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L'estensione nello spazio

L'estensione nello spazio

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L'estensione nello spazio

Lunghezza:
153 pagine
1 ora
Editore:
Pubblicato:
28 gen 2022
ISBN:
9791220386685
Formato:
Libro

Descrizione

Come sono possibili gli oggetti estesi nello spazio ? Cioè i corpi ? Ad oggi la matematica non sa ancora rispondere a questa domanda. Molti settori della matematica, tra i quali la Geometria Euclidea, l'Analisi e la Trigonometria, solo per citarne alcuni, presuppongono le forme, ma senza spiegarne la genesi. E' sbagliato pensare che la corporeità abbia un'origine empirica, dal momento che neanche i numeri hanno un'origine empirica. Corpi e numeri sono infatti entità logiche, che possiamo immaginare con la nostra mente. Il procedimento logico contenuto in questo libro consente di definire razionalmente la corporeità e l'estensione nello spazio, con argomenti che precedono anche il concetto di forma e la topologia. Alla fine risulta che la corporeità è una sorta di sillogismo. Si tratta di un risultato che penetra la realtà che ci circonda ed investe di nuova luce varie discipline, come la matematica, la filosofia e l'informatica.
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Pubblicato:
28 gen 2022
ISBN:
9791220386685
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Libro

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Anteprima del libro

L'estensione nello spazio - Leonardo Riosa

IL PROBLEMA DELL’ESTENSIONE NELLO SPAZIO

Un problema irrisolto

Cos’è l’estensione nello spazio? Come sono possibili i corpi estesi?

Su Wikipedia, la parola spazio viene descritta come di seguito:

In matematica il termine spazio è ampiamente utilizzato e si collega ad un concetto estremamente importante e generale. Il termine spazio compare nei nomi di svariate strutture algebriche e/o topologiche (in genere continue e di interesse per la geometria, ma anche discrete) le quali hanno in comune il fatto di costituire l'ambiente entro il quale si costruiscono o si definiscono strutture più specifiche (figure, forme, politopi, superfici, ecc.).

Insomma, è un bel guaio!

Per descrivere il concetto di spazio siamo ricorsi al concetto di… spazio.

Nel campo della logica e della filosofia questo tipo di argomentazione si chiama tautologia e in pratica vuol dire che non si sta spiegando nulla, perché per spiegare un concetto stiamo continuando a utilizzare i termini dello stesso concetto di partenza, come se noi dicessimo: Cos’è la televisione? Be’… ma la televisione è la televisione. Così non si sta dicendo proprio nulla!

Non si può certo biasimare Wikipedia per questo, giacché ritengo che sia una delle più importanti fonti di conoscenza per l’intero genere umano. Il problema, invece, consiste proprio nel fatto che il genere umano, nonostante millenni di progressi matematici e scientifici, non è mai riuscito a capire cosa sia lo spazio e a descriverlo formalmente.

La matematica è la disciplina che più di ogni altra si presta ad argomentare e speculare su definizioni astratte, eppure vediamo che la matematica stessa è costretta a presupporre lo spazio nelle sue asserzioni.

Molti settori della matematica, come la Geometria Euclidea, la Trigonometria e l’Analisi Matematica, solo per citarne alcuni, presuppongono lo spazio, ma non ne spiegano la genesi.

Ma procediamo con ordine.

Preistoria e Storia

I primi a dare un senso logico alla corporeità, cioè all’estensione nello spazio, furono senza dubbio gli uomini primitivi. Essi si dimostrarono capaci di contare oggetti, costruire utensili, tagliare abiti su misura, edificare abitazioni e produrre raffigurazioni artistiche.

Le prime grandi civiltà, come i Babilonesi e gli Egizi, trovarono anche un senso matematico all’estensione nello spazio. Queste grandi civiltà scoprirono quelle leggi della natura che consentirono loro di dominare la terra, il mare e il cielo, edificando piramidi, palazzi sontuosi, macchine, abitazioni confortevoli, imbarcazioni ingegnose, e sviluppando una scienza astronomica in grado di formulare previsioni accurate.

I Greci furono i primi a utilizzare un approccio scientifico per tentare di rispondere a domande ontologiche ed esistenziali. Le civiltà precedenti, nonostante i progressi ottenuti, cercarono la spiegazione della vita e del mondo esclusivamente nella mitologia e nella religione.

Il greco Pitagora ipotizzò che il numero fosse la misura di tutte le cose. Tutti i rapporti tra grandezze spaziali si ridurrebbero a rapporti tra numeri interi, per cui questi ultimi costituirebbero l’essenza della realtà, oltre l’apparenza confusa e ingannevole che assume quotidianamente.

Il problema che questo libro si propone di risolvere si riallaccia all’argomento di Pitagora, ma è più insidioso, potendo essere espresso nei termini seguenti: se la realtà è numero, mentre l’estensione nello spazio è apparenza, allora non si capisce per quale motivo l’estensione nello spazio debba esistere. Teoricamente dovrebbero esistere solo numeri. Non è sufficiente trovare una corrispondenza tra numeri e figure geometriche, come facevano i pitagorici, ma si rende necessario capire come la corporeità possa originarsi da numeri o sillogismi.

Come possiamo notare, questo problema nel corso dei secoli non è stato mai affrontato e risolto, ma solo sfiorato.

Stranamente Pitagora viene ricordato per il teorema che ha decretato la fine della sua filosofia. Infatti la scoperta dell’irrazionalità della radice quadrata di 2, cioè dell’incommensurabilità dell’ipotenusa del triangolo rettangolo, dimostrò che l’estensione nello spazio non poteva essere spiegata in termini di rapporti fra numeri interi.

L’aritmetica elementare non poteva più spiegare l’universo, pertanto venne rivalutata la geometria, che a questo punto non era più mera apparenza, ma la vera chiave di lettura per comprendere il mondo.

Il progresso della geometria e il superamento dell’aritmetica elementare determinarono il successivo sviluppo dell’algebra, infatti si iniziarono a studiare geometricamente i rapporti tra le quantità, non più intese come numeri interi, ma come entità via via sempre più parametriche e astratte.

Tutto ciò però non cambia di una virgola il problema che ci siamo proposti di risolvere, che rimane tale e quale a prima. Sempre lì che aspetta di essere risolto.

L’Atomismo di Leucippo e Democrito costituì sicuramente una novità importante in termini di interpretazione fisica della realtà, ma dal punto di vista dell’estensione nello spazio si riduceva a una mera tautologia.

I sostenitori della divisibilità all’infinito dello spazio, come Zenone, cadevano in una tautologia, perché spiegavano lo spazio in termini di suddivisione in spazi ancora più piccoli, in un processo ricorsivo infinito.

Lo stesso dicasi per gli atomisti.

L’idea che a un certo punto si giunga a individuare entità discrete, cioè atomi indivisibili e separati tra loro, richiede l’ipotesi preliminare di uno spazio pieno e vuoto. Lo spazio pieno è quello occupato dagli atomi, mentre lo spazio vuoto è quello nel quale si muovono. In definitiva, è un’idea di spazio che richiede altre idee di spazio. Tautologia.

Il secolo dei lumi

Isaac Newton e Gottfried Leibniz, due fra le menti più brillanti del secolo dei lumi, erano in disaccordo su tutto: sia sulla questione della paternità del calcolo infinitesimale, che ognuno rivendicava per sé, che sul concetto di spazio.

Newton riteneva che lo spazio e il tempo fossero enti assoluti, e che in quanto tali consentissero di misurare qualsiasi oggetto ed evento astronomico in riferimento ad essi. Leibniz invece respingeva questa ipotesi, supponendo che l’estensione nello spazio fosse una proprietà dei singoli oggetti.

La posizione sostenuta da Isaac Newton era molto più vicina al senso comune, ma proprio per questo non era affatto nuova, e si poteva far risalire prima ai tempi antichi e poi a Cartesio.

L’idea di spazio sostenuta da Cartesio era un po' contraddittoria: inizialmente, notando che lo spazio è il presupposto di qualsiasi nostro ragionamento sui corpi estesi, ipotizzò che esso dovesse corrispondere alla materia stessa, che è il costituente fondamentale di qualsiasi corpo fisico; ma poi il filosofo Henry More gli fece notare che l’estensione è presente anche negli oggetti della nostra fantasia e immaginazione, come angeli, mostri e demoni, pertanto deve prescindere dalla materialità; al che Cartesio rettificò parzialmente la sua posizione, asserendo quanto segue:

Concepiamo invece la materia come un vero corpo, perfettamente solido, che riempia ugualmente tutte le lunghezze, larghezze e profondità di questo grande spazio, in mezzo al quale abbiamo fermato il nostro pensiero.

Isaac Newton, molto umilmente, e anche onestamente direi, si limitò ad ammettere che in fin dei conti era vero che la matematica presupponeva l’idea di spazio senza saperla spiegare. Ma lui, il più grande scienziato di tutti i tempi, aveva a cuore ben altri problemi, molto più importanti, sia per il progresso dell’umanità che della scienza, e non poteva indugiare ulteriormente su questioni di lana caprina

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