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Veneti sensa raize

Veneti sensa raize

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Veneti sensa raize

Lunghezza:
320 pagine
3 ore
Editore:
Pubblicato:
3 nov 2021
ISBN:
9791220364195
Formato:
Libro

Descrizione

Perché i miei genitori dovettero emigrare quando vedevo un Veneto in forte espansione economica, entusiasmo e brava gente? Dovevo darmi una risposta poiché non conoscevo la storia del Veneto e fu necessario scavare nelle pieghe della Storia

per scoprire quanti intrighi, menzogne, truffe e tradimenti i Veneti subirono dall'Ottocento in avanti.

Mi sono stupido nel vedere che nemmeno i Veneti rimasti sul territorio conoscessero le loro raize (radici).

Il libro viene tradotto in cinque lingue (Italiano, Inglese, Portoghese, Spagnolo, Francese), in modo da essere strumento di conoscenza anche per tanti veneti emigrati all'estero.
Editore:
Pubblicato:
3 nov 2021
ISBN:
9791220364195
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Veneti sensa raize - Georges Dal Santo

VENETI

SENZA RAIZE

(Veneti senza radici)

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Georges Dal Santo

Prefazione di Beppe Fortuna

Già dal mio nome, Georges, si comprende che sono nato all’estero, precisamente in Belgio, dove il papà emigrò nel dopoguerra per lavorare nelle miniere di carbone. La ragione è che l’Italia di allora era disastrata e la precaria economia si basava sulle cambiali che erano delle promesse di pagamento spesso disattese.

Pertanto sono cresciuto in mezzo alla polvere delle miniere e all’ombra delle ciminiere dei complessi siderurgici che sputavano fumi acri e rendevano il cielo rosastro. La mia infanzia e adolescenza furono difficili perché eravamo tutti trattati da stranieri e la diffidenza si percepiva. Dentro e fuori dalla scuola mi chiamavano sale macaroni, cioè sporco maccherone detto in modo spregiativo. Non di rado finiva in calci e pugni ma la reazione migliore fu di essere fra i primi della classe per dimostrare le proprie capacità. Per i miei nonni materni, la vita fu ancora peggiore perché emigrarono a seguito della prima guerra mondiale, epoca in cui gli stranieri erano emarginati dalla società. Un solo esempio per meglio capire: sul cartello delle case in affitto si poteva anche leggere no cani, no italiani.

La regione, chiamata Pays noir, era fortemente industrializzata mentre la nonna materna mi raccontava che il nostro paese di origine era nella zona collinare ai piedi delle montagne che portano ad Asiago. Quando parlava, di solito le venivano gli occhi lucidi dall’emozione e con fatica cercava di reprimerla con grandi sospiri.

All’età di nove anni ebbi la fortuna di fare la mia prima vacanza in Veneto e non vidi né polvere né fumi bensì un cielo azzurro, una luce solare calda e intensa, alte montagne, laghi, mare, insomma paesaggi meravigliosi mai visti prima. I genitori mi portarono anche a visitare l’affascinante Venezia che lasciava ancora intravedere il suo splendore appena svanito e dove i muri dei palazzi traspiravano di cultura, arte e Storia. Fu tutto bellissimo, tuttavia la spensieratezza della mia giovane età non fece emergere il perché i miei genitori furono costretti a lasciare una così bella regione.

Gli anni passarono e in età adulta, già con moglie e figle, decise di fare il viaggio inverso per stabilirmi nel Belpaese. Era un obiettivo che maturavo da qualche tempo ma che richiese una forte convinzione perché mosso dalla sola nostalgia. Una volta installato, dopo qualche anno mi sono posto la domanda rimasta taciuta nella mia memoria: perché i miei genitori dovettero emigrare quando vedevo un Veneto in forte espansione economica, entusiasmo e brava gente? Dovevo darmi una risposta poiché non conoscevo la storia del Veneto e fu necessario scavare nelle pieghe della Storia per scoprire quanti intrighi, menzogne, truffe e tradimenti i Veneti subirono dall’Ottocento in avanti. Ne compresi le vere ragioni che hanno costretto la popolazione a emigrare e mi sono stupido nel vedere che nemmeno i Veneti rimasti sul territorio conoscessero le loro raize.

Pertanto mi è sembrato importante mettere in luce certi fatti storici poco noti, per riempire quel vuoto che ogni Veneto in Patria o nel suo Paese d’adozione dovrebbe colmare. Il risultato mi ha sorpreso e al contempo avvilito, giacché la storia ufficiale sta dissimulando una realtà scomoda, soffocandola. Pertanto, avere una comprensione più oggettiva, probabilmente più veritiera significa conoscere meglio le proprie origini e quindi di riflesso conoscere la propria identità.

PRESENTAZIONE

I Veneti formano un popolo che viene da lontano e che ha più di 3000 anni. Quello attuale arrivò nell’Alto Adriatico dopo la guerra di Troia e fu raggruppato amministrativamente per la prima volta in epoca romana, dove divenne la X Regio dell’Impero. Il suo territorio corrisponderebbe circa al Triveneto più la Lombardia orientale e l’Istria (oggi in Slovenia e Croazia), quindi una regione ben più ampia di quella odierna. Nel corso della storia fu frazionato diverse volte e il Friuli fu l’ultimo separato dal ceppo originario (1948) quando la monarchia dei Savoia fu sostituita dalla Repubblica Italiana. Pertanto nel testo uso la parola Veneti per citarli tutti.

Confrontando varie fonti, sarebbero dai 17 ai 20 milioni i discendenti dei Veneti che in passato emigrarono in tutti i continenti, principalmente in Brasile, Argentina, Stati Uniti, Canada, Australia ma pure in comunità più piccole come il Cile, Venezuela, Messico, oltre che nei principali paesi dell’Europa occidentale. Perciò questa stirpe è davvero numerosa, ma quasi tutti non sanno per quale motivo sono nati lì, se non per il racconto sbrigativo del padre, del nonno o del bisnonno accomunato nella spiegazione laconica partiti per fuggire dalla miseria. L’affermazione, frutto di un radicato pensiero, era talmente agghiacciante che chi la pronunciava non aggiungeva altro, nemmeno una successiva spiegazione per una considerazione consolante. Di conseguenza, per diverse genera-zioni la domanda è rimasta in sospeso, travolta dalla frenetica quotidianità che impedisce ai sentimenti di emergere.

Siamo sicuri che il motivo che costrinse i nostri avi a emigrare fosse la miseria? E semmai fosse vero, perché questa miseria piombò addosso al Veneto se Venezia è tra le città più conosciute e visitate al mondo per le sue ricchezze e il suo recente splendore?

Poco fu tramandato in famiglia, probabilmente per cancellare brutti ricordi, tuttavia il Galata, il Museo del Mare di Genova da dove molti imbarcarono, testimonia che prima di salire sul bastimento, molti capi-famiglia sputavano in terra al grido di Porca Italia. Questo succedeva pochi anni dopo l’annessione del Veneto all’Italia avvenuta nel 1866; in soli trent’anni fuggì quasi metà della popolazione. L’emorragia proseguì prima e dopo la Grande Guerra (1915-18) e in misura minore anche dopo la Seconda Guerra Mondiale. Si calcola che ben 5.600.000 Veneti, Friulani e Trentini abbandonarono la loro amata terra alla ricerca di un futuro migliore. In termini moderni, diremo che il fenomeno fu come una pulizia etnica.

Frugando nella storia è emerso che dopo l’annessione, l’Italia si è adoperata per cancellare l’identità del popolo veneto e la motivazione va ricercata nel fatto che si doveva parlare della sola Italia e non più della Repubblica di Venezia per secoli Porta d’Oriente. Infatti, la sola reputazione adombrava troppo i nuovi governanti.

L’Italia si era formata per volere dei Savoia, regnanti del Piemonte con Capitale Torino, un casato oramai in declino e in dissesto finanziario. Con il contributo degli Inglesi (in grado di farsi alleati quando serve) e di Giuseppe Garibaldi, un intrepido uomo d’azione che si era distinto anche nel sud dell’America, facendo leva sui moti popolari, l’unificazione della penisola italica riuscì, risanando la tesoreria dei Savoia e dando loro importanza sulla scena internazionale. Rilevante sapere che il Veneto non faceva parte dell’Italia unificata e solo qualche anno dopo con una manovra truffaldina fu annesso. Ovviamente in 150 anni di dominazione italiana i Veneti si sono in parte italianizzati diventando a fatica bilingue, anche se rimangono diversi perché continuano a parlare la propria lingua veneta e la loro cultura e mentalità è ben lontana dall’istinto furbesco dell’arrangiarsi all’italiana.

Questo scritto non ha la pretesa di raccontare nei dettagli la storia dei Veneti, né gli undici secoli di Repubblica Veneta, né gli artisti veneti o stranieri che l’hanno resa grande, né descrivere nei dettagli le cause che l’hanno fatto cadere e di quello che successe fino ai giorni nostri. Per questo esistono importanti pubblicazioni, nondimeno l’intenzione era di mettere in luce fatti salienti che provocarono un’emigrazione di massa della popolazione. Di conseguenza lo scopo è stato quello di dare una risposta alle proposizioni glaciali dei nostri avi, scappati dalla miseria, e di conseguenza consentire a ognuno di farsi un’opinione sulla propria storia.

ORIGINE DEI VENETI

Importante quindi fare una breve retrospettiva per scoprire le primitive origini del popolo veneto.

Troviamo le prime tracce documentate nelle descrizioni dello scrittore greco Omero che li chiamava Eneti (Veneti in latino), che significa popolo degno di lode. Omero li colloca in una zona chiamata Paflagonia, sita a sud del Mar Nero e vicino allo stretto del Bosforo. Sebbene l’Iliade non abbia il carattere scientifico di oggi, gli storici ritengono che i fatti siano realmente avvenuti seppur partissero da un fatto amoroso. Comunque risulta che questi Eneti furono chiamati dai loro vicini, i potenti signori della città di Troia, per prendere parte alla guerra contro i Greci (XII secolo a.C.) con il più probabile scopo di mantenere il controllo sul traffico marittimo all’imboccatura dello stretto fra il Mediterraneo e il Mar Nero. Nell’interminabile guerra che durò ben dieci anni, Antenore che è successore di Pilemene e capo degli Eneti, a più riprese è favorevole per una pace onorevole con i Greci. La Storia ci insegna l’intransigenza dei Troiani ma pure la loro fine grazie allo stratagemma del cavallo introdotto in città contenente i più valorosi guerrieri Greci. Alla fine, fu un abominevole massacro, Troia fu rasa al suolo e incendiata, lasciando attorno solo desolazione. Sembra che i vincitori si siano ricordati della buona volontà di Antenore, risparmiando la sua gente ma costringendoli all’esilio.

Non si sa come arrivarono nell’Alto Adriatico, ma si sa che in qualche modo i Veneti s’integrarono con le tribù euganee stanziate in pianura padana. In quell’epoca la landa era prevalentemente ricoperta di foreste paludose tuttavia si attribuisce ad Antenore la fondazione della città di Padova e a Mesthle, figlio di Pilemene, l’odierna Mestre. In un primo momento il territorio dove troviamo tracce copre una larga fascia pedemontana che va dal lago di Garda al fiume Tagliamento. In età del bronzo, fra il 1350 e il 1150 a.C., i primi villaggi entrano nei circuiti commerciali fra il Baltico, l’area Danubiana, l’Egeo e il Mediterraneo orientale. Nell’età del ferro, attorno al 600 a.C, si affermano delle città–stato governate da potenti aristocratici. Ad Altino, Adria e Spina si incontrano mercanti Greci ed Etruschi tanto da creare l’invidia di Sparta che con un’imponente flotta attaccò i Veneti nel 302 a.C. Fu una pesante sconfitta e il loro Re Cleonimo fu per sempre respinto in mare. Anche nel 222 a.C. i Veneti furono d’aiuto ai Romani per respingere i Celti nella battaglia di Clastidium. Nel frattempo e nel corso dei secoli i Veneti divennero grandi allevatori di cavalli di pregio che commerciavano ovunque ma in particolare con i Romani che ne erano grandi estimatori.

L’IMPERO ROMANO

Nel fulcro dell’epoca romana, quindi ben oltre mille anni dopo il racconto di Omero, molti furono gli scrittori come Plinio il Vecchio, Strabone e altri che collocarono i Veneti tra il mar Baltico (il mare Venedicus sinus) e il Mar Nero (il mare Pontus Euxinus). Nella sua campagna in Gallia, Giulio Cesare dichiarò che l’unico luogo che non era riuscito ad espugnare in Bretagna era difeso da Veneti e li descrisse pure come abili navigatori in mari agitati. Di conseguenza se si vuole fare un collegamento fra Omero e gli scrittori greci e romani successivi si può ipotizzare che nell’esilio, gli Eneti/Veneti si separarono risalendo i grandi fiumi (Danubio, Dnepr, Vistola …) stabilendosi in Europa Centrale mentre altri proseguirono finché furono fermati dall’oceano, appunto in Bretagna. Certamente si divisero in piccoli gruppi poiché non formarono una comunità come avvenne nell’Alto Adriatico e progressivamente diedero vita al territorio veneto che fece la Storia.

Di conseguenza non c’è dubbio che risalga all’Antichità la propensione all’emigrazione e l’accomodamento mite fu sicuramente la virtù primaria per integrarsi con le comunità locali. Il popolo Veneto confermò più tardi le sue caratteristiche pacifiche inserendo nella sua bandiera, il leone di San Marco che tiene un libro aperto con la parola pax (pace). Nonostante le innumerevoli difficoltà, la comunità è sempre rimasta coesa, conservando e sviluppando le proprie tradizioni, lingua e costumi pur sotto il dominio dell’aquila romana. I Veneti non furono conquistati ma integrati, e pur conservando la loro identità, divennero la decima regione nell’impero.

A partire del IV secolo e in concomitanza con la decadenza dell’Impero romano cominciarono le invasioni barbariche venute dal nord. Prima Alarico, Re dei Visigoti, fa fuggire la popolazione di Aquileia, città geograficamente strategica vicina all’ansa superiore dell’Adriatico con alle spalle le vie romane che scendono dalle Alpi e che si dirigono verso la capitale, Roma. I cittadini non hanno altra scelta che rifugiarsi nella vicina ma desolata laguna dove non sono perseguiti. Poi arrivarono gli Unni di Attila che nel 452 incendieranno Aquileia, ma anche loro non si avventureranno oltre.

I pacifici Veneti di terraferma oramai stanziati nelle tante isole della laguna veneta sfruttarono l’abbondanza di acqua dolce dei grandi fiumi e il mare pescoso. La particolarità delle isole garantiva inoltre una protezione naturale, anche se la zona non era molto salubre d’estate per la proliferazione d’insetti vari. È probabilmente così che con intensa laboriosità quel popolo divenne progressivamente una fiorente comunità marinara dando forma a quello che diventerà la città di Venezia. Per governare la sua espansione e l’aumento della popolazione fu necessario costituire precise regole di convivenza, sopportate da un’amministrazione che in seguito sarà invidiata dalle potenze del mondo dell’epoca.

UNDICI SECOLI DI REPUBBLICA

Il V secolo d.C. vede quindi la fine dell’Impero romano d’Occidente mentre sopravvive l’Impero romano d’Oriente con capitale Bisanzio. Formal-mente gli abitanti della laguna veneta dipendevano dall’Esarcato cioè dall’amministrazione di Ravenna, a sua volta parte dell’impero bizantino. Essere molto lontano dalla capitale dell’impero Bisanzio (Costantinopoli) fu decisivo per l’ascesa della primitiva Venezia. Crescendo per gradi si svincolerà dal controllo di Ravenna e con assemblea popolare eleggerà il primo Doge già nell'VIII secolo. Inizialmente la politica si dividerà fra il partito popolare e il partito degli aristocratici composto dai grandi mercanti e dalle famiglie nobili veneziane.

NASCE LA BANDIERA VENEZIANA

La venerazione per l’evangelista San Marco è da collegarsi alla sua presenza nella terra dei Veneti come leggendario primo patriarca di Aquileia, che fu la più fiorente città dell’alto Adriatico in epoca romana. Per questa ragione San Marco fu scelto come patrono della città e nel 828 abili mercanti veneziani ne trafugano le spoglie da Alessandria d’Egitto nascondendole sotto la carne di maiale, impura per i Musulmani. Portato a Venezia, inizierà in suo nome la costruzione della basilica, dove sono tuttora conservate le sacre reliquie. La bandiera che sventolerà per numerosi secoli su tutti i mari conosciuti è oro e porpora, con il leone di San Marco che tiene un libro aperto ma quando invece dovevano difendersi, si usava una bandiera dove il leone impugnava una spada per mostrare le sue ferme intenzioni.

Ancor prima dell’anno 1000 Venezia conquista l’Istria e la Dalmazia poste sulla sponda orientale del mare Adriatico, terre molto contese dagli Ungheresi e dagli Slavi che contrastano la navigazione con azioni piratesche. Su richiesta di Bisanzio, Venezia interviene con energia per eliminarli e in cambio ottiene la Bolla d’Oro che concede privilegi speciali con l’esenzione di dazi nell’ambito del commercio. Nei secoli successivi sarà rinnovato a più riprese consentendo alla già forte e indipendente repubblica di affermarsi definitivamente. In ogni caso, in diverse epoche gli scontri saranno frequenti perché gli Slavi non demorderanno dal voler affacciarsi sul golfo di Venezia, oggi comunemente chiamato Mare Adriatico. Anche il Papato, forte della sua funzione spirituale, contrasterà spesso l’operato della Repubblica Veneta per interessi prettamente terreni. Nei commerci in Mediterraneo fu invece la Repubblica di Genova la più attiva a ostacolare la supremazia veneziana e in diverse occasioni le due città si scontrarono in battaglie navali. I primi secoli della repubblica marittima si fondarono sul commercio del sale e solo in seguito il traffico si estenderà ad altri prodotti redditizi.

A mano a mano che accrescerà i suoi affari, la politica veneziana rinforzerà le sue istituzioni fino a costituire una perfetta oligarchia valsa a bilanciare l’autorità del Doge e di qualsiasi amministratore. Infatti, la caratteristica dei Veneti era la forte ostilità nei confronti del potere personale e tutte le leggi erano pensate in modo che nessun singolo individuo o singola famiglia potesse monopolizzare una carica pubblica o, addirittura, trasformare l’istituzione dogale in tirannia, quindi esattamente il contrario di tutti gli Stati d’Europa che avevano un Re per diritto divino sul quale si accentrava tutto il potere che passava ai figli e ai figli dei figli.

LE CROCIATE

Il periodo d’oro e affari colossali coincisero con il flusso di guerrieri, soldati e pellegrini che dalla fine del XI secolo si avviarono verso la Terra Santa con una croce sul petto: nella prima Crociata, Venezia non afferra subito l’importanza di quella spedizione iniziata con navi genovesi ma una volta presa coscienza, le blocca a Costantinopoli mettendo a disposizione più di 200 navi per il trasporto di persone, viveri, animali e armi verso il Medio Oriente. Venezia fu ricompensata con porti franchi lungo quella rotta marittima e il Doge non perse tempo per incoraggiare mercanti e patrizi (nobili che costituiscono la spina dorsale dell’ammini-strazione) a sfruttare le nuove e preziose posta-zioni commerciali. I maggiori prodotti importati erano tessuti, olio, profumi, oggetti d’arte e le spezie come pepe, cannella, chiodi di garofano, noce moscata, etc., mentre esportavano verso Oriente, legname e metalli in genere. Venezia esportava anche la produzione locale verso l’Europa come i ricami e le vetrerie, in particolare il vetro di Murano.

S’innestò un meccanismo che richiese un sempre maggior numero di navi con la conseguente apertura del primo nucleo del famoso Arsenale. Il cantiere navale divenne poi il più grande del mondo istituendo il lavoro a catena e al suo apice l’Arsenale produceva un’imbarcazione al giorno. Già nel 1300 Venezia possedeva la più grande flotta del mondo con ben 3300 navi.

Nuovi benefici commerciali si ottennero nelle Crociate successive e l’espansione economica fu talmente folgorante che nemmeno un terremoto nel 1117 e una prima epidemia di peste nel 1171 rallentarono la continua apertura di nuove vie marittime in tutto il Mediterraneo. Le preziose merci poi varcavano le Alpi verso l’Europa oppure raggiungevano il mare del Nord costeggiando per primo l’Oceano Atlantico e poi imboccando lo Stretto della Manica. Con loro i mercanti trasmettevano anche i

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