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La liberaldemocrazia e la civiltà tecnologica
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E-book116 pagine1 ora

La liberaldemocrazia e la civiltà tecnologica

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Info su questo ebook

Il volume tratta un insieme omogeneo di temi politici, filosofici e sociali relativi ai processi di legittimazione del potere e all’immaginario collettivo delle società liberaldemocratiche.
Vengono inoltre presi in esame la cittadinanza, il ruolo della democrazia diretta, il buongoverno e lo stato di eccezione.
L’opera ha lo scopo di introdurre il lettore a una riflessione critica sull’evoluzione sistemica della civiltà occidentale e della sua cultura politica.
 
LinguaItaliano
Data di uscita30 ago 2022
ISBN9788899029753
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    Anteprima del libro

    La liberaldemocrazia e la civiltà tecnologica - Paolo Bellini

    Avvertenza

    La raccolta di saggi presentata all’interno di questo volume riunisce un insieme di lavori pubblicati tra il 2016 e il 2020 in inglese. Il tema è la liberaldemocrazia intesa nei suoi vari aspetti comprendenti la cittadinanza, l’immaginario collettivo, il buon governo, la democrazia rappresentativa e la democrazia diretta. La prefazione è inedita.

    Virtualizzazione del Reale e Cittadinanza: Popolo, Potere, Società e Persona, apparso con il titolo Virtualization of the Real and Citizenship: People, Power, Society, and Person, FILOSOFIA E QUESTIONI PUBBLICHE/Philosophy and public issues vol. 6, No 3, 2016.

    Buon governo, liberalismo e democrazia, apparso con il titolo  Good government, liberalism and democracy. FILOSOFIA E QUESTIONI PUBBLICHE/Philosophy and public issues vol. 7, No. 3, 2017.

    L’immaginario collettivo della civiltà moderna apparso con il titolo The Collective Imaginary of Modern Civilization, FILOSOFIA E QUESTIONI PUBBLICHE/Philosophy and public issues vol. 8, No. 3, 2018.

    Democrazia diretta e democrazia rappresentativa apparso con il titolo Direct democracy and representative democracy, FILOSOFIA E QUESTIONI PUBBLICHE/Philosophy and public issues vol. 9, No. 1, 2019.

    Prefazione

    Il biopotere e l’emergenza sanitaria

    Attualmente stiamo assistendo a un fenomeno nuovo e inedito per le generazioni nate nel dopoguerra, ovvero una crisi sanitaria globale generatasi dall’incipiente pandemia denominata Covid-19 e innescata da un nuovo coronavirus prima sconosciuto. Al di là di ogni considerazione di carattere medico-sanitario, sembra comunque interessante analizzare l’immaginario di questa nuova emergenza e le ricadute che essa ha sul piano politico e culturale.

    Tale epidemia sembra far emergere un aspetto rimasto a lungo latente all’interno delle relazioni di potere che caratterizzano tutti i sistemi politici occidentali caratterizzati dalla formula liberal-democratica¹. Si tratta del concetto hobbesiano di paura come fondamento del patto sociale e dell’obbedienza al potere costituito, non a caso lo stato di natura è segnato per Hobbes proprio dal timore della morte².

    Nel caso in questione tuttavia tale preoccupazione si estende al dominio della natura, non configurandosi più come semplice timore di una morte violenta causata da un atto umano, ma si esprime come paura della morte in generale a prescindere dalle cause che la determinano. Il biopotere³ in tal senso trasforma sensibilmente il binomio hobbesiano di obbedienza in cambio di protezione⁴, poiché trascende il dominio strettamente politico simboleggiato in questo caso dalla spada⁵, per proiettare la propria azione sulla totalità dell’esistenza individuale. L’emergenza sanitaria in atto, come ogni altra crisi dello stesso tenore, implica lo scatenarsi di paure inconfessabili che si radicano nel timore di una morte incontrollata, caotica e incontenibile di fronte alla quale i sistemi politici reagiscono attraverso l’evocazione dello stato di eccezione⁶ o di emergenza.

    Qui emerge chiaramente il fondamento della sovranità nei sistemi politici occidentali post-moderni⁷. Se come sostiene Schmitt il detentore della sovranità si manifesta nelle emergenze e in ogni situazione eccezionale⁸, allora se ne può dedurre che in tali contesti il vero sovrano è la relazione dialettica che intercorre tra potere politico e sapere. In altri termini, tra chi governa in quel preciso momento storico e coloro i quali hanno le competenze scientifiche necessarie ad affrontare i problemi contingenti, si instaura una sorta di diarchia che condiziona tanto la dichiarazione dell’emergenza quanto il metodo attraverso cui essa dovrà essere affrontata. Per quanto riguarda, ad esempio, la pandemia da Covid-19 i leader politici, inizialmente restii ad attuare misure restrittive di alcune libertà fondamentali, tra cui quella relativa alla libera circolazione delle persone, si ritrovano, spinti dalle considerazioni di carattere sanitario degli esperti, a dover prendere decisioni assai drastiche in tal senso⁹. Ne è un esempio assai significativo a riguardo l’improvviso cambio di strategia adottato tanto dal Presidente degli Stati Uniti d’America (Donald Trump)¹⁰, quanto dal Presidente francese (Emmanuel Macron)¹¹ e dal Premier Britannico (Boris Johnson)¹².

    In tal senso il biopotere, per quanto possibile e attraverso la gestione del sapere scientifico e tecnologico, promette a ciascun individuo qualcosa di più rispetto alla semplice protezione dagli altri esseri umani. La dialettica post-moderna tra sapere e potere individua, infatti, un generale stile e tenore di vita oltre il quale l’esistenza appare inaccettabile e in cui la morte, seppur inevitabile, deve essere controllata e per quanto possibile procrastinata grazie alle scienze biomediche e alla diffusione di precisi comportamenti individuali. Emerge, così, con grande evidenza come il timore sia alla radice tanto delle scelte politiche più significative, quanto della propensione all’obbedienza. Da un lato quindi la paura dei governanti di perdere il consenso sociale, dall’altro l’ansia dei cittadini per il futuro¹³ e per le tante protezioni di cui godono grazie all’azione del biopotere, condizionano tanto la tendenza a comportarsi secondo i modelli indicati da chi governa, quanto le scelte delle élite nell’orientare e nel definire i modelli di comportamento dominanti. In questo contesto le decisioni politiche all’interno della civiltà occidentale sono determinate dall’interazione tra il potere, il sapere e il popolo sul terreno di una paura che evoca sempre la speranza, ovvero il binomio sacro di timore e redenzione.

    In altri termini, in seno alla civiltà occidentale sono presenti storicamente, in una posizione di grande rilievo nella scala dei valori condivisi, tanto un misto di deferenza e paura (timore) nei confronti del divino¹⁴, quanto il desiderio di purificazione da uno stato di impurità e sofferenza (redenzione). Tale orizzonte simbolico ha un enorme rilievo nella tradizione giudaico-cristiana e non è estraneo neanche alla tradizione pagana. In particolare, l’idea di redenzione si sostanzia o nel sacrificio in cambio di salvezza in senso politico-sociale (la salvezza della comunità cui si appartiene, della città o dell’imperatore) di cui si trovano diverse testimonianze nella civiltà classica¹⁵ o nel sacrificio per la salvezza del popolo o dell’umanità nel suo insieme della tradizione biblica¹⁶. Nel corso della modernità, tuttavia, timore e redenzione subiscono, come moltissimi altri concetti, un processo di inevitabile secolarizzazione e acquisiscono una diversa funzione simbolica e sociale. Ciò non significa che per i credenti, ovvero per coloro che sono comunque ancorati alla sfera del sacro sul piano identitario, siano scomparsi il timore di Dio e il desiderio di salvezza-redenzione in senso religioso. Piuttosto, sul piano sociale e dal punto di vista simbolico, l’immaginario collettivo dominante è attualmente influenzato da un senso del timore e da un desiderio di redenzione soggetti a uno scivolamento simbolico dal piano teologico-sacrale, a una dimensione empirica e profana. La paura e il mistero della morte, che originariamente confluivano nel timore di Dio o degli dei, intesi come potenze spirituali o soprannaturali, si trasformano nel terrore di essere inghiottiti dal nulla, a meno di non avere quelle caratteristiche di coraggio e consapevolezza tipiche dell’oltre-uomo nietzschiano¹⁷. Senza più divinità garanti dell’ordine cosmico e in grado di giustificare con la loro presenza lo scopo di ogni

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