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Con un fiato
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E-book89 pagine1 ora

Con un fiato

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Info su questo ebook

La protagonista del romanzo ci racconta il suo viaggio nel tempo e nello spazio: prima al fianco di un vecchio in Cina, che da oltre cent’anni attende il ritorno del suo popolo dalla guerra; tra le mani del piccolo Raul, in India, e poi oltre l’oceano, fino ai boschi del Canada, e giù in Messico, e ancora al Polo Nord a incontrare Dio… Un viaggio meraviglioso che è un’esperienza dell’anima, per scoprire come tutto è intimamente connesso.

Alessandra Perfetti Laureata in Psicologia all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, è nata ai Castelli Romani dove attualmente vive e lavora. Appassionata di arte e teatro è al suo primo lavoro letterario.
LinguaItaliano
Data di uscita30 apr 2022
ISBN9791220125314
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    Anteprima del libro

    Con un fiato - Alessandra Perfetti

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    Alessandra Perfetti

    Con un fiato

    © 2022 Europa Edizioni s.r.l. | Roma

    www.europaedizioni.it - info@europaedizioni.it

    ISBN 979-12-201-2234-4

    I edizione aprile 2022

    Finito di stampare nel mese di aprile 2022

    presso Rotomail Italia S.p.A. - Vignate (MI)

    Distributore per le librerie Messaggerie Libri S.p.A.

    Con un fiato

    Alla mia vita

    Introduzione

    Ho volato, volato tanto, più che lo spazio diventava importante il tempo. Ho volato con la mia fantasia in ogni momento in cui non riuscivo a contenere ciò che esplodeva in me, lo dovevo mettere fuori, su un foglio. Le emozioni che mi hanno raggiunto sono state tutte autentiche, tutte importanti, tutte così intense da farmi vivere in modo amplificato ogni istante.

    Nel mio viaggio riuscivo veramente a guardare il mondo dall’alto e poi dalla mia altezza, dalla dimensione giusta. Non sono mai uscita dal mio Paese.

    In ogni luogo ho imparato qualcosa, volando ho visto, conosciuto e scoperto, in ogni angolo di mondo ho sentito forte ciò che in me prendeva forma.

    Che poi non era un angolo di mondo, ma solo un angolo del mio essere, me ne sono resa conto soltanto scrivendo.

    I fiumi della Cina

    C’era un villaggio laggiù, sulle rive del fiume Mao, si chiamava Syang ed era abitato da uomini piccoli e gialli, uomini che un giorno combatterono una guerra. Una guerra uguale a tutte le altre. Fra di essi c’era un vecchio saggio, Naru Saki. Il suo volto era coperto da profondi solchi, perfetta e triste cornice a due occhi scuri e infossati. Il vecchio non aveva partecipato alla guerra ma, rimasto solo nel villaggio, aveva aspettato la sua gente seduto sulla riva del fiume Mao.

    Ed è proprio mentre lui aspettava che io volavo sulla Cina. Fui immediatamente colpita da quest’uomo così piccolo e così grande, dall’espressione lontana e vuota, dalle gambe incrociate, ossute e nude, dallo sguardo lontano e tuttavia dolcissimo. Le mani, dalle dita lunghe e deformate, erano poggiate sulle ginocchia, e la schiena, in contrasto con tutto il resto, ferma, ritta, decisa.

    Come un piccolo gnomo giunsi sulla sabbia dai granelli grandi e scuri. Ero accanto a lui e d’un tratto mi resi conto che era immenso: in confronto la mia statura corrispondeva ad un suo pollice. Non si voltò, non abbassò lo sguardo verso di me, rimase immobile. All’improvviso mi chiese, senza distogliere lo sguardo da quel punto così importante e lontano: Cosa fai qui? Non credevo esistesse qualcuno così piccolo… addirittura più piccolo di me. Eppure sono un vecchio saggio. Conosco il mistero di molti segreti. Ma la tua razza no. Proprio non la conosco.

    Vengo dal cielo risposi, meravigliata di come l’uomo conoscesse le mie sembianze senza aver voltato gli occhi verso di me, neanche per un attimo.

    Se vieni dal cielo, allora il tuo orizzonte è molto vasto. Hai visto per caso la mia gente?.

    No, ma ho visto tutti i fiumi della Cina… Dimmi, cosa fai qui?.

    Aspetto.

    Ed è molto che aspetti?.

    Sono cento anni.

    E non sei stanco?.

    Sì, ma non posso morire. Devo aspettare.

    E, lentamente, cominciò a raccontare. Le parole gli uscivano rauche, neanche fossero davvero cento anni che non parlava più.

    Gli uscivano a fiotti come l’acqua che sbocca dalla sorgente. A volte si fermava, sembrava pensare, ricordare, e in quei momenti, anche i suoi occhi, per un attimo, cambiavano quell’espressione fissa, profonda, che immediatamente riprendevano.

    "Sai? L’acqua del fiume sta cambiando… il suo colore non è più quello di una volta. Molti anni fa le acque che bagnavano questa riva erano trasparenti. Si vedeva il fondo, ricchissimo di sassi e pesci, che trasportati dalla corrente arrivavano fin quaggiù… venivano pescati da uomini orgogliosi e felici. Le loro donne, minute e discrete, sorridevano e, con i piedi immersi nell’acqua, lavavano panni e bambini… eppure l’acqua continuava ad essere trasparente. Sembrava riflettesse la gioia e la vitalità della mia gente.

    La sera si accendeva un grande fuoco, proprio al centro del villaggio, un piccolo spiazzo circondato dalle capanne costruite con canne di bambù… si cuoceva il pesce e le donne servivano i loro uomini e imboccavano i loro bambini. Danzavano, belle e sinuose, ad occhi bassi, con una sensualità sconosciuta al resto del mondo… ma era quello tutto il nostro mondo. A notte fonda ogni famiglia si coricava nella sua capanna, ed era allora che le donne si spogliavano dei loro abiti casti e fiammeggianti. Scioglievano i capelli, neri, lunghissimi, lisci. C’era qualcosa, in quel momento, di assolutamente magico: gli uomini che per tutto il giorno erano l’emblema della forza e della vitalità, dell’istinto e della reggenza, d’improvviso, davanti a quei corpi così armoniosi, quasi irreali ed allo stesso tempo estremamente terreni… tremavano".

    Si fermò un attimo, come per gustare la tenerezza delle sue parole. Deglutì.

    Alle prime luci dell’alba, il villaggio tornava a popolarsi come per incanto… e forse tu, dal tuo cielo, avresti scambiato la mia gente per tante formiche operose, ma troppo piccole per meritare importanza. Vedere le cose da molto lontano, a volte, può travisare la realtà. Di certo, piccolo gnomo, non ti saresti accorto dell’immenso di quella piccola vita.

    Diceva di non conoscermi, di non sapere nulla della mia esistenza, eppure mi chiamava piccolo gnomo. Dunque ero questo per lui, un essere piccolo, senza sesso né passato. Mi immaginai vestita di mille colori, con i capelli spettinati, bianchi, e la barba. Uno gnomo in piena regola insomma, magari con un buffo cappuccio rosso sulla testa. Ma aveva veramente importanza? Quell’uomo mi stava raccontando il suo mondo lontano cento anni, parlava di un’acqua limpida e pura che ora non sembrava altro che fango. Ma quel che più mi colpiva era la sottile crudeltà che dimostrava nei miei confronti.

    Le sue mani si mossero, piano, lentamente. Raccolse un po’ di terra senza mai guardarla, la sbriciolò fra le dita e sorrise di un sorriso amaro. Le rughe attorno alla sua bocca si fecero ancora più evidenti, sembravano segni d’inchiostro. Per un attimo ebbi paura

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