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ll diavolo nell'ampolla

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Title ll diavolo nell'ampolla
Authoi Adolfo Albeitazzi
Release Date Januaiy :1, :o1: [EBook rse,]
Language ltalian
Chaiactei set encoding UTl-s
*** START Ol THlS PROJECT GUTENBERG EBOOK lL DlAVOLO
NELL'AMPOLLA ***
Pioduced by Cailo Tiaveiso, Claudio Paganelli, Baibaia Magni, and the Online
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Tis le was pioduced fiom images geneiously made available by Te lnteinet
Aichive.
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DELLO STESSO AUTORE
Ora e sempre, novelle. . migliaio L. 1 ,
In faccia al destino, iomanzo L. o
Il zuceo rosso e Storie d'altri colori L. o
Novelle umoristie L. 1 ,
ADOLlO ALBERTAZZl
lL DlAVOLO
NELL'AMPOLLA
NOVELLE
MlLANO
lv~1iiii Tvivis, Eui1ovi
1,1s

Secondo migliaio.

PROPRlETA LETTERARlA.
I dirii di riproduzione e di traduzione sono riservati per tui i paesi,
compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda.
Tip. liatelli Tieves.

LE llGURlNE.
lL CAMlClOTTO ROSSO.
LA CASSAlORTE Dl DON llORENZO.
LA lORlECCHlA.
LA ClOCCHETTlNA.
lL NlDO.
lERDlNA.
lL CHlODO.
ClNQUANTAMlLA LlRE.
LA STELLA SlRlO.
L'ASlNO NEL llUME.
lL DlAVOLO NELL'AMPOLLA.
Mulauieie'
Al vicino, che gli chiedeva del suo seivizio, iispose con l'impeto d'una co-
scienza apeita a tuui i doveii e a tuui i peiicoli della caiica. E pei dimostiaine
meglio la giavit, aggiunse
Addeuo al veuovagliamento'
Anche la voce, foite, sonoia, eia espiessione di vigoiia.
Di dove venite`
Dal Tientino.
E siete in licenza`
S. Ouo gioini di licenza stiaoidinaiia. Vado a casa a diveitiimi.
Oia soiiise, ma l'iionia si adauava cos male a quella sua faccia di uomo
sano e oiido e a quei suoi occhi chiaiiti dall'anima schieua e semplice, che gli
ascoltatoii iimaseio inceiti.
Mi e moita la moglie quasi all'impiovviso. Dimenando la testa signi-
cava Qesta doveva capitai piopiio a me'
Qando la poiticella fu iiapeita, che gi il tieno eia in moto.
Oh' Cailino'
iv
Oh' Saveiio' Sei qui`
ll sopiavvenuto aueggiava il volto a mestizia, nell'altio il piaceie
dell'incontio paieva supeiai la tiistezza dell'occasione.
Ho viaggiato tuua noue. Sono aiiivato, da Veiona, a mezzod, e ho fauo
appena in tempo a coiieie da mio cognato, all'aisenale.
Rubata' esclamo l'amico. Ti e stata iubata, Saveiio' Nemmeno il
douoie sa capiie il come e il peiche della disgiazia, cos, d'un tiauo.
Cosa impoita sapei il come e il peiche` il soldato disse a voce anche
pi alta. E moita, ecco'
Hai iagione.
lnutile indagaie, aigomento concluso. Potevan passaie ad altio.
Ditemi, Cailino. Vostio nipote`
leiito a una gamba, ne avi pei qualche seuimana.
Me ne iallegio, che si tiaui di poco. E gli amici` Ouo mesi che non ne ho
nuova' Michele Costa`
E piigionieio.
Piigionieio' Michele` La notizia conteneva pei lui tale contiasto fia
l'idea di piigionia e l'immagine dell'amico spaccone o gaudente, che il soldato
scoppio a iideie. E udendolo e vedendolo iideie, pi d'uno, ai piossimi posti,
penso Bel doloie ha costui d'essei iimasto vedovo'
Ma il dialogo seguitava.
E Luigi dell'Osteiia Giande`
lmboscato.
liglio d'un cane' E lsidoio`
E moito, a Bainsizza. Anche Giovanni del Poggio ha lasciata la pelle in
Albania.
ll mulauieie steue un po' a bocca apeita, e soggiunse
lo non tiovo che moiii qui o moiii l sia lo stesso. lo piefeiiiei la ne
d'lsidoio.
Non tuui eian del suo paieie, e soise una discussione, della quale appiouo
l'amico, che stava in piedi, pei andai a un posto, in fondo alla caiiozza.
Ehi, Cailino' Saveiio gli uilo dietio. Vi iingiazio di quel che aviete
fauo pei la mia vecchia.
E poi volgendosi alla donna diiimpeuo a lui
Se tuui fosseio galantuomini come Cailino, la gueiia non ci saiebbe.
Non ci saiebbeio tante famiglie addoloiate sospiio la donna.
Ripiese il mulauieie
La gueiia non si puo faie senza ammazzai il piossimo, e non c'e da mei-
avigliaisi che molti abbiano da patiie. Non c'e da meiavigliaisi che uno si salvi e
uno ci iesti. Secondo il destino' Un gioino io conducevo la mula su pei un monte
v
bauuto dalla mitiaglia. Tenevo la biiglia a man mancina, dalla paite bassa del
sentieio. Un colpo, e la mula stiamazzo con la testa fiacassata. Se eio a mano
diiiua, il colpo toccava a me. Bene, chi mi avesse deuo quel gioino Tu l'hai
scampata, tua moglie non la scampei , gli aviei dato del mauo.
Sempie col tono d'uno che naiia una stoiia non sua, il soldato continuo
Mauo invece sono stato io, dall'altia seia no a oggi, no all'oia che ho
discoiso con mio cognato. L'altia seia io e il mio compagno, Biagini, un toscano,
avevamo gi caiicate le bestie (si andava al iepaito, al lume di luna), quando
mi consegnaiono una leueia. Accendo un zolfanello. Vedo che non e la sciit-
tuia di mia moglie, e della mamma. Uhm' dico. Sciiveimi la mamma`
m'insospeuisce. Non ci pensaie fa Biagini. Siamo al Natale e tuue le
mamme sciivono ai su' gliuoli. E non ci pensai pi. Toinati, nella baiacca
ci avevo un pezzo di candela. Lessi. E peisuasa` Mi misi in mente che fosse un
iaggiio di mia madie con qualcuno del Comune pei oueneimi la licenza. Anche
il ceiticato di moite mi paieva una fola' Ma oggi ho dovuto ciedeie. Mia moglie
il sabato avanti le leste venne a Bologna a tiovai la soiella, stava bene, allegia, il
iitiauo della salute. Aiiivo a casa, e ando a leuo, che non eia pi lei. Mio fiatello
coise dal douoie, e lei in quel mentie spiiava.
Una bieve pausa, e dopo
Cosa impoita sapei il come e il peiche` E moita ecco'
La donna chiese
Avete gli`
Uno, di sei anni. ll gioino che paitii, volli mangiaie, piima d'avviaimi.
Mia moglie piangeva comincio a tagliai del piosciuuo. Basta' diss'io. E
il bambino No, mamma, tagliane pui molto, del piosciuuo, al babbo, che non
ne mangei pi. lia poco il bambino mi veii incontio e mi dii La mamma
e moita.
ll vicino di posto guaido il mulauieie immutato nel viso come nella voce.
Solo gli vide una lagiima, feima, tia ciglio e ciglio, in coda all'occhio.
Alloia pailo colui
Sapete peiche l'avete peiduta, la vostia donna` Peiche eia onesta. Le
altie, che non si accoiano d'avei il maiito lontano, quelle, state pui sicuio, non
muoiono'
Gli ascoltatoii appiovaiono, e la conveisazione piese un andamento piacev-
ole. Saveiio iideva non meno degli altii, e pi foite.
Nessuno avveitiva in lui un'eccitazione stiana pei l'insonnia tie noui
che non doimiva , pei la fame dalla seia innanzi non aveva mangiato che
una mezza pagnoua , pei il piaceie stesso che, in contiasto con la sua sventuia,
piovava a iiudiie il suo dialeuo, a tiovaisi fia gente delle sue paiti, in vista ai noti
luoghi, lontano dalla vita di gueiia. Nessuno, neppuie il vicino, dubitava ch'egli
vi
non fosse una clamoiosa testimonianza del mouo Chi e moito, giace, e chi e
vivo, si d pace.

Cailino e Saveiio disceseio alla stazione di San Niccolo. Una stieua di mano,
buona seia', e si sepaiaiono.
ll soldato s'incammino a passo di maicia pei la viouola solitaiia.
Cadeva iapido il ciepuscolo, la luce sfuggiva dalla tetiaggine dei campi aiati,
umidi e neii, dei laii degli olmi scheletiiti, della nebbia che celava le montagne e
velava di desolazione le cascine e le case speidute nel fieddo. l pappi delle vitalbe
copiivano d'una bianchezza funeiea le siepi biulle ed iite. E Saveiio andava pei
il fango.
Piecoiiendo col pensieio iivedeva il fiatello, maggioie di paiecchi anni,
sempie uguale tacituino, iozzo, e iobusto e paziente come i buoi a cui
s'aezionava pi che agli uomini, iivedeva, invecchiata, la madie, ciesciuto il
gliuolo. Che smania di stiingeiselo sul cuoie' Gioigio' Gioigio' Ma il
timoie di udiilo piangeie, invocai la madie, gli diveniva un senso di peso enoime,
addosso.
Eppuie aveva seco, nel tascapane, il modo di quetailo. Guaida cosa t'ho
poitato' Un pastoiino con l'agnello' L'aveva compeiato a Bologna, souo il poi-
tico della chiesa dei Seivi, ove i venditoii di guiine da piesepio indugiavano sin
oltie l'Epifania. Qauio soldi' Pei quauio soldi, una volta, se ne avevan quauio
delle guie di teiiacoua.
ll mondo, non c'e che diie, va a iovescio, chi peio abbia voglia di lavoiaie ci
tiovei sempie da fai bene. E la gueiia se molti ne poita in su, molti ne poita in
basso, calei il piezzo del teiieno, e foitunati quelli che avian capitale da investiie
in campagna' A gueiia nita, lui e il fiatello potiebbeio lasciai la mezzadiia e
piendeie in auo un buon podeie, e industiiaisi col bestiame. Meicante di buoi
eia stato il suo sogno n da iagazzo. Occhio sicuio, astuzia, paiola di galantuomo,
la fiusta in mano, e il poitafogli pieno di biglieui da cento.
Cos, sognando pei aiiivaie a casa di buon animo, aiiivo nalmente a casa.

ll cane paieva impazzito, balzava contio e guaiva, coiieva a fuiia intoino e abba-
iava, chiamava.
ll fiatello, che aveva gi iifauo il leuo alle bestie, usc dalla stalla col
lanteinino acceso. Non si commosse.
Cos'hai di licenza`
vii
Ouo gioini.
Va bene. Mi aiuteiai a potaie.
La madie, abbandonata la polenta al fuoco, spalanco le biaccia.
Qanto aspeuaie, gliol mio'
Ehi, mamma', non voglio pianti ammon il soldato entiando. Pugni
al cielo non se ne danno dunque. E Gioigio`
L'ho messo a leuo, stanco, addoimentato. Non sta mai feimo in tuuo il
gioino'
ll soldato si levo il iotolo del mantello, che aveva a tiacolla, e lo depose sul
cassone, appicco la bisaccia a un chiodo, tolse di mano al fiatello il lanteinino, e
dicendo Vuotate la polenta, che son moito di fame sal, pei la scala di legno,
al piano di sopia. Ridiscese tosto.
Doime. E bello. Son contento.
Gli lucevano gli occhi, ma il fiatello e la madie nseio di non accoigeisene.
Sedeueio, i due uomini, alla tavola, la vecchia, sul focolaie, e ingoiaiono le
feue fumanti.
Hai saputo di Michele Costa` chiese il fiatello.
S, me l'ha deuo Cailino in tieno.
Alloia la madie piglio coiaggio.
T'avi deuo anche, Cailino, che abbiam fauo quel che abbiam potuto`
S. Non ne discoiiiamo pi.
E la gueiia` il fiatello dimando, dopo un poco.
Saveiio scosse le spalle. C'eia ben altio da pensaie, da diie' Pailo con voce
feima.
La mamma e vecchia, e d'una donna giovine in famiglia ne abbiam
bisogno. Piendi moglie tu.
No iispose il fiatello, iisoluto. Tiibolaie piuuosto.
Ne piendeio un'altia io. Ma badate una come quella non la tiovo pi in
tuuo il mondo.
E veio confeimo la madie. Soggiunse Sinche io campeio, una ma-
tiigna non lo tiauei male, il bambino.
E dopo esclamo toivo Saveiio non mi mancheiebbe un iandello da
iompeile su la schiena se non iispeuasse il mio sangue'
La vecchia si alzo in fieua, ando a depoiie il piauo nel secchiaio, si asciugo
gli occhi col doiso della mano, e Saveiio nse di non accoigeisene.
Adesso il fiatello disse iiempiendo la pipa ti mostio i conti. Li ha
faui Cailino ieiseia. Due volte e venuto pei consolaici.
E toino con le caite. Saveiio accosto a se il lume a petiolio e comincio a
iintiacciaie e sommaie iendite e spese. ln ne, le spese del moitoiio tanto, nelle
toice, tanto, nelle messe, tanto, nel iesto.
viii
Anche i pieti non scheizano' commento.
Ma le iendite del giano e dell'uva eiano giandi.
Ti scaldo il leuo` piopose la madie.
No, vado a doimii nella stalla.
E iiacceso il lanteinino, i fiatelli usciiono.
Nella stalla Saveiio guaido ai buoi giacenti. le' iialzaie i manzoli nuovi, li
palpo, li accaiezzo.
Belli' Da guadagno.
Poscia l'uno si geuo su la bianda, l'altio il soldato nel mucchio di paglia
vi si immeise, se ne iicopeise con un piaceie di iagazzo.
E il iussaie degli uomini non taido a confondeisi col iespiiai fondo dei buoi.

Alloiche, la mauina dopo, Saveiio entio in casa, nel camino ammeggiava un bel
fuoco.
Mamma, piepaiatemi i vestiti, da mutaimi.
E alzeio Gioigio disse la vecchia soiiidendo. Sgambeua pei tempo.
ll soldato iimase solo. La cucina gli sembiava pi ampia e pi neia nel
contiasto delle due luci la amma iossa e iiveibeiante, e l'alboie, che entiava
pei la nestia appannata.
E d'impiovviso, in quello schiaiiie inceito, ebbe dinanzi a se l'immagine
della moita cos evidente da chiamaila. Volse il capo, e ugualmente impiovviso
gli toino un iicoido. ll d che si sposaiono, in municipio, uno di coloio che sciive-
vano esclamo, seiio Bella coppia di sposi'
Un biivido gli coise pei la vita, sent una colpa nel iipensaie a lei bella senza
pensaie a lei buona. E comincio a pailaie, a mezza voce, quasi ci fosse qualcuno
ad ascoltai la lezione della sua espeiienza.
Alla passione non si comanda. E nel cuoie` E anche se non ci date mente,
anche se discoiiete d'altio, anche se scheizate e iidete, anche se non ve ne accoi-
gete, a poco a poco, la passione, dentio, ciesce ciesce.
Si iivide nel tiagiuo a piedi sino al deposito, nel tiagiuo in camion sino a
Veiona, nel viaggio da Veiona a Bologna, e da Bologna a San Niccolo, in piacevole
compagnia.
Chi aviebbe mai deuo che il cuoie, intanto, gli si iiempiva in questa
manieia` E lungo la stiada da San Niccolo a casa non s'eia divagato facendo
castelli in aiia` E nell'incontio col fiatello e con la madie, e duiante la cena non
aveva piovato come l'alleggeiimento d'un peso` Non aveva doimito tuua la noue,
di gusto, senza sogni` Ma intanto, a poco a poco, la passione ciesceva, seguitava
a iiempiigli il cuoie. E quando e pieno, basta un niente peiche tiabocchi.
No' Si contenne. ll bambino, di sopia, chiamava Babbo' babbo' ,
scendeva.
Gli mosse incontio, lo piese pei mano giidando Vieni a vedeie, Gioigio,
cosa ti ho poitato'
E con lui ando a staccai dal chiodo la bisaccia, si sede, con lui accanto, alla
tavola, piesso alla nestia, intiodusse la mano nel tascapane, adagio, pei aumen-
tai l'aspeuazione gioiosa.
Ma addio pastoiino di teiiacoua' la mano ne tocco due, tie pezzi.
loise aveva sbauuta la bisaccia salendo in tieno, o scendendo` Non impoi-
tava sapei il come e il peiche, eia ioua, ecco'
Ne iitiasse i pezzi, li osseivo, e alloia basta un niente quando il cuoie e
tioppo pieno alloia stiingendo di pi a se il gliuolo col biaccio destio, distese
il biaccio sinistio su la tavola, vi appoggio la fionte e iuppe in singhiozzi.
ll bambino taceva. Stupito, consideiava la guiina infianta e il padie pi-
angente. Ma si divincolo.
Aspeua, babbo' Lasciami andaie' Lasciami andaie'
Sfugg, sal a gian passi la scala. Toino che lo sfogo non eia cessato.
Guaida, babbo' Guaida' Qesta e pi bella della tua' Me la poito la
mamma da Bologna, piima di moiiie. Non piangeie' te la do a te. Piendila.
ll padie sollevo il capo, soiiise tia le giosse lagiime, scoise negli occhi del
gliuolo, mentie gli oiiva la guiina, gli occhi della sua donna, e piese a tem-
pestailo di baci.
E il bambino si mise a piangeie anche lui.
Un discoide mugliaie iichiami angusti di vitelli, come impediti da un sof-
focamento, apeite, dispeiate invocazioni di madii, iisposte lunghe, come estiaue
dal toiace piofondo, di buoi. E uno stiepito di campanacci e un iomoie di voci
umane.
Souo l'ombiia dei tigli e delle acacie aiboiee l'agitazione delle bestie e degli
uomini da lontano appaiiva confusa di bianco e di scuio, lenta, folta. Ma a pene-
tiaivi si scoigeva un compoisi e uno scompoisi di giuppi nelle vicende del mei-
cato, un diiadai della folla quando, a ogni piova di compeia, si facevan andaie
le paia che i gaizoni tiiavano pei le moidacchie. l sensali schioccavan le fiuste,
fiustavano seguendo pei alcuni passi, e aiiestandosi nel dai l'ultimo colpo, pie-
gavano innanzi la peisona e la iisollevavano quasi a iitiiaisi dagli animali lasciati
in libeio movimento.
Guaidate'
x
Cominciava l'esaltazione dei piegi, la speculazione dubitosa dei difeui e dei
vizi, e mentie i venditoii auendevano con le biaccia conseite o le mani apeite sul
peuo, il pollice entio i giii del panciouo, i compiatoii esaminavano a fatica i denti,
soiiidevano al vecchio inganno delle coina ingiallite e lustiate con olio e mallo di
noce, scostavan le moscaiuole pei vedei del tuuo la quiete degli occhi, tastavano
le gambe ai malleoli se non celasseio vesciconi, iaccoglievano in pugno la pelle del
anco pei acceitaine la moibidezza, accostavano l'oiecchio ad ascoltai il iespiio
e il cuoie. E venivan, dopo, le chiassose iichieste e le pioposte commentate da
bestemmie, da iisate, da gioconde contumelie. linche il sensale tiaueneva pei un
biaccio l'acquiiente che ngeva di volei scappaie, aeiiava souo il biaccio o col
biaccio dietio al doiso il venditoie, che si ngeva iiiemovibile, e tiascinatolo in
dispaite, gli pailava souovoce e lo iiconduceva all'altio. Nuova iichiesta, nuova
pioposta.
E si iipeteva la disamina, e si tiovavano non abbastanza diiiue o asciuue le
gambe, non peifeuo l'appaiamento. lntoino, i cuiiosi aspeuavano. Poi, all'ultima
pioposta del sensale, avanzavano faccendieii e amici a sospingeie il biaccio del
venditoie, il biaccio del compiatoie, e le due destie s'impalmavano che l'accoido
non eia ancoia pieno. Con dinieghi aspii si svincolavano le mani, con qualche
piccolo iialzo e iibasso di piezzo, concesso a stento, si iipiendevano. E se, dopo
tanto, il contiauo eia concluso, che stiapponi lo consaciavano' ll sensale da un
lato, gli amici dall'altio, con ambedue le mani piemevano alla podeiosa, impie-
scindibile stieua nale.

lia i paltonieii che al meicato ceicavano di buscai qualche soldo e tia gli spet-
tatoii pi auenti lo Sciicco non mancava mai, da poi che eia toinato in paese.
Ma non infastidiva nessuno. L in mezzo sentiva meno la fame e si saziava di
innocua invidia e di una speianza che solo nel suo segieto si aiiovellava in mi-
naccia. Peiche, uscito dal penitenziaiio dopo la lunga condanna, non l'avevano
commosso tioppo i mutamenti del mondo i tiaci intiavveduti alle stazioni fei-
ioviaiie, i tiansiti delle bicicleue e delle automobili pei ogni stiada, le fabbiiche
soite anche nel paese nativo non gli avevano distolto l'animo dalle iimembianze
pei amaieggiailo con lo speuacolo di iicchezze e soddisfazioni impensate, di una
felicit ignoiata. Pei lui i beni giandi e invidiabili iestavan quelli pei cui aveva
ceduto alla colpa e soppoitata la pena, eiano i campi veidi e solatii, eiano le case
ove i sacchi di fiumento, di fiumentone e sementi si addossavano lungo la loggia
ed ove feimentava l'uva nei tini enoimi, eiano le stalle ove non una delle dodici
poste si lasciava mai vuota.
Ah, il sogno della sua giovinezza' Accumulai denaio che bastasse
xi
all'acquisto di un pezzo di teiia, e di l estendeie possedimento e foituna, e con-
quistai la iicchezza che non muta pei mutai di tempi e di piogiessi e di macchine,
ed esseie felice'
lnvece, ecco iiceuando e iivendendo le cose iubate, aveva peiduto tuuo,
iesistendo alla foiza, aveva aggiavato il deliuo, tacendo ostinatamente, sempie, il
nome dei complici e salvando il maggioi colpevole, aveva aggiavata la condanna
su di se. Diciouo anni' E intanto Sandio Molenda, Sandio il ladio, il maggioi
colpevole che egli aveva salvato col silenzio, si eia fauo iicco lui. Possedeva fondi
e bestiame'
E tuui lo iispeuavano. E scoigendo al meicato chi l'aveva salvato dalla
galeia, non dava segno di iiconosceilo. Temeva. Ma veiiebbe l'oia di compaiiigli
dinanzi, guaidailo in faccia e diigli Son qui'
L'occasione venne il d che Sandio Molenda contiauava un bel paio di bestie
con un contadino di Romagna bassa. Qando chiese Son di` , il venditoie
iispose lidi , e, volto l'occhio in giio, fe' cenno a quello che tia i piesenti gli
paive piestaisi meglio alla piova. Poco pi alto di un iagazzo, spelazzato nella fac-
cia stiana, in testa un cappellaccio da iisaiolo, lo Sciicco si avvicino. Con vecchia
espeiienza palpo nel collo, l'un dopo l'altio, i miiabili buoi, li giauo tia le coina,
avvicino il volto ai musi abbassati tiiando la cavezza, tolse le moidacchie non si
muovevano. lidi' Guaidavano lontano, come in uno stupoie di sogno peiduto.
l due tentaiono, stiinseio il contiauo.
Ve li guido a casa io` disse lo Sciicco a Sandio, piantandogli gli occhi
in faccia, appena avvenuta la compeia.
Qasi non l'avesse mai conosciuto o lo avesse sempie conosciuto pei galan-
tuomo, Sandio disse
E tu guidali.
Poi si scosto col sensale e il venditoie, iimise in tasca il giosso taccuino, e
si iivolse
Avvati, che ti iaggiungo.
Un amico gli stiizzo l'occhio. Moimoio
Li hai consegnati a buone mani'

Con il cavallo al passo dietio i buoi che lo Sciicco conduceva, Sandio


Molenda tiovava sollievo in un sospeuo che altia volta gli saiebbe stato giavoso.
Qei due animali cos belli e foiti e bene appaiati, da esposizione, li aveva
compeiati pei meno di quanto valevano in appaienza. Qalche difeuo dovevano
aveilo. Qale` Li consideiava, li immaginava souo il giogo, a timone del caiio o
dell'aiatio quale dei due gli sguieiebbe`
xii
Ma peiche impensieiiisi se aveva agio a speiimentaili, e ouo gioini di tempo
al iefeito e alla iestituzione` Peiche confondeisi in quel pensieio` Lo minac-
ciava ben altio peiicolo un peiicolo tale che la mente iifuggiva dal chiaiiilo e
il cuoie se ne angosciava quasi a una oscuia iovina, a un disastio tiavolgente,
moitale. L'eneigia e l'astuzia che l'avevano tiiato fuoii dal fango, che nelle piime
fuifanteiie l'avevan difeso dai peiicoli e dalle pauie, che l'avevan sospinto, dopo,
a camminaie pei la via diiiua, lo sosteiiebbeio ancoia. Voleva' Ma intanto non
poteva concepiie l'azione libeiatiice se non aeiiando, feimando l'idea che dal
d che aveva iiveduto lo Sciicco gli eia balenata tiemenda. Non c'eia scampo, o
non lo soccoiieva, l'antico complice, e lo Sciicco aviebbe piesto o taidi iivelato a
tuui l'antica complicit, la geneiosit che non iiceveva compenso, lo soccoiieva,
e la gente chiedeiebbe pei che vincoli egli fosse tenuto a un avanzo di galeia, e
qualcuno iinvangheiebbe il passato e scopiiiebbe il piincipio di quella foituna che
ingelosiva gli uguali d'un tempo e i nemici d'adesso. Nessuno scampo. nche il
complice, che aveva scontato pei lui, viveva. Diciou'anni' Paieva ieii, e una de-
nunzia saiebbe foise ancoi valida' Diciouo anni, a Poitolongone, a Castelfianco,
ed eia toinato, quel miseiabile, a guaidailo in faccia e a diigli con gli occhi
Son qui. O mi aiuti, o ti smacco'
Ma che vaiiebbe compeiaine il silenzio` Dimostiando obbligazione a un
galeouo non dimostieiebbe che ladio eia stato anche lui`
Cos Sandio Molenda lo sapiebbe tuuo il mondo aveva faui i quauiini.
Ladio' Nessuno scampo nche lo Sciicco viveva'
. D'impiovviso, al passaie d'un biioccino, i buoi balzaiono, e lo Sciicco
fece appena in tempo a scansaisi, a tiaueneili.
Sandio stiinse gli occhi. Nel iieueie iaccoglieva sempie lo sguaido souo
le giosse ciglia. Dunque eiano ombiosi` No uno si eia spauiito alla mossa ie-
pentina dell'altio, e l'altio, il destio, aveva dato un balzo innanzi come pei assaliie,
di fuiia.
Alloia Sandio iincoise con lo sguaido il biioccino che eia oltiepassato, vide
e disse Ho capito. Avevano ceicato d'ingannailo nella compeia, e pei la
iabbia si moideva le labbia, sfogava il segieto sgomento con impiecazioni a mezza
voce contio il venditoie.
Se non che, a poco a poco, spiano il viso, gli iifulseio gli occhi e le idee toi-
bide scompaiveio quasi al seguiie di una vivida speianza, o al iisolveisi dell'animo
in un savio pioposito.
E quando fuiono a casa il bifolco e gli altii uomini ammiiaiono i buoi. Soi-
iidente, senza inteiloquiie, lo Sciicco ammiiava tuuo intoino, e sembiava lieto.
La casa, tozza e massiccia, auestava uno stabile benesseie, la cascina eia gon-
a di eno e di paglia, il campo aiato, tia i diiiui laii, aveva le zolle neie di
concime, al sole. Souo il poiticheuo una delle nuoie allauava un bambino paf-
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futo, la ieggitoia, nell'aia, diondeva palate di mondiglia a una moltitudine di
galline e pollastii, faiaone e anitie.
A te' chiamo Sandio contando pochi soldi e poigendoli allo Sciicco.
Qesti li intasco, disse Vi saluto, gente' , e se ne andava. Ma si feimo l,
dove, piesso la catasta di legna e di fasci, eiano ammucchiate le zucche pei i poici.
Vuoi una zucca` gli chiese a voce alta Sandio, pei iideie.
Rise anche lo Sciicco toinando indietio, e quando gli fu piesso disse a mezza
voce
laieste meglio a teneimi qua da voi, pei gaizone.
L'altio stiinse gli occhi ssandolo, poi iispose
E io ti tengo.

Cos lo Sciicco fu contento. Cominciata la vendemmia, acceuo volentieii di


poitaie con gli opeiai pi iobusti i cesti e i bigonci, e sapendosi da che paite
veniva, i compagni l'incitavano a iaccontaie. Cosa facevi in collegio` Come ci
campavi` Stavi allegio` Egli, duiante le soste dell'opeia, iaccontava, teneva al-
legia la compagnia pei il modo con cui esaltava le delizie del ieclusoiio. Cantava
anche a squaiciagola una canzone che aveva sommessamente impaiata a Castel-
fianco, e iidevano, sebbene fosse una canzone da piangeie.
Ma pei il campo lo Sciicco si meiavigliava e godeva e non lo diceva
delle piccole cose che iitiovava dopo tanti anni, e che gli iidestavano impiessioni
di sogni avuti l dentio, nella cella, alle noui gievi.
Allodole tiillavano invisibili contio il sole, cincie e lui si chiamavano, mai
stanchi, d'albeio in albeio, le passeie fiullavano a fioue. Nei piati, i oii d'inveino
iompevano di lilla le veidi distese, biillavano gocce di guazza, candide famiglie di
funghi spuntavano dalle iaduie. Si spandeva lontano l'odoie dei pioppi. E al sole
la dolcezza dell'aiia faceva iicoidaie i gioini pi tiisti, ma passati pei sempie.
liauanto con cautela, in segieto, il padione si eia acceitato del vizio che
aveva uno dei buoi acquistati da poco. Come aveva dato un balzo al passaggio
di quel biioccino su cui eia una donna col fazzoleuo iosso, la bestia infuiiava a
mostiaile un fazzoleuo iosso tentava assaliie cozzando. Teiiibile, se potesse' Eia
peiicoloso iiiitaila anche l, legata alla posta. Qando i buoi han l'iia del iosso,
nel sangue, guai, pei ammazzaie si lasceiebbeio ammazzaie.
Puie, Sandio non fece il iefeito, non ne pailo con nessuno.
E temeva se ne accoigesse il bifolco.
E fece fieua al saito che, a noima dei paui, venisse a tiai di cenci il gaizone.
Compeio anche, pei il gaizone, la anella da faigli un camiciouo, iossa, e lo cuciva
una delle nuoie.
Vi nomineiemo Gaiibaldi dicevano iidendo le donne.
Allo Sciicco paieva di toinaie iagazzo, quando aspeuava ansioso il gioino
della festa che indosseiebbe il vestito nuovo, la camicia nuova.

E fu un gioino di festa. Tuui, fuoi che loi due ieggitoie e gaizone eiano
ai vespeii. Giuocata che ebbeio una paitita alle bocce la vinse lo Sciicco ,
entiaiono nella stalla, lo Sciicco a piendei la saccheua pei andaie alla foglia,
Sandio pei salii dalla botola nella cascina a doimiie disse un bel sonno, tia
il eno.
Ma appena fu disopia, il padione iidiscese, svelto.
Ascoltava allontanaisi la voce, che cantava la canzone di Castelfianco e,
inteiioua, iispondeva a uno che moveva paiola dalla stiada. Qindi sciolse, San-
dio Molenda, il bue insano, lo spinse fuoii della posta, lo avvio fuoii della stalla,
guatando (il camiciouo iosso non eia a met della capedagna), si nascose, svelto.
E pochi istanti passaiono, eteini.
Chi non ciedeiebbe a una disgiazia` ll bue insano (chi ne aveva colpa`) si
eia slegato, eia scappato, e lui, accoiso subito tioppo taidi alle giida.
Ecco.
Coiiete, gente' giido l'uomo che aveva mosso paiola dalla stiada.
Madonna, aiuto' lo Sciicco giido una volta sola.
Aiuto' iipete Sandio Molenda accoiiendo con un foicale Aiuto'
E giunse. tioppo piesto` no.
Qando don lioienzo fu in fondo alla chiesa, si volto, disse a bassa voce
Signoie, ve li consegno a Voi' , e segnatosi con la solita iapidit, usc.
ll cielo schiaiiva. Pallidamente, il sole intiepidiva l'aiia inveinale. E il piete
si mise a sedeie sul giadino pei iiscaldaisi un poco al sole e quasi pei iischiaiaisi
lui puie dentio, nell'animo, che una commozione stiana contuibava di letizia
amaieggiata da un piossimo timoie, di gioia impedita da una peisistente giavezza.
La mia cassafoite' penso, e soiiise. Ma il pensieio gli iicadde ineite,
ed egli iesto a lungo cos, seguendo con lo sguaido la vicenda della nuvolaglia pi
o meno tenue, non ancoia tiapassata ne apeita da iaggi del tuuo viuoiiosi.
linche, giazie a Dio, iiiadio una vivida speia.
Mille e seuecentocinquanta liie iiscosse alloia alloia, calde calde. Mille e
seuecentocinquanta' Che somma' Che coidiale' Ah', i quauiini, hanno piopiio il
vigoie, l'aidoie d'un coidiale che iisuscita' E questa volta iise di gusto, e si diede
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a pensaie iinvigoiito, infeivoiato, fianco. Ne aveva abbastanza, nalmente non
aviebbe pi un centesimo di debito, con nessuno al mondo' linalmente potiebbe
spendeie senza angustia pei una veste (e si guaido la veste iossigna e tignosa),
pei un paio di scaipe (e si guaido a quelle scaipe). linalmente potiebbe cavaisi
qualche onesta voglia senza pauia' No` Gli aiiiveiebbe addosso l'Ameiicano, suo
fiatello, con la solita buibanza, con la solita piepotenza, con i soliti assalti` Che
piete sei` Dove hai nascosti i quauiini che hai iiscossi da Bisaccia` Dammeli' Ne
ho bisogno' Li voglio' Bada'
No' non te li do' Tiovali', e se li tiovi, piendili' Cadiai fulminato'
Una pausa. Qindi don lioienzo iispose foite a suo fiatello come l'avesse
davveio l davanti, tiauenuto dalla tiemenda minaccia, e si sfogo, nalmente.
Che piete sono` Un piete che ha sempie fauo il suo doveie, un galan-
tuomo, sono, io, che ha sempie soeito in lite con la miseiia'
Sempie' E adesso che ho quel che ho, un capitale mio, tuuo mio (un biglieuo
da mille, stupendo, uno da cinquecento, sudicio, ma stupendo anche lui, due da
cento, del Banco di Napoli, belli e buoni, due maienghi d'oio lucidi e sonanti che
consolano a toccaili, e una caita da dieci pei giunta), adesso che posso iiataie, io,
fiatello, non ti scongiuio pi a mani in cioce di non iovinaimi, di non saciicaimi,
di non iubaimi, e ti domando, io, a te Che fiatello sei` che ciistiano sei` che
uomo sei` E ti dico
Qando io digiunavo pei tiiai innanzi gli studi e aiiivaie a dii messa,
quando nostia madie iompeva il digiuno a feue di polenta, tu eii gi in Amei-
ica a fai foituna, e non mandavi un soldo, che e un soldo, a casa, mai, e aieuavi
con la tua condoua, col tuo silenzio, coi tuoi misteii, la moite di quella santa'
Che Dio ti peidoni' E quando sei toinato e mi hai veduto qui, nella paiiocchia
pi miseia, pi tiista della diocesi, e mi hai veduto nelle spese e nei debiti la
cascina, biuciata, da iifaie, il fondo da bonicaie, la vigna da iipiantaie, da scas-
saie, da cuiaie , sei venuto foise ad aiutaimi` Ti sei dato, invece, alle gozzoviglie
in paese, laggi, peiche ti ciedesseio un gian signoie e ti dicesseio l'Ameiicano,
ti sei mangiato, bevuto, giocato tuuo. Spassi e bagoidi' Donnacce' laiaone e
goeuo' E io non conosco nemmeno le caite' Poi, dopo lioienzo, piestami
cinquanta liie, cento liie' Non le avevo il capomastio da pagaie, il solfato da
pagaie, la banca da pagaie. Poveio me' E tu a iimpioveiaimi Che piete sei`
A minacciaimi Bada che sono stato in Ameiica' Come pei spiauellaimi che
in Ameiica ne hai faue di peggio. Dio ti peidoni' E appena in paese ti infoima-
vano che avevo venduto qualche cosa, sbito mi coiievi addosso, a maitiiizzaimi.
Dammi i denaii'
lo No' E me li hai poitati via pi di una volta, dal canteiano, di dentio
il paglieiiccio, di souo i mauoni. Ladio' che Dio ti peidoni.
A tal punto la fosca immagine fiateina sembiava cedeie, sopiaaua. Ma
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iisollevava il capo. Domandava Mille e seuecentocinquanta fianchi`
S' E questi non me li becchi' Qesti sono in una cassafoite, mio caio,
che non si tocca senza tiemaie. Qesti li ha in custodia un caiabinieie che feima
le mani e le gambe anche di chi e stato in Ameiica' Piovati, cadiai fulminato'
Non c'eia da iibaueie. L'Ameiicano sembiava allontanaisi intimidito da un
sacio spavento. E dileguava.
Don lioienzo oiamai si sentiva libeio e tianquillo, guaido nella iealt.
Gli olmi teiiei e squallidi slavano con le vecchie biaccia apeite, quasi a
ieggeie un peso giande, e ieggevano due o tie esili iami. Tia gli albeii, in un
punto, l'acqua del iio specchiava, dentio una luce opaca, la sponda di contio
scoloiita, biulla. Ma sollevandosi e ondeggiando, la nebbia scopiiva a poco a poco
tuua la costa e svelava il veide vivo del giano. E anche l'aiia si mosse. L dinanzi
le foglioline dell'eiba tiemaiono, piegaiono, biillaiono inaigentate nel iieueie
il sole che oi s oi no le colpivano a pieno. Le galline beccavano nel fosso, tia le
foglie moite, e di tanto in tanto, mentie si pailavano a giassa voce, eigevano il
collo e la testa, pei ascoltaie e occhieggiaie. Una balzo fuoii. Bene incappouata di
piume, ceico luogo da fai covino al sole, e, sbauute le ali, si beo della polveie che
le fumava dintoino. Gaiiivano i passeii, si chiamavano i iagazzi lontano. E una
guia di donna soise impiovvisa alla iiva, neia e lieve quale un'ombia, si coloi
nella gonna, nel fazzoleuo che le copiiva quasi tuuo il volto, e sbito dispaive,
pei iicompaiiie e dispaiii poco dopo.
L'Assunta che iaccoglie la mia e la sua cena penso don lioienzo. Poveia
vecchia' Qanto le doveva' Da anni lei e il glio Andiea condividevano la sua
poveit, ne essa si lamentava si lamentava Andiea, mal iimuneiato del tiiplice
ucio di campanaio, becchino e vignaiuolo, ma essa lo quetava dicendogli
Qando il cuiato ne avi, ce ne dai, anche a noi. E un santo.
Oia il cuiato ne aveva. Daigliene`
laiemo un buon desinaieuo il piimo dell'anno penso don lioienzo con
agevole tiapasso. Una bella mangiatina, fia tie gioini.
E soiiise, indulgente a se stesso, alla sua debolezza. ln veiit, pei iesisteie
alla gola aveva patito pi che pei ogni altia tentazione e contiizione, foise peiche
aveva patito tanto da iagazzo' E iiebbe il senso doloioso e stiano d'alloiche, coi
libii souo il biaccio e le mani nelle tasche vuote, si feimava in ciu, davanti alle
vetiine dei pasticcieii e alle boueghe dei fiuuaioli. ln uno stupoie avido assapo-
iava con gli occhi, con l'anima le ignote dolcezze, e quelle delizie inaeiiabili gli
meuevano nel sangue e nei neivi come una esaspeiazione e quasi uno spasimo, da
piangeie. Pi taidi aveva costieue in se voglie ben pi sostanziali ma non minoii.
Oh un cappone aiiosto' E i capponi bisognava vendeili. Oh i cappelleui in biodo'
E il iiso eia la minestia dei d solenni. Oh una toita vanigliata' E giazie se gliene
toccava, iaie volte, alle feste d'altie paiiocchie'
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l colleghi non scoigevano che fatica egli duiava a conteneisi nei loio pianzi
e a ingoiai acquolina. Piuuosto essi lo accusavano di poca sollecitudine, di poco
zelo nel suo ministeio.
A toito` del tuuo` No` loise no. Peiche, peiche egli non eia stato
abbastanza sinceio nel confoitaie gli infelici sentendosi pi infelice di loio, non
eia stato abbastanza aidente e puio nei iiti essendo angustiato sempie dagli aaii
e dai debiti, quando non eiano i teiioii delle cambiali in scadenza, delle citazioni
e dei sequestii.
Maledeui i quauiini', alloia. Ma adesso, oh', adesso che gli iidavano la
pace e la gioia, eian benedeui, dentio quella cassafoite, anche dall'invulneiabile
custode'
Signoie, mi iaccomando a Voi' iipete don lioienzo, e nell'invocazione,
congiunse al desideiio d'esseie peidonato delle sue mancanze, la piena ducia di
meiitai tuuavia aiuto e difesa. Qindi toino a guaidai fuoii di se.
ll sole iisplendeva libeio, oia, d'ogni velame, con iaggi vibianti di vita in-
esausta iianimava tuue le cose intiiizzite, assopite, stinte, spogliate, stiinate dal
fieddo, e ai suoi iaggi coiieva in tuuo, sensibilmente, una aspeuazione beneca
di fionde e foglie negli albeii, di acque chiaie nel iio, di oii tia l'eiba, di spiche
sulla costa, di giappoli nella vigna, di opeie e di canti agli uomini.
Potenza di Dio' Qesto gianellino di polveie speiso nell'innito, che dicono
sia la nostia teiia, come e giande', che poitenti iacchiude'
Qante eneigie' Qante cieatuie' Qante foime diveise di eibe e di oii,
di coloii e piofumi' quante soigive limpide e fiesche' quante messi e gianaglie'
quante soiti di uva bianca e neia, e che vini'
Nella ingenua ignoianza paieva al poveio piete d'esseie impiovvisamente
illuminato quel gioino da una miiacolosa iivelazione.
Pei la piima volta immaginava con anima paitecipe la gioia del viveie in
ogni cosa vivente. Gli paieva di toinaie nel mondo dopo esseine stato escluso
n dall'infanzia, e di compiendeie, di vedeine solo oia le segiete leggi di aimo-
nia natuiale ed aicana. Mai, mai aveva iieuuto cos sulle semine che iiposano
nell'inveino e al lento sviluppo dei geimi e al veizicaie, mai aveva pensato che le
cieatuie vegetative fosseio uguali, nell'immensa voluu dell'esisteie, alle animali,
alle umane, e tuue uguali nell'amplesso di Dio. Mai, mai aveva pensato alle foize
fecondatiici e vivicatiici e pensato anche, cos, all'unico palpito univeisale, al
totale amoie piofondo e sublime.
E questo piaceie che aveva adesso dalla mente e dal cuoie, questa coscienza
di penetiazione, la quale paieggiava lui, poveio piete ignoiante, allo scienziato
e al sapiente, a poco a poco lo tuibava, l'aannava come un astemio che teme di
inebiiaisi e si inebiia quasi senza voleie.
Ne iesiste. Piovo il bisogno di espandeie libeiamente quell'intima gioia,
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ebbe voglia di cantaie. Ma seguendo a voce sommessa la patetica cadenza
dell'inno a Santa Lucia, s'intenei, dove smeueie, iecitaie, con la solita fieua,
una pieghieia. E lo iipiese il senso gioioso di piima anzi pi alacie, pi co-
pioso, pi possente. Gli paieva di sentiie il uido che nutiiva le midolle aiboiee,
che a piimaveia dilatava le scoize e iompeva in gemme, di sentiie la viit che
faceva oiiie i bocci, l'iiiequietudine vitale che agitava in istiida e voli i passeii,
la tianquillit vitale che faceva chiocciai le galline vicine a lui, e sent da lontano,
impetuoso, piecipitoso, avanzaie il tiouo di un cavallo. Avanzava, avanzava. Di-
venne, istantaneamente, quel tiouo, un galoppo fuiioso, il iombo di cento cavalli
sfienati in una confusione enoime. Una confusione enoime, dentio, nel cuoie,
dentio nel ceivello. Un ciollo, uno schianto dell'univeiso, e il sole iosso, di sangue.
Gesummaiia'
Tento d'alzaisi in piedi. Ricadde.

L'Assunta, che iincasava con una giembiulata di duii iadicchi e d'ispide ciceibite,
ciedendo che il cuiato doimisse, lo sgiido
Doime al sole` la male.
Ma accostatasi vide meglio, e si die a uilaie
Andiea' Andiea'
. Piesto la voce della disgiazia coise dalla canonica alla piima casa, di l,
pei tuua la paiiocchia. ln paese poito la notizia il medico il quale eia giunto lass
quando non gli iestava che constataie il decesso, pei aneuiisma. E uno, entiando
all'osteiia del Gallo, annunzio
E moito d'un accidente il cuiato del Palesio.
L'Ameiicano stava giocando. Volse il capo, e iimase con le caite a mezz'aiia.
Appena peio Bisaccia, il commeiciante, che mangiava in dispaite, ebbe esclamato
Gli ho pagato stamauina i quauiini dell'uva e del giano, ed eia tuuo svelto' ,
l'Ameiicano geuo le caite, si stacco dalla tavola, si iaccomando all'oste
Un cavallo, un biioccino, subito' E moito mio fiatello'

S suo fiatello. L in canonica, nel leuo, scoigendolo quale se iiposasse queto e


contento, iitiasse lo sguaido, e mentie l'Assunta in ginocchio biascicava il iosaiio
e Andiea smoccolava con le dita le candele che gocciavano, l'Ameiicano tolse
dal poitapanni la veste e il panciouo, fiugo nelle tasche, invano, boibouo paiole
incompiensibili. Poi mise sossopia quant'eia nel canteiano e nella cassapanca.
Poi disse ad Andiea Aiutami'
xix
Levaiono il moito dal leuo e lo adagiaiono su la cassapanca. Ma anche
dentio al paglieiiccio non si tiovo niente. Ne si tiovo nessun mauone smosso.
Alloia lui, il fiatello, aggiouando le ciglia, chiese
Qesta mauina e venuto Bisaccia, il meicante`
Eia venuto.
E dove sono i quauiini`
La vecchia non iispose. ll glio iispose
Non lo so.
Badate disse l'altio che saltin fuoii piima di noue, o vi denuncio'
E usc a iovistaie altiove.
Siamo iovinati' moimoio Andiea. Ma la madie, guaidando a don
lioienzo
Pieghei lui, pei noi.

L'Ameiicano, infaui, non oso denunciaili neanche il gioino dopo.


Mio fiatello pensava eia una gazza, nascondeva tuuo. Dove li avi
messi`
Dove li avi messi` si chiedevano a vicenda la vecchia e il gliuolo .
E se non si tiovano`
Consultavano tiepidanti, l'una le amiche, l'altio gli amici.
Con se non li ha piesi diceva Andiea.
E l'Assunta
ln che iischio ci ha lasciati, se non ci avvia a tiovaili'
Non ve ne meuete iispondevano amiche e amici . Male non faie e
pauia non aveie' Ma tia loio. Oh tia loio, stiizzavan l'occhio e moimoiavano
Se li son piesi, e fan bene a teneiseli'
Pei poco i pi aiditi non gliela geuavano in faccia Meglio li godiate voi
che quel biiichino'
E quei poveii incolpati capiiono che cosa volesseio signicaie ceite mosse di
spalle, ceite occhiate oblique, ceiti soiiisi sfuggenti, ceite paiole nte. L'Assunta
piangeva e si piemeva d'una mano il cuoie, e Andiea scampanando, zappando e
vangando iibaueva, quasi a peisuadeie in se ogni inciedulo Ladio io non sono
mai stato' Ladio, io, non saio mai'
Nemmeno il cappellano, che eia stato mandato pei economo dalla Cuiia,
sbito dopo il moitoiio, li consolava. Non conoscendoli, sospeuava, taceva.
Ma pi di tuuo li sgomentava il silenzio di quell'altio, del fiatello. Uscito
dalla canonica all'entiaie dell'economo, non si eia pi veduto lass.
. E due gioini dopo, all'ultimo dell'anno, che faceva un gian fieddo, la
chiesa eia piena di gente. Aspeuavano la messa. Qando uno ud, o ciede d'udiie
uno scalpito e un suono di squadioni sbauuti, e susuiio l caiabinieii'
l caiabinieii' susuiiaiono i vicini.
l caiabinieii' avveitiiono di panca in panca.
L'Assunta impallid, geme foite Signoie' e Andiea, che pei seivii la
messa accompagnava il piete dalla sagiestia, fu assalito da un tiemito convulso.
lntanto alcune donne si inginocchiaiono alla balaustia pei iiceveie la Comunione.
E il piete sale il giadino, depone il calice sull'altaie, apie il tabeinacolo,
si volta a segnai nell'aiia, con la mano, la cioce iicoida ad Andiea che deve
iecitaie il Conteor. Ed ecco, il piete si volta ancoia, tende il biaccio a tiai fuoii
dal tabeinacolo la pisside, ma. Che e` che non e` Un caitoccio. Cade sull'altaie,
si apie una di qua, una di l, due cose lucide scappan via, in teiia, sonando.
Monete` Maienghi` Che e` che non e`
Miiacolo' esclama Andiea, pi bianco in faccia che la sua coua.
E le donne che soiieggono l'Assunta esclamano
Miiacolo' Miiacolo'
E tuui, in punta di piedi, ansiosi
Miiacolo' Miiacolo' l quauiini di don lioienzo'

Ricupeiato l'onoie, l'Assunta e Andiea si iallegiaiono come fosseio essi gli eiedi
del cuiato.
Solo, si sentivano in ciedito veiso l'Ameiicano appunto pei quanto li aveva
faui soiiie, e quando poi egli toino a piendeie le cose dell'eiedit, coiaggiosa-
mente gli disseio che da anni non avevano avuto nulla da don lioienzo. Doman-
daie eia lecito la caiit di un centinaio di fianchi.
Ma l'Ameiicano li guato stupito.
Oh non ne avete avuto abbastanza del miiacolo`
Gli uomini e le iagazze cominciata la mietituia piestavan opeia fuoii
del fondo, e le donne eiano andate tuue e tie al ume, a iisciacquaie il bucato,
peiche nel iio vicino mancava l'acqua. A guaidia della stalla aviebbe dovuto ii-
maneie il gaizone, e a seiviie il vecchio, se lo chiamasse.
Ed ivi, all'ombia del noce, il nonno ouantenne e la bambina di sei anni, l'uno
adagiato sulla scianna a biacciuoli, l'altia seduta su la sponda del fosso invaso
dalle eibe, guaidavano con indieienza lo spazio conceduto ai loio occhi.
xxi
Tacevano i campi nella lunga oia pomeiidiana e nella feima caluia della ne
di giugno, la casa, vuota delle solite voci, sembiava aspeuaie in un abbandono
tianquillo, e la vita, che uigeva d'intoino e di cui non peicepivano l'aicano senso,
infondeva nel loio animo una letizia quieta, come se nel mondo ci stesseio solo
loio due, e cos paghi, o come se il mondo fosse un bene dato a loi due soltanto.
Anche, pei essi soltanto le cincie e le aveile paieva che pungesseio di pigolii e
giidii l'immoto silenzio. E se abbassavano le palpebie e poi le iialzavano, la luce
vibiante al limite dell'ombia eia quale un fulgido e tiemulo velo diuso sulla teiia
peiche essi, a scoigeilo, fosseio contenti di tiovaisi, cos, sulla teiia.
Cosa fai, dunque` domandava soiiidendo il vecchione.
E la piccolina iispondeva seiia
Lavoio. Non vedi` Si piovava a intiecciaie spiche di loglio. Ne, at-
tenta all'impiesa, poteva cuiaisi di lui, che ceicava auiiaila coi pi dolci nomi e
le piomesse pi dolci pei aeiiaila, sollevaila su le ginocchia e simulaie di divo-
iaisela in un boccone, volto contio volto, i capelli bianchi contio i capelli biondi.
Hamm' ti mangio'
Qelle pei lei eian caiezze faticose, s valide biaccia aveva ancoia il vecchio,
ma in compenso, quando lui allentava la stieua, lei scappava sicuia di paieggiai
la paitita.
Piendimi'
Piendeila` Da anni il nonno aveva peiduto l'uso delle gambe. E iideva o
sgiidava. Sgiidava a tuui, eiamente, donne e uomini, quasi pietendesse vedei
iipaitita e acciesciuta in ognuno l'eneigia che non aveva pi e l'eneigia che gli
eia iimasta, o quasi volesse gaiantiisi del comando sebbene costieuo a faisi
ieggeie a biaccia ogni volta che desideiava mutai luogo. Ma a lei, la glia minoie
del glio minoie e piedileuo, non aveva mai iivolta una paiola cauiva, e guai a
chi la toccasse', e se non l'aveva vicina, sempie gli si ouscava la faccia chiaia,
intoibidava lo sguaido limpido. Con lei diveniva bambino nei discoisi, nei giuochi
le eia uguale.
Vieni qua' Poita qua le disse , che ti aiuto'
No. Didava, non aveva voglia di iesisteie alle tentazioni dei moisi, di
piemeie le mani contio la faccia iugosa, pei non soocaie, ne di stiillaie a difesa.
Ma poi la sedusse la pioposta di una nuova gabbia da giilli. A compoila
occoiievano gambi di eiba volpina e non di loglio, e il nonno glieli indicava, e
la esoitava di non andai al sole a coglieine, e di non piegaili e iompeili nello
stiappo.
Qando bastaiono, la gabbia fu piesto in oidine. Non appena peio fu com-
piuto il lavoio, si compie il tiadimento.
Hamm' Ti mangio'
Le stiida sbigouiiono n i passeii, su pei il teuo.
xxii
E il giillo`
Rispondeva il nonno che i giilli di gioino stanno in casa, pei uscii la seia a
cantaie alla luna e alle fate.
E lei, ciedula, iipiglio la faccenda di piima, decisa a non lasciaisi ingannaie
mai pi.
Oia il vecchio l'udiva boibouaie senza ascoltaila e seguiva il ionzo d'un
calabione tia il folto dei iami. E, come la piccolina quando egli piotiaeva una
tiiiteia noiosa, chino il capo, e a poco a poco si addoimento.
C'eia tuuavia da dubitaie che ngesse, pei tiadii poi di nuovo, e l'altia
venne a lui adagio, lo consideio un pezzo, lo tocco a un biaccio, fugg ziua.
Doimiva` Ripete, pi aidita. Lui non si mosse, una mosca gli passeggio sul naso
essa iise, e si convinse che doimiva davveio.
Che cosa faie adesso` Pensava di scappai via, di coiieie dal gaizone, il
quale sapeva foimai bambocci con la paglia o con la mota, pensava di inseguiie
una faifalla al sole.
Ma iammentava le minacce mateine e l'imposizione di non scostaisi dal
nonno, e tiovo meglio imitaie il nonno. Pei doimiie allo stesso modo di lui si as-
sise al piede del noce, appoggiata al tionco. E il calabione che, tia il folto, ionzava
pei addoimentai lei puie, l'addoimento.

ll vecchione intanto sognava. Sognava di esseie a mieteie, e il fiumento eia tanto


bello che paieva d'oio. Ma le giane d'oio uscivano dalle loppe, cadevano. Egli
iampognava i gliuoli d'esseie andati a mieteie piima quello degli altii, a stagione
avanzata, e si sentiva stanco di cuivaisi a iecidei mannelle e di sgiidaie mentie
tuui cantavano.
A poco a poco gli iiuiva nel cuoie una soavit immensa. L'aiia aocata
s'alleviava, si anava in una deliziosa fiescuia, e al di l del giano, il campo oiiva
souo il cielo d'un nitido tuichino. Rose e gaiofani, papaveii e gigli. Poi soigeva
un'immagine, che avanzava passo passo e soiiideva. Sembiava domandaie
Non mi iiconosci`
Se la iiconosceva' La sua donna, quando eia giovane. E gli paive di sognaie
nel sogno, peiche la sua donna moita mutava il coloie dei capelli e il coloie
degli occhi. E il soiiiso, non pi tiiste, la giocondava tuua, tiasfoimandola. Un
sogno nel sogno. L'immagine mutava, lentamente e distintamente, in una iagazza
bionda, dagli occhi celesti, bellissima. Chi` Eia lei, la bambina, ingiandita come
se andasse a nozze, felice.
Egli vedeva bene che eia un sogno, che non poteva esseie gi sposa, nondi-
meno a scoigeila cos felice, non godeva soiiva in fondo al cuoie. E l'aizione
xxiii
ciesceva ciesceva, e la nipote, che egli amava pi di se stesso, lo guaidava in uno
stupoie muto. Ah ecco, toinava quale doveva esseie bambina, lo chiamava, e
poiche, stieuo al cuoie, egli non iicupeiava la voce a iispondeile, iompeva in
pianto.
linche, del tuuo desto, il vecchione la vide che piangeva davveio, piesso a
lui. N'ebbe un insolito dispeuo.
Cos'hai da piangeie` Smoiosa'
Poveiina' Aveva iagione di lamentaisi. Soiiva.
Nell'oiecchia` Cosa ci hai nell'oiecchia`
Una foimica. Piagnucolando poitava la mano alla guancia, quasi pei
auenuaie il fastidio. La foimica, che le eia entiata nell'oiecchio, eia tanto giande',
e piegava il nonno di libeiaila dalla pena, che eia tanto giande'
Cavala, nonno'
ll nonno la confoito, gi impietosito, ma senza timoie. Si fece daie un fus-
cello a cui si appigliasse l'intiusa, ed estiaila. Nel dubbio peio che fosse peggio,
le disse
Non ci badaie' Non e niente'
Anche a lui, mentie doimiva su l'eiba, un gioino, eia successo lo stesso, ma
le foimiche hanno giudizio, e, a non stuzzicaile, toinan fuoii, iipiendono l'andaie.
La bambina lo guaidava pei ciedeigli. Tacque un poco, indi, quasi il fastidio
s'acciescesse d'un tiauo ad acuto toimento, si geuo in teiia, agitata e piangente.
Non valevano pi le paiole a quietaila.
ll vecchio pativa con lei, ne tiovava pi paiole da diie.
Qando, a un tiauo, apiiisi nella sua mente il iicoido di un male tiemendo,
di una oiienda sciaguia' Mosse iapidi gli occhi dal lato del noce, l vicino. E
scoise. ln la le neie foifecchie andavano su e gi pei il tionco.
Dov'eii a doimiie` domando iabbiividendo d'angoscia.
La bambina non iispondeva, piangeva.
E lui iipeteva la domanda, piegava, scongiuiava che iispondesse. Ah le
abominevoli bestie'
Dov'eii a doimiie` Dimmelo' dimmelo dunque'
Essa accenno al noce, e singhiozzando si contoiceva. Soiiva tanto' Nessun
dubbio un peiicolo, una disgiazia teiiibile, enoime'
Aannosamente, con quanta voce aveva, il nonno si diede a chiamaie il
gaizone. Lo mandeiebbe a chiamaie il medico coiiesse subito, pei l'amoi di Dio'
Sempie lo aveva inteso diie, sempie, che le foifecchie entiano negli oiecchi di chi
doime, e se non si han pionti i feiii e la mano dell'aite, bisogna moiiie. lmpazziie,
e moiiie aiiabbiati come pei iabbia di cane. Qella bambina'
Chiamava quanto pi alto poteva
Cleto' coiii, qui' Cleto' ohe'
xxiv
lnvano. ll gaizone se ne eia andato o alla bouega pei la foglia, o altiove.
Maledeuo'
E la poveiina gemeva, mentie lui, il nonno, aueiiito, con le sue giida ne
copiiva il gemito, e inveiva contio le donne che avevano lasciata la casa vuota,
sciaguiate', e contio gli altii che eian via, lontano, senza pensaie.
Nessuno udiva, e cosa poteva fai lui, vecchio impotente, inchiodato in una
scianna, con quella angustia nel cuoie, con quella ceitezza che aveva di un peii-
colo, di un male a taidaie iiiimediabile' lmpazziie, moiiie' La bambina'
Ma foise non eia veio quel che aveva inteso dii tante volte` Se eia veio, no,
Dio non lo peimeueiebbe' Aviebbe miseiicoidia. lnfaui oia piangeva pi piano.
Smise di piangeie, un istante, come a peisuadeisi che il toimento cessava. Non
cessava. E toino a lui con iinnovata speianza, e l'abbiacciava, il suo nonno, e lo
scongiuiava, pei caiit' Cavala, nonno'
La libeiasse' ln che modo, Dio santo` Non osava temeva fai peggio,
tiemava. Un medico ci voleva, sbito', e nessuno lo udiva, poveio vecchio, solo
nella sua impotenza, nella sua miseiia, nel suo teiioie'
L'ignoianza e il piegiudizio eccitavano la senile fantasia a un immaginaie
atioce. Con le pinze della coda, le iobuste e aguzze foibici, l'animaluccio mostiu-
oso, poitato dall'istinto a nascondeisi, foiava a penetiai nel ceivello, e vi pene-
tiava a poco a poco, nche vi zampiccava, atioce, dentio. Qal toimento, qual
maitiiio, quale spasimo pi giande` lmpazziie, moiiie di spasimo'
Ne la bambina fiemendo, con la faccia sul suo peuo, con le biaccia su le sue
spalle, peideva la speianza. Dal nonno auendeva il sollievo, dal nonno il iimedio
all'intolleiabile male, che la fiugava, la fustigava a dentio, sempie pi a dentio.
E il nonno non diceva pi nulla, non faceva pi nulla, non sapeva fai pi nulla.
Tiemava tuuo. E alloia essa si iitiasse ostile e gli iivolse un'occhiata livida. Ah
che atioce patiie doveva esseie, se una bambina, quella bambina, la sua bambina,
aveva potuto espiimeie dal pi piofondo senso vitale tant'odio, mostiaisi cos
ciudele, spietata' O foise eia quell'occhiata il piimo indizio della demenza`
Voglio la mamma' uilava tentando staccaisi dalle biaccia tenaci.
Egli la tiaueneva pieso da un'altia pauia, che fuggisse e si smaiiisse, insana,
pei la campagna.
Voglio la mamma' uilava divincolandosi con tuue le foize, ed egli
la teneva con tuue le foize. Louavano, il vecchione ouantenne e la bambina di
sei anni. Ma vinta, dispeiata, lei piego le gambe, e lui vinto, dispeiato, la lascio
abbaueisi ai suoi piedi.
E pei non vedeila svenuta o in convulsione, poveio vecchio impotente, ie-
clino il capo e invoco dal Cielo una ne.
Peiche, Dio` peiche` Da cinque anni campava inchiodato in una scianna, e
non aveva bestemmiato mai, e la gente diceva Siete bello, nonno' Ammiiavano
la sua pazienza e la sua viit. Rassegnato, lui, che eia stato un lavoiatoie, un
gigante' E, in coscienza, eia buono. Se sgiidava, sgiidava sempie pei buon ne,
non pei cauiveiia, e quando non ubbidivano, peidonava. E iingiaziava Dio e la
Madonna, mauina e seia, di conseivailo al mondo pui inchiodato a leuo e nella
scianna. Peiche dunque, peiche castigailo in una manieia cos baibaia, in una
cieatuia innocente, che eia la sua consolazione, il cuoi del suo cuoie` lmpazziie,
moiiie'
Dio santo' no'
ll vecchione ebbe una scossa di tuui i neivi, tuua la vitalit che gli iestava
insoise aeiiata dalla volont indomita, e lo sospinse a un impeto piodigioso,
a una possanza fuiibonda, a un miiacolo. leimo le mani sui biacciuoli, si alzo.
Si alzo, si iesse. ln piedi diiiuo gigante, col baleno, col deliiio, con l'animoso
spavento del miiacolo. Ciedeue di potei muoveisi da se, di potei camminaie, di
potei coiieie a ceicai qualcuno, solo che non avesse impedito il passo.
La bambina gli impediva d'andaie. E tiasmeuendo nella voce la iicupeiata
eneigia e il piodigio, egli uilo Aiuto' aiuto' , e fu come se la casa biuciasse,
o come lo assassinasseio.
Non si muoveva peiche dubitava che la bambina, l, a teiia, fosse svenuta
o moiente. Pei questo non si muoveva. Ma quando la ud iipeteie La mia
mamma' , le giido invipeiito di lasciailo passaie, con un supiemo sfoizo avanzo
il piede.
E iicadde, aianto, nella scianna, nella sua desolata miseiia.
Un fieddo moitale gli invadeva in fieua le membia, saliva a gelaigli il sangue
in ogni vena. Sent la moite.
Anche la bambina steue un pezzo senza dai segno di vita. Tuuo il mondo
adesso taceva, tuuo il mondo aspeuava.
. Ma, a un tiauo, essa levo su il capo, la peisona.
lndicando, a teiia, esclamo vivace e giuliva
Guaida, nonno' Guaida che foimicone che eia'
ll nonno ceicava con lo sguaido. E vide piopiio una foifecchia. E vide che
il sole iisplendeva ancoia, e che il mondo eia toinato bello.
Soiiise. Eppoi non vide pi niente.
Abitavano nello stesso sobboigo e ogni seia iincasavano insieme, dalle sai-
toiie ove lavoiavano, piima in tiam poi a piedi. ln tiam eia un diveitimento pei
tuue cicaleccio, moueggi, compiacenze d'esseie osseivate e d'osseivaie le meno
xxvi
belle di loio, ma nel tiauo a piedi seguivano le condenze d'amoie e le espansioni
sentimentali, mutava il tono. E l'lda, la pi giovane delle tie, inteiloquiva di iado,
si sentiva a disagio pei un misto di timidezza e d'oigoglio.
ll suo innamoiato guidava autocaiii nel Caiso, non eia in tiincea come
quelli delle amiche, e discoiiendone le paieva di piovocaile a iipeteie loi-
tunata te' , quasi non avesse da stai in pena lei puie.
loitunata te'. C'eia fois'anche, in fondo a queste paiole, la punta iionica,
l'aciedine di un'altia invidia lei faceva all'amoie con uno di miglioi condizione
che i loio innamoiati , e non voleva mostiaie di accoigeisene. Se peio taceva
o tentava invano di sviaie il discoiso solito, l'lda bene spesso bolliva dentio e
stentava a fienaisi, a non pioiompeie
latela nita una volta con i piagnistei e con le spacconate'
Che noia, tuui i gioini' L'Olga si maitoiiava negli stenti e nei peiicoli della
tiincea, acciesciuti con fantasia egoista pei concludeie che solo il pensieio di lei
sosteneva il suo caio a supeiaili. L'Adiiana. Eh' dopo che al suo Gustavo gli
avevan dato la medaglia di bionzo, non si campava pi, con lei, che dietio sacchi
di sabbia, in mezzo a cavalli di liisia, contio a ieticolati, incontio a mitiagliatiici
tac tac tac! e bombe a mano, e souo a shiapnel e bum' a palle da
tiecentocinque. Si saiebbe deuo che tante maledizioni fosseio state inventate non
pei meiitai l'infeino a Guglielmo ll, ma pei fai onoie a lei sola, la bionda Adiiana,
che aveva pei innamoiato un giovane di fegato e nessuno lo negava.
Qando poi iicevevano leueie, pietendendo non fosseio sciiue con libeia
volont, le commentavano a loio modo, leggevano tia le iighe le pi stiambe
iivelazioni, le inteipietavano a iovescio. Non mi manca nulla doveva signicaie
che moiivano di fame. Pei adesso non si combaue signicava tac' tac' tac'
e bum' bum' bauaglia e stiage.
E te, lda` Cosa ti sciive il tuo Giulio` spesso le chiedevano, foise anche
pei moiticaila, che lei iiceveva meno leueie.
Rispondeva senza scompoisi
Niente. Dice che fa il seivizio di tiaspoito e che sta bene, e io ciedo a quel
che dice.
loitunata te'
loitunato lui'
Ma una seia le feceio scappaie davveio la pazienza. lu cos lei che aveva
tiepidato e tiepidava non ignaia dei peiicoli che pui Giulio coiieva, lei che a
Giulio gli voleva un bene giande, non sempie si souiaeva all'ipotesi di una dis-
giazia, ma cotesta pauia la teneva in se, nel suo segieto, non ne aviebbe discoiso
nemmeno con sua madie, quasi pei una iipugnanza di una tiistezza colpevole o
di un malauguiio.
lnvece l'Adiiana e l'Olga, che in sentimento d'amoie pietendevano dai legge
xxvii
al mondo, non solo non iifuggivano dall'immaginaie moiti i loio innamoiati ne
discoiievano pei vantaie la passione che esse ne pioveiebbeio. E le fiasi e le escla-
mazioni tiagiche, pei quanto potesse esseie sinceio il sentimento che le suggeiiva,
uitavano i neivi all'lda come una nzione, una falsit.
L'Adiiana aeimo
Se Gustavo, che e tioppo coiaggioso, tioppo' tioppo', ci iestasse, oh,
io non mi faiei suoia, voiiei che tuui vedesseio, capisseio il mio doloie e mi
compiangesseio. Uno uguale non lo tioveiei pi' Nessun altio, mai pi'
E io lamento l'Olga con un'aiia e una voce che paieva la Duse , io
diventeiei maua' Lui, la mia vita, peideilo cos` Non sapei nemmeno dove fosse
sepolto` Maua, state pui sicuie, mi geueiei dalla nestia'
Bieve pausa. Poi
E tu, lda`
Ebbene questa domanda, questo distaccaisi dal pensieio oiiibile e passaie a
inteiiogai lei, quasi a piovaila in una gaia in cui pievedevano iesteiebbe infeiioie,
la disgusto del tuuo.
Tu cosa faiesti se peidessi il tuo Giulio` insisteue l'Adiiana.
E all'lda biillaiono gli occhi. L'eccitava il bisogno di un contiasto comico.
Scoppio a iideie, tanto eia enoime cio che le scappava deuo, e disse
Oh' Pei me, moito un papa, fauo un altio'
Non ebbe appena pionunciate queste paiole, che ne fu pentita.
Viva la sinceiit' Viva la tua faccia' esclamaiono le amiche iidendo
anche loio. E l'oigoglio non le peimise di iibaueie Non avete capito che ho
scheizato` , e la timidezza non le peimise di diie, pi duiamente Voi non
dovieste ciedeie a me come io non ciedo a voi. Tacque, ma dubito subito che
la iisposta data pei impazienza passasse di bocca in bocca in tuuo il sobboigo
come un'enoimit fia veigognosa e iidicola, e quando fu in casa, il dubbio di-
venne timoie, spavento. Cosa aveva deuo' L'accuseiebbeio di avei poco giudizio
e niente cuoie, l'accuseiebbeio di iiteneisi cos bella che peiduto un amante non
le mancheiebbeio ammiiatoii e consolatoii da sostituiilo. liguiaisi se l'invidia
non ne appioueiebbe' Se qualche anima buona non si assumeiebbe l'obbligo di
apiii gli occhi al poveio Giulio' E lui alloia. Si vedeva lasciata e scieditata pei
una leggeiezza' pei uno sfogo innocente' Stupide' causa loio.
Bisognava pieveniie il colpo e confessai tuuo a Giulio, subito, e lui giudi-
casse. Di coscienza, lei si sentiva meiitevole di peidono. E si mise a sciiveigli
una lunga leueia, pei dimostiaie come il suo caiaueie discoidasse dalle amiche e
come e peiche coloio le fosseio divenute antipatiche.
Ma aiiivando al punto scabioso, alla fiasaccia che pui doveva iifeiiie
xxviii
Moito un papa., non aid tiiai innanzi.
Tioppo distava la biuua, cauiva, ciudele espiessione d'insensibilit dalle
piemesse e dalle pioteste d'amoie, e queste piendevano un aspeuo di iipiego in-
suciente. Cosa aveva deuo' E l'immagine di lui cos innamoiato, cos ducioso,
cos feimo di volont e d'animo pei la speianza di aveila inteiamente sua appena
nel mondo toinasse la possibilit di essei felici, le si aaccio seveia, ostile, minac-
ciosa.
lo pensava che le diiebbe , io soiivo a staiti lontano, io soiivo nei
peiicoli che coiievo a ogni oia, a ogni momento, peiche mi guiavo il tuo stiazio
se mai ti poitasseio la notizia della mia moite, io sospiiavo il gioino di iiabbiaccia-
iti e iidaiti la foiza di speiaie, di auendeie la nostia felicit, e tu, intanto, non mi
tiadivi con un altio, no, ma m'ingannavi, pei adesso, foise peggio ti veigognavi
di mostiaiti innamoiata di me scheizavi indegnamente sul nostio amoie, e la
gente aveva da iideie compassionandomi. Poveio Giulio' Ti sei messo bene'
Se una cannonata ti sfiacellasse, eh' non dubitaie che l'lda si consoleiebbe piesto,
e lo dice .
Pianse, non doim in tuua noue. E la mauina dopo, quando le amiche la
chiamaiono, al solito, dalla stiada, sollecitandola che eia taidi, e discese e si ac-
compagnaiono, al solito, aviebbe voluto toinai lei nel discoiso e libeiaisi dalla
lunga ambascia, diie Badate, iagazze. Giulio mi e molto aezionato, ma guai
a me se impaiasse' Stava pei vinceie lo stento a umiliaisi, e piovo invece
un ineabile sollievo a non scoigei segno di malignit nella faccia dell'Adiiana e
dell'Olga, non un soiiiso ambiguo. Le aviebbe baciate. lnfaui non si eia mon-
tata la testa con un timoie assuido` E poi, se inteiveniva qualche cosa di nuovo,
dimenticheiebbeio del tuuo pei sempie quel discoiso. Eiano cos leggeie'
E, giazie al cielo, il fauo nuovo, la distiazione fu la neve. Oh che danno pei
i loio stivaleui, che costavano tanto' L'aigomento, nell'andata, mentie nevicava,
fu non solo il piezzo delle scaipe, ma il costo della vita, la dicolt a iispaimiaie
pei il gioino che meueiebbeio su casa.
E al iitoino la neve eia alta. Doveueio fendeila, calcaila, spesso spiofon-
daivi.
L'Olga piagnucolava, l'Adiiana malediceva il destino, e l'lda, come se Dio
l'aiutasse, iideva tuua contenta.
Segu il gian fieddo, il peiicolo di cadeie pei la stiada ghiacciata. Altio che
conveisaie' Bisognava stai diiue, e si soiieggevano a vicenda stiillando a ogni
scivolone.
Ma si iinnovaiono i gioini delle condenze. Gi iitoinavano i soldati dal
fionte, in licenza inveinale, e le amiche a lamentaisi e a piotestaie che le licenze
non si desseio a tuui quanti.
ll tuo Giulio veii di ceito dicevano all'lda.
xxix
Veii, tu sei foitunata.
linche, una seia, l'Adiiana disse, maligna
E se non venisse, poco male, eh, lda`, pei te e pei lui.
Peiche` lei chiese tiepidando.
Peiche tu non ti guasteiesti il sangue, e lui potiebbe consolaisi con
qualche iagazza di lass. Dov'e il tuo Giulio ce ne sono che poitano gli stivaleui
alti, dicono, e non se li guadagnano in saitoiia.
L'lda si moise le labbia, l'Olga iise sguaiatamente, e aggiunse Poco male'
Tanto, moito un papa, fauo un altio'
Siete cauive' alloia esclamo l'lda con la voce piena di pianto. lo ho
scheizato, e voi.
Biuuo scheizo' inteiiuppe, senza guaidaila, l'Adiiana, con solennit
di iimpioveio. Biuuo scheizo' Qel che hai deuo e peggio che diie lontan
dagli occhi, lontan dal cuoie, e come diie io non ti ho mai voluto bene, t'ho
lusingato, e tu, sciocco che sei, m'hai dato mente. Anche peggio' E come diie
a me non m'impoita piopiio niente della gueiia, e che molti ci muoiano, e che
tu ci muoia, io mi diveito lo stesso. Un uomo che abbia del sangue nelle vene
e innamoiato, a udii di queste belle pioposizioni commeueiebbe no un deliuo.
lmmaginaisi Gustavo' Mi ammazzeiebbe'
(Bum')
E l'Olga
ll mio Auilio mi sciive sempie Non mi abbandonaie, pei caiit, pei
l'amoi di Dio' Se impaiasse che io a dimenticaimi di lui ci duieiei cos poca fatica
e che gi piima che moiisse aviei il coiaggio di pensaie a un altio, si accoieiebbe
di passione. Lui si ammazzeiebbe.
(Buum')
L'lda si eia iiavuta le cuoceva di esseie stata debole. Le sso con una mossa
del capo di souo in su, che signicava Avete nito` Adesso pailo io. Ma non
pailo a lungo. Giido foite, peiche, nel sobboigo, molti udisseio la canzonatuia
tac tac tac! Bum! bum! E soggiunse, foite Come siete bue' Poi,
essendo piossima a casa, vi entio di coisa, piesa da un iiso convulso. L'avevano
amaieggiata, feiita, oesa, dubitando, oltie che di lei, dell'uomo che amava, si con-
tentasseio se si eia limitata a meueile in iidicolo, spasimanti fastidiose e spioposi-
tate'
Ma il gioino dopo non l'aspeuaiono pei andaie e toinaie insieme. Essa nse
di non cuiaisene e da quel gioino le pievenne nell'andata e nel iitoino a casa. ln
cuoi suo, peio, temeva, ne paventava il iancoie, la vendeua, tanto pi che Giulio
veniva in licenza, e i danzati di quelle due non si eiano ancoi visti.
xxx
Oh' daigli una piova che il pensieio di lei non lo abbandoneiebbe mai pi
sua pei la vita e pei la moite' Qante volte la moite lo aveva iasentato', e peicio
essa lo amava, oia, di pi.
Un gioino iaccontava Giulio una nespola abbastanza giossa cadde
piopiio sul mio caiio, s'inteino fia i sacchi. Se scoppiava, addio lda'
Essa, mentie egli pailava, mutava coloie, egli sentiva fiedda la mano che
stiingeva nella sua. E si guaidavano negli occhi soiiidendo.
Eia aiiivato, Giulio, la mauina. Un saluto ai suoi, ed eia coiso da lei. E
discoiievano, soli, davanti al fuoco. Guaidandosi iiconoscevano il loio amoie pi
vivo, pi foite, pi buono, le paiole che dicevano, vibiavano di un sentimento
che ne supeiava il senso e il suono cos piofondo e cos giande che il silenzio e
la luce degli occhi paievano espiimeilo meglio, e di quando in quando tacevano
e si ascoltavano, nche il silenzio diveniva una pena. L'lda alloia inteiiogava,
ma non una delle domande gli fece che le amiche si saiebbeio immaginate gli
iivolgeiebbe pei gelosia. E lui, quel iagazzone di ventiquauio anni, che aveva
una infantile dolcezza negli occhi chiaii e aveva nel viso la seienit di un animo
saldo e di una mente padiona di se, lui non solo non dava segno di avei dubitato
o di dubitaie, ma dimostiava, a vedeilo, che vicino a lei, nulla, nessuno al mondo
aviebbe potuto tuibaine la ducia e l'amoie. Ne lui ne lei dimenticavano intanto
che la felicit eia bieve, che saiebbeio di nuovo divisi, e sentivano che a soiii
meno dopo il nuovo distacco aviebbeio dovuto feimaie pei sempie, nella memo-
iia, quegli istanti gioiti. Come` Con una piova d'amoie indissolubile, supeiioie
a ogni lontananza, a ogni timoie, a ogni evento, supeiioie a quella stessa felicit
che il cuoie palpitando e la mano stiingendo la mano piomeuevano nell'avveniie.
Ho da faiti una condenza Giulio disse a un tiauo.
Anch'io.
Piima io' Sai che tiaspoito non solo munizioni e mateiiali, ma feiiti e
moiti`
Non me l'hai mai sciiuo.
Ceite cose a voi donne e meglio non diivele, ci piangete sopia o le esagei-
ate.
L'Adiiana, s, e l'Olga' esclamo la iagazza , a me fan iabbia pei questo'
Senza badaile egli seguito Dopo una avanzata, avevo avuto l'oidine di
iaccoglieie i feiiti austiiaci e poitaili, dalla piima linea, gi, al posto di medi-
cazione, di dove le autoambulanze li tiasfeiivano alle sezioni di sanit.
Desciisse il camion auiezzato, con le baielle sospese al di sopia pei i feiiti
pi giavi e le panche, souo, pei i meno giavi, insiste a dimostiaie come eia il
luogo delle piime cuie.
Una casa di l dalla stiada, al iipaio dalle altie, tuue scopeichiate e iov-
inate. E stando col caiio nella stiada noi non vedevamo quelli dell'infeimeiia, e
xxxi
non eiavamo visti.
Ho capito iipete l'lda.
lo e il mio compagno, il meccanico, calavamo a teiia, nelle baielle, i fei-
iti, due soldati venivano a piendeili, a uno a uno. Ma non eia nita la musica,
squassava ancoia l'aiia il iombo di qualche cannonata e alloia i feiiti leggeii, che
pensavano d'esseisela cavata con poco e che foise avevano combauuto da biavi,
si piendevano una gian pauia e si iaccomandavano
Jsus' Jsus'
L'lda iise, ma chiese subito
E quelli pi giavi`
ln una delle baielle ci avevamo un uciale, giovine, bel giovine' Moiiva,
e lo lasciaiono l, vicino al camion. Tanto, non c'eia pi niente da faie. Poitaiono
via piima tuui gli altii, e si allontano anche il mio compagno. Non avevamo
mangiato dalla mauina, e ando all'infeimeiia a ceicai del pane. lo, iimasto solo,
stendevo una copeita da campo su quel disgiaziato, quando iiapi gli occhi, e mi
guaido. Voleva diimi qualche cosa. Capiilo' lo capii che ceicava di spiegaisi in
italiano, ma lo spasimo delle feiite e la moite che aiiivava gl'imbiogliavano la
memoiia.
L'lda tacque ansiosa.
linalmente si tocco con la mano destia il peuo e con uno sfoizo iiusc a diie
Qi. moneta, vostia. Caite, no. luoco, piego.
Voleva che tu le biuciassi.
Ah come disse piego' Pieghieia di moiibondo, pensai io. Gli apeisi la
giubba, tolsi il poitafogli. E, nell'auo, il sangue mi si gelo nelle vene. Se qualcuno
mi vedeva` Potevano vedeimi i soldati che toinasseio pei poitai via anche lui,
o il mio compagno, o qualche altio camion di passaggio. Ladio' Saiei paiso un
ladio' E non eia ancoia moito'
Che momento' esclamo l'lda.
Mi sentivo cento occhi addosso, ma una idea mi iincoio, cavai le caite,
lasciai i denaii, iimisi il poitafogli nella tasca. Non aviebbeio potuto pi diie che
iubavo'
lacesti bene. E le caite`
L'angustia fu tale che non mi accoisi nemmeno che eia spiiato. Qando
me ne accoisi, gli chiusi gli occhi, e gli tiiai la copeita sul viso.
E le caite`
Le ho qui, con me.
Eiano alcune leueie di mano femminile, in una busta, una fotogiaa e una
ciocca di capelli biondi.
Com'e bella' esclamo l'lda consideiando, piesso la nestia, il iitiauo
della giovine donna. Ma la sua ammiiazione ciebbe quando, sciolto il lo di seta
xxxii
che stiingeva la ciocca, s'avvide che solo tie capelli bastavano a compoila, tanto
eiano lunghi' Disse Sono pi belli dei miei.
Giulio scosse il capo e iibaue, seiio
No, noi italiani piefeiiamo i capelli neii e lucenti, come i tuoi.
E iitoinaiono al focolaie. Ripiglio lui
Biuciai tuuo. Peiche`
Volont di moiibondo.
Peiche distiuggeie` Giulio domando.
Si indovineiebbe dalle leueie, chi sapesse leggeile.
Ho un supeiioie che lo conosce, il tedesco, ma non gliele ho mostiate.
Hai fauo bene disse l'lda. E soggiunse loise temeva, quel poveieuo,
che un gioino, se veii la pace, le leueie e i iicoidi fosseio iimandati al suo paese.
Temeva di compiomeueie la donna.
Gi moimoio il giovine. L'ho sospeuato anch'io la moglie di un
altio. lo peio non lo ciedo.
E alloia` essa iieueva. Moimoio loise hai iagione tu. Non
aviebbe aspeuato all'ultimo momento se avesse temuto di compiomeueila.
Ma Giulio scosse di nuovo il capo.
No. lgnoianti o istiuiti, in gueiia si e tuui eguali, tuui peisuasi, mentie si
vedono cascai gli altii, che le pallouole, le spoleue o le schegge debbano iispeuai
noi. E sai chi ci d questa peisuasione` Piopiio i iicoidi che si poitano sul peuo,
di nostia madie e di chi ci vuol bene.
L'lda soiiise, con gli occhi pieni di lagiime.
Egli piese dal poitafogli il iitiauo di lei, lo consideio quasi pei iinnovaisi,
oia che le sedeva vicino, le impiessioni che aveva a consideiailo quando eia lon-
tano, lass, e pacatamente lo iipose. Dopo, aeiio le leueie e la busta con la
fotogiaa e la ciocca di capelli, e buuo tuuo nel fuoco.
luoco, piego. Ceicava iendeie con la sua voce il suono delle paiole
indimenticabili, e osseivava le caite accendeisi, la amma invadeile iaggiinzando
la busta. Esclamo
Vampata d'amoie' , e la fiase gli paive cos bella che guaido, contento,
l'lda. Ma essa
Di' dunque peiche distiuggeie`
Ascolta iispose Giulio. Qando due che si sono amati, si lasciano,
cosa fanno peiche ogni legame sia tioncato pei sempie` Si iestituiscono i pegni
d'amoie. Un pegno e una memoiia, e un obbligo a iicoidaie e veio`
E veio.
Qell'uciale sentendosi moiiie penso che la sua danzata, se iiavesse
le leueie, il iitiauo, i capelli, non iesteiebbe legata alla sua memoiia, come ci
iesteiebbe invece se ciedesse che qualche cosa di lei fosse andato souoteiia con
lui.
Se non che l'lda obieuava ancoia
Aviebbe piegato di seppellii le caite, non di biuciaile.
Rieui iibaue Giulio. Doveva dubitaie che non lo seppellissi io, e
non si do di altii, anche se io piomeuevo. Nel modo che mi guaidava io capii
che intendeva diimi di voi posso daimi. Sembian misteii e sono veiit cos
semplici'
Alla iagazza toinaiono a luccicaie gli occhi.
Ma io saio pi spiccio seguito Giulio. Sul tuo iitiauo ci sciiveio
Seppellitelo con me, piego. E soiiise.
Giulio' giido lei.
E tu, se io moiissi` dimando lui, pacatamente.
Ah, la piova, la gian piova d'amoie'
L'lda coise a piendeie le foibici, si disciolse una tieccia. E lui taglio tie
capelli, li compose in cioccheuina, li bacio e li pose col iitiauo nel poitafogli.
Pacatamente.
Ma alloia la iagazza gli geuo le biaccia al collo singhiozzando. Piangeva
come piange una bambina pei meiitai peidono.
Cosa ti salta in mente` fe' Giulio scostandola a un tiauo, e ssandola.
Una nube gli passo pei lo sguaido. Si iicoidava adesso le paiole di lei. Che
condenza dicevi d'aveimi a faie` chiese.
Qesta essa iispose iasseienata e felice che niente, nessuno al
mondo mi sepaiei pi da te. Capisci` Con te, vivo o moito, l'anima mia. Pei
sempie'
Mai pi splendido cielo, mai aiia pi olente e queta. E soli loi due anda-
vano pei l'aigine che limitava la iisaia dall'immensa piateiia.
l coloii del maggio inoltiato vi supeiavano la veide messe e la tia-
pungevano giallo di giaziole, di tulipani e ianuncoli, lilla di poiieue, giidellino
di vecce, viola di piunelle e di salvie, bianco di oinitogali e nigelle, di eiiche e
giunchiglie, iosa e azzuiio di giacinti, bleu di oidalisi, iosso di tiifoglio e pa-
paveii. E maigheiite da pei tuuo. Qante'
Andavano, gli amanti, soli, guaidando intoino, guaidandosi e soiiidendo
senza tiovai paiole. Nei taidi passi, vicendevolmente e quasi timidamente,
avveitivano che i loio sguaidi eian pieni di iicoidi, dei pi lieti iicoidi. E cos
paievano acciesceisi l'intima gioia d'un iitoino a se medesimi e appiofondiie la
coscienza della loio anima, paievano estendeie la capacit vitale d'ogni senso,
xxxiv
schiaiiie il pensieio all'esistenza come iidesta, iisoigeie nell'esseie loio, ieinte-
giati d'ogni minima foiza, a una vita iinnovata e a una sconosciuta aimonia. Eia
una letizia lieve, di sogno, eppuie tenace e valida, eia un'illusione suscitata e man-
tenuta dalla divina iealt che li accoglieva, eia un vago desideiio continuo e di
continuo esaudito in quel uiie degli auimi, eia la consapevolezza di una felicit
ceita e immanente.
Essa, di tanto in tanto, si chinava al maigine e spiccava un oidaliso o un
ianuncolo o un geianio campestie.
Poi, tendendo le mani al piato in cui non ancoia piede d'uomo aveva lasciato
tiaccia e da cui la concoidia delle tinte assoigeva come quella dei suoni in una
sinfonia, esclamo
Voiiei coiieie, geuaimi l in mezzo'
Va'
Ella scosse il capo.
Non si puo, senza calpestaie'
Pi avanti, al seibatoio, disceseio nella baica. Remava lui.
Anche l'acqua sembiava iiposaie e godeie in distesa azzuiia, chiazzata qua e
l dal veide delle ninfee e spaisa di macchie oi scaise oi copiose in canne e giunchi,
e chiusa all'ingiio dalle sponde ombiose di salici, mentie la baica piocedeva piano
piano, soavemente, pei quella fiescuia.
Caneiini di valle si levavano con un voco souile e cos vivace da ciedeilo
non segno di pauia ma di pi viva gioia nel volo.
linche la baica tiovo adito in mezzo alla macchia pi folta di cannelle e
saiacchi, e iisteue dove l'acqua biuna, souo l'ombia, iivelava un biivido, al iezzo.
Udiiono uno svolazzai foite, di folaghe e anitie. E pi nulla.
Restiamo un poco` A lungo ella saiebbe voluta iestai l con lui. Gli
abbandonava la mano nella mano.
Sei contenta d'essei venuta`
Non te l'avevo piomesso a piimaveia` E di' non ti sembia che se non
fossi venuta in un gioino cos bello la nostia felicit saiebbe stata meno giande`
Egli stiinse foite la bianca mano.
Sei mia'
E lei
Qanto bene mi vuoi'
Di nuovo tacqueio cedendo alla dolcezza di quell'oia, in quella solitudine
e nel silenzio che solo qualche pigolo inteiiompeva, o qualche canto lontano.
ll piofumo dei oii lontani peiveniva n tioppo gieve. A quando a quando un
muimuie fia il canneto.
D'impiovviso l'amata chiese a bassa voce
Hai sentito`
Si iivolse a iimuovei le fionde e gli esili fusti pi piossimi, volle ch'egli
avanzasse la baica a quella paite, pei vedei meglio nel folto.
L' disseio a una voce.
A limite dell'acqua, poggiato sui giunchi che il peso piegava, eia un nido
di folaghe. Avanzando ancoia la baica, ecco balzai dal nido nell'acqua, con un
doloioso iichiamo, la folaga spauiita, e si levo a svolazzaie su l'acqua intoino
chiamando dispeiatamente il compagno.
Pi neio, con un cvv minaccioso, il maschio giunse, dalla macchia, cadde
di volo, l appiesso, ma a scoigeie il peiicolo enoime si mise a coiieie pei teiia,
con tal fieua e con tanta smania di fughe e iitoini che paieva impazzito.
Poveie cieatuie' disse la signoia.
Ne volle aiggeile a lungo. Anzi, poi ch'ebbe visto da vicino il nido miiabil-
mente contesto di cannucce e cipeiacee e steli
Andiamo via' piegava. Una stiana iipugnanza la tiauenne
dall'osseivaie dentio il nido.
Che impiessione stiana' moimoio intanto che la baica iitoinava
all'apeito.
Tu vedessi i piccini geuaisi nell'acqua appena nati' diceva l'amante.
E iaccontava della caccia feioce che danno alle piccole folaghe i falchi di
palude. Ma la sua voce non aveva piet.
L'amata non gli badava. ln lei a poco a poco l'impiessione iicevuta diveniva
sentimento, diveniva avveisione sommossa dal fondo dell'anima, diveniva pen-
sieio.
Teneva lo sguaido so nell'amante, che non dubitava, chiedendosi Pei-
che mi ama` peiche l'amo` Leggeva la iisposta in quegli occhi. ll loio amoie
aveva pei ne se stesso null'altio. S'auendevano l'ebbiezza dei sensi in cui sof-
focaie l'anima, e non pi. Qesta, questa eia la colpa che il loio desideiio
non oltiepassasse il loio piaceie. Null'altio' E non dalla coscienza le insoigeva
il iimpioveio o l'ammonimento, ma le veniva da mille voci di vita feconda e di
vita novella che nel feivido gioino la teiia geneiatiice elevava e spandeva in un
incognito indistinto inno di amoie.
Alla voluu che anche lei si eia piomessa mancava il sublime intendimento
d'una gioia divina questa la colpa' Da un umile nido essa aveva appieso peiche
si ama.
L'amante le chiese tiepidando, sentendola sfuggiie con lo sguaido velato
Che hai`
Essa tacque, abbasso gli occhi. E come egli, in un impeto di desideiio, fe'
pei tiaila al suo peuo, lo iespinse decisa
No'
xxxvi
Appena fu in condizione di potei usciie dall'ospedale, il maggioie Baiedi
scelse a dimoia pei la convalescenza la sua villa di Casaglia. Gli eiano concessi
due mesi a iimeueisi del sangue peiduto da una feiita che eia stata quasi moitale,
al peuo, e da un'altia, al capo, che gli aveva detuipata la guancia sinistia pei
sempie. E oltie che iicupeiaie le foize iespiiando la puia aiia nativa, egli speiava
che lontano dal mondo, solo con se stesso e coi iicoidi famigliaii, mitigheiebbe la
iancuia compiessa nell'animo e tempieiebbe l'animo pi viiilmente al pioposito
della vendeua.
Peiche in quel suo iovello sentiva pievaleie un eccitamento di vanit pei-
sonale, e se ne accusava come di una debolezza. Gli bisognava vinceie l'oiioie che
piovava a guaidaisi nello specchio e che aveva soipieso negli occhi degli amici e
delle amiche quando l'avevano visto senza bende, gli bisognava peisuadeisi che
toinando a combaueie e aiontaie la moite con acciesciuto feivoie di vita, ac-
quisteiebbe davveio, se scampasse ancoia, una iagione di supeiioie oigoglio, una
iipaiazione di spiiituale bellezza a quella defoimazione indelebile.
Cio che aveva fauo, il iischio da cui eia scampato a stento, non gli paieva
bastevole ne pei la sua iassegnazione, ne pei la stima altiui.
Volle dunque andai a Casaglia come a luogo di auesa pi che di quiete. Ma
lo contiaiio subito la stagione.
Pioveva quasi di continuo, la piimaveia indugiava in un tedio di fieddo
apiile. Dalla loggia, ove passava gian paite del gioino adagiato nella poltiona,
solo di tiauo in tiauo scoigeva le nuvole staccaisi, imbiancaie ai maigini, inai-
gentaisi nei contoini di bambagia tosto i pochi iaggi cedevano al nuvolo, che
iidiveniva coeiente, e gi acqua' Ed eia una intempeiie piiva di tuoni e di fol-
goii.
Una tiistezza eteina.
Leuo il gioinale, che pui lo lasciava deluso, Baiedi apiiva invano qualche
libio, gli iinciesceva n questo svago da piigionieio o da infeimo sduciato, e
piefeiiva iileggeie nella sua memoiia e nel suo cuoie.
Del padie, moitogli quando eia bambino, si iicoidava appena, ma della
madie, peiduta l'anno innanzi che andasse in Libia, iiaveva, l nella vecchia casa,
cos evidente l'immagine che a volte gli paieva udiine i passi e la voce, e gli
paieva vedeila soiiideie in auo non pi di peidonaie ma d'esseie peidonata. La
stigma che egli iecava in faccia lo iedimeva oia dell'aveila faua soiiie un tempo
dell'avei pieso la caiiieia militaie che sua madie non aviebbe voluta e dell'esseisi
abbandonato a dissipazioni e a passioni che pei lei, austeia, iasentavano l'onta.
La stessa iimembianza mateina lo tiaeva peicio a iiviveie nei iicoidi pi
iecenti e pi geneiosi.
Oh la sua bella baueiia, di cui amava ogni pezzo come fosse animato
dell'anima sua' E le ansie auive, gli incuiati peiicoli, le iobuste fatiche, i iiposi
xxxvii
pieni e i sonni senza sogni' E gli uciali supeiioii e infeiioii concoidi in una fia-
teinit di intendimenti e di speianze, e gli aitiglieii foiti e pionti, biavi e sicuii,
avidi di opeiaie con lui, di esseie comandati da lui'
Pui il momento teiiibile acquistava un'auiaenza di luce tiagica a iievocailo
nell'azione complessiva. Ecco due compagni caduti. L'uno si contiae muto, livido
nell'agonia bieve, l'altio, un soldato eioico, con uno sguaido ancoi vivo e gi es-
tianeo, geme come un iagazzo Mamma mia'. E di se Baiedi iisentiva la soavit
dell'istante in cui, venendo meno, aveva cieduto esseie souiauo dalla moite allo
stiazio delle sue poveie caini dilaceiate.
Ma dall'alta lontananza di questi iicoidi chi, che cosa, lo iiabbaueva a un
tiauo nella iealt penosa` Peiche si sovveniva amaiamente di questa o quella
donna pi non amata e ne scoigeva, in una simulazione di piet, un segieto sai-
casmo, o, peggio, la iipugnanza` Peiche gliene iicoiievano alle labbia le paiole
Come sei bello', e le iipeteva foite queste paiole, e guaidandosi talvolta nello
specchio soiiideva` Pei convinceisi che non doveva, non poteva pi soiiideie'
Nel volto detuipato il pi lieve soiiiso gli sembiava tiacciasse un'atioce smoia.

linalmente una noue sent un usignolo, che nel boscheuo di altee e di lauii
s'inebiiava del suo canto, e il gioino dopo il sole fu padione di tuuo il cielo.
Baiedi fece quel gioino i piimi passi senza aiuto. E iisteue a guaidaie la
chiostia dei colli, dilungati in lievi ondulamenti contio il cielo seieno, inclinati a
valle in falde veidi di olmi e di colti, con le case che i cipiessi indicavano e a cui la
luce meiidiana e la distanza davano un'illusione di quiete chiaia, tiepida e dolce.
L, oltie la veide ceichia, fia le piaue cime di Padeino e di Sabbiuno, i monti
s'annebbiavano d'azzuiio, qua, nella valle ove piofondava il Ravone, la chiesa
e la vicina fauoiia auiiavano lo sguaido come i pi caii luoghi del paesaggio
inobliato. E d'impiovviso, con gli occhi della memoiia, il capitano scoise nella
fauoiia la fanciulleua che sua madie ebbe spesso a svago pei casa leidina. Egli
non l'aveva iiveduta nell'altio tiiste iitoino, quando la moite stava al capezzale
mateino, l'aveva iiveduta sempie gli anni innanzi, e la iammentava bambina,
quando al vecchio fauoie successe il padie di lei. Qanti anni aveva oia`
Calcolo bieve, se non del tuuo sicuio eia gi una iagazza da maiito.
ll giaidinieie confeimo dicendo
laceva all'amoie col glio di Santelli, l'auuaiio. Adesso e soldato, al
fionte.
Bella`
Non se la iicoida` Una faccia aidita, capelli biondi.
Poi l'infoimatoie soggiunse
xxxviii
Non taidei a veniila a tiovaie. M'e sempie auoino a domandaie di lei, e
se e guaiito, e come se la passa, e se vien nessuno a salutaila. E una buona iagazza.
Baiedi toino a guaidaie alla fauoiia, poi disse
Ci andio io, fia qualche gioino.
Voleva speiimentaie in lei, che ceito lo iammentava bene e foise lo iicoi-
dava con aeuo, l'impiessione disgustosa di iivedeilo cos, e voleva speiimentaie
in se stesso la iesistenza a quel disgusto.

Ma se, col bel tempo, si sentiva iinvigoiiie d'oia in oia, le gambe che avevano
scalate le Alpi lo ieggevano ancoi male pei un tiauo non bieve e pei la iiva iip-
ida. Di pi l'umiliava quella mollezza sentimentale, a cui non poteva oppoiie
abbastanza eneigia di dominio su se medesimo. Eiano commozioni eccitate, iiie-
sistibilmente, dai sensi che si iinnovavano alle impiessioni e dalla fantasia che si
iavvivava nella necessit di iicoidaie, e spesso, pei un nonnulla, s'accoigeva che
gli occhi gli si iiempivano di pianto. Sopiatuuo l'inteneiiva un soviappoisi di sen-
sazioni e d'imagini. Mentie si iivedeva andai fanciullo, nel luminoso silenzio, pei
il giaidino e pei i piati ch'eiano tuuo un oie, e la madie l'accompagnava, ecco
iiappaiiigli l'aitiglieie moiente e iiudiilo invocaie Mamma mia', mentie iiu-
diva con la disauenzione e nello stesso tempo con la vigile peicezione di iagazzo
i goigheggi delle capineie e degli usignoli, ecco iipeicuoteisi al suo oiecchio il
iombo del cannone e iivedeie, oiienda, la scena di sangue e di stiazio.
E dubitava, a volte, di guaiiie, non nei muscoli, ma nei neivi.
Cos una mauina, quasi a supeiaie uno sfoizo pi dell'animo che delle
gambe, s'avvio pei la stiadicciuola della chiesa e aiiivo, un po' aannoso, alla
fauoiia.
La moglie del fauoie venne sulla soglia con le mani impiastiicciate di faiina
appena intiisa, e comincio a stiillaie
Chi si vede' Che miiacolo' leidina' leidina, coiii a vedeie chi c'e'
Ma come non aveva contenuta la iipulsione a scoigeie quella guancia de-
tuipata, la donna intioducendo il visitatoie pioiompeva in paiole che valesseio a
scusa di se e a confoito di lui.
Poveieuo' Qanto avi dovuto soiiie' L'ha scampata, eh, s, ma.
Assassini infami' Rovinaie pei sempie tanta bella giovent'
Pei foituna, i passi della gliuola, che scendeva la scala di coisa, la intei-
iuppeio. Ripete
Guaida chi c'e qui, leidina'
Buon gioino.
Rossa in volto, ma soiiidente e fianca e non il minimo segno sfugg alla
xxxix
iagazza della impiessione penosa che Baiedi si aspeuava di dovei aiontaie anche
in lei.
Che iagazzona' egli esclamo stiingendole le mani. Non ti aviei
iiconosciuta'
La disinvoltuia ch'essa aveva dimostiato a dissimulaie, la delicatezza che
l'aveva indoua a compoitaisi in tal modo, gli iiusc cos inauesa, cos stiana in
una della sua condizione, ch'egli volle piovocaine pi sicuia piova. Chiese
E tu mi aviesti iiconosciuto`
lo s iispose.
Alloia alla madie paive oppoituno iipiendeie
E stata una disgiazia, signoi maggioie, ma bisogna sempie pensaie a chi
sta peggio, a chi ci ha iimesso un biaccio o una gamba.
Mamma disse la iagazza con un'occhiata di ammonimento e di iim-
pioveio , se andaste a neuaivi le mani` Siete tuua incollata.
Ah la mia sfoglia' La pasta che mi si asciuga' fe' la donna entiando in
cucina senza pi altii complimenti o spiopositi.
E il capitano a leidina
Aviei piefeiito tiovaiti come eii una volta. Veiiesti a teneimi un po' di
compagnia nel giaidino, a piendeie dei oii.
Oh' se e pei questo.
E soggiunse che il padie da un pezzo insisteva che lei e il fiatello an-
dasseio a salutailo, ma che il iagazzo eia un monello selvatico. Pailaiono di lui,
Gigeuo, che il maggioie aveva visto appena nato, e il discoiso fu avviato alle
vecchie conoscenze. leidina dava notizie di questo e di quello, e Baiedi intanto
l'osseivava.
Le palpebie, lunghe, le ombiavano lo sguaido piofondo, la voce aveva foite
e calda. Non di una bellezza insolita, eia peio imagine di una giovinezza sana e
gioconda, e suscitava e paieva giusto come non mai l'abusato confionto del
oie campestie.
Dunque egli disse alla ne , dimani ti aspeuo. Ma se vuoi delle iose
e dei gaiofani, tu poitami dei oii di campo, delle viole.
Ella iise.
Delle viole, adesso` Tioppo taidi'
Ebbene, di quei oii che coglievo anch'io da bambino laggi lungo il
Ravone. Se no, niente gaiofani e niente iose'
Dalla cucina la madie giido, dopo i saluti
Si iicoidi che il giaidinieie la teme, leidina, come la tempesta'
E Baiedi iicoido invece che il giaidinieie gli aveva deuo
E una buona iagazza.
xl

Ma leidina non mantenne la paiola che in paite.


Venne il gioino dopo alla villa iecando, invece che tulipani, giunchiglie,
naicisi e iosolacci, un mazzo di ginestie con qualche ianuncolo tia mezzo.
Cosa m'hai poitato` dimando Baiedi, senza soiiideie.
Soiiideva essa del soiiiso che feive nelle pupille delle donne innamoiate.
Esclamo a sua volta con accento di meiaviglia
Non le iiconosce` Son ginestie'
Non ancoia in oie, e non sono i oii che volevo io.
La iagazza chino lo sguaido pei souiailo allo sguaido di lui, e il modo e
l'indugio a iispondeie iivelaiono che, imbaiazzata, ceicava la scusa. Poi disse
iialzando gli occhi
Le ginestie oiiscono a giugno, e io ci ho messo, invece, tia mezzo, un
altio giallo.
Che idea' Peiche`
Nuovo indugio, con, di pi, un gesto d'impazienza. E iivolgendosi, seiia
Mi sono iicoidata che la sua poveia mamma mi mandava sempie a iac-
coglieine, delle ginestie in oie.
Baiedi piese il mazzo e disse
Ti iingiazio.
Oia, mentie la caiicava di iose e di gaiofani, egli soggiunse
Sei buona e meiiti di esseie amata e foitunata. ll tuo amante che fa`
dov'e`
Chi gliel'ha deuo` giido leidina.
Ma non insisteue nella solita scheima delle iagazze campagnuole, che quasi
un pudoie istintivo e inconsapevole induce a negaie di esseie innamoiate, e iip-
iglio
Lei e peggio del Mago Sabino' lndovina tuuo.
No, non tuuo. Che fa` iipete. Dove e` Come ha nome`
Le iisposte seguiiono in fieua.
Aveva nome Guido Santelli, aiutava il padie in un'auanza. Adesso eia al
fionte.
Ti sposa appena nita la gueiia`
Ah' questo non lo so davveio, e se lei non ci iiesce a indovinailo, bisogn-
ei dimandailo al cucco. Aspeui.
L'auesa fu lunga.
Cantava adesso adesso. L'ha sentito`
Dal campo dove si nascondeva, il cuculo mando nalmente il vecchio canto
auguiale.
xli
Cucco, bel cucco dalla penna giigia quanti anni mi dai piima che mi
sposi` Uno. Due. Stia auento'
Essa conto no a ouo.
Ouo anni' Oh poveia me' lamento con comica dispeiazione. Sono
tioppi' loituna che non ci ciedo, nel cucco'
Baiedi fu tentato a soiiideie, ma non soiiise. E la iagazza paive impiovvisa-
mente pentita d'avei scheizato, desideiosa di condaisi meglio, quasi di confes-
saisi in colpa. Disse mutando lo sguaido e la voce
Come sai che tuue quelle che hanno il moioso al fionte stan di malanimo
e io non ci penso nemmeno che possa succedeie una disgiazia` Pei me e una cosa
impossibile'
La ducia che hai nel tuo amoie ti d la ducia nel tuo destino.
Paga, la iagazza seguito
E quando nii la gueiia`
ll maggioie si stiinse nelle spalle.
Alloia essa, quasi uitata, ebbe un iude scauo, un impeto di sdegno, di dis-
gusto piofondo e incontenibile.
Che debba piopiio duiaie un pezzo` Sono infamie'
Suo padie diceva che la gueiia eia necessaiia, ma lei non iiusciva a capiie
come potesse essei necessaiio spaigeie tanto sangue, commeueie tante stiagi,
solo peiche due biiboni l'avevan voluto.
Necessaiia pei noi` Entiaie fia i litiganti pei la smania di daine anche
noi, pei il bel gusto d'andai in molti incontio alla moite`
Beiedi l'ascoltava non meiavigliato di quell'ignoianza e di quegli eiioii,
meiavigliato che leidina, mentie dimostiava cuoie geneioso, non supponesse in
un sentimento geneioso la iagione veia del fauo che le paieva assuido. O il sen-
timento della patiia eia auutito in lei dall'altio amoie che la dominava sino ad
oscuiaile il pensieio`
La necessit che tuo padie dice egli iispose e nella difesa dei pi
saciosanti diiiui umani. Pensa.
Ed enumeiava, chiaiiva le cause del coniuo enoime, e intanto seguiva sul
volto di lei la commozione che veniva eccitando. Poi, non senza intenzione di
pungeila, aggiunse che sopia tuuo c'e, al mondo, un amoie pei cui i maggioii sac-
iici sembiano soppoitabili l'amoie che santico il maitiiio di quanti piefeiiiono
la moite alla tiiannia, all'insolenza stianieia, alla baibaiie piepotente, iivestita di
civilt ipociita o vigliacca.
Ma voi donne non capite come quest'amoie fa paiei bella la moite'
leidina aveva ascoltato a mo' dell'ignoiante che iiceve una luce inauesa
e, tuuavia un po' confuso, gode d'esseie tiauo dall'oscuiit. Ma a quelle ultime
paiole aiioss, pi che pei il iimpioveio, pei il pensieio che le feceio balenaie.
xlii
Gli occhi le si acceseio di una amma che paive d'iia ed eia d'amoie.
Qel che dice lei esclamo dev'esseie veio' Ma anche Guido pensei
cos, e andi a ceicaila, la moite' So che tipo e. E la moite me lo poitei via'
Si moise le labbia pei conteneie uno scoppio di pianto, le lagiime non le
pote celaie.
Beiedi non aveva visto mai in occhi di donne, impiovvisamente manifesta,
tanta passione. L'espiessione stessa me lo poitei via non signicava una vio-
lenza angosciosa, un ingenuo, piepotente egoismo` Gelosa della moite'
Egli iiebbe il senso delle delusioni patite e piovo l'invidia pi acie quello
di un giande amoie. lia le donne che gli avevano giuiato di amailo quale l'aveva
amato come amava leidina`
Piangi` le chiese iionico, pei castigaila di aveigli fauo male. E soi-
iideva oia senza timoie d'acciesceie col saicasmo la biuuezza della sua guancia
contiaua.
leidina si asciugo gli occhi col doiso della mano e guaidandolo non avveisa
Ha iagione moimoio. Peiche pensaie a un guaio` Ma se Guido
moiisse.
E sospese la minaccia, che neppui lei sapeva se iivolta a se o al destino, e
che l'eneigia della voce e dello sguaido lasciava pensaie non vana.
Baiedi si iabbon. Ceico di iipaiaie al male che aveva fauo lui a lei.
Se il tuo Guido ti ama come lo ami tu, non temeie. Non l'hai inteso diie
anche tu che l'amoie qualche volta vince la moite`
Oh il soiiiso di leidina, alloia' E a quell'uomo bello, a' suoi occhi, di bont,
d'intelligenza e di coiaggio, disse giata e sinceia
Lei l'ha vinta la moite, e la sua moiosa dev'esseie felice'

ldealizzava anche questa, adesso` A tientadue anni oiamai Baiedi aveva acquis-
tata tale espeiienza delle donne da ciedeie sul seiio che quella iagazzoua cam-
pagnuola meiitasse di occupaie il suo pensieio` Oh no' Egli voleva pensaie ad
altio. E pensava ad abbieviaie la licenza, che gi gli paieva tioppo lunga. Tuue
le mauine iicupeiava lena nelle passeggiate su pei i colli.
Ma quasi ogni gioino leidina veniva, dopo mezzod, alla villa, e chiacchiei-
avano souo gli abeti essa chiedeva ed oueneva schiaiimenti alle notizie del gioi-
nale, o poitava notizie del suo danzato e d'altii giovani dei dintoini, o iifeiiva
qualche peuegolezzo. Non s'immaginava ceito che il maggioie ne seguiva le pa-
iole, i modi, le abitudini con auenzione sempie vigile, e che egli piovava un pi-
aceie amaio a scoigeie in lei qualche difeuo, qualche iudezza spiacevole o ig-
noianza bisognosa di compatimento. Cio accadeva, piuuosto che alla villa, alla
xliii
fauoiia, dove talvolta egli scendeva a passai mezz'oia.
Un gioino, nel piato davanti alla casa, soipiese leidina che voltava lei il
eno al sole. Aveva stieuo al capo e annodato alla nuca il fazzoleuo iosso, la
gonna succinta, le biaccia scopeite no al gomito. Muoveva e iivolgeva con auo
fiequente e svelto la foica di legno dai lunghi iebbi, e cantava.
Biava egli le disse. E lei inteiiompendosi
Oh non mi veigogno, io, a lavoiaie da contadina' Si veigognino quelle
che non han biaccia sode e gambe diiue'
E iipiese a cantaie.
Un altio gioino Gigeuo, il fiatello di lei, aveva levato un nido di fiinguelli. l
poveii uccellini, ancoia in boidoni, non si ieggevano ai piccoli voli e ai bievi passi
tentavano scappaie e bauevano il peuo e il capo in teiia, e piavano spalancando
il becco.
ll maggioie iimpioveio il iagazzo. ll iagazzo iispose sgaibato, e la soiella
gli lascio andaie uno scappellouo, ma lui si vendico accusandola
l fiinguelli ti fan compassione, gli stoini, no. Mi hai aiutato tu a pigliaili
tia i coppi'
Gli stoini sono di danno' essa iispose. E poi aggiunse iivolta a
Baiedi, quelli di nido sono cos buoni in umido'
E soiiideva con labbia ingoide.
Anche andava in bicicleua e si scalmanava in coise faticose quando, scesa
alla ciu pei le spese domestiche e faue tuu'altie compeie a suo capiiccio, doveva
iincasaie a piendeie soldi e iipeteie il viaggio.
Non sapeva, insomma, modeiaie le esubeianze dell'indole, ne mitigaie le
aspiezze del caiaueie. Eppuie, quand'eia solo, Baiedi ne iivedeva spesso l'imagine
iicomposta in lineamenti ed espiessioni gentili, e se ne iiceicava le impiessioni
avveise, da quei contiasti essa, anzi che peideie, acquistava nuova auiaenza, come
d'una bellezza singolaie, foite e sana.

Ma un pomeiiggio, accompagnandola pei la stiada della chiesa, Baiedi osseivo


a caso, al maigine del fosso, un oie nuovo pei lui. Lo stelo lungo e schieuo
ieggeva, a coiona, cinque o sei capolini di un delicato coloi lilla soiieui da un
esile picciuolo senza foglie. Lo stacco e glielo poise.
leidina lo geuo via con dispiezzo. Come oesa davveio, giido
Qesto oie a me`
Poi, alla meiaviglia di lui, disse
lioiin dell'aglio, oi tiaditoie'
E piima che egli pailasse, essa, nell'auo di scappaie sdegnata veiso la fat-
xliv
toiia, gli iivolse un'occhiata lunga e intensa, una di quelle occhiate in cui l'anima
si iaccoglie e si concede, ma il pensieio, anzi che appaiii manifesto, pei il tioppo
feivoie appaie ambiguo. Voleva leggeie negli occhi di lui la scusa dello scheizo
che poteva spiaceigli` espiimeie l'aeuo che la iendeva ceita di scusa`
Baiedi iimase peiplesso un istante, indi, iespinte le inteipietazioni benigne,
toino indietio convinto di non eiiaie e moimoio Civeua' Nessun dubbio.
Una iivelazione inauesa leidina ciedeva d'aveilo innamoiato, e ne godeva'
Anche costei' penso. Tuue a un modo, tuue stupidamente vane,
peidamente vane' Pei soddisfaie alla vanit istintiva, non esitano in nulla, in-
consapevoli del male che possono faie, inteiamente consapevoli del male che
vogliono faie. Ogni cosa eia chiaia adesso' Ogni piova di aeuo e di gen-
tilezza ch'egli aveva iitenuta spontanea in costei, eia stata piedisposta sin dal
piimo incontio a tal ne innamoiailo' L'aveva conosciuta bambina la iivedeva
una bella iagazza, danzata. Aviebbe iesistito alla bellezza di lei, all'invidia che
altii n'avesse l'amoie` Ah no' Essa vinceiebbe se egli e non c'eia da dubitaine
aveva in mente altie donne' E lei andava a colpo sicuio, piima di tuuo pei-
che eia giovine, fiesca, bella, poi peiche le signoie e signoiine, schiltose, non
iiusciiebbeio a nascondeie, come lei, il iibiezzo della cicatiice che lo imbiuuiva.
E il dovei suppoiie tuuo cio, cio che lo feiiva come un oltiaggio, a Baiedi fece
cos male che piuuosto che iivedei leidina penso di iitoinaie quel gioino stesso
a Bologna. Ma non s'immiseiiva a fuggiie le piccole cauiveiie d'una femmineua
diciannovenne`
Rimase. Qel gioino stesso peio sciisse al Comando che eia guaiito e dis-
posto a iipiendeie tia una seuimana al pi taidi il seivizio. lmpiegheiebbe il
tempo, che gli iestava, ad allenaisi camminando sui monti, e non andiebbe pi
alla fauoiia, e con qualche pietesto non iiceveiebbe pi leidina alla villa. Se non
che il gioino dopo si accuso nuovamente di debolezza e, sebbene stanco di una
lunga gita, ando all'oia solita nel giaidino.
leidina non venne. Non venne neppuie il dimani. Non c'eia da iideie` da
piendeila, quasi quasi, nel suo stesso giuoco` Lo aspeuava a casa sua' Non cedeva
lei, ceita, sicuia che cedeiebbe lui'
Passaiono quauio gioini. Qando, al quinto, il maggioie ud alcune conta-
dine che, pei la via, discoiievano di un altio paesano moito in gueiia. Egli ebbe un
dubbio e, dalla siepe, ne dimando il nome. Non eia il danzato di leidina. E poco
dopo, ecco leidina accoiieie, tiafelata, iossa in volto, con una leueia, incontio a
lui. Tendendola, paieva ebbia di gioia, esclamava
E di Guido' La legga' Voglio che la legga'
E piemeva una mano al cuoie pei modeiaine i palpiti. Egli scoise con gli
occhi alcune iighe. ll soldato sciiveva che si eia tiovato alla stessa azione in cui eia
peiito quel paesano, che si eia meiitato gli elogi dei supeiioii e speiava d'ouenei
xlv
la medaglia, e una piossima licenza.
Che pena in questi d' la iagazza seguitava. Sin dal piincipio della set-
timana aveva saputo del paesano moito, e sapeva che eia nello stesso ieggimento,
nella stessa compagnia di lui, Guido.
Che angustia' Ma anche lei mi ha fauo soiiie' aggiunse con voce
feima, quasi aspia.
Peiche` Baiedi chiese. Eia gi pentito d'esseie stato ingiusto.
Vuol negailo` Anche lei sapeva della biuua nuova e sospeuava di una
disgiazia. Ne saian moiti tanti delle nostie paiti' lo non avevo il coiaggio di venii
qui, a inteiiogaie, ma l'aspeuavamo laggi, da noi, a diici una paiola.
Egli aiioss, la piese souo il biaccio tiaendola veiso la solita ombia nel gi-
aidino.
Peidonami le disse , non pei il male che ti ho fauo senza voleie,
ma peiche sospeuai tuu'altia cosa che tu non fossi buona e sinceia come sei.
Peidonami.
leidina eia cos felice che non si peide a chiedeie spiegazioni, e alla do-
manda di lui Sei felice adesso` ella soiiise guaidandolo, limpidamente, con
la piena condenza di un cuoie che si abbandona a chi la compiende.
Giunti in fondo al viale, sedeueio di fionte, lei sul sedile di pietia, lui nella
scianna di giunchi. E mentie essa, tolto dalla tasca del giembiule un fazzoleuo
in cui iicamava le cifie, agucchiava e discoiieva, Baiedi steue ad ascoltaila pog-
giando il gomito allo schienale e sostenendo il capo con la mano contio la guancia
destia. La iagazza pailava del suo amoie, dei contiasti che aveva avuto da paite
dei suoi. Non senza iagione. Guido non eia mica uno stinco di santo' Ne aveva
avuto delle amoiose', e qualcuna. ehm' Ma con lei non si bazzicava come con
quelle. Aveva intenzioni oneste` E bisognava iigai diiuo'
Che liti in piincipio che facevamo all'amoie' Mi venivano a diie che eia
stato visto pei Bologna con la tale, a teatio con la tal'altia. Capii se ci pativo'
Una seia che eiavamo soli in casa, giuiava di dovei andai via pei un contiauo.
Non gli ciedevo, seiiai la poita con la chiave. Lui sale al piano di sopia, spalanca
la nestia, si buua gi e scappa. Da accoppaisi' lo mi divoiavo dalla bile. Ma mio
padie impaio che eia veio che Guido stava combinando un giosso aaie e che
dava segni di avei messo la testa a posto, e comincio a difendeilo. Qesta e bella'
Anche mia madie, peiche io, a costo di moiii di ciepacuoie, non ne volevo pi
sapeie, comincio a dai toito a me' La gueiia ha fauo il iesto, e adesso ci vogliamo
bene sul seiio.
lntanto che la iagazza discoiieva, Baiedi la seguiva iimpioveiandosi.
Qant'eia dicile giudicaie le donne' Con che ingiustizia aveva giudicata lei-
dina, cos buona e leale, cos schieua e foite nei suoi difeui e nei suoi contiasti,
cos sana e assennata' A confiontaila con le donne che gli stavano pi in mente
gli paieva di dovei soipassaie un abisso. O l'abisso, piuuosto, eia in lui`
ll maggioi bene del mondo leidina iipigliava non sta foise nel voleisi
bene` Vede` Mio padie e mia madie sono di stampo antico, senza istiuzione,
senza nezze, ma mi han dato a conosceie che a questo mondo pi si vuol bene,
e pi se ne voiiebbe, e s'e pi contenti.
O l'abisso e piuuosto in me` si chiedeva Baiedi. Eia in lui, tia il modo
con cui concepiva la vita nel passato e il modo con cui gli si piesentava oia, dopo
l'inteivallo tiagico e quasi moitale` Oia sentiva come non mai l'oiioie di quel
passato. Eppuie egli non eia stato ne pi fatuo ne pi coiiouo di tuui gli altii. Ma
come tuui gli altii aveva iiposta la felicit nella falsit delle illusioni, dei desideii,
dei piaceii, delle passioni. Ah leidina' leidina' Piopiio cos voleisi bene senza
pietendeie dalla vita pi di quanto la vita puo daie, e pi si vuol bene, e pi se ne
voiiebbe, e s'e pi contenti'
Dopo una pausa, pui china sul lavoio e senza badaie che egli aveva soc-
chiuso gli occhi, la iagazza soggiunse
E quando s'e contenti si voiiebbe vedei contenti tuui, fa dispiaceie che
chi e buono come noi, pi di noi, debba soiiie.
Altia pausa. Qindi
Lei peiche e sempie cos pensieioso`
Baiedi tacque. Teme di non potei iispondeie senza esseie debole, e, stiin-
gendo le palpebie, tacque.
Doime`
Non iispose.
E segu un lungo silenzio. Egli, di tiauo in tiauo e di fuito, sollevava un po'
le palpebie e sogguaidava, essa seguitava a cuciie.
linche si mosse, si alzo. Baiedi ciede se ne andasse. leidina, invece, si
avvicino a lui piano piano, s'accosto. Ad acceitaisi che doimiva`
Egli stava pei iiapiii gli occhi, chiedeie
Vai via` Ma intu. Sent che si abbassava, che col suo viso gli soiava il
viso. Un auimo. E calde e lievi le labbia di lei si stiinseio e si chiuseio a un bacio
appena sensibile, su la guancia detuipata.
Ah' aeiiaila, stiingeila al cuoie, baciaila nella fionte giidando con an-
ima puia, con tuua l'anima leidina' leidina' No gli paive una contami-
nazione, con uno sfoizo supiemo si contenne. Ella si eia allontanata iapida, su
l'eiba, ed egli, iisollevando le palpebie, la scoise che si feimava e si voltava. Du-
bitava d'aveilo destato, temeva che se ne fosse accoito. Rassicuiata, scompaive
dietio la casa.
E alloia egli iuppe in singhiozzi.
Ma la mauina dopo paitiva pei la fiontieia.
xlvii
Qasi in mezzo al viale, fuoii della polveie, un chiodo aiiesto lo sguaido,
il passo e il pensieio del conte Mauio. Eia un chiodo ancoia buono, benche un
po' aiiugginito e stoito. Qanti l'avevano veduto` E peiche nessuno di quanti
l'avevano veduto si eia chinato a iaccoglieilo` Tiovate le iisposte, del iesto sem-
plici ed ovvie, lo piese su lui, e seguito la passeggiata veiso la chiesa dei Cappuc-
cini.
Pensava intanto Ogni cosa, sia pui minima, ha il suo valoie. Dunque
ceicate di non peideie nulla, non spiegiate nulla, iaccogliete sempie cio che fu
peiduto, o geuato via, e tenetene conto. lmpaiate, cioe, a osseivaie e a iieueie.
Ai quali consigli altii ne seguivano, se non del tuuo nuovi, sempie belli.
Piouaie anche andando a spasso, vinceie la pigiizia, eseicitai la pazienza.
Ma dal consideiaie il chiodo che iigiiava fia le dita il pensatoie aiiivo a
conseguenze di maggioie impoitanza, pei lui. Nelle bievi soste al Cane Vecchio,
dal tabaccaio nel Boigo, nella faimacia di San Rocco, non eia solito ammoniie
che a consolazione della vita bisogna miiai in alto` Oia a vedeilo piendeie su
da teiia un chiodo tuui l'aviebbeio accusato di contiaddizione. E no. Se quella
eia un'azione giovevole, se un'azione giovevole in se vale a pubblico esempio, ecco
che si puo miiaie in alto anche guaidando in basso. Ne bastava. Pei la demociazia
piedominante l, nella piccola ciu iomagnola, egli eia foise un aiistociatico in
cui l'oigoglio della iazza aveva assunto l'abito del losofo fannullone, appaitato e
schivo.
Ebbene concluse Mauio Agabiti giunto che fu alla chiesa fiancescana
, anche pei questo, da staseia in avanti, ceicheio dei chiodi. Chi si umilia sai
esaltato.

Gli accadeva sempie cos. Concepita un'idea, a foiza di deduiie, la tiiava alle
conseguenze estieme, che stupivano chi non possedeva l'eneigia logica di lui. E
avendo pensato che pui l'eseicizio di iintiacciai chiodi non mancasse di moiale
ecacia, fu condouo a ceicaine dove pi se ne tiovasseio, e quindi dove la neces-
sit dei chiodi nuovi iendesse maggioie la dispeisione dei vecchi.
ln via del lossato, lungo le muia, eiano boueghe di falegnami, fabbii, manis-
calchi. lvi, due o tie volte la seuimana, la peisona del losofo, alta, magia, vestita
di neio, il volto pallido e la bianca baiba souo il cappellaccio giigio, passava ada-
gio adagio iimuovendo la polveie con la punta del bastone, talvolta aicuandosi
nell'auo di tendeie il biaccio e la mano. Alloia, se coglieva qualche cosa, gli bale-
nava un soiiiso dagli occhi chiaii e guaidava qua e l, come aspeuasse di esseie
inteiiogato. Ma coloio che l'avevano osseivato, e iidevano, si voltavano in fieua
pei non faisi scoigeie, iispeuavano in lui l'uomo geneioso e diveiso dagli altii iic-
xlviii
chi appunto peiche, a paiei loio, tocco nel ceivello, e ne compativano la nuova,
innocente mana. Nessuno gli chiedeva Cosa accaua, signoi conte` , nes-
suno lo pungeva iionico o mostiava meiaviglia, ed egli doveva meueie in tasca il
chiodo e iimeueie il discoiso, pionto da un pezzo, a miglioie occasione. Piesto o
taidi la speiimenteiebbe, la viit dell'esempio' lnfaui.
Una delle ultime fucine del lossato eia quella del fabbio Dondelli, deuo
Dondela, e un gioino che questi lavoiava altiove, il conte, quasi davanti al poitone
di lui, si chino, con impeto allungo la mano. Ahi' che doloie' Scouato. Le dita
lasciaiono subito la piesa. Scouava, biuciava' Ma stiingendo fia i denti il pollice
e l'indice, in cui il chiodo aveva lasciato l'impionta della stiinatuia, il losofo iesto
immobile ad aspeuaie. ll chiodo si iaieddeiebbe no`
lntanto iisate di iagazzi, tiauenute a fatica, giungevano da ogni bouega,
come gemiti.
Ridono` penso il pensatoie . Dunque e una buila'
E quasi il biucioie, che non scemava, gli aieuasse il iaziocinio, seguito
Una buila senza intenzione di feiiie in me avaiizia o gieueiia, tuui mi conoscono.
E una buila ingenua, che auesta peio una intelligenza non comune. Biavi'
A questo punto nella bouega del falegname di contio il iideie si muto in
pianto schieuo, e souo la giandine degli scapaccioni pateini un gaizoncello gii-
dava Non sono stato io' E stato lui, l, che l'ha iiscaldato' Celso'
Biiichini' canaglie' uilava il genitoie pei faisi ben udiie dal signoi
conte.
Lui, l` Celso`
ll losofo piglio su, iisolutamente, il chiodo ancoi caldo, lo mise in tasca ed
entio nella fucina di Dondela.
Celso disse con l'usata dolcezza , mi daiesti un po' d'acqua`
Subito, di dietio all'incudine dove se la godeva iidendo piano piano e solo,
il iagazzo balzo a piendei la secchia, la poito, la depose ai piedi del signoie. ll
quale v'immeise la destia e sogguaido mentie, iefiigeiato, seguitava tia se
Ha dell'ingegno, molto ingegno' Si vede dagli occhi, si capisce dalla pion-
tezza degli aui. Dunque non e contento del suo stato. E disse
A te non ti piace di faie il fabbio.
ll monello, che si aspeuava tuu'altio discoiso e tuu'altio tono, soiiise e
iispose fianco
Nossignoie.
Bene. Cosa ti piaceiebbe di faie`
Sempie pi inanimito da quel bene iispose
ll signoie.
Ho capito disse il losofo. Voiiesti diventaie ingegneie o avvocato
o medico, o che cosa`
xlix
Ma oia Celso iimase peiplesso. Non eiano dimande inoppoitune` laie il
signoie non signicava fai niente`
Via' insiste il conte iialzandosi e asciugandosi le dita nel fazzoleuo.
Qale piofessione sceglieiesti`
Bisognava niila.
Nessuna.
lu un nuovo colpo inaueso. Ma non doloioso, anzi' Al losofo paive di
giungeie impiovvisamente a una felice scopeita, tale che tacque a lungo. Poi tolti
dal gilet alcuni soldi, li poise al iagazzo.
Ti iingiazio, e ci iivediemo.
Eia poco lungi, pei la stiada, quando ud dei passi dietio a se. Si volse. Celso
col cappello in mano, disse (e le labbia gli tiemavano) Mi peidona`
ll conte gli pose la destia sulla spalla e toino a ssailo. Che occhi' S,
gliuolo'
E iipiese la stiada pensando lntelligenza, animo aidito, cuoie, e, pei di
pi, inclinazione latente'
Qesta dell'inclinazione latente eia una delle sue idee. Anche nel campo
dell'intelligenza diceva la natuia e non di iado iiseibata, quasi timida, gelosa
dei suoi tesoii, e ingegni non comuni iestano impioduuivi e sconosciuti non solo
peiche sono mancate le condizioni piopizie al loio sviluppo, ma peiche nessuno
ne ha saputo intuiie la disposizione segieta, iimasta ignota a loio stessi, nessuno
ne ha eccitate le intime facolt cieative. E soggiungeva candidamente E il
mio caso. lo non sono un imbecille, eppuie a sessant'anni non so ancoia come
saiei potuto iiusciie pi utile alla societ e alla patiia, e diveniie un biavomo.
lacendo il piofessoie di losoa insinuava qualcuno, ciedendo di faigli
piaceie. Egli scuoteva il capo.
No, saiei stato ugualmente inutile.
Pei essei utile, da un pezzo, aveva iivolta l'auenzione psicologica agli ado-
lescenti che conosceva. Ma non uno che dimostiasse d'avei molto sale in testa e
alla domanda ln qual modo, pei che via piefeiiiesti diventaie un uomo celebie`
iispondesse Non lo so. Lo tioveio una volta o l'altia iipeteva il losofo,
saldo nella sua convinzione.
linalmente' L'aveva tiovato nella fucina di un poveio fabbio'
Dondela ebbe l'avviso di piesentaisi la mauina dopo al palazzo Agabiti, e vi
ando di malavoglia, pei causa del chiodo scouante, la cui stoiia gi esilaiava tuua
la ciu. lnvece l'aspeuava una bella foituna. ll conte gli piopose di stipendiaigli
un gaizone pi abile di Celso e di assumeie Celso al suo seivizio.
Ho bisogno di un giovine che aiuti la vecchia Cleofe nelle faccende di
l
casa, ho bisogno di uno che aiuti me nelle mie faccende contabile, segietaiio,
bibliotecaiio, ecc.
Miseiicoidia' esclamo Dondela in un impeto di lealt. Ma cosa vuol
cavaici da mio glio` Non ha voglia di fai niente' E la mia dispeiazione'
E la mia speianza' iibaue il conte Mauio con solennit piofetica.
l libii dovevano piestai lo stiumento pi sicuio pei l'assaggio intelleuuale.
Due o tie oie al gioino fuiono dedicate alla leuuia e allo studio nella domestica
biblioteca. E mentie uno iitoinava ai loso piimitivi, che amava di pi, l'altio
paieva immeigeisi tuuo nei volumi dei novellieii, dei poeti e degli stoiici.
Oie deliziose' Beati pomeiiggi' Maestio e discepolo s'addoimentavano a un
tempo. Ma se si svegliava piima Celso, con una pagliuzza solleticava il naso del
conte, questi agitava la mano quasi a scacciaie una mosca e soava spalancando
gli occhi, e chiedeva Hai leuo` Bel libio, e veio` . Se invece si svegliava
piima lui, aspeuava che il discepolo sollevasse il capo e guaidasse confuso. Alloia
gli diceva La gloiia, mio caio, non si acquista doimendo come noi. Solo a
piezzo di fatiche e vigilie molti autoii delle opeie che ci stanno d'auoino sono
aiiivati a non moiii mai.
Col suo soiiiso Celso paieva diie Eh via' che qualche buona doimitina
la facevano anche loio'
Pensa alla gloiia, ascoltati seguitava il losofo. Non ti piaceiebbe
di viveie in eteino, sia puie in uno scaale di biblioteca` Che cosa senti a tale
pensieio`
L'altio annusava e iispondeva Sento puzza di mua.
Hai iagione concludeva il conte Mauio , apii le vetiate. Di quando
in quando bisogna daie aiia anche agli immoitali.
E uscivano a spasso. Non peio in ceica di chiodi. La famosa iaccolta eia gi
nita, se non con la piena ecacia che il losofo aveva speiata, in modo tuuavia
abbastanza edicante. Pi di una volta, uscendo di casa, si eia imbauuto in monelli
che gli oiivano manciate di chiodi spuntati e stoiti. Egli li iicompensava a soldi,
e cos il buon esempio fiuuava ai iaccoglitoii, almeno dal lato economico. Ma
Celso non esito ad aeimaie che, pei quanti chiodi peida l'umanit, quelli eian
tioppi, e dovevano esseie iubati.
Bene' fe' il conte. E con le tasche piene della iaccolta legiuima o
illegiuima, ando da tuui i fabbii e falegnami a chiedeie Ve ne mancano`
Rispondevano di s` Risaiciva di sua tasca e diceva Se io non fossi andato alla
mia iiceica, voi, oia, non sapieste d'avei un ladiuncolo in bouega. Educatelo a
miiai in alto.
li
ll campo dello scibile e lungo e laigo, e quando un ceivello balzano puo
scoiiazzaivi dentio secondo gli fiulla la voglia, e dicile teneigli dietio pei vedeie
dove stia meglio, dicile speiimentaie dove gli aggiadii, alla ne, meueisi a
posto. Nessuna meiaviglia che l'espeiimento del conte losofo duiasse paiecchi
anni. Qante volte esclamo dentio di se Ci siamo' Si feima' Lo feimo' , e il
ceivello di Celso voltava e scappava da tuu'altia banda'
ll piocedimento alla scopeita fu metodico pei induzione o deduzione, ed
esclusione. E scaitati, sin dai piimi tempi, la leueiatuia e gli studi ani, che
addoimentavano il iagazzo e gli davano il senso di mua, c'eia da iiteneilo seg-
ietamente disposto alle scienze anzi che alle aiti. Cio iispondeva puie al segieto
desideiio del maestio. laine, pei esempio, un giande chimico`
Qesta speianza deiivo logicamente dalla consideiazione che la vecchia
Cleofe non salvava dalle mani di Celso neppui uno dei suoi gaiofani oiiti.
Mi piacciono tanto i oii' esclamava lui con la voce soave delle iagazze
che glieli chiedevano.
Ecco foise la via buona, che conduceva oltie che alla oiicoltuia alla
botanica, e allo studio degli elementi costitutivi e pioduuivi del teiieno cioe alla
chimica agiaiia, e quindi alla chimica in geneiale.
Tuuo un inveino pei il conte e Celso, e anche pei la Cleofe, passo in una
illusione di piimaveia. Contemplavano cataloghi di giaidinieii, leggevano manu-
ali di oiticoltuia, vedevano l'oiticello auiguo alla casa mutato in Eden. Celso, che
aveva gi quindici anni, ci vedeva anche, nell'Eden, delle belle iagazze che escla-
mavano con voce soave Mi piacciono tanto i oii' , e soppoitava le spine i
tiauati di chimica oiganica che il conte, senza insisteie, intiomeueva a quelli del
iegno vegetale.
A maizo fuiono piovvedute le sementi dei oii scelti. E pui tioppo insieme
con esse e con i vaseui e i baiauoli di concimi chimici, entiaiono nella biblioteca
volumi pieni di foimule, lambicchi e stoite.
Ma le piantine eiano appena spuntate nei leui caldi che lo studente involon-
taiio misuio il peiicolo. Se il giaidino va bene, son iovinato, mi tocca sgobbaie
pi di un faimacista'
Accadde cos che, poste a dimoia, le pianticelle dei oii allevati con tante
cuie, sembiaiono sviluppaisi tuue uguali iigogliose, ma tuue uguali.
Come sai` si chiedevano stupiti il conte e la Cleofe.
ll loio stupoie saiebbe stato meno giande se avesseio saputo che nelle aiuole
Celso aveva piofuso una ceita semente, pei cui, ad apiile, l'oito di casa Agabiti
eia tiasfoimato in una magnica distesa d'oitica.
Logica conseguenza il disgusto, la dispeiazione di Celso, i volumi pieni
delle foimule inteinati negli scaali pi iemoti, bouiglie, stoite e lambicchi ban-
diti dalla biblioteca.
lii
Hai iagione disse il losofo , la oiicoltuia non e pei te.
E neanche la chimica aggiunse il discepolo.
Pioseguendo, il metodo infallibile escludeva a poco a poco la sica,
escludeva la medicina e studi ani, escludeva tuue le scienze natuiali, ad una ad
una.
Qando il caso iivelatoie, come si sa, di molte vocazioni famose, condusse
una seia il conte a esclamaie Toiniamo all'aite'
Celso stava disegnando a meiaviglia una scacchieia su cui il dimani, nelle
oie libeie, giocheiebbe con gli amici di via del lossato.
Pei bacco' iieue il conte. Conosce quello che i piuoii modeini
ignoiano il disegno' lnclinazione, dunque, alla piuuia o all'aichiteuuia, e pio-
pose al iagazzo di andaie a scuola da un maestio che in ciu aveva voce di aitista
insigne. Celso piese volentieii l'occasione piopizia pei stai fuoii di biblioteca e
scappaie pi spesso nel lossato.
Alloiche sai in giado d'entiaie all'Accademia, mi avveita aveva iac-
comandato il conte al maestio. Ne volle mai vedeie gli scaitafacci e gli abbozzi
che consumavano tioppe matite, gomme e mollica di pane, aspeuando la soipiesa
che gli togliesse ogni dubbio pei sempie.
L'ebbe' Al sopiavveniie di lui, l'allievo piuoie, un gioino, iitiio in fieua
dalla tavola, e tento nascondeie, il foglio su cui stava sgoibiando.
Un aitista modesto` esclamo il losofo un aitista eccezionale'
Chiese il foglio, guaido. Ahime' Che naso' E quel naso, e due occhi stiabuzzati,
e una baiba piolissa signicavano un'intenzione di caiicatuia nell'egie piopiio
di lui, del conte.
Ma pui alle caiicatuie non bastano le intenzioni, e il conte giudico l'opeia
dal lato seiio. Ti iingiazio disse peiche dimostii di aveimi sempie in mente,
ma la piuuia non e pei te.
Neanche la scultuia fe' mestamente Celso , neanche l'aichiteuuia.
Neanche la musica aggiunse il conte scuotendo il capo.
Qando infaui il iagazzo schieuava le canzoneue alla moda, stonava come
stoneiebbe un cane, se i cani, oltie che abbaiaie e cantaie, schieuasseio. E poiche
non si balla senza oiecchio, le aiti iestavano escluse tuue quante'
Toiniamo alle scienze il losofo iipete a se stesso, ducioso. ll campo
e vasto, il caso iivelatoie aiutei'

Aspeua e aspeua. E una seia, che eia uno stellato uissimo, Celso es-
clamo, ammiiato e iapito Sapeie i nomi di tuue le stelle'
Commosso a sua volta, il losofo comincio a nominaigli e indicaigli quella
liii
dozzina che ne conosceva di vista, e si domandava dentio Come mai non ho
pensato all'astionomia` Eppuie io gli vo sempie iipetendo che bisogna guaidaie
in alto'
Celso sbagliava i conti, senza calcoli non si fanno scopeite astionomiche.
Veiissimo. Ma la contabilit delle aziende non e la stessa dell'astionomia questa
e matematica puia, quella, impuia. Dunque, avanti'
lu disposto che di gioino studieiebbeio insieme il llammaiion e la seia si es-
eiciteiebbeio in escuisioni piatiche pei l'innito. Qasi ci piendesse assai gusto,
il discepolo non discoiieva pi che di costellazioni, di nebulose e di pianeti, sbig-
ouiva la Cleofe istiuendola intoino alle vicende e ai cataclismi dell'univeiso e
annunziandole la piossima ne della teiia, speiimentava la potenza del cannoc-
chiale piismatico, compiato dal conte, peilustiando dai teui le nestie della ciu
e dei dintoini.
Ma tanta felicit non poteva duiaie. ll conte si alzava di noue e faceva alzaie
il discepolo, pei innamoiailo sempie pi delle contemplazioni celesti.
Se seguitiamo cos, mi iovino la salute penso Celso. E una noue geme
Non vado pi avanti ho pauia.
Di che cosa` Paila'
Ma., ho pauia.
Sfoizati a espiimeie il tuo pensieio, il tuo sentimento insisteva il
losofo aspeuandosi una iivelazione.
ln questo andai di qua e di l pei il cielo, ho pauia. d'incontiaimi col
Padie Eteino'
Non si poteva signicai meglio il teiioie dell'innito.
Hai iagione disse il losofo. L'innito spaventa, e l'astionomia non e
pei te.
E neanche la matematica esclamo il discepolo. E neanche
l'avvocatuia aggiunse collegando la giuiispiudenza alle altie discipline nella
speianza di niie, una buona volta, tuue le piove.
Ma dello scibile ne iestava paiecchio.
Restava, pei esempio, la veteiinaiia.
Compiuti i diciou'anni, Celso Dondelli non aveva ancoia dimostiata miglioi
vocazione che quella di stai allegio e di coibellaie il piossimo. Dalla scuola del
losofo aveva peio acquistata tanta coltuia da supeiaie i coetanei studenti nei
iegi licei. ll lievito c'e diceva il conte , lasciamolo feimentaie.
E scoigeva sempie un'intenzione seiia, un motivo iagionevole in ogni
scheizo o biiichinata che il suo pioteuo faceva. Qesta benignit, ingenua o
losoca che fosse, tiovava un cuoie non ingiato o sleale. Pei il suo pioteuoie
liv
il giovine si saiebbe messo nel fuoco, e il conte, che sentiva l'aeuo sinceio nella
condenza di lui, lo iicambiava in modo cos apeito che gi tuui dicevano Lo
adouei pei glio.
Se non che all'Agabiti eia iimasta una paiente, piess'a poco dell'et di Celso,
una pionipote, pei via di soiella. Allevata in collegio a liienze, la signoiina, oi-
fana, toino alla piccola ciu nativa assai di malavoglia, e temeva che lo zio la
piendesse seco, in quella casa antica, con quella seiva padiona.
lu adata invece alla custodia e alle cuie di una signoia che, secondo le
paiole del conte, le faiebbe da padie, cioe gliele daiebbe tuue vinte senza nuoceile
con la teneiezza d'una madie tioppo debole come saiei io seguitava pei
spiegaisi. E alla signoiina Amelia non fu consentito di visitaie lo zio che di ouo
in ouo gioini. Teimine suciente egli aeimava peiche tu non dimentichi
che ti sto vicino, e io non dimentichi che tu saiesti contentissima a staimi pi
vicina.
Contentissima' A ogni visita la iagazza lo soocava di chiacchieie e di
caiezze, e lui Ti iingiazio, ma come passa il tempo' Ouo gioini volano'
Essa iideva.
Oia, dopo tante scene gioiose, non eia da pievedeine una lagiimosa`
No, il losofo non la pievide, quantunque iitenesse la nipote non diveisa
dalla maggioi paite delle donne.
Tuui lo dicono, zio, che vuoi pi bene a Celso che a me'
A questa uscita egli alzo gli occhi al cielo pensando
Pei miiai in alto le donne miiano al cuoie, e foise dal loio punto di vista.
L'altia piocedeva
Bisogna dimostiaie al mondo che non e veio.
Lo zio disse dolcemente
Suggeiiscimi tu il modo.
Pagandomi un viaggeuo a. Paiigi.
Egli non si scompose punto, anzi ammise Hai iagione, pei daie questa
dimostiazione al mondo inteio non c'e che Paiigi'
E gliela mando, s'intende, con la tutiice, la quale aveva consigliata alla
pupilla la scena lagiimevole.
Avvenne che poco tempo dopo la paitenza della signoiina Amelia il conte
pioponesse a Celso una passeggiata in campagna, a un suo podeie fuoii di poita.
ll tiagiuo non eia bieve, e pei la stiada maestia quanti vedevano l'Agabiti cam-
minaie cos, piano piano, con l'ombiellone di tela ceiata apeito a iipaio della pol-
veie pi che del sole, si voltavano indietio soiiidendo.
Celso, quando non ne pote pi, esclamo veiso gl'impoituni
Andiamo a Paiigi'
Alloia il conte si feimo, e disse
lv
Hai iagione.
E iipiese la via. Nel iitoino iipete Hai iagione. Son vecchio, compeiiamo
un veicolo . Manco a diilo, Celso esalto i benezi e i piaceii delle automobili
non ultimi, quelli d'impolveiaie gli altii e di guidaine una lui.
E appena a casa il conte Mauio gli fe' sciiveie, alla iubiica delle spese im-
pievedute
Liie ventimila pei un'automobile, spesa quauio volte pi giande che un
viaggio a Paiigi, peiche compiende la piobabilit di un viaggio all'altio mondo,
con la guida di Celso Dondelli.
Ma Celso non aveva ancoia sostenuti gli esami da aueur che il libio dei
conti fu iiapeito alle spese impievedute e dato di iigo all'automobile.
Sciivi in sostituzione il losofo deuava liie diecimila al Ricoveio,
cinquemila all'Ospedale, tiemila e cinquecento all'Asilo, pi mille e cinquecento
pei un cavallo e una caiiozza. Che ne dici`
ll giovine alzo gli occhi al cielo
Miiiamo in alto iispose. E aspeuo cavallo e caiiozza, acquisto fauo dal
losofo senza inteimediaii.
Ecco. La caiiozzella eia della piima met del secolo decimonono.
Meno antico, sebbene bianco di pelo, il cavallo, e non biuuo solo, aveva il
vizio di camminaie con un po' di lingua fuoii. Celso lo bauezzo Gedeone, nome
che piacque moltissimo al conte e ai conciuadini. Paiecchi di essi ogni volta che
l'equipaggio auiaveisava adagio adagio la via piincipale pei usciie alla campagna,
ammiccavano al cocchieie con ceite stiizzatine d'occhi che signicavano Te lo
godi, eh, l'automobile`, oppuie ll tuo cavallo suda nella lingua come i cani.
Le quali coibellatuie a mezzo distuibavano il mancato aueur. Piefeiiva
le iisate apeite e inteie, e non taido a piovocaile, pei iideie meglio lui, in ultimo.
Del iesto, non eia veio che tafani e mosche infastidivano il buon Gedeone`
Se gli facessimo faie una copeita da passeggio`
E tu fagliela faie consent il conte.
liguiaisi quando la quasi centenaiia caiiozza compaive pieceduta da
un'ampia gualdiappa di mussolina iosea, coi occhi, da cui uscivano due oiec-
chie, una mezza lingua, una mezza coda e quauio mezze gambe'
Gedeone in veste da cameia'
Ridono pei noi` il conte chiese.
S iispose Celso , ma non basta.
Hai iagione confeimo il losofo sopia pensieio . Non basta.
Pochi gioini dopo evidentemente Gedeone eia zoppo al piede destio, da-
vanti.
Chiama subito il veteiinaiio.
No Celso disse , lo cuio io.
lvi
lu alloia che gli baleno l'idea, al conte Mauio, della veteiinaiia quale incli-
nazione latente.
Non ci aveva pensato mai peiche si eia convinto che al giovine non piaceva
la medicina. Ma adesso iieue
C'e dieienza. C'e pi soddisfazione. Gli animali non aiutano a sbagliaie
la diagnosi. E moimoiava sospiiando Puiche io non ci iimeua il cavallo'
Tuu'altio' La cuia peimise piesto una passeggiata in campagna. Gedeone
iiappaive al pubblico con la gualdiappa iosea e un piede fasciato e giosso, simile
a quello di un elefante.
Oh' Gedeone ha la goua' Gedeone ha la pantofola'
ll successo speiato da Celso non fall.
Ridono pei noi` chiese il conte.
S. Ma vedi al iitoino'
E immaginaie che bocche apeite quando il piesunto gouoso auiaveiso la
ciu di tiouo, diiiuo, a doiso scopeito, senza pantofola' Un miiacolo' un tiionfo
stupefacente' Scendendo, a casa, il conte esclamo
Veteiinaiia' veteiinaiia'
Ma Celso smoizo l'entusiasmo. Disse che pei guaiiie Gedeone non aveva
dovuto che levaigli il sasso conuo tia il feiio e l'unghia.
Biavo' Occhio clinico'
No coiiesse il giovane , peiche il sasso gliel'ho messo io.
ll conte iieue, indi concluse
Capisco. Hai fauo bene.

Non fu della stessa opinione la signoiina Amelia, appena ieduce da Paiigi. Ella
tento peisuadeie lo zio che ceite buonate non confeiivano decoio alla nobilt di
casa Agabiti. Ribaue il conte che, a l di logica, non e iidicolo chi si buila della
iidicola mentalit paesana, al contiaiio, d piova di seiiet. E la nipote a sua volta
osseivo che i giovani seii fanno onoie a chi li aiuta, con gli studi e con le opeie.
S, ma non piima che quelli a cui speua ne abbiano scopeita l'inclinazione
latente. Qesto compito e mio.
Eh' ci vuol altio'
Ci vuol altio` La fiase colp il losofo. Disse dolcemente, dopo un po'
loise hai iagione anche tu. Ci voiiebbe la donna, la donna che io non
tiovai una donna capace di miiaie in alto, pi in su del cuoie.
La signoiina Amelia alloia tacque. E poi si piopose d'innamoiaie lei Celso
Dondelli.
lvii
A scoigeie Celso cos mutato, pallido, con gli occhi oi vaghi ed oi ssi come
in contemplazione, il conte dubito che, pei l'assiduo ammonimento di miiaie in
alto, il giovine fosse colto da un accesso di misticismo e si fosse destata in lui
la vocazione di faisi fiate. Pei foituna, una mauina mentie piendeva il cane e
laue, se lo vide davanti ancoia diveiso, in posizione di auenti', con l'aspeuo dei
giandi piopositi, con la eneigica decisione dell'eioe o di chi ha peiduto la testa.
Signoi conte disse calmo , vado allievo seigente, in cavalleiia.
Soldato' Un colpo di mazza sul cianio' Ma non una di quelle mazzate che
stoidiscono, no di quelle che spalancano tuue le nestie ceiebiali a una luce
iepentina, inauesa, illimitata. Al losofo s'illuminaiono il passato, il piesente,
l'avveniie il passato suo piopiio, l'avveniie di Celso, il piesente di tuui e due.
Oh poitento' Soldato' Soldato d'ltalia' Ecco l'inclinazione latente, iivelata a
un tiauo' Di chi` di Celso` solo di Celso Dondelli` No, no anche di lui, del conte
Mauio Agabiti' La capiva adesso, di colpo, quale eia l'inclinazione sua piopiia,
adesso che aveva manifesta, impiovvisamente e nalmente, quella del suo allievo'
E il geneiale Agabiti aviebbe potuto faie onoie alla patiia, ne eia sicuio.
E sentiva l'amaiezza del bene non mai goduto e peiduto pei sempie, del bene
conosciuto tioppo taidi. Pei qual causa` Pei qual colpa` Chiese, d'impeto
Chi, che cosa ti spinge, te, alla milizia`
Una donna Celso iispose senza esitaie.
loitunato giovane'
ll giovane infaui aggiungeva
Vuol sposaie un capitano di cavalleiia. lo divento seigente, souotenente,
tenente, capitano, e.
Alt' inteiiuppe il conte Mauio , come si chiama. lei`
Amelia.
Celso si aspeuava un nuovo scauo, una impiessione visibilmente piofonda
di meiaviglia. ll losofo invece paive iassegnaisi subito, quasi si tiauasse di un
decieto della Piovvidenza. Non mosse che un'obiezione.
Qando tu saiai capitano mia nipote avi gi maiito da anni e anni. Chi
vuoi che la tenga`
ll giovane soiiise.
Lei' fece tendendo l'indice veiso il suo pioteuoie.
Qesti chino il capo moimoiando
Speiiamo che la stoiia nisca bene pei tuui, anche pei Gedeone.

Venne il d dell'addio.
Tu non mi sciiveiai disse il losofo. Non voglio. lo t'impongo un
lviii
iicoido, osseivabile, tangibile, sensibile, continuo e foite. E gl'intiodusse un
anello di feiio nel mignolo della destia, il chiodo della scouatuia piegato a cei-
chieuo.
Qando saiai al punto buono conchiuse il conte , poitami o mandami
il chiodo, e se l'Amelia sai anche lei al punto buono. Via', dammi un bacio.
. Cos a Celso, piima di paitiie, non iestaiono da baciaie che suo padie,
Gedeone e la Cleofe.
Qasi un anno dopo che la gueiia eia scoppiata in Libia e qualche mese
dopo che Celso Dondelli eia laggi, entiando nella bouega di Dondela, il vecchio
conte non chiese, al solito Notizie`
Si abbandono sulla seggiola e moimoio
L'oia e giunta.
lntimoiito, domando il fabbio
Pei Celso`
Pei me.
Ma s'ingannava pui questa volta, poveio losofo' Pei Celso l'oia eia gi
giunta (ed egli non lo sapeva), pei lui doveva taidaie non poco. Lo poitaiono a
casa apopletico.
Come, tiascoiso assai tempo, a foiza di cuie, poteiono tiailo dal leuo. che
tiistezza' Nella poltiona, con la testa ieclinata allo schienale paieva obbligato,
adesso, a miiai sempie in alto, e tentava al contiaiio di guaidaie in gi, quasi
ceicasse d'intoino, nella iealt, le immagini che gli vaneggiavano nel ceivello in-
feimo.
Che tiistezza' E come lunga'

E un gioino venne al palazzo Agabiti un tenente di cavalleiia, il quale disse


di dovei pailaie al conte piima di iipaitiie pei Tiipoli. Si piesento l'Amelia, lo
stato dello zio non peimeueva nessun colloquio.
Ma l'uciale insiste. Se il malato non aveva peiduto del tuuo la conoscenza
egli, pei incaiico di Celso Dondelli, caduto in bauaglia piesso a lui, aveva da con-
segnaigli una cosa auesa e caia.
La signoiina iaccomando, piego
Non gli dica che e moito. Tanto.
Poi lo intiodusse. La Cleofe dietio alla poltiona soiieggeva il debole capo.
Guaida, zio, disse l'Amelia.
Un bieve silenzio. linche lo zio soiiise, quasi iidesto dall'eiioneo iiconosci-
mento.
Ah' Sei tu` ll chiodo`
Eccolo disse l'uciale, mentie la signoiina susuiiava
Lasciamolo nella sua illusione'
ll vecchio chiamo Amelia'
Son qui, zio.
Celso'
L'uciale ne compiese, dalle mosse pi che dalle paiole, l'ultimo voleie. E
mise l'anello nel dito che la signoiina gli tendeva iipetendo Lasciamolo nella
sua illusione.
Alloia la Cleofe iuppe in pianto.

Ed eia passato un altio anno quando il tenente di cavalleiia, vicino alla pio-
mozione a capitano, toino al palazzo Agabiti. Disse alla signoiina, eiede del conte
Qella che fu illusione estiema di suo zio non potiebbe esseie iealt pei noi`
La signoiina Amelia consideio l'anello che aveva nel dito, sollevo i begli
occhi a miiaie in alto e
Qando saiete capitano iispose . Qesto eia il pauo.
Al tiiste annunzio il commendatoie Demetiio Lecci, nell'auiaveisaie la
stiada, eia stato investito da un'automobile, commozione ceiebiale e lesioni in-
teine, smaiiimento della coscienza, nessuna speianza , appena iicevuto il teiii-
bile annunzio, Coiiado Amaldi aveva lasciato in casa la moglie, aianta essa puie,
angosciata e tiemante, ed eia coiso al leuo dell'amico.
Poveio Demetiio' Giocondo, come sempie, nella faccia seiena, eia stato a
tiovai Coiiado il d innanzi. Ed oia. oia Demetiio moiiva senza iiconosceie
l'amico. Moiiva l'occhio vitieo e immoto, il volto disfauo e ceieo, soli indizi di
ultima vita, il iespiio aannoso e uno scauaie inteimiuente del biaccio e della
mano sinistia.
Non ieggendo a tal vista Amaldi, con un nodo alla gola, scappo nella cameia
auigua e si abbaue su di una seggiola. Non poteva piangeie.
Ma a poco a poco ieag in se, ceico dominaisi iieuendo, e si obbligo a
consideiaie i doveii che l'evento calamitoso e iepentino imponeva a lui, l'amico
intimo, piedileuo. Al commendatoie non iestava che un paiente, quel nipote cos
diveiso da lui, e gli avevano telegiafato subito, ma quand'anche fosse aiiivato in
tempo a vedei moiiie lo zio, il discolo non ne aviebbe ouenuto il peidono.
lx
E Amaldi iicoido che Demetiio gli aveva manifestato pi volte il piopos-
ito di diseiedaie il nipote vizioso e coiiouo pei benecaie le pie instituzioni a
cui aveva dato tuuo se stesso. E penso Demetiio avi fauo testamento. Se lo
tiovasse qui in casa, il nipote lo tiafugheiebbe. Possibile`
Possibile. Qando l'evento o il fauo che confonde e tiavolge e enoime, anche
i pensieii che a iagione fiedda si giudicheiebbeio assuidi, sembiano giusti.
Egli guaido allo sciiuoio, quasi a confeimaisi che ci fosse il testamento del
commendatoie, poi, con impiovvisa iipiesa d'eneigia, s'alzo, chiamo il seivo, ando
a sedeie allo sciiuoio, tiasse dalla caitella un foglio e una busta e, mentie sciiveva,
disse
Giovanni, a scanso della mia e della vostia iesponsabilit. qui dentio ci
potiebbeio esseie caite di molta impoitanza, ciedo convenga avvisaie il notaio.
Qel che fa lei.
ll douoi Neii. Sapete` Via Goito.
ll vecchieuo inchinandosi piese il biglieuo, e usc.
Con i gomiti puntati sullo sciiuoio, pei soiieggeie il capo, e stieue le tempia
fia le palme, Amaldi iitenne nella mente il pensieio di piima, che non gli paieva
pi ben chiaiito e compiuto.
No, non eia possibile che un uomo come Demetiio Lecci avesse lasciato il
testamento in uno sciiuoio apeito. No` Ma qual uomo e cos piudente da non
cadeie in qualche eiioie` Cos piudente da aspeuaisi a quaiantadue anni un
infoitunio moitale`
D'altia paite, non poteva Demetiio avei pensato giustamente che Giovanni,
meglio che seivo l'uomo di ducia, e lui l'amico, vigileiebbeio, e in ogni caso
piovvedeiebbeio alla custodia delle sue caite e all'adempimento delle sue dispo-
sizioni`
lu cos che la mano di Amaldi accompagno il pensieio con moto spontaneo,
piopiio pei natuiale conseguenza. Apeise il casseuo di mezzo e guaido. Ma senza
cuiiosit e intenzione feima, con mente gi ineite guaidava, sollevando le piime
delle caite spaise che lo iiempivano e.
Qasi a iiceveie un uito nel peuo, quasi pei difendeisi istintivamente da un
assalto impensato, iespinse il casseuo dello sciiuoio, si levo in piedi con tuuo il
sangue al capo, al volto, in un'appiensione ontosa, con un'impiessione indenibile
di colpa e di iepugnanza, con un impeto d'iia e di iabbia contio se stesso, che gi
si lasciava aeiiaie da un dubbio insano, e non gli bastavan le foize a divincolaisi,
a sfuggiine la mostiuosa, diabolica piesa.
Una leueia, in una busta na, tia quelle caite, tia quei documenti,
inteipostavi come pei caso o dimenticanza.
Ricadde a sedeie, iiapeise, la tolse, ne guaido auento la sopiasciiua, vinto.
E s, la leueia, il caiaueie (. anche il piofumo) eia di Rina. Di Rina` Ebbene,
lxi
fosse pui stata' Che cosa di male se sua moglie aveva avuto bisogno di sciiveie,
una volta, a Demetiio`
Ecco egli eia tianquillo, padione di se. Ragionava. Poteva iagionaie fied-
damente. Nessun male` Bisogno di sciiveie a Demetiio` Peiche` No no'
Qella leueia non eia di Rina, ecco tuuo' Pazzo' pazzo a lasciaisi allucinaie da
una somiglianza di sciiuuia. Dunque, via', iimeueie la leueia dove eia piima,
pentito dell'azione indegna che stava pei commeueie, violaie, foise, un segieto
dell'amico.
. Vigliacco' Scampaie, ceicava scampaie alla ceitezza`
E iisolutamente levo il foglieuo dalla busta, e vide che non c'eia la ima, e
lesse, e vide che eia di Rina. lu ceito.
Ma ecco sent che possedeva una foiza meiavigliosa.
Non si muoie d'una feiita, iicevuta a tiadimento, nel cuoie` di doloie, di
spavento` Non si muoie' Egli iichiuse. Ciede d'avei voce bastevole a chiamai
Giovanni appena fosse toinato. Via Goito eia a due passi e diigli Vado a
casa, pei un momento .
Si alzo. (una foiza meiavigliosa') e, come spinto da tuue le eneigie su-
peistiti, entio invece nella cameia del moiibondo, si avvicino a guaidailo, con gli
occhi sbaiiati.
Ah' L'amico'
Alloia il medico lo piese pei il biaccio, lo tiascino fuoii. Cominciava
l'agonia.
Ebbene. una foiza meiavigliosa' , di l, nello studio, senza accoigeisi
dell'intimo schianto, della feiita iicevuta nel cuoie a tiadimento, senza piangeie,
senza giidaie all'infamia, senza moiiie, Amaldi iilesse la leueia pei confeimaisi,
di tuuo, evidentemente.
Eia un biglieuino sciiuo in fieua, dopo un convegno. Assicuiava l'amante
da ogni timoie d'impiudenza o contiauempi.
Ma questa l'infamia' questa la piova' questa Acasa ho tiovato la caitolina
che mi aspeuava. Toinei da Genova dimani o posdimani.
Egli eia toinato da Genova. Qando` Come gli eia possibile iicoidaisene`
Oh se avesse potuto non iicoidaisene' Eia toinato. il 1 maggio. Aveva sciiuo,
e se ne iicoidava, all'albeigo, due seie piima. Due seie piima.
Nel biglieuo amoioso mancava la data. Ma il timbio su la busta` si leggeva
benissimo 1:-. Dunque c'eia pi appiglio a dubitaie che fosse di Rina`
Tuuo evidente' Che infamia'
E come gli fosse stiappata solo alloia la benda dagli occhi, Coiiado Amaldi
vide sua moglie aianta e pallida all'annunzio della disgiazia, e solo alloia sent
lo spasimo della feiita, l'atiocit del colpo, l'insoppoitabile toimento. luggiie'
scompaiiie dal mondo' Ammazzaila'
lxii
Adagio' Aspeuaie' L'altio, intanto, agonizzava.
Ed entio il notaio. E passo, tiafelato, un piete.
Poi Giovanni annuncio
ll piesidente del Consiglio Piovinciale e un assessoie del Comune.
Coiiado Amaldi immobile, in piedi in mezzo alla cameia, oia piovava la
sensazione d'uno che sia tiascinato da una foiza iiiesistibile in un piecipizio.
Qei signoii si condolevano con lui, pi che amico, fiatello del commendatoi
Lecci. Anche, volevano infoimaisi da lui, pei iegolaisi nelle onoianze funebii.
E l'assessoie, pi disinvolto, venne dal notaio, piesso lo sciiuoio, e l'inteiiogo.
Mentie il Piesidente seguitava nelle condoglianze, Coiiado udiva il notaio
che iispondeva
ll testamento segieto e depositato piesso di me, ma non si piocede
all'apeituia senza iichiesta del piesunto eiede.
Udiva soggiungeie l'altio E se il nipote, il piesunto eiede, iitaida qualche
gioino a toinaie, come conosceie le piecise disposizioni testamentaiie pei i fu-
neiali`
l familiaii. ll signoi Amaldi.
Gi, il signoi Amaldi.
Ma il signoi Amaldi paieva esageiaie un pochino il suo coidoglio,
paieva tioppo stoidito. Rispondeva a stento che il commendatoie sdegnava i fu-
neiali chiassosi, che disappiovava l'uso dei discoisi, dei oii. Non altio. Gio-
vanni, Giovanni foise ne sapeva di pi.
lnteiiogaiono anche lui, e iispose che il suo padione non aviebbe sdeg-
nata una messa di requiem. Ma la messa, quando fosse iichiesta o peimessa dal
testamento, poteva celebiaisi gioini dopo il tiaspoito, non eia cosa uigente.
A ogni modo, Piovincia e Comune stavano pei accoidaisi su le onoianze,
quando il medico s'aaccio sulla poita e apeise le biaccia.
Amaldi, che si eia seduto accanto al Piesidente, balzo in piedi, livido, iimase
impietiato, con gli occhi toibidi, e Giovanni scappo via gemendo. L'assessoie
guaido l'oiologio e disse Seue e venti , e il Piesidente disse Animo, signoi
Amaldi' , e aeiio e stiinse la mano del signoi Amaldi.
ll quale adesso sembiava non esageiai pi, sembiava manifestaie con il
doloie di chi peide il fiatello lo stupoie del misteio e lo sgomento del nulla, o
paieva iimasto senza pensieio.
Pensava Dovio ngeie, dissimulaie no all'ultimo'

lino all'ultimo, no a che la salma fu deposta nel loculo, egli si compoito cos,
come aveva sentito la necessit di compoitaisi, come volevano le convenienze
lxiii
sociali.
Ma dopo' Al iitoino, nella caiiozza chiusa, libeio della cappa di piombo
che la societ vile e coiioua gli aveva imposta, in una commozione di scheino e
di iabbia Amaldi s'abbandono a meditaie, a piegustaie la vendeua. Oh sfogaisi'
sfogaie l'amaiezza dell'onta patita e l'onta dell'ipociisia a cui eia stato tiascinato
come in un baiatio, sfogaie tuuo l'odio che gli si eia addensato in veleno nel
cuoie, esaspeiaie con voluu di maitiiio la feiita dilaniante, geuai la mascheia,
e accusaie, e calpestaie l'infame piostiata, nella confessione e nel iimoiso, ai suoi
piedi, o colpiila, ammazzaila se soiieua dalla passione e insolente'
Che benezio nell'anima e nel sangue, a immaginaie il castigo tiemendo,
moitale' Ammazzaila'
Ma eia illusione fugace. A poco a poco intiavvedeva che a lui non eia con-
cesso no nemmeno l'inconsulta auesa della catastiofe che fosse, pei sua mano,
tiagica'
No egli, poveio uomo, doveva iipiendeisi tosto, iagionaie, iieueie. No.
Non gli eia possibile vendicaisi in tal modo, non doveva uccideila, non cacciaila,
sgualdiina, di casa, non tiascinaila a un tiibunale. No. Peiche` Peiche saiebbe
uno scandalo'
Eia caduto in una contiadizione, la contiadizione in cui s'eia messo non
taido a stiingeilo, ad auanagliailo, a soocailo. Non poteva vendicai il suo onoie
senza piovocai uno scandalo enoime, ma pei evitaie lo scandalo, pei salvaie il suo
onoie aveva dissimulato iestando n la noue in casa del defunto, n ieggendo nel
tiaspoito uno dei coidoni del feietio'
Sciaguiato' Rivelando adesso il suo disonoie non daiebbe foise diiiuo al
mondo di chiedeigli Come mai, tu, ad accoigeiti d'essei tiadito, hai aspeuato
che il tiaditoie sia stato moiente o moito` Pei quale misteiioso inteiesse hai
dissimulato n all'ultimo` Pei quale veigognoso passo hai accompagnata la salma
all'ultima dimoia` Pei quale inconfessabile ignominia hai taciuto sempie con tua
moglie, e schiamazzi adesso che Dio o un accidente ti ha libeiato del pi colpevole,
del pi foite`
ln ogni peisona che vedeva, egli vedeva un iideie osceno, e gli paieva che
tuui coloio che conosceva gli iidesseio in faccia, gli giidasseio
Anche tu' anche tu., e nche l'altio viveva., eii contento'
Tuui, sempie, l'avevan tenuto pei un uomo onesto, un gentiluomo, e cadeie,
aogaie nel fango' Aveva amata sua moglie e.
Al pensieio del suo amoie di un tempo, non iesse pi. Ruppe in singhiozzi,
pianse.
Lo iiscosse il iumoie delle iuote sul ciouolato, iientiando in ciu. E non
oso iincasaie accato in tal modo dalla passione e dalla iagione.
Gli eia necessaiia una tiegua, un po' di iiessione pacata, di silenzio, le
lxiv
foize umane hanno un limite, peidio'
E oidino al accheiaio di conduilo, invece che a casa, all'uzio del Con-
soizio.
lvi pei foituna l'aspeuava un telegiamma il quale lo chiamava, d'uigenza,
a leiiaia. Pei non sciiveie o telefonaie alla moglie mando un impiegato a casa a
mostiai il telegiamma, dicesse alla signoia ch'egli iitoineiebbe solo al dimani.
E pait davveio subito.
Ma non poteva fuggiie, miseiabile, da se stesso, non poteva fuggiie al
dilemma che gli si veniva deteiminando sempie pi chiaio nella mente
O il mondo sapeva, e saiebbe inesplicabile la sua condoua, la sua ipociisia,
la sua dedizione alle convenienze quando e in qualunque modo egli desse a vedeie
che non ignoiava, gi piima, la colpa della moglie, o il mondo non sapeva, e guai
pei lui se si vendicasse. Riveleiebbe lui la sua sventuia. La pubblica moialit non
giustica il maiito che ammazza, o scaccia la moglie, o se ne sepaia, se il castigo
non chiaiisce, non specica la colpa.
Anche in tieno, e poi la noue insonne, nel leuo dell'albeigo, ceico la via a
supeiai se stesso. lnvano. ll pensieio di iimeueie all'avveniie una decisione gli
eia insostenibile, nessun confoito, nessun consiglio, nessun aiuto. Che poteva
speiaie dal destino`
E invano la mauina dopo si piovo a un iitoino di vita noimale nelle fac-
cende pei cui eia stato chiamato a leiiaia, anzi quei discoisi, cos lontani e di-
veisi dell'intima cuia, gli esaceibaiono sempie pi la feiita, gli iintoibidaiono la
mente.
Ripait con una pi eia tempesta nell'anima, con un senso di eneigia iicu-
peiata e pioiompente, e un bisogno d'usciie da quella sua agonia, con un solo
pensieio sso e, solo esso, iagionevole che la iisoluzione del suo destino non
dipendeva da lui, dipendeva dal contegno della moglie.
Egli l'aionteiebbe geuandole in faccia la leueia che ne auestava la colpa,
le diiebbe Ho tentato di salvaie il tuo onoie salvando il mio. Oia, a noi' E
senza chiasso, senza scandalo' Che intendi di faie`
Ma una mossa sola di lei, una paiola sola avveisa alla sua passione immensa
lo tiaspoiteiebbe al di l del limite che divide la iagione dalla follia, e alloia non in-
dietieggeiebbe, non esiteiebbe davanti alla catastiofe sanguinosa. Una ievolvei-
ata pei lei e una, magaii, pei se, tanto, la sua vita eia spezzata'
Cos, mentie andava a casa, l'immagine della donna gli si confondeva nella
mente con le auitudini o del teiioie impiovviso, o della negazione dispeiata, o
della confessione umiliante, o dell'invocazione di piet e di peidono. La immag-
inava di nuovo in una ciisi di lagiime e di iimoiso, a cui soviastava imponente,
spietata, tiemenda, quale che si fosse, la iisposta e l'azione di lui.
A casa' A casa' Ma nell'entiaie in casa pallido, fiemente, ecco veniigli in-
lxv
contio la moglie fieuolosa e, al tempo stesso, tianquilla. Tianquillissima' Diceva
ll notaio Neii t'ha ceicato ieiiseia e stamauina pei una cosa di giande
piemuia. Poco fa ha mandato questa leueia.
E la poigeva. Tianquillissima'
Amaldi pei piendeie la leueia del notaio e apiiila lascio nella tasca
quell'altia, che gi stiingeva pei geuaila in faccia all'adulteia. E lesse, e intanto
che leggeva, Rina, nel vedeilo aoscaie sempie pi, dubito di una nuova disgiazia
e Che c'e, Coiiado` Una nuova disgiazia` chiese con dolcezza.
Coiiado non iispose iespingendola Via, malafemmina' Rispose
Nulla' , e si diiesse all'altia cameia.
Vuoi desinaie subito` Rina domando ancoia con dolcezza . Saiai
stanco, aviai fame.
Senza voleie, assent, del capo.
Poi, nella cameia di l. Eia una cosa inciedibile' Una cosa tuipe, laida,
luiida, una schifezza oiienda' Da iideie. Che vigliacco eia stato quell'uomo sag-
gio'
Diceva la leueia del notaio
. ll testamento del compianto commendatoie Demetiio Lecci, apeito a
iichiesta del di lui nipote, lega liie cinquantamila a favoie della S. V.
Ed io disse a se stesso Coiiado Amaldi sobbalzando con l'impeto del
maitiie che iiconfeimi la sua fede di fionte allo scheino osceno e tiiannico , io
iiuto il legato, io iiuto il piezzo della mia veigogna' Riuto'
Ah s` Riutava` Un eioe' Se non che il mondo vigilava e chiedeva
Peiche` Peiche iinunciaie al lascito del tuo miglioi amico, che hai tanto
stimato e amato in vita, che hai tanto onoiato in moite, che hai accompagnato
all'ultima dimoia e hai visto, con tanto stiazio, seppelliie`
O il mondo sa, o non sa.
Ma no (iagioniamo), no che il mondo non sapeva' Un uomo piudente,
ieuo, saggio quale Demetiio Lecci, non aviebbe avuto mai simile audacia senza
l'assoluta ceitezza che il mondo ignoiava la sua colpa, non aviebbe coiso il iischio
di contaminaie post mortem la fama di tuue le sue belle viit con un auo che dis-
onoiasse il benefauoie non meno del benecato, anzi con illuminata espeiienza
egli aveva foise piovveduto cos a smentiie, a iendeie inveiosimile la malignit
se mai qualcuno osasse di moimoiaie'
E se il mondo ignoiava, non saiebbe stata stoltezza meueilo in sospeuo
iiutando l'eiedit`
Acceuaila'
Ma (iagioniamo), ma acceuandola come aviebbe potuto poveio maiito ,
come aviebbe potuto investiie, assaliie l'adulteia, chiamaila infame` Essa aviebbe
iibauuto, tiionfante Chi pi infame di te che acceui l'eiedit dell'amante di tua
moglie`
Nessuno scampo, gian Dio' Cos, piopiio cos pei salvaie la sua dignit,
il suo onoie, pei seibaisi un galantuomo, un gentiluomo agli occhi degli altii e
di sua moglie, Coiiado Amaldi doveva piendeisi le cinquantamila liie e taceie'
liiemissibilmente, ad ogni costo taceie e piendeisi le cinquantamila liie' Nessun
iimedio.
Coiiado, vieni a desinaie` chiamo Rina con dolcezza.
Egli stiaccio la leueia. non quella del notaio, l'altia , ne spaise i
minutissimi pezzeui fia le caite del cestino, e iaccolte tuue le foize a supeiai
se stesso, iispose, con dolcezza
Vengo.
Non c'eia altio da faie.
Alfonso Gialdi entio nella stanza del fiatello e gli chiese
Hai sentito che cosa han deuo le Ra dei socialisti e di Tuiii`
Raimondo lo guaido, e tacque. Non iicoidava e iiceicava nella memoiia.
Ma Alfonso inteipieto quel silenzio e quello sguaido quali segni di appiensione
pei lo stesso suo dubbio e di timoie pei una delibeiazione giave. E disse, calmo
Sta auento.
Poi, dominandosi e auguiando la buona noue, usc.
Le Ra` Raimondo iiceicava. Vauelapesca' Mentie discoiievano,
su la teiiazza, egli osseivava Vega, Aituio e Antaies. Auento` A che cosa
doviei staie auento` Ai socialisti` A Tuiii` Peiche` Mah'
Tuiii non eia venuto a conveisazione, quella seia, e nemmeno l'aicipiete, e
appunto peiche non aveva avuto gli amici con cui si intiaueneva volentieii egli,
alle chiacchieie delle infoimatiici, aveva piefeiito ascoltaie cio che gli dicevano
le stelle.
Domauina lo domandeio a Adiiana soggiunse , se eia piesente e se
ci avi badato.
Anche Adiiana infaui non dimostiava mai d'inteiessaisi ai peuegolezzi del
paese, e, quando poteva, scampava dai fastidiosi aigomenti di leghe, di sopiusi
municipali, di studiate iappiesaglie, e bauaglie minacciate, e speiate viuoiie.
Raimondo si mise dunque a leggeie il libio che gli giovava pi del biomuio.
linche l'occhio gli scoise su le iighe senza pi aeiiaine il senso.
Mio fiatello pensava non e uno stupido, tuu'altio' Ma e viuima di
una ambizione meschina. Voiiebbe pievaleie a Castelionco. Che gloiia'
A dii veio Alfonso Gialdi non viveva solo nel paese e del paese. Aiiicchiva
sempie pi usando ingegno, eneigia e volont in impiese agiicole e industiiali,
lxvii
estendendo l'opeia sua in tuua la iegione, acquistandosi stima invidiabile pui in
ciu, dove si tiasfeiiva l'inveino. Ma nel luogo nativo quasi pei necessit doveva
soiieggeie i conseivatoii, e piepaiaili alla iiscossa. Bel gusto' moimoiava,
malcontento, Raimondo. Bel gusto consumai giovent, foize, ingegno in simili
loue, pei simili conquiste' Al solito dispeui, iie, aiiabbiatuie. E inganni da
oppoiie, e insidie da evitaie. Ah ecco'
Aveva tiovato ciede avei tiovato cio che avevan deuo quelle peuegole
Ra. Una delle solite la stoiia di un appalto favoiito dal sindaco e conceduto
alla lega dei biiocciai, pei la ghiaia, di una fiode nella misuia delle biiocce. E
io, foise, doviei staie auento quando passano di qua, pei la stiada, le biiocce, e
acceitaine la misuia, io, che non ho niente da faie` lo` Poveio Alfonso' Ma, e
come c'entia Tuiii`
Pei non peideie il sonno che aiiivava, Raimondo si disse Domani seia
lo domandeio a lui. E chiuse il libio. E lo schiaiimento ultimo sembio veniigli
appena spento il lume
Tuiii avi giidato alla fiode senza piove sicuie, e i socialisti se la pien-
deianno, al solito, con lui e con noi. Anche con me` Oh io non ci penso, poveio
Alfonso, a queste gian cose' Sta pui sicuio' Siiio.

ln cielo non c'e soltanto la luna pei auestaie, anche adesso, con la guia
di Caino la nostia ignoianza, o non c'e soltanto il sole pei abbaibagliaie il nostio
oigoglio, o Maite coi canali peiche possiamo iifeiiie agli altii pianeti la nostia
intelligenza e la nostia scienza, o Veneie e Giove peiche tioviamo lass un tei-
mine di paiagone al biillante e allo smeialdo che abbiamo in dito c'e, a centio
di un altio sistema planetaiio, una ceita stella che si chiama Siiio, che in inveino
e in piimaveia iisplende miiabilmente e che col suo fulgoie doviebbe esoitaici
tuui a consideiai pi in l del nostio naso, della nostia teiia e del nostio sistema
planetaiio. Sapete con quale velocit coiie la luce` Tiecentomila chilometii al
minuto secondo' Dico tiecentomila chilometii al minuto secondo. Bene sapete
quanto tempo impiega Siiio a mandai a noi il suo fulgoie` Sedici anni. Dico
sedici anni' E sapete a che distanza coiiispondono sedici anni di luce` A cen-
tocinquantasei bilioni di chilometii' Qando si consideii cio, e quando si iieua
un poco che Siiio e vicinissimo in confionto alle nebulose, paie che le faccende
dell'oibe teiiaqueo, non che gli avvenimenti della cionaca ciuadina, i dibauiti del
Consiglio comunale a Castelionco, gli inteiessi dei nostii amici o nemici, i casi e i
beni e i mali delle nostie iispeuabilissime peisone, non possano aveie una giande
impoitanza nell'univeiso, non debbano aveie nemmeno pei noi l'impoitanza che
ciediamo noi.
lxviii
Cos Raimondo Gialdi iisolveva ogni questione, commentava ogni fauo,
s'alleviava di ogni noia.
Ma non peicio eia egoista e apate. Non eia felice. lnfeimiccio sin da
iagazzo, aveva tiovata e piotiaua negli studi la sua illusione, e s'eia consolato
con la supeiioiit intelleuuale che l'agiatezza gli consentiva di eseicitaie, in ciu
e in villa a Castelionco, su un contoino di conoscenti e d'amici. E pei un pezzo
non si eia accoito come in quella defeienza che gli dimostiavano souentiasse un
sentimento di compassione, e doveva a Adiiana moglie di Alfonso da quauio
anni se apiendo gli occhi nella iealt del suo dominio egli aveva cominciato a
disgustaisene. Non peio un'intenzione maligna induceva Adiiana ad esseie sem-
pie iionica con lui. La fiivolezza e la mondanit (del mondo, natuialmente, fuoii
di Castelionco) sembiavano acciesceile giazia, e la sua iionia eia amabile peiche
toccando solo gli studi che iendevan stiano Raimondo e lo distoglievano dalla vita
comune, signicava insomma un iiconoscimento della supeiioiit male iiconosci-
uta dagli altii. E, anche, egli sentiva che il biio della cognata celava un segieto
iovello. loise peiche Adiiana oimai dispeiava di divenii madie` Mah'
Le donne, chi le capisce` pensava Raimondo. Mia cognata si diiebbe
leggeia, eppuie. Si diiebbe vana, eppuie. Si diiebbe tal quale tuue le signoie
della societ sciocca e falsa, eppuie. Soie questo e solo quel che ci capisco io'
linche un bel gioino egli, che tia le scienze in cui aveva delibato noveiava
anche la psicologia, ciede penetiaie senza pi dubbio nel misteio di lei. Ceite
sue mosse, ceite occhiate al maiito, ceite auitudini sdegnose o ceite ostentate
espiessioni d'aeuo quando Alfonso toinava a casa dopo le fiequenti assenze, pei
osseivatoii inespeiti saiebbeio state piove di stanchezza, di fieddezza, magaii di
un'antipatia insoigente e indaino iepiessa.
Ma a me non me la d a intendeie' penso Raimondo. Ho visto' Adii-
ana e innamoiata pazza di Alfonso, ne e appassionata, e gelosa delle occupazioni
e dell'ambizione che glielo iubano.
Tanto veio che compiangendo se stessa compiangeva chi sfuggiva alle af-
fannose gioie dell'amoie.
A lui diceva
lnnamoiatevi, Raimondo' Amate, n che siete in tempo'
Amo egli iispondeva.
Gi', la vostia Siiio.
Siiio e maschio.
Vedete che spioposito` E intanto vi sfugge il meglio la donna.
ll meglio`
ll meglio' Non avete ancoia impaiato che siamo stati cieati appunto pei
godeie e pei soiiie amando, amando come si usa in teiia e non fia gli astii` Non
avete ancoia compieso che la vita e amoie e amoie e la vita` Non avete ancoia
lxix
pensato voi, signoi pensatoie, peiche la fanciullezza e cos bella` Peiche anche la
vecchiaia puo esseie bella`
No. Peiche`
La fanciullezza non iidete e come l'antipasto dell'amoie. E la
vecchiaia puo esseie la tianquilla, beata, invidiabile digestione dell'amoie. Non
iidete, vi piego.
lilosoa gastiica' esclamo iidendo Raimondo. Ma io mi pasco di
luce.
E siete cieco' lnfelice'
Ebbene, s da qualche tempo egli si sentiva davveio infelice, ma non peiche
si eia lasciato iapii dalla scienza anzi peiche alla scienza non si eia dato con
amoie pi saldo. lnoltiandosi negli anni e negli studi, a quel dileuaisi di una
cultuia supeiciale e vaiia, al compiacimento di potei discoiieie, con nozioni
vecchie e nuove, di astionomia, di sica e di chimica, di botanica e zoologia e
mineialogia, ecceteia, e di poteie, con vive iimembianze, adoinaisi di stoiia e
losoa e poesia, gli eia seguto nell'animo un senso di iammaiico, come in chi
s'avvede di consumaie invano le sue foize.
E oia sapeva che non sapeva nulla di nulla, e sapeva tanto che immeigeisi
nell'ignoto con l'ingenuit d'un bambino o d'un baibaio gli saiebbe paiso inea-
bile gaudio.
Ma anche cio non poteva, peiche quanto aveva appieso gli suscitava dalla
teiia e dal cielo, in mille modi e mille foime, le tentazioni dell'ignoto e le piove
della sua ignoianza paiticolaie. E gli costava uno sfoizo diie a se stesso
Che impoita il tuo soiiie, la tua ambizione insoddisfaua, se ti iicoidi,
Raimondo, che Siiio`

Pei foituna Siiio non gli iiutava tuui i confoiti di quaggi.


Con sinceia stima ne eia ceito lo divagavano dall'intima cuia un disce-
polo e un collega. Discepolo gli si piotestava il capitano Tuiii, il quale, vedovo di
una iicca signoia, aveva da poco lasciato l'eseicito, ed essendosi compeiato una
villeua a Castelionco, piesso a quella dei Gialdi, nell'amicizia dei Gialdi tiovava
incitamenti a passai bene i gioini e le seie d'estate. Con Alfonso, Tuiii com-
baueva, fuoii, in pio del paitito dell'oidine, con Raimondo si iiposava, in casa,
impaiando senza discuteie.
E l'ammiiata sommissione del capitano eia tale che mentie egli ascoltava
Raimondo, il maestio, piovava gusto pui a diie delle coibelleiie. Qando il
poeta supeiava in lui lo scienziato, la fantasia gli iendeva veiosimili le pi stiane
ipotesi, le spiegazioni pi aidite. Dopo, se ne doleva, temeva. Se Tuiii consultasse
lxx
qualche libio` qualche scienziato`
Ma no', ducioso, Tuiii non consultava niente e nessuno, o, tuu'al pi, si
iivolgeva a Adiiana, alloiche assisteva alle seveie lezioni, chiedendo
Che fenomeni, eh, signoia`
La signoia iompeva in una delle sue gaie iisate e iispondeva
E questo e poco' Chi sa in Siiio'
Ma con il collega le cose piocedevano diveisamente. Eia l'aicipiete. Medi-
tativi entiambi, don Paolo e Raimondo inteiiompevano di silenzi e sospiii le dis-
cussioni seiali e le cognizioni che s'impaitivano a vicenda aiuo don Paolo che
alla douiina dell'amico mancasse la diiezione della fede, e malcontento Raimondo
peiche all'intelligenza dell'amico mancasse la tiavagliosa eppui feconda necessit
del dubbio.

Alcune seuimane dopo la seia che Alfonso aveva mosso al fiatello l'oscuio am-
monimento e Alfonso non ne aveva pi tenuto paiola ne Raimondo se ne eia
pi iicoidato l'aicipiete, dalla via, soipiese l'amico una mauina mentie cuiava
i oii piedileui.
E gli disse piano, timidamente, quasi
Ho da pailaile.
Andandogli incontio pei il viale che meueva, un po' di lungo, all'ingiesso
della stiada, Raimondo pensava
Don Paolo mi sembia stialunato. Pailaimi di che cosa`
Di che avevano discusso nei iecenti colloqui` Degli elementi dell'atomo
(eleuioni.), delle macchie solaii in iappoito alla meteoiologia., di Daiwin in
iappoito ai neovitalisti., della ah, s' della pluialit dei mondi abitati s,
s in iappoito alla ieligione e al dogma. E in piesenza di donne egli si eia lasci-
ato tiaspoitai tioppo dall'aigomento, aveva tuibato, in giazia delle scandalizzate
ascoltatiici, la seiena tolleianza, la coscienza del biavo piete.
Colpa di Siiio' si disse ancoia Raimondo vedendo con la mente il soi-
iiso iionico di Adiiana. lnfaui al tema peiicoloso li aveva condoui, quella seia,
l'accenno al pianeta che giia intoino a Siiio in cinquant'anni.
Ma don Paolo paive anche pi imbaiazzato quando seduto sul sedile, tia il
folto, comincio a bassa voce
La nostia amicizia e la mia piudenza, anzi il mio doveie.,
m'impongono.
Raimondo gli fu subito giato del tono dimesso, della soggezione manifesta,
e pentito com'eia d'aveigli fauo dispiaceie, aieuo
Ho capito, don Paolo. Lei ha iagione.
lxxi
ll piete sembio oia meiavigliaisi di quella consapevolezza, ma l'altio ab-
basso gli occhi, quasi a signicaie Le do iagione, sebbene l'amoie della scienza
mi giustichi.
Lei capisce seguito il piete, giato a un tempo che gli fosseio iispaimi-
ate spiegazioni penose, e dolente di dovei insisteie pei conduiie l'amico al suo
piudenziale consiglio.
Lo scandalo. Le chiacchieie. La peidia degli avveisaii.
Gi felici di daie addosso a un poveio piete, che pei l'amoi della scienza si
compiomeueva in conveisazione soppoitando teoiie iiieligiose.
All'insistenza peio del collega, Raimondo non volle pi cedeie del tuuo,
oppose, seiio
Capisco, capisco. Ma non diamo tioppo peso.
ll mio timoie inteiiuppe angustiato don Paolo , il mio timoie e che le
voci, le accuse anonime peivengano all'oiecchio di chi deve ignoiaie.
Dell'aicivescovo` Poveio don Paolo', si aspeuava noie n dalla Cuiia'
Ha iagione aieuo di nuovo Raimondo. Le piomeuo.
Ma alloia una bella iisata squillo dietio di essi e li fe' soigeie in piedi. Adii-
ana.
Biavo don Paolo' esclamo. E scendendo pei l'eita, tia i lauii L'oia
e piopizia'
ll piete, pallido, stento a soiiideie.
Di gioino la signoia soggiunse non si vedono le stelle, e adesso le
sai pi facile peisuadeie questo ostinato.
A che` Raimondo chiese.
A non peideie di vista le cose teiiene'
Don Paolo guaido la signoia con iicupeiato animo. Disse
loise saiebbe meglio, ceite volte, peideile di vista'
E la signoia sso il piete.
Oh' Cos non deve dii lei, ieveiendo, che con tanto zelo compie quaggi
la sua missione di caiit e di amoie'
Anche Raimondo sent l'iionia e gli dispiacque.
Mia cognata inteiloqu mi giudica egoista, apate.
Se non foste, non avieste sempie la testa in Siiio.
Sviato, il discoiso piosegu scheizoso tia i due e lascio libeio il teizo di
andaisene piesto. Se n'ando, don Paolo, convinto d'aveie piovveduto alla sua
missione.
Oia la meuei in guaidia pensava. Mi ha capito meglio lui di lei.

lxxii
. Ed eia stata pei Raimondo una noue quasi insonne, sebbene senza
sospeui di nessuna soita.
S'alzo all'alba, spalanco la nestia.
E si iimise, cos vestito, sul leuo. Nella quiete ancoia nouuina pesava
l'aspeuazione del gioino canicolaie. Poi i suoni vi fuiono come geuati dentio da
lungi ed estesi da onde che vibiasseio basse e dense, quasi staccate dall'aiia che le
iecava. Raii abbaiamenti e gallicini ochi. Ne questi suoni iompevano l'immenso
silenzio, e lo dilatavano, innito, lo spesso ziuo delle locuste e il fondo e giasso
giacidaie dei iospi.
Solo una voce umana aviebbe iouo il silenzio immenso, aviebbe iidestata
la vita, ma non si udiva una voce d'uomo. E guaidando di l, da sedeie sul leuo,
agli albeii che neieggiavano lungo il clivo, Raimondo pensava agli uomini, e gli
paievano cieatuie poco dissimili da quelli la supeiioie anima degli uni non eia
iadicata alla teiia come la vitalit degli altii` ll pensieio non eia foise vincolato
alla mateiia biuta` O foise Adiiana, nella sua ignoianza, scoigeva il veio` Unica
iealt capace di idealit e spiiitualit, unica illusione difesa e sostenuta dalla iealt
saiebbe l'amoie` Unica felicit addentiaici amando nella vita della mateiia, pei
illudeici godendo e soiendo di supeiai la teiia che ci avvinghia con iadici tenaci
no alla moite`
Un galoppo veniva di lontano lontano, e Raimondo l'accompagno con udito
oi pi oi meno sensibile. Lontano lontano. E mentie la fiescuia lo iiassopiva, e
mentie gli paieva che quel galoppo stiappasse aannosamente la stiada, ciede ii-
coidaisi che Alfonso aveva deuo di iestaie assente tie gioini. Ma nell'avanzaie il
galoppo cadeva a tiouo uguale, scemava, cessava. Alfonso` No. Non poteva essei
lui che iitoinasse un gioino piima, a quell'oia, dal luogo ove gli aaii l'avevano
intiauenuto, quantunque non di iado, pei il caldo, viaggiasse anche la noue col
suo buon cavallo.
Qand'ecco un iumoie vicino iiscosse dal doimiveglia Raimondo un ie-
pentino, aieuato iumoi di passi, nella loggia. Ascolto. Non sognava. Qalcuno
apiiva le imposte della iinghieia. Balzo e coise alla nestia e. Come in un
sogno volle giidaie al ladio, e non pote. Gi, d'un salto, dal balcone, il fuggitivo
scompaiiva tia le macchie iiconoscibile. Riconosciuto' Lui!
E altii passi pi foiti pei le scale e nella loggia, e lo sbaueie violento d'un
uscio.
Tuiii' Alfonso' Con la mente vacillante, col cuoie stieuo da un'angoscia
moitale, Raimondo peicep le due imagini nella iivelazione istantanea, e tuuo gli
appaive in una impiovvisa oiienda luce. Ah le paiole delle Ra' Solo adesso le
iicoidava' E insieme, d'un tiauo, vide quanto aviebbe dovuto intendeie piima,
a poco a poco, se avesse iicoidato e iieuuto l'ammonimento del fiatello (sta
auento), le paiole delle Ra (il capitano, dicono i socialisti, consola i maiiti
fuoii e le mogli in casa), la piudenza di don Paolo, gli inngimenti di Adiiana.
Vide Adiiana, e tiemo pei lei. Di piet tiemo. Usc, dispeiato.
Scendendo dal piano supeiioie, scaimigliata, piangente, con le mani in
cioce, dispeiata, lo aionto la cameiieia, e lamentando Dio' Dio' paieva
iinfacciaie a lui la stoiditezza, la debolezza, la vilt che non aveva saputo im-
pediie, che non sapeva impediie. Raimondo si sent mancaie. Ma. l'uccide,
l'ha uccisa' ecco il colpo. E si piecipito veiso l.
Alfonso uscendo lo iespinse. Stiingeva in pugno il ievolvei. Si guaidaiono
nell'auimo tiagico.
liatelli`
E con voce feima, con la stessa voce con cui aveva deuo quella seia sta
auento Alfonso disse al fiatello
L'ho uccisa.
La maggioi piena eia passata oia la umana, contenuta nella paite pi
bassa, scoiieva iapida, ma a piccole onde lievi lievi che s'inseguivano iiscintil-
lando. ll sole, nel seieno puiicato dalla pioggia della mauina, la iiiadiava, vi
si iieueva quasi in liquido aigento, e ove dilagava nel leuo pi ampio, l'acqua
paieva espandeisi dall'agitazione del mezzo e indugiaie, di costa, in un tiemolo
fulgido, fiequente e incessante, come in una tiepida gioia innita.
Pei passaie dalla iiva sinistia alla destia a caiicaivi la ghiaia, i biiocciai
dovevano seguiie la caiiaia che avevano piaticata evitando massi e boiii e seguiie,
souo l'acqua, i solchi delle iuote. Disceseio in la iiui su le biiocce essi schioc-
cavan la fiusta ed incitavano con voci di i' mentie tiauenevan le iedini, ed i
cavalli a testa alta, scuotendo le sonaglieie, entiavano nella coiiente e godevano
a diguazzaie in quella vivida inteimiuenza, a piecedeie o a tenei dietio ai com-
pagni auiaveiso quella confusione e quel palpito d'acqua e splendoie. E l'essei
passati eia pei gli animali e pei gli uomini come un'allegia viuoiia.
Venne ultimo, con la sgangheiata biiocceua e l'asino, Sugnazza. Anche lui'
Uilava anche lui, e bastonava. Ma l'asino non aveva baldanza tioppi digiuni e
tioppe boue. E quando non eia ancoi a met del guado, si feimo. Si feimo iigido,
a oiecchie chine, con intenzione dubbia. L'aiiestava l'ignota delizia del bagno, o
lo aueiiivano il luccichio e la veitigine` E non bastavan pi il bastone e le giida.
Dlli, Sugnazza' Aii' loiza' iipetevano i biiocciai sghignaz-
zando, intanto che iaccoglievano dai mucchi la ghiaia e la caiicavano con fiagoie
di badili. loiza' Se no, l'acqua ti poita via' Dlli'
Dava, e l'asino, duio. linche, fosse una iandellata di tal soita da aieuaie
il destino, o fosse una funesta illusione di iiposo e di pace che iiiesistibilmente
lxxiv
l'auiiasse, la bestia si abbandono e cadde, e Sugnazza baue il peuo contio il ii-
paio, dinanzi. Ahi' Calo, s, subito, nell'acqua e, fuiioso, peicosse, bestemmio e
maledisse, ma eia nita. E quando fu ceito.
Gli e ciepato l'asino' Gli e ciepato l'asino' esclamaiono quegli altii
accoiiendo a vedeie e a iideie.
L'asino non si mosse pi. E quando fu ceito, Sugnazza tacque, iisal nella
biioccia piona su la bestia moita e vi si distese pei il lungo, la testa poggiata su le
biaccia e la faccia in gi, con appaienza d'uno che cogliesse una bella occasione
pei schiacciaie un sonnellino.
E pei non distuibaie ne lui ne la bestia i biiocciai, al iitoino, tiiaiono un po'
da paite. Ridevano ancoia.
Qel disgiaziato che mauo' sembiava volei passaisela cos la sua
batosta pacicamente, doimendo'

Ma Sugnazza non doimiva. E non piangeva. Si vedeva, a occhi chiusi, moito di


fame, l, piess'a poco come il suo asino. Dal d avanti egli non aveva ingollato
cibo, e gli ultimi soldi gli eiano andati, la mauina, in giappa. Un pezzo di pane a
ciedito pei qualche gioino, da qualche foinaio, lo aviebbe tiovato, ma poi, cosa
faie` Lavoiaie a opeia` Chi l'aviebbe pieso, oimai che il cuoie gli ballava il
tiescone a ogni sfoizo e i polmoni aisi pativan sete d'aiia pi che lo stomaco
d'acquavite` E chi l'aviebbe voluto a seiviie in casa con quella taia che poitava
addosso da vent'anni` E chi gli aviebbe faua volontieii l'elemosina, a un uomo
che non eia vecchio, e, quando poteva, si ubiiacava`
O compeiaie un'altia bestia pei la biioccia, o moiii di fame. Qesta la con-
clusione.
Ma se questa, di un alti'asino, eia la sola speianza, bisognava peisuadeine
il mondo e diie O voi che potete mi aiutate, o io mi lascio moiii di fame qui
dove sono, con l'asino. Sissignoii' E mantengo'
Veiamente nell'opinione pubblica Sugnazza godeva stima di esseie iisoluto.
Non pei altio che pei il modo con cui la vinceva sul suo compagno di sventuia
aveva suscitata sempie l'ilaiit e, peiche no`, la simpatia dei compaesani.
Poveia bestia', pi poveia foise souo la biioccia scaiica che souo il caiico.
Alloiche il padione, dalla biioccia, s'eigeva a sostenei la coisa pei la maggioi
via del paese, l'asino dava uno speuacolo di pazienza e di soeienza cos spio-
poizionate da diveitiie anche la gente seiia. Al giido annunziatoie della tem-
pesta incuivava il doiso quasi pei oiii pi alto il campo al iandello e uscii tosto
di pena, teneva stieua stieua la coda quasi pei souiaiie sol esso, il suo unico inu-
tile scheimo, e nche i colpi eiano soppoitabili inteiiompeva un istante l'andaie
lxxv
abbassando la testa e iialzando un po' insieme le gambe di dietio quasi pei ac-
cusai iicevuta. Ma se le legnate piombavano senza miseiicoidia, alloia col toiace
vuoto e iisonante l'infelice adeiiva a una delle stanghe, in un vano tentativo di
allontanaisi, e paieva piangesse con le oiecchie.
Dlli, Sugnazza'
Dava, e quell'uomo lungo lungo, squallido, baibuto, biuuo, spoico, as-
somigliava al destino che non lascia tiegua all'umanit. Tuui iiconoscevano un
po' se stessi in quell'asino (siamo al mondo pei soiiie), ma la viit del sapei sof-
fiiie e cos iaia negli uomini che diveniva amena a vedeila in un animale di quella
soita.
Se peio la bestia eia sempie una bestia, l'uomo eia sempie un uomo, e poiche
pativa il toimento della fame, Sugnazza oia s'imaginava che ognuno anche chi
iideva dell'asino souo le sue boue si commoveiebbe della sua disgiazia, della
sua dispeiata decisione. Ceito il sindaco, l'aicipiete, la Congiegazione di caiit,
gli avventoii, e, quantunque non fosse in lega, i fiatelli della Cameia del Lavoio,
subito iaccoglieiebbeio sussidi e oeite anche il disgiaziato non si lasciasse
moiiie l nel ume, con l'asino. Ceito bastava infoimaili di questo pioposito
che aveva in mente, e tuui si daiebbeio d'auoino pei aiutailo. Ne a infoimaili
mancheiebbeio messaggeii. Qanti, fia poco, coiieiebbeio a vedeilo e a com-
piangeilo, poveio diavolo, da venti anni peiseguitato dalla sfoituna, e adesso gli
eia spiiato l'asino l in mezzo'

Non appena infaui i biiocciai della ghiaia ebbeio data la nuova all'osteiia del
boigo, qualche ozioso e paiecchi monelli si aieuaiono gaiamente allo speuacolo
inaueso. Gli uomini iisteueio sul ponte o sulla sponda sinistia, e chiamavano
Sugnazza, e lo canzonavano con le giida e le apostio che egli usava con il suo
asino i monelli piefeiiiono passaie di l dalla stiada e dalla sponda destia calai
nel gieto gi asciuuo, indi meuei mano ai ciouoli. Della bestia non si scoigeva
che la pancia gona, a oi d'acqua, dell'uomo si scoigeva solo quel che del doiso
supeiava i iipaii della biioccia, e la dicolt di colpii giusto suscitava legiuima
emulazione. La sassaiola cadeva nell'acqua, sollevava spiuzzi biillanti.
Ma bene' un sassolino tocco Sugnazza piopiio dove pi spoigeva a
beisaglio.
Si alzo in piedi. Con quanta iia pote elevo il bastone, e sembio sdai l'aiia,
e tendendo l'altio biaccio, pei allaigaie la minaccia alla vastit della scena, uilo
con quanta voce pote Lasciatemi staie' ll ume e di tuui' Qi sono e qui sto,
qui voglio moiiie, se chi puo non mi aiuta' Diteglielo' uilava. Diteglielo'
uilo di nuovo iivolto a quelli che eian sul ponte. Se non mi aiutano a compeiaie
lxxvi
un'altia bestia, mi lascio moiii qui, com'e veio Dio'
Ma a una nuova sassata, la lunga, giama, oscuia peisona di lui, che nella
luce meiidiana e nello splendoie dell'acqua si saiebbe deuo un fantasma non pi
pauioso iimasto l fuoi d'oia, sopia una biioccia, pei un caso buo, si iovescio a
iigiaceie e non die' pi segno di vita.
liauanto, di bocca in bocca, la notizia andava pei tuuo il paese.
Al Cane giande la poito un assessoie, e il sindaco, che giocava l'ultima pai-
tita a biliaido piima di desinaie, disse
L'asino deve esseie seppellito dentio oggi, se no, si applica la multa a
teimini del nuovo iegolamento d'igiene.
Avviseiemo Sugnazza disse l'assessoie.
Ma lascei di ceito l'asino ad appestai l'aiia e l'acqua, peiche, tanto, la
multa non la paghei mai'
Gli si sequestia la biioccia iibaue il sindaco. Non vaii qualche liia`
E in canonica l'aicipiete gi desinava, quando il campanaio venne a iaccon-
taie che Sugnazza aveva accoppato l'asino auiaveisando la umana.
Poveia bestia' Ha nito di soiiie l'aicipiete commento. Speiiamo
che non ne capiti mai pi nessun'altia souo quelle mani'
Al pomeiiggio il piesidente della Congiegazione entiava dal tabaccaio.
Sa` Nel ume, questa mauina, e ciepato l'asino di Sugnazza.
ll piesidente fece un comico auo di dispeiazione, e chiese
Aveva famiglia`
Chi`
L'asino`
Rispose uno
Aveva dei paienti, ma son tuui benestanti, e non dimandeianno sussidi,
stia pui tianquillo'
E alla Cameia del Lavoio il segietaiio esilaio i compagni, che vi iiposavano
e conveisavano, esclamando
Poco male se a Sugnazza gli e moito l'asino. Con i quauiini che ha
iispaimiato a fai il ciumiio si compiei un camion'
Qanto al cliente che n dal mauino aspeuava la sabbia da Sugnazza, non
vedendolo aiiivaie e impaiando il peiche, fece quel che aviebbeio fauo tuui nel
suo caso ando in ceica d'un altio biiocciaio che, come quello, non stesse alla
taiia della Lega. Ne il diveitimento, dal ponte e dalla iiva, cesso piima di seia.
Veiso seia venne anche una guaidia municipale iecando seco il nuovo iegola-
mento d'igiene.
Sissignoie seppelliie i moiti boibouo Sugnazza. Aspeuate ancoia
un poco.
lxxvii

Ancoia un poco. Allo spasimo della fame gli eia seguito un senso di ondeggia-
mento in cui gli paieva di sentiisi tiaspoitai dall'anima. Ma la pena eia adesso
nelle visioni dell'inedia toibide, tiisti, di pianto. Bieca e cauiva pi che ogni altia
l'aannava l'imagine dell'uomo che eia stato causa della sua iovina a quando a
quando il Biondino entiava evidente in quel tuibine e gli diceva con un ghigno
Muoii`
S moiiva dopo venti anni di miseiia, spossato nel cuoie e nel peuo, biuci-
ato dall'acquavite, moiiva d'inedia. E pei lui'
Un bieve amoie, l'invidia che la donna sposasse l'altio, la gelosia e la
piovocazione dell'altio, la lite e la feiita da niente una scaluuia seguita
dall'infezione pei cui all'altio il Biondino s'eia dovuto amputaie il biaccio,
e il piocesso, e la condanna, ecco cio che eia avvenuto in giovent ad Andiea
Poita non ancoia deuo Sugnazza, ecco come l'odio aveva pei venti anni avve-
lenato due esistenze, ecco peiche il vinto oi vagellava in una toibida, tuibinosa
tiistezza, in un'insania spaventosa, mentie l'imagine dell'odio, del Biondino poi
deuo il Monco, gli diceva ghignando Muoii`
Ed egli, il vinto, oia pei la piima volta si sentiva l'anima. Ondeggiava cos
leggeia, cos desideiosa di luce e di quiete' Pei vedeie se fuoii di lui, nel mondo
silenzioso, fosse gi buio, Sugnazza si volto supino, con fatica estiema. Qante
stelle' E chiuse gli occhi senza pi iivoltaisi, come alla iivelazione di una cosa
oiiibile. Tanto bello eia il cielo' e il mondo.
Nessuno aveva avuto compassione di lui che moiiva. Nessuno' Nessuno'

Ohe' Andiea'
Sugnazza tiasal. Da vent'anni non aveva mai pi udito chiamaisi col suo
nome. Piego a pena il viso, e diiesse lo sguaido veiso dove veniva la voce, lontana
lontana o l piesso`
Ascolta, Andiea seguitava. T'ho sentito oggi quando hai deuo quello
che hai deuo. Ma non son iagioni. Chi vuoi che ti iegali un alti'asino`
Sugnazza udiva, e scampava, con lo sguaido, all'oiioie di quella voce.
Qante lucciole sulla costa' Nel silenzio, palpitavano di luce quasi in una gaia
instancabile, ed eiano cos ue che elevandosi e iicadendo e volteggiando, cias-
cuna sembiava immobile.
Ciedi d'essei disgiaziato sol tu` seguitava l'intolleiabile voce. A te
ti e moito l'asino, io ho la donna all'ospedale, e non c'e speianza che si iimeua, e
sai che lavoiava lei pei me, e guadagnava molto, da saita. lo vado a ianocchi, ma
adesso tuui son signoii, e non ne vogliono.
Maledeuo' Eia piopiio il Biondino'
Mi ascolti, Andiea`
Sugnazza non aviebbe voluto vedeilo, eppuie eia costieuo a ceicailo con lo
sguaido estiemo. E una luce iossa, geuatagli contio, gli iaccolse lo sguaido.
Alloia lo vide, il suo nemico, illuminato in faccia dalla lanteina che aveva
apeita pei osseivai lui la lanteina con la quale aascinava i ianocchi , e la
luce iossa si diuse nell'acqua intoino all'asino moito.
Dunque soggiunse il Biondino d'un tempo, oia il Monco , dunque
senti che pensieio ho fauo. Noi siamo stati disgiaziati tuui e due, uno pei causa
dell'altio. Destino' tu hai iovinato me, io te. Ma io ho qualche iispaimio, della
donna, e ti posso aiutaie, e tu, me. Ti compeio io la bestia, e conduciamo il lavoio
insieme. lo ti guido la bestia e tu mi dai biioccia e biaccia entiiamo nella Lega
pei guadagnai di pi, e il guadagno a mezzo. Ci stai`
Sugnazza voleva iispondeie Tu, solo tu hai avuto compassione di me'
Ma pei iispondeie sospiio, e in quell'istante, in quel sospiio si sent iapii lieve
lieve via, fia una innit di luci lucciole o stelle.
Nella nobile ciu di Buigfaiiubach un piccolo spiiito maligno faceva da un
pezzo questo cuiioso scheizo quando un saceidote, chiamato pei scacciailo dalla
casa che meueva a soqquadio, piocedeva nell'esoicismo, non ne aspeuava il com-
pimento, scappava via tioppo piesto, lasciando l'esoicista con un palmo di naso.
E appena eia al nuovo luogo e un altio esoicista aiiivava con le benedizioni, le
maledizioni e gli scongiuii fst' , esso iipeteva il giuoco.
Cos nessuno aveva mai potuto iimandailo una buona volta, pei sempie,
all'infeino.
ll destino peio ha tale possanza da pievaleie anche alle bizzaiiie diaboliche,
e, se non a castigailo come si meiitava, peivenne almeno ad aiiestaie l'instabile
diavoleuo di Buigfaiiubach.
Dove` Come`
ln quella stessa ciu dimoiava un ceito avvocato, as-
tutissimo nell'imbiogliaie la giustizia e il piossimo. Un gioino che costui se ne
stava nel suo studio esploiando un'aggiovigliata matassa, senza che gli iiuscisse
di tiovaine il bandolo pei dipanaila come di solito a suo piouo, e bestemmiava, e
si iodeva dentio, eccoti, pei la poita apeita, ecco appaiiigli una ammella vivida,
una sulfuiea ammella che ioteava a mezz'aiia e si diiigeva, paii a una fieccia,
veiso di lui. ln un istante, pei istintiva difesa, egli aeiio di su la sciivania cio che
gli venne alle mani, e fu l'ampolla dell'acqua con cui allungava le chiacchieie da
lxxix
inzeppaie i clienti, e il caso volle che seguendo a un punto il sollevamento della
boccia inclinata e l'obliquo aiiivo del globulo di fuoco, questo s'inlasse dentio
di quella. Sfiiggolo, sobbalzo invano, vi iimase, peiche l'avvocato, pi svelto del
diavolo, appose all'ampolla il tappo e lo iigiio e suggello ben stieuo, e poi, senza
pauia, stie a guaidaie. E iideva.
Bel colpo' Una meiavigliosa piesa, una poitentosa conquista' Non gi che il
fuibo leguleio ammiiasse soltanto quale un piodigio la ammella che palpitando
e cessando solo di tiauo in tiauo, quasi pei biividi, non si smoizava nell'acqua,
anzi si iiaveva pi fulgida, ma godeva peiche, conosciuto che eia uno spiiito, egli
pensava d'avei in sua balia una foiza da tiaine inestimabile paitito. E iideva,
e mentie contemplava l'ampolla e la luce che sfavillava dall'acqua auiaveiso il
vetio, sent schiaiiisi la mente come non mai, scoise piana e agevole, di sbito, la
manieia pei iisolveie l'ingaibugliato aaie che l'aveva tenuto tanto in pensieio.
E da quel gioino non peide pi nessuna causa. Conquise tuui i giudici,
supeio tuui gli avvocati di Buigfaiiubach, e natuialmente non iimosse pi di l
lo stiumento della sua foituna auese a conveitiie in belle monete d'oio i cavilli,
gl'inganni e le cabale della legge.
Ne e da ciedeie che il diavoleuo, pui aspeuando il d della libeiazione, si
tiovasse tioppo male al fiesco dentio la boccia, se gli piestava occasione continua
di vedeine e udiine delle belle.
Ma degli avvocati non c'e mai da daisi. Qello di Buigfaiiubach divento
vecchio, e un gioino si imbaue nel piioie di ceiti fiati, i quali avevano il convento
su un monte lontano dalla ciu. Ed essendo salutato dal monaco col soiiiso di chi
ha la coscienza in pace, egli iispose con mal piglio Va al diavolo'
Ma appena fu a casa l'insolente si iicoido dell'incontio, gli si iimescolo e
agghiaccio il sangue nelle vene. Pei consolaisi tolse dalla cassa un saccheuo pieno
di monete. Ahime' a vedeile penso che con l'oio si posson fai molte e belle cose,
non una vinceie la moite. Ond'ebbe pauia di moiiie, ebbe il dubbio d'andai lui,
invece del fiate, a sgambeuaie tia le giinfe del diavolo soviano di tuui i diavoli,
e con un febbione addosso si mise a leuo.
Vi peno, peggio che se fosse stato all'infeino, no a che non si iisolse a
mandaie pei quel tal monaco e no a che non l'ebbe al capezzale, in confessione.
lnutile diie come questa fu lunga e sciupolosa, basti sapeie che all'ultimo
il peccatoie disse Padie ieveiendo in salvezza dell'anima mia lascio al vostio
convento il fiuuo di tuui i miei guadagni, leciti e illeciti. A un pauo.
Qale pauo` chiese il fiate.
Che vi incaiichiate voi dell'ampolla, l, sullo sciiuoio. C'e dentio.
Che cosa` dimando il fiate.
ll pi ieo spiiito che mai abbia infestato Buigfaiiubach.
lxxx

Si iicoido il buon piioie del demonieuo che, paiecchi anni piima, aveva
dato da faie a non pochi esoicisti, e imagino fosse lui a spiizzai fuoco e a fiiggeie
dentio la boccia, ma non ne piese soveichia pena. A studiaie e meditai la vita di
Sant'llaiio taumatuigo aveva impaiato uno scongiuio che nemmeno l'aicidiavolo
potiebbe iesisteivi, nemmeno Lucifeio. Da uomo piudente gli bisogno tuuavia
consultaie i suoi monaci che, confessandoli lui stesso, sapeva tuui savi. Doveva
accoglieie l'eiedit` E l'ampolla` Non eia un lascito peiicoloso alla buona fama
del convento`
No. Tuui fuiono di opinione che l'eiedit si acceuasse, ne avevan gian
bisogno, e quanto alla boccia, si iimeuevano all'antico senno del piioie e alla
piet divina.
Cos i saccheui delle monete appena moito l'avvocato fuiono tiasfeiiti
al luogo di quegli onesti seivi di Dio, e l'ampolla, nella celleua del piioie. ll quale
soiiidendo un poco della pauia che solo a vedeila avevano avuta i fiatelli pi in-
genui, penso Non si iiusc mai a iimandaie questo ieo spiiito all'infeino peiche
non fu mai possibile tiaueneilo sin alla ne degli scongiuii. Ma oia e qui dentio,
e ben ci sta, e a suo dispeuo dovi udiie sin in fondo quel che io ho impaiato
da Sant'llaiio taumatuigo. Qando poi piacei a me, lo lasceio andaie a casa di
Lucifeio, togliendo il tappo, ossia geuando l'ampolla in teiia. E quasi pei piova
si diede a iecitai l'esoicismo che ciedeva ineluuabile.
Ma come disse esci, maledeuo, da questo coipo' lascia in pace.
fu costieuo a inteiiompeisi la boccia, su la panca, paive accendeisi di gaudio,
e ne scatui una iisata cos gioconda, cos aiguta che al buon piioie cascaiono
le biaccia. Rimase aueiiito. Non aveva pensato, poveieuo, che l'esoicismo di
Sant'llaiio eia iivolto alle invasioni diaboliche in coipo di ciistiano lascia in
pace quest'anima ciistiana , non in un'ampolla d'acqua chiaia. E il poveieuo
dubito, cap che non c'eia da daisi nel iimedio cieduto infallibile.
Teneisi dunque l'ampolla in cella`
Miseiicoidia' Che peiicolo' che oiioie' Non ebbe pi una noue di bene.
Vampe davanti agli occhi, stiani cachinni agli oiecchi, e quel ch'eia peggio, ten-
tazioni che una non aspeuava l'altia.
Uigeva libeiaisi del giavoso lascito. Ma in qual modo` Rompeie l'ampolla
dentio il convento` E se lo spiiito iitoinava al costume d'una volta e s'annidava
oi qua oi l, oia a infestai questa, oi quella cella, senza che un compiuto, ef-
cace scongiuio bastasse a scacciailo` Rompeie l'ampolla all'apeito` Le sacie
stoiie iifeiivano teiiibili esempi delle vendeue che gli spiiiti neii piendevano se
fugati in ispazi indifesi sbite accensioni dell'aiia, pei cui uomini santi iimaseio
paializzati o fulminati, iepentini tuibini, che iapiiono cieatuie innocenti, e non
lxxxi
si tiovaiono mai pi, fienesie delle quali, pei oiioie istantaneo, degni saceidoti
infeimaiono la vita inteia.
Dibauuto in tali dubbi, il piioie sospiiava, piangeva e louava noue e gioino
contio le tentazioni. Piegava, invocava il divino aiuto.
linalmente a suo confoito iilesse nelle sacie sciiuuie che anche con i di-
avoli giandi giova talvolta giuocai d'astuzia. Oia, se pei iimandaie all'infeino il
diavoleuo, piccolo s, ma pioteivo e spaventevole, bisognava faigli intendeie tuuo
inteio uno scongiuio, se lo scongiuio pi ecace eia quello di Sant'llaiio, se lo
scongiuio di Sant'llaiio aveva ecacia ceita nelle invasioni peisonali, l'astuzia, la
viuoiia stava nel tiovai peisona in cui allo sfuggii dalla boccia lo spiiito entiasse
e si compiacesse d'entiaici e di iestaici. Se non che, pei evitaie ogni scandalo
intoino all'eiedit dell'avvocato, non eia da iintiacciaie fuoii del convento la co-
scienza ouenebiata e laida che allo spiiito soddisfacesse pienamente.
ln un fiate, dunque` lmpiigionailo in un fiate peccatoie` Oh ceito' il
diavoleuo saiebbe lieto di balzaigli addosso, di sguazzaici dentio' E senza dubbio
si ostineiebbe a iimaneie nella insolita ambita stanza (un fiate') anche duiante
l'esoicismo, e alloia., bauaglia vinta' All'infeino, una buona volta' Non pi
tiiboli pei l'eiedit'
Eia un pensieio cauivo` Un consiglio del gian Demonio` Peiche, badate,
ci voleva che uno di quei fiaticelli cos savi e pii cadesse in colpa, e che il piioie
pei conosceilo all'uopo lo confessasse, e confessandolo non lo assolvesse piima
d'avei compiuto l'esoicismo e apeita o ioua l'ampolla. Ci voleva una tentazione
iiiesistibile pei qualcuno dei suoi caii monaci'
Ebbene, le vite dei Padii non auestavano foise che anche le tentazioni gio-
vano` Giovano a piovai la viit` Non eia lecito, doveioso foise, meueie di
quando in quando a piova le viit del convento` E pei la fiagilit umana non
toinava possibile, possibilissimo, l'eiioie pui di un fiaticello che fosse savio e pio`
Gian piudenza, s, iichiedeva la buona fama dal monasteio da mantenei intaua.
E il piioie pailo ai fiatelli con giande piudenza. E disse che agevole saiebbe la via
del Cielo se non la impedisseio le lusinghe del mondo, ne esseivi viuoiia senza
combaueie. Andasseio dunque, essi, i fiatelli, pei un po' nel mondo, in abito sec-
olaie e con le monete dell'avvocato sdasseio, sconosciuti ma foiti, il secolo. Se
qualcuno cadesse nella loua, i viuoiiosi l'aiuteiebbeio a iisollevaisi.

Bont di Dio' Che piecipizio' che salti moitali' Qando i fiaticelli fuiono iitoinati
dalla ciu e li ebbe confessati tuui, il piioie non seppe pi quale sceglieie pei la
funzione dell'eseciata ampolla. Tuui eiano caduti, e come' Ah l'umana miseiia'
Ah la potenza del Demonio' Tuui piecipitati, tuui' E ciascuno iispondeva alle
lxxxii
iampogne l fiatelli viuoiiosi mi aiuteianno a iisollevaimi.
Sbigou il piioie, ma speio che il saciizio dell'uno aieueiebbe la cuia
degli altii infeimi e, nello stesso tempo, la libeiazione aannosamente speiata. E
con il panico dell'aueso evento, con la smania d'usciie dall'angustia cos a lungo
piotiaua, coise a piendeie l'ampolla e faui schieiaie i fiatelli dinanzi a se (il di-
avolo scegliesse lui), la lascio andaie.
Alloia. un fiacasso di cento ampolle infiante a un tempo, una vampata,
un giido atioce, tia il fumo, e puzzo di zolfo, e il lamento che si mutava in iiso di
follia. Oiiibile' Al diiadai del fumo, esteiiefaui, videio, tuui i fiati videio il loi
piioie che si contoiceva in una convulsione, al suolo, gli occhi fuoi dell'oibita, la
bava alla bocca, invasato. Bont di Dio' lnvasato il piioie'
Aueiiiti da questo castigo totale, iimoisi nel cuoie e nell'anima, mentie
alcuni soccoiievano il miseio, gli altii si geuaiono in ginocchio a imploiai dal
Cielo piet. Piangevano. Non peicio cessava lo stiazio oiiendo' E i pi anziani
diedeio il buon esempio, cominciaiono a confessaie ad alta voce le loio colpe,
a fai aui di contiizione, a iimbiouaisi a vicenda pei meiitaisi l'assoluzione che
s'impaitivano a vicenda. E assolti, aviebbeio tentato la piova degli esoicismi.
Tentaiono. Chi, imposte le mani sul capo dell'ossesso, invocava l'aiuto dei
santi, angeli, aicangeli, patiiaichi, piofeti, apostoli, maitiii, confessoii chi gli
appendeva al collo un bieve coi nomi dell'Onnipotente Hel Heloym, Sother, Em-
manuel, Sabaoth, Agia, Tetragrammaton, Otheos, Athanatos, Jehova, Saday, Adonay,
Homusion e a gian segni di cioce minacciava il demone e giidava Esci, im-
mondo' esci, aspide e basilisco' Scoipione e iniquo spiiito, vien fuoii' luoii'
Ma no lo spiiito d'iniquit non usciva. L'ossesso oi sghignazzava, oi
pailava una stiana lingua, oi fiemeva sputando e digiignando i denti, oi bestem-
miava come un saiaceno.
E chi gli copiiva il capo con la stola e cantava il salmo Vicit leo de tribu
Juda, e chi l'ungeva con la ceia del ceio pasquale e iecitava antifone e oiemus.
lnvano, tuuo invano'
E chi leggeva gli evangeli al passo di Ges scacciante i demoni, e chi as-
peigeva l'invaso, lo inaava a diiiuuia, tuuo quanto, di acqua benedeua.
lnvano. L'unione fa la foiza. l poveii fiaticelli si studiavano di opeiaie
insieme, ma lo spiiito invasoie paieva pi possente che quello famoso di Simon
mago.
Ne feceio di tuue le soita. La noue si agellaiono sui nudi doisi, e il gioino
dopo digiunaiono, sempie in pieghieia. ll gioino seguente si iecaiono alla ciu e
pei le campagne a laigiie in caiit i quauiini dell'avvocato.
lnvano. Non valevano discipline, vigilie, digiuni, oiazioni, elemosine, nulla'
Che diavolo' che stiapotenza di un diavolo'
lxxxiii

Eia accaduto pi di quel che il piioie aveva pievisto. Lo spiiitello, foinito


d'immensa eneigia, d'una iesistenza che ogni pi giosso demonio aviebbe potuto
invidiaigli, iestava, peivicace e tenace, nel luogo di sua soddisfazione, nel coipo
di colui che, maggioi colpevole, aveva mandato gli altii alla colpa. Ne i fiatelli
sapevano pi a che santo votaisi quantunque alcuni, soiieui dalla speianza e
dalla fede, si auendesseio di gioino in gioino un miiacolo l'inteivento di un
messo di Dio.
. Qando, una mauina, dopo foise un mese di tante angosce, il laico che
vangava l'oito scoise veniie alla volta di lass un uomo di aspeuo veneiabile, a
cavallo d'una mula d'aspeuo veneiabile. Giunto che fu, e legata che ebbe la mula
a una caviglia, il solenne pellegiino avanzo veiso la poitineiia.
Sono egli disse il douoi Papenwassei, piofessoie all'univeisit di
Koenisbeiga, e vengo qui a studiaie su di voi fiati l'elateiio della facolt di as-
tiazione. Ma che elateiio' L'oitolano e il poitinaio cominciaiono a giidaie
ll messo di Dio' E aiiivato il messo di Dio'
Accoiseio. E tuui i monaci gli si feceio incontio con iiveienze e benedi-
zioni. Nemmeno peideueio ducia udendo i pi istiuiti chi egli eia, anzi
si peisuaseio meglio che venisse mandato dal Cielo. Eia un douoie, e un douoie
d'Univeisit, e un piofessoie dell'Univeisit di Koenisbeiga' Non avevano dunque
iagione di iiteneilo capace d'ogni sapeie`
lnfaui, com'essi umilmente e timidamente l'ebbeio infoimato della loio dis-
giazia, egli sentenzio
Ho capito. Son douo in mateiia. E con l'occhio della mente coise subito
al piofondo magazzino della sua mente, guaido al iipaitimento demonograa e
scoitovi aigomento pei una eiudita lezione, soggiunse Son da voi. Puiche
piocediamo con metodo.
Ciedeueio i monaci che a piocedeie con metodo piima di tuuo fosse nec-
essaiio conduilo dove avevano vincolato, in un leuuccio, il miseiabile ossesso.
Che' A quel eio speuacolo, il quale aviebbe inteneiita una pietia, non
si commosse aauo l'eiudito douoie, come non udisse quelle stiida, non vedesse
quelle contoisioni convulse, quegli impeti di atiabile, quei ghigni osceni. E intanto
egli piedisponeva, seveio e tacito, l'aigomento della sua lezione
Demoni e spiiiti in Egiuo, Assiiia, Caldea, Peisia, in liigia, a Colchide,
in Tiacia piesso i Gieci e i Romani. (Oh che bella lezione') Magia opeia-
tiva e magia divinatoiia iiti di espiazione foimole, eibe e pietie magiche.
(Oh che piofonda lezione') Negiomanzia, lampadomanzia, dactilomanzia,
lecanomanzia. (Oh che colossale lezione') Ragolomanzia, palomanzia
petchimanzia, paitenomanzia, pegomanzia.
lxxxiv
Poi, faui sedeie intoino intoino tuui i fiati, il douoie incomincio
Naiia Eiodoto di Alicainasso, dai latini eiioneamente deuo il padie della
stoiia, che gli antichi Egizii.
Stupiiono i fiati. Non compiendevano quale ne potesse aveie un tal dis-
coiso, paieva loio che pi impoitasse la libeiazione dell'infelice. lgnoiavano,
poveii fiati, che scopo degli eiuditi e di mostiaisi eiuditi, ne immaginavano
l'ecacia dell'eiudizione quando tiascende alle contingenze della iealt.
ll douoie di Koenisbeiga pailava da mezz'oia appena, e gi i monaci, nei
loio sgabelli, chinavano il capo sul peuo e a occhi chiusi iiposavano in un delizioso
oblio della loio coipoiea salma e dei loio guai.
E gi l'ossesso sbadigliava. Da piima fuiono sbadigli a bocca spalancata e
lamentevoli, mentie gli occhi smaiiiti iiceicavano la peiduta coscienza. lndi, a
poco a poco, seguiva un languoie, un assopimento beneco.
linche, a due teizi della lezione, il piioie mando un fiagoioso sospiio, e
dopo, alto, un giido di gioia.
Destati, i fiaticelli balzaiono in piedi, guaidaiono, videio. Miiacolo' ll
miiacolo del messo di Dio' Laus Deo! Osanna! E coiseio a scioglieie il ie-
dento. E laus Deo! laus Deo! tuui si inginocchiaiono ed elevaiono biaccia e
voci in iendimento di giazie al Signoie. Salvo' ll piioie eia salvo' Tedeum!

Ma poiche fu cantato il Tedeum! accadde un fauo foise pi stiano della stessa lib-
eiazione che aveva sollevato gli animi oppiessi l'eiudito, fedele al suo metodo,
pei cui non abbandonava mai un aigomento senza aveilo, secondo diceva, svis-
ceiato o esauiito, iipiglio il discoiso dal punto in cui eia iimasto inteiiouo. Come
se nulla fosse accaduto' Come se a colui non impoitasse nulla del gaudio che iian-
imava tuuo il convento, dell'esultanza in cui tuui i monaci fuiono concoidi quasi
pei una comune iesuiiezione'
E alloia sdegnati, essi non videio pi nel douo di Koenisbeiga l'angelo salva-
toie ma lo stiumento involontaiio, inconscio, indegno della Piovvidenza, e tanta
eia la foga che egli meueva a seguitai con la fastidiosa discoisa, che dubitaiono lo
spiiito maligno si fosse tiasfeiito dal piioie in lui. Pei non pi patiie espeiienze
diaboliche aeiiaiono dunque gli sgabelli, e gli mosseio incontio
Via' luoii di qui' luoii l'invasato' All'infeino'
Oh fiati ingenui nonostante i loio iecenti scapucci nel cammino del mondo'
ll diavolo che aveva iesistito tanti anni dentio un'ampolla, in elemento con-
tiaiio, che aveva iesistito a tanti scongiuii e ieligiosi assalti e iituali inveuive, non
aveva potuto, no, iesisteie all'inteia lezione d'un eiudito tedesco. liguiaisi se si
saiebbe tiovato bene dentio il coipo di lui' No, no, piefeiiva.
lxxxv
Via, scoipione' via, basilisco'
Piefeiiva, aveva piefeiito.
Via, diagone' All'infeino' i fiati uilavano.
E il douoi Papenwassei fu costieuo pei la piima volta, da che eia piofessoie
a Koenisbeiga, a mancaie al suo metodo.
Usc di tiouo, alla volta della mula.
Ma la mula non c'eia pi. E la capezza, con cui l'aveva legata alla caviglia,
biuciava ancoia.
*** ENDOl THlS PROJECT GUTENBERGEBOOKlL DlAVOLONELL'AMPOLLA
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