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Culto: Dai culti secolari allo scientismo: storia del controllo mentale e dei "virus" che hanno riscritto la nostra storia

Culto: Dai culti secolari allo scientismo: storia del controllo mentale e dei "virus" che hanno riscritto la nostra storia

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Culto: Dai culti secolari allo scientismo: storia del controllo mentale e dei "virus" che hanno riscritto la nostra storia

Lunghezza:
285 pagine
18 ore
Editore:
Pubblicato:
21 mar 2022
ISBN:
9788833802893
Formato:
Libro

Descrizione

Dall’autore bestseller di “Aristocrazia nera” il nuovo libro sulle origini millenarie dei culti religiosi.

Nell’era delle pandemie, ci si dimentica di come esistano già da millenni “virus” che hanno riscritto la nostra storia.

Si tratta di quelle idee che si sono trasformate in verità assolute e in sistemi di credenza in grado di plasmare e assoggettare una società a loro immagine e somiglianza.

In questi millenni le dottrine legate al culto hanno prevalentemente rinchiuso miliardi di esseri umani in menti alveare, rendendole così schiave.

I sistemi di credenza sono la “pistola fumante” del controllo mentale esercitato nel corso della storia e lo scientismo è il nuovo culto con cui si cerca di manipolare quel segmento di popolazione che si stava liberando dai ceppi dei culti secolari.

Con questo libro scoprirai:
  • il controllo mentale dei dogmi e dei culti religiosi
  • la vampirizzazione dell’energia e della consapevolezza dell’essere umano
  • lo scientismo, il nuovo culto moderno
  • … e molto altro ancora.
Editore:
Pubblicato:
21 mar 2022
ISBN:
9788833802893
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Culto - Riccardo Tristano Tuis

Prefazione

«Una religione è dannata e confessa la sua estrema impotenza

il giorno in cui brucia il primo eretico».

Ezra Pound

In un’era in cui le nuove forme di terrorismo e di ingegneria sociale sono quelle dei virus (biologici, informatici, mediatici, ecc.) immessi nella società per mero scopo di lucro o di dominio, ci si dimentica di come esistano già da millenni virus a cui nessuno fu mai completamente immune. In questo saggio tratteremo un tema delicatissimo, ma affascinante sotto il profilo antropologico e psicologico, ovvero quei virus basati su memi e veicolati in strutture semantiche che si trasformano in tavole dei Comandamenti subconsce che parte degli esseri umani proveranno colpa nel trasgredire, perché oramai divenuti programmi inconsci con una funzione di comando superiore alla loro volontà e coscienza ordinaria. Per capire meglio questo concetto approfondiamo subito cosa sia un meme e la sua importanza nell’inseminazione culturale:

«Un meme è un’idea che si propaga all’interno di una società e plasma la sua evoluzione culturale. Un meme può essere una frase, una visione della vita, un valore morale, religioso, estetico, ecc. che si trasmette ad altri. Nell’era dell’informazione – dove non siamo solo obesi per il cibo spazzatura, ma anche mentalmente obesi per l’informazione spazzatura che ingurgitiamo quotidianamente – il meme è un singolo bit d’informazione impiegato per strutturare le menti a una visione omogeneizzante e polarizzata e da esso nasce un campo mentale condiviso. Il meme in ambito esoterico è stato definito forma-pensiero»¹.

Il meme, dunque, è qualcosa potenzialmente in grado di plasmare una società a sua immagine e somiglianza, creando così una collettività che condivide un proprio sistema di credenze su cui si vanno a costituire le sue fondamenta. Di memi nel mondo ce ne sono a migliaia, ma alcuni sono così importanti da essere divenuti parte dell’inconscio collettivo plasmando la mente della comunità umana². Il meme è un’informazione immessa nella coscienza collettiva che crea il fenomeno presentato, in una nostra precedente opera, come campo mentale condiviso (

cmc

), ossia:

«uno specifico campo informativo contenuto nel campo mentale collettivo di una comunità di realtà e condiviso da parte di essa. In ambito esoterico è stato chiamato con i termini di eggregore o di forma-pensiero collettiva mentre in ambito scientifico ha preso il nome di campo mentale, campo attrattore, campo di dominio o meme. Un campo mentale condiviso (

cmc

) è costituito da singoli bit d’informazione impiegati per strutturare le menti a una visione omogeneizzante e polarizzata in cui il singolo non emette in quel frangente pensiero proprio ma condivide i memi presenti nel campo mentale condiviso. Si tratta di una sorta di mente alveare in cui la mente del singolo è sacrificata per la collettività. Essere un tifoso sportivo, un elettore invasato di un partito politico, un praticante fanatico di una religione, una vittima della tecnologia, ecc. significa aver accettato la possessione di un campo mentale condiviso. Il

cmc

è un prodotto di coscienza che può perpetuarsi nel tempo; ad esempio le religioni istituzionalizzate sono un campo mentale condiviso che viene alimentato da millenni ed è ancora attivo anche se meno potente rispetto a un tempo.

Inoltre ci sono le evoluzioni dei

cmc

, come ad esempio l’intrattenimento attraverso la competizione estrema dei gladiatori nelle arene evolutasi nei moderni stadi in cui i gladiatori sono divenuti gli sportivi. Altri campi mentali condivisi invece si sono estinti nel tempo, come ad esempio la caccia alle streghe per come la conosciamo. I

cmc

sono più numerosi di quanto noi crediamo, persino appartenere a uno Stato in qualità di cittadini significa appartenere a un cmc in cui la libertà del singolo è compromessa dalle regole del branco e dove i leader sono più importanti del branco stesso. I campi mentali condivisi hanno vari livelli di forza, per fare qualche esempio, le mode passeggere sono

cmc

innocui che si accendono e spengono, lo sport o le religioni sono

cmc

più aggressivi tanto che tendono a marchiare a vita la mente delle persone emotivamente più coinvolte. La forza di un

cmc

è data dall’energia mentale condivisa a cui la persona si connette, presta la sua energia e ne attinge il campo di modellamento della realt໳.

Nel nostro saggio Parole di potenza abbiamo espresso il concetto di come determinati memi siano una sorta di infovirus con cui è possibile infettare un sistema modulare chiuso come la mente umana, per destrutturarne il pensiero proprio e, al suo posto, inserire una o più strutture artificiali di pensiero che diverranno filtri atti a modificare la percezione e la valutazione della realtà delle persone contaminate psichicamente al pensiero eterodiretto.

In linea teorica i memi possono svolgere funzioni correlate all’evoluzione della forma mentis globale, ma a quanto sembra in questi millenni le dottrine legate al culto hanno prevalentemente rinchiuso miliardi di esseri umani in menti alveare sudditanti alle stesse patriarcali api regina che hanno veicolato tali memi. Questo processo non solo è stato un furto d’identità di massa, carpendo così la naturale evoluzione psicospirituale umana, ma anche una vampirizzazione sistematica e sistemica dell’energia e della consapevolezza dell’essere umano dirottate in quei portali artificiali che abbiamo definito campi mentali condivisi, che di fatto sono l’instrumentum regni principale con cui controllare le menti della popolazione umana.

I sistemi di credenza di cui miliardi di persone sono inconsapevoli seguaci sono la pistola fumante del controllo mentale esercitato da coloro che pilotano e alimentano tali campi mentali collettivi. Tale manipolatoria programmazione mentale fu riconosciuta dai saggi gnostici che parlarono appertamente di una specifica inversione del concetto bene-male, in modo da corrompere l’umanità per portarla ad adorare il male ritenendolo il bene; tale operazione orchestrata dagli Arconti, nome con cui gli gnostici si riferivano alle oscure divinità⁴ dei culti che controllavano il destino dell’uomo, è stata ben espressa nel verso tredici del Vangelo di Filippo:

«Gli Arconti vollero ingannare l’uomo, perché essi videro che egli aveva la stessa origine di quelli che sono veramente buoni. Essi presero il nome delle cose che sono buone e lo diedero alle cose che non sono buone, per potere, per mezzo dei nomi, ingannare gli uomini e legarli alle cose che non sono buone. E poi, se essi fanno loro un favore, li allontanano da ciò che non è buono e li collocano in ciò che è buono, quello che essi conoscono. Perché essi hanno deliberato di prendere l’uomo libero e fare di lui un loro schiavo, per sempre».

Invero, nella millenaria quanto travagliata storia umana, troviamo anche delle perle di saggezza di rara bellezza che palesano una seconda agenda, il cui fine non fu l’architetturizzazione archetipale della schiavitù umana da parte della divinità o dei loro astuti portavoce. Ci furono scuole di antica saggezza che portarono la filosofia⁵ e diverse tecniche di risveglio ai più alti livelli per lo scenario umano in cui interagirono. Questo però non fu tollerato dai grandi burattinai delle patriarcali religioni secolari che fecero di tutto per cancellare ogni traccia di questi templi dello Spirito a favore dei templi di Dio o degli Dèi e le antiche scuole di saggezza sopravissute operarono sempre più in clandestinità. Se i burattinai venivano a conoscenza dell’esistenza di una di queste scuole, iniziava l’opera di infiltrazione attraverso i loro agenti per scoprire in toto l’organizzazione al fine di distruggerla o minarla dall’interno e modificarne l’insegnamento, creando così una controiniziazione che in realtà allontanava l’uomo da Dio e dal proprio lavoro interiore atto al risveglio, proprio come facevano le religioni. Nel corso dei secoli alcune scuole di pensiero, quelle meno accessibili e conosciute, sopravvissero e tennero accesa la fiaccola della conoscenza, la cui luce ogni tanto si riverberava nel corso dei secoli attraverso alcuni loro iniziati che operarono nella società. Quelle antiche scuole sopravvissute integre o quasi, a causa di parziali infiltrazioni o dell’incapacità dell’essere umano di custodire in maniera pura il corpus sapienziale, tramandarono alcune grandi verità marchiate dal patriarcato come eretiche:

gli Dèi scesi sulla Terra erano popoli delle stelle;

gli umani avevano la loro stessa origine;

Dèi ed esseri umani erano un’unica cosa, proprio come Dio era in ogni cosa visibile e invisibile;

l’essere umano, finché non si fosse risvegliato, non sarebbe tornato al regno dello Spirito rimanendo prigioniero del mondo fisico.

Tratteremo, seppur marginalmente, questi quattro punti segnalando come la scienza sia stata persino uno strumento vitale per chi controllava la religione, questo al fine di screditare o celare prove o cose realmente accadute che minavano la narrazione religiosa o la confermavano ma che disgraziatamente aprivano porte della storia che non dovevano essere aperte⁶. In seguito, però, qualcuno si rese conto dell’incessante cambio di paradigma che avveniva nell’inconscio collettivo e pensò bene di modernizzare il culto in base all’evoluzione psicosociale in atto. Ora siamo a un punto in cui c’è una lotta contro il tempo tra coloro che usano il culto e la tecnologia⁷, come strumento di ingegneria sociale, e il risveglio globale rallentato dai mass media: si è scelto di compiere un’azione radicale per fermare il risveglio collettivo impiegando qualsiasi strumento disponibile, compreso anche le armi psicotroniche⁸.


1 R. T. Tuis, Zenix – Accedi al codice della tua mente e diventa un programmatore di realtà, Uno Editori, 2014 Orbassano.

2 Il più atavico e importante è quello dell’esistenza di un’ente spesso definito dèi o dio, in base al sottogruppo del meme originario, ed è così importante poiché è la traccia del nostro passato nonché la mappa stellare dei civilizzatori che hanno creato la mente umana a loro immagine e somiglianza. Questo tema sarà approfondito nel corso dei capitoli.

3 Ibidem.

4 I veggenti gnostici affermeranno che tali divinità, gli Arconti, erano sottocreazioni degenerate e non l’Ente supremo o Vuoto da cui ogni cosa si generò in molteplici creazioni su piani diversi di manifestazione. Misero in guardia su come la religione fosse una deviazione del reale e l’atto stesso di adorare qualcosa di specifico (in questo caso gli Arconti e non l’intera creazione in quanto espressione del Tutto) fu il modo con cui gli dèi minori inscenarono la loro pantomimica onniscenza, dando vita alla subdola schiavitù di falso ideologico della mente umana.

5 Le scuole buddhista, pitagorica o platonica furono alcune delle più note.

6 Ho accennato nel mio libro Gesuiti a come nel corso dei secoli questo Ordine paramilitare cristiano istruì, nei loro numerosi collegi e università, migliaia di scienziati, alcuni dei quali erano anche preti della Compagnia di Gesù. Tra i loro allievi ci fu anche Cartesio che fu importante nell’agenda poiché pose in essere l’idea di delimitazione delle competenze tra scienza e religione di modo che potessero operare entrambe, ognuna funzionale per attecchire nella mente di chi aveva una propensione più atea e materialista o chi presentava una forma mentis religiosa e superstiziosa.

7 Alle persone sono spesso mancate figure di riferimento da cui trarre esempio e forza e le religioni hanno sopperito a questi vuoti creando mitologie e cosmogonie di esseri reali o fittizi trasformati in divinità con il compito di essere padri tutelanti che però parlano attraverso la casta sacerdotale. Negli ultimi due millenari le divinità sono state progressivamente globalizzate al concetto del dio unico e, negli ultimi secoli, il materialismo ateo ha persino fatto incarnare Dio completamente nella materia, al fine di divinizzare la materia stessa. In seguito, l’intelletualizzazione ha generato la distopica filosofia dell’accelerazionismo e del feticismo alla tecnologia divenuto il nuovo culto globale che si vuole trasformarlo a universale religione di Stato.

8 Negli ultimi tempi si inizia a parlare di questi temi e affini. Solitamente viene trattata solo la punta dell’iceberg, ossia i "quantum dots", che permetteranno di inserire sotto la pelle uno strumento, comandato a distanza, in grado di rilasciare medicine e informazioni di ogni tipo. La salute è un mero cavallo di Troia con cui si vuole medicalizzare la società e imporre l’inserimento di una nanotecnologia che potrebbe permettere il controllo mentale, l’eutanasia programmata per chi raggiungerà una determinata soglia d’età, ecc. Ci sono altre tecnologie e brevetti decennali in cui non c’è bisogno nemmeno di iniettare nanorobot poiché si lavora sul vettore elettromagnetico capace di penentrare qualsiasi area cerebrale e alterare così il comportamento umano e molto altro ancora. Per chi vuole approfondire il tema delle armi psicotroniche, si può leggere il funzionamento di decine di brevetti depositati, come ad esempio la manipolazione acustica subliminale del sistema nervoso il cui abstract e numero di brevetto è disponibile alla pagina: https://patents.google.com/patent/US6017302. Queste tecnologie fanno anche uso dei satelliti che non vengono limitati a compiere varie forme di stupro elettromagnetico sull’essere umano ma anche sul clima, l’ambiente e molto altro ancora.

1.

Geografia sacra e architettura sacra quali espressioni del culto celeste

«La geografia sacra e l’architettura sacra di tutto il globo

rappresentano entrambe le costellazioni del cielo, probabilmente

sono una sorta di silente mappa stellare raffigurante i luoghi

da cui provennero gli antichi Dèi narrati nelle antiche tradizioni».

L’archeologia si è trovata nella scomoda posizione di dover occultare reperti imbarazzanti oppure far tacere con sdegno molti archeologi e teorie che minavano l’infallibilità accademica, arrivando così a mistificare la storia remota del nostro pianeta troppo scomoda per lo status quo. Tutto questo manifestando pretese di scientificità nonostante l’archeologia non solo non proceda con rigore scientifico ma si rifiuti di rapportarsi ad altre discipline che presentano un approccio più rigoroso quali geologia, astronomia, mineralogia, archeometria e chimica. Non contenta di ciò, l’archeologia mainstream è arrivata persino a ignorare o, peggio, rifiutare le conclusioni di queste discipline se mettono in discussione i dogmi su cui gli archeologi asserviti al cover up si arroccano per partito preso.

Tutto questo senza che una sola voce dei paladini del metodo scientifico si sia levata additando l’archeologia di pseudoscienza: ovviamente c’era da aspettarselo visto che in ambito accademico sussistono interessi, collusi con gli interessi delle religioni, che esulano dalla pura ricerca della verità scientifica.

Si è poi scoperto che tale comportamento è un combinato composito di censura voluta dall’alto, arrivismo o salvaguardia del proprio status accademico che non si vuole compromettere attraverso una clamorosa smentita di ciò che s’insegna nelle aule universitarie come verità ultime. Purtroppo per i detentori di potere ci sono troppe cose scomode e imbarazzanti, sia per il culto religioso sia per quello scientifico, in grado di minare l’artefatta e gianica realtà umana tecnoreligiosa. Per questo motivo si arriva a nascondere sistematicamente tutto ciò che farebbe sorgere domande che scuoterebbero l’intero sistema.

In questa sede prenderemo solo alcune ristrette ricerche legate ai temi della nostra opera, presentando peculiari correlazioni tra la geografia e l’architettura sacre ove entrambe vogliono raccontarci di un lontano passato che solo alcune società segrete sembrano serbarne parziale memoria. Inizieremo dal Centroamerica e da come le civiltà del Mesoamerica e del Sudamerica presentavano molte analogie con le civiltà di Sumer e d’Egitto, cosa che l’archeologia ufficiale non solo non spiega ma che ignora rivolgendo lo sguardo dall’altra parte.

Approfondimento

Se diamo credito ai reperti di Don Carlo Crespi Croci queste analogie si palesano in modo plateale nel Sudamerica, nello specifico nell’Equador, patria degli Inca. Don Carlo Crespi, un salesiano laureato in scienze naturali e diplomato in pianoforte e composizione al conservatorio, è una figura molto interessante per i temi qui trattati. È stato insignito dell’onoreficenza di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana ed è stato beatificato dalla Chiesa cattolica per la sua decennale opera missionaria fra i Kivaros, un popolo ecuadoriano. Proprio in questo paese Crespi custodirà numerosi e inestimabili artefatti

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⁹ che si suppone essere antecedenti al periodo del diluvio universale. Provenienti, a detta di Crespi, da una grotta denominata Cueva de los Tayos¹⁰ gli furono donatogli dai fieri e indomiti indigeni Suhar¹¹ e da agricoltori o huaqueros dell’Azuay, del Cañar e dell’Amazzonia ecuadoriana. Alcuni di questi reperti sono considerati molto scomodi per la storia ufficiale e nonostante siano stati etichettati come falsi, molti di loro furono soggetti a diversi furti quando raggiunsero la notorietà in buona parte del mondo e il museo dove erano custoditi subì un incendio provocato da una bomba a orologeria ove alcuni reperti furono perduti per sempre. In seguito, a fronte di numerosi furti si decise di inventariarli e passarli singolarmente al vaglio da una commissione di specialisti in arte e archeologia antica e moderna che catalogò i pezzi autentici:

collezione archeologica: composta da 5000 oggetti di alto valore storico-artistico;

collezione pittorica: composta da 1187 opere catalogate, suddivise in tele, legni, vetri, rame, marmi, pietre e cromature;

collezione scultorica: composta da 132 oggetti di valore e vari frammenti;

collezione etnografica: costituita da un insieme di ceramiche coloniali, 50 giare e 216 pezzi tra anfore, vasi ornamentali, ampolle, ecc.

Il religioso italiano sembra abbia dichiarato senza mezzi termini che:

«Tutto quello che gli indios mi hanno portato dalla caverna risale a epoche antiche, prima di Cristo. La maggioranza dei simboli e di alcune rappresentazioni preistoriche risalgono a epoche antecedenti il Diluvio»¹².

Crespi sosteneva che i reperti che custodiva fossero d’origine antidiluviana e fossero stati nascosti nella caverna dai discendenti di popoli mediorientali che erano scampati al diluvio, segnalando la somiglianza di alcuni reperti con l’iconografia presente in Sumeria e in Egitto, di altri con quella del popolo cretese, etrusco e ittita (Fig. 1). Richard Wingate, autore di Atlantis in the Amazon: Lost Technologies and the Secrets of the Crespi Treasure, affermerà che in alcuni reperti custoditi dal prete salesiano sono stati individuati geroglifici egizi, ieratico egizio, punico e demotico¹³.

I detrattori paventano la possibilità che le lastre metalliche fossero false e che il sacerdote fosse stato raggirato dagli artigiani locali che gli avrebbero venduto per anni patacche copiate dalle illustrazioni dei libri di storia. Questo potrebbe essere parzialmente vero per alcune, magari date al salesiano dopo che la voce sui suoi reperti aveva fatto il giro del mondo, con lo scopo di poter screditare tutta la faccenda. A far sorgere ulteriori sospetti di un’operazione di censura c’è anche il fatto che alla morte di Crespi questi reperti furono fatti sparire e molti sospettano che ora si trovino in Vaticano.

Fig. 1 A sinistra i reperti di Don Crespi presentano analogie con i noti Lamassu o geni alati custoditi al museo del Louvre, entrambi provenienti dalla Mesopotamia, e anche con il bassorilievo policromo proveniente dalla tomba di Sethos I, la più grande

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