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La serra delle rose avvelenate
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E-book88 pagine1 ora

La serra delle rose avvelenate

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Info su questo ebook

La serra delle rose avvelenate racconta la storia di due sorelle unite da un profondo legame che insieme scoprono la forza dirompente dell’amore. Le graziose signorine Smith hanno temperamenti molto diversi: Elizabeth è libera e indipendente, passionale e dotata di un’intelligenza brillante; Maggie è aggraziata, romantica e mite, il suo sorriso sa sciogliere i cuori ma a differenza di Eliza, battagliera e ostinata, davanti agli ostacoli della vita si rivela fragile e insicura e sente il bisogno di appoggiarsi alla sorella minore. Sono le signorine più graziose della contea, non fanno parte della ricca borghesia e non aspirano a un matrimonio che di diritto spalanchi loro le porte di una vita più agiata, finché un giorno l’amore bussa alle loro porte ed entra, senza chiedere il permesso. Tutto cambia: i giorni passano e i sentimenti di Eliza per Frey e di Maggie per Vincent si fanno più intensi. Sbocciano le rose, petalo dopo petalo, in tutta la loro bellezza, emanano un profumo travolgente e irresistibile ma… un segreto celato nel passato di Vincent si stende come un’ombra sul radioso futuro delle giovani coppie, infiltrandosi come veleno. Sarà l’amore l’unico antidoto capace di salvare “la serra”, regalando al lettore un finale da favola.

Elizabeth Linga nasce il 20 novembre 1993 a Prato. Ha sempre coltivato la passione per le arti: scrive testi, suona diversi strumenti musicali, disegna, legge di tutto. Trascorre l’infanzia in una casa famiglia che lascia a 14 anni, e dopo un periodo di affidamento, una volta maggiorenne comincia una nuova vita.
Svolge diversi lavori di tipo manuale e nel contempo si lascia affascinare dal mondo del paranormale, approfondendo le proprie conoscenze nell’ambito esoterico.
Questa è la sua prima pubblicazione.
LinguaItaliano
Data di uscita30 apr 2022
ISBN9788830661868
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    La serra delle rose avvelenate - Elizabeth Linga

    Nuove Voci

    Prefazione di Barbara Alberti

    Il prof. Robin Ian Dunbar, antropologo inglese, si è scomodato a fare una ricerca su quanti amici possa davvero contare un essere umano. Il numero è risultato molto molto limitato. Ma il professore ha dimenticato i libri, limitati solo dalla durata della vita umana.

    È lui l’unico amante, il libro. L’unico confidente che non tradisce, né abbandona. Mi disse un amico, lettore instancabile: Avrò tutte le vite che riuscirò a leggere. Sarò tutti i personaggi che vorrò essere.

    Il libro offre due beni contrastanti, che in esso si fondono: ci trovi te stesso e insieme una tregua dall’identità. Meglio di tutti l’ha detto Emily Dickinson nei suoi versi più famosi

    Non esiste un vascello come un libro

    per portarci in terre lontane

    né corsieri come una pagina

    di poesia che s’impenna.

    Questa traversata la può fare anche un povero,

    tanto è frugale il carro dell’anima

    (Trad. Ginevra Bompiani).

    A volte, in preda a sentimenti non condivisi ti chiedi se sei pazzo, trovi futili e colpevoli le tue visioni che non assurgono alla dignità di fatto, e non osi confessarle a nessuno, tanto ti sembrano assurde.

    Ma un giorno puoi ritrovarle in un romanzo. Qualcun altro si è confessato per te, magari in un tempo lontano. Solo, a tu per tu con la pagina, hai il diritto di essere totale. Il libro è il più soave grimaldello per entrare nella realtà. È la traduzione di un sogno.

    Ai miei tempi, da adolescenti eravamo costretti a leggere di nascosto, per la maggior parte i libri di casa erano severamente vietati ai ragazzi. Shakespeare per primo, perfino Fogazzaro era sospetto, Ovidio poi da punizione corporale. Erano permessi solo Collodi, Lo Struwwelpeter, il London canino e le vite dei santi.

    Una vigilia di Natale mio cugino fu beccato in soffitta, rintanato a leggere in segreto il più proibito fra i proibiti, L’amante di lady Chatterley. Con ignominia fu escluso dai regali e dal cenone. Lo incontrai in corridoio per nulla mortificato, anzi tutto spavaldo, e un po’ più grosso del solito. Aprì la giacca, dentro aveva nascosto i 4 volumi di Guerra e pace, e mi disse: Che me ne frega, a me del cenone. Io, quest’anno, faccio il Natale dai Rostov.

    Sono amici pazienti, i libri, ci aspettano in piedi, di schiena negli scaffali tutta la vita, sono capaci di aspettare all’infinito che tu li prenda in mano. Ognuno di noi ama i suoi scrittori come parenti, ma anche alcuni traduttori, o autori di prefazioni che ci iniziano al mistero di un’altra lingua, di un altro mondo.

    Certe voci ci definiscono quanto quelle con cui parliamo ogni giorno, se non di più. E non ci bastano mai. Quando se ne aggiungono altre è un dono inatteso da non lasciarsi sfuggire.

    Questo è l’animo col quale Albatros ci offre la sua collana Nuove voci, una selezione di nuovi autori italiani, punto di riferimento per il lettore navigante, un braccio legato all’albero maestro per via delle sirene, l’altro sopra gli occhi a godersi la vastità dell’orizzonte. L’editore, che è l’artefice del viaggio, vi propone la collana di scrittori emergenti più premiata dell’editoria italiana. E se non credete ai premi potete credere ai lettori, grazie ai quali la collana è fra le più vendute. Nel mare delle parole scritte per esser lette, ci incontreremo di nuovo con altri ricordi, altre rotte. Altre voci, altre stanze.

    Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale e frutto della fantasia dell'autrice

    A Enzo

    1.

    La famiglia Smith

    Era una mattina del 1772 quando una giovane fanciulla di nome Elizabeth si avviò verso la serra delle rose. Era una giovane dai lineamenti delicati, un viso angelico, capelli mossi castano-dorati e occhi color del mare. Aveva ventidue anni ed era la seconda di quattro sorelle.

    Sua madre era una donna molto intelligente, forte di spirito e in grado di risollevare la famiglia anche da eventuali disagi economici.

    Non era una famiglia dell’alta borghesia poiché il capofamiglia aveva avuto in eredità dal di lui padre una villetta in aperta campagna e un piccolo pezzo di terreno adibito a fattoria.

    Vivevano del lavoro della terra e dalla vendita delle prestigiose rose alla borghesia più ricca della contea.

    Un pomeriggio di metà luglio l’amica più intima di Elizabeth andò a far visita alla famiglia Smith. La notizia che era trapelata tra il vicinato, era che una nuova famiglia aveva preso possesso della casa in affitto della famiglia Brown.

    Si diceva che avessero un figlio di venticinque anni, grande studioso e diplomato nelle scuole più prestigiose della capitale.

    La signora Smith, desiderosa di avere un vicinato in grado di soddisfare la sua sete intellettuale, prese parte alla discussione e riempì di domande la giovane amica di Elizabeth ma con amara delusione capì che non sapeva altro se non ciò che era stato appena detto. Finita la visita, sorbito il thè nero e i dolcetti, le amiche si separarono.

    La serata passò in congetture tra le quattro sorelle sull’eventualità che il nuovo vicino si sarebbe lasciato ammaliare da fanciulle così perbene. Passò una settimana tra pioggia e sole quando finalmente la nuova famiglia arrivò per divenire parte del vicinato.

    Era la famiglia Müller ed era composta da padre, madre, il figlio maggiore e una bambina di tre anni. La madre del ragazzo non aveva niente da invidiare alla madre di Elizabeth. Entrambe erano dotate di intelligenza sopraffina e proprio tale intelligenza sarebbe stato il canale per un rapporto stretto tra le dame.

    La residenza dei Müller era sufficientemente vasta che i coniugi optarono per dare un ballo come segno di ospitalità verso le famiglie.

    Gli inviti furono spediti, e quando la famiglia Smith ricevette il suo le grida di gioia sprigionate dalle ragazze non avrebbero potuto essere raccontate. La data stabilita prevedeva che

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