglioncino) aveva lavorato di gran lena affinch il servizio fosse
operativo in occasione delle festivit natalizie; la direttrice commerciale di Trois Suisses era dunque
lieta di potermi attribuire personalmente un codice Chouchou.
Sul contatore della segreteria telefonica lampeggiava il numero 1, cosa che mi sorprese un po; ma
doveva trattarsi di uno sbaglio. Infatti: in risposta al mio messaggio, una voce femminile stanca e
sprezzante aveva scaricato un Razza di idiota prima di riagganciare. Per farla breve: niente mi
tratteneva a Parigi.
E comunque avevo una gran voglia di andare in Vandea. La Vandea mi rievocava svariati ricordi di
vacanze (piuttosto spiacevoli, del resto; ma sempre cos). Ne avevo immortalati alcuni trasformandoli
in un romanzo dargomento animale intitolato Dialoghi tra un bassotto tedesco e un barboncino, romanzo che
si sarebbe potuto definire autoritratto da adolescente. Nellultimo capitolo dellopera, uno dei cani
leggeva al suo compagno un manoscritto rinvenuto nello scrittoio del suo giovane padrone:
Lanno scorso, intorno al 23 agosto, passeggiavo sulle spiagge di Sables-dOlonne,
accompagnato dal mio barboncino. Laddove il mio compagno quadrupede sembrava
godersi senza remore il movimento dellaria salmastra e lo sfavillio del sole
(particolarmente intenso e piacevole in quello scorcio di mattino), io invece non
potevo impedire alla morsa del riverbero di ghermirmi la fronte traslucida, mentre la
mia testa, gravata dal peso di un fardello troppo oneroso, mi ricadeva tristemente sul
petto.
In tale occasione, mi fermai davanti a una ragazza che poteva avere allincirca
quattordici anni. Giocava a badminton con suo padre, o a qualche altro gioco che si
giochi con due racchette e un volano. Il suo abbigliamento mostrava i segni della
semplicit pi schietta, giacch ella era in mutandine da bagno, per di pi a petto nudo.
Eppure - e a questo punto non si pu fare a meno di inchinarsi al cospetto di tanto
impegno - tutto il suo atteggiamento manifestava lo spiegamento di un ininterrotto
tentativo di seduzione. Il movimento ascendente delle sue braccia nellistante in cui
batteva il volano, mentre procurava il piacere accessorio di spingere avanti i due globi
ocracei che costituivano un seno gi pi che in boccio, si accompagnava soprattutto a
un sorriso al tempo stesso divertito e sconsolato, e comunque colmo di unintensa
gioia di vivere, che ella manifestamente dedicava a tutti i maschi adolescenti che
incrociassero in un raggio di cinquanta metri. E ci, non dimentichiamolo, nel pieno di
unattivit a carattere eminentemente sportivo e famigliare.
Non ci misi molto ad accorgermi che le sue ingenue malizie non mancavano di
sortire leffetto sperato: giunti nei suoi pressi, infatti, i giovanotti gonfiavano il torace, e
il loro passo accuratamente falcato rallentava sensibilmente. Voltando il capo verso di
loro con un movimento brusco che provocava alla sua chioma uno scarmigliamento
fugace non privo di grazia sbarazzina, ella dunque gratificava dun breve sorriso le
prede pi interessanti, sorriso subito contraddetto da un non meno fascinoso

movimento, stavolta teso a colpire in pieno il volano.


Eccomi allora sospinto ancora una volta verso un soggetto di meditazione che da
anni non cessa di assillare i miei pensieri: perch mai i ragazzi e le ragazze, una volta
raggiunta una certa et, passano il proprio tempo a rimorchiarsi e sedursi
reciprocamente?
Taluni diranno, con tono di condiscendenza: Ma si tratta n pi n meno del
destarsi del desiderio sessuale! Ben comprendo questo punto di vista; io stesso lho
condiviso per un lungo periodo: esso pu vantare a proprio sostegno le molteplici linee
di pensiero che si frappongono, come gelatina traslucida, al nostro orizzonte
ideologico cos come fa la robusta forza centripeta del buon senso. Potr dunque
sembrare ardito, se non addirittura suicida, puntar dritto contro le sue inaggirabili
fortificazioni. Io non intendo farlo. Infatti mi guardo bene dal voler negare lesistenza e
la forza del desiderio sessuale tra gli adolescenti di uomo. Nondimeno, alcuni indizi
seri e concordi, quasi un rosario di fatti diversi, mi hanno progressivamente condotto a
ipotizzare lesistenza di una forza pi profonda e pi nascosta, autentica nodosit
esistenziale da cui traspirerebbe il desiderio. Fino a questo momento non lho mai fatto
presente, per il timore di trovarmi a dissipare a via di chiacchiere incongrue il credito di
salute mentale che gli uomini mi hanno generalmente accordato nel corso delle nostre
relazioni. Ma ora la mia convinzione ha preso forma, ed giunto il momento di tutto
dire.
Esempio numero 1. Consideriamo un gruppo di giovani riunitisi per unuscita
serale, oppure per una vacanza in Bulgaria. Tra loro esiste una coppia preliminarmente
formata; lui chiamiamolo Franois, lei Franoise. Otterremo un esempio concreto,
banale, agevole da osservare.
Lasciamo questi giovani alle loro attivit di svago, ma isoliamo nel loro vissuto una
campionatura di segmenti temporali aleatori che filmeremo con laiuto di una cinepresa
ad alta sensibilit, ben dissimulata sulla scena. Da una serie di controlli del materiale
filmato deriva che Franoise e Franois trascorrono allincirca il 37% del tempo a
baciarsi, a toccarsi mediante carezze, in sostanza a prodigarsi reciprocamente in segni
di massima tenerezza.
Ripetiamo adesso lesperimento annullando il precitato ambiente sociale, vale a dire
facendo in modo che Franoise e Franois rimangano soli. La percentuale crolla di
colpo al 17%.
Esempio numero 2. Adesso voglio parlarvi di una povera ragazza di nome Brigitte
Bardot. Proprio cos. Nella mia classe in terza liceo cera davvero una ragazza che si
chiamava Bardot - per il semplice fatto che cos si chiamava suo padre. Ho preso
qualche informazione su di lui: faceva il rottamaio vicino a Trilport. Sua moglie non
lavorava; faceva la casalinga. Non erano tipi da cinema, sicch sono pressoch certo
che non lavessero fatto apposta, a darle quel nome; pu anche darsi che, per i primi
anni, la coincidenza li abbia divertiti Parlarne un po penoso.
Quando lho conosciuta, nello sbocciare dei suoi diciassette anni, Brigitte Bardot
era veramente immonda. Prima di tutto era grassissima, una specie di canotto, con
tanto di parabordi disposti lungo gli snodi del suo corpo obeso. Ma anche se avesse
seguito per venticinque anni una dieta dimagrante del tipo pi atrocemente spartano, il
suo aspetto non ne avrebbe minimamente beneficiato, visto che aveva la pelle
rossastra, granulosa e brufolosa, la faccia larga, piatta e tonda, con piccoli occhi

infossati e capelli radi e stopposi. In sostanza il paragone con una femmina di maiale
scattava automaticamente, in maniera tanto inevitabile quanto naturale.
Brigitte Bardot non aveva amiche n, ovviamente, amici; sicch era perfettamente
sola. Nessuno le rivolgeva mai la parola, nemmeno per farsi aiutare nel compito di
fisica; tutti preferivano rivolgersi a qualcun altro. Veniva a scuola, tornava a casa; non
ho mai sentito nessuno dire di averla vista altro che a scuola.
In classe aveva ovviamente dei compagni di banco. Costoro erano ormai abituati
alla sua presenza massiccia: era come se non la vedessero, sicch non la prendevano in
giro. Brigitte Bardot non partecipava alle discussioni durante le lezioni di filosofia; non
partecipava a niente. Sul pianeta Marte non avrebbe potuto essere pi tranquilla.
Immagino che i genitori dovessero volerle bene. Che faceva, la sera, quando
rincasava? Perch, sicuramente, persino lei doveva avere una stanza, con un letto, con
degli orsacchiotti risalenti alla sua infanzia. Guardava la televisione con i genitori? Una
stanza semibuia, tre esseri saldati insieme dal flusso fotonico: questa la scena.
Quanto alle domeniche, vedo chiaramente le visite ai parenti, che la accolgono con
una cordialit posticcia. E poi le cugine, magari graziose. Nauseabondo.
Aveva dei fantasmi? E, se s, quali? Romantici, alla Delly? Stento a credere che
abbia mai potuto immaginare o anche solo sognare un ragazzo di buona famiglia e
dedito con profitto agli studi di medicina che nutrisse il desiderio di portarla un giorno
in decappottabile a visitare le chiese della costa normanna. A meno che non si fosse
preventivamente munita di passamontagna, conferendo cos allavventura un effetto
misterioso.
I suoi meccanismi ormonali dovevano funzionare normalmente: non v ragione
alcuna che induca a sospettare il contrario. E allora? Basterebbe ci a fornire dei
fantasmi erotici? Immaginava mani maschili che si attardassero tra le pieghe del suo
ventre obeso? Che scendessero sino al suo sesso? Interrogo la medicina, e la medicina
non mi d alcuna risposta. Riguardo alla Bardot ci sono molte cose che non sono
riuscito a chiarire; ho tentato.
Non sono arrivato al punto di andarci a letto; mi sono limitato a compiere i primi
passi di quel cammino che a tale meta avrebbe potuto condurre. Pi precisamente,
all'inizio di novembre ho cominciato a parlarle: qualche parola alla fine delle lezioni nientaltro, per una quindicina di giorni. E poi, a due o tre riprese, le ho chiesto
spiegazioni su questo o quellaltro problema di matematica; tutto con grande prudenza,
evitando di farmi notare. Verso met dicembre ho cominciato a toccarle la mano, in
maniera apparentemente accidentale. Ogni volta reagiva come a una scossa elettrica.
Era decisamente impressionante.
Il punto culminante del nostro rapporto lo raggiungemmo poco prima di Natale,
quando una sera la riaccompagnai al treno (in realt una littorina). Fu tuttaltro che una
iniziativa da nulla, visto che la stazione distava circa ottocento metri; per di pi, in tale
circostanza, venni avvistato da qualcuno della nostra classe. I miei compagni di scuola
mi consideravano pi o meno alla stregua di un malato, sicch quella ulteriore
stranezza non appesant la mia immagine sociale se non con un limitato pregiudizio.
Davanti al binario, quella sera, la baciai sulla guancia. Non la baciai sulla bocca.
Daltronde ritengo che, paradossalmente, non me lavrebbe consentito, giacch - anche
se mai e poi mai la sua lingua o le sue labbra avevano conosciuto lesperienza del
contatto con una lingua altrui - ella doveva comunque avere una nozione assai precisa
del quando e dove tale operazione debba aver luogo nel percorso archetipo del flirt
adolescenziale; direi addirittura una nozione tanto pi precisa proprio in quanto mai

rettificata o addolcita dallebbrezza volubile dellistante vissuto.


Immediatamente dopo le vacanze di Natale smisi di rivolgerle la parola. Il tizio che
mi aveva avvistato nei pressi della stazione sembrava aver dimenticato lincidente, e
tuttavia mi era rimasta una certa paura. Comunque, uscire con la Bardot avrebbe
richiesto una forza morale ben superiore a quella che, anche a quei tempi, potevo
vantare. Infatti la Bardot era non solo brutta ma anche cattiva. Presa in pieno dalla
liberazione sessuale (eravamo agli inizi degli anni Ottanta, lAIDS non esisteva ancora),
non poteva evidentemente approfittare di una qualsiasi etica della virginit. E inoltre
era troppo intelligente e furba per tentar di giustificare la propria condizione di
astinenza con uninfluenza della cultura giudaico-cristiana - essendo i suoi genitori,
con ogni probabilit, agnostici. Le era preclusa ogni possibile via di scampo. Non
poteva che assistere, con odio silenzioso, allaltrui liberazione, e guardare i ragazzi
accalcarsi, come granchi, attorno ai corpi delle altre, e sentire le relazioni svilupparsi, le
esperienze decidersi, gli orgasmi scatenarsi, e vivere passo dopo passo
unautodistruzione silenziosa al cospetto del piacere goduto dal prossimo. Cos alla sua
adolescenza toccava svolgersi - e cos si svolse: la gelosia e la frustrazione
fermentarono lentamente, trasformandosi in una bolla di odio parossistico.
In fondo sono tuttaltro che fiero di questa storia: troppo grottesca per essere
immune da crudelt. Per esempio, mi rivedo un mattino accoglierla con queste parole:
Oh-oh, abbiamo un vestito nuovo, Brigitte Atroce, ma vero; poich il fatto
allucinante eppure autentico: la Bardot ci teneva al proprio aspetto! Ricordo quando si mise
un nastro tra i capelli: Dio mio! sembrava un muso di manzo bollito. Le chiedo perdono
a nome dellumanit tutta.
Nelluomo il desiderio damore profondo, allunga le proprie radici sino a
profondit sbalorditive, e la molteplicit delle sue radichette si frammischia alla materia
stessa del cuore. Malgrado la valanga di umiliazioni che costituivano la sua quotidianit,
Brigitte Bardot aspettava e sperava. Tuttora, probabilmente, ella aspetta e spera. Al suo
posto una vipera si sarebbe gi suicidata. Gli umani non si avvedono mai di nulla.
Dopo aver percorso con uno sguardo lento e algido lo scaglionamento delle diverse
appendici della funzione sessuale, mi sembra giunto il momento di esporre il teorema
centrale della mia disamina - sempre che non vi precipitiate a intralciare linesorabile
marcia del mio ragionamento tramite questa obiezione che, magnanimamente, vi
consentir di formulare: Lei sceglie tutti i suoi esempi nel campo delladolescenza, che,
s, un periodo importante della vita, ma che tuttavia ne occupa solo una porzione
assai breve. Non teme dunque che le sue conclusioni, di cui noi tutti ammiriamo la
finezza e il rigore, finiscano per risultare parziali e limitate? A questo amabile
contraddittore risponder che ladolescenza non soltanto un periodo importante
della vita, bens lunico periodo per cui si possa parlare di vita nel senso pi pieno del
termine. Gli attrattori pulsionali si scatenano verso i tredici anni, e successivamente si
placano poco a poco, o piuttosto si tramutano in modelli di comportamento, cio, in
fin dei conti, in forze stereotipe. La violenza dello scoppio iniziale fa s che la sorte del
conflitto possa restare incerta per svariati anni; ci che in elettrodinamica viene
chiamato regime transitorio. Comunque, e inesorabilmente, le oscillazioni vanno
facendosi pi lente, fino a risolversi in lunghe ondate malinconiche e dolci; a partire da
questo momento, tutto detto - e la vita non altro che una preparazione alla morte.
Concetto che pu essere espresso in maniera pi brutale e meno esatta dicendo che
luomo un adolescente limitato. Dopo aver percorso con uno sguardo lento e algido

lo scaglionamento delle diverse appendici della funzione sessuale, mi sembra dunque


giunto il momento di esporre il teorema centrale della mia disamina. Per far ci
utilizzer la leva della seguente formula, condensata ma sufficiente:
La sessualit un sistema di gerarchia sociale.

A questo punto mi giover pi che mai ammantare la formulazione con le austere


spoglie del rigore. Sovente il nemico ideologico si cela nei pressi della meta, e, con un
lungo urlo di odio, si avventa su quel pensatore imprudente che, ebbro nellavvertire
gi i primi raggi della verit posarsi sulla propria fronte esangue, abbia stolidamente
trascurato di coprirsi le spalle. Io non commetter tale errore, e, lasciando che nella
vostra mente si accendano spontaneamente i lumi della stupefazione, continuer a
snodare le spire del mio ragionamento con la silenziosa accortezza del crotalo. Sicch
non prester attenzione allobiezione che qualsiasi lettore avveduto non mancher di
opporre: nel secondo esempio ho surrettiziamente introdotto il concetto di amore
laddove la mia argomentazione si fondava sulla sessualit pura. Contraddizione?
Incoerenza? Ah ah ah!
Marthe e Martin sono sposati da quarantatr anni. Posto che si sono sposati a
ventun anni, si deduce che hanno sessantaquattro anni. Sono gi in pensione o in
procinto di andarci, a seconda del regime sociale che si applichi nel loro caso. Per farla
breve, essi concluderanno insieme le rispettive esistenze. In queste condizioni certo
che si forma unentit coppia pertinente ed estranea a ogni contatto sociale, entit che
riesce, su taluni livelli minori, a eguagliare o addirittura superare in importanza il
vecchio gorilla individuale. A mio avviso in questo quadro che si pu riconsiderare
leventualit di dare un senso alla parola amore.
Dopo aver rizzato questa serie di paletti a tutela della mia idea, ora posso
aggiungere che il concetto di amore, malgrado la sua fragilit ontologica, possiede - o
possedeva sino a poco tempo fa - tutti gli attributi di una prodigiosa potenza operativa.
Messo su alla belle meglio, esso ha immediatamente incontrato il favore di un vasto
pubblico, e tuttora sono pochi coloro che allamore rinuncino fermamente e
deliberatamente. Questo successo schiacciante tenderebbe a dimostrare una misteriosa
corrispondenza con non si sa qual bisogno costitutivo della natura umana. Tuttavia ed esattamente su questo punto che laccorto analista si distingue dallo spacciatore di
fandonie - mi guarder bene dal formulare anche la pi sobria delle ipotesi sulla natura
del suddetto bisogno. Comunque sia l'amore esiste, in quanto se ne possono osservare gli effetti.
Ecco una frase degna di Claude Bernard, e ci tengo a dedicargliela. Oh, inattaccabile
savio! Non per caso, che le osservazioni pi apparentemente distanti dalloggetto cui
inizialmente miravi finiscono per allinearsi luna accanto allaltra come tordi su un filo e
sotto la radiosa maest della tua aureola protettrice. Certo deve possedere una notevole
potenza, il protocollo sperimentale da te definito con rara perspicacia nel 1865 affinch
i fatti pi stravaganti non potessero superare la tenebrosa barriera della scientificit se
non dopo esser stati irreggimentati sotto il rigore delle tue leggi inflessibili. Io ti saluto,
fisiologo indimenticabile, e dichiaro a gran voce che non far nulla che possa anche
minimamente abbreviare la durata del tuo regno.
Poste con misura le fondamenta di unassiomatica indubitabile, far in terzo luogo
osservare che la vagina, contrariamente a ci che la sua apparenza potrebbe far
credere, molto pi che un buco in un blocco di carne (so bene che i garzoni di
macelleria si masturbano con le scaloppine Continuino pure! Non sar certo questo

a frenare lo sviluppo del mio pensiero!). In realt, la vagina serve - o serviva sino a
poco tempo fa - alla riproduzione della specie. Esatto, della specie.
Certi letterati del passato hanno creduto opportuno, per evocare la vagina e i suoi
annessi, adottare lespressione stolidamente sbigottita e lo sgranamento docchi di un
cippo stradario. Altri, al contrario, simili a saprofiti, hanno sguazzato nella bassezza e
nel cinismo. Io invece, come il nocchiero esperto, navigher a eguale distanza da questi
due simmetrici scogli; meglio ancora: mi affider alla traiettoria della loro mediana per
aprirmi una rotta ampia ma rigorosa verso le contrade idilliache del ragionamento
esatto. Le tre nobili verit che hanno appena illuminato il vostro sguardo debbono
dunque essere considerate come il triedro generatore di una piramide di saggezza che,
meraviglia inedita, sorvoler con ala leggera i disgregati oceani del dubbio. Giusto per
sottolineare la loro importanza. Nondimeno ne deriva che al momento attuale esse
ricordino piuttosto, con le loro dimensioni e il loro carattere scabro, tre colonne di
granito erette in pieno deserto (quali quelle che si possono osservare nella pianura di
Tebe). In fondo sarebbe sgarbato e poco conforme allo spirito di questo trattatello se
io abbandonassi il mio lettore davanti alla loro ripugnante verticalit. Ecco perch
intorno a questi primi assiomi verranno a intersecarsi le gioiose spirali di diverse
proposizioni accessorie, che vado subito a dettagliare
Naturalmente, lopera era incompiuta. Del resto, il bassotto si addormentava prima della fine della
tirata del barboncino; ma certi indizi dovevano permettere di supporre che egli detenesse la verit, e
che essa potesse riassumersi in poche e sobrie frasi. Insomma, ero giovane, mi divertivo. Tutto ci
avveniva prima di Vronique; tempi lieti. Ricordo che quando avevo diciassette anni, ossia allepoca in
cui esprimevo opinioni contraddittorie e disturbate sul mondo, una donna di una cinquantina danni
incontrata in un bar della stazione mi disse: Vedr, caro ragazzo: invecchiando le cose diventano
semplicissime. Come aveva ragione!

8
Ritorno alle mucche

Alle cinque e cinquantadue il treno entrato nella stazione di La Roche-sur-Yon, in un freddo


pungente. La citt era silenziosa, calma; perfettamente calma. Eccoci qua! mi sono detto. Una bella
occasione per farsi una passeggiatina in campagna.
Mi sono incamminato per le strade deserte, o quasi deserte, di una zona residenziale. Ho provato a
raffrontare le caratteristiche dei vari villini, ma era piuttosto difficile, visto che il sole non si era ancora
levato; ho lasciato perdere.
Alcuni abitanti del quartiere erano svegli nonostante lora antelucana; mi guardavano passare, fermi
sulla soglia dei rispettivi garage. Avevano laria di chiedersi cosa facessi l. Se me lavessero chiesto avrei
avuto qualche difficolt a trovare una risposta. In effetti, non cera proprio niente che giustificasse la
mia presenza l. L non pi che altrove, in effetti.
Dopo un po mi sono ritrovato in aperta campagna. Cerano dei recinti, e dietro i recinti delle
mucche. Un leggero azzurrarsi del cielo annunciava lapprossimarsi dellalba.
Mi sono messo a guardare le mucche. Alcune dormivano ancora, ma per la maggior parte erano
sveglie e avevano gi cominciato a ruminare. Mi sono detto che ne avevano ben donde: col freddo che
c, tanto vale fare un po di esercizio. Le osservavo con benevolenza, senza alcuna intenzione di
turbare la loro quiete mattutina. Alcune si sono mosse verso di me, sino alla recinzione, senza muggire,
e mi hanno guardato. Anchesse mi lasciavano tranquillo. Bello.
Pi tardi mi sono avviato verso la Direzione dipartimentale del ministero. Tisserand era gi l; mi ha
stretto la mano con un calore inconsueto.
Il direttore ci aspettava in ufficio. Si rivelato subito persona assai simpatica; palesemente di buon
carattere. Per contro, era totalmente refrattario al messaggio tecnologico che eravamo incaricati di
trasmettergli. Dellinformatica, ci ha detto senza mezze misure, non gliene frega niente. Non ha
nessuna voglia di cambiare le proprie abitudini di lavoro per il piacere di fare il moderno. Le cose
stanno bene cos come stanno, e, almeno finch ci sar lui, rimarranno cos come stanno. Ha accettato
la nostra visita unicamente per evitare storie con quelli del ministero, ma appena ce ne saremo andati
schiaffer le nostre diavolerie in un armadio e ve le lascer marcire.
Stando cos le cose, la formazione si presentava come una piacevole buffonata, un modo di far
quattro chiacchiere per passare il tempo. Il che non mi dispiaceva affatto.
Nel corso dei giorni seguenti mi accorgo che Tisserand comincia a perdere colpi. Mi spiega che
dopo Natale andr a sciare in un villaggio-vacanze per giovani, del tipo vietato alle vecchie cariatidi,
con serate danzanti e prima colazione a mezzogiorno; in sostanza: il tipo di club dove si scopa. Ma un
progetto di cui Tisserand parla senza calore: sento che non ci conta molto. Di tanto in tanto il suo
sguardo fluttua verso di me, sfocato dalle spesse lenti degli occhiali. Sembra stregato. E una sensazione
che conosco; lho provata due anni fa, subito dopo la mia separazione da Vronique. Senti che potresti
rotolarti per terra, sminuzzarti le vene a colpi di rasoio o masturbarti in piena metropolitana, e nessuno
ci far caso, nessuno alzer un dito - come se fossi protetto dal mondo tramite una pellicola
trasparente, inviolabile, perfetta. E infatti laltro giorno Tisserand mi ha proprio detto una cosa del
genere (aveva bevuto): Ho limpressione di essere una coscia di pollo incellofanata in uno scaffale di
supermercato. E ha aggiunto: Ho limpressione di essere una rana in un acquario; e per giunta ci

somiglio, a una rana, non vero? Al che, con una dolcezza leggermente velata di rimprovero, gli ho
detto: Raphael Lui trasalito; era la prima volta che lo chiamavo per nome. Si turbato, e non ha
pi detto niente.
Lindomani, a colazione, ha fissato a lungo la sua tazza di Nesquik; poi, con tono sognante, ha
sospirato: Cazzo, ho venticinque anni e sono ancora v e r g i n e ! . . L a cosa mi ha sorpreso, nonostante
tutto; allora mi ha spiegato che un residuo dorgoglio gli ha sempre impedito di andare a puttane. Lho
biasimato - forse con troppa energia, visto che poi la sera, poco prima di partire per il fine settimana a
Parigi, ci ha tenuto a rispiegarmi il suo punto di vista. Eravamo nel parcheggio della Direzione
dipartimentale del ministero dellAgricoltura; il riverbero del sole spandeva un alone giallastro alquanto
sgradevole; laria era umida e fredda. Ha detto: Capisci, ho fatto i conti: posso permettermi una
puttana a settimana; lideale sarebbe il sabato sera. Forse finir per farlo. Per, sapendo che un sacco di
uomini riescono a ottenere la stessa cosa gratis, e per giunta per amore, preferisco insistere; per ora
preferisco ancora insistere.
Non ho saputo cosa rispondergli, poi mi sono fermato in albergo a pensare. Decisamente, mi sono
detto, nella nostra societ il sesso rappresenta un secondo sistema di differenziazione, del tutto
indipendente dal denaro; e si comporta come un sistema di differenziazione altrettanto spietato, se non
di pi. Tuttavia gli effetti di questi due sistemi sono strettamente equivalenti. Come il liberalismo
economico incontrollato, e per ragioni analoghe, cos il liberalismo sessuale produce fenomeni di
depauperamento assoluto. Taluni fanno lamore ogni giorno; altri lo fanno cinque o sei volte in tutta la vita,
oppure mai. Taluni fanno lamore con decine di donne; altri con nessuna. ci che viene chiamato
legge del mercato. In un sistema economico dove il licenziamento sia proibito, tutti riescono pi o
meno a trovare un posto. In un sistema sessuale dove ladulterio sia proibito, tutti riescono pi o meno
a trovare il proprio compagno di talamo. In situazione economica perfettamente liberale, c chi
accumula fortune considerevoli; altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In situazione
sessuale perfettamente liberale, c chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla
masturbazione e alla solitudine. Il liberalismo economico lestensione del dominio della lotta, la sua
estensione a tutte le et della vita e a tutte le classi della societ. Altrettanto, il liberalismo sessuale
lestensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le et della vita e a tutte le classi della
societ. Sul piano economico, Raphael Tisserand appartiene alla schiera dei vincitori; sul piano sessuale,
a quella dei vinti. Taluni vincono su entrambi i fronti; altri perdono su entrambi i fronti. Le imprese si
disputano alcuni giovani laureati; le femmine si disputano alcuni giovani maschi; i maschi si disputano
alcune giovani femmine; lo scompiglio e la confusione sono considerevoli.
Poco pi tardi sono uscito dallalbergo, con il preciso scopo di sbronzarmi. Di fronte alla stazione ho
trovato un bar aperto; in pratica cerano solo alcuni adolescenti che giocavano a flipper. Arrivato al
terzo cognac mi sono messo a ripensare a Grard Leverrier.
Grard Leverrier era amministratore presso lAssemblea nazionale, nello stesso ufficio di Vronique
(che vi lavorava come segretaria). Grard Leverrier aveva ventisei anni e guadagnava trentamila franchi
al mese. Eppure Grard Leverrier era timido e depresso. Un venerd sera di dicembre (il luned
successivo non sarebbe dovuto tornare in ufficio: aveva preso, controvoglia, quindici giorni di vacanze
per le festivit), Grard Leverrier tornato a casa e si piantato una pallottola nel cervello.
La notizia della sua morte non ha suscitato grande stupore allAssemblea nazionale; l Leverrier era
noto soprattutto per le difficolt che riscontrava nel portare a termine lacquisto di un letto. Si trattava
di un acquisto progettato ormai da qualche mese, ma la cui concretizzazione si rivelava impossibile. In
genere laneddoto veniva riferito con un lieve sorriso ironico, anche se non c proprio niente da ridere,
visto che effettivamente al giorno doggi lacquisto di un letto presenta delle difficolt considerevoli,
pi che sufficienti per indurre al suicidio. Prima di tutto occorre prevedere la consegna - e perci

prendersi mezza giornata di ferie, con tutti i problemi che ci comporta. Talvolta i fattorini non
arrivano, oppure non riescono a trasportare il letto su per le scale, e allora ci si vede costretti a chiedere
unulteriore mezza giornata di ferie. Si tratta di difficolt che si presentano per tutti i mobili e gli
elettrodomestici, e laccumulo di seccature che ne risulta pu gi di per s turbare un essere sensibile;
ma il letto, tra tutti i mobili, pone un problema particolarmente ed eminentemente doloroso. Se si tiene
alla considerazione del venditore, infatti, si costretti ad acquistarne uno a due piazze pur non
avendone la necessit, pur non disponendo dello spazio dove metterlo. Acquistare un letto a una
piazza significa ammettere pubblicamente di non avere una vita sessuale, e di non prevederne alcuna
nel futuro - prossimo o remoto che sia (giacch oggigiorno i letti durano a lungo, assai pi a lungo del
periodo garantito: durano cinque o dieci anni, quando non addirittura venti; si tratta di un investimento
importante, che in pratica ti impegna per il resto dei tuoi giorni; in media, come ben si sa, i letti durano
pi a lungo dei matrimoni). Persino lacquisto di un letto a una piazza e mezza ti fa passare per piccoloborghese gretto e meschino; agli occhi dei venditori, il letto a due piazze lunico che valga veramente
lacquisto; con un letto a due piazze hai diritto al loro rispetto, alla loro considerazione, quando non
addirittura a un lieve sorriso di complicit; in sostanza, quello di acquistare un letto a due piazze
lunico modo per far colpo su di loro.
Nelle ore precedenti la morte di Grard Leverrier, suo padre aveva telefonato in ufficio; essendo
Grard momentaneamente assente, la telefonata laveva presa Vronique. Il messaggio consisteva nella
richiesta urgente di richiamare il padre; Vronique si sarebbe dimenticata di comunicarlo a Grard.
Sicch, alle sei, Grard Leverrier era tornato a casa senza aver saputo della telefonata paterna, e si era
piantato una pallottola nel cervello. Questo particolare me laveva raccontato Vronique la sera del
giorno in cui allAssemblea nazionale avevano saputo del suicidio; aveva aggiunto che la faccenda la
angosciava un po - precise parole. Mi ero immaginato che la poverina avrebbe provato una specie di
senso di colpa, di rimorso; macch: lindomani aveva gi dimenticato.
Vronique era, come si suol dire, in analisi; oggi come oggi rimpiango di averla conosciuta. In genere
da una donna in analisi impossibile cavare alcunch. Come ho avuto modo di constatare pi volte, le
sventurate che cadono in mano agli psicanalisti diventano definitivamente e letteralmente inutilizzabili.
Questa conseguenza non va considerata come un effetto secondario della psicanalisi, bens come il suo
scopo principale. Con lalibi della ricostruzione dellio, in realt gli psicanalisti procedono a una
scandalosa demolizione dellessere umano. Innocenza, generosit, purezza tutto ci viene
rapidamente triturato dalle loro rozze mani. Gli psicanalisti, pinguemente rimunerati, supponenti e
stupidi, annientano definitivamente nei loro cosiddetti pazienti qualunque attitudine allamore, sia
mentale sia fisico; in pratica si comportano da veri e propri nemici dellumanit. Spietata scuola di
egoismo, la psicanalisi sfrutta con agghiacciante cinismo le brave figliole un po smarrite e le trasforma
in ignobili bagasce dallegocentrismo delirante, incapaci di suscitare altro che un legittimo disgusto. In
nessun caso bisogna accordare la minima fiducia a una donna che sia passata per le mani degli
psicanalisti. Meschinit, egoismo, arrogante ottusit, completa assenza di senso morale, cronica
incapacit di amare: ecco il ritratto esaustivo di una donna analizzata.
Vronique, va detto, corrispondeva punto per punto a questa descrizione. Lho amata quanto pi ho
potuto - il che significa parecchio amore. Amore che, finalmente mi sono deciso a capirlo, stato una
perdita secca; avrei fatto meglio a spaccarle le braccia. Come tutti i depressi, Vronique era da sempre
incline allegoismo e allinsensibilit; ma il suo psicanalista laveva trasformata in maniera irreversibile in
una vera schifezza, priva di carattere e di coscienza - spazzatura rivestita di carta da regalo. Ricordo che
in casa teneva una lavagna Vellda bianca su cui in genere appuntava le commissioni da fare, tipo
piselli o lavasecco; una sera, rincasata dopo la seduta, vi aveva annotato questa frase di Lacan:
Pi spregevoli sarete e meglio andr. Io lavevo presa a ridere; mi sbagliavo. In quello stadio, la frase

era ancora un programma, ma Vronique lavrebbe applicata fedelmente e rigorosamente.


Una sera che Vronique non cera, mandai gi il contenuto di un flacone di Largactyl. Preso dal
panico, chiamai i pompieri. Mi portarono durgenza allospedale, dove mi fu fatta la lavanda gastrica. In
pratica, fui l l per rimetterci le penne.
Quella baldracca (come definirla altrimenti?) nemmeno si degn di venirmi a trovare in ospedale. Al
mio ritorno a casa, per cos dire, il massimo del suo bentornato fu darmi dellegoista e del miserabile;
la sua interpretazione dellincidente fu che io mi industriavo a procurarle preoccupazioni
supplementari, a lei che gi aveva abbastanza problemi col lavoro. Quella strega aggiunse che il mio
era stato un tentativo di ricatto affettivo; quando ci ripenso rimpiango di non averle strappato le
ovaie. Comunque, acqua passata.
Ho davanti agli occhi la sera in cui Vronique chiam la polizia per cacciarmi da casa sua. Perch
casa sua? Perch lappartamento era a nome suo e lei pagava laffitto pi spesso di quanto lo pagassi
io. Ecco il primo effetto della psicanalisi: sviluppare nelle proprie vittime unavarizia e una meschinit
assurde, quasi incredibili; inutile tentare di portarsi a cena una donna sotto analisi: finir
inevitabilmente per mettersi a discutere sul conto, e questo scatener la fuoruscita di ben pi gravi
incomprensioni. Tornando a quella fatidica sera, rivedo quei tre coglioni di poliziotti coi loro walkietalkie e laria di saperla pi lunga di chiunque altro. Io ero in pigiama e tremavo di freddo; sotto la
tovaglia, le mie mani stringevano le gambe del tavolo: ero deciso a farmi portar via con la forza. Nel
frattempo la bagascia gli sventolava sotto il naso le ricevute dellaffitto, per mostrare i propri diritti;
probabilmente sperava che sfoderassero i manganelli. Poche ore prima era stata in seduta; tutte le sue
riserve di bassezza e di egoismo erano ricostituite; ma io non cedetti: pretesi un supplemento
dindagine, e quegli idioti di piedipiatti dovettero levare le tende. Tanto, lindomani me ne sarei andato
per sempre.

9
Residence des Boucaniers
Di colpo non mi fa pi n caldo n freddo non essere moderno.
Roland Barthes

Il sabato mattina presto, nel piazzale della stazione, trovai un taxi disposto a portarmi a SablesdOlonne.
Uscendo dalla citt attraversammo una successione di banchi di foschia, poi, superato lultimo
incrocio, sprofondammo in un lago di nebbia opaco, assoluto. La strada e il paesaggio erano
completamente avviluppati da questa coltre impenetrabile. Non si vedeva nulla, tranne di tanto in tanto
un albero o una mucca che emergevano in modo provvisorio, incerto. Era molto bello.
Arrivati in riva al mare, il tempo mut bruscamente, di colpo. Cera vento, molto vento, ma il cielo
era quasi blu; le nuvole scorrevano rapidamente verso oriente. Smontai dalla 504 dopo aver dato al
tassista una mancia che mi valse un Buona giornata, forse detto un po a malincuore. Secondo me
pensava che sarei andato a pesca di granchi o roba del genere.
Dapprima, in effetti, mi misi a passeggiare sulla spiaggia. Il mare era grigio, piuttosto agitato. Non
provavo nessuna emozione particolare. Camminai a lungo.
Verso le undici cominci ad arrivare gente, gente con bambini e cani. Tagliai nella direzione
opposta.
A unestremit della spiaggia di Sables-dOlonne, sul prolungamento della diga che chiude il porto, ci
sono alcune vecchie case e una chiesa romana. Niente di spettacolare: si tratta perlopi di costruzioni
in pietra, robuste, solide, fatte per resistere alle tempeste, e che alle tempeste resistono da centinaia
danni. facile immaginare la vita degli antichi pescatori del luogo, con la messa domenicale nella
chiesetta, la comunione dei fedeli, mentre fuori il vento ulula e le onde si schiantano sugli scogli della
costa. Una vita senza distrazioni e senza storia, dominata da un lavoro difficile e pericoloso. Una vita
semplice e schietta, molto nobile. Una vita altres molto stupida.
A qualche metro da queste case vi sono delle residenze moderne, bianche, destinate ai vacanzieri. Si
tratta di un complesso di immobili di altezze variabili tra i dieci e i venti piani. Questi edifici sono
disposti su uno spiazzo terrazzato, il cui livello inferiore adibito a parcheggio. Avendo camminato a
lungo da uno stabile allaltro, posso affermare che la maggior parte degli appartamenti sono vista-mare
grazie a svariate astuzie architettoniche.
Data la stagione, il complesso era deserto, e il sibilare del vento che si insinuava tra le strutture di
cemento aveva qualcosa di decisamente sinistro. Mi diressi verso un residence di pi recente e pi
lussuosa fattura, situato vicino al mare, letteralmente a pochi passi dal bagnasciuga. Si chiamava
Rsidence des Boucaniers. Il pianterreno era costituito da un supermercato, una pizzeria e una
discoteca, tutti e tre chiusi. Un cartello invitava a prendere visione dellappartamento campione.
Davanti a quello spettacolo mi sentii pervadere da una sensazione sgradevole. Immaginare una
famiglia di vacanzieri che rientrava al Rsidence des Boucaniers per andare ad abbuffarsi di scaloppine
in salsa piratesca, mentre la figlia adolescente si preparava a farsi scopare in una discoteca stile Al
Vecchio Capo-Hornese, mi procurava una leggera nausea; ma non potevo farci niente.
Poco pi tardi mi venne fame. Davanti al banco di una gelateria familiarizzai con un dentista. Cio,
familiarizzare un po troppo; diciamo che scambiammo qualche parola in attesa di essere serviti. Non

so per quale ragione il dentista avesse ritenuto necessario informarmi della sua professione. In genere
io i dentisti li detesto; li reputo creature profondamente venali il cui unico scopo nella vita cavare pi
denti possibile per potersi cos comprare delle Mercedes col tetto apribile. E quel dentista l non aveva
laria di fare eccezione alla regola.
A mia volta e altrettanto assurdamente mi sentii in dovere di giustificare la mia presenza, di nuovo, e
tirai fuori una storia assurda che mi vedeva intenzionato ad acquistare un appartamento al Rsidence
des Boucaniers. La frottola suscit immediatamente la sua attenzione: con il cono in mano, il dentista si
dedic a soppesare lungamente i pro e i contro, per poi finalmente concludere che linvestimento gli
sembrava valido. Ci avrei scommesso.

10
LEscale
Ah, s, avere dei valori!

Di ritorno a La Roche-sur-Yon comprai un coltello da carne allUnico; cominciavo a scorgere


labbozzo di un piano.
La domenica fu inesistente; il luned particolarmente cupo. Sentivo, senza aver bisogno di
chiederglielo, che Tisserand aveva passato un fine settimana schifoso; la cosa non mi sorprendeva
affatto. Eravamo gi al 22 dicembre.
Lindomani sera andammo a mangiare in pizzeria. Il cameriere aveva laspetto dellitaliano: lo si
intuiva villoso e fascinoso; mi disgustava profondamente. Per giunta ci sbatt sul tavolo con malagrazia
i nostri spaghetti. Gi, fossimo stati due gallinelle con la gonna a spacco, il trattamento sarebbe stato
ben diverso!
Tisserand tracannava vino a pi non posso; io parlavo delle varie tendenze della musica da ballo
contemporanea. Lui non replicava; a dire il vero credo che nemmeno mi ascoltasse. Tuttavia, quando
accennai allantica scansione svelti/lenti sottolineando il carattere rigido che aveva impresso alle
procedure di seduzione, il suo interesse si ridest di colpo (che avesse avuto loccasione di ballare un
lento? Chiss). Passai allattacco: Immagino che per Natale avrai degli impegni. Magari con i
parenti
A Natale non facciamo niente. Io sono ebreo, mi inform con uno scatto di fierezza. Cio, i
miei genitori sono ebrei, precis pi pacatamente.
La rivelazione mi lasci disorientato per qualche secondo. Ma in fondo, ebreo o non ebreo,
cambiava forse qualcosa? Se s, non riuscivo proprio a capire cosa. Ripresi il discorso.
E se facessimo qualcosa insieme, la notte del 24? A Sables conosco un locale, si chiama LEscale.
molto carino.
Avevo limpressione che le mie parole suonassero false; mi vergognavo. Ma Tisserand non era pi
in condizione di cogliere sfumature cos sottili. Pensi che ci sar gente? Secondo me il 24 pi una
ricorrenza per famiglie - questa fu la sua povera, la sua patetica obiezione. Ammisi che ovviamente
il 31 avrebbe potuto essere pi indicato: Il 31 le ragazze adorano scopare, dichiarai con autorit. Ma
anche il 24 non era da meno: Le ragazze mangiano ostriche con i genitori e la nonna, e poi aprono i
regali; ma a partire da mezzanotte cominciano a sciamare verso le discoteche. Mi andavo animando, io
per primo credendo in quello che dicevo; come previsto, Tisserand si sarebbe rivelato facile da
persuadere.
Lindomani sera ci mise tre ore per prepararsi. Lo aspettai giocando a domino, da solo, nella hall
dellalbergo; giocavo contro me stesso; una noia mortale; ero un po angosciato.
Mi comparve davanti agghindato in completo nero e cravatta dorata; lacconciatura dei capelli
doveva aver richiesto parecchio lavoro: oggigiorno vi vendono dei gel con cui, impegnandovi un po,
potete ottenere dei risultati sbalorditivi. Il completo nero, in fondo, era la tenuta che gli donava di pi;
povero ragazzo.
Avevamo ancora unoretta di tempo da ammazzare: di andare in discoteca prima delle undici e

mezzo non se ne parlava proprio; su questo punto ero stato categorico. Dopo una rapida discussione
abbiamo fatto un salto alla messa di mezzanotte: il prete parlava di una immensa speranza che
albeggiava nel cuore degli uomini; sullargomento non avevo nulla da obiettare. Tisserand si annoiava,
pensava ad altro; cominciai ad avvertire un certo disgusto, ma mi conveniva resistere. Avevo messo il
coltello da carne in un sacchetto di plastica, nella tasca dello sportello anteriore della macchina.
Ritrovai LEscale senza grandi difficolt; va detto che in quel locale avevo trascorso delle serate
veramente schifose. Parlo di una decina di anni prima: ma i ricordi schifosi svaniscono meno
facilmente di quanto si creda.
Il locale era mezzo pieno: perlopi quindici/ventenni, il che annientava di colpo le gi modeste
speranze di Tisserand. Parecchie minigonne, parecchie scollature, parecchia carne fresca. Vidi gli occhi
di Tisserand schizzare dalle orbite mentre passava accanto alla pista da ballo; andai al bar e ordinai un
bourbon. Al mio ritorno lo ritrovai, titubante, sul limitare della nebulosa dei ballerini. Mormorai un
vago Torno subito e mi diressi verso un tavolino che, grazie alla posizione quasi a picco sulla
pista, mi avrebbe offerto uneccellente vista sul teatro delle operazioni.
Dapprima Tisserand parve interessarsi a una bruna sulla ventina, presumibilmente segretaria. Ero
incline ad approvare la scelta. Per un verso la ragazza non era di eccezionale bellezza, sicch non
sarebbe stata oggetto di corteggiamenti assidui; il seno, di dimensioni ragguardevoli, era gi un po sul
cadente, e il culo lo si sarebbe detto mollacchio; nel giro di qualche anno, era evidente, sia culo sia tette
avrebbero ceduto completamente. Per contro, il suo abbigliamento, di rara audacia, sottolineava senza
la minima ambiguit il proposito di trovare un compagno sessuale: labitino in taffett leggero vorticava
a ogni passo scoprendo un reggicalze e un minuscolo tanga di pizzo nero che lasciava completamente
nude le natiche. Il musetto serio, infine, serio e forse anche un po testardo, sembrava indicare un
carattere prudente: era il tipo di ragazza nella cui borsetta non mancano mai un paio di preservativi.
Per qualche minuto Tisserand ball a poca distanza da lei, alzando violentemente in aria le braccia
per manifestare leuforia comunicatagli dalla musica. In due o tre occasioni arriv addirittura a battere
le mani; ma la ragazza sembrava non notarlo. Quindi, col favore di un breve intervallo tra due brani,
Tisserand si fece coraggio e le rivolse la parola. La ragazza si volt, gli scocc unocchiata di disprezzo
e attravers la pista da una sponda allaltra per allontanarsi da lui. Senza appello.
Tutto andava come previsto. Andai al bar per ordinare un secondo bourbon.
Al mio ritorno capii subito che qualcosa si stava muovendo. Una ragazza si era seduta al tavolino
vicino al mio, da sola. Era molto pi giovane di Vronique, poteva avere massimo diciassette anni; ci
non toglie che le somigliasse in maniera pazzesca. Aveva un abito beige, piuttosto ampio, che sembrava
disegnato per levigare il rilievo delle forme del suo corpo - che peraltro non si lasciavano levigare. Le
anche larghe, le natiche sode e lisce; la morbidezza della vita che risucchia le mani fin su due seni tondi,
ampi e dolci; le mani che si posano sulla vita, fiduciose, per poi scivolare lungo la nobile rotondit delle
anche. Tutto ci lo conoscevo bene; per ricordarmelo bastava che chiudessi gli occhi. E poi il viso:
pieno e candido, che esprimeva la placida seduzione della femmina naturale, sicura della propria
bellezza. La composta serenit della giovane puledra, ancora piena di brio, ansiosa di impegnare le
membra in un galoppo scatenato. La composta tranquillit di Eva, innamorata della propria nudit,
consapevole della propria innegabile ed eterna desiderabilit. Mi resi conto che due anni di separazione
non avevano cancellato nulla; svuotai con un sorso il mio bicchiere di bourbon. Fu a quel punto che
Tisserand decise di intervenire; sudava un po. Mi rivolse la parola, forse per sapere se intendessi
tentare qualche approccio con la ragazza. Io non risposi; cominciavo ad aver voglia di vomitare, ed ero
eccitato. Dissi solo: Scusami un attimo e attraversai la discoteca in direzione dei bagni. Una volta
chiuso al cesso mi infilai due dita in gola, ma la quantit di vomito si rivel fiacca e deludente. Poi mi
masturbai, con risultati pi soddisfacenti: dapprima pensando un po a Vronique, certo, ma poi
distraendomi grazie a una carrellata di vagine generiche. Leiaculazione arriv nel giro di due minuti,
portandomi fiducia e certezze.

Tornato al tavolino, vidi che Tisserand aveva attaccato discorso con la pseudoVronique; lei lo
guardava con calma e senza ripugnanza. Quella ragazza era una meraviglia, ne avevo lintima certezza;
comunque niente di preoccupante: ero masturbato. Dal punto di vista amoroso, Vronique
apparteneva a una generazione sacrificata, come tutti noi. Sicuramente era stata capace damore; e avrebbe
desiderato esserlo ancora, questo glielo riconosco; ma non era pi possibile. Fenomeno raro, artificiale
e tardivo, lamore non pu prosperare se non in condizioni mentali speciali e solo eccezionalmente
compresenti, e comunque in assoluto contrasto con la libert di costumi che caratterizza lepoca
moderna. Vronique aveva conosciuto troppe discoteche e troppi amanti; un tale sistema di vita
impoverisce lessere umano e gli infligge danni gravi e sempre irreparabili. Lamore, come innocenza e
come capacit di illusione, come attitudine a sintetizzare la totalit dellaltro sesso in un unico essere
amato, gi raro che resista a un anno di vagabondaggio sessuale, figuriamoci a due. In realt, le
esperienze sessuali accumulate nel corso delladolescenza minano e distruggono rapidamente ogni
possibilit di proiezione dordine sentimentale e romantico; progressivamente, e molto rapidamente, si
diviene tanto capaci damore quanto lo una vecchia ciabatta. E di conseguenza, ovviamente, si finisce
per condurre unesistenza da vecchia ciabatta; invecchiando si diventa meno seducenti, e questo
provoca amarezza. Si comincia a invidiare i giovani, e presto linvidia si trasforma in odio. Questo odio,
condannato a rimanere inconfessabile, si invelenisce e diventa sempre pi cocente; poi si placa e si
estingue, come tutto si estingue. Non resta altro che lamarezza e il disgusto, la malattia e lattesa della
morte.
Al bar, dopo un breve negoziato col barman, riuscii a ottenere una bottiglia di bourbon per
settecento franchi. Voltandomi, urtai un giovane elettricista alto due metri. Questi, con tono piuttosto
cordiale, mi disse: Ehi! Mi sa che non ci reggiamo in piedi; io, guardandolo dal basso, replicai:
Lamaro miele dellumana tenerezza Nello specchio del bar individuai il mio viso: era solcato da
un rictus decisamente sgradevole. Lelettricista scosse il capo con rassegnazione; io intrapresi la
traversata della pista da ballo, con la bottiglia in mano; proprio prima di arrivare a destinazione
inciampai in una cassiera e finii per terra. Nessuno si preoccup di tirarmi su. Vedevo le gambe dei
ballerini che si agitavano sopra di me: avevo voglia di tranciarle al ginocchio. Le luci erano duna
violenza insostenibile; ero allinferno.
Un gruppo di ragazzi e ragazze era venuto a sedersi al nostro tavolino; senza dubbio compagni di
classe della pseudoVronique. Tisserand non mollava la presa, ma era evidentemente alla deriva,
progressivamente allontanato dal campo della conversazione; quando uno dei ragazzi propose di
offrire un giro di consumazioni, Tisserand era gi implicitamente escluso. Ciononostante abbozz il
gesto di alzarsi, tent di incrociare lo sguardo della pseudoVronique; invano. Disilluso, si lasci cadere
brutalmente sulla poltrona; completamente rannicchiato su se stesso non si rendeva neanche pi conto
della mia presenza; mi scolai un altro bicchiere di bourbon.
Limmobilit di Tisserand dur poco pi di un minuto; poi ci fu in lui un guizzo, sicuramente
imputabile a ci che convenzionalmente viene definito forza della disperazione. Alzatosi
bruscamente, quasi mi gett a terra e si diresse verso la pista da ballo; aveva unespressione sorridente e
determinata; tuttavia continuava a essere brutto.
Si piant risolutamente davanti a una ninfetta di quindici anni, bionda e molto sexy. Indossava un
abitino corto e parecchio striminzito, di un bianco immacolato; il sudore glielaveva incollato al corpo,
che, visibilmente, sotto il vestito era nudo: le piccole natiche tonde erano plasmate con grande
precisione; si discernevano chiaramente, turgidi per leccitazione, i capezzoli bruni. Il disc-jockey aveva
appena annunciato un quarto dora di revival.
Tisserand la invit a ballare un rock and roll; presa un po di contropiede, la ninfetta accett. Sin
dalle prime battute di Come on everybody sentii che Tisserand cominciava a sbiellare. Maneggiava la
ragazza brutalmente, coi denti serrati, lo sguardo cattivo; ogni volta che la riacchiappava dopo un
volteggio ne approfittava per piazzarle una mano sulle chiappe. Appena sopite le ultime note, la
ninfetta si precipit verso un gruppo di coetanee. Tisserand rimase al centro della pista, con laria
ostinata; sbavava un po. Parlando con le amichette, la ragazza lo indicava col dito; loro scoppiavano a
ridere.

A quel punto la pseudoVronique torn dal bar col suo gruppo di amici; conversava con un giovane
negro, o piuttosto mulatto. Era un po pi grande di lei; stimai allincirca vent'anni. Vennero a sedersi
accanto al nostro tavolino; mentre passavano, feci alla pseudoVronique un rapido cenno di saluto con
la mano. Lei mi guard sorpresa, ma non reag.
Dopo il secondo rock and roll, il disc-jockey mise un lento. Era Le Sud, di Nino Ferrer:
innegabilmente uno slow stupendo. Il mulatto tocc lievemente la spalla della pseudoVronique; di
comune accordo, si alzarono. A quel punto, Tisserand si volt e gli si par davanti. Apr le mani, apr le
braccia, ma credo che non abbia avuto il tempo di parlare. Il mulatto lo allontan con calma, con
dolcezza, e dopo qualche secondo fu sulla pista da ballo insieme a lei.
Formavano una coppia magnifica. La pseudoVronique era abbastanza alta, forse un metro e
settanta, ma lui la superava di una testa. Lei incoll il proprio corpo al suo, con disinvoltura. Tisserand
torn a sedersi accanto a me; tremava in ogni parte del corpo. Guardava la coppia, ipnotizzato. Attesi
circa un minuto; quel lento - me lo ricordavo - era interminabile. Poi gli scrollai piano una spalla,
ripetendo: Raphael
Che posso fare? mi chiese.
Fregatene.
Pensi che non ci sia niente da fare?
evidente. da un pezzo, che cos. Da sempre. Raphael, tu non rappresenterai mai e poi mai il
sogno erotico di una ragazza. Devi fartene una ragione; cose del genere non fanno per te. E comunque
ormai troppo tardi. Raphael, linsuccesso sessuale che conosci sin dalla tua adolescenza e la
frustrazione che ti perseguita dallet di tredici anni lasceranno in te una traccia indelebile. Anche
ammesso che tu riesca ad avere delle donne - cosa che, francamente, non ritengo possibile - non
baster; ormai pi nulla riuscir a bastare. Resterai per sempre orfano degli amori adolescenziali che
non hai conosciuto. In te la ferita gi dolorosa; lo diventer sempre pi. Un'amarezza atroce, senza
remissione, finir per riempire il tuo cuore. cos. Ma questo non significa, per adesso, che ti sia
preclusa ogni possibilit di rivincita. Tu, infatti, persino tu, puoi possederle, queste donne che tanto
desideri. E puoi altres possedere la loro cosa pi preziosa. Raphael, cos la loro cosa pi preziosa?
La bellezza? azzard lui.
Non la bellezza. Su questo devo disilluderti; e non neanche la loro vagina, n il loro amore,
giacch tutto ci scomparir con la vita. E tu, adesso, potrai possedere la loro vita. Stasera potrai
lanciarti nella carriera di assassino; credimi, amico mio, lultima possibilit che ti resta. Quando le
sentirai tremare davanti alla punta del tuo coltello e supplicare in nome della loro verde et, allora tu ne
sarai il padrone; allora le possiederai, anima e corpo. Pu darsi persino che, prima di immolarle, tu
riesca a ottenere da loro qualche gustosa prelibatezza; un coltello, Raphael, un alleato importante.
Tisserand continuava a fissare la coppia che, avvinta, faceva il giro della pista; una mano della
pseudoVronique stringeva la vita del mulatto, laltra era aperta sulla sua nuca. Dolcemente, quasi
timidamente, Tisserand mi disse: Preferirei ammazzare lui A quel punto sentii che avevo vinto; mi
allungai contro lo schienale del divanetto e riempii i nostri bicchieri.
Benone! esclamai. Chi te lo impedisce? Gi, fatti la mano sul giovane negretto! E
comunque mi sembra ormai evidente che da qui se ne andranno insieme. Quindi, prima di accedere al
corpo della donna, dovrai uccidere lui. Ho giustappunto un coltello, in macchina.
Dieci minuti dopo, in effetti, uscirono insieme. Mi alzai, presi la bottiglia; Tisserand mi segu
docilmente.
Fuori, la notte era stranamente mite, quasi calda. Tra la ragazza e il negro ci fu un breve
conciliabolo in mezzo al parcheggio; si diressero verso uno scooter. Io mi sedetti in macchina e tirai
fuori il coltello dal sacchetto di plastica; la lama scintill graziosamente sotto la luce della luna. Prima di
salire sullo scooter, si baciarono a lungo; era bello e molto tenero.
Accanto a me, Tisserand tremava senza sosta; avevo limpressione di sentire lo sperma rancido che gli

montava nel sesso. Baloccandosi nervosamente con i comandi, Tisserand fece partire una sciabolata di
abbaglianti; la ragazza strizz gli occhi. Si decisero a mettere in moto e partire; la nostra macchina si
avvi dolcemente dietro di loro. Tisserand mi chiese:
Dov che andranno a scopare?
Chiss, magari a casa dei genitori di lei. Di questi tempi si usa cos. Comunque bisogner
intervenire prima. Appena saremo in una strada secondaria tamponeremo lo scooter. Secondo me sono
un po stonati; non avrai nessuna difficolt a far fuori il tipo.
La macchina filava morbida sulla litoranea; davanti, illuminata dai fari, la ragazza abbracciava con
forza il mulatto. Dopo qualche secondo di silenzio ripresi:
Magari si potrebbe anche metterli sotto, per maggior sicurezza.
Hanno laria di non sospettare niente osserv lui, con voce sognante.
Con una brusca manovra, lo scooter curv a destra, per un sentiero che portava al mare. Mossa non
prevista; dissi a Tisserand di rallentare. A pochi metri dal bivio, la coppia si era fermata; vidi che lui si
prendeva la briga di mettere lantifurto prima di avviarsi con la ragazza verso le dune.
Raggiunta la prima schiera di dune capii meglio. Il mare si stendeva ai nostri piedi, quasi immobile,
formando una curva immensa; la luce della luna piena giocava dolcemente sulla superficie dellacqua.
La coppia si allontan verso sud, lungo la riva. La temperatura dellaria era sempre pi mite,
insolitamente mite; ci si sarebbe potuti credere in pieno giugno. In condizioni del genere, ovviamente,
mi era tutto chiaro: fare lamore in riva alloceano, sotto lo splendore delle stelle; capivo benissimo: era
esattamente ci che avrei fatto anche io al posto loro. Porsi il coltello a Tisserand; lui lo prese e si
incammin senza dire una parola.
Tornai alla macchina; appoggiai la schiena al cofano, e scivolai fino a sedermi sulla sabbia. Mandai
gi un paio di sorsi di bourbon, poi mi misi al volante e con la macchina avanzai di qualche decina di
metri in direzione del mare. Era un po imprudente, ma il rumore del motore sembrava anchesso
felpato, impercettibile; la notte era avvolgente e tenera. Avevo una voglia tremenda di tirar dritto
dentro loceano. Lassenza di Tisserand si protraeva.
Quando torn non disse una parola. Aveva in mano il lungo coltello; la lama scintillava dolcemente;
non vedevo tracce di sangue sulla superficie. Improvvisamente mi sentii un po triste. Alla fine
Tisserand parl.
Quando sono arrivato erano tra due dune. Lui le aveva gi sfilato il vestito e il reggiseno. Alla luce
della luna quelle tette erano bellissime, perfette. Poi lei si voltata e si inginocchiata davanti a lui.
Quando glielha preso in bocca non ce lho fatta pi.
Tacque. Io attesi. Le acque erano immobili, come un lago.
Mi sono voltato, ho camminato tra le dune. Avrei potuto ucciderli; non sentivano niente, non si
erano accorti di me. Mi sono masturbato. Non avevo voglia di ucciderli; il sangue non cambia niente.
Il sangue impera.
Lo so. Anche lo sperma impera. Adesso ne ho abbastanza. Torno a Parigi.
Non mi chiese di accompagnarlo. Mi alzai, andai verso il mare. La bottiglia di bourbon era quasi
vuota; mandai gi unultima sorsata. Quando mi voltai, la spiaggia era deserta; non avevo nemmeno
sentito la macchina mettersi in moto.
Non avrei mai pi rivisto Tisserand; si uccise con la macchina quella notte stessa, durante il viaggio di
ritorno a Parigi. Dalle parti di Angers cera molta nebbia; lui correva a tutta birra, come al solito. La sua
205 GTI si schiant contro un camion ribaltatosi in mezzo alla carreggiata. Mor sul colpo, poco prima
dellalba. Lindomani era giorno di ferie, per festeggiare la nascita di Cristo; i suoi famigliari lasciarono
passare tre giorni prima di comunicare in ufficio la notizia dellincidente. Le esequie avevano gi avuto
luogo, cosa che annient qualsiasi ipotesi di corona di fiori o di condoglianze formali. Vennero
pronunciate brevi frasi sul pericolo della guida nella nebbia, si riprese a lavorare, fine.
Almeno, mi dissi quando seppi della sua morte, si battuto sino in fondo. Il villaggio-vacanze, le

settimane bianche Almeno non ha abdicato, non ha abbassato la guardia. Fino in fondo e malgrado i
ripetuti insuccessi, ha cercato lamore. Schiacciato tra le lamiere della sua 205 GTI, insanguinato nel suo
completo nero con cravatta dorata, sullautostrada quasi deserta, so che nel suo cuore cera ancora la
lotta, il desiderio e la volont della lotta.

Parte terza

1
Ah, be, era di riflesso! Tutta unaltra cosa

Dopo la partenza di Tisserand mi addormentai, e dormii male; debbo essermi masturbato. Al risveglio
ero tutto appiccicoso, la sabbia era umida e fredda; ne avevo decisamente abbastanza. Mi dispiaceva
che Tisserand non avesse ammazzato il negro; era lalba.
Mi trovavo a chilometri e chilometri dal pi vicino centro abitato. Mi alzai in piedi e mi misi in
marcia. Che altro avrei potuto fare? Le sigarette erano zuppe, ma ancora filmabili.
Tornato a Parigi trovai una lettera proveniente dallassociazione degli ex alunni della mia scuola di
ingegneria; mi si proponeva di acquistare foie gras e bottiglie di ottimo vino a prezzi eccezionali in
occasione delle festivit. Mi dissi che il mailing era stato fatto con insopportabile ritardo.
Lindomani non andai in ufficio. Senza un motivo preciso; non ne avevo voglia, molto
semplicemente. Accovacciato sulla moquette, mi misi a sfogliare dei cataloghi di vendita per
corrispondenza. In un opuscolo edito dalle Galeries Lafayette trovai uninteressante descrizione degli
esseri umani, dal titolo Gli aggiornati:
Dopo una giornata ben spesa, gli aggiornati si siedono in un comodo divano dalla linea sobria (Steiner, Roset,
Cinna). Con un sottofondo di musica jazz assaporano il disegno dei tappeti Dhurries, la gaiezza delle pareti rivestite di
carta da parati (Patrick Frey). Pronti a socializzare alla grande, in bagno li attendono degli asciugamani raffinati
(Yves Saint-Laurent, Ted Lapidus). E davanti a una cena tra amici nella loro cucina messa in scena da Daniel
Hechter o Primrose Bordier eccoli pronti a rifare il mondo.
Venerd e sabato non ho fatto niente di che; diciamo che ho meditato, sempre che roba del genere
abbia un termine che la definisca. Ricordo di aver pensato al suicidio, alla sua paradossale utilit.
Mettiamo uno scimpanz in una gabbia molto piccola, chiusa con delle traverse in cemento. Lanimale
diventer pazzo furioso, si avventer contro le pareti della gabbia, si strapper il pelo, si infligger dei
morsi atroci, e nel 73% dei casi finir per uccidersi. Adesso pratichiamo unapertura sul fondo della
gabbia, situando questultima in corrispondenza di un precipizio senza fine. Il nostro simpatico
quadrumane di riferimento si avviciner al bordo, guarder in basso, rimarr a lungo immobile a
contemplare il baratro, vi torner pi volte, ma in genere non vi si getter; in ogni caso il suo
nervosismo verr radicalmente sedato.
La mia meditazione sugli scimpanz si prolungata sino a tarda notte tra sabato e domenica, e ho
finito per gettare le basi per una novella dargomento animale intitolata Dialoghi tra uno scimpanz e una
cicogna - sostanzialmente un pamphlet politico di inaudita ferocia. Fatto prigioniero da una trib di
cicogne, lo scimpanz si mostra preoccupato. Un mattino, armatosi di coraggio, chiede di parlare con
la cicogna pi anziana. Quando le arriva davanti, leva alte le braccia al cielo e pronuncia questo
discorso disperato:
Di tutti i sistemi economici e sociali, il capitalismo senza dubbio il pi naturale. Il
che basta gi di per s a indicarlo anche come il peggiore. Una volta giunti a questa
conclusione, non rimane altro che sviluppare un apparato argomentativo operazionale
e non deviante, ossia il cui funzionamento meccanico permetta, a partire da fatti
introdotti a caso, la generazione di molteplici prove che vengano a rinforzare la tesi
prestabilita, un po come le barre di grafite vengono a rinforzare la struttura di un
reattore nucleare. Si tratta di un obiettivo facile, degno di una giovane scimmia;
nondimeno, mi rincrescerebbe sottovalutarlo.

Al momento della migrazione del flusso spermatico verso il collo dellutero fenomeno imponente, di tutto rispetto nonch fondamentale per la riproduzione delle
specie - vien dato di osservare il comportamento aberrante di taluni spermatozoi. Essi
si voltano in avanti, si voltano indietro, talvolta addirittura si mettono a nuotare
controcorrente per qualche secondo, e il febbrile fremito della loro coda sembra allora
interpretare una rimessa in questione ontologica. Qualora non compensino questa
sorprendente indecisione tramite una particolare accelerazione, in genere essi finiranno
per arrivare troppo tardi, sicch raro che partecipino alla grande festa della
combinazione genetica. Cos fu nellagosto del 1793 per Maximilien Robespierre,
trascinato dal movimento della Storia come un cristallo di calcedonio inghiottito da
una valanga in una zona desertica, o meglio ancora come una giovane cicogna dalle ali
ancora troppo deboli, nata, per malaugurato accidente, giusto prima dellarrivo
dellinverno, e quindi posta di fronte a notevoli difficolt - la cosa comprensibile - nel
tentativo di mantenere una rotta al momento di attraversare le correnti a getto. E le
correnti a getto, come ben sappiamo, nell'avvicinamento allAfrica si fanno
particolarmente violente; ma preciser ulteriormente il mio pensiero.
Il giorno della sua esecuzione, Maximilien Robespierre aveva la mandibola
fratturata. Essa era tenuta in posizione da una benda. Qualche secondo prima di
tranciargli la testa con la mannaia, il boia gli strapp la benda; Robespierre lanci un
urlo di dolore, dalla ferita schizz un fiotto di sangue, frammenti di denti si sparsero al
suolo. Poi il boia brand la benda come un trofeo, per mostrarla alla folla radunata
intorno al patibolo. La gente rideva, lanciava motti di scherno.
In genere, a questo punto, i cronisti aggiungono: La Rivoluzione era finita. Ed
esattamente cos.
Nel momento preciso in cui, tra i lazzi della folla, il boia brandiva quella pezza
insanguinata, mi piace pensare che nella testa di Robespierre ci fosse ben altro che la
sofferenza. Altro che la consapevolezza della sconfitta. Una speranza? O magari la
certezza di aver fatto ci che doveva fare. Maximilien Robespierre, io ti amo.
La cicogna anziana rispose semplicemente, con voce lenta e terribile: Tprr mrrr. Poco dopo, lo
scimpanz fu giustiziato dalla trib delle cicogne; mor tra pene atroci, trafitto ed evirato dai loro becchi
aguzzi. Avendo rimesso in causa lordine del mondo, lo scimpanz doveva perire; comprensibile, no?
Inevitabile, no?
Domenica mattina sono andato un po in giro per il quartiere; ho comprato del pane alluvetta. La
giornata era dolce, ma un po triste, come spesso la domenica a Parigi, soprattutto quando non si crede
in Dio.

Il luned seguente tornai in ufficio, quasi per caso. Sapevo che il mio capufficio si era preso le ferie tra
Natale e Capodanno, probabilmente per andare a sciare. Ero persuaso che non avrei trovato nessuno,
che nessuno avrebbe avvertito il minimo legame con me, e che avrei trascorso la giornata battendo a
caso su una tastiera qualunque. Sfortunatamente, invece, verso le undici e mezzo, mi sentii apostrofare
da un tale che si present come mio nuovo superiore gerarchico; non avevo nessuna voglia di mettere
in dubbio la sua parola. Sembrava pi o meno al corrente delle mie attivit, bench in maniera
piuttosto vaga. Comunque si dava un gran daffare a cercare di stabilire un contatto, di familiarizzare; io
non mi sono prestato a nessuno dei suoi tentativi.
A mezzogiorno, un po per disperazione, andai a mangiare con un quadro commerciale e una
segretaria di direzione. Pensavo di fare conversazione con loro, ma non me ne diedero lopportunit;
sembravano dar seguito a discorsi gi avviati da tempo.
Per la mia autoradio, cominci il quadro commerciale, finalmente mi sono deciso a prendere
delle casse da venti watt. Dieci watt mi sembrava debole, e quelle da trenta erano troppo care. A livello
della mia macchina penso che non ne valga la pena.
Personalmente, replic la segretaria, io ho fatto montare quattro casse, due davanti e due dietro.
Il quadro commerciale si esib in un sorriso spinto. Ah, allora ecco cosera; tutto continuava come
prima.
Passai il pomeriggio nel mio ufficio, a fare varie cose; in realt, pi o meno niente. Di tanto in tanto
consultavo la mia agenda: eravamo al 29 dicembre. Bisognava che facessi qualcosa per il 31. Per il 31 la
gente fa sempre qualcosa.
La sera telefonai a SOS Amici, ma era occupato, come sempre sotto le feste. Verso luna del mattino
presi un barattolo di piselli e lo scagliai contro lo specchio del bagno. Schizzarono tuttattorno delle
gran belle schegge di vetro. Mentre le raccoglievo mi tagliai, e cominciai a sanguinare. Mi piacque
molto. Era esattamente quello che volevo.
Lindomani, gi alle otto, sono in ufficio. Il mio nuovo superiore gerarchico gi l; il coglione ha
dormito in ufficio? Una nebbia lurida, dallaspetto sgradevole, fluttua nello spiazzo tra le torri. I neon
degli uffici dove gli addetti della COMATEC passano per fare le pulizie si accendono e spengono uno
alla volta, creando uno strano effetto di vita un po rallentata. Il superiore gerarchico mi offre un caff;
si direbbe che non abbia rinunciato a conquistarmi. Stupidamente io accetto, il che si traduce nei
minuti successivi in una consegna delicata fattami dal superiore: scoprire gli errori in un package che
stato appena venduto al ministero dell'Industria. Vi sono, a quanto pare, numerosi errori. Ci passo su
due ore, e per quanto mi riguarda non ne trovo alcuno; va detto, a onor del vero, che non sono molto
concentrato.
Verso le dieci veniamo a sapere della morte di Tisserand.
Una telefonata dei parenti, che una segretaria riferisce al personale riunito. Riceveremo, aggiunge la
segretaria, una partecipazione ulteriore. Non riesco proprio a crederci; somiglia un po troppo
allelemento supplementare di un incubo. E invece no: tutto vero.
Poco pi tardi durante la mattinata ricevo una telefonata di Catherine Lechardoy. Non ha niente di
particolare da dirmi. Forse ci rivedremo farfuglia; il che mi sorprenderebbe alquanto.
Verso mezzogiorno, esco. Entro in una libreria e compro la carta Michelin numero 80 (Rodez-AlbiNmes). Tornato in ufficio, la esamino con cura. Verso le cinque del pomeriggio giungo a una

conclusione: devo andare a Saint-Cirgues-en-Montagne, nellArdche. Il nome si staglia, in uno


splendido isolamento, al centro di foreste e piccoli triangoli che rappresentano cime montuose; non c
il minimo agglomerato urbano nel raggio di trenta chilometri. Sento di essere sul punto di fare una
scoperta cruciale, sento che l, tra il 31 dicembre e il 1 gennaio, nel preciso momento in cui lanno
capitola, mi attende la rivelazione di un ordine estremo. Lascio un biglietto sulla scrivania: Uscito un
po prima per via degli scioperi delle ferrovie. Dopo qualche istante di riflessione aggiungo un
secondo biglietto con su scritto, a stampatello: SONO AMMALATO. E torno a casa, non senza
difficolt: lo sciopero della RATP5 avviato la mattina si decisamente allargato; niente metropolitana,
solo qualche autobus, e per di pi corse a casaccio.
La stazione di Lione era praticamente in stato dassedio; squadre di poliziotti in assetto antisommossa
pattugliavano latrio e i binari; si vociferava che un commando di scioperanti duri avesse deciso di
impedire tutte le partenze. Tuttavia il mio treno si rivel semivuoto, e il viaggio fu molto piacevole.
A Lione-Perrache, un impressionante numero di corriere garantiva il collegamento con Morzine, La
Clusaz, Courchevel, Val dIsre Per LArdche, niente. Presi un taxi per la stazione di Lione PartDieu, dove poi passai un quarto dora in rabbiosa consultazione di un orario elettronico prima di
riuscire a scoprire che lindomani alle sei del mattino ci sarebbe stata una corriera per Aubenas; era
mezzanotte e mezzo. Decisi di attendere lora di partenza nel terminal stradale di Lione Part-Dieu;
probabilmente fu uno sbaglio. Sopra il terminal stradale propriamente detto si sviluppa una struttura
ipermoderna in ferro e acciaio, quattro o cinque livelli collegati da scale mobili cromate che si mettono
in moto al minimo sfiorarle; solo negozi di lusso (profumerie, abbigliamento, regali) dalle vetrine
assurdamente aggressive; nessun negozio di cose utili. Dappertutto monitor che trasmettono video
musicali e pubblicit; e, ovviamente, un sottofondo sonoro permanente con i successi della Top 50. Di
notte ledificio viene invaso da bande di teppistelli e di mezzi barboni. Creature lerce e ripugnanti,
bestiali, totalmente stupide, che vivono nel sangue, nellodio e nei loro stessi escrementi. Si agglutinano
col, nella notte, come grosse mosche sulla merda, intorno alle vetrine di lusso deserte. Si muovono per
bande, in quelledificio la solitudine essendo quasi sempre fatale. Si piantano davanti ai monitor e
assorbono stolidamente le immagini della pubblicit. Capita che litighino tra loro, che tirino fuori i
coltelli. Di tanto in tanto al mattino se ne ritrova uno morto, sgozzato dai suoi consimili.
Per tutta la notte vagai tra quelle creature. Non avevo la minima paura. Un po per provocazione
avevo persino ostentatamente incassato, da uno sportello automatico, tutto ci che restava di liquido
sulla mia carta di credito. Un bel bottino. Loro mi avevano guardato, mi avevano guardato a lungo, ma
nessuno aveva tentato di parlarmi n tantomeno di avvicinarsi a meno di tre metri.
Verso le sei del mattino rinunciai al mio progetto; nel pomeriggio presi un TGV per Parigi.
La notte del 31 dicembre sar difficile. Sento dentro di me delle cose che si rompono, come lastre di
vetro che si schiantano. Vado da una stanza allaltra in preda al furore, al bisogno di agire, ma non
posso far nulla, perch tutti i tentativi mi sembrano falliti in partenza. Insuccesso: insuccesso
dappertutto. Solo il suicidio luccica lass, inaccessibile.
Verso mezzanotte, avverto come un ribaltamento; avviene qualcosa di doloroso e interno. Non
capisco pi nulla.
Netto miglioramento il 1 di gennaio. Il mio stato rasenta lebetudine; non poi cos male.
Nel pomeriggio prendo appuntamento con uno psichiatra. Esiste un sistema di contatto psichiatrico
urgente tramite Minitel: voi digitate la vostra fascia oraria, e loro vi indicano il professionista libero.
5

Rgie Autonome des Transports Parisiens: lazienda municipale dei trasporti di Parigi. (N.d.T.)

Molto pratico.
Il mio si chiama Npote. Abita nel 6 e Arrondissement - come molti psichiatri, mi sembra. Arrivo da
lui alle diciannove e trenta. Il tipo ha una faccia da psichiatra veramente allucinante. La sua biblioteca
perfettamente ordinata; non ci sono n maschere africane n edizioni originali di Sexus: sicch non si
tratta di uno psicanalista. Per contro lo si direbbe abbonato a Synapse. Tutto ci mi pare di ottimo
auspicio.
Lepisodio dellabortito viaggio nellArdche sembra interessarlo. Scavando un po, riesce a farmi
confessare lorigine ardchoise dei miei genitori. Eccolo lanciato su una pista: a suo giudizio io sono in
cerca di reperti di identit. Tutti i miei spostamenti, generalizza con una certa arditezza, sono
altrettante ricerche di identit. possibile; tuttavia ne dubito un po. I miei spostamenti di lavoro, per
esempio, evidente che mi vengono imposti. Ma non ho voglia di discutere. Lui ha una teoria, e mi sta
bene cos. In fin dei conti sempre meglio avere una teoria.
Stranamente, subito dopo, mi interroga sul mio lavoro. Io non capisco; non mi riesce di accordare
una vera importanza alla sua domanda. evidentissimo che il nodo non l.
Precisa il proprio pensiero parlandomi delle possibilit di rapporti sociali offerte dal lavoro. Io
scoppio a ridere, con sua leggera sorpresa. Mi d appuntamento per luned.
Lindomani telefono in ufficio per annunciare che ho una piccola ricaduta. Hanno laria di
sbattersene non poco.
Fine settimana senza storia; dormo parecchio. Mi stupisce di avere solo trentanni; mi sento assai pi
vecchio.

Il primo incidente, il luned successivo, avvenuto verso le due del pomeriggio. Il tizio lavevo visto
avvicinarsi da lontano, e mi ero sentito un po triste. Si trattava di una persona cui volevo bene, un
uomo gentile, parecchio infelice. Sapevo che ormai da un bel po di tempo era divorziato e viveva da
solo con la figlia. Sapevo anche che beveva un po troppo. Non avevo nessuna voglia di coinvolgerlo.
Mi si avvicinato, mi ha detto buongiorno e mi ha chiesto informazioni su unapplicazione che
sicuramente avrei dovuto conoscere. Sono scoppiato a piangere. Lui ha subito battuto in ritirata,
sbalordito e un po sgomento; si persino scusato, mi sembra. Non aveva affatto bisogno di scusarsi, il
poveraccio.
evidente che avrei fatto bene ad andarmene in quel preciso istante; eravamo soli in ufficio, non
cerano stati testimoni, ancora si sarebbe potuto sistemare tutto in maniera relativamente decorosa.
Il secondo incidente avvenuto circa unora pi tardi. Stavolta lufficio era pieno di gente. entrata
una ragazza, ha lanciato unocchiata di disapprovazione alla comitiva, e infine ha deciso di rivolgersi a
me per dirmi che fumavo troppo, che era una cosa insopportabile, che evidentemente non avevo alcun
riguardo per il prossimo. Ho risposto con un paio di ceffoni. La ragazza mi ha guardato, anche lei un
po sbalordita. Evidentemente non ci era abituata; secondo me non aveva ricevuto abbastanza ceffoni,
da piccola. Per un istante mi sono chiesto se non intendesse rispondermi anche lei a schiaffi; sapevo
che, se l'avesse fatto, sarei scoppiato a piangere.
passato qualche secondo, poi lei ha bofonchiato Be.. con la mandibola stupidamente pendula. A
quel punto tutti gli sguardi erano su di noi. Nell'ufficio si era fatto un silenzio improvviso. Mi sono
voltato e, senza rivolgermi a nessuno in particolare, ho gridato: Ho appuntamento con uno
psichiatra! e me ne sono andato. Morte di un quadro.
Comunque vero, ho appuntamento con lo psichiatra, ma mi restano ancora pi di tre ore. Le
trascorrer in un fast-food, a sminuzzare limballaggio del mio hamburger. Senza un metodo preciso,
sicch il risultato si rivela deludente. Uno sminuzzamento puro e semplice.
Una volta ascoltate le mie piccole fantasie, lo psichiatra mi mette in ferie malattia per una settimana.
Mi chiede addirittura se me la senta di fare un breve soggiorno in una casa di cura. Rispondo di no,
perch ho paura dei matti.
Una settimana dopo, torno a trovarlo. Non ho granch da dire; comunque metto insieme qualche
frase. Leggendo allincontrario sul suo quaderno a spirale, vedo che ha scritto: Rallentamento
percettivo. Ah ah. Secondo lui sarei dunque in procinto di trasformarmi in un imbecille. unipotesi.
Di tanto in tanto d unocchiata al suo orologio da polso (cinturino in cuoio chiaro, quadrante
rettangolare in oro); ho la sensazione di non interessarlo enormemente. Mi chiedo se nel cassetto tenga
una pistola, per i soggetti in preda a crisi di violenza. Dopo una mezzoretta pronuncia qualche frase
generica sui periodi di momentanea inefficienza, prolunga le mie ferie per malattia, aumenta la razione
di medicine. Mi svela che la mia condizione ha un nome: si chiama depressione. Ufficialmente, dunque,
sono in depressione. La formula mi sembra carina. Non che mi senta in basso; piuttosto il mondo
intorno a me che sembra alto.
Lindomani mattina torno in ufficio; il capufficio mi ha convocato perch vorrebbe fare il punto.
Come mi aspettavo, abbronzatissimo, reduce da un soggiorno in Val dIsre; ma negli angoli dei suoi
occhi distinguo qualche ruga molto sottile; un po meno bello di come me lo ricordavo. Non so, sono
deluso.

Lo informo che sono in depressione; lui accusa il colpo, poi si riprende. Da questo punto il dialogo si
snoda in una simpatica chiacchierata di mezzoretta, ma io so che da ora in poi tra me e lui ci sar una
specie di muro invisibile. Non mi considerer mai pi come un suo pari, n tantomeno come un
possibile successore; anzi, diciamo pure che ai suoi occhi io ho smesso di esistere; sono decaduto. E
poi so benissimo che appena saranno spirati i miei legittimi due mesi di ferie per malattia mi
licenzieranno; la prassi, quando si tratta di depressione: ci sono stati perlomeno due precedenti.
Va detto comunque che, nonostante queste sollecitazioni, il mio capufficio si comporta benissimo;
addirittura mi fornisce qualche scusante. A un certo punto dice:
In questo lavoro capita di essere sottoposti a delle pressioni terribili
Oh, mica tanto, rispondo io.
Lui trasale come se stesse svegliandosi; fine della conversazione. Far lultimo sforzo di
accompagnarmi fino alla porta, per mantenendo una distanza di sicurezza di un paio di metri, come
temendo che allimprovviso io possa vomitargli addosso. Bene, adesso si riposi un po, si prenda tutto
il tempo che le occorre, conclude.
Esco. Eccomi uomo libero.

4
La confessione di Jean-Pierre Buvet

Le settimane seguenti mi lasciarono il ricordo di un lento cedimento, intervallato da fasi acute. A parte
lo psichiatra, non vedevo nessuno; uscivo solo di notte, per andare a comprare sigarette e pane a
cassetta. Un sabato sera, tuttavia, ricevetti una telefonata di Jean-Pierre Buvet; sembrava piuttosto
agitato.
Allora? Sempre parroco? dissi, per allentare la tensione.
Ho bisogno di vederti.
Ma certo. Magari
Subito, se puoi.
Non avevo mai messo piede in casa sua; sapevo soltanto che abitava a Vitry. Larea HLM 6, comunque,
sembrava in condizioni decorose. Due giovani arabi mi avevano seguito con lo sguardo, uno dei due
aveva sputato a terra. Almeno non maveva sputato in faccia.
Lappartamento era pagato coi soldi della diocesi, roba del genere. Sprofondato davanti al televisore,
Buvet seguiva con sguardo mesto Notte sacra. Nellattesa del mio arrivo doveva essersi scolato un bel
po di birre.
E allora? feci io, con tono gioviale.
Tavevo detto che Vitry non una parrocchia facile; ancora peggio di quello che potresti
immaginare. Quando sono arrivato ho cercato di creare una comunit di giovani, ma non s mai
presentato nessuno - dico, nessuno. Sono tre mesi che non celebro un battesimo. Per la messa non
sono mai riuscito a racimolare pi di cinque persone: quattro africani e una vecchia bretone, una di
ottantanni e passa, ex dipendente delle ferrovie. Era vedova da non so quanti anni, i figli non venivano
pi a trovarla, lei non aveva il loro indirizzo. Una domenica, non lho vista in chiesa. Sono andato a
cercarla, abitava in una ZUP 7, l in fondo (fece un gesto vago, con in mano la lattina di birra che
sgocciolava sul pavimento). I suoi vicini mi hanno detto che era stata aggredita; lavevano portata in
ospedale, ma non era niente di grave, solo lievi fratture. Sono andato a trovarla: le fratture ci avrebbero
messo un bel pezzo a guarire, ma la vecchia era fuori pericolo. Una settimana dopo, quando sono
tornato a trovarla, era morta. Ho chiesto spiegazioni, e i medici si sono rifiutati di darmele. Il corpo era
stato cremato; nessuno dei suoi parenti si era fatto vivo. Sono sicuro che quella povera disgraziata
avrebbe voluto una cristiana sepoltura; non me ne aveva parlato, non parlava mai della morte, ma sono
sicuro che questo sarebbe stato il suo desiderio. Bevve una lunga sorsata di birra, poi continu:
Tre giorni dopo, ho ricevuto la visita di Patricia.
Fece una pausa significativa. Lanciai uno sguardo allo schermo del televisore, sempre acceso ma
con il volume azzerato; una cantante in tanga nero e lam sembrava avvolta da pitoni, o forse da
anaconda. Riportai lo sguardo su Buvet, cercando al contempo di assumere unespressione solidale.
Riprese:
Patricia voleva confessarsi, ma non sapeva come fare, non conosceva la prassi. Faceva linfermiera
nellospedale dove avevano portato la vecchia bretone; aveva sentito i medici confabulare tra loro. Non
volevano che la vecchia occupasse un letto per tutto il tempo che le sarebbe occorso per ristabilirsi;
6
7

Habitation Loyer Modr: case a fitto bloccato. (N.d.T.)


Zone dUrbanisation Prioritaire: zona a urbanizzazione prioritaria. (N.d.T.)

dicevano che era un peso inutile. Allora hanno deciso di somministrarle un cocktail litico; si tratta di
una mistura di tranquillanti potentissimi, che procura una morte rapida e dolce. Ne hanno parlato per
un paio di minuti, non di pi; poi il medico di servizio andato a chiedere a Patricia di praticare
liniezione. Lei lha fatto, quella sera stessa. Era la prima volta che praticava leutanasia; ma mi ha detto
che alle sue colleghe succede spesso. La vecchia morta rapidamente, nel sonno. Da quel giorno,
Patricia non era pi riuscita a dormire; continuava a sognarsi la vecchia.
E tu che hai fatto?
Sono andato allarcivescovado; loro erano al corrente. Evidentemente in quellospedale leutanasia
una pratica corrente. Mai state denunce; e comunque sino a oggi tutti i processi per eutanasia sono
finiti con lassoluzione degli imputati.
Tacque, termin con un sorso la birra, apr una nuova lattina; poi, con grande impeto, riprese:
Per un mese ho rivisto Patricia praticamente ogni notte. Non so cosa mi fosse preso. Era dai tempi
del seminario che non avevo tentazioni. Ma Patricia era talmente garbata, talmente ingenua. Non
sapeva niente di religione, ed era molto curiosa. Non capiva perch i preti non abbiano il diritto di fare
lamore; si chiedeva se abbiano una vita sessuale, se si masturbino. Io rispondevo a tutte le sue
domande, senza mai provare la minima vergogna. In quel periodo ho pregato moltissimo, ho riletto
costantemente i Vangeli; non avevo la minima impressione di fare qualcosa di male; sentivo che il
Cristo mi comprendeva, che era con me.
Tacque unaltra volta. Adesso sullo schermo del televisore cera una pubblicit della Renault Clio; la
macchina sembrava molto comoda.
Poi, luned scorso, Patricia mi dice che ha conosciuto un altro uomo. In una discoteca, il
Metropolis. Mi dice che non vuole pi vedermi, ma che contenta di avermi conosciuto; contenta
anche di aver conosciuto un nuovo ragazzo, le sembra giusto per una ragazza di ventanni. Dice che mi
vuole bene ma niente di pi; dice che a eccitarla era soprattutto lidea di andare a letto con un prete; ma
giura che non dir niente a nessuno.
Stavolta il silenzio dur almeno due minuti. Mi chiesi che cosavrebbe detto al posto mio uno
psicologo; probabilmente niente. Alla fine mi venne unidea bislacca:
Dovresti confessarti.
Domani devo dire messa. Ho paura che non ce la far. Non sento pi la presenza.
Quale presenza?
Dopo non ci siamo pi detti granch. Di tanto in tanto me ne uscivo con frasi tipo: Su, forza;
lui continuava, con una certa regolarit, a scolare lattine di birra. Era chiaro che non potevo far nulla
per aiutarlo. Alla fine ho chiamato un taxi.
Mentre stavo per uscire, mi ha detto: Arrivederci Non ci ho creduto affatto. Ho avuto la netta
sensazione che non ci saremmo mai pi rivisti.
A casa fa freddo. Mi viene in mente che qualche ora fa, poco prima di uscire, ho rotto con un pugno
una finestra. Tuttavia, stranamente, la mia mano intatta; niente ferite.
Comunque mi metto a letto, e dormo. Gli incubi arriveranno solo pi tardi, a notte fonda.
Dapprima non riconoscibili come incubi; anzi, addirittura piacevoli.
Fluttuo sopra la cattedrale di Chartres. Ho una visione mistica. Mi sembra che la cattedrale contenga
e rappresenti un segreto - un segreto estremo. Nei giardini, frattanto, davanti alle entrate laterali, si
formano gruppi di religiosi. Accolgono un pellegrinaggio di anziani e di moribondi cui spiegano che da
un momento allaltro io riveler un mistero.
Nel frattempo cammino nei corridoi di un ospedale. Un uomo mi ha dato appuntamento, ma
ancora non si fa vedere. Devo aspettare un po in una cella frigorifera, poi imbocco un altro corridoio.
Ma ancora non si vede, colui che potrebbe farmi uscire dallospedale. Allora vado a una mostra. A
organizzarla stato Patrick Leroy, del ministero dellAgricoltura. Ha ritagliato da un giornale illustrato
delle facce di gente famosa e le ha incollate su delle immagini qualsiasi (per esempio una che
rappresenta la flora del Trias); questi collage li vende molto cari. Ho limpressione che voglia

appiopparmene uno; ha laria molto compiaciuta e minacciosa.


Poi, daccapo, sto sorvolando la cattedrale di Chartres. Il freddo atroce. Sono assolutamente solo.
Le ali mi sostengono a meraviglia.
Mi avvicino alle torri, ma non mi ci raccapezzo pi. Le torri sono immense, nere, malefiche, sono
fatte di un marmo nero che rimanda una luce dura, il marmo intarsiato con figure dai colori violenti,
che rappresentano gli orrori della vita organica.
Cado, cado tra le torri. La mia faccia che si schianter si ricopre di linee di sangue che delineano con
precisione i punti di frattura. Il mio naso uno squarcio dal quale fuoriesce materia organica.
E adesso sono nella pianura della Champagne, deserta. Ci sono piccoli fiocchi di neve che
svolazzano qua e l insieme a fogli di giornale illustrato, stampati a grossi caratteri aggressivi. Il giornale
risale al 1900.
Sono forse giornalista? Si direbbe, visto che lo stile degli articoli mi familiare. Sono redatti con gli
accenti di crudele disillusione cari agli anarchici e ai surrealisti.
Octavie Loncet, novantadue anni, stata ritrovata assassinata nel suo garage. Una piccola cascina
nei Vosgi. Sua sorella, Leontine Loncet, ottantasette anni, si compiace nel mostrare il cadavere ai
giornalisti. Le armi del delitto sono l, in bella vista: una sega da legna e un girabacchino. Il tutto,
ovviamente, ben sporco di sangue.
E i crimini si moltiplicano. Sempre donne anziane, isolate nelle loro cascine. Lassassino, giovane e
inafferrabile, lascia sempre in evidenza i suoi attrezzi di lavoro: una volta uno scalpello, una volta un
paio di cesoie da giardinaggio, una volta un semplice saracco.
E tutto ci magico, avventuroso, libertario.
Mi sveglio. Fa freddo. Ripiombo nel sonno.
Ogni volta, davanti a quegli attrezzi macchiati di sangue, avverto come se la vivessi, la sofferenza
della vittima. Ho unerezione repentina. Sul tavolino accanto al letto ci sono delle forbici. Lidea si
impone: tagliarmi il sesso. Mi immagino con le forbici in mano, la breve resistenza della carne, e di
colpo il mozzicone sanguinolento, il probabile svenimento.
Il mozzicone, sulla moquette. Appiccicaticcio per il sangue.
Verso le undici mi sveglio unaltra volta. Di forbici ne possiedo due paia. Un paio in ogni stanza. Le
prendo, le metto insieme e le nascondo sotto una pila di libri. uno sforzo di volont, probabilmente
insufficiente. La voglia persiste, monta, si trasforma. Stavolta il mio progetto di prendere un paio di
forbici, piantarmele negli occhi e poi scavare. Pi precisamente nellocchio sinistro, in un punto che
conosco bene, l dove sembra sprofondare nellorbita.
Poi prendo dei calmanti, e tutto si aggiusta. Tutto si aggiusta.

5
Venere e Marte

Al termine di quella notte pensai bene di riconsiderare la proposta del dottor Npote riguardo al
soggiorno in casa di cura. Interpellato, il dottor Npote si felicit con grande calore. Secondo lui quel
passo sarebbe stato il primo sul cammino della piena ripresa. Trovava decisamente positivo il fatto che
liniziativa provenisse da me: cominciavo a prendermi carico del mio processo di guarigione. Bene;
molto bene.
Mi presentai dunque presso la clinica Rueil-Malmaison, munito della sua lettera di presentazione.
Cera un parco, e i pasti venivano consumati in una sala comune. A dire il vero, in un primo tempo,
qualunque ingestione di cibi solidi mi fu impossibile; li vomitavo subito, con dei conati dolorosissimi:
avevo limpressione che i denti schizzassero via col cibo. Si dovette far ricorso alle perfusioni.
Di origine colombiana, il primario mi fu di ben poco aiuto. Io gli esponevo, con limperturbabile
solennit dei nevrotici, una serie di argomenti perentor contro la mia sopravvivenza; argomenti il pi
debole dei quali mi pareva motivo sufficiente per suicidarsi allistante. Lui sembrava ascoltare;
quantomeno taceva; al massimo soffocava un leggero sbadiglio. Fu soltanto dopo svariate settimane,
che la verit si fece evidente ai miei occhi; io parlavo a bassa voce, lui aveva una conoscenza molto
approssimativa della lingua francese: in sostanza, delle mie storie non capiva un accidenti di niente.
Un po pi anziana, di origini sociali pi modeste, la psicologa che lo assisteva mi forn invece un
aiuto prezioso. Va detto comunque che stava preparando una tesi sullangoscia, e che quindi era in
cerca di materiale. Si serviva di un magnetofono Radiola, che mi aveva chiesto di poter utilizzare per
registrare le nostre conversazioni. Ovviamente avevo accettato. Quando schiacciava il tasto Record
indugiavo a guardare le sue mani screpolate, le sue unghie rosicchiate. E dire che gli studenti di
psicologia li ho sempre odiati: degli autentici stronzetti, ecco come li giudico. Ma quella donna matura,
che sembrava appena uscita dal candeggio, e con il viso perennemente incorniciato da una fascia
fermacapelli, quasi mi ispirava fiducia.
Tuttavia il nostro rapporto non fu subito facile. Mi rimproverava di parlare in termini troppo
generali, troppo sociologici. Secondo lei, cos non era interessante: invece avrei dovuto coinvolgermi,
cercare di ricentrarmi su me stesso.
Ma di me stesso non ne posso pi obiettai.
In quanto psicologa mi rifiuto di accettare un discorso del genere e di incoraggiarlo in qualsiasi
modo. Con le sue dissertazioni sulla societ lei crea una barriera dietro la quale si protegge; ed una
barriera che io ho lobbligo di distruggere per poter lavorare insieme a lei ai suoi problemi personali.
Questo dialogo tra sordi si protrasse per poco pi di due mesi. Credo che in fondo mi volesse bene.
Ricordo un mattino, si era agli inizi della primavera; dalla finestra si vedevano gli uccelli che
saltellavano sul prato. La psicologa aveva laria fresca, distesa. Dapprima ci fu un breve scambio
riguardo alle dosi di farmaci; poi, in modo diretto, spontaneo, decisamente inatteso, mi chiese: In
sostanza, perch lei cos infelice? Tutto ci era molto insolito; quella franchezza. E allora anchio
feci qualcosa di insolito: le porsi un breve testo che avevo scritto la notte precedente, per far qualcosa
della mia insonnia.
Preferirei sentirla parlare disse lei.
Legga.

Era decisamente di buon umore; prese il foglio che le porgevo e lesse le seguenti frasi:
Alcune persone provano molto presto nella vita una spaventosa impossibilit di vivere da s; in
sostanza non sopportano di vedere la propria vita in faccia, e di vederla per intero, senza nessuna zona
dombra, senza nessuno sfondo. La loro esistenza, lo ammetto, deccezione alla legge della natura
non solo perch questa frattura di inadattamento fondamentale si produce fuori da qualsiasi finalit
genetica, ma anche per via delleccessiva lucidit che essa presuppone, lucidit che evidentemente
trascende gli schemi di percezione dellesistenza ordinaria. Talvolta basta mettere di fronte a una di
queste persone unaltra persona - a condizione di poterla supporre altrettanto pura, altrettanto
trasparente - perch tale insostenibile frattura si risolva in unaspirazione luminosa, tesa in permanenza
verso lassolutamente inaccessibile. Sicch, laddove giorno dopo giorno lo specchio non riflette altro
che una stessa immagine esasperante, due specchi paralleli elaborano e costruiscono una rete netta e
fitta che impegna lo sguardo umano lungo una traiettoria infinita, senza limiti, infinita nella sua purezza
geometrale, al di l delle sofferenze e del mondo. Sollevai gli occhi, la guardai. Aveva laria un po
sorpresa. Interessante, la faccenda dello specchio Doveva aver letto qualcosa in Freud, o su
Topolino. Insomma, faceva quello che poteva, era dolce. Ripreso coraggio, aggiunse:
Comunque preferirei che mi parlasse direttamente dei suoi problemi. Ancora una volta, lei si tiene
troppo sullastratto.
Pu darsi. Per non capisco, concretamente, come la gente riesca a vivere. La mia impressione
che tutti quanti dovrebbero essere infelici. Vede, noi viviamo in un mondo enormemente semplice: da
un lato c un sistema basato sulla dominazione, sul denaro e sulla paura - un sistema decisamente
maschile, che chiameremo Marte; dallaltro c un sistema femminile basato sulla seduzione e sul sesso,
che chiameremo Venere. Tutto qua. davvero possibile vivere e credere che non ci sia altro? Insieme
ai realisti della fine XIX secolo, Maupassant ha creduto che non ci fosse nientaltro; e questo lo ha
condotto alla pazzia furiosa.
Lei fa una gran confusione. La follia di Maupassant era soltanto uno stadio dello sviluppo della
sifilide. Tutti gli esseri umani normali accettano i due sistemi di cui lei parla.
E invece no. Se Maupassant diventato pazzo, stato perch aveva unacuta consapevolezza della
materia, del nulla e della morte - ma non ne aveva di nientaltro. Simile, in questo, ai nostri
contemporanei, egli stabiliva una separazione assoluta tra la propria esistenza individuale e il resto del
mondo. lunico modo possibile oggigiorno per pensare il mondo. Per esempio, un proiettile di 45
Magnum potrebbe sfiorarmi il viso e andare a schiacciarsi contro la parete alle mie spalle, lasciandomi
incolume. In caso contrario, invece, il proiettile farebbe esplodere la mia carne, il mio dolore fisico
sarebbe notevole, probabilmente subirei una qualche mutilazione, nel senso che magari esploderebbe
anche un occhio, nel qual caso sarei insieme mutilato e orbo, nonch destinato a ispirare disgusto nel
mio prossimo. Pi in generale, siamo tutti soggetti allinvecchiamento e alla morte. E per lindividuo
umano il concetto di invecchiamento e di morte insopportabile: nella nostra civilt, esso si sviluppa
sovrano e incondizionato, saturando progressivamente il campo della coscienza senza mai lasciarsi
sostituire da altro. Cos, poco a poco, si stabilisce la certezza della limitazione del mondo. Persino il
desiderio svanisce; non restano che lamarezza, la gelosia e la paura. Soprattutto resta lamarezza;
unimmensa, inconcepibile amarezza. Nessuna civilt, nessuna epoca stata in grado di sviluppare
nellindividuo una simile mole di amarezza. Da questo punto di vista viviamo momenti senza
precedenti. Se occorresse riassumere in una sola parola lo stato mentale del nostro tempo, senza
dubbio sceglierei questa: amarezza.
Dapprima non rispose nulla, riflett per qualche secondo, poi mi chiese:
A quando risalgono i suoi rapporti sessuali pi recenti?
A poco pi di due anni fa.
Ah! esclam la psicologa, in tono quasi trionfale. Allora chiaro! In queste condizioni, come
potrebbe amare la vita?

Lei accetterebbe di fare lamore con me?


Ebbe un improvviso turbamento, credo addirittura che arrossisse un po. Aveva quarant'anni, era
smunta e sciupata; ma quel mattino mi appariva davvero affascinante. Di quel momento ho un ricordo
molto tenero. Sorrise, un po controvoglia; ebbi la sensazione che avrebbe risposto di s. Invece si
riprese:
Non il mio ruolo. Il mio ruolo, in quanto psicologa, di rimetterla in condizioni di avviare quelle
procedure di seduzione che le consentano di tornare ad avere relazioni normali con le donne.
Per le sedute successive si fece sostituire da un collega maschio.
Pi o meno nello stesso periodo, cominciai a interessarmi ai miei compagni di sventura. Di pazzi
furiosi ce nerano pochi, perlopi si trattava di depressi e angosciati: doveva essere una politica della
direzione. Le persone che conoscono questo tipo di condizione rinunciano molto presto a fare casino:
in genere se ne stanno a letto tutto il giorno, con la fida compagnia dei loro tranquillanti; di tanto in
tanto escono in corridoio, fumano quattro o cinque sigarette di fila, e se ne tornano a letto. I pasti,
invece, costituivano un momento collettivo; linfermiera di turno diceva: Mangiate - nientaltro, e
tutti si applicavano a masticare il proprio cibo. Talvolta qualcuno veniva preso da un attacco di
convulsioni, oppure si metteva a frignare: allora tornava in camera sua - fine. A poco a poco nella mia
mente si form lidea che tutte quelle persone - uomini e donne - non fossero affatto disturbati, bens,
molto semplicemente, avessero bisogno di amore. I loro gesti, i loro atteggiamenti, la loro mimica
tradivano una straziante brama di contatto fisico, di carezze; ma, naturalmente, questo desiderio era
irrealizzabile. Allora si mettevano a guaire, a gridare, si strappavano la pelle con le loro stesse unghie;
durante la mia permanenza, si avuto un caso di autocastrazione.
Col passare delle settimane cresceva in me la convinzione che mi trovassi in quel luogo per
realizzare un progetto prestabilito - un po come, nei Vangeli, il Cristo realizza ci che stato
annunciato dai profeti. Nello stesso tempo nutrivo lidea che quel mio soggiorno fosse solo il primo di
una serie di sempre pi lunghi internamenti in sempre pi duri e ostili istituti psichiatrici. Questa
prospettiva mi intristiva profondamente.
Di tanto in tanto incontravo la psicologa nei corridoi della clinica, ma le poche parole che
scambiavamo non tornarono mai a essere conversazioni vere e proprie; i nostri rapporti avevano
assunto un tono molto formale. Il suo lavoro sullangoscia, mi disse un giorno, procedeva bene; in
giugno avrebbe presentato la tesi.
Chiss, forse in questo momento godo di una vaga esistenza in una tesi di specializzazione, in
mezzo a decine di altri casi clinici. Questa impressione di essere diventato elemento di uno studio mi
rassicura. Immagino il volume, la sua rilegatura a colla, la sua copertina un po triste; dolcemente, mi
appiattisco tra le pagine; mi schiaccio.
Uscii dalla clinica un 26 maggio; ricordo il sole, il caldo, latmosfera di libert nelle strade. Era
insopportabile.
In un altro 26 maggio, nel tardo pomeriggio di un altro 26 maggio, era avvenuto il mio
concepimento. Il coito aveva avuto luogo in salotto, su un tappeto pseudo-pakistano. Mentre mio
padre la prendeva da dietro, mia madre aveva avuto la malaugurata idea di allungare la mano per
carezzargli i testicoli, con tanta sapienza da portarlo in breve alleiaculazione. Mia madre aveva provato
piacere, ma non un orgasmo vero e proprio. Poco pi tardi, avevano mangiato del pollo freddo.
Questo avveniva trentadue anni fa; a quei tempi si riusciva ancora a trovare dei polli veri.
Riguardo al vivere dopo luscita dalla clinica, non avevo consegne precise: dovevo solo tornare per il
controllo, una volta alla settimana. Per il resto, ormai toccava a me farmene carico.

6
Saint-Cirgues-en-Montagne
Per quanto paradossale possa apparire, c un cammino da percorrere e bisogna percorrerlo, ma non c viandante.
Azioni vengono compiute, ma non c chi le agisca.
Sattipathana-Sutta, XLII, 16

Il 20 giugno dello stesso anno, mi sveglio alle sei e accendo la radio, pi precisamente Radio-Nostalgie.
C una canzone di Marcel Amont che parla di un messicano abbronzato: fatuo, spensierato, un po
scemo; lesatto opposto di me. Mi lavo ascoltando la radio, poi metto insieme alcune cose. Ho deciso
di ritornare a Saint-Cirgues-en-Montagne; cio, di riprovare.
Prima di partire, mangio tutto quello che resta di commestibile in casa. molto difficile, dato che
non ho fame. Fortunatamente non c molta roba: quattro biscotti e una scatola di sardine sottolio.
Non vedo perch lo faccio, dato che si tratta di prodotti a lunga conservazione. Ma gi da un po di
tempo il senso delle mie azioni ha smesso di mostrarmisi con chiarezza; diciamo che non mi si mostra
pi molto spesso. Per il resto del tempo, sono pi o meno in posizione di osservatore.
Comunque entrando nel compartimento riesco a rendermi conto che sono sul punto di sbroccare; non
ci faccio caso, e mi siedo. Scendo alla stazione di Langogne e affitto una bicicletta; ho telefonato in
precedenza, per prenotare: tutto molto ben organizzato. Monto dunque sulla bici, e immediatamente
prendo coscienza dellassurdit di questo progetto: sono dieci anni ormai che non salgo su una bici,
Saint-Cirgues a quaranta chilometri, la strada per arrivarci tutta in salita e io mi sento a malapena in
grado di fare due chilometri in piano. Ho perso qualsiasi inclinazione, e per di pi qualsiasi gusto, per
lesercizio fisico.
La strada sar un supplizio costante, ma un po astratto, se cos si pu dire. La regione
completamente deserta; si penetra, sempre pi profondamente, tra i monti. Soffro, ho
drammaticamente sopravvalutato le mie forze fisiche. Lo scopo ultimo di questo viaggio non mi si
presenta pi con molta chiarezza, si sgretola lentamente man mano che mi inerpico su per questi
tornanti inutili, ogni volta daccapo, senza neanche unocchiata al paesaggio.
Nel pieno di una salita ripida, mentre ansimo come un canarino asfissiato, vedo un cartellone:
Attenzione. Brillamento mine. Malgrado tutto, fatico a crederci. Chi mai pu accanirsi cos su di me?
La spiegazione mi apparir poco pi tardi. In sostanza si tratta di una cava; quindi la distruzione
riguarda solo la roccia. Cos va meglio.
La salita si addolcisce fino a trasformarsi in piano; alzo la testa. Sul lato destro della strada c una
collina di risulta, una via di mezzo tra polvere e ghiaia. La superficie della china grigia, di una
planitudine geometrica e assoluta. Molto attraente. Sono convinto che se uno posasse un piede
sprofonderebbe di botto, per svariati metri.
Di tanto in tanto mi fermo sul ciglio della strada, fumo una sigaretta, piango un po e poi riparto. Mi
piacerebbe essere morto. Ma c un cammino da percorrere e bisogna percorrerlo.
Arrivo a Saint-Cirgues in un penoso stato di sfinimento, e scendo allalbergo Parfum de Bois. Dopo un
breve riposo scendo a bere una birra nel bar dellalbergo. La gente di questo villaggio ha laria ospitale,
simpatica; mi dicono: Buongiorno.
Spero che nessuno intenda ingaggiare una conversazione pi dettagliata, domandarmi se mi trovi

qui per turismo, da dove venga in bici, se la regione mi piaccia, ecc. Fortunatamente non succede nulla
di tutto ci.
Il mio margine di manovra nella vita s fatto particolarmente esiguo. Intravedo ancora varie
possibilit, che differiscono per solo per qualche dettaglio.
La cena non aggiuster niente. Tuttavia, nel frattempo, mi scolo tre bicchieri di vino. Eccomi qua,
solo, seduto a tavola; ho ordinato il men turistico. davvero delizioso; anche il vino buono. Mentre
mangio piango, con dei piccoli gemiti.
Pi tardi, in camera, tenter di dormire; ancora una volta invano. Triste trafila cerebrale: lo scorrere
della notte apparentemente immota, le rappresentazioni che si sgranano con parsimonia crescente,
minuti interi a fissare il copriletto.
Eppure, verso le quattro del mattino la notte diventa indifferente. Qualcosa freme nel mio
profondo, e mi invita a uscire. Il carattere stesso di questo viaggio comincia a modificarsi: acquisisce
nel mio spirito qualcosa di decisivo, quasi di eroico.
Il 21 giugno, verso le sette, mi alzo, faccio colazione e parto in bici per la foresta demaniale di Mazas.
Lottima cena di ieri deve avermi ridato un po di energia: procedo facilmente, senza sforzo, tra gli
abeti.
Il tempo meravigliosamente bello, mite, proprio primaverile. La foresta di Mazas splendida, e
anche profondamente rassicurante. una foresta vera. Ci sono piccoli sentieri scoscesi, radure, e un
sole che si insinua dappertutto. I prati sono coperti di giunchiglie. Ci si sta bene, ci si sente felici; non ci
sono uomini. Qui qualcosa si direbbe possibile. Si ha limpressione di essere a un punto di partenza.
E di colpo tutto scompare. Unimprovvisa sberla mentale mi scaglia nel pi profondo di me. E mi
esamino, e ironizzo, ma al tempo stesso mi rispetto. Quanto mi sento capace, fino in fondo, di
imponenti rappresentazioni mentali! Quant' nitida, ancora, limmagine che mi faccio del mondo! La
ricchezza di ci che va morendo in me assolutamente prodigiosa; non devo vergognarmi di me
stesso: almeno avr tentato.
Mi distendo su un prato, al sole. E adesso soffro, disteso su questo prato, cos dolce, in mezzo a
questo paesaggio cos amico, cos rassicurante. Tutto ci che avrebbe potuto essere fonte di
partecipazione, di piacere, di innocente armonia sensoriale, diventato fonte di sofferenza e di
sventura. Nel contempo avverto, con una violenza impressionante, la possibilit della gioia. da anni
che cammino accanto a un fantasma che mi rassomiglia, e che vive in un paradiso teorico, in stretta
relazione con il mondo. Per molto tempo ho creduto che mi convenisse raggiungerlo. Ora basta.
Avanzo ancora un po nel folto della foresta. Al di l di questa collina, dice la mappa, ci sono le sorgenti
dellArdche. Non mi interessa pi; ma procedo ugualmente. E neanche so pi dove siano le sorgenti;
in questo momento, tutto si somiglia. Il paesaggio sempre pi dolce, amico, lieto; il che mi sconcerta.
Sono al centro del baratro. Sento la mia pelle come una frontiera, e il mondo esterno come uno
schiacciamento. Limpressione di scissione totale; ormai sono prigioniero in me stesso. La fusione
sublime non avverr; lo scopo della vita mancato. Sono le due del pomeriggio.

Finito di stampare
nel mese di gennaio 2000 presso il
Nuovo Istituto Italiano dArti Grafiche - Bergamo
Printed in Italy