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Il Grande Dizionario della MetaMedicina: Guarire interpretando i messaggi del corpo

Il Grande Dizionario della MetaMedicina: Guarire interpretando i messaggi del corpo

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Il Grande Dizionario della MetaMedicina: Guarire interpretando i messaggi del corpo

valutazioni:
5/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
1.019 pagine
9 ore
Editore:
Pubblicato:
13 dic 2021
ISBN:
9788833802701
Formato:
Libro

Descrizione

Il Grande Dizionario della MetaMedicina – Dall’autrice bestseller Claudia Rainville, un testo rivoluzionario nel campo dell’autoguarigione

Scopri le chiavi dell’autoguarigione utilizzate nell’ambito della Metamedicina: ognuno di noi può diventare medico di se stesso e aiutare gli altri a guarire.

Da trent’anni di ricerche nasce questo dizionario, oggi nella sua versione aggiornata e ampliata, sulle cause psicosomatiche di diversi disturbi e malattie. La Metamedicina vuole essere una medicina compassionevole, che va al di là di ciò che è cosciente per scoprire e comprendere le origini della malattia, del dolore e del disagio che manifestiamo nella nostra vita e risvegliare le coscienze.

Con questo libro l’autrice bestseller si propone di aiutare medici, infermieri e terapeuti a meglio comprendere le patologie di cui soffrono i loro pazienti, guidandoli alla guarigione e può essere considerato un riferimento assoluto per quanto riguarda la medicina allopatica, olistica, dolce o alternativa.

Con questo libro scoprirai:
  • che cos’è la Metamedicina
  • il segreto dell’autoguarigione
  • le origini e le cause psicosomatiche di centinaia di malattie
Editore:
Pubblicato:
13 dic 2021
ISBN:
9788833802701
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Il Grande Dizionario della MetaMedicina - Caludia Rainville

rainville-def.jpg

ISBN 978-88-3380-172-8

©2021 Uno Editori

Prima edizione: Maggio 2021

Seconda ristampa: Novembre 2021

Tutti i diritti sono riservati

Ogni riproduzioni anche parziale e con qualsiasi mezzo, deve essere preventivamente autorizzata dall’Editore.

Copertina: Monica Farinella

Traduzione: Laura Pacciarella con la collaborazione della Dottoressa Rossana Becarelli per l’introduzione

Impaginazione: Caterina Robatto

Editing: Andrea Cogerino, Danilo Novajra

Stampa: DigitalBook, Via Karl Marx, 9 ‒ 06012 Cerbara Città di Castello (PG)

Per essere informato sulle novità

di Uno Editori visita:

www.unoeditori.com

o scrivi a:

info@unoeditori.com

Le informazioni contenute in questo libro non intendono sostituirsi al parere professionale del vostro medico curante. L’utilizzo di qualsiasi informazione qui riportata è a discrezione del lettore. L’editore si sottrae a qualsiasi responsabilità diretta o indiretta derivante dall’uso o dall’applicazione di qualsivoglia indicazione riportata in queste pagine. Per ogni problema specifico si raccomanda di consultare uno specialista.

Claudia Rainville

Il grande dizionario

della MetaMedicina

Guarire interpretando i messaggi del corpo

«Che la preziosa aspirazione al risveglio nasca ovunque laddove ancora non esiste,

e si moltiplichi senza mai deteriorarsi laddove è già presente».

Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama

A tutti i portatori di luce.

A tutti coloro che cercano la luce attraverso la loro sofferenza. A tutto il personale medico e paramedico di questa Terra. Possa questo libro essere un meraviglioso strumento di risveglio.

Ringraziamenti

Vorrei ringraziare dal profondo del mio essere questa meravigliosa energia che mi anima in ogni seminario e in ogni conferenza e che mi ha permesso di scrivere i libri sin qui pubblicati.

Desidero inoltre ringraziare tutti i partecipanti ai miei seminari e tutti i lettori che da anni mi incoraggiano e raccomandano i miei libri alle persone che hanno intorno. Un grazie va anche a tutti i collaboratori della grande famiglia della Metamedicina, nonché a tutti gli infermieri, al personale curante, a medici, terapeuti e psicologiche consigliano i miei libri e li utilizzano per aiutare i propri pazienti.

Vorrei altresì ringraziare di cuore Laura Pacciarella per la traduzione di questo volume.

E infine un ringraziamento davvero speciale a tutte le case editrici distributrici e alle librerie per la preziosa opera di diffusione dei miei lavori.

Introduzione

Alcuni di voi mi leggono dal 1989, momento in cui mi sono lanciata con tutta la mia inesperienza nel mondo della scrittura. Quante volte in seguito vi ho sentito dire questo libro è la mia piccola Bibbia, leggendoti, sento che parli a me, sono guarito grazie al tuo libro, ecc. Certi lettori mi hanno particolarmente commossa con le loro testimonianze, uno di loro mi ha scritto queste parole: «Leggiamo i suoi libri perfino sotto le bombe».

Parecchi terapeuti mi hanno confessato di usare le mie opere nella loro pratica professionale. Dei medici e degli infermieri mi hanno raccontato di aver raccomandato i miei libri ai loro pazienti, arrivando addirittura a proporre a una di loro, che seguiva la mia formazione, di sistemarle un tavolo al pronto soccorso per rispondere alle domande dei pazienti mentre erano in attesa di vedere il medico. Chissà, forse un giorno questo diventerà un’abitudine anche negli ambulatori medici e perfino nei pronti soccorsi. L’avventura di questo libro è cominciata nel 1984. A quell’epoca lavoravo da anni come corresponsabile di un servizio di microbiologia in un centro ospedaliero alla periferia di Montréal mentre seguivo in parallelo dei corsi di formazione del gruppo del centro Ascolta il tuo corpo fondato da Lise Bourbeau a Montréal.

Nel mese di aprile di quell’anno mi ero iscritta a una giornata di seminario sul linguaggio del corpo. La sera prima del seminario il mio patrigno morì: stavo per annullare il seminario ma siccome ero stata a fianco del mio secondo padre nelle ore che avevano preceduto il suo decesso e sapevo di avergli detto tutto quello che la sua anima aveva bisogno di ascoltare, scelsi di partecipare a quella giornata malgrado ciò che mia madre disse per colpevolizzarmi.

L’animatore del seminario utilizzava allora un libretto di poche pagine di Louise Hay. Io gli parlai dei miei mal di schiena per i quali da mesi mi sottoponevo a dei trattamenti di fisioterapia. L’animatore mi disse allora: «I problemi di schiena riguardano quello che si porta sulla schiena». Mi domandai, quindi: Che cosa mi porto sulla schiena?. Credo che mi trascinassi addosso i problemi del mondo, a cominciare da quelli della mia famiglia e dei miei amici.

Dopo questa presa di coscienza, decisi: A partire da adesso avrò il cuore grande come un autobus ma alla prima fermata tutti dovranno scendere.

In seguito, osservai che non avevo più mal di schiena e quindi interruppi la fisioterapia. Oggi capisco meglio che cosa mi creasse quei mal di schiena ma in quel periodo della mia vita questa improvvisa consapevolezza non fu meno importante. Fu l’inizio, il risveglio: avevo iniziato a prendere coscienza del legame tra il vissuto e la malattia.

Ho sempre avuto lo spirito di un ricercatore e non mi sono mai accontentata di ciò che mi veniva insegnato. Ero il genere di bambina che domanda il come e il perché di ogni cosa, insistendo con gli insegnanti fin tanto che, perduta la pazienza, non mi mettevano in corridoio con il mio banco: fortunatamente peraltro perché, seguendo la mia necessità, è stato proprio lì, seduta nel mio banco, che è cominciata la mia avventura sui sentieri non battuti della conoscenza. È lì che ho cominciato a essere autodidatta.

Per me le cose dovevano avere un senso, una logica, e non mi bastava che qualcuno l’avesse detto un giorno, o l’avesse insegnato perché avesse per forza ragione.

Mi rivedo a un corso di religione chiedere all’insegnante: «Lei ci dice che Dio è tutto. Ma allora il Diavolo chi è? Perché se il Diavolo non è Dio, allora Dio non può essere tutto».

Quando studiavo microbiologia, e mi insegnavano che i microbi provengono dalla contaminazione, di nuovo pensavo Potrei anche essere d’accordo con voi, ma i primi da dove hanno preso il contagio?.

Questa ricerca di una logica in ciò che mi veniva insegnato mi ha spinto nel tempo a prendere le distanze da ciò che si reputa verità e a preferire l’esperienza per scoprire la mia propria verità, accettando che essa possa essere diversa da quella di un’altra persona.

Fu così che nell’agosto del 1984 decisi di girar pagina su dieci anni di lavoro in microbiologia per avventurarmi questa volta nel campo della crescita personale. Avevo cominciato questo percorso dapprima per comprendere le cause delle mie diverse affezioni e per potermene liberare. Compresi molto rapidamente che aiutando gli altri in realtà aiutavo me stessa, e questo mi ha spinto a proseguire.

Nel settembre 1986 aprii il mio primo centro di Crescita personale a Montréal che si chiamava Centro di armonizzazione interiore il risveglio radioso e ho continuato le mie ricerche sulle cause psicosomatiche delle malattie e dei malesseri.

Nel 1989, dopo sei anni di ricerche e migliaia di persone ascoltate nei miei seminari o in consultazioni individuali, ho pubblicato il mio primo libro dal titolo Partecipare all’universo sani di corpo e di spirito. In realtà avrei voluto chiamarlo Guarire se stessi con la metamedicina ma i miei amici di allora mi avevano convinta che con quel titolo avrei ristretto il numero lettori che potevano essere interessati.

Quel libro aveva 263 pagine. Proseguendo le mie ricerche in quel campo, nel 1995 pubblicai Metamedicina. Ogni sintomo è un messaggio. La guarigione a portata di mano (un’opera di più di 500 pagine). Nel 2002 proposi una nuova versione di Metamedicina. Ogni sintomo è un messaggio. La guarigione a portata di mano e nel 2015 dopo 26 anni di ricerche pubblicai di nuovo una versione più completa di questo libro.

Non pensavo di scrivere un dizionario sulle cause dei malesseri e delle malattie dal momento che il mio libro Metamedicina. Ogni sintomo è un messaggio. La guarigione a portata di mano conteneva già un lessico importante su questo soggetto, ma diverse situazioni mi hanno indotto a comprendere l’importanza di farlo. Per esempio: la direttrice di un ospedale in Italia, che mi aveva invitato a tenere una conferenza per il suo personale, mi offrì in seguito la possibilità di animare dei seminari di metamedicina all’ospedale, in cambio di una formazione che avrei offerto a dei membri del personale sanitario. Fu così che feci la conoscenza di Maurizia.

Dopo aver seguito i miei primi seminari, Maurizia sentì parlare di una paziente difficile di cui nessuno voleva occuparsi tanto si mostrava sgradevole con il personale infermieristico. Pensò allora: Forse è venuto il tempo di mettere in pratica quello che ho appreso con Claudia e quindi si propose per occuparsi di questa paziente. Durante le cure alla paziente, le domandò: Perché crede che le sia venuto questo cancro? e le lasciò il tempo di riflettere.

L’indomani quando ritornò dalla paziente, questa le disse:

Io so perché mi è venuto questo cancro.

Ah, sì? chiese Maurizia con aria interessata.

Vede, ho passato la mia vita a occuparmi di tutti ma per quanto mi riguarda non c’è stato mai nessuno che si sia occupato di me. Ho avuto bisogno di questo cancro perché qualcuno finalmente si occupasse di me.

E perché non vi siete mai occupata di voi stessa?.

Di nuovo Maurizia la lasciò riflettere a questa questione.

Ogni giorno la paziente si apriva sempre di più con lei.

Poi la paziente lasciò l’ospedale. Ritornata qualche mese dopo per una visita di controllo, cercò Maurizia e le disse Lei, lei mi ha fatto una domanda che ha cambiato tutta la mia vita! Da allora ho imparato a occuparmi di me e vado molto meglio e oggi sono in via di guarigione! Volevo ringraziarla.

Quando Maurizia mi raccontò questa storia ne rimasi molto commossa.

Pensai allora ai medici e agli infermieri che dispongono di così poco tempo per ascoltare i loro pazienti e pensai: Se io potessi dare ai medici e agli infermieri, ai terapeuti, ai dentisti... una domanda precisa, che loro potrebbero porre ai loro pazienti per aiutarli a prendere coscienza della causa delle loro sofferenze, questo sarebbe di grande aiuto alle cure che prodigano e inoltre permetterebbe la partecipazione attiva del paziente alla sua guarigione.

Questo libro è adesso alla sua terza edizione. Questa nuova versione più completa ha la missione di diventare un libro di riferimento per i terapeuti, gli infermieri, le infermiere, i medici e per tutti coloro che si adoperano nel campo della salute e del benessere.

Come funziona la metamedicina?

Io stessa ho cercato per anni di determinare il significato della metamedicina in base alle definizioni che mi venivano date dai miei pazienti. Alcuni l’hanno definita come una filosofia di vita, altri come una medicina psicosomatica, altri come una medicina delle emozioni, altri ancora come una medicina dell’anima, ma tutti erano d’accordo che si trattasse soprattutto di una medicina di risveglio della coscienza, che porta la persona che si impegna in questo cammino a una migliore padronanza della sua vita.

Dopo tutti questi anni, sono arrivata alla conclusione che si tratta semplicemente di una medicina femminile, perché non esplica alcuna azione concreta, a differenza della medicina maschile. Tutta la sua arte si basa sull’ascolto della persona che la consulta. Ascoltare i sentimenti e le emozioni che hanno dato origine a disturbi o malesseri. Se una persona si rompe un’anca, avrà bisogno di un professionista della medicina maschile, ma se una persona soffre di reflusso gastrico che nessun farmaco può alleviare, la medicina femminile può aiutarla a prendere coscienza della causa e a liberarsene. Così, la medicina e la metamedicina sono complementari come i nostri due emisferi cerebrali. I consulenti di metamedicina non fanno diagnosi, non prescrivono farmaci e non sostituiscono la professione medica. I consulenti di metamedicina sono formati per ascoltare in profondità le persone che li consultano. Utilizzando le chiavi della metamedicina, costoro guidano la persona a prendere coscienza della causa della sua sofferenza, la aiutano a trovare una soluzione a ciò che la disturba, la guidano attraverso un processo terapeutico per liberarsi dalla sua carica emotiva, incoraggiandola a intraprendere un’azione liberatrice. Ecco un esempio: una partecipante mi chiede delle sue emicranie ricorrenti. Le domando quando sono iniziate le sue emicranie e mi risponde che non sa rispondere poiché è stato diversi anni fa.

Queste emicranie si verificano in un momento particolare?.

Sì, ho questi mal di testa quasi sempre all’inizio del mio periodo mestruale. Allora le chiedo: Essere una donna potrebbe significare un pericolo per te?. Comincia a piangere. La mia domanda ha risvegliato un dolore in lei.

Su cosa si basava la mia domanda? Si basava sul fatto che il mal di testa è molto spesso legato alla paura di non avere il controllo di una situazione.

Quando si sviluppano le emicranie è perché questa paura può essere intensificata da un potenziale pericolo o minaccia. Ho preso in considerazione il momento delle sue emicranie che si sviluppa durante il suo periodo mestruale. Questo tempo le ricorda che è una donna? le ho domandato. La sua emozione mi dimostra che la mia domanda era giusta. Lei mi conferma che è stata effettivamente abusata. Le chiedo se vuole parlarne con me. Per aiutarla a liberare le emozioni legate a questo abuso, l’ho invitata a porsi in questa situazione tramite immagini mentali. Poi, l’ho incoraggiata a esprimere a quest’uomo (quello che viveva nei suoi ricordi) tutto ciò che questo abuso le aveva fatto vivere, in modo che potesse liberarsi da tutta questa sofferenza che si era tenuta dentro per anni. E poi, ascoltare quello che quest’uomo voleva dirle. Infine, l’ho aiutata a trasformare l’equazione che la faceva sentire che essere donna significava essere in pericolo di essere abusata.

È importante sapere che un’altra persona può soffrire di emicrania, ma per un motivo totalmente diverso.

Le domande, che sono chiavi favolose, ci permetteranno di scoprire ciò che può aver sentito come una minaccia per lei. Ecco un altro esempio. Una persona viene da me con emicranie che peggiorano ogni anno. Le chiedo quando sono iniziate queste emicranie. Mi racconta che fu dopo una visita che aveva fatto a una sua amica che era stato messo in un centro per disabili. Quando le ho chiesto come si è sentita a visitare la sua amica nella struttura, ha detto: Ho pensato che se fossi stata nei suoi panni, mi sarei sentita come se fossi in prigione.

E ha aggiunto: Inoltre, non posso sopportare di stare in una stanza dove la porta è chiusa, mi sembra di soffocare.

Sei mai stata rinchiusa da qualche parte?.

A questa domanda, mi racconta che quando era bambina, un giorno sua madre era fuori a fare compere mentre lei dormiva. Quando si svegliò, si rese conto che era sola e che la porta era chiusa a chiave. Era molto spaventata e pensava di essere stata abbandonata e chiusa dentro senza via d’uscita.

Dopo averla aiutata a liberare le emozioni che aveva vissuto da bambina, sostenendola nel vedere cosa avrebbe potuto fare invece di credere di essere chiusa dentro e abbandonata, le ho chiesto: Potrebbe essere che tu abbia paura di perdere la tua autonomia e di poterti ritrovare nella stessa situazione della tua amica?.

Le ho fatto questa domanda perché aveva una gamba più corta a causa della poliomielite. Tuttavia, questa forma di disabilità non le aveva mai impedito di fare tutto quello che voleva, ma intendevo capire se la visita alla sua amica avesse risvegliato qualche paura inconscia.

La mia domanda l’ha aiutata a capire cosa fosse una minaccia per lei. Per lei, perdere l’autonomia significava perdere la libertà e perdere la libertà significava essere in prigione. Non aveva mai collegato le sue emicranie alla paura di perdere la sua autonomia. L’ha fatto ed è riuscita a trovare il modo per superare questa ansia inconscia. Nella metamedicina usiamo le chiavi contenute in questo dizionario in modo induttivo, ricordando che ogni persona ha la sua storia, che può essere molto diversa da quella di un’altra persona affetta dallo stesso sintomo o dalla stessa malattia. Inoltre, una causa può raccogliere un insieme di condizioni, o una condizione può avere un insieme di cause. Un partecipante mi ha chiesto di un incidente in cui si è rotto la spalla e il braccio e si è slogato la caviglia. Mi ha chiesto quali potessero essere la causa o le cause possibili. Gli ho chiesto se prima di questo incidente si fosse sentito in colpa per aver messo fine a una responsabilità che gli pesava. Era molto sorpreso dalla mia domanda e rispose con una domanda: Sei una sensitiva?. Padroneggiare le chiavi della metamedicina significa essere in grado di utilizzare entrambi i nostri emisferi cerebrali, quello destro e quello sinistro. Questo ci permette di usare sia la logica che l’intuizione, e di poter utilizzare l’analisi in una visione globale. Potremmo parlare di logica intuitiva o di intelligenza emotiva.

La mia domanda aveva sia una base logica, non una logica fredda, ma una logica in relazione a ciò che sentivo. La mia logica era che, dato che si trattava di un incidente, ci poteva essere sia un senso di colpa che il desiderio di porre fine a una situazione. Aveva colpito i legamenti della spalla, del braccio e della caviglia (distorsione):

usiamo le nostre spalle per trasportare carichi, quindi le spalle riguarderanno ciò che portiamo, potrebbe pertanto indicare la responsabilità che ci assumiamo verso le persone di cui ci prendiamo cura;

può anche essere legato a una situazione che ci pesa;

le armi servono per intraprendere e compiere azioni, di conseguenza riguarderanno ciò che prendiamo, ciò che facciamo;

una distorsione è uno stiramento o una rottura dei legamenti.

I legamenti rappresentano ciò che ci collega o che ci tiene insieme. Così ho formulato la mia domanda in base a ciò che rappresenta ogni parte colpita dal trauma. L’uomo mi ha risposto che prima di questo incidente aveva chiuso una relazione sentimentale con una donna che aveva molti problemi e che dipendeva molto da lui. Quando l’ha lasciata, ha sentito di averla delusa. L’ho aiutato a lasciare andare questo senso di colpa aiutandolo a realizzare e accettare che forse il modo migliore per aiutare questa persona sarebbe stato quello di offrirle l’opportunità di assumere il controllo della sua vita, anziché incoraggiare la sua dipendenza aiutandola continuamente a risolvere i suoi problemi. Le mie parole lo sollevarono e lo liberarono dal senso di colpa. Tutto ciò che rimaneva, era che il suo corpo completasse la riparazione del tessuto danneggiato.

Questi esempi possono sembrare semplici, dato che ho solo riassunto l’essenza di ciò che spiego nel libro, ma ciò non significa che la metamedicina sia semplicistica e che sia sempre facile identificare la causa del disagio e della malattia.

Le domande proposte nel dizionario devono essere prese in un senso di probabilità. Solo la storia della persona ci permetterà di scoprire cosa può aver provato, cosa può aver generato le emozioni che hanno dato origine ai sintomi risultanti. Ecco perché nelle pagine che seguono troveremo parole come: forse, è possibile, il più delle volte...

Ho scoperto queste chiavi nel corso delle mie domande, riflessioni e meditazioni sulle possibili cause di disturbi e malattie. Ho meditato sulla maggior parte delle domande di questo libro per renderle il più accurate possibile, ma tengo sempre presente che ci possono essere altre possibilità e che, sebbene questo lavoro sia basato su 35 anni di ricerca, sono consapevole che la scoperta è infinita.

Tutte le storie esposte sono autentiche, abbracciando diversi anni e diversi continenti. Sono presentati in forma abbreviata, per mantenere solo l’essenziale del soggetto.

Come usare questo libro?

Usa l’indice (vedi la fine di questo dizionario) per trovare la condizione o il sintomo, l’organo interessato, alcune parti del corpo e alcune procedure mediche. L’indice è in ordine alfabetico, ma i sintomi sono stati raggruppati con l’organo interessato quando possibile.

L’indice: prima cerca la condizione disturbo fisico, anomalia, disfunzione, indisposizione, lesione, disturbo, sindrome o malattia.

Organo: è importante leggere ciò che viene detto sull’organo o su altre condizioni che riguardano quell’organo. Forse troverete la vostra risposta in una condizione vicina alla vostra?

Per esempio:

L’ascesso anale è trattato sotto Ano

l’ascesso dentale sotto Denti, ecc.

Le domande dovrebbero essere prese in un senso di probabilità. Lo scopo è di incoraggiare l’introspezione. Alcune persone capiscono meglio attraverso gli esempi, quindi diversi esempi accompagnano la causa probabile.

E se la domanda è giusta e la risposta è sì? A volte verranno suggerite delle soluzioni, mentre altre volte la soluzione è contenuta nella causa.

Ecco un esempio personale: mentre facevo le ultime correzioni alla prima bozza di questo libro, sono dovuta tornare sull’argomento dei funghi. La notte prima di lavorarci, ho sentito un prurito e un dolore alle dita dei piedi. Il giorno dopo, le mie dita dei piedi erano rosse, gonfie, dolorose e molto pruriginose. La pelle sotto il quarto dito del piede era screpolata e spellata. Pensavo di essere stata morsa da un insetto mentre camminavo a piedi nudi sul prato. Sapevo che il mio corpo aveva prodotto molta istamina e che avevo bisogno di un antistaminico. Così sono andata alla clinica. Ho incontrato un medico gentile che si è preso il tempo di controllarmi e prescrivere degli antinfiammatori che agiscono anche sul veleno. Quando arrivai a casa, mi guardai il piede e pensai: Sembra il piede d’atleta, che non avevo mai avuto prima. Questo mi ha dato l’opportunità di approfondire il tema dei funghi, di cui avrei dovuto scrivere. Ho messo da parte tutto quello che avevo imparato sul piede d’atleta, che è causato da un fungo microscopico che si ottiene dall’umidità. Ho scelto invece di ascoltare ciò che la mia condizione personale mi stava dicendo.

Ho usato le chiavi della metamedicina contenute in questo libro. I piedi servono per andare avanti. La pelle riguarda il nostro contatto con gli altri. La pelle che si screpola può esprimere tristezza. E l’infiammazione è una fase di riparazione di un disturbo.

Quale trauma avrei potuto sperimentare nell’andare avanti che avrebbe potuto generare tristezza in me? Qualche tempo prima di avere il piede d’atleta, io e il mio compagno avevamo deciso di separarci per trovarci meglio. Quando se n’è andato, ho notato un intorpidimento nel quarto dito del piede, ma non mi sono fermata a pensarci.

Tuttavia, conoscendo il significato di questo sintomo e ciò che rappresenta questo dito, era chiaro che avevo voluto rendermi insensibile alla partenza del mio compagno. Meditando su questo piede d’atleta, ho capito cosa significasse. In una micosi, ci sono funghi microscopici, e i funghi crescono sulla materia organica in decomposizione. Se abbiamo dei funghi, può essere dovuto a una parte di noi che non vuole più vivere in certe condizioni o in assenza di una persona cara. I piedi servono per andare avanti. Il mio piede d’atleta sul quarto dito del piede esprimeva i sentimenti che avevo, che si riassumevano in: Fa troppo male andare avanti senza di lui....

Una volta consapevole di questo, come potevo guarire? Bene, ho parlato con il mio piede e ho detto: Capisco la tua tristezza per essere lontano dall’uomo che ami, ma vedi, questa distanza ti ha reso consapevole di quanto tieni a lui. E lui aveva bisogno di stare con se stesso per fare il punto della situazione, per darsi l’amore che si aspetta da te. Questo momento è temporaneo e vi incontrerete di nuovo presto e sarà solo per condividere un tempo migliore insieme. Quindi, ti ringrazio, ho capito il tuo messaggio e ora puoi guarire.

Quando abbiamo compreso il messaggio, il nostro corpo a volte ha ancora bisogno di tempo per guarire.

La mattina dopo, la mia governante mi ha visto camminare sul tallone e mi ha parlato di una pianta che è molto buona per tutte le ferite con infiammazione. Ha mandato il giardiniere a prendermene un po’. Era aloe vera. Ha rimosso la buccia e ha applicato la polpa fresca sul mio piede. Ha avuto un effetto sorprendente in pochi minuti. Il prurito si è fermato e in pochi giorni il mio piede era completamente guarito. Ho avuto bisogno solo di tre compresse antinfiammatorie prescritte dal medico. Ho usato questo esempio per evidenziare i diversi fattori che sono stati utili nella guarigione di questo piede d’atleta. Il medico che mi ha ascoltato, che si è preso il tempo per esaminare la mia condizione, che mi ha offerto il meglio delle sue conoscenze, per darmi il farmaco che mi avrebbe dato più sollievo.

Quando non sappiamo di cosa soffriamo, il medico può aiutarci a dare un nome alla nostra condizione. Questa si chiama diagnosi. Inoltre, può prescrivere i farmaci più appropriati per darci sollievo. Quando è necessario, può accompagnarci nel nostro processo di ritorno alla salute. Le medicine possono darci sollievo, ma non possono eliminare i fattori di disturbo che creano i nostri malanni. I rimedi hanno il vantaggio di avere meno effetti collaterali. Identificare la causa (fisica o psicosomatica) può aiutarci a porre fine a ciò che ha dato origine ai nostri sintomi o alla nostra malattia.

Ippocrate stesso diceva: «Se sei malato, scopri prima cosa hai fatto per ammalarti!». Una volta identificata questa causa, possiamo ringraziare la parte del nostro corpo o del nostro organo colpita e dirle che abbiamo capito e che ce ne prenderemo cura.

Ricorda che il nostro corpo può avere bisogno di aiuto per riparare il tessuto colpito. Questo aiuto può essere il riposo, a volte alcuni rimedi e altre volte alcuni farmaci, trattamenti, o anche la chirurgia. Seguire il cammino dell’autoguarigione non significa che non avremo più bisogno di medici e di cure. Piuttosto, significa essere partecipi della nostra guarigione anziché aspettare che sia la medicina o il medico a guarirci. Perché se non capiamo ciò che il nostro sintomo sta cercando di dirci, è probabile che peggiori. Che questo libro sia un’ottima guida per la tua evoluzione e ti aiuti a preservare meglio la tua salute.

La tua amica Claudia

Lettera A

Acne

Dermatosi provocata dall’infiammazione dei follicoli piliferi e delle ghiandole sebacee.

Acne volgare del viso: localizzata soprattutto sulla fronte, sulle guanc e e sul mento.

Mi sento messo da parte, non integrato nel mio gruppo, perché non la penso come loro o non mi esprimo come loro?

Acne che ricopre buona parte del viso:

Provo un senso di inferiorità quando mi confronto agli altri?

Non mi accetto perché non riesco a integrarmi con il gruppo di cui vorrei far parte?

Ho la sensazione di non poter essere me stesso, di dover essere la persona che gli altri si aspettano che io sia?

Acne escoriata o severa del viso: questo tipo di acne lascia segni e cicatrici.

Penso di essere meno bello o meno bella, meno attraente degli altri?

Mi è già stato detto, sei brutto, sei orribile? L’ho pensato?

Cerco di isolarmi dagli altri o a chiudermi in me stesso per proteggermi da un eventuale rifiuto o da un’intrusione nella mia intimità?

Soluzione: smettere di paragonarsi agli altri, imparare ad amarsi di più. Ecco un’affermazione da ripetere a se stessi che può essere utile: Io sono una persona formidabile, importante tanto quanto gli altri. So che valgo molto e che gli altri mi apprezzano molto.

Acne sulla schiena:

Mi vergogno del mio corpo o mi sento a disagio se devo spogliarmi davanti agli altri?

Non mi accetto perché faccio delle cose di nascosto da chi mi vuol bene?

Acne sul torace: il petto rappresenta il nostro spazio vitale.

È possibile che io non trovi il giusto posto in seno al mio gruppo familiare, scolastico o lavorativo e questo mi fa pensare che non valgo molto ai loro occhi?

Una partecipante ai miei seminari mi confidò: Quando ho incontrato delle persone che sentivo sulla mia stessa lunghezza d’onda, la mia acne sul torace è completamente scomparsa...mi sono sentita a mio agio. Un altro ragazzo aggiunse: Non mi sentivo stimato in famiglia. Poi, sono entrato nell’esercito e, in quell’ambiente, mi sono sentito valorizzato. La mia acne sul torace è completamente scomparsa.

Adenocarcinoma

Tumore maligno localizzato a livello di una ghiandola o di un tessuto ghiandolare. Questo tipo di tumore colpisce principalmente il seno, il colon, il pancreas, il rene, ma anche le ghiandole salivari e altri organi (vedi il singolo organo colpito). Dipende molto spesso da un trauma emotivo legato a una lacerazione affettiva dovuta alla perdita di una persona cara.

Ho vissuto un forte senso di colpa, di dolore, di rifiuto, di abbandono, ho ricevuto accuse infondate da parte del mio partner, di mio figlio o di una persona di cui mi sento responsabile?

Adenoidi (o VegetAzioni Adenoidi)

Tessuto linfatico che fa parte della mucosa rinofaringea con funzione di difesa dell’organismo a livello delle vie respiratorie.

Aumento delle vegetazioni adenoidi: si osserva un aumento delle vegetazioni adenoidi in generale nei bambini che temono l’autorità di un genitore o di un educatore. Si potrebbe verificare se il bambino vive una sensazione di insicurezza quando viene sgridato o quando è lontano dalla mamma o dal papà.

Adenoidectomia: intervento chirurgico allo scopo di asportare le vegetazioni adenoidi. Può anche essere associato ad amigdalectomia, ablazione delle amigdale o tonsille (vedi tonsille).

Quali sentimenti viveva il bambino prima dell’aumento delle vegetazioni adenoidi?

Viveva un senso di insicurezza, si sentiva minacciato da una figura che rivestiva autorità nei suoi confronti?

Adenoma

Tumore benigno che può interessare una ghiandola come la tiroide, l’ipofisi, il seno, la prostata... L’adenoma di una ghiandola riguarda spesso una difficoltà esistenziale.

‒ Alla tiroide: la difficoltà di esprimermi per poter esistere.

‒ All’ipofisi: difficoltà esistenziali durante l’età evolutiva.

Forse mi trattano sempre come un bambino?

‒ Al seno: la difficoltà di vivere la mia femminilità, la mia sensibilità, le mie emozioni; devo essere forte per essere all’altezza delle aspettative altrui.

‒ Alla prostata: difficoltà nel vivere il mio ruolo maschile.

Forse ho rinunciato alla parte più maschile di me, perché non volevo assomigliare a mio padre che era severo e rigido?

Aderenze (o Briglie)

Esistono aderenze fisiologiche normali e aderenze patologiche. Quelle normali hanno la funzione di contenere gli organi (colon, reni e milza) all’interno del peritoneo.

Aderenze patologiche o briglie: sono aderenze fibrose che uniscono organi normalmente separati, come, per esempio, l’intestino e l’utero. Alcune sono congenite, ma in gran parte sono secondarie a un processo infiammatorio nel corso della cicatrizzazione di un taglio profondo (intervento chirurgico), di gravi ustioni o di un trattamento di crioterapia. Tuttavia, non tutti coloro che subiscono un intervento chirurgico sono destinati a sviluppare aderenze o briglie, così come è possibile averne a seguito di un intervento e non di un altro. A livello psicosomatico, queste aderenze possono ricordarci situazioni di dipendenza che ci fanno soffrire.

Ho bisogno di liberarmi da dipendenze negative?

Se queste aderenze sono dovute a ustioni:

a causa di quale colpa mi sono meritato queste ustioni e queste brutte cicatrici? (Vedi Ustioni dei grandi Ustionati)

Afasia

Disturbo o perdita delle capacità linguistiche acquisite che determina difficoltà nell’eloquio, nella scrittura o nella lettura. L’afasia dipende da una lesione di due zone cerebrali deputate al linguaggio (l’area di Broca e l’ara di Wernicke) e delle loro connessioni nell’emisfero cerebrale dominante.

Afasia di Broca: la parola è lenta, segnata dallo sforzo e ha un ritmo irregolare. Il discorso è limitato all’essenziale.

Ho avuto molta paura di esprimermi davanti a una persona in particolare o in una situazione particolare?

Afasia di Wernicke: (o afasia ricettiva): la persona non capisce i comandi scritti o verbali.

Ho vissuto un trauma nei primi anni di scuola oppure ho avuto molta paura perché non ero in grado di soddisfare le aspettative dei miei educatori?

Afasia globale: incapacità o grande difficoltà nell’eloquio, nella scrittura o nella comprensione delle parole pronunciate o scritte.

Sono stato violentemente rimproverato quando commettevo un errore, pertanto adesso la paura delle reazioni altrui mi inibisce?

Afasia dovuta a un incidente cerebrovascolare o a un trauma cerebrale:

Ho provato uno spavento che mi ha sconvolto?

Una grande paura di morire può aver dato luogo a un trauma cerebrale con conseguente afasia.

Agorafobia

È la paura di perdere il controllo in pubblico, senza avere vicino una persona fidata in grado di aiutarci in caso di bisogno. Questa paura di sentirsi male lontano da casa è soprattutto dovuta a una o più circostanze in cui ci si è vergognati o si è profondamente temuto il giudizio degli altri.

Diego ha sette anni. Credeva di poter resistere fino alla ricreazione, ma ha fatto pipì nei pantaloni. Paralizzato al pensiero di quel che diranno i suoi compagni, aspetta che tutti escano per avvertire la professoressa. Lei chiama suo padre che viene a prenderlo. Diego prova una profonda vergogna. Tornato in classe, è ossessionato dal pensiero che i compagni sappiano della sua disavventura. All’età di quindici anni, ha una piccola storia di carattere sessuale con sua cugina. Durante un pranzo in famiglia a casa dei nonni, suo zio lo prende da parte per esprimergli il suo disappunto e gli dice che più tardi gli vuole parlare. Quando torna a tavola, teme che tutta la famiglia sia al corrente della cosa. Avverte un forte senso di nausea e ha paura di vomitare sulla tavola. Da quella volta, quando gli capita di andare da qualche parte, non riesce a mangiare in pubblico e comincia a sentirsi male, al punto di dover tornare a casa. Un giorno, uno dei suoi compagni glielo fa notare: Ogni volta che si esce in compagnia, tu ti senti sempre male, e devi tornartene a casa.

Di conseguenza, si allontana dagli altri e sempre più spesso si chiude in casa. Io l’ho aiutato a liberarsi del carico emotivo che aveva vissuto durante quelle esperienze, incoraggiandolo a rivelare ai suoi amici la sua difficoltà, in modo da poter essere incoraggiato e liberarsi dalla paura del giudizio degli altri. Certe persone non sanno di soffrire di agorafobia e temono di avere una malattia mentale, pertanto cercano di controllare i loro pensieri, ma quando non ci riescono, subiscono attacchi di panico.

Ho vissuto un evento traumatico, nel corso del quale ho provato vergogna, mi sono sentito in colpa oppure ho temuto il giudizio degli altri?

Aids

È necessario distinguere tra sieropositività e aids. La sieropositività non è altro che il risultato positivo di un test di accertamento (del quale molti medici ed eminenti scienziati contestano la validità). Si può essere positivi a questo test in un paese e negativi in un altro. Vi sono molte affezioni che possono contribuire a dare un falso positivo. Ma la paura, l’angoscia o i trattamenti possono soppiantare il nostro sistema immunitario e portarci verso questa sindrome di immunodeficienza acquisita, definita aids. Non a caso, infatti, una persona sieropositiva finisce per sviluppare questa sindrome.

Sieropositività:

Devo imparare a sviluppare il mio discernimento, piuttosto che credere a tutto ciò che mi viene detto?

Non sarebbe meglio ascoltare il mio corpo, piuttosto che il risultato di un esame che molti eminenti ricercatori hanno messo in discussione?

Aids: la paura di contrarre questa malattia può comportare un crollo del sistema immunitario. Ma questa sindrome può anche dipendere da una forma di autodistruzione legata al senso di colpa per il fatto di esistere. Intervenendo su questo senso di colpa, si può sperare di ottenere una completa guarigione.

Avevo paura di aver contratto questa malattia?Vivo una forma di autodistruzione, perché credo che la mia nascita o le mie scelte di vita abbiano deluso i miei cari?

Mi sento in colpa per il semplice fatto di esistere, perché credo di aver causato della sofferenza, o molte preoccupazioni ai miei familiari? Ho mai veramente detto: Viva la vita!?

Questo viva la vita è stato molto importante per Daniele. Quando l’ho conosciuto, i suoi medici gli avevano dato tre mesi di vita. Daniele stava vivendo uno stato di autodistruzione totale.

Da adolescente, quando si era reso conto di essere attratto da altri ragazzi, aveva sentito dire ai suoi genitori: Gli omosessuali dovrebbero essere tutti messi in un campo di concentramento!. Mi disse: Sono io che mi sono messo in quel campo di concentramento, desiderando distruggermi!. Abbiamo fatto un bel lavoro sulla liberazione delle sue emozioni, affinché arrivasse a concedersi il diritto di vivere un’esperienza diversa da quella dei suoi genitori. Dopo questo lavoro, riprese pienamente le forze e guarì dalle sue pneumopatie, ma continuò a seguire le sue terapie. A un certo momento, arrivò al punto di essere così debole che non aveva più la forza di uscire dal letto. Fu allora che le mie parole gli tornarono alla mente. Vuoi vivere?. Con le poche forze che gli rimanevano, gridò Sì, sì, io voglio vivere!. Questo gli diede la forza di alzarsi dal letto, per prendersi maggiormente cura di se stesso e soprattutto gli diede la forza di credere che poteva farcela. Successivamente, fondò un’attività di successo. Oggi, venticinque anni dopo, Daniele continua a vivere e gode di buona salute.

Alcolismo

Dipendenza dall’alcol. La persona sente costantemente la voglia di bere e non riesce a reprimere il bisogno di consumare bevande alcoliche. Per procurarsele, può anche mentire, imbrogliare, rubare. All’inizio, il consumo di alcol può servire per dimenticare una sofferenza, per annegare un dispiacere, per non vedere il mondo che ci circonda. Questa dipendenza può portarci all’autodistruzione a causa del profondo rancore che proviamo nei confronti della persona che riteniamo responsabile della nostra sofferenza. Può essere uno dei nostri genitori o un coniuge che ci ha tradito, abbandonato o rifiutato. Si può anche cadere nell’alcolismo a causa di un senso di colpa: per essere vivi, per aver involontariamente causato del dolore a una persona cara o addirittura la sua morte, per aver deluso una o più persone care (vedi anche compulsione).

Qual è l’evento o la situazione che mi ha portato a voler annegare le mie emozioni nell’alcol o a volermi distruggere?

Forse non mi sono sentito stimato dalla persona che amavo?

Ho qualcosa da perdonarmi o da perdonare a una delle persone che mi sono più care?

Liberandomi da questi sensi di colpa, dai rancori, e imparando a riconoscermi, ad amarmi, ad apprezzarmi, potrò vedere la luce in fondo al tunnel.

Alessia

Incapacità di riconoscere le parole scritte, che rende molto difficile, a volte impossibile la lettura (vedi anche dislessia).

Forse la scrittura o ciò che è scritto riportano un particolare ricordo alla mia mente?

Potrebbe trattarsi di una lettera che mi ha sconvolto o di un’azione giudiziaria contro di me o di un mio familiare?

Alessitimia

Si osserva nelle persone affette da disturbi dello spettro autistico, che si manifesta nella difficoltà di identificare, differenziare ed esprimere le proprie emozioni o quelle altrui.

Mi sono chiuso in me stesso per impedire agli altri di arrivare a me?

Benedetto è cresciuto in un ambiente violento e non si è sentito amato dai suoi genitori. Ha un grande bisogno di affetto, ma incontra molte difficoltà nel verbalizzare ciò che prova e questo suo atteggiamento viene spesso percepito come una forma di freddezza. Quando la sua compagna lo lascia, si sente rifiutato e si chiude ancora di più in se stesso.

Soluzione: accogliere e rassicurare il bambino che è in lui per aiutarlo a esprimere i suoi sentimenti.

Algodistrofia

Caratterizzata da gonfiore (edema), rigidità e dolori articolari alle spalle, alle mani e ai piedi. Può aggravarsi fino a creare problemi vasomotori e circolatori (mani fredde con difficoltà nella prensione) determinando un’atrofia progressiva del muscolo della mano che assume l’aspetto di un artiglio irriducibile. La malattia si manifesta da sola o in concomitanza a una periartrite o una poliartrite. Può indicare la presenza di un senso di impotenza, di colpevolezza e di incapacità rispetto a una responsabilità, all’educazione di un figlio o alla necessità di aiutare una persona cara...

Forse mi sento impotente, non so come aiutare le persone che amo?

Mi ripeto spesso: Non ce la faccio.

Mi sento colpevole per aver assunto una responsabilità che ha avuto conseguenze negative su una persona cara?

Alitosi (o Alito cattivo)

L’alito cattivo può essere indice di abuso di tabacco, alcool, consumo di alimenti contenenti molto aglio o cipolla, o di mancanza di igiene orale. Può anche essere caratteristico di alcune patologie, per esempio epatiche, delle vie respiratorie (bronchi, polmoni), o dell’apparato digerente (stomaco). Inoltre, può essere espressione di un sentimento di collera o di odio represso (vedi ghiandole salivari). L’alito cattivo può anche essere correlato a un profondo senso di ingiustizia che ci fa sentire incapaci di cambiare qualcosa, pur provando una grande collera.

Mi sento in collera a causa di una situazione che trovo ingiusta?

Mi sento in collera verso una persona davanti alla quale preferisco tacere, per non dire qualcosa di troppo?

Sono in preda a emozioni negative, una delusione e dei rimproveri che mi vengono rivolti?

Allergie

Reazione che coinvolge il sistema immunitario, per esempio...

Rinite allergica che si manifesta con:

Congestione nasale, ostruzione (naso chiuso), rinorrea (naso che cola), prurito (naso che pizzica), starnuti, che può essere associata a tosse o congiuntivite (occhi arrossati e lacrimanti).

Pizzicore alla lingua e alle labbra quando si mangiano certi alimenti.

Soffocamento dopo aver ingerito un alimento.

Difficoltà respiratorie: il muscolo dei bronchi può infiammarsi e inspessirsi, limitando la circolazione dell’aria e creando un disturbo respiratorio, con tosse e a volte sibili.

Allergia collegata a un rifiuto. Quando si dice: Non posso più sopportare questa situazione, il nostro corpo può reagire di conseguenza. Una lettrice mi scrisse un giorno per raccontarmi il modo in cui si era liberata di un’allergia agli occhi, che nessun farmaco era riuscito a combattere. Utilizzando i criteri della Metamedicina, si era chiesta se i suoi occhi vedessero qualcosa che la disturbava. Prese dunque coscienza del fatto che era molto infastidita dai pezzi di legno che suo marito aveva lasciato sul prato dopo un bricolage. Ne discusse con lui, che le rispose: Se sono i miei pezzi di legno che ti disturbano, li metterò via. Dopo di che, la sua allergia agli occhi scomparve completamente. Se continuiamo a ripetere: Non sopporto il caldo, oppure con il caldo mi sento soffocare, possono manifestarsi dei sintomi d’asma appena la temperatura si alza. Se continuiamo a ripetere il freddo non mi piace, e ci lamentiamo del freddo, il nostro atteggiamento potrà manifestarsi attraverso sintomi di bronchite quando arriva l’autunno.

Allergie ai farmaci: mia madre aveva l’abitudine di dire che era allergica a tutti i farmaci. Quando aveva tre anni, fu colpita dalla poliomielite che le lasciò un handicap alla gamba destra. Per tutta la sua vita, preferì curarsi con rimedi naturali, compresa un’ipertensione arteriosa. Credo che i farmaci facessero inconsciamente risvegliare in lei il ricordo di cure dolorose, che rifiutava.

Per me, farmaco equivale a malattia, terapie, ospedale?

Allergia alla polvere:

Che cosa rappresenta la polvere per me?

Che cosa rifiuto insieme alla polvere?

Forse una mancanza di pulizia o un ricordo sgradevole? Mi risulta difficile accettare l’ambiente in cui vivo?

Allergia a un ricordo

Allergia agli acari: gli acari della polvere domestica sono troppo piccoli per essere visti a occhio nudo. Si nutrono delle cellule morte umane, cioè di derivati epiteliali, capelli, peli, unghie... Per vivere e riprodursi, hanno bisogno di un ambiente caldo e umido e privo di luce, come letti, tappeti, trapunte, peluche. Una persona allergica agli acari non è allergica a questi aracnidi¹ in se stessi, ma alle loro deiezioni che si trovano disperse nell’aria o nella polvere di casa. Le deiezioni degli acari possono essere paragonabili a tracce del nostro passato, che contaminano il nostro presente.

Soluzione: fare grandi pulizie non solo nella nostra casa, ma anche tra i nostri ricordi più sgradevoli.

Marina era allergica alla polvere, agli acari, ai peli degli animali... che le provocavano rinite allergica e asma. Cercando insieme a lei un evento in cui si erano manifestati questi sintomi, ricordò che una volta aveva cercato delle scatole che contenevano i suoi abiti invernali e le aveva trovate coperte di polvere.

Che cosa potevano ricordarle quelle scatole coperte di polvere?

Le venne in mente che, quando era bambina, anche sua madre conservava all’interno di scatole gli abiti per la stagione successiva. Quelle scatole avevano risvegliato in lei il ricordo dei vestiti smessi da sua sorella che era costretta a indossare. Invece sua sorella, essendo la maggiore, aveva sempre abiti nuovi. Dover portare degli abiti usati che non le piacevano la faceva vergognare. In più, si sentiva inferiore a sua sorella che era molto brava a scuola. Con il mio aiuto, Marina poté ritrovare quella bambina e le disse che ormai poteva portare gli abiti nuovi che le piacevano, che era brava tanto quanto sua sorella, anche se in modo diverso, e che poteva autorizzarsi a essere se stessa e a respirare a pieni polmoni.

Qualche settimana più tardi, Marina non ebbe più crisi d’asma e, con suo grande stupore, neppure sintomi di allergia.

Allergia al pelo degli animali: accade frequentemente che le persone allergiche al pelo degli animali amino proprio quell’animale cui sono allergiche. La loro allergia ha l’effetto di risvegliare un ricordo triste, cosa che spiega la lacrimazione e gli starnuti che possono esprimere il rifiuto di un ricordo tornato alla mente. Un ragazzo allergico al pelo del gatto non aveva mai collegato la sua allergia al gatto che aveva tanto amato. Quando i suoi genitori cambiarono casa, lo separarono dal loro gatto, che per lui era un compagno di giochi al quale poteva raccontare tutto. A seguito di ciò, visse un profondo senso di solitudine. Ogni volta che vedeva un gatto, si risvegliava in lui la tristezza di quella perdita, che si manifestava con lacrimazione e starnuti. Una partecipante, ascoltandomi mentre presentavo questo esempio, mi disse: Ora ho capito il motivo della mia allergia al gatto! Non ho mai elaborato il lutto per la perdita del mio gatto che amavo tanto!.

Allergie stagionali

Allergie ai pollini: in primavera, la stagione delle graminacee, il polline è rilasciato dalle piante nel periodo della fioritura. Se per alcuni la primavera rappresenta un tempo di rinascita, per altri è l’inizio di una rinite allergica. La primavera, associata allo sbocciare dei fiori, può farci pensare alla nascita o alla rinascita, ma anche renderci tristi. Forse avevamo riposto una grande speranza in un rinnovamento e siamo già molto delusi dei risultati?

Può trattarsi di un partito politico, del desiderio di avere un bambino o di un progetto che non è andato a buon fine. La primavera può anche ricordarci la partenza o la morte di una persona che abbiamo amato... la profusione di fiori può anche risvegliare il ricordo di un funerale.

Che cosa rappresenta per me questa stagione?

Esiste un particolare ricordo che questa stagione risveglia in me, delle emozioni che si manifestano insieme ai miei sintomi?

Raffreddore da fieno: durante una conferenza, una madre mi parlò del raffreddore da fieno di cui soffriva suo figlio di dodici anni che era presente insieme a lei. Pensai alle vacanze estive e chiesi al ragazzino: Forse, quando arrivano le vacanze estive, trovi difficile separarti dai tuoi compagni per due mesi? Avevo colto nel segno. Quel ragazzino frequentava un collegio privato come interno durante la settimana, e tornava a casa nel week-end. Quando arrivavano le vacanze, sapeva che non avrebbe visto i suoi amici per due mesi e questo gli faceva provare una tristezza che rifiutava. Lo aiutai a trovare dei modi per non sentirsi più separato da loro. Non l’ho più rivisto, ma sono certa che si sia liberato dal problema.

Prurito eczematoso: un uomo soffriva di un prurito eczematoso alle mani, che cessava all’arrivo dell’autunno. Questo eczema era iniziato quando i suoi genitori avevano cambiato casa. Avevo perduto tutti i miei amici con i quali mi piaceva giocare a calcio, mi disse. L’estate risvegliava nella sua memoria emotiva la tristezza per aver perduto gli amici. Si ricordò che all’inizio aveva prurito anche a un piede, quello che colpiva il pallone. Avendone compresa la causa, riuscì a rivivere i suoi ricordi e ad aiutare il bambino dentro di lui a liberarsi dalla sua tristezza. Quel sintomo non tornò più.

Allergia

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