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La mezzaluna e il compasso: Islam e massoneria, dall'attrazione all'avversione
La mezzaluna e il compasso: Islam e massoneria, dall'attrazione all'avversione
La mezzaluna e il compasso: Islam e massoneria, dall'attrazione all'avversione
E-book495 pagine6 ore

La mezzaluna e il compasso: Islam e massoneria, dall'attrazione all'avversione

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Info su questo ebook

La Mezzaluna e il Compasso è un’opera di saggistica che affronta il tema delle logge massoniche nell'Oriente musulmano.
Le prime logge massoniche nell'Oriente musulmano videro la luce su iniziativa di diplomatici, commercianti e residenti all'estero. Dal Marocco all'Indonesia, esse furono numerose e prospere finchè il potere costituito - debole o in mani europee - le tollerò o le sostenne.
La fede in un Dio unico, eventualmente designato con l'espressione ecumenica "Grande Architetto dell'Universo" era condivisa, e al momento della ricezione il neofita poteva esigere la presenza del libro sacro che preferiva. Fu così che notabili e perfino sovrani (Turchia, Marocco, India) entrarono nell'Ordine. La sorprendente somiglianza della pratica delle logge con alcune entità dottrinarie orientali (bektashismo), da sempre insediate e accettate, facilitò tale espansione.
I rapporti registrarono un'inversione di tendenza con l'irrompere di tre fattori congiunti: la soppressione nel 1877, da parte della principale obbedienza francese, dell'obbligo di credere in Dio, nell'immortalità dell'anima e la radicalizzazione estrema di alcuni regimi politici orientali, ostili a qualsiasi organismo o riunione che agisse sotto il sigillo del segreto. Poiché i riti e i miti massonici si ispiravano ampiamente all'Antico e al Nuovo Testamento, il sospetto - diffuso da un'abbondante letteratura antimassonica, secondo il quale la Massoneria costituiva un tentacolo sionista- fece il resto.
Attualmente le logge esistono unicamente nei quattro Paesi in cui l'Islam è preponderante: la Turchia, il Libano, la Malesia e il Marocco.
LinguaItaliano
Data di uscita21 ott 2019
ISBN9788827230121
La mezzaluna e il compasso: Islam e massoneria, dall'attrazione all'avversione
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Autore

Thierry Zarcone

Thierry Zarcone è direttore di ricerca presso il CNRS (Gruppo di sociologia delle religioni e della laicità), collegato all'Ecole pratique des hautes études (Sorbona), e insegna all'Istituto di Studi Politici di Aix-en-Provence. È autore di numerosi articoli e libri in lingua francese e inglese.

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    Anteprima del libro

    La mezzaluna e il compasso - Thierry Zarcone

    Prefazione

    L’ampio studio di Thierry Zarcone sui rapporti tra Islam e Massoneria esplora un campo al quale ben pochi si erano rivolti, muovendosi con agilità e profondità sui due registri che le sue ricerche toccano: quello religioso e quello storico-politico, registri che tra XIX e XX secolo si sono intrecciati nelle terre dell’Islam forse più profondamente che altrove. Il volume ricostruisce storicamente la presenza massonica in una grande fascia geografica che va dal Marocco all’Indonesia e offre anche scoperte importanti sulla elaborazione di una Massoneria islamica e sull’introduzione del Corano nelle logge.

    Per il passato, se da un lato la Massoneria era ad alcuni apparsa come uno strumento imperialistico-colonialista, ad altri (soprattutto nelle confraternite sufi) quello strumento era sembrato un possibile incrocio di contenuti simbolici e di forme rituali fino al prodursi di fenomeni di ibridazione. Le logge massoniche hanno sempre incoraggiato le forme di opposizione ai poteri autoritari, favorito le idee liberali e la discussione sui modelli di progresso e di modernità, e poiché tra fine Ottocento e primo Novecento dall’India al Maghreb il mondo musulmano – ci dice Zarcone – conosce un periodo di rinnovamento, di ricerca identitaria mentre si interroga sulla modernità europea e il progresso, si è verificato un autentico progetto di armonizzazione. Sappiamo di aree nelle quali un disegno del genere si è concluso con un clamoroso insuccesso: è il caso del Libano. Ma se il mondo musulmano che vediamo dal nostro limitato osservatorio è soprattutto quello del Maghreb e del Medio Oriente, l’Islam si mostra capace di sorprendenti processi di adattamento politico soprattutto in Asia, dall’Uzbekistan al Tagikistan.

    Thierry Zarcone si dedica a questa impresa da molti anni e con passione, ricordandoci come almeno in regioni più vicine a noi la loggia massonica si riveli un autentico laboratorio: sovente vi si compie l’amalgama tra musulmani, cristiani ed ebrei, e comunque tra le diverse comunità musulmane (sunniti, drusi, ismaeliti ad esempio) senza dimenticare le diverse comunità cristiane (cattolici, protestanti, ortodossi). Mistici, filosofi e massoni nell’Islam sono la traccia dell’indagine più profonda di Zarcone, che non si limita agli aspetti rituali, ma vuole indagare sulle condizioni alle quali il musulmano istruito sulla gnosi e sulla mistica della sua religione può riconoscersi nelle dottrine dell’Ordine massonico. La spiritualità – sembra affermare l’autore – come non ha limiti non ha vincoli, manifesta il suo soffio nel processo iniziatico (che si riconosce nel processo morte-rinascita) che unisce i fedeli, cioè i cercatori di verità.

    La conoscenza approfondita dell’arabo nelle sue varie declinazioni consente, altresì, a Zarcone esami particolareggiati dei rituali adottati da confraternite sufi avvicinatesi alla Massoneria, sotto l’aspetto iniziatico-simbolico; ma anche permette uno studio delle società segrete politiche che sovente avevano adottato – in Egitto come in Turchia – il modello dei carbonari italiani. In una pagina importante ci rivela di aver scoperto documenti capaci di gettare nuova luce sui rapporti intercorsi tra le due forme di relazione sociale, la massonica e la sufi.

    D’altra parte non si può tacere che come in Occidente anche in area islamica le forze antimassoniche hanno elaborato una dottrina fieramente orientata alla negazione delle virtù massoniche e all’indicazione della Massoneria come nemica della nazione e della fede attribuendole caratteri di un internazionalismo laico che sconfina nell’eresia. L’immaginaria congiura giudaico-massonica, che richiama il triste esempio dei Protocolli dei Saggi di Sion, rimane purtroppo persino in quest’ambito un’ombra difficile da allontanare.

    Un ringraziamento è doveroso anche alle Edizioni Mediterranee che hanno curato questa edizione mettendo a disposizione del pubblico italiano un volume prezioso per comprendere un mondo che continua ad avere un ruolo primario per il nostro futuro.

    Stefano Bisi

    Introduzione

    L’emiro Abd el-Kader, nel 1847 degno avversario dei francesi nell’Africa del Nord e in seguito, nel 1860, protettore dei cristiani di Damasco, proclamato eroe nazionale nel 1966 dallo Stato algerino, si trova suo malgrado al centro dello scottante conflitto sulla questione della Massoneria che divide attualmente i musulmani tra loro e dagli europei. Coloro che sono affascinati o respinti da questa società misteriosa si contendono il personaggio. La negazione della storia, la sua manipolazione da parte tanto dei musulmani che dei massoni, danno corso a ritratti fantasiosi che disprezzano, negano o rileggono a modo loro la sua appartenenza all’Ordine massonico: l’uomo sarebbe un massone progressista ammiratore delle idee dei Lumi, oppure un sufi diffidente nei confronti di questa società alla quale non è certo che abbia aderito. I musulmani attratti dall’Ordine vedono in lui un fratello massone, mentre quelli che ne sono respinti lo considerano un fratello… nella religione.

    Come spiegare che l’Oriente musulmano ha sviluppato insieme sia attrazione e fascino, sia rifiuto e odio nei confronti della Massoneria, e tutto ciò in proporzioni ben più importanti rispetto all’Europa che le diede i natali? Certamente, gli occidentali che si stabiliscono nel mondo musulmano portano con sé il loro amore o il disprezzo per l’Ordine, e i cristiani d’Oriente, alla stessa stregua delle comunità ebraiche di queste regioni, si appropriano di tali sentimenti, che trasmettono poi ai musulmani. Quando questi ultimi scoprono l’Ordine, quindi, sono attratti o critici nei suoi confronti per le stesse ragioni dei cristiani o degli ebrei. Sacerdoti e ulama si danno quindi manforte contro il nemico comune, mentre le elite colte, da Tangeri a Kuala Lumpur, e più particolarmente in Turchia, in Egitto e nel Vicino Oriente, sognano iniziazioni.

    L’attrazione verso la Massoneria e il suo rifiuto si affinano poi con il tempo, man mano che le dottrine e i rituali massonici sono meglio conosciuti. Alcuni musulmani scoprono nuove ragioni, più profondamente legate alla loro cultura e alla loro storia, per ricercare l’iniziazione. Parallelamente, sempre in questi Paesi, i nemici irriducibili dell’Ordine dimostrano, con l’aiuto di argomentazioni diverse da quelle elaborate in Europa, perché questa società sarebbe una delle più insidiose e nefaste che si possano immaginare.

    Microcosmo di un mondo ideale in cui l’uomo coltiva le virtù civili e le regole di una convivenza che spazza via le divergenze sociali e confessionali, per i suoi detrattori la Massoneria è, al contrario, la setta satanica, la società cospiratrice e irreligiosa per eccellenza. L’Ordine, che sogna di unire gli uomini e di essere, come affermano le Costituzioni di Anderson (1723), il centro dell’unione, diviene volente o nolente, contro tutte le sue speranze, la società che divide le religioni e i Paesi, gli uomini e le donne, i padri e i figli…

    La complessità della questione massonica nell’Oriente musulmano non ha eguali, se non con quella della storia della Massoneria in generale. Infatti, questa società non si mostra come un corpo omogeneo, bensì come una casa divisa nella quale i figli si contendono un’eredità comune, fatta di miti e riti sui quali vengono formulate interpretazioni varie e spesso antagoniste. Il segreto dei massoni affascina e terrorizza: da una parte illuminerebbe le menti, liberandole da ogni forma di dogmatismo, dall’altra nasconderebbe anche complotti politici, un culto dell’ateismo e varie eresie religiose.

    Nell’Oriente islamico, la definizione di massone diviene ben presto un insulto. All’inizio del XX secolo si raggiunge il massimo dell’avversione nel momento in cui si impone il sionismo in un impero ottomano in declino, e ancora di più nel 1948 con la creazione dello Stato di Israele. In ragione della sua mitologia essenzialmente biblica, e dal momento che le logge sono state aperte ben presto a tutte le confessioni religiose, e in particolare agli ebrei, la Massoneria diventa allora, nella mente di tutti i suoi nemici europei e orientali, lo strumento del sionismo e il sostegno di Israele. La piovra giudaico-massonica minaccerebbe soprattutto il mondo musulmano e l’Islam radicale chiama continuamente a intervenire contro di essa. Questo punto è sempre di attualità, perché nel 2009 un attentato terroristico a opera di una cellula di al-Qaida colpisce una loggia massonica di Istanbul.

    Malgrado questo disprezzo, dalla metà del XIX secolo l’Ordine massonico non cessa di sedurre i musulmani colti, dal Marocco all’Indonesia. Le teste coronate non fanno eccezione e addirittura si precipitano con passione ancora maggiore verso le porte dei templi. È questo il caso, come vedremo in seguito, di Murad, futuro sultano ottomano, nella seconda metà del XIX secolo, e del re del-l’Afghanistan Habîbullâh nel 1907, che si fecero entrambi iniziare al segreto in maniera rocambolesca. È anche la scelta del sultano del Marocco Moulây Hâfid e di quello di Johor, in Malesia, all’inizio del XX secolo, che con la sua fortuna personale favorisce lo splendore della loggia nella quale è iniziato. Più avanti, a p. 48, leggeremo la storia, incredibile ai nostri occhi nel XXI secolo, di Moulây Hâfid, sultano del Marocco. Nell’epoca contemporanea, a quanto si dice, sarebbero stati ricevuti altri sovrani e uomini politici, come Bourghiba, Hassan II del Marocco, Hussein di Giordania. Un personaggio d’eccezione, Mustafa Kemal Atatürk, rimane un enigma che lo storico non ha ancora risolto, benché in molti sostengano che il fondatore della Turchia moderna non poteva non conoscere la luce delle logge.

    D’altro canto, la fama di cerchia satanica o di sodalizio ateo attribuita alla Massoneria non ha mai impedito agli uomini di fede, sacerdoti cristiani ortodossi o ulama, in Iran, in Egitto, in Siria, nei Balcani, di farsi ricevere e a volte di sedere fianco a fianco in loggia. Tuttavia, ormai quest’epoca appartiene al passato.

    La presente opera non è il primo studio che dedichiamo alla Massoneria nell’Islam. Questo argomento è stato già affrontato in altri due libri. Il primo, pubblicato nel 1993 con il titolo Mystiques, philosophes et francs-maçons en Islam¹, presenta la vita e il pensiero di un intellettuale ottomano, Riza Tevfik (m. 1949), che fu insieme massone (Gran Maestro della prima obbedienza turca), sufi e filosofo (introdusse Bergson in Turchia ed elaborò la sua filosofia attraverso la mistica musulmana). Questo studio è stato per me l’occasione per tentare un primo saggio di storia della Massoneria in Medio Oriente e nell’impero ottomano, e per cercare di determinare quali siano state le relazioni precise che i massoni hanno coltivato con le confraternite sufi.

    All’epoca, ignoravamo l’esistenza di uno straordinario fondo documentale conservato negli Archivi generali della guerra civile spagnola (Salamanca) sulle logge massoniche di Salonicco (legate al Grande Oriente di Spagna) che alcune figure politiche ottomane, tra cui Riza Tevfik, contrarie al regime autoritario del sultano Abdul Hamid II, avevano frequentato². Alcuni documenti di questo fondo, che finalmente abbiamo potuto consultare nel 2014, permettono qui di mettere in luce diversi aspetti della storia della Massoneria nella città di Salonicco, nonché di chiarire un punto rimasto misterioso della vita di Riza Tevfik. Pertanto, un’appendice è dedicata a due dei suoi discorsi in loggia sulla Massoneria e sui suoi legami con l’esoterismo europeo e musulmano.

    In una seconda opera, edita nel 2004 con il titolo Secret et sociétés secrètes en Islam³, abbiamo esteso lo studio del fenomeno massonico all’Iran e all’Asia centrale, ma insistendo più particolarmente sul concetto di segreto, posto in prospettiva con quello dei sufi, senza peraltro trascurare il caso della società segreta politica, nella misura in cui alcuni musulmani turchi ed egiziani avevano adottato il modello dei carbonari italiani.

    Infine, e soprattutto, quest’opera prende in considerazione alcune organizzazioni politiche turche e persiane che hanno incrociato i rituali e i simboli della Massoneria con quelli delle confraternite sufi. L’analisi dettagliata del come e del perché di questo incrocio, che possiamo definire sincretismo o ibridazione, ci ha permesso di spingerci ancora oltre nella comprensione del fenomeno del riconoscimento della Massoneria nella confraternita sufi. Ciò nonostante, tale questione è sempre rimasta al centro dei nostri interessi, dal momento che la scoperta di nuovi documenti consente di tornare sui rapporti intercorsi tra le due forme di relazione sociale, la massonica e la sufi.

    Veniamo alla presente opera, la quale innova su tre punti precisi, che costituiscono altrettante parti. In primo luogo, essa propone un’ampia visione storica della Massoneria nell’insieme del mondo musulmano, dal Marocco all’Indonesia, integrando le regioni sub-sahariane. Non si tratta di una storia dettagliata di questo fenomeno, perché un progetto del genere richiederebbe molti volumi, eccederebbe l’ambito dedicato a questo lavoro e renderebbe altresì necessaria la costituzione di una nutrita equipe di collaboratori, tanto la Massoneria è il riflesso storico, culturale e linguistico, per citare solo pochi aspetti, delle società nelle quali è stata introdotta e con le quali ha finito per fare un tutt’uno. Piuttosto, il nostro obiettivo è tracciare le grandi linee di questa storia, basandoci sui Paesi musulmani che conosciamo meglio, la Turchia e l’Iran, di cui padroneggiamo la lingua, e a partire dalle fonti a noi accessibili. L’esistenza di ricchissime monografie poco conosciute sulla Massoneria in India, nello Yemen, in Indonesia, e la recente discussione di diverse tesi di dottorato sull’Ordine nel sub-continente indiano, nella Siria mandataria, in Palestina, in Egitto, ci è stata di grande aiuto⁴.

    Lo studio storico che proponiamo mira a descrivere e spiegare il passaggio difficile e a volte impossibile, come è accaduto nell’Africa del Nord, da una Massoneria coloniale a una Massoneria multiconfessionale in cui sono attuati i principi della convivenza massonica, i quali tuttavia soggiacciono in alcuni casi ai loro limiti e segnano il fallimento del fraternalismo massonico, come in Libano e in Palestina.

    La storia della Massoneria nell’Oriente islamico costituisce anche un capitolo importante della storia sociopolitica di questa regione, posto che le logge in Turchia, in Iran, in Egitto o in Siria hanno sostenuto in maniera attiva l’opposizione ai poteri autoritari, incoraggiando la diffusione delle idee liberali e l’introduzione della modernità occidentale.

    La seconda parte di quest’opera affronterà questioni precise di ordine antropologico, in rapporto con i tentativi di elaborazione di una Massoneria musulmana o, più esattamente, con quelli che mirano ad armonizzare le pratiche dell’Ordine con le culture sunnita, sciita, ismailita ecc. dei Paesi islamici. Infatti, come può l’iniziato impregnato di simili tradizioni trovare la sua via in una struttura ricca di rituali e simboli essenzialmente giudaico-cristiani, in cui nulla gli ricorda la sua cultura se non il fondo abramico di questa simbolica, fatto non certo privo di importanza, dal momento che sappiamo che il Corano propone, in qualche modo, un ritorno all’antica fede di Abramo?

    Un certo numero di elementi dottrinari o rituali della Massoneria deve, pertanto, essere precisato nel dettaglio, per comprendere l’insediamento dell’Ordine in terra d’islam e la sua appropriazione da parte dei sostenitori della sua religione ai quali, in Turchia e in Medio Oriente, sono associati ebrei e cristiani orientali, che tutti operano di concerto in questo progetto di armonizzazione.

    Straordinario laboratorio di convivenza, la loggia massonica, in terra d’Islam, si trova in fin dei conti ad affrontare una duplice e perfino triplice sfida, ovvero assicurare la concordia tra musulmani, cristiani ed ebrei, e anche, in modo ancora più delicato, tra diverse comunità musulmane quali quelle dei sunniti, dei drusi e degli ismailiti, per citarne solo alcune, o perfino, per quanto riguarda i cristiani, tra cattolici, protestanti e ortodossi.

    L’incontro tra la Massoneria e la confraternita sufi occupa un posto fondamentale, perché permette al musulmano, più o meno istruito sulla gnosi e sulla mistica della sua religione, di riconoscersi nelle dottrine e nei rituali dell’Ordine massonico o, più precisamente, nel suo rituale iniziatico di morte-rinascita. Il termine di origine araba tarikat (confraternita sufi), d’altro canto, serve a tradurre quello di Massoneria dall’Egitto all’Indonesia.

    Infine, questo riconoscimento⁵ esercita una forte incidenza sulla traduzione dei rituali massonici in arabo, in turco, in persiano e in urdu, tanto più che la traduzione, dobbiamo ricordarlo, espone insieme ai simboli di cui rappresenta il nuovo supporto le dottrine dell’Ordine e mette in opera i suoi miti. In tal modo, essa appare come rivelatrice per eccellenza della considerazione che il musulmano ha del testo massonico.

    La traduzione, inoltre, rivela in quale maniera l’iniziato orientale comprende la mitologia massonica e se ne appropria, e fa uso della terminologia sufi. A questo titolo, una confraternita turca di originale creazione, il bektashismo, si avvicina all’Ordine nel XIX e XX secolo, e ai nostri giorni insiste ancora su questo percorso, in condizioni mai viste negli altri ambienti mistici musulmani.

    Tuttavia, vi sono altri aspetti sufficientemente notevoli da trovarsi al centro della riflessione dei massoni musulmani e al centro di polemiche talora molto vivaci, da Rabat a Singapore. Si tratta, in primo luogo, del posto del Corano nella loggia e della prestazione del giuramento su questo libro, oltre che del suo rapporto con gli altri libri sacri a esso vicini.

    Soprattutto, il concetto di Grande Architetto dell’Universo viene progressivamente abbandonato dai massoni francesi del Grande Oriente di Francia a partire dal 1877, dopo che la fede in Dio è stata resa facoltativa. Ora, l’abbandono di un concetto strutturante che simboleggia il dio creatore nel quale, secondo le antiche regole dell’Ordine, i massoni credono, non è accettato, in genere, dai fratelli orientali di tutte le confessioni legate all’obbedienza francese, il che suscita complicate tensioni. Infatti, in terra d’Islam la Massoneria non può essere concepita senza un riferimento a un principio superiore e a un’idea di Dio che, nondimeno, i fratelli sufi interpretano a modo loro.

    La terza e ultima parte di quest’opera si ricollega alla questione dell’antimassonismo nell’Islam, alla sua storia, alle sue evoluzioni e basi ideologiche. Sospettate nel XIX secolo di essere associazioni di stregoni o di atei, poi confraternite a carattere missionario che riprendevano l’ideale delle crociate, all’inizio del XX secolo le logge massoniche sono energicamente accusate di fare il gioco del sionismo e di instillare nella società musulmana ideologie moderniste perverse quali il darwinismo o il positivismo, oppure politiche, come il socialismo o il marxismo, e perfino idee a carattere eretico, quali il bahaismo, il babismo o il babinismo. Gli ulama dall’Africa del Nord all’Indonesia, i Fratelli musulmani del Medio Oriente e i wahhabiti mettono l’Ordine alla gogna e minacciano di morte i suoi membri.

    Questi cinici, tuttavia, non sono i soli nemici dell’Ordine: è necessario aggiungere i nazionalisti che, ovunque, denunciano il cosmopolitismo, l’internazionalismo e il mancato patriottismo dei massoni. Nel mondo musulmano la violenza degli attacchi sferrati contro la Massoneria è, al giorno d’oggi, lungi dall’aver perduto la sua spinta; semmai, è il contrario. Il massone è accusato di essere il principale attore del grande complotto che associa l’ebreo, l’ateo, il capitalista americano e il marxista. L’Ordine è diventato lo spauracchio per eccellenza e il responsabile naturale di tutti i mali che affliggono il mondo musulmano. Nessun’altra associazione di pensiero incarna una simile avversione.

    In sintesi, la Massoneria non è sempre stata e non è in odore di santità nell’Oriente islamico, ma non per questo l’azione dei suoi membri ne ha contrassegnato meno durevolmente la storia moderna: sarà sufficiente citare l’algerino Abd el-Kader, lo scrittore ottomano Namık Kemal, cantore della libertà e della modernità turca, il filosofo turco Rıza Tevfik, i riformisti afgano ed egiziano Jamâl al-Dîn al-Afghani e Muhammad Abduh, che sognano l’unione tra islam e modernità, il persiano Malkûm Khân, che ha introdotto le idee liberali in Iran, l’ismailita e riformista indiano Muslîm Badr al-Dîn Tuyâbjî, l’umanista druso Muhammad al-Arslân, e così via.

    Le massonerie cristiana, ebraica, parsi e musulmana, ciascuna delle quali è teista, sono qualificate a giusto titolo vere massonerie. Ciò nonostante, non esiste alcuna vera massoneria cristiana, ebraica, parsi o musulmana, perché la vera massoneria non può essere altro che la Massoneria universale⁶.

    Thierry Zarcone

    Marzo 2015, Istanbul-Parigi


    1. Éditions Jean Maisonneuve, Parigi, 1993.

    2. Ad attirare la nostra attenzione su tale fondo è stato un articolo di Eduardo Enríquez del Arbol, scoperto nel 2012: Masonería y diáspora Sefardi en el siglo XX: el origen de las logias otomanas (1907-1909), in Masonería española y americana, a cura di José Antonio Ferrer Benimeli, Centro de estudios historicos de la Masonería Española, Saragozza, 1993, vol. I, p. 551-590.

    3. Archè, Milano-Parigi, 2002.

    4. Vedi bibliografia.

    5. Sull’uso del concetto in questo caso preciso, vedi Zarcone, Secret et sociétés secrètes en Islam, cit., p. 2-3, 116.

    6. C.P. Cooper, Freemasons Magazine and Masonic Mirror, 23 agosto 1869, p. 148.

    Prima parte

    Storia, politica e società,

    dal Marocco all’Indonesia

    Capitolo 1

    Un sodalizio cristiano

    nell’Oriente musulmano

    La Massoneria vede la luce in una società cristiana e i suoi rituali sono profondamente segnati dalle credenze, dalla terminologia e dalle liturgie di questa religione. Non sorprende, pertanto, che a dispetto del principio massonico di tolleranza universale, i non cristiani, vale a dire ebrei, musulmani e adepti di altre religioni non siano stati accettati nell’Ordine, almeno all’inizio della sua storia¹. Questa regola è stata seguita dai massoni della maggior parte dei Paesi europei, con una particolare eccezione nei confronti degli ebrei delle logge inglesi e olandesi². Ciò nonostante, come regola generale, per esempio quella inserita nel 1755 nella costituzione della Gran Loggia di Francia, una persona non battezzata non può essere ricevuta nella Massoneria. Esistono, inoltre, molti testi scritti da massoni che insistono sul carattere fondamentalmente cristiano dell’Ordine³.

    Il sogno massonico di una fratellanza universale

    È sorprendente che la Chiesa cattolica abbia idealizzato la tolleranza universale propugnata dalla Massoneria e abbia ingenuamente immaginato che l’Ordine massonico fosse un’associazione nella quale erano ammesse senza differenze persone di ogni religione e di ogni setta (bolla papale di scomunica del 1738)⁴. Essa vuole credere che prima gli ebrei, poi i musulmani, siano stati accettati fin da subito nelle logge. Nel 1779, però, un inquisitore viene a sapere da un massone francese che a Malta, oltre ai cattolici, possono essere riconosciuti come fratelli, vale a dire iniziati ai misteri massonici, soltanto gli inglesi e gli scozzesi legati ad altre Chiese, ma vi sono pochissimi ebrei e nessun turco⁵. Qui, quest’ultimo termine fa chiaramente riferimento a un musulmano ma, in altri casi, può designare indistintamente un cristiano o un ebreo dell’impero ottomano.

    Sono certamente noti alcuni musulmani (commercianti, diplomatici, studiosi) iniziati in Inghilterra e in Europa nel XVIII secolo, ma rimangono comunque poco numerosi e la loro ricezione avviene spesso in circostanze eccezionali. Vi sono tuttavia, alcune (rare) logge più aperte a questi ultimi. Nel 1784, per esempio, un certo Ibrâhîm, tunisino nato a Istanbul ma residente a Parigi, viene ricevuto nella loggia Saint-Alexandre d’Écosse⁶. Ancora più sorprendente la testimonianza seguente, che menziona un dignitario del Grande Oriente di Francia in procinto di tegolare due massoni orientali, in altre parole di assicurarsi che conoscano i segni e le parole segrete:

    Il 12 luglio 1778, due stranieri in costume musulmano si presentarono davanti alla camera delle province riunita, e quindi l’abate d’Expilly fu incaricato di tegolarli e introdurli. I due fratelli furono posti sulle colonne; come fu annunciato per il tramite del loro introduttore, viaggiavano per commercio ed erano appena scampati a un naufragio che li aveva privati di tutto, e chiedevano aiuto per potersi recare in un porto del Mediterraneo. Erano stati ricevuti massoni, uno a Costantinopoli, l’altro a Londra, ed erano in possesso di regolari diplomi. I visitatori stranieri non parlavano né francese, né latino, ma eseguirono con grande precisione la marcia e i segni emblematici dell’Ordine⁷.

    Nel 1786, però, la Massoneria inglese mette ufficialmente in guardia i suoi membri contro alcuni impostori orientali – musulmani o levantini – che si fanno passare per massoni in stato di bisogno e abusano della beneficenza delle logge e dei fratelli⁸. Anche la letteratura massonica francese parla di fratelli orientali privi di risorse che implorano l’aiuto delle logge. È il caso di un altro Ibrâhîm, nel 1787, del quale la Loggia Madre Scozzese di Francia, a Parigi, viene in soccorso grazie alla sua rete di officine:

    La RMLE [Rispettabile Loggia Madre Scozzese] ha smesso di indirizzare tavole alle RLE [Rispettabili Logge Scozzesi] di Lione, Avignone e Marsiglia nel pregarle, in base al grande principio al quale nessun massone è estraneo, ovunque trovi dei fratelli, di assicurare al f∴ Ibrahim, algerino, tutti i mezzi possibili per fare ritorno ad Algeri, sua patria⁹.

    D’altro canto, numerosi diplomatici giunti da Paesi musulmani vengono iniziati nel corso dei loro soggiorni in Europa, per curiosità o per aderire alla cerchia delle elite locali. È questo il caso, per esempio, dell’ambasciatore ottomano İsmail Ferruh Effendi e del suo segretario, che sono ricevuti massoni a Londra intorno al 1796¹⁰. Yusuf Agah Effendi, suo predecessore nella capitale britannica e primo ambasciatore dell’impero ottomano in questo Paese (dal 1792 al 1796), di cui si ignora se abbia aderito o no all’Ordine, assiste nondimeno nel 1795 a una cerimonia massonica pubblica alla quale presenziano diverse notevoli figure della Gran Loggia d’Inghilterra: il principe di Galles, il suo Gran Maestro il duca di York, il conte di Moria e così via¹¹. Un quadro di Thomas Stothard, al quale si ispirerà nel 1802 l’incisore Francesco Bartolozzi, immortala l’evento.

    L’ambasciatore, accompagnato dal suo primo segretario Mahmud Rauf Effendi e dal loro interprete, tutti abbigliati con grandi caftani orientali e turbanti, assiste nella maestosa cornice della Freemason’s Hall di Londra alla processione delle allieve della Royal Masonic School for Girls, condotta dal cavaliere Bartholomew Ruspini¹². Gli ottomani hanno probabilmente compreso che in Inghilterra la Massoneria riunisce le elite dello spirito e del potere, e che le grandi manifestazioni pubbliche di questa società sono inevitabili.

    Per gli adepti, tuttavia, la fraternità massonica opera in un solo senso, e non è raro incontrare testimonianze, reali o fabbricate, riguardanti l’aiuto che massoni orientali, nel nome di quella stessa fraternità, hanno prestato ai loro fratelli cristiani caduti in disgrazia. Così, nel 1795, l’imbarcazione di un fratello inglese viene catturata al largo di Malaga da un corsaro barbaresco, ed egli viene trascinato in catene per le strade di Tripoli. Alla fine, dovrà la sua liberazione al funzionario tripolitano Hasan Bey, il quale, dopo essersi fatto riconoscere come massone, gli permette di lasciare l’Africa, non senza avergli confidato che se la loro intesa fosse scoperta, rischierebbe la sua testa¹³.

    I massoni vogliono assolutamente convincersi – poiché la maggior parte dei racconti costruiti su questo modello è in genere fittizia – del fatto che il loro cosmopolitismo e la loro fratellanza non hanno frontiere e superano ogni divergenza etnica e religiosa. Ma la realtà è ben diversa. Infatti, nel XVIII secolo, in linea di massima i musulmani non sono accettati nelle logge massoniche presenti nei Paesi di questa confessione religiosa, le quali funzionano in realtà come un sodalizio cristiano riservato a commercianti e diplomatici. La situazione cambia a metà del XIX secolo con l’evoluzione delle mentalità, la moltiplicazione dei contatti con l’Europa e l’insediamento di un numero sempre più consistente di europei, tra i quali molti massoni, nelle città del mondo musulmano. Questa situazione induce i fratelli a riconsiderare il principio della tolleranza massonica e ad aprire gradualmente le porte delle loro logge a confessioni diverse da quelle cristiana ed ebraica.

    Fig. 1. L’ambasciatore ottomano Yusuf Agah Effendi, accompagnato dal primo segretario Mahmud Rauf Effendi e dal loro interprete, alla Freemason’s Hall, a Londra, nel 1795.

    Olio di Thomas Stothard (1802), ripreso dall’incisore Francesco Bartolozzi.

    Le prime logge del mondo musulmano nel XVIII secolo:

    un sodalizio cristiano per commercianti e diplomatici

    Non sappiamo con precisione a quali obbedienze massoniche siano legate le prime logge fondate all’inizio del XVIII secolo nell’impero ottomano, ad Acri, Smirne e Aleppo. La più antica è quella di San Giovanni d’Acri, situata nella città con lo stesso nome in Siria (l’attuale Acri in Israele), nella quale il console francese Pierre de Sicard viene ricevuto massone nel 1734 da un console inglese di nome French. In seguito, nel 1774, lo stesso de Sicard sarà uno dei fondatori della loggia L’Union des cœurs a Liegi, in Belgio, di cui redigerà anche il regolamento. L’articolo 6 di questo documento, che dev’essere rispettato da tutti i membri della loggia, recita:

    [Gli] ebrei, maomettani e cittadini di altre nazioni che come battesimo hanno soltanto la circoncisione non potranno entrare nella nostra loggia fino a quando non si saranno lavati nelle acque del Santo Battesimo, sempre che la loro vita e i loro costumi siano senza macchia; dal momento che logge inglesi e olandesi hanno avuto la debolezza, per avidità o per altro motivo, di ricevere degli ebrei, noi dichiariamo non solo di chiudere la porta della nostra loggia a questa nazione infame, condannata da Dio e dai cristiani, bensì anche di non nutrire che disprezzo per coloro che li hanno ricevuti¹⁴.

    Se ne può dedurre che la loggia di San Giovanni d’Acri non abbia mai accettato candidati non cristiani. E se mai se ne fosse presentata l’occasione, certamente Pierre de Sicard vi si sarebbe fermamente opposto.

    Torniamo in Oriente. Qualche anno più tardi, poco dopo la presunta fondazione della loggia di San Giovanni d’Acri, il giornale inglese St. James Evening Post riporta, nel 1738: Abbiamo avuto notizia da Costantinopoli che le logge di Smirne e Aleppo hanno aumentato i loro effettivi, e che diversi turchi di chiara fama sono stati ammessi nei loro ranghi. Questa sorprendente affermazione rimane comunque discutibile, perché non è corroborata da nessun’altra fonte. Il testo viene successivamente ripreso, parola per parola, il 28 agosto 1738, da un altro giornale, The Boston Evening Post, in un trafiletto che segnala la condanna della Massoneria da parte della Chiesa di Roma (enciclica di Clemente XII). Nel settembre dello stesso anno, il medesimo giornale torna sull’argomento e aggiunge che, contrariamente alle affermazioni della Chiesa cattolica, i massoni sono uomini d’onore, religiosi e di buon senso, che non ricevono nella loro società i nemici dichiarati di Gesù Cristo¹⁵.

    Tuttavia, nessuna obbedienza massonica riporta la presenza di logge levantine nei suoi registri. Le logge di Smirne e Aleppo, in precedenza citate, sarebbero prive di attaccamento obbedienziale? Oppure si tratta di un’invenzione destinata a consolidare il mito di una Massoneria universale e cosmopolita che, ovunque si sia insediata, permetterebbe agli uomini di fraternizzare a prescindere dalla loro razza o religione? Ma qui la fraternizzazione non riguarda i nemici dichiarati di Gesù Cristo, vale a dire gli ebrei o i musulmani: i turchi di chiara fama sono pertanto necessariamente cristiani greci o armeni.

    La Massoneria nel Levante ovvero la paura dello stregone

    La storia della Massoneria nel Levante è meglio conosciuta a metà del XVIII secolo; è associata principalmente al massone Alexander Drummond (m. 1769), che viaggia in queste regioni tra il 1744 e il 1750 per motivi commerciali, prima di essere nominato console d’Inghilterra ad Aleppo dal 1754 al 1756. Drummond è in effetti all’origine di due logge, a Smirne e ad Aleppo. Quella costituita a Smirne è probabilmente provvisoria, poiché non ne esiste traccia negli archivi dell’obbedienza scozzese alla quale Drummond è collegato, al contrario della loggia di Aleppo che figura nel 1748 come la prima di questa obbedienza in terra straniera. Inoltre, uno dei membri di quest’ultima è stato chiaramente identificato: si tratta di un certo Theodore Henry Goverts che troviamo nel 1775 in una loggia inglese a Norwich. La loggia di Aleppo dell’epoca è conosciuta con il titolo A. Drummond Lodge¹⁶.

    Nella sua compilazione di racconti di viaggio, edita nel 1766, l’abate Delaporte ha riportato (senza indicare la fonte) che la città di Smirne riunisce gli edifici religiosi di tutte le confessioni, ma che

    c’è un aspetto singolare, e cioè che i massoni sono i soli che non vengono tollerati. [E precisa che questi ultimi] passano per infami e stregoni che solo il libertinaggio e l’avarizia conducono alle assemblee. Il popolo è convinto che si servano delle tenebre della notte per occultare i loro eccessi; non si sarebbe al sicuro, se si vantasse pubblicamente il titolo di massone¹⁷.

    Molti eventi confermano che questa presenza massonica nel Levante,

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