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Beethoven's Silence - Io sono Irina e sono Elise
Beethoven's Silence - Io sono Irina e sono Elise
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E-book607 pagine8 ore

Beethoven's Silence - Io sono Irina e sono Elise

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Info su questo ebook

Due colleghi psicologi e amici di lunga data ideano un progetto che vede protagonisti due loro pazienti, diversi in tutto ma uniti dalla profonda sofferenza che li ha segnati e inaspettatamente dalla musica classica. Il desiderio della giovane Irina, martire di violenze e abusi, di vivere l'esistenza di una comune adolescente si fonderà con la speranza di Philippe di superare il rimorso di aver permesso che la moglie e il figlio, vittime della sua effimera esistenza, morissero. Faranno da cornice ai loro desideri e speranze l'energia della dottoressa Jean La Mot, che considera il suo operato una missione, la determinazione e il coraggio di Etienne, deciso a percorrere la lunga strada che dista dal proprio cuore a quello della ragazza che ama e l'ossessione di Pierre Danton, un efferato criminale, di riavere accanto a sé la sua donna. Ogni parte del progetto è studiata nei minimi dettagli, niente andrà storto o forse niente andrà per il verso giusto…
LinguaItaliano
Data di uscita31 ago 2022
ISBN9791221426076
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    Anteprima del libro

    Beethoven's Silence - Io sono Irina e sono Elise - Sonia Paolini

    I

    Anche quel lunedì mattina il sole illuminava il piccolo comune di Agen, in Aquitania, e l’istituto Frère Oublié, che sorgeva proprio dietro la Cattedrale gotica di Saint-Caprais, godeva della piacevole luce che da diversi giorni dava colore a ogni cosa.

    Il dottor Ducrée era giunto in istituto di buonora. Per quanto fosse giusto e necessario analizzare e rianalizzare ogni dettaglio, non c’era più tempo da perdere. Il progetto doveva partire.

    Buon giorno André. Neanche il tuo letto era comodo questa notte? lo accolse sorridendo Voltaire, appena l’amico comparve alla porta dello studio.

    Entrato nella stanza, Ducrée si accomodò sulla sedia di fronte alla scrivania del collega, che lo attendeva seduto sulla sua con il voluminoso fascicolo, analizzato nei due giorni precedenti, aperto davanti a sé.

    Non più giovani, sebbene non prossimi alla pensione, Paul e André, amici dall’infanzia e colleghi da quasi quarant’anni, avevano dedicato la vita alla professione.

    Niente era mutato dai tempi in cui occupavano i banchi di scuola, tranne il colore dei capelli, qualche solco intorno agli occhi e l’indirizzo. Erano anni che da Parigi, città natale di entrambi, Voltaire si era trasferito ad Agen.

    Dopo aver scambiato qualche parola sul piacevole clima e sul fine settimana da poco trascorso, Voltaire iniziò: Bene, rivediamo velocemente, e mi auguro per l’ultima volta, il caso del tuo paziente. Ti leggo la sintesi che ho elaborato ieri pomeriggio. Allora: Philippe Le Gros… questo è il suo nome… ha perso la moglie e il figlio in un incidente stradale occorso sei anni fa. Dal momento della loro morte ha subito un forte crollo emotivo, manifestatosi rinunciando a esercitare la propria professione, direttore di orchestra, smettendo di uscire di casa, di avere o volere qualunque rapporto con il mondo esterno, chiudendosi in se stesso… eccetera… eccetera… Entrato in terapia, dalle sedute è emerso che il crollo non è stato solo determinato dalla sofferenza dovuta alla perdita dei suoi cari, ma anche da diversi fattori contingenti che indirettamente hanno causato l’incidente. Il giorno della disgrazia la moglie e il figlio dovevano recarsi in visita dai genitori di lui, che vivevano ad Amiens, a circa centoquaranta chilometri a nord di Parigi. Su un tuo appunto ho letto che, negli ultimi quattro anni, anche i genitori sono morti, prima la madre e qualche mese dopo il padre. Torniamo all’evento. Erano stati invitati tutti e tre, ma lui quel giorno, per un impegno di lavoro, era impossibilitato a partire e aveva costretto la moglie… perché, a quanto pare, lei non ne aveva voglia… a intraprendere il viaggio da sola con il figlio. Lungo il tragitto, a causa di un autista ubriaco, proveniente dalla corsia opposta, uscito dalla propria carreggiata, la vettura subiva un fatale tamponamento ed entrambi, moglie e figlio, morivano. Lei sul colpo, il piccolo in ospedale dopo qualche ora. Da quel momento il rimorso e il senso di colpa hanno destabilizzato il suo equilibrio emotivo. Ancora oggi, dopo anni di terapia, non riesce a dormire e, quasi ogni notte, fa incubi che rievocano il giorno dell’incidente. Non è ancora in grado di accettare la morte dei suoi cari, costantemente se ne sente l’assoluto responsabile e…

    Un attimo Paul lo interruppe Ducrée. C’è una cosa che non conosci. Non ne ho fatto accenno neanche nella relazione che è in fondo al fascicolo. Se fossi amante del gossip saresti informato. Sei anni fa TV, quotidiani e riviste ne parlarono. Ho taciuto perché ritenevo non fosse rilevante per te e il progetto. Tuttavia, negli ultimi giorni ci ho riflettuto e sono giunto alla conclusione che, invece, è importante che tu sappia. Philippe Le Gros è tuttora provato dall’evento, in quanto, il vero motivo, per cui si era rifiutato di accompagnare la moglie e il figlio dai propri genitori, era una donna. Da tempo aveva una relazione extraconiugale con una violinista. Con lei aveva organizzato di trascorrere il week end mentre la famiglia era dai suoi. L’impegno di lavoro era un espediente utilizzato per non partire.

    Giuro che non ti capisco protestò Voltaire. Perché celarmi questa informazione? Conosco ogni cosa del tuo paziente! Seccato il dottore chiuse il fascicolo, lasciando all’interno il foglio su cui aveva scritto la sintesi. Comunque ho finito riprese con tono asciutto, non c’è granché ancora da leggere. Il progetto è perfetto e pronto per i nostri pazienti, restano solo le mie perplessità e…

    Nella relazione in fondo al fascicolo lo interruppe di nuovo il collega, come hai avuto modo di vedere, sono stato prolisso, ho ampiamente esposto il mio punto di vista. Al mio paziente, per uscire dalla sua condizione, rimasta immutata da sei anni, è utile il nostro progetto. Si sente colpevole di non essere partito con la moglie e il figlio, di non aver potuto evitare l’incidente, sente di essere stato lui stesso la causa dell’evento. Sono convinto che ora per lui prendersi cura di qualcuno sia la soluzione per uscire dallo stato di apatia, per dare un senso alla vita, per ricominciare a vivere. Senza dimenticare che la sua posizione sociale, il suo bagaglio culturale non possono che essere elementi positivi e di aiuto per la tua giovane paziente. Pensa al tenore di vita che Irina avrebbe andando a vivere da lui. Inoltre anche lui, consapevole di non riuscire da solo a venire fuori dal suo malessere, ha accolto con entusiasmo la nostra proposta.

    Non devi ancora convincermi André, so bene che Le Gros è la persona giusta. Vorrei solo avere l’assoluta certezza che, dove Irina andrà a stare, sia un luogo sicuro, un luogo dove potrà ricominciare a vivere dopo quello che ha passato. Non posso sbagliare, specialmente con la polizia che, trasferita la ragazza, non attenderà altro che il fallimento dell’operazione per riportarla qui e riprendere a utilizzarla come esca. Voglio a breve parlare con Le Gros. Le informazioni contenute nel fascicolo, per quanto esaustive, non bastano. Non posso e non devo lasciare nulla al caso. Abbiamo fatto l’impossibile per avere la meglio sulle forze dell’ordine. Sbagliare sarebbe una beffa! Se riuscissi a farlo venire entro questa settimana, potremmo ottimizzare i tempi del trasferimento.

    Gli telefono subito, in modo che organizzi al più presto un volo da Parigi.

    Voltaire lo guardò preoccupato. Mi confermi che abita sempre a Neuilly-sur-Seine!

    Certo, non temere, non si è trasferito a Parigi.

    Sai quanto è importante che la persona, che accoglierà Irina, resti anonima, che viva lontana da centri affollati e noti. Una grande città come Parigi renderebbe tutto inutile. Anche se noi siamo ad Agen, distanti dalla capitale, niente è sicuro. I criminali riescono ad arrivare ovunque, specialmente quelli del calibro di Pierre Danton.

    II

    Appena la segretaria vide lungo il corridoio il dottor Ducrée e l’uomo che era con lui procedere verso la sua scrivania, sapendo di chi si trattava, sebbene fosse all’oscuro del motivo della visita, senza attendere che la raggiungessero e si presentassero, alzò la cornetta del telefono.

    Digitato l’interno del dottor Voltaire, lo informò che i suoi ospiti erano arrivati.

    Li faccio attendere o vuole riceverli subito?

    Li ricevette subito, avevano la precedenza su tutti.

    Terminata la seduta con il paziente che in quel momento era nello studio e comunicato alla segretaria di spostare i successivi appuntamenti, Voltaire li fece passare.

    Entrati nella stanza, Ducrée presentò Le Gros.

    L’immediata impressione che il dottore ebbe fu positiva.

    Forse per l’età ancora giovane e l’aspetto gradevole, benché segnati dai sei anni vissuti nel più sordo dei dolori.

    Le Gros era un uomo decisamente alto. Capelli biondi e occhi chiari, testimoni di caratteri più germani che francesi. Un po’ di barba e un bel portamento. Per quanto soffrisse, non si era lasciato andare, almeno nell’aspetto.

    Il dottore lo fece accomodare sulla sedia che, uscito l’ultimo paziente, aveva aggiunto a quella già presente di fronte alla scrivania, liberata da tutte le carte che, fino a poco prima, erano presenti. Voleva evitare che il disordine lo turbasse.

    Appena i due presero posto, Voltaire iniziò: "Bene Le Gros, cercherò di essere il più trasparente possibile sulla fattibilità di questo progetto. Per prima cosa fornirò le informazioni necessarie sulla giovane ragazza che verrà a stare da lei. La sua storia è oltremodo travagliata, triste e, se vogliamo, anche squallida. Irina Ionesco è nata a Marsiglia sedici anni fa. I genitori erano rumeni, giunti clandestinamente in Francia, fuggendo dalla dittatura di Nicolae Ceaușescu, circa vent’anni fa. Intenzionati a restare, in poco tempo normalizzarono la loro presenza. Da subito il padre aveva iniziato a lavorare. Senza una precisa professione, a seconda di cosa trovava, era manovale nei cantieri edili, operaio nelle fabbriche, tuttofare negli hotel o dovunque servisse. La madre faceva la casalinga. Trascorsi tredici anni, finalmente l’uomo venne assunto in un cantiere navale con un regolare contratto di lavoro. Irina aveva nove anni. Il nuovo impiego fece improvvisamente lievitare le finanze della famiglia. Sebbene fosse solo un operaio, il padre di Irina guadagnava bene. Troppo bene. Per questo motivo la polizia di Marsiglia, che effettua un costante controllo sugli stranieri presenti nel territorio, insospettita iniziò a investigare. In breve, il migliorato guadagno non proveniva dal lavoro contrattualizzato presso il cantiere navale, ma dal commercio di droga in cui l’uomo operava insieme a una banda di trafficanti della stessa Marsiglia.

    "Conosciuto il secondo lavoro, la polizia lo arrestò. La legge prevede che gli stranieri, coinvolti nel traffico di droga, vengano immediatamente rispediti nella terra di origine. Il padre di Irina supplicò la polizia affinché ciò non avvenisse. Avrebbe fatto qualunque cosa pur di non tornare in Romania. Dato che solo lui era stato individuato e arrestato, gli fu proposto, come agevolazione, come riduzione della pena da applicare per il reato commesso, di collaborare, facendo i nomi delle persone per le quali e con le quali agiva. L’uomo decise di collaborare. Fu in quel momento che le forze dell’ordine iniziarono a sbagliare. Lo liberarono affinché lui continuasse ad avere rapporti con la banda e loro riuscissero a coglierla con le mani nel sacco. Tuttavia non garantirono l’adeguata protezione prevista per i collaboratori di giustizia. Non furono in grado di tutelare lui e la famiglia. In poco tempo l’organizzazione scoprì il doppio gioco e intervenne. Un giorno, mentre era in casa con la famiglia, tre della banda andarono a trovarlo. Decisi a chiudergli la bocca, furono spietati. Prima di eliminarlo, violentarono a turno, davanti ai suoi occhi, la moglie, incinta al sesto mese, e la figlia di nove anni. Consumata la violenza, uccisero lui e la moglie. La piccola si salvò solo perché la polizia, chiamata da alcuni vicini che avevano udito le urla delle due donne, intervenne in tempo.

    "Quello fu il giorno in cui ebbe inizio l’odissea di Irina. Le lacerazioni inguinali e anali, dovute alle violenze subite, la tennero in ospedale diverso tempo. Prima di essere ospitata da noi, stette due anni in un ospedale psichiatrico di Marsiglia. Guarite le ferite esterne, bisognava curare quelle interne. Irina aveva perduto i cari in modo disumano, a turno da tre uomini era stata violentata e poco prima aveva visto la madre subire la stessa sorte. Dal momento in cui fu salvata dalla polizia, non parlò e non mangiò per diversi giorni. Fu nutrita tramite le flebo. Iniziò, altresì, a non dormire serenamente. I dottori di Marsiglia impiegarono due anni per tirarla fuori da tale stato. Non realizzarono molto, ma almeno la ragazza aveva ripreso a mangiare. Dormire, purtroppo, no. Ancora oggi soffre di insonnia. A farla parlare riuscì solamente una persona: la dottoressa Jean La Mot, una psicologa. Stette al suo fianco fin dai primi giorni che era stata portata in ospedale. Fu lei che in seguito si interessò del suo trasferimento dall’ospedale psichiatrico di Marsiglia al nostro istituto. Irina si affezionò alla dottoressa. Ancora oggi è l’unica persona che riesce a parlare e a comunicare con lei. Sarà anche la persona che, quando la ragazza si trasferirà da lei a Neuilly-sur-Seine, vi seguirà.

    "Torniamo alla storia. Le forze dell’ordine cercarono i parenti di Irina in Francia, in altre Nazioni vicine alla Francia e nella stessa Romania. Le ricerche furono vane, non portarono a nulla. Nessuno, in nessuna parte d’Europa, sembrava avere legami di parentela o di altra natura con la famiglia e ancora meno con lei. Si decise, quando a undici anni venne trasferita in questo istituto, di ospitarla a tempo indeterminato e, contemporaneamente, di aiutarla ai fini di un’adozione. Dopo un anno, valutando soddisfacente il nostro lavoro, il tribunale di Agen la dichiarò adottabile. Un grande errore. Irina cominciò a vagare di famiglia in famiglia. All’apparenza sembrava aver superato il momento difficile. Non era così. Ogni famiglia, cui veniva affidata, regolarmente la rimandava indietro. Nessuno era in grado di conviverci e spesso lei stessa fuggiva. Ogni volta che scappava, riuscivamo a trovarla grazie alla dottoressa La Mot. Una volta no e aveva solo quattordici anni. Prima di parlarle di quella volta, è necessario che aggiunga due informazioni. La prima è che Irina è di una bellezza incredibile. Il suo aspetto è a dir poco meraviglioso. Inoltre, benché sia una ragazza semplice e pulita, sembra più grande della sua età. Lo potrà costatare lei stesso appena la vedrà. La seconda è che Irina, quando era stata trasferita in questo istituto, aveva ripreso gli studi, interrotti in seguito alla strage, recuperando in breve tempo i due anni perduti e conseguendo ottimi risultati. Quanto detto è importante per capire meglio il complesso e triste caso. Bene, continuo.

    "Qualche tempo prima dell’ultima sparizione, Irina era stata presa in affidamento da una famiglia di Agen, che aveva già una figlia della sua età. Per la prima volta tutto procedeva tranquillamente. I due coniugi e la figlia erano contenti di lei e anche lei stava bene con loro. Un giorno ci telefonarono. Lo ricordo ancora, era domenica pomeriggio. Dissero che quel mattino erano usciti tutti insieme per fare shopping al centro. Verso l’ora di pranzo, mentre erano in fila alla cassa del McDonald’s - ad Agen ce n’è solo uno vicino alla stazione - per acquistare hamburgers e patatine fritte per tutti, Irina si era allontanata. Doveva andare in bagno. Da quel momento non la videro più. La attesero, la cercarono, ma la ragazza sembrava essersi volatilizzata. Non esisteva un palese motivo per il quale fuggire. La nuova unione stava procedendo bene. Eppure non era più con loro. Chiamarono noi dell’istituto invece di andare alla polizia, perché, secondo loro, ispiravamo più fiducia. In realtà, sapevano che anche in passato la ragazza era fuggita dalle famiglie cui era stata affidata e noi, sempre con successo, ci eravamo occupati della ricerca.

    "Cominciammo subito a cercarla. Quando Irina fuggiva andava a rifugiarsi nello stesso posto e la dottoressa La Mot ogni volta la trovava. Quella volta neanche lei la trovò. Ci venne il sospetto, dopo ore di vane ricerche, che forse non era fuggita, che forse qualcuno l’aveva rapita. Ma chi e dove l’aveva portata? Certi oramai che da soli non saremmo riusciti a trovarla, accompagnammo i genitori affidatari alla polizia perché ne denunciassero la scomparsa. Inspiegabilmente le forze dell’ordine scartarono l’ipotesi del rapimento. Irina si era allontanata volontariamente. Le loro vane ricerche durarono quasi due anni, finché, finalmente, sebbene in ritardo, arrivò la testimonianza di una persona che la riconosceva in una foto segnaletica. La conferma del rapimento rivelò una nuova e triste odissea. Le racconto in breve cosa era avvenuto.

    "Nel sud della Francia, lungo la costa mediterranea, la criminalità trova spazio nella droga e nello sfruttamento della prostituzione, mercanteggiando giovani donne francesi e giovani donne straniere. Queste ultime provenienti dall’est dell’Europa. Non si preoccupi, Irina non c’entra nulla con la prostituzione. Almeno finora. Da diversi anni un’organizzazione gestisce l’intera costa. Ha guadagnato con molto sangue la posizione di egemonia e la tiene stretta a caro prezzo per chi ne rimane coinvolto. A capo dell’organizzazione c’è un individuo della peggiore specie, senza scrupoli, con una fedina penale più lunga di un geroglifico. È anche relativamente giovane, ha meno di quarant’anni. È ovviamente ricercato, ma la sua furbizia, la sua scaltrezza, favorite dalla corruzione che governa la zona, hanno impedito alla polizia di capire fino a oggi dove si nasconda. È un uomo senza morale. La sorte ha voluto che un giorno, purtroppo, Pierre Danton fosse qui ad Agen, in Aquitania, e vedesse Irina. Un colpo di fulmine.

    "Subito decise che la ragazza doveva essere sua. Non sua per farla prostituire. Per lui stesso. Trovati il momento e il luogo opportuni, la fece rapire. La persona, che, infatti, aveva confermato di riconoscere Irina nella foto segnaletica, aveva detto di averla vista, sorretta da due uomini, mentre saliva su un’auto. Un terzo era al volante. Non si era allarmata. La pantomima recitata dai due individui l’aveva convinta che la ragazza stesse con loro e si fosse solo sentita poco bene. Nascosta nella casa di Danton, Irina era costantemente drogata, e lui, approfittando dello stato d’incoscienza in cui la riduceva, aveva rapporti sessuali con lei. Dal racconto della ragazza, fornito in seguito alla liberazione, lui era uscito di testa per lei. La adorava come una dea, le faceva una quantità smisurata di regali preziosi e la teneva lontana da ogni contatto con l’esterno e con il suo mondo. Ovviamente, con i proventi delle numerose attività illecite, Danton aveva un’abitazione incredibile e, sparsi finora chissà dove, diversi altri rifugi. Dalla relazione della dottoressa La Mot, anche Irina, dopo un iniziale stato di costante letargo, si era legata a lui, tanto da non essere più necessaria la droga per concederglisi. Effettivamente questo Danton è un bell’uomo e forse lei aveva bisogno di sentirsi amata. Infatti, dopo che la polizia, circa cinque mesi fa, è riuscita a riprenderla, grazie a un blitz durante il quale Danton non era in casa ed è quindi ancora libero, lei ha più volte tentato di fuggire dall’istituto per tornare con lui. È stata subito inserita in un piano di protezione, tuttora in vigore, perché, non solo lei scappa, anche Danton ha nuovamente provato a rapirla.

    "Qui nasce il nostro progetto. Una collaborazione tra il sottoscritto, la dottoressa La Mot, il collega Ducrée e il dottor Durant di Parigi. La polizia dovrebbe garantire la protezione della giovane, ma sappiamo che il suo scopo è utilizzarla come esca per riuscire a prendere Danton. Noi ci opponiamo a questa strategia. Irina è un’adolescente che ha vissuto e sta vivendo una tragedia dietro l’altra. Vorremmo che in qualunque modo venisse fuori da tanta sofferenza. Per questo motivo il dottor Ducrée ha proposto lei, signor Le Gros. Come direttore del Frère Oublié ho l’autorità di stabilire cosa sia meglio per i miei pazienti. Ho deciso, pertanto, che per la ragazza sia propizio allontanarsi da qui, cambiando identità e vita. Lei può aiutarci. Vive a Neuilly-sur-Seine, un piccolo centro vicino Parigi, e può ospitarla presso di sé.

    Come poco fa ho detto, sarà costantemente supportato dalla dottoressa La Mot che verrà con voi. Il compito della dottoressa non sarà solo monitorare il trasferimento e la convivenza, ma anche interagire con voi per ogni questione dovesse sorgere. Irina sarà ufficialmente sua nipote e cambierà il proprio nome con Elise. Sarà Elise Le Gros. Quanto le stiamo proponendo non è semplice, potrebbe rivelarsi un fallimento e la polizia non attende altro. Dobbiamo tuttavia tentare di salvare la ragazza. Almeno fino alla sua maggiore età. Non possiamo permettere che Danton riesca a riprenderla, e purtroppo lui può, avendo contatti ovunque e sapendo come corrompere chiunque. Non è al sicuro qui, in ogni momento potrebbe essere rapita. La polizia aveva sbagliato con suo padre, adesso lo sta facendo con lei e anche noi finora, effettivamente, abbiamo solo fallito. Mi auguro che l’elenco di errori sia terminato. Ora, dunque, conosciuta la storia di Irina, cosa pensa di questo progetto? È veramente convinto di tenere con sé la ragazza almeno due anni? Crede di essere in grado di ospitarla, di nasconderla, di prendersene cura? Sia sincero. Un ripensamento postumo sarebbe sgradevole!

    Le Gros aveva ascoltato con attenzione la relazione di Voltaire. Non era perplesso sulla decisione, erano due mesi che l’aveva presa, era solo colpito dalla storia della ragazza.

    Ducrèe non gli aveva raccontato l’integrale versione.

    Prima che rispondesse, il dottore riprese a parlare: Scusi, ma c’è un’altra domanda che mi preme porle. Come può immaginare, Ducrèe mi ha fornito ogni dettaglio della sua vicenda. Vorrei, pertanto, sapere se ora sta frequentando una donna, magari la stessa di sei anni fa. Perdoni la mancanza di riservatezza, ma capisce anche lei che la storia della parente deve essere credibile per tutti. Non posso lasciare nulla al caso e, sebbene la sua vita privata non dovrebbe essere oggetto della mia analisi, in questo momento praticamente lo è.

    Come può pensare che continui a vedermi con quella donna! Fu la severa risposta di Le Gros. La relazione scemò subito, appena occorso l’incidente. Non c’è nulla da temere… sono anni che non ho rapporti con nessuno… tanto meno con una donna. Potete fidarvi di me e della mia discrezione. Per i prossimi due anni custodirò Irina o, meglio, Elise come fosse mia figlia. La proteggerò nel migliore dei modi.

    Voltaire apprezzò le parole e il tono deciso dell’uomo.

    Bene. Allora oggi pomeriggio, come prima cosa, farà la conoscenza della dottoressa La Mot. Dovrete creare uno stabile rapporto di fiducia. La dottoressa sarà la persona che vi seguirà a Neuilly-sur-Seine ed è l’unica in grado di interagire con la ragazza. Irina si fida solo di lei. Ovviamente anche le forze dell’ordine faranno la loro parte. A Neuilly-sur-Seine e a Parigi sono state istruite sulla protezione che dovranno garantire a lei, alla ragazza e alla dottoressa. Danton non ci penserebbe due volte a raggiungere Neuilly, se sapesse che lì si trova la sua Irina. Ricordi un’altra cosa importante: la ragazza ancora non sa del progetto e della partenza. Verrà informata nelle prossime ore. Tuttavia, quando la conoscerà e finché non sarete giunti a Neuilly, non dovrà rivelare né il suo nome né il luogo dove andrete. Farlo sarebbe rischioso. Nessuno, oltre a noi quattro dottori, a lei e alla polizia, sa di questo progetto.

    III

    Era caldo quando nel pomeriggio Philippe fece la conoscenza di Jean La Mot.

    Subito dopo pranzo, come da accordi con il dottor Voltaire, la dottoressa venne nel suo studio.

    Era giovane, aveva poco più di trent’anni, e di aspetto gradevole, benché non tenesse in modo particolare alla propria immagine. Vestiva abiti semplici e comodi, diversa da come se l’era immaginata Philippe.

    L’uomo pensò che, tuttavia, fosse graziosa con quei capelli dorati che le scendevano poco oltre le spalle e quelle simpatiche lentiggini sparse senza ordine sulle guance.

    La introdusse Voltaire, con il quale la dottoressa collaborava da diversi anni. Dottoressa La Mot buon pomeriggio. Prego, si accomodi. Le presento il signor Le Gros. Philippe Le Gros.

    La donna rimase piacevolmente sorpresa quando, prima di prendere posto sulla sedia accanto alla sua, gli strinse la mano, anzi, rimase colpita.

    Lo stesso Le Gros notò la sua ammirata espressione, come la notarono i due dottori.

    Una volta presentati e parlato del progetto e della prossima partenza, di comune accordo si decise che per i due fosse opportuno congedarsi per fare conoscenza in modo meno formale.

    Alzatisi dalle rispettive sedie, uscirono dallo studio e, lasciato l’istituto, andarono in un bistrot poco distante.

    Entrati nel locale, occuparono un piccolo tavolo vicino alla porta d’ingresso e ordinarono due caffè.

    Serviti i caffè, a superare l’iniziale imbarazzo fu la dottoressa.

    Immaginavo che il signor Le Gros fosse diverso da come è lei… totalmente diverso!

    Le Gros assecondò la sua trasparenza. Ti prego, dammi del tu. È fuori luogo essere formali, considerando il tempo che trascorreremo insieme.

    La donna accettò sorridendo.

    Rotto il ghiaccio, fu Philippe a continuare: So che anche tu ti trasferirai a Neuilly-sur-Seine. Non ti pesa lasciare le persone che conosci, per andare a stare in un luogo che forse neanche hai visto e dove, se tutto andrà bene, resterai diverso tempo?

    Le piacque il suo modo gentile di interessarsi a lei.

    Da quando mi sono laureata in psicologia e ho proseguito con le specializzazioni, non ho avuto altro in mente, come scopo della mia esistenza, che i miei pazienti. Non è la prima volta che, per seguire uno di loro, lascio il posto dove vivo, trasferendomi per lungo tempo da un’altra parte. Io sono di Marsiglia e vengo da lì insieme a Irina, proprio per aiutarla standole accanto. Considero il mio lavoro una missione. Quando vedo i miei pazienti fare progressi, mi sento piena vita e di entusiasmo. Quando li vedo penare o regredire, sento di soffrire con loro. Non sono sposata e non ho figli, ma mi sento madre di tante creature. Irina è una di loro. In questo momento la più importante. Hai avuto modo di vederla?

    Non ancora. Il dottor Voltaire ha ritenuto opportuno che iniziassi conoscendo te. Forse per prepararmi, per introdurmi alla ragazza. Non ho neanche visto una sua foto.

    Gli occhi della donna si illuminarono. È una creatura meravigliosa. Ha solo sedici anni, ma la sua bellezza è incredibile. Ha capelli lunghi e neri, li cura molto, brillano come il metallo prezioso. I suoi occhi sembrano gemme, così vivi e intensi. È molto intelligente e incline all’apprendimento. Per quanto la sua vita negli ultimi sette anni sia stata terribilmente travagliata, ha studiato. In collaborazione con l’istituto, ho provveduto a farle frequentare regolarmente la scuola. Ha anche recuperato i due anni perduti durante la permanenza nell’ospedale psichiatrico di Marsiglia. L’ha abbandonata nuovamente, purtroppo, nel periodo in cui ha convissuto con Danton. Fortunatamente negli ultimi cinque mesi si è rimessa in pari. Le piace scrivere e quello che scrive è bello. Ho letto alcuni racconti e poesie che ha composto. Emerge la sua sensibilità e…

    Cosa mi dici di questo Danton? la interruppe Philippe. Il dottor Voltaire lo descrive come un mostro.

    La luce, che c’era negli occhi di Jean, immediatamente si spense. Pierre Danton è un individuo assolutamente singolare. La sua è una personalità poliedrica. Non è buono… e non è cattivo. Proteggere Irina da lui è importante, è necessario, ma potrei dire che essere amata da un uomo come Danton è il sogno di ogni donna. Philippe la guardò sgomento.

    "Non fraintendere. Non sto dicendo che Danton sia il principe azzurro… ma che, analizzando il trasporto e l’ossessione con cui ama e cerca Irina, non si può non provare ammirazione. Ha fatto e farebbe qualunque cosa per lei. È la sua donna. Nel suo castello l’ha protetta e l’ha tenuta come una principessa. Lo dimostra il fatto che anche lei ne è innamorata. Lo sente come l’unica persona che l’abbia accettata e amata per quello che è, a prescindere dal suo passato, che, a quanto pare, lui conosce bene. Se ora Irina potesse, fuggirebbe per andare da lui. Da quando è tornata in istituto lo ha fatto diverse volte. Fortunatamente siamo sempre riusciti a recuperarla e abbiamo trovato il modo di impedirle di farlo nuovamente. Tra i due c’è una forte attrazione, per quanto lei sia molto più giovane. Lui sa come desiderarla, come eccitarla, come darle piacere. Lei mi ha a lungo parlato di Pierre. Sa che la loro è una relazione folle, senza futuro, priva di un sano e possibile sviluppo, tuttavia si sente indissolubilmente legata a lui. Credo che molto pesi il fatto che sia la sua prima storia d’amore… oltretutto completa. Ha fatto sesso con Pierre dal primo giorno che è stata rapita… e per una donna questo elemento è fondamentale per associare a un rapporto la parola amore.

    C’è anche un'altra cosa da non sottovalutare. Diversi criminologi ne hanno parlato. Quando un essere umano resta segregato per diverso tempo, tra lui e il proprio rapitore, o la persona che ha contatti con il sequestrato durante la prigionia, si crea una sorta di legame, di singolare simbiosi, assimilabile a un rapporto d’amicizia, se sono dello stesso sesso, o d’amore, se sono un uomo e una donna. Penserai che sono una squilibrata! Noi psicologi, analizzando ogni giorno i comportamenti umani, riusciamo a capire e arriviamo a giustificare anche indoli insane come quella di Danton. Ora veniamo a te, dato che tra poco conoscerai Irina e, mi auguro, starete molto tempo insieme. So che sei un direttore di orchestra.

    L’espressione di Philippe si velò di tristezza.

    Ero… ero un direttore di orchestra. Dopo l’incidente di sei anni fa, ho smesso di esercitare la professione. Per me era un’arte, era la realizzazione del sogno che avevo fin da bambino… oramai non mi reputo un artista e ancora meno un sognatore.

    Jean fu diretta: Allora, cosa reputi di essere?

    Alla domanda decisa della dottoressa, l’uomo non seppe rispondere e lei preferì ammorbidire le parole.

    Credo che tu abbia bisogno di ricostruire la tua vita, di rimettere insieme i pezzi che si sono rotti. Chi nasce artista non può, di punto in bianco, smettere di esserlo, anche se il motivo della cessazione sia dovuto a un triste evento. Ora capisco perché André teneva che prendessi parte a questo progetto. Devi ritrovare l’essenza della vita, il suo piacevole profumo. Mi piacerebbe, sai, assistere a un’opera o a un concerto diretti da te. Quando ero bambina andavo spesso con i miei genitori alle opere e ai concerti di musica classica. Ricordo anche che parenti e amici si stupivano del fatto che, a soli sei anni, conoscessi le sinfonie di Mozart, Bach, Beethoven e altri e…

    Ti piace parlare! la interruppe Philippe e lei si sentì piacevolmente in imbarazzo.

    Deformazione professionale. Perdonami. È il mio modo di approcciare con i pazienti. Cerco, riempiendoli di chiacchiere, passando da un argomento all’altro, di metterli a loro agio e indurli ad aprirsi e…

    Quindi mi stai considerando un tuo paziente da curare!

    No… assolutamente! Il tuo dottore è Ducrée… io cerco solo di instaurare un sereno e confidenziale rapporto, dato che nei prossimi due anni, se il progetto procederà bene, saremo in costante contatto. Non ci sarà giorno che non ci vedremo o sentiremo. Irina verrà affidata a te e, essendone io responsabile, è importante che ti conosca fino in fondo. Spero tu lo sappia. È parte essenziale del progetto.

    Certo… lo so…

    Avvertendo incertezza nella sua voce, la donna tornò a essere diretta: Mi auguro non voglia ripensarci. O, se pensi di farlo, fallo ora, perché dopo sarebbe alquanto inopportuno, specialmente nei confronti della ragazza! Devi essere franco e sincero con te stesso e con noi. Non è un gioco quello che stiamo per intraprendere!

    Ci fu un attimo di silenzio, che lei ruppe riprendendo con serenità a parlare: "Non volendo sostituirmi a Ducrée, credo sia meglio che torni a parlare di Irina. È importante che te la descriva prima di incontrarla. Poco fa ne ho fatto solo qualche accenno. Come ho già detto, è una ragazza di sedici anni. So che Ducrée e Voltaire ti hanno parlato della storia o, meglio, della tragedia vissuta all’età di nove anni. Sono sette anni che cerco di farle superare lo shock, ma c’è ancora da lavorare. È una ragazza sensibile, vive in un mondo tutto suo, un mondo creato a causa delle vicende che hanno devastato la sua infanzia, negandogliela. Dal giorno del triste evento, ha trascorso il tempo tra ospedali e istituti, conosce solo medici, psicologi, assistenti sociali e poliziotti. Non ha un carattere facile e tanto meno docile. È fuggita spesso, prima di conoscere Danton, dalle diverse famiglie che si interessavano a lei. Ha un volto talmente bello, pulito, angelico, che non è mai stato difficile trovare una famiglia che la volesse come figlia.

    "A volte abbiamo dovuto scegliere tra le diverse che si proponevano. Puntualmente ce la rimandavano indietro. Ci sono state famiglie che con il tempo l’hanno accettata, ma da quelle era lei ad allontanarsi. Le famiglie che la rimandavano indietro dicevano che era impossibile conviverci. Quando, invece, era lei ad andare via, giustificava la sua fuga con il bisogno di starmi vicina. Il volermi al suo fianco poteva anche andare bene, significava che esisteva qualcuno cui si era legata, ma non era utile per la sua crescita. Io non sono sua madre, non sono sua sorella e neanche una lontana parente. L’ultima famiglia con cui è stata sembrava finalmente quella giusta. Erano diversi mesi che convivevano senza manifestazioni di insoddisfazione da entrambe le parti. Poi c’è stato il rapimento. Quasi due anni dopo la sparizione, grazie a una testimonianza, la polizia scopriva che Irina non si era allontanata volontariamente, ma era stata rapita da Danton. A seguito di cavillose ricerche riusciva a scovare il rifugio dove stava e a prelevarla. Lui, purtroppo, non era presente ed è tuttora libero.

    "La famiglia che l’aveva presa in affidamento si è rifiutata di riprenderla con sé, certa che quel malvivente l’avrebbe cercata. Non ha voluto avere nulla a che fare con la criminalità, specie con quella di Danton, legato alla droga e allo sfruttamento della prostituzione. Se non erro si è persino trasferita. Forse Lione, forse Grenoble. Quando la polizia aveva scoperto che Irina era stata rapita e che Danton era il mandante, eravamo convinti che lui l’avesse fatta prostituire. Come faceva e fa con le giovani ragazze, straniere o francesi, che circuiva e circuisce. Invece ci sbagliavamo. Le sue intenzioni erano state diverse. La stessa Irina, quando circa cinque mesi fa è tornata in istituto e abbiamo ripreso il nostro confidenziale rapporto, mi ha raccontato che mai ha visto una prostituta, mai ha ricevuto proposte indecenti e tanto meno ha frequentato o visto altri uomini. Viveva nella sua alcova, dove lui la coccolava e la riempiva di regali.

    Per tutto il tempo che è stata prigioniera, non è mai uscita dal rifugio. La droga le fu somministrata solo all’inizio. Danton temeva che tentasse di fuggire e che non fosse consenziente ad avere rapporti sessuali con lui. Quando con il tempo anche lei si è innamorata, non le ha più dato nulla. Una volta liberata, infatti, dai controlli medici non è stata riscontrata alcuna dipendenza da oppiacei o altre sostanze stupefacenti. Questo però ha reso la situazione complicata. Lei lo ama e farebbe qualunque cosa per tornare con lui. Anche lui la ama o comunque tiene a lei, lo dimostra il fatto che Irina è stata solo sua. Perciò, a questo punto, l’unica cosa che riteniamo opportuna, noi dottori che seguiamo da diversi anni il caso, è allontanarla da Agen e dal sud della Francia, altrimenti ogni battaglia sarà inutile. La polizia non è dello stesso avviso. Vuole proteggerla, ma tenendola qui. La presenza della ragazza ad Agen, l’interesse a riaverla con sé, potrebbero indurre Danton a commettere un passo falso e finalmente riuscirebbe ad arrestarlo. Noi, invece, vogliamo e dobbiamo salvarla.

    Ti vedo molto coinvolta azzardò Philippe.

    Anche troppo. Il dottor Voltaire me lo rimprovera continuamente, ma Irina è diversa dagli altri miei pazienti. Loro hanno una famiglia, hanno un marito o una moglie, un fratello o una sorella. Per quanto io sia un punto di riferimento, nella loro vita c’è qualcun altro su cui possono contare. Irina non ha nessuno, tranne me. Da due anni c’è anche Danton. Non posso permettere che sia un punto di riferimento. Non lui!

    Capisco. Voltaire mi ha detto che la ragazza ancora non sa del progetto, del trasferimento. Non sa di me. Solo oggi ne verrà a conoscenza.

    Esatto. In questo momento, mentre noi due siamo qui, il dottor Voltaire glielo sta comunicando. Non è stata informata prima, perché abbiamo il sospetto che sia in contatto, non sappiamo come o tramite chi, con Danton. Avvisarla in anticipo, sarebbe stato rischioso. Oramai non è più un problema. La partenza è prevista per domani mattina e io trascorrerò la notte con lei, proprio per impedire che in qualche modo si metta in contatto con lui. Sinceramente, sebbene non ne abbia le prove, ho il sospetto che nella polizia, che si occupa della sorveglianza dell’istituto, ci sia qualcuno corrotto.

    Terminata l’ultima frase, la dottoressa controllò il proprio orologio.

    Si sta facendo tardi. Irina ci aspetta nello studio del dottor Voltaire. Andiamo e auguri!

    Pagate le consumazioni, offerte da Philippe, i due liberarono il piccolo tavolo e uscirono dal bistrot.

    Quando, tornati in istituto, entrarono nello studio di Voltaire, trovarono solo lui e Ducrée, entrambi perplessi.

    Dov’è Irina? chiese preoccupata Jean.

    Se n’è andata rispose dispiaciuto Voltaire. Appena le abbiamo esposto il progetto, anche se solo parzialmente, non ha voluto sapere nulla. Si è categoricamente opposta sia alla conoscenza di chi l’avrebbe ospitata sia alla partenza. Ora è in biblioteca a leggere e…

    Va bene lo interruppe Jean, non c’è problema. Sarà Le Gros ad andare da lei. Da solo.

    I tre uomini la guardarono poco convinti, ma lei sapeva cosa faceva.

    Non preoccupiamoci, sono certa che andrà tutto bene. Philippe vieni a conoscere Irina.

    Usciti dallo studio, l’uomo seguì la dottoressa fino davanti alla biblioteca. Un’ampia vetrata permetteva a chi era all’esterno di osservare, senza essere visto, chi era all’interno.

    Individuata la ragazza, la dottoressa gliela indicò.

    Ricorda di non rivelarle il tuo nome e il luogo dove andremo furono le sue ultime parole.

    Titubante, da solo Philippe entrò nella grande sala che ospitava, oltre ai pazienti dell’istituto, anche diversi studenti di medicina. Sebbene Jean gliel’avesse indicata e lui avesse capito chi e dove era, una volta dentro, Philippe non fu in grado di riconoscerla.

    Si guardò intorno, cercando di tenere a mente la descrizione fornitagli nel bistrot. Non riusciva comunque a vederla.

    Finalmente in un angolo della sala notò una ragazza seduta.

    Era di spalle e aveva i capelli neri e lunghi. Era Irina.

    Mentre procedeva verso di lei, da uno degli scaffali, che erano lungo le pareti, prese uno dei libri che non necessitavano della formale richiesta per la consultazione.

    Raggiunto il tavolo dove era seduta, le chiese il permesso di occupare il posto libero di fronte al suo.

    Senza sollevare lo sguardo dal testo, la ragazza fece segno con la testa di accomodarsi.

    Philippe si sedette, aprì il proprio libro e, mentre meditava un modo per parlarle, iniziò a sfogliare le pagine.

    Non era un’impresa semplice.

    Dopo averlo osservato, fu Irina a rivolgersi a lui. Non perché l’uomo avesse destato il suo interesse, ma perché, dal suo atteggiamento, dai suoi lineamenti, aveva capito che non era di Agen, che non era uno studente venuto da fuori e neanche un dottore.

    Si insospettì subito, memore dei discorsi di Voltaire e del collega ascoltati poco prima nello studio.

    Ho detto al dottor Voltaire che non voglio conoscerla e che non sono interessata a partire per chissà dove gli disse appena riportò l’attenzione sul proprio libro.

    Ti capisco sai… però potresti concedermi una possibilità, forse…

    Non ci penso nemmeno! lo interruppe, chiudendo il libro e guardandolo negli occhi. Non ho bisogno di conoscere nessuno! Sto bene qui e qui voglio restare!

    Philippe ascoltava le sue parole e nel mentre costatava quanto fosse vero quello che Voltaire e La Mot gli avevano detto. Irina era di una bellezza incredibile, con quegli occhi così neri e profondi, con quello sguardo intenso e felino, con quei capelli lunghi e lisci, con quel viso così puro e angelico e con un corpo che, benché esile, non sembrava quello di un’adolescente di soli sedici anni.

    Credo che, purtroppo per te, dovremo conoscerci riprese lui con tono tranquillo.

    La smetta alzò la voce Irina, sollevandosi dalla sedia e facendo involontariamente cadere a terra il libro da poco chiuso, ho detto che sto bene qui! Se ne vada! Cosa vuole da me? Io…

    Basta Irina! intervenne la dottoressa che, avendo visto dalla vetrata fuori dalla biblioteca la reazione della ragazza, era entrata e si era avvicinata al tavolo. Siamo in biblioteca e sai che qui non si fa rumore! Il signore è un mio conoscente, un mio amico. Saremo insieme, anche io verrò con voi. Non temere non ti lascio sola, come mai ho fatto. Lo sai.

    Alle sue parole la ragazza sembrò tranquillizzarsi. Si voltò verso l’uomo e tentò di capire se il suo sguardo era sincero, come fece con Jean. Si era sempre fidata di lei e ora voleva confermare la veridicità di quanto aveva detto.

    Una volta calmatasi, nuovamente si sedette e Jean, rimasta in piedi, riprese a parlare.

    Partiremo domani mattina. Hai bisogno di cambiare aria, di cambiare ambiente. Non potrà che farti bene. Credimi.

    La ragazza non era convinta. Ma io qui…

    Aspetta! la interruppe Jean, rivolgendosi poi a Philippe. Scusa, ma vorrei parlare con Irina da sola. Ti raggiungeremo nello studio del dottor Voltaire.

    Ubbidiente, l’uomo si alzò dalla sedia e, portando con sé il libro per riporlo nello scaffale dove lo aveva preso, si allontanò.

    Appena vide Philippe uscire dalla biblioteca, Jean tornò a parlare con Irina, sedendosi sulla sedia che poco prima lui aveva occupato. Perché sei stata scortese?

    Io scortese? Lo siete stati voi con me! Avete deciso che dovrò partire, che dovrò allontanarmi da qui, avvisandomi solo il giorno precedente la partenza. Non sono un oggetto da appoggiare un momento su un mobile e un momento su un altro a vostro piacimento. Non mi interessa partire e tanto meno conoscere questo signore. Sto bene qui! le rispose seccata.

    In attesa che Danton ti riprenda con sé! ironizzò Jean, guardandola negli occhi. Voleva confermare il dubbio che fosse in contatto con Pierre. Purtroppo, l’improvvisa luce, che alle sue parole vide attraversarli, ne fu la prova.

    Non voglio rovinare il tuo sogno d’amore, ma proprio non riesco a capire come una ragazza così intelligente, così sensibile, così bella accetti di vivere prigioniera, di essere a disposizione del proprio uomo per farci l’amore, di considerare il sesso con lui lo scopo della sua esistenza. La vita, l’amore non sono fatti di solo letto, di solo sesso. Ci sono cose più importanti, più gratificanti, più complete!

    Irina provò imbarazzo. Mi dispiace Jean, non posso farci niente. Lo amo e, da quando mi avete portato via da lui, mi sento persa, mi sento inutile. Darei qualunque cosa per rivederlo, per riabbracciarlo, per sentirlo vicino. Questa improvvisa partenza mi allontanerà ancor più da lui.

    La dottoressa tentò di calmarla. Ti voglio bene, lo sai. Chiedo solo di fidarti di me. Quello che stiamo facendo è per te, per il tuo bene. In questo momento è necessario che ti allontani da Agen. Un giorno sarai libera di decidere cosa fare della tua vita e dove andare. Per ora devi seguire le nostre scelte e ti assicuro che, da parte nostra, sono veramente disinteressate. Sebbene le esperienze che hai vissuto ti abbiano resa prematuramente una donna, sei giovane. Troppo giovane. Altre sono le cose cui hai diritto, che dovresti desiderare, non le intime carezze di un uomo o, concedimi l’espressione, i suoi passionali amplessi! Questa notte dormiremo insieme, così parleremo. Negli ultimi giorni sono stata assente. Se vuoi, posso aiutarti a preparare il tuo bagaglio. Ho tempo, i miei sono pronti.

    Poco convinta, accennando un sorriso, la ragazza accettò la proposta.

    Alzatasi dalla sedia, raccolse il libro, che poco prima era caduto, e si avviò al banco distribuzione per restituirlo.

    Anche Jean si alzò dalla sedia e la seguì.

    Uscite dalla biblioteca, andarono nello studio del dottor Voltaire.

    Quando entrarono, trovarono il dottore, seduto alla scrivania, che conversava con il collega Ducrée e il signor Le Gros.

    I due erano in piedi di fronte alla finestra.

    Ammiravano la vista dell’ampio parco che circondava l’istituto.

    La ragazza si avvicinò a Le Gros. Buon pomeriggio, sono Irina si presentò. Mi scusi per come mi sono comportata poco fa. Non sono stata educata e tanto meno gentile. Dove andremo domani?

    Non è un’informazione che possiamo fornirti, mi dispiace intervenne risoluto Voltaire. Lo saprai al momento opportuno, come conoscerai al momento opportuno il nome di questo signore. Ora accomodatevi tutti, dobbiamo parlare del progetto.

    Ma Irina aveva già intuito che la destinazione era a nord della Francia. L’accento dell’uomo non lasciava dubbi.

    Conosciuti sommariamente la persona che l’avrebbe ospitata e il progetto, la ragazza informò che si sarebbe ritirata nella sua stanza. Doveva iniziare a organizzare le proprie cose. I presenti potevano discutere del trasferimento anche in sua assenza.

    Prima che la giovane chiudesse dietro di sé la porta dello studio, Jean le ricordò l’offerta di aiuto fattale nella biblioteca.

    Entro breve l’avrebbe raggiunta.

    La donna sapeva che, fino alla partenza del mattino seguente, non era sicuro lasciarla sola.

    *

    Aveva poco tempo, pensava Irina

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