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Au Petit Bistrot
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E-book142 pagine1 ora

Au Petit Bistrot

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Info su questo ebook

Due città magiche, Venezia e Parigi, fanno da sfondo ad una storia di incontri e di scontri, quelli che avvengono per caso, spesso, e possono cambiare la vita in maniera incredibile, ma anche quelli che il Destino – o chi per lui – a volte organizza per uomini e donne ignare di tutto ma con un’incredibile fame di vita. Au Petit Bistrot di Claudio Pavan, però, è soprattutto l’emozionante percorso che svela percorsi umani segreti, quegli aspetti che ognuno tiene nascosti agli altri, per paura, per timidezza, per inconsapevolezza, e che invece possono fare la differenza nella strada verso la felicità.

Claudio Pavan è nato a Venezia il 12 maggio 1954, dove risiede anche; ex bancario ora in pensione, è sposato con Giuliana e ha due figli, Marco e Chiara. Ha partecipato a numerosi concorsi letterari; ha pubblicato un racconto nella Collana “Florilegio 3” (ed. Lisi) e una poesia nell’Antologia di “Salerno Poesia” (ed. Asir).
 
LinguaItaliano
Data di uscita30 giu 2022
ISBN9788830665576
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    Anteprima del libro

    Au Petit Bistrot - Claudio Pavan

    Prefazione di Barbara Alberti

    Il prof. Robin Ian Dunbar, antropologo inglese, si è scomodato a fare una ricerca su quanti amici possa davvero contare un essere umano. Il numero è risultato molto molto limitato. Ma il professore ha dimenticato i libri, limitati solo dalla durata della vita umana.

    È lui l’unico amante, il libro. L’unico confidente che non tradisce, né abbandona. Mi disse un amico, lettore instancabile: Avrò tutte le vite che riuscirò a leggere. Sarò tutti i personaggi che vorrò essere.

    Il libro offre due beni contrastanti, che in esso si fondono: ci trovi te stesso e insieme una tregua dall’identità. Meglio di tutti l’ha detto Emily Dickinson nei suoi versi più famosi

    Non esiste un vascello come un libro

    per portarci in terre lontane

    né corsieri come una pagina

    di poesia che s’impenna.

    Questa traversata la può fare anche un povero,

    tanto è frugale il carro dell’anima

    (Trad. Ginevra Bompiani).

    A volte, in preda a sentimenti non condivisi ti chiedi se sei pazzo, trovi futili e colpevoli le tue visioni che non assurgono alla dignità di fatto, e non osi confessarle a nessuno, tanto ti sembrano assurde.

    Ma un giorno puoi ritrovarle in un romanzo. Qualcun altro si è confessato per te, magari in un tempo lontano. Solo, a tu per tu con la pagina, hai il diritto di essere totale. Il libro è il più soave grimaldello per entrare nella realtà. È la traduzione di un sogno.

    Ai miei tempi, da adolescenti eravamo costretti a leggere di nascosto, per la maggior parte i libri di casa erano severamente vietati ai ragazzi. Shakespeare per primo, perfino Fogazzaro era sospetto, Ovidio poi da punizione corporale. Erano permessi solo Collodi, Lo Struwwelpeter, il London canino e le vite dei santi.

    Una vigilia di Natale mio cugino fu beccato in soffitta, rintanato a leggere in segreto il più proibito fra i proibiti, L’amante di lady Chatterley. Con ignominia fu escluso dai regali e dal cenone. Lo incontrai in corridoio per nulla mortificato, anzi tutto spavaldo, e un po’ più grosso del solito. Aprì la giacca, dentro aveva nascosto i 4 volumi di Guerra e pace, e mi disse: Che me ne frega, a me del cenone. Io, quest’anno, faccio il Natale dai Rostov.

    Sono amici pazienti, i libri, ci aspettano in piedi, di schiena negli scaffali tutta la vita, sono capaci di aspettare all’infinito che tu li prenda in mano. Ognuno di noi ama i suoi scrittori come parenti, ma anche alcuni traduttori, o autori di prefazioni che ci iniziano al mistero di un’altra lingua, di un altro mondo.

    Certe voci ci definiscono quanto quelle con cui parliamo ogni giorno, se non di più. E non ci bastano mai. Quando se ne aggiungono altre è un dono inatteso da non lasciarsi sfuggire.

    Questo è l’animo col quale Albatros ci offre la sua collana Nuove voci, una selezione di nuovi autori italiani, punto di riferimento per il lettore navigante, un braccio legato all’albero maestro per via delle sirene, l’altro sopra gli occhi a godersi la vastità dell’orizzonte. L’editore, che è l’artefice del viaggio, vi propone la collana di scrittori emergenti più premiata dell’editoria italiana. E se non credete ai premi potete credere ai lettori, grazie ai quali la collana è fra le più vendute. Nel mare delle parole scritte per esser lette, ci incontreremo di nuovo con altri ricordi, altre rotte. Altre voci, altre stanze.

    «C’è chi vive per sognare e chi sogna per vivere.

    Non importa a quale categoria tu appartenga,

    l’importante è non smettere mai di sognare.»

    Claudio Pavan

    Qui, nella splendida Venezia, inizia la mia storia, quando all’imbrunire il sole comincia a nascondersi dietro ai tetti delle case vicine allo squero mentre i comignoli solitari si staccano in controluce fendendo il cielo con la loro ombra.

    Infilo il soprabito di lana e scendo i consunti gradini. Chiudo il portone alle spalle e mi incammino lentamente. Non c’è nessuno, solo il rumore dell’acqua che sgorga dalla fontana in ferro.

    All’inizio della calle sono colpita da un vento freddo, come uno schiaffo, che mi fa rabbrividire. Succede spesso perché la calle è particolarmente stretta ed alta, così chiusa tra due ali di edifici che a fatica lasciano trasparire il cielo.

    Sbuco alle Zattere e lentamente cammino sui marmi bianchi che costeggiano la riva, fino a sedermi sulla panchina in pietra.

    Il sole basso, che si riflette sul Mulino Stuky, fa del suo meglio per riscaldarmi, ma il vento freddo si insinua deciso fino alla pelle.

    Me ne sto lì, raggomitolata nel mio soprabito, ed ascolto lo sciacquio delle onde.

    Una lacrima leggera scivola sulla guancia e si stampa sulla foto sorridente che tengo in mano: io e lui e sullo sfondo un piccolo bistrot con l’insegna sbiadita.

    È successo tutto così all’improvviso, come una folata di vento che disperde le foglie, il mio cuore è stato travolto da eventi inattesi che hanno cambiato la mia vita ed il vento dell’imprevisto ha spazzato tutte le mie certezze ed i miei pensieri di giovane ragazza.

    Mi sono trovata sotto il cielo di Parigi dove tutto è possibile.

    Capitolo 1

    Chiudo gli occhi e mi lascio cullare dalla brezza. A poco a poco il rumore delle onde e quello dei vaporetti si trasforma nel brusio cittadino.

    Riesco a cogliere anche lo sferragliare sordo del tram che si muove tra le vie di Parigi.

    Gradino dopo gradino risalgo les escaliers de Montmartre. Il vento mi scompiglia i capelli e sospinge veloci le nubi a coprire gli angoli azzurri di cielo.

    Cammino lentamente, non ho fretta. Ogni tanto mi fermo a guardare le foglioline verdi che spuntano sui rami sopra la mia testa.

    È bella la primavera a Parigi. Se non fa troppo freddo, ci sono colori e profumi sempre nuovi che ti sorprendono quando meno te lo aspetti. Puoi chiudere gli occhi e sognare. A me capita spesso. Oppure tenere gli occhi aperti e guardare le persone che camminano frettolose vivendo sul filo dell’orologio, osservare una donna con tacchi impossibili rincorrere il proprio cane, i bambini che escono da scuola schiamazzando e cercando i genitori o il vecchietto seduto sulla panchina con il volto nascosto tra le pagine del quotidiano.

    Quello che vedo adesso seduto sulla panchina è però un bell’abito sartoriale grigio fumo di Londra (anche se siamo a Parigi) indossato da un uomo di mezza età, capelli leggermente brizzolati e occhiali da genialoide.

    Indubbiamente molto interessante. Mi riferisco all’uomo, ovviamente.

    Sta smanettando sul portatile che tiene sulle ginocchia, mentre un sorriso enigmatico gli solleva l’angolo destro della bocca.

    Un signore distinto si ferma accanto. Si scambiano poche parole. È evidente che si conoscono. L’abito grigio chiude il portatile e si allontana in compagnia dell’altro uomo scendendo le scale.

    «Peccato!» esclamo.

    Sarei tentata di seguirli, ma mi sembra assurdo.

    Con una alzata di spalle me ne vado dalla parte opposta.

    «Giulia, ci sei?».

    «Certo che ci sono, dove dovrei essere?» rispondo seccata a Marta che mi sta in piedi di fronte.

    «È che... non si sa mai se ci sei o stai sognando».

    Quando fa così, la strozzerei, perché so che ha ragione.

    I rumori di Parigi sono scomparsi ed è rimasto il mormorio dell’acqua sulla riva e il borbottio dei vaporetti.

    La gente che scende rapida, i turisti che si fermano e si guardano attorno, il battello che riparte sbattendo la fiancata sul pontile.

    Il mio cuore angosciato continua a fare il turista a Parigi.

    «Devi dimenticartelo. È stata una storia, piacevole, ma una storia passata. E chissà, poi, cosa aveva da nascondere quel bell’imbusto!».

    Marta, la mia migliore amica nonché neo laureata in Scienze Criminologiche e della Sicurezza, vede possibili azioni od intenti criminali nelle persone che incontra o di cui le si parla.

    La guardo malinconica mentre un velo scende sugli occhi e l’immagine di Parigi, di Venezia e di Marta si offusca.

    «Su, su, diamoci una mossa. È l’ora dello spritz. Alza quel culo! Andiamo!».

    Controvoglia mi alzo dalla panchina di marmo e seguo l’amica.

    Ma sì, ha ragione – penso – forse è meglio così.

    Da Nico – storico locale di Venezia – c’è sempre confusione, anche se non siamo in piena stagione. I gelati sono i primi ad andare a ruba, ma verso sera il popolo dello spritz si accalca nei locali ed affolla calli e campielli in prossimità dei bar.

    Chi seduto al tavolino o appoggiato al bancone, chi in piedi a ridere e scherzare.

    Con il bicchiere in mano ci sistemiamo in piedi, un po’ defilate.

    I ristoranti iniziano ad accendere le luci

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