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Populismi: Il "Movimento 5 Stelle" e la "Alternativa per la Germania"

Populismi: Il "Movimento 5 Stelle" e la "Alternativa per la Germania"

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Populismi: Il "Movimento 5 Stelle" e la "Alternativa per la Germania"

Lunghezza:
285 pagine
2 ore
Pubblicato:
11 lug 2016
ISBN:
9788869341779
Formato:
Libro

Descrizione

Un libro che analizza analogie e differenze del Movimento 5 Stelle e dell'Alternativa per la Germania, i due partiti populisti che stanno tenendo banco sulla scena politica italiana e tedesca. Jakob Schwörer evidenzia i motivi che li hanno portato alla ribalta politica, spiegando i punti di forza (nelle loro varianti di destra e sinistra) che hanno fatto presa sull'elettorato: l'attacco frontale all'establishment, la critica feroce alla classe politica e alle oligarchie economiche, il pericolo derivante della massiccia emigrazione.
Pubblicato:
11 lug 2016
ISBN:
9788869341779
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Populismi - Jakob Schwörer

Bussole è una collana di studi politici e sociologici diretta dalla Fondazione Pietro Nenni, in collaborazione con la Fondazione Bruno Buozzi, che si pone l’obiettivo di approfondire i temi dell’attualità politica e lo studio dei partiti in Italia e in Europa.

© Bibliotheka Edizioni

Via Val d’Aosta 18, 00141 Roma

tel: +39 06.97998700

info@bibliotheka.it

www.bibliotheka.it

I edizione, Giugno 2016

Isbn 9788869341779

È vietata la copia e la pubblicazione, totale o parziale, del materiale se non a fronte di esplicita autorizzazione scritta dell’editore e con citazione esplicita della fonte.

Tutti i diritti sono riservati.

Creatività e progetto grafico: Marco Zeppieri

Foto di copertina: [Kamaga] © 123RF.COM

JAKOB SCHWÖRER

POPULISMI

Il Movimento 5 Stelle e la Alternativa per la Germania

Prefazione di Cesare Salvi

Traduzione dal tedesco: a cura di Giulia Bianchi

Bussole

Jakob Schwörer

È nato a Lahr (Baden Württemberg) nel 1988.

Dopo aver conseguito la laurea Triennale in Scienze Politiche e Storia presso l’Universität Koblenz-Landau e la Albert-Ludwigs-Universität Freiburg, ha vinto una borsa di studio per un soggiorno nel 2015-2016 presso l’Università degli Studi di Firenze.

Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Scienze Politiche presso la Rheinische Friedrich-Wilhelms-Universität Bonn. L’autore è impegnato nell’approfondimento di temi legati ai partiti populisti europei e alla destra europea.

Traduzione a cura di Giulia Bianchi, Laurea magistrale in Studi Italo-Tedeschi presso la Rheinische Friedrich-Wilhelms-Universität Bonn e in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi di Firenze.

Fondazione Nenni

Come recita l’articolo 2 dello statuto: La Fondazione non ha fini di lucro e ha lo scopo di promuovere e attuare studi e ricerche, convegni, seminari e ogni altra iniziativa tendente all’approfondimento dei problemi concernenti lo sviluppo sociale, politico, culturale ed economico della società contemporanea, e a sviluppare la conoscenza e la cooperazione tra i popoli.

La Fondazione Pietro Nenni è un Istituto di studi e di ricerca politica, storica e sociale che nasce nel 1985 riconosciuto con decreto del Presidente della Repubblica del 20 novembre1986, n. 1001.

Accanto all’attività di ricerca si affianca un’intensa attività culturale: mostre, corsi di formazione, Convegni, Pubblicazioni.

Dal 2012 è iniziata una importante collaborazione con la UIL con l’obiettivo di coniugare il patrimonio e le conoscenze storiche della Fondazione Nenni, importante realtà culturale italiana, con l’esperienza concreta di un’Organizzazione dei lavoratori.

Il lavoro è il tema di comune interesse rispetto al quale saranno strutturati alcuni progetti.

La Fondazione Nenni è tra i fondatori dell’AICI.

Il Patrimonio bibliografico della Fondazione Nenni consiste in circa 24.000 volumi, specializzati nella storia dei movimenti operai e socialisti. L’archivio storico è composto dai Fondi: Nenni, Parravicini, Giugni, Pagliani, Solari, Ferri, Mercuri, Pellicani, Tamburrano, Tolloy, Manfrin, Gozzano e Fondi Partiti (PSI, PR, PCI, DC). La sezione Periodici è composta da circa 350 tra periodici e riviste. Ricca la collezione di opuscoli socialisti, circa 1.500.

Dove siamo: Via Caroncini, 19 Roma

Contatti e informazioni: Tel. 06/8077486

email: info@fondazionenenni.it; fondazionenenni@tiscali.it

Orari di aperture al pubblico Biblioteca e Archivi:

Lun.-Giov. 9.30-13.30/14.30-18.00
Ven. 9.30-13.30

Sito: fondazionenenni.it

Blog: fondazionenenni.worpress.com

Prefazione

Uno spettro si aggira per l’Occidente: lo spettro del populismo.

Il termine viene usato anzitutto per descrivere un dato della realtà: nelle elezioni che si succedono ottengono risultati inattesi e consensi sempre crescenti forze politiche e personalità che, fino a tempi recenti, non esistevano, o erano ai margini del sistema politico.

Per gli esempi, non c’è che l’imbarazzo della scelta: Afd in Germania e Movimento 5 Stelle in Italia (che costituiscono l’oggetto del libro di Schwörer), ma anche la Lega di Salvini, il Fronte nazionale in Francia, Podemos, Syriza, l’Ukip britannico, il partito liberale austriaco, gli analoghi partiti del Nord Europa, i neoautoritari dell’Est, i risultati alle primarie Usa di Trump e Sanders e a quelle britanniche di Corbyn…

Vecchi o nuovi outsiders conquistano la scena politica e il consenso degli elettori, sconvolgendo spesso il tradizionale bipolarismo centrodestra-centrosinistra.

Si parla a questo proposito di populismo, e l’espressione viene usata in senso critico, come sinonimo di irresponsabile demagogia; anche se Marine Le Pen ha rivendicato in una recente intervista a un quotidiano italiano: se rimettere i francesi al centro delle politiche pubbliche significa essere populisti, allora sì, io sono populista.

Il bel libro di Schwörer ci insegna invece che bisogna anzitutto capire, e poi bisogna differenziare: i populismi non sono tutti eguali tra loro.

Schwörer riprende anzitutto l’idea del populismo come un nuovo tipo di ideologia, thin-centered, che considera la società come divisa in due gruppi contrapposti: il popolo omogeneo e onesto contro un’élite corrotta e interessata solo a conservare il potere.

Ma proprio perché si tratta di una ideologia sottile, può essere combinata con altri elementi ideologici, che si differenziano nei diversi casi, collocandosi in uno spettro che va da destra a sinistra.

Schwörer individua tre tipologie di populismo, di destra, di sinistra o inclusivo, sulla base di quello che viene considerato il soggetto da contrapporre al popolo puro.

Il populismo di destra si focalizza sull’esclusione dal popolo di determinati gruppi culturali, religiosi ed etnici, considerati estranei e pericolosi.

Per il populismo di sinistra, l’avversario sono le oligarchie e gli attori economici: banche, finanza, tecnocrazia sovranazionale.

Il populismo inclusivo indica invece nell’insieme delle élite (economiche e politiche soprattutto) l’avversario del popolo, includendo invece il resto (la grande maggioranza) dei cittadini.

Sulla base di questa classificazione, dei due soggetti politici esaminati l’Afd deve considerarsi una forza populistica di destra, e il Movimento 5 stelle, invece, espressione di un populismo inclusivo.

Questa caratterizzazione differenziata, molto rilevante ai fini del giudizio politico e anche delle valutazioni di prospettiva, non esclude che le cause fondamentali del successo dei populisti siano individuabili in fattori comuni: la preoccupazione di larghi settori della popolazione (ceti medi e lavoratori) per il peggioramento della loro condizione economica e sociale, e la sfiducia nei confronti delle istituzioni politiche, considerate incapaci di reagire a questo declino sociale, e anzi spesso corresponsabili di esso. A questi fattori si aggiunge (e nel populismo di destra diventa centrale) la diffusa preoccupazione per il fenomeno migratorio.

Il populismo, nelle sue diverse manifestazioni, appare così in un certo senso interclassista. È significativo che dalla ricerca di Schwörer emerga che sia Afd che 5 Stelle traggono i loro voti da un elettorato che in precedenza aveva votato a destra, al centro o sinistra. E analizzando i recenti successi di Afd nelle elezioni regionali tedesche, Schwörer segnala che la maggior parte dell’elettorato è costituita da lavoratori di bassa categoria e da disoccupati (come del resto è avvenuto per Donald Trump nelle primarie repubblicane).

Dalla ricerca di Schwörer è possibile trarre importanti elementi di riflessione. Il primo è che inseguire il populismo sul suo terreno non è la migliore risposta, come dimostra il risultato delle elezioni presidenziali austriache, con la clamorosa sconfitta dei partiti di governo nonostante la linea dura assunta prima del voto sull’immigrazione. Fortunatamente nel secondo turno il candidato del "partito della libertà è stato sconfitto, anche se per poche migliaia di voti; ma è significativo che a vincere sia stato un outsider, Alexander Van Bellen, rappresentante di una sinistra molto diversa da quella tradizionale.

Bisogna piuttosto interrogarsi sulle cause del fenomeno.

Le due ragioni di fondo indicate (il declino sociale e la crisi delle forme tradizionali della politica e della democrazia rappresentativa) hanno un loro fondamento reale e sono tra loro intrecciate.

La globalizzazione ha minato nell’intero Occidente la sicurezza economica della classe lavoratrice e dei ceti medi, sia per l’instabilità del lavoro sia per il ridimensionamento dello Stato sociale. Larghi strati della popolazione hanno visto effettivamente diminuire il proprio reddito, e spesso il proprio status, nell’ultimo decennio; e il sistema politico tradizionale, e forse gli stessi meccanismi della democrazia rappresentativa, si sono mostrati in difficoltà nel reagire a questo dato, che i gruppi politici dirigenti anzi talvolta mostrano di non comprendere nemmeno.

Ne è derivata una crescente sfiducia nei confronti della classe dirigente e dello stesso sistema politico, percepito come difensore degli interessi dei poteri forti.

Il consenso si sposta quindi sui soggetti politici populisti, o evapora nell’impressionante crescita dell’astensionismo (un populismo del rifiuto?).

È evidente allora che una risposta al populismo, e soprattutto al rischio che esso determini, nella sua variante di destra, derive nazionalistiche, autoritarie e xenofobe, richiede anzitutto politiche più attente al diffuso malessere sociale e in particolare al livello elevatissimo di disoccupazione o di cattiva occupazione.

Ma richiede anche un ripensamento delle forme della politica e della democrazia. Da un lato partiti politici che, senza naturalmente pensare a un impossibile ritorno ai tradizionali partiti ideologici e di massa, si diano però gli strumenti di motivazione valoriale e di partecipazione che tornino a renderli attraenti per coloro che vorrebbero aderirvi per ragioni diverse del carrierismo e del personalismo.

Dall’altro lato, penso che occorre studiare, e introdurre, elementi di integrazione dei meccanismi della democrazia rappresentativa, anche ricorrendo a forme di democrazia diretta che gli strumenti offerti dalla rete rendono oggi più semplici e accessibili.

Il libro di Schwörer offre insomma, con la ricchezza della sua analisi, importanti elementi di conoscenza e di riflessione su un fenomeno, quello del populismo, che appare più complesso, e più radicato nell’odierna realtà sociale e istituzionale, di quanto spesso si ritenga.

Cesare Salvi

Introduzione

A partire dagli anni ‘80 dello scorso secolo i cosiddetti partiti populisti hanno iniziato a stabilirsi sempre più frequentemente all’interno dei sistemi partitici di molti Paesi europei.(1) Sull’onda della crisi economica e finanziaria che si sta verificando in Europa, questi partiti – che esprimono il loro dissenso nei confronti del potere della classe dirigente politica e dei partiti e che si presentano come portavoce del popolo onesto e semplice – hanno registrato un grande successo sia nei sondaggi sia anche concretamente nelle elezioni. Il populismo, come viene definito da tanti esperti politici, è molto di più di un mezzo stilistico per ottenere un maggior consenso: si tratta di un nuovo tipo di ideologia (anche se «thin-centred»(2)), che si differenzia da quelle tradizionali basate sulla contrapposizione di lavoro/capitale o chiesa/stato. Questa nuova ideologia si fonda su un nuovo tipo di politica: una politica diversa da quella vigente – vista come disonesta ed arretrata – una politica che deve essere definita attraverso il popolo, così da far valere «la democrazia diretta contro quella rappresentativa»(3) come afferma in modo semplice e chiaro Monica Simeoni.

In particolare sono stati i partiti populisti di destra a registrare recentemente un crescente successo elettorale, un successo che è stato sottolineato nuovamente dalle ultime elezioni per il parlamento europeo: il Front National (FN), con quasi il 25% dei voti, è stato il partito che ha ottenuto il maggior consenso in Francia e in Austria la Freiheitliche Partei (FPÖ) ha ottenuto, con quasi il 20% dei voti, 7 punti percentuali in più rispetto alle elezioni europee del 2009. Tuttavia nel quadro della crisi economica e finanziaria in cui l’Europa si trova, non solo si rafforzano i partiti populisti già esistenti, bensì si registra anche la nascita di nuovi partiti di successo.

Anche in Germania, rimasta a lungo praticamente libera da fazioni populistiche di rilievo, si è formato un nuovo partito che viene spesso definito – non solo dai media ma anche da alcuni esperti di scienze politiche – come partito populista di destra.(4) Si tratta della Alternative für Deutschland(5) (AfD), che, con il 7,1% dei voti nelle scorse elezioni europee, è adesso rappresentato al parlamento europeo da 7 deputati. Tuttavia attualmente questo partito – a seguito del proprio congresso del 4 e 5 Luglio del 2015 atto a stabilire una linea orientativa più definita – si trova in una fase di cambiamento, a seguito della quale ci si può aspettare una svolta verso destra e, di conseguenza, anche una maggiore accentuazione delle posizioni relative alle politiche di integrazione e di migrazione. Ci resta invece da vedere se in futuro il partito riuscirà a giocare un ruolo rilevante sulla scena politica, dato che, a seguito del congresso, si è verificato il distacco di gran parte dell’ala liberale.

Un paese interessante per quanto riguarda il populismo è l’Italia, dove nel 2009 è stato fondato il Movimento 5 Stelle (M5S) che, come la AfD, viene generalmente inserito nel quadro dei partiti populisti. Tale partito – nato proprio nel periodo di crisi economica che sta attanagliando incessantemente il paese – è riuscito in breve tempo a stabilirsi saldamente come forza all’interno del sistema politico italiano. In Italia tuttavia, differentemente dalla Germania, i partiti populisti di successo sono più la regola che l’eccezione: la Lega Nord e Forza Italia – definiti dagli esperti proprio come partiti populisti – non solo esistono già da decenni ma sono stati inoltre più volte chiamati ad adempiere a responsabilità governative.

Sia la AfD che il M5S mostrano a prima vista alcune analogie: entrambi si sono affermati sulla scia della crisi economica e finanziaria, presentano tutti e due posizioni chiaramente anti-establishment ed inoltre sembrano poter essere inseriti nell’insieme dei partiti populisti. Tuttavia c’è una notevole discrepanza sia per quanto riguarda le condizioni economiche e politiche dei paesi nei quali questi partiti si trovano ad agire, sia per quanto riguarda lo stato d’animo generale che regna nel popolo italiano e in quello tedesco. Un’analisi comparativa, che analizzi le differenze e le analogie fra questi partiti, appare dunque – già a questo

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