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The Herem Saga #4 (Diario di un immortale)

The Herem Saga #4 (Diario di un immortale)

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The Herem Saga #4 (Diario di un immortale)

Lunghezza:
429 pagine
6 ore
Pubblicato:
4 set 2021
ISBN:
9791220842402
Formato:
Libro

Descrizione

Via Lattea, dodicesimo millennio dell’epoca stellare.
Gli esseri umani hanno da tempo lasciato la superficie del Pianeta Madre, la Terra, al punto che ormai quasi non la ricordano, e si sono affermati come unica forma di vita senziente dell’universo conosciuto. Indisturbati si espandono, colonizzano, si moltiplicano e lottano fra loro in un continuo susseguirsi di scaramucce prive di senso e di sostanza.
Ma un giorno questo equilibrio viene spezzato dall’arrivo di una terribile razza aliena, apparentemente inarrestabile, che minaccia di sovvertire totalmente l’ordine costituito e di cancellare col suo passaggio ben dodici millenni di sviluppo e di espansione.
Gli umani li chiamano Herem, l’Anatema.

QUARTO LIBRO: DIARIO DI UN IMMORTALE
Il Capitano Aaron Marecalmo è pronto a lasciare la Terra, per uno dei primi viaggi stellari nella storia dell'umanità.
Per lui nessuna certezza, solo molti dubbi e un'enorme responsabilità: stabilire e vigilare su una delle prime colonie umane nella galassia.
Pubblicato:
4 set 2021
ISBN:
9791220842402
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Anteprima del libro

The Herem Saga #4 (Diario di un immortale) - Davide Sassoli

Sull’Universo e le sue distanze

Il modo più facile di immaginare l’Universo è quello di pensare alle scatole cinesi.

Prendiamo la Via Lattea. La si potrebbe semplificare immaginando una tavola piatta, una specie di mappa, su cui stelle e pianeti occupino varie posizioni come le città su una cartina della Terra, ma questo ci darebbe un’idea molto sbagliata delle distanze che separano tra loro i vari elementi del cosmo.

In verità la Via Lattea, come un po’ tutto l’Universo, è appunto una scatola, un contenitore che racchiude elementi tra loro estremamente vicini, almeno se consideriamo l’enorme distanza che separa, per esempio, una galassia da un’altra.

Le distanze cosmiche si misurano spesso in multipli di c (la velocità della luce). Quanto ci mette la luce (la cosa più veloce che conosciamo) a percorrere la distanza fra un punto e un altro? Dal Sole alla Terra impiega appena 8 minuti, dal qui a una stella vicina solo alcuni anni, mentre per arrivare al prossimo ammasso stellare ce ne vorrebbero più di quattrocento e altri quarantamila fino al centro della galassia. Andromeda poi, la galassia più prossima a noi, dista circa due milioni e mezzo di anni luce.

Questo perché l’Universo è un enorme sistema gravitante, composto da elementi che si attirano costantemente fra loro, e che quindi più sono vicini e più tendono ad avvicinarsi e a ruotare attorno a un centro di massa comune. Perciò i pianeti e gli asteroidi tenderanno a orbitare vicini alla loro stella, lasciandosi attorno enormi distese di spazio vuoto. Le stelle (con i loro sistemi) tenderanno a loro volta a raggrupparsi in ammassi stellari e gli ammassi stessi a unirsi per formare i bracci a spirale di una galassia. La galassia cercherà poi la compagnia delle sue vicine, formando un ammasso di galassie, e così via… fino all’Universo: il contenitore più grande che siamo finora riusciti a scoprire.

Non è strano quindi che la fantascienza debba ricorrere a concetti piuttosto improbabili per permetterci di viaggiare fra le stelle. Iperspazio, curvatura, tunnel spazio-temporali… E non è nemmeno strano, anche se forse non è così facile da immaginare, che ogni sistema solare sia di fatto un piccolo universo a sé, unito gravitazionalmente a sistemi a lui vicini ma così impossibilitato a raggiungerli che sarebbe lo stesso se si trovassero dall’altra parte del cosmo.

La Cronologia Galattica

Nell’anno 2.491, secondo il calendario gregoriano, la prima astronave capace di viaggio interstellare lasciò la Terra, per non farvi più ritorno.

La Cronologia Galattica registra quell’evento come l’Anno Zero dell’Epoca Stellare.

LA STORIA FINORA :

AS 12.453

Emra Arkàdiev lascia il pianeta Cronos

AS 12.461

Emra Arkàdiev diventa maggiorenne su Kairos

AS 12.473

Emra Arkàdiev incontra per la prima volta Analisa Ermidàn

AS 12.481

Invasione aliena del pianeta Kairos

AS 12.489

Mabel Adasco si arruola nell’Esercito Federale Interstellare

AS 12.504

inizia l’invasione aliena nell’Ammasso della Vergine

Mabel Adasco salva il suo plotone su Vidàlo III

AS 12.505

Emra Arkàdiev arriva a Calipso

AS 12.508

Darco Akonu arriva nell’Ammasso della Vergine

Mabel Adasco guida la seconda missione su Vidàlo III

l’EFI vince la battaglia di Porlanto

Darco Akonu muore nella battaglia di Porlanto

AS 12.515

Mabel Adasco è su Alpha Centauri

AS 12.533

Mabel Adasco viene trasferito alla base stellare di Amèra

AS 12.539

invasione aliena sul pianeta Ber III

AS 12.540

Mabel Adasco lascia l’EFI

AS 12.551

Mabel Adasco guida le Forze di Invasione Siriane verso Alpha Centauri

primo accordo fra l’Aggregazione Siriana e Alpha Centauri

AS 12.569

Emra Arkàdiev lascia Calipso

AS 12.594

Gwen Oskovic e Gillian Strauss arrivano alla base di Aràia

AS 12.598

Scoppia l’epidemia aliena alla base di Aràia

AS 12.627

Insediamento e prima seduta del Senato Galattico su Protos

un assassino ignoto stermina il Consiglio Reggente su Protos

AS 12.664

invasione aliena di Mianor IX

AS 12.670

Milla e Ajami Lucano atterrano su Kairos

AS 12.686

Milla arriva su Alpha Centauri

AS 12.692

invasione aliena del Sistema Protos, battaglia di Trantor

AS 12.697

Milla fonda l’Ordine dei Cacciatori Templari di Estegor

Il mondo di Herem

LUOGHI

Il Braccio di Orione

Ammasso di Sol

Sistema Teodus (mondo natale di Mabel Adasco)

Sistema Alpha Centauri

Sistema Sirio

Sistema Aldebaran

Sistema Altair

Sistema Sigma Draconis

altri sistemi: Emme, Inus, Tau Ceti, Epsilon Eridani, Barnard

Nebulosa di Orione

Sistema Araia

Ammasso delle Pleiadi

Sistema Genasia

Sistema Nuovo Sol

Ammasso del Cigno (settore Mira 9)

Sistema Amèra

Sistema Ber (sede di addestramento militare)

Ammasso della Vergine (settore Argo 14)

Sistemi Vidàlo e Porlanto

Ammasso del Centauro

Sistema Olimpus (mondo natale di Emra Arkadiev)

Ammasso del Capricorno

Sistema Calipso

Ammasso del Cane

Sistema Baku

Coda del Dragone

Sistema Estegor

Ammasso del Leone

Sistema Bados

Sistema Yraga

Ammasso di Ercole

Sistema Zarya

Il Braccio di Perseo

Sistema Mianor

La Volta Superiore

Sistema Protos

La Grande Nube

Anello interno

Sistema Amador (capitale dell’Egemonia Amadoriana)

Sistema Belefor

Anello mediano

Sistema L942

Sistema Mare Altum

Sistema Aramàia

Sistema Amiga

Anello esterno

Sistema Aurèlis

PRINCIPALI ENTI GALATTICI E LORO COMPONENTI

Il Consiglio Reggente (ex Consiglio Intergalattico Illimitato):

Esercito Federale Interstellare (EFI)

Federazione delle Aggregazioni Lunari (ex Comitato Lune Indipendenti)

Comunità Archeobiologica Interplanetaria

Rete Unificata dei Sistemi (RUS)

Cronologia Galattica

Fondazione del Sapere Universale (FSU)

Associazione Tecnologica Interstellare (ATI)

Fondazione per la Protezione e la Salvaguardia degli Ecosistemi Sottosviluppati (FPSES)

Grandi Aziende Multiplanetarie:

Nex Intergalactica – armamenti e sistemi difensivi

Interstellar Maratechno (IMT) - cyber-nanotechnologie

Le Aggregazioni Lunari:

Aggregazione Siriana (anche nota come Prima Aggregazione)

Aggregazione di Mianor

Enti storici:

l’Iniziativa

l’Impero Badosiano

l’Egemonia Amadoriana

I RANGHI DELL’ESERCITO FEDERALE INTERSTELLARE

Sotto-ufficiali:

Caporale (reclute in addestramento)

Caporal Maggiore (reclute promosse ai programmi di addestramento per ufficiali)

Caporale (soldati addestrati)

Sergente

Sotto-Tenente (rango assegnati ai neo ufficiali in affiancamento)

Ufficiali (esercito):

Tenente

Tenente Maggiore (in alternativa, Feldcapitano)

Maggiore

Colonnello

Comandante (generalmente al comando di una base spaziale o di una guarnigione planetaria)

Generale

Maresciallo

Ufficiali (flotta):

Capitano

Ammiraglio

TERMINI E MODI DI DIRE

Gergo comune:

Vecchia Terra o Antica Terra: termine con cui nella galassia ci si riferisce al pianeta di origine della razza umana, nell’Ammasso di Sol

Lingua Universale: l’idioma adottato come lingua franca nella maggior parte dei settori galattici

anni standard: misura universale del tempo, corrispondente al periodo di rivoluzione dell’Antica Terra

terraformare: rendere un pianeta abitabile

lunari: esseri umani nati e/o cresciuti su mondi a bassa gravità

prima stirpe: un culto/credo presente su molti pianeti e che raccoglie i discendenti dei primissimi coloni

antichità o epoca pre-stellare: si tratta dell’epoca precedente la colonizzazione umana della galassia

forme di vita non terrestri: si tratta di organismi alieni, non derivati o mutati dalle specie dell’Antica Terra

piloti di ventura, o piloti erranti (termine storico: Apripista Stellari): gruppo di piloti indipendenti e dotati di vecchie navi ad alta latenza temporale

Gergo lunare:

planetoidi: termine con cui i lunari si riferiscono a chi non è nato su una luna

fare con la pietra al collo: insieme di modi di fare e di dire che permettono a un lunare di integrarsi fra i planetoidi

decadi: periodo di tempo corrispondente a circa 14 anni standard

quarti: periodo di tempo equivalente a circa 8 giorni standard

prendere un sasso: commettere un errore

perdere una bolla: andare fuori di testa, non capire più nulla

Gergo militare:

rutta-ferro: arma di grosso calibro piuttosto ignorante in dotazione ai plotoni di fanteria

scalda-chiappe: le armi da addestramento delle reclute, emettono una scarica elettrica non letale

spaccacroste: termine con cui i soldati federali si riferiscono ai nemici alieni

bomborotte: le enormi astronavi organiche aliene

Gergo degli Apripista:

calde maree e venti in coda (e varianti): un augurio di buon viaggio, scambiato fra gli Apripista quando si incontrano o si separano

I mondi e la loro classificazione:

Pianeta Granaio: mondo la cui economia e industria sono prevalentemente dedicate alla produzione di cibo.

Pianeta Miniera: mondo ricco di minerali ma con scarsa possibilità di terraformazione, ideale per grosse imprese minerarie

Pianeta Aborto: mondo solo parzialmente terraformato, non colonizzato e lasciato a inselvatichire

Pianeta Fortezza: mondo altamente fortificato, non necessariamente adatto alla vita

pianeta retrosviluppato – termine non ufficiale: mondo dove la vita umana è regredita a uno stadio pre-stellare, pre-industriale o primitivo

pianeta colabrodo – termina non ufficiale: mondo in fase di formazione, caratterizzato da continue eruzioni vulcaniche

PARTE 1 – I Blu

Pianeta Terra, Sistema Solare, anno gregoriano 2.634

Hanno tutti fretta di salire.

Non ne capisco il motivo, poiché non si parte finché non ci sono tutti. E sono pochi, credevo ce ne sarebbero stati molti di più: saranno al massimo cinquecento.

Valutazione: sono molto vecchi. La migliore età media per un viaggio di colonizzazione è stimata tra i ventidue e i ventotto anni terrestri; la metà di questi passeggeri ne ha più di quaranta.

Valutazione: non ci sono abbastanza bambini. Circa un quarto della popolazione migrante dovrebbe essere composta da bambini non sopra i dieci anni; a questo viaggio ne prenderanno parte soltanto quattordici, più otto adolescenti.

Valutazione: ci sono troppi uomini. La popolazione migrante adulta in età da riproduzione dovrebbe essere composta da donne almeno al 65%, ma attualmente siamo sotto il 40.

Si tratta prevalentemente di famiglie, composte da membri di genere promiscuo, e fingono di ignorare gli individui al di fuori della propria cerchia di affetti, come se avessero paura. È strano…

Previsione: a queste condizioni, le probabilità di sopravvivenza della colonia sono molto basse; la stimo a circa settant’anni, a meno di una forte esplosione delle nascite nei primi quindici anni di colonizzazione, periodo in cui però si riscontreranno le maggiori difficoltà di adattamento e il maggior numero di decessi accidentali.

Sembrano ignari delle sfide che li attendono e si comportano come se, mettendo piede sulla nave, il loro viaggio fosse già terminato. Trovo che questo fattore sia il più difficile da comprendere.

Raccomandazioni: la priorità va data alla protezione della popolazione femminile, specialmente nei primi venti anni dall’insediamento; è opportuno che la giovane società coloniale acquisisca un’impostazione social-democratica e si sviluppi secondo percorsi mirati alla parità di trattamento con particolare attenzione all’attenuamento (meglio all’annullamento) delle differenze di genere; è anche opportuno promuovere un buon grado di poligamia e promiscuità nei rapporti personali.

«Everett! Everett, vieni qui.»

«Mamma, chi è quel signore blu?»

«È il Capitano, tesoro.»

«Non è il Capitano, Margaret. Queste navi non hanno un Capitano, è solo il faccendiere.»

«Perché è blu, papà?»

«Perché sono fatti così. È una specie di androide che però sembra una persona, e li fanno blu.»

«Perché?»

«Non lo so.»

«Mamma, tu lo sai?»

«No, tesoro. Purtroppo no. Però se vuoi possiamo andarglielo a chiedere.»

«Sì, sì, sì!»

«Non credo sia una buona idea, Margaret.»

«Andiamo, Paul! Siamo arrivati, no? Siamo a posto. Viaggiamo verso un mondo nuovo, come hai sempre detto. Che c’è di male se nostro figlio si diverte un po’? È un bambino, è curioso.»

«Ho detto di no.»

«Guarda mamma, sta venendo qui!»

Quando il Blu gli si avvicinò, Paul Fortmann provò un moto di ribrezzo, e di stizza perché quella cosa gli si avvicinava provocandogli ribrezzo.

A vederlo sembrava un ragazzo di venticinque anni, ma aveva la pelle grigia (quasi bianca in effetti) e le vene gli risaltavano grosse e blu sul collo scoperto e sulla fronte liscia.

«Non potresti coprirti? Stai spaventando mio figlio» tentò.

Il Blu piegò leggermente la testa, abbassando lo sguardo su Everett; aveva una bocca stretta e sottile e due occhi piccoli e squadrati. Sorrise gentilmente, poi tornò a guardare Paul. «Nucleo Fortmann?»

«Sì, siamo noi!» squittì Everett tutto contento.

«Everett, lascia parlare me, per favore. Vorremo…»

«Hangar 12, fila H, posti 11-12-14. Prego, procedere.»

«Ehi, un momento! Perché non siamo tutti insieme? Chi c’è al posto 13?»

«Tesoro, smettila. Ti prego…»

«Margaret, vuoi piantarla? Non dobbiamo lasciare che ci separino!»

«Ma papà, sulle navi non esiste il posto 13, porta sfortuna.»

Paul fissò il Blu. Trovava difficile guardarlo; aveva una piccola vena al centro della fronte che protrudeva come un bubbone e quella pelle sembrava morta. «È così?» domandò, cercando di farsi minaccioso.

«È così» assentì il Blu. «Vogliate procedere, per favore.»

«Come ti chiami?» chiese Everett.

«Shh! Everett, il signor Capitano ci ha chiesto di andare ai nostri posti.»

«Margaret, come te lo devo dire che non è il Capitano? È solo un…»

«Mi chiamo Aaron, giovane passeggero» rispose questi interrompendo il signor Fortmann. «Aaron Marecalmo, e come vostro Capitano vi chiedo ancora una volta di raggiungere le vostre postazioni o saremo costretti a tardare la partenza.»

«Visto, papà? Te l’avevo detto che era il Capitano!»

«Bravo tesoro» lo lodò Margaret, rivolgendo al Capitano Aaron un sorriso di ringraziamento, accompagnato solo da un lieve nervosismo. «Ora vai, segui papà. Su!»

Trovo strano che siano gli uomini a essere maggiormente disturbati dal mio aspetto. Le donne tendono a guardarmi con curiosità e a volte timore ma mai astio o disprezzo, simulati per coprire il disturbo e la paura.

Le donne si dimostrano ancora una volta il genere superiore nella razza umana.

Spesso i normali scelgono di chiamarmi androide, nonostante io sia in realtà un essere umano e le mie diversità siano meri effetti collaterali dei trattamenti ringiovanenti: se il piccolo Everett mi avesse chiesto quanti anni hai? avrei risposto cinquantaquattro.

Ufficialmente ci chiamiamo Apripista Stellari o anche Cacciatori di Mondi ma, di fatto e principalmente per via del colore delle nostre venature in risalto, siamo i Blu.

La nostra destinazione è il sistema M46Y17, a 27 parsec di distanza astronomica dal Sistema Solare, raggiungibili con una latenza temporale stimata a 74 anni terrestri più o meno un errore di circa 10 anni.

Le scorte e le strumentazioni necessarie allo sviluppo della colonia per i primi cento anni sono presenti e al sicuro da incidenti o manomissioni; i miei dubbi sulla riuscita dell’impresa a causa delle falle nel campione umano selezionato per li viaggio, tuttavia, rimangono.

Sto realizzano in questi istanti che sto per lasciare la Terra, e che non la rivedrò mai più. Questo mi fa provare una sensazione di grande perdita e di solitudine. Sono sempre stato solo, da quando ho iniziato il percorso di formazione e di istruzione per diventare un Apripista, ma oggi mi sento ancora più solo.

Considerazione: dovrei fraternizzare con i coloni, almeno a livello superficiale, per compensare questo sentimento.

Altra considerazione: questo potrebbe compromettere il mio giudizio e aggiungersi alla già lunga lista di elementi a nostro sfavore.

È curioso che io mi sia appena rivolto ai componenti della spedizione dicendo noi e non loro. Rifletterò su questo, mentre ci avviamo verso l’L1 e inizio i calcoli di linearizzazione della rotta subspaziale.

Michael e Sung erano seduti fianco a fianco e si stringevano la mano.

Michael veniva dal continente nordamericano, Sung da quello asiatico; si erano conosciuti quando lavoravano entrambi all’installazione degli estrattori sottomarini nel pacifico, circa vent’anni prima. Non erano vecchi, ma nemmeno nel fiore degli anni, e tutti i loro sforzi negli ultimi due decenni erano stati spesi nel tentativo di compiere questo viaggio, insieme.

«Sei emozionato?» chiese Michael con una piccola stretta.

«Un po’» rispose Sung sorridendo. «Quanto ci vuole fino a L1?»

«Quattordici ore, se non ricordo male.»

«Bloccati qui per un bel po’, quindi…»

«Sì. Direi di sì.»

Michael aveva un’espressione tranquilla e distesa, fiduciosa. Ero lui quello forte dei due, quello che sapeva sempre cosa fare e trascinava Sung quando a lui mancavano le forze, o il coraggio. Per contro, Sung era un brillante fisico, anche se a volte fingeva di dimenticarlo.

«Me lo spieghi?» chiese Michael.

«Che cosa?»

«Perché ci vogliono quattordici ore e perché il salto deve avvenire in questo famigerato punto lagrangiano.» Michael sapeva che parlare di cose che conosceva bene metteva Sung di buon umore.

«Il tempo dipende dal fatto che viaggiamo a propulsione. Dobbiamo spostare questo blocco di ferro e polimeri fino al punto lagrangiano principale seguendo le leggi della fisica newtoniana: spinta tramite espulsione di materiale gassoso dai razzi posteriori e conseguente moto frontale della nave. Le velocità che si raggiungono così sono molto limitate, ancora di più dal fatto che, se accelerassimo troppo, finiremmo tutti spiaccicati contro i nostri stessi sedili senza riuscire a respirare.»

«Quindi il viaggio subspaziale come funziona?»

«Segue una fisica completamente diversa, che inizia nella Relatività Generale e termina… non saprei nemmeno come definire il posto dove termina. In pratica si calcola una traiettoria geodetica dal punto di origine a quello di arrivo e poi la si linearizza

«Cioè la si trasforma in una linea?»

«Proprio così.»

«Ma non dovrebbe esserlo già? Una linea dritta, intendo. Una retta…»

«Sì, ma nello spazio quadridimensionale.»

«Che quindi non è davvero retta, giusto?»

«Lo è, in realtà, ma in quattro dimensioni. Linearizzare la rotta significa trasformare quella geodetica quadridimensionale in una retta euclidea, escludendo (o estrudendo) la dimensione temporale, che rimane nell’equazione sotto forma di latenza: più la linearizzazione è complicata, maggiore è la latenza.»

«Cioè?»

«Cioè più è complesso il calcolo e più tempo passa nell’universo reale mentre noi compiamo il salto lineare nel subspazio.»

Sung stava decisamente meglio, sembrava addirittura emozionato. Michael era abituato ad ascoltarlo parlare per ore e ore, senza stancarsi. Il suo compagno era un portento, doveva solo essere rimesso in piedi e in carreggiata di tanto in tanto.

«Com’è andata a casa? Non te l’ho nemmeno chiesto» s’informò Sung dopo un attimo di silenzio.

«Uno strazio, com’era prevedibile. Siamo riusciti a tenere a bada zia Meggie abbastanza a lungo da permettermi di salutare tutti come si deve, ma me ne sono andato con la sensazione che non fosse abbastanza… come se avessi potuto o dovuto dire di più. O fare di più…»

«È normale» gli disse Sung accarezzandogli una spalla. «Non li rivedrai più. Puoi solo farti forte del fatto che sapranno che avrai una vita migliore, da un’altra parte.»

Michael rise amaramente. «Settantaquattro anni di latenza temporale… più un errore di altri dieci. Te ne rendi conto, Su? Per me passerà un attimo, per loro una vita. Ora siamo qui, e anche loro sono qui, solo un po’ lontani, ma tra poco noi chiuderemo gli occhi e loro saranno già morti e sepolti quando li riapriremo dall’altra parte.»

Sung si strinse a lui, forte. «So che per te è più difficile» gli disse. «Ma io ti amo e ti prometto che ce la farai, che ce la faremo insieme.»

«Lo so. Lo so…» Michael si sforzò di non singhiozzare. «Dai su» disse per distrarsi, «spiegami di questo punto lagrangiano.»

«È un luogo matematico» sussurrò Sung continuando ad abbracciarlo, «il punto dell’orbita terrestre che si trova esattamente davanti al Sole.»

«E non si sposta mai?»

«Mai.»

«E perché è importante?»

«Perché da lì è più facile calcolare la rotta. Ci sono molte variabili complesse nell’equazione, ma in determinati punti dello spazio si annullano. È come fare un diagramma scegliendo un piano cartesiano retto piuttosto che un sistema di riferimento con angoli casuali: entrambe le strade sono possibili, ma la prima è estremamente più conveniente.»

«Credo di aver capito.»

«Sarà bello, vedrai. Il nuovo mondo.»

«Di che colore sarà, secondo te?»

«Non saprei… ma mi piacerebbe se fosse più viola.»

«Io lo vorrei giallo.»

Risero entrambi, mentre la voce atona del computer della nave intimava a tutti di accomodarsi al meglio ai loro posti per iniziare la procedura di preparazione al salto.

«Ma non mancavano quattordici ore?» fece stupito Michael.

«Ne sono già passate quattro, in realtà, e probabilmente è ora di iniziare il ciclo ipnotico.» Sung gli strinse la mano. «Ci vediamo dall’altra parte.»

Michael sorrise, chiedendosi se non fosse diventato lui quello sensibile nella coppia. «Dall’altra parte…»

Sistema M46Y17 (rinominato Emme17), quinto pianeta, anno gregoriano 2.715

Atterraggio ultimato con successo.

La nave è in buono stato, le paratie esterne hanno retto adeguatamente l’attrito dell’atterraggio e i moduli interni sono arrivati in perfetto stato di conservazione, pronti per essere trasformati nei primi edifici e strutture della neonata colonia. Si sono registrati 37 decessi tra i passeggeri, 26 per embolie vascolari causate dalla forte decelerazione e 11 per mancato risveglio dalla trance ipnotica.

Siamo emersi dal subspazio con un errore di circa 240.000 chilometri oltre il punto lagrangiano del quinto pianeta, vicini all’errore massimo accettabile di 250.000 chilometri, ma, per una grande sfortuna, tale errore si è manifestato con una direzione e un verso che ci hanno proiettati dritto verso la massa del pianeta, costringendoci a una bruschissima frenata di emergenza per evitare il repentino contatto con l’atmosfera; ciò è da ritenersi la causa della buona parte degli imprevisti decessi per embolia. Gli 11 decessi da ipnosi rientrano invece nelle previsioni numeriche eseguite prima del salto, considerata anche l’età dei passeggeri e la scarsa preparazione al viaggio subspaziale, e sono da ritenersi accettabili.

Le condizioni atmosferiche all’arrivo sono state buone e hanno continuato a esserlo anche nei giorni successivi.

La nostra posizione si trova nell’emisfero australe a circa 13 gradi di latitudine e 500 metri di altitudine: si riscontrano una buona stabilità sismica e meteorologica e una gravità di 1,078g (a indicare, rispetto alla Terra, una maggiore densità degli strati interni del pianeta e possibilmente un maggiore contenuto metallico).

La temperatura ambientale sembrerebbe consona con le necessità della vita umana e gli sbalzi termici restano entro parametri accettabili, almeno secondo le prime stime. L’ossigeno nell’aria è presente anche se al di sotto del 13% e perciò non consente un’esposizione prolungata. È mia supposizione che, per i primi cinquant'anni di permanenza, la vita della colonia dovrà svolgersi in ambienti ad atmosfera controllata.

Purtroppo al momento non è possibile trarre ulteriori conclusioni poiché l’atterraggio repentino non ha permesso una valutazione preventiva delle condizioni all’arrivo. Ritengo comunque che il punto di atterraggio sia ideale e le perdite non compromettenti. Rimane la mia forte perplessità sulla proliferazione della colonia, anche se, fortunatamente, tra i decessi iniziali soltanto 14 erano femmine e di queste solo 5 in età di maggiore fertilità. Questo ci dà speranza.

Nota personale: spero davvero che sarò all’altezza di questo compito e che gli dei che ci siamo lasciati alle spalle assieme al nostro pianeta morente veglino ancora su di noi.

Lilli passò titubante sotto all’arcata del tunnel di collegamento, mettendo per la prima volta piede nello Spiazzo e schermandosi gli occhi con la mano, perché la forte luce del sole di Emme la abbagliava e le faceva male. Era un sole alieno, bianco e freddo, anche se bruciava, e lei era sicura che lo avrebbe sempre percepito come tale.

Quando aveva fatto domanda per imbarcarsi, sulla Terra, era stata presa praticamente all’istante. Aveva sentito racconti di persone che avevano provato per anni, se non decenni, a trovare un posto sulle navi in partenza, senza mai riuscire a superare le prime selezioni e gli infiniti sbarramenti burocratici. Lei no. Lei, donna in età fertile, aveva solo dovuto subire alcuni esami fisiologici e ginecologici e una breve e assai poco esaustiva valutazione psichica, prima di essere dichiarata idonea all’imbarco e assegnata a una delle prime navi in partenza. Non aveva famiglia con sé, nessun amico o compagno che fosse riuscito a seguirla. Era sola.

Si illuminò quando vide Michael che la salutava sventolando un braccio e si affrettò a raggiungerlo.

«Ben trovata!» la salutò questi.

Era seduto su una sdraio e la guardava sorridendo. Il suo compagno, Sung, era girato di schiena, intento a correggere qualche impercettibile difetto nel bilanciamento del suo sedile.

«Ciao. Che piacere rivedervi!» rispose Lilli con trasporto.

Lei e la coppia si erano conosciuti durante lo sbarco iniziale, ma purtroppo erano stati assegnati a blocchi diversi e incontrarsi, almeno nelle prime settimane, era stato difficile.

«Ehi, Sung. Guarda chi c’è!»

«Ciao, Lilli…»

Lilli gli si avvicinò. «È tutto a posto, caro?» Erano due persone squisite ed entrare in confidenza con loro era stato facilissimo.

«Sì» rispose Sung, «ma non riesco a capire perché i piedi non sono bilanciati.»

«A me pare che vadano benone» disse Michael, sdraiandosi contento. «Lilli vuoi una sdraio?»

«Certo, grazie! Ma… da dove escono questi aggeggi? Vengono da casa?»

«Assolutamente no» le spiegò Sung fiero. «Sono monoscocche in vetroresina, ho riprogettato e convertito uno dei riciclatori organici per lavorare la sabbia, visto che qui ne avevamo in abbondanza.»

«Sabbia?» chiese Lilli curiosa.

«Sì. Se lavorata nel modo giusto diventa vetro e quella che si trova in questa zona è particolarmente adatta per queste applicazioni, al punto che basta aggiungere una minima parte di componente resinoso alla mescola per ottenere un prodotto solido e relativamente flessibile.»

«Mi sono persa… praticamente possiamo usare la sabbia per costruire cose?»

«Purché i sintetizzatori siano sufficientemente grandi per stamparle. Attualmente non siamo ancora in grado di costruire edifici, per esempio.»

«Ma lo saremo, giusto?»

«Credo di sì» fece Sung entusiasta. «Fra un po’ di tempo, s’intende.»

«E tu come te la passi, cara?» chiese Michael, allungandole una delle sdraio. «Io mi godo il mio primo momento di riposo in tre giorni, se lo vuoi sapere.»

«Io, a dire la verità, mi sento piuttosto inutile» ammise Lilli. Si adagiò sulla sdraio, constatando che era davvero solida e, soprattutto, comoda come appariva.

«Anche il tessuto è in fibra di vetro» la informò Sung, che finalmente si era deciso a concedersi un po’ di riposo. «E, anche in questo caso, con un piccolissimo quantitativo di materia plastica richiesta.»

Lilli non capiva sostanzialmente nulla di ingegneria o di fisica, ma le pareva di ricordare che la plastica fosse un bene che andava centellinato, anche se non ricordava perché. Forse perché era stato portato dalla Terra e non ce n’era molto…

«Inutile?» le chiedeva intanto Michael. «Non ti hanno assegnato dei lavori?»

«No. Mi sto solo sottoponendo a una serie infinita di esami medici e sto seguendo una ferrea dieta. Nel mio Blocco siamo quasi tutte donne e più o meno nelle stesse condizioni. Non vedevo l’ora di fare due passi.» Chiuse gli occhi, cercando di immaginarsi su una spiaggia assolata con il dolce rumore della risacca nelle orecchie. Da bambina ogni tanto era stata al mare, con mamma. «Io lavorerei volentieri» ammise, «ma non mi viene permesso.»

«È strano, in effetti» convenne Michael. «Ero convinto che i protocolli prevedessero delle assegnazioni per tutti quanti. Dovrebbero essere state stabilite prima della partenza.»

«Si saranno dimenticati di noi» scherzò Lilli, anche se in realtà temeva di conoscere fin troppo bene la ragione per quelle differenze.

«A me sembra ovvio» disse Sung, dando voce a quello che lei aveva preferito tacere. «Le donne in età fertile hanno il compito di procreare ed è quindi rischioso esporle a pericoli o lavori che potrebbero danneggiarle o affaticarle.»

«Romantico come sempre, vedo» lo redarguì Michael. «Ti ricordo che abbiamo un’ospite.»

«No, va tutto bene» lo tranquillizzò Lilli. «Sung ha ragione, come sempre. E poi lo avevo già capito.»

«E ti sta bene?» chiese stupito Michael.

«Non lo so se mi sta bene, ma non credo di avere scelta. Indietro non si torna.»

«Questo è sicuro» convenne Sung. Poi, con una vena di rammarico: «Scusa, Lilli. Non volevo…»

«Va tutto bene, non hai detto nulla di inopportuno. E poi è importante avere anche chi sta con la testa sulle spalle e guarda alle cose in modo oggettivo. Ti ringrazio.»

Sung sorrise.

Lilli doveva ammettere che lo Spiazzo era stato un buona idea, di chiunque fosse. Era esattamente al centro della colonia, raggiungibile da tutti i blocchi principali, e ne costituiva di fatto l’unico elemento ricreativo.

In fin dei conti era quasi come trovarsi all’aria aperta: la cupola era perfettamente trasparente e il sole illuminava e scaldava, senza però minacciarli con le sue forti emissioni UV, e lo spazio era grande e non pavimentato, quindi di fatto i loro piedi poggiavano sul suolo alieno di Emme V; c’era perfino un sistema di ventilazione che simulava una brezza, che cambiava orientamento e intensità in modo casuale.

«Avete fatto altre conoscenze?» chiese Lilli, sentendo che presto le si sarebbero chiusi gli occhi.

«Una famiglia con un bambino» le rispose Michael, con la voce assonnata. «Lui è un po’ burbero ma ci si va d’accordo e la madre è molto gentile. Il piccolo è sempre pieno di domande» aggiunse ridendo.

«Mi fa piacere» disse Lilli.

Sì, sotto quel caldo sole e con quella bella temperatura, una dormita se la sarebbe fatta volentieri.

Giorno n.27 post-sbarco.

I coloni sembrano adattarsi facilmente al nuovo ambiente e alle nuove condizioni. I compiti loro assegnati tengono occupate le loro menti per buona parte del tempo e la realizzazione di uno spazio ricreativo comune, come sperato, sta facilitando la familiarizzazione reciproca, fungendo inoltre da efficace valvola di sfogo e mitigando gli effetti del duro lavoro e delle non facili condizioni di vita.

Sono lieto di poter annotare che alcune singole personalità stanno fornendo contributi, soprattutto tecnici, superiori alle aspettative e molto utili in termini di adattamento al nuovo ecosistema.

Purtroppo, com’era evidente già nei primi giorni dopo lo sbarco, il territorio negli immediati dintorni della colonia non ha le caratteristiche giuste per sperimentare la coltivazione all’aria aperta poiché, oltre a dover far fronte al basso contenuto di ossigeno (e di conseguenza di CO2), ci ritroviamo ad avere a che fare con un terreno troppo sabbioso e poco fertile. Rilevazioni successive hanno confermato che la situazione è pressoché identica nel raggio dei primi cento chilometri dall’insediamento, almeno sul lato meridionale, dove il terreno è pianeggiante.

Criticità: le colture idroponiche e in vitro possono sostenere la popolazione al suo attuale stato demografico, ma non ne possono coprire un’eventuale aumento.

Prima possibile soluzione: è necessario espandere il raggio di ricerca e mappatura del territorio circostante al fine di individuare un’area adatta all’agricoltura all’aperto e iniziare al più presto le sperimentazioni con i sementi terrestri.

Seconda possibile soluzione: operare una riduzione demografica dell’attuale popolazione al fine di guadagnare il tempo necessario a migliorare le tecniche di coltura già applicabili e migliorarne l’efficienza.

La prima soluzione è di gran lunga preferibile.

Nota personale: il mio impegno nel fraternizzare con la colonia al fine di ridurre il mio senso di solitudine sta dando i suoi frutti, ma temo stia producendo anche degli sgraditi effetti collaterali. Alcuni coloni sembrano non gradire che io fraternizzi eccessivamente con altri coloni, nonostante rifiutino o schivino i miei tentativi di avvicinarli col medesimo scopo. Questi coloni gelosi spesso si riuniscono in gruppi privati, i cui membri vengono scelti arbitrariamente, per svolgere delle attività occulte di non chiara natura.

Prima possibile soluzione: cessare ogni tentativo di fraternizzazione con i coloni benevolenti per non incentivare la divisione e l’estremizzazione della popolazione.

Seconda possibile soluzione: agire in contrasto dei coloni isolazionisti aumentando il loro carico di lavoro e operando dei ricollocamenti abitativi.

Troverei alquanto sgradito dover ricorrere alla prima soluzione.

Bernard era sudato da far paura. Si erano di nuovo rotti i filtri dell’aria e il condizionamento interno si era bloccato, ancora. Era la quarta volta in dieci giorni.

Posò l’attrezzo con cui stava lavorando e si terse il sudore dalla fronte bagnata, con un braccio altrettanto bagnato. Avere una peluria folta non aiutava di certo in quelle condizioni.

Prima di partire, chissà perché, si era aspettato di arrivare in un posto dove facesse freddo. In fondo nello spazio faceva sempre freddo, no? Invece erano atterrati in mezzo a un fottuto deserto dove, gli avevano spiegato più volte, faceva sì freddo, ma quel cazzo di sole bianco illuminava talmente forte che i muri dei blocchi si surriscaldavano e scaricavano tutto all’interno. C’erano momenti in cui, lavorando, sembrava di soffocare.

A Bernard era sempre piaciuto lavorare. Lui era uno che faceva pensieri cupi, paurosi, e quindi lavorare lo aiutava a

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