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Donato Bilancia Criminal Mind: Il serial killer con la calibro 38

Donato Bilancia Criminal Mind: Il serial killer con la calibro 38

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Donato Bilancia Criminal Mind: Il serial killer con la calibro 38

Lunghezza:
409 pagine
5 ore
Editore:
Pubblicato:
20 gen 2022
ISBN:
9791220889001
Formato:
Libro

Descrizione

Il volume interpreta in chiave criminologica, investigativa e giornalistica d’inchiesta gli episodi delittuosi con Bilancia spietato e distruttivo: diciassette omicidi e due tentati omicidi. Ogni capitolo analizza e descrive in modo originale l’antefatto del delitto, la scena del crimine e la vittimologia, la crimino-dinamica, i moventi psicologici, pratici, economici e sessuali di Bilancia, le tracce lasciate e i suoi errori esecutivi, il punto della situazione info-investigativa del momento e lo stato delle indagini. L’ultimo capitolo traccia il profilo criminale di Bilancia. Il volume è per gli esperti, i cultori e gli studiosi di criminologia, di criminalistica e delle scienze forensi, del criminal profiling, dell’analisi della scena del crimine e dell’investigazione criminale; è per il lettore interessato alle drammatiche vicende che videro diciassette morti ammazzati in sei mesi da un killer spietato e imprendibile; è dedicato ai ricercatori delle verità criminali nascoste e ignote, agli addetti ai lavori. È uno strumento informativo, culturale e didattico, è un metodo di analisi criminale sistemica sui delitti seriali. Le prefazioni sono a cura del professor Francesco Sidoti criminologo sociologo, del regista Roberto Faenza e dell’avvocato Nino Marazzita.

Carmelo Lavorino, criminologo criminalista, profiler ed analista della scena del crimine, vive e lavora fra Roma e Gaeta. È iscritto all'Albo dei Periti Criminologi del Tribunale Penale di Roma, è fondatore e direttore del CESCRIN (Centro Studi Investigazione Criminale). Già docente universitario in "Tirocinio sopralluogo e scena del crimine" e in “Protezione delle istituzioni, persone ed eventi” presso l'Università di L'Aquila al Corso di Laurea Scienze dell'Investigazione.
Si è interessato di oltre 200 casi d'omicidio, fra cui i delitti del Mostro di Firenze, di Via Poma, del serial killer Donato Bilancia, di Cogne, di Arce, del piccolo Tommaso Onofri, di morti equivoche e di omicidi camuffati da suicidi, come le morti di Viviana Parisi e Gioele Mondello (Giallo di Caronia), di Glenda Alberti, di Claudia Agostini, di Marcella Leonardi, del brig. Salvatore Incorvaia. di cold cases, rapine e violenze sessuali. È stato consulente criminologo per il film Il Delitto Di Via Poma, regista Roberto Faenza, produttore Pietro Valsecchi, sceneggiatore Antonio Manzini, protagonista Silvio Orlando. È specializzato in investigazioni penali, esame ed analisi della scena del crimine e del modus operandi del soggetto ignoto autore del crimine, organizzazione e coordinamento di pools tecnici e investigativi, management dell'investigazione criminale, BPA (Bloodstain Pattern Analysis – Analisi dello schema di formazione delle macchie di sangue).
Editore:
Pubblicato:
20 gen 2022
ISBN:
9791220889001
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Donato Bilancia Criminal Mind - Carmelo Lavorino

RINGRAZIAMENTI

Ringrazio l'amico Francesco Sidoti, professore emerito di criminologia, già Presidente del Corso di laurea in Scienze dell'Investigazione presso l'Università di L'Aquila, per l'introduzione;

il dinamico, analitico e creativo regista Roberto Faenza per la prefazione nonché recensione magistrale;

l'avvocato Nino Marazzita, famoso ed eccellente penalista e compagno eccezionale di imprese processuali eccezionali, per la prefazione;

la professoressa Maria Teresa Gammone per il sostegno e l'amicizia;

la studiosa di criminologia Francesca Dovigo per l'analisi documentale;

la collaboratrice Valentina Fusco per le ricerche processuali;

il dottor Amedeo Ronteuroli, Presidente del Centro Studi Criminalistica di Genova, per le ricerche storiche e per i ricordi che ci ha lasciati;

il personale della biblioteca Berio di Genova per la cortesia e la professionalità dimostrate;

i miei amici avvocati Eduardo Rotondi del Foro di Cassino e Luigi Vincenzo del Foro di Roma per i consigli profusi;

l'avvocato Gianfranco Pagano per le proficue chiacchierate;

l'avvocato Pietro Bogliolo per le sue considerazioni;

gli avvocati Stefano Sambugaro ed Alessandro Vaccaro per la disponibilità e la professionalità;

il dott. Luca Di Biagio per la preziosa collaborazione riguardo l'analisi storica e vittimologica;

il dott. Enrico Delli Compagni per le ricerche sul profilo criminale;

la dr.ssa Rossella Di Carmine per la valida collaborazione professionale;

il perito informatico Gaetano Bonaventura per l'assistenza fornitami;

il regista teatrale Massimo Amadei per la vicinanza e per il prossimo progetto sui delitti di Bilancia;

la Direzione e la Redazione del quotidiano IL SECOLO XIX;

l'editore Luigi Passerino per la collaborazione e la versione digitale.

Presentazione di Francesco Sidoti

Questo volume di Carmelo Lavorino non è soltanto avvincente come lettura, ma è assai utile e importante anche da un punto di vista strettamente tecnico e professionale. Grazie a Carmelo Lavorino possiamo ritrovare, in filigrana, nella vicenda individuale di Donato Bilancia, alcune questioni fondamentali di una corretta metodologia.

Infatti, su questo caso abbiamo visto il meglio e il peggio dell'investigazione. Il peggio è l'impreparazione: Donato Bilancia uccise in pochi mesi diciassette persone (sedici con la stessa pistola); fu catturato soltanto per una circostanza fortunata; almeno inizialmente, gli sarebbero stati attribuiti soltanto otto delitti, se non avesse confessato anche gli altri.

Carmelo Lavorino chiarisce che la sua critica è costruttiva, rivolta ad evitare altre inadeguatezze. Egli scrive che gli inquirenti dell'epoca tutti, con alto senso etico, dell'onore e del dovere professionale, hanno ammesso che le discipline forensi non vennero apprezzate ed attivate con adeguatezza e che le indagini non furono adeguate, che mancò un coordinamento capillare e organizzato, che Bilancia è stato catturato per fortuna, che non c'era - all'epoca - la mentalità della caccia al serial killer, che mancavano le banche dati balistiche e sui delitti seriali.

Anche durante il processo sono state riscontrate varie perplessità. Fu disposta una perizia, affidata al meglio della psichiatria italiana: Ugo Fornari, Giacomo Mongodi, Pier Luigi Ponti, che si confrontarono con altri illustrissimi esperti: i consulenti del pubblico ministero furono Romolo Rossi, Francesco De Fazio, Marco Lagazzi. Molto noti e apprezzati anche i consulenti della difesa: Giacomo Canepa ed Elio De Marco. Anche altri notissimi esperti, come Vittorino Andreoli, si sono occupati attivamente e professionalmente del caso. Rispetto a tutti, l'analisi di Carmelo Lavorino mi sembra la migliore, perché illuminante su tanti profili.

Spesso viene citata una famosa frase di Oscar Wilde: Dietro un delitto c'è una vicenda umana molto più interessante del delitto stesso. Carmelo Lavorino entra nella vicenda umana del caso Bilancia, in maniera che è illuminante perché non si affida soltanto ai colloqui (come fanno molti psichiatri): comprensibilmente possono essere riduttivi e fuorvianti. Oltre che fare riferimento alle dichiarazioni, Carmelo Lavorino studia minuziosamente i fatti e gli antefatti, distingue i dati e le ipotesi, rilegge riga per riga le carte processuali.

In conclusione, sono precisate non soltanto le scelte tattiche e strategiche di Donato Bilancia, ma i contesti di ogni segmento investigativo, dalle vittime ai luoghi degli omicidi. Il modus operandi è rivisto in una nuova luce: come un percorso all'indietro verso le motivazioni interiori. Quanto ci è noto viene messo a confronto con le varie interpretazioni, dunque sono ricostruite le ragioni esplicite ed implicite, con i tanti fattori in gioco: educativi, familiari, economici, sessuali, psicologici, pratici, spesso inconfessati o misconosciuti dallo stesso responsabile.

Donato Bilancia potrebbe essere descritto come un individuo abnorme, con propensioni al furto, alle rapine, al gioco d'azzardo, alla devianza e alla delinquenza, oppure come un individuo che non ha mai presentato comportamenti o sintomi che fossero indicativi di una preesistente infermità di mente (così leggiamo nelle conclusioni del collegio peritale) e che, improvvisamente, diventa un assassino seriale. Tutte e due queste descrizioni sono insufficienti e lo comprendiamo lungo il volume, che esalta la criminogenesi e la criminodinamica: alla fine della lettura abbiamo un'interpretazione complessiva sulle diverse origini di quanto è avvenuto, sugli schemi mentali e sui percorsi comportamentali, sul senso di quella febbrile firma assassina che altrimenti sarebbe rimasta enigmatica. Per davvero, entriamo in una vicenda umana che è, avrebbe detto Oscar Wilde, molto più del delitto stesso.

In breve, Carmelo Lavorino fa emergere la specificità dell'investigatore vero, caratterizzato da istruzioni, professionalità, metodologie, attrazioni ben differenti rispetto a quelle che sono proprie dello psichiatra, dell'avvocato, del criminalista, del criminologo, del giornalista. Questi sono prevalentemente interessati l'uno alla capacità di intendere e di volere, l'altro ai profili giuridici, l'altro ancora alle modalità esecutive, ai mezzi, ai luoghi del delitto, alle conseguenze detentive, alle ragioni sociali e istituzionali. Osservano il come, il quando, il dove, le ripercussioni, la difesa, e così via.

L'investigatore, invece, fa un mestiere diverso. Vuole sapere chi: esamina le tracce lasciate dal responsabile, lo immagina, lo identifica, lo insegue, lo stana. Soltanto se è veramente bravo, lo trova. In questo caso, Carmelo Lavorino, non lo trova: lo spiega. Ma, in tanti altri casi, il responsabile vero, Lavorino lo ha trovato - e soprattutto ha trovato la non-responsabilità di tanti indagati e imputati, che erano innocenti e che se non fosse stato per lui marcirebbero ancora in galera.

Cito soltanto un caso che ho conosciuto dalla viva voce del magistrato che se ne era occupato, il giudice Angelo Di Salvo; si trattava del primo caso in Italia di innocente condannato all'ergastolo e poi assolto, con il contributo decisivo di Carmelo Lavorino, in sede di revisione del processo (dopo avere trascorso ben sette anni di ingiusta detenzione!).

L'amicizia può essere motivata da molte ragioni. La mia amicizia nei confronti di Carmelo Lavorino è motivata dalla stima. Spero di avere spiegato alcune ragioni della mia antica e sincera stima, ulteriormente rafforzata dalla pubblicazione di questo avvincente volume.

Il libro è così strutturato:

il capitolo 1 riporta la scheda notizie su Donato Bilancia, i precedenti penali, gli aspetti psicologici, le scelte di vita;

il capitolo 2 propone l'excursus storico delle azioni assassine di Donato Bilancia, compresi i due tentati omicidi;

il capitolo 3 narra di quando Bilancia contattò l'Autore, dei loro incontri in carcere, delle prime conclusioni di Lavorino sulla carriera di serial killer di Bilancia;

il capitolo 4 dà il via all'analisi investigativa sistemica, presentandone il metodo di lavoro ed approfondendo i concetti di serial killer, di indicatori fondamentali concettuali del crimine e di triade criminodinamica;

seguono 15 capitoli, numerati da capitolo 5 a capitolo 19, dove a ogni azione criminale di Bilancia - diciassette omicidi e due tentati omicidi - viene dedicato un capitolo; ogni capitolo espone: 1) l'antefatto, 2) il fatto e la dinamica del crimine, 3) le dichiarazioni di Bilancia estrapolate dal fascicolo processuale, 4) le motivazioni e il movente, 5) gli atti di matrice psicologica, 6) le tracce lasciate dal killer, 7) i suoi errori esecutivi, 8) le eventuali inadeguatezze investigative;

i capitoli 20 e 21 sono dedicati all'individuazione ed alla cattura di Donato Bilancia, ai processi ed alle sentenze;

il capitolo 22 tratta delle sue performance mediatiche;

il capitolo 23 riporta il profilo criminale di Bilancia, basato (1) sui fatti e sulle risultanze processuali; (2) sull'analisi delle scene dei crimini, delle tracce di qualsiasi natura lasciate e/o individuabili, dei suoi modus operandi e comportamenti complessi, degli atti di matrice psicologica e ritualistici, dei moventi pratici e strumentali, della scelta delle vittime e dei luoghi e delle circostanze; (3) su tutto quello che Lavorino chiama indicatori del crimine.

Prefazione di Roberto Faenza

Ho conosciuto Carmelo Lavorino nel 2011, mentre curavo la regia del film per la televisione Il delitto di Via Poma. Ricordo che mi impressionò l’insieme delle sue conoscenze nell’ambito di quegli aspetti che lui stesso chiama criminalistici, criminologici, investigativi e d'intelligence. Se non sbaglio sono indagini che comprendono gli accertamenti biologici, dattiloscopici e di altra natura, l’analisi della scena del crimine, l’impostazione del profilo criminale del soggetto ignoto, gli elementi di carattere psicologico e comportamentali, oltre che di pura investigazione criminale. Insomma un insieme di conoscenze che a metterle insieme occorre essere dotati di un cervello non comune. Nell’ambito della sua collaborazione, che si rivelò preziosa per realizzare il film con competenza (e difatti arrivammo a precedere la sentenza di assoluzione dell’indagato ingiustamente condannato in primo grado), mi resi conto della complessità del suo sapere, che all’epoca ebbi a definire un misto di CSI, Criminal Mind, Edgar Allan Poe e Sherlock Holmes. Per un appassionato di cold case come sono io, tutto ciò basta a fare di Lavorino il perfetto consulente. Dopo il film su Via Poma le nostre strade si sono divise, io di recente ho affrontato il caso di Emanuela Orlandi con il film per il cinema La verità sta in cielo e lui ha continuato a interessarsi di omicidi, di seminari, di conferenze e di consulenze, oltre che a pubblicare saggi e libri sull’argomento dell’investigazione criminale. Mi chiedo che tipo di sonni possa fare un criminologo tanto esperto e se fossi uno psicoanalista mi piacerebbe averlo tra i pazienti per sondare la sua mente.

Ultimamente mi ha invitato a leggere in anteprima il suo libro dedicato all’assassino seriale più prolifico e spietato che se non sbaglio abbiamo avuto in Italia, autore di ben diciassette omicidi dall’ottobre 1997 all’aprile del 1998. Il termine autore, che usiamo correntemente, dovrebbe indurci a capire che effettivamente per arrivare a tanto un uomo deve per forza essere provvisto di una mente creativa, anche se dedicata solo al crimine.

Su Bilancia si è detto, ragionato e scritto molto: articoli, saggi, trasmissioni, fiction e libri. Credo però che nessuno abbia affrontato il complesso e difficile argomento come è riuscito a fare Lavorino, il quale, entrando realmente NELLA MENTE DEL SERIAL KILLER, spiega – col suo metodo e il suo stile da profiler e criminologo investigativo – quali siano realmente tutta una serie di elementi da conoscere. Elenco i principali: la logica segreta delle azioni criminose di Bilancia; i moventi nascosti nella sua psiche, nei suoi traumi (dall’infanzia all’odio esasperato contro le donne, la coppia genitoriale ed altre figure simboliche), nelle sue cabale mentali di giocatore d’azzardo e nelle sue fantasie di morte. Con dovizia di particolari anche spettacolari Lavorino spiega perché, con quali scelte tattiche e strategiche e con quali obiettivi Donato Bilancia, di volta in volta, decideva di uccidere, dove uccidere e quale tipo di vittima aggredire. A leggerlo vengono i brividi e mi chiedo come possa la mente umana elaborare un simile coacervo di orrori riuscendo a sopravvivere.

Lavorino spiega come in un thriller che la grande serie omicidiaria di Bilancia, composta da diciassette vittime, contiene tre serie che si intrecciano, sovrappongono e si saldano: la serie della vendetta personale, dove uccide quattro persone che conosceva e odiava per motivi personali; quella per rapina, dove manda al creatore cinque persone; quella per odio contro le donne e le prostitute, dove ammazza ben otto persone, tentando di eliminarne altre due. Leggendo questo libro assistiamo come al cinema a una sedimentazione del male assoluto, dove l’assassino gioca a poker e alla roulette contro i suoi cacciatori, puntando la vita delle vittime come fossero birilli o bambole di pezza. Un tragico gioco nel quale Bilancia, decidendo il tipo d’azzardo e di sfida, il tavolo e la posta, agisce con azioni temerarie e pianificate, con bluff e contro bluff che potremmo definire geniali se il termine fosse appropriato nel caso di un criminale. In definitiva siamo di fronte a un vero omicida seriale organizzato, capace di una pianificazione che ha dello scientifico.

Lavorino definisce Bilancia come: serial killer atipico, prolifico e complesso, del tipo visionario, perché condivide le scelte della sua ombra crudele e assassina; missionario, perché deve ripulire il suo territorio dalle prostitute e dalle donne peccatrici; dominatore e controllore del potere, perché cerca il senso di onnipotenza con tutte le implicazioni di beneficio psicologico che ne scaturiscono; edonista e amante del rischio, perché gode nell'uccidere, nel lanciare sfide e nel rischiare; lussurioso perché la ritualizzazione del rapporto sessuale con dominio e disprezzo è un suo bisogno da soddisfare; ideologico ed esecutore di vendetta, perché uccide per vendetta del tipo diretto, surrogato, simbolico e trasposto molti omicidi; for a profit, perché uccide anche per interesse economico, tattico e strategico per auto sicurezza e per depistare; collezionista, perché uccide per libera scelta serie di prostitute di nazionalità diverse e donne sui treni, dove queste sono la rappresentazione della prima vittima donna e la sua ripetizione; primitivo, perché appaga il bisogno primario del sesso, della vendetta e vive il suo isolamento psichico.

Circa duecentosessanta pagine, ventitré capitoli con decine di tabelle e schemi, che si leggono d’un fiato e che fanno uscire allo scoperto l’invisibile maligno filo rosso logico conduttore degli omicidi di Bilancia, nascosto nelle fantasie mortali, di vendetta e di rivalsa contro tutti e tutto all’interno di una mente perversa. Un universo di cui lui è il centro e il dominatore assoluto, dominato a sua volta dall’istinto assassino ormai slatentizzato che pretendeva sangue, morte e terrore. Bilancia è stato preso e oggi sconta la sua pena a 13 ergastoli. Ma a leggere queste pagine che rappresentano di fatto la scannerizzazione di una mente umana atipica, c’è da sperare che di uomini come Bilancia non ce ne siano più. Purtroppo non è così e credo che Lavorino lo sappia più di ogni altro.

Da sinistra:

Roberto Faenza,

Francesco Sidoti, Carmelo Lavorino,

Nino Marazzita.

Prefazione di Nino Marazzita

Carmelo Lavorino e Donato Bilancia, due personaggi che ho conosciuto per motivi professionali, rispettivamente il Bene e il Male. Il primo concentrato e dedito a risolvere casi delittuosi, a studiare e sviluppare metodiche d'investigazione criminale, il secondo dedicato al furto, alle rapine, al gioco d'azzardo, alla devianza e delinquenza, sino ad arrivare all'uccisione di diciassette persone in sei mesi.

Con Lavorino, da subito amico Carmelo, ci conoscemmo nel 1995 quando andammo a Firenze per difendere e fare assolvere Pietro Pacciani accusato dei 16 delitti del Mostro di Firenze: Carmelo organizzò e mi mise a disposizione un pool tecnico investigativo di prim'ordine, fra cui il professore Francesco Bruno e la psicologa Simonetta Costanzo: furono giorni intensi ed esaltanti. Facemmo assolvere Pietro Pacciani condannato in primo grado a ben 14 ergastoli. Con Carmelo ho mantenuto un fortissimo rapporto di amicizia e ogni tanto mi pregio della sua collaborazione di criminologo investigativo e di profiler.

Ora Carmelo ha scritto un libro intrigante, tecnico, analitico e scientifico su Bilancia, l'assassino seriale che ho conosciuto nel 1998, un uomo che è la sedimentazione del male assoluto.

Bilancia mi scrisse dal carcere di Chiavari il 30 giugno 1998: Preg.mo Avvocato, sono Donato Bilancia, sarei intenzionato a proporle la mia difesa. Prima di fare la Sua nomina attendo che sia Lei a farmi sapere se è disponibile ad occuparsi del mio caso. Per correttezza devo segnalarle che al momento non sono in condizioni di poterle conferire alcun tipo di parcella. Distinti saluti. Naturalmente conoscevo la storia di Bilancia, l'uccisore multiplo che per sei mesi aveva seminato il terrore in Liguria: fui subito interessato a incontrarlo, per quel mio insopprimibile istinto da esploratore di anime.

Bilancia, un uomo apparentemente gioviale con il vizio del gioco, era reo confesso di avere ucciso diciassette persone. Aveva un piano omicida, nei suoi delitti seriali metteva in essere una ritualità speciale con l'intento di addentrarsi in un gioco perverso, la cui posta era la sua stessa vita.

Di Bilancia mi colpirono subito gli occhi inespressivi, lo specchio di una totale assenza di sentimenti: non provava nessun senso di colpa. Il suo unico interesse era dimostrare di essere qualcuno, per compensare un inconfessato complesso di inferiorità. Il fatto di essere considerato un serial killer gli dava, assurdamente, l'illusione di essere un personaggio di spicco.

La prima cosa che mi chiese non fu di evitargli l'ergastolo, ma di aiutarlo a realizzare un sogno. Avvocato, sono convinto che io e lei faremo molta strada insieme esordì. Quindi spiegò che voleva collaborare attivamente alla difesa, puntualizzando che avrebbe gestito personalmente i contatti con i giornalisti che, a sentir lui, gli chiedevano memoriali e interviste. In quel preciso momento mi resi conto di quanto gravi fossero le sue alterazioni psichiche: Bilancia cercava di trarre profitto dai suoi crimini progettando di organizzare, dal carcere, conferenze stampa e di percepire compensi per eventuali partecipazioni televisive".

Gli risposi che non potevo essere d'accordo e che la linea e la strategia di difesa e di comunicazione erano a totale discrezione dell'avvocato difensore, cioè del sottoscritto. Le sue confessioni erano un marasma di contraddizioni, una sorta di rappresentazione grossolana dell'uomo che avrebbe voluto essere, o sembrare. A cominciare dalle elucubrazioni sulla doppia personalità, le sue trovate erano chiaramente costruite, in una sfilza di menzogne così evidenti da sconfinare nell'ingenuità e nella provocazione fine a se stessa.

Dopo sette mesi decisi di lasciare la sua difesa per evidenti impossibilità di collaborazione e d'impostare una seria linea di difesa.

Torniamo al libro di Carmelo Lavorino, criminologo, profiler, analista della scena del crimine ed esperto in investigazione criminale. Questi, con sagacia, scienza e creatività, entra nella mente del serial killer Bilancia e ne intuisce, analizza e spiega i vari moventi, le scelte tattiche e strategiche delle vittime e dei luoghi degli omicidi, gli schemi mentali e comportamentali, i modus operandi e la segreta firma psicologica. Analizza in chiave criminologica e investigativa gli episodi criminosi con Bilancia spietato protagonista. In ogni capitolo dedicato agli omicidi descrive e interpreta in modo inedito gli antefatti, le scene del crimine e la vittimologia, il modus operandi, i moventi psicologici, pratici, strumentali, economici e sessuali, le tracce lasciate, gli errori esecutivi del killer e le carenze delle indagini.

Nell’ultimo capitolo traccia il profilo criminale di Bilancia, ne individua e definisce la segreta firma psicologica, le caratteristiche esclusive di serial killer, lo schema mentale comportamentale, la logica nascosta delle sue scelte sciagurate e drammatiche.

Complimenti carissimo amico Carmelo, ora preparati a scrivere il prossimo libro dedicato ai delitti del Mostro di Firenze ed al processo a Pietro Pacciani, sarà il quarto della serie: avrai ed avremo molto da dire!

Introduzione di Carmelo Lavorino

Sono passati molti anni dai diciassette feroci omicidi commessi da Donato Bilancia, l'uccisore multiplo e serial killer italiano più prolifico per numero di vittime, più atipico per la diversità dei luoghi, delle circostanze omicidiarie e della vittimologia, più glaciale, efficiente e spietato, pari, in questo, solo al Mostro di Firenze.

Bilancia è morto il 17 dicembre 2020 nel carcere di Padova.

In questo libro propongo la rielaborazione del mio precedente lavoro su questo incredibile serial killer intitolato DONATO BILANCIA – NELLA MENTE DEL SERIAL KILLER, ampliandolo ed aggiornandolo, anche in riferimento ad alcuni aspetti inediti e/o segreti della vicenda.

Presento uno studio criminologico globale sui delitti di Bilancia e, ovviamente, faccio riferimento al fenomeno ed alla categoria dei serial killer, studio basato sul metodo sistemico scientifico che integra e mette in sinergia le quattro grosse discipline dell'investigazione criminale: la criminologia, la criminalistica, l’investigazione e l'intelligence. Questo, perché ogni delitto (seriale e non) deve essere analizzato freddamente e interamente, per poi essere collegato agli altri della serie (se esistenti e/o individuati e/o ipotizzabili) con creatività, logica e metodo, tramite le quattro discipline citate.

Criminologia. Studio del comportamento criminale prima, durante e dopo il crimine che ha determinato il crimine stesso e l'interpretazione de: 1) il crimine e il criminale sotto gli aspetti comportamentali, motivazionali, situazionali, psicologici, sociologici, biologici, statistici, medico legali, ambientali, esecutivi e storici; 2) le tecniche, le formazioni, le aggregazioni e le storicità criminali; 3) la reazione sociale al crimine, 4) la prevenzione e il trattamento del crimine, 5) perché il numero dei crimini varia nello spazio e nel tempo.

Criminalistica. Scienza delle tracce e dell'investigazione scientifica. Attività sulle scene del crimine di osservazione e ricerca, di documentazione, di fissazione e di repertamento. Attività di laboratorio, esame, elaborazione ed analisi dei reperti.

Investigazione. È il processo mentale, logico, analitico e consequenziale per risolvere i quesiti relativi un caso criminale del tipo complesso, quesiti fattoriali e/o sistemici collegati a qualunque livello, aspetto e stadio del tipo Chi? Cosa? Dove? Quando? Perché? Come? o 5W+1H What? Who? Where? Why? When? How?.

Intelligence. È l'attività per ottenere e mantenere una posizione di supremazia e di conoscenza per quanto concerne le attività della controparte, dell'avversario o del nemico. Nell'ambito dell'analisi criminale la controparte è il soggetto ignoto autore del crimine e la sua combinazione criminale di appartenenza.

Lo studio analitico, logico e strutturato che presento ha, inoltre, armonizzato i quattro grandi gruppi indicatori fondamentali del crimine: 1) la scena del delitto, la vittimologia e le tracce di ogni tipo (da quelle comportamentali a quelle fisiche, biologiche, chimiche e telematiche); 2) il modus operandi, la tecnica criminesecutiva, le motivazioni e i moventi, gli intenti primari, le capacità e i livelli criminali del soggetto ignoto; 3) le opportunità, le possibilità e le temporalità di cui ha usufruito lo stesso; 4) i contesti, le storicità e le particolarità del crimine.

La presente analisi è anche originata da due elementi molto forti: 1) sono stato sin dal 1980 uno studioso del fenomeno dei serial killer, studi che perfezionai fra il 1992 e il 1994 quando scrissi tre libri sul Mostro di Firenze e sul processo contro Pietro Pacciani (per me estraneo ai delitti del Mostro), tanto che nel processo di primo grado nel 1994 fui consulente della difesa di Pacciani assieme al criminologo Francesco Bruno, per poi, in quello d’appello, fondare e coordinare il pool tecnico investigativo che, sotto la guida dell'avvocato Nino Marazzita, fece assolvere l'imputato. Nel frattempo avevo fondato la rivista di criminologia e investigazione Detective & Crime , dedicata anche al fenomeno dei serial killer. Nel 1995 partecipai all’organizzazione del Convegno Internazionale Mostri o Serial Killer che si svolse a Roma, presso la Corte d’Appello, nei giorni 1 e 2 dicembre 1995. Ovviamente mi interessai anche degli efferati e misteriosi omicidi commessi in Liguria, da Genova a Ventimiglia, dal 1997 al 1998, dove individuai precise analogie di modus operandi [¹] e di firma psicologica [²] , omicidi che poi Donato Bilancia confessò interamente; 2) ho conosciuto Bilancia nel 2001 nel 2001, ancor prima della sentenza della Cassazione, in quanto lo stesso mi aveva contattatp dal carcere di Padova affinché studiassi i suoi omicidi per valutarne il modus operandi, l'organizzazione ed altri aspetti (ne parlo al capitolo terzo) ed esprimere un parere pro veritate Studiai il fascicolo processuale, incontrai Bilancia nel carcere di Padova e formulai il parere richiestomi trasmettendolo al suo difensore l’avvocato Umberto Garaventa. Le conclusioni erano che Donato Bilancia non era quel super-serial killer intelligentissimo, pianificatore di ogni fase del progetto omicida, astuto e imprendibile dipinto dai media, bensì un pluriomicida c he poteva essere catturato molto prima del maggio 1998. Individuai diversi errori investigativi, congetturali, di metodo, di analisi e di apprezzamento commessi nell'inchiesta: questo libro contiene una parte di tale parere pro veritate .

Altresì, ho scritto questo libro perché come docente di scena del crimine, profiler, criminologo, investigatore criminale, giornalista investigativo e professionista – oltre che cittadino - ho il dovere: (A) di collaborare al progredire della ricerca di metodologie e strumenti mentali di analisi e d'investigazione criminale, (B) di segnalare, indicare e correggere eventuali errori investigativi e metodologici commessi da chiunque, laddove m'interesso professionalmente al caso, (C) di partecipare al perfezionamento dei modelli investigativi applicati a specifici casi criminali e di proporne di nuovi e originali, se possibile.

Tanto ho fatto ideando il Metodo MOCCI (Modello Operativo Criminalistico Criminologico Investigativo), il Modello della Triade Criminodinamica, il Modello dell'Analisi Investigativa Sistemica Criminale; tanto è accaduto per i delitti del Mostro di Firenze e il processo a Pietro Pacciani, per il giallo di Via Poma, vittima Simonetta Cesaroni; per il giallo di Arce, vittima Serena Mollicone; il delitto di Cogne, vittima Samuele Lorenzi; per il rapimento e l'assassinio del piccolo Tommaso Onofri; per gli omicidi ai danni di Meredith Kercher, Chiara Poggi, Sarah Scazzi, Yara Gambirasio e molti altri, oltre a morti equivoche (il giallo di Caronia, vittime Viviana Parisi e il figlioletto Gioele Mondello) ed a omicidi camuffati da suicidi, quali i decessi del brig. Salvatore Incorvaia, dell'imprenditore viterbese Mario Natali, il fisico ascolano Rodolfo Manno, la professoressa d'inglese Claudia Agostini, la giovane Glenda Alberti, la signora Marcella Leonardi Pacciarella ed altri.

Al che, avendo analizzato e valutato la metodica investigativa applicata per l’individuazione e la cattura di Bilancia, laddove ritengo che (1) si poteva fare di più, (2) si potevano evitare scelte e non scelte (anche per motivi tecnici, storici o di abitudine o di mentalità), (3) si doveva perfezionare il modello analitico investigativo operativo, (4) si dovevano applicare inediti e speciali metodi di analisi investigativa criminale, reputo mio dovere ottemperare a quanto enunciato alle lettere (A), (B), (C).

Sicuramente si cresce individuando gli errori, le imperfezioni e le omissioni, capendone le origini e i motivi di formazione, per poi impostare un circuito di controllo per evitarli in futuro e un modello operativo che tenda il più possibile alla perfezione.

Per chi è questo libro

Questo libro è diretto agli esperti, ai cultori ed agli studiosi dell’investigazione criminale, della criminologia, della criminalistica e delle scienze forensi, al cittadino ed al lettore interessati alle drammatiche vicende che videro diciassette morti ammazzati in sei mesi da un killer spietato e imprendibile; ai ricercatori delle verità criminali nascoste e ignote, agli addetti ai lavori.

È uno strumento informativo-formativo, culturale e didattico, un'esercitazione criminologica-criminalistica-investigativa di ricerca e di laboratorio: è un metodo di analisi criminale sistemica sui delitti seriali.

Sicuramente è una critica costruttiva per evitare che nel futuro vengano commesse ulteriori inadeguatezze, che alcuni importanti aspetti soggettivi dell'investigazione criminale quali il fiuto, l'intuito, l'esperienza, la scelta del contesto e le statistiche apparenti possano prendere il sopravvento su altri aspetti, quali la curiosità, la diffidenza, il non dare mai nulla per scontato, l'umiltà, i dati oggettivi, l'investigazione scientifica e la logica investigativa sistemica.

È una rivisitazione critica e costruttiva dell'operato degli Inquirenti dell'epoca, i quali, tutti, con alto senso etico, dell'onore

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