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Appapà: Storie ragazzine di romanità vissuta

Appapà: Storie ragazzine di romanità vissuta

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Appapà: Storie ragazzine di romanità vissuta

Lunghezza:
96 pagine
1 ora
Pubblicato:
11 mag 2015
ISBN:
9788869340536
Formato:
Libro

Descrizione

Franco Grasso e Salvatore Ianni sono amici d'infanzia. Nati e cresciuti in quartieri diversi di una Roma che, nel giro di trenta anni ha cambiato pelle, inglobando periferie, trasformando quartieri, rimodellando fisionomie. Una Roma che i due autori rievocano sul filo dei ricordi, narrandoci venti storie che li vede protagonisti o semplici spettatori. Appapà vuole essere una passeggiata a cavallo tra gli anni '70 e '90: un ventennio in cui gli smartphone erano utopia e per mettersi d'accordo non si inviavano WhatsApp, ma bastava un fischio da sotto una finestra. Storie che hanno fanno ridere, commuovere, pensare, e riescono a cogliere le sfaccettature dei sentimenti umani: la gioia di una partita a pallone, i primi amori che non si scordano, i volti dei compagni di scuola incontrati tra i banchi, l'incontro/scontro con i genitori. Ma sono anche storie che ci riportano indietro in un passato prossimo che sentiamo già come remoto: una carrellata di fotografie dai colori lontani, una compilation di vecchie canzoni che riattivano sinapsi cancellate, una suggestiva cavalcata nelle memorie di anni in cui i programmi erano in bianco e nero, ma i pensieri degli adolescenti erano a colori. Edito da Bibliotheka Edizioni.
Pubblicato:
11 mag 2015
ISBN:
9788869340536
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Franco Grasso è nato nel 1962 a Roma, città in cui risiede. Laureato in Scienze politiche lavora come consulente alberghiero. Ha scritto due libri sul Revenue Management Alberghiero editi dalla Hoepli. Tra i suoi interessi, oltre alla scrittura, i viaggi e le corse di resistenza. È sposato e ha una figlia di 6 anni (Appapà…).


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Anteprima del libro

Appapà - Franco Grasso

© 2015 Bibliotheka Edizioni

di Eureka3 S.r.l.

I edizione Aprile 2015

ISBN 978-88-6934-052-9

www.bibliotheka.it

Progetto grafico:

Riccardo Brozzolo

per Eureka3 S.r.l

www.eureka3.it

Disegno di copertina:

Gabriella Badei

Franco Grasso e Salvatore Ianni

Appapà

Storie ragazzine di romanità vissuta

Racconti

Franco e Salvatore si sono conosciuti nel 1984 in un campo di calcio.

In questi trent’anni ognuno è stato, nei confronti dell’altro, osservatore, sostenitore e supporto nei momenti belli e in quelli più difficili che la vita ha riservato loro.

Insomma, sono due amici.

Salvatore Ianni

Nato nel 1962 a Roma, la città in cui vive e lavora. Diplomato in Agraria, è impiegato presso il Dipartimento Ambiente di Roma Capitale. Ha scritto alcuni saggi e numerosi articoli sul Roseto di Roma. Unisce alla passione per la scrittura, quella per lo sport. È sposato e ha due figli (Appapà...)

Franco Grasso

Nato nel 1962 a Roma, città in cui risiede. Laureato in Scienze politiche lavora come consulente alberghiero. Ha scritto due libri sul Revenue Management Alberghiero editi dalla Hoepli. Tra i suoi interessi, oltre alla scrittura, i viaggi e le corse di resistenza. È sposato e ha una figlia di 6 anni (Appapà…)

Un ringraziamento speciale va a Gabriella Badei per aver disegnato la copertina del nostro libro.

Prefazione

Appapà… Ma non è un libro per bambini

Appapà nel linguaggio popolare romano è un’espressione di affetto rivolta dal papà al suo bambino che, partendo dal significato è il tuo papà che ti sta parlando, può assumere diverse connotazioni a seconda della situazione.

Può essere consolatoria: «Ti sei fatto male Appapà? Vieni qui che ti do un bacetto sulla bua».

Ammonitrice: «Non devi fare i capricci, altrimenti niente gelato, Appapà».

Preventiva: «Non infilare il dito nella presa della corrente, altrimenti ti fai la bua, Appapà», e tante altre connotazioni a ricordare sempre la presenza, la guida e l’affetto del tenero papà.

Ma nonostante il titolo non ce la sentiamo di dire che questo sia un libro adatto ai bambini. Non solo per alcuni temi trattati, ma anche per certe espressioni particolarmente colorite (per usare un eufemismo) presenti in qualche racconto. Sono parole indelicate ma necessarie a rendere meglio l’idea su un particolare ambiente, una situazione, uno stato d’animo.

Dipingono meglio quella realtà, quegli episodi vissuti da noi bambini, adolescenti o persone mature. Episodi vissuti da quella generazione che, tra lo schermo del televisore ed il muro aveva in mezzo il tubo catodico, da quella generazione cresciuta senza schermi piatti e appiattenti. Venti storielle vere riguardanti argomenti, situazioni ed età diverse, tenute insieme unicamente dal filo dei ricordi che, per sorridere o riflettere, abbiamo voglia di raccontare ai nostri figli. A patto che siano abbastanza grandi da non essere violati da certi termini.

Tanto l’espressione Appapà continueremo sempre ad usarla. Anche quando saranno loro ad accompagnarci ai giardinetti.

Gli Autori

Renato il portiere

Sono le 14.30 di un mercoledì 4 luglio e io sono intento a ricontrollare la classifica ATP di tennis quando il telefono suona… è Nando dall’altra parte del filo: «A Fra’... ‘cì tua, ma nun senti?»

«Che voj Na’...?»

«T’ho fischiato dar barcone, ma tu niente... te volevo dì se ce stai a fa ‘na partita… noi d’a società Este (palazzine bianche) contro de voj d’a Matima (palazzine rosse) ... m’ha chiamato er Mennea e c’è pure Ettore...» Non c’è neanche bisogno che continui la lista… rispondo convinto «Vabbè Na’, scenno subito».

La piazza era deserta e quei due o tre che erano al bar avevano l’aria di essere appena riemersi da un acquario e che stessero prendendo faticosamente un po’ di fiato.

Passo davanti a Ciro che mi guarda andare spedito verso il campetto con il pallone sotto il braccio e quasi ansimando dice «Ahò, ma te sei proprio malato...».

Arrivati al campo facciamo la conta dei ragazzi in campo e Nando rileva che le squadre sono sbilanciate e chiede che Ettore giochi con loro anche se Ettore è delle nostre palazzine rosse, tra l’altro figlio del portiere Renato.

Ci accordiamo e il negretto e il mobiletta fanno la conta per il pallone o campo. Ci sistemiamo e...via, la partita inizia. La prima azione vede Nando, palla al piede, cercare di liberarsi per il passaggio ma er Cecagna è veloce e Nando, con i suoi piedi a cavallo (trotterella invece di correre) sembra un cartone animato che fa girare le gambe prima di partire, ma che poi non parte mai.

Io comincio a fare la mia partita alla Francesco Rocca, palla sul lato destro, corsa veloce e cross n do’ cojo…cojo….

Er Mennea come al solito corre sul posto e questo fa incazzare tutti, soprattutto Primo, che essendo molto veloce, lo apostrofa sempre «Ma come cazzo fai a esse così lento? ... Dovresti giocà in discesa! ‘cì tua …».

I miei occhiali non mi aiutano e la benda sull’occhio destro, tanto voluta dai miei (dai Frà che così sforzi l’occhio pigro e un domani…), trova come al solito posto sulla fibbia metallica della mia cinta ... e decido che il domani, oggi, non mi interessa.

Alla prima azione in cui mi tolgono la palla come un film visto mille volte, Marietto esplode dicendo «A quattr’occhi! Ma la voj passà sta cazzo de palla! Tanto te la levano sempre!» e come sempre io lo rincorro per tutto il campo «Te l’ho detto nun me chiamà quattr’occhi che te faccio er culo a strisce…» e come al solito lo raggiungo e gli sferro un calcione in quel bel sedere che ricorda troppo quello della sorella Iole, una delle migliori della zona e che, come tutte le più bone, stava con uno di un altro quartiere.

Mentre la partita si scalda, come al solito Ettore comincia il suo show di dribbling e serpentine che fanno incazzare tutti… gli

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